Pubblicato il 23 Dicembre 2018
L'opera contemporanea di Paolo Marzocchi su libretto di Guido Barbieri in scena all'Alighieri
Il viaggio di Roberto servizio di Attilia Tartagni

181218_Ra_00_IlViaggioDiRoberto_PaoloMarzocchiRAVENNA - E’ un tributo a Roberto Bachi, nato nel 1929 e scomparso ad Auschwitz, e un richiamo alla memoria della più immane tragedia del novecento “Il viaggio di Roberto, un treno verso Auschwitz”,  opera tornata al Teatro Alighieri a quattro anni dal suo debutto, tornato ma nella nuova versione rivista per orchestra da Paolo Marzocchi, autore delle musiche. Il “Viaggio di Roberto”, che a suo tempo fece tappa a Firenze, è in procinto di  toccare Ferrara e Parma dopo essere stato il 16 dicembre 2018 il primo  appuntamento fuori abbonamento della Stagione d’Opera 2018/19 del Teatro Alighieri di Ravenna, con due recite per il percorso A scuola in teatro dedicato agli studenti.
La parte musicale,  amplificata dall’Orchestra Arcangelo Corelli diretta dal M° Jacopo Rivani in sostituzione dell’originario quintetto, non ne modifica l’impatto duro, a tratti angoscioso, con quattro percussionisti a  scandire  le tappe più drammatiche e il rollio incessante del treno che arranca per sei giorni prima di arrivare a destinazione. Immutato invece è  il Coro di voci bianche "Libere Note" diretto da Elisabetta Agostini e Catia Gori, formato dagli alunni della Scuola Primaria Mordani nella quale Roberto Bachi frequentò con profitto la IV elementare nell’anno 1937-1938; e non è facile stabilire se quei canti soavi ingentiliscano il viaggio oppure lo rendano, per forza di contrasto,  ancora più drammatico. Né Il librettista Guido Barbieri, né il compositore Paolo Marzocchi, né tantomeno il regista Alessio Pizzech potevano edulcorare una materia così delicata e drammatica.
La parola cantata si innesta sui ricordi personali e sulle divagazioni letterarie del piccolo Roberto, l’unico fra i deportati capace di creare con la fantasia un angolo di sospensione del dolore. Il suo carattere socievole è evidenziato da una lettera al compagno di scuola Silvano ammalato, a cui prestò aiuto, e confermato dal sostegno ai compagni di viaggio più fragili. Le parole pronunciate dagli attori Franco Costantini nei panni di Vittorio, immaginario viaggiatore narrante, e da Cinzia Damassa, la madre Ines, fotografano la realtà di un viaggio tremendo in cui si soccombe per gli stenti e la ricerca forsennata di una madre decisa a conoscere la sorte del proprio figlio Roberto, ruolo in cui si alternano Emmanuel Ranieri, Emiliano Santiago Orioli, Andrea Zannini.  Sono due punti di vista diversi ma complementari, in cui Vittorio veicola l’immediatezza crudele delle situazioni, Ines le ricostruisce attraverso memorie e documenti. Nell’inferno del viaggio le fantasie di Roberto spalancano squarci di luce in cui convergono personaggi reali (il padre Armando interpretato dal baritono Marcello Rosiello), la maestra Maria Rosa Gambi (il mezzosoprano Anna Bessi) e  personaggi letterari: voci cantanti che richiamano la bellezza del tempo perduto sublimando un disagio psico-fisico altrimenti insostenibile.
Alla realizzazione di quest’opera, nutrita di ricordi e destinata alla memoria, hanno contribuito Danilo Naglia, Silvano Rosetti e Sergio Squarzina, in scena nella rappresentazione e il  compianto Giorgio Gaudenzi, il fu direttore didattico della Scuola Mordani, che si adoperò per ricostruire la vicenda dell’allievo ebreo deportato. La targa dedicatagli all’ingresso della scuola, con i buoni voti, prefigura quell’ottimo studente che fu Roberto Bachi e soprattutto quel buon cittadino che gli è stato impedito di diventare.
La scenografia di Davide Amadei contempla un incrocio impossibile di binari,  contesto assurdo di un’opera evocativa dall’impatto crudo, specialmente per il pubblico adulto che ha viva la memoria della Shoah, rispetto ai giovani e giovanissimi che la ignorano; e qui è come se ci entrassero dentro ad assaporarne l’inferno: uno choc necessario per rivalutare la pace, l’uguaglianza, la libertà del presente, beni da non dare mai per scontati.
«È un’occasione per riprendere le fila di un problema ben noto e di dare risposte al presente, alla crisi della contemporaneità - spiega il regista Alessio Pizzech - riallacciando i nodi di una società in cui siamo sempre più incapaci di ricostruire racconti collettivi, fondamentali per il passaggio intergenerazionale, ossia per far sapere cosa lasciamo a chi viene dopo di noi.»

