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Successo per il concerto inaugurale del Festival d'estate 2020 a Verona

La poesia dell'Arena

servizio di Athos Tromboni

Pubblicato il 26 Luglio 2020

200726_Vr_00_CuoreItalianoDellaMusica_Lucas_EnneviFotoVERONA - Alla presenza di circa tremila spettatori distanziati due metri l'uno dall'altro, è partito «Il cuore italiano della musica» sabato 25 luglio 2020 dentro l'Arena di Verona, primo appuntamento di una serie di concerti che in tempi di pandemia da Coronavirus suppliscono alla programmazione operistica estiva della città scaligera: l’Orchestra, il Coro e i tecnici dell’Arena sono tornati nell’anfiteatro veronese assieme a un cast davvero irripetibile che ha schierato 20 voci liriche di successo dirette da 4 prestigiosi direttori, tutti italiani, o comunque di "scuola italiana".
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I maestri Andrea Battistoni, Francesco Ivan Ciampa, Marco Armiliato e Riccardo Frizza si sono alternati nella conduzione di un concerto che ha visto esibirsi, in ordine di uscita,  Roberto Frontali, Fabio Armiliato, Sonia Ganassi, Michele Pertusi, Alessandro Corbelli e il Coro in Gli arredi festivi dal Nabucco di Giuseppe Verdi (conductor Battistoni). Poi il giovane violinista Giovanni Andrea Zanon (Capriccio n.24 in La minore per violino e orchestra di Niccolò Paganini), Annalisa Stroppa, Simone Piazzola, ancora il Coro (Va' pensiero sempre dal Nabucco), Maria José Siri, Barbara Frittoli e Fabio Sartori (conductor Ciampa). Poi ancora il Coro (Patria oppressa dal Macbeth di Verdi), Riccardo Zanellato, Saimir Pirgu, Eleonora Buratto e Francesco Meli (conductor Armiliato). Poi, infine, Donata D'Annunzio Lombardi, Carlo Lepore, Annamaria Chiuri, Alex Esposito, Daniela Barcellona e il sempreverde Leo Nucci (conductor Frizza).
La disposizione scenografica era assai suggestiva:  un grande palco centrale appositamente creato per il Festival d’estate 2020 era (è, anche per i prossimi spettacoli) il palcoscenico per l'orchestra e i cantanti, mentre tutto attorno si sviluppava un'ogiva completa (idea del compianto maestro Ezio Bosso, ultimo suggerimento intelligente prima della sua prematura dipartita) fatta di scranni e leggii, dove si disponeva il Coro.
La madrina della serata era Katia Ricciarelli che si è assunta il compito dei ringraziamenti alle autorità presenti (fra cui la presidente del Senato della Repubblica, Maria Elisabetta Alberti Casellati) dopo l'Inno degli Italiani (cioè Fratelli d'Italia, l'Italia s'è desta) eseguito dall'orchestra e dal Coro sotto la bacchetta del bambino presentato dalla Ricciarelli come "il piccolo Lucas".

Cosa c'è da argomentare, esaurita la cronaca, intorno a un concerto "all stars" che è risultato graditissimo al pubblico? Non certo una valutazione critica sulle prestazioni dei singoli (a parte un plauso per la cavata, i colpi d'arco e i picchettati veramente coinvolgenti del giovane violinista Zanon, ottimamente seguito e stimolato dalla bacchetta di Francesco Ivan Ciampa); e nemmeno un agiografico peana al canto italiano cantato da artisti italiani.
Della bravura dell'Orchestra areniana si sa, della bravura del Coro (diretto da Vito Lombardi) altrettanto si sa. E non resta al critico, a questo punto, che mettere in evidenza il miracolo delle luci inventate da Paolo Mazzon. L'Arena, sui gradoni dietro al palcoscenico centralizzato, diventava il fondale basso, dove s'accendevano colori ora monocromatici (per esempio, il rosso per Va' pensiero) ora fantasmagorici, quasi arlecchineschi (per esempio durante l'esecuzione dell'aria buffa Udite udite o rustici da L'elisir d'amore di Gaetano Donizetti), e così via...
Ma quello che suscitava le emozioni più profonde era il fondale alto: cioè il cielo. Là, nel cielo buio ma stellato della notte serena, si incrociavano ora a raggiera, ora a reticolo, ora a cuspide, i fasci di luce bianca di potenti riflettori, che a volte atterravano anche, per proiettarsi sul fondale basso, cioè i gradoni dietro il palcoscenico centralizzato.

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Guardando in su - mentre la musica e il canto si spandevano dentro l'anfiteatro - si vedevano le stelle incastonate nelle griglie della luce sparata dai riflettori, ma anche il pulsare degli aerei che andavano e venivano da Villafranca, oppure la luce rossa fissa e quella bianca intermittente del drone che probabilmente riprendeva il concerto dall'alto. L'occhio là, in cielo, che tentava di raggiungere l'infinito; e l'orecchio qua, perché non si poteva, non si doveva, perdere nessuna battuta di Ella giammai m'amò o di E lucevan le stelle o di Vissi d'arte, o di Voi lo sapete o mamma, o di tutte le altre arie e cori che si susseguivano senza intervallo alcuno. Poesia? Sì, poesia. Il cielo, la luce, la notte, la musica, l'Arena. Poesia. Punto.

Crediti fotografici: Foto Ennevi per la fondazione Arena di Verona
Nella miniatura in alto: il piccolo Lucas che ha diretto l' Inno degli Italiani
Sotto: la madrina della serata Katia Ricciarelli con il piccolo Lucas
Al centro: foto ricordo dei quattro direttori con il sempreverde Leo Nucci (da sinistra: Riccardo Frizza,  Marco Armiliato, Andrea Battistoni, Nucci, Francesco Ivan Ciampa)
Sotto: il giovane violinista Giovanni Andrea Zanon
In fondo: il miracolo della luci di scena inventate da Paolo Mazzon






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