Pubblicato il 08 Giugno 2018
Caloroso successo al Ravenna Festival per il pių celebre musical di Cole Porter
Kiss me Kate restaurato servizio di Athos Tromboni

180608_Ra_00_KissMeKate_StephanieCorley_phTristamKentonRAVENNA - Chi, esperto o anche solo semplice amatore di teatro musicale, si sarebbe lasciato sfuggire Kiss me, Kate (il musical di Cole Porter) presentato in prima nazionale al Ravenna Festival 2018? Nessuno, che fosse o abitasse a poche decine di chilometri dalla città degli esarchi. Infatti la sera del "debutto" nel Teatro Alighieri, il 7 giugno, si registrava l'esaurito; e lo spettacolo ha avuto altre tre repliche, compresa quella pomeridiana del sabato successivo. Si è trattato di un Kiss me, Kate "restaurato" rispetto all'originale di Porter, come ha precisato il responsabile dell'edizione critica David Charles Abell nel libretto di sala: «Jo Davies (il regista, ndr), Will Tuckett (il coreografo) ed io abbiamo cercato di rimanere fedeli al materiale originario pur ripensando lo spettacolo per il pubblico d'oggi. Tutte le parole e le note che sentite sono state scritte da Porter, dagli Spewack e dalla loro squadra musicale. Come è tradizione a Broadway, però, alcune canzoni sono state trasposte e adattate alle caratteristiche vocali del nostro cast.»
Peccato veniale, venalissimo, se si considerano le "trasposizioni" registiche d'oggi nell'opera lirica e le licenze di tagli e ripuntature in uso da sempre da parte di registi e direttori tutt'altro che ossessionati dalla filologia accademica. Fatto sta che Kiss me, Kate prodotto non dai manager dei musical statunitensi ma dai loro cugini inglesi di Opera North, è risultato molto meno jazzistico e molto più romantico (soprattutto nelle canzoni accompagnate con il lussureggiante colore degli archi) di alcune versioni universalmente note.

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Spettacolo molto bello e divertente, intendiamoci, perché tutto ha funzionato assai bene, arie solistiche e musica d'assieme, coreografie, scene, luci e costumi... tanto che il crogiolo è diventato non un miscuglio di stili, ma l'unificazione degli stili (canto sincopato e spianato, canto con voce lirica impostata e voce naturale, riff degli ottoni e cromatismo di violini e viole e violoncelli, cori da osteria e da - quasi - polifonia, eccetera) tutto ben dosato dentro un amalgama apparso omogeneo.
La storia, la trama, l'ispirazione drammaturgica, sono abbastanza comuni nel teatro: si racconta di una messinscena della commedia di Shakespeare, La bisbetica domata, che sul palcoscenico e dietro le quinte si intreccia umanamente con la vita reale degli attori, le loro aspirazioni, le miserie, le caratterialità; dimostrando che la commedia può essere non la finzione fatta  paradosso, ma lo specchio della vita quotidiana. Cole Porter fa cioè un musical sfruttando il cliché del "teatro dentro il teatro" (non fu l'unico e non sarà il solo: ricordiamoci dell'opera di Leoncavallo Pagliacci; o di Pirandello, Stasera si recita a soggetto, tanto per citare esempi ormai classici del repertorio italiano).
Sul palcoscenico del Teatro Alighieri di Ravenna si muove benissimo tutta la compagnia di Opera North, con le eccellenti coreografie di Will Tuckett (qui riprese da David James Hulston), la spumeggiante regia di Jo Davis (qui ripresa da Ed Goggin) e le strepitose luci di Ben Cracknell, una vera meraviglia. A colorare il tutto ci hanno pensato i variopinti costumi di Colin Richmond, in foggia rinascimentale quelli della commedia di Shakespeare, contemporanei anni '50 del Novecento quelli che vestivano i personaggi quando l'azione si svolgeva dietro le quinte e nei camerini del back-stage, e in genere in ogni circostanza durante la quale la scena passava dalla recita shakespeariana ambientata sul proscenio, alla realtà del quotidiano ambientata proprio nel back-stage.
Citiamo i cantanti e attori principali quali la superlativa Stephanie Corley (Lilli Vanessi/Kate), e poi Quirijn de Lang (Fred Graham/Petruchio), Zoë Rainey (Lois Lane/Bianca) e Alan Burkitt (Bill Calhoun/Lucentio), Alesha Pease (Hattie), oltre al funambolico attore/ballerino Stephane Anelli (Paul), che sono il vero motore della messinscena; ma anche gli altri sono stati splendidi, tutti bravissimi, molto molto bravissimi (ipersuperlativo, licenza linguistica del recensore, ndr).

