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All That Jazz
Rossana Casale interpreta 'Billie Holiday in me' ad AdriaTutte le suggestioni di un canto transustanziatodi Athos TromboniADRIA (Ro) - Body and soul, corpo e anima di Billie Holiday. O meglio, il tentativo della sua reincarnazione. Così ci è apparsa Rossana Casale davanti al Teatro Comunale del Popolo di Adria in occasione del suo concerto inserito nella rassegna 'Tra Ville e Giardini' che dissemina ogni estate, nei luoghi più caratteristici del Polesine, musiche e danze di grande pregio spaziando dal jazz alla cameristica e sinfonica, dall'operetta alla folk-music, dalla danza contemporanea ai pot-pourri di classica. Il recital della Casale non era ufficialmente nel cartellone perché ad Adria doveva esserci la Bulgarian National Radio Big Band, ma la tournée dei bulgari è stata improvvisamente annullata (ha spiegato il direttore artistico Claudio Ronda) e allora spazio alla crooner made in Italy che non ha certo fatto rimpiangere la forfaittante big band. Dopo i saluti del sindaco della città, Antonio Lodo, e dell'assessore provinciale alla Cultura, Laura Negri, la pedana è diventata il circo concreto di Rossana Casale, con i suoi sidemen Luigi Bonafede (piano), Roberto Regis (sax), Aldo Mella (contrabbasso) e Francesco Sotgiu (batteria). Parliamo di 'circo concreto' in antitesi al suo (della Casale) Circo Immaginario, il cd-dvd recentemente prodotto traendo ispirazione dall'omonimo libro di Sara Cerri, un lavoro permeato di musiche stupendamente mediterranee e latine (l'humus napoletano di un brano come Gioir d'amore per esempio, o il tangueggiante Circo, così come la melodiante Bella confusione). Parliamo di 'circo concreto' perché la transustanziazione Holiday/Casale ci è parsa pertinente, anzi perfetta.
Rossana Casale nel recital ad Adria distilla 'Billie Holiday in me' (Fototeca Gli Amici della Musica.Net)Body and soul per cominciare, con un trasporto quasi da
vocazione mistica, in antitesi stilistica - appunto - ai colori della spianata
melodia mediterranea e dei sui ritmi regolari, calato com'è negli anfratti
della forma sincopata, dentro le spire del jazz. Una Casale che non t'aspetti
(se non la conosci... o meglio se la conosci nella sua immagine sanremese...)
trascinata al vocalismo gutturale, morbido e sensuale, oppure all'acuto di
metallo, eccitato e scat, dagli accordi gravi che Bonafede trae sulla tastiera o
dalle impennate agli estremi alti del registro che Roberto Regis ricava dal sax.
La Casale racconta (e anche si racconta) attraverso la Holiday distillando
alcune delle più belle canzoni d'amore del repertorio afroamericano: ecco
allora l'immancabile You have changed che definisce lo stile del
concerto, assoli strumentali e voce in alternanza continua; poi arriva Loverman
preludiata dal pianoforte e postludiata dal sax, con l'intervento in assolo
anche del contrabbasso di Mella suonato all'arco tanto per dare al brano
quell'atmosfera rarefatta che incanta la notte davanti al Teatro Comunale del
Popolo. Il Logge 2008 a Rossana Sisti col jazz dei JanuaIMPERIA - Il Premio Logge 2008, conferito annualmente dall’Associazione Panta Musica ad un personaggio del mondo della cultura particolarmente distintosi nell’esercizio delle proprie attività, è stato attribuito quest’anno alla giornalista Rossana Sisti, curatrice dell’inserto "Popotus", dedicato ai bambini, allegato al quotidiano per il quale la Sisti lavora, l’Avvenire. La consegna è stata fatta il 3 agosto, nell’ambito del concerto di chiusura della manifestazione musicale I Concerti delle Logge, padrini e madrina d’eccezione i jazzisti Enzo Filippetti (sax), Fabrizio De Melis (violino e viola) e Paola Crisigiovanni (pianoforte). Alla premiazione sono intervenute le autorità locali, in rappresentanza del Comune e della Provincia di Imperia, oltre a Giovanni Sardo direttore artistico della manifestazione, al direttore del quotidiano l’Avvenire e al premiato della passata edizione, il regista Emmanuel Exitu. Ha presentato Roberta Moschella.
