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Pubblicato il 13 Dicembre 2017
Con ŦChe originali!ŧ e ŦPigmalioneŧ il Festival di Bergamo celebra Mayr e Donizetti
Un Dittico per maestro e allievo servizio di Simone Tomei

171213_Bg_00_Dittico_BrunoDeSimone_FotoRotaBERGAMO - Quest’anno il Donizetti Opera Festival ha voluto dedicare uno spicchio di celebrità al “Maestro del Maestro” bergamasco: è con Che originali! del musicista Giovanni Simon Mayr - insegnante del cigno di Bergamo - che si è aperta la serata del 1 dicembre 2017 cui ha fatto seguito la prima  composizione scenica dell’allievo: Pigmalione che risale al 1816 in cui il diciannovenne Gaetano era compositore a Bologna sotto la guida di Padre Mattei. Due componimenti che sembrano non avere nulla in comune, ma che le abili invenzioni del regista Roberto Catalano aiutato dalle scene di Emanuele Sinisi hanno saputo ben amalgamare trovando quel filo conduttore che può legare i due melodrammi con un’elegante soluzione di continuità.
Siamo sostanzialmente di fonte all’ego smisurato di due personaggi: per l’opera di Mayr, Don Febeo rappresenta un uomo estremamente egocentrico e narcisista che “schiavizza” le figlie nel seguire le sue manie/fobie musicali; l’una, Aristea, si rifugia nella sua passione per Metastasio e nell’amore ricambiato di Don Carolino che attraverso opportuni travestimenti cerca di accaparrarsi il beneplacito del padre che non lo accetta in quanto non sa niente di musica; l’altra, Rosina, vive in uno stato di perenne depressione più o meno veritiero che sconfina in ipocondria e sarà l’anello di congiunzione con il componimento successivo del dittico attraverso un’invenzione scenica di grande suggestione; le vicende di entrambe le sorelle e del singolare padre sono arricchite di colpi di scena e di trabocchetti che vengono messi a punto dai due servitori di casa, Biscroma e Celestina, intrecciando una sorta di commedia delle beffe ai danni del vecchio brontolone.
L’ego tanto acceso e tanto smisurato di Don Febeo trova un legame in Pigmalione proprio attraverso una parete che divide gli ambienti della prima opera da quelli della seconda: sullo sfondo è collocato un grandissimo quadro che rimanda ai tagli delle tele di Lucio Fontana come a voler dimostrare che dietro quei tagli qualcosa si cela e che la figlia ipocondriaca cerca di scoprire senza, in un primo momento, riuscirci: Don Febeo invece non si pone nemmeno il problema e vive totalmente nel suo egoismo e nelle sue passioni usate solo per occupare il tempo e per celare quel senso di fallimento che è la propria vita. Proprio questa "invenzione" di Lucio Fontana tratta dalle sue opere più famose Concetto spaziale. Attesa rappresenta quell’anello di congiunzione in cui Pigmalione vede da questi tagli quella vita dalla quale è fuggito per stare in completa solitudine con la sua arte per cercare quell’ideale di bellezza incorruttibile che porta Pigmalione da un’altra parte ed è questo il modo per dividere definitivamente le due realtà che non si incontreranno mai se non nella misura in cui la grande tela con i tagli viene strappata e sotto appare un gigantesco specchio che impedisce ancora ai due mondi di avvicinarsi

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Essi non si avvicineranno mai se non tramite degli opportuni colpi di luce che mettono in mostra un Pigmalione intento ad osservare la scena di un mondo che non gli appartiene e dal quale è fuggito per rifugiarsi nella sua idea alta e nobile di arte per ricercare quell’ideale di bellezza femminile che esiste in natura ben in contrasto con l’ideale di arte e di musica del cialtrone Don Febeo; sarà alla fine proprio il personaggio che prende spunto dalle Metamorfosi di Ovidio a far cadere nel buio la realtà strampalata del musicista mancato, con il suggestivo gesto di staccare la spina per chiudere definitivamente ed obliare il mondo di Don Febeo che nulla ha che fare con l’alto concetto di arte cui aspira e per cui vive il giovane Pigmalione. Completavano la squadra scenica gli originali costumi di Ilaria Ariemme e le buone idee per le luci di Alessandro Andreoli.
Che originali! è stata capitanata dal grande artista che è Bruno de Simone nel ruolo del più volte sunnominato Don Febeo; ma…. “che ve lo dico a fà”; si potrebbe scrivere la più sperticata critica positiva, si potrebbe dire di tutto, ma qualsiasi parola non potrebbe mai riuscire a tradurre l’emozione che si prova a vedere all'opera un sì grande artista, che ha fatto del Teatro musicale la sua vita; proprio in relazione a questo debutto bergamasco ho avuto modo di incontrarlo e poter parlare con lui della sua vita artistica e non e di questa avventura e per questo vi rimando alla mia intervista che potere leggere qui . Tornando alla nostra serata posso solamente dirvi il meglio che questo artista possa aver dato all’economia dello spettacolo e ciò non sarebbe sufficiente: vi basti che l’emozione di vederlo, ascoltarlo e goderlo nel pieno contesto del palcoscenico è gioia per gli occhi, gaudio per l’orecchio e serenità per il cuore perché qui veramente siamo di fronte ad un uomo che riesce ad incarnare nei ruoli buffi e comici l’eredità che fu del suo grande maestro Sesto Bruscantini.
Donna Aristea la figlia letterata amante di Metastasio è stata interpretata dal mezzosoprano Chiara Amarù: voce di buon timbro, scaltra scenicamente, con abili doti di fraseggio, si è scontrata talvolta con una vocalità non eccezionalmente proiettata che l’ha portata a tratti, soprattutto nella zona più grave del rigo, a suoni ingolati e privi di armonici e tendenzialmente di petto; meglio nella parte più spericolata della partitura dove ha saputo con arguzia emergere quanto a proiezione e a controllo delle agilità sempre ben eseguite.
Il Don Carolino di Leonardo Cortellazzi è stato estroso, brillante, estroverso e “scafato” scenicamente riuscendo a far emergere quella personalità un po’ timida, ma al contempo sognatrice del giovane amato dalla figlia, ma negletto dal padre; la voce è omogenea, salda, squillante e trova il suo terreno di elezione in un canto sempre a servizio della parola con ottima dizione, sicura intonazione con sonoro squillo in acuto; il tutto ottimamente legato ad una resa scenica di tutto rispetto.
Angela Nisi è stata una brava Donna Rosina riuscendo a trovare un’ottima collocazione del personaggio anche a livello vocale ed emergendo appieno nell’aria, forse, più difficile di tutto il componimento I mali miei son tanti, che la vede impegnata in spericolate agilità che richiedono un ottimo dosaggio del fiato; la giovinezza e l’inesperienza hanno portato a qualche piccolo affanno, ma la pasta della bravura già scorre nelle sue corde e sono certo avremo modo di ascoltarla con piacere in altri ruoli con sicuro successo.
Il servo Biscroma, anello di congiunzione tra tutti i personaggi, è stato appannaggio di un bravissimo Omar Montanari che ha unito le eccellenti doti attoriali ad un canto sempre pertinente, mai sguaiato, bensì elegante e tornito da una perfetta dizione ed un’intonazione ineccepibile; Andria bene mia cara l’aria che elenca le caratteristiche della giovane che vorrebbe sposare è stata un cesello di finezze e nuances senza perder di vista l’occhio ad un canto fermo ed un’emissione sempre ben proiettata e a fuoco.

