Pubblicato il 02 Settembre 2018
Appunti di viaggio fra critica e cronaca per le ultime tre recite del Festival lirico 2018
Fine stagione con mezza Aida servizio di Simone Tomei

180902_Vr_00_BarbiereDiSiviglia_NicolaAlaimo_FotoEnneviVERONA - Come un cerchio che si chiude è giunto al termine anche il 96.mo Festival lirico dell’Arena di Verona con le ultime repliche di alcune opere in cartellone e con nuovi interpreti di cui vi darò conto in questo scritto. Il Festival edizione 2018 ha avuto un più che favorevole andamento stagionale (dal punto di vista atmosferico), salvo l'ultima sera, quella dell'Aida conclusiva. Ma andiamo con ordine...

30 agosto 2018 - Il barbiere di Siviglia di Gioachino Rossini
Le rose di Hugo De Ana catturano ancora l’attenzione del pubblico sul palcoscenico areniano assieme alle scene, costumi e luci del regista argentino coadiuvato dalle esilaranti coreografie di Leda Lojodice eseguite dal Corpo di ballo dell’Arena di Verona.
Il cast vocale vede due piacevoli ed interessanti new entry nel ruolo di Rosina e del tutore Don Bartolo. Ruth Iniesta, soprano già ascoltato in vari ruoli in questo Festival 2018, si è imposta nel ruolo della giovane fanciulla in maniera più che egregia esaltando una vocalità schietta e squillante mettendo in luce ottimi acuti e sovracuti ed una spiccata facilità nella gestione delle agilità di cui ha fatto ottimo uso colorando la partitura di numerose variazioni per mettere in luce le sue peculiarità vocali; sprizza di gioia e allegria anche la sua interpretazione scenica che ha sempre seguito di pari passo le esigenze drammaturgiche.
Sopraffina la partecipazione di Nicola Alaimo nei panni del tutore Don Bartolo dove grazie ad una padronanza scenica e vocale di tutto rispetto ha saputo confezionare un personaggio in cui lusso, ilarità e comica ieraticità si sono fuse in un’interpretazione di grandissimo pregio; la vocalità esalta ogni nota ed ogni sillabato e si propaga con facilità verso la platea rendendo un ottimo servizio alla parola scenica; eleganti anche le piccole variazioni sul tema che hanno saputo fornire ancor più sagacemente quell’alea di ironia e comicità che sono insite nel ruolo.
Gli altri interpreti sono stati una piacevole e professionale conferma di quanto già riportato in precedenza, ma vale la pena ricordarli per il bel ricordo che hanno lasciato al loro pubblico.
Un elegante Dmitry Korchak ha replicato la sua prova nei panni di Il conte d’Almaviva ancor più padrone del palcoscenico e delle sonorità areniane dominando la parte con grande sicurezza.
Mario Cassi, baritono toscano, si è rivelato anche questa sera un grande Figaro ed ha conquistato la platea sin dalla sua prima uscita nella cavatina Largo al factotum dimostrando una salda vocalità, grande verve interpretativa ed una sopraffina capacità di interazione con gli altri protagonisti… il resto è già detto e qualcosa di più potrete approfondirlo in una intervista all'artista che potete leggere qui .
Sempre di grande professionalità e precisione l’interpretazione di Romano Dal Zovo nel ruolo di Don Basilio. Spigliata, simpatica e macchiettistica al punto giusto la Berta di Manuela Custer che si impone oltre alla bravura scenica per elegante interpretazione vocale. A completamento del cast un sicuro ed affidabile Fiorello/Ambrogio di Nicolò Ceriani e Gocha Abuladze nei panni di Un Ufficiale.
Preciso e puntuale il Coro impegnato nella sola sezione maschile diretto dal M° Vito Lombardi. Sempre precisa, ma più meditativa la direzione del M° Andrea Battistoni che, nonostante un intercedere più lento, non ha mai fatto mancare l’equilibrio tra buca e palcoscenico, assecondando gli interpreti nel canto con un dosaggio attento delle sonorità orchestrali; gesto cui hanno risposto con precisione i professori del golfo mistico regalando suoni di gran pregio.
Inutile dire che allo scoppio dei fuochi d’artificio il calore già intenso della platea si è trasformato in ovazione per tutti gli artisti e per uno spettacolo che, seppur leggermente variato rispetto all’idea originale, resta uno dei capisaldi del Teatro in Musica.

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31 Agosto 2018 - Carmen di Georges Bizet
Eccoci anche qui all’ascolto di nuovi interpreti nei ruoli principali.
Elenora Buratto si è cimentata nel ruolo di Micaela dove pur non regalando emozioni interpretative è riuscita comunque a portare a casa un risultato il cui aggettivo più adatto, a mio avviso, può essere la correttezza; le avarizie dei colori hanno penalizzato un po’ la sua esecuzione rendendola anonima e priva di pathos.
Parlando del tenore Amadi Lagha - Don José - verrebbe da dire: “stendiamo un velo pietoso”, ma mi sentirei vigliacco; ecco quindi che esprimo il mio pensiero che, a parte la stizza iniziale che muove da dentro le viscere poi placata dalla ragione, non può essere altro che negativo su ogni fronte; se la natura non ha dotato l’interprete di un timbro accattivante, il modo di cantare e l’atteggiamento sul palcoscenico non sono certo migliori: canto slegato e privo di nouances, un intercedere talvolta quasi parlato, sguaiatezze vocali prive di qualsivoglia significato, pronuncia molto sommaria e talvolta italianizzata e poi… penso possa bastare anche perché il di più diverrebbe pedanteria; una prestazione da dimenticare.
Elegante e signorile l’Escamillo di Alberto Gazale che si bea di una vocalità rotonda e ben proiettata - nonostante qualche suono grave un po’ gonfiato - che ben mette in evidenza le caratteristiche del bizzarro personaggio emergendo egregiamente anche dal punto di vista scenico.
Il quartetto era composto da Barbara Massaro (Frasquita), Clarissa Leonardi (Mercédès), Roberto Covatta (Remendado) e Biagio Pizzuti (Dancairo): ben assortiti sul palco ed eleganti vocalmente si sono cimentati in un quintetto con la protagonista di grande eleganza e precisione vocale.
Nel ruolo eponimo un ritorno per Carmen Topciu di cui riporto il mio pensiero già espresso ai primi di luglio: «… si è egregiamente distinta per nitida emissione e sicumera vocale risultando omogenea in tutta l'estensione con un suono sempre ben proiettato che mai è sceso in gola o in petto; da un punto di vista scenico, poco delineato dall'intenzione registica, non è emerso appieno il carattere ribelle e sfrontato, ma nelle movenze e nella partecipazione danzante ha saputo ben interagire con le coreografie assegnate.»
A completamento del cast un bravo e preciso Luca Dall’Amico nei panni di Zuniga ed il Morales di Gocha Abuladze.
Coro in grande stile questa sera diretto dal M° Vito Lombardi le cui sonorità si sono ben sposate con i solisti e con il golfo mistico dove la bacchetta del M° Francesco Ivan Ciampa ha saputo mettere a frutto tutta l’esperienza della stagione immedesimandosi in una direzione davvero matura ed ancor più convincente; ritmo incessante e caldo, ma non frenetico né soffocante, in cui ampi spazi meditativi si sono alternati alla passionalità della partitura disegnando un quadro variopinto, ma sempre armonico e di grande piacere uditivo. Il tempo inclemente fino alle ore 21,00 ha fatto posticipare l’inizio della recita di oltre mezz’ora concedendo poi una tregua sino alla fine e permettendo il regolare svolgimento della serata cui il pubblico ha risposto con enfasi ed entusiasmo.

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1 settembre 2018 - Aida di Giuseppe Verdi
L’opera simbolo dell’anfiteatro scaligero ha chiuso… avrebbe voluto chiudere il Festival 2018; ci ha provato ma il tempo inclemente non è stato dalla sua parte: una pioggia incessante ha colpito la città di Verona per buona parte del pomeriggio e nonostante un magnifico arcobaleno intorno alle ore 19, le condizioni meteo sono notevolmente peggiorate dalle 20 in poi.
Come da regolamento lo spettacolo può iniziare sino a 180 minuti dopo l’orario ufficiale ed è stato cosi; alle 23 le prime note del preludio hanno risuonato nell’emiciclo veronese permettendo di ascoltare l’opera sino alla fine del secondo atto quando sulle ultime battute la pioggia ha iniziato di nuovo a scendere incessantemente non concedendo più tregua e portando la direzione dell’Arena ad annunciare la definitiva sospensione della recita.
Per questo motivo non scriverò niente di questa serata non potendo fare un resoconto critico completo; ricordo solo per dovere di informazione la composizione del cast: Il Re Romano Dal Zovo, Amneris Anita Rachvelishvili, Aida Hui He, Radamès Walter Fraccaro, Ramfis Gianluca Breda, Amonasro Gocha Abuladze, Un messaggero Carlo Bosi, Sacerdotessa Arina Alexeeva, Primi ballerini Beatrice Carbone, Eleana Andreoudi, Davit Galstyan; direttore Andrea Battistoni.

Un’altra stagione si è conclusa e a sipario calato ho piacere di esprimere il mio ringraziamento - unito a quello del direttore della Testata - a tutto il management della Fondazione Arena di Verona e in particolare all’Ufficio stampa della Fondazione che anche quest’anno si è dimostrato un puntuale amico ed alleato per il buon esito del nostro lavoro; collaborazione, gentilezza e soprattutto professionalità hanno caratterizzato questo connubio lavorativo, permettendo a tutti I nostri lettori di vedere commentati buona parte degli eventi del Festival lirico veronese; non cito nessuno per citare tutti. Arrivederci al prossimo anno.

Crediti fotografici: Foto Ennevi per la Fondazione Arena di Verona
Nella miniatura in alto: il bassbaritono Nicola Alaimo una stupende voce per l’Arena
Al centro: ilare siparietto del Barbiere di Siviglia disegnato dal regista Hugo de Ana
Sotto: un altra grande voce per l’Arena, quella del baritono Alberto Gazale (qui in Escamillo nella “Carmen” di Bizet)





Pubblicato il 20 Agosto 2018
Continua il viaggio della nostra Testata alla scoperta dei nuovi interpreti del Festival 2018
Barbiere, Nabucco, Aida, le repliche servizio di Simone Tomei

180820_Vr_00_Barbiere_MarioCassi_FotoEnneviVERONA - Ancora Arena nel pieno del 96.mo Opera Festival con un’incursione di metà agosto per tre serate di grande musica ascoltando i cast alternativi di tre grandi capolavori del Teatro in Musica in cui il genio di Gioachino Rossini si è sposato con quello di Giuseppe Verdi... ma andiamo con ordine, cominciando dal capolavoro buffo del pesarese.

Venerdì 17 agosto - Il Barbiere di Siviglia
Un cast in parte mutato rispetto ai precedenti, che ha visto come nuovo protagonista nel ruolo eponimo il baritono toscano Mario Cassi nel pieno dello splendore musicale; è riuscito a dominare la scena senza dover per forza gigionare o calcare fino all’inverosimile la parte, come era successo con il suo predecessore alla “prima”, ma ha saputo ben dosare le forze in modo da rendere equilibrata tutta l’esecuzione che è risultata armonica e molto fedele allo spartito e alle intenzioni dell’autore rispetto a quanto avevo ascoltato in precedenza; la sua vocalità si è naturalmente ben messa in evidenza evidenziando grande omogeneità in tutta la sua estensione e soprattutto sfoggiando un’eleganza interpretativa di prim’ordine; eleganza che si rispecchia anche nel servizio alla parola cantata con una dizione sopraffina, unita ad una grande capacità di interazione con il resto del cast.

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Interessante anche l’ascolto di Leonardo Ferrando nei panni del Conte d’Almaviva che nonostante madre natura lo abbia dotato di un volume vocale non troppo consono all’emiciclo veronese, è riuscito a portare a casa un buon risultato in quanto la punta ed il metallo delle sue corde hanno egregiamente supplito alla sua più misurata intensità; le ottime agilità ed una prestanza scenica disinvolta e spavalda sono stati elementi proficui per una serata in grande stile… un artista da tenere d’occhio.
Anche il veronese Romano Dal Zovo ha debuttato nella sua città nel ruolo di Don Basilio con un risultato davvero encomiabile; i ruoli più elegiaci non hanno assolutamente inficiato sulla resa di un personaggio più mellifluo sia scenicamente che vocalmente e la sua aria della Calunnia va lodata per grande musicalità unita ad una capacità di dominare lo spartito con i dovuti accorgimenti: alleggerire il notevole peso vocale della sua emissione per poter gestire in grande stile un’aria che spesso ha fatto tremare i più grandi interpreti del ruolo.
Si riporta con piacere la conferma di un cast già ben collaudato in cui la Rosina di Nino Machaidze ha trovato ancora una volta spazi musicali per poter mettere in luce una salda vocalità; elegante e spocchioso al punto giusto il Bartolo di Carlo Lepore sempre ben misurato, ma mai anonimo o scontato; Manuela Custer una Berta matura sia dal punto di vista scenico che vocale; a completamento un ottimo Fiorello/Ambrogio di Nicolò Ceriani e l’Ufficiale di Gocha Abuladze.
Nota positiva per la buca dove la direzione del M° Andrea Battistoni è riuscita a rendere omaggio in maniera direi quasi idilliaca al capolavoro rossiniano; se nella prima esecuzione del 4 agosto il rigore musicale era un po’ scaduto nei meandri di una lettura più “personalizzata sull’interprete”  - quasi gli fosse stata data in mano la bacchetta - questa sera tutta l’esecuzione si è riappropriata di una coerenza direi quasi sopraffina sottolineando con egregia maestria le intensità e facendo godere appieno delle peculiarità di uno spartito dove la dinamica del crescendo ne costituisce la vita.
I fuochi d’artificio finali con gli applausi di un’Arena gremita hanno salutato questa serata di grande musica di cui sono stati protagonisti anche il Coro maschile diretto dal M° Vito Lombardi ed il corpo di ballo coordinato da Gaetano Petrosillo sulla ormai nota regia di Hugo de Ana.

180820_Vr_02_Nabucco_JordiBernacer_FotoEnneviSabato 18 agosto - Nabucco
Per un piccolo contrattempo di programmazione mi sono trovato ad ascoltare un cast già totalmente recensito
180820_Vr_03_Nabucco_AmartuvshinEnkhbat _FotoEnneviCiò mi porta a dire però che globalmente - quel piccolo contrattempo - non ha comunque reso vano il piacere di un’altra serata veronese dominata da un caldo piuttosto opprimente; sarò quindi veloce nell’elencare gli interpreti che hanno popolato il palco scaligero con qualche piccola nota per rendere omaggio alla loro arte ed alla loro interpretazione.
Di pregio la vocalità di Amartuvshin Enkhbat nel ruolo di Nabucco che anche questa sera ha cesellato un personaggio di grande spessore.
L’Ismaele di Luciano Ganci è una sicurezza vocale che ancora una volta ha saputo ben mettere in luce uno squillo dal colore argenteo.
Nei panni di Zaccaria in cui era previsto il basso Riccardo Zanellato si è invece cimentato nuovamente Rafal Siweck a causa di un’indisposizione del titolare della serata; anche qui una conferma di un interprete che, ripeto, sia da annoverare tra i migliori della stagione.
L’Abigaille di Susanna Branchini sconta come al solito qualche menda nell’emissione dovuta soprattutto ad una difficoltà di gestione del fiato; non manca la tempra interpretativa, ma spesso si riduce alla spinta dell’acceleratore sempre alla massima potenza inficiando nella resa dei colori e delle intenzioni.
Brava Carmen Topciu, che è stata una egregia Fenena; a completamento del Cast un tenebroso Gran Sacerdote di Belo per voce di Romano Dal Zovo, un sicuro Abdallo interpretato da Carlo Bosi e come sempre una sopraffina Anna del soprano Elisabetta Zizzo.
La direzione di Jordi Bernàcer si è dimostrata attenta e precisa evidenziando colori e sensazioni che si sono completati con un’idilliaca partecipazione del Coro dell’Arena di Verona. Pubblico entusiasta e grande apprezzamento per tutti.

