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Le prime due opere della Trilogia Verdiana belle musicalmente ma la regia...

Rigoletto e Trovatore tuoni e fulmini

servizio di Simone Tomei

Pubblicato il 19 Settembre 2018

180919_Fi_00_Rigoletto-Trovatore_FabioLuisiFIRENZE - Tre giorni sono stati necessari per sbollire, freddare e decantare, ma anche assaporare e rielaborare le emozioni del mio fine settimana fiorentino in cui ho assistito alla rappresentazione di parte della Trilogia verdiana al Teatro del Maggio Musicale; sbollire, freddare, decantare, assaporare e rielaborare sono azioni rivolte a ciascuno degli allestimenti visti e nei quali la componente visiva è stata inversamente proporzionale a quella vocale e per conseguenza l’atteggiamento postumo non può che virare in direzioni differenti.
Cercando con difficoltà di dare una parvenza di ordine a quanto ho in mente di scrivere ho deciso di riassumere il tutto in un articolo unico dividendo principalmente per temi e poi per opere; l’elemento che unisce tutta la trilogia verdiana, di cui al momento ho solo visto le prime due in ordine di composizione e cioè Rigoletto e Il trovatore, è quello visivo con un’unica “idea” qui chiamata “progetto drammaturgico e regia” curata da Francesco Micheli che propone « sottolineandone il valore simbolico presentandole quindi come un corpo unico non come tre opere distinte ma come se fosse “un unico spettacolo lungo sette ore e mezza”, nonostante siano rappresentate singolarmente ma conservando le grandi peculiarità che contraddistinguono i tre titoli. Tre opere dissimili, quasi “scomode”, con tre tematiche differenti, ma che possono offrire una visione unitaria e cioè di rappresentare i sentimenti tipicamente italiani. Francesco Micheli al quale, con il maestro Fabio Luisi, è stata affidata dal Teatro del Maggio la drammaturgia e la regia di questi capolavori, ha trovato una configurazione omogenea e armonica che rappresenta un senso di stare assieme tutto italiano, sia dal punto di vista culturale che in quello aspirazionale. Saranno comunque tre allestimenti non convenzionali così come, però, non sono convenzionali i protagonisti delle tre storie. La volontà del Maggio con questa proposta culturale di alto profilo è quella di porsi al centro del sentimento di appartenenza alla comunità nazionale che è sempre vivo attorno all’unità del nostro Paese e dei suoi ideali più alti e costituenti, a cominciare dalla bandiera. Unitarietà anche nel team che affianca Francesco Micheli: le scenografie di tutte e tre le opere sono firmate da Federica Parolini, i costumi da Alessio Rosati e le luci da Daniele Naldi, scelte che sottolineano l’idea di un progetto attorno a un’unica grande messinscena per l’intera Trilogia. Altra caratteristica che lega i tre titoli è la presenza di parte dell’attrezzeria di scena realizzata in cartapesta da Jacopo Allegrucci, scenografo versiliano che da venti anni lavora per il Carnevale di Viareggio e che da due anni fa parte dei costruttori di “prima categoria” della celebre manifestazione viareggina, scelta che denota – da parte del Teatro del Maggio – la volontà di avvalersi della collaborazione delle eccellenti maestranze disseminate sul territorio toscano. Nel Trovatore si vedranno in scena un esercito di burattini, nel Rigoletto uno stuolo di maschere mentre per La Traviata, Allegrucci ha realizzato delle bambole a grandezza umana, oltre ad una coppa di champagne che ricorda quella nella quale si immergeva la diva del burlesque Dita Von Teese durante le sue esibizioni. Sì, perché nella rilettura scenica di Francesco Micheli, Violetta è proprio una ballerina di burlesque, che indosserà abiti tanto eleganti quanto discinti. A fare da spalla a Francesco Micheli nelle opere, tre assistenti diversi: nel Trovatore il regista collaboratore è Paola Rota, nel Rigoletto Benedetto Sicca, mentre nella Traviata è Valentino Villa.»
Il virgolettato che qui ho riportato in corsivo, rappresenta il contenuto del comunicato stampa inviato alla stampa come presentazione del progetto verdiano di questo settembre 2018; già le parole stesse ci portano a pensare a qualcosa di non comune, al di fuori degli schemi “convenzionali” della regia; tre colori, quelli della bandiera italiana ciascuno legato ad un opera della triade: verde per Rigoletto, rosso per Il trovatore e bianco per La traviata.
Nelle due rappresentazioni viste la bandiera campeggia all’inizio sullo sfondo del palcoscenico a ricordarci questa unitarietà per poi ogni volta prendere la direzione scelta a seconda dell’opera da mettere in scena; l’impianto scenico è pressoché intercambiabile con tre praticabili mobili che ruotano e serpeggiano per il palcoscenico con l’intento (mal riuscito) di creare gli ambienti drammaturgici.

