Pubblicato il 18 Settembre 2019
L'allestimento 2017 del regista Mario Pontiggia oggi ripreso da Angelica Dettori ha fatto l'en-plein
Questa Traviata č vincente servizio di Salvatore Aiello

190918_Pa_00_Traviata_RuthIniesta_phRosellinaGarboPALERMO - Dopo la pausa estiva il Teatro Massimo ha ripreso la sua attività con La traviata di Giuseppe Verdi, opera plebiscitariamente amata dal pubblico e di sicuro richiamo; tutto esaurito, infatti. per un’edizione già collaudata nella Stagione 2017, con la regia di Mario Pontigia ripresa da Angelica Dettori, nata sotto buoni auspici. Una produzione del Teatro che si avvaleva delle portentose scene e dei bei e raffinati costumi di Francesco Zito in tandem con Antonella Conte, con risalto delle luci di Bruno Ciulli; scene che si ispiravano alla Palermo felix, quella della belle epoque. In questo modo si è proposto uno spettacolo ben amalgamato che teneva tanto conto del testo e della musica del sommo Verdi per riproporre la storia amara di Violetta Valery, cortigiana di lusso, parte viva di quella borghesia francese ipocrita. Violetta a un certo punto si innalza dai contesti, scopre il suo cuore generoso elevandosi nel mondo della poesia e della fantasia in contrasto con Giorgio Germont, personaggio limite che impersona la società del buon senso e con Alfredo, dimidiato amante romantico, condannato all’infelicità.
Elemento di curiosità il debutto nel ruolo di Violetta di Ruth Iniesta e del direttore d’orchestra, il giovane palermitano Alberto Maniaci che ha diretto con partecipe sensibiltà marcando più le atmosfere malinconiche e liriche  e in continuo dialogo col palcoscenico.
Ruth Iniesta, già conosciuta dal pubblico del Massimo per i ruoli di Gilda del Rigoletto e di Elvira de I Puritani, ha dato vita ad una Violetta rassicurante sul piano vocale per saldezza tecnica e vocale per cui ha potuto soddisfare le numerose sfaccettature richieste dalla complessa partitura pur se mancante di certe nuances nell’insidioso primo atto affrontato talvolta con movimenti non sempre aderenti al canto. Bene il suo “Amami Alfredo” , l’ “Addio del passato” e l’intero quarto atto vissuti con viva emozione ed intensità espressiva.
Meno convincente l’Alfredo di Francesco Castoro per una mancata corposità vocale che in molti punti è richiesta pur facendosi però apprezzare per un timbro cordiale e una disponibilità alla ricerca di colori e calorosi accenti.
Più solido e maturo il Germont di Simone Del Savio per una voce ben timbrata, emissione morbida, un canto puntuale e coinvolgente oltre ad un certo rigore scenico.

190918_Pa_01_Traviata_panoramica_facebook_phRosellinaGarbo

Completavano adeguatamente il cast con pofessionalità e scioltezza: Carlotta Vichi (Flora), Piera Bivona (Annina), Pietro Picone (Gastone), Lorenzo Grante (Il barone Douphol), Alessio Verna (Il marchese D’Obigny), Alessandro Abis (Il dottor Grenvil).
In risalto il coro ben istruito dal nuovo maestro Ciro Visco. Gaetano La Mantia e Monica Piazza erano i danzatori. Successo da parte del numeroso pubblico.

Crediti fotografici: Rosellina Garbo per il Teatro Massimo di Palermo
Nella miniatura in alto: il soprano Ruth Iniesta (Violetta) ottima protagonista
Sotto: una panoramica su allestimento e costumi durante il “Brindisi” del primo atto





Pubblicato il 21 Agosto 2019
Č ritornata piena di giovani voci e pių fresca che mai la cantata scenica di Gioachino Rossini
Viaggio a Reims passando per l'Accademia servizio di Simone Tomei