180820_Vr_04_Aida_AndreaBattistoni _FotoEnneviDomenica 19 agosto - Aida
Alcune novità invece per alcune voci del cast nel capolavoro verdiano. iniziando dal ruolo eponimo ho avuto modo di ascoltare per intero l’interpretazione del soprano Maria José Siri;  come potete leggere qui , in occasione di una mia trasferta veronese il soprano uruguaiano fu costretta per motivi di saluti a sospendere la recita; questa sera ha portato a compimento il suo impegno vocale delineando un personaggio molto centrato e nobile per il quale la cura del fraseggio e dei colori sono stati gli ingredienti migliori.
Nuovo ascolto anche per l’altro ruolo femminile; Judit Cutasi è stata una grande Amneris che si è ben districata nel ruolo con una vocalità sicura, ben tornita ed ha saputo dosare con oculatezza la sua emissione dipingendo un quadro dai molteplici colori.
Una nuova entrata anche nel ruolo di Ramfis dove un egregio Marko Mimica si è imposto grazie alla sua voce che oltre ad essere dotata di armonici da sogno è veramente “serva della parola” e le signorili frasi del ruolo emergono in maniera encomiabile dalle labbra dell’interprete.
Per il resto degli interpreti è da sottolineare la prova deludente ai limiti dell’accettabile del tenore Walter Fraccaro che ha messo in campo uno dei peggiori Radames mai uditi nella mia vita; la bellezza del suo timbro che ho spesso elogiato non basta e l’emissione spesso periclitante e incline al parlato non rende per nulla omaggio alla partitura con vocali spesso “sbracate” che oltre a falsare le frasi fanno perdere la continuità del discorso musicale e rendono l’ascolto molto faticoso e per certi versi fastidioso.
Conferme piacevoli per il resto del cast: Il Re di Romano Dal Zovo, l’Amonasro di Amartuvshin Enkhbat, Un messaggero            di Carlo Bosi e la Sacerdotessa di Arina Alexeeva.

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Eleganti come sempre i Primi ballerini  Beatrice Carbone, Eleana Andreoudi,  Davit Galstyan.
In ottima ascesa la direzione di Andrea Battistoni che a differenza degli altri anni, in cui lo avevo criticato per ridondante eccessività, sembra aver appreso quella giusta misura interpretativa sì da trovare piena sintonia con i solisti e con il Coro che anche questa sera si è fatto valere per grande professionalità.
Emiciclo abbastanza pieno per una domenica ancora dal sapore vacanziero.

Crediti fotografici: Foto Ennevi per la Fondazione Arena di Verona
Nella miniatura in alto: il "Barbiere" di Mario Cassi (Figaro)
Sotto: una bella istantanea di Foto Ennevi su un assieme di Il barbiere di Siviglia
Nella miniatura al centro: il direttore Jordi Bernàcer sul podio del Nabucco
Sotto: il baritono
Amartuvshin Enkhbat (Nabucco)
Nella miniatura in fondo: il direttore Andrea Battistoni sul podio dell' Aida
Sotto: una panoramica dell' Aida allestita da Franco Zeffirelli





Pubblicato il 07 Agosto 2018
Diamo conto delle prestazioni di cantanti diversi nelle due opere-simbolo del Festival areniano
Aida e Carmen i cast alternativi servizio di Simone Tomei

180807_Vr_00_Aida_SusannaBranchini_FotoEnneviVERONA - Vengo a voi con un po' di ritardo nel darvi conto della mia “incursione” areniamo delle idi di agosto dove ho assistito ad una ripresa della Carmen di Bizet e dell’Aida di Giuseppe Verdi per ascoltare i cast alternativi di questa stagione estiva; l’elemento comune alle due serate è stato senza dubbio il caldo torrido che si è abbattuto violento e sprezzante in questi primi giorni di agosto e che sembra non voglia accennare alla minima tregua; caldo torrido che ha messo a dura prova tutti gli artisti in gioco che al di là di ogni giudizio che viene espresso devono essere premiati per la loro tempra e tenacia.

Aida di Giuseppe Verdi - 2 Agosto 2018
Lo storico allestimento zeffirelliano ha visto in campo nel ruolo eponimo il soprano Susanna Branchini già ascoltata con modesti risultati in una recita di Nabucco; credo fermamente che quella sera del Nabucco, nonostante non annunciata, la Branchini fosse gravata da un’indisposizione in quanto la resa come personaggio di Aida è stata nettamente superiore alla condottiera assira. Non ha messo in luce grandi finezze interpretative, ma quanto meno la linea di canto era più morbida e gli accenti più veementi hanno trovato albergo assieme ad un’interpretazione scenica di tutto rispetto.
Signorile e tutto d’un pezzo Gregory Kunde nel ruolo di Radamès per il quale ha riservato il meglio che la sua voce possa offrire; gusto nel porgere il canto sulle labbra, eleganza del servire la parola scenica, sensibilità per tradurre in dinamiche gli stati d’animo di amore e di combattente; elementi che cesellano un personaggio multicolore dove l’aria non diventa solo un momento di piacevole ascolto, ma un quadro da ammirare in tutte le sue sfumature cromatiche.
Anche Amartuvshin Enkhbat si è ben difeso nel ruolo di Amonasro dimostrando ancor più quella crescita professionale che ne fa un interprete intelligente che fa del miglioramento continuo il suo obiettivo primario; ha trovato accenti adeguati per tradurre le emozioni del padre-padrone senza mai scadere in un canto sguaiato o becero.
Conferme piacevoli: l’ottima Carmen Topciu nei panni di Amneris si è evidenziata i maniera ancora più penetrante sigillando un giudizio più che positivo dell’ascolto precedente; anche questa sera di gran pregio il Re di Romano Dal Zovo, il tenebroso e ieratico Rafal Siwek come Ramfis che ritengo essere uno dei migliori “basso” della stagione, la dolce e sensuale Sacerdotessa di Arina Alexeeva ed il tonante Messaggero di Carlo Bosi. Primi ballerini di assoluta bravura Beatrice Carbone, Petra Conti e Gabriele Corrado.

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Il coro diretto dal M° Vito Lombardi non ha deluso nemmeno questa sera pur trovando una direzione del M° Daniel Oren più frettolosa e meno incline a cercare quelle sfumature cui ci ha abituato; forse il caldo massacrante ha colpito anche la buca, che non ha dato il meglio di sé a partire dalla sezione degli ottoni che all'inizio della recita hanno regalato qualche nota veramente imbarazzante.

180807_Vr_02_Carmen_AnnaGoryachova_FotoEnneviCarmen di George Bizet - 3 agosto 2018
Si conferma una regia pesante e farraginosa che non infiamma e non esalta l’occhio e rende sempre difficoltoso un ascolto rilassato e pacato; le mende di questo allestimento sono state ampiamente illustrate in articoli precedenti, quindi fermo qui il mio discorso per dedicarmi ai nuovi componenti del cast che hanno cavalcato il palcoscenico areniano in questa  canicola di inizio agosto.
Francesco Meli è stato un passionale e accorato Don José; dotato di un timbro suadente con la capacità di planare facilmente su eleganti mezze voci, ha delineato il carattere del giovane soldato con grande partecipazione; il fraseggio curato è stato un elemento di cesello nonostante qualche affanno in acuto nel quarto atto dove l’emissione è risultata forzata e un po’ più rigida.
La Micaela di Serena Gamberoni è stata musicalmente corretta senza però riuscire ad infiammare il personaggio con le sue caratteristiche fanciullesche ed al contempo temerarie; poche nouances ed un legato piuttosto discontinuo hanno caratterizzato il suo canto che specialmente in acuto ha messo in luce un vibrato piuttosto marcato che ha inficiato sullo squillo e sulla nitidezza vocale.
Nella compagine dei “quattro compari” troviamo una nuova entrata nei panni del Remendado che ha preso vita grazie alla vocalità schietta e luminosa del tenore Roberto Covatta: assieme ai già ascoltati Davide Fersini (Dancairo), Arina Alexeeva (Mercédès) e Ruth Iniesta (Frasquita) hanno dato vita a dei momenti di assieme di gran pregio in cui l’interazione ritmica e la precisione musicale sono stati nobili elementi di questa recita.
Sulla prestazione nel ruolo eponimo di Anna Goryachova, non vi è dubbio che si conferma una buona interprete da un punto di vista musicale, ma poco adatta agli spazi aperti del consesso scaligero, sia per volume che per approccio al personaggio, che non riesce mai a decollare, rimanendo spesso in un’alea di anonimità.
Si conferma anche Alexander Vinogradov nei panni di Escamillo che rispetto ai primi ascolti sembra aver trovato ancora maggiore confidenza con gli spazi dell’emiciclo e, nonostante alcuni suoni marcatamente nasali, risolve in maniera egregia il ruolo.
A completamento del cast il preciso Zuniga di Gianluca Breda ed il tonante Moralés di Biagio Pizzuti che emerge per solida e pregnante vocalità.
Coro sempre preciso ed affidabile ed Orchestra attenta al gesto direttoriale del M° Francesco Ivan Ciampa per il quale confermo con piacere le impressioni che ebbi al secondo ascolto (che potete leggere qui ).

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Da quanto ha saputo mostrare in Arena, posso ribadire che Frencesco Ivan Ciampa è un musicista che recita dopo recita riesce a trovare sempre più quel felice connubio con palcoscenico facilitando l’ascoltatore nell’estraniarsi dall’aspetto visivo per far godere l’orecchio della stupenda musica del compositore francese. Successo per tutti alla fine con applausi sonori e sentiti.

Crediti fotografici: Foto Ennevi per la Fondazione Arena di Verona
Nella prima miniatura in alto: Susanna Branchini (Aida)
Sotto, da sinistra: Susanna Branchini, Gregory Kunde (Radames) e Amartuvshin Enkhbat (Amonasro)
Nella seconda miniatura al centro: Anna Goryachova (Carmen)
In fondo: Francesco Meli (Don José) e Serena Gamberoni (Micaela)





Pubblicato il 05 Agosto 2018
Il capolavoro buffo di Gioachino Rossini torna in Arena nel giocoso allestimento di Hugo De Ana
Grande Nucci nel bel Barbiere servizio di Simone Tomei

180805_Vr_00_IlBarbiereDiSiviglia_LeoNucci_FotoEnneviVERONA - E con la sera del 4 agosto 2018 ecco che si invola sul palcoscenico dell’Arena di Verona il quinto titolo previsto per la 96.ma stagione nell’anfiteatro scaligero: Il Barbiere di Siviglia di Gioachino Rossini; nella ricorrenza delle celebrazioni per i centocinquanta anni dalla morte del compositore, il tributo dovuto al grande pesarese non poteva non palesarsi in un Festival di caratura internazionale come questo.
La regia dell'allestimento dell'Arena è quella ormai direi “storica” di Hugo de Ana che ha curato anche scene costumi e luci; un giardino fatto di siepi, prati e rose rosse accoglie lo spettatore e lo introduce nel magico mondo di Figaro e dei suoi compagni di ventura; un allestimento che vede in campo tante comparse, ballerini e mimi che sin da prima che la Sinfonia espanda le sue note ci vogliono salutare con un battimani quasi virale che coinvolge in breve tutto l’emiciclo gremito in ogni ordine e grado.
Un tripudio di persone che in maniera elegante e signorile accompagnano tutta l’opera sulla scorta delle indicazioni registiche e di quelle coreografiche di Leda Loidice; il tutto si snoda con amabile leggiadria nell’aere su un palcoscenico sapientemente allestito che mai diventa farraginoso o confusionario, ma anzi sprizza energia e vitalità in ogni angolo.
Un cast che per l’occasione di questa ripresa ha visto in campo uno smagliante Leo Nucci nel ruolo eponimo che non si è risparmiato per il suo pubblico concedendo ad esso ilarità, gigionate ed improvvisazioni sul tema, per il quale è stato spesso ovazionato a scena aperta tanto che ha bissato la cavatina di entrata alle insistenti richieste della platea.
Un rientro nell’emiciclo anche per il basso friulano Ferruccio Furlanetto che nei panni di Don Basilio si è divertito a sparare ancora buone cartucce rivestendo il personaggio di una simpatica ieraticità.
Bravo è stato anche Carlo Lepore nei panni del tutore Don Bartolo; subentrato in extremis all’indisposto Ambrogio Maestri ha saputo ben difendersi in un ruolo impegnativo dell’opera e in una regia che non concede distrazioni o sbagli; anche vocalmente non è stato da meno mettendo in risalto una efficace vocalità ed una bella dizione per snocciolare le difficili semicrome dell’aria A un dottor della mia sorte.
Elegante, mai scontata e con un buon mix tra il serio ed il faceto è stata l’interpretazione del soprano Nino Machaidze nell’approccio al personaggio di Rosina; come giustamente conviene ha privilegiato un approccio al rigo musicale che andava a concentrarsi prevalentemente -ove possibile - alle puntature in acuto anche senza mettere in luce esasperate agilità, ma non è stata da meno nell’affrontare le obbligate note più gravi imposte dalla parte con un’emissione tornita e corposa.
Anche Dmitry Korchak si è messo in luce nel ruolo del Conte d’Almaviva proprio nello stesso modo con cui il compositore si diletta nello scrivere… e così anche Korchak è andato in crescendo dimostrando pagina dopo pagina di possedere le caratteristiche per onorare un personaggio tenorile per eccellenza.
Multicolore come la sua arte è stata Manuela Custer che nel ruolo di Berta non solo è stata eccellente da un punto di vista scenico, ma sia nella sua pagina di elezione Il vecchiotto cerca moglie, che nell’interazione con gli altri personaggi si è messa in luce per la sua completezza di artista e di donna.
Preciso ed affidabile come ormai ci ha abituato Nicolò Ceriani nel doppio ruolo di Fiorello e Ambrogio in cui ha sapientemente mixato bella vocalità e ottima ars scenica. A completamento del cast Gocha Abuladze nei panni di Un Ufficiale.
Il Coro guidato come sempre dal M° Vito Lombardi qui presente nella sola sezione maschile si è ben difeso complessivamente nella serata seppur con qualche sbavatura e imprecisione, per esempio nella sezione tenorile che nel concertato finale ha messo in luce qualche menda e qualche “bucatura” non troppo elegante.
La direzione di Daniel Oren è stata per lo più corretta e precisa senza infiammare gli strumenti nei “crescendo” che pullulano la partitura e cercando un giusto compromesso con le voci, anzi direi proprio agevolandole con premura di gesto al fine di trovare un idilliaco equilibrio con la buca orchestrale; i tempi scelti infine erano volti ad una lettura più meditativa che non giocosa, senza comunque perdere il filo conduttore delle pagine musicali.
Il buonumore dei presenti è stato costante da inizio a fine con la complicità di tutti gli artisti in scena dei quali Leo Nucci è stato proprio il “capobanda” con un divertimento che è diventato reciproco e con un finale scoppiettante non solo per i fuochi d’artificio che illuminano il cielo sopra l’Arena alla fine dell’opera, ma anche per l’entusiasmo del pubblico che non ha mancato di tributare a tutti indistintamente; entusiasmo che è stato premiato dal Direttore Daniel Oren con un bis del concertato finale Di sì felice innesto.

