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Successo per la seconda delle cinque farse rossiniane alle Settimane Musicali di Vicenza

Felice esito dell' Inganno felice

servizio di Simone Tomei

Pubblicato il 12 Giugno 2018

180612_Vi_00_IngannoFelice_RigonGiovanniBattista_phLuigiDeFrenzaVICENZA - Nella città veneta ha preso vita anche quest’anno il Festival Settimane Musicali al Teatro Olimpico che con 27 anni di storia, è una delle realtà di produzione più longeve della città e tra le più prestigiose della Regione, e dell'intera nazione. È il primo festival ad aver proposto l’opera lirica, prodotta appositamente per il Teatro Olimpico. Per la qualità e l’originalità delle programmazioni, valutate su scala nazionale, nel 2012 il festival stesso ha ottenuto il prestigioso Premio Abbiati dell’Associazione Nazionale Critici Musicali, come migliore iniziativa dell’anno. È l’unica iniziativa del Veneto ad essere invitata ad aderire all'Efa (European Festival Association), dal 2007.
In questo fruttuoso contesto domenica 10 giugno 2018 ho assistito alla farsa L’inganno felice di Gioachino Rossini che è legata al "Progetto Rossini: le 5 farse veneziane in 5 anni”; progetto che impegnerà i cartelloni del festival delle Settimane Musicali fino al 2021 con le cinque farse veneziane, che verranno allestite seguendo l’ordine cronologico di composizione.
Fu proprio il terreno fertile della farsa quello nel quale il quasi ventenne Gioachino Rossini intraprese la carriera di compositore d’opera, siglando cinque titoli: La cambiale di matrimonio - eseguita a Vicenza lo scorso anno -, L’inganno felice, La scala di seta, L’occasione fa il ladro, Il signor Bruschino. Fra i tanti meriti di Venezia in campo operistico c’è anche quello di aver ospitato l’esordio del Cigno pesarese al Teatro Giustiniani di San Moisè, avvenuto il 3 novembre 1810 proprio con La cambiale di matrimonio.
Delle cinque farse in un atto L’inganno felice è quella che ebbe maggior successo ed i motivi possono essere attribuiti a varie circostanze: in primis la sinfonia che racchiude in sé il gusto comico-realistico rossiniano che dominerà la successiva grande stagione creativa del compositore; altra motivazione è legata alla bravura di un uomo abile di teatro come il librettista Giuseppe Foppa che attinge ad un tema classico della drammaturgia non solo musicale: «… una donna bellissima e d’integerrimi costumi è felicemente sposata ad un nobil signore. Concupita inutilmente da un funzionario della corte del marito, viene calunniata al punto che il consorte la ritiene irrimediabilmente colpevole. Abbandonata in mare aperto in balìa delle onde su fragile legno, la poveretta sarebbe andata incontro a sicura morte se non fosse stata salvata fortunosamente dal capo degli operai della miniera Tarabotto, il quale, per giustificarne la presenza, la farà passare per sua nipote. Fin qui l’antefatto, che si desume dal primo brano, l’Introduzione a due voci, affidata alla protagonista Isabella e al suo salvatore/zio Tarabotto, capo degli operai della miniera di ferro dove il Foppa ha voluto ambientare la sua farsa. A questo punto, visto che ci troviamo in un clima così poco “comico-burlesco”, come dovrebbe essere invece la farsa tradizionale, dobbiamo credere che il termine “farsa", il cui significato di fondo è individuabile in un "breve componimento teatrale di contenuto comico", ci autorizza a pensare (come del resto ci suggerisce il libretto stracolmo di indicazioni di recitazione e regia) che il termine sia da riferire più al genere e ai modi d’esecuzione scenica, ricco di effetti ed affetti, che al reale contenuto della composizione. Per la verità L’inganno felice, pur cercando di aderire a quel gusto per il comico che discende dalla "commedia dell’arte", si sviluppa decisamente verso il genere sentimentale delle cosiddette piéces à sauvetage, dove una fanciulla ingiustamente accusata e condannata, dopo ampia e travagliata peripezia, viene riconosciuta innocente…» (Adriano Cavicchi - tratta da Una Farsa Speciale all’interno del programma di sala del Teatro La Fenice di Venezia); per finire è da considerare motivo di successo la presenza di un interprete come Filippo Galli, “migrato” dalla corda tenorile al ruolo di basso cantante che - come basso - sarebbe stato il primo esecutore di tutti i più importanti ruoli pensati da Rossini per questa tessitura vocale, da Asdrubale nella Pietra del paragone, a Mustafà nell’Italiana in Algeri, a Selim nel Turco in Italia, fino ad Assur nella Semiramide.

