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LUCCA

Antonia Cifrone, soprano di Taranto, da vari anni affermata nei teatri di tutto il mondo, ha ricevuto dal sindaco di Lucca Mauro Favilla, l'ambito Premio Alfredo Catalani Città di Lucca, per la splendida carriera che sta vivendo. Istituito dall'Associazione Catalani presieduta dal dinamico Francesco Pardini, il premio non vuole essere il coronamento di una vita spesa sui palcoscenici della musica, ma sottolineare la presenza nei cartelloni internazionali di artisti italiani che onorano la tradizione di questa nostra arte. 

Il soprano Antonia Cifrone
(fototeca gli Amici della Musica.net)

 

La cerimania si è svolta al Teatro San Gerolamo di Lucca ed è stata condotta come sempre dal musicologo e regista Daniele Rubboli, direttore del Laboratorio Lirico Europeo di Milano che ha visto "nascere" alla scene liriche Antonia Cifrone fin quando muoveva i primi passi fuori dalle Puglie cercando, dopo il diploma al Conservatorio di Matera, di entrare nel mondo del teatro musicale. Alla fine degli Anni Ottanta, Antonia approda a Milano e Rubboli la invita alla storica trasmissione televisiva "Il salotto della musica", in onda su Teleglobo, da dove inizia la fortuna artistica dell'artista tarantina che lo stesso Rubboli presenterà al suo pubblico in uno spettacolo a Cisternino. A Lucca, accompagnata al pianoforte dal bravo maestro sardo Cristiano Manzoni, Antonia Cifrone ha reso omaggio sia a Giacomo Puccini sia ad Alfredo Catalani in un recital sottolineato da applausi e ovazioni. Alle richieste di bis ha poi risposto con un eccezionale interpretazione di "La luce langue" dal Macbeth di Giuseppe Verdi, opera che l'artista pugliese si appresta a interpretare in Nuova Zelanda, confermando la sua vocazione per il repertorio lirico-drammatico che oggi la vede protagonista emergente nel panorama italiano e dall'Italia nel mondo. (m.g.)

 

CAVARZERE (Ve)

Tutto esaurito lo scorso 18 giugno, con i posti del Teatro Comunale Serafin interamente prenotati già da una settimana, in occasione del concerto lirico dedicato al decennale dell’istituzione del Circolo Auser di Cavarzere e Cona. La serata, organizzata in collaborazione con l’Assessorato alla Cultura della Città di Cavarzere, è stata aperta dal saluto del Presidente dell’Auser Aldo Chiebao e ha visto la presenza di una folta rappresentanza delle principali cariche istituzionali e culturali: tra gli altri il Sindaco di Rovigo Fausto Merchiori, il Sindaco di Cavarzere Pierluigi Parisotto insieme a molti componenti della giunta e del consiglio comunale, il musicologo Prof. Paolo Padoan, lo storico Prof. Taino Gusella e molti altri ancora. Grazie ad un trio affiatatissimo, composto dal tenore Sergio Panajia, dal soprano Miranda Bovolenta e dal maestro Renzo Banzato al pianoforte, il pubblico si è lasciato piacevolmente accompagnare in un viaggio musicale che ha attraversato quasi due secoli della storia dell’opera.

Miranda Bolvolenta e Renzo Banzato
in una foto di repertorio
(fototeca gli Amici della Musica.net)

 

