Pubblicato il 10 Gennaio 2023
Il Teatro Regio di Torino ha onorato al meglio la composizione sacra del Cigno di Busseto
Ottimo il Requiem verdiano servizio di Nicola Barsanti

20230110_To_00_VerdiRequiem_AndreaBattistoniTORINO - Il più sublime degli elogi funebri dedicati ad Alessandro Manzoni si compie nella Messa da Requiem di Giuseppe Verdi, capolavoro sinfonico  corale designato dal nuovo sovrintendente Mathieu Jouvin per l’inaugurazione della stagione concertistica 2023 del Teatro Regio di Torino.  Volendo brevemente contestualizzare quello che (nel 1874) sarebbe dovuto essere il traguardo della carriera compositiva del maestro di Busseto, segnò, invece, un punto di ripartenza grazie al quale, dopo quindici anni, sarebbero giunti Otello e Falstaff.
Con il Requiem i grandi temi affrontati da Verdi sono quelli della spiritualità, della ricerca della fede, della paura della morte (o meglio, di cosa ci aspetta dopo la vita) e soprattutto del terrore che in questo “dopo” non ci sia altro che il nulla. In questa composizione l’uomo risulta abbandonato a se stesso nel confronto con una dimensione ultraterrena, motivo per cui poteremmo identificare nel dubbio e nel terrore i caratteri più salienti del RequieIm.
Venendo al cast, la vocalità verdiana del soprano Angela Meade si fa sentire in tutto il suo vigore sin dalle prime note del Kyrie, fino a raggiungere massima intensità nel Libera me conclusivo, nel quale dona alla linea del canto precisone e accuratezza sia negli acuti che nei pianissimi, quasi sussurrati. Efficace espediente a rendere l’immagine della paura di incontrare la morte.
Altrettanto eccellente la prestazione del mezzosoprano Silvia Beltrami, la quale delizia il pubblico con un validissimo Liber scriptus, contribuendo con la sua calda vocalità all’encomiabile resa di un Lacrymosa da manuale.
Il tenore Enea Scala possiede uno strumento elegante e sfoggia un bellissimo fraseggio, ma l’eccessiva aderenza alla tecnica talvolta gli impedisce di ammorbidire il canto laddove L’ingemisco e L’hostias richiederebbero maggior carica drammatica e senso mistico.

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Bene anche per il basso Gianluca Buratto che forte di una profonda vocalità rende al meglio il difficile Confutatis.
Infine, giungendo all’aspetto intimamente musicale possiamo affermare che l’impetuosità e la potenza di queste straordinarie pagine verdiane emergono ampiamente grazie al  M° Andrea Battistoni, la cui puntuale direzione evidenzia anche l’ottimo stato di un’orchestra notevole come quella del Teatro Regio di Torino.
Particolarmente emozionante nel Dies irae il Coro (istruito dal Andrea Secchi), ma leggermente più debole su pianissimi e sussurrati.
Al termine della rappresentazione il religioso silenzio si scioglie in un’ovazione per tutti gli artisti, che hanno saputo emozionare e commuovere il pubblico.
(La recensione si riferisce alla recita del 9 gennaio 2023)

Crediti fotografici: Fototeca gli Amici della Musica Uncalm
Nella miniatura in alto: il direttore Andrea Battistoni
Sotto: i ringraziamenti di coro, orchestra e cast al termine del Requiem di Verdi





Pubblicato il 24 Aprile 2022
L'idea di Marcello Corvino ha originato una rappresentazione veramente suggestiva e di alto profilo
Il Prete Rosso č tornato a Ferrara consacrato servizio di Athos Tromboni