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La serva Celestina, segretamente innamorata di Biscroma ha visto in Gioia Crepaldi una sincera interprete della quale non possiamo che elogiare l’impegno, in attesa che la sua voce maturi ancor di più per far sì che l’emissione e l’interpretazione possano godere maggior sicurezza e spontaneità.
Ottimo il Carluccio di Pietro di Bianco che grazie ad una vocalità solida, tonda e ben omogenea si è distinto in un ruolo non pienamente centrale, ma di sicuro contorno nei meandri dell’intreccio dove ha messo in rilievo anche un’ottima verve scenica.
La musica di Mayr, che comunque non è riuscita a regalarmi quelle emozioni che sovente mi rende il suo allievo Gaetano Donizetti, ha trovato qualche limite interpretativo nella direzione del M° Gianluca Capuano; ho potuto scorgere una tavolozza poco fornita di colori e di intenzioni musicali con una tendenza a tempi piuttosto concitati che spesso sono stati un po’ deleteri nel servizio alla parola scenica che in quest’opera si rivelano fondamentali; ho notato qualche difficoltà negli interpreti a seguire e a donare il pieno significato di quanto cantato nella ricerca, talvolta spasmodica, di un fiato o di un’intenzione per rendere al meglio l’idea librettistica del grande Gaetano Rossi.
Venendo alla seconda parte della serata ecco che nel ruolo dell’artista Pimmalione - così è nomato nel libretto - il tenore siciliano Antonino Siragusa è stato grande interprete riuscendo a introiettare l’animo del personaggio e a farlo vivere nella parola cantata con grande trasporto ed emozione; un crescendo rossiniano definirei la sua interpretazione che è passata in maniera del tutto spontanea nel dipingere la musica con tutti quei colori necessari dettati dalla partitura e dal libretto; si leggono nel testo di Simone Antonio Sografi tanti stati emozionali: spaventato, tremante, disperato, mortificato, sorpreso… e ogni aggettivo ha saputo tradursi in parola ed ogni parola in suono sì da regalarci quaranta minuti di vera maestria scenica e vocale a conferma del grande istrionismo che caratterizza l’arte di questo mirabile interprete. Nei panni di Galatea il canto di una corretta Aya Wakizono cui ha unito una sicura prestanza scenica. Una sera quella delle idi di dicembre non molto affollata nel Teatro Sociale della Bergamo Alta, ma sicuramente di grande calore, espresso appannaggio di un dittico di cui porto in seno un ottimo ricordo. 

Crediti fotografici: Foto Rota per il Donizetti Opera Festival di Bergamo
Nella miniatura in alto: il bass-baritono Bruno de Simone ottimo protagonista nell'opera di Mayr
Al centro: il cast di Che originali! al completo
Sotto in sequenza: il soprano Aya Wakizono e il tenore Antonino Siragusa protagonisti di Pigmalione





Pubblicato il 23 Maggio 2017
Apprezzamenti per Alfonso Antoniozzi ideatore dell'allestimento del Teatro Carlo Felice
Maria Stuarda vista da un basso buffo servizio di Simone Tomei

170523_Ge_00_MariaSturada_DesireeRancatore_phMarcelloOrselliGENOVA - Il Teatro Carlo Felice ed il melodramma Maria Stuarda di Gaetano Donizetti non potevano mancare alla mia visione che proprio nel week end del 20 e 21 maggio 2017 ha visto il compimento della Trilogia delle “Regine donizettiane” ad opera di una team affiatato e vincente; Alfonso Antoniozzi regista, Monica Manganelli scenografa, Gianluca Falaschi costumista, Sergio Paladino aiuto regista, Luciano Novelli luci e Anna Missaglia assistente ai costumi, hanno ricreato la grande emozione di oltre un anno prima allorché fecero il loro debutto come squadra nel meraviglioso Roberto Devereux proprio in terra genovese di cui potere leggere qui le mie conclusioni; nel mezzo c’è stata anche Anna Bolena che ha debuttato invece nel Teatro Regio di Parma - qui - in merito alla quale espressi alcune perplessità, ma come dissi allora, rinnovo il proposito di rivisitare e approfondire; anche in quell’occasione, però, non mancai di elogiare la forza e l’importanza di un gruppo di lavoro collaudato e confermo l’espressione usata allora: squadra vincente non si cambia.
E meno male che non è cambiata perché proprio come nel debutto di oltre un anno fa, il piacere della bellezza, unita a semplicità ed immediatezza, hanno fatto da sfondo ad una delle perle del compositore bergamasco accompagnandoci con dolcezza e quasi in punta di piedi nel mondo contorto ed oserei dire “malato” delle due regine rivali.
Se il Teatro come lo percepisce il regista è finzione e tutto si svolge dentro l’idea scenografia di un palco sul palco, è interessante averci fatto vedere cosa c’è prima del Teatro; durante il breve preludio le due rivali - le artiste e non ancora le regine -, sono davanti allo specchio di un camerino per gli ultimi accorgimenti aiutate dalle brave truccatrici; al loro appropinquarsi sulla scena, un saluto di incoraggiamento e di “bonne chance” per poi entrare in maniera perentoria nella parte diventando le due acerrime nemiche; pure i cambi di scena a vista, dove anche le maestranze del Teatro sono parte integrante di quella rappresentazione dove finzione e realtà si intrecciano proprio grazie a queste commistioni; il tutto è armoniosamente costruito sopra questo praticabile che delimita lo spazio scenico e ne determina le coordinate; il soglio regale si trasforma, a seconda del momento scenico, in prigione, in luogo di caccia e torna a diventare trono fino alla sua scomparsa definita dopo il duetto del terzo atto tra Elisabetta e Talbot che determina la definitiva uscita di scena della Figlia impura di Bolena; nulla è lasciato al caso e in un clima piuttosto a tinte fosche, ma non deprimenti, uno sprizzo di colore viene elargito da qualche sfondo più variopinto e dagli sfarzosi e stupendi - e ripeto stupendi - costumi disegnati e realizzati da Gianluca Falaschi; la deludente anonimità di quelli disegnati per Anna Bolena, ha trovato ampio riscatto in questa ultima produzione che, potete vedere anche dalle foto a corredo di questo scritto, riescono a dare quel tocco di luce e di vita ad una trama che ha come tema fondante l’odio - seppur intercalato da momenti d’amore - e come epilogo la morte.
Si sa il bel vedere non basta, anche se aiuta molto nella comprensione e nella piacevolezza di stare seduti a Teatro e quindi è necessario che affronti l’aspetto prettamente musicale partendo dal cast che mi ha lasciato piuttosto soddisfatto tranne il fatto - per nulla irrilevante - che per metter in piedi un capolavoro del genere è necessario avere una protagonista che sappia essere e sappia imprimere carattere e personalità al personaggio eponimo senza se e senza ma.