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Un pagina che vale la pena di leggere è quella di “Il Quotidiano Veneto”, Sabbato 11 gennaro 1812. TEATRI. "L’inganno felice, nuova farsa datasi mercordì scorso al teatro a S. Moisè, poesia del sig. Foppa musica del sig. maestro Gioacchino Rossini aver non poteva esito più fortunato. Un duca ingannato da un ministro traditore, che non avendo potuto sedur la moglie del duca stesso l’accusò presso di lui, e le estorse una sentenza di morte, da cui essa salvossi prodigiosamente, e visse occulta tra i minatori, sin che da minacce di guerra condotte in que’ luoghi esso Duca potè mediante un probo minatore che aveva raccolta la Duchessa, senza conoscerla, sortir d’inganno, e rivelar il tradimento. È questi il soggetto della Farsa in cui cadono in acconcio le sorprese, ed ha il Maestro campo ad estendersi, e ben lo fece il bravo sig. Rossini, di cui tesser non potressimo bastanti elogi, tante sono le bellezze che racchiude questa musica, e che trasportarono il Pubblico al sommo grado. La sinfonia, la cavatina del sig. Monelli, l’aria del sig. Gal- li, il terzetto della sig. Giorgi Belloc, e de’ sigg. Raffanelli e Monelli, il duetto tra il primo di questi, e sig. Galli, il finale, sono pezzi di getto, massime i terzetto e i duetto, ne’ quali il genio brioso, lo studio profondo, le buone regole campeggiano al sommo. Il bravo, il valente giovine Maestro avea dati primi saggi di sé l’anno scorso; egli consolidò la sua fama in que- sto, e l’entusiasmo promosso, e le reiterate acclamazioni generali, pienissime, sì ad ognuno de’ suaccennati pezzi, che nelle sere dopo la Farsa se son a lui oggetti d’esultanza, non son meno espressivi della giustizia che il Pubblico sa render al vero merito".
Per concludere questa premessa, che non ha la pretesa di essere esausitva, ma solo culturale-informativa, prendo a prestito ancora una considerazione di Adriano Cavicchi: «… Conviene qui rammentare che, in genere, la struttura formale della farsa, oltre ai momenti di lirismo e virtuosismo individuale, è sorretta da una sorta di triplice impalcatura: l’"Introduzione", il "Concertato" posto circa alla metà e il "Finale", dove avviene lo sciogli mento e la conclusione dell’opera. In que sta composizione, con scelta del librettista insolita, il "Concertato" è limitato a tre soli personaggi: Tarabotto, Nisa/Isabella e Bertrando. Qui Rossini, nel delineare lo stupore del duca di fronte alla somiglianza di Nisa con Isabella (e Tarabotto che commenta in stile giocoso "Resta come il debitore quando vede il creditore") intuisce e sviluppa quel senso dello stupore e la messa a fuoco del contrasto d’affetti che si realizza in un sorprendente capo d’opera pieno di inventiva e di fascino. Con questa splendida pagina, da cui emergono elementi tematici che troveranno poi più consapevole impiego in altre e successive opere, il meccanismo drammatico-musicale, e soprattutto psicologico, (il dubbio di Bertrando) s’innesca nel meccanismo che condurrà da un lato al chiarimento delle colpe di Ormondo e Batone, dall’altro al riconoscimento dell’innocenza d’Isabella con conseguente ricongiunzione dei due amorosi. Una nota marginale: il personaggio di Ormondo, affidato dalla locandina al secondo tenore (dicitura che compare anche nello spartito) è invece scritto per voce di baritono alla quale Rossini affida un’aria di minaccia. A rilanciare la temperie giocosa arriva provvidenziale il duetto tra i due bassi buffi dove Tarabotto e Batone con allusioni ("Va taluno mormorando"), si stuzzicano e si provocano con un’efficacia sorprendente sul piano musicale…»
Quello che Cavicchi noma come meccanismo psicologico è stato il punto di lettura del regista Alberto Triola per portare sul palcoscenico la drammaturgia di queste pagine musicali; l’antefatto guida e domina tutta l’azione, e proprio nella meravigliosa sinfonia ci viene svelato attraverso una mimica scenica che con eccellente chiarezza conduce anche il neofita alla comprensione della vicenda; il salvatore Tarabotto diventa il terapeuta che accoglie la sfortunata Isabella su di una chaise longue sulla quale ella rivive la sua vicenda aiutata da figure lugubri e tetre (probabilmente i due “cattivi” della situazione: Ormondo e Batone) e dalla presenza di un’altra Isabella (eccellente ballerina e mima), in sostanza il suo alter  ego, che attraverso l’uso di una sfera trasparente in cui è racchiusa rievoca i momenti del rapimento e dell’abbandono in mare; la musica prosegue e la drammaturgia pure ed ecco che entrano i gioco tutti i personaggi reali -  quelli