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Pubblicato il 15 Dicembre 2017
Intervista alla Marrocu soprano drammatico d'agilitā alla vigilia del debutto in Iris a Livorno
Persone, personaggi, vita di Paoletta intervista di Simone Tomei

171215_00_PaolettaMarrocuLIVORNO - Una chiacchierata piacevole e distesa per conoscere più da vicino il soprano  cagliaritano Paoletta Marrocu alle idi del suo debutto livornese nel difficile, ma affascinante ruolo di Iris, nell’opera eponima di  Pietro Mascagni; ci ha raccontato della sua vita da artista e di qualcosa del suo intimo dal quale possiamo comprendere la profondità e la bellezza del suo animo. Prima di lasciarvi alla nostra intensa chiacchierata vi faccio partecipi del suo percorso artistico attraverso queste note di curriculum.
Si diploma col massimo dei voti al Conservatorio di Cagliari con Lucia Cappellino e si perfeziona con Renata Scotto. Il suo vasto repertorio include i ruoli di Orfeo, Norma, Lucrezia Borgia, Aida, Alzira, Giovanna D’Arco, Carmen, La Wally, Fedora, Manon Lescaut, Tosca, Suor Angelica, Madama Butterfly, Turandot, e i ruoli principali in opere quali Il turco in Italia, Don Giovanni, La clemenza di Tito, Nabucco, Macbeth, I vespri siciliani, Il corsaro, Don Carlo, Un ballo in maschera, Il trovatore, Falstaff, Mefistofele, La bohème, La fanciulla del West, Senso, Il tabarro, Andrea Chénier, Cavalleria rusticana, Poliuto. Per la musica sacra: Gloria di Vivaldi, Stabat Mater di Pergolesi, Missa Solemnis di Beethoven, Messa da Requiem di Verdi per citare solo le più note.  Ha calcato le scene dei Teatri tra i più importanti al mondo come Auckland, Amburgo, Barcellona, Berlino, Bologna, Bruxelles, Cagliari, Firenze, Francoforte, Genova, Madrid, Milano, Monaco di Baviera, Palermo, Parma, Oslo, San Diego, Seoul, Shanghai, Tokyo, Torino, Venezia, Verona, Vienna, Washington, Zurigo.  Ha collaborato con nomi del calibro di P. Stein, L. Ronconi, R. De Simone, D. Pountney, R. Carsen, A. Homoki, G. Vick, G. Krämer tra i registi e Z. Metha, R. Muti, M. Plasson, D. Harding, E. P. Sa- lonen, R. Chailly, G. Gelmetti, C. Thielemann, F. Welser-Möst, N. Luisotti, K. Nagano e D. Oren tra i direttori d’orchestra.
Nel 2012 si è esibita con la London Philarmony Orchestra diretta da Esa-Pekka Salonen alla Royal Festival Hall di Londra ne Il Prigioniero di L.Dallapiccola, live su BBC. E' stata ospite della Swe- dish Radio Symphony Orchestra quale interprete di Cavalleria Rusticana e Tabarro sotto la direzione di un ispiratissimo Daniel Harding. Ha interpretato la diabolica Lady in quattro memorabili rappresentazioni di Macbeth allo Staatsoper di Amburgo diretta da Carlo Montanaro.

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Una travolgente Abigaille nel Nabucco di Verdi con la Auc- kland Philarmonia Orchestra, trasmessa live per la radio Neo Zelandese ed una struggente Madama Butterfly allo Staatsoper di Hannover. La stagione 2013/2014 si è aperta col debutto al Teatro Verdi di Trieste nel ruolo di Gulnara, per la nuova produzione de Il Corsaro che apriva l'anno delle celebrazioni del bicentenario Verdiano, con il M° Gelmetti nella doppia veste di regista e direttore d'orchestra. Ha interpretato Tosca allo Staa- tsoper di Amburgo, Minnie ne La Fanciulla del West all'Opéra Royal de Wallonie diretta da Gelmet- ti e la Lady in Macbeth alla Bayerische Staatsoper di Monaco. Sempre nella stagione 2013/14, Paoletta Marrocu ha debuttato il temibile ruolo di Berbera-Jonia nella nuova produzione de I Shardana per la bellissima regia di Davide Livermore, riproposto dal Teatro Lirico di Cagliari dopo 50 anni di assenza dalle scene.
Ha interpretato il ruolo de La madre ne Il Prigioniero di Dallapiccola con la Symphonie Orchester des Bayerischen Rundfunks di Monaco, diretta live sotto la energica guida di Esa-Pekka Salonen ed in seguito è stata sensibilissima protagonista della Manon Lescaut di Puccini al Teatro Verdi di Salerno per la direzione di Paternostro.  È protagonista della Carmen di Bizet nell'incantevole cornice della Villa Margherita dell'Estate Trapanese 2014. La stagione 2014/15 la vede impegnata agguerrita Abigaille del Nabucco di Verdi alla Bayerische Staatsoper diretta da Paolo Carignani. In aprile è stata l'acclamata Santuzza in Cavalleria Rusticana di Mascagni al Teatro Massimo di Palermo. In ottobre ha debuttato ne La Jura di G. Gabriel (ruolo che fu della mitica Carmen Melis) per la nuova produzione del Teatro Lirico di Cagliari. Fra gli ultimi impegni si ricordano l'applauditissima Margherita in Mefistofele al Teatro del Giglio di Lucca ed il debutto nel ruolo di Elle in uno dei capolavori del novecento: La Voix Humaine di Francis Poulenc accolta da un grandissimo successo di pubblico e di critica e replicato nella stagione successiva. L'artista ha al suo attivo diverse registrazioni di CD e DVD, molte delle quali dal vivo. Nel 1998 Paoletta Marrocu è stata nominata “Artist for Peace“ da UNESCO - Parigi.  Ed ora vi lascio a questa piacevole ed arricchente chiacchierata.

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Chi è Paoletta Marrocu?
Sono la terza di tre figli, la più piccola nata ad una certa distanza da mio fratello e mia sorella, che hanno undici anni ed otto anni più di me. Entrambi praticavano la musica: mio fratello la chitarra e mia sorella il canto polifonico; io che ero parecchio più piccola ero adorante nei loro confronti e non vedevo l'ora di raggiungere i sei anni per entrare in un coro, cosa che poi feci. Mio fratello praticava tutta la musica anni '60 e '70 del Novecento e, anche se ero decisamente troppo piccola, quello fu il mio stile: cantavo con lui tutti i pezzi più in voga. Sono entrata in un coro polifonico a sei anni ed ho continuato questo percorso fino ai dodici quando entrai in un ensemble, sempre polifonico, di adulti restandovi fino ai diciassette anni.
La sua origine sarda ed il legame con questa meravigliosa terra
L'essere sarda è stato determinante nella mia formazione musicale; la musica in Sardegna è presente in maniera viva nelle famiglie. Entrambi i miei genitori cantavano e ballavano: si cantava in modo improvvisato, quello che adesso si chiama Rap in Sardegna si chiama Repentina, uno stile molto antico in cui si dava un tema e si cominciava a cantare con certe regole metriche.
Gli albori della musica: qual è stato il suo percorso verso e con la musica
Quando morì la Callas, le reti Rai mandarono tantissimi servizi con la “Divina” e quello fu il momento in cui cominciai a prendere il germe della follia per la lirica. Mi appassionai, avevo circa undici anni e cominciai ad ascoltare quasi esclusivamente opera. Ascoltavo prevalentemente la radio, non c'erano moltissimi mezzi allora. Ero affascinata da questa vibrazione, da questo suono potente, da questa dirompenza: ero affascinata proprio dal suono in sé e per sé ed ho avuto entrambe le fasi: la fase Tebaldiana e la fase Callassiana per poi unirle ed amarle indistintamente nel senso che all'inizio quello che mi affascinava di più era la qualità pura del suono della Tebaldi e crescendo, invece, la capacità teatrale della Callas, il veicolarmi verso un “Teatro di parola e di gesto” dove ogni suono corrispondeva ad un'emozione ed uno stato d'animo.
Tutta l’esperienza pregressa ha determinato molto le mie scelte artistiche, volevo esprimermi con un’ Arte che riunisse il più possibile tutte le altre forme d'arte e questa è appunto il Melodramma.
Che ricordo ha dei suoi insegnanti e se ha piacere ci racconti qualche perla che porta nel cuore
Non ho ricordi di me che non canto, posso dire di aver cantato e parlato quasi contemporaneamente: mamma dice che a due anni già cantavo.
Pensavo di fare un’attività creativa nella mia vita, quindi mi iscrissi al liceo artistico, terminando col massimo dei voti. Il mio preside era uno scenografo e mi chiese di partecipare come scenotecnico alla produzione di tre opere al Teatro Lirico di Cagliari: Il barbiere di Siviglia, La traviata e Tosca.
Durante quel lavoro, avevo diciotto anni, avevo iniziato a prendere lezioni di canto lirico perché gli amici del coro polifonico mi avevano incoraggiata a farmi sentire dal maestro Gustavo Melis, che è il papà del mezzosoprano Cristina Melis, ottima artista in carriera oggi.
Mentre lavoravo come scenotecnico mi avvicinò il direttore artistico del Teatro Lirico nonché direttore del Conservatorio, il maestro Nino Bonavolontà e mi disse «So che prendi lezioni di canto, voglio sentirti. Vieni nel mio studio, voglio farti un'audizione.»
Restai abbastanza sbalordita ed anche intimidita, perché ero piuttosto riservata, ed andai a fare questa audizione accompagnata da un'amica perché mi vergognavo ad andar da sola. Mi ascoltò e l’esito fu positivo, dunque mi fece fare l'iscrizione per l'audizione al Conservatorio di Cagliari dove risultai prima in graduatoria trovandomi così catapultata in un nuovo mondo per me.
Facevo contemporaneamente anche l'università; incominciai a studiare canto con la signora Lucia Cappellino che era un soprano lirico leggero, e che incredibilmente comprese subito, nonostante fossi giovane, la mia identità vocale. Mi identificò come soprano drammatico d'agilità cosa che per me non significava assolutamente nulla anche perché avendo una prima ottava scura il mio primo maestro credeva fossi un mezzosoprano. La mia insegnante, quella con cui ho fatto i miei cinque anni di Conservatorio, e che è stata la mia sola ed unica insegnante, mi definì in questa maniera facendomi iniziare a studiare tutto un repertorio assai complesso e lungo come estensione. In conservatorio studiai Aida, Cavalleria  rusticana, I vespri siciliani, Lohengrin, Il trovatore, La Wally (che portai all'esame) e molto altro in cinque anni intensi; per l'esame mi venne estratta a sorte l'aria di Isabeau di Mascagni: un segno, perché poi i Teatri della Toscana hanno avuto una grande importanza all'inizio della mia carriera.
Diciamo che tutto il repertorio che la mia insegnante mi fece studiare è stato il repertorio che io realmente ho cantato ormai da quasi trent’anni. Ho debuttato nel Teatro d'Opera nel 1993, ma ho iniziato a guadagnare del mio lavoro nel 1985.
Allo studio in Conservatorio univo uno studio mio, a casa, da sola, a cercare le mie vie, a sperimentare da sola delle tecniche. Ricordo di aver raggiunto il trillo imitando la Callas, quella parte della tecnica non era ancora stata sviluppata ed io volevo fare un trillo. Volevo farli e le sono andata dietro fino a capire come riuscire a… e ci sono riuscita!
L'inizio della mia carriera è stato determinato dall'incontro con Renata Scotto, che teneva uno dei suoi primi masterclass in Sardegna, a Nuoro per l'esattezza. Io partecipai e furono dieci giorni molto intensi. La prima volta che mi sentì mi chiese che ruoli avevo debuttato ed io risposi che nonostante gli anni di attività concertistica, non avevo ancora debuttato sul palcoscenico. Lei mi disse che entro l'anno avrei dovuto debuttare e fu determinante nel farmi mettere in contatto con la mia prima agente che fu Gianna Galli. Sei mesi dopo aver incontrato la Scotto debuttai al Teatro Coccia di Novara che riapriva con Les Huguenots di Giacomo Meyerbeer, dove io cantavo il ruolo en travesti di Urbain, un ruolo da mezzo. Molti hanno pensato che io cantassi da mezzo, ma io ho sempre cantato da soprano pur frequentando a volte il repertorio mezzosopranile come i ruoli di Carmen e Santuzza, debuttati più avanti.

