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Poco pubblico per un'opera capolavoro realizzata con un allestimento capolavoro

Il trionfo di Roberto Devereux

servizio di Simone Tomei

Pubblicato il 19 Marzo 2016

160319_Ge_00_RobertoDevereux_MariellaDeviaGENOVA - Chiedo venia sin dall’inizio se nel mio discorrere di questo capolavoro donizettiano mi dilungherò in una minuziosa trattazione dell’opera; questo componimento risuona dentro me come un’eco che si assopisce, senza però mai spegnersi e ogni volta che arriva una sollecitazione, riemerge in maniera ancora più travolgente ad invadere i sensi, scuotere le emozioni e inebriare la mente; tutto questo è difficile poterlo trattenere, ma soprattutto è immenso piacere condividerlo per cercare - seppur con uno strumento materiale qual è la parola scritta - di riuscire a trasmettere fedelmente tale turbinio interiore; proprio in maniera da farlo esplodere in un’estasi che a tratti porta fuori del mondo umano, per condurmi prepotentemente nell’onirismo più estatico. Ebben, incominciamo...
Gaetano Donizetti mise mano alla composizione dell’opera nel corso della terribile estate del 1837, durante la quale perse il terzo figlio e l’amata moglie Virginia Vasselli. La prima dell'opera fu ritardata a causa dell'epidemia di colera, la stessa che troncò la vita di sua moglie. Proprio questo evento ci dà spiegazione di frase incompiuta che si rinviene in una corrispondenza tra Donizetti e Toto  - alias Antonio Vasselli cognato del compositore -: “… Questa sarà per me l’opera delle emozioni; ma non desidero cominciare le fatiche, ché ad ogni pagina…”: la frase rimane sospesa quasi a voler lasciar intendere quanto lo spaventasse la prospettiva di preparare l’esecuzione della musica composta durante l’estrema malattia di Virginia. L'opera andò in scena il 28 ottobre 1837, presso il Teatro di San Carlo di Napoli. Opera numero 57 di Donizetti, è diventata un grande favore di pubblico italiano e straniero; dopo circa quattro decenni di produzioni di successo, il Roberto Devereux è scomparso dal repertorio operistico fino alla sua rinascita a Napoli nel 1964, nella storica produzione che vide protagonisti Leyla Gencer, Ruggero Bondino, Piero Cappuccilli, Anna Maria Rota, sotto la direzione di Mario Rossi.
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Roberto Devereux
si colloca nel periodo di massimo apice creativo del compositore bergamasco; infatti, anche se aveva già raggiunto un buon successo nella sua carriera, la popolarità di Donizetti con il pubblico italiano sale alle stelle dopo la prima di Anna Bolena nel 1830. Salvatore Cammarano scelse per il Devereux un dramma teatrale di Jacques Ancelot, chiamato Elisabeth d'Angleterre (1829) come sorgente per il libretto. La sua storia, intitolata Roberto Devereux, è focalizzata sulla potente regina Elisabetta I e il suo affetto per il conte di Essex. Il forte fascino per l’era elisabettiana aveva già fornito ispirazione per numerose altre opere scritte da Donizetti tra cui Il castello di Kenilworth (1829) e le già citate Anna Bolena e Maria Stuarda; assieme a queste ultime due opere, Roberto Devereux fa parte del cosiddetto "Ciclo delle regine Tudor" di Donizetti. Collocandosi nel secondo periodo compositivo dell’autore, possiamo vedere in questa partitura alcune caratteristiche di tutto quello che vi era a monte, scorgendo moduli e tipologie vocali rossiniane, ma al contempo non possiamo non accorgerci che questa è un’opera molto visionaria dove compaiono delle figure musicali che guardano al futuro in maniera lungimirante, segnando quindi una linea compositiva di demarcazione che troverà i suoi sviluppi nel pieno romanticismo prima e nella musica verista poi.
Questo connubio di note e di emozioni ha trovato una sua realizzazione con una tendenza, oserei dire, alla perfezione, nell’allestimento del Teatro Carlo Felice di Genova per la stagione lirica del 2016. In questa giornata di fine inverno - siamo al 17 marzo - fredda e piuttosto ventosa, ho potuto assistere alla prima rappresentazione della nuova produzione della Fondazione genovese, in collaborazione con la Fondazione Teatro Regio di Parma e la Fondazione Teatro La Fenice di Venezia. Voglio volutamente essere il più minuzioso possibile nel raccontarvi della visione e dell’ascolto dello spettacolo lirico e partirò proprio dall’aspetto legato all’allestimento per poi passare a quello musicale.
Come da libretto di sala intendo subito parlare dei protagonisti della messinscena iniziando dal regista Alfonso Antoniozzi (coadiuvato da Sergio Paladino), la scenografa Monica Manganelli, i costumi di Gianluca Falaschi (Gian Maria Sposito assistente) e le luci di Luciano Novelli.
Un palcoscenico sul palcoscenico ci accoglie all’apertura del sipario sulle note della sinfonia; luogo questo che non abbandonerà mai la scena sino alla fine e sarà soglio per l’ascesa iniziale di Elisabetta I e luogo dal quale lei stessa scenderà alla fine in segno di sconfitta come donna, come amante e come sovrana. Ogni situazione viene creata ad hoc attraverso delle pareti di legno che facevano intravedere quello che vi era dietro appositamente mosse in relazione alle necessità sceniche; il trono della regina entra ed esce su supporti mobili per favorire le uscite e le entrate con i sontuosi abiti; pochi oggetti scenici, due lampadari che scendono dall’alto, qualche candelabro e nel terzo atto una gabbia rappresentante la torre in cui è condotto il conte di Essex prima della condanna. Palco che diventa talora la dimora reale, talora la casa di Nottingham, talora aula di giudizio e poi torre di prigionia, forse a voler far emergere ancora di più il legame che vi è tra i personaggi.

