Pubblicato il 18 Settembre 2019
L'allestimento 2017 del regista Mario Pontiggia oggi ripreso da Angelica Dettori ha fatto l'en-plein
Questa Traviata č vincente servizio di Salvatore Aiello

190918_Pa_00_Traviata_RuthIniesta_phRosellinaGarboPALERMO - Dopo la pausa estiva il Teatro Massimo ha ripreso la sua attività con La traviata di Giuseppe Verdi, opera plebiscitariamente amata dal pubblico e di sicuro richiamo; tutto esaurito, infatti. per un’edizione già collaudata nella Stagione 2017, con la regia di Mario Pontigia ripresa da Angelica Dettori, nata sotto buoni auspici. Una produzione del Teatro che si avvaleva delle portentose scene e dei bei e raffinati costumi di Francesco Zito in tandem con Antonella Conte, con risalto delle luci di Bruno Ciulli; scene che si ispiravano alla Palermo felix, quella della belle epoque. In questo modo si è proposto uno spettacolo ben amalgamato che teneva tanto conto del testo e della musica del sommo Verdi per riproporre la storia amara di Violetta Valery, cortigiana di lusso, parte viva di quella borghesia francese ipocrita. Violetta a un certo punto si innalza dai contesti, scopre il suo cuore generoso elevandosi nel mondo della poesia e della fantasia in contrasto con Giorgio Germont, personaggio limite che impersona la società del buon senso e con Alfredo, dimidiato amante romantico, condannato all’infelicità.
Elemento di curiosità il debutto nel ruolo di Violetta di Ruth Iniesta e del direttore d’orchestra, il giovane palermitano Alberto Maniaci che ha diretto con partecipe sensibiltà marcando più le atmosfere malinconiche e liriche  e in continuo dialogo col palcoscenico.
Ruth Iniesta, già conosciuta dal pubblico del Massimo per i ruoli di Gilda del Rigoletto e di Elvira de I Puritani, ha dato vita ad una Violetta rassicurante sul piano vocale per saldezza tecnica e vocale per cui ha potuto soddisfare le numerose sfaccettature richieste dalla complessa partitura pur se mancante di certe nuances nell’insidioso primo atto affrontato talvolta con movimenti non sempre aderenti al canto. Bene il suo “Amami Alfredo” , l’ “Addio del passato” e l’intero quarto atto vissuti con viva emozione ed intensità espressiva.
Meno convincente l’Alfredo di Francesco Castoro per una mancata corposità vocale che in molti punti è richiesta pur facendosi però apprezzare per un timbro cordiale e una disponibilità alla ricerca di colori e calorosi accenti.
Più solido e maturo il Germont di Simone Del Savio per una voce ben timbrata, emissione morbida, un canto puntuale e coinvolgente oltre ad un certo rigore scenico.

190918_Pa_01_Traviata_panoramica_facebook_phRosellinaGarbo

Completavano adeguatamente il cast con pofessionalità e scioltezza: Carlotta Vichi (Flora), Piera Bivona (Annina), Pietro Picone (Gastone), Lorenzo Grante (Il barone Douphol), Alessio Verna (Il marchese D’Obigny), Alessandro Abis (Il dottor Grenvil).
In risalto il coro ben istruito dal nuovo maestro Ciro Visco. Gaetano La Mantia e Monica Piazza erano i danzatori. Successo da parte del numeroso pubblico.

Crediti fotografici: Rosellina Garbo per il Teatro Massimo di Palermo
Nella miniatura in alto: il soprano Ruth Iniesta (Violetta) ottima protagonista
Sotto: una panoramica su allestimento e costumi durante il “Brindisi” del primo atto





Pubblicato il 21 Agosto 2019
Č ritornata piena di giovani voci e pių fresca che mai la cantata scenica di Gioachino Rossini
Viaggio a Reims passando per l'Accademia servizio di Simone Tomei

190821_Ps_00_ViaggioAReims_GiulianaGianfaldoniPESARO - Era il 1984 quando fu riscoperta quest'opera, allestita in una delle edizioni primordiali del ROF, dunque ben 35 anni fa; e in questo ROF 2019 che vede scoccare i suoi primi quarant'anni (ecco perchè l'apposizione XL) la riproposizione di Il viaggio a Reims assume una valenza ancor più pregnante. Non ci sono grandi novità registico-sceniche e ciò non è assolutamente un demerito, anzi; la regia datata 2001 firmata da Emilio Sagi (ripresa nell'anno in corso da Elisabetta Courir), non patisce assolutamente il passare del tempo, ma nel suo bianco candore ancora profuma di giovinezza e gaia spensieratezza proprio in linea con i protagonisti della “cantata scenica” e dei giovani interpreti che la eseguono. Essi infatti sono tutti figli dell'Accademia "Alberto Zedda" ormai storico punto di riferimento per la formazione belcantistica e di tradizione rossiniana; giovani interpreti che seppur non indenni da qualche menda tecnica hanno affrontato con grande preparazione musicale un'opera tanto lunga quando impegnativa dal punto di vista proprio di interazione musicale.
Allestire un'Opera (denominata come detto “cantata scenica”) in cui la trama è pressoché inesistente, può non risultare facile impresa; ecco quindi che gli eterni giovani spensierati dell'allegra compagnia dipanano la loro presenza sulla scena tra uno stabilimento balneare (con gli abiti che ne derivano, firmati da Pepa Ojangueren) ed una festa in allestimento (quella che avrebbe dovuto svolgersi a Reims, dove mai arriveranno) per l'incoronazione di Carlo X, Re di Francia. Tutto fluisce elegantemente ed ogni personaggio, presentato dalla propria aria d'entrata, trova nell'accurata interpretazione scenica la giusta sintonia con l'ironia sagace del libretto. Lo spazio di una passerella può essere talvolta angusto, ma l'intelligenza di sfruttare al meglio ogni centimetro quadrato rende la visione piacevole e soprattutto sempre fresca e frizzante.
Gli interpreti, come già accennato, provengono dall'Accademia rossiniana. Non possiamo che iniziare con colei che ha magnificamente interpretato il ruolo di Corinna: il soprano Giuliana Gianfaldoni. Con la sua egregia vocalità ha saputo nella rotondità dell'emissione tradurre in etereo canto le due grandi pagine che la vedono protagonista assoluta; la voce omogenea, cesellata nel particolare, restituisce con ottime dinamiche un canto elegantemente accompagnato con “l'arpa gentil" da un palchetto centrale. Non da meno è stata la grande pagina finale All'ombra amena Del giglio d'or in cui ha impresso il sigillo di una grande fuoriclasse.
Seguendo l'ordine del libretto di sala ecco che incontriamo una sfrontata Marchesa Melibrea per la voce vellutata e sontuosa di Chiara Tirotta che ha fatto emergere un personaggio molto attendibile.
Olga Dyadiv è una signorile Contessa di Folleville il cui canto mette in evidenza un timbro cristallino e ben cesellato in tutta la gamma sonora.
Maria Chabounia interperta una Madama Cortese corretta da un punto di vista musicale, ma leggermente aspra nel timbro che non gode comunque di un fascino particolare.
Un Cavalier Belfiore quello di João Terleira ottimo da un punto di vista scenico e con un timbro di sapiente colore; ancora deve maturare tecnicamente in quanto il suono ogni tanto non riesce a trovare adeguata proiezione e la cura nelle dinamiche è ancora acerba; mi riservo di riascoltarlo più avanti nella carriera.

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Accattivante, nonostante un'entrata non troppo precisa, la voce di Diego Godoy nei panni del Conte di Libenskof; già ascoltato in passato, noto grandi miglioramenti ed una cura sempre più attenta al fraseggio e al servizio della parola scenica debitamente curata e  con dovizia.
Mi ha colpito molto Diego Savini nei panni di Don Profondo; ha saputo affrontare la sua pagina più importante Medaglie incomaparabili con sapiente dizione, grande facilità nelle agilità e soprattutto in connubio con l'ars scenica davvero encomiabile.
Tutto il resto del cast ha dimostrato ottima preparazione musicale e scenica anche se ho notato in generale una tendenza ad un canto talvolta ingolato e spesso messo in secondo piano rispetto all'aspetto visuale; l’augurio è che la frequentazione ai corsi dell'accademia serva proprio a questi cantanti per migliorarsi e a trovare i punti deboli al fine di affrontarli con maturità.
Come già accennavo in precedenza, un grande spettacolo in cui la preparazione musicale generale è sicuramente di buon livello. Ecco quindi che troviamo a completamento del cast il Lord Sidney di Dmitry Cheblykov, il Barone di Trombonok Andrei Maksimov (discreta voce, ma pronuncia molto perfettibile),  il Don Alvaro di Dean Murphy ed infine tutti a pari merito Jenisbek Piyazov (Don Prudenzio), Daniel Umbelino (Don Luigino), Claudia Urru (Delia), Ulyana Biryukova (Maddalena), Francesca Longari (Modestina), Matteo Roma (Zefirino e Gelsomino), Kyeongwook Jang (Antonio).
Alla guida dell'Orchestra Sinfonica G.Rossini la bacchetta del M° Nikolas Nagele si è distinta per ottima resa narrativa, preciso supporto agli interpreti con gesto nitido e curato ed un incedere serrato nei tempi, ma non frenetico; un discorso musicale unitario che ha saputo inoltre valorizzare con cura i vari strumenti solistici in particolare nelle sezioni di ottoni e fiati; convincente anche la gestione delle screziature dinamiche mai scontate, ma dense di piacevole sorpresa pagina dopo pagina.

