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Le prime due opere della Trilogia Verdiana belle musicalmente ma la regia...

Rigoletto e Trovatore tuoni e fulmini

servizio di Simone Tomei

Pubblicato il 19 Settembre 2018

180919_Fi_00_Rigoletto-Trovatore_FabioLuisiFIRENZE - Tre giorni sono stati necessari per sbollire, freddare e decantare, ma anche assaporare e rielaborare le emozioni del mio fine settimana fiorentino in cui ho assistito alla rappresentazione di parte della Trilogia verdiana al Teatro del Maggio Musicale; sbollire, freddare, decantare, assaporare e rielaborare sono azioni rivolte a ciascuno degli allestimenti visti e nei quali la componente visiva è stata inversamente proporzionale a quella vocale e per conseguenza l’atteggiamento postumo non può che virare in direzioni differenti.
Cercando con difficoltà di dare una parvenza di ordine a quanto ho in mente di scrivere ho deciso di riassumere il tutto in un articolo unico dividendo principalmente per temi e poi per opere; l’elemento che unisce tutta la trilogia verdiana, di cui al momento ho solo visto le prime due in ordine di composizione e cioè Rigoletto e Il trovatore, è quello visivo con un’unica “idea” qui chiamata “progetto drammaturgico e regia” curata da Francesco Micheli che propone « sottolineandone il valore simbolico presentandole quindi come un corpo unico non come tre opere distinte ma come se fosse “un unico spettacolo lungo sette ore e mezza”, nonostante siano rappresentate singolarmente ma conservando le grandi peculiarità che contraddistinguono i tre titoli. Tre opere dissimili, quasi “scomode”, con tre tematiche differenti, ma che possono offrire una visione unitaria e cioè di rappresentare i sentimenti tipicamente italiani. Francesco Micheli al quale, con il maestro Fabio Luisi, è stata affidata dal Teatro del Maggio la drammaturgia e la regia di questi capolavori, ha trovato una configurazione omogenea e armonica che rappresenta un senso di stare assieme tutto italiano, sia dal punto di vista culturale che in quello aspirazionale. Saranno comunque tre allestimenti non convenzionali così come, però, non sono convenzionali i protagonisti delle tre storie. La volontà del Maggio con questa proposta culturale di alto profilo è quella di porsi al centro del sentimento di appartenenza alla comunità nazionale che è sempre vivo attorno all’unità del nostro Paese e dei suoi ideali più alti e costituenti, a cominciare dalla bandiera. Unitarietà anche nel team che affianca Francesco Micheli: le scenografie di tutte e tre le opere sono firmate da Federica Parolini, i costumi da Alessio Rosati e le luci da Daniele Naldi, scelte che sottolineano l’idea di un progetto attorno a un’unica grande messinscena per l’intera Trilogia. Altra caratteristica che lega i tre titoli è la presenza di parte dell’attrezzeria di scena realizzata in cartapesta da Jacopo Allegrucci, scenografo versiliano che da venti anni lavora per il Carnevale di Viareggio e che da due anni fa parte dei costruttori di “prima categoria” della celebre manifestazione viareggina, scelta che denota – da parte del Teatro del Maggio – la volontà di avvalersi della collaborazione delle eccellenti maestranze disseminate sul territorio toscano. Nel Trovatore si vedranno in scena un esercito di burattini, nel Rigoletto uno stuolo di maschere mentre per La Traviata, Allegrucci ha realizzato delle bambole a grandezza umana, oltre ad una coppa di champagne che ricorda quella nella quale si immergeva la diva del burlesque Dita Von Teese durante le sue esibizioni. Sì, perché nella rilettura scenica di Francesco Micheli, Violetta è proprio una ballerina di burlesque, che indosserà abiti tanto eleganti quanto discinti. A fare da spalla a Francesco Micheli nelle opere, tre assistenti diversi: nel Trovatore il regista collaboratore è Paola Rota, nel Rigoletto Benedetto Sicca, mentre nella Traviata è Valentino Villa.»
Il virgolettato che qui ho riportato in corsivo, rappresenta il contenuto del comunicato stampa inviato alla stampa come presentazione del progetto verdiano di questo settembre 2018; già le parole stesse ci portano a pensare a qualcosa di non comune, al di fuori degli schemi “convenzionali” della regia; tre colori, quelli della bandiera italiana ciascuno legato ad un opera della triade: verde per Rigoletto, rosso per Il trovatore e bianco per La traviata.
Nelle due rappresentazioni viste la bandiera campeggia all’inizio sullo sfondo del palcoscenico a ricordarci questa unitarietà per poi ogni volta prendere la direzione scelta a seconda dell’opera da mettere in scena; l’impianto scenico è pressoché intercambiabile con tre praticabili mobili che ruotano e serpeggiano per il palcoscenico con l’intento (mal riuscito) di creare gli ambienti drammaturgici.

