Pubblicato il 25 Ottobre 2021
Sul palcoscenico del Teatro Verdi in tenore Andrea Binetti riplasma 'La prova di un'opera seria'
Gnecco e Pasticci servizio di Rossana Poletti

20211025_Ts_00_GneccoEPasticci_DanielaMazzucatoTRIESTE - Ci riprova il Teatro Verdi di Trieste con La prova di un’opera seria di Francesco Gnecco, un atto unico che si presta a manipolazioni e diverse ambientazioni. Alla musica mette mano Matteo Musumeci che rielabora la partitura del compositore genovese e ci mescola spezzoni di altre arie, per caratterizzare l’ambientazione che il regista e tenore Andrea Binetti ha pensato per il nuovo allestimento triestino. La storia è sempre quella: mettere in luce le difficoltà, gli eccessi, le divagazioni durante l’allestimento di un’opera lirica. Il fatto in questo caso avviene a Trieste nel 1882. Siamo in estate e nella città giuliana fervono i preparativi per una grande esposizione agricola, voluta dall’Imperatore Francesco Giuseppe per celebrare i 500 anni di dedizione di Trieste all’Austria. Nei padiglioni costruiti appositamente sono ospitati i prodotti di tanti paesi dell’impero e molti eventi e spettacoli si succedono nelle calde serate estive: due compagnie d’operetta sono giunte da Vienna. Trieste, capitale della piccola lirica, fa capolino nella vicenda narrata anche attraverso le tante citazioni musicali, tra cui “Wiener Blut” di Strauss, “Tace il labbro” di Lehár e sempre di quest’ultimo “Mazurca blu” e ancora “Ragazze ungheresi” di Abraham da “Vittoria e il suo Ussaro” e “Le Couplet des Rois” da “La Belle Helene” di Offenbach. Non mancano Mozart con “Evviva il vin”e le “Danze ungheresi” di Brahms.
A Trieste alla stampa filoaustriaca si è appena aggiunto un nuovo giornale Il Piccolo, fondato soltanto l’anno prima, irredentista, soffia sul fuoco della lotta per congiungere Trieste all’Italia. Lo legge Aureliano, il primo tenore della compagnia (Max René Cosotti), con voce stentorea declama i motti rivoluzionari, ricorda il fallito attentato e la sventurata cattura di Oberdan, avvenuta a Ronchi dei Legionari ai primi di agosto.
Alle note di un valzer di Strauss si contrappone il “Va Pensiero” di Verdi, a sottolineare il sentimento di una città che oscilla tra la sua devozione all’Austria e i suoi sentimenti italiani. Le due donne, il soprano Giuditta (Daniela Mazzucato) e il mezzosoprano Fedora (Nicoletta Curiel) adorano invece Vienna, i suoi caffè, la cioccolata calda e la torta sacher, amano sfoggiare abiti, cappellini e accessori alla moda come nella grande capitale.
Pasticci a Trieste, si intitola così il rifacimento dell’opera di Gnecco, un bisticcio tra le liti della compagnia e il nome dell’impresario che la dirige, Raffaello Pasticci (il tenore Andrea Binetti), che tenta di tener fuori dal gruppo la politica e le discussioni che ne seguono, per concentrarsi sul lavoro da fare: provare il concerto che dovrà essere realizzato davanti all’imperatore in arrivo a Trieste nella giornata successiva. Un dispaccio dell’ultima ora comunicherà al gruppo che la minaccia di un nuovo attentato ha costretto le autorità a proibire ogni evento pubblico. Si torna a casa, a pancia vuota e senza il becco di un quattrino. Amara sorte degli artisti.
Il Teatro Verdi mette in campo l’Orchestra, diretta dal giapponese Yuki Yamasaki, e il coro, diretto da Paolo Longo, purtroppo costretto all’uso della mascherina e limitato nei movimento dalle disposizioni anti-covid. Gli artisti in campo sono pezzi da novanta degli anni buoni dell’operetta a Trieste, i gloriosi anni '80 del Novecento, quando nel festival internazionale della città giuliana si cimentavano cantanti, comici, registi, coreografi di grande fama e talento.

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In un’opera come quella messa in campo, in cui l’azione scenica si confronta alla pari con la parte musicale, il loro apporto è indispensabile, a dimostrazione che nella piccola lirica si deve saper cantare molto bene, ma la recitazione è altrettanto fondamentale.
I bisticci tra le prime donne sono perfetti, l’ardore irredentista del primo tenore è potente, l’orchestra è a suo perfetto agio con una rivisitazione musicale che le è congeniale e così è anche per il coro.
L’operazione di Binetti di mettere in scena una pagina della storia di Trieste, agendo sulle musiche che la città ha profondamente amato riesce e piace al pubblico, che finalmente comincia a tornare al Teatro Verdi più convinto dopo lunghi mesi di incertezze dovute alla pandemia.

 

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Crediti fotografici: Fabio Parenzan per il Teatro Verdi di Trieste
Nella miniatura in alto: Daniela Mazzucato (Giuditta)
Sotto, da sinistra: Nicoletta Curiel (Fedora), Andrea Binetti (Raffaello Pasticci) e Daniela Mazzucato
Al centro in sequenza: Max René Cosotti (Aureliano) e ancora la Mazzucato
In fondo: panoramica di Fabio Parenzan sui saluti finali del cast





Pubblicato il 17 Ottobre 2021
Una reinvenzone innovativa di Damiano Michieletto sul palcoscenico della Fenice di Venezia
La follia di Rigoletto servizio di Valentina Anzani

20211017_Ve_00_Rigoletto_DaliborJenis_phMicheleCroseraVENEZIA, 7 ottobre 2021 – Il nuovo allestimento di Rigoletto con la regia di Damiano Michieletto, prodotto dalla Dutch National Opera di Amsterdam, e ora ripreso al Teatro La Fenice di Venezia è un gioiello interpretativo. L’opera verdiana viene qui rivoltata, e al suo primigenio svolgimento drammaturgico ne viene sovrapposto un altro ad opera del regista. L’operazione vien fatta poi con tale perizia ed equilibrio da risultare perfettamente legittima, è tale è parso anche il contributo degli interpreti del cast (il secondo) della recita a cui la scrivente ha assistito, così come la direzione raffinata, magistrale di Daniele Callegari in testa all’Orchestra e Coro del Teatro La Fenice.
Damiano Michieletto come sempre è capace di andare così a fondo nello scolpire i suoi personaggi da riuscire a svelarne l’estrema attualità, tanto che la sua lettura del Rigoletto di Giuseppe Verdi è similissima a molte notizie di cronaca nera che fin troppo spesso passano sugli odierni telegiornali.
Nella lettura originale e innovativa di Michieletto, il buffone Rigoletto è davvero folle, e subisce la reclusione forzata in un ospedale psichiatrico dove sconta la pena per le conseguenze della sua follia ed esacerba il senso di colpa per le sue responsabilità nella morte della figlia.
Il baritono Dalibor Jenis, che lo interpreta in maniera vocalmente ineccepibile, non lascia spazio a dubbi quanto alla sua aderenza al personaggio delineato dalla reinventata lettura registica. Nella scenografia (di Paolo Fantin e del light designer Alessandro Carletti) realtà, memoria e ricordi confusi si sovrappongono tra le scene proiettate e quelle realizzate dai cantanti in scena, soprattutto in quelle di un padre troppo geloso, iperprotettivo che in passato ha recluso la figlia bambina contro la sua volontà.
Tutta la vicenda risulta essere una retrospezione di un Rigoletto che tormenta sé stesso, che si auto-infligge e perpetra la propria maledizione, e che allo stesso tempo confonde le interazioni con gli altri internati con quelle avute con le persone della sua vera vita passata. Nel corso della narrazione siamo in totale empatia con lui, che non parla mai ai cortigiani, ma a sé stesso, da solo. Sono dunque proiezioni allucinate della propria dissociazione psichica tutti i comprimari (Sparafucile: Mattia Denti; Maddalena: Valeria Girardello; Giovanna: Carlotta Vichi, Monterone: Gianfranco Montresor; Marullo: Armando Gabba; Matteo Borsa: Marcello Nardis; Conte di Ceprano: Matteo Ferrara; Contessa di Ceprano: Rosanna Lo Greco).

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Del pari, il coro è una moltiplicazione allucinatoria della sua principale ossessione, un Duca di Mantova (il bravissimo Marco Ciaponi, generoso di volume e dal timbro vellutato) che è l’incarnazione di tutte le insidie che secondo lui la sua bambina avrebbe potuto incontrare se l’avesse lasciata libera: amore, tradimento, disonore. Anche nei costumi (di Agostino Cavalca) è esasperata questa dimensione: sono infatti bianchi, fantasmagorici, per tutti i personaggi tranne che per Gilda e Rigoletto.
Altro merito di Michieletto è quello di far capire quanto crudele e invalidante sia per Gilda (un’apprezzata Lara Lagni), qui davvero bambina, la segregazione ad opera di un padre squilibrato, iperprotettivo, ossessionato, maniaco della persecuzione, e quanto si renda necessario il suo sacrificio mortale (altrimenti spesso incomprensibile) come unica via verso la sua liberazione.
Si lascia la sala commossi e scossi, portandosi dietro una riflessione su un tema che si ripresenta sempre più attuale, soprattutto a seguito dei periodi di isolamento cui siamo stati obbligati recentemente: le conseguenze della solitudine, in tutte le sue forme, sul benessere della mente umana.