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Un pubblico numeroso ha tributato grandi ovazioni a tutto il cast premiando l'impegno e la costanza di tanta spensierata (piùo meno) gioventù.
(La recensione di riferisce alla recita del 20 agosto 2019)

Crediti fotografici: Ufficio stampa del Rossini Opera Festival di Pesaro
Nella miniatura in alto: il soprano Giuliana Gianfaldoni (Corinna) ottima protagonista
Sotto in sequenza: diversi momenti della recita di Il viaggio a Reims





Pubblicato il 20 Agosto 2019
Ottima messa in scena dell'operina di Rossini per la regia di Moshe Leiser e Patrice Caurier
Un Equivoco di brio e allegria servizio di Simone Tomei

190820_Ps_00_EquivocoStravagante_TeresaIervolinoPESARO - Non si può certo dire che il libretto di L’equivoco stravagante di Gioachino Rossini sia un testo adatto per un'educazione montessoriana; credo per che sia un momento di forbito teatro per nulla volgare (se non nelle allusioni) ricamato nel testo dal fine e sagace estro del librettista Gaetano Gasbarri.  Nell'interessante disamina linguistica sul libretto di sala curata da Fabio Rossi, egli giunge alla conclusione che «... sembra il frutto pienamente consapevole, in questo nient'affatto stravagante, delle strategie retorico-drammaturgiche e dell'armamentario linguistico e stilistico di un teatro giocoso in musica ancora, per pochi anni, nel suo stato di grazia...»
Nella biografia rossiniana, a partire dal Radiciotti, il librettista in questione viene apostrofato come «...mediocrissimo abborracciatore di libretti…» e L’equivoco altro non sarebbe che «... un'ignobile ed insulsa farsa, piena di oscenità e di frasi a doppio senso, che si trascina per due atti, priva di intreccio e di qualsiasi interesse... di una volgarità nauseante e di una puerile insipidezza.»
Ecco quindi che ad ammicchi e allusioni sessuali, fanno compagnia usi ed abusi della terminologia forense, sulla scia dell'opera buffa settecentesca (il doppio senso della parola foro “tribunale” e buco che poi viene mutuato persino in un film di Totò) fino ad arrivare ad una erronea attribuzione di termini comuni in cui (cito sempre Rossi) «... la derisione del modo di parlare dei personaggi non è scontata (o quantomeno, non in tutte le opere buffe è condotta con tanta maestria), né casuale, ed è, come non raramente nei libretti di Gasbarri, finemente preannunciata nella tavola delle dramatis personae dell'Equivoco.»
Ecco quindi che l'opera a Bologna nel 1811, nonostante la benevolenza riservata al compositore, ebbe un successo contrastato, anche perché la prefettura giudicò scabroso il libretto e proibì che si andasse oltre la terza rappresentazione. Musicalmente si tratta di un dramma giocoso dunque, che tuttavia ha l'ampiezza di una farsa di così vaste proporzioni da consentire al giovane Gioachino Rossini di dispiegare tutta la sua dovizia inventiva.
La storia è banale ed alquanto insipida: Gamberotto, villano nobilitato, desidera il matrimonio tra la propria figlia Ernestina e Buralicchio, un giovane ricco e sciocco, ma la ragazza si innamora del suo nuovo precettore Ermanno. Questi è protetto dal servo Frontino che, per favorirlo, riesce a far credere a Buralicchio che in realtà Ernestina sia Ernesto, castrato e musico mancato. Il giovane promesso non solo abbandona la ragazza ma addirittura la denuncia: infatti se Ernestina è un uomo, allora deve svolgere il servizio militare, altrimenti sarebbe un disertore. La giovane viene infatti arrestata ma, senza incontrare difficoltà, Ermanno riesce a farla evadere e Buralicchio infine accetta di benedire le nozze.
Contenuto risibile ed alquanto di "basso" lignaggio. Ma ecco che uno stravagante librettista (con un testo così ruvido, ma scaltro e arguto come l'Adina donizettiana) ed un eccellente musicista ancorché in giovine età quale era il Rossini del 1811, hanno saputo efficacemente lavorare.

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trarre un lavoro teatrale in cui gli antipodi, ove si collocano i due, confluiscono dentro un momento teatrale di rara sagacia. Il pubblico non può che divertirsi (a meno che non sia incartapecorito in una "finta moralità scandalizzata" che oggi non è più tollerabile) con una musica che già fa percepire quello che il genio creativo tradurrà negli anni a venire. Infatti Rossini non aveva ancora compiuto alcuna rivoluzione formale, tuttavia si constatava già nell'Equivoco un "rigore" insolito per l'epoca (che gli valse il soprannome di "tedeschino"), a maggior ragione per un esordiente, unito ad una straordinaria freschezza di inventiva che, nonostante i limiti (per il tempo) del libretto, conquistò il pubblico bolognese.
Sembrano quindi trovate di grande maturità momenti musicali come il Finale primo ed il diabolico quintetto del secondo atto dominato da un susseguirsi di brillanti scioglilingua in cui tutti i personaggi mettono in evidenza una grande musicalità ed un virtuosismo non comune.
Ecco quindi che la cifra stilistica scenografica e registica (la prima per mano di Christophe Fouret e la seconda composta dal duo Moshe Leiser e Patrice Caurier) non calcano assolutamente il "forbito" del libretto, ma sanno da questo trarne un valore aggiunto, depurandolo da manierismi e volgarità con una lettura saporita ed elegante, sorniona e schietta, bucolica ed aristocratica. Risultano ben in vista i lunghi nasi ed i sederi prominenti che, nei meravigliosi costumi ottocenteschi di Agostino Cavalca, trovano sontuosa collocazione; altrettanto indovinate le luci di Christophe Forey.
La scena unica, sapientemente divisa tra porte porticine pertugi ed anfratti, rende l'azione scenica fluida e vivace in un continuum scenico che cavalca quello musicale; nel suo Equivoco stravagante Rossini concatena i vari pezzi con recitativi frequenti e movimentati, così che il tono teatrale dell'opera è anche in questo caso quello di un continuum brillante, con pezzi semplicissimi alternati ad altri di stampo più virtuosistico. Veniamo adesso agli interpreti.
Teresa Iervolino disegna un'Ernestina di grande spessore e cura; la sua voce mezzosopranile che non fatica a scendere nell'area contraltile, brilla di luce propria con un timbro nitido e pulito; non fatica a dominare tutto il rigo musicale con un'uniformità nell'emissione ed un colore sempre ambrato e nobile; ottima anche dal punto di vista scenico, sa cogliere le sfumature del testo con sagace ironia, infondendo sinuosi accenti qualora lo storpiamento di taluni termini lo impongano; e sa altresì disegnare un canto morbido e legato nei momenti più lirici.
Il Gamberotto di Paolo Bordogna è un personaggio in stile vaudeville travestito da borghesotto di provincia che non frena mai la sua baldanza scenica a favore del canto, ma sa ben coniugare i due impegni con sapiente maestria; ecco quindi che ogni momento della sua presenza in scena diventa un piacere per l'occhio e per l'orecchio: l'uno ammira l'ars scenica mentre l'altro si bea della perfezione nei funamboleschi sillabati e assapora l'aria del secondo atto come un appetizer di quello che sarà la mirabile arte del Cigno pesarese. Non manca nemmeno quella vis più "romantica" e trascolorata di melanconia in cui il pensiero si volge ai tempi che furono mirando il quadro a tema bucolico che campeggia sulla scenografia.
Mirabile Davide Luciano nei panni di Buralicchio; anch'egli è un artista completo che incornicia un perfetto arrampicatore sociale piuttosto “ignorantotto” ed alquanto bizzarro (che rimanda il pensiero al futuro Dandini di La Cenerentola); l'impegno vocale non è dei più semplici, ma la padronanza del ruolo, del repertorio, la perfetta dizione ed il fraseggio suadente, diventano un lasciapassare per una prova davvero maiuscola.
Un po' in sordina l'esordio di Pavel Kolgatin (Ermanno) che inizia  in maniera non proprio brillante e conduce tutta la recita all'insegna di un'emissione piuttosto guardinga e non esente da qualche menda di intonazione.

