Pubblicato il 02 Febbraio 2018
L'operetta di Johann Strauss figlio in versione italiano/tedesco non convince fino in fondo
Il Pipistrello bilingue vola basso servizio di Emanuele Dominioni

180202_Mi_00_IlPipistrello_CorneliusMeister_phBresciaAmisanoMILANO - Per il debutto del Pipistrello di Johann Strauss, il Teatro alla Scala si affida alle cure registiche di Cornelius Obonya e Carolin Pienkos, che attualizzano la vicenda con esiti alterni sul piano scenico, mentre a sostituire Zubin Metha, sale sul podio il giovane Cornelius Meister a dirigere una compagnia di canto in cui spiccano Peter Sonn e Maria Nazarova. Pare impossibile constatare come un capolavoro assoluto, simbolo di una tradizione musicale fra le più importanti della storia della musica, non sia mai approdato fino ad oggi ai fasti del Piermarini. In questa sorte cade, appunto, Die Fledermaus di Strauss figlio, un autentico gioiello di drammaturgia musicale, che oltre a vantare un primato, se guardiamo al numero della rappresentazioni in area mitteleuropea, costituisce un momento chiave nell'evoluzione del teatro musicale di fine '800 e della carriera dello stesso Strauss.
Nata come operetta sui modelli francesi di Offenbach e Hervé, il capolavoro straussiano attinge idealmente al teatro mozartiamo, sia per temi, sia nella modalità con cui combina teatro e strutture musicali. Mediante il modello della parodia il compositore viennese, trasmuta le forme musicali consuete, piegandole alle più spassose situazioni drammaturgiche. Ne è un esempio il terzetto dell'addio fra Rosalinde e Eisenstein del primo atto in cui da una comunissima forma tripartita di rondò, Strauss ricava tre livelli teatrali diversi in relazione ai veri sentimenti che i personaggi provano in quel momento.

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L'opera della finzione e dei travestimenti (musicali e non) si direbbe, in una cornice quella dell'Austria felix che tentava con ogni sforzo di nascondere le problematiche sociali del quadro di un impero che volgeva all'imminente tramonto. Il disagio sociale appunto, la crisi economica costituiscono una realtà ingombrante nel 1874, contro i quali questa musica non pretende di scontrarsi o offrire un conforto all'ascoltatore, ma sembra piuttosto volerne dimenticare ad ogni costo le cupe atmosfere, sebbene in ultima analisi, ne sia profondamente condizionata: «Glucklich ist, wer vergisst/ was doch nicht zu andem ist (Felice è chi dimentica quello che non può essere cambiato)» sono le parole dello stesso Eisenstein nel finale primo.

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Di queste lontane atmosfere asburgiche poco rimane nell'allestimento scaligero odierno, in cui la trasposizione della vicenda ad un passato più prossimo al nostro, cancella ogni riferimento ai fasti imperiali per catapultarci invece in una sorta di Cortina d'Ampezzo d'oltralpe, fra lussuosi cottage alpini, feste popolate da milionari in cerca di svago e un carcere che a colpo d'occhio somiglia di più ad un albergo. Molte sono le finezze a livello visivo, soprattutto per quanto riguardo il primo e il terzo atto. Abbastanza generico invece è l'impianto del secondo dove si poteva fare di più e meglio sia a livello scenografico che coreografico (coro e balletto), e in cui si saremmo aspettati maggior dinamismo nel movimenti di singoli e masse.

