Pubblicato il 21 Giugno 2019
Ultimo titolo della corrente stagione lirica, il capolavoro di Leoncavallo incontra il consenso del pubblico
Bell'allestimento di Pagliacci servizio di Salvatore Aiello

190620_Pa_00_Pagliacci_DanielOren.JPGPALERMO - A conclusione della prima parte della Stagione 2019 del Massimo di Palermo è andato in scena il capolavoro manifesto del verismo italiano: Pagliacci di Ruggero Leoncavallo che con Cavalleria rusticana  costituisce il notissimo dittico amato dai melomani; questa volta Pagliacci da solo con il ritorno, dopo il 2007, della regia di Lorenzo Mariani , ex direttore artistico della Fondazione.
L’opera, ispirata da un fatto autenticamente accaduto, porta all’attenzione la nuda sofferenza della plebe con tutta una ritualità arcaica che la tiene fissa ab aeterno nella sua concezione  senza la possibilità di mutamenti sociali. Sint lacrimae rerum  per cui vano è il ribellarsi e i sentimenti si tramutano in grido allucinante cui partecipa la coralità dei vinti.
Ad attenderci sul palcoscenico c’era una grande cavea di un circo equestre ad intelaiare la tragica storia di Canio e Nedda, un amore malato, un femminicidio ispirato dal gobbo Tonio (Jago della situazione).
Sugli spalti della gradinata nei momenti più tragici si  accampavano attonite figure, presenze incombenti, testimoni muti che assistevano alla consumata esistenza dei personaggi inchiodati da un fato imperscrutabile che trovavano nella morte la soluzione alla loro solitudine.
In questo senso si è mosso Lorenzo Mariani la  cui regia risultava lodevole per il rispetto del soggetto e della musica e che si giovava dei colorati costumi di Maurizio Balò e delle appropriate luci di Roberto Venturi affidando ad un cielo intenso e attonito testimone del delitto. La vicenda aggiornata agli anni sessanta del secolo scorso trovava giusto respiro con belle invenzioni, vivacizzate dall’apporto di saltimbanchi, giocolieri, ballerine che ci sarebbero piaciuti di più senza il passo del twist.
Alla piacevolezza dello spettacolo contribuiva il cast nel complesso di  prim’ordine.
Martin Muehle ha dato di Canio un’interpretazione intensa per espressività, accurata partecipazione mettendo a disposizione tutte le risorse di tenore  lirico sapendo regalare momenti di sentita drammaticità; sconvolgenti il suo “Vesti la giubba” e “ No, pagliaccio non son” doloroso finale resi con focosi accenti  e delirante pienezza vocale.
Al pari il Tonio, da antologia, di Amartuvshin Enkhbat, viscido, diabolico in possesso di una vocalità prodigiosa e ricca di armonici, di bel colore e cospicuo volume a servizio di un accorto gioco psicologico.
Valeria Sepe (Nedda) ha affrontato il personaggio con buone risorse tecniche ed interpretative oltre ad un appropriata tenuta scenica.
Elia Fabbian era Silvio. In evidenza il Beppe di Matteo Mezzaro. Completavano il cast, Francesco Polizzi e Paolo Cutolo (Contadini).

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Daniel Oren dopo la breve commemorazione di Franco Zeffirelli a cui è stata dedicata la rappresentazione, ha guidato l’orchestra con scioltezza e dinamiche strumentali pronte a cogliere i  momenti e gli appuntamenti  più attesi della partitura concedendo spazi lirici calibrati e lanciandosi in spessori turgidi nei momenti più drammatici con continuo dialogo tra orchestra e palcoscenico; in rilievo l’Intermezzo che ha riscosso il plauso di un pubblico soggiogato dalla bellezza della musica.
Valido l’apporto del coro diretto da Piero Monti e il coro di voci bianche diretto da Salvatore Punturo.
Caloroso e convinto il consenso del numeroso pubblico.