Miranda Bovolenta ha evidenziato, oltre alle pregevoli qualità vocali, anche notevoli doti sceniche ed è riuscita a calarsi con estrema naturalezza nei vari personaggi interpretati: da Violetta a Mimì, da Gasparina a Madama Butterfly, da Wally a Suor Angelica, da Margherita a Liù. Pure il tenore romano Sergio Panajia ha affrontato con estrema padronanza e disinvoltura le impegnative arie in programma (mirabili le sue interpretazioni del "Lamento di Federico" dall’Arlesiana e della "Canzone del Duca di Mantova" dal Rigoletto) ed il suo bel timbro vocale ben si è sposato con quello del soprano nei duetti estrapolati da La bohème e da La traviata, tant’è che da quest’ultima opera (in seguito alle numerose richieste di bis) è stato pure proposto, quale fuori programma, il celebre "Parigi, o cara". Dal canto suo il maestro Renzo Banzato ha accompagnato e sostenuto con cura, precisione e notevole abilità i solisti e si è proposto egli stesso in qualità di solista in una delicata e intensa interpretazione pianistica del Preludio op.28 di F. Chopin. La bella serata, presentata dal Prof. Paolo Fontolan, è stata seguita da un pubblico molto attento, preparato e caloroso: ogni interpretazione dei tre artisti è stata infatti accolta da entusiastici consensi e sottolineata da applausi convinti e prolungati. (s.t.)

 

MANTOVA

Il 31 maggio 1809 scompare a Vienna Franz Joseph Haydn, uno dei più grandi geni musicali di tutti i tempi. Duecento anni dopo, domenica 31 maggio 2009, l'Orchestra da Camera di Mantova gli ha dedicato un'intera giornata di concerti a ingresso libero, nei principali monumenti del centro storico cittadino. 

L'Orchestra da Camera di Mantova
(fototeca gli Amici della Musica.net)

 

Dalle undici del mattino fino alle undici di sera, capolavori musicali ed architettonici si sono fusi insieme: San Lorenzo, Palazzo Te, Teatro Bibiena e Palazzo Ducale hanno fatto da teatro alla produzione immortale del maestro austriaco. L'appuntamento rientrava nell'ambito del progetto monografico del complesso mantovano "Haydn, l'europeo che amava l'Italia", iniziato nel 2008 e che si concluderà nel 2010. Per questa giornata speciale, dal titolo "Mantova per Haydn", si sono ascoltati i Quartetti, la musica sacra, la musica vocale, la musica d'intrattenimento e la musica sinfonica. Esecutori i componenti dell'Orchestra da Camera di Mantova guidati dal violino concertatore Carlo Fabiano, il coro Ricercare Ensemble diretto dal maestro Romano Adami, il clavicemabalista Roberto Loreggian, il pianista Giovanni Betti. Il gran finale si è tenuto in serata nel Teatro Bibiena, con l'applauditissima esecuzione delle Sinfonie La poul e Trauer, adeguatamente illustrate al pubblico da Giovanni Bietti. Per la musica sacra e la musica vocale hanno avuto la loro parte di applausi il direttore Stefano Montanari ed i cantanti Patrizia Cigna, Gabriella Sborgi, Enrico Paro e Fulvio Bettini. (Dino Gatti)

 

