Pubblicato il 13 Novembre 2018
Una ricerca storico-documentale per il 150° anniversario della scomparsa del compositore
Rossini nella cittā felsinea a cura di Edoardo Farina

181113_Bo_00_GioachinoRossiniABologna_minBOLOGNA - È Pesaro in possesso di tutti i titoli per essere definita la città di Rossini: in tale attivo e popoloso centro marchigiano, ha avuto i natali alla fine del Settecento il grande musicista  avendone vissuti i primi dieci e tornandoci nel periodo più fecondo di compositore, facendo qualche fugace apparizione per la rappresentazione di sue opere.
Oggi a Pesaro ne è intitolato sia il Conservatorio che il Teatro Comunale; si svolge ogni anno la rassegna estiva operistica “Rossini Opera Festival” di risonanza internazionale per rigore filologico e livello di interpretazione, ma in modo particolare in occasione del 150° anniversario della morte sono state molteplici le manifestazioni, prima fra tutte la nuova realizzazione del CIMP – 15.ma edizione del Concorso Internazionale Musicale Città di Pesaro.

Vita nella città felsinea
A Bologna invece il “Cigno” pesarese trascorse gli anni più importanti della sua formazione umana e musicale sino a quando ad appena 18 anni, iniziò la sua frenetica attività di operista, comprendente la stesura compositiva e la concertazione di ben quaranta lavori, conducendolo  nei successivi anni a viaggiare fra le più importanti città musicali italiane ed europee, stabilendosi quindi a Parigi. Ritornò a soggiornare nel capoluogo emiliano all’età di 37 anni per un periodo di riposo, ricco di riconoscimenti ed elogi, condizione che era però destinata a prolungarsi ben più a lungo di quanto i suoi contemporanei si attendessero. In questo secondo momento durato con qualche breve interruzione per ben diciannove anni, visse appagato da un grande benessere economico, dal successo e dalla gloria che tutto il mondo gli tributava. Rinunciò alla città felsinea di adozione solo in seguito ai moti rivoluzionari che la coinvolsero, trasferendosi a Firenze. Dopo pochi anni si recò nuovamente nella capitale francese ove visse l’ultimo periodo della sua esistenza, componendo ancora musica ma salvo rare eccezioni e per suo diletto, tra cui quelle per pianoforte portando il titolo Péchés de vieillesse (peccati di vecchiaia, tra cui la Musique Anodine scritta per la moglie).

181113_Bo_02_GioachinoRossiniABolognaInnumerevoli sono le pubblicazioni riguardanti la vita e l’opera del genio pesarese, cimentandosi in questo compito di ricerca anche letterati di chiara fama, quali nell’Ottocento Stendhal e nel secolo successivo Riccardo Bacchelli. Il più  completo e documentato ricercatore della vita di Rossini risulta però ancora oggi essere il musicologo marchigiano Giuseppe Radiciotti, (Jesi 1858 - Tivoli 1931), attraverso la monumentale biografia in tre volumi redatta negli anni 1927/29 oramai introvabile e di rado disponibile anche nelle biblioteche. Venuto personalmente e fortunosamente in possesso di una copia autografa, ne ho tratto gli elementi più suggestivi in merito ai rapporti di Rossini con Bologna, suddivisi nei due periodi più importanti relativi all’adolescenza e alla maturità. Molto altro materiale personale appartenuto a Rossini è oggi esposto presso il “Museo Internazionale e Biblioteca della Musica” sito nella centrale Strada Maggiore, tra cui una vestaglia da camera e la partitura originale de il Barbiere di Siviglia.            
Giovacchino Antonio Rossini, (detto solamente Gioachino, si badi con una sola c ) assieme al padre lughese Giuseppe, (soprannominato Vivazza) suonatore di tromba e corno e alla madre pesarese Anna Guidarini, cantante, giunse nella città emiliana nel 1804 all’età di dodici anni. Era nato a Pesaro il 29 febbraio dell’anno bisestile 1792, trascorrendo con scarsa educazione i suoi primi anni custodito saltuariamente dai genitori, i quali sovente erano lontani in quanto impegnati in attività musicali. Il padre in particolare aveva qualche conto in sospeso con l’autorità Pontificia, considerato un rivoluzionario, quindi la partenza dalla cittadina marchigiana dell’intera famiglia è appunto da attribuirsi a tale precaria situazione. Il viaggio ebbe una sosta intermedia di due anni a Lugo, dove il giovane acquisì i primi elementi di canto e pianoforte da Don Giuseppe Malerbi.
Con il trasferimento a Bologna gli studi divennero più sistematici mettendo in evidenza la sua grande predisposizione alla musica: il suo precettore fu ancora un prete, Padre Angelo Tesei, proveniente dalla prestigiosa scuola di Padre Giambattista Martini che gli impartì lezioni di canto, solfeggio, viola e cembalo, dimostrandosi rapidamente un buon esecutore e accompagnatore eccellente, ingaggiato in vari teatri dell’Emilia e delle Marche.  Già a quell’età iniziò per lui un’attività artistica ben remunerata, consentendogli di contribuire al sostentamento economico della famiglia.
Rossini aveva a quel tempo una limpida intonazione di soprano, molto richiesta dai maestri di cappella nelle chiese ove era vietato affidare tali parti alle donne. Aneddotica vuole che la madre si rifiutò per tempo dal farlo prelevare da impresari mercenari senza scrupoli che in cambio di  pochi soldi concessi alle famiglie non abbienti, ne proponessero la castrazione come era in usanza all’epoca riguardo le voci bianche, mantenendone in tal modo  la purezza per sempre e quindi lauti guadagni. 
Nel 1806, la sua notorietà di cantante era già talmente diffusa da permettergli di conseguire per acclamazione la nomina  ad accademico da parte della prestigiosa Accademia Filarmonica di Bologna, ottenuta al termine dello stesso anno alla ventunenne ma già affermata cantante spagnola Isabella Colbran (Madrid, 1785 – Castenaso Bo, 1845) -  che divenendo in seguito sua moglie ebbe tanta parte nella vita e nella carriera musicale del pesarese, prestigioso riconoscimento precedentemente conferito nel 1770 all’età di 14 anni al giovane salisburghese Wolfang Amadeus Mozart.
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Nello stesso anno, Rossini venne iscritto al Liceo Filarmonico di Bologna (già dalla fondazione, il Liceo ora Conservatorio di Musica Giambattista Martini, ebbe sede nell’ex convento di San Giacomo sulla piazza omonima, ora piazza Rossini) fondato appena un biennio addietro, nelle classi di violoncello, quindi pianoforte, ove ne continuerà l’apprendimento fino al 1810 e  contrappunto sotto la guida di Padre Stanislao Mattei;  questi ultimi studi però furono  interrotti a breve, causa gli impegni sempre più presenti connessi con il concertismo. A partire dallo stesso anno inizia l’attività di operista, inviando in scena al Teatro San Moisé – Giustinian di Venezia (attivo dal 1640 al 1818, oggi inesistente) l’opera La cambiale di matrimonio, commissionatagli dall’impresario marchese Cavalli per intercessione di un amico del padre di Gioachino, il compositore Giovanni Morandi. Il libretto fu scritto in pochi giorni, ma dopo la prima prova egli dovette sottostare al volere di alcuni cantanti che pretesero diverse modifiche alle parti, pena la mancata partecipazione allo spettacolo, costume e capriccio dell’epoca assai diffuso.
Sull’assiduità e la costanza prestati negli studi di Liceo e sui risultati conseguiti, i documenti confermano giudizi più che lusinghieri. Compose una Messa, un Graduale, e la sua prima opera lirica Demetrio e Polibio, che venne rappresentata soltanto nel 1812 al Teatro Valle di Roma. In particolare nell’anno 1808, gli fu assegnato l’incarico di musicare una cantata da eseguirsi nel saggio finale dei migliori alunni del Liceo, avente per titolo Il pianto di Armonia sulla morte di Orfeo, cerimonia ed evento ampiamente descritti tramite dettagliate notizie riportate sui giornali dell’epoca “Il Redattore del Reno” e “La Gazzetta di Bologna”.  
Nel 1811  si concentra nella direzione e concertazione a Bologna dei saggi dati dagli Accademici Concordi e nella composizione e arrangiamento di due opere rappresentate al Teatro del Corso: L’equivoco stravagante e Il trionfo di Quinto Fabio, entrambe ottenendo però uno scarso successo. Durante la prova generale di quest’ultima, il contegno dei coristi lo irritò a tal punto che egli li minacciò con il bastone: la direzione riconobbe giuste le loro querimonie e fece tradurre il compositore al Corpo di Guardia. Ivi, il Prefetto dipartimentale, dispose di liberarlo solo in considerazione del danno che avrebbe arrecato la sospensione della messa in scena e ammonì il giovane maestro a non usare in futuro espressioni minacciose, pena una pesante condanna.

