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Attualità

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Francesco Anile si racconta al nostro inviato

Ho sempre saputo che avrei fatto il tenore

di Lanfranco Visconti

CAGLIARI - È stato un grande piacere avere avuto l’opportunità di conoscere l’uomo e l’artista Francesco Anile. Iin lui ho trovato una persona splendida, genuina e affabile, nonché uno straordinario cantante lirico che - mi si passi il termine - è venuto dalla gavetta affrontando sacrifici, rinunce ed anche momenti difficili, risolti però alla grande, grazie alla consapevole dedizione allo studio, alla sua caparbietà e alla sua determinazione, tanto che nel giro di un decennio ha ricorperto importanti ruoli protagonistici nei maggiori teatri nazionali ed internazionali, diretto da prestigiosi direttori d’orchestra e registi.

Il tenore Francesco Anile
(fototeca gli Amici della Musica.net)

 

La sua voce di autentico tenore lirico-spinto, tendente al drammatico, si espande e si raccoglie tra armonici solari, controllata da una tecnica salda che gli permette di affrontare serenamente le difficoltà insite nei ruoli tipici del repertorio appannaggio dei tenori eroici e drammatici, onorando dunque la tradizione belcantistica italiana. Una voce, la sua, che raggiunto il grado di specializzazione tecnica, conserva la naturalezza di emissione, intelligentemente gestita dallo studio e dalla sua spontanea inclinazione verso la musica. Prima che cantante, Anile è stato clarinettista, ha iniziato a studiare musica a 7 anni e a 9 suonava in banda a fianco di suo padre e suo fratello. Per quanto concerne il suo percorso canoro, è nato come baritono - almeno per gli studi seguiti in Conservatorio - e il suo debutto è avvenuto subito dopo il diploma nell'opera Il filosofo di campagna, mentre il debutto come tenore è avvenuto in una selezione di Carmen a Jesolo nel 1995. In seguito ha avuto diversi contratti all'estero per Rigoletto, Traviata, Nabucco, Stabat Mater di Rossini, e pur sapendo che non era proprio quello il suo repertorio accettò solo per poter iniziare in qualche modo la carriera. All'estero ha costruito buona parte dei suoi inizi, fino a 4 anni fa quando, grazie al Teatro Massimo di Palermo che per primo in Italia gli ha dato fiducia scitturandolo per diverse recite di Cavalleria Rusticana - la stessa produzione di Cagliari -, successivamente portata anche in tourneè in Giappone. Da lì si sono aperte le porte dei teatri nazionali tra cui il San Carlo di Napoli, il Comunale di Bologna, Terme di Caracalla, il Verdi di Trieste, il Giglio di Lucca e poi ancora Ravenna, Como, Cremona, Brescia, Pavia, Filarmonico di Verona e ultimo, in ordine di tempo, Cagliari.

Come e quando si è scoperto cantante lirico? 
Il canto ha fatto sempre parte della mia vita, da ragazzo cantavo in un coro parrocchiale, ma sognavo sempre la grande platea, quando mi sono iscritto in Conservatorio già mi vedevo nei teatri- Un duro colpo mi venne quando mi fu detto di essere baritono, io che amavo la vocalità di tenore e avevo imparato tutta la Turandot a memoria, ma comunque ero felice lo stesso di poter studiare canto. Nello stesso Conservatorio ero già iscritto in clarinetto, altro mio grande amore, e quindi mi sono incamminato in quel repertorio da baritono, come mi avevano convinto che fossi. Di tanto in tanto mi venivano dubbi sulla mia vocalità e cominciai a chiedere consigli, soprattutto all'insegnante di mia moglie, la quale cercava di dissuadermi dal proposito del cambio di vocalità, ma la mia testardaggine alla fine ha vinto, mi ha portato lei stessa dal maestro Ottavio Taddei a Firenze, e da quel momento nessuno ha più dubitato della mia voce. In cuor mio ho sempre saputo che avrei fatto il tenore, solo che mi mancavano le conoscenze tecniche. Sentivo che non c'era sfogo quando cantavo da baritono, ma come dirlo e a chi? Finchè sei studente non si puoi fare

In "Turandot" nel ruolo di Calaf
(fototeca gli Amici della Musica.net)

 