Sbollire, freddare e decantare

Rigoletto (sabato 15 settembre 2018)
I luoghi sono quelli mantovani del palazzo nobile del Duca rappresentato all’inizio da una scacchiera su cui i personaggi malgestiti, malguidati e mascherati si muovono a caccia della “preda” femminea rappresentata dalla Contessa di Ceprano

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La maschera nella drammaturgia può dire molto o non dire nulla come in questo caso che non è mai riuscita a trovare un suo completo ed esplicito significato, o almeno io non sono riuscito a trovarlo; la casa di Gilda appare come retro di uno dei praticabili, stilizzata con un neon luminoso che ne delinea i contorni con a sinistra una scala che porta alla stanza privata al primo piano e sotto un salottino minimalista con un tavolo, due sedie ed un crocifisso che diverrà elemento scenico di invettiva nel finale primo da parte di Rigoletto; nel secondo atto siamo nuovamente nella corte del Duca, ma stranamente il duetto finale e la scena della vendetta si svolgono nuovamente nella casa di Rigoletto… che magia!!! Nel terzo atto le due abitazioni, quella di Rigoletto e quella di Sparafucile sono attigue… ho dedotto che Rigoletto abbia la casa mobile.
Detta in questo modo può risultare irriverente o canzonatorio, ma non è il mio intento, anzi ho cercato con fatica di trovare un senso a tutto quello che ho visto, ma complice la mia ignoranza, non ci sono riuscito; ho colto qualche idea interessante che è miseramente naufragata in un guazzabuglio scenico e registico senza precedenti… il progetto drammaturgico appunto; a suffragio di tale affermazione basti pensare che per assecondare il nulla visivo il regista e progettista drammaturgico Micheli è ricorso anche al cambio di parole del libretto per giustificare la vicinanza delle due abitazioni del terzo atto “m’odi.. ritorna a casa” si è trasformato in “m’odi… resta in casa”: scandalo? No! Megalomania e protagonismo gratuiti? Sì! Mancanza di rispetto verso il pubblico, verso la Musica e verso il Teatro? Sì!
Altro elemento veramente deleterio è stata la scelta di non consentire a nessun personaggio di emergere nella sua natura specifica e drammaturgica, anzi l’intento è stato proprio quello di spogliarlo per farlo nuotare nel “nulla registico” dando spazio ad elementi a cui il libretto di Francesco Maria Piave aveva tolto ogni presenza scenica con l’aggravante di travisare alcuni rapporti interpersonali reinventandoli con volgare facezia; la Duchessa appena accennata dal Paggio diviene elemento disturbante per buona parte dell’invettiva Cortigiani vil razza dannata e torna ad essere elemento di chiusura dell’opera allorché il Duca mai pago delle sue infedeltà canta le ultime note di La donna è mobile abbracciato ad essa sullo sfondo del palcoscenico; scandalo? No! Egocentrismo e protagonismo gratuiti? Sì!
Concludo con l’ultimo aspetto relativo alla rivisitazione dei rapporti interpersonali quando viene presupposta una sorta di relazione tra il Duca e Giovanna i cui atteggiamenti fanno capire ben chiaramente come stanno le cose tra di loro e lo scambio merce pare essere proprio il “sesso”  inteso come rapporto carnale palesato da un gesto che risulterebbe brutto anche al peggior laido di questo mondo: il denaro che la donna chiede al Duca in cambio dell’incontro con Gilda viene posto proprio nella patta dei pantaloni del nobile e preso da lei con avida sessualità.
Tutto questo è stato il Rigoletto… mi scuso se ho parlato troppo - per Il trovatore dirò molto meno - ma, un Teatro come quello di Firenze ed un pubblico affezionato e fedele non si meritano questi vaneggiamenti registici… ah no scusate “progetto drammaturgico”; chioso con una mia impressione che paleso; quando per spiegare un’idea ci vogliono paginate di libretti di sala ed una sequela di incontri con il pubblico, probabilmente vi è il sintomo che si sta andando oltre ciò che sia concesso dal libretto e dalla musica che mai come in questi titoli parla ed è dramma di per sé e non necessita di rivisitazioni e reinterpretazioni.

