Pubblicato il 14 Luglio 2018
Riccardo Muti accolto trionfalmente a Firenze nel 50° del suo debutto al Maggio Musicale
Grande Macbeth anche in concerto servizio di Simone Tomei

180714_Fi_00_Macbeth_RiccardoMuti_PietroPaoliniTerraprojectContrastoFIRENZE - «Il bello della musica è che tu non puoi toccarla, mentre lei può toccarti dove sa che la sentirai di più»... mi piace iniziare il mio intervento con questa frase perché penso che possa esprimere appieno l’essenza della serata fiorentina che ho vissuto lo scorso 13 luglio 2018 in occasione della chiusura dell’81.mo Maggio Musicale Fiorentino. Questa occasione è stata dedicata al M° Riccardo Muti nel Teatro di Firenze per festeggiare i cinquant’anni dal suo debutto nel capoluogo toscano avvenuto il 18 giugno del 1968 quando diresse un concerto sinfonico con musiche di Wolfgang Amadeus Mozart e Benjamin Britten. Il ritorno a Firenze questa volta si è concretato con il Melodramma - anche se eseguito in forma da concerto - qui rappresentato dal Macbeth di Giuseppe Verdi; eseguito nella sua forma parigina del 1865 racchiude quindi tutte le aggiunte fatte dall’autore in occasione del debutto al Théâtre Lyrique della capitale francese rispetto alla prima versione che vide proprio in Firenze la città di elezione al Teatro La Pergola nel 1847.
180714_Fi_01-_Macbeth_RiccardoMutiLucaSalsi_phPietroPaoliniTerraprojectContrasto
Macbeth rappresenta il primo ed importante approccio del Cigno di Busseto a William Shakespeare per il quale ha una innata predilezione; in quest’opera Verdi si basa esclusivamente sulla propria visione del poeta inglese a differenza dei due capolavori successivi Otello e Falstaff in cui la mano sapiente di Arrigo Boito sarebbe stata un ottimo completamento vista la sua profonda conoscenza e prospettica shakespeariana; ma nel 1847 Boito ha solo un anno e per “Beppino” il richiamo inglese è forte tanto da farlo inferocire in modo veemente dopo la prima parigina, in cui fu accusato di non avere troppo familiare il poeta inglese; in una lettera al suo editore francese Escudier così sfoga la sua rabbia: «… può darsi che io non abbia reso bene il Macbeth, ma che io non conosco, che io non capisco e non sento Shakespeare, no; per Dio, no. È un poeta di mia predilezione, che ho avuto fra le mani dalla mia prima gioventù e che leggo e rileggo continuamente.»
Tanto è l’amore per Shakespeare che è interessante capire come lo stesso compositore fornisce illuminanti spiegazioni al Varesi - primo interprete del ruolo eponimo - che rappresenta un momento molto importante del melodramma italiano: la nascita del cantante attore; ne riporto uno stralcio: «… Insomma ho più piacere che servi meglio il poeta del maestro. Dal primo duettino tu potrai cavare molto partito (meglio che se fosse una cavatina). Abbi bene sott'occhio la posizione, che è quando s'incontra nelle streghe che gli predicono il trono. Tu resti a tale annunzio sbalordito ed atterrito; ma ti nasce nello stesso tempo l'ambizione di arrivare al trono. Perciò il principio del duettino lo dirai sotto voce, e bada di dare tutta l'importanza ai versi: Ma perché sento rizzassi il crine? Bada bene ai cenni, agli accenti al pp e f......... accennati nella musica.»
Tutta la fase compositiva di Macbeth è densa di scambi epistolari che hanno arricchito il carteggio verdiano e si può dire che certamente nessun'altra opera ha ricevuto da lui così attente ed ammirevoli cure; la venerazione che Verdi ebbe per Shakespeare fin dalla prima gioventù è un aspetto fondamentale per comprendere la sua poetica teatrale dove si nota il primo importante esempio di ricerca di una drammaturgia anticonvenzionale, votata al realismo psicologico dei personaggi.
In una rappresentazione in forma di concerto questo può andare in secondo piano, a meno che non ci sia Riccardo Muti alla direzione musicale; può piacere o non piacere, ma senza dubbio ha il gran pregio di saper prendere dalle voci e dagli strumenti il meglio che questi possono dare per esaltare appieno il carattere e le potenzialità degli interpreti, convogliandoli sul binario intenzionale dell’autore; le sonorità sono corroboranti e sanno ben mettere in evidenza i vari stati d’animo e le situazioni drammaturgiche; i tempi ricalcano anch’essi le esigenze della partitura ed assecondano le voci in maniera ottimale sì da fondersi in maniera sublime grazie ad un gesto che cattura spettatore ed interprete e li porta nella dimensione onirica dell’opera; dalla quarta fila è stato possibile percepire con forza tutto questo e quella sensazione descritta all’inizio di sentirsi toccati dalla musica laddove si percepisce al meglio la vibrazione, non è mai mancata per tutta la serata e prova ne è stata l’ovazione del pubblico fiorentino che per più di dieci minuti alla fine ha letteralmente invaso la sala del Teatro con scroscianti applausi e numerose chiamate alla ribalta.

180714_Fi_02_Macbeth_facebook

Nel ruolo eponimo il baritono Luca Salsi si è egregiamente difeso nella resa complessiva del personaggio; a mio avviso non siamo in presenza di un vero baritono verdiano vuoi per volume e per capacità di gestione della voce specialmente in acuto; a volte sembra che lo sforzo prodotto nel realizzare la nota sia decisamente sproporzionato alla resa uditiva ed anche la posizione della bocca all’atto dell’emissione dell’acuto tende più ad emulare il buon Leo Nucci che non a trovare una sua identità ben precisa, con il risultato di opacare la zona più impervia del rigo dove il suono spesso tende ad ingolarsi perdendo proiezione e luminosità; visione la mia forse non corrispondente al risultato del consenso del pubblico, ma il critico osserva, nota e nel suo esprimersi giustifica le proprie affermazioni come ho fatto io; ragione o torto? Ai posteri l’ardua sentenza.
Decisamente in piena forma vocale il basso Riccardo Zanellato che ha delineato un Banco di lusso; elegante ed elegiaco ha saputo trasfondere nel suo canto dolcezza, regalità e poesia con ottime dinamiche di suono ed un perfetto legato che si sono fatte vive nella grande scena del secondo atto Studia il passo o mio figlio…. Come dal ciel precipita; qui la voce è stata di grande servizio alla parola, ma non solo: ha saputo regalare tutte quelle emozioni e tutte quelle sensazioni che il personaggio vive in quel momento in cui sente la morte addosso.
Vittoria Yeo è stata una Lady Macbeth intelligente e di grande pregio; dico questo premettendo che a mio avviso al momento la sua vocalità ancora non è propriamente adatta al ruolo soprattutto per quello che riguarda la zona più grave della gamma sonora; in acuto ben si è difesa ed ha trovato quella polpa sonora tale da farci percepire appieno la perfidia del personaggio; la sua intelligenza la attribuisco al fatto che pur ancora non completamente matura per la parte non ha cercato di forzare nulla della sua vocalità; ha saputo però  ben gestire le note gravi con la naturalezza della sua voce, ma soprattuto è stata brava a trovare quel giusto piglio nel dare pieno senso alla parola scenica; a mio avviso l’aria in cui si è espressa al meglio è stata quella del primo atto Ambizioso spirto… Vieni t’affretta: voce, emozione e dizione si sono fuse in un risultato davvero encomiabile frutto di studio e di intelligenza.
Corretto e puntuale il Macduff di Francesco Meli con voce squillante e luminosa.
Tutte le parti di fianco meritano un plauso ed un encomio per preparazione e per dizione che mettono in evidenza uno studio ed un approccio molto serio e meticoloso; alcuni sono solisti in carriera: Dama di Lady Macbeth Antonella Carpenito, Malcom Riccardo Rados e Medico Adriano Gramigni; gli altri fanno parte del glorioso coro del Maggio: Domestico di Macbeth Vito Luciano Roberti, Sicario Giovanni Mazzei, Un Araldo Egidio Massimo Naccarato, Prima Apparizione Nicolò Ayroldi, Seconda Apparizione Leonardo Colesanti, Terza Apparizione Lucrezia Tacchi.
Coro glorioso anche questa sera come sempre preparato e diretto dal M° Lorenzo Fratini; ottime le voci femminili nei quadretti delle streghe cui lo stesso Verdi dette molta importanza: «… Abbiate per massima che i roles di quest’opera sono tre, e non possono che essere tre: Lady Macbet, Macbet sic! - il Coro delle Streghe. Le streghe dominano il dramma: tutto deriva da loro; sguajate e pettegole nel primo atto; sublimi e profetiche nel terzo. Sono veramente un personaggio ed un personaggio della più alta importanza…» (lettera a Escudier dell’ 8 febbraio 1865). Ma anche la sezione maschile ha saputo dare il meglio di sé nelle grande scena del secondo atto con Banco per poi fondersi con le altre sezioni nel finale primo e nel finale secondo in un’amalgama sonora da sogno, densa di sfumature e con una tavolozza di colori che ha saputo dipingere con sapienza ogni parola di Francesco Maria Piave ed ogni nota verdiana.
Inutile dire cosa non si sia vissuto in quel Teatro dopo le ultime parole dell’opera Prode eroe egli è…; uno tsunami di felicità che ha restituito al palcoscenico tutte le emozioni che lo stesso ci ha donato in questa memorabile serata fiorentina.

Crediti fotografici: Pietro Paolini Terraproject Contrasto per il Maggio Musicale Fiorentino - Teatro dell'Opera di Firenze
Nella miniatura in alto: il direttore Riccardo Muti
Al centro: Muti e Luca Salsi (Macbeth)
Sotto: Muti e Riccardo Zanellato (Banco)





Pubblicato il 20 Giugno 2018
L'opera di Luigi Dallapiccola al Maggio Musicale. Poi i Quattro pezzi sacri di Verdi
Appunti su Il Prigioniero servizio di Simone Tomei

180620_Fi_00_IlPrigioniero_MichaelBoderFIRENZE - Nel cartellone dell'ottantunesimo Maggio Musicale Fiorentino hanno trovato albergo due titoli apparentemente distanti dal punto di vista musicale, ma decisamente entusiasmanti e diventati affini per l’originalità dell’approccio: Il Prigioniero di Luigi Dallapiccola ed I quattro pezzi sacri di Giuseppe Verdi. Il primo rappresenta quella categoria di lavori teatrali del secolo scorso in cui c'è la dissociazione tra musica e dramma in un teatro a forti tinte tragiche e personalmente sofferto, con un linguaggio musicale estremamente aggiornato per il periodo storico in cui è stato composto e denso di significato tradotto attraverso un simbolismo acuto e lungimirante. Il Prigioniero è l'opera più sofferta del compositore in cui viene tradotto il patimento vissuto in tutta la vita; dalle incomprensioni e ostilità sopportate dopo il suo trasferimento a Firenze, che non riuscirono a far mutare la direzione del suo pensiero musicale e umanistico, alle vicende storiche della guerra dove "... uno sguardo alle date è già di per sé eloquente. È l'estate del 1939 quando il compositore s'imbatte a Parigi nel racconto La torture par l'espérance, uno dei Contes cruels di Auguste de Villiers de l'Isle Adam: ne resta impressionato e, nel viaggio di ritorno, comincia a riflettere sul suggerimento ricevuto dalla moglie Laura di ricavarne un lavoro teatrale. Il precipitare degli eventi ritarda l'attuazione del progetto ma non la sua necessità: un primo abbozzo del libretto, scritto dal compositore stesso, è pronto alla fine del 1943; la stesura della musica comincia nel 1944, l'anno stesso che vedrà la liberazione di Firenze, dove il musicista vive da più di vent'anni, e la nascita di sua figlia Anna Libera. «Erano gli anni - scrive Dallapiccola - in cui l'Europa, da tempo circondata da filo spinato, con ritmo ognora crescente si riduceva a un ammasso di rovine... " (Sergio Sablich).
Un componimento che fa della dodecafonia, parola ancora ignorata dai musicisti italiani del tempo e che si prestava a volgari storpiature, la ragione portante che riesce a restituire quell'unità drammatica e drammaturgica che "... è garantita dalla severa disciplina dodecafonica, basata non soltanto sulle nervature interne del contrappunto ma anche sulle rispondenze intervallari della serie, costruite in modo da consentire la massima ampiezza della gamma espressiva, fino a inglobare le tensioni del canto. Tra le varie "costellazioni dodecafoniche" che sostanziano la partitura un rilievo particolare assume il ricorrente segnale di morte costituito dai tre accordi iniziali: un gesto di pretta efficacia drammatica, che si imprime nella memoria con la forza immediata di un appello simbolico. Dal primo di questi accordi deriva la serie fondamentale dell'opera, quella che lo stesso Dallapiccola individua come «serie della preghiera» e che accompagna le fasi della vicenda, affiancata dalle serie della «speranza» e della «libertà». Un altro motivo, anch'esso collegato ai tre accordi iniziali, simboleggia «Roelandt», la campana di Gand, e lo si ritrova pertanto sia nella seconda scena sia nell'ultima, al culmine dell'esaltazione per la libertà illusoriamente intravista. Queste indicazioni del compositore rivelano un trattamento tematico ben caratterizzato nonostante il tessuto assai complesso delle elaborazioni e delle derivazioni, che si spingono non solo a tollerare bensì a richiedere scoperte relazioni tonali. Un esempio estremo di questa tendenza a risolvere con figure musicalmente pregnanti i nodi drammaturgici che vi sono sottesi si ha nell'inciso motivico che scolpisce la parola «fratello», vera chiave dell'opera, in modo affatto emozionante, indimenticabile: ogni suo ritorno sembra condensare in una formula magica quasi sottratta al divenire dell'azione l'ansia di libertà del Prigioniero, in una cosmica richiesta di appartenenza che rappresenta forse l'anelito più autentico nel suo cammino verso la speranza. Alle parole di solitudine che avevano aperto l'opera e che la chiudono, e all'interrogativo che la sospende senza risolvere, si oppone come un controcanto polifonico, anche nei momenti dell'illusione, la fede nella preghiera, con il richiamo della trascendenza. Ed è su queste parole che il dubbio del Prigioniero si placa, prima che la morte lo ghermisca: «Signore, aiutami a camminare. Così lunga è la via che mi pare di non poterla finire. Signore, aiutami a salire»" (Sergio Sablich).