Chi sono stati i suoi principali insegnanti? 
La mia unica insegnante in conservatorio è stata Cecilia Fusco, persona molto gentile e premurosa verso tutti gli allievi. Siamo tutt'ora in ottimi rapporti. Sono propenso a dire che la mia voce, ai tempi, non essendo matura poteva dare adito a qualche interpretazione diversa, in quanto aveva una certa robustezza, e quindi poteva essere scambiata per baritono. Dopo il Conservatorio ho fatto circa due anni con il maestro Aldo Protti, lui mi diceva che "mancava la ciccia" del baritono nel registro medio grave, ma non ha mai avanzato ipotesi o dubbi sulla mia vocalità, infine quando mi convinsi di cosa fossi realmente ho avuto il maestro Ottavio Taddei, tenore, grande persona e cantante, purtroppo impedito a proseguire una fulgida carriera per problemi di vista. Per quanto riguarda l'arte scenica, a parte una mia naturale inclinazione alla recitazione, ho fatto una buona palestra all'estero, non posso non citare il regista Plamen Kartalov, che mi ha veramente dato grandi consigli e ottimi suggerimenti in generale per come affrontare vari ruoli

In che anno ha ufficialmente debuttato in quale teatro e con quale ruolo? 
Nel '95 ho iniziato con Carmen in forma da concerto alla Kurzalle di Jesolo, cantanto don Josè. Subito dopo sono stato in Australia con Traviata e Nabucco, poi Rigoletto in Germania e Francia, non sono stati grandi teatri, ma sono serviti a fare esperienza... le famose "spedizioni punitive". Nel 2001 ho cantato piccoli ruoli a Parma, Modena e Reggio Emilia (Borsa in Rigoletto, Ruiz in Trovatore, Malcolm in Macbeth). E ancora con Traviata e Nabucco in ex Jugoslavia e in Germania con Butterfly e Aida

Quanti titoli operistici ha attualmente in repertorio? 
Circa una ventina, compresa la musica sacra

Nei panni di Canio in "Pagliacci"
(fototeca gli Amici della Musica.net)

 

Ha da poco concluso, trionfalmente, nel Teatro Lirico di Cagliari le recite di Cavalleria rusticana. Quali difficoltà comporta il ruolo di Turiddu? 
Turiddu oltre alla difficoltà oggettiva della "Siciliana" per via della lingua, presenta delle criticità importanti nella tenuta vocale. Pensiamo a quando entra in scena, dopo il grande duetto con Santuzza, canta sempre con vocalità piena nel brindisi ("Viva il vino spumeggiante") e a seguire la sfida con Alfio ( "Lo so che il torto è mio…") e dulcis in fundo, l'addio alla Madre, vero banco di prova per tutti i tenori. Il ruolo è breve ma molto intenso e richiede una variegata gamma di stati psicologici. All'inizio parte con una vena quasi malinconica, pensando a Lola, un amore finito e impossibile da recuperare. Nell'incontro con Santuzza è imbarazzato e nervoso, è stato scoperto vicino alla casa di Lola, Turiddu sfoga la sua rabbia su Santuzza ("Bada Santuzza schiavo non sono…") che oltremodo è infastidito della sua morbosa gelosia. All'uscita della messa in piazza fa lo sbruffone, invitando non curante dei pericoli a cui si espone, tutti a bere, spiattellando a tutti in faccia la sua relazione (con Lola) all'ingresso di Alfio in scena cambio repentino di atteggiamento, prima molto conviviale, dopo arrogante e di sfida, per poi chiedere quasi pietà, tirando in ballo Santuzza ("Resta abbandonata povera Santa") fino a poco prima scacciata a male parole, e in fine il testamento, "Addio alla Madre" in cui si rende conto della situazione, saluta la madre e le raccomanda di aver cura di Santa ("Voi dovrete fare da madre a Santa, ch'io le avea giurato, di condurla all'altare") nella massima disperazione abbraccia sua madre e va incontro al suo destino

C'è un ruolo del suo vasto repertorio che le sta particolarmente a cuore?
Questa è una domanda da un milione di Euro! Ogni volta che canto mi innamoro del ruolo, è impossibile per me non amare il personaggio a cui sto dando la voce

Chi sono i grandi tenori del passato che ritiene occupano un posto speciale tra le due preferenze?
Per mia fortuna con i mezzi oggi a disposizione si possono trovare tutti i cantanti del passato. Tenori come Aureliano Pertile, Franco Corelli, Galliano Masini, Del Monaco e molti altri sono i miei preferiti, li ascolto raramente per via del tempo, che è sempre tiranno

Manrico nel "Trovatore" 
accanto a Rachele Stanisci
(fototeca gli Amici della Musica.net)

 

 

Quante ore al giorno studia per preparare un nuovo personaggio? 
A seconda del tempo che mi danno. Alcune volte devo mettere su un personaggio in una settimana e quindi faccio tour de force, anche di 8 -10 ore, quando invece la situazione me lo consente non supero le 3 ore di studio per un nuovo ruolo

