Pubblicato il 02 Febbraio 2018
L'operetta di Johann Strauss figlio in versione italiano/tedesco non convince fino in fondo
Il Pipistrello bilingue vola basso servizio di Emanuele Dominioni

180202_Mi_00_IlPipistrello_CorneliusMeister_phBresciaAmisanoMILANO - Per il debutto del Pipistrello di Johann Strauss, il Teatro alla Scala si affida alle cure registiche di Cornelius Obonya e Carolin Pienkos, che attualizzano la vicenda con esiti alterni sul piano scenico, mentre a sostituire Zubin Metha, sale sul podio il giovane Cornelius Meister a dirigere una compagnia di canto in cui spiccano Peter Sonn e Maria Nazarova. Pare impossibile constatare come un capolavoro assoluto, simbolo di una tradizione musicale fra le più importanti della storia della musica, non sia mai approdato fino ad oggi ai fasti del Piermarini. In questa sorte cade, appunto, Die Fledermaus di Strauss figlio, un autentico gioiello di drammaturgia musicale, che oltre a vantare un primato, se guardiamo al numero della rappresentazioni in area mitteleuropea, costituisce un momento chiave nell'evoluzione del teatro musicale di fine '800 e della carriera dello stesso Strauss.
Nata come operetta sui modelli francesi di Offenbach e Hervé, il capolavoro straussiano attinge idealmente al teatro mozartiamo, sia per temi, sia nella modalità con cui combina teatro e strutture musicali. Mediante il modello della parodia il compositore viennese, trasmuta le forme musicali consuete, piegandole alle più spassose situazioni drammaturgiche. Ne è un esempio il terzetto dell'addio fra Rosalinde e Eisenstein del primo atto in cui da una comunissima forma tripartita di rondò, Strauss ricava tre livelli teatrali diversi in relazione ai veri sentimenti che i personaggi provano in quel momento.

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L'opera della finzione e dei travestimenti (musicali e non) si direbbe, in una cornice quella dell'Austria felix che tentava con ogni sforzo di nascondere le problematiche sociali del quadro di un impero che volgeva all'imminente tramonto. Il disagio sociale appunto, la crisi economica costituiscono una realtà ingombrante nel 1874, contro i quali questa musica non pretende di scontrarsi o offrire un conforto all'ascoltatore, ma sembra piuttosto volerne dimenticare ad ogni costo le cupe atmosfere, sebbene in ultima analisi, ne sia profondamente condizionata: «Glucklich ist, wer vergisst/ was doch nicht zu andem ist (Felice è chi dimentica quello che non può essere cambiato)» sono le parole dello stesso Eisenstein nel finale primo.

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Di queste lontane atmosfere asburgiche poco rimane nell'allestimento scaligero odierno, in cui la trasposizione della vicenda ad un passato più prossimo al nostro, cancella ogni riferimento ai fasti imperiali per catapultarci invece in una sorta di Cortina d'Ampezzo d'oltralpe, fra lussuosi cottage alpini, feste popolate da milionari in cerca di svago e un carcere che a colpo d'occhio somiglia di più ad un albergo. Molte sono le finezze a livello visivo, soprattutto per quanto riguardo il primo e il terzo atto. Abbastanza generico invece è l'impianto del secondo dove si poteva fare di più e meglio sia a livello scenografico che coreografico (coro e balletto), e in cui si saremmo aspettati maggior dinamismo nel movimenti di singoli e masse.

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Ciò che però ha maggiormente inficiato la riuscita di questa produzione è la manieristica caratura attorale dei protagonisti costretti a ricreare sketch umoristici alternandosi continuamente fra il tedesco e l'italiano. Il risultato, nonostante l'enorme sforzo linguistico messo a punto (gran parte dei cantanti non erano né italiani né tedeschi), lascia molto a desiderare per quanto riguarda la recitazione, e ha prodotto molte situazioni al limite dell'imbarazzo, oltre che di scarsissima presa sul pubblico in sala che è sembrato dare qualche segno di apprezzamento unicamente in occasione della performance di Paolo Rossi nel terzo atto.  Ci chiediamo se la scelta di alternare le due lingue sia stata felice, in riferimento alla valorizzazione nonché in questo caso all'attualizzazione della drammaturgia e della vicenda. Nel caso affermativo un maggiore lavoro di affinamento a livello attorale, poteva essere speso, soprattutto in riferimento ad  un genere (quello dell'operetta) che vive di musica ma principalmente di recitazione, e in cui il coinvolgimento e la relazione diretta col pubblico sono quanto mai vitali alla riuscita dello spettacolo.
Sul versante musicale ritroviamo dopo lunga assenza scaligera, una Eva Mei vocalmente a fuoco per quanto riguarda la solidità dello strumento e apparato tecnico, che le hanno permesso nonostante il repertorio a lei poco famigliare, di affrontare la difficile scrittura di Rosalinde con agevolezza. Ciò che non le permette di brillare però è rappresentato oltre che da un colore non proprio accattivante, in generale da una vocalità che manca dello caratura e dallo slancio passionale che la scrittura straussiana vorrebbe, e che in ultima analisi suona corretta ma poco incisiva. Il fascino della sua figura e una sapiente arte interpretativa le hanno comunque permesso di calarsi adeguatamente nella parte della donna volitiva ora gelosa, ora assuefatta al marito.
Molto più apprezzabile è la prova di Peter Soon come Eisenstein, bravissimo vocalmente, nonostante una scrittura temibile che oscilla sempre fra la linea baritonale e quella tenorile (caratteristica che vale per quasi tutti i ruoli maschili); Soon dà sfoggio di uno strumento limpido e ben a fuoco. Riesce a imprimere verità scenica al personaggio ed è incalzante anche a livello attorale, nonostante i limiti contestuali sopracitati.
Lo stesso dicasi per il Falke di Markus Werba di cui lodiamo in particolar modo una dizione italiana cristallina nel parlato, e lo sforzo (riuscito) di diventare deus ex machina della vicenda.
In sostituzione di Daniela Fally, ecco Maria Nazarova nel ruolo di Adele: soprano di coloratura della scuderia dello Staatsoper di Vienna, si impone per la presenza scenica minuta ma perfettamente calata nella parte della cameriera in cerca di riscatto sociale. Spumeggiante sul piano vocale e scenico, è parsa a suo agio complessivamente sul piano drammaturgico. Le due arie scorrono con maestria vocale e piglio energico.
Buona la prova di Elena Maximova come Orlofskaya, matronale quanto basta nel disegnare la parte della russa milionaria e annoiata, che avrebbe dovuto trovar maggior spazio nel tessuto registico utilizzando proprio l'innata cadenza russa nell'approccio all'Italiano, e che invece è sembrata fine a se stessa soprattutto negli scambi con Falke nel secondo atto.
Stesso discorso per Giulio Berrugi (Alfred), ineccepibile sul piano vocale e interpretativo (irresistibili le sue continue citazioni  all'opera italiana) ma vittima anch'egli di alcuni sketch il cui carattere manieristico in quali non hanno giovato a far emergere il personaggio con la dovuta e necessaria ironia.
Degne di nota la prova di Kresimir Spicer (Dr. Blind) e di Anna Doris Capitelli come Ida.
Apprezzabile il contributo di un attore di esperienza come Paolo Rossi, nonostante il contesto registico poco stimolante, ha saputo ritagliarsi uno spazio in cui dare sfogo alla propria arte attorale con riferimenti umoristici all'italiano medio e al mondo austriaco. Francamente poco rilevante invece la sua apparizione durante il primo atto.

