Pubblicato il 26 Agosto 2020
Conclusa con successo la rassegna 'Tempo d'estate in Castello' voluta dal Teatro Comunale Abbado
Le contaminazioni di Formignani servizio di Athos Tromboni

200826_Fe_00_TempoDEstateInCastello_CopertinaCdFERRARA - Conclusa con un altro "tutto esaurito" la rassegna Tempo d'estate in Castello grazie al concerto pop-rock (ma con numerose incursioni nel blues) di Roberto Formignani e la sua band. La serata ha consentito al chitarrista e cantautore ferrarese di presentare la sua ultima fatica discografica: un cd con dodici incisioni delle quali ben undici sono a firma Formignani, mentre la dodicesima (Ramblin' on my mind) è la riproposizione di un blues di Robert Johnson lanciato nel 1936 e poi divenuto evergreen per jazzisti e anche cover di grandi chitarristi pop-rock come ad esempio Eric Clapton che ne fece una sua hit a metà degli anni '70 del Novecento.
Alla serata musicale hanno portato il loro saluto l'assessore alla cultura del Comune di Ferrara, Marco Gulinelli, e il presidente del Teatro Comunale "Claudio Abbado", Mario Resca.
«Abbiamo voluto chiudere alla grande la rassegna Tempo d'estate in Castello con un artista ferrarese di respiro internazionale - ha detto dal palco l'assessore Gulinelli nel suo discorso di saluto - e siamo orgogliosi di presentare un musicista che ha scelto di lavorare proficuamente nella nostra città, sia come artista in prima persona, sia come docente e direttore della scuola di musica dell'Associazione Musicisti, una scuola di altissimo livello e molto attrattiva per i giovani.»
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Dal canto suo Resca ha ribadito che «... il Teatro Comunale Abbado ha voluto, dopo anni, partecipare alla vita estiva della città; siamo cioè usciti dalla nostra sede per incontrare Ferrara; siamo fra le istituzioni culturali più importanti del nostro territorio e per questo vogliamo essere sempre più vicini ai cittadini; il nostro è un progetto ambizioso: Ferrara ha una grande vocazione culturale e noi vogliamo attrarre molte risorse turistiche e offrire, ai ferraresi e al Paese, grandi opportunità in questo settore.»
Dopo i saluti istituzionali ha preso avvio il concerto, con un pezzo da scossa elettrica: Muddy Waters. Questa canzone di Formignani e pure anche tutti gli altri testi, sono in inglese. Il concerto (e così il cd che consegnerà le sue canzoni alla storia) ha beneficiato di generi contigui ma diversi: dal rock al blues, dal pop al country, finanche alle marezzature del jazz mainstream. Una tavolozza musicale che si è arricchita e ha beneficiato delle "contaminazioni" fra stili, comunque non distanti fra loro.
Segnaliamo per i nostri lettori (e... forse... anche per il nostro gusto personale), la esplosiva Play for the revolution, la folkeggiante Hippy e le solo strumentali White rose (in odore di country conclamato) e la swingante Blue sunrise con la quale il chitarrista e cantautore ferrarese risponde apertamente, senza finti pudori ma anche senza alterigia, al richiamo ineffabile di Robert Johnson, il bluesman nero entrato nella storia.
Assieme ha Roberto Formignani (chitarra elettrica, acustica e voce) hanno suonato Alessandro Lapia (basso), Roberto Morsiani (batteria), Ambra Bianchi (flauto traverso e voce), Massimo Mantovani (tastiere), Roberto Poltronieri (chitarra elettrica), Enrico Cipollini (chitarra acustica, suonata alla maniera della chitarra sdraiata sulle ginocchia, Beh Harper style) e Paolo Giacomini (armonica a bocca).

