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Luci e ombre per l'opera di Nino Rota andata in scena nel Teatro di San Carlo

Cappello di paglia stropicciato

servizio di Simone Tomei

Pubblicato il 14 Maggio 2018

180514_Na_00_IlCappelloDiPagliaDiFirenze_ElenaBarbalichNAPOLI - Meravigliosa, affascinante, ammaliante, divertente... sono questi alcuni aggettivi con cui si può incorniciare Il cappello di paglia di Firenze, uno dei capolavori assoluti del Teatro Musicale del '900 scritto quasi per divertimento da Nino Rota nel 1945, ma la cui prima rappresentazione avvenne solo nel 1955 allorché il direttore del Teatro Massimo di Palermo, Simone Cuccia, "costrinse" il compositore a terminarla. Il successo della ‘prima’ fu strepitoso e determinò una circolazione inusitata per un’opera del Novecento, in Italia ripresa nel 1956, 1957, 1958 alla Piccola Scala di Milano, con la regia di Giorgio Strehler, fino al 1987 a Reggio Emilia, con l’allestimento di Pierluigi Pizzi e al 1996 a Catania; e non manca neppure l’incisione discografica diretta dall’autore stesso, del 1975. La farsa musicale in quattro atti e cinque quadri trae spunto dal vaudeville Un chapeau de paille d’Italie di Eugène Labiche e Marc Michel nella trasposizione librettista dello stesso compositore e dalla di lui madre Ernesta Rota Rinaldi.
Lo scrittore Eugenio Montale in qualità di fine critico musicale commentò con queste parole: "Ottima musica di scena" in occasione della ripresa milanese del 1958; e infatti il grande merito della partitura presso il pubblico è nell’immediata comunicatività di un linguaggio piacevole e scopertamente tonale: un demerito presso la critica che spesso, in passato, ha preso le distanze da questa posizione “tardiva" di Rota, riducendolo a ‘cinematografaro’ e tendendo a ignorare la sua pur consistente produzione non filmica che comprende anche musica strumentale e sacra.
La sua perfetta rispondenza tra progettualità e realizzazione; il concretarsi, in essa, di una drammaturgica musicale degna di tal nome; la qualità di un’invenzione musicale che si fa teatro pur non rinunciando affatto ai propri valori assoluti, fanno sì che tale partitura emerga, col carisma di una vitalità ben tangibile, su quelle delle altre opere che di tanto in tanto il compositore, tra una colonna sonora e l’altra, lanciava nell’orbita della Musica insieme con le pagine sinfoniche, cameristiche, chiesastiche, di balletto.
(Nino Rota, oggi più di ieri; Giovanni Carli Ballolla).
Ed è proprio in questa partitura che trova il suo naturale ritmo in un ordinato tourbillon dove assurdo e razionale trovano una loro naturale simbiosi, che Nino Rota ci fa assaporare i ritmi, i colori, i sapori e le emozioni dei compositori che popolano, sacri vaganti, il giardino d’Armida del Comico in musica; affronta l’opera buffa, l’opéra-comique e l’operetta, Rossini, Offenbach e Lehár, adocchia Verdi e ci fa respirare Puccini, ma tutto questo per il compositore non è copiare, bensì esternare quel profondo senso di gratitudine verso coloro che lo hanno preceduto; non scimmiotta, bensì coglie aspetti e li rielabora con sapiente inventiva.
Fellini così parlava: "La natura medianica della sua creatività, quel suo misterioso, lieve aleggiare tra l’estremo aplomb professionale quella distratta e quasi infantile noncuranza che lo faceva muovere in una zona lieta, serena, fantastica, con una sorta di presenza-assenza gli sarebbe stata anche questa volta, e più che mai, da guida indefettibile".
E' cosi che il "motivo" un tempo celebrato come ingrediente primario e indispensabile del teatro musicale (“Non si può far opere senza motivi”, affermava Bizet; “Gli manca il motivo”, bofonchiava Verdi alle spalle di Boito), e che nel Novecento verrà isolato nel ghetto della musica di consumo, trova in Rota una resistenza che non si può definire né polemica né teoretica, ma semplicemente spontanea come Fedele D’Amico nitidamente ci descrive: "L’inattualità di Nino Rota è oggi qualcosa di unico. Non che gli altri compositori d’oggi, grandi o piccoli, siano meno inattuali di lui, intendiamoci: quasi tutta la musica d’arte degli ultimi cinquant’anni può dirsi per certi aspetti inattuale. Ma in altro modo. Il compositore “moderno” è inattuale nel senso che fra la sua musica e quella che la società del suo tempo sente come musica naturalis, cioè come formulazione naturale del suo sentimento musicale spontaneo, non corre necessariamente un rapporto... Il suo contrassegno tipico è un dualismo netto tra l’elaborato finale e i suoi dati iniziali (temi, stili determinanti, l’idea stessa di Musica), i quali vanno distanziati, descritti, commentati, insomma criticati, mai assimilati senza residui, mai restituiti alla spontaneità originaria... Ora la sua brava inattualità Nino Rota la raggiunge anche lui, ma per via opposta, cioè ignorando questo procedimento. La gente crede di scandalizzarsi perché trova nella sua musica relazioni tonali sempre esplicite, simmetrie melodiche fondate sulle canoniche otto battute, eccetera; ma si sbaglia: lo scandalo è che cose del genere siano ammesse nella sua partitura come naturali, invece di essere messe tra virgolette... Il senso di una posizione alla Rota sta nel fare appello a una società clandestina, quella dei coeurs simples, tranquillamente testimoniando la permanenza di sentimenti e valori ingenui, attraverso stili e convenzioni dichiarati fuori corso. (da Una lampada piena di sentimenti, in L’Espresso, 21 gennaio 1968).