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A sostituire l'indisposto Zubin Metha, ecco sul podio Cornelius Meister che ritorna agli onori scaligeri dopo l'esperienza di CO2 nel 2015. Reduce dalle riprese viennesi del Pipistrello, Meister dà una lettura brillante e scorrevole dell'opera, in perfetta sintonia col palcoscenico. Non tralascia di isolare e valorizzare le oasi timbriche durante la sinfonia e i numerosi pezzi d'assieme, cercando di privilegiare però una leggerezza d'intenti che è propria della partitura. Un plauso  particolare va ai complessi scaligeri e soprattutto al corpo di ballo, che si fa apprezzare nelle deliziose coreografie approntate da Heinz Spoerli, impreziosite dagli inserti acrobatici di Dasha Shelest e Vadym Pankevych.

Crediti fotografici: Brescia & Amisano per il Teatro alla Scala
Nella miniatura in alto: il direttore Cornelius Meister





Pubblicato il 02 Gennaio 2018
Spirito di novitā nell'interpretazione di Chailly, Martone, Netrebko, Eyvazov e Salsi
Chénier un mese di recite alla Scala servizio di Francesco Lora

180102_Mi_00_AndreaChenier_RiccardoChailly_phBresciaAmisanoMILANO - Basta un breve raffreddore perché il melomane perda un’intera produzione. Così accade di norma nei teatri italiani dove, complice il canonico avvicendamento di due compagnie di canto, le recite iniziano e finiscono in una settimana. Non è invece così al Teatro alla Scala, dove le produzioni si intersecano, tendono alla compagnia unica, spandono le loro recite sull’arco di due, tre, quattro settimane, e nel frattempo sempre meglio si assestano, crescono, dialogano con un pubblico che può assistere e ascoltare, meditare e assimilare, riassistere e riascoltare. Una volta inaugurata la stagione d’opera e balletto nella data santa del 7 dicembre, dunque, tra clamore mediatico e dirette radiotelevisive, fino al 5 gennaio è stato possibile seguire una delle otto recite di Andrea Chénier di Umberto Giordano: un nuovo allestimento che, col privilegio del mese dopo, smorzate le aspettative e còlto il dato di fatto, è forse possibile inquadrare, apprezzare e recensire con maggior lucidità.
In esso si attendeva, spropositatamente, la fiera vocale del soprano Anna Netrebko e la concomitante prova del tenore Yusif Eyvazov: costui oscuro marito della primadonna – si diceva – e scritturato soltanto per compiacerla. Ma altri sono stati i metri valutativi imposti da uno spettacolo perentorio. Lo ha simboleggiato la prima uscita degli interpreti alla fine di ogni recita: tutti subito, tutti insieme, dal concertatore al protagonista, al comprimario, alle intere masse; una squadra coesa nella quale ciascuno ha tenuto il proprio ruolo nell’avvaloramento di quello altrui, talvolta rinunciando all’ostentazione – quando sterile – del patrimonio artistico personale, e corrispondendo invece studio, studio, studio inesaustibile di un’opera forse mai riproposta con pari spirito di novità. Creata alla Scala nel 1896, vi era stata ripresa con continuità fino al 1960; era riapparsa soltanto nel 1982 e 1985, diretta da Riccardo Chailly; aveva compiuto i suoi primi cent’anni in un pacifico silenzio milanese.

