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Pubblicato il 25 Agosto 2017
Pesaro, il nostro giornale ha seguito le recite degli spettacoli operistici 2017
Speciale Rof - Le recensioni servizio di Simone Tomei

170825_Ps_00_LogoRofPESARO - La città marchigiana si è rivelata anche quest'anno la culla della musica, dei suoi sapori, delle sue sfumature e dei suoi interpreti; ovunque per le strade si respira l'aria del suo esimio compositore: le vetrine dei negozi sono adornate di libri e spartiti che parlano del Cigno e delle sue opere, le locandine inneggiano a tutte le molteplici iniziative del Festival, la città è gremita di melomani e di simpatizzanti del festival vestiti nelle più variopinte mises (anche la mia giacca fucsia indossata la sera del Torvaldo e Dorliska, nulla aveva da invidiare agli abbigliamenti più stravaganti), ma soprattutto si riescono davvero a condividere le esperienze e a trovare sovente degli affascinanti e stimolanti confronti con coloro che hanno fatto della musica la ragione della loro vita; ecco allora che un semplice caffè al bar diventa motivo di approfondimento culturale sfociante talvolta in disquisizioni più amene, ma sempre dal gusto raffinato che lasciano nella memoria quel dolce sapore di chi sa di aver trascorso bene il proprio tempo e con la consapevolezza di poter rinnovare di giorno in giorno quella piacevole esperienza.
Ma il Rossini Opera Festval,  il Rof come è universalmente chiamato il festival pesarese, è soprattutto musica, è la celebrazione in assoluto di Gioachino Rossini, è la certezza di trovarsi nella sua terra che sa esaltarlo in una rassegna monotematica, con una peculiare attenzione a rendere al meglio la sua musica che si rinnova di edizione in edizione, attraverso uno studio che probabilmente non finirà mai e che ogni volta ci porta alla scoperta di pagine mai ascoltate, frutto di una ricerca/scoperta incessante di nuove fonti.

170825_Ps_00_PietraDelParagone_WakizonoAyaMargheriGianluca_phAmatiBaciardiGiovedi 17 agosto 2017 – La pietra del paragone
"Sigillara" fu il nome che per molto tempo contrassegnò quest'opera e prende spunto proprio dalle parole del Conte Asdrubale, il maschio protagonista, allorchè si traveste da turco e che, per difendersi dagli attacchi, vuole mettere i sigilli da tutte le parti; opera appartenente al genere comico o meglio del Melodramma giocoso - a differenza della farsa che si concentrava solitamente in un atto e vedeva al suo interno almeno un personaggio "cattivo" -, ha preso nuovamente vita con una ripresa registica risalente al 2002 ad opera di Pier Luigi Pizzi che ne ha curato anche le scene ed i costumi, con un ottimo apporto alle luci per mano di Vincenzo Raponi; accattivante, ora come allora e come nella successiva ripresa del 2007 in Spagna, non risente per nulla del peso degli anni ed anzi, rinnovata e sfrondata delle troppe presenze sul palcoscenico, è risultata molto più snella e godibile; l'arredo moderno e lussuoso della casa del conte Asdrubale mette ben in risalto quella intenzione originaria di Rossini di conquistare il sofisticato pubblico milanese; ed il genio musicale ci riesce bene mettendo da parte i toni grotteschi e a volte sbrigativi per concentrarsi su un'opera di gusto ben calibrato e raffinato; si ritrova qui, infatti, un andamento piuttosto snello e brillante senza lasciar in secondo piano atmosfere introspettive quali la dichiarazione del conte nella sua ultima aria.
Per avere una minima idea di cosa l'opera in questione rappresentò al tempo, basti pensare a queste testimonianze che rivelano il successo di questo componimento: dopo le cinquantatre repliche milanesi del 1812 racconta Luigi Romanelli, librettista dell'opera, "... il successo fu tale che all'ultima rappresentazione si dovettero replicare a furor di popolo ben sette pezzi, cosa mai accaduta..."; emblematico anche il racconto di Stendal nella Vie de Rossini "... il successo della Pietra del paragone fu entusiastico, tanto che il pubblico accorreva da tutte le città in un raggio di venti leghe...".
La raffinata mise en scéne di Pizzi ha saputo ben esaltare i personaggi con grottesca facezia in un "amabile conversare di oziosi benestanti" come riporta il saggio all'interno del libretto edito per questa occasione a firma del compianto Alberto Zedda cui è dedicata questa edizione del Festival.
Venendo ai personaggi ed agli interpreti l'elemento che accomuna quasi  tutti è quello di una elegante e spavalda bravura scenica ed un ottimo approccio a quelle che sono le caratteristiche caratteriali degli stessi; una sinergica interazione sul palcoscenico ed una frizzante scioltezza nelle movenze hanno reso l'ampiezza dello spartito – nonostante qualche taglio effettuato – più scorrevole e godibile.
Il ruolo della Marchesa Clarice che esige la presenza di un'ottima voce contraltile che sappia comunque ascendere in zone più impervie dello spartito con la capacità di saper affrontare le numerose agilità, è stata appannaggio di Aya Wakizono; non è stata entusiasmante da un punto di vista interpretativo a livello vocale risultando per lo più corretta, ma incapace di portare sulla scena l'empatia del personaggio; sia nella scena iniziale culminante dell'aria Eco pietosa che nel successivo duetto con il Conte realizzato attraverso una telefonata, non ho trovato grandi enfasi interpretative ed emozionali se non un rigore formale piuttosto anonimo ed a tratti un po' povero sia di suono nelle zone più gravi dello spartito, che di una consapevole messa a fuoco nell'emissione con note piuttosto spoggiate che deficitavano in proiezione.
Il contraltare maschile protagonista ossia il Conte Asdrubale ha visto come interessante interprete il basso Gianluca Margheri; con buona cavata di suono sonora e rotonda ha saputo affrontare le difficili agilità con eleganza nel fraseggio e una discreta luminosità in acuto mettendo in risalto un timbro accattivante ed una omogeneità di emissione per tutta l'ampiezza della gamma vocale; discreta anche l'aria finale che lo ha visto  partecipe delle sofferenze emozionali e sconsolate per la creduta perdita della contessa Clarice.

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Molto positiva anche la prova del tenore Maxim Mironov nel ruolo del gentile Cavalier Giocondo; la sua vocalità è sicuramente meno imponente degli altri interpreti, ma per l'ottima riuscita dell'amabile personaggio viene a lui in soccorso una salda tecnica, una eccellente proiezione di suono ed un gusto intrepretativo elegante e di successo che gli sono valsi le ovazioni del pubblico al termine della sua difficile aria Quell'alme pupille.
Impeccabile sopra ogni punto di vista lo scaltro Macrobio di Davide Luciano che ci regala una prova vocale e scenica di tutto rispetto; chi è colei che si avvicina ci porta appieno nel mondo interpretativo di questo eclettico cantante che ha saputo ben coniugare – forse al di sopra di tutti -  un'ars scenica e un'ars canora come da tempo non vedevo e non sentivo; non mi ha fatto per nulla rimpiangere l'interpretazione eccellente di Pietro Spagnoli, configurandosi come un suo degno prosecutore; elegante legato, suadente timbro, ottimo smalto vocale e una perfetta dizione sono stati gli ingredienti di un piatto prelibato che il baritono beneventano ha servito al grande Rossini ed al suo pubblico.
Eccellente anche la prova di Paolo Bordogna nei panni navigati del grottesco Pacuvio; anche di lui non possiamo che elogiare la capacità di stare sul palcoscenico unita a quella di una indefettibile precisione vocale con ottimi accenti, sia nel canto che nei recitativi e con la peculiarità di saper catturare l'attenzione del pubblico nelle sue ilari sortite che vedono come punta di diamante l'insuperabile gag della famosa Ombretta sdegnosa del Misipipì.
Interessante vocalità anche quella di Marina Monzò nel ruolo di Donna Fulvia che con brillante vivacità e precisa intonazione si è distinta regalando una prova  molto convincente.
Generosa emissione anche quella di Aurora Faggioli che ha delineato una Baronessa Aspasia grottescamente sopra le righe, ma sempre ben in linea con il resto dei personaggi riuscendo ad emergere in toto, seppur in un ruolo di fianco. Completava il cast un bravo e preciso William Corrò nel ruolo di Fabrizio.
Il Coro del Teatro Ventidio Basso diretto dal M° Giovanni Farina è stato correttamente all'altezza delle aspettative con interventi  precisi che si sono ben attagliati al resto del palcoscenico ed alla buca orchestrale sapientemente guidata dalla bacchetta del M° Daniele Rustioni; mi è capitato ultimamente di sentire questo direttore in un concerto fiorentino in cui era protagonista la musica novecentesca di Carl Orff e di Maurice Ravel (la recensione la potete leggere qui) e ne ebbi un'ottima impressione; questa sera ho avuto la conferma di trovarmi di fronte ad un musicista che sa ben accarezzare e coccolare anche la musica ottocentesca di Gioachino Rossini riuscendo a trovare intenzioni ed accenti in questa lunga e complessa partitura. Generoso con gli strumentisti ed attento al palcoscenico con un gesto sempre nitido ed espressivo, ha saputo ben coniugare tempi e dinamiche senza mai scadere nella tediosità che potrebbe generarsi nel dirigere un'opera di siffatte dimensioni, né in eccessive sonorità che avrebbero potuto essere appannaggio di un complesso orchestrale quale quello della Orchestra Sinfonica Nazionale della Rai che, per sua definizione, è più votata ad un repertorio prettamente sinfonico che non a quello del melodramma.
Il nutrito pubblico entusiasta per una serata di grande musica ha elargito il suo "contento" a tutti gli interpreti dimostrando che la fusione di un buon cast vocale e musicale con una datata, ma sapiente regia, possono regalare una serata di assoluto piacere per l'occhio e per le orecchie.