Crediti fotografici: Michele Crosera per il Teatro La fenice di Venezia
Nella miniatura in alto e sotto: Dalibor Jenis (Rigoletto)





Pubblicato il 04 Ottobre 2021
L'opera di Giacomo Puccini riallestita con una creativitā ligia alle norme di prevenzione Covid-19
La Butterfly di origami e ombre servizio di Rossana Poletti

20211004_Ts_00_MadamaButterfly_FrancescoIvanCiampaTRIESTE - Alla fine dell’Ottocento in Giappone fiorirono nuovi contatti con l’Occidente che produssero un profondo mutamento nella società nipponica. Nagasaki era il principale porto del paese. Le istituzioni si modellavano a somiglianza di quelle occidentali e il sistema feudale vigente da secoli iniziava una lenta ed inesorabile dissoluzione, mentre si avviava la rivoluzione industriale e la modernizzazione. Di fatto però il cristianesimo era illegale, si rischiava la pena di morte a professarlo. A cavallo dei due secoli il Giappone era in guerra con Cina e Russia per consolidare il potere e difendere i confini e gli americani fecero i mediatori delle pacificazioni. C’è in filigrana tutto questo nella Madama Butterfly di Giacomo Puccini, ma quanto poi realmente si sapesse a quel tempo in Europa di quello che accadeva sulle isole dell’oceano Pacifico resta da capire.
Nella storia che Luigi Illica e Giuseppe Giacosa raccontano, traendo spunto dall’omonimo dramma di David Belasco, lo Zio Bonzo impersona fortemente l’arcaicità del paese, il suo radicamento alla tradizione feudale, la negazione di aprirsi al futuro, allo straniero. Difficile dargli torto se quest’ultimo è il solito americano che guarda il mondo dall’alto senza rispetto per l’ospite che l’accoglie, il solito yankee che non capisce le diversità e dissemina il mondo dei disastri a cui siamo abituati nella storia del Novecento e anche in quella più recente. Ma l’americano degli inizi del secolo breve non è l’espressione della potenza a cui facciamo riferimento oggi; la potenza americana si esplicherà soltanto con la prima guerra mondiale, che darà forza e volano di crescita all’industria degli Usa.

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Nell'opera di Puccini, l’americano Pinkerton è comunque un punto d’attrazione per la giovane e povera Cio-Cio-San. Alberto Triola, regista dello spettacolo riallestito al Teatro Verdi di Trieste, sottolinea la straordinaria giovinezza di quindicenne della protagonista, ma anche in questo caso dobbiamo far riferimento alla condizione giovanile di quell’epoca, quando nelle fabbriche dell’occidente pullulava la presenza di bambini sfruttati, e la giovane giapponese per sopravvivere aveva da tempo dovuto arrangiarsi facendo la Geisha, arte nobile certamente, ma che dimostra il suo precoce inserimento nella vita sociale.
Detto questo, il già minimalista allestimento triestino di Madama Butterfly del 2019, ripreso appunto da Alberto Triola per l’attuale fuori abbonamento del Teatro Lirico Giuseppe Verdi, assume ancor più aspetti di grande rigore e rispetto delle norme di sicurezza per l’emergenza pandemica. Rappresenta l’amore tra i due con una finzione scenica dietro un sipario da cui traspaiono le ombre amoreggianti dei due protagonisti, mentre Butterfly e Pinkerton in scena cantano a metri di distanza. Anche il bambino è raccontato attraverso una sorta di marionetta animata, costruita con la tecnica giapponese dell’origami, nel rispetto del teatro Bunraku, quasi sempre celata dietro un sipario e in trasparenza mostrata con un gioco di luci. Meno gradevole alla vista, evidenzia un diverso modo di concepire anche le marionette tra oriente e occidente. Nel finale la morte di Cio-Cio-San si palesa in un’ombra nera su fondo rosso che affila il coltello su se stessa, mentre tutta la scena vira al nero mettendo la parola fine alla tragica vicenda.
L’Orchestra del Verdi, diretta con passione da Francesco Ivan Ciampa, segue speditamente lo spettacolo attraverso i grandi balzi fragorosi e le note di inquietudine che Puccini imprime alla sua opera, nelle arie piene e nei lievi recitativi. Purtroppo l’uscita dalla buca per motivi di distanziamento impedisce in molte parti del teatro di sentire l’assieme dell’orchestra, cogliendo piuttosto i singoli strumenti a cui si è più vicini. Ma così è; e soltanto l’uscita dall’emergenza Covid-19 ci potrà far tornare alla “normalità”.
Il coro delle donne che salgono la ripida salita alla casetta, che l’americano ha preso come nido d’amore, e il coro a bocca chiusa che chiude il secondo atto, una ninna-nanna per addolcire il grave messaggio che il console Sharpless ha appena  recato alla fanciulla, sono due momenti antitetici dell’opera: il primo reca la gioia dell’amore che sta per sbocciare, la felicità dell’incontro tra Butterfly e Pinkerton, la spensieratezza della primavera fiorita; il coro a bocca chiusa segna lo svelamento del tradimento dell’americano, cerca di placare l’ansia e il dolore dell’attesa; un capolavoro, lo definiva Puccini. Bene il Coro del Verdi di Trieste, diretto da appena un mese dal nuovo direttore Paolo Longo.
La prova degli artisti in scena si può annoverare tra quelle positive nel complesso, anche se la protagonista, Evgenia Muraveva non è riuscita a convincere e strappare un applauso veramente sentito dal poco pubblico presente; capace ma poco coinvolta, non rende appieno la drammaticità del personaggio.
Più apprezzato il Pinkerton di Francesco Castoro, sbruffone e superficiale, interpreta con una bella voce e con capacità scenica l’americano.
Il baritono Elia Fabbian rappresenta con convinzione il console Sharpless, pieno di scrupoli per il comportamento del comandante Pinkerton.
Brillante e divertente l’interpretazione di Andrea Schifaudo del sensale Goro, e così anche per lo Yamadori di Dario Giorgelè. Meno incisiva sia sul piano della voce che della presenza scenica la Suzuki di Na’ama Goldman. Di grande effetto la comparsa in un palco dello Zio Bonzo, il basso Cristian Saitta, che riesce a trasmettere al palco e al pubblico lo sdegno e infliggere il terrore per la scelta di Butterfly. In scena anche Silvia Verzier (Kate Pinkerton), Giovanni Palumbo (il Commissario imperiale) e Giuliano Pelizon (l’ Ufficiale del registro).

Crediti fotografici: Fabio Parenzan per il Teatro Verdi di Trieste
Nella miniatura in alto: il direttore Francesco Ivan Ciampa
Sotto: panoramiche sull'allestimento curato da Alberto Triola





Pubblicato il 18 Settembre 2021
Il Teatro Verdi di Trieste prelude alla stagione con il Singspiel di un Mozart giovanisimo
Mozartiade e si riparte servizio di Rossana Poletti

20210918_Ts_00_BastianoEBastiana_AndreaBinettiTRIESTE - Mentre fervono i preparativi per la prossima messa in scena di Madama Butterfly, si è conclusa la ripartenza, dopo la pausa estiva del Teatro Verdi di Trieste, avvenuta con “Mozartiade” ovvero un allestimento del Singspiel Bastiano e Bastiana che Wolfgang Amadeus Mozart compose appena dodicenne.
Racconta Andrea Binetti, entrando in scena a sipario chiuso, che l'opera fu commissionata dal celebre medico e ipnotizzatore Franz Anton Mesmer ed eseguita nel giardino della sua villa presso Landstrasse in Vienna il 1° ottobre 1768. Mesmer era un amico della famiglia Mozart.
Binetti è il regista e interpreta il mago Cola in questo spettacolo, che il teatro lirico triestino aveva già allestito per le scuole in forma ridotta, ed oggi ritorna sulla scena con un totale rifacimento di scene, costumi, con il coro e l’orchestra al gran completo. Si sofferma il regista e tenore a sottolineare come l’ouverture sia straordinariamente simile al tema principale del primo movimento della terza sinfonia di Beethoven. Coincidenza o plagio in tempi non sospetti?

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Di una nuova edizione dell’opera si tratta quindi, con l’orchestrazione a cura di Marco Taralli e Paola Magnanini, che ha visto impegnato a dirigere l’Orchestra del Verdi, Roberto Gianola, mentre il Coro è stato diretto da Paolo Longo, da poco assunto a tale compito.
Impegnativo per un tenore il ruolo del basso Cola, un sacrificio che Binetti compie forte della sua profonda conoscenza della scena, della sua naturale capacità espressiva che gli consente di raccontare con sicurezza le varie fasi della storia di questi due innamorati, Bastiano e Bastiana, Andrea Schifaudo e Rinako Hara, il tradimento di lui con la Regina, ovvero l’ottimo soprano Nina Dominko, la disperazione della ragazza che il soprano Hara interpreta con straordinaria verve, la riconciliazione con il ravvedimento di Bastiano, il giovane Schifaudo a cui non manca certo la passionalità e l’entusiasmo.
Alla contenuta parte musicale il regista concede un implemento grazie all’inserimento di brani importanti della produzione mozartiana: «… un omaggio ai suoi capolavori» afferma Binetti. Il Singspiel risulta alfine impreziosito di brani famosi come l’aria della Regina della Notte e il duetto tra Papageno e Papagena dal Flauto magico, “Là ci darem la mano” dal Don Giovanni.
Le scene di Paolo Vitale giocano sull’esoticità della rapinatrice di uomini, la Regina, un castello il suo che sembra un tempio orientale, attraverso una specie di teatro delle ombre, con la sagoma scura su un fondo rosso scarlatto.

