Pubblicato il 28 Ottobre 2019
Il capolavoro buffo di Domenico Cimarosa č approdato alla rassegna autunnale del ''Viaggio in Italia
Matrimonio segreto... rivelato da Morgan servizio di Athos Tromboni

191028_Vr_00_MatrimonioSegreto_AlessandroBonatoVERONA - Il ritorno di Il matrimonio segreto di Domenico Cimarosa domenica 27 ottobre 2019 nel Teatro Filarmonico ha colmato un vuoto rappresentativo che si protraeva dal 1911: vero è che Verona ha ospitato questo capolavoro buffo anche nel 1922 (al Teatro Nuovo) e nel 1928 (al Teatro Ristori), ma a memoria di viventi quella del 27 ottobre scorso è stata una vera e propria "prima volta a Verona". In questo autunno-inverno di fine 2019 la Fondazione Arena ha proseguito in un percorso tematico e cronologico (chiamato "Viaggio in Italia nel tempo e negli stili") che oltre alla programmazione autunno-invernale di questo capolavoro italiano del Settecento approderà ad altre celebri pagine del melodramma fino al Novecento, attraverso L'elisir d'amore di Gaetano Donizetti (17, 19, 21, 24 novembre) e la Madama Butterfly di Giacomo Puccini (15, 17, 19, 22 dicembre). È proseguito quindi nel nome di Domenico Cimarosa quel solco tracciato dalla chiusura della stagione lirica primaverile (che abbinava una nuova produzione di Il Maestro di cappella al pucciniano Gianni Schicchi) e da un concerto sinfonico-corale (che ha presentato la prima esecuzione veronese della Missa pro defunctis, capolavoro della maturità di Cimarosa; e poi la recente esibizione sinfonico-corale dei complessi areniani, in Fuoco di gioia); a completare il "Viaggio in Italia" intervallandosi con le opere, saranno - poi - ancora due concerti, quello del 29 e 30 novembre e quello di capodanno del 31 dicembre.
Il Matrimonio segreto è stato riproposto nell’allestimento del Teatro Coccia di Novara del 2012, con la regia di Marco Castoldi, in arte Morgan, le scene di Patrizia Bocconi, i costumi di Giuseppe Magistro; mentre le luci di scena, stavolta, le ha accese il fidatissimo e bravo light-designer dell'Arena di Verona, Paolo Mazzon; l'allestimento del Teatro Coccia si era segnalato alla critica per la narrazione scorrevole sorretta da un linguaggio scenico-visivo giovane e stuzzicante, con una recitazione moderna e spigliata ma curata nei dettagli e fedelissima alla drammaturgia originale. La narrazione, ha dichiarato lo stesso Morgan «... intreccia abilmente il trionfo dell’amore sugli interessi, la leggerezza del dramma giocoso e gli elementi di satira sociale attraverso un gioco di chiaroscuri di cui è ricco lo spettacolo, come se ogni situazione fosse in controluce rispetto ad un’altra, precedente o successiva.»

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Sul podio dell’Orchestra dell’Arena di Verona è tornato il ventiquattrenne maestro Alessandro Bonato, veronese, memore di un ottimo successo nel dittico cimarosiano-pucciniano della scorsa primavera. E proprio Bonato è stato punta di diamante della rappresentazione: la sua concertazione, chiara e precisissima nel dare gli attacchi e nel sollecitare e guidare i cantanti, si è manifestata subito eccellente: la Sinfonia è stata eseguita finalmente a sipario chiuso... abbiamo detto finalmente perché ormai i registi hanno maturato il vezzo (divenuto vizio) di "vestire" la sinfonia dell'opera pre-ottocentesca e primo-ottocentesca con animazioni affidate ai cantanti o ai mimi che si muovono in scena come in un balletto, nell'intento di dare una visionaria drammaturgia ai temi musicali: prassi che un tempo fu innovativa, ma oggi come oggi è niente più e niente meno che un orpello persino troppo invasivo, che bisognerebbe togliere dalle rappresentazioni operistiche: la sinfonia è scritta per essere musica strumentale, il più delle volte tematica, certo; ma non è balletto, né pantomima, né recitazione, altrimenti la si trasforma da sinfonia in prologo, mai scritto e mai voluto dal librettista, e neanche dal compositore. La sinfonia va ascoltata, come è diventata prassi corretta da Wagner (e da Toscanini) in poi; il direttore che sale sul podio e attende il silenzio della sala per dirigerla prima di dare avvio all'opera cantata, ha qui più che altrove la possibilità di farsi ascoltare, senza mediazioni di sorta, nell'esecuzione pura della musica strumentale.