Sbollire, freddare e decantare

Rigoletto (sabato 15 settembre 2018)
I luoghi sono quelli mantovani del palazzo nobile del Duca rappresentato all’inizio da una scacchiera su cui i personaggi malgestiti, malguidati e mascherati si muovono a caccia della “preda” femminea rappresentata dalla Contessa di Ceprano

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La maschera nella drammaturgia può dire molto o non dire nulla come in questo caso che non è mai riuscita a trovare un suo completo ed esplicito significato, o almeno io non sono riuscito a trovarlo; la casa di Gilda appare come retro di uno dei praticabili, stilizzata con un neon luminoso che ne delinea i contorni con a sinistra una scala che porta alla stanza privata al primo piano e sotto un salottino minimalista con un tavolo, due sedie ed un crocifisso che diverrà elemento scenico di invettiva nel finale primo da parte di Rigoletto; nel secondo atto siamo nuovamente nella corte del Duca, ma stranamente il duetto finale e la scena della vendetta si svolgono nuovamente nella casa di Rigoletto… che magia!!! Nel terzo atto le due abitazioni, quella di Rigoletto e quella di Sparafucile sono attigue… ho dedotto che Rigoletto abbia la casa mobile.
Detta in questo modo può risultare irriverente o canzonatorio, ma non è il mio intento, anzi ho cercato con fatica di trovare un senso a tutto quello che ho visto, ma complice la mia ignoranza, non ci sono riuscito; ho colto qualche idea interessante che è miseramente naufragata in un guazzabuglio scenico e registico senza precedenti… il progetto drammaturgico appunto; a suffragio di tale affermazione basti pensare che per assecondare il nulla visivo il regista e progettista drammaturgico Micheli è ricorso anche al cambio di parole del libretto per giustificare la vicinanza delle due abitazioni del terzo atto “m’odi.. ritorna a casa” si è trasformato in “m’odi… resta in casa”: scandalo? No! Megalomania e protagonismo gratuiti? Sì! Mancanza di rispetto verso il pubblico, verso la Musica e verso il Teatro? Sì!
Altro elemento veramente deleterio è stata la scelta di non consentire a nessun personaggio di emergere nella sua natura specifica e drammaturgica, anzi l’intento è stato proprio quello di spogliarlo per farlo nuotare nel “nulla registico” dando spazio ad elementi a cui il libretto di Francesco Maria Piave aveva tolto ogni presenza scenica con l’aggravante di travisare alcuni rapporti interpersonali reinventandoli con volgare facezia; la Duchessa appena accennata dal Paggio diviene elemento disturbante per buona parte dell’invettiva Cortigiani vil razza dannata e torna ad essere elemento di chiusura dell’opera allorché il Duca mai pago delle sue infedeltà canta le ultime note di La donna è mobile abbracciato ad essa sullo sfondo del palcoscenico; scandalo? No! Egocentrismo e protagonismo gratuiti? Sì!
Concludo con l’ultimo aspetto relativo alla rivisitazione dei rapporti interpersonali quando viene presupposta una sorta di relazione tra il Duca e Giovanna i cui atteggiamenti fanno capire ben chiaramente come stanno le cose tra di loro e lo scambio merce pare essere proprio il “sesso”  inteso come rapporto carnale palesato da un gesto che risulterebbe brutto anche al peggior laido di questo mondo: il denaro che la donna chiede al Duca in cambio dell’incontro con Gilda viene posto proprio nella patta dei pantaloni del nobile e preso da lei con avida sessualità.
Tutto questo è stato il Rigoletto… mi scuso se ho parlato troppo - per Il trovatore dirò molto meno - ma, un Teatro come quello di Firenze ed un pubblico affezionato e fedele non si meritano questi vaneggiamenti registici… ah no scusate “progetto drammaturgico”; chioso con una mia impressione che paleso; quando per spiegare un’idea ci vogliono paginate di libretti di sala ed una sequela di incontri con il pubblico, probabilmente vi è il sintomo che si sta andando oltre ciò che sia concesso dal libretto e dalla musica che mai come in questi titoli parla ed è dramma di per sé e non necessita di rivisitazioni e reinterpretazioni.

