Pubblicato il 26 Giugno 2019
La Scala va alla grande sullIapproccio alle opere verdiane meno frequentate
Masnadieri una lezione d'oro servizio di Francesco Lora

190626_Mi_00_Masnadieri_FabioSartori_phBresciaArmisanoMILANO, 21 giugno 2019 – Esiste, sì, un Verdi classificato come minore: quello di Oberto e di Alzira, del Corsaro e di Aroldo, per dire quattro opere dal periodo del primo esordio a quello delle piene facoltà. Ma il repertorio corre nel tempo e non è affatto fisso. Con quelle menzionate, vi sono altre opere neglette. Ma fino a che punto si può ritenere minore  La battaglia di Legnano, innalzata sugli scudi alle sue primissime recite, rispolverata per il glorioso sant’Ambrogio 1961 e oggi proposta con una certa regolarità? Benché cronologicamente schiacciato tra Luisa Miller e Rigoletto, è forse minore lo Stiffelio a monte di Aroldo, che scrostato dalle censure parla con viepiù sconvolgente attualità? Lo status di minore dovrebbe poi magari estendersi a titoli poco rappresentati null’altro che per l’ingente richiesta di mezzi, come nel caso di Jérusalem, il grand opéra lievitato a dismisura sul torso dei Lombardi alla prima crociata?
E a proposito di altri titoli sottoposti a rifacimento, la conoscenza del Macbeth fiorentino, del Simon Boccanegra veneziano e del Don Carlos parigino non è forse la condizione onde comprendere il perché – ma anche gli occasionali limiti – delle relative ultime versioni? Quel che si può dire: il catalogo di Verdi – e anzi qualsivoglia opera – lega gran parte della propria fortuna all’iniziativa commerciale promossa nella sua epoca e alla rivalutazione, talvolta imprevedibile, intervenuta in quelle successive.

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Quel che poi è certo: arbitra della fortuna di ciascuna partitura è la qualità dei suoi interpreti; guai a risvegliare un lavoro dormiente senza possederne le risorse adeguate, magari usando a pretesto e ombrello la formazione di cantanti giovani e immaturi.
190626_Mi_03_Masnadieri_particolare_phBresciaArmisanoCon sette alzate di sipario dal 18 giugno al 7 luglio 2019, in questi giorni il Teatro alla Scala sta dando una lezione d’oro, che aiuta a mettere in ordine i pensieri sopra snocciolati.
L’opera rappresentata è un’altra nel novero delle minori di Verdi: I masnadieri.
E la lettura datane a Milano – mancava da quarantun anni – basta a smuovere ammirazione per quel testo. L’ammirazione è teatrale, mediante il nuovo allestimento con regìa di David McVicar, scene di Charles Edwards e costumi di Brigitte Reiffenstuel: nessuna trasposizione spazio-temporale – esultate! – rispetto al militaresco mondo germanico di metà Settecento; virtuosismo di austere scene colossali, con tanto di fiamme vive appiccate, e di puntiglio filologico nel vestiario; sottilissimo lavoro gestuale con i cantanti, che uno per uno tengono il palcoscenico con disinvoltura insolente.
Il punto debole è nell’unica licenza: quella di subordinare l’azione alla presenza muta di un mimo nei panni di Friedrich Schiller, l’autore della tragedia e l’ispiratore del libretto, il quale si aggira immaginando gli eventi, immedesimandosi nei personaggi, compatendo i loro affetti e scrivendo insomma il dramma. Punto debole: non perché l’idea sia da rigettare a priori, ma poiché non è immediata a decodificarsi. Lo dimostrano i commenti dei vicini di posto, vergini di quanto dichiarato dal regista e dunque spronati a scambiarsi spiegazioni: v’è chi vede una personificazione della coscienza umana, chi un inedito terzo fratello Moor da affiancare al protagonista Carlo e all’antagonista Francesco, chi, infine, un ignoto cronachista senza collegamento a Schiller. La sovrastruttura innesca involontariamente un’estetica opera aperta.
Sul versante musicale, la concertazione di Michele Mariotti è addirittura consolatoria: vi si riconosce ciò che si desidererebbe sempre, che di rado si trova e che si dispera di ritrovare nell’indomani. Ossia: la conoscenza stilistica del passo teatrale verdiano conseguita non come arretramento rispetto al verismo, ma come evoluzione del romanticismo di Rossini e successori; l’instancabile palpito di colori non chiesto per calligrafia a un’orchestra in stato di grazia, ma suscitato dalle evidenze della partitura (a loro volta palesate dai colori: e siamo da capo); l’apparente libertà concessa ai cantanti, fatta credere dall’agio che esibiscono, mentre è Mariotti a non recedere di un passo dalle proprie esatte intenzioni; la mobilità agogica che procura sorpresa espositiva e pregnanza espressiva a ogni frase, e conferma nei Masnadieri un’opera incapace di ruffianeria ma scrigno di eleganza.
Senza rivali l’Amalia di Lisette Oropesa, finalmente una virtuosa con carte in regola per una parte che esige tanta esuberante risonanza quanta esterrefazione lirica, fino a trilli e passaggi che implicano – e qui trovano – il capolavoro tecnico.
Come Carlo, Fabio Sartori supera sé stesso per squillo facile, fraseggio impegnato e pervicace volontà di ergere un personaggio appassionato.
Vertiginoso Michele Pertusi come Massimiliano, sfarzoso di pasta, erudito nel porgere, monumentale e insieme affranto nella plastica ampiezza di cavata.
In una tra le prove più accurate e smaltate Massimo Cavalletti: la parte di Francesco gli calza meno larga del previsto.
Di pregio il comprimariato: Francesco Pittari come Arminio, Alessandro Spina come Moser, Matteo Desole come Rolla. Coro come in nessun altro teatro al mondo.

