Pubblicato il 10 Maggio 2021
Interessante spettacolo di canto lirico e recitazione ideato dal regista Sandro Santillo
Donna vittima e portatrice di speranza servizio di Luisa De Bartolomei

210510_Mi_00_DonnaVittima_CeciliaHyunahSonMILANO - Il 6 maggio scorso ho assistito ad uno spettacolo particolare in un luogo particolare: l’Arci Bellezza a Milano. Questo luogo tanti anni fa era una palestra di pugilato (ci sono ancora i sacchi pugilistici e i punching ball) ma il posto è passato alla storia perché, in questa palestra, sono state girate le scene del film "Rocco e i suoi fratelli" (1960) di Luchino Visconti. Nonostante siano passati tanti anni, le pareti trasudano ancora delle emozioni che Alain Delon, Claudia Cardinale e gli altri attori ci hanno regalato. Si respira ancora un’aria di fumo, luci al neon e di sudore. La parte superiore della struttura, invece, un ampio cortile, un vasto giardino e un grande salone, con annesso palcoscenico, danno un senso di riposo e di rilassatezza, un'oasi di pace; nella convulsa Milano che piano piano sta riprendendo i suoi connotati.
Ho chiesto all’autore e regista dello spettacolo, Sandro Santillo, come mai la scelta della ex palestra di Arci Bellezza, e non del salone superiore con palcoscenico, per rappresentare: Il melodramma o la disfatta della donna; la sua risposta è stata: «La storia raccontata aveva bisogno non di un teatro, dove sfilano tante storie di donne, uomini, passioni sentimenti; ma un luogo che raccontasse una storia sola, quella della donna che attraverso il suo sacrificio getta un seme per la nascita di un nuovo, diverso e paritetico rapporto con l’uomo. Lo spettacolo è un racconto della donna nell’opera, non un'opera sola.»

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La rappresentazione (prodotta da GVManagement) è un’affascinante avventura nell’opera lirica attraverso alcuni dei personaggi femminili più famosi e amati. Il teatro, infatti, è la metafora della vita; in questo caso, purtroppo, è una metafora tragica: la donna è vittima dell’uomo, ma allo stesso tempo è quella che con i suoi gesti, le sue rinunce e, soprattutto, il suo amore riesce a gettare un ponte tra la figura femminile e quella maschile, che devono imparare a convivere su basi diverse da quelle che le eroine impersonano nelle opere.
Il primo gruppo di donne Donna Elvira (del Don Giovanni di Mozart); Lucia (Lucia di Lammermoor, Donizetti); Violetta (La traviata, Verdi); Tosca (Puccini) sono vittime di vari tipi di violenza: quella fisica, quella familiare, quella sociale e quella politica; alla quale tentano di sottrarsi, ma inutilmente.
C’è un altro gruppo di donne: Norma (Bellini); Aida (Verdi); Cio Cio San (Madama Butterfly, Puccini) che, invece, pur potendo scegliere di continuare a vivere decidono di morire perché vedono infranto il loro sogno d’amore.
Da una parte, quindi, la donna come vittima dell’uomo, dall’altra la donna come “maestra” che ci indica che solo l’Amore (con la a maiuscola) è in grado di redimere il rapporto malato che ancora oggi, in tante situazioni, esiste tra l’uomo e la donna. Rispettare, accettare la volontà della donna senza tentare di sopraffarla, di imporle scelte che non condivide.
I due piani della storia messa in scena da Santillo, la vittima e la portatrice di speranza, sono state rispettivamente interpretati dalsoprano Cecilia Hyunah Son e dall’attrice Cristina Maine; al pianoforte sedeva la maestra Debora Mori.
Il compito più arduo è spettato alla cantante che ha spaziato in un repertorio molto diverso, il risultato è stato davvero lusinghiero, anche perché si è resa protagonista di un’interpretazione attoriale che l'ha messa a proprio agio, anche nei momenti di maggior impegno vocale.
L’attrice con la sua recitazione attenta e puntuale e le sue pause ben calibrate ha denunciato, da una parte, l’uomo con il suo comportamento, ma ha fatto anche da pungolo verso il pubblico per sottolineare come un cambiamento di rapporto tra l’uomo e la donna sia un passo ineluttabile per un mondo migliore.
Lo spettacolo ha raccontato, attraverso la lirica, molta realtà attuale che vede ancora la donna vittima di violenza e prevaricazione da parte dell’uomo. Le protagoniste, pur usando linguaggi diversi (la recitazione, il canto e la musica) sono riuscite a veicolare un messaggio chiaro e universale: il rispetto per la donna.
Altro pregio dello spettacolo è stata la levità, non risultando mai noioso o scontato (visto la presenza di arie famosissime) grazie ai movimenti scenici e alla gestualità delle due interpreti in scena, e all'accompagnamento preciso e puntuale della Mori, che hanno consentito al pubblico di recepire il contesto da diversi punti di vista, rendendo lo spettacolo un unicum al quale mi sento di augurare un lungo e felice percorso sia per lo spettacolo stesso, ma soprattutto per il messaggio di speranza che sottende, cosa di cui oggi abbiamo particolarmente bisogno.

