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Il Teatro del Giglio ha mandato in scena la Suor Angelica e il Gianni Schicchi di Giacomo Puccini

Il Dittico in attesa del Trittico

servizio di Simone Tomei

Pubblicato il 22 Ottobre 2018

181023_Lu_00_SuorAngelicaGianniSchicchi_MarcoGuidarini_phFilippoBrancoliPanteraLUCCA - Il Teatro del Giglio Ha aperto la sua stagione lirica 2018/2019 con il Dittico di Giacomo Puccini… ebbene sì, il “Dittico” e non il “Trittico”. Ma a tutto vi è una spiegazione: da tempo il teatro lucchese diretto dal M° Aldo Tarabella guarda lontano, punta alla vetta e lo fa trovando ampi spazi di manovra in collaborazioni nazionali e internazionali: basti pensare alla mastodontica macchina operativa che nella scorsa stagione unì l’Opera Carolina di Charlotte e la  New York City opera per la realizzazione dell’opera Fanciulla del West.
Quest’anno si lavora in ambito nazionale mettendo assieme due realtà giuridiche molto eterogenee e soprattutto con esigenze e con “peso specifico” molto diseguale; come diceva Walt Disney: se lo puoi immaginare lo puoi realizzare ed ecco che il proficuo lavoro che ha unito la Fondazione Lirico Sinfonica di Cagliari, il Maggio Musicale Fiorentino, il Teatro Dante Alighieri di Ravenna e la musicale casa natìa di Giacomo Puccini incarnata nel Teatro del Giglio di Lucca, renderà possibile, passo dopo passo, la realizzazione completa del Trittico pucciniano che proprio quest’anno compie i suoi primi cento anni dal debutto che avvenne al Teatro Metropolitan di New York proprio il 14 dicembre 1918; il filo conduttore di questa idea che vuole rappresentare un futuro modello collaborativo da seguire anche per gli altri teatri di tradizione e che ha visto il suo albore in terra sarda nella scorsa stagione lirica, è incarnato nella figura del regista, scenografo e costumista nonché ideatore del progetto luci, Denis Krief: uomo di teatro da quarant’anni che ha plasmato e modellato dapprima Suor Angelica a Cagliari ed in questo autunno ha proseguito il lavoro con l’opera buffa, comica e ironica per eccellenza, Gianni Schicchi, proprio nella sua città natale; dovremo aspettare ancora un anno per il compimento della terna che avverrà nel novembre 2019 quando il terzo partner di questa cordata pucciniana, la Fondazione del Maggio Musicale Fiorentino, produrrà il titolo rimanente ricostituendo la struttura originaria del “Trittico”.
Un lavoro centellinato e diluito nel tempo proprio perché, come dice il regista stesso, ogni titolo ha bisogno di essere pensato, maturato, decantato e piano piano reso vivo sulle tavole del palcoscenico: era impensabile per lui lavorare contemporaneamente a tutti e tre i titoli e questa diluizione nel tempo fa sì che l’uno dopo l’altro essi trovino lo spazio necessario sia nella mente creativa del regista e che nell’unico luogo scenico progettato per farci vivere armoniosamente le tre così diverse “anime musicali”.

181023_Lu_03_SuorAngelicaGianniSchicchi_MarcoGuidarini_phFilippoBrancoliPantera 181023_Lu_04_SuorAngelicaGianniSchicchi_DenisKrief_phFilippoBrancoliPantera

