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Pubblicato il 11 Settembre 2017
Al Teatro del Maggio Fiorentino una sera di passione. Passione Puccini
Elegante e suggestiva Butterfly servizio di Simone Tomei

170911_Fi_00_MadamaButterfly_FrancescoPasqualetti_phPietroPaoliniFIRENZE - Puccini è amore, Puccini è emozione, Puccini è genio… Puccini è passione! “Passione Puccini” è proprio il ciclo musicale che racchiude le  opere che il Teatro del Maggio Musicale Fiorentino - ormai non si chiama più Opera di Firenze - ha voluto dedicare al compositore lucchese: Madama Butterfly, La bohème e Tosca in questo settembre 2017 e successivamente La Rondine per dare avvio alla Stagione musicale 2017-2018. Il primo titolo cui ho assistito la sera dell’8 settembre scorso, è proprio quello dedicato al personaggio giapponese di Cio Cio San.
Tante sono state le suggestioni che hanno accompagnato la visione di quest’opera realizzata in coproduzione con la Fondazione Teatro Petruzzelli di Bari e che è già stata rappresentata in terra fiorentina lo scorso anno. Una regia che mira all’essenziale quella del giovane talentuoso Fabio Ceresa che con pochi elementi, ma con molta intelligenza è riuscito a regalarci uno spettacolo di una suggestione assoluta il cui obiettivo principale si è concretizzato con un minimalismo quasi esasperato, ma al contempo per nulla insipido, anzi reso ancor più saporito da una ricerca minuziosa di far trasparire il messaggio del libretto attraverso le scarne scenografie e un’attorialità molto marcata dei protagonisti.
Le prime parole dell’opera risultano fotografate nel contesto del lavoro scenografico svolto da Tiziano Santi coadiuvato da Alessia Colosso: le parole irriverenti di Pinkerton cui segue l’illustrazione dei dettagli della parete da parte del sensale Goro: «E soffitto... e pareti… Vanno e vengono a prova, a norma che vi giova nello stesso locale alternar nuovi aspetti ai consueti.»
E proprio queste pareti che vanno e vengono in maniera molto fluida e naturale cambiano, nell'allestimento, gli ambienti e incorniciano ogni momento dell’opera  in un quadro di grande emozione; uno su tutti l’arrivo della protagonista accompagnata da tutte le amiche e dal parentame su delle piccole imbarcazioni mentre intonano in modo corale Ah! ah! ah! Quanto cielo! Quanto mar!
Si respira quindi sin dall’inizio l’aria del libretto; non siamo in presenza, in questo caso, di elucubrazioni mentali, o alla ricerca di chissà quali ancestrali significati nella psiche dei personaggi, e perché no in quella dello stesso compositore; qui la sensazione è quella di aver voluto raccogliere il messaggio più intimo che questo capolavoro vuole trasmettere, per farlo incarnare dai personaggi con le loro movenze e con i loro rapporti interpersonali; sono tante le suggestioni che Ceresa ha voluto trasmettere; innanzitutto ci ha presentato una Suzuki molto diversa da quello che solitamente siamo abituati a vedere: essa assume gli atteggiamenti quasi di madre e protettrice di Cio Cio San, ma è anche lungimirante nel capire quale sarà l’epilogo; il suo comportamento durante tutta l’opera non è quello della serva chinata e curva, anzi il suo portamento dice qualcosa di più; mette in evidenza un’essenzialità della sua figura che sarà elemento indispensabile alla fine per far compiere alla protagonista il gesto suicida porgendole con ieraticità, ma al contempo con dolore, la katana per l’harakiri; qualche sentore di un personaggio sui-generis si era avuto anche all’inizio durante la presentazione al Capitano americano dei servitori della casa di Butterfly; ella non è inchinata servizievolmente verso l’ospite arrivato, bensì intenta a dipingere gli idiomi giapponesi su enormi fogli di carta sparsi sul palcoscenico quasi noncurante di colui che si accingerà a rubare il cuore della giovane giapponese.

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Un ruolo di fianco, quello della Suzuki, che l'ha fatta diventare quasi coprotagonista e sul quale mi sono dilungato sia per esaltarne il contenuto sia per evidenziare la bravura di Annunziata Vestri nell’interpretare un personaggio che viene presentato con aspetto quasi demoniaco, con capelli lunghi e bianchi che riporta alla mente nelle movenze quasi un ministro del culto.
Anche il ruolo della protagonista non è risultato scontato come sempre pur rimanendo in un’alea molto tradizionale; la gestualità è stato un elemento importante portata quasi a diventare parola; sia nei rapporti con gli altri che in quelli più intimi ogni movenza aveva un preciso significato e si sposava con la parola del libretto andando, se fosse ancora possibile, ad incrementarla di quella valenza intrinseca che già possiede; anche qui il plauso per l’interprete Donata D’Annunzio Lombardi è indiscutibile da un punto di vista dell’ars scenica perché nella semplicità, ma al contempo nella profondità dei gesti e delle interazioni, ha saputo trasmettere tutto quello che volutamente il regista ha tolto da un punto di vista materiale per far riappropriare al massimo il significato drammaturgico ai personaggi.
Se il tutto è stato avvolto in un Giappone idealizzato dal simbolismo calligrafico di Ogata Korin, di questo autore secentesco, trovano una naturale evoluzione i suggestivi costumi di Tommaso Lagattola e per completare l’aspetto scenico merita citare le luci di D.M. Wood; se in un primo momento mi avevano suscitato qualche dubbio in relazione al fatto che andavano forse troppo ad oscurare i personaggi, nella ripresa ho apprezzato molto questa scelta in quanto il gesto degli stessi era l’elemento più importante da cui si poteva desumere molto agevolmente anche l'aspetto delle espressioni facciali, frutto e figlio di parole, musica e movimento scenico.
Quando si vuole comunicare al massimo le bellissime emozioni provate, si rischia di diventare un po’ logorroici; mi perdonerete ed anzi spero che questa mia descrizione scenica vi stimoli ad andare a vedere questo spettacolo che ritengo una delle migliori Madama Butterfly cui abbia mai assistito.

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Ma l’opera è anche musica e voce ed è quindi d’uopo parlare adesso di questo aspetto iniziando proprio dalla protagonista stessa; nel ruolo eponimo il soprano Donata D’Annunzio Lombardi, già encomiata per la sua interpretazione scenica, conferma di essere una delle migliori Cio Cio San del panorama lirico mondiale; emergono dal suo canto intelligenza, acume, spiccata sensibilità e un’empatia quasi palpabile con le emozioni della giovane geisha; in lei si possono trovare ampi e suadenti fraseggi, note filate in acuto che sembrano, riuscendoci appieno, voler andare a toccare l’animo dell’ascoltatore; non mancano di contro accenti assai profondi e scolpiti per rimarcare gli stati d’animo più battaglieri per poi planare nella più passionale carnalità del duetto con l’amato Pinkerton, alla fine del primo atto, risolvendo con precisione ogni passaggio e fondendo armonicamente il suo canto con quello del coprotagonista senza fare una gara di suono, ma anzi accogliendo con reciproco rispetto ogni accento e ogni suggerimento emozionale dell’altro.
Altro personaggio che questa sera ha preso vita grazie al tenore Antonio Gandia è proprio Pinkerton: molto convincente sia grazie ad un’accurata scenicità, sia per una vocalità di tutto rispetto che ha messo in bella mostra uno squillo sonoro e ben proiettato, una perfetta dizione e un canto che sa trasmettere con semplicità le emozioni del testo senza perdere di vista intonazione, musicalità e le giuste intensità che ciascun momento richiede.
La Suzuki di Annunziata Vestri trova anche nella interpretazione vocale il modo di mettere in evidenza la sua ottima preparazione e la sua spiccata musicalità; tanto ieratica e algida nelle movenze, quanto calda e pastosa nel canto; quasi un ossimoro, se mi concedete il termine, mi ha ricordato il personaggio visto nella sua interezza che ha potuto mettere in bella mostra la sua bravura e preparazione sia nel duetto dei fiori con la protagonista che nel terzetto finale.
Lo Sharpless di Francesco Verna è risultato ben delineato da un punto di vista scenico e vocalmente, seppur con qualche suono non molto a fuoco specialmente nella zona acuta, ha trovato modo di affrontare la partitura con spiccata musicalità e precisione stilistica.
Scaltro e petulante al punto giusto il Goro di Roberto Covatta con un dignitoso squillo ed una precisione musicale di tutto rispetto.
Completavano il cast in maniera egregia Il Commissario imperiale / Yamadori Jungmin Kim, Lo zio Bonzo Luciano Leoni, L’ufficiale del registro Egidio Massimo Naccarato, Yakusidé Nicola Lisanti, La madre di Cio-Cio-San Elena Cavini, La cugina Tiziana Bellavista e Kate Pinkerton Marta Pluda.
Ottimo il Coro del Maggio Musicale Fiorentino diretto come sempre dal M° Lorenzo Fratini; ha saputo creare quella giusta cornice garbata, ma pregnante dell’arrivo della protagonista per poi emozionare nel famoso momento finale del secondo atto con grande cura di suono e di intenzioni, proiettando nella platea l’emozione dell’attesa di Madama F.B. Pinkerton.

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Nota più dolente è stata la direzione d’orchestra appannaggio del M° Francesco Pasqualetti; se da un lato la scelta dei tempi è stata piuttosto azzeccata, è mancata una cura del suono ed una ricerca di sfumature che potessero rendere appieno le emozioni dello spartito; la voce dei cantanti spesso è risultata in secondo piano a causa di sonorità eccessive e piuttosto ridondanti per sfociare spesso nei momenti più veementi in un atteggiamento quasi bandistico; sovente sono stati gli scollamenti con il palcoscenico che si è trovato spesso in difficoltà anche per un gesto non molto chiaro e molto spesso più intento a soddisfare le esigenze della buca tralasciando quelle degli interpreti.
Il pubblico molto numeroso ha tributato il suo plauso con calorosi applausi durante l’esecuzione ed alla fine, senza distinzione, per tutti; con una punta più sentita per l’ingresso della protagonista con in braccio il piccolo bambino che interpretava, bravissimo, il ruolo di Dolore.