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E il maestro Alessandro Bonato ha dato prova fin da subito della propria maturità artistica, maturità che oltrepassa i suoi ventiquattr'anni d'età, come se egli fosse depositario di ben più lunga carriera. Di lui ci è piaciuto il gesto, misurato e ampio, la meticolosità con cui ha preparato l'orchestra e l'attenzione che ha costantemente rivolto ai cantanti: infatti durante tutta l'opera ha lasciato suonare la buca quasi in autonomia (e comunque con risultati eccellenti) rivolgendosi più al palcoscenico che alla buca stessa.
In un tale quadro di certezze musicali, e di sicurezze di polso, si è ben districato tutto il cast che ha primeggiato con l'interpretazione stupenda di Veronica Granatiero (nel ruolo di Carolina) e quella altrettanto positiva dell'esperto Salvatore Salvaggio (il signor Geronimo) nel ruolo del basso buffo. Ma non da meno sono stati il tenore Matteo Mezzaro (Paolino) e il giovane e promettente basso cantante Alessandro Abis (Il conte Robinson). Nel ruolo di Fidalma anziché l'annunciata Monica Bacelli è stata chiamata Irene Molinari che è risultata così l'unica cantante che aveva preso parte anche alla rappresentazione del 2012 nel Teatro Coccia di Novara: buona la sua prestazione e pur se la voce è piccolina, la sua vocalità è molto molto musicale. Completava il cast una brava e maliziosa Rosanna Lo Greco nei panni di Elisetta.
La regia di Morgan, come detto, ha alla fin fine... rivelato il Matrimonio segreto nella sua vera essenza, perché è stata rispettosa del libretto settecentesco di Giovanni Bertati: l'azione è costantemente ambientata con i cantanti in primo piano, quasi in proscenio, mentre numerosi mimi si muovono, salgono, scendono, deambulano in controluce, come silhouette sul fondale, dove una struttura somigliante ad un palazzo in cemento armato in costruzione fa da sfondo alla scena fissa. Ci pensano le belle luci di Paolo Mazzon ad ornare e rendere mutevole la scenografia fissa pensata da Patrizia Bocconi. I costumi di Giuseppe Magistro sono spiritosi, buffi, in sintonia con l'opera cimarosiana, e le parrucche enormi ed abnormi richiamano ironicamente le toilette tutte trine e borotalco del Settecento, secolo dei lumi, delle rivoluzioni e (anche) delle esagerazioni.

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Pubblico non numeroso ma comunque molto molto caloroso, sia per i frequenti applausi a scena aperta a tutti i cantanti, sia al termine della rappresentazione. Repliche il 29 e 31 ottobre e il 3 novembre prossimi.

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Crediti fotografici: Foto Ennevi per la Fondazione Arena di Verona - Teatro Filarmonico
Nella miniatura in alto: il direttore Alessandro Bonato
Sotto in sequenza: Matteo Mezzaro (Paolino) e Veronica Granatiero (Carolina); Alessandro Abis (Il conte Robinson) e Rosanna Lo Greco (Elisetta); Salvatore Salvaggio (Il signor Geronimo) e ancora Veronica Granatiero; Irene Molinari (Fidalma) e ancora Matteo Mezzaro
Al centro e in fondo: belle panoramiche di Foto Ennevi su costumi e allestimento





Pubblicato il 09 Settembre 2019
Ecco le prestazioni dei nuovi titolari e comprimari per i ruoli sostenuti nel rush finale del Festival 2019
Arena ultime quattro recite servizio di Simone Tomei

190909_Vr_00_Ultime4Recite_CarmenTraviataToscaAida_FotoEnneviVERONA - Ebbene sì, anche il Festival Arena di Verona 2019 giunge al termine e la mia ennesima salita estiva nella città scaligera ha avuto come obiettivo quello di seguire le ultime quattro recite della stagione, con alcune interessanti novità per quello che riguarda gli interpreti che si sono succeduti sul palcoscenico.


190909_Vr_01_Ultime4Recite_Carmen_MariangelaSicilia_FotoEnneviCarmen – 4 settembre
Tra nuove entrate e vecchie presenze, si conferma la farraginosità dello spettacolo  firmato da Hugo de Ana, con coreografie di Leda Lojodice, luci di Paolo Mazzon e projection design di Sergio Metalli.
Nel ruolo eponimo ancora Ksenia Dudnikova, egregia interprete che conquista nuovamente il pubblico con una vocalità brunita dal timbro seducente e malizioso, cui si mescola una scaltrezza scenica sempre più matura. La voce non fatica ad oltrepassare la buca orchestrale con una dizione molto curata e attenta.
La vera novità della serata è la presenza del soprano Mariangela Sicilia, artista già nota al mio orecchio che si conferma una grande interprete ottimamente preparata. La sua vocalità cristallina tratteggia una Micaela nobile e fiera, senza mai perdere, al contempo, quella spensieratezza dell’innamoramento proprio del primo atto. Je dis que rien ne m’épouvante è una pagina di grande presenza scenica e vocale dove i pochi gesti, ben sottolineati dai mille colori della sua interpretazione, si sono fusi con le armonie bizetiane.
Il tenore Murat Karahan, assiduo frequentatore dell’anfiteatro scaligero in questa stagione, si trova leggermente più a suo agio come Don José piuttosto che in altri ruoli uditi in Arena. L’aria La fleur que tu m’avais jetée è ben eseguita, ma la tendenza ad una piattezza interpretativa fa sempre capolino, culminando in accenti piuttosto sguaiati sul finale.
Un quartetto di lusso quello dei fuorilegge: alla vocalità frizzante e argentina della Frasquita di Elisabetta Zizzo (che emerge con squillo e brillantezza) si unisce a quella più bronzea di Mariangela Marini (una Mercèdès dal fare scenico sicuro e brioso), affiancata da Gianfranco Montresor (Dancairo esuberante e al contempo signorile) e Francesco Pittari (Remendado squillante e ficcante).
Complice un uso intelligente del proprio timbro e un’ottima presenza scenica, Alberto Gazale si conferma un Escamillo di gran lignaggio, sempre baldanzoso nella sua aria di sortita e alla ricerca di nuove sfumature interpretative.

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Gianluca Breda è un corretto Zuniga. Merita una particolare attenzione Biagio Pizzuti (Moralès), la cui voce interessante e curata esibisce un’uniformità in tutta la gamma sonora, con acuti ben piazzati e sempre ben a fuoco.
Piuttosto piatta la direzione del M° Daniel Oren: precisa musicalmente, ma povera di nuances che potevano arricchire la serata. Il primo sentore dell’aria settembrina avvolge il pubblico, che si dimostra caloroso verso tutti gli artisti.