Uno spazio scenico che intelligentemente si trasforma nelle due opere mantenendo le stesse strutture architettoniche; le tre pareti in Suor Angelica salgono verso l’alto a cono delineando un movimento intimo e raccolto che ben si addice alle mura di un convento; l’apertura più ampia sulla destra fa capire che oltre vi sia la Cappella per le funzioni religiose e le altre piccole finestre fanno da spartiacque tra il vissuto dell’opera e l’intimismo fisico e mentale delle Sorelle; in evidenza, sulla destra, la grande grata che simboleggia il parlatorio dalla quale entrerà austera la Zia Principessa.
Credo che il grande pregio di questa produzione sia la linearità e la semplicità che si è concretizzata nel dare una lettura molto aderente al testo dove alcuni elementi scenici vengono realizzati con l’introduzione nell’area centrale del palcoscenico di alcuni carrelli; uno destinato alla protagonista con le sue piante che saranno una volta sollievo per Suor Chiara punta nell’orto dalle vespe e poi morte per Suor Angelica; un altro carrello già sul proscenio sin dall’inizio con la fontana che si “fa d’oro”, ancora un altro con le cibarie delle suore cercatrici ed infine l’ultimo, quello del parlatorio, che entra e resterà sino alla fine: sarà usato da Zia Principessa come luogo della sua austerità, ma nel cassetto del tavolo già ci sono alcuni degli ingredienti utili per l’estremo sacrificio della nipote macchiata dal peccato d’amore: un vassoio per posare la ciotola in cui sarà preparato il veleno e una scatola di fiammiferi quasi a volerci dire che con l’entrata dell’arcigna donna entrerà in convento anche la morte.
I costumi sono quelli propri della “Quindena" (periodo dell’anno liturgico della durata di quindici giorni che inizia con la domenica della Palme e termina la domenica dopo la Pasqua denominata “in Albis”) semplici e poco costosi come ha detto il regista stesso, ma sicuramente idonei e appropriati in quanto suggeriti proprio dalle botteghe vaticane in cui sono stati acquistati.
Merita citazione il rapporto che ogni artista ha trovato con il significato delle parole e delle frasi; Suor Angelica vive schiava del suo dolore che quasi la immobilizza e quindi ogni movenza non è mai sguaiata o repentina, ma si concretizza in un atteggiamento morbido e vellutato quasi fosse mossa solamente dal desiderio intimo e profondo di rivedere il figlio dal quale è stata violentemente allontanata; la preparazione della morte avviene in un contesto di pace e di calma quasi eteree sulle struggenti note pucciniane ed il congedo alla vita Addio, buone sorelle, addio, addio è avvolto da uno stato di pace interiore che è ben emerso dalle interpreti; tutto il contorno delle suore si è mosso nella medesima intenzione-direzione dando quel senso di ordine e di religiosità ad ogni momento del dramma.
Più vivace invece la traduzione dello “Schicchi” nel quale il brio, l’ironia, la scaltrezza e la cupidigia emergono grazie ad una recitazione brillante, frizzante e piuttosto dinamica senza mai sfociare nella dozzinalità e nel  cattivo gusto; vengono enfatizzate le parole, le emozioni e gli stati d’animo dei protagonisti tutti ben calati nei personaggi e che aiutati da piccole arguzie interpretative hanno saputo regalare momenti di grande spasso ed ilarità apprezzati amabilmente da tutto il pubblico.
Qui lo spazio scenico si fa più ampio e le tre pareti diventano verticali lasciando spazio ad una grande libreria sulla sinistra, un colonnato al centro dal quale si intravedono l’Arno ed il Ponte Vecchio ed un letto sulla destra che sarà il luogo in cui il protagonista consumerà il suo inganno agli avidi parenti. In una parola armonia tra parole, intenzioni e musica; ho partecipato oltre alle due recite di cartellone anche alla prova generale aperta alle scuole e questa “grazia” e “spirito” che aleggia nei componimenti del Doge lucchese sono stati ben còlti dai ragazzi durante il pomeriggio musicale che si è concretizzato in un silenzio quasi religioso e meditativo durante l’esecuzione di Suor Angelica, ed un divertimento spassoso che ha suscitato composte risate per Gianni Schicchi: questo a mio avviso è un motivo per poter dire che il regista ha fatto centro riuscendo a tradurre al meglio ciò che Puccini aveva scritto cento anni fa in quanto un pubblico neofita e privo di sovrastrutture come può essere quello delle scuole, ha capito bene il messaggio e lo ha tradotto con un atteggiamento idoneo ed in linea con le sensazioni che si sono volute trasmettere.
Concludo con il plauso anche per il disegno luci che in ogni momento ha tradotto con perfetta empatia le grandi emozioni che pullulano in queste due ore di musica.