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Crediti fotografici: Brescia Armisano per il Teatro alla Scala di Milano

Nella miniatura in alto: il tenore Fabio Sartori (Carlo)
Sotto in sequenza: panoramiche e scena particolare dell'allestimento curato dal regista David McVicar





Pubblicato il 15 Giugno 2019
Bella chiusura di stagione per il Teatro Carlo Felice con l'opera giapponese di Puccini
Madama Butterfly proprio come Madama Butterfly servizio di Athos Tromboni

190615_Ge_00_MadamaButterfly_MariaTeresaLeva_phMarcelloOrselliGENOVA - Stagione lirica, ultimo atto: Madama Butterfly di Giacomo Puccini nel Teatro Carlo Felice, in concomitanza con il grande concerto pop di Piazza Kennedy (“Ballata per Genova”) replicato su due maxischermo in Piazza De Ferraris di fronte al teatro. Una ”Ballata” che ha riunito oltre 12 mila persone, trasmessa in prima serata su Rai1 e su RaiRadio 1 e che ha meritoriamente fatto riferimento alla tragedia del Ponte Morandi, dieci mesi dopo, il 14 giugno 2019. Fuori del teatro, sul palco e sui maxischermo, il gotha della musica leggera italiana contemporanea: dentro il teatro, sul palcoscenico, la più «sentita e suggestiva» opera di Puccini (così lui disse e scrisse).
Il Teatro Carlo Felice non ha “sofferto” la concomitanza della musica pop, e si presentava gremito con un pubblico che ha risposto con favore alla messa in scena di un allestimento proveniente da Astana Opera (Khazakistan), allestimento che ha ricalcato la maniera tradizionale di fare melodramma, con le scene, i costumi, la drammaturgia agita, in perfetta sintonia con scene, costumi, drammaturgia scritte nel libretto di Luigi Illica e Giuseppe Giacosa. E anche questo, in tempi di “regie moderne” strabordanti e indisponenti, è stato un nobile momento per rivolgere un pensiero deferente alla tragedia che ha ferito la città dieci mesi prima.
Del resto il regista Lorenzo Amato l’approccio con la propria idea registica lo aveva ben dichiarato nel suo scritto sul programma di sala: «Oggi è quasi impossibile immaginare la possibilità di mettere in scena un titolo così popolare per la prima volta (si riferisce alla “prima volta” per il Teatro di Astana), raccontando al pubblico questa storia senza doversi confrontare con niente e nessuno. Insomma, quello che inizialmente poteva sembrare un limite (Ndr: la messa in scena nel solco della tradizione), si è trasformato in una incredibile opportunità.»
E il pubblico del Carlo Felice ha reagito molto positivamente, con calorosi applausi a scena aperta, al termine della prima parte (atto 1) e al termine dello spettacolo (atto 2 e 3 riuniti assieme). Amato si è concesso un’unica licenza rispetto alla tradizione: ha vestito la Cio Cio San del secondo atto (quello della famosa aria Un bel dì vedremo) all’americana, per significare come la protagonista abbia, per amore verso Pinkerton, rinnegato «la sua fede, la sua cultura, la sua famiglia, la sua stessa immagine, isolandosi da tutto e da tutti per identificarsi esclusivamente in un ruolo di moglie “occidentale”.

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Scegliendo perciò di vivere in funzione di un marito americano che ben presto la abbandona.» Una intuizione che ci sta, è pertinente, e che si è già vista (ricordiamo per esempio lo spettacolo bellissimo curato da Henning Brockhaus a Macerata nel 1999).
Ma il regista, d’accordo con la costumista Franca Squarciapino, è poi ritornato al tema, decidendo «di stratificare in maniera posticcia i costumi di Madama Butterfly, sovrapponendo volutamente al suo abito e alle sue scarpe di foggia occidentale un kimono giapponese, proprio per sottolineare la sua condizione di personaggio in cerca d’autore.»
A completare il quadro d’ambiente ci ha pensato lo scenografo Ezio Frigerio, che ha disegnato una struttura sospesa, una palafitta sopra l’acqua, dove inizialmente va in scena il matrimonio della protagonista e si trasforma atto dopo atto in una disadorna dimora che rispecchia lo stato d’animo di Cio Cio San, sospeso fra la fiducia del ritorno del marito e la disillusione di una realtà che la porterà al suicidio con harakiri.
Sul podio dell’eccellente Orchestra del Teatro Carlo Felice era il maestro Giuseppe Acquaviva. Un pucciniano d’acchito e d’intelligenza: ha caricato le sonorità quando necessario, ha ammorbidito in tenui e sfumate pitturazioni tutti i cosiddetti “colori locali” che Puccini ha creato ispirandosi alla musica di tradizione orientale, non ha mai soverchiato il palcoscenico per quel protagonismo della bacchetta che da Wagner (ma anche da Verdi) in poi sarebbe possibile (intendiamo dire che non ha mai coperto le voci con lo strumentale, anche quando l’orchestra deve suonare un fortissimo), ha sempre incitato e assecondato i cantanti; e tale direzione è stata premiata dall’acclamazione del pubblico all’apparire di Acquaviva sul proscenio, a fine spettacolo.
La protagonista nel ruolo di Cio Cio San era Maria Teresa Leva, un soprano lirico di fulgida intonazione e appropriati appoggi del fiato, forse un po’ leggerina per la parte della Butterfly, ma non c’è dubbio che la sua emissione è premiata da una musicalità veramente di primordine.
In grande spolvero il tenore Stefano Pop (F.B. Pinkerton) la cui natura di lirico spinto ha brillato imponendosi come il migliore del cast; potente in zona acuta, ha un timbro di tenore chiaro che si ispessisce quando lo richiede il volume d’emissione; e ha una dizione e un fraseggio di ottima fattura, frutto della tecnica ma anche di quella dote del tutto naturale che impreziosisce la sua vocalità.