Crediti fotografici: Rosellina Garbo per il Teatro Massimo di Palermo
Nella miniatura in alto: il direttore Daniel Oren
Sotto: il tenore Martin Muehle (Canio)





Pubblicato il 06 Aprile 2019
Il Teatro Lirico di Cagliari ha mandato in scena uno spettacolo da visione tendenzialmente cinematografica
Tosca ottima dai due cast servizio di Simone Tomei

190406_Ca_00_Tosca_PierFrancescoMaestriniCAGLIARI - “Tosca, mi fai dimenticare Iddio” recita il barone Scarpia alla fine del primo atto. Vorrei fare mia questa frase, mutuandola alla luce del sentimento che mi accompagna : “Tosca, mi fai rimembrare Cagliari.” Vari impegni mi hanno fatto tardare nel resoconto della mia ultima trasferta in terra sarda, ma adesso, nel calmo pomeriggio di un tiepido giorno primaverile, posso finalmente lasciarmi trasportare da una soave nostalgia e rivivere le ore trascorse presso il Teatro Lirico di Cagliari in compagnia di Tosca, terzo capolavoro consecutivo di Giacomo Puccini dopo Manon Lescaut e La bohème. Ho avuto il piacere e l’onore di poter ascoltare entrambe le compagnie di canto – delle quali parlerò più avanti distintamente – , ma per poter apprezzare al meglio un dipinto è necessario premurarsi di collocarlo in una cornice adatta, che in questa occasione ci viene fornita dal regista Pier Francesco Maestrini, coadiuvato da Juan Guillermo Nova (scene e proiezioni), Marco Nateri (costumi) e Pascal Mérat (luci).
Dal punto di vista scenografico, si passa dal reale all’immaginario in un batter di ciglia. Sulle inquietanti note della triade iniziale, che annunciano il tema di Scarpia, le immagini in bianco e nero che illustrano l’antefatto (la fuga di Angelotti dalle carceri romane) si trasformano immediatamente in quelle raffiguranti l’interno di Sant’Andrea della Valle (dove l’ex console  si rifugia), disegnando in primo piano alcuni elementi scenici fittizi in supporto a quelli fisici. Allo stesso modo, dopo il gesto di Cavaradossi teso a scoprire il dipinto della Maddalena, ecco che la Marchesa Attavanti diventa una figura olografica, la cui presenza evanescente vuole dimostrare da un lato la totale estraneità della nobildonna alla vicenda rappresentata e dall’altro la sua importanza drammaturgica nell’escalation degli eventi. Il primo atto abbraccia in toto la realtà solo alla fine, quando, insieme al Te Deum, cessa il “fragore” delle immagini e tutto si concretizza nell’autentica consistenza di oggetti e persone. Se il secondo atto è più vivido e terreno nel sottolineare la materialità laida e carnale del barone, nel terzo si tornano a mescolare verità e fantasia, ricreando la prigione in cui il pittore aspetta la sentenza con grandi arcate, proiettate sul retino in proscenio in modo da ottenere una verosimiglianza elegante e plausibile.
La visione registica è tendenzialmente cinematografica, tesa a valorizzare le figure degli interpreti tramite l’impianto visivo e a delineare con dovizia di particolari gli aspetti più sadici e truculenti della trama. Come afferma Maestrini, Tosca è quasi un film dell’orrore e per questo occorre sottolinearne la violenza, psicologia e fisica, utilizzando anche gli abiti per rimarcare con nitidezza i numerosi contrasti insiti nell’opera. Citando il costumista Nateri, “… con i vestiti si racconta un dramma ottocentesco in cui la cupezza dell’aristocrazia romana e del clero fanno da contraltare alla limpidezza dei sentimenti dei due amanti.” Il cappotto nero di Scarpia simboleggia tale cupezza in contrasto con i colori accesi indossati della protagonista (a tal proposito, l’abito rosso del secondo atto è un concentrato di bellezza e fascino) e quelli candidi del pittore. La musica immortale di Puccini fa il resto.

