Echi dal Territorio
LUCCA
Antonia Cifrone, soprano di Taranto, da vari anni affermata
nei teatri di tutto il mondo, ha ricevuto dal sindaco di Lucca Mauro Favilla,
l'ambito Premio Alfredo Catalani Città di Lucca, per la splendida carriera che
sta vivendo. Istituito dall'Associazione Catalani presieduta dal dinamico
Francesco Pardini, il premio non vuole essere il coronamento di una vita spesa
sui palcoscenici della musica, ma sottolineare la presenza nei cartelloni
internazionali di artisti italiani che onorano la tradizione di questa nostra
arte.

Il soprano Antonia Cifrone
(fototeca gli Amici della Musica.net)
La cerimania si è svolta al Teatro San Gerolamo di Lucca ed
è stata condotta come sempre dal musicologo e regista Daniele Rubboli,
direttore del Laboratorio Lirico Europeo di Milano che ha visto
"nascere" alla scene liriche Antonia Cifrone fin quando muoveva i
primi passi fuori dalle Puglie cercando, dopo il diploma al Conservatorio di
Matera, di entrare nel mondo del teatro musicale. Alla fine degli Anni Ottanta,
Antonia approda a Milano e Rubboli la invita alla storica trasmissione
televisiva "Il salotto della musica", in onda su Teleglobo, da dove
inizia la fortuna artistica dell'artista tarantina che lo stesso Rubboli
presenterà al suo pubblico in uno spettacolo a Cisternino. A Lucca,
accompagnata al pianoforte dal bravo maestro sardo Cristiano Manzoni, Antonia
Cifrone ha reso omaggio sia a Giacomo Puccini sia ad Alfredo Catalani in un
recital sottolineato da applausi e ovazioni. Alle richieste di bis ha poi
risposto con un eccezionale interpretazione di "La luce langue" dal Macbeth
di Giuseppe Verdi, opera che l'artista pugliese si appresta a interpretare in
Nuova Zelanda, confermando la sua vocazione per il repertorio lirico-drammatico
che oggi la vede protagonista emergente nel panorama italiano e dall'Italia nel
mondo. (m.g.)
CAVARZERE (Ve)
Tutto esaurito lo scorso 18 giugno, con i posti del Teatro
Comunale Serafin interamente prenotati già da una settimana, in occasione del
concerto lirico dedicato al decennale dell’istituzione del Circolo Auser di
Cavarzere e Cona. La serata, organizzata in collaborazione con l’Assessorato
alla Cultura della Città di Cavarzere, è stata aperta dal saluto del
Presidente dell’Auser Aldo Chiebao e ha visto la presenza di una folta
rappresentanza delle principali cariche istituzionali e culturali: tra gli altri
il Sindaco di Rovigo Fausto Merchiori, il Sindaco di Cavarzere Pierluigi
Parisotto insieme a molti componenti della giunta e del consiglio comunale, il
musicologo Prof. Paolo Padoan, lo storico Prof. Taino Gusella e molti altri
ancora. Grazie ad un trio affiatatissimo, composto dal tenore Sergio Panajia,
dal soprano Miranda Bovolenta e dal maestro Renzo Banzato al pianoforte, il
pubblico si è lasciato piacevolmente accompagnare in un viaggio musicale che ha
attraversato quasi due secoli della storia dell’opera.

Miranda Bolvolenta e Renzo Banzato
in una foto di repertorio
(fototeca gli Amici della Musica.net)
Miranda Bovolenta ha evidenziato, oltre alle pregevoli
qualità vocali, anche notevoli doti sceniche ed è riuscita a calarsi con
estrema naturalezza nei vari personaggi interpretati: da Violetta a Mimì, da
Gasparina a Madama Butterfly, da Wally a Suor Angelica, da Margherita a Liù.