Crediti fotografici: Fabio Parenzan per il  Teatro Verdi di Trieste
Nella miniatura in alto: il regista/interprete Andrea Binetti
Al centro: panoramica sull’allestimento
Sotto: i saluti del cast, da sinistra Andrea Binetti (Mastro Cola), Nina Dominko (la Regina), il direttore Roberto Giarola, Rinako Hara (Bastiana) e Andrea Schifaudo (Bastiano)





Pubblicato il 05 Settembre 2021
Alla chiusura del Festival 2021 l'Arena ha annunciato pubblicamente anche i titoli dell'edizione 2022
Da un'Aida all'altra servizio di Athos Tromboni

20210905_Vr_00_Aida_MariaTeresaLevaVERONA - Una Aida scenicamente grandiosa ma un po' meno kolossal del solito ha chiuso il 4 settembre il Festival dell'Arena di Verona 2021. Un po' meno kolossal perché quest'anno la "regia" è stata guidata dai movimenti scenici impostati dal management di palcoscenico e le scenografie (belle, in ogni spettacolo, in ogni recita) erano affidate alle proiezioni digitali di D-Wok. L'Aida tornerà kolossal (e tornerà a chiudere il Festival) nel 2022 dove le regie di tutte le opere in programma (escluso il Nabucco) saranno quelle di Franco Zeffirelli, riprese dagli allestimenti delle stagioni precedenti: in mattinata, infatti, era stato diramato il calendario del prossimo Festival, di cui daremo conto nella seconda parte di questo servizio.
Comunque elementi di interesse di quest'ultima recita di Aida ci sono stati, concentrati soprattutto nel debutto assoluto in Arena del soprano Maria Teresa Leva che ha interpretato il ruolo del titolo, gratificata dai molti applausi del pubblico a scena aperta e a fine spettacolo.
Era questa del 4 settembre 2021 (da quando l'anfiteatro veronese ha cominciato ad allestire le opere, nel 1913) la 728esima Aida che andava in scena; e come sempre anche stavolta per l'intramontabile capolavoro verdiano, l'Arena ha annunciato il tutto esaurito, o quasi.
L'opera più "esotica" di Giuseppe Verdi, in perfetto equilibrio tra spettacolo corale e intimo dramma amoroso, ha schierato l’Orchestra della Fondazione Arena e il Coro (preparato da Vito Lombardi) a pieni ranghi, sotto la bacchetta del veterano Daniel Oren, oltre alle danzatrici del proprio balletto, impegnato efficacemente in coreografie originali e imperniato sulla bella performance solistica della prima ballerina della Greek National Opera di Atene, Eleana Andreoudi.

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Il cast vocale è stato di prestigio internazionale, a cominciare dalle voci in chiave di basso, che hanno visto il ritorno in Arena del baritono Ambrogio Maestri come Amonasro e del basso Michele Pertusi, vincitore del premio Callas 2021, che ha debuttato come Ramfis proprio a Verona.
Il tenore Carlo Ventre, specialista del ruolo, è tornato come Radamès, il condottiero conteso tra le due figure femminili dell''opera, per quest’unica sua serata in Arena.
È stato poi un debutto stagionale per l’acclamato mezzosoprano russo Ekaterina Semenchuk, già tra le Stelle areniane della produzione 2020, come figlia del faraone, la complessa e combattuta Amneris.
Completavano i personaggi e il cast il Re del basso veronese Romano Dal Zovo, il Messaggero del tenore Francesco Pittari e la Sacerdotessa del soprano Yao Bohui.
Come si è detto, regia, scene, costumi, light design e coreografie sono state concepite - per la nuova produzione 2021 - dal team creativo areniano, che per il video design e le scenografie digitali ha collaborato con D-Wok e, proprio per Aida, con il Museo Egizio di Torino, il cui patrimonio ha preso vita al Preludio e si è riproposto efficacemente scena dopo scena con le imponenti immagini digitali proiettate sui fondali. La collaborazione con il Museo Egizio è avvenuta sotto il patrocinio del Ministero della Cultura italiano.
Soddisfatto il pubblico, che ha lungamente applaudito e acclamato tutti i protagonisti a fine spettacolo, intorno alla mezzanotte di una gradevole e temperata serata d'addio. Anzi, di arrivederci...

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Il Festival 2022
La prossima stagione areniana torna ai grandi allestimenti: saranno 45 serate con 5 produzioni d’opera e 3 serate-evento; apertura il 17 giugno 2022 e chiusura il 4 settembre. Ecco il calendario dettagliato:

Venerdì 17 giugno: il sipario si alzerà restituendo al pubblico la spettacolare e storica Carmen di Georges Bizet nella leggendaria produzione che sancì nel 1995 il debutto in anfiteatro di Franco Zeffirelli e che sarà proposta nella migliore sintesi delle diverse edizioni andate in scena sul palcoscenico dell’Arena di Verona, raccontando la forte passione dei protagonisti fra le scene di una Siviglia variopinta e pullulante di vita, improntata ad uno stringente realismo di sapore cinematografico.
Dopo la serata inaugurale, che prenderà vita alle 21.30 di venerdì 17 giugno 2022, il capolavoro di Bizet sarà proposto per 8 altre serate. Repliche: 24, 30 giugno ore 21.15 - 14, 21, 31 luglio ore 21.00 - 11, 14, 27 agosto ore 20.45

Sabato 18 giugno: il secondo titolo del Festival sarà l'immancabile Aida di Giuseppe Verdi, opera regina e simbolo dell’Arena sin dalla prima edizione del 1913 cui spetta anche l’onore della serata finale. Aida sarà proposta dal 18 giugno per 11 date nel classico allestimento sempre ideato da Franco Zeffirelli che ricrea un Antico Egitto aureo e onirico, arricchito dai costumi di Anna Anni. Repliche: 23 giugno ore 21.15 - 3, 8, 16, 24, 28 luglio ore 21.00 - 5, 21, 28 agosto ore 20.45 - 4 settembre ore 20.45

Sabato 25 giugno: la terza produzione ad andare in scena sull’immenso palcoscenico areniano sarà un altro capolavoro di Verdi, Nabucco, dramma corale ed epico, in programma per 8 recite, che viene riproposto nell’imponente allestimento ispirato al Risorgimento italiano, lo stesso allestimento cioè ha inaugurato il Festival 2017, con la regia e i costumi di Arnaud Bernard e le scene di Alessandro Camera. Repliche: 1, 7, 10, 23, 29 luglio ore 21.00 - 18 agosto ore 20.45 - 3 settembre ore 20.45

Sabato 2 luglio: il quarto titolo del Festival 2022 è nato espressamente come allestimento e regia quale esempio summa e lascito artistico del suo creatore, Franco Zeffirelli, dedicato all’Arena di Verona, La traviata di Verdi; la storia d’amore più popolare dell’opera tornerà per 8 rappresentazioni nella meravigliosa produzione creata per il Festival 2019 proprio da Zeffirelli, che ha curato come sempre regia e scene, con i costumi del premiato Maurizio Millenotti. Repliche: 9, 15, 22, 30 luglio ore 21.00 - 6, 20 agosto ore 20.45 - 1 settembre ore 20.45

Mercoledì 20 luglio, data unica: spazio alla danza internazionale con Roberto Bolle and Friends che torna immancabilmente a danzare sulle tavole dell'anfiteatro assieme ai sui "amici e amiche", visto il successo e gli esiti artistici delle numerose edizioni precedenti: così il 99° Festival dell'Arena di Verona (in attesa della centesima edizione che sarà programmata per il 2023) viene arricchito da questa e dalle altre due serate-evento che seguiranno.

Domenica 7 agosto: l’ultimo debutto operistico del Festival 2022 sarà il ritorno della spettacolare “Cina al tempo delle favole” della Turandot di Giacomo Puccini, in scena per 6 recite. L’allestimento ideale per questa fiaba avvincente è quello maestoso firmato sempre dal maestro Franco Zeffirelli per regia e scene, con gli sfarzosi costumi del premio Oscar Emi Wada. Repliche: 10, 13, 19, 26 agosto ore 20.45 - 2 settembre ore 20.45

Venerdì 12 agosto, data unica: spazio e scena al monumentale concerto sinfonico e corale dei Carmina Burana, in omaggio al compianto maestro Ezio Bosso, a tre anni esatti dal suo indimenticato concerto areniano che lo vide protagonista proprio sul podio dei Carmina di Carl Orff.

Giovedì 25 agosto, data unica: per la terza serata-evento del Festival 2022 torna in scena l’acclamato Plácido Domingo, in un’unica serata straordinaria; l'artista interpreterà alcuni dei più importanti ruoli del Cigno di Busseto, in un gala operistico in forma scenica intitolato Domingo in Verdi Opera Night.

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I biglietti per gli spettacoli del 99° Arena di Verona Opera Festival 2022 saranno in vendita a partire dal 10 settembre 2021 con prezzi da 28 € a 300 €, ed eccezionalmente per alcuni settori a prezzo speciale fino al 24 dicembre 2021; novità per il 2022 è l’introduzione dei nuovi posti di poltronissima silver.
La Fondazione Arena di Verona si augura di accogliere al più presto i suoi spettatori nel numero più ampio possibile: però, fino a che non interverranno novità sull'andamento della pandemia, i biglietti saranno in vendita fino al raggiungimento della capienza massima ad oggi consentita, nel rispetto del pubblico e delle normative anti-CoVid19.
L’Arena di Verona, per novità, conferme e informazioni sempre aggiornate, è virtualmente raggiungibile sul sito www.arena.it ed anche sui canali social Facebook, Twitter, Instagram e YouTube.

Crediti fotografici: Ennevi Foto per la Fondazione Arena di Verona
Nella miniatura in alto: il soprano
Maria Teresa Leva al suo debutto assoluto in Arena nei panni di Aida
Sotto in sequenza: belle panoramiche di Ennevi Foto sull'Aida andata in scena per il Festival 2021





Pubblicato il 09 Agosto 2021
Diamo conto delle recite di due capolavori verdiani punte di diamante di tutte le stagioni areniane
Nabucco e La traviata successi di prassi servizio di Nicola Barsanti

20210809_Vr_00_Nabucco_LucaSalsiAnnaPirozzi_phEnneviFotoVERONA - Non c'è dubbio che fra tutti i titoli dei cartelloni estivi della Fondazione Arena di Verona da che sono allestititi gli spettacoli nell'anfiteatro romano, i due capolavori verdiani qui citati costituiscano una punta di diamante delle programmazioni passate e presenti succedutesi nel corso delle stagioni. Ecco come è andata quest'anno con i cast alternativi a quelli delle "prime":

Nabucco (6 agosto 2021): il nuovo allestimento  di Nabucco proposto da Fondazione Arena suggerisce un’ambientazione che non rimanda né all’epoca biblica né a quella risorgimentale, ma bensì alle persecuzioni razziali avvenute sotto il dominio nazista.
Una trasposizione azzeccata, eccezionalmente resa da scene spoglie e amare (amplificate digitalmente grazie al video design di D-Wok), che rimandano inevitabilmente ad alcuni dei più orribili momenti che l’umanità abbia vissuto nei campi di concentramento.
Venendo agli interpreti, il capolavoro verdiano vede un cast d’eccezione, contraddistinto dalla piena e salda vocalità baritonale di Luca Salsi (Nabucco), che, sicuro di un legato formidabile, naviga fra le note più basse dello spartito conferendo sempre direzione alla frase.
Altra eccellenza è senza dubbio la magnifica prova di Anna Pirozzi, che veste perfettamente le vesti di un’Abigaille tormentata e accesa d’ira, fino a sciogliersi nel commovente finale “Su me morente, esanime”.