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Il M° Donato Renzetti guida con garbo, gusto e matura musicalità le due compagnie di canto, assecondando le voci con un incedere votato a sottolineare i respiri più drammatici e, talvolta, concitato nel dipanare gli intrecci, per donare la necessaria fluidità agli eventi che si susseguono nell’arco di poche ore. L’orchestra del Teatro Lirico di Cagliari risponde a dovere e ne segue il gesto, cesellando ogni nota in un prezioso monile da porgere agli interpreti e al pubblico, che pare quasi calamitato dall’ebbrezza che trasuda da queste pagine. Il Te Deum è l’apoteosi di una solennità che non trasborda in chiasso bensì in religioso e sontuoso cerimoniale, in cui la blasfemia di Scarpia lo porta ad impossessarsi dell’ostensorio, spodestando di fatto il prelato dal suo ufficio solenne. La musica sottolinea con veemenza questo momento e i tre accordi sembrano legare indissolubilmente il Barone lussurioso alla sua atroce fine.

190406_Ca_01_Tosca_IvanInverardiSabato 30 marzo, data di debutto del secondo cast, ha visto l’esordio del soprano pugliese Rachele Stanisci nel ruolo della Diva Floria. La sua è una Tosca sanguigna e sincera, capace di trarre dalle insidie dello sparito momenti di assoluta poesia con un canto sempre ben a fuoco e una parola che corre sul rigo musicale in maniera genuina, arricchendosi però di sfumature degne del più luminoso arcobaleno.
Il Cavaradossi di Antonello Palombi dipinge con la voce i fulgidi colori di ciascuna nota tramite un legato morbido, un’emissione mai forzata e un’espressività simile una perla preziosa, il cui ascolto è il regalo più bello che un artista può fare al suo pubblico. Nel tripudio di passione, amore e sofferenza del terzo atto, il canto e l’interpretazione scenica si fondono magistralmente con la voce del soprano, entrambi in uno stato di autentica grazia.
Lo Scarpia di Ivan Inverardi non teme le avversità della linea di canto e, se il suono tiene bene in acuto, non manca di sorprendere anche nella zona più grave. Forse un po’ di naturalezza in più non sarebbe guastata, ma nel complesso la figura infida e laida riesce comunque ad emergere.
Un egregio Graziano Dallavalle è Cesare Angelotti: la voce profonda e rotonda cesella con stile e musicalità i non facili interventi.
Ammirabile anche il Sagrestano di Giulio Mastrototaro per il gusto misurato con cui sa restituire un personaggio di per sé alquanto bizzarro senza cadere nel facile ridicolo. Un bravo Enrico Zara affronta la perfidia di Spoletta con luminoso squillo e ottima baldanza scenica.
Completano il cast Francesco Musino, nel doppio ruolo di Sciarrone e Un carceriere, ed Eleonora Cabras, voce di Un pastorello.
Eccellente la prestazione del Coro dell’Ente lirico cagliaritano, diretto dal M° Donato Sivo, a cui si unisce il Coro di Voci Bianche del Conservatorio “G.P. da Palestrina”, preparato dal M° Enrico di Maira.

 