Pure il tenore romano Sergio Panajia ha affrontato con estrema padronanza e
disinvoltura le impegnative arie in programma (mirabili le sue interpretazioni
del "Lamento di Federico" dall’Arlesiana e della
"Canzone del Duca di Mantova" dal Rigoletto) ed il suo bel
timbro vocale ben si è sposato con quello del soprano nei duetti estrapolati da
La bohème e da La traviata, tant’è che da quest’ultima opera
(in seguito alle numerose richieste di bis) è stato pure proposto, quale fuori
programma, il celebre "Parigi, o cara". Dal canto suo il maestro Renzo
Banzato ha accompagnato e sostenuto con cura, precisione e notevole abilità i
solisti e si è proposto egli stesso in qualità di solista in una delicata e
intensa interpretazione pianistica del Preludio op.28 di F. Chopin. La
bella serata, presentata dal Prof. Paolo Fontolan, è stata seguita da un
pubblico molto attento, preparato e caloroso: ogni interpretazione dei tre
artisti è stata infatti accolta da entusiastici consensi e sottolineata da
applausi convinti e prolungati. (s.t.)
MANTOVA
Il 31 maggio 1809 scompare a Vienna Franz Joseph Haydn, uno
dei più grandi geni musicali di tutti i tempi. Duecento anni dopo, domenica 31
maggio 2009, l'Orchestra da Camera di Mantova gli ha dedicato un'intera giornata
di concerti a ingresso libero, nei principali monumenti del centro storico
cittadino.

L'Orchestra da Camera di Mantova
(fototeca gli Amici della Musica.net)
Dalle undici del mattino fino alle undici di sera, capolavori
musicali ed architettonici si sono fusi insieme: San Lorenzo, Palazzo Te, Teatro
Bibiena e Palazzo Ducale hanno fatto da teatro alla produzione immortale del
maestro austriaco. L'appuntamento rientrava nell'ambito del progetto monografico
del complesso mantovano "Haydn, l'europeo che amava l'Italia",
iniziato nel 2008 e che si concluderà nel 2010. Per questa giornata speciale,
dal titolo "Mantova per Haydn", si sono ascoltati i Quartetti, la
musica sacra, la musica vocale, la musica d'intrattenimento e la musica
sinfonica. Esecutori i componenti dell'Orchestra da Camera di Mantova guidati
dal violino concertatore Carlo Fabiano, il coro Ricercare Ensemble diretto dal
maestro Romano Adami, il clavicemabalista Roberto Loreggian, il pianista
Giovanni Betti. Il gran finale si è tenuto in serata nel Teatro Bibiena, con l'applauditissima
esecuzione delle Sinfonie La poul e Trauer, adeguatamente
illustrate al pubblico da Giovanni Bietti. Per la musica sacra e la musica
vocale hanno avuto la loro parte di applausi il direttore Stefano Montanari ed i
cantanti Patrizia Cigna, Gabriella Sborgi, Enrico Paro e Fulvio Bettini. (Dino
Gatti)
VERONA
Notturno fantasma di musica e danza - A
proposito di Edgar Varèse storpiato nel nome e nel cognome, e di Olivier
Messiaen storpiato nel nome, in tutti i testi relativi alla rassegna
"Intersezioni, quattro appuntamenti con la musica del nostro tempo"
(www.gliamicidellamusica.net di maggio, pagina "Nuove musiche"), nella
nostra cronaca abbiamo tralasciato di menzionare i giornali locali, che nell’ospitare
le notizie loro trasmesse l’han pubblicate tali quali. Ci càpita ora in mano
un’altra testata, l’elegante e vistoso mensile "Kyos", che non fa
eccezione. Ecco, a pagina 25, in testa alla 3.a colonna, Edgard Varése e
Oliver Messiaen.