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L'orchestra di Opera North, diretta dal maestro James Holmes, ha entusiasmato il pubblico al pari della compagnia di ballo e del coro, diretti rispettivamente dal già citato Hulston e da Oliver Rundell, tutti gratificati da prolungati applausi a scena aperta e dalle ovazioni finali del pubblico.
Insomma, dopo l'apertura alla grande con l'Orchestra Giovanile Cherubini diretta da Wayne Marshall, il Ravenna Festival ha offerto un'altra prova di originalità e acume artistico con questo musical in prima esecuzione nazionale, che fa centro in piena coerenza col sottotitolo/slogan di quest'anno: "Whe Have a Dream" ("A j ò fat un sogn") nella sua accezione fantastica, più che simbolico/politica. (Repliche al Teatro Alighieri, venerdì 8 giugno ore 20,30 e sabato 9 ore 15,30 e 20,30).

Crediti fotografici: Tristam Kenton per Ravenna Festival 2018
Nella miniatura in alto: la protagonista Stephanie Corley (Lilli Vanessi/Kate)
Sotto in sequenza: ancora la Corley con Quirjin de Lang (Fred Graham/Petruchio); la coprotagonista Zo
ë Rainey (Lois Lane/Bianca)
In fondo: due istantanee di Kenton sul corpo di ballo e sui costumi di Opera North





Pubblicato il 21 Marzo 2018
In scena al Politeama Rossetti il musical pių completo di Andrew Lloyd Webber
Sunset Boulevard un capolavoro servizio di Rossana Poletti