Crediti fotografici: Pietro Paolini-Terra Project-Contrasto per il Maggio Musicale Fiorentino
Nella miniatura in alto: il direttore Francesco Pasqualetti
Sotto in sequenza: Annunziata Vestri (Suzuki), Antonio Gandia (Pinkerton), Donata D'Annunzio Lombardi (Cio-Cio-San), Jungmin Kim (Yamadori), Marta Pluda (Kate Pinkerton) e Francesco Verna (Sharpless)
Al centro: foto panoramica di Pietro Paolini sull'allestimento
In fondo: scena dell'ultimo atto con il bambino Dolore, Cio-Cio-San e Suzuki





Pubblicato il 01 Agosto 2017
Tra luci e ombre l'opera in una bella serata surriscaldata dal solleone di fine luglio
La Cenerentola alle Terme servizio di Simone Tomei

170802_Casciana_00_Cenerentola_GiovanniReggioliCASCIANA (PI) - Il 2017 è l’anno che suggella i duecento anni dalla prima rappresentazione della Cenerentola di Gioachino Rossini e anche l’Accademia Giuseppe Verdi di Casciana Terme ha voluto festeggiare questo appuntamento con la riproposizione di questo affascinante ed accattivante titolo, nell’ambito della sua programmazione estiva ; ecco quindi che la storia della piccola covacenere ha preso vita nella cornice di Piazza Garibaldi di Casciana Terme Lari, sotto la regia di Rocco Pugliese Eerola, la sera del 29 luglio scorso. Una lettura dell’opera molto classica «… dalla fiaba di Charles Perrault, ci si lascia trasportare nella travolgente musica di Gioachino Rossini e per l’allestimento scenografico ci si ispira alle opere armonicamente geometriche di Maurtitis Cornelis Escher… un altro aspetto cui tengo molto è l’uso delle proiezioni per far vivere la vicenda e accompagnare lo spettatore in questo inviluppo di sentimenti. L’opera si muove su un gioco di contrasti e mutazioni viste all’interno di un labirinto musicale in un gioco continuo di travestimenti dove alla fine vince solo chi rimane se stesso» (tratto dalle note di regia).
Ed in effetti il risultato visivo non è stato per niente male riuscendo a cogliere gli aspetti che il regista si era preposto con grande naturalezza ed immediatezza contando inoltre sulla collaborazione dello stilista Alessio Visone per gli abiti femminili e di Andrea Laureti per le luci.
Una produzione estiva che ha regalato anche qualche emozione musicale interessante, ma mi astengo dall'esprimere appieno una critica, né posso formulare un giudizio qualsivoglia in quanto l’aspetto uditivo è stato sovente inficiato da un’amplificazione piuttosto marcata e poco curata.
L’impegno vocale profuso dagli interpreti della serata è stato sicuramente di grande valore; da un punto di vista vocale, senza nessun giudizio di critica per i motivi suesposti, elogio con piacere: la Cenerentola di Irene Molinari che mi aspetto di sentire in altro luogo per poter valutare ancor meglio, e appieno, la sua voce.

170802_Casciana_01_Cenerentola_Panoramica 170802_Casciana_02_Cenerentola_IreneMolinariGiampaoloFranconi
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Paolo Pecchioli nei panni di Don Magnifico disegnato in maniera grottesca talvolta alquanto calcata; un giovane e poco esperto Don Ramiro per la voce di Giampaolo Franconi; un brillante e spavaldo Dandini di Marco Bussi; Michele Pierleoni nelle vesti di un Alidoro un po’ sacrificato e per finire le due sorellastre Tisbe e Clorinda per voce ed ottima verve scenica rispettivamente di Simona di Capua e Simonetta Pucci.
Ha partecipato il Coro Ars Maxima preparato dal M° Rossella Isola.
Non posso però esimermi da attribuire una nota di demerito molto marcata per l’Orchestra Classica Toscana - e non per il Direttore - che ha dimostrato un basso profilo di preparazione incorrendo in molte occasioni in errori grossolani ed in un pressappochismo interpretativo molto evidente; la mano esperta del concertatore M° Giovanni Reggioli non sempre è riuscita a domare tanta inesperienza e tanta impreparazione e sono stati molti i gesti e gli sguardi di disapprovazione e di freno per gli errori commessi che in qualche modo sono riusciti a tamponare seppur grossolanamente la situazione.
Vada per l’orchestra giovanile, vada per le poche prove, ma qui secondo il mio parere sono mancati impegno e studio musicale da parte di alcuni strumentisti.
Nonostante questo doveroso appunto il plauso per queste iniziative “locali” è unanime soprattutto perché riesce a riempire le piazze e  ad avvicinare il popolo dei neofiti alla musica cosiddetta colta, dando al contempo modo a tanti giovani artisti di mettersi in gioco e far vedere le proprie potenzialità; e proprio il pubblico numeroso nella piazza ha decretato il successo di una bella serata sotto il solleone di fine luglio.

Crediti fotografici: Ufficio stampa Accademia G.Verdi di Casciana Terme (Pi)
Nella miniatura in alto: il direttore Giovanni Reggioli
Al centro: panoramica sul palcoscenico e il campanile; Irene Molinari (Angelina) e Giampaolo Franconi (Don Ramiro)
Sotto: scena del concertato "Questo è un nodo"





Pubblicato il 17 Luglio 2017
Il Festival Puccini 2017 ha messo in scena l'edizione originale dell'operetta del sor Giacomo
Chiaroscuri nel cast della Rondine servizio di Simone Tomei

170717_Torre_00_LaRondine_DonataDAnnunzioLombardiTORRE DEL LAGO (LU) - Il secondo titolo del 63° Festival Puccini di Torre del Lago è stato La Rondine di Giacomo Puccini, andata in scena la sera del 15 luglio; si celebra quest’anno il centenario della prima rappresentazione che ebbe luogo in terra monegasca il 27 marzo del 1917, al Théatre de l’Opera di Montecarlo. Un’opera travagliata nel suo finale che proprio al Festival di Torre del Lago ha trovato albergo nella sua prima versione nell'edizione del Festival 1988 e successivamente in una versione un po’ ibrida nel 2007 dove hanno convissuto la partitura originale del 1917 e quella del 1921 orchestrata nel finale dal compositore torinese Lorenzo Ferrero, nostro contemporaneo.
In occasione del centenario sulle rive del Lago Puccini vi è stato modo di riascoltare questo componimento nella sua versione originale, di cui poco convinto è stato lo stesso compositore; versione in cui Magda torna alla sua vita da mantenuta, lasciando Ruggero nella più profonda e singhiozzante disperazione.
Rispetto ai lustrini e le paillettes della sera precedente quando si inaugurava il Festival 2017, ho notato un ambiente ed un'alea molto più dimessi e meno sfavillanti; anche la presenza del pubblico in sala ha fatto segnare un calo di presenze piuttosto notevole. Una bella occasione per riscoprire questo lavoro pucciniano non troppo famoso e poco rappresentato, non centrata appieno dal management della Fondazione che non ha saputo cogliere, a mio avviso, questa bella opportunità.
Dico questo riferendomi oggettivamente a quello che ho visto proprio perché quel tono dimesso e meno sfavillante che ho citato precedentemente si è riflettuto anche sul palcoscenico con una mise en scène piuttosto povera e scarna.
Tanto si è fatto perché la Turandot inaugurale fosse stellare - e poi non lo è stata - tanto non si è fatto perché questa produzione che rivestiva un momento importante in quest’anno centenario, fosse ben messa in evidenza dandole la giusta importanza… e poteva essere il momento favorevole per una Rondine Pop!
Venendo all’aspetto visivo, l’impressione che ho avuto è quella di trovarmi davanti ad un lavoro adattato, ma che stava assieme solo grazie alla bravura di coloro che hanno contribuito alla sua realizzazione: mi riferisco alla regia di Plamen Kartaloff che con il suo assistente Lorenzo D’Amico è riuscito in qualche modo a dare un senso ad una scenografia disegnata da Giuliano Spinelli poco adatta al palcoscenico del Gran Teatro all’aperto: scenografia che consta di un unico blocco raffigurante una scala ad effetto quasi elicoidale che a seconda di come viene posizionata, grazie ad una pedana girevole, offre dei punti di vista accattivanti - le foto sapranno offrire maggior chiarezza alla mia descrizione -; questo allestimento proviene dai magazzini del Teatro del Giglio di Lucca ed era stata usata lo scorso anno per la produzione di Vedova Allegra di Franz Lehár, all’interno del percorso Opera Studio; l'impressione era che un lavoro nato per un teatro “al chiuso” poco facilmente si attagliasse ad una superficie delle dimensione del teatro all'aperto sul Lago di Massaciuccoli; e perciò l’esito è stato poco soddisfacente alla vista; ottimo l’impegno di Valerio Alfieri nel disegno luci che sono riuscite in contemporanea ai movimenti dell’unica scena a fornire qualche scorcio più credibile ad un fluire scenico piatto e statico.

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Piuttosto anonimi anche i costumi di Florinda Bandettini e Diego Fiorini che non hanno saputo dare quel tocco di brio che poteva rendere l’assieme meno sbiadito. Fuori luogo e decisamente non eleganti le coreografie di Cristina Gaeta.
La musica e la voce: come direbbe Francesco Maria Piave… un po’ croce e un po’ delizia; un piatto assortito non sempre con gusti sopraffini.
Donata D’Annunzio Lombardi è stata semplicemente una superba Magda con colori, accenti ed emozioni da vera protagonista; una rondine che vola sulla note dello spartito con eleganza, stile e con grande partecipazione emozionale; deliziosa nell’aria Chi il bel sogno di Doretta, sensuale in Ore dolci e divine, ma decisamente fantastica nel terzo atto dove, dopo un crescendo di pathos vocale e scenico, il suo La naturale filato di chiusura ci ha portato davvero a veder le stelle che brillavano sopra di noi, regalandoci un’emozione unica.

