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Bel concerto lirico al termine della rassegna musicale dell'Associazione ravennate

Chiusura col botto per la Mariani

servizio di Attilia Tartagni

Pubblicato il 11 Maggio 2018

180511_Ra_00_ConcertoAngeloMariani_MassimilianoCaldiRAVENNA - Niente sbavature né cali di tensione nel concerto di chiusura del 9 maggio per la rassegna Ravenna Musica 2018, organizzata dall’Associazione ravennate Angelo Mariani, ultimo di nove appuntamenti vissuti in compagnia di orchestre, ensemble e musicisti di primissimo ordine. Sul palco del Teatro Alighieri si è schierata la corposa Orchestra Città di Ferrara diretta dal M° Massimiliano Caldi, milanese, già direttore di importanti orchestre internazionali, riscaldando l’ambiente con le policrome, effervescenti e accelerate sinfonie dal Barbiere di Siviglia e dalla Cenerentola di Gioachino Rossini eseguite con la verve che meritano questi originalissimi spaccati di genio marchigiano-romagnolo dal respiro europeo.
Quanto al canto, l’incipit di Bruno Praticò  con l’aria di Don Bartolo del “Barbiere” A un dottor della mia sorte, alle sue spalle una carriera costellata di successi nei teatri più prestigiosi del mondo, ha confermato uno stile e una classe capaci di scatenare il tripudio del pubblico. Il maturo baritono, un vero attore che canta, ha un modo tutto suo di porgere arie che già di per sé sono divertentissime, come si è confermato anche nell’ultimo duetto intonato insieme al soprano rispettivamente nei ruoli di Dulcamara e Adina da L’elisir d’amore: Quanto amore! Ed io spietata!.
Mentre Praticò apostrofava Giuliana Gianfaldoni (Adina) con l’epiteto di “Bricconcella e lei si schermiva con quell’aria da finta ingenua che la sa lunga, vi era una così totale aderenza di entrambi alle dinamiche della scena da renderla godibilissima e veramente speciale, ben al di là dei contenuti impressi da un Gaetano Donizetti diverso da Rossini ma non certo inferiore a questi quanto a opera buffa.
Il pubblico, letteralmente sedotto dalla brava e bella cantante, ha apprezzato la facilità con cui la Gianfaldoni è passata dagli ingenui trilli di Gilda del Rigoletto di Verdi di Signor né Principe alle sublimi melodie di Oh quante volte oh quante da Capuleti e Montecchi di Vincenzo Bellini, praticamente un duettare fra la voce angelica del soprano e quella paradisiaca dell’arpa. L’effetto di questo duplice assaggio è presto detto: una gran voglia di rivedere le due opere per intero perché questo sono i concerti, degli “stuzzichini” per fomentare l’appetito di un intero pasto.
Il tenore Riccardo Gatto, nella pucciniana E lucevan le stelle dalla Tosca e nel ruolo del Duca di Mantova dal Rigoletto, ha mostrato professionalità canora e scenica anche se talvolta è apparso meno sciolto rispetto ai compagni di percorso. L’impressione è che l’eccessivo autocontrollo lo penalizzi un po’ sul fronte dell’interpretazione, ma poi ha saputo calarsi meravigliosamente nel ruolo di Nemorino in duetto con Dulcamara nell’aria Voglio dire, lo stupendo elisir e non si è potuto non considerare che ha tutti i requisiti per piacere, giovane uomo prestante, la voce educata, la capacità di stare in scena con verve e professionalità. Ciò che gli manca, rispetto a Praticò, è la lunga esperienza, quella che ti fa sentire più a tuo agio in scena che fuori, come un istrione dell’opera.
In complesso, un concerto da dieci e lode, che ha riscaldato gli animi rinfocolando la passione per la lirica.

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Non dimentichiamoci mai, quando giudichiamo con supponenza, che quello che si consuma sul palco in pochi minuti è frutto di studi lunghissimi e faticosissimi, di sacrifici e di privazioni personali che non si potrebbero affrontare senza un’autentica vocazione per questo mestiere, uno dei più belli e ingrati, dove una semplice raucedine può farti passare dall’ovazione ai fischi. Ma questo cast di cantanti ha avuto solo applausi calorosi e prolungati, segno che ha centrato l’obiettivo muovendosi agevolmente dall’opera buffa al melodramma.
Nella serata si è appreso che è scaduto il mandato ventennale della direttrice artistica Ottilia Zaccari che sarà sostituita, alla guida artistica dell'Associazione Mariani, dal suo storico collaboratore Romano Valentini. Consola pensare che la competenza con cui ha indirizzato le scelte di questi ultimi anni diversificando l’offerta senza mai scadere di qualità non verrà meno in quanto la Zaccari continuerà a collaborare come componente del Consiglio di amministrazione con l’Associazione Angelo Mariani, una delle più antiche associazioni musicali ravennati,  dedicata al direttore d’orchestra ravennate prediletto da Giuseppe Verdi. (Ravenna, 11 maggio 2018)

Crediti fotografici: Angelo Palmieri per l'Associazione Angelo Mariani, Ravenna
Nella miniatura in alto: il direttore Massimiliano Caldi
Sotto, da sinistra: i saluti finali di Riccardo Gatto (tenore), Giuliana Gianfaldoni (soprano), Massimiliano Caldi (direttore) e Bruno Praticò (bassbaritono)






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