Pubblicato il 25 Marzo 2020
L'impegno costante del Comitato per i Grandi Maestri nella divulgazione di raritā musicali
Archos Quartet e i quartetti di Sinigaglia servizio di Gianluca La Villa

200325_Cd_00_LeoneSinigagliaÈ stato impegno del ferrarese Comitato per i Grandi Maestri, prossimo alla conclusione della sua attività, proporre il Quartetto Archos, formato da giovani valenti musicisti europei, alla casa discografica Naxos per la prima incisione mondiale dell’opera quartettistica del compositore italiano Leone Sinigaglia (1868-1944). 
Il Quartetto Archos fu invitato nella passata stagione di Ferrara Musica, proponendoci il Quartetto op.27, un tempo molto suonato, e le Variazioni su tema di Brahms op.22.
Ora sarà possibile ascoltare con questo primo cd e con il successivo, già in itinere, tutta la pregevole opera quartettistica di un compositore dimenticato ma importante, e di cui lo stesso Comitato per i Grandi Maestri organizzò e presentò nel gennaio 2013, con la violinista Laura Marzadori - ora divenuta violino di spalla nel Teatro alla Scala - il Concerto per violino e orchestra.
Una sintesi del nuovo impegno discografico di Archos Quartet si ha nel trailer pubblicato da Naxos su https://youtu.be/-_YCwMVJvhg

200325_Cd_01_ArchosQuartet_facebook

Nella miniatura in alto: il compositore Leone Sinigaglia
Sotto: l' Archos Quartet





Pubblicato il 14 Dicembre 2019
Un concerto in anteprima nel Teatro di Santo Spirito ha lanciato il CD della giovane cantautrice ferrarese
Sentire l'amore secondo Mirael recensione di Athos Tromboni

191214_Dischi_00_MiraelCD audio "Sentire l'amore"
MIRAEL
Produzione: Studio Suonamidite (Empoli)
Reperibilità:
www.mirael.it
Ha scelto un nome d'arte - Mirael - che significa «guarda Lui» dove «Lui» è sinonimo di Amore. Così la giovane cantautrice ferrarese Pia Pisciotta si presenta al pubblico con il proprio nuovo (e primo) CD di canzoni, nato dalla sollecitazione dei suoi allievi (laureata in Scienze della Comunicazione e in Scienze Religiose, è docente in alcuni istituti di scuola secondaria della provincia di Ferrara);  l'idea è maturata quando già Mirael aveva nel cassetto alcuni testi e musiche che sono oggi approdati ai solchi di questa prima fatica discografica. Alcune canzoni erano già edite, ma conosciute solo nella cerchia degli amici e degli ambienti dove la cantautrice svolge la propria attività di volontariato, nel segno della solidarietà umana e dell'impegno civile rivolto a svariate forme di disagio sociale.
Non una donna qualunque, quindi, in cerca di affermazione (il suo curriculum professionale la vede giornalista già responsabile di un ufficio stampa di importante banca emiliana, oggi insegnante e giornalista), ma un'artista che sente il bisogno di diffodere il proprio messaggio di solidarietà non solo attraverso i gesti concreti della partecipazione, ma anche attraverso la musica da cui - fin da bambina - è stata attratta.
«Lui»è Amore, non solo sentimento umano, ma piuttosto vocazione spirituale; in definitiva «Lui» è Gesù, Dio uno e trino, con tutta la sua carica d'amore per il prossimo, i bisognosi, gli ultimi.
Lo dimostrano ampiamente i testi delle 15 canzoni contenute nel CD scritti di mano propria da Mirael. I testi, pubblicati nel bel libretto che accompagna il disco, sono ispirati a versetti delle sacre scritture o a frasi di figure religiose simbolo, quali Santa Teresa d'Avila. A leggerli, separandoli dalla musica, ci si potrebbe chiedere quale era (qual è) la funzione che la cantautrice ha assegnato alle proprie parole: funzione mistica? confessionale? intimistica? espiatoria? No, niente di tutto questo (e non tragga in inganno il monotematico contenuto religioso delle canzoni): si direbbe invece che quei testi vorrebbero assumere una  funzione pastorale, se il termine non fosse improprio... improprio per il significato che comunemente si attribuisce all'azione pastorale, ma appropriato quant'altri mai: «Dio è la vita, l'amore, il motivo per credere, che vale la pena sperare anche quando è difficile (dalla canzone Il senso che apre il CD)»; oppure «Tu che sai tutto di me, sciogli la mia anima. Sorgi, come aurora io ti attendo. Voglio sentire l'amore, fammi sentire che ci sei (dalla canzone Sentire l'amore che dà il titolo al CD)»; e anche «Chi semina nel pianto raccoglie nella gioia. Canta e sorridi, non temere, non temere più (dalla canzone omonima)» e gli esempi, le citazioni, potrebbero continuare.