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Ciò che però ha maggiormente inficiato la riuscita di questa produzione è la manieristica caratura attorale dei protagonisti costretti a ricreare sketch umoristici alternandosi continuamente fra il tedesco e l'italiano. Il risultato, nonostante l'enorme sforzo linguistico messo a punto (gran parte dei cantanti non erano né italiani né tedeschi), lascia molto a desiderare per quanto riguarda la recitazione, e ha prodotto molte situazioni al limite dell'imbarazzo, oltre che di scarsissima presa sul pubblico in sala che è sembrato dare qualche segno di apprezzamento unicamente in occasione della performance di Paolo Rossi nel terzo atto.  Ci chiediamo se la scelta di alternare le due lingue sia stata felice, in riferimento alla valorizzazione nonché in questo caso all'attualizzazione della drammaturgia e della vicenda. Nel caso affermativo un maggiore lavoro di affinamento a livello attorale, poteva essere speso, soprattutto in riferimento ad  un genere (quello dell'operetta) che vive di musica ma principalmente di recitazione, e in cui il coinvolgimento e la relazione diretta col pubblico sono quanto mai vitali alla riuscita dello spettacolo.
Sul versante musicale ritroviamo dopo lunga assenza scaligera, una Eva Mei vocalmente a fuoco per quanto riguarda la solidità dello strumento e apparato tecnico, che le hanno permesso nonostante il repertorio a lei poco famigliare, di affrontare la difficile scrittura di Rosalinde con agevolezza. Ciò che non le permette di brillare però è rappresentato oltre che da un colore non proprio accattivante, in generale da una vocalità che manca dello caratura e dallo slancio passionale che la scrittura straussiana vorrebbe, e che in ultima analisi suona corretta ma poco incisiva. Il fascino della sua figura e una sapiente arte interpretativa le hanno comunque permesso di calarsi adeguatamente nella parte della donna volitiva ora gelosa, ora assuefatta al marito.
Molto più apprezzabile è la prova di Peter Soon come Eisenstein, bravissimo vocalmente, nonostante una scrittura temibile che oscilla sempre fra la linea baritonale e quella tenorile (caratteristica che vale per quasi tutti i ruoli maschili); Soon dà sfoggio di uno strumento limpido e ben a fuoco. Riesce a imprimere verità scenica al personaggio ed è incalzante anche a livello attorale, nonostante i limiti contestuali sopracitati.
Lo stesso dicasi per il Falke di Markus Werba di cui lodiamo in particolar modo una dizione italiana cristallina nel parlato, e lo sforzo (riuscito) di diventare deus ex machina della vicenda.
In sostituzione di Daniela Fally, ecco Maria Nazarova nel ruolo di Adele: soprano di coloratura della scuderia dello Staatsoper di Vienna, si impone per la presenza scenica minuta ma perfettamente calata nella parte della cameriera in cerca di riscatto sociale. Spumeggiante sul piano vocale e scenico, è parsa a suo agio complessivamente sul piano drammaturgico. Le due arie scorrono con maestria vocale e piglio energico.
Buona la prova di Elena Maximova come Orlofskaya, matronale quanto basta nel disegnare la parte della russa milionaria e annoiata, che avrebbe dovuto trovar maggior spazio nel tessuto registico utilizzando proprio l'innata cadenza russa nell'approccio all'Italiano, e che invece è sembrata fine a se stessa soprattutto negli scambi con Falke nel secondo atto.
Stesso discorso per Giulio Berrugi (Alfred), ineccepibile sul piano vocale e interpretativo (irresistibili le sue continue citazioni  all'opera italiana) ma vittima anch'egli di alcuni sketch il cui carattere manieristico in quali non hanno giovato a far emergere il personaggio con la dovuta e necessaria ironia.
Degne di nota la prova di Kresimir Spicer (Dr. Blind) e di Anna Doris Capitelli come Ida.
Apprezzabile il contributo di un attore di esperienza come Paolo Rossi, nonostante il contesto registico poco stimolante, ha saputo ritagliarsi uno spazio in cui dare sfogo alla propria arte attorale con riferimenti umoristici all'italiano medio e al mondo austriaco. Francamente poco rilevante invece la sua apparizione durante il primo atto.

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A sostituire l'indisposto Zubin Metha, ecco sul podio Cornelius Meister che ritorna agli onori scaligeri dopo l'esperienza di CO2 nel 2015. Reduce dalle riprese viennesi del Pipistrello, Meister dà una lettura brillante e scorrevole dell'opera, in perfetta sintonia col palcoscenico. Non tralascia di isolare e valorizzare le oasi timbriche durante la sinfonia e i numerosi pezzi d'assieme, cercando di privilegiare però una leggerezza d'intenti che è propria della partitura. Un plauso  particolare va ai complessi scaligeri e soprattutto al corpo di ballo, che si fa apprezzare nelle deliziose coreografie approntate da Heinz Spoerli, impreziosite dagli inserti acrobatici di Dasha Shelest e Vadym Pankevych.

Crediti fotografici: Brescia & Amisano per il Teatro alla Scala
Nella miniatura in alto: il direttore Cornelius Meister





Pubblicato il 02 Gennaio 2018
Spirito di novitā nell'interpretazione di Chailly, Martone, Netrebko, Eyvazov e Salsi
Chénier un mese di recite alla Scala servizio di Francesco Lora

