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Titolo stravagante per cinque concerti nel palazzo dei Mutilati in Verona

"Inaudito Beethoven" a sorpresa

di Sergio Stancanelli

VERONA - Usciti dal teatro Filarmonico dopo essere intervenuti al secondo concerto della Stagione sinfonica della fondazione Arena, abbiamo avuto la sorpresa di imbatterci in manifesti e stendardi che sotto lo strano titolo "Inaudito Beethoven", pubblicizzano "Mostra multimediale e incontri musicali" in corso nell’adiacente palazzo Mutilati. Per dare inizio a questa iniziativa, gli organizzatori non hanno trovato di meglio che scegliere la medesima serata e la medesima ora del concerto areniano. Per la cronaca, dal pieghevole che riporta il calendario del ciclo - cinque primo incontro sono state eseguite musiche pianistiche, precisamente due Sonate e 6 Bagatelle (in concerti, di cui quattro cameristici nel palazzo Mutilati e l’ultimo sinfonico nella sala Maffeiana - e da quello che riporta il programma della serata, apprendiamo che del compositore di Bonn nel italiano sono Bagattelle), che l’esecutore, Marco Scilironi, ha conseguito nel giugno 2008 il Konzerdiplom presso l’"Hochscule" für Musik di Basilea (si tratta della Hochschule), e che l’ingresso è "Libero" (viva la Libertà).

La pianista Albertina Dalla Chiara
è stata protagonista del quarto appuntamento
(fototeca gli Amici della Musica.net)

 