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Paoletta sul palcoscenico; le emozioni e le "ansie" prima di salire
Devo dire che il palcoscenico per me è sempre stato come fosse la mia casa, per cui non ho un'ansia particolare, ho semmai un po' di adrenalina che prelude al piacere di fare quello che si è scelto di fare. Il palcoscenico poi ti consente di comunicare tutto. Attraverso il lavoro in palcoscenico, tu puoi comunicare con gli altri la tua visione del personaggio, la tua visione della musica di quell'autore; hai il potere straordinario di condurre delle persone che non conosci e che non incontrerai nemmeno più e di portarle con te in un viaggio non compiuto dal corpo, un viaggio totalmente mentale e spirituale altrettanto potente, altrettanto reale.
Come affronta lo studio di un nuovo ruolo?
Quando affronto un nuovo ruolo cerco di approcciarlo come se io fossi la prima interprete, non per presunzione, ma per avere il minor condizionamento possibile nell'onestà della lettura perché se si è troppo condizionati dalle precedenti esecuzioni si finisce per non avere una visione obiettiva. Allora preferisco sedermi al pianoforte con lo spartito e leggere quel che davvero ha scritto l'autore cercando di capire cosa avrebbe voluto, interpretare il segno musicale e tradurlo in suono, in parola, in gesto; solo dopo questo "training" ascolto invece chi ha lasciato qualcosa in quel ruolo e cerco di confrontare la mia visione con quella realizzata già dagli altri, elaborando una sorta di "media matematica" delle varie interpretazioni.
“Rubo” sempre ciò che mi piace, sono una ladra professionista in questo: se qualcosa mi piace io me ne impossesso, perché anche non volendo, una cosa che mi piace resta in me e ovviamente poi mi plasma e mi trasforma.
I ruoli interpretati sono tanti: ci parli di un ruolo a cui è profondamente legata ed uno che sente più distante
I ruoli che amo sono molti in effetti; quelli che io trovo più completi dal mio punto di vista sono Norma e Lady Macbeth, di cui sono sono stata interprete (fra i due, prima ho debuttato Norma); li amo in maniera particolare perché qui abbiamo tutto ciò che il teatro esige: il Teatro in musica, certo, ma al contempo troviamo il Teatro d'azione, Teatro di parola, Teatro di gesto, Teatro di pensiero, Teatro che rimanda alla storia e non solo la storia comunemente intesa, ma anche a quella che caratterizza l’essere umano con tutte le pulsioni con il suo processo mentale e quindi con la propria evoluzione.
Trovo che la Lady è in assoluto il viaggio più potente dentro un personaggio poiché tu tocchi col tuo essere le pulsioni, i desideri, che non sono mai sopiti in ogni uomo o donna, e quindi fai un viaggio nel buio, nella parte più fonda di te; ricordo... allorché debuttai questo ruolo ebbi incubi per più settimane perché quando lavoro a un personaggio c'è una commistione tra il mio pensiero e quello di questo altro essere che io devo interpretare: per un po' sono sdoppiata.
Un ruolo che ho debuttato giovanissima, nel 1993, è Aida; questo è uno dei ruoli che sento più distante, bellissimo musicalmente ma lo sento distante perché lo percepisco troppo passivo rispetto alla mia natura ed ai miei bisogni artistici; io ho bisogno di maggior azione e senza dubbio prediligo il ruolo di Amneris. Il primo regista che mi diresse in Aida, Ulisse Santicchi, mi disse: «La differenza fra te e le altre interpreti di Aida dipende dal fatto che loro finiscono casualmente nella tomba mentre sembra che tu ci vada volontariamente.»

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Questa nuova avventura di Iris a Livorno che cosa le ha regalato? Ci parli di questa esperienza
Iris, la protagonista, non è veramente un personaggio, è un simbolo di purezza, d'amore, di bellezza integra... quindi la sua ingenuità è di una bambina, non di una adolescente, ma ancora più piccola di una adolescente. L'ingenuità di un essere estremamente puro come poi di fatto è un neonato; ed è un simbolo perché il fiore Iris è il simbolo della rinascita, simbolo della speranza e della fedeltà, quindi interpretare Iris vuol dire interpretare un archetipo, un emblema di che cos'è la bellezza interiore, l'onestà, l'ideale.
Iris è una ragazza che ama le cose semplici e non riesce a vedere il male anche dove è palese la sua presenza: quanto c'è di Iris in Paoletta?
È incredibile di quanto Iris possa essere distante da una persona reale, ma nel mio caso trovo che una parte di me sia rimasta sempre bambina, mi sento sempre piccina ed anche inadeguata, nonostante i miei anni, continuo sempre a sentirmi Paoletta, continuo a sentirmi "la piccola del Signore"; sento dentro me questa innocenza, questa purezza e francamente cerco di preservarla, non voglio che muoia mai, perché credo che sia la parte più bella di noi umani, la parte ideale, la parte che ama, la parte che ha fede, la parte che perdona. Iris rappresenta questo: la parte migliore di noi.
Perché si dovrebbe venire a vedere questa nuova produzione? Quali sono i suoi punti di forza?
È un'opportunità unica, un'opera rarissima da vedere in cartellone. Scopriremo un Pietro Mascagni straordinario, genio assoluto con consapevolezze artistiche altissime e con una visione  innovativa, straordinaria, in quel momento storico. L'altra ragione è perché è uno spettacolo bellissimo, uno spettacolo che ricorda molto la gestualità del Teatro del Kabuki, una produzione con regia di un regista giapponese Hiroki Ihar; veramente il taglio Kabuki che dà a quest'opera amplifica la visione del simbolismo dell'opera stessa. La direzione è di uno straordinario direttore che è Daniele Agiman con il quale non abbiamo quasi avuto bisogno di parlare perché ci siamo così sentiti in sintonia subito, ci siamo capiti con uno sguardo. Io ho cantato moltissime opere, oltre 50 titoli in repertorio, quindi ho lavorato con moltissimi maestri, non è una cosa così semplice trovare un feeling speciale coi direttori d'orchestra. I più grandi ti danno questa opportunità, con gli altri si fa un po' più fatica, bisogna spiegarsi di più. Con Agiman non abbiamo avuto bisogno perché ci siamo capiti fin da subito. Io credo davvero che non dovreste perdervi questa Iris.

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Prima di passare a parlare di qualcosa di più intimo vorrei chiederle qual è il suo rapporto con la critica musicale
I critici musicali fanno il loro lavoro, il punto è soltanto per me l'onestà con cui lo si fa; quando il proprio lavoro è fatto onestamente, ci sono delle ottime ragioni per fare le proprie critiche musicali, ma a volte queste critiche possono non essere dettate da una totale  trasparenza di intenti e in quel caso, io posso magari essere ferita da una critica che io trovo non limpida, ma posso dire che fra le due persone chi sta peggio è il critico perché non ha risolto delle cose su se stesso.
E Paoletta fuori dalle scene?
È esattamente come Paoletta sulle scene: io sono un essere semplice e complesso come forse tutti, io sono tutto e niente. Sono tutto quello che sono in palcoscenico e sono molto di più di quello che c'è sul palcoscenico; sono piccola e grande, sono in totale e continuo divenire: piena di passioni, qualunque cosa io faccia, la faccio col massimo dell'energia e con il massimo della convinzione e dell'amore.
A casa mi dedico a qualunque attività che può essere dall'andare a strappare nel giardino l'erba con le mani o curare i miei animali o occuparmi delle necessità domestiche; sono una casalinga che canta (anche se a casa canto poco in verità); mi piace il lato privato della mia vita dove non sono "la mia professione" per quanto il mio essere cantante prescinde dal mio cantare; cioè sarei cantante anche senza avere le corde vocali perché canto prima dentro che fuori, quindi nessuno può togliermi il mio essere cantante; oramai è una cosa che fa parte di me e del mio più profondo intimo e quindi cantante per sempre anche in silenzio.
Cosa muove le sue passioni oltre la musica?
Amo la pittura, la danza, il teatro di prosa, la letteratura... mi diletto di erboristeria e adoro cucinare… Definirei onnivora la mia fame culturale... o meglio poliedrica.
Si sente più spirituale o più credente?
Io credo fermamente in Dio, l'unica cosa di cui io sono sicura è che ci siamo da prima di essere sulla terra e che ci saremo dopo questo percorso; le due cose sono assolutamente tutt’uno e ritengo che la materia sia generata dell'energia quindi da qualcosa di spirituale e non di tangibile.
Un desiderio da esprimere per questo Natale?
Per me Natale rappresenta la nascita di Gesù ed è un momento di rinascita per ciascuno di noi, un momento di rinnovo della speranza, della fede e di cambiamento. Il mio augurio è che ognuno provi a rinascere migliore in questo nuovo anno che ci aspetta e che provi a trovare nuove forme di altruismo e di amore per il prossimo.
Progetti futuri?
Diversi: alcuni riguardano la didattica ed altri la mia professione di cantante; per la didattica con il mio Conservatorio di Udine abbiamo approvato un progetto per mettere in scena Suor Angelica interamente realizzata dagli allievi di canto con l'Orchestra del Conservatorio, con i nostri direttori. Un progetto che porteremo in giro con delle piccole tournées, un processo creativo di esperienza viva all'interno della scuola.
Per la mia carriera, il mio prossimo impegno sarà Carmen quindi passo da un ideale di purezza ad un ideale di libertà: libertà dell'individuo, libertà di pensiero, libertà di azione. È un ruolo che amo moltissimo e che è spesso oggetto di fraintendimenti; invece Carmen rappresenta non tanto la femmina libera ma l'individuo libero, il libero arbitrio.
Un ruolo non ancora debuttato in cui vorrebbe cimentarsi?
Vorrei riprendere a fare barocco come facevo all'inizio della mia vita artistica perché mi manca quel mondo che ha dei margini creativi molto ampi. Per tornare invece al repertorio classico ci sono due ruoli che ancora non ho interpretato e che desidererei ardentemente affrontare: Adriana Lecouvreur e Francesca da Rimini. Invece del mio caro amato adorato Peppino - Dio lo abbia in gloria - mi manca da morire un’Odabella dell'Attila ed una Leonora di La forza del destino... perché no? E poi…Medea di Cherubini, magari nella versione francese, e le due Elisabette della Maria Stuarda e del Roberto Devereux di Donizetti.

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Un pensiero di Paoletta per i nostri lettori
Un pensiero per i lettori ed anche un pensiero che dedico a me stessa, con tre parole che sono la chiave, secondo me, per la vita:
Agire
Amare
Sperare
C'è bisogno di questo perché credo che le azioni colme di amore salveranno il mondo.. E Dio solo sa quanto bisogno ne abbiamo.