Il trovatore (domenica 16 settembre 2018)
Niente di nuovo sotto il sole se non cambio di colore e di oggetto di culto dell’opera; dalle maschere alle marionette che fanno comparsa durante tutta l’opera in varie forme. All’inizio vengono presentate da un improbabile Ferrando perfettamente vestito e truccato alla Giuseppe Verdi; ecco che la mia ignoranza qui è stata davvero lampante perché non ne ho capito il senso; egli porta con sé queste marionette man mano che esterna il suo racconto iniziale sventolandole quale fossero dei trofei; altre marionette calano dall’alto del palcoscenico a momenti alterni e vengono brandite dal coro talvolta danzando, talaltra (sembra) copulando con esse… ma forse la mia ignoranza ha frainteso.

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Gli ambienti scenici sono ancora appannaggio delle unità mobili che impazzano per il palcoscenico con l’aggiunta di un catafalco su cui viene trasportata la zingara Azucena contornata da ceri di varia misura degno delle più folcloristiche processioni del sud; kitsch? No! Profondamente gratuito? Si!
E la storia si ripete con la ridondanza del “nulla cosmico” nel quale l’improbabile Ferrando/Verdi ogni tanto fa capolino anche quando la presenza non è richiesta… anzi inopportuna per dar ancora sfogo a una giostra che può apparire come il vilipendio del Teatro, della Musica e del suo compositore.
Manca ancora la terza opera della Trilogia; non mi aspetto nulla di nuovo e nulla di più di quello che fino ad ora si è perpetrato, ma prima di esprimere qualsivoglia giudizio ulteriore ne bramo la visione.
Mi rendo adesso conto di essere caduto, ahimè! nell’errore di spendere troppe parole per quello che a me pare "il nulla", che in locandina si chiama “progetto drammaturgico e regia”; forse questo è l’intento reale di chi ha ideato il tutto… far parlare solo ed esclusivamente di sé ; la sensazione che ho avuto è quella di compiacimento verso il disgusto e lo sdegno del pubblico che non ha esitato ad esprimere sonori dissensi da me uditi alla fine di Rigoletto ed a me raccontati alla fine de Il Trovatore la sera della “prima”; ho notato sulle facce vilipendenti ed al contempo vilipese dal pubblico un atteggiamento quasi di sfida verso lo scontento della maggioranza degli astanti. Sono rimasto interdetto inoltre dal fatto che, leggendo la programmazione del Teatro, La traviata diverrà opera di repertorio e quindi riproposta alla fine di Novembre e l’estate prossima… forse un ripensamento non sarebbe del tutto fuori luogo, ma spero, qualora tale ripensamento non ci fosse, valga la pena ritornare per il cast e più in generale per la Musica che sarà argomento del prossimo articolo.

Assaporare e perpetrare

La Musica nella sua accezione più completa è stata l’aspetto di grandissimo pregio che è riuscita a mitigare la pessima e sconcertante impressione che mi ha donato il “nulla” della visione. Due elementi comuni; il Coro diretto e preparato dal M° Lorenzo Fratini  e l’Orchestra del Maggio Musicale Fiorentino diretta dal M° Fabio Luisi. L’ensemble corale si è dimostrato all’altezza della situazione con una preparazione encomiabile; sia nel dramma del gobbo mantovano, dove è impegnata solo la compagine maschile, che nelle avventure del Trovatore iberico, ha saputo mettere in campo una compattezza vocale e delle sonorità di grande pregio; luminoso è l’aggettivo che può accomunare i due ascolti: chiarezza e nitore nella pronuncia ed amalgama sonora per  interpretare sapientemente gli accenti verdiani con cura e dovizia non scadendo mai nel ridondante, ma dando valore e impreziosendo la parola scenica attraverso una miriade di sfaccettature.
L’Orchestra del Maggio sotto la direzione del M° Fabio Luisi non ha mai ceduto alle ridondanze chiassose che talvolta possono prendere piede nei momenti più concitati, ma si è sempre misurata con il palcoscenico restituendo un suono talora importante, ma elegante e in perfetta sintonia con i solisti; la mano di Luisi è chiara, calma, pacata e “amica” sia per i professori d’orchestra che per solisti e coro; e restituisce sempre quei colori e quelle emozioni che donano calore e sentimento sposandosi perfettamente con la drammaturgia… e non con il progetto drammaturgico.
Ed eccoci ai due cast.