In occasione del secondo concerto, cui abbiamo presenziato, due testi contenuti in una cartella stampa intestata EuroBanca del Trentino, ci hanno informato, il primo - senza alcun accenno di riferimento con il ciclo dei cinque concerti - che l’accademia Dodekachordon è un’associazione nata a Verona nel 2004 per promuovere la cultura musicale, e il secondo - dove, per inciso, si legge "proseguo" in luogo di prosieguo - che l’associazione Più è una realtà nata nel 1995 per proporre incontri a carattere musicale teatrale ecc. Uno stralcio dal quotidiano "L’arena" - stranamente intestato pubblicità - deplora la proposta di due concerti nella stessa serata a Verona nel teatro Filarmonico e nel palazzo Mutilati, ed attribuisce a tale causa la scarsità di pubblico in quest’ultima sede: senza perdere l’occasione per trascrivere tal quale lo strafalcione Bagatelle. Venendo al concerto, esso è stato preceduto da due prolusioni - la seconda delle quali, annunciata come breve e rivelatasi prolissa, ha giovato forse a chiarire l’incomprensibile titolo dell’iniziativa: si è voluto, ha detto l’introduttore Santo Militello, far udire quanto di Beethoven è solitamente poco udito: in altre parole, se la nostra interpretazione è quella giusta, con "Inaudito Beethoven" si intendeva dire "Beethoven inudito" - , ed ha visto poi protagonista il duo pianistico Marino Nicolini e Sereno Sasso (di quest’ultimo ci occupammo più volte tredici anni addietro quando suonava con Lorena Caffini) impegnato nella Sinfonia n.9 di Beethoven trascritta per due pianoforti da Franz Liszt. Un impegno invero grandioso, risolto nel complesso con esiti magnifici sia nei tre movimenti impervî che nel dolcissimo adagio. Segnaliamo, non fosse che a titolo di curiosità, la durata dell’esecuzione in un’ora e sei minuti, identica a quella di Bruno Canino e Antonio Ballista nella cappella Paolina del Quirinale in Roma il 9 gennaio 2005, mentre la durata dell’interpretazione del medesimo duo nella sala Maffeiana dell’Accademia filarmonica in Verona il 6 febbraio del medesimo anno fu di un’ora e nove minuti. La versione per un solo pianoforte segna un’ora e sei minuti per l’esecuzione di Cyprien Katsaris nella chiesa Rutgers di New York nell’aprile 1983. Sala del palazzo Mutilati affollata al completo, applausi entusiastici e quale bis il finale del IV movimento della Sinfonia n.5 sempre in trascrizione lisztiana.
La prima rappresentazione dell’opera nuova nel Filarmonico, su cui abbiamo riferito a parte, ci ha tenuti lontano dal terzo concerto, durante il quale Andrea Testa e Giovanni Petterlini avrebbero dovuto eseguire, stando al calendario dei concerti, due Sonate di Beethoven, l’op.2 n.1 per pianoforte e l’op.2 n.1 per violino e pianoforte. Non c’intratteniamo sui nonsensi del dépliant, se non per accennare che la prima Sonata è effettivamente per solo piano, e dunque il violinista Testa non v’ha parte; l’altra è pur sempre la stessa, e per ammettervi il violino si può ipotizzare che si tratti della op.12 n.1 (ma nessuno controlla i testi che vengono stampati?). Nel frattempo dall’ufficio stampa ci è pervenuto un comunicato dal quale finalmente si apprende con chiarezza che l’associazione Più e l’accademia Dodekachordon sono gli organizzatori di questo "Inaudito Beethoven".
Il quarto appuntamento ci ha dato il piacere di reincontrare Albertina Dalla Chiara, una pianista giovane e molto bella, oltre che brava, la quale ha messo in programma le Sonate op.78 "per Teresa", op.31 n.3 "La caccia" e op.53 "l’Aurora", e le ha interpretate con capacità tecnica notevole, soprattutto la prima e l’ultima, e con intensa sensibilità, movendo l’entusiasmo del pubblico che affollava la sala, cui ha regalato quale bis l’op.25 n.12 di Chopin, forse il più bello dei suoi 27 Studî. Prima del concerto, due prolusioni, per illustrare la serata e per presentare il programma, quest’ultima con esempi al pianoforte il cui interesse certamente primario si è perduto nel non capirsi una parola di quanto l’introduttore Giovanni Petterlini, senza microfono, andava dicendo.
Trasferimento nella sala Maffeiana per l’ultimo incontro con questo "Inaudito Beethoven", affidato ad un’orchestra, la Filarmonica italiana di Piacenza, per l’esecuzione della Sinfonia n.7, sotto la direzione di Giovanni Petterlini, preceduta dalla consueta prolusione e poi da una guida all’ascolto di Roberto Andreoni - curatore d’una mostra multimediale diurna contemporanea ai cinque concerti serali -, una autentica lezione della durata di oltre mezz’ora, con esempî orchestrali, che ha spazientito il pubblico. Tra l’altro, l’introduttore ha intrattenuto l’uditorio sui ritornelli della Sinfonia, che poi nell’esecuzione sono stati, tutti salvo uno, saltati. L’interpretazione, senza demeriti salvo nel finale affastellato e carente di dettagli (come già nell’interpretazione dell’Orchestre des Champs-Élysées per Il settembre dell’Accademia), ha sofferto d’una acustica inadatta ad un’orchestra sinfonica, con rimbombi nei fortissimo e nelle note basse e risonanze dei timpani. Applausi e bis del finale del quarto movimento, tutt’altro che migliorato rispetto all’esecuzione precedente. Non sappiamo quanto possa avere influito sull’ascolto la posizione del cronista, che per quanto arrivato con venti minuti d’anticipo non ha trovato posto se non in ultima fila nel fondo estremo del salone. Sul programma di sala si legge che il repertorio dell’Orchestra piacentina comprende L’opéra di Aran di C. Bécaud (il nome del compositore francese era Gilbert), La Moldava di D. Smetàna (il nome del compositore boemo era Bedřich) e Il gattopardo di R. Petit (la musica del balletto è di Nino Rota, Roland Petit era il coreografo). Per tutte le serate, inizio delle prolusioni con dieci minuti di ritardo rispetto all’orario annunciato.

 

Un bel concerto con autori romantici per l'A.Gi.Mus di Venezia

Visioni e arditi passaggi con Grazzini e Zagni

di Mirella Golinelli

VENEZIA - Il 26 ottobre scorso, in uno dei più spettacolari saloni da ballo veneziani, quello del Museo di Ca’ Rezzonico, si è tenuto per A.Gi. Mus-Venezia il concerto per duo contrabbasso-pianoforte, che ha visto protagonisti Sergio Grazzini e Raffaella Zagni. Il programma scelto dai due professionisti era di notevole interesse, in quanto rivolto a due autori del panorama minore europeo vissuti tra Settecento ed Ottocento (minore solo perché "combattevano" contro i geni del periodo classico, ma la loro opera talvolta ha dato un contributo essenziale all’armonizzazione). 