Crediti fotografici: Ufficio stampa GVManagement
Nella miniatura in alto: il soprano Cecilia Hyunah Son
Al centro: ancora la Son con la pianista Debora Mori e l'attrice Cecilia Maine
Sotto: intense espressioni nell'interpretazione delle protagoniste





Pubblicato il 22 Settembre 2020
I Lieder di Ludwig van Beethoven nella superba interpretazione del tenore britannico
Le 'Trame Sonore' di Padmore servizio di Laura Gatti

200922_Mn_00_MarkPadmoreRecitalMANTOVA - Largo spazio a Ludwig van Beethoven, nel 250° anniversario della nascita, al festival 'Trame Sonore' svoltosi dal 4 al 6 Settembre 2020 a cura dell’Orchestra da Camera di Mantova. Oltre alle splendide esecuzioni che hanno visto protagonista il celebre pianista Alexander Lonquich (di particolare rilievo la proposta della grandiosa Sonata op. 106), una nota di merito spetta al concerto tenuto nella magnifica cornice del Teatro Bibiena dal tenore Mark Padmore, suggestivo interprete, in duo con il pianista James Baillieu, di una ricca collana di Lieder beethoveniani, accolti entusiasticamente dal pubblico.
Il tenore britannico ha mirabilmente eseguito pagine di pregevole ispirazione, ancora purtroppo poco note al pubblico dei concerti cameristici, se si eccettuano Adelaide ed i sei Lieder An die ferne Geliebte op.98, noti per essere il primo ciclo nella storia del Lied e che Franz Liszt trascrisse per pianoforte.

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Considerato oggi come uno dei maggiori liederisti attivi sulla scena internazionale, Mark Padmore ha ottenuto un vivissimo successo, sfoggiando una vocalità ricca di sorprendenti colori, perfetto stile e musicalità, nonchè arte interpretativa di altissimo livello.
Encomiabile la collaborazione pianistica di James Baillieu.

Crediti fotografici: Fototeca gli Amici della Musica.Net
Nella miniatura in alto: il tenore britannico Mark Padmore
sotto: Padmore con il pianista James Baillieu





Pubblicato il 09 Agosto 2020
Approdata a Villa Bertelli un'associazione di artisti lirici destinata alla notorietā non solo in Versilia
Le belle consonanze della Kreion servizio di Athos Tromboni

200809_ForteDeiMarmi_00_ConsonanzeArtistiche_SimoneTomei_phMattiaBertozziFORTE DEI MARMI (LU) - Sono le "consonanze artistiche" quelle che consentono ad uno spettacolo (a qualsiasi spettacolo, indipendentemente dal genere) di affermarsi come evento notevole e richiamare tante persone che poi possono dire orgogliosamente ai figli e nipoti quel famoso «io c'ero». Tanto più se si tratta di musica lirica, dove le "consonanze" ai giorni nostri si sono rarefatte, depresse da una crisi senza precedenti, pandemia da Coronavirus docet...
Ma la volontà di non arrendersi è il più efficace antidoto contro le "non-consonanze" o (se si preferisce, visto che siamo in campo musicale) contro le "dissonanze", così come il vaccino prossimo futuro (si spera) può essere la soluzione contro la pandemia che deprime oggi i nostri proponimenti e i nostri intenti.
Su questa linea di rilancio delle "consonanze" si è mossa recentemente la giovane associazione Kreion Versilia guidata dal soprano Alida Berti e animata da molti artisti lirici, tutti "consonanti".
Questa l'impressione suscitata durante il bel concerto tenutosi venerdì 7 agosto 2020 presso la Villa Bertelli di Forte dei Marmi. La grande arena della villa, capiente di mille posti a sedere tutti distanziati secondo norma, era piena a metà; un bel successo di pubblico se si considera che un concerto lirico in provincia, quando raccoglie 500 e più spettatori, è di per sé un evento.
Certo, il programma era allettante: oltre alla Berti erano in pedana il baritono Sergio Bologna, il mezzosoprano Anna Maria Chiuri, il soprano Antonia Cifrone, il soprano Elena Fioretti, il tenore Luciano Ganci e il basso Giorgio Giuseppini. Una all-stars del mondo lirico italiano, perché si tratta di artisti che hanno già maturato invidiabili carriere, salvo la giovane e promettente Elena Fioretti il cui avvenire verso il successo professionale sembra già assicurato, viste (e sentite) le qualità vocali di questa cantante.