VERONA

Notturno fantasma di musica e danza - A proposito di Edgar Varèse storpiato nel nome e nel cognome, e di Olivier Messiaen storpiato nel nome, in tutti i testi relativi alla rassegna "Intersezioni, quattro appuntamenti con la musica del nostro tempo" (www.gliamicidellamusica.net di maggio, pagina "Nuove musiche"), nella nostra cronaca abbiamo tralasciato di menzionare i giornali locali, che nell’ospitare le notizie loro trasmesse l’han pubblicate tali quali. Ci càpita ora in mano un’altra testata, l’elegante e vistoso mensile "Kyos", che non fa eccezione. Ecco, a pagina 25, in testa alla 3.a colonna, Edgard Varése e Oliver Messiaen.
Ma non è per questo che menzioniamo tale rivista. Sin dalla fine di gennaio era stata messa a disposizione del pubblico nelle hall dei teatri di Verona una scheda su cartoncino colore verde oliva, intestata "Assessorato alla cultura del Comune" e intitolata "1909-2009 Centenario Manifesto Futurismo", "Futurismi a Verona", "Eventi", che elencava gli "Eventi organizzati in città in occasione del centenario", ch’erano in numero di quattordici. Di questi eventi avevamo annotato in agenda, perché di carattere musicale, l’ultimo, Notturno futurista, spettacolo di musica e danza, previsto nel teatro Nuovo il 6 maggio con repliche il 7 e l’8. "Kyos" di maggio ne dava conferma (pagina 24, in testa alla 1.a colonna: "futurismi a Verona - Teatro Nuovo, Verona - Fondazione Arena di Verona – Notturno – farsa musicale in un atto su testo di Balilla Pratella, musica di Andrea Mannucci, regia di Paolo Valerio, dal 6 all’8 maggio, ore 21.00 - Per informazioni Teatro Nuovo, Tel. 045.8006100" (abbiamo trascritto tale quale). La sera di mercoledì 6 siamo impegnati nel teatro Camploy per il concerto della rassegna "Verona contemporanea", la sera di venerdì 8 c’è, sempre nel Camploy, uno degli spettacoli teatrali che concorrono al premio Tòtola: scegliamo di andare al Notturno futurista nel teatro Nuovo la sera di giovedì 7, e con un giorno di anticipo telefoniamo al teatro Nuovo per prenotare. "Non dipende da noi, deve rivolgersi alla fondazione Arena", m’informa la voce femminile che mi risponde. Telefono all’ufficio stampa dell’Arena e parlo con Daniela Carcereri che casca dalle nuvole: "Non c’è nessun nostro spettacolo, queste sere, al Nuovo. C’è al mattino, ma è per i bambini delle scuole". Ultima risorsa, telefono all’amico Enrico Pieruccini dell’ufficio stampa del Comune, ente intestatario del primitivo annuncio: ma anche lui non è a conoscenza di spettacolo alcuno che si effettui la sera nel teatro Nuovo. È così che solo quanto sopra posso riferire in merito allo spettacolo di musica e danza Notturno futurista, farsa musicale in un atto di Balilla Pratella, musica di Andrea Mannucci, regia del Direttore del teatro Nuovo, evento organizzato dall’Assessorato alla cultura del Comune e realizzato dalla fondazione Arena nel teatro Nuovo di Verona.
Singolare conferenza stampa per "Grammofoni in concerto" -
Singolare, bisogna dire, la conferenza stampa con cui, nella sala Arazzi del Comune, è stata presentata, o meglio avrebbe dovuto essere presentata la nuova edizione di "Grammofoni in concerto", lo spettacolo visivo e sonoro ideato dieci anni fa da Alberto Chiàntera, titolare in Verona di quell’esempio concreto di storia d’una tecnologia che, ospitato dall’Istituto tecnico industriale statale "Galileo Ferrars", è il Museo della radio d’epoca. Lo spettacolo, dal 2007 rititolato "Piazza Erbe in concerto" dal luogo dove si svolge, vede, una volta l’anno, una sera di mezza estate, il maresciallo Chiantera su un palcoscenico appositamente eretto per l’occasione nella grande piazza - di giorno occupata dalle bancarelle, - manovrare i suoi vetusti e gloriosi marchingegni, uno per ogni disco, e far ascoltare al pubblico arie d’opera e canzoni (di quando le canzoni erano musica) suonate e cantate da grandi nomi che da un secolo o poco meno non sono più fra noi, mentre su un grande schermo si succedono immagini in diapositiva o sequenze cinematografiche, e nello spazio antistante il palco, fra questo e la prima fila di poltroncine, o sul palco stesso, attori, mimi e danzatori interpretano il contenuto dei testi e l’atmosfera della musica. A partire da due anni addietro, allo spettacolo originale è stata aggiunta una seconda parte consistente in un secondo concerto, questo dal vivo, con una band all’uopo convocata. Questa seconda parte invero, insieme con la nuova titolazione dello spettacolo, snatura l’originalità e l’unicità del progetto originario, ma qualcuno l’ha voluta.