190909_Vr_03_Ultime4Recite_Traviata_LanaKos_FotoEnneviLa Traviata – 5 settembre
Ultima data per il titolo di apertura della stagione, in cui Massimo Luconi (regista collaboratore), Carlo Centolavigna (scenografo collaboratore) fanno da spalla all’idea di Franco Zeffirelli, che figura come autore dello spettacolo.  A completamento della parte visiva troviamo i costumi di Maurizio Millenotti (assistito da Edoardo Russo), le coreografie di Giuseppe Picone (in cui emerge la prima ballerina Eleana Andreoudi) e le luci di Paolo Mazzon.
Nei panni di Violetta Valéry, Lana Kos coniuga una vocalità sublime a un’ars scenica impeccabile, dimostrando una padronanza del ruolo impressionante in ogni quadro del dramma. Chissà come sarebbe stata la “prima” con questa straordinaria artista che stupisce, affascina e commuove nel delineare la complessa figura della Dame aux camelias. Nel primo atto la sua voce frizzante irradia con facilità acuti svettanti concludendo con un Mi bemolle da paura (anche se, lo sappiamo, Violetta non è solo quella nota), mentre nel secondo l’ampia zona centrale è sostenuta da un’emissione sempre ben a fuoco con grandi doti di fraseggio. Infine la Kos conclude l’opera con un quadro vocale a tinte forti, in cui le emozioni sono ben veicolate da un canto appassionato e da suadente legato. Nel complesso, una delle migliori prove di questa stagione.
Egregio anche l’Alfredo di Stephen Costello, il cui il timbro vocale è di buona fattura ed anche l’espressività del canto non delude nell’ascesa agli acuti e nel canto di conversazione. Manca però, a mio avviso, una cura più attenta alla pronuncia, inficiata da accenti errati che rendono talvolta poco piacevole l’ascolto.
Giorgio Germont è il baritono Amartuvshin Enkbat, che nella correttezza formale della sua interpretazione ha tralasciato di emozionare il pubblico con il sentimento (seppur dettato dalla convenienza e dalle convenzioni sociali del tempo). Un canto corretto per una voce importante quale la sua, ma poco altro.
Di valore tutti i comprimari: Clarissa Leonardi quale elegante e spigliata  Flora, Marcello Nardis come Gastone, Gianfranco Montresor come Barone Douphol, Daniela Mazzucato come fedele Annina, Max René Cosotti come Giuseppe, Dario Giorgelè come Marchese d’Obigny, Alessandro Spina come Dottor Grenvil, Stefano Rinaldi Miliani come Domestico e Commissionario.

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La direzione del M° Fabio Mastrangelo (tendenzialmente deludente, povera di colori, discutibile nella scelta dei tempi e discontinua nell’intesa con Coro e solisti) denota scollamenti con il palcoscenico ed un atteggiamento poco consono sul podio. Il gesto talvolta infastidisce per un modus operandi quasi clownesco e più incentrato sull’ego personale che non sulla resa dell’opera. Grande successo comunque per tutti con ovazioni per il soprano Lana Kos, alla fine e in corso d’opera.

190909_Vr_05_Ultime4Recite_Tosca_SaioaHernandez_FotoEnneviTosca – 6 settembre
Ancora la maestosa Tosca ossia “un’opera da ascoltare con gli occhi”, citando una bella definizione del capolavoro pucciniano che si adatta perfettamente al sontuoso allestimento areniano di Hugo De Ana (che dello spettacolo ha curato regia, scene, costumi e luci). Purtroppo la giornata (densa di pioggia, fulmini e vento) non permette il montaggio completo della scenografia, facendo temere fino all’ultimo che la rappresentazione stessa venga annullata. Ma le “magie” accadono e, alle 21.30 (con una temperatura di circa 16°) inizia l’opera.
Nel ruolo eponimo, il soprano Saioa Hernández trova il coraggio di mettere in scena anche i sentimenti oltre la voce, delineando un personaggio veramente accattivante, completo, elegante e forte. Il timbro è bello, robusto e solido, e stasera (a differenza della "prima" a cui vi rimando per un confronto) non lascia orfani di un canto che sappia essere tanto consolatore, ammaliante e amorevole quanto veemente e vendicativo.
Note poco soddisfacenti per il Mario Cavaradossi del tenore Murat Karahan. Sapere di avere una bellissima voce rappresenta senza dubbio un buon lasciapassare per il palcoscenico, ma non basta. La sua interpretazione lo vede prima proporsi come “librettista” (alterando a piacere il testo già scritto da Giacosa e Illica), poi palesare un atteggiamento interpretativo quasi rasente il dilettantismo. Credo ci sia molto da lavorare per entrare nel personaggio… o forse si lavora troppo e non si ha tempo di maturare a dovere i ruoli.
La novità della serata è il ritorno sul palco areniano di Claudio Sgura, qui nei panni del barone Scarpia. Interpretazione davvero maiuscola quella del baritono pugliese, sorretta da una piena coscienza del personaggio. La grande dimestichezza nel rendere ogni sfaccettatura caratteriale passa da una vocalità sempre idonea e mai volgare, anzi adeguatamente sibillina e laida, con quella dose di sarcasmo che non è libidine da “vecchio porco”, ma sagace lussuria.
Nulla da eccepire sul resto dell’egregio cast. Romano Dal Zovo è un eccellente interprete del fuggiasco Angelotti, complici una sicura baldanza scenica unita ad una vocalità molto ben a fuoco e a una nitida dizione.

