Pubblicato il 21 Giugno 2019
Le due celeberrime pianiste francesi fioriscono nel Giardino Armonico diretto da Giovanni Antonini
Labéque e il respiro di un'epoca servizio di Attilia Tartagni

190621_Ra_00_Giovanni Antonini_phKemalMehmetGirginRAVENNA - Fra le tante anime del 30° Ravenna Festival c’è quella di riproporre, insieme ai brani di un’epoca, anche il suo respiro, il suo suono originario.  E’ successo il 19 giugno 2019 al Pala De André, con il Giardino Armonico diretto da Giovanni Antonini e un programma diviso fra Franz Joseph Haydn e Wolgfang Amedeus Mozart. Certamente la parte del leone l’ha fatta Mozart con due sue opere concepite per un uso che si potrebbe definire “domestico” ovvero il Concerto in Fa maggiore per due pianoforti K242 pensato per le figlie della contessa Antonia Lodron, Aloisia e Giuseppa, e sempre per due tastiere il Concerto in Mi bemolle maggiore K365 che Mozart stesso avrebbe eseguito insieme all’amata sorella Nannerl.
Entrambe sono state affidate alle sorelle Katia e Marielle Labéque, un duo pianistico fra i più coesi e apprezzati nel mondo,  di origine italiana in quanto sono figlie della pianista Ada Cecchi. Le due sorelle sono talmente simili l’una all’altra da apparire speculari, sottili e con lunghi e ricci capelli corvini, look bianco e nero alternati come i tasti di un pianoforte.
190621_Ra_01_SorelleLabeque_phUmbertoNcolettiFacendo anche volare le mani nello stesso modo, le due pianiste hanno tratto dal fortepiano a due tastiere le sonorità e le dinamiche timbriche originali  creando nel contesto moderno del Pala De André effetti sicuramente simili a quelli che si potevano godere in sale da concerto dell’epoca quale il Palatium Lodronicum di Salisburgo. Le due donne nate a due anni di distanza l’una dall’altra, formatesi da bambine sul pianoforte, dividono la vita e il palcoscenico, suonando in  simbiosi i generi più diversi. Anche in Mozart, sia quando il loro suono si sovrappone sia quando intercala in un dialogo che si fa incalzante, l’impressione è che non ci potrebbe essere un’esecuzione migliore per quelle pagine, mentre si è rapiti dalla loro immagine che sembra sdoppiata da uno specchio immaginario. Ciò avviene nell’ambito di una compagine come il  Giardino Armonico, uno dei gruppi più apprezzati nel mondo per l’esecuzione su strumenti originali, musicisti abituati a esecuzioni quanto mai vicine alla resa originale delle pagiane che affrontano.
Questa caratteristica si è evidenziata tanto nel brano di apertura, l’Ouverture da L’isola disabitata Hob 28/9 di Haydn, tratta dall’azione teatrale in due atti composta nel 1779  su libretto di Pietro Metastasio per il teatro della corte di Nikolaus Esterházy, una pagina appassionante che rivela la  temperie Sturm und Drang e la vena teatrale dell’autore. La compagine ha concluso con la Sinfonia in Fa diesis minore n. 45 Hob.I.45 detta “Abschiedssymphonie”, ovvero “Sinfonia degli addii” composta nel 1772 e anch’essa improntata alla tensione armonico-espressiva legata agli sviluppi romantici; particolarmente efficace e suggestiva nelle esecuzioni dal vivo il movimento finale in cui gli esecutori abbandonano, uno alla volta la scena lasciando solo i violini in pianissimo. L’espediente fu ideato da Haydn per chiedere al mecenate un poco di riposo per i musicisti, costretti a corte a lunghissime sessioni musicali, e si traduce in un autentico colpo di teatro in quella che è una composizione di carattere esclusivamente strumentale.