La conferenza stampa di presentazione
di "Grammofoni in Concerto"
(foto Fausto Rinaldi, Nogarole Rocca)

Qualche giorno fa dunque l’amico Chiantera, che mi fa l’onore d’avvalersi della mia consulenza, mi telefona per chiedermi d’intervenire alla conferenza stampa che il dottore Alfredo Troisi terrà martedì in un non meglio identificato locale di via Roma (accanto al gelataio, mi precisa il cortese informatore). Con Troisi, ora esponente della fondazione "Verona per l’Arena", non sono più in rapporti da una ventina d’anni, quando in occasione dell’esplorazione dei fondali del lago di Garda da parte di Jean Cousteau commissionata dalla Camera di commercio di cui era direttore, dopo averlo intervistato gli dedicai una intera pagina sulla rivista mensile "L’industria, l’artigianato e il commercio" alla quale collaboravo per incarico del pubblicitario Renzo Gàiba di Bologna che curava la realizzazione di un numero speciale dedicato a Verona. Una pagina, allora, costava mezzo milione di lire. Io gliela regalai, e gli mandai in omaggio il numero della rivista. Non ebbi né un biglietto né una telefonata. Forse perché le mie considerazioni non erano tutte una sviolinata. L’anno scorso, primo dell’impossessamento dell’iniziativa da parte di chi non l’aveva ideata, alla conferenza stampa non ci andai. Questa volta sopravviene un’altra telefonata con la quale il Chiantera m’informa che l’incontro stampa è anticipato d’un giorno e spostato nella prestigiosa sala Arazzi del Comune. La prospettiva è ora diversa: in sala Arazzi le conferenze stampa son presiedute dal Sindaco e dall’Assessore (nel nostro caso alla Cultura).
Come arrivo, nel corridoio vengo bloccato da colleghi in attesa, che mi chiedono informazioni sull’evento. Perché a me?, chiedo. Io sono solo un invitato come voi. Perché qui nessuno sa niente, mi si risponde. Di fatto, non c’è nessun sindaco, non c’è nemmeno l’assessore, che è in ferie: sostituito da quello alla viabilità, Enrico Corsi, ch’è persona squisita, e simpatica anche: però, esperto di strade e piazze, di vie e – soprattutto – di corsi, non c’è da biasimarlo se per illustrare un concerto non è il massimo. Eccolo che viene: viene da me e mi chiede d’informarlo. Gli spiego grosso modo quel che a beneficio dei nostri lettori ho riferito più sopra, non tralasciando che l’iniziativa è dovuta ad Alberto Chiantera, e fra l’altro gli preciso che è alla sua quarta edizione. Dopo di che, dal corridoio si passa nel salone, ci si siede attorno alla tavola rotonda e l’assessore fa il riassunto di quello che gli ho riferito. Fra l’altro dice che questo "Grammofoni in concerto", ora "Piazza Erbe in concerto", è alla quarta edizione. «Alla seconda», interloquisce Troisi interrompendolo: di fatto è dall’anno scorso che se l’è fatto proprio. È vero, ho sbagliato: le precedenti edizioni ebbero luogo nel teatro Camploy il 22 ottobre 2000, poi nella piazza Erbe il 23 luglio 2006, il 21 luglio 2007, il 19 luglio 2008, quindi quest’anno siamo alla quinta edizione. Pochi minuti, pochi istanti vorrei dire, e fra la perplessità generale la conferenza stampa è terminata. All’uscita son di nuovo attorniato, e do qualche informazione in più. Alberto Chiantera, l’ideatore - un decennio addietro - del singolare spettacolo, e tuttora il realizzatore e conduttore, in altre parole l’artefice autentico ed unico, se ne è stato zitto in incognito: nessuno l’ha presentato, nessuno l’ha neanche menzionato. La sera TeleArena manda in onda il servizio realizzato dai suoi inviati dove il maggior numero di primi piani è dedicato al cronista. L’altra emittente veronese, TeleNuovo, neanche manda in onda un servizio. (Sergio Stancanelli)