Rinnovo assieme a tutta la redazione di Gli Amici della Musica il nostro “in bocca al lupo” per questo debutto livornese in attesa di darvi conto prossimamente della serata labronica che seguirò con immensa curiosità.

Crediti fotografici: Andrea Simi, Marco Brescia, Valentino Bellotti e Dropbox di Paoletta Marrocu
Nella miniatura in alto: una sorridente espressione bianco/nero dell'artista
Varie al centro: foto di scena con il basso Giacomo Prestia per il Mefistofele di Boito; con il tenore Miroslav Dvorsky in Il tabarro di Puccini; con il tenore Gregory Kunde in Poliuto di Donizetti; con il contralto Francesca Provvisionato in La clemenza di Tito di Mozart; con il tenore Giuseppe Giuseppini in Lucrezia Borgia di Donizetti
Sotto: ancora una bella immagine della Marrocu dal Poliuto, con Kunde e con il baritono Simone Del Savio





Pubblicato il 24 Novembre 2017
Nostra conversazione con uno dei bassi buffi fra pių importanti del panorama belcantistico
Bruno de Simone si racconta intervista di Simone Tomei

171124_00_DeSimoneBrunoBERGAMO - Incontrai il baritono Bruno de Simone nel marzo 2017 al Teatro dell'Opéra di Monte-Carlo nell'occasione della sua partecipazione in Il barbiere di Siviglia di Gioachino Rossini. Durante i giorni di quell'allestimento monegasco, gli proposi di realizzare un'intervista per poter permettere ai miei letori di conoscere a tutto tondo un artista che ha fatto della musica, del canto e del teatro una ragione di vita; le vicissitudini della mia vita personale e gli impegni del mio ospite hanno fatto sì che questo ameno confronto si dilatasse un po' nei tempi, ma adesso, in occasione del debutto bergamasco del 25 novembre 2017 nell'opera rara Che Originali! di Simon Mayr, questo incontro ha potuto realizzarsi e di seguito potete leggerne i frutti.

Caro Bruno, citare il tuo curriculum mi sembra piuttosto banale, preferirei che fossi tu a farci una sommaria carrellata della tua vita che poi opportunamente approfondiremo cammin facendo.
Ho scoperto di avere il requisito primario dopo la voce per svolgere questo lavoro, la musicalità, all’età di 11 anni quando dopo aver sentito i dischi d’opera che mio fratello maggiore comprava in edicola, mi chiudevo nella mia stanza e ripetevo a memoria il primo atto di Rigoletto o di Traviata… cantando con voce reale allora di tenore: il che faceva presupporre che in età adolescenziale si mutasse in baritono o basso. Ecco che iniziai a studiare canto con una docente che insegnava a Napoli arte scenica ma che in realtà era una ottima docente di  canto già collaudata da mia cugina soprano che debuttò allo Sferisterio di Macerata ne “I Pagliacci”: quindi passione familiare! Vinti tra i 19 e 22 anni sei concorsi di canto, debuttai ed iniziai la carriera parallelamente agli studi umanistici ed universitari. Ed ecco che da 38 anni sono ancora sul palcoscenico…

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Dopo tanti anni di carriera ho potuto riscontrare in maniera inequivocabile una voce ancora salda ed in piena forma: qual è il tuo segreto? 
Direi … di aver avuto sempre pochi ma preziosi consiglieri e docenti che poi erano i miei modelli di ascolto: il primo cantante che ascoltò la mia voce a casa mia a Napoli fu Alfredo Kraus, avevo 15 anni e mi stavo apprestando ad iniziare lo studio cosa che fu molto incentivata da lui. Fortuna volle che poi al Concorso di Spoleto che vinsi conobbi Sesto Bruscantini che era appunto il mio… modello e che mi prese sotto la sua egida : da allora, 1980, per 22 anni non ho mai smesso di riferirmi a lui per ogni ruolo che dovessi preparare, ultimo fu Gianni Schicchi nel 2000 che cantai sotto la guida del M° Chailly ad Amsterdam. Era una miniera inesauribile di idee musicali ed interpretative che erano sempre connesse al discorso tecnico vocale: il pronunciare ad una certa altezza, giovarsi delle consonanti eufoniche, fare esercizi di sano e fruttuoso “stretching” vocale erano solo alcune delle sue illuminazioni.
Era uno studio oculato ma faticoso adatto per chi si volesse impegnare ed attendere i frutti che poteva fornire: ciò avrebbe consentito una scelta opportuna di giusto repertorio al momento giusto senza  scelte drastiche preventive che sarebbero scaturite da limiti tecnici vocali che varrebbe sempre la pena di ben comprendere e superare! La longevità di una carriera deriva essenzialmente da queste cose: noi abbiamo bisogno di guide capaci, tra le quali quella di ottimi “coach” preparatori che possono esserci molto utili e salutari, tanto è vero che alcuni di loro si sono dimostrati anche buoni insegnanti di canto: ricordiamo Ettore Campogalliani che, non a caso, ha curato anche Luciano Pavarotti.

Mi piacerebbe parlare un po' dei tuoi studi musicali; come nasce il tuo amore per la musica e che strade ha trovato per potersi concretizzare.
Non ho studi “accademici” musicali, avendo studiato privatamente pianoforte, solfeggio e canto. Di ciò me ne dispiace perché, a detta di molti musicisti avrei potuto avere anche vocazioni direttoriali, ma la musicalità resta il requisito primario, come dicevo in precedenza, di quest’arte: amo definirla così: l’essere a proprio agio nell’elemento musica. Una voce, anche bella e grande, senza di essa, non può mai fare un grande cantante. L’unica strada che possa portare ad una posizione stabile e progredire in questa “arte” (non “lavoro” come sosteneva saggiamente il mio Maestro) è lo studio: arrivare sulle tavole del palco non è difficile, ma il restarci e migliorare le proprie posizioni è molto arduo. Bisogna che i giovani ricomincino a creder che ciò sia ancora possibile… a volte scelte imprudenti ed azzardate finiscono per bruciare giovani talenti su cui invece va investito per vederne lievitare le potenziali qualità, senza esporli anzi tempo come, a volte, addetti ai lavori con pochi scrupoli fanno… Gli stessi teatri dovrebbero investire sulle giovani generazioni con massima responsabilità e competenza e non solo per risparmiare all’osso. nell’arduo tentativo di far quadrare i propri bilanci.

Raccontaci qualche aneddoto particolare che ti riporta alla mente il tuo insegnante
Era una persona di rara generosità ed acume, che si divertiva molto quando studiavamo… Ricordo che, tra tanti personaggi con lui studiati, gli era piaciuto molto Pulcinella/Leporello de “Il convitato di pietra” di G. Tritto, straordinaria produzione realizzata al San Carlo di Napoli, anni fa, del quale mi insegnò anche la “voce” da maschera che era stata realizzata sul mio viso: tra riferimenti di commedia e parlata in napoletano rococò fu un gran successo!

Oltre ad essere un grande interprete del repertorio legato alla farsa ed al buffo, sei anche un ottimo ed istrionico attore; quanto c'è di studio e quanto di "dono"?
Certamente “madrenatura” mi ha ben fornito ed attrezzato: esser nato in una città che è un palcoscenico naturale come Napoli ha alimentato non poco il mio talento naturale che era in me. Ma lo studio artigianale legato alla ricerca dell’articolazione giusta, della fonetica, della ortoepia ha contribuito non poco ad ottenere i risultati raggiunti. Il serio lavoro di approfondimento dei vari aspetti dei personaggi, camminata, gestualità, dato anagrafico, ha dato i suoi frutti in ben 70 ruoli interpretati. 

Come vivi la preparazione di un nuovo ruolo? In quale modo ti approcci al personaggio ed allo spartito?
Dico sempre che la morte del teatro è la “routine”: e così anche per un artista. Lo studio di un nuovo personaggio è estremamente stimolante e sono sempre tuttora ben propenso ad affrontarlo: inizio dalla drammaturgia del testo per poi passare alla psicologia del personaggio qualora ce ne sia e poi alla giusta vocalità come colori e timbro che devono essere giustamente ben connotati per ogni ruolo.

Proprio qui a Bergamo stai debuttando nel ruolo di Don Febeo in quest'opera rara di Simon Mayr Che Originali!: ci vuoi parlare di questa esperienza?
Appena ne ho sentito il titolo “Che originali” ne sono stato subito attratto, dato che all’originalità io mirerei sempre nei miei personaggi da interpretare! E sono molto contento di affrontare un personaggio come Don Febeo, capocomico di questa… “originale”  partitura di Mayr, ruolo molto complesso ed anche lungo (settanta pagine solo di recitativi secchi…): una farsa “sui generis” della durata di 1 ora e quaranta minuti in un atto unico nella quale io son presente nell’ottanta per cento del tempo. Trovo di grande civiltà culturale che a Bergamo, oltre ad omaggiare il grande Donizetti ci si ricordi talvolta di rispolverare qualche partitura del suo maestro che qui ha operato tanto. Avrei desiderato uguale “civiltà” culturale in quel di Aversa, (o almeno a Napoli…), che ha dato i natali a due compositori geniali come Cimarosa e Jommelli che avrebbero ben meritato un Festival a loro dedicato: differenze solo latitudinali…?

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Quali sono le difficoltà maggiori che hai incontrato e quali invece le opportunità che ti ha regalato questa nuova produzione?
Tra le difficoltà incontrate sottolineo il numero grande di recitativi secchi su cui ho dovuto lavorare non poco per farne cogliere l’intelligibilità con il giusto ritmo ed accento. Ma il personaggio stesso di Don Febeo, musicista compositore astruso quanto vanesio (Febeo= Febo da Foibos che in greco vuol dire  splendente!) presenta anche difficoltà di lettura: è un buffo ma non caricato, quasi nobile, e come tale è un ruolo molto delicato da rendere senza oltrepassare mai i limiti del buon gusto, aspetto a cui rivolgo sempre massima attenzione.

Svelaci qualche curiosità che non sia coperta dal segreto professionale, di questa nuova impresa e suggerisci un motivo per cui vale la pena vederla
Con gli anni ho collezionato tanti attrezzi ed oggetti di scena che mi porto dietro nelle varie tournées: ed anche qui ne uso alcuni che trovo molto bizzarri ed arricchenti.. Ovviamente sempre di comune accordo con la regia. Credo che questo dittico meriti senz’altro di essere visto, come in generale ciò che propongono i festival in cui è ancora intatta la possibilità di una sorta di lavoro artigianale che rischia di scomparire in talune istituzioni produttive pachidermiche

Bruno non è solo interprete ma è anche insegnante: cosa è cambiato rispetto ai tuoi tempi nell'approccio degli studenti alla meravigliosa arte del canto?
Sostengo da tempo che un artista debba rivolgere la sua attenzione alla didattica già da quando sia ancora in attività: ritagliare un angolo del proprio calendario di impegni artistici da dedicare alla didattica è cosa buona e giusta. Io fui incentivato a farlo dal mio Maestro che si preoccupava che tante cose non andassero perdute: già da diversi anni cerco di trasmettere ai giovani colleghi ciò che ho ricevuto dai grandi maestri incontrati in queste decine di anni di attività…
Oggi ci sono vari problemi a far da ostacolo alle nuove generazioni. Tra questi, il dilagante “minimalismo” di varie produzioni (si fa di necessità virtù…) che, se non si accompagni a cospicua fantasia di idee registiche, può mandare alla deriva artisti promettenti che, rischiano di risultare generici ed impersonali.

