Pubblicato il 15 Febbraio 2019
Nostra intervista al soprano veneto che, dopo una bella carriera, č oggi affermata docente di canto
Alessandra Rossi si racconta a cura di Simone Tomei

190215_Vr_00_AlessandraRossiVERONA - Piove. Il cielo plumbeo non promette nulla di buono e, nonostante questo, non voglio che l’appuntamento sia rimandato. Ecco quindi che, dopo un viaggio tra le terre di Toscana, Emilia Romagna e Veneto, entro nella città scaligera, parcheggio e solo pochi passi mi separano dalla casa del soprano Alessandra Rossi de Simone. Qui mi attende una illuminante chiacchierata che da questa estate rincorriamo. I reciproci impegni hanno reso difficile la possibilità di trovare un momento pacato ed ottimale per potervi dedicare il tempo necessario, ma la fortunata sorte ha arriso alla nostra tenacia. Dopo aver suonato il campanello, grandi saluti, abbracci sinceri, un caffè, poi… ecco il frutto di tanto desiato momento.

Dove hai incontrato la musica?
La musica e io siamo state sempre in sintonia. Fin da piccola amavo cantare e imparavo subito ciò che ascoltavo, dalle canzoni dello Zecchino d’Oro ai vari brani delle opere in disco che erano in casa. Avevo una vocina estesa e squillante, e già adolescente cantavo come solista della Corale del mio paese (Monselice, in provincia di Padova), che era molto nutrita e impegnata nei vari eventi religiosi e non. Finalmente approdai al Conservatorio, grazie a un suggerimento del direttore del coro, nonché professore di latino, il quale diede a mio padre l’idea di farmi ascoltare dalla professoressa Rognoni, stimatissima docente di canto al Conservatorio di Padova, che intuì le mie qualità e la mia buona predisposizione. Iniziai così, all’età di quattordici anni (contemporaneamente al Liceo Classico), a studiare seriamente musica: furono anni di formazione importanti.
Come e quanto ti ha cambiato lo studio del canto?
La musica mi ha dato sempre molta gioia. Anche se dovevo affrontare duri sacrifici per studiare contemporaneamente sia al Conservatorio, sia al Liceo; quando entravo al Conservatorio venivo avvolta dalle note di chi studiava violino, pianoforte o canto e mi sentivo subito nel mio elemento naturale.
Siamo al momento in cui inizia la tua carriera artistica… e poi arriva Bruno de Simone. Ce ne vuoi parlare?
L’amore per la Musica ci ha fatto conoscere e ci ha legato per tanti anni, come un filo invisibile. I miei esordi come cantante cominciarono molto presto. Non avevo ancora terminato il ciclo di studi che venni ascoltata da un direttore d’orchestra di Rovigo, il quale mi invitò a cantare come protagonista ne Il mondo della luna di Baldassare Galuppi con professionisti del calibro di Bianca Maria Casoni e Carlo Gaifa, di cui conservo un meraviglioso ricordo. Il debutto ufficiale arrivò a Spoleto nel 1980, quando vinsi il Concorso Sperimentale "A. Belli", che mi consentì di cantare Marguerite nel Faust di Charles Gounod. Fu un’esperienza bellissima e, in quell’occasione, conobbi Bruno, pure lui vincitore del concorso, che interpretava Valentin. Ci trovammo subito d’accordo e, dopo qualche anno, ci sposammo proprio a Spoleto, con una grande festa, nella quale coinvolgemmo le nostre famiglie, gli amici e alcuni giovani colleghi, i quali furono ben felici di scoprire quella deliziosa città. Il nostro testimone fu Sesto Bruscantini.

