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Pianoforte

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Gradito ritorno per la Stagione de I Concerti della Normale

Omaggio di Maurizio Baglini alla sua città

di Antonio F. Di Stefano

PISA - Baglini convince ed incanta il pubblico pisano con la Nona di Beethoven nella trascrizione di Franz Liszt. Pubblico delle grandi occasioni al teatro Verdi di Pisa con tutto esaurito. Un pianoforte e il suo rapporto con la scrittura orchestrale. Una trascrizione certamente difficile controversa che persino il suo autore, Franz Liszt riteneva incompiuta o quantomeno a tratti lontana dalla indubbia grandezza della scrittura orchestrale del suo autore L.van Beethoven. 

 

Il pianista Maurizio Baglini

Allora ci si potrebbe chiedere perché un pianista come Maurizio Baglini che da anni frequenta con successo ed assiduità i palcoscenici di tutto il mondo abbia deciso quale "ritorno di Ulisse in patria" nel teatro della sua città (che lo vide protagonista, oltre un decennio fa, dell'integrale degli Studi di Chopin) di intraprendere il viaggio in uno spartito-partitura assai complesso, che nella sostanza infine non é né questo né quello. La risposta ovviamente, come la domanda, non ha una lettura univoca. La trascrizione di Liszt é un'opera impervia come il suo originale. Densa di rimandi orchestrali, non detti ma suggeriti o meglio ispirati, l'opera sviluppa ed accentua parti che solitamente non si stagliano con evidenza nel gioco timbrico degli strumenti. In questo aspetto, pregnante di conseguenze, la trascrizione centra l'obiettivo. Illumina le strutture nascoste. Le esalta, le ramifica e le rafforza. Baglini con esse. Esalta ramifica e rafforza le iscrizioni sonore interne che spesso asservono e timidamente scompaiono al gioco titanico dei volumi e delle stratificazioni storiche che attendono lo scioglimento di ogni tensione ed intenzione nel celebre inno alla gioia finale. Ogni frammento é disegnato da Baglini con la massima cura del cesellatore. Ma non é un'opera pianistica dell'Ottocento. Pare a volte più un'opera del Novecento nell'utilizzo del frammento sonoro, nell'uso dilatatorio della pausa. Mentre in talaltra ci proietta nel barocco con il contrappunto rigoroso e l'uso della fuga o meglio del fugato e di forme ormai lontane alla scrittura ottocentesca. Ma Beethoven, si sa, trasforma il contenitore della sinfonia mozartiana in uno spazio sonoro-temporale nel quale giocare ad inserire tutto e il contrario di tutto; la fuga, la forma sonata, il tema e variazioni, la marcia militare. Baglini allora asseconda e non cerca di sfuggire a tale lettura. Le parti fugate si elevano quindi con chiarezza e geometrica pulizia. Timbri ed incastri sono così intessuti nel mosaico principale senza allontanarsi dalla storia. È Beethoven, non é Bach. Così pure come le impervie ottave che devono riproporre movimenti sonori tipici degli archi e di altre sezioni orchestrali che nel pianoforte sembrano spersi, abbandonati al destino del puro virtuosimo e che invece devono portare avanti un discorso lessicale assai denso di conseguenze. Baglini legge nell'intimo di tali problematiche e cerca, riuscendovi pienamente, di non trascinarle nel giogo della velocità o del virtuosismo peggio ancora del compiacimento estetizzante. In Beethoven-Listz appare e si impone inoltre il colore dell'opera lirica, con tremolii e macchie sonore che nella scrittura orchestrale erano su tutt'altro piano lessicale. Ecco che appare un vocabolario nascosto. La lettura pianistica riesce, pur con tutti i suoi limiti oggettivi a riportare in superficie il magma sonoro dell'opera e del dramma teatrale in particolare. Baglini come sempre legge con estrema precisione anche questo aspetto. Il teatro, che in Beethoven aveva trovato oggettivazione solo nell'unica opera composta, il Fidelio, scritto con tormento in tre versioni successive, in realtà permea e nutre come linfa sotterranea, gran parte della produzione strumentale anche in ambiti solo apparentemente lontani. Ma é un teatro grandioso, forse eroico, ma non nel senso deteriore del termine. Baglini coglie pienamente anche questo aspetto non concedendo, in ultima analisi, nulla al vacuo. Raffinatissimi i tre fuoriprogramma, sicuramente non necessari all'economia del concerto. Uno su tutti solo per esemplificare; La campanella di Liszt, brano che ci riporta a programmi di altri tempi, forse, eseguito con grandissimo controllo timbrico, leggerezza e vivacità. Pubblico delle grandi occasioni in autentica ovazione che ha visto la presenza di molti nomi della musica, tra cui il recente premio Oscar pisano Dario Marianelli, ad omaggiare il giovane collega concittadino.