170825_Ps_03_TorvaldoEDorliska_NicolaAlaimoSalomeJicia_phAmatiBaciardiVenerdi 18 agosto 2017 – Torvaldo e Dorliska
Fra le tre opere cui ho assistito, questa è quella che incarna sicuramente meglio la fusione tra voce e scena potendo godere di una regia accattivante ed originale e di un cast di ottimo livello. La realizzazione originaria di questo spettacolo risale al 2006 e quindi si presenta all'interno di questo Festival come un riallestimento peraltro riuscitissimo.
A proposito delle caratteristiche di quest'opera, mi piace ricordare questo interessante passo: "...Quello che contraddistingue il grande maestro, è l'arditezza del tratto, la trascuratezza dei particolari, la grandiosità del tocco; sa risparmiare l'attenzione per proiettarla tutta su ciò che è importante"; esso è tratto da Vita di Rossini di Stendhal che delinea lo stile compositivo del maestro nel Torvaldo e Dorliska, che lo scrittore francese vide alla Scala nel 1818, interpretata dalla Camporesi. L'opera non è mai decollata appieno pur godendo di momenti veramente elevati di musica; partendo dalla sinfonia si trovano i temi che successivamente saranno inseriti e sviluppati in Cenerentola e in La Gazzetta; dal punto di vista vocale il Cigno pesarese potè sbizzarrirsi disponendo di un cast di grande levatura: per mettere in risalto le doti sceniche e virtuosistiche del basso-baritono Filippo Galli, scrisse per lui una scena finale di "pazzia" di difficile interpretazione utilizzando in maniera molto convincente l'arte della coloratura che sarà appannaggio poi del Rossini napoletano; il buffo Ranieri Remorini cui era affidato il ruolo di Giorgio deve affrontare, oltre ad una sillabazione virtuosistica, anche numerosi passi di canto fiorito; l'aspetto comune ad entrambi è la necessità di cantare su una tessitura generalmente alta, che non può che essere definita quasi baritonale. Anche per il ruolo di  Torvaldo che fu affidato al tenore Domenico Donzelli mise in risalto la capacità di esuberante declamato molto espressivo piuttosto che soffermarsi sulla bravura della coloritura mentre per l'interprete femminile che fu un'esodiente Adelaide Sala, fece emergere il suo talento "patetico" con una parte dotata di ricche sfumature espressive.
Questo è il passato in cui si colloca l'origine di un componimento che nel suo complesso è foriero di grande piacere nell'ascolto e che dopo anni  ho riscoperto e rivissuto con molta curiosità e con l'intento di approfondire ancora meglio sulla partitura le tante sfumature che a primo acchito non possono essere colte appieno.
Tornando al 2017, in questa riuscitissima produzione il regista Mario Martone ci ha portato fisicamente all'interno del castello del Duca d'Ordow dove per lo più si svolge tutta l'azione; la cancellata sul palcoscenico delimita lo spazio esterno da quello interno del maniero e proprio quello che volge verso il pubblico, includendo anche la platea che diventa luogo di azione e di interazione, rappresenta l'interno dell'abitazione del perfido nobile, mostrando al di là dell'inferriata il bosco dove si consuma il presunto assassinio del giovane Torvaldo. Una scena quella curata da Sergio Tramonti, semplice ma coinvolgente e di grande impatto visivo dove con pochi elementi è riuscito a rendere appieno le intenzioni del libretto; ottimi anche i costumi di Ursula Patzak che assieme alle suggestive luci di Cesare Accetta hanno completato la realizzazione visiva con grande successo.
Venendo agli interpreti che hanno animato la scena posso dire con piena cognizione di causa che mi sono trovato davanti ad una compagnia cantante di ottimo livello.
Nei panni del perfido Duca d'Ordow il baritono Nicola Alaimo (di cui potere leggere una piacevole intervista qui); questo personaggio è senza dubbio l'antesignano del terribile Scarpia; rispetto al personaggio pucciniano, però, è forse meno viscido e subdolo, ma più incline a modi rozzi e alquanto volgari; non esita quasi a violentare la giovane Dorliska, non mancando di rivolgere a lei atteggiamenti cattivi e maneschi; Alaimo si è ben calato in questo ruolo riuscendo appieno ad affrontare le impervie pagine che Rossini gli ha affidato con baldanzoso timbro e sicura tenuta nell'agilità; la presenza di una tessitura più incline al baritono che non al basso, ha sicuramente agevolato tutta l'interpretazione del ruolo in cui ha saputo mettere in campo un canto partecipe di raffinato legato, di ottima intonazione e di grande facilità nell'eseguire le fastidiose colorature dell'aria finale Ah, qual voce d'intorno rimbomba, momento assimilabile ad una scena di obnubilamento e di pazzia; anche i meravigliosi momenti di insieme come i terribili terzetti hanno trovato nell'esecuzione del baritono siciliano, ormai naturalizzato in Pesaro, una precisione e una piacevolezza nell'ascolto degne di un grande interprete.
Il ruolo eponimo femminile è stato invece appannaggio del soprano georgiano Salome Jicia che si è distinta per una grande introiezione del personaggio sia da un punto di vista scenico che vocale; non ha mancato di mettere in risalto nella sua aria di sortita Dove son? Chi m'aita?, un canto legato, morbido con una personalità timbrica e stilistica di grande effetto; il carattere fragile, ma anche indomito e guerresco emerge dalla sua vocalità che nel duetto con il duca e successivamente con l'amato trova il consenso e il suggello di un'interpretazione magistrale.
La bella coloratura, il suadente timbro unite ad una sicumera scenica hanno fatto del Torvaldo di Dmitry Korchak un valido contraltare alla bella prova della Jicia; la facilità di emissioni a mezze voci in acuto e le guerresche note battagliere nei passi più veementi si sono ben sposate per rendere in maniera molto convincente le pagine musicali a lui dedicate.
Nel ruolo di Giorgio, che per alcuni versi può essere visto come l'elemento che sdrammatizza le fosche vicende, un superlativo Carlo Lepore; un personaggio a metà tra il servo sottomesso e l'agitatore delle folle ha saputo ben districarsi nel suo sfaccettato carattere con una vocalità sempre adatta alle situazioni.