Il trovatore (domenica 16 settembre 2018)
Niente di nuovo sotto il sole se non cambio di colore e di oggetto di culto dell’opera; dalle maschere alle marionette che fanno comparsa durante tutta l’opera in varie forme. All’inizio vengono presentate da un improbabile Ferrando perfettamente vestito e truccato alla Giuseppe Verdi; ecco che la mia ignoranza qui è stata davvero lampante perché non ne ho capito il senso; egli porta con sé queste marionette man mano che esterna il suo racconto iniziale sventolandole quale fossero dei trofei; altre marionette calano dall’alto del palcoscenico a momenti alterni e vengono brandite dal coro talvolta danzando, talaltra (sembra) copulando con esse… ma forse la mia ignoranza ha frainteso.

180919_Fi_02_Trovatore_scena

Gli ambienti scenici sono ancora appannaggio delle unità mobili che impazzano per il palcoscenico con l’aggiunta di un catafalco su cui viene trasportata la zingara Azucena contornata da ceri di varia misura degno delle più folcloristiche processioni del sud; kitsch? No! Profondamente gratuito? Si!
E la storia si ripete con la ridondanza del “nulla cosmico” nel quale l’improbabile Ferrando/Verdi ogni tanto fa capolino anche quando la presenza non è richiesta… anzi inopportuna per dar ancora sfogo a una giostra che può apparire come il vilipendio del Teatro, della Musica e del suo compositore.
Manca ancora la terza opera della Trilogia; non mi aspetto nulla di nuovo e nulla di più di quello che fino ad ora si è perpetrato, ma prima di esprimere qualsivoglia giudizio ulteriore ne bramo la visione.
Mi rendo adesso conto di essere caduto, ahimè! nell’errore di spendere troppe parole per quello che a me pare "il nulla", che in locandina si chiama “progetto drammaturgico e regia”; forse questo è l’intento reale di chi ha ideato il tutto… far parlare solo ed esclusivamente di sé ; la sensazione che ho avuto è quella di compiacimento verso il disgusto e lo sdegno del pubblico che non ha esitato ad esprimere sonori dissensi da me uditi alla fine di Rigoletto ed a me raccontati alla fine de Il Trovatore la sera della “prima”; ho notato sulle facce vilipendenti ed al contempo vilipese dal pubblico un atteggiamento quasi di sfida verso lo scontento della maggioranza degli astanti. Sono rimasto interdetto inoltre dal fatto che, leggendo la programmazione del Teatro, La traviata diverrà opera di repertorio e quindi riproposta alla fine di Novembre e l’estate prossima… forse un ripensamento non sarebbe del tutto fuori luogo, ma spero, qualora tale ripensamento non ci fosse, valga la pena ritornare per il cast e più in generale per la Musica che sarà argomento del prossimo articolo.