Ma non è per questo che menzioniamo tale rivista. Sin dalla fine di gennaio era
stata messa a disposizione del pubblico nelle hall dei teatri di Verona una
scheda su cartoncino colore verde oliva, intestata "Assessorato alla
cultura del Comune" e intitolata "1909-2009 Centenario Manifesto
Futurismo", "Futurismi a Verona", "Eventi", che
elencava gli "Eventi organizzati in città in occasione del
centenario", ch’erano in numero di quattordici. Di questi eventi avevamo
annotato in agenda, perché di carattere musicale, l’ultimo, Notturno
futurista, spettacolo di musica e danza, previsto nel teatro Nuovo il 6
maggio con repliche il 7 e l’8. "Kyos" di maggio ne dava conferma
(pagina 24, in testa alla 1.a colonna: "futurismi a Verona - Teatro Nuovo,
Verona - Fondazione Arena di Verona – Notturno – farsa musicale in un atto
su testo di Balilla Pratella, musica di Andrea Mannucci, regia di Paolo Valerio,
dal 6 all’8 maggio, ore 21.00 - Per informazioni Teatro Nuovo, Tel.
045.8006100" (abbiamo trascritto tale quale). La sera di mercoledì 6 siamo
impegnati nel teatro Camploy per il concerto della rassegna "Verona
contemporanea", la sera di venerdì 8 c’è, sempre nel Camploy, uno degli
spettacoli teatrali che concorrono al premio Tòtola: scegliamo di andare al Notturno
futurista nel teatro Nuovo la sera di giovedì 7, e con un giorno di
anticipo telefoniamo al teatro Nuovo per prenotare. "Non dipende da noi,
deve rivolgersi alla fondazione Arena", m’informa la voce femminile che
mi risponde. Telefono all’ufficio stampa dell’Arena e parlo con Daniela
Carcereri che casca dalle nuvole: "Non c’è nessun nostro spettacolo,
queste sere, al Nuovo. C’è al mattino, ma è per i bambini delle
scuole". Ultima risorsa, telefono all’amico Enrico Pieruccini dell’ufficio
stampa del Comune, ente intestatario del primitivo annuncio: ma anche lui non è
a conoscenza di spettacolo alcuno che si effettui la sera nel teatro Nuovo. È
così che solo quanto sopra posso riferire in merito allo spettacolo di musica e
danza Notturno futurista, farsa musicale in un atto di Balilla Pratella,
musica di Andrea Mannucci, regia del Direttore del teatro Nuovo, evento
organizzato dall’Assessorato alla cultura del Comune e realizzato dalla
fondazione Arena nel teatro Nuovo di Verona.
Singolare conferenza stampa per "Grammofoni in
concerto" - Singolare, bisogna dire, la conferenza stampa con
cui, nella sala Arazzi del Comune, è stata presentata, o meglio avrebbe dovuto
essere presentata la nuova edizione di "Grammofoni in concerto", lo
spettacolo visivo e sonoro ideato dieci anni fa da Alberto Chiàntera, titolare
in Verona di quell’esempio concreto di storia d’una tecnologia che, ospitato
dall’Istituto tecnico industriale statale "Galileo Ferrars", è il
Museo della radio d’epoca. Lo spettacolo, dal 2007 rititolato "Piazza
Erbe in concerto" dal luogo dove si svolge, vede, una volta l’anno, una
sera di mezza estate, il maresciallo Chiantera su un palcoscenico appositamente
eretto per l’occasione nella grande piazza - di giorno occupata dalle
bancarelle, - manovrare i suoi vetusti e gloriosi marchingegni, uno per ogni
disco, e far ascoltare al pubblico arie d’opera e canzoni (di quando le
canzoni erano musica) suonate e cantate da grandi nomi che da un secolo o poco
meno non sono più fra noi, mentre su un grande schermo si succedono immagini in
diapositiva o sequenze cinematografiche, e nello spazio antistante il palco, fra
questo e la prima fila di poltroncine, o sul palco stesso, attori, mimi e
danzatori interpretano il contenuto dei testi e l’atmosfera della musica. A
partire da due anni addietro, allo spettacolo originale è stata aggiunta una
seconda parte consistente in un secondo concerto, questo dal vivo, con una band
all’uopo convocata. Questa seconda parte invero, insieme con la nuova
titolazione dello spettacolo, snatura l’originalità e l’unicità del
progetto originario, ma qualcuno l’ha voluta.