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… E i “mulini di Signa?”… ops volevo dire… e gli interpreti?
Eccoci dunque all’aspetto vocale che ha visto in campo ben tre debutti in ruoli principali e la collaborazione con il Progetto Opera “Virtuoso & belcanto” 2018  dal quale sono usciti alcuni di essi nei ruoli secondari; progetto che si inserisce nel più ampio Festival omonimo che da qualche anno ha preso albergo proprio a Lucca nei mesi estivi onorando la città della presenza di musicisti provenienti da tutto il mondo.
Due protagoniste per il ruolo eponimo di Suor Angelica: la sera di Venerdì 19 ottobre 2018 sul palcoscenico lucchese il soprano Svetla Vassileva; donna dal temperamento musicale forte, ha improntato la sua interpretazione sulla veemenza vocale infondendo un carattere piuttosto deciso e perentorio alla protagonista; l’artista istrionica ha reso il personaggio in maniera un po’ meno sottomessa rispetto a quanto l’idea registica avrebbe voluto anche per una vocalità ampia che si allarga nella salita in acuto per poter affrontare la tessitura impervia e a tratti scomoda; ciò le impedisce di domare un vibrato piuttosto stretto che talvolta abbonda nella sua emissione e questo è evidente quando il suono deve essere alleggerito e smorzato; qui emerge una certa fatica nel trovare delle intenzioni più meditative che avrebbero reso il personaggio più completo e convincente; convincimento che l’ars scenica non ha comunque tradito grazie ad un’interpretazione molto partecipata.
Voce totalmente diversa quella del soprano Alida Berti che approda al Teatro del Giglio domenica 21 ottobre 2018, neofita in questo ruolo. Un approccio più morbido e più uniforme tra gesto e voce; il soprano pietrasantino ha saputo ottimamente coniugare le esigenze di uniformità  di una recitazione sobria e delicata con quelle della sua vocalità altrettanto morbida e pastosa: l’aver frequentato i ruoli del belcanto le hanno permesso di poter approdare a questo repertorio con una consapevolezza molto spiccata; la voce non ha mai ceduto ad accenti marcati ed aspri, ma si è sempre ben inserita in quella linea interpretativa che valorizza il fraseggio, le intenzioni mettendo in luce un’ottima intonazione ed eleganti messe di voce che hanno particolarmente brillato nel finale dell’aria Senza mamma in cui il suono pareva volare davvero nella dimensione celeste; nel finale drammatico gli accenti sono stati marcati ma sempre dominati da quella morbidezza di emissione che le sono valsi un’interpretazione di grandissimo pregio che valorizza e mette in luce una crescita artistica e interpretativa al passo con il suo cammino professionale.
Tutte le altre interpreti si sono cimentate in entrambe le recite.
181023_Lu_05_GianniSchicchi_MarcelloRosiello_phFilippoBrancoliPanteraAltro debutto col botto quello del mezzosoprano Isabel De Paoli nel ruolo della Zia Principessa; ieratica, arcigna, tanto da essere sottomessa e soggiogata dal suo status sociale sono gli elementi che emergono dalla sua interpretazione; nessun cedimento emozionale all’inizio dove la voce quasi contraltile caratterizza la sua entrata; le emozioni muovono e passano attraverso l’”estasi mistica”, la rabbia, la ferma richiesta di espiazione per poi modularsi verso un atteggiamento “materno” subito sopito che la riporta alla “sua” triste realtà di donna che non può e non deve cedere alle emozioni ed al perdono; tutto questo è stato tradotto con la sua voce e con la sua recitazione per un quadro di notevole valore.
Scelgo di esprimere il mio gaudio per tutte le altre interpreti dei ruoli secondari; per qualcuna si nota già una maturità artistica, per qualcun’altra ancora siamo sul cammino, ma quello che conta è l’intenzione complessiva perché ciascuna con le proprie potenzialità ha reso le due recite di Suor Angelica un cammeo per il Teatro lucchese collaborando con il regista in ottima sintonia; le cito tutte con rispetto e stima: Badessa Sandra Mellace, Suora zelatrice Marina Serpagli, Maestra delle novizie Lara Leonardi, Suor Genovieffa Antonella Biondo, Suor Osmina Consuelo Gilardoni, Suor Dolcina Janyce Condon, Suora infermiera Diana Oros, Prima cercatrice Youngseo Viola Lee, Seconda cercatrice Francesca Longari, Prima novizia Zoe Jackson, Seconda novizia Camilla Jeppeson, Prima conversa Maila Fulignati, Seconda conversa Dalila Privitera