180620_Fi_01_IlPrigioniero180620_Fi_02_IlPrigioniero

Ubi major, minor cessat; cercare di comprendere appieno questo capolavoro del '900 non è stato facile e riportare qualche frase delle mie letture preparatorie l'ho ritenuto il miglior modo per cercare di rendere al meglio giustizia ad un compositore ancor troppo poco conosciuto ed eseguito la cui musica ascolto dopo ascolto regala delle superbe e corroboranti emozioni proprio come la visione di questo titolo all'interno del Festival del Maggio Musicale Fiorentino.
Tengo a precisare che il mio resoconto è riferito alla prova generale del 17 giugno 2018 cui ho assistito per gentile permesso del Teatro del Maggio essendo impossibilitato a farlo nelle serate previste dal cartellone.
Sono rimasto letteralmente colpito dalla lettura del regista e coreografo Virgilio Sieni coadiuvato per scene e costumi da Giulia Bonaldi e alle luci da Mattia Bagnoli; una lettura che ha fatto parlare oltre la musica e le parole anche i corpi degli straordinari componenti della Compagnia Virgilio Sieni che qui vale la pena di menzionare per intero: Jari Boldrini, Ramona Caia, Nicola Simone Cisternino, Lorenzo De Simone, Lucia Guarino, Maurizio Giunti, Maya Oliva, Andrea Palumbo, Asia Pucci, Sara Sguotti.
Corpi che parlano, che reagiscono al suono, alle parole, ai silenzi; corpi che esaltano la sofferenza e la amplificano talora ristorandola, talora intensificandola; la lettura in una visione cristica del personaggio eponimo mi ha catapultato nelle Sacre Scritture e nell'epilogo della passione di Gesù Cristo; la parola “Fratello” pronunciata dal carceriere – in realtà l'Inquisitore mascherato – che sembra dare apparente sollievo e fiducia al Prigioniero, mi ha riportato a quel senso di illusione e di speranza – nel Vangelo letta come debolezza – del Cristo che nell'Orto dei Getsemani prega affinché il Padre possa allontanare da lui quel calice amaro.
Scenicamente la storia si dipana in maniera circolare su due piani: il primo – Prologo della Madre – con una visione di “rassegnata speranza” esaltata da un velo divisorio per mezzo del quale si compongono delle immagini fatte di luci nebulose e spettri che ritorneranno alla fine nella quarta scena dove andranno ad assumere la destinazione finale del Prigioniero: ossia la sua “libertà" - che in realtà non è altro che la morte -; nelle scene intermedie invece il tutto si concretizza in uno spazio tendenzialmente vuoto in cui "parlano" soprattutto i corpi e a livello scenico vediamo solo l'apparire di un muro che rappresenta il cammino verso quella “libertà”; l'uomo lo usa come sostegno ed appoggio nel suo viaggio e ad ogni passo questo muro a contatto con il suo corpo si colora di rosso, di quel sangue che sgorga dalle ferite del condannato; una visione che impressiona, che scuote e che può essere efficacemente didascalizzata con le parole dello stesso regista.

180620_Fi_03_IlPrigioniero180620_Fi_04_IlPrigioniero
180620_Fi_05_IlPrigioniero_facebook

Dice infatti Sieni:"... Il Prigioniero apre una voragine che è anche mappa emozionale dell’uomo davanti alla tragedia. Il tempo diviene giudice di un gesto luminoso quale la speranza, affossandola per volere degli uomini. L’uomo sopraffà l’uomo e in questo spazio indicibile si assiste all’annientamento di un corpo, allo schiacciamento dell’anima. In questo Prigioniero si addensano le storie infinite di altri esseri umani, l’uno addossato all’altro, così come nel prigioniero flagellato - sostenuto nei suoi inciampi da una speranza di pura luce e attratto da un bagliore che lo trascina verso la morte come un satellite in balia delle forze gravitazionali del cosmo - o come nell’ultimo cammino di tanti uomini verso la costruzione della propria bara. Ho pensato che in quest’adiacenza di carne si potesse intuire, nonostante tutto, la bellezza dell’ultimo gesto, il paradosso emozionale dove il gesto e la figura rappresentano il crocevia di un vuoto tragico...".

180620_Fi_06_IlPrigioniero180620_Fi_07_IlPrigioniero

Artisti di grande livello hanno saputo integrarsi e reagire alle forti  "provocazioni" registiche in maniera sublime; nel ruolo eponimo il baritono Levent Bakirci ha sapientemente delineato sia con il fisico che con la voce il personaggio nella sua totalità; il canto si è fatto preghiera, lamento, speranza, disperazione con una partecipazione emotiva che mi ha coinvolto intensamente; ha modulato con la voce tutte le emozioni mettendo in risalto l'eleganza di un fraseggio seppur discontinuo come richiesto dalla partitura, ma anche la capacità di saper gestire con fermezza i difficili intervalli musicali non perdendo mai di vista l'obiettivo drammaturgico e le esigenze sceniche in cui ha saputo mirabilmente amalgamarsi offendo il suo corpo alla compagnia di danzatori che lo hanno fatto esprimere in maniera molto suggestiva e realistica di pari passo con la voce.

180620_Fi_08_IlPrigioniero
180620_Fi_09_IlPrigioniero180620_Fi_10_IlPrigioniero

La madre, interpretata dal mezzosoprano Annamaria Chiuri, porta il titolo della prima scena dove diventa assoluta protagonista; il suo corpo quasi raffigurante una Maria Egiziaca, si muove spasmodicamente guidata dalle ombre sognate che rappresentano "presagi incombenti"; la sua figura come dice lo stesso Sieni è "...figura primordiale, “ghianda” di gesti fondativi, una madre dall’animo stanco e avvolta dai suoi capelli come la Maria Maddalena di Donatello e quella di Desiderio da Settignano..."; e queste nebulose immaginate sono  vissute assieme ad un suo doppio che la bracca passo passo e la fa muovere nella direzione voluta; un'altra lei che le avvolge il corpo con gesti ascetici, tragici nel loro definirsi con pesantezza e al tempo stesso con lucidità; l'impegno vocale non è da meno per tradurre tanta sostanza emozionale; gli intervalli portano alla terza battuta ad un salto impervio al Si naturale in piena voce sotto una gamma orchestrale piuttosto consistente ed il dialogo con se stessa cresce misura dopo misura di pathos emozionale fino ad arrivare alla “Ballata” del prologo in cui si delineano, attraverso l'appropriato uso di intervalli – semitoni e terze minori –, i presagi femminili e materni di ciò che accadrà al figlio; il testo musicale riporta all'inizio l'indicazione di affidare questo ruolo ad un soprano drammatico; ecco che l'eleganza, la vocalità e l'esperienza dell'interprete hanno fatto sì che la sua corda mezzosopranile abbia saputo affrontare con quel piglio drammatico e feroce le impervie note; l'uniformità vocale di questa grande interprete ha fatto sì che in tutta la grande estensione del ruolo ogni nota trovasse quella giusta messa a fuoco, corretta intonazione e quella precisione ritmica da attagliarsi appieno alla scrittura musicale e alle esigenze sceniche.
Voce molto interessante e precisa anche quella del tenore John Daszak nel doppio ruolo di Carceriere ed Inquisitore; squillo notevole e grande duttilità per le esigenze di partitura.
A completamento del cast Primo sacerdote Antonio Garés e Secondo sacerdote Adriano Gramigni.
Grande protagonista è stato infine il Coro del Teatro fiorentino diretto e preparato come sempre dal M° Lorenzo Fratini; in questo primo componimento il suo ruolo è relegato a personaggio fuori scena con funzione direi quasi liturgica cui sono affidati i due intermezzi ed il finale concertato con il Grande Inquisitore ed il protagonista; la precisione stilistica del Coro è stata un fiore all'occhiello di questa produzione in cui è emerso in tutta la sua professionalità e con una cura particolare dei colori e delle intenzioni.
La direzione del M° Michael Boder si è perfettamente inserita in questo contesto così corroborante e coinvolgente ed è riuscita ad amalgamare appieno le esigenze del palcoscenico con quelle della buca orchestrale che si avvale di numerosi mezzi tecnici; così scrive Massimo Venuti ne “Il Teatro di Dallapiccola”: "... l'impiego di un organico esteso è compiuto solo in funzione dell'apertura verso la possibilità, cioè della non preclusione a certi mezzi che l'espressività impone. Se la disponibilità di tali elementi esiste, allora appare necessario che il senso della dosatura e della scelta coerente e consapevole sia fondamentale per non cadere nell'effetto, ovvero nella quantità e nella materialità del suono. Questa lucidità dell'impiego dei mezzi che continuamente evita il facile effettismo è perfettamente presente in Dallapiccola, e qui ancor più che in Volo di notte; il senso del colore infatti, pur essendo usato secondo nature strumentali sempre variate è comunque compiuto organicamente, non sorprende o aggredisce mai l'orecchio: è, insomma, coerente.." e coerente è stato l'uso che Boder ne ha fatto rispettando musica, strumentisti e palcoscenico.
La seconda parte del concerto ha visto in campo ancora il complesso corale del Maggio che con grande eleganza e preparazione ha affrontato il componimento estremo del Cigno di Busseto.
I Quattro Pezzi Sacri si sono succeduti intervallati ed accompagnati da una coreografia sempre curata da Virgilio Sieni e realizzata dalla compagnia eponima in cui i danzatori, truccati a mo' di uomini di terracotta hanno fatto da preludio e accompagnamento ad ogni singolo brano mettendo in evidenza gli aspetti della nostra società malata e povera; sul palcoscenico ci sono oggetti del quotidiano: un uomo che cerca da mangiare nei cassonetti dell’immondizia simbolo di una povertà materiale, un gommone simbolo dell'uomo in fuga, un triciclo, simbolo di una fanciullezza violata dalla guerra; uomini di terracotta, fragili e vulnerabili in questo mondo dove "... fermando i corpi nell’immagine della terracotta rinascimentale di Niccolò dell’Arca, così come appare nel Compianto di Cristo morto, ogni scena si sospende in un tempo che non è mai accaduto ma è sempre. Lo spazio è racchiuso in un fazzoletto e torna in mente La zattera della medusa di Théodore Géricault. Corpi vicini, a volte ammassati e sovrapposti, corpi, deboli, fragili, stremati..."
Vorrei qui riproporvi per finire un altro pensiero di Sieni di cui una personale sintesi potrebbe far perdere il significato profondo che porta in sé: "... Nell’Ave Maria una donna anziana è colta nel momento in cui, ricurva su se stessa, raccoglie dei frutti per terra in un mercato appena sgomberato e tutt’intorno le presenze si levano a un momento di fragilità e umiltà del gesto. Lo Stabat Mater mostra dei naufraghi sorretti dai loro compagni: due grandi travi (come nella quarta scena de Il Prigioniero) danno misura a ogni passaggio del quadro, diventando il luogo di un groviglio tragico. Una sospensione che si origina dal ricordo dell’affresco aretino di Piero della Francesca La Regina di Saba in adorazione del sacro legno nel ciclo Storia della Vera Croce. Laudi alla Vergine include il rannicchiamento doloroso di donne e uomini in somma liturgia di fronte ai corpi perduti. Nel Te Deum infine la morte; l’azione è marcata da alcuni oggetti che vediamo nelle tragedie quotidiane, fatti che avvengono nei nostri mari o nell’esplosione di bombe in terre anch’esse vicine (tricicli, passeggini, palle, gommoni), giochi e oggetti che riguardano i bambini e che marcano inesorabilmente lo scorrere di questo quadro.

180620_Fi_11_IlPrigioniero

Un quadro della nostra vita e del mondo che ci circonda; un quadro, anzi più quadri, per riflettere e per cercare anche attraverso la bellezza ed il ristoro della musica di migliorare noi stessi e per diventare portatori di quella "pace" che non è solo assenza di guerra, ma una pace dell'animo, del cuore e delle intenzioni che avvolga l'umanità in un abbraccio tanto silente quanto assordante ed al contempo ristoratore, per porre le basi di un domani migliore più altruista e soprattuto più giusto.
E per aiutarci in questo la musica con il canto del Coro ed i suoni dell'Orchestra del Maggio amalgamati dal direttore Michael Boder hanno sicuramente contribuito nell'intento affrontando queste pagine con partecipate intenzioni e con la ricerca di bellezza e di pura emozione nel suono; una sola parola: eccellenti.
Queste sono state le “emozioni” in un afoso pomeriggio di giugno.