190821_Ps_00_ViaggioAReims_GiulianaGianfaldoniPESARO - Era il 1984 quando fu riscoperta quest'opera, allestita in una delle edizioni primordiali del ROF, dunque ben 35 anni fa; e in questo ROF 2019 che vede scoccare i suoi primi quarant'anni (ecco perchè l'apposizione XL) la riproposizione di Il viaggio a Reims assume una valenza ancor più pregnante. Non ci sono grandi novità registico-sceniche e ciò non è assolutamente un demerito, anzi; la regia datata 2001 firmata da Emilio Sagi (ripresa nell'anno in corso da Elisabetta Courir), non patisce assolutamente il passare del tempo, ma nel suo bianco candore ancora profuma di giovinezza e gaia spensieratezza proprio in linea con i protagonisti della “cantata scenica” e dei giovani interpreti che la eseguono. Essi infatti sono tutti figli dell'Accademia "Alberto Zedda" ormai storico punto di riferimento per la formazione belcantistica e di tradizione rossiniana; giovani interpreti che seppur non indenni da qualche menda tecnica hanno affrontato con grande preparazione musicale un'opera tanto lunga quando impegnativa dal punto di vista proprio di interazione musicale.
Allestire un'Opera (denominata come detto “cantata scenica”) in cui la trama è pressoché inesistente, può non risultare facile impresa; ecco quindi che gli eterni giovani spensierati dell'allegra compagnia dipanano la loro presenza sulla scena tra uno stabilimento balneare (con gli abiti che ne derivano, firmati da Pepa Ojangueren) ed una festa in allestimento (quella che avrebbe dovuto svolgersi a Reims, dove mai arriveranno) per l'incoronazione di Carlo X, Re di Francia. Tutto fluisce elegantemente ed ogni personaggio, presentato dalla propria aria d'entrata, trova nell'accurata interpretazione scenica la giusta sintonia con l'ironia sagace del libretto. Lo spazio di una passerella può essere talvolta angusto, ma l'intelligenza di sfruttare al meglio ogni centimetro quadrato rende la visione piacevole e soprattutto sempre fresca e frizzante.
Gli interpreti, come già accennato, provengono dall'Accademia rossiniana. Non possiamo che iniziare con colei che ha magnificamente interpretato il ruolo di Corinna: il soprano Giuliana Gianfaldoni. Con la sua egregia vocalità ha saputo nella rotondità dell'emissione tradurre in etereo canto le due grandi pagine che la vedono protagonista assoluta; la voce omogenea, cesellata nel particolare, restituisce con ottime dinamiche un canto elegantemente accompagnato con “l'arpa gentil" da un palchetto centrale. Non da meno è stata la grande pagina finale All'ombra amena Del giglio d'or in cui ha impresso il sigillo di una grande fuoriclasse.
Seguendo l'ordine del libretto di sala ecco che incontriamo una sfrontata Marchesa Melibrea per la voce vellutata e sontuosa di Chiara Tirotta che ha fatto emergere un personaggio molto attendibile.
Olga Dyadiv è una signorile Contessa di Folleville il cui canto mette in evidenza un timbro cristallino e ben cesellato in tutta la gamma sonora.
Maria Chabounia interperta una Madama Cortese corretta da un punto di vista musicale, ma leggermente aspra nel timbro che non gode comunque di un fascino particolare.
Un Cavalier Belfiore quello di João Terleira ottimo da un punto di vista scenico e con un timbro di sapiente colore; ancora deve maturare tecnicamente in quanto il suono ogni tanto non riesce a trovare adeguata proiezione e la cura nelle dinamiche è ancora acerba; mi riservo di riascoltarlo più avanti nella carriera.

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Accattivante, nonostante un'entrata non troppo precisa, la voce di Diego Godoy nei panni del Conte di Libenskof; già ascoltato in passato, noto grandi miglioramenti ed una cura sempre più attenta al fraseggio e al servizio della parola scenica debitamente curata e  con dovizia.
Mi ha colpito molto Diego Savini nei panni di Don Profondo; ha saputo affrontare la sua pagina più importante Medaglie incomaparabili con sapiente dizione, grande facilità nelle agilità e soprattutto in connubio con l'ars scenica davvero encomiabile.
Tutto il resto del cast ha dimostrato ottima preparazione musicale e scenica anche se ho notato in generale una tendenza ad un canto talvolta ingolato e spesso messo in secondo piano rispetto all'aspetto visuale; l’augurio è che la frequentazione ai corsi dell'accademia serva proprio a questi cantanti per migliorarsi e a trovare i punti deboli al fine di affrontarli con maturità.
Come già accennavo in precedenza, un grande spettacolo in cui la preparazione musicale generale è sicuramente di buon livello. Ecco quindi che troviamo a completamento del cast il Lord Sidney di Dmitry Cheblykov, il Barone di Trombonok Andrei Maksimov (discreta voce, ma pronuncia molto perfettibile),  il Don Alvaro di Dean Murphy ed infine tutti a pari merito Jenisbek Piyazov (Don Prudenzio), Daniel Umbelino (Don Luigino), Claudia Urru (Delia), Ulyana Biryukova (Maddalena), Francesca Longari (Modestina), Matteo Roma (Zefirino e Gelsomino), Kyeongwook Jang (Antonio).
Alla guida dell'Orchestra Sinfonica G.Rossini la bacchetta del M° Nikolas Nagele si è distinta per ottima resa narrativa, preciso supporto agli interpreti con gesto nitido e curato ed un incedere serrato nei tempi, ma non frenetico; un discorso musicale unitario che ha saputo inoltre valorizzare con cura i vari strumenti solistici in particolare nelle sezioni di ottoni e fiati; convincente anche la gestione delle screziature dinamiche mai scontate, ma dense di piacevole sorpresa pagina dopo pagina.

