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Poco pubblico per un'opera capolavoro realizzata con un allestimento capolavoro

Il trionfo di Roberto Devereux

di servizio di Simone Tomei

Pubblicato il 19 Marzo 2016

160319_Ge_00_RobertoDevereux_MariellaDeviaGENOVA - Chiedo venia sin dall’inizio se nel mio discorrere di questo capolavoro donizettiano mi dilungherò in una minuziosa trattazione dell’opera; questo componimento risuona dentro me come un’eco che si assopisce, senza però mai spegnersi e ogni volta che arriva una sollecitazione, riemerge in maniera ancora più travolgente ad invadere i sensi, scuotere le emozioni e inebriare la mente; tutto questo è difficile poterlo trattenere, ma soprattutto è immenso piacere condividerlo per cercare - seppur con uno strumento materiale qual è la parola scritta - di riuscire a trasmettere fedelmente tale turbinio interiore; proprio in maniera da farlo esplodere in un’estasi che a tratti porta fuori del mondo umano, per condurmi prepotentemente nell’onirismo più estatico. Ebben, incominciamo...
Gaetano Donizetti mise mano alla composizione dell’opera nel corso della terribile estate del 1837, durante la quale perse il terzo figlio e l’amata moglie Virginia Vasselli. La prima dell'opera fu ritardata a causa dell'epidemia di colera, la stessa che troncò la vita di sua moglie. Proprio questo evento ci dà spiegazione di frase incompiuta che si rinviene in una corrispondenza tra Donizetti e Toto  - alias Antonio Vasselli cognato del compositore -: “… Questa sarà per me l’opera delle emozioni; ma non desidero cominciare le fatiche, ché ad ogni pagina…”: la frase rimane sospesa quasi a voler lasciar intendere quanto lo spaventasse la prospettiva di preparare l’esecuzione della musica composta durante l’estrema malattia di Virginia. L'opera andò in scena il 28 ottobre 1837, presso il Teatro di San Carlo di Napoli. Opera numero 57 di Donizetti, è diventata un grande favore di pubblico italiano e straniero; dopo circa quattro decenni di produzioni di successo, il Roberto Devereux è scomparso dal repertorio operistico fino alla sua rinascita a Napoli nel 1964, nella storica produzione che vide protagonisti Leyla Gencer, Ruggero Bondino, Piero Cappuccilli, Anna Maria Rota, sotto la direzione di Mario Rossi.
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Roberto Devereux
si colloca nel periodo di massimo apice creativo del compositore bergamasco; infatti, anche se aveva già raggiunto un buon successo nella sua carriera, la popolarità di Donizetti con il pubblico italiano sale alle stelle dopo la prima di Anna Bolena nel 1830. Salvatore Cammarano scelse per il Devereux un dramma teatrale di Jacques Ancelot, chiamato Elisabeth d'Angleterre (1829) come sorgente per il libretto. La sua storia, intitolata Roberto Devereux, è focalizzata sulla potente regina Elisabetta I e il suo affetto per il conte di Essex. Il forte fascino per l’era elisabettiana aveva già fornito ispirazione per numerose altre opere scritte da Donizetti tra cui Il castello di Kenilworth (1829) e le già citate Anna Bolena e Maria Stuarda; assieme a queste ultime due opere, Roberto Devereux fa parte del cosiddetto "Ciclo delle regine Tudor" di Donizetti. Collocandosi nel secondo periodo compositivo dell’autore, possiamo vedere in questa partitura alcune caratteristiche di tutto quello che vi era a monte, scorgendo moduli e tipologie vocali rossiniane, ma al contempo non possiamo non accorgerci che questa è un’opera molto visionaria dove compaiono delle figure musicali che guardano al futuro in maniera lungimirante, segnando quindi una linea compositiva di demarcazione che troverà i suoi sviluppi nel pieno romanticismo prima e nella musica verista poi.
Questo connubio di note e di emozioni ha trovato una sua realizzazione con una tendenza, oserei dire, alla perfezione, nell’allestimento del Teatro Carlo Felice di Genova per la stagione lirica del 2016. In questa giornata di fine inverno - siamo al 17 marzo - fredda e piuttosto ventosa, ho potuto assistere alla prima rappresentazione della nuova produzione della Fondazione genovese, in collaborazione con la Fondazione Teatro Regio di Parma e la Fondazione Teatro La Fenice di Venezia. Voglio volutamente essere il più minuzioso possibile nel raccontarvi della visione e dell’ascolto dello spettacolo lirico e partirò proprio dall’aspetto legato all’allestimento per poi passare a quello musicale.
Come da libretto di sala intendo subito parlare dei protagonisti della messinscena iniziando dal regista Alfonso Antoniozzi (coadiuvato da Sergio Paladino), la scenografa Monica Manganelli, i costumi di Gianluca Falaschi (Gian Maria Sposito assistente) e le luci di Luciano Novelli.
Un palcoscenico sul palcoscenico ci accoglie all’apertura del sipario sulle note della sinfonia; luogo questo che non abbandonerà mai la scena sino alla fine e sarà soglio per l’ascesa iniziale di Elisabetta I e luogo dal quale lei stessa scenderà alla fine in segno di sconfitta come donna, come amante e come sovrana. Ogni situazione viene creata ad hoc attraverso delle pareti di legno che facevano intravedere quello che vi era dietro appositamente mosse in relazione alle necessità sceniche; il trono della regina entra ed esce su supporti mobili per favorire le uscite e le entrate con i sontuosi abiti; pochi oggetti scenici, due lampadari che scendono dall’alto, qualche candelabro e nel terzo atto una gabbia rappresentante la torre in cui è condotto il conte di Essex prima della condanna. Palco che diventa talora la dimora reale, talora la casa di Nottingham, talora aula di giudizio e poi torre di prigionia, forse a voler far emergere ancora di più il legame che vi è tra i personaggi.