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Non si può parlare di questo spettacolo senza dare qualche nozione elementare ancorché non esaustiva dell'Opera rotiana e questo ci permette di addentrarci dentro questa produzione proposta dal Teatro San Carlo di Napoli che si è valsa di un allestimento della Fondazione Lirico Sinfonica Petruzzelli e Teatri di Bari.
Elena Barbalich regista, Tommaso Lagattola scenografo e costumista, Marco Giusti luci e Danilo Rubeca coreografo e aiuto regista, hanno confezionato una pièce teatrale di altissimo livello e di gran gusto in cui quel tourbillon frenetico, ma sempre ben ordinato e scandito dalla pregnante realtà, hanno trovato quell'ambito di realizzazione piena e felice di cui l'occhio appagato e felice ha potuto godere per le due ore di spettacolo.
La stessa Barbalich in una ripresa savonese così si esprimeva nelle sue note di regia: "... Lo stesso Labiche definiva la sua commedia "un animale a mille zampe" che fa sbadigliare il pubblico, quando rallenta e lo fa fischiare, quando si ferma. In questo, più che in altri casi, la comicità è plausibile solo nell'accettazione di un codice dell'assurdo, che rende possibile tutto. Quel codice è garantito dalla mediazione dichiarata della finzione teatrale. Per questo, con lo scenografo Tommaso Lagattolla, abbiamo evidenziato la presenza filtrante del teatro attraverso un boccascena luminoso, che riconduce esteticamente agli spettacoli di varietà. La "folle giornata" non sembra tanto svolgersi nel frenetico passaggio da un luogo all'altro alla ricerca del cappello, quanto rappresentare vettorialmente una corsa a vuoto, risolta nella scoperta finale che l'agognato cappello si trovava fin dall'inizio dell'opera sotto il naso di Fadinard. Per conferire l'idea della finzione come codice essenziale di fruizione e per trasmettere al design della scena il carattere cinetico del ritmo drammaturgico abbiamo pensato di riferirci alla pittura suprematista di Malevic, al cubismo di Léger, all'orfismo di Sonia Delaunay, tutti movimenti che celebravano la libertà della forma cromatica attraverso l'astrazione. Altro riferimento sono alcune istantanee di Eli Lotar che, fotografo di Buñuel, riproduce l'immagine astratta attraverso il particolare architettonico, svincolato dai parametri del realismo fotografico. Il mondo bidimensionale di alcune correnti dell'arte figurativa dei primi decenni del Novecento è sembrato il più adatto, per la sua aderenza all'estetica cinematografica del periodo, a costituire il fondale e il commento alla folle vicenda di Fadinard, per descrivere un mondo in cui la comicità, nella sua aerea eleganza, si manifesta nell'espressione di un'esplicita dimensione giocosa. Abbiamo pensato che il parametro del gioco fosse coerente con la sottile ironia che pervade la musica di Rota, non a caso compositore prediletto da Fellini, dove sembra di intravedere la sottile traccia di un filo rosso percorrere un'estetica che riconosce nell'assurdo la sua poetica più profonda."