190406_Ca_03_Tosca_MarcelloGiordaniAmarilliNizzaDomenica 31 marzo sono cambiati i tre protagonisti, rimanendo comunque di alto livello. Cavalleria vuole che si inizi dalla signora, ossia da Amarilli Nizza, la quale, complice la lunga frequentazione del ruolo, sa infondere a Tosca pathos ed emozione. L’attenzione al significato di ogni frase musicale e la calibratura di ogni accento risultando sempre calzanti, evolvendosi insieme al dramma e all’interazione con gli altri cantanti. Nel secondo atto il soprano sfodera la sua vena di “tigre da palcoscenico”, affrontando con piglio energico le direttive registiche e inondando la platea di armonici caldi e suadenti, portatori di violenza, passione e tormento.
Eleganza nello stile canoro anche da parte di Marcello Giordani. La cifra migliore del suo Mario Cavaradossi emerge negli acuti squillanti e luminosi e nella capacità di smorzare il suono, ottenendo dinamiche eteree.
Ultimo di nomina, ma non certo in bravura, Devid Cecconi nella parte di Scarpia. Alle prese con uno dei personaggi pucciniani più ambiti, il baritono toscano centra il bersaglio: vile, subdolo e malefico al punto giusto, ne traduce le viscide intenzioni con un canto tanto graffiante quanto mellifluo. Al di là della dissacrante esplosione del Te Deum, vale la pena di ricordare come sua la voce sappia correre sul filo delle labbra con somma naturalezza nel bellissimo legato della frase “Tosca gentile, la mano mia la vostra aspetta, piccola manina, non per galanteria ma per offrirvi l’acqua benedetta”, eseguito con grande padronanza di fiato ed emissione.
Il teatro, gremito in entrambe le recite, ha reso omaggio agli artisti con sentiti consensi.

190406_Ca_02_Tosca_AntonelloPalombiRacheleStanisci        190406_Ca_04_Tosca_DevidCecconiAmarilliNizza

Crediti fotografici: Ufficio stampa del Teatro Lirico di Cagliari
Nella miniatura in alto: il regista Pier Francesco Maestrini
Nella miniatura al centro: il baritono Ivan Inverardi (Scarpia)
Nella miniatura sotto: il tenore Marcello Giordani (Cavaradossi) e il soprano Amarilli Nizza (Tosca)
Nelle foto di scena: il Te Deum disegnato dal regista Maestrini; Antonello Palombi (Cavaradossi secondo cast) e Rachele Stanisci (Tosca secondo cast); Devid Cecconi (Scarpia primo cast) e Amarilli Nizza (Tosca primo cast)





Pubblicato il 03 Marzo 2019
Il capolavoro in lingua francese di Gaetano Donizetti ha entusiasmato il pubblico di Palermo
Ottima "Favorite" in stile antico servizio di Salvatore Aiello

190228_Pa_00_LaFavorite_SoniaGanassi_phFrancoLanninoPALERMO - Altro appuntamento per la Stagione 2019 del Massimo con La Favorite di Gaetano Donizetti, per la prima volta sulle scene del capoluogo siciliano nell’edizione critica di Rebecca Harris Wallick. L’opera donizettiana, grand-opéra,dopo alterne vicende nella produzione del bergamasco, vide la luce a Parigi nel 1840, la capitale francese che in quei giorni ospitava i più grandi compositori alla Corte di Gioacchino Rossini.
La Favorite che era il risultato di recuperi tra cui quell’Ange  de Nisida archiviata dopo il fallimento del Theatre de la Renaissance, ebbe un certo successo e il libretto di Alphonse Royer, Gustave Vaez ed Eugene Scribe fu tradotto in varie lingue,in Italia fu La Favorita; recentemente gira l’edizione originale.
L’opera in quattro atti ha una cifra privata, intima, in cui si staglia Fernand, simbolo della libertà, vittima della sua visione pura del mondo emblema della difesa dei valori, soprattutto l’onore, un uomo-frate dimidiato tra  lusinghe della terra e aneliti mistici e con lui, su uno sfondo storico, fanno spicco la vita di Corte, l’amore agitato del sovrano ed  Eleonor, la maitresse du roi.
A Palermo tornava, dopo recenti spettacoli d’avanguardia, un’edizione tradizionale rispettosa al massimo dell’Autore con le preziose scene di Francesco Zito, dei suoi meravigliosi costumi (broccati, velluti, rasi) ben valorizzati dalle sapienti luci di Caetano Vilela e con la funzionale regia di Allex Aguilera.