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Quali sono le raccomandazioni che sovente rivolgi ai tuoi allievi?
L’attenzione costante alla preparazione di un ruolo, direi meticolosa: se vuoi esprimere bene, comunicando agli altri, devi avere preparazione solide che ti consentano poi di poterti giovare della tensione giusta di una recita lasciando da parte la paura che è ben altra cosa!

Soddisfazioni e delusioni della tua attività di docente
Direi di ricordare solo soddisfazioni: esse derivano dalla certezza di aver messo sulla buona strada relativamente alle obiettive possibilità di ciascuno, o aver fatto un buon “screening” di un’organizzazione vocale ed aver fatto intravedere possibili ed opportuni percorsi didattici da seguire...
La tecnica vocale: questo mare magnum di verità e smentite? Cosa ne pensa Bruno insegnante ed interprete?
Essa è fondamentale! Far suonare bene una voce in tutti i registri senza richiedere ad essa sforzi è la prima attenzione o traguardo a cui bisogna puntare. Purtroppo questa materia però sta diventando estremamente ondivaga come la tecnica del sostegno del suono, basilare per una corretta impostazione, sta diventando sempre più relativa e soggettiva. Prima… parlo di 30/40 anni fa, tutti cantavano con fondamentali comuni metodi e non c’erano problemi o equivoci: difficilmente c’erano difficoltà di proiezione vocale per sorpassare la barriera orchestrale.

Prima di passare a parlare di qualcosa di più personale che riguarda la tua vita privata vorrei affrontare un discorso un po' spinoso: il Teatro d'Opera in Italia. Sono ben cosciente che ci si addentra in una problematica molto vasta, ma sono anche convinto che sia necessario dire le cose che si pensano soprattutto quando, come te, si è parte in causa di un mondo che spesso dà motivo di parlare e non sempre in maniera positiva.
Premesso che l’Italia porta la maglia nera in Europa per ciò che concerne il sostegno economico alla cultura che, non a caso, era associata fino a poco tempo fa allo sport le cui disfatte recenti sono ancora dure da digerire, sostengo da tempo che la crisi finanziaria è senz’altro conseguenza di una crisi ben più ampia e forse grave che è quella delle competenze. Meno soldi ci sono e peggio si spendono: perché? Perché per risparmiare senza che la qualità proposta ne soffra vieppiù, occorre essere ben informati sul mercato internazionale, viaggiare, girare, e, possibilmente non scegliere solo col mezzo telefonico o informatico. Le Fondazioni sono in grave sofferenza e quel che vi è di più sbagliato è che si vadano a penalizzare le masse, orchestra e cori che sono già al… minimo sindacale: e questo al di là di qualsiasi visione di parte politica, ma solo di buon senso.  I quadri che sono previsti dallo statuto delle Fondazioni a volte sono in esubero negli apici o vertici che dir si voglia: allora si pensa di accentrare figure di vertici legali amministrativi con quelle artistiche: nulla di più sbagliato!
Urgerebbero controlli interni ed esterni sulle uscite e programmi per far sì che anche coloro i quali fossero ben sicuri della loro permanenza in certi ruoli si sentissero controllati e rispettassero le relative gerarchie degli stessi quadri. Intendo dire che chi sia eletto direttore artistico dovrebbe svolgere il suo compito in totale libertà, compatibilmente con i bilanci ed i relativi “budget” cercando di trovare un ottimo equilibrio tra efficacia, efficienza ed un ossequioso rispetto per il pubblico pagante.
Troppo poco inoltre si fa per la ricerca ed individuazione di sponsor adeguati: ci sono alcuni mecenati stranieri nella zona orientale del mondo disposti generosamente a sostenere la nostra cultura affinché essa non accusi scadimenti di sorta nella qualità e nella quantità: individuarne quelli giusti che non vadano poi ad interferire o pretendere con scelte artistiche, dovrebbe essere missione d’obbligo dei responsabili della nostra cultura locali e nazionali.
In ultimo ma non d’importanza occorre fare qualcosa affinché le nuove generazioni si avvicinino all’opera ed almeno ne sappiano l’esistenza e le radici culturali: compito della scuola che fa troppo poco perché ciò avvenga! Eppure parliamo della nostra cultura… Occorre che le arti rappresentative eguaglino quelle figurative in termini di promozione, pubblicità ed importanza effettiva: senza di ciò, l’opera rischierà di sprofondare in una sorta di limbo e sarà considerata come un ramo dell’archeologia che è stata già studiata, rappresentata e da cui non si potrà trarre nessun ulteriore insegnamento: e questo, anche quando fosse dichiarata patrimonio mondiale dell’umanità!

171124_07_DeSimoneBruno 171124_08_DeSimoneBruno_FotoEnnevi

Mi sembra che il tuo sentire sia molto chiaro e schietto e voglio rifarmi ad un tuo pensiero poc’anzi espresso: crisi non solo finanziaria; tu hai parlato di crisi di competenze, ma secondo me c’è anche un decadimento etico nei rapporti: quella che una volta era la cosiddetta “Parola” oggi nel mondo del Teatro, della Lirica, delle Agenzie, dei Musicisti in genere… ha ancora valore?
Purtroppo anche i contratti scritti, talvolta, hanno scarsa attendibilità… Basti pensare ai ritardi dei pagamenti e saldi degli artisti ma anche dei fornitori. Ma, a monte di questo, senz’altro la “parola” da un punto di vista etico ha scarso significato e valore dal momento in cui interessi personalistici prendano il sopravvento.

Sempre riferendomi al tuo discorso: visto che abbiamo la maglia nera degli investimenti pubblici nella Cultura, cosa potrebbe fare chi vive dentro il Teatro affinché le nuove generazioni  possano avvicinarsi all’arte della Musica e a comprendere poco a poco il suo meraviglioso linguaggio?
Ad arginare un certo decadimento del nostro mondo, senz’altro i gestori degli apparati produttivi avrebbero qualche arma da usare… Prima fra tutte l’incentivo alle scolaresche ma non solo in termini economici: occorre informare gli studenti dell’importanza storica e culturale di questo tipo di spettacolo che, se ben gestito, può essere attualissimo e molto ben usufruito anche da loro. Li si deve stimolare con incontri mirati con addetti ai lavori, artisti, registi, strumentisti, registi e scenografi. Quelle poche famiglie che cercano disperatamente di avvicinare i figli o nipoti all’opera non bastano più! Le istituzioni provvedano a che ciò si realizzi e la scuola è la prima a poterlo e doverlo fare.

A questo punto dopo aver trattato di un argomento spinoso come questo vorrei, se mi concedi, parlare dell'anima più "privata" di Bruno uomo fuori dal palcoscenico: innanzitutto Alessandra Rossi, tua moglie ottima interprete ed una rinomata insegnante; qual è il vostro segreto dopo più di trent’anni per stare felicemente ancora assieme condividendo sotto lo stesso tetto il medesimo lavoro?
È stato amore a prima vista. Ci conoscemmo a due… anzi tre concorsi di canto, vinti da entrambi e da allora non ci siamo mai persi di vista: lo stimolo che ci siamo dati l’un l’altro per iniziare questo lavoro è stato assolutamente fondamentale. Provenendo da latitudini diverse, nord-sud, ma con un linguaggio universale come la musica siamo riusciti a ben comunicare ed a sostenerci per poter iniziare il percorso insieme: lei prima di me ed io a seguire. Alessandra ha cantato per 22 anni e bene… in importanti teatri: ha deciso di dedicarsi all’insegnamento da cui trae grandi soddisfazioni così come i suoi allievi che possono beneficiare di esempi vocali molto sani ed illuminanti, conservando lei una salute vocale ragguardevole.
Tra di noi c’è stata proprio una sorta di osmosi: lei ha acquistato un po’ di napoletanità ed io un po’ di “venetismo” di cui sono molto fiero. Un felice connubio! Ecco che questo scambio ci ha resi molto forti ed uniti nell’affrontare le varie vicissitudini di vita d’artista, piena di gioie e soddisfazioni, ma anche di duri sacrifici e rinunce.

Bruno nel suo intimo che senso ha della vita?
Credo che il senso della vita è che… la vita abbia un senso! Oggi è un giorno triste: è mancato un grande artista d’opera, Hvorostovski, all’età di 55 anni, uno dei più grandi cantanti della mia corda degli ultimi venti anni. Ma la sua arte rimarrà imperitura con le sue straordinarie interpretazioni… Ecco per me la cosa più importante è ciò che si lascia e, proprio per questo, è importante anche sforzarsi di trasmettere agli altri ciò che si è ricevuto: e ciò che si è stati, sarà per sempre, nel bene e nel male.

Qualche rimpianto?
È ancora presto per averne, per me: guardo sempre in avanti per non averne!

Senza lo spartito in mano sei smarrito?
Assolutamente no. Io lavoro per vivere, non vivo per lavorare: è ciò che cerco di consigliare di optare ai giovani colleghi. Gli spartiti sono parte importante del nostro vissuto, ma quando li hai ben studiati ed eseguiti essi ti accompagnano in modo immanente, dovunque tu sia: bisogna sempre pensare nuovi e futuri progetti ed aver il coraggio di chiudere tomi…

Progetti per il futuro?
Molti progetti per il futuro… nell’ambito calendario mi piace segnalare “Il Barbiere di Siviglia “ al Festival di Orange l’anno prossimo in una produzione che ho già fatto due volte e con un cast di eccezione; lo stesso titolo rossiniano mi vedrà impegnato anche a Berlino e a Toulouse.  Ma anche il ritorno al Don Alfonso, molto congeniale a me non solo per affinità etniche nel “così fan tutte” a Lausanne. E forse anche nel campo di altre arti potrei accettare proposte che rifiutai a suo tempo: cinema o teatro, per esempio… se ne parlerebbe di qui a qualche anno, visto che avrei impegni fino al 2021.

È doveroso ringraziarti…
… sono io che ringrazio molto la redazione de “gli Amici della Musica” che ha ritenuto opportuno di darmi voce e parola ed in particolare te, Simone Tomei, esempio molto raro di autentica dedizione al suo lavoro ed esemplare passione per la nostra opera, tale da riuscire a sostenere tutti noi artisti con la sua grande sensibilità.

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Non essendo riuscito a finire la frase in sua presenza scrivo questo breve commiato nel silenzio della mia stanza ritenendomi profondamente grato per questo incontro di vita, nel quale ho sicuramente potuto crescere professionalmente ed umanamente; Bruno de Simone è un artista a tutto tondo che sprizza da ogni poro della pelle quel meraviglioso ed affascinante sapore di “palscoscenico”, di vita vissuta nel Teatro e per il Teatro; conoscere, frequentare Bruno ed Alessandra ti dà la sensazione di essere abbracciato da quell’alea di serenità e da quella voglia di dedicare la tua vita all’arte, alla musica ed al bello che sempre più in questa nostra attuale società latita. Grazie!

