Pubblicato il 18 Aprile 2018
Napoletana di Roma č stata insignita del prestigioso Premio Frescobaldi 2018
Cinzia Forte ieri oggi domani intervista di Athos Tromboni

180418_00_CinziaForte_MiniaturaFERRARA - Abbiamo incontrato il soprano Cinzia Forte durante la preparazione di un Elisir d'amore di Gaetano Donizetti dove erano impegnati alcuni suoi allievi e allieve del Conservatorio "Girolamo Frescobaldi" dove lei è docente. Si trattava di una recita preparata per le scuole di Ferrara e provincia. La Forte è napoletana di nascita e romana di adozione; ha iniziato gli studi musicali all'età di cinque anni sotto la guida del padre. Ha proseguito gli studi al Conservatorio e, contemporaneamente agli studi classici, si è diplomata in Pianoforte e Canto Lirico. All'avvio di carriera ha vinto numerosi concorsi internazionali tra cui il "Giacomo Lauri Volpi" di Latina e il "Belli" di Spoleto.
Dopo il debutto, avvenuto al Teatro Lirico Sperimentale di Spoleto, la sua carriera è decollata al punto che anno dopo anno si vede invitata dai più prestigiosi teatri e istituzioni concertistiche internazionali.
La sua vocalità è quella del soprano lirico di agilità, applaudita nelle opere di belcanto e particolarmente apprezzata per le sue interpretazioni di Violetta in La traviata e Gilda nel Rigoletto di Giuseppe Verdi; ha poi aggiunto nuovi ruoli al suo repertorio quali la Contessa d'Almaviva in Le Nozze di Figaro di Mozart, Desdemona in Otello di Verdi e Anna Bolena nell'omonima opera di Donizetti. Il suo repertorio conta circa 90 ruoli debuttati, e comprende tutto il repertorio oggi eseguito di autori quali, oltre quelli citati, Vincenzo Bellini, Gioachino Rossini, Charles Gounod e Jules Massenet. Collabora da anni con direttori d’orchestra di fama internazionale.
Nella sua carriera ha ricevuto tanti riconoscimenti da Circoli e Associazioni musicali italiane e straniere, ultimo dei quali il prestigioso "Premio Frescobaldi 2018" che le sarà conferito il 29 aprile dal Circolo Culturale Amici della Musica "Girolamo Frescobaldi" di Ferrara.
Ecco adesso l'intervista:

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Cinzia Forte, lei sta lavorando molto, come docente, con tanti giovani cantanti. Non le pesa rinunciare a qualche scrittura allettante per dedicarsi all'insegnamento?
Fino ad oggi sono riuscita a far conciliare le due attività senza che l’una soffrisse dell’esistenza dell’altra.
Amo molto lavorare con i giovani perché provo altrettante soddisfazioni nel prepararli e avviarli alla carriera.
E’ un modo per continuare a cantare attraverso le loro voci, attraverso una gamma espressiva amplificata dalla varietà dei registri e dei timbri. Ho sempre avuto attitudine all’insegnamento: mi sono diplomata in pianoforte e molto presto ho cominciato a insegnare per preparare i ragazzi fino al diploma.
Successivamente mi mantenevo agli studi di canto impartendo lezioni ai cantanti dei numerosi cori romani.

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Ci descriva l'emozione che provava quando giovanissima ha debuttato a Spoleto
Svolgo l’attività di cantante da quasi trent’anni ma il debutto in teatro è avvenuto appunto a Spoleto nel 1991.
Sono stati due anni bellissimi e densi di incontri artistici importanti, di soddisfazioni e ovviamente anche di sacrifici. Il mio rapporto con la musica è iniziato molto tempo prima con il pianoforte ma quando sono salita per la prima volta sul palcoscenico e ho sentito il calore del pubblico, ho capito che quella sarebbe stata la mia strada.
Adesso ci dica qual è l'emozione che prova quando va in scena oggi, che è in splendida carriera. È diversa o è sempre la stessa?
Salire sul palcoscenico è sempre una grande emozione, guai se non fosse così. Ovviamente i primi applausi e i primi debutti rimangono impressi anche perchè aiutano a credere nelle proprie qualità e a dare l’avvio alla carriera. Ma l’emozione prima di entrare in scena  è sempre la stessa, anche perché ogni serata è diversa dall’altra e il pubblico cambia sera dopo sera. Ogni giorno dobbiamo rimetterci in gioco. Questa è la magia del teatro.
A lei viene riconosciuta una notevole cura nell'uso della tecnica nel canto lirico: in percentuale, quanto conta secondo lei la tecnica e quanto la spontaneità interpretativa nell'affrontare un ruolo?
La tecnica e l’interpretazione sono le facce di una stessa medaglia e nel canto non possono essere separate. L’una esiste in funzione dell’altra. La spontaneità interpretativa, senza una tecnica che la sostenga, è destinata ad esaurirsi in poco tempo. Apprendere la tecnica, invece, significa diventare padroni dello strumento per poter rendere appieno le emozioni della musica e del personaggio.
Inoltre la  tecnica fa sì che la riuscita di una performance non sia casuale. Questo significa essere artisti professionisti.
Quali sono i personaggi che le hanno dato maggiore soddisfazione?
Ho interpretato oltre un centinaio di ruoli e ognuno di essi mi ha lasciato qualcosa. Anche quello che all’inizio mi sembrava distante. Amo di più quei ruoli che sono più adatti alla mia voce e che, per questo motivo, ho cantato più spesso: alcuni tra questi sono il personaggio di Violetta de La Traviata, quello di Lucia di Lammermoor, di  Susanna delle Nozze di Figaro. Ultimamente ho aggiunto al repertorio  ruoli più lirici come quello della Contessa altro personaggio fondamentale delle Nozze di Figaro; poi quello di Anna Bolena, di Desdemona dell’Otello e di Alice del Falstaff di Verdi, di Cio cio San della Madama Butterfly di Puccini.
Il ruolo di Corinna, la poetessa del Viaggio a Reims di Rossini, invece, mi è particolarmente caro perché nel 2001, grazie al successo di critica e di pubblico ottenuto, mi aprì le porte dei teatri spagnoli dove ho cantato molto negli anni successivi.

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Qual è un personaggio che non ha mai interpretato e che le piacerebbe affrontare?
Adriana Lecouvreur di Francesco Cilea e Nedda dei Pagliacci di Ruggiero Leoncavallo.
Si sente più portata per un ruolo d'opera buffa, per esempio Elisir o Turco in Italia, o per i ruoli tipici del melodramma romantico?
Ho iniziato con i ruoli di carattere brillante assecondando la giovane età e la natura vocale, agile ed estesa verso l’acuto. Come dicevo, accanto a quei ruoli ne ho aggiunti altri più lirici, particolarmente adatti oggi alla voce e alla personalità più matura.
Qual è il teatro internazionale che l'ha chiamata e lei non se l'aspettava?
Il Teatro Liceu di Barcellona. Mi chiamò a interpretare il ruolo di Lisetta nella Gazzetta di Rossini: imparai la parte in poche settimane di prove e fu un’esperienza indimenticabile non solo per il successo ricevuto ma anche per l’amicizia con i colleghi e con il grande Dario Fo, che ne curava la regia. Dopo qualche mese fummo chiamati a ripetere l’esperienza al Rossini Opera Festival di Pesaro, dove avevo già cantato.
Qual è il teatro internazionale dove ancora non ha cantato e se la chiamassero accetterebbe felice?
Il teatro Metropolitan. Nonostante abbia girato il mondo in lungo e in largo, non sono mai stata a New York.
Veniamo ai giovani che lei sta preparando: cosa cerca di trasmettere loro, al di là della tecnica di canto?
Oltre alla disciplina, all’amore per lo studio e alla capacità di sacrificarsi per raggiungere gli obiettivi è molto importante non perdere quell’umiltà che ci consente di crescere sempre. E’ facile sentirsi arrivati quando si è giovani. Con loro lavoro anche per far emergere quella sana individualità ed esuberanza che rende protagonisti assoluti sulla scena mentre cerco di prevenire le manifestazioni divistiche, oggi del tutto anacronistiche. Bisogna saper stare in palcoscenico e rispettare il lavoro di tutti.
Quando uno dei suoi allievi è chiamato a un debutto importante, lei partecipa emotivamente (oltre che, quando possibile, personalmente) o mantiene l'aplomb dell'insegnante che non deve mostrare le proprie emozioni?
Quando i ragazzi ricevono un premio o una scrittura, gioisco con loro ma allo stesso tempo desidero che considerino queste soddisfazioni  un punto di partenza e non di arrivo. Cerco di incitarli a fare sempre meglio, motivandoli ma rimanendo con i piedi per terra. L’insegnante di canto per certi versi è paragonabile all’allenatore sportivo perché nel canto c’è una grossa componente atletica.
Ci racconti adesso di una delusione che l'ha turbata durante la sua attività
Non mi viene in mente una delusione professionale che mi abbia particolarmente segnato, forse perché tendo a guardare avanti e a buttare alle spalle le negatività. Sarei più fragile se le delusioni avvenissero sul piano dei rapporti umani...
Ci parli del babbo, che sembra avere avuto un'importanza fondamentale nella sua formazione artistica e nel carattere personale di Cinzia Forte
Mio padre  è stato determinante soprattutto all’inizio del percorso che mi ha portato alla musica, prima avviandomi allo studio del pianoforte e successivamente alla lirica, essendo lui stesso un appassionato che ha studiato musica e canto. Non si è dedicato alla carriera, avendone già in corso un’altra, ma il canto è stato il  leitmotiv della sua vita. Lo è ancora se si pensa che oggi, a 85 anni, non rinuncia, quando si presenta l’occasione, a cantare presso i circoli lirici di Roma. Fino a qualche anno fa mi ha seguito nei miei viaggi e mi ha sempre sostenuto elargendo consigli.
Come considera oggi la critica musicale? Serve o non serve?
Quando il giudizio dell’esperto è costruttivo e aiuta a migliorare l’artista, credo che sia molto utile e importante. Il critico ha una grande responsabilità verso il pubblico che legge e verso l’artista che giudica. Per questo sono importanti la professionalità e l’esperienza, al pari di quella che si richiede all’artista che viene giudicato.
Come considera le cosiddette "regie moderne"? Favorevole o contraria?
Sono d’accordo quando si rispetta la musica e quando l’opera si svolge mantenendo una logica narrativa. Per apportare elementi innovativi nell’opera bisognerebbe prima di tutto conoscerla e amarla. Mi sono spesso imbattuta in registi estranei al mondo operistico e insensibili alla musica, che tenevano conto soltanto del libretto. L’opera è altra cosa rispetto alla prosa. La musica segna una traccia ben precisa dalla quale ci si può allontanare solo se la si conosce, nel rispetto del compositore e del libretto stesso.
Se le proponessero una parte per un'opera contemporanea, dove la musica è più afferente la matematica che non la melodia, e il successo di pubblico non è garantito, cosa risponderebbe?
Non mi sono mai posta nei confronti della musica con dei preconcetti riguardo al periodo storico. Esiste musica buona e cattiva. Ho preso parte a concerti e produzioni di musica contemporanea. Per evitare sorprese cerco sempre di ascoltare altri lavori del compositore prima di accettare, altrimenti, quando si entra nel campo della sperimentazione si rischia di dover piegare la voce a scritture ineseguibili, che sono dei veri e propri attentati alla salute vocale e… alla pazienza degli  ascoltatori. Tra le cose più interessanti che ho eseguito in questo repertorio, senza dubbio  metterei al primo posto la Phedra di Henze, ma parliamo di un compositore che è già entrato a pieno titolo nella storia della musica.

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Quali sono gli impegni futuri?
Oltre ai ruoli già cantati ho in programma alcuni debutti, tra cui Amelia in Un ballo in maschera di Verdi, Mimi ne La Boheme e Liù in Turandot di Puccini. Mi sto dedicando molto alla concertistica. Ho appena eseguito le Sette Romanze di Shostakovich al Teatro di San Carlo di Napoli e prossimamente sarò impegnata in una serie di concerti dedicati a Gioachino Rossini, precisamente ai Péchés de vieillesse insieme al famoso musicologo e critico musicale Sandro Cappelletto, che curerà degli intermezzi in prosa, scritti e recitati da lui stesso.

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Ringraziamo Cinzia Forte della disponibilità e le auguriamo, a nome anche di tutta la redazione, un prosieguo di successi e soddisfazioni. Meritati.

Crediti fotografici: Roberto Ricci (Parma), Foto Piccinni (Treviso), Ramella & Giannese (Torino), Amati Bacciardi (Pesaro), Maurizio Brenzoni (Verona), Marco Caselli Nirmal (Ferrara), Fabio Parenzan (Trieste), Priamo Tolu (Cagliari), Photo Croisier (Liegi)
Nella miniatura in alto: un'intensa espressione di Cinzia Forte
Sotto in sequenza: in Le Nozze di Figaro (ruolo della Contessa) a Napoli; in La Traviata a Liegi; in Il turco in Italia a Treviso; con Cesare Catani in La Traviata a Parma; con Giuseppe Filianoti in Medea (ruolo di Glauce) a Torino; con Lorenzo Regazzo in La Gazzetta a Pesaro; con Vincenzo Taormina ed Elena Borin in L'elisir d'amore a Verona
Al centro in sequenza: ancora in Il turco in Italia a Ferrara e in L'elisir d'amore a Verona; in Le nozze di Figaro (ruolo di Susanna) a Napoli; in Orfeo ed Euridice a Trieste; con Simone Alberghini in Adelina a Pesaro; in Otello di Verdi a Cagliari
Sotto: con Anne Catherine Gillet, Mario Cassi e Wiard Witholt in Le nozze di Figaro a Liegi
In fondo: ancora nel ruolo di Violetta Valery in La Traviata a Parma (con Cesare Catani)





Pubblicato il 18 Marzo 2018
Incontro con un giovane tenore la cui carriera sta diventando veramente Ŧesplosivaŧ
Giulio Pelligra si confida intervista di Simone Tomei

180318_Lu_00_PelligraGiulio_Lu180318LUCCA - In occasione della ripresa lucchese di Pia de Tolomei di Gaetano Donizetti che ha debuttato al Teatro Verdi di Pisa nel mese di ottobre 2017 (qui potete leggere il mio articolo di allora), ho incontrato il tenore Giulio Pelligra che interpreta il ruolo di Ghino degli Armieri; il suo curriculum vanta già molte esperienze di grande pregio, ma in questa conversazione ci dice qualcosa di più sulla sua vita artistica e privata. Nato a Catania, ha debuttato nel 2006 al National Theatre of Malta ne La Petite Messe Solennelle e Il barbiere di Siviglia di Gioachino Rossini.
Nel corso della sua carriera ha avuto modo di calcare i palcoscenici di alcuni fra i più importanti teatri italiani e internazionali, fra i quali Teatro dell’Opera di Roma, Teatro Filarmonico di Verona, Grand Théâtre de Genève, Rossini Festival di Wildbad, Landestheater di Bregenz, Teatro Massimo di Palermo, Teatro Bellini di Catania, Teatro Lirico di Cagliari, Teatro Petruzelli di Bari, Teatro Coccia di Novara, Teatro Grande di Brescia, Teatro Fraschini di Pavia, Teatro Ponchielli di Cremona, Teatro Sociale di Como, Teatro Comunale di Modena, Teatro Comunale di Ravenna, Teatro Verdi di Pisa, collaborando con direttori d’orchestra come Roberto Abbado, Asher Fisch, Antonino Fogliani, Renato Palumbo, Stefano Ranzani e Donato Renzetti.

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Fra i suoi successi si segnalano le interpretazioni di Maometto II (Paolo Erisso) al Teatro dell'Opera di Roma, Don Pasquale (Ernesto) al Teatro di Basilea, La traviata (Alfredo) al Teatro Sociale di Como e al Luglio Musicale Trapanese, Nabucco (Ismaele) e Lucia di Lammermoor (Arturo) al Teatro Massimo di Palermo, L'elisir d'amore (Nemorino) al Landestheater di Bregenz, al Teatro Municipale di Piacenza e al Teatro Municipale di Bolzano, La bohème (Rodolfo) al Grand Théâtre de Genève, Roméo et Juliette (Roméo) di Gounod al Teatro Verdi di Pisa, Rigoletto (Duca di Mantova) e La traviata (Alfredo) al Sarzana Opera Festival, Anna Bolena (Percy) e I Puritani (Lord Arturo Talbo) al Teatro Massimo “V. Bellini” di Catania.
Impegni recenti: Pia de Tolomei (Ghino degli Armieri) a Lucca, a Livorno e al Teatro Verdi di Pisa; Don Giovanni (Don Ottavio) al Teatro Alighieri di Ravenna; Pulcinella di Stravinskij al Teatro San Carlo di Napoli; Lucia di Lammermoor (Edgardo) a Malta; Nabucco (Ismaele) all’Opéra Royal de Wallonie de Liège e al Teatro di San Gallo; Maria Stuarda (Leicester) al Teatro Carlo Felice di Genova; Jerusalem (Gaston) al Theater Freiburg; Stabat Mater di Rossini al Bustan Festival di Beirut; Anna Bolena (Percy) al Teatro Regio di Parma; La bohème di Puccini (Rodolfo) all’Opera di Firenze; Linda di Chamounix (Carlo) al Teatro dell’Opera di Roma; La sonnambula (Elvino) al Teatro Filarmonico di Verona; ancora Don Giovanni (Don Ottavio) al Teatro Verdi di Salerno.
Dal tuo curriculum si evince che sei originario di Catania… cosa porti della tua terra dentro di te?
In realtà sono originario di un paesino della provincia di Enna, Valguarnera Caropepe; sicuramente della mia splendida terra porto il calore, la spontaneità e la solarità che contraddistingue noi siciliani.
Come sono nate le tue passioni per la musica e per il canto?
Sin da piccolo sentivo la musica crescere in me, scoprii una musicassetta dei tre tenori e iniziai a cantare insieme a loro i brani napoletani e le mie prime arie d’opera: ovviamente ero un bambino di appena sei anni, ma la voglia di studiare l’arte del canto, e di potermi esibire, era tanta.

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Chi sono stati i tuoi insegnanti di riferimento? Che rapporto hai avuto con loro?
Ho iniziato lo studio del canto a quattordici anni e mezzo a Palermo con la signora Elizabeth Smith che con grande pazienza e dedizione mi ha portato all’età di 18 anni al debutto del Conte Almaviva nel Barbiere di Siviglia di Rossini, in un progetto di Opéra Laboratorio. Attualmente mi perfeziono con il tenore Marco Berti col quale ho instaurato un rapporto di grande fiducia e da quasi due anni è diventato il mio punto di riferimento tecnico e di repertorio. Quando si presentano nuovi debutti mi consiglio con lui e decidiamo insieme se i ruoli proposti sono idonei alla mia vocalità.. se sì li prepariamo minuziosamente.
Il tuo debutto sulle scene: come lo ricordi?
Il mio debutto sulle scene avviene all’età di 21 anni presso il Teatro Municipale di Piacenza con Nemorino nell’ Elisir d’Amore di Donizetti. I bei ricordi di quel periodo sono tanti: in primis l’opportunità datami dalla signora Cristina Ferrari di stare in mezzo ad un cast di stelle; la pazienza del grandissimo maestro Enzo Dara, dal quale ho cercato di imparare il più possibile e di “rubare” anche qualche segreto; il sostegno di un’importante collega, il soprano Desirée Rancatore, che da grande artista quale è mi ha messo a mio agio e guidato come una sorella maggiore.
Anche se saranno molti… l’episodio che più porti nel cuore della tua vita di artista?
L’episodio che maggiormente porto nel cuore è il debutto parmense nell’ Anna Bolena di Donizetti, dove sono stato letteralmente buttato in palcoscenico il giorno della "prima"... ed era l'opera dell'apertura di stagione del Regio di Parma. Il timore di affrontare il pubblico di quella città era tanto ma si é placato al termine della recita quando i calorosi applausi hanno premiato il mio Percy.
"Vero tenore all'italiana, in possesso di una voce svettante e luminosa, dall'acuto pronto e squillante”... Che ne dici di questa definizione che è stata data della tua vocalità?
Sono molto lusingato della definizione data alla mia vocalità e devo ammettere che mi ci rispecchio a pieno.
Un ruolo ambito e non ancora debuttato...
Ci sono tanti ruoli che mi piacerebbe interpretare, uno tra questi è il Duca di Mantova nel Rigoletto che spero di debuttare presto.
Sei nel mezzo dell’esplosione della tua carriera: fra poco debutterai nel Fra' Diavolo di Auber al Teatro Massimo di Palermo ed oggi sei qui in Ghino degli Armieri in Pia de’ Tolomei di Donizetti; due ruoli molto distanti tra loro? Parlaci di queste due esperienze.
Pia de’ Tolomei e Fra' Diavolo vocalmente sono due parti molto impegnative e le accomuna la perfidia del personaggio. Ghino, a causa dell’amore non corrisposto da parte di Pia, la accusa di tradimento provocandone la morte, ma non appena scopre che colui che credeva essere l’amante di Pia in realtà altri non era che il fratello, cerca di salvarla e portarla via con sé; Fra' Diavolo è un uomo cattivo che pur di raggiungere il suo fine seduce le donne dell’albergo in cui arriva, cerca di far uccidere Zerlina ma invano e alla fine i suoi complici lo tradiscono e viene ucciso. Dal punto di vista strettamente vocale sicuramente sono due ruoli opposti: l’uno è belcantista e predilige il legato e il fraseggio, l’altro un canto sulla parola scenica e tessiture estreme su ritmi incalzanti.
Hai sposato di recente una cantante: il mezzosoprano Simona Di Capua; cosa vuol dire condividere nella coppia lo stesso lavoro?
Posso affermare che aver sposato mia moglie è stata la cosa più bella della mia vita; per me lei è la mia forza, il mio supporto. Condividiamo appieno la nostra vita e nonostante ciò il nostro lavoro resta al di fuori della coppia: siamo due entità lavorative distinte, per scelta.
Una domanda che faccio spesso; che rapporto hai con la critica musicale?
Non ho mai avuto problemi con nessun critico: quando le critiche sono costruttive ben vengano.
Avviandoci verso la fine di questa piacevole chiacchierata ed anche del nostro viaggio vorrei chiederti ancora due cose; la prima: i tuoi prossimi impegni futuri dopo il Fra' Diavolo a Palermo...
Debutterò in queste opere: Faust presso il Teatro Amazonas di Manaus in Brasile, Maria Stuarda alla Deutche Oper am Reim a Düsseldorf, La Traviata a Caracalla, Die Zauberflöte al Teatro dell’Opera di Roma e Lucia di Lammermoor a Pisa.
La seconda: un desiderio che porti nel tuo cuore, non come artista, ma come essere umano; anche se a volte non è così necessario distinguere gli aspetti della vita.
Il mio più grande desiderio è diventare padre.

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Un bell’augurio che anche io, unitamente alla redazione di Gli amici della Musica.Net  facciamo a questo giovane, ma già esperto interprete, che si sta rivelando, ascolto dopo ascolto, una stella sempre più luminosa nel panorama lirico nazionale ed internazionale.

Crediti fotografici: Foto Cravedi (Piacenza); Marcello Orselli (Genova); Imaginarium Creative Studio (Pisa); Andrea Simi (Lucca); Ufficio stampa Teatro Regio di Parma
Nella miniatura in alto: il tenore Giulio Pelligra
Al centro in sequenza; Pelligra in L'elisir d'amore (Pc); Pia de Tolomei (Pi); in Maria Stuarda (Ge); in Anna Bolena (Pr); più sotto, con il nostro critico musicale Simone Tomei
In fondo: il tenore saluta il pubblico che lo applaude calorosamente al termine della recita di Pia de Tolomei a Lucca





Pubblicato il 09 Febbraio 2018
Confidenze del bass/baritono che ha un repertorio vasto dal Settecento al contemporaneo
Carmine Monaco a ruota libera intervista di Simone Tomei

180209_00_CarmineMonacoDAmbrosiaLIVORNO - Era la metà di dicembre allorché incontrai Carmine Monaco D'Ambrosìa al Teatro Goldoni quale interprete di Kyoto nell'Iris di Pietro Mascagni; un personaggio, quello di Kyoto, sibillino e scaltro che nella superba impersonificazione di questo artista, mi ha fatto scaturire la voglia di conoscerlo un po' più da vicino; l'occasione, si sa, fa il ladro; ed ecco che con questa interessante conversazione vi faccio con orgoglio partecipi del suo essere artista.
Un curriculum interessante e denso di esperienza è sicuramente il modo migliore per poter farsi un'idea dello spessore culturale e dell'esperienza di vita dalla quale possiamo gratuitamente attingere.
Nasce come attore di prosa ed intraprende la carriera di bass/baritono debuttando al Lirico di Cagliari quale Robinson nel Matrimonio Segreto di Cimarosa. Da allora ha affrontato, sempre in ruoli protagonistici, un vasto repertorio che è andato dal Settecento, con opere di Traetta (Cavaliere errante ) , Haydn (Il Mondo della luna), Mozart (Leporello in Don Giovanni e Bartolo nelle Nozze di Figaro), a Rossini (Bartolo in Barbiere e Gaudenzio nel Signor Bruschino), fino al Donizetti buffo, (Don Pasquale, Elisir damore, Il Campanello). Primo esecutore moderno di opere della grande tradizione musicale napoletana, come il Don Checco di de Giosa, cantato a Bari, nel ruolo di Don Checco, nel 2014, ed I due Figaro, di Michele Carafa, cantata a Wildbad nel 2008.
Contemporaneamente ha curato la naturale evoluzione della sua vocalità arrivando ad interpretare Ping nella Turandot, Rigoletto, nell’opera omonima, Amonasro nell’Aida. Grande interesse suscitano le sue recenti interpretazioni di Scarpia in Tosca, cantata con la direzione di Alberto Veronesi, e di Gianni Schicchi di Puccini. Ha partecipato anche a messe in scena di opere non di grande repertorio, cantando il ruolo di Frank nell’Edgar di Puccini, di Don Inigo nell’ Heure Espagnole di Ravel, di Lindorf, Miracle, Dappertutto e Coppelius in Les contes d’Hoffmann di Offenbach, del dottor Graziano nelle Maschere di Mascagni, di Gernot in Die Feen di Wagner, di Theseus nel Sogno di una notte di mezza estate di Britten, di Peppe nella Napoli milionaria di Nino Rota, dell’Imperatore della Cina, nel Rossignol di Stravinsky, e di Demogorgone in La donna serpente di Casella, con la direzione di Fabio Luisi.
A proposito di Mascagni, ha debuttato il ruolo di Alfio nella Cavalleria Rusticana a Livorno, riprendendolo, poi, insieme a quello di Tonio nei Pagliacci, ed ultimamente è stato Kyoto nell’Iris.
Particolarmente portato per i ruoli dove occorre un cantante/attore, è stato un applaudito Mirko Zeta nella Vedova allegra di Lehar nei Teatri di Pisa, Lucca e Livorno, con la regia di Maurizio Sparvoli, ha ottenuto un ottimo successo di pubblico e critica nel ruolo di Bartolaccio del Don Checco di Nicola de Giosa, al Festival della Valle d’Itria, è stato Geronte di Ravoir nella Manon Lescaut di Puccini. I ruoli citati, ed altri ancora, li ha cantati in prestigiosi Teatri italiani (San Carlo di Napoli, Regio di Torino, Carlo Felice di Genova, Lirico di Cagliari, Festival di Martina Franca, Petruzzelli di Bari, Ravenna, Ferrara, Novara, Messina, Trieste, Livorno, Salerno, Lecce, etc.) e stranieri (Quito, Spalato, Art Center di Seoul, Opera di Sapporo, Festival Rossini in Wildbad, Opera de Reims, etc...).
Ha avuto l’onore di essere guidato da prestigiosi registi (Arturo Cirillo, Beppe de Tommasi, Lidsay Kemp, Mario de Carlo, Ugo Gregoretti, Beni Montresor, Filippo Crivelli, Lorenzo Amato, Riccardo Canessa, Francesco Esposito, Stefano Vizioli, Franca Valeri, Petar Selem, Hiroki Ihara), e da direttori di fama internazionale (Bruno Aprea, Maurizio Arena, Fabio Luisi, Bruno Bartoletti, Hubert Soudant, Angelo Inglese, Giuseppe Grazioli, Marcello Mottadelli, Beatrice Venezi, Carlo Palleschi, Lu Jia,Ivan Ciampa, Giovanna Fratta,Corrado Rovaris, Matteo Beltrami, Daniele Agiman).
Svolge intensa attività concertistica dedicandosi alla riscoperta della liederistica dei grandi autori italiani (Respighi, Denza, Zandonai) e francesi (Satie, Lamotte, Debussy).
È nelle incisioni discografiche e video di numerose opere, per la Naxos, per la Bongiovanni e per la Dynamic (Offenbach: Les contes d’Hoffmann. ruolo Crespel. Direzione R. Tolomelli. Kikko Records; Carafa: I due Figaro - ruolo Figaro. Regia S. Vizioli. Edizione Bongiovanni DVD; Ricci: Crispino e la Comare - ruolo Asdrubale. Regia A. Talevi. Direzione J. Bignamini. (Dynamic) DVD; Casella: La donna serpente - ruolo Demogorgone. Regia A. Cirillo. Direzione F. Luisi. (Bongiovanni) DVD; Rota: Napoli Milionaria - ruolo Peppe o’ crick. Regia A. Cirillo. Direzione G. Grazioli. (Bongiovanni) DVD; De Giosa: Don Checco - ruolo Bartolaccio. Regia L. Amato. Direzione M. Beltrami. (Dynamic) CD. Ha preso parte a trasmissioni televisive sul canale Sky/Arte, in una monografia dedicata a Pergolesi, con il Maestro Christian Frattima. Nel 2012 ha ricevuto il "Premio internazionale Domenico Cimarosa" come artista del Mondo, insieme a Roberto de Simone ed Alberto Zedda.
Ed ora la nostra chiacchierata concretizzata in testo da leggere e meditare.

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Carmine nel pieno della sua maturità artistica, come ti descriveresti?
Totò avrebbe detto “Maturotto”, io dico coerente. Coerente con tutto quello che sono stato, nel bene e nel male. Ed aggiungerei che è meglio parlare di maturità anagrafica, dato che forse quella artistica non si raggiunge facilmente, ed è una cosa riservata, secondo me, solo ai grandissimi interpreti.
Per esempio? Chi sta nel tuo Olimpo?
Direi, i soliti noti: Callas, Pertile, Schipa; mentre tra quelli che ho visto dal vivo, Kabaivanska, Gruberova, ed uno straordinario Van Dam.
Raccontaci come nasce il tuo rapporto con il canto e con la musica
Mettersi davanti allo specchio ed immaginare di stare su un palcoscenico, credo, lo abbiano fatto tutti i ragazzi. Io magari evitavo lo specchio, dato che non ho mai amato la mia fisicità; ancora prima delle mie esibizioni nel salotto di casa, rigorosamente a stanza chiusa, ci furono mio padre ed i 78 giri di mio nonno. (Mio Dio quanto sono antico!); già, il mio caro papà, che quando avevo pochi anni di vita mi portò al San Carlo a sentire l’Omaggio a Caruso, con del Monaco, Pavarotti, Tagliavini… Ed in un giorno dell’estate del 1976 mi accompagnò a vedere Lauri Volpi al teatro di Busseto che parlava e cantava. E poi, dopo questo primo impatto, iniziò a portarmi puntualmente nel nostro Massimo partenopeo, a sentire l’opera: lo fece quando avevo 15 anni con il Wagner della Tetralogia. Fu quello il momento in cui io compresi che esiste un paradiso in terra chiamato “TEATRO” e di lì tutto è stato consequenziale: la mia voglia di ascoltare divenne voglia di fare.
Le tue origini partenopee quanto hanno inciso ed incidono sul tuo essere artista?
Il fatto che Napoli sia un Teatro a cielo aperto non era un luogo comune, almeno all’epoca. Il vero napoletano è un istrione, capace di improvvisare vere e proprie messe in scena. Quando ero ragazzo osservavo i miei parenti, i miei vicini, le persone per strada, quando vivevano momenti particolari della loro giornata. Un litigio, una gioia, la stessa disperazione, diventavano un momento di grande teatro. Come se in quel momento chi poneva in essere uno di questi stati d’animo diventasse il centro del tutto, si ponesse su una scena, ideale, immaginaria. E non volete che questo non lo porti in parte in me? Ricordo una mia collega partenopea, Cinzia Rizzone, che in una produzione mi disse: “Carmine, ma stu regista parla, parla… Ma lo sa che siamo napoletani?”. Ecco, appunto.
Beh allora non posso non chiederti quale sia il tuo rapporto con i registi d’opera e se hai piacere di raccontarci qualche esperienza - bella o brutta o grottesca - in merito
Direi, ottimo rapporto. Spesso ci incontriamo a metà strada tra quello che desiderano loro e la mia visione di un determinato personaggio. Qualcuno mi ha detto che avermi in scena è come lavorare con Eduardo (Eresia!!), qualcun altro mi ha scritto che sono il Re del suo Teatro. Una cosa è sicura, non sono un osso tenero per quei registi “approssimativi”, né per quelli integralisti del tipo: uno Scarpia senza parrucca non è tale... Bene, inventiamoci qualcosa di nuovo, prego. In verità belle esperienze ne ho vissute tante. Ho avuto la fortuna di lavorare con qualche mostro sacro, e con una marea di giovani: quasi tutti preparati e qualche volta geniali. Tra le esperienze più grottesche si annovera una mia partecipazione ad una Aida, come Amonasro. La regia era di un ragazzo che allora muoveva i primi passi, e che ora si sta sicuramente affermando. Avevo sostituito all’ultimo istante un collega che fisicamente era praticamente la metà di me, sia per altezza che per possanza. Mi vollero per forza far entrare nel suo abito di scena, che consisteva in una risicata pelle di leopardo; ebbene, un critico locale mi definì il baritono in minigonna.

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Come e dove ti sei formato musicalmente?
La mia formazione “Musicale” è iniziata al Conservatorio di Benevento. Non ho conseguito il diploma dato che, lo stesso mio Maestro di canto, Silvano Pagliuca, mi disse: “Non perdere tempo, va e canta; il diploma non serve a nulla. Almeno a te”. E così feci. Sbagliai, forse, ma l’anno dopo avevo già vinto il Concorso Battistini e stavo iniziando a cantare. E poi seguì il consiglio di quello che divenne il mio secondo Maestro Paolo Silveri, che mi ripeteva: “la musica la si studia anche da soli, quando si ha musicalità”. In tal senso non ho avuto mai problemi, almeno pare ed avendo poi cantato opere di compositori della nuova scuola, come Ravel, Stravinsky, Britten, le cui scritture sono complicate, credo di aver superato brillantemente la problematica.
Il ricordo più bello che porti nel cuore di un tuo insegnante…
Era un freddo inverno del 1993. Una sera ero nello studio di Paolo Silveri. Lui era al pianoforte, e studiavamo il prologo dei Pagliacci. Qualche anno prima, durante uno scippo, lui era caduto con la testa su un binario del Tram di Trastevere, a Roma, subendo un forte trauma cranico. Il medico, in conseguenza di questo, gli aveva proibito di cantare. Si poteva dire che io non avevo mai sentito la sua voce. Ebbene, dopo il mio ennesimo tentativo di salire al Lab della famosa frase al pari di voi, lui si alzò in piedi e mi sparò in faccia uno dei più belli acuti di baritono che io abbia mai sentito. Poi mi disse sorridendomi: Ma cosa ci vuole, se lo faccio io che ho 80 anni e sono con un piede nella fossa.
… E quello che ti ha fatto stare più male, ma alla fine ti ha fortificato?
Un litigio con un “direttore”, e non per problemi musicali. Venivo da un bellissimo Bizet, dove cantavo da Basso, che mi aveva dato belle soddisfazioni, e dovevo iniziare le prove di un Rossini di quelli pieni di agilità. Avevo chiesto al direttore qualche giorno per alleggerire l’emissione. Non volle sentire ragioni, ed ogni prova era un litigio. Arrivò a pretendere che io cantassi anche le prove di regia col pianoforte in voce. E chi conosce questo mestiere sa che, mentre il regista ti dice quello che devi fare, magari non puoi pensare a cantare. E questo durò fino al giorno che chiamai il mio agente e lasciai la produzione. Conseguenza di questo? Ho imparato ad accettare le cose in base agli altri impegni che ho proprio perché alla fine siamo esseri umani con dei limiti molto evidenti; a proposito... le recite non andarono poi tanto bene…ed il maestro fu stroncato dalla critica.
Cosa vuol dire essere musicista e cantante d’opera oggi?
E’ difficile, almeno come lo intendo io; la tecnologia ci ha riportato testimonianze del recente passato di altissimo livello, ed il confronto è duro. Come affrancarsi da questo? Essere se stessi, cercare se stessi ed al tempo stesso, con uno studio approfondito della partitura e del personaggio, creare qualcosa che sia il più possibile attinente a quello che scrive l’autore; l’Opera d’arte non siamo noi, ma quello che è sul pentagramma e sotto di esso. Se ci si attiene, pur con qualche licenza dovuta, comunque, all’ego che è in ognuno di noi, non si sbaglia, ma... attenti agli appiattimenti. Equilibrio tra creazione ed esecuzione, oggettivo e soggettivo. Più moderno di così.
Solo lirica o affronti anche altri generi musicali?
Adoro le arie da camera francesi, canto Respighi, Tosti, e tutto quello che concerne il grande repertorio della “Musica” Napoletana. Ma non vado oltre. Non mi lascio contaminare, anche perché credo che la mia vocalità non sia adatta. Piuttosto ascolto, quello sì.
Hai una canzone, un’aria del Cuore?
Non una sola canzone, diciamo, tante. Tra gli autori di musica leggera adoro Paolo Conte, Giorgio Gaber, il mio Pino Daniele. Un'aria da camera che canto spesso, invece, e che mi fa stare bene è “Par le soirs” di Respighi, su una bellissima lirica di Jacques d’Adelsward Fersen. Voglio ricordarne solo un verso che mi commuove profondamente:
Vaguement et long temps aux mauves crepuscules,
Nous irons conquérir des mondes fabuleux,
Lorsqu'un peu d'infini ver l'horizon recule,
Lorsque le ciel profond est moins bleu que tes yeux…”
Meravigliosa e struggente…, ma tornando alla lirica cosa pensi del modo con cui oggi è gestito questo “mercato” della voce e del melodramma?
Posso avere una domanda di riserva?
Assolutamente NO!
A parte gli scherzi, bisognerebbe rivedere una serie di parametri, magari con delle riforme relative alla professione ed ai Teatri, che considerino questi ultimi come centri di grande interesse culturale, e non come palle al piede del bilancio statale… ma è un problema lungo e complesso che trae le sue origini da decenni di totale mancanza di regole precise. Spero che le nuove generazioni di artisti si preoccupino di tutelare la loro professione (magari con dei cachet minimi sanciti per legge), i loro diritti (noi non l’abbiamo mai fatto) e principalmente il loro mondo, che è l’Opera.
Ti ho ascoltato nell’Iris di Mascagni a Livorno… è un debutto nel ruolo di Kyoto oppure una “repetita”?
Un debutto assoluto in un ruolo che inseguo da qualche annetto, diciamo.
E prima di parlarci un po’ di questa avventura cosa ci puoi dire in più di questo personaggio? Come lo hai vissuto, cosa ti ha stimolato e cosa ti ha fatto riflettere.
Credo che non sia un personaggio difficile da rendere, in generale. Diciamo che Mascagni ed Illica ne tracciano benissimo il profilo, ma in realtà all’interno di questa sinopia ci si può sbizzarrire per trovare innumerevoli dettagli psicologici ed io ho scavato, forse più in me che in Kyoto stesso, per trovare dei punti di contatto. L’ho vissuto quasi come una condanna. Ho dovuto mettere in superficie quella parte bassa della mia personalità, quella della cosiddetta porta che non si cerca mai di aprire: la cosiddetta corda “pazza” del Ciampa di quel capolavoro immenso che è “Il cappello a sonagli” di Pirandello. E questo mi è costato un certo impegno, devo dirlo. Anche se mi ha fatto comprendere quanto dentro di noi sia latente proprio l’aspetto egoistico e meschino di Kyoto.

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In questa produzione di Iris, da quello che ho letto, hai tratto notevoli soddisfazioni da un punto di vista di successo professionale; raccontaci nel dettaglio qualcosa di più di questa esperienza
Una produzione che nasce in Giappone, con quell’afflato tenue ed al tempo stesso deciso che è proprio della cultura giapponese, dove alle tinte forti fanno da contraltare un languore misto a tenerezza. E questo mondo, ancora tanto diverso dal nostro, si rende visibile con grande respiro in questo allestimento del Maestro Hiroki Ihara. Un melodramma in cui la polarità Male/Bene, è marcata da una linea netta. Da una parte il bene ed il candore, dall’altra parte il male con i suoi egoismi trainanti, totalmente trasfigurati nell’ultimo atto a voler dimostrare la loro presenza imperitura quasi quali elementi dell’esistenza della terra stessa. Una lotta impari, risolta dalla sola forza che può vincere, quella creatrice della rinascita, che rende elette quelle personalità che proprio dalla natura oscura dell’uomo vengono calpestate ed emarginate. Non ho fatto null’altro che inserirmi in questo meccanismo, con coerenza e ricerca. Se il risultato è giunto, non posso ritenermi che soddisfatto del mio lavoro.
Come affronti lo studio di un ruolo?
Non mi ritengo un cantante, ma un interprete. Pur avendo una buona voce, non penso che sia il perno intorno al quale si muove il mio essere artista. Per me vengono prima la musica e la parola, che sono il respiro del personaggio, e poi la voce, che è un mezzo per definire lo stesso. Leggo tutto quello che concerne la vicenda della quale devo far parte. Non ascolto tanto le registrazioni, se non per rendermi conto dell’atmosfera intorno alla vicenda creata dalla musica, dal compositore. Quindi prediligo quelle che vedono sul podio direttori notoriamente portati alla ricerca delle sfumature e della coerenza. Leggo il libretto, così faccio mie le sensazioni del personaggio, del suo animo e poi inizio lo studio vero e proprio; prima da solo, e poi con il mio pianista cercando sempre di andare oltre il tangibile, perché, ricordiamo, la musica è l’unica forma d’arte realmente immateriale... ed allora ne approfitto. Cerco, anche per essa, una sorta di sindrome di Stendhal che mi faccia rivivere le stesse sensazioni che ha vissuto, probabilmente, il compositore nel momento della creazione. In quel momento posso dire che sto scendendo nel cuore della vicenda per farla mia.
Non volendo dare una classificazione scolastica alla voce, come pensi si sia evoluta la tua vocalità ed oggi a che “livello” è arrivata?
Non credo che la voce vada classificata per livelli, diciamo che in essa vanno riconosciute le possibilità, sempre come mezzo e mai come fine. Ero un cantante abbastanza poliedrico, e passavo da un repertorio all’altro. Oggi sono un cantante che ha superato il punto di non ritorno, quando è tardi per considerare ancora la tecnica dal punto di vista del mero studio; a cinquant'anni essa si raffina, si piega, si adatta a quello che si deve fare. L’importante è conoscerne le potenzialità ed i limiti, e mettere in evidenza solo le prime. Sviluppandole ed usandole al massimo. Così si canta nella tranquillità e si rende.
Prima di entrare più nell’intimo di Carmine una domanda che un po’ mi riguarda: che rapporto hai con la critica musicale?
Ottimo, purché a scrivere sia una persona che lo fa da tempo e magari di professione. Non credo ai critici freschi di laurea che scrivono sui “Forum”, quelli non fanno critica, ma chiacchiere da Foyer. Qualche volta sono stato anche criticato duramente, ed a parte una iniziale arrabbiatura, ho riflettuto su quello che si scriveva, e magari ne ho tratto insegnamento. Consiglio a tutti di fare lo stesso, magari si evitano sbagli futuri.
E con le regie cosiddette “moderne”?
Ben vengano. Sono esperienze da fare …
Da quel poco che ti conosco ho avuto modo di capire la tua profondità d’animo; se hai voglia mi piacerebbe far emergere qualcosa da questa nostra chiacchierata e vorrei iniziare proprio dal tuo rapporto con il bello e con l’arte in genere…
Non so vivere senza la bellezza e la ricerco in tutto, anche nel degrado più totale, nella miseria delle immagini del nostro passato contadino, operaio. La bellezza è dignità, la dignità è bella, anche se è scalza; quanti quadri di Caravaggio trattano del dolore, della miseria, ma quanta bellezza, quanta dignità. Esiste poi la bellezza ideale, quella che ti illumina con la sua luce: plastica, immobile, le cui forme attraversano l’aria come veli di seta. Passo giornate nelle sale dei Musei Napoletani, che sono pieni di queste meraviglie e mi ricarico, e ricarico il mio spirito per iniziare percorsi verso l’alto come verso il basso sempre alla ricerca di quella polarità opposta che è in ognuno di noi, e che fa in modo che si conosca la luce, che si ama solo quando si conosce il buio, e viceversa. A tal proposito riporto una frase di Ermete Trismegisto: “Ciò che sta in alto è come ciò che sta in basso, e ciò che sta in basso è come ciò che sta in alto, per compiere il miracolo di una cosa unica”. E questa cosa unica, della quale si parla, è l’uomo, con le sue contraddizioni, ma anche con la sua grandezza, con la sua bellezza.
Ed il Carmine più intimo?
Solitario, sempre di più. In parte orso. Alla ricerca di qualcosa, perennemente. Alla ricerca della novità, forse della tranquillità…non so.
Cosa ti commuove?
Il dolore dell’uomo, la sua precarietà. La miseria, più quella interiore che quella economica; mi commuove chi ritrova l’amore, e chi lo perde; mi commuove il ricordo dei miei amici e dei miei cari che mi hanno lasciato, l’idea di stringere ancora le mani di mio padre e di mia madre... mi commuove la mia terra.
Cosa ti fa arrabbiare?
La gente che guida male, l’apatia ingiustificata, chi pretende compensi per un lavoro fatto male ed inoltre chi prevarica, chi nega ad oltranza, anche l’evidenza; chi dice: “ammesso che sia così”. Oggi la verità è a portata di tutti. Non si ammettono approssimazione ed ignoranza quando si parla... né quando si scrive.
Cosa ti lascia indifferente?
Il gossip, anche quello fatto a cena; in tal caso penso: ognuno si guardi allo specchio e si valuti, prima di valutare gli altri.
Cosa ti angoscia?
Il dover dimostrare qualcosa sempre a qualcuno, perennemente... diceva Eduardo: “Gli esami non finiscono mai”, ma io aggiungo: tranne per i soliti noti, che non hanno dovuto mai farne, ma qua si entrerebbe in un discorso su una cosa chiamata “meritocrazia”.
Cosa ti fa paura?
La cattiveria, l’ignoranza di taluni, la mancanza di ogni riferimento culturale, il loro eccessivo autoreferenziarsi…l’ingratitudine.
Cosa ti porta alle stelle?
Sentire mio figlio cantare, ascoltare la musica di Wagner, di Mascagni di Cilea e di Debussy, cantare con colleghi di indubbio talento, o con direttori che hanno anima, ascoltare il canto del mare in estate, vivere l’estate ed il senso di libertà.
Senza la musica chi è Carmine?
Ma, forse, direi, “chi potrebbe essere”... ma proprio senza senza? Forse uno scrittore, o un muratore; magari un attore... mah! ma senza, proprio no.
Ti senti più razionale o più fatalista?
Sono di estrazione Epicurea, quindi direi fatalista. Anche se qualche volta cerco di parlare con il fato e dirgli che se va in un determinato senso sono più contento ed altre volte cerco pure di anticiparlo. Sono comunque per la filosofia della porta e del portone.
Che rapporto hai con la spiritualità?
Noi, parte di un tutto, e di questo essenza, ma noi non come corpo, bensì come spirito; con questa concezione ammetto qualsiasi tipo di interscambio con la forza creatrice si chiami essa Dio, Allah… . E’ per me inammissibile non riconoscerne l’esistenza; ne ho avute testimonianze dirette in vita, non ho bisogno di averne di ulteriori per dirmi convinto. Riconosco che ci sono persone povere di spiritualità, ma non sto là a fare prediche. Hanno sensibilità diverse e l’importante è essere solari, aperti, disponibili. Dio non è in cielo, né in terra; Dio, il creatore, la forza propulsiva è anche in chi non crede, suo malgrado. A tal punto anche l’agnostico è, per chi crede, un'emanazione della forza creatrice, e quindi come tale riconosciuto. Prego, perché no, è un modo per ristabilire il Karma e l’energia che fa sì che la forza della vita ci attraversi nella maniera giusta. Ed è un modo per comunicare con quella parte della realtà che non riusciamo a percepire con i sensi, ma che il nostro intuito ci dice che esiste... ma stiamo andando oltre: sono sempre Carmine…
Un desiderio per il domani?
Vedere mio figlio felice, e veder realizzati i sogni delle persone che mi sono vicine.
I tuoi progetti futuri?
Lavorativi? All’orizzonte c’è il Teatro San Carlo di Napoli.
Di vita? Sto cambiando città, cambiando auto, cambiando divano…diciamo che mi sto rigenerando proprio come fa un baco di seta che si libera del bozzolo e diventa farfalla; io l’ho fatto tante volte nella vita, mentre la farfalla lo fa una volta sola.
Un pensiero libero che vuoi lasciare ai lettori di questa rivista
Portate i vostri amici a Teatro, anche se fino a ieri erano dediti all’uso indiscriminato di Musica Leggera; cercate di diffondere la bellezza della nostra Opera, perché essa è la vera ed unica Musica italiana e non è giusto che muoia o finisca in un museo.
A proposito di bellezza, continuate a leggere questa rivista, dove potrete trovare (magari a piccole dosi) interviste come queste, che penso nulla abbia aggiunto alla storia del Melodramma, ma ha lasciato in voi qualche mio strambo pensiero, magari da condividere. Vi saluto cordialmente.

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Anche io saluto e ringrazio di cuore Carmine Monaco D'Ambosìa per aver voluto condividere con me qualche riflessione importante sulla musica, sul Teatro e sulla vita; auguro a questo artista tutto il meglio che la vita più donargli con l'auspicio di poterlo ascoltare presto in ruoli sempre più avvincenti con quella carica e quella determinazione che fino ad ora hanno contraddistinto la sua interpretazione...
Ad maiora.

Crediti fotografici: Giovanni D'Angelo e foto archivio personale di Carmine Monaco D'Ambrosìa






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Parliamone
E la Euyo debuttō a Ferrara
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La Euyo prende residenza a Ferrara e Roma

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Trenta appuntamenti in Valle d'Itria
redatto da Athos Tromboni FREE

180510_FestivalValleDItria_00_FrancoPunzi_phGianfrancoRotaMILANO - È stato presentato nelle sale del Piccolo Teatro il 44° Festival della Valle d'Itria, che si svolgerà dal 13 luglio al 4 agosto 2018. Alla conferenza stampa di presentazione del cartellone hanno partecipato Alberto Triola (direttore artistico della manifestazione), Fabio Luisi (direttore musicale) e Franco Punzi, presidente del Centro
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Eventi
Aida con tutta Cento
servizio di Athos Tromboni FREE

180508_Cento_00_Aida_FranceDarizCENTO (FE) - Sarà una brava soprano francese a interpretare l'Aida di Giuseppe Verdi sabato 23 giugno 2018 alle ore 21 in Piazza del Guercino a Cento: si chiama France Dariz, ed è stata impegnata una volta sola dalle nostre parti, nel maggio 2014 per un concerto tutto pucciniano nel Teatro Comunale di Ferrara. Ma è una cantante di rango proprio
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Opera dal Centro-Nord
Lucia con le pistole senza pistolettate
servizio di Athos Tromboni FREE

180507_Fe_00_LuciaDiLammermoor_FrancescoBellottoFERRARA - La protagonista della Lucia di Lammermoor  di Gaetano Donizetti gioca con una bambola di pezza dal vestitino rosso durante tutta l'opera: è l'insieme dell'innocenza e dell'adolescenza con cui il regista Francesco Bellotto ha caratterizzato il personaggio, nell'allestimento da lui curato e prodotto dai teatri di Treviso e Ferrara con la
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Echi dal Territorio
Daniele Barioni premiato dai jazzofili
servizio di Athos Tromboni FREE

180506_Vigarano_00_PremioADanieleBarioni_AndreaAmbrosiniVIGARANO MAINARDA (FE) - Il «Gruppo dei 10» è un'associazione ferrarese di musicofili che amano riunirsi in locali caratteritici del territorio per incontri conviviali e concerti, generalmente di musica jazz perché "i 10" sono tutti appassionati cultori della musica afroamericana; ma la loro rassegna concertistica ha il titolo programmatico di "Tutte
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Soci Uncalm
Replica di un frizzante Elisir
FREE

180506_Fe_00_LElisirDAmore_GiuliaPierucciFERRARA - Ottima ripresa sabato 5 maggio 2018, alla Sala della Musica di via Boccaleone 19, di L'elisir d'amore di Gaetano Donizetti, andato in scena nel cartellone del Teatro Ragazzi del Comunale "Claudio Abbado" di Ferrara esattamente un mese prima: si trattava di una produzione del Conservatorio di Ferrara "Girolamo Frescobaldi" inserita
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Pagina Aperta
Il grande merito di Sebastianutto
FREE

180502_Lu_00_Lu_RinasceIlConcerto_AlanFreilesMagnattaLUCCA - Chiesa dei Servi, per la stagione di "Animando Lucca", il 29 aprile 2018: dopo oltre 100 anni dalla prima a Parigi, in Salle Gaveau, per l'arco di George Enescu, e la direzione del Compositore, il 6 aprile 1913, Christian Sebastianutto con un violino superbo di Filippo Fasser, modello Guarneri, del 2018 (sic!) ha resuscitato magnificamente il
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Soci Uncalm
Cinzia Forte, il Premio e l'arcobaleno
FREE

180501_Fe_00_PremioFrescobaldi_DarioTondelliFERRARA - È stata una grande esibizione di belcanto e una gioiosa festa: il concerto del 29 aprile 2018 alla Sala della Musica, organizzato dal Circolo Frescobaldi nell'ambito del conferimento del Premio Frescobaldi 2018 al soprano Cinzia Forte, ha visto la partecipazione, oltre che della premiata, anche dei suoi allievi che citiamo in ordine di
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Opera dal Centro-Nord
Tosca buoni i due cast
servizio di Simone Tomei FREE

180429_Pr_00_Tosca_PirozziAnna_phRobertoRicciPARMA - Parlando di Tosca, Fedele D’Amico - musicologo e critico musicale - cosi diceva in merito a quest’opera: “… Le novità di Tosca sono inseparabili dalle sue scoperte espressive: il primo tema di Scarpia, ossia quei tre accordi che aprono l’opera e, con alcune varianti, concludono sia il primo che il secondo atto, offrono un giro armonico certamente inedito; ma
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Opera dal Centro-Nord
Un Ballo proprio bello
servizio di Edoardo Farina FREE

180427_Cesena_00_UnBalloInMaschera_ScillaCristiano_phLucaBogoCESENA - …e chiusura della stagione con l’opera  Un ballo in maschera  di Giuseppe Verdi dopo un’assenza di 153 anni, ove … “se il dialogo con la città, se il desiderio di rendere sempre di più la scena il luogo in cui giocare a mettere in pratica le diverse idee che definiscono gli orizzonti di pensiero e di azione di una comunità è ciò che caratterizza
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Opera dall Estero
Masnadieri molto belli
servizio di Simone Tomei FREE

180424_MonteCarlo_00_MantegnaRoberta_IMasnadieri_phAlainHanelMONTE-CARLO - Prima di intraprendere il mio viaggio narrativo ne I Masnadieri di Giuseppe Verdi, condivido questo pensiero del musicologo Michele Girardi in merito al componimento: «…fra i vari meriti dei Masnadieri, oltre a numerose pagine di bella musica, vi è quello di trattare temi spinosi, più attuali oggi che ai tempi dello Sturm und Drang. Non
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Vocale
Esther dello Spirito Santo
servizio di Athos Tromboni FREE

100423_Fe_00_Esther_NicolaValentiniFERRARA - Quella di Esther, personaggio biblico dell'Antico Testamento, è una figura che ha ispirato scrittori e musicisti perché la donna ebrea è stata una salvatrice del proprio popolo. Viene raccontato che la bambina Esther fu adottata dal cugino Mardocheo quando, orfana di padre, si trovò sola in Babilonia. Crebbe e divenne una bellissima giovinetta
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Opera dalle Isole
Grande Pratt grandi Puritani
servizio di Salvatore Aiello FREE

180420_Pa_00_IPuritani_JessicaPratt_phRosellinaGarboPALERMO - Sono approdati al Massimo, dopo dieci anni, I Puritani di Bellini, opera di addio  di un genio morto a soli trentatré anni. Accolta con grande entusiasmo  sin dalla prima parigina del 1835, ha conosciuto rinnovati consensi da generazioni e pubblici di tutto il mondo per l’incanto delle melodie che faceva dire  al catanese: «Ho
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Eventi
L'Arena riparte con buoni propositi
servizio di Athos Tromboni FREE

180419_Vr_00_Arena2018_Cecilia Gasdia_FotoEnneviVERONA - Clima rasserenato alla Fondazione Arena di Verona, durante la presentazione alla stampa del Festival estivo 2018 che prenderà avvio il 22 giugno e terminerà il 1° settembre: saranno 47 serate all’insegna del rinnovamento e del rilancio della grande lirica sotto le stelle nel teatro all'aperto più grande del mondo. Cinque le opere
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Personaggi
Cinzia Forte ieri oggi domani
intervista di Athos Tromboni FREE

180418_00_CinziaForte_MiniaturaFERRARA - Abbiamo incontrato il soprano Cinzia Forte durante la preparazione di un Elisir d'amore di Gaetano Donizetti dove erano impegnati alcuni suoi allievi e allieve del Conservatorio "Girolamo Frescobaldi" dove lei è docente. Si trattava di una recita preparata per le scuole di Ferrara e provincia. La Forte è napoletana di nascita e
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Opera dalle Isole
Butterfly sa d'antico ma č moderna
servizio di Simone Tomei FREE

180410_Ca_00_MadamaButterfly_AmarilliNizza_phPriamoToluCAGLIARI - Ci sono delle sere in cui andare a Teatro è pura magia; una miriade di fattori si intersecano rendendo gli incontri con la musica indimenticabili; a volte ci facciamo sopraffare dall’emozione, dalla novità, dal piacere di farsi trastullare dai sapori di una terra che poco frequentemente calpestiamo; il fascino della bellezza
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Echi dal Territorio
Mosesti nel ricordo di La Villa
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180405_To_00_AlfonsoMosestiTORINO - Il 6 aprile 2018, dopo 94 anni di vita, è morto nella sua Torino in cui abitava, il grande violinista Alfonso Mosesti. Cordoglio unanime del mondo della musica per lui che è stato un grande virtuoso dello strumento, allievo di Cesare Barison e di Antonio Illersberg, interprete magistrale dei concerti di Sinigaglia e Illersberg, alla
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Echi dal Territorio
Elisir molto gradito dagli studenti
servizio di Athos Tromboni FREE

180405_Fe_00_LElisirDAmore_LuisaRussoFERRARA - La divertente opera buffa L'elisir d'amore di Gaetano Donizetti è andata in scena per la rassegna "Teatro Ragazzi", nel Teatro Comunale Claudio Abbado di Ferrara, giovedì 5 aprile 2018 in due spettacoli nella stessa mattinata: alle ore 9,30 e alle 11. Per l’occasione l’Orchestra e il Coro del Conservatorio Girolamo Frescobaldi
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Opera dal Centro-Nord
Ancora il Barbiere col ramarro
servizio di Simone Tomei FREE

180331_Fi_00_BarbierediSiviglia_GiuseppeGrazioliFIRENZE - Era la sera del 29 marzo 2018 quando, recandomi al Teatro del Maggio Musicale Fiorentino pensavo al masochismo che alberga in me quando mi ostino a voler rivedere produzioni cui ho già assistito e delle quali ho un ricordo non idilliaco; la conferma di questo l'ho avuta proprio all'ingresso nel foyer quando un conoscente con il quale
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Opera dall Estero
Faust di elegante delicatezza
servizio di Simone Tomei FREE

180331_MonteCarlo_00_Faust_JosephCallejaMONTE-CARLO - Il Faust di Gounod ha trovato nella mise en scene di Nicola Joel a l’Opéra di Monte-Carlo un ottimo riscontro visuale che con pochi elementi scenici è riuscito a tenere in piedi quasi tre ore di musica senza annoiare, anzi restituendo piacevoli sensazioni scevre di orpelli e di sovrastrutture come è stata alla fine la scelta musicale
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Opera dalle Isole
Fra Diavolo non entusiasmante
servizio di Salvatore Aiello FREE

180326_Pa_00_FraDiavolo_GiorgioBarberioCorsettiPALERMO - Assente  dal 1989, è ritornato sulle scene del Massimo Fra Diavolo di Daniel Auber, autore ormai solo raramente presente nelle stagioni liriche. Da una  parte pesa ancora il severo giudizio di Schumann che riteneva “la sua musica per lo più vuota  e volgare”, ma noi preferiamo il giudizio più sereno di Rossini: “Auber scrive della piccola
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Operetta and Musical
Sunset Boulevard un capolavoro
servizio di Rossana Poletti FREE

180321_Ts_00_SunsetBoulevard_AndrewLloydWeberTRIESTE - Politeama Rossetti. In viaggio con cinque tir, cento persone tra artisti e tecnici, dieci chilometri di cavi sul palcoscenico, parrucche da duemila euro, costumi fatti a mano, numeri da capogiro per uno spettacolo itinerante. Sunset Boulevard è in scena al Politeama Rossetti di Trieste, unica tappa italiana. Andrà ad Amsterdam e poi ritornerà
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Opera dal Centro-Nord
Devereux salvato dal cast
servizio di Simone Tomei FREE

180320_Pr_00_RobertoDevereux_MariellaDevia_phRobertoRicciPARMA - Se il sabato 17 marzo 2018 mi vedeva in secondo ascolto per Pia de Tolomei di Donizetti, il richiamo del bergamasco è stato così forte da condurmi in terra parmense l'indomani, domenica 18 marzo, per ripetere la visione del Roberto Devereux visto al suo esordio in questa produzione due anni fa al Teatro Carlo Felice di Genova cui vi rimando
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Echi dal Territorio
Ecco il Complesso Giovanile del Frescobaldi
FREE

180318_Vigarano_00_ComplessoGiovanileFrescobaldi-AchilleGalassiVIGARANO MAINARDA (FE) - La sala parrocchiale polivalente, trasformata in "chiesa" perché il tempio vigaranese è inagibile dal terremoto del 2012, ha accolto domenica 17 marzo 2018 un  impegnativo concerto per orchestra d'archi del Complesso giovanile del Conservatorio Frescobaldi di Ferrara, guidato dal violinista e violista Achille Galassi
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Personaggi
Giulio Pelligra si confida
intervista di Simone Tomei FREE

180318_Lu_00_PelligraGiulio_Lu180318LUCCA - In occasione della ripresa lucchese di Pia de Tolomei di Gaetano Donizetti che ha debuttato al Teatro Verdi di Pisa nel mese di ottobre 2017 (qui potete leggere il mio articolo di allora), ho incontrato il tenore Giulio Pelligra che interpreta il ruolo di Ghino degli Armieri; il suo curriculum vanta già molte esperienze di grande
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Vocale
Felice compleanno per l'Ado
servizio di Athos Tromboni FREE

180316_Fe_00_VentennaleAdo_DanielaFurianiFERRARA - Buon compleanno Ado! Questa scritta troneggiava sul fondale del palcoscenico del Teatro Comunale Claudio Abbado, giovedì 15 marzo 2018, e dava significato al concerto organizzato per festeggiare la ricorrenza ventennale di quella associazione di volontariato. L'acronimo Ado sta a significare "Assistenza Domiciliare Oncologica"
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Opera dal Centro-Nord
Pia in scena al Giglio
servizio di Simone Tomei FREE

180316_Lu_00_PiaDeTolomei_FrancescaTiburzi_phAndreaSimiLUCCA - Era il 14 ottobre 2017 allorchè andava in scena al Teatro Verdi di Pisa l'opera rara di Gaetano Donizetti Pia de Tolomei. A quel tempo scrissi un articolo piuttosto dettagliato in merito all'allestimento che vede la firma registica di Andrea Cigni, dello scenografo Dario Gessati, del costumista Tommaso Lagattola e delle luci di Fiammetta
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