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Le prime due opere della Trilogia Verdiana belle musicalmente ma la regia...

Rigoletto e Trovatore tuoni e fulmini

servizio di Simone Tomei

Pubblicato il 19 Settembre 2018

180919_Fi_00_Rigoletto-Trovatore_FabioLuisiFIRENZE - Tre giorni sono stati necessari per sbollire, freddare e decantare, ma anche assaporare e rielaborare le emozioni del mio fine settimana fiorentino in cui ho assistito alla rappresentazione di parte della Trilogia verdiana al Teatro del Maggio Musicale; sbollire, freddare, decantare, assaporare e rielaborare sono azioni rivolte a ciascuno degli allestimenti visti e nei quali la componente visiva è stata inversamente proporzionale a quella vocale e per conseguenza l’atteggiamento postumo non può che virare in direzioni differenti.
Cercando con difficoltà di dare una parvenza di ordine a quanto ho in mente di scrivere ho deciso di riassumere il tutto in un articolo unico dividendo principalmente per temi e poi per opere; l’elemento che unisce tutta la trilogia verdiana, di cui al momento ho solo visto le prime due in ordine di composizione e cioè Rigoletto e Il trovatore, è quello visivo con un’unica “idea” qui chiamata “progetto drammaturgico e regia” curata da Francesco Micheli che propone « sottolineandone il valore simbolico presentandole quindi come un corpo unico non come tre opere distinte ma come se fosse “un unico spettacolo lungo sette ore e mezza”, nonostante siano rappresentate singolarmente ma conservando le grandi peculiarità che contraddistinguono i tre titoli. Tre opere dissimili, quasi “scomode”, con tre tematiche differenti, ma che possono offrire una visione unitaria e cioè di rappresentare i sentimenti tipicamente italiani. Francesco Micheli al quale, con il maestro Fabio Luisi, è stata affidata dal Teatro del Maggio la drammaturgia e la regia di questi capolavori, ha trovato una configurazione omogenea e armonica che rappresenta un senso di stare assieme tutto italiano, sia dal punto di vista culturale che in quello aspirazionale. Saranno comunque tre allestimenti non convenzionali così come, però, non sono convenzionali i protagonisti delle tre storie. La volontà del Maggio con questa proposta culturale di alto profilo è quella di porsi al centro del sentimento di appartenenza alla comunità nazionale che è sempre vivo attorno all’unità del nostro Paese e dei suoi ideali più alti e costituenti, a cominciare dalla bandiera. Unitarietà anche nel team che affianca Francesco Micheli: le scenografie di tutte e tre le opere sono firmate da Federica Parolini, i costumi da Alessio Rosati e le luci da Daniele Naldi, scelte che sottolineano l’idea di un progetto attorno a un’unica grande messinscena per l’intera Trilogia. Altra caratteristica che lega i tre titoli è la presenza di parte dell’attrezzeria di scena realizzata in cartapesta da Jacopo Allegrucci, scenografo versiliano che da venti anni lavora per il Carnevale di Viareggio e che da due anni fa parte dei costruttori di “prima categoria” della celebre manifestazione viareggina, scelta che denota – da parte del Teatro del Maggio – la volontà di avvalersi della collaborazione delle eccellenti maestranze disseminate sul territorio toscano. Nel Trovatore si vedranno in scena un esercito di burattini, nel Rigoletto uno stuolo di maschere mentre per La Traviata, Allegrucci ha realizzato delle bambole a grandezza umana, oltre ad una coppa di champagne che ricorda quella nella quale si immergeva la diva del burlesque Dita Von Teese durante le sue esibizioni. Sì, perché nella rilettura scenica di Francesco Micheli, Violetta è proprio una ballerina di burlesque, che indosserà abiti tanto eleganti quanto discinti. A fare da spalla a Francesco Micheli nelle opere, tre assistenti diversi: nel Trovatore il regista collaboratore è Paola Rota, nel Rigoletto Benedetto Sicca, mentre nella Traviata è Valentino Villa.»
Il virgolettato che qui ho riportato in corsivo, rappresenta il contenuto del comunicato stampa inviato alla stampa come presentazione del progetto verdiano di questo settembre 2018; già le parole stesse ci portano a pensare a qualcosa di non comune, al di fuori degli schemi “convenzionali” della regia; tre colori, quelli della bandiera italiana ciascuno legato ad un opera della triade: verde per Rigoletto, rosso per Il trovatore e bianco per La traviata.
Nelle due rappresentazioni viste la bandiera campeggia all’inizio sullo sfondo del palcoscenico a ricordarci questa unitarietà per poi ogni volta prendere la direzione scelta a seconda dell’opera da mettere in scena; l’impianto scenico è pressoché intercambiabile con tre praticabili mobili che ruotano e serpeggiano per il palcoscenico con l’intento (mal riuscito) di creare gli ambienti drammaturgici.