180321_Ts_00_SunsetBoulevard_AndrewLloydWeberTRIESTE - Politeama Rossetti. In viaggio con cinque tir, cento persone tra artisti e tecnici, dieci chilometri di cavi sul palcoscenico, parrucche da duemila euro, costumi fatti a mano, numeri da capogiro per uno spettacolo itinerante. Sunset Boulevard è in scena al Politeama Rossetti di Trieste, unica tappa italiana. Andrà ad Amsterdam e poi ritornerà in Inghilterra per una tournée nel Regno Unito. Lo spettacolo comincia con un omicidio: giornalisti, fotografi e reporter sono sul luogo del delitto, una villa di Hollywwod. Ma facciamo con il protagonista Joe Gillis, morto per un colpo di pistola, un passo indietro. Il sole è già tramontato da un po’ sulla villa di Sunset Boulevard. E’ infatti sera quando lo sceneggiatore Joe Gillis ci arriva per caso e per Norma Desmond, grande diva del cinema muto, sono ormai trascorsi vent’anni dal suo ultimo successo.  Un sole che non si accenderà più per lei, incapace di comprendere i cambiamenti, di adeguare le sue capacità artistiche ad un mondo tecnologico in continua evoluzione, che ormai macina tutto e tutti, esige tanto, paga poco, sfrutta i più, dando luogo alla genia dei disperati: attori senza ruoli, tecnici disoccupati, sceneggiatori perennemente a caccia di soggetti, aiuto registi in attesa di essere chiamati, comparse che fanno la fila per mangiare e pagare l’affitto.
180321_Ts_01_SunsetBoulevardQuesto è il mondo di Sunset Boulevard, la fabbrica del cinema della gloriosa Paramount, cinica e avida. Billy Wilder ne fece un film nel 1950, che poi Andrew Lloyd Webber musicò per trasformarlo in musical, il quale dal 1993 continua a mietere successi straordinari. Se lo stesso Lloyd Webber lo definisce la sua composizione più completa, lo spettacolo, che in questi giorni va in scena al Politeama Rossetti di Trieste, rappresenta, per dirla alla maniera cinematografica, un colossal. Scene straordinarie, costumi perfetti, una regia, quella di Nikolai Foster, che non consente neanche una sbavatura alla recitazione e alla complessa macchina che muove le scene.
Il pezzo forte è rappresentato dall’orchestra che suona dal vivo, sedici musicisti che donano allo spettacolo un’emozione maggiore, un calore decisamente eccezionale. I protagonisti si muovono sul palcoscenico che è una macchina perfettamente oliata, la recitazione è sorprendente, le voci strabilianti a partire da quella di Ria Jones, che subentrò, nel ruolo di Norma Desmond, a Glenn Close, quando la famosa attrice ebbe un malore durante la recitazione. Calda, potente, a tratti graffiante, la sua tonalità tradisce una voce matura, perfetta anche nella forma fisica, vestita di tutto punto, “come una gallina” dirà di lei Joe Gillis. Paillettes, piume, cappellini, un’auto d’epoca che la Paramount vorrebbe per girare un film. Sarà questo equivoco, l’idea cioè che la casa cinematografica cerchi lei per un ingaggio mentre vorrebbe solo affittare la vettura, a creare le premesse per il finale tragico. Come nel film, nel musical la diva si innamora del giovane sceneggiatore, capitatole per caso tra le mani e trattenuto a forza di denaro e regali.
E Joe Gillis, interpretato magistralmente da Denny Mac con un timbro squillante e potente, cederà per bisogno, ma quando la donna gli ruberà la speranza di un amore e di una vita normale, getterà in faccia alla vecchia attrice la verità, finendo morto ammazzato nella piscina; e la Desmond impazzirà.
Tutto si muove vorticosamente in scena, sembra sempre di essere dietro ad una cinepresa. Soltanto nel salotto di Norma il mondo si ferma e torna indietro nel tempo a quella Salomè che con il solo sguardo ammaliatore sarebbe capace di accendere i fans dell’artista. Un maggiordomo, che poi si scoprirà essere il primo marito di lei e anche il grande regista Max von Meyerling, le dedica tutte le attenzioni possibili.

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“E’ una donna fragile, madame – dirà – bisogna evitarle ogni contraccolpo”: Adam Pearce è uno splendido basso-baritono con un’estensione di voce che gli regala in alcuni passaggi delle sue canzoni applausi a scena aperta. Il pubblico entusiasta applaude alla forza della musica di Sunset Boulevard, di canzoni come “As il we never said goodbay” che Barbra Streisand portò al grande successo nel mondo.
In scena a Trieste fino al 25 marzo 2018.

Crediti fotografici: Ufficio stampa del Politeama Rossetti di Trieste
Nella miniatura in alto: il compositore Andrew Lloyd Webber





Pubblicato il 09 Luglio 2017
Avviate e proseguita con successo la settimana della piccola lirica al Politeama Rossetti
L'Operetta chiama Budapest e Trieste servizio di Rossana Poletti