del librettista Foppa - accompagnati da quelli “psicologici” - quelli de regista Triola: Isabella ed il duca Bertrando - i quali in un turbinio di movimenti che prendono spunto dalle parole del libretto, giocano al prendersi e lasciarsi e forniscono via via degli ulteriori spunti interessanti di lettura del dramma; l’idea registica così concepita è stato sicuramente un valore aggiunto per l’opera perché, se da un lato potrebbe essere vista come un "di più" rispetto a quanto scritto dal duo Foppa-Rossini, in realtà, a mio avviso, è riuscita a valorizzare e ad impreziosire una perla musicale che vive di luce propria; un ulteriore apporto di gusto e stile è quello fornito dalle scene di Giuseppe Cosaro - minimaliste, ma efficaci - e da un ottimo gioco di luci per mano di Giuliano Almerighi con il compimento visuale dato dai costumi sempre di Giuseppe Cosaro e Sara Marcucci.
Il versante vocale è stato complessivamente molto soddisfacente ed ha messo in luce cinque artisti giovani dalle molte potenzialità.
Patrick Kabongo nel ruolo di Bertrando ha saputo mettere in evidenza una vocalità di grande pregio con un timbro molto gradevole e con una tendenza a porgere un legato piuttosto uniforme e suadente; la voce tenorile sfoga in acuto con qualche timidezza, come pure un po’ di timore l’ho notato nel suo approccio al palcoscenico; ne risentiremo comunque parlare perché nel complesso conquista benevolmente l’occhio e l’orecchio grazie ad un’eleganza ed una finezza innate.
Anche il soprano Eleonora Bellocci si è difesa molto bene nell’affrontare l’unico ruolo femminile, Isabella; la voce sale in acuto con facilità ed è riuscita a gestire ottimamente anche le dinamiche sonore con grande sicurezza nello smorzare e declinare il suono verso sonorità più riflessive.
L’Ormondo di Lorenzo Grande non ha saputo trasmettere tutta la cattiveria che il personaggio richiede, forse a causa di un timbro troppo chiaro e poco perentorio negli accenti, ma corretto da un punto di vista musicale per intonazione e fraseggio.
Ottimi sotto ogni punto di vista i due “buffi” della compagine vocale: Sergio Foresti e Daniele Caputo rispettivamente nel ruolo di Tarabotto e Batone; il primo ha brillato per sonorità dello squillo e brillantezza di metallo vocale riuscendo a trovare il senso interpretativo dello spartito con ottime puntature in acuto e sostanziosa grana nella zona centrale del rigo; elegante e signorile anche nel fraseggio che ha sempre trovato ottima culla nella sua gola.  L’altro “buffo” per contro ha messo in luce una vocalità più brunita dove non è mancata la grande capacità di gestire le agilità che spesso lo spartito impone distinguendosi eccellentemente nella grande aria che lo vede assoluto protagonista Una voce m’ha colpito; aria che racchiude una miriade di stati d’animo ben scanditi e decisi dal ritmo musicale e dalle agilità che nel finale portano ad un vorticoso turbinio; una pagina di grande pregio è stato il duetto tra i due Va taluno mormorando dove si sono condensate bravura scenica e vocale tali da strappare unanimi consensi.
L’Orchestra di Padova e del Veneto è stata eccellentemente diretta dal M° Giovanni Battista Rigon; ha gestito le dinamiche sonore per un totale sevizio alla voce e nell’accompagnamento dei recitativi ha fornito quegli spunti ammicchevoli pregni di vivida inventiva, che ben si sposavano con le intenzioni del momento; grande esperto e studioso del repertorio ha saputo scegliere i tempi per restituire l’azione scenica in maniera molto fluida e godibile; come egli stesso dice: «… La musica di Rossini è tutt’uno con l’azione scenica. Musica e teatro si compenetrano, ritmi e tempi sono teatrali, prima che musicali. È una grande soddisfazione per me partecipare allo spettacolo in modo diretto, eseguendo l’accompagnamento al cembalo, perché posso entrare nel processo di creazione di quanto avviene sul palco. Rossini ci fornisce un canovaccio, lasciando ampio spazio di improvvisazione e di creatività agli interpreti che, attraverso un attento lavoro preparatorio, riscrivono, di fatto, l’opera. Fatto straordinario delle farse è che ci troviamo a confronto con un Rossini giovane, ma che ha già un’incredibile sicurezza di mano, una matura consapevolezza della propria cifra artistica, tanto che nelle opere successive riutilizzerà moltissimo materiale di queste opere. Lui stesso ne aveva compreso il valore. Siamo di fronte ad un giovane, e al tempo stesso ad un genio assoluto. Questa grandezza rende viva la sua musica, e sempre attuale e interessante per l’ascoltatore di ogni epoca, anche contemporanea