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Accanto a lei Leonardo Caimi non è stato da meno nel delineare il personaggio di Ruggero nella sua tenera ingenuità; partecipe delle emozioni del giovane innamorato, ha messo i giusti accenti per un secondo atto frizzante e spensierato, riuscendo poi a trovare le intenzioni più drammatiche nel terzo atto dove la pagina Dimmi che vuoi seguirmi è stata eseguita con grande trasporto emotivo ed eleganza vocale.
Ottima sotto ogni punto di vista la Lisette di Elisabetta Zizzo; ha saputo farsi valere sia scenicamente che vocalmente grazie ad una bella verve interpretativa e vocale; non ha sbagliato un colpo mettendo a segno un personaggio godibile, brioso e frizzante; una pagina adorabile è proprio il suo duetto con Prunier del finale primo atto e qui è stata davvero grande.

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Le prime note dolenti si sono manifestate proprio con il personaggio di Prunier per voce di Alberto Petricco, per il quale ho sentito un profondo imbarazzo; non sono riuscito a percepire una nota ben a fuoco nel registro centrale per non parlare del registro più acuto dove l’emissione sfociava sempre più prepotentemente in un’emissione ingolata rendendo in platea suoni gutturali e molto distanti dall’intonazione.
Anche il Rambaldo di Davide Mura ha messo in evidenza molti limiti di proiezione e di intonazione risultando quindi poco credibile e poco incisivo.
Buono il trio delle amiche di Magda che spavaldamente, ma non grossolanamente, hanno reso le loro scene godibili e gioiose: Anna Paola Troiano (Yvette), Anna Russo (Bianca) e Donatella De Caro (Suzy).
Completavano il cast: Alessandro Biagiotti (Périchiaud), Emmanuel Lombardi (Gobin), Claudio Ottino (Crébillon), Andrea Del Conte (Un maggiordomo), Giulia Filippi (Un cantore), Carlo Savarese (Un cantore), Beatrice Cresti (Una grisette), Beatrice Stella (Una donnina) e Michaela D’Alessandro (Un'altra donnina).
Il Coro preparato dal M°Salvo Sgrò è stato meno approssimativo della sera precedente.
Note dolenti anche per la concertazione della M° Beatrice Venezi che sembra sempre più in palese difficoltà nella gestione del rapporto con il palcoscenico: quando non sono le dinamiche a rendere difficile questo connubio, sono i tempi staccati e la poca dimestichezza nell’amalgama dei suoni orchestrali; è palese che le folate di vento non abbiano aiutato il suono a spargersi uniformemente per la platea, ma gli scollamenti dovuti alle incertezze della mano, hanno reso certi momenti piuttosto imbarazzanti, come il finale del primo atto dove è stata persa completamente l’intesa con Magda in procinto di uscire di scena.
Il suono orchestrale seppur penalizzato dal moto ventoso ha messo in evidenza poca uniformità ed anche i colori sono stati spesso approssimativi e, come già evidenziato in altri ascolti, poco inclini a trovare un equilibrio con le voci.
Il pubblico numericamente inferiore alla serata precedente non è stato prodigo di applausi tranne per la quaterna di protagonisti con punte di gaudio per il soprano Donata D’Annunzio Lombardi.
Unica replica in cartellone il 5 agosto.

Crediti fotografici: Ufficio stampa Festival Puccini di Torre del Lago
Nella miniatura in alto: il soprano Donata D'Annunzio Lombardi (Magda) ottima protagonista





Pubblicato il 16 Luglio 2017
Inaugurato il Festival Puccini 2017 con l'opera incompiuta del Maestro lucchese
Turandot saperla fare č mezzo pane servizio di Simone Tomei

170716_Torre_00_Turandot_MartinaSerafinTORRE DEL LAGO (LU) - Mia nonna nella sua grande saggezza di persona poco colta, ma fortemente intelligente era solita esprimersi per modi di dire riuscendo sempre bene a cogliere la situazione dandone un quadro preciso e ben delineato; io, che le ero molto legato e che con lei ho vissuto molti dei mie anni, ho ereditato quei detti e quei modi d'espressione, che molto spesso mi tornano alla mente e che, seppur in maniera forse più colta e meno intelligente, cerco adattare alle situazioni che vivo. Reduce dalla inaugurazione del 63° Festival Puccini di Torre del Lago la sera del 14 luglio 2017, dopo aver assistito alla “prima” di Turandot di Giacomo Puccini ho rispolverato questa frase: “Saperla fare è mezzo pane”.
Nei giorni precedenti c’era stato un gran fermento per questa inaugurazione festivaliera che si preannunciava col botto: la regia del navigato ed esperto regista d’opera Alfonso Signorini, una produzione “stellare” come titolavano molti post sui social network, un parterre di tutto rispetto con la presenza di “quelli e quelle della televisione”, lustrini, paillettes, mondanità, tappeti rossi a go-go, uno stuolo di fotografi e giornalisti (anche di quelli “gossippari”) in attesa delle celebrità, pubblico maldestro e maleducato che negli intervalli si è scapicollato nella zona gold della platea per accaparrarsi i selfies di rito con il o con la VipS di turno… insomma ce n’era per tutti i gusti per poter onorare il grande compositore che ci ha ospitato nella sua Torre del Lago; e la “zona gold” era off limits, piena di “persone importanti”. Non la si legga - questa mia apertura - come una critica negativa, perché risponde semplicemente al dovere di cronaca che spetta al recensore.
Eccoci poi alle 21.15, ora di inizio della recita, ma di gong annunziatori dell’ora X non si è udito il suono; il tempo sembra non scorrere mai e nel frattempo alcuni figuranti iniziano a far capolino tra il pubblico; sono coloro che poi sul palcoscenico faranno da contorno agli interpreti; chiacchierando con la mia ospite a fianco mi rendo conto che siamo arrivati alle 21.30, ma di segnali che potessero darci la sensazione che da lì a poco avremmo visto la stellare Turandot niente… solo alle 21.40 il gong suona ed inizia una serie di annunci, prima in Italiano e poi in inglese, atti a fornire le indicazioni di comportamento del pubblico e per ricordare la dedica del Festival 2017 alla Francia con iniziative che andranno a coinvolgere anche artisti del paese a noi confinante ed un ricordo doveroso, dell’ex senatore Giovanni Pieraccini, viareggino di nascita e alla soglia del centenariato, deceduto il giorno stesso.
Alle 21.50 fa il suo ingresso il M° Alberto Veronesi e dopo aver reso omaggio all’Italia con l’inno nazionale dà avvio alla stellare Turandot.

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Beh fino ad ora hanno parlato il gossip, l’immagine, l’aleatorietà… insomma niente di importante dal punto di vista musicale e culturale; ancora solo un pensiero sul fatto che niente e nessuno abbia cercato nell’imminenza del Festival di valorizzare l’opera che veniva rappresentata ed il suo compositore; il tutto è stato concentrato sul fatto di avere in Versilia Alfonso Signorini, Re del Gossip e del ciarlìo, nonché navigato regista d’opera, “quelli della televisione”, luci, cotillon e lustrini, ma di approfondimenti musicali, di Cultura, di valorizzazione del patrimonio musicale che possediamo, niente.
Due anni fa era stato tentato, con altra dirigenza, a far conoscere ancor meglio Torre del Lago ed il suo Festival, non per la “fuffa”, bensì per un approfondimento molto interessante proprio intorno all’ultima opera di Puccini, con la riproposizione nelle quattro recite previste dei quarto finali; un grosso convegno con studiosi illustri erano in procinto di attraversare e calpestare questa strada da tappeto rosso per la Cultura e per la musica, ma tutto andò a finire, proprio in corso d’opera, in un nulla di fatto… beh quest’anno il tappeto rosso non è mancato, ma non per la Cultura, bensì per i tacchi a spillo e una passerella d mondanità che con Puccini e la sua musica hanno poco a che fare.
Fin qua ha parlato il cittadino, l’uomo e non il critico. Qualcuno di voi lettori dità: isterico, petulante, pretestuoso, collerico, lunatico, cocciuto… e chi più ne ha più ne metta: forse sì, ma tant’è; e la mia idole mi impedisce di tacere davanti a questo modo di gestire la Musica ed un Festival di sì importante fattura; si più fare tutto, anche i lustrini e le paillettes, ma ho scritto “anche”, e non solo, perché alla base ci deve essere sostanza e se questa manca, sono inutili e ridicole anche le pubblicazioni del primo cittadino viareggino che per mettere in risalto la capacità di “rilancio di un Festival e di Viareggio” prenda come punto di partenza una serata mondana in cui dovrebbe parlare la musica e che proprio alla musica del suo più illustre concittadino compositore è stato dato veramente il posto in ultima fila.
Concludo la mia concione isterica, petulante, pretestuosa, collerica, lunatica, cocciuta, così: tempo fa il M° Alberto Veronesi proprio in una sua intervista aveva evidenziato il fatto di come Puccini fosse un compositore pop: «… avevamo bisogno di una nuova produzione che portasse il linguaggio di Puccini anche alla gente comune, grazie a qualcuno che avesse un approccio un po' pop. Signorini, che è un amico da tanti anni e del quale apprezzavo la straordinaria conoscenza musicale, mi ha confessato che il suo sogno nel cassetto era quello di fare il regista d'opera, così gli ho proposto la “Turandot" e lui ha accettato con entusiasmo. Ha coinvolto Puglisi che è la persona giusta per l'approccio pop, e Carla Tolomeo che realizza la scenografia… l’opera va svecchiata e portata alla gente, nel senso che deve tornare a essere popolare come lo era cento anni fa, un processo possibile se si utilizzano gli strumenti che ha sviluppato la musica pop. La lirica ha una grande missione e un grande messaggio, ed è in grado di fare maturare la personalità di chi vi si approccia, per questo si deve adattare al mondo che cambia ».
Nulla di nuovo sotto il sole, ma nei fatti nulla di ciò che è stato pronunciato ha trovato realizzazione sul palcoscenico; l’idea del Presidente del Festival era quella, di produrre un’opera moderna che fosse da stimolo e curiosità per un pubblico più giovane ed un po’ neofita; questo sta bene e convince appieno, ma il tutto deve essere incanalato in un percorso ragionato e da un esito che non tradisca le idee iniziali; qui forse, e dico forse, si è virato rispetto all’idea originale e al posto dell’ambizioso progetto di “ringiovanimento" del pubblico dell’Opera, con idee accattivanti che si avvicinino al linguaggio pop, si è andati in altra direzione.
Il rischio di queste operazioni commerciali che reputo alla stregua di favoritismi nei confronti dell’uno o dell’altro personaggio che in quel momento fa rumore o che ancor meglio “tira”, hanno il rischio di creare delle aspettative molto forti per il pubblico; che fortunatamente però può avere delle esigenze diverse; per quello degli sculettamenti e dei selfies sicuramente “Turandot val bene una serata a Teatro” qualunque cosa si veda sul palco… la cosa importante è esserci per farsi vedere, indossare il vestito più appariscente e sfilare sul Red Carpet; per altri forse conta di più quello che si vede sul palco ed il preludio che lascia intendere una rappresentazione stellare desta non poco timore.