191214_Dischi_01_Mirael_facebook

Dal punto di vista musicale, le canzoni si vestono d'una miriade di generi: dal pop al raggae (con anche tentazioni rap), né mancano le incursioni spiritual con accenni di rhythm'n'blues, samba, folk-country, rock e ballate quasi blow in the wind. In definitiva, come scrisse Robert Schumann "il saper mettere insieme cose diverse ha molta importanza nell'arte musicale", soprattutto all'inizio quando l'Autore è necessariamente soltanto un costruttore di musica, in attesa di diventare (se lo diventerà) un creatore di musica dove personalizzerà, perfezionandolo, non solo il proprio stile, ma anche un proprio "genere". Ottimi, veramente ottimi, gli arrangiamenti.
Mirael canta con trasporto e forza (si capisce benissimo che la sua voce, piccola ma a proprio agio anche nelle zone acutissime, beneficia degli studi da soprano fatti in giovanissima età), ma sa anche ammorbidire l'emissione, soprattutto in canzoni dove la ballata imprime il colore alla musica (esempio in Solo Dio basta, quarta canzone del CD) o dove il pianoforte accompagna la melodia del canto (Pietà di me, decima del CD).
E passione, passione devozionale là dove la preghiera si unisce alla poesia (Ave o Maria, nona del CD, con un preludio-interludio-postludio del sax tenore in assolo, splendido controcanto alla voce).
Il CD è stato presentato in antemprima nel Teatro di Santo Spirito a Ferrara, con la platea gremita di pubblico, e successivamente anche a Milano
Erano con Mirael per l'esecuzione del concerto in anteprima i musicisti che hanno lavorato alla realizzazione del CD: al pianoforte Alberto Piva, alle tastiere Filippo Rubini, alle chitarre Mario Costanzi e Vincenzo Pisciotta, al sax Piero Paolini, al basso Lorenzo Alderighi, alla batteria Lino Amico, alle percussioni Vito Perrini. Presenti anche i responsabili di grafica e web Paolo Sita e Federico Minarelli. La conduzione della serata era affidata al giornalista Alberto Lazzarini. Grande l'apprezzamento del pubblico a fine concerto.

Crediti fotografici: Ufficio stampa di Studio Suonamidite (Empoli)
Nella miniatura in alto e al sotto: la cantautrice Mirael





Pubblicato il 01 Novembre 2019
Una breve intervista a Davide Burani e José Antonio Domené in occasione dell'uscita del loro CD
Aires de Espaņa per due servizio di Simone Tomei