Regie e allestimenti d'opera tradizionali e innovativi; qual è il suo personale giudizio? 
Parto dal presupposto che l'opera lirica è un'opera d'arte e come tale, nessuno ha il diritto di modificare nulla. È come se andassimo a ritoccare un quadro di Giotto o una scultura di Michelangelo, quelle sono e non si toccano. Purtroppo per l'opera non è così, per un gusto molto discutibile si dà la possibilità di far scempio con certe regie assurde e incomprensibili ai più. In Italia un po' meno, ma all'estero si vede veramente di tutto e di più, cose che non hanno nulla a che fare con la vicenda narrata, nè per ambientazione nè per contesto e secondo me sono fuorvianti per le nuove generazioni che vanno al teatro e ovviamente pensano che l'opera sia quella, non potendo godere invece delle reali volontà del compositore. Capisco che ci vuole qualcosa di nuovo, ma non è stravolgendo il senso della vicenda che lo si ottiene

Cosa si sente di consigliare ad un giovane che si appresta a intraprendere la carriera di cantante lirico? 
Studio serio della musica e rigore nell'affrontare uno spartito. Non si può arrivare in teatro conoscendo in parte l'opera, bisogna conoscere tutto, anche le parti degli altri. Tenacia perchè nessuno è disposto a regalare nulla e in giro ci sono tanti "falsi preti" che fanno i loro sermoni da pulpiti improvvisati, santificando questo e quello e pronti a buttarti nell'inferno, se in qualche modo dai loro fastidio. Diffidare dei maestri "so tutto" che antepongono "io" davanti a ogni risposta. Occhio a chi promette una facile carriera, è un truffatore, si deve sudare tanto e studiare anche di più. Le soddisfazioni, se ci sono le qualità, verranno, ma bisogna esser pronti ad affrontare anche tanti sacrifici e rinunce

Francesco Anile ha un sogno artistico nel cassetto che desidera si avveri quanto prima? 
Ancora non ho debuttato Andrea Chènier, che vorrei tanto cantare, e anche Otello nei nostri teatri italiani. L'ho fatto in varie parti del mondo, Korea, Armenia, Kazakistan, ma non nel mio Paese

Quali sono i suoi più impegni da qui a tutto il 2010? 
Dopo Pagliacci a Palermo nel mese di luglio, sarò in Finlandia. Poi ho in programma Norma nel circuito lombardo, i Shardana a Cagliari, e Tosca a Liegi. Ci sono anche altri impegni ancora non conclusi che per onestà non dico.

 

Giordano Bruno Guerri e Corrado Abbati al Vittoriale degli Italiani

Opera operetta danza con la ciliegiona della Fedra

GARDONE RIVIERA (Bs) - Abbiamo sempre prestato attenzione, dacché questo giornale è nato, ai grandi teatri e festival ben al di là dei loro meriti artistici e culturali. Ma non ci siamo mai dimenticati della feconda provincia, dando visibilità ad eventi e manifestazioni che contribuiscono all'arricchimento del nostro Paese, grazie a quella cultura diffusa che sarebbe necessario incentivare con maggiore convinzione, sia perché rappresenta lo scrigno contenente la vera ricchezza civica dell'Italia e degli italiani, sia perché senza la cultura diffusa s'impoverisce la stessa offerta turistica dei nostri mari e dei nostri monti, delle nostre valli e delle nostre città d'arte. Fra i festival che più ci hanno destato ammirazione per la tenacia e l'effettivo contenuto delle proposte, vi è quello del Vittoriale di Gardone Riviera e dato il recente insediamento del nuovo presidente, Giordano Bruno Guerri, e la conferma del maestro Corrado Abbati quale pilastro incedibile della squadra del Vittoriale, li abbiamo interpellati entrambi. Ecco le loro risposte:

Presidente Guerri, quando ha ricevuto la nomina presso la Fondazione «Il Vittoriale degli Italiani» qual è stato il suo primo pensiero sul Teatro all’aperto che d’Annunzio ha ardentemente voluto? 
Il primo pensiero... vorrei realizzare la copertura del teatro in marmo rosa, per completarlo e renderlo esattamente come d’Annunzio lo aveva pensato. La copertura sarebbe di grande impatto visivo, ma anche molto costosa (mi sono stati chiesti 800.000 euro). È un sogno destinato a tempi futuri...

A parte i sogni, il teatro del Vittoriale deve essere un centro culturale, di manifestazioni importanti e di bellezza. Ritiene che sia opportuno ospitare nel programma della stagione estiva un certo numero di spettacoli dannunziani, oppure è preferibile fornire al pubblico una vasta gamma di generi? 
Il Vittoriale deve essere la casa di d’Annunzio e deve occuparsi delle sue opere, ma è anche un bene degli italiani e per questo è suo compito soddisfare tutti i gusti e le tendenze culturali. Inoltre, il Teatro del Vittoriale è ben inserito nel territorio e deve differenziare l’offerta per poter fornire spettacoli variegati e di qualità. Così il Festival inizia in prosa il 9 luglio con la Fedra, nella ricorrenza del suo centenario, ma non trascura la musica, sia di tradizione con l'operetta, l'opera e il musical, sia la cosiddetta "musica popolare" con la presenza di artisti quali Enrico Ruggeri, gli Stadio, i Dik Dik e Noa. Poi la danza, con le presenze importanti di Luciana Savignano e Raffaele Paganini.