 

Nel Teatro Tiberini un interessante concerto 

Giovanni Vitaletti un amante virtuoso del pianoforte

di Giosetta Guerra

SAN LORENZO IN CAMPO (PU) - Domenica 24 agosto il pianista milanese Giovanni Vitaletti ha tenuto al Teatro Tiberini un interessante concerto per pianoforte solo con pagine di Chopin (Polacca op.26 n.1, Polacca op.40 n.1), Beethoven (Sonata op. 53 "Waldstein" Allegro con brio, Introduzione, Adagio molto, Rondò, Allegretto moderato) e Mussorgski (Quadri di una esposizione, Passeggiata Gnomus, Passeggiata Il vecchio castello, Passeggiata Tuileries Bydlo, Passeggiata Balletto dei pulcini nei loro gusci Samuel Goldenberg und Schmuyle, Passeggiata Il mercato di Limoges-Catacombae, Con mortuis in lingua morta, Baba Yaga, La grande porta di Kiev). 

Il pianista Giovanni Vitaletti
(fototeca gli Amici della Musica.net)

 

Organizzato dal Country House Villa Ginevri e dalla Società Cooperativa sociale I Talenti di Mondavio (PU) insieme all’Associazione Musicale Mario Tiberini, il concerto è stato un momento di cultura musicale nell’ambito della Festa Mestieri e Mercanti promossa e allestita dalla Pro Loco di San Lorenzo in Campo, con stands di tipicità gastronomiche, sfilate storiche in costume, esibizione di sbandieratori e spettacolo piromusicale finale. La lettura di Vitaletti è molto fedele alla scrittura musicale, tecnicamente esegue ciò che è scritto, le variazioni di tocco servono per far capire il linguaggio del compositore. Pertanto il pianista riesce a trasmettere il clima romantico delle composizioni di Chopin, basate sull’armonia, il fraseggio poetico della pagine di Beethoven e l’aspetto coloristico dei noti brani di Mussorgski. Alla varietà dei temi risponde sulla tastiera varietà di tocco, di intensità e di colore; le mani si incrociano, le dita saltellano, accarezzano o percuotono i tasti, e sono il mezzo di unione del pianista con la tastiera, sulla quale l’artista riversa la sua anima. Vitaletti, diplomato in pianoforte e in liuteria ha seguito anche corsi di composizione, direzione d’orchestra e clavicembalo. È docente di pianoforte principale al Conservatorio di Musica "C.Monteverdi" di Bolzano, Direttore del Civico Istituto Musicale "G.B.Sammartini" di San Donato Milanese e della Scuola Civica di Musica di San Zenone e fa parte del direttivo della ASMU (Associazione Scuole di Musica). Svolge con successo attività concertistica per teatri e società italiane e straniere sia come solista che con orchestra. Ha fatto tournées in tutto il mondo. Nei prossimi mesi si esibirà a Francoforte, Mosca, Varsavia, Melbourne in Australia e in Cina. Registrazioni di sue esecuzioni anche dal vivo sono state trasmesse da RAI Radiodiffusione, da RAI Radio uno, RAI Radio tre e NDR (Radio nazionale tedesca). Come clavicembalista ha accompagnando solisti quali Giuliano Carmignola e Severino Gazzelloni.


 

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