180102_Mi_00_AndreaChenier_RiccardoChailly_phBresciaAmisanoMILANO - Basta un breve raffreddore perché il melomane perda un’intera produzione. Così accade di norma nei teatri italiani dove, complice il canonico avvicendamento di due compagnie di canto, le recite iniziano e finiscono in una settimana. Non è invece così al Teatro alla Scala, dove le produzioni si intersecano, tendono alla compagnia unica, spandono le loro recite sull’arco di due, tre, quattro settimane, e nel frattempo sempre meglio si assestano, crescono, dialogano con un pubblico che può assistere e ascoltare, meditare e assimilare, riassistere e riascoltare. Una volta inaugurata la stagione d’opera e balletto nella data santa del 7 dicembre, dunque, tra clamore mediatico e dirette radiotelevisive, fino al 5 gennaio è stato possibile seguire una delle otto recite di Andrea Chénier di Umberto Giordano: un nuovo allestimento che, col privilegio del mese dopo, smorzate le aspettative e còlto il dato di fatto, è forse possibile inquadrare, apprezzare e recensire con maggior lucidità.
In esso si attendeva, spropositatamente, la fiera vocale del soprano Anna Netrebko e la concomitante prova del tenore Yusif Eyvazov: costui oscuro marito della primadonna – si diceva – e scritturato soltanto per compiacerla. Ma altri sono stati i metri valutativi imposti da uno spettacolo perentorio. Lo ha simboleggiato la prima uscita degli interpreti alla fine di ogni recita: tutti subito, tutti insieme, dal concertatore al protagonista, al comprimario, alle intere masse; una squadra coesa nella quale ciascuno ha tenuto il proprio ruolo nell’avvaloramento di quello altrui, talvolta rinunciando all’ostentazione – quando sterile – del patrimonio artistico personale, e corrispondendo invece studio, studio, studio inesaustibile di un’opera forse mai riproposta con pari spirito di novità. Creata alla Scala nel 1896, vi era stata ripresa con continuità fino al 1960; era riapparsa soltanto nel 1982 e 1985, diretta da Riccardo Chailly; aveva compiuto i suoi primi cent’anni in un pacifico silenzio milanese.

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Ancora Chailly, oggi direttore musicale, l’ha voluta nel 2017/18. Nel programma di sala dello spettacolo, tra le tante concesse alla stampa, è impaginata la sua più puntuale intervista circa l’opera di Giordano. Vi si legge del pregio sinfonico, della tensione teatrale, dell’imprevedibilità ritmica, dell’originalità armonica, della connotazione storica, della dignità stilistica, del respiro autenticamente europeo vantato da questa composizione negli anni già di Mahler, Puccini e Strauss. Non è l’interprete che blatera promesse, bensì l’antipasto al capolavoro direttoriale: mai gli ultimi decenni – e forse la storia tutta – aveva conosciuto un Andrea Chénier più misuratamente coltivato nel testo senza pretendere di uscirne ed eccederlo, ma nel contempo anche più fremente di passo, sgargiante di timbri, drammaticamente proteso al punto da rendere impossibile l’interruzione dell’applauso, e dunque l’omaggio al cantante anziché il rispetto dell’unità teatrale.
Là dove Chailly eccitava il ritmo drammatico, con un’orchestra ora estenuata in mezzetinte ora fiammeggiante di gesti, il regista Mario Martone ha predisposto una scena girevole che esalta il flusso dell’azione, e con mano leggera ha eletto una seconda macchina teatrale negli specchi: da lì dietro, nel castello dei conti di Coigny, s’intravedono i servi, i poveri, gli emarginati pronti all’irruzione e alla rivoluzione; davanti a uno specchio, nel monologo del Terzo quadro, Gérard ha il confronto morale con la propria doppiezza. È una lettura per il resto intenta a narrare, spiegare, dirozzare, illustrare, focalizzare: non necessita di trasposizione spazio-temporale, professa i valori stessi predicati nel libretto, invita a entrare nel testo anziché a dileggiarlo. Le scene di Margherita Palli colgono insieme il Settecento storico, la suggestione dell’età di Giordano e la restituzione al terzo millennio; i costumi di Ursula Patzak divengono capolavoro cromatico nelle scene di massa, percorse da punti rossi tra gli stracci.

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Nella compagnia di canto, la Netrebko è regina non per arroganza primadonnesca, bensì per magistrale inclusione in un lavoro condiviso. Per mettere a punto la parte di Maddalena di Coigny, ella insegue dunque la sfumatura, la naturalezza, la rinuncia all’esibizione di un canto fluviale come oggi di nessun’altra. In cambio, ottiene dal podio un accompagnamento vivido, fonte d’ispirazione, sul quale la voce corre, il timbro si scalda, ogni capitale risparmiato è restituito con gli interessi. Si coglie in lei la gioia di lavorare col marito. Ed Eyvazov ribalta di recita in recita, con innata simpatia e palese abnegazione, il pregiudizio per lui tenuto in serbo. Fortunatamente non è il tenore capace di sbancare il loggione, e dunque di mandare all’aria la coesione generale; ma ha scandagliato la parte protagonistica, ha imbrigliato un canto facile in una tecnica salda, mostra in più passi ragguardevole metallo, volume e squillo, non pretende il calibro drammatico ma costruisce sull’estrazione lirica.