Crediti fotografici: Ufficio stampa del Maggio Musicale Fiorentino - Teatro dell'Opera di Firenze
Nella miniatura in alto: il direttore Michael Boder





Pubblicato il 02 Giugno 2018
L'opera pių risorgimentale di Giuseppe Verdi č tornata al Maggio dopo mezzo secolo
Battaglia di Legnano applauditissima servizio di Simone Tomei

180602_Fi_00_BattagliaDiLegnano_RenatoPalumboFIRENZE - L'ottantunesimo Festival del Maggio Musicale Fiorentino è nel pieno del suo svolgimento e proprio in questo ultimo dì di maggio ha avuto luogo la rappresentazione conclusiva di La battaglia di Legnano di Giuseppe Verdi, un componimento che non si ode spesso e che si usa collocare tra le "opere minori" del Cigno di Busseto. Musical mente è una composizione  che, a mio avviso, porta in sé un sapore di lavoro irrisolto in una partitura che comunque ha una sua identità e che se da un lato guarda indietro a capolavori come Nabucco ed a Macbeth, nella sua prospettiva verso il futuro ci fa in qualche modo assaporare motivi che poi troveremo in Rigoletto e Traviata fino agli accenti più belli di Ballo in Maschera, Aida e Otello.
Assente dalle scene fiorentine da molti anni - l'unica rappresentazione fu nel 1959 per il 22° Maggio Musicale - in questa riproposizione nel ventunesimo secolo la Fondazione fiorentina si è avvalsa della collaborazione del regista Marco Tullio Giordana coadiuvato per le scenografie da Gianni Carluccio e con costumi di Francesca Livia Sartor e Elisabetta Antico.
La visione è piacevole e cerca di mantenere inalterati gli equilibri di un libretto non proprio lineare; pensando a Cammarano - librettista in questione - ci viene in mente la sua prolissità nel gestire le situazioni rispetto all'immediatezza di un altro librettista "verdiano" come Francesco Maria Piave, ma è indubbio che l'autore napoletano possedesse però una grande abilità nel determinare la progressione drammatica di un'opera ed un infallibile istinto per il "verso musicabile"; sapeva infine dove collocare la parola-chiave, in modo che il compositore potesse più facilmente metterla in rilievo.
Le scenografie evocanti le fattezze dei palazzi medievali ben si muovono sulla scena per comporre le mutevoli scene che caratterizzano ogni atto con il pregio di cogliere il carattere di verosimiglianza con l'epoca; legno e mattoni color rosso rievocano i colori dell'inizio millennio scorso come pure gli abiti sono in pieno stile di allora evidenziando la disparità dell'esercito lombardo formato da gente del popolo e quello del Barbarossa impreziosito da smagliante ferraglia.

180602_Fi_01_BattagliaDiLegnano
180602_Fi_02_BattagliaDiLegnano

Ttrattandosi di un'opera sostanzialmente formata da numeri chiusi è da imputare a pregio una sostanziale staticità dell'azione che ha reso il tutto più godibile dal punto di vista musicale.
Il pregio del M° Renato Palumbo è stato quello di dominare il suono orchestrale che spesso nel Teatro di Firenze risulta essere un grosso problema per l'ascolto e per il bilanciamento con le voci; l'equilibrio con il palcoscenico ha trovato sempre un'idilliaca intesa pur non facendo perdere il carattere brioso e "sonoro" degli accenti strumentali per mettere in evidenza il carattere battagliero e guerresco di tutta l'opera; già la pagina di apertura imprime un carattere alla composizione riecheggiando  uno stile che ancora guarda indietro ma "... nonostante lo spirito "barricadiero" tanto deplorato da Rossini, La Battaglia di Legnano fa mostra di una compostezza classica e finisce per richiamare alla mente la maniera classica di Rossini; nell'ouverture, a cominciare dalla melodia principale, che per tutto il corso dell'opera funge pure di "motto", ovvero tema caratteristico della Lega Lombarda. Esso è semplice, dignitoso ed incisivo: marziale sì, ma non rozzo e bandistico; nel complesso l'ouverture, con il suo movimento lento accuratamente elaborato e la dialettica tematica dell'allegro finale, presenta uno dei profili più originali in tutta la produzione verdiana..." (tratto da La magia dell'opera); cogliere questo aspetto dello stile compositivo di Verdi è stata una prerogativa di Palumbo che ha reso l'ascolto piacevole all'udito e servizievole per le voci.
Una convincente Vittoria Yeo ha affontato con professionalità ed eleganza il ruolo di Lida; la figura della donna "contesa" è stata risolta con sicumera scenica e un approccio allo spartito sempre ben misurato con un canto che oscilla tra le agilità belcantiste ed un'emissione più ferma e cantabile.
Possente e tonante la voce di Giuseppe Altomare per domare il rigo musicale di Rolando; si notano in questo personaggio le caratteristiche dei futuri baritoni verdiani  che da momenti in cui il canto è morbido e spianato vira verso un'emissione più guerresca e tagliente: nell'affrontare il ruolo l'interprete ha saputo farsi artista in ottima intesa con la partitura verdiana mettendo in risalto una brillante sonorità e una musicalità di alto pregio.
Il tenore Giuseppe Gipali è stato grande cesellatore per mettere in risalto le caratteristiche del condottiero Arrigo; la voce corre, brilla, evidenzia armonici di rara bellezza ed il tutto è contornato da un suadente legato e da una spiccata capacità di restituire appieno la parola scenica.
Ottimi sotto ogni punto di vista anche l'impegno e la resa di Marco Spotti nelle vesti di Federico Barbarossa; elegante ed elegiaco nella suo intervento più importante del secondo atto ed al contempo grande musicista nel grande concertato finale che lo vede interprete.
A completamento del cast ho notato un'ottima perentoria vocalità per i due bassi che vestivani i panni dei Consoli di Milano: Edigio Massimo Naccarato e Nicolo Ayroldi; Il Podestà di Como ha visto impegnato il basso Adriano Gramigni che a causa di un'emissione troppo ingolata non è riuscito a restiturire quel suono nitido e scolpito che  il ruolo richiederebbe.
Convincenti gli interventi di Min Kim (Marcovaldo) sicuro e preciso, cui hanno fatto contorno un'ottima Imelda di Giada Frasconi e un valido Rim Park (Uno scudiero e Un araldo).

180602_Fi_03_BattagliaDiLegnano_facebook

La prova del Coro del Maggio musicale fiorentino guidato dal M° Lorenzo Fratini è stata come sempre precisa e ben calibrata; se proprio devo fare un appunto ho notato nel primo atto una più scarsa veemenza in quegli accenti verdiani che mi sarei aspettato di sentire, mentre assurgo a merito una precisa e solida intonazione nei vari passaggi "a cappella" che sono stati densi di fascino e stile. Una platea non troppo affollata ha reso omaggio a tutto il cast con entusiastici applausi. (Recita del 31 maggio 2018)

Crediti fotografici: Ufficio stampa del Maggio Musicale Fiorentino - Teatro dell'Opera di Firenze
Nella miniatura in alto: il direttore Renato Palumbo
Sotto: istantanee su vari momenti d'assieme di La battaglia di Legnano





Pubblicato il 07 Maggio 2018
L'opera pių celebre di Gaetano Donizetti ha chiuso trionfalmente la stagione lirica a Ferrara
Lucia con le pistole senza pistolettate servizio di Athos Tromboni

180507_Fe_00_LuciaDiLammermoor_FrancescoBellottoFERRARA - La protagonista della Lucia di Lammermoor  di Gaetano Donizetti gioca con una bambola di pezza dal vestitino rosso durante tutta l'opera: è l'insieme dell'innocenza e dell'adolescenza con cui il regista Francesco Bellotto ha caratterizzato il personaggio, nell'allestimento da lui curato e prodotto dai teatri di Treviso e Ferrara con la collaborazione del Conservatorio "Benedetto Marcello" di Venezia che ha prestato il coro ottimamente istruito e diretto da Francesco Erle.
Era la quarta e ultima opera della stagione lirica del Teatro Comunale Claudio Abbado e il pomeriggio di domenica 6 maggio 2018 ha visto inusitatamente il teatro gremito dagli abbonati del turno B (la recita del turno A si è tenuta il martedì successivo): la "prima" a beneficio - dunque - dei melomani più tradizionalisti.
180507_Fe_01_LuciaDiLammermoor_VitelaruLetitiaTommasoGiuseppe_FotoPiccinniLe note di Francesco Bellotto, nella sintesi più significativa dello scritto sul programma di sala, dicono: « ... il percorso di regia cita alcuni elementi storici, ma rifiuta la ricostruzione di un'epoca precisa ... È una visione post-storica: immaginiamo il dopoguerra d'un qualsiasi conflitto devastante. Quel che rimane è un cumulo di tracce del passato: reperti bellici abbandonati assieme a cadaveri di chissà quali battaglie e impugnati dai sopravvissuti, armature contorte e demolite...» e più avanti: « ...Nel “sistema operativo” della nostra messa in scena convivono relitti dal Medioevo al Ventesimo secolo: il saio trecentesco, ad esempio, connota l’appartenenza confessionale di Raimondo, frate cattolico; le geniali pellicce tribali del costumista Alfredo Corno sottolineano le propensioni selvagge delle masse; i pugnali le trame di potere cortigiano; i revolver i regolamenti di conti fra gang. L’ambiente diventa, cioè l’interpretazione metaforica delle azioni e l’intima ragione delle relazioni, da intendersi in chiave universale.»
Dichiarazione d'intenti più che rispettabile, ma un po' bugiarda perché il comparire di mitragliette e pistole tipo Glock sotto i mantelli delle masse corali e dei mimi in scena e pistole tipo Glock nelle mani dei solisti, sono dettagli talmente irrilevanti da essere del tutto inefficaci nella rappresentazione dei "regolamenti di conti fra gang". Il clima che si respira dall'inizio alla fine dell'opera è quello del Medioevo, la selvaggia Scozia, i costumi tribali, le logiche del potere maschilista: mettere una pistola in mano a Lord Enrico Ashton è stata - dunque - una trovata banale, ma in perfetta linea con il conformismo imperante delle "regie moderne".
Detto questo per necessità di critica, aggiungiamo che la regia di Bellotto è stata molto bella perché ha saputo muovere le masse e i solisti dentro una gestualità moderna, credibile, convincente, e niente affatto stereotipa: solo il tenore che interpretava Edgardo di Ravenswood non è parso scenicamente credibile (ma per carenze delle sue doti attoriali, non per colpa del regista).
Molto azzeccata la caratterizzazione di Lucia come adolescente, e soprattutto quella di due figure "secondarie" come Normanno (immaginato qui come una sorta di Jago traditore e viscido architetto delle trame di palazzo) e Lord Arturo Bucklaw, sposo imposto a Lucia (immaginato qui come uno stupratore seriale che s'avventa energumenicamente su qualsiasi femmina sia a portata di mano, Lucia compresa).
La caratterizzazione drammaturgica azzeccata e i costumi in foggia medievale, hanno dunque reso inutili, superflue, fastidiose, le armi da fuoco maneggiate sulla scena, tanto più che Edgardo si suicida col pugnale e non con un colpo di rivoltella alla testa come sarebbe stato logico attendersi se la "provocazione" delle armi da sparo fosse stata coerente con sé stessa.
La scena si svolge fra i ruderi e all'aperto, e quasi sempre nevica: una piattaforma girevole garantisce i cambi di scena, mostrando tre ambientazioni diverse quali il giardino con la statua grecizzante alla Fidia, il cortile con i massi di roccia a forma di grosso parallelepipedo, l'esterno del palazzo. Le luci di Roberto Gritti sono molto belle e sottolineano a volte con chiarori abbacinanti, a volte con penombre avvolgenti, gli umori dei personaggi. I costumi del citato Alfredo Corno sono straordinariamente belli. Le scene di Angelo Sala altrettanto belle e funzionali.
Tutti gli interpreti principali erano i giovani vincitori del Concorso Toti Dal Monte di Treviso, mentre i comprimari (di lusso) erano cantanti in carriera. La resa complessiva del cast è stata apprezzabile, e in alcuni casi eccellente.
Fra le eccellenze segnaliamo subito il baritono Biagio Pizzuti (Lord Enrico Ashton) che ha dato spessore e ottima resa vocale al'iracondo e temebondo fratello di Lucia. A proposito di questo baritono, ripeschiamo una nostra valutazione critica di settembre 2012 quando lo ascoltammo per la prima volta - lui giovanissimo - a Bologna in una produzione del Barbiere di Siviglia rossiniano: « ... in particolare - scrivemmo allora - ha colpito l'attenzione il Don Bartolo del baritono Biagio Pizzuti: bella voce scura, musicalità eccellente, precisissimo, interprete efficace, attore assai promettente. Si tratta di un elemento da tenere assolutamente in considerazione per il futuro, se saprà mettere pienamente a frutto le sue notevoli potenzialità...» e fummo profeti perché oggi, a poco meno di sei anni di distanza, Biagio Pizzuti è una bella realtà del panorama lirico nazionale, proiettato verso ulteriori traguardi e soddisfazioni. Il suo Ashton, oltre che ineccepibile dal punto di vista della recitazione, ha trovato nelle sfumature del canto tutti i colori delle alternanti conflittualità interiori del personaggio: dalla macerazione nel dubbio, alla determinazione del despota, al dolore dopo la pazzia e morte di Lucia suscitato dal richiamo parentale del sangue.
Non da meno è stata la brava Letitia Vitelaru (Lucia) un soprano lirico d'agilità che sa cantare e recitare indovinando sempre gli attacchi senza guardare la bacchetta del direttore. La dizione in italiano è perfetta, il fraseggio molto appropriato.