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Ancora Chailly, oggi direttore musicale, l’ha voluta nel 2017/18. Nel programma di sala dello spettacolo, tra le tante concesse alla stampa, è impaginata la sua più puntuale intervista circa l’opera di Giordano. Vi si legge del pregio sinfonico, della tensione teatrale, dell’imprevedibilità ritmica, dell’originalità armonica, della connotazione storica, della dignità stilistica, del respiro autenticamente europeo vantato da questa composizione negli anni già di Mahler, Puccini e Strauss. Non è l’interprete che blatera promesse, bensì l’antipasto al capolavoro direttoriale: mai gli ultimi decenni – e forse la storia tutta – aveva conosciuto un Andrea Chénier più misuratamente coltivato nel testo senza pretendere di uscirne ed eccederlo, ma nel contempo anche più fremente di passo, sgargiante di timbri, drammaticamente proteso al punto da rendere impossibile l’interruzione dell’applauso, e dunque l’omaggio al cantante anziché il rispetto dell’unità teatrale.
Là dove Chailly eccitava il ritmo drammatico, con un’orchestra ora estenuata in mezzetinte ora fiammeggiante di gesti, il regista Mario Martone ha predisposto una scena girevole che esalta il flusso dell’azione, e con mano leggera ha eletto una seconda macchina teatrale negli specchi: da lì dietro, nel castello dei conti di Coigny, s’intravedono i servi, i poveri, gli emarginati pronti all’irruzione e alla rivoluzione; davanti a uno specchio, nel monologo del Terzo quadro, Gérard ha il confronto morale con la propria doppiezza. È una lettura per il resto intenta a narrare, spiegare, dirozzare, illustrare, focalizzare: non necessita di trasposizione spazio-temporale, professa i valori stessi predicati nel libretto, invita a entrare nel testo anziché a dileggiarlo. Le scene di Margherita Palli colgono insieme il Settecento storico, la suggestione dell’età di Giordano e la restituzione al terzo millennio; i costumi di Ursula Patzak divengono capolavoro cromatico nelle scene di massa, percorse da punti rossi tra gli stracci.

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Nella compagnia di canto, la Netrebko è regina non per arroganza primadonnesca, bensì per magistrale inclusione in un lavoro condiviso. Per mettere a punto la parte di Maddalena di Coigny, ella insegue dunque la sfumatura, la naturalezza, la rinuncia all’esibizione di un canto fluviale come oggi di nessun’altra. In cambio, ottiene dal podio un accompagnamento vivido, fonte d’ispirazione, sul quale la voce corre, il timbro si scalda, ogni capitale risparmiato è restituito con gli interessi. Si coglie in lei la gioia di lavorare col marito. Ed Eyvazov ribalta di recita in recita, con innata simpatia e palese abnegazione, il pregiudizio per lui tenuto in serbo. Fortunatamente non è il tenore capace di sbancare il loggione, e dunque di mandare all’aria la coesione generale; ma ha scandagliato la parte protagonistica, ha imbrigliato un canto facile in una tecnica salda, mostra in più passi ragguardevole metallo, volume e squillo, non pretende il calibro drammatico ma costruisce sull’estrazione lirica.

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Il terzetto delle parti principali è completato alla pari dal più attendibile Carlo Gérard oggi alle scene: il baritono Luca Salsi, che a ogni istante della recita va acquisendo sempre più lucido smalto, sempre più esuberante risonanza, sempre più omogeneità e legato, sempre più forza di caratterizzazione, senza per questo sostituire alla dismissione del canto verista degradato l’intrusione opposta di formule calligrafiche. Sciorinamento di lussi nella galleria delle parti di caratteristi e comprimari: non v’è niente di meno che una vivace Annalisa Stroppa come Mulatta Bersi, e che una laconica Mariana Pentcheva come Contessa di Coigny. Per accorta ortodossia tecnica e insinuante sottigliezza espressiva, favoloso l’“Incredibile” di Carlo Bosi. E a fuoco anche i numerosi altri. Una sola occasione persa: quella di Madelon, parte predestinata a camei memorabili – si pensi all’Elena Zilio di oggi – e qui limitata a Judit Kutasi; efficiente senza dubbio, ma non carismatica.

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Crediti fotografici: Brescia Amisano per il Teatro alla Scala
Nella miniatura in alto: il direttore Riccardo Chailly





Pubblicato il 13 Dicembre 2017
Con ŦChe originali!ŧ e ŦPigmalioneŧ il Festival di Bergamo celebra Mayr e Donizetti
Un Dittico per maestro e allievo servizio di Simone Tomei

171213_Bg_00_Dittico_BrunoDeSimone_FotoRotaBERGAMO - Quest’anno il Donizetti Opera Festival ha voluto dedicare uno spicchio di celebrità al “Maestro del Maestro” bergamasco: è con Che originali! del musicista Giovanni Simon Mayr - insegnante del cigno di Bergamo - che si è aperta la serata del 1 dicembre 2017 cui ha fatto seguito la prima  composizione scenica dell’allievo: Pigmalione che risale al 1816 in cui il diciannovenne Gaetano era compositore a Bologna sotto la guida di Padre Mattei. Due componimenti che sembrano non avere nulla in comune, ma che le abili invenzioni del regista Roberto Catalano aiutato dalle scene di Emanuele Sinisi hanno saputo ben amalgamare trovando quel filo conduttore che può legare i due melodrammi con un’elegante soluzione di continuità.
Siamo sostanzialmente di fonte all’ego smisurato di due personaggi: per l’opera di Mayr, Don Febeo rappresenta un uomo estremamente egocentrico e narcisista che “schiavizza” le figlie nel seguire le sue manie/fobie musicali; l’una, Aristea, si rifugia nella sua passione per Metastasio e nell’amore ricambiato di Don Carolino che attraverso opportuni travestimenti cerca di accaparrarsi il beneplacito del padre che non lo accetta in quanto non sa niente di musica; l’altra, Rosina, vive in uno stato di perenne depressione più o meno veritiero che sconfina in ipocondria e sarà l’anello di congiunzione con il componimento successivo del dittico attraverso un’invenzione scenica di grande suggestione; le vicende di entrambe le sorelle e del singolare padre sono arricchite di colpi di scena e di trabocchetti che vengono messi a punto dai due servitori di casa, Biscroma e Celestina, intrecciando una sorta di commedia delle beffe ai danni del vecchio brontolone.
L’ego tanto acceso e tanto smisurato di Don Febeo trova un legame in Pigmalione proprio attraverso una parete che divide gli ambienti della prima opera da quelli della seconda: sullo sfondo è collocato un grandissimo quadro che rimanda ai tagli delle tele di Lucio Fontana come a voler dimostrare che dietro quei tagli qualcosa si cela e che la figlia ipocondriaca cerca di scoprire senza, in un primo momento, riuscirci: Don Febeo invece non si pone nemmeno il problema e vive totalmente nel suo egoismo e nelle sue passioni usate solo per occupare il tempo e per celare quel senso di fallimento che è la propria vita. Proprio questa "invenzione" di Lucio Fontana tratta dalle sue opere più famose Concetto spaziale. Attesa rappresenta quell’anello di congiunzione in cui Pigmalione vede da questi tagli quella vita dalla quale è fuggito per stare in completa solitudine con la sua arte per cercare quell’ideale di bellezza incorruttibile che porta Pigmalione da un’altra parte ed è questo il modo per dividere definitivamente le due realtà che non si incontreranno mai se non nella misura in cui la grande tela con i tagli viene strappata e sotto appare un gigantesco specchio che impedisce ancora ai due mondi di avvicinarsi