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Niente male l’Ismaele di Samuele Simoncini, il quale si distingue per la marcata proiezione sonora (a volte spinta, ma comunque piacevole) e impreziosisce il canto con un’ottima dizione.
La calda e piena vocalità di Michele Pertusi si adatta perfettamente per fraseggio e legato al ruolo ieratico di Zaccaria (biblicamente il profeta Geremia), consentendogli di deliziare il pubblico con l’aria di sortita “D’Egitto la sui lidi” e con la preghiera del secondo atto “Tu sul labbro de’ veggenti”.
Ottima anche la Fenena di Annalisa Stroppa, la quale emerge sia per i precisi acuti emessi nel terzettino del primo atto, sia per la malinconica resa della sua ultima aria “Oh dischiuso è il firmamento”. Ed è proprio durante questo brano che lo spettacolo raggiunge l’apice drammatico, con le comparse e la stessa Fenena che si spogliano per avviarsi verso una porta da cui esce una nube di fumo (chiaro riferimento al gas).
Bravi anche i comprimari: il Gran Sacerdote di Belo (Romano Dal Zovo), Abdallo (Carlo Bosi) e Anna, ben interpretata da Elisabetta Zizzo.
Il Maestro Daniel Oren conferisce alla partitura tutti i colori e le dinamiche richieste da una musica volutamente incalzante e carica di adrenalina, regalando al pubblico il canonico bis del “Va, pensiero”.
Ottimo pure il coro preparato dal M° Vito Lombardi, seppur penalizzato dalle limitazioni sanitarie, che lo  collocano sulle gradinate a lato del palcoscenico e lo rendono talvolta vittima di ritardi e coperture da parte dell’orchestra (disposta su due livelli con i contrabbassi, gli ottoni e la grancassa fuori buca).

20210809_Vr_04_LaTraviata_SonyaYonkeva_phEnneviFotoLa traviata (7 agosto 2021): nell’opera la donna è un tema cruciale ed è così che inizia la nuova produzione di La Traviata proposta da Fondazione Arena: con una lunga proiezione di quadri (provenienti dalle Gallerie degli Uffizi di Firenze e raffiguranti la femminilità in epoche diverse), che, accompagnata dall’intensa sinfonia del preludio, crea un atmosfera molto suggestiva. Le limitazioni sanitarie non permettono scenografie maestose come le memorabili rappresentazioni firmate da Hugo de Ana e da Franco Zefirelli, ma, tutto sommato, i montaggi digitali (D-work) risultano un espediente efficace.
Il cast d’eccezione della quarta recita della Traviata vede tre artisti di fama internazionale del calibro di Sonya Yoncheva, (Violetta Valéry) Vittorio Grigolo (Alfredo Germont) e George Petean (Giorgio Germont). La prima è stata protagonista di prova formidabile, dimostrando grande agilità nel canto e fedeltà alla partitura, in quanto elude il famigerato mi bemolle di trazione al termine dell’aria che chiude il primo atto (“Sempre libera”). Grigolo, forte della sua grande presenza scenica, interpreta un Alfredo dal timbro squillante, che però riesce a dosare nei momenti più intensi. Ottima pure la recita di Petean, che, specialmente nel bellissimo duetto del secondo atto, metter in luce le proprie grandi doti musicali emergendo nel legato e nella proiezione sonora.
Bene anche Flora (Clarissa Leonardi), Annina (Yao Bohui), Gastone di Letories (Carlo Bosi), il Barone Douphol (Nicolò Ceriani), il Marchese d’Obigny (Natale De Carolis), il Dottor Grenvil (Romano Dal Zovo), Giuseppe (Max René Casotti), un domestico (Stefano Rinaldi Miliani) e la prima ballerina (Eleonora Andreoudi).

20210809_Vr_05_LaTraviata_VittorioGrigoloSonyaYonkeva_phEnneviFoto 20210809_Vr_06_LaTraviata_VittorioGrigoloSonyaYonkeva_phEnneviFoto

20210809_Vr_07_LaTraviata_GeorgePeteanSonyaYonkeva_facebook_phEnneviFoto

Dosando alla perfezione le dinamiche musicali richieste dalla partitura, il Maestro Francesco Ivan Ciampa dimostra ancora una volta di saper emozionare e, nonostante alcuni problemi di acustica dovuti al distanziamento dei professori d’orchestra, conclude una recita sommersa di applausi da parte di un pubblico entusiasta. Positiva anche la prova del Coro preparato dal Maestro Vito Lombardi.

Crediti fotografici: Ennevi Foto per la Fondazione Arena di Verona
Nella miniatura in alto: Luca Salsi (Nabucco) e Anna Pirozzi (Abigaille)
Sotto in sequenza: ancora Anna Pirozzi con Luca Salsi; Michele Pertusi (Zaccaria) e Annalisa Stroppa (Fenena)
Al centro: una bella panoramica di Ennevi Foto sull'allestimento del Nabucco areniano
Nella miniatura al centro: Sonya Yoncheva nel ruolo di Violetta Valery (La traviata)
Sotto: ancora la Yoncheva con Vittorio Grigolo (Alfredo) nel primo e nel terzo atto dell'opera
In fondo: George Petean (Giorgio Germont) con Sonya Yoncheva





Pubblicato il 02 Agosto 2021
Anche il secondo cast fa brillare il dittico Mascagni/Leoncavallo della produzione areniana 2021
Cavalleria rusticana e Pagliacci altro trionfo servizio di Angela Bosetto

20210802_Vr_00_CavalleriaPagliacci_MarcoArmiliato_phEnneviFotoVERONA – A oltre un mese dalla prima stagionale di Cavalleria rusticana e Pagliacci (qui la recensione di quella recita) e pochi giorni dopo la stellare Turandot di Anna Netrebko e Yusif Eyvazov, l’Arena organizza una nuova serata speciale con protagonista un’altra illustre coppia del mondo della lirica, ossia il tenore Roberto Alagna (al debutto nell’anfiteatro veronese) e il soprano Aleksandra Kurzak. Così sabato 31 luglio 2021 i due artisti, coniugi nella vita e compagni sulla scena, interpretano i ruoli principali di entrambi i titoli del dittico verista di Pietro Mascagni e Ruggero Leoncavallo, il cui nuovo allestimento è stato realizzato da Fondazione Arena in collaborazione con la Biblioteca Apostolica Vaticana e il Parco Archeologico e Paesaggistico della Valle dei Templi di Agrigento (per Cavalleria rusticana), il Museo del Cinema di Torino e il Fellini Museum di Rimini (per Pagliacci).
Se (al netto di un timbro e di una personalità tuttora rimarchevoli) il Canio di Pagliacci interpretato da Roberto Alagna tiene fede a un modello ligio a quel tipo di tradizione (adorata dai melomani d’antan, forse un po’ fanée per gli altri) che vuole il capocomico assassino dibattersi continuamente tra furia e singulti, la vera sorpresa è il suo Turiddu di Cavalleria rusticana, finalmente ritratto non come un mascalzone insensibile affezionato solo “a mamma sua”, bensì come un giovanotto inconsapevole e solare, diviso fra l’amore di due donne e purtroppo incapace di decidere. Difficile ascoltare un tenore che sceglie come chiave interpretativa la gentilezza nei confronti di Santuzza, quasi a voler confortare lei e illudere persino se stesso che, in fondo, Lola è solo una momentanea follia.

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20210802_Vr_02_Cavalleria_AmbrogioMaestri_phEnneviFoto 20210802_Vr_03_Cavalleria_AleksandraKurzakRobertoAlagna_phEnneviFoto

Per contro Aleksandra Kurzak sembra trovare una più efficace corrispondenza mimica e vocale nella sventurata e vivace Nedda (personaggio che le permette di esprimersi con maggior consapevolezza e disinvoltura), anziché nella dolente e lacerata Santuzza, nella cui resa ha potuto comunque trarre giovamento dall’ottima chimica con Alagna.
Al loro fianco, nel duplice ruolo dell’imponente Alfio (Cavalleria rusticana) e del subdolo Tonio (Pagliacci), Ambrogio Maestri tiene fede alla propria fama di carismatico professionista abituato ad avvincere il pubblico areniano con eloquenza e disinvoltura. Un plauso doveroso va all’accorata Mamma Lucia della veterana Elena Zilio, altra prova circa l’incredibile longevità vocale dei nati nel 1941 (qualora non bastasse Plácido Domingo). Matteo Mezzaro debutta invece in Arena nei panni di Peppe-Arlecchino, mettendo in luce doti interessanti con ampia possibilità di crescita.

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Trovano infine conferma le positive impressioni, già evidenziate in occasione della prima, sia su Clarissa Leonardi (Lola, alla quale in questo spettacolo spetta anche il compito di irrompere sulla scena urlando la celebre frase conclusiva «Hanno ammazzato compare Turiddu!») e Mario Cassi (che ha sostituito all’ultimo momento l’annunciato Davide Luciano nel ruolo di Silvio), sia sui due cori, ossia quello areniano e quello di voci bianchi A.Li.Ve., preparati rispettivamente da Vito Lombardi e da Paolo Facincani.
A dispetto delle inevitabili difficoltà dovute all’orchestra “aperta” e ai distanziamenti amplificati dai protocolli sanitari, la bacchetta di Marco Armiliato garantisce tutta la possibile coesione e il necessario supporto agli artisti, sul palco e in buca.