Sbollire, freddare e decantare

Rigoletto (sabato 15 settembre 2018)
I luoghi sono quelli mantovani del palazzo nobile del Duca rappresentato all’inizio da una scacchiera su cui i personaggi malgestiti, malguidati e mascherati si muovono a caccia della “preda” femminea rappresentata dalla Contessa di Ceprano

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La maschera nella drammaturgia può dire molto o non dire nulla come in questo caso che non è mai riuscita a trovare un suo completo ed esplicito significato, o almeno io non sono riuscito a trovarlo; la casa di Gilda appare come retro di uno dei praticabili, stilizzata con un neon luminoso che ne delinea i contorni con a sinistra una scala che porta alla stanza privata al primo piano e sotto un salottino minimalista con un tavolo, due sedie ed un crocifisso che diverrà elemento scenico di invettiva nel finale primo da parte di Rigoletto; nel secondo atto siamo nuovamente nella corte del Duca, ma stranamente il duetto finale e la scena della vendetta si svolgono nuovamente nella casa di Rigoletto… che magia!!! Nel terzo atto le due abitazioni, quella di Rigoletto e quella di Sparafucile sono attigue… ho dedotto che Rigoletto abbia la casa mobile.
Detta in questo modo può risultare irriverente o canzonatorio, ma non è il mio intento, anzi ho cercato con fatica di trovare un senso a tutto quello che ho visto, ma complice la mia ignoranza, non ci sono riuscito; ho colto qualche idea interessante che è miseramente naufragata in un guazzabuglio scenico e registico senza precedenti… il progetto drammaturgico appunto; a suffragio di tale affermazione basti pensare che per assecondare il nulla visivo il regista e progettista drammaturgico Micheli è ricorso anche al cambio di parole del libretto per giustificare la vicinanza delle due abitazioni del terzo atto “m’odi.. ritorna a casa” si è trasformato in “m’odi… resta in casa”: scandalo? No! Megalomania e protagonismo gratuiti? Sì! Mancanza di rispetto verso il pubblico, verso la Musica e verso il Teatro? Sì!
Altro elemento veramente deleterio è stata la scelta di non consentire a nessun personaggio di emergere nella sua natura specifica e drammaturgica, anzi l’intento è stato proprio quello di spogliarlo per farlo nuotare nel “nulla registico” dando spazio ad elementi a cui il libretto di Francesco Maria Piave aveva tolto ogni presenza scenica con l’aggravante di travisare alcuni rapporti interpersonali reinventandoli con volgare facezia; la Duchessa appena accennata dal Paggio diviene elemento disturbante per buona parte dell’invettiva Cortigiani vil razza dannata e torna ad essere elemento di chiusura dell’opera allorché il Duca mai pago delle sue infedeltà canta le ultime note di La donna è mobile abbracciato ad essa sullo sfondo del palcoscenico; scandalo? No! Egocentrismo e protagonismo gratuiti? Sì!
Concludo con l’ultimo aspetto relativo alla rivisitazione dei rapporti interpersonali quando viene presupposta una sorta di relazione tra il Duca e Giovanna i cui atteggiamenti fanno capire ben chiaramente come stanno le cose tra di loro e lo scambio merce pare essere proprio il “sesso”  inteso come rapporto carnale palesato da un gesto che risulterebbe brutto anche al peggior laido di questo mondo: il denaro che la donna chiede al Duca in cambio dell’incontro con Gilda viene posto proprio nella patta dei pantaloni del nobile e preso da lei con avida sessualità.
Tutto questo è stato il Rigoletto… mi scuso se ho parlato troppo - per Il trovatore dirò molto meno - ma, un Teatro come quello di Firenze ed un pubblico affezionato e fedele non si meritano questi vaneggiamenti registici… ah no scusate “progetto drammaturgico”; chioso con una mia impressione che paleso; quando per spiegare un’idea ci vogliono paginate di libretti di sala ed una sequela di incontri con il pubblico, probabilmente vi è il sintomo che si sta andando oltre ciò che sia concesso dal libretto e dalla musica che mai come in questi titoli parla ed è dramma di per sé e non necessita di rivisitazioni e reinterpretazioni.