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Essi non si avvicineranno mai se non tramite degli opportuni colpi di luce che mettono in mostra un Pigmalione intento ad osservare la scena di un mondo che non gli appartiene e dal quale è fuggito per rifugiarsi nella sua idea alta e nobile di arte per ricercare quell’ideale di bellezza femminile che esiste in natura ben in contrasto con l’ideale di arte e di musica del cialtrone Don Febeo; sarà alla fine proprio il personaggio che prende spunto dalle Metamorfosi di Ovidio a far cadere nel buio la realtà strampalata del musicista mancato, con il suggestivo gesto di staccare la spina per chiudere definitivamente ed obliare il mondo di Don Febeo che nulla ha che fare con l’alto concetto di arte cui aspira e per cui vive il giovane Pigmalione. Completavano la squadra scenica gli originali costumi di Ilaria Ariemme e le buone idee per le luci di Alessandro Andreoli.
Che originali! è stata capitanata dal grande artista che è Bruno de Simone nel ruolo del più volte sunnominato Don Febeo; ma…. “che ve lo dico a fà”; si potrebbe scrivere la più sperticata critica positiva, si potrebbe dire di tutto, ma qualsiasi parola non potrebbe mai riuscire a tradurre l’emozione che si prova a vedere all'opera un sì grande artista, che ha fatto del Teatro musicale la sua vita; proprio in relazione a questo debutto bergamasco ho avuto modo di incontrarlo e poter parlare con lui della sua vita artistica e non e di questa avventura e per questo vi rimando alla mia intervista che potere leggere qui . Tornando alla nostra serata posso solamente dirvi il meglio che questo artista possa aver dato all’economia dello spettacolo e ciò non sarebbe sufficiente: vi basti che l’emozione di vederlo, ascoltarlo e goderlo nel pieno contesto del palcoscenico è gioia per gli occhi, gaudio per l’orecchio e serenità per il cuore perché qui veramente siamo di fronte ad un uomo che riesce ad incarnare nei ruoli buffi e comici l’eredità che fu del suo grande maestro Sesto Bruscantini.
Donna Aristea la figlia letterata amante di Metastasio è stata interpretata dal mezzosoprano Chiara Amarù: voce di buon timbro, scaltra scenicamente, con abili doti di fraseggio, si è scontrata talvolta con una vocalità non eccezionalmente proiettata che l’ha portata a tratti, soprattutto nella zona più grave del rigo, a suoni ingolati e privi di armonici e tendenzialmente di petto; meglio nella parte più spericolata della partitura dove ha saputo con arguzia emergere quanto a proiezione e a controllo delle agilità sempre ben eseguite.
Il Don Carolino di Leonardo Cortellazzi è stato estroso, brillante, estroverso e “scafato” scenicamente riuscendo a far emergere quella personalità un po’ timida, ma al contempo sognatrice del giovane amato dalla figlia, ma negletto dal padre; la voce è omogenea, salda, squillante e trova il suo terreno di elezione in un canto sempre a servizio della parola con ottima dizione, sicura intonazione con sonoro squillo in acuto; il tutto ottimamente legato ad una resa scenica di tutto rispetto.
Angela Nisi è stata una brava Donna Rosina riuscendo a trovare un’ottima collocazione del personaggio anche a livello vocale ed emergendo appieno nell’aria, forse, più difficile di tutto il componimento I mali miei son tanti, che la vede impegnata in spericolate agilità che richiedono un ottimo dosaggio del fiato; la giovinezza e l’inesperienza hanno portato a qualche piccolo affanno, ma la pasta della bravura già scorre nelle sue corde e sono certo avremo modo di ascoltarla con piacere in altri ruoli con sicuro successo.
Il servo Biscroma, anello di congiunzione tra tutti i personaggi, è stato appannaggio di un bravissimo Omar Montanari che ha unito le eccellenti doti attoriali ad un canto sempre pertinente, mai sguaiato, bensì elegante e tornito da una perfetta dizione ed un’intonazione ineccepibile; Andria bene mia cara l’aria che elenca le caratteristiche della giovane che vorrebbe sposare è stata un cesello di finezze e nuances senza perder di vista l’occhio ad un canto fermo ed un’emissione sempre ben proiettata e a fuoco.