Crediti fotografici: Foto Ennevi, Angela Bofill, Simone Tomei, e archivio privato di Bruno de Simone
Nella miniatura in alto: la foro ufficiale del baritono buffo Bruno de Simone
Al centro in sequenza: diverseimmagini del baritono in abiti di scena
Sotto: istantanea in compagnia della moglie e del nostro critico musicale Simone Tomei (al centro della foto)





Pubblicato il 08 Novembre 2017
Nostra conversazione col mezzosoprano bolognese mentre si sta preparando per un Trovatore
Silvia Beltrami arte e vita intervista di Simone Tomei

171108_Bo_00_SilviaBeltramiBOLOGNA - Incontrai il mezzosoprano Silvia Beltrami questa estate nella torrida Verona allorché era impegnata nella produzione di Madama Butterfly Di Puccini al Festival areniano. Fu un piacevole incontro per una buona pizza ed una chiacchierata rilassata dove andammo a toccare molti argomenti; in occasione della produzione di Il Trovatore che la vede interprete nel ruolo di Azucena nel Teatro Verdi di Pisa, ho voluto concretizzare alcuni di quei momenti ameni e rilassati regalando un sunto del nostro interloquire. Prima di addentrarci nel pieno del nostro piacevole confronto, vi racconto qualcosa in più di lei attraverso il suo curriculum.
Silvia Beltrami, si forma al Conservatorio "Arrigo Boito" di Parma, successivamente si perfeziona con grandi artisti quali William Matteuzzi e Raina Kabaivanska. Grazie alla vittoria del prestigioso “Concorso Aslico” si trova fin da subito ad interpretare ruoli da protagonista (ad esempio, Charlotte nel Werther  di Massenet) che le permetteranno di debuttare anche in importanti teatri come la Fondazione Petruzzelli di Bari. Il suo percorso artistico pone basi solide sul “belcanto” per poi seguire la naturale maturazione vocale che la porta ad interpretare ruoli più drammatici, pur mantenendo quel gusto nell’interpretazione. Fra i suoi ultimi impegni vanno segnalati il Requiem di Verdi (Cattedrale di Modena per anniversario scomparsa Luciano Pavarotti ); Santuzza in Cavalleria Rusticana (Fortezza Priamar Savona); Amneris in Aida (Teatro Filarmonico di Verona, Teatro Comunale di Sassari, Daegu Opera in Corea e Opernfestspiele di St Margarethen, RHO di Muscat);  Suzuki in Madama Butterfly (Arena di Verona, Teatro Regio di Torino, Teatro Comunale di Bologna e Teatro Regio di Parma, Seoul Arts Center);  Mrs. Quickly in Falstaff (Oper Graz e Staatsoper di Hannover);  Zita in Gianni Schicchi (Teatro Regio di Torino, Teatro Regio di Parma e Circuito Aslico);  Beppe in L’amico Fritz (Teatro Lirico di Cagliari);  Elisabetta nella Maria Stuarda (Opera di Ostrava); Azucena nel Trovatore (Teatro dell’Opera di Roma, Teatro Valli Reggio Emilia, Teatro Comunale Modena); Carmen in Carmen (Festival di Massa Marittima); Maddalena nel Rigoletto (Teatro Regio di Torino, Teatro Ventidio Basso di Ascoli Piceno).
Durante il periodo “belcantista” degni di nota i ruoli di  Isabella in L’italiana in Algeri (Fondazione Arena di Verona, NCPA di Pechino e Teatro Campoamor di Oviedo);  Marchesa Melibea in Viaggio a Reims (Teatro Real di Madrid, Teatro dell’Opera di Lucerna, Teatro Municipale di Piacenza);  Rosina in Il barbiere di Siviglia di Rossini (Fondazione Arena di Verona, Teatro Victoria Eugenia di S. Sebastian e Daegu Opera in Corea);  Pippo in La gazza ladra (Teatro Comunale di Bologna);  Donna Elvira in Don Giovanni (Teatro Olimpico di Vicenza); Cleofe nella Resurrezione di Handel (Handel Festspiele in Halle). Una solida formazione musicale (Diploma, Biennio di Specializzazione e lo studio del Pianoforte) permette all’artista di spaziare anche in opere del '900 fra cui il recente debutto nel Pollicino di Henze al Teatro Regio di Torino o I quattro rusteghi di Wolf-Ferrari con la Royal Liverpool Philharmonic Orchestra, Midsummer night’s dream e Noyes Fludde di Britten al Teatro Regio di Torino, Susanna di Floyd al ABAO di Bilbao. Ha partecipato a diverse incisioni per il festival di Rossini in Wildbad fra cui si segnalano Le Siège de Corinthe (ruolo di Ismene) e  Ricciardo e Zoraide  (ruolo di Zomira).
La stampa l’ha definita: “…voce preziosa e dalla verve scenica soggiogante… (Alessandro Mormile); “…saldi ed importanti armonici scuri e recitazione incisiva…” (Patrizia Monteverdi); “…vigorosa nel fraseggio e capace di languide tenerezze..” (Alessandro Cammarano); “…bella voce di mezzosoprano se non di contralto che si fa notare per le risorse timbriche e la rotondità..” (Giancarlo Landini).

171108_Bo_01_RajnaKabaivanskaSilviaBeltrami 171108_Bo_02_SilviaBeltramiMarcoFilippoRomano

Silva Beltrami, mezzosoprano: come nasce l’idea di diventare cantante lirica?
Provenendo da una famiglia di musicisti e di artisti (mio padre è stata la prima tromba del Teatro Comunale di Bologna per molti anni e mia madre aveva una bella voce di mezzosoprano), posso dire che la musica ha sempre fatto parte della mia vita fin da quando ero piccola e tutto è nato in modo molto naturale. A sei anni ho intrapreso lo studio del pianoforte e durante l'adolescenza ho iniziato a cantare musica leggera; durante quel periodo scrissi anche una canzone "Quella certa ora del giorno" che doveva andare a Sanremo. Più tardi sono arrivati i primi approcci con il canto lirico, le prime lezioni con la signora Luana Pellegrineschi, corista del Teatro Comunale di Bologna, e ho scoperto di avere una voce di mezzosoprano che meritava di essere coltivata nel tempo.
Che percorso di studi hai fatto?
Il mio percorso di studi è stato quello canonico; ho iniziato col canto lirico privatamente e poi ho proseguito i miei studi al Conservatorio "Arrigo Boito" di Parma dove ho conseguito il diploma in canto e in seguito ho continuato a perfezionarmi con grandi artisti come il tenore William Matteuzzi e il soprano Raina Kabaivanska.
Con la Kabaivanska hai una bella foto scattata proprio nel Teatro di Modena... regalaci qualcosa del tuo rapporto con questa straordinaria interpete
Conobbi la signora Kabaivanska quando vinsi il concorso Spiros Argiris di Sarzana, allora non osai chiedere di studiare con lei, io in quel momento facevo prevalentemente belcanto ed erroneamente pensai che la mia vocalità potesse essere lontana da quel mondo; oggi posso affermare che non è così, meglio tardi che mai, e quindi qualche anno fa decisi di iscrivermi al suo corso presso l’Istituto Tonelli di Modena. Da allora si istaurò un bel rapporto, molto professionale. Della Kabaivaska posso solo descrivere la signorilità, l’eleganza ed il suo essere una vera prima donna nell’accezione positiva del termine, e questo lo vedono tutti; quello però che si conosce poco è l’attaccamento ai suoi allievi, il non negare mai un consiglio, l’essere sempre disponibile per una lezione anche nei giorni festivi; sono stata fortunata nell’incontrarla proprio nel momento in cui la voce mi chiedeva qualcosa di più spinto, e lei ha saputo come aiutarmi. Averla alle mie recite quando possibile, mi dà tanta forza.

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Prima della lirica chi era Silvia... e quindi come ti ha "trasformata" la musica?
Ho sempre cercato di essere me stessa nella vita e sul palcoscenico e di mettere un po' della mia personalità nei personaggi che interpreto. Più che trasformarmi, la musica e stata fonte di arricchimento. La Silvia prima della lirica è esattamente la Silvia di ora, sicuramente con un bagaglio di esperienze e di maturità maggiore.
La tua voce a me ricorda molto quella della mitica Fiorenza Cossotto: ti ritrovi in questo mio paragone?
Ti ringrazio molto per avermi paragonato alla grande Fiorenza Cossotto, un paragone importante che mi fa estremamente piacere, non sono in grado di dirti se le assomiglio, di lei amo gli accenti drammatici, la grinta che mette nelle sue interpretazioni e quel canto schiettamente "all'italiana" nell'affrontare i ruoli verdiani; è stata senza dubbio uno dei più grandi mezzosoprani, se non la più grande, di quell'epoca d'oro del canto che credo non tornerà più.
Ci troviamo proprio nel mezzo di questa produzione di Trovatore: ce ne vuoi parlare?
Vi parlo con piacere del Trovatore che mi vede impegnata in questo periodo nei Teatri di Reggio Emilia, Modena e Pisa. Posso dire che rare volte mi è capitato di lavorare così in sintonia con tutto l'entourage di una produzione, dallo splendido cast al meraviglioso maestro Battistoni, al bravissimo Stefano Vizioli e questo ha portato a mio parere ad un ottimo risultato, confermato anche dal successo e dal gradimento del pubblico che vede ogni recita sold-out. Con il maestro Stefano Vizioli abbiamo lavorato sulle mille sfaccettature del personaggio della zingara, che in questa produzione non è "vecchia", secondo una visione tradizionale del ruolo... ma è una donna giovane ed  una sorta di grande regina degli zingari, questo dà al personaggio un aspetto più nobile e interessante del consueto.
Cosa ti ha dato questo ruolo a livello artistico?
A livello artistico Azucena mi sta dando moltissimo, a Marzo scorso ho avuto l' opportunità di debuttare al Teatro dell'Opera di Roma proprio con questo ruolo, in una grande produzione firmata dalla Fura del Baus, è stata una bellissima esperienza, molto fortunata anche perchè in quell'occasione il Teatro ha deciso di aggiungere una recita al nostro cast, avvenimento molto raro nell'ambiente teatrale. Approfitto di questa domanda per ringraziare pubblicamente il maestro Alessio Vlad e la direzione artistica del Teatro dell'Opera di Roma, i quali sono stati i primi a credere in me e a darmi questa preziosissima chance di misurarmi con un ruolo e un personaggio di grande importanza e rilievo; non posso non citare per riconoscenza ovviamente anche il M° Jader Bignamini con il quale ho lavorato in maniera splendida.
Un ruolo non ancora debuttato che “ami” e “tremi”.
Un ruolo che mi piacerebbe debuttare ma allo stesso tempo temo è il ruolo di Eboli nel Don Carlo di Verdi. Un personaggio molto interessante, ma dalla vocalità complessa, che impegna nella tessitura acuta, sicuramente mi piacerebbe affrontarlo nei prossimi anni in un contesto adatto per poterlo debuttare in relax.
Come ti approcci allo studio di uno spartito?
Il mio approccio allo studio dello spartito non può trascendere dall'analisi del testo e del libretto, parto proprio da quello per capire la trama e il personaggio che devo mettere in scena, ne studio le caratteristiche principali per farlo mio; passo poi allo studio della parte musicale grazie all'aiuto della validissima pianista con cui collaboro ormai da alcuni anni, Giuliana Panza, e come ultimo step, una volta sicura delle note che devo cantare penso alla vocalità ed alla tecnica e qui entra in campo la signora Kabaivanska con la quale ceselliamo insieme la parte, i suoi consigli sono fondamentali per eseguire al meglio il nuovo ruolo.
Due domande che faccio spesso e quindi le pongo anche a te. La prima: il tuo rapporto con la critica musicale...
Molti risponderanno che il rapporto con la critica è buono, perché dalle critiche si cresce e si migliora, alcuni risponderanno che non leggono le critiche per evitare di mettere alla prova il proprio ego. Io rispondo che cerco le critiche sia sulla carta stampata che sul web, sono contenta quando riconoscono i miei pregi, altrettanto contenta se i difetti che riscontrano sono punti su cui si sta lavorando, dispiaciuta se dopo ore di impegno e lavoro si è nominati solo con due aggettivi; purtroppo quello che noto è che spesso si parla tanto di regia, di direzioneoncertazione,  ed ai cantanti restano solo poche righe; specialmente ciò avviene nella carta stampata ed un po' meno nei blog. Ho alcune conoscenze nel campo della critica musicale, rapporti sani ed onesti che mi piace coltivare perché forse a tavola o ad un bar si può parlare di un nuovo ruolo o magari di come si è affrontato quello appena fatto.