Il trovatore (domenica 16 settembre 2018)
Niente di nuovo sotto il sole se non cambio di colore e di oggetto di culto dell’opera; dalle maschere alle marionette che fanno comparsa durante tutta l’opera in varie forme. All’inizio vengono presentate da un improbabile Ferrando perfettamente vestito e truccato alla Giuseppe Verdi; ecco che la mia ignoranza qui è stata davvero lampante perché non ne ho capito il senso; egli porta con sé queste marionette man mano che esterna il suo racconto iniziale sventolandole quale fossero dei trofei; altre marionette calano dall’alto del palcoscenico a momenti alterni e vengono brandite dal coro talvolta danzando, talaltra (sembra) copulando con esse… ma forse la mia ignoranza ha frainteso.

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Gli ambienti scenici sono ancora appannaggio delle unità mobili che impazzano per il palcoscenico con l’aggiunta di un catafalco su cui viene trasportata la zingara Azucena contornata da ceri di varia misura degno delle più folcloristiche processioni del sud; kitsch? No! Profondamente gratuito? Si!
E la storia si ripete con la ridondanza del “nulla cosmico” nel quale l’improbabile Ferrando/Verdi ogni tanto fa capolino anche quando la presenza non è richiesta… anzi inopportuna per dar ancora sfogo a una giostra che può apparire come il vilipendio del Teatro, della Musica e del suo compositore.
Manca ancora la terza opera della Trilogia; non mi aspetto nulla di nuovo e nulla di più di quello che fino ad ora si è perpetrato, ma prima di esprimere qualsivoglia giudizio ulteriore ne bramo la visione.
Mi rendo adesso conto di essere caduto, ahimè! nell’errore di spendere troppe parole per quello che a me pare "il nulla", che in locandina si chiama “progetto drammaturgico e regia”; forse questo è l’intento reale di chi ha ideato il tutto… far parlare solo ed esclusivamente di sé ; la sensazione che ho avuto è quella di compiacimento verso il disgusto e lo sdegno del pubblico che non ha esitato ad esprimere sonori dissensi da me uditi alla fine di Rigoletto ed a me raccontati alla fine de Il Trovatore la sera della “prima”; ho notato sulle facce vilipendenti ed al contempo vilipese dal pubblico un atteggiamento quasi di sfida verso lo scontento della maggioranza degli astanti. Sono rimasto interdetto inoltre dal fatto che, leggendo la programmazione del Teatro, La traviata diverrà opera di repertorio e quindi riproposta alla fine di Novembre e l’estate prossima… forse un ripensamento non sarebbe del tutto fuori luogo, ma spero, qualora tale ripensamento non ci fosse, valga la pena ritornare per il cast e più in generale per la Musica che sarà argomento del prossimo articolo.

Assaporare e perpetrare

La Musica nella sua accezione più completa è stata l’aspetto di grandissimo pregio che è riuscita a mitigare la pessima e sconcertante impressione che mi ha donato il “nulla” della visione. Due elementi comuni; il Coro diretto e preparato dal M° Lorenzo Fratini  e l’Orchestra del Maggio Musicale Fiorentino diretta dal M° Fabio Luisi. L’ensemble corale si è dimostrato all’altezza della situazione con una preparazione encomiabile; sia nel dramma del gobbo mantovano, dove è impegnata solo la compagine maschile, che nelle avventure del Trovatore iberico, ha saputo mettere in campo una compattezza vocale e delle sonorità di grande pregio; luminoso è l’aggettivo che può accomunare i due ascolti: chiarezza e nitore nella pronuncia ed amalgama sonora per  interpretare sapientemente gli accenti verdiani con cura e dovizia non scadendo mai nel ridondante, ma dando valore e impreziosendo la parola scenica attraverso una miriade di sfaccettature.
L’Orchestra del Maggio sotto la direzione del M° Fabio Luisi non ha mai ceduto alle ridondanze chiassose che talvolta possono prendere piede nei momenti più concitati, ma si è sempre misurata con il palcoscenico restituendo un suono talora importante, ma elegante e in perfetta sintonia con i solisti; la mano di Luisi è chiara, calma, pacata e “amica” sia per i professori d’orchestra che per solisti e coro; e restituisce sempre quei colori e quelle emozioni che donano calore e sentimento sposandosi perfettamente con la drammaturgia… e non con il progetto drammaturgico.
Ed eccoci ai due cast.