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Ottima la prestazione di Raffaella Lupinacci (Suzuki), applaudita con molto calore dal pubblico genovese e altrettanto bravo l’esperto Stefano Antonucci (Sharpless) che ha dato gesti e voce alla caratterizzazione richiesta dal regista (citiamo: «Sharpless è un uomo saggio ma in fondo mediocre, certamente non forte a sufficienza da impedire un dramma annunciato»).
Un Goro più infido di quello che mediamente di vede sui palcoscenici è stato ottimamente interpretato da Didier Pieri, e anche tutti gli altri del cast hanno onorato il loro impegno con bravura e competenza: Marta Leung (Kate Pinkerton), John Paul Huckle (Lo zio Bonzo) e Claudio Ottino (il Commissario imperiale e il Principe Yamadori):
Molto ben preparato il Coro del Teatro Carlo Felice diretto dal maestro Francesco Aliberti.
Al termine dell’opera, il pubblico che sciamava dal teatro passava di fronte ai maxischermo del concerto pop in Piazza De Ferraris: «Paese mio che stai sulla collina… Che sarà? Che sarà? Che sara-a-a…»: mitica canzone dei Ricchi e Poveri di un Sanremo sperso nei ricordi e mai dimenticato; la stavano cantando Piero Cassano e Franco Gatti. Quasi una metafora per la Butterfly.
(Repliche il 15, 16, 18, 19 e 20 giugno)

Crediti fotografici: Marcello Orselli per il Teatro Carlo Felice di Genova
Nella miniatura in alto: il soprano Maria Teresa Leva (Cio Cio San)
Al centro in sequenza; Maria Teresa Leva con Stefano Pop (Pinkerton) e con Stefano Antonucci (Sharpless); Marta Leung (Kate Pinkerton) con Raffaella Lupinacci (Suzuki)
Sotto: una bella istantanea di Marcello Orselli sull’allestimento del teatro khazako





Pubblicato il 03 Giugno 2019
Il classico dittico Mascagni/Leoncavallo andato in scena a Genova con esiti alterni
Pagliacci sė, Cavalleria proprio no servizio di Simone Tomei

190603_Ge_00_CavalleriaRusticanaPagliacci_GiuseppeFinziGENOVA - Al Teatro Carlo Felice il dittico per eccellenza del melodramma italiano: Cavalleria Rusticana di Pietro Mascagni, e Pagliacci di Ruggero Leoncavallo. Un allestimento che vede il Teatro ligure impegnato in coproduzione con il Teatro del Maggio di Firenze dove, tra l’altro, il titolo del compositore livornese è andato già in scena e del quale ho scritto in un articolo che qui potete leggere.
La visione genovese ha confermato e rinnovato i dubbi e le riserve sull’allestimento firmato da Luigi di Giangi e Ugo Giacomazzi, con le scene, di Federica Parolini, costumi di Agnese Rabatti e luci di Luigi Biondi: in Cavalleria Rusticana sono quegli elementi avulsi di cui già narrai che fanno maggior stridore e tolgono essenzialità e corpo ad un testo prima letterario e poi musicale che al suo interno ha tutto il sapore del sugoso frutto che è il melodramma che ne deriva. Spero inoltre che nel futuro sia lasciato solo alla musica il compito di dare l'emozione che lo spettatore va cercando dentro le note, senza interventi inutili di certi registi nel preludio o nell’intermezzo.
Per Pagliacci il costrutto scenico é diversamente disposto, ma in questo caso vengono eliminati tutti quegli orpelli inneggianti a riti più o meno tribali per lasciare spazio a tre carrelli su cui appaiono alcuni dei protagonisti dell’opera di Leoncavallo. Il loro arrivo sulle strutture metalliche, che diventeranno prima camerino e poi luogo di esibizione, è salutato festante dalla folla in piazza per poi diventare luogo per l'intimità della vita dei nomadi e doppio palcoscenico per la finta commedia che si mescola con la vita vera dai risvolti drammatici. Una pecca, soprattutto per questo allestimento, sono le luci che pare siano fatte apposta per illuminare laddove non risulti necessario (anche se mi pongo il dubbio di fraintendere le intenzioni) e al pari del primo titolo restituiscono sempre e comunque un ambiente cupo e tetro nonostante il momento festoso del mattino di Pasqua; dunque nulla di nuovo sotto il sole, ma complessivamente meno peggio di molto altro che circola sui palcoscenici dei Teatri.