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Il terzetto delle parti principali è completato alla pari dal più attendibile Carlo Gérard oggi alle scene: il baritono Luca Salsi, che a ogni istante della recita va acquisendo sempre più lucido smalto, sempre più esuberante risonanza, sempre più omogeneità e legato, sempre più forza di caratterizzazione, senza per questo sostituire alla dismissione del canto verista degradato l’intrusione opposta di formule calligrafiche. Sciorinamento di lussi nella galleria delle parti di caratteristi e comprimari: non v’è niente di meno che una vivace Annalisa Stroppa come Mulatta Bersi, e che una laconica Mariana Pentcheva come Contessa di Coigny. Per accorta ortodossia tecnica e insinuante sottigliezza espressiva, favoloso l’“Incredibile” di Carlo Bosi. E a fuoco anche i numerosi altri. Una sola occasione persa: quella di Madelon, parte predestinata a camei memorabili – si pensi all’Elena Zilio di oggi – e qui limitata a Judit Kutasi; efficiente senza dubbio, ma non carismatica.

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Crediti fotografici: Brescia Amisano per il Teatro alla Scala
Nella miniatura in alto: il direttore Riccardo Chailly





Pubblicato il 13 Dicembre 2017
Con ŦChe originali!ŧ e ŦPigmalioneŧ il Festival di Bergamo celebra Mayr e Donizetti
Un Dittico per maestro e allievo servizio di Simone Tomei

171213_Bg_00_Dittico_BrunoDeSimone_FotoRotaBERGAMO - Quest’anno il Donizetti Opera Festival ha voluto dedicare uno spicchio di celebrità al “Maestro del Maestro” bergamasco: è con Che originali! del musicista Giovanni Simon Mayr - insegnante del cigno di Bergamo - che si è aperta la serata del 1 dicembre 2017 cui ha fatto seguito la prima  composizione scenica dell’allievo: Pigmalione che risale al 1816 in cui il diciannovenne Gaetano era compositore a Bologna sotto la guida di Padre Mattei. Due componimenti che sembrano non avere nulla in comune, ma che le abili invenzioni del regista Roberto Catalano aiutato dalle scene di Emanuele Sinisi hanno saputo ben amalgamare trovando quel filo conduttore che può legare i due melodrammi con un’elegante soluzione di continuità.
Siamo sostanzialmente di fonte all’ego smisurato di due personaggi: per l’opera di Mayr, Don Febeo rappresenta un uomo estremamente egocentrico e narcisista che “schiavizza” le figlie nel seguire le sue manie/fobie musicali; l’una, Aristea, si rifugia nella sua passione per Metastasio e nell’amore ricambiato di Don Carolino che attraverso opportuni travestimenti cerca di accaparrarsi il beneplacito del padre che non lo accetta in quanto non sa niente di musica; l’altra, Rosina, vive in uno stato di perenne depressione più o meno veritiero che sconfina in ipocondria e sarà l’anello di congiunzione con il componimento successivo del dittico attraverso un’invenzione scenica di grande suggestione; le vicende di entrambe le sorelle e del singolare padre sono arricchite di colpi di scena e di trabocchetti che vengono messi a punto dai due servitori di casa, Biscroma e Celestina, intrecciando una sorta di commedia delle beffe ai danni del vecchio brontolone.
L’ego tanto acceso e tanto smisurato di Don Febeo trova un legame in Pigmalione proprio attraverso una parete che divide gli ambienti della prima opera da quelli della seconda: sullo sfondo è collocato un grandissimo quadro che rimanda ai tagli delle tele di Lucio Fontana come a voler dimostrare che dietro quei tagli qualcosa si cela e che la figlia ipocondriaca cerca di scoprire senza, in un primo momento, riuscirci: Don Febeo invece non si pone nemmeno il problema e vive totalmente nel suo egoismo e nelle sue passioni usate solo per occupare il tempo e per celare quel senso di fallimento che è la propria vita. Proprio questa "invenzione" di Lucio Fontana tratta dalle sue opere più famose Concetto spaziale. Attesa rappresenta quell’anello di congiunzione in cui Pigmalione vede da questi tagli quella vita dalla quale è fuggito per stare in completa solitudine con la sua arte per cercare quell’ideale di bellezza incorruttibile che porta Pigmalione da un’altra parte ed è questo il modo per dividere definitivamente le due realtà che non si incontreranno mai se non nella misura in cui la grande tela con i tagli viene strappata e sotto appare un gigantesco specchio che impedisce ancora ai due mondi di avvicinarsi