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La recita di questa sera per volere della Fondazione Arena come comunicato dalla sovrintendente Cecilia Gasdia in conferenza stampa è stata dedicata alla memoria del Direttore marketing della Fondazione Arena di Verona, Dott. Corrado Ferraro recentemente scomparso a causa di un incidente motociclistico.
Sulla scia di questo pensiero mi piace qui riportare una frase di “Gioachino” che campeggia sulla partitura della Pétite Messe Solennelle che ben ci fa capire lo spirito e l’ardire di un compositore assoluto e inarrivabile non solo per il suo genio, ma anche per il suo acume e per la sua perspicacia: «Bon Dieu - La voilà terminée cette pauvre petite Messe. Est-ce bien de la musique Sacrée que je viens de faire ou bien de la Sacrée Musique? J’etais né pour l’Opera Buffa, tu le sais bien! Peu de science, un peu de coeur tout est là. Sois donc beni, et accorde moi le Paradis.» («Buon Dio, eccola terminata questa povera Messa. Ho fatto della musica sacra o della musica maledetta? Io ero nato per l'opera buffa, lo sai bene! Poca scienza, un po' di cuore, tutto qui. Sia Tu dunque benedetto e concedimi il Paradiso»).

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Per chi è credente e per chi non lo è dedico a Corrado Ferraro queste parole, confidando che in questo momento si stia divertendo con il grande Rossini nel Paradiso dei musicisti. Repliche il 8, 17, 24, 30 agosto 2018.

Crediti fotografici: Foto Ennevi per la Fondazione Arena di Verona
Nella miniatura in alto: il baritono Leo Nucci (Figaro)
Al centro: il grande concertato con tutti i protagonisti in scena
Sotto: i fuochi d'artifico al termine dello spettacolo





Pubblicato il 01 Agosto 2018
Diamo conto delle recite con i secondi cast di tre opere dell'Arena di Verona Festival 2018
Turandot, Aida, Nabucco di fine luglio servizio di Simone Tomei

180801_Vr_00_ArenaFineLuglio_Nabucco_RebekaLokar_phEnneviVERONA - L'incipit del Canto notturno di un pastore errante per l'Asia di Giacomo Leopardi ben si attaglia alle ultime tre sere del mese di luglio vissute dal sottoscritto in Arena a Verona; esse infatti sono state scandite proprio da un denominatore comune: la Luna. È stata proprio lei, la Luna, la protagonista sovra la Musica che ci ha accompagnato al suo punto massimo di pleinilunio nella serata del 27 luglio in cui abbiamo potuto assistere anche all'eclissi più lunga del secolo, che l'ha infuocata facendola apparire nel pieno della serata con una magnifica colorazione rosso-carminio, emozionante e seducente. E allora, ecco le parole del Poeta:

Che fai tu, Luna, in ciel? Dimmi, che fai,
Silenziosa Luna?
Sorgi la sera, e vai,
Contemplando i deserti; indi ti posi.
Ancor non sei tu paga
Di riandare i sempiterni calli?
Ancor non prendi a schivo, ancor sei vaga
Di mirar queste valli?

Ma, scontato il dovuto omaggio al Poeta, andiamo con ordine a parlare delle tre sere musicali scaligere.

Giovedì 26 luglio - Turandot di Giacomo Puccini
Pioggia, tuoni e lampi hanno accompagnato questa serata veronese fino alle 21.10 per poi dissolvesi quasi magicamente lasciando il posto alla magnifica Luna che volgeva verso il suo punto massimo di pienezza con un colore argenteo e cristallino adatto proprio alla grande scena del Coro che ad essa inneggia Perchè tarda la Luna; proprio in quel momento infatti essa di stagliava sopra i gradoni del retro palco facendo sentire la sua presenza quasi rispondendo alle suadenti invocazioni che la Musica proponeva sul palcoscenico.
Ultima recita per l'estremo titolo pucciniano in questa stagione estiva con una sostanziale conferma degli artisti già recensiti negli articoli precedenti nonostante in questa serata ci sia stata una sostanziale novità.

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Nel ruolo eponimo si conferma il soprano Anna Pirozzi che ad inizio recita fa annunciare un'indisposizione decidendo comunque di affrontare la serata; come sempre faccio in queste circostanze la mia penna si ferma qui.
Conferma anche per il tenore Murat Karahan che nel ruolo del Principe Calaf non tradisce le aspettative del pubblico disegnando il personaggio con ottimo squillo, ma confermando le mende già riportate nella mia recensione precedente; problemi sul passaggio e pronuncia sempre più imprecisa, che vanifica talvolta accenti ed emozioni.
Novità per il ruolo di Liù nel quale si è cimentata il soprano Eleonora Buratto; la voce è bella e di buona pasta, ma manca spesso di fraseggio e di precisione negli attacchi che in un paio di situazioni sono risultati imprecisi e con intonazione un po' latitante; non meglio la capacità di gestire i salti di ottava specie nella prima aria che possono trovare risoluzione attraverso un'emissione poco curata nel filato e nella grazia del canto; voce forse troppo importante per un ruolo che richiede molta più leggerezza e capacità di messa di suono limpide e cristalline.
Ottima conferma anche il basso Giorgio Giuseppini che nel ruolo di Timur si è rivelato un grandissimo interperete e per finire ancor più frizzanti e gaie le tre maschere Ping, Pong e Pang rispettivamente interpretate da Federico Longhi, Francesco Pittari e Marcello Nardis.
Completavano il cast Antonello Ceron nei panni dell'Imperatore Altoum, Gianluca Breda (Un Mandarino) e Ugo Tarquini (Il Principe di Persia).
La direzione del M° Daniel Oren questa sera ha trovato qualche imprecisione e scollamento soprattutto nel primo atto, ma non ha mai perso di vista il generale svolgimento della drammaturgia mettendola in risalto con sonorità corroboranti. Ottimo come sempre il Coro diretto dal M° Vito Lombardi.
Anfiteatro gremito di pubblico che ha reso omaggio a tutto il palcoscenico con sonore e calorose ovazioni.

Venedi 27 Luglio -  Aida di Giuseppe Verdi

È durante l’eclissi che il sole e la Luna possono stare insieme.
Non sapremo mai le parole che si sono sussurrati l’un l’altra.
Non dobbiamo mai scordare che questi rari momenti accadono soltanto poche volte nell’arco di una vita e sono unici. (Sergio Bambarén)

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Una serata dove la Luna è stata ancor più protagonista proprio perchè nel pieno dell'eclissi annunciata da giorni e godibile seppur in maniera non ottimale durante tutta la recita; questa sera il momento più emozionante è stato proprio all'inizio del terzo atto sulle rive del Nilo quando a poco a poco si è scoperta ed ha cominciato a mostrare la sua falce argentea che a mano a mano la imperlava in tutta la sua rotondità.
Sotto di essa le note verdiane facevano da sottofondo e accompagnavano la serata guidate anche per questa occasione dalla bacchetta del M° Daniel Oren a capo come sempre dell'Orchestra dell'Arena di Verona in grande forma, come pure in grande forma il Coro guidato dal M° Vito Lombardi nonostante un paio di cedimenti fisici degli Artisti del Coro dovuti alla temperatura veramente torrida.
Cedimento che ha colpito anche il soprano Maria José Siri interprete del ruolo della protagonista - per la quale non esprimerò nessun giudizio - quando alla fine del secondo atto è stata sostituita dal soprano Rebeka Lokar che ha concluso la recita infiammando il pubblico per bravura, professionalità ed un'interpretazione veramente sublime; ci ha regalato nell'aria del terzo atto O cieli azzurri una tavolozza di colori guarnita di tutte le emozioni che la giovane schiava prova nel turbinio dei suoi sentimenti e ancor più convincente è stata nei due duetti successivi con il padre e con l'amato nei quali ha saputo veramente trasformare le parole e le frasi musicali in emozioni sentite e vive con una voce salda, omogenea, fluida e che veramente riesce a far diventare la parola densa del significato che le è proprio.
Elegante e signorile anche la prestazione di Carlo Ventre nel ruolo di Radames; qui abbiamo tutto: esperienza, teatralità, musicalità, fraseggio, intonazione, equilibrio e quella grande capacità di emozionare la parola con accenti e con intensità sempre ben appropriate al momento drammaturgico; se nella prima aria Celeste Aida è stato decisamente preciso è nei duetti del terzo e quarto atto che ha fatto emergere ancor di più di essere un vero "animale da palcoscenico" donando al pubblico due momenti di grande teatro.
Ho apprezzato (come già era successo in una recita di Carmen) la vocalità del mezzosoprano Carmen Topciu nel ruolo di Amneris; ha saputo ben affrontare il personaggio con  piglio guerriero e spavaldo per poi planare su accenti più suadenti e amorosi nel quarto atto dove è stata regina assoluta della sua grande pagina; la voce è ottimamente timbrata ed omogenea ed anche scenicamente riesce bene ad emergere nel gesto voluto dalle intenzioni registiche.
Note più dolenti per l'Amonasro di Ambrogio Maestri che, se nella zona centrale del rigo musicale gode di una vocalità ampia e generosa, la salita agli acuti è spesso faticosa e qui perde brillantezza e proiezione con un suono che spesso indietreggia e si strozza in gola perdendo intonazione e forza; mi chiedo come mai invece di smorzare ho notato una tendenza dell'inteprete a prolungare il suono mettendo ancor più in evidenza queste pecche.
Altra novità di cast Carlo Bosi che è stato uno squillante e sonoro Messaggero. Conferme piacevoli: anche questa sera di gran pregio il Re di Romano Dal Zovo, il tenebroso e ieratico Rafal Siwek come Ramfis e la dolce e sensuale Sacerdotessa di Arina Alexeeva. Primi ballerini di assoluta bravura Beatrice Carbone, Petra Conti e Gabriele Corrado.
E mentre la Luna tornava al suo argenteo colore la "Fatal pietra" si chiudeva sui due amanti ed il pubblico letteralmente in delirio osannava tutti gli interperti con calore ed entusiasmo.

Sabato 28 luglio 2018 - Nabucco di Giuseppe Verdi

Vaga Luna, che inargenti
queste rive e questi fiori
ed inspiri agli elementi
il linguaggio dell'amor;
testimonio or sei tu sola
del mio fervido desir,
ed a lei che m'innamora
conta i palpiti e i sospir.
Dille pur che lontananza
il mio duol non può lenir,
che se nutro una speranza,
ella è sol nell'avvenir.
Dille pur che giorno e sera
conto l'ore del dolor,
che una speme lusinghiera
mi conforta nell'amor.

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Con le parole anonime di un'aria belliniana -Vaga Luna - vorrei descrivere questo momento magico in Arena... il colore argentato della Luna questa sera si è manifestato ancor più prepotentemente grazie ad un cielo limpido e ad una luminosità intensa come potrete vedere da una foto che io stesso ho scattato con il mio cellulare.
Le parole della drammaturgia possono in un certo qual modo sposarsi con quelle del "Popolo di Israello" affranto dall'esilio e dagli Assiri come pure possono essere legate alla parte più tenera e amorosa di Abigaille che nutre un amore che la conduce alla morte.
Beh... oltre la Luna ci sono la Musica, l'Opera e la magia del palcoscenico sul quale si è letteralmente avvicendato un nuovo cast rispetto all'ultimo da me ascoltato. 
Nel ruolo eponimo il baritono Luca Salsi ha delineato un protagonista nella sua sfaccettatura più guerresca affrontando il rigo musicale più con gli accenti che con l'elegante fraseggio; nella sua zona centrale dimostra grande capacità di gestione dei fiati e di tenuta del suono che ogni tanto lo abbandona nelle zone più acute del rigo musicale in cui noto qualche asprezza nell'emissione con una prevalenza all'abbandono della melodia a pro di un canto più declamato; ottima la sua prestazione dalpunto di vista scenico.
L'Ismaele di Vincenzo Costanzo non è riuscito a convincermi pienamente; se la voce gode sicuramente di un bel timbro, l'emissione nella zona acuta appare forzata e legata ad un canto prettamente di gola e poco impostato.
Interprete sopraffino, elegante, ieratico è senza dubbio il basso Riccardo Zanellato che delinea uno Zaccaria di lusso; la sua voce arriva nitida e precisa con parole ben scandite ed intonazione sempre a fuoco trovando piena corrispondenza ed immedesimazione negli accenti interpretativi e nel personaggio "mazziniano" disegnato dal regista che ha ambientato questo Nabucco all'epoca risorgimentale delle Cinque giornate di Milano; nella pagina della preghiera, Zanellato gioca con gli accenti e con le mezze voci incastonando in questa recita una grande prova vocale e interpretativa.
Primo ascolto per il soprano Rebeka Lokar come Abigaille; finora sentita in Turandot e, come detto sopra, in sostituzione in Aida; ebbene, nel ruolo della condottiera assira del Nabucco ha ancor più evidenziato la sua dote di gestire suono e fiato in maniera economiabile; gli accenti sono quelli che tutti ci aspettiamo; i suoni filati alla fine dell'aria, la scala cromatica nel terzetto inziale e la veemenza del duetto con Nabucco; nessuno di questi momenti è stato tradito, grazie alla sua bravura che la incornicia come una delle migliori interpreti di questo festival 2018.

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Cambio anche per Il Gran Sacerdote di Belo qui interpetato egregiamente dal basso Romano Dal Zovo come pure preciso ed elegante è stato l'Abdallo di Carlo Bosi. Conferme di sicura bravura la Fenena di Géraldine Chauvet elegante e nobile e la freschezza di Elisabetta Zizzo nei panni di una sonora Anna che ben emerge nel concertato Immenso Yehovah.
Attenta e precisa la direzione del M° Jordi Bernàcer che ha saputo ben gestire tempi, intensità e colori sotto una Luna che non chiedeva altro che d'essere imperlata della maestosa musica del Cigno di Busseto.
Il bis concesso dal Coro del Va' Pensiero è stato sintomo di una serata di stato di grazie dello stesso in cui ha saputo dipingere l'aere Lunare con i colori più belli che poteva trovare.

Mentre scrivo queste righe è giunta la notizia della morte prematura a causa di un incidente stradale del direttore dell'Ufficio marketing della Fondazione Arena di Verona, dott. Corrado Ferraro; il sottoscritto e la redazione tutta si uniscono al cordoglio della Fondazione per la triste notizie, cordoglio da estendere alla famiglia ed ai colleghi dai quali era molto stimato.

Crediti fotografici: Foto Ennevi per la Fondazione Arena di Verona e Simone Tomei per... la Luna in fase d'eclissi durante il Nabucco
Nella miniatura in alto: il soprano Rebeka Lokar in Abigaille (Nabucco) ma è stata grande interprete anche in Turandot e Aida





Pubblicato il 10 Luglio 2018
La replica dello spettacolo storico di Franco Zeffirelli salutata da un'Arena non strapiena
Aida un po' meno sold-out servizio di Simone Tomei

180710_Vr_00_Aida_JordiBernacer_FotoEnneviVERONA - Il mio lungo fine settimana veronese si è concluso domenica 8 luglio 2018 con la terza rappresentazione di Aida di Giuseppe Verdi nell’ormai consolidato allestimento di Franco Zeffirelli che si avvale della costumista Anna Anni ed è impreziosito dalle eccellenti coreografie di Vladimir Vasiliev ottimamente interpretate dai ballerini Beatrice Carbone, Petra Conti e Gabriele Corrado.
In scena una compagnia di canto in parte già avvezza al palcoscenico areniano, che ha visto nei panni della protagonista il soprano Kristin Lewis; discreta l’interpretazione scenica cui non ha fatto seguito un’altrettanta convincente esecuzione vocale; la voce risulta disomogenea tra le varie zone del rigo musicale dove pecca di forza e grinta nelle note basse per poi perdersi e sfilacciarsi in quelle acute restituendo un suono privo di corpo e povero di armonici: per questa caratteristica nei concertati spesso risultava poco incisiva ed anche la partecipazione emotiva risultava inficiata da un’emissione anonima e priva di animo.
Partecipazione accorata quella di Marco Berti nel ruolo di Radames; voce squillante e sonora non indenne da alcune titubanze che si sono palesate soprattutto nella zona del passaggio; di gusto comunque l’approccio alla partitura che non fa leva solo sugli accenti marcati, ma trova ampi stralci suadenti incorniciati in un elegante fraseggio.
Una Violeta Urmana in gran forma questa sera - rispetto alla “prima” in cui fece annunciare un’indisposizione - per interpretare la perfida Amneris; sonora, elegante, elegiaca ha saputo gestire i mutevoli stati d’animo della figlia dei Faraoni con piglio istrionico  convincendo in maniera inequivocabile un pubblico che l’ha osannata con un sentito calore.