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All'aria di sortita più simile alle caratteristiche di un Leporello scocciato e foriera di accenti burleschi e comici si affiancano i virtuosistici terzetti ben eseguiti con estrema precisione stilistica e ritmica per poi planare in un canto leggermente più spianato e disteso sia nell'incipit del secondo atto che nel sestetto finale.
Definirli personaggi di fianco ha poco senso sia per bravura che per partecipazione all'azione: mi riferisco al ruolo di Carlotta interpretato dal mezzosoprano Raffaella Lupinacci (che mi ha concesso un'intervista che potete leggere qui), e quello di Ormondo appannaggio di Filippo Fontana.
Per entrambi Rossini prevede un'aria di sorbetto; quella del mezzosoprano Una voce lusinghiera è più incline all'aspetto compassionevole della dama di compagnia che comunque ha ben messo in risalto una salda e piena vocalità che sa affrontare in maniera egregia tutta l'estensione dei suoni con una profonda cavata vocale ed al contempo una corposa luminosità in acuto.
Per quello che concerne il ruolo di bass-baritone un'aria comica ed al contempo portatrice di un messaggio morale alla volta del "chi tutto vuole nulla stringe"; Io non ne posso più... sopra quell'albero (denominata anche "Aria del pero") riesce a darci un'ottima idea interpretativa e vocale di questo bravo cantante che esegue con verve ed intrigante agilità non solo vocale, ma anche fisica in quanto riesce a cantare aggrappato all'albero sospeso nel vuoto per poi cadere in braccio agli artisti del coro che lo raccolgono proprio simulando una pera che cade.
Il Coro del Teatro della Fortuna M. Agostini diretto dal M° Mirca Rosciani ha assolto il compito affidato con precisione e sicura interazione con il resto del palcoscenico.
L'Orchestra sinfonica G. Rossini è stata guidata con grande professionalità dal M° Francesco Lanzillotta; la maturità interpetativa e stilistica di questo bravissimo musicista si sono ben coniugate nel fornire un carattere molto personale e con il sapore di novità a questo componimento ancora poco familiare all'orecchio del pubblico; la sua dote è stata quella di creare lungo tutto il dipanarsi della vicenda una sorta di ampio crescendo rossiniano; se la Sinfonia racchiude in sé degli squarci piuttosto insoliti per la scrittura rossiniana, le pagine cantabili mettono in luce uno stile del tutto inconfondibile del compositore pesarese, ma essendo poco frequentate potrebbero rischiare di risultare un po' ostiche ad un neofito ascolto; la bacchetta di Lanzillotta ha ben saputo ovviare a questo problema vivacizzando e personalizzando ogni numero con spiccata originalità guadagnandosi un'ottima intesa con il palcoscenico dal quale ha saputo trarre per ogni interprete il meglio; questo nonostante lo sparpagliamento dei protagonisti e del coro fra platea retro buca e palcoscenico senza mai perdere il filo del discorso, anzi riuscendo in ogni momento a fornire il giusto gesto ed il preciso attacco ad ogni interprete. Il gradimento del pubblico del Teatro Rossini è stato unanime ed ha osannato tutti con numerose chiamate alla ribalta.

170825_Ps_06_LeSiegeDeCorinthe_PisaroniLucaMachaidzeNino_phAmatiBaciardiSabato 18 agosto 2017 – Le Siège de Corinthe
Quella che doveva essere la novità del Festival 2017 si è alla fine dimostrata il suo anello debole: l'aspetto registico e visivo che pur partendo da una buona idea comunque decontestualizzata rispetto al libretto, è rimasta alla fine orfana di un'evoluzione logica che portasse ad uno sviluppo organico della stessa. Per il team registico sotto l'egida della Fura dels Baus, ma in questo contesto rappresentato da Carlus Padrissa con l'aiuto della costumista e scenografa Lita Cabelluti i motori delle guerre sono molti: potere, denaro, acqua, petrolio ed oro. In questo contesto l'acqua è stato il motivo ed il motore dell'azione; una guerra quindi tra popoli usurpatori, spreconi e popoli usurpati, assetati, ma che una scenografia brutta - formata da una miriade di boccioni di plastica già sulla scena oppure portati dagli artisti del coro ed un piano inclinato -  e per tanti versi criptica come lo sono i dipinti che per i primi due atti invadono palco e platea, sommata ad una regia altrettanto inconsistente, non sono stati in grado di farsi capire dal pubblico - o per lo meno da me - che sono rimasto basito e sostanzialmente insoddisfatto di vedere accostata ad una sì meravigliosa musica tanta insensatezza.
E' proprio la musica il "completamento" – ma forse di completamento non potremo mai parlare - di un'edizione critica in itinere a rendere speciale questa serata; gli spettatori del ROF hanno potuto quindi ascoltare per la prima volta in assoluto circa venticinque minuti ulteriori di musica mai eseguita reperita da ulteriori fonti che Damien Colas - curatore di questa edizione critica -  ha analizzato e fuso nelle edizioni che attualmente erano eseguite; rispetto alla partitura stampata di Troupenas del 1826 base per la realizzazione di tutte le rappresenazioni del Siège, in questa versione si ritorna alla prima esecuzione con integrazione di passaggi che furono eliminati durante le prove prima del debutto inziale; sono ripristinati tutti i ballabili che erano in origine comprendendo anche il terzo Galop finale: anche qui tanta bella musica non supportata da nessuna realizzazione scenica se non quella di vedere i due protagonisti Mahomet e Pamyra che dormono sotto una tenda di boccioni e verso la fine del secondo brano l'iniziare di una guerra danzante e poco significativa che va a sostituire la scena del matrimonio.
Altre novità musicali prevedono l'inserimento nell'aria di Pamyra di un movimento virtuoso O patrie infortunée ed un ampliamento della stretta del duetto tra la stessa e Mahomet con un meraviglioso intervento corale.
Tanto studio, tanto lavoro musical/musicologico avrebbe meritato un trattamento scenico migliore e forse più "tradizionale" - concedetemi il termine - ricordando che la capacità di osare di un Festival non si concretizza solo nel voler a tutti i costi scegliere il "regista del momento", ma trova la sua esplicazione anche nel "rispetto" e nella ricerca di armonia tra le forme sì da appagare un pubblico che forse è più incline alla tradizione seppur in una direzione evolutiva, che non all'assurdo e all'insensato.
Venendo agli interperti sicuramente hanno riportato al compositore quel rispetto e quell'amore che ho visto molto deficitante nell'alea visiva.
Luca Pisaroni nel ruolo di Mahomet II ha trovato i giusti accenti per restituire un personaggio con precisa dizione francese ed un timbro molto bello; qualche piccola incertezza nei virtuosismi imposti dal ruolo, ma nel complesso è riuscito a far emergere il personaggio nella sua complessa forma nonostante qualche suono un po' indietro nella zona più impervia del rigo.
Anche la Pamyra di Nino Machaidze si è rivelata un'interprete di grande livello nel repertorio serio rossiniano; dotata di accenti autorevoli ed una spiccata capacità nel trovare la vis più drammatica del personaggio è scivolata però in una pronuncia non sempre impeccabile che ha un po' svuotato le frasi più pregnanti come la grande apertura del secondo atto dove la parola diventa un elemento indispensabile del racconto; meglio nel terzetto dell'ultimo atto e nel finale dove in Juste ciel ha rivelato la punta di diamante della sua vocalità con un ottimo legato e grande empatia emotiva tradotta in un canto appassionato e drammatico.
Buono il Cléomène di John Irving figlio dell'accademia rossiniana; un tenore in evoluzione che ha saputo trovare ottimi accenti nel ruolo del canuto padre di Pamyra; buona la zona centrale con belle rotondità e voce ben a fuoco nonostante qualche acerbità.
Senza ombra di dubbio il Néoclès di Sergey Romanovsky è stato più convincente sia vocalmente che scenicamente; un timbro appassionato, bello, luminoso e solare ha saputo mostrare momenti di assoluta bravura sia nei passi solistici che in quelli di insieme; uno su tutti il terzetto con il soprano e l'altro tenore e la sua aria di bravura Grand Dieu, faut-il qu'un peuple qui t'adore ha cesellato ogni nota con dovizia sia in quelle centrali che al culmine dell'aria con un acuto ben a fuoco e centrato.
Il basso livornese Carlo Cigni (di cui potete leggere un'intervista qui) è stato un eccellente Hièros: perentorio e deciso nel primo atto è stato protagonista della grande pagina della profezia del terzo atto; nonostante una scena un po' da "baraccone" voluta dai registi con entrata dal fondo della platea quale fosse una sorta di pazzo furioso uscito dal manicomio, ha dato comunque una sferzata ad una sequenza di assoluta immobilità scenica interagendo con il coro e con coinvolgimento del pubblico; quello che conta però è la resa vocale e questa è stata assolutamente di grande pregio; voce ben timbrata, dizione precisa e ben comprensibile, è stata cesellata da un'ottima capacità di fraseggio e da un suono che ha potuto godere di un sicuro appoggio e timbratura risultando in perfetta interazione con il coro.
Decisamente interessanti anche le parti di fianco che ricordo con plauso e piacere. l'Adraste di Xabier Anduaga, l'Omar di Iurii Samoliov e l'Ismène di Cecilia Molinari.
Il Coro del Teatro Ventidio Basso diretto dal M° Giovanni Farina è stato encomiabile per aver trovato sempre le giuste dinamiche e le perfette interazioni sia nelle parti solistiche che in quelle d'assieme.