 

PALERMO

Il 30 maggio si è conclusa la prima parte della XXIV Stagione Concertistica dell’Associazione Amici dell’Opera Lirica Ester Mazzoleni di Palermo col felice ritorno di Clara Polito, la giovane cantatrice palermitana che dopo il perfezionamento alla Chigiana con la Kabaivanska e la Moser a Salisburgo, ha iniziato la sua scalata vincente nel mondo del Teatro, segnalandosi  da Così fan tutte nel 2001 al debutto nel 2004 nel Flauto magico. Nel 2005 partecipa a I Capuleti e i Montecchi al Festival della Val d’Itria e alla Pia dei Tolomei alla  Fenice di Venezia.

Il soprano Clara Polito
(fototeca gli Amici della Musica.net)

 

Apprezzabile il suo impegno nell’affrontare ruoli e repertori rari che oggi risaltano per la gioia degli appassionati e degli studiosi. Nel 2006 infatti Clara Polito ha ripreso la Semiramide di Meyerbeer e la Zaira di Bellini, nel 2007 si è fatta apprezzare nel ruolo di Glauce della cherubiniana Medea al Massimo di Palermo. Recenti i suoi successi nella Norma e nel Pelagio di Mercadante; prossimamente vestirà i panni della temibile Lucrezia Borgia.
Con queste autorevoli carte si è presentata negli affollati saloni del Circolo Ufficiali, accompagnata al pianoforte dal fratello Pasqualino Alessandro con un programma di notevole impegno che spaziava  da Mercadante a Verdi attraverso Donizetti, Bellini e Pacini. Al Verdi delle rare e preziose arie da camera veniva dedicata la prima parte del concerto: Nell’orror di notte oscura, La seduzione, Non t’accostare all’urna, In solitaria stanza, Deh pietoso, oh addolorata, Perduta ho la pace e infine Stornello trovavano nelle sue corde un’interprete felice per la linea di canto nobile e appassionata, il fraseggio articolato, per l’emissione morbida. Alla seconda parte erano riservate le chicche che oltre alle pazzie di Elvira de I Puritani e della Lucia donizettiana, autentiche perle si profilavano: l’aria del Pelagio di Mercadante (D’un felice accogliere) e la rarissima  “Amor tel dissi... ove t’aggiri o barbaro”  dalla Stella di Napoli del catanese Giovanni Pacini.
L’incisività dell’accento che nella prima parte si illuminava del canto puro consegnava compiutamente il messaggio dei grandi compositori  trovando espressioni e colori più drammatici. Infatti tutti i personaggi tragici che si avvalevano anche della sua elegante figura vivevano e ricevevano suggestione  e rilievo grazie al dominio assoluto del fiato, all’uso sapiente dei piani e del legato, ma soprattutto alla cifra di esperta belcantista capace di curare lo stile.
Valido, puntuale, di buona grana il contributo di Alessandro Polito. A tanto impegno rispondevano entusiasmi ed ovazioni da un pubblico coinvolto che riceveva un ultimo,inaspettato omaggio belliniano: la “Casta diva” della Norma esemplare documento della raggiunta classicità che questa squisita cantante sa oggi disegnare e formulare. (s.a.)

 

MILANO

Nancy Calà, soprano siciliano, nata e residente a Catania, ha debuttato nel ruolo di Gilda al teatro Rosetum di Milano in un Rigoletto osannato da un pubblico che ha affollato l'ultima recita prevista in cartellone prima della pausa estiva. Terza classificata al Concorso Internazionale Rosetum del gennaio scorso, la Calà ha preparato con grande cura questo debutto, dando a Gilda il palpito di una sensibilità artistica coinvolgente e la bellezza di una vocalità che poggia su un sicuro bagaglio tecnico. 