180507_Fe_04_LuciaDiLammermoorTommasoGiuseppeCavalluzziRoccoVitelaruLetitia_FotoPiccinni180507_Fe_03_LuciaDiLammermoor_VitelaruLetitia_FotoPiccinni

La sua vocalità è ancora leggera, caratteristica dell'età giovanile, ma la preparazione tecnica è già eccellente, e lo ha dimostrato sia nelle belle fiorettature che nel perfetto controllo della zona acuta. L'ispessimento della voce, proseguendo la carriera, la porterà ad essere una Lucia brava, affidabile, sicura. E se anche s'è udita nel suo canto una (ma solo una, per quanto ci riguarda) stonatura, probabilmente la responsabilità non è sua, ma del direttore di cui diremo più avanti. Ha eseguito un' aria della pazzia con accompagnamento della glassarmonica (al posto del consueto flauto traverso) veramente godibile e da applausi.
Note meno positive per il tenore Giuseppe Tommaso (Edgardo di Ravenswood) che a nostro avviso è acerbo per questo ruolo impegnativo. A suo merito citiamo una bella cura dell'intonazione e dello squillo. A suo demerito, una emissione con voce non proiettata (canta nella maniera tutta "indietro" come si dice in gergo) e un impaccio scenico che fanno della sua recitazione qualcosa di men che dilettantesco.
Buono il Raimondo Bidebent del basso Rocco Cavalluzzi, ma deve migliorare l'affondo nelle zone più gravi del registro e riuscire a cantare legato, almeno nei ruoli donizettiani, belliniani e verdiani, che non sono Rossini.

180507_Fe_02_LuciaDiLammermoor_Biagio PizzutiVitelaruLetitiaTommasoGiuseppe_FotoPiccinni

Ottimi i comprimari, con un Youdae Won nella parte di Normanno che è stato all'altezze sia del canto, sia della caratterizzazione subdola voluta dalla regia. Addirittura eccellente il tenore Dangelo Fernando Diaz Sanchez nei panni di Lord Arturo Bucklaw: alla sua comparsa in scena abbiamo avuto l'impressione che la voce giusta per Edgardo fosse la sua, non quella del tenore titolare.
Bravissima scenicamente la Zhenli Tu (Alisa), dimostratasi grande attrice; la sua vocalità di mezzosoprano ha timbro molto interessante, ma la dizione italiana è approssimativa: se curerà accentazione, scansione sillabica e lingua italiana parlata, le pronostichiamo un avvenire di sicuro successo in ruoli verdiani dominanti come Azucena (Il trovatore), Ulrica (Un ballo in maschera) e Amneris (Aida).
Infine il direttore Sergio Alapont: anche stavolta una prova discutibile al capo della volonterosa Orchestra Città di Ferrara. Non fanno testo - per noi - gli apprezzamenti ricevuti a fine recita, quando il direttore insieme a tutto il cast ha goduto degli interminabili applausi e delle ovazioni del pubblico... Come spesso lo abbiamo udito dirigere a Ferrara, anche stavolta non ci sentiamo di dare ad Alapont la sufficienza. Tutta la sua attenzione è rivolta quasi costantemente al palcoscenico; l'orchestra sembra abbandonata a sé stessa, e fortuna che nell'ensemble ferrarese ci sono ottimi strumentisti e ottime prime parti (il primo violino, gli archi,  il flauto, l'oboe, il clarinetto, il violoncello) a cui stavolta s'è aggiunto un mirabile, miracoloso, suonatore di glassarmonica. Le pause di silenzio fra una scena e l'altra o fra il recitativo e l'aria o fra l'aria e la cabaletta, risultano fastidiose: sono manciate di secondi, ma sono nello stesso tempo testimonianze di un "respiro ", di una "tregua", di un "... e adesso facciamo questo" che il pathos della drammaturgia non può accettare, pena la caduta della tensione emotiva e l'obbligo imposto ai cantanti di distrarsi dalla recitazione per attendere l'attacco della bacchetta.

180507_Fe_05_LuciaDiLammermoor_facebook

Restano da citare i bravi mimi e figuranti in scena: Edoardo Bottacin, Carla Gagliotta, Ivan Gobbo e Maria Teresa Lazzarin. Anche per loro il pubblico ha espresso apprezzamento con lunghi applausi al loro apparire sul proscenio a fine recita. Stagione lirica 2018 chiusa positivamente dunque, aspettando la prossima che si annuncia anch'essa ricca di titoli di grande repertorio e di una rarità barocca scritta da un Georg Friedrich Händel giovanissimo.

Crediti fotografici: Foto Piccinni (Treviso) per Ufficio stampa Teatro Comunale Claudio Abbado di Ferrara
Nella miniatura in alto: il regista Francesco Bellotto
Sotto: i due protagonisti, Letitia Vitelaru (Lucia) e Giuseppe Tommaso (Edgardo)
Al centro in sequenza: Tommaso, la Vitelaru e Rocco Cavalluzzi (Raimondo); poi Letitia Vitellaru nella scena della pazzia. E  Biagio Pizzuti (Ashton) con la Vitellaru e Cavalluzzi
In fondo: un campo-lungo di Foto Piccinni sull'allestimento realizzzato da Francesco Bellotto (regista), Angelo Sala (scenografo) e Alfredo Corno (costumista)





Pubblicato il 29 Aprile 2018
Una regia tradizionale per l'eroina di Puccini considerata l'antesignana del Nocevento operistico
Tosca buoni i due cast servizio di Simone Tomei

180429_Pr_00_Tosca_PirozziAnna_phRobertoRicciPARMA - Parlando di Tosca, Fedele D’Amico - musicologo e critico musicale - cosi diceva in merito a quest’opera: “… Le novità di Tosca sono inseparabili dalle sue scoperte espressive: il primo tema di Scarpia, ossia quei tre accordi che aprono l’opera e, con alcune varianti, concludono sia il primo che il secondo atto, offrono un giro armonico certamente inedito; ma la forza inventiva di questo «inedito» è nell’additare un monstrum umano che nessuna musica aveva sinora guardato in faccia. E che il Novecento musicale guardò, invece, sempre più volentieri. Salome, Elektra, Wozzeck: si dovrà ben trovare il coraggio, un giorno a l’altro, di nominare Tosca nella lista; cronologicamente verrebbe al primo posto”.
E tutta questa novità è palese proprio quando la concertazione attenta e precisa vive per mano di un direttore che conosce bene lo spartito e lo sa valorizzare in tutte le sue sfaccettature.
Al Teatro Regio di Parma in occasione dell’ultimo titolo della stagione 2017/2018 il componimento di inizio Novecento di Giacomo Puccini ha trovato per mezzo della bacchetta del M° Fabrizio Maria Carminati un valido strumento per sviscerare appieno tutti i sapori e tutte le emozioni della partitura; partitura che come dice lo stesso direttore parla attraverso le note e attraverso tutte le minuziose notazioni del compositore: metronomi, intensità, dinamiche, legature… nulla è lasciato al caso in un’opera che temporalmente si dipana in poche ore e quindi che non ha tempo di didascalizzare i fatti, tutto è dramma nel momento in cui si vive. Dicendola con Michele Girardi: “… Tale impianto narrativo richiese a Puccini un trattamento musicale diverso da quello sin lì praticato, dove l’elemento lirico aveva un rilievo molto maggiore. La tavolozza armonica è più cosparsa di dissonanze; orchestrazione, agogica e dinamica sono sovente sospinte ai limiti estremi e caricate di laceranti tensioni espressive, in ossequio a una vicenda ove, in poco più di un’ora e mezza, si succedono un’evasione, una scena di tortura, la notizia di un suicidio, un tentativo di violenza sessuale con l’uccisione dello stupratore mancato, una fucilazione e il suicidio della protagonista. L’estrema concentrazione di eventi obbligò Puccini a seguire una scansione temporale accelerata, e perciò a modificare la consolidata tecnica narrativa basata sul ricorrere di temi e reminiscenze che identificano figure e situazioni senza particolari gerarchie. Egli coordinò invece una fitta trama musicale, capace di realizzare un agile commento sonoro al frenetico succedersi dei fatti…
Ed è proprio in questa direzione che la concertazione di Fabrizio Maria Carminati si è instradata concedendo risalto ai temi che rappresentano azioni in continuo divenire; proprio questi temi entrano in gioco magari mutando da una terza minore ad una terza maggiore o ingigantendo la strumentazione per evidenziare un colpo di scena. Di pari passo è stata la resa dell’Orchestra Filarmonica Italiana che ha saputo rispondere con intelligenza al gesto del Maestro realizzando così quell’idilliaca intesa con il palcoscenico che non è mai stato soverchiato dalle imponenti sonorità orchestrali che talvolta sono richieste, ma con esso ha trovato un ottimo equilibrio dinamico e un’ottima sintonia  nel rapporto ritmico.

180429_Pr_01_Tosca_AndreaCare_phRobertoRicci180429_Pr_02_Tosca_LandolfiFrancesco_phRobertoRicci

L’impianto registico è un allestimento del Teatro Regio ideato da Alberto Fassini e ripreso da Joseph Franconi Lee, con le scene e i costumi di William Orlandi e le luci di Roberto Venturi; proprio Lee nelle sue note di regia spiega: “… Si parte da una chiesa, che è spazio più politico che religioso, dove Cavaradossi dipinge camminando sul quadro. Poi il Te Deum in una cupola in controluce, come se fosse una visione di forte potenza pittorica. Infine Tosca, che nell’arte racchiude il senso dell’amore e dell’onestà, ritratta come una piccola formica schiacciata dall’oppressione del potere, ma risoluta nel suicidio finale. La sua scelta estrema è scolpita in dieci magici secondi fermi in tableau. Ho riveduto l’originale di Fassini, lasciando intatta l’idea centrale: bianco e nero dominano la scena, che può apparire come un film noir francese degli anni Cinquanta. Ma il cuore di Tosca, morso da Scarpia, si squarcia in una ferita di dolore e uno scialle rosso, come una lunga scia di sangue, scorre sulla sua angoscia, tetra e senza conforto”.
Un connubio di colori e di emozioni hanno attraversato tutta la rappresentazione; se i movimenti sono piuttosto contenuti, la loro coordinazione è molto efficace e le rocambolesche capriole di Angelotti al suo ingresso in Sant’Andrea della Valle ben si amalgamano con un chiassoso movimento di chierichetti nell’attesa del Te Deum cui fanno da contraltare la pacatezza delle movenze sceniche degli altri protagonisti sempre ben misurate nonostante l’incalzare della drammaturgia; una Tosca “tradizionale” senza dubbio che attraverso questo uso sapiente dei colori in tinte piuttosto scure, ma mai tetre, restituisce quel senso di passione, libidine, cattiveria, sofferenza e morte che albergano nel libretto di Giuseppe Giacosa e Luigi Illica dal dramma omonimo di Victorien Sardou.

- La prémière del 27 aprile 2018
Nel ruolo eponimo il soprano Anna Pirozzi ha delineato una protagonista tutto fuoco e ardimento; il suo canto sempre ben proiettato e sonoro ha saputo tratteggiare con maestria l’aspetto più veemente dell’artista scenica con un fare battagliero e combattivo; le sue note sono sicure, ben tornite e dense di quel pathos focoso che ben contraddistingue l’eroina pucciniana.
Il Cavaradossi di Andrea Carè non ha brillato a causa di un’indisposizione che, ancorché non annunciata, già era stata avvertita durante le prove musicali tanto che alla generale di pochi giorni prima della prémière aveva eseguito il ruolo in forma scenica con il supporto di un collega al leggio; per questo motivo mi astengo da qualsiasi commento.
Se posso delineare l’interpretazione di Francesco Landolfi nel ruolo del perfido Barone Scarpia lo definirei di estrema classe ed eleganza; caratteristiche che a primo acchito non si attagliano forse bene al personaggio, ma che, andando più nel profondo del libretto e delle indicazioni didascaliche, trovano spesso una logica ed una loro precisa connotazione; lui è libidinoso, sadico, feroce, ma tutto si dipana tra l’irruenza e la meschinità che spesso veste una voce più subdola e meno veemente; ecco, il nostro artista grazie ad un ottimo dosaggio della propria voce ha saputo attraversare questo ponte che divide i due aspetti del personaggio, regalandoci un piacevole 'dipinto' psicologico e caratteriale del Barone.

180429_Pr_03_Tosca_AndreaCarePirozziAnna_facebook

Ottimo sotto ogni punto di vista il basso Luciano Leoni nel ruolo di Angelotti; voce possente, rotonda e calda e sempre ben equilibrata nell’emissione.
Ilare al punto giusto senza scadere nella pacchianità il Sagrestano di Armando Gabba che nella propria terra ha potuto disegnare il personaggio a tutto tondo nelle sue più intime sfaccettature, con una precisa e sicura vocalità.
Corretto lo Spoletta di Luca Casalin cui hanno fatto contorno uno Sciarrone di lusso come Nicolò Ceriani, un professionale Roberto Scandura (Un carceriere) e e la brava Carla Cottini (Un pastorello).
Superbo il Coro preparato e diretto dal M° Martino Faggiani che nel Te deum ha fatto risuonare una vocalità piena e corroborante sulle note elegiache e sontuose che la buca rendeva per mezzo degli strumenti; di pregio anche il Coro delle Voci bianche della Corale Giuseppe Verdi di Parma preparate dal M° Beniamina Carretta.
Un pubblico piuttosto freddo e poco partecipe ha salutato questa prémière parmense con un cordiale generale consenso, tributando comunque un più sentito calore per il soprano Anna Pirozzi al termine dell’aria del secondo atto Vissi d’arte.