191031_00_CD_BuraniDomene_copertinaNel novero degli strumenti musicali, l’Arpa è senza dubbio uno dei più sensuali ed ammalianti, in virtù di un suono che avvolge l’animo e carezza l’orecchio con una delicatezza quasi paradisiaca. Non solo la sua letteratura musicale regala pagine di indubbio interesse, ma, quando si decide di raddoppiarne la presenza, l’emozione cresce esponenzialmente.
Ascoltando il CD Aires de España, non si può non percepire quel senso di piacere che diventa brivido nel momento in cui gli arpisti Davide Burani e José Antonio Domené scelgono di addentrarsi in un repertorio tanto inusuale quando affascinante. Dal classicismo alle sonorità del periodo pre-impressionista, passando per il nazionalismo spagnolo, il filo conduttore del disco può essere riassunto nel trittico “amore, venerazione e rispetto”, sia per la musica, sia per lo strumento. Da ciascuna nota  scaturisce una fusione di suono talmente cristallina e nitida da farla apparire come un unicum etereo, in cui le armonie diventano un viaggio fantastico e trasognante, arricchito di accenti particolari e di elegiache sfumature.
Il periodo classico si concretizza nel celebre Fandango, tratto dal Quintetto n. 4 in re maggiore G448 di Luigi Boccherini (1743-1805), nella trascrizione dell’arpista Elisabeth Collard, nel Concerto num. 3 in Sol Maggiore per due organi di Antonio Soler (1729-1783), con i suoi due movimenti, Andante e Minué e nel Concerto num. 2 per due organi di Pedro José Blanco y Castro (17..-1811), nella trascrizione di Macario Santiago Kastner per duo di arpe.
Addentrandoci nella seconda metà del XIX secolo, ecco Isaac Albéniz (1860-1909) e Enrique Granados (1867-1916), massimi esponenti del nazionalismo spagnolo. Granada di Albéniz è il primo dei numeri della Suite spagnola op. 47 per pianoforte, mentre di Granados si raccolgono, sempre nella trascrizione della Collard, cinque dei suoi Otto Valzer Poetici op. 10. Ai valzer segue l’Intermezzo dell’opera Goyescas, scritto riutilizzando la musica dell’omonima suite per pianoforte composta nel 1911. Albéniz e Granados aprono inoltre la via a un’altra figura centrale del nazionalismo musicale spagnolo, ossia Joaquín Turina (1882-1949), il cui Tema e Variazioni Op. 100 vede anche al pianoforte José Antonio Domené. Il secondo compositore non spagnolo di questo CD, dopo Boccherini, è il gallese John Thomas (1826-1913), qui rappresentato dal Duo per due arpe su temi della Carmen di Bizet. Chiude questo fantastico viaggio musicale la Danza Num. 1 tratta da La vida breve di Manuel de Falla (1876-1946), trascritta per duo di arpe da Patty Masri-Fletcher.
La passione e la ricerca sono elementi necessari per poter confezionare un sì particolare e ricercato intreccio di melodie. Difatti, salvo rari casi, la composizione arpistica è stata una prerogativa degli stessi interpreti e non esiste un ampio catalogo di opere originali per una coppia di arpe. L’unica via è quindi quella delle trascrizioni e la musica iberica è un pozzo senza fine cui attingere, sebbene il suo simbolo sia sempre stato la chitarra.

191031_01_CD_BuraniDomene_DavideBurani 191031_02_CD_BuraniDomene_JoseAntonioDomene

Non a caso, nel libretto del CD, Pablo Gonzalez riporta come Joaquín Rodrigo (che trascrisse il suo celebre Concerto d'Aranjuez per il pianoforte e, più tardi, per l’arpa, su richiesta di Nicanor Zabaleta) spiegasse che tutti i compositori spagnoli sognarono sempre di comporre con uno “strumento fantasmagorico dotato di anima di chitarra, coda di pianoforte e ali d'arpa.” La realizzazione di tale sogno è la chiave di Aires de España, ma, per poter interpretare ancor meglio la dimensione onirica e musicale creata da Davide e José Antonio, ho voluto che fossero loro stessi a raccontarci qualcosa in più, consentendoci di assaporare più consapevolmente le armonie delle corde colorate e del doppio movimento dei pedali.
Conversando sull’arpa e non solo con Davide Burani e José Antonio Domené, ecco una rapida intervista:

Come nasce l’idea di questo disco?
Il repertorio spagnolo affascina da sempre chi suona il nostro strumento, a cominciare dal grandissimo apporto datogli dal più celebre arpista di tutti i tempi: Nicanor Zabaleta (originario di San Sebastian, nei Paesi Baschi), che ha diffuso l’arpa come strumento solista in tutto il mondo. Ci siamo avvicinati alla musica che lo stesso Zabaleta suonava nei suoi recital, cercando le sue trascrizioni per due arpe. Da qui l’idea di costruire un vero progetto musicale, da cui poi è scaturito il nostro disco.

Aires de España abbraccia un repertorio che va dalla metà del Settecento alla metà del Novecento. Con quale criterio interpretativo avete affrontato un periodo musicale di duecento anni?
Abbiamo affrontato il repertorio classico con maggior rigore, cercando di essere il più fedeli possibile al manoscritto, leggendo e interpretando secondo lo stile del tempo gli ornamenti, i fraseggi e le ripetizioni. Avvicinandoci ai tempi più recenti e al Novecento, ci siamo lasciati andare ad un gusto più romantico e più vicino alla nostra sensibilità.