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Ho desiderato riportare con precisione le parole della regista Elena Barbalich proprio per cercare di dare ancor più corpo e significato al mio racconto che come al solito non potrà mai essere esaustivo nel riportare le emozioni e le impressioni suscitate da questa visione; i colori seguono la musica e dipingono assieme ad essa le varie scene con ispirata genialità: colpisce nel lavoro dell'equipe questa varietà di tonalità che oscillano dal bianco candido del primo atto, a quelli più sgargianti del secondo per sprofondare in un tetro cupo del terzo per riemergere con piena luminosità alla fine dell'opera; l'aderenza al libretto redatto dallo stesso compositore con la collaborazione della madre è encomiabile grazie all'uso di tanti piccoli gesti ed oggetti che ne impreziosiscono il lavoro; i personaggi sono sviscerati in tutte le loro sfaccettature e si nota una cura particolare, forse quasi maiacale, del gesto, dell'espressione facciale e del gusto nella pronuncia delle parole in stile "comique"; in ultimo di grande efficacia scenica sono i cambi scena a vista in controluce in cui emergono solo le sagome dei mimi che spostano con eleganza le scene usate "ricostruendo" il palcoscenico con le successive facendo pregustare con l'immaginazione quello che da lì a poco avverrà.
E poi c'è la musica con quel frenetico intersecarsi di temi che sin dalla sinfonia ci fa viaggiare con la mente dal '700 al '900 inoltrato; musica in cui il Direttore toscano

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Valerio Galli si è profuso con un impegno encomiabile per quello che riguarda la resa complessiva: a livello ritmico i tempi incalzanti e movimenti più cantabili si alternano durante il dipanarsi della partitura rendendo questo componimento molto ostico nella sua esecuzione; ma se l'impegno del Maestro concertatore non certo è mancato, il suono che ha reso l'Orchestra della Fondazione del Teatro San Carlo non è sempre stato dei migliori; le sezioni degli ottoni e dei legni hanno alternato momenti "corretti" ad altri più sgraziati evidenziando notevoli incertezze e imprecisioni; è noto e all'ordine del giorno che le prove di assieme siano state molto esigue e quindi il risultato finale non può essere attribuito semplicemente alla “responsabilità” del direttore che ritengo sia uno dei grandi giovani emergenti nel panorama lirico, di cui conosco le doti e di cui ammiro l'impegno e la sensibilità musicale.
Cartina di tornasole dell'esiguità delle prove e dei tempi di preparazione è stata la prova del Coro della Fondazione partenopea preparato dal M° Marco Faelli che se nelle scene collettive si è difeso in maniera appena sufficiente, nei momenti più intimi in cui solo alcune sezioni erano impegnate, ha rilevato notevoli lacune tali da poterlo definire molto impreparato; complessivamente anche nella sufficienza suddetta va rilevata però una esigua resa per amalgama di suono e una insicurezza negli attacchi che in più di una momento sono risultati molto incerti e poco incisivi; nell’alea del canto di sezione sicuramente la scena femminile delle "modiste" dell'intermezzo tra primo e secondo atto, si è rivelata la pagina più lacunosa dell'opera: voce e ritmo non hanno trovato un idilliaco connubio con l'orchestra e con un'emissione precisa evidenziando suoni piuttosto sgraziati e privi di quella amalgama necessaria ad un andamento scorrevole e fluido come richiesto dalla partitura.
Sul fronte dei protagonisti invece un ottimo cast ha fatto comparsa sul palcoscenico napoletano regalandomi per qualcuno un mio "primo ascolto" e  per altri una conferma di voci già apprezzate.

