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Lettere al Direttore

 

A proposito di "La piccola bottega degli orrori"
A volte ringraziano

VERONA - All’epoca delle mie prime recensioni, alla fine degli anni Quaranta in Genova, il critico titolare del giornale del quale ero il "Vice", mi disse: «Nella tua vita potrai fare diecimila recensioni positive e mai nessuno ti dirà grazie, ma se farai tanto di scriverne una, non dico negativa, ma appena con qualche riserva, riceverai una lettera di due fitte pagine in cui, frammezzo a insulti e male parole, ti verrà fatto noto che sei un ignorante e un imbecille ». La previsione non tardò a verificarsi, e tuttora perdura. Ci accade d’imbatterci in titolari di Compagnie di cui non abbiam detto che bene, e né pur dell’occasione profittano per dirci una parola di gradimento. A volte però, incredibilmente, si verifica anche qualche eccezione: e così ecco lo staff di Veronamusical indirizzarmi questa lettera: «gentile signor Stancanelli, le scriviamo per ringraziarla dei bellissimi complimenti che ci ha fatto nel suo articolo sulla nostra Piccola bottega degli orrori. Scusandoci per il ritardo nel dare inizio allo spettacolo (che ci è stato richiesto dai responsabili del teatro perché la mancanza di parcheggio auto impediva agli spettatori di arrivare puntuali), speriamo di riaverla tra il pubblico alla nostra prossima replica. Naturalmente sarà nostro ospite e potrà così visionare il secondo atto. Dato che, per nostra mancanza, quel giorno non disponevamo dei libretti di sala, le indichiamo qui di seguito tutti i crediti. Speriamo di rivederla presto in sala e le porgiamo i nostri saluti e i più sentiti ringraziamenti». Non nascondiamo come scoprire che, a volte, qualcuno apprezza il nostro lavoro, ci fa immensamente piacere. In margine, ci sia consentito di dire che la mancanza di parcheggi è nota, o dovrebb’esserlo, da cinquant’anni, e dunque chi si s’accosti alla meta in auto deve a priori tenerne conto: oppure far come faccio io, che mi sposto a piedi o in bicicletta. Affermo che non è lecito penalizzare gli spettatori arrivati in orario per favorire i maleducati ritardatarî: in linea di principio né pur d’un minuto, ma in pratica se ne possono al massimo ammettere cinque. Ed ora, ecco qui di seguito i dati di cui eravamo privi, e alla cui notificazione tutti gli artefici dello spettacolo hanno diritto. Traduzione dei testi Michele Renzullo. Scenografie Marianna Bellamoli. Costumi Simone Rizzi, Rosanna Braga e Elisabetta Bazzerla. Coreografie Efren Bressan, Raffaele Cutolo, Tatiana Cazzadori e Margherita Silvestri. Interpreti (e personaggi): Tatiana Cazzadori (Audrey), Antonio Trotta (Seymour), Annamaria Cometti/Mauro Cutrino (Moushnik), Michele Faustini/Mattia Zorzi (Audrey II, Skip Snip, Martin), Andrea Ragno (Orin Scrivello, Bernstein, Barbone), Cinzia Bottacini/Monica Padovani (Chiffon), Camilla Bertini/Francesca Cortese/Donatella De Carli (Crystal), Laura Boccuci/Lucia Sebillo/Rossella Stevanìn (Ronnette), Luisa Crema (Luce, Cliente), Michele Vigilante (voce prologo). (S. S.)

 

 

Lettera aperta al M° Chailly

FERRARA - Illustre Maestro, leggo sul Corsera la sua proposta per risolvere la crisi della musica (classica): partire dalla scuola. La sua analisi è carica di lamenti e critiche allo status quo.Mi domando se lei e i suoi colleghi grandi maestri della direzione di orchestra non siate altrettanto corresponsabili della situazione. Quante volte avete messo in repertorio qui in Italia composizioni nuove, nel senso magari di non più eseguite da 30 o 50 anni? O invece avete preferito ripetere le stesse sinfonie di Beethoven o Brahms o Mahler in quantità industriale, o per i concerti violinistici i soliti Mozart, Beethoven,
Brahms, Mendelssohn, magari Sibelius qualche volta, e per lo più con gli stessi solisti, normalmente stranieri e patentati delle case discografiche majors? Quanto spazio avete riservato ai nomi nuovi, ai giovani non inquadrati, ma capaci di proporre pagine nuove?
Io ricordo che avendo presentato anni fa a una grande istituzione musicale milanese (non la Scala) un ottimo solista di violino con un grande repertorio classico, non gli è stata neppure data una risposta dalla segretaria, e men che meno dal direttore musicale. E allora, chi è causa del suo mal pianga sé stesso. Certo che con voi i Vasa Prihoda, gli Ossy Renardy o gli Aldo Ferraresi invece di salire all'olimpo dei grandi teatri e delle stagioni concertistiche resterebbero a mangiarsi la mela davanti alla Scala o a esibirsi in una orchestrina di avanspettacolo. (Gianluca La Villa)

 


 

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