Il repertorio per arpa si può considerare più limitato o più sconosciuto? La trascrizione diventa quindi una via obbligata oppure la strada maestra per far conoscere sempre più questo strumento?
Se parliamo del repertorio per sola arpa, possiamo di sicuro affermare che esiste una gamma vastissima di composizioni. Alcune, ancora sconosciute e manoscritte, giacciono nelle biblioteche dei Conservatori, mentre altre hanno rivisto luce grazie alle ricerche di tantissimi colleghi, che si sono adoperati per farne riscoprire la bellezza e l’originalità. Per il duo di arpe, in questo caso, ci siamo affidati a specifiche trascrizioni per il repertorio che abbiamo scelto.

L’arpa è uno strumento sempre affascinante: ma come si è evoluta l’organologia dello strumento?
Pur essendo uno strumento antichissimo, la sua evoluzione ci consente di suonarlo oggi in forma moderna, grazie all’intuizione di Sebastian Erard, che nel 1811 dotò l’arpa di sette pedali per permetterle di affrontare tutte le tonalità e di quarantasette corde per raggiungere le quasi sette ottave del pianoforte. Tale è lo strumento che ancora oggi utilizziamo e che ci consente, complice la perfezione tecnica raggiunta dalle liuteria di ultima generazione, di suonare agevolmente in tutte le tonalità, compiendo virtuosismi non solo con le mani, ma anche, silenziosamente, coi piedi.

Cosa vuol dire essere arpisti oggi?
Vuol dire avere il coraggio di affrontare, far conoscere, divulgare e studiare l’arpa, il suo repertorio e la sua duttilità, senza mai banalizzarla o ridurla a mero strumento d’accompagnamento orchestrale.

I giovani stanno riscoprendo l’arpa: come insegnanti, cosa cercate di trasmettere, oltre alla tecnica, alle nuove generazioni?
Lo studio dell’arpa, soprattutto per i primi anni, non è semplice. Al di là dell’approccio introduttivo (tutti i ragazzi restano affascinati dall’arpa, soprattutto i più piccoli), è necessario far passare il messaggio che la tecnica di base (che deve essere solida e sicura) si apprende proprio nella fase iniziale dello studio, perché consente al giovane di affrontare agevolmente qualsiasi repertorio, anche il più difficile e arduo.
È quindi necessario non sottovalutare l’aspetto didattico relativo ai primi anni di insegnamento, che deve essere affidato a docenti esperti.

Arpa e voce: uno connubio che parte dal repertorio barocco, ma che guarda anche al periodo classico e romantico. Come si sposano i due mezzi? Si tratta di un rapporto complicato o idilliaco?
Abbiamo entrambi avuto la possibilità e l’onore di accompagnare importanti voci sia all’interno del repertorio operistico (dove l’arpa solista si trova molte volte a sottolineare diversi passaggi vocali), sia nel repertorio cameristico. L’arpa dà sempre alla voce un’aura di regalità e di dolcezza, oltre a creare un’atmosfera infinitamente sognante grazie alla quantità di suoni armonici che le sue corde sprigionano. Il repertorio originale, soprattutto nel Novecento, celebra queste caratteristiche. Alcuni critici parlano di esaltazione delle corde vocali da parte delle corde dell’arpa: siamo d’accordo con tale visione, che abbiamo sperimentato di persona in tutte le nostre esibizioni.

Le vostre prossime avventure in duo?
Dalla fine di novembre saremo protagonisti di tanti e importanti concerti. Il 27 novembre suoneremo presso il Teatro della Fondazione San Carlo di Modena, in occasione del Modena Organ Festival. Il 28 novembre andremo a Cuneo per un concerto presso la Fondazione CRT, organizzato dal Museo dell’Arpa Victor Salvi di Piasco. Il 29 novembre ci sposteremo a Nizza, dove ci esibiremo a Villa Ephrussi de Rothschild a Saint-Jean-Cap-Ferrat. Doppio appuntamento sabato 30 novembre: nel pomeriggio saremo in diretta su Radio Tre nella trasmissione Piazza Verdi (dove presenteremo dal vivo il nostro disco), mentre la sera suoneremo a Vicenza  insieme all’organista Stefano Pellini. Infine il 1° dicembre ci vedrà ospiti nella Sala della Provincia di Massa-Carrara.

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Augurando grande successo ai due artisti, che spero di poter ascoltare dal vivo il prima possibile, invito a godere di questo CD (di cui sottolineo il pregio dell’edizione, anche a livello di grafica) per trascorrere un’ora di pura passione, amore e un pizzico di dramma, che non guasta mai.