La conferenza stampa di presentazione
di "Grammofoni in Concerto"
(foto Fausto Rinaldi, Nogarole Rocca)
Qualche giorno fa dunque l’amico Chiantera, che mi fa l’onore
d’avvalersi della mia consulenza, mi telefona per chiedermi d’intervenire
alla conferenza stampa che il dottore Alfredo Troisi terrà martedì in un non
meglio identificato locale di via Roma (accanto al gelataio, mi precisa il
cortese informatore). Con Troisi, ora esponente della fondazione "Verona
per l’Arena", non sono più in rapporti da una ventina d’anni, quando
in occasione dell’esplorazione dei fondali del lago di Garda da parte di Jean
Cousteau commissionata dalla Camera di commercio di cui era direttore, dopo
averlo intervistato gli dedicai una intera pagina sulla rivista mensile "L’industria,
l’artigianato e il commercio" alla quale collaboravo per incarico del
pubblicitario Renzo Gàiba di Bologna che curava la realizzazione di un numero
speciale dedicato a Verona. Una pagina, allora, costava mezzo milione di lire.
Io gliela regalai, e gli mandai in omaggio il numero della rivista. Non ebbi né
un biglietto né una telefonata. Forse perché le mie considerazioni non erano
tutte una sviolinata. L’anno scorso, primo dell’impossessamento dell’iniziativa
da parte di chi non l’aveva ideata, alla conferenza stampa non ci andai.
Questa volta sopravviene un’altra telefonata con la quale il Chiantera m’informa
che l’incontro stampa è anticipato d’un giorno e spostato nella prestigiosa
sala Arazzi del Comune. La prospettiva è ora diversa: in sala Arazzi le
conferenze stampa son presiedute dal Sindaco e dall’Assessore (nel nostro caso
alla Cultura).
Come arrivo, nel corridoio vengo bloccato da colleghi in attesa, che mi chiedono
informazioni sull’evento. Perché a me?, chiedo. Io sono solo un invitato come
voi. Perché qui nessuno sa niente, mi si risponde. Di fatto, non c’è nessun
sindaco, non c’è nemmeno l’assessore, che è in ferie: sostituito da quello
alla viabilità, Enrico Corsi, ch’è persona squisita, e simpatica anche:
però, esperto di strade e piazze, di vie e – soprattutto – di corsi, non c’è
da biasimarlo se per illustrare un concerto non è il massimo. Eccolo che viene:
viene da me e mi chiede d’informarlo. Gli spiego grosso modo quel che a
beneficio dei nostri lettori ho riferito più sopra, non tralasciando che l’iniziativa
è dovuta ad Alberto Chiantera, e fra l’altro gli preciso che è alla sua
quarta edizione. Dopo di che, dal corridoio si passa nel salone, ci si siede
attorno alla tavola rotonda e l’assessore fa il riassunto di quello che gli ho
riferito. Fra l’altro dice che questo "Grammofoni in concerto", ora
"Piazza Erbe in concerto", è alla quarta edizione. «Alla
seconda», interloquisce Troisi interrompendolo: di fatto è dall’anno scorso
che se l’è fatto proprio. È vero, ho sbagliato: le precedenti edizioni
ebbero luogo nel teatro Camploy il 22 ottobre 2000, poi nella piazza Erbe il 23
luglio 2006, il 21 luglio 2007, il 19 luglio 2008, quindi quest’anno siamo
alla quinta edizione. Pochi minuti, pochi istanti vorrei dire, e fra la
perplessità generale la conferenza stampa è terminata. All’uscita son di
nuovo attorniato, e do qualche informazione in più. Alberto Chiantera, l’ideatore
- un decennio addietro - del singolare spettacolo, e tuttora il realizzatore e
conduttore, in altre parole l’artefice autentico ed unico, se ne è stato
zitto in incognito: nessuno l’ha presentato, nessuno l’ha neanche
menzionato. La sera TeleArena manda in onda il servizio realizzato dai suoi
inviati dove il maggior numero di primi piani è dedicato al cronista. L’altra
emittente veronese, TeleNuovo, neanche manda in onda un servizio. (Sergio
Stancanelli)
PALERMO
Il 30 maggio si è conclusa la prima parte della XXIV
Stagione Concertistica dell’Associazione Amici dell’Opera Lirica Ester
Mazzoleni di Palermo col felice ritorno di Clara Polito, la giovane cantatrice
palermitana che dopo il perfezionamento alla Chigiana con
la Kabaivanska
e
la Moser
a Salisburgo, ha iniziato la sua scalata vincente nel mondo del Teatro,
segnalandosi da Così fan tutte nel
2001 al debutto nel 2004 nel Flauto magico. Nel 2005 partecipa a I
Capuleti e i Montecchi al Festival della Val d’Itria e alla Pia dei
Tolomei alla Fenice di Venezia.