Il M° Elena Pierini ed il M° Sara Matteucci hanno preparato e diretto rispettivamente il Coro Ars Lyrica ed il Coro di voci bianche del Teatro del Giglio e Cappella Santa Cecilia che si sono ben inseriti nel contesto musicale evidenziando una bella intesa con il palcoscenico e con la buca nonostante talvolta le sonorità fossero troppo marcate: effetto dovuto alla collocazione su di un palcoscenico non troppo ampio che ne inficiava l’effetto mistico e meditativo.
Il M° Marco Guidarini ha offerto una lettura intima e introspettiva in cui l’elemento ritmico e soprattutto quello dinamico hanno teso a valorizzare le emozioni da lui trasmesse in un suo pensiero che qui voglio riportare: «Sono convinto che i luoghi assorbano l’energia delle persone che li hanno abitati e degli eventi che vi sono accaduti, e che questi stessi luoghi trattengano tale energia, restituendola poi a chi viene dopo. Il Teatro del Giglio è uno di questi “luoghi di rito”: entrando a teatro si percepisce un’energia speciale, che credo derivi soprattutto dal fatto che Giacomo Puccini qui è stato e qui ha lavorato, mettendo in scena molte delle sue opere. E questa particolare energia è tangibile, passa tra tutti noi impegnati in questi giorni nelle prove di Suor Angelica e Gianni Schicchi, e ci tiene uniti. Mentre lavoriamo si respira un’atmosfera intima, in particolare in Suor Angelica, dove si vanno a toccare le corde della spiritualità, del rapporto con la morte.»
Anche il Gianni Schicchi non è stato da meno e dal punto di vista degli interpreti non posso che partire dal debutto nel ruolo eponimo che ha messo in luce l’ecletticità del baritono Marcello Rosiello; incontrato qualche giorno prima per raccogliere le sue impressioni, si è rivelato un sicuro protagonista per un ruolo al debutto durante il cammino di una sempre più importante carriera; ho avuto il piacere di vedere ed ascoltare questo interprete in ruoli seri e incontrarlo nei panni dello scaltro Schicchi è stata una piacevole sorpresa: elegante la dizione, rotondo il suono, sonora l’emissione e spassosa la voce camuffata del vecchio Buoso; tutti elementi che uniti ad un approccio attoriale serioso ed al tempo stesso canzonatorio, hanno delineato amabilmente il personaggio delle campagne fiorentine: colui che fa parte della “gente nòva”.
La coppia Rinuccio-Lauretta è stata affidata a due giovani interpreti dei quali credo che sentiremo presto parlare e per i quali auspico intelligenza nello studio e nella scelta dei futuri ruoli: Giuseppe Infantino e Francesca Longari; il materiale è molto valido e pure la presenza scenica non manca.
Il trasformismo è la sua arte ed ecco che nei panni della Zita troviamo di nuovo Isabel De Paoli che anche qui mette in campo tutta la sua bravura di attrice; smessi i panni arcigni ed austeri della nobile Zia Principessa, la troviamo negli abiti di una nobile quasi decaduta e diseredata dando brio e colore ad un personaggio sopra le righe, ma con il gusto dell’ironia e del piacere di divertirsi.
Le due “coppie scoppiate” e gli altri estromessi hanno saputo interagire  scenicamente con grande stile e amalgama: squillanti, eclettiche e briose la Nella di Consuelo Gilardoni e la Cesca di Antonella Biondo; buona amalgama per i ruoli maschili: Santiago Induni Gherardo, Maximiliano Medero Betto di Signa, Davide Ruberti Simone, Ricardo Crampton Marco, Marco Innamorati Maestro Spinelloccio, Nicola Farnesi Guccio, Andrea Pardini Pinellino e Michele Pierleoni Ser Amantio. E Giovanni Fontana e Pietro Baldi  si sono cimentati nel ruolo semi muto di Gherardino.