181218_Ra_01_IlViaggioDiRoberto_facebook_phZaniCasadio

La struttura sonora di Marzocchi si basa su memorie musicali integrate a materiale creato con una sequenza di sei note ricavata traslando in suoni il numero di matricola di Roberto, 167973. Tocca al  quartetto vocale abbozzare il “Và pensiero” di Giuseppe Verdi, coro dell’identità nazionale italiana che, per la sua diffusione nel mondo, ha ormai un respiro universale. Ed è per difendere la nostra umanità, per fare in modo che non accada più che uomini, donne, bambini siano strappati alla propria realtà quotidiana, alla casa, alla famiglia, privati del proprio futuro, che si recepisce quest’opera anche nella sua necessaria durezza, nell’asprezza delle parole e delle sensazioni, per «…Fare memoria, dunque, cioè rivivere: ripercorrere il passato, per vivere l’oggi con più coscienza e verità», come scrive Angelo Nicastro, direttore artistico, perché migliaia di deportati scomparsi nel nulla continuino a vivere almeno nel nostri immaginario.

Crediti fotografici: Zani-Casadio per il Teatro Alighieri di Ravenna
Nella miniatura in alto: il compositore Paolo Marzocchi





Pubblicato il 23 Dicembre 2018
Lo spettacolo natalizio del Maggio Musicale Fiorentino onora il centenario di Leonard Bernstein
West Side Story sempre suggestivo servizio di Simone Tomei

181223_Fi_00_WestSideStory_LucaGiacomelliFerrariniCaterinaGabrieli_phCamillaRiccoFIRENZE - Non potevo chiedere una serata migliore per assistere al Musical West Side Story di Leonard Bernstein nel Teatro del Maggio Musicale Fiorentino; una musica che suscita emozioni del cuore, passione, festa, amore, gioia nonostante il finale tragico, ma si è ugualmente sposata bene con il clima degli imminenti giorni festivi.
Il Teatro pullulava di giovani e famiglie festanti, nel foyer vi era un gigantesco albero di Natale con il cavallino di legno “smarrito” tempo addietro e ritrovato tra la confusione di un rigattiere ed infine si bramava del desiderio di lasciarsi coinvolgere dalla musica di Leonard Bernstein del quale si celebrano quest’anno i cento anni dalla nascita.
Uno spettacolo che vibra e che ci fa vivere le avventure di Tony e Maria con le loro rispettive bande rivali con allarmante ed immediata semplicità; già debuttato lo scorso anno a Milano viene riproposto dal Teatro fiorentino con l’ausilio dell’Orchestra e Coro del Maggio guidati dal M° Francesco Lanzillotta: una direzione vivace, frizzante ed anche  poliedrica direi che ha fatto emergere le molteplici sfaccettature dei ritmi che si susseguono nella partitura, ma al contempo fluida, morbida e lineare per assecondare i momenti magici del canto eseguito da una compagnia formata da artisti di grandissimo pregio: i dialoghi in italiano hanno sicuramente facilitato l’ascolto ed il susseguirsi delle vicende; giovani talentuosi nel canto, nella recitazione e nel ballo hanno disegnato le ottime coreografie originali di Jerome Robbins e riprese da Fabrizio Angelini con eleganza, stile e grande intesa.