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Lunghi applausi e ovazioni hanno salutato la conclusione del concerto, con la concessione di bis a grande richiesta.
(La recensione si riferisce al concerto di martedì 25 agosto 2020

Crediti fotografici: Fototeca gli Amici della Musica.Net e Ufficio stampa della rassegna Tempo d'estate in Castello
Nella miniatura in alto: la copertina del cd di Roberto Formignani
Sotto: i saluti al pubblico dell'assessore Marco Gulinelli (a destra) e del presidente Mario Resca
Al centro e in fondo: panoramiche sul concerto





Pubblicato il 20 Agosto 2020
Il cortile del Castello Estense cornice per musiche di De André, Guccini, Fossati e Conte
Un mondo a pių voci servizio di Athos Tromboni

200820_Fe_00_UnMondoAPiuVoci_AlessandroAdamiFERRARA - Era un progetto che Ellade Bandini covava da tempo, e ne aveva parlato qualche volta con gli amici del Gruppo dei 10 di Ferrara, tanto che tale progetto non era più un segreto, anche se mai specificato nei dettagli. E mercoledì 19 agosto 2020 il progetto di Bandini (titolato Un mondo a più voci) è diventato esecutivo, persino nei dettagli: portare anche nella città estense, su un  palco, alcuni fra i pochi, selezionati, musicisti che avevano affiancato in concerti e in sala d'incisione cantautori quali Fabrizio De André, Francesco Guccini, Ivano Fossati e Paolo Conte. 
L'ambientazione, per un appuntamento tanto suggestivo, era il massimo che Ferrara potesse offrire: il cortile del Castello Estense. E così il 19 agosto il batterista Ellade Bandini, insieme con il polistrumentista (anzi, meglio sarebbe dire il poliancista, visti gli strumenti ad ancia suonati durante la serata) Mario Arcari e al chitarrista Giorgio Cordini (che in alcuni brani ha lasciato la chitarra per il bouzouki) ha dato vita ad una serata pop di grande godibilità. Nel primo set canzoni di Conte, Fossati, Guccini e De André trascritte per gli strumenti citati (ma anche alcune cantate da Cordini) e nel secondo set canzoni esclusivamente di De André per la voce di un comprovato interprete del cantautore genovese, il bravo Alessandro Adami.
Bandini lo ha spiegato a un pubblico numeroso quella che sarebbe stata la "filosofia-guida" della serata: «Fate conto di essere presenti come spettatori in una sala di incisione, quando i musicisti si trovano con il cantante e vengono provate le prime ispirazioni, anche le prime improvvisazioni, per la realizzazione di un arrangiamento. Ecco, stiamo arrangiando le melodie e i ritmi delle canzoni che sentirete.»
Poi il batterista ferrarese ha succintamente raccontato i momenti in cui loro tre (Bandini, Arcari, Cordini) si sono incontrati, hanno fatto conoscenza, hanno imparato ad apprezzarsi vicendevolmente, hanno lavorato frequentemente assieme, soprattutto in sala d'incisione, perché chiamati sempre dai più celebri artisti del pop nostrano.

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Non c'è dubbio che la parte più creativa del concerto è stata la prima, dove la libertà d'espressione dello strumentista non vincolato al rispetto della linea vocale dettata dal cantante ha potuto essere sfogata anche nell'esecuzione di virtuosismi dell'oboe, del clarinetto, dei flauti e flautini, della chitarra, della batteria, anche con improvvisazioni di sapore jazzistico.

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Ma non c'è altrettanto dubbio che la parte più suggestiva del concerto è stata la seconda, dove i più celebri (e celebrati) capolavori di Fabrizio De André hanno rivissuto nella voce di Adami, particolarmente calda e profonda, somigliante come timbro e morbidezza a quella del compianto cantautore genovese: ecco dunque la successione di brani (cantati sottovoce anche da gran parte del pubblico) come Bocca di rosa, Via del Campo, Il bombarolo, La guerra di Piero, La canzone dell'amore perduto (qui con l'intervento a sorpresa del violinista Marcello Corvino per il tema tutto strumentale del preludio e dell'interludio contenuti nella canzone), Crueza de Ma e tante altre.