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Sul versante musicale il M° Giuseppe Finzi presenzia il podio con due risultati piuttosto differenti tra loro. In Cavalleria Rusticana sin dall’inizio sembra far fatica a decollare e fornire unitarietà alla partitura: i tempi sono piuttosto rallentati, le sonorità poco curate ed il colore che emerge dalla buca non affascina, anzi annoia. Nemmeno i momenti concitati dei tre grandi duetti che precedono l’intermezzo riescono a far decollare la partitura verso i lidi del fremito e della passione, ma tutto scorre in maniera trasparente senza regalare emozioni particolari.
In Pagliacci la situazione è diametralmente opposta e quel piglio energico che ci si aspetta da una partitura “verista” sembra prendere corpo sotto la verga direttoriale; ecco che i colori opachi e tetri sul palco sono sostituiti da quelli dei professori di orchestra che si lasciano prendere dalle note e dalla passione che alberga in questa pagine musicali. Migliora nettamente il rapporto con il palcoscenico e le scollature presenti nella prima parte scompaiono per lasciare spazio ad una fluidità ed un’intesa eccellenti.
L’altro elemento comune ai due atti unici é il Coro preparato e diretto dal M° Francesco Aliberti; meno convincente nel primo con palesi disallineamenti nell’Inneggiamo al Signor e con qualche stridore sul versante acuto femminile, egregio poi con una pasta sonora coinvolgente e densa di pathos.
Le avventure narrate da Giovanni Verga vedono in scena il mezzo soprano Sonia Ganassi che vive con passione il ruolo di Santuzza donando con grande impeto accenti e intenzioni molto personali e ben introiettate; la voce non gode di uniformità e se nelle note più gravi scende spesso in petto provocando suoni gutturali piuttosto marcati e privi di corpo, talvolta l’acuto tende ad essere poco sicuro e al limite della tenuta.
Ho sentito questa artista in altri ruoli e credo che Santuzza risulti un po’ distante dalla sua vocalità più incline ad un repertorio belcantista.
Un Turiddu tutto passione anche se con il freno a mano leggermente tirato quello di Diego Torre che dispone di un materiale notevole sia dal punto di vista tecnico che da quello timbrico. La voce è bella, pastosa, elegante ma, da quello che mi hanno detto, ultimamente un po’ messa a dura prova da molte recite di Tosca e da questo intenso dittico; ho notato qualche fatica ad andar direttamente sull’acuto cercando di proteggersi con una presa della nota un po’ guardinga, ma il risultato complessivo è di notevole pregio.
Piacevole scoperta il baritono Gevorg Hakobyan nel ruolo di Alfio: la sua voce libra nell’aria con squillo e metallo e ad un primo acchito si può essere indotti a pensare che sia un “falso” baritono in quanto svetta in acuto con facilità e con colore piuttosto argenteo; ma ecco che la sorpresa arriva nelle note più gravi dove, non perdendo di intensità e rotondità, riesce a scavare nel rigo musicale con una tale facilità da poterlo annoverare a pieno titolo nella corda baritonale. Il suo canto ben intonato restituisce un personaggio duro, ma signorile e nel duetto con Santuzza tira fuori una grinta senza pari.
Lola trova in Giuseppina Piunti il carattere sinuoso e provocante del “giaggiolo fedifrago”, senza volgarità, bensì con fascino seducente e nobile; la voce corre morbida e sinuosa con inflessioni provocanti, anzi direi ammaliatrici.
A completamento del cast un’eccellente Carlotta Vichi nei panni di Mamma Lucia; in questo la regia ha trovato una connotazione del personaggio più materna e meno arcigna rispetto a quanto solitamente vediamo ed il colore brunito della voce ha restituito egregiamente un signor fraseggio e colori interpretativi molto variegati.

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Cambia la scena, nuova “commedia” e cambia quasi completamente il cast.
Una Nedda di lusso quella di Donata D’Annunzio Lombardi che non fatica a far emergere le qualità del personaggio interpretato. La sua voce color del mogano, ma lucente come l’oro riempie il Teatro con nitidezza e uniformità; non fatica a salire in acuto giocando con i colori che la partitura impone e trova altresì il giusto piglio per disegnare la passionalità che la lega all’amato Silvio con il quale esegue in duetto di gran lusso.
Diego Torre
(Canio) unico interprete che si cimenta nel doppio ruolo tenorile, diventa qui più verace e più generoso portando a casa un ottimo successo.
Rapisce per l’emozione che crea il Prologo di Carlos Alvarez nei panni di Tonio; è una vera lezione di canto dove ogni frase, ogni parola, ogni silenzio, ogni gesto, ogni sguardo, lo erigono a fuori classe sia per presenza scenica che tecnica vocale ed interpretativa; in tutta l’opera emergono dal suo canto malvagità, cattiveria, sadismo, schifo ed ogni parola è felice sposa di un’ugola che non tradisce mai le vere intenzioni che trasudano da musica e libretto: un interprete sublime.
Francesco Verna
supera la prova di Silvio con audacia e sa ben impersonare il giovane e focoso amante; voce pulita, emissione ben dosata con un bel fraseggio.
Elegante e spigliato anche il Peppe di Matteo Roma che nella sua ballata snocciola con facilità le sue allegre frasi. A completamento del cast i due contadini per voce di Maurizio Raffa e Marco Piretta a loro agio nella breve parte.
Era un giovedì sera e precisamente il 30 maggio 2019 ed il Teatro era notevolmente affollato; ottima accoglienza del pubblico che non ha esitato a omaggiare tutti di sentiti applausi.