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Nei panni del Sagrestano Biagio Pizzuti conferma le impressioni già espresse: “…dismesse le facezie smodate con cui spesso viene affrontato il ruolo, l'esecuzione scenica è andata in parallelo con una vocalità tornita che ha reso un ottimo servizio alla parola scenica.” Aggiungo: un cantante da seguire con interesse per una carriera che spero sempre più rivolta verso ruoli di spicco.
Sciarrone è Nicolò Ceriani, un interprete di lusso per questo ruolo di fianco. A completamento del cast, Un Carceriere per la voce sicura e tornita di Stefano Rinaldi Miliani ed Un Pastorello, interpretato dalla giovane Vittoria Pozzani. Accorta e attenta con dovizia di sfumature la direzione del M° Daniel Oren, nonostante l’incedere piuttosto spedito.

190909_Vr_07_Ultime4Recite_Aida_SvetlanaKasyan_FotoEnneviAida – 7 settembre
Ultima serata in Arena con il titolo che per eccellenza caratterizza il Festival veronese: Aida di Giuseppe Verdi.
Lo spettacolo porta la firma di Gianfranco De Bosio, con luci di Paolo Mazzon e coreografie di Susanna Egri in cui emergono elegantemente i primi ballerini Alessia Gelmetti, Mick Zeni e Alessandro Macario.
Notizie poco edificanti per il ruolo eponimo, che questa sera è interpretato dal soprano Svetlana Kasyan. Si nota, innanzitutto, una disomogeneità nel registro vocale, dove le note più gravi sono spesso eseguite di petto a discapito di  sonorità e proiezione. Anche il fraseggio è spesso discontinuo con fiati piuttosto corti e malgestiti. Il tutto va a sfavore di un’interpretazione approfondita del personaggio, che risulta anonimo e privo di fascino.
Elegante e signorile, invece, Carlo Ventre nel ruolo di Radames. Qui abbiamo tutto: esperienza, teatralità, musicalità, fraseggio, intonazione, equilibrio e quella grande capacità di emozionare con accenti e con intensità sempre ben legate al momento drammaturgico. Se già in Celeste Aida si mostra precisissimo, è nei duetti del terzo e quarto atto che fa emergere ancor di più la sua natura di “animale da palcoscenico”, dominando la partitura in maniera eccelsa.
Notevole interpretazione quella di Judit Kutasi nel ruolo di Amneris. La voce, ampia e ben proiettata, non fatica a dimostrare carattere nelle invettive, ma sa essere al contempo sensuale e ambrata nella scena ancillare del secondo atto.
I miei positivi ricordi romani riguardanti il basso Alessio Cacciamani (nuovo in Arena) si confermano anche in questo contesto. Il suo Ramfis emerge per presenza scenica e per una vocalità rotonda, perfettamente intonata e fiera di una squillante proiezione. Anch’egli un artista da tenere d’occhio nel futuro.
Un’ottima conferma gli altri componenti del cast. Altero, ma nobile l’Amonasro di Sebastian Catana, sicuro di una raffinata e salda vocalità nobilitata da un fraseggio morbido.
Romano Dal Zovo affronta con sicurezza e perentorietà il ruolo del Re.
Antonello Ceron è un irruente Messaggero e l’elegante vocalità di Yao Bo Hui interpreta molto bene Una Sacerdotessa.
Il M° Jordi Bernacer (già presente al "Gala Domingo") dirige la sua prima e ultima Aida stagionale con esperienza e perizia. Garantisce con mano sicura il dialogo tra l’Orchestra dell’Arena di Verona e il palcoscenico, infondendo calore e colore alle pagine musicali senza perderne il senso narrativo, bensì legando le varie scene in un continuum di sfumature e agogiche degne delle migliori interpretazioni.

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In queste quattro cronache ho lasciato volutamente “fuori” il Coro, diretto e preparato dal M° Vito Lombardi, per esaltare l’egregia professionalità con cui ha affrontato le quattro serate. Ha il dono dell’eclettismo nella diversità del repertorio eseguito, ma in ogni occasione sa essere quadro e cornice, passando senza apparente difficoltà dall’intimità di taluni passi ai fasti di talaltri. Le dinamiche, gli accenti, non sono mai casuali e il fulgido colore sonoro resta impresso nella mente: non potrebbe esistere il Festival Arena di Verona senza questo elemento fondamentale, che emana un’aura di dignità, sudore e fatica.

E quindi per l’ultima volta, lascio l’anfiteatro con un sentimento malinconico nel cuore, contento di aver vissuto in maniera intensa anche questa stagione.
Consentitemi un’altra piccola recensione che vorrei dedicare, anche al nome del Direttore della Testata, a tutti i membri dell’Ufficio Stampa della Fondazione Arena: ci hanno offerto un grande esempio di professionalità e serietà, facilitando il nostro lavoro e rispondendo sempre in tempi celeri e con grande cortesia.
Mi congedo dall'Arena di Verona e da una stagione di viaggi, di musica, di parole, di incontri, di amicizie, di sentimenti, di baci, di abbracci, di confronti, di caffè, di spritz, di cene, di dopocena, di selfie, di caldo, ma soprattutto di grande sintonia con le persone con cui ho condiviso tante serate e momenti. Ricordarli tutti nel mio cuore sarà il modo più bello per rendere ancor più veri e reali tutti gli attimi che mi hanno coinvolto fisicamente ed emozionalmente.
Al prossimo anno con questa meravigliosa frase di Leopold Stokowsky, che dedico a tutti i musicisti che ho incontrato, ritrovato, conosciuto o ascoltato: «Il pittore dipinge su tela. I musicisti dipingono invece i loro quadri sul silenzio