 

180919_Fi_03_Rigoletto_JessicaNuccio_min Rigoletto (sabato 15 settembre 2018)
Il ruolo del Duca di Mantova è stato appannaggio del tenore Iván Ayón Rivas che riluce per vocalità squillante, agile e radiosa; si impegna con dovizia nel restituire un personaggio credibile e sfrontato, ma talvolta cade in piccole “affettazioni esecutive" che mettono in luce ancora un po’ di immaturità a stare sul palcoscenico; per carità sono peccati veniali, ma visto il materiale vocale e le possibilità di espansione, sono dell’avviso che certe licenze, talvolta divaganti in palesi scollamenti con la bacchetta, possano essere eliminate o introdotte allorquando la loro presenza non rechi danno ad una fluida esecuzione.
Grande voce e grande musicalità per il baritono norvegese Yngve Søberg che si è saputo ben distinguere per piglio interpretativo nel temibile ruolo di Rigoletto; siamo al debutto e qualche peccato negli acuti è stato commesso pur scegliendo di non fare tutte le puntature di tradizione, ma alcuni Sol impervi sono inevitabili; nonostante questo conta la resa complessiva del personaggio che, seppur non delineato sottto l'aspetto drammaturgico, ha trovato riscatto nella vocalità del giovane interprete con una gamma di colori e di intenzioni di tutto rispetto; grande lirismo nella pagine più cantabili e dove l’amore ed il sentire paterno gongolano felicemente delle sue corde; la mole vocale è quella che ci fa ricordare come dovrebbe essere un vero Rigoletto, nonostante alcuni sedicenti, e la maturazione del ruolo e della corda son convinto ne farà uno dei più imponenti e dei più completi nel panorama lirico mondiale.
Una Gilda di spessore vocale quella di Jessica Nuccio che, nonostante qualche piccolo sbandamento nei sovracuti di cui alcuni non di tradizione, si è imposta per eleganza interpretativa e grande capacità di gestione del legato; se parte del primo atto è stato eseguito con una maschera sul viso, elemento disturbante visivamente ma soprattuto per l’impegno canoro (dubito che certi registi, si preoccupino ciò), il duetto con il Padre e quello con il Duca sono stati rivelatori del saper cantare elargendo i sentimenti della drammaturgia; è stato cosi pure come il duetto del secondo atto ed in quello finale dove ha manifestato tutte le sfaccettature dei sentimenti della giovane fanciulla.

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Ottimo e di grande stile lo Sparafucile di Giorgio Giuseppini che sfoggia un timbro brunito e corposo unito ad una prestanza scenica di grande pregio. Signorile e vigoroso anche il Conte di Monterone interpretato dal basso Carlo Cigni con la sua vocalità piena e rotonda. Poco da dire oltre la bellezza per la Maddalena di Marina Ogii che si è dimostrata un anello piuttosto debole del cast; musicalmente non a fuoco nel complesso quartetto del terzo atto (Bella figlia dell'amore) e vocalmente poco udibile; purtroppo lo charme da femme-fatale non è bastato a far emergere il personaggio nella sua totalità.
Ottimi i personaggi di fianco che si sono messi in luce per sicurezza scenica e vocale: Giovanna Giada Frasconi; Il cavaliere Marullo Min Kim, Matteo Borsa Gyuseojk JoIl conte di Ceprano Adriano Gramigni, La contessa di Ceprano Marta Pluda, Un usciere Vito Luciano Roberti, Un paggio Costanza Fontana.
Il resto è storia già raccontata e preferisco parlare degli interpreti dell’altro capolavoro del Cigno di Busseto.