Raffaella Zagni e Sergio Grazzini
(fototeca gli Amici della Musica.net)

 

 

Di Domenico Dragonetti nato a Venezia nel 1763 e morto a Londra, città nella quale fece fortuna esibendosi, è stato eseguito un brano virtuosistico, paragonabile alla melodia haendelliana, pieno di lirismo ed al tempo stesso di tecnica: la Sonata in Re maggiore. Qui il duo bolognese ha ricercato impasti ed equilibri sonori tipici della letteratura del periodo, facendo subito presa sul pubblico che ha siglato il suo consenso con fragorosi applausi, gli stessi che, alla fine, sono stati raccolti con le Variazioni di Bottesini, sul tema tratto da La bella Molinara. A contrapporsi alla composizione di Dragonetti, vi è stata quella di Henry Eccles, nato Londra nel 1670 e morto a Parigi nel 1742. Eccles visse a stretto contatto con Haendel, poi si trasferì a Parigi, dove Luigi XIV lo apprezzò come violinista. Il pezzo eseguito dal duo Grazzini-Zagni, ha dato molto risalto alla linea melodica ciclica, animando la linea stessa con ampi respiri; dell’Eccles è stata eseguita la Sonata in Sol minore, brano che per struggenza trova affinità con la seconda Ciaccona per violino di Bach, trascritta per la sola mano sinistra da Brahms, che la dedicò a Clara Schumann. Straordinaria Raffaella Zagni nel creare una "visione", lavorando con fine cesello sulle sottigliezze timbriche, sul virtuosismo e sulla chiarezza tecnica. Atmosfere decadenti sono state quelle udite nel concerto per contrabbasso ed orchestra del contemporaneo a Rachmaninoff, Alexandrowitsch Koussewitzky (1874-1951); situazioni cicliche, turgide, sapientemente elaborate dall'affiatato duo. La tecnica contrabbassistica di Grazzini offre sempre meraviglie per gli arditi passaggi, come del resto l’impostazione della Zagni, figlia d’arte ed elegante nel proporsi al pubblico.

 

Penultimo appuntamento con la rassegna "Musica in Basilica"

I suoni amorosi del Duo Cenerentola

di Mirella Golinelli

BOLOGNA - Lunedì 20 ottobre, ha avuto luogo il penultimo appuntamento della stagione autunnale, della rassegna "Musica in Basilica". Il Duo Cenerentola, formato dal flautista Simone Ginanneschi e dalla pianista Claudia D’Ippolito, ha eseguito musiche di Mouquet, Chopin, Chaminade, Enescu, Liszt e Prokofiev.

Claudia D'Ippolito e Simone Ginanneschi
(fototeca gli Amici della Musica.net)

 

I due musicisti, non nuovi al pubblico della rassegna bolognese, hanno interpretato con tecnica e passione ogni pagina musicale. Ad aprire la serata è stato l’affascinante virtuosismo del flauto di Ginanneschi, nell’esecuzione de Le flute de Pan di J. Mouquet, sorretto dal tocco elegante e pulito della D’Ippolito. A Mouquet ha fatto seguito la Ballata op.23 in sol minore di F. Chopin eseguita dalla pianista. Cecile Chaminade, compositrice del Concertino op.107 per flauto e pianoforte, si era innamorata di un flautista e, dopo aver composto questo splendido pezzo, glielo offerse ma l’amore non fu mai ricambiato. Nella seconda parte del concerto, il duo, ha eseguito Années de Pèlegrinage di F. Listz, tratto dal sonetto n°104 del Tetrarca, per il tocco d’eccezione di Claudia D’Ippolito. La scelta dell’alternanza fra duo e solo, ha creato un’atmosfera di magia, nella quale, dall’amoroso pianoforte si è arrivati alla poesia della fusione strumentale della percussione, con quell’aerofonica nella quale i due esecutori, si sono esaltati., producendosi nella Sonata n.2 op. 94 in Re maggiore di Prokofiev. Straordinaria! Di Ginanneschi, s’è già detto molto ma, è un’artista che si rinnova, donando ogni volta al pubblico, nuove emozioni e nuovi turbamenti. Durante i dieci minuti d'intervallo, pareva che le note emesse dal suo flauto si rincorressero ancora tra le ampie arcate del chiostro tardo gotico, come a cercare lo spirito di quei musicisti che in passato hanno studiato nella Basilica sotto la guida dei Padri Martini e Mattei: Mozart, Rossini, Donizetti. Il tripudio è giunto quando Ginanneschi e la D’Ippolito, per bis, hanno suonato le variazioni sul tema della Carmen di Bizet.