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Essi non si avvicineranno mai se non tramite degli opportuni colpi di luce che mettono in mostra un Pigmalione intento ad osservare la scena di un mondo che non gli appartiene e dal quale è fuggito per rifugiarsi nella sua idea alta e nobile di arte per ricercare quell’ideale di bellezza femminile che esiste in natura ben in contrasto con l’ideale di arte e di musica del cialtrone Don Febeo; sarà alla fine proprio il personaggio che prende spunto dalle Metamorfosi di Ovidio a far cadere nel buio la realtà strampalata del musicista mancato, con il suggestivo gesto di staccare la spina per chiudere definitivamente ed obliare il mondo di Don Febeo che nulla ha che fare con l’alto concetto di arte cui aspira e per cui vive il giovane Pigmalione. Completavano la squadra scenica gli originali costumi di Ilaria Ariemme e le buone idee per le luci di Alessandro Andreoli.
Che originali! è stata capitanata dal grande artista che è Bruno de Simone nel ruolo del più volte sunnominato Don Febeo; ma…. “che ve lo dico a fà”; si potrebbe scrivere la più sperticata critica positiva, si potrebbe dire di tutto, ma qualsiasi parola non potrebbe mai riuscire a tradurre l’emozione che si prova a vedere all'opera un sì grande artista, che ha fatto del Teatro musicale la sua vita; proprio in relazione a questo debutto bergamasco ho avuto modo di incontrarlo e poter parlare con lui della sua vita artistica e non e di questa avventura e per questo vi rimando alla mia intervista che potere leggere qui . Tornando alla nostra serata posso solamente dirvi il meglio che questo artista possa aver dato all’economia dello spettacolo e ciò non sarebbe sufficiente: vi basti che l’emozione di vederlo, ascoltarlo e goderlo nel pieno contesto del palcoscenico è gioia per gli occhi, gaudio per l’orecchio e serenità per il cuore perché qui veramente siamo di fronte ad un uomo che riesce ad incarnare nei ruoli buffi e comici l’eredità che fu del suo grande maestro Sesto Bruscantini.
Donna Aristea la figlia letterata amante di Metastasio è stata interpretata dal mezzosoprano Chiara Amarù: voce di buon timbro, scaltra scenicamente, con abili doti di fraseggio, si è scontrata talvolta con una vocalità non eccezionalmente proiettata che l’ha portata a tratti, soprattutto nella zona più grave del rigo, a suoni ingolati e privi di armonici e tendenzialmente di petto; meglio nella parte più spericolata della partitura dove ha saputo con arguzia emergere quanto a proiezione e a controllo delle agilità sempre ben eseguite.
Il Don Carolino di Leonardo Cortellazzi è stato estroso, brillante, estroverso e “scafato” scenicamente riuscendo a far emergere quella personalità un po’ timida, ma al contempo sognatrice del giovane amato dalla figlia, ma negletto dal padre; la voce è omogenea, salda, squillante e trova il suo terreno di elezione in un canto sempre a servizio della parola con ottima dizione, sicura intonazione con sonoro squillo in acuto; il tutto ottimamente legato ad una resa scenica di tutto rispetto.
Angela Nisi è stata una brava Donna Rosina riuscendo a trovare un’ottima collocazione del personaggio anche a livello vocale ed emergendo appieno nell’aria, forse, più difficile di tutto il componimento I mali miei son tanti, che la vede impegnata in spericolate agilità che richiedono un ottimo dosaggio del fiato; la giovinezza e l’inesperienza hanno portato a qualche piccolo affanno, ma la pasta della bravura già scorre nelle sue corde e sono certo avremo modo di ascoltarla con piacere in altri ruoli con sicuro successo.
Il servo Biscroma, anello di congiunzione tra tutti i personaggi, è stato appannaggio di un bravissimo Omar Montanari che ha unito le eccellenti doti attoriali ad un canto sempre pertinente, mai sguaiato, bensì elegante e tornito da una perfetta dizione ed un’intonazione ineccepibile; Andria bene mia cara l’aria che elenca le caratteristiche della giovane che vorrebbe sposare è stata un cesello di finezze e nuances senza perder di vista l’occhio ad un canto fermo ed un’emissione sempre ben proiettata e a fuoco.

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La serva Celestina, segretamente innamorata di Biscroma ha visto in Gioia Crepaldi una sincera interprete della quale non possiamo che elogiare l’impegno, in attesa che la sua voce maturi ancor di più per far sì che l’emissione e l’interpretazione possano godere maggior sicurezza e spontaneità.
Ottimo il Carluccio di Pietro di Bianco che grazie ad una vocalità solida, tonda e ben omogenea si è distinto in un ruolo non pienamente centrale, ma di sicuro contorno nei meandri dell’intreccio dove ha messo in rilievo anche un’ottima verve scenica.
La musica di Mayr, che comunque non è riuscita a regalarmi quelle emozioni che sovente mi rende il suo allievo Gaetano Donizetti, ha trovato qualche limite interpretativo nella direzione del M° Gianluca Capuano; ho potuto scorgere una tavolozza poco fornita di colori e di intenzioni musicali con una tendenza a tempi piuttosto concitati che spesso sono stati un po’ deleteri nel servizio alla parola scenica che in quest’opera si rivelano fondamentali; ho notato qualche difficoltà negli interpreti a seguire e a donare il pieno significato di quanto cantato nella ricerca, talvolta spasmodica, di un fiato o di un’intenzione per rendere al meglio l’idea librettistica del grande Gaetano Rossi.
Venendo alla seconda parte della serata ecco che nel ruolo dell’artista Pimmalione - così è nomato nel libretto - il tenore siciliano Antonino Siragusa è stato grande interprete riuscendo a introiettare l’animo del personaggio e a farlo vivere nella parola cantata con grande trasporto ed emozione; un crescendo rossiniano definirei la sua interpretazione che è passata in maniera del tutto spontanea nel dipingere la musica con tutti quei colori necessari dettati dalla partitura e dal libretto; si leggono nel testo di Simone Antonio Sografi tanti stati emozionali: spaventato, tremante, disperato, mortificato, sorpreso… e ogni aggettivo ha saputo tradursi in parola ed ogni parola in suono sì da regalarci quaranta minuti di vera maestria scenica e vocale a conferma del grande istrionismo che caratterizza l’arte di questo mirabile interprete. Nei panni di Galatea il canto di una corretta Aya Wakizono cui ha unito una sicura prestanza scenica. Una sera quella delle idi di dicembre non molto affollata nel Teatro Sociale della Bergamo Alta, ma sicuramente di grande calore, espresso appannaggio di un dittico di cui porto in seno un ottimo ricordo. 