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Di fronte ad una grande riscoperta della filologia musicale negli ultimi anni, si nota un minor aderenza al testo e alle intenzioni degli autori da parte dei registi; cosa ne pensi?
Grazie per la domanda, mi fa sempre piacere rispondere su questo argomento. Io sono a favore della sperimentazione, sono convinta che oggi il linguaggio sia cambiato, che la nostra società è diversa da quella ottocentesca, e che necessita di immagini a tinte più forti. Questo però non deve assolutamente stravolgere il libretto, se un personaggio muore, deve sparire dalla scena, o se nel libretto un cantante descrive una azione deve realmente farla non leggerla in astratto. Per il resto amo mettermi in gioco anche sul piano interpretativo ed attoriale quindi ben vengano le nuove idee se intelligenti.
E ora qualcosa della Silvia fuori dalle scene: tu hai un meraviglioso cane! Che rapporto hai con gli animali?
Con gli animali ho un rapporto splendido, da bambina sognavo di abitare in una casa con cento gatti, ora ho una cagnolina a cui voglio molto bene e mi piacerebbe avere altri cani e gatti per casa, ma il lavoro e il tipo di vita che faccio in questo momento non mi permettono di esaudire questo desiderio... sicuramente tra molti anni quando non canterò più e sarò maggiormente stanziale mi vedo in una grande casa circondata da tanti animali.
Sei sposata con il bravissimo Marco Filippo Romano, bass-baritone sull’onda anche lui di un’eccellente carriera: cosa vuol dire condividere lo stesso tetto facendo lo stesso lavoro?
A mio parere è importante condividere la propria vita con una persona con cui si hanno delle affinità. Io e mio marito possiamo capirci a vicenda nella nostra strana e disordinata vita da artisti un po' "zingari", proprio perché entrambi siamo cantanti lirici. Questo ha portato negli anni anche a periodi di lontananza "forzata" in quanto non potevamo raggiungerci essendo impegnati in diverse produzioni, ma ciò paradossalmente ha consolidato il rapporto e ci ha reso sempre "connessi" l'uno verso l'altra.
Come vi siete conosciuti?
Io e mio marito ci siamo conosciuti nel 2009 durante una produzione di Il viaggio a Reims di Rossini al Teatro Municipale di Piacenza, Marco interpretava Don Profondo e io ero Melibea, la Marchesa polacca. Ricordo quella produzione con affetto e nostalgia, fu un periodo molto spensierato della mia vita.
E la Silvia intima... è più razionale o fatalista?
Credo di essere più fatalista che razionale, io e la razionalità non andiamo molto d'accordo.
Cosa c’è nel tuo futuro artistico?
Nel mio futuro artistico spero ci siano tante belle cose, ho diversi progetti in via di definizione sia in Italia che all'estero e come piccola anticipazione posso dire che farò il mio debutto in Francia con una nuova produzione di Falstaff, nel ruolo di Mrs. Quickly.
Un sogno nel cassetto
Non ho particolari sogni nel cassetto, in questo momento del mio percorso sono molto soddisfatta sia della mia vita personale che di quella professionale, spero di continuare a godere di buona salute e per tutto il resto mi affido alla divina provvidenza e ad un pizzico di fortuna che non guasta mai.

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Un grazie a Silvia Beltrami per questo incontro che mette in luce con semplicità il  suo lato artistico ed un profondo lato umano, con l’augurio di una carriera foriera di grandi soddisfazioni e di rigogliosi successi.

Crediti fotografici: foto fornite dall'Artista
Nella miniatura in alto: delicatissimo ritratto ufficiale di Silvia Beltrami, mezzosoprano
Nella sequenza sotto: la Beltrami con Raina Kabaivanska e con il marito
Marco Filippo Romano, bass-baritone
Nella sequenza al centro: la Beltrami nei panni di Elisabetta (Maria Stuarda), Azucena (Il Trovatore), Zita (Gianni Schicchi), Santuzza (Cavalleria rusticana), in due foto tratte dal sito personale, in Amneris (Aida) e in Suzuki (Madama Butterfly, all'Arena di Verona)
In fondo: la Beltrami ancora nei panni di Suzuki (Madama Butterfly, al Teatro Regio di Parma)






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Viaggio italiano di un Quartetto
servizio di Edoardo Farina FREE

171210_Fe_00_QuartettoDiCremona_GiovanniScaglioneFERRARA - Terzo appuntamento della Stagione concertista 2017/18 di  Ferrara Musica,  sabato 2 dicembre 2017, ove nel Teatro Comunale “Claudio Abbado” è stato ospitato per la prima volta nella città estense il Quartetto di Cremona, ensemble considerato il vero erede del celebre Quartetto Italiano; il "Cremona",  era impegnato in un concerto
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Opera dall Estero
Puritani belli in forma di concerto
servizio di Simone Tomei FREE

171205_00_IPuritani_annickMassis_phAlainHanelMONTE-CARLO - L'ascolto dell'opera I Puritani di Vincenzo Bellini in forma di concerto riesce a far focalizzare l'attenzione sul suono, sulla parola e sull'equilibrio tra le varie forze in gioco; non da meno è importante soffermarsi sull'edizione critica che è stata eseguita che porta la firma di Fabrizio Della Seta con la quale ha dato un'organicità a
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Opera dal Nord-Est
La prova di un'opera seria
servizio di Rossana Poletti FREE

171205_Ts_00_ProvaDiUnOperaSeria_CarloAntonioDeLuciaTRIESTE - La prova di un’opera seria va in scena al Teatro Lirico Giuseppe Verdi di Trieste. Dedicata al pubblico delle scuole, brilla per alcune indovinate scelte. Per prima l’ottima qualità interpretativa degli artisti, che oltre alle arie composte da Francesco Gnecco, si cimentano con egual talento anche in Gaetano Donizetti, Gioachino Rossini,
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Opera dal Centro-Nord
Elogio della Trilogia d'autunno
servizio di Attilia Tartagni FREE

171204_Ra_00_Trilogia_OvodokVladimir_phSilviaLelliRAVENNA - La Trilogia del XXVIII Ravenna Festival 2017 si è conclusa il 26 novembre con “Tosca” di Giacomo Puccini, terza rappresentazione da  “tutto esaurito”. Prima c’erano state “Cavalleria Rusticana” di Pietro Mascagni e “Pagliacci” di Ruggero Leoncavallo in tre repliche che hanno fatto registrare un boom di presenze e un alto numero di stranieri
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Opera dal Centro-Nord
La Giordano ottima Sonnambula
servizio di Simone Tomei FREE

171201_Fi_00_LaSonnambula_LauraGiordanoFIRENZE - «Quella diavoletta della Maria Malibran… Fu la prima a venirmi incontro in palcoscenico, dopo la trionfale prima della Sonnambula a Londra e, gettandomi le braccia al collo, esplose, nel più esaltato trasporto di gioia, con una battuta e le note dello spartito: ‘Ah, m’abbraccia!…’ La mia commozione fu al sommo, credevo di essere in paradiso… Gli strepitosi
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Dischi in Redazione
Due inediti di Gaetano Pugnani
FREE

171130_Cd_00_GaetanoPugnani_(1754)Editi dalla casa discografica Tactus sono appena usciti i due Concerti per violino e orchestra di Gaetano Pugnani, famoso violinista del Settecento italiano. L'iniziativa si deve al Comitato per i Grandi Maestri di Ferrara, presieduto e animato dal prof. Gianluca La Villa.
Il Concerto in Re maggiore, ritrovato
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Echi dal Territorio
Memorial Day con Milenkovic
servizio di Attilia Tartagni FREE

171129_Ra_00_MemorialDay_PaoloManettiRAVENNA - Il Memorial Day realizzato il 23 novembre 2017 dall’Associazione “Ravenna Eventi” miscelando musica classica, cultura e beneficenza, imprescindibile appuntamento ravennate, ha compiuto in questa edizione i diciotto anni,  confermando l’apprezzamento dell’Orchestra da Camera di Ravenna diretta dal ravennate maestro Paolo
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Soci Uncalm
Trapani-Sartori un bravo duo
FREE

171129_Fe_00_LauraTrapaniFrancoSartori_Fe171126_01FERRARA - Ennesimo appuntamento cameristico del Circolo Frescobaldi, domenica 26 novembre 2017, alla Sala della Musica situata nel rinascimentale complesso claustrale della chiesa di San Paolo a Ferrara. Erano ospiti del sodalizio estense due musicisti molto conosciuti in città, la flautista Laura Trapani e il chitarrista classico Franco Sartori.
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Opera dalle Isole
La Pizzolato grande protagonista
servizio di Salvatore Aiello FREE

171228_Pa_00_LItalianaInAlgeri_MariannaPizzolatoPALERMO - Si è conclusa la Stagione lirica del Massimo di Palermo con L’Italiana in  Algeri riproposta dopo diciassette anni;il capolavoro rossiniano si impone ancora all’attenzione del pubblico per il mondo fiabesco, per il nonsense, per l’ambientazione. Algeri, nell’Ottocento viveva nella tradizione popolare di racconti di rapimenti di giovani per arricchire il
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Opera dall Estero
Bellissima Adriana... Bernhardt
servizio di Simone Tomei FREE

171127_MonteCarlo_00_AdrianaLecouvreur_BarbaraFrittoli_phAlainHanelMONTE-CARLO - Il Teatro de l'Opéra ha fatto un'apertura "col botto" inaugurando la stagione lirica 2017/2018 con una messinscena mirabile di Adriana Lecouvreur di Francesco Cilea; siamo oramai avvezzi a vedere ed ascoltare in questo luogo - salvo talune eccezioni - delle produzioni ben fatte in cui il gusto, la cura per la scelta dei cast ed un
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Soci Uncalm
Sold Out per Manon Lescaut
servizio di Antonella Pera FREE

171127_Porcari_00_ManonLescaut_CerbonciniIrenePORCARI (LU) - Sold Out  sabato 25 novembre 2017, in occasione della selezione guidata in forma semiscenica di concerto, del dramma lirico in quattro atti Manon Lescaut di Giacomo Puccini, tratto dal romanzo "Histoire du Chevalier Des Grieux et de Manon Lescaut" di Françoise- Antoine Prévost. È stata una bella "riduzione" della terza opera
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Personaggi
Bruno de Simone si racconta
intervista di Simone Tomei FREE

171124_00_DeSimoneBrunoBERGAMO - Incontrai il baritono Bruno de Simone nel marzo 2017 al Teatro dell'Opéra di Monte-Carlo nell'occasione della sua partecipazione in Il barbiere di Siviglia di Gioachino Rossini. Durante i giorni di quell'allestimento monegasco, gli proposi di realizzare un'intervista per poter permettere ai miei letori di conoscere a tutto tondo un artista che
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Opera dal Centro-Nord
Aida a passo di carica
servizio di Simone Tomei FREE