 

Dopo vent’anni cambio al vertice del conservatorio Dall’Abaco

Violinisti in erba già maturi per il concertismo

di Sergio Stancanelli

VERONA - Hugh Ward Perkins è il nuovo direttore del conservatorio Dall’Àbaco di Verona. A grande maggioranza lo ha votato per il prossimo triennio il corpo docente dell’istituto. Di genitori inglesi ma nato e vissuto a Roma, ha conseguito la laurea in Inghilterra e si è diplomato in organo e clavicembalo in Italia. Da quattordici anni è docente di storia della musica nel Conservatorio veronese, delle cui relazioni internazionali si occupa altresì da cinque anni. Gli siamo stati presentati dal professore Roberto Muttoni in occasione di un concerto tenuto da un suo allievo nell’auditorium Montemezzi dello stesso Conservatorio. Confidiamo che dopo una ventina d’anni durante i quali il responsabile dell’istituto non è quasi mai stato presente non solo ai concerti ma neanche ai saggi degli allievi, si torni a tempi quali furono quelli del buon Spezzaferri, che ci mandava a casa i programmi, ci faceva telefonare per invitarci, e ci veniva a salutare negli intervalli dei concerti. Per intanto il nuovo Direttore, se pur non ancora ufficializzato, era presente al recital del diciassettenne Matteo Bovo, che con il concorso al pianoforte del coetaneo Adrian Nicodìm, allievo della professoressa Laura Cattaneo, ha messo in programma la Ciaccona di T. A. Vitali, la Sonata K.304 di W. A. Mozart e la Sonata in la di C. Franck, confermando una ormai raggiunta maturità che, mentre ci priva della possibilità di rimarcare alcun difetto (salvo qualche eccesso nel volume sonoro del pianoforte), ci rafforza nella convinzione della inopportunità di convocare per le Stagioni sinfoniche concertisti eccelsi dalle varie regioni del mondo, poi che i concertisti eccelsi son già qui. Beninteso, ciò non depone a sfavore dell’importare violiniste quattordicenni dal Giappone, ma vuole suggerire di dare possibilità di prodursi anche ai giovani della nostra città, quando palesino doti come quelle di cui si tratta. Se i direttori artistici delle fondazioni (ma c’è attualmente un direttore artistico nella fondazione Arena?) usassero le gambe per recarsi a questi recitals (veri e proprî concerti, non saggi), e le orecchie per ascoltare, e magari anche gli occhi per vedere, la Stagione sinfonica dell’Orchestra areniana potrebbe trovare i suoi solisti senza che la Fondazione sperperi somme gravose, oltretutto nella situazione economica in cui si trova. Già il maestro Giorgio Battistelli aveva avuto l’iniziativa di far suonare quali solisti le prime parti dell’Orchestra veronese. Al termine del recital dei giovani Bovo e Nicodim, applausi ben meritati in un auditorium assai affollato, e bis col primo dei due movimenti della Sonata mozartiana.

 