 

180919_Fi_03_Rigoletto_JessicaNuccio_min Rigoletto (sabato 15 settembre 2018)
Il ruolo del Duca di Mantova è stato appannaggio del tenore Iván Ayón Rivas che riluce per vocalità squillante, agile e radiosa; si impegna con dovizia nel restituire un personaggio credibile e sfrontato, ma talvolta cade in piccole “affettazioni esecutive" che mettono in luce ancora un po’ di immaturità a stare sul palcoscenico; per carità sono peccati veniali, ma visto il materiale vocale e le possibilità di espansione, sono dell’avviso che certe licenze, talvolta divaganti in palesi scollamenti con la bacchetta, possano essere eliminate o introdotte allorquando la loro presenza non rechi danno ad una fluida esecuzione.
Grande voce e grande musicalità per il baritono norvegese Yngve Søberg che si è saputo ben distinguere per piglio interpretativo nel temibile ruolo di Rigoletto; siamo al debutto e qualche peccato negli acuti è stato commesso pur scegliendo di non fare tutte le puntature di tradizione, ma alcuni Sol impervi sono inevitabili; nonostante questo conta la resa complessiva del personaggio che, seppur non delineato sottto l'aspetto drammaturgico, ha trovato riscatto nella vocalità del giovane interprete con una gamma di colori e di intenzioni di tutto rispetto; grande lirismo nella pagine più cantabili e dove l’amore ed il sentire paterno gongolano felicemente delle sue corde; la mole vocale è quella che ci fa ricordare come dovrebbe essere un vero Rigoletto, nonostante alcuni sedicenti, e la maturazione del ruolo e della corda son convinto ne farà uno dei più imponenti e dei più completi nel panorama lirico mondiale.
Una Gilda di spessore vocale quella di Jessica Nuccio che, nonostante qualche piccolo sbandamento nei sovracuti di cui alcuni non di tradizione, si è imposta per eleganza interpretativa e grande capacità di gestione del legato; se parte del primo atto è stato eseguito con una maschera sul viso, elemento disturbante visivamente ma soprattuto per l’impegno canoro (dubito che certi registi, si preoccupino ciò), il duetto con il Padre e quello con il Duca sono stati rivelatori del saper cantare elargendo i sentimenti della drammaturgia; è stato cosi pure come il duetto del secondo atto ed in quello finale dove ha manifestato tutte le sfaccettature dei sentimenti della giovane fanciulla.

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Ottimo e di grande stile lo Sparafucile di Giorgio Giuseppini che sfoggia un timbro brunito e corposo unito ad una prestanza scenica di grande pregio. Signorile e vigoroso anche il Conte di Monterone interpretato dal basso Carlo Cigni con la sua vocalità piena e rotonda. Poco da dire oltre la bellezza per la Maddalena di Marina Ogii che si è dimostrata un anello piuttosto debole del cast; musicalmente non a fuoco nel complesso quartetto del terzo atto (Bella figlia dell'amore) e vocalmente poco udibile; purtroppo lo charme da femme-fatale non è bastato a far emergere il personaggio nella sua totalità.
Ottimi i personaggi di fianco che si sono messi in luce per sicurezza scenica e vocale: Giovanna Giada Frasconi; Il cavaliere Marullo Min Kim, Matteo Borsa Gyuseojk JoIl conte di Ceprano Adriano Gramigni, La contessa di Ceprano Marta Pluda, Un usciere Vito Luciano Roberti, Un paggio Costanza Fontana.
Il resto è storia già raccontata e preferisco parlare degli interpreti dell’altro capolavoro del Cigno di Busseto.