160319_Ge_02_RobertoDevereux_MariellaDevia 160319_Ge_03_RobertoDevereux_SoniaGanassiMarcoDiFelice

È importane analizzare propio questo aspetto peculiare dell’opera in quanto il trattamento loro riservato musicalmente può suggerire molte cose; riporto qui un pensiero di Francesco Bellotto che condivido: “… Se consideriamo invece la musica dei quattro protagonisti del Devereux, ci rendiamo conto che tutti hanno almeno un momento di grande intensità patetica: Sara, Elisabetta e Nottingham nei cantabili delle loro arie di presentazione, Roberto nella sua grande scena di prigione. Questo significa una cosa ben precisa: il compositore ha deciso di non prendere le parti di nessuno dei suoi personaggi. Per Donizetti sono animati da sentimenti giusti, condivisibili, in qualche modo colpevoli ed innocenti allo stesso tempo… il finale dell’opera è dunque totalmente pessimistico, non vince nessuno e perdono tutti…”
La trama si snoda attraverso due oggetti principali, simbolici: un anello ed una sciarpa cui possiamo aggiungere se vogliamo la corona: L’elemento portante che apparentemente lega tutti i personaggi è il tradimento - tutti e quattro amano nobilmente in maniera vera e disinteressata, e tutti e quattro,  in maniera tragicamente umana, tradiscono ignobilmente i loro doveri - ma in una visione più attenta delle situazioni forse non è proprio così; chiedo aiuto anche in questo caso a Francesco Bellotto: “… La drammaturgia di Roberto si basa dunque su di un espediente teatrale semplice ed antichissimo: lo scambio degli oggetti… nelle opere tragiche gli oggetti spostati diventano motore della catastrofe finale. In Roberto Devereux l’anello di Elisabetta passa dal conte di Essex a Sara. Sara ricambia il dono regalando a Roberto una sciarpa da lei ricamata durante quelle notti di veglia piangente alle quali Nottingham, il marito, assisteva preoccupato e ignaro. L’anello così perde il suo potere di salvacondotto, e la sciarpa diventa invece la prova di un adulterio (forse più mentale che fisico). Per conseguenza si arriva allo spostamento del terzo vincolo: Elisabetta, distrutta come donna e sconfitta come regina, depone la corona a favore di Giacomo I.”
Antoniozzi, facendo leva su pochi elementi scenici - in quanto il libretto è denso di per sé di una ricca drammaturgia - non ha fatto mai venir meno il senso umano e psicologico dei personaggi, delineando sempre con acume e somma intelligenza ogni attimo e ogni sospiro tale da rendere l’opera fruibile, anche ai neofiti (che per questo titolo suppongo siano stati molti), riuscendo a far emergere con disarmante semplicità ogni più piccolo risvolto drammaturgico. Una tale interpretazione scenica piuttosto essenziale ed asciutta, ha trovato comunque il suo arricchimento nei costumi che, in quanto a sontuosità e spettacolarità, nulla avevano ad invidiare ai quadri cinquecenteschi rappresentanti la dinastia Tudor; ho visto nelle mise sceniche, una grande aderenza ai tempi e ai luoghi dove i colori talvolta cupi e talvolta sgargianti hanno trovato una loro propria evidenziazione anche grazie al lavoro del light designer che ha dato risalto con grande inventiva alle idee registiche e alle suggestioni orchestrali.
Delineato il contenitore visivo, adesso non mi resta che parlare del contenuto musicale. È arduo decidere da dove iniziare, ma forse elemento principe da tenere in considerazione è proprio lo spartito e quindi l’interpretazione che il M° Francesco Lanzillotta ha dato a questa partitura. Ho avuto il piacere e l’onore di incontrarlo il giorno della generale - e darò ampio spazio nei prossimi giorni al suo pensiero come uomo e come musicista nella pubblicazione dell’intervista che ha concesso alla nostra testata - dove ha fornito alcuni spunti di riflessione che ho cercato di fare miei, trovandone conferma nell’esecuzione la sera della “prima”. Innanzitutto come già dicevo all’inizio, proprio su suggestione dello stesso concertatore, questa è un’opera visionaria che non tradisce al contempo l’esperienza passata; la sinfonia ne è un esempio lampante; possiamo trovare dentro tutto il passato, assaporare il presente e pregustare il futuro. Il giovane direttore ha saputo mettere a fuoco tutti i colori e tutte le sfumature con gesto sempre preciso e sicuro dove gesto è diventato spesso anche il respiro che si faceva talvolta più concitato e talaltra più disteso; in tutta l'esecuzione ho potuto godere dei colori di un giardino ricco delle piante ormai senza fiore, ma con i frutti dell’esperienza rossiniana, fiorito delle primizie belcantiste proprie del suo tempo e con i bocci in attesa di esplodere delle innovazioni che hanno dato un assaggio del tempo che verrà. È proprio questa attenzione allo spartito alla voce, alla regia che non ha mai fatto venire meno una sinergia forte con il palcoscenico come a prendere il cantante sotto braccio e assecondarlo nelle difficili esigenze, che la partitura impone. Mi preme sottolineare alcuni punti importanti dell’opera che sono stati veramente il cardine di un’attenta lettura: come già detto la sinfonia che, come un crescendo rossiniano, ha trovato uno sfogo nel finale con una dinamica sempre più variegata dotata di intensità ed espressività; il finale del secondo atto che mi ha riportato alla mente le parole di William Ashbrook: “Nel secondo atto di Roberto Devereux si realizza, in modo molto italiano, l'ideale wagneriano dal brano musicale”; il “preludio” nel terzo atto all’aria di Roberto dove in certi momenti ho potuto assaporare la visione futuristica di Donizetti, ben sottolineata da Lanzillotta, che evoca alla mente la scena di Ulrica nel primo atto di Ballo in Maschera di Verdi; infine sul finale d’opera proprio prima dell’aria conclusiva di Elisabetta, alcune “strappate” degli archi e alcune note del corno hanno vagamente portato alla mente un’idea avveniristica di armonizzazione orchestrale che possiamo riscontrare nelle composizioni più moderne. In siffatta situazione l’interprete sul palco non può che aver trovato un valido bastone per affrontare l’irta salita dello spartito.
Ed eccoci alle voci che hanno completato questo quadro musicale.
Cavalleria di gentiluomo o no, credo che sia doveroso iniziare parlando della più “matura” tra le interpreti, per rispetto, stima, gratitudine ed encomio, perché è una tra le più amate e complete artiste del repertorio belcantista. Elisabetta I d’Inghilterra ha trovato in Mariella Devia una strepitosa interprete; cosa si può dire di lei? Ha cantato bene? Ha la voce proiettata? Non ha cala? Queste cose le sappiamo bene se conosciamo anche solo un po’ la cantante e seguiamo quello che si scrive di lei ogni volta che sale sopra un palcoscenico; qui vorrei, però, parlare di lei in altro modo; oltre la bravura tecnica, mi preme mettere in luce l’aspetto più importante che si richiede a colei che deve affrontare questo ruolo controverso e impegnativo; è necessario calarsi nel personaggio, svuotarsi dentro per prendere le forme dell’amore prima sognante poi vendicativo, del potere regale e infine della disperazione e della sconfitta come donna e come regina. Sono infatti questi gli stati d’animo nei tre atti del personaggio; ognuno richiede una vocalità diversa, si passa da inflessioni belcantiste a sferzate più spinte dove il crescendo della tensione emotiva è tale da arrivare in finale di opera quasi ad una trasfigurazione di sé; ed è stato proprio qui che la Devia ha donato tutta se stessa al pubblico; da Vivi ingrato fino a Quel sangue versato e poi Mirate quel palco; è stato come essere trascinati in un’altra dimensione; non era possibile battere ciglio, perché la forza calamitante della sua voce ha reso la platea come ipnotizzata per poi, una volta eseguita l’ultima corona sull’accordo finale di Re maggiore, esplodere in un tripudio ed un’ovazione unici. Lo stesso Lanzillotta sulla sua pagina ha scritto una frase molto significativa che voglio qui riportare: “... Fra trent’anni mi ritroverò seduto davanti ad un caffè a raccontare cosa ha fatto al signora Devia nella scena finale del Roberto Devereux. Sono sicuro che le parole non possono descrivere cosa sia successo in teatro, quella magia però non la dimenticherò mai. Quella voce che veniva da un altro pianeta, non si può descrivere. Credetemi non si tratta di legato, fraseggio, capacità incredibili vocali, ieri sera la signora Devia era su un altro pianeta, un pianeta irraggiungibile per noi, ieri sera la signora Devia ha lasciato una traccia indelebile nella mia mente e in quella di tutto il pubblico facendoci vivere uno degli eventi più straordinari che possano capitare nella vita degli appassionati di musica. Questa scena finale non esiste, non potrà mai più esistere. Per questo posso dire e dirò per sempre io c’ero”. Non serve aggiungere altro.