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Grande plauso anche per l’alter ego di Isabella e per l’Anima di Bertrando interpretati dai bravi danzatori Clelia Fumanelli e Libero Stelluti che si sono perfettamente integrati con i personaggi reali; completava il cast il Minatore delle saline di Gianluca Bozzale.
Plauso sentito e sincero per tutti alla fine con numerose chiamate alla ribalta. Il pomeriggio musicale si è concluso con un aperitivo nei giardini del Teatro Olimpico alla presenza degli artisti che si sono intrattenuti in amena conversazione con gli ospiti.

Crediti fotografici: Luigi De Frenza e Alessandro Dalla Pozza per il Festival Settimane Musicali al Teatro Olimpico di Vicenza
Nella miniatura in alto: il direttore Giovanni Battista Rigon
Al centro: Eleonora Bellocci (Isabella) e Daniele Caputo (Batone)
Sotto: i saluti del cast al termine dello spettacolo






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Gatti e l'onda lunga
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Conlon nel segno dell'America
servizio di Attilia Tartagni FREE

180708_Ra_00_OrchestraRai-JamesConlon_phZaniCasadioRAVENNA - Ancora un concerto “nelle vene dell’America” è risuonato il 7 luglio 2018 al Pala De Andrè, accostando quattro compositori che potremmo definire “diversamente americani”: il primo, Leonard Bernstein, americano davvero ma attento come pochi alla grande tradizione europea; e gli altri sono l’estone Arvo Pärt, l’inglese 
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Opera dal Nord-Est
Nabucco di Bernard un anno dopo...
servizio di Simone Tomei FREE

180708_Vr_00_Nabucco_ArmatuvshinEnkhbat_FotoEnneviVERONA - Siamo alla quarta “prima” di questo 96° Festival areniano ed è la sera dei sabato 7 luglio 2018: «… Decisamente bello, decisamente affascinante, decisamente cinematografico, ma abbastanza lontano dall’idea che il libretto voleva narrare; se l’occhio rimane appagato appieno da un palcoscenico affollato e vivace di comparse, artisti del coro e
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Opera dal Nord-Est
Turandot e Carmen i secondi cast...
servizio di Simone Tomei FREE

180707_Vr_00_Carmen_FrancescoIvanCiampa_FotoEnneviVERONA - Ho iniziato le mie incursioni areniane per seguire l'alternarsi dei diversi cast nel 96° Opera Festival 2018 ed in questo mio primo viaggio vorrei parlare di due serate contigue in cui sono andate in scena l'ultimo componimento pucciniano, Turandot, e l'opera-comique di George Bizet, Carmen. Ne parlerò in un unico articolo perchè mi preme
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Nuove Musiche
Alla scoperta di Valentin Silvestrov
servizio di Attilia Tartagni FREE

180705_Ra_00_SilvestrovValentin_phSilviaLelliRAVENNA - Al termine della serata del 4 luglio 2018 a Sant’Apollinare in Classe interamente dedicata ai musicisti di Kiev  (strumentisti e coro dell’Orchestra Nazionale dell’Ucraina diretti da Mykola Diadiura e con la partecipazione del soprano Kseniia Bakhritdinova) due considerazioni emergono con forza: la prima è che il Ravenna Festival assolve
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Vocale
Nabucco, Muti, Malchovich che empatia
servizio di Attilia Tartagni FREE

180704_Ra_00_JohnMalchovich_phSilviaLelliRAVENNA - Pala De André stracolmo e palcoscenico altrettanto gremito dei musicisti miscelati insieme dell’Orchestra Giovanile Cherubini e dell’Orchestra dell’Opera Nazionale di Ucraina e, fra due ali di bandiere colorate, il Coro dell’Opera Nazionale dell’Ucraina diretto da Bogdan Plish, uomini in abito scuro, donne in sfavillanti abiti bianchi
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Libri in Redazione
L'Opera da Rossini a ... Ronconi
recensione di Attilia Tartagni FREE