180919_Fi_07_Rigoletto_costumi

 

180919_Fi_08_Trovatore_MassimoCavalletti_min Il trovatore (domenica 16 settembre 2018)
Ripeto quanto ho espresso a caldo su questo cast non appena mi sono alzato dalla poltrona del Teatro: “sono convinto che sia uno dei cast migliori in assoluto uditi al Teatro del Maggio Musicale Fiorentino”; qualcuno mi è testimone e qui lo ribadisco dopo i tre giorni in cui ho “assaporato e perpetrato”. Ho avuto il piacere per la prima volta di ascoltare il soprano Jennifer Rowley e sono rimasto amabilmente colpito dall’eleganza con cui ha saputo affrontare il personaggio di Leonora: timbro caldo e legato suadente sono stati gli ingredienti primari di un’interpretazione di grande spessore dove ogni nota, ogni respiro ed ogni intenzione sono state accompagnate da una piena consapevolezza del personaggio e dell’originaria drammaturgia; sicura nella zona più impervia e dominatrice del fiato con il quale ha saputo creare lunghe frasi musicali rendendo in maniera esponenziale la bellezza ed il fascino delle stesse.
Un’Azucena di grosso spessore quella di Olesya Petrova; ha incarnato con la sua vocalità il vero “mezzosoprano” verdiano in cui la tempra color del bronzo e l’omogeneità vocale hanno restituito un personaggio drammaturgicamente complesso ed al tempo stesso affascinante, ricco di sfumature vocali ed interpretative; è proprio questa uniformità unita al timbro brunito e ambrato che mi hanno letteralmente affascinato e conquistato senza se e senza ma.

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Magnetico, ammaliante e affascinante si è dimostrato il tenore Piero Pretti nel ruolo del giovane Manrico; la caratura vocale e l’ampiezza del fraseggio hanno subito ammaliato lo spettatore sin dalla canzone di sortita Deserto sulla terra, in cui le ampie frasi e l’espansione in acuto sono state rivelatrici di una serata da spolvero; ottimo nell’aria del terzo atto, infuocato e virile nella cabaletta della “pira” eseguita nella tonalità originaria dove ha sparato un Do di petto sicuro, perfettamente sonoro ed intonato.
Alla fine di questa triade di interpreti mi piace ricordare il terzetto finale della quarta parte che ho voluto di proposito ascoltare ad occhi chiusi; è qui che ho assaporato appieno la grandezza di questo cast e la bravura dell’Orchestra con il suo direttore: sono stati pochi minuti, pochi ma veramente eccelsi, che hanno ripagato di gran lunga la delusione di un’occasione perduta per poter ricordare una produzione che potesse rimanere nei ricordi più belli della mia vita a Teatro… musicalmente lo è stata.
L’ampia vocalità di Massimo Cavalletti ha restituito un Conte di Luna imperioso e virile nonostante qualche sbavatura in acuto dove il canto non è stato proprio misurato ed elegante, ma ha talvolta strabordato in sonorità piuttosto marcate e povere di stile; meglio nell’alea centrale del rigo musicale dove il canto è più elegante e riesce a trovare più ampi spazi di cantabilità nonostante anche qui la ricerca del colore talvolta latiti rendendo un po’ monocorde l’emissione.
Fuori parte drammaturgicamente e scenicamente, ma non vocalmente il Ferrando di Gabriele Sagona del quale ho apprezzato con piacere la rotondità vocale e l’eleganza del canto in cui il racconto, motore di tutta la vicenda, è stato snocciolato con perfetta dizione, ottima intonazione e sicure intenzioni ponendo i giusti accenti per sottolineare i momenti topici della narrazione.
A completamento gli ottimi comprimari: Gyuseok Jo Ruiz, Alessandra Della Croce Ines, Nicolò Ayroldi Vecchio zingaro e Luca Tamani Messo.
Ovazioni per tutto il cast che ha “subìto” l’entusiasmo di un pubblico appagato da cotanta bravura interpretativa.

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Crediti fotografici: Ufficio stampa Teatro del Maggio Musicale Fiorentino - Teatro dell'Opera di Firenze
Nella miniatura in alto: il direttore Fabio Luisi
Sotto: fotografie di scena del Rigoletto e del
Trovatore
Nella miniatura al centro: il soprano Jessica Nuccio (Gilda)
Sotto in sequenza: il baritono Yngve Søberg (Rigoletto); il tenore Iván Ayón Rivas (Duca di Mantova); ancora il soprano Jessica Nuccio
Sotto: i costumi del Rigoletto
Nella miniatura in fondo: il baritono Massimo Cavalletti (Conte di Luna)
Sotto in sequenza: il tenore Piero Pretti (Manrico); il soprano Jennifer Rowley (Leonora); il bartiono Gabriele Sagona (Ferrando)
In fondo: scena con il Coro e il mezzosoprano Olesya Petrova (Azucena) nascosta dalle candele
 