Crediti fotografici: Foto Ennevi per la Fondazione Arena di Verona
Nella miniatura in alto: Nella prima miniatura in alto, l'ala svettante, caratteristica dell'anfiteatro romano Arena di Verona
Nella seconda miniatura: Mariangela Sicilia nel ruolo di Micaela in "Carmen"
Sotto: istantanea di Foto Ennevi sui costumi di "Carmen" disegnati da Hugo de Ana
Nella terza miniatura: Lana Kos ottima Violetta per "La traviata"
Sotto: una panoramica di Foto Ennevi sull'Arena per l'inaugurazione del Festival 2019
con "La traviata"
Nella terza miniatura: Saioa Hernández in "Tosca"
Sotto: ancora la Hernández (Tosca) con Murat Karahan (Cavaradossi)
Nella quarta miniatura: Svetlana Kasyan in "Aida"
Sotto in sequenza: Carlo Ventre (Radames) e Svetlana Kasyan (Aida)





Pubblicato il 20 Agosto 2019
Verona, ecco com'č andata nel 'dittico verdiano' di mezz'estate
Traviata e Aida ulteriori cronache servizio di Nicola Barsanti

190820_00_Traviata_Aida_VitoLombardi_FotoEnneviVERONA – Una serie di fortunate circostanze, nonché di squisiti incontri, ha reso possibile la mia presenza al 97° Festival Lirico dell’Arena per assistere a varie rappresentazioni e iniziare a mia volta la collaborazione con Gli Amici della Musica.Net come critico musicale. Prima di addentrarmi nei dettagli delle recite, è d’uopo ringraziare il critico musicale e stimatissimo amico Simone Tomei, senza il quale, probabilmente, non avrei mai avuto l’occasione di avvicinarmi a questo magico mondo che, come una scintilla, ha acceso in me una passione travolgente nei confronti del melodramma.

190820_01_Traviata_LisetteOropesa_FotoEnneviLa Traviata – 17 agosto 2019
Con La Traviata Giuseppe Verdi chiude la sua trilogia popolare, portando sul palco, dopo il gobbo Rigoletto e la spietata Azucena del Trovatore, un’altra emarginata sociale: la cortigiana Violetta Valéry, ispirata alla protagonista del dramma di Alexander Dumas La Dame aux camélias.
Dopo il terzo colpo di gong (tradizione che, da oltre un secolo, consacra l’Arena all’inizio dell’opera), il capolavoro verdiano prende vita nell’ultima produzione firmata da Franco Zeffirelli (con costumi di Maurizio Millenotti), che, prima della struggente sinfonia del preludio, mostra una processione funebre accompagnata da cupi rintocchi di campana. Tale scelta avvia una sorta di flashback che segue il percorso che condurrà Violetta dalla malattia alla morte. Un destino accelerato dal dispiacere infertole sia dalla crudele richiesta di Giorgio Germont (che le intima di rinunciare al figlio Alfredo al fine di salvaguardare l’imminente matrimonio della sorella di quest’ultimo), sia della straziante umiliazione subita per mano dell’amato alla festa dell’amica Flora: un momento di pura tensione che si conclude con le toccanti parole del libretto di Francesco Maria Piave “di sprezzo degno se stesso rende / chi pur nell’ira la donna offende”.

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Complici i colori e le luci giostrati da Paolo Mazzon, l’impianto scenico risulta grandioso, passando (tramite un sensazionale cambio a vista) dall’imponenza della dimora della Valéry alla sfavillante casa di Flora.
Il cast principale vede il ritorno del soprano Lisette Oropesa (Violetta Valéry) e del tenore Vittorio Grigolo (Alfredo Germont), le cui rispettive prove confermano le impressioni già riscontrate nella recita del 1° agosto scorso (leggi qui la recensione).
Insieme a loro Leo Nucci riprende per l’ultima volta (nell’ambito del 97° Festival Lirico Areniano) il ruolo paterno di Giorgio Germont, confermandosi un artista ormai da giudicare più sul piano del carisma scenico che dal punto di vista prettamente vocale.
Fra i rinomati comprimari spiccano l’Annina di Daniela Mazzucato e la Flora di Clarissa Leonardi, spalleggiate da Alessandro Spina (Dottor Grenvil), Nicolò Ceriani (Barone Douphol), Dario Giorgelè (Marchese d’Obigny), Max René Cosotti (Giuseppe), Marcello Nardis (Gastone di Letorières) e Stefano Rinaldi Miliani (Domestico/Commissionario).
Grande successo per il corpo di ballo (all’interno del quale si distingue la prima ballerina Elena Andreoudi), la cui danza raggiunge apice fra scoppi di coriandoli, immortalando una festa parigina degna di essere definita tale. Molto apprezzato anche il ruolo fondamentale svolto dal Coro sotto la direzione del M° Vito Lombardi.

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Precisa e puntuale la concertazione del M° Daniel Oren, il quale sa muovere magistralmente il suo vibrante e talvolta impetuoso palmo della mano sinistra, esplicando quella lezione di Arturo Toscanini secondo cui le braccia sono l’estensione della mente e, se il braccio destro controlla il ritmo, il sinistro è pura espressione del cuore. Grandi ovazioni e consensi da parte di un pubblico calorosissimo, al quale Oren ha concesso il bis del "Brindisi".

