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Pubblicato il 21 Settembre 2017
Le linee-guida di Anna Maria Meo, direttore generale del Teatro Regio di Parma
Nuova missione del Festival Verdi intervista di Athos Tromboni

170915_Pr_00_AnnaMariaMeo-NuovaMissioneDelFestivalVerdi_phRobertoRicciPARMA - Anna Maria Meo è stata nominata direttore generale del Teatro Regio di Parma nel gennaio 2015. La nomina non fu un atto amministrativo tranquillo per il sindaco Federico Pizzarotti e per l'assessore alla cultura Laura Ferraris, ma al di là della cronaca e delle polemiche politiche locali, il Tetro Regio in questi due anni e mezzo è andato avanti, riconquistando quella credibilità che si era molto offuscata negli anni della sua crisi finanziaria e produttiva. La crescita di considerazione ha investito, come ovvio ma non scontato, anche il Festival Verdi di Parma e Busseto.
La Meo è musicologa e organizzatrice teatrale e musicale; nativa di Crotone, è cresciuta professionalmente  a Firenze, dove ha compiuto i suoi studi universitari in Storia della Musica con illustri docenti quali Paolo Fabbri e Ludovico Zorzi, laureandosi poi nel 1985 all' Università di Siena, con una tesi sull'organizzazione musicale in Italia, con riferimento alla legge 800 "Nuovo ordinamento degli enti lirici e delle attività musicali", relatore il M° Luciano Alberti. Il suo curriculum professionale dettagliato è rintracciabile in rete, per cui non ci dilunghiamo sulle referenze.
Andiamo direttamente alle domande sul Festival Verdi 2017, alla vigilia dell'inaugurazione che è fissata per giovedì 28 settembre al Teatro Regio di Parma con l'opera Jerusalem.

Dottoressa Meo ci racconta questa edizione del Festival Verdi?
Premetto una cosa: arriviamo a questa nuova edizione del Festival confortati dai risultati record dell’edizione 2016, che hanno dimostrato una dimensione e attrazione internazionale della manifestazione; questo ci conferma la validità della strategia intrapresa, per cui affrontiamo il Festival Verdi 2017 con un programma di grande impegno, sia dal punto di vista artistico sia produttivo: saranno 4 nuovi allestimenti in tre spazi diversi, due orchestre, due cori, oltre 170 tra artisti, assistenti, attori, mimi, musicisti, ballerini, maestri collaboratori.
Abbiamo anche deciso di dedicare l'edizione di quest'anno a una figura imponente nel panorama musicale, Arturo Toscanini, illustre concittadino del quale quest’anno si celebrano i 150 anni dalla nascita e i 60 dalla morte, nato e formatosi a Parma, in gioventù fu violoncellista nel Teatro Regio.

Ha parlato di una "strategia intrapresa". Quale?
Abbiamo deciso di dare maggiore spessore scientifico e consapevolezza critica a un lavoro, il nostro, che non può esaurirsi nella presentazione di alcuni titoli, scelti ogni volta con equilibrio fra quelli del grande repertorio e quelli meno rappresentati; e nemmeno nella selezione di cast vocali e direttori di ottimo livello e di allestimenti di grande qualità, con registi e scenografi che offrano letture originali, nel rispetto della tradizione e nella sfida alla modernità.
Abbiamo perciò fatto una scelta forte, con la creazione di un Comitato scientifico per il Festival Verdi, insediatosi, sotto la guida del professor Francesco Izzo, ordinario di musicologia presso l’Università di Southampton, dove è attualmente direttore del Dipartimento di Musica nonché responsabile dell’edizione critica verdiana; il Comitato supporta le scelte di programmazione all’interno del vasto repertorio verdiano, con scrupolo filologico, attraverso l’adozione di edizioni critiche, ove già esistenti, e la promozione, d’intesa con Casa Ricordi, di nuove edizioni critiche per i titoli che ad oggi non ne sono dotati.

E nella realtà pratica cosa significa?
Il primo evidente segnale di questo nuovo indirizzo è stata l’adozione delle edizioni critiche per tre delle quattro opere in programma quest’anno, di cui una eseguita in prima assoluta.
In questa prospettiva si inquadra l’introduzione del Direttore musicale del Festival Verdi, ruolo affidato per un triennio al maestro Roberto Abbado, che garantirà così un coordinamento nelle scelte di carattere musicale.
Ulteriore elemento di forza per completare il disegno di potenziamento strutturale dell’impianto del Festival Verdi è l’accordo recentemente siglato dal Teatro Regio di Parma, sotto l’egida della Regione Emilia Romagna, con il Teatro Comunale di Bologna.

Torniamo al Festival: quali titoli quest'anno?
L’apertura sarà come sempre al Teatro Regio, con la nuova produzione di Jérusalem, in scena da giovedì 28 settembre con 4 recite fino al 20 ottobre, più un'antegenerale il 20 settembre a prezzi popolarissimi. Le antegenerali a prezzi popolarissimi ci saranno anche per le altre opere del Festival. L'allestimento di Jerusalem è affidato all’esperienza di Hugo de Ana, che firma regia, scene e costumi, e alla bacchetta di Daniele Callegari alla guida della Filarmonica Arturo Toscanini e del Coro del Teatro Regio di Parma. In scena un cast d’eccezione che comprende, tra gli altri, Ramón Vargas, Michele Pertusi, Annick Massis. L’opera sarà eseguita nell’edizione critica curata da Jürgen Selk.
Poi, la sera successiva, cioè venerdì 29 settembre, il Festival si trasferirà al Teatro Verdi di Busseto, dove è in programma La traviata. Saranno 10 recite, fino al 16 ottobre, più la ripresa dello stesso allestimento nel cartellone della stagione lirica tradizionale del Regio a Busseto, nella primavera del 2018. Questa di Busseto è un'operazione attraverso cui il Festival punta alla valorizzazione dei giovani talenti dell’interpretazione verdiana.

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Saranno infatti i cantanti finalisti del 55° Concorso Internazionale Voci Verdiane “Città di Busseto” ad andare in scena, concorso la cui direzione artistica e organizzativa è da quest’anno sotto l’egida del Teatro Regio, in collaborazione con il Comune di Busseto. La regia di questa Traviata è di Andrea Bernard, direttore il maestro Sebastiano Rolli sul podio dell’Orchestra e del Coro del Teatro Comunale di Bologna.
Successivamente, con Stiffelio, in programma da sabato 30 settembre per 4 recite fino al 21 ottobre, prosegue il progetto "Maestri al Farnese" inaugurato lo scorso anno. Il teatro ligneo secentesco della Pilotta è uno spazio dal fascino unico, ma difficile per i limiti che lo stesso pone in termini di logistica e di rispetto di tutte le norme che devono garantire la sicurezza delle persone e la tutela del bene. Il Teatro Farnese è il luogo della sperimentazione affidata a grandi registi, maestri della scena contemporanea, che hanno forza e spessore per misurarsi con questa sfida. Quest’anno sarà Graham Vick ad affrontare l’impresa. Maestro concertatore e direttore di Stiffelio sarà Guillermo Garcia Calvo alla guida dell’Orchestra e Coro del Teatro Comunale di Bologna e del cast con protagonisti Luciano Ganci, Maria Katzarava, Giovanni Sala, che interpreteranno la partitura nell’edizione critica curata da Kathleen Kuzmick Hansell.
La seconda nuova produzione che andrà in scena sul palcoscenico del Teatro Regio è Falstaff, in programma da domenica 1 ottobre, sempre con 4 recite, fino al 22 dello stesso mese. Nel ruolo eponimo ci sarà Roberto de Candia, con il maestro Riccardo Frizza sul podio e la regia di Jacopo Spirei.
Infine il capolavoro sacro di Verdi, la Messa di Requiem, sarà eseguita nel Teatro Regio di Parma dalla Filarmonica Arturo Toscanini e dal Coro del Teatro Regio di Parma guidati da Daniele Callegari e con solisti Anna Pirozzi, Veronica Simeoni, Antonio Poli, Riccardo Zanellato: saranno due serate, il 7 e il 19 ottobre.
Completano il programma, concerti, recital, incontri, convegni e le quattro commissioni in prima assoluta di "AroundVerdi" e "VerdiYoung". Dopo il successo dell’edizione inaugurale, si rinnova "Verdi Off", la rassegna di appuntamenti collaterali realizzata con il Comune di Parma e con il sostegno di “Parma, io ci sto!”, che porterà l’atmosfera del Festival nelle strade e nelle piazze di Parma e Busseto.

Questo Festival lo firma lei, dottoressa Meo. Ci parla anche dei partner?
Il programma  di quest’anno è ambizioso in quanto  coniuga progettualità artistica e managerialità, sostegno pubblico e risorse private, richiamo internazionale e coinvolgimento popolare, ricerca filologica e marketing territoriale, “pellegrinaggio musicale” e turismo enogastronomico, per la realizzazione di una vera azione culturale che ha potuto crescere grazie all’impegno di tutti: le Istituzioni, in primis il Comune di Parma, con l’Amministrazione che ha creduto fortemente in questo progetto, sostenendolo con forza anche nei momenti difficili; la Regione Emilia-Romagna, che grazie al nostro accordo con la Fondazione Teatro Comunale di Bologna rinsalda l’intero sistema; lo Stato, attraverso il Ministero dei beni e delle attività culturali e del turismo, con la legge approvata quest’anno che finalmente riconosce il Festival Verdi quale manifestazione di interesse nazionale, destinandogli una quota di finanziamento stabile; i privati che contribuiscono generosamente, anche grazie allo strumento dell’Art Bonus, che ha visto il Regio di Parma primo fra i Teatri di tradizione e terzo in assoluto per raccolta di risorse; alle imprese e ai sostenitori italiani, cui si aggiungeranno anche donatori di ogni parte del mondo, grazie all’associazione International Friends of Festival Verdi.

Ci spieghi più nel dettaglio...
Voglio dire che il rapporto tra le istituzioni è oggi più completo e organico, in quanto non si limita alla coproduzione di un allestimento come avvenuto sinora a Busseto, ma prevede che Orchestra e Coro del Teatro Comunale di Bologna prendano parte, già da questa edizione, a due delle quattro produzioni, affiancando la Filarmonica Arturo Toscanini e il Coro del Teatro Regio di Parma guidato dal maestro Martino Faggiani, naturali e solidi partner artistici del Festival. Si concretizza così un progetto di sistema teso a valorizzare al meglio la manifestazione, quale strumento di promozione dell’intero territorio regionale, che riconosce nel progetto di rilancio del Festival Verdi un punto focale di un contesto culturale quanto mai ricco.
Parallelamente a tale impegno volto al rafforzamento dei contenuti artistici e al consolidamento delle relazioni territoriali, si sottolineano i primi risultati di un lavoro mirato al recupero di un ruolo di primo piano del Festival Verdi e del Teatro Regio di Parma nel panorama internazionale dei festival e dei teatri d’opera, elemento indispensabile per una visione strategica che miri a un posizionamento nella competizione territoriale, oltre che per l’identità culturale della città.

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Un'altra domanda: ma che è questo International Friends of Festival Verdi?
È un'associazione di amici del Festival, nata pochi mesi fa, con sede a New York che avrà il compito di fornire sostegno economico alla Fondazione Teatro Regio di Parma per accrescere il prestigio del Festival Verdi nel mondo, stimolare la condivisione di nuove riflessioni sull’opera di Giuseppe Verdi, coltivare lo spirito del Maestro, trasmettendo il fascino e la passione dell’opera verdiana.
Sempre in termini di internazionalizzazione, grazie all’ adesione a Opera Europa, la rete che riunisce 170 tra teatri d’opera e festival lirici professionali in 43 Paesi, in due soli anni abbiamo compiuto un cammino importante per la valorizzazione del Festival Verdi: un primo riconoscimento significativo è giunto con l’assegnazione del premio European Opera-directing Prize (promosso da Camerata Nuova), al team creativo che curerà l’allestimento della nuova produzione della Traviata di Busseto. Il nuovo allestimento è realizzato in coproduzione con Fondazione Orchestra Haydn di Bolzano e Trento. Numerose inoltre le relazioni avviate con teatri europei ed extraeuropei, che si tradurranno in accordi di coproduzione e scambio anche per le successive edizioni del Festival. Tali intese, utili al contenimento dei costi di produzione, oggi indispensabile, sono cruciali per collocare un Teatro dalle grandi tradizioni come il Regio al centro di una rete internazionale di teatri d’opera.

E infine?
Infine una riflessione riservata a Parma città e al Teatro Regio: lo stesso spirito che ha accolto con favore il nuovo corso del nostro teatro, ha fatto sì che Opera Europa abbia scelto Parma per ospitare il meeting internazionale che riunisce due volte all’anno i suoi membri. Grazie a tale designazione oltre trecento operatori, direttori artistici di Teatri d’opera europei e sovrintendenti si incontreranno a Parma, in ottobre durante il Festival e dopo aver partecipato alle conferenze e ai seminari in programma, dedicati in questa occasione al tema Opera pilgrimage, assisteranno agli spettacoli del Festival.
Può facilmente immaginare che proiezione internazionale significherà per il Festival, per il Teatro e per la città…

Crediti fotografici: Roberto Ricci e Ufficio stampa del Teatro Regio di Parma
Nella miniatura in alto: Anna Maria Meo direttore generale del Teatro Regio di Parma
Al centro: ancora la Meo fotografata dentro il teatro da Roberto Ricci
Sotto in sequenza alcuni protagonisti del Festival Verdi 2017: il direttore Daniele Callegari (sul podio di Jerusalem, opera d'apertura); Hugo de Ana e Annick Massis (regista e soprano di Jerusalem); il direttore Sebastiano Rolli (La traviata a Busseto); il soprano Maria Katzarava (Stiffelio); il baritono Roberto De Candia e il direttore Riccardo Frizza (Falstaff); il soprano Anna Pirozzi e il tenore Antonio Poli (Messa di Requiem)





Pubblicato il 24 Agosto 2017
Un viaggio in treno, un racconto, qualche aneddoto e lo spaccato di una personalitā
Carlo Cigni si racconta intervista di Simone Tomei

170824_Ps_00_CarloCigniPESARO - Non ho fatto da solo il viaggio di ritorno da Pesaro a conclusione della mia permanenza al Rof 2017; ho potuto infatti godere della compagnia del basso livornese Carlo Cigni, impegnato nel personaggio di Hiéros nell’opera di Gioachino Rossini Le Siège de Corinthe; Cigni mi ha onorato di questa piacevole chiacchierata che ho il piacere di condividere con tutti voi lettori. Non ho di proposito esplicitato il suo curriculum che potrete trovare agevolmente in rete e di cui ci fornisce proprio lui qualche elemento.

Tu sei di Castiglioncello in provincia di Livorno… ed hai studiato a Parma; come hai scelto quella città per la tua formazione musicale?
In realtà anche Livorno è stata una tappa importante per l'avvio allo studio del canto. Ero un ragazzo e frequentavo dei corsi all'Istituto Mascagni per la formazione di artisti del coro, ma il mio strumento principale allora era la chitarra così, seguendo le orme del mio primo insegnante fui ammesso al Conservatorio Arrigo Boito di Parma appunto come chitarrista. Il canto continuava ad essere un passatempo, ma accanto alla stanza dove si tenevano le mie lezioni di chitarra c'era quella di canto dove un giorno bussai e feci una breve audizione: l'anno successivo fui ammesso anche alla classe di canto.  
Furono anni molto intensi, lo strumento mi assorbiva per gran parte del giorno, poi studiavo canto, poi davo lezioni di chitarra per guadagnarmi due soldi, nei fine settimana suonavo nei locali: ho suonato e cantato di tutto ma continuavo a trovare amici che mi dicevano: “Sì, ma di lavoro cosa fai?" (ride...)
Qual è stato il rapporto con i tuoi insegnanti
Il rapporto coi miei insegnanti è sempre stato molto buono, basti pensare che ancora oggi, dopo molti anni continuo a vedermi ogni tanto con la stessa insegnante di sempre Fernanda Piccini a cui devo molto oltre ai tanti maestri di spartito come Andrea Severi, Marco Bargagna, Silvia Gasperini, Laura Pasqualetti. Anche a tutti questi devo qualcosa.

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Raccontami il tuo debutto sulle scene
Beh… i debutti sono stati diversi, ma forse quello a cui tengo con più affetto è uno stage lirico nel 1995 a Cortona dove cantai il ruolo di Pulcinella in Li sposi per accidenti di Domenico Cimarosa: è stata l'occasione dove veramente decisi che volevo fare questo mestiere, ma ci vollero ancora degli anni, tante audizioni, tanti viaggi, qualche altro debutto fino ad arrivare al Teatro Comunale di Firenze dove tutto cominciò sul serio con Uberto in La serva padrona di Pergolesi; poi ci fu l'Opera di Roma, Palermo e le prime uscite in Europa soprattutto in Francia. 
Parlaci di questa esperienza pesarese: Le si
ège de Corinthe
Debuttare al Rof quest'anno è stata una cosa che proprio non mi aspettavo. Non sono infatti uno specialista: a me piace cantare i ruoli più disparati, ma devo dire che Ernesto Palacio direttore artistico del festival non poteva trovarmi ruolo più adatto di questo. Ci conosciamo da quasi vent'anni e già avevo cantato nel suo festival a Lima in Guillaume Tell, e il ruolo Hiéros qui ne Le Siège , ideale per me sia vocalmente che scenicamente, mi è piaciuto da subito e ho cercato di farlo meglio che potevo: il pubblico lo ha apprezzato molto.
Un ruolo ambìto da te… e non ancora debuttato…
Un ruolo che mi piacerebbe molto fare è sicuramente il Don Quichotte di Jules Massenet.