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180919_Fi_08_Trovatore_MassimoCavalletti_min Il trovatore (domenica 16 settembre 2018)
Ripeto quanto ho espresso a caldo su questo cast non appena mi sono alzato dalla poltrona del Teatro: “sono convinto che sia uno dei cast migliori in assoluto uditi al Teatro del Maggio Musicale Fiorentino”; qualcuno mi è testimone e qui lo ribadisco dopo i tre giorni in cui ho “assaporato e perpetrato”. Ho avuto il piacere per la prima volta di ascoltare il soprano Jennifer Rowley e sono rimasto amabilmente colpito dall’eleganza con cui ha saputo affrontare il personaggio di Leonora: timbro caldo e legato suadente sono stati gli ingredienti primari di un’interpretazione di grande spessore dove ogni nota, ogni respiro ed ogni intenzione sono state accompagnate da una piena consapevolezza del personaggio e dell’originaria drammaturgia; sicura nella zona più impervia e dominatrice del fiato con il quale ha saputo creare lunghe frasi musicali rendendo in maniera esponenziale la bellezza ed il fascino delle stesse.
Un’Azucena di grosso spessore quella di Olesya Petrova; ha incarnato con la sua vocalità il vero “mezzosoprano” verdiano in cui la tempra color del bronzo e l’omogeneità vocale hanno restituito un personaggio drammaturgicamente complesso ed al tempo stesso affascinante, ricco di sfumature vocali ed interpretative; è proprio questa uniformità unita al timbro brunito e ambrato che mi hanno letteralmente affascinato e conquistato senza se e senza ma.

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Magnetico, ammaliante e affascinante si è dimostrato il tenore Piero Pretti nel ruolo del giovane Manrico; la caratura vocale e l’ampiezza del fraseggio hanno subito ammaliato lo spettatore sin dalla canzone di sortita Deserto sulla terra, in cui le ampie frasi e l’espansione in acuto sono state rivelatrici di una serata da spolvero; ottimo nell’aria del terzo atto, infuocato e virile nella cabaletta della “pira” eseguita nella tonalità originaria dove ha sparato un Do di petto sicuro, perfettamente sonoro ed intonato.
Alla fine di questa triade di interpreti mi piace ricordare il terzetto finale della quarta parte che ho voluto di proposito ascoltare ad occhi chiusi; è qui che ho assaporato appieno la grandezza di questo cast e la bravura dell’Orchestra con il suo direttore: sono stati pochi minuti, pochi ma veramente eccelsi, che hanno ripagato di gran lunga la delusione di un’occasione perduta per poter ricordare una produzione che potesse rimanere nei ricordi più belli della mia vita a Teatro… musicalmente lo è stata.
L’ampia vocalità di Massimo Cavalletti ha restituito un Conte di Luna imperioso e virile nonostante qualche sbavatura in acuto dove il canto non è stato proprio misurato ed elegante, ma ha talvolta strabordato in sonorità piuttosto marcate e povere di stile; meglio nell’alea centrale del rigo musicale dove il canto è più elegante e riesce a trovare più ampi spazi di cantabilità nonostante anche qui la ricerca del colore talvolta latiti rendendo un po’ monocorde l’emissione.
Fuori parte drammaturgicamente e scenicamente, ma non vocalmente il Ferrando di Gabriele Sagona del quale ho apprezzato con piacere la rotondità vocale e l’eleganza del canto in cui il racconto, motore di tutta la vicenda, è stato snocciolato con perfetta dizione, ottima intonazione e sicure intenzioni ponendo i giusti accenti per sottolineare i momenti topici della narrazione.
A completamento gli ottimi comprimari: Gyuseok Jo Ruiz, Alessandra Della Croce Ines, Nicolò Ayroldi Vecchio zingaro e Luca Tamani Messo.
Ovazioni per tutto il cast che ha “subìto” l’entusiasmo di un pubblico appagato da cotanta bravura interpretativa.

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Crediti fotografici: Ufficio stampa Teatro del Maggio Musicale Fiorentino - Teatro dell'Opera di Firenze
Nella miniatura in alto: il direttore Fabio Luisi
Sotto: fotografie di scena del Rigoletto e del
Trovatore
Nella miniatura al centro: il soprano Jessica Nuccio (Gilda)
Sotto in sequenza: il baritono Yngve Søberg (Rigoletto); il tenore Iván Ayón Rivas (Duca di Mantova); ancora il soprano Jessica Nuccio
Sotto: i costumi del Rigoletto
Nella miniatura in fondo: il baritono Massimo Cavalletti (Conte di Luna)
Sotto in sequenza: il tenore Piero Pretti (Manrico); il soprano Jennifer Rowley (Leonora); il bartiono Gabriele Sagona (Ferrando)
In fondo: scena con il Coro e il mezzosoprano Olesya Petrova (Azucena) nascosta dalle candele
 