160319_Ge_02_RobertoDevereux_MariellaDevia 160319_Ge_03_RobertoDevereux_SoniaGanassiMarcoDiFelice

È importane analizzare propio questo aspetto peculiare dell’opera in quanto il trattamento loro riservato musicalmente può suggerire molte cose; riporto qui un pensiero di Francesco Bellotto che condivido: “… Se consideriamo invece la musica dei quattro protagonisti del Devereux, ci rendiamo conto che tutti hanno almeno un momento di grande intensità patetica: Sara, Elisabetta e Nottingham nei cantabili delle loro arie di presentazione, Roberto nella sua grande scena di prigione. Questo significa una cosa ben precisa: il compositore ha deciso di non prendere le parti di nessuno dei suoi personaggi. Per Donizetti sono animati da sentimenti giusti, condivisibili, in qualche modo colpevoli ed innocenti allo stesso tempo… il finale dell’opera è dunque totalmente pessimistico, non vince nessuno e perdono tutti…”
La trama si snoda attraverso due oggetti principali, simbolici: un anello ed una sciarpa cui possiamo aggiungere se vogliamo la corona: L’elemento portante che apparentemente lega tutti i personaggi è il tradimento - tutti e quattro amano nobilmente in maniera vera e disinteressata, e tutti e quattro,  in maniera tragicamente umana, tradiscono ignobilmente i loro doveri - ma in una visione più attenta delle situazioni forse non è proprio così; chiedo aiuto anche in questo caso a Francesco Bellotto: “… La drammaturgia di Roberto si basa dunque su di un espediente teatrale semplice ed antichissimo: lo scambio degli oggetti… nelle opere tragiche gli oggetti spostati diventano motore della catastrofe finale. In Roberto Devereux l’anello di Elisabetta passa dal conte di Essex a Sara. Sara ricambia il dono regalando a Roberto una sciarpa da lei ricamata durante quelle notti di veglia piangente alle quali Nottingham, il marito, assisteva preoccupato e ignaro. L’anello così perde il suo potere di salvacondotto, e la sciarpa diventa invece la prova di un adulterio (forse più mentale che fisico). Per conseguenza si arriva allo spostamento del terzo vincolo: Elisabetta, distrutta come donna e sconfitta come regina, depone la corona a favore di Giacomo I.”
Antoniozzi, facendo leva su pochi elementi scenici - in quanto il libretto è denso di per sé di una ricca drammaturgia - non ha fatto mai venir meno il senso umano e psicologico dei personaggi, delineando sempre con acume e somma intelligenza ogni attimo e ogni sospiro tale da rendere l’opera fruibile, anche ai neofiti (che per questo titolo suppongo siano stati molti), riuscendo a far emergere con disarmante semplicità ogni più piccolo risvolto drammaturgico. Una tale interpretazione scenica piuttosto essenziale ed asciutta, ha trovato comunque il suo arricchimento nei costumi che, in quanto a sontuosità e spettacolarità, nulla avevano ad invidiare ai quadri cinquecenteschi rappresentanti la dinastia Tudor; ho visto nelle mise sceniche, una grande aderenza ai tempi e ai luoghi dove i colori talvolta cupi e talvolta sgargianti hanno trovato una loro propria evidenziazione anche grazie al lavoro del light designer che ha dato risalto con grande inventiva alle idee registiche e alle suggestioni orchestrali.
Delineato il contenitore visivo, adesso non mi resta che parlare del contenuto musicale. È arduo decidere da dove iniziare, ma forse elemento principe da tenere in considerazione è proprio lo spartito e quindi l’interpretazione che il M° Francesco Lanzillotta ha dato a questa partitura. Ho avuto il piacere e l’onore di incontrarlo il giorno della generale - e darò ampio spazio nei prossimi giorni al suo pensiero come uomo e come musicista nella pubblicazione dell’intervista che ha concesso alla nostra testata - dove ha fornito alcuni spunti di riflessione che ho cercato di fare miei, trovandone conferma nell’esecuzione la sera della “prima”. Innanzitutto come già dicevo all’inizio, proprio su suggestione dello stesso concertatore, questa è un’opera visionaria che non tradisce al contempo l’esperienza passata; la sinfonia ne è un esempio lampante; possiamo trovare dentro tutto il passato, assaporare il presente e pregustare il futuro. Il giovane direttore ha saputo mettere a fuoco tutti i colori e tutte le sfumature con gesto sempre preciso e sicuro dove gesto è diventato spesso anche il respiro che si faceva talvolta più concitato e talaltra più disteso; in tutta l'esecuzione ho potuto godere dei colori di un giardino ricco delle piante ormai senza fiore, ma con i frutti dell’esperienza rossiniana, fiorito delle primizie belcantiste proprie del suo tempo e con i bocci in attesa di esplodere delle innovazioni che hanno dato un assaggio del tempo che verrà. È proprio questa attenzione allo spartito alla voce, alla regia che non ha mai fatto venire meno una sinergia forte con il palcoscenico come a prendere il cantante sotto braccio e assecondarlo nelle difficili esigenze, che la partitura impone. Mi preme sottolineare alcuni punti importanti dell’opera che sono stati veramente il cardine di un’attenta lettura: come già detto la sinfonia che, come un crescendo rossiniano, ha trovato uno sfogo nel finale con una dinamica sempre più variegata dotata di intensità ed espressività; il finale del secondo atto che mi ha riportato alla mente le parole di William Ashbrook: “Nel secondo atto di Roberto Devereux si realizza, in modo molto italiano, l'ideale wagneriano dal brano musicale”; il “preludio” nel terzo atto all’aria di Roberto dove in certi momenti ho potuto assaporare la visione futuristica di Donizetti, ben sottolineata da Lanzillotta, che evoca alla mente la scena di Ulrica nel primo atto di Ballo in Maschera di Verdi; infine sul finale d’opera proprio prima dell’aria conclusiva di Elisabetta, alcune “strappate” degli archi e alcune note del corno hanno vagamente portato alla mente un’idea avveniristica di armonizzazione orchestrale che possiamo riscontrare nelle composizioni più moderne. In siffatta situazione l’interprete sul palco non può che aver trovato un valido bastone per affrontare l’irta salita dello spartito.
Ed eccoci alle voci che hanno completato questo quadro musicale.
Cavalleria di gentiluomo o no, credo che sia doveroso iniziare parlando della più “matura” tra le interpreti, per rispetto, stima, gratitudine ed encomio, perché è una tra le più amate e complete artiste del repertorio belcantista. Elisabetta I d’Inghilterra ha trovato in Mariella Devia una strepitosa interprete; cosa si può dire di lei? Ha cantato bene? Ha la voce proiettata? Non ha cala? Queste cose le sappiamo bene se conosciamo anche solo un po’ la cantante e seguiamo quello che si scrive di lei ogni volta che sale sopra un palcoscenico; qui vorrei, però, parlare di lei in altro modo; oltre la bravura tecnica, mi preme mettere in luce l’aspetto più importante che si richiede a colei che deve affrontare questo ruolo controverso e impegnativo; è necessario calarsi nel personaggio, svuotarsi dentro per prendere le forme dell’amore prima sognante poi vendicativo, del potere regale e infine della disperazione e della sconfitta come donna e come regina. Sono infatti questi gli stati d’animo nei tre atti del personaggio; ognuno richiede una vocalità diversa, si passa da inflessioni belcantiste a sferzate più spinte dove il crescendo della tensione emotiva è tale da arrivare in finale di opera quasi ad una trasfigurazione di sé; ed è stato proprio qui che la Devia ha donato tutta se stessa al pubblico; da Vivi ingrato fino a Quel sangue versato e poi Mirate quel palco; è stato come essere trascinati in un’altra dimensione; non era possibile battere ciglio, perché la forza calamitante della sua voce ha reso la platea come ipnotizzata per poi, una volta eseguita l’ultima corona sull’accordo finale di Re maggiore, esplodere in un tripudio ed un’ovazione unici. Lo stesso Lanzillotta sulla sua pagina ha scritto una frase molto significativa che voglio qui riportare: “... Fra trent’anni mi ritroverò seduto davanti ad un caffè a raccontare cosa ha fatto al signora Devia nella scena finale del Roberto Devereux. Sono sicuro che le parole non possono descrivere cosa sia successo in teatro, quella magia però non la dimenticherò mai. Quella voce che veniva da un altro pianeta, non si può descrivere. Credetemi non si tratta di legato, fraseggio, capacità incredibili vocali, ieri sera la signora Devia era su un altro pianeta, un pianeta irraggiungibile per noi, ieri sera la signora Devia ha lasciato una traccia indelebile nella mia mente e in quella di tutto il pubblico facendoci vivere uno degli eventi più straordinari che possano capitare nella vita degli appassionati di musica. Questa scena finale non esiste, non potrà mai più esistere. Per questo posso dire e dirò per sempre io c’ero”. Non serve aggiungere altro.