La conquista della celebrità
Il lavoro sempre più intenso di questi anni, conduce Rossini lontano da Bologna e dai genitori residenti, divenendo soltanto un porto ove rientrare al termine di ogni stagione teatrale. Rappresenta opere nei teatri di Venezia, Ferrara, Roma, Milano: qui, nel 1812, al Teatro alla Scala ottiene il primo grande successo con le 53 repliche dell’opera buffa La pietra di Paragone successo che gli fruttò, tra l’altro, l’esenzione dal servizio militare.
Ma la vera celebrità viene conquistata nel 1813 al Teatro la Fenice di Venezia con la sua prima opera seria Tancredi, interpretata dal virtuosissimo soprano Giuditta Pasta, opera che in breve fece il giro trionfale dei principali teatri italiani e stranieri. 
Dopo altre fortunate rappresentazioni ancora a Milano e Venezia, Rossini ritorna a Bologna nel 1815 dove compone le note del manoscritto andato perduto per l’inno patriottico Agli italiani celebrando l’indipendenza ottenuta con l’entrata a Bologna delle truppe napoletane di Gioacchino Murat.
Navigando ormai tra successi e affermazioni trascorrendo giornate mondane e salottiere sempre più obeso  tra  banchetti, amori mercenari e donne che gli consentivano di  passare di letto in letto, lascia Bologna salvo una brevissima parentesi nel 1818 dopo una seria malattia patita a Pesaro, che provoca tra l’altro la diffusione di false notizie sulla sua morte.
Si narra a proposito della sua innata pigrizia: scrivendo una partitura gli cadde un foglio dalla scrivania al pavimento dello studio, scivolando sotto un mobile. Piuttosto che alzarsi per cercarlo, preferì riscriverlo interamente da capo standosene comodamente seduto… ! Così come le caricature assai in uso nell’800, non lo risparmiarono certamente il cui aspetto “godereccio e gioviale” ben si prestava a essere ritratto nelle fogge più assurde, complice l’aspetto fisico, simbolo del benessere e dei piaceri della vita.   

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Nella frenetica operosità di compositore e concertatore, rappresenta splendori a Napoli, tra cui Elisabetta Regina d’Inghilterra interpretata dalla Colbran, poi Cenerentola e Mosè in Egitto, a Roma Il barbiere di Siviglia suo capolavoro composto in soli venti giorni, a Milano La gazza ladra… 
Nel 1822, al termine della lunga tournée italiana, accetta le proposte di Parigi e Londra, scrive l'ultima opera napoletana Zelmira che viene accolta da un buon successo quindi all’età di trent’anni sposa Isabella Colbran, più anziana di sette. La cerimonia ha luogo in forma riservata nel piccolo Santuario della Vergine del Pilar a Castenaso alle porte di Bologna, dove ella  possiede una villa donatale in eredità dal padre.
Il giorno dopo Rossini parte per Vienna ove ottiene grandi consensi rappresentando alcune sue note opere e coglie l'occasione per incontrare l'ormai vecchio e sordo Beethoven che non mancherà però di fargli i suoi complimenti: “Ihr Versucht nichts anderes als lustige Opern zu schreiben: es in einer andere Art zu versuchen, würde heißen die eigenen Natur zu ändern !”  – ("Non cercate di far altro che opere buffe: voler riuscire in un altro genere sarebbe fare forza alla vostra natura !").
Sciogliendo l'impegno preso con Londra torna in Italia dove a Venezia otterrà dapprima un fiasco con la rappresentazione del Maometto II, poi un grandissimo successo con la Semiramide, replicata per ben 28 volte.
Alla fine del 1823 il Maestro chiude la sua carriera Italiana e si reca nuovamente nella capitale britannica dove riceverà lauti compensi e doni senza però presentare nessuna nuova opera.
Successivamente accetta di diventare direttore del Théâtre Italien a Parigi eseguendo nel giugno del 1825 Il Viaggio a Reims scritta per l’incoronazione de Re di Francia Carlo X° di Borbone, le opere francesi Moïse et Pharaon e Guglielmo Tell  che compose durante il soggiorno durato cinque anni, in più vari pasticci creati dall'incastro di parti di scritture precedenti (Ivanhoe) ottenendo comunque successi entusiastici per la confluenza della tragédie francese con il melodramma italiano.                    
Un primo rientro a Bologna avviene nel 1829 ove, oltre alla villa di Castenaso, possiede ora in città un bel palazzo da lui ristrutturato nel centro storico (oggi situato in via Mazzini 26) organizzandoci  ricevimenti e accademie per l’aristocrazia, trovando ampio spazio e curiosità nella stampa locale.
Idilliaca situazione alla quale deve però temporaneamente rinunciare  dopo poco meno di un anno, costretto a tornare da solo a Parigi per tutelare le sue fonti di reddito, compromesse dai mutamenti politici seguiti alla caduta del monarca.  Vi resta ancora cinque anni, in attesa dei ricorsi contro il nuovo governo, giunti a definizione soltanto nel 1835, favorendo nel mentre la venuta nella capitale francese di giovani talenti italiani, quali Donizetti, il Mercadante e il Bellini ove a quest'ultimo fornisce tutto l’aiuto necessario per consentire la rappresentazione dell’opera I puritani.
Ritorna ancora a Bologna nel 1836 all’età di 44 anni, fermamente convinto di dedicarsi soltanto al riposo: non è in buone condizioni di salute a causa di una nevrastenia che lo affligge, ma soprattutto è assai deluso dai più recenti avvenimenti occorsigli provando ormai disgusto per i bassi intrighi del mondo teatrale.
Vi ritrova il padre settantaquattrenne e la moglie Isabella che in questi anni ha fatto di tutto per distrarsi dilapidandone interamente il patrimonio di famiglia soprattutto nel gioco d’azzardo. Rossini che per parte sua nel frattempo ha stretto una relazione con una giovane musicista francese ex cortigiana madamigella Olympe Pélissier, decide con la moglie la separazione legale che avviene nel 1837.

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Nel 1839 riceve dal Consiglio Comunale di Bologna su proposta della commissione incaricata di risollevare le sorti del Liceo Musicale, la nomina a Consulente Onorario Perpetuo. Accetta con entusiasmo: chiama all’insegnamento musicisti di valore, consiglia l’acquisto di nuove musiche e strumenti, riorganizza l’emulazione fra le classi, riattiva le esercitazioni settimanali d’orchestra e i pubblici saggi per gli studenti meritevoli. In attestato di gratitudine, la Pontificia Accademia di Belle Arti di Bologna lo acclama nel 1841 Socio Onorario mentre in segno di gratitudine il Consiglio Comunale, orgoglioso che la città ospitasse un uomo così illustre, nel 1842 deliberava di collocare un busto dell’artista nei locali del Liceo Musicale, eleggendolo nel 1844 Consigliere Onorario.
Sempre nel 1842 ha luogo in tre repliche nell’Aula Magna dell’Archiginnasio la prima esecuzione pubblica in Italia del suo Stabat Mater, avvenimento di grande rilevanza musicale sotto la direzione di Gaetano Donizetti con  alle sue dipendenze un organico vocale e orchestrale di altissimo livello.
Il ricavato viene devoluto come primo fondo di capitale per aprire a Bologna un ospizio per musicisti vecchi e inabili, apporto economico giunto anche dalla esecuzione nel 1843 dell’opera Otello diretta dallo stesso Rossini e rappresentata al Teatro Contavalli con grande successo di pubblico e di critica.

Il ritiro dalle scene teatrali
Molti storici della musica si sono interrogati sulle cause del noto “silenzio di Rossini”, ove assai probabilmente all'origine dell’inaspettata scelta vi è l'incompatibilità tra il suo stile e l'estetica post classicista.
All'esaltazione della forza trascinante del sentimento e l'identificazione con i personaggi, il pesarese contrappone, difatti, un settecentesco distacco razionale.  Si sono comunque notati numerosi elementi romantici all'interno del suo stesso Guglielmo Tell, come il soggetto storico-patriottico (la lotta per l'indipendenza degli Svizzeri dagli Austriaci nel XIV° secolo), l'utilizzo di elementi folcloristici, (a esempio l'inserimento nell'organico orchestrale dei richiami elvetici per le mandrie o ranz des vaches) e la grande importanza affidata al coro. Forse, Rossini, prima di andarsene, volle dimostrare che, se avesse voluto, avrebbe potuto dominare anche il nuovo stile nascente dell’Ottocento.  
Nell’autunno del 1845 muore nella villa di Castenaso la moglie Isabella che viveva ormai appartata da tempo, Rossini ne vende il terreno e poco meno di un anno dopo, il 16 agosto 1846,  regolarizza con il matrimonio celebrato nella cappella della villa del Marchese Banzi (fuori Porta Santo Stefano a due chilometri circa, oggi trasformata in portineria) la sua unione con Olympe, sette anni più giovane. Vive ancora alcuni anni emiliani sempre circondato da ammirazione e affetto dedicando alla composizione pochi e sempre più rari momenti per adattare vecchia musica o per leggere lavori d’occasione, ma nel 1848 un evento pone bruscamente e inaspettatamente fine alla vita di Rossini a Bologna.  In occasione dei moti contro l’Austria, coinvolgenti sempre più il popolo italiano, un battaglione di truppe meridionali sfila sotto le finestre della sua abitazione facendo una breve sosta per rendergli omaggio  intonando un suo brano. Egli si affaccia per ringraziare, ma levandosi poi fischi, grida minacciose e insulti di “ricco retrogrado” da parte di infiltrati  provocatori, sdegnato si ritrae lasciando l’indomani precipitosamente la città emiliana alla volta di Firenze, sostando alcuni anni e ristabilendosi in seguito definitivamente a Parigi da dove, tra l’altro, sembra risalga al 22 gennaio 1860 il primo tentativo di inviare a una distanza di 140 chilometri una pagina di un proprio spartito attraverso l’uso del pantelegrafo, apparecchio messo a punto nel 1855 dal piemontese Giovanni Caselli basato sul sistema Morse e progenitore del moderno fax.
Morirà di tumore al colon inutilmente arginato da due operazioni che causarono inoltre una devastante infezione, tra dolori atroci nella sua residenza di Passy presso la capitale francese, il 13 novembre del 1868 all’età di 76 anni. Con un funerale solenne il suo corpo viene tumulato al cimitero di Père Lachaise accanto a Chopin e Bellini, mentre alla morte della Pélissier diviene esecutivo il testamento che dichiarerà erede la città di Pesaro venendone fondata una Scuola di Musica. Nel maggio del 1887 la salma verrà traslata in Santa Croce a Firenze accanto a quella di grandi artisti italiani come Michelangelo, Machiavelli, Foscolo, Alfieri, Galileo e Cherubini, ancora oggi presente.  “L’arte è studio, studio e ancora studio” (cit. Gioachino Rossini).