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Un pubblico numeroso ha tributato grandi ovazioni a tutto il cast premiando l'impegno e la costanza di tanta spensierata (piùo meno) gioventù.
(La recensione di riferisce alla recita del 20 agosto 2019)

Crediti fotografici: Ufficio stampa del Rossini Opera Festival di Pesaro
Nella miniatura in alto: il soprano Giuliana Gianfaldoni (Corinna) ottima protagonista
Sotto in sequenza: diversi momenti della recita di Il viaggio a Reims





Pubblicato il 20 Agosto 2019
Ottima messa in scena dell'operina di Rossini per la regia di Moshe Leiser e Patrice Caurier
Un Equivoco di brio e allegria servizio di Simone Tomei

190820_Ps_00_EquivocoStravagante_TeresaIervolinoPESARO - Non si può certo dire che il libretto di L’equivoco stravagante di Gioachino Rossini sia un testo adatto per un'educazione montessoriana; credo per che sia un momento di forbito teatro per nulla volgare (se non nelle allusioni) ricamato nel testo dal fine e sagace estro del librettista Gaetano Gasbarri.  Nell'interessante disamina linguistica sul libretto di sala curata da Fabio Rossi, egli giunge alla conclusione che «... sembra il frutto pienamente consapevole, in questo nient'affatto stravagante, delle strategie retorico-drammaturgiche e dell'armamentario linguistico e stilistico di un teatro giocoso in musica ancora, per pochi anni, nel suo stato di grazia...»
Nella biografia rossiniana, a partire dal Radiciotti, il librettista in questione viene apostrofato come «...mediocrissimo abborracciatore di libretti…» e L’equivoco altro non sarebbe che «... un'ignobile ed insulsa farsa, piena di oscenità e di frasi a doppio senso, che si trascina per due atti, priva di intreccio e di qualsiasi interesse... di una volgarità nauseante e di una puerile insipidezza.»
Ecco quindi che ad ammicchi e allusioni sessuali, fanno compagnia usi ed abusi della terminologia forense, sulla scia dell'opera buffa settecentesca (il doppio senso della parola foro “tribunale” e buco che poi viene mutuato persino in un film di Totò) fino ad arrivare ad una erronea attribuzione di termini comuni in cui (cito sempre Rossi) «... la derisione del modo di parlare dei personaggi non è scontata (o quantomeno, non in tutte le opere buffe è condotta con tanta maestria), né casuale, ed è, come non raramente nei libretti di Gasbarri, finemente preannunciata nella tavola delle dramatis personae dell'Equivoco.»
Ecco quindi che l'opera a Bologna nel 1811, nonostante la benevolenza riservata al compositore, ebbe un successo contrastato, anche perché la prefettura giudicò scabroso il libretto e proibì che si andasse oltre la terza rappresentazione. Musicalmente si tratta di un dramma giocoso dunque, che tuttavia ha l'ampiezza di una farsa di così vaste proporzioni da consentire al giovane Gioachino Rossini di dispiegare tutta la sua dovizia inventiva.
La storia è banale ed alquanto insipida: Gamberotto, villano nobilitato, desidera il matrimonio tra la propria figlia Ernestina e Buralicchio, un giovane ricco e sciocco, ma la ragazza si innamora del suo nuovo precettore Ermanno. Questi è protetto dal servo Frontino che, per favorirlo, riesce a far credere a Buralicchio che in realtà Ernestina sia Ernesto, castrato e musico mancato. Il giovane promesso non solo abbandona la ragazza ma addirittura la denuncia: infatti se Ernestina è un uomo, allora deve svolgere il servizio militare, altrimenti sarebbe un disertore. La giovane viene infatti arrestata ma, senza incontrare difficoltà, Ermanno riesce a farla evadere e Buralicchio infine accetta di benedire le nozze.
Contenuto risibile ed alquanto di "basso" lignaggio. Ma ecco che uno stravagante librettista (con un testo così ruvido, ma scaltro e arguto come l'Adina donizettiana) ed un eccellente musicista ancorché in giovine età quale era il Rossini del 1811, hanno saputo efficacemente lavorare.