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La serva Celestina, segretamente innamorata di Biscroma ha visto in Gioia Crepaldi una sincera interprete della quale non possiamo che elogiare l’impegno, in attesa che la sua voce maturi ancor di più per far sì che l’emissione e l’interpretazione possano godere maggior sicurezza e spontaneità.
Ottimo il Carluccio di Pietro di Bianco che grazie ad una vocalità solida, tonda e ben omogenea si è distinto in un ruolo non pienamente centrale, ma di sicuro contorno nei meandri dell’intreccio dove ha messo in rilievo anche un’ottima verve scenica.
La musica di Mayr, che comunque non è riuscita a regalarmi quelle emozioni che sovente mi rende il suo allievo Gaetano Donizetti, ha trovato qualche limite interpretativo nella direzione del M° Gianluca Capuano; ho potuto scorgere una tavolozza poco fornita di colori e di intenzioni musicali con una tendenza a tempi piuttosto concitati che spesso sono stati un po’ deleteri nel servizio alla parola scenica che in quest’opera si rivelano fondamentali; ho notato qualche difficoltà negli interpreti a seguire e a donare il pieno significato di quanto cantato nella ricerca, talvolta spasmodica, di un fiato o di un’intenzione per rendere al meglio l’idea librettistica del grande Gaetano Rossi.
Venendo alla seconda parte della serata ecco che nel ruolo dell’artista Pimmalione - così è nomato nel libretto - il tenore siciliano Antonino Siragusa è stato grande interprete riuscendo a introiettare l’animo del personaggio e a farlo vivere nella parola cantata con grande trasporto ed emozione; un crescendo rossiniano definirei la sua interpretazione che è passata in maniera del tutto spontanea nel dipingere la musica con tutti quei colori necessari dettati dalla partitura e dal libretto; si leggono nel testo di Simone Antonio Sografi tanti stati emozionali: spaventato, tremante, disperato, mortificato, sorpreso… e ogni aggettivo ha saputo tradursi in parola ed ogni parola in suono sì da regalarci quaranta minuti di vera maestria scenica e vocale a conferma del grande istrionismo che caratterizza l’arte di questo mirabile interprete. Nei panni di Galatea il canto di una corretta Aya Wakizono cui ha unito una sicura prestanza scenica. Una sera quella delle idi di dicembre non molto affollata nel Teatro Sociale della Bergamo Alta, ma sicuramente di grande calore, espresso appannaggio di un dittico di cui porto in seno un ottimo ricordo. 

Crediti fotografici: Foto Rota per il Donizetti Opera Festival di Bergamo
Nella miniatura in alto: il bass-baritono Bruno de Simone ottimo protagonista nell'opera di Mayr
Al centro: il cast di Che originali! al completo
Sotto in sequenza: il soprano Aya Wakizono e il tenore Antonino Siragusa protagonisti di Pigmalione






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La Euyo prende residenza a Ferrara e Roma

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Bel concerto del Comitato Mascagnano
servizio di Attilia Tartagni FREE

180528_Bagnara_00_EnricoZuccaBAGNARA (RA) - Un pomeriggio di appassionante belcanto  quello organizzato domenica 27 maggio 2018 all’Auditorium dal Comitato Mascagnano con il patrocinio del Comune di Bagnara di Romagna: sul palco sono saliti il tenore ucraino  Denis Pivnitiskyi, il baritono coreano Matteo Jin, il soprano Monica Bozzo e il mezzosoprano Elena
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Opera dal Nord-Est
Divertente l'Italiana fatta da Vizioli
servizio di Rossana Poletti FREE

180527_Ts_00_LItalianaInAlgeri_GeorgePetrouTRIESTE - In scena al Teatro Verdi L’italiana in Algeri di Gioachino Rossini sfodera tutte le sue migliori qualità buffe. Le scene e i costumi sono segno di un’invenzione, comica, infantile, fiabesca. Tratti e disegni che sembrano fatti da bambini su quinte e fondali, piume, cappelli svolazzi e tanto colore su tutto e tutti, così si presenta al
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Opera dal Nord-Est
Salome dei triangoli relazionali
servizio di Simone Tomei FREE

180522_Vr_00_Salome_0_FotoEnneviVERONA - Il 20 maggio 2018 con la rappresentazione di Salome di Richard Strauss si è chiusa nel Teatro Filarmonico la stagione invernale della Fondazione Arena di Verona, in attesa del Festival estivo che avrà il suo primo appuntamento venerdì 22 giugno prossimo nell'Anfiteatro scaligero. Non mi accingerò ad analizzare quest'opera
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Libri in Redazione
Storia di un grande del teatro
recensione di Athos Tromboni FREE

180522_LibriInRedazione_00_CarloAlbertoCappelliCarlo Alberto Cappelli
"Vissi d'arte..." un percorso fra editoria e teatro 1907-1982
a cura di Adolfo Dodo Frattagli, da una probabile intervista con Michele Gandin
Cappelli Editore, Bologna, aprile 2018, pagine 140, euro 16
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Vocale
Pétite Messe Solennelle commovente
servizio di Simone Tomei FREE

180521_Vr_00_PetiteMesseSolennelle_VitoLombardiVERONA - Siamo a Passy e correva l’anno 1863; dopo aver finito di comporre il suo ultimo "péché de veillesse" La Pétite Messe Solennelle, così il Gioachino Rossini infiorettava lo spartito musicale: «Bon Dieu - La voilà terminée cette pauvre petite Messe. Est-ce bien de la musique Sacrée que je viens de faire ou bien de la Sacrée Musique? J’etais né pour
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Soci Uncalm
Trapani-Cellini un Duo Estense
FREE

180521_Fe_00_CelliniRinaFERRARA - La stagione concertistica del Circolo Culturale "Girolamo Frescobaldi" alla Sala della musica nel plesso rinascimentale del chiostro di San Paolo ha ospitato domenica 20 maggio 2018 una formazione cameristica di recente costituzione, il "Duo Estense", composto dalla flautista Laura Trapani e dalla pianista Rina Cellini: due artiste
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Classica
Pappano e la Eberle con dovizia
servizio di Athos Tromboni FREE