Musica in Basilica ha dedicato una serata al compositore Claude Bolling

Melodie classiche eseguite in maniera moderna

di Mirella Golinelli

BOLOGNA - Claude Bolling è nato a Cannes il 10 aprile 1930 ed è pianista jazz, compositore ed arrangiatore di oltre cento film, tra i quali: "Borsalino" e "California suite". La sua fama inizia proprio nella terra natale, la Francia, dove è divenuto il maggior rappresentante di questo genere che piace tanto, soprattutto alle nuove generazioni. Bolling ha sempre coltivato collaborazioni con musicisti classici e da queste sono nate le sue Suite for flute and jazz (1-2) piano trio; programma che è stato eseguito nel terzultimo appuntamento della rassegna "Musica in Basilica". Il quartetto era formato da: Simone Ginanneschi al flauto, Sergio Grazzini al contrabbasso, Eleonora Beddini al piano e Manuel Cucaro alla batteria. Dopo i saluti di Padre Antonio Ronzini, l’introduzione all’ascolto del maestro Grazzini e la presentazione di Nerio Bonvicini, ha preso il via la magica serata, con la sala stracolma principalmente di giovani, i quali, hanno potuto assaporare il piacere d’una melodia classica eseguita nei tempi e modi moderni. Questo fu l’intento del compositore quando stese questi brani e l'ensemble "Bolling jazz quartett" gli ha reso omaggio sotto tutti i punti di vista, rispettando la difficile partitura ed anche lo spirito d’interpretazione. Per i quattro esecutori è stato un andamento ritmato "interno" a trasparire e ad essere trasferito dalle loro mani all’orecchio del pubblico, che seguiva anche con movimento del corpo il ritmo fascinoso e satinato della batteria di Manuel Curaro. Egli ha solo diciotto anni ed oltre a "strimpellare" - come lui stesso dice - vari strumenti, collabora con varie formazioni, tra cui i Bradisisma. Eleonora Beduini, al pianoforte, ha catalizzato l’attenzione dell’uditorio per la conformazione della sua mano, che le permette passaggi a ritmo jazzistico di grande difficoltà stilistico-tecnica. La sua partecipe esecuzione ha ridato quella passione travolgente che lei stessa vive, in visioni ed immagini musicali, pensate in un tempo antico ed eseguite nei nostri giorni, con i mezzi a nostra disposizione. Sono riecheggiate nella sala, armonie arcaiche e perdute, sorrette da quel ritmo preciso che scuote i sentimenti più profondi.
Simone Ginanneschi, che ha presentato un CD live con la Felsina Flute Ensemble, collabora con l’orchestra Mozart di Abbado ed ha all’attivo un’importantissima attività concertistica e d’insegnamento. Che dire di quest’artista, spavaldo e sicuro di sé sul palco come nella vita? Ebbene, ha fatto sognare ed innamorare chi ha avuto la possibilità d’ascoltare la sua preparazione, il suo colore, le sfumature che è riuscito a dare all’aria, plasmata da un gusto innato per "il bello". Nel secondo movimento della prima suite, come nel pezzo offerto come bis, Ginanneschi ha dimostrato di quanto amore può essere avvolto il mondo e che, probabilmente, basterebbe quella melodia per ammorbidire anche un sasso! La diteggiatura è precisa, il suono è perfettamente intonato e gli attacchi sono eterei e spirituali. Ha sorreggere tutto l’architrave armonico è stata la maestria del contrabbassista Sergio Grazzini, direttore anche dell’Associazione "Amici di Boccherini"; con il suo strumento ora virtuosistico, ora melodico, ora pizzicato, ora sofferente, si è perfettamente fuso con il trio, dividendo con esso ogni colore ed ogni sentimento, gioendo e piangendo, attraverso la musica di Bollig, nella quale l’uditorio ha ravvisato reminescenze da: Greenleaves, Satìe, Paoli e Bach.

 

Importante appuntamento per la Rassegna "Musica in Basilica"

La "Petite" come l'avrebbe eseguita Rossini

di Mirella Golinelli

BOLOGNA - Lunedì 6 ottobre, sempre nella straordinaria cornice della Storica Biblioteca di San Francesco, ha avuto luogo l'esecuzione della Petite Messe di Rossini, Protagonista la Camerata "G.B. Martini" ed i solisti Tania Bussi soprano, Silvia Beltrami mezzosoprano, Davide Paltretti tenore e Giuseppe Guidi baritono. A dirigerli il maestro Bruno Zagni, affiancato dalla figlia Raffaella al pianoforte e dalla moglie Marina Marchese all’armonium. 

 

I solisti ed il coro protagonisti
della "Petite Messe"
(fototeca gli Amici della Musica.net)

 