Crediti fotografici: fotografie fornite dagli artisti
Nella miniatura in alto: la copertina del CD
Aires de España
Sotto in sequenza: Davide Burani (a sinistra) e José Antonio Domené






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200207_00_OmaggioAMirellaFreni_miniaturaMODENA - La scomparsa del soprano Mirella Freni (pseudonimo di Mirella Fregni), avvenuta il 9 febbraio 2020 all’età di quasi 85 anni (li avrebbe compiuto a breve) dopo una lunga malattia, è stata resa nota con profonda tristezza da Jack Mastroianni, manager di una vita. Una delle grandi artiste della seconda metà del '900, si è spenta nella sua casa
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La bella Bohčme di Monte Carlo
servizio di Simone Tomei FREE

200128_MonteCarlo_00_LaBoheme_IrinaLungu_phAlainHanelMONTE CARLO - Un inizio di anno 2020 sontuoso alla Salle Garniér dell’Opéra di Montecarlo nel solco del grande repertorio pucciniano per il proseguire della stagione monegasca 2019-2020. L’allestimento de La Bohème di Giacomo Puccini porta la firma registica di Jean-Louis Grinda con una produzione che va nella direzione della più marcata tradizione
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Libri in Redazione
Parliamo di Leone, Mirella e Luciano
recensione di Athos Tromboni FREE

200127_Libri_00_LaBambinaSottoIlPianoforte_MicaelaMagieraMicaela Magiera
La bambina sotto il pianoforte
Edizioni Artestampa, Modena, pagg. 230, euro 18
Il sottotitolo di questo libro è indicativo come un sommarietto: «Storie d'amore e di musica nella Modena di Mirella Freni, Leone Magiera e Luciano Pavarotti»; sì perché l'autrice, Micaela Magiera,
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Opera dal Centro-Nord
Risurrezione nel teatro fiorentino
servizio di Simone Tomei FREE

200123_Fi_00_Risurrezione_AnneSophieDuprels_phMicheleMonastaFIRENZE - Qual è la via da percorrere per arrivare all’espiazione di un atto d’amore che la società considera come colpa? Per Katerina Mikalowna (alias Katiuscia) è stata quella di scendere fino agli inferi, toccarne il fondo e da lì risorgere e tornare a rivivere i sentimenti della fanciullezza e quindi risorgere. Risurrezione di Franco Alfano è la storia di questa
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Opera dal Centro-Nord
Turandot, primo e secondo cast
servizio di Simone Tomei FREE

200122_Pr_00_Turandot_GiuseppeFrigeniPARMA - La città di Giuseppe Verdi, eletta Capitale Italiana della Cultura 2020, ha dao il via alla stagione lirica del Teatro Regio con la Turandot di Giacomo Puccini; l'ultimo capolavoro del genio lucchese prende vita con un allestimento nato a Modena nel 2003 e che porta la firma di Giuseppe Frigeni (regia, coreografia, scene e luci), coadiuvato dalla di lui
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Classica
Riccardo Muti e la Cso un trionfo
servizio di Nicola Barsanti FREE

200122_Fi_00_RiccadoMuti-Cso_miniaturaFIRENZE - Grandi ovazioni da parte del pubblico hanno accolto il Maestro Riccardo Muti, tornato sul podio del Maggio Musicale Fiorentino con la sua fidata Chicago Symphony Orchestra, compagine orchestra che  mancava da Firenze dal lontano 20 settembre 1974 (per l’occasione aveva suonato al Teatro Comunale sotto la direzione di Sir Georg Solti).
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Echi dal Territorio
AmaDeus ex Mantova celebra il genio
servizio di Laura Gatti FREE

200121_Mn_00_AmaDeus_MozartATrediciAnniMANTOVA - Dal 10 al 20 gennaio 2020 Mantova ha vissuto un grande momento musicale e culturale con “AmaDeus ex Mantova”, riuscitissima iniziativa di Oficina OCM in collaborazione con l’Accademia Nazionale Virgiliana e con il sostegno dell’Amministrazione Comunale, tendente a restituire ai mantovani (come ha affermato il maestro Carlo
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Opera dal Centro-Nord
Gilda nella gabbia di Rigoletto
servizio di Simone Tomei FREE