20220424_Fe_00_SacroVivaldi_FrancescoPinamontiFERRARA - Sacro Vivaldi. Antonio Vivaldi bandito da Ferrara ai suoi tempi (gli fu impedito di mettere in scena la sua opera, Il Farnace, nel 1739 per la censura del Cardinale Ruffo, legato pontificio nella città estense, che ne vietò la rappresentazione a causa del presunto legame illecito tra il Prete Rosso e la sua cantante prediletta, Anna Girò. La messa in scena saltò e il compositore morì pochi anni dopo, nel 1741, indebitato, senza vedere rappresentata questa sua sofferta versione ferrarese) è ritornato protagonista (e laicamente consacrato) proprio a Ferrara per la seconda volta dopo pochi mesi, sulle tavole del Teatro Comunale "Claudio Abbado" grazie a un'idea del direttore artistico Marcello Corvino: Sacro Vivaldi una rappresentazione (come chiamarla? Concerto? No. Recita? No. Conferenza? No...), sì una rappresentazione che ha unificato concerto, recita e conferenza.
Protagonisti Federico Maria Sardelli sul podio dell'Orchestra e del Coro dell'Accademia dello Spirito Santo (direttore del coro Francesco Pinamonti) i cantanti Silvia Frigato (soprano), Aurora Faggioli (contralto), Alessio Tosi (tenore) e Mauro Borgioni (basso) e la partecipazione di Vittorio Sgarbi nel ruolo di voce narrante per illustrare i capolavori della pittura quattro-cinquecentesca che lo scenografo Lorenzo Cutùli proiettava dentro un grande quadro sul fondale, mano a mano che Sgarbi narrava i significati delle immagini sacre e durante l'esecuzione delle musiche sotto la bacchetta di Sardelli.
Sacro Vivaldi. Un successo di pubblico che ha gremito il teatro in ogni ordine di posti. Un trionfo di pubblico che ha lungamente applaudito e acclamato tutti i protagonisti al termine della rappresentazione.
L'impaginato era, del resto, allettante: due brani strumentali (Concerto per archi in Sol minore Rv 157 e Sinfonia per archi in Si minore Rv 168) intervallati da due composizioni sacre di grande popolarità, fra i barocchisti, come lo Stabat Mater Rv 621 (per la voce di Aurora Faggioli) e il monumentale Dixit Dominus Rv 594 per soprano, contralto, tenore e basso, doppio coro e doppia orchestra (per le voci soliste della Frigato, della Faggioli, di Tosi e di Borgioni).

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La parte musicale è stata superba: Sardelli sa respirare il barocco (e, nella fattispecie, la musica di Vivaldi) come pochi altri in Italia e nel mondo; e riesce a infondere alle masse che dirige (orchestra e coro) quella sicurezza che esalta una sorta di perfezione dal punto di vista stilistico e una sorta di appagamento (per i pubblico e per gli esecutori) dal punto di vista emozionale.
L'orchestra palpita, i fortissimi non sono mai fortissimi nel senso stretto del termine, ma si ammantano di un tessuto dinamico che li fa sembrare comunque monumentali; i pianissimi sono introdotti come parentesi riflessive e intime, così, quando te li aspetti e li desideri, puoi notare che la piega delle note ripiega su un lamento sussurrato o un canto soave, per poi decollare verso il mezzoforte o il forte, quindi rideclinare al sussurro o quasi, lasciandoti lì nello stupore con la consapevolezza che il bello, per Dio!, esiste davvero...
In sintonia con orchestra e coro, i cantanti solisti hanno brillato, ciascuno per la propria parte. Bravi, bravi, bravi.
In platea, nei palchi, volano via i minuti, passano rapidamente anche le mezze ore, perché si è accompagnati dalla musica strumentale, ma anche dal canto morbido e ottimamente fraseggiato di Aurora Faggioli nello Stabat Mater e di tutti e quattro i solisti nel Dixit Dominus. Poi il coro, preparato a puntino, che sa di dover essere maestoso quando necessario, eroico quando necessario, orante quando necessario e impietosito quando necessario.
Dixit Dominus Domino meo: sede a dextris meis, donec ponam inimicos tuos scabellum pedum tuorum colpisce con la sua carica di significato potentemente sacro ma anche di mistero ancora indecifrato nelle esegesi sia ebraiche che cristiane (Disse il  Signore al mio Signore: "Siedi alla mia destra, finché io ponga i tuoi nemici a sgabello dei tuoi piedi"): è un versetto del Salmo 109 comune alle due grandi religioni monoteiste, ma ispiratore di interpretazioni dottrinali diverse; e in ogni caso, sul pentagramma, ha originato non ambiguità o contrapposizioni, ma capolavori di letteratura musicale a partire dal fiammingo Adrian Willaert e attraverso Monteverdi, Vivaldi, Scarlatti, Pergolesi, Händel, Mozart e tanti altri è giunto fino a Donizetti.
E non c'è dubbio che il Dixit Dominus sia stato il momento forte della serata musicale, anche per il "raddoppio" dell'orchestra d'archi con l'ingresso dei fiati barocchi, trombe squillanti in testa, per un lussureggiare del suono che ha esaltato l'emozione ben oltre la commozione religiosa.