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L’altro ruolo femminile (Sara) è stato appannaggio di Sonia Ganassi; non ha avuto una partenza brillante nell’aria di sortita All’afflitto è dolce il pianto, forse dovuta all’emozione della “prima”, ma ha saputo mirabilmente riscattarsi nel prosieguo dell’opera con un duetto finale di primo atto degno delle più grandi interpreti di rifermento; anche il duetto del terzo atto, dove il dramma della paura e della gelosia sono padroni, è stato affrontato dalla Ganassi con mirabile sapienza; bella emissione, giusti accenti e grande partecipazione emotiva, gli sono valsi il plauso di una prestazione di grande effetto e trasporto.
Nel ruolo del titolo il tenore Stefano Pop; il cantante di origine rumena ha dato prova di grande professionalità e dote vocale conferendo al personaggio una sua propria dimensione che è difficile talvolta evidenziare proprio per un discorso sia musicale che psicologico; già dal primo atto si capisce che pur essendo colui che dà il titolo all'opera non ha una sua propria aria che lo distingue; è un po' trascinato sul palco dagli eventi e dagli altri protagonisti, dapprima proprio dalla regina con il quale duetta in maniera sempre più serrata con un epilogo di fuoco, poi con l'amico Nottingham ed alla fine il duetto con Sara, in una grande pagina piena di lirismo e sentimento, dove anche qui trova una sua collocazione, ma non da protagonista.
Per trovarlo partecipe in prima linea dobbiamo aspettale la grande scena del terzo atto dove nella sua romanza classica sullo stile della solita forma possiamo godere appieno di tutte le sfumature della voce; ottimo il porgere le note sul fiato, grande fraseggio e robusto sostegno del suono, che specie in acuto trova un'emissione morbida e sempre ben proiettata conferendo corpo ed anima ad un personaggio. come detto prima, vittima degli altri. La cabaletta che segue, infuoca l'ugola di Pop e la veemenza fornita dagli accenti non è mai casuale, ma dosata e sempre in simbiosi con il significato propio delle parole; un quadro nel quadro, ricco di generosità, di tecnica, di passione, che mai l'abbandonano e sempre abbondano nella sua eccelsa prova.
Un gradino sotto il baritono Marco Di Felice nei panno del Duca di Nottingham. L'ottimo timbro ha trovato un limite piuttosto notevole nell'emissione che talvolta è risultata piuttosto slegata e priva di quel fraseggio necessario a conferire eleganza e naturalezza ad un canto, che proprio per volontà stessa dell'autore, trova la sua esplicitazione in una necessità oggettiva di fluidità e naturalezza; la parte di Nottingham in realtà passa attraverso due fasi vocali: nel primo atto abbiamo un canto affettuoso legato all’amicizia con Roberto dove le arie appartengono ad un genere sentimentale e talvolta paternal-patetico, costruite su frasi molto legate seppur con stile sillabico che richiedono una vocalità tonda e morbida: l'aria Forse in quel cor sensibile ne è un mirabile esempio; si lega su questa linea anche l’implorazione - Su lui non piombi il fulmine - del secondo atto dove seppur con qualche scala ascendente o discendente non si tradisce lo stile sillabico e spianato che richiede un accento più vibrante, ma ancora legati ad un lirismo quasi puro dove la tessitura rimane piuttosto centrale. La seconda fase vocale, “vilain”, si snoda dal terzetto del secondo atto che viene risolto talvolta con frasi di canto vigoroso, anche se disteso e legato, e talaltra con formule declamatorie furenti e rabbiose, ma mai spinte ad estremi acuti, arrivando al suo apice nel duetto iniziale del terzo atto con la moglie Sara, Duchessa di Nottingham, dove si percepisce un tono di drammaticità che ci porta ad azzardare che questo ruolo di basso cantante donizettiano, possa essere diretto antesignano del baritono drammatico verdiano “Più tremendo avvampa e rugge”. - cit. Rodolfo Celletti -. Proprio la prima aria, la immagino come una collana fatta di perle preziose dove ogni gemma deve seguire l'altra con naturalezza, in virtù del fatto che sono legate tra loro da un filo invisibile; molto spesso i troppi accenti conferiti hanno tolto l' invisibilità di quel filo conferendo, conferendo al canto un senso di discontinuità che talvolta è stato motivo di perdita del collegamento naturale con la buca; peccato perché un siffatto timbro vocale è molto incline al personaggio, ma è necessario saper distinguere le intenzioni mutevoli all’interno del dipanarsi della vicenda.