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Anche io mi sono affacciato con questo timore e devo riconoscermi una certa dote di preveggenza; mi ero immaginato una Turandot senza infamia e senza lode, senza nessun tipo di originalità, senza nessun colpo di genio: una semplice e banale Turandot e così è stato; nessuna “stellarietà”, niente di niente… anzi, se devo proprio dire, con qualche “zampata” poco fine e poco opportuna: forse con certe trovate hanno creduto di dare un’impronta di originalità, ma non ci sono riusciti, anzi hanno per certi versi tradito il libretto e il significato profondo dell’opera; come al solito si è voluto creare la Turandot di un regista o di un management (la Turandot di Signorini, la Bohème di Zeffirelli, la Tosca di De Ana, tanto per spiegarmi), ma per l'opera può esserci solo un nome: Giacomo Puccini; gli altri siano solo umili servitori della sua musica e del suo genio.
L’idea registica di Signorini può essere racchiusa in pochi sinonimi: ovvia, scontata, trasparente; la staticità è forse l’elemento più pregnante che attraversa tutta l’opera; un palcoscenico suddiviso in due da un separé che divide gli ambienti plebei da quelli regali e principeschi; divisorio che all’uopo si apre, un po’ imitando quello zeffirelliano dell’Arena di Verona, ma molto lontano dal suscitare le emozioni di quell’allestimento; poche idee e poca inventiva: tante palle bianche che dalla platea salgono sul palco durante l’invocazione alla luna, movimenti scenici miseri quasi alla mercé di una sfilata ed un impatto visivo piuttosto scialbo senza nessun tipo di sussulto o di stupore; per concludere una scena piuttosto desueta quella in cui la Principessa innamorata e il suo conquistatore scendono a rendere omaggio alla schiava morta deponendo sul di lei cadavere il diadema regale; questo credo sia stata una di quelle trovate che avrebbero voluto far emergere la Turandot di… Signorini, ma che proprio in questi particolari fanno capire che lo spartito molte volte non viene nemmeno letto; si legge infatti sulla partitura: tutti ormai sono usciti… ma Signorini ha pensato altro e ha realizzato la sua Turandot: routinaria, come detto...
Assieme all’esperto regista d’opera hanno collaborato: come assistente Andrea Tocchio; per le scene Carla Tolomeo; costumi di Fausto Puglisi con Leila Fteita; e al disegno luci Valerio Alfieri con le coreografie di Cristiana Gaeta.
Eccoci quindi alla musica, questa chimera che forse trova il suo momento di gloria solo negli scritti dei recensori e magari in forma nemmeno troppo lusinghiera.
Nel ruolo eponimo una convincente e preparata Martina Serafin ha affrontato l’impervio ruolo con un’ottima verve interpretativa; la lama vocale ha tagliato l’aere con grande veemenza mettendo in luce ottimi accenti e belle intenzioni; tutta la parte del secondo atto dall’aria In questa reggia, alla declamazione degli enigmi è stata perentoriamente incisiva e pungente; bel fraseggio, ottima intonazione, hanno reso il personaggio molto credibile e ben definito.
Non mi esprimo sul tenore Nicola Pisanello nel ruolo di Altoum: rischierei la denuncia.
Voce interessante anche se ancora in evoluzione quella di George Andguladze nel ruolo di Timur; cavata da basso profondo ha regalato nella pagina dell’addio un’interpretazione molto sentita e accorata nonostante qualche suono in acuto piuttosto aperto, ma come ho già detto, il materiale vocale è molto interessante e spero di poterlo riascoltare in futuro.
Il Calaf di Stefano La Colla è stato vocalmente molto deludente; ho ascoltato questo tenore appena un anno fa nel ruolo verdiano di Radames e ho riscontrato un deciso cambiamento nel suo canto; la voce periclita di stabilità nei centri che si gonfia di un vibrato eccessivo e talvolta fastidioso, il fraseggio latita e negli acuti il colore perde di smalto e di luminosità andando a parare su suoni tendenzialmente fissi sì da perdere quelle intenzioni proprie del personaggio; non gode nemmeno di sicura tenuta del fiato con una difficoltà di gestione dello stesso.
Meglio la Liù di Carmen Giannattasio anche se quei suoni struggenti, filati e quasi eterei non riescono ad emergere nella sua interpretazione; anche se forte di una correttezza musicale, non è riuscita ad imporsi come necessario per interpretazione e pathos, sì da risultare piuttosto anonima nelle intenzioni.
Il trio delle maschere non ha brillato quanto a compattezza e amalgama vocale ed interpretativo; Andrea Zaupa è dotato di un timbro piuttosto corposo, ma nel ruolo di Ping ha trovato un limite alla sua vocalità proprio nella zona acuta dove spesso la voce non godeva di una spiccata proiezione; Ugo Tarquini nel ruolo di Pang e Tiziano Barontini in quello di Pong, non hanno espresso al meglio le loro potenzialità perdendosi nella frammentarietà d’assieme.
Completavano il cast un bravo Carmine Monaco D’Ambrosia nel ruolo di Un Mandarino, le due Ancelle della principessa Francesca Pacini e Donatella De Caro ed infine il Principe di Persia per voce di Samuele Simoncini.
Il Coro diretto da Salvo Sgrò è risultato alquanto precario nei suoi interventi mostrando la sua falla più evidente nella sezione femminile che in più momenti si è rivelata poco intonata e spesso urlante; meglio il settore maschile, ma nel complesso una prova poco armonica e poco equilibrata sulle dinamiche e sui tempi.

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Il cesello della direzione d’orchestra per mano del M° Alberto Veronesi è stato completamente assente e il gesto spesso inconsulto e spreciso, non ha aiutato per nulla né il palcoscenico né i professori dell’Orchestra del Festival Puccini; molti sono stati i momenti di palese scollamento con le voci, con il coro e con la banda fuori scena; è stato difficile capire che tipo di approccio il direttore abbia voluto imprimere alla partitura; dal punto di vista dei tempi, l’inizio quasi frenetico si è poi assopito per poi riprendere quasi istericamente in più momenti dove sia i cantanti che gli strumentisti stessi hanno perso l’orizzonte; anche le dinamiche sonore sono stati spesso fallaci soprattuto nella zona sinistra della buca dove erano collocati gli ottoni che in molte occasioni hanno emesso dei suoni piuttosto tendenti allo sgraziato, completamente dissociati dal resto del golfo mistico; deludente musicalmente per il pubblico attento, ma esaltante per quello interessato alla zona gold. Gli applausi non sono mancati per nessuno da parte di una sala quasi al completo. Vediamo alle prossime recite quando l’effetto gossip sarà scemato e parlerà solo la musica…
Le repliche saranno il 23 luglio ed il 4 e 12 agosto.

Crediti fotografici: Ufficio stampa del Festival Puccini
Nella miniatura in alto: Martina Serafin nel ruolo di Turandot
Sotto: ancora la Serafin con Carmen Giannattasio (Liù) e Stefano La Colla (Calaf)
Al centro: una panoramica sui costumi disegnati da Fausto Puglisi
In fondo: altra panoramica sull'allestimento curato da Alfonso Signorini





Pubblicato il 13 Luglio 2017
L'opera buffa pių celebre di Gaetano Donizetti č stata riproposta con successo un anno dopo
L'Elisir č ritornato a Palazzo Pitti servizio di Simone Tomei