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Cambio della guardia anche per il ruolo baritonale di Amonasro che questa sera è stato appannaggio di Sebastian Catana; non è mancato in lui l’accento fiero e cavalleresco del re combattente, ed è sempre stato accompagnato da un canto in cui la precisa dizione ed il servizio alla parola sono stati encomiabili.
Ottimo anche il Ramfis di Rafal Siwek che si sta dimostrando sempre più uno dei migliori interpreti di questa stagione areniana; voce possente, intonata e ben proiettata si libra nell’aria con estrema facilità e risulta impreziosita da un signorile fraseggio che lo rende superbo nella grande scena del giudizio.
A completamento del cast di questa serata artisti la cui professionalità è indiscussa: Romano Dal Zovo si conferma un grande interprete del ruolo del Re; Antonello Ceron è un comprimario chic per Un messaggero ed il soprano Francesca Tibursi cesella di eleganza la grande pagina della "Consacrazione" nel ruolo della Sacerdotessa.
Coro in discreta forma diretto dal M° Vito Lombardi anche se un po’ più sotto tono rispetto alle serate precedenti, ma comunque incisivo e grande protagonista nei momenti solistici e di assieme.
La direzione musicale di Jordi Bernàcer si allinea bene allo spartito verdiano evidenziando forse un po’ troppo l’aspetto più formale e metodico a discapito di una lettura accorata e più dialogante, ma risulta comunque efficace per l’emiciclo areniano nel quale è grande guerriero e sa condurre la barca in porto sicuro.
Un pubblico meno numeroso delle scorse serate ha affollato la platea veronese, ma il plauso ed il calore anche stasera non sono mancati a tutti gli artisti coinvolti.
Concludo questa mia prima incursione areniana con una frase di Giuseppe Verdi che dedico in primis a tutti gli artisti che ho incontrato e che incontrerò sul mio cammino per poi declinarla a tutti gli uomini come una lampada da portare sempre durante il proprio cammino: «… L'artista deve piegare se stesso alla sua propria ispirazione, e se possiede un vero talento, nessuno sa e conosce meglio di lui ciò che più gli è confacente. Io dovrei comporre con profonda confidenza una materia che mi fa bollire il sangue, anche se essa fosse condannata da tutti gli altri artisti come anti-musicale... il successo è impossibile per me se non posso scrivere come mi viene dettato dal cuore.»
Ad maiora.

Crediti fotografici: Foto Ennevi per la Fondazione Arena di Verona
Nella miniatura in alto: il direttore Jodi Bernàcer
Al centro in sequenza: Kristin Lewis (Aida) e Sebastian Katana (Amonasro); Marco Berti (Radames) e Violeta Urmana (Amneris)
Sotto: ancora Berti con Rafal Siwek (Ramfis) durante la scena della "Consacrazione"





Pubblicato il 08 Luglio 2018
Ancora non convince la proposta del regista postporre l'opera nel Risorgimento italiano
Nabucco di Bernard un anno dopo... servizio di Simone Tomei

180708_Vr_00_Nabucco_ArmatuvshinEnkhbat_FotoEnneviVERONA - Siamo alla quarta “prima” di questo 96° Festival areniano ed è la sera dei sabato 7 luglio 2018: «… Decisamente bello, decisamente affascinante, decisamente cinematografico, ma abbastanza lontano dall’idea che il libretto voleva narrare; se l’occhio rimane appagato appieno da un palcoscenico affollato e vivace di comparse, artisti del coro e solisti, il legare quello che si vede con la musica che fuoriesce dalla buca  e dalla voce degli interpreti risulta assai difficoltoso, fino ad essere fuorviante…»
Scrissi così un anno fa in merito al Nabucco di Giuseppe Verdi che porta la firma registica e dei costumi di Arnaud Bernard con le suggestive scene di Alessandro Camera.
A distanza di un anno dall’esordio di questo allestimento posso confermare che sempre più non convince e non riesce a condurre lo spettatore dentro la narrazione librettistica così estranea a quanto scorre sulla scena; al di là di molti errori di natura storica che vedono in campo personaggi non coevi tra loro, è proprio il modo di affrontare la drammaturgia che allontana lo spettatore dalla musica e da quello spirito che alberga nello spartito; scena e note vanno in due direzioni completamente opposte dove la prima non fa altro che soffocare la seconda con una serie di “trovate” il cui scopo precipuo sembra essere proprio quello di annullare ed introrbidire le armonie strumentali e vocali: colpi a salve a simulare i tafferugli delle Cinque giornate di Milano ambientate davanti e attorno al Teatro alla Scala; ma quei colpi a salve trovano il modo di esplodere in maniera puntuale da distruggere ogni nodo musicale importante; scoppiano con un finto e brutto rumore campionato che non trova mai il suo corrispondente visivo nelle faville luminose sul retropalco; folla di coristi e di comparse che rumoreggiano con lo scalpitio delle calzature in maniera esagerata anche sui momenti di musica e di canto più miti e riflessivi tornando a soverchiare ancora una volta le sublimi pagine verdiane: ecco che il felice connubio tra regia e musica non trova quasi mai la propria realizzazione perché esse parlano due linguaggi totalmente diversi e spesso rivali.
Una regia può essere cinematografica ed ispirarsi al grande cinema, ma ha il dovere primario di sposarsi con il Golfo mistico e con tutti gli artisti sul palcoscenico… e qui proprio non ci siamo.

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Non voglio rischiare di diventare petulante perciò giro pagina e mi dedico alla musica.
Senza dubbio è stata alquanto precisa e fin troppo scandita la lettura del M° Jordi Bernàcer che cerca di tenere l’orchestra molto incasellata nel gesto direttoriale; mancano talvolta quei respiri che potrebbero far pensare ad una maggiore attenzione al fraseggio ed alla costruzione di un discorso musicale unitario; la troppa frammentazione delle frasi talvolta ha reso più impersonale e routinario l’approccio intenzionale riuscendo comunque a gestire i solisti e le masse con fermezza, ma forse con poca anima.
Nel ruolo del protagonista il baritono mongolo Amartuvshin Enkhbat si è rivelato grande interprete seppur perfettibile; rispetto all’ascolto di un anno fa dove a colpire era più il volume di voce che non la capacità di gestirlo ho notato un netto miglioramento sia da un punto di vista musicale che interpretativo; spesso le due cose, se in presenza di un artista intelligente, possono e dovrebbero andare di pari passo; qui sembra di essere proprio il caso in questione, e tante piccole sfumature vocali, tante intenzioni interpretative, mi fanno pensare davvero che Enkhbat stia andando in questa direzione virtuosa.
Ottima, senza se e senza ma, la prova di Luciano Ganci nel ruolo di Ismaele; l’oro che sta nella sua voce diventa ancor più prezioso per la capacità con cui cesella ogni parola e con cui restituisce ogni frase con l’ottimo fraseggio; grande interprete, grande musicista, di cui spero di darvi ulteriori notizie in altri ruoli in questa estate areniana,
Egregio e sontuoso anche il basso Rafal Siwek nei panni di Zaccaria; la sua voce è uniforme in tutta l’estensione e non teme gli impervi acuti in concertato con il coro come pure la discesa agli “inferi” dello spartito con un’emissione sempre ricca di grande rotondità e proiezione.
Prova completamente deludente quella del soprano Susanna Branchini nel ruolo di Abigaille; se il canto è stato avaro di eleganza, fraseggio e talvolta intonazione, non è andata meglio dal punto di vista interpretativo dove spesso è stata calcata la mano in maniera piuttosto rozza.
Elegante e sensuale la vocalità di Géraldine Chauvet come Fenena; ha risolto la sua pagina finale - non facile - con una morbidezza di suono quasi simile al velluto accompagnata da una signorilità scenica di tutto rispetto.
Per finire tre comprimari di lusso per questa prima areniana; un collaudato Nicolò Ceriani nei panni di Gran sacerdote di Belo che ha risolto con spavalda autorevolezza i suoi interventi; non da meno è stata la partecipazione di Roberto Covatta (Abdallo) che esalta una vocalità nitida, chiara e ottimamente a fuoco; per finire la sublime Anna di Elisabetta Zizzo: se nei piccoli interventi musicali potrebbe passare quasi inosservata, la sua prova più ardita è ben superata nel grande concertato Immenso Jeovha dove il metallo vocale si infiamma emergendo svettante nei poderosi e luminosi acuti.
Coro in grande forma anche questa sera diretto ed istruito dal M° Vito Lombardi che, bissando come di consueto la preghiera degli Ebrei, Va’ pensiero, ha regalato, come ormai quest’anno ci ha abituato, una serata di alto livello per preparazione ed interpretazione.
Anfiteatro colmo anche questa sera seppur con qualche grado in più, ma sempre entusiasta durante ed alla fine nel dispensare consensi positivi verso tutti.

Crediti fotografici: Foto Ennevi per la Fondazione Arena di Verona
Nella miniatura in alto:
il baritono mongolo
Amartuvshin Enkhbat (Nabucco)
Al centro in sequenza: Rafal Siwek (Zaccaria); susanna Branchini (Abigaille); Luciano Ganci (Ismaele)
Sotto: scena con Amartuvshin Enkhbat e Roberto Covatta (Abdallo)





Pubblicato il 07 Luglio 2018
Siamo tornati alle repliche delle due opere inaugurali per ascoltare e dire dei nuovi interpreti
Turandot e Carmen i secondi cast... servizio di Simone Tomei

180707_Vr_00_Carmen_FrancescoIvanCiampa_FotoEnneviVERONA - Ho iniziato le mie incursioni areniane per seguire l'alternarsi dei diversi cast nel 96° Opera Festival 2018 ed in questo mio primo viaggio vorrei parlare di due serate contigue in cui sono andate in scena l'ultimo componimento pucciniano, Turandot, e l'opera-comique di George Bizet, Carmen. Ne parlerò in un unico articolo perchè mi preme evidenziare il fil rouge che lega queste due serate; parlare di questi allestimenti in maniera dettagliata diventa pleonastico: per quello che riguarda Turandot - a firma registica storica di Franco Zeffirelli - ormai sono state scritte intere pagine, mentre per quello che riguarda l'altro titolo (Carmen) vi sia di rimando l'articolo a firma del Direttore della testata che potete leggere qui: devo solo aggiungere in merito alla Carmen che, per quello che riguarda l'aspetto visuale che porta la firma di Hugo de Ana per regia, scene e costumi, la mia "repetita" non ha fatto altro che confermare l'idea di un allestimento che è riuscito ad annullare in un solo colpo personaggi, emozioni, intenzioni e significati di un'opera che per mezzo di musica e parole "parla" da sola ed esprime attraverso ogni singola nota  molteplici sentimenti.
Tornando a quel fil rouge che lega la trama di queste due serate questo può essere individuato nella figura musicale di riferimento che fa capo al nome del M° Francesco Ivan Ciampa; senza mezzi termini posso dire che la sua direzione della "prima" del 22 giugno in cui il concertatore debuttava nel titolo  - Carmen - e nel luogo ha trovato diversi limiti e non si è saputa elevare al di sopra di un allestimento pesante, lento e prolisso, anzi sembrava averne acquisito le peculiarità producendo un risultato non degno delle capacità aristiche del Maestro; la scelta lodevole comunque era stata quella di ricercare delle finezze e delle nouances molto sofisticate ed eleganti, troppo, forse senza tener conto del luogo e delle caratteristiche di una buca in un contesto dove le variabili ambientali sono tali e tante da non permettere di soffermarsi, o meglio, di cedere totalmente a tali finezze; come musicista (notate la minuscola) io le ho comunque apprezzate e godute, ma il risultato finale è stato quello di offire "un biscotto savoiardo al porcello" in cui né il destinatario né probabilmente il datore sono rimasti soddisfatti del dono.
Tale premessa non vuole essere un elemento detrattivo per il M° Ciampa bensì un trampolino di partenza ed un motivo di spinta per risorgere non appena poche sere dopo per regalare al pubblico due serate di grande musica in cui sono emerse appieno una personale interpertazione e visione dello spartito unite a sonorità pregnante, arricchente e di carattere; mi riferisco proprio alla direzione delle opere oggetto del mio discorrere; i due componimenti distanti da un punto di vista compositivo sono state affrontati con quel piglio da grande condottiero dove ogni strumento ha saputo vibrare alla lunghezza d'onda giusta; tempi, sonorità, respiri, rallentati, hanno saputo incanalarsi in quell'unitario discorso musicale formando un'idilliaca intesa con i cantanti e con la massa corale; in relazione al secondo titolo è come se la musica in un certo modo si fosse distaccata dalla farraginosità del palcoscenico trovando una sua personale identità riuscendo a "dire la sua" in maniera schietta con un ardire che non è supponenza, bensì consapevolezza che le intenzioni e l'idea compositiva vengono prima di tutto.
Parlando con un amico Musicista (notare la maiuscola) è emersa questa grande capacità del M° Ciampa di saper imparare velocemente, rimettendosi in gioco e virare rotta, laddove si è reso conto che la strada intrapresa poteva non condurre alla meta desiderata; mi sono sentito in dovere di evidenziare questo aspetto che non è assolutamente da sottovalutare perchè rivela una grande dedizione ed umiltà verso la musica ed i suoi compositori; concludo questa mia concione sul direttore Ciampa -  e spero mi vogliate perdonare - evidenziando un fatto che è la controprova di un significativo cambio di "direzione": all'inizio del terzo atto di Carmen la Sinfonia in cui il primo flauto intona le note suadenti della notte sulle montagne un fascio di luci e scritte proiettate sullo sfondo rappresenta un elemento disturbante e, se mi concedete, decisamente brutto sugli spalti dell'anfiteatro romano; chiudere gli occhi e respirare solo ''l'odore" della musica è stato un toccasana che, se già non bastasse, ha ancor più confermato le mie idee sull'approccio musicale di queste due grandi serate.
Altro elemento comune che lega queste due serata è stato il Coro dell'Arena di Verona guidato dal M° Vito Lombardi che va lodato per precisione esecutiva e per un'amalgama di suono sempre più unitaria con cui la mano direttoriale può facilmente lavorare e "creare" quella sinergia con la buca orchestrale che in taluni momenti diventa quasi magia; colgo l'occasione per esprimere le condoglianze da parte mia e da parte di tutta la redazione al M° Vito Lombardi per il lutto che ha colpito la sua famiglia.
Veniamo al dettaglio delle due serate per quello che riguarda gli interpreti con una piccola chicca che sono riscito a procurarvi proprio la sera di Turandot.

Turandot - recita del 5 luglio 2018
In questa seconda ripresa del titolo pucciniano - della cui prima areniana potete leggere qui - vi è stato un completo cambio di cast per quello che riguarda la triade  degli interpreti principali ai quali dedicherò lo spazio maggiore.
Nel ruolo eponimo il soprano Rebeka Lokar ha degnamente preso le vesti della Principessa di gelo attraverso una vocalità molto a fuoco e densa di grande personalità; una Turandot che non urla, ma canta, che fa della sua alterità una melodia con un'emissione sempre ben a fuoco; e ben puntata con uno squillo brillante in cui la parola scenica assume grande significato.

