Classico da Camera
Titolo stravagante per cinque concerti nel palazzo dei
Mutilati in Verona
"Inaudito Beethoven" a sorpresa
di Sergio Stancanelli
VERONA - Usciti dal teatro Filarmonico dopo essere
intervenuti al secondo concerto della Stagione sinfonica della fondazione Arena,
abbiamo avuto la sorpresa di imbatterci in manifesti e stendardi che sotto lo
strano titolo "Inaudito Beethoven", pubblicizzano "Mostra
multimediale e incontri musicali" in corso nell’adiacente palazzo
Mutilati. Per dare inizio a questa iniziativa, gli organizzatori non hanno
trovato di meglio che scegliere la medesima serata e la medesima ora del
concerto areniano. Per la cronaca, dal pieghevole che riporta il calendario del
ciclo - cinque primo incontro sono state eseguite musiche pianistiche,
precisamente due Sonate e 6 Bagatelle (in concerti, di cui quattro
cameristici nel palazzo Mutilati e l’ultimo sinfonico nella sala Maffeiana - e
da quello che riporta il programma della serata, apprendiamo che del compositore
di Bonn nel italiano sono Bagattelle), che l’esecutore, Marco Scilironi, ha
conseguito nel giugno 2008 il Konzerdiplom presso l’"Hochscule" für
Musik di Basilea (si tratta della Hochschule), e che l’ingresso è
"Libero" (viva la Libertà).

La pianista Albertina Dalla Chiara
è stata protagonista del quarto appuntamento
(fototeca gli Amici della Musica.net)
In occasione del secondo concerto, cui abbiamo presenziato,
due testi contenuti in una cartella stampa intestata EuroBanca del Trentino, ci
hanno informato, il primo - senza alcun accenno di riferimento con il ciclo dei
cinque concerti - che l’accademia Dodekachordon è un’associazione nata a
Verona nel 2004 per promuovere la cultura musicale, e il secondo - dove, per
inciso, si legge "proseguo" in luogo di prosieguo - che l’associazione
Più è una realtà nata nel 1995 per proporre incontri a carattere musicale
teatrale ecc. Uno stralcio dal quotidiano "L’arena" - stranamente
intestato pubblicità - deplora la proposta di due concerti nella stessa
serata a Verona nel teatro Filarmonico e nel palazzo Mutilati, ed attribuisce a
tale causa la scarsità di pubblico in quest’ultima sede: senza perdere l’occasione
per trascrivere tal quale lo strafalcione Bagatelle. Venendo al concerto,
esso è stato preceduto da due prolusioni - la seconda delle quali, annunciata
come breve e rivelatasi prolissa, ha giovato forse a chiarire l’incomprensibile
titolo dell’iniziativa: si è voluto, ha detto l’introduttore Santo
Militello, far udire quanto di Beethoven è solitamente poco udito: in altre
parole, se la nostra interpretazione è quella giusta, con "Inaudito
Beethoven" si intendeva dire "Beethoven inudito" - , ed ha
visto poi protagonista il duo pianistico Marino Nicolini e Sereno Sasso (di
quest’ultimo ci occupammo più volte tredici anni addietro quando suonava con
Lorena Caffini) impegnato nella Sinfonia n.9 di Beethoven trascritta per
due pianoforti da Franz Liszt. Un impegno invero grandioso, risolto nel
complesso con esiti magnifici sia nei tre movimenti impervî che nel dolcissimo
adagio. Segnaliamo, non fosse che a titolo di curiosità, la durata dell’esecuzione
in un’ora e sei minuti, identica a quella di Bruno Canino e Antonio Ballista
nella cappella Paolina del Quirinale in Roma il 9 gennaio 2005, mentre la durata
dell’interpretazione del medesimo duo nella sala Maffeiana dell’Accademia
filarmonica in Verona il 6 febbraio del medesimo anno fu di un’ora e nove
minuti. La versione per un solo pianoforte segna un’ora e sei minuti per l’esecuzione
di Cyprien Katsaris nella chiesa Rutgers di New York nell’aprile 1983. Sala
del palazzo Mutilati affollata al completo, applausi entusiastici e quale bis il
finale del IV movimento della Sinfonia n.5 sempre in trascrizione
lisztiana.