Crediti fotografici: Foto Rota per il Donizetti Opera Festival di Bergamo
Nella miniatura in alto: il bass-baritono Bruno de Simone ottimo protagonista nell'opera di Mayr
Al centro: il cast di Che originali! al completo
Sotto in sequenza: il soprano Aya Wakizono e il tenore Antonino Siragusa protagonisti di Pigmalione






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La bella Cenerentola della Iervolino
servizio di Simone Tomei FREE

181113_Fi_00_Cenerentola_TeresaIervolino_phMicheleBorzoniFIRENZE - Scrivevo nell'estate del 2017 dopo la visione della Cenerentola di Gioachino Rossini nel cortile di Palazzo Pitti: «... Un nuovo allestimento volto alla tradizionalità, ma al contempo non tradizionalista, che porta la firma della regista Manu Lalli; un allestimento che vede in campo una scenografia piuttosto semplice, ma funzionale curata da Roberta
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Jazz Pop Rock Etno
Tutte le direzioni con Max e Ellade
servizio di Athos Tromboni FREE

181109_Vigarano_00_Gruppo10_MaxChiarellaVIGARANO (FE) - La serata in ricordo di Federico ‘Chico’ Franchella, già presidente del Gruppo dei 10, e Antonio Fogli, socio, amico, e storico gestore del Bar Ragno di Comacchio, si è svolta al ristorante ‘Spirito’ di Vigarano Mainarda ieri, 8 novembre. Scomparsi entrambi da pochi mesi, furono anima e cuore della rassegna “Tutte le direzioni” che
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Libri in Redazione
Eroine rossiniane regine e vincenti
recensione di Athos Tromboni FREE

181108_Libri_00_RobertaPedrotti-LeDonneDiGioachinoRossini_Roberta Pedrotti
Le donne di Gioachino Rossini - Nate per vincere e regnar
Odoya Editore - giugno 2018, pagg. 416, euro 22
La Pedrotti è musicologa, critico musicale, fondatrice e direttrice responsabile della rivista on-line L'ape musicale. Questo libro, che reca una toccante prefazione di 
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Classica
Il Trio di Parma fa il pienone
servizio di Edoardo Farina FREE

181106_Fe_00_TrioDiParma_EnricoBronziFERRARA - Prosegue la stagione 2018/2019 di Ferrara Musica presso il Teatro Comunale Claudio Abbado; dopo gli entusiasmanti concerti  per opera della European Union Youth Orchestra e Kammerchor Stuttgart Hofkapelle, appuntamento inedito con uno dei più prestigiosi  ensemble  cameristici italiani, il Trio di Parma, preceduto
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Eventi
Tutte le Direzioni in Falltime 2018
redatto da Athos Tromboni FREE

181103_Fe_00_TutteLeDirezioni2018_GaetanoRiccobonoVIGARANO MAINARDA (FE) - Torna come ogni anno la rassegna musicale d'autunno del Gruppo dei 10, l'ormai proverbiale Tutte le direzioni in Falltime: il ciclo di concerti nell'accogliente sala del ristorante-music hall "Lo Spirito" di Vigarano Mainarda (in via Rondona 11d) partirà giovedì 8 novembre prossimo e proseguirà fino alla fine dell’
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Ballo and Bello
Schubert contro Gershwin in danza
servizio di Annarosa Gessi FREE

181031_Fe_00_EnricoMorelliFERRARA - Il terzo spettacolo del nuovo cartellone di danza del Teatro Comunale Claudio Abbado ha visto in scena la compagnia MM Contemporary Dance Company impegnata in due coreografie intitolate Schubert Frames (musica di Franz Schubert) e Gershwin Suite (musica di George Gershwin e Stefano Corrias).
Due lavori molto
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Eventi
Sei titoli non era mai successo
servizio di Athos Tromboni FREE