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L’altro ruolo femminile (Sara) è stato appannaggio di Sonia Ganassi; non ha avuto una partenza brillante nell’aria di sortita All’afflitto è dolce il pianto, forse dovuta all’emozione della “prima”, ma ha saputo mirabilmente riscattarsi nel prosieguo dell’opera con un duetto finale di primo atto degno delle più grandi interpreti di rifermento; anche il duetto del terzo atto, dove il dramma della paura e della gelosia sono padroni, è stato affrontato dalla Ganassi con mirabile sapienza; bella emissione, giusti accenti e grande partecipazione emotiva, gli sono valsi il plauso di una prestazione di grande effetto e trasporto.
Nel ruolo del titolo il tenore Stefano Pop; il cantante di origine rumena ha dato prova di grande professionalità e dote vocale conferendo al personaggio una sua propria dimensione che è difficile talvolta evidenziare proprio per un discorso sia musicale che psicologico; già dal primo atto si capisce che pur essendo colui che dà il titolo all'opera non ha una sua propria aria che lo distingue; è un po' trascinato sul palco dagli eventi e dagli altri protagonisti, dapprima proprio dalla regina con il quale duetta in maniera sempre più serrata con un epilogo di fuoco, poi con l'amico Nottingham ed alla fine il duetto con Sara, in una grande pagina piena di lirismo e sentimento, dove anche qui trova una sua collocazione, ma non da protagonista.
Per trovarlo partecipe in prima linea dobbiamo aspettale la grande scena del terzo atto dove nella sua romanza classica sullo stile della solita forma possiamo godere appieno di tutte le sfumature della voce; ottimo il porgere le note sul fiato, grande fraseggio e robusto sostegno del suono, che specie in acuto trova un'emissione morbida e sempre ben proiettata conferendo corpo ed anima ad un personaggio. come detto prima, vittima degli altri. La cabaletta che segue, infuoca l'ugola di Pop e la veemenza fornita dagli accenti non è mai casuale, ma dosata e sempre in simbiosi con il significato propio delle parole; un quadro nel quadro, ricco di generosità, di tecnica, di passione, che mai l'abbandonano e sempre abbondano nella sua eccelsa prova.
Un gradino sotto il baritono Marco Di Felice nei panno del Duca di Nottingham. L'ottimo timbro ha trovato un limite piuttosto notevole nell'emissione che talvolta è risultata piuttosto slegata e priva di quel fraseggio necessario a conferire eleganza e naturalezza ad un canto, che proprio per volontà stessa dell'autore, trova la sua esplicitazione in una necessità oggettiva di fluidità e naturalezza; la parte di Nottingham in realtà passa attraverso due fasi vocali: nel primo atto abbiamo un canto affettuoso legato all’amicizia con Roberto dove le arie appartengono ad un genere sentimentale e talvolta paternal-patetico, costruite su frasi molto legate seppur con stile sillabico che richiedono una vocalità tonda e morbida: l'aria Forse in quel cor sensibile ne è un mirabile esempio; si lega su questa linea anche l’implorazione - Su lui non piombi il fulmine - del secondo atto dove seppur con qualche scala ascendente o discendente non si tradisce lo stile sillabico e spianato che richiede un accento più vibrante, ma ancora legati ad un lirismo quasi puro dove la tessitura rimane piuttosto centrale. La seconda fase vocale, “vilain”, si snoda dal terzetto del secondo atto che viene risolto talvolta con frasi di canto vigoroso, anche se disteso e legato, e talaltra con formule declamatorie furenti e rabbiose, ma mai spinte ad estremi acuti, arrivando al suo apice nel duetto iniziale del terzo atto con la moglie Sara, Duchessa di Nottingham, dove si percepisce un tono di drammaticità che ci porta ad azzardare che questo ruolo di basso cantante donizettiano, possa essere diretto antesignano del baritono drammatico verdiano “Più tremendo avvampa e rugge”. - cit. Rodolfo Celletti -. Proprio la prima aria, la immagino come una collana fatta di perle preziose dove ogni gemma deve seguire l'altra con naturalezza, in virtù del fatto che sono legate tra loro da un filo invisibile; molto spesso i troppi accenti conferiti hanno tolto l' invisibilità di quel filo conferendo, conferendo al canto un senso di discontinuità che talvolta è stato motivo di perdita del collegamento naturale con la buca; peccato perché un siffatto timbro vocale è molto incline al personaggio, ma è necessario saper distinguere le intenzioni mutevoli all’interno del dipanarsi della vicenda.