La premiazione di Rossana Sisti e il pubblico dei Concerti delle Logge (Fototeca Gli Amici della Musica.Net)L’ambiente che ha incorniciato l’avvenimento è d'una suggestione unica: le logge di Santa Chiara, infatti, rappresentano un’opera di grande valenza architettonica, ambientale e paesaggistica sul promontorio di Porto Maurizio, prospiciente il mare; la costruzione è risolta quale elemento di raccordo fra la cinta muraria dell’antico borgo - di cui resta visibile e ben conservata la prominente torre di difesa costruita nel secolo XVI - e gli edifici dell’adiacente Monastero di Santa Chiara, posto a ridosso del loggiato stesso, sede di un convento francescano femminile tuttora abitato dalle monache di clausura. Il programma musicale, anche per la bravura esecutiva dei tre jazzisti riuniti sotto il nome di "Janua" (porta, uscio), ha vestito onorevolmente il conferimento del premio, i cui interventi parlati qui non riportiamo se non per dire che erano tutti permeati di un giusto rigore etico e morale. Ci piace, piuttosto, sottolineare che le scelte di Filippetti, band-leader del combo, hanno intelligentemente spaziato nel jazz contemporaneo, da Pedro Iturralde a Richard Galliano, a Chick Corea, fino a nuovi autori quali il bolognese Fabrizio Festa, la jazzista Stefania Tallini e la stessa pianista del combo, Paola Crisigiovanni, della quale sono stati eseguiti un brano originale (Bolero) e gli arrangiamenti di Children' songs n.6 (Corea) e di Suite hellenique (Iturralde). Di Fabrizio Festa è stata proposta una medley contenente i brani Clouds and birds, Trought the window lonely e The top of the trees. Nel merito è stata particolarmente apprezzata la performance di Filippetti, sia quando imboccava il sax soprano, sia con l'alto, per la seducente pastosità del suono e la lucentezza del timbro, capace di rafficare note irruenti coll'impeto della passione e di ammorbidire note contemplative con la levità del sussurro. L'impasto classicheggiante del violinista e violista De Melis contribuiva, soprattutto nei riff lenti e carezzati da frasi tonali, a rendere l'atmosfera più romantica che groove. Pulito il panismo della Crisigiovanni, concessasi anche emotivamente nel Bolero (di sua composizione) attraverso misurate gestualità interpretative che caricavano d'atmosfera espressiva la precisione della diteggiatura. Molti gli applausi del numeroso pubblico, che ha festeggiato in allegria la chiusura della rassegna con un buffet dopoconcerto ricco di sapori locali, offerto dagli organizzatori. (a.t.) Il chitarrista funky-jazz si è esibito per Ferrara Musica con esiti alterniJohn Mc Laughlin ma soprattutto Garydi Athos TromboniFERRARA - Eravamo andati al concerto per sentire John McLuaghlin e siamo usciti avendo ascoltato soprattutto Gary Husband. Questo per l’appuntamento "Today" di Ferrara Musica, nel teatro Comunale, dove il celebre chitarrista funky-jazz si esibiva con il suo quartetto, The 4th Dimension. Un combo tutto ritmico, costituito dal leader alla chitarra elettrica, Dominique di Piazza al basso elettrico, Mark Mondesir alla batteria e, appunto, Gary Husband alle tastiere elettroniche e piccola batteria. Quest’ultimo alternava la sua prestazione fra gli effetti dei keyboards e il drumming della piccola batteria costituita da rullante, grancassa ridotta e due piatti costruiti con lamiera probabilmente ritagliata con le forbici da idraulico, in modo che il suono fosse naturalmente distorto e non vibrante o luminoso come quello dei tipici piatti da percussione. Il momento più vivace e godibile dell’intero concerto, infatti, si è avuto quando il confronto fra il drumming di Mondesir (essenzialmente rock) e quello di Husband (essenzialmente classico-percussivo) ha portato l’uno e l’altro ad improvvisare un responsorio dove l’invenzione timbrica e soprattutto ritmica hanno regalato momenti di pregevole suggestione.
John Mc Laughlin & The 4th Dimension (foto Ryo Shinoda)Il resto del concerto ci è sembrato sostanzialmente
ripetitivo, improvvisazioni abbastanza di routine, con McLaughlin che si
limitava ad intervenire sui temi dettati soprattutto da Husband (ma anche dal
bassista Dominique di Piazza) per variarli a velocità vertiginosa e caricarli d’effetti
col distorsore della chitarra, ligio alla propria poetica costruita in ogni
occasione sull’interplay con i partners del momento. Lo ricordavamo più
costruttivo (musicalmente) nei due album mitici di Miles Davis (Bitches Brew,
1969, e Live Evil, 1970) ma là c’era l’interplay con il grande
trombettista jazz che s’avviava proprio allora a scoprire la generosità
timbrica della fusion-music. E lo abbiamo trovato più concreto e godibile nell’ultimo
album pubblicato, Florting Point, venduto nel foyer del teatro la sera
del concerto e non ancora uscito in Italia, dove - pur nella poetica dell’interplay
- il tessuto musicale prende forma proprio dall’improvvisazione e riesce anche
a suggestionare.
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