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Esilarante e frizzante la Rosalia di Claudia Muschio che non fatica a metter e in luce un timbro adamantino.
Completa il cast il deus ex machina Manuel Amati nei panni del servo Frontino: anche per lui la briosità scenica è andata di pari passo con la brillantezza vocale.
Il Coro del Teatro Ventidio Basso (nella sua formazione maschile) preparato e diretto dal M° Giovanni Farina, talora in livrea da cameriere e talaltra in veste di soldato, è stato una cornice di gran pregio anche per un'eccellente interazione con i solisti.
Sul podio il M° Carlo Rizzi, rispettoso delle voci e completamente a proprio agio con la partitura, ha saputo trasferire nel suono dell'Orchestra Sinfonica della Rai una lettura brillante, ma non ridondante, traendo da ciascun personaggio la propria caratteristica, evidenziandola nei rispettivi passi orchestrali con la premura di chi vuol sottolineare (facendo emergere), ma non prevaricare. Tutta l'Arena Vitrifrigo in giubilo per uno spettacolo che io reputo tra i più completi del ROF 2019.
(La recensione si riferisce alla recita del 19 agosto)

Crediti fotografici: Ufficio stampa del Rossini Opera Festival di Pesaro
Nella miniatura in alto: il mezzosoprano Teresa Iervolino (Ernestina)
Sotto in sequenza: Davide Luciano (Buralicchio) e ancora la Iervolino; Paolo Bordogna (Gamberotto)
Al centro: Manule Amati (Frontino)
In fondo: panoramica su L’equivoco stravagante allestito da Christophe Fouret, Moshe Leiser e Patrice Caurier





Pubblicato il 19 Agosto 2019
Ripresa con successo la regia di Davide Livermoore pensata per l'opera giovanile di Rossini
Demetrio e Polibio e il proprio doppio servizio di Simone Tomei

190819_Ps_00_DemetrioEPolibio_JessicaPrattPESARO - E' molto particolare la genesi compositiva del Demetrio e Polibio di Gioachino Rossini rappresentando un caso piuttosto singolare nella storia del Teatro d'opera italiano; il lavoro fu commissionato da Domenico Mombelli (compositore e tenore) a pro della sua scuderia di cantanti composta dalle due figlie (Ester ed Anna), dal maggiordomo di casa (Ludovico Ulivieri) nonchè dalla moglie Vincenzina Viganò Mombelli (sorella del celebre coreografo Salvatore Viganò) che fu autrice del libretto. Fu lo stesso Mombelli a capire che il ragazzo (alias Gioachino) aveva della stoffa del compositore, e la commissione dell'opera avvenne già nel 1806, ma di fatto la prima rappresentazione risale al 18 maggio del 1812 al Teatro Valle di Roma, rappresentazione orfana della presenza fisica del compositore.
La ripartizione dei ruoli rientra nella tradizione classica, che vuole il contralto en travesti (Anna Mombelli, Demetrio/Siveno) nel ruolo di amoroso (un tempo predominio degli evirati cantori), il tenore (Domenico Mombelli, Demetrio/Eumene) antagonista del contralto e la prima donna (Ester Mombelli, Lisinga) soprano. Il successo romano coronato dalle cronache del tempo parlava di una musica “che accarezzava l’orecchio” e di una superba interpretazione delle due protagoniste.
Non finì qui il successo di questa primordiale composizione rossiniana; l'anno successivo fu la volta di Milano e Como per poi approdare a Firenze e Venezia. Letterati e poeti ebbero modo di godere di questo componimento di cui  magnificavano la semplicità musicale atta a mettere in primo piano il canto unitamente alle eccellenti voci delle due interpreti. Il Berchet ascoltò Demetrio e Polibio al Carcano di Milano nel 1813 e ne fece un’analisi minuziosa, mettendo in luce un aspetto innovativo del giovane Rossini: il carattere prettamente "italiano" della musica, la semplicità degli accompagnamenti, il parco uso delle fioriture e il riferirsi ai compositori passati ... rispettandone l’ombre senza seguirle servilmente, si aprì una via alla gloria.
Anche Stendhal che vide l’opera a Como nel 1813, non mancò d’annotarla nel suo diario, sottolineandone la purezza del canto e la soavità delle melodie arrivando ad asserire che il quartetto Donami omai, Siveno è uno dei capolavori del Cigno pesarese (quartetto del quale è stata reperita recentemente una fonte autografa curata dalla revisione di Daniele Carini in collaborazione con Casa Ricordi).
La produzione riproposta al ROF 2019 nasce nel 2010 ad opera di Davide Livermoore in qualità di regista (quest'anno ripresa da Alessandra Premoli) a quel tempo chiamato per il suo debutto pesarese; accanto al regista, per le scene ed i costumi l'Accademia di belle arti di Urbino; ed alle luci Nicolas Bovey.

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Livermoore non si è fatto spaventare dall'inconsistenza di un libretto che viene anche così apostrofato: «... La pecca principale non risiede nella fattura dei versi, ma nell’essere un testo ancorato ai lati più deteriori della tradizione settecentesca: quindi fatuità della storia, complessità dell’intreccio nel quale si susseguono, senza posa, agnizioni, rapimenti, ritrovamenti. I momenti musicali del dramma sono svolti quali puri e semplici "affetti" avulsi dallo svolgimento della storia; una serie di luoghi comuni riscattati però dalla musica e dal canto.»
Egli inventa e risolve con un approccio semplice e collaudato: quello del teatro nel teatro. Durante la sinfonia siamo nel retropalco di un teatro alla fine di una rappresentazione di balletto, dove tecnici, maestranze e vigili del fuoco si assicurano che tutto sia al proprio posto. Nel mentre fra gli attrezzi e le scenografie "a riposo" sbucano, ovviamente invisibili ai lavoratori, i personaggi protagonisti “dell’opera vera" che si andrà a rappresentatre (Demetrio e Polibio). Ognuno dei quattro personaggi del dramma serio ha il suo doppio (mimo) e tutti si muovono e cantano tra abiti di scena che mano mano scendono dal soffitto, bauli, specchi, candelabri e attrezzeria varia, per dipanare la confusa e confusionaria storia (incendio compreso) dei due amanti ostacolati dai malintesi dei loro rispettivi padri.
Il muoversi tra personaggi principali e doppi, fa sì che tutto fluisca in un vortice di tenace concitazione lasciando il dovuto spazio ai momenti più lirici e meditativi in cui la composizione rossiniana va a planare. Una regia che sfrutta la debolezza di un libretto a proprio favore mettendo in luce un meta-teatro di grandissimo fascino. Fra doppi, momenti di magia con oggetti sospesi in aria e quella visione d'insieme dal sapore fiabesco di un tempo che fu, sembra di vivere in una favola dove la percezione del reale e dell'immaginifico corre sempre sul filo del rasoio. Uno spettacolo azzeccato.
Queste elasticità e fluidità di palcoscenico hanno maggiormente latitato in buca in relazione alla scelta di taluni tempi da parte del M° Paolo Arrivabeni; pur adottando dinamiche sempre rispettose delle voci, l'andamento drammaturgico si è perso in un incedere piuttosto melenso e privo di quel brio necessario ad innescarsi amabilmente con quanto succedeva un paio di metri sopra la testa degli orchestrali. Fra il carattere melanconico e quello più incline all'esagitazione, l'ago della bilancia ha virato nella direzione favorevole al primo, ma ho notato un certo margine di miglioramento nella ripresa.
Eccellente la Lisinga di Jessica Pratt, protagonista di acuti e sovracuti sonori e squillanti e grazie alla nitidezza della sua vocalità viene esaltata una dote di grande fraseggio e nobiltà di emissione, con un suono sempre ben a fuoco costruito su di una solida tecnica.
Il Demetrio/Siveno trova in Cecilia Molinari un'eccellente interprete che sa trovare con gusto ed eleganza il connubio idilliaco tra parola e musica; mai un accento fuori posto, morbida nel condurre la frase musicale verso quell'atmosfera elegiaca che il compositore le ha riservato; Perdon ti chiedo o padre (nel duetto con Siveno) odora del sapore trascolorato di una suadente soavità.
L'esperienza professionale di Juan Francisco Gatell ha saputo conferire a Demetrio/Eumene la nobile preziosità del ruolo sapendo conferire ficcanti e sicuri accenti dentro una parola scenica perfettamente nitida e cristallina.
Elegante e fiero anche il Polibio del basso Riccardo Fassi nella sua prima apparizione al Festival pesarese; Fassi ha mostrato timbro robusto e saldo, facilmente adattabile alle esigenze talvolta dolci e nobili della partitura.

