Pubblicato il 04 Luglio 2019
Grande folla per l'eclettico musicista balcanico al concerto diretto da Jacopo Rivani
Goran Bregović 'From Sarajevo' servizio di Attilia Tartagni

190704_Ra_00_GoranBregovic_phZaniCasadioRAVENNA - Circa tremila persone al Pala De Andrè per “From Sarjevo”, l’atteso concerto in prima italiana del 2 luglio 2019 che ha visto a Ravenna, insieme con l’Orchestra Corelli  e il suo direttore Jacopo Rivani, Goran Bregović, il  musicista più eclettico dell’area balcanica, cantautore e chitarrista rock divenuto famoso negli anni Settanta del Novecento con la sua  band Bijelo Dugme, rinnovatosi attingendo all’inesauribile fonte del folklore territoriale, famoso anche per avere composto le colonne sonore di film di Emil Kustarika e di Radu Mihaelanu.
Fra i temi dominanti del Ravenna Festival  c’è l’intreccio di culture e di religioni diverse di cui Goran Bregović è uno degli ambasciatori più accreditati. Nato il 22.03.1950 a Sarajevo, una città che ha mutato pelle tante volte, prima romana, poi bizantina, per secoli ottomana, diventata austro-ungarica, jugoslava e infine bosniaca, abitata da ebrei, musulmani, cristiani ortodossi e cattolici, di fatto dunque un coacervo di culture, prima e dopo il conflitto degli anni novanta in Juguslavia, Bregović  ne ha tratto nutrimento per la sua visione artistico-musicale. Tornato al Pala de André dopo vent’anni, di nuovo con la sua strampalata Wedding and Funeral Orchestra  (ma stavolta in forma orchestrale con la giovane Orchestra Corelli di 64 elementi diretta da Jacopo Rivani), ha schierato una band gitana di fiati, un sestetto di voci maschili (4 tenori, un baritono un basso), due belle voci femminili bulgare in sfavillanti costumi popolari, e i tre violini solisti Mirjana Neskovic, Zeid Zouari e Gershon Leizerson. Sarajevo nel 1977 fu la prima martoriata tappa delle Vie dell’amicizia, un progetto fra i più distintivi, qualificanti e reiterati del Ravenna Festival (il 9 luglio prossimo il Festival approda ad Atene, con il M° Riccardo Muti sul podio).

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Dopo il “Prologo” e la “Guerra”, ai tre violinisti sono state affidate le tre “lettere” musicali: Mirjana Neskovic, cristiana, di origine serba e di formazione classico-accademica, più volte violino solista con la Filarmonica di Belgrado; Zeid Zouari, musulmano, nato a Tunisi, specialista di musica araba ma attento a  influenze jazz e rock  e  Gershon Leizerson, ebreo israeliano, interprete di spicco ma anche compositore del repertorio klezmer:  tre musicisti diversi per nascita, formazione e  cultura che sotto la comune bandiera della musica rispecchiano le differenze politiche e religiose che hanno originato From Sarajevo.
“Sarajevo non è più solo il nome di una città - sottolinea Bregović - ma è anche la metafora dei nostri tempi, un luogo dove un giorno si vive da buoni vicini e il giorno dopo ci si fa la guerra”. E aggiunge “Quando penso alla società, penso ad uno spartito, alle note, all’armonia che si crea tra loro ……” Ma l’armonia nel mondo è pura utopia e il ricorso alla guerra, ripudiato dalla canzone “Kalasnijkov”, è quanto mai diffuso. Certo Goran Bregović sa trasformare le peggiori nefandezze umane in una grande coinvolgente pagina musicale. Tanta bella musica è esplosa al Pala De André, improntata alla fantasia, ai cambi di ritmo, alle esplosioni di vitalità di un’inalienabile voglia di vivere, prodotta su una scena affollatissima di impeccabili orchestrali e variopinti musicisti multietnici, con i bagliori cromatici dei costumi bulgari e dell’oro degli strumenti a fiato, dominata dalla carismatica figura vestita di bianco di Bregović con inseparabile chitarra e microfono.