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In questa cornice, Vittorio Sgarbi ha fatto della sua voce narrante il medium d'una personale interpretazione dei sentimenti dipinti nei quadri di Mantegna, (il Cristo morto paragonato all'immagine del "Che" Guevara morto), Bellini, Cosmé Tura e del Compianto di Mazzoni (ora in prestito per una mostra a Forlì, ma stabilmente conservato nella chiesa del Gesù di via Borgo dei Leoni a Ferrara) per illustrare il dolore della madre di Cristo. Poi a introduzione del Dixit Dominus la voce narrante di Sgarbi ha offerto interpretazioni di altre opere della storia dell’arte - da Cavallini a Bramante e Bramantino - per rendere tattile e visivo quel versetto del Salmo 109 che la musica di Vivaldi ha così ben rappresentato e che Sardelli ha tradotto in concetto con queste parole: «Il Dixit è salmo guerriero e luminosissimo in doppio coro, doppia orchestra e solisti; una delle pagine più complesse e più ricche della grande dimensione policorale veneziana.»

Crediti fotografici: Michele Monasta e Marco Caselli Nirmal per il Teatro Comunale "Claudio Abbado" di Ferrara
Nella miniatura in alto: Francesco Pinamonti, direttore del Coro dell'Accademia dello Spirito Santo
Sotto, in sequenza: primi piani per Vittorio Sgarbi e Federico Maria Sardelli
Al centro: panoramica di Marco Caselli Nirmal sul Dixit Dominus Rv 594
In fondo: panoramica sul doppio coro dell'Accademia dello Spirito Santo





Pubblicato il 10 Aprile 2022
Musica per archi e per coro e orchestra con il ritorno del maestro Matteo Beltrami al Filarmonico
Requiem bello da svenire servizio di Athos Tromboni