180429_Pr_04_Tosca_SaioaHernandez_phRobertoRicci- La seconda rappresentazione: matinée del 28 aprile 2018
Floria Tosca ha potuto beneficiare della voce del soprano Saioa Hernàndez che al mio primo ascolto ha molto affascinato per il timbro brunito e caldo unito ad un approccio al personaggio di grande gusto e sensualità; la sua visione del personaggio è più legata all’aspetto passionale e la sua vocalità risponde appieno a questa visione che mette in risalto una nutrita tavolozza di colori sempre ben gestiti in tutta la gamma del suo rigo musicale.
Di gran fascino il timbro del tenore Migran Agadzhanyan che nel ruolo di Cavaradossi ha saputo mettere in luce grandi potenzialità; la giovane età di ventiquattro anni lo penalizza forse, un po’ nella credibilità scenica ed anche interpretativa, ma la voce è bella e si spera possa trovare spazio in altro repertorio più consono alla sua vocalità attuale, senza bruciarsi la pelle nel fuoco del personaggio pucciniano ed in altri simili ruoli, lasciando che l’evoluzione e la maturità vocale gli consentano in futuro di affrontare il personaggio di Cavaradossi con altra “testa” e con maggiore presa di coscienza; tengo a precisare che al di là di questo mio personale commento, la musicalità, l’intonazione e la “polpa” ci sono; ma forse, ripeto, è ancora presto.
L’ultimo cambio di cast ha riguardato il baritono Angelo Veccia nei panni di Scarpia; troppa voce con poca capacità di dosaggio, troppa irruenza, troppa enfasi anche quando era richiesto un canto più elegante e subdolo; troppo di tutto anche di note che spesso erano crescenti e talvolta non proprio identiche a quanto scritto in partitura; vada che scenicamente ha trovato la giusta credibilità, ma anche se, come dicevano i latini, melius est abundare quam deficere...  nel canto spesso questo non va bene.

180429_Pr_05_Tosca_AngeloVecciaSaioaHernandezMigranAgadzhanyan_phRobertoRicci

Per il resto confermo le impressioni della sera precedente, anche se nella recita del pomeriggio un pubblico maggiormente partecipe ha espresso il suo contento in maniera più convinta e sentita.

Crediti fotografici: Roberto Ricci per il Teatro Regio di Parma
Nella miniatura in alto: il soprano Anna Pirozzi applauditissima
Tosca
Sotto: il tenore Andrea Carè (Cavaradossi) e il baritono Francesco Landolfi (Scarpia)
Al centro: ancora Anna Pirozzi con Andrea Carè
Nella sottostante: il soprano Saioa Hernàndez altra pregevole Tosca nel matinée successivo alla prémière
In fondo: il baritono Angelo Veccia (Scarpia), il soprano Saoia Hernàndez (Tosca) e il tenore Migran Agadzhanyan (Cavaradossi) nel matinée del 28 aprile





Pubblicato il 27 Aprile 2018
Ottimo successo per l'opera di Giuseppe Verdi nel Teatro Bonci di Cesena
Un Ballo proprio bello servizio di Edoardo Farina

180427_Cesena_00_UnBalloInMaschera_ScillaCristiano_phLucaBogoCESENA - …e chiusura della stagione con l’opera  Un ballo in maschera  di Giuseppe Verdi dopo un’assenza di 153 anni, ove … “se il dialogo con la città, se il desiderio di rendere sempre di più la scena il luogo in cui giocare a mettere in pratica le diverse idee che definiscono gli orizzonti di pensiero e di azione di una comunità è ciò che caratterizza i nuovi eventi di Emilia Romagna Teatri a Cesena, ecco che il teatro non può lasciare il segno solamente attraverso la programmazione del suo cartellone. In questa tensione a uscire dalla canoniche “mura”, vuoi aprendo il teatro a momenti di confronto, vuoi trovando ospitalità nella casa di altre importanti istituzioni culturali cesenati, daremo vita nel 2017-2018 a una serie di occasioni di spettacolo pensate proprio per continuare e approfondire il vivo confronto con la cittadinanza”. Con queste parole era intervenuto il Direttore Franco Pollini durante la conferenza stampa lo scorso anno presso il foyer del teatro “Alessandro Bonci”, ripresentata il 19 aprile alla presenza dei diversi giornalisti delle testate locali tra cui Claudia Rocchi, Piero Pasini, Raffaella Candoli e Alessandro Notarnicola di Tele Romagna. A seguito di “La Traviata” andata in scena l’inverno scorso, il 25 aprile 2018 si è svolta una delle opere liriche più difficili del melodramma italiano, Un ballo in maschera, brillantemente portata a termine attraverso un progetto operistico supportato da due cori, il locale “Coro Lirico Maria Callas” e il “San Rocco” di Bologna coordinati rispettivamente da Lorenzo Lucchi e Marialuce Monari, patrocinati  dall’Associazione “La Pomme” per assistere ai tre atti della ventitreesima tra le trentadue opere  (compresi tutti i rifacimenti ed escluso gli abbozzi per l’incompiuta “Re Lear”) di Giuseppe Verdi (1813 - 1901). Originariamente concepita per il Teatro San Carlo di Napoli, doveva intitolarsi Una vendetta in domino, l'azione svolgersi in Svezia e concludersi addirittura con la morte del re ma fu giudicata un po' troppo ardita in pieno clima risorgimentale, così l’ambientazione fu spostata in America e la figura del sovrano mutata in quella di governatore. In questa forma  andò sul palco per la “prima” il 17 febbraio 1859 al Teatro Apollo di Roma dopo essere stata  composta su libretto di Antonio Somma (Udine, 1809 - Venezia, 1864), a sua volta tratto dal testo di Eugène Scribe Gustave III, ou Le Bal masqué, per Daniel Auber.
Avvocato, poeta, librettista, sovrintendente del Teatro Grande di Trieste, patriota e irredentista, il Somma rifiutò di associare il suo nome all'opera a causa dei cambi di scenari e di personaggi che furono imposti dal contesto oppressore dell’epoca.  Esaminandone la genesi, sicuramente appaiono diverse esteriorità  importanti del Ballo e del teatro verdiano in relazione, quali l'europeo e internazionale come contenitore di culture e linguaggi eterogenei magistralmente armonizzati in un unicum sempre dominato dal canto e dal sinfonismo di matrice vocale italiana come l’aspetto dell’apertura di Verdi alla Francia e all'Europa dopo il 1848, a cominciare dal Jerusalem /Lombardi per proseguire con i Vespri e con le ultime opere degli anni sessanta-ottanta fino ad Aida . Importante nel Ballo è soprattutto il perfetto controllo e dominio mostrato da Verdi nei differenti ambiti sinfonico-vocali-corali sottesi ai tre generi magistralmente trattati (grand opéra, opéra comique, opera italiana) grazie alla perfetta assimilazione e rielaborazione dei modelli di Auber e Mayerbeer e del libretto del Gustavo III di Scribe rielaborato da Somma. Poi il contesto politico dell'inverno dello stesso anno, tempo di febbrile preparazione della Seconda guerra d'Indipendenza (al di là del trito e ritrito «Viva V.E.R.D.I.»), che qui si coglie in filigrana attraverso la trama politico-civile, benché ovviamente smussata a causa degli infiniti problemi con la censura borbonica e pontificia. Il Ballo costituisce l'ultimo cimento del  Verdi “politicamente impegnato”, la successiva stagione di senatore del Regno d'Italia non sarà per lui altrettanto esaltante di quella del precedente impegno civile manifestato negli anni quaranta-cinquanta, anzi piuttosto “apatica”, iniziata con Nabucco nel 1842 avendo attraversato lo snodo fondamentale del 1848-1849 con La battaglia di Legnano e i grandi affreschi corali patriottici disseminati un po' ovunque nelle opere del quindicennio 1843-1858 (Ernani, Vespri Macbeth su tutti).

180427_Cesena_01_UnBalloInMaschera_LauraBrioliRaffaellaBattistini_phLucaBogo180427_Cesena_02_UnBalloInMaschera_RaffaellaBattistiniScillaCristianoGiulioBoschetti_phLucaBogo

Il grande tema verdiano del conflitto tra amore, dovere e responsabilità che attraversa tante trame e popola, lacerandoli, lo spirito e l'anima di tanti protagonisti delle sue opere per culminare di lì a poco nel fantastico affresco del Don Carlos. All'interno di questo ricorrente conflitto si tratta qui della vera tragedia dell'amore, il suo Tristano e Isotta  come ebbe a definirlo Massimo Mila. La dimensione biografico-personale di Verdi in relazione alla gestazione e composizione del Ballo essendo il 1859 l'anno del matrimonio con Giuseppina Strepponi, avvenuto il 20 agosto in una chiesetta di Collonges-sous-Salève, cittadina dell'Alta Savoia lontanissima da Busseto e scelta per due importanti motivi: manifestare la sua piena adesione ideologica alla politica liberale del Piemonte cavouriano e perché per le leggi piemontesi il matrimonio religioso aveva anche valore civile, il che gli avrebbe evitato, ed evitò, la celebrazione di una seconda unione nel municipio di sua residenza dove Giuseppina era mal sopportata e mal vista a causa del precedente matrimonio del compositore con Margherita Barezzi. Finito il tempo della “segregazione” per la Strepponi, la coppia potrà finalmente mostrarsi e apparire unita in pubblico, alle “prime” e in tutte le altre occasioni mondane a differenza del passato, cosa che la fece sempre soffrire molto e sulla quale Verdi, per le rappresentazioni di tutte le opere precedenti il Ballo, non volle mai transigere. Infine è l’opera in cui manca la cabaletta,  chiamata così la parte finale quasi sempre in tempo rapido, strutturata secondo le convenzioni italiane della prima metà del XIX° secolo, costituendo la sezione conclusiva di una forma nota agli studiosi semplicemente come solita forma. Il termine è riferito ad arie e duetti ma spesso erroneamente chiamata “Aria” come se appartenesse al periodo barocco; nei concertati essa è invece definita stretta  pur conservando la medesima struttura e  formata da un periodo musicale ripetuto due volte, (talvolta tre nei duetti: una per personaggio e l'ultima a due voci), la  seconda delle quali variata ad libitum dal cantante.
- “Proporre Verdi significa come sempre viverne soprattutto un coinvolgimento emotivo particolarmente sofferto, senza ammettere compromessi … -  chiedo a Raffaella Battistini - trattandosi di pagine note al panorama internazionale in qualche modo mai scontate e soggette sempre a critiche e lusinghe. Che differenze riscontriamo nell’interpretare un’opera di questo spessore costituita da realtà estetiche spesso contrapposte rispetto al verismo o al melodramma pucciniano e cosa cambia tecnicamente e vocalmente?”
- “La differenza tra le due tipologie di melodrammi ottocenteschi è data soprattutto dalle diverse capacità timbriche; nel verismo  è importante un soprano lirico dalla disperazione esternalizzata alla massima espressione; come tale la forma esecutiva richiesta è più libera, meno soggetta ad aspetti accademici rigidi, molto diversa rispetto a Verdi ove senza una adeguata preparazione tecnica ed estensione di ottave, risulta impossibile affrontare note considerevoli. Un ballo in maschera l’abbiamo eseguito in maniera integrale senza tagli considerando che ciò avviene di rado per via delle notevoli difficoltà caratteriali e di conseguenza ingiustamente lasciato spesso al di fuori della comune stagione concertistica a favore ad esempio dei più scorrevoli Nabucco e Trovatore”.
- “Qualche imprecisione nel coordinamento tra orchestra e coro mi sembra averla percepita, quasi inevitabile d’altronde, mentre la simultaneità dei cantanti è stata pressoché ineccepibile negli attacchi e nelle intenzioni
- chiedo invece al M° Lorenzo Bizzarri”.  - “…personalmente mi ritengo appagato, i musicisti  ingaggiati oramai dispongono tutti di un’esperienza enorme riguardo anche la capacità di adattarsi a molteplici direttori spesso dalle intenzioni assai diverse tra loro, senza troppe difficoltà logistiche  rispondendo benissimo e creando ottima la dinamica, il crescendo ove previsto, poi i  solisti, così come tutti gli attori coinvolti. Per montare un’opera così complessa in poco tempo è necessaria una grande professionalità da parte di tutti essendoci tanti cambi di ambientazione repentini e consequenziali dovendo sempre mantenere una sonorità e intensità adeguate alla situazione.