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Il concerto era diretto musicalmente dal pianista Roberto Barrali, con un intervento anche del giovane clarinettista Ioan Bodnarciuc (fresco di diploma di maturità al liceo musicale di Massa, figlio di Alida Berti) per il preludio dell'aria E lucevan le stelle dalla "Tosca" di Puccini; la serata era dedicata come "ricordo" a due celebri versiliesi quali l'imprenditore e melomane Vando D'Angiolo (scomparso all'età di 86 anni il 27 dicembre 2019), e al basso Luigi Roni (scomparso all'età di 76 anni il 26 marzo scorso, vittima del Covid-19).
Un "ricordo" e non una commemorazione, come ha tenuto a precisare, a nome di tutti, il presentatore della serata Simone Tomei, critico musicale della nostra testata.
Sul palcoscenico erano in bella mostra, oltre al pianoforte, due sculture bronzee di Emmanuel Fillon, artista contemporaneo, stile neoclassico, allure canoviano. E il fondale accoglieva le proiezioni (una vera a propria carrellata di colori, paesaggi e visi in primo piano, con funzione scenografica) create dall'architetto Marco Francesconi.

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Tomei ha fatto una prolusione al concerto spiegando chi siano stati D'Angiolo e Roni e perché sono importanti come esempi per il territorio locale ma non solo: «... due persone che per molti sono state cari amici ed entusiasmanti colleghi; due persone che avevano in comune una sconfinata cultura, un’innata eleganza ed una fattiva lungimiranza; due persone che hanno portato il nome della Versilia, della Garfagnana e più ingenerale di tutta la provincia lucchese nel mondo e sono ricordati come figure d’esempio e di rettitudine; due nomi che risuonano fortemente nei nostri ricordi e per i quali la musica, l’arte ed il bello erano un modus vivendi; ecco quindi che il miglior modo per ricordarli, ci è sembrato proprio quello dell’intreccio di arti, vivendo insieme a loro una serata con alcune “stelle” della lirica e non solo.»
D'Angiolo era il patron della Campolonghi, impresa di primaria importanza nel settore marmi e lapideo,  che ha fatto dell'azienda di Montignoso, dopo averla rilevata nel 1968, il polo versiliano che riveste un ruolo di primo piano a livello internazionale, con prestigiose commesse in tutto il mondo; filantropo e self-made man, era sempre rimasto legato alle proprie radici seravezzine, ricambiato con affetto dai propri compaesani e da tanti altri che l'hanno conosciuto sia come imprenditore che come finanziatore di eventi culturali e musicali.
Roni, il basso-baritono di Colomini, località nei pressi di Vergemoli, ha debuttato giovanissimo al Teatro dell’Opera di Roma nel cast di Aida e proprio Aida fu un suo cavallo di battaglia, cantata in molti altri teatri e festival nella conclamata carriera che lo ha portato sui più importanti palcoscenici del mondo, principalmente per gli impegnativi ruoli verdiani, ma anche come baritono in grado di cantare l'opera rossiniana e donizettiana. Nella valle del Serchio Roni era anche noto per aver ideato il festival itinerante "Il Serchio delle Muse" che, nei mesi estivi, faceva tappa nei luoghi più affascinanti della Garfagnana e della Media Valle con spettacoli consonanti dove protagonista era la musica lirica più amata dal pubblico.
Il concerto di Villa Bertelli, apertosi con l'aria La calunnia da "Il barbiere di Siviglia" di Gioachino Rossini (tante volte interpretata anche da Roni durante la sua prestigiosa carriera) ha dato la possibilità a Giorgio Giuseppini di mostrare quali siano le qualità vocali richieste a un belcantista: emissione morbida, fraseggio ineccepibile, ironia spalmata nella voce.
Un esempio probatorio, seguito a ruota anche da Sergio Bologna, che ha proposto come propria aria di sortita la famosissima Largo al factotum... Figaro qua, Figaro là tratta dalla stessa opera buffa rossiniana.
Poi via via tutti gli altri, dalla drammatica interpretazione di La luce langue (Verdi, "Macbeth") offerta da Antonia Cifrone, al soavissimo O mio babbino caro (Puccini, "Gianni Schicchi") dalla voce altrettanto soave e morbida di Alida Berti, alla seducente Mon coeur s'ouvre a ta voix (Saint-Saens "Samson et Dalila"), alla impegnativa Morrò ma prima in grazia (Verdi, "Un ballo in maschera") della promettente Elena Fioretti, fino alla celeberrima e già citata E lucevan le stelle per le corde e il cuore generoso di Luciano Ganci.
Ma anche duetti, e arie da camera non appartenenti al repertorio d'opera, il tutto culminato con l'esecuzione del quartetto del "Rigoletto", Bella figlia dell'amore , vera e propria gemma del genio compositivo di Giuseppe Verdi e chiosato con il Brindisi della "Traviata" cantato tutti assieme, anche qualcuno del pubblico. Ottimo l'accompagnamento pianistico di Roberto Barrali.
Insomma, una bella e coinvolgente serata lirica alla Villa Bertelli, nel cuore della Versilia e nell'epicentro dell'anima.

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Crediti fotografici: Mattia Bertozzi e Archivio Kreion Versilia
Nella miniatura in alto: Simone Tomei, qui in veste di presentatore
Al centro in sequenza:  Giorgio Giuseppini, Anna Maria Chiuri e Luciano Ganci, Elena Fioretti, Antonia Cifrone, Alida Berti, il quartetto di Bella figlia dell'amore (Berti, Bologna, Chiuri, Ganci)
Sotto: i saluti finali di tutti i protagonisti






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