170713_Fi_00_ElisirDAmore_GiuseppeLaMalfa_phPietroPaoliniFIRENZE - Ma siamo proprio sicuri che l'elisir d'amore sia la bevanda spacciata dall’imbonitore Dulcamara, oppure sia proprio lo stesso ciarlatano un portatore vivente di questo portentoso rimedio? Spigolando qua e là mi sono imbattuto in questa lettura che mi piace riportare come curiosità e come momento ameno, prima di raccontarvi di una piacevole serata a Firenze, nella magica atmosfera del Cortile degli Ammannati di Palazzo Pitti proprio con L’elisir d’amore di Gaetano Donizetti nel contesto del Festival estivo del Maggio Musicale Fiorentino.
«Chissà se il librettista Felice Romani, nel coniare il nome del protagonista dell'Elisir d'amore, aveva consapevolezza dell'efficacia medicinale di questa pianta erbacea. Forse, più semplicemente, pensando a un personaggio dal carattere ibrido fra il medico e il ciarlatano, era stato attratto dall'ossimoro implicito nel nome dulcamara, che prende origine da una particolarità di questo vegetale: i rametti, masticati, assumono prima un sapore dolciastro e in seguito amarognolo.
Nei manuali di  botanica farmaceutica a darci ancor oggi informazioni sulla dulcamara e le sue proprietà curative: la specie Solanum dulcamara, molto comune nell'intero territorio italiano, cresce di preferenza in luoghi freschi. È un arbusto con fusto sdraiato o rampicante…  le foglie sono di colore verde intenso a lamina ovale e appuntita; i fiori… hanno una piccola corolla violacea; il frutto… consiste in una bacca ovoidale succosa che diventa rosso lucente quando matura, e non è commestibile. L'infuso dei fusti giovani risulta efficace come depurativo, facendo aumentare la sudorazione, ma può essere tossico in dosi elevate; il decotto della corteccia è diuretico...». (Giulia Vannoni, Dulcamara. Un vegetale dà il nome a uno dei personaggi dell’Elisir d’amore, in Giovanni Gavazzeni: Donizetti. L’elisir d’amore, Pendragon, 2010).
Non sarà quindi l’odontalgico e mirabile liquore che fa rinvigorire le membra dei giovani focosi, oppure stirar le rughe delle donne non più fresche, ma sicuramente, se intriso della melodia donizettiana, diventa un ottima bevanda da gustare in una serata estiva dove l’afa la fa da padrona.
Siamo all’11 luglio 2017 e va in scena la seconda recita dell’opera del bergamasco; come già detto la cornice è sublime, la canicola non manca e un’idea bizzarra, ma comunque ben congegnata ed intelligente ha fatto sì che le avventure dei nostri protagonisti, abbiano attraversato l’oceano atlantico per prendere vita nelle terre del midwest americano, mettendo in scena una cultura molto distante dalla nostra. Già lo scorso anno ebbi modo di assistere a questo spettacolo con la medesima regia; e qui vi rimando a quelle pagine per saperne di più.
Ricordo solo per dovere di cronaca gli autori della parte visuale: il regista, Pier Francesco Maestrini; le scene, Juan Guillermo Nova, i costumi, Luca Dall’Alpi, le luci Bruno Ciulli riprese da Alessandro Tutini.
Un cast quasi completamente rinnovato per la produzione di quest’anno e seguendo l’ordine pedissequo del libretto di sala andiamo a scoprirlo.

170713_Fi_01_ElisirDAmore_phPietroPaolini

Nel ruolo della scaltra Adina, il soprano Anna Maria Sarra; una voce molto interessante e piacevole all’ascolto con buona musicalità e precisa intonazione, ma difettante in interpretazione; la sua giovane contadina, o meglio procace ristoratrice, è stata pressoché anonima non andando a cogliere le sfumature vocali ed interpretative che la musica suggeriva; il suo è stato un canto che, seppur corretto musicalmente, non ha emozionato, in quanto avaro di colori e di intenzioni; niente da dire nel merito della bravura scenica dove la disinvoltura ed uno charme molto accattivante hanno consentito comunque al personaggio di emergere egregiamente.
Il tenore di terra siciliana Giuseppe Valentino Buzza, è stato un Nemorino di interessante ascolto; la voce è decisamente bella, anzi bella e stop, squillante, sonora e ben proiettata; la sua generosità nel cantare si è esplicata con un’emissione morbida, con buon legato che ha valorizzato un elegante gusto nel porgere le note e nel far emergere i sentimenti amorosi e fanciulleschi; Una furtiva lacrima ha toccato l’apice della sua interpretazione dove ho potuto riscontrare, seppur nella giovane età, già un approccio maturo allo spartito; secondo il mio parere credo sia necessario però ancora correggere qualche “imperfezione” di emissione che talvolta esalta un eccessivo vibrato nella voce soprattuto nella zona medio centrale.
Lo spaccone Belcore ha trovato nei pantaloni, nella camicia e negli stivali da sergente di Mario Cassi un valido interprete; la nitidezza vocale e la grande vis interpretativa lo rendono oggi un cantante di “serie A” richiesto da molti teatri; e non potrebbe essere diversamente perché riesce a introiettare con maturità e bravura ogni personaggio che interpreta; il ruolo di Belcore trae in inganno perché ha un’estensione molto ampia e solamente la furbizia e la scaltrezza maturate con l’esperienza riescono a tamponare le falle che spesso sentiamo nella zona più bassa del rigo musicale, mentre la brillantezza e la potenza dello squillo hanno trovato in Cassi un bel modo di mettersi in mostra nella zona più acuta.
Parlare di Bruno de Simone è molto semplice ed al contempo difficile; Dulcamara l’imbonitore non poteva trovare un interprete di più alta levatura; un uomo, un cantante, un artista veramente completo che pare nato per interpretate questi ruoli da buffo; la voce è salda, sonora e tenace; la bravura non si discute… che altro dire: felice di averlo potuto ascoltare e speranzoso di poter ripetere nel futuro questa esperienza.
Per quello che riguarda Arianna Donadelli nel ruolo di Giannetta posso tranquillamente ripetere ciò che scrissi lo scorso anno: «… non ha fatto fatica per la sua naturale bellezza a interpretare un ruolo di contorno, ma comunque di un certo peso scenico e musicale, evidenziando ottime doti di attrice e una grande voglia di mettersi in gioco per riuscire a vincere la sua giovanile voce, che necessita sicuramente ancora di maturare...»: la maturazione non finisce mai… avanti così.
Bene il Coro preparato e diretto dal M° Lorenzo Fratini che ha contornato i solisti e ben eseguito le pagine ad esso dedicato con disinvoltura e buona preparazione.
Un’osservazione sulla direzione del M° Giuseppe La Malfa; un gesto molto accurato e nitido ha fatto ben auspicare in una concertazione brillante, ma è stato un luccichio a metà perché pur essendo stato molto convincente e determinato per quello che concerneva i tempi, ho trovato un po’ di povertà stilistica nei colori e nelle intenzioni; i rubati, i rallentati e le “scaltrezze” per dare verve all’azione non sono mancate sicuramente, ma la tavolozza dei colori è stata povera di tante sfumature che avrebbero dato quel tocco di lucentezza; il che ha reso un po’ orfana questa recita.
Non ho notato una risposta di pubblico molto esaltante in termini di affluenza, ma quello presente si è fatto sentire per tutti in maniera molto soddisfatta e compiaciuta.

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A margine di queste mie riflessioni, nonostante la mia recensione che può essere condivisibile o meno, credo sia doveroso complimentarci con tutti i “lavoratori”, sopra, sotto e dietro il palco perché sono convito che le performance che sentiamo all’aperto in queste sere estive risentano sicuramente delle condizioni climatiche che non aiutano la voce, gli strumenti e la capacità di lavorare in maniera tale da dare sempre il meglio di sé… complimenti a tutti egualmente.

Crediti fotografici: Pietro Paolini Terra Project Contrasto per il Teatro dell'Opera di Firenze
Nella miniatura in alto: il direttore Giuseppe La Malfa





Pubblicato il 13 Luglio 2017
La lirica nel cortile del Castello Estense ha fatto registrare ancora una volta il pienone
Una grande Suzuki per la Madama servizio di Athos Tromboni

