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Conversazione con il promettente soprano sul listone di Piazza Bra in attesa del Trovatore

Elisabetta Zizzo si racconta

Intervista di Angela Bosetto e Simone Tomei

Pubblicato il 07 Luglio 2019

190707_00_Personaggi_ElisabettaZizzoVERONA - Nella calda serata del 29 giugno 2019, agli albori  97° Festival lirico dell'Arena di Verona, Ci incamminiamo, io e la collega e amica Angela Bosetto, verso il Liston di Piazza Bra. Seduta a uno dei tavolini del ristorante Vittorio Emanuele, ci attende la cantante Elisabetta Zizzo. Non manca molto alla prémiere de Il Trovatore di Giuseppe Verdi, dove il giovane soprano siciliano interpreterà Inès al fianco di Anna Netrebko. Nel salutarla percepiamo tutta l’emozione e l’orgoglio di far parte della recita forse più attesa dell’intera stagione. Con gentilezza e disponibilità, Elisabetta ha condiviso sentimenti, ricordi e riflessioni personali. Ne è seguita una piacevole chiacchierata, che vi riporteremo in due incontri che qui raccontiamo. Non prima, però, di farvi conoscere qualcosa in più sulla nostra ospite.
Nata a Catania il 20 febbraio 1991, si è diplomata nel 2012 in canto lirico con lode al conservatorio Corelli di Messina. Ha partecipato a diverse masterclass di perfezionamento con Franco Boscolo, Eva Mei, Fabio Armiliato, Rolando Panerai e Renata Lamanda, vincendo inoltre numerosi premi in concorsi pianistici e lirici nazionali e internazionali. Nell’aprile 2015 entra come allieva effettiva nell’Accademia del Festival Pucciniano di Torre del Lago, ma il resto ve lo racconterà lei.

Elisabetta Zizzo, qual è il legame con la tua terra?
Indubbiamente sono molto legata alle mie radici e alla mia meravigliosa Sicilia, tanto bella quanto, purtroppo, piuttosto povera di opportunità, motivo per cui la si deve spesso lasciare se ci si vuole realizzare professionalmente. Ma non a caso la definisco ripetutamente “mia”. È parte integrante di me e della mia personalità: la “vulcanicità” dell’Etna, la solarità del clima mite, le sfaccettature e i colori della macchia mediterranea, l’allegria prorompente delle tradizioni e del folklore e quel tocco di malinconia dei tramonti sul mare. Sono assolutamente una “siciliana doc”!
Da siciliana doc, ti chiediamo un pensiero lirico personale anche sul tuo illustre compatriota Vincenzo Bellini.
Il mio pensiero è assolutamente in linea con la storia che lo ha consacrato quale grandissimo compositore, riuscito a creare, in pochi anni di vita, capolavori indiscussi e melodie immortali. Sono molto fiera e orgogliosa di esserne conterranea. Mi spiace solo di non essere ancora riuscita a debuttare in nessun ruolo belliniano, ma forse è meglio così, in quanto ritengo che, per rendere giustizia alla sua musica, occorra raggiungere una grande maturità. Spero la vita me ne dia l’opportunità in futuro.

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Dove affondano le radici della tua passione per la musica e per il canto? Se non andiamo errati, sei anche un’eccellente pianista…
Mia madre cantava, mentre mio padre suona la chitarra e il pianoforte da autodidatta. Entrambi purtroppo non hanno avuto la possibilità di studiare, ma mio padre, non rassegnatosi, decise di acquistare un pianoforte. Così, a cinque anni, quel misterioso strumento diventò il mio giocattolo preferito. Pregai mio padre di farmi imparare e cominciò tutto in questo modo, come un gioco! Mi appassionai talmente da decidere, a sette anni, di voler fare la concertista e, durante l’infanzia e l’adolescenza, mi impegnai molto a studiare, vincendo concorsi nazionali e internazionali e diplomandomi in conservatorio a 17 anni. Ma, già da qualche anno, si era insinuata in me, lentamente e quasi per scherzo, la passione per il canto. Se ci penso è davvero strano! Alle scuole medie partecipavo ad un laboratorio pomeridiano volto a mettere in scena il musical di Riccardo Cocciante, Notre Dame de Paris, in francese. L’avevo scelto perché lo teneva la mia insegnante preferita. Facevo parte del coro e, quando all’ultimo momento la protagonista si ritirò, la professoressa mi pregò di sostituirla. Così, per puro caso, iniziai a cantare.
Raccontaci il tuo percorso formativo e l’esperienza presso l’Accademia di Torre del Lago.
Poco dopo il diploma con lode al Conservatorio, sotto la guida della mia carissima insegnante Alessandra Mantovani, ho deciso di provare a far qualche concorso e audizione e, tra le varie esperienze, quella che ha sicuramente segnato l’inizio della mia carriera è stata l’Accademia di Torre del Lago. Sono entrata nel 2015 con un piccolissimo ruolo (la prima conversa in Suor Angelica) e lì ho avuto l’opportunità di studiare con tanti importanti nomi della lirica, da Rolando Panerai e Maria Pia Ionata. Piano piano hanno cominciato a darmi fiducia, soprattutto il mio “babbino caro” artistico, Paolo Spadaccini, allora responsabile dell’Accademia, una delle prime persone che ha davvero creduto concretamente in me, permettendomi di debuttare all’interno del cartellone del Festival Puccini in ruoli importanti quali Musetta (La bohème), Liu (Turandot), Lauretta (Gianni Schicchi) e Lisette (La rondine). Non smetterò mai di ringraziare lui e il  Festival per le bellissime opportunità che mi hanno dato.