Assaporare e perpetrare

La Musica nella sua accezione più completa è stata l’aspetto di grandissimo pregio che è riuscita a mitigare la pessima e sconcertante impressione che mi ha donato il “nulla” della visione. Due elementi comuni; il Coro diretto e preparato dal M° Lorenzo Fratini  e l’Orchestra del Maggio Musicale Fiorentino diretta dal M° Fabio Luisi. L’ensemble corale si è dimostrato all’altezza della situazione con una preparazione encomiabile; sia nel dramma del gobbo mantovano, dove è impegnata solo la compagine maschile, che nelle avventure del Trovatore iberico, ha saputo mettere in campo una compattezza vocale e delle sonorità di grande pregio; luminoso è l’aggettivo che può accomunare i due ascolti: chiarezza e nitore nella pronuncia ed amalgama sonora per  interpretare sapientemente gli accenti verdiani con cura e dovizia non scadendo mai nel ridondante, ma dando valore e impreziosendo la parola scenica attraverso una miriade di sfaccettature.
L’Orchestra del Maggio sotto la direzione del M° Fabio Luisi non ha mai ceduto alle ridondanze chiassose che talvolta possono prendere piede nei momenti più concitati, ma si è sempre misurata con il palcoscenico restituendo un suono talora importante, ma elegante e in perfetta sintonia con i solisti; la mano di Luisi è chiara, calma, pacata e “amica” sia per i professori d’orchestra che per solisti e coro; e restituisce sempre quei colori e quelle emozioni che donano calore e sentimento sposandosi perfettamente con la drammaturgia… e non con il progetto drammaturgico.
Ed eccoci ai due cast.

 

180919_Fi_03_Rigoletto_JessicaNuccio_min Rigoletto (sabato 15 settembre 2018)
Il ruolo del Duca di Mantova è stato appannaggio del tenore Iván Ayón Rivas che riluce per vocalità squillante, agile e radiosa; si impegna con dovizia nel restituire un personaggio credibile e sfrontato, ma talvolta cade in piccole “affettazioni esecutive" che mettono in luce ancora un po’ di immaturità a stare sul palcoscenico; per carità sono peccati veniali, ma visto il materiale vocale e le possibilità di espansione, sono dell’avviso che certe licenze, talvolta divaganti in palesi scollamenti con la bacchetta, possano essere eliminate o introdotte allorquando la loro presenza non rechi danno ad una fluida esecuzione.
Grande voce e grande musicalità per il baritono norvegese Yngve Søberg che si è saputo ben distinguere per piglio interpretativo nel temibile ruolo di Rigoletto; siamo al debutto e qualche peccato negli acuti è stato commesso pur scegliendo di non fare tutte le puntature di tradizione, ma alcuni Sol impervi sono inevitabili; nonostante questo conta la resa complessiva del personaggio che, seppur non delineato sottto l'aspetto drammaturgico, ha trovato riscatto nella vocalità del giovane interprete con una gamma di colori e di intenzioni di tutto rispetto; grande lirismo nella pagine più cantabili e dove l’amore ed il sentire paterno gongolano felicemente delle sue corde; la mole vocale è quella che ci fa ricordare come dovrebbe essere un vero Rigoletto, nonostante alcuni sedicenti, e la maturazione del ruolo e della corda son convinto ne farà uno dei più imponenti e dei più completi nel panorama lirico mondiale.
Una Gilda di spessore vocale quella di Jessica Nuccio che, nonostante qualche piccolo sbandamento nei sovracuti di cui alcuni non di tradizione, si è imposta per eleganza interpretativa e grande capacità di gestione del legato; se parte del primo atto è stato eseguito con una maschera sul viso, elemento disturbante visivamente ma soprattuto per l’impegno canoro (dubito che certi registi, si preoccupino ciò), il duetto con il Padre e quello con il Duca sono stati rivelatori del saper cantare elargendo i sentimenti della drammaturgia; è stato cosi pure come il duetto del secondo atto ed in quello finale dove ha manifestato tutte le sfaccettature dei sentimenti della giovane fanciulla.