Pubblicato il 18 Gennaio 2017
Al Circolo Unione di Ferrara il Comitato per i Grandi Maestri ricorda il grande liutaio faentino
Un duo per Luigi Mozzani redatto da Athos Tromboni

170118_Fe_00_GianlucaLaVillaFERRARA - Il 4 febbraio 2017 alle ore 18,30 il chitarrista e liutaio Luigi Mozzani (1869-1943), faentino di nascita ma operante come liutaio prima a Cento (Fe) e poi a Rovereto (Tn), verrà ricordato con un omaggio concertistico resogli da due brillanti chitarristi italiani, Simona Boni e Giulio Tampalini. Simona Boni che ha già al suo attivo artistico un Cd dedicato appunto alle composizioni chitarristiche di Mozzani, introdurrà la figura del Maestro.
Successivamente con la sua chitarra Lyra, una chitarra costruita da Mozzani e dalla inconfondibile originale forma appunto simila a una antica lyra, la Boni eseguirà Mazurka, Valzer lento, Feste Lariane, mentre il maestro Giulio Tampalini, uno dei più noti chitarristi italiani, proseguirà con Prélude, Elans du coeur, Coup de Vent. Infine il duo Boni-Tampalini farà ascoltare un repertorio di musiche per due chitarre dei contemporanei di Mozzani: Alfred Cottin, Carlo Munier, Giacomo Sartori, Romolo Ferrari, Luciano Castagna. Un programma di grande interesse e particolare bellezza, dedicato a Mozzani e al suo tempo. Il concerto, concepito e offerto dal Comitato per i Grandi Maestri di Ferrara, si terrà nel Circolo Unione, Via Alberto Lollio 15, Ferrara.
«Luigi Mozzani, chitarrista, fu anche grande esecutore, didatta, compositore e liutaio - ha ricordato in una nota di presentazione dell'iniziativa il presidente del Comitato per i Grandi Maestri, Gianluca La Villa - il celebre luitaio e compositore nacque a Faenza il 9 marzo 1869 ma può dirsi cittadino del mondo. E del mondo della musica in particolare.»

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Dalla biografia del liutaio faentino leggiamo che all'età di nove anni, apprendista da un barbiere dilettante di clarinetto, si avvicinò a quello strumento e alla tromba, venendo ammesso come allievo di clarinetto alla Scuola comunale di musica di Faenza nel 1883, con risultati notevoli. Intorno al 1890 fu ammesso al Liceo musicale di Bologna come studente di oboe sotto la guida di Gustavo Gastelli, ma intraprese anche lo studio della chitarra, della quale ebbe rapidamente grande padronanza. Nell'aprile del 1891 effettuò una tournée in Germania, Francia, Spagna e Algeria come solista di chitarra e oboe. Il 7 giugno 1892 ottenne il diploma in oboe al Liceo musicale di Bologna e nel 1893, presentato da Gastelli, il ruolo di primo oboe nel Teatro San Carlo di Napoli. Presto le sue tournée lo portarono in America dove visse per due anni (1894-1896) e dove pubblicò a New York i tre volumi degli Studi per chitarra.
Si stabilì quindi a Parigi dove entrò in contatto con i più grandi chitarristi attiva in quel momento: Alfredo Cottin, Gelas e Miguel Llobet. In Francia scrisse 8 Pezzi per chitarra solista iniziò ad interessarsi alla liuteria e precisamente alla costruzione della chitarra. Nel 1899 pubblicò diversi brani per chitarra, tra cui la famosa Preghiera. Fece tournée in Inghilterra, dove visse per circa sei mesi, in Francia, in Germania e in Austria. Nel 1906 presenta una anonima Serenata al concorso musicale italiano della rivista Il Plettro, che vince il primo premio; tale lavoro viene poi pubblicato con il titolo Feste Lariane, aria con variazioni.
Tra il 1905 e il 1908 Mozzani è in tournée in Germania e in Austria dove pubblica, a Berlino, i pezzi Colpo di vento (Wind Gust), Mazurka e Valzer lento. Durante il primo decennio del 1900, Mozzani torna in Italia e si trasferisce definitivamente a Cento, in provincia di Ferrara, e apre la sua prima liuteria dove costruisce vari modelli di chitarra. Insieme alla attività di liutaio continua quella di concertista, docente e compositore. Nella sua liuteria realizza un modello di chitarra-lyra e brevetta nel 1912 un dispositivo in grado di regolare l'angolazione del manico attraverso un sistema di viti.

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Tra il 1910 e il 1924 costruisce nella sua liuteria, oltre ai vari modelli di chitarre anche strumenti ad arco e a plettro. Nel 1914 riprende la sua attività concertistica che lo ha porta in moltissime le città italiane.
Nel 1916 la morte della figlia Giulietta lo colpisce profondamente e decide di abbandonare l'attività concertistica che effettivamente riprenderà solo dopo il 1930. Trasferisce la sua liuteria a Bologna e poi, nel 1942, a Rovereto dove morirà nel 1943.

Crediti fotografici: Fototeca gli Amici della Musica.Net
Nella miniatura in alto: il presidente del Comitato per i Grandi Maestri, Gianluca La Villa
Al centro: Luigi Mozzani in una foto d'epoca; e Simona Boni con Giulio Tampalini
Sotto: un bel primo piano della Boni con la sua chitarra Lyra





Pubblicato il 30 Dicembre 2016
Ottimo successo per il prestigioso appuntamento dedicato alla chitarra classica
Cronache dal XXIX Convegno Chitarristico servizio di Edoardo Farina

161230_Bn_00_ConvegnoChitarristico_SimonaBoniBENEVENTO - Il “Convegno Chitarristico”, tenutosi a Benevento sabato 15 ottobre 2016, ha raggiunto la ventinovesima edizione: un evento che costituisce motivo di prestigio per la chitarra classica e il suo splendido repertorio, il cui interesse è cresciuto enormemente negli ultimi decenni con insospettata rapidità, organizzato dal Comitato Scientifico del progetto Chitarra in Italia, ponendosi un  incontro di studio e approfondimento di consolidato valore.  Dopo la presenza a Modena per alcuni anni presso le sale del palazzo Coccapani - D’Aragona  di Corso Vittorio Emanuele II,  nella stessa che aveva accolto nel 1933 la prima assoluta, a partire dal 2013 l’iniziativa ha avuto di nuovo un carattere itinerante in linea con la tradizione avviata dal M° Romolo Ferrari (1894-1959) fautore della rinascita chitarristica italiana, ripresa ufficiale avvenuta nel 2009 dall’ultimo appuntamento risalente addirittura al 1962.
Facendo seguito alle edizioni di Sanremo, Brescia e Roma, la nuova è approdata nella città campana grazie alla collaborazione del M° Piero Viti e del Conservatorio Statale di Musica ‘Nicola Sala’,  importante Ente che ha  offerto  il proprio patrocinio, tenutosi  anche quest’anno in una cornice di particolare pregio, il Teatro De Simone.
Il programma come di consueto ha previsto interventi musicali affiancati a relazioni su temi di ricerca a cura di maestri e studiosi di chiara fama, nell’obiettivo di approfondire la storia chitarristica nel suo svolgimento storico dal Rinascimento ad oggi.
L’appuntamento decreta l’indiscutibile successo raggiunto nel promuovere cultura musicale di elevata rinomanza, premiata dalla felice risposta del pubblico nei passati svolgimenti e dal rinnovato interessamento verso un preciso intento di diffondere una particolare forma di espressione artistica ponendosi come incontro di studio e approfondimento di consolidato valore, volto alla conoscenza del repertorio e della storia dello strumento più poliedrico del mondo. Pregio fondamentale del Convegno fin dal primo incontro, così come l’intelligente impostazione che lo ha sempre contraddistinto, è stato da un lato l’alta professionalità dei solisti invitati, chitarristi di comprovata fama mondiale con proposte di programmi altamente appetibili per una presenza  eterogenea, dall’altro e nello stesso tempo, lo spazio alle interessanti conferenze storico didattiche, rivolte non necessariamente solo agli “addetti ai lavori”, coinvolgendo per la prima volta  anche il sud Italia vivaio negli ultimi anni di una grandissima rinascita della “seicorde”.
Questo significativo traguardo è stato possibile già a suo tempo grazie all’impegno congiunto di alcune persone, in primo luogo ancora Romolo Ferrari che per primo si è adoperato a suo tempo presso il Ministero, impegnandosi per anni e contribuendo in modo decisivo all’avvio di un cammino  rivelatosi lungo e faticoso verso il riconoscimento ufficiale dell’insegnamento della chitarra negli  istituti statali.