Il soprano Nancy Calà
(fototeca gli Amici della Musica.net)

 

Con lei un poderoso Giulio Boschetti che di Rigoletto ha fatto un collaudato cavallo di battaglia, con grande presenza scenica, mentre il tenore Luca Bodini ha dato naturalezza allo sfrontato Duca di Mantova, assieme ad una assoluta sicurezza vocale. Nei ruoli di fianco ha sorpreso la bella voce del baritono Nicolò Dal Ben, di soli 19 anni, sicura promessa del teatro lirico italiano, che ha dato anche spessore interpretativo al ruolo di Marullo, mentre il tenore Roberto Natale, per la prima volta al Rosetum, ha messo le basi per un suo futuro coinvolgimento nelle prossime produzioni del Laboratorio Lirico Europeo di Milano. Applaudito anche il ritorno sulle tavole del Rosetum del basso russo Daniel Golossov, oggi artista stabile al teatro dell'Opera di Zurigo, che è stato un autorevolissimo Sparafucile, mentre Giampaolo Vessella ha dato bella voce e dignità al vecchio Monterone. Superlativa nel duplice ruolo di Giovanna e Maddalena, il mezzosoprano Isabel De Paoli, artista in costante ascesa che tiene la scena come una navigata veterana, anche se ha solo un anno di teatro alle spalle. Un tocco di grazia è stato apportato dal balletto di Walter Panzetti e con grande sicurezza ha assolto al proprio compito il Coro Rosetum diretto da Debora Mori. Da ricordare il soprano Camilla Antonini, altra giovanissima speranza del vivaio Rosetum, e molto applaudita la danzatrice Chiara Saccotelli che ha impersonato la Maledizione. Sempre appassionata la direzione musicale di Luis Baragiola. (m.g.)

 

VERONA

L’università della musica George Enescu ha invitato il maestro Roberto Muttoni a tenere una master class nella sua sede di Bucarest. L’invito rivolto al titolare della cattedra di violino nel conservatorio F. E. Dall’Abaco di Verona è partito dal violinista Florin Croitoru, docente del corso di virtuosismo presso l’Università rumena e assurto a notorietà internazionale dopo la vittoria al premio Niccolò Paganini di Genova. Gli allievi di tale corso hanno seguito le lezioni di perfezionamento tenute dal violinista, compositore e direttore d’orchestra veronese nei giorni 19, 20 e 21 maggio: oggetto degli studî alcuni fra i Concerti per violino di Paganini, Mozart, Beethoven, Lalo, Saint-Saëns, Shostakovich e Conus. Quest’ultimo, propriamente Konius, Georgii Eduardovich, pressocché ignoto presso di noi, teorico e compositore russo, allievo di Sergej Ivanovich Taneev e di Anton Stepanovich Arenskij, fu autore fra l’altro appunto di un Concerto per violino. Anche il fratello Julij, violinista e compositore, scrisse un Concerto per lo stesso strumento. È la prima volta che la prestigiosa Università rumena chiama a tenervi una master class un violinista italiano. Il maestro Muttoni proviene da una scuola violinistica prestigiosa che lo vide allievo prediletto di Franco Claudio Ferrari, e si è poi perfezionato con Henryk Szeryng. È autore di numerosi testi per la tecnica del violino pubblicati dalla editrice Salatino e adottati anche negli Stati Uniti. (SeSta)

 