La Fondazione da Lei presieduta organizza annualmente molteplici attività culturali: tra queste, quale ruolo svolge il Teatro con le sue diverse manifestazioni musicali? 
Il Teatro all’aperto è una componente fondamentale soprattutto per la stagione estiva, mentre negli altri mesi dell’anno l’Auditorium del Vittoriale ospita varie attività culturali, spettacoli, saggi di danza.

Una domanda sulle sue preferenze musicali: opera, operetta, concerti? Oppure? 
Direi oppure... amo molto il genere pop-rock, e in particolare Pink Floyd e Rolling Stones. Ma anche la musica classica e grandi artisti come Mozart.

Quest’anno si festeggia il Centesimo Anniversario del Manifesto futurista, come ha pensato il Teatro del Vittoriale di rendere omaggio alla musica dei futuristi? 
La stagione teatrale si concluderà il 20 agosto con una Gran Serata Futurista che comprenderà anche la musica e un mio intervento personale... ma sarà una sorpresa e l’imprevedibilità dei futuristi dominerà l'evento di quella sera. 

La grande lirica si affida alla verdiana Aida (8 agosto) e la piccola lirica fa perno come ogni anno sulla Compagnia di Corrado Abbati, che porterà due spettacoli reduci da conclamati successi di pubblico in tutta Italia: Al Cavallino Bianco (4 agosto) e Ballo al Savoy (10 agosto). Era d'obbligo, quindi, qualche domanda al capocomico della più celebrata compagnia d'operette oggi in attività:

Caro Abbati, sono ormai più di venti anni che la compagnia d'operetta che lei dirige ha notevole successo in tutta Italia: teatri esauriti, pubblico entusiasta, insomma sempre una grande festa. C'è un segreto? 
No, nessun segreto: probabilmente il pubblico ci ama perchè non lo abbiamo mai tradito. La passione, l'amore, l'entusiasmo e, anche e non da ultimo, la professionalità evidentemente pagano sì, certo, ma non è sufficiente: ci deve essere qualcosa in più. Se un segreto è dedicarsi a questo genere da molto tempo, studiarlo, capirlo e mettere a sua disposizione quel talento che, bontà della natura, mi sono trovato, beh!... allora questo è il segreto. Vede io mi paragono ad un buon restauratore: cerco di togliere i tarli da un pezzo prezioso o se preferisce lucido l'argento perchè torni a brillare.

E come si traduce in pratica? 
Innanzitutto si deve intervenire sul libretto per renderlo più aderente al "sentire" del pubblico di oggi: mantenere le qualità che il testo aveva quando è stato scritto ma che il tempo ha reso opache, riequilibrare il ritmo della commedia esaltando la musica che resta il valore fondante e qualificante dell'operetta. Oggi poi gli interpreti devono corrispondere sempre più ai personaggi ed ecco che la nostra compagnia è diventata anche "scuola" per molti giovani. Vede, il teatro italiano d'operetta non ha quelle risorse che hanno altre forme di spettacolo e dunque, facendo un paragone sportivo, io non mi posso permettere di ingaggiare Cristiano Ronaldo quando è già un campione, ma devo scoprirlo quando gioca ancora con la primavera e dà li farlo diventare un campione. L'altro aspetto importante e la scelta del repertorio. Non è vero che il pubblico vuole vedere sempre i due o tre titoli più blasonati e questo lo dico a ragion veduta avendolo sperimentato sul campo. Consuetudine della compagnia è stata quella di affiancare alle Vedove allegre, ai Campanelli, alle Principesse, titoli meno frequentati che comunque hanno sempre suscitato interesse.

Merito anche dell'affidabilità che vi siete costruiti in questi anni, o no? 
Credo di sì, abbiamo abituato il nostro pubblico a credere alle nostre proposte, anche alle più desuete.

Si dice che la firma di Corrado Abbati sia oggi una garanzia di qualità... 
Grazie e spero che lo possa essere anche domani e sempre.

Cosa sta preparando per la prossima stagione?
Una grande produzione di My Fair Lady la più operetta dei musical o se preferisce il musical più operetta, affiancata da Madama di Tebe di Carlo Lombardo che si avvarrà di un nuovissimo allestimento. Ed ora... a tutti buon divertimento!


 

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