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Il concerto è stato molto bello, a tratti entusiasmante, una serata anche inconsueta, con musica pop di qualità proposta da strumentisti di qualità; in definitiva, un evento che ha certificato ancora una volta che Ferrara città d'arte e cultura non è uno slogan.

Crediti fotografici: Fototeca gli Amici della Musica.Net
Nella miniatura in alto: il cantante Alessandro Adami
Sotto in sequenza: Ellade Bandini, Mario Arcari, Giorgio Cordini
Al centro: il trio Arcari, Cordini, Bandini in azione
In fondo: panoramica sul secondo set, con l'intervento di Adami (secondo da sinistra)





Pubblicato il 31 Luglio 2020
Il Pavaglione di Lugo di Romagna ha fatto da splendida cornice ad una serata del Ravenna Festival
Bacalov una vita da film servizio di Athos Tromboni

200731_Lugo_00_LuisBacalov-UnaVitaDaFilm_VittorioDeScalzi_phZani-CasadioLUGO (RA) - Luis Bacalov, pianista, compositore, direttore d’orchestra e arrangiatore argentino naturalizzato italiano, è scomparso a Roma il 15 novembre 2017, all'età di 84 anni. Nel primo anniversario della morte era stato presentato in anteprima lo spettacolo musicale/multimediale Una vita da film: Luis Bacalov, diretto dall’amico Carlos Branca, regista, e Rosanna Pavarini, aiutoregista, la cui struttura fu creata dal compositore stesso prima della sua scomparsa. Ravenna Festival ha riproposto quello spettacolo nella suggestiva cornice del Pavaglione di Lugo di Romagna, quarto e ultimo appuntamento nella cittadina romagnola del Festival stesso. Rispettati tutti i protocolli sanitari delle norme anti-Covid, ecco dunque la sera di giovedì 30 luglio 2020 riempirsi il Pavaglione di spettatori: cos'è stato quel concerto, o meglio, quello spettacolo musicale/multimediale?
Lo spiega bene il programma di sala elaborato da Federico Savini: « Parlare di spettacolo “sincretico” forse a qualcuno suonerà pomposo, ma bisogna ammettere che non c’è altro termine per tenere insieme le sfaccettature di un’esistenza che vale almeno per tre, e merita eccome il titolo di Vita da film. Questo perché, appunto, di Luis Bacalov ce ne sono quanto meno tre: il geniale autore e arrangiatore della musica pop italiana, l’eclettico compositore di colonne sonore per il cinema e, in ultimo, il “teatralizzatore” di sé stesso, visto che lo spettacolo era stato concepito, insieme al regista e autore Carlos Branca, dallo stesso Bacalov.»