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Recita dell'11 maggio - Secondo Cast
Nel ruolo del giovane Fadinard uno scoppiettante Filippo Adami che grazie ad una squillante, nidita e cristallina emissione ha saputo donare un personaggio ben delineato vocalmente ed altresì agile e a suo agio nelle frenetiche movenze, riuscendo ad amalgamare i due aspetti in maniera esemplare.
Ottimo il Nonancourt di Gianluca Buratto la cui vocalità irruente e tornita si è fusa con una mimica scenica da grande istrione del palcoscenico.
Matteo d'Apolito
giovane e valente bass-baritono pugliese ha delineato con grande professionalità un Beaupertuis di spessore; la voce corre e riempie il teatro con sonori armonici, il suono arriva con grande eleganza che trovano il culmine proprio all'inizio dell’aria, nell'empatica frase un sospetto repente si desta in me dove il primo suono sembra provenire proprio dalle viscere dell'intima “sofferenza” del momento.
Ottimo anche lo Zio Vézinet di Marco Miglietta di grande impatto scenico dotato di una voce squillante e fresca sicuramente adatto per ruoli più importanti.
Dario Giorgelè è stato un esilarante Tenente Emilio fiero di vocalità proiettata e sicura ed una presenza scenica di grande impatto.
Completavano il cast maschile un estroverso e simpatico Roberto Covatta nei panni di un petulante Felice, domestico di Fadinard con voce sempre ben centrata e musicalmente preciso; Massimiliano Chiarolla è stato un grottesco Achille di Rosalba, Antonio Mezzasalma nel ruolo ilare e ridicolo di Una Guardia ed infine Sergio Valentino come Un caporale delle Guardie; voce recitante Il violinista Minardi Salvo Lombardo.
Sul versante femminile è emersa una brava Zuzana Markovà nel ruolo della sposa Elena; soprano con voce cristallina dotata di ottimo legato, timbro gradevole e precisi attacchi in acuto sempre ben a fuoco.

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Elegante anche la Anaide di Anna Maria Sarra; svampita al punto giusto per colorare di ilarità un personaggio chiave della vicenda; elegante nel canto di conversazione e sicura nei suoi momenti più vivaci con sicura padronanza del ruolo ed ottima presenza scenica.
Inossidabile e di pregio la presenza del soprano Daniela Mazzucato, unica interprete del cast ad essere stata diretta dallo stesso Rota in questo componimento, nel ruolo di La modista.
Inconsistente e per nulla incisiva vocalmente la Baronessa di Champigny interpretata da Eufemia Tufano: nella prima ottava era pressoché inudibile dalla settima fila, mentre in acuto il suono perdeva in proiezione.
A completamento del cast vocale un ottimo gruppo di pattinatori, mimi e danzatori facenti parte dalla Compagnia Korper: Federico Cirella, Nicolas Grimaldi Capitello, Luca Scala, Simone Scala, Antonio Nicastro, Giuseppe Villarosa.
Un pubblico poco numeroso ha assistito a questa recita regalando comunque risate di compiacimento alle varie gag e sentiti applausi alla fine alla volta di  tutto il palcoscenico.

Recita del 12 maggio pomeridiana – Primo Cast
Cambio della guardia per pochi personaggi dei quali vi darò conto nel proseguo del mio racconto.
Nel ruolo del giovane Fadinard il tenore palermitano Pietro Adaini ha snocciolato una verve scenica di fine eleganza e abile agilità donandosi al pubblico in maniera schietta e sincera miscelando con una vocalità agile in acuto una prestazione di grande impatto e di ottimo gusto.
Una maestria di ars scenica, vocale ed emozionale è stata la presenza del bass-baritono Bruno de Simone sul palcoscenico della sua città natale; nativo di Posillipo ha omaggiato i suoi luoghi d’origine con estrema perizia nel delineare il personaggio di Beaupertuis con istrionica facezia; con quasi quarant’anni di florida carriera alle spalle la sua vocalità è salda, sicura, proiettata ed incisiva che si unisce sempre in ottima simbiosi con una teatralità innata; teatralità che suscita ammirazione, rispetto e stima per uno degli artisti più longevi e affidabili del panorama lirico mondiale.
Cambio della guardia anche per la Baronessa di Champigny interpretata egregiamente dal mezzosoprano Anna Malavasi.
Un pubblico più nutrito anche se notevolmente chiassoso ha accolto anche questo pomeriggio con furore la bravura degli artisti ed ha omaggiato tutti con sinceri e prolungati applausi.