La prima rappresentazione dell’opera nuova nel Filarmonico, su cui abbiamo
riferito a parte, ci ha tenuti lontano dal terzo concerto, durante il quale
Andrea Testa e Giovanni Petterlini avrebbero dovuto eseguire, stando al
calendario dei concerti, due Sonate di Beethoven, l’op.2 n.1 per
pianoforte e l’op.2 n.1 per violino e pianoforte. Non c’intratteniamo
sui nonsensi del dépliant, se non per accennare che la prima Sonata è
effettivamente per solo piano, e dunque il violinista Testa non v’ha parte; l’altra
è pur sempre la stessa, e per ammettervi il violino si può ipotizzare che si
tratti della op.12 n.1 (ma nessuno controlla i testi che vengono
stampati?). Nel frattempo dall’ufficio stampa ci è pervenuto un comunicato
dal quale finalmente si apprende con chiarezza che l’associazione Più e l’accademia
Dodekachordon sono gli organizzatori di questo "Inaudito Beethoven".
Il quarto appuntamento ci ha dato il piacere di reincontrare Albertina Dalla
Chiara, una pianista giovane e molto bella, oltre che brava, la quale ha messo
in programma le Sonate op.78 "per Teresa", op.31 n.3
"La caccia" e op.53 "l’Aurora", e le ha
interpretate con capacità tecnica notevole, soprattutto la prima e l’ultima,
e con intensa sensibilità, movendo l’entusiasmo del pubblico che affollava la
sala, cui ha regalato quale bis l’op.25 n.12 di Chopin, forse il più
bello dei suoi 27 Studî. Prima del concerto, due prolusioni, per illustrare la
serata e per presentare il programma, quest’ultima con esempi al pianoforte il
cui interesse certamente primario si è perduto nel non capirsi una parola di
quanto l’introduttore Giovanni Petterlini, senza microfono, andava dicendo.
Trasferimento nella sala Maffeiana per l’ultimo incontro con questo
"Inaudito Beethoven", affidato ad un’orchestra, la Filarmonica
italiana di Piacenza, per l’esecuzione della Sinfonia n.7, sotto la
direzione di Giovanni Petterlini, preceduta dalla consueta prolusione e poi da
una guida all’ascolto di Roberto Andreoni - curatore d’una mostra
multimediale diurna contemporanea ai cinque concerti serali -, una autentica
lezione della durata di oltre mezz’ora, con esempî orchestrali, che ha
spazientito il pubblico. Tra l’altro, l’introduttore ha intrattenuto l’uditorio
sui ritornelli della Sinfonia, che poi nell’esecuzione sono stati, tutti salvo
uno, saltati. L’interpretazione, senza demeriti salvo nel finale affastellato
e carente di dettagli (come già nell’interpretazione dell’Orchestre des
Champs-Élysées per Il settembre dell’Accademia), ha sofferto d’una
acustica inadatta ad un’orchestra sinfonica, con rimbombi nei fortissimo e
nelle note basse e risonanze dei timpani. Applausi e bis del finale del quarto
movimento, tutt’altro che migliorato rispetto all’esecuzione precedente. Non
sappiamo quanto possa avere influito sull’ascolto la posizione del cronista,
che per quanto arrivato con venti minuti d’anticipo non ha trovato posto se
non in ultima fila nel fondo estremo del salone. Sul programma di sala si legge
che il repertorio dell’Orchestra piacentina comprende L’opéra di Aran
di C. Bécaud (il nome del compositore francese era Gilbert), La Moldava
di D. Smetàna (il nome del compositore boemo era Bedřich) e Il
gattopardo di R. Petit (la musica del balletto è di Nino Rota, Roland Petit
era il coreografo). Per tutte le serate, inizio delle prolusioni con dieci
minuti di ritardo rispetto all’orario annunciato.
Un bel concerto con autori romantici per l'A.Gi.Mus di
Venezia
Visioni e arditi passaggi con Grazzini e Zagni
di Mirella Golinelli
VENEZIA - Il 26 ottobre scorso, in uno dei più spettacolari
saloni da ballo veneziani, quello del Museo di Ca’ Rezzonico, si è tenuto per
A.Gi. Mus-Venezia il concerto per duo contrabbasso-pianoforte, che ha visto
protagonisti Sergio Grazzini e Raffaella Zagni. Il programma scelto dai due
professionisti era di notevole interesse, in quanto rivolto a due autori del
panorama minore europeo vissuti tra Settecento ed Ottocento (minore solo perché
"combattevano" contro i geni del periodo classico, ma la loro opera
talvolta ha dato un contributo essenziale all’armonizzazione).