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Sotto la direzione  artistica di Simona Boni,  dopo il saluto del Direttore del Conservatorio, Giuseppe Ilario e il docente di chitarra classica Piero Viti, l’incontro si è rivelato ancora una volta un’occasione per approfondire la conoscenza con concertisti, liutai e studiosi, riconfermando la tradizione riportata in auge come qualificato evento capace di coinvolgere numerosi collaboratori e una platea sempre più partecipe e propositiva, attraverso il supporto del comitato scientifico, costituito da Giuliano Balestra, Giovanni Indulti, Vincenzo Pocci, Enrico Tagliavini e la stessa Boni, progettando la giornata affiancando interventi musicali a relazioni su diversi temi di ricerca, in seguito riportati, e contribuendo così, anche grazie al grande pregio artistico e culturale del contesto, a rendere davvero speciale questa nuova versione.
«Al di là dell’evento, che sancisce un nuovo capitolo della storia della chitarra in Italia, - spiega Simona Boni - le ragioni che rendono davvero forte il nesso tra il nostro strumento e la città di Benevento sono molteplici e si combinano in modo inscindibile con l’impegno di concertisti, compositori e didatti attivi nel contesto meridionale che nel tempo passato e presente hanno dato il loro contributo all’arte chitarristica. Per questo motivo nel programma del Convegno, in linea con lo spirito che muove questo progetto, abbiamo voluto ancora una volta dare spazio ad alcune fra le tante personalità legate biograficamente alla Scuola Napoletana, affiancandole ad altre testimonianze artistiche provenienti da tutta l’Italia, in modo da raggiungere sempre una dimensione ricca ed articolata.»
Ad apertura lavori, il primo intervento tradizionalmente in ordine cronologico e dedicato quindi al repertorio antico della chitarra, è stato tenuto da Marcello Vitale con il tema “I labirinti della chitarra. Idee per un approccio creativo  alle chitarre  antiche”.
Come sostiene, nell’interpretazione di ogni esecutore, se veramente un artista e non solo sotto l’aspetto tecnico e meramente virtuosistico, c’è qualcosa di alchemico. Egli diviene effettivamente “un ponte” che unisce l’autore dell’opera con i suoi fruitori e anche se questi non sono esperti saranno gratificati pienamente dall’ascolto. Questo è il compito supremo da parte dei grandi interpreti, ridare voce ad un foglio pieno di simboli da decodificare in modo il più possibile autentico e fedele, ma soprattutto vivo e attuale. La musica composta nel Barocco, non sarà mai quella di allora, proprio perché diversi sono i contesti differenti tra loro. Attualizzare, tuttavia, non vuol dire riproporre Gaspar Sanz con la chitarra elettrica, anche se non lo si esclude a priori: è un processo più complesso che deve contestualizzare nuovamente brani destinati ad altri spazi, altri usi e finalità, altre motivazioni e altri ascoltatori ove la chiave di lettura storica può risultare riduttiva se non inserita in una tradizione viva e continuativa. Seguendo questa ottica, l’attenzione va all’universo popolare e alla musica ad esso legata e ‘sopravvissuta’, dovendo integrare  difatti le fonti scritte con quelle connesse alla tradizione orale. Dallo studio degli strumenti ‘etnici’, delle loro caratteristiche costruttive, del loro impiego sociale e delle tecniche esecutive, affiorano sentieri che ci conducono direttamente, anche se in maniera piuttosto articolata, allo spirito e alla prassi di una determinata epoca storica, quindi più che una mappa, un labirinto concettuale.
Non esiste una sola rilettura autentica del testo, ma possono essere molteplici e tutte valide e veritiere a condizione che a farlo sia un musicista competente e intellettualmente corretto.
La successiva presenza di Damiano Rosa in “Johann Kaspar Mertz, un chitarrista romantico nella Vienna di metà Ottocento” ha preso in esame il periodo storico appartenuto a Mertz caratterizzato da un lato dal tranquillo estetica borghese stile Biedermeier, dall’altro dalle violente rivolte che infiammarono Vienna e il resto d’Europa nel 1848. Un quadro  articolato  della situazione della chitarra in Europa nel periodo in cui egli visse è delineato dal chitarrista, scrittore e lessicografo Nikolaj Petrovic Makarov (1810-1890) che ci rivela attraverso le sue memorie una fervente attività di chitarristi, editori e liutai anche se, per sua stessa ammissione, molto spesso la qualità e l’originalità delle opere era scarsa in quanto per lo più destinata ad una fruizione dilettantistica. Makarov incontrò Mertz a Vienna nel 1851 rimanendo molto colpito sia dalle sue qualità di esecutore ma soprattutto da quelle di compositore.
Rosa ha illustrato quindi alcuni lavori di Mertz, le trascrizioni ed opere originali nonché la sua sintetica quanto interessante Schule für die Guitare in una prospettiva didattica utile ad avvicinare i giovani studenti alla tecnica e alla prassi esecutiva del repertorio romantico eseguito su strumenti originali ove nella presente occasione è stata  impiegata una chitarra Vincenzo Chalet costruita a Roma nel 1851 e più in generale ad un periodo storico denso di connessioni con vari ambiti non solo musicali.
Paolo Lambiase - Piero Viti con il tema “L’integrale delle opere per due chitarre di J.K. Mertz: una nuova versione discografica dopo 25 anni dalla prima incisione” ha ricordando l’aneddotica frase celebre di Fryderyk Chopin  “Niente è più bello di una chitarra, eccetto due” da lui pronunciata pare dopo avere ascoltato il più importante duo chitarristico di allora, formato da Dionisio Aguado e Fernando Sor. Basando l’intervento prevalentemente sulla ricerca editoriale delle opere del chitarrista slovacco, nel corso degli anni successivi ai nuovi ritrovamenti, è stato possibile ampliare il catalogo dei lavori per due chitarre. Alcuni di questi sono stati inclusi nelle registrazioni di duo operanti sulla scena internazionale, anche se tutte le recenti monografie riguardanti l’autore risultano a vario titolo curiosamente mancanti della lista completa dei brani originali.
In quest’anno, 2016, nel quale ricorrono insieme i 35 anni della fondazione del duo chitarristico formatosi nel lontano 1981 e i 25 anni dall’uscita del loro primo compact disc,  hanno quindi intrapreso un nuovo progetto discografico, in collaborazione con l’etichetta “dotGuitar” guidata da Lucio Matarazzo, che ha previsto, per l’appunto, la riedizione dell’integrale delle opere per due chitarre di Johann Kaspar Mertz completa di tutti i 17 lavori sin qui riscoperti, illustrando i brani di più recente revisione, eseguendone dal vivo alcuni e occasione per sottolineare e porre ancora una volta l’accento su uno tra i repertori più validi e affascinanti di pagine originali dell’Ottocento destinate al  duo chitarristico.
A seguire, Flavio Nati con la figura di “Giulio Regondi: da ‘enfant prodige’ a virtuoso polistrumentista”. Insieme a Johann Kaspar Mertz e Napoléon Coste, Giulio Regondi (Ginevra 1822 o Genova? - Londra 1872) rientra in quella triade di chitarristi-compositori che seppero dare un proprio originale contributo al repertorio concertistico del nostro strumento, offrendo un’interpretazione del tutto personale dello spirito romantico, seppure in un clima di profonda crisi per le sei corde. Spesso descritto come personalità di animo mite e sensibile, Giulio Regondi ebbe un’infanzia tutt’altro che facile: i suoi primi ricordi erano infatti legati all’intransigenza del padre, forse adottivo, Giuseppe Regondi, sedicente insegnante di musica.
Questi infatti, intuendo le possibilità del figlio, lo costringeva a studiare svariate ore al giorno chiuso a chiave nella loro casa di Lione, situazione che però il piccolo Giulio pare accettasse di buon grado. Già all’età di sette anni, spiega Nati, egli si ritrovò così ad esibire il proprio talento di enfant prodige, divenendo ben presto un virtuoso di caratura internazionale tanto da conquistarsi l’ammirazione di Fernando Sor e Matteo Carcassi, i quali dedicarono al giovane alcune delle loro opere. La sua notorietà tuttavia accrebbe ancora di più dopo aver preso ‘confidenza’ con la concertina, simile ad una fisarmonica ma di forma esagonale, ideato dal fisico ed inventore britannico Charles Wheatstone.
Sarà proprio questo strumento ad incoronare Regondi come un virtuoso senza pari offrendogli l’opportunità di esibirsi trionfalmente in numerose tournée in Inghilterra, suo paese d’adozione, e in tutta Europa, duettando con celebri artisti quali: Clara Schumann, Ignaz Moscheles, Maria Malibran, Franz Xaver Wolfgang Mozart.
A conclusione, Nati ha analizzato dal punto di vista stilistico e tecnico-strumentale il repertorio per chitarra, avvalendosi anche di alcune recenti aggiunte al suo catalogo: i 10 Studi e la Fantasia su un tema dai Montecchi e Capuleti di Bellini, nonché le uniche opere didattico-teoriche, entrambe pensate per la concertina: il New Method e i Rudimenti del Concertista, da cui è possibile attingere informazioni preziose che attengono al suono, l’ornamentazione, l’articolazione, la dinamica e l’esecuzione di musica polifonica.