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Crediti fotografici: Kemal Mehmet Girgin, Lukasz Rajchert e Umberto Nicoletti per Ufficio stampa Ravenna Festival
Nella miniatura in alto: il direttore Giovanni Antonini
Al centro: le sorelle Katia
e
Marielle Labéque
Sotto: il Giardino Armonico





Pubblicato il 16 Dicembre 2018
La brava pianista ferrarese ha portato nel Ridotto del Teatro Abbado uno degli autori preferiti
Ecco la Carini, ecco Schumann servizio di Athos Tromboni

181216_Fe_00_MariaCristinaCariniFERRARA - La musica pianistica di Robert Schumann... e il recital di Maria Cristina Carini nel Ridotto del Teatro Comunale "Claudio Abbado" per la stagione cameristica del Circolo Frescobaldi. Ecco le due motivazioni che hanno indotto il pubblico ferrarese alla partecipazione dell'appuntamento musicale. Se poi si tratta del 18 pezzi caratteristici per pianoforte Davidsbündlertänze op.6 e delle 8 fantasie della Kreisleriana op.16 ci sono ulteriori motivazioni che coinvolgono sia lo studioso acculturato che il pubblico generico: quelle motivazioni afferiscono principalmente il come si suona Schumann e il perché di una data interpretazione.
Andiamo con ordine: si tratta di lavori giovanili del tedesco scritti rispettivamente nel 1837 e nel 1838 ma sono pieni di quella carica emotiva che caratterizzerà le più intense opere del compositore nella maturità, prima della pazzia.
All'inizio del 1837 il compositore viveva in stato di appassionata disperazione, a causa dell'allontanamento forzato dall'amata Clara Wieck; i timori di perderla per sempre lo prostravano. Fu lei, Clara, che fece il primo passo verso la riconciliazione; e così il coraggio del compositore si rinvigorì portandolo ad accettare la proposta di lei, che di matrimonio si sarebbe potuto parlare, ma non prima che Schumann avesse trovato un lavoro, una sistemazione, una fonte di guadagno: nacquero perciò, sull'onda emotiva del rinascente rapporto, i 18 pezzi caratteristici per pianoforte: in essi si alternano momenti luminosi, altri lirici, altri riflessivi e malinconici. L'anno successivo, ma in effetti pochi mesi dopo, nacquero le fantasie della Kreisleriana, vera "summa" di invenzioni ritmiche incomparabili, e di complessità melodiche inusitate per l'epoca. Schumann innamorato, Schumann creativo, Schumann determinato, Schumann concreto. Non si può prescindere da queste considerazioni quando ci si approccia alle due composizioni, tanto per ascoltarle, e tanto più per eseguirle.
E la Carini ha mostrato di avere interiorizzato non solo le note, ma anche gli umori reconditi del compositore, traferiti poi nel proprio tocco e nella propria maniera di utilizzare il pedale di risonanza del pianoforte. Ed ha eseguito tutto a memoria... «Suonare a memoria. Chiamatela pure un'audacia... testimonierà ben sempre la grande forza dello spirito musicale. Perché questa buca del suggeritore? Perché questo peso al piede, se ci sono ali alla testa? Non sapete che un accordo, letto dalla musica, per quanto sia liberamente toccato, non suona nemmeno per metà così liberamente come uno sonato di fantasia?»: sono le parole di un celebre aforismo di Robert Schumann tratto dai suoi scritti "La musica romantica".

181216_Fe_01_MariaCristinaCarini_facebook

Ecco il come si ha da suonare quel compositore se si vuole trasmettere al pubblico la simbiosi fra interprete e autore. La Carini l'ha fatto. E per quanto riguarda il perché più sopra citato, rileviamo che non solo nelle mani agilissime, nelle dita affusolate, ma addirittura nello sguardo della pianista, nel suo gesto misurato, si sono intravisti ora i momenti luminosi, ora l'abbandono lirico, ora il raccoglimento riflessivo e malinconico che furono di Schumann; cioè i suoi sentimenti, così come vengono raccontati dalle analisi psico-espressive che la letteratura musicologica ci ha tramandato dalla metà dell'Ottocento ai giorni nostri.
Ottimo recital pianistico, dunque, premiato da un grande calore del pubblico presente a cui la Carini, per ringraziamento, ha offerto come bis fuori programma una splendida Mazurka di Chopin.