180919_Fi_04_Rigoletto_YngveSoberg 180919_Fi_05_Rigoletto_IvanAyonRivas 180919_Fi_06_Rigoletto_JessicaNuccio

Ottimo e di grande stile lo Sparafucile di Giorgio Giuseppini che sfoggia un timbro brunito e corposo unito ad una prestanza scenica di grande pregio. Signorile e vigoroso anche il Conte di Monterone interpretato dal basso Carlo Cigni con la sua vocalità piena e rotonda. Poco da dire oltre la bellezza per la Maddalena di Marina Ogii che si è dimostrata un anello piuttosto debole del cast; musicalmente non a fuoco nel complesso quartetto del terzo atto (Bella figlia dell'amore) e vocalmente poco udibile; purtroppo lo charme da femme-fatale non è bastato a far emergere il personaggio nella sua totalità.
Ottimi i personaggi di fianco che si sono messi in luce per sicurezza scenica e vocale: Giovanna Giada Frasconi; Il cavaliere Marullo Min Kim, Matteo Borsa Gyuseojk JoIl conte di Ceprano Adriano Gramigni, La contessa di Ceprano Marta Pluda, Un usciere Vito Luciano Roberti, Un paggio Costanza Fontana.
Il resto è storia già raccontata e preferisco parlare degli interpreti dell’altro capolavoro del Cigno di Busseto.

180919_Fi_07_Rigoletto_costumi

 

180919_Fi_08_Trovatore_MassimoCavalletti_min Il trovatore (domenica 16 settembre 2018)
Ripeto quanto ho espresso a caldo su questo cast non appena mi sono alzato dalla poltrona del Teatro: “sono convinto che sia uno dei cast migliori in assoluto uditi al Teatro del Maggio Musicale Fiorentino”; qualcuno mi è testimone e qui lo ribadisco dopo i tre giorni in cui ho “assaporato e perpetrato”. Ho avuto il piacere per la prima volta di ascoltare il soprano Jennifer Rowley e sono rimasto amabilmente colpito dall’eleganza con cui ha saputo affrontare il personaggio di Leonora: timbro caldo e legato suadente sono stati gli ingredienti primari di un’interpretazione di grande spessore dove ogni nota, ogni respiro ed ogni intenzione sono state accompagnate da una piena consapevolezza del personaggio e dell’originaria drammaturgia; sicura nella zona più impervia e dominatrice del fiato con il quale ha saputo creare lunghe frasi musicali rendendo in maniera esponenziale la bellezza ed il fascino delle stesse.
Un’Azucena di grosso spessore quella di Olesya Petrova; ha incarnato con la sua vocalità il vero “mezzosoprano” verdiano in cui la tempra color del bronzo e l’omogeneità vocale hanno restituito un personaggio drammaturgicamente complesso ed al tempo stesso affascinante, ricco di sfumature vocali ed interpretative; è proprio questa uniformità unita al timbro brunito e ambrato che mi hanno letteralmente affascinato e conquistato senza se e senza ma.

180919_Fi_09_Trovatore_PieroPretti 180919_Fi_10_Trovatore_JenniferRowley 180919_Fi_11_Trovatore_GabrieleSagona