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Antonio Rugolo, supportato dalla partecipazione di Marco Caiazza e Angelo Gillo, ha inteso riscoprire la figura di “Guido Santorsola: storia di un didatta amante delle seicorde”. Nella poliedrica attività artistica del maestro italo-brasiliano-uruguayano Guido Santorsola (Canosa di Puglia 1904 - Montevideo 1994, violinista, violista, direttore d’orchestra, compositore, docente di armonia contrappunto e composizione), la didattica ha sempre ricoperto un ruolo di fondamentale importanza. Il suo primo incontro con la scrittura per chitarra risale al 1942 quando un alunno, fortemente convinto delle potenzialità del suo maestro, lo convince a scrivere un concerto per chitarra ed orchestra da camera in soli dodici giorni per partecipare ad un concorso di composizione indetto dal S.O.D.R.E. (l’ente radiofonico nazionale uruguayano).
Santorsola vince il primo premio e da questo momento la chitarra diviene strumento prediletto per esprimere la sua estetica sia nei brani da concerto che in poche ma rilevanti opere didattiche come le tre raccolte di Estudios e le due Suite all’Antica per una e due chitarre. Fortemente convinto della valenza formativa della musica da camera per il percorso di crescita musicale e artistica dei discenti, scrive anche due Concertini per tre chitarre e per tre chitarre e piano, recentemente ripubblicati a cura dello scrivente dalle edizioni Bèrben di Ancona, prima disponibili solo in manoscritto.
Rara interpretazione da parte del trio chitarristico di un autore ingiustamente dimenticato nel corso degli ultimi decenni, è stato proposto l’ascolto del Preludio della Suite all’Antica per chitarra sola scritto su richiesta di Isais Savio che colpito dalla bellezza del concerto vincitore del concorso sopra citato, chiese al collega di comporre per i suoi allievi un’opera in stile classico che non fosse però troppo difficile. Accanto ad alcune pagine dell’altra Suite all’Antica per due chitarre, grazie alla collaborazione di Marco Caiazza e Angelo Gillo, abbiamo ascoltato l’intero Concertino n. 1 scritto in stile neoclassico nel 1978, periodo dichiaratamente dodecafonico, riservando spesso ritorni alla scrittura tonale mai abbandonata del tutto, lasciando solo alle pagine da concerto di ampio respiro l’utilizzo della sua originale composizione seriale.
Al termine della mattinata i maestri si sono riuniti  per la fotografia d’insieme compresi tutti i partecipanti a ricordo della giornata, procedendo con il consueto momento conviviale svoltosi nelle sale dell’adiacente Conservatorio; tra varie degustazioni e conversazioni tra gli intervenuti, si è ripreso con la seconda parte con l’intervento di Stefano Aruta “Teresa de Rogatis: una musicista ed un pensiero tra le pieghe dell’oblio”, senza ombra di dubbio una musicista alla quale la storiografia chitarristica non ha dedicato tutta l’attenzione che la sua caratura artistica ed umana meritano; nata a Napoli nel 1893 e ivi scomparsa nel 1979, singolare e rara avis, per il suo tempo, poliedrica e coltissima, fu allieva per il pianoforte di Florestano Rossomandi e per la composizione di Camillo de Nardis presso il Conservatorio “San Pietro a Majella”, mentre per la chitarra il suo unico maestro fu il padre, Tommaso de Rogatis, eccellente chitarrista che pare sia stato allievo a sua volta di un allievo di Carulli. In questo breve incontro, Aruta non si è voluto tanto soffermare su un agiografico elenco di successi raccolti, quanto farsi  latore del suo pensiero musicale e non, del quale è stato testimone diretto considerando affetto che Teresa de Rogatis gli ha sempre personalmente profuso a piene mani nei suoi confronti, sentendo di dovere a Teresa questa testimonianza affinché tutto non si perda definitivamente negli anni a venire.

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Antonio Grande in “La musica per chitarra a Napoli dal secondo Novecento ai giorni nostri”, fatta eccezione per i lavori di Raffaele Calace e Teresa De Rogatis, un primo nucleo di composizioni per chitarra si delinea a Napoli nel secondo dopoguerra: con diversa incisività e pretesa esse manifestano un’istanza di novità, forse qualcosa di stravagante e marginale, ma nuovo. Non bisogna dimenticare infatti il peso preponderante che ha avuto il pianismo lungo tutto l’arco del Novecento napoletano, musica neobarocca, espressione della tradizione e del ‘mestiere’ caratteristici della antica Scuola di S. Pietro a Majella.
Nessuno di questi lavori può definirsi epocale, ma testimonianza di maestria e proprietà di stile; essi sono legati alla presenza accademica in città, dal 1959 al 1973, di Mario Gangi, virtuoso internazionale ed esperto di nuove musiche. Un isolato cammeo è poi costituito dal brano Azulejos del compositore e direttore d’orchestra Eleuterio Lovreglio pubblicato postumo da Max Eschig nel 1977, nella versione originale su doppio pentagramma. L’ultimo ventennio è stato poi contrassegnato da una produzione più ampia, trasversale: si va dallo sperimentalismo più ardito al recupero neo-tonale. Sul fronte cameristico si sviluppa inoltre una nuova letteratura, su sollecitazione dei Duo stabili operanti sul territorio. 

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Fabio Fasano ha esposto “Le Sonate per chitarra di Raffaele Iervolino”, attraverso l’intervento incentrato sulla presentazione e sulla descrizione delle stesse scritte dal compositore campano (1963) e pubblicate dalle edizioni Esarmoniam. In particolare è stata eseguita integralmente la Sonata Eduardo (Sonata trascendentale op. 26, omaggio a Eduardo De Filippo, dedicata ad Angelo Gilardino) nei quattro movimenti: Disoccupazione, Canzone disperata, Scherzo, Grido al mondo, la cui prima stesura risale al 1991, è la prima di importanti proporzioni scritta dall’autore  raccontando  la sua storia personale sofferta ma ricca di umanità e di profonda sensibilità, descrivendo inoltre le matrici più autentiche della sua ispirazione. Lo stile è personale ed originale fondendo la lezione di compositori che appartengono alla storia della chitarra quali Margola e Gilardino con l’anima e l’essenza della musica e della cultura partenopea.
Antonella Col ha parlato invece del “Metodo globale di musica bioenergetica: come diventare atleti della musica e suonare con gioia” attraverso una particolare sinergia,  frutto di un percorso di studio e di ricerca che ha condotto dopo anni di esperienza in campo concertistico e didattico.  Si tratta di una nuova metodologia di sostegno il cui obiettivo è il superamento dello stress e il ripristino dell’armonia psico-fisico-emozionale per condurre una professione musicale in salute e protetta dall’usura psicofisica. Il Metodo utilizza una tecnica di consapevolezza ed espressione corporea ideata negli anni ‘60 dal medico americano Alexander Lowen come base per migliorare la consapevolezza del corpo e del potenziale emozionale ed energetico a disposizione di ognuno.
Nel presente incontro ha quindi illustrato le quattro fasi salienti della disciplina e il suo lavoro con i musicisti nell’affrontare le problematiche più frequenti che vanno dalla correzione della postura al miglioramento della performance artistica, dall’affrontare l’ansia da concerto all’interpretazione materiale dello spartito, dall’allenamento aerobico alle tecniche di comunicazione per sapersi proporre nel mondo del lavoro, attraverso un sunto storico dei casi più significativi e una breve esperienza riportata in uditorio compatibilmente con i tempi concessi a disposizione. 
Mario Fragnito in “Elementi di fisica applicati alla tecnica strumentale esecutiva” ha inteso fornire il suo  contributo per chiarire alcuni aspetti inerenti allo studio della chitarra. Ciò che ha descritto è il risultato dell’ormai trentennale lavoro di didatta, partendo dallo sforzo, o almeno tentare di farlo, per azzerare le informazioni attinte negli anni che non fossero supportate da regole scientifiche. Come spiega, suonare in concreto significa tradurre il pensiero partendo quindi da un’idea che necessita di un insieme di esatti spostamenti per essere rappresentata, essenza concreta per qualsiasi esecuzione ed ogni strumentista, ove creare una mappa di corrette posizioni a cui rifarsi durante l’esposizione. Tutto ciò che è fisico, l’essere umano incluso, è sottoposto e regolato dalle stesse leggi della fisica, specificamente della meccanica, della statica, della dinamica, della cinetica e della cinematica.
Da questo presupposto se ne deducono tante interessanti indicazioni e relative conclusioni inerenti al posizionamento dello strumento, alla postura dello strumentista, all’ottimizzazione delle sequenze dei movimenti che egli deve compiere in modo tale da rispondere  strettamente ai propri principi interpretativi. Questo lavoro tende a stimolare riflessioni su aspetti di primaria importanza: la progettazione e la realizzazione dell’articolazione, la produzione del suono, gli schemi motori.
La conclusione della giornata è stata affidata al celebre chitarrista Bruno Battisti D’Amario, noto al grande pubblico già negli anni ’70 per la realizzazione dei primi dischi stereofonici italiani prodotti dall’etichetta “Vedette - Phase 6 Super Stereo” allora gestita dal direttore d’orchestra e violinista Armando Sciascia nel genere della musica leggera, quindi la collaborazione nelle colonne sonore dei film western di Sergio Leone attraverso i capolavori di Ennio Morricone, ove al tempo ne era tra l’altro eccellente esecutore alla chitarra elettrica.   
Da “Quel suono magico” ne riportiamo interamente la breve e interessante biografia da lui stesso raccontata: “Malgrado avessi un padre musicista, era il primo violino dell’orchestra “B” della Rai, mi sono avvicinato alla chitarra per merito di mio nonno materno che un giorno, alla fine della guerra,  mi fece ascoltare con la sua chitarra, un delizioso strumento francese del 1836 con il re volante, un breve e semplice brano: non so quale fosse, ma ancora oggi ricordo molto intensamente quel suono interiorizzante e caldo. Fui fulminato e con l’opposizione di mio padre, che considerava la chitarra strumento relegato al dilettantismo mi dedicai completamente al suo studio. Nel 1956 mi convinsi a entrare al “Santa Cecilia” di Roma, dove tra l’altro incontrai la mia futura moglie. Il primo Corso sperimentale di ‘chitarra classica’ della durata di sette anni era cominciato… esperienza straordinaria! Mi piace ricordare i compagni di questo viaggio meraviglioso: in primis il M° Benedetto Di Ponio e a seguire i compagni di corso Oscar Ghiglia, Giuliano Balestra, Gianluigi Gelmetti, Giovanna Marini, Massimo Gasbarroni, Pasqualino Garzia, ove insieme a loro penso di essere stato tra i pionieri e promotori anche della chitarra moderna, iniziando così un percorso concertistico e didattico che dura ormai da più di cinquant’anni e che mi ha portato a esplorare direi tutti i campi della musica del Novecento contemporaneo; particolarmente interessanti i contatti con Petrassi, Maderna, Boulez, “Nuova Consonanza” e tanti altri, poi  la musica d’insieme e i concerti con il quartetto d’archi “I solisti di Roma”, le prime esecuzioni di importanti compositori e innumerevoli concerti in Italia e all’estero...
Ho cominciato ad insegnare nel 1969 al Conservatorio Luisa D’Annunzio di Pescara proseguendo con i Conservatori San Pietro a Maiella di Napoli, Luigi Cherubini di Firenze e quindi Santa Cecilia tenendo contestualmente molti corsi di perfezionamento insieme a musicisti di chiara fama quali Gazzelloni, Végh, Giuranna, Aldulescu, Zecchi e altri. Sono molti i chitarristi miei allievi che oggi insegnano negli istituti statali onorando la chitarra con un’attività concertistica di alto livello: e guardando a loro e alle nuovissime splendide realtà chitarristiche, penso di avere contribuito insieme agli altri colleghi della mia generazione a mantenere nell’aria la spiritualità di quel suono magico che ho incontrato dopo la guerra a casa del mio vecchio nonno”.