181030_Fe_00_StagioneLirica_PaoloMarzocchiFERRARA - Solita partecipata conferenza stampa per la presentazione della stagione lirica del Teatro Abbado: oltre i giornalisti locali, erano in sala anche i dirigenti di numerose associazioni culturali della città, che sono il tessuto connettivo del pubblico ferrarese interessato all'opera. Il cartellone di sei titoli, mai così tanti negli ultimi vent'anni
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Opera dal Centro-Nord
Hey Gio' con Le Villi
servizio di Simone Tomei FREE

181030_Fi_00_HeyGioLeVilli_VittorioMontalti.jpegFIRENZE - Un audace accostamento quello che si è visto all’inaugurazione della stagione lirica 2018-2019 al Teatro del Maggio Musicale Fiorentino; una ricerca di dialogo tra il presente, un passato prossimo ed  un passato remoto. L’opera del compositore contemporaneo Vittorio Montalti, Hey Gio'..., vuole essere un ricordo ed un omaggio
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Vocale
Gelmetti per un eccellente Stabat
servizio di Simone Tomei FREE

181028_Fi_00_StabatMaterRossini_GianluigiGelmettiFIRENZE - Il genio di Gioachino Rossini, scevro dagli impegni verso il Teatro d'opera da cui si era accommiatato anni prima, e la sequenza religiosa attribuita a Jacopone da Todi sono stati la materia prima con cui è stata confezionata la serata di apertura della XXXVIII stagione concertistica dell'Orchestra Regionale Toscana (ORT) al
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Prosa
Profondo blu per Hester
servizio di Athos Tromboni FREE

181027_Fe_00_TheDeepBlueSea_LucaZingarettiFERRARA - Ma chi sarà quella morettina che rende bella, ancor più bella, la canzone Sognami di Biagio Antonacci? Era una domanda che mi ponevo nel 2007 quando uscì in videoclip proprio Sognami, canzone molto suggestiva in un periodo in cui si "scaricavano" ininterrottamente i filmati sul computer di casa trafficando in internet. Il videoclip non
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Opera dalle Isole
Raccapricciante il Rigoletto di Turturro
servizio di Salvatore Aiello FREE

181024_Pa_00_Rigoletto_StefanoRanzaniPALERMO - Il verdiano Rigoletto ha segnato la ripresa della Stagione 2018 di Opere e Balletti del Massimo in un clima faticoso per la defezione del tenore Giorgio Berruggi e del soprano Maria Grazia Schiavo (presente quest'ultima in sole due recite, quella del 13 e quella del 17 ottobre), ambedue per sopravvenuti motivi di salute.  Il palcoscenico, incorniciato dai
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Opera dal Centro-Nord
Il Dittico in attesa del Trittico
servizio di Simone Tomei FREE

181023_Lu_00_SuorAngelicaGianniSchicchi_MarcoGuidarini_phFilippoBrancoliPanteraLUCCA - Il Teatro del Giglio Ha aperto la sua stagione lirica 2018/2019 con il Dittico di Giacomo Puccini… ebbene sì, il “Dittico” e non il “Trittico”. Ma a tutto vi è una spiegazione: da tempo il teatro lucchese diretto dal M° Aldo Tarabella guarda lontano, punta alla vetta e lo fa trovando ampi spazi di manovra in collaborazioni nazionali e internazionali:
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Personaggi
Suor Angelica la vivrō da mamma...
intervista di Simone Tomei FREE

181021_Lu_00_AlidaBertiLUCCA - Eccoci come promesso al terzo appuntamento di questa maratona lucchese per presentarvi il terzo debutto nel dittico pucciniano Suor Angelica e Gianni Schicchi battistrada per la la stagione lirica del Teatro del Giglio 2018/2019; è la volta del soprano Alida Berti che affronta proprio il grande ruolo di Suor Angelica del quale ci parlerà in
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Personaggi
Rosiello lusingato d'essere Schicchi
intervista di Simone Tomei FREE

181019_Lu_00_MarcelloRosielloLUCCA - Eccoci al secondo piacevole incontro, questa volta con il baritono Marcello Rosiello al suo debutto lucchese nel ruolo di Gianni Schicchi; anche per lui il racconto della nostra chiacchierata è preceduto dal suo curriculum.
Nato a Bari, studia canto con Lucia Naviglio e Pietro Naviglio e
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Personaggi
Cerco nel personaggio la mia veritā
intervista di Simone Tomei FREE

181016_Lu_00_IsabelDePaoli_phFabioParenzanLUCCA - Vivere Giacomo Puccini ed ascoltare le sue opere nella città dove è nato, è sempre una grande emozione e da lucchese doc non posso che esprimere felicità nel poter vedere dei bravi interpreti debuttare i ruoli del “mio” compositore proprio nel Teatro di Lucca.
Inizierò quindi questo “Trittico” di debutti con il
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Vocale
Missa Solemnis da applausi
servizio di Athos Tromboni FREE