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Anche stasera in buca l'Orchestra Sinfonica nazionale della Rai che sotto la guida del M° Roberto Abbado si è dimostrata veramente all'altezza della situazione in questo debutto pesarese pur con qualche momento un po' eccessivo di suono che ha sovrastato il palcoscenico; momenti comunque isolati che non mettono in cattiva luce una direzione attenta e appassionata del capolavoro musicale ascoltato; le pagine dei ballabili sono stati un momento di assoluto sinfonismo dove ogni accento è stato giustamente soppesato senza mai risultare anonimo o strabordante; anche la sintonia con il palcoscenico non ha mancato di essere alquanto precisa e curata soprattutto nei ritmi e nelle intenzioni dei finali di atto.
Una sala gremita anche questa sera all'Adriatic Arena ha salutato in maniera esaltante l'ultima esecuzione di quest'opera, ma i tanti dubbi rimangono ed uno su tutti il rammarico di non vedere un felice connubio tra cotanta bella musica ed una mise en scène che possa poter beneficiare dello stesso aggettivo.
Qui finisce la mia avventura pesarese che mi ha visto partecipe anche di due concerti vocali di cui darò conto in un prossimo scritto nei giorni a venire.

Crediti fotografici: Amati Bacciardi per il Rossini Opera Festival di Pesaro
Nella miniatura in alto: il Logo del Rof
Nella miniatura di
La pietra del paragone in alto:
Aya Wakizono e Gianluca Margheri
Sotto: due panoramiche su La pietra del paragone
Nella miniatura di Torvaldo e Dorliska al centro: Nicola Alaimo e Salome Jicia
Sotto: due panoramiche su Torvaldo e Dorliska
Nella miniatura di
Le Siège de Corinthe in fondo: Luca Pisaroni e Nino Machaidze

Sotto: due panoramiche su Le Siège de Corinthe





Pubblicato il 24 Luglio 2017
Successo anche per il secondo titolo pucciniano di Macerata Opera Festival
Sogni di Butterfly nel postribolo servizio di Simone Tomei

170724_Mc_00_MadamaButterfly_BerloffaMACERATA - Ed è ancora Oriente al Macerata Opera Festival 2017 la sera del 22 luglio: sale infatti sul palcoscenico la prima rappresentazione di Madama Butterfly di Giacomo Puccini come vivido ricordo e ricorrenza del 50.mo anno dalla ripresa delle stagioni d’opera maceratesi che ebbe come titolo primiero proprio il capolavoro del composit ore lucchese. Sapori dell’est, di un Giappone non proprio come quello disegnato dal libretto di Giacosa ed Illica, ma quello di una realtà post bellica del 1945 al tempo dell’invasione americana del paese nipponico; Nicola Berloffa, il regista, vede la storia di Cio Cio San, in un teatro di tradizione giapponese che riempie il centro del palcoscenico ed è luogo dove la protagonista vive la prpria vita tra l’intrattenimento del pubblico e la “vendita” delle geishe; il mondo orientale è fortemente ostentato con i suoi oggetti, i suoi personaggi e le sue tradizioni, ma la sciatteria del luogo - in sostanza un postribolo - diventa anche il nido d’amore dei due protagonisti che in maniera piuttosto sciatta vi consumano la prima notte di nozze. Passano tre anni tra il primo ed il secondo atto e questa evoluzione temporale, nota dolente per molti registi, come evidenzia Berloffa viene così superato: «…nei tre anni che passano tra il primo e il secondo atto questo teatro diventa nella nostra regia un cinema per i soldati americani. Butterfly continua a vivere in quest’ambiente nel quale ha passato una notte con Pinkerton e dove si sono congedati. L’ex teatro diventa per lei sia il luogo della sua finzione che della realtà da lei repressa. Il potere simbolico di questo luogo viene accentuato attraverso alcune sequenze cinematografiche della Hollywood degli anni Quaranta: Butterfly fugge nella finzione dei film trasmessi sullo fondo. La sua speranza vana trova culmine nel Coro a bocca chiusa che diventa un momento di sogno, rispecchiato sullo schermo... Butterfly si crea attraverso questi film un’immagine dell’America che non ha niente a che fare con la realtà in cui sta vivendo. A questo luogo di finzione e di grande speranza rimarrà legata anche nel breve terzo atto, nel quale tutto il suo mondo finto, sognato e idealizzato perde ogni splendore. Anche i costumi rappresentano quest’idea distorta di un paese quasi paradisiaco immaginato da Butterfly
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Il terzo atto forse è quello più crudo e quello che mette ancor più in evidenza il contrasto tra le due culture; l’America prepotente che ritorna con il falso buonismo di Kate e la pusillanimità di Pinkerton che accompagnato da uno stuolo di marinai - interessati alle geishe lasciate lì tre anni prima - torna al fiorito asil perpetrando il tragico epilogo.
Un’idea accattivante che ha trovato però qualche limite e incongruenza in alcune forzature non del tutto pertinenti al discorso drammaturgico intrapreso: mi riferisco ai momenti in cui la protagonista, azionando il macchinario da presa, proietta sullo sfondo degli spezzoni di film di stampo americano in cui la bella Bette Davis è protagonista del film Perdutamente tua oppure quando sempre attraverso lo stesso macchinario, il Coro a bocca chiusa fa da sottofondo alle scena acquatiche dei musical di Esther Williams atti a evocare il sogno del ricongiungimento; sinceramente la scelta di tali immagini ha evidenziato il sogno di Butterfly in maniera poco efficace… anzi direi per nulla.
Completavano per la parte visiva gli interventi di Fabio Cherstich per le scenografie, i costumi di Valeria Donata Bettella e per le luci Marco Giusti.
Un titolo in coproduzione con il Teatro Massimo di Palermo in cui ha già preso vita quest’opera e che ha visto protagonisti musicali la Fondazione Orchestra Regionale delle Marche, il Coro Lirico Marchigiano “V. Bellini” preparato e diretto dal M° Carlo Morganti ed il Complesso di palcoscenico Banda “Salvadei alla cui guida ha visto impegnata la bacchetta del M° Massimo Zanetti; la sua direzione non è stata così brillante da poter essere ricordata come una serata musicalmente vivace, soprattutto per i tempi che hanno spesso trovato il limite in andamenti piuttosto lenti e soporiferi; se dal versante delle sonorità sono emersi buoni momenti ed un amalgama con le voci piuttosto equilibrata, il ritmo e l’andamento orchestrale è stato il vero problema di taluni scollamenti tra buca e palcoscenico, con qualche difficoltà palese per i cantanti e per il coro.

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Il cast vocale era di tutto rispetto ed ha saputo trovare quell’affiatamento e quell’amalgama necessari affinché anche con una lettura piuttosto lenta, ma comunque non pesante per sonorità, si potesse arrivare ad un bel risultato complessivo.
Nel ruolo eponimo il soprano uruguaiano Maria José Siri che, entrando a pieno agio nella mentalità e nelle intenzioni del compositore, ha dato vita a Cio Cio San, la giovane bambina innamorata, con naturalezza e spontaneità; molto delicata, ma non anonima nel suo ingresso, ha saputo ben dosare le sue risorse di bel fraseggio, sentite dinamiche e grande pathos emotivo; la delusione d’amore parte già dalla prima aria del secondo atto, Un bel dì vedremo, per poi incrementarsi in una vis drammatica in crescendo fino al drammatico Tu, Tu, Tu piccolo Iddio; ebbene la voce salda sicura e con intenzioni sempre determinate ha trovato gli approppriati accenti e le giuste dinamiche per una interpretazione di grande maturità.

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La bravura personale della Siri è fuori discussione, ma per poter cesellare un’interpretazione  di classe è indubbiamente necessario avere accanto un partner che possa stimolare e far venir fuori le intenzioni più profonde: in questo il tenore Antonello Palombi nel ruolo di Pinkerton è sicuramente stato un valido aiuto infondendo sicurezza scenica e vocale e mettendo in campo un’emissione solida e ben cesellata con attenzione particolare, direi quasi minuziosa, agli accenti e alle intenzioni di ogni frase, di ogni parola; nessun accento è stato “gettato” a caso, ma ogni piccola sfumatura ha trovato una corrispondenza vocale appropriata nel suo canto; ottima la tenuta del fiato e la perfetta dizione che hanno trovato albergo nella prima parte dell’opera per poi virare nel lirismo più pieno e sentito del grande duetto d’amore che suggella la chiusura del primo quadro; ho un bellissimo ricordo proprio di questo duetto perché la maturità artistica delle due voci ha trovato una perfetta sintonia negli accenti, nelle intenzioni e nelle emozioni che vivono i due protagonisti senza mai prevaricare l’una sull’altra, bensì trovando sempre quella comunione di intenti e di emozioni per rendere in tutto il loro splendore le parole cesellate dolcemente dalle note attraverso le quali il Doge lucchese ha scritto la sua storia.
Bene anche Alberto Mastromarino nel ruolo di Sharpless che ha dato un vis scenica da grande istrione da palcoscenico; anche vocalmente ha saputo trarre ottimi spunti vocali per non risultare anonimo, ma anzi, trovando una propria definizione ben delineata nella drammaturgia.
Il Goro di Nicola Pamio è stato piuttosto ordinario, ma tutto sommato corretto anche se sono mancati quegli accenti più viscidi e sarcastici, caratteristici del personaggio.
Navigata ed esperta, Manuela Custer ha declinato il personaggio di Suzuky in maniera veramente espressiva e con tutte le finalità di intenti che possono scaturire dal suo ruolo; struggente il duetto con la protagonista ed altrettanto trascinante il terzetto dell’ultimo atto dove la fermezza vocale e l’intensa cavata hanno cesellato appieno un ruolo spesso sottovalutato; ottimo anche l’approccio scenico.
Il resto del cast ha egregiamente coadiuvato i personaggi principali e li cito tutti con plauso e riconoscenza: Kate Pinkerton Samantha Sapienza, Il Principe Yamadori Andrea Porta, Lo zio bonzo Cristian Saitta, Yakusidè Gianni Paci, Il commissario imperiale Giacomo Medici, L’ufficiale del registro Alessandro Pucci, La madre di Cio-Cio-San Mirela Cisman, La zia Silvia Marcellini, La cugina Maria Elena Mariangeli, Dolore Martino Compagnucci.
Emiciclo gremito anche per questa rappresentazione, con ovazioni per tutti i protagonisti sul proscenio.