La famiglia Zagni ha sempre fatto della musica la sua linfa vitale: il maestro Bruno è docente presso il Conservatorio bolognese, Marina Marchese è pianista ed organista e Raffaella - dimostrando fin da giovanissima particolari doti - ha intrapreso la carriera solistica, conseguendo eccellenti risultati.Ciò che ha maggiormente colpito, nella direzione del maestro Zagni, sono state la calma e la sicurezza che ha infuso negli esecutori, nonché l’eleganza del gesto. Finalmente è stato eseguito Rossini "alla maniera di Rossini": rispettando pause, dinamiche, emissione sonora sia del coro che dei solisti, tutti in perfetto assetto. Il pubblico non respirava neppure, qualcuno ha rimediato uno "strapuntino", tanto la sala era colma e qualcun altro si è addirittura levato le scarpe, per potersi maggiormente avvicinare senza interrompere, quell’atmosfera angelica e sublime che il maestro Zagni ha plasmato. Un’esecuzione mirabile, che ha aggiunto un altro successo alla catena che ormai si snoda da ben sette anni, supportata dal organizzazione del maestro Sergio Grazzini e della signora Rita Zucchini. La Petite Messe venne composta da Rossini nel 1863, durante la sua villeggiatura a Passy e, rappresenta un capolavoro assoluto d’ispirazione spirituale. Questi quattordici pezzi contengono fugati, una grande inventiva armonica, richiami al pensiero bachiano e la linea melodica è un’alternarsi tra sacro e profano. Nel "Kyrie", il coro dopo un’entrata pacata e varie riprese lascia il campo ai soli.
Nel "Gloria", l’armonium con attacchi vigorosi, introduce il coro in un momento di altissima misticità evidenziata dal dialogo tra il pianoforte e, l’armonium. Il "Gratias Agimus" è un terzetto, un falso canone, nel quale si sono esibiti Beltrami, Paltretti e Guidi. Il "Domine Deus", affidato a Paltretti, ha richiamato alla mente una pagina dello Stabat Mater. Il "Qui Tollis" nelle prime battute fa pensare alla preghiera di Desdemona dell’Otello verdiano. Il "Quondam" è stato eseguito dal baritono Guidi mentre, il "Cum Sancto Spirito", con l’impiego del coro e dei soli, ha concluso la prima parte della messa. Il "Credo" è stato eseguito contenendo al massimo la sonorità della massa vocale ed il "Cricifixus" è forse una delle pagine più sofferte ed ammalianti eseguite dalla Bussi. L’arrivo del "Resurrexit", per soli e coro evidenzia l’influsso di Bach, che traboccherà poi nel "Preludio religioso" (da eseguirsi durante l’Offertorio) interpretato da Raffaella Zagni, in maniera magistrale, sviluppando ogni volta, progressioni e modulazioni, con una tecnica pianistica perfetta ce non si trascinava nel Romanticismo, bensì, manteneva una pulizia di suono ineguagliabile.
Il "Sanctus" - a cappella - è stato eseguito dal coro che è passato dal pianissimo al fortissimo, nell’"Hosanna". L’"O Salutaris Hostias" eseguito dalla Bussi è stato veramente un merletto, per verticalità del suono, emissione pulita mentre, nell’"Agnus Dei", il cui inizio è stato affidato alla Beltrami, veramente consapevole del significato di quanto stava pronunciando e, dello spartito, ha lasciato nell’aere, quella "Pax" , dall’uomo sempre agognata. Il quartetto vocale, negli interpreti maschili: Paltretti e Guidi, ha rinnovato le emozioni delle grandi esecuzioni del passato, mentre il coro a strappato applausi a non finire. La serata si è conclusa con grande soddisfazione per tutti gli esecutori, i quali hanno ricambiato i favori del pubblico, con la loro arte.

 

Il Trio Scaligero nell’auditorium Montemezzi del conservatorio Dall’Abaco

Un pomeriggio musicale di intrinseco valore

di Sergio Stancanelli

VERONA - Un pomeriggio musicale di vasta risonanza e di intrinseco valore s’è avuto a Verona nell’auditorium Italo Montemezzi del conservatorio Evaristo Felice Dall’Àbaco affollato quasi al completo di pubblico. L’ormai storico Trio Scaligero, con Roberto Muttoni al violino, Annalisa Petrella al violoncello e Laura Cattaneo al pianoforte, ha offerto alla cittadinanza un concerto comprendente due Trii: quello in sol magg. Hob.XV:25 di F. Joseph Haydn detto Trio zingaro dal rondò finale "all’ongarese", e il Divertimento a tre in si bem. magg. K.254 di W. Amadeus Mozart dal finale "in tempo di menuetto". 

Roberto Muttoni, Laura Cattaneo
e Annalisa Petrella
(fototeca gli Amici della Musica.net)

 