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Nomino qui tutto il cast per rispetto e riconoscenza dell’arte e della bravura di ciascuno: Tony Luca Giacomelli Ferrarini, Maria Caterina Gabrieli, Riff Giuseppe Verzicco, Bernardo Mark Biocca, Doc / Glad Hand Michele Renzullo, Krupke Giovanni Boni, Action Samuele Cavallo, A-rab Manuel Primerano, Baby John Paky VicentiSnowboy Francesco Piazza, Big Deal Tiziano Edini, Diesel Fulvio Maiorani, Anybody Giorgia Ferrara, Graziella / Capo Balletto Marta Melchiorre, Velma Federica Nicolò, Minnie Monica Ruggeri, Rosalia Martina Cenere, Consuelo Federica Basso, Francisca Giulia Patti, Chino Anthony Dei Medici, Pepe Felice Lungo, Indio Simone Centonze, Anxious Alex Botta, Teresita Daniela Ribezzo, Pauline Noemi Marta Nazzecone, con la partecipazione di Christian Ginepro nel ruolo di Schrank.
In ogni circostanza vi è sempre una punta di diamante ed ho lasciato alla fine di nominare Simona Di Stefano nel ruolo di Anita che mi ha particolarmente colpito per l’ecletticitià della sua performance.
Affido alla parole del regista Federico Bellone ed alle foto che corredano questo scritto la presentazione dell’allestimento (ripreso da Chiara Vecchi) che denota grande senso del Teatro ed ottima percezione degli spazi e del movimento scenico: “Questa produzione italiana del musical West Side Story è l’unione tra la tradizione, con le ancora modernissime coreografie del mito Jerome Robbins e le orchestrazioni mozzafiato del genio Leonard Bernstein, nonché con un’ambientazione rispetto a scene e costumi assolutamente anni ‘50, e il gusto della società attuale, con un allestimento raffinato e elegante che basa il tutto sul concetto della paura. Perché è la paura la chiave dello spettacolo: Tony, Romeo, teme che Maria, la sua Giulietta, possa non perdonargli l’omicidio, quasi incidentale, del fratello; Maria teme l’impossibilità di poter vivere la sua storia d’amore; le bande si temono reciprocamente perché ignorano quali possano essere le conseguenze di un’immigrazione o la possibile mancanza di accettazione in una terra straniera; infine gli adulti temono il precipitarsi degli eventi verso uno stato di caos e vivono quasi impotenti la situazione. Il problema è rappresentato dal colore rosso, predominante in palcoscenico, e da imponenti scale antincendio in ferro che, oltre a essere il simbolo dello spettacolo, e ovviamente un chiaro richiamo al balcone veronese, vorticano tra loro per formare tanti scorci di una New York sospesa e drammatica, sede appunto di questa paura. Freschissimo il cast, composto da una recente generazione di interpreti che, come da curriculum, sono il top del Teatro Musicale nostrano. Un’occasione rara, uno strappo alla regola, poiché questo West Side Story è un’eccezione dell’agenzia americana che ne detiene i diritti e che ci ha permesso di riportare in scena questo capolavoro del teatro, come dice il Times, in lingua italiana per i dialoghi e in originale per le canzoni.” Completavano la squadra le scene di Hella Mombrini e Silvia Silvestri, i costumi di Chiara Donato, le luci di Valerio Tiberi ed il suono Armando Vertullole.
Ecco quindi tutti gli ingredienti che hanno reso magica e amena la serata del 22 dicembre 2018 nel capoluogo toscano… un buon modo per iniziare le Vacanze Natalizie.