200118_Lu_00_Rigoletto_DevidCecconi_phRolandoPaoloGuerzoniLUCCA - Rigoletto di Giuseppe Verdi approda al Teatro del Giglio in una coproduzione realizzata con la Fondazione Teatro Comunale di Modena e con la Fondazione Teatro Comunale di Ferrara. Un allestimento la cui realizzazione sembra andare nell'ottica della sottrazione (nella lettura delle didascalie testuali) depurando scene e costumi per una
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Opera dal Centro-Nord
Serse adatto al pubblico moderno
servizio di Attilia Tartagni FREE

200112_Ra_00_Serse_AriannaVenditelli_phAlfredoAnceschiRAVENNA - La stagione d’opera 2020 del Teatro Alighieri si è aperta il 10 e il 12 gennaio portando per la prima volta a Ravenna il Serse,  una delle tante opere scaturite dal genio prolifico di Georg Friedrich Händel, il cui debutto avvenne al  King’s Theatre di Londra il 15 aprile 1738.
Ottavio Dantone al clavicembalo e alla direzione
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Opera dal Nord-Est
Ottimo Boris Godunov
servizio di Rossana Poletti FREE

200111_Ts_00_BorisGodunov_AnissimovAlexanderTRIESTE - Teatro Verdi. Va in scena a Trieste il Boris Godunov, capolavoro del compositore russo Modest Petrovič Musorgskij, a cura del Dnepropetrovsk Academic Opera Ballet Theater di Dnipro in collaborazione con la Fondazione Lirica di Trieste. Si propone nella versione del 1872, con la revisione originale di Alexander Anissimov, attuale direttore
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Personaggi
Ventre e Simoncini i due Calaf
intervista di Simone Tomei e Angela Bosetto FREE

200110_Pr_00_GiacomoPucciniPARMA - Venerdì 10 gennaio 2020, il Teatro Regio di Parma inaugurerà la Stagione lirica con Turandot, l’ultimo capolavoro di Giacomo Puccini, diretto da Valerio Galli e proposto nell’allestimento del Teatro Comunale di Modena, firmato da Giuseppe Frigeni (regia, coreografia, scene e luci) con  costumi di Amélie Haas. Ne abbiamo approfittato per fare una chiacchierata con i
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Opera dal Centro-Nord
Ritorno di Bohčme, primo e secondo cast
servizio di Simone Tomei FREE

200105_Fi_00_LaBoheme_FrancescoIvanCiampa_phMicheleMonastaFIRENZE - Di questa produzione di Bohème, andata in scena al Teatro del Maggio Fiorentino nello scorso periodo natalizio, già parlai nel settembre del 2017 (qui potete leggere il mio intervento). Sebbene in questa ripresa il posizionamento delle scene sembri essere più funzionale alla drammaturgia, i problemi strutturali del palcoscenico fiorentino
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Vocale
Natale alla Scala con Berlioz
servizio di Francesco Lora FREE

200102_Mi_00_ConcertoBerlioz_HectorBerliozMILANO – «Il coro dei pastori è molto più moderno (dell’ouverture) e bisogna essere ignoranti come una carpa (sic) per credere che un maestro di cappella del Settecento abbia mai immaginato la modulazione che si trova nel mezzo di questo coro»: così Hector Berlioz scriveva a Théophile Gautier, intorno al Natale 1853, a proposito della sua
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Echi dal Territorio
La Delfrate e i giovani talenti
servizio di Laura Gatti FREE

200102_Mn_00_ConcertoDiCapodanno_CarlaDelfrateMANTOVA - A pochi giorni dal successo, in un Duomo gremitissimo, del Concerto di Natale diretto autorevolmente dal M° Luca Bertazzi, titolare della cattedra di Musica d’insieme, l’Orchestra Sinfonica del Conservatorio “L. Campiani” si è presentata al Teatro Sociale mercoledì 1° gennaio 2020 per il tradizionale “Concerto di Capodanno”.
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Opera dal Nord-Ovest
Ottima la Bohčme tutta colorata
servizio di Simone Tomei FREE

191231_Ge_00_LeonardoSiniGENOVA - Lo stupore, la magnificenza, il brio, l’elettricità che si sprigiona nell’aria non possono lasciare indifferente (se non addirittura a bocca aperta) lo spettatore che entra nella grande sala del Teatro Carlo Felice di Genova per assistere a La bohème di Giacomo Puccini: il pannello che sostituisce il sipario ci offre una già un’anticipazione di quello che sarà la visione dei 
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