20220410_Vr_00_RequiemCherubini_MatteoBeltrami_phMarioFinottiVERONA - Do minore. La solennità mischiata al dolore, o almeno questa è l'impressione che domina la musica scritta in quella tonalità. E non è un caso se la nostra tradizione culturale, nella settimana santa che precede la Pasqua di resurrezione, riesce a percepire la solennità mischiata al dolore come espressione del tragico percorso della passione di Cristo.
Così venerdì 8 e sabato 9 aprile 2022, la Fondazione Arena ha affidato i propri complessi artistici (orchestra e coro) al direttore Matteo Beltrami tornato dopo dodici anni a dirigere a Verona, chiedendogli un programma drammatico e sacro in Do minore per il tempo di Pasqua: il celebre Adagio e fuga K546 di Wolfgang Amadeus Mozart e il grande Requiem per coro e orchestra di Luigi Cherubini.
Beltrami ha maturato in questi ultimi 12 anni che lo separano dalla sua apparizione al Teatro Filarmonico del 2010 (fu un concerto sinfonico comprendente anche la raffinata Voix humaine di Poulenc in forma semiscenica) avendo pecorso una carriera invidiabile, in buona parte incentrata sul repertorio peristico, e soprattutto nel Requiem cherubiniano ha mostrato la solidità della sua formazione musicale e interpretativa.
Questo lavoro di Cherubini ha visto anche l'impegno dal nuovo maestro del coro areniano, Ulisse Trabacchin, proprio in una musica che per furore drammatico e richiami alla maniera neoclassica è un vero e proprio percorso fra i più impegnativi di tutto il repertorio sacro, ben oltre per esempio l'impegno e le difficoltà proprie dei cori operistici. Comunque la prova del Coro, che ha cantato "oppresso" dalla mascherina anticovid, è stata apprezzabile e non criticabile, visto il suono ovattato e avaro di armonici (soprattutto nei piani e pianissimi smorzando) dovuti al filtro della mascherina, appunto.
La serata era particolarmente afosa, anche dentro il teatro, anche sul palcoscenico, tanto che nell'ultima parte del Requiem, il monumentale Agnus Dei, una delle coriste è stramazzata al suolo in preda allo svenimento: il maestro Beltrami ha prontamente fermato l'orchestra, le coriste vicino alla svenuta le hanno tolto la mascherina, l'hanno sollevata e fatta sedere sulla sedia e lei si è riavuta. Intanto un medico o comunque un operatore sanitario che era in platea è corso velocemente dietro le quinte, dove la corista che si era riavuta, era nel frattempo stata accompagnata. E il concerto è ripreso con l'Agnus Dei integrale. Per fortuna della corista, si è trattato di svenimento senza conseguenze, come ci hanno confermato nella telefonata da noi fatta per dare completezza a questo fatto di cronaca.
Bella, molto bella anche l'esecuzione dell'Adagio e fuga di Mozart, che ha preceduto il Requiem; si tratta di un brano trascritto per archi tratto dall'omonimo quartetto, forse la più bella (sicuramente la più compiuta) fuga scritta dal compositore saliburghese. Anche in questo caso i musicisti hanno suonato tutti indossando la mascherina anticovid.

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Assai calorosi gli applausi finali a Beltrami, a Trabacchin, al Coro e all' Orchestra da parte di un pubblico non numeroso ma pienamente partecipe.
(La recensione si riferisce al concerto di venerdì 8 aprile 2022)

Crediti fotografici: Foto Ennevi per la Fondazione Arena di Verona, Teatro Filarmonico
Nella miniatura in alto: il direttore Matteo Beltrami
Sotto: Coro e orchestra durante il Requiem in Do minore di Cherubini






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Parliamone
Tedesco-Cardelli-Cardelli e il Secolo Breve
intervento di Athos Tromboni FREE

20220910_Fe_00_TrioCardelli_FabiolaTedescoFERRARA - Un programma di sala intelligente. E soprattutto stimolante. Ci riferiamo al concerto finale dell’Ensemble Musik Festival organizzato nello splendido Ridotto del Teatro Comunale “Claudio Abbado” dall’Associazione Ensemble. Il trio formato dalla violinista Fabiola Tedesco e dai fratelli Giacomo (violoncello) e Matteo Cardelli (pianoforte) ha proposto musiche di Luciano Berio (Sequenza VIII per violino solo), Salvatore Sciarrino (Notturno n.3 per pianoforte), Fabio Vacchi (Sonatina III per violoncello solo), Händel/Halvorsen  (Passacaglia in Sol minore per violino e violoncello) e Robert Schumann (Trio n.1 in Re minore op.63): come si vede, è un impaginato che affronta il misconosciuto repertorio del Novecento e il ben più frequentato repertorio romantico.
La scelta di quel programma è stata spiegata da Giacomo Cardelli al pubblico prima dell’inizio del concerto, con un breve discorso che ha testimoniato la predisposizione
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VideoCopertina
La Euyo prende residenza a Ferrara e Roma