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Ottimo lavoro ancora una volta da parte di tutto il Comitato Scientifico, competente e professionale rendendo l’appuntamento estremamente completo, degno di alta considerazione storico culturale e didattico per via dei numerosi confronti tecnici artistici riguardanti il mondo della chitarra classica. Come nelle precedenti edizioni, a corredo e completamento dei contenuti proposti in questa giornata di studi musicali, sono state consegnate al pubblico le cartelline di sala con materiali di approfondimento, inoltre è stata organizzata una mostra documentaria dedicata ai più importanti maestri chitarristi a Napoli, da Ferdinando Carulli a Teresa De Rogatis, attraverso l’esposizione di diversi strumenti d’epoca.
"Fortunatamente vi è chi giunge in tempo a far rivivere la pura opera d’arte, riconoscendone i pregi e dando ad essa il giusto valore che merita". Romolo Ferrari  

Crediti fotografici: Ufficio stampa “Chitarra in Italia”
Nella miniatura in alto: Simona Boni
Sotto: Mario Fragnito
Al centro in sequenza: Antonio Grande, Damiano Rosa, Stefano Aruta, Flavio Nati, Paolo Lambiase e Piero Viti, Fabio Fasano, Bruno Battisti D'Amario, Antonella Col
Sotto: il Trio Rugolo (Antonio Rugolo, Marco Caiazza,
Angelo Gillo)
In fondo: foto di gruppo dei partecipanti al XXIX Convegno Chitarristico






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Premio Cappelli a un giornalista: Giacomin
servizio di Athos Tromboni FREE

190715_Rocca_00_PremioCappelli_LucaSaltini_phGiorgioSabatiniROCCA SAN CASCIANO (FC) – Minacciava pioggia, nonostante le previsioni della vigilia, la sera di domenica 14 luglio 2019 a Rocca, dove nella splendida Piazza Garibaldi erano allestiti il palco e la vasta platea per il conferimento del XXX Premio Internazionale Carlo Alberto Cappelli, organizzato dall’omonima Associazione culturale. Un’ora prima
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Jazz Pop Rock Etno
Mason il nuovo si radica nel passato
servizio di Attilia Tratagni FREE

190715_Ra_00_NickMason_phZaniCasadioRAVENNA - I Pink Floyd sono entrati nella leggenda come accade alle band che cessano l’attività quando sono sulla cresta dell’onda ed è inutile chiedersi perché nessuno dei tentativi di resuscitare il gruppo abbia funzionato. Soltanto Nick Mason, il batterista del gruppo presente fin dagli esordi, ha proiettato avanti nel tempo la realtà delle origini
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Opera dal Centro-Nord
Turandot un bel successo
servizio di Athos Tromboni FREE

190713_Torre_00_Turandot_AmarilliNizzaTORRE DEL LAGO (LU) – Spettacolo bello e di grande qualità, quello visto alla seconda serata del Festival Puccini sul lago di Massaciuccoli: la Turandot è andata in scena in una interpretazione registica molto ligia ai contenuti del libretto, ma con un sottile distinguo, tale da allontanare la rappresentazione da qualsiasi sospetto di oleografia. Lo chiarisce
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Opera dall Estero
La vitale e pulsante energia del Tell
servizio di Simone Tomei FREE

190713_Orange_00_GuillaumeTell_NicolaAlaimo_phAbadieBrunoORANGE (Francia) - «Io reputo il Guglielmo Tell la nostra Divina Commedia, una vera epopea; né so comprendere come ognuno che ama e coltiva la musica non si prostri innanzi a questa più che sublime, divina creazione, a questo miracolo dell’arte»: così il compositore siciliano Vincenzo Bellini salutava la consacrazione definitiva dell’illustre collega pesarese
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Classica
Inno alla gioia per tutti gli europei
servizio di Attilia Tartagni FREE

190712_Ra_00_LeVieDellAmicizia_RiccardoMuti_phSilviaLelliRAVENNA - Schieramento imponente  di musicisti e di coristi l’11 luglio 2019 al Pala De André per il concerto  più atteso del Ravenna Festival, già presentato due giorni prima, il 9 luglio, all’Odeon di Erode Attico sul pendio dell’Acropoli di Atene di fronte a 5000 spettatori. In programma la Nona sinfonia in Do minore op.125 di Ludwig van Beethoven
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Soci Uncalm
Musica a Marfisa d'Este pronta al via
FREE

190709_Fe_00_MusicaMarfisa_MarcoGulinelliFERRARA - Come ogni anno, ritornano con l'estate anche i concerti di "Musica a Marfisa d'Este" con un calendario di 31 appuntamenti musicali serali (inizio alle 21,15) a partire da giovedì 11 luglio e fino a giovedì 15 agosto 2019. La manifestazione organizzata dal Circolo Frescobaldi è patrocinata dal Comune di Ferrara e dal Teatro Comunale
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Prosa
Il Purgatorio dentro la cittā
servizio di Attilia Tartagni FREE

190709_Ra_00_DivinaCommedia-Purgatorio_GianniPlazzi_phSilviaLelliRAVENNA - Partecipare alla Cantica del Purgatorio trasformata in teatro, nel cuore della città che accolse l’esilio di Dante Alighieri, da Marco Martinelli ed Ermanna Montanari, ideatori, registi e guide, è un’esperienza unica in grado di cambiare la percezione della realtà: è la terra di mezzo dove ci si monda dai peccati e si ricomincia, dove si supera il baratro senza
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Ballo and Bello
Le narrazioni danzate di Neumeier
servizio di Attilia Tartagni FREE

190708_Ra_00_HamburgBallett_JohnNeumeierRAVENNA - Il coreografo John Neumeier con l’Hamburg Ballett, già al Pala De Andrè nel 2010, è stato acclamato il 5 e il 6 luglio 2019 per lo spettacolo presentato dal 30° Ravenna Festival nel Teatro Alighieri: tre coreografie diverse che hanno per comune denominatore il senso della narrazione sull’onda della musica e la bravura smisurata del corpo di
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Opera dal Nord-Est
Torna Carmen ma non migliora
servizio di Athos Tromboni FREE

190707_Vr_00_Carmen_DanielOren_FotoEnneviVERONA – La Carmen non ha fatto registrare il tutto esaurito quest’anno alla sua “prima” areniana per il Festival 2019. Pubblico numeroso ma non strabocchevole, un esito quanto meno insolito per quest’opera di Georges Bizet che da sempre è la preferita dei melomani italiani e stranieri, dopo l’Aida di Verdi. Comunque la recita è stata accolta con molto
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Personaggi
Elisabetta Zizzo si racconta
Intervista di Angela Bosetto e Simone Tomei FREE

190707_00_Personaggi_ElisabettaZizzoVERONA - Nella calda serata del 29 giugno 2019, agli albori  97° Festival lirico dell'Arena di Verona, Ci incamminiamo, io e la collega e amica Angela Bosetto, verso il Liston di Piazza Bra. Seduta a uno dei tavolini del ristorante Vittorio Emanuele, ci attende la cantante Elisabetta Zizzo. Non manca molto alla prémiere de Il Trovatore di Giuseppe
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Opera dal Centro-Sud
Aida nella suggestione di Caracalla
servizio di Simone Tomei FREE