190820_Ps_01_EquivocoStravagante_DavideLucianoTeresaIervolino 190820_Ps_02_EquivocoStravagante_PaoloBordogna
190820_Ps_03_EquivocoStravagante_ManuelAmati

trarre un lavoro teatrale in cui gli antipodi, ove si collocano i due, confluiscono dentro un momento teatrale di rara sagacia. Il pubblico non può che divertirsi (a meno che non sia incartapecorito in una "finta moralità scandalizzata" che oggi non è più tollerabile) con una musica che già fa percepire quello che il genio creativo tradurrà negli anni a venire. Infatti Rossini non aveva ancora compiuto alcuna rivoluzione formale, tuttavia si constatava già nell'Equivoco un "rigore" insolito per l'epoca (che gli valse il soprannome di "tedeschino"), a maggior ragione per un esordiente, unito ad una straordinaria freschezza di inventiva che, nonostante i limiti (per il tempo) del libretto, conquistò il pubblico bolognese.
Sembrano quindi trovate di grande maturità momenti musicali come il Finale primo ed il diabolico quintetto del secondo atto dominato da un susseguirsi di brillanti scioglilingua in cui tutti i personaggi mettono in evidenza una grande musicalità ed un virtuosismo non comune.
Ecco quindi che la cifra stilistica scenografica e registica (la prima per mano di Christophe Fouret e la seconda composta dal duo Moshe Leiser e Patrice Caurier) non calcano assolutamente il "forbito" del libretto, ma sanno da questo trarne un valore aggiunto, depurandolo da manierismi e volgarità con una lettura saporita ed elegante, sorniona e schietta, bucolica ed aristocratica. Risultano ben in vista i lunghi nasi ed i sederi prominenti che, nei meravigliosi costumi ottocenteschi di Agostino Cavalca, trovano sontuosa collocazione; altrettanto indovinate le luci di Christophe Forey.
La scena unica, sapientemente divisa tra porte porticine pertugi ed anfratti, rende l'azione scenica fluida e vivace in un continuum scenico che cavalca quello musicale; nel suo Equivoco stravagante Rossini concatena i vari pezzi con recitativi frequenti e movimentati, così che il tono teatrale dell'opera è anche in questo caso quello di un continuum brillante, con pezzi semplicissimi alternati ad altri di stampo più virtuosistico. Veniamo adesso agli interpreti.
Teresa Iervolino disegna un'Ernestina di grande spessore e cura; la sua voce mezzosopranile che non fatica a scendere nell'area contraltile, brilla di luce propria con un timbro nitido e pulito; non fatica a dominare tutto il rigo musicale con un'uniformità nell'emissione ed un colore sempre ambrato e nobile; ottima anche dal punto di vista scenico, sa cogliere le sfumature del testo con sagace ironia, infondendo sinuosi accenti qualora lo storpiamento di taluni termini lo impongano; e sa altresì disegnare un canto morbido e legato nei momenti più lirici.
Il Gamberotto di Paolo Bordogna è un personaggio in stile vaudeville travestito da borghesotto di provincia che non frena mai la sua baldanza scenica a favore del canto, ma sa ben coniugare i due impegni con sapiente maestria; ecco quindi che ogni momento della sua presenza in scena diventa un piacere per l'occhio e per l'orecchio: l'uno ammira l'ars scenica mentre l'altro si bea della perfezione nei funamboleschi sillabati e assapora l'aria del secondo atto come un appetizer di quello che sarà la mirabile arte del Cigno pesarese. Non manca nemmeno quella vis più "romantica" e trascolorata di melanconia in cui il pensiero si volge ai tempi che furono mirando il quadro a tema bucolico che campeggia sulla scenografia.
Mirabile Davide Luciano nei panni di Buralicchio; anch'egli è un artista completo che incornicia un perfetto arrampicatore sociale piuttosto “ignorantotto” ed alquanto bizzarro (che rimanda il pensiero al futuro Dandini di La Cenerentola); l'impegno vocale non è dei più semplici, ma la padronanza del ruolo, del repertorio, la perfetta dizione ed il fraseggio suadente, diventano un lasciapassare per una prova davvero maiuscola.
Un po' in sordina l'esordio di Pavel Kolgatin (Ermanno) che inizia  in maniera non proprio brillante e conduce tutta la recita all'insegna di un'emissione piuttosto guardinga e non esente da qualche menda di intonazione.