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Più brio nella lettura orchestrale sempre tramite la bacchetta del M° Marco Guidarini che non ha rinunciato anche in questo caso a tirar fuori con il cesello ciò che ha voluto esternare in un altro pensiero: «... la partitura di Gianni Schicchi, autentico gioiello di elaborazione colta, riesce a coniugare in un atto unico le tracce dell'opera buffa settecentesca, il falso dugentismo e le maschere della Commedia dell’arte, a metà strada da Dante e Strawinsky
Apprezzabilissimo per entrambi i titoli l’impegno del Maestro concertatore nel trovare idilliaca intesa tra buca e palcoscenico; di sicuro due assiemi orchestrali sono ben poca cosa per creare questa sintonia, ma probabilmente ha sopperito un tantino a questa penuria di tempo lo spirito di Giacomo Puccini che dalla barcaccia destra del palcoscenico - come allora faceva - ha assistito e sostenuto tutti con il suo influsso positivo. Grande successo di pubblico ai limiti del tutto esaurito per entrambe le recite.

Crediti fotografici: Filippo Brancoli Patera per il Teatro del Giglio di Lucca
Nella miniatura in alto: il direttore Marco Guidarini
Sotto in sequenaza: ancora Guidarini e il regista Denis Krief
Al centro in sequenza, le due Suor Angelica: Svetla Vassileva e Alida Berti
Sotto: il baritono Marcello Rosiello (Gianni Schicchi nel letto di
Buoso Donati)
In fondo: un'imagine di scena dello Schicchi catturata da Filippo Brancoli Patera






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Opera dal Centro-Nord
Mosč in Egitto grande spettacolo
servizio di Simone Tomei FREE

181111_Pi_00_MoseInEgitto_FrancescoPasqualettiPISA - “Rossini 150” anche al Teatro Verdi che ha scelto il titolo del Mosè in Egitto per dare il via alla stagione lirica 2018-2019 anche se in realtà un primo abbrivio si era già consumato con l’allestimento di The Beggar’s Opera, ballad-opera di John Gay e Johann Christoph Pepusch. Si celebra dunque anche in riva d’Arno un omaggio al Cigno di Pesaro
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Jazz Pop Rock Etno
Tutte le direzioni con Max e Ellade
servizio di Athos Tromboni FREE

181109_Vigarano_00_Gruppo10_MaxChiarellaVIGARANO (FE) - La serata in ricordo di Federico ‘Chico’ Franchella, già presidente del Gruppo dei 10, e Antonio Fogli, socio, amico, e storico gestore del Bar Ragno di Comacchio, si è svolta al ristorante ‘Spirito’ di Vigarano Mainarda ieri, 8 novembre. Scomparsi entrambi da pochi mesi, furono anima e cuore della rassegna “Tutte le direzioni” che
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Libri in Redazione
Eroine rossiniane regine e vincenti
recensione di Athos Tromboni FREE

181108_Libri_00_RobertaPedrotti-LeDonneDiGioachinoRossini_Roberta Pedrotti
Le donne di Gioachino Rossini - Nate per vincere e regnar
Odoya Editore - giugno 2018, pagg. 416, euro 22
La Pedrotti è musicologa, critico musicale, fondatrice e direttrice responsabile della rivista on-line L'ape musicale. Questo libro, che reca una toccante prefazione di 
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Classica
Il Trio di Parma fa il pienone
servizio di Edoardo Farina FREE

181106_Fe_00_TrioDiParma_EnricoBronziFERRARA - Prosegue la stagione 2018/2019 di Ferrara Musica presso il Teatro Comunale Claudio Abbado; dopo gli entusiasmanti concerti  per opera della European Union Youth Orchestra e Kammerchor Stuttgart Hofkapelle, appuntamento inedito con uno dei più prestigiosi  ensemble  cameristici italiani, il Trio di Parma, preceduto
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Eventi
Tutte le Direzioni in Falltime 2018
redatto da Athos Tromboni FREE

181103_Fe_00_TutteLeDirezioni2018_GaetanoRiccobonoVIGARANO MAINARDA (FE) - Torna come ogni anno la rassegna musicale d'autunno del Gruppo dei 10, l'ormai proverbiale Tutte le direzioni in Falltime: il ciclo di concerti nell'accogliente sala del ristorante-music hall "Lo Spirito" di Vigarano Mainarda (in via Rondona 11d) partirà giovedì 8 novembre prossimo e proseguirà fino alla fine dell’
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Ballo and Bello
Schubert contro Gershwin in danza
servizio di Annarosa Gessi FREE