190820_04_Aida_CarloVentre_FotoEnneviAida – 18 agosto 2019
Dopo Murat Karahan, Mikheil Sheshaberidze, e Samuele Simoncini, giunge il turno di Carlo Ventre nei panni di Radamès, ruolo che interpreta regolarmente dal 2008 in ogni edizione areniana di Aida con somma soddisfazione del pubblico. Pubblico che non perde occasione per manifestare il proprio apprezzamento verso lo squillo, la potenza timbrica e il piglio indomito di cui il tenore uruguaiano ammanta il prode condottiero egizio.
A contendersi il suo amore, due leonesse (anzi due Sekhmet, se dovessimo appellarci all’antico pantheon del Nilo) del palcoscenico come Maria José Siri (Aida) e Violeta Urmana (Amneris), pronte a sfoderare gli artigli dietro l’aura di una garbata conversazione senza mai cedere al bamboleggiamento. Forte di oltre cento recite nel ruolo della principessa etiope, la Siri restituisce un’eroina volitiva e sfaccettata, sorretta da una linea di canto partecipe ed elegante. Non da meno la Urmana, capace di passare senza batter ciglio da rivale agguerrita (che soppesa silenzi, pause e parole con tutta la sicurezza dell’interprete d’alta classe) a mattatrice drammatica assoluta nella grande scena del giudizio del quarto atto.

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Al netto di un timbro piuttosto chiaro rispetto ai tonanti e cupi re etiopi a cui ci ha abituato la tradizione areniana, Mario Cassi veste l’assisa di Amonasro giocando con intelligenza sulle proprie peculiarità vocali e sul fraseggio, nonché trovando una migliore espressività nella zona medio alta del rigo. Diciamo che, nella sua interpretazione, il personaggio sembra più il fratello maggiore che non il padre di Aida, ma va comunque considerato che si tratta di un debutto assoluto nella parte.
Fugati i timori di un esordio areniano che l’aveva visto piuttosto a disagio, Krzysztof Bączyk si conferma un Re di grande efficacia vocale e scenica (forte anche di un’altezza non indifferente), al contrario del Ramfis di Gianluca Breda, basso funzionale per le parti di contorno d’estrazione popolare, ma troppo aspro e ruvido per restituire appieno la sacrale dignità del Gran Sacerdote.
Completavano con onore il cast il Messaggero del veterano Carlo Bosi e la Sacerdotessa di Yao Bo Hui.
Come Il lutto si addice ad Elettra, Aida si addice alle corde direttoriali di Francesco Ivan Ciampa, la cui bacchetta bilancia senza apparente sforzo la buca orchestrale e la compagine artistica, dalla serrata concitazione dei concertati alla trasognata malinconia dei frangenti più intimi. Nuovamente ineccepibile il Coro della fondazione Arena di Verona.
Successo pieno per gli interpreti e per lo spettacolo, che porta la firma di Gianfranco De Bosio, con luci di Paolo Mazzon e coreografe di Susanna Egri, in cui emergono i primi ballerini Eleana Andreoudi, Mick Zeni e Alessandro Macario. Successo caloroso di pubblico.

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Crediti fotografici: Foto Ennevi per la Fondazione Arena di Verona
Nella prima miniatura in alto: il maestro Vito Lombardi, direttore del Coro Fondazione Arena di Verona
Nella seconda miniatura sotto: il soprano Lisette Oropesa (Violetta Valery in Traviata)
Sotto in sequenza: il balletto delle zingarelle nel secondo atto della Traviata; i saluti finali del cast della Traviata
Nella terza miniatura sotto: il tenore Carlo Ventre in Aida (Radamès)
Sotto in sequenza: Violeta Urmana (Amneris) con Maria José Siri (Aida); Mario Cassi (Amonasro); la prima ballerina Eleana Andreuodi nel balletto del secondo atto di Aida






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Fu cosė che il Dittico di Aliverta...
intervento di Athos Tromboni FREE

191020_Li_00A_SuorAngelicaCavalleria_DanieleAgimanLIVORNO - Immaginiamoci di inventare una storia dove nella Sicilia della prima metà del Novecento una donna che si chiama Lola, già fidanzata di un giovanotto che si chiama Turiddu, convola poi a nozze con un carrettiere che si chiama Alfio. Turiddu era partito per fare il militare e quando ritorna trova Lola sposata col carrettiere. Ma l'amore fra i due non è finito: così Lola e Turiddu si incontrano frequentemente, fanno l'amore addirittura in chiesa, e lei rimane incinta. Nel frattempo però Turiddu ha sedotto anche una giovane nubile, che si chiama Santuzza. Quest'ultima viene a sapere della relazione extraconiugale di Lola con Turiddu, ma essendo lei la fidanzata "ufficiale" (perché in processione Turiddu e Santuzza pomiciano come colombi innamorati, incuranti dei presenti, nonostante siano in Sicilia, anzi in un paese di campagna della Sicilia) allora decide di confidare a mamma Lucia, la madre di Turiddu, la verità sui due amanti; e dopo un litigio con Turiddu, in piazza, il giorno di Pasqua, informa anche il marito di Lola, Alfio,
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VideoCopertina
La Euyo prende residenza a Ferrara e Roma

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Approfondimenti
Trittico Polittico
servizio di Angela Bosetto e Simone Tomei FREE

191114_Fi_00_Trittico_GiacomoPucciniFIRENZE - L’idea del Trittico risponde a una tripartizione che, attraverso il verismo brutale (Il tabarro) e un dramma borghese (Suor Angelica), giunge al sollievo di un’ironica tragicomicità (Gianni Schicchi). Proprio come il viaggio fra Inferno, Purgatorio e Paradiso nella Divina Commedia, ci troviamo davanti a una graduale ascesa che, dalla notte, conduce
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Opera dal Centro-Nord
Carmen corale fantasiosa intelligente
servizio di Attilia Tartagni FREE