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Il direttore Francesco Lanzilotta alla guida dell’orchestra ci ha entusiasmato per la conduzione incisiva e intenta a restituire tutto il carattere strumentale della partitura con ritmi decisi, sonorità marcate nei momenti più drammatici e arcate melodiose, sempre attento al palcoscenico lasciando all’interprete libertà di esprimere.
Sonia Ganassi è stata una protagonista di grande rilievo nel calarsi come interprete a restituire tutto il tormento di donna da una parte umiliata  e raggirata, dall’altra di innamorata che nella morte trova redenzione; solida e di grande esperienza la sua vocalità come pure coinvolgente il suo gioco scenico regalando momenti di vero teatro nelle parti d’insieme e nella sua grande scena del terzo atto O mon Fernand scoglio di prova delle grandi interpreti. Molto convincente e partecipe il Fernand di John Osborn che ha colpito lo spettatore con la sua voce estesa, sicura e per un canto naturale e morbido scalando all’acuto con perizia e marcato squillo; d’antologia Ange si pur che ha riscosso vivo consenso.
Con i due protagonisti bene si inseriva l’Alphonse di Mattia Olivieri con pienezza vocale e attente flessioni nell’assecondare impeti e spinte seduttive ma scenicamente non sempre confacente ad atteggiamenti regali.
Marko Mimica (Balthazar) risultava credibile per autorevolezza scenica e vocale così pure la Ines di Clara Polito.
Completavano professionalmente il cast Blagoj Nacoski (Don Gaspar) e Carlo Morgante (Un seigneur).
Risultava elegante la coreografia delle danze del secondo atto curata da Carmen Marcuccio e vigoroso il Coro diretto da Piero Monti  contribuendo a dare risalto alla vicenda.
Il numeroso pubblico ha pienamente applaudito lo spettacolo di eccellente qualità degno della tradizione nostro  Teatro palermitano.

Crediti fotografici: Franco Lannino e Rosellina Garbo per il Teatro Massimo di Palermo
Nella miniatura in alto: il mezzosoprano Sonia Ganassi interprete del ruolo eponimo
Al centro: Mattia Olivieri (Alphonse); John Osborn (Fenand) con Sonia Ganassi
Sotto: Marko Mimica (Balthazar) con Sonia Ganassi






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Noi, Due, Quattro... e Pagliacci
servizio di Mario Del Fante FREE

190918_Fi_00_Pagliacci_FrancescoDevidCecconi_phMicheleMonastaFIRENZE - E’ andato in scena al teatro del Maggio Musicale Fiorentino il dittico  Noi,Due,Quattro… di Riccardo Panfili su libretto di Elisa Fuksas in prima esecuzione assoluta, e Pagliacci - capolavoro di  Ruggero Leoncavallo. Le due opere si basano sulla gelosia distante anni luce l’una dall’altra, una basata su internet e l’altra che affonda le radici su un fatto realmente
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Opera dal Centro-Sud
Questa Traviata č vincente
servizio di Salvatore Aiello FREE

190918_Pa_00_Traviata_RuthIniesta_phRosellinaGarboPALERMO - Dopo la pausa estiva il Teatro Massimo ha ripreso la sua attività con La traviata di Giuseppe Verdi, opera plebiscitariamente amata dal pubblico e di sicuro richiamo; tutto esaurito, infatti. per un’edizione già collaudata nella Stagione 2017, con la regia di Mario Pontigia ripresa da Angelica Dettori, nata sotto buoni auspici. Una produzione del Teatro
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Opera dal Centro-Nord
Noi due no, Pagliacci sė
servizio di Simone Tomei FREE

190915_Fi_00_NoiDueQuattro_ValerioGalli_phMicheleMonastaFIRENZE - Con il mese di settembre riprende l’attività del Teatro del Maggio Musicale Fiorentino, dopo un’estate piuttosto densa di tensioni. Ma non tratterò qui questo argomento, già ampiamente affrontato dai quotidiani locali e dal web. Parlerò, invece, della serata inaugurale del 13 Settembre 2019 che vede l’esecuzione del dittico Noi, due, quattro…
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Eventi
Al Teatro Bonci Bye Bye '900?
redatto da Edoardo Farina FREE