Crediti fotografici: F. Squeglia per il Teatro di San Carlo, Napoli
Nella miniatura in alto: la regista Elena Barbalich






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Ballo and Bello
Antologia Yacobson una meraviglia
servizio di Attilia Tartagni FREE

190320_Ra_00_BallettoYacobsonSanPietroburgoRAVENNA - Una straordinaria serata di gala, di quelle che ci affascinano regolarmente al Ravenna Festival  nel popoloso contenitore del Pala De André,  ha sedotto, nell’aristocratica cornice del Teatro Alighieri il 16 e il 17 marzo 2019, gli amanti del balletto classico declinato anche in formule nuove coniugate ai grandi Bellini, Mozart e Rossini.  Non
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Opera dal Nord-Est
Elisir come un quadro di Botero
servizio di Rossana Poletti FREE

190319_Ts_00_ElisirDAmore_FrancescoCastoroTRIESTE - Teatro Verdi. Il regista venezuelano Victor García Sierra ha deciso di ambientare L’elisir d’amore di Gaetano Donizetti, in scena al Verdi di Trieste, in un mondo pittorico circense attinto da Botero, che dipinse una serie di quadri dedicata proprio al circo nel 2008. Le scene e i costumi appaiono conformi a quelle che sono le peculiarità dell’artista
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Opera dal Centro-Nord
Chénier una maestosa costruzione storica
servizio di Attilia Tartagni FREE

190312_Ra_00_AndreaChenier_GiovanniDiStefanoRAVENNA - Venerdì 8 e domenica 10 marzo 2019 nel Teatro Alighieri il sipario sull’opera Andrea Chénier si è aperto su un palazzo della nobiltà parigina in un clima festoso superficiale e fatuo, in quella che Carlo Gérard, insofferente alla sua condizione di servo dei ricchi Coigny, definisce “…l’odiata casa dorata, immagine di un mondo incipriato e vano”.
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Opera dal Centro-Nord
Edipo e La Voce Umana
servizio di Simone Tomei FREE

190305_Pi_00_EdipoRe_GiuseppeAltomare_phImaginariumCreativeStudioPISA - Sul finire della stagione lirica 2018/2019 il Teatro Verdi di Pisa ha proposto un dittico inusuale, per non dire unico, con protagonisti due autori novecenteschi diversi per stile ed estrazione: Ruggero Leoncavallo e Francis Poulenc.
Edipo Re rappresenta l'estremo addio del compositore
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Opera dal Nord-Est
Don Pasquale viticoltore veronese
servizio di Simone Tomei FREE

190304_Vr_00_DonPasquale_AlviseCasellati_FotoEnneviVERONA - Donizetti comico...o forse melanconico quello che racconta le avventure di un signorotto attempato, rispondente al nome di Don Pasquale da Corneto, che vorrebbe ammogliarsi. Temi ilari, situzioni grottesche, ma come succede spesso, il compositore bergamasco sa trarre dai libretti, anche quelli più "leggeri", una vis piena di
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Opera dalle Isole
Ottima "Favorite" in stile antico
servizio di Salvatore Aiello FREE

190228_Pa_00_LaFavorite_SoniaGanassi_phFrancoLanninoPALERMO - Altro appuntamento per la Stagione 2019 del Massimo con La Favorite di Gaetano Donizetti, per la prima volta sulle scene del capoluogo siciliano nell’edizione critica di Rebecca Harris Wallick. L’opera donizettiana, grand-opéra,dopo alterne vicende nella produzione del bergamasco, vide la luce a Parigi nel 1840, la capitale
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Opera dal Centro-Nord
Madama Butterfly torna con successo
servizio di Simone Tomei FREE

190227_Fi_00_MadamaButterfly_FrancescoIvanCiampa_MicheleMonasta_SA91975FIRENZE - Quando un'emozione ha conquistato il tuo cuore  sorge spontaneo il desiderio di poterla rivivere; talvolta l'occasione che si ripresenta porta in sé minori aspettative perché epurate dell'effetto sorpresa, ma può accadere che la repetita sia foriera di rinnovate soddisfazioni ed elementi di interesse tali da rinverdire quel ricordo un
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Opera dal Centro-Nord
Ottime Nozze di Figaro
servizio di Attilia Tartagni FREE