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Ottimo il comprimariato che ha visto impegnato Claudio Ottino nel ruolo di Sir Gualtiero Raleigh, dove il serioso timbro basso-baritonale rotondo e pulito ha delineato il momento del secondo atto - in cui l'azione trova un suo importante nodo di sviluppo - con estrema chiarezza;  nel ruolo di Cecil un bravo Alessandro Fantoni, con ottima intonazione e serica presenza scenica; nel ruolo del Paggio, Matteo Armanino e come Familiare di Nottingham Loris Purpura. Di rilievo anche la prestazione del Coro diretto da Pablo Assante con una pecca dispositiva  - che possiamo assurgere a peccato veniale registico - perché nel concertato finale del secondo atto la collocazione sullo sfondo del palco ha fatto perdere di incisività alla scena. Mirabile invece il coro iniziale del secondo atto e ottimi tutti gli interventi di assieme con i vari protagonisti.
Il pubblico, devo dire poco numeroso per un titolo di così grande fascino e per un nome come quello di Mariella Devia, non ha mancato di tributare alla Regina di nome e di fatto, il suo calorosissimo applauso, come pure a tutti gli altri interpreti, direttore e autori della messinscena, con lanci di fiori sul proscenio ed un lungo coro di “bravi, bravi, bravi!”.
Concludo con una frase felice del regista Antoniozzi, da lui scritta dopo la sera della prima: “Ho letto in parecchi commenti che Mariella Devia ieri sera, al finale dell'opera, ha messo un Re naturale. Nego recisamente. Mariella Devia ieri sera alla fine dell'opera ha messo un Re INNATURALE, dopo un'aria che sembrava provenire da un altro pianeta. Fidatevi.”

Crediti fotografici: Marcello Orselli per il Teatro Carlo Felice di Genova
Nella miniatura in alto: Mariella Devia grande protagonista (Elisabetta)
Sotto: il tenore rumeno Stefano Pop (Devereux)
Nella sequenza al centro: ancora la Devia; poi Sonia Ganassi (Sara) e Marco Di Felice (Nottingham)
In fondo: due scatti di Marcello Orselli su scene (di Monica Manganelli), costumi (di Gianluca Falaschi) e luci (di Luciano Novelli)






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recensione di Athos Tromboni FREE

170524_Dvd_00_PadreNostro-BenedettaKimBenedetta Kim - Padre Nostro
dal Musical "Il Primo Papa"
musica di Tony Labriola e Stefano Govoni
E' uscita la versione coreana, per la voce del soprano Benedetta Kim, (qui in veste anche di autrice), del "Padre Nostro" dal musical "Il Primo Papa", spettacolo di straordinaria bellezza che racconta la storia
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Opera dal Nord-Ovest
Maria Stuarda vista da un basso buffo
servizio di Simone Tomei FREE

170523_Ge_00_MariaSturada_DesireeRancatore_phMarcelloOrselliGENOVA - Il Teatro Carlo Felice ed il melodramma Maria Stuarda di Gaetano Donizetti non potevano mancare alla mia visione che proprio nel week end del 20 e 21 maggio 2017 ha visto il compimento della Trilogia delle “Regine donizettiane” ad opera di una team affiatato e vincente; Alfonso Antoniozzi regista, Monica Manganelli scenografa,
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Vocale
Lŕ dove la Filosofia scopre il Lied
servizio di Athos Tromboni FREE