180702_Libri_00_PieroMioli_copertinaIl melodramma romantico
Del teatro d'opera in Italia tra Rossini, Verdi e Puccini
Mursia Editore, maggio 2018 - euro 28
Piero Mioli, insegnante di Storia della Musica nel Conservatorio di Bologna, consigliere d’arte dell’Accademia Filarmonica, presiede la Cappella
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Pagina Aperta
Requiem in memoria di Battistini
servizio di Edoardo Farina FREE

180702_Cesena_00_RequiemDiMozart_GiovanniBattistiniCESENA - Preceduta dalla consueta conferenza stampa alla presenza dei giornalisti delle testate locali Claudia Rocchi, Piero Pasini e Mariaelena Forti, patrocinata dall’Associazione “La Pomme” al di fuori della stagione concertistica del Teatro “Alessandro Bonci”, presso la chiesa di San Pietro Apostolo, sabato 30 giugno 2018 a Cesena è stata
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Opera dal Nord-Est
Una bella Turandot
servizio di Athos Tromboni FREE

180701_Vr_00_Turandot_DanielOren_FotoEnneviVERONA - Anfiteatro con il tutto esaurito anche per la Turandot di Giacomo Puccini, terzo titolo del Festival estivo 2018. L’allestimento era quello già conosciuto ed eseguito nel 2014, regia e scene di Franco Zeffirelli, costumi di Emi Wada. E sul podio il maestro Daniel Oren. Come dire, il massimo della tradizione areniana per uno spettacolo
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Eventi
La nuova stagione del Giglio
servizio di Simone Tomei FREE

180628_Lu_00_Stagione2018-2019_TarabellaAldoLUCCA - Mercoledì 27 giugno 2018 nel Ridotto del Teatro del Giglio è stata presentata la Stagione 2018-2019. Erano presenti: Alessandro Tambellini (Sindaco Comune di Lucca); Stefano Ragghianti (Assessore alla Cultura Comune di Lucca), Giovanni Del Carlo, Aldo Tarabella e Manrico Ferrucci (rispettivamente Amministratore
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Pianoforte
David Fray e il suo latu-sensu
servizio di Athos Tromboni FREE

180627_Ra_00_OrchestraCherubiniDavidFray_phSilviaLelliRAVENNA - Teatro Alighieri gremito per il concerto pianistico con musiche di Johann Sebastian Bach e Wolfgang Amadeus Mozart: alla tastiera e contemporanea direzione d'orchestra c'era il francese David Fray; e ad ospitarlo c'era l'Orchestra Giovanile Luigi Cherubini in una formazione più che cameristica, visti i raddoppi delle sezioni degli archi
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Classica
Un'arpa per due nacchere
servizio di Attilia Tartagni FREE

180625_Ra_00_LuceroTena_ph_LucaConcasRAVENNA - Un incontro inedito fra strumenti e generazioni: Xavier De Maistre e Lucero Tena. Si possono immaginare due strumenti musicali più diversi e distanti dell’aristocratica arpa e delle popolari nacchere? Ebbene, il concerto di lunedì 25 luglio 2018, spostato dalla Biblioteca Classense al Teatro Alighieri per il maltempo, ha dimostrato che
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Soci Uncalm
Il Caruso a Maria Chiara
FREE

180625_LastraASigna_00_PremioCaruso_MariaChiaraLASTRA A SIGNA (FI) - Domenica 24 giugno 2018 nello splendido scenario di Villa Caruso/Bellosguardo sulle colline di Lastra a Signa, si è svolta la cerimonia di consegna del “Premio Caruso”, conferito tutti gli anni a partire dal 1979 ai grandi interpreti della lirica; il 24 giugno scorso il Premio è stato conferito al soprano Maria Chiara. Ha
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Opera dal Nord-Est
Aida un trionfo annunciato
servizio di Simone Tomei FREE

180624_Vr_00_Aida_JordiBernacerVERONA - Non è bastata la prima sera del 96° Festival areniano ad infiammare gli animi e le emozioni, ma a quanto pare ha solo fatto ardere penne e calamai che si sono letteralmente infuocati di stupore misto a delusione per l’apertura musicalmente e scenicamente piatta del quasi centenario evento veronese; anche su questa testata
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Opera dal Nord-Est
Carmen poco convincente
servizio di Athos Tromboni FREE