181031_Fe_00_EnricoMorelliFERRARA - Il terzo spettacolo del nuovo cartellone di danza del Teatro Comunale Claudio Abbado ha visto in scena la compagnia MM Contemporary Dance Company impegnata in due coreografie intitolate Schubert Frames (musica di Franz Schubert) e Gershwin Suite (musica di George Gershwin e Stefano Corrias).
Due lavori molto
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Opera dal Centro-Nord
Deserto sull' Elisir
servizio di Simone Tomei FREE

181030_Li_00_ElisirDAmore_TatsuyaTakahashi_phAugustoBizziLIVORNO - La produzione di L'elisir d’amore di Gaetano Donizetti ha dato il via alla stagione lirica 2018-2019 al Teatro Goldoni; questo titolo mancava dalla città labronica dal 1929 ed in questo 2018 riappare nella sua versione integrale. L’opera è stata coprodotta dal Fondazione Teatro Goldoni di Livorno e dal Teatro Sociale di Rovigo e con
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Eventi
Sei titoli non era mai successo
servizio di Athos Tromboni FREE

181030_Fe_00_StagioneLirica_PaoloMarzocchiFERRARA - Solita partecipata conferenza stampa per la presentazione della stagione lirica del Teatro Abbado: oltre i giornalisti locali, erano in sala anche i dirigenti di numerose associazioni culturali della città, che sono il tessuto connettivo del pubblico ferrarese interessato all'opera. Il cartellone di sei titoli, mai così tanti negli ultimi vent'anni
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Opera dal Centro-Nord
Hey Gio' con Le Villi
servizio di Simone Tomei FREE

181030_Fi_00_HeyGioLeVilli_VittorioMontalti.jpegFIRENZE - Un audace accostamento quello che si è visto all’inaugurazione della stagione lirica 2018-2019 al Teatro del Maggio Musicale Fiorentino; una ricerca di dialogo tra il presente, un passato prossimo ed  un passato remoto. L’opera del compositore contemporaneo Vittorio Montalti, Hey Gio'..., vuole essere un ricordo ed un omaggio
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Vocale
Gelmetti per un eccellente Stabat
servizio di Simone Tomei FREE

181028_Fi_00_StabatMaterRossini_GianluigiGelmettiFIRENZE - Il genio di Gioachino Rossini, scevro dagli impegni verso il Teatro d'opera da cui si era accommiatato anni prima, e la sequenza religiosa attribuita a Jacopone da Todi sono stati la materia prima con cui è stata confezionata la serata di apertura della XXXVIII stagione concertistica dell'Orchestra Regionale Toscana (ORT) al
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Prosa
Profondo blu per Hester
servizio di Athos Tromboni FREE

181027_Fe_00_TheDeepBlueSea_LucaZingarettiFERRARA - Ma chi sarà quella morettina che rende bella, ancor più bella, la canzone Sognami di Biagio Antonacci? Era una domanda che mi ponevo nel 2007 quando uscì in videoclip proprio Sognami, canzone molto suggestiva in un periodo in cui si "scaricavano" ininterrottamente i filmati sul computer di casa trafficando in internet. Il videoclip non
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Opera dalle Isole
Raccapricciante il Rigoletto di Turturro
servizio di Salvatore Aiello FREE

181024_Pa_00_Rigoletto_StefanoRanzaniPALERMO - Il verdiano Rigoletto ha segnato la ripresa della Stagione 2018 di Opere e Balletti del Massimo in un clima faticoso per la defezione del tenore Giorgio Berruggi e del soprano Maria Grazia Schiavo (presente quest'ultima in sole due recite, quella del 13 e quella del 17 ottobre), ambedue per sopravvenuti motivi di salute.  Il palcoscenico, incorniciato dai
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Opera dal Centro-Nord
Il Dittico in attesa del Trittico
servizio di Simone Tomei FREE

181023_Lu_00_SuorAngelicaGianniSchicchi_MarcoGuidarini_phFilippoBrancoliPanteraLUCCA - Il Teatro del Giglio Ha aperto la sua stagione lirica 2018/2019 con il Dittico di Giacomo Puccini… ebbene sì, il “Dittico” e non il “Trittico”. Ma a tutto vi è una spiegazione: da tempo il teatro lucchese diretto dal M° Aldo Tarabella guarda lontano, punta alla vetta e lo fa trovando ampi spazi di manovra in collaborazioni nazionali e internazionali:
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Gli Amici della Musica giornale on-line dell'Uncalm
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