180520_Fe_00_Coe-AntonioPappanoFERRARA - E così, per riascoltare nel Teatro Comunale Claudio Abbado la violinista georgiana Lisa Batiashvili bisognerà aspettare un’altra stagione di Ferrara Musica: non la prossima, ma ci auguriamo una delle successive, perché è una promessa che va mantenuta. I ferraresi se l’aspettano. E lo meritano. Sì, perché questa artista, oltre ad essere
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Pianoforte
Nadia Fanzaga ricama Liszt
FREE

180519_Fe_00_FanzagaNadiaFERRARA - Una notevole affluenza di pubblico ha onorato oggi pomeriggio il recital della pianista ferrarese Nadia Fanzaga, impegnata nella Sala della musica di via Boccaleone 19 per la rassegna di concerti del Circolo Culturale Amici della Musica "Girolamo Frescobaldi". La Fanzaga aveva dato un titolo esplicativo al proprio programma musicale
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Eventi
Ferrara Musica lancia la Euyo
servizio di Athos Tromboni FREE

180516_Fe_00_Stagione18e19FerraraMusica_GianandreNosedaFERRARA - La stagione concertistica 2018/2019 di Ferrara Musica nel Teatro Comunale Claudio Abbado è stata presentata oggi alla stampa e alle associazioni musicali ferraresi con largo anticipo rispetto alle passate edizioni. La ragione sta nel fatto che il cartellone anziché partire a ottobre come tutti gli anni, parte stavolta con il concerto fuori
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Vocale
Ottimo Stabat pro Telethon
servizio di Athos Tromboni FREE

180516_Fe_00_StabatMaterRossini_GiulioArnofiFERRARA - Concerto per Telethon nel Teatro Comunale Claudio Abbado martedì 15 maggio 2018, con lo Stabat Mater di Gioachino Rossini, protagonisti l'Orchestra Senzaspine diretta da Giulio Arnofi, l'Accademia Corale Vittore Veneziani preparata dal Maria Elena Mazzella, e i solisti Ester Ventura (soprano), Giorgia Gazzola (mezzosoprano),
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Opera dal Centro-Sud
Cappello di paglia stropicciato
servizio di Simone Tomei FREE

180514_Na_00_IlCappelloDiPagliaDiFirenze_ElenaBarbalichNAPOLI - Meravigliosa, affascinante, ammaliante, divertente... sono questi alcuni aggettivi con cui si può incorniciare Il cappello di paglia di Firenze, uno dei capolavori assoluti del Teatro Musicale del '900 scritto quasi per divertimento da Nino Rota nel 1945, ma la cui prima rappresentazione avvenne solo nel 1955 allorché il direttore del Teatro
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Echi dal Territorio
Chiusura col botto per la Mariani
servizio di Attilia Tartagni FREE

180511_Ra_00_ConcertoAngeloMariani_MassimilianoCaldiRAVENNA - Niente sbavature né cali di tensione nel concerto di chiusura del 9 maggio per la rassegna Ravenna Musica 2018, organizzata dall’Associazione ravennate Angelo Mariani, ultimo di nove appuntamenti vissuti in compagnia di orchestre, ensemble e musicisti di primissimo ordine. Sul palco del Teatro Alighieri si è schierata la
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Eventi
Trenta appuntamenti in Valle d'Itria
redatto da Athos Tromboni FREE

180510_FestivalValleDItria_00_FrancoPunzi_phGianfrancoRotaMILANO - È stato presentato nelle sale del Piccolo Teatro il 44° Festival della Valle d'Itria, che si svolgerà dal 13 luglio al 4 agosto 2018. Alla conferenza stampa di presentazione del cartellone hanno partecipato Alberto Triola (direttore artistico della manifestazione), Fabio Luisi (direttore musicale) e Franco Punzi, presidente del Centro
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Eventi
Aida con tutta Cento
servizio di Athos Tromboni FREE

180508_Cento_00_Aida_FranceDarizCENTO (FE) - Sarà una brava soprano francese a interpretare l'Aida di Giuseppe Verdi sabato 23 giugno 2018 alle ore 21 in Piazza del Guercino a Cento: si chiama France Dariz, ed è stata impegnata una volta sola dalle nostre parti, nel maggio 2014 per un concerto tutto pucciniano nel Teatro Comunale di Ferrara. Ma è una cantante di rango proprio
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Opera dal Centro-Nord
Lucia con le pistole senza pistolettate
servizio di Athos Tromboni FREE

180507_Fe_00_LuciaDiLammermoor_FrancescoBellottoFERRARA - La protagonista della Lucia di Lammermoor  di Gaetano Donizetti gioca con una bambola di pezza dal vestitino rosso durante tutta l'opera: è l'insieme dell'innocenza e dell'adolescenza con cui il regista Francesco Bellotto ha caratterizzato il personaggio, nell'allestimento da lui curato e prodotto dai teatri di Treviso e Ferrara con la
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Echi dal Territorio
Daniele Barioni premiato dai jazzofili
servizio di Athos Tromboni FREE

180506_Vigarano_00_PremioADanieleBarioni_AndreaAmbrosiniVIGARANO MAINARDA (FE) - Il «Gruppo dei 10» è un'associazione ferrarese di musicofili che amano riunirsi in locali caratteritici del territorio per incontri conviviali e concerti, generalmente di musica jazz perché "i 10" sono tutti appassionati cultori della musica afroamericana; ma la loro rassegna concertistica ha il titolo programmatico di "Tutte
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Soci Uncalm
Replica di un frizzante Elisir
FREE

180506_Fe_00_LElisirDAmore_GiuliaPierucciFERRARA - Ottima ripresa sabato 5 maggio 2018, alla Sala della Musica di via Boccaleone 19, di L'elisir d'amore di Gaetano Donizetti, andato in scena nel cartellone del Teatro Ragazzi del Comunale "Claudio Abbado" di Ferrara esattamente un mese prima: si trattava di una produzione del Conservatorio di Ferrara "Girolamo Frescobaldi" inserita
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Pagina Aperta
Il grande merito di Sebastianutto
FREE