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Questo sinceramente è stato l’anello debole - seppur in maniera diversa - in tutti e due le ensemble vocali che si sono succedute.
Nella prima recita, quella di sabato 20 maggio - di scena era il secondo cast - il ruolo di Maria Stuarda è stato appannaggio del soprano Desirée Rancatore; sinceramente l’aspetto primiero che ho notato al primo approccio dello spartito è stato quello di un’emissione poco stabile soprattuto in acuto con un eccesso di vibrato che ha reso poco armonico il canto e la purezza di suono richiesti dal repertorio belcantista; parallelamente a questo è emersa una forte inconsistenza timbrica nella zona più grave del rigo dove l’emissione è risultata quasi sempre “spoggiata”, priva di timbro che ha reso molte frasi quasi poco udibili - tra le  quali la celeberrima “invettiva” contro Elisabetta - nonostante un rispettoso accompagnamento orchestrale; non sono mancate delle belle prese di suono in acuto, ma le impegnative e repentine discese hanno messo in evidenza qualche carenza nel controllo del fiato e di conseguenza del suono; decisamente istrionica la vis scenica, ma per Maria Stuarda non basta; rispetto a vecchie reminiscenze di ascolto di questa artista, sono rimasto piuttosto deluso e stupito… che non sia un pretendere troppo dalla propria voce? È una domanda che mi sono posto.
La Regina rivale Elisabetta è stata affidata in questo pomeriggio di sabato al mezzosoprano Elena Belfiore che, con voce pulita, ottimo declamato, grande capacità di legato ed efficace proiezione ha decisamente accattivato il pubblico con un’interpretazione vocale e scenica di tutto rispetto; anche il suo abito era già ruolo e personaggio di per sé, ma si è ulteriormente arricchito di quell’eleganza e stile che hanno denotato quella marcia in più per far venir fuori un’Elisabetta come la intendo io e come mi piace immaginarla; truce e malvagia al pari delle movenze mimiche facciali della nostra interprete.
Stupore e piacere nell’ascolto per il bravo tenore Giulio Pelligra nel ruolo di Roberto conte di Leicester; anche in questo caso come in Anna Bolena a Parma, è accorso in Teatro per un’indisposizione del tenore Alessandro Fantoni; questa volta, rispetto all’esperienza emiliana, ha avuto almeno modo di fare qualche prova in più. È veramente un cantante che ha dimostrato di saper gestire appieno al sua voce; un canto morbido e mai forzato, brillante  ed agevole squillo in avuto e solidità nelle zone più gravi; l’ottimo legato e grande musicalità lo hanno reso uno dei migliori interpreti di questa produzione suggellando ancor più che a Parma la sua capacità e facilità di affrontare in maniera sicura l’impervio repertorio belcantista.
Ottimo per vocalità e per interpretazione scenica il Talbot di Andrea Concetti che nei due grandi duetti in cui è impegnato - quello con Roberto del primo atto e quello con Maria del terzo - ha fatto evidenziare un’elegante e perentoria emissione con un timbro di rara bellezza e dotato di sonori armonici.
Lord Cecil per voce di Stefano Antonucci ha messo in rilievo una vocalità poco curata e povera di legato, ma comunque tendenzialmente efficace al ruolo.
Senza infamia e senza lode Alessandra Palomba nel ruolo di Anna Kennedy.
La prova del Coro preparato e diretto dal M°Franco Sebastiani ha fatto da ottima  cornice alle scene dove assieme agli interpreti è parte integrante dello spartito - su tutte la grande scena della preghiera del terzo atto Deh! Tu di un’umile - e si è messo bene in evidenza per la grande pagina dove è protagonista assoluto.
Il Direttore Andriy Yurkevych ha saputo mitigare con grande maestria il rapporto tra buca e palcoscenico trovando un’ottima intesa con cantanti e strumentisti; il suo approccio allo spartito è stato appannaggio di tempi piuttosto brillanti e soprattuto ha evitato di far cadere la scure sulla partitura - che non è nemmeno caduta sul collo della protagonista - con tagli indiscriminati; le dinamiche difficili in un’opera complessa sono sempre state rispettose dei cantanti e della loro vocalità creando dei momenti di assieme quasi estatici come il sestetto ed il quintetto del secondo atto, ma con una punta di diamante per la pagina coreutica con la protagonista all’atto della preghiera finale. Un pubblico poco numerosi per un sabato pomeriggio, quasi in delirio con molti applausi e qualche richiesta di bis, per il soprano e per il tenore.

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Cambio di cast per i ruoli principali nella recita di domenica 22 maggio.
Nel ruolo di Maria Stuarda il soprano Elena Mosuc che nonostante un controllo maggiore della voce e qualche intenzione più ferma e decisa nell’interpretazione non è riuscita, a mio avviso, ad imprimere quel carattere dimesso, ma anche invettivo al personaggio; sicuramente l’amalgama vocale lungo tutta la corda è forte di una salda uniformità e ciò a permesso di stare più a suo agio nel personaggio e nelle impervie agilità; ho notato anche questa domenica una voce talvolta poco ferma che non ha facilitato alcuni momenti dove la purezza di suono è indispensabile; di concerto è stata comunque mirabile ed emozionante, anche in questo pomeriggio, la sua invocazione devota finale, dove l’aspetto più evocativo è stato debitamente soddisfatto dalla sua interpretazione.
Bravura, intelligenza, intonazione, ottimo fraseggio e grande capacità in acuto, sono caratteristiche pregnanti dell’interpretazione di Silvia Tro Santafe nel ruolo della Regina Elisabetta; ha saputo far emergere con grande facilità tutti i lati del personaggio dominando con la voce tutto lo spartito sia nelle pagine dove il canto spianato evidenziava bravura nel legato, sia nelle veemenze dei virtuosismi, dominati da una salda tecnica.
Il tenore Celso Albelo, nei panni di Roberto nonostante qualche suono piuttosto nasaleggiante, si è trovato completamente a suo agio nel ruolo con superbi acuti, grande fraseggio ed ottima intonazione, regalandoci anche quest’oggi un personaggio godibile sulla scena e appassionante per l’orecchio.
Non sono mancati grandi applausi ed una sala molto più affollata del pomeriggio precedente grazie alla presenza di numerosi circoli lirici atti a supportare i loro beniamini.

Crediti fotografici: Marcello Orselli per il Teatro Carlo Felice di Genova
Nella miniatura in alto: Desirée Rancatore (Maria Stuarda)
Al centro in sequenza: Elena Belfiore (Elisabetta); ancora la Rancatore; Giulio Pelligra (Leicester)
Sotto: una bella istantanea di Orselli sull'allestimento della scenografa Monica Manganelli e del costumista Gianluca Falaschi





Pubblicato il 04 Maggio 2017
Il capolavoro rossiniano a Milano con la direzione di Chailly e la regėa di Salvatores
Una memorabile ŦGazza ladraŧ alla Scala servizio di Francesco Lora

170504_Mi_00_LaGazzaLadra_GabrieleSalvatoresMILANO – La direzione musicale di Riccardo Chailly al Teatro alla Scala non intende, dichiaratamente, monopolizzare il progetto artistico e il cartellone stagionale: dal suo insediamento nel 2015 a oggi, il concertatore milanese ha riservato per sé un congruo numero di concerti, che garantiscono presenza continuativa lungo l’anno, ma due soli spettacoli operistici per stagione. È il trionfo della qualità superba sulla quantità ingorda: se è vero che la Scala è in crisi identitaria dalla partenza di Riccardo Muti, e che Daniel Barenboim non sembra essersene troppo preoccupato, altrettanto vero è che le opere di Chailly riaffermano tale identità con autorevolezza altrimenti ignota nell’ultimo decennio. Collocate l’una all’inaugurazione della stagione e l’altra al suo mezzo, anche in questa scansione solstiziale esse sembrano fare da muro portante all’intero programma. Lo sono a maggior ragione se scelte da poli lontani del repertorio, così da incrementare le prospettive d’esperienza artistica, e se scelte tra quelle che hanno fatto la storia della musica dalla Scala. Quanto detto è stato dimostrato dall’inaugurale Madama Butterfly di Puccini, proposta nella prima, rara e già compiuta stesura milanese, a suo tempo recensita in queste pagine (qui) con ogni dovuta ammirazione; la riconferma è giunta puntuale con La gazza ladra di Rossini, rappresentata in un nuovo allestimento dal 12 aprile al 7 maggio – si dà qui conto della settima di nove recite – e degna di rimanere agli annali per una lettura musicale imperativa.