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Ottimo il comprimariato che ha visto impegnato Claudio Ottino nel ruolo di Sir Gualtiero Raleigh, dove il serioso timbro basso-baritonale rotondo e pulito ha delineato il momento del secondo atto - in cui l'azione trova un suo importante nodo di sviluppo - con estrema chiarezza;  nel ruolo di Cecil un bravo Alessandro Fantoni, con ottima intonazione e serica presenza scenica; nel ruolo del Paggio, Matteo Armanino e come Familiare di Nottingham Loris Purpura. Di rilievo anche la prestazione del Coro diretto da Pablo Assante con una pecca dispositiva  - che possiamo assurgere a peccato veniale registico - perché nel concertato finale del secondo atto la collocazione sullo sfondo del palco ha fatto perdere di incisività alla scena. Mirabile invece il coro iniziale del secondo atto e ottimi tutti gli interventi di assieme con i vari protagonisti.
Il pubblico, devo dire poco numeroso per un titolo di così grande fascino e per un nome come quello di Mariella Devia, non ha mancato di tributare alla Regina di nome e di fatto, il suo calorosissimo applauso, come pure a tutti gli altri interpreti, direttore e autori della messinscena, con lanci di fiori sul proscenio ed un lungo coro di “bravi, bravi, bravi!”.
Concludo con una frase felice del regista Antoniozzi, da lui scritta dopo la sera della prima: “Ho letto in parecchi commenti che Mariella Devia ieri sera, al finale dell'opera, ha messo un Re naturale. Nego recisamente. Mariella Devia ieri sera alla fine dell'opera ha messo un Re INNATURALE, dopo un'aria che sembrava provenire da un altro pianeta. Fidatevi.”

Crediti fotografici: Marcello Orselli per il Teatro Carlo Felice di Genova
Nella miniatura in alto: Mariella Devia grande protagonista (Elisabetta)
Sotto: il tenore rumeno Stefano Pop (Devereux)
Nella sequenza al centro: ancora la Devia; poi Sonia Ganassi (Sara) e Marco Di Felice (Nottingham)
In fondo: due scatti di Marcello Orselli su scene (di Monica Manganelli), costumi (di Gianluca Falaschi) e luci (di Luciano Novelli)






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servizio di Athos Tromboni FREE