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Ed ora un po’ di Carlo più intimo: oltre il canto e la musica?
Faccio abbastanza sport, la corsa è fondamentale per il fiato e per la salute mentale, ma la mia grande passione è lo stand up paddle, disciplina poco consona al canto, visto che esco in mare con la tavola in pieno inverno a prendere le onde; ma è una esperienza meravigliosa.
Tu sei buddista come me: come nasce questa tuo avvicinamento alla filosofia di Nichieren Daishonin?
Sì, certo… da più di venti anni sono membro della Soka Gakkai. Praticare il buddismo non vuol dire essere una persona speciale, perché tutto dipende da come metti in pratica gli insegnamenti. Io ho il mio carattere con il quale spesso ''discuto''... il buddismo è vita quotidiana, è saper riconoscere le grandi potenzialità e la sofferenza di chi hai davanti chiunque esso sia e qualunque stato sociale rappresenti.
Due domande che faccio spesso; la prima: che rapporto hai con la critica musicale?
Critica musicale; le ho avute belle, brutte, grasse, magre… sono tutte occasioni dove puoi metterti in discussione, dove metti alla prova la tua autostima: i cantanti vorrebbero leggere solo cose belle su loro stessi, è comprensibile, ma anche nelle critiche possiamo trovare qualcosa che può far comodo alla nostra crescita, basta saperlo individuare ed è una cosa che ho capito con gli anni.
La seconda domanda: a Parma in un Trovatore in cui interpretavi Fernando scrissi un articolo sulla regia di quella produzione; come vedi questo aspetto di “modernizzazione / decontestualizzazione / depredazione del libretto?
Ma senti, a me le regie moderne son sempre piaciute, ho cantato Oroveso della Norma di Bellini col cellulare all'orecchio, dentro un bunker bombardato dalla Nato e mi son divertito un casino. Fare regie moderne è difficile perché si è già visto un po' di tutto. Il problema semmai nasce quando la direzione musicale va in un senso e la regia in un altra, quindi direi che le cose funzionano se tra direttore d'orchestra e regista c è un progetto comune, un' intesa. 
Avviandoci verso la fine di questa piacevole chiacchierata ed anche del nostro viaggio vorrei chiederti ancora due cose. La prima: i tuoi prossimi impegni futuri?
Simone, dopo più di un mese e mezzo di Pesaro il mio prossimo impegno sarà quello di godermi le onde del mare di Castiglioncello…
La seconda: un desiderio che porti nel tuo cuore come essere umano
Un desiderio come essere umano… humm… spero che ci siano sempre più persone  che credano nel fatto che tutto viene da dentro se stessi e non da fuori.

Un grazie a Carlo Cigni per aver condiviso con me e con voi queste sue impressioni; personalmente lo  ricorderò come un piacevole compagno di viaggio, sperando di poterlo ascoltare presto in nuove produzioni.

Crediti fotografici: archivio personale del basso Carlo Cigni





Pubblicato il 15 Agosto 2017
Il baritono siciliano si racconta in questa conversazione parlandoci della sua vita a tutto tondo
Alaimo l'artista il marito il padre intervista di Simone Tomei

170815_AlaimoNicola_00_IntervistaPESARO - La mia incursione al ROF 2017 mi ha visto in compagnia del baritono Nicola Alaimo per completare un discorso iniziato alle idi di agosto proprio in previsione della mia presenza a Pesaro. Un momento di simpatico e ameno confronto  riflettendo su tanti aspetti della vita professionale e privata. Il risultato è questo che condivido con voi lettori con la speranza di farvi conoscere qualcosa di più di questo grande ed affermato artista.

Chi era Nicola prima di incontrare la musica?
Nicola è nato con la Musica... con una sorella già iscritta al Conservatorio, dapprima con violino, poi pianoforte e dopo ancora con lo studio del canto, con zio Simone che già debuttava, proprio nel 1978 nel Don Pasquale donizettiano al Teatro Fraschini di Pavia, con un altro zio, Vincenzo, Artista del Coro al San Carlo di Napoli prima e al Teatro alla Scala dopo e andato in pensione proprio il mese scorso, con nonna Anna che ha iniziato i propri figli (tutti maschi a cominciare dal mio papà, Onofrio, che purtroppo non c'è più da quasi 30 anni) alla musica operistica, musicalmente preparatissima con il pianoforte e l'organo e vocalmente un bel mezzo belcantista. Ho sempre respirato l'Opera in casa, i miei genitori la amavano anche se non la professavano o la praticavano attivamente andando a teatro spesso.
Da subito sono stato orientato verso questo mondo fatato del melodramma, anche se nella mia vita ho avuto ampiamente modo di fare tutte le cose comuni agli altri bambini: giocare con i miei cuginetti, giocare per strada con i miei amici di sempre, sporcarmi mani, piedi, scorticandomi le ginocchia a furia di cascare per terra nel terriccio, quando si giocava a palla e quando ai miei tempi, in famiglia ci si poteva permettere al massimo un bellissimo Super Santos.
Quando l’hai incontrata?
Andavo spessissimo dai nonni paterni e non appena mettevi piede in casa, ascoltavi nonna al pianoforte che suonava brani dal Faust, la Traviata, il Trovatore o semplicemente musicassette con i più grandi artisti del passato e del presente. I cantanti preferiti di nonno Nicola? Maria Callas e soprattutto Pippo di Stefano... come dargli torto?
Non un amore a prima vista, ma…
È un amore che è sbocciato naturalmente, perché naturalmente ci sono entrato e mi ha conquistato.
Ed il tuo primo approccio con il canto?
Sembrerà strano ma nel 1988 Massimo Ranieri vinse il Festival di Sanremo. Papà era morto da poco e il dolore che pervadeva casa Alaimo era troppo fresco anche solo per pensare di vedere la TV... io e Anna Rita (mia sorella) convincemmo mamma a distrarci un po', guardando il Festival... quella canzone, "Perdere l'amore" sembrava scritta apposta per farci sprofondare ancor di più nel baratro di una tristezza che non aveva fine, eppure ci conquistò: ci conquistò la canzone nella sua bellezza e ci conquistò l'interpretazione intensa che ne dava Massimo Ranieri, un artista meraviglioso che tuttora la famiglia Alaimo ammira e segue; qualche giorno dopo conoscevo quella canzone a memoria e fu allora, a 9 anni, che ci si accorse in casa della mia presenza vocale. La mia voce era già per sua natura "impostata", con timbro, vibrazione, estensione e, me lo si lasci passare, persino pathos.

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Naturalmente era una voce bianca, acerba ma già ben proiettata e fu lì che mamma decise di non mollare e mandarmi avanti con gli studi musicali.
Parlaci dei tuoi insegnanti 
Non basterebbe una enciclopedia intera: i miei zii, Simone Alaimo e Vittoria Mazzoni sono stati fondamentali per me, per il mio organo vocale, per la scelta del repertorio, per indirizzare il sottoscritto sulla giusta via prima di accettare ruoli rischiosi per la salute vocale e per tutto questo non ci saranno mai parole per ringraziarli adeguatamente.
Sì, è vero, la mia è stata da sempre una predisposizione naturale al canto, ma senza il dovuto perfezionamento, senza capire la meccanica della gola, delle corde, di quella che noi chiamiamo in gergo "tecnica vocale", non si può pretendere di durare almeno 40 anni con la propria vocalità senza mai scalfirla di un millimetro, così come è avvenuto a zio, grazie a maestri come Rodolfo Celletti, Ettore Campogalliani, Gina Cigna e le masterclasses indimenticabili con Giulietta Simionato e Maria Callas. La signora Giulietta Simionato, dopo il primo Concorso Callas, vinto da Simone Alaimo, insieme a Cecilia Gasdia, Nazareno Antinori, Annamaria Fichera e Carlo Desideri, disse a zio: "Giovanotto, va bene la simpatia e la naturale propensione del carattere di ognuno di noi, ma adesso è giunto il momento di darsi un po' di arie".
Di Maria Callas, lo zio mi diceva che nei suoi anni di Accademia al Teatro alla Scala, lei venne per pochi giorni a fare un master, parlò molto e catturò immediatamente l'attenzione di tutti i presenti, che ascoltavano in devoto silenzio, l'ultima ,forse,lvera diva del melodramma. Poco dopo, morì.
Quindi cosa vuol dire essere nipote di…
Vuol dire essere chiamato "Simone" da ormai 20 anni a questa parte... nelle interviste, dai colleghi, dai direttori, da tutti... tutti!. Una specie di incubo, sicuramente piacevole, ma un incubo. Scherzando dico sempre a zio: "Beh, se un giorno qualcuno ti chiamerà 'Nicola' vorrà dire che forse qualcosa di buono avrò seminato”. Ci scherziamo e soprattutto ci ridiamo sopra ormai da sempre. Sono contentissimo di potermi definire il suo erede diretto ed è bello pensare a questa continuità che da un po' di anni ormai, con la frequentazione dei teatri più importanti del mondo e nei ruoli principali, ha un peso assai più importante. Io amo zio Simone, è quello che ha raccolto la mia passione e che, dopo la morte di papà e insieme a mamma, l'ha forgiata e fatta diventare quello che è adesso.
Le emozioni del tuo debutto
Alle stelle. Avevo esattamente 18 anni suonati e dopo il Concorso "Di Stefano" a Trapani, mi ritrovavo per la prima volta in palcoscenico in una situazione assolutamente di prestigio, considerando le presenze, la critica, direttore, colleghi, orchestra, coro, regista... tutto un insieme di cose che mi hanno letteralmente conquistato e fatto capire che questo genere musicale non è poi così semplice da mettere su. Non basta solo avere la voce, ma bisogna saper cantare, essere attori in scena, dosare il proprio organo e diversi altri fattori. Fu un successo inaspettato ma era ancora presto. Per questo l'anno dopo entrai nel Coro del Teatro Massimo di Palermo, dove ho lavorato per 5 anni e al quale sono legato da ricordi indelebili, anche perché ormai da 25 anni ci lavora proprio mia sorella, Anna Rita, come Artista del Coro. Con lei e con altri fantastici colleghi ho condiviso tantissime e stupende esperienze.
Raccontaci una bella esperienza che porterai sempre dentro di te, anche se saranno sicuramente tante… la prima che ti viene dal cuore
Eravamo a Madrid, al Teatro Real, dove io debuttavo; la produzione era quel Don Pasquale con la regia di Andrea de Rosa che avevo già fatto nel 2006 al Ravenna Festival. Nel cast brillavano nomi come Dmitri Korchak, Sandra Pastrana, Mario Cassi e il maestro Riccardo Muti, che portava la "sua" Orchestra Cherubini... Durante la pausa di una prova d'insieme, il Maestro, davanti ai colleghi, alla direzione artistica del Teatro e davanti a diversi componenti dell'Orchestra mi disse: "Io non ho mai bisogno di darti gli attacchi, noi due ci capiamo al volo, siamo come fratelli." Poche e semplici parole che per me rappresentano il complimento più bello che abbia mai ricevuto in 20 anni di carriera, perché provengono da un pilastro della Musica.
L’incontro con Riccardo Muti cosa ti ha portato?
L'incontro con il maestro Muti mi ha portato tantissima consapevolezza: ogni incontro, ogni singola prova, soprattutto le sue straordinarie prove musicali, sono fonte di educazione e rispetto per ciò che è scritto sullo spartito, aggiungendo sempre il giusto significato ad ogni singola nota.
È stato fondamentale, per me, ma anche per chi ha avuto la grande fortuna di lavorare con lui, capire come approcciarsi ad uno spartito, come studiarlo e come approfondirlo; ogni volta è una lezione, è come andare all'Università, dove il professore espone il suo pensiero illuminante e illuminato e noi non possiamo che imparare e imparare ancora e sempre, da questa fonte infinita di sapienza. Non dico dove e quando, ma posso dire che rivedrò il Maestro; e questo, naturalmente, mi riempie di felicità

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Come affronti lo studio di un nuovo ruolo?
Il primo passo, fondamentale, è entrare in sintonia con la parte, con il personaggio, con la musica ad esso connessa. Credo sia importante, nella scelta del repertorio, farsi anche un po' guidare dal rapporto di affinità fra il cantante e la personalità di un ruolo che stai per affrontare o che stai decidendo se portare in scena o no.
Il secondo passo è il tempo: il tempo è il nostro miglior amico, devi necessariamente avere tempo per studiare, leggere, approfondire, "mettere in voce" musicalmente il ruolo. Un immenso personaggio come Falstaff, per approfondirlo come si deve, è entrato in Casa Alaimo parecchi anni fa e nonostante tutto il tempo trascorso e pur avendo interpretato Falstaff al Met o alla Scala (tanto per citare due teatri importantissimi) e pur avendo io vinto il Premio Abbiati per la mia interpretazione in questo personaggio grandioso, ogni volta sento di dover togliere o aggiungere qualcosa; come dice il mio Maestro o come dicono i migliori Maestri del mondo: non si finisce mai di studiare ed è verissimo. Chi si sente perfetto ha perso in partenza.
Qui al ROF debutti il difficile ruolo del Duca d’Ordow nel Torvaldo e Dorliska di Gioachino Rossini… parlaci di questa esperienza pesarese
Un'ennesima esperienza esaltante, ma stavolta molto più difficile. Quello del Duca è un personaggio impressionante, senza ombra di dubbio, ma senza ombra di dubbio è anche il ruolo rossiniano più difficile che io abbia mai affrontato, paragonabile solo ad Assur, se non più difficile. Una sfida che ho accettato dopo aver letto attentamente lo spartito insieme ad Ernesto Palacio: lui ha creduto in me e insieme a Franco Mariotti non ha esitato un attimo ad affidarmi questo incarico così arduo.
"Sei una delle colonne del ROF”. Ecco, questo, insieme a quello del maestro Muti, è un altro complimento che serberò nel cuore per sempre. Per il resto, un mese di prove intense, in un'atmosfera ideale di tranquillità, di risate, di complicità fra colleghi.
Qui ho incontrato un maestro, Francesco Lanzillotta, che per me è una scoperta... una bacchetta di indiscutibile valore, che farà sicuramente una meravigliosa carriera nei più importanti teatri del mondo, un gesto straordinario, un feeling fra buca e palcoscenico di rara perfezione.
Poi c'è la produzione del regista Mario Martone. Cosa dire? Io adoro Mario in tutto ciò che fa: mettere in scena La cena delle beffe ideata da lui, alla Scala, è stata una delle esperienze più belle della mia carriera e anche in Torvaldo egli riesce a tratteggiare, con lavoro certosino e con la complicità della sua fantastica ed instancabile assistente, Daniela Schiavone, ogni personaggio nella propria perfetta collocazione.
Doveroso è citare anche l'ottima prestazione del Coro del Teatro la Fortuna di Fano brillantemente preparato dalla sapienza del M° Mirca Rosciani.
Il Duca è isterico, è malato di protagonismo, ha il potere e lo usa malissimo, tratta i suoi servi come carta straccia e infatti è odiato da tutti, ma è anche realmente innamorato di Dorliska e disperato, non riuscendo a conquistarla, usa proprio quel potere per possederla; l'intento però fallisce, anche e soprattutto per la rivolta dei suoi sudditi e della gente del luogo. Un personaggio complesso, il vero protagonista dell'opera, un misto fra Scarpia e Conte di Luna, con tanta coloratura, con molto legato, con invettive degne del più pieno romanticismo e guidato da una musica, quella di Rossini, che impressiona per bellezza e perfezione nell'armonia.
Nel Torvaldo, che è un'opera del 1815, cioè quando Giuseppe Verdi aveva appena due anni, potremo trovare estratti chiari, chiarissimi, da "La Forza del Destino", "Rigoletto", "il Barbiere di Siviglia", "Cenerentola", "La Gazzetta" etc etc ; tutte opere e grandi capolavori che sono arrivati dopo la prima rappresentazione di questo, per me, capolavoro del genio pesarese.

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Ormai vivi a Pesaro da un po’ di anni… cosa vuol dire aver lasciato la tua Sicilia
Vuol dire aver lasciato soprattutto gli affetti più cari: mamma, mia sorella, mia nipote, gli amici intimi, il sole, il mare, il cibo unico e la vita sicuramente molto più economica. Pesaro non fa sconti ma si vive benissimo e tutto funziona. Quella di vivere in centro Italia è stata una scelta non facile, ma sono contento di averla fatta anche per un fatto di comodità per quanto riguarda i miei spostamenti. Sofia e Marilena – le mie due figlie - frequentano un'ottima scuola, conosciamo ormai tanta gente e siamo molto stimati in città.
Pesaro non solo per il suo Festival, ma anche come città dove la qualità della vita è esaltata dalla cordialità dei suoi abitanti, dal loro buon umore e da una guida amministrativa pressoché perfetta, senza sbavature; è una città da vivere intensamente non solo in estate, ma a 360 gradi anche nelle altre stagioni perché non ci si annoia mai.
Chi è Nicola Alaimo senza lo spartito in mano?
Un uomo pieno di ansie, aspettative, ambizioni, speranze... la speranza è sempre l'ultima a morire e l'esperienza mi dice che non bisogna mai mollare, anche e soprattutto quando pensi che non vi sia più niente da fare. Nella vita sono una persona semplicissima, amo stare a casa, che è la vera vacanza dopo tanto peregrinare, amo giocare con le mie meravigliose creature, coccolare mia moglie, stare comodamente seduto sul divano a guardare un bel film, leggere libri di storia o di letteratura dei grandi del passato, dare sempre un'occhiata alla Divina Commedia del sommo poeta Dante, spulciando da un librone istoriato appartenuto al mio nonno materno, Angelo, con disegni letteralmente realistici e unici di Renato Guttuso: una vera e propria reliquia per me; poi amo cimentarmi al pianoforte, anche se non ho conseguito il diploma e fermandomi al quinto anno, ho amato e adoro tuttora questo strumento che, insieme al violoncello con il suo suono caldo, baritonale, rappresenta il mio favorito.
Una domanda libera a testo libero per dirci tutto ciò che vuoi del Nicola uomo
Beh... io sono nato il 5 ottobre di 38 anni fa, sono della bilancia, un segno che può essere anche difficile da interpretare. Il mio è un carattere, tutto sommato, introverso. Sono apparentemente esuberante, ma in realtà muoio di timidezza e i complimenti diretti, per esempio, mi imbarazzano da morire; fra l'altro sono uno che non ama nemmeno farli i complimenti, ma non per invidie malcelate o altro, semplicemente perché non sono il tipo di persona che va da qualcuno e comincia ad elogiare questo o quel pregio, non saprei per quale reale motivo… forse perché, evidentemente, non amo molto le smancerie.
Però mi commuovo; sì, mi commuovo spessissimo e sono di lacrime facili. Mi emoziono, quando ascolto un collega o una collega che mi sta regalando qualcosa di bello, potrei anche piangere davanti a tutti e non provare vergogna per questo: mi è successo, per esempio, a Berlino con il Simon Boccanegra interpretato da Placido Domingo. Domingo non è un baritono, non lo sarà mai e questo è evidente, ma il personaggio che ha creato, la sua statura sopra il palcoscenico e tutta la scena della morte hanno letteralmente inchiodato alle poltrone un'intera platea e quanti fazzoletti vedevo asciugare le lacrime che copiosamente scendevano per un'interpretazione degna di un Grande Leone.