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La direzione di Chailly spazza via ogni precedente e concorrente, per il semplice fatto di dipendere non da altro che dal testo, e di servirlo con inediti lucidità esegetica e dominio tecnico. Dopo aver rodato egli stesso negli ultimi mesi l’Orchestra e il Coro della Scala, e averli nel contempo passati a Myung-Whun Chung e Daniele Gatti, Chailly li coglie in stato di grazia. Il matematico equilibrio tra le sezioni, il peculiare contributo timbrico e la prontezza all’intervento arguto sono la dote portata a una lettura tutta calibrata intorno all’agio del canto e alla dedizione del cantante. Essa vanta un senso ritmico – la canoviana mollezza del rubato nei movimenti cantabili, il progressivo serrarsi dei tempi nelle strette e nelle code – che si fa subito strumento narrativo esaltante. Cosa ancor più inattesa, singolare e preziosa, essa procede con i toni cordiali della commedia, ma distende una sontuosa setosità d’impasti propria della grande opera seria informata a Spontini come a Schubert, e a Meyerbeer come a Mendelssohn. Beninteso, tutto è già implicito nella dottissima scrittura rossiniana: ma è da Chailly che lo si apprende con rinnovato orgoglio, senza peraltro che nemmeno un taglio affligga la monumentale partitura. In questi aspetti e in quelli che si andranno a trattare, non bisognerà mai dimenticare che uno spettacolo di questa estrazione sarebbe possibile solo in un teatro d’incorrotta tradizione italiana, e solo in un primissimo teatro del mondo: ed eccoci appunto alla Scala.
L’allestimento ha regìa di Gabriele Salvatores, scene e costumi di Gian Maurizio Fercioni e luci di Marco Filibeck. Per inquadrarlo, si finge di additare un punto debole: il riconoscimento seriale di gesti scenici ed espedienti drammaturgici già osservati nello spettacolo firmato da Damiano Michieletto per il Rossini Opera Festival di Pesaro (2007). Qui v’era non una gazza, bensì una ragazza acrobata agente da un mondo parallelo, la quale commetteva per gioco il fatale furto della posata e solo all’ultimo poteva fermare l’escalation verso la tragedia. In Salvatores si assiste al remake mediante una gazza anch’essa acrobaticamente mimata da una danzatrice. Ma v’è un felice paradosso. Quello di Michieletto era procedimento cervellotico e pretestuoso atto a disintegrare la limpida illustrazione del soggetto illuministico, la sua commovente invenzione e il suo perpetuo messaggio etico. Alla Scala tutto concorre invece alla dichiarazione d’amore verso il capolavoro rossiniano, preso non come canovaccio da ribaltare, ma come forziere di affetti intatti e situazioni da esaminare, preservare e rivivificare. Si torna così a palpitare con Ninetta imprigionata e l’innamorato Giannetto, quando il carceriere Antonio li implora di separarsi, tra il bacio estremo e ancora un bacio, affinché la cabaletta non duri oltre l’arrivo del temuto Podestà. Né l’ambientazione originale va essere tacciata di oleografismo: non manca la delizia di tratti simbolici e surreali, come la gazza stessa che apre maligna la prigione ai sodali dell’antagonista.

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Il discorso sulle voci nascerebbe tra le spine. Dopo l’euforizzante disponibilità di due prime generazioni di cantanti specialisti, sfornate negli scorsi anni ’80 e ’90 per i trionfali comodi della renaissance rossiniana, la fucina stessa del ROF ha privilegiato una formazione artistica eclettica, forse utile a una più ampia diffusione delle opere del Pesarese ma non a una sempre forbita padronanza della sua virtuosistica vocalità. Risultato: più che mai oggi è difficile radunare una compagnia di canto rossiniana a misura della Scala. E invece tutto è filato liscissimo. Prima mossa da vecchie volpi: riferirsi a soli cantanti italiani, i quali assicurano all’infallibilità prosodica – unici – l’immediatezza della comunicativa e il più vario gioco di colori. Eccezione anagrafica ma non artistica è quella dell’uruguaiano Edgardo Rocha, che sa fare squadra con gli altri e condividerne la fragranza retorica; in più, nella parte di Giannetto controlla alla perfezione sia le scabrose note sopracute prese di salto, sia l’acutissima e ancor più scabrosa tessitura tutta, riallacciandosi per diafana duttilità d’emissione alla tradizione del tenore di grazia. La sua Ninetta è Rosa Feola, soprano lirico-leggero esperto della Susanna di Mozart, dell’Adina di Donizetti, della Gilda di Verdi e della Musetta di Puccini; la vocalità rossiniana, con baricentro più grave e scrittura più fiorita, è un’altra cosa, e così pure la parte in oggetto, che sotto panni popolani nasconde una statura morale da regina e un trattamento musicale principesco, piaciuti anche all’arciprimadonna Isabella Colbran.

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Ma la Feola ricorda soprattutto qui la giovane Mirella Freni per semplice caparbietà di studio e moderna naturalezza di modi: al calare del sipario non una nota è mancata alla parte forse la più onerosa mai da lei sostenuta, e indelebili rimangono alla mente i momenti di fresca emozione nella messa a punto del personaggio. Il veterano della compagnia è Michele Pertusi, Podestà tremendo e gaglioffo, condotto all’estremo del labor limae psicologico; lucidità di smalto e copiosità di volume vanno e vengono, nel pieno di una carriera già lunga e onnivora di stili, autori, vocalità e caratteri: quando a fuoco, uniti alla scolpitura dell’accento e alla minuzia della dizione, oscurano tuttora chiunque gli sia intorno. La sua ombra si allunga in particolare sull’altro basso, Alex Esposito, che trapianta in Salvatores il medesimo Fernando Villabella ideato per Michieletto: parola e istrione in primo piano sul canto e sul virtuoso, recitazione di dinamico realismo cinematografico – fino all’irruzione, pistola alla mano, nell’aula del tribunale, dove invece il buon padre dovrebbe andare a consegnarsi inerme – e capacità insomma di creare un polo interpretativo personale e inconfondibile. Il mezzosoprano Serena Malfi è stata indicata da alcuni come anello debole dell’insieme; ma la parte dell’adolescente Pippo, con la sua estroversione pubblica e il suo amore segreto per Ninetta, trae caratterizzazione proprio da questo incisivo registro acuto opposto a un materico registro di petto, immune da compiacimenti o calligrafismi.

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A riprova, sarebbe stato un errore promuovere alla parte en travesti il contralto Teresa Iervolino, benché il suo materiale vocale sia più sontuoso, vellutato e omogeneo rispetto a quello della collega, anzi appunto poiché lo è e con tanta preziosità: le calza a pennello la parte dell’invadente madre Lucia, degna di pomposa allure più che il giovinetto del paese; e mentre un noto critico musicale italiano si è preso la briga di suggerire il taglio della sua aria di sorbetto – ingerenza geniale: togliendo quell’aria salterebbe l’equilibrio delle tensioni drammatiche, proprio là dove la tragedia sta culminando e deve essere sia sospesa sia rallentata – qui si vuol dire che, cantata in modo superbo dalla Iervolino, essa pare sbalzata al rango di cavatina di un Tancredi o di un Arsace. Il comprimariato della Gazza ladra, d’altra parte, se si dà ascolto alla partitura, implica il lusso degli interpreti. Lo si osserva ancora nella scrittura nientemeno che di Paolo Bordogna per la parte di Fabrizio Vingradito, puntualmente restituita con la vivacità del Bartolo e del Don Magnifico di riferimento dei nostri giorni. Già collaudato nel 2016 a Pesaro, torna Matteo Macchioni come efficiente Isacco, mentre meno azzeccati sono la riconferma del poco risonante Claudio Levantino come Pretore e il suo ulteriore passaggio da Ernesto – qui Giovanni Romeo – a Giorgio. Compagnia completata con l’Antonio di Matteo Mezzaro, il rimarchevole timbro tenorile del quale partecipa pur esso all’orizzonte stellare di uno spettacolo memorabile.