180427_Cesena_03_UnBalloInMaschera_RaffaellaBattistiniGianniLeccese_phLucaBogo

Le scene sono aperte dall’inizio alla fine di ogni atto, la struttura musicale come tale deve apparire particolarmente ricca di colori e di effetti, dal lugubre alla suspense dalla gioia allo spiritoso. Le voci portate al limite delle possibilità tecniche e intensità  passando da frasi lunghe a passaggi leggeri e virtuosistici con sillabazioni talvolta davvero ardite ed episodi di concertato dall’ampio  respiro!”
Intarsi straordinari, esempio di dolore e lirismo fanno onore con superba maestria nel supporto strumentale da parte dell’ “Orchestra Città di Ferrara” - associazione autonoma di musicisti nata nel 1992 con il sostegno di Claudio Abbado.  Il M° Lorenzo Bizzarri ha saputo sostenere egregiamente tutti i cantanti e attori: Riccardo, Conte di Warwich, Governatore di Boston (tenore) definito da Gianni Leccese è riuscito a esprimerlo in modo assai efficace dalla tenuta corposa e consistente; come Renato, creolo, suo segretario e sposo di Amelia (baritono) in Giulio Boschetti; quindi Amelia, Raffaella Battistini, soprano “spinto drammatico” eccellente soprattutto nell’interpretazione di Morrò, ma prima in grazia e Ma dall’arido stelo divulsa. Il personaggio di Ulrica, indovina di “razza nera” (contralto) è stato interpretato da Laura Brioli voce cupa ben risonante, vibrato omogeneo dall’appoggio corretto. Figura di estrema importanza è ovviamente Oscar, divertente paggio del Conte Riccardo, ben rappresentato in modo esemplare da Scilla Cristiano, praticamente sempre sul palco in qualità di soprano leggero, vocalità agilissima e squillante ammorbidita dai numerosi armonici soprattutto in Saper  vorreste di che si veste e Volta la terrea. Curiosa bizzarria verdiana costituita dal ruolo di un maschietto e scritto per la più acuta voce lirica avendo voluto dare al piccolo giovanissimo personaggio una connotazione femminea: pettegolo e maliziosetto come una ragazzina petulante, è l’unico a sapere del travestimento del padrone nell’omonima scena e con il suo comportamento allegramente sconsiderato e la leggerezza della prima giovinezza a tradirlo inconsapevolmente. Assai particolare in quanto è l’unico en travesti del teatro di Verdi, reinserito all’inizio della seconda metà del secolo quando oramai questi ruoli en travesti non esistevano quasi più nell’opera lirica, dal momento in cui la difficoltà di quegli anni era principalmente il coinvolgere un registro più acuto, di coloratura, specializzato nelle scioltezze; voce preposta a virtuosismi, meno volumetrica, più fresca e squillante di quella richiesta nel ruolo di “Amelia” dal tono scuro e drammatico. La personalità di “Oscar” rimane sempre molto intricata anche se sessualmente non ambigua trattandosi sicuramente di un adolescente; difatti in genere nelle esternalizzazioni il ruolo viene spesso un po’ storpiato perdendo di conseguenza parte del fascino originario assistendo a una sorta di innovazione musicale basata sui tempi e ritmi cambiati mediante vere e proprie acrobazie in palcoscenico nel tentativo di delinearlo correttamente.

180427_Cesena_04_UnBalloInMaschera_facebook

Altri personaggi e interpreti erano Silvano, marinaio (basso) rivestito da Lorenzo Barbieri; Samuel e Tom, nemici del Conte Riccardo (entrambi basso) sono stati Antonio Marani e Luca Gallo; un Giudice/Servo d'Amelia (tenore) Guido Bernoni; meritano citazione e plauso anche il buon sincronismo del Corpo di Danza “Accademia 49” - Officina della Musica, arte e danza Cesena, mimi e acrobati “Le foche rock” - Danza Africana di Silvia Fauno e gli studenti delle scuole secondarie “Anna Frank, San Giorgio e Plauto” di Cesena nel ruolo delle comparse. Gianmaria Romagnoli, sostenuto dall’aiuto di Luciana Berretti e Pia Zanca,  annoverato tra i migliori registri sulle scene internazionali, raffigura il contesto ancora una volta a tinte fosche, cupe ma con colori forti che rendono perfettamente la tragicità e l’ineluttabilità della vicenda, infondendo nello spettatore un senso di irrequietudine e di ansia fin dalla prima scena. Di ampia esperienza nella direzione dei maggiori teatri e profondo conoscitore del melodramma, sa entrare nella psiche dei diversi attori tutti scenicamente molto abili, facendo scorrere la storia con un ritmo incalzante e costantemente vivo.
Giuseppe Verdi, considerato  il musicista "rivoluzionario”  per eccellenza, dispone di rigore  autentico dalle pagine forti e ribelli, spesso connesse con la situazione politica dell’Italia del tempo anche se in questo frangente i riferimenti storici con l’epoca ove ambientato e vissuto, addirittura  Massachusetts nel XVII° secolo, sono palesemente e volutamente al di fuori.  Nelle sue opere si rivelano sempre verità profondamente sofferte, sentimenti umani universali, qui bene espressi e musicalmente valorizzati, per merito anche delle scene, spettacolari, complete e convincenti, poi i grandiosi costumi curati da Maria Teresa Nanni, gli allestimenti e luci di Giorgio Lorenzetto, suggestive anche per via di proiezioni su uno schermo gigante in modo da fornire diverse icone antiche in bianco e nero e un fuoco che arde, quindi l’uso strutturale e intensivo delle tecnologie multimediali con continui rimandi alla tradizione, hanno consentito allo spettatore di immergersi nell’opera assaporando i caratteri dei personaggi, coinvolgendolo nel tipico dramma che si sta consumando sulla scena.

180427_Cesena_05_UnBalloInMaschera_SalutiFinali_phLucaBogo

Grande soddisfazione, quindi, da parte  delle maestranze e del numeroso pubblico presente in platea, palchi e loggione, grazie ad un cast dotato di profonda professionalità nel proporre l’intramontabile secolo romantico, considerando tra l’altro che purtroppo nella città di Cesena, l’opera lirica, contrariamente alla prosa o ai concerti, costituisce al momento un elemento di rara fruibilità nella annuale stagione teatrale attraverso non più di due titoli l’anno attivi, come tale del tutto insufficienti a soddisfare gli appassionati locali; insomma si rimane in attesa di un “colpo d’ala” che consenta anche alla splendida cornice romagnola di non essere ingiustamente meno rispetto agli analoghi contesti della regione.

Crediti fotografici: Luca Bogo (Cesena)
Nella miniatura in alto: il soprano lirico leggero Scilla Cristiano (Oscar)
Sotto in sequenza: Laura Brioli (Ulrica) e Raffaella Battistini (Amelia); ancora la Battistini con Scilla Cristiano e Giulio Boschetti (Renato)
Al centro in sequenza: Raffaella Battistini con Gianni Leccese (Conte Rodolfo) nel duetto del secondo atto. E una bella istantanea di Luca Bogo sull'allestimento cesenate
In fondo: i saluti finali fra le ovazioni del pubblico






< Torna indietro

Dal Nord-Ovest Dal Nord-Est Dal Centro-Nord Dal Centro e Sud Dalle Isole Dall' Estero


Parliamone
Apparizione... ciō che č, ciō che non č
intervento di Athos Tromboni FREE

180630_Ra_00_Apparizione_FranckKrawczyk_phA.PoianaRAVENNA - I Kindertotenlieder di Gustav Mahler fanno parte delle opere intoccabili. Questo è l’incipit scelto dal compositore francese Franck Krawczyk a proposito delle sue musiche “arrangiate” per lo spettacolo di danza Apparizione (ma sarebbe più corretto chiamarla performance di teatro-danza) messo in scena al Ravenna Festival in prima esecuzione nazionale, venerdì 29 giugno 2018: infatti le musiche di Krawczyk fanno sì riferimento, trasformandola, alla composizione di Mahler - il cui titolo tradotto in italiano diventa Canto dei bambini morti (ci chiediamo: chissà se lo odono, quel canto, salire dal Mare Mediterraneo i governanti europei, in questi anni di rigurgiti del più orrido razzismo xenofobo) - ma nel libero adattamento che ne deriva si intrecciano: un coro di bambini, il suono di un pianoforte, una melodia morava di Leoš Janáček, e un canto rivoluzionario di Hanns Eisler (compositore austriaco
...prosegui la lettura

VideoCopertina
La Euyo prende residenza a Ferrara e Roma

Non compare il video?

Hai accettato la politica dei cookies? Controlla il banner informativo in cima alla pagina!

Vocale
Macbeth cronaca del sublime
sevizio di Attilia Tartagni FREE

180716_Ra_00_Macbeth_RiccardoZanellato_phSilviaLelliRAVENNA - Pubblico delle grandi occasioni al Pala De Andrè il 15 luglio 2018 per il Macbeth in forma di concerto reduce dai successi fiorentini, l’opera che Giuseppe Verdi compose su versi di Francesco Maria Piave nel 1847 per il Teatro della Pergola di Firenze in soli due mesi, mentre stava lavorando a I masnadieri  e su cui rimise le mani nel
...prosegui la lettura

Jazz Pop Rock Etno
Bollani Que Bom
servizio di Attilia Tartagni FREE

180715_Ra_00_StefanoBollani-QueBomRAVENNA - Duemilatrecento persone al Pala De André il 13 luglio 2018 per Stefano Bollani e la band con cui porta in giro lo spettacolo tratto dall’ultima incisione Que Bom realizzata in collaborazione con importanti musicisti brasiliani, la seconda, dopo “Carioca” del 2005, dedicata all’amatissima musica brasiliana. I musicisti tardano
...prosegui la lettura

Opera dal Centro-Nord
Grande Macbeth anche in concerto
servizio di Simone Tomei FREE

180714_Fi_00_Macbeth_RiccardoMuti_PietroPaoliniTerraprojectContrastoFIRENZE - «Il bello della musica è che tu non puoi toccarla, mentre lei può toccarti dove sa che la sentirai di più»... mi piace iniziare il mio intervento con questa frase perché penso che possa esprimere appieno l’essenza della serata fiorentina che ho vissuto lo scorso 13 luglio 2018 in occasione della chiusura dell’81.mo Maggio Musicale
...prosegui la lettura

Echi dal Territorio
Nabucco in Castello... no in teatro
servizio di Athos Tromboni FREE

180712_Fe_00_Nabucco_OstiMariaCristina_phMarcoCaselliNirmalFERRARA - Doveva essere "Lirica in Castello" come negli anni precedenti, invece l'incertezza della stagione di queste settimane che alterna giorni di pioggia a giorni di sole e calura, ha indotto gli organizzatori a spostare il Nabucco di Giuseppe Verdi sul palcoscenico del Teatro Comunale Abbado. E così anziché la suggestiva cornice del cortile
...prosegui la lettura

Opera dal Nord-Est
Aida un po' meno sold-out
servizio di Simone Tomei FREE

180710_Vr_00_Aida_JordiBernacer_FotoEnneviVERONA - Il mio lungo fine settimana veronese si è concluso domenica 8 luglio 2018 con la terza rappresentazione di Aida di Giuseppe Verdi nell’ormai consolidato allestimento di Franco Zeffirelli che si avvale della costumista Anna Anni ed è impreziosito dalle eccellenti coreografie di Vladimir Vasiliev ottimamente interpretate dai
...prosegui la lettura

Classica
Conlon nel segno dell'America
servizio di Attilia Tartagni FREE

180708_Ra_00_OrchestraRai-JamesConlon_phZaniCasadioRAVENNA - Ancora un concerto “nelle vene dell’America” è risuonato il 7 luglio 2018 al Pala De Andrè, accostando quattro compositori che potremmo definire “diversamente americani”: il primo, Leonard Bernstein, americano davvero ma attento come pochi alla grande tradizione europea; e gli altri sono l’estone Arvo Pärt, l’inglese 
...prosegui la lettura

Opera dal Nord-Est
Nabucco di Bernard un anno dopo...
servizio di Simone Tomei FREE

180708_Vr_00_Nabucco_ArmatuvshinEnkhbat_FotoEnneviVERONA - Siamo alla quarta “prima” di questo 96° Festival areniano ed è la sera dei sabato 7 luglio 2018: «… Decisamente bello, decisamente affascinante, decisamente cinematografico, ma abbastanza lontano dall’idea che il libretto voleva narrare; se l’occhio rimane appagato appieno da un palcoscenico affollato e vivace di comparse, artisti del coro e
...prosegui la lettura

Opera dal Nord-Est
Turandot e Carmen i secondi cast...
servizio di Simone Tomei FREE

180707_Vr_00_Carmen_FrancescoIvanCiampa_FotoEnneviVERONA - Ho iniziato le mie incursioni areniane per seguire l'alternarsi dei diversi cast nel 96° Opera Festival 2018 ed in questo mio primo viaggio vorrei parlare di due serate contigue in cui sono andate in scena l'ultimo componimento pucciniano, Turandot, e l'opera-comique di George Bizet, Carmen. Ne parlerò in un unico articolo perchè mi preme
...prosegui la lettura

Nuove Musiche
Alla scoperta di Valentin Silvestrov
servizio di Attilia Tartagni FREE

180705_Ra_00_SilvestrovValentin_phSilviaLelliRAVENNA - Al termine della serata del 4 luglio 2018 a Sant’Apollinare in Classe interamente dedicata ai musicisti di Kiev  (strumentisti e coro dell’Orchestra Nazionale dell’Ucraina diretti da Mykola Diadiura e con la partecipazione del soprano Kseniia Bakhritdinova) due considerazioni emergono con forza: la prima è che il Ravenna Festival assolve
...prosegui la lettura

Vocale
Nabucco, Muti, Malchovich che empatia
servizio di Attilia Tartagni FREE

180704_Ra_00_JohnMalchovich_phSilviaLelliRAVENNA - Pala De André stracolmo e palcoscenico altrettanto gremito dei musicisti miscelati insieme dell’Orchestra Giovanile Cherubini e dell’Orchestra dell’Opera Nazionale di Ucraina e, fra due ali di bandiere colorate, il Coro dell’Opera Nazionale dell’Ucraina diretto da Bogdan Plish, uomini in abito scuro, donne in sfavillanti abiti bianchi
...prosegui la lettura

Libri in Redazione
L'Opera da Rossini a ... Ronconi
recensione di Attilia Tartagni FREE