171121_Bo_00_Aida_MonicaZanettin_phRoccoCasaluciBOLOGNA - Sono sempre stato convinto che l'Aida di Giuseppe Verdi sia una di quelle opere che fa del rapporto intimo tra i personaggi la sua ragione di esistenza, demandando a pochi ed isolati momenti il fasto e la ridondanza scenica e musicale. Assistendo alla messinscena bolognese del 19 novembre 2017 ho ancor più assaporato questa
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Opera dal Centro-Nord
La Fanciulla dal West a Lucca
servizio di Simone Tomei FREE

171121_Lu_00_FanciullaDelWest_Amarilli Nizza_phAndreaSimiLUCCA - Novembre rappresenta per il Teatro del Giglio di Lucca un appuntamento importante che segna un duplice inizio: l’apertura della tradizionale Stagione lirica e l’avvio del "Lucca Puccini Days"  giunto ormai alla quarta edizione. Queste due mirabili eventi hanno come elemento in comune di partenza una delle partiture più innovative di
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Jazz Pop Rock Etno
Parrot Sportiello un duo eccellente
servizio di Athos Tromboni FREE

171119_Vigarano_00_GruppoDei10_NickiParrotVIGARANO MAINARDA (FE) - Se "tutte le direzioni" del Gruppo dei 10 di Ferrara percorrerà sempre il tragitto segnato, sabato 18 novembre 2017, al ristorante Spirito di Vigarano Mainarda, dalla contrabbassista australiana Nicki Parrot e dal pianista italiano Rossano Sportiello l'approdo è certo: così come tutte le strade conducono a Roma, "tutte le direzioni"
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Opera dal Nord-Est
Buon Onegin al Verdi
servizio di Rossana Poletti FREE

171119_Ts_00_EugenioOnegin_FilippoMariaCarminatiTRIESTE, Teatro Verdi - Un convincente Evgenij Onegin va in scena al Teatro Verdi di Trieste, in apertura di stagione. Ogni volta che una storia presenta temi forti la domanda emerge impellente: perché un compositore l’ha scelta, che cosa lo ha colpito: è convinto che è il tema giusto per colpire il pubblico, che ne decreterà il successo, o il coinvolgimento
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Eventi
La lirica apre con Traviata
redatto da Athos Tromboni FREE

171118_Fe_00_StagioneLirica_GildaFiumeFERRARA - Prenderà il via venerdì 9 febbraio 2018 la nuova stagione lirica del Teatro Comunale Claudio Abbado, con quattro opere in cartellone. La presentazione alla stampa e al pubblico, presente come sempre numeroso alla conferenza-stampa, è stata fatta dalla presidente del teatro ferrarese, Roberta Ziosi, dal direttore Marino Pedroni e
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Opera dal Centro-Nord
Nabucco entusiasma i lughesi
servizio di Attilia Tartagni FREE

171118_Lugo_00_Nabucco_AndreaZeseLUGO DI ROMAGNA (RA) - Domenica 12 novembre 2017 rimarrà nella storia culturale di Lugo di Romagna per avere  riportato al Teatro Rossini il Nabucco di Giuseppe Verdi che, a quanto risulta, vi ha avuto una sola precedente rappresentazione nel 1852. Il Circolo Lirico di Lugo attivo da 21 anni, ora capitanato da Giovanni Nocenti, ha fortemente
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Pianoforte
Argerich incanta il pubblico, ma...
servizio di Athos Tromboni FREE

171116_Fe_00_ArgerichMartha_phMarcoCaselliNirmalFERRARA - Lo sappiamo: i confronti fra musicisti di caratura internazionale che si esibiscono dal vivo su un palcoscenico sono molto arbitrarii e del tutto soggettivi, nel senso che sono "mediati" dalla sensibilità e dalla memoria di chi li fa, quei confronti. E poi non sono indicativi di nulla, perché può capitare che un solista in serata "no" lasci traccia di sé un
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Jazz Pop Rock Etno
Jazz e enigmistica: Wintertime 2017
redatto da Athos Tromboni FREE

171114_Fe_00_GruppoDei10_NickiParrottFERRARA - Il "Gruppo dei 10" ha presentato ieri nella saletta del Leon d'Oro la rassegna Tutte le direzioni in Wintertime, ciclo di cinque concerti jazz che si svolgeranno al ristorante Lo Spirito di Vigarano Mainarda a partire da sabato 18 novembre 2017. La presentazione alla stampa è stata fatta da Alessandro Mistri, presidente e
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Opera dal Centro-Nord
Trovatore tradizionale e godibilissimo
servizio di Simone Tomei FREE

171112_Pi_00_IlTrovatore_StefanoVizioliPISA - Il Trovatore di Giuseppe Verdi: ogni volta che mi trovo ad affrontare questo secondo titolo della cosiddetta “Trilogia popolare" riesco a trovare qualcosa che ancora mi stupisce e che suscita in me profonde emozioni. Parlando del Trovatore mi piace ricordare questo pensiero di Bruno Barilli (tratto da Il paese del melodramma) che parla di quella
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Concorsi e Premi
Un concorso per Nabucco
servizio di Athos Tromboni FREE

171109_Copparo_00_RossiNicola_ConcorsoCittaDiFerraraCOPPARO (FE) - Alla presenza del sindaco Nicola Rossi e del tenore copparese Daniele Barioni si è svolta mercoledì 8 novembre 2017 al Teatro De Micheli la fase finale del Concorso lirico internazionale "Città di Ferrara" organizzato dall'Associazione OperiAmo e patrocinato, oltre che dalla locale Amministrazione comunale, anche dal Teatro
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Personaggi
Silvia Beltrami arte e vita
intervista di Simone Tomei FREE

171108_Bo_00_SilviaBeltramiBOLOGNA - Incontrai il mezzosoprano Silvia Beltrami questa estate nella torrida Verona allorché era impegnata nella produzione di Madama Butterfly Di Puccini al Festival areniano. Fu un piacevole incontro per una buona pizza ed una chiacchierata rilassata dove andammo a toccare molti argomenti; in occasione della produzione di Il Trovatore che la vede
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Pianoforte
La Damiano oltre E.T.A. Hoffmann
servizio di Athos Tromboni FREE

171106_Fe_00_FernandaDamianoFERRARA - Nel primo ventennio dell'Ottocento gli scritti di E.T.A. Hoffmann sulla musica rappresentavano una sorta di Bibbia - o meglio una sorta di esegesi parabiblica - della composizione pianistica: le musiche da tastiera di Johann Baptist Cramer, Jan Ladislav Dussek, Muzio Clementi, Wolfgang Amadeus Mozart, vennero letterariamente codificate
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Eventi
Opere sull'orlo del Novecento
servizio di Attilia Tartagni FREE

171105_Ra_00_Trilogia_OvodokVladimir_phSilviaLelliRAVENNA - Non sono mancate, alla presentazione di sabato 4 novembre 2017 a cura dell’Assessorato alla Cultura del Comune di Ravenna e dello staff direttivo di Ravenna Manifestazioni, nella Sala Corelli del Teatro Alighieri straripante di giornalisti, fotografi e pubblico, le sorprese e i flash di autentica emozione relativamente alla Trilogia d'Autunno
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Vocale
Artisti lirici per End Polio Now
servizio di Simone Tomei FREE

171101_Pi_00_EndPolioNow_BerrugiGiorgioPISA - Partire dalla Costa Azzurra dove ero stato inviato ad una serata musicale, per dirigermi al Gran Gala della Lirica che si è svolto al Teatro Verdi di Pisa la sera del 29 ottobre 2017 mi ha fatto capire quanto importante sia essere presenti a certe iniziative per dare il proprio sostegno a chi con il proprio lavoro cerca, oltre che vivere, anche di far star bene
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Opera dal Centro-Nord
Falstaff per divertirsi e divertire
servizio di Simone Tomei FREE

171031_Pr_00_Falstaff_RobertoDeCandia_phRobertoRicciPARMA - Il Festival Verdi che mi ha visto partecipe anche in quest'ultima giornata - siamo a domenica 22 ottobre 2017 - dedicata all'estremo capolavoro del Cigno di Busseto: Falstaff ha lasciato dietro di sè un ricordo ed un'eco sonora come non succedeva da tempo. Mi piace ricordare come il librettista Arrigo Boito seppe addurre validi argomenti per
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Pianoforte
Di Donato-Schubert quarto concerto
servizio di Athos Tromboni FREE

171023_Fe_00_Circolo_DiDonatoGianlucaFERRARA - Il pianista avellinese Gianluca Di Donato ha portato nella rinascimentale Sala della Musica del Chiostro di San Paolo il suo quarto concerto del ciclo "Sonate per pianoforte di Franz Schubert - Esecuzione integrale". I precedenti concerti tenuti a Ferrara si erano svolti nel Ridotto del Teatro Comunale e nella suggestiva Palazzina
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Soci Uncalm
Tre cori per un sublime pomeriggio
servizio di Athos Tromboni FREE

171029_Fe_00_RassegnaRoffi_DOrazioLucianoFERRARA - La XXIX Rassegna Corale "Mario Roffi" ha realizzato una "tre giorni" di concerti e lezioni-concerto molto partecipata, venerdi 27, sabato 28 e domenica 29 ottobre 2017. Ospiti della Accademia Corale "Vittore Veneziani" di Ferrara, titolare della rassegna, sono stati il coro misto della Corale Città di Parma (direttore Simone Campanini),
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Opera dal Centro-Nord
Torna 'n Elisir ancora migliore
servizio di Simone Tomei FREE

171028_Fi_00_ElisirDAmore_FIRENZE - Dal suo habitat originario di Palazzo Pitti per l’estate della Fondazione del Maggio musicale fiorentino L'elisir d’amore di Gaetano Donizetti approda sul palcoscenico del Teatro in Piazza Vittorio Gui con grande successo di pubblico. Rimando per gli aspetti registici e per le mie riflessioni ai due resoconti riferiti ai miei ascolti del giugno 2016
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Ballo and Bello
Erodiade mora riccia e solida
servizio di Annarosa Gessi FREE

171027_Fe_00_Erodiade_SaraPaternesiFERRARA - Catarsi. Catarsi. Non sapevo il significato di questa parola. Per cui non capivo cosa volesse dire quella frase sul programma di sala (firmato da Marinella Guatterini) dove stava scritto «Erodiade vuole ed ottiene tutto nella sua ricerca di calore, anche la testa del Battista, che d'altra parte con il suo martirio, le aprirà la strada della catarsi
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Opera dal Centro-Nord
Stiffelio immerso nel pubblico
servizio di Simone Tomei FREE

171025_Pr_00_Stiffelio_LucianoGanciPARMA - Lo Stiffelio di Giuseppe Verdi all’interno dell’omonimo Festival 2017 è stato un tripudio di emozioni e di sensazioni che ancor adesso dopo alcuni giorni porto addosso. Non è facile tradurre in parole ciò che si prova sperimentando una visione così particolare di un’opera; nelle mie numerose frequentazioni teatrali mai mi era successo di assistere
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Opera dal Centro-Nord
La Rondine vola alto
servizio di Simone Tomei FREE