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Come un seducente istrione, il cantautore balcanico ha trascinato la massa a condividere il suo canto pacifista, di libertà e di fratellanza, valori condivisi e sentiti da tutti. Ed è sorprendente il respiro universale che egli ha conferito all’italiana “Bella Ciao” rinnovata nelle dinamiche ritmiche dalla sua interpretazione di ambasciatore della musica balcanica e cosmopolita. Credo che pochi al Pala de André siano rimasti indenni dal fascino di questa musica così connotata geograficamente, amplificata dalla buona esecuzione della giovane Orchestra Corelli e dal suo impeccabile quanto appassionato direttore, il trentenne Jacopo Rivani, che quest’anno ha ricevuto la prima consacrazione ufficiale fra le risorse musicali del Ravenna Festival.
Viene spontaneo dunque chiedergli come è riuscito a coordinare questa massa musicale eterogenea, spesso dominata dalla “rumorosità festosa” della musica popolare balcanica:  “Queste musiche sono tutt’altro che banali o facili e richiedono un virtuosismo che spesso le compagini classiche, quale è la “Arcangelo Corelli”, non hanno.  Fronteggiare questo crossover, questa musica trasversale e cosmopolita che accomuna culture e geografie diverse, è sembrata, a me e alla mia compagine, una sfida impegnativa ma anche prestigiosa”. Gli chiediamo anche come sia stato il rapporto con Bregović. “Assolutamente positivo. Fin dalle prove,  dove il cantautore balcanico ha evidenziato quanto sia estroverso e trascinante,  c’è stato un ottimo dialogo, condivisione e la certezza che sarebbe stato un successo”.  A ciò va aggiunto che la serata ha registrato un successo di pubblico come poche altre (il binomio Muti-Pollini, l’accoppiata van Hoecke-Pink Floyd Legend di “Shine”) e se poi, come in questo caso, fra gli artefici del successo ci sono giovani musicisti ravennati, non possiamo che compiacerci e guardare al futuro con maggiore ottimismo.

Crediti fotografici: Zani Casadio per Ravenna Festival
Nella miniatura in alto: Goran Bregović
Sotto in sequenza: primi piani e panoramica del concerto al Palazzo De André





Pubblicato il 20 Aprile 2019
Opera contemporanea del compositore albanese naturalizzato italiano Admir Skurtaj a Ravenna
Katër i Radës inferno mediterraneo servizio di Attilia Tartagni

190419_Ra_00_KaterIRades_AdmirShkurtajRAVENNA - Il tema di Katër i Radës. Il naufragio, ultimo appuntamento del 18 aprile 2019  della corrente stagione d’opera e danza del Teatro Alighieri di Ravenna,  è un viaggio di imbarcati clandestini verso l’Italia  finito tragicamente a cui la cronaca ci ha assuefatto. Aspirazione dello spettacolo è smuovere le coscienze coinvolgendole nel dramma dei naviganti senza futuro e ci riesce postando l’azione nel mezzo degli spettatori distribuiti in due file sul palcoscenico, turbati tanto dalla crudezza della recitazione quanto dalla novità del linguaggio e della musica. Quest’ultima,  autentica materia sonora che colpisce e scolpisce, proviene da ogni lato come un monito senza remissione fino al silenzio finale in cui il semplice gocciolio d’acqua di un abito strappato al mare assume una risonanza inaudita  richiamando alla mente  il verso di Dante:  “infin che 'l mar fu sovra noi richiuso”. Passato e presente si mescolano in una tragedia del mare sempre uguale seppure con mutate motivazioni.  
Il Venerdì Santo del 1997 la motovedetta Katër i Radës con 120 migranti in fuga dall’Albania scomparve nelle acque del Canale d’Otranto. Vi furono oltre 80 i morti, molti non ancora sedicenni.  Fuggivano da un paese che, uscito dal conflitto, era precipitato nella crisi economica in un clima di guerra civile. L’Italia, il paese sognato, li respinse inviando la Marina Militare che li speronò. 