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Esilarante e frizzante la Rosalia di Claudia Muschio che non fatica a metter e in luce un timbro adamantino.
Completa il cast il deus ex machina Manuel Amati nei panni del servo Frontino: anche per lui la briosità scenica è andata di pari passo con la brillantezza vocale.
Il Coro del Teatro Ventidio Basso (nella sua formazione maschile) preparato e diretto dal M° Giovanni Farina, talora in livrea da cameriere e talaltra in veste di soldato, è stato una cornice di gran pregio anche per un'eccellente interazione con i solisti.
Sul podio il M° Carlo Rizzi, rispettoso delle voci e completamente a proprio agio con la partitura, ha saputo trasferire nel suono dell'Orchestra Sinfonica della Rai una lettura brillante, ma non ridondante, traendo da ciascun personaggio la propria caratteristica, evidenziandola nei rispettivi passi orchestrali con la premura di chi vuol sottolineare (facendo emergere), ma non prevaricare. Tutta l'Arena Vitrifrigo in giubilo per uno spettacolo che io reputo tra i più completi del ROF 2019.
(La recensione si riferisce alla recita del 19 agosto)

Crediti fotografici: Ufficio stampa del Rossini Opera Festival di Pesaro
Nella miniatura in alto: il mezzosoprano Teresa Iervolino (Ernestina)
Sotto in sequenza: Davide Luciano (Buralicchio) e ancora la Iervolino; Paolo Bordogna (Gamberotto)
Al centro: Manule Amati (Frontino)
In fondo: panoramica su L’equivoco stravagante allestito da Christophe Fouret, Moshe Leiser e Patrice Caurier






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In ricordo di Rolando Panerai
redatto da Athos Tromboni FREE

191107_Lastra_00_RolandoPaneraiLASTRA A SIGNA (FI) - L’Associazione Enrico Caruso di Lastra a Signa ha ricordato la recente scomparsa del grande baritono Rolando Panerai (avvenuta a Firenze il 22 ottobre scorso), dedicandogli il tradizionale “salotto musicale” di Novembre. Non poteva essere diversamente visto la statura artistica di Rolando Panerai nel panorama lirico
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Opera dal Centro-Nord
La Norma della Virginia Yeo
servizio di Attilia Tartagni FREE

191106_Ra_00_Norma_VirginiaYeo_phSilviaLelliRAVENNA - Vincenzo Bellini è un rimpianto per tutto ciò che poteva dare alla musica italiana se fosse vissuto più a lungo. Mancato a  trentaquattro anni, ci ha lasciato Norma, dall’omonima tragedia di Louis-Alexandre Soumet, su libretto di Felice Romani, in prima alla Scala di Milano con scarso successo il 26 dicembre 1831, considerata un mito di belcanto
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Eventi
Al via con Turandot di Puccini
redatto da Edoardo Farina FREE

191105_Fm_00_ReteLiricaMarche_PietroRizzoFERMO - Dopo i successi di pubblico e i risultati gestionali estremamente positivi del primo anno di attività, la Fondazione Rete Lirica delle Marche è pronta ad alzare il sipario sulla nuova stagione 2019-2020: inaugurazione il 9 novembre alle 21:00 al Teatro dell’Aquila di Fermo con Turandot di Giacomo Puccini nella versione incompiuta del secolo scorso,
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Opera dall Estero
Tradizione e distinzione alla Staatsoper
servizio di Francesco Lora FREE