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Pubblico numerosissimo ed esultante, che non lesina sugli applausi e sulle ovazioni, in particolare all’indirizzo di Alagna (scritturato come duplice protagonista anche per il dittico conclusivo del 14 agosto).

Crediti fotografici: Ennevi Foto per la Fondazione Arena di Verona
Nella miniatura in alto: il direttore Marco Armiliato
Sotto: Aleksandra Kurzak (Santuzza) e Roberto Alagna (Turiddu) in Cavalleria Rusticana
Al centro in sequenza: Ambrogio Maestri (Compar Alfio) e ancora la Kurzak e Alagna in Cavalleria rusticana
Sotto: la coppia Alagna/Kurzak (nei ruoli di Canio e Nedda) in Pagliacci
In fondo: i saluti a fine serata del cast in una bella panoramica di Ennevi  Foto





Pubblicato il 31 Luglio 2021
L'estremo capolavoro pucciniano ha visto la cantante russa debuttare nel ruolo in Arena
Turandot incorona la Netrebko servizio di Athos Tromboni

20210731_Vr_00_Turandot_AnnaNetrebko_EnnevifotoVERONA - Se si cita la Turandot di Giacomo Puccini quale “spettacolo da Arena” si fa una citazione azzeccata: l’opera incompiuta del maestro lucchese, infatti, fu allestita nell’anfiteatro veronese nel 1928 per la prima volta (Puccini era morto nel 1924 all’ospedale di Bruxelles) e da allora ad oggi ha avuto allestimenti pressoché continui, festival dopo festival, tanto da collocarla al quarto posto di una classifica ideale di gradimento del pubblico: ai primi tre posti sono stabilmente collocate Aida, la Carmen (sommando le rappresentazioni in lingua originale francese e le quelle tradotte e cantate nella versione ritmica italiana) e il Nabucco.
Questo perché, dicono in Arena «… Turandot condivide con Aida, Carmen e Nabucco la spettacolarità dei momenti corali e l’alto potenziale evocativo sprigionato dalle scene e costumi di una Pechino ideale e ambientata, come indicarono i librettisti veronesi Giuseppe Adami e Renato Simoni, “al tempo delle favole”. E più degli altri tre melodrammi che la precedono in classifica, l’opera estrema di Puccini può vantare una ricchezza di colori e una iridescente complessità del tessuto orchestrale e tonale: non è mero orientalismo ma vera e propria sperimentazione originale con cui Puccini fuse sapientemente melodie tradizionali cinesi e avanguardie del Novecento.»

20210731_Vr_01_Turandot_AnnaNetrebkoYusifEyvazov_Ennevifoto 20210731_Vr_02_Turandot_YusifEyvazovRuthIniesta_Ennevifoto
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E proprio la Turandot della pandemia, andata in scena il 29 luglio 2021 (repliche 1, 5, 28 agosto e 3 settembre) ha vestito i costumi più colorati e le proiezioni video più fantasmagoriche rispetto alle “consorelle Turandot” degli allestimenti venuti negli anni pre-pandemia.
Colori e fantasmagorie che, a nostro giudizio, non hanno trovato nella concertazione di Jader Bignamini l’equivalente qualitativo necessario; e ci spieghiamo subito, tralasciando di parlare della regia perché in quest’anno pandemico le rappresentazioni sono gestite da una sorta di regia collettiva, fatta dalle risorse proprie degli interpreti e dalle indicazioni del direttore di scena e del suo staff (non citati in locandina), il tutto inserito nei video-design e nelle scenografie digitali curate da D-WOK.

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Cosa non ci è piaciuto della concertazione? Non ci è piaciuto l’impasto che ci è sembrato confuso della parte musicale più esotica, quella delle tre maschere. Non ci sono piaciuti i tempi scelti, soprattutto per i modi “comodi” adottati nelle parti più struggenti, tempi tendenti alla diluizione delle arcate melodiche e del canto struggente (Liù, Timur) dentro slentamenti che più che essere espressivi ci sono parsi noiosi. Non ci è piaciuta qualche entrata non a tempo del coro (collocato sui gradoni alla sinistra del palcoscenico). Ci fermiamo qui…
Il cast era eccezionale e si è dimostrato all’altezza della grande serata: Anna Netrebko debuttava in Arena nel ruolo di Turandot; e la cantante russa si è confermata quella straordinaria interprete che viene ammirata e applaudita in tutto il mondo. Cosicché l’incoronazione di lei quale diva popolare è stata rafforzata proprio, anche, da questa Turandot.
Con lei (e forse più di lei) ha catturato le nostre emozioni più intense il tenore Yusif Eyvazov che ha dato vita a un Calaf  veramente da standing-ovation.
Delicatissima e commovente la brava Ruth Iniesta nel ruolo di Liù.
Molto bravo il giovane basso Riccardo Fassi nei panni di Timur, mentre le tre maschere sono state impersonate dai volonterosi Alexey Lavrov (il migliore dei tre) nelle vesti di Ping, Marcello Nardis in quelle di Pong e Francesco Pittari in quelle di Pang.
Lodevoli i comprimari: Carlo Bosi (Imperatore Altoum); Viktor Shevchenko (il Mandarino); Riccardo Rados (il Principe di Persia); Emanuela Schenale e Alessandra Andreetti (le due Ancelle).
L’Orchestra dell’Arena di Verona, il Coro (istruito dal bravo Vito Lombardi), il Coro di Voci bianche A.d’A.MUS. (istruito da Marco Tonini) e il Corpo di ballo della

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Fondazione Arena completavano la locandina.
Applausi incontenibili per tutti a fine spettacolo, ma soprattutto per la Netrebko, eletta ormai a beniamina assoluta del pubblico areniano. Ovviamente, meritatamente.

Crediti fotografici: Ennevi Foto per la Fondazione Arena di Verona
Nella miniatura in alto: la protagonista Anna Netrebko (Turandot)
Sotto in sequenza: Anna Netrebko e Yusif Eyvazov (Calaf); ancora Yusif Eyvazov con Ruth Iniesta (Liù); panoramica sui costumi coloratissimi di questo allestimento
Al centro: Eyvazov, Riccardo Fassi (Timur) e la Iniesta
Sotto: scena della morte di Liù con le tre maschere Ping (Alexey Lavrov), Pong (Marcello Nardis) e Pang (Francesco Pittari)
In fondo: panoramica di Ennevi Foto sull’allestimento e sul Coro e il Coro di Voci bianche, disposti a sinistra e a destra del palcoscenico






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Parliamone
Maratona Beethoven con Lonquich
intervento di Athos Tromboni FREE

20211019_Fe_00_Parliamone_MaratonaBeethoven-AlexanderLonquich_phMarcoCaselliNirmalFERRARA - Bentornata piena capienza: ieri sera, 18 ottobre 2021 alle ore 19, il Teatro Comunale "Claudio Abbado" ha accolto il concertone pensato e programmato in tempi pre-pandemia per l’esecuzione integrale dei cinque Concerti per pianoforte e orchestra di Ludwig van Beethoven. Per Ferrara Musica è stato il primo appuntamento con la capienza completa della sala: il pubblico non ha fatto registrare l'esaurito, comunque il teatro era praticamente pieno in ogni ordine di posti. In pedana erano l’Orchestra da Camera di Mantova e Alexander Lonquich, nella duplice veste di solista al pianoforte e direttore.
Il programma prevedeva in apertura il Concerto n. 2 in Si bemolle maggiore op. 19 e a seguire il Concerto n. 1 in Do maggiore op. 15. Non deve stupire se la serata ha preso avvio col secondo
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VideoCopertina
La Euyo prende residenza a Ferrara e Roma

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Opera dal Nord-Est
Gnecco e Pasticci
servizio di Rossana Poletti FREE

20211025_Ts_00_GneccoEPasticci_DanielaMazzucatoTRIESTE - Ci riprova il Teatro Verdi di Trieste con La prova di un’opera seria di Francesco Gnecco, un atto unico che si presta a manipolazioni e diverse ambientazioni. Alla musica mette mano Matteo Musumeci che rielabora la partitura del compositore genovese e ci mescola spezzoni di altre arie, per caratterizzare l’ambientazione che il regista e
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Pagina Aperta
Peccato Vinile allo Spirito
servizio di Athos Tromboni FREE

20211025_Vigarano_00_PeccatoVinileAlloSpirito_PaoloZamboniVIGARANO MAINARDA (FE) - Di domenica pomeriggio, dopo pranzo. Al ristorante come se si fosse nello studio di una radio libera (un tempo si chiamavano proprio così, "libere", le radio che oggi si dicono "commerciali") a immaginare una trasmissione via etere con musica in "tutte le direzioni". È successo domenica 24 ottobre 2021 al ristorante Spirito
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Opera dal Nord-Est
La follia di Rigoletto
servizio di Valentina Anzani FREE

20211017_Ve_00_Rigoletto_DaliborJenis_phMicheleCroseraVENEZIA, 7 ottobre 2021 – Il nuovo allestimento di Rigoletto con la regia di Damiano Michieletto, prodotto dalla Dutch National Opera di Amsterdam, e ora ripreso al Teatro La Fenice di Venezia è un gioiello interpretativo. L’opera verdiana viene qui rivoltata, e al suo primigenio svolgimento drammaturgico ne viene sovrapposto un altro ad opera
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Prosa
Il pulviscolo luminoso del Paradiso
servizio di Attilia Tartagni FREE

20211015_Ra_00_ParadisoXXXIII_ElioGermanoTehoTeardoRAVENNA - Paradiso XXXIII  terzo e ultimo appuntamento della 2Trilogia D’Autunno 2021" nei giorni 11, 12 e 13 ottobre, ha celebrato l’incontro fra la parola dantesca creatrice di mondi trascendenti, la musica in grado evocarli e la luce che per delinearli si fa orizzonte, atmosfera, arte visuale.
Elio Germano con il Ravenna Festival ha già avuto modo di farsi
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Jazz Pop Rock Etno
Terza serata di Fresch & Bold
servizio di Athos Tromboni FREE