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Bene nei suoi interventi il Coro del Teatro della Fortuna (nella sola composizione maschile) diretto dal M° Mirca Rosciani. Grande calore da parte di tutto il pubblico del ROF che gremiva il Teatro Rossini di Pesaro.
(La recensione di riferisce alla recita del 18 agosto 2019)

Crediti fotografici: Ufficio stampa Rossini Opera Festival di Pesaro
Nella miniatura in alto: Jessica Pratt (Lisinga) grande protagonista
Al centro:
concertato con Riccado Fassi (Polibio), Jessica Pratt (Lisinga), Cecilia Molinari (Demetrio/Siveno) e Juan Francisco Gatell (Demetrio/Eumene)
Sotto: panoramica sui costumi realizzati dall'Accademia di belle arti di Urbino





Pubblicato il 12 Agosto 2019
Memorabile protagonista Carmela Remigio nei panni della riscoperta opera di Manfroce
Ecuba, amor filiale amor di patria servizio di Valentina Anzani

190812_MartinaFranca_00_Ecuba_SestoQuatriniMARTINA FRANCA (TA), 4 agosto 2019 – L’Ecuba di Nicola Antonio Manfroce è, al fianco di Orfeo di Porpora, tra le primizie del 45° Festival della Valle d’Itria: composta nel 1812, è stata ivi eseguita per la prima volta in tempi moderni. Opera risalente al periodo napoleonico, riflette i gusti di importazione francese sia nel soggetto, sia nella forma, proponendo i fatti della caduta di Troia in una trama che vede Ecuba, moglie di Priamo e madre dell’appena assassinato Ettore, intentare piani di vendetta ai danni dell’uccisore del figlio, Achille, coinvolgendo la figlia Polissena (che però ama, riamata, il nemico). Un matrimonio tra i due, caldeggiato dal re Priamo e dal popolo, porterebbe alla fine del sanguinario conflitto acheo-troiano, ma Ecuba vorrebbe usare la cerimonia per tradire Achille ed assassinarlo. Amor di patria, onore, vendetta, tradimento reggono la partitura e portano all’epilogo tragico.
La regia di Pierluigi Pizzi è apparsa bellissima. Se per lo spettatore era piacevole ritrovare uniformità di stili, forme e colori riproposta in tutti gli spettacoli dati sul palco del Palazzo Ducale di questa edizione del Festival, nel caso di Ecuba, a quello si univa lo stupore per l’eleganza della visione scenica, tinta dal viola e dal nero delle morbide vesti dei troiani che si stagliavano sul bianco della scena e perciò dominata da un’aura di mito antico e severo.
Carmela Remigio è stata protagonista indiscussa della serata, ed ha tratteggiato un’eroina eponima nobilissima, ieratica, sdegnosa, che soffre dilaniata, ma che lo fa con garbo. È un’attrice sopraffina (che scolpisce il carattere del suo personaggio con le pieghe del collo e le pose plastiche delle mani) tanto quanto è cantante dalla voce salda e sicura, dalla dizione impeccabile e dal porgere netto.
Anche Roberta Mantegna (Polissena) è stata molto apprezzata, sia per il bellissimo timbro, sia per I’equilibrio dell’emissione, che le permette di proiettare con la massima delicatezza anche i più leggeri pianissimi.

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Mert Süngü era Priamo, ed è molto piaciuto, soprattutto negli estremi più acuti e nelle agilità, mentre Norman Reinhardt era un Achille vocalmente appropriato e fisicamente mozzafiato, anche se la sua prima entrata in scena era forse troppo timida, tanto da essere stato quasi scambiato per un soldato di fila.
Lo spettacolo, nella replica cui la scrivente ha assistito, si è configurato come memorabile, per la prova delle due interpreti femminili, per l’impianto registico e per la direzione.
Quest’ultima, ineccepibile, è stata di Sesto Quatrini, il quale, subentrato in extremis a Fabio Luisi alla guida dell’Orchestra del Teatro Petruzzelli di Bari, ha saputo dare una lettura della partitura allo stesso tempo salda e profonda, enfatizzando i caratteri propri del compositore oggi semidimenticato. Di grande effetto emozionale sono stati anche gli interventi del coro del Teatro Municipale di Piacenza, preparato da Corrado Casati. Apprezzamenti e applausi del pubblico ben meritati.

Crediti fotografici: Ufficio stampa Festival della Valle d'Itria
Nella miniatura in alto: il direttore Sesto Quatrini





Pubblicato il 11 Agosto 2019
Divertente ed elegante messa in scena del capolavoro buffo di Cimarosa a Martina Franca
Matrimonio per burla e per amore servizio di Valentina Anzani

190804_MartinaFranca_00_MatrimonioSegretoMARTINA FRANCA (TA), 3 agosto 2019 – Il principale titolo buffo del 45° Festival della Valle d’Itria è stato Il matrimonio segreto di Domenico Cimarosa, spettacolo con regia, scene e costumi di Pierluigi Pizzi, che è risultato molto divertente per il concorso di tutti gli interpreti, molto apprezzati sia sul piano vocale sia sul piano attoriale. L’impianto scenico è comune alle altre due produzioni ospitate nel Palazzo Ducale di Martina Franca: per quest’opera, sul palco suddiviso in tre settori orizzontali, si ricostruisce il grande salotto del “mercante d’arte” Geronimo (un esilarante Marco Filippo Romano), che è qui uno specialista di Lucio Fontana (pittore, ceramista e scultore contemporaneo, celebre per i suoi "tagli sulle tele"), e della ricca zia vedova Elisetta, Maria Laura Iacobellis, interprete elegante nei modi e nella voce.
Le pareti di casa sono tappezzate di tele, in un equilibrio cromatico che conferisce un lusso razionalista, confermato dal tono bianco, freddo e uniforme delle luci; uno spazio entro cui i personaggi, vestiti di colori sgargianti e dai tagli di alta sartoria, realizzano flussi di movimento da una parte all’altra del palcoscenico, tramite i quali essi si dislocano di volta in volta con eleganza ed equilibrio.
L’originale sviluppo drammaturgico del libretto di Giovanni Bertati è poi piegato alle necessità della regia con modifiche anche sostanziali alla partitura.
Nella lettura di Pizzi, la Carolina di Benedetta Torre seduce infatti (il già marito – pur segreto – Paolino, il promesso sposo della sorella – il Conte Robinson – e il pubblico) per l’adultità conquistata di colei che già sa scegliere, ed ostenta una sicurezza smaliziata ben diversa dagli atteggiamenti da bimba che crede nelle favole, come invece è caratterizzata la sorella Fidalma (Ana Victoria Pitts). Al termine dell’opera poi, l’unione tra il Conte Robinson (Vittorio Prato) e Fidalma sarà poi giustificata dalla circostanza che quest’ultima evolverà a sua volta, e dal fatto che, dopo le confessioni del conte sul proprio carattere, i due andranno oltre l’idealizzazione del matrimonio combinato e si conosceranno davvero.

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Protagonista dell’allestimento (e maggiore causa del suo successo, espresso dal pubblico con grande calore) è stata l’efficace complicità in palcoscenico tra Benedetta Torre e Vittorio Prato – l’una deliziosa nella recitazione e nel canto, l’altro, interprete dal forte carisma, riempie la scena, diverte e conquista per simpatia –, tale da mettere quasi in secondo piano la relazione tra la protagonista Carolina e il legittimo sposo Paolino (Alasdair Kent, pur tenore appropriato nel porgere e nell’agire).
A coronare la riuscita dello spettacolo è stata la prova dell’Orchestra del Teatro Petruzzelli di Bari diretta da Michele Spotti, che ha contribuito a dare lustro e visibilità ad una partitura oggigiorno troppo poco eseguita, ma deliziosa.