Raffaella Zagni e Sergio Grazzini
(fototeca gli Amici della Musica.net)
Di Domenico Dragonetti nato a Venezia nel 1763 e morto a
Londra, città nella quale fece fortuna esibendosi, è stato eseguito un brano
virtuosistico, paragonabile alla melodia haendelliana, pieno di lirismo ed al
tempo stesso di tecnica: la Sonata in Re maggiore. Qui il duo bolognese
ha ricercato impasti ed equilibri sonori tipici della letteratura del periodo,
facendo subito presa sul pubblico che ha siglato il suo consenso con fragorosi
applausi, gli stessi che, alla fine, sono stati raccolti con le Variazioni
di Bottesini, sul tema tratto da La bella Molinara. A contrapporsi alla
composizione di Dragonetti, vi è stata quella di Henry Eccles, nato Londra nel
1670 e morto a Parigi nel 1742. Eccles visse a stretto contatto con Haendel, poi
si trasferì a Parigi, dove Luigi XIV lo apprezzò come violinista. Il pezzo
eseguito dal duo Grazzini-Zagni, ha dato molto risalto alla linea melodica
ciclica, animando la linea stessa con ampi respiri; dell’Eccles è stata
eseguita la Sonata in Sol minore, brano che per struggenza trova
affinità con la seconda Ciaccona per violino di Bach, trascritta per la
sola mano sinistra da Brahms, che la dedicò a Clara Schumann. Straordinaria
Raffaella Zagni nel creare una "visione", lavorando con fine cesello
sulle sottigliezze timbriche, sul virtuosismo e sulla chiarezza tecnica.
Atmosfere decadenti sono state quelle udite nel concerto per contrabbasso ed
orchestra del contemporaneo a Rachmaninoff, Alexandrowitsch Koussewitzky
(1874-1951); situazioni cicliche, turgide, sapientemente elaborate
dall'affiatato duo. La tecnica contrabbassistica di Grazzini offre sempre
meraviglie per gli arditi passaggi, come del resto l’impostazione della Zagni,
figlia d’arte ed elegante nel proporsi al pubblico.
Penultimo appuntamento con la rassegna "Musica in
Basilica"
I suoni amorosi del Duo Cenerentola
di Mirella Golinelli
BOLOGNA - Lunedì 20 ottobre, ha avuto luogo il penultimo
appuntamento della stagione autunnale, della rassegna "Musica in
Basilica". Il Duo Cenerentola, formato dal flautista Simone Ginanneschi e
dalla pianista Claudia D’Ippolito, ha eseguito musiche di Mouquet, Chopin,
Chaminade, Enescu, Liszt e Prokofiev.

Claudia D'Ippolito e Simone Ginanneschi
(fototeca gli Amici della Musica.net)
I due musicisti, non nuovi al pubblico della rassegna
bolognese, hanno interpretato con tecnica e passione ogni pagina musicale. Ad
aprire la serata è stato l’affascinante virtuosismo del flauto di Ginanneschi,
nell’esecuzione de Le flute de Pan di J. Mouquet, sorretto dal tocco
elegante e pulito della D’Ippolito. A Mouquet ha fatto seguito la Ballata
op.23 in sol minore di F. Chopin eseguita dalla pianista. Cecile Chaminade,
compositrice del Concertino op.107 per flauto e pianoforte, si era innamorata di
un flautista e, dopo aver composto questo splendido pezzo, glielo offerse ma l’amore
non fu mai ricambiato. Nella seconda parte del concerto, il duo, ha eseguito Années
de Pèlegrinage di F. Listz, tratto dal sonetto n°104 del Tetrarca, per il
tocco d’eccezione di Claudia D’Ippolito. La scelta dell’alternanza fra duo
e solo, ha creato un’atmosfera di magia, nella quale, dall’amoroso
pianoforte si è arrivati alla poesia della fusione strumentale della
percussione, con quell’aerofonica nella quale i due esecutori, si sono
esaltati., producendosi nella Sonata n.2 op. 94 in Re maggiore di
Prokofiev. Straordinaria! Di Ginanneschi, s’è già detto molto ma, è un’artista
che si rinnova, donando ogni volta al pubblico, nuove emozioni e nuovi
turbamenti. Durante i dieci minuti d'intervallo, pareva che le note emesse dal
suo flauto si rincorressero ancora tra le ampie arcate del chiostro tardo
gotico, come a cercare lo spirito di quei musicisti che in passato hanno
studiato nella Basilica sotto la guida dei Padri Martini e Mattei: Mozart,
Rossini, Donizetti. Il tripudio è giunto quando Ginanneschi e la D’Ippolito,
per bis, hanno suonato le variazioni sul tema della Carmen di Bizet.