20210913_Spoleto_00_ConcertoDel75esimo_DonatellaTesei~SPOLETO (PG) - Nel pieno della corrente stagione d'opera il Teatro Lirico sperimentale "A. Belli" ha trovato modo di festeggiare giovedì 9 settembre 2021 il 75.esimo anno di attività, con un bel concerto nel Teatro Nuovo "Gian Carlo Menotti". L'appuntamento musicale ha costituito il punto forse più festoso delle manifestazioni celebrative, onorate dal
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Ballo and Bello
Polunin in viaggio dentro la Commedia
servizio di Attilia Tartagni FREE

20210905_Ra_00_TrilogiaDAutunno_SergeiPolunin_phSilviaLelliRAVENNA - La Trilogia d’Autunno 2021 si è aperta con "Dante Metànoia", dal 1 al 5 settembre alle ore 21 al Teatro Alighieri di Ravenna: star assoluta Sergei Polunin, classe 1989. Danzatore di eccezionale qualità, ventiduenne lasciò il Royal Ballet di Londra per cercare se stesso fuori da vincoli lesivi per il suo equilibrio, perché, come ha dichiarato:
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Opera dal Nord-Est
Da un'Aida all'altra
servizio di Athos Tromboni FREE

20210905_Vr_00_Aida_MariaTeresaLevaVERONA - Una Aida scenicamente grandiosa ma un po' meno kolossal del solito ha chiuso il 4 settembre il Festival dell'Arena di Verona 2021. Un po' meno kolossal perché quest'anno la "regia" è stata guidata dai movimenti scenici impostati dal management di palcoscenico e le scenografie (belle, in ogni spettacolo, in ogni recita) erano
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Classica
Muti e Schubert al Pala De André
servizio di Attilia Tartagni FREE

20210904_Ra_00_MutiiESchubertAlPalaDeAndre_FranzSchubertRAVENNA - Il concerto  saltato lo scorso luglio alla Rocca Brancaleone per una lieve indisposizione del M° Riccardo Muti è stato recuperato con successo il 2 settembre 2021 al Pala De André: grande la soddisfazione del direttore d’orchestra, dell’Orchestra Giovanile Cherubini e del pubblico nel ritrovarsi nel luogo di tanti indimenticabili appuntamenti estivi.
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Eventi
Sperimentare lo Sperimentale
redatto da Athos Tromboni FREE

20210903_Spoleto_00a_SperimentareLoSperimentale_CarloPalleschiSPOLETO - Alla vigilia della prossima stagione artistica e culturale il Teatro Lirico Sperimentale di Spoleto “A. Belli” intensifica le manifestazioni celebrative dei 75 anni di vita; giusto sottolineare, a titolo di cronaca, che proprio proprio quest'anno è stata conferita allo Sperimentale spoletino la Targa del Presidente della Repubblica Italiana, quale riconoscimento
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Opera dal Centro-Nord
Cenerentola capolavoro di provincia
servizio di Athos Tromboni FREE

20210901_Cento_00_LaCenerentola_AndreaBianchiCENTO (FE) – Giungendo a Cento sulla strada provinciale che collega Ferrara con il territorio bolognese si passa davanti a “La Pandurera” un tempo fabbrica di lavorazione dei pomodori e oggi secondo teatro della città (lo storico Teatro Borgatti è ancora in fase di restauro) e poco distante si giunge all’antica Rocca, fortificazione medievale difensiva, costruita
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Pagina Aperta
Ecco tutti i numeri del ROF 2021
redatto da Athos Tromboni FREE

20210831_Ps_00_Rof-BilancioFinale_GianfrancoMariottiPESARO - Bilancio più che positivo per la 42esima edizione del Rossini Opera Festival conclusosi in piazza del Popolo con il Gala Rossini, alla presenza del Presidente della Repubblica Sergio Mattarella: questa prestigiosa presenza istituzionale ha impreziosito l'edizione 2021 del ROF (acronimo del Festival che è conosciuto in tutto il mondo), dove sono
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Soci Uncalm
Trapani Fabbriciani Cellini Canelles poker di stelle
servizio di Edoardo Farina FREE

20210727_Fe_00_MusicaMarfisa_AntiquaEstensis_CanellesFabbricianiTrapaniCellini_MatteoFanniCanellesFERRARA - “Musica a Marfisa d’Este” nello splendido loggiato rinascimentale, residenza signorile ferrarese del XVI° secolo e delizia ducale sita in Corso Giovecca 170 a Ferrara, organizzata dal Circolo Amici della Musica “Girolamo Frescobaldi” in collaborazione con Fondazione Teatro Comunale di Ferrara, Città Teatro e altre associazioni cittadine,  il cui incasso dovuto
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Concorsi e Premi
Il Tulipduo vince il Burri
redatto da Simone Tomei FREE

20210826_CittaDiCastello_00_ConcorsoAlbertoBurri_miniaturaCITTÀ DI CASTELLO (PG) - È giunto a conclusione con il concerto di mercoledì 25 agosto 2021 nel Teatro degli Illuminati di Città di Castello il Concorso Nazionale Alberto Burri per gruppi giovanili di musica da camera, riconoscimento promosso dal Festival delle Nazioni e giunto quest’anno alla sua quarta edizione. Nella selezione finale che si è svolta il
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Classica
Gala IX Sinfonia di Beethoven
servizio di Angela Bosetto FREE

20210826_Vr_00_IXSinfoniaBeethoven_ErinaYashima_phEnnevFotoiVERONA – Chiunque abbia assistito all’ultima edizione areniana dei Carmina Burana (estate 2019), ricorderà bene il commosso saluto finale di Ezio Bosso che, girandosi verso il pubblico festante, promise: «Ci vediamo l’anno prossimo per la Nona». Dirigere la Sinfonia n. 9 in re minore per soli, coro e orchestra op. 125 di Ludwig van Beethoven in Arena era il suo
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Vocale
Viva il "Verdi"
servizio di Rossana Poletti FREE