Crediti fotografici: Ufficio stampa Festival della Valle d'Itria
Nella miniatura in alto: Benedetta Torre (Carolina)





Pubblicato il 10 Agosto 2019
Interpreti e costumi magnifici per la prima ripresa in tempi moderni del pasticcio di Nicola Porpora
A Martina Franca rivive l'Orfeo servizio di Valentina Anzani

190810_MartinaFranca_00_Orfeo_RaffaelePe_phClarissaLapollaMARTINA FRANCA (TA), 2 agosto 2019 – Per la creazione di un pasticcio, nel Settecento, il compositore che si occupava dell’allestimento, o i cantanti stessi del cast, selezionavano arie tratte da più opere. I criteri di scelta comprendevano la loro fama e quanto esaltassero le qualità vocali di chi avrebbe dovute eseguirle. Non stupisce se il risultato, in alcuni casi, era un susseguirsi di brani meravigliosi: è quello che accadde a Londra nel 1736 con l’Orfeo impasticciato da Nicola Porpora, oggi fatto rivivere per la prima volta in tempi moderni al 45° Festival della Valle d’Itria di Martina Franca.
La trama, dal finale positivo, vede Euridice, che, contesa tra Orfeo ed Aristeo (già però legato sentimentalmente ad Autonoe), cede all’amore del primo e subisce la gelosia del secondo. Fuggendo da quest’ultimo, viene morsa da un serpente velenoso e scende agli inferi, dove l’amato Orfeo la segue, convince con il suo canto i sovrani dell’oltretomba Plutone e Proserpina a rendergliela, e la riporta tra i vivi.
La regia era di Massimo Gasparon (che ha firmato anche scene, costumi e luci), allievo e assistente di Pierluigi Pizzi, cui sono affidate le altre due maggiori produzioni di questo Festival: il tocco di Pizzi è visibilissimo, non foss’altro per la necessità di adattare (per tutte e tre le produzioni allestite nel cortile del Palazzo Ducale trasformato in arena) un medesimo impianto scenico, fatto di praticabili bianchi e sagomature che suddividono il palcoscenico in tre sezioni orizzontali equivalenti.
Veri protagonisti visivi della scena sono però i costumi, un piacere per gli occhi e ricchissimi fino all’opulenza. Essi rielaborano la moda settecentesca e paiono la realizzazione di alcune note caricature di cantanti: gonne di broccato, sostenute da ampi panier, con decorazioni in oro e argento per i personaggi femminili, giacche dalle falde tanto larghe da diventare un gonnellone rigido per quelli maschili. I colori e le fogge suggeriscono in modo immediato la costellazione dei personaggi, e li caratterizzano per status sociale e di conseguenza per ruolo drammaturgico, ma strizzano l’occhio anche ai primi interpreti dell’Orfeo, come nel caso di Euridice (una lucente Anna Maria Sarra), la cui mise richiamava la famosa virtuosa Francesca Cuzzoni, identificata nell’iconografia storica con i capelli biondi e l’azzurro con cui la dipinse la sua principale ritrattista, Rosalba Carriera.
Faceva eccezione Orfeo, originariamente impersonato dal più famoso cantante castrato del tempo, Carlo Broschi Farinelli ed ora da Raffaele Pe, il quale non vestiva abiti ricchi e inamidati, ma una più morbida (ma non più sobria) tunica: in quanto poeta, nella visione coeva, era ideale incarnazione di umiltà opposta agli eccessi barocchi, e infatti il suo è un personaggio nobile non per lignaggio, ma per le virtù di cui è portatore.

190810_MartinaFranca_01_Orfeo_RaffaelePe_phClarissaLapolla 190810_MartinaFranca_02_Orfeo_AnnaMariaSarraRaffaelePe_phClarissaLapolla
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Proprio come accadeva in passato, Pe ha impresso la propria cifra interpretativa in arie originariamente scritte per altri virtuosi. In un pasticcio, infatti, poiché la musica delle arie proveniva da opere diverse di autori diversi, si aveva una grande varietà stilistica, che però era soggetta a manipolazione (cambiamenti nell’accompagnamento strumentale, nelle tonalità, nella linea melodica) da parte del compositore che ne aveva la responsabilità musicale.

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Anche i cantanti contribuivano a questo processo di unificazione: soprattutto nel caso di Pe, questo emerge nella scelta delle variazioni, delle fioriture, nel gusto delle cadenze e delle appoggiature. Allo stesso tempo, la complessità tecnica della musica a lui affidata, pur risolta con un’eleganza del porgere e in agilità precisissime, sparisce dietro al trasporto interpretativo, e commuove.
Sul piano drammaturgico vi è poi la contaminazione tra costumi d’epoca e alcuni movimenti scenici fuori luogo o perché buffi, e dunque inappropriati per personaggi dell’opera seria, o perché propri di una gestualità quasi verista. Disturbano in particolar modo i reiterati momenti languidi, che risultano eccessivi e quasi stucchevoli che hanno coinvolto soprattutto le interazioni tra Autonoe (Federica Carnevale) e Aristeo (il giovane Rodrigo Sosa Dal Pozzo), ma che dalle note di sala emerge come siano da imputarsi a scelte registiche di cattivo gusto più che alle volontà degli interpreti.
Giuseppina Bridelli nei panni di Proserpina era una regina degli inferi sensuale e bellissima. La sua voce dai toni bruniti si scioglie liquida e morbidissima tra i virtuosismi, senza perdere incisività negli accenti.
Plutone era Davide Giangregorio, un basso dal mezzo espressivo profondo e ricco, ma mai appesantito: le sue agilità, pur leggerissime, non perdono mai di volume e armonici e sono sostenute con grazia, così come le discese agli estremi più gravi.

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Rodrigo Sosa Dal Pozzo si è distinto soprattutto nel bellissimo duetto iniziale con Pe, introduttivo dei due contendenti. Notevole anche la prova dell’ensemble Armonia Atenea diretta da George Petrou, che ha concorso a rendere il bellissimo spettacolo paragonabile a un viaggio nel tempo.

Crediti fotografici: Clarissa Lapolla per il Festival della Valle d’Itria
Nella miniatura in alto: Raffaele Pe (Orfeo)
Sotto in sequenza: ancora Raffaele Pe con Anna Maria Sarra (Euridice)
Al centro in sequenza: Giuseppina Bridelli (Proserpina) e Davide Giagregorio (Plutone); una panoramica sull’allestimento creato da Massimo Gasparon
In fondo: un’altra panoramica sull’allestimento





Pubblicato il 10 Agosto 2019
Due intermezzi buffi allestiti in cinque masserie portano il Festival fuori da Martina Franca
Spasso nelle masserie d'Itria servizio di Valentina Anzani

190810_MartinaFranca_00_OpereInMasseria_LaviniaBini_phClarissaLapollaMARTINA FRANCA (TA), 1° agosto 2019 – Dall’anno passato il Festival della Valle d’Itria affianca alle tradizionali produzioni operistiche a Palazzo Ducale una proposta che unisce la valorizzazione del territorio pugliese a una formula di spettacolo particolarmente interessante. Cinque masserie hanno ospitato altrettante recite dei due intermezzi L’ammalato immaginario e La vedova ingegnosa, rispettivamente di Leonardo Vinci e Giuseppe Sellitti.
Due cantanti (Lavinia Bini e Bruno Taddia) e due mimi (Sebastiano Geronimo e Francesco Argese), la Cappella Musicale Santa Teresa dei Maschi diretta da Sabino Manzo e una scenografia mobile hanno viaggiato tra Crispiano, Mottola, Martina Franca e Ceglie Messapica riproponendo al pubblico qualcosa di molto simile a quello che dovevano essere gli spettacoli delle troupes itineranti che nel Settecento, epoca della composizione di questi intermezzi (ma non solo), portavano l’opera in piazze secondarie rispetto ai circuiti più prestigiosi.
Il regista Davide Gasbarro, autore anche di belle note che corredano il programma di sala, si affida all’ambito cromatico del rosso, del nero e del bianco – sottolineati dai cambi di luce (Manuel Frenda) – e crea la scena (Maria Paola di Francesco) con un carrozzone che si trasforma con pochi gesti in letto a baldacchino, il quale funge a sua volta alternativamente da capezzale e da talamo, e che ironicamente è entrambi quando diventa un campo di combattimento.
La necessità di avere componenti essenziali ed agili non ha inficiato il risultato, peraltro notevole, della rappresentazione, tutta fatta di felici intuizioni registiche ed ottime rese dei performer. Gli elementi comici del libretto vengono poi esasperati dall’aggiunta di riferimenti al mesmerismo, e da elementi di dialogo con l’opera seria, che emergono nell’ironia sulle “lungaggini” delle arie di bravura e di furore dei virtuosi settecenteschi.
Bruno Taddia è un vero showman, e conquista per le sue capacità attoriali coadiuvate da una resa vocale molto espressiva e da una dizione chiarissima.
Per l’ultima replica Lavinia Bini, titolare dei ruoli femminili di Erighetta/Drusilla era indisposta e, pur recitando, è stata sostituita nel canto da Maria Silecchio, alla quale spetta una nota di merito per la pregevole esecuzione. La circostanza, che avrebbe potuto presagire uno scollamento tra scena e provenienza del suono (come troppo spesso accade in teatro in situazioni simili) è invece stata usata da regista e interpreti a favore della rappresentazione, dando luogo a ulteriori possibilità di comicità e di momenti metateatrali che hanno coinvolto anche la “voce fuori campo”.
Il contesto ristretto prevedeva gli spettatori vicinissimi alla scena, che hanno avuto così accesso a un privilegio che non c’è in location più grandi: quello dell’intimità. Così facendo, tutte le espressioni mimiche erano evidentissime ed era al contempo valorizzata la recitazione di Lavinia Bini, la quale, pur muta, è risultata spassosissima e perfettamente adatta al ruolo.