Crediti fotografici: Alfredo Tabocchini per il Macerata Opera Festival
Nella miniatura in alto: il regista Nicola Berloffa
Sotto: Antonello Palombi (Pinkerton) e Maria José Siri (Cio Cio San)
Al centro: una panoramica di Alfredo Tabocchini sui costumi di Valeria Donata Bettella
Sotto in sequenza: Alberto Mastromarino (Sharpless) e Manuela Kuster (Suzuki); ancora la Siri nel finale dell'opera





Pubblicato il 23 Luglio 2017
L'opera incompiuta di Giacomo Puccini ha aperto il Macerata Opera Festival 2017
Turandot č una bambina capricciosa servizio di Simone Tomei

170723_Mc_00_Turandot_Ricci-Forte_phAngeloCricchiMACERATA - Siamo al 21 luglio e prende il via al Teatro Sferisterio il Macerata Opera Festival 2017. Una calda serata estiva ci accoglie nello spazio magico del Festival dedicato quest'anno all'Oriente; un Festival che diventa anche solidarietà attraverso un sodalizio importante con l'Anfass per evidenziare ancor meglio l'idea di condivisione che un evento così importante può comprendere al suo interno.
La Turandot di Giacomo Puccini è il titolo che dà l'abbrivio al Festival 2017 ed il pubblico delle grandi occasioni è tutto presente per assistere a questa nuova produzione che porta la firma registica Ricci/Forte realizzata in collaborazione con il Teatro Nazionale Croato di Zagabria.
Ebbene una nuova produzione che ci porta nel mondo onirico e fatato di Turandot, nelle pagine della favola di Gozzi, nell'esperienza post-wagneriana di Puccini e in quell'idea di amore che richiede anche il sacrificio.
Turandot è l'estrema esperienza del compositore che è stato sempre incline a tentar vie poco calpestate; egli infatti fu affascinato da questa vicenda favolosa ed irreale e ha usato elementi pieni di esotismo inserendovi anche elementi di natura burlesca, che già facevano  parte della poetica di Gozzi, per poi virare senza soluzione di continuità nella "... passione di Turandot che per tanto tempo ha soffocato sotto la cenere del suo orgoglio". (lettera di Puccini al librettista Simoni, 18 marzo 1920). Questa è la Turandot che conosco, questa è la Turandot di Giacomo Puccini, ma di quanto visto nell'emiciclo maceratese, di questi concetti, nemmeno l'ombra.
Era stata preannunciata come una regia "alternativa" o "moderna" come spesso si suole dire nel linguaggio teatrale, ma dopo la visione di questa messincena molti dubbi e molte perplessità hanno campeggiato nei miei pensieri.
Credo che per dire se una cosa sia bella o brutta -  tra l'altro esprimendo quindi concetti molto relativi - vi sia necessità di comprendere, di capire, di entrare nella logica di colui o di coloro che vogliono dirti qualcosa.
Con molta buona volontà, nel silenzio della mia intimità, del mio ascolto e con profondo rispetto per il ruolo che rivestivo e per il luogo in cui mi trovavo, ho cercato di godere appieno di quanto avveniva sul palcoscenico senza crearmi dei pregiudizi o delle false convinzioni basati sulle mie conoscenze.
Prima di assistere alla recita, come mio solito, non ho letto le note di regia che invece mi hanno fatto compagnia nella notte seguente, proprio per andare a capire con più "verginità" di spirito, il messaggio che si voleva trasmettere allo spettatore.
Ebbene alla fine della rappresentazione ho sentito come un moto di stizza nei miei confronti perchè la mia cultura, la mia conoscenza della musica e del melodramma, non erano riuscite a farmi penetrare da questo messaggio; come dicono le tre maschere nel primo atto: Notte senza un lumicino, gola nera d’un camino, son più chiare degli enigmi di Turandot! Un po' come il messaggio Ricci/Forte lo è stato per me.

170723_Mc_01_Turandot_phAlfredoTabocchini 170723_Mc_02_Turandot_phAlfredoTabocchini

A questo punto, dunque, non avevo altra scelta che giocarmi la carta delle note di regia e cercare di mettere insieme i brandelli della mia disperazione per non aver compreso assolutamente nulla di quanto accadeva sul palcoscenico e per provare a cercare quella chiave segreta che potesse aprire lo scrigno della comprensione.
Ho letto e riletto, ho cercato di isolare la mente da pregiudizi, abitudini, tradizione, ovvietà, ma non ci sono riuscito... anzi dopo la lettura di queste pagine illustrative sono ancor più sprofondato in uno stato mentale completamente obnubilato e ho dovuto far decantare qualche giorno prima di mettermi nel cimento di scrivere queste righe di commento e di riflessione.
Ho pensato più volte in questo tempo a quanto avevo visto e alla fine sono arrivato ad una conclusione tutta mia e quindi non indenne da critica o confutazione: il duo registico Ricci/Forte al debutto nella regia d'Opera, ha voluto mettere in scena una Turandot che vive e campeggia solo nella loro idea, che è frutto forse di qualche esperienza vissuta e che ha  segnato il loro spirito e il loro animo a tal punto da dover essere concretizzata sì da dare vita reale a questo dramma/gioia personale. A mio avviso, qui non si trova niente di ciò che compositore e librettisti avevano concepito per questo estremo componimento del Doge lucchese; penso alla frase famosa che Puccini rivolse proprio ad Adami in una lettera del Marzo 1924: "... Penso ora per ora, minuto per minuto a Turandot e tutta la mia musica scritta fino ad ora mi pare una burletta e non mi piace più. Sarà buon segno? Io credo di sì"; quanto entusiasmo, quanta passione, quanta emozione avrà provato lo stesso compositore nel cesellare momento dopo momento quel libretto, quelle parole, quelle didascalie che i due librettisti gli proponevano?