Dopo vent’anni cambio al vertice del conservatorio Dall’Abaco
Violinisti in erba già maturi per il concertismo
di Sergio Stancanelli
VERONA - Hugh Ward Perkins è il nuovo direttore del
conservatorio Dall’Àbaco di Verona. A grande maggioranza lo ha votato per il
prossimo triennio il corpo docente dell’istituto. Di genitori inglesi ma nato
e vissuto a Roma, ha conseguito la laurea in Inghilterra e si è diplomato in
organo e clavicembalo in Italia. Da quattordici anni è docente di storia della
musica nel Conservatorio veronese, delle cui relazioni internazionali si occupa
altresì da cinque anni. Gli siamo stati presentati dal professore Roberto
Muttoni in occasione di un concerto tenuto da un suo allievo nell’auditorium
Montemezzi dello stesso Conservatorio. Confidiamo che dopo una ventina d’anni
durante i quali il responsabile dell’istituto non è quasi mai stato presente
non solo ai concerti ma neanche ai saggi degli allievi, si torni a tempi quali
furono quelli del buon Spezzaferri, che ci mandava a casa i programmi, ci faceva
telefonare per invitarci, e ci veniva a salutare negli intervalli dei concerti.
Per intanto il nuovo Direttore, se pur non ancora ufficializzato, era presente
al recital del diciassettenne Matteo Bovo, che con il concorso al pianoforte del
coetaneo Adrian Nicodìm, allievo della professoressa Laura Cattaneo, ha messo
in programma la Ciaccona di T. A. Vitali, la Sonata K.304 di W. A.
Mozart e la Sonata in la di C. Franck, confermando una ormai raggiunta
maturità che, mentre ci priva della possibilità di rimarcare alcun difetto
(salvo qualche eccesso nel volume sonoro del pianoforte), ci rafforza nella
convinzione della inopportunità di convocare per le Stagioni sinfoniche
concertisti eccelsi dalle varie regioni del mondo, poi che i concertisti eccelsi
son già qui. Beninteso, ciò non depone a sfavore dell’importare violiniste
quattordicenni dal Giappone, ma vuole suggerire di dare possibilità di prodursi
anche ai giovani della nostra città, quando palesino doti come quelle di cui si
tratta. Se i direttori artistici delle fondazioni (ma c’è attualmente un
direttore artistico nella fondazione Arena?) usassero le gambe per recarsi a
questi recitals (veri e proprî concerti, non saggi), e le orecchie per
ascoltare, e magari anche gli occhi per vedere, la Stagione sinfonica dell’Orchestra
areniana potrebbe trovare i suoi solisti senza che la Fondazione sperperi somme
gravose, oltretutto nella situazione economica in cui si trova. Già il maestro
Giorgio Battistelli aveva avuto l’iniziativa di far suonare quali solisti le
prime parti dell’Orchestra veronese. Al termine del recital dei giovani Bovo e
Nicodim, applausi ben meritati in un auditorium assai affollato, e bis col primo
dei due movimenti della Sonata mozartiana.
Musica in Basilica ha dedicato una serata al compositore
Claude Bolling
Melodie classiche eseguite in maniera moderna
di Mirella Golinelli
BOLOGNA - Claude Bolling è nato a Cannes il 10 aprile 1930
ed è pianista jazz, compositore ed arrangiatore di oltre cento film, tra i
quali: "Borsalino" e "California suite". La sua fama inizia
proprio nella terra natale, la Francia, dove è divenuto il maggior
rappresentante di questo genere che piace tanto, soprattutto alle nuove
generazioni. Bolling ha sempre coltivato collaborazioni con musicisti classici e
da queste sono nate le sue Suite for flute and jazz (1-2) piano trio;
programma che è stato eseguito nel terzultimo appuntamento della rassegna
"Musica in Basilica". Il quartetto era formato da: Simone Ginanneschi
al flauto, Sergio Grazzini al contrabbasso, Eleonora Beddini al piano e Manuel
Cucaro alla batteria. Dopo i saluti di Padre Antonio Ronzini, l’introduzione
all’ascolto del maestro Grazzini e la presentazione di Nerio Bonvicini, ha
preso il via la magica serata, con la sala stracolma principalmente di giovani,
i quali, hanno potuto assaporare il piacere d’una melodia classica eseguita
nei tempi e modi moderni. Questo fu l’intento del compositore quando stese
questi brani e l'ensemble "Bolling jazz quartett" gli ha reso omaggio
sotto tutti i punti di vista, rispettando la difficile partitura ed anche lo
spirito d’interpretazione. Per i quattro esecutori è stato un andamento
ritmato "interno" a trasparire e ad essere trasferito dalle loro mani
all’orecchio del pubblico, che seguiva anche con movimento del corpo il ritmo
fascinoso e satinato della batteria di Manuel Curaro. Egli ha solo diciotto anni
ed oltre a "strimpellare" - come lui stesso dice - vari strumenti,
collabora con varie formazioni, tra cui i Bradisisma. Eleonora Beduini, al
pianoforte, ha catalizzato l’attenzione dell’uditorio per la conformazione
della sua mano, che le permette passaggi a ritmo jazzistico di grande
difficoltà stilistico-tecnica. La sua partecipe esecuzione ha ridato quella
passione travolgente che lei stessa vive, in visioni ed immagini musicali,
pensate in un tempo antico ed eseguite nei nostri giorni, con i mezzi a nostra
disposizione. Sono riecheggiate nella sala, armonie arcaiche e perdute, sorrette
da quel ritmo preciso che scuote i sentimenti più profondi.