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Alessandro Leogrande, giornalista d’inchiesta e scrittore di impegno civile scomparso due anni fa,  firma il libretto dell’opera in un linguaggio che fonde due lingue, l’italiano e l’albanese; Admir Skurtaj, compositore albanese rifugiato in Italia con i primi sbarchi e oggi italiano a tutti gli effetti, compone la musica recependo la lezione di Luciano Berio e tributando omaggi alla musica popolare del suo paese; Salvatore Tramacere è autore della regia tesa ad esaltare il contenuto drammatico di un’opera dove i trasportati sono vittime dell’avidità dello scafista non meno che della furia del mare, un copione tristemente noto che dà luogo a una sceneggiatura  in cui la parola si storpia nel grottesco e nell’orrido, il canto è grido e lamento e il mix sonoro di fiati, violoncello, pianoforte, cupa cupe e percussioni con inflessioni di musica elettronica accentua l’impatto emotivo sul pubblico. Skurtaj non concede nulla alla melodia appena accennata dal coro etnico finale di commemorazione delle vittime del mare.
Presentata alla Biennale Musica di Venezia nel 2014, quest’opera è contemporanea  sia per contenuto di stringente attualità, sia per il linguaggio adottato, un mix innovativo di parlato, cantato e sonoro che si imprime nella memoria come un’esperienza sensoriale unica e circoscritta in cui l’empatia è sublimata dalla sensazione di partecipare direttamente a questa immane e purtroppo ricorrente tragedia.

Crediti fotografici: Ufficio stampa del Teatro Alighieri di Ravenna
Nella miniatura in alto: il compositore italo-albanese Admir Skurtaj





Pubblicato il 23 Dicembre 2018
L'opera contemporanea di Paolo Marzocchi su libretto di Guido Barbieri in scena all'Alighieri
Il viaggio di Roberto servizio di Attilia Tartagni