20211015_Fe_00_JazzClub-Past1trio_ValeriaBurzi(RevealingMelba)FERRARA - Torrione di San Giovanni, serata terza di cinque: intendo dire, specificando, terzo concerto di Fresch & Bold, rassegna musicale dei docenti e degli allievi delle classi jazz del Conservatorio “Girolamo Frescobaldi” (quindi, giro di boa, come l’ha chiamato Francesco Bettini direttore artistico del Jazz Club Ferrara presentando la serata). Dopo il
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Approfondimenti
Omaggio a Giorgio Balboni
ricerca storico-documentale di Edoardo Farina FREE

20211015_Fe_00_Personaggi_GorgioBalboniFERRARA - La figura del chitarrista Giorgio Balboni (Ferrara, 7 settembre 1911 - 15 febbraio 1985) si colloca nell’ambito dei pionieri della chitarra classica, appartenente a una generazione senza la quale la moderna didattica e il concertismo oggi raggiunto probabilmente non sarebbero esistiti. Tralasciando i grandi nomi, quali ad esempio Andrés
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Eventi
Lo Spirito del Gruppo dei 10
redatto da Athos Tromboni FREE

20211008_VigaranoMainarda_00_TutteLeDirezioniInFalltime_GiorgioConteVIGARANO MAINARDA (FE) - L’autunno entra nel vivo della musica con «Tutte le Direzioni in Falltime 2021», la nuova stagione culturale firmata da Il Gruppo dei 10 che come sempre porta appuntamenti di assoluta qualità allo Spirito di Vigarano Mainarda (Ferrara), toccando tutti i generi, con momenti di riflessione e altri di puro svago, appunto in “tutte
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Vocale
Faust rapsodia dal cielo all'inferno
servizio di Attilia Tartagni FREE

20211007_Ra_00_TrilogiaDAutunnoFaustRapsodia_LucaMichelettiRAVENNA - Dunque sia Robert Schumann che Johann Wolfgang Goethe furono affascinati dal mito di Faust e lasciarono ai posteri due opere incomplete: lo rivela  Luca Micheletti, direttore artistico della Trilogia d’Autunno 2021 dedicata a Dante Alighieri nel settecentesimo anniversario della morte, che le ha riprese entrambe, le ha elaborate in
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Opera dal Nord-Est
La Butterfly di origami e ombre
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20211004_Ts_00_MadamaButterfly_FrancescoIvanCiampaTRIESTE - Alla fine dell’Ottocento in Giappone fiorirono nuovi contatti con l’Occidente che produssero un profondo mutamento nella società nipponica. Nagasaki era il principale porto del paese. Le istituzioni si modellavano a somiglianza di quelle occidentali e il sistema feudale vigente da secoli iniziava una lenta ed inesorabile dissoluzione, mentre si avviava
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Echi dal Territorio
Franco Corelli un tributo dovuto
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20211003_CamerataPicena_00_EventoFrancoCorelliCAMERATA PICENA (AN) - Sabato 25 settembre 2021 durante le Giornate Nazionali dei Castelli e nella cornice di Villa Lavagnino del Cassero di Camerata Picena si è svolto in occasione dei 100 anni dalla nascita del tenore Franco Corelli l’evento in forma privata «FRANCO CORELLI. L’uomo, l’amico, l’artista, il Maestro.» Si è trattato di un appuntamento culturale
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Opera dal Centro-Nord
Napoli milionaria densa di sfumature
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20210928_Lu_00_NapoliMilionaria_JonathanBrandaniLUCCA - Napoli Milionaria nasce da una commedia di Eduardo de Filippo - rappresentata per la prima volta al Teatro San Carlo di Napoli il 25 marzo del 1945 - trasposta poi in musica dal geniale Nino Rota e messa in scena per la prima volta al Festival dei Due Mondi di Spoleto nel 1977
Una realtà drammatica non solo a causa della guerra, ma  perchè
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Dante 700 con Granata
servizio di Athos Tromboni FREE

20210927_Fe_00_15IncontriConGardenioGranataAllAriosteaFERRARA - «La vera "modernità" di Dante Alighieri sta dentro un viaggio e nelle sue inquietanti motivazioni. In particolare laddove nell' "incipit" il poeta ci narra di uno smarrimento che, nel cromatismo buio di quella selva, luogo delle paure e delle ansie, esemplifica il dramma di un uomo senza punti di riferimento, lacerato da una solitudine priva di conforti»
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Classica
Goetzel e la Patetica
servizio di Athos Tromboni FREE

20210923_Fe_00_Euyo-SaschaGoetzelFERRARA – Bye bye Euyo! Sarà un arrivederci perché la Eropean Union Youth Orchestra dopo il concerto conclusivo della propria permanenza autunnale, concerto fatto ieri sera 22 settembre 2021, tornerà  per la stagione primaverile di Ferrara Musica. Ieri sera, per questo arrivederci, il Teatro Comunale Claudio Abbado era gremito in ogni ordine di
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Soci Uncalm
S'inizia in casa con l'Ensemble Rossini
servizio di Fulvio Galleano FREE

20210921_Savona_00_AssociazioneRossini_ElenaBacchiarelloSAVONA - L’Associazione Musicale Rossini, ha varato la sua tradizionale Stagione Concertistica, giunta alla XXVI^ edizione. I concerti si terranno tutti alla  Sala Stella Maris e saranno divisi in tre cicli: unciclo autunnale, i concerti per festeggiare il XXX° anniversario di fondazione (febbraio 2022) e un ciclo primaverile. Fino a quando rimarranno in vigore
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Soci Uncalm
Giovani cantanti distintisi al concorso
servizio di Simone Tomei FREE

20210920_LastraASigna_00_ConcertoAssociazioneCaruso_CarusoLASTRA A SIGNA (FI) - Sabato 18 settembre 2021, nello scenario di Villa Bellosguardo sede del Museo Enrico Caruso, sulle magnifiche colline di Lastra a Signa, si è tenuto un un concerto di giovani artisti cui è stata consegnata la "Medaglia Caruso", opera dello scultore Bruno Catarzi. Lo scopo è stato quello di rendere omaggio al grande tenore napoletano
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Classica
Euyo e Marzadori che spettacolo
servizio di Athos Tromboni FREE

20210919_Fe_00_Euyo-LauraMarzadori-PekkaKuusisto_PekkaKuusistoFERRARA - Inaugurazione ufficiale della stagione di Ferrara Musica nel Teatro Comunale "Claudio Abbado" sabato 18 settembre 2021 con il maestro Pekka Kuusisto sul podio della Euyo (European Union Youth Orchestra), ospite la violinista Laura Marzadori. Scorrevoli e ordinati, anche se un po' brigosi, i controlli di Grenn-pass e temperatura all'ingresso
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Opera dal Nord-Est
Mozartiade e si riparte
servizio di Rossana Poletti FREE

20210918_Ts_00_BastianoEBastiana_AndreaBinettiTRIESTE - Mentre fervono i preparativi per la prossima messa in scena di Madama Butterfly, si è conclusa la ripartenza, dopo la pausa estiva del Teatro Verdi di Trieste, avvenuta con “Mozartiade” ovvero un allestimento del Singspiel Bastiano e Bastiana che Wolfgang Amadeus Mozart compose
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Personaggi
Francesco Filidei ieri oggi domani
intervista di Athos Tromboni FREE

20210916_FrancescoFilidei_00_miniaturaGENOVA - Il prossimo 8 ottobre il Teatro Carlo Felice manderà in scena un dittico che, nel merito della "formula" è del tutto innovativo: infatti l'opera Pagliacci di Ruggiero Leoncavallo sarà preceduta da un'azione danzata dal titolo Sull'essere angeli, musica di Francesco Filidei; coreografia, scene, costumi e luci di Virgilio Sieni. L'incontro di uno dei coreografi
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Echi dal Territorio
Il Lirico Sperimentale ne fa 75
servizio di Athos Tromboni FREE

20210913_Spoleto_00_ConcertoDel75esimo_DonatellaTesei~SPOLETO (PG) - Nel pieno della corrente stagione d'opera il Teatro Lirico sperimentale "A. Belli" ha trovato modo di festeggiare giovedì 9 settembre 2021 il 75.esimo anno di attività, con un bel concerto nel Teatro Nuovo "Gian Carlo Menotti". L'appuntamento musicale ha costituito il punto forse più festoso delle manifestazioni celebrative, onorate dal
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Ballo and Bello
Polunin in viaggio dentro la Commedia
servizio di Attilia Tartagni FREE

20210905_Ra_00_TrilogiaDAutunno_SergeiPolunin_phSilviaLelliRAVENNA - La Trilogia d’Autunno 2021 si è aperta con "Dante Metànoia", dal 1 al 5 settembre alle ore 21 al Teatro Alighieri di Ravenna: star assoluta Sergei Polunin, classe 1989. Danzatore di eccezionale qualità, ventiduenne lasciò il Royal Ballet di Londra per cercare se stesso fuori da vincoli lesivi per il suo equilibrio, perché, come ha dichiarato:
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Opera dal Nord-Est
Da un'Aida all'altra
servizio di Athos Tromboni FREE

20210905_Vr_00_Aida_MariaTeresaLevaVERONA - Una Aida scenicamente grandiosa ma un po' meno kolossal del solito ha chiuso il 4 settembre il Festival dell'Arena di Verona 2021. Un po' meno kolossal perché quest'anno la "regia" è stata guidata dai movimenti scenici impostati dal management di palcoscenico e le scenografie (belle, in ogni spettacolo, in ogni recita) erano
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Classica
Muti e Schubert al Pala De André
servizio di Attilia Tartagni FREE