190914_Cesena_00_StagioneTeatroBonci_ClaudioLonghiCESENA - Conferenza stampa del Teatro Comunale “Alessandro Bonci“ in data 11 settembre 2019, dove è stata annunciata la programmazione  della  stagione invernale 2019/2020 caratterizzata da un ampia scelta intesa come luogo di confronto, esplorazione e dialogo, ovvero filtro e racconto del nostro vivere, offrendo ancora una volta una visione il più possibile ampia
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Pagina Aperta
Arena Festival 2019 i risultati
servizio di Athos Tromboni FREE

190911_Vr_00_ArenaConsuntivo_FedricoSboarinaVERONA – E così il Festival 2019 della Fondazione Arena va in archivio con una serie di record, illustrati oggi dal sindaco Federico Sboarina, dalla sovrintendente e direttore artistico Cecilia Gasdia e dal direttore generale della Fondazione, Gianfranco De Cesaris, nella tradizionale conferenza stampa di consuntivo. Al tavolo dei relatori erano presenti anche
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Concorsi e Premi
Il Premio Caruso 2019 alla Devia
FREE

190910_Lastra_00_PremioCaruso2019_MariellaDevia.JPGLASTRA A SIGNA (FI) - Sabato 7 settembre 2019, nello scenario  di Villa Bellosguardo sede del Museo Enrico Caruso, sulle magnifiche colline di Lastra a Signa, si è svolta la cerimonia di consegna del prestigioso premio che fin dal 1979 viene assegnato ai grandi interpreti del teatro d’opera. Il primo insignito fu il grande tenore Galliano Masini e poi
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Opera dal Nord-Est
Arena ultime quattro recite
servizio di Simone Tomei FREE

190909_Vr_00_Ultime4Recite_CarmenTraviataToscaAida_FotoEnneviVERONA - Ebbene sì, anche il Festival Arena di Verona 2019 giunge al termine e la mia ennesima salita estiva nella città scaligera ha avuto come obiettivo quello di seguire le ultime quattro recite della stagione, con alcune interessanti novità per quello che riguarda gli interpreti che si sono succeduti sul palcoscenico.


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Eventi
Teatro Duse la stagione 2019/2020
redatto da Edoardo Farina FREE

190909_Bo_00_TeatroDuse_WalterMramorBOLOGNA - La conferenza stampa del 5 settembre riguardante la presentazione della nuova Stagione invernale 2019/2020 del Teatro Duse di Bologna alla presenza tra gli altri del direttore organizzativo Gabriele Scrima e Rossella Fino proveniente dal dipartimento Cultura e Promozione della città del Comune di Bologna, ha voluto prevalentemente porre in
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Opera dal Centro-Nord
Falstaff versione commedia dell'arte
servizio di Athos Tromboni FREE

190908_Cento_00_Falstaff_CostantinoFinucciCENTO (FE) – Il Falstaff  di Giuseppe Verdi proposto nel cartellone di “Cento – Opera in festa” e allestito dell’Accademia del Bel Canto e dalla Pro Loco di Renazzo, con il patrocinio del Teatro Borgatti, avrebbe avuto come palcoscenico e scenografia naturale il suggestivo parco di Villa Chiarelli. Ma venerdì 6 settembre 2019 il meteo ha fatto decidere diversamente
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Opera dall Estero
Successo per La Dori
servizio di Simone Tomei FREE

190905_Innsbruck_00_LaDori_FrancescaAsciotiINNSBRUCK - "Pietro Antonio Cesti (1623-1669): La Schiava Fortunata ó vero La Dori. Dramma musicale in tre atti su libretto di Giovanni Filippo Apolloni. Prima rappresentazione: Innsbruck, Hoftheater, 1657."
Così si presenta questo lavoro barocco che, a distanza di oltre trecentocinquant'anni, torna "a casa" (al Tiroler Landestheater nel
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Soci Uncalm
Finta giardiniera opera vera
servizio di Athos Tromboni FREE