Crediti fotografici: Fototeca gli Amici della Musica Uncalm
Nella miniatura in alto e sotto: la pianista Maria Cristina Carini durante il recital nel Teatro Abbado





Pubblicato il 27 Giugno 2018
Bach e Mozart pianistici eseguiti dal virtuoso francese ospite dell'Orchestra Cherubini
David Fray e il suo latu-sensu servizio di Athos Tromboni

180627_Ra_00_OrchestraCherubiniDavidFray_phSilviaLelliRAVENNA - Teatro Alighieri gremito per il concerto pianistico con musiche di Johann Sebastian Bach e Wolfgang Amadeus Mozart: alla tastiera e contemporanea direzione d'orchestra c'era il francese David Fray; e ad ospitarlo c'era l'Orchestra Giovanile Luigi Cherubini in una formazione più che cameristica, visti i raddoppi delle sezioni degli archi soprattutto in Bach. Il programma di sala proponeva il Concerto per pianoforte e archi in Re minore Bwv 1052 e il Concerto per pianoforte e archi in La maggiore Bwv 1055 entrambi del compositore nativo di Eisenach; e - subito dopo - il Concerto per pianoforte e orchestra n.24 in Do minore K 491 di Mozart.
I due concerti bachiani sono, come noto, trascrizioni per tastiera (clavicembalo, per la verità) di due concerti andati perduti, il primo per violino e archi e il secondo per oboe e archi: se eseguiti al pianoforte esigono diteggiatura pulitissima e sincronia perfetta con gli archi, oltreché un equilibrato compenso dinamico fra tastiera e archi; la qual cosa è stata messa in bella mostra da Fray: egli ha eseguiti entrambi i concerti a memoria, alzandosi dal pianoforte solo quando, all'inizio di movimenti centrali o finali, la tastiera entra dopo l'orchestra: qui abbiamo cercato di capire se Fray, oltre che ottimo pianista, avesse "stoffa" per aspirare alla carriera di direttore, similmente a molti altri pianisti che lo hanno preceduto (per esempio: Daniel Barenboim)... Certo il suo gesto, senza bacchetta, è ampio, indicativo, molto esuberante. Ma come una rondine sola non fa primavera, un solo concerto con il ruolo di esecutore-direttore al pianoforte non ci consente di azzardare un giudizio o una previsione. Basti qui dire che l'effetto sul pubblico è stato positivo...
A proposito: perché il pubblico del Teatro Alighieri, quella sera, batteva le mani nelle pause di passaggio da un movimento all'altro dei due concerti bachiani? Pecche di cultura musicale di invitati degli sponsor?
Fortuna che i ssttt! ssttt! decisi e possenti della parte di pubblico un po' più competente hanno zittito gli applausi compulsivi, almeno per il concerto di Mozart...
Torniamo alla musica, anzi, all'esecuzione: raccolto e intensamente serioso nel Concerto in Re minore Bwv 1052, Fray si è sciolto alla luminosa e frizzante gioiosità del La maggiore nel concerto Bwv 1055. Ha usato - in entrambe le esecuzioni - il pedale smorzatore con intelligenza, ricavando un suono secco che ben si combinava con le risposte degli archi nel gioco dei contrappunti e delle citazioni tematiche.