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Se gli intermezzi nacquero come intrattenimenti comici da eseguirsi tra gli atti di opere serie, per le masserie, invece, ne sono stati selezionati due, dal contenuto chiastico, avulsi dai loro contesti originari e fusi in un solo arco narrativo: entrambe le partiture prevedevano una vedova che tenta di farsi sposare da un ricco scapolo, e Gasbarro usa travestimenti, inganni e svelamenti (con acume, ma con grande rispetto dei testi originali) per intrecciare una buffa narrazione che porta infine alla felice unione dei due protagonisti.
Le peripezie che si succedono e il finale positivo travalicano la loro trama originaria e diventano dunque un’efficace ed attuale metafora di certi rapporti interpersonali nei quali, solo dopo che lo smascheramento dei veri caratteri dell’uno e dell’altro, e magari di qualche scontro, si giunge alla costruzione di un legame duraturo.

Crediti fotografici: Clarissa Lapolla per il Festival della Valle d’Itria
Nella miniatura in alto: Lavinia Bini (Erighetta/Drusilla)
Sotto in sequenza: Bruno Taddia, ancora la Bini e una panoramica sull’allestimento






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Parliamone
Nabucco scannato dal pubblico
intervento di Simone Tomei FREE

190930_Pr_00_Nabucco_AmartuvshinEnkhbat_phRobertoRicciPARMA - E se la provocazione stesse diventando un modus operandi perpetuo nel melodramma? Ce la troviamo ormai sbattuta sul palcoscenico in ogni dove… nessun Festival o quasi si fa mancare un allestimento che faccia discutere i chiacchieroni ed i petulanti, arrabbiare i melomani incalliti o portare all’orgasmo i più avveniristici (spesso con la puzza sotto al naso per darsi arie da intellettuali 3.0).
I rischi che corre la direzione di un Teatro in questi casi sono noti, anche se è importante sottolineare che spesso la provocazione nell’opera può essere il risultato della genialità di un regista che con un linguaggio aulico (seppur denso di attualità) qual è quello del melodramma riesce a plasmare la contemporaneità in maniera magistrale, regalando serate di altissimo livello e di  gaudente soddisfazione per l’animo.
Tutto questo non è assolutamente successo al Festival Verdi di Parma che, rispetto a
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VideoCopertina
La Euyo prende residenza a Ferrara e Roma

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Opera dal Centro-Nord
Tosca nella Roma lugubre
servizio di Athos Tromboni FREE

191019_Lu_00_Tosca_DariaMasiero_phAndeaSimiLUCCA - Teatro del Giglio gremito per il debutto della stagione lirica 2019/20 con la Tosca di Giacomo Puccini. Dopo i saluti dell'amministratore unico, Giovanni Del Carlo, e del sindaco, Alessandro Tambellini, il nuovo allestimento coprodotto con il Teatro di Pisa e con il Goldoni di Livorno ha svelato quel che il regista, scenografo e costumista Ivan Stefanutti
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Classica
Terza e Quinta di Beethoven da Savall
servizio di Athos Tromboni FREE

191017_Fe_00_LeConcertDesNationsJordiSavallFERRARA – Teatro Comunale Abbado gremito per la serata dedicata interamente a Beethoven; erano di scena Jordi Savall (passato per l'occasione dalla viola da gamba alla bacchetta) e la sua orchestra, Les Concert des Nations, impegnati nell’esecuzione della Sinfonia n.3 in Mi bemolle maggiore op.55 "Eroica" e della Sinfonia n.5 in Do minore op.67 e
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Opera dal Centro-Nord
L'empio punito veste heavy metal
servizio di Simone Tomei FREE

191013_Pi_00_LEmpioPunito_RaffaelePe_phImaginariumCreativeStudioPISA - Ri-conoscere, o conoscere? Replicare una formula collaudata oppure osare per fare cultura? Sfidare la via ignota o viaggiare per la strada maestra? Offrire al pubblico ciò che desidera o quello che non sa di desiderare? Queste sono alcune delle questioni che ho affrontato con il M° Stefano Vizioli (direttore artistico della stagione lirica del Teatro
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Madre Courage nella congiuntura internazionale
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191011_Fe_00_MadreCourage_MariaPaiatoFERRARA - Chi ha paura di Madre Coraggio? Dipende dalla congiuntura internazionale. Ad esempio negli anni intorno al 1969 vederla in scena a Ferrara suscitava nei pacifisti locali una reazione indignata che riconduceva tutto e tutti alla protesta contro la guerra americana nel Vietnam. Prima ancora di quegli anni, probabilmente l'assioma era fra la
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Marina il canto e la laurea (nel cassetto)
intervista di Simone Tomei FREE

191011_Fi_00_MarinaComparatoFIRENZE - Manca poco affinché per la terza volta il mezzosoprano Marina Comparato interpreti il ruolo di Carmen nell’omonima composizione di George Bizet al Teatro del Maggio Musicale Fiorentino. Un personaggio che le è congeniale. L’occasione fa il ladro… ed ecco che ho “rubato” dallo scrigno della sua vita qualche sfaccettatura non solo dell’artista, ma anche della donna.
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Vladimir Stoyanov si racconta
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191005_00_VladimirStoyanovPARMA - Da tempo avevo manifestato il desiderio di incontrare Vladimir Stoyanov e galeotto è stato il Festival Verdi 2019 a Parma, dove il baritono bulgaro è impegnato come Francesco Foscari ne I due Foscari (qui la recensione della “prima”). Assieme alla mia amica e collega Angela Bosetto, ho confezionato per voi questo “racconto” dell’artista, uomo, padre,
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Luisa Miller nella chiesa-carcere
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190929_Pr_00_LuisMiller_FrancescaDotto_phRobertoRiccciPARMA - L’opera Luisa Miller di Giuseppe Verdi è sostanzialmente la storia, di un amore, di un ricatto, di un inganno e di un sacrificio; nulla più e nulla meno che la sintesi (almeno in parte) della vita dell’uomo. E come l’esistenza umana è una celebrazione dell’essere, la drammaturgia parmense del titolo verdiano è stata interpretata dal regista Lev
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Aidina dal successo replicante
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190918_Fi_00_Pagliacci_FrancescoDevidCecconi_phMicheleMonastaFIRENZE - E’ andato in scena al teatro del Maggio Musicale Fiorentino il dittico  Noi,Due,Quattro… di Riccardo Panfili su libretto di Elisa Fuksas in prima esecuzione assoluta, e Pagliacci - capolavoro di  Ruggero Leoncavallo. Le due opere si basano sulla gelosia distante anni luce l’una dall’altra, una basata su internet e l’altra che affonda le radici su un fatto realmente
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Al Teatro Bonci Bye Bye '900?
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Arena Festival 2019 i risultati
servizio di Athos Tromboni FREE

190911_Vr_00_ArenaConsuntivo_FedricoSboarinaVERONA – E così il Festival 2019 della Fondazione Arena va in archivio con una serie di record, illustrati oggi dal sindaco Federico Sboarina, dalla sovrintendente e direttore artistico Cecilia Gasdia e dal direttore generale della Fondazione, Gianfranco De Cesaris, nella tradizionale conferenza stampa di consuntivo. Al tavolo dei relatori erano presenti anche
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Concorsi e Premi
Il Premio Caruso 2019 alla Devia
FREE

190910_Lastra_00_PremioCaruso2019_MariellaDevia.JPGLASTRA A SIGNA (FI) - Sabato 7 settembre 2019, nello scenario  di Villa Bellosguardo sede del Museo Enrico Caruso, sulle magnifiche colline di Lastra a Signa, si è svolta la cerimonia di consegna del prestigioso premio che fin dal 1979 viene assegnato ai grandi interpreti del teatro d’opera. Il primo insignito fu il grande tenore Galliano Masini e poi
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Opera dal Nord-Est
Arena ultime quattro recite
servizio di Simone Tomei FREE

190909_Vr_00_Ultime4Recite_CarmenTraviataToscaAida_FotoEnneviVERONA - Ebbene sì, anche il Festival Arena di Verona 2019 giunge al termine e la mia ennesima salita estiva nella città scaligera ha avuto come obiettivo quello di seguire le ultime quattro recite della stagione, con alcune interessanti novità per quello che riguarda gli interpreti che si sono succeduti sul palcoscenico.