170710_Ts_01_LOperettaFranzLeharTRIESTE - In città e nel territorio triestino la tradizione dell’operetta ungherese viene da lontano, da quei favolosi anni '60 del Novecento, quando per svariate motivazioni il Teatro Verdi interruppe il Festival (era la prima volta e non fu senza dubbio l’ultima), per riprenderlo soltanto nel 1970 al Politeama Rossetti. A mantenere la tradizione, che aveva visto un Castello di San Giusto strapieno e traboccante di pubblico e di tanti personaggi straordinari, dal direttore d’orchestra Cesare Gallino alla cantante ungherese Rosy Barsony, da Elvio Calderoni alla coppia sfavillante di Martha Eggert e Jan Kiepura, in quel decennio ci aveva pensato un imprenditore triestino, Emilio Paterniti, proprietario di una importante agenzia di viaggi, ora scomparsa. Aveva contattato direttamente a sue spese compagnie ungheresi di operetta e fatte esibire a San Giusto. Scorrendo le locandine dell’epoca si scoprono titoli più o meno noti e nel 1965 anche un “Budapest Show” che ricorda tanto nei contenuti il “Gran Galà dell’Operetta - Suoni del Danubio” che ha aperto, il 5 luglio 2017, la settimana di spettacoli al Rossetti, dedicata alla piccola lirica. Protagonisti i solisti, il coro, il corpo di ballo e l’orchestra del Teatro Nazionale dell’Operetta di Budapest, una compagine di un’ottantina di artisti agguerriti. Agguerriti, sì, è il termine giusto per definire un gruppo motivato, che gira senza intoppi, tutti cantano, tutti ballano, per parafrasare una macchina da guerra. Hanno proposto un lungo spettacolo diviso per temi: Vienna, Budapest, Ricordi parigini, Messaggi da terre lontane, Sangue e fuoco magiaro e per concludere l’esibizione della “Budapest Gipsy Orchestra”, con cembalo, violini, contrabbasso e fiati, che ha interpretato una strepitosa Csardas di Monti, a suggerire che la musica non ha frontiere neanche nei generi.
Veri protagonisti della serata sono stati i brani degli austro-ungarici Lehár, Kálmán e Abraham, a cui aggiungere la bellissima “Quinta Danza ungherese” di Brahms, un pizzico di Stolz e Strauss e poco altro. “La Vedova allegra”, “Pipistrello”, “La Principessa della csardas”, “Vittoria e il suo Ussaro”, “Giuditta”, “Zarevitsch” titoli famosi a cui si sono aggiunte arie da operette di cui i nostri palcoscenici hanno perso la memoria: Madame Pompadour, Zircus Prinzessin e altre che non hanno comunque mancato di entusiasmare il pubblico. L’apertura dedicata al bellissimo valzer di Strauss, Sangue viennese, ha visto volteggiare coppie di ballerini candidi e luccicanti, che si sono calati anche in parti buffe e divertenti di soldati ubriaconi, oppure in perfetti costumi nazionali magiari, il cui spirito la compagnia intera rappresenta profondamente.