Del Trio haydniano, certamente il più bello fra le innumerevoli composizioni di questo tipo scritte dal musicista austriaco, chi scrive possiede l’esecuzione, in 78 giri Voce del padrone-Grammofono, del Trio Thibaud-Casals-Cortot, e poi del Trio Haydn di Wien, del Trio Debussy, del Trio di Trieste, del Trio Levin-Brunello-Bruno: l’interpretazione dei solisti veronesi s’è mostrata in nulla inferiore a quella dei migliori e più noti complessi italiani e stranieri. Lo stesso va detto per il Trio mozartiano, al quale gli strumentisti scaligeri non hanno sottratto i ritornelli previsti dall’autore: mutilazione operata invece nella registrazione effettuata dal Trio Arion, la cui esecuzione dura diciassette minuti, di contro a quella, p. es., del Trio Fortepiano di Londra, che ha una durata di ventisette minuti. Nonostante gli applausi entusiastici, le generali ed insistite richieste di bis non hanno avuto esito. Il concerto era stato organizzato per conto del Ministero dell’istruzione in collaborazione con l’Università degli studî di Verona e col sostegno della fondazione Cariverona in vista del progetto Orphéus per una terapia con la musica tramite un Corso sperimentale biennale per il conseguimento del diploma accademico di specializzazione in musicoterapia. Com’è illustrato dal materiale promozionale messo a disposizione per l’occasione, con decreto ministeriale 23.11.2005 il Conservatorio e l’Università veronesi sono stato autorizzati ad attivare il Corso, il quale "si ispira liberamente al modello formativo dei «Musiciens intervenants"» istituito in alcune università francesi tra cui la M. Bloch di Strasburg" (si può qui osservare, del tutto per inciso, come l’estensore del testo contenuto nell’opuscolo "Orphéus Project" sia evidentemente fautore dell’appartenenza almeno morale di Strasburgo alla Germania e non alla Francia dove il nome della città alsaziana è Strasbourg). La musicoterapia è l’uso della musica per facilitare la comunicazione e gli altri obiettivi terapeutici proponibili all’individuo. Il progetto è stato ideato ed è diretto dal professore Romildo Griòn, titolare della cattedra di corno e vice direttore del Conservatorio veronese. Destinatario del concerto era altresì l’Agave, una sigla di per sé misteriosa che ci vien chiarito rappresenta un’associazione di genitori, familiari e amici di persone autistiche di Verona e provincia. Il materiale cartaceo sopra menzionato c’informa che quest’associazione è una Onlus, senza spiegare all’incolto né cosa significhi essere una Onlus né cosa sia l’autismo. La consultazione d’una enciclopedia nulla ci rivela in merito al primo di questi termini, mentre per il secondo il dizionario c’informa trattarsi d’un "ripiegamento dell’individuo su se stesso, mancanza di rapporto psichico con gli altri e con la realtà". In merito agli scopi dell’iniziativa, prima del concerto hanno preso la parola il dottore Francesco Bertanzòn presidente dell’associazione Scaligera arte cultura, il maestro Grion, la dottoressa Marzia Legnami presidente dell’associazione Agave, e l’onorevole Francesca Martini sottosegretario all’Assistenza sociale con delega alla salute che ha onorato e ingentilito la manifestazione con la sua anche avvenente presenza. Presenti fra gli altri pure il mezzosoprano Sandra Giuliodori, la cantatrice Nelly Pederzoli e la pianista Laura Tringale, nonché un rappresentante dell’Amministrazione provinciale al quale con una gomitata è stato impedito d’applaudire dopo il primo tempo del Trio haydniano.

 

Bach, Findeisen, Bottesini, Bossi e Respighi per Musica in Basilica

Autori eccellenti valorizzati da bravi interpreti

di Mirella Golinelli

BOLOGNA - "Virtuosismo cameristico nell’800" - Questo era il titolo del concerto tenutosi lunedì 22 settembre, come terzo appuntamento della rassegna "Musica in Basilica". Il pubblico ha appagato occhi ed udito, apprezzando con calorosissimi applausi il trio formato da Massimo Nesi al violino, Sergio Grazzini al contrabbasso e Paola Del Verme al pianoforte. 

Il trio Del Verme, Nesi, Grazzini
(fototeca gli Amici della Musica.net)