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Eventi
Teatro Duse la stagione 2019/2020
redatto da Edoardo Farina FREE

190909_Bo_00_TeatroDuse_WalterMramorBOLOGNA - La conferenza stampa del 5 settembre riguardante la presentazione della nuova Stagione invernale 2019/2020 del Teatro Duse di Bologna alla presenza tra gli altri del direttore organizzativo Gabriele Scrima e Rossella Fino proveniente dal dipartimento Cultura e Promozione della città del Comune di Bologna, ha voluto prevalentemente porre in
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Falstaff versione commedia dell'arte
servizio di Athos Tromboni FREE

190908_Cento_00_Falstaff_CostantinoFinucciCENTO (FE) – Il Falstaff  di Giuseppe Verdi proposto nel cartellone di “Cento – Opera in festa” e allestito dell’Accademia del Bel Canto e dalla Pro Loco di Renazzo, con il patrocinio del Teatro Borgatti, avrebbe avuto come palcoscenico e scenografia naturale il suggestivo parco di Villa Chiarelli. Ma venerdì 6 settembre 2019 il meteo ha fatto decidere diversamente
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Opera dall Estero
Successo per La Dori
servizio di Simone Tomei FREE

190905_Innsbruck_00_LaDori_FrancescaAsciotiINNSBRUCK - "Pietro Antonio Cesti (1623-1669): La Schiava Fortunata ó vero La Dori. Dramma musicale in tre atti su libretto di Giovanni Filippo Apolloni. Prima rappresentazione: Innsbruck, Hoftheater, 1657."
Così si presenta questo lavoro barocco che, a distanza di oltre trecentocinquant'anni, torna "a casa" (al Tiroler Landestheater nel
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Soci Uncalm
Finta giardiniera opera vera
servizio di Athos Tromboni FREE

190903_Ro_00_FintaGiardiniera_PabloMaritanoROVIGO - Avrebbe dovuto essere il "saggio finale" di una masterclass sulla vocalità mozartiana, La finta giardiniera, ma lo spettacolo realizzato dal regista Pablo Maritano, con la preparazione vocale curata dal tenore e docente di canto Fernando Cordeiro Opa realizzato nel Ridotto del Teatro Sociale domenica 1 settembre 2019, si è proposto al numeroso
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Personaggi
Il Castello di Vicenza in Lirica
intervista di Simone Tomei FREE

190828_Vr_00_VicenzaInLirica-AndreaCastello.JPGVERONA - In una calda sera veronese, al termine dei Carmina Burana di Carl Orff, ho incontrato Andrea Castello, dal 2013 direttore artistico di Vicenza in Lirica: un Festival che è divenuto un punto di riferimento nel panorama musicale per i grandi artisti che vi intervengono, i titoli proposti e la location unica, ossia l’Olimpico di Vicenza, il teatro coperto più
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Opera dal Centro-Sud
Viaggio a Reims passando per l'Accademia
servizio di Simone Tomei FREE

190821_Ps_00_ViaggioAReims_GiulianaGianfaldoniPESARO - Era il 1984 quando fu riscoperta quest'opera, allestita in una delle edizioni primordiali del ROF, dunque ben 35 anni fa; e in questo ROF 2019 che vede scoccare i suoi primi quarant'anni (ecco perchè l'apposizione XL) la riproposizione di Il viaggio a Reims assume una valenza ancor più pregnante. Non ci sono grandi novità registico-sceniche e ciò
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Opera dal Nord-Est
Traviata e Aida ulteriori cronache
servizio di Nicola Barsanti FREE

190820_00_Traviata_Aida_VitoLombardi_FotoEnneviVERONA – Una serie di fortunate circostanze, nonché di squisiti incontri, ha reso possibile la mia presenza al 97° Festival Lirico dell’Arena per assistere a varie rappresentazioni e iniziare a mia volta la collaborazione con Gli Amici della Musica.Net come critico musicale. Prima di addentrarmi nei dettagli delle recite, è d’uopo ringraziare il critico musicale e
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Opera dal Centro-Sud
Un Equivoco di brio e allegria
servizio di Simone Tomei FREE

190820_Ps_00_EquivocoStravagante_TeresaIervolinoPESARO - Non si può certo dire che il libretto di L’equivoco stravagante di Gioachino Rossini sia un testo adatto per un'educazione montessoriana; credo per che sia un momento di forbito teatro per nulla volgare (se non nelle allusioni) ricamato nel testo dal fine e sagace estro del librettista Gaetano Gasbarri.  Nell'interessante disamina linguistica sul libretto
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Vocale
Brillano le stella Molinari e Pratt
servizio di Simone Tomei FREE

190820_00_ConcertoMolinariPratt_CarloTenanPESARO - Nel bel mezzo del XL ROF 2019 lunedì 19 agosto si è tenuto al Teatro Rossini di Pesaro uno dei concerti programmati del Festival che ha visto protagoniste due autorevoli voci del belcanto rossiniano: Jessica Pratt e Cecilia Molinari (in verità quest'ultima ha sostituito in corner la prevista Varduhi Abrahayam impegnata nel cast di Semiramide)
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Opera dal Centro-Sud
Demetrio e Polibio e il proprio doppio
servizio di Simone Tomei FREE

190819_Ps_00_DemetrioEPolibio_JessicaPrattPESARO - E' molto particolare la genesi compositiva del Demetrio e Polibio di Gioachino Rossini rappresentando un caso piuttosto singolare nella storia del Teatro d'opera italiano; il lavoro fu commissionato da Domenico Mombelli (compositore e tenore) a pro della sua scuderia di cantanti composta dalle due figlie (Ester ed Anna), dal maggiordomo di casa
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Vocale
Carmina apoteosi di musica e luci
servizio di Simone Tomei FREE

190812_Vr_00_CarminBurana_EzioBosso_FotoEnneviVERONA - Siamo all'undici agosto 2019 nel pieno del Festival areniano e da tempo memorabile attendo questa serata in cui Orchestra e Coro della Fondazione Arena di Verona daranno vita assieme ai solisti Ruth Iniesta, Raffaele Pe e Mario Cassi alla cantata scenica dei Carmina Burana di Carl Orff diretti dal M° Ezio Bosso.
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Jazz Pop Rock Etno
Noa scrive lettere a Bach
servizio di Attilia Tartagni FREE

190813_Cesenatico_00_NoaCESENATICO - E’ stato un successo annunciato “Letters To Bach”, spettacolo del 19° Festival dell’Emilia Romagna Festival il 9 agosto2019  a Cesenatico al Teatro all’aperto Largo Capuccini completamente esaurito, protagonista Achinoam Nini, in arte Noa con Gil Dor alla chitarra, Or Lubianiker al basso elettrico e Gadi Seri alle percussioni. La cantante
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Opera dal Centro-Sud
Ecuba, amor filiale amor di patria
servizio di Valentina Anzani FREE

190812_MartinaFranca_00_Ecuba_SestoQuatriniMARTINA FRANCA (TA), 4 agosto 2019 – L’Ecuba di Nicola Antonio Manfroce è, al fianco di Orfeo di Porpora, tra le primizie del 45° Festival della Valle d’Itria: composta nel 1812, è stata ivi eseguita per la prima volta in tempi moderni. Opera risalente al periodo napoleonico, riflette i gusti di importazione francese sia nel soggetto, sia nella forma,
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Opera dal Nord-Est
La Tosca al debutto stagionale
servizio di Simone Tomei FREE

190811_Vr_00_Tosca_SaioaHernandez_FotoEnneviVERONA - Ecco che, con l'avvento della Tosca di Giacomo Puccini sul palcoscenico areniano la sera del 10 agosto, tutto il "palinsesto" operistico del Festival estivo 2019 ha avuto il proprio completamento (manca ancora all'appello la serata concertistica con i Carmina Burana di Carl Orff in programma la sera successiva di cui daremo conto in un altro servizio).
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Opera dal Centro-Sud
Matrimonio per burla e per amore
servizio di Valentina Anzani FREE