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Qual è l’episodio che consideri cruciale nello sviluppo della tua carriera?
Sicuramente, oltre all’Accademia Pucciniana, anche l’Accademia Verdiana del Teatro Regio di Parma mi ha aperto tante porte, permettendomi non solo di esordire quest’anno all’interno del Festival Verdi, ma anche di conoscere tante personalità importanti della lirica tra cui Cecilia Gasdia, a cui devo davvero moltissimo. Ha creduto in me e mi ha fatto debuttare in Arena all’interno di cast stellari. Penso non avrei potuto desiderare di meglio e anche a lei devo un enorme ringraziamento.
Come definiresti la tua voce?
Penso finalmente di aver trovato la mia dimensione nel repertorio da soprano lirico puro. Ho cominciato come lirico leggero, ma dentro me sapevo che la mia strada sarebbe stata un’altra e ciò che sentivo mi è stato confermato col tempo da tutti, man mano che la voce cresceva con me.
Da Anna ad Anna: dopo l’esordio areniano del 2018 in Nabucco (dove hai riscosso ottimi consensi nei panni della sorella di Zaccaria), non solo sei tornata anche quest’estate nell’anfiteatro scaligero come Ines ne Il trovatore di Giuseppe Verdi, ma pure al fianco di una Leonora del calibro di Anna Netrebko.
Già l’anno scorso è stato meraviglioso e quasi surreale per me poter calcare il palcoscenico dell’Arena di Verona, ma quest’anno è davvero più che un sogno! Cantare insieme al mio mito di sempre, Anna Netrebko, è stato un qualcosa di totalmente inaspettato: un’emozione fortissima, un’esperienza senza eguali che porterò nel cuore per tutta la vita.
Oltre alle recite del Trovatore, sarai anche Frasquita in Carmen e parteciperai al Gala verdiano per celebrare i 50 anni di carriera areniana di Plácido Domingo: un’estate davvero intensa.
Assolutamente sì; e ne sono felicissima: amo i periodi così intensi e colmi di emozioni! Carmen è una delle mie opere preferite e Frasquita un personaggio molto divertente che non vedo l’ora di interpretare! Anche far parte del Gala Domingo rappresenta un altro sogno che diventa realtà. Spero sempre di essere all'altezza delle aspettative e della fiducia che la Fondazione Arena mi ha dato.
Dopo gli impegni in Arena, ti attende un nuovo Nabucco a Parma, quindi non può mancare una considerazione anche su Verdi.
Verdi è uno dei miei autori preferiti insieme a Puccini e trovo soprattutto le sue prime opere particolarmente congeniali al mio tipo di vocalità e personalità. Ho avuto l’opportunità di approfondirne lo studio grazie all’Accademia Verdiana del Teatro Regio di Parma, scoprendone così tante magnifiche sfaccettature, spiegate da grandi interpreti quali Giovanna Casolla e Barbara Frittoli. Amo le melodie, i cantabili, ma anche il piglio a volte eroico, altre di una dolcezza che rasenta la magia.
Passando da Verdi a Bizet, Frasquita è un ruolo assai vivace, vocalmente e fisicamente. Tu e lei avete per caso qualcosa in comune?
Un personaggio sicuramente vivace e pieno di verve, passionale e dinamico. Caratteristiche queste che fanno parte anche di me. Dall’altro lato, però, me ne discosto molto caratterialmente: tendo ad essere più razionale che istintiva, più legata ai valori della famiglia che dell’amore libero. Ma questo è il bello del teatro, una finzione che per qualche ora cerchiamo di rendere reale.
Cosa significa essere una giovane artista nel teatro oggi?
Significa, purtroppo, avere tantissime difficoltà e dover avere le spalle particolarmente forti per superare i mille ostacoli. Significa dover studiare tantissimo e sperare in una buona dose di fortuna, che ritengo uno degli elementi più importanti insieme al talento.

Il tempo è tiranno e le esigenze della produzione areniana (trucco e parrucco) inesorabili, Auguriamo dunque buona fortuna a Elisabetta, dandoci appuntamento alla sua seconda recita del Il Trovatore per terminare la conversazione…
I giorni volano, giunge la sera del 4 luglio 2019 e la Piazza più famosa di Verona è nuovamente testimone del nostro incontro con Elisabetta Zizzo. Passata la febbre della prima, stavolta desideriamo qualche aspetto più intimo e personale di Elisabetta, la quale non esita a mettere in luce un carattere forte, una determinazione di ferro e un animo sensibile.