190706_Rm_00_Aida_DenisKriefROMA - Dopo molti anni, sono ritornato alle Terme di Caracalla, dove ho avuto il piacere di poter assistere alla rappresentazione di Aida di Giuseppe Verdi. Lo scenario è sempre suggestivo e il palcoscenico all’avanguardia, che un tempo ricordavo incastonato fra le antiche rovine romane, oggi si trova qualche metro più avanti proprio per preservare al meglio
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Classica
Il temporale non ferma Krivine
servizio di Attilia Tartagni FREE

190705_Ra_00_OrchestreFrance_EmmanuelKrivine_phZaniCasadioRAVENNA - Quello dell’Orchestre National De France al Pala De André il 3 luglio 2019 è stato un ritorno. Infatti la compagine mosse i primi passi su questo palco nel 1990, diretta dall’indimenticato Pierre Boulez. Sul podio, stavolta, c’era Emmanuel Krivine, figura non propriamente carismatica ma di indiscussa valenza e buona volontà, come
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Opera dal Centro-Nord
Tosca, Scarpia e l'Angelo nero
servizio di Athos Tromboni FREE

190705_Fe_00_Tosca_RosaMariaHernandez_phAlessandroDeLuigiFERRARA - Sempre suggestiva l’ambientazione per “Lirica in Castello” che si tratti (come vicenda) del quattrocentesco Trovatore di Verdi andato in scena qualche anno fa, o dell’ottocentesca Tosca di Puccini di ieri sera, 4 luglio 2019. Come tutti gli anni il cortile del Castello Estense ha accolto Puccini con quel “tutto esaurito” che solo i grandi titoli operistici
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Nuove Musiche
Goran Bregović 'From Sarajevo'
servizio di Attilia Tartagni FREE

190704_Ra_00_GoranBregovic_phZaniCasadioRAVENNA - Circa tremila persone al Pala De Andrè per “From Sarjevo”, l’atteso concerto in prima italiana del 2 luglio 2019 che ha visto a Ravenna, insieme con l’Orchestra Corelli  e il suo direttore Jacopo Rivani, Goran Bregović, il  musicista più eclettico dell’area balcanica, cantautore e chitarrista rock divenuto famoso negli anni Settanta del Novecento
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Vocale
Suoni dall'Abbazia
servizio di Edoardo Farina FREE

190701_MusicaPomposa_00_RenatoVanziniPOMPOSA (FE) - Apertura della 54° edizione di Musica Pomposa 2019 con il Gruppo Mandolinistico Codigorese  presente sul prestigioso palco della Sala delle Stilate per il secondo anno consecutivo, dove sotto la direzione del M° Renato Vanzini il 26 giugno ha eseguito Suoni dall’Abbazia il primo di una serie di sei appuntamenti cameristici che avranno
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Jazz Pop Rock Etno
Stewart Copeland musica senza confini
servizio di Attilia Tartagni FREE

190701_Ra_00_StewartCopeland_phZaniCasadioRAVENNA - “Light up the Orchestra” è il titolo dell’atteso concerto che ha visto insieme Stewart Copeland, uno dei più grandi batteristi, ex dei Police, e l’Orchestra Giovanile Luigi Cherubini, arricchita dall’elemento apparentemente estraneo della gigantesca batteria posta di fronte ai contrabbassi che dopo una partenza un po’ fredda si sarebbe
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Opera dal Nord-Est
Un Trovatore... ritrovato
servizio di Simone Tomei FREE

190629_Vr_00_Trovatore_PierGiorgioMorandi_FotoEnneviVERONA - Correva l'anno 2001 quando, durante il Festival Areniano, andò in scena per la prima volta l'allestimento ideato da Franco Zeffirelli per Il Trovarore di Giuseppe Verdi. Da allora il pubblico veronese ha potuto godere di questa visione, che ritengo quasi "beatifica", per altre cinque stagioni (ben 6, se includiamo anche quella appena inizata). Lo spettacolo
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Prosa
Le parole e il mare
servizio di Attilia Tartagni FREE

190626_Ra_00_LeParoleEIlMare_LinoGuancialeRAVENNA - Ancora uno spettacolo in un neo-luogo del Festival il 24 giugno 2019: “Classis”, inaugurato al pubblico soltanto sei mesi fa, museo archeologico di Classe di Ravenna ricavato dalla ristrutturazione dell'ex zuccherificio inattivo da decenni.  Il palco e la platea sono stati allestiti nello spazio aperto di fronte alla magnifica facciata
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Opera dal Nord-Ovest
Masnadieri una lezione d'oro
servizio di Francesco Lora FREE

190626_Mi_00_Masnadieri_FabioSartori_phBresciaArmisanoMILANO, 21 giugno 2019 – Esiste, sì, un Verdi classificato come minore: quello di Oberto e di Alzira, del Corsaro e di Aroldo, per dire quattro opere dal periodo del primo esordio a quello delle piene facoltà. Ma il repertorio corre nel tempo e non è affatto fisso. Con quelle menzionate, vi sono altre opere neglette. Ma fino a che punto si può ritenere minore
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Vocale
Il Greco e il Messiah
servizio di Attilia Tartagni FREE

190625_Ra_00_IlMessiah_AntonioGrecoRAVENNA - Fra i luoghi del Festival, Sant’Apollinare in Classe ha una “allure” speciale.  La basilica ha infatti uno spazio absidale vasto e concavo che sembra amplificare come un involucro risonante i musici e i cantori,  oltre a fornire loro una cornice di superba bellezza. Il grande mosaico absidale è dominato dalla figura del Santo con ai due lati le
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Opera dal Nord-Est
Carmen ottima della Kemoklidze
servizio di Rossana Poletti FREE

190625_Ts_00_Carmen_KetevanKemoklidzeTRIESTE - Teatro Verdi. E’ andata in scena al Teatro Verdi la nuova produzione dell’opera di Georges Bizet, Carmen.  E’ la storia di una donna libera che sceglie l’amore come meglio le aggrada, gli uomini la cercano, la desiderano ardentemente, cadono immancabilmente nella sua rete, è un diavolo. Così la apostrofa Don Josè quando il loro
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Soci Uncalm
Dell'Olmo prende un premio
FREE

190624_Sv_00_MasterclassRenataScottoSAVONA - Si è svolta ieri mattina, 23 giugno 2019, nell’atrio del Palazzo Comunale di Savona la manifestazione organizzata dall’Opera Giocosa di Savona che ha concluso la masterclass tenuta dal soprano savonese Renata Scotto; in programma il concerto dei migliori classificati. Alla manifestazione ha contribuito anche il Circolo Amici
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Opera dal Nord-Est
Collaudata ma quasi nuova Aida
servizio di Simone Tomei FREE

190623_Vr_00_Aida_AnnaPirozzi_FotoEnneviVERONA - Settecento volte Aida… ecco con quale record il titolo più rappresentato nell’anfiteatro scaligero debutta quest’anno nella stagione Arena di Verona Opera Festival 2019.  Una particolarità ed un vanto per il melodramma in Italia: le centenarie recite si sono avvicendate in numerosi allestimenti del capolavoro verdiano, ma sono felice
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Jazz Pop Rock Etno
Avitabile a Palazzo San Giacomo
servizio di Attilia Tartagni FREE

190623_Ra_00_EnzoAvitabile_phRobertoMolteniRUSSI (RA) - Il Ravenna Festival e i suoi luoghi: il concerto di venerdì 21 giugno 2019,  full immersion nella complessa napoletanità  del sassofonista e cantautore Enzo Avitabile affiancato dai  Bottari di Portico, dall’ensemble di fiati Scorribanda  e da Toni Esposito mago delle percussioni,  va affrontato partendo dalla collocazione in uno degli angoli
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Pianoforte
Labéque e il respiro di un'epoca
servizio di Attilia Tartagni FREE

190621_Ra_00_Giovanni Antonini_phKemalMehmetGirginRAVENNA - Fra le tante anime del 30° Ravenna Festival c’è quella di riproporre, insieme ai brani di un’epoca, anche il suo respiro, il suo suono originario.  E’ successo il 19 giugno 2019 al Pala De André, con il Giardino Armonico diretto da Giovanni Antonini e un programma diviso fra Franz Joseph Haydn e Wolgfang Amedeus Mozart. Certamente la
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Vocale
Chiara č Medea
servizio di Attilia Tartagni FREE

190620_Ra_00_Medea_ChiaraMuti_phSilviaLelliRAVENNA - Lo ha ricordato di recente il Sovrintendente De Rosa, fino dalla sua nascita nel 1990 il Ravenna Festival ha nel DNA o, per dirlo in termini giuridici, nello statuto il connubio fra luoghi storici e artistici della città e spettacoli festivalieri.  Certo non era ipotizzabile una cornice più idonea del chiostro della Biblioteca Classense per accogliere Medea,
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Opera dalle Isole
Bell'allestimento di Pagliacci
servizio di Salvatore Aiello FREE

190620_Pa_00_Pagliacci_DanielOren.JPGPALERMO - A conclusione della prima parte della Stagione 2019 del Massimo di Palermo è andato in scena il capolavoro manifesto del verismo italiano: Pagliacci di Ruggero Leoncavallo che con Cavalleria rusticana  costituisce il notissimo dittico amato dai melomani; questa volta Pagliacci da solo con il ritorno, dopo il 2007, della regia di Lorenzo Mariani
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Opera dal Centro-Nord
Nozze di Figaro deliziose
servizio di Simone Tomei FREE