Crediti fotografici: Brescia e Amisano per il Teatro alla Scala di Milano
Nella miniatura in alto: Il regista Gabriele Salvatores






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La splendida Iris della Marrocu
servizio di Simone Tomei FREE

171220_Li_00_Iris_HirokiIhara_phAugustoBizziLIVORNO - Iris di Pietro Mascagni, è stato il nuovo allestimento della Fondazione Goldoni di Livorno che, per celebrare nel 2018 i centoventi anni della première, è per la prima volta realizzata con una coproduzione Italia/Giappone. Questo nuovo allestimento è infatti realizzato con Kansai Nikikai Opera Theater Osaka - dove è già stato
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Personaggi
Persone, personaggi, vita di Paoletta
intervista di Simone Tomei FREE

171215_00_PaolettaMarrocuLIVORNO - Una chiacchierata piacevole e distesa per conoscere più da vicino il soprano  cagliaritano Paoletta Marrocu alle idi del suo debutto livornese nel difficile, ma affascinante ruolo di Iris, nell’opera eponima di  Pietro Mascagni; ci ha raccontato della sua vita da artista e di qualcosa del suo intimo dal quale possiamo comprendere la
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Opera dal Nord-Ovest
Un Dittico per maestro e allievo
servizio di Simone Tomei FREE

171213_Bg_00_Dittico_BrunoDeSimone_FotoRotaBERGAMO - Quest’anno il Donizetti Opera Festival ha voluto dedicare uno spicchio di celebrità al “Maestro del Maestro” bergamasco: è con Che originali! del musicista Giovanni Simon Mayr - insegnante del cigno di Bergamo - che si è aperta la serata del 1 dicembre 2017 cui ha fatto seguito la prima  composizione scenica dell’allievo: Pigmalione
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Echi dal Territorio
Il Mascagni d'Oro a Mastromarino
servizio di Attilia Tartagni FREE

171212_Bagnara_00_MascagniDOro2017_AlbertoMastromarino_phMarcoMartiniBAGNARA DI ROMAGNA (RA) - Bagnara ha segnato in calendario il 10 dicembre 2017 l’appuntamento più atteso dell'anno:  l’assegnazione del 36° Mascagni D’Oro, che per la corrente edizione è stato assegnato al baritono Alberto Mastromarino. Allievo del baritono Paolo Silveri, il cantante livornese ha debuttato nel 1987 nell’Aida di Giuseppe
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Classica
Viaggio italiano di un Quartetto
servizio di Edoardo Farina FREE

171210_Fe_00_QuartettoDiCremona_GiovanniScaglioneFERRARA - Terzo appuntamento della Stagione concertista 2017/18 di  Ferrara Musica,  sabato 2 dicembre 2017, ove nel Teatro Comunale “Claudio Abbado” è stato ospitato per la prima volta nella città estense il Quartetto di Cremona, ensemble considerato il vero erede del celebre Quartetto Italiano; il "Cremona",  era impegnato in un concerto
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Opera dall Estero
Puritani belli in forma di concerto
servizio di Simone Tomei FREE

171205_00_IPuritani_annickMassis_phAlainHanelMONTE-CARLO - L'ascolto dell'opera I Puritani di Vincenzo Bellini in forma di concerto riesce a far focalizzare l'attenzione sul suono, sulla parola e sull'equilibrio tra le varie forze in gioco; non da meno è importante soffermarsi sull'edizione critica che è stata eseguita che porta la firma di Fabrizio Della Seta con la quale ha dato un'organicità a
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Opera dal Nord-Est
La prova di un'opera seria
servizio di Rossana Poletti FREE

171205_Ts_00_ProvaDiUnOperaSeria_CarloAntonioDeLuciaTRIESTE - La prova di un’opera seria va in scena al Teatro Lirico Giuseppe Verdi di Trieste. Dedicata al pubblico delle scuole, brilla per alcune indovinate scelte. Per prima l’ottima qualità interpretativa degli artisti, che oltre alle arie composte da Francesco Gnecco, si cimentano con egual talento anche in Gaetano Donizetti, Gioachino Rossini,
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Opera dal Centro-Nord
Elogio della Trilogia d'autunno
servizio di Attilia Tartagni FREE

171204_Ra_00_Trilogia_OvodokVladimir_phSilviaLelliRAVENNA - La Trilogia del XXVIII Ravenna Festival 2017 si è conclusa il 26 novembre con “Tosca” di Giacomo Puccini, terza rappresentazione da  “tutto esaurito”. Prima c’erano state “Cavalleria Rusticana” di Pietro Mascagni e “Pagliacci” di Ruggero Leoncavallo in tre repliche che hanno fatto registrare un boom di presenze e un alto numero di stranieri
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Opera dal Centro-Nord
La Giordano ottima Sonnambula
servizio di Simone Tomei FREE

171201_Fi_00_LaSonnambula_LauraGiordanoFIRENZE - «Quella diavoletta della Maria Malibran… Fu la prima a venirmi incontro in palcoscenico, dopo la trionfale prima della Sonnambula a Londra e, gettandomi le braccia al collo, esplose, nel più esaltato trasporto di gioia, con una battuta e le note dello spartito: ‘Ah, m’abbraccia!…’ La mia commozione fu al sommo, credevo di essere in paradiso… Gli strepitosi
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Dischi in Redazione
Due inediti di Gaetano Pugnani
FREE

171130_Cd_00_GaetanoPugnani_(1754)Editi dalla casa discografica Tactus sono appena usciti i due Concerti per violino e orchestra di Gaetano Pugnani, famoso violinista del Settecento italiano. L'iniziativa si deve al Comitato per i Grandi Maestri di Ferrara, presieduto e animato dal prof. Gianluca La Villa.
Il Concerto in Re maggiore, ritrovato
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Echi dal Territorio
Memorial Day con Milenkovic
servizio di Attilia Tartagni FREE

171129_Ra_00_MemorialDay_PaoloManettiRAVENNA - Il Memorial Day realizzato il 23 novembre 2017 dall’Associazione “Ravenna Eventi” miscelando musica classica, cultura e beneficenza, imprescindibile appuntamento ravennate, ha compiuto in questa edizione i diciotto anni,  confermando l’apprezzamento dell’Orchestra da Camera di Ravenna diretta dal ravennate maestro Paolo
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Soci Uncalm
Trapani-Sartori un bravo duo
FREE

171129_Fe_00_LauraTrapaniFrancoSartori_Fe171126_01FERRARA - Ennesimo appuntamento cameristico del Circolo Frescobaldi, domenica 26 novembre 2017, alla Sala della Musica situata nel rinascimentale complesso claustrale della chiesa di San Paolo a Ferrara. Erano ospiti del sodalizio estense due musicisti molto conosciuti in città, la flautista Laura Trapani e il chitarrista classico Franco Sartori.
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Opera dalle Isole
La Pizzolato grande protagonista
servizio di Salvatore Aiello FREE

171228_Pa_00_LItalianaInAlgeri_MariannaPizzolatoPALERMO - Si è conclusa la Stagione lirica del Massimo di Palermo con L’Italiana in  Algeri riproposta dopo diciassette anni;il capolavoro rossiniano si impone ancora all’attenzione del pubblico per il mondo fiabesco, per il nonsense, per l’ambientazione. Algeri, nell’Ottocento viveva nella tradizione popolare di racconti di rapimenti di giovani per arricchire il
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Opera dall Estero
Bellissima Adriana... Bernhardt
servizio di Simone Tomei FREE

171127_MonteCarlo_00_AdrianaLecouvreur_BarbaraFrittoli_phAlainHanelMONTE-CARLO - Il Teatro de l'Opéra ha fatto un'apertura "col botto" inaugurando la stagione lirica 2017/2018 con una messinscena mirabile di Adriana Lecouvreur di Francesco Cilea; siamo oramai avvezzi a vedere ed ascoltare in questo luogo - salvo talune eccezioni - delle produzioni ben fatte in cui il gusto, la cura per la scelta dei cast ed un
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Soci Uncalm
Sold Out per Manon Lescaut
servizio di Antonella Pera FREE

171127_Porcari_00_ManonLescaut_CerbonciniIrenePORCARI (LU) - Sold Out  sabato 25 novembre 2017, in occasione della selezione guidata in forma semiscenica di concerto, del dramma lirico in quattro atti Manon Lescaut di Giacomo Puccini, tratto dal romanzo "Histoire du Chevalier Des Grieux et de Manon Lescaut" di Françoise- Antoine Prévost. È stata una bella "riduzione" della terza opera
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Personaggi
Bruno de Simone si racconta
intervista di Simone Tomei FREE