180702_Libri_00_PieroMioli_copertinaIl melodramma romantico
Del teatro d'opera in Italia tra Rossini, Verdi e Puccini
Mursia Editore, maggio 2018 - euro 28
Piero Mioli, insegnante di Storia della Musica nel Conservatorio di Bologna, consigliere d’arte dell’Accademia Filarmonica, presiede la Cappella
...prosegui la lettura

Pagina Aperta
Requiem in memoria di Battistini
servizio di Edoardo Farina FREE

180702_Cesena_00_RequiemDiMozart_GiovanniBattistiniCESENA - Preceduta dalla consueta conferenza stampa alla presenza dei giornalisti delle testate locali Claudia Rocchi, Piero Pasini e Mariaelena Forti, patrocinata dall’Associazione “La Pomme” al di fuori della stagione concertistica del Teatro “Alessandro Bonci”, presso la chiesa di San Pietro Apostolo, sabato 30 giugno 2018 a Cesena è stata
...prosegui la lettura

Opera dal Nord-Est
Una bella Turandot
servizio di Athos Tromboni FREE

180701_Vr_00_Turandot_DanielOren_FotoEnneviVERONA - Anfiteatro con il tutto esaurito anche per la Turandot di Giacomo Puccini, terzo titolo del Festival estivo 2018. L’allestimento era quello già conosciuto ed eseguito nel 2014, regia e scene di Franco Zeffirelli, costumi di Emi Wada. E sul podio il maestro Daniel Oren. Come dire, il massimo della tradizione areniana per uno spettacolo
...prosegui la lettura

Eventi
La nuova stagione del Giglio
servizio di Simone Tomei FREE

180628_Lu_00_Stagione2018-2019_TarabellaAldoLUCCA - Mercoledì 27 giugno 2018 nel Ridotto del Teatro del Giglio è stata presentata la Stagione 2018-2019. Erano presenti: Alessandro Tambellini (Sindaco Comune di Lucca); Stefano Ragghianti (Assessore alla Cultura Comune di Lucca), Giovanni Del Carlo, Aldo Tarabella e Manrico Ferrucci (rispettivamente Amministratore
...prosegui la lettura

Pianoforte
David Fray e il suo latu-sensu
servizio di Athos Tromboni FREE

180627_Ra_00_OrchestraCherubiniDavidFray_phSilviaLelliRAVENNA - Teatro Alighieri gremito per il concerto pianistico con musiche di Johann Sebastian Bach e Wolfgang Amadeus Mozart: alla tastiera e contemporanea direzione d'orchestra c'era il francese David Fray; e ad ospitarlo c'era l'Orchestra Giovanile Luigi Cherubini in una formazione più che cameristica, visti i raddoppi delle sezioni degli archi
...prosegui la lettura

Classica
Un'arpa per due nacchere
servizio di Attilia Tartagni FREE

180625_Ra_00_LuceroTena_ph_LucaConcasRAVENNA - Un incontro inedito fra strumenti e generazioni: Xavier De Maistre e Lucero Tena. Si possono immaginare due strumenti musicali più diversi e distanti dell’aristocratica arpa e delle popolari nacchere? Ebbene, il concerto di lunedì 25 luglio 2018, spostato dalla Biblioteca Classense al Teatro Alighieri per il maltempo, ha dimostrato che
...prosegui la lettura

Soci Uncalm
Il Caruso a Maria Chiara
FREE

180625_LastraASigna_00_PremioCaruso_MariaChiaraLASTRA A SIGNA (FI) - Domenica 24 giugno 2018 nello splendido scenario di Villa Caruso/Bellosguardo sulle colline di Lastra a Signa, si è svolta la cerimonia di consegna del “Premio Caruso”, conferito tutti gli anni a partire dal 1979 ai grandi interpreti della lirica; il 24 giugno scorso il Premio è stato conferito al soprano Maria Chiara. Ha
...prosegui la lettura

Opera dal Nord-Est
Aida un trionfo annunciato
servizio di Simone Tomei FREE

180624_Vr_00_Aida_JordiBernacerVERONA - Non è bastata la prima sera del 96° Festival areniano ad infiammare gli animi e le emozioni, ma a quanto pare ha solo fatto ardere penne e calamai che si sono letteralmente infuocati di stupore misto a delusione per l’apertura musicalmente e scenicamente piatta del quasi centenario evento veronese; anche su questa testata
...prosegui la lettura

Opera dal Nord-Est
Carmen poco convincente
servizio di Athos Tromboni FREE

180623_Vr_00_Carmen_HugoDeAnaVERONA - Piatto, piatto, piatto. La Carmen di Bizet che ha inaugurato la stagione dell’Arena di Verona si è manifestato come spettacolo piatto. Scene e abiti scontavano una sorta di tono-su-tono vagamente grigioverde, le luci erano in sintonia con l’appiattimento del contrasto cromatico voluto dal regista Hugo De Ana (autore anche
...prosegui la lettura

Opera dalle Isole
L'Elisir d'amore trasferito al circo
servizio di Salvatore Aiello FREE

180621_Pa_00_ElisirDAmore_AlessandroDAgostini.jpegPALERMO - Dalla biografia di Emilia Branca apprendiamo che suo marito, Felice Romani, compose il libretto dell’Elisr d’amore in pochi giorni. Gaetano Donizetti si mostrò disponibile alla richiesta di Lanari impresario del milanese Teatro Cannobiana, e il compositore così scrisse al poeta Romani: “Mi sono obbligato a mettere in musica un poema
...prosegui la lettura

Opera dal Centro-Nord
Appunti su Il Prigioniero
servizio di Simone Tomei FREE

180620_Fi_00_IlPrigioniero_MichaelBoderFIRENZE - Nel cartellone dell'ottantunesimo Maggio Musicale Fiorentino hanno trovato albergo due titoli apparentemente distanti dal punto di vista musicale, ma decisamente entusiasmanti e diventati affini per l’originalità dell’approccio: Il Prigioniero di Luigi Dallapiccola ed I quattro pezzi sacri di Giuseppe Verdi. Il primo rappresenta quella categoria
...prosegui la lettura

Pianoforte
Russel Davies & Arciuli č proprio America
servizio di Attilia Tartagni FREE

180618_Ra_00_DennisRussellDaviesRAVENNA - Il concerto di sabato 16 giugno 2018 al Palazzo Mauro de André ha riportato il pubblico  “Nelle vene dell’America”, tema portante del Ravenna Festival 2018, traghettato dal direttore di origine statunitense Dennis Russell Davies sul podio dell’Orchestra Giovanile Luigi Cherubini. Il maestro è stato il perno dell’operazione in virtù della
...prosegui la lettura

Eventi
Un festival #verdesperanza
redatto da Athos Tromboni FREE

180616_Mc_00_MacerataOpera_MarioCucinella_phLucaMariaCastelliMACERATA - Il programma del Macerata Opera Festival 2018 costruito dal sovrintendente Luciano Messi, dalla direttrice artistica Barbara Minghetti e dal direttore musicale Francesco Lanzillotta ricalca lo schema tematico settimanale degli anni passati ma infonde al festival una nuova personalità e nuove idee per una manifestazione intern
...prosegui la lettura

Opera dal Nord-Est
Felice esito dell' Inganno felice
servizio di Simone Tomei FREE

180612_Vi_00_IngannoFelice_RigonGiovanniBattista_phLuigiDeFrenzaVICENZA - Nella città veneta ha preso vita anche quest’anno il Festival Settimane Musicali al Teatro Olimpico che con 27 anni di storia, è una delle realtà di produzione più longeve della città e tra le più prestigiose della Regione, e dell'intera nazione. È il primo festival ad aver proposto l’opera lirica, prodotta appositamente per il Teatro Olimpico. Per
...prosegui la lettura

Opera dalle Isole
Rapsodia e Cavalleria che dittico!
servizio di Salvatore Aiello FREE

180611_Pa_00_RapsodiaSatanicaCavalleriaRusticana_FabrizioMaria Carminati_phRosellinaGarboPALERMO - E’ andato in scena per la Stagione di Opera e Balletti a Palermo un interessante dittico  di Pietro Mascagni: Rapsodia Satanica e Cavalleria Rusticana. Rapsodia Satanica è una colonna sonora dell’omonimo film muto sincronizzata perfettamente con le scene frutto di un lavoro faticoso che il livornese definì «lungo, improbo e difficilis
...prosegui la lettura

Classica
Valery Gergiev memorabile
servizio di Attilia Tartagni FREE

180610_Ra_00_ValeryGergiev_phAlexanderShapunovRAVENNA - Cosa fa di un concerto un evento memorabile? Quello di venerdì 8 giugno 2018 al Pala De André lo è stato per via della resa orchestrale virtuosa nella perfetta compenetrazione fra la compagine e il suo direttore, un sodalizio palese e percepibile. Beniamino del pubblico ravennate,  Valery Gergiev, direttore esemplare e testimone
...prosegui la lettura

Ballo and Bello
Danza 2018/19 conferme e novitā
servizio di Athos Tromboni FREE

180608_Fe_00_StagioneDanza_SaburoTeshigawaraFERRARA - È stata presentata venerdì 8 giugno 2018 la stagione di Danza 2018/2019 del Teatr0 Comunale Claudio Abbado: ad illustrare il cartellone erano il direttore del teatro, Marino Pedroni, il consulente per la danza, Gisberto Morselli, e la ballerina e coreografa Francesca Pennini, fondatrice  del CollettivO CineticO, da un decennio
...prosegui la lettura

Operetta and Musical
Kiss me Kate restaurato
servizio di Athos Tromboni FREE

180608_Ra_00_KissMeKate_StephanieCorley_phTristamKentonRAVENNA - Chi, esperto o anche solo semplice amatore di teatro musicale, si sarebbe lasciato sfuggire Kiss me, Kate (il musical di Cole Porter) presentato in prima nazionale al Ravenna Festival 2018? Nessuno, che fosse o abitasse a poche decine di chilometri dalla città degli esarchi. Infatti la sera del "debutto" nel Teatro Alighieri, il
...prosegui la lettura

Classica
Wayne Marshall alla grande
servizio di Attilia Tartagni FREE

180605_Ra_00_WayneMarshall_phCharlesBestRAVENNA - Apertura mozzafiato del Ravenna Festival 2018 lunedì 4 luglio al Pala De André con immersione nelle “Vene dell’America” nelle atmosfere e nei territori in cui germogliarono sogni condivisi da generazioni in tutto il mondo, aspirazioni di giustizia, di libertà e di felicità veicolati con parole e musica tramite i media. Ed è proprio il cinema a emergere prepotentemente nella seconda
...prosegui la lettura

Echi dal Territorio
Se la Minarelli canta e presenta...
FREE

180603_Bo_00_CircoloLirico_RicciFrancescoBOLOGNA – Pomeriggio di classe, commozione e allegria al Circolo Lirico Bolognese presieduto da Arnaldo Bergamini: la bella sala dell’Oratorio San Rocco di Via Calari 2/4 ha ospitato un concerto d’opera dove protagonisti sono stati il mezzosoprano Monica Minarelli, il soprano Antonella Orefice, il tenore Maurizio Saltarin e il basso Davide Ruperti
...prosegui la lettura

Opera dal Centro-Nord
Battaglia di Legnano applauditissima
servizio di Simone Tomei FREE

180602_Fi_00_BattagliaDiLegnano_RenatoPalumboFIRENZE - L'ottantunesimo Festival del Maggio Musicale Fiorentino è nel pieno del suo svolgimento e proprio in questo ultimo dì di maggio ha avuto luogo la rappresentazione conclusiva di La battaglia di Legnano di Giuseppe Verdi, un componimento che non si ode spesso e che si usa collocare tra le "opere minori" del Cigno di Busseto. Musical
...prosegui la lettura

Eventi
Chiostri e Vespri al via
servizio di Attilia Tartagni FREE

180529_Ra_00_PaoloBaioniRAVENNA - Sono due i luoghi ravennati più frequentati da turisti e visitatori: la zona del Silenzio dedicata a Dante Alighieri in cui, fra  la Chiesa di San Francesco e i Chiostri Francescani, sono conservati i resti del Divino Poeta e la Basilica di San Vitale, prediletto fra gli  otto monumenti Unesco ravennati. Lo staff del Ravenna Festival per il terzo anno
...prosegui la lettura

Echi dal Territorio
Bel concerto del Comitato Mascagnano
servizio di Attilia Tartagni FREE

180528_Bagnara_00_EnricoZuccaBAGNARA (RA) - Un pomeriggio di appassionante belcanto  quello organizzato domenica 27 maggio 2018 all’Auditorium dal Comitato Mascagnano con il patrocinio del Comune di Bagnara di Romagna: sul palco sono saliti il tenore ucraino  Denis Pivnitiskyi, il baritono coreano Matteo Jin, il soprano Monica Bozzo e il mezzosoprano Elena
...prosegui la lettura

Opera dal Nord-Est
Divertente l'Italiana fatta da Vizioli
servizio di Rossana Poletti FREE

180527_Ts_00_LItalianaInAlgeri_GeorgePetrouTRIESTE - In scena al Teatro Verdi L’italiana in Algeri di Gioachino Rossini sfodera tutte le sue migliori qualità buffe. Le scene e i costumi sono segno di un’invenzione, comica, infantile, fiabesca. Tratti e disegni che sembrano fatti da bambini su quinte e fondali, piume, cappelli svolazzi e tanto colore su tutto e tutti, così si presenta al
...prosegui la lettura

Opera dal Nord-Est
Salome dei triangoli relazionali
servizio di Simone Tomei FREE

