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L'atteso concerto della Chicago Symphony Orchestra ha infiammato il Teatro dell'Opera di Firenze

Riccardo Muti e la Cso un trionfo

servizio di Nicola Barsanti

Pubblicato il 22 Gennaio 2020

200122_Fi_00_RiccadoMuti-Cso_miniaturaFIRENZE - Grandi ovazioni da parte del pubblico hanno accolto il Maestro Riccardo Muti, tornato sul podio del Maggio Musicale Fiorentino con la sua fidata Chicago Symphony Orchestra, compagine orchestra che  mancava da Firenze dal lontano 20 settembre 1974 (per l’occasione aveva suonato al Teatro Comunale sotto la direzione di Sir Georg Solti).
Come lo stesso maestro Muti ricorda in un breve discorso al termine del concerto: «Ogni volta che torno a Firenze devo esprimere un senso di gratitudine perché in questa città, non solo sono nati i miei figli, ma grazie a questo teatro ho iniziato la mia carriera e le mie battaglie per la cultura. È dunque motivo di grande orgoglio tornare non più ventisettenne com’ero un tempo, ma fiero di avere questa grande orchestra che negli ultimi dieci anni mi ha dato gioia e felicità.»
Un’allusione anche al suo debutto, avvenuto proprio nella buca del Maggio nel 1968, un anno dopo la vincita del prestigioso concorso “Cantelli” di Milano.
Il concerto sinfonico ha inizio sulle note dell’Ouverture dell’opera di Richard Wagner Der fliegende Holländer, per poi proseguire con la Sinfonia Mathis der Maler di Paul Hindemith e giungere al termine con la Sinfonia n. 3 in Do minore Op.44 di Sergej Prokof’ev.

200122_Fi_01_RiccadoMuti-Cso_phToddRosenberg

A distanza di un anno dalla prima stagionale del 2019, l’avvincente musica di Wagner torna protagonista al Maggio e già dall’Ouverture si coglie un Wagner che inizia gradualmente a mettere a fuoco la propria poetica, anticipando, talvolta, motivi e soluzioni riconoscibili nei drammi successivi (ad esempio in Tristan und Isolde) sia per il ricorso a un ricco corredo di Leitmotiv, sia per la decisa svolta nella direzione del mito.
Tutti gli elementi caratterizzanti la specificità wagneriana emergono infatti nell’affresco sonoro del mare in tempesta, in cui si susseguono i temi della redenzione (melodia associata a Senta, la donna che, sacrificandosi per amore, libererà l’Olandese dalla sua maledizioni) e del coro dei marinai. Diviene dunque evidente che il mezzo massimo di cui Wagner si avvale per attuare il suo mondo sinfonico è quello della “variazione”, non tanto fondata sullo sviluppo dei frammenti, quanto su trasposizioni tematiche in atmosfere armoniche, ritmiche e timbriche sempre diverse. L’abbandono improvviso di un’idea per farne intervenire un’altra, anche sporadicamente, è anche conseguenza di un modo di comporre del tutto personale, per cui il ricorso all’uso dei Leitmotiv sta in rapporto di reciprocità con il dramma e si basa su complessi collegamenti psicologici che dobbiamo senza dubbio definire freudiani.
Terminato il primo brano in programma, la Chicago Symphony Orchestra, forte di una ammirevole sonorità, soprattutto per quanto riguarda gli ottoni (rivelatisi chiari e precisi e per questo acclamati dal pubblico), continua sulle note di Paul Hindemith. Il compositore aveva concepito Mathis der Maler come opera in sette quadri nel 1931 e l’aveva portata a termine nel 1935, ma era riuscito a farla eseguire solo nel 1938 a Zurigo, in quanto, in Germania, il suo nome era finito nella lista nera dei nazisti (accusato da Goebbels di “Bolscevismo culturale” e di “Spirito non Ariano” ). Contemporaneamente, Hindemith ne aveva fatto una Sinfonia, i cui tre movimenti rimandano al polittico realizzato da Matthias Grünewald per l’altare della chiesa di Issenheim.
Il compositore evoca così le atmosfere religiose del dipinto, legate al periodo storico della riforma Luterana e delle guerre di religione, aggiungendo, talvolta, citazioni di melodie Gregoriane e di canti tedeschi sacri e profani.
Conclusa la seconda composizione, il Maestro Muti si appresta a dirigere l’ultima Sinfonia in programma, che peraltro già incise nel gennaio 1993 con la Philadelphia Orchestra per Philips/Polygram.
Sintesi strumentale dell’Angelo di fuoco, tale sinfonia si articola con uno stile estremamente ritmico e coloristico, accrescendo così il valore musicale, che viene ulteriormente arricchito attingendo a tutte le più raffinate sfumature sonore che la tavolozza strumentale possa offrire. Ed è qui che la maestria e la mano di Muti donano a chi ascolta un’esperienza musicale di straordinaria efficacia, un’estasi contemplativa di puro stupore e meraviglia.

200122_Fi_02_RiccadoMuti-Cso_facebook

Dopo le ovazioni del pubblico fiorentino, il Maestro si rivolge scherzosamente ai bambini delle prime file (coinvolti grazie al progetto "La Scala fa Scuola. Un Coro in Città"), affermando che dopo una Sinfonia terrificante come quella appena conclusasi è necessario ristabilire la quiete regalando agli spettatori qualcosa di dolcissimo.
Ed è così, che per concludere, offre al suo pubblico l’Intermezzo della Fedora di Umberto Giordano.
(Il servizio si riferisce alla serata del 20 gennaio 2020 )

Crediti fotografici: Todd Rosenberg per la Chicago Symphony Orchestra al Maggio Musicale Fiorentino
Nella miniatura in alto: e sotto: il Maestro Riccardo Muti sil podio della Cso






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