180627_Ra_01_OrchestraCherubiniDavidFray_facebook

Dopo l'intervallo, in Mozart, il pedale è stato usato con più libertà espressiva, anche per dare un senso alla tonalità di modo minore che fa del Concerto K 491 un preziosissimo pezzo pre-romantico (insieme al Concerto K 291 "Jeunhomme" e al Concerto K 466): composto nel 1786, il K 491 esce dalla logica dei concerti "galanti" introducendo nell'ordito musicale molti elementi di concitazione e anche certe atmosfere patetiche (nel senso veramente romantico del termine); le melodie sono intense, riflessive, in tutti i temi del primo movimento; e i contrasti fra suoni acuti e suoni gravi, così come i rimandi fra il solo e il tutti, delineano uno stile che esploderà con Beethoven e con i compositori del primo Ottocento. In particolare il Larghetto centrale è uno degli adagio fra i più commoventi scritti da Mozart e qui il rapporto fra gli strumentini e la tastiera diventa veramente il botta-risposta di una passione intima e sofferta.
David Fray è stato ottimo interprete, dando l'impressione di aver compreso e metabolizzato il lato-sensu dello spirito romantico nella musica di Mozart. Del resto se questo pianista ha appena inciso, come dicono le cronache, un disco per la Erato con musiche di Chopin e, qualche tempo prima, un altro disco con musiche di Schubert, non ci vuole molto a capire che la sua sensibilità batte oggi là dove lo spirito romantico è più (pianisticamente) fulgente.
Due altri encomi, al termine di questa cronaca: uno per il violino di spalla dell'Orchestra Cherubini, Adele Viglietti, alla quale Fray lanciava di tanto in tanto un occhiata volgendo appena la testa, per suggerire attacchi e dinamiche che lei, la violinista, aveva comunque già intuito e trasmesso all'orchestra; l'altro encomio alla flautista Viola Brambilla in perfetta sintonia con il pianista in Mozart, e soprattutto nel citato Larghetto centrale dove il flauto accompagna e stimola le dolci note malinconiche della tastiera.
Bis a grande richiesta, concesso: ancora Bach, per applausi che si sono dimostrati calorosissimi. (Concerto di martedì 26 giugno 2018)

Crediti fotografici: Silvia Lelli per Ravenna Festival 2018
Nella miniatura in alto: un'intensa espressione del pianista David Fray






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La Euyo prende residenza a Ferrara e Roma

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Carmen assassina. Parliamo dei cast
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191024_Fi_00_Carmen_SestoQuatrini_phMicheleMonastaFIRENZE - Ancora Carmen di Georges Bizet nell'allestimento firmato da Leo Muscato (ripreso da Alessandra De Angelis), con le scene di Andrea Belli, i costumi di Margherita Baldoni e le luci di Alessandro Verazzi riprese da Vincenzo Apicella. Al Teatro del Maggio Musicale Fiorentino l'opera in questione è ormai entrata tra i titoli di repertorio
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191011_Fe_00_MadreCourage_MariaPaiatoFERRARA - Chi ha paura di Madre Coraggio? Dipende dalla congiuntura internazionale. Ad esempio negli anni intorno al 1969 vederla in scena a Ferrara suscitava nei pacifisti locali una reazione indignata che riconduceva tutto e tutti alla protesta contro la guerra americana nel Vietnam. Prima ancora di quegli anni, probabilmente l'assioma era fra la
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191011_Fi_00_MarinaComparatoFIRENZE - Manca poco affinché per la terza volta il mezzosoprano Marina Comparato interpreti il ruolo di Carmen nell’omonima composizione di George Bizet al Teatro del Maggio Musicale Fiorentino. Un personaggio che le è congeniale. L’occasione fa il ladro… ed ecco che ho “rubato” dallo scrigno della sua vita qualche sfaccettatura non solo dell’artista, ma anche della donna.
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191005_00_VladimirStoyanovPARMA - Da tempo avevo manifestato il desiderio di incontrare Vladimir Stoyanov e galeotto è stato il Festival Verdi 2019 a Parma, dove il baritono bulgaro è impegnato come Francesco Foscari ne I due Foscari (qui la recensione della “prima”). Assieme alla mia amica e collega Angela Bosetto, ho confezionato per voi questo “racconto” dell’artista, uomo, padre,
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190923_Fe_00_JazzClub_EnricoRava_phRobertoCifarelliFERRARA – Conferenza-fiume per presentare la prima parte del cartellone Ferrara in Jazz 2019-2020, nella nutrita programmazione che va dal prossimo 4 ottobre a fine dicembre. Hanno preso parte alla conferenza stampa, oltre all’assesore alla cultura del Comune di Ferrara, Marco Gulinelli, anche il neo presidente del Jazz Club, Federico D’Anneo,
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190918_Pa_00_Traviata_RuthIniesta_phRosellinaGarboPALERMO - Dopo la pausa estiva il Teatro Massimo ha ripreso la sua attività con La traviata di Giuseppe Verdi, opera plebiscitariamente amata dal pubblico e di sicuro richiamo; tutto esaurito, infatti. per un’edizione già collaudata nella Stagione 2017, con la regia di Mario Pontigia ripresa da Angelica Dettori, nata sotto buoni auspici. Una produzione del Teatro
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190915_Fi_00_NoiDueQuattro_ValerioGalli_phMicheleMonastaFIRENZE - Con il mese di settembre riprende l’attività del Teatro del Maggio Musicale Fiorentino, dopo un’estate piuttosto densa di tensioni. Ma non tratterò qui questo argomento, già ampiamente affrontato dai quotidiani locali e dal web. Parlerò, invece, della serata inaugurale del 13 Settembre 2019 che vede l’esecuzione del dittico Noi, due, quattro…
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Arena Festival 2019 i risultati
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190911_Vr_00_ArenaConsuntivo_FedricoSboarinaVERONA – E così il Festival 2019 della Fondazione Arena va in archivio con una serie di record, illustrati oggi dal sindaco Federico Sboarina, dalla sovrintendente e direttore artistico Cecilia Gasdia e dal direttore generale della Fondazione, Gianfranco De Cesaris, nella tradizionale conferenza stampa di consuntivo. Al tavolo dei relatori erano presenti anche
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Concorsi e Premi
Il Premio Caruso 2019 alla Devia
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190910_Lastra_00_PremioCaruso2019_MariellaDevia.JPGLASTRA A SIGNA (FI) - Sabato 7 settembre 2019, nello scenario  di Villa Bellosguardo sede del Museo Enrico Caruso, sulle magnifiche colline di Lastra a Signa, si è svolta la cerimonia di consegna del prestigioso premio che fin dal 1979 viene assegnato ai grandi interpreti del teatro d’opera. Il primo insignito fu il grande tenore Galliano Masini e poi
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Opera dal Nord-Est
Arena ultime quattro recite
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190909_Vr_00_Ultime4Recite_CarmenTraviataToscaAida_FotoEnneviVERONA - Ebbene sì, anche il Festival Arena di Verona 2019 giunge al termine e la mia ennesima salita estiva nella città scaligera ha avuto come obiettivo quello di seguire le ultime quattro recite della stagione, con alcune interessanti novità per quello che riguarda gli interpreti che si sono succeduti sul palcoscenico.


