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Il Gruppo Mandolinistico Codigorese ha inaugurato la 54.ma edizione di Musica Pomposa

Suoni dall'Abbazia

servizio di Edoardo Farina

Pubblicato il 01 Luglio 2019

190701_MusicaPomposa_00_RenatoVanziniPOMPOSA (FE) - Apertura della 54° edizione di Musica Pomposa 2019 con il Gruppo Mandolinistico Codigorese  presente sul prestigioso palco della Sala delle Stilate per il secondo anno consecutivo, dove sotto la direzione del M° Renato Vanzini il 26 giugno ha eseguito Suoni dall’Abbazia il primo di una serie di sei appuntamenti cameristici che avranno termine il 19 agosto 2019 con un programma di intrattenimento all’insegna della musica sia classica che moderna d’autore, nell’ambito di una della stagioni concertistiche più importanti della Regione Emilia Romagna.  
La formazione Codigorese nasce nel 1973 per volontà del mandolinista Gino Mucchi e del M° Dario Avanzi che la fondò supportandola per molti anni divulgando nelle scuole la passione e lo studio degli strumenti a plettro.  Ha intrapreso a suo tempo diverse tournée in Francia, Germania, Romania, riscuotendo ovunque consensi di pubblico e di critica, dal 1991 al 2016 è stata diretta dal M° Pierangelo Boccaccini continuando a partecipare a numerosi concerti e festival in Spagna, Croazia e varie città italiane, per cedere in seguito il sodalizio alla pianista Franca Giannella. Costituita da circa venti strumentisti, tra cui molti giovanissimi suddivisi nelle sezioni di mandolini, mandole, mandoloncelli, chitarre e contrabbasso ad arco, offre un repertorio vasto e articolato muovendosi dal classico – operistico sino a giungere al più folkloristico campano originale per mandolino non tralasciando il genere contemporaneo, cinematografico e autori dell’800 nella loro forma tradizionale grazie anche all’abilità di revisione ed edizione critica delle partiture a cura di alcuni componenti della stessa. Numerose le collaborazioni nel corso degli ultimi anni con diversi cantanti lirici, tra i quali Carla Cenacchi, Rita Pedretti, Silvia Marcolongo, Riccardo Zanellato, eccetera, grazie ai quali è stato possibile sperimentare l’accompagnamento all’opera utilizzando gli strumenti a plettro, contribuendo in modo considerevole alla crescita artistica così come l’ampliamento dell’ordinamento strutturale delle partiture per quanto concerne la sezione dei “mandolini secondi” non più preposti al solo supporto di sostegno ai solisti ma evidenziando anche le parti tematiche.
La bacchetta di Vanzini non ha certamente disatteso le aspettative in qualità di direttore d’orchestra dopo una lungimirante attività di contrabbassista, trovando sicurezza e precisione servendosi di una dinamica sonora non semplice da sostenere per via dell’esecuzione disturbata dal caldo torrido dell’ambiente chiuso e fortemente illuminato da fari alogeni, riuscendo però a curare con estrema attenzione ogni sfumatura: il difficile fraseggio dei plettri, morbido e vellutato, i pianissimi appena udibili, per un recital composto da musiche rinomate oramai a noi tutti. Il titolo quasi fiabesco richiama una collaudata esperienza per l’ensemble locale che tingendosi di nuove sonorità ha riveduto pagine tratte da opere celebri quali l’Habanera da la Carmen di Bizet, Addio del Passato da la Traviata di Verdi, l‘Intermezzo Sinfonico de la Cavalleria Rusticana di Mascagni, per proseguire con l’Ave Maria di Vladimir Vavilov pubblicata nel 1972 per l'etichetta discografica russa Melodiya ascrivendone la provenienza dapprima a un autore anonimo e successivamente all’arpista e cantore barocco Giulio Caccini per iniziativa dell'organista Mark Shakhin ma in modo del tutto equivoco: infatti da un attento ascolto si avverte una tipologia di scrittura e passaggi armonici impossibili per l’epoca, ciò nonostante il compositore Oleg Grigor'evič Jančenko l’arrangiò per il contralto Irina Arkhipova registrandola nel 1987 dando all’aria diffusione mondiale lasciandone invariata ormai l’attribuzione di falso storico. 
Chiusura del melodramma con la Barcarola di Offenbach, il tutto supportato sinora dai soprani Letizia Verri e Monica Ricci alternandosi in qualità sia di soliste che in duo, conferendo con le loro splendide voci e bella presenza scenica  un tocco di magia alle note notturne della serata estiva. Le moderne sonorità popolari e colte dell’America Latina e le colonne sonore tratte da grandi opere cinematografiche ci hanno accompagnato  nella continuazione divertendo molto con Dieter Kreidler, autore tedesco amante dei ritmi carioca dal melodioso Latin groove ma soprattutto con  il pirotecnico Tico Tico no fuba scritto da Zequina de Arbreu, quindi Por una Cabeza di Carlos Gardel, il più importante cantante argentino e ovviamente di tango (ballo passionale di coppia sviluppatosi  solo a Buenos Aires all’inizio del ‘900) che pur non potendosi definire sorprendente nelle note con altrettanta maestria come il vero esponente per antonomasia suo conterraneo Astor Piazzolla, è comunque ricco di suggestioni e colori riportandoci nella misteriosa atmosfera delle milonghe degli anni ’30 dall’ambiente buio e addensato dal fumo ma dal fascino intramontabile.