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Non potevano mancare arie romantiche e passionali, da Meine Lippen a Tu che m’hai preso il cuor di Ferenc Lehár, dalla Leggenda della Vilja a Vien Tzigan dalla “Contessa Maritza” di Imre Kálmán, per concludere con canti d’insieme come Bruna Bimba d’Ungheria e il can can tratto da “La Bajadera” sempre di Kálmán. Non si sono risparmiati i cantanti Monika Fischl e Zsolt Vádas, Anita Lukach e Gergely Boncer e molti altri.
Il giorno dopo si volta pagina e scene, perché sul palcoscenico del Politeama Rossetti è apparsa “La Vedova allegra”. Mai fu vista qui una Vedova così allegra. Un solo motivo: l’allestimento, una vivace versione del capolavoro di Franz Lehár da parte del Teatro Nazionale dell’Operetta di Budapest. Ma non è stata l’unica particolarità della situazione: in scena infatti una compagnia ungherese che cantava e recitava in italiano un’operetta scritta in tedesco. Benvenuti nella MItteleuropa, solo da queste parti possono accadere situazioni di questo tipo. Anzi se possiamo aggiungere un commento, il linguaggio approssimativo, gli accenti sbagliati hanno donato alla rappresentazione un nonsoché di esotico da renderla anche più spassosa. Ad un primo tempo più lento, con qualche incertezza negli attacchi, si è arrivati poi ad un secondo tempo scoppiettante in cui emergeva tutta la passione travolgente dei due protagonisti, Anna Glawary e il conte Danilo, e le esuberanze della piccola, buffa corte del Pontevedro. Franz, o meglio ancora Ferenc, Lehár rincorse per tutta la vita la composizione di un’opera; avrebbe voluto a tutti i costi proporne una e, negli anni della sua permanenza a Pola quando dirigeva la banda militare, conobbe il poeta Felix Falzari. Assieme scrissero Kukuschka, che però non ottenne il successo che Lehár avrebbe desiderato per permettergli di abbandonare il lavoro nella città istriana e cercare maggior fortuna nella capitale dell’Impero. In quegli anni suo mentore era stato Antonio Smareglia, che nel 1895 aveva composto le Nozze istriane, su libretto di Luigi Illica, vero suo grande capolavoro di ispirazione wagneriana, per il quale aveva avuto gli apprezzamenti di grandi musicisti dell’epoca, da Brahms a Puccini e Richard Strauss. Franz Lehár resterà il re dell’operetta nella sua epoca d’argento, fino a quegli anni Trenta in cui l’operetta lascerà il passo alla rivista, e la tristezza per un mondo in dissoluzione, sia sul versante musicale, sia per la distruzione dell’Impero Austro-ungarico, sarà ben espressa nel suo Paese del Sorriso, unica operetta con un finale non lieto, nella quale la malinconia prende spesso il posto della gioia e della gaudenza.
Ma torniamo ai nostri eroi ungheresi, che portano in scena un’energia inconsueta sui nostri palcoscenici. Cantanti, ballerini e coro hanno nelle corde della loro preparazione tutti gli elementi che rendono l’operetta vivace. Tutti quanti cantano, recitano ballano, compiono vere evoluzioni ginniche in scena. Hanno una particolare predisposizione per la vis comica e passionale, d'altronde come abbiamo avuto modo di constatare per il Galà, sono magiari e il loro animo si esprime in questo modo. Regalano a Lehár quel minimo di “ungheresità”, passate l’espressione, che il compositore invece non ebbe. A questo proposito si distingueva dal suo contemporaneo e conterraneo Imre Kálmán, il quale della sua terra aveva conservato lo spirito che trasmetteva a tutte le sue composizioni.

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La storia di Anna Glawary è troppo nota per essere ricordata. Monika Fischl, che la interpreta, incanta per la sua brillante presenza scenica. Va invece ricordato che Lehár in questa operetta deride il piccolo regno del Montenegro, povero e arretrato, e che questo fatto si evidenzia nel bisogno della corte di far sposare il conte Danilo, il bravo Zsolt Vádas, alla ricca giovane ereditiera. Questa evidente derisione, messa in atto anche attraverso i buffi e sciocchi personaggi della corte pontevedrina, l’assonanza del nome poi è significativa, innescò a quel tempo grandi proteste in tutti i teatri dell’impero, ma in particolare a Trieste, città in clima di irredentismo, anche perché la montenegrina Elena era finita in sposa al re d’Italia. Due personaggi triestini compaiono nel gruppo ungherese. Andrea Binetti nei panni del Barone Zeta, il cornificato padrone di casa, che con il suo fedele servitore Njegus, interpretato da Alessio Colautti, costruiscono il telaio su cui si innestano arie, melodie e gag dell’operetta. La dirigenza ungherese ha già annunciato per la prossima stagione un’operetta di Kálmán, ancora in lingua italiana. Peccato che Trieste non creda più al successo dell’operetta (teatro sempre pieno con prezzo del biglietto non proprio simbolico) e si debba ricorrere a forze esterne per avere grandi allestimenti. Forse per dirla con Colautti “Trieste è più amata dagli altri che dagli stessi triestini”.