180623_Vr_00_Carmen_HugoDeAnaVERONA - Piatto, piatto, piatto. La Carmen di Bizet che ha inaugurato la stagione dell’Arena di Verona si è manifestato come spettacolo piatto. Scene e abiti scontavano una sorta di tono-su-tono vagamente grigioverde, le luci erano in sintonia con l’appiattimento del contrasto cromatico voluto dal regista Hugo De Ana (autore anche
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Opera dalle Isole
L'Elisir d'amore trasferito al circo
servizio di Salvatore Aiello FREE

180621_Pa_00_ElisirDAmore_AlessandroDAgostini.jpegPALERMO - Dalla biografia di Emilia Branca apprendiamo che suo marito, Felice Romani, compose il libretto dell’Elisr d’amore in pochi giorni. Gaetano Donizetti si mostrò disponibile alla richiesta di Lanari impresario del milanese Teatro Cannobiana, e il compositore così scrisse al poeta Romani: “Mi sono obbligato a mettere in musica un poema
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Opera dal Centro-Nord
Appunti su Il Prigioniero
servizio di Simone Tomei FREE

180620_Fi_00_IlPrigioniero_MichaelBoderFIRENZE - Nel cartellone dell'ottantunesimo Maggio Musicale Fiorentino hanno trovato albergo due titoli apparentemente distanti dal punto di vista musicale, ma decisamente entusiasmanti e diventati affini per l’originalità dell’approccio: Il Prigioniero di Luigi Dallapiccola ed I quattro pezzi sacri di Giuseppe Verdi. Il primo rappresenta quella categoria
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Pianoforte
Russel Davies & Arciuli č proprio America
servizio di Attilia Tartagni FREE

180618_Ra_00_DennisRussellDaviesRAVENNA - Il concerto di sabato 16 giugno 2018 al Palazzo Mauro de André ha riportato il pubblico  “Nelle vene dell’America”, tema portante del Ravenna Festival 2018, traghettato dal direttore di origine statunitense Dennis Russell Davies sul podio dell’Orchestra Giovanile Luigi Cherubini. Il maestro è stato il perno dell’operazione in virtù della
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Eventi
Un festival #verdesperanza
redatto da Athos Tromboni FREE

180616_Mc_00_MacerataOpera_MarioCucinella_phLucaMariaCastelliMACERATA - Il programma del Macerata Opera Festival 2018 costruito dal sovrintendente Luciano Messi, dalla direttrice artistica Barbara Minghetti e dal direttore musicale Francesco Lanzillotta ricalca lo schema tematico settimanale degli anni passati ma infonde al festival una nuova personalità e nuove idee per una manifestazione intern
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Opera dal Nord-Est
Felice esito dell' Inganno felice
servizio di Simone Tomei FREE

180612_Vi_00_IngannoFelice_RigonGiovanniBattista_phLuigiDeFrenzaVICENZA - Nella città veneta ha preso vita anche quest’anno il Festival Settimane Musicali al Teatro Olimpico che con 27 anni di storia, è una delle realtà di produzione più longeve della città e tra le più prestigiose della Regione, e dell'intera nazione. È il primo festival ad aver proposto l’opera lirica, prodotta appositamente per il Teatro Olimpico. Per
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Opera dalle Isole
Rapsodia e Cavalleria che dittico!
servizio di Salvatore Aiello FREE

180611_Pa_00_RapsodiaSatanicaCavalleriaRusticana_FabrizioMaria Carminati_phRosellinaGarboPALERMO - E’ andato in scena per la Stagione di Opera e Balletti a Palermo un interessante dittico  di Pietro Mascagni: Rapsodia Satanica e Cavalleria Rusticana. Rapsodia Satanica è una colonna sonora dell’omonimo film muto sincronizzata perfettamente con le scene frutto di un lavoro faticoso che il livornese definì «lungo, improbo e difficilis
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Classica
Valery Gergiev memorabile
servizio di Attilia Tartagni FREE

180610_Ra_00_ValeryGergiev_phAlexanderShapunovRAVENNA - Cosa fa di un concerto un evento memorabile? Quello di venerdì 8 giugno 2018 al Pala De André lo è stato per via della resa orchestrale virtuosa nella perfetta compenetrazione fra la compagine e il suo direttore, un sodalizio palese e percepibile. Beniamino del pubblico ravennate,  Valery Gergiev, direttore esemplare e testimone
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