Magnetico, ammaliante e affascinante si è dimostrato il tenore Piero Pretti nel ruolo del giovane Manrico; la caratura vocale e l’ampiezza del fraseggio hanno subito ammaliato lo spettatore sin dalla canzone di sortita Deserto sulla terra, in cui le ampie frasi e l’espansione in acuto sono state rivelatrici di una serata da spolvero; ottimo nell’aria del terzo atto, infuocato e virile nella cabaletta della “pira” eseguita nella tonalità originaria dove ha sparato un Do di petto sicuro, perfettamente sonoro ed intonato.
Alla fine di questa triade di interpreti mi piace ricordare il terzetto finale della quarta parte che ho voluto di proposito ascoltare ad occhi chiusi; è qui che ho assaporato appieno la grandezza di questo cast e la bravura dell’Orchestra con il suo direttore: sono stati pochi minuti, pochi ma veramente eccelsi, che hanno ripagato di gran lunga la delusione di un’occasione perduta per poter ricordare una produzione che potesse rimanere nei ricordi più belli della mia vita a Teatro… musicalmente lo è stata.
L’ampia vocalità di Massimo Cavalletti ha restituito un Conte di Luna imperioso e virile nonostante qualche sbavatura in acuto dove il canto non è stato proprio misurato ed elegante, ma ha talvolta strabordato in sonorità piuttosto marcate e povere di stile; meglio nell’alea centrale del rigo musicale dove il canto è più elegante e riesce a trovare più ampi spazi di cantabilità nonostante anche qui la ricerca del colore talvolta latiti rendendo un po’ monocorde l’emissione.
Fuori parte drammaturgicamente e scenicamente, ma non vocalmente il Ferrando di Gabriele Sagona del quale ho apprezzato con piacere la rotondità vocale e l’eleganza del canto in cui il racconto, motore di tutta la vicenda, è stato snocciolato con perfetta dizione, ottima intonazione e sicure intenzioni ponendo i giusti accenti per sottolineare i momenti topici della narrazione.
A completamento gli ottimi comprimari: Gyuseok Jo Ruiz, Alessandra Della Croce Ines, Nicolò Ayroldi Vecchio zingaro e Luca Tamani Messo.
Ovazioni per tutto il cast che ha “subìto” l’entusiasmo di un pubblico appagato da cotanta bravura interpretativa.

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Crediti fotografici: Ufficio stampa Teatro del Maggio Musicale Fiorentino - Teatro dell'Opera di Firenze
Nella miniatura in alto: il direttore Fabio Luisi
Sotto: fotografie di scena del Rigoletto e del
Trovatore
Nella miniatura al centro: il soprano Jessica Nuccio (Gilda)
Sotto in sequenza: il baritono Yngve Søberg (Rigoletto); il tenore Iván Ayón Rivas (Duca di Mantova); ancora il soprano Jessica Nuccio
Sotto: i costumi del Rigoletto
Nella miniatura in fondo: il baritono Massimo Cavalletti (Conte di Luna)
Sotto in sequenza: il tenore Piero Pretti (Manrico); il soprano Jennifer Rowley (Leonora); il bartiono Gabriele Sagona (Ferrando)
In fondo: scena con il Coro e il mezzosoprano Olesya Petrova (Azucena) nascosta dalle candele
 






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Euyo e il pubblico va in delirio
servizio di Athos Tromboni FREE

180826_Fe_00_Euyo-GianandreaNoseda_phMarcoCaselliNirmalFERRARA - Introdotto da una conferenza stampa il 24 agosto, in pieno Buskers Festival 2018, è stato presentato il secondo concerto della European Union Youth Orchestra (per tutti, ormai, la “Euyo”) a coronamento della residenza ferrarese di questa orchestra giovanile europea. All’incontro con la stampa, oltre a un nutrito gruppo
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Opera dal Nord-Est
Barbiere, Nabucco, Aida, le repliche
servizio di Simone Tomei FREE

180820_Vr_00_Barbiere_MarioCassi_FotoEnneviVERONA - Ancora Arena nel pieno del 96.mo Opera Festival con un’incursione di metà agosto per tre serate di grande musica ascoltando i cast alternativi di tre grandi capolavori del Teatro in Musica in cui il genio di Gioachino Rossini si è sposato con quello di Giuseppe Verdi... ma andiamo con ordine, cominciando dal capolavoro buffo del pesarese.
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Opera dall Estero
Didone abbandonata e... ritrovata
servizio di Simone Tomei FREE

180818_00_Innsbruck_Didone_ViktorijaMiskunaite_phRupertLarlINNSBRUCK - Le mie trasferte estive mi hanno visto spettatore la sera del 14 agosto 2018 anche all’ Innsbrucker Festwochen Der Alten Music in occasione di una recita della Didone abbandonata di Giuseppe Saverio Mercadante, dramma per musica su libretto di Pietro Metastasio. Il mito di Didone prende le mosse dall’epica virgiliana nel libro IV
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Jazz Pop Rock Etno
Look Mama dalle canzoni al jazz
servizio di Edoardo Farina FREE