Ora parliamo di Elisabetta come donna. Quando non hai uno sparito in mano, cosa ti piace fare?
Amo molto leggere, tenermi in forma in palestra, stare con la mia famiglia e coltivare le amicizie, che sono una parte a dir poco fondamentale nella mia vita.
Cosa ti piace e cosa, invece, cambieresti di te?
Per quel che riguarda i pregi, credo la determinazione, l’essere socievole e solare. Quanto ai difetti, cambierei diverse cose, ad esempio in alcuni ambiti preferirei essere meno fragile e vorrei riuscire a prendere le cose più alla leggera: tendo a prendermi troppo sul serio!
Davanti alla passione di Leonora e Manrico del Trovatore, Ines afferma “Non debba mai pentirsi/Chi tanto un giorno amò!” Concordi? Cos’è per te l’amore?

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Sì, sono d’accordo. Ho amato e sofferto tantissimo, ma non me ne pento e, tornassi indietro, lo rifarei perché amare rende vivi, nonostante le possibili dolorose conseguenze: un’arma a doppio taglio. Ines mette in guardia Leonora perché teme per lei e, alla fine, aveva ragione visto che quel sentimento ha portata Leonora alla morte. Ma se proprio Leonora avesse ascoltato la prudenza piuttosto che il sentimento sarebbe finita a vivere infelice accanto a una persona che non amava. Preferisco decisamente la qualità alla quantità quindi sì: non debba mai pentirsi chi tanto un giorno amò!
E l’amicizia?
Credo sia ancora più importante dell'amore, perché l’Amicizia con la A maiuscola, è davvero per sempre. L’amore vero è difficile da trovare e talvolta lo si confonde con la passione o l’innamoramento... Quindi il più delle volte è destinato a finire. L’amicizia è difficile confonderla con altro, almeno per quella che è stata la mia esperienza. Mi ritengo molto fortunata perché ho accanto diversi amici a cui tengo tantissimo, che mi vogliono davvero bene e che per me ci sono sempre.
Facciamo un gioco: fra le sette grandi virtù (Fede, Speranza, Carità, Prudenza, Giustizia, Fortezza e Temperanza) quale per te è la più importante e perché?
Sicuramente la Fede, che può essere intesa in diversi modi. Per me è importantissima la Fede in Dio da cui credo che tutto dipenda e a cui mi affido completamente. Ma anche la fede intesa come fiducia in se stessi e in chi ci sta vicino.
E a quale dei sette vizi capitali fatichi a resistere?
Decisamente la gola! Sono una golosona... Non riesco a dire di no alla mia granita siciliana o al tiramisù, che adoro!
Un desiderio per il futuro non come artista, bensì come donna.
Oltre alla realizzazione professionale, al mio lavoro che mi entusiasma, spero di trovare l’amore e, possibilmente, di costruire una famiglia.
A novembre ti rivedremo sempre a Verona, ma nel Teatro Filarmonico (dove, lo scorso maggio, sei stata Nella in Gianni Schicchi) come Giannetta ne L’elisir d’amore. Poi cosa ti attende?
Ci sono delle cose in sospeso per il 2020, ma, per scaramanzia, non dico nulla finché non diventano ufficiali!
Il grande sogno lirico?
Nell’immediato direi il poter interpretare di nuovo il mio ruolo preferito: Liu in Turandot. Per il resto non mi creo aspettative, ciò che Dio vorrà... accadrà. Io ci metterò del mio, continuando a studiare con la grande passione che da sempre porto dentro.

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Suonano i rintocchi del campanile e Leonora, là dietro le quinte del palcoscenci dell’Arena, attende Ines, la sua fida confidente. Elisabetta ci saluta e imbocca il celebre Cancello 57, l’ingresso degli artisti.
Riapparirà sul palco, nel costume rinascimentale di Ines, per ricordare che l’amore (incluso quello per la musica) vale ogni sacrificio.

Crediti fotografici: Foto Ennevi, foto Simone Tomei e archivio personale di Elisabetta Zizzo
Nella miniatura in alto: il soprano Elisabetta Zizzo
Sotto in sequenza: con il nostro critico musicale Simone Tomei; nei panni di Ines (Il Trovatore); in quelli di Lisette (La Rondine); dietro le quinte in Arena con Anna Netrebko; e in scena a Torre del Lago per La Rondine
Al centro: nei panni di Musetta (La bohème) a Torre del Lago
Sotto: sempre nei panni di Ines insieme ad altri artisti del cast per Il Trovatore a Verona
In fondo: foto ricordo con tutto il cast del Trovatore insieme alla sovrintendente dell’Arena, Cecilia Gasdia (al centro del gruppo)






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