Crediti fotografici: Camilla Riccò per il Maggio Musicale Fiorentino - Teatro dell'Opera di Firenze
Nella miniatura in alto: Luca Giacomelli Ferrarini (Tony) e Caterina Gabrieli (Maria)





Pubblicato il 18 Dicembre 2018
Bella fiaba musicale in un atto di Marco Taralli, libretto di Fabio Ceresa, nel Teatro Luciano Pavarotti
Il Castello Incantato incanta servizio di Antonio Ferdinando Di Stefano

181218_Mo_00_IlCastellIncantato_MarcoTaralliMODENA - Domenica 16 dicembre 2018 è andata in scena presso il Teatro Comunale “Luciano Pavarotti” la fiaba musicale di Marco Taralli con il libretto di Fabio Ceresa dal titolo Il Castello Incantato. Cominciamo subito dicendo che i dubbi relativi a quale tipo di operazione artistica stavamo per recensire si sono dissolti dopo i primi passi dell'ouverture di apertura. Scrivere per il teatro musicale oggi pone infatti molti dubbi al compositore circa la scelta più adeguata relativa al tipo di linguaggio timbrico/sonoro sia più giusto utilizzare.
I rischi oscillano genericamente, da essere troppo legati ad una tradizione tonale, atonale/pantonale a quella di proiettarsi invece nel tipico linguaggio “natalizio” al quale ci hanno abituato, anche con stucchevoli operazioni musicali e cinematografiche, le tante produzioni di Disneyana memoria.
Già dalle prime note, ben dirette con precisione e carattere dal direttore giapponese Takayuki Yamasaki, abbiamo capito che il compositore operando una scelta vagamente tonale si è avventurato senza estremismi timbrici, in delicati inserti onomatopeici o leggere tecniche “estese”. Lo scopo non celato anzi rivelato apertamente  stato quello di di rendere omaggio a Gioachino Rossini, più che per le linee melodiche (delle quali parleremo più avanti) per un fremente e costante flusso ritmico che ha innervato tutta la partitura in modo da creare una tensione continua, raramente affievolita o impoverita nello sviluppo di tutta la composizione.
Parlavamo delle linee melodiche. Infatti con la perizia ed abilità di compositore per teatro (quindi ben conscio delle premesse e le finalità sia artistiche che “didattiche” del progetto) Marco Taralli ha costruito e fatto danzare intorno alle diverse voci (ora soliste, in duo, in trio, con il coro dei bambini....) tutta la sua orchestrazione. Alla varietà delle soluzioni armoniche adottate ha dato il compito di creare un tessuto vivido e cangiante con rimandi ai vari autori della tradizione più “nobile” (Rossini, ma anche Mozart, Britten, Richard Strauss, per citarne alcuni) in modo da poter usare le voci in stile sillabico (come si sarebbe detto per gli antichi stili melodici) o semiornato, per poter rendere al meglio le divertenti particolarità linguistiche del testo.
Tutta l'operazione infatti doveva avere il massimo apprezzamento dal pubblico più esigente, che non è quello dei critici specializzati, ma quello dei bambini, anche di quelli fuori età. Bisogna pertanto elogiare tutta la messa in scena che ha lavorato di concerto per rendere lo spettacolo una magia ben orchestrata.
Troppe volte infatti abbiamo assistito nel corso degli anni a progetti che, per il solo fatto di essere dedicati idealmente all'infanzia, avevano difetti persino nella preparazione orchestrale che risultava approssimativa. Qui no: l'orchestra, ben preparata, ha suonato con un timbro ed una vitalità ritmica pulita e compatta, capace di dialogare con le diverse situazioni in scena.