FORLÌ

Sfida vinta dalla lirica domenica 24 maggio, giorno nel quale una nuova tappa del Giro d'Italia ha preso il via da Forlì, letteralmente assiediata e occupata dalla carovana dei girini. Ma nonostante questa "invasione", il Teatro comunale Diego Fabbri ha registrato il tutto esaurito per la Turandot di Puccini, andata in scena nel pomeriggio. Applausi a scena aperta e ovazioni finali hanno salutato uno spettacolo sfolgorante di belle voci, luci accurate e preziosità registiche firmato da Daniele Rubboli e programmato dall'associazione Forlì per Giuseppe Verdi, presieduta da Giovanni Basini. L'Orchestra Sinfonica di Lecco è stata diretta con esperienza e tensione emotiva dal maestro Marco Berdondini, che conferma di essere tra i migliori direttori italiani, benchè costretto a lavorare quasi esclusivamente in Francia o nei Paesi dell'Est. Perfetto il coro Simone Mayr di Bergamo diretto dal maestro Salvo Sgrò e splendide le scene del Teatro Cenacolo di Lecco. Protagonista di assoluto splendore vocale il soprano Anna Maria Caruso, che ha mantenuto le promesse della vigilia, affiancata da un Calaf capace di rinnovare memorie antiche come il coreano Bosco Kim Choong Sik. Laura Muncaciu è stata una Liu' di intensa emotività e Andrea Mastroni un Timur di grande autorità. Da manuale le tre maschere interpretate dal collaudato terzetto Andrea Bragiotto, Enrico Giovagnoli e Simone Tansini, mentre il tenore Marco Voleri si è prestato, per antica amicizia con Rubboli, per scolpire il ruolo dell'Imperatore, mai così a fuoco. Diego Bellini è stato un Mandarino di ottimo spicco e Raffaele Basini (comparsa) un apprezzato principe di Persia. Stefania Sansovini ha firmato le efficaci coreografie del Balletto Ateneo Danza di Forlì e la Palestra Body Club ha messo a disposizione alcuni figuranti che hanno dato spezie a questo spettacolo che illumina le iniziative della provincia italiana che, quando vuole, sa stare alla pari delle produzioni dei grandi teatri, pur spendendo cifre assolutamente minime rispetto a quelle delle Fondazioni e di certi Teatri di tradizione. (m.g.)

 

BRESSANONE (Bz)

Pieno successo di pubblico al Forum di Bressanone dove domenica 9 maggio la Pro Cultura, associazione di lingua italiana presieduta da Mario Castiglioni, gran paladino del teatro operistico in Alto Adige, ha festeggiato i suoi 60 anni con una edizione di Cavalleria rusticana lungamente applaudita. Regista e conduttore Daniele Rubboli, con la Corale Rossini di Modena diretta dall'ottimo Luca Saltini, che in questa occasione per una serie di imprevisti, si è presentata in formazione ridotta. Poichè il capolavoro di Mascagni è intrattenimento da 70 minuti, Daniele Rubboli aveva chiesto un prologo che creasse atmosfera circa il periodo di creatività sul suo autore.
In questo modo la prima parte dello spettacolo ha visto aprire pagine dalla Gioconda di Ponchielli che dirigeva il Conservatorio di Milano quando Mascagni e Puccini vi si iscrissero; Madama butterfly e Tabarro di Puccini; Iris di Mascagni; Pagliacci di Leoncavallo e Giuditta di Lehar. Il top di questa prima parte è stato colto dalla Corale impegnata del "Coro a bocca chiusa" della Butterfly e dalla interpretazione che Tiziana Scaciga Della Silva, cantando, recitando e ballando, ha fatto della celebre romanza dalla strepitosa operetta Giuditta di Franz Lehar, amico di Puccini e Mascagni.
La presenza della Scaciga Della Silva non era prevista, ma ammalatasi Elena Franceschi per il ruolo di Lola, è stato chiesto il favore di sostituirla all'artista piemontese la quale ha accettato di rispolverare un ruolo che aveva cantato solo da ragazzina. Altro elemento di tutto rispetto il mezzosoprano Isabel De Paoli, di soli 22 anni, che con inaspettata presenza scenica e perfetta adesione vocale, ha scolpito una Mamma Lucia di rara suggestione. Se non la tradiranno i maestri di canto, davanti a lei si prospetta un futuro che ci consentirà di incontrarla ancora anche nei nostri teatri della musica. Sugli scudi anche l'ottimo baritono Walter Franceschini, da alcuni mesi attivo anche per e con il Laboratorio Lirico Europeo di Daniele Rubboli, benchè già coinvolto in una bella carriera nei teatri europei. Franceschini ha saputo dare spessore psicologico a Compar Alfio, con brunita e sfogata vocalità, ma ripulendolo dai compiacimenti veristi della tradizione per conferirgli maggiore dignità. Maria Simona Cianchi, superbo soprano drammatico è giunta a Bressanone non in perfette condizioni fisiche, ma il suo bagaglio tecnico, la sua intelligenza musicale e la tenacia che da sempre illumina la sua carriera ormai proiettata sui grandi ruoli (in agosto sarà Abigaille nel Nabucco al Castello Sforzesco di Milano, opera per altro già piu' volte interpretata con grande successo), è stata una Santuzza intensa e credibile. Da ultimo il possente tenore Lee Dong Myoung, un giovane coreano che ha avuto un ottimo passato come baritono, ed ora, nel ruolo di tenore, canta tra la Corea e l'Europa. Debuttava il ruolo di Turiddu e gli vanno perdonate alcune incertezze denunciate qua e là, che non hanno intaccato la bellezza della sua prestazione salutata dal pubblico con scroscianti applausi. L'opera è stata allestita in forma semiscenica ed ha avuto la propria "orchestra" nel pianismo di Luis Baragiola sempre molto aderente alla tensione del teatro verista italiano. (m.g.)