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Interessante anche la vocalità del tenore Murat Karahan nel ruolo del Principe Calaf che se nel primo atto non è stato pienamente a fuoco nel personaggio e nell'interpetazione, ha trovato il suo riscatto nella scena degli enigmi e nel terzo atto in cui ha bissato a furor di pubblico l'aria Nessun dorma; nella zona del passaggio ho riscontrato alcune incertezze di emissione dovute al suono che non trova lo spazio necessario per librare nell'aria, ma vira all'indietro opacizzandosi e perdendo quello squillo che invece è caratteristico dei sonori e squillanti acuti; non indenne da pecche anche la pronuncia che richiederebbe maggior cura.
Grande piacere anche l'ascolto del soprano Ruth Iniesta nel ruolo della schiava Liù; un elegante fraseggio e belle messe di voce hanno fatto della sua interpetazione uno dei momenti più alti della serata che proprio nell'aria finale Tu che di gel sei cinta, ha trovato la vetta più elevata.
Il cast era egregiamente completato dagli interpreti della prima serata che si sono tutti confermati grandi musicisti: Giorgio Giuseppini come Timur, Antonello Ceron come Imperatore Altoum, Federico Longhi, Francesco Pittari e Marcello Nardis rispettivamente quali Ping, Pong e Pang  (i quali mi hanno regalato un piccolo ricordo di queste serate che io condividerò con voi), Gianluca Breda come Mandarino e Ugo Tarquini quale Principe di Persia.
Precisa come sempre la partecipazione del Coro di Voci bianche A.d’A.MUS. preparato da Marco Tonini.
Ed ora prima di passare alla seconda serata di questo lungo fine settimana veronese vi dono un pensiero dei tre interperti delle maschere pucciniane Ping, Pong e Pang che ho raccolto nel retro palco come risposta al postulato: «La mia Turandot di Giacomo Puccini all'Arena di Verona nella suggestiva regia di Franco Zeffirelli.»
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Ping
, ovvero Federico Longhi – Baritono: la mia Turandot, il mio Ping, emozioni uniche, nascono e vivono attraverso la musica di Puccini, si estendono e crescono con la messa in scena di Zeffirelli, nella magica e suggestiva cornice quale è l’ Arena di Verona, sito di rara bellezza, permeato da potente energia; grazie sempre per questo sogno che continua.
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Pong
, ovvero Francesco Pittari – Tenore: non è mai mia, purtroppo, può essere solo nostra; per un attimo Ping si stacca, ma torna inesorabilmente a far parte del trio. L'unico modo di far uscire bene questi tre personaggi è quello di essere affiatati e non basta solo sul palcoscenico. In Arena poi si amplifica tutto, a partire dalle emozioni fino ad arrivare ai dettagli ed ai colori musicali passando per le distanze; grazie Giacomo Puccini per la tua musica immortale.
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Pang
, ovvero Marcello Nardis – Tenore: sono felicissimo, un debutto magico all’ Arena di Verona, in un’opera che amo molto e che non manca mai di riservare incredibili soddisfazioni ed emozioni per noi interpreti; e poi Verona è una città profondamente legata alla mia storia emotiva e un poco al mio destino. Per di più mi trovo a cantare per la prima volta il ruolo di Pang, nella maestosa cornice pensata da Franco Zeffirelli, dove tutto è scelto, tutto gode di una attenzione curatissima al particolare, al dettaglio, quasi alla miniatura. In compagnia di un cast eccezionale. Per noi maschere è una magnifica sfida, quella di “agire” in una geografia di movimento precisissima e affascinante, in cui ogni uno di noi, mantenendo una specificità solistica (anche timbrica), si rapporta costantemente agli altri due, in una scrittura quartettistica con l’orchestra, una danza continua, una specie di passo...”a tre”, in una lettura registica fortemente evocativa, non c’è dubbio, profumata di China, in cui prevale il simbolo, il rimando, la nostalgia, mai il cliché, o lo stereotipo.
Grazie a questi cantanti che si sono fatti valere per interpretazione scenica e vocale regalando un quadro musicale di inizio secondo atto in cui il Teatro di è fatto davvero "grande"; concludo, per loro con questo pensiero del critico Andrea Della Corte da un un suo scritto del tempo su La Stampa: «Tragico e comico non si mescolano qui in visione fantastica, in ardita concezione, la sola che avrebbe potuto fondere gli elementi dispari, ma restano disgiunti e alternati nella vicenda scenica...»  e tutto questo è emerso nella loro egregia interpretazione.

Carmen -  Recita del 6 luglio
Nel ruolo della Sigaraia di Siviglia il mezzosoprano Carmen Topciu si è egregiamente distinta per nitida emissione e sicumera vocale risultando omogenea in tutta l'estensione con un suono sempre ben proiettato che mai è sceso in gola o in petto; da un punto di vista scenico, poco delineato dall'intenzione registica, non è emerso appieno il carattere ribelle e sfrontato, ma nelle movenze e nella partecipazione danzante ha saputo ben interagire con le coreografie assegnate.

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Cambio di voce anche per Don José che ha preso vita per mezzo del tenore Walter Fraccaro; la voce è bella e non si discute, ma sconta un'emissione poco stabile e talvolta non pienamente a fuoco come intonazione e fraseggio; sopperisce parzialmente a questo fatto critico, una presenza scenica di tutto rispetto che nel complesso delinea un personaggio egregiamente caratterizzato.
Per il resto del cast non ci sono state variazioni di rilievo rispetto alla prima, ma tengo a palesare anch'io un grande plauso per la straordinaria Mariangela Sicilia nel ruolo di Micaela la cui vocalità si intona perfettamente alle esigenze della partitura e il cui canto racchiude, nell'aria del terzo atto, quel senso di fede che si trasforma in preghiera sentita e commovente.
Suono più nasale e poco brillante, ma spavaldo e altero per Alexander Vinogradov nel ruolo di Escamillo.
Plauso anche per il quartetto composto da Frasquita Ruth Iniesta,  Mercédès Arina Alexeeva,  Dancairo Davide Fersini e Remendado Enrico Casari.
Bravi anche lo Zuniga di Gianluca Breda ed il Moralès di Gocha Abuladze.
Un anfiteatro colmo e festoso è stato un altro elemento comune alle due serate in cui la musica e l'amore per essa sono state grandi protagoniste.

Crediti fotografici: Foto Ennevi per la Fondazione Arena di Verona
Nella miniatura in alto: il direttore Francesco Ivan Ciampa
Al centro: scena da Turandot con le Tre Maschere (Federico Longhi, Francesco Pittari , Marcello Nardis) e Calaf (
Murat Karahan)
Sotto in sequenza: tre belle istantanee di Foto Ennevi dalla Carmen firmata Hugo De Ana





Pubblicato il 01 Luglio 2018
Torna in Arena l'ultima opera di Giacomo Puccini e fa trionfare il binomio Zeffirelli-Oren
Una bella Turandot servizio di Athos Tromboni

180701_Vr_00_Turandot_DanielOren_FotoEnneviVERONA - Anfiteatro con il tutto esaurito anche per la Turandot di Giacomo Puccini, terzo titolo del Festival estivo 2018. L’allestimento era quello già conosciuto ed eseguito nel 2014, regia e scene di Franco Zeffirelli, costumi di Emi Wada. E sul podio il maestro Daniel Oren. Come dire, il massimo della tradizione areniana per uno spettacolo fedele proprio alla tradizione esecutiva. Il “binomio” Zeffirelli-Oren ha dato prova ancora una volta di godere d’una sinergia che va oltre il raddoppio delle singole potenzialità e bravure. L’uno esalta l’altro, e viceversa. E dunque l’ascoltatore non può chiedere di più, essendo egli il destinatario di tutto ciò che, sinergicamente, il “binomio” riesce a trarre da una partitura e da un libretto, col rispetto del testo da parte del regista.
Zeffirelli non solo fa apparire la Cina come immagine classica e non olografica,  fa anche recitare i cantanti trasportandoli dentro un'ambientazione consona che valorizza al meglio i personaggi e i ruoli degli interpreti, e così la messinscena diventa coinvolgente perché l’immedesimazione non concede al pubblico e ai protagonisti le episodiche distrazioni che possono esserci quando la tensione si stempra: la recita in questa Turandot regge la tensione sempre, e favorisce una sorta di partecipazione collettiva, consapevole e cosciente. Ne guadagna così l’empatia complessiva, perché come il riso e il pianto, anche l’empatia è contagiosa.
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Ma il regista non calibra soltanto i personaggi singoli sulle caratteristiche attoriali dei cantanti, affida alle masse un ruolo drammaturgico, perché il coro non deve solo cantare, deve anche recitare in sincrono con le comparse, i mimi, il balletto e i solisti, la situazione d'ambiente. Tutto coeso dentro la drammaturgia, tutto proiettato verso il dramma. La gestualità delle masse sembra coreografia, più che recitazione, e la scena prende una vivacità febbrile, ma non smodata, né confusa, o peggio inciuciona: no, quella gestualità è perfettamente funzionale all’emotività di chi esegue e – per empatia – anche all’emotività di chi ascolta. Questi sono i contenuti impliciti di una regia che funziona alla grande. E poi ci sono i contenuti espliciti della drammaturgia che nella regia di Zeffirelli vengono trasformati in pulsioni interiori di chi esegue e di chi assite; e facciamo un esempio soltanto fra i tanti che si potrebbero citare: nel secondo atto, prima che la principessa Turandot ponga i tre enigmi a Calaf, il regista, con il contributo delle coreografie di Maria Grazia Garofoli e del balletto, fa aleggiare sul palcoscenico l’attesa della morte: detta così sembra una semplice nota di cronaca, mentre invece ad analizzarla bene è una vera e propria atmosfera che si delinea: la morte come posta in gioco fra la principessa di gelo e l’amore ardente del principe ignoto, e – per empatia - fra me e l’altro da me che vorrei fosse con me, per me, in me. La morte come catarsi. La morte come rituale. E l'attesa della morte come fascino che ti avvince e distrugge. Finita l'attesa, sconfitta la morte aleggiante in quella sfida, splende la luce della contentezza, del sollievo, dell’epilogo felice, trionfa la vita.

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Daniel Oren, dal podio, contribuisce in eccelsa misura al risultato: la sua concertazione è attenta e l’Orchestra della Fondazione Arena di Verona è bravissima a cogliere le esortazioni che vengono dal podio: piano, pianissimo, crescendo con sentimento, diminuendo con struggimento, rallentando, rallentando ancora di più, ancora più pianissimo fino ai limiti dell’udibile, esplosione dell’accordo, dito sulle labbra per stimolare il temperamento di una dinamica mezzo-forte, scuotimento di testa per dire no no no, ancora più adagio, saltello per chiudere in levare, carezza con la mano per chiudere in battere diminuendo… insomma tutto l’armamentario gestuale di un direttore che sa quel che vuole e lo ottiene. E la sua concertazione diventa avvincente, non per l’istrionica gestualità, ma per l’effetto sul suono e sul canto che quella gestualità riesce ad ottenere. In due parole: ottimo amalgama. Ammirevole come sempre il sostegno dato ai cantanti e se due attacchi del coro sono stati sprecisi, è peccato veniale.

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Il cast ha risposto con dovizia: felicissimo il debutto di Anna Pirozzi nel ruolo di Turandot, un personaggio che lei aveva già fatto proprio in concerto, ma non in recita. La sua ‘principessa di gelo’ è apparsa ieratica, imponente, aristocratica. E il suo canto si è caratterizzato per l’ottima intonazione anche sulle vette della zona acuta; ha cantato melodizzando, intonata e precisa, anche là dove altre si rifugiano nel declamato altisonante.
Delicato e potente il canto di Gregory Kunde in Calaf: il tenore riesce sempre a sorprendere, che faccia Otello o Calf o altro personaggio spinto o drammatico, perché con naturalezza, senza forzature né sforzo, porge un canto che mostra quanto sia matura la sua voce per ruoli che forse egli stesso – da belcantista eccelso – non avrebbe mai ipotizzato solo pochi anni addietro. Ha dovuto bissare a furor di popolo l’aria Nessun dorma invitato anche dal furbo Oren che all’applauso scosciante dell'Arena ha aggiunto il proprio applauso rivolto verso il pubblico, come a soffiare sul fuoco (dell’entusiasmo): Kunde non ha potuto esimersi, ha cantato, addirittura meglio nel bis, guadagnando la standing ovation che spetta ai miti del Do di petto.
Eccellente anche la Liù di Vittoria Yeo che nella seconda aria, quella del suicidio (Tu che di gel sei cinta) ma anche nell’arioso che la precede (Principessa… l’amore) ha mostrato una sintonia con Oren e l’intera orchestra che è risultata a nostro avviso la parte più significativa ed apprezzabile di tutta la sua partecipazione. A lei è stato attribuito l’applauso più lungo e caloroso al termine della recita.

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Bravo Giorgio Giuseppini nel ruolo del vecchio Timur: siamo in presenza di un basso di sicuro affidamento, sia come cantante che come attore.
Buone le prestazioni delle tre maschere Federico Longhi (Ping), Francesco Pittari (Pong) e Marcello Nardis (Pang); elogio anche per i comprimari, Antonello Ceron (Imperatore Altoum), Gianluca Breda (il Madarino) e Ugo Tarquini (il Principe di Persia). Bravissimo il coro diretto da Vito Lombardi. Molto belle le luci curate da Paolo Mazzon. Meritata l’accoglienza trionfale manifestata dal pubblico.
Repliche il 5, 13, 18, 26 luglio. (Recita di sabato 30 giugno 2018).