20210823_Ts_00_VivaIlVerdi_JordiBernacer_phLucioAbadTRIESTE - Il Teatro lirico “Giuseppe Verdi” è indubbiamente il teatro esistente più antico di Trieste. La sua costruzione cominciò per iniziativa privata nel 1798, per essere completata nel 1801, duecentoventi anni fa. Fu inaugurato con il nome di Teatro Nuovo, si chiamò poi Teatro Grande, nel 1861 divenne Teatro Comunale e soltanto centoventi anni fa nel 1901
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Opera dal Centro-Nord
The Fake's digress realtŕ contemporanea
servizio di Carlo Grandi FREE

20210822_Lu_00_TheFakeSDigres_AntonioFerdinandoDiStefano.JPGLUCCA - Nei primi giorni di luglio, caratterizzati dalla ripresa delle attività artistiche e musicali grazie al calo dei contagi Covid-19, abbiamo avuto il piacere di assistere nella splendida cornice del Teatro del Giglio di Lucca, ad una delle serate del MITO festival di Lucca Chamber opera 2020-21, dedicato alla messa in scena di nuove opere scritte da compositori contemporanei
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Vocale
Jonas Kaufmann Gala Event di successo
servizio di Athos Tromboni FREE

20210818_Vr_00_JonasKaufmannGalaEvent_JonasKaufmann_phEnneviFotoVERONA – E in effetti si è trattato di una grande, festosa, celebrazione: il Jonas Kaufmann Gala Event di martedì 17 agosto 2021 ha “consacrato” presso il pubblico (popolare e no) dell’Arena di Verona il celebre tenore tedesco. Si sa, i frequentatori dell’Arena hanno il mito del ‘grande tenore’ perché tutti i grandi del passato (un po’ meno quelli del presente…) hanno
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Echi dal Territorio
Incontri Asolani di Musica da Camera
redatto da Athos Tromboni FREE

20210817_Asolo_00_IncontriAsoliani2021_FedericoPupoASOLO (TV) -  Con un evento straordinario che rientra nelle celebrazioni del VII centenario della morte di Dante Alighieri, mercoledì 1 settembre 2021 si inaugura la 43esima edizione di Incontri Asolani, Festival Internazionale di Musica da Camera con la direzione artistica di Federico Pupo,  rassegna dall’alto valore artistico che torna ogni settembre
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Opera dal Centro-Sud
L'universo parallelo di Elisabetta
servizio di Valentina Anzani FREE

20210814_Ps_00_ElisabettaReginaDInghilterra_KarineDeshayes_phAmatiBacciardiPESARO, 8 agosto 2021 – La regia di Davide Livermore per Elisabetta Regina d’Inghilerra, seconda opera del Rossini Opera Festival 2021, ci trasporta nella prima stagione della serie The Crown, con una Regina Elisabetta (seconda) che fa con la sua aria di apertura un discorso alla nazione. È immersa in scene (di Giò Forma) dall’aura tipicamente British,
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Eventi
Dante al Castello di Gradara
redatto da Athos Tromboni FREE

20210813_Ps_00_WKO-DanteAlCastelloDiGradaraPESARO - In quest'anno di celebrazioni del settecentesimo anniversario della morte di Dante Alighieri, l'Italia tutta (e non solo l'Italia) sta mostrando un fervore culturale straordinario intorno al sommo Poeta e alle sue vicende umane e letterarie. Così anche la Wunderkammer Orchestra (che ha due sedi, una a Pesaro e una a Milano) si è mossa senza
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Opera dal Centro-Sud
Aida ai tempi degli oleodotti
servizio di Valentina Anzani FREE

210813_Mc_00_Aida_MariaTeresaLeva_phTabocchiniMACERATA, 12 agosto 2021 – L’Aida in scena sul palcoscenico maceratese è stata insignita della Medaglia del Presidente della Repubblica in onore dei 100 anni di spettacoli in Sferisterio, e la qualità dell’allestimento non avrebbe potuto meglio celebrare tale importante ricorrenza. La regia di Valentina Carrasco - con le scene di Carles
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Vocale
Pizzolato, Simeoni, Oropesa recitals stellari
servizio di Valentina Anzani FREE

20210811_MartinaFranca_00_Concerti2021_JoanSutherlandMARTINA FRANCA (TA), 20 luglio/2 agosto 2021 – Il Festival della Valle d’Itria anche per questa 47° edizione ha proposto concerti fruibili sia sul palcoscenico di Palazzo Ducale a Martina Franca, sia in altre location di pregio del territorio quali alcune masserie e il Castello Aragonese di Taranto. Ricercati gli interpreti e i programmi, che quest’anno hanno
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Soci Uncalm
Concerti per Don Silvio
servizio di Fulvio Galleano FREE

20210811_Sv_00_AssociazioneRossini2Concerti_DukeEllingtonSAVONA - L' Associazione Rossini, in collaborazione con l'Ufficio Beni Culturali della Diocesi di Savona e con il Seminario Vescovile di Savona, proporrà, nella seconda metà di agosto 2021, due concerti straordinari, entrambi con il pensiero rivolto a Don Silvio Delbuono già Rettore della Cattedrale di Savona, grande amico e sostenitore della ns. Associazione, appassionato
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Personaggi
Cambio al Festival della Valle d'Itria
redatto da Athos Tromboni FREE