171124_00_DeSimoneBrunoBERGAMO - Incontrai il baritono Bruno de Simone nel marzo 2017 al Teatro dell'Opéra di Monte-Carlo nell'occasione della sua partecipazione in Il barbiere di Siviglia di Gioachino Rossini. Durante i giorni di quell'allestimento monegasco, gli proposi di realizzare un'intervista per poter permettere ai miei letori di conoscere a tutto tondo un artista che
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Opera dal Centro-Nord
Aida a passo di carica
servizio di Simone Tomei FREE

171121_Bo_00_Aida_MonicaZanettin_phRoccoCasaluciBOLOGNA - Sono sempre stato convinto che l'Aida di Giuseppe Verdi sia una di quelle opere che fa del rapporto intimo tra i personaggi la sua ragione di esistenza, demandando a pochi ed isolati momenti il fasto e la ridondanza scenica e musicale. Assistendo alla messinscena bolognese del 19 novembre 2017 ho ancor più assaporato questa
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Opera dal Centro-Nord
La Fanciulla dal West a Lucca
servizio di Simone Tomei FREE

171121_Lu_00_FanciullaDelWest_Amarilli Nizza_phAndreaSimiLUCCA - Novembre rappresenta per il Teatro del Giglio di Lucca un appuntamento importante che segna un duplice inizio: l’apertura della tradizionale Stagione lirica e l’avvio del "Lucca Puccini Days"  giunto ormai alla quarta edizione. Queste due mirabili eventi hanno come elemento in comune di partenza una delle partiture più innovative di
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Jazz Pop Rock Etno
Parrot Sportiello un duo eccellente
servizio di Athos Tromboni FREE

171119_Vigarano_00_GruppoDei10_NickiParrotVIGARANO MAINARDA (FE) - Se "tutte le direzioni" del Gruppo dei 10 di Ferrara percorrerà sempre il tragitto segnato, sabato 18 novembre 2017, al ristorante Spirito di Vigarano Mainarda, dalla contrabbassista australiana Nicki Parrot e dal pianista italiano Rossano Sportiello l'approdo è certo: così come tutte le strade conducono a Roma, "tutte le direzioni"
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Opera dal Nord-Est
Buon Onegin al Verdi
servizio di Rossana Poletti FREE

171119_Ts_00_EugenioOnegin_FilippoMariaCarminatiTRIESTE, Teatro Verdi - Un convincente Evgenij Onegin va in scena al Teatro Verdi di Trieste, in apertura di stagione. Ogni volta che una storia presenta temi forti la domanda emerge impellente: perché un compositore l’ha scelta, che cosa lo ha colpito: è convinto che è il tema giusto per colpire il pubblico, che ne decreterà il successo, o il coinvolgimento
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Eventi
La lirica apre con Traviata
redatto da Athos Tromboni FREE

171118_Fe_00_StagioneLirica_GildaFiumeFERRARA - Prenderà il via venerdì 9 febbraio 2018 la nuova stagione lirica del Teatro Comunale Claudio Abbado, con quattro opere in cartellone. La presentazione alla stampa e al pubblico, presente come sempre numeroso alla conferenza-stampa, è stata fatta dalla presidente del teatro ferrarese, Roberta Ziosi, dal direttore Marino Pedroni e
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Opera dal Centro-Nord
Nabucco entusiasma i lughesi
servizio di Attilia Tartagni FREE

171118_Lugo_00_Nabucco_AndreaZeseLUGO DI ROMAGNA (RA) - Domenica 12 novembre 2017 rimarrà nella storia culturale di Lugo di Romagna per avere  riportato al Teatro Rossini il Nabucco di Giuseppe Verdi che, a quanto risulta, vi ha avuto una sola precedente rappresentazione nel 1852. Il Circolo Lirico di Lugo attivo da 21 anni, ora capitanato da Giovanni Nocenti, ha fortemente
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Pianoforte
Argerich incanta il pubblico, ma...
servizio di Athos Tromboni FREE

171116_Fe_00_ArgerichMartha_phMarcoCaselliNirmalFERRARA - Lo sappiamo: i confronti fra musicisti di caratura internazionale che si esibiscono dal vivo su un palcoscenico sono molto arbitrarii e del tutto soggettivi, nel senso che sono "mediati" dalla sensibilità e dalla memoria di chi li fa, quei confronti. E poi non sono indicativi di nulla, perché può capitare che un solista in serata "no" lasci traccia di sé un
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Jazz Pop Rock Etno
Jazz e enigmistica: Wintertime 2017
redatto da Athos Tromboni FREE

171114_Fe_00_GruppoDei10_NickiParrottFERRARA - Il "Gruppo dei 10" ha presentato ieri nella saletta del Leon d'Oro la rassegna Tutte le direzioni in Wintertime, ciclo di cinque concerti jazz che si svolgeranno al ristorante Lo Spirito di Vigarano Mainarda a partire da sabato 18 novembre 2017. La presentazione alla stampa è stata fatta da Alessandro Mistri, presidente e
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Opera dal Centro-Nord
Trovatore tradizionale e godibilissimo
servizio di Simone Tomei FREE

171112_Pi_00_IlTrovatore_StefanoVizioliPISA - Il Trovatore di Giuseppe Verdi: ogni volta che mi trovo ad affrontare questo secondo titolo della cosiddetta “Trilogia popolare" riesco a trovare qualcosa che ancora mi stupisce e che suscita in me profonde emozioni. Parlando del Trovatore mi piace ricordare questo pensiero di Bruno Barilli (tratto da Il paese del melodramma) che parla di quella
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Concorsi e Premi
Un concorso per Nabucco
servizio di Athos Tromboni FREE

171109_Copparo_00_RossiNicola_ConcorsoCittaDiFerraraCOPPARO (FE) - Alla presenza del sindaco Nicola Rossi e del tenore copparese Daniele Barioni si è svolta mercoledì 8 novembre 2017 al Teatro De Micheli la fase finale del Concorso lirico internazionale "Città di Ferrara" organizzato dall'Associazione OperiAmo e patrocinato, oltre che dalla locale Amministrazione comunale, anche dal Teatro
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Personaggi
Silvia Beltrami arte e vita
intervista di Simone Tomei FREE

171108_Bo_00_SilviaBeltramiBOLOGNA - Incontrai il mezzosoprano Silvia Beltrami questa estate nella torrida Verona allorché era impegnata nella produzione di Madama Butterfly Di Puccini al Festival areniano. Fu un piacevole incontro per una buona pizza ed una chiacchierata rilassata dove andammo a toccare molti argomenti; in occasione della produzione di Il Trovatore che la vede
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Pianoforte
La Damiano oltre E.T.A. Hoffmann
servizio di Athos Tromboni FREE

171106_Fe_00_FernandaDamianoFERRARA - Nel primo ventennio dell'Ottocento gli scritti di E.T.A. Hoffmann sulla musica rappresentavano una sorta di Bibbia - o meglio una sorta di esegesi parabiblica - della composizione pianistica: le musiche da tastiera di Johann Baptist Cramer, Jan Ladislav Dussek, Muzio Clementi, Wolfgang Amadeus Mozart, vennero letterariamente codificate
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Eventi
Opere sull'orlo del Novecento
servizio di Attilia Tartagni FREE

171105_Ra_00_Trilogia_OvodokVladimir_phSilviaLelliRAVENNA - Non sono mancate, alla presentazione di sabato 4 novembre 2017 a cura dell’Assessorato alla Cultura del Comune di Ravenna e dello staff direttivo di Ravenna Manifestazioni, nella Sala Corelli del Teatro Alighieri straripante di giornalisti, fotografi e pubblico, le sorprese e i flash di autentica emozione relativamente alla Trilogia d'Autunno
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Vocale
Artisti lirici per End Polio Now
servizio di Simone Tomei FREE