181218_Ra_00_IlViaggioDiRoberto_PaoloMarzocchiRAVENNA - E’ un tributo a Roberto Bachi, nato nel 1929 e scomparso ad Auschwitz, e un richiamo alla memoria della più immane tragedia del novecento “Il viaggio di Roberto, un treno verso Auschwitz”,  opera tornata al Teatro Alighieri a quattro anni dal suo debutto, tornato ma nella nuova versione rivista per orchestra da Paolo Marzocchi, autore delle musiche. Il “Viaggio di Roberto”, che a suo tempo fece tappa a Firenze, è in procinto di  toccare Ferrara e Parma dopo essere stato il 16 dicembre 2018 il primo  appuntamento fuori abbonamento della Stagione d’Opera 2018/19 del Teatro Alighieri di Ravenna, con due recite per il percorso A scuola in teatro dedicato agli studenti.
La parte musicale,  amplificata dall’Orchestra Arcangelo Corelli diretta dal M° Jacopo Rivani in sostituzione dell’originario quintetto, non ne modifica l’impatto duro, a tratti angoscioso, con quattro percussionisti a  scandire  le tappe più drammatiche e il rollio incessante del treno che arranca per sei giorni prima di arrivare a destinazione. Immutato invece è  il Coro di voci bianche "Libere Note" diretto da Elisabetta Agostini e Catia Gori, formato dagli alunni della Scuola Primaria Mordani nella quale Roberto Bachi frequentò con profitto la IV elementare nell’anno 1937-1938; e non è facile stabilire se quei canti soavi ingentiliscano il viaggio oppure lo rendano, per forza di contrasto,  ancora più drammatico. Né Il librettista Guido Barbieri, né il compositore Paolo Marzocchi, né tantomeno il regista Alessio Pizzech potevano edulcorare una materia così delicata e drammatica.
La parola cantata si innesta sui ricordi personali e sulle divagazioni letterarie del piccolo Roberto, l’unico fra i deportati capace di creare con la fantasia un angolo di sospensione del dolore. Il suo carattere socievole è evidenziato da una lettera al compagno di scuola Silvano ammalato, a cui prestò aiuto, e confermato dal sostegno ai compagni di viaggio più fragili. Le parole pronunciate dagli attori Franco Costantini nei panni di Vittorio, immaginario viaggiatore narrante, e da Cinzia Damassa, la madre Ines, fotografano la realtà di un viaggio tremendo in cui si soccombe per gli stenti e la ricerca forsennata di una madre decisa a conoscere la sorte del proprio figlio Roberto, ruolo in cui si alternano Emmanuel Ranieri, Emiliano Santiago Orioli, Andrea Zannini.  Sono due punti di vista diversi ma complementari, in cui Vittorio veicola l’immediatezza crudele delle situazioni, Ines le ricostruisce attraverso memorie e documenti. Nell’inferno del viaggio le fantasie di Roberto spalancano squarci di luce in cui convergono personaggi reali (il padre Armando interpretato dal baritono Marcello Rosiello), la maestra Maria Rosa Gambi (il mezzosoprano Anna Bessi) e  personaggi letterari: voci cantanti che richiamano la bellezza del tempo perduto sublimando un disagio psico-fisico altrimenti insostenibile.
Alla realizzazione di quest’opera, nutrita di ricordi e destinata alla memoria, hanno contribuito Danilo Naglia, Silvano Rosetti e Sergio Squarzina, in scena nella rappresentazione e il  compianto Giorgio Gaudenzi, il fu direttore didattico della Scuola Mordani, che si adoperò per ricostruire la vicenda dell’allievo ebreo deportato. La targa dedicatagli all’ingresso della scuola, con i buoni voti, prefigura quell’ottimo studente che fu Roberto Bachi e soprattutto quel buon cittadino che gli è stato impedito di diventare.
La scenografia di Davide Amadei contempla un incrocio impossibile di binari,  contesto assurdo di un’opera evocativa dall’impatto crudo, specialmente per il pubblico adulto che ha viva la memoria della Shoah, rispetto ai giovani e giovanissimi che la ignorano; e qui è come se ci entrassero dentro ad assaporarne l’inferno: uno choc necessario per rivalutare la pace, l’uguaglianza, la libertà del presente, beni da non dare mai per scontati.
«È un’occasione per riprendere le fila di un problema ben noto e di dare risposte al presente, alla crisi della contemporaneità - spiega il regista Alessio Pizzech - riallacciando i nodi di una società in cui siamo sempre più incapaci di ricostruire racconti collettivi, fondamentali per il passaggio intergenerazionale, ossia per far sapere cosa lasciamo a chi viene dopo di noi.»

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La struttura sonora di Marzocchi si basa su memorie musicali integrate a materiale creato con una sequenza di sei note ricavata traslando in suoni il numero di matricola di Roberto, 167973. Tocca al  quartetto vocale abbozzare il “Và pensiero” di Giuseppe Verdi, coro dell’identità nazionale italiana che, per la sua diffusione nel mondo, ha ormai un respiro universale. Ed è per difendere la nostra umanità, per fare in modo che non accada più che uomini, donne, bambini siano strappati alla propria realtà quotidiana, alla casa, alla famiglia, privati del proprio futuro, che si recepisce quest’opera anche nella sua necessaria durezza, nell’asprezza delle parole e delle sensazioni, per «…Fare memoria, dunque, cioè rivivere: ripercorrere il passato, per vivere l’oggi con più coscienza e verità», come scrive Angelo Nicastro, direttore artistico, perché migliaia di deportati scomparsi nel nulla continuino a vivere almeno nel nostri immaginario.