180814_Fe_00_MusicaAMarfisa_LookMama_DavideZabbariFERRARA - La rassegna “Musica a Marfisa d’Este” nel giardino della splendida loggia rinascimentale, mirabile esempio di residenza signorile ferrarese del XVI° secolo, ove l’edizione 2018 ancora una volta è stata in grado di confermare l’interessante iniziativa estiva organizzata dal Circolo Amici della Musica “Girolamo Frescobaldi” in
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Vocale
Mefistofele sotto la luna rossa
servizio di Attilia Tartagni FREE

180809_VillaRamona_00_FrancescoElleroDArtegna_phCarloMorgagniVILLA RAMONA (RA) - Grande successo per “Ricordando Arrigo Boito” il 27 luglio 2018 a Villa Ramona di San Pietro in Trento, location prestigiosa della provincia ravennate che accoglie ogni estate un concerto lirico organizzata dall’Assessorato al Decentramento del Comune di Ravenna, dall’Associazione culturale Villa Ramona e dal
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Opera dal Nord-Est
Aida e Carmen i cast alternativi
servizio di Simone Tomei FREE

180807_Vr_00_Aida_SusannaBranchini_FotoEnneviVERONA - Vengo a voi con un po' di ritardo nel darvi conto della mia “incursione” areniamo delle idi di agosto dove ho assistito ad una ripresa della Carmen di Bizet e dell’Aida di Giuseppe Verdi per ascoltare i cast alternativi di questa stagione estiva; l’elemento comune alle due serate è stato senza dubbio il caldo torrido che si è abbattuto
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Echi dal Territorio
Quarta Academy col Macbeth
servizio di Attilia Tartagni FREE

180806_Ra_00_Academy_MutiRiccardoRAVENNA - Il 2018 per Riccardo Muti è stato decisamente l’anno del Macbeth di Giuseppe Verdi. Dopo l’opera in forma di concerto con  il Maggio Musicale Fiorentino a Firenze e al Ravenna Festival, essa è stata materia di studio per l’alta formazione in direzione d’orchestra e in accompagnamento pianistico dei cantanti nella 4°
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Opera dal Nord-Est
Grande Nucci nel bel Barbiere
servizio di Simone Tomei FREE

180805_Vr_00_IlBarbiereDiSiviglia_LeoNucci_FotoEnneviVERONA - E con la sera del 4 agosto 2018 ecco che si invola sul palcoscenico dell’Arena di Verona il quinto titolo previsto per la 96.ma stagione nell’anfiteatro scaligero: Il Barbiere di Siviglia di Gioachino Rossini; nella ricorrenza delle celebrazioni per i centocinquanta anni dalla morte del compositore, il tributo dovuto al grande pesarese non
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Echi dal Territorio
Se Saccon suona in in a-solo
servizio di Gianluca La Villa FREE

180802_Levanto_00_SacconChristianJosephLEVANTO - Doveva trattarsi di un concerto revival del celebre esordio di Jascha Heifetz il 27 ottobre 1917 in Carnegie Hall, nella triade storica pensata dal Comitato per i Grandi Maestri,e che già vide nel Ridotto del Teatro di Ferrara, con il duo Christina Joseph Saccon-Luigi Di Ilio, i revivals di famosi concerti di Ferenc de Vecsey e Vasa Prihoda.
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Opera dal Nord-Est
Turandot, Aida, Nabucco di fine luglio
servizio di Simone Tomei FREE

180801_Vr_00_ArenaFineLuglio_Nabucco_RebekaLokar_phEnneviVERONA - L'incipit del Canto notturno di un pastore errante per l'Asia di Giacomo Leopardi ben si attaglia alle ultime tre sere del mese di luglio vissute dal sottoscritto in Arena a Verona; esse infatti sono state scandite proprio da un denominatore comune: la Luna. È stata proprio lei, la Luna, la protagonista sovra la Musica che ci ha accompagnato al suo
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Eventi
Il Maggio Fiorentino presenta il biennio
redatto da Athos Tromboni FREE