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Il Premio Alberghini diventa regionale
redatto da Athos Tromboni FREE

181219_San GiorgioDiPiano_00_PremioAlberghini2019_LogoSAN GIORGIO DI PIANO - E' stata presentata a Bologna la quarta edizione del Premio per Giovani Musicisti e Compositori "Giuseppe Alberghini" dell'Unione Reno Galliera; la conferenza stampa di lancio dell'iniziativa ha evidenziato che dopo il grande successo della terza edizione, culminata a fine maggio 2018 con il Concerto dei Vincitori, inserito
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Nuove Musiche
Il Castello Incantato incanta
servizio di Antonio Ferdinando Di Stefano FREE

181218_Mo_00_IlCastellIncantato_MarcoTaralliMODENA - Domenica 16 dicembre 2018 è andata in scena presso il Teatro Comunale “Luciano Pavarotti” la fiaba musicale di Marco Taralli con il libretto di Fabio Ceresa dal titolo Il Castello Incantato. Cominciamo subito dicendo che i dubbi relativi a quale tipo di operazione artistica stavamo per recensire si sono dissolti dopo i primi passi dell'ouverture
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Opera dalle Isole
Ottima la ripresa di Bohčme
servizio di Salvatore Aiello FREE

181218_Pa_00_LaBoheme_DanielOrenPALERMO - La Stagione 2018 del Massimo si è conclusa, sotto le feste natalizie, con La Bohème opera di forte richiamo per le motivazioni che continuano a fare presa sui pubblici di tutto il mondo, in pieno contrasto con quanto la critica ebbe a dire alla prima nel 1896 a Torino : «Bohème opera mancata, non farà giro»; invece  Nappi, de La
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Opera dall Estero
Luisa Miller ricamata da Benini
servizio di Simone Tomei FREE

181217_MonteCarlo_00_AleksandraKurzak_phAlainHanelMONTE-CARLO - Ho sempre creduto che Luisa Miller sia uno dei titoli più belli di Giuseppe Verdi:  Kabale und Liebe di Friedrich von Schiller è il tema su cui Salvatore Cammarano elabora il libretto per il Cigno di Busseto che sarà rappresentato la prima volta al Teatro San Carlo di Napoli l’8 dicembre 1849. E io ritengo che la Luisa Miller sia davvero
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Pianoforte
Ecco la Carini, ecco Schumann
servizio di Athos Tromboni FREE

181216_Fe_00_MariaCristinaCariniFERRARA - La musica pianistica di Robert Schumann... e il recital di Maria Cristina Carini nel Ridotto del Teatro Comunale "Claudio Abbado" per la stagione cameristica del Circolo Frescobaldi. Ecco le due motivazioni che hanno indotto il pubblico ferrarese alla partecipazione dell'appuntamento musicale. Se poi si tratta del 18 pezzi caratteristici
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Vocale
La Balbo splendida protagonista
servizio di Attilia Tartagni FREE

181210_Ra_00_RecitalElisaBalbo_phAngeloPalmieriRAVENNA - Il soprano Elisa Balbo,  incantevole Desdemona nell’Otello della Trilogia verdiana, è tornata a Ravenna per esibirsi nella Sala Corelli del Teatro Alighieri il 9 dicembre 2018 nei “Concerti della domenica” organizzati dall’Associazione Angelo Mariani, dimostrandosi perfettamente a proprio agio, quanto a duttilità vocale,  anche in un repertorio
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Opera dal Centro-Nord
Torna la Carmen che uccide
servizio di Simone Tomei FREE

181205_Fi_00_Carmen_MarinaComparatoFIRENZE - E' ormai lontano il termine delle polemiche e degli anatemi contro la Carmen che non muore andata in scena un anno fa al Teatro del Maggio che fu fonte di esagitati sproloqui per ogni dove; la Carmen di George Bizet, diventata oramai un titolo di repertorio della Fondazione Fiorentina, ha trovato nuovamente albergo sulle tavole del
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Eventi
Guardati intorno č la nuova stagione
servizio di Edoardo Farina FREE