Simone Ginanneschi, che ha presentato un CD live con la Felsina Flute Ensemble,
collabora con l’orchestra Mozart di Abbado ed ha all’attivo un’importantissima
attività concertistica e d’insegnamento. Che dire di quest’artista,
spavaldo e sicuro di sé sul palco come nella vita? Ebbene, ha fatto sognare ed
innamorare chi ha avuto la possibilità d’ascoltare la sua preparazione, il
suo colore, le sfumature che è riuscito a dare all’aria, plasmata da un gusto
innato per "il bello". Nel secondo movimento della prima suite, come
nel pezzo offerto come bis, Ginanneschi ha dimostrato di quanto amore può
essere avvolto il mondo e che, probabilmente, basterebbe quella melodia per
ammorbidire anche un sasso! La diteggiatura è precisa, il suono è
perfettamente intonato e gli attacchi sono eterei e spirituali. Ha sorreggere
tutto l’architrave armonico è stata la maestria del contrabbassista Sergio
Grazzini, direttore anche dell’Associazione "Amici di Boccherini";
con il suo strumento ora virtuosistico, ora melodico, ora pizzicato, ora
sofferente, si è perfettamente fuso con il trio, dividendo con esso ogni colore
ed ogni sentimento, gioendo e piangendo, attraverso la musica di Bollig, nella
quale l’uditorio ha ravvisato reminescenze da: Greenleaves, Satìe, Paoli e
Bach.
Importante appuntamento per la Rassegna "Musica in
Basilica"
La "Petite" come l'avrebbe eseguita Rossini
di Mirella Golinelli
BOLOGNA - Lunedì 6 ottobre, sempre nella straordinaria
cornice della Storica Biblioteca di San Francesco, ha avuto luogo l'esecuzione
della Petite Messe di Rossini, Protagonista la Camerata "G.B.
Martini" ed i solisti Tania Bussi soprano, Silvia Beltrami mezzosoprano,
Davide Paltretti tenore e Giuseppe Guidi baritono. A dirigerli il maestro Bruno
Zagni, affiancato dalla figlia Raffaella al pianoforte e dalla moglie Marina
Marchese all’armonium.

I solisti ed il coro protagonisti
della "Petite Messe"
(fototeca gli Amici della Musica.net)
La famiglia Zagni ha sempre fatto della musica la sua linfa
vitale: il maestro Bruno è docente presso il Conservatorio bolognese, Marina
Marchese è pianista ed organista e Raffaella - dimostrando fin da giovanissima
particolari doti - ha intrapreso la carriera solistica, conseguendo eccellenti
risultati.Ciò che ha maggiormente colpito, nella direzione del maestro Zagni,
sono state la calma e la sicurezza che ha infuso negli esecutori, nonché l’eleganza
del gesto. Finalmente è stato eseguito Rossini "alla maniera di Rossini":
rispettando pause, dinamiche, emissione sonora sia del coro che dei solisti,
tutti in perfetto assetto. Il pubblico non respirava neppure, qualcuno ha
rimediato uno "strapuntino", tanto la sala era colma e qualcun altro
si è addirittura levato le scarpe, per potersi maggiormente avvicinare senza
interrompere, quell’atmosfera angelica e sublime che il maestro Zagni ha
plasmato. Un’esecuzione mirabile, che ha aggiunto un altro successo alla
catena che ormai si snoda da ben sette anni, supportata dal organizzazione del
maestro Sergio Grazzini e della signora Rita Zucchini. La Petite Messe
venne composta da Rossini nel 1863, durante la sua villeggiatura a Passy e,
rappresenta un capolavoro assoluto d’ispirazione spirituale. Questi
quattordici pezzi contengono fugati, una grande inventiva armonica, richiami al
pensiero bachiano e la linea melodica è un’alternarsi tra sacro e profano.