170522_Fe_00_VivaLaMusicaViva_ChiaraBaroniFERRARA - Secondo appuntamento di «Viva la Musica Viva», domenica 21 maggio 2017 nel Ridotto del Teatro Comunale Claudio Abbado, con il concerto di Maria Giovanna Michelini (soprano), Giovanni Polo (clarinetto) e Debora Villani (pianoforte); la rassegna - organizzata dall'Associazione Bal'danza in collaborazione con l'Orchestra
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Personaggi
Pertusi il cantante, l'interprete, il maestro
intervista di Simone Tomei FREE

170518_00_MichelePertusiPARMA - Ho incontrato Michele Pertusi a Parma, dove ero andato per uno spettacolo musicale a cui ho in parte collaborato. Quale migliore occasione per un'intervista a uno degli artisti più apprezzati della scena lirica mondiale? Pertusi, infatti, ha un curriculum impressionante, sia per quantità che per qualità delle sue collaborazioni con teatri
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Vocale
Se uno Stabat č specchio della vita...
servizio di Simone Tomei FREE

170515_Pr_00_StabatMater-Rossini_MicheleMariotti_phLucaTrascinelliPARMA - Le parole di Jacopone da Todi sono state oggetto di interesse di una miriade di musicisti ed ognuno a modo proprio ha reso omaggio a questo testo con la sua sensibilità, con il suo stato d’animo e con la sua idea di legame con la spiritualità e con l’infinito; lo Stabat Mater è diventato quindi un testo ricorrente nell’alveo delle
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Vocale
Poco emozionante il Mahler di Ferro
servizio di Salvatore Aiello FREE

170516_Pa_00_ConcertoMahler_GustavPALERMO - Vivo successo per la serata celebrativa del doppio anniversario: ricorrono in questo 2017, i 120 anni dell’inaugurazione del Teatro Massimo di Palermo e i venti dalla sua riapertura avvenuta il 12 maggio 1997, dopo un ventennio di vergognosa chiusura le cui responsabilità e motivazioni, a tuttora, non sono del tutto chiare.
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Echi dal Territorio
Tafelmusik non solo per Bal'danza
servizio di Athos Tromboni FREE

170507_Fe_00_VivaLaMusicaViva_BorasioPierGiorgioFERRARA - La città arreda ogni giorno la vetrina degli eventi culturali con uno, due, a volte tre concerti di musica classica, o recital lirici, o jazz, o pop-rock d'autore. Non c'è che l'imbarazzo della scelta, per i musicofili estensi. Domenica 7 maggio 2017 ha preso avvio la seconda edizione di «Viva La Musica Viva» nel Ridotto del Teatro Comunale
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Opera dal Nord-Est
La Kubas-Kruk promossa Sonnambula
servizio di Rossana Poletti FREE

170508_Ts_00_LaSonnambula_GuillermoGarciaCalvo_phFabioParenzanTRIESTE, Teatro Verdi -  Siamo in un ipotetico villaggio della Svizzera o in uno dei viaggi di Gulliver? La domanda si pone dal momento in cui nella Sonnambula di Vincenzo Bellini, in scena al Teatro Verdi di Trieste, la rappresentazione si svolge prima in una stanza di mobili giganti in cui i protagonisti sono lillipuziani, appunto come nella storia
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Classica
Tonali Tour Italia un tripudio
servizio di Athos Tromboni FREE

170506_Fe_00_TonaliOnTour_NicolaBruzzoFERRARA - Il Teatro Comunale Claudio Abbado ha accolto venerdì 5 maggio 2017 la tappa italiana di «Tonali Tour Italia»: Tonali è un progetto internazionale nato ad Amburgo nel 2010 per avvicinare le nuove generazioni alla musica classica e da camera. Un esperimento di successo basato sul coinvolgimento attivo dei giovani nell’organizzazione
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Opera dal Nord-Ovest
Una memorabile «Gazza ladra» alla Scala
servizio di Francesco Lora FREE

170504_Mi_00_LaGazzaLadra_GabrieleSalvatoresMILANO – La direzione musicale di Riccardo Chailly al Teatro alla Scala non intende, dichiaratamente, monopolizzare il progetto artistico e il cartellone stagionale: dal suo insediamento nel 2015 a oggi, il concertatore milanese ha riservato per sé un congruo numero di concerti, che garantiscono presenza continuativa lungo l’anno, ma due
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Echi dal Territorio
Duo Bottasso con l'organetto diatonico
servizio di Paolo Padoan FREE

170503_Chioggia_00_DuoBottassoCHIOGGIA (VE) - Dopo gli squilli degli ottoni veronesi, domenica 30 aprile, gli amici della Gioventù Musicale Italiana di Chioggia hanno potuto ammirare ed ascoltare i suoni e le acrobazie di un organetto diatonico (cioè capace di passare da un tono all’altro) assieme agli intriganti interventi d’un violino rocambolesco nel corso d’un
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Opera dal Centro-Sud
Eccellenze femminili nella Carmen
servizio di Simone Tomei FREE

170430_Sa_00_Carmen_FrancecoPioGalassoVeronicaSimeoniSALERNO - Quando penso alla Carmen di Georges Bizet mi frullano nella testa molte suggestioni e la mia mente si affolla di pensieri legati ad aspetti musicali, ma non solo; durante il mio viaggio a Salerno del 28 aprile 2017 per assistere all’inaugurazione della stagione lirica del Teatro Verdi, ho letto qua e là alcune suggestioni e quella che
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Classica
Saccon e Di Ilio nel nome di Příhoda
servizio di Athos Tromboni FREE

170430_Fe_00_ConcertoPrihoda_SacconChristianJosephFERRARA - Il Comitato per i Grandi Maestri presieduto da Gianluca La Villa ha presentato nella rassegna cameristica "Agenda Ridotto" del Teatro Comunale Claudio Abbado di Ferrara il secondo appuntamento del ciclo «Concerti dei grandi Maestri»: sabato 29 aprile 2017 sono tornati a Ferrara il violinista Christian Joseph Saccon e il pianista Luigi Di Ilio,
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Echi dal Territorio
Un Barbiere per i ragazzi
servizio di Attilia Tartagni FREE