 

TRIESTE

Concerti in sala De Banfield - Dopo i Carmina Burana di Orff, il concerto con musiche di Chopin e la Patetica di Tchaikovskij, il terzo concerto era interamente dedicato alle musiche di Verdi ed ha visto come protagonisti l'orchestra ed il coro della Fondazione "Giuseppe Verdi" di Trieste diretti dal maestro Lorenzo Fratini. Hanno proposto brani tratti da: Ernani (Preludio), Giovanna d'Arco (Ouverture), Traviata (Preludio atto primo), Trovatore ("Vedi le fosche notturne spoglie"), Oberto, conte di San Bonifacio, Attila (Preludio, e coro "Urli, rapine"), Macbeth (Preludio e le due arie "Che faceste", "S'allontanano"), Nabucco (Ouverture e "Gli arredi festivi"). Tutte le pagine sono state eseguite, sia dai coristi che dai musicisti, con la giusta presenza di spirito. In particolare è dal lodare la scelta di eseguire brani tratti da Oberto, in quanto opera di rara esecuzione ma di massima importanza, non solo perché trattasi della prima composta dal cigno di Busseto, ma anche perché in questo suo primo lavoro si avverte già tutto il genio futuro. Il maestro Fratini, alla fine del cocnerto, ha riferito che il ricavato del concerto sarebbe stato devoluto ai terremotati d'Abruzzo, in particolare per la ricostruzione del Conservatorio dell'Aquila e per acquistare gli strumenti musicali andati perduti a causa del sisma. "Va pensiero" dal Nabucco ha chiuso in modo commovente questo appuntamento.
Concerto Aperitivo nel Ridotto "Victor de Sabata" -
Concerto insolito ma interessantissimo nel ridotto del teatro Verdi, che ha visto protagonisti gli ottoni, i tromboni ed il basso tuba dell'orchestra del teatro stesso. Esecutori: Domenico Lazzaroni, Mauro Ferrari, Luca Erra, Alberto Ventura, Lucio Zanella ed Ercole Laffranchini. I musicisti hanno offerto ad un pubblico - non molto numeroso ma molto attento - brani tratti da colonne sonore, facilmente orecchiabili e noti ai più. Un'operazione che è servita a far ricordare ai presenti quanto sia importante un accompagnamento musicale e che ha riportato alla memoria i tempi in cui radio e tv erano davvero un toccasana per le orecchie. (Laura Segré)


 

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