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Ma cosa narra la vicenda? Due protagonisti dai nomi di Piombino  e Stella rappresentano i perdenti ovvero coloro che non sono “destinati” a qualcosa di memorabile: infatti lui soldatino di piombo senza una gamba (che gli verrà ricostruita con l'aiuto di tutti i giocattoli in scena) si innamora della ballerina del Carillon che però è senza voce. La scena ambientata in un unico ambiente mirabilmente realizzato per colori e fattura, vede i due protagonisti, disperati per la loro condizione che li rende impossibilitati dall'amarsi, gettarsi nel fuoco del camino. Ma come tutte le fiabe, nella notte di Natale possono accadere i miracoli insperati.
I personaggi sono ben disegnati, sia scenograficamente che registicamente e resi vivi da un incalzare continuo che ben si  incastona con la ritmica briosa delle liriche non prive di divertenti e desuete scelte lessicali (ad esempio “quanta maschiezza” le tre matrioske pronunciano nel vedere il plotone di soldatini “belli, pronti inamidati”).
Ogni personaggio è dipinto (qui dobbiamo fare un elogio particolare ai costumi di Elena Gaiani e alle scene e regia di Francesco Esposito) in modo da rendere al meglio le sue peculiarità. Andando senza ordine potremmo parlare di Andrea Binetti nel ruolo di Jack in the box saltellante come un Joker e simpaticamente cattivo, oppure le tre  “abbondanti" Matrioske che, come le sorellastre di cenerentola commentano in modo acido e invidioso ogni cosa, bella o brutta ( interpretate con vocalità potente e precisa ed espressività vivace da Elena Sabas, Silvia Pasini ed Elena Serra), Selma Pasternak che nel ruolo della Fata del Natale ha dimostrato una spiccata professionalità non scomponendosi né vocalmente né fisicamente  quando, in un momento di difficoltà scenografica la “mezzaluna” sulla quale era seduta cantando la sua aria ha ceduto di improvviso per un certo tratto.
Il folletto Fiordarancio (Paolo Ciavarelli) attendente della Fata, ben collocato sia musicalmente che registicamente, Piombino (Motoharu Takei) assai abile a cantare addirittura su una gamba sola per un lungo tratto della recita (il suo personaggio ne era privo).
Nel meccanismo ad orologeria una menzione va certamente fatta per le coreografie (Morena Barcone) che hanno guidano i tanti personaggi in scena e la leggerezza della ballerina (Cler Bosco assolutamente calzante nel ruolo) e le luci di Andrea Ricci.
Il Coro di Giocattoli (scuola delle voci bianche della Fondazione del Tetro Comunale di Modena) ben preparato nel difficile ruolo da Paolo Gattolin e Melitta Lintner.
Una produzione quindi che pur nella apparente leggerezza del tema trattato ( l'amore ostacolato dalle avversità della vita trova poi nella notte magica di natale la magia per sbocciare e vivere) vuole riproporre un racconto edificante riuscendovi appieno senza rinunciare ad un linguaggio musicale colto ma fruibile, ad una regia raffinata e non stravagante e ad un meccanismo teatrale ben sincronizzato dove ogni ruolo viene collocato ed esaltato nella sua peculiarità.

Crediti fotografici: Ufficio stampa del Teatro Comunale "Luciano Pavarotti" di Modena
Nella miniatura in alto: il compositore Marco Taralli






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Parliamone
Il viaggio di Roberto. Parliamone
intervento di Athos Tromboni FREE

181223_Fe_00_IlViaggioDiRoberto_GuidoBarbieriFERRARA - Su quale realtà italiana storicamente accertata si innesta Il viaggio di Roberto scritto da Guido Barbieri e musicato da Paolo Marzocchi? La recensione dello spettacolo la si può leggere qui (servizio di Attilia Tartagni dal Teatro Alighieri di Ravenna). A me preme, in questo Parliamone, focalizzare giornalisticamente la realtà storica e il momento più alto dell'antisemitismo (o meglio, del razzismo) italiano che approvò le infami leggi razziali del 1938 e organizzò di conseguenza il rastrellamento degli ebrei e la reclusione nei campi di concentramento italiani nell'anno cruciale 1943 e fino alla data di approvazione del cosiddetto "ordine del giorno Grandi" del 25 luglio: nel maggio di quell'anno il neoministro delle Corporazioni, Tullio Cianetti, approntava e faceva approvare un Regio Decreto Legislativo che all'articolo 1 diceva: «Il Ministero per le Corporazioni in relazione ai compiti ad esso spettanti in base al Testo Unico delle leggi sulla disciplina dei cittadini in tempo di guerra ...
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La Euyo prende residenza a Ferrara e Roma