Crediti fotografici: Marcello Orselli per il Teatro Carlo Felice di Genova
Nella miniatura in alto: il direttore Francesco Aliberti
Sotto in sequenza: Diego Torre (Turiddu) con Sonia Ganassi (Santuzza); ancora la Ganassi con Carlotta Vichi (Mamma Lucia); Giuseppina Piunti (Lola) con Diego Torre
Al centro: istantanea di Marcello Orselli sull'allestimento di Cavalleria Rusticana
Sotto in sequenza: Donata D'Annunzio Lombardi (Nedda); Carlos Alvarez (Tonio) con la D'Annunzio Lombardi; Diego Torre (Canio) con Carlos Alvarez
In fondo: altra istantanea di Marcello Orselli sull'allestimento di Pagliacci






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I rischi che corre la direzione di un Teatro in questi casi sono noti, anche se è importante sottolineare che spesso la provocazione nell’opera può essere il risultato della genialità di un regista che con un linguaggio aulico (seppur denso di attualità) qual è quello del melodramma riesce a plasmare la contemporaneità in maniera magistrale, regalando serate di altissimo livello e di  gaudente soddisfazione per l’animo.
Tutto questo non è assolutamente successo al Festival Verdi di Parma che, rispetto a
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Arena Festival 2019 i risultati
servizio di Athos Tromboni FREE

190911_Vr_00_ArenaConsuntivo_FedricoSboarinaVERONA – E così il Festival 2019 della Fondazione Arena va in archivio con una serie di record, illustrati oggi dal sindaco Federico Sboarina, dalla sovrintendente e direttore artistico Cecilia Gasdia e dal direttore generale della Fondazione, Gianfranco De Cesaris, nella tradizionale conferenza stampa di consuntivo. Al tavolo dei relatori erano presenti anche
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Concorsi e Premi
Il Premio Caruso 2019 alla Devia
FREE

190910_Lastra_00_PremioCaruso2019_MariellaDevia.JPGLASTRA A SIGNA (FI) - Sabato 7 settembre 2019, nello scenario  di Villa Bellosguardo sede del Museo Enrico Caruso, sulle magnifiche colline di Lastra a Signa, si è svolta la cerimonia di consegna del prestigioso premio che fin dal 1979 viene assegnato ai grandi interpreti del teatro d’opera. Il primo insignito fu il grande tenore Galliano Masini e poi
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Opera dal Nord-Est
Arena ultime quattro recite
servizio di Simone Tomei FREE

190909_Vr_00_Ultime4Recite_CarmenTraviataToscaAida_FotoEnneviVERONA - Ebbene sì, anche il Festival Arena di Verona 2019 giunge al termine e la mia ennesima salita estiva nella città scaligera ha avuto come obiettivo quello di seguire le ultime quattro recite della stagione, con alcune interessanti novità per quello che riguarda gli interpreti che si sono succeduti sul palcoscenico.


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Eventi
Teatro Duse la stagione 2019/2020
redatto da Edoardo Farina FREE

190909_Bo_00_TeatroDuse_WalterMramorBOLOGNA - La conferenza stampa del 5 settembre riguardante la presentazione della nuova Stagione invernale 2019/2020 del Teatro Duse di Bologna alla presenza tra gli altri del direttore organizzativo Gabriele Scrima e Rossella Fino proveniente dal dipartimento Cultura e Promozione della città del Comune di Bologna, ha voluto prevalentemente porre in
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Opera dal Centro-Nord
Falstaff versione commedia dell'arte
servizio di Athos Tromboni FREE

190908_Cento_00_Falstaff_CostantinoFinucciCENTO (FE) – Il Falstaff  di Giuseppe Verdi proposto nel cartellone di “Cento – Opera in festa” e allestito dell’Accademia del Bel Canto e dalla Pro Loco di Renazzo, con il patrocinio del Teatro Borgatti, avrebbe avuto come palcoscenico e scenografia naturale il suggestivo parco di Villa Chiarelli. Ma venerdì 6 settembre 2019 il meteo ha fatto decidere diversamente
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Opera dall Estero
Successo per La Dori
servizio di Simone Tomei FREE