Crediti fotografici: Fototeca gli Amici della Musica.Net
Nella miniatura in alto: il compositore più rappresentantivo dell'Operetta, Franz Lehár
Al centro: il momento culminante del Gran Gala d'apertura
Sotto: scena da La vedova allegra allestita al Politeama Rossetti






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Parliamone
La Euyo se fosse la chiave di volta?
intervento di Athos Tromboni FREE

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La Euyo prende residenza a Ferrara e Roma

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Vocale
Mefistofele sotto la luna rossa
servizio di Attilia Tartagni FREE

180809_VillaRamona_00_FrancescoElleroDArtegna_phCarloMorgagniVILLA RAMONA (RA) - Grande successo per “Ricordando Arrigo Boito” il 27 luglio 2018 a Villa Ramona di San Pietro in Trento, location prestigiosa della provincia ravennate che accoglie ogni estate un concerto lirico organizzata dall’Assessorato al Decentramento del Comune di Ravenna, dall’Associazione culturale Villa Ramona e dal
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Opera dal Nord-Est
Aida e Carmen i cast alternativi
servizio di Simone Tomei FREE

180807_Vr_00_Aida_SusannaBranchini_FotoEnneviVERONA - Vengo a voi con un po' di ritardo nel darvi conto della mia “incursione” areniamo delle idi di agosto dove ho assistito ad una ripresa della Carmen di Bizet e dell’Aida di Giuseppe Verdi per ascoltare i cast alternativi di questa stagione estiva; l’elemento comune alle due serate è stato senza dubbio il caldo torrido che si è abbattuto
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Echi dal Territorio
Quarta Academy col Macbeth
servizio di Attilia Tartagni FREE

180806_Ra_00_Academy_MutiRiccardoRAVENNA - Il 2018 per Riccardo Muti è stato decisamente l’anno del Macbeth di Giuseppe Verdi. Dopo l’opera in forma di concerto con  il Maggio Musicale Fiorentino a Firenze e al Ravenna Festival, essa è stata materia di studio per l’alta formazione in direzione d’orchestra e in accompagnamento pianistico dei cantanti nella 4°
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Opera dal Nord-Est
Grande Nucci nel bel Barbiere
servizio di Simone Tomei FREE

180805_Vr_00_IlBarbiereDiSiviglia_LeoNucci_FotoEnneviVERONA - E con la sera del 4 agosto 2018 ecco che si invola sul palcoscenico dell’Arena di Verona il quinto titolo previsto per la 96.ma stagione nell’anfiteatro scaligero: Il Barbiere di Siviglia di Gioachino Rossini; nella ricorrenza delle celebrazioni per i centocinquanta anni dalla morte del compositore, il tributo dovuto al grande pesarese non
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Echi dal Territorio
Se Saccon suona in in a-solo
servizio di Gianluca La Villa FREE

180802_Levanto_00_SacconChristianJosephLEVANTO - Doveva trattarsi di un concerto revival del celebre esordio di Jascha Heifetz il 27 ottobre 1917 in Carnegie Hall, nella triade storica pensata dal Comitato per i Grandi Maestri,e che già vide nel Ridotto del Teatro di Ferrara, con il duo Christina Joseph Saccon-Luigi Di Ilio, i revivals di famosi concerti di Ferenc de Vecsey e Vasa Prihoda.
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Opera dal Nord-Est
Turandot, Aida, Nabucco di fine luglio
servizio di Simone Tomei FREE

180801_Vr_00_ArenaFineLuglio_Nabucco_RebekaLokar_phEnneviVERONA - L'incipit del Canto notturno di un pastore errante per l'Asia di Giacomo Leopardi ben si attaglia alle ultime tre sere del mese di luglio vissute dal sottoscritto in Arena a Verona; esse infatti sono state scandite proprio da un denominatore comune: la Luna. È stata proprio lei, la Luna, la protagonista sovra la Musica che ci ha accompagnato al suo
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Eventi
Il Maggio Fiorentino presenta il biennio
redatto da Athos Tromboni FREE