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L’ultima parte è stata affidata alle musiche da film con il grande maestro del genere, Ennio Morricone in C’era una volta il west, poi con il classico americano Moon River per mano di Johnny Mercer e Henry Mancini adattato a suo tempo appositamente al timbro di voce della cantante e attrice Audrey Hepburn vincendone l'Oscar come migliore canzone nel 1962, tratta dal celebre lungometraggio Breakfast at Tiffany's (Colazione da Tiffany). A seguire un altro capolavoro proveniente dalle note blues, Summertime tratta dall’Opera Porgy and Bess di George Gershwin datata 1935, che nei suoi soli 39 anni di vita ha lasciato pagine immortali rivoluzionando la musica americana di allora. Non potevano mancare i fantastici anni ‘60 con il complesso pop inglese più straordinario che sia mai esistito, i Beatles, ovvero John Lennon, Paul McCartney, George Harrison e Ringo Starr, formatosi a Liverpool e attivo fino al 1970 rendendosi immortale anche se scioltosi prematuramente pare a causa delle vicissitudini legate al rapporto sentimentale e gli attriti tra Lennon e l’artista giapponese Yoko Ono. Eleanor Rigby qui proposta è tratta dal film su genere fantastico del 1968 Yellow submarine avente come protagonista in scena lo stesso quartetto in forma di animazione.

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Conclusione della performance, lasciando grande soddisfazione tra il pubblico come sempre accorso numeroso, con un capolavoro della musica sovietica, il Waltz lirico tratto dalla Suite per orchestra Jazz n. 2 scritto da Dmitrij Sostakovic nella Leningrado del 1938 in un momento storico ove la tonalità sembrava essere tramontata dimostrando invece, insieme ad altre composizioni, la sua attenzione ai nuovi stilemi provenienti da oltre oceano, non di rado sovrapponendoli a uno schema tipicamente europeo-viennese proprio come avviene espressamente nella suddivisione ritmica di 3/8; dalla struttura armonica semplicissima, si alterna dalla tonalità minore alla relativa maggiore, per chiudersi in quella iniziale in modo assolutamente geniale e assai efficace.

Crediti fotografici:  Renzo Fabbri per Musica Pomposa
Nella miniatura in alto: il maestro Renato Vanzini
Sotto: Letizia Verri, Monica ricci e (di spalle) il maestro Vanzini
Al centro: una foto del Gruppo Mandolinistico Codigorese davanti all’Abbazia di Pomposa
In fondo: il Gruppo Mandolinistico Codigorese in azione






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