190905_Innsbruck_00_LaDori_FrancescaAsciotiINNSBRUCK - "Pietro Antonio Cesti (1623-1669): La Schiava Fortunata ó vero La Dori. Dramma musicale in tre atti su libretto di Giovanni Filippo Apolloni. Prima rappresentazione: Innsbruck, Hoftheater, 1657."
Così si presenta questo lavoro barocco che, a distanza di oltre trecentocinquant'anni, torna "a casa" (al Tiroler Landestheater nel
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Soci Uncalm
Finta giardiniera opera vera
servizio di Athos Tromboni FREE

190903_Ro_00_FintaGiardiniera_PabloMaritanoROVIGO - Avrebbe dovuto essere il "saggio finale" di una masterclass sulla vocalità mozartiana, La finta giardiniera, ma lo spettacolo realizzato dal regista Pablo Maritano, con la preparazione vocale curata dal tenore e docente di canto Fernando Cordeiro Opa realizzato nel Ridotto del Teatro Sociale domenica 1 settembre 2019, si è proposto al numeroso
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Personaggi
Il Castello di Vicenza in Lirica
intervista di Simone Tomei FREE

190828_Vr_00_VicenzaInLirica-AndreaCastello.JPGVERONA - In una calda sera veronese, al termine dei Carmina Burana di Carl Orff, ho incontrato Andrea Castello, dal 2013 direttore artistico di Vicenza in Lirica: un Festival che è divenuto un punto di riferimento nel panorama musicale per i grandi artisti che vi intervengono, i titoli proposti e la location unica, ossia l’Olimpico di Vicenza, il teatro coperto più
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Opera dal Centro-Sud
Viaggio a Reims passando per l'Accademia
servizio di Simone Tomei FREE

190821_Ps_00_ViaggioAReims_GiulianaGianfaldoniPESARO - Era il 1984 quando fu riscoperta quest'opera, allestita in una delle edizioni primordiali del ROF, dunque ben 35 anni fa; e in questo ROF 2019 che vede scoccare i suoi primi quarant'anni (ecco perchè l'apposizione XL) la riproposizione di Il viaggio a Reims assume una valenza ancor più pregnante. Non ci sono grandi novità registico-sceniche e ciò
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Opera dal Nord-Est
Traviata e Aida ulteriori cronache
servizio di Nicola Barsanti FREE

190820_00_Traviata_Aida_VitoLombardi_FotoEnneviVERONA – Una serie di fortunate circostanze, nonché di squisiti incontri, ha reso possibile la mia presenza al 97° Festival Lirico dell’Arena per assistere a varie rappresentazioni e iniziare a mia volta la collaborazione con Gli Amici della Musica.Net come critico musicale. Prima di addentrarmi nei dettagli delle recite, è d’uopo ringraziare il critico musicale e
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Opera dal Centro-Sud
Un Equivoco di brio e allegria
servizio di Simone Tomei FREE

190820_Ps_00_EquivocoStravagante_TeresaIervolinoPESARO - Non si può certo dire che il libretto di L’equivoco stravagante di Gioachino Rossini sia un testo adatto per un'educazione montessoriana; credo per che sia un momento di forbito teatro per nulla volgare (se non nelle allusioni) ricamato nel testo dal fine e sagace estro del librettista Gaetano Gasbarri.  Nell'interessante disamina linguistica sul libretto
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Vocale
Brillano le stella Molinari e Pratt
servizio di Simone Tomei FREE

190820_00_ConcertoMolinariPratt_CarloTenanPESARO - Nel bel mezzo del XL ROF 2019 lunedì 19 agosto si è tenuto al Teatro Rossini di Pesaro uno dei concerti programmati del Festival che ha visto protagoniste due autorevoli voci del belcanto rossiniano: Jessica Pratt e Cecilia Molinari (in verità quest'ultima ha sostituito in corner la prevista Varduhi Abrahayam impegnata nel cast di Semiramide)
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Opera dal Centro-Sud
Demetrio e Polibio e il proprio doppio
servizio di Simone Tomei FREE

190819_Ps_00_DemetrioEPolibio_JessicaPrattPESARO - E' molto particolare la genesi compositiva del Demetrio e Polibio di Gioachino Rossini rappresentando un caso piuttosto singolare nella storia del Teatro d'opera italiano; il lavoro fu commissionato da Domenico Mombelli (compositore e tenore) a pro della sua scuderia di cantanti composta dalle due figlie (Ester ed Anna), dal maggiordomo di casa
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Vocale
Carmina apoteosi di musica e luci
servizio di Simone Tomei FREE

190812_Vr_00_CarminBurana_EzioBosso_FotoEnneviVERONA - Siamo all'undici agosto 2019 nel pieno del Festival areniano e da tempo memorabile attendo questa serata in cui Orchestra e Coro della Fondazione Arena di Verona daranno vita assieme ai solisti Ruth Iniesta, Raffaele Pe e Mario Cassi alla cantata scenica dei Carmina Burana di Carl Orff diretti dal M° Ezio Bosso.
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Jazz Pop Rock Etno
Noa scrive lettere a Bach
servizio di Attilia Tartagni FREE