180731_Fi_00_IlMaggioFiorentinoPresentaIlBiennio_CristianoChiarotFIRENZE - Questi i contenuti della conferenza stampa di presentazione del "biennio fiorentino": saranno - i prossimi - due anni di intensa programmazione, con 34  titoli di lirica di cui 15 nuovi allestimenti,  balletti e 30 concerti sinfonici per un totale di 179 serate (143 di lirica, 6 di balletto e 30 di sinfonica). Il Maggio Musicale Fiorentino
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Jazz Pop Rock Etno
Interpretando Paco de Lucia
servizio di Edoardo Farina FREE

180728_Fe_00_PacoDeLuciaFERRARA - Musica a Marfisa d’Este nel giardino della splendida loggia rinascimentale, tra i migliori esempi di residenza signorile ferrarese del XVI° secolo, idonea sede in grado di ospitare una piacevole  iniziativa estiva organizzata dal Circolo Culturale Amici della Musica “Girolamo Frescobaldi” in collaborazione con Fondazione Teatro Comunale di
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Classica
Passini sei corde di grande musica
servizio di Edoardo Farina FREE

180726_Fe_00_GiordanoPassini_Fe180724_03FERRARA - E' tornata la Musica a Marfisa d’Este nel giardino della splendida loggia rinascimentale. Non sono mancati fino a oggi, e non mancheranno nel futuro prossimo della rassegna (che si concluderà il 15 agosto), prestigiosi appuntamenti in un ricco programma che ha compreso l’Orquestra Típica Estetango, voce, pianoforte
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Personaggi
Musica in memoria di Raoul Gardini
servizio di Attilia Tartagni FREE

180725_Ra_00_ConcertoInMemoriaRaoulGardini_RiccardoMuti_RaoulGardiniRAVENNA - Lunedì 23 luglio 2018, Sant'Apollinare, patrono di Ravenna, resterà nel ricordo dei ravennati come la giornata dedicata alla memoria dell’imprenditore Raul Gardini scomparso venticinque anni fa. Egli è stato ricordato, per volontà della famiglia e della relativa Fondazione, con una Messa e commemorato con un grande evento musicale
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Opera dal Centro-Sud
Traviata degli specchi d'attualitā
servizio di Simone Tomei FREE

180723_Mc_00_LaTraviata_SalomeJicia_phAlfredoTabocchiniMACERATA - Ho volutamente aspettato qualche giorno per parlare della mia ultima avventura maceratese che mi ha visto partecipe dell'allestimento di La traviata di Giuseppe Verdi ad opera del regista Henning Brockhaus con le scenografie di Josef Svoboda; ebbene sì la mitica ed unica "Traviata degli specchi"; per me era
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Opera dal Centro-Sud
Fresco e tonico Elisir d'amore
servizio di Simone Tomei FREE

180722_Mc_00_ElisirDAmore_DamianoMichielettoMACERATA - Se la prima serata del Macerata Opera Festival ha visto il "sacrifizio" della Musica a pro della regia, con L'elisir d'amore di Gaetano Donizetti del 21 luglio 2018 si è invece celebrata musicalmente l'assoluta fedeltà alla filologia e alla riscoperta di pagine ormai cadute nell'oblio dei tagli di tradizione; è così che sotto le mani dell’eclettico M°
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Jazz Pop Rock Etno
Byrne d'oggi oltre i Talking Heads
servizio di Attilia Tartagni FREE

180720_Ra_00_DavidByrne_phZani-CasadioRAVENNA - Un concerto-evento “American Utopia Tour” di David Byrne il 19 luglio 2018 al Pala De André, sold-out in ogni ordine di posti, con pubblico in fibrillazione e altissima percentuale giovanile nonostante il cantante-produttore-fotografo-regista-autore-musicista raffinato e poliedrico con propensione all’arte visuale, già assegnatario
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