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E Rosina č rinchiusa in voliera
servizio di Angela Bosetto FREE

190331_Pr_00_BarbiereDiSiviglia_AlessandroDAgostini_phRobertoRicciPARMA – Nell’uscire dalla storica cornice del Teatro Regio, dopo aver assistito alla recita de Il barbiere di Siviglia dello scorso 29 marzo 2019, viene quasi spontaneo ripensare ai versi di una poesia di Edmondo De Amicis. In Siviglia l’autore di Cuore vagheggia la città “Regina de la bella Andalusia” dalle “vie ridenti e profumate”, soffermandosi sulle casette
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Jazz Pop Rock Etno
La prima volta di Rita Payés a Ferrara
servizio di Athos Tromboni FREE

190331_Vigarano_00_PayesRitaVIGARANO MAINARDA (FE) – E così lo Spirito di patron Stefano Pariali ha ospitato per il debutto ferrarese la trombonista e cantante spagnola Rita Payés, diciannovenne, astro emergente della scena mainstream, ma anche autrice dei brani che interpreta cantando o suonando il suo trombone.
Il Gruppo dei 10, guidato dal direttore artistico Alessandro
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Prosa
Domata la bisbetica Verona applaudirebbe
servizio di Athos Tromboni FREE

190330_Fe_00_LaBisbeticaDomata_WilliamShakespeareFERRARA - Nell'Inghilterra di Elisabetta Tudor le compagnie teatrali non potevano ammettere le donne sul palco a recitare. Neanche Shakespeare era, in fondo in fondo, dispensato da questa "regola"; i ruoli femminili erano di norma affidati a un giovane uomo en-travesti (come si direbbe oggi con termine tecnico) magari con voce acuta, naturale
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Opera dal Centro-Nord
E Tito incoronō la sua statua
servizio di Simone Tomei FREE

190328_Fi_00_ClemenzaDiTito_FedericoMariaSardelli_phMicheleMonastaFIRENZE - Con l’ultima opera seria di Wolfgang Amadeus Mozart si chiude la stagione lirica 2018-2019 del Teatro del Maggio Musicale Fiorentino. La clemenza di Tito approda nel capoluogo toscano con una produzione dell’Opéra National de Paris firmata da Willy Decker (con scene e costumi di John Macfarlaine e luci di Hans Toelstede) e ripresa per
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Eventi
Donizetti Opera 2019 il programma
redatto da Athos Tromboni FREE

190328_Bg_00_DonizettiOpera2019_FrancescoMicheliBERGAMO - È pronto il calendario dell'edizione 2019 del "Donizetti Opera", festival internazionale dedicato al compositore bergamasco e affidato alla direzione artistica di Francesco Micheli: prima novità di questa edizione è la programmazione prolungata, grazie anche a un terzo titolo operistico; in questo modo si rafforza ulteriormente la formula
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Opera dall Estero
Il ratto dal... Treno
servizio di Simone Tomei FREE

190326_MonteCarlo_00_RattoDalSerraglio_RebeccaNelsen_phAlainHanelMONTE-CARLO - Il mito del viaggio rappresenta sempre un elemento particolare da proporre sul palcoscenico. Si tratta infatti di un’idea che in alcuni casi rischia di risultare bislacca o forzata, mentre in altri può intrecciarsi amabilmente con la trama operistica, riuscendo a fondere con intelligenza l’inventiva registica a quella musicale nel
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Opera dal Centro-Nord
Aci, Galatea, il coro e il sublime
servizio di Athos Tromboni FREE

190322_Fe_00_AciAndGalatea_AlessandroQuartaFERRARA - Una vera perla barocca per la stagione lirica del Teatro Comunale Claudio Abbado: giovedì 21 marzo i due turni di abbonamento abbinati (recita unica) hanno assistito ad Acis and Galatea di Georg Friedrich Händel, masque in due atti su testo inglese del 1718 di John Gay, Alexander Pope e John Hughes tratto dalle Metamorfosi di
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Soci Uncalm
Bel concerto della Neri con la Trapani
servizio di Edoardo Farina FREE