171101_Pi_00_EndPolioNow_BerrugiGiorgioPISA - Partire dalla Costa Azzurra dove ero stato inviato ad una serata musicale, per dirigermi al Gran Gala della Lirica che si è svolto al Teatro Verdi di Pisa la sera del 29 ottobre 2017 mi ha fatto capire quanto importante sia essere presenti a certe iniziative per dare il proprio sostegno a chi con il proprio lavoro cerca, oltre che vivere, anche di far star bene
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Opera dal Centro-Nord
Falstaff per divertirsi e divertire
servizio di Simone Tomei FREE

171031_Pr_00_Falstaff_RobertoDeCandia_phRobertoRicciPARMA - Il Festival Verdi che mi ha visto partecipe anche in quest'ultima giornata - siamo a domenica 22 ottobre 2017 - dedicata all'estremo capolavoro del Cigno di Busseto: Falstaff ha lasciato dietro di sè un ricordo ed un'eco sonora come non succedeva da tempo. Mi piace ricordare come il librettista Arrigo Boito seppe addurre validi argomenti per
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Pianoforte
Di Donato-Schubert quarto concerto
servizio di Athos Tromboni FREE

171023_Fe_00_Circolo_DiDonatoGianlucaFERRARA - Il pianista avellinese Gianluca Di Donato ha portato nella rinascimentale Sala della Musica del Chiostro di San Paolo il suo quarto concerto del ciclo "Sonate per pianoforte di Franz Schubert - Esecuzione integrale". I precedenti concerti tenuti a Ferrara si erano svolti nel Ridotto del Teatro Comunale e nella suggestiva Palazzina
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Soci Uncalm
Tre cori per un sublime pomeriggio
servizio di Athos Tromboni FREE

171029_Fe_00_RassegnaRoffi_DOrazioLucianoFERRARA - La XXIX Rassegna Corale "Mario Roffi" ha realizzato una "tre giorni" di concerti e lezioni-concerto molto partecipata, venerdi 27, sabato 28 e domenica 29 ottobre 2017. Ospiti della Accademia Corale "Vittore Veneziani" di Ferrara, titolare della rassegna, sono stati il coro misto della Corale Città di Parma (direttore Simone Campanini),
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Opera dal Centro-Nord
Torna 'n Elisir ancora migliore
servizio di Simone Tomei FREE

171028_Fi_00_ElisirDAmore_FIRENZE - Dal suo habitat originario di Palazzo Pitti per l’estate della Fondazione del Maggio musicale fiorentino L'elisir d’amore di Gaetano Donizetti approda sul palcoscenico del Teatro in Piazza Vittorio Gui con grande successo di pubblico. Rimando per gli aspetti registici e per le mie riflessioni ai due resoconti riferiti ai miei ascolti del giugno 2016
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Ballo and Bello
Erodiade mora riccia e solida
servizio di Annarosa Gessi FREE

171027_Fe_00_Erodiade_SaraPaternesiFERRARA - Catarsi. Catarsi. Non sapevo il significato di questa parola. Per cui non capivo cosa volesse dire quella frase sul programma di sala (firmato da Marinella Guatterini) dove stava scritto «Erodiade vuole ed ottiene tutto nella sua ricerca di calore, anche la testa del Battista, che d'altra parte con il suo martirio, le aprirà la strada della catarsi
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Opera dal Centro-Nord
Stiffelio immerso nel pubblico
servizio di Simone Tomei FREE

171025_Pr_00_Stiffelio_LucianoGanciPARMA - Lo Stiffelio di Giuseppe Verdi all’interno dell’omonimo Festival 2017 è stato un tripudio di emozioni e di sensazioni che ancor adesso dopo alcuni giorni porto addosso. Non è facile tradurre in parole ciò che si prova sperimentando una visione così particolare di un’opera; nelle mie numerose frequentazioni teatrali mai mi era successo di assistere
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Opera dal Centro-Nord
La Rondine vola alto
servizio di Simone Tomei FREE

171026_Fi_00_LaRondine_ValerioGalliFIRENZE - La stagione lirica 2017-2018 inizia, per il Teatro del Maggio Musicale Fiorentino con la rappresentazione di La Rondine di Giacomo Puccini, nel centenario della prima rappresentazione del 1917 al Teatro dell'Opéra di Monte-Carlo; si tratta per il Teatro fiorentino della prima esecuzione in assoluto e questa proposta prosegue sulla scia di
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Opera dal Centro-Nord
Don Giovanni comincia dalla fine
servizio di Athos Tromboni FREE

171022_Cesena_00_ChristianFederici___CESENA - Il Conservatorio Bruno Maderna in collaborazione con l'Accademia di Belle Arti di Bologna ha messo in scena il 20 e 21 ottobre 2017, nel Teatro Bonci, per il proprio ventiseiesimo allestimento di un'opera, il Don Giovanni di Wolfgang Amadeus Mozart: «... non crediate sia stato semplice - avvisa il direttore del Conservatorio, Paolo Chiavacci
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Diario
Un Requiem dedicato...
Simone Tomei FREE

171020_Pr_00_RequiemVerdi_DanieleCallegariPARMA - Ogni volta che ascolto il Requiem di Giuseppe Verdi mi sovviene alla mente questa mirabile pagina tratta dal libro di Ferruccio Ulivi dal titolo "Manzoni": «La mattina del 30 maggio, a un’ora quasi antelucana, una carrozza si fermò davanti al Cimitero Monumentale di Milano. Al rumore sullo sterrato, e al fermarsi, un custode uscì a guardare. Era una
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Echi dal Territorio
Sinergie fra la Neri e la Mutinae
servizio di Edoardo Farina FREE

170930_Mo_00_ConcertoGinoNeri-MutinaePlectri_MariaCeciliaVaccariMODENA - Inizio della stagione concertistica invernale dell’Orchestra a plettro “Gino Neri” di Ferrara con un importante appuntamento tenutosi sabato 23 settembre 2017 nell’ambito della Sesta edizione del "Mandolinsieme" presso l’Auditorium Chiesa del Teatro San Carlo a Modena, curato e organizzato dall’Associazione “Mutinae Plectri”, attraverso
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Echi dal Territorio
Giovani voci di belle speranze
servizio di Athos Tromboni FREE

171019_Fe_00_Conservatorio_AmbrosiniAndreaFERRARA - Il salone della Carte geografiche di Palazzo Ludovico il Moro ha ospitato mercoledì 18 ottobre 2017 un concerto-saggio degli allievi delle classi di canto delle docenti Agata Bienkowska e Cinzia Forte, entrambe insegnanti al Conservatorio "Girolamo Frescobaldi" ed entrambe eccellenti artiste in carriera. L'accordo fra il Conservatorio di Ferrara
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Opera dalle Isole
L'Adriana Belle Époque
servizio di Salvatore Aiello FREE

171017_Pa_00_AdrianaLecouvreur_AngelaGheorghiuPALERMO - È tornata sulle scene del Teatro Massimo l'opera Adriana Lecouvreur, il capolavoro di Francesco Cilea che sulle nostre ribalte ha riscosso sempre unanime consenso. È un'opera per primedonne, per grandi cantanti-attrici che danno vita a un personaggio realmente esistito, la cui vicenda umana e artistica è stata immortalata anche da Voltaire. Il Teatro palermitano
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Classica
Il Pomo d'Oro per cominciare
servizio di Athos Tromboni FREE

171017_Fe_00_IlPomoDOro-ZefiraValovaFERRARA - Il Pomo d'Oro non è la saporita bacca rossa importata in Europa dalle Americhe ai tempi di Amerigo Vespucci, né la mela lanciata da Eris, dea della discordia, sul tavolo dove si stava svolgendo il banchetto in onore del matrimonio di Peleo e Teti (la dea, per vendicarsi del mancato invito alla festa, incise sul pomo d'oro la frase
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Ballo and Bello
E cosė tu vedrai... ecc. ecc.
servizio di Annarosa Gessi FREE

