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Tutto esaurito anche quest'anno per la Lirica in Castello appuntamento estivo con l'opera

Tosca, Scarpia e l'Angelo nero

servizio di Athos Tromboni

Pubblicato il 05 Luglio 2019

190705_Fe_00_Tosca_RosaMariaHernandez_phAlessandroDeLuigiFERRARA - Sempre suggestiva l’ambientazione per “Lirica in Castello” che si tratti (come vicenda) del quattrocentesco Trovatore di Verdi andato in scena qualche anno fa, o dell’ottocentesca Tosca di Puccini di ieri sera, 4 luglio 2019. Come tutti gli anni il cortile del Castello Estense ha accolto Puccini con quel “tutto esaurito” che solo i grandi titoli operistici possono garantire: circa quattrocento persone per questa Tosca allestita dall’Associazione OperiAmo con il patrocinio del Comune di Ferrara, del Teatro Comunale Claudio Abbado e dell’Orchestra Città di Ferrara. Serata calda ma non afosa, grande eleganza in cortile, più casual (ma di classe) che abiti da sera, e quindi ambiente perfetto per un evento cultural-mondano che ha l’effetto di richiamare così tanti spettatori. L’unico neo, detto a titolo di cronaca e per necessità di cronaca, una manifestazione di karaoke fuori del castello, nel chioschetto delle bibite proprio dirimpetto alla facciata che dà sui giardini pubblici di Viale Cavour. Così nei momenti di minor volume orchestrale della Tosca o nei necessari attimi di pianissimo per canto e musica, s’insinuava l’acuto amplificato pop-rock proveniente da fuori, ben udibile dalle prime file degli spettatori a ridosso dell’orchestra.
Ottocentesca Tosca… ma di fine secolo, ambientata a cavallo dell’esposizione universale di Parigi del 1900. Perché i costumi di Rosy Mani di Forbice scelti dalla regista Maria Cristina Osti (soprattutto per il coro) erano sì ottocenteschi, ma della belle epoque, ispirati alla trionfale mostra di Palazzo dei Diamanti “Boldini e la moda” conclusa di recente, nel mese di giugno.
E infatti il pittore Cavaradossi, all’inizio del primo atto, non sta dipingendo la Attavanti, ma il ritratto della parigina Gladys Deacon duchessa di Marlborough (un capolavoro di Giovanni Boldini) e i mobili che successivamente arrederanno lo studio del barone Scarpia a Palazzo Farnese sono in stile liberty.
Una scelta registica che non ha disturbato affatto, casomai ha sottolineato che da idea (una mostra di pittura e abiti d’epoca a Palazzo Diamanti) può nascere idea (i costumi e l’ambientazione della Tosca allestita a Ferrara).
Altra idea della regista, l’angelo di Castel Sant’Angelo, ma con ali nere, che nella prima scena s’abbarbica a Cavarodossi, poi ogni tanto compare come palese messaggero di morte durante l’opera; e infine si immobilizza sulla sommità di un immaginario Castel Sant’Angelo con la spada protesa, proprio come la statua di bronzo dello scultore Peter Anton von Verschaffelt, mentre Tosca si getta di sotto (anzi sale lo scalone a chiocciola che porta alla Sala degli Stemmi del Castello Estense e scompare alla vista, dopo aver gridato il fatidico O Scarpia! Davanti a Dio!

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E, ancora, l’entrata in scena proprio del barone Scarpia, in Sant’Andrea della Valle, con un pugnale che tiene sempre in mano, che non abbandonerà mai, perché è il segno del suo potere: lo punterà al petto del Sagrestano, alla gola di Cavaradossi, sul seno di Tosca; ma sarà anche lo strumento con cui la donna lo ucciderà, alla fine del secondo atto… Scarpia muore ucciso dal suo stesso potere, metafora del serpente velenoso tanto coccolato ed esibito che alla fin fine gli si rivolta contro. E il centro veramente luciferino della messinscena voluta dalla Osti si focalizza su Tosca, Scarpia e l'Angelo nero.
A capo della brava Orchestra Città di Ferrara era in questa circostanza il maestro Aldo Salvagno che ha concertato in maniera puntuale la partitura, cercando nella musica di Puccini, soprattutto quando le arcate melodiche stanno lì a sottolineare i momenti salienti dell’azione, quell’espressione che contribuisce a rendere inconfondibile il tratto stilistico del maestro lucchese.
Protagonista molto applaudita e stata il soprano Rosa Maria Hernández, un lirico dalla bella musicalità che ha meritato il consenso del pubblico a scena aperta dopo la pregevole esecuzione del Vissi d’arte, vissi d’amore.