170723_Mc_03_Turandot_phAlfredoTabocchini

Ho provato a pensare a queste cose dopo la "prima" maceratese e ho sempre più messo a fuoco la convinzione di essermi trovato di fronte ad un egocentrismo registico e al desiderio di mettere in scena qualcosa che nulla ha a che fare con la Turandot di Puccini, bensì un dramma reale o inventato dai due neoregisti d'opera.
Posso dire con cognizione di causa che mi sono trovato davanti alla Turandot di Ricci/Forte con la musica di Giacomo Puccini; questa idea che mi sono fatto è riuscita un pochino a rimettermi in pace con me stesso e con il mondo e mi ha dato lo spunto per poter scrivere queste brevi riflessioni che sono doverose per la gentile ospitalità ricevuta e per il diritto di critica che ho sempre fatto con onestà, con il dovuto rispetto e con la ricerca di trasmettere al meglio le emozioni vissute.
Tutte le idee espresse nelle note di regia le ho intese quindi come espressioni di due soggetti che hanno voluto dare una loro lettura ad un componimento musicale e letterario che non ne ha assolutamente bisogno, ma che per diritto di creatività, lecito e indiscutibile, hanno voluto stravolgere e reinterpretare.
Queste operazioni in Teatro ormai accadono sempre più spesso ed ogni volta, come è giusto che sia, dividono il pubblico e la critica nelle fazioni più disparate; dal mio punto di vista non ho mai criticato in maniera bigotta le cosiddette "regie moderne"... anzi ho sempre cercato di comprenderne il significato più profondo cercando di adattarlo, ove possibile, anche alla nostra realtà nelle sue più variegate sfaccettature.
Non capisco il pensiero per il quale per Puccini il melodramma diventa in Turandot, citando le note di regia: "... la possibilità di indagare in spazi liminari legati al sonno, all'incubo. Il tentativo di governare la Natura, questa capponaia belluina nella quale la protagonista si è rinchiusa, alimentata da smania di vendetta, diventa un tracciato psicanalitico alla ricerca del senso di amare e lasciarsi amare, una topografia di quella forza generatrice di cui siamo impastati... colpisce il senso del tragico e l'aspetto fiabesco intesto come viatico per un itinerario emotivo dei protagonisti in questa landa riarsa dal rancore...".Una lettura che non aggiunge nulla a quanto è già esperesso nella drammaturgia, ma che nella proposizione del duo Ricci/Forte trova il pretesto per inserire un impianto scenico creato da Nicolas Bovey (che ha curato anche le luci) fuori da ogni umana logica e da ogni contesto seppur reinventato come quello della coppia registica; Turandot è vista come una bambina mai cresciuta e quindi viziata che può disporre di tutto e di tutti; appare in scena sin dall'inizio sconvolgendo quindi la sequenza logica del dramma, entra in immediato contatto con Liù e Timur entrambi vestiti con abiti nuziali; le tre maschere compaiono in scena come giardinieri di vasi sempreverdi in una delle teche che fanno parte della scenografia; un'altra teca contiene un orso polare sul quale Turandot farà una traversata del palcoscenico salutando tutti in pieno stile Moira Orfei condannando a morte il povero Principe di Persia che appare in una teca come un bambino e che all'urlo di morte fa scatenare una raffica di mitragliatrici che stermina l'intero coro delle voci bianche; non manca nemmeno uno stuolo di figuranti - tra l'altro di estrema bravura -  che sono vestiti all'inizio con delle tute che richiamano un misto tra ninja ed Isis per poi spogliarsi e diventare corpi flessuosi che si contorcono durante la scena degli enigmi; e per finire la stessa protagonista che spara alla giovane schiava Liù.
Mi scuso con voi se questo mio racconto può risultare farneticante e confuso, ma la mia capacità di scrittura non ha trovato modo più semplice di descrivere un insieme di idee che potevano anche essere valide, ma che hanno mancato, a mio avviso, di uniformità e di organicità spiazzandomi in maniera totale e alterando un'idea già ben radicata e solida riguardante musica e  libretto.
Concludo per la parte visiva citando Gianluca Sbicca per i costumi che oscillavano da uno stile anni '50 del Novecento ad incursioni più classiche; e per i movimenti scenici Marta Bevilacqua.

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Ed ora, per quel che mi resta di sana lucidità e sgombro dalle incursioni registiche, voglio dare  spazio  alla voce ed alla musica. Ed inizio subito proprio dall'aspetto musicale parlando della concertazione del M° Pier Giorgio Morandi che, alle redini della Fondazione Orchestra Regionale delle Marche, ha saputo in parte restituire quella pace che la visione mi ha tolto; ottimo per tempi e per dinamiche ha trascinato l'ascoltatore all'interno delle pagine musicali riuscendo a far (ri)scoprire taluni suoni e talune sfumature orchestrali che spesso in un ascolto routinario possono passare in secondo piano; ottimo il rapporto con il palcoscenico - nonostante la fibrillante confusione che ivi si perpretava - trovando sempre quel giusto piglio per accarezzare e accompagnare le voci nel pieno rispetto dei rispettivi ruoli; buono anche l'incastro musicale con il complesso di palcoscenico Banda "Salvadei".
Sotto l'aspetto vocale si è imposta senza dubbio Irene Theorin nel ruolo eponimo; una voce corposa e ancora generosa di armonici che ha donato al personaggio quella verve interpretativa e quel piglio audace che le è proprio; nobile e sontuosa nell'aria di sortita In questa reggia con un fraseggio morbido e una dizione precisa, mentre nella scena degli enigmi, pur rimandendo fedele ad un signorile fraseggio ha perso un tantino l'aspetto della parola con una tendenza progressivamente marcata a procedere nel canto in maniera più vocalizzante.
Buona anche la Liù di Davinia Rodriguez per pasta vocale e per ricerca di intenzioni non sempre però andate a buon fine; ha difettato un po' nel fraseggio soprattutto nell'intervento finale prima della morte Tanto amore segreto... tu che di gel sei cinta che è stato avaro di sfumature e di una certa continuità stilistica.
Nel ruolo di Calaf il Principe ignoto, il tenore Rudy Park; dall'ultimo ascolto sempre nel medesimo ruolo ho notato un certo declino interpretativo e vocale; da un punto di vista interpretativo ho notato la costante tendenza di un canto monocorde, un po' come se in auto l'acceleratore fosse sempre tenuto premuto fino in fondo, senza andare a cercare quelle finezze o quelle sfumature che sono necessarie specie nel primo atto nell'aria quasi conclusiva Non piangere Liù; da un punto di vista vocale non sono mancate incertezze e cedimenti specie nella zona del passaggio dove in diverse occasione la voce ha sonoramente "scroccato" - termine usato per il corno quando il suono non esce pulito - mettendo in evidenza un probabile stato insalubre della voce. Scenicamente, nel marasma più totale, si è difeso piuttosto bene risultando abbastanza accattivante nella scena degli enigmi.
Buono l'apporto vocale di Alessandro Spina nel ruolo di Timur che ha saputo regalarci una vocalità molto compatta e rotonda con buona capacità di fraseggiare e donare quegli accenti drammatici propri del personaggio.
Encomiabili le tre maschere nei cui ruoli si sono cimentati Andrea Porta (Ping), Gregory Bonfatti (Pang) e Marcello Nardis (Pong) che hanno saputo trovare con gusto e con giusto equilibrio l'amalgama vocale necessaria affinchè il loro ruolo, per certi versi comico, con una forte componenente drammatica, potesse emergere nella loro precipuità, visto che da un punto di vista scenico sono stati impegnati in movenze e situazioni molto inconsulte.
Completavano il cast un ottimo Nicola Ebau nel ruolo di Un Mandarino, Stefano Pisani come L'Imperatore Altoum e Andrea Cutrini in Il Principe di Persia.
Valido l'apporto del Coro Lirico Marchigiano "Vincenzo Bellini" guidato e preparato dal M° Carlo Morganti  il quale, a parte qualche sbavatura vocale soprattuto nel primo atto, si è distinto per buona preparazione e per un sicuro approccio allo spartito.
Anche il Coro di voci bianche Pueri Cantores "D. Zamberletti", sotto la guida del M° Gian Luca Paolucci si è ben distinto per ottima vocalità e buona interazione con l'orchestra.

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Alla fine ci sono stati applausi per tutti da parte di una platea sold-out, nonostante qualche sparuto dissenso alla volta della regia; dissenso che in maniera isolata aveva già fatto capolino durante il primo atto da qualche voce solitaria nei palchetti laterali.

Crediti fotografici: Alfredo Tabocchini per Macerata Opera Festival
Nella miniatura in alto: i registi Ricci/Forte
Sotto: Irene Theorin (Turandot) e Davinia Rodriguez (Liù); Rudy Park (Calaf)
Al centro in sequenza: alcuni momenti dell'opera dove si apprezzano i costumi di Gianluca Sbicca
In fondo: una bella panoramica di Alfredo Tabocchini sullo Sferiterio di Macerata






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E cosė tu vedrai... ecc. ecc.
servizio di Annarosa Gessi FREE

171016_Fe_00_AndYouSee_RobynOrlinFERRARA - Nel Teatro Comunale Abbado c'è quest'anno una rassegna di danza contemporanea che si chiama "Focus Africa"; sono tre titoli che mettono in scena, in tre serate diverse, la danza di quel continente. Il secondo titolo in programma, visto sabato 14 ottobre 2017, era dedicato alla coreografa sudafricana bianca Robyn Orlin che è ebrea
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Opera dal Centro-Nord
Pia tra fascisti e antifascisti
servizio di Simone Tomei FREE

171016_Pi_00_PiaDeTolomei_FrancescaTiburziPISA - Il Teatro di Pisa ha inaugurato sabato 14 ottobre 2017 la stagione lirica 2017-2018 con la rappresentazione di Pia de' Tolomei di Gaetano Donizetti. Un buffet aperitivo ha accolto gli spettatori nel foyer per dare un segno di festa e di condivisione di questo importante e fiorente momento del teatro pisano; prima che l'opera avesse inizio
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Eventi
Un teatro senza mura
redatto da Edoardo Farina FREE