190903_Ro_00_FintaGiardiniera_PabloMaritanoROVIGO - Avrebbe dovuto essere il "saggio finale" di una masterclass sulla vocalità mozartiana, La finta giardiniera, ma lo spettacolo realizzato dal regista Pablo Maritano, con la preparazione vocale curata dal tenore e docente di canto Fernando Cordeiro Opa realizzato nel Ridotto del Teatro Sociale domenica 1 settembre 2019, si è proposto al numeroso
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Personaggi
Il Castello di Vicenza in Lirica
intervista di Simone Tomei FREE

190828_Vr_00_VicenzaInLirica-AndreaCastello.JPGVERONA - In una calda sera veronese, al termine dei Carmina Burana di Carl Orff, ho incontrato Andrea Castello, dal 2013 direttore artistico di Vicenza in Lirica: un Festival che è divenuto un punto di riferimento nel panorama musicale per i grandi artisti che vi intervengono, i titoli proposti e la location unica, ossia l’Olimpico di Vicenza, il teatro coperto più
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Opera dal Centro-Sud
Viaggio a Reims passando per l'Accademia
servizio di Simone Tomei FREE

190821_Ps_00_ViaggioAReims_GiulianaGianfaldoniPESARO - Era il 1984 quando fu riscoperta quest'opera, allestita in una delle edizioni primordiali del ROF, dunque ben 35 anni fa; e in questo ROF 2019 che vede scoccare i suoi primi quarant'anni (ecco perchè l'apposizione XL) la riproposizione di Il viaggio a Reims assume una valenza ancor più pregnante. Non ci sono grandi novità registico-sceniche e ciò
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Opera dal Nord-Est
Traviata e Aida ulteriori cronache
servizio di Nicola Barsanti FREE

190820_00_Traviata_Aida_VitoLombardi_FotoEnneviVERONA – Una serie di fortunate circostanze, nonché di squisiti incontri, ha reso possibile la mia presenza al 97° Festival Lirico dell’Arena per assistere a varie rappresentazioni e iniziare a mia volta la collaborazione con Gli Amici della Musica.Net come critico musicale. Prima di addentrarmi nei dettagli delle recite, è d’uopo ringraziare il critico musicale e
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Opera dal Centro-Sud
Un Equivoco di brio e allegria
servizio di Simone Tomei FREE

190820_Ps_00_EquivocoStravagante_TeresaIervolinoPESARO - Non si può certo dire che il libretto di L’equivoco stravagante di Gioachino Rossini sia un testo adatto per un'educazione montessoriana; credo per che sia un momento di forbito teatro per nulla volgare (se non nelle allusioni) ricamato nel testo dal fine e sagace estro del librettista Gaetano Gasbarri.  Nell'interessante disamina linguistica sul libretto
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Vocale
Brillano le stella Molinari e Pratt
servizio di Simone Tomei FREE

190820_00_ConcertoMolinariPratt_CarloTenanPESARO - Nel bel mezzo del XL ROF 2019 lunedì 19 agosto si è tenuto al Teatro Rossini di Pesaro uno dei concerti programmati del Festival che ha visto protagoniste due autorevoli voci del belcanto rossiniano: Jessica Pratt e Cecilia Molinari (in verità quest'ultima ha sostituito in corner la prevista Varduhi Abrahayam impegnata nel cast di Semiramide)
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Opera dal Centro-Sud
Demetrio e Polibio e il proprio doppio
servizio di Simone Tomei FREE

190819_Ps_00_DemetrioEPolibio_JessicaPrattPESARO - E' molto particolare la genesi compositiva del Demetrio e Polibio di Gioachino Rossini rappresentando un caso piuttosto singolare nella storia del Teatro d'opera italiano; il lavoro fu commissionato da Domenico Mombelli (compositore e tenore) a pro della sua scuderia di cantanti composta dalle due figlie (Ester ed Anna), dal maggiordomo di casa
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