190320_Fe_00_LauraTrapaniFERRARA - Riprendono le attività dell’Orchestra a plettro “Gino Neri”, dopo il ricchissimo calendario 2018 in occasione delle celebrazioni per il 120° dalla fondazione e il consueto prestigioso Concerto di Capodanno presso il Teatro “Claudio Abbado” di Ferrara, il secondo appuntamento del 2019, organizzato dall’Associazione Amici della Musica
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Ballo and Bello
Antologia Yacobson una meraviglia
servizio di Attilia Tartagni FREE

190320_Ra_00_BallettoYacobsonSanPietroburgoRAVENNA - Una straordinaria serata di gala, di quelle che ci affascinano regolarmente al Ravenna Festival  nel popoloso contenitore del Pala De André,  ha sedotto, nell’aristocratica cornice del Teatro Alighieri il 16 e il 17 marzo 2019, gli amanti del balletto classico declinato anche in formule nuove coniugate ai grandi Bellini, Mozart e Rossini.  Non
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Opera dal Nord-Est
Elisir come un quadro di Botero
servizio di Rossana Poletti FREE

190319_Ts_00_ElisirDAmore_FrancescoCastoroTRIESTE - Teatro Verdi. Il regista venezuelano Victor García Sierra ha deciso di ambientare L’elisir d’amore di Gaetano Donizetti, in scena al Verdi di Trieste, in un mondo pittorico circense attinto da Botero, che dipinse una serie di quadri dedicata proprio al circo nel 2008. Le scene e i costumi appaiono conformi a quelle che sono le peculiarità dell’artista
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Opera dal Centro-Nord
Chénier una maestosa costruzione storica
servizio di Attilia Tartagni FREE

190312_Ra_00_AndreaChenier_GiovanniDiStefanoRAVENNA - Venerdì 8 e domenica 10 marzo 2019 nel Teatro Alighieri il sipario sull’opera Andrea Chénier si è aperto su un palazzo della nobiltà parigina in un clima festoso superficiale e fatuo, in quella che Carlo Gérard, insofferente alla sua condizione di servo dei ricchi Coigny, definisce “…l’odiata casa dorata, immagine di un mondo incipriato e vano”.
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Opera dal Centro-Nord
Edipo e La Voce Umana
servizio di Simone Tomei FREE

190305_Pi_00_EdipoRe_GiuseppeAltomare_phImaginariumCreativeStudioPISA - Sul finire della stagione lirica 2018/2019 il Teatro Verdi di Pisa ha proposto un dittico inusuale, per non dire unico, con protagonisti due autori novecenteschi diversi per stile ed estrazione: Ruggero Leoncavallo e Francis Poulenc.
Edipo Re rappresenta l'estremo addio del compositore
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Opera dal Nord-Est
Don Pasquale viticoltore veronese
servizio di Simone Tomei FREE

190304_Vr_00_DonPasquale_AlviseCasellati_FotoEnneviVERONA - Donizetti comico...o forse melanconico quello che racconta le avventure di un signorotto attempato, rispondente al nome di Don Pasquale da Corneto, che vorrebbe ammogliarsi. Temi ilari, situzioni grottesche, ma come succede spesso, il compositore bergamasco sa trarre dai libretti, anche quelli più "leggeri", una vis piena di
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Opera dalle Isole
Ottima "Favorite" in stile antico
servizio di Salvatore Aiello FREE

190228_Pa_00_LaFavorite_SoniaGanassi_phFrancoLanninoPALERMO - Altro appuntamento per la Stagione 2019 del Massimo con La Favorite di Gaetano Donizetti, per la prima volta sulle scene del capoluogo siciliano nell’edizione critica di Rebecca Harris Wallick. L’opera donizettiana, grand-opéra,dopo alterne vicende nella produzione del bergamasco, vide la luce a Parigi nel 1840, la capitale
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Opera dal Centro-Nord
Madama Butterfly torna con successo
servizio di Simone Tomei FREE

190227_Fi_00_MadamaButterfly_FrancescoIvanCiampa_MicheleMonasta_SA91975FIRENZE - Quando un'emozione ha conquistato il tuo cuore  sorge spontaneo il desiderio di poterla rivivere; talvolta l'occasione che si ripresenta porta in sé minori aspettative perché epurate dell'effetto sorpresa, ma può accadere che la repetita sia foriera di rinnovate soddisfazioni ed elementi di interesse tali da rinverdire quel ricordo un
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Opera dal Centro-Nord
Ottime Nozze di Figaro
servizio di Attilia Tartagni FREE