Il soprano Clara Polito
(fototeca gli Amici della Musica.net)
Apprezzabile il suo impegno nell’affrontare ruoli e
repertori rari che oggi risaltano per la gioia degli appassionati e degli
studiosi. Nel 2006 infatti Clara Polito ha ripreso
la Semiramide
di Meyerbeer e
la Zaira
di Bellini, nel 2007 si è fatta apprezzare nel ruolo di Glauce della
cherubiniana Medea al Massimo di Palermo. Recenti i suoi successi nella Norma
e nel Pelagio di Mercadante; prossimamente vestirà i panni della
temibile Lucrezia Borgia.
Con queste autorevoli carte si è presentata negli affollati saloni del Circolo
Ufficiali, accompagnata al pianoforte dal fratello Pasqualino Alessandro con un
programma di notevole impegno che spaziava da
Mercadante a Verdi attraverso Donizetti, Bellini e Pacini. Al Verdi delle rare e
preziose arie da camera veniva dedicata la prima parte del concerto: Nell’orror
di notte oscura, La seduzione, Non t’accostare all’urna,
In solitaria stanza, Deh pietoso, oh addolorata, Perduta ho la
pace e infine Stornello trovavano nelle sue corde un’interprete
felice per la linea di canto nobile e appassionata, il fraseggio articolato, per
l’emissione morbida. Alla seconda parte erano riservate le chicche che oltre
alle pazzie di Elvira de I Puritani e della Lucia donizettiana,
autentiche perle si profilavano: l’aria del Pelagio di Mercadante
(D’un felice accogliere) e la rarissima “Amor
tel dissi... ove t’aggiri o barbaro” dalla
Stella di Napoli del catanese Giovanni Pacini.
L’incisività dell’accento che nella prima parte si illuminava del canto
puro consegnava compiutamente il messaggio dei grandi compositori
trovando espressioni e colori più drammatici. Infatti tutti i personaggi
tragici che si avvalevano anche della sua elegante figura vivevano e ricevevano
suggestione e rilievo grazie al
dominio assoluto del fiato, all’uso sapiente dei piani e del legato, ma
soprattutto alla cifra di esperta belcantista capace di curare lo stile.
Valido, puntuale, di buona grana il contributo di Alessandro Polito. A tanto
impegno rispondevano entusiasmi ed ovazioni da un pubblico coinvolto che
riceveva un ultimo,inaspettato omaggio belliniano: la “Casta diva” della Norma
esemplare documento della raggiunta classicità che questa squisita cantante sa
oggi disegnare e formulare. (s.a.)
MILANO
Nancy Calà, soprano siciliano, nata e residente a Catania,
ha debuttato nel ruolo di Gilda al teatro Rosetum di Milano in un Rigoletto
osannato da un pubblico che ha affollato l'ultima recita prevista in cartellone
prima della pausa estiva. Terza classificata al Concorso Internazionale Rosetum
del gennaio scorso, la Calà ha preparato con grande cura questo debutto, dando
a Gilda il palpito di una sensibilità artistica coinvolgente e la bellezza di
una vocalità che poggia su un sicuro bagaglio tecnico.