20210904_Ra_00_MutiiESchubertAlPalaDeAndre_FranzSchubertRAVENNA - Il concerto  saltato lo scorso luglio alla Rocca Brancaleone per una lieve indisposizione del M° Riccardo Muti è stato recuperato con successo il 2 settembre 2021 al Pala De André: grande la soddisfazione del direttore d’orchestra, dell’Orchestra Giovanile Cherubini e del pubblico nel ritrovarsi nel luogo di tanti indimenticabili appuntamenti estivi.
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Eventi
Sperimentare lo Sperimentale
redatto da Athos Tromboni FREE

20210903_Spoleto_00a_SperimentareLoSperimentale_CarloPalleschiSPOLETO - Alla vigilia della prossima stagione artistica e culturale il Teatro Lirico Sperimentale di Spoleto “A. Belli” intensifica le manifestazioni celebrative dei 75 anni di vita; giusto sottolineare, a titolo di cronaca, che proprio proprio quest'anno è stata conferita allo Sperimentale spoletino la Targa del Presidente della Repubblica Italiana, quale riconoscimento
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Opera dal Centro-Nord
Cenerentola capolavoro di provincia
servizio di Athos Tromboni FREE

20210901_Cento_00_LaCenerentola_AndreaBianchiCENTO (FE) – Giungendo a Cento sulla strada provinciale che collega Ferrara con il territorio bolognese si passa davanti a “La Pandurera” un tempo fabbrica di lavorazione dei pomodori e oggi secondo teatro della città (lo storico Teatro Borgatti è ancora in fase di restauro) e poco distante si giunge all’antica Rocca, fortificazione medievale difensiva, costruita
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Pagina Aperta
Ecco tutti i numeri del ROF 2021
redatto da Athos Tromboni FREE

20210831_Ps_00_Rof-BilancioFinale_GianfrancoMariottiPESARO - Bilancio più che positivo per la 42esima edizione del Rossini Opera Festival conclusosi in piazza del Popolo con il Gala Rossini, alla presenza del Presidente della Repubblica Sergio Mattarella: questa prestigiosa presenza istituzionale ha impreziosito l'edizione 2021 del ROF (acronimo del Festival che è conosciuto in tutto il mondo), dove sono
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Soci Uncalm
Trapani Fabbriciani Cellini Canelles poker di stelle
servizio di Edoardo Farina FREE

20210727_Fe_00_MusicaMarfisa_AntiquaEstensis_CanellesFabbricianiTrapaniCellini_MatteoFanniCanellesFERRARA - “Musica a Marfisa d’Este” nello splendido loggiato rinascimentale, residenza signorile ferrarese del XVI° secolo e delizia ducale sita in Corso Giovecca 170 a Ferrara, organizzata dal Circolo Amici della Musica “Girolamo Frescobaldi” in collaborazione con Fondazione Teatro Comunale di Ferrara, Città Teatro e altre associazioni cittadine,  il cui incasso dovuto
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Concorsi e Premi
Il Tulipduo vince il Burri
redatto da Simone Tomei FREE

20210826_CittaDiCastello_00_ConcorsoAlbertoBurri_miniaturaCITTÀ DI CASTELLO (PG) - È giunto a conclusione con il concerto di mercoledì 25 agosto 2021 nel Teatro degli Illuminati di Città di Castello il Concorso Nazionale Alberto Burri per gruppi giovanili di musica da camera, riconoscimento promosso dal Festival delle Nazioni e giunto quest’anno alla sua quarta edizione. Nella selezione finale che si è svolta il
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Classica
Gala IX Sinfonia di Beethoven
servizio di Angela Bosetto FREE

20210826_Vr_00_IXSinfoniaBeethoven_ErinaYashima_phEnnevFotoiVERONA – Chiunque abbia assistito all’ultima edizione areniana dei Carmina Burana (estate 2019), ricorderà bene il commosso saluto finale di Ezio Bosso che, girandosi verso il pubblico festante, promise: «Ci vediamo l’anno prossimo per la Nona». Dirigere la Sinfonia n. 9 in re minore per soli, coro e orchestra op. 125 di Ludwig van Beethoven in Arena era il suo
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Vocale
Viva il "Verdi"
servizio di Rossana Poletti FREE

20210823_Ts_00_VivaIlVerdi_JordiBernacer_phLucioAbadTRIESTE - Il Teatro lirico “Giuseppe Verdi” è indubbiamente il teatro esistente più antico di Trieste. La sua costruzione cominciò per iniziativa privata nel 1798, per essere completata nel 1801, duecentoventi anni fa. Fu inaugurato con il nome di Teatro Nuovo, si chiamò poi Teatro Grande, nel 1861 divenne Teatro Comunale e soltanto centoventi anni fa nel 1901
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Opera dal Centro-Nord
The Fake's digress realtā contemporanea
servizio di Carlo Grandi FREE

20210822_Lu_00_TheFakeSDigres_AntonioFerdinandoDiStefano.JPGLUCCA - Nei primi giorni di luglio, caratterizzati dalla ripresa delle attività artistiche e musicali grazie al calo dei contagi Covid-19, abbiamo avuto il piacere di assistere nella splendida cornice del Teatro del Giglio di Lucca, ad una delle serate del MITO festival di Lucca Chamber opera 2020-21, dedicato alla messa in scena di nuove opere scritte da compositori contemporanei
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Vocale
Jonas Kaufmann Gala Event di successo
servizio di Athos Tromboni FREE

20210818_Vr_00_JonasKaufmannGalaEvent_JonasKaufmann_phEnneviFotoVERONA – E in effetti si è trattato di una grande, festosa, celebrazione: il Jonas Kaufmann Gala Event di martedì 17 agosto 2021 ha “consacrato” presso il pubblico (popolare e no) dell’Arena di Verona il celebre tenore tedesco. Si sa, i frequentatori dell’Arena hanno il mito del ‘grande tenore’ perché tutti i grandi del passato (un po’ meno quelli del presente…) hanno
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Echi dal Territorio
Incontri Asolani di Musica da Camera
redatto da Athos Tromboni FREE

20210817_Asolo_00_IncontriAsoliani2021_FedericoPupoASOLO (TV) -  Con un evento straordinario che rientra nelle celebrazioni del VII centenario della morte di Dante Alighieri, mercoledì 1 settembre 2021 si inaugura la 43esima edizione di Incontri Asolani, Festival Internazionale di Musica da Camera con la direzione artistica di Federico Pupo,  rassegna dall’alto valore artistico che torna ogni settembre
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Opera dal Centro-Sud
L'universo parallelo di Elisabetta
servizio di Valentina Anzani FREE

20210814_Ps_00_ElisabettaReginaDInghilterra_KarineDeshayes_phAmatiBacciardiPESARO, 8 agosto 2021 – La regia di Davide Livermore per Elisabetta Regina d’Inghilerra, seconda opera del Rossini Opera Festival 2021, ci trasporta nella prima stagione della serie The Crown, con una Regina Elisabetta (seconda) che fa con la sua aria di apertura un discorso alla nazione. È immersa in scene (di Giò Forma) dall’aura tipicamente British,
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Eventi
Dante al Castello di Gradara
redatto da Athos Tromboni FREE

20210813_Ps_00_WKO-DanteAlCastelloDiGradaraPESARO - In quest'anno di celebrazioni del settecentesimo anniversario della morte di Dante Alighieri, l'Italia tutta (e non solo l'Italia) sta mostrando un fervore culturale straordinario intorno al sommo Poeta e alle sue vicende umane e letterarie. Così anche la Wunderkammer Orchestra (che ha due sedi, una a Pesaro e una a Milano) si è mossa senza
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Opera dal Centro-Sud
Aida ai tempi degli oleodotti
servizio di Valentina Anzani FREE

210813_Mc_00_Aida_MariaTeresaLeva_phTabocchiniMACERATA, 12 agosto 2021 – L’Aida in scena sul palcoscenico maceratese è stata insignita della Medaglia del Presidente della Repubblica in onore dei 100 anni di spettacoli in Sferisterio, e la qualità dell’allestimento non avrebbe potuto meglio celebrare tale importante ricorrenza. La regia di Valentina Carrasco - con le scene di Carles
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Vocale
Pizzolato, Simeoni, Oropesa recitals stellari
servizio di Valentina Anzani FREE

20210811_MartinaFranca_00_Concerti2021_JoanSutherlandMARTINA FRANCA (TA), 20 luglio/2 agosto 2021 – Il Festival della Valle d’Itria anche per questa 47° edizione ha proposto concerti fruibili sia sul palcoscenico di Palazzo Ducale a Martina Franca, sia in altre location di pregio del territorio quali alcune masserie e il Castello Aragonese di Taranto. Ricercati gli interpreti e i programmi, che quest’anno hanno
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Soci Uncalm
Concerti per Don Silvio
servizio di Fulvio Galleano FREE

20210811_Sv_00_AssociazioneRossini2Concerti_DukeEllingtonSAVONA - L' Associazione Rossini, in collaborazione con l'Ufficio Beni Culturali della Diocesi di Savona e con il Seminario Vescovile di Savona, proporrà, nella seconda metà di agosto 2021, due concerti straordinari, entrambi con il pensiero rivolto a Don Silvio Delbuono già Rettore della Cattedrale di Savona, grande amico e sostenitore della ns. Associazione, appassionato
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Personaggi
Cambio al Festival della Valle d'Itria
redatto da Athos Tromboni FREE

20210810_MartinaFranca_00_SebastianSchwarzNuovoDA_FrancoPunziMARTINA FRANCA (TA) - Il musicologo tedesco Sebastian Schwarz è il nuovo direttore artistico del  Festival della Valle d’Itria per il triennio 2022-2024. Succede ad Alberto Triola che ha firmato dodici edizioni del festival presieduto da Franco Punzi. A pochi giorni dalla chiusura della 47a edizione del Festival della Valle d’Itria che, nonostante le difficoltà legate alla pandemia,
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Opera dal Nord-Est
Nabucco e La traviata successi di prassi
servizio di Nicola Barsanti FREE