190813_Cesenatico_00_NoaCESENATICO - E’ stato un successo annunciato “Letters To Bach”, spettacolo del 19° Festival dell’Emilia Romagna Festival il 9 agosto2019  a Cesenatico al Teatro all’aperto Largo Capuccini completamente esaurito, protagonista Achinoam Nini, in arte Noa con Gil Dor alla chitarra, Or Lubianiker al basso elettrico e Gadi Seri alle percussioni. La cantante
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Opera dal Centro-Sud
Ecuba, amor filiale amor di patria
servizio di Valentina Anzani FREE

190812_MartinaFranca_00_Ecuba_SestoQuatriniMARTINA FRANCA (TA), 4 agosto 2019 – L’Ecuba di Nicola Antonio Manfroce è, al fianco di Orfeo di Porpora, tra le primizie del 45° Festival della Valle d’Itria: composta nel 1812, è stata ivi eseguita per la prima volta in tempi moderni. Opera risalente al periodo napoleonico, riflette i gusti di importazione francese sia nel soggetto, sia nella forma,
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Opera dal Nord-Est
La Tosca al debutto stagionale
servizio di Simone Tomei FREE

190811_Vr_00_Tosca_SaioaHernandez_FotoEnneviVERONA - Ecco che, con l'avvento della Tosca di Giacomo Puccini sul palcoscenico areniano la sera del 10 agosto, tutto il "palinsesto" operistico del Festival estivo 2019 ha avuto il proprio completamento (manca ancora all'appello la serata concertistica con i Carmina Burana di Carl Orff in programma la sera successiva di cui daremo conto in un altro servizio).
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Opera dal Centro-Sud
Matrimonio per burla e per amore
servizio di Valentina Anzani FREE

190804_MartinaFranca_00_MatrimonioSegretoMARTINA FRANCA (TA), 3 agosto 2019 – Il principale titolo buffo del 45° Festival della Valle d’Itria è stato Il matrimonio segreto di Domenico Cimarosa, spettacolo con regia, scene e costumi di Pierluigi Pizzi, che è risultato molto divertente per il concorso di tutti gli interpreti, molto apprezzati sia sul piano vocale sia sul piano attoriale.
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Opera dal Nord-Est
Placido Domingo fa 50
servizio di Simone Tomei FREE

190811_Vr_00_GalaPlacidoDomingo50_FotoEnneviVERONA - Un'Arena gremita da quasi quindicimila spettatori per lui: l'artista, il tenore, il baritono, il direttore d'orchestra, ma fondamentalmente l'Uomo, ossia Plácido Domingo. Era il lontano luglio 1969 quando, mentre il primo essere umano metteva piede sulla Luna, l'Uomo debuttava sul palcoscenico dell'anfiteatro scaligero nel ruolo di Calaf della
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Opera dal Nord-Est
Il Radames di Simoncini
servizio di Simone Tomei FREE

190810Vr_00_Aida_SamueleSimoncini_FotoEnneviVERONA - Ho anticipato la mia partenza di un giorno per Verona in quanto avevo il piacere di ascoltare l'esordio nell'anfiteatro scaligero del tenore senese Samuele Simoncini nel ruolo di Radames; in passato ci siamo inseguiti nei vari teatri, ma non avevo ancora avuto il piacere di ascoltarlo per intero in un ruolo operistico. Ecco che questo evento
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Opera dal Centro-Sud
A Martina Franca rivive l'Orfeo
servizio di Valentina Anzani FREE

190810_MartinaFranca_00_Orfeo_RaffaelePe_phClarissaLapollaMARTINA FRANCA (TA), 2 agosto 2019 – Per la creazione di un pasticcio, nel Settecento, il compositore che si occupava dell’allestimento, o i cantanti stessi del cast, selezionavano arie tratte da più opere. I criteri di scelta comprendevano la loro fama e quanto esaltassero le qualità vocali di chi avrebbe dovute eseguirle. Non stupisce se il risultato,
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Opera dal Centro-Sud
Spasso nelle masserie d'Itria
servizio di Valentina Anzani FREE

190810_MartinaFranca_00_OpereInMasseria_LaviniaBini_phClarissaLapollaMARTINA FRANCA (TA), 1° agosto 2019 – Dall’anno passato il Festival della Valle d’Itria affianca alle tradizionali produzioni operistiche a Palazzo Ducale una proposta che unisce la valorizzazione del territorio pugliese a una formula di spettacolo particolarmente interessante. Cinque masserie hanno ospitato altrettante recite dei due intermezzi
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Opera dal Nord-Est
L'inizio agosto di Traviata Carmen Aida
servizio di Simone Tomei FREE

190808_Vr_00_Traviata___FotoEnneviVERONA - La canicola di fine luglio sembra aver lasciato posto a un clima più mite che mi permette di affrontare senza afe soffocanti altre tre serate musicali (piuttosto affollate) all'Arena di Verona per darvi conto dei cast alternativi del Festival 2019: tutti i cast alternativi sono stati accolti dal pubblico in modo complessivamente positivo.
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Jazz Pop Rock Etno
Dalla canzone... al Jazz
servizio di Attilia Tartagni FREE

190306_Alfonsine_00_EmiliaZamunerALFONSINE (RA) - “La vita è l’arte dell’incontro” ha detto Massimo Moriconi, storico bassista di Mina che dal 1983 è presente in tutte le produzioni della "Tigre di Cremona", prima di intraprendere il concerto di lunedì 5 agosto 2019 nel Giardino della Biblioteca Comunale di Alfonsine. Lo è certamente per i musicisti per cui venire a contatto con
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Concorsi e Premi
Premio Callas alla Kabaivanska
servizio di Angela Bosetto e Simone Tomei FREE