180731_Fi_00_IlMaggioFiorentinoPresentaIlBiennio_CristianoChiarotFIRENZE - Questi i contenuti della conferenza stampa di presentazione del "biennio fiorentino": saranno - i prossimi - due anni di intensa programmazione, con 34  titoli di lirica di cui 15 nuovi allestimenti,  balletti e 30 concerti sinfonici per un totale di 179 serate (143 di lirica, 6 di balletto e 30 di sinfonica). Il Maggio Musicale Fiorentino
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Jazz Pop Rock Etno
Interpretando Paco de Lucia
servizio di Edoardo Farina FREE

180728_Fe_00_PacoDeLuciaFERRARA - Musica a Marfisa d’Este nel giardino della splendida loggia rinascimentale, tra i migliori esempi di residenza signorile ferrarese del XVI° secolo, idonea sede in grado di ospitare una piacevole  iniziativa estiva organizzata dal Circolo Culturale Amici della Musica “Girolamo Frescobaldi” in collaborazione con Fondazione Teatro Comunale di
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Classica
Passini sei corde di grande musica
servizio di Edoardo Farina FREE

180726_Fe_00_GiordanoPassini_Fe180724_03FERRARA - E' tornata la Musica a Marfisa d’Este nel giardino della splendida loggia rinascimentale. Non sono mancati fino a oggi, e non mancheranno nel futuro prossimo della rassegna (che si concluderà il 15 agosto), prestigiosi appuntamenti in un ricco programma che ha compreso l’Orquestra Típica Estetango, voce, pianoforte
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Personaggi
Musica in memoria di Raoul Gardini
servizio di Attilia Tartagni FREE

180725_Ra_00_ConcertoInMemoriaRaoulGardini_RiccardoMuti_RaoulGardiniRAVENNA - Lunedì 23 luglio 2018, Sant'Apollinare, patrono di Ravenna, resterà nel ricordo dei ravennati come la giornata dedicata alla memoria dell’imprenditore Raul Gardini scomparso venticinque anni fa. Egli è stato ricordato, per volontà della famiglia e della relativa Fondazione, con una Messa e commemorato con un grande evento musicale
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Opera dal Centro-Sud
Traviata degli specchi d'attualitā
servizio di Simone Tomei FREE

180723_Mc_00_LaTraviata_SalomeJicia_phAlfredoTabocchiniMACERATA - Ho volutamente aspettato qualche giorno per parlare della mia ultima avventura maceratese che mi ha visto partecipe dell'allestimento di La traviata di Giuseppe Verdi ad opera del regista Henning Brockhaus con le scenografie di Josef Svoboda; ebbene sì la mitica ed unica "Traviata degli specchi"; per me era
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Opera dal Centro-Sud
Fresco e tonico Elisir d'amore
servizio di Simone Tomei FREE

180722_Mc_00_ElisirDAmore_DamianoMichielettoMACERATA - Se la prima serata del Macerata Opera Festival ha visto il "sacrifizio" della Musica a pro della regia, con L'elisir d'amore di Gaetano Donizetti del 21 luglio 2018 si è invece celebrata musicalmente l'assoluta fedeltà alla filologia e alla riscoperta di pagine ormai cadute nell'oblio dei tagli di tradizione; è così che sotto le mani dell’eclettico M°
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Jazz Pop Rock Etno
Byrne d'oggi oltre i Talking Heads
servizio di Attilia Tartagni FREE

180720_Ra_00_DavidByrne_phZani-CasadioRAVENNA - Un concerto-evento “American Utopia Tour” di David Byrne il 19 luglio 2018 al Pala De André, sold-out in ogni ordine di posti, con pubblico in fibrillazione e altissima percentuale giovanile nonostante il cantante-produttore-fotografo-regista-autore-musicista raffinato e poliedrico con propensione all’arte visuale, già assegnatario
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