181014_Fe_00_MissaSolemnisHofkapelleStuttgard_FriederBerniusFERRARA - Dopo un’ampia pagina dedicata con successo e grande soddisfazione alla Euyo (quattro concerti a partire dall’agosto scorso), il cartellone di Ferrara Musica è approdato il 12 ottobre 2018 al primo appuntamento con un’orchestra e un coro “non residenti”: la Hofkapelle Stuttgard e il Kammerchor Stuttgard entrambe dirette
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Personaggi
Roberto de Candia prima della prima
intervista di Simone Tomei FREE

181005_No_00_RobertoDeCandiaNOVARA - Abbiamo incontrato il baritono Roberto de Candia che ci ha raccontato qualcosa di sé nell’imminenza del debutto nel ruolo di Rigoletto nell’omonima opera di Giuseppe Verdi al Teatro Coccia di Novara. Conosciamo un po’ meglio questo artista attraverso il suo curriculum.
Dopo aver iniziato gli studi come violoncellista
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Pagina Aperta
Festival Verdi impressioni d'un cronista
Simone Tomei FREE

180930_Pr_00_GiuseppeVerdiPARMA - La fine del mese di settembre richiama melomani, critici e curiosi del mondo del melodramma in terra emiliana e più precisamente a Parma per l’atteso Festival Verdi che quest’anno ha raggiunto la sua maggiore età; un Festival preparato nei minimi dettagli e con una cura quasi certosina per i dettagli: prova ne è, tra le la altre, il
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Classica
Euyo e Chamber Academy belle realtā
servizio di Edoardo Farina FREE

180928_Fe_00_HeloiseDeJenlisFERRARA - La corrente stagione sinfonica e cameristica di Ferrara Musica ha visto nel pomeriggio del 27 settembre 2018 la seconda giornata di concerti per quanto concerne  l’attività di Ferrara Chamber Academy, organizzata per la prima volta quest'anno da EUYO e Ferrara Musica al Teatro Comunale Claudio Abbado. L’Accademia ha
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Opera dal Centro-Nord
La Traviata anche lei traviata
servizio di Simone Tomei FREE

180927_Fi_00_Traviata_ZuzanaMarkovaFIRENZE - L’epilogo di questa trilogia verdiana si è concluso con l’opera tratta dalla Signora delle camelie, il romanzo di Dumas fils: La Traviata, che è stata quindi in ordine di apparizione l’ultima delle “tre” con la firma del “progetto drammaturgico e regia” di Francesco Micheli, scene di Federica Parolini, costumi di Alessio Rosati e luci di Daniele Naldi.
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Opera dall Estero
Un ottimo Trovatore
servizio di Simone Tomei FREE

180924_Liegi_00_Trovatore_FabioSartori_phOperaRoyalDeVallonieLIEGI - Ogni volta che mi trovo ad ascoltare Il trovatore di Giuseppe Verdi non posso fare a meno di ammirarne la contraddittoria perfezione drammaturgica e musicale; il connubio tra Salvatore Cammarano ed il Cigno di Busseto ha creato uno dei capolavori che, a mio avviso, è da annoverare nell’olimpo del Teatro in Musica. La repetita
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Soci Uncalm
Rivive d'Ambrosio ai Servi
redatto da Athos Tromboni FREE

180922_Lu_00_Animando_AlfredoDAmbrosioLUCCA - Risorgono due concerti per violino e orchestra di grande pregio musicale: nella città toscana, infatti, il 7 ottobre 2018, per iniziativa del Comitato per i Grandi Maestri di Ferrara e l’associazione musicale “Animando Lucca”, saranno eseguiti il Concerto n.1 per violino e orchestra in Si minore op.29 e il Concerto n.2 per violino e orchestra in
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Opera dal Centro-Nord
Rigoletto e Trovatore tuoni e fulmini
servizio di Simone Tomei FREE

180919_Fi_00_Rigoletto-Trovatore_FabioLuisiFIRENZE - Tre giorni sono stati necessari per sbollire, freddare e decantare, ma anche assaporare e rielaborare le emozioni del mio fine settimana fiorentino in cui ho assistito alla rappresentazione di parte della Trilogia verdiana al Teatro del Maggio Musicale; sbollire, freddare, decantare, assaporare e rielaborare sono azioni rivolte a ciascuno degli
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Echi dal Territorio
Dolce sentire davanti la chiesa
servizio di Edoardo Farina FREE

180915_00_Scacchi_GruppoMandolinisticoCodigorese_RenatoVanziniLIDO DI SPINA (FE) - Concerti d’estate, dopo il prestigioso appuntamento presso l’incantevole Sala delle Stilate attigua l’Abbazia di Pomposa nell’ambito dell’omonima stagione “Musica a Pomposa”, il Gruppo Mandolinistico Codigorese da quest’anno sotto la direzione del maestro Renato Vanzini è tornato nella serata del 5 agosto 2018 al Lido di
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