Crediti fotografici: Foto Ennevi per la Fondazione Arena di Verona
Nella miniatura in alto: il direttore Daniel Oren
Sotto: il soprano Anna Pirozzi, debuttante nel ruolo di Turandot
Al centro in sequenza: Gregory Kunde (Calaf); ancora Kunde con Giorgio Giuseppini (Timur) e Vittoria Yeo (Liù)
In fondo: il finale della Turandot curata da Franco Zeffirelli (regia e scene), Emi Wada (costumi) e Paolo Mazzon (luci)





Pubblicato il 24 Giugno 2018
Arena di Verona con il tutto esaurito anche per la seconda serata del Festival 2018
Aida un trionfo annunciato servizio di Simone Tomei

180624_Vr_00_Aida_JordiBernacerVERONA - Non è bastata la prima sera del 96° Festival areniano ad infiammare gli animi e le emozioni, ma a quanto pare ha solo fatto ardere penne e calamai che si sono letteralmente infuocati di stupore misto a delusione per l’apertura musicalmente e scenicamente piatta del quasi centenario evento veronese; anche su questa testata potrete leggere qui sotto il resoconto della serata inaugurale per farvi un’idea, assieme ad altri resoconti facilmente reperibili in rete.
Il giorno seguente  alla “prima” assoluta del nuovo allestimento della Carmen di Bizet a firma di Hugo de Ana, ha trovato di nuovo posto sul palcoscenico scaligero l’Aida di Giuseppe Verdi a firma registica e scenica di Franco Zeffirelli; ormai si è scritto molto su questo allestimento, ma il piacere di essere inondati per tre ore e mezzo da uno sfavillio di luminosi colori è sempre qualcosa che rinfranca l’animo e lo fa volare in una dimensione quasi onirica; le foto ne sono una prova e le parole sono superflue; i costumi sono di Anna Anni.
Ci sono molti aneddoti in merito all’Aida e curiosando qua e là ne ho trovato uno che non conoscevo - magari voi sì - e che voglio riproporvi per il piacere e per la gaiezza che mi ha suscitato nel leggerlo: «Ogni opera di Giuseppe Verdi aveva e ha ancora una sfumatura drammatica ben precisa, quella che lo stesso compositore chiamava "tinta musicale". Anche quella dell' Aida è ben riconoscibile, ma come riuscì il musicista bussetano a ottenere un effetto così esotico e intrigante? L'ispirazione musicale può essere spesso bizzarra e ne è un chiaro esempio proprio questa storia ambientata nell'antico Egitto. Vale la pena approfondire un aneddoto relativo al periodo in cui l' Aida era ancora in fase di composizione, un racconto che rende ancora più interessante l'ascolto e che contribuisce alla "popolarizzazione" di uno dei titoli verdiani più noti e apprezzati. La storia è stata riferita da un amico del professor Stefano Sivelli, il quale faceva parte dell'orchestra nelle prime rappresentazioni dell'opera al Cairo e a Parma (nel 1872). Nell'autunno del 1869 (dunque due anni prima del debutto dell' Aida in Egitto) Sivelli si trovava proprio a Parma, più precisamente nel negozio di Casali, specializzato nella vendita di oggetti in ceramica e terracotta. L'orchestrale stava parlando con il proprietario, noto come Chitarren, prima di essere interrotto dall'ingresso di un uomo dai capelli brizzolati insieme a una donna dall'aria stanca e sofferente. Non c'erano dubbi, si trattava di Giuseppe Verdi e di sua moglie Giuseppina Strepponi. Secondo l'aneddoto, inoltre, il compositore era interessato all'acquisto di alcune scodelle, mostrate con grande solerzia dal proprietario, il quale però non lo aveva riconosciuto. Improvvisamente dall'esterno tutti udirono una voce inconfondibile, quella di Paita, il venditore di pere cotte: "Boiènt i pèr còtt, boiènt" (pere cotte bollenti). La cantilena, monotona e sempre più insistente, attirò l'attenzione di Verdi che lasciò perdere il negoziante, la moglie e le scodelle. Sivelli avrebbe parlato di una luce particolare nei suoi occhi, fatto sta che il Cigno di Busseto prese il suo piccolo taccuino, si avvicinò alla porta e annotò poche righe. Subito dopo tornò dalla moglie per accettare i suoi consigli e completare senza ulteriori indugi l'acquisto. Una scena del genere poteva essere dimenticata in fretta, ma non fu il caso dell'orchestrale. Due anni dopo Sivelli studiò per la prima volta lo spartito dell' Aida e all'inizio del terzo alto fu immediatamente colpito da un tema familiare. In questa parte dell'opera si può udire un coro di sacerdoti e sacerdotesse nei pressi del Nilo ("O tu che sei d'Osiride") e le note melanconiche e mistiche riportarono alla mente di Sivelli l'episodio del negozio e delle pere cotte: Verdi si era lasciato ispirare dalla voce tenorile di Paita per scrivere questa pagina del suo lavoro. Come spiegò lo stesso orchestrale: da quel momento Paita non era più la persona da cui, da ragazzo, compravo la frutta: era diventato niente meno che uno sconosciuto collaboratore di Verdi. L'inizio di questo terzo atto è a dir poco affascinante: Verdi ottenne un effetto di quiete, come quella di una notte tropicale. Oltre ai violini c'è un arabesco del flauto: viene impiegata una oscillazione tra Si e Si bemolle, con il coro maschile che canta in Mi minore e la sacerdotessa che risponde in Sol minore. Può sembrare strano che una tinta musicale così pregevole sia derivata dalla voce di un venditore di frutta, ma è bello immaginare Verdi alle prese con situazioni comuni per creare le sue opere. Dopo la prima e trionfale rappresentazione al Cairo, il critico Filippo Filippi pubblicò un resoconto piuttosto puntuale: il Verdi segue sempre quella via di progresso artistico già iniziata nel "Don Carlos" e sempre senza rinunziare al passato: il vecchio e il nuovo Verdi si fondono in modo mirabile; lo svincolo dalle convenzioni, dalle formule, è assoluto; le concessioni fatte alle esigenze dell'arte nuova sono palesi, ma nello stesso tempo c'è il maestro italiano che affascina con la spontaneità della melodia, colla larghezza della frase, con l'efficacia calorosa del dramma. Filippi era stato dunque pienamente conquistato da questa tappa dell'evoluzione artistica verdiana, la terzultima della sua lunga carriera. Si può forse dire che l'aneddoto è fin troppo romanzato e ricostruito ad hoc, per non parlare del fatto che solitamente non ci si ricorda di un fugace episodio a distanza di così tanto tempo. Le critiche ci possono stare, ma Verdi è stato sempre un acuto osservatore del quotidiano con cui aveva a che fare: la Pianura Padana è la terra che ha ispirato le sue melodie e il povero Paita merita un piccolo posto tra le fonti di ispirazione del capolavoro, grazie a una voce ben impostata e alla vendita delle pere cotte, anzi bollenti.” - (Simone Ricci tratto da operalibera.net)
Come Scarpia avrebbe dato la vita per asciugare il pianto di Tosca al pari anche io avrei bramato di assistere a questo quadro che porta davvero i sapori e gli aromi di un tempo che fu.
In Arena non ho sentito il profumo delle pere cotte, piuttosto una fragranza musicale di grande pregio emanata da una buca orchestrale che sotto la guida del M° Jordi Bernàcer ha saputo tradurre in grande musica lo spartito verdiano; fluido, morbido, elegante, elegiaco ed irruente possono essere gli aggettivi più consoni per delineare una sì piacevole direzione: nello spazio di tre ore ogni sentimento ed ogni intenzione sono emerse in maniera chiara e precisa concretizzandosi un sicuro appoggio per il palcoscenico dove il rapporto è sempre stato interlocutorio e di grande rispetto per le voci soliste e per il coro.

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Sulle tavole del palcoscenico si è esibita per la prima volta nel ruolo eponimo - a Verona - il soprano Anna Pirozzi che beneficia di una vocalità molto adatta all’emiciclo; la gamma dei suoni è uniforme in tutta la sua estensione; le note gravi sono affrontate senza affondi né senza emettere suoni gutturali o di petto mentre quelle più impervie godono della fragorosità della potenza, ma sanno felicemente e facilmente modulare verso un canto smorzato, quasi filato per restituire appieno le emozioni della giovane schiava.
Egregia anche la prova di Yusif Eyvazov come Radamès che gode di un’ottima facilità alle salite in acuto mettendo in luce una solida capacità di gestire i fiati e i colori; l’aria di sortita è stata cesellata come un bravo orafo lavora ed intarsia il prezioso metallo, mentre nei concertati e nei momenti di assieme non è venuta meno la sua prorompenza, sempre comunque misurata e rispettosa delle voci dei colleghi.
In merito al mezzosoprano Violeta Urmana nei panni di Amneris come è mio solito, non esprimo considerazioni di sorta quando un artista fa annunciare una sua indisposizione se non per ringraziarla umanamente per la professionalità dimostrata nel voler proseguire la recita.
L’Amonsasro di Luca Salsi non è stato un cesello di finezza e di eleganza nel ruolo; il canto ha sempre virato verso un’emissione piuttosto sguaiata e poco raffinata in cui anche il fraseggio ha spesso latitato; se è andata meglio l’entrata dell'aria Anch’io pugnai, il terzo atto (nel duetto con la protagonista) le annotazioni di cui sopra si sono notevolmente accentuate, virando talvolta verso un canto che aveva più di declamato che non di melodico.
Di pregio il Re per voce di Romano Dal Zovo che ha dimostrato carattere e personalità; la voce corre e rotea nell’aere con grande facilità e sicura dizione.
Non entusiasmante questa sera la prestazione iniziale di Vitalij Kowaljow nel ruolo di Ramfis che ha messo in luce un timbro piuttosto appannato e poco a fuoco evidenziando talvolta qualche fatica nelle ascese verso l’acuto; è migliorato durante l’evolversi della serata con un’esecuzione delle accuse del quarto atto molto più centrate ed elegiache.

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Di spavalda sicumera la voce di Antonello Ceron nei panni di Un messaggero.
Elegante e sensuale il soprano Francesca Tiburzi nel ruolo fuori scena della Sacerdotessa; precisa intonazione ed ottima interazione con il coro femminile.
Una novità le coreografie di Vladimir Vasiliev rinnovate e fresche che hanno arricchito con grande fascino i momenti canonici a loro assegnati ed in cui si sono esibiti i primi ballerini: Beatrice Carbone, Petra Conti e Gabriele Corrado.
Il Coro dell’Arena di Verona preparato e diretto dal M° Vito Lombardi ha dato grande prova in questa recita dimostrandosi coeso e attento al gesto orchestrale, rimanendo in grande sintonia con strumentisti e solisti e regalando una delle più belle serata di musica mai udite in Arena.
É inutile dire che ogni posto di ogni ordine e grado pullulava di un pubblico festante ed entusiasta; entusiasmo che si è concretizzato per gli ascoltatori delle gradinate con un omaggio ai musicisti durante il quarto atto in cui una miriade di candeline si sono accese per dare luce e per far sentire il piacere di essere avvolti da sì grande e bella musica.
Non si sarà potuto godere dell’aroma di pere cotte come fece il buon Verdi in quel di Parma, ma un profumo più mentale che fisico si è percepito in questa fresca sera di giugno: era il profumo del sudore e della fatica di ciascun artista nell’atto di servire ed omaggiare il pubblico attraverso l’arte della musica.
Repliche 28 giugno, 8, 10, 14, 19, 22, 27 luglio, 2, 5, 7, 11, 19, 23, 29 agosto, 1 settembre.  
(Recita di sabato 23 giugno 2018)

Crediti fotografici: Foto Ennevi per la Fondazione Arena di Verona
Nella miniatura in alto: il direttore Jordi Bernàcer
Al centro in sequenza: Anna Pirozzi (Aida); Yusif Eyvazov (Radames); Violeta Urmana (Amneris); Luca Salsi (Amonasro); Romano Dal Zovo (il Re); Vitalij Kowaljow (Ramfis)
Sotto: una bella panoramica di Foto Ennevi sull'allestimento curato da Franco Zeffirelli





Pubblicato il 23 Giugno 2018
Il capolavoro di Georges Bizet ha dato avvio al 96° Festival dell'Arena di Verona
Carmen poco convincente servizio di Athos Tromboni

180623_Vr_00_Carmen_HugoDeAnaVERONA - Piatto, piatto, piatto. La Carmen di Bizet che ha inaugurato la stagione dell’Arena di Verona si è manifestato come spettacolo piatto. Scene e abiti scontavano una sorta di tono-su-tono vagamente grigioverde, le luci erano in sintonia con l’appiattimento del contrasto cromatico voluto dal regista Hugo De Ana (autore anche di scene e costumi) e l’esecuzione musicale è rimasta fedele a questo imperativo. Tutto piatto. Lo sforzo sembrava quello di meravigliare senza che nessuna meraviglia venisse estratta dal proverbiale cappello a cilindro: in questo senso le sorprese promesse alla vigilia sono andate deluse. De Ana ha confezionato una Carmen ispirandosi alle più conclamate “zeffirellate” (abbiamo rispetto e stima per Franco Zeffirelli, l’aggettivo non vuole essere dispregiativo, ma significante) e ha riempito il vasto palcoscenico dell’anfiteatro con casse, cassette, cassettoni, seggiole, transenne, con camion e camionette che vanno e vengono, cavalli che scalpitano, sidecar e biciclette che transitano, fontane luminose e coriandoli che fanno scattare gli applausi del popolo e generano fastidio per l’intenditore. Unica vera idea degna di apprezzamento, l’uso del wallpaper didascalico e  ornamentale che veniva proiettato sulla gradinata dietro il palcoscenico: un “giornale murale” fatto coi potenti proiettori dell’Arena di Verona, curati dal projecting-designer Sergio Metalli: per il primo e quarto atto l’effetto è stato bellissimo, per il secondo e il terzo - invece - piuttosto distraente, Quasi inesistenti (o comunque quasi invisibili) le coreografie di Leda Lojodice con danzatrici e danzatori relegati per lo più ai lati (bui) del palcoscenico; e sottomesse al piatto piatto piatto incedere della scelta registica anche le luci del pur bravo Paolo Mazzon.
La serata ha registrato il tutto esaurito ed è cominciata in ritardo di circa un quarto d’ora, per un rallentamento dell’afflusso dovuto ai controlli fatti col passaggio degli spettatori in fila indiana dentro le porte del metal-detector poste all’esterno dell’Arena; poi al ritardo hanno contribuito anche la deposizione di un mazzo di rose rosse sulla poltrona n.32 per richiamare alla memoria collettiva i femminicidi perpetrati dall’inizio dell’anno ad oggi, quindi il breve ma appassionato ringraziamento alle maestranze e agli artisti della sovrintendente Cecilia Gasdia - applauditissima da un popolo di melomani che la ricorda splendida protagonista di varie opere in Arena - e la commemorazione del 50° anniversario della scomparsa dell'indimenticato Tullio Serafin, primo direttore della stagione areniana nel 1913; per questo omaggio l’Arena ha provveduto alla diffusione a volume sostenuto del brano audio ormai storico, dove Serafin dirige il concertato “Guerra guerra guerra” dell’Aida. A seguire tutto ciò, lettura in italiano e tedesco del messaggio augurale del presidente Sergio Mattarella (in platea era presente la presidente del Senato, Maria Elisabetta Alberti Casellati). Quindi l’Inno di Mameli, con il coro che entra imponente, vestendo una mantella nera allo scopo di non mostrare i costumi durante l’inno cantato.

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E finalmente il via alla rappresentazione: erano le 21,35. Il tempo di esecuzione si è dilatato fino a oltre l’una e mezza della notte a causa anche di un prolungamento del primo intervallo per una pioggerella che si è messa a schizzare (qualche schizzo dalla proverbiale “nuvoletta di Fantozzi”, nulla di più) appena finito il primo atto dell’opera. Serata prima fresca e poi decisamente fredda, al punto da stimolare l'uscita di non pochi spettatori anzitempo dopo la mezzanotte. Fin qui la cronaca.
Il regista Hugo De Ana pospone la Carmen all’anno 1930, quando sono in atto in Spagna sommosse e rivolgimenti sociali che porteranno - nel 1936 - allo scoppio della guerra civile fra nazionalisti di destra (franchisti) e repubblicani d’ispirazione marxista: sulla ouverture entrano i gendarmi sospingendo e percuotendo un uomo incappucciato, poi lo fucilano. Sembra essere l’epilogo della storia, non scritto dai librettisti Henri Meilhac e Ludovic Halévy, dove l’incappucciato è il femminicida Don José passato dalla divisa di dragone agli stracci del contrabbandiere omicida. In tale clima di violenza sociale si svolge tutta la messinscena dell’opera ma appare chiaro che trattasi di finzione forzata, recitata, e non di interpretazione viscerale come sarebbe possibile con un soggetto come Carmen e i personaggi che la contornano. E così si arriva allo spettacolo piatto piatto piatto. Neanche i movimenti delle masse (coro, mimi, cavallerizzi) contribuiscono a rendere emozionante lo spettacolo, anzi il più delle volte sembrano ostacolati dalla stra-abbondanza delle suppellettili e degli attrezzi di scena che riducono lo spazio agibile per gli spostamenti.