170429_Ra_00_BarbiereSiviglia_DanieleCarniniRAVENNA - Con Il barbiere di Siviglia di Gioachino Rossini si è concluso il calendario degli eventi “A scuola in teatro”, programma organizzato da Ravenna Manifestazioni per gli allievi delle scuole grazie al quale il Teatro Alighieri si popola ogni anno di bambini e giovanissimi, dalle primarie alle superiori.  Il barbiere di Siviglia è l’opera più popolare
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Opera dal Centro-Nord
Cavalleria Rusticana originalissima
servizio di Edoardo Farina FREE

170427_Cesena_00_CavalleriaRusticana_RaffaellaBattistiniCESENA - Preceduta da una interessante conferenza stampa presso il foyer del Teatro alla presenza del direttore Franco Pollini, l’Assessore alla cultura Christian Castorri e il soprano Raffaella Battistini, protagonista principale dell’opera in cartellone, più diversi giornalisti delle testate locali tra cui Claudia Rocchi, Piero Pasini,  Raffaella Candoli
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Diario
Un mattutino Crepuscolo romantico
Simone Tomei FREE

170427_Pr_00_ConcertoTosti_FrancescoLanzillotta_phLucaPezzaniPARMA - Francesco: Ad aprile farò un concerto assieme all'Ensemble della Fondazione Toscanini di Parma con musiche di Francesco Paolo Tosti su liriche di Gabriele d'Annunzio e forse qualche Lieder di Mahler.
Simone: Ma dai!... io sono un culture, un amante ed un divulgatore di Tosti.
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Opera dall Estero
Trovatore col gusto dell'horror
servizio di Simone Tomei FREE

170426_MonteCarlo_00_IlTrovatore_FrancescoMeliMONTE-CARLO - In questi ultimi mesi, mi sono già confrontato con il secondo titolo della cosiddetta “Triologia popolare” del buon Beppino di Roncole di Busseto, intendo Giuseppe Verdi (e intendo la sua opera II trovatore) ma forse per strane coincidenze lunari, posso dire che la fortuna non ha completamente arriso alle mie visioni. La triste sorte è
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Soci Uncalm
Stabat Mater con coro femminile
servizio di Simone Tomei FREE

170426_Lu_00_StabatMater_SilvanoPierucciniLUCCA - Sant’Agostino diceva che Cantare è pregare due volte; la Settimana Santa in terra lucchese mi ha visto invitato da parte dell’Associazione Animando, all’esecuzione dello Stabat Mater di Giovanni Battista Pergolesi, nella chiesa di San Michele in Foro, proprio nel giorno che la liturgia cattolica dedica al silenzio ed alla riflessione dei
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Diario
Don Carlo, da Parma con furore
Simone Tomei FREE

170424_Ge_00_DonCarlo_AquilesMachado_phOrselliGENOVA - Al Teatro Carlo Felice, dal Festival Verdi di Parma... con furore! Ho avuto modo di poter assistere nuovamente alla produzione del Don Carlo di Giuseppe Verdi nel medesimo allestimento già recensito in occasione del mese verdiano nella città che ha dato i natali al compositore; in questa incursione genovese darò conto quindi solamente
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Echi dal Territorio
Quintetto d'ottoni e Quartetto con tenore
FREE

170424_Chioggia_00_LorenzoRigoCHIOGGIA (VE) - Inizio “trionfale”, domenica 23 prile 2017, all’Auditorium, della 43° Stagione concertistica organizzata dalla sezione chioggiotta della Gioventù Musicale Italiana. Trionfale non soltanto per l’esecuzione, per ben due volte, della celeberrima marcia del secondo atto dell’opera Aida di Giuseppe Verdi, ma anche per l’eccellenza dello
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Opera dall Estero
L'Italiana in Algeri, da 30 anni a Vienna
servizio di Francesco Lora FREE

170422_Wien_00_LItalianaInAlgeri_GRITSKOVAVIENNA – Alla Staatsoper di Vienna L’Italiana in Algeri di Rossini è arrivata tardi, non prima del 1987, fatta sbarcare da Claudio Abbado onde rinnovare il repertorio italiano. In quell’occasione il massimo teatro austriaco acquisì un duplicato – tra altri sparsi nel mondo, per esempio al Metropolitan di New York e all’Opéra di Parigi – del più
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Vocale
Concerto Köln tra Vivaldi e Pergolesi
servizio di Athos Tromboni FREE

170421_Fe_00_ConcertoKoln_CarlosMena_phEnekoEspinoFERRARA - Si è conclusa con il concerto dell'orchestra di Colonia (Nord-Reno, Westfalia - Germania) nel Teatro Comunale Claudio Abbado la settimana che Ferrara Musica ha dedicato agli Stabat Mater nella circostanza della Pasqua. In particolare il concerto di giovedì 20 aprile 2017 ha proposto un'incursione affascinante nella musica sacra del
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Echi dal Territorio
Stabat panem nostrum. No
servizio di Athos Tromboni FREE

170415_Fe_00_IlSuonarParlante-VittorioGhielmi_phMarcoCaselliNirmalFERRARA - Giorni intorno a Pasqua, tempo di Stabat Mater. Lo hanno spiegato George Edelman, direttore artistico di Ferrara Musica, e Monica Pavani, responsabile delle attività culturali e relazioni esterne di Ferrara Off, la sera di venerdì santo sul palcoscenco del Teatro Comunale Claudio Abbado, quando la presenza del gruppo di musica antica
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Vocale
Lo Stabat Mater che affratella
servizio di Attilia Tartagni FREE