19110_Wien_00_MadamaButterfly_KristineOpolais_phMichaelPhonVIENNA – La Staatsoper di Vienna è senza dubbio una roccaforte mondiale del grande repertorio operistico e della sua calcificata tradizione. Ne fa fede l’oleografica Madama Butterfly di Puccini con regìa di Josef Gielen e scene e costumi di Tsugouharu Foujita, un allestimento in ininterrotto servizio dal 1957 e con ben 390 levate di sipario sulla groppa
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Opera dall Estero
Trionfo-bis per lo Strauss di Thielemann
servizio di Francesco Lora FREE

191104_Wien_00_DieFrauIOhneSchatten_NinaStemme_phMichaelPhonVIENNA – In queste pagine si è già dato conto di un’avventurosa recita della Frau ohne Schatten di Strauss alla Staatsoper di Vienna: nella singola data del 6 giugno scorso, (leggere qui) su cinque serate, ben tre primi interpreti avevano dato forfait all’ultimo momento, costringendo nel volgere di poche ore a una disperata ricerca di sostituti,
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Dischi in Redazione
Aires de Espaņa per due
servizio di Simone Tomei FREE

191031_00_CD_BuraniDomene_copertinaNel novero degli strumenti musicali, l’Arpa è senza dubbio uno dei più sensuali ed ammalianti, in virtù di un suono che avvolge l’animo e carezza l’orecchio con una delicatezza quasi paradisiaca. Non solo la sua letteratura musicale regala pagine di indubbio interesse, ma, quando si decide di raddoppiarne la presenza, l’emozione cresce esponenzialmente.
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Classica
Archos Quartet con Sinigaglia e Brahms
servizio di Athos Tromboni FREE

191030_Fe_00_ArchosQuartet_LeoneSinigagliaFERRARA - Pubblico molto meno numeroso del solito, purtroppo, per il concerto dell'Archos Quartet nel Teatro Comunale Claudio Abbado per l'appuntamento organizzato da Ferrara Musica, con il patrocinio del Meis, Museo Nazionale dell'Ebraismo Italiano, e la collaborazione del Comitato per i Grandi Maestri di Ferrara presieduto da Gianluca La Villa.
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Opera dal Nord-Est
Matrimonio segreto... rivelato da Morgan
servizio di Athos Tromboni FREE

191028_Vr_00_MatrimonioSegreto_AlessandroBonatoVERONA - Il ritorno di Il matrimonio segreto di Domenico Cimarosa domenica 27 ottobre 2019 nel Teatro Filarmonico ha colmato un vuoto rappresentativo che si protraeva dal 1911: vero è che Verona ha ospitato questo capolavoro buffo anche nel 1922 (al Teatro Nuovo) e nel 1928 (al Teatro Ristori), ma a memoria di viventi quella del 27 ottobre
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Opera dal Centro-Nord
Carmen assassina. Parliamo dei cast
servizio di Simone Tomei FREE

191024_Fi_00_Carmen_SestoQuatrini_phMicheleMonastaFIRENZE - Ancora Carmen di Georges Bizet nell'allestimento firmato da Leo Muscato (ripreso da Alessandra De Angelis), con le scene di Andrea Belli, i costumi di Margherita Baldoni e le luci di Alessandro Verazzi riprese da Vincenzo Apicella. Al Teatro del Maggio Musicale Fiorentino l'opera in questione è ormai entrata tra i titoli di repertorio
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Opera dal Centro-Nord
Tosca nella Roma lugubre
servizio di Athos Tromboni FREE

191019_Lu_00_Tosca_DariaMasiero_phAndeaSimiLUCCA - Teatro del Giglio gremito per il debutto della stagione lirica 2019/20 con la Tosca di Giacomo Puccini. Dopo i saluti dell'amministratore unico, Giovanni Del Carlo, e del sindaco, Alessandro Tambellini, il nuovo allestimento coprodotto con il Teatro di Pisa e con il Goldoni di Livorno ha svelato quel che il regista, scenografo e costumista Ivan Stefanutti
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Classica
Terza e Quinta di Beethoven da Savall
servizio di Athos Tromboni FREE

191017_Fe_00_LeConcertDesNationsJordiSavallFERRARA – Teatro Comunale Abbado gremito per la serata dedicata interamente a Beethoven; erano di scena Jordi Savall (passato per l'occasione dalla viola da gamba alla bacchetta) e la sua orchestra, Les Concert des Nations, impegnati nell’esecuzione della Sinfonia n.3 in Mi bemolle maggiore op.55 "Eroica" e della Sinfonia n.5 in Do minore op.67 e
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