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Eventi
Teatro Duse la stagione 2019/2020
redatto da Edoardo Farina FREE

190909_Bo_00_TeatroDuse_WalterMramorBOLOGNA - La conferenza stampa del 5 settembre riguardante la presentazione della nuova Stagione invernale 2019/2020 del Teatro Duse di Bologna alla presenza tra gli altri del direttore organizzativo Gabriele Scrima e Rossella Fino proveniente dal dipartimento Cultura e Promozione della città del Comune di Bologna, ha voluto prevalentemente porre in
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Opera dal Centro-Nord
Falstaff versione commedia dell'arte
servizio di Athos Tromboni FREE

190908_Cento_00_Falstaff_CostantinoFinucciCENTO (FE) – Il Falstaff  di Giuseppe Verdi proposto nel cartellone di “Cento – Opera in festa” e allestito dell’Accademia del Bel Canto e dalla Pro Loco di Renazzo, con il patrocinio del Teatro Borgatti, avrebbe avuto come palcoscenico e scenografia naturale il suggestivo parco di Villa Chiarelli. Ma venerdì 6 settembre 2019 il meteo ha fatto decidere diversamente
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Opera dall Estero
Successo per La Dori
servizio di Simone Tomei FREE

190905_Innsbruck_00_LaDori_FrancescaAsciotiINNSBRUCK - "Pietro Antonio Cesti (1623-1669): La Schiava Fortunata ó vero La Dori. Dramma musicale in tre atti su libretto di Giovanni Filippo Apolloni. Prima rappresentazione: Innsbruck, Hoftheater, 1657."
Così si presenta questo lavoro barocco che, a distanza di oltre trecentocinquant'anni, torna "a casa" (al Tiroler Landestheater nel
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Soci Uncalm
Finta giardiniera opera vera
servizio di Athos Tromboni FREE