190804_MartinaFranca_00_MatrimonioSegretoMARTINA FRANCA (TA), 3 agosto 2019 – Il principale titolo buffo del 45° Festival della Valle d’Itria è stato Il matrimonio segreto di Domenico Cimarosa, spettacolo con regia, scene e costumi di Pierluigi Pizzi, che è risultato molto divertente per il concorso di tutti gli interpreti, molto apprezzati sia sul piano vocale sia sul piano attoriale.
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Opera dal Nord-Est
Placido Domingo fa 50
servizio di Simone Tomei FREE

190811_Vr_00_GalaPlacidoDomingo50_FotoEnneviVERONA - Un'Arena gremita da quasi quindicimila spettatori per lui: l'artista, il tenore, il baritono, il direttore d'orchestra, ma fondamentalmente l'Uomo, ossia Plácido Domingo. Era il lontano luglio 1969 quando, mentre il primo essere umano metteva piede sulla Luna, l'Uomo debuttava sul palcoscenico dell'anfiteatro scaligero nel ruolo di Calaf della
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Opera dal Nord-Est
Il Radames di Simoncini
servizio di Simone Tomei FREE

190810Vr_00_Aida_SamueleSimoncini_FotoEnneviVERONA - Ho anticipato la mia partenza di un giorno per Verona in quanto avevo il piacere di ascoltare l'esordio nell'anfiteatro scaligero del tenore senese Samuele Simoncini nel ruolo di Radames; in passato ci siamo inseguiti nei vari teatri, ma non avevo ancora avuto il piacere di ascoltarlo per intero in un ruolo operistico. Ecco che questo evento
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Opera dal Centro-Sud
A Martina Franca rivive l'Orfeo
servizio di Valentina Anzani FREE

190810_MartinaFranca_00_Orfeo_RaffaelePe_phClarissaLapollaMARTINA FRANCA (TA), 2 agosto 2019 – Per la creazione di un pasticcio, nel Settecento, il compositore che si occupava dell’allestimento, o i cantanti stessi del cast, selezionavano arie tratte da più opere. I criteri di scelta comprendevano la loro fama e quanto esaltassero le qualità vocali di chi avrebbe dovute eseguirle. Non stupisce se il risultato,
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Opera dal Centro-Sud
Spasso nelle masserie d'Itria
servizio di Valentina Anzani FREE

190810_MartinaFranca_00_OpereInMasseria_LaviniaBini_phClarissaLapollaMARTINA FRANCA (TA), 1° agosto 2019 – Dall’anno passato il Festival della Valle d’Itria affianca alle tradizionali produzioni operistiche a Palazzo Ducale una proposta che unisce la valorizzazione del territorio pugliese a una formula di spettacolo particolarmente interessante. Cinque masserie hanno ospitato altrettante recite dei due intermezzi
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Opera dal Nord-Est
L'inizio agosto di Traviata Carmen Aida
servizio di Simone Tomei FREE

190808_Vr_00_Traviata___FotoEnneviVERONA - La canicola di fine luglio sembra aver lasciato posto a un clima più mite che mi permette di affrontare senza afe soffocanti altre tre serate musicali (piuttosto affollate) all'Arena di Verona per darvi conto dei cast alternativi del Festival 2019: tutti i cast alternativi sono stati accolti dal pubblico in modo complessivamente positivo.
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Jazz Pop Rock Etno
Dalla canzone... al Jazz
servizio di Attilia Tartagni FREE

190306_Alfonsine_00_EmiliaZamunerALFONSINE (RA) - “La vita è l’arte dell’incontro” ha detto Massimo Moriconi, storico bassista di Mina che dal 1983 è presente in tutte le produzioni della "Tigre di Cremona", prima di intraprendere il concerto di lunedì 5 agosto 2019 nel Giardino della Biblioteca Comunale di Alfonsine. Lo è certamente per i musicisti per cui venire a contatto con
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Concorsi e Premi
Premio Callas alla Kabaivanska
servizio di Angela Bosetto e Simone Tomei FREE

190805_Vr_00_PremioCallas_RainaKabaivanska_ph000VERONA - Sulle note malinconiche del Preludio della Traviata, le immagini dell’omonimo film operistico di Franco Zeffirelli si mescolano alle foto del maestro fiorentino e di Maria Callas. Inizia così il 2 agosto 2019, nell’elegante cornice dell’Arena Casarini dell’Hotel Due Torri (che deve il proprio nome ai suggestivi affreschi del pittore veronese Pino Casarini), la
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Pagina Aperta
Cosė ti insegno le Nozze
servizio di Attilia Tartagni FREE

190803_Ra_00_ItalianOperaAcademy_RiccardoMutiRAVENNA - Anche quest’anno, il quinto dell’Italian Opera Academy creata dal M° Riccardo Muti per formare giovani musicisti alla direzione d’orchestra e all’accompagnamento al pianoforte dei cantanti, due concerti al Teatro Alighieri hanno coronato due settimane di intenso lavoro mattutino e pomeridiano nel teatro di tradizione popolato di giovani
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Opera dal Nord-Est
Un Elisir connesso ai tempi
servizio di Cristina Chiaffoni FREE

190804_Pd_00_ElisirDAmore_JessicaNuccio_phGiulianoGhiraldiniPADOVA - L’ambientazione scelta da Padova Teatro Stabile rappresentata artisticamente dal geniale uomo di teatro e direttore artistico Federico Faggion è altamente suggestiva e ricca di memorie. Il castello dei Carraresi in Piazza Castello, divenuto poi carcere e le celle sono ben visibili, illuminate di rosa e d’azzurro quasi per temperare l’angoscia sottile che
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Opera dal Nord-Est
Arena, le repliche di luglio
servizio di Simone Tomei FREE

190731_Vr_00_Carmen_GeraldineChauvet_FotoEnneviVERONA - Come è consuetudine da diversi anni la frequentazione veronese mi porta a seguire con interesse l’avvicendarsi dei cast nei titoli in cartellone del Festival areniano. Stavolta la prima incursione in terra scaligera mi vede spettatore di alcune serate di fine luglio.

Carmen – 23 luglio 2019
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Echi dal Territorio
Il Duo Génot in Sant'Andrea
servizio di Gianluca La Villa FREE

190731_Levanto_00_AlessandraGenotLEVANTO (SP) - 30 luglio 2019, ore 21,30 Chiesa di Sant'Andrea - Nell’ambito dei concerti classici proposti con dovizia ogni anno dalla rassegna concertistica di Levanto diretta dal maestro Aldo Viviani si è tenuto un interessante e originale concerto del Duo Génot, Alessandra Génot al violino e Massimiliano Génot al pianoforte, imperniato
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Eventi
Il Giglio apre con la Tosca
redatto da Simone Tomei FREE

190725_Lu_00_CartelloniLiricaProsaDanza_MarcoGuidariniLUCCA - Il 19 luglio 2019 sono stati presentati, durante la consueta conferenza stampa, al Teatro Del Giglio i cartelloni delle stagioni di lirica, prosa e danza 2019-2020. Erano presenti all'incontro: Alessandro Tambellini, sindaco del Comune di Lucca, Stefano Ragghianti, assessore alla cultura; per il Teatro del Giglio: Giovanni Del Carlo (amministratore
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Opera dal Centro-Sud
Rigoletto al Luna Park
servizio di Simone Tomei FREE

190722_Mc_00_Rigoletto_AmartuvshinEnkabatMACERATA - Ancora una sera in cui il tema "Rosso Desiderio" declina verso un altro significato (ossia il desiderio di vendetta da affogare nel sangue) che trova nel Rigoletto di Giuseppe Verdi la sua più ideale collocazione, complice il famoso duetto che conclude il secondo atto Sì vendetta, tremenda vendetta. Un'altra serata di grande Teatro musicale,
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Opera dal Centro-Sud
Un Macbeth da urlo
servizio di Simone Tomei FREE

190721_Mc_00_Macbeth_RobertoFrontaliMACERATA - "Rosso desiderio" non è solo la passione (carnale e amorosa), ma anche la sete di potere, motivo per cui il Macbeth di Giuseppe Verdi si inserisce a pieno titolo nel filo conduttore che lega la triade delle opere proposte dal Macerata Opera Festival 2019. L'allestimento è quello che da Palermo a Torino – in coproduzione con Macerata – ha
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Opera dal Centro-Sud
Carmen danza al Crazy Horse
servizio di Simone Tomei FREE

190720_Mc_00_Carmen_IreneRoberts.jpegMACERATA - Arrivando qui non si può fare a meno di notare una città festante e dipinta di Rosso Desiderio, colore che imperversa in ogni via e arreda ogni vetrina, facendo sì che in ciascun angolo se ne respirino il calore e l'essenza più intima. Un rosso intenso, un rosso che richiama il tema guida del Macerata Opera Festival 2019. La città intera si è
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