170414_Ra_00_OlmiPaolo.JPGRAVENNA - «J’etais né pour l’Opera Buffa» diceva di sé Gioachino Rossini, ma lo Stabat Mater ci racconta un’altra verità del prolifico compositore pesarese con padre originario di Lugo di Romagna, che rappresentò per la prima volta quest’opera nel 1842 dopo averci lavorato per anni. La sua attività di operista era conclusa e forse lo spaventava
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Ballo and Bello
I Momix e la forza di gravitŕ
servizio di Athos Tromboni FREE

170413_Fe_00_MomixFERRARA - Suggestionare e meravigliare: questo il "Verbo" dei Momix che hanno chiuso con successo  di pubblico strabocchevole, mercoledì 12 aprile 2017 (replica la sera successiva), la stagione di danza del Teatro Comunale Claudio Abbado. L'affluenza al teatro era dovuta per la maggior parte ai non abbonati e possessori del biglietto
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Vocale
Membra Jesu Nostri in Santo Spirito
servizio di Athos Tromboni FREE

170412_Fe_00_DegasperiMassimilianoFERRARA - Ottima affluenza di pubblico per il concerto di Pasqua nella chiesa di Santo Spirito di Via Montebello, dove prosegue la fase di consolidamento statico dopo il sisma del maggio 2012: martedì 11 aprile 2017 i numerosi spettatori hanno consentito, pagando il bigliertto d'ingresso di 10 euro, di aggiungere una quota non
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Pagina Aperta
La voce che crea l'emozione
servizio di Simone Tomei FREE

170411_Ge_00_Verdi-MessaDaRequiem_FrancoSebastianiGENOVA - In occasione dell’inizio della Settimana Santa quale momento culminante dell’anno liturgico cattolico, non è difficile imbattersi nell’esecuzione di concerti di Musica Sacra che si legano agli eventi religiosi più o meno propri del tempo pasquale. Non mi capitava da qualche anno di ascoltare dal vivo la Messa da Requiem di Giuseppe
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Classica
Melnikov e Currentzis non fanno primavera
servizio di Athos Tromboni FREE

170411_Fe_00_AlexanderMelnikov-TeodorCurrentzis_phMarcoCaselliNirmalFERRARA - Un colpo al cerchio e uno alla botte. Così riassumiamo con metafora il giudizio sulla prestazione di Teodor Currentzis a capo della sua orchestra MusicAeterna (stessa denominazione del coro da lui fondato nel 2011 a Perm, Russia) per il concerto che lo ha visto quest'anno salire sul podio per la seconda volta in pochi giorni nel Teatro Abbado per
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Opera dall Estero
Tézier a Vienna, Werther č baritono
servizio di Francesco Lora FREE

170408_Vienna_00_Werther_LudovicTezierVIENNA, 3 aprile 2017 - Reciproca ammirazione legò il baritono Mattia Battistini e il compositore Jules Massenet. Quando l’uno propose di “puntare” al proprio registro la parte titolare e tenorile del Werther, l’altro stette al gioco e lo dotò di una nuova versione: il cantante la inaugurò nel 1901 a Varsavia e la conservò poi in repertorio,
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Opera dal Nord-Est
Il Register e la Oakes portentosi
servizio di Rossana Poletti FREE

170408_Ts_00_TristanUndIsolde_ChristoferFranklinTRIESTE, Teatro Verdi - Un successo straordinario corona il nuovo allestimento della Fondazione Teatro lirico Giuseppe Verdi di Trieste: Tristan und Isolde di Richard Wagner in lingua originale. Nessuna nota stonata, nessuna cosa fuori posto, niente interviene a disturbare quel lungo, fragoroso, esaustivo applauso che accompagna la fine
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Ballo and Bello
Quello che Cuello ci ha dato
servizio di Annarosa Gessi FREE

170403_Fe_00_IlTangoDiLeonardoCuelloFERRARA - Quando sono arrivata all'ingresso del Teatro Abbado, domenica 2 aprile 2017, per la replica dello spettacolo di tango argentino di Leonardo Cuello, avevo già sentito i commenti di chi era andato la sera prima: un successo, successone anzi, con il teatro pieno esaurito. Anche per la replica c'era il pienone. A Ferrara i tangueri sono
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Opera dalle Isole
Una Tosca esagitata
servizio di Salvatore Aiello FREE

170403_Pa_00_Tosca_FiorenzaCedolinsPALERMO - Dopo La Traviata di Verdi continua la stagione del Massimo con un titolo strepitosamente amato quale Tosca di Giacomo Puccini, che in attesa di affermarsi sulle scene giapponesi è approdata sulla nostra ribalta solo per due recite nello stesso allestimento di tre anni fa; ancora una volta Teatro esaurito. Ci attendevano le restaurate sontuose
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Operetta and Musical
Operetta che passione!
servizio di Edoardo Farina FREE

170401_Fe_00_OperettaChePassione_ElenaDAngeloFERRARA - La programmazione invernale 2016/17 del Teatro Nuovo, edificio capolavoro dello stile  liberty del secolo scorso, è oramai quasi terminata  avendo visto in agenda  diversi  intrattenimenti volti per lo più al musical, al cabaret o alla musica moderna. Curati dal direttore artistico Cinzia Bonafede, nell’esporre la conferenza stampa
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Operetta and Musical
L'allegra Vedova della Crippa
servizio di Rossana Poletti FREE

170402_Ts_00_LAllegraVedova_MaddalenaCrippaTRIESTE - Un po’ Marlene Dietrich, un po’ Thérésa e Suzanne Lagier dei cafè-chantant parigini di fine Ottocento, con questa impronta attoriale Maddalena Crippa propone la figura di Hanna Glavari e del conte Danilo Danilowitsch. A tratti la erre francese si intervalla con il cipiglio duro della pronuncia tedesca ed è un passaggio veloce, senza
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Opera dalle Isole
La Traviata Belle Epoque
servizio di Salvatore Aiello FREE