190903_Ro_00_FintaGiardiniera_PabloMaritanoROVIGO - Avrebbe dovuto essere il "saggio finale" di una masterclass sulla vocalità mozartiana, La finta giardiniera, ma lo spettacolo realizzato dal regista Pablo Maritano, con la preparazione vocale curata dal tenore e docente di canto Fernando Cordeiro Opa realizzato nel Ridotto del Teatro Sociale domenica 1 settembre 2019, si è proposto al numeroso
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Personaggi
Il Castello di Vicenza in Lirica
intervista di Simone Tomei FREE

190828_Vr_00_VicenzaInLirica-AndreaCastello.JPGVERONA - In una calda sera veronese, al termine dei Carmina Burana di Carl Orff, ho incontrato Andrea Castello, dal 2013 direttore artistico di Vicenza in Lirica: un Festival che è divenuto un punto di riferimento nel panorama musicale per i grandi artisti che vi intervengono, i titoli proposti e la location unica, ossia l’Olimpico di Vicenza, il teatro coperto più
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Opera dal Centro-Sud
Viaggio a Reims passando per l'Accademia
servizio di Simone Tomei FREE

190821_Ps_00_ViaggioAReims_GiulianaGianfaldoniPESARO - Era il 1984 quando fu riscoperta quest'opera, allestita in una delle edizioni primordiali del ROF, dunque ben 35 anni fa; e in questo ROF 2019 che vede scoccare i suoi primi quarant'anni (ecco perchè l'apposizione XL) la riproposizione di Il viaggio a Reims assume una valenza ancor più pregnante. Non ci sono grandi novità registico-sceniche e ciò
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Opera dal Nord-Est
Traviata e Aida ulteriori cronache
servizio di Nicola Barsanti FREE

190820_00_Traviata_Aida_VitoLombardi_FotoEnneviVERONA – Una serie di fortunate circostanze, nonché di squisiti incontri, ha reso possibile la mia presenza al 97° Festival Lirico dell’Arena per assistere a varie rappresentazioni e iniziare a mia volta la collaborazione con Gli Amici della Musica.Net come critico musicale. Prima di addentrarmi nei dettagli delle recite, è d’uopo ringraziare il critico musicale e
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Opera dal Centro-Sud
Un Equivoco di brio e allegria
servizio di Simone Tomei FREE

190820_Ps_00_EquivocoStravagante_TeresaIervolinoPESARO - Non si può certo dire che il libretto di L’equivoco stravagante di Gioachino Rossini sia un testo adatto per un'educazione montessoriana; credo per che sia un momento di forbito teatro per nulla volgare (se non nelle allusioni) ricamato nel testo dal fine e sagace estro del librettista Gaetano Gasbarri.  Nell'interessante disamina linguistica sul libretto
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Vocale
Brillano le stella Molinari e Pratt
servizio di Simone Tomei FREE

190820_00_ConcertoMolinariPratt_CarloTenanPESARO - Nel bel mezzo del XL ROF 2019 lunedì 19 agosto si è tenuto al Teatro Rossini di Pesaro uno dei concerti programmati del Festival che ha visto protagoniste due autorevoli voci del belcanto rossiniano: Jessica Pratt e Cecilia Molinari (in verità quest'ultima ha sostituito in corner la prevista Varduhi Abrahayam impegnata nel cast di Semiramide)
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Opera dal Centro-Sud
Demetrio e Polibio e il proprio doppio
servizio di Simone Tomei FREE

190819_Ps_00_DemetrioEPolibio_JessicaPrattPESARO - E' molto particolare la genesi compositiva del Demetrio e Polibio di Gioachino Rossini rappresentando un caso piuttosto singolare nella storia del Teatro d'opera italiano; il lavoro fu commissionato da Domenico Mombelli (compositore e tenore) a pro della sua scuderia di cantanti composta dalle due figlie (Ester ed Anna), dal maggiordomo di casa
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