190621_Fi_00_NozzeDiFigaro_KristiinaPoskaFIRENZE - Entra a pieno titolo all'interno del LXXXII Festival del Maggio Musicale Fiorentino il componimento mozartiano Le nozze di Figaro che si avvale della collaborazione librettistica di Lorenzo Da Ponte. Quest'opera è il primo tassello della nota Trilogia Mozart-Da Ponte che troverà mano a mano il suo compimento nei prossimi due anni
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Ballo and Bello
Nel labirinto di Martha
servizio di Attilia Tartagni FREE

190619_Ra_00_MarthaGrahamDanceCompanyRAVENNA - Attesa quasi reverenziale lunedì 17 giugno 2019 per la  Martha Graham Dance Company guidata da Janet Eilber, responsabile della compagnia dall’anno seguente la scomparsa nel 1991 di colei che, nata nel 1894 e percorso il novecento danzando, viene considerata una delle massime danzatrici e coreografe del secolo, “madre
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Opera dal Nord-Ovest
Madama Butterfly proprio come Madama Butterfly
servizio di Athos Tromboni FREE

190615_Ge_00_MadamaButterfly_MariaTeresaLeva_phMarcelloOrselliGENOVA - Stagione lirica, ultimo atto: Madama Butterfly di Giacomo Puccini nel Teatro Carlo Felice, in concomitanza con il grande concerto pop di Piazza Kennedy (“Ballata per Genova”) replicato su due maxischermo in Piazza De Ferraris di fronte al teatro. Una ”Ballata” che ha riunito oltre 12 mila persone, trasmessa in prima serata
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Classica
Un violinista con lo Stradivari
servizio di Attilia Tartagni FREE

190614_Ra_00_LeonidasKavakos_phMarcoBorggreveRAVENNA - Leōnidas Kavakos, poco più che cinquantenne violinista greco di fama internazionale, qui anche anticipatore delle tematiche festivaliere ispirate alla Grecia, meta quest’anno del “viaggio dell’amicizia”, ha aperto il concerto del 12 giugno 2019 al Pala De André imbracciando con affetto reverenziale il suo prezioso Stradivari, un “Willemotte” del
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Soci Uncalm
Passerella di belle voci a Bagnara
servizio di Attilia Tartagni FREE

190611_Bagnara_00_ConcertoLirico_EnricoZuccaBAGNARA DI ROMAGNA (RA) - «Potenza della lirica, dove ogni dramma è un falso...» scriveva Lucio Dalla nella sua celeberrima “Caruso”. Gli appassionati di lirica (anche Dalla lo era), per quanto possano  trovare inverosimili storie e situazioni, sono sedotti dalla verità della perfetta unione fra musica - versi - interpretazione. Prendiamo
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Ballo and Bello
Suggestioni di van Hoecke per i Pink
servizio di Attilia Tartagni FREE

190610_Ra_00_ShinePinkFloyd_MichaVanHoeckeRAVENNA - Viaggio nel mondo della luna con Micha VAN Hoecke, i Pink Floyd Legend e la Compagnia Daniele Cipriani. «Il canto è una danza che si sente, ma non si vede; la danza è un canto che si vede, ma non si sente», lo afferma  il  coreografo e regista Micha von Hoecke che ha fatto di “SHINE! Pink Floyd moon”  un’opera rockrappresentata
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Opera dall Estero
Trionfo straussiano alla Staatsoper
servizio di Francesco Lora FREE

190606_Wien_00_DieFrauOhneSchatten_VincentHuguetVIENNA, 6 giugno 2019 – Con cinque recite della Frau ohne Schatten (La donna senz’ombra), dal 25 maggio al 10 giugno, la Staatsoper di Vienna ha festeggiato il proprio centocinquantesimo anno insieme con i cento del capolavoro di Richard Strauss. Locandina musicale da capogiro, dalla direzione di Christian Thielemann al canto di Stephen Gould, Camilla
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Opera dall Estero
Flórez, Des Grieux in scena
servizio di Francesco Lora FREE

190607_Wien_00_Manon_AndreiSerbanVIENNA, 5 giugno 2019 – Alla Staatsoper di Vienna sono frequenti i cicli di recite che tengono un piede nella routine di tutti i giorni e l’altro nell’evento da non perdere. Esemplare è l’ultima ripresa della Manon di Massenet, con le sue quattro rappresentazioni dal 1° al 13 giugno. L’allestimento scenico è quello varato nel 2007, con regìa
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Opera dal Centro-Nord
La Turandot č avveniristica e provocatoria
servizio di Simone Tomei FREE

190607_Bo_00_Turandot_AnaLucreciaGarcia_phRoccoCasaluciBOLOGNA - È proprio vero che spesso la realtà riesce a superare di gran lunga la fantasia, ma, quando si odono reazioni sconvolte a qualche nuovo allestimento operistico, si spera sempre che tali resoconti siano frutto dell’aver preso certe situazioni un po’ troppo “di pancia” o dell’aver visto le cose con un occhio “antico” e poco adattabile alla
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Diario
Trent'anni di radicamento nel territorio
Attilia Tartagni FREE

190606_Ra_00_IncipitFestival_CristinaMazzavillaniMutii_phSilviaLelliRAVENNA - Tremilacinquecento sono stati gli spettatori della serata inaugurale del Ravenna Festival 2019, evento amplificato dalla presenza di due colossi: il direttore d’orchestra Riccardo Muti alla guida dell’Orchestra in residence Giovanile Luigi Cherubini e il M° Maurizio Pollini al pianoforte nei Concerti per pianoforte e orchestra KV 449 e KV 466
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Echi dal Territorio
Un altro stile esotico
servizio di Francesco Lora FREE

190602_Fi_00_ZubinMehtaFIRENZE, 2 giugno 2019 - L’anno scorso, 28 e 30 maggio, i cittadini della musica erano corsi al Maggio Musicale Fiorentino per abbracciare Zubin Mehta: egli che dirigeva ogni giorno musica nuova in una città diversa e presso un’istituzione differente, sempre infaticabile, aveva cancellato mesi e mesi interi di impegni per affrontare a testa bassa
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Opera dal Nord-Ovest
Pagliacci sė, Cavalleria proprio no
servizio di Simone Tomei FREE

190603_Ge_00_CavalleriaRusticanaPagliacci_GiuseppeFinziGENOVA - Al Teatro Carlo Felice il dittico per eccellenza del melodramma italiano: Cavalleria Rusticana di Pietro Mascagni, e Pagliacci di Ruggero Leoncavallo. Un allestimento che vede il Teatro ligure impegnato in coproduzione con il Teatro del Maggio di Firenze dove, tra l’altro, il titolo del compositore livornese è andato già in scena e del quale
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Ballo and Bello
Danza: energia incontri libertā liberazione
redatto da Athos Tromboni FREE

190602_Fe_00_Danza2019-2020_MarinoPedroniFERRARA - La stagione di Danza 2019/2020 del Teatro Comunale Claudio Abbado è stata presentata pubblicamente ieri, 1 giugno: il cartellone si aprirà il 22 ottobre con il Nuovo Balletto di Toscana, struttura produttiva di rigoroso impianto professionale sorta sull’esperienza più che decennale dello Junior Balletto di Toscana. Il debutto ferrarese di
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Opera dal Nord-Est
Un Dittico curioso ma divertentissimo
servizio di Simone Tomei FREE

190527_Vr_00_GianniSchicchi__FotoEnneviVERONA - Chiude bene. Chiude cioè con ilarità e comicità la stagione del Teatro Filarmonico di Verona che ha messo in scena due componimenti buffi molto distanti tra loro - sia per periodo compositivo che per tempo legato al dipanarsi delle vicende - ma che hanno in comune il paradosso come divertimento, unito ad una musicalità entusiasmante.
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Eventi
Amore passione follia al Cantiere
redatto da Athos Tromboni FREE

190524_Montepulciano_00_Cantiere2019_RolandBoerMONTEPULCIANO (SI) - Giunto alla 44.esima edizione, il Cantiere Internazionale d’Arte è dedicato quest'anno al tema Amore Passione Follia. Il calendario scandisce 45 appuntamenti dal 12 al 28 luglio 2019, tra Montepulciano e la Valdichiana Senese. Sono numerose le celebrità che collaborano con i giovani talenti, nella formula
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Opera dal Centro-Nord
La Straniera tra horror e trash
servizio di Simone Tomei FREE

190520_Fi_00_LaStraniera_SalomeJicia_phMicheleMonastaFIRENZE - Prosegue con grande partecipazione l’ottantaduesimo Festival del Maggio Musicale Fiorentino che dopo la “prima” dedicata al compositore contemporaneo Aribert Reimann autore di Lear, vede in scena La straniera di Vincenzo Bellini: melodramma in due atti che Felice Romani trasse dal romanzo L’Étrangère di Charles-Victor Prévost
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Opera dal Nord-Est
Chénier lo spirito dell'Umanitā
servizio di Rossana Poletti FREE

190520_Ts_00_AndreaChenier_KristianBenedikt TRIESTE - Teatro Verdi. Va in scena in questi giorni e fino al 26 maggio 2019 al Teatro Verdi di Trieste l’Andrea Chénier di Umberto Giordano. «Questo titolo viene definito generalmente come una grande storia d’amore. Nella mia visione la ricerca della libertà e della conoscenza unita alla forza della parola daranno come risultato amori e
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