170713_Fe_00_MadamaButterfly_MarioMenicagliFERRARA - Come ogni estate anche quest’anno è ritornata la “Lirica in Castello”. Il titolo scelto dall’Associazione OperiAmo con il patrocinio del Teatro Comunale Claudio Abbado e la collaborazione dell’Orchestra Città di Ferrara, è stata la Madama Butterfly di Giacomo Puccini. L’ultima Butterfly in forma integrale che si ricordi a Ferrara fu quella del maggio 2011, che andò in scena proprio nel Teatro Comunale con esiti assai deludenti.
Questa volta, invece, gli esiti sono stati più che soddisfacenti, testimoniati sia dal consueto pienone di pubblico che si registra sempre quando l’opera e la musica sinfonica vengono proposte nel suggestivo cortile del Castello Estense, sia dai calorosi applausi che tutti, cantanti, regista, direttore d’orchestra, coro e orchestra, hanno ricevuto al termine della rappresentazione. Serata calda e serena ma non afosa, quindi il clima locale ha contribuito a rendere davvero magico l’appuntamento con l’opera.
Il cast era  quasi del tutto nuovo per la piazza di Ferrara, nel senso che quasi tutti gli interpreti calcavano per la prima volta un palcoscenico nella città estense, fatto salvo il tenore Alessandro Goldoni che cantò l’anno scorso, sempre per "Lirica in Castello", il ruolo di Alfredo Germont nella Traviata di Giuseppe Verdi; e il baritono Marco Veneziale che partecipò nel 2015 ad una edizione per le scuole della Bohème di Giacomo Puccini, nel Teatro Comunale.
La regista Maria Cristina Osti ha ambientato la Madama Butterfly di quest'anno, in una scenografia dominata come sempre dal pozzo antico del cortile, facendolo ornamento di una passerella perimetrale che consentisse ai cantanti di salire dalla platea sul palcoscenico, quando dovevano entrare in scena; la scenografia vera e propria era costituita da un fondale fisso, dipinto con l’immancabile ciliegio giapponese in fiore, sul quale scorreva una porta “a soffietto” attraverso cui andavano e venivano i personaggi nel corso della recita.
170713_Fe_01_MadamaButterfly_SaraCervasioAlessandroGoldoni_phMarcoCaselliNirmal
I costumi erano in tono con i contenuti del libretto di Illica e Giocosa e dunque la messinscena si avvaleva di una lettura nel solco della tradizione. La caratterizzazione pure, fatto salvo per la figura di Pinkerton, che la Osti ha voluto più sbruffone del solito, più yankee che si possa immaginare, perché ad esempio durante la richiesta mite e delicata di Cio Cio San (“Vogliatemi bene, un bene piccolino…”) che prelude alla prima notte di nozze, l’uomo si toglie la giacca da graduato della marina americana, si siede stravaccato con i piedi ben appoggiati sul tavolo, e sorseggia una birra dalla bottiglia come fanno i bulli di paese. Forse in questa caratterizzazione sta anche l’antipatia personale della regista per il macho americano, forse la regista ha interpretato semplicemente il sentimento dominante quando si pensa a F.B. Pinkerton, fatto sta che il personaggio ne è uscito più sgradevole del solito. Nella caratterizzazione. Per contro, è stato più che gradevole vocalmente, perché la prestazione di Alessandro Goldoni si è manifestata di rilievo: bello squillo, voce sicura in acuto, ottima resa scenica come attore: insomma un Pinkerton cantato molto meglio dell’Alfredo di Traviata, per come ce lo ricordiamo noi.
Protagonista della scena è stata Sara Cervasio (Cio Cio San) una vocalità che giudichiamo più verdiana che pucciniana, o quantomeno più da Eleonora del Trovatore che da Madama Butterfly, per la quale la sua voce ci è sembrata un po’ piccola; comunque si è dimostrata brava attrice, molto coinvolta nel personaggio, fino a rendere emozionante il harakiri finale che la regista (finalmente!) ha riportato dentro la tradizione vera, cioè quello dello sgozzamento e non quello oleografico e consuetudinario del pugnale conficcato nel petto o nel ventre.
Buono il Sharpless del baritono Stavros Mantis ma deve perfezionare il proprio gesto scenico in quanto ci è sembrato impacciato nella recitazione, al di là della prestazione vocale.
La migliore del cast è stata comunque Noriko Kaneko, mezzosoprano che ha interpretato alla grande il ruolo di Suzuki: la cantante è dotata di una vocalità morbida e piena, ha belle accentazioni e più che sufficiente proprietà del colore italiano del canto. Brava anche come attrice, è stata quella che alla fine ha riscosso i maggiori e più calorosi applausi del pubblico. Meritati.
Giudizio positivo anche per i comprimari: Laura Pollice era Kate Pinkerton; Yaqi Liu era il sensale Goro; Marco Veneziale era il ricco Yamadori; Gianandrea Navacchia era lo Zio Bonzo; e il piccolo Fulvio Giuffrida era il figlio di Cio Cio San, che nel libretto è indicato col nome di Dolore.
Sicura e convincente la direzione di Mario Menicagli alla testa di una Orchestra Città di Ferrara in grande forma: l’unico appunto che si può muovere al direttore è di avere rallentato un po’ troppo i tempi del terzo atto quando, a tragedia imminente, la musica diventa la sottolineatura di un dramma che non è riflessione, ma concitazione emotiva: il difficile sta proprio nel rendere quella sensazione concitata, senza tradire il dettato di “lento e grave” che esce dalle note di Puccini. Onorevole la prestazione del coro “Giuseppe Verdi” preparato da Marco Banzato, e ottima l’esecuzione del Coro a bocca chiusa in finale del secondo atto, cantato dietro il fondale, sotto il loggiato del Castello che ha fatto praticamente da cassa armonica alla melodia del canto a fior di labbra.

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Per dovere di cronaca si segnala che questa Madama Butterfly non vien dismessa dopo l’unica recita ferrarese, ma viene ripresa a Comacchio, sul palcoscenico dell’Arena Bellini, dove andrà in scena il prossimo sabato 15 luglio alle ore 21. (La presente recensione si riferisce allo spettacolo di mercoledì 12 luglio 2017)

Crediti fotografici: Marco Caselli Nirmal per il Teatro Comunale Claudio Abbado di Ferrara
Nella miniatura in alto: il direttore Mario Menicagli
Al centro: Sara Cervasio (Cio Cio San) e Alessandro Goldoni (F.B. Pinkerton) nel duetto del primo atto
Sotto: il saluto del cast fra gli applausi al termine della recita






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Arena il bilancio dā soddisfazione
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Pur ti miro che ritorna
redatto da Athos Tromboni FREE

170822_Lugo_00_PurTiMiro2017_AlessandriniRinaldoLUGO DI ROMAGNA (RA) - Torna dal 29 settembre al 15 ottobre 2017 la seconda edizione del festival barocco al Teatro Rossini di Lugo con la direzione musicale di Rinaldo Alessandrini: in programma dieci eventi dei quali due dedicati alla rilettura del genio di Johann Sebastian Bach (Variazioni Goldberg e musiche per il violino). Poi autori quali
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Classica
La Nona č sinonimo di gioia
servizio di Simone Tomei FREE

170817_Vr_00_IXSinfoniaBeethoven_DanielOren_FotoEnneviVERONA - «L’ultima sinfonia di Beethoven è la redenzione della musica dal suo elemento più peculiare verso l’arte universale. È il vangelo umano dell’arte dell’avvenire. Dopo di essa non è possibile alcun progresso, perché non può seguirla immediatamente che l’opera più perfetta: il dramma universale, di cui Beethoven ci ha fornito la chiave artistica» (Richard Wagner
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Soci Uncalm
Cellini tra Variazioni e Forrinacell
servizio di Athos Tromboni FREE

170816_Fe_00_CelliniRina_MusicaMarfisaFERRARA - Chiusura alla grande per «Musica a Marfisa d'Este» edizione 2017, il giorno di Ferragosto: il recital pianistico di Rina Cellini ha raccolto oltre 120 spettatori, un record se si considera che altri recital pianistici della stessa rassegna - anche di valenti solisti internazionali - hanno fatto registrare presenze oscillanti fa i 40 e i 60 spettatori. Dunque
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Personaggi
Alaimo l'artista il marito il padre
intervista di Simone Tomei FREE

170815_AlaimoNicola_00_IntervistaPESARO - La mia incursione al ROF 2017 mi ha visto in compagnia del baritono Nicola Alaimo per completare un discorso iniziato alle idi di agosto proprio in previsione della mia presenza a Pesaro. Un momento di simpatico e ameno confronto  riflettendo su tanti aspetti della vita professionale e privata. Il risultato è questo che condivido con
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Opera dal Nord-Est
Arena intorno a Ferragosto
servizio di Simone Tomei FREE

170815_Vr_00_Nabucco_StatsenkoBoris_FotoEnneviVERONA - La canicola soffocante sembra aver abbandonato l'aere veronese e questa mia incursione areniana nei giorni precedenti Ferragosto mi ha visto presente nell'anfiteatro scaligero per le ulteriori repliche di Nabucco e Aida, alle recite dove sono stati chiamati nuovi cantanti insieme a numerose conferme . In Arena, quelle due sere, soffiava un'
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Vocale
Eine Kleine Domplatz Musik
redatto da Athos Tromboni FREE

170813_Spoleto_00_Mahagonny_phRobertaPaolucciSPOLETO (PG) - Venerdì 11 e sabato 12 agosto 2017 il Teatro Lirico Sperimentale, in collaborazione con il Comune di Spoleto, ha presentato in anteprima il programma della 71.ma Stagione, affidandosi come consuetudine alla kermesse Eine Kleine Domplatz Musik, presso l’Ex Museo Civico, il Teatrino delle Sei Luca Ronconi e al Teatro Caio Melisso.
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Personaggi
Il canto: l'amore della mia vita
intervista di Simone Tomei FREE

170812_Rm_00_RaffaellaLupinacci_phVictorSantiagoROMA - Il ROF 2017 è già partito, ma la mia discesa a Pesaro sarà per la settimana prossima. In vista di quella trasferta nella città del Cigno voglio farvi partecipi di alcuni incontri con artisti di questo XXXVIII Festival; il primo incontro non “de visu”, bensì telefonico l’ho avuto con il mezzosoprano calabrese Raffaella Lupinacci che ci ha raccontato
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Opera dal Nord-Est
Incursioni agostane in Arena: le idi
servizio di Simone Tomei FREE

170807_Vr_00_Nabucco_DanielOren_phEnneviVenerdì 4 agosto 2017: Nabucco
Una serata torrida come non mai accoglie il pubblico nell’anfiteatro scaligero; le pietre bollono, l'aria è pesante sugli occhi e un velo di “fiacca” pesa sopra la mia testa; ma è una serata all’insegna della musica e la musica sarà la vera
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Opera dal Nord-Est
La bella Tosca di... Fogliani
servizio di Athos Tromboni FREE

170806_Vr_00_Tosca_AntoninoFogliani_phEnneviVERONA - Il ritorno della Tosca di Giacomo Puccini disegnata dal regista Hugo de Ana, due anni dopo l’ultima volta (fu infatti uno dei titoli di maggior spicco del Festival 2015: però l’allestimento è datato 2006), si è presentato in forma più soffice: ricordiamo come nel 2015 e negli allestimenti dei Festival precedenti un colpo di cannone
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Vocale
Cartoline dalla Rondine
servizio di Simone Tomei FREE

170801_Lu_00_LaRondine-Cartoline_00LUCCA - Nel torrido pomeriggio del 3 di agosto ha preso di nuovo vita in Piazza Cittadella a Lucca il terzo appuntamento musicale estivo delle Cartoline pucciniane; evento prodotto e organizzato dal Teatro del Giglio e dalla  fondazione Giacomo Puccini, e reso possibile  grazie anche al sostegno del Comune di Lucca,
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Soci Uncalm
Amore e Potere in Verdi
servizio di Athos Tromboni FREE

170803_Fe_00_AmoreEPotere_FinottiDavide_phBrunoDroghettiFERRARA - La rassegna «Musica a Marfisa d'Este» nella loggia rinascimentale della palazzina di Corso Giovecca 170 ha affrontato la sera del 2 agosto 2017 un argomento particolare: Amore e Potere nelle opere di Giuseppe Verdi. Una scelta tematica curata dalla regista e soprano Maria Cristina Osti, con la collaborazione del soprano Francesca
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Echi dal Territorio
Bruson cantante e Bruson docente
redatto da Athos Tromboni FREE