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E cosa ci dici di Nicola, marito e papà?
Sono semplicemente un uomo, un marito, un papà fortunato. Ho incontrato Silvia sul mio cammino, ormai dieci anni fa ed il nostro è stato il classico colpo di fulmine, anche se ho dovuto corteggiarla un bel pezzo per ricevere il primo bacio... il primo bacio, davanti ad un mare stupendo, quello della mia terra, la Sicilia.... istanti che non potrò mai dimenticare.
Come papà, soffro molto la lontananza, il distacco, gli abbracci, le coccole, i baci e i giochi; sono un papà che sente il bisogno di tutto questo, perché Sofia e Marilena sono il mio ossigeno quotidiano senza il quale sarei nessuno. Per questo ringrazio la tecnologia e chi ha inventato Skype, FaceTime e altre corbellerie geniali del genere, anche se un abbraccio e un bacio dato dal vivo è ben altra cosa.
E poi per tornare alla musica… C’è lui… Frank Sinatra. Dove nasce questo tuo amore?
Ah beh... un amore che viene dai nonni, dai miei genitori, dal passato insomma. Sinatra ha interpretato una cosa come circa 2200 canzoni. Era impossibile ascoltarle tutte, ma insieme al maestro Pasquale Corrado ne abbiamo scelte 18, per portare a termine un progetto che è andato in porto grazie al Presidente dell'Orchestra Sinfonica Rossini, Saul Salucci, il quale ha voluto esaudire questo mio desiderio forse un po' folle, un po' azzardato, ma ardentemente voluto.
L'Orchestra Rossini è un'Orchestra formidabile, formata da fantastici professori, ormai abituati sia all'Opera che ad altro genere di musica, anche se naturalmente predilige la Classica, un'Orchestra magistrale che non esita mai a mettersi in gioco. Così è nato il 'Progetto Sinatra' e speriamo di portarlo avanti ancora per tanto tempo. Sinatra è perfetto per le mie corde, lui era indubbiamente un baritono, quindi tutto quello che è stato eseguito, è stato fatto in tonalità originale. Mi sono divertito come un matto e rifarei tutto domani.
Proprio in merito a questa esperienza devo fare un solenne ringraziamento speciale a mia cugina Annamaria Alaimo, che mi ha aiutato con la lingua americana; lei è stata davvero preziosa, perché vivendo per parecchi anni a Brooklyn, conosce la pronuncia esattamente come l'italiano.
Recentemente hai tenuto una serie di concerti proprio con tua moglie come partner: raccontaci questa esperienza
Ho conosciuto Silvia esattamente nell'agosto 2007; un amico in comune, il caro Pippo Zaccone ci ha fatti conoscere, perché si organizzavano dei concerti alla bellissima Corte Malatestiana di Fano.
In luglio di quell'anno io cantavo il mio primo e soprattutto ultimo Escamillo (per ovvie ragioni fisiche e vocali, ma soprattutto perché è un ruolo che detesto) al San Carlo di Napoli e Pippo mi disse di mettermi in contatto con il soprano Silvia Tortolani, che avrebbe cantato con me in questi concerti con l'OSR.
Io cosa feci? Mandai un sms alla signorina, un messaggio che recitava una cosa del genere: "Sono impegnato a Napoli, chiamami dalle... alle..." (ride) e figuriamoci la reazione sua qual è stata: "Ma questo chi si crede di essere? Figurati se lo chiamo”.
Così non ci fu nessuna telefonata e in agosto, quando arrivai a Fano, Pippo mi disse che la sera non ci sarebbe stata nessuna prova e che potevamo andare a cenare… dove? In casa di Silvia... dico: "Ok. Perché no." e quindi da Fano ci facciamo strada verso Ancona, appuntamento in una stazione di servizio per poi fare strada insieme; io, Pippo e il mio agente di allora, Gioacchino Fantaci (nipote di Pietro Ballo) arriviamo per primi e aspettiamo una decina di minuti, perché si sa, le donne si fanno sempre attendere; quando improvvisamente spunta una Opel Astra Coupè nerissima, lucidissima e pulitissima e ne esce fuori una visione: mi sembrava di aver visto la Madonna. Rimasi folgorato, acchiappato alla rete, basito da tanta bellezza, da tanta eleganza, da quegli occhi belli come il sole, esterrefatto da un modo di fare e di esporsi così spontaneo ma al contempo misurato, educato, intelligente e mai volgare; ero letteralmente rapito da quella donna e la prima cosa che ho sussurrato al mio agente fu: "Costei sarà mia moglie, un giorno..." Da lì è nato, piano piano, il nostro rapporto, fondato anche sul lavoro, visto che Silvia è un ottimo soprano che ha iniziato con la Musica Pop. Grazie a lei ogni tanto sono riuscito a "sconfinare" in un repertorio un po' desueto per me, io che canto l'opera ormai da 20 anni ed è grazie a lei che questi concerti dedicati a Sinatra hanno avuto tutto questo successo. Conoscendo infatti benissimo il Mondo Pop, mi ha consigliato, mi ha anche riso in faccia, mi ha letteralmente preso in giro facendosi grasse risate, per poi indirizzarmi a dovere, come un buon maestro con il proprio allievo, verso il giusto modo di interpretare questo genere. Silvia è una moglie meravigliosa, una mamma unica e una donna straordinaria, per non parlare di ciò che riesce a creare in cucina. Non basta una semplice intervista e ci vorrebbe un libro intero per raccontare la complicità di questi primi 10 anni passati al suo fianco. Sì, sono indubbiamente un uomo fortunato o forse lo siamo entrambi.

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Tornando al tuo mondo lavorativo... che rapporto hai con la critica musicale?
Direi abbastanza buono. Certo, se leggo una critica negativa nei miei riguardi, non è che faccia i salti di gioia, s'intende, però cerco di cogliere una verità, se c'è, qualcosa che evidentemente non ho fatto così bene e ne prendo atto; certo, quando il NYT espresse la propria delusione per il mio Falstaff al Met, non è stato un bel momento, ma ho capito ormai da 20 anni che non si può piacere a tutti e che noi artisti non siamo macchine. Quindi, va bene così; sempre sul Falstaff, quello del mio debutto a Pisa, su una notissima rivista Italiana che parla del nostro ambiente, fui massacrato e adesso sono uno dei Falstaff di riferimento nel mondo, ho studiato bene io o hanno visto male loro? Al presente e ai posteri l'ardua sentenza.
Hai mai avuto qualche esperienza “…”; metti tu l’aggettivo da raccontare?
"Bizzarra", diciamo?
Vada per il bizzarro.
Ero al Met di New York, cantavo il ruolo di Taddeo nell' Italiana in Algeri di Rossini, parliamo di qualche mese fa. Era il giorno dell'ultima recita e il giorno dopo sarei partito alla volta di Chicago per una nuova ed esaltante avventura, Sancho nel Don Quichotte di Massenet al fianco di un monumentale Ferruccio Furlanetto.
Era, quindi, il giorno dell'ultima recita al Met e come spesso accade in quel magnifico teatro, vi era una matinée, Guillaume Tell e in serata la citata Italiana in Algeri.
Intorno alle 18.00, quando cioè mi stavo preparando per uscire e andare in teatro per il consueto ripasso, i vocalizzi e poi trucco e parrucca, mi chiama John Fisher in persona, chiedendomi a bruciapelo e in perfetto italiano: "Nicola, dove sei?" Giuro che per un attimo mi si è gelato il sangue, perché dal tono della voce era evidente che c'era qualcosa di brutto nell'aria. Rispondo: "Sono a casa, John, sto per scendere per arrivare in Teatro" e lui: "Non ti muovere da casa." A quel punto ero letteralmente terrorizzato e John, ancora: "Durante l'intervallo fra il terzo e il quarto atto del Tell, un signore ha sparso della polvere bianca in buca e sul podio, quindi sono scattati subito i sistemi di sicurezza, il pubblico è stato evacuato e ancora la polizia sta cercando di capire di cosa si tratta, sospettiamo sia antrace, quindi ti chiedo di stare a casa, fino a quando non ci diranno che potrà andare in scena Italiana in Algeri, stasera. Intanto la recita di Tell è stata sospesa. Stai a casa, mi raccomando, mi faccio vivo io".
Mi guardai allo specchio: credo di avervi visto un volto pallido che più pallido non si può, ero letteralmente terrorizzato. In un periodo come questo, ormai, ogni gesto inconsulto viene visto come un attacco, soprattutto se ti trovi a New York, dove qualche giorno prima un pazzo aveva fatto scoppiare una bomba rudimentale nel quartiere Chelsie.
Insomma, la recita sarebbe dovuta cominciare alle 20.00 e prima di riattaccare, John mi disse che indubbiamente la recita sarebbe cominciata con almeno un'ora di ritardo, salvo poi richiamarmi e dirmi: "Nicola, mi dispiace, il lavoro della polizia durerà almeno tutta la notte, la recita è cancellata. a nome del teatro, chiedo scusa, ma è causa di forza maggiore, capisci bene."
In quel momento non sapevo se sentirmi sollevato o spaventato. Dentro di me pensavo a mia moglie, le mie bambine e guardando fuori dalla finestra di un bellissimo appartamento al 36º piano che si affacciava sui grattacieli di NY, ho pensato a quanto possa essere sacra la vita al fianco della propria famiglia e godersi proprio quegli istanti, quegli attimi, quei momenti che ci sembrano così normali, facendoli diventare un capolavoro ogni volta. Alla fine, comunque, si scoprì che fu il gesto di un melomane, che volendo fare un tributo al suo Maestro/Amico, ha voluto "solamente" spargere le sue ceneri in Teatro: non aggiungo altro.

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E il tuo rapporto con i colleghi?
Generalmente ottimo. Prediligo i colleghi che abbiano veramente voglia di lavorare e fare un vero gioco di squadra perché se è vero che l'unione fa la forza, un cast affiatato non potrà che avere quella marcia in più per il buon esito dello spettacolo. Non so se sono più odiato o stimato, ma sicuramente cerco di fare sempre al meglio il mio lavoro e quando posso dire la mia, lo faccio senza tirarmi indietro ma sempre con educazione e rispetto verso tutti.

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Siccome il pranzo è quasi pronto, forse “convien qui dirci addio” non prima che tu ci abbia parlato dei futuri impegni artistici.
Molti impegni, ma anche un po' di meritatissimo riposo. Dopo il ROF starò un mese in Sicilia, da mamma, con Silvia e le bimbe. Loro ripartiranno a metà settembre, perché la scuola comincia per tutti; io no. Rimarrò a Palermo, poiché comincio le prove di Adriana Lecouvreur, dove debutterò nel ruolo di Michonnet, diretto per la prima volta dal Mº Daniel Oren; poi sarà la volta del mio amato Dandini in La Cenerentola all'Opèra di Montecarlo, al fianco di una super star come Cecilia Bartoli, una recita di gala di La Traviata (Giorgio Germont) a Karlsruhe e quindi, nel frattempo, cominceranno le prove di un altro bellissimo debutto, per me: Marcello in La bohème di Puccini, al Comunale di Bologna, diretto dal grande maestro Michele Mariotti. Il 2018 mi vedrà ancora nei panni di Falstaff con la Budapest Orchestra diretta da Ivan Fischer, che andrà in tournée a Hong Kong; quindi sarà la volta di I Masnadieri ancora all'Opera di Montecarlo, diretta da Daniele Callegari, Don Pasquale, nel title-role allo Staatsoper di Vienna al fianco del grande Javier Camarena, Il Pirata (Ernesto) al Teatro alla Scala, diretto dal caro maestro Riccardo Frizza, quindi La Traviata subito dopo a Toulouse e sarò Paolo Albiani all'Opera di Parigi, nel Simon Boccanegra al fianco di nomi come Ludovic Tezier e Maria Agresta, diretto dal maestro Philipp Jordan.
Aprirò invece il 2019 sempre con Falstaff all'Opera di Montecarlo, ruolo che ormai è entrato nelle mie vene e che interpreterò subito dopo al Teatro Real di Madrid; sarò nuovamente Guillaume Tell a Orange e subito dopo a Lyon diretto dal Maestro Daniele Rustioni e debutterò nel ruolo di Don Magnifico al Nederlandse Opera di Amsterdam, diretto sempre dal Maestro Rustioni. C’è spazio ancora per sorprese abbastanza eclatanti, ma al momento non si possono svelare: diciamo che per il momento va bene così e... buon pranzo a tutti.

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Il mio grazie unito a quello della Redazione al baritono Simone Alaimo... ops! Nicola, che con molta semplicità, con la voglia di narrarsi e di mettersi in gioco ci ha donato questo suo racconto di vita, schietto e sincero come sincera  e genuina è la sua spontaneità nel donarsi al suo pubblico e ai suon fans... ed ora davvero Buon Pranzo a noi.

Crediti fotografici: Alain Hanel (Monte-Carlo), Amati Bacciardi (Pesaro) e archivio personale del baritono Nicola Alaimo





Pubblicato il 12 Agosto 2017
Conversazione con il mezzosoprano Raffaella Lupinacci
Il canto: l'amore della mia vita intervista di Simone Tomei

170812_Rm_00_RaffaellaLupinacci_phVictorSantiagoROMA - Il ROF 2017 è già partito, ma la mia discesa a Pesaro sarà per la settimana prossima. In vista di quella trasferta nella città del Cigno voglio farvi partecipi di alcuni incontri con artisti di questo XXXVIII Festival; il primo incontro non “de visu”, bensì telefonico l’ho avuto con il mezzosoprano calabrese Raffaella Lupinacci che ci ha raccontato un po’ di sé. Vi faccio quindi dono di questa lettura che ritengo molto interessante e piacevole con la prospettiva di potermi incontrare di persona con questa straordinaria artista durante le mie giornate pesaresi per un confronto reale e magari per gustare assieme un buon caffè. Prossimamente, ma non troppo oltre, altri due piacevoli incontri già concordati che troveranno compimento nei prossimi giorni.
Parlaci della tua adolescenza, di Raffaella prima della musica
Sono nata e cresciuta in un paese della Calabria, Acri, in provincia di Cosenza; cittadina alla quale sono molto affezionata e nella quale ritorno appena ho qualche giorno di relax. Ho trascorso gran parte della mia adolescenza con i quattro nonni che considero i miei secondi genitori. Loro sono stati i miei migliori compagni di giochi, mi hanno insegnato a godere della natura, che la mia terra offre con grande generosità, e della semplicità delle piccolo cose. Il mio modo di percepire gli odori, i colori, lo sguardo di chi mi circonda è fortemente “condizionato” dalla mia fase adolescenziale. È un periodo della mia vita che ricordo con grande nostalgia.
Quando nasce la tua passione per la musica e per il canto?
La passione per la musica, in generale, è stata sempre sostenuta e stimolata dai miei familiari. All'età di sei anni ho iniziato a studiare pianoforte, ma il mio grande amore era il canto. Come spesso accade, mi sono avvicinata al canto frequentando il coro polifonico della mia città e facendo parte del gruppo musicale della mitica “Hello Music” di Acri, Accademia nella quale ho trascorso tanti pomeriggi piacevoli della mia adolescenza. Quello che all’inizio era un gioco piano piano è incominciato a diventare un percorso più serio e impegnativo.
Che percorso di studi hai fatto?
All’età di 15 anni ho fatto l’esame di ammissione al Conservatorio "Stanislao Giacomantonio" di Cosenza, iniziando, così, il mio percorso di studi in canto lirico, che ho concluso a 21 anni. Sono stati anni belli, ma di grande sacrificio, anche per chi mi ha sostenuto in questo viaggio.
Parallelamente allo studio del canto in Conservatorio ho frequentato il Liceo classico del mio Paese e ho conseguito la Laurea magistrale in Lingue e Letterature Straniere presso l’ Università della Calabria.
Quando ho compiuto i 25 anni, immediatamente dopo la Laurea in Lingue, ho deciso di lasciare la mia terra e seguire la carriera del canto. Questa scelta non è stata affatto facile in termini affettivi e mi ha costretta a diventare più forte e indipendente nell’affrontare il mio percorso di vita...

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Poi...?
Poi mi sono trasferita a Roma, città che mi ha insegnato ad essere meno dura con me stessa e a vivere quello che mi circonda con il necessario impegno, ma anche con quel pizzico di leggerezza, che consente di affrontare nel giusto modo le incognite a cui si va incontro.
Ma la vera svolta quando c’è stata?
La “svolta”, dal punto di vista professionale è avvenuta grazie a tre persone: la cara conterranea musicista Raffaella Murdolo - attuale Artistic Administrator della Royal Opera House di Muscat - che dopo avermi sentita cantare in giovane età a casa di amici comuni,  mi ha presentata al M° Cordeiro Opa, diventato poi la mia insostituibile e inseparabile guida tecnica, ed al compianto M° Alberto Zedda.
Parlaci di questo incontro con il grande M° Zedda
L’incontro con il maestro Zedda avviene nel 2012. Fu l'anno del mio debutto nell’opera Il viaggio a Reims di Gioachino Rossini, nel ruolo di Melibea a Pesaro nella prestigiosa Accademia Rossiniana. Tantissimi sono i ricordi legati al Maestro: per quanto mi riguarda è stato un Maestro di vita oltre che di studio, per la sua grande professionalità e la sua grande passione per la musica, in particolare quella rossiniana. Ho avuto la fortuna di lavorare con lui diverse volte, dopo l’esperienza dell’Accademia, e di tornare al ROF per quattro anni di seguito e questo è il quinto. Con i suoi modi, a volte anche bruschi e sempre diretti, mi ha spronata in diverse circostanze a lottare e mi ha stimolata a meglio definire la mia personalità, non solo sotto l’aspetto artistico.
Le emozioni del tuo debutto?
Il vero brivido del debutto l’ho provato a Pesaro all’Accademia Rossiniana 2012; interpretavo il ruolo di Melibea: il cuore in gola, la paura di sbagliare, ripassare continuamente la parte nella testa fino ai pochi minuti prima di mettere piede in palcoscenico, tutto questo controllato dal desiderio di essere lì e dalla voglia di dimostrare a te stessa in primis e poi a chi ha creduto in te e a chi non ha creduto in te, che ce la puoi fare. Quello che mi ripeto sempre prima di entrare in scena è “occupati invece di preoccuparti”.
Come affronti lo studio di un nuovo ruolo?
Leggo il più possibile quanto è stato scritto sul personaggio e sull’opera che devo interpretare.
Leggo il libretto, mi confronto con l’interpretazione di altri grandi artisti, quindi faccio una prima lettura musicale da sola e, subito dopo, studio con il pianista e il maestro di tecnica, per procedere, contestualmente, con il lavoro di memoria. Durante questi anni ho imparato che bisogna avvicinarsi a qualsiasi ruolo con grande umiltà e professionalità: ogni battuta dello spartito va studiata in tutte le sue sfaccettature e sfumature.
Molto spesso interpreti ruoli “en-travesti”, è difficile per una ragazza bella come te immedesimarsi in una mentalità maschile?
Intanto, grazie del complimento. In realtà, credo che sia presente un lato “maschile” nel mio carattere, che mi consente di essere tranquillamente a mio agio; di conseguenza affronto questi ruoli con naturalezza ed entro nella parte con grande facilità. In fondo, il vero fascino di questo lavoro risiede anche nella magia di potersi trasformare in altro, diventando parte della finzione rappresentata sul palco. La recitazione e l’esecuzione del ruolo, quando non è solo espressione di competenze tecniche, consente di scavare in quelle che sono le tante sfaccettature della nostra personalità, prenderne consapevolezza ed esternarle sulla scena.
Visto che tra poco debutterai a Pesaro nel Torvaldo e Dorliska di Gioachino Rossini mi piacerebbe che ci facessi partecipi di questa tua esperienza
Lavorare a Pesaro è sempre un gran piacere, oltre che un onore, perché si ha la possibilità di lavorare con colleghi, registi e direttori di enorme prestigio. Pesaro è stato ed è il punto di partenza di tantissimi artisti, ma è anche il punto di arrivo. Per un artista affermato, affrontare Pesaro significa confrontarsi con un pubblico e un mondo professionale estremamente esigente. In questa produzione si è stabilita da subito una grande armonia e serenità. Il cast è di altissimo livello artistico e umano e il maestro Francesco Lanzillotta è un direttore di eccezionale sensibilità musicale e grande garbo. La raffinata ed elegante regia di Mario Martone, con il quale ho avuto la fortuna di lavorare nel 2014, sempre al Rof nell’Aureliano in Palmira, è sempre un’occasione straordinaria per crescere e vivere con intensità l’Opera e il ruolo. Dal punto di vista professionale, è stimolante e motivo di grande crescita lavorare con lui e con il suo braccio destro, Daniela Schiavone.

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Un ruolo che porti nel cuore e un ruolo che vorresti debuttare
Il ruolo al quale sono molto affezionata è Donna Elvira del Don Giovanni di Mozart. Mi coinvolge tantissimo perché dà spazio, oltre che alle mie doti vocali, alla manifestazione ed espressione della mia personalità.
Diversi sono i ruoli che vorrei debuttare e sono spesso legati al momento di maturazione, sia artistica in generale, che vocale. Sono perfettamente consapevole della necessaria gradualità nell’evoluzione del mio percorso professionale ed artistico. Ritengo, finora, di aver seguito un itinerario corretto per poter affrontare i ruoli da mezzosoprano più impegnativi, ma sempre coerenti con lo stato della mia vocalità. Per quanto riguarda Rossini, la mia aspettativa è quella di cimentarmi nei grandi ruoli Colbran: vedremo il futuro cosa mi riserva.
Rapporto con la critica musicale?
Ho un rapporto sereno con la critica. Leggo, ovviamente, con piacere le tante note positive, ma rifletto con attenzione anche sui rilievi che mi vengono mossi. Quando i “giudizi” vengono espressi da esperti dotati di grande sensibilità e professionalità, diventano occasione di confronto e riflessione per migliorarsi. Il percorso di un artista non è mai definitivo: c’è sempre opportunità di crescere e le critiche, anche quelle negative, se costruttive, vanno accettate nel giusto modo, per farne tesoro. Le critiche negative, senza fondamento e con finalità esclusivamente distruttive vanno lette con sufficienza e poi ignorate.
Quali sono i tuoi prossimi impegni lavorativi?
Sarò Neris nella Medea di Cherubini al Festival di Wexford. Sono molto felice di debuttare Romeo in I Capuleti e i Montecchi di Bellini, a Lisbona; poi ancora concerto di "Gala Rossiniano" a Minorca, Don Giovanni al Comunale di Bologna e tanti altri ancora in via di definizione.
E per salutarci… un sogno nel cassetto o un desiderio, non necessariamente professionale, per il futuro.
Vedermi realizzata sotto il profilo artistico e personale. Sul piano personale cerco di mantenere il mio equilibrio in coerenza coi valori che sono alla base della mia vita: la famiglia, il rispetto degli altri, una vita di relazione positiva, i sentimenti nella giusta dimensione. L'impegno artistico assorbe la parte più consistente dei miei interessi attuali. L'obiettivo è quello di dare spazio alle mie potenzialità. Il canto lirico è per me ragione di vita, non solo per la ricerca del successo, ma soprattutto per dare spazio al desiderio di raggiungere risultati di eccellenza. Perciò, il sogno nel cassetto è quello di essere una persona serena e affermata nel settore di mio interesse.

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Ringrazio di cuore Raffaella Lupinacci per questo incontro dove, credo, abbiamo potuto conoscere qualcosa di più di una grande professionista che con umiltà e dedizione, cresce giorno dopo giorno, mettendo in evidenza sempre più una grande maturità artistica ed umana.

Crediti fotografici: Victor Santiago photographer; e archivio personale di Raffaella Lupinacci





Pubblicato il 30 Luglio 2017
Conversazione con il soprano Donata D'Annunzio Lombardi ed il tenore Leonardo Caimi
Arte amore e vita di due Artisti intervista di Simone Tomei

170730_Speciale_50_LeonardoCaimiDonataDAnnunzioLombardiTORRE DEL LAGO (LU) - L'idea di pubblicare un'intervista al soprano Donata D'Annunzio Lombardi nacque allorché, lo scorso settembre, accettai piacevolmente l'invito alla Masterclass DaltroCanto tenuto dalla stessa Donata ad Ortona proprio nella città natia di Francesco Paolo Tosti; le vicende della vita e i numerosi reciproci impegni non hanno permesso che questo progetto andasse in porto nell'immediato, ma ritrovarla proprio nella mia terra e nella terra di Giacomo Puccini per il Festival di Torre del Lago dedicato al compositore ha fatto sì che questa magia si ricreasse; magia generata ed arricchita da una piacevole aggiunta proprio perché, qui sulle sponde del lago tanto care a Puccini, la D'Annunzio Lombardi sarà protagonista assieme al suo compagno, il tenore Leonardo Caimi, in La Rondine; quale migliore occasione per raddoppiare un colloquio conoscendo più da vicino questi due meravigliosi artisti? E così è stato: con la complicità di una serata estiva, in compagnia di buon cibo e buon vino ho fatto una doppia intervista e ho raccolto queste impressioni che voglio condividere con voi.
Ho scelto di non riportare i loro curricula perché avrete sicuramente modo di reperirli in rete ed anche per il fatto che molte cose ce le racconteranno direttamente loro in questo ameno parlare.

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 L'ARTE

Visto che è la prima volta che pubblico una vostra intervista sulla testata per cui scrivo vorrei che ci parlaste un po' del vostro inizio con l'arte del canto e più in generale con la musica.

Donata
Ho avuto fin dall'infanzia due grandi passioni: il Balletto Classico e L'Opera Lirica. Ho ricevuto dalla mia famiglia un'educazione artistica; voglio dire che ho avuto la possibilità di respirare l'atmosfera teatrale in età precoce e questo "imprinting" lo considero ancora oggi una grande fortuna. Avevo infatti poco più di tre anni quando, vedendo per la prima volta La Bohème di Puccini al Teatro dell'Opera Roma, rimasi incollata con gli occhi e con l'anima sul palcoscenico fino alla chiusura del sipario. Quella sera, ascoltando per la prima volta la musica di Puccini e soprattutto gli accordi strazianti della morte di Mimì, mi emozionai a tale punto che incominciai ad assillare i miei genitori affinché mi portassero ancora a sentire e vedere La Bohème. Divertiti e esasperati per la mia insistenza, i miei mi regalarono allora l'edizione "sublime" con la Callas, Di Stefano, la Moffo e Panerai che ascoltavo praticamente sempre. Così piccola, mettevo e toglievo il disco sul giradischi centinaia di volte, quindi, incominciai ad impararla a memoria e a duettare sia con Di Stefano che con Panerai, innamorandomi perdutamente sia dell'elegante, civettuola e sensuale Moffo, sia della struggente, profondissima e malinconica Maria Callas. La vita mi preannunciava un grande dono: dopo venti anni da quei giorni, debuttai proprio in questa intramontabile Opera, come Musetta, ruolo che ho poi cantato in moltissimi teatri, in seguito alla vincita del Concorso Mattia Battistini sotto la direzione di Maurizio Rinaldi, con la regia di Franca Valeri, lo stesso direttore di quella Bohème che avevo visto 20 anni prima. E poco dopo ho conosciuto personalmente sia Di Stefano che Panerai, una gioia infinita.
Rolando Panerai, oltre alla statura ciclopica della sua arte, è una delle persone a cui voglio più bene; ho avuto l'onore e l'immensa fortuna di iniziare con lui una intensa collaborazione didattica che abbiamo chiamato insieme a Leonardo ed Isabella Crisante: Stage DaltroCanto.
Che dire dell'inossidabile Rolando? Ogni volta mi stupisco della sua immensa voce, della consapevolezza e della sua continua ricerca e curiosità, unita ad una estrema umiltà e generosità, oltre che a un incredibile senso dell'umorismo.
Uno di quei cantanti, per i quali il tempo pur trascorrendo, non passa mai. Roland Barthes diceva che la differenza tra un fanciullo e una persona adulta risiede nell'essere curiosi o meno.
Rolando è ancora un giovane dalla mente intrepida, piena di tensione del desiderio nei riguardi della voce e non solo. Tutte le ragazze dei nostri stage lo amano profondamente.
Tornando al mio debutto: direi che quella prima recita per diverse ragioni, fu rivelatrice di un grande disegno esistenziale affinché si dispiegasse naturalmente la mia immensa passione per l'Opera Lirica.
E la danza?
La danza classica che ho studiato nella scuola di Liliana Cosi e Marinel Stefanescu, mi ha insegnato molto: innanzitutto una profonda sinergia tra le percezioni mentali e le sensazioni fisiche. Grazie alla danza ho imparato ad essere una cantante consapevole. La danza ti indica, oltre l'eleganza del portamento, l'equilibrio tra le forze muscolari. Questo, credo, sia la sua più preziosa caratteristica.

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Leonardo
La mia formazione è da strumentista, clarinettista per la precisione. Sono cresciuto in una famiglia in cui la musica è sempre stata molto presente: un mio bisnonno suonava il Flicorno baritono (il bombardino) nella banda del paese, mia nonna materna era un soprano che a quanto dicono avrebbe potuto fare carriera, ma poi la guerra glielo impedì: riuscì però ad evitare di lavare i panni al fiume. Mi spiego: pare che pur di farla cantare, le donne del paese le promettevano di occuparsi dei suoi indumenti da lavare. Andava con loro al fiume e, mentre le altre signore le lavavano anche i suoi panni, mia nonna cantava le arie di Violetta o Gilda, o l’Ave Maria di Gounod. Era un tipo incredibile. Non dimenticherò mai il suo volto quando mi sentì cantare per la prima volta.  Anche nella famiglia di mio padre la musica ha un ruolo importante, in particolare la chitarra è lo strumento di famiglia.
Io invece ebbi la fortuna di avere un ottimo professore di musica alle scuole medie, il prof. Domenico Rotella, clarinettista, direttore della banda del paese. Fu capace di far innamorare della musica e persino del solfeggio un ragazzino di quell’età. Mi preparò per il concorso nazionale di flauto e clavietta d’argento (non so se esiste ancora, spero di sì) e arrivai quarto con menzione speciale per la spiccata “musicalità”…così dissero.
Mi innamorai poi del clarinetto, cominciai a suonarlo all’età di 13 anni e dopo due anni ottenni la mia prima soddisfazione artistica: primo clarinetto di fila della Banda di Lamezia Terme. Suonai in quella banda per 12 anni e ho dei ricordi bellissimi e simpaticissimi. L’amore per il clarinetto durò fino all’età di 25 anni circa. Mi diplomai in Conservatorio, cominciai a studiare a Roma con il primo clarinetto dell’Accademia del Santa Cecilia, il Maestro Vincenzo Mariozzi, altro fortunatissimo incontro per quanto riguarda la mia formazione.
Ma, cerco di essere breve, avevo dei problemi di salute alla mano sinistra. Problemi congeniti, acquisiti a seguito di un incidente stradale. Subii un intervento e fu chiaro, dopo poco, che pur avendo recuperato un uso normale della mano sinistra, non avrei mai potuto essere un virtuoso dello strumento e “competere” al fine di riuscire a fare della mia passione per quello strumento una professione anche per la vita.
Quello che in quel momento per me rappresentò un grande dolore, in realtà fu la mia fortuna. Credo di poter dire con certezza che non avrei mai intrapreso lo studio del canto se non fosse successo questo. Cominciai a studiare per diventare direttore d’orchestra ma non ero soddisfatto… oggi con ironia ai miei amici direttori d’orchestra dico che non ho continuato quel percorso perché a me piace essere il protagonista dell’opera.
Tornando a noi, direi che sono stato punito con la legge del contrappasso. Da buon strumentista e saltuariamente orchestrale, odiavo i cantanti e la loro “ignoranza musicale”... ahahahah l’ignorante ero io, naturalmente. Posso perciò affermare che da un lato io sono un cantante per ripiego, dall’altro riguardando la mia vita, fin dall’infanzia, io ho sempre e solo cantato. Per gli spettacoli scolastici della scuola elementare, della scuola media, della scuola superiore venivo sempre scelto per cantare. Non volevo, ma alla fine cantavo. Cantavo mentre ero alla guida della mia auto, mentre andavo in Conservatorio a studiare clarinetto o composizione. Cantavo ai matrimoni: io mi proponevo come strumentista, clarinettista, e mi rispondevano: «Sì, se vuoi suonare suona, ma basta che canti». Era un karma, silenzioso ma tremendamente determinante. Fu in quel momento buio, dopo l’incidente, dopo l’operazione al braccio e mano sinistra, uno di quei momenti della vita in cui non sai cosa devi fare, da che parte devi andare, accesi la radio della macchina e sentii una voce, la voce di Giuseppe Di Stefano che cantava “Recondita armonia” dalla Tosca di Giacomo Puccini. Se ci pensi, caro Simone, proprio lui, Giacomo Puccini.

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Qual è stato il vostro rapporto con gli insegnanti? Raccontateci qualche aneddoto o qualche episodio che portate nel cuore

Donata
Ho iniziato a studiare con Silvana Ferraro con la quale ho diviso, insieme alla sua stupenda famiglia, una vita di grande e sincero affetto oltre che un'affinità per il fraseggio musicale nonché per la nitidezza del suono. Il secondo incontro didattico l'ho avuto guardando Raina Kabaiwanska cantare Manon Lescaut, Adriana Lecouveur e soprattutto Madama Butterfly.
Ero sotto totale incantesimo; in ogni suo movimento scenico e vocale si  ridefiniva un mondo nuovo. Ringrazio ancora con  profonda gratitudine la Raina per avermi inondato delle sua bellezza professionale e di donna e di avermi con grande generosità iniziato al canto.
La Raina è un'insegnante attentissima e scrupolosa, rigorosa, empatica e schietta. Per questo, mi disse anche che, pur sentendo molto la mia espressività, avevo una voce che avrei dovuto potenziare e liberare maggiormente negli armonici  per  trovare una maggiore ampiezza; io  allora pesavo 48 chili e nello studio assiduo del  balletto classico avevo sviluppato, nella magrezza e nell'attività muscolare specifica della danza, delle vere e proprie armature che consentivano la danza, ma non totalmente il canto.
Cercai dunque un’insegnante a Roma e la trovai, colei che avrebbe cambiato la mia vita vocale e non solo, Annamaria Meli: a lei devo ogni mia evoluzione tecnica , maturità artistica e di vita. Il lavoro svolto insieme in circa 20 anni, mi ha permesso di calcare  molti palcoscenici, spaziando da Adina, a Gilda, poi Violetta, Liù , Butterfly, Suor Angelica, Desdemona, Contessa, Adriana, Manon Lescaut, Aida… e tante altre.
Quando diversi anni dopo, la Raina mi riascoltò in una lezione per il mio debutto nella Madama Butterfly, sentii che era  molto contenta e con il suo stupendo accento Bulgaro esclamò: «Donata, ma questo è un miracolo!»
Beh, caro Simone, diciamolo pure: ho cercato in questo lungo percorso, di piegare il corpo con un lavoro atletico e sinergico, attraverso dunque una elasticità in grado di sviluppare determinati muscoli funzionali all'emissione vocale che non consentano ad alcuna rigidità di intervenire durante il canto. Questa è stata per me quasi una missione. E questo interminabile studio (Donata D'Annunzio Lombardi ha conseguito due lauree con il massimo dei voti e la lode, ndr) rappresenta la radice profonda che mi ha portato oggi a fondare DaltroCanto e ad insegnare ai giovani, simultaneamente ai miei impegni di solista. Non è possibile che un giovane cantante non possa trovare la sua strada, vivendo la frustrazione di non riuscire, solo a causa della sua alterata struttura muscolare che può rendere impropria l'emissione vocale: oggi abbiamo gli strumenti per sciogliere queste armature e produrre un'emissione libera, spontanea, sinergica e potente nella tonicità ed elasticità; e chi ha compreso qualcosa, ha il dovere di trasmetterlo ai giovani (dell’esperienza di DaltroCanto parleremo dopo, ndr).
Infine il mio amato e straordinario Maestro Bill Schuman punto di riferimento per me e Leonardo, con il quale ci incontriamo a New York o in Europa per preparare le nuove opere da debuttare. Con lui, grazie alla nostra amica Sandra Hormozy abbiamo un rapporto di grande affetto e di intenso lavoro. Bill è capace di farti cantare qualsiasi nota scritta sul pentagramma… quando si siede al pianoforte ogni cosa irraggiungibile diventa possibile. 

Leonardo
Il mio primo contatto con il canto lirico è avvenuto in un coro parrocchiale, poi sviluppatosi e divenuto un coro parrocchiale molto importante nella mia provincia, tanto da partecipare e vincere dei concorsi, grazie ovviamente al direttore, Maestro Bruno Tirotta direttore del Coro Cilea di Reggio Calabria: una delle persone artisticamente più profonde che io abbia mai conosciuto. In un primo momento, forse per proteggere la mia giovanissima voce mi misero tra i baritoni; avevo 20 anni circa e, come ti dicevo, non avevo nessun interesse a studiare canto… e odiavo i cantanti. Ancora oggi, comunque, si indica spesso il colore scuro, quasi baritonale della mia vocalità. Ma io sono un tenore: ho le corde da tenore, ma la laringe è da baritono. Non è stato facile trovare un equilibrio meccanico-vocale che mi consentisse di fare questo lavoro. Il direttore del coro mi mandò da suo fratello, vero maestro di canto lirico, il Maestro Gaetano Tirotta; con lui cominciai lo studio della tecnica vocale. Ma studiai poco.
Vinsi subito borse di studio e premi vari in concorsi internazionali e dopo soli due anni dall’inizio dello studio mi trasferii nel nord Italia. Venni traviato, diciamo così, e condotto fuori dalla “retta via”. In poco tempo cominciai ad accusare problemi tecnico vocali importanti che non consentivano alla mia carriera di partire. Fortunatamente incontrai il Maestro Vittorio Terranova prima e il Maestro Paolo Barbacini dopo, che, con grande amore e generosità (non finirò mai di ringraziarli per questo) cercarono di aiutarmi a ritrovare una certa naturalezza nel canto. Tuttavia, fu solo l’incontro con Donata che determinò una vera e propria rivoluzione nella mia carriera. Avevo avuto problemi di salute, non vocali, ma molto seri, con i quali ho combattuto per sei anni circa. Ciò aveva prodotto una fortissima “armatura”, nel senso bionergetico del termine, dell’apparato cardio-respiratorio, perciò avevo cominciato a cantare ruoli di fianco, in quanto assolutamente impossibilitato anche solo a concludere un aria. Non posso dire quanti anni avevo perché voi fareste il conto e alle donne ed ai tenori l’età non si chiede. Il lavoro tecnico con Donata (sulla respirazione, sulla scoperta dell’esistenza di altri muscoli preposti al canto, sulla presa di coscienza che la pancia, come diceva Giacomo Lauri Volpi, serve solo per mangiare e che la falsa tecnica dell’affondo e la diabolica tecnica della maschera sono entrambe sbagliate) mi ha portato a trovare, come dicevo prima, un equilibrio meccanico-vocale sano che mi fa essere in grado di cantare con affidabilità, non mi permetto di dire altro, un repertorio notevolmente ampio. Poi arrivò l’incontro con il Maestro Bill Schuman: è veramente difficile poter dire se sono stato più fortunato ad incontrare il Maestro o l’Amico. Ho con lui un legame umano e artistico molto profondo e ogni volta che riesco a raggiungerlo e a preparare un ruolo con lui, il risultato è assicurato… nonostante il sottoscritto. Un’altra persona che devo ringraziare pubblicamente è il Maestro Nazzareno Antinori. Lui mi ha insegnato a “chiudere il passaggio”… il passaggio della voce, mi permetto di dire, che è ciò da cui dipende la vita di un tenore. Paradossalmente, quello che io ritengo essere uno dei miei punti di forza tecnici mi viene invece maggiormente criticato. Oggi se non “copri”, “giri”, metti “in maschera”, “affondi”, cioè se non ti rovini la voce entro i 40 anni, per i critici hai dei problemi. I critici… eh! Simone… bevo un sorso di vino, va!

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Come affrontate oggi lo studio di un ruolo? Nelle vostre interpretazioni si nota molta introspezione e una grande fusione con le emozioni del personaggio. Studio e amore per il proprio lavoro possono portare a risultati eccelsi. Vero? 

Donata
Affronto un nuovo personaggio ascoltandolo "tout court" da un disco: non lo nascondo né m'adonto; oppure osservandolo in un dvd, nella voce e nei movimenti di una grande interprete che lo ha già fatto suo. Questo perché ho bisogno che qualcuno mi racconti una favola.
Poi, dopo essere stata cullata da questo racconto, apro lo spartito e leggo minuziosamente ogni dettaglio. Poi lo imparo musicalmente (in questo Leonardo, con grande pazienza, mi aiuta moltissimo) e, attraverso lo studio capillare di ogni segno dinamico, lo faccio mio secondo ciò che apprendo dalle relazioni dinamico-musicali ed emotive che le note ad una ad una rivelano. Poi torno a guardare chi lo ha già eseguito e tiro le somme per me e per coloro che ho appena ascoltato; questo mi dà modo di decidere come affrontare questo nuovo ruolo nel personaggio maturato nella mia testa, nella mia gola, nel mio corpo e nel mio cuore.
È inutile negare quanto i grandi del passato siano preziosi grazie a ciò che ci hanno lasciato nelle loro interpretazioni. Su tutti abitano nella mia mente la struggente anima di Maria Callas, l'incandescente drammaturgia di Renata Scotto, la tenerezza infinita di Claudia Muzio, la purezza vocale ed emotiva della Edita Gruberova e la possente ricchezza armonica di Rosa Ponselle.

Leonardo
Divido molto seriamente lo studio musicale e vocale da quello attoriale. Per quanto riguarda il primo, dopo aver letto e memorizzato il ruolo, lo ascolto nell’interpretazione dei tenori che amo di più da un punto di vista tecnico vocale: Caruso, Gigli, Bijorling, Masini, Corelli e Pavarotti… quest’ultimo in particolare, poiché disponiamo di materiale audio qualitativamente superiore. Poi però, dopo aver cercato inutilmente di cantare la parte con la pulizia tecnica di Gigli, mi rifugio nell’ascolto di Giuseppe Di Stefano.
Il lavoro attoriale è meno faticoso e, personalmente, più piacevole. Dopo aver studiato e riflettuto il più possibile sul libretto, esco. Mi guardo intorno, cerco il mio personaggio in mezzo alla gente. Ne individuo la camminata, il portamento, il modo di gesticolare, il modo di stare nel mondo, di “rappresentarsi” al mondo.

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Una domanda per te Donata: ti ho sentita ultimamente in tre ruoli pucciniani molto diversi tra loro vocalmente, ma forse con qualche affinità caratteriale: Cio Cio San di Madama Butterfly, Liù e Manon Lescaut. Quanto c'è di te in quei personaggi?

Donata
L'arte della recitazione concede il privilegio di entrare ed uscire nella vita degli altri che a volte solo per pura casualità non è propriamente la nostra, ma il cuore è lo stesso quando i sentimenti universali e alti diventano eletti e preziosi come quelli evocati dalla penna di grandi scrittori e grandi compositori. Per questo c'è sempre qualcosa di noi nei personaggi che interpretiamo: certamente Liù e Butterfly posseggono nel loro fascino orientale il coraggio di realizzare il sogno d'amore capace di sorreggerle fino all'ultimo sacrificio.
Il loro gesto estremo le sottrae alla vita ma non alla scena e la loro morte le fa vivere eternamente. Basti pensare alle ultime  loro parole: Butterfly: "amore addio, addio piccolo amor". Liù: "l’amerai anche tu, io chiudo stanca gli occhi per non vederlo più". Anche Manon è creatura consacrata alla metafora di eternità: "le mie colpe travolgerà l'oblìo , ma l'amor mio non muor”. A queste fanciulle interessa l'amore assoluto, che Puccini gli accende dentro. Nel loro testamento è l'amore che regna sovrano e questo è ciò che interessa  anche a noi: una forza di pieno riscatto, unico balsamo contro la morte, "ultimo incanto, ineffabile ebbrezza mio estremo desir…”

Anche tu Leonardo stai affrontando con una brillante carriera molti personaggi: mi vengono in mente, per citare gli ultimi, Cavaradossi, Don José, Maurizio di Sassonia, Don Carlo; oltre che un pathos vocale molto distante, anche il carattere li distanzia molto l'uno dall'altro; come fai ad “entrare e uscire” da ciascun personaggio talvolta in maniera molto repentina e quanto di ogni personaggio vive in te?

Leonardo
Il Teatro ci dà la possibilità di vivere quella pluralità di vite di cui abbiamo bisogno. Dopo aver individuato, come ho detto prima, il modo di stare al mondo di un personaggio, cerco di farlo agire come se fossi io stesso, come agirei io in quel contesto, in quella weltanschauung, se avessi vissuto quella vita e non la mia.
Sempre con la massima fedeltà possibile al libretto, alla musica, ma soprattutto al Teatro, alla teatralità di ciò che mi trovo a dover rappresentare in quel momento. Non posso tradire il Teatro; posso tradire il compositore se costretto a farlo, in quel caso la scelta è della regia, ma mai potrei tradire il Teatro. Passare da un personaggio all’altro per me non è difficile: è,anzi, liberatorio. Semmai è molto complicato farlo da un punto di vista vocale. Bisogna adattare, a volte modificare la tecnica, al fine di cantare tutto con la propria voce; e questo è veramente difficile.

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Parlatemi di questa esperienza di Torre del Lago e quindi di un'opera come La Rondine

Leonardo
La Rondine è un opera che abbiamo debuttato insieme io e Donata nel 2012. È estremamente complessa sia vocalmente che interpretativamente. Se quest’opera si esegue poco c’è un motivo, anzi ce ne sono diversi. Essere un buon cantante o un buon attore qui non basta… qui ci vuole tutto. Devi persino saper ballare. I miei inizi di carriera al “Ei fu” Festival Internazionale dell’Operetta di Trieste mi tornano utilissimi. Il ruolo di Ruggero è la classica “partaccia ingrata” come diciamo in gergo. Difficilissimo tecnicamente, ti dà pochissime soddisfazioni. Sono più le volte che rischi tecnicamente di mostrare il fianco, che le volte che puoi goderti questa bellissima musica di Puccini. L’opera è interamente sbilanciata a favore della protagonista, ed è veramente difficile per il tenore riuscire a non farsi soffocare. Chiedo sempre di poter eseguire l’aria aggiunta nel primo atto, “Parigi”, ma ci sono ancora problemi con i diritti d’autore e alla fine si esegue sempre la prima edizione.
Per quanto riguarda Torre del Lago e Giacomo Puccini dovremmo fare una intervista a parte, caro Simone, non saprei veramente come fare ad essere conciso. E’ l’ottavo Festival Puccini consecutivo: qui ho conosciuto lei, Donata; qui ho debuttato dopo il cambio di repertorio, prima cantavo come tenore leggero (in realtà ero un tenore spoggiato), questa è la mia casa. Ne parliamo un’altra volta.

Donata
La Rondine è un'opera difficile da cantare ed interpretare. Rispetto alle altre opere pucciniane non sembra avere un percorso musicale narrativo così spontaneo come era accaduto per esempio per l'inventiva melodica di Manon Lescaut. La rondine  però è opera nuova… Puccini sperimenta. Ed è tutt'altro che un'operetta: la cosa più interessante, a mio parere, è il sentimento nostalgico che pervade l'intera partitura, il luogo tanto desiderato e mai completamente raggiunto… il disincanto di Magda ancora una volta metafora del disincanto post bellico. Di speranze frantumate e sogni che giacciono ormai solo nella spensierata giovinezza. Impossibili da realizzare… Su tutte la straordinaria frase di Ore dolci e divine: "perché non potrebbe essere ancora domani?"
Con altrettanta nostalgia credo che sia stato bellissimo per me e Leonardo rivivere queste pagine musicali sul palcoscenico che amiamo in modo profondo e che ci ha fatto incontrare.

Che rapporto avete con la critica musicale?

Leonardo
Ah ah ah… dovrei risponderti no comment… ma non lo farò per rispetto alle persone serie e per bene che, persino tra di voi, esistono. Una volta io leggevo con grande attenzione le critiche, perché pensavo di poter imparare, attraverso queste, qualcosa su di me: ero piccolo, dovevo crescere, non avevo ancora capito. Metto da parte la malafede e le realtà varie di gentaglia che scrive al soldo di questo o quel cantante o agente. In questa discussione non mi interessa, perché sono di fronte ad una persona per bene e non intendo sporcare questa intervista della quale tu mi hai voluto onorare.
Il mondo della critica credo sia oggi in grandissima, estrema difficoltà. Se i professionisti seri non cercheranno di porre rimedio al disastro culturale, per quanto riguarda questo aspetto, intendo, portato dall’esistenza del web, la situazione diverrà sempre più disastrosa e incontrollabile.
Vedi, Simone, io come Donata, come tantissimi altri miei colleghi, per lo meno quelli in carriera da anni, possiamo a tutti gli effetti considerarci dei professionisti e da altrettanti professionisti vorremmo essere giudicati. Noi non ci siamo autonominati tali; non ci siamo svegliati una mattina e abbiamo deciso, “aprendo un blog”, di essere cantanti lirici; non saliamo sul palco perché lo decidiamo da soli. Sono altri che ci hanno giudicato, che ci giudicano e ci valutano continuamente se siamo in grado di fare i cantanti lirici, di salire sul palco ad interpretare questo o quell’altro ruolo. Oggi, invece, grazie alla giungla del web, chiunque può fare il giornalista. Uno decide la mattina che vuole scrivere di lirica perché è sempre stata la sua passione e lo fa. Comincia persino a scrivere di tecnica vocale! Lui? Lui che aveva provato a studiare e non ci ha capito niente tanto da dover risolvere la sua vita facendo un altro mestiere? Ma siamo impazziti? Sai qual è il risultato? Che nessuno legge più… che nessun cantante che si rispetti si preoccupa più di leggere perché sa che tanto non può sapere la verità su quello che sta leggendo, sia essa anche una critica positiva. Non può farne tesoro: non può imparare. Lo stesso vale per certi direttori artistici che, ovviamente, non leggono più le critiche. Che io sappia, io non ho mai perso o guadagnato un contratto per una critica. Questo perché ormai non sono considerate attendibili. Ed ecco il paradosso: il risultato di questo dilagare di critici che spuntano come i funghi è che la critica non esiste più.

Donata
La critica, intesa come azione giudicatrice del lavoro altrui: per me, Donata, non esiste. Esistono le cronache, i commenti, i consigli buoni, le provocazioni, le annotazioni pertinenti e oneste, libere dunque da qualsiasi condizionamento. Il critico per questo dovrebbe chiamarsi osservatore, cronista e quindi al pari del direttore d’orchestra, del regista e degli interpreti stessi, essere parte integrante dello spettacolo. Prescindere da questa azione collaborativa significa esporsi impropriamente con il giudizio, che in quanto tale, non sarà mai conforme alla vera sostanza dello spettacolo, risultandone invece una forma esterna e  dunque relativamente distante dal gioco intrinseco delle parti.
Ricordo che appena laureata in Lettere con indirizzo in Storia della Musica, avendo conseguito il massimo dei voti e la lode, il mio professore mi presentò ad una importante firma che recensiva ogni avvenimento musicale sulla pagina nazionale di una importante testata italiana.
Per qualche mese ho accompagnato quella giornalista che mi prese particolarmente a cuore: ascoltavo e imparavo ciò che sarebbe forse  diventata la mia  futura professione. Il canto allora, era ancora molto in nuce…
Una sera però, ebbi modo di ascoltare Edita Gruberova, interpretare a Roma le Regine donizettiane. Ogni mio studio, ogni codice empirico cadde dalla mia testa frantumandosi dritto nel mio cuore, mescolandosi a quella Voce Sublime (scrivilo con la maiuscola!). Come avrei mai potuto definire l'indefinibile? O raggiungere l’irraggiungibile? Come San Paolo fui abbagliata da un'altra luce e quando la famosa e  anziana giornalista, mi chiese di scrivere personalmente addirittura la chiusa del suo articolo, le risposi che non sarei mai più andata con lei ad ascoltare per giudicare, e che da quel momento, avrei provato a studiare il canto con tutte le mie forze nella speranza di riavvicinarmi a quella meraviglia impalpabile e non codificabile. Da quel giorno, fino ad oggi ricordo sempre una frase di Leonardo da Vinci: "non si volge chi a Stella è fiso".

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VITA DA DOCENTE

Adesso Leonardo puoi goderti questo sublime vino ligure assaporandone tutte le sfaccettature perché vorrei approfondire con Donata un discorso iniziato e non concluso tempo addietro e che, questa occasione che la vita ci ha regalato, sia davvero motivo di completamento: Donata D’Annunzio Lombardi insegnante; sono stato osservatore all'interno della Masterclass che hai tenuto ad Ortona lo scorso settembre della quale conservo ancora un meraviglioso ricordo: cos'è DaltroCanto?

Donata
DaltroCanto suggerisce un modo nuovo di procedere nell'arte vocale nei suoi meccanismi muscolari e nei suoi impulsi mentali. Questa modalità è tesa verso il tanto ambito principio di economia secondo il quale lo scopo da raggiungere è quello di un massimo rendimento con un minimo sforzo.
Dopo aver sperimentato su circa 400 cantanti in Italia e a New York l'efficacia di questi nuovi meccanismi, l'interesse principale è stato quello di approfondire l'intima connessione che scaturisce durante l'esecuzione canora e interpretativa, tra psiche e corpo.
Di questa interazione, il suono non è nient’altro che il “cordolo" di entrambe le dimensioni, oltre che il rivelatore dell'identità di ognuno di noi; un modo di stare nel mondo; uno stato mentale.
La modalità di DaltroCanto, ricercando un'emissione spontanea nel senso di "naturale“, è apportatrice innanzitutto di salute per le corde vocali stesse, e per l'armonia del corpo e dei suoi organi interni.
Fondata su principi di foniatria, osteopatia, fisioterapia, psicologia eccetera, nel suo basilare procedere si avvale dell'interazione di varie discipline e di vari specialisti. Di base essa esclude il movimento attivo della parte antero muscolare del corpo: “maschera”, “orbicolare della bocca","retto addominale”, "dita delle mani e piedi” eccetera, a favore di un lavoro esclusivo ed attivo della sola catena muscolare che per sua natura è solo ed unicamente posteriore; gioco elastico, tonico e dinamico delle forze egemoni: colonna vertebrale, diaframma respiratorio, e  i vari diaframmi intesi secondo le regole dell'osteopatia viscerale: “Tentorio", "Stretto Toracico", "Pavimento Pelvico" e altri ancora. Grazie alle rivelazioni del Metodo Mezieres e di quelle della Bioenergetica di Lowen che ci hanno ispirato, siamo arrivati a poter individuare alcuni blocchi o armature comuni a molti cantanti, e che una volta sciolti, liberano notevolmente la fluidità, la bellezza timbrica, l'estensione e il volume del suono stesso con risultati sorprendenti.
Dopo cinque anni di attività, abbiamo il piacere di aver formato diversi giovanissimi cantanti che stanno iniziando una fulgida carriera, vincendo prestigiosi Concorsi ed esibendosi sui più importanti palcoscenici di Italia e negli Usa.

Quali sono le problematiche maggiori che riscontri con i tuoi allievi?
Alla fine del percorso, credo di poter dire serenamente e non senza dispiacere, che il problema fondamentale durante l’apprendimento rimanga lo Stato Mentale: ovvero quello delle resistenze mentali che generano le cosiddette armature  muscolari, custodi di  paure e tensioni spesso consolidate nell’infanzia. Se non si accetta di nuotare con coraggio e generosità, liberi nell'oceano della vita, accogliendo forse le tante lacrime e le incontenibili risa non si può, purtroppo, neanche cantare, condurre… Occorrerebbe essere come Palinuro nell’Eneide: "E avea le man ferme al timon, gli occhi a le stelle".

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Una curiosità: perché hai deciso di dedicarti all'insegnamento in un momento di piena sinergia con una carriera ancora fervida, contrariamente a tanti altri insegnanti che si dedicano a questa “arte” in momenti successivi?
Perché funziona ora, nel pieno della mia attività vocale, sento di poter dare in maniera empirica e imitativa molto ai miei studenti. Nella mia seconda Laurea in psicopedagogia, ho approfondito l'importanza di poter comunicare direttamente in maniera efficace ciò che presumo di saper fare. Riflettendo...
L'insegnamento del canto si basa essenzialmente su concetti empirici ovvero basati sull'esperienza sensoriale (del corpo) e percettiva (della mente). Ogni insegnante (per lo più in buona fede, ne sono convinta), cerca di trasmettere ai suoi allievi, questo bagaglio di natura propriocettiva, attraverso un equilibrio e una “fede", che egli ha precedentemente conquistato per se stesso, durante il suo proprio operato vocale. Questo bagaglio, sia che questo sia maturato sulle tavole del palcoscenico, sia che sia stato acquisito attraverso uno studio più discreto ma non per questo meno attento e profondo, deve tendere al raggiungimento di un risultato meramente funzionale per l'allievo stesso e quindi risolutivo.
Certo è che l'insegnante di tecnica vocale, per raggiungere questo obiettivo, deve riuscire ad integrare al suo proprio talento naturale quello di saper ascoltare gli altri. Innanzitutto deve saper selezionare tra migliaia  di suoni, quelli giusti, ovvero sani, e distinguerli da quelli apparentemente belli ma non ancorati alla natura muscolare pertinente, che li sostiene e li sviluppa nel tempo; in più deve possedere il meritato dono della conoscenza di tutti  i "perché " e i ''come'' di natura psicofisica, scaturenti da un suono vocale bello o brutto che sia.
Prescindere da questa acculturazione, significa rischiare di vedere una sola faccia di un prisma che per sua natura è invece complesso e sfaccettato, con il rischio di smarrirsi in un labirintica presunzione di verità; oppure, per citare una celebre frase, "di guardare stoltamente il dito mentre qualcuno sta indicando la luna''.
Non dimentichiamoci mai che lo scopo da raggiungere è quello di far funzionare la voce e di garantirne la salute. Un'ultima idea: naturalmente, diremo che seppur nell'indispensabilità di conoscere i perché inerenti la scienza  tecnico vocale, altresì siamo consapevoli che, il più delle volte, è la sola "'intuizione" che può dare risultati sorprendenti, rispetto alle regole scientifiche: ed è per questo che lo scambio diretto di alcuni esempi è più risolutivo di mille discorsi. Ci ricorderemo sempre  infatti che, se il canto "appartiene all'uomo e non alle cose" il risultato sarà sempre oltre la somma degli elementi. Dunque, l'importante è ben altro e naturalmente saremo completamente soddisfatti, purché funzioni.
E per rispondere più specificatamente alla domanda: quale momento migliore per insegnare, se non quello in cui sento di poter esemplificare ogni suono? L'imitazione è la strada percettivo-sensoriale più breve per l’apprendimento. Anche se la dispersione dell'energia tra la mia attività solistica e quella del l'insegnante è veramente  tanta. Ma fanno da contraltare alla fatica e alla tensione, la gioia dei risultati evidenti e l'affetto autentico che nutro per ogni allievo.

Ortona: come nasce questo legame con la cittadina e con Francesco Paolo Tosti?
Il mio legame con quella terra sancisce le mie origini abruzzesi e il mio cognome materno dannunziano. Inoltre, il mio profondo legame con Tosti mi conduce al 1996 anno in cui vinsi giovanissima il primo premio assoluto al primo concorso internazionale dedicato appunto al compositore di Ortona. Da allora, ho il privilegio di essere membro onorario dell' Istituto Tostiano e di promuovere buona parte della sua attività accanto agli inossidabili suoi collaboratori, “in memoriam” dei due grandi fondatori e sostenitori del mio percorso artistico a cui va il mio infinito grazie: il Rag. Tommaso Caraceni e il Prof. Francesco Sanvitale.

Anche io sono un fervido amante della musica da camera ed in particolare di F.P. Tosti; qual è una sua composizione che porti nel cuore?

“Visione" che D'Annunzio ha scritto a soli 17 anni; insieme alla  magnifica inventiva melodica di Tosti, credo che questa romanza rappresenti una delle pagine più felici dell'interminabile sua produzione (più di 400 composizione tra romanze, song e chanson).

Ci sarà DaltroCanto 2017 ad Ortona?
Certamente, DaltroCanto sara ospitato nella terra d'Abruzzo con i suoi numerosi ragazzi; giunto al suo XVIII stage, si terrà dal 2 all' 8 ottobre ad Ortona, in provincia di Chieti. Saremo accolti come ogni anno nelle splendide sale dell' Istituto Tostiano e nel Teatro dedicato al nostro amato Tosti: il più grande romanzista italiano.

L'AMORE

Adesso, che ne dici Donata se togliamo la bottiglia di vino al tuo uomo, prima che sia troppo tardi? Ovviamente nella vis più scherzosa e rilassata abbiamo finora trascorso questi momenti.
Proprio poco tempo fa, se non erro il 30 giugno scorso, sono stati otto anni che condividete questo amore; come e dove è nato?

Leonardo
È nato qui a Torre del Lago. Io cantavo Pong, lei Liù. Notai la sua enorme preparazione tecnica e mi avvicinai… Credi veramente che notai per prima cosa la sua tecnica vocale? Ahahahahahah...
La verità di ciò che pensai non posso dirla, però poco dopo pensai anche: “Ah… sa pure cantare”. Le chiesi consigli tecnici, perché io ero in totale crisi vocale e pensavo seriamente di non essere in grado di fare questo lavoro. Lei mi rispose: “Non è che non sei portato, è che non capisci niente di tecnica vocale”. E in quel momento come per incanto nacque l’amore.

Come vivete il vostro rapporto di coppia condividendo talvolta oltre che lo stesso tetto anche le tavole del palcoscenico?

Leonardo

Condividere il palcoscenico è al tempo stesso una emozione unica e un grandissimo stress. La tensione non si abbassa un attimo… Per quanto tu possa essere legato da rapporto professionale o anche da amicizia con la collega con cui canti, quando hai terminato un’aria molto difficile, per esempio, in qualche modo riesci a rilassarti. Ma quando la collega che hai accanto è la tua fidanzata la tensione sale ancora di più. È meno stressante per me cantare che ascoltar cantare lei. Con tutto che Donata sia una delle cantanti tecnicamente più sicure con cui io abbia cantato. Però, alla fine, come si usa dire, il gioco vale la candela. A doppio stress corrisponde anche doppia soddisfazione. Così come è stato per questa riuscitissima produzione di Rondine.

Quale “tecnica” usate per rispettare ognuno il proprio talento e il proprio modo di essere artista e quindi la propria professionalità?

Leonardo
Noi ci confrontiamo molto duramente da un punto di vista tecnico e litighiamo spesso per motivi professionali. Questa è la nostra tecnica principale per rispettarci a vicenda.

Leonardo, un pensiero su Donata
Generosamente unica.

Donata, un pensiero su Leonardo
Leonardo è un tenore dalla voce d'oro, intuitivo, bello, simpatico, geloso, collerico, lunatico… cocciuto... direbbe Puccini insieme a Giacosa e Illica. Noi non viviamo l'ossessione di dover cantare sempre insieme, anzi, l'intercambiabilità dei ruoli attore-spettatore la consideriamo un valore aggiunto nei confronti di un crescere sul palcoscenico; così crediamo di vivere  le nostre performances, grazie anche ad un occhio ed un orecchio esterno che ti sostengono e supportano e spesso sopportano. Questo rappresenta per noi una realtà preziosa e di privilegio. Quando però accade di ritrovarsi insieme sulla scena, accrescono sì le ansie reciproche, ma avvengono anche delle cose sorprendentemente magiche ed emozionanti, come quelle ad esempio che accadono nei duetti d'amore, nei quali germoglia un mondo di spontaneità amorosa difficile da insegnare altrimenti.

170730_Speciale_97_MadamaButterfly_LeonardoCaimi 170730_Speciale_98_MadamaButterfly_DonataDAnnunzioLombardi

LA VITA

Penso a queste parole: anima, intimo, interiorità. Mi piacerebbe conoscere e far conoscere ai nostri lettori qualcosa di più di voi fuori della vita lavorativa, ossia il vostro essere uomo e donna. Avete ampia facoltà di dire tutto quello che volete... e anche di più... (ridendo scherzosamente)

Donata
A proposito dello spirito e delle cose intime, da sempre mi sento nel mondo come il "Barone Rampante" di Italo Calvino: un giorno sono salita su un ramo di un albero e lì sono rimasta; prima o poi scenderò a meno che non passi sotto l'albero un bel cavallo e mi porti al galoppo altrove…

Leonardo
Mi sono laureato con lode in Filosofia Teoretica… e tu adesso non mi puoi fare una domanda del genere, sull’anima, l’intimo e l’interiorità, dopo tutto il vino che ci siamo bevuti. Riprenderemo questi argomenti un’altra volta...

La musica occupa molto tempo della vostra vita; hobbies, passioni, interessi che esulano dalle note e dagli spartiti?

Donata
La musica è fortunatamente anche la mia passione: il mio hobby preferito; però amo molto guardare dei buoni film; amo la poesia e i racconti; poco i romanzi; amo profondamente la natura e per questo coltivo l'orto e la buona cucina.

Leonardo
Il mare è la mia passione… soprattutto in inverno.

Sei più materiale o più spirituale?

Donata
Lo spirito è l'impalpabile con cui nutro la mia materia.

Leonardo
Panteista.

Lo so che sono curioso, ma mi sovviene questa domanda: qual è il personaggio del melodramma o la trama che più ti assomiglia e perché?

Donata
La donna che mi affascina e commuove molto è  Norma: adoro quel personaggio e soprattutto quanto Bellini abbia avuto la capacità di descrivere la sua duplice vita nel contrasto esacerbato tra il dovere di sacerdotessa e guida spirituale di un popolo e i suoi intimi e segreti sentimenti di madre e di sposa.

Leonardo
Rodolfo… perché? Perché sono geloso, collerico, lunatico, imbevuto di pregiudizi, noioso, cocciuto…

Ed uno che è diametralmente opposto a te?

Donata
Il personaggio d'Opera che sento veramente distante da me, nonostante il fascino musicale, è Lady Macbeth: perché mai potrei assecondare un'esistenza dedita solo al potere fine a se stesso.

Leonardo
Fino ad ora non ho interpretato ruoli che posso considerare diametralmente opposti a me. Anche in personaggi che amo di meno, per il loro modo di agire all’interno della vicenda, a ben guardare ho ritrovato parti di me stesso. Caratteristiche che rifiuto, che respingo, ma che sono presenti.

È stato bello condividere con voi questi momenti di scambio e di confronto; per concludere vorrei ci faceste partecipi di due curiosità: i vostri impegni futuri e, se c'è, un ruolo che vorreste ancora debuttare

Donata
Inciderò in occasione della registrazione integrale di tutte le composizioni  di Francesco Paolo Tosti , alcune liriche di Gabriele D'Annunzio , accanto a Isabella Crisante, in collaborazione con L'Istituto Nazionale Tostiano.
Poi sarò Madama Butterfly al Teatro dell'Opera di Firenze e subito dopo l'atteso debutto nella Tosca. Ho due sogni verdiani e uno belliniano: mi piacerebbe debuttare nel Trovatore, nel Don Carlo e in Norma. Nel contempo mi piacerebbe ricantare al più presto Suor Angelica, Adriana LecouvreurMaria Stuarda.

Leonardo
Tra le cose più importanti della stagione 2017-18, vi è il debutto in tre teatri importanti: il San Carlo di Napoli con il ruolo di Gabriele Adorno del Simon Boccanegra di Verdi; il Teatro Real di Madrid con il ruolo di Don José della Carmen di Bizet; il Teatro Municipale di Santiago del Cile con il ruolo di Cavaradossi della Tosca di Puccini. Poi debutterò nel ruolo di Turiddu della Cavalleria Rusticana di Mascagni tornando per la terza stagione consecutiva al Teatro La Monnaie di Bruxelles. Più che un ruolo che vorrei debuttare, c’è un ruolo che vorrei ricantare: Des Grieux della Manon Lescaut di Puccini.

170730_Speciale_99_ConFrancoZeffirellifacebook

Vi ho riportato alcuni momenti di una meravigliosa serata e colgo l’occasione per ringraziare dal profondo del mio cuore Donata D’Annunzio Lombardi e Leonardo Caimi per aver condiviso tramite me qualche pezzo della loro vita e della loro carriera; tutto quanto il “non scritto” rimane qualcosa di personale tra me e loro che conservo nell’urna dei miei ricordi più belli.

Crediti fotografici: la redazione ringrazia i due artisti per avere messo a disposizione materiale fotografico tratto dal loro personale archivio e resta a disposizione per le citazioni dei crediti fotografici





Pubblicato il 12 Luglio 2017
Una chiacchierata con una grande docente e note su una masterclass veramente master
Mirella Parutto in Corso d'Opera intervista di Simone Tomei

170712_Cortona_00_CorsoDOpera_MirellaParuttoCORTONA (AR) - La grande lirica si è data appuntamento a Cortona, splendida città d’arte nel cuore della Toscana che dal 21 giugno al 10 luglio 2017 ha ospitato “Corso d’Opera”, masterclass di alto perfezionamento che vede impegnati docenti di fama internazionale quali Mirella Parutto (Tecnica Vocale), Michele Pertusi (Interpretazione), Lucio Gallo (Interpretazione, Musica da camera e operistica), il pianista Angelo Michele Errico (Lezioni di preparazione al concerto) e la danzatrice e coreografa Alessandra Panzavolta (Movimento corporeo ed interpretazione del movimento). Al loro fianco i pianisti Richard Barker e Simone SavinaGiuseppe Oldani (presidente ARIACS, associazione italiana agenti), Mario Marella (biomedico delle squadre nazionali di calcio, scherma, pattinaggio artistico dell’Università di Firenze), Alberto de Sanctis (formatore, coach esperto di comunicazione efficace, public speaking), Gabriele Coletti (nutrizionista, esperto nel settore delle prestazioni ad alto rendimento fisico), Alessandro Temperani (psicologo e psicoterapeuta I.I.B.A). “Corso d’Opera” nato da un’ispirazione del maestro Bruno Bartoletti, che sette anni fa condivise con Raffaella Coletti la necessità di un corso di alta formazione capace di offrire nuove imprescindibili competenze ai cantanti lirici, giunge a Cortona per la sua sesta edizione con un ristretto e selezionatissimo gruppo di giovani artisti - 12 in tutto i partecipanti: Stefano Arnaudo, Taras Prisyanuk, Aleandro Mariani, Vito Priante, Valentina Cotrone, Szilvia Võrõs, Leslie Visco, Rodrigo Ortiz Miranda, Delia Mazzamati, Guang Hu, Rudolph Buchman e Mariam Ravashdeh - che avranno l’opportunità di confrontarsi con un percorso di studi complesso, versatile e multidisciplinare, annoverato tra i più importanti nel panorama nazionale e internazionale dell’alta formazione lirica.
170712_Cortona_01_CorsoDOpera_RaffaellaColetti.JPGLa vocalità, l’interpretazione ed il canto in generale non sono più affrontate in maniera unidirezionale con attenzione solo alla voce e all’emissione corretta, bensì con un approccio più olistico che interessa l’intero aspetto dell’artista: voce, mente, pensiero, emozioni, fisicità; tutti gli esperti sopra nominati formano quindi una “squadra” di allenatori, con l’intento di dare una preparazione il più possibile completa a ciascun allievo.
Anche io sono stato ospitato in questa meravigliosa cittadina del sud della Toscana quasi ai confini con l’Umbria proprio per toccare con mano questa realtà; sicuramente il clima che si è respirato è stato di grande affiatamento e di grande voglia di mettersi in gioco da parte dei ragazzi, ma anche da parte dei docenti che, ciascuno dal suo punto di vista, ha necessariamente interagito con gli altri proprio per cercare di creare quell’amalgama formativa cui è ispirata l’idea di questo corso.
La mia presenza di soli due giorni mi ha permesso di poter avvicinare la signora Mirella Parutto con la quale, dopo un divertente aperitivo nel ristoro del Teatro Signorelli, mi sono intrattenuto in una piacevole conversazione che qui riporto.

Chi è Mirella Parutto?
Oggi come oggi un' insegnante con tanto amore e tanta voglia di lavorare nonostante l’età.
Volevo infatti parlare con lei del suo ruolo come docente tralasciando la Mirella interprete della quale la carriera ed il curriculum parlano in maniera più che esaustiva; cosa c’è di diverso rispetto ai suoi tempi?
Dunque c’è stato logicamente un progresso attraverso questi anni: vi è stato un po' il ripulire il canto di certe cose di cattivo gusto - chiamiamole pure gigionate - di certi portamenti e c'è stato un rispetto maggiore nei confronti della musica; al contempo vedo anche un piccolo regresso che consiste nel fatto di non dare più il giusto peso alla vocalità. Si sentono bellissimi soprani che cantano in maniera splendida nei ruoli che, un tempo, cantavano magari in maniera meno splendida, ma con molta più voce; diciamo la Donna Anna per esempio oggi la fanno i soprani leggeri, ma ai miei tempi io l’ho sentita fare da una certa Ornella Rovero che era un soprano che cantava in Simon Boccanegra, Otello; basti pensare alla prima romanza… che ci raccontano i soprani leggeri? Niente, canteranno molto bene Non mi dir bell’idol mio perché è un po' difficoltoso per una voce pesante, però a me spesso manca di percepire quella cavata vocale che fa emergere una voce.
La trova nei ragazzi che segue oggi?
Io spero di dargliela; infatti alcuni che ho messo in Teatro la cavata ce l’hanno: Luciana d’Intino ne è un esempio lampante; questa è una signora voce oltre che cantare bene ed essere rispettosa della musica e tutto quello che volete, però c’è la vocalità.
Penso inoltre che questa cosa manchi soprattuto nei Direttori d’orchestra che sappiano dare, tranne pochi che ci saranno senz'altro, il giusto peso e il giusto valore alla vocalità; una volta, forse, esageravano i direttori d’orchestra a dire: Voi date la faccia noi diamo la schiena diciamo il fondo schiena al pubblico; il vostro successo è il mio successo; questo ci potevano dire una volta i grandi direttori d’orchestra. Oggi invece c’è un certo divismo e un protagonismo dove, tranne pochi eletti, vengono esclusi i cantanti.
Secondo lei qual è la difficoltà maggiore dei cantanti di oggi soprattutto giovani
I ragazzi di oggi trovano una grande difficoltà intanto perché le produzioni sono molto diminuite: soldi non ce ne sono e ci troviamo davanti a grossi teatri che cancellano dei titoli e non c’è niente da fare.
E da un punto di vista di studio, di approccio al canto?
Forse perché cominciano tardi ed escono tardi: una volta si usciva molto prima ed eravamo aiutati in questo dall’asilo e dalle scuole; cantavamo sempre... andavamo anche in chiesa e facevamo queste belle messe... è un progresso che avveniva in avanti e che curava la voce. Io dico sempre che il Canto Gregoriano che facevamo da ragazzini già ci insegnava come tenere il fiato e come tenere su le note... non c’è niente da fare. Oggi anche la musica religiosa è guidata da chitarre e da ritmi piuttosto danzanti e con questo non dico che non siano belle, ma non è che insegnino il bel canto, che oramai è divenuto fuori moda.
Quella cultura che bisognerebbe dare fin da piccoli non si dà più e così siamo costretti a sentire queste musiche piuttosto scatenate con dei testi anche belli, ma dove di musica, se andiamo ad analizzare, ce n’è poca o quasi niente, c’è solo ritmo.. che è sicuramente benvenuto… nessuno lo discute, ma...
Soprattutto c’è stato un momento in cui noi ci siamo un po' rovinati perché abbiamo voluto entrare in un mondo che forse non ci apparteneva: mi viene in mente una cultura americana, il jazz; lo studiamo, lo inseriamo come materia, però non ci appartiene, non sono le nostre radici. Abbiamo abbandonato un po' le nostre radici per seguire la moda e così abbiamo perso la strada. Noi eravamo i primi nel mondo e adesso ci siamo fatti “bagnare il naso” da parecchie persone di paesi dove si studia seriamente. Mi diceva una mia allieva coreana bravissima che la loro mamma la mattina preparava la colazione e metteva un disco di musica classica o musica operistica e poi li chiamava a far colazione. Questa cosa avveniva tutti i giorni e tutti i giorni l’ascolto continuo gli ha raffinato il gusto e li ha preparati a seguire questa strada.
Qual è il suo personale bilancio per “Corso d’Opera”?
Beh è stata una bellissima esperienza. Intanto perché mi son trovata un gruppo di ragazzi e non ne conoscevo neanche uno. Quindi c’è stata tutta una gran voglia di scoprire e conoscere questi ragazzi. Poi ho trovato degli elementi dotati bene, vocalmente intonati, con tanti pregi veramente e così ho sviscerato un po’; ci sono quelli che sono già pronti per farsi il bagaglio di cultura del palcoscenico, del modo di offrirsi, di darsi alla musica e al pubblico, altri che gli manca poco, ma son tutti elementi validi; un paio sono un po' pazzerelli ma non di voce, la voce è anche buona, ma sono un po' strani nel modo di pensare e di agire; perché il cantante è una bestia strana, basta una parolina, una cosa che gli metta la pulce nell’orecchio o la paura su una nota… è finita. Per togliergli quello ci vuole tantissimo poi.
E un consiglio che oggi darebbe ad un giovane che studia e che vuole lanciarsi nel mondo della lirica
Deve pensare… che la prima cosa che ci vuole è la voce e poi quando comincia lo studio del canto, la voce diventa l’ultima cosa; ci sono tante altre cose prima.
Per esempio?
Di lavorare bene con il cervello, di capire, di saper scegliere la strada giusta che non vuol dire che dipende se quel maestro è di moda vado da quello perché è bravissimo ecc; no, deve trovare quello col quale si va in simbiosi, si va d’accordo, si comunica e cercare la sua strada con intelligenza. Poi ci deve mettere il cuore e questo lo deve portare nel fraseggiare, nel fare il gesto, alla padronanza del proprio corpo dalla punta dei piedi fino all’ultimo capello che ha in testa, deve sentirlo questo, deve sentire il suo corpo e quando è il momento con generosità donarlo tutto al pubblico perché il pubblico questo lo recepisce, non ti puoi trattenere nulla e non ti devi mettere lì ad ascoltarti a fare… no. quel momento è finito devi dare, solo dare. E poi… l’ultima cosa la voce se c’è ci sta bene... è un buon complemento.

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Quando Mirella insegna cosa fa?
Prima di tutto per me la lezione più difficile è la prima, perché non è questione… A parte che ascolto se l’elemento ha le qualità per poter fare, poi adotto un sistema, il sistema della verità. Cioè, se sento che uno non va gli dico: “Guarda per me di questo pane non ne mangerai”; questa è la mia frase e non ci metto mano. Però se questo mi dice: “Guardi che io non è che ho ambizioni, lo voglio fare per mia cosa personale” allora io sono disponibilissima ad insegnare, ma se, come mi è successo, io mi trovo con delle allieve, magari laureate.. che pensavo che volessero studiare così, per il piacere del canto, ma poi dopo tre o quattro lezioni mi dicono: “Signora quando canterò la Traviata?” ed io rispondo: “Mai. Chiaro. Guarda è bene che non vieni più perché io ti dico mai”. Quindi sincerità alla base di tutto.
Le prime lezioni sono le più difficili perché devo capire psicologicamente i ragazzi. Devo arrivare al punto che dico: “Guardatemi in faccia, lo so che sono vecchietta, ma guardatemi perché io cerco di comunicarvi con gli occhi, con la bocca, con tutto, con i gesti, con il corpo; cerco di comunicarvi che cosa mi aspetto da voi e voi dovreste entrare in questo”
Con quelli che entrano lavoriamo benissimo e lavoriamo, non metto limiti di tempo. Odio mettere limiti di tempo, perché sempre io da ragazzina quando andavo a studiare da quei maestri che non facevano altro che stare al telefono, che allo scadere dell’ora ti sbattevano fuori, parlavano e chiacchieravano, poi alla fin fine su un ora studiavi venti o trenta minuti al massimo… soffrivo… allora oggi quando vedo un ragazzo dico: “Non gli devo rubare niente”; deve fare il suo studio completo e se ha bisogno di stare ancora un quarto d’ora, venti minuti stiamo, non ci sono problemi. Infatti io come mia base metto le lezioni di due ore, una distante dall’altra
E quando non insegna cosa fa?
Cosa faccio? Faccio la nonna, faccio la mamma, faccio la moglie, faccio la rompiscatole come tutte le donne naturalmente come gli uomini... poi ho la mia cagnolina… faccio insomma una vita molto normale.
E avere un marito cantante cosa ha voluto dire?
Mah. Con un po' di buona volontà si può andare d’accordo e soprattutto cercare di non sovrastarsi l’uno con l’altro; i maschietti hanno un po' la cosa di volersi sempre intromettere, dicono che son le donne… Però basta dire che ho fatto due studioli in casa: il mio sotto e il suo sopra. Quando lui mi chiede di sentire la mia allieva io dico no ed io non vado assolutamente a sentire la sua allieva, non voglio mettere bocca; quello che fai mi sta bene tanto poi diciamo le stesse cose; però pretendo uguale atteggiamento nei miei confronti, un rispetto reciproco per il proprio lavoro. Quello che era lavoro, quello che era cantare, quello che era fare... tutto ben separato; siamo due colleghi, siamo due maestri, siamo due, due entità e poi siamo una coppia. Per altre cose, nella vita comune siamo una coppia normale altrimenti non sarei durata per 57 anni di matrimonio; sono un po' tanti, però devo dire anche andando indietro col pensiero è stata una buona scelta, sono stata contenta e lo rifarei tranquillamente e rifarei anche le mie due figlie perché siccome io ero figlia unica non ho voluto un figlio solo e non ho pensato alla carriera,ma ho voluto assolutamente avere due figli. Mi son venute due femmine che m'hanno snocciolato quattro maschi che sono quattro castighi di Dio: nemmeno una femminella, comunque va bene lo stesso gli voglio bene tanto.
La “razza” continua
Si ma non è quello, mi mancano le tenerezze anche se ne ho due che sono due teneroni e che mi coccolano veramente tanto.

Dopo questa piacevole conversazione la serata ha virato proprio dentro la sala del Teatro dove, il basso Michele Pertusi ha offerto alla città, in segno di ringraziamento, un concerto cui hanno partecipato anche alcuni allievi della masterclass.
Questo straordinario artista era già stato mio ospite sulle pagine di questa rivista in una piacevole intervista - che potete leggere qui - nella quale ci aveva fornito molte indicazioni su questo corso e sulle sue finalità.

170712_Cortona_04_CorsoDOpera_MichelePertusi

Il suo grazie alla città di Cortona si è concretizzato in una meravigliosa serata di musica in cui hanno preso vita le più belle pagine da basso di Giuseppe Verdi e di Gaetano Donizetti: Michele Pertusi ci ha donato il frutto di una carriera attraversando dapprima ruoli drammatici verdiani come Fiesco,  Filippo II, Giovanni da Procida, Silva e Banco per poi divagare nella più giocosa brillantezza donizettiana di Don Pasquale e Dulcamara coadiuvato da alcuni allievi del corso.
Una voce brillante, piena, tonante che ancora dopo anni di carriera può permettersi di passare da un repertorio ad un altro in maniera del tutto naturale senza risentire nessun disagio ed anzi, rinvigorendo aria dopo aria; non da meno la verve scenica che lo dipinge come artista istrionico e sempre in piena sintonia con il personaggio interpretato.
Una serata cui hanno preso parte gratuitamente molti cortonesi e molti turisti di cui la città pullula portando via con sé alla fine un ricordo meraviglioso della nostra Italia e della nostra musica. Un ottimo Simone Savina come maestro accompagnatore ha cesellato in maniera precisa e puntuale il supporto musicale al pianoforte con grande professionalità e preparazione.
Due giorni sono pochi per poter assaporare tutto, ma sufficienti a creare il desiderio di ritornare per approfondire ancora meglio tanti aspetti che sono rimasti poco sviscerati.
Vi è da segnalare inoltre che “Corso d’Opera” si arricchisce di una figura molto importante che sarà parte dell’avvicendamento alla Presidenza del masterclass cortonese: l’attuale sovrintendente della Wiener Staatsoper, Dominique Meyer, già socio onorario di “Corso d’Opera” e oggi membro del consiglio direttivo, ha accettato la proposta di diventare il nuovo Presidente dell’associazione; entrerà in carica dal gennaio 2018. Con la nomina di Meyer, “Corso d’Opera” raccoglie i frutti di un lavoro intenso e costante che, nei sei anni trascorsi dalla sua fondazione, lo ha collocato ai più alti livelli nel panorama nazionale e internazionale dell’alta formazione lirica.

 

170712_Cortona_05_CorsoDOperafacebook

Il neo presidente è stato ospite a Cortona proprio per la conclusione della masterclass e si possono trovare in rete alcune interviste che ha rilasciato ai giornalisti presenti in quell’occasione.
Concludo questo articolo ringraziando personalmente Raffaella Coletti quale Direttore generale per il gradito invito e la splendida accoglienza.

Crediti fotografici: Ufficio stampa masterclass Corso d'Opera (Cortona)
Nella miniatura in alto: il mezzosoprano Mirella Parutto, docente
Al centro: la fondatrice di Corso d'Opera, Raffaella Coletti
Sotto: sequenza del concerto degli allievi con il bass-baritono Michele Pertusi e il maestro Simone Savina al pianoforte
 






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Speciale Rof - Le recensioni
servizio di Simone Tomei FREE

170825_Ps_00_LogoRofPESARO - La città marchigiana si è rivelata anche quest'anno la culla della musica, dei suoi sapori, delle sue sfumature e dei suoi interpreti; ovunque per le strade si respira l'aria del suo esimio compositore: le vetrine dei negozi sono adornate di libri e spartiti che parlano del Cigno e delle sue opere, le locandine inneggiano a tutte le molteplici
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Personaggi
Carlo Cigni si racconta
intervista di Simone Tomei FREE

170824_Ps_00_CarloCigniPESARO - Non ho fatto da solo il viaggio di ritorno da Pesaro a conclusione della mia permanenza al Rof 2017; ho potuto infatti godere della compagnia del basso livornese Carlo Cigni, impegnato nel personaggio di Hiéros nell’opera di Gioachino Rossini Le Siège de Corinthe; Cigni mi ha onorato di questa piacevole chiacchierata che ho il piacere di condividere
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Echi dal Territorio
Christian Joseph Saccon a meraviglia
servizio di Gianluca La Villa FREE

170821_Levanto_00_ChristianJosephSacconLEVANTO (SP) - La stagione estiva della rassegna musicale levantese, firmata e diretta da Aldo Viviani, ha ospitato il 2 agosto 2017 un violinista veramente virtuoso: Christian Joseph Saccon.
Come di consueto quando la impaginazione dei concerti per violino è opera del Comitato per i Grandi Maestri (alle cui proposte storico-artistiche
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Eventi
Pur ti miro che ritorna
redatto da Athos Tromboni FREE

170822_Lugo_00_PurTiMiro2017_AlessandriniRinaldoLUGO DI ROMAGNA (RA) - Torna dal 29 settembre al 15 ottobre 2017 la seconda edizione del festival barocco al Teatro Rossini di Lugo con la direzione musicale di Rinaldo Alessandrini: in programma dieci eventi dei quali due dedicati alla rilettura del genio di Johann Sebastian Bach (Variazioni Goldberg e musiche per il violino). Poi autori quali
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Classica
La Nona č sinonimo di gioia
servizio di Simone Tomei FREE

170817_Vr_00_IXSinfoniaBeethoven_DanielOren_FotoEnneviVERONA - «L’ultima sinfonia di Beethoven è la redenzione della musica dal suo elemento più peculiare verso l’arte universale. È il vangelo umano dell’arte dell’avvenire. Dopo di essa non è possibile alcun progresso, perché non può seguirla immediatamente che l’opera più perfetta: il dramma universale, di cui Beethoven ci ha fornito la chiave artistica» (Richard Wagner
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Soci Uncalm
Cellini tra Variazioni e Forrinacell
servizio di Athos Tromboni FREE

170816_Fe_00_CelliniRina_MusicaMarfisaFERRARA - Chiusura alla grande per «Musica a Marfisa d'Este» edizione 2017, il giorno di Ferragosto: il recital pianistico di Rina Cellini ha raccolto oltre 120 spettatori, un record se si considera che altri recital pianistici della stessa rassegna - anche di valenti solisti internazionali - hanno fatto registrare presenze oscillanti fa i 40 e i 60 spettatori. Dunque
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Personaggi
Alaimo l'artista il marito il padre
intervista di Simone Tomei FREE

170815_AlaimoNicola_00_IntervistaPESARO - La mia incursione al ROF 2017 mi ha visto in compagnia del baritono Nicola Alaimo per completare un discorso iniziato alle idi di agosto proprio in previsione della mia presenza a Pesaro. Un momento di simpatico e ameno confronto  riflettendo su tanti aspetti della vita professionale e privata. Il risultato è questo che condivido con
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Opera dal Nord-Est
Arena intorno a Ferragosto
servizio di Simone Tomei FREE

170815_Vr_00_Nabucco_StatsenkoBoris_FotoEnneviVERONA - La canicola soffocante sembra aver abbandonato l'aere veronese e questa mia incursione areniana nei giorni precedenti Ferragosto mi ha visto presente nell'anfiteatro scaligero per le ulteriori repliche di Nabucco e Aida, alle recite dove sono stati chiamati nuovi cantanti insieme a numerose conferme . In Arena, quelle due sere, soffiava un'
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Vocale
Eine Kleine Domplatz Musik
redatto da Athos Tromboni FREE

170813_Spoleto_00_Mahagonny_phRobertaPaolucciSPOLETO (PG) - Venerdì 11 e sabato 12 agosto 2017 il Teatro Lirico Sperimentale, in collaborazione con il Comune di Spoleto, ha presentato in anteprima il programma della 71.ma Stagione, affidandosi come consuetudine alla kermesse Eine Kleine Domplatz Musik, presso l’Ex Museo Civico, il Teatrino delle Sei Luca Ronconi e al Teatro Caio Melisso.
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Personaggi
Il canto: l'amore della mia vita
intervista di Simone Tomei FREE

170812_Rm_00_RaffaellaLupinacci_phVictorSantiagoROMA - Il ROF 2017 è già partito, ma la mia discesa a Pesaro sarà per la settimana prossima. In vista di quella trasferta nella città del Cigno voglio farvi partecipi di alcuni incontri con artisti di questo XXXVIII Festival; il primo incontro non “de visu”, bensì telefonico l’ho avuto con il mezzosoprano calabrese Raffaella Lupinacci che ci ha raccontato
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Opera dal Nord-Est
Incursioni agostane in Arena: le idi
servizio di Simone Tomei FREE

170807_Vr_00_Nabucco_DanielOren_phEnneviVenerdì 4 agosto 2017: Nabucco
Una serata torrida come non mai accoglie il pubblico nell’anfiteatro scaligero; le pietre bollono, l'aria è pesante sugli occhi e un velo di “fiacca” pesa sopra la mia testa; ma è una serata all’insegna della musica e la musica sarà la vera
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Opera dal Nord-Est
La bella Tosca di... Fogliani
servizio di Athos Tromboni FREE

170806_Vr_00_Tosca_AntoninoFogliani_phEnneviVERONA - Il ritorno della Tosca di Giacomo Puccini disegnata dal regista Hugo de Ana, due anni dopo l’ultima volta (fu infatti uno dei titoli di maggior spicco del Festival 2015: però l’allestimento è datato 2006), si è presentato in forma più soffice: ricordiamo come nel 2015 e negli allestimenti dei Festival precedenti un colpo di cannone
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Vocale
Cartoline dalla Rondine
servizio di Simone Tomei FREE

170801_Lu_00_LaRondine-Cartoline_00LUCCA - Nel torrido pomeriggio del 3 di agosto ha preso di nuovo vita in Piazza Cittadella a Lucca il terzo appuntamento musicale estivo delle Cartoline pucciniane; evento prodotto e organizzato dal Teatro del Giglio e dalla  fondazione Giacomo Puccini, e reso possibile  grazie anche al sostegno del Comune di Lucca,
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Soci Uncalm
Amore e Potere in Verdi
servizio di Athos Tromboni FREE

170803_Fe_00_AmoreEPotere_FinottiDavide_phBrunoDroghettiFERRARA - La rassegna «Musica a Marfisa d'Este» nella loggia rinascimentale della palazzina di Corso Giovecca 170 ha affrontato la sera del 2 agosto 2017 un argomento particolare: Amore e Potere nelle opere di Giuseppe Verdi. Una scelta tematica curata dalla regista e soprano Maria Cristina Osti, con la collaborazione del soprano Francesca
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Echi dal Territorio
Bruson cantante e Bruson docente
redatto da Athos Tromboni FREE

170803_Busseto_00_RenatoBrusonBUSSETO (PR) - Varata nella città natale di Giuseppe Verdi, grazie ad una collaborazione fra Comune e Associazione Parma OperArt, l’Accademia di Alto perfezionamento in canto lirico intitolata al baritono Renato Bruson, grande voce della lirica tuttora in attività, uno dei pochi che può ancora vantare un percorso formativo e di perfezionamento tutto
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Opera dal Centro-Nord
La Cenerentola alle Terme
servizio di Simone Tomei FREE

170802_Casciana_00_Cenerentola_GiovanniReggioliCASCIANA (PI) - Il 2017 è l’anno che suggella i duecento anni dalla prima rappresentazione della Cenerentola di Gioachino Rossini e anche l’Accademia Giuseppe Verdi di Casciana Terme ha voluto festeggiare questo appuntamento con la riproposizione di questo affascinante ed accattivante titolo, nell’ambito della sua programmazione estiva
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Soci Uncalm
La Brychtova e Kuzela successo per due
servizio di Athos Tromboni FREE

170730_Fe_00_MonikaBrichtovaFERRARA - Il ritorno di Monika Brichtova (soprano) e Augustin Kuzela (pianista) a "Musica a Marfisa d'Este" anche per l'edizione 2017 ha visto la partecipazione di un nutrito pubblico di melomani, molti dei quali già conoscevano l'arte del canto che la Brichtova sa porgere con grazia e grande professionalità: il soprano praghese, infatti
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Ballo and Bello
Tango il ballo degli immorali
servizio di Edoardo Farina FREE

170731_BagnoDiRomagna_00_RobertoGerbolesBAGNO DI ROMAGNA (FC) - L’ultimo  evento nella  programmazione estiva 2017 presso il Teatro delle Terme di Bagno di Romagna, sito nella provincia tra Forlì e Cesena, sotto la direzione artistica di Livio Valenti: il 23 luglio è andato in scena  nel padiglione delle fonti all’aperto uno spettacolo di buon richiamo soprattutto per quanto concerne un
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Personaggi
Arte amore e vita di due Artisti
intervista di Simone Tomei FREE

170730_Speciale_50_LeonardoCaimiDonataDAnnunzioLombardiTORRE DEL LAGO (LU) - L'idea di pubblicare un'intervista al soprano Donata D'Annunzio Lombardi nacque allorché, lo scorso settembre, accettai piacevolmente l'invito alla Masterclass DaltroCanto tenuto dalla stessa Donata ad Ortona proprio nella città natia di Francesco Paolo Tosti; le vicende della vita e i numerosi reciproci impegni non
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Opera dal Nord-Est
Un'Arena per il leone...
servizio di Simone Tomei FREE

170730_Vr_00_Rigoletto_LeoNucci_phEnneviVERONA - In occasione dell’ultima rappresentazione di Rigoletto di Giuseppe Verdi del 27 luglio 2017 all’interno dell’attuale Festival areniano ha fatto ingresso nell’anfiteatro scaligero il “leone” per antonomasia nel ruolo eponimo: ebbene sì proprio lui, il mitico baritono Leo Nucci che è stato il vero mattatore della serata. Lui è il Rigoletto per eccellenza
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Opera dal Nord-Est
Aida 1913 perché č storica
servizio di Athos Tromboni FREE

170729_Vr_00_Aida1913_GianfrancoDeBosio_phEnneviVERONA - Non c'è che dire: "Aida 1913" continua a essere uno spettacolo di grande suggestione. C'è qualcuno che si affanna a sostenere che si respira aria passatista nel catino dell'anfiteatro veronese quando va in scena "questa" Aida, mentre invece l'innovazione di quell'altra Aida, quella avveniristica della Fura dels Baus, in una sorta di confronto
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Opera dal Centro-Sud
Sogni di Butterfly nel postribolo
servizio di Simone Tomei FREE

170724_Mc_00_MadamaButterfly_BerloffaMACERATA - Ed è ancora Oriente al Macerata Opera Festival 2017 la sera del 22 luglio: sale infatti sul palcoscenico la prima rappresentazione di Madama Butterfly di Giacomo Puccini come vivido ricordo e ricorrenza del 50.mo anno dalla ripresa delle stagioni d’opera maceratesi che ebbe come titolo primiero proprio il capolavoro del composit
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Opera dal Centro-Sud
Turandot č una bambina capricciosa
servizio di Simone Tomei FREE

170723_Mc_00_Turandot_Ricci-Forte_phAngeloCricchiMACERATA - Siamo al 21 luglio e prende il via al Teatro Sferisterio il Macerata Opera Festival 2017. Una calda serata estiva ci accoglie nello spazio magico del Festival dedicato quest'anno all'Oriente; un Festival che diventa anche solidarietà attraverso un sodalizio importante con l'Anfass per evidenziare ancor meglio l'idea di condivisione che un evento
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Ballo and Bello
Svetlana Zakharova non solo vetrina
servizio di Athos Tromboni FREE

170723_Ra_00_SvetlanaZakharovaRAVENNA - Gala Svetlana Zakharova & Friends ha chiuso il 22 luglio l'edizione 2017 del Ravenna Festival: rimangono in appendice le serate della "Trilogia d'Autunno" che sull'orlo del Novecento proporranno nel Teatro Alighieri tre opere: Cavalleria rusticana di Pietro Mascagni (17 e 21 novembre); Pagliacci di Ruggiero Leoncavallo (18 e 22 novembre)
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Vocale
Serata magica con Bolero e Carmina
servizio di Simone Tomei FREE

170719_Fi_00_Ort-Bolero_phMarcoBorrelliFIRENZE - Ci sono delle serate che sono magiche per natura ed altre che lo diventano per gli eventi che accadono, per i luoghi che frequentiamo e per le persone delle quali ci circondiamo: il Bolero di Maurice Ravel ed i Carmina Burana di Carl Orff (l'evento); Piazza Santissima Annunziata a Firenze (il luogo); la condivisione in amicizia con la propria
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Soci Uncalm
A Pupi Avati il Premio Cappelli 2017
servizio di Athos Tromboni FREE

170718_00_RoccaSanCasciano_AvatiPupi_phGiorgioSabatiniROCCA SAN CASCIANO (FC) - È giunto quest'anno alla ventottesima edizione il Premio Internazionale Carlo Alberto Cappelli di Rocca, istituito dalla omonima Associazione culturale per onorare la memoria dell'illustre concittadino che fu, oltre che editore in Bologna, anche sovrintendente dell'Arena di Verona e uomo di cultura tout-court. La sera di domenica
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Classica
Quattro stagioni all'ombra della Marfisa
servizio di Fabio Valente FREE

170718_Fe_00_PaoloManciniAntiquaEstensis_StefanoSquarzinaFERRARA - Prendete un capolavoro quale i quattro concerti per violino solo di Antonio Vivaldi, comunemente raggruppati sotto il nome Le quattro stagioni. Immaginate una deliziosa residenza signorile del XVI secolo, nel pieno centro della città estense per eccellenza, Ferrara. Aggiungete un’orchestra di giovani musicisti del luogo, l’ensemble Antiqua Estensis
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Opera dal Centro-Nord
Chiaroscuri nel cast della Rondine
servizio di Simone Tomei FREE

170717_Torre_00_LaRondine_DonataDAnnunzioLombardiTORRE DEL LAGO (LU) - Il secondo titolo del 63° Festival Puccini di Torre del Lago è stato La Rondine di Giacomo Puccini, andata in scena la sera del 15 luglio; si celebra quest’anno il centenario della prima rappresentazione che ebbe luogo in terra monegasca il 27 marzo del 1917, al Théatre de l’Opera di Montecarlo. Un’opera travagliata nel suo finale
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Opera dal Centro-Nord
Turandot saperla fare č mezzo pane
servizio di Simone Tomei FREE

170716_Torre_00_Turandot_MartinaSerafinTORRE DEL LAGO (LU) - Mia nonna nella sua grande saggezza di persona poco colta, ma fortemente intelligente era solita esprimersi per modi di dire riuscendo sempre bene a cogliere la situazione dandone un quadro preciso e ben delineato; io, che le ero molto legato e che con lei ho vissuto molti dei mie anni, ho ereditato quei detti e quei modi
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Echi dal Territorio
La Cherubini a porte aperte
servizio di Attilia Tartagni FREE

170714_Ra_00_RiccardoMuti-OrchestraCherubini_phSilviaLelliRAVENNA - Per il concerto di Spoleto del 15 luglio 2017 il M° Riccardo Muti ha disposto il giorno antecedente prove aperte al Teatro Alighieri di Ravenna e com’era prevedibile ha fatto il tutto esaurito. Spesso le  “prove” aperte sono più interessanti dei concerti per via delle correzioni effettuate dal direttore d’orchestra e delle relative spiegazioni.
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Vocale
Phoebe Voigts e le sue bambine
servizio di Attilia Tartagni FREE

170714_Ra_00_SaskatoonChildren_phJennyCarboniRAVENNA - La musica corale è un filone costante del Ravenna Festival che in questi ventotto anni ha portato nel nostro territorio ragazzi da tutto il mondo con interessanti ripercussioni  sulla coralità locale che, già ottimamente avviata grazie ad appassionati e generosi docenti, nel confronto può crescere e scoprire nuove vie espressive. L’ultimo gruppo a
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Opera dal Centro-Nord
L'Elisir č ritornato a Palazzo Pitti
servizio di Simone Tomei FREE

170713_Fi_00_ElisirDAmore_GiuseppeLaMalfa_phPietroPaoliniFIRENZE - Ma siamo proprio sicuri che l'elisir d'amore sia la bevanda spacciata dall’imbonitore Dulcamara, oppure sia proprio lo stesso ciarlatano un portatore vivente di questo portentoso rimedio? Spigolando qua e là mi sono imbattuto in questa lettura che mi piace riportare come curiosità e come momento ameno, prima di raccontarvi di una piacevole
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Opera dal Centro-Nord
Una grande Suzuki per la Madama
servizio di Athos Tromboni FREE

170713_Fe_00_MadamaButterfly_MarioMenicagliFERRARA - Come ogni estate anche quest’anno è ritornata la “Lirica in Castello”. Il titolo scelto dall’Associazione OperiAmo con il patrocinio del Teatro Comunale Claudio Abbado e la collaborazione dell’Orchestra Città di Ferrara, è stata la Madama Butterfly di Giacomo Puccini. L’ultima Butterfly in forma integrale che si ricordi a Ferrara fu quella del
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Musiche di Scena
Musica e cinema dialogano da sempre
servizio di Attilia Tartagni FREE

170712_Ra_00_GoldenRush_TimotyBrock ph_ZaniCasadioRAVENNA - Musica e Cinema, tema portante del  Ravenna Festival 2017, si è dipanato in tre momenti (il 3 giugno, il 1° luglio e l’ 11 luglio) combinando alle immagini in movimento risoluzioni musicali originali, ricostruite o nuovamente arrangiate: Il gabinetto del Dr. Calligaris di Robert Viene (1919) con accompagnamento live soundtrack Edison Studio
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Opera dal Nord-Est
Butterfly molto tradizionale molto bella
servizio di Simone Tomei FREE

170712_Vr_00_MadamaButterfly_FotoEnneviVERONA - Non lo nascondo, né m’adonto… ma io trovo sempre di più un grande fascino, stile ed eleganza in questi allestimenti un po’ datati che molto spesso suscitano “isterie irrequiete” mal celate e qualche moto di stizza che poco si confà alla più elementare dettame del galateo. Sto parlando della Madama Butterfly di Giacomo Puccini, quale quarto
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Personaggi
Mirella Parutto in Corso d'Opera
intervista di Simone Tomei FREE

170712_Cortona_00_CorsoDOpera_MirellaParuttoCORTONA (AR) - La grande lirica si è data appuntamento a Cortona, splendida città d’arte nel cuore della Toscana che dal 21 giugno al 10 luglio 2017 ha ospitato “Corso d’Opera”, masterclass di alto perfezionamento che vede impegnati docenti di fama internazionale quali Mirella Parutto (Tecnica Vocale), Michele Pertusi (Interpretazione), Lucio Gallo (Interpretazione, Musica
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Operetta and Musical
L'Operetta chiama Budapest e Trieste
servizio di Rossana Poletti FREE

170710_Ts_01_LOperettaFranzLeharTRIESTE - In città e nel territorio triestino la tradizione dell’operetta ungherese viene da lontano, da quei favolosi anni '60 del Novecento, quando per svariate motivazioni il Teatro Verdi interruppe il Festival (era la prima volta e non fu senza dubbio l’ultima), per riprenderlo soltanto nel 1970 al Politeama Rossetti. A mantenere la tradizione, che aveva
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Nuove Musiche
Arevalos e le sue Metamorphosis
servizio di Attilia Tartagni FREE

170709_Ra_00_MatteoRamonArevalos_phAngeloPalmieriRAVENNA - Matteo Ramon Arevalos, pianista-compositore  ravennate, è stato acclamato protagonista della performance sonora-visiva Metamorphosis il 3 luglio 2017 al Ridotto del Teatro Alighieri per il Ravenna Festival 2017, mix di varie arti, con un tale afflusso di persone da risultare quasi inadeguato. Arevalos, compositore avventuroso
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Opera dal Nord-Est
Rigoletto secondo cast
servizio di Simone Tomei FREE

170707_Vr_00_Rigoletto_JessicPratt_EnneviFotoVERONA - Come il vino rosso spesso migliora con il passare del tempo, così gli allestimenti operistici trovano, rappresentazione dopo rappresentazione, una maggiore amalgama  e fluidità ed un sapore più corposo ed intenso. Reduce dal primo ascolto di Rigoletto all'interno del Festival dell'Arena di Verona (di cui potete leggere qui la
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Soci Uncalm
A Bruson il Premio Caruso 2017
FREE

170701_Lastra_00_RenatoBrusonLASTRA A SIGNA (FI) - Nello scenario magnifico di Villa Bellosguardo sulle colline di Lastra a Signa, che Enrico Caruso acquistò nel 1905  che fu la sua residenza  e quella della sua famiglia fino al 1928, si è svolta la cerimonia di consegna del quarantennale “Premio Caruso” che quest’anno è stato assegnato al grande baritono Renato Bruson con la
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Echi dal Territorio
Una sera all'Opera per i lughesi
servizio di Attilia Tartagni FREE

170707_Lugo_00_UnaSeraAllOpera_DanielaPiniLUGO (RA) - Fra gli eventi  contemplati da “Sere d’estate al Chiostro del Monte” dal 19 giugno al 29 luglio 2017 a Lugo di Romagna, in via Garibaldi 11 (ospitava fino a pochi anni fa la rassegna estiva di jazz),  “Una sera all’Opera” del 6 luglio è stata un trionfo di canto lirico, canto corale e voci strumentali e ha confermato lo spessore artistico dei due
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Soci Uncalm
Musica a Marfisa d'Este 2017
FREE

170707_Fe_00_MusicaMarfisa_ProiettiDiValerioAntonioFERRARA - È stata presentata giovedì 6 luglio 2017 nella residenza municipale la rassegna di concerti Musica a Marfisa d'Este, in programma nella loggia del giardino di Corso Giovecca 170 da giovedì 13 luglio a martedì 15 agosto 2017, sempre alle 21.15. All'incontro con i giornalisti sono intervenuti il vicesindaco e assessore alla Cultura, 
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Classica
Grande serata musicale con Sostakovic
servizio di Attilia Tartagni FREE

170705_Ra_00_OrchestraSanPietroburgo_DenisMatsuev_phZani-CasadioRAVENNA - Il 4 luglio 2017 al Pala De André il Ravenna Festival ha fatto un grande centro grazie alla monumentale Orchestra Filarmonica di San Pietroburgo superbamente diretta da Nikolay Alexeev, braccio destro Di Yury Temirkanov che, per indisposizione, ha rinunciato a guidarne la tournée. La musica del compositore russo Dmitrij
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Opera dal Nord-Est
Rigoletto con costumi e scene storiche
servizio di Simone Tomei FREE

170703_Vr_00_Rigoletto_AmartuvshinEnkhabat_EnneviFotoVERONA - Mi domando per l'ennesima volta, dopo aver assistito al Rigoletto di Giuseppe Verdi in Arena, come mai si debba sempre gridare allo scandalo  con tanto di “isteria snobbante” allorché si assiste ad un allestimento datato, ma che porta in grembo una cura particolare alla didascalia, al libretto, alla partitura e soprattutto al rispetto delle
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Jazz Pop Rock Etno
Tra Anguille e Tarante gioiosamente
servizio di Athos Tromboni FREE

170703_Comacchio_00_AnguilleETarante_AmbrogioSparagnaCOMACCHIO (FE) - Due giornate trascorse “Tra Anguille e Tarante” nella cittadina lagunare insieme ad Ambrogio Sparagna, l’Orchestra Popolare Italiana del Parco della Musica di Roma, le danzatrici di taranta dirette da Francesca Trenta, le “cantatrici e cantori” del coro popolare di Comacchio ed il cantautore Luca Barbarossa. Questo il programma
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Ballo and Bello
Alicia Alonso dalla storia al mito
servizio di Athos Tromboni FREE

170630_Ra_00_BalletNacionalDeCuba-AliciaAlonsoRAVENNA - Alicia Alonso è viva? Nella memoria dei ballettofili sì, nella realtà, chissà, verrebbe da dire… nata nel 1920, diventò in gioventù una delle più grandi étoiles della danza classica, poi divenne cieca, continuò a danzare al buio, poi fondò il Ballet Nacional de Cuba; grazie all’amicizia concessale da Fidel Castro portò tanti cubani a conoscere ed
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Classica
Violinisti romagnoli per Corelli
servizio di Attilia Tartagni FREE

170628_Ra_00_FollieCorelliane_ArcangeloCorelliRAVENNA - La musica di Arcangelo Corelli nato in terra di Romagna e musicista del mondo ha fatto un tale “rumore” ai suoi tempi da arrivare intatta ai giorni nostri, godibile ancorché segnata dai caratteri barocchi. Le sue pagine per violino hanno aperto la strada al virtuosismo e alla ricerca timbrica per uno strumento rimasto prodigiosamente
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Opera dal Nord-Est
Nabucco č Radetzky a Milano
servizio di Athos Tromboni FREE

170624_Vr_00_Nabucco_FotoEnneviVERONA - Dopo tre anni di cartelloni estivi con produzioni riciclate prese dall’ampio archivio in dotazione, l’Arena di Verona ha inaugurato venerdì 23 giugno 2017 il Festival con una nuova produzione: il Nabucco di Giuseppe Verdi, l’opera più rappresentata nell’anfiteatro romano dopo l’Aida e la Carmen di Bizet. Arrivare in Piazza Bra con un sole al tramonto che
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Opera dal Centro-Sud
Reims un viaggio nel Viaggio
servizio di Simone Tomei FREE

170623_Rm_00_ViaggioAReims_StefanoMontanariROMA - In una calda domenica di giugno ero a Roma per assistere alla rappresentazione di Il viaggio a Reims di Gioachino Rossini; un viaggio reale per assistere ad un "viaggio rappresentato" che si è rivelato poi molto particolare ed accattivante. Si sa che questo capolavoro del Cigno pesarese fu composto per un'occasione ben precisa, ossia
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Eventi
L'Arena apre il 23 giugno
redatto da Athos Tromboni FREE

170621_Vr_00_Arena2017_DanielOren_phFotoEnneviVERONA - Il Festival lirico 2017 dell'Arena prende il via venerdì 23 giugno con uno dei titoli più amati dal pubblico areniano: Nabucco di Giuseppe Verdi, in programma per dodici serate fino al 26 agosto 2017. Quest’anno è proposto in un nuovo allestimento firmato per regia e costumi da Arnaud Bernard, con le scene di Alessandro Camera. Il trucco
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