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Nel ruolo di Cavaradossi era il tenore Andrea Bianchi, che ha offerto la prestazione più bella di tutta la serata: Bianchi è un tenore che sa rinforzare il suono quando l’acuto spinto lo richiede, ma sa anche ammorbidire il proprio canto nei momenti in cui il lirismo prende il posto dell’accento veemente. Molto bravo nella famosa Recondita armonia, il tenore ha poi superato se stesso e tutti gli altri nella ancor più famosa (ed attesa) E lucevan le stelle.
Phisique-du-role azzeccato in Scarpia per il baritono Pedro Carrillo, grande attore a cui il gesto scenico per il ruolo del “cattivo” viene naturale, e il cui canto si caratterizza con una vocalità dal timbro brunito ma non scuro, e dall’emissione non potente ma precisa e intonatissima.
Ottima la prestazione del basso Alberto Bianchi Lanzoni (Angelotti) nella caratterizzazione scenica e vocale di un personaggio che gli è assolutamente congeniale.

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Completavano il cast i bravi e volonterosi Tommaso Quanilli (Sagrestano), Alessandro Oliva (Spoletta), Marco Veneziale (Sciarrone e Carceriere) e le due giovanissime Katia Frati e Aurora De Luigi nel ruolo del Pastorello, che la Osti ha voluto sdoppiare, facendo cantare la Frati dietro le quinte mentre la De Luigi vestita proprio da pastorello come ce lo immaginiamo dalla letteratura alla De Amicis, faceva il giro del palcoscenico trascinandosi dietro il proprio cavallinoo di legno.
Il Coro Giuseppe Verdi di Ferrara diretto da Mirko Banzato e l’Accademia Corale Vittore Veneziani diretta da Maria Elena Mazzella hanno fornito il loro contributo prezioso alla bella scena del Te Deum e nel canto fuori scena del secondo atto, durante la cena di Scarpia e l’arresto di Cavaradossi.
Hanno partecipato, in veste di mimi, i novelli attori della Casa della Musica e delle Arti di Vigarano Pieve-Mainarda: Matteo Canella, Michele Capozza, Gino Dondi, Mauro Gallini e Nico Zucchini.
Suggestiva la danza e il movimento scenico della ballerina e coreografa Michela Francescini nelle vesti dell’Angelo nero. Stupende le luci di Marco Cazzola che hanno “vestito” di colori teatrali sia il palcoscenico, sia il loggiato e i muri del Castello Estense.
Caloroso il successo di pubblico, con più chiamate in scena e applausi scroscianti al termine della recita.
Presente in cortile tutto il management del Teatro Comunale Claudio Abbado con in testa il direttore Marino Pedroni e il direttore artistico di Ferrara Musica, Dario Favretti. Fra le autorità in prima fila, la presidente della Provincia, Barbara Paron e il neoassesore alla Cultura del Comune di Ferrara, Marco Gulinelli.

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Crediti fotografici: Elisa Catozzi e Alessandro De Luigi per “Lirica in Castello” – Associazione OperiAmo
Nella miniatura in alto: il soprano Rosa Maria Hernández (Floria Tosca)
Sotto: il tenore Andrea Bianchi (Mario Cavaradossi)
Al centro in sequenza: la Hernández con Bianchi (I atto); e ancora la Hernández con Pedro Carrillo (Barone Scarpia) nel II atto
A seguire: belle foto istantanee di scene della recita e - a fondo pagina -  il cast al gran completo durante gli applausi finali






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