181201_Cesena_00_TeatroBonci_Franco PolliniCESENA - Conferenza stampa del Teatro Comunale “Alessandro Bonci” promossa da  ERT, Comune di Cesena ove in data 21 settembre 2018 è stata definita la nuova programmazione della  stagione invernale 2018/19 caratterizzata da un luogo inteso come confronto, esplorazione e dialogo,  spazio che si fa filtro e racconto del nostro vivere,
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Opera dal Centro-Nord
Le due facce di Rigoletto
servizio di Attilia Tartagni FREE

181130_Ra_00_Rigoletto_AndreaBorghini_phZaniCasadioRAVENNA - Il Rigoletto del 28 novembre 2018 andato in scena al Teatro Alighieri è ambientato a Mantova, e possiede, come il suo ambiguo protagonista, due facce:  da una parte  la corte dei Gonzaga lussureggiante di pitture manieriste (la camera degli sposi di Mantegna incornicia il talamo in cui verrà sedotta Gilda rapita), dominata
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Opera dal Centro-Nord
Ovazioni finali per l'Otello
servizio di Attilia Tartagni FREE

181126_Ra_00_Otello__phZaniCasadioRAVENNA - Il 25 novembre, giornata mondiale della violenza sulle donne,  è andato in scena al Teatro Alighieri il più celebre “femminicidio” operistico: Otello dall’omonimo testo teatrale di William Shakespeare, musica di Giuseppe Verdi, libretto di Arrigo Boito, antico detrattore verdiano che seppe riportare il maestro alla creazione a 16
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Opera dall Estero
Trionfo per Samson et Dalila
servizio di Simone Tomei FREE

181126_MonteCarlo_00_SamsonEtDalila_AnitaRachvelishvili_phAlainHanelMONTE-CARLO - Ho scelto di iniziare il mio scritto con queste pennellate frutto dei miei studi e delle mie letture di approfondimento prima della visione dell’opera Samson et Dalila di Camille Saint-Saëns la cui rappresentazione si è concretizzata domenica 25 novembre 2018 al Grimaldi Forum - Salle de Princes quale titolo inaugurale della
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Classica
Progetto Lauter per Courbet
servizio di Edoardo Farina FREE

171124_Fe_00_ProgettoLauter_NicolaBruzzoFERRARA - Curato dall’Associazione “Lauter”  in collaborazione con Ferrara Arte in occasione della mostra Courbet e la Natura allestita nel Palazzo Dei Diamanti, il 22 novembre 2018 presso il Teatro Comunale “Claudio Abbado” della città estense nell’ambito della stagione 2018/2019 di Ferrara Musica, è andato in scena un suggestivo concerto
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Opera dal Centro-Nord
Nabucco molto molto bello
servizio di Attilia Tartagni FREE

181124_Ra_00_Nabucco_SerbanVasile_phZaniCasadioRAVENNA - È un Nabucco biblico-archeologico colossale che oltrepassa i confini della scena, azzera le barriere dello spazio e del tempo e scatena la fantasia ad aprire la "Trilogia d’Autunno 2018" del Teatro Alighieri. La prevaricazione del potere sull’individuo, il filo conduttore delle tre opere in programma, si configura in ogni tempo con la falsità dei
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Diario
Lezione cantata sulla 'parola scenica'
Simone Tomei FREE

181119_Piombino_00_BrunoDeSimone_phFrancescoLiviPIOMBINO - Raccontare l’esperienza vissuta in un fine settimana a sud di Livorno è per me non solo piacevole ma anche motivo di orgoglio: nel pomeriggio di sabato 17 novembre 2018 ho infatti condiviso il palcoscenico del Teatro Metropolitan di Piombino con un grande artista che, come spesso ho avuto modo di affermare a voce e per iscritto
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Opera dal Nord-Est
Applauditissimi i Puritani
servizio di Rossana Poletti FREE

181118_Ts_00_Puritani_KatiaRicciarelliTRIESTE - Grande serata alla prima di I Puritani di Vincenzo Bellini al Teatro Verdi di Trieste, preceduta da una attesa carica di aspettative. L’aver scelto poi Katia Ricciarelli per la regia ha creato una forte esposizione mediatica. Il Verdi ha deciso questo titolo per l’avvio di stagione, l’ha affermato il sovrintendente Stefano Pace durante una delle
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