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Il grande palco del Pavaglione ha accolto i musici e gli attori (o, per meglio dire, l'attrice) che hanno condotto e animato la serata: Maria Grazia Cucinotta (voce narrante), Vittorio De Scalzi dei New Trolls (canto, flauto e tastiere), gli Ànema (al secolo: Marcello Corvino e Laura Sarti, violini; Fabio Tricomi, flauti, oud e percussioni; Biagio Labanca, chitarre e cori; Massimo De Stephanis, basso elettrico e cori; Maurizio Brancone, batteria e percussioni).
Lo spettacolo ha raccontato per sintesi la biografia artistica di Bacalov (che fu grande amico di Ennio Morricone), con la voce narrante della Cucinotta. La narrazione era arricchita da spezzoni di film dei quali il compositore argentino aveva firmato le colonne sonore; e proprio le colonne sonore dei principali film di successo sono state eseguite dal vivo dagli Ànema e da Vittorio De Scalzi: quest'ultimo oltre a guidare l'ensemble dei musici nell'esecuzione del "Concerto grosso per i New Trolls" scritto da Bacalov (nel 1971 fu il disco della band che ottenne un grande successo di vendite), ha anche proposto una recente canzone scritta appositamente in memoria proprio di Bacalov: Una vita da film.
All'inizio dello spettacolo, sul palco vuoto, mentre sui tre maxischermi veniva proiettato il logo della Titanus con il celebre stacchetto musicale di quella casa cinematografica, irrompeva il regista Carlos Branca: «No! No! No! Non è un film che dobbiamo proiettare stasera, ma "Una vita da film" per ricordare Luis», spiegando che all'inizio della carriera fatta tutta in Italia il compositore, con il suo tocco, ha marchiato a fuoco alcune perle melodiche incastonate nel nostro immaginario collettivo. Qualche esempio? Il Nico Fidenco di Legata ad un granello di sabbia e poi ancora il Gianni Morandi di Fatti mandare dalla mamma (sue le musiche), Rita Pavone (La partita di pallone e diverse altre), Mina (Mandalo giù, tirati su), e soprattutto Sergio Endrigo, con il quale la collaborazione è stata lunga e assai fruttuosa, da classici intramontabili come Io che amo solo te e Canzone per te, fino agli album “concept” che si affacciavano sugli anni ’70 del Novecento.
All'ascolto si è capito che a Lugo si era in presenza di uno spettacolo collaudato, della durata di poco più di 90 minuti, che ha riassunto in maniera didascalica ma molto significativa una carriera inimitabile: sono state proposte in video e dal vivo molte canzoni, poi usate per il cinema o il teatro (nella fattispecie il thriller La vittima designata di Maurizio Lucidi, con Tomas Milian), perché appunto il compositore italo-argentino si era già fatto un nome in quel settore. Addirittura nel remoto 1954, Bacalov aveva lavorato alle musiche di Questi fantasmi per Eduardo De Filippo e negli anni ’60 avrebbe firmato e arrangiato le colonne sonore di pellicole come Il Vangelo secondo Matteo di Pier Paolo Pasolini e altri film di Ettore Scola, Luciano Salce, Pasquale Festa Campanile ed Elio Petri.
«Terreno di esplorazione creativa anche più privilegiato - ricorda ancora il programma di sala di Savini, ripreso anche dalla narratrice - fu però il cosiddetto “cinema di genere” dei vari Lucio Fulci, Umberto Lenzi, Ruggero Deodato e Sergio Corbucci, per il quale Bacalov compose lo score del mitico Django (utilizzato più avanti da Quentin Tarantino, a riprova che non c’è solo il grande Ennio Morricone nelle grazie del regista americano). Il nome di Bacalov è pressoché proverbiale nel mondo delle colonne sonore anche grazie al lavoro per un poliziottesco archetipico come il protagonista di Milano Calibro 9 (Gastone Moschin) di Fernando Di Leo (pluricitato da una band odierna come i Calibro 35, che proprio dalla devozione per quelle musiche sono partiti) e un film di molti anni dopo come Il postino di Michael Radford (1994), con l’ultima struggente interpretazione di Massimo Troisi e della stessa Maria Grazia Cucinotta.»
Non è mancato un momento specifico dedicato a Ennio Morricone, con l'esecuzione dal vivo del tema di un grande film come Nuovo Cinema Paradiso e, per chiudere la serata, l'esecuzione di un bis a grande richiesta: non poteva che essere lo stupendo Adagio del "Concerto grosso per i New Trolls" di Bacalov.
La serata era calda ma non torrida; la Luna di tre/quarti faceva risplendere il cielo notturno; il Pavaglione era bellissimo nella sua veste rimodernata (pavimentazione, luci, alberi e piante vive). E la musica, oltre al resto, indimenticabile.

Crediti fotografici: Foto Zani-Casadio per il Ravenna Festival
Nella miniatura in alto: Vittorio De Scalzi dei New Trolls
Sotto, in sequenza: le suggestive panoramiche di Zani-Casadio dello spettacolo al Pavaglione di Lugo






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La Euyo prende residenza a Ferrara e Roma

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