Crediti fotografici: Zani-Casadio per il Teatro Alighieri di Ravenna
Nella miniatura in alto: il compositore Paolo Marzocchi






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191005_00_VladimirStoyanovPARMA - Da tempo avevo manifestato il desiderio di incontrare Vladimir Stoyanov e galeotto è stato il Festival Verdi 2019 a Parma, dove il baritono bulgaro è impegnato come Francesco Foscari ne I due Foscari (qui la recensione della “prima”). Assieme alla mia amica e collega Angela Bosetto, ho confezionato per voi questo “racconto” dell’artista, uomo, padre,
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Al Teatro Bonci Bye Bye '900?
redatto da Edoardo Farina FREE

190914_Cesena_00_StagioneTeatroBonci_ClaudioLonghiCESENA - Conferenza stampa del Teatro Comunale “Alessandro Bonci“ in data 11 settembre 2019, dove è stata annunciata la programmazione  della  stagione invernale 2019/2020 caratterizzata da un ampia scelta intesa come luogo di confronto, esplorazione e dialogo, ovvero filtro e racconto del nostro vivere, offrendo ancora una volta una visione il più possibile ampia
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Pagina Aperta
Arena Festival 2019 i risultati
servizio di Athos Tromboni FREE

190911_Vr_00_ArenaConsuntivo_FedricoSboarinaVERONA – E così il Festival 2019 della Fondazione Arena va in archivio con una serie di record, illustrati oggi dal sindaco Federico Sboarina, dalla sovrintendente e direttore artistico Cecilia Gasdia e dal direttore generale della Fondazione, Gianfranco De Cesaris, nella tradizionale conferenza stampa di consuntivo. Al tavolo dei relatori erano presenti anche
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Concorsi e Premi
Il Premio Caruso 2019 alla Devia
FREE

190910_Lastra_00_PremioCaruso2019_MariellaDevia.JPGLASTRA A SIGNA (FI) - Sabato 7 settembre 2019, nello scenario  di Villa Bellosguardo sede del Museo Enrico Caruso, sulle magnifiche colline di Lastra a Signa, si è svolta la cerimonia di consegna del prestigioso premio che fin dal 1979 viene assegnato ai grandi interpreti del teatro d’opera. Il primo insignito fu il grande tenore Galliano Masini e poi
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Opera dal Nord-Est
Arena ultime quattro recite
servizio di Simone Tomei FREE

190909_Vr_00_Ultime4Recite_CarmenTraviataToscaAida_FotoEnneviVERONA - Ebbene sì, anche il Festival Arena di Verona 2019 giunge al termine e la mia ennesima salita estiva nella città scaligera ha avuto come obiettivo quello di seguire le ultime quattro recite della stagione, con alcune interessanti novità per quello che riguarda gli interpreti che si sono succeduti sul palcoscenico.


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Eventi
Teatro Duse la stagione 2019/2020
redatto da Edoardo Farina FREE

190909_Bo_00_TeatroDuse_WalterMramorBOLOGNA - La conferenza stampa del 5 settembre riguardante la presentazione della nuova Stagione invernale 2019/2020 del Teatro Duse di Bologna alla presenza tra gli altri del direttore organizzativo Gabriele Scrima e Rossella Fino proveniente dal dipartimento Cultura e Promozione della città del Comune di Bologna, ha voluto prevalentemente porre in
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Opera dal Centro-Nord
Falstaff versione commedia dell'arte
servizio di Athos Tromboni FREE

190908_Cento_00_Falstaff_CostantinoFinucciCENTO (FE) – Il Falstaff  di Giuseppe Verdi proposto nel cartellone di “Cento – Opera in festa” e allestito dell’Accademia del Bel Canto e dalla Pro Loco di Renazzo, con il patrocinio del Teatro Borgatti, avrebbe avuto come palcoscenico e scenografia naturale il suggestivo parco di Villa Chiarelli. Ma venerdì 6 settembre 2019 il meteo ha fatto decidere diversamente
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Opera dall Estero
Successo per La Dori
servizio di Simone Tomei FREE

190905_Innsbruck_00_LaDori_FrancescaAsciotiINNSBRUCK - "Pietro Antonio Cesti (1623-1669): La Schiava Fortunata ó vero La Dori. Dramma musicale in tre atti su libretto di Giovanni Filippo Apolloni. Prima rappresentazione: Innsbruck, Hoftheater, 1657."
Così si presenta questo lavoro barocco che, a distanza di oltre trecentocinquant'anni, torna "a casa" (al Tiroler Landestheater nel
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Soci Uncalm
Finta giardiniera opera vera
servizio di Athos Tromboni FREE