170803_Busseto_00_RenatoBrusonBUSSETO (PR) - Varata nella città natale di Giuseppe Verdi, grazie ad una collaborazione fra Comune e Associazione Parma OperArt, l’Accademia di Alto perfezionamento in canto lirico intitolata al baritono Renato Bruson, grande voce della lirica tuttora in attività, uno dei pochi che può ancora vantare un percorso formativo e di perfezionamento tutto
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Opera dal Centro-Nord
La Cenerentola alle Terme
servizio di Simone Tomei FREE

170802_Casciana_00_Cenerentola_GiovanniReggioliCASCIANA (PI) - Il 2017 è l’anno che suggella i duecento anni dalla prima rappresentazione della Cenerentola di Gioachino Rossini e anche l’Accademia Giuseppe Verdi di Casciana Terme ha voluto festeggiare questo appuntamento con la riproposizione di questo affascinante ed accattivante titolo, nell’ambito della sua programmazione estiva
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Soci Uncalm
La Brychtova e Kuzela successo per due
servizio di Athos Tromboni FREE

170730_Fe_00_MonikaBrichtovaFERRARA - Il ritorno di Monika Brichtova (soprano) e Augustin Kuzela (pianista) a "Musica a Marfisa d'Este" anche per l'edizione 2017 ha visto la partecipazione di un nutrito pubblico di melomani, molti dei quali già conoscevano l'arte del canto che la Brichtova sa porgere con grazia e grande professionalità: il soprano praghese, infatti
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Ballo and Bello
Tango il ballo degli immorali
servizio di Edoardo Farina FREE

170731_BagnoDiRomagna_00_RobertoGerbolesBAGNO DI ROMAGNA (FC) - L’ultimo  evento nella  programmazione estiva 2017 presso il Teatro delle Terme di Bagno di Romagna, sito nella provincia tra Forlì e Cesena, sotto la direzione artistica di Livio Valenti: il 23 luglio è andato in scena  nel padiglione delle fonti all’aperto uno spettacolo di buon richiamo soprattutto per quanto concerne un
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Personaggi
Arte amore e vita di due Artisti
intervista di Simone Tomei FREE

170730_Speciale_50_LeonardoCaimiDonataDAnnunzioLombardiTORRE DEL LAGO (LU) - L'idea di pubblicare un'intervista al soprano Donata D'Annunzio Lombardi nacque allorché, lo scorso settembre, accettai piacevolmente l'invito alla Masterclass DaltroCanto tenuto dalla stessa Donata ad Ortona proprio nella città natia di Francesco Paolo Tosti; le vicende della vita e i numerosi reciproci impegni non
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Opera dal Nord-Est
Un'Arena per il leone...
servizio di Simone Tomei FREE

170730_Vr_00_Rigoletto_LeoNucci_phEnneviVERONA - In occasione dell’ultima rappresentazione di Rigoletto di Giuseppe Verdi del 27 luglio 2017 all’interno dell’attuale Festival areniano ha fatto ingresso nell’anfiteatro scaligero il “leone” per antonomasia nel ruolo eponimo: ebbene sì proprio lui, il mitico baritono Leo Nucci che è stato il vero mattatore della serata. Lui è il Rigoletto per eccellenza
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Opera dal Nord-Est
Aida 1913 perché č storica
servizio di Athos Tromboni FREE

170729_Vr_00_Aida1913_GianfrancoDeBosio_phEnneviVERONA - Non c'è che dire: "Aida 1913" continua a essere uno spettacolo di grande suggestione. C'è qualcuno che si affanna a sostenere che si respira aria passatista nel catino dell'anfiteatro veronese quando va in scena "questa" Aida, mentre invece l'innovazione di quell'altra Aida, quella avveniristica della Fura dels Baus, in una sorta di confronto
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Opera dal Centro-Sud
Sogni di Butterfly nel postribolo
servizio di Simone Tomei FREE

170724_Mc_00_MadamaButterfly_BerloffaMACERATA - Ed è ancora Oriente al Macerata Opera Festival 2017 la sera del 22 luglio: sale infatti sul palcoscenico la prima rappresentazione di Madama Butterfly di Giacomo Puccini come vivido ricordo e ricorrenza del 50.mo anno dalla ripresa delle stagioni d’opera maceratesi che ebbe come titolo primiero proprio il capolavoro del composit
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Opera dal Centro-Sud
Turandot č una bambina capricciosa
servizio di Simone Tomei FREE

170723_Mc_00_Turandot_Ricci-Forte_phAngeloCricchiMACERATA - Siamo al 21 luglio e prende il via al Teatro Sferisterio il Macerata Opera Festival 2017. Una calda serata estiva ci accoglie nello spazio magico del Festival dedicato quest'anno all'Oriente; un Festival che diventa anche solidarietà attraverso un sodalizio importante con l'Anfass per evidenziare ancor meglio l'idea di condivisione che un evento
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Ballo and Bello
Svetlana Zakharova non solo vetrina
servizio di Athos Tromboni FREE

170723_Ra_00_SvetlanaZakharovaRAVENNA - Gala Svetlana Zakharova & Friends ha chiuso il 22 luglio l'edizione 2017 del Ravenna Festival: rimangono in appendice le serate della "Trilogia d'Autunno" che sull'orlo del Novecento proporranno nel Teatro Alighieri tre opere: Cavalleria rusticana di Pietro Mascagni (17 e 21 novembre); Pagliacci di Ruggiero Leoncavallo (18 e 22 novembre)
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Vocale
Serata magica con Bolero e Carmina
servizio di Simone Tomei FREE

170719_Fi_00_Ort-Bolero_phMarcoBorrelliFIRENZE - Ci sono delle serate che sono magiche per natura ed altre che lo diventano per gli eventi che accadono, per i luoghi che frequentiamo e per le persone delle quali ci circondiamo: il Bolero di Maurice Ravel ed i Carmina Burana di Carl Orff (l'evento); Piazza Santissima Annunziata a Firenze (il luogo); la condivisione in amicizia con la propria
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Soci Uncalm
A Pupi Avati il Premio Cappelli 2017
servizio di Athos Tromboni FREE

170718_00_RoccaSanCasciano_AvatiPupi_phGiorgioSabatiniROCCA SAN CASCIANO (FC) - È giunto quest'anno alla ventottesima edizione il Premio Internazionale Carlo Alberto Cappelli di Rocca, istituito dalla omonima Associazione culturale per onorare la memoria dell'illustre concittadino che fu, oltre che editore in Bologna, anche sovrintendente dell'Arena di Verona e uomo di cultura tout-court. La sera di domenica
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Classica
Quattro stagioni all'ombra della Marfisa
servizio di Fabio Valente FREE

170718_Fe_00_PaoloManciniAntiquaEstensis_StefanoSquarzinaFERRARA - Prendete un capolavoro quale i quattro concerti per violino solo di Antonio Vivaldi, comunemente raggruppati sotto il nome Le quattro stagioni. Immaginate una deliziosa residenza signorile del XVI secolo, nel pieno centro della città estense per eccellenza, Ferrara. Aggiungete un’orchestra di giovani musicisti del luogo, l’ensemble Antiqua Estensis
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Opera dal Centro-Nord
Chiaroscuri nel cast della Rondine
servizio di Simone Tomei FREE

170717_Torre_00_LaRondine_DonataDAnnunzioLombardiTORRE DEL LAGO (LU) - Il secondo titolo del 63° Festival Puccini di Torre del Lago è stato La Rondine di Giacomo Puccini, andata in scena la sera del 15 luglio; si celebra quest’anno il centenario della prima rappresentazione che ebbe luogo in terra monegasca il 27 marzo del 1917, al Théatre de l’Opera di Montecarlo. Un’opera travagliata nel suo finale
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Opera dal Centro-Nord
Turandot saperla fare č mezzo pane
servizio di Simone Tomei FREE

170716_Torre_00_Turandot_MartinaSerafinTORRE DEL LAGO (LU) - Mia nonna nella sua grande saggezza di persona poco colta, ma fortemente intelligente era solita esprimersi per modi di dire riuscendo sempre bene a cogliere la situazione dandone un quadro preciso e ben delineato; io, che le ero molto legato e che con lei ho vissuto molti dei mie anni, ho ereditato quei detti e quei modi
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Echi dal Territorio
La Cherubini a porte aperte
servizio di Attilia Tartagni FREE

170714_Ra_00_RiccardoMuti-OrchestraCherubini_phSilviaLelliRAVENNA - Per il concerto di Spoleto del 15 luglio 2017 il M° Riccardo Muti ha disposto il giorno antecedente prove aperte al Teatro Alighieri di Ravenna e com’era prevedibile ha fatto il tutto esaurito. Spesso le  “prove” aperte sono più interessanti dei concerti per via delle correzioni effettuate dal direttore d’orchestra e delle relative spiegazioni.
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Vocale
Phoebe Voigts e le sue bambine
servizio di Attilia Tartagni FREE

170714_Ra_00_SaskatoonChildren_phJennyCarboniRAVENNA - La musica corale è un filone costante del Ravenna Festival che in questi ventotto anni ha portato nel nostro territorio ragazzi da tutto il mondo con interessanti ripercussioni  sulla coralità locale che, già ottimamente avviata grazie ad appassionati e generosi docenti, nel confronto può crescere e scoprire nuove vie espressive. L’ultimo gruppo a
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Opera dal Centro-Nord
L'Elisir č ritornato a Palazzo Pitti
servizio di Simone Tomei FREE

170713_Fi_00_ElisirDAmore_GiuseppeLaMalfa_phPietroPaoliniFIRENZE - Ma siamo proprio sicuri che l'elisir d'amore sia la bevanda spacciata dall’imbonitore Dulcamara, oppure sia proprio lo stesso ciarlatano un portatore vivente di questo portentoso rimedio? Spigolando qua e là mi sono imbattuto in questa lettura che mi piace riportare come curiosità e come momento ameno, prima di raccontarvi di una piacevole
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Opera dal Centro-Nord
Una grande Suzuki per la Madama
servizio di Athos Tromboni FREE