190226_Ra_00_NozzeDiFigaro_ErinaYashima_phAngeloPalmieriRAVENNA - Dopo Così fan tutte (2017) e Don Giovanni (2018), il 22 e 24 febbraio 2019 è approdata al Teatro Alighieri di  Ravenna l’opera “Le nozze di Figaro”, prima della trilogia scaturita dalla collaborazione fra il librettista Da Ponte e il musicista Mozart e allestita in coproduzione fra il teatro ravennate, il teatro Coccia di Novara e il Festival di Spoleto.
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Opera dal Centro-Nord
Un po' troppo scolastica la Lucia...
servizio di Simone Tomei FREE

190223_Lu_00_LuciaDiLammermoor_SarahBaratta_phAndreaSimiLUCCA - Il Teatro del Giglio di Lucca prosegue la sua programmazione stagionale con la messa in scena della Lucia di Lammermoor di Gaetano Donizetti in un allestimento coprodotto con il Teatro di Pisa e con l'Opéra Nice Côte d'Azur.
"… Fin dalla prima scena suscitò entusiasmo. Prendeva Lucia
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Ballo and Bello
Ballando Cohen
servizio di Attilia Tartagni FREE

190223_Ra_00_BJM_LeonardCohenRAVENNA - “Per sua natura, una canzone deve muovere da cuore a cuore” affermava il canadese Leonard Cohen, poeta prestato alla canzone d’autore scomparso nel 2017. La danza della compagnia canadese Les Jazz Ballets de Montréal  fondata nel 1972 e diretta dal 1998 da Louis Robitaille, scorre innervata dalla sua arte, solida come
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Opera dal Nord-Ovest
Entusiasmante Simon Boccanegra
servizio di Simone Tomei FREE

190220_Ge_00_SimonBoccanegra_AndriyYurkevychGENOVA - Prima di parlare del Simon Boccanegra d Giuseppe Verdi al Teatro Carlo Felice di Genova (dove ho avuto il piacere di seguire entrambi i cast), vorrei proporvi un “monologo” proprio su quell’opera di Giuseppe Verdi. La voce è quella di Giorgio Strehler, che narra le proprie impressioni in qualità di regista del celebre allestimento scaligero
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Personaggi
Ludovic Teziér a tutto campo
intervista a cura di Simone Tomei FREE

190220_Ge_00_LudovicTezier_phA.BofillGENOVA - Per chi ama la musica e l’opera ogni partenza verso una nuova avventura teatrale porta in seno tanti diversi stati d’animo (attesa colma d’entusiasmo, paura di un’eventuale delusione, aspettative e supposizioni personali), sui quali vince però, senza dubbio, il piacere di far qualcosa che è parte fondamentale della propria vita e che nutre
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Pagina Aperta
Un dittico insolito per Firenze
servizio di Mario Del Fante FREE

190220_Fi_00_CavalleriaRusticana_AngeloVillariFIRENZE - In attesa di Cavalleria Rusticana di Pietro Mascagni, abbiamo assistito a Un mari à la porte di Jacques Offenbach, compositore nato a Colonia il 20 giugno 1819 che si traferì a Parigi, studiò in quel Conservatorio, mise in scena un centinaio di operette e divenne un beniamino del pubblico che apprezzava molto quel genere del quale
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Personaggi
Alessandra Rossi si racconta
a cura di Simone Tomei FREE

190215_Vr_00_AlessandraRossiVERONA - Piove. Il cielo plumbeo non promette nulla di buono e, nonostante questo, non voglio che l’appuntamento sia rimandato. Ecco quindi che, dopo un viaggio tra le terre di Toscana, Emilia Romagna e Veneto, entro nella città scaligera, parcheggio e solo pochi passi mi separano dalla casa del soprano Alessandra Rossi de Simone.
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Opera dal Centro-Nord
Un marito alla porta. Un amante ammazzato
servizio di Simone Tomei FREE

190212_Fi_00_UnMariALaPorte_CavalleriaRusticana_ValerioGalliFIRENZE - Il tema delle “corna” (e, in generale, dell’infedeltà più o meno celata) è sempre stato molto in voga nel repertorio melodrammatico, facendo degli intrighi amorosi uno degli elementi portanti nelle trame operistiche. Elementi che talvolta fanno rima con puro divertimento, talaltra diventano fattore drammatico, oltre che drammaturgico.
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