190226_Ra_00_NozzeDiFigaro_ErinaYashima_phAngeloPalmieriRAVENNA - Dopo Così fan tutte (2017) e Don Giovanni (2018), il 22 e 24 febbraio 2019 è approdata al Teatro Alighieri di  Ravenna l’opera “Le nozze di Figaro”, prima della trilogia scaturita dalla collaborazione fra il librettista Da Ponte e il musicista Mozart e allestita in coproduzione fra il teatro ravennate, il teatro Coccia di Novara e il Festival di Spoleto.
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Opera dal Centro-Nord
Un po' troppo scolastica la Lucia...
servizio di Simone Tomei FREE

190223_Lu_00_LuciaDiLammermoor_SarahBaratta_phAndreaSimiLUCCA - Il Teatro del Giglio di Lucca prosegue la sua programmazione stagionale con la messa in scena della Lucia di Lammermoor di Gaetano Donizetti in un allestimento coprodotto con il Teatro di Pisa e con l'Opéra Nice Côte d'Azur.
"… Fin dalla prima scena suscitò entusiasmo. Prendeva Lucia
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Ballo and Bello
Ballando Cohen
servizio di Attilia Tartagni FREE

190223_Ra_00_BJM_LeonardCohenRAVENNA - “Per sua natura, una canzone deve muovere da cuore a cuore” affermava il canadese Leonard Cohen, poeta prestato alla canzone d’autore scomparso nel 2017. La danza della compagnia canadese Les Jazz Ballets de Montréal  fondata nel 1972 e diretta dal 1998 da Louis Robitaille, scorre innervata dalla sua arte, solida come
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Opera dal Nord-Ovest
Entusiasmante Simon Boccanegra
servizio di Simone Tomei FREE

190220_Ge_00_SimonBoccanegra_AndriyYurkevychGENOVA - Prima di parlare del Simon Boccanegra d Giuseppe Verdi al Teatro Carlo Felice di Genova (dove ho avuto il piacere di seguire entrambi i cast), vorrei proporvi un “monologo” proprio su quell’opera di Giuseppe Verdi. La voce è quella di Giorgio Strehler, che narra le proprie impressioni in qualità di regista del celebre allestimento scaligero
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Personaggi
Ludovic Teziér a tutto campo
intervista a cura di Simone Tomei FREE

190220_Ge_00_LudovicTezier_phA.BofillGENOVA - Per chi ama la musica e l’opera ogni partenza verso una nuova avventura teatrale porta in seno tanti diversi stati d’animo (attesa colma d’entusiasmo, paura di un’eventuale delusione, aspettative e supposizioni personali), sui quali vince però, senza dubbio, il piacere di far qualcosa che è parte fondamentale della propria vita e che nutre
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Pagina Aperta
Un dittico insolito per Firenze
servizio di Mario Del Fante FREE

190220_Fi_00_CavalleriaRusticana_AngeloVillariFIRENZE - In attesa di Cavalleria Rusticana di Pietro Mascagni, abbiamo assistito a Un mari à la porte di Jacques Offenbach, compositore nato a Colonia il 20 giugno 1819 che si traferì a Parigi, studiò in quel Conservatorio, mise in scena un centinaio di operette e divenne un beniamino del pubblico che apprezzava molto quel genere del quale
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Personaggi
Alessandra Rossi si racconta
a cura di Simone Tomei FREE

190215_Vr_00_AlessandraRossiVERONA - Piove. Il cielo plumbeo non promette nulla di buono e, nonostante questo, non voglio che l’appuntamento sia rimandato. Ecco quindi che, dopo un viaggio tra le terre di Toscana, Emilia Romagna e Veneto, entro nella città scaligera, parcheggio e solo pochi passi mi separano dalla casa del soprano Alessandra Rossi de Simone.
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Opera dal Centro-Nord
Un marito alla porta. Un amante ammazzato
servizio di Simone Tomei FREE

190212_Fi_00_UnMariALaPorte_CavalleriaRusticana_ValerioGalliFIRENZE - Il tema delle “corna” (e, in generale, dell’infedeltà più o meno celata) è sempre stato molto in voga nel repertorio melodrammatico, facendo degli intrighi amorosi uno degli elementi portanti nelle trame operistiche. Elementi che talvolta fanno rima con puro divertimento, talaltra diventano fattore drammatico, oltre che drammaturgico.
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