180502_Lu_00_Lu_RinasceIlConcerto_AlanFreilesMagnattaLUCCA - Chiesa dei Servi, per la stagione di "Animando Lucca", il 29 aprile 2018: dopo oltre 100 anni dalla prima a Parigi, in Salle Gaveau, per l'arco di George Enescu, e la direzione del Compositore, il 6 aprile 1913, Christian Sebastianutto con un violino superbo di Filippo Fasser, modello Guarneri, del 2018 (sic!) ha resuscitato magnificamente il
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Soci Uncalm
Cinzia Forte, il Premio e l'arcobaleno
FREE

180501_Fe_00_PremioFrescobaldi_DarioTondelliFERRARA - È stata una grande esibizione di belcanto e una gioiosa festa: il concerto del 29 aprile 2018 alla Sala della Musica, organizzato dal Circolo Frescobaldi nell'ambito del conferimento del Premio Frescobaldi 2018 al soprano Cinzia Forte, ha visto la partecipazione, oltre che della premiata, anche dei suoi allievi che citiamo in ordine di
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Opera dal Centro-Nord
Tosca buoni i due cast
servizio di Simone Tomei FREE

180429_Pr_00_Tosca_PirozziAnna_phRobertoRicciPARMA - Parlando di Tosca, Fedele D’Amico - musicologo e critico musicale - cosi diceva in merito a quest’opera: “… Le novità di Tosca sono inseparabili dalle sue scoperte espressive: il primo tema di Scarpia, ossia quei tre accordi che aprono l’opera e, con alcune varianti, concludono sia il primo che il secondo atto, offrono un giro armonico certamente inedito; ma
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Opera dal Centro-Nord
Un Ballo proprio bello
servizio di Edoardo Farina FREE

180427_Cesena_00_UnBalloInMaschera_ScillaCristiano_phLucaBogoCESENA - …e chiusura della stagione con l’opera  Un ballo in maschera  di Giuseppe Verdi dopo un’assenza di 153 anni, ove … “se il dialogo con la città, se il desiderio di rendere sempre di più la scena il luogo in cui giocare a mettere in pratica le diverse idee che definiscono gli orizzonti di pensiero e di azione di una comunità è ciò che caratterizza
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Opera dall Estero
Masnadieri molto belli
servizio di Simone Tomei FREE

180424_MonteCarlo_00_MantegnaRoberta_IMasnadieri_phAlainHanelMONTE-CARLO - Prima di intraprendere il mio viaggio narrativo ne I Masnadieri di Giuseppe Verdi, condivido questo pensiero del musicologo Michele Girardi in merito al componimento: «…fra i vari meriti dei Masnadieri, oltre a numerose pagine di bella musica, vi è quello di trattare temi spinosi, più attuali oggi che ai tempi dello Sturm und Drang. Non
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Vocale
Esther dello Spirito Santo
servizio di Athos Tromboni FREE

100423_Fe_00_Esther_NicolaValentiniFERRARA - Quella di Esther, personaggio biblico dell'Antico Testamento, è una figura che ha ispirato scrittori e musicisti perché la donna ebrea è stata una salvatrice del proprio popolo. Viene raccontato che la bambina Esther fu adottata dal cugino Mardocheo quando, orfana di padre, si trovò sola in Babilonia. Crebbe e divenne una bellissima giovinetta
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Opera dalle Isole
Grande Pratt grandi Puritani
servizio di Salvatore Aiello FREE

180420_Pa_00_IPuritani_JessicaPratt_phRosellinaGarboPALERMO - Sono approdati al Massimo, dopo dieci anni, I Puritani di Bellini, opera di addio  di un genio morto a soli trentatré anni. Accolta con grande entusiasmo  sin dalla prima parigina del 1835, ha conosciuto rinnovati consensi da generazioni e pubblici di tutto il mondo per l’incanto delle melodie che faceva dire  al catanese: «Ho
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Eventi
L'Arena riparte con buoni propositi
servizio di Athos Tromboni FREE

180419_Vr_00_Arena2018_Cecilia Gasdia_FotoEnneviVERONA - Clima rasserenato alla Fondazione Arena di Verona, durante la presentazione alla stampa del Festival estivo 2018 che prenderà avvio il 22 giugno e terminerà il 1° settembre: saranno 47 serate all’insegna del rinnovamento e del rilancio della grande lirica sotto le stelle nel teatro all'aperto più grande del mondo. Cinque le opere
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Personaggi
Cinzia Forte ieri oggi domani
intervista di Athos Tromboni FREE

180418_00_CinziaForte_MiniaturaFERRARA - Abbiamo incontrato il soprano Cinzia Forte durante la preparazione di un Elisir d'amore di Gaetano Donizetti dove erano impegnati alcuni suoi allievi e allieve del Conservatorio "Girolamo Frescobaldi" dove lei è docente. Si trattava di una recita preparata per le scuole di Ferrara e provincia. La Forte è napoletana di nascita e
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Opera dalle Isole
Butterfly sa d'antico ma č moderna
servizio di Simone Tomei FREE

180410_Ca_00_MadamaButterfly_AmarilliNizza_phPriamoToluCAGLIARI - Ci sono delle sere in cui andare a Teatro è pura magia; una miriade di fattori si intersecano rendendo gli incontri con la musica indimenticabili; a volte ci facciamo sopraffare dall’emozione, dalla novità, dal piacere di farsi trastullare dai sapori di una terra che poco frequentemente calpestiamo; il fascino della bellezza
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Echi dal Territorio
Mosesti nel ricordo di La Villa
FREE

180405_To_00_AlfonsoMosestiTORINO - Il 6 aprile 2018, dopo 94 anni di vita, è morto nella sua Torino in cui abitava, il grande violinista Alfonso Mosesti. Cordoglio unanime del mondo della musica per lui che è stato un grande virtuoso dello strumento, allievo di Cesare Barison e di Antonio Illersberg, interprete magistrale dei concerti di Sinigaglia e Illersberg, alla
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Echi dal Territorio
Elisir molto gradito dagli studenti
servizio di Athos Tromboni FREE