171010_Cesena_00_TeatroBonci_FrancoPolliniCESENA - Conferenza stampa del Teatro “Alessandro Bonci” di Cesena presso la Sala Nera del Palazzo Comunale, promossa da  ERT,  Comune di Cesena con il sostegno di Bper Banca, ove alla presenza dell’Assessore alla Cultura Christian Castorri, il Dirigente alla Cultura Elisabetta Bovero e il Direttore del Bonci, Franco Pollini,  è stato definito in data 26
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Eventi
Il Barbiere apre a Rovigo
redatto da Athos Tromboni FREE

171013_Ro_00_StagioneTeatrale_AlessandroCedrone.JPGROVIGO - Il Teatro Sociale apre le porte alla nuova Stagione: lirica, prosa, danza, concerti, teatro ragazzi, eventi speciali, conferenze e altri eventi; il tutto abbraccia più settori, per soddisfare le esigenze di un pubblico sempre più eterogeneo e trasversale; in sintesi, la proposta complessiva del calendario prevede quattro opere liriche; dieci spettacoli di prosa con la rassegna “Donne da palcoscenico”
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Ballo and Bello
Benvenuto Umano č stato
servizio di Athos Tromboni FREE

171012_Fe_00_BenvenutoUmano_FrancescaPenniniFERRARA - Arrivi a teatro per il secondo spettacolo della stagione di danza dove sarà protagonista il “CollettivO CineticO” di Francesca Pennini, guardi la performance e nell’attesa dell’incontro con la compagnia e la coreografa-danzatrice che farà seguito all’esibizione, è come se tu ti trovassi davanti a un muro con una gigantesca porta e ti chiedi
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Soci Uncalm
Ecco il 1° Trimestre del Frescobaldi
FREE

171009_Fe_00_CircoloFrescobaldi_GirolamoFrescobaldiFERRARA - La conferenza musicale per celebrare il quarantennale della scomparsa di Maria Callas ha fatto il tutto esaurito domenica 8 ottobre 2017 al Circolo Frescobaldi, tanto che gli organizzatori hanno dovuto procurare sedie aggiuntive nella saletta di via Foro Boario. La giornata dedicata alla grande cantante lirica è stata anche l'occasione per il presiden
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Soci Uncalm
Manon Lescaut in 60 minuti
servizio di Antonella Pera FREE

171003_Porcari_00_CircoloCatalani-ManonLescaut_IreneCerbonciniPORCARI (LU) - Il Circolo Amici della Musica Alfredo Catalani, nell'ambito del progetto "L'Opera in sessanta minuti" nato per avvicinare il pubblico al mondo dell'opera lirica propone ed organizza per Sabato 25 novembre 2017, alle ore 21,15 presso l'Auditorium “Vincenzo da Massa Carrara” di Porcari (Lucca), una selezione guidata in forma semiscenica
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Ballo and Bello
Masilo-Giselle non perdona
servizio di Athos Tromboni FREE

171005_Fe_00_DadaMasilo-Giselle.JPGFERRARA - Il Teatro Comunale Claudio Abbado ha riaperto i battenti il 4 ottobre 2017, dopo i lavori estivi di consolidamento antisismico precauzionali, dato che la struttura progettata dal Foschini nel Settecento e riaperto dopo lunga inattività vent'anni dopo la fine della seconda guerra mondiale con rifacimento di decori, stucchi e maquillage vario, era stata
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Soci Uncalm
Al via i corsi musicali
FREE

171002_Fe_00_CorsiMusicaliCircoloFrescobaldi_ProiettiDiValerioAntonioFERRARA - Hanno preso avvio il 2 ottobre 2017 le lezioni alla Scuola di Musica del Circolo Culturale Amici della Musica "Girolamo Frescobaldi; le lezioni si svolgono presso la sede sociale di Via Foro Boario 87, a Ferrara. L'iscrizione degli allievi è possibile in qualsiasi momento dell'anno, visto che le lezioni sono personalizzate.
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Eventi
Ecco la Stagione 2018 di Bologna
servizio di Athos Tromboni FREE

171002_Bo_00_StagioneTcBo_TossiniUmbertoBOLOGNA - Affollata conferenza stampa nel Foyer Respighi del Teatro Comunale, lunedì 2 ottobre 2017, per la presentazione della stagione 2018 del principale teatro bolognese: sono intervenuti, oltre al sovrintendente Nicola Sani, anche l'assessore regionale Patrizio Bianchi, l'assessore comunale alla cultura Bruna Gambarelli, il direttore del
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Opera dal Centro-Nord
Una Tosca al cinquantapercento
servizio di Simone Tomei FREE

171002_Fi_00_Tosca_FrancescaTiburzi_phPietroPaolini_21FIRENZE - La Tosca ha chiuso il ciclo “Passione Puccini” che il Teatro del Maggio aveva deciso di dedicare al compositore toscano. Dopo i successi di pubblico decretati con le rappresentazioni di Madama Butterfly e poi di La bohème, ecco che (con l'ultima replica di domenica 1 ottobre 2017) anche il terzo titolo trova il suo compimento all’interno
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Opera dal Centro-Nord
Jérusalem va oltre i Lombardi
servizio di Athos Tromboni FREE

170929_Pr_00_Jerusalem_VargasRamon_phRobertoRicciPARMA - Molto bello l’allestimento dell’opera Jérusalem che ha aperto giovedì 28 settembre 2017 il Festival Verdi di Parma nel Teatro Regio. Se dovessimo limitarci a twittare il nostro commento entro i 140 caratteri, quella sarebbe la frase scelta. Oltre il limite dei 140 caratteri, invece, possiamo aggiungere che il regista, scenografo e costumista
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Eventi
Novitā da Bergamo
redatto da Athos Tromboni FREE

170928_Bg_00_RiccardoFrizzaBERGAMO - Due novità di rilievo sono giunte a maturazione questo mese al festival Donizetti Opera: la nomina del direttore d’orchestra Riccardo Frizza, bresciano, classe 1971, a direttore musicale; e - solo pochi giorni prima - l'ufficializzazione del calendario del festival con la messa in scena dell’opera fuori repertorio Il Borgomastro di Saardam che
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Personaggi
Matteucci e la Polifonica Lucchese
servizio di Simone Tomei FREE

170928_Lu_00_MatteucciELaPolifonica_EgistoLUCCA – In città le Feste religiose settembrine si concentrano nelle tre giornate cosiddette di “Fiera” che partono il 14 di settembre con l’Esaltazione della Santa Croce, il 21 con le celebrazioni di San Matteo e per finire il 29 con i Santi Raffaele Gabriele e Michele - quest’ultima denominata anche “fiera delle carogne” perché al mercato degli
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Eventi
La bohčme nella stagione giusta
redatto da Athos Tromboni FREE

170922_Bo_00_Stagione2018_NicolaSaniBOLOGNA - Conferme e novità per la stagione di Opera e Danza 2018 del Teatro Comunale di Bologna. Ecco la sintesi: dieci i titoli, di cui sette nuove produzioni; tre debutti per il direttore musicale Michele Mariotti che inaugura la stagione il 19 gennaio 2018 con una nuova produzione di La bohème di Giacomo Puccini, firmata da Graham Vick. E anche i grandi
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Personaggi
Nuova missione del Festival Verdi
intervista di Athos Tromboni FREE

170915_Pr_00_AnnaMariaMeo-NuovaMissioneDelFestivalVerdi_phRobertoRicciPARMA - Anna Maria Meo è stata nominata direttore generale del Teatro Regio di Parma nel gennaio 2015. La nomina non fu un atto amministrativo tranquillo per il sindaco Federico Pizzarotti e per l'assessore alla cultura Laura Ferraris, ma al di là della cronaca e delle polemiche politiche locali, il Tetro Regio in questi due anni e mezzo è andato
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Soci Uncalm
La Targa Pardini alla Venezi
servizio di Antonella Pera FREE

170920_Porcari_00_TargaPardini_VeneziBeatriceLUCCA - Domenica 17 settembre alle 17,30, presso la Sala dell'Affresco situata all'interno del Complesso Monumentale di San Micheletto (Lucca), il Circolo Amici della Musica “Alfredo Catalani” di Porcari-Lucca, nel corso della manifestazione In Sogno, ha consegnato la XIX Targa d’Argento “Luciana Pardini”. Il riconoscimento conferito annualmente dal
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Soci Uncalm
Gita a Ferrara dei palazzolesi
servizio di Vittorio Ghilardi FREE

170918_PalazzoloSO_00_GitaAFerrara_BattistaPozziPALAZZOLO S/O (BS) - Accolti dalla gentile signorina Chiara Trombetta, nostra guida per tutto la giornata, abbiamo visitato come Circolo Amici della Musica di Palazzolo sull'Oglio, domenica 17 settembre, la città di Ferrara. È stata una gita molto ben riuscita e per fortuna il cielo che minacciava pioggia e temporale, non ha rispettato le previsioni,
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Soci Uncalm
Concerto a casa del Principe
FREE