Nel "Kyrie", il coro dopo un’entrata pacata e varie riprese lascia
il campo ai soli.
Nel "Gloria", l’armonium con attacchi vigorosi, introduce il coro in
un momento di altissima misticità evidenziata dal dialogo tra il pianoforte e,
l’armonium. Il "Gratias Agimus" è un terzetto, un falso canone, nel
quale si sono esibiti Beltrami, Paltretti e Guidi. Il "Domine Deus",
affidato a Paltretti, ha richiamato alla mente una pagina dello Stabat Mater.
Il "Qui Tollis" nelle prime battute fa pensare alla preghiera di
Desdemona dell’Otello verdiano. Il "Quondam" è stato
eseguito dal baritono Guidi mentre, il "Cum Sancto Spirito", con l’impiego
del coro e dei soli, ha concluso la prima parte della messa. Il
"Credo" è stato eseguito contenendo al massimo la sonorità della
massa vocale ed il "Cricifixus" è forse una delle pagine più
sofferte ed ammalianti eseguite dalla Bussi. L’arrivo del "Resurrexit",
per soli e coro evidenzia l’influsso di Bach, che traboccherà poi nel
"Preludio religioso" (da eseguirsi durante l’Offertorio)
interpretato da Raffaella Zagni, in maniera magistrale, sviluppando ogni volta,
progressioni e modulazioni, con una tecnica pianistica perfetta ce non si
trascinava nel Romanticismo, bensì, manteneva una pulizia di suono
ineguagliabile.
Il "Sanctus" - a cappella - è stato eseguito dal coro che è passato
dal pianissimo al fortissimo, nell’"Hosanna". L’"O Salutaris
Hostias" eseguito dalla Bussi è stato veramente un merletto, per
verticalità del suono, emissione pulita mentre, nell’"Agnus Dei",
il cui inizio è stato affidato alla Beltrami, veramente consapevole del
significato di quanto stava pronunciando e, dello spartito, ha lasciato nell’aere,
quella "Pax" , dall’uomo sempre agognata. Il quartetto vocale, negli
interpreti maschili: Paltretti e Guidi, ha rinnovato le emozioni delle grandi
esecuzioni del passato, mentre il coro a strappato applausi a non finire. La
serata si è conclusa con grande soddisfazione per tutti gli esecutori, i quali
hanno ricambiato i favori del pubblico, con la loro arte.
Il Trio Scaligero nell’auditorium Montemezzi del
conservatorio Dall’Abaco
Un pomeriggio musicale di intrinseco valore
di Sergio Stancanelli
VERONA - Un pomeriggio musicale di vasta risonanza e di
intrinseco valore s’è avuto a Verona nell’auditorium Italo Montemezzi del
conservatorio Evaristo Felice Dall’Àbaco affollato quasi al completo di
pubblico. L’ormai storico Trio Scaligero, con Roberto Muttoni al violino,
Annalisa Petrella al violoncello e Laura Cattaneo al pianoforte, ha offerto alla
cittadinanza un concerto comprendente due Trii: quello in sol magg. Hob.XV:25 di
F. Joseph Haydn detto Trio zingaro dal rondò finale "all’ongarese",
e il Divertimento a tre in si bem. magg. K.254 di W. Amadeus Mozart dal finale
"in tempo di menuetto".