170713_Fe_00_MadamaButterfly_MarioMenicagliFERRARA - Come ogni estate anche quest’anno è ritornata la “Lirica in Castello”. Il titolo scelto dall’Associazione OperiAmo con il patrocinio del Teatro Comunale Claudio Abbado e la collaborazione dell’Orchestra Città di Ferrara, è stata la Madama Butterfly di Giacomo Puccini. L’ultima Butterfly in forma integrale che si ricordi a Ferrara fu quella del
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Musiche di Scena
Musica e cinema dialogano da sempre
servizio di Attilia Tartagni FREE

170712_Ra_00_GoldenRush_TimotyBrock ph_ZaniCasadioRAVENNA - Musica e Cinema, tema portante del  Ravenna Festival 2017, si è dipanato in tre momenti (il 3 giugno, il 1° luglio e l’ 11 luglio) combinando alle immagini in movimento risoluzioni musicali originali, ricostruite o nuovamente arrangiate: Il gabinetto del Dr. Calligaris di Robert Viene (1919) con accompagnamento live soundtrack Edison Studio
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Opera dal Nord-Est
Butterfly molto tradizionale molto bella
servizio di Simone Tomei FREE

170712_Vr_00_MadamaButterfly_FotoEnneviVERONA - Non lo nascondo, né m’adonto… ma io trovo sempre di più un grande fascino, stile ed eleganza in questi allestimenti un po’ datati che molto spesso suscitano “isterie irrequiete” mal celate e qualche moto di stizza che poco si confà alla più elementare dettame del galateo. Sto parlando della Madama Butterfly di Giacomo Puccini, quale quarto
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Personaggi
Mirella Parutto in Corso d'Opera
intervista di Simone Tomei FREE

170712_Cortona_00_CorsoDOpera_MirellaParuttoCORTONA (AR) - La grande lirica si è data appuntamento a Cortona, splendida città d’arte nel cuore della Toscana che dal 21 giugno al 10 luglio 2017 ha ospitato “Corso d’Opera”, masterclass di alto perfezionamento che vede impegnati docenti di fama internazionale quali Mirella Parutto (Tecnica Vocale), Michele Pertusi (Interpretazione), Lucio Gallo (Interpretazione, Musica
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Operetta and Musical
L'Operetta chiama Budapest e Trieste
servizio di Rossana Poletti FREE

170710_Ts_01_LOperettaFranzLeharTRIESTE - In città e nel territorio triestino la tradizione dell’operetta ungherese viene da lontano, da quei favolosi anni '60 del Novecento, quando per svariate motivazioni il Teatro Verdi interruppe il Festival (era la prima volta e non fu senza dubbio l’ultima), per riprenderlo soltanto nel 1970 al Politeama Rossetti. A mantenere la tradizione, che aveva
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Nuove Musiche
Arevalos e le sue Metamorphosis
servizio di Attilia Tartagni FREE

170709_Ra_00_MatteoRamonArevalos_phAngeloPalmieriRAVENNA - Matteo Ramon Arevalos, pianista-compositore  ravennate, è stato acclamato protagonista della performance sonora-visiva Metamorphosis il 3 luglio 2017 al Ridotto del Teatro Alighieri per il Ravenna Festival 2017, mix di varie arti, con un tale afflusso di persone da risultare quasi inadeguato. Arevalos, compositore avventuroso
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Opera dal Nord-Est
Rigoletto secondo cast
servizio di Simone Tomei FREE

170707_Vr_00_Rigoletto_JessicPratt_EnneviFotoVERONA - Come il vino rosso spesso migliora con il passare del tempo, così gli allestimenti operistici trovano, rappresentazione dopo rappresentazione, una maggiore amalgama  e fluidità ed un sapore più corposo ed intenso. Reduce dal primo ascolto di Rigoletto all'interno del Festival dell'Arena di Verona (di cui potete leggere qui la
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Soci Uncalm
A Bruson il Premio Caruso 2017
FREE

170701_Lastra_00_RenatoBrusonLASTRA A SIGNA (FI) - Nello scenario magnifico di Villa Bellosguardo sulle colline di Lastra a Signa, che Enrico Caruso acquistò nel 1905  che fu la sua residenza  e quella della sua famiglia fino al 1928, si è svolta la cerimonia di consegna del quarantennale “Premio Caruso” che quest’anno è stato assegnato al grande baritono Renato Bruson con la
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Echi dal Territorio
Una sera all'Opera per i lughesi
servizio di Attilia Tartagni FREE

170707_Lugo_00_UnaSeraAllOpera_DanielaPiniLUGO (RA) - Fra gli eventi  contemplati da “Sere d’estate al Chiostro del Monte” dal 19 giugno al 29 luglio 2017 a Lugo di Romagna, in via Garibaldi 11 (ospitava fino a pochi anni fa la rassegna estiva di jazz),  “Una sera all’Opera” del 6 luglio è stata un trionfo di canto lirico, canto corale e voci strumentali e ha confermato lo spessore artistico dei due
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Soci Uncalm
Musica a Marfisa d'Este 2017
FREE

170707_Fe_00_MusicaMarfisa_ProiettiDiValerioAntonioFERRARA - È stata presentata giovedì 6 luglio 2017 nella residenza municipale la rassegna di concerti Musica a Marfisa d'Este, in programma nella loggia del giardino di Corso Giovecca 170 da giovedì 13 luglio a martedì 15 agosto 2017, sempre alle 21.15. All'incontro con i giornalisti sono intervenuti il vicesindaco e assessore alla Cultura, 
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Classica
Grande serata musicale con Sostakovic
servizio di Attilia Tartagni FREE

170705_Ra_00_OrchestraSanPietroburgo_DenisMatsuev_phZani-CasadioRAVENNA - Il 4 luglio 2017 al Pala De André il Ravenna Festival ha fatto un grande centro grazie alla monumentale Orchestra Filarmonica di San Pietroburgo superbamente diretta da Nikolay Alexeev, braccio destro Di Yury Temirkanov che, per indisposizione, ha rinunciato a guidarne la tournée. La musica del compositore russo Dmitrij
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Opera dal Nord-Est
Rigoletto con costumi e scene storiche
servizio di Simone Tomei FREE

170703_Vr_00_Rigoletto_AmartuvshinEnkhabat_EnneviFotoVERONA - Mi domando per l'ennesima volta, dopo aver assistito al Rigoletto di Giuseppe Verdi in Arena, come mai si debba sempre gridare allo scandalo  con tanto di “isteria snobbante” allorché si assiste ad un allestimento datato, ma che porta in grembo una cura particolare alla didascalia, al libretto, alla partitura e soprattutto al rispetto delle
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Jazz Pop Rock Etno
Tra Anguille e Tarante gioiosamente
servizio di Athos Tromboni FREE

170703_Comacchio_00_AnguilleETarante_AmbrogioSparagnaCOMACCHIO (FE) - Due giornate trascorse “Tra Anguille e Tarante” nella cittadina lagunare insieme ad Ambrogio Sparagna, l’Orchestra Popolare Italiana del Parco della Musica di Roma, le danzatrici di taranta dirette da Francesca Trenta, le “cantatrici e cantori” del coro popolare di Comacchio ed il cantautore Luca Barbarossa. Questo il programma
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Ballo and Bello
Alicia Alonso dalla storia al mito
servizio di Athos Tromboni FREE

170630_Ra_00_BalletNacionalDeCuba-AliciaAlonsoRAVENNA - Alicia Alonso è viva? Nella memoria dei ballettofili sì, nella realtà, chissà, verrebbe da dire… nata nel 1920, diventò in gioventù una delle più grandi étoiles della danza classica, poi divenne cieca, continuò a danzare al buio, poi fondò il Ballet Nacional de Cuba; grazie all’amicizia concessale da Fidel Castro portò tanti cubani a conoscere ed
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Classica
Violinisti romagnoli per Corelli
servizio di Attilia Tartagni FREE

170628_Ra_00_FollieCorelliane_ArcangeloCorelliRAVENNA - La musica di Arcangelo Corelli nato in terra di Romagna e musicista del mondo ha fatto un tale “rumore” ai suoi tempi da arrivare intatta ai giorni nostri, godibile ancorché segnata dai caratteri barocchi. Le sue pagine per violino hanno aperto la strada al virtuosismo e alla ricerca timbrica per uno strumento rimasto prodigiosamente
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Opera dal Nord-Est
Nabucco č Radetzky a Milano
servizio di Athos Tromboni FREE

170624_Vr_00_Nabucco_FotoEnneviVERONA - Dopo tre anni di cartelloni estivi con produzioni riciclate prese dall’ampio archivio in dotazione, l’Arena di Verona ha inaugurato venerdì 23 giugno 2017 il Festival con una nuova produzione: il Nabucco di Giuseppe Verdi, l’opera più rappresentata nell’anfiteatro romano dopo l’Aida e la Carmen di Bizet. Arrivare in Piazza Bra con un sole al tramonto che
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Opera dal Centro-Sud
Reims un viaggio nel Viaggio
servizio di Simone Tomei FREE

170623_Rm_00_ViaggioAReims_StefanoMontanariROMA - In una calda domenica di giugno ero a Roma per assistere alla rappresentazione di Il viaggio a Reims di Gioachino Rossini; un viaggio reale per assistere ad un "viaggio rappresentato" che si è rivelato poi molto particolare ed accattivante. Si sa che questo capolavoro del Cigno pesarese fu composto per un'occasione ben precisa, ossia
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Eventi
L'Arena apre il 23 giugno
redatto da Athos Tromboni FREE

170621_Vr_00_Arena2017_DanielOren_phFotoEnneviVERONA - Il Festival lirico 2017 dell'Arena prende il via venerdì 23 giugno con uno dei titoli più amati dal pubblico areniano: Nabucco di Giuseppe Verdi, in programma per dodici serate fino al 26 agosto 2017. Quest’anno è proposto in un nuovo allestimento firmato per regia e costumi da Arnaud Bernard, con le scene di Alessandro Camera. Il trucco
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