170331_Pa_00_LaTraviata_FrancescoIvanCiampaPALERMO - La stagione del Teatro Massimo ha visto il ritorno di La Traviata di Giuseppe Verdi, opera plebiscitariamente amata dal pubblico  che ha affollato le recite; tutto esaurito infatti per un’edizione che nasceva sotto buoni auspici, una produzione del Teatro, in partenza a breve per il Giappone, che ha ancora  acclarato il valore delle maestranze
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Vocale
Teodor Currentzis croce e delizia
servizio di Athos Tromboni FREE

170331_Fe_00_MusicaEterna-TeodorCurrentzisFERRARA - Teodor Currentzis croce e delizia. Il direttore d'orchestra greco, naturalizzato russo, aveva già fatto la sua comparsa nella città estense alla guida della Mahler Chamber Orchestra, nell'aprile 2015, ospite sempre di Ferrara Musica, dove diresse fra l'altro la Prima Sinfonia di Dmitrij Shostakovic, quella in Fa minore, generando in tale
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Opera dall Estero
Che bel Barbiere moderno...
servizio di Simone Tomei FREE

170330_MC_00_BarbiereDiSiviglia_AdrianoSiniviaMONTE-CARLO - Ciak si gira; atto primo, scena prima, azione!... Sembra di essere sul set di un film, ma in realtà siamo sul palcoscenico del Teatro monegasco guardando e ascoltando la seconda rappresentazione di Il barbiere di Siviglia di Gioachino Rossini quale penultimo titolo della stagione invernale 2016-2017; stagione intensa e fortunata che
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Pianoforte
Bel concerto di Paola Tagliani
servizio di Giodano Tunioli FREE

170326_Fe_00_PaolaTaglianiFERRARA - Dobbiamo essere grati a Paola Tagliani, acclamata pianista, per averci proposto un programma su cui riflettere, sabato 25 marzo 2017, nel Ridotto del Teatro Comunale Claudio Abbado: Brahms e Schubert gli autori proposti. Johannes Brahms (1833-1897) - come Liszt e pochi altri - è compositore temuto dai pianisti, sia per la
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Dischi in Redazione
Wanda Luzzato riscoperta
servizio di Gianluca La Villa FREE

170322_Buda_00_WandaLuzzato.JPGBUDAPEST - Due recenti collezioni di CD, una edita dalla tedesca Meloclassics, l'altra da Rhine Classics di Taiwan, hanno riportato alla luce le esecuzioni di una tra le maggiori soliste di violino del secolo scorso, Wanda Luzzato, quasi totalmente dimenticata in Italia, suo paese natale. Nata nel 1919 a Varese, allieva di Alberto
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Ballo and Bello
Bravi e giovani i ballerini della Scala
servizio di Annarosa Gessi FREE

170324_Fe_00_Accademia_FredericOlivieri_FERRARA - Faceva tenerezza e commozione vedere l'altra sera a teatro i giovani ballerini e le giovani ballerine dell'Accademia del Teatro alla Scala. Era uno spettacolo di danza classica inserito nel calendario della stagione 2016/17 del Teatro Comunale Claudio Abbado e il maestro di ballo dei giovani talenti della Scala, Frédéric Olivieri, ha
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Opera dal Nord-Ovest
Meistersinger alla Scala, Wagner all'italiana
servizio di Francesco Lora FREE

170324_Mi_00_DieMeistersingerVonNurnberg_HarryKupferMILANO – Il Premio Abbiati per il miglior spettacolo è appena stato attribuito al Rosenkavalier rappresentato lo scorso anno al Teatro alla Scala: direzione di Zubin Mehta, regìa di Harry Kupfer, scene di Hans Schavernoch, costumi di Yan Tax e luci di Jürgen Hoffmann. In questo stesso momento Kupfer e i medesimi collaboratori sono di nuovo
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Opera dal Centro-Nord
Manon Lescaut non infiamma
servizio di Mario Del Fante FREE

170321_Pi_00_ManonLescaut_AlbertoVeronesiPISA - Nel 1893 Giacomo Puccini non è ancora  “qualcuno”. Aveva visto rappresentate due sue opere : Le Villi al Teatro Dal Verme di Milano nel 1884 accolta molto favorevolmente anche dalla critica: “Frasi che toccano il cuore perché dal cuore devono essere uscite ed anche la fattura delle più eleganti, delle più riuscite”; seguita da Edgar alla
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Pianoforte
Le Goldberg della Rana
servizio di Athos Tromboni FREE

170321_Fe_00_BeatriceRana_phMarieStaggatFERRARA - Difficile rinunciare a una serata dove le Variazioni Goldberg di Johann Sebastian Bach sono lì che ci aspettano. Facendo rapida  mente locale al "già conosciuto" che la memoria può spolverare, più come emozione che come letteratura in sé, si possono enunciare le incisioni di Glenn Gould quale esecuzione di riferimento imprescindibile
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Concorsi e Premi
A Bagnara non solo lirica
servizio di Attilia Tartagni FREE

170321_Bagnara_00_ConcertoLirico_AnnaLolliBAGNARA (RA) - C’è luogo in Romagna dove assistere a un concerto lirico lascia un retrogusto speciale, a mezza strada tra l’incontro conviviale e l’evento degno di un grande teatro: è l’Auditorium della Chiesa Arcipretale di San Giovanni Battista e Sant’Andrea Apostolo a Bagnara di Romagna; quel luogo è conosciuto a livello nazionale come
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