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Macbeth un gemito funesto
servizio di Rossana Poletti FREE

20230129_Ts_00_Macbeth_GiovanniMeoni_phFabioParenzan_TRIESTE - Teatro Lirico “Giuseppe Verdi”.  L’ouverture dell’opera Macbeth, che il regista Henning Brockhaus e lo scenografo Josef Svoboda propongono in un mondo grigio, una petraia o qualcosa di simile, su cui a tratti compaiono tanti teschi ammassati uno sull’altro e fiumi di sangue vi scorrono sopra, mostra subito il tratto del lavoro
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Opera dal Centro-Nord
Manon Lescaut cresciuta nel tempo
servizio di Athos Tromboni FREE

20230121_Fe_00_ManonLescaut_MarcoGuidarini_phFilippoBrancoliPanteraFERRARA - L'opera Manon Lescaut di Giacomo Puccini ha di fatto inaugurato la stagione lirica 2023 del Teatro Comunale "Claudio Abbado". Le attese non sono andate deluse per quanto riguarda lo spettacolo in sé, ma sono andate deluse invece per quanto riguarda la partecipazione del pubblico: la sera di venerdì 20 gennaio il teatro era
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Vocale
Ottimo il Requiem verdiano
servizio di Nicola Barsanti FREE

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Ballo and Bello
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servizio di Athos Tromboni FREE

20230108_Fe_00_IlLagoDeiCigniFERRARA - Anche quest'anno, come fu per l'8 gennaio 2022, il Russian Classical Ballet ha fatto riempire il Teatro Comunale "Claudio Abbado" di spettatori, intere famiglie con figlioletti al seguito per il più classico dei balletti, quel Lago dei cigni che l'autore delle musiche, Piotr Ilic Chajkovskij, non ebbe il privilegio di veder trionfare sulle scene, egli
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Opera dal Nord-Est
Bohčmiens ai tempi della rivoluzione
servizio di Valentina Anzani FREE