Il soprano Nancy Calà
(fototeca gli Amici della Musica.net)
Con lei un poderoso Giulio Boschetti che di Rigoletto ha
fatto un collaudato cavallo di battaglia, con grande presenza scenica, mentre il
tenore Luca Bodini ha dato naturalezza allo sfrontato Duca di Mantova, assieme
ad una assoluta sicurezza vocale. Nei ruoli di fianco ha sorpreso la bella voce
del baritono Nicolò Dal Ben, di soli 19 anni, sicura promessa del teatro lirico
italiano, che ha dato anche spessore interpretativo al ruolo di Marullo, mentre
il tenore Roberto Natale, per la prima volta al Rosetum, ha messo le basi per un
suo futuro coinvolgimento nelle prossime produzioni del Laboratorio Lirico
Europeo di Milano. Applaudito anche il ritorno sulle tavole del Rosetum del
basso russo Daniel Golossov, oggi artista stabile al teatro dell'Opera di Zurigo,
che è stato un autorevolissimo Sparafucile, mentre Giampaolo Vessella ha dato
bella voce e dignità al vecchio Monterone. Superlativa nel duplice ruolo di
Giovanna e Maddalena, il mezzosoprano Isabel De Paoli, artista in costante
ascesa che tiene la scena come una navigata veterana, anche se ha solo un anno
di teatro alle spalle. Un tocco di grazia è stato apportato dal balletto di
Walter Panzetti e con grande sicurezza ha assolto al proprio compito il Coro
Rosetum diretto da Debora Mori. Da ricordare il soprano Camilla Antonini, altra
giovanissima speranza del vivaio Rosetum, e molto applaudita la danzatrice
Chiara Saccotelli che ha impersonato la Maledizione. Sempre appassionata la
direzione musicale di Luis Baragiola. (m.g.)
VERONA
L’università della musica George Enescu ha invitato il
maestro Roberto Muttoni a tenere una master class nella sua sede di Bucarest. L’invito
rivolto al titolare della cattedra di violino nel conservatorio F. E. Dall’Abaco
di Verona è partito dal violinista Florin Croitoru, docente del corso di
virtuosismo presso l’Università rumena e assurto a notorietà internazionale
dopo la vittoria al premio Niccolò Paganini di Genova. Gli allievi di tale
corso hanno seguito le lezioni di perfezionamento tenute dal violinista,
compositore e direttore d’orchestra veronese nei giorni 19, 20 e 21 maggio:
oggetto degli studî alcuni fra i Concerti per violino di Paganini, Mozart,
Beethoven, Lalo, Saint-Saëns, Shostakovich e Conus. Quest’ultimo,
propriamente Konius, Georgii Eduardovich, pressocché ignoto presso di noi,
teorico e compositore russo, allievo di Sergej Ivanovich Taneev e di Anton
Stepanovich Arenskij, fu autore fra l’altro appunto di un Concerto per
violino. Anche il fratello Julij, violinista e compositore, scrisse un Concerto
per lo stesso strumento. È la prima volta che la prestigiosa Università rumena
chiama a tenervi una master class un violinista italiano. Il maestro Muttoni
proviene da una scuola violinistica prestigiosa che lo vide allievo prediletto
di Franco Claudio Ferrari, e si è poi perfezionato con Henryk Szeryng. È
autore di numerosi testi per la tecnica del violino pubblicati dalla editrice
Salatino e adottati anche negli Stati Uniti. (SeSta)
FORLÌ
Sfida vinta dalla lirica domenica 24 maggio, giorno nel quale
una nuova tappa del Giro d'Italia ha preso il via da Forlì, letteralmente
assiediata e occupata dalla carovana dei girini. Ma nonostante questa
"invasione", il Teatro comunale Diego Fabbri ha registrato il tutto
esaurito per la Turandot di Puccini, andata in scena nel pomeriggio.