190903_Ro_00_FintaGiardiniera_PabloMaritanoROVIGO - Avrebbe dovuto essere il "saggio finale" di una masterclass sulla vocalità mozartiana, La finta giardiniera, ma lo spettacolo realizzato dal regista Pablo Maritano, con la preparazione vocale curata dal tenore e docente di canto Fernando Cordeiro Opa realizzato nel Ridotto del Teatro Sociale domenica 1 settembre 2019, si è proposto al numeroso
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Personaggi
Il Castello di Vicenza in Lirica
intervista di Simone Tomei FREE

190828_Vr_00_VicenzaInLirica-AndreaCastello.JPGVERONA - In una calda sera veronese, al termine dei Carmina Burana di Carl Orff, ho incontrato Andrea Castello, dal 2013 direttore artistico di Vicenza in Lirica: un Festival che è divenuto un punto di riferimento nel panorama musicale per i grandi artisti che vi intervengono, i titoli proposti e la location unica, ossia l’Olimpico di Vicenza, il teatro coperto più
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Opera dal Centro-Sud
Viaggio a Reims passando per l'Accademia
servizio di Simone Tomei FREE

190821_Ps_00_ViaggioAReims_GiulianaGianfaldoniPESARO - Era il 1984 quando fu riscoperta quest'opera, allestita in una delle edizioni primordiali del ROF, dunque ben 35 anni fa; e in questo ROF 2019 che vede scoccare i suoi primi quarant'anni (ecco perchè l'apposizione XL) la riproposizione di Il viaggio a Reims assume una valenza ancor più pregnante. Non ci sono grandi novità registico-sceniche e ciò
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Opera dal Nord-Est
Traviata e Aida ulteriori cronache
servizio di Nicola Barsanti FREE

190820_00_Traviata_Aida_VitoLombardi_FotoEnneviVERONA – Una serie di fortunate circostanze, nonché di squisiti incontri, ha reso possibile la mia presenza al 97° Festival Lirico dell’Arena per assistere a varie rappresentazioni e iniziare a mia volta la collaborazione con Gli Amici della Musica.Net come critico musicale. Prima di addentrarmi nei dettagli delle recite, è d’uopo ringraziare il critico musicale e
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Opera dal Centro-Sud
Un Equivoco di brio e allegria
servizio di Simone Tomei FREE

190820_Ps_00_EquivocoStravagante_TeresaIervolinoPESARO - Non si può certo dire che il libretto di L’equivoco stravagante di Gioachino Rossini sia un testo adatto per un'educazione montessoriana; credo per che sia un momento di forbito teatro per nulla volgare (se non nelle allusioni) ricamato nel testo dal fine e sagace estro del librettista Gaetano Gasbarri.  Nell'interessante disamina linguistica sul libretto
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Vocale
Brillano le stella Molinari e Pratt
servizio di Simone Tomei FREE

190820_00_ConcertoMolinariPratt_CarloTenanPESARO - Nel bel mezzo del XL ROF 2019 lunedì 19 agosto si è tenuto al Teatro Rossini di Pesaro uno dei concerti programmati del Festival che ha visto protagoniste due autorevoli voci del belcanto rossiniano: Jessica Pratt e Cecilia Molinari (in verità quest'ultima ha sostituito in corner la prevista Varduhi Abrahayam impegnata nel cast di Semiramide)
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Opera dal Centro-Sud
Demetrio e Polibio e il proprio doppio
servizio di Simone Tomei FREE

190819_Ps_00_DemetrioEPolibio_JessicaPrattPESARO - E' molto particolare la genesi compositiva del Demetrio e Polibio di Gioachino Rossini rappresentando un caso piuttosto singolare nella storia del Teatro d'opera italiano; il lavoro fu commissionato da Domenico Mombelli (compositore e tenore) a pro della sua scuderia di cantanti composta dalle due figlie (Ester ed Anna), dal maggiordomo di casa
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