20230104_Vr_00_LaBoheme_JonathanTetelman _EnneviFotoVERONA, 31 dicembre 2022 – La Bohème di Giacomo Puccini, messa in scena dalla Fondazione Arena di Verona al Teatro Filarmonico, ha visto sul palcoscenico un nuovo allestimento di Stefano Trespidi, rappresentato per le prime quattro repliche di inizio dicembre con cast diverso da quello della recita di Gala straordinaria del 31 dicembre
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20221231_Fe_00_IlPipistrelloFERRARA - Nella presentazione di Il Pipistrello, operetta di Johann Strauss figlio su libretto di Carl Haffner e Richard Genée (tratta da “Le Réveillon” di Henri Meilhac e Ludovic Halévy) rappresentata per la prima volta a Vienna nel 1874, il regista e cantante Corrado Abbati, animatore della compagnia che porta da sempre il suo nome, adopera
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20221229_Mn_00_EleonoraBurattoMANTOVA - Grande ritorno dei melomani la sera del 26 dicembre 2022 al Teatro Sociale per i festeggiamenti del 200° anniversario della fondazione del teatro cittadino, inaugurato il 26 dicembre 1822. Ospite d’eccezione il soprano di Sustinente, Eleonora Buratto, cantante affermata in tutto il mondo
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20221202_Fe_00_JazzClub_TravagliEleonoraSoleFERRARA - Presentato alla stampa un nuovo progetto culturale del Jazz Club Ferrara: si tratta della visita guidata allo storico Torrione San Giovanni di via Rampari di Belfiore, sede del sodalizio ferrarese e monumento di importanza storica quale presidio di guardia e sede della dogana ferrarese ai tempi del Ducato Estense. Alla
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20221202_Fe_00_MarcoCaselliNirmalFERRARA - Apre domani, sabato 3 dicembre 2022 alle ore 17,30, la mostra personale del fotografo Marco Caselli Nirmal allo Human Alien Studio di via Calcagnini 8 Ferrara.  La mostra di Caselli Nirmal intitolata «1977 - Improvvisazioni Fotografiche» (che sarà in parete fino al 9 dicembre) è un flusso di coscienza, una lunga serie di immagini
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20221129_Lu_00_DonGiovanni_DanieleAntonangeli_FotoAlcideLucca_9LUCCA - Scrivo con notevole ed imperdonabile ritardo del Don Giovanni di Wolfgang Amadeus Mozart che è andato in scena al Teatro del Giglio di Lucca lo scorso mese di ottobre e me ne scuso con i lettori, con il Teatro e con gli artisti. La prima domanda che sorge spontanea è: perché? La scomparsa regista Cristina Pezzoli, ideò questa messiscena
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20221127_Fe_00_TonoloPietroFERRARA - È in pieno svolgimento il cartellone d'eccellenza del Jazz Club Ferrara nello storico Torrione di via Rampari di Belfiore: ieri sera, 26 novembre 2022, il sodalizio ferrarese ha salutato l’edizione 2022 del "Passpartout", una collaborazione con il Bologna Jazz Festival costruita nel segno di un incrocio di amicizie artistiche cementate da
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Oylem Goylem dove il mondo č scemo
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20221126_Fe_00_OylemGoylem_MoniOvadiaFERRARA – «Dico un sacco di fregnacce sugli ebrei e sull’ebraismo. Non sono né un maestro, né un dotto, anche se qualcuno tenta di farmici passare… io sono solo un saltimbanco, e tale voglio restare.»
La frase si trova nel capitolo introduttivo del primo libro stampato (o forse il secondo libro)
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20221114_Fi_00_Ernani_JamesConlonFIRENZE - L’Ernani di Giuseppe Verdi latitava al Teatro del Maggio sin dal 1965.  L’allestimento di Leo Muscato è risultato una garanzia per il successo dell’opera; lineare, compatto, elegante come è nel suo stile con una trasposizione ai primi dell’Ottocento, ha reso la visione piacevole, serena e soprattutto armonica sia nei colori che
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Opera dal Nord-Est
Otello nel blu di Ciabatti
servizio di Rossana Poletti FREE

20221106_Ts_00_Otello_GiulioCiabatti_phFabioParenzanTRIESTE - Teatro Lirico “Giuseppe Verdi”. «Non è un dramma della gelosia...» aveva affermato il regista Giulio Ciabatti alla conferenza di presentazione dell’Otello, andato in scena al Teatro Verdi di Trieste: «... la gelosia è solo l’apparenza, ma la scrittura musicale ci porta lontano, in un luogo in cui non c’è giustizia sociale e neanche
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Opera dal Nord-Ovest
Béatrice e Bénédict in paradiso e in terra
servizio di Simone Tomei FREE

20221031_Ge_00_BeatriceEtBenedict_CeciliaMolinariGENOVA - La stagione operistica del Teatro Carlo Felice anche quest’anno apre con un titolo “atipico”, ma di sicuri impatto e risonanza: Béatrice et Bénédict di Hector Berlioz. È la prima partitura d’opera di questo musicista francese e rappresenta quasi la critica di un compositore inattuale che non vuol cedere a nessun potere esterno, alle
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Dischi in Redazione
Alfredo d'Ambrosio revival tra Italia a Francia
FREE

20221031_Dischi_00_OperaOmniaDiAlfredoDAmbrosio_Copertina.JPGÈ uscito per Brilliant Classics (ed era stato interamente anticipato su YouTube), il cofanetto di 3 compact-disc che il Gran Duo Italiano composto da Mauro Tortorelli al violino e Angela Meluso al pianoforte hanno inciso tra il 2021 e il 2022. L'incisione discografica si avvale delle pagine riscoperte e rivitalizzate grazie all’opera di raccolta e
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