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La bella Cenerentola della Iervolino
servizio di Simone Tomei FREE

181113_Fi_00_Cenerentola_TeresaIervolino_phMicheleBorzoniFIRENZE - Scrivevo nell'estate del 2017 dopo la visione della Cenerentola di Gioachino Rossini nel cortile di Palazzo Pitti: «... Un nuovo allestimento volto alla tradizionalità, ma al contempo non tradizionalista, che porta la firma della regista Manu Lalli; un allestimento che vede in campo una scenografia piuttosto semplice, ma funzionale curata da Roberta
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Opera dal Centro-Nord
Mosč in Egitto grande spettacolo
servizio di Simone Tomei FREE

181111_Pi_00_MoseInEgitto_FrancescoPasqualettiPISA - “Rossini 150” anche al Teatro Verdi che ha scelto il titolo del Mosè in Egitto per dare il via alla stagione lirica 2018-2019 anche se in realtà un primo abbrivio si era già consumato con l’allestimento di The Beggar’s Opera, ballad-opera di John Gay e Johann Christoph Pepusch. Si celebra dunque anche in riva d’Arno un omaggio al Cigno di Pesaro
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Jazz Pop Rock Etno
Tutte le direzioni con Max e Ellade
servizio di Athos Tromboni FREE

181109_Vigarano_00_Gruppo10_MaxChiarellaVIGARANO (FE) - La serata in ricordo di Federico ‘Chico’ Franchella, già presidente del Gruppo dei 10, e Antonio Fogli, socio, amico, e storico gestore del Bar Ragno di Comacchio, si è svolta al ristorante ‘Spirito’ di Vigarano Mainarda ieri, 8 novembre. Scomparsi entrambi da pochi mesi, furono anima e cuore della rassegna “Tutte le direzioni” che
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Libri in Redazione
Eroine rossiniane regine e vincenti
recensione di Athos Tromboni FREE

181108_Libri_00_RobertaPedrotti-LeDonneDiGioachinoRossini_Roberta Pedrotti
Le donne di Gioachino Rossini - Nate per vincere e regnar
Odoya Editore - giugno 2018, pagg. 416, euro 22
La Pedrotti è musicologa, critico musicale, fondatrice e direttrice responsabile della rivista on-line L'ape musicale. Questo libro, che reca una toccante prefazione di 
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Classica
Il Trio di Parma fa il pienone
servizio di Edoardo Farina FREE

181106_Fe_00_TrioDiParma_EnricoBronziFERRARA - Prosegue la stagione 2018/2019 di Ferrara Musica presso il Teatro Comunale Claudio Abbado; dopo gli entusiasmanti concerti  per opera della European Union Youth Orchestra e Kammerchor Stuttgart Hofkapelle, appuntamento inedito con uno dei più prestigiosi  ensemble  cameristici italiani, il Trio di Parma, preceduto
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Eventi
Tutte le Direzioni in Falltime 2018
redatto da Athos Tromboni FREE

181103_Fe_00_TutteLeDirezioni2018_GaetanoRiccobonoVIGARANO MAINARDA (FE) - Torna come ogni anno la rassegna musicale d'autunno del Gruppo dei 10, l'ormai proverbiale Tutte le direzioni in Falltime: il ciclo di concerti nell'accogliente sala del ristorante-music hall "Lo Spirito" di Vigarano Mainarda (in via Rondona 11d) partirà giovedì 8 novembre prossimo e proseguirà fino alla fine dell’
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Ballo and Bello
Schubert contro Gershwin in danza
servizio di Annarosa Gessi FREE

181031_Fe_00_EnricoMorelliFERRARA - Il terzo spettacolo del nuovo cartellone di danza del Teatro Comunale Claudio Abbado ha visto in scena la compagnia MM Contemporary Dance Company impegnata in due coreografie intitolate Schubert Frames (musica di Franz Schubert) e Gershwin Suite (musica di George Gershwin e Stefano Corrias).
Due lavori molto
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Opera dal Centro-Nord
Deserto sull' Elisir
servizio di Simone Tomei FREE