20210810_MartinaFranca_00_SebastianSchwarzNuovoDA_FrancoPunziMARTINA FRANCA (TA) - Il musicologo tedesco Sebastian Schwarz è il nuovo direttore artistico del  Festival della Valle d’Itria per il triennio 2022-2024. Succede ad Alberto Triola che ha firmato dodici edizioni del festival presieduto da Franco Punzi. A pochi giorni dalla chiusura della 47a edizione del Festival della Valle d’Itria che, nonostante le difficoltà legate alla pandemia,
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Opera dal Nord-Est
Nabucco e La traviata successi di prassi
servizio di Nicola Barsanti FREE

20210809_Vr_00_Nabucco_LucaSalsiAnnaPirozzi_phEnneviFotoVERONA - Non c'è dubbio che fra tutti i titoli dei cartelloni estivi della Fondazione Arena di Verona da che sono allestititi gli spettacoli nell'anfiteatro romano, i due capolavori verdiani qui citati costituiscano una punta di diamante delle programmazioni passate e presenti succedutesi nel corso delle stagioni. Ecco come è andata quest'anno con i cast alternativi a
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Opera dal Centro-Sud
Un Moďse commovente
servizio di Valentina Anzani FREE

20210807_Ps_00_MoiseEtPharaon_EleonoraBurattoAndrewOwens_phAmatiBacciardiPESARO, 6 agosto 2021 – Prima opera del Rossini Opera Festival 2021 in scena alla Vitrifrigo Arena di Pesaro è stata Moïse et Pharaon. La regia di Pier Luigi Pizzi, tutta sviluppata sui colori del blu, viola e giallo a toni solidi, è al solito - per i canoni estetici del Maestro - ridotta all’essenziale di linee e blocchi rettangolari che di volta in volta sono gradinate, spalti, rive di fiume, mura, porte.
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Vocale
Markus Werba grande interprete
servizio di Valentina Anzani FREE

20210805_MartinaFranca_00_Winterreise_MarcusWerba_phClarissaLapollaMARTINA FRANCA (TA), 4 agosto 2021 – L’idea di rappresentare in forma scenica un ciclo di Lieder (nati per l’intrattenimento statico di un salotto borghese da parte di un cantante e un accompagnatore al pianoforte) non è scontata, ma con Winterreise di Franz Schubert, penultimo appuntamento del XXXVII Festival della Valle d’Itria, il regista Libero
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Personaggi
Gea Garatti Ansini nuovo maestro del coro
FREE

20210805_Bo_00_TeatroComunale_GeaGarattiAnsiniBOLOGNA - Dopo due anni di intenso e proficuo lavoro, il Teatro Comunale di Bologna ringrazia il maestro del Coro Alberto Malazzi che il 12 agosto 2021, al termine delle recite di La bohème di Giacomo Puccini, concluderà la sua collaborazione con il teatro.
Da settembre prossimo, con la stagione autunnale, il Comunale di Bologna e il suo Coro daranno il benvenuto
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Eventi
Un Carlo Felice per tutti i gusti
redatto da Athos Tromboni FREE

20210805_Ge_00_TeatroCarloFelice_ClaudioOraziGENOVA - Nel prossimo mese di ottobre il Teatro Carlo Felice festeggerà il trentennale dell’apertura della nuova sede, quella attuale (18 ottobre 1991 – 18 ottobre 2021); per questo, guardando al futuro con fiducia,  ha annunciato il cartellone di Opere, Balletto, Concerti dei mesi di settembre-dicembre 2021, dedicato alla ricorrenza del trentennale.
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Jazz Pop Rock Etno
Dante il cinema la musica e Avati
servizio di Attilia Tartagni FREE

20210805_Ra_00_DanteIlCinemaLaMusica_PupiAvatiRAVENNA - Con un fantastico binomio di parole e note La Milanesiana 2021, il festival itinerante ideato e diretto da Elisabetta Sgarbi, ha fatto il botto in Piazza del Popolo a Ravenna il 1 agosto 2021 con un programma intitolato  Dante, il Cinema, la Musica. Ospite d’onore della serata era il regista Pupi Avati, intervistato da Mario Andreose, direttore della
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Opera dal Centro-Sud
La creazione un romanzo di formazione
servizio di Valentina Anzani FREE

20210804_MartinaFranca_00_LaCreazione_FabioLuisiMARTINA FRANCA (TA), 31 luglio 2021 – La direzione di La creazione (Die Schöpfung) di Franz Joseph Haydn, data dalla bacchetta del maestro Fabio Luisi in testa all’Orchestra del Teatro Petruzzelli di Bari, è stata tra quanto di più pregevole si è ascoltato durante la XVII edizione del Festival della Valle d’Itria. Questo oratorio (genere originariamente
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Jazz Pop Rock Etno
L'Enzo di Elio chiude Ravenna Festival
servizio di Attilia Tartagni FREE

20210803_Cervia_00_CiVuoleOrecchio_Elio_phZani-CasadioCERVIA (RA) - Con il titolo di una canzone di Enzo Jannacci, “Ci vuole orecchio” , il 31 luglio 2021 si è tenuto ultimo appuntamento del Trebbo in Musica a Cervia, che ha chiuso brillantemente il Ravenna Festival incontrando Milanesiana, 22° edizione del Festival itinerante condotto da Elisabetta Sgarbi sul tema “Il progresso”. Ed è progresso anche riproporre
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Opera dal Centro-Nord
L'amico Fritz debutta sul lago
servizio di Athos Tromboni FREE