180522_Vr_00_Salome_0_FotoEnneviVERONA - Il 20 maggio 2018 con la rappresentazione di Salome di Richard Strauss si è chiusa nel Teatro Filarmonico la stagione invernale della Fondazione Arena di Verona, in attesa del Festival estivo che avrà il suo primo appuntamento venerdì 22 giugno prossimo nell'Anfiteatro scaligero. Non mi accingerò ad analizzare quest'opera
...prosegui la lettura

Libri in Redazione
Storia di un grande del teatro
recensione di Athos Tromboni FREE

180522_LibriInRedazione_00_CarloAlbertoCappelliCarlo Alberto Cappelli
"Vissi d'arte..." un percorso fra editoria e teatro 1907-1982
a cura di Adolfo Dodo Frattagli, da una probabile intervista con Michele Gandin
Cappelli Editore, Bologna, aprile 2018, pagine 140, euro 16
...prosegui la lettura

Vocale
Pétite Messe Solennelle commovente
servizio di Simone Tomei FREE

180521_Vr_00_PetiteMesseSolennelle_VitoLombardiVERONA - Siamo a Passy e correva l’anno 1863; dopo aver finito di comporre il suo ultimo "péché de veillesse" La Pétite Messe Solennelle, così il Gioachino Rossini infiorettava lo spartito musicale: «Bon Dieu - La voilà terminée cette pauvre petite Messe. Est-ce bien de la musique Sacrée que je viens de faire ou bien de la Sacrée Musique? J’etais né pour
...prosegui la lettura

Soci Uncalm
Trapani-Cellini un Duo Estense
FREE

180521_Fe_00_CelliniRinaFERRARA - La stagione concertistica del Circolo Culturale "Girolamo Frescobaldi" alla Sala della musica nel plesso rinascimentale del chiostro di San Paolo ha ospitato domenica 20 maggio 2018 una formazione cameristica di recente costituzione, il "Duo Estense", composto dalla flautista Laura Trapani e dalla pianista Rina Cellini: due artiste
...prosegui la lettura

Classica
Pappano e la Eberle con dovizia
servizio di Athos Tromboni FREE

180520_Fe_00_Coe-AntonioPappanoFERRARA - E così, per riascoltare nel Teatro Comunale Claudio Abbado la violinista georgiana Lisa Batiashvili bisognerà aspettare un’altra stagione di Ferrara Musica: non la prossima, ma ci auguriamo una delle successive, perché è una promessa che va mantenuta. I ferraresi se l’aspettano. E lo meritano. Sì, perché questa artista, oltre ad essere
...prosegui la lettura

Pianoforte
Nadia Fanzaga ricama Liszt
FREE

180519_Fe_00_FanzagaNadiaFERRARA - Una notevole affluenza di pubblico ha onorato oggi pomeriggio il recital della pianista ferrarese Nadia Fanzaga, impegnata nella Sala della musica di via Boccaleone 19 per la rassegna di concerti del Circolo Culturale Amici della Musica "Girolamo Frescobaldi". La Fanzaga aveva dato un titolo esplicativo al proprio programma musicale
...prosegui la lettura

Eventi
Ferrara Musica lancia la Euyo
servizio di Athos Tromboni FREE

180516_Fe_00_Stagione18e19FerraraMusica_GianandreNosedaFERRARA - La stagione concertistica 2018/2019 di Ferrara Musica nel Teatro Comunale Claudio Abbado è stata presentata oggi alla stampa e alle associazioni musicali ferraresi con largo anticipo rispetto alle passate edizioni. La ragione sta nel fatto che il cartellone anziché partire a ottobre come tutti gli anni, parte stavolta con il concerto fuori
...prosegui la lettura

Vocale
Ottimo Stabat pro Telethon
servizio di Athos Tromboni FREE

180516_Fe_00_StabatMaterRossini_GiulioArnofiFERRARA - Concerto per Telethon nel Teatro Comunale Claudio Abbado martedì 15 maggio 2018, con lo Stabat Mater di Gioachino Rossini, protagonisti l'Orchestra Senzaspine diretta da Giulio Arnofi, l'Accademia Corale Vittore Veneziani preparata dal Maria Elena Mazzella, e i solisti Ester Ventura (soprano), Giorgia Gazzola (mezzosoprano),
...prosegui la lettura

Opera dal Centro-Sud
Cappello di paglia stropicciato
servizio di Simone Tomei FREE

180514_Na_00_IlCappelloDiPagliaDiFirenze_ElenaBarbalichNAPOLI - Meravigliosa, affascinante, ammaliante, divertente... sono questi alcuni aggettivi con cui si può incorniciare Il cappello di paglia di Firenze, uno dei capolavori assoluti del Teatro Musicale del '900 scritto quasi per divertimento da Nino Rota nel 1945, ma la cui prima rappresentazione avvenne solo nel 1955 allorché il direttore del Teatro
...prosegui la lettura

Echi dal Territorio
Chiusura col botto per la Mariani
servizio di Attilia Tartagni FREE

180511_Ra_00_ConcertoAngeloMariani_MassimilianoCaldiRAVENNA - Niente sbavature né cali di tensione nel concerto di chiusura del 9 maggio per la rassegna Ravenna Musica 2018, organizzata dall’Associazione ravennate Angelo Mariani, ultimo di nove appuntamenti vissuti in compagnia di orchestre, ensemble e musicisti di primissimo ordine. Sul palco del Teatro Alighieri si è schierata la
...prosegui la lettura

Eventi
Trenta appuntamenti in Valle d'Itria
redatto da Athos Tromboni FREE

180510_FestivalValleDItria_00_FrancoPunzi_phGianfrancoRotaMILANO - È stato presentato nelle sale del Piccolo Teatro il 44° Festival della Valle d'Itria, che si svolgerà dal 13 luglio al 4 agosto 2018. Alla conferenza stampa di presentazione del cartellone hanno partecipato Alberto Triola (direttore artistico della manifestazione), Fabio Luisi (direttore musicale) e Franco Punzi, presidente del Centro
...prosegui la lettura

Eventi
Aida con tutta Cento
servizio di Athos Tromboni FREE

180508_Cento_00_Aida_FranceDarizCENTO (FE) - Sarà una brava soprano francese a interpretare l'Aida di Giuseppe Verdi sabato 23 giugno 2018 alle ore 21 in Piazza del Guercino a Cento: si chiama France Dariz, ed è stata impegnata una volta sola dalle nostre parti, nel maggio 2014 per un concerto tutto pucciniano nel Teatro Comunale di Ferrara. Ma è una cantante di rango proprio
...prosegui la lettura

Opera dal Centro-Nord
Lucia con le pistole senza pistolettate
servizio di Athos Tromboni FREE

180507_Fe_00_LuciaDiLammermoor_FrancescoBellottoFERRARA - La protagonista della Lucia di Lammermoor  di Gaetano Donizetti gioca con una bambola di pezza dal vestitino rosso durante tutta l'opera: è l'insieme dell'innocenza e dell'adolescenza con cui il regista Francesco Bellotto ha caratterizzato il personaggio, nell'allestimento da lui curato e prodotto dai teatri di Treviso e Ferrara con la
...prosegui la lettura

Echi dal Territorio
Daniele Barioni premiato dai jazzofili
servizio di Athos Tromboni FREE

180506_Vigarano_00_PremioADanieleBarioni_AndreaAmbrosiniVIGARANO MAINARDA (FE) - Il «Gruppo dei 10» è un'associazione ferrarese di musicofili che amano riunirsi in locali caratteritici del territorio per incontri conviviali e concerti, generalmente di musica jazz perché "i 10" sono tutti appassionati cultori della musica afroamericana; ma la loro rassegna concertistica ha il titolo programmatico di "Tutte
...prosegui la lettura

Soci Uncalm
Replica di un frizzante Elisir
FREE

180506_Fe_00_LElisirDAmore_GiuliaPierucciFERRARA - Ottima ripresa sabato 5 maggio 2018, alla Sala della Musica di via Boccaleone 19, di L'elisir d'amore di Gaetano Donizetti, andato in scena nel cartellone del Teatro Ragazzi del Comunale "Claudio Abbado" di Ferrara esattamente un mese prima: si trattava di una produzione del Conservatorio di Ferrara "Girolamo Frescobaldi" inserita
...prosegui la lettura

Pagina Aperta
Il grande merito di Sebastianutto
FREE

180502_Lu_00_Lu_RinasceIlConcerto_AlanFreilesMagnattaLUCCA - Chiesa dei Servi, per la stagione di "Animando Lucca", il 29 aprile 2018: dopo oltre 100 anni dalla prima a Parigi, in Salle Gaveau, per l'arco di George Enescu, e la direzione del Compositore, il 6 aprile 1913, Christian Sebastianutto con un violino superbo di Filippo Fasser, modello Guarneri, del 2018 (sic!) ha resuscitato magnificamente il
...prosegui la lettura

Soci Uncalm
Cinzia Forte, il Premio e l'arcobaleno
FREE

180501_Fe_00_PremioFrescobaldi_DarioTondelliFERRARA - È stata una grande esibizione di belcanto e una gioiosa festa: il concerto del 29 aprile 2018 alla Sala della Musica, organizzato dal Circolo Frescobaldi nell'ambito del conferimento del Premio Frescobaldi 2018 al soprano Cinzia Forte, ha visto la partecipazione, oltre che della premiata, anche dei suoi allievi che citiamo in ordine di
...prosegui la lettura

Opera dal Centro-Nord
Tosca buoni i due cast
servizio di Simone Tomei FREE

180429_Pr_00_Tosca_PirozziAnna_phRobertoRicciPARMA - Parlando di Tosca, Fedele D’Amico - musicologo e critico musicale - cosi diceva in merito a quest’opera: “… Le novità di Tosca sono inseparabili dalle sue scoperte espressive: il primo tema di Scarpia, ossia quei tre accordi che aprono l’opera e, con alcune varianti, concludono sia il primo che il secondo atto, offrono un giro armonico certamente inedito; ma
...prosegui la lettura

Opera dal Centro-Nord
Un Ballo proprio bello
servizio di Edoardo Farina FREE

180427_Cesena_00_UnBalloInMaschera_ScillaCristiano_phLucaBogoCESENA - …e chiusura della stagione con l’opera  Un ballo in maschera  di Giuseppe Verdi dopo un’assenza di 153 anni, ove … “se il dialogo con la città, se il desiderio di rendere sempre di più la scena il luogo in cui giocare a mettere in pratica le diverse idee che definiscono gli orizzonti di pensiero e di azione di una comunità è ciò che caratterizza
...prosegui la lettura

Opera dall Estero
Masnadieri molto belli
servizio di Simone Tomei FREE

180424_MonteCarlo_00_MantegnaRoberta_IMasnadieri_phAlainHanelMONTE-CARLO - Prima di intraprendere il mio viaggio narrativo ne I Masnadieri di Giuseppe Verdi, condivido questo pensiero del musicologo Michele Girardi in merito al componimento: «…fra i vari meriti dei Masnadieri, oltre a numerose pagine di bella musica, vi è quello di trattare temi spinosi, più attuali oggi che ai tempi dello Sturm und Drang. Non
...prosegui la lettura

Vocale
Esther dello Spirito Santo
servizio di Athos Tromboni FREE

100423_Fe_00_Esther_NicolaValentiniFERRARA - Quella di Esther, personaggio biblico dell'Antico Testamento, è una figura che ha ispirato scrittori e musicisti perché la donna ebrea è stata una salvatrice del proprio popolo. Viene raccontato che la bambina Esther fu adottata dal cugino Mardocheo quando, orfana di padre, si trovò sola in Babilonia. Crebbe e divenne una bellissima giovinetta
...prosegui la lettura

Opera dalle Isole
Grande Pratt grandi Puritani
servizio di Salvatore Aiello FREE

180420_Pa_00_IPuritani_JessicaPratt_phRosellinaGarboPALERMO - Sono approdati al Massimo, dopo dieci anni, I Puritani di Bellini, opera di addio  di un genio morto a soli trentatré anni. Accolta con grande entusiasmo  sin dalla prima parigina del 1835, ha conosciuto rinnovati consensi da generazioni e pubblici di tutto il mondo per l’incanto delle melodie che faceva dire  al catanese: «Ho
...prosegui la lettura

Eventi
L'Arena riparte con buoni propositi
servizio di Athos Tromboni FREE

180419_Vr_00_Arena2018_Cecilia Gasdia_FotoEnneviVERONA - Clima rasserenato alla Fondazione Arena di Verona, durante la presentazione alla stampa del Festival estivo 2018 che prenderà avvio il 22 giugno e terminerà il 1° settembre: saranno 47 serate all’insegna del rinnovamento e del rilancio della grande lirica sotto le stelle nel teatro all'aperto più grande del mondo. Cinque le opere
...prosegui la lettura

Personaggi
Cinzia Forte ieri oggi domani
intervista di Athos Tromboni FREE

180418_00_CinziaForte_MiniaturaFERRARA - Abbiamo incontrato il soprano Cinzia Forte durante la preparazione di un Elisir d'amore di Gaetano Donizetti dove erano impegnati alcuni suoi allievi e allieve del Conservatorio "Girolamo Frescobaldi" dove lei è docente. Si trattava di una recita preparata per le scuole di Ferrara e provincia. La Forte è napoletana di nascita e
...prosegui la lettura


Questo sito supporta PayPal per le transazioni con carte di credito.


Gli Amici della Musica giornale on-line dell'Uncalm
Via San Giacomo 15 - 44122 Ferrara (Italy)
direttore Athos Tromboni - webmaster byST
contatti: redazione@gliamicidellamusica.it - cell. +39 347 4456462
Il giornale č iscritto al ROC (Legge 249/1997) al numero 2310