171016_Fe_00_AndYouSee_RobynOrlinFERRARA - Nel Teatro Comunale Abbado c'è quest'anno una rassegna di danza contemporanea che si chiama "Focus Africa"; sono tre titoli che mettono in scena, in tre serate diverse, la danza di quel continente. Il secondo titolo in programma, visto sabato 14 ottobre 2017, era dedicato alla coreografa sudafricana bianca Robyn Orlin che è ebrea
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Opera dal Centro-Nord
Pia tra fascisti e antifascisti
servizio di Simone Tomei FREE

171016_Pi_00_PiaDeTolomei_FrancescaTiburziPISA - Il Teatro di Pisa ha inaugurato sabato 14 ottobre 2017 la stagione lirica 2017-2018 con la rappresentazione di Pia de' Tolomei di Gaetano Donizetti. Un buffet aperitivo ha accolto gli spettatori nel foyer per dare un segno di festa e di condivisione di questo importante e fiorente momento del teatro pisano; prima che l'opera avesse inizio
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Eventi
Un teatro senza mura
redatto da Edoardo Farina FREE

171010_Cesena_00_TeatroBonci_FrancoPolliniCESENA - Conferenza stampa del Teatro “Alessandro Bonci” di Cesena presso la Sala Nera del Palazzo Comunale, promossa da  ERT,  Comune di Cesena con il sostegno di Bper Banca, ove alla presenza dell’Assessore alla Cultura Christian Castorri, il Dirigente alla Cultura Elisabetta Bovero e il Direttore del Bonci, Franco Pollini,  è stato definito in data 26
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Eventi
Il Barbiere apre a Rovigo
redatto da Athos Tromboni FREE

171013_Ro_00_StagioneTeatrale_AlessandroCedrone.JPGROVIGO - Il Teatro Sociale apre le porte alla nuova Stagione: lirica, prosa, danza, concerti, teatro ragazzi, eventi speciali, conferenze e altri eventi; il tutto abbraccia più settori, per soddisfare le esigenze di un pubblico sempre più eterogeneo e trasversale; in sintesi, la proposta complessiva del calendario prevede quattro opere liriche; dieci spettacoli di prosa con la rassegna “Donne da palcoscenico”
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Ballo and Bello
Benvenuto Umano č stato
servizio di Athos Tromboni FREE

171012_Fe_00_BenvenutoUmano_FrancescaPenniniFERRARA - Arrivi a teatro per il secondo spettacolo della stagione di danza dove sarà protagonista il “CollettivO CineticO” di Francesca Pennini, guardi la performance e nell’attesa dell’incontro con la compagnia e la coreografa-danzatrice che farà seguito all’esibizione, è come se tu ti trovassi davanti a un muro con una gigantesca porta e ti chiedi
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Soci Uncalm
Ecco il 1° Trimestre del Frescobaldi
FREE

171009_Fe_00_CircoloFrescobaldi_GirolamoFrescobaldiFERRARA - La conferenza musicale per celebrare il quarantennale della scomparsa di Maria Callas ha fatto il tutto esaurito domenica 8 ottobre 2017 al Circolo Frescobaldi, tanto che gli organizzatori hanno dovuto procurare sedie aggiuntive nella saletta di via Foro Boario. La giornata dedicata alla grande cantante lirica è stata anche l'occasione per il presiden
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Soci Uncalm
Manon Lescaut in 60 minuti
servizio di Antonella Pera FREE

171003_Porcari_00_CircoloCatalani-ManonLescaut_IreneCerbonciniPORCARI (LU) - Il Circolo Amici della Musica Alfredo Catalani, nell'ambito del progetto "L'Opera in sessanta minuti" nato per avvicinare il pubblico al mondo dell'opera lirica propone ed organizza per Sabato 25 novembre 2017, alle ore 21,15 presso l'Auditorium “Vincenzo da Massa Carrara” di Porcari (Lucca), una selezione guidata in forma semiscenica
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Ballo and Bello
Masilo-Giselle non perdona
servizio di Athos Tromboni FREE

171005_Fe_00_DadaMasilo-Giselle.JPGFERRARA - Il Teatro Comunale Claudio Abbado ha riaperto i battenti il 4 ottobre 2017, dopo i lavori estivi di consolidamento antisismico precauzionali, dato che la struttura progettata dal Foschini nel Settecento e riaperto dopo lunga inattività vent'anni dopo la fine della seconda guerra mondiale con rifacimento di decori, stucchi e maquillage vario, era stata
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Soci Uncalm
Al via i corsi musicali
FREE

171002_Fe_00_CorsiMusicaliCircoloFrescobaldi_ProiettiDiValerioAntonioFERRARA - Hanno preso avvio il 2 ottobre 2017 le lezioni alla Scuola di Musica del Circolo Culturale Amici della Musica "Girolamo Frescobaldi; le lezioni si svolgono presso la sede sociale di Via Foro Boario 87, a Ferrara. L'iscrizione degli allievi è possibile in qualsiasi momento dell'anno, visto che le lezioni sono personalizzate.
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Eventi
Ecco la Stagione 2018 di Bologna
servizio di Athos Tromboni FREE

171002_Bo_00_StagioneTcBo_TossiniUmbertoBOLOGNA - Affollata conferenza stampa nel Foyer Respighi del Teatro Comunale, lunedì 2 ottobre 2017, per la presentazione della stagione 2018 del principale teatro bolognese: sono intervenuti, oltre al sovrintendente Nicola Sani, anche l'assessore regionale Patrizio Bianchi, l'assessore comunale alla cultura Bruna Gambarelli, il direttore del
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Opera dal Centro-Nord
Una Tosca al cinquantapercento
servizio di Simone Tomei FREE

171002_Fi_00_Tosca_FrancescaTiburzi_phPietroPaolini_21FIRENZE - La Tosca ha chiuso il ciclo “Passione Puccini” che il Teatro del Maggio aveva deciso di dedicare al compositore toscano. Dopo i successi di pubblico decretati con le rappresentazioni di Madama Butterfly e poi di La bohème, ecco che (con l'ultima replica di domenica 1 ottobre 2017) anche il terzo titolo trova il suo compimento all’interno
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Opera dal Centro-Nord
Jérusalem va oltre i Lombardi
servizio di Athos Tromboni FREE

170929_Pr_00_Jerusalem_VargasRamon_phRobertoRicciPARMA - Molto bello l’allestimento dell’opera Jérusalem che ha aperto giovedì 28 settembre 2017 il Festival Verdi di Parma nel Teatro Regio. Se dovessimo limitarci a twittare il nostro commento entro i 140 caratteri, quella sarebbe la frase scelta. Oltre il limite dei 140 caratteri, invece, possiamo aggiungere che il regista, scenografo e costumista
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Eventi
Novitā da Bergamo
redatto da Athos Tromboni FREE

170928_Bg_00_RiccardoFrizzaBERGAMO - Due novità di rilievo sono giunte a maturazione questo mese al festival Donizetti Opera: la nomina del direttore d’orchestra Riccardo Frizza, bresciano, classe 1971, a direttore musicale; e - solo pochi giorni prima - l'ufficializzazione del calendario del festival con la messa in scena dell’opera fuori repertorio Il Borgomastro di Saardam che
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Personaggi
Matteucci e la Polifonica Lucchese
servizio di Simone Tomei FREE

170928_Lu_00_MatteucciELaPolifonica_EgistoLUCCA – In città le Feste religiose settembrine si concentrano nelle tre giornate cosiddette di “Fiera” che partono il 14 di settembre con l’Esaltazione della Santa Croce, il 21 con le celebrazioni di San Matteo e per finire il 29 con i Santi Raffaele Gabriele e Michele - quest’ultima denominata anche “fiera delle carogne” perché al mercato degli
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