20210802_Li_00_LAmicoFritz_GiannaFratta_phFelici-BizziGUASTICCE (LI) - L'opera all'aperto, sul lago... anzi, sul Lago Alberto a Guasticce (Collesalvetti). Da non confondere con un altro lago toscano, quello di Massaciuccoli, dove anche là si fa l'opera all'aperto. Sul Lago di Massaciuccoli, si fa Giacomo Puccini; qui a Guaticce, Pietro Mascagni. Un binomio di festival (Puccini / Mascagni) che se diventa contagioso
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Opera dal Nord-Est
Cavalleria rusticana e Pagliacci altro trionfo
servizio di Angela Bosetto FREE

20210802_Vr_00_CavalleriaPagliacci_MarcoArmiliato_phEnneviFotoVERONA – A oltre un mese dalla prima stagionale di Cavalleria rusticana e Pagliacci (qui la recensione di quella recita) e pochi giorni dopo la stellare Turandot di Anna Netrebko e Yusif Eyvazov, l’Arena organizza una nuova serata speciale con protagonista un’altra illustre coppia del mondo della lirica, ossia il tenore Roberto Alagna
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Opera dal Centro-Sud
Griselda travisata e Angelica sovrabbondante
servizio di Valentina Anzani FREE

20210801_MartinaFranca_00_Griselda_CarmelaRemigio_phClarissaLapollaMARTINA FRANCA (TA) - Delude la ripresa dell’opera di Alessandro Scarlatti, la Griselda diretta da George Petrou, al 47° Festival della Valle d’Itria; e non si presenta esente da critiche neanche l' Angelica, serenata di Nicola Porpora diretta da Federico Maria Sardelli, allestite sul palcoscenico del Palazzo Ducale. Ecco come è andata e quali giudizi hanno stimolato:
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Opera dal Nord-Est
Turandot incorona la Netrebko
servizio di Athos Tromboni FREE

20210731_Vr_00_Turandot_AnnaNetrebko_EnnevifotoVERONA - Se si cita la Turandot di Giacomo Puccini quale “spettacolo da Arena” si fa una citazione azzeccata: l’opera incompiuta del maestro lucchese, infatti, fu allestita nell’anfiteatro veronese nel 1928 per la prima volta (Puccini era morto nel 1924 all’ospedale di Bruxelles) e da allora ad oggi ha avuto allestimenti pressoché continui, festival dopo festival
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Ballo and Bello
A settembre Interno Verde Danza
servizio di Athos Tromboni FREE

20210730_Fe_00_PresentazioneInternoVerdeDanza_MoniOvadiaFERRARA – Il Teatro Comunale Claudio Abbado concluso il cartellone estivo che ha portato alcuni spettacoli “fuori” del tradizionale palcoscenico di Rotonda Foschini, rilancia un altro “fuori”, con la ripresa settembrina delle attività, affidata alla danza contemporanea: per la prima volta, venerdì 10, sabato 11 e domenica 12 settembre l’appuntamento è 
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Opera dal Centro-Nord
Ecco la Turandot di Puccini/Berio
servizio di Athos Tromboni FREE

20210726_TorreDelLago_00_Turandot_DanieleAbbadoTORRE DEL LAGO PUCCINI (LU) - Tanto se ne parlò che poi avvenne… eh sì! la Turandot con il finale “moderno” di Luciano Berio (al posto di quello “tradizionale” di Franco Alfano) è finalmente andata in  scena sabato 24 luglio come secondo titolo del Festival Puccini 2021. Anche in questa circostanza l’introduzione musicologica della serata è stata
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Operetta and Musical
Una Vedova che rinverdisce la tradizione
servizio di Rossana Poletti FREE

20210726_Ts_00_LaVedovaAllegra_AndreaBinettiTRIESTE, Teatro Verdi - Era il 27 febbraio del 1907 e al Teatro Filodrammatico di Trieste andava in scena la prima italiana di “La Vedova allegra”, l’operetta di Franz Lehár che ha avuto più successo in assoluto al mondo. Che a quel tempo Trieste fosse italiana nello spirito è vero, ma in quel momento era ancora il porto principale dell’Impero austro-ungarico e
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Opera dal Nord-Est
Nabucco e le analogie con l'olocausto
servizio di Angela Bosetto FREE

20210726_Vr_00_Nabucco_DanielOren_FotoEnneviVERONA – Interrotta dalla pioggia, la prima stagionale del Nabucco di Giuseppe Verdi è stata pienamente recuperata sabato 24 luglio 2021 con il ritorno del baritono Amartuvshin Enkhbat, che (se il meteo non si fosse intromesso) avrebbe dovuto inaugurare il ciclo di recite del capolavoro verdiano nei panni del re babilonese. E per ascoltare il Nabucco
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Jazz Pop Rock Etno
Uno nel tutto č grande rock
servizio di Attilia Tartagni FREE

20210726_Russi_00_UnoNelTutto_EnzoVinceVallicelli_phLucaConcasRUSSI (RA) - Il Palazzo San Giacomo, sorto per le vacanze estive della ricca famiglia ravennate dei Rasponi, da anni  è location per gli spettacoli di sapore popolare del Ravenna Festival; sembra aver perduto quella caratteristica di festa campestre che lo rendeva unico nella programmazione provinciale, ma non ha perso però il suo fascino. Ora, nel rispetto
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