191111_Ra_00_Carmen_LucaMicheletti_phZaniCasadioRAVENNA - E’ stato un trionfo Carmen, ultimo spettacolo della Trilogia d’Autunno il 10 novembre 2019 al Teatro Alighieri: tutto esaurito, con tanti stranieri, pubblico rapito, stand ovation finale e applausi in corso d’opera, sulla scena una sinergia virtuosa e una macchina teatrale perfetta. Nessuno va escluso da questo successo, a cominciare dal direttore
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Opera dal Centro-Nord
Aida con inter-act Buyuledes
servizio di Attilia Tartagni FREE

191109_Ra_00_Aida_MonikaFalcon_phZaniCasadioRAVENNA - Fra i tre titoli della Trilogia d’Autunno 2019 grande successo ha riscosso Aida di Giuseppe Verdi su libretto di Antonio Ghislanzoni (ma quanti suggerimenti dal compositore, quasi alter ego letterario !), una gestazione lunga e contrastata fino alla prima al Cairo nel 1871. Titolo fra i più noti e rappresentati, in cartellone ogni anno all’Arena
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Echi dal Territorio
Essere/non essere dalle parti di Ferrara Off
redatto da Athos Tromboni FREE

191108_Fe_00_FerraraOff_Collezione20192020_GiulioCostaFERRARA - La stagione teatrale dell’Associazione Culturale Ferrara Off, con sede al Centro Culturale Slavich in viale Alfonso I d’Este, ricomincia con trentadue appuntamenti tra teatro, danza, musica, cinema e arte. Una rassegna che si stabilizza, radica e rafforza, quella che da sabato 9 novembre 2019 fino a sabato 21 marzo 2020, porterà in
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Soci Uncalm
In ricordo di Rolando Panerai
redatto da Athos Tromboni FREE

191107_Lastra_00_RolandoPaneraiLASTRA A SIGNA (FI) - L’Associazione Enrico Caruso di Lastra a Signa ha ricordato la recente scomparsa del grande baritono Rolando Panerai (avvenuta a Firenze il 22 ottobre scorso), dedicandogli il tradizionale “salotto musicale” di Novembre. Non poteva essere diversamente visto la statura artistica di Rolando Panerai nel panorama lirico
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Opera dal Centro-Nord
La Norma della Virginia Yeo
servizio di Attilia Tartagni FREE

191106_Ra_00_Norma_VirginiaYeo_phSilviaLelliRAVENNA - Vincenzo Bellini è un rimpianto per tutto ciò che poteva dare alla musica italiana se fosse vissuto più a lungo. Mancato a  trentaquattro anni, ci ha lasciato Norma, dall’omonima tragedia di Louis-Alexandre Soumet, su libretto di Felice Romani, in prima alla Scala di Milano con scarso successo il 26 dicembre 1831, considerata un mito di belcanto
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Eventi
Al via con Turandot di Puccini
redatto da Edoardo Farina FREE

191105_Fm_00_ReteLiricaMarche_PietroRizzoFERMO - Dopo i successi di pubblico e i risultati gestionali estremamente positivi del primo anno di attività, la Fondazione Rete Lirica delle Marche è pronta ad alzare il sipario sulla nuova stagione 2019-2020: inaugurazione il 9 novembre alle 21:00 al Teatro dell’Aquila di Fermo con Turandot di Giacomo Puccini nella versione incompiuta del secolo scorso,
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Opera dall Estero
Tradizione e distinzione alla Staatsoper
servizio di Francesco Lora FREE

19110_Wien_00_MadamaButterfly_KristineOpolais_phMichaelPhonVIENNA – La Staatsoper di Vienna è senza dubbio una roccaforte mondiale del grande repertorio operistico e della sua calcificata tradizione. Ne fa fede l’oleografica Madama Butterfly di Puccini con regìa di Josef Gielen e scene e costumi di Tsugouharu Foujita, un allestimento in ininterrotto servizio dal 1957 e con ben 390 levate di sipario sulla groppa
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Opera dall Estero
Trionfo-bis per lo Strauss di Thielemann
servizio di Francesco Lora FREE

191104_Wien_00_DieFrauIOhneSchatten_NinaStemme_phMichaelPhonVIENNA – In queste pagine si è già dato conto di un’avventurosa recita della Frau ohne Schatten di Strauss alla Staatsoper di Vienna: nella singola data del 6 giugno scorso, (leggere qui) su cinque serate, ben tre primi interpreti avevano dato forfait all’ultimo momento, costringendo nel volgere di poche ore a una disperata ricerca di sostituti,
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Dischi in Redazione
Aires de Espaņa per due
servizio di Simone Tomei FREE

191031_00_CD_BuraniDomene_copertinaNel novero degli strumenti musicali, l’Arpa è senza dubbio uno dei più sensuali ed ammalianti, in virtù di un suono che avvolge l’animo e carezza l’orecchio con una delicatezza quasi paradisiaca. Non solo la sua letteratura musicale regala pagine di indubbio interesse, ma, quando si decide di raddoppiarne la presenza, l’emozione cresce esponenzialmente.
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Classica
Archos Quartet con Sinigaglia e Brahms
servizio di Athos Tromboni FREE