Un lavoro di merletto, quello proposto dai tre professionisti, dove l’amalgama dell’ensemble ha cucito sapientemente un crescendo di emozioni tanto da meritarsi, a fine serata, il plauso incondizionato ed entusiasta della platea. Ad incorniciare gli artisti vi era sempre lo scenario offerto dalla storica biblioteca della Basilica di San Francesco. In questo favoloso contesto sono stati eseguiti le 10 Inventionen per violino e contrabbasso, di J.S. Bach su T.A. Findeisen e l’arrangiamento con cadenza su un Notturno di Rossini, fatto dal maestro Grazzini. A seguire, sempre di Findeisen, la Romantique suite op.10 nei quattro temi: Ambiverkenwald, Nachttichermarsch, Untermhasel ed Erlauscht . In chiusura il Gran duo per violino e contrabbasso - Andante sostenuto - di Bottesini. Le emozioni che gli esecutori hanno esternato, sono state coinvolgenti sia per loro stessi (che con il solo sguardo davano dinamicità al pezzo) che per l'uditorio (sempre numeroso, a conferma dell’ininterrotta ed alta qualità dei "consigli musicali" offerti dalla direzione artistica). Massimo Nesi, oggi, suona come spalla nel concertino del Maggio Musicale Fiorentino e nell’Orchestra Regionale Toscana ma ha anche al suo attivo collaborazioni con i Solisti Veneti ed I virtuosi di Roma ed è insegnante al Conservatorio "G.B.Martini" di Bologna. Ha donato attacchi precisi, nonché cesure e "botta e risposta" con il contrabbasso che hanno fatto dimenticare le difficoltà stilistico-tecniche che i due esecutori stavano affrontando. Sergio Grazzini oltre ad essere vincitore di dieci Concorsi nazionali per orchestra, ha collaborato con il Teatro Lirico di Cagliari, il Carlo Felice di Genova, la R.A.I. di Torino e Milano ed ha ricoperto per trenta anni il ruolo di primo contrabbasso nell’Orchestra del Comunale di Bologna. Attualmente è primo contrabbasso dell’Orchestra del Giglio di Lucca, dell’Orchestra Filarmonica Italiana di Piacenza e dell’Orchestra Toscana. La sua perfezione tecnica non ha bisogno di commenti, bisogna ascoltarlo (magari anche su Myspace). I brani scelti hanno messo in evidenza la parte migliore di ciascun solista, ed insieme hanno donato una sola melodia, fusa nel calore dei legni degli antichi strumenti; bicordi ed armonici a non finire per il contrabbasso e picchiettati ed arcate "alla Paganini"per violino sono stati piacevolissimi e graditissimi anche alla vista. Paola Del Verme è pianista solista ed accompagnatrice (collabora con Dimitra Theodossiu), una vera guida, un sostegno indispensabile per un repertorio di rarissimo ascolto. Il suo tocco, sempre misurato, concentrato e legato indissolubilmente agli altri strumenti, ha coinvolto la parte più intima degli ascoltatori.

 

Massimo Nesi e Stefano Bezziccheri
(fototeca gli Amici della Musica.net)

 

L'intesa vincente di Nesi e Bezziccheri - Il quarto appuntamento della rassegna "Musica in Basilica" ha visto nuovamente il violinista Massimo Nesi protagonista d’un ottimo concerto, affiancato al pianoforte da Stefano Bezziccheri. Il duo ha proposto brani di Marco Enrico Bossi e di Ottorino Respighi in un’esecuzione musicale raffinata e magistrale, nella quale Bossi ha lasciato spazio ad un Respighi veramente straordinario ed incredibile, con richiami a Wagner, Strass ma anche ad antiche melodie (per esempio Le antiche danze per liuto). Massimo Nesi, amatissimo, ha prodotto armonie splendide, sia per impeccabile intonazione che per dinamica. Di Marco Enrico Bossi (1861-1925) nel 2005 nel Teatro Comunale di Bologna è stata eseguita la partitura melodrammatica Malombra (ruolo che fu interpretato da Marina Malfatti per la televisione), mentre nella biblioteca di San Francesco, è stata eseguita la Sonata in Do maggiore op.11 nei movimenti: Moderato, Scherzoso, Adagio, Elegiaco - Allegro con fuoco. Di Ottorino Respighi (1879-1936) è stata proposta la Sonata in Si minore nei movimenti: Moderato - Andante, Espressivo - Allegro, Moderato - Energico. Il duo, nel massimo dell’equilibrio sonoro, ha impressionato, nella difficilissima partitura respighiana, dando all’ascoltatore l’impressione d’una perfetta coesione di pensiero, in modo che alla domanda del pianoforte rispondeva il violino, e viceversa. La Sala? Come sempre stracolma, ad indicare che le "forze italiane", non hanno nulla da invidiare agli "stranieri". L’organizzazione, affidata fin dalla nascita di questa realtà bolognese, alla signora Zucchini ed al maestro Sergio Grazzini, assicura qualità e lezioni-concerto prima d’ogni esecuzione, tenute da valenti musicologi e musicisti.


 

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