180405_Fe_00_LElisirDAmore_LuisaRussoFERRARA - La divertente opera buffa L'elisir d'amore di Gaetano Donizetti è andata in scena per la rassegna "Teatro Ragazzi", nel Teatro Comunale Claudio Abbado di Ferrara, giovedì 5 aprile 2018 in due spettacoli nella stessa mattinata: alle ore 9,30 e alle 11. Per l’occasione l’Orchestra e il Coro del Conservatorio Girolamo Frescobaldi
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Opera dal Centro-Nord
Ancora il Barbiere col ramarro
servizio di Simone Tomei FREE

180331_Fi_00_BarbierediSiviglia_GiuseppeGrazioliFIRENZE - Era la sera del 29 marzo 2018 quando, recandomi al Teatro del Maggio Musicale Fiorentino pensavo al masochismo che alberga in me quando mi ostino a voler rivedere produzioni cui ho già assistito e delle quali ho un ricordo non idilliaco; la conferma di questo l'ho avuta proprio all'ingresso nel foyer quando un conoscente con il quale
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Opera dall Estero
Faust di elegante delicatezza
servizio di Simone Tomei FREE

180331_MonteCarlo_00_Faust_JosephCallejaMONTE-CARLO - Il Faust di Gounod ha trovato nella mise en scene di Nicola Joel a l’Opéra di Monte-Carlo un ottimo riscontro visuale che con pochi elementi scenici è riuscito a tenere in piedi quasi tre ore di musica senza annoiare, anzi restituendo piacevoli sensazioni scevre di orpelli e di sovrastrutture come è stata alla fine la scelta musicale
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Opera dalle Isole
Fra Diavolo non entusiasmante
servizio di Salvatore Aiello FREE

180326_Pa_00_FraDiavolo_GiorgioBarberioCorsettiPALERMO - Assente  dal 1989, è ritornato sulle scene del Massimo Fra Diavolo di Daniel Auber, autore ormai solo raramente presente nelle stagioni liriche. Da una  parte pesa ancora il severo giudizio di Schumann che riteneva “la sua musica per lo più vuota  e volgare”, ma noi preferiamo il giudizio più sereno di Rossini: “Auber scrive della piccola
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Operetta and Musical
Sunset Boulevard un capolavoro
servizio di Rossana Poletti FREE

180321_Ts_00_SunsetBoulevard_AndrewLloydWeberTRIESTE - Politeama Rossetti. In viaggio con cinque tir, cento persone tra artisti e tecnici, dieci chilometri di cavi sul palcoscenico, parrucche da duemila euro, costumi fatti a mano, numeri da capogiro per uno spettacolo itinerante. Sunset Boulevard è in scena al Politeama Rossetti di Trieste, unica tappa italiana. Andrà ad Amsterdam e poi ritornerà
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Opera dal Centro-Nord
Devereux salvato dal cast
servizio di Simone Tomei FREE

180320_Pr_00_RobertoDevereux_MariellaDevia_phRobertoRicciPARMA - Se il sabato 17 marzo 2018 mi vedeva in secondo ascolto per Pia de Tolomei di Donizetti, il richiamo del bergamasco è stato così forte da condurmi in terra parmense l'indomani, domenica 18 marzo, per ripetere la visione del Roberto Devereux visto al suo esordio in questa produzione due anni fa al Teatro Carlo Felice di Genova cui vi rimando
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Echi dal Territorio
Ecco il Complesso Giovanile del Frescobaldi
FREE

180318_Vigarano_00_ComplessoGiovanileFrescobaldi-AchilleGalassiVIGARANO MAINARDA (FE) - La sala parrocchiale polivalente, trasformata in "chiesa" perché il tempio vigaranese è inagibile dal terremoto del 2012, ha accolto domenica 17 marzo 2018 un  impegnativo concerto per orchestra d'archi del Complesso giovanile del Conservatorio Frescobaldi di Ferrara, guidato dal violinista e violista Achille Galassi
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Personaggi
Giulio Pelligra si confida
intervista di Simone Tomei FREE

180318_Lu_00_PelligraGiulio_Lu180318LUCCA - In occasione della ripresa lucchese di Pia de Tolomei di Gaetano Donizetti che ha debuttato al Teatro Verdi di Pisa nel mese di ottobre 2017 (qui potete leggere il mio articolo di allora), ho incontrato il tenore Giulio Pelligra che interpreta il ruolo di Ghino degli Armieri; il suo curriculum vanta già molte esperienze di grande
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Vocale
Felice compleanno per l'Ado
servizio di Athos Tromboni FREE

180316_Fe_00_VentennaleAdo_DanielaFurianiFERRARA - Buon compleanno Ado! Questa scritta troneggiava sul fondale del palcoscenico del Teatro Comunale Claudio Abbado, giovedì 15 marzo 2018, e dava significato al concerto organizzato per festeggiare la ricorrenza ventennale di quella associazione di volontariato. L'acronimo Ado sta a significare "Assistenza Domiciliare Oncologica"
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Opera dal Centro-Nord
Pia in scena al Giglio
servizio di Simone Tomei FREE

180316_Lu_00_PiaDeTolomei_FrancescaTiburzi_phAndreaSimiLUCCA - Era il 14 ottobre 2017 allorchè andava in scena al Teatro Verdi di Pisa l'opera rara di Gaetano Donizetti Pia de Tolomei. A quel tempo scrissi un articolo piuttosto dettagliato in merito all'allestimento che vede la firma registica di Andrea Cigni, dello scenografo Dario Gessati, del costumista Tommaso Lagattola e delle luci di Fiammetta
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