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Sotto l’aspetto musicale, non contribuisce a sollevare le sorti di questa Carmen neanche il volonteroso direttore Francesco Ivan Ciampa (debuttante sul podio dell’anfiteatro dopo aver guadagnato meritati galloni di conductor nelle recenti stagioni invernali del Teatro Filarmonico) che seppure molto attento a sostenere il canto di solisti e coro, non osa andare oltre la ricerca di suoni flautati e ricchi di sfumature timbriche, una scelta lodevole per il teatro al chiuso ma debole per l’opera sotto il cielo aperto. Disciplinata e precisa, comunque, l’Orchestra della Fondazione Arena di Verona.
La protagonista Anna Goryachova non ha impressionato il pubblico: bella la voce, bella lei, ma il regista le ha fatto recitare una parte dove veniva assolutamente bandita ogni manifestazione di sensualità; in più a noi è sembrato che la sua vocalità sia più affine a quella di un soprano falcon, piuttosto che di un mezzosoprano vero necessario per la Carmen sotto il cielo aperto, per la quale i suoni centrali e gravi del registro occorre siano emessi su fiati sostenuti e volume appropriato. La Goryachova ha scelto i propri tempi personali nelle arie solistiche, per cui ha dato l’impressione di non seguire la bacchetta, ma di trascinarla. E comunque la sua è stata una Carmen poco convincente.
Ottima a nostro avviso la Mariangela Sicilia (Micaela) il cui canto morbido è pregevole ed è un vero scrigno per la parte; scontava l’inesperienza nel ruolo, e qualche suono acuto è risultato forzato, ma non c’è dubbio che sia stata, con il tenore, la migliore della serata.
Giusto il tenore: l’americano Brian Jagde diventerà (è già diventato) un beniamino del pubblico dell’Arena perché il suo canto è dotato di squillo, ma anche di coloriture delle mezzevoci che fanno rammentare i migliori Don José passati per l’anfiteatro: non spara solo note di petto, sa fare il falsetto e sa anche adoperarlo, quando deve sostenere (come scelta interpretativa) un ammorbidimento del canto e dell’acuto.
Piuttosto anonimo invece l’ Escamillo di Alexander Vinogradov: recita bene ma non fa emergere nel canto quella personalità controversa e affascinante che trasforma il personaggio in protagonista al pari di Carmen.
Molto bravi tutti i comprimari, Ruth Iniesta (Frasquita), Arina Alexeeva (Mercédès), Davide Fersini (Dancairo), Enrico Casari (Remendado), Luca Dall’Amico (Zuniga) e Biagio Pizzuti (Moralès).

180623_Vr_08_Carmen_facebook_FotoEnnevi

Ottimi il coro diretto da Vito Lombardi e anche il coro di voci bianche A.Li.Ve. diretto da Paolo Facincani.
Al termine dello spettacolo applausi calorosi per il tenore Jagde e il soprano Sicilia, applausi per gli altri e qualche fischio insistito all’indirizzo del regista e del suo staff, responsabili dell’allestimento. Fischi cercati, ottenuti, meritati.
Repliche 29 giugno, 6, 11, 17, 21 luglio, 3, 9, 12, 22, 25, 28, 31 agosto.

Crediti fotografici: Foto Ennevi per la Fondazione Arena di Verona – Festival 2018
Nella miniatura in alto: il regista argentino Hugo De Ana
Sotto: panoramica sull’allestimento
Al centro in sequenza, le voci principali: Mariangela Sicilia (Micaela); Brian Jagde (Don José); Alexander Vinogradov (Escamillo); Anna Goryachova (Carmen)
In fondo: il duello fra Escamillo e Don José (atto III) e la scena finale con Carmen e Don José (atto IV)
Sotto: altra panoramica sull’allestimento






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Dal Nord-Ovest Dal Nord-Est Dal Centro-Nord Dal Centro e Sud Dalle Isole Dall' Estero


Parliamone
Gatti e l'onda lunga
intervento di Athos Tromboni FREE

180802_00_Parliamone_DanieleGattiFERRARA - Dallo Studio Avvocato Chiusano di Torino riceviamo e pubblichiamo:
""" Oggetto: dichiarazione del Maestro Daniele Gatti - Con riferimento all'iniziativa assunta dal Presidente del Consiglio di Amministrazione e dal Direttore Generale della Royal Concertgebouw Orchestra Amsterdam di cessare il rapporto di collaborazione con il Maestro Daniele Gatti, quest'ultimo, mio tramite, tiene a far sapere agli organi di stampa che è esterrefatto e respinge fortemente qualsiasi tipo di accusa. Il Maestro ha dato mandato ai suoi legali di tutelare la propria reputazione e di intraprendere eventuali azioni qualora tale campagna diffamatoria nei suoi confronti dovesse proseguire. Distinti saluti. Firmato: avv. Borbon """
Che è successo? La notizia ha fatto il giro del mondo ieri sera, diramata in Italia anche dai telegiornali delle emittenti nazionali e della Rai: Daniele Gatti è stato licenziato
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VideoCopertina
La Euyo prende residenza a Ferrara e Roma

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Echi dal Territorio
La Casa della Musica si presenta
redatto da Athos Tromboni FREE

180911_00_Vigarano_OstiMariaCristinaVIGARANO PIEVE (FE) - Settembre segna da anni il ritorno a scuola dei ragazzi e dei giovani; riparte la scuola dell'obbligo ma anche le altre scuole sono ai blocchi di partenza, comprese quelle di formazione e/o alto prefezionamento. In sintonia con il periodo, anche a Vigarano Pieve - nel Comune di Vigarano Mainarda (Ferrara) - è tutto pronto per
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Pagina Aperta
Ecco le 'Carte' di Trioschi
servizio di Athos Tromboni FREE

180909_00_Fusignano_TrioschiMarinoFUSIGNANO (RA) - Si chiama Carte. Semplicemente Carte, la mostra di pittura che Marino Trioschi ha allestito quest’anno per la Festa della Madonna di Fusignano nelle stanze della residenza Ca’ Ruffo. Una breve personale, in parete dal 6 al 9 settembre 2018, perché tanto (o tanto poco) durano i “giorni della Madonna” di Fusignano,
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Opera dal Nord-Est
Fine stagione con mezza Aida
servizio di Simone Tomei FREE

180902_Vr_00_BarbiereDiSiviglia_NicolaAlaimo_FotoEnneviVERONA - Come un cerchio che si chiude è giunto al termine anche il 96.mo Festival lirico dell’Arena di Verona con le ultime repliche di alcune opere in cartellone e con nuovi interpreti di cui vi darò conto in questo scritto. Il Festival edizione 2018 ha avuto un più che favorevole andamento stagionale (dal punto di vista atmosferico), salvo
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Personaggi
Vado dove mi porta la voce
a cura di Angela Bosetto e Simone Tomei FREE

180829_00_Personaggi_Mario Cassi_phFrancescoSquegliaVERONA - Incontriamo… ebbene sì “non son solo, siamo in due”, come direbbe il bohémien Rodolfo agli amici di ventura nel capolavoro pucciniano. Per questo ameno confronto con il baritono aretino Mario Cassi ho voluto accanto a me una cara amica e collega, Angela Bosetto, con la quale ho condiviso serate estive in Arena e pomeriggi
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Pagina Aperta
Una tradizione musicale ferrarese
servizio di Edoardo Farina FREE

180828_Fe_00_GinoNeriFERRARA - Superato l’ambito traguardo dei 100 anni dalla fondazione avvenuto il 7 febbraio 1998 ove per l’occasione fu organizzato un prestigioso concerto presso il Teatro Comunale con altrettanti 100 mandolinisti, uno a rappresentarne ogni anno trascorso, il 2018 continua a proporsi all’insegna di numerose attività artistiche già
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Vocale
Tante stelle ma brilla solo la Traviata
servizio di Simone Tomei FREE

180827_Vr_00_VerdiOperaNight_StefanoTrespidiVERONA - Ancora una serata di musica all'Arena di Verona: questa volta per il Verdi Opera Night tenutosi domenica 26 agosto 2018. I comunicati stampa avevano annunciato da tempo una «serata memorabile» dedicata a Giuseppe Verdi per suggellare ancor di più il legame indissolubile tra l’anfiteatro veronese ed il Cigno di Busseto; era stata
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Pianoforte
Euyo e il pubblico va in delirio
servizio di Athos Tromboni FREE

180826_Fe_00_Euyo-GianandreaNoseda_phMarcoCaselliNirmalFERRARA - Introdotto da una conferenza stampa il 24 agosto, in pieno Buskers Festival 2018, è stato presentato il secondo concerto della European Union Youth Orchestra (per tutti, ormai, la “Euyo”) a coronamento della residenza ferrarese di questa orchestra giovanile europea. All’incontro con la stampa, oltre a un nutrito gruppo
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Opera dal Nord-Est
Barbiere, Nabucco, Aida, le repliche
servizio di Simone Tomei FREE

180820_Vr_00_Barbiere_MarioCassi_FotoEnneviVERONA - Ancora Arena nel pieno del 96.mo Opera Festival con un’incursione di metà agosto per tre serate di grande musica ascoltando i cast alternativi di tre grandi capolavori del Teatro in Musica in cui il genio di Gioachino Rossini si è sposato con quello di Giuseppe Verdi... ma andiamo con ordine, cominciando dal capolavoro buffo del pesarese.
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Opera dall Estero
Didone abbandonata e... ritrovata
servizio di Simone Tomei FREE

180818_00_Innsbruck_Didone_ViktorijaMiskunaite_phRupertLarlINNSBRUCK - Le mie trasferte estive mi hanno visto spettatore la sera del 14 agosto 2018 anche all’ Innsbrucker Festwochen Der Alten Music in occasione di una recita della Didone abbandonata di Giuseppe Saverio Mercadante, dramma per musica su libretto di Pietro Metastasio. Il mito di Didone prende le mosse dall’epica virgiliana nel libro IV
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Vocale
Mefistofele sotto la luna rossa
servizio di Attilia Tartagni FREE

180809_VillaRamona_00_FrancescoElleroDArtegna_phCarloMorgagniVILLA RAMONA (RA) - Grande successo per “Ricordando Arrigo Boito” il 27 luglio 2018 a Villa Ramona di San Pietro in Trento, location prestigiosa della provincia ravennate che accoglie ogni estate un concerto lirico organizzata dall’Assessorato al Decentramento del Comune di Ravenna, dall’Associazione culturale Villa Ramona e dal
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Opera dal Nord-Est
Aida e Carmen i cast alternativi
servizio di Simone Tomei FREE

180807_Vr_00_Aida_SusannaBranchini_FotoEnneviVERONA - Vengo a voi con un po' di ritardo nel darvi conto della mia “incursione” areniamo delle idi di agosto dove ho assistito ad una ripresa della Carmen di Bizet e dell’Aida di Giuseppe Verdi per ascoltare i cast alternativi di questa stagione estiva; l’elemento comune alle due serate è stato senza dubbio il caldo torrido che si è abbattuto
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Echi dal Territorio
Quarta Academy col Macbeth
servizio di Attilia Tartagni FREE

180806_Ra_00_Academy_MutiRiccardoRAVENNA - Il 2018 per Riccardo Muti è stato decisamente l’anno del Macbeth di Giuseppe Verdi. Dopo l’opera in forma di concerto con  il Maggio Musicale Fiorentino a Firenze e al Ravenna Festival, essa è stata materia di studio per l’alta formazione in direzione d’orchestra e in accompagnamento pianistico dei cantanti nella 4°
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Opera dal Nord-Est
Grande Nucci nel bel Barbiere
servizio di Simone Tomei FREE

180805_Vr_00_IlBarbiereDiSiviglia_LeoNucci_FotoEnneviVERONA - E con la sera del 4 agosto 2018 ecco che si invola sul palcoscenico dell’Arena di Verona il quinto titolo previsto per la 96.ma stagione nell’anfiteatro scaligero: Il Barbiere di Siviglia di Gioachino Rossini; nella ricorrenza delle celebrazioni per i centocinquanta anni dalla morte del compositore, il tributo dovuto al grande pesarese non
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Echi dal Territorio
Se Saccon suona in in a-solo
servizio di Gianluca La Villa FREE

180802_Levanto_00_SacconChristianJosephLEVANTO - Doveva trattarsi di un concerto revival del celebre esordio di Jascha Heifetz il 27 ottobre 1917 in Carnegie Hall, nella triade storica pensata dal Comitato per i Grandi Maestri,e che già vide nel Ridotto del Teatro di Ferrara, con il duo Christina Joseph Saccon-Luigi Di Ilio, i revivals di famosi concerti di Ferenc de Vecsey e Vasa Prihoda.
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Opera dal Nord-Est
Turandot, Aida, Nabucco di fine luglio
servizio di Simone Tomei FREE

180801_Vr_00_ArenaFineLuglio_Nabucco_RebekaLokar_phEnneviVERONA - L'incipit del Canto notturno di un pastore errante per l'Asia di Giacomo Leopardi ben si attaglia alle ultime tre sere del mese di luglio vissute dal sottoscritto in Arena a Verona; esse infatti sono state scandite proprio da un denominatore comune: la Luna. È stata proprio lei, la Luna, la protagonista sovra la Musica che ci ha accompagnato al suo
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Eventi
Il Maggio Fiorentino presenta il biennio
redatto da Athos Tromboni FREE

180731_Fi_00_IlMaggioFiorentinoPresentaIlBiennio_CristianoChiarotFIRENZE - Questi i contenuti della conferenza stampa di presentazione del "biennio fiorentino": saranno - i prossimi - due anni di intensa programmazione, con 34  titoli di lirica di cui 15 nuovi allestimenti,  balletti e 30 concerti sinfonici per un totale di 179 serate (143 di lirica, 6 di balletto e 30 di sinfonica). Il Maggio Musicale Fiorentino
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Personaggi
Musica in memoria di Raoul Gardini
servizio di Attilia Tartagni FREE

180725_Ra_00_ConcertoInMemoriaRaoulGardini_RiccardoMuti_RaoulGardiniRAVENNA - Lunedì 23 luglio 2018, Sant'Apollinare, patrono di Ravenna, resterà nel ricordo dei ravennati come la giornata dedicata alla memoria dell’imprenditore Raul Gardini scomparso venticinque anni fa. Egli è stato ricordato, per volontà della famiglia e della relativa Fondazione, con una Messa e commemorato con un grande evento musicale
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Opera dal Centro-Sud
Traviata degli specchi d'attualitā
servizio di Simone Tomei FREE

180723_Mc_00_LaTraviata_SalomeJicia_phAlfredoTabocchiniMACERATA - Ho volutamente aspettato qualche giorno per parlare della mia ultima avventura maceratese che mi ha visto partecipe dell'allestimento di La traviata di Giuseppe Verdi ad opera del regista Henning Brockhaus con le scenografie di Josef Svoboda; ebbene sì la mitica ed unica "Traviata degli specchi"; per me era
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Opera dal Centro-Sud
Fresco e tonico Elisir d'amore
servizio di Simone Tomei FREE

180722_Mc_00_ElisirDAmore_DamianoMichielettoMACERATA - Se la prima serata del Macerata Opera Festival ha visto il "sacrifizio" della Musica a pro della regia, con L'elisir d'amore di Gaetano Donizetti del 21 luglio 2018 si è invece celebrata musicalmente l'assoluta fedeltà alla filologia e alla riscoperta di pagine ormai cadute nell'oblio dei tagli di tradizione; è così che sotto le mani dell’eclettico M°
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Jazz Pop Rock Etno
Byrne d'oggi oltre i Talking Heads
servizio di Attilia Tartagni FREE

180720_Ra_00_DavidByrne_phZani-CasadioRAVENNA - Un concerto-evento “American Utopia Tour” di David Byrne il 19 luglio 2018 al Pala De André, sold-out in ogni ordine di posti, con pubblico in fibrillazione e altissima percentuale giovanile nonostante il cantante-produttore-fotografo-regista-autore-musicista raffinato e poliedrico con propensione all’arte visuale, già assegnatario
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Classica
Ricci, Hedenborg, Muti tre grandi
servizio di Attilia Tartagni FREE