171026_Fi_00_LaRondine_ValerioGalliFIRENZE - La stagione lirica 2017-2018 inizia, per il Teatro del Maggio Musicale Fiorentino con la rappresentazione di La Rondine di Giacomo Puccini, nel centenario della prima rappresentazione del 1917 al Teatro dell'Opéra di Monte-Carlo; si tratta per il Teatro fiorentino della prima esecuzione in assoluto e questa proposta prosegue sulla scia di
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Opera dal Centro-Nord
Don Giovanni comincia dalla fine
servizio di Athos Tromboni FREE

171022_Cesena_00_ChristianFederici___CESENA - Il Conservatorio Bruno Maderna in collaborazione con l'Accademia di Belle Arti di Bologna ha messo in scena il 20 e 21 ottobre 2017, nel Teatro Bonci, per il proprio ventiseiesimo allestimento di un'opera, il Don Giovanni di Wolfgang Amadeus Mozart: «... non crediate sia stato semplice - avvisa il direttore del Conservatorio, Paolo Chiavacci
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Diario
Un Requiem dedicato...
Simone Tomei FREE

171020_Pr_00_RequiemVerdi_DanieleCallegariPARMA - Ogni volta che ascolto il Requiem di Giuseppe Verdi mi sovviene alla mente questa mirabile pagina tratta dal libro di Ferruccio Ulivi dal titolo "Manzoni": «La mattina del 30 maggio, a un’ora quasi antelucana, una carrozza si fermò davanti al Cimitero Monumentale di Milano. Al rumore sullo sterrato, e al fermarsi, un custode uscì a guardare. Era una
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Echi dal Territorio
Sinergie fra la Neri e la Mutinae
servizio di Edoardo Farina FREE

170930_Mo_00_ConcertoGinoNeri-MutinaePlectri_MariaCeciliaVaccariMODENA - Inizio della stagione concertistica invernale dell’Orchestra a plettro “Gino Neri” di Ferrara con un importante appuntamento tenutosi sabato 23 settembre 2017 nell’ambito della Sesta edizione del "Mandolinsieme" presso l’Auditorium Chiesa del Teatro San Carlo a Modena, curato e organizzato dall’Associazione “Mutinae Plectri”, attraverso
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Echi dal Territorio
Giovani voci di belle speranze
servizio di Athos Tromboni FREE

171019_Fe_00_Conservatorio_AmbrosiniAndreaFERRARA - Il salone della Carte geografiche di Palazzo Ludovico il Moro ha ospitato mercoledì 18 ottobre 2017 un concerto-saggio degli allievi delle classi di canto delle docenti Agata Bienkowska e Cinzia Forte, entrambe insegnanti al Conservatorio "Girolamo Frescobaldi" ed entrambe eccellenti artiste in carriera. L'accordo fra il Conservatorio di Ferrara
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Opera dalle Isole
L'Adriana Belle Époque
servizio di Salvatore Aiello FREE

171017_Pa_00_AdrianaLecouvreur_AngelaGheorghiuPALERMO - È tornata sulle scene del Teatro Massimo l'opera Adriana Lecouvreur, il capolavoro di Francesco Cilea che sulle nostre ribalte ha riscosso sempre unanime consenso. È un'opera per primedonne, per grandi cantanti-attrici che danno vita a un personaggio realmente esistito, la cui vicenda umana e artistica è stata immortalata anche da Voltaire. Il Teatro palermitano
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Classica
Il Pomo d'Oro per cominciare
servizio di Athos Tromboni FREE

171017_Fe_00_IlPomoDOro-ZefiraValovaFERRARA - Il Pomo d'Oro non è la saporita bacca rossa importata in Europa dalle Americhe ai tempi di Amerigo Vespucci, né la mela lanciata da Eris, dea della discordia, sul tavolo dove si stava svolgendo il banchetto in onore del matrimonio di Peleo e Teti (la dea, per vendicarsi del mancato invito alla festa, incise sul pomo d'oro la frase
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Ballo and Bello
E cosė tu vedrai... ecc. ecc.
servizio di Annarosa Gessi FREE

171016_Fe_00_AndYouSee_RobynOrlinFERRARA - Nel Teatro Comunale Abbado c'è quest'anno una rassegna di danza contemporanea che si chiama "Focus Africa"; sono tre titoli che mettono in scena, in tre serate diverse, la danza di quel continente. Il secondo titolo in programma, visto sabato 14 ottobre 2017, era dedicato alla coreografa sudafricana bianca Robyn Orlin che è ebrea
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Opera dal Centro-Nord
Pia tra fascisti e antifascisti
servizio di Simone Tomei FREE

171016_Pi_00_PiaDeTolomei_FrancescaTiburziPISA - Il Teatro di Pisa ha inaugurato sabato 14 ottobre 2017 la stagione lirica 2017-2018 con la rappresentazione di Pia de' Tolomei di Gaetano Donizetti. Un buffet aperitivo ha accolto gli spettatori nel foyer per dare un segno di festa e di condivisione di questo importante e fiorente momento del teatro pisano; prima che l'opera avesse inizio
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Eventi
Un teatro senza mura
redatto da Edoardo Farina FREE

171010_Cesena_00_TeatroBonci_FrancoPolliniCESENA - Conferenza stampa del Teatro “Alessandro Bonci” di Cesena presso la Sala Nera del Palazzo Comunale, promossa da  ERT,  Comune di Cesena con il sostegno di Bper Banca, ove alla presenza dell’Assessore alla Cultura Christian Castorri, il Dirigente alla Cultura Elisabetta Bovero e il Direttore del Bonci, Franco Pollini,  è stato definito in data 26
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Eventi
Il Barbiere apre a Rovigo
redatto da Athos Tromboni FREE

171013_Ro_00_StagioneTeatrale_AlessandroCedrone.JPGROVIGO - Il Teatro Sociale apre le porte alla nuova Stagione: lirica, prosa, danza, concerti, teatro ragazzi, eventi speciali, conferenze e altri eventi; il tutto abbraccia più settori, per soddisfare le esigenze di un pubblico sempre più eterogeneo e trasversale; in sintesi, la proposta complessiva del calendario prevede quattro opere liriche; dieci spettacoli di prosa con la rassegna “Donne da palcoscenico”
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Ballo and Bello
Benvenuto Umano č stato
servizio di Athos Tromboni FREE

171012_Fe_00_BenvenutoUmano_FrancescaPenniniFERRARA - Arrivi a teatro per il secondo spettacolo della stagione di danza dove sarà protagonista il “CollettivO CineticO” di Francesca Pennini, guardi la performance e nell’attesa dell’incontro con la compagnia e la coreografa-danzatrice che farà seguito all’esibizione, è come se tu ti trovassi davanti a un muro con una gigantesca porta e ti chiedi
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Soci Uncalm
Ecco il 1° Trimestre del Frescobaldi
FREE

171009_Fe_00_CircoloFrescobaldi_GirolamoFrescobaldiFERRARA - La conferenza musicale per celebrare il quarantennale della scomparsa di Maria Callas ha fatto il tutto esaurito domenica 8 ottobre 2017 al Circolo Frescobaldi, tanto che gli organizzatori hanno dovuto procurare sedie aggiuntive nella saletta di via Foro Boario. La giornata dedicata alla grande cantante lirica è stata anche l'occasione per il presiden
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Soci Uncalm
Manon Lescaut in 60 minuti
servizio di Antonella Pera FREE

171003_Porcari_00_CircoloCatalani-ManonLescaut_IreneCerbonciniPORCARI (LU) - Il Circolo Amici della Musica Alfredo Catalani, nell'ambito del progetto "L'Opera in sessanta minuti" nato per avvicinare il pubblico al mondo dell'opera lirica propone ed organizza per Sabato 25 novembre 2017, alle ore 21,15 presso l'Auditorium “Vincenzo da Massa Carrara” di Porcari (Lucca), una selezione guidata in forma semiscenica
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Ballo and Bello
Masilo-Giselle non perdona
servizio di Athos Tromboni FREE

171005_Fe_00_DadaMasilo-Giselle.JPGFERRARA - Il Teatro Comunale Claudio Abbado ha riaperto i battenti il 4 ottobre 2017, dopo i lavori estivi di consolidamento antisismico precauzionali, dato che la struttura progettata dal Foschini nel Settecento e riaperto dopo lunga inattività vent'anni dopo la fine della seconda guerra mondiale con rifacimento di decori, stucchi e maquillage vario, era stata
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Soci Uncalm
Al via i corsi musicali
FREE

171002_Fe_00_CorsiMusicaliCircoloFrescobaldi_ProiettiDiValerioAntonioFERRARA - Hanno preso avvio il 2 ottobre 2017 le lezioni alla Scuola di Musica del Circolo Culturale Amici della Musica "Girolamo Frescobaldi; le lezioni si svolgono presso la sede sociale di Via Foro Boario 87, a Ferrara. L'iscrizione degli allievi è possibile in qualsiasi momento dell'anno, visto che le lezioni sono personalizzate.
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Eventi
Ecco la Stagione 2018 di Bologna
servizio di Athos Tromboni FREE

171002_Bo_00_StagioneTcBo_TossiniUmbertoBOLOGNA - Affollata conferenza stampa nel Foyer Respighi del Teatro Comunale, lunedì 2 ottobre 2017, per la presentazione della stagione 2018 del principale teatro bolognese: sono intervenuti, oltre al sovrintendente Nicola Sani, anche l'assessore regionale Patrizio Bianchi, l'assessore comunale alla cultura Bruna Gambarelli, il direttore del
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Opera dal Centro-Nord
Una Tosca al cinquantapercento
servizio di Simone Tomei FREE

171002_Fi_00_Tosca_FrancescaTiburzi_phPietroPaolini_21FIRENZE - La Tosca ha chiuso il ciclo “Passione Puccini” che il Teatro del Maggio aveva deciso di dedicare al compositore toscano. Dopo i successi di pubblico decretati con le rappresentazioni di Madama Butterfly e poi di La bohème, ecco che (con l'ultima replica di domenica 1 ottobre 2017) anche il terzo titolo trova il suo compimento all’interno
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Opera dal Centro-Nord
Jérusalem va oltre i Lombardi
servizio di Athos Tromboni FREE

170929_Pr_00_Jerusalem_VargasRamon_phRobertoRicciPARMA - Molto bello l’allestimento dell’opera Jérusalem che ha aperto giovedì 28 settembre 2017 il Festival Verdi di Parma nel Teatro Regio. Se dovessimo limitarci a twittare il nostro commento entro i 140 caratteri, quella sarebbe la frase scelta. Oltre il limite dei 140 caratteri, invece, possiamo aggiungere che il regista, scenografo e costumista
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Eventi
Novitā da Bergamo
redatto da Athos Tromboni FREE

170928_Bg_00_RiccardoFrizzaBERGAMO - Due novità di rilievo sono giunte a maturazione questo mese al festival Donizetti Opera: la nomina del direttore d’orchestra Riccardo Frizza, bresciano, classe 1971, a direttore musicale; e - solo pochi giorni prima - l'ufficializzazione del calendario del festival con la messa in scena dell’opera fuori repertorio Il Borgomastro di Saardam che
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Personaggi
Matteucci e la Polifonica Lucchese
servizio di Simone Tomei FREE

170928_Lu_00_MatteucciELaPolifonica_EgistoLUCCA – In città le Feste religiose settembrine si concentrano nelle tre giornate cosiddette di “Fiera” che partono il 14 di settembre con l’Esaltazione della Santa Croce, il 21 con le celebrazioni di San Matteo e per finire il 29 con i Santi Raffaele Gabriele e Michele - quest’ultima denominata anche “fiera delle carogne” perché al mercato degli
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