170918_Soragna_00_PrincipeDiofeboMeliLupiSORAGNA (PR) - Festa grande della Musica, domenica 17 settembre 2017, nel magnifico castello della bella cittadina parmense, residenza storica del Principe Diofebo Meli Lupi di Soragna, il quale ha ospitato uno straordinario concerto lirico offerto da Adolfo (Dodo) Frattagli presidente dell’Associazione Culturale Carlo Alberto Cappelli di Rocca San
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Echi dal Territorio
Bentornata Festa dell'Opera
servizio di Edoardo Farina FREE

170917_Bs_FestaDellOpera_MontalbettiMauroBRESCIA - La “Festa dell’Opera”, progetto unico realizzato in collaborazione con il Comune di Brescia attraverso il prezioso sostegno di Regione Lombardia, Provincia di Brescia, Ministero dei Beni e delle Attività Culturali e del Turismo, Fondazione Cariplo e l’importante contributo di Centro Padane è giunta al sesto anno di attività consecutiva
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Opera dal Centro-Nord
Bohčme nel segno della Mudryak
servizio di Simone Tomei FREE

170917_Fi_00_LaBoheme_000_phPietroPaoliniFIRENZE - È ancora in pieno svolgimento il ciclo Passione Puccini al Teatro del Maggio di Firenze; dopo Madama Butterfly ecco che prende vita sul proscenio l’opera più popolare del musicista lucchese: La Bohème confezionata in un nuovo allestimento del Teatro fiorentino. L’impatto e l’impronta visive ci riportano ad una rappresentazione “classica”,
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Eventi
Erf in winter a Imola e Faenza
redatto da Athos Tromboni FREE

170913_Erf_00_Imola_IvoPogorelichIMOLA - Per il secondo anno consecutivo Emilia Romagna Festival apre i battenti del teatro imolese "Ebe Stignani" per la stagione invernale ERF#StignaniMusica 2017/18, presentando un programma estremamente interessante di ben nove concerti, più un concerto fuori programma ed un concerto vocale nell’ambito della rassegna “L’opera nel ridotto”.
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Eventi
Ferrara Musica riparte dopo i lavori
servizio di Athos Tromboni FREE

170911_Fe_00_FerraraMusica_EdgarMoreauFERRARA - Il vicesindaco e assessore alla Cultura del Comuna di Ferrara, Massimo Maisto, la presidente del Teatro comunale "Claudio Abbado", Roberta Ziosi, e il direttore artistico di Ferrara Musica, George Edelman, hanno presentato lunedì 11 settembre 2017 alla stampa e a un nutrito gruppo di rappresentsanti delle associazioni culturali e musicali ferraresi
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Opera dal Centro-Nord
Elegante e suggestiva Butterfly
servizio di Simone Tomei FREE

170911_Fi_00_MadamaButterfly_FrancescoPasqualetti_phPietroPaoliniFIRENZE - Puccini è amore, Puccini è emozione, Puccini è genio… Puccini è passione! “Passione Puccini” è proprio il ciclo musicale che racchiude le  opere che il Teatro del Maggio Musicale Fiorentino - ormai non si chiama più Opera di Firenze - ha voluto dedicare al compositore lucchese: Madama Butterfly, La bohème e Tosca in questo settembre 2017 e
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Echi dal Territorio
Ultima Cartolina per la Fanciulla
servizio di Simone Tomei FREE

170911_Lu_00_Cartolina-FanciullaDelWest_MassimoMorelli_phLorenzoBreschiLUCCA - La sera di giovedì 7 settembre al Teatro del Giglio, appuntamento con La fanciulla del West, quale ultima "Cartolina pucciniana" del 2017, dedicata ai Lucchesi nel Mondo; un teatro gremito ha fatto da cornice a questo momento musicale dedicato all’opera “americana” di Giacomo Puccini. Settembre e la festa cittadina della Santa Croce
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Eventi
La nuova stagione del Duse
servizio di Edoardo Farina FREE

170909_Bo_00_TeatroDuse_EraDOttobre_PaoloMieliBOLOGNA - La conferenza stampa del 4 settembre 2017 riguardante la comunicazione alla stampa della nuova stagione invernale del Teatro Duse di Bologna, presente come sempre l’Assessore alla Cultura del Comune di Bologna Bruna Gambarelli, ha voluto porre in evidenza ancora una volta una caratteristica molto particolare: il Teatro Duse
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Soci Uncalm
Ricordando Francesco Maria Piave
FREE

170908_Soragna_00_FrancescoMariaPiaveROCCA SAN CASCIANO (FC) - Domenica 17 settembre 2017, alle ore 16,30, l’Associazione "Carlo Alberto Cappelli" di Rocca San Casciano, ospite del principe Diofebo Meli Lupi, offre nella storica sede del Castello di Soragna (Parma) nel cuore delle Terre Verdiane, un originale concerto lirico dedicato al più amato dei librettisti di Giuseppe Verdi, quel Francesco
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Echi dal Territorio
La Gino Neri d'estate
servizio di Edoardo Farina FREE

170909_Fe_00_EnsembleGinoNeri_GiorgioFabbriBOLOGNA - I concerti nel cortile del Castello di Bentivoglio organizzati dall’Associazione Musicale “Il Temporale” nell’ambito del Festival da Camera “Orchestre senza Frontiere” attraverso la direzione artistica di Marzia Baldassarri, hanno oramai raggiunto l’importante traguardo della XXI.ma edizione; presso la splendida cornice rinascimentale
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Opera dal Nord-Est
Arena incursione di fine agosto
servizio di Simone Tomei FREE

170828_Vr_00_ArenaLogoVERONA - Anche questo 95° Festival dell’Arena di Verona è giunto al suo epilogo regalandoci tre serate finali da quasi tutto esaurito; un anfiteatro colmo di spettatori ha salutato con esultanza le ultime rappresentazioni della stagione, dove si sono replicati tre titoli di cui vi dò conto, per lo più, in relazione agli avvicendamenti dei cast, rimandando
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Vocale
Rof vetrina per grandi voci
servizio di Simone Tomei FREE

170826_Ps_00_Concerto_DavidParryPESARO - Come preannunciato in un mio precedente articolo riguardante il Rossini Opera Festival 2017 mi sono riservato di scrivere separatamente dei due concerti vocali cui ho assisto durante la mia presenza nella città marchigiana. Ho tardato qualche giorno a pubblicare lo scritto perché assieme al mio resoconto dei due pomeriggi
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Opera dal Centro-Sud
Speciale Rof - Le recensioni
servizio di Simone Tomei FREE

170825_Ps_00_LogoRofPESARO - La città marchigiana si è rivelata anche quest'anno la culla della musica, dei suoi sapori, delle sue sfumature e dei suoi interpreti; ovunque per le strade si respira l'aria del suo esimio compositore: le vetrine dei negozi sono adornate di libri e spartiti che parlano del Cigno e delle sue opere, le locandine inneggiano a tutte le molteplici
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Personaggi
Carlo Cigni si racconta
intervista di Simone Tomei FREE

170824_Ps_00_CarloCigniPESARO - Non ho fatto da solo il viaggio di ritorno da Pesaro a conclusione della mia permanenza al Rof 2017; ho potuto infatti godere della compagnia del basso livornese Carlo Cigni, impegnato nel personaggio di Hiéros nell’opera di Gioachino Rossini Le Siège de Corinthe; Cigni mi ha onorato di questa piacevole chiacchierata che ho il piacere di condividere
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Echi dal Territorio
Christian Joseph Saccon a meraviglia
servizio di Gianluca La Villa FREE

170821_Levanto_00_ChristianJosephSacconLEVANTO (SP) - La stagione estiva della rassegna musicale levantese, firmata e diretta da Aldo Viviani, ha ospitato il 2 agosto 2017 un violinista veramente virtuoso: Christian Joseph Saccon.
Come di consueto quando la impaginazione dei concerti per violino è opera del Comitato per i Grandi Maestri (alle cui proposte storico-artistiche
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Eventi
Pur ti miro che ritorna
redatto da Athos Tromboni FREE

170822_Lugo_00_PurTiMiro2017_AlessandriniRinaldoLUGO DI ROMAGNA (RA) - Torna dal 29 settembre al 15 ottobre 2017 la seconda edizione del festival barocco al Teatro Rossini di Lugo con la direzione musicale di Rinaldo Alessandrini: in programma dieci eventi dei quali due dedicati alla rilettura del genio di Johann Sebastian Bach (Variazioni Goldberg e musiche per il violino). Poi autori quali
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