180719_Ra_00_ConcertoPerRuggieroRicci_WilfriedHedenborgRAVENNA - Si è consumato il 18 luglio al Teatro Alighieri nell’entusiasmo generale l’ultimo apporto del M° Riccardo Muti al Ravenna Festival 2018, dopo il concerto ponte d’amicizia fra Kiev e Ravenna e il Macbeth di Giuseppe Verdi in forma di concerto, sul palco l’Orchestra Giovanile Cherubini brillantemente reduce da svariati concerti sinfonici con direttori
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Soci Uncalm
Premio Cappelli 2018 al Comunale di Bologna
servizio di Athos Tromboni FREE

180716_Rocca_00_PremioCappelli2018_FulvioMacciardi_phGiorgioSabatiniROCCA SAN CASCIANO (FC) - E fu così che il Premio Internazionale Carlo Alberto Cappelli 2018 venne attribuito dall'omonima Associazione di Rocca San Casciano, al... Teatro Comunale di Bologna. Non è una novità che il Premio Cappelli venga attribuito a una istituzione, anziché a una personalità del mondo della musica e de
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Vocale
Macbeth cronaca del sublime
sevizio di Attilia Tartagni FREE

180716_Ra_00_Macbeth_RiccardoZanellato_phSilviaLelliRAVENNA - Pubblico delle grandi occasioni al Pala De Andrè il 15 luglio 2018 per il Macbeth in forma di concerto reduce dai successi fiorentini, l’opera che Giuseppe Verdi compose su versi di Francesco Maria Piave nel 1847 per il Teatro della Pergola di Firenze in soli due mesi, mentre stava lavorando a I masnadieri  e su cui rimise le mani nel
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Jazz Pop Rock Etno
Bollani Que Bom
servizio di Attilia Tartagni FREE

180715_Ra_00_StefanoBollani-QueBomRAVENNA - Duemilatrecento persone al Pala De André il 13 luglio 2018 per Stefano Bollani e la band con cui porta in giro lo spettacolo tratto dall’ultima incisione Que Bom realizzata in collaborazione con importanti musicisti brasiliani, la seconda, dopo “Carioca” del 2005, dedicata all’amatissima musica brasiliana. I musicisti tardano
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Opera dal Centro-Nord
Grande Macbeth anche in concerto
servizio di Simone Tomei FREE

180714_Fi_00_Macbeth_RiccardoMuti_PietroPaoliniTerraprojectContrastoFIRENZE - «Il bello della musica è che tu non puoi toccarla, mentre lei può toccarti dove sa che la sentirai di più»... mi piace iniziare il mio intervento con questa frase perché penso che possa esprimere appieno l’essenza della serata fiorentina che ho vissuto lo scorso 13 luglio 2018 in occasione della chiusura dell’81.mo Maggio Musicale
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Pagina Aperta
Arte della fuga secondo Dantone
servizio di Edoardo Farina FREE

180712_Ra_00_AccademiaBizantinaOttavioDantoneRAVENNA - L’edizione 2018 di Ravenna Festival per quanto concerne la musica classica si è avviata alla  chiusura di cartellone presentando nella serata del 10 luglio un impegnativo concerto dove era protagonista l'Accademia Bizantina, ensemble barocco fondatosi a Ravenna nel 1983 avente l’intenzione di fare musica “come un grande quartetto d’archi”.
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Echi dal Territorio
Nabucco in Castello... no in teatro
servizio di Athos Tromboni FREE

180712_Fe_00_Nabucco_OstiMariaCristina_phMarcoCaselliNirmalFERRARA - Doveva essere "Lirica in Castello" come negli anni precedenti, invece l'incertezza della stagione di queste settimane che alterna giorni di pioggia a giorni di sole e calura, ha indotto gli organizzatori a spostare il Nabucco di Giuseppe Verdi sul palcoscenico del Teatro Comunale Abbado. E così anziché la suggestiva cornice del cortile
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Opera dal Nord-Est
Aida un po' meno sold-out
servizio di Simone Tomei FREE

180710_Vr_00_Aida_JordiBernacer_FotoEnneviVERONA - Il mio lungo fine settimana veronese si è concluso domenica 8 luglio 2018 con la terza rappresentazione di Aida di Giuseppe Verdi nell’ormai consolidato allestimento di Franco Zeffirelli che si avvale della costumista Anna Anni ed è impreziosito dalle eccellenti coreografie di Vladimir Vasiliev ottimamente interpretate dai
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Classica
Conlon nel segno dell'America
servizio di Attilia Tartagni FREE

180708_Ra_00_OrchestraRai-JamesConlon_phZaniCasadioRAVENNA - Ancora un concerto “nelle vene dell’America” è risuonato il 7 luglio 2018 al Pala De Andrè, accostando quattro compositori che potremmo definire “diversamente americani”: il primo, Leonard Bernstein, americano davvero ma attento come pochi alla grande tradizione europea; e gli altri sono l’estone Arvo Pärt, l’inglese 
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Opera dal Nord-Est
Nabucco di Bernard un anno dopo...
servizio di Simone Tomei FREE

180708_Vr_00_Nabucco_ArmatuvshinEnkhbat_FotoEnneviVERONA - Siamo alla quarta “prima” di questo 96° Festival areniano ed è la sera dei sabato 7 luglio 2018: «… Decisamente bello, decisamente affascinante, decisamente cinematografico, ma abbastanza lontano dall’idea che il libretto voleva narrare; se l’occhio rimane appagato appieno da un palcoscenico affollato e vivace di comparse, artisti del coro e
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Opera dal Nord-Est
Turandot e Carmen i secondi cast...
servizio di Simone Tomei FREE

180707_Vr_00_Carmen_FrancescoIvanCiampa_FotoEnneviVERONA - Ho iniziato le mie incursioni areniane per seguire l'alternarsi dei diversi cast nel 96° Opera Festival 2018 ed in questo mio primo viaggio vorrei parlare di due serate contigue in cui sono andate in scena l'ultimo componimento pucciniano, Turandot, e l'opera-comique di George Bizet, Carmen. Ne parlerò in un unico articolo perchè mi preme
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Nuove Musiche
Alla scoperta di Valentin Silvestrov
servizio di Attilia Tartagni FREE

180705_Ra_00_SilvestrovValentin_phSilviaLelliRAVENNA - Al termine della serata del 4 luglio 2018 a Sant’Apollinare in Classe interamente dedicata ai musicisti di Kiev  (strumentisti e coro dell’Orchestra Nazionale dell’Ucraina diretti da Mykola Diadiura e con la partecipazione del soprano Kseniia Bakhritdinova) due considerazioni emergono con forza: la prima è che il Ravenna Festival assolve
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Vocale
Nabucco, Muti, Malchovich che empatia
servizio di Attilia Tartagni FREE

180704_Ra_00_JohnMalchovich_phSilviaLelliRAVENNA - Pala De André stracolmo e palcoscenico altrettanto gremito dei musicisti miscelati insieme dell’Orchestra Giovanile Cherubini e dell’Orchestra dell’Opera Nazionale di Ucraina e, fra due ali di bandiere colorate, il Coro dell’Opera Nazionale dell’Ucraina diretto da Bogdan Plish, uomini in abito scuro, donne in sfavillanti abiti bianchi
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Libri in Redazione
L'Opera da Rossini a ... Ronconi
recensione di Attilia Tartagni FREE

180702_Libri_00_PieroMioli_copertinaIl melodramma romantico
Del teatro d'opera in Italia tra Rossini, Verdi e Puccini
Mursia Editore, maggio 2018 - euro 28
Piero Mioli, insegnante di Storia della Musica nel Conservatorio di Bologna, consigliere d’arte dell’Accademia Filarmonica, presiede la Cappella
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Pagina Aperta
Requiem in memoria di Battistini
servizio di Edoardo Farina FREE

180702_Cesena_00_RequiemDiMozart_GiovanniBattistiniCESENA - Preceduta dalla consueta conferenza stampa alla presenza dei giornalisti delle testate locali Claudia Rocchi, Piero Pasini e Mariaelena Forti, patrocinata dall’Associazione “La Pomme” al di fuori della stagione concertistica del Teatro “Alessandro Bonci”, presso la chiesa di San Pietro Apostolo, sabato 30 giugno 2018 a Cesena è stata
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Opera dal Nord-Est
Una bella Turandot
servizio di Athos Tromboni FREE

180701_Vr_00_Turandot_DanielOren_FotoEnneviVERONA - Anfiteatro con il tutto esaurito anche per la Turandot di Giacomo Puccini, terzo titolo del Festival estivo 2018. L’allestimento era quello già conosciuto ed eseguito nel 2014, regia e scene di Franco Zeffirelli, costumi di Emi Wada. E sul podio il maestro Daniel Oren. Come dire, il massimo della tradizione areniana per uno spettacolo
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Eventi
La nuova stagione del Giglio
servizio di Simone Tomei FREE

180628_Lu_00_Stagione2018-2019_TarabellaAldoLUCCA - Mercoledì 27 giugno 2018 nel Ridotto del Teatro del Giglio è stata presentata la Stagione 2018-2019. Erano presenti: Alessandro Tambellini (Sindaco Comune di Lucca); Stefano Ragghianti (Assessore alla Cultura Comune di Lucca), Giovanni Del Carlo, Aldo Tarabella e Manrico Ferrucci (rispettivamente Amministratore
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Pianoforte
David Fray e il suo latu-sensu
servizio di Athos Tromboni FREE

180627_Ra_00_OrchestraCherubiniDavidFray_phSilviaLelliRAVENNA - Teatro Alighieri gremito per il concerto pianistico con musiche di Johann Sebastian Bach e Wolfgang Amadeus Mozart: alla tastiera e contemporanea direzione d'orchestra c'era il francese David Fray; e ad ospitarlo c'era l'Orchestra Giovanile Luigi Cherubini in una formazione più che cameristica, visti i raddoppi delle sezioni degli archi
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Classica
Un'arpa per due nacchere
servizio di Attilia Tartagni FREE

180625_Ra_00_LuceroTena_ph_LucaConcasRAVENNA - Un incontro inedito fra strumenti e generazioni: Xavier De Maistre e Lucero Tena. Si possono immaginare due strumenti musicali più diversi e distanti dell’aristocratica arpa e delle popolari nacchere? Ebbene, il concerto di lunedì 25 luglio 2018, spostato dalla Biblioteca Classense al Teatro Alighieri per il maltempo, ha dimostrato che
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Soci Uncalm
Il Caruso a Maria Chiara
FREE

180625_LastraASigna_00_PremioCaruso_MariaChiaraLASTRA A SIGNA (FI) - Domenica 24 giugno 2018 nello splendido scenario di Villa Caruso/Bellosguardo sulle colline di Lastra a Signa, si è svolta la cerimonia di consegna del “Premio Caruso”, conferito tutti gli anni a partire dal 1979 ai grandi interpreti della lirica; il 24 giugno scorso il Premio è stato conferito al soprano Maria Chiara. Ha
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Opera dal Nord-Est
Aida un trionfo annunciato
servizio di Simone Tomei FREE

180624_Vr_00_Aida_JordiBernacerVERONA - Non è bastata la prima sera del 96° Festival areniano ad infiammare gli animi e le emozioni, ma a quanto pare ha solo fatto ardere penne e calamai che si sono letteralmente infuocati di stupore misto a delusione per l’apertura musicalmente e scenicamente piatta del quasi centenario evento veronese; anche su questa testata
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Opera dal Nord-Est
Carmen poco convincente
servizio di Athos Tromboni FREE

180623_Vr_00_Carmen_HugoDeAnaVERONA - Piatto, piatto, piatto. La Carmen di Bizet che ha inaugurato la stagione dell’Arena di Verona si è manifestato come spettacolo piatto. Scene e abiti scontavano una sorta di tono-su-tono vagamente grigioverde, le luci erano in sintonia con l’appiattimento del contrasto cromatico voluto dal regista Hugo De Ana (autore anche
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Opera dalle Isole
L'Elisir d'amore trasferito al circo
servizio di Salvatore Aiello FREE

180621_Pa_00_ElisirDAmore_AlessandroDAgostini.jpegPALERMO - Dalla biografia di Emilia Branca apprendiamo che suo marito, Felice Romani, compose il libretto dell’Elisr d’amore in pochi giorni. Gaetano Donizetti si mostrò disponibile alla richiesta di Lanari impresario del milanese Teatro Cannobiana, e il compositore così scrisse al poeta Romani: “Mi sono obbligato a mettere in musica un poema
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Opera dal Centro-Nord
Appunti su Il Prigioniero
servizio di Simone Tomei FREE

180620_Fi_00_IlPrigioniero_MichaelBoderFIRENZE - Nel cartellone dell'ottantunesimo Maggio Musicale Fiorentino hanno trovato albergo due titoli apparentemente distanti dal punto di vista musicale, ma decisamente entusiasmanti e diventati affini per l’originalità dell’approccio: Il Prigioniero di Luigi Dallapiccola ed I quattro pezzi sacri di Giuseppe Verdi. Il primo rappresenta quella categoria
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Pianoforte
Russel Davies & Arciuli č proprio America
servizio di Attilia Tartagni FREE

180618_Ra_00_DennisRussellDaviesRAVENNA - Il concerto di sabato 16 giugno 2018 al Palazzo Mauro de André ha riportato il pubblico  “Nelle vene dell’America”, tema portante del Ravenna Festival 2018, traghettato dal direttore di origine statunitense Dennis Russell Davies sul podio dell’Orchestra Giovanile Luigi Cherubini. Il maestro è stato il perno dell’operazione in virtù della
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Eventi
Un festival #verdesperanza
redatto da Athos Tromboni FREE

180616_Mc_00_MacerataOpera_MarioCucinella_phLucaMariaCastelliMACERATA - Il programma del Macerata Opera Festival 2018 costruito dal sovrintendente Luciano Messi, dalla direttrice artistica Barbara Minghetti e dal direttore musicale Francesco Lanzillotta ricalca lo schema tematico settimanale degli anni passati ma infonde al festival una nuova personalità e nuove idee per una manifestazione intern
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Opera dal Nord-Est
Felice esito dell' Inganno felice
servizio di Simone Tomei FREE

180612_Vi_00_IngannoFelice_RigonGiovanniBattista_phLuigiDeFrenzaVICENZA - Nella città veneta ha preso vita anche quest’anno il Festival Settimane Musicali al Teatro Olimpico che con 27 anni di storia, è una delle realtà di produzione più longeve della città e tra le più prestigiose della Regione, e dell'intera nazione. È il primo festival ad aver proposto l’opera lirica, prodotta appositamente per il Teatro Olimpico. Per
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Opera dalle Isole
Rapsodia e Cavalleria che dittico!
servizio di Salvatore Aiello FREE

180611_Pa_00_RapsodiaSatanicaCavalleriaRusticana_FabrizioMaria Carminati_phRosellinaGarboPALERMO - E’ andato in scena per la Stagione di Opera e Balletti a Palermo un interessante dittico  di Pietro Mascagni: Rapsodia Satanica e Cavalleria Rusticana. Rapsodia Satanica è una colonna sonora dell’omonimo film muto sincronizzata perfettamente con le scene frutto di un lavoro faticoso che il livornese definì «lungo, improbo e difficilis
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Classica
Valery Gergiev memorabile
servizio di Attilia Tartagni FREE

180610_Ra_00_ValeryGergiev_phAlexanderShapunovRAVENNA - Cosa fa di un concerto un evento memorabile? Quello di venerdì 8 giugno 2018 al Pala De André lo è stato per via della resa orchestrale virtuosa nella perfetta compenetrazione fra la compagine e il suo direttore, un sodalizio palese e percepibile. Beniamino del pubblico ravennate,  Valery Gergiev, direttore esemplare e testimone
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