Roberto Muttoni, Laura Cattaneo
e Annalisa Petrella
(fototeca gli Amici della Musica.net)
Del Trio haydniano, certamente il più bello
fra le innumerevoli composizioni di questo tipo scritte dal musicista austriaco,
chi scrive possiede l’esecuzione, in 78 giri Voce del padrone-Grammofono, del
Trio Thibaud-Casals-Cortot, e poi del Trio Haydn di Wien, del Trio Debussy, del
Trio di Trieste, del Trio Levin-Brunello-Bruno: l’interpretazione dei solisti
veronesi s’è mostrata in nulla inferiore a quella dei migliori e più noti
complessi italiani e stranieri. Lo stesso va detto per il Trio mozartiano, al
quale gli strumentisti scaligeri non hanno sottratto i ritornelli previsti dall’autore:
mutilazione operata invece nella registrazione effettuata dal Trio Arion, la cui
esecuzione dura diciassette minuti, di contro a quella, p. es., del Trio
Fortepiano di Londra, che ha una durata di ventisette minuti. Nonostante gli
applausi entusiastici, le generali ed insistite richieste di bis non hanno avuto
esito. Il concerto era stato organizzato per conto del Ministero dell’istruzione
in collaborazione con l’Università degli studî di Verona e col sostegno
della fondazione Cariverona in vista del progetto Orphéus per una terapia con
la musica tramite un Corso sperimentale biennale per il conseguimento del
diploma accademico di specializzazione in musicoterapia. Com’è illustrato dal
materiale promozionale messo a disposizione per l’occasione, con decreto
ministeriale 23.11.2005 il Conservatorio e l’Università veronesi sono stato
autorizzati ad attivare il Corso, il quale "si ispira liberamente al
modello formativo dei «Musiciens intervenants"» istituito in alcune
università francesi tra cui la M. Bloch di Strasburg" (si può qui
osservare, del tutto per inciso, come l’estensore del testo contenuto nell’opuscolo
"Orphéus Project" sia evidentemente fautore dell’appartenenza
almeno morale di Strasburgo alla Germania e non alla Francia dove il nome della
città alsaziana è Strasbourg). La musicoterapia è l’uso della musica per
facilitare la comunicazione e gli altri obiettivi terapeutici proponibili all’individuo.
Il progetto è stato ideato ed è diretto dal professore Romildo Griòn,
titolare della cattedra di corno e vice direttore del Conservatorio veronese.
Destinatario del concerto era altresì l’Agave, una sigla di per sé
misteriosa che ci vien chiarito rappresenta un’associazione di genitori,
familiari e amici di persone autistiche di Verona e provincia. Il materiale
cartaceo sopra menzionato c’informa che quest’associazione è una Onlus,
senza spiegare all’incolto né cosa significhi essere una Onlus né cosa sia l’autismo.
La consultazione d’una enciclopedia nulla ci rivela in merito al primo di
questi termini, mentre per il secondo il dizionario c’informa trattarsi d’un
"ripiegamento dell’individuo su se stesso, mancanza di rapporto psichico
con gli altri e con la realtà". In merito agli scopi dell’iniziativa,
prima del concerto hanno preso la parola il dottore Francesco Bertanzòn
presidente dell’associazione Scaligera arte cultura, il maestro Grion, la
dottoressa Marzia Legnami presidente dell’associazione Agave, e l’onorevole
Francesca Martini sottosegretario all’Assistenza sociale con delega alla
salute che ha onorato e ingentilito la manifestazione con la sua anche avvenente
presenza. Presenti fra gli altri pure il mezzosoprano Sandra Giuliodori, la
cantatrice Nelly Pederzoli e la pianista Laura Tringale, nonché un
rappresentante dell’Amministrazione provinciale al quale con una gomitata è
stato impedito d’applaudire dopo il primo tempo del Trio haydniano.
Bach, Findeisen, Bottesini, Bossi e Respighi per Musica in
Basilica
Autori eccellenti valorizzati da bravi interpreti
di Mirella Golinelli
BOLOGNA - "Virtuosismo
cameristico nell’800" - Questo era il titolo del concerto
tenutosi lunedì 22 settembre, come terzo appuntamento della rassegna
"Musica in Basilica". Il pubblico ha appagato occhi ed udito,
apprezzando con calorosissimi applausi il trio formato da Massimo Nesi al
violino, Sergio Grazzini al contrabbasso e Paola Del Verme al pianoforte.