20210809_Vr_00_Nabucco_LucaSalsiAnnaPirozzi_phEnneviFotoVERONA - Non c'è dubbio che fra tutti i titoli dei cartelloni estivi della Fondazione Arena di Verona da che sono allestititi gli spettacoli nell'anfiteatro romano, i due capolavori verdiani qui citati costituiscano una punta di diamante delle programmazioni passate e presenti succedutesi nel corso delle stagioni. Ecco come è andata quest'anno con i cast alternativi a
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Opera dal Centro-Sud
Un Moïse commovente
servizio di Valentina Anzani FREE

20210807_Ps_00_MoiseEtPharaon_EleonoraBurattoAndrewOwens_phAmatiBacciardiPESARO, 6 agosto 2021 – Prima opera del Rossini Opera Festival 2021 in scena alla Vitrifrigo Arena di Pesaro è stata Moïse et Pharaon. La regia di Pier Luigi Pizzi, tutta sviluppata sui colori del blu, viola e giallo a toni solidi, è al solito - per i canoni estetici del Maestro - ridotta all’essenziale di linee e blocchi rettangolari che di volta in volta sono gradinate, spalti, rive di fiume, mura, porte.
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Vocale
Markus Werba grande interprete
servizio di Valentina Anzani FREE

20210805_MartinaFranca_00_Winterreise_MarcusWerba_phClarissaLapollaMARTINA FRANCA (TA), 4 agosto 2021 – L’idea di rappresentare in forma scenica un ciclo di Lieder (nati per l’intrattenimento statico di un salotto borghese da parte di un cantante e un accompagnatore al pianoforte) non è scontata, ma con Winterreise di Franz Schubert, penultimo appuntamento del XXXVII Festival della Valle d’Itria, il regista Libero
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Personaggi
Gea Garatti Ansini nuovo maestro del coro
FREE

20210805_Bo_00_TeatroComunale_GeaGarattiAnsiniBOLOGNA - Dopo due anni di intenso e proficuo lavoro, il Teatro Comunale di Bologna ringrazia il maestro del Coro Alberto Malazzi che il 12 agosto 2021, al termine delle recite di La bohème di Giacomo Puccini, concluderà la sua collaborazione con il teatro.
Da settembre prossimo, con la stagione autunnale, il Comunale di Bologna e il suo Coro daranno il benvenuto
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Eventi
Un Carlo Felice per tutti i gusti
redatto da Athos Tromboni FREE

20210805_Ge_00_TeatroCarloFelice_ClaudioOraziGENOVA - Nel prossimo mese di ottobre il Teatro Carlo Felice festeggerà il trentennale dell’apertura della nuova sede, quella attuale (18 ottobre 1991 – 18 ottobre 2021); per questo, guardando al futuro con fiducia,  ha annunciato il cartellone di Opere, Balletto, Concerti dei mesi di settembre-dicembre 2021, dedicato alla ricorrenza del trentennale.
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Jazz Pop Rock Etno
Dante il cinema la musica e Avati
servizio di Attilia Tartagni FREE

20210805_Ra_00_DanteIlCinemaLaMusica_PupiAvatiRAVENNA - Con un fantastico binomio di parole e note La Milanesiana 2021, il festival itinerante ideato e diretto da Elisabetta Sgarbi, ha fatto il botto in Piazza del Popolo a Ravenna il 1 agosto 2021 con un programma intitolato  Dante, il Cinema, la Musica. Ospite d’onore della serata era il regista Pupi Avati, intervistato da Mario Andreose, direttore della
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Opera dal Centro-Sud
La creazione un romanzo di formazione
servizio di Valentina Anzani FREE

20210804_MartinaFranca_00_LaCreazione_FabioLuisiMARTINA FRANCA (TA), 31 luglio 2021 – La direzione di La creazione (Die Schöpfung) di Franz Joseph Haydn, data dalla bacchetta del maestro Fabio Luisi in testa all’Orchestra del Teatro Petruzzelli di Bari, è stata tra quanto di più pregevole si è ascoltato durante la XVII edizione del Festival della Valle d’Itria. Questo oratorio (genere originariamente
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Jazz Pop Rock Etno
L'Enzo di Elio chiude Ravenna Festival
servizio di Attilia Tartagni FREE

20210803_Cervia_00_CiVuoleOrecchio_Elio_phZani-CasadioCERVIA (RA) - Con il titolo di una canzone di Enzo Jannacci, “Ci vuole orecchio” , il 31 luglio 2021 si è tenuto ultimo appuntamento del Trebbo in Musica a Cervia, che ha chiuso brillantemente il Ravenna Festival incontrando Milanesiana, 22° edizione del Festival itinerante condotto da Elisabetta Sgarbi sul tema “Il progresso”. Ed è progresso anche riproporre
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Opera dal Centro-Nord
L'amico Fritz debutta sul lago
servizio di Athos Tromboni FREE

20210802_Li_00_LAmicoFritz_GiannaFratta_phFelici-BizziGUASTICCE (LI) - L'opera all'aperto, sul lago... anzi, sul Lago Alberto a Guasticce (Collesalvetti). Da non confondere con un altro lago toscano, quello di Massaciuccoli, dove anche là si fa l'opera all'aperto. Sul Lago di Massaciuccoli, si fa Giacomo Puccini; qui a Guaticce, Pietro Mascagni. Un binomio di festival (Puccini / Mascagni) che se diventa contagioso
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Opera dal Nord-Est
Cavalleria rusticana e Pagliacci altro trionfo
servizio di Angela Bosetto FREE

20210802_Vr_00_CavalleriaPagliacci_MarcoArmiliato_phEnneviFotoVERONA – A oltre un mese dalla prima stagionale di Cavalleria rusticana e Pagliacci (qui la recensione di quella recita) e pochi giorni dopo la stellare Turandot di Anna Netrebko e Yusif Eyvazov, l’Arena organizza una nuova serata speciale con protagonista un’altra illustre coppia del mondo della lirica, ossia il tenore Roberto Alagna
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Opera dal Centro-Sud
Griselda travisata e Angelica sovrabbondante
servizio di Valentina Anzani FREE

20210801_MartinaFranca_00_Griselda_CarmelaRemigio_phClarissaLapollaMARTINA FRANCA (TA) - Delude la ripresa dell’opera di Alessandro Scarlatti, la Griselda diretta da George Petrou, al 47° Festival della Valle d’Itria; e non si presenta esente da critiche neanche l' Angelica, serenata di Nicola Porpora diretta da Federico Maria Sardelli, allestite sul palcoscenico del Palazzo Ducale. Ecco come è andata e quali giudizi hanno stimolato:
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Opera dal Nord-Est
Turandot incorona la Netrebko
servizio di Athos Tromboni FREE

20210731_Vr_00_Turandot_AnnaNetrebko_EnnevifotoVERONA - Se si cita la Turandot di Giacomo Puccini quale “spettacolo da Arena” si fa una citazione azzeccata: l’opera incompiuta del maestro lucchese, infatti, fu allestita nell’anfiteatro veronese nel 1928 per la prima volta (Puccini era morto nel 1924 all’ospedale di Bruxelles) e da allora ad oggi ha avuto allestimenti pressoché continui, festival dopo festival
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Ballo and Bello
A settembre Interno Verde Danza
servizio di Athos Tromboni FREE

20210730_Fe_00_PresentazioneInternoVerdeDanza_MoniOvadiaFERRARA – Il Teatro Comunale Claudio Abbado concluso il cartellone estivo che ha portato alcuni spettacoli “fuori” del tradizionale palcoscenico di Rotonda Foschini, rilancia un altro “fuori”, con la ripresa settembrina delle attività, affidata alla danza contemporanea: per la prima volta, venerdì 10, sabato 11 e domenica 12 settembre l’appuntamento è 
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Opera dal Centro-Nord
Ecco la Turandot di Puccini/Berio
servizio di Athos Tromboni FREE

20210726_TorreDelLago_00_Turandot_DanieleAbbadoTORRE DEL LAGO PUCCINI (LU) - Tanto se ne parlò che poi avvenne… eh sì! la Turandot con il finale “moderno” di Luciano Berio (al posto di quello “tradizionale” di Franco Alfano) è finalmente andata in  scena sabato 24 luglio come secondo titolo del Festival Puccini 2021. Anche in questa circostanza l’introduzione musicologica della serata è stata
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Operetta and Musical
Una Vedova che rinverdisce la tradizione
servizio di Rossana Poletti FREE

20210726_Ts_00_LaVedovaAllegra_AndreaBinettiTRIESTE, Teatro Verdi - Era il 27 febbraio del 1907 e al Teatro Filodrammatico di Trieste andava in scena la prima italiana di “La Vedova allegra”, l’operetta di Franz Lehár che ha avuto più successo in assoluto al mondo. Che a quel tempo Trieste fosse italiana nello spirito è vero, ma in quel momento era ancora il porto principale dell’Impero austro-ungarico e
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Opera dal Nord-Est
Nabucco e le analogie con l'olocausto
servizio di Angela Bosetto FREE

20210726_Vr_00_Nabucco_DanielOren_FotoEnneviVERONA – Interrotta dalla pioggia, la prima stagionale del Nabucco di Giuseppe Verdi è stata pienamente recuperata sabato 24 luglio 2021 con il ritorno del baritono Amartuvshin Enkhbat, che (se il meteo non si fosse intromesso) avrebbe dovuto inaugurare il ciclo di recite del capolavoro verdiano nei panni del re babilonese. E per ascoltare il Nabucco
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Jazz Pop Rock Etno
Uno nel tutto č grande rock
servizio di Attilia Tartagni FREE

20210726_Russi_00_UnoNelTutto_EnzoVinceVallicelli_phLucaConcasRUSSI (RA) - Il Palazzo San Giacomo, sorto per le vacanze estive della ricca famiglia ravennate dei Rasponi, da anni  è location per gli spettacoli di sapore popolare del Ravenna Festival; sembra aver perduto quella caratteristica di festa campestre che lo rendeva unico nella programmazione provinciale, ma non ha perso però il suo fascino. Ora, nel rispetto
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