190805_Vr_00_PremioCallas_RainaKabaivanska_ph000VERONA - Sulle note malinconiche del Preludio della Traviata, le immagini dell’omonimo film operistico di Franco Zeffirelli si mescolano alle foto del maestro fiorentino e di Maria Callas. Inizia così il 2 agosto 2019, nell’elegante cornice dell’Arena Casarini dell’Hotel Due Torri (che deve il proprio nome ai suggestivi affreschi del pittore veronese Pino Casarini), la
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Pagina Aperta
Cosė ti insegno le Nozze
servizio di Attilia Tartagni FREE

190803_Ra_00_ItalianOperaAcademy_RiccardoMutiRAVENNA - Anche quest’anno, il quinto dell’Italian Opera Academy creata dal M° Riccardo Muti per formare giovani musicisti alla direzione d’orchestra e all’accompagnamento al pianoforte dei cantanti, due concerti al Teatro Alighieri hanno coronato due settimane di intenso lavoro mattutino e pomeridiano nel teatro di tradizione popolato di giovani
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Opera dal Nord-Est
Un Elisir connesso ai tempi
servizio di Cristina Chiaffoni FREE

190804_Pd_00_ElisirDAmore_JessicaNuccio_phGiulianoGhiraldiniPADOVA - L’ambientazione scelta da Padova Teatro Stabile rappresentata artisticamente dal geniale uomo di teatro e direttore artistico Federico Faggion è altamente suggestiva e ricca di memorie. Il castello dei Carraresi in Piazza Castello, divenuto poi carcere e le celle sono ben visibili, illuminate di rosa e d’azzurro quasi per temperare l’angoscia sottile che
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Opera dal Nord-Est
Arena, le repliche di luglio
servizio di Simone Tomei FREE

190731_Vr_00_Carmen_GeraldineChauvet_FotoEnneviVERONA - Come è consuetudine da diversi anni la frequentazione veronese mi porta a seguire con interesse l’avvicendarsi dei cast nei titoli in cartellone del Festival areniano. Stavolta la prima incursione in terra scaligera mi vede spettatore di alcune serate di fine luglio.

Carmen – 23 luglio 2019
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Echi dal Territorio
Il Duo Génot in Sant'Andrea
servizio di Gianluca La Villa FREE

190731_Levanto_00_AlessandraGenotLEVANTO (SP) - 30 luglio 2019, ore 21,30 Chiesa di Sant'Andrea - Nell’ambito dei concerti classici proposti con dovizia ogni anno dalla rassegna concertistica di Levanto diretta dal maestro Aldo Viviani si è tenuto un interessante e originale concerto del Duo Génot, Alessandra Génot al violino e Massimiliano Génot al pianoforte, imperniato
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Eventi
Il Giglio apre con la Tosca
redatto da Simone Tomei FREE

190725_Lu_00_CartelloniLiricaProsaDanza_MarcoGuidariniLUCCA - Il 19 luglio 2019 sono stati presentati, durante la consueta conferenza stampa, al Teatro Del Giglio i cartelloni delle stagioni di lirica, prosa e danza 2019-2020. Erano presenti all'incontro: Alessandro Tambellini, sindaco del Comune di Lucca, Stefano Ragghianti, assessore alla cultura; per il Teatro del Giglio: Giovanni Del Carlo (amministratore
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Opera dal Centro-Sud
Rigoletto al Luna Park
servizio di Simone Tomei FREE

190722_Mc_00_Rigoletto_AmartuvshinEnkabatMACERATA - Ancora una sera in cui il tema "Rosso Desiderio" declina verso un altro significato (ossia il desiderio di vendetta da affogare nel sangue) che trova nel Rigoletto di Giuseppe Verdi la sua più ideale collocazione, complice il famoso duetto che conclude il secondo atto Sì vendetta, tremenda vendetta. Un'altra serata di grande Teatro musicale,
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Opera dal Centro-Sud
Un Macbeth da urlo
servizio di Simone Tomei FREE

190721_Mc_00_Macbeth_RobertoFrontaliMACERATA - "Rosso desiderio" non è solo la passione (carnale e amorosa), ma anche la sete di potere, motivo per cui il Macbeth di Giuseppe Verdi si inserisce a pieno titolo nel filo conduttore che lega la triade delle opere proposte dal Macerata Opera Festival 2019. L'allestimento è quello che da Palermo a Torino – in coproduzione con Macerata – ha
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Opera dal Centro-Sud
Carmen danza al Crazy Horse
servizio di Simone Tomei FREE

190720_Mc_00_Carmen_IreneRoberts.jpegMACERATA - Arrivando qui non si può fare a meno di notare una città festante e dipinta di Rosso Desiderio, colore che imperversa in ogni via e arreda ogni vetrina, facendo sì che in ciascun angolo se ne respirino il calore e l'essenza più intima. Un rosso intenso, un rosso che richiama il tema guida del Macerata Opera Festival 2019. La città intera si è
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