Il trio Del Verme, Nesi, Grazzini
(fototeca gli Amici della Musica.net)
Un lavoro di merletto, quello proposto dai tre
professionisti, dove l’amalgama dell’ensemble ha cucito sapientemente un
crescendo di emozioni tanto da meritarsi, a fine serata, il plauso
incondizionato ed entusiasta della platea. Ad incorniciare gli artisti vi era
sempre lo scenario offerto dalla storica biblioteca della Basilica di San
Francesco. In questo favoloso contesto sono stati eseguiti le 10 Inventionen
per violino e contrabbasso, di J.S. Bach su T.A. Findeisen e l’arrangiamento
con cadenza su un Notturno di Rossini, fatto dal maestro Grazzini. A
seguire, sempre di Findeisen, la Romantique suite op.10 nei quattro temi:
Ambiverkenwald, Nachttichermarsch, Untermhasel ed Erlauscht . In chiusura il Gran
duo per violino e contrabbasso - Andante sostenuto - di Bottesini. Le
emozioni che gli esecutori hanno esternato, sono state coinvolgenti sia per loro
stessi (che con il solo sguardo davano dinamicità al pezzo) che per l'uditorio
(sempre numeroso, a conferma dell’ininterrotta ed alta qualità dei
"consigli musicali" offerti dalla direzione artistica). Massimo Nesi,
oggi, suona come spalla nel concertino del Maggio Musicale Fiorentino e nell’Orchestra
Regionale Toscana ma ha anche al suo attivo collaborazioni con i Solisti Veneti
ed I virtuosi di Roma ed è insegnante al Conservatorio "G.B.Martini"
di Bologna. Ha donato attacchi precisi, nonché cesure e "botta e
risposta" con il contrabbasso che hanno fatto dimenticare le difficoltà
stilistico-tecniche che i due esecutori stavano affrontando. Sergio Grazzini
oltre ad essere vincitore di dieci Concorsi nazionali per orchestra, ha
collaborato con il Teatro Lirico di Cagliari, il Carlo Felice di Genova, la
R.A.I. di Torino e Milano ed ha ricoperto per trenta anni il ruolo di primo
contrabbasso nell’Orchestra del Comunale di Bologna. Attualmente è primo
contrabbasso dell’Orchestra del Giglio di Lucca, dell’Orchestra Filarmonica
Italiana di Piacenza e dell’Orchestra Toscana. La sua perfezione tecnica non
ha bisogno di commenti, bisogna ascoltarlo (magari anche su Myspace). I brani
scelti hanno messo in evidenza la parte migliore di ciascun solista, ed insieme
hanno donato una sola melodia, fusa nel calore dei legni degli antichi
strumenti; bicordi ed armonici a non finire per il contrabbasso e picchiettati
ed arcate "alla Paganini"per violino sono stati piacevolissimi e
graditissimi anche alla vista. Paola Del Verme è pianista solista ed
accompagnatrice (collabora con Dimitra Theodossiu), una vera guida, un sostegno
indispensabile per un repertorio di rarissimo ascolto. Il suo tocco, sempre
misurato, concentrato e legato indissolubilmente agli altri strumenti, ha
coinvolto la parte più intima degli ascoltatori.

Massimo Nesi e Stefano Bezziccheri
(fototeca gli Amici della Musica.net)
L'intesa vincente di Nesi e
Bezziccheri - Il quarto appuntamento della rassegna "Musica in
Basilica" ha visto nuovamente il violinista Massimo Nesi protagonista d’un
ottimo concerto, affiancato al pianoforte da Stefano Bezziccheri. Il duo ha
proposto brani di Marco Enrico Bossi e di Ottorino Respighi in un’esecuzione
musicale raffinata e magistrale, nella quale Bossi ha lasciato spazio ad un
Respighi veramente straordinario ed incredibile, con richiami a Wagner, Strass
ma anche ad antiche melodie (per esempio Le antiche danze per liuto).
Massimo Nesi, amatissimo, ha prodotto armonie splendide, sia per impeccabile
intonazione che per dinamica. Di Marco Enrico Bossi (1861-1925) nel 2005 nel
Teatro Comunale di Bologna è stata eseguita la partitura melodrammatica Malombra
(ruolo che fu interpretato da Marina Malfatti per la televisione), mentre nella
biblioteca di San Francesco, è stata eseguita la Sonata in Do maggiore op.11
nei movimenti: Moderato, Scherzoso, Adagio, Elegiaco - Allegro con fuoco. Di
Ottorino Respighi (1879-1936) è stata proposta la Sonata in Si minore
nei movimenti: Moderato - Andante, Espressivo - Allegro, Moderato - Energico. Il
duo, nel massimo dell’equilibrio sonoro, ha impressionato, nella
difficilissima partitura respighiana, dando all’ascoltatore l’impressione d’una
perfetta coesione di pensiero, in modo che alla domanda del pianoforte
rispondeva il violino, e viceversa. La Sala? Come sempre stracolma, ad indicare
che le "forze italiane", non hanno nulla da invidiare agli
"stranieri". L’organizzazione, affidata fin dalla nascita di questa
realtà bolognese, alla signora Zucchini ed al maestro Sergio Grazzini, assicura
qualità e lezioni-concerto prima d’ogni esecuzione, tenute da valenti
musicologi e musicisti.