181030_Li_00_ElisirDAmore_TatsuyaTakahashi_phAugustoBizziLIVORNO - La produzione di L'elisir d’amore di Gaetano Donizetti ha dato il via alla stagione lirica 2018-2019 al Teatro Goldoni; questo titolo mancava dalla città labronica dal 1929 ed in questo 2018 riappare nella sua versione integrale. L’opera è stata coprodotta dal Fondazione Teatro Goldoni di Livorno e dal Teatro Sociale di Rovigo e con
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Eventi
Sei titoli non era mai successo
servizio di Athos Tromboni FREE

181030_Fe_00_StagioneLirica_PaoloMarzocchiFERRARA - Solita partecipata conferenza stampa per la presentazione della stagione lirica del Teatro Abbado: oltre i giornalisti locali, erano in sala anche i dirigenti di numerose associazioni culturali della città, che sono il tessuto connettivo del pubblico ferrarese interessato all'opera. Il cartellone di sei titoli, mai così tanti negli ultimi vent'anni
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Opera dal Centro-Nord
Hey Gio' con Le Villi
servizio di Simone Tomei FREE

181030_Fi_00_HeyGioLeVilli_VittorioMontalti.jpegFIRENZE - Un audace accostamento quello che si è visto all’inaugurazione della stagione lirica 2018-2019 al Teatro del Maggio Musicale Fiorentino; una ricerca di dialogo tra il presente, un passato prossimo ed  un passato remoto. L’opera del compositore contemporaneo Vittorio Montalti, Hey Gio'..., vuole essere un ricordo ed un omaggio
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Vocale
Gelmetti per un eccellente Stabat
servizio di Simone Tomei FREE

181028_Fi_00_StabatMaterRossini_GianluigiGelmettiFIRENZE - Il genio di Gioachino Rossini, scevro dagli impegni verso il Teatro d'opera da cui si era accommiatato anni prima, e la sequenza religiosa attribuita a Jacopone da Todi sono stati la materia prima con cui è stata confezionata la serata di apertura della XXXVIII stagione concertistica dell'Orchestra Regionale Toscana (ORT) al
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Prosa
Profondo blu per Hester
servizio di Athos Tromboni FREE

181027_Fe_00_TheDeepBlueSea_LucaZingarettiFERRARA - Ma chi sarà quella morettina che rende bella, ancor più bella, la canzone Sognami di Biagio Antonacci? Era una domanda che mi ponevo nel 2007 quando uscì in videoclip proprio Sognami, canzone molto suggestiva in un periodo in cui si "scaricavano" ininterrottamente i filmati sul computer di casa trafficando in internet. Il videoclip non
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Opera dalle Isole
Raccapricciante il Rigoletto di Turturro
servizio di Salvatore Aiello FREE

181024_Pa_00_Rigoletto_StefanoRanzaniPALERMO - Il verdiano Rigoletto ha segnato la ripresa della Stagione 2018 di Opere e Balletti del Massimo in un clima faticoso per la defezione del tenore Giorgio Berruggi e del soprano Maria Grazia Schiavo (presente quest'ultima in sole due recite, quella del 13 e quella del 17 ottobre), ambedue per sopravvenuti motivi di salute.  Il palcoscenico, incorniciato dai
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Opera dal Centro-Nord
Il Dittico in attesa del Trittico
servizio di Simone Tomei FREE

181023_Lu_00_SuorAngelicaGianniSchicchi_MarcoGuidarini_phFilippoBrancoliPanteraLUCCA - Il Teatro del Giglio Ha aperto la sua stagione lirica 2018/2019 con il Dittico di Giacomo Puccini… ebbene sì, il “Dittico” e non il “Trittico”. Ma a tutto vi è una spiegazione: da tempo il teatro lucchese diretto dal M° Aldo Tarabella guarda lontano, punta alla vetta e lo fa trovando ampi spazi di manovra in collaborazioni nazionali e internazionali:
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Gli Amici della Musica giornale on-line dell'Uncalm
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