191030_Fe_00_ArchosQuartet_LeoneSinigagliaFERRARA - Pubblico molto meno numeroso del solito, purtroppo, per il concerto dell'Archos Quartet nel Teatro Comunale Claudio Abbado per l'appuntamento organizzato da Ferrara Musica, con il patrocinio del Meis, Museo Nazionale dell'Ebraismo Italiano, e la collaborazione del Comitato per i Grandi Maestri di Ferrara presieduto da Gianluca La Villa.
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Opera dal Nord-Est
Matrimonio segreto... rivelato da Morgan
servizio di Athos Tromboni FREE

191028_Vr_00_MatrimonioSegreto_AlessandroBonatoVERONA - Il ritorno di Il matrimonio segreto di Domenico Cimarosa domenica 27 ottobre 2019 nel Teatro Filarmonico ha colmato un vuoto rappresentativo che si protraeva dal 1911: vero è che Verona ha ospitato questo capolavoro buffo anche nel 1922 (al Teatro Nuovo) e nel 1928 (al Teatro Ristori), ma a memoria di viventi quella del 27 ottobre
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Opera dal Centro-Nord
Carmen assassina. Parliamo dei cast
servizio di Simone Tomei FREE

191024_Fi_00_Carmen_SestoQuatrini_phMicheleMonastaFIRENZE - Ancora Carmen di Georges Bizet nell'allestimento firmato da Leo Muscato (ripreso da Alessandra De Angelis), con le scene di Andrea Belli, i costumi di Margherita Baldoni e le luci di Alessandro Verazzi riprese da Vincenzo Apicella. Al Teatro del Maggio Musicale Fiorentino l'opera in questione è ormai entrata tra i titoli di repertorio
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Opera dal Centro-Nord
Tosca nella Roma lugubre
servizio di Athos Tromboni FREE

191019_Lu_00_Tosca_DariaMasiero_phAndeaSimiLUCCA - Teatro del Giglio gremito per il debutto della stagione lirica 2019/20 con la Tosca di Giacomo Puccini. Dopo i saluti dell'amministratore unico, Giovanni Del Carlo, e del sindaco, Alessandro Tambellini, il nuovo allestimento coprodotto con il Teatro di Pisa e con il Goldoni di Livorno ha svelato quel che il regista, scenografo e costumista Ivan Stefanutti
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Classica
Terza e Quinta di Beethoven da Savall
servizio di Athos Tromboni FREE

191017_Fe_00_LeConcertDesNationsJordiSavallFERRARA – Teatro Comunale Abbado gremito per la serata dedicata interamente a Beethoven; erano di scena Jordi Savall (passato per l'occasione dalla viola da gamba alla bacchetta) e la sua orchestra, Les Concert des Nations, impegnati nell’esecuzione della Sinfonia n.3 in Mi bemolle maggiore op.55 "Eroica" e della Sinfonia n.5 in Do minore op.67 e
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Opera dal Centro-Nord
L'empio punito veste heavy metal
servizio di Simone Tomei FREE

191013_Pi_00_LEmpioPunito_RaffaelePe_phImaginariumCreativeStudioPISA - Ri-conoscere, o conoscere? Replicare una formula collaudata oppure osare per fare cultura? Sfidare la via ignota o viaggiare per la strada maestra? Offrire al pubblico ciò che desidera o quello che non sa di desiderare? Queste sono alcune delle questioni che ho affrontato con il M° Stefano Vizioli (direttore artistico della stagione lirica del Teatro
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Prosa
Madre Courage nella congiuntura internazionale
servizio di Athos Tromboni FREE

191011_Fe_00_MadreCourage_MariaPaiatoFERRARA - Chi ha paura di Madre Coraggio? Dipende dalla congiuntura internazionale. Ad esempio negli anni intorno al 1969 vederla in scena a Ferrara suscitava nei pacifisti locali una reazione indignata che riconduceva tutto e tutti alla protesta contro la guerra americana nel Vietnam. Prima ancora di quegli anni, probabilmente l'assioma era fra la
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Personaggi
Marina il canto e la laurea (nel cassetto)
intervista di Simone Tomei FREE

191011_Fi_00_MarinaComparatoFIRENZE - Manca poco affinché per la terza volta il mezzosoprano Marina Comparato interpreti il ruolo di Carmen nell’omonima composizione di George Bizet al Teatro del Maggio Musicale Fiorentino. Un personaggio che le è congeniale. L’occasione fa il ladro… ed ecco che ho “rubato” dallo scrigno della sua vita qualche sfaccettatura non solo dell’artista, ma anche della donna.
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Personaggi
Vladimir Stoyanov si racconta
intervista di Simone Tomei e Angela Bosetto FREE

191005_00_VladimirStoyanovPARMA - Da tempo avevo manifestato il desiderio di incontrare Vladimir Stoyanov e galeotto è stato il Festival Verdi 2019 a Parma, dove il baritono bulgaro è impegnato come Francesco Foscari ne I due Foscari (qui la recensione della “prima”). Assieme alla mia amica e collega Angela Bosetto, ho confezionato per voi questo “racconto” dell’artista, uomo, padre,
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Opera dal Centro-Nord
Luisa Miller nella chiesa-carcere
servizio di Simone Tomei FREE

190929_Pr_00_LuisMiller_FrancescaDotto_phRobertoRiccciPARMA - L’opera Luisa Miller di Giuseppe Verdi è sostanzialmente la storia, di un amore, di un ricatto, di un inganno e di un sacrificio; nulla più e nulla meno che la sintesi (almeno in parte) della vita dell’uomo. E come l’esistenza umana è una celebrazione dell’essere, la drammaturgia parmense del titolo verdiano è stata interpretata dal regista Lev
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Opera dal Centro-Nord
Aidina dal successo replicante
servizio di Athos Tromboni FREE

190928_Busseto_00_