Applausi a scena aperta e ovazioni finali hanno salutato uno spettacolo
sfolgorante di belle voci, luci accurate e preziosità registiche firmato da
Daniele Rubboli e programmato dall'associazione Forlì per Giuseppe Verdi,
presieduta da Giovanni Basini. L'Orchestra Sinfonica di Lecco è stata diretta
con esperienza e tensione emotiva dal maestro Marco Berdondini, che conferma di
essere tra i migliori direttori italiani, benchè costretto a lavorare quasi
esclusivamente in Francia o nei Paesi dell'Est. Perfetto il coro Simone Mayr di
Bergamo diretto dal maestro Salvo Sgrò e splendide le scene del Teatro Cenacolo
di Lecco. Protagonista di assoluto splendore vocale il soprano Anna Maria
Caruso, che ha mantenuto le promesse della vigilia, affiancata da un Calaf
capace di rinnovare memorie antiche come il coreano Bosco Kim Choong Sik. Laura
Muncaciu è stata una Liu' di intensa emotività e Andrea Mastroni un Timur di
grande autorità. Da manuale le tre maschere interpretate dal collaudato
terzetto Andrea Bragiotto, Enrico Giovagnoli e Simone Tansini, mentre il tenore
Marco Voleri si è prestato, per antica amicizia con Rubboli, per scolpire il
ruolo dell'Imperatore, mai così a fuoco. Diego Bellini è stato un Mandarino di
ottimo spicco e Raffaele Basini (comparsa) un apprezzato principe di Persia.
Stefania Sansovini ha firmato le efficaci coreografie del Balletto Ateneo Danza
di Forlì e la Palestra Body Club ha messo a disposizione alcuni figuranti che
hanno dato spezie a questo spettacolo che illumina le iniziative della provincia
italiana che, quando vuole, sa stare alla pari delle produzioni dei grandi
teatri, pur spendendo cifre assolutamente minime rispetto a quelle delle
Fondazioni e di certi Teatri di tradizione. (m.g.)
BRESSANONE (Bz)
Pieno successo di pubblico al Forum di Bressanone dove
domenica 9 maggio la Pro Cultura, associazione di lingua italiana presieduta da
Mario Castiglioni, gran paladino del teatro operistico in Alto Adige, ha
festeggiato i suoi 60 anni con una edizione di Cavalleria rusticana
lungamente applaudita. Regista e conduttore Daniele Rubboli, con la Corale
Rossini di Modena diretta dall'ottimo Luca Saltini, che in questa occasione per
una serie di imprevisti, si è presentata in formazione ridotta. Poichè il
capolavoro di Mascagni è intrattenimento da 70 minuti, Daniele Rubboli aveva
chiesto un prologo che creasse atmosfera circa il periodo di creatività sul suo
autore.
In questo modo la prima parte dello spettacolo ha visto aprire pagine dalla Gioconda
di Ponchielli che dirigeva il Conservatorio di Milano quando Mascagni e Puccini
vi si iscrissero; Madama butterfly e Tabarro di Puccini; Iris
di Mascagni; Pagliacci di Leoncavallo e Giuditta di Lehar. Il top
di questa prima parte è stato colto dalla Corale impegnata del "Coro a
bocca chiusa" della Butterfly e dalla interpretazione che Tiziana
Scaciga Della Silva, cantando, recitando e ballando, ha fatto della celebre
romanza dalla strepitosa operetta Giuditta di Franz Lehar, amico di
Puccini e Mascagni.
La presenza della Scaciga Della Silva non era prevista, ma ammalatasi Elena
Franceschi per il ruolo di Lola, è stato chiesto il favore di sostituirla
all'artista piemontese la quale ha accettato di rispolverare un ruolo che aveva
cantato solo da ragazzina. Altro elemento di tutto rispetto il mezzosoprano
Isabel De Paoli, di soli 22 anni, che con inaspettata presenza scenica e
perfetta adesione vocale, ha scolpito una Mamma Lucia di rara suggestione. Se
non la tradiranno i maestri di canto, davanti a lei si prospetta un futuro che
ci consentirà di incontrarla ancora anche nei nostri teatri della musica. Sugli
scudi anche l'ottimo baritono Walter Franceschini, da alcuni mesi attivo anche
per e con il Laboratorio Lirico Europeo di Daniele Rubboli, benchè già
coinvolto in una bella carriera nei teatri europei. Franceschini ha saputo
dare spessore psicologico a Compar Alfio, con brunita e sfogata vocalità,
ma ripulendolo dai compiacimenti veristi della tradizione per conferirgli
maggiore dignità. Maria Simona Cianchi, superbo soprano drammatico è giunta a
Bressanone non in perfette condizioni fisiche, ma il suo bagaglio tecnico, la
sua intelligenza musicale e la tenacia che da sempre illumina la sua carriera
ormai proiettata sui grandi ruoli (in agosto sarà Abigaille nel Nabucco
al Castello Sforzesco di Milano, opera per altro già piu' volte interpretata
con grande successo), è stata una Santuzza intensa e credibile. Da ultimo il
possente tenore Lee Dong Myoung, un giovane coreano che ha avuto un ottimo
passato come baritono, ed ora, nel ruolo di tenore, canta tra la Corea e
l'Europa. Debuttava il ruolo di Turiddu e gli vanno perdonate
alcune incertezze denunciate qua e là, che non hanno intaccato la bellezza
della sua prestazione salutata dal pubblico con scroscianti
applausi. L'opera è stata allestita in forma semiscenica ed ha avuto la
propria "orchestra" nel pianismo di Luis Baragiola sempre molto
aderente alla tensione del teatro verista italiano. (m.g.)
TRIESTE
Concerti in sala De Banfield -
Dopo i Carmina Burana di Orff, il concerto con musiche di Chopin e la Patetica
di Tchaikovskij, il terzo concerto era interamente dedicato alle musiche di
Verdi ed ha visto come protagonisti l'orchestra ed il coro della Fondazione
"Giuseppe Verdi" di Trieste diretti dal maestro Lorenzo Fratini. Hanno
proposto brani tratti da: Ernani (Preludio), Giovanna d'Arco
(Ouverture), Traviata (Preludio atto primo), Trovatore ("Vedi
le fosche notturne spoglie"), Oberto, conte di San Bonifacio, Attila
(Preludio, e coro "Urli, rapine"), Macbeth (Preludio e le due
arie "Che faceste", "S'allontanano"), Nabucco
(Ouverture e "Gli arredi festivi"). Tutte le pagine sono state
eseguite, sia dai coristi che dai musicisti, con la giusta presenza di spirito.
In particolare è dal lodare la scelta di eseguire brani tratti da Oberto,
in quanto opera di rara esecuzione ma di massima importanza, non solo perché
trattasi della prima composta dal cigno di Busseto, ma anche perché in questo
suo primo lavoro si avverte già tutto il genio futuro. Il maestro Fratini, alla
fine del cocnerto, ha riferito che il ricavato del concerto sarebbe stato
devoluto ai terremotati d'Abruzzo, in particolare per la ricostruzione del
Conservatorio dell'Aquila e per acquistare gli strumenti musicali andati perduti
a causa del sisma. "Va pensiero" dal Nabucco ha chiuso in modo
commovente questo appuntamento.
Concerto Aperitivo nel Ridotto "Victor de
Sabata" - Concerto insolito ma interessantissimo nel ridotto del
teatro Verdi, che ha visto protagonisti gli ottoni, i tromboni ed il basso tuba
dell'orchestra del teatro stesso. Esecutori: Domenico Lazzaroni, Mauro Ferrari,
Luca Erra, Alberto Ventura, Lucio Zanella ed Ercole Laffranchini. I musicisti
hanno offerto ad un pubblico - non molto numeroso ma molto attento - brani
tratti da colonne sonore, facilmente orecchiabili e noti ai più. Un'operazione
che è servita a far ricordare ai presenti quanto sia importante un
accompagnamento musicale e che ha riportato alla memoria i tempi in cui radio e
tv erano davvero un toccasana per le orecchie. (Laura
Segré)