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La tua formazione è legata anche al Maestro Bruscantini: qual è il tuo ricordo?
Conobbi Sesto Bruscantini in occasione del Concorso di Spoleto: lui era in commissione e prese  subito a benvolere sia me che Bruno. Da lì cominciammo a seguire i suoi consigli preziosi e, un po’ alla volta, divenne una costante andare una volta al mese a studiare qualche giorno con lui: tecnica, repertorio e interpretazione. Fu un’esperienza altamente costruttiva poiché in diversi anni di frequentazione, ci trasferì la sua miniera di sapienza con grande generosità, umanità, simpatia e affetto. Non potrò mai dimenticare i pomeriggi interi passati insieme a lui a studiare, rifinire e approfondire frase per frase. Bruscantini sapeva condire sempre il tutto con la sua ironia e bonomia cosicché le ore trascorrevano senza ce ne accorgessimo. A inizio carriera eravamo spesso ingaggiati per opere del '700 (di autori quali Pergolesi, Cimarosa, Jommelli, Paisiello): un repertorio che Bruscantini amava molto e di cui conosceva i più sottili e reconditi aspetti. Ricordo quando Bruno fu chiamato dal Teatro di San Carlo per un ruolo buffo molto particolare in napoletano antico (Leporello/Pulcinella in un Don Giovanni di Giacomo Tritto) e lo preparò con il Maestro: fu un autentico divertimento la ricerca della voce adatta per caratterizzare colori e sfumature. Naturalmente il talento di Bruno si prestava perfettamente al personaggio e il successo fu memorabile. Ma abbiamo tanti altri ricordi davvero straordinari, che spesso ripercorriamo insieme. In particolare, abbiamo modo di approfondire tutti gli aspetti nel campo della tecnica vocale, dalla respirazione alla posizione in “maschera” del suono, dall’equilibrio delle vocali alla cura dell’estensione. A Bruscantini stava molto a cuore il tema della tecnica vocale, che aveva analizzato e approfondito con il collega e amico Alfredo Kraus, altro gigante dell’interpretazione lirica nonché allievo della celebre Maestra Mercedes Llopart. Posso quindi ritenermi fortunata per aver goduto di un insegnamento che tramandava la sapienza e la bellezza della Scuola antica: un patrimonio che si rischia di perdere in questi ultimi tempi, davvero bui per la storia del teatro in musica.
E, dopo un periodo di fortunata carriera, hai deciso di dedicarti all’insegnamento della disciplina del canto: una scelta che si è rivelata vincente e foriera di soddisfazioni...
Procedendo nel mio excursus professionale, mi ritrovai ben presto a cantare nei principali teatri italiani: la Scala, il Teatro dell’Opera di Roma, il San Carlo di Napoli, il Maggio Musicale Fiorentino e molti altri. Il repertorio variava dal Barocco al Settecento inoltrato, fino a Rossini e Donizetti. Spesso mi ritrovavo in cast di prestigio e, tra i miei colleghi, quella che ricordo con più affetto è la cara Daniela Dessì, alla cui prematura scomparsa ancora non riusciamo a rassegnarci. Da giovanissime, avevamo trascorso insieme anche delle esperienze di studio in alcune Masterclass sul repertorio da camera con il Maestro Giorgio Favaretto, presso l’Accademia Nazionale di Santa Cecilia a Roma. La Dessì era un’artista meravigliosa e un’amica straordinaria, entusiasta e amante della sua professione, anche se negli ultimi tempi mi raccontava che solo l’amore per il canto la teneva in un ambiente che non riconosceva più.
Da tutte queste esperienze avevo accumulato un notevole bagaglio di conoscenze relative allo studio della vocalità, che poi, negli anni in cui cominciai a dedicarmi alla didattica, mi furono preziose. Proprio la didattica è stata sempre una mia grande passione e forse ho avuto anche il dono di sapermi esprimere in maniera chiara e comprensibile, oltre a quello di una spontanea pazienza nel seguire e guidare gli allievi in uno studio certo non facile. Si parla di impostare una voce lirica: un argomento impalpabile, fatto di sensazioni fisiche e orecchio musicale, dove in primis è importante fare un corretto esempio esecutivo. Mantenere la voce sempre allenata ed in forma è, di conseguenza, indispensabile per un bravo docente. Nelle varie giornate di studio passate con il Maestro Bruscantini, anche ad ascoltare le lezioni di altri, lui spesso diceva «Come ti pare, Sandrina?» (così mi chiamava affettuosamente), coinvolgendomi in un’analisi che mi chiariva, di volta in volta, come distinguere un percorso corretto da uno non giusto.
Dopo ventidue anni di attività come soprano solista, ho iniziato parallelamente la carriera didattica, prima in Conservatorio, poi, pian piano, privatamente o presso Istituti di Alto Perfezionamento (come l’HEMU, Alta Scuola di Musica di Losanna), dove ho avuto di recente il privilegio di tenere un corso intitolato “Atelier Belcanto”. L’attività didattica mi ha assorbito completamente e mi sono costruita una cerchia di allievi selezionati, italiani e stranieri, che con talento, volontà e spirito di sacrificio si affacciano a questo mondo artistico. E le tante gratificanti soddisfazioni avute sinora mi inducono a proseguire con dedizione ed entusiasmo sempre maggiori.

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Qual è il tuo concetto di canto e tecnica vocale? E, soprattutto, da dove si parte per lo studio del canto?
Potrei esprimere un parere sulla relazione che c’è tra Canto e Tecnica vocale. Spesso assistiamo a fenomeni di voci naturali, ricche di armonici e facili nell’emissione, ma senza una conoscenza, ad esempio, dell’appoggio sul fiato. Difficilmente questo dono di natura durerà a lungo: la propensione al canto deve essere approfondita e guidata con sapienza, sia per non sciupare tale dote, sia per mantenere in salute una professione artistica. Con questo voglio dire che, come in qualsiasi arte, non si può prescindere dalla tecnica. Non si può allenare una parte del nostro corpo senza un’adeguata conoscenza scientifica delle possibilità fisiologiche e dei pericoli in cui si può incorrere. Poi, ovviamente, c’è il lato più creativo e squisitamente musicale: l’approfondimento del repertorio adeguato ad ogni cantante (unito alla conoscenza della sua personalità e del suo temperamento artistico) non è certo un aspetto secondario.
Nel tuo approccio con un allievo o un'allieva,  quale “strategia” segui?
Con i miei allievi instauro rapporti di rispetto, educazione, comprensione, sintonia; e anche di amicizia. Ma nel contempo sono abbastanza esigente nel richiedere serietà ed impegno, dato che studiare canto non è stato prescritto dal dottore.
Raccontaci qualche aneddoto della tua vita da insegnante da annoverare nell’Olimpo dei ricordi.
Tra gli episodi più belli nella mia carriera di docente, mi fa piacere menzionare un incontro speciale, avvenuto circa un anno e mezzo fa mentre ero a Ginevra, dove mio marito Bruno de Simone era impegnato in un originalissimo Barbiere di Siviglia di Rossini. Una ragazza sorridente si avvicina dicendomi: «Ti ricordi di me?». Era un giovane mezzosoprano, impegnata come cover di Rosina, che io avevo conosciuto da bambina, essendo la figlia di un noto direttore d’orchestra scomparso circa quindici anni fa. Lui era un nostro caro amico (insieme alla sua splendida famiglia), con cui avevamo molte volte lavorato e passato bellissime esperienze insieme. Ebbene, l’ho riconosciuta subito ed è stata una grande gioia ritrovarla in palcoscenico come artista. Subito mi ha chiesto di studiare un po’ insieme e la sintonia che si è creata tra noi è stata stupenda: ha una voce meravigliosa e insieme abbiamo approfondito aspetti di tecnica vocale molto importanti per il repertorio belcantista in cui si sta affermando. Lei si chiama Marina Viotti ed è già molto apprezzata sul panorama internazionale… ma non credo siano solo coincidenze.
E penso poi a tanti bravi allievi, ottimi elementi che avevano preso strade sbagliate e che io con pazienza ho recuperato e risanato. Oggi sono già avviati in ottime carriere e sempre, o quasi, mi dimostrano riconoscenza e fiducia totale. Ne sono davvero molto orgogliosa. Credo che la meravigliosa cultura musicale che abbiamo ereditato non andrà perduta finché ci saranno bravi giovani di talento, pieni di passione ed entusiasmo.
Prima parlavamo di Bruno de Simone. Cosa vuol dire condividere la vita con un musicista che, oltre ad essere uno dei bassi buffi più accreditati al mondo, è anch’egli un ottimo insegnante. Mi devo immaginare serate a parlare di musica e tecnica vocale oppure il tutto naviga come una nave con il mare in bonaccia?
Chiaramente la Musica è stata ed è sempre presente nella nostra vita, ma (pur provenendo dalla stessa scuola e avendo una concezione del canto e della vocalità praticamente identica) viene colta con sensibilità diverse.  Abbiamo studiato insieme, approfondito e anche discusso costruttivamente innumerevoli volte.
Come tu asserisci, anche Bruno è un ottimo docente, compatibilmente con i suoi impegni artistici, ancora numerosi dopo trentanove anni di carriera. Lui predilige approfondire tematiche interpretative, studio del testo e cura del personaggio, mentre io mi sono occupata prevalentemente di tecnica e impostazione, individuazione del repertorio e dello stile adeguato. Siamo complementari e al tempo stesso autonomi. Detto questo, in tanti anni di vita insieme (fatti di esperienze teatrali e musicali), molti sono stati i momenti di sacrificio e le delusioni, ma anche di puro divertimento e grandi soddisfazioni… insomma non ci siamo mai annoiati e questo è l’aspetto più importante.
Ti parlo in veste di critico musicale: spesso noto qualche stridore sui palcoscenici da un punto di vista vocale. Cosa pensi tu delle scelte dei teatri italiani di oggi?
Si riscontra spesso un’inadeguata attenzione all’impiego dei giovani interpreti che talvolta sono esposti prematuramente a sostenere ruoli per cui non sono ancora adatti, con evidenti rischi. Oppure, al contrario, vedo giovani artisti di talento soffrire in zona di parcheggio, a vantaggio di mediocri interpreti che hanno più possibilità di esibirsi, con effetti certo poco entusiasmanti.
E all’estero? Ci sono differenze?
Girando nei vari Teatri europei ho riscontrato spesso la presenza di giovani artisti, di grandi e medie qualità, con responsabilità anche di direzione d’orchestra o messa in scena, e non faccio nomi per non fare torti, ma le scelte sono molto più attente e meno clientelari.
Visto che mi tocca personalmente, cosa ne pensi tu del modo della critica musicale, ora che non ti riguarda da vicino come artista?
A volte è davvero interessante leggere un articolo di critica colto e obiettivo che, rispettando la cronaca, dia anche giudizi che possano ampliare i punti di vista, oltre a stimolare giuste considerazioni e riflessioni interessanti. Purtroppo non sempre è così. Credo che le forze culturali competenti dovrebbero unirsi per stimolare una maggior attenzione da parte di amministratori e  politici per far sì che emergano le migliori risorse ed energie. Invece assistiamo spesso a un lassismo generale, che intorpidisce e annulla la capacità di reazione. Anche il pubblico talvolta si sorbisce certi spettacoli malfatti, scadenti, come se non si potesse proporre di meglio: assurdo. E in questo anche i critici giocano un ruolo chiave, potendo puntare i riflettori su ciò che è bello e interessante, ma anche su ciò che andrebbe cambiato a partire dai criteri di scelta di alcune direzioni artistiche.
Non solo canto e non solo musica… ho avuto il piacere di sperimentare più volte la tua ottima cucina. Visto che ti diletti con pentole e padelle, parlaci di questo aspetto molto “gustoso” della tua vita.

È vero, l’altra attività che mi affascina è l'arte della cucina: niente è più divertente e stimolante che preparare una cena per gli amici, inventando, sperimentando e creando delizie per il palato. Mi onoro di far parte del Club Il Fornello d’Italia, un’associazione culturale che si occupa di fare cucina di ricerca tra antiche tradizioni e attualità e che si trova in quasi tutte le città d’Italia. Siamo amiche e ci riuniamo periodicamente per esprimere con sapienza la nostra passione gastronomica. Tra i musicisti poi, si sa, ci sono stati grandi gourmet. Basta pensare Gioachino Rossini, fulgido esempio di genialità musicale e di passione per la buona cucina. Tra le sue frasi più note, una mi è rimasta impressa: “Quant’è spossante la celebrità! Beati i pizzicagnoli!” D’altronde, non per farci complimenti reciproci, ma anche tu sei uno chef di tutto rispetto!

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Ebbene sì, anch’io mi diletto con i fornelli, ma oggi, uggiosa giornata di gennaio, dopo la nostra piacevole chiacchierata “mi toccherà” sedermi a tavola con Alessandra e Bruno ed assaporare alcune gustose specialità veronesi  frutto dell’amore per il cibo della mia “ospite sulla carta”.
È sempre un piacere dialogare con Alessandra Rossi de Simone perché ogni sua parola ha il gusto della misura e, nel raccontare le sue esperienze di docenza, trasmette grande serenità e, al contempo, un sentimento di crescita intellettuale. Tante altre cose sono emerse nel corso della conversazione, ma questa è un’altra storia che rimarrà nei rispettivi ricordi.

Crediti fotografici: Archivio personale dell'Artista e foto di Simone Tomei
Nella miniatura in alto: il soprano Alessandra Rossi de Simone
Sotto, in sequenza: la Rossi con il marito Bruno de Simone, con la sua allieva Marina Viotti e con il nostro critico musicale Simone Tomei
Al centro, in sequenza, quattro personaggi della Rossi: Cleopatra nel "Giulio Cesare" di Händel; Donna Anna in "Il Convitato di Pietra" di Tritto; la Contessa in "Le nozze di Figaro" di Mozart; Zerlina in "Fra' Diavolo" di Auber
In fondo: Alessandra Rossi con alcuni degli allievi della Scuola di Lausanne HEMU e il M° Todd Camburn, responsabile del dipartimento di Canto





Pubblicato il 21 Ottobre 2018
Debutto nel teatro della sua cittā per Alida Berti, soprano lirico di coloratura approdata a ruoli lirici
Suor Angelica la vivrō da mamma... intervista di Simone Tomei

181021_Lu_00_AlidaBertiLUCCA - Eccoci come promesso al terzo appuntamento di questa maratona lucchese per presentarvi il terzo debutto nel dittico pucciniano Suor Angelica e Gianni Schicchi battistrada per la la stagione lirica del Teatro del Giglio 2018/2019; è la volta del soprano Alida Berti che affronta proprio il grande ruolo di Suor Angelica del quale ci parlerà in questa interessante chiacchierata, ma come sempre, non prima di averla introdotta attraverso il suo curriculum artistico.
Dopo gli studi in Toscana con il M° Valiano Natali e il perfezionamento a Verona con il M°Jerzy Artysz, debutta in Bohème di G. Puccini e L’Elisir D’Amore di G. Donizetti. In seguito svolge un’intensa attività concertistica in teatri italiani ed esteri e per prestigiosi circoli lirici. Dal 2004 affronta i ruoli di Violetta in Traviata di G. Verdi, Rita nell'omonima opera di G. Donizetti, Lucia in Lucia di Lammermoor  sempre di Donizetti.
Canta con l’orchestra del Teatro del Giglio lo Stabat Mater di Boccherini. La Messa in Re maggiore di G. Puccini Senior e con l’orchestra di Prato La Cantica di San Benedetto di J. De Hann. Collabora con il Ravenna Festival per la produzione di Traviata. Nel 2011–2012 è apprezzata interprete nel ruolo di Musetta al Teatro Carlo Felice di Genova e al Festival Pucciniano di Torre del Lago, così come nel ruolo di Valancienne in La Vedova Allegra al Verdi di Trieste. Nel 2013 incanta la platea del Festival Pucciniano con le interpretazioni di Gilda nel Rigoletto e Liù nella Turandot sotto le magistrali bacchette dei Maestri D. Oren e B. Brott. Nel 2014 interpreta Elvira in L’italiana in Algeri di G. Rossini, al Teatro Filarmonico di Verona. E’ Violetta in La Traviata di G. Verdi al Teatro Verdi di Trieste. Liù in Turandot di G. Puccini al Teatro Verdi di Salerno. Musetta nella Bohème di G.Puccini al Puccini Festival di Torre del Lago. Aminta in Il Re Pastore di Mozart al Teatro Verdi di Trieste. Micaela nella Carmen di Bizet al Teatro Verdi di Salerno. Nel 2015 interpreta Liù nella Turandot al Festival Puccini di Torre del Lago, Requiem di Mozart a Lucca e Pisa, Traviata per il Festival Lucchese Il Serchio delle Muse. Ha cantato sotto la direzione di: S. Adabbo, M. Balderi, M. Guidarini, P. Fournillier, A. Pirolli, D. Oren, G. L. Gelmetti, F.Lanzillotti, T. I. Ciampa, V. Galli, F. Krieger, C. Pinto, S. Rabaglia.  Registi quali: E. Scola, A. Fornari, Scaparro, Canessa, Pizzi, Brusa. Nel 2016 è Gilda nel Rigoletto e Violetta nella Traviata al Festival delle Muse di Lucca, Micaela nella Carmen all’Arena di Verona, ancora Violetta nella Traviata al Teatro Seijong di Seul. Nel 2017  Ancora Micaela nella Carmen al Teatro Verdi di Salerno e Violetta nella Traviata al Rapallo Festival; canta nello Stabat Mater di Rossini nella chiesa di San Michele a Lucca. Ospite protagonista al "Gala Concert" all’Accademia Musicale di Cracovia e anche al "Gala Concert" alla Staatsoper di Vienna.

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Alida Berti un'artista lucchese o meglio pietrasantina: parlaci di chi eri prima di incontrare la musica.
Sono nata e cresciuta a Pietrasanta in provincia di Lucca; a cinque anni ho iniziato la disciplina del pattinaggio artistico diventando campionessa provinciale e regionale per poi approdare alla sfera nazionale; a diciassette anni ho fatto il corso per diventare tecnico federale e da lì ho continuato a stare sulle piste come allenatrice lavorando in diverse società sportive. 

Ed il primo incontro con il canto?
Il mio primo incontro con il canto l’ho avuto a diciannove anni; fu un caso ascoltando un disco della Madama Butterfly interpretato nel ruolo eponimo dal soprano Maria Callas e fui folgorata dall’interpretazione di questa meravigliosa artista; e da quel momento volli approfondire la conoscenza di questa arte ed iniziai a frequentare il Teatro e a diventare una divoratrice di dischi; la passione crebbe dentro di me come un vulcano e per divertimento volli prendere qualche lezione, ma senza nessuna velleità artistica, anche perché all’epoca ero insegnante di pattinaggio artistico e guidavo una squadra di trenta ragazzi a Viareggio.

E quindi poi qual è stata la tua formazione artistica e musicale?
Ho iniziato gli studi di canto a Torre del Lago con il maestro Valiano Natali che era stato un solista del Teatro Comunale di Firenze negli anni ’50 del Novecento; per lo studio della musica ho iniziato privatamente per poi approdare al Conservatorio di Verona; sempre a Verona ho incontrato il soprano spagnolo Yolanda Auyanet che mi consigliò di andare a studiare dal suo Maestro a Varsavia…

 

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… Aspetta… questa credo di saperla… Vorrei dunque che tu ci parlassi della grande guida per la tua vocalità: il maestro Jerzy Artysz che vive in Polonia a Varsavia: un uomo adesso dal “crin canuto” ma…
… Sì, io considero quella persona colui che mi ha insegnato l’arte del canto e tuttora mi segue per il perfezionamento; il M° Artysz è un cantante baritono polacco che ha fatto una grande carriera nella metà dello scorso secolo; è stato un allievo di Maria Carbone ed ha ricoperto tutti i più importati ruoli da baritono nell’Europa dell’Est con qualche apparizione anche in Italia ed in America; dalla fine degli anni ’80 costituì, insieme al soprano Victoria de Los Ángeles, un’accademia di canto in Spagna dalla quale sono usciti molti cantanti che tuttora fanno parte del panorama mondiale dell’opera.
È da lui che ho appreso il vero tecnicismo, il meccanismo del canto e dell’arte del fiato: sono arrivata a questo grazie allo studio del repertorio liederistico e di quello belcantista che è indispensabile per la salute ed il mantenimento della voce e della tecnica potendo quindi "costruire” su queste solide fondamenta i futuri ruoli che poi con il tempo sono arrivati.

Da tempo unitamente alla tua attività di interprete, svolgi quello di eccellente didatta: cosa è importante infondere nelle giovani voci e nelle menti di oggi?
Ritengo che la cosa più importante sia quella di conoscere ed avere consapevolezza del proprio corpo e dei propri limiti amando, o meglio, imparando ad amarli e da essi trarre stimolo per migliorarsi e proseguire il cammino; è inoltre importante saper attendere lo sviluppo naturale della propria vocalità per affrontare i ruoli principali; ritengo importante, come ho fatto io, studiare il repertorio liederistico e quello belcantista che forgia la voce, il fiato e l’emissione e permette di poter affrontare con grande sicurezza i ruoli delle epoche successive fino a sfociare nel più marcato verismo novecentesco.

Quindi grande rispetto per la propria voce
Non solo per la voce, ma visto che oggi giorno il mondo del melodramma richiede oltre la voce, grande tecnica attoriale che si raggiunge anch’essa con lo studio e mai con l’improvvisazione, ritengo necessario che vi sia una cura ed un’attenzione molto presente per il proprio corpo; corpo visto non come semplice elemento da mostrare, ma come involucro del prezioso strumento che è la nostra voce.

Per la prima volta canti nel teatro della tua città: forse qualcuno si è  accorto di te?
Ho aspettato tanto e l’occasione è stata davvero speciale; si celebra infatti quest’anno il centenario del Trittico di Giacomo Puccini ed essere una delle protagoniste mi riempie di grande onore, gioia e responsabilità.

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Ebbene Suor Angelica…
Sì, un ruolo che si è concretizzato dopo anni di studio in cui la voce ha seguito il suo naturale sviluppo crescendo di pari passo con la mia crescita professionale come cantante; e anche umana come madre di un meraviglioso figlio; spero di poter affrontare con  consapevolezza questo importante ruolo che mi ha “preso” sin dalla prima volta che l’ho ascoltato e mi ha letteralmente conquistato quando ho aperto lo spartito per iniziare a farlo davvero mio.

Cosa significa per te debuttare proprio nella città del Maestro Puccini e nel centenario della prima esecuzione?
Lucca è la città di Giacomo Puccini ed anche la mia… ho debuttato questo compositore con il personaggio frizzante di Musetta in Bohème per poi approdare al ruolo di Liù in Turandot; trovarmi adesso ad affrontare le drammatiche pagine di Suor Angelica nella città del Sor Giacomo e proprio nel centenario dalla prima esecuzione che avvenne al Teatro Metropolitan di New York il 14 dicembre 1918,  mi ha fatto capire quanto la musica della mia terra mi sia stata da guida e di buon auspicio per poter affrontare con sempre maggior consapevolezza l’impegno nel canto che è elemento primario della mia vita.
Devo questo debutto a colui che ha creduto nelle mie potenzialità: il M° Aldo Tarabella direttore artistico del Teatro del Giglio di Lucca; subito dopo l’audizione che feci con lui la scorsa primavera - che non volle chiamare tale, cioè "audizione", ma che definì un incontro musicale tra persone che amano Giacomo Puccini - mi fece capire che ero pronta per questo ruolo e mi volle dare l’opportunità del debutto in un contesto di grande prestigio.

Come ti sei preparata per affrontare questo personaggio?
Come faccio sempre, sono partita dall’aspetto puramente musicale insieme ai miei pianisti preparatori perché sono convinta che dentro la musica ci siano tante e forse quasi tutte le risposte interpretative; il passaggio successivo è stato dedicato alla lettura attenta del testo drammaturgico e delle generose didascalie che il Maestro ha lasciato a guida dell’interprete e della regia; è stato indispensabile poi affrontare e gestire le emozioni e soprattutto le difficoltà che queste portano dietro sé, affrontando questo personaggio: dopo poco che ho iniziato la preparazione personale ho capito che da sola non potevo farcela proprio perché come Suor Angelica anche io sono Madre; ho ritenuto indispensabile quindi, affrontare questo aspetto così delicato e tecnico con un grande attore e regista, Augusto Fornari, che mi ha insegnato delle tecniche attoriali per saper controllare le emozioni e non esserne completamente in balia pur accogliendole e trasformandole con la voce e con il corpo; è stato un lavoro intenso i cui frutti si sono palesemente manifestati una volta che ho oltrepassato la soglia del palcoscenico dove mi aspettava al varco un altro grande regista…

… stai parlano di Denis Krief: come avete lavorato e che caratterizzazione del personaggio avete cercato di fare emergere?
Prima di tutto vorrei parlare della scoperta di questo grande regista con cui, purtroppo per me, non avevo mai lavorato: ho potuto parlare con lui delle varie tecniche di recitazione (Stanislavskij, Cechov, fino ad arrivare a quelle usate oggi agli Actors studio in America) ed alla fine di questo confronto mi ha proposto la sua idea del personaggio di Suor Angelica che, come voleva Puccini, era una donna addolorata e trafitta dal suo dramma che sfocia in un dolore che quasi la immobilizza nei gesti togliendo quindi tutto ciò che sovrasta e rende il personaggio “melodrammatico”; abbiamo ripetuto lo spartito e le sue didascalie in maniera rispettosa e devota al suo compositore; ho cercato di vivere il personaggio come se non conoscessi, durante l’interpretazione, l’epilogo e quindi mi sono lasciata trasportare dalla musica e dalle parole che mano mano si consumavano sulla scena.
Umanamente il rapporto professionale è stato corroborante e denso di emozioni: ritengo che Denis Krief sia uno dei più competenti registi nel panorama mondiale del melodramma e per questo parlano i suoi tanti anni di carriera; personalmente lo adoro e spero di poter collaborare ancora con lui per crescere ulteriormente come artista.

Il momento dell'opera in cui ti senti più  coinvolta emotivamente?
Non c’è una battuta che non prenda corpo voce ed anima anche se nei pochi minuti del finale in cui si concretizza tutto il dramma, ci si può abbandonare alle lacrime e far emergere con la voce tutto il destino tragico che vive questa infelice donna. Anzi, Mamma...

Dove ti sta portando la tua voce?
Sicuramente verso un repertorio da soprano lirico, del quale sto approfondendo diversi ruoli per i miei futuri debutti.

Ed Alida fuori dal palcoscenico?
Sono una mamma a tempo pieno e seguo mio figlio nel suo percorso scolastico e musicale; amo custodire il mio giardino e la mia casa dove ad ogni rientro mi accoglie la mia cagnolina Lyuba, una barboncina color champagne, che riempie la vita della nostra famiglia di tanto affetto e amore.

E la tua filosofia di vita cosa recita?
Carpe diem

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Ti chiedo un pensiero per i nostri lettori, dettato dalle emozioni vissute in questi giorni al Teatro del Giglio.
Vorrei dire qualcosa in merito al luogo dove ho lavorato: nella sua qualifica di teatro di tradizione ho trovato nell’organizzazione del Teatro del Giglio molta serietà, precisione e disponibilità da parte di tutto lo staff: dalla segreteria artistica, agli affari generali, all’attrezzeria; lavorare qui è stato un piacere ed un privilegio di cui mi sento onorata; spero di poter restituire sul palcoscenico tutte le emozioni ed il calore ricevuto per infiammare l’animo del pubblico che mi ascolterà.
Una parola anche per la città di Lucca che ritengo possa diventare la Salisburgo italiana per eccellenza: ho notato un fervore ed un pullulare di attività musicali che negli ultimi tempi sta davvero facendola diventare un polo di attrazione per tanti musicisti affermati e non; un luogo dove respirare e vivere la Musica ed i suoi compositori che sono tante perle del panorama mondiale.
Proprio per questo dico ancora grazie al sommo Giacomo Puccini: uno dei grandi amori della mia vita.

Parlare con Alida Berti è stato veramente un momento di grande piacevolezza  e dalle sue parole possiamo cogliere qualche aspetto in più dell’animo nobile, della dedizione al canto e più in generale alla Musica; è doveroso il nostro grande “in bocca al lupo” per questo meritato debutto nel quale si concretizzeranno mesi di studio approfondito, lavoro ed impegno.

Crediti fotografici: Foto Ennevi (Verona) e Fabio Parenzan (Trieste); e archivio personale dell'Artista





Pubblicato il 19 Ottobre 2018
Nostra conversazione con il baritono pugliese che debutta nell'opera buffa di Puccini
Rosiello lusingato d'essere Schicchi intervista di Simone Tomei

181019_Lu_00_MarcelloRosielloLUCCA - Eccoci al secondo piacevole incontro, questa volta con il baritono Marcello Rosiello al suo debutto lucchese nel ruolo di Gianni Schicchi; anche per lui il racconto della nostra chiacchierata è preceduto dal suo curriculum.
Nato a Bari, studia canto con Lucia Naviglio e Pietro Naviglio e approfondisce il repertorio con Barbara Rinero. Si perfeziona con Maurizio Arena e frequenta l’Accademia Rossiniana presso il Rossini Opera Festival.
Al Teatro Petruzzelli di Bari interpreta The Beggar’s Opera e il Dottor Malatesta in Don Pasquale, ruolo sostenuto anche per il Circuito Lombardo e in Trentino. È Sharpless in Madama Butterfly nei Teatri La Fenice di Venezia, Lirico di Cagliari, Petruzzelli di Bari, Pergolesi di Jesi, Verdi di Brindisi, dell’Aquila di Fermo, del Giglio di Lucca, Goldoni di Livorno e Sociale di Rovigo; Giorgio Germont ne La Traviata al Teatro La Fenice di Venezia; Figaro ne Il Barbiere di Siviglia al Vonnas Opera Festival, Petruzzelli di Bari, Teatri di Jesi, Ravenna, Udine e Fermo; Enrico in Lucia di Lammermoor al Bellini di Catania; Marco in Gianni Schicchi al Regio di Parma; Jake Wallace ne La Fanciulla del West al Vittorio Emanuele di Messina; Gil ne Il Segreto di Susanna al San Carlo di Napoli; Belcore ne L’Elisir d’Amore alla Royal Opera House di Muscat; Marcello ne La Bohème al Teatro Verdi di Trieste e al Teatro Giovanni da Udine.
Al Comunale di Bologna è ancora Marcello ne La Bohème, Escamillo in Carmen, Ping in Turandot e Silvio in Pagliacci, interpretato anche a Livorno, Reggio Calabria, Lucca, Pisa, Parma e Bari.

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Debutta con successo il ruolo del Conte d’Almaviva ne Le Nozze di Figaro al Vonnas Opera Festival, Como, Cremona, Pavia e Brescia. Collabora con il Festival di Martina Franca nei ruoli di Brigadiere Ciappa in Napoli Milionaria!, Secondo Soldato in Salomè, Maitre Camoine in Amica di Mascagni, Vernier in Marcella.  Esegue come Baritono Solo numerose rappresentazioni di Carmina Burana al Teatro Regio di Torino e al Maggio Fiorentino.
È Morales in Carmen e Ping in Turandot all'Arena di Verona, Giorgio Germont ne La Traviata al Teatro dell'Opera di Roma, Maggio Fiorentino, Teatro La Fenice di Venezia, al Valli di Reggio Emilia, al Pavarotti di Modena, al Sociale di Como, al Donizetti di Bergamo, al Grande di Brescia e al Ponchielli di Cremona; Figaro ne Il Barbiere di Siviglia e Zurga ne I pescatori di perle al Verdi di Trieste e Conte Gil ne Il segreto di Susanna al San Carlo di Napoli.

Tu sei di Bari: parlaci delle tue origini non come artista, ma come uomo
"Barese nelle viscere!" Così direbbe mia nonna e con tutto quello che comporta; di indole gioviale e curioso di natura ho avuto una formazione universitaria scientifica e da sempre sono affascinato dalle arti e innamorato della cucina tradizionale italiana.

E la musica quando è arrivata? Come è nata la tua passione per il canto?
Durante il percorso universitario è sbocciato l'amore per la musica, anzi per la Musica; le note della Bohème del Sor Giacomo al teatro Piccinni di Bari hanno fatto scattare la scintilla.
Non nascondo che questo "incontro" ha destabilizzato la mia vita per un breve periodo: non sapevo quale sarebbe stata la mia strada fino all'incontro con alcune persone molto speciali, che mi hanno poi tolto ogni dubbio.

Cosa porti nel cuore dei tuoi anni di studio e dei tuoi insegnanti?
A questo proposito devo dire che la fortuna mi ha baciato, "donandomi" l'incontro con persone dalla titanica umanità che, oltre che ad amare la musica, mi hanno sopratutto insegnato la sua importanza come strumento e non come un fine.
Sicuramente porterò sempre nel cuore il mio primo maestro Pietro Naviglio che mi ha accompagnato nella fase "costruttiva" della mia voce e Lucia Naviglio assolutamente decisiva nell'approccio tecnico ed interpretativo alle opere, nonché Barbara Rinero, persona specialissima oltre che straordinaria pianista e musicista, che mi ha insegnato la cura per il dettaglio dimostrandomi che i piccoli particolari rendono grande una interpretazione.

Anche se saranno molti… il Ricordo (nota la maiuscola) che porti nel cuore della tua vita di artista 
In realtà non ho un ricordo in particolare; c'è però una verità che torna ogni volta: le opere dei geni compositori, se studiate accuratamente in profondità, svelano grandi insegnamenti.

Marcello Rosiello sarà Gianni Schicchi nel centenario dalla sua prima esecuzione: un bel debutto nella terra di Giacomo Puccini; parlaci di questa produzione
Nel lavoro svolto durante le prove al Teatro del Giglio ho avuto la fortuna di essere guidato da due eccellenti "artigiani" del teatro d'opera internazionale, quali il Maestro Guidarini alla direzione d'orchestra e Denis Krief alla regia. Sono estremamente entusiasta di affermare che, con grande umanità e professionalità, entrambi hanno permesso la maturazione dello Schicchi donando spunti di riflessione per l'approfondimento di un personaggio così complesso da tutti i punti di vista. Entrambi hanno dato, durante tutto il percorso di montaggio dell'Opera, a tutto il cast, lo spessore artistico necessario affinché il capolavoro di Puccini prendesse forma.

Che rapporto hai avuto con il personaggio?
Davvero molto lusingato di debuttare questo ruolo in questa occasione così importante nella terra di Giacomo Puccini. Amo moltissimo questa opera perché lavoro di altissima fattura compositiva nonché satolla di italica ironia che solo un compositore geniale come Puccini poteva tradurre in musica.
Sono assolutamente a mio agio nel vestire i panni dello Schicchi; un ruolo complesso vocalmente e interpretativamente che già dal primo istante ha risvegliato il mio spirito da burlone.

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Il tuo legame con Lucca e con il suo teatro che ti vede partecipe da qualche anno nella stagione lirica della città
Amo moltissimo il Teatro del Giglio e vi torno molto volentieri e con immensa gioia perché accolto sempre con  grande professionalità ma sopratutto con molto affetto e calore umano; e questo per me non ha prezzo.

Pensi al barone Scarpia? un ruolo ambito e non ancora debuttato...
Scarpia... sicuramente un grande ruolo del repertorio baritonale; un sogno per me  sarebbe vestire i panni del barone della Tosca, un grande impegno vocale e interpretativo; ma penso di avere il tempo di debuttare altri ruoli prima di questo come il Marchese di Posa nel Don Carlo di Verdi.

Un desiderio che porti nel tuo cuore
Sarei felice di poter fare qualcosa di utile - ancora non ho le idee chiare a tal proposito - per aiutare gli altri, per rendere migliore la nostra società.

E allora teniamoci pronti per questo debutto augurando a Marcello Rosiello una serata memorabile nella terra di colui che ci ha regalato tanta meravigliosa musica.

Crediti fotografici: foto fornite dall'Artista






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Pianoforte
Ecco la Carini, ecco Schumann
servizio di Athos Tromboni FREE

181216_Fe_00_MariaCristinaCariniFERRARA - La musica pianistica di Robert Schumann... e il recital di Maria Cristina Carini nel Ridotto del Teatro Comunale "Claudio Abbado" per la stagione cameristica del Circolo Frescobaldi. Ecco le due motivazioni che hanno indotto il pubblico ferrarese alla partecipazione dell'appuntamento musicale. Se poi si tratta del 18 pezzi caratteristici
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servizio di Attilia Tartagni FREE

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Opera dal Centro-Nord
Torna la Carmen che uccide
servizio di Simone Tomei FREE

181205_Fi_00_Carmen_MarinaComparatoFIRENZE - E' ormai lontano il termine delle polemiche e degli anatemi contro la Carmen che non muore andata in scena un anno fa al Teatro del Maggio che fu fonte di esagitati sproloqui per ogni dove; la Carmen di George Bizet, diventata oramai un titolo di repertorio della Fondazione Fiorentina, ha trovato nuovamente albergo sulle tavole del
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Eventi
Guardati intorno č la nuova stagione
servizio di Edoardo Farina FREE

181201_Cesena_00_TeatroBonci_Franco PolliniCESENA - Conferenza stampa del Teatro Comunale “Alessandro Bonci” promossa da  ERT, Comune di Cesena ove in data 21 settembre 2018 è stata definita la nuova programmazione della  stagione invernale 2018/19 caratterizzata da un luogo inteso come confronto, esplorazione e dialogo,  spazio che si fa filtro e racconto del nostro vivere,
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Opera dal Centro-Nord
Le due facce di Rigoletto
servizio di Attilia Tartagni FREE

181130_Ra_00_Rigoletto_AndreaBorghini_phZaniCasadioRAVENNA - Il Rigoletto del 28 novembre 2018 andato in scena al Teatro Alighieri è ambientato a Mantova, e possiede, come il suo ambiguo protagonista, due facce:  da una parte  la corte dei Gonzaga lussureggiante di pitture manieriste (la camera degli sposi di Mantegna incornicia il talamo in cui verrà sedotta Gilda rapita), dominata
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Opera dal Centro-Nord
Ovazioni finali per l'Otello
servizio di Attilia Tartagni FREE

181126_Ra_00_Otello__phZaniCasadioRAVENNA - Il 25 novembre, giornata mondiale della violenza sulle donne,  è andato in scena al Teatro Alighieri il più celebre “femminicidio” operistico: Otello dall’omonimo testo teatrale di William Shakespeare, musica di Giuseppe Verdi, libretto di Arrigo Boito, antico detrattore verdiano che seppe riportare il maestro alla creazione a 16
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Opera dall Estero
Trionfo per Samson et Dalila
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181126_MonteCarlo_00_SamsonEtDalila_AnitaRachvelishvili_phAlainHanelMONTE-CARLO - Ho scelto di iniziare il mio scritto con queste pennellate frutto dei miei studi e delle mie letture di approfondimento prima della visione dell’opera Samson et Dalila di Camille Saint-Saëns la cui rappresentazione si è concretizzata domenica 25 novembre 2018 al Grimaldi Forum - Salle de Princes quale titolo inaugurale della
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Progetto Lauter per Courbet
servizio di Edoardo Farina FREE

171124_Fe_00_ProgettoLauter_NicolaBruzzoFERRARA - Curato dall’Associazione “Lauter”  in collaborazione con Ferrara Arte in occasione della mostra Courbet e la Natura allestita nel Palazzo Dei Diamanti, il 22 novembre 2018 presso il Teatro Comunale “Claudio Abbado” della città estense nell’ambito della stagione 2018/2019 di Ferrara Musica, è andato in scena un suggestivo concerto
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Opera dal Centro-Nord
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servizio di Attilia Tartagni FREE

181124_Ra_00_Nabucco_SerbanVasile_phZaniCasadioRAVENNA - È un Nabucco biblico-archeologico colossale che oltrepassa i confini della scena, azzera le barriere dello spazio e del tempo e scatena la fantasia ad aprire la "Trilogia d’Autunno 2018" del Teatro Alighieri. La prevaricazione del potere sull’individuo, il filo conduttore delle tre opere in programma, si configura in ogni tempo con la falsità dei
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Diario
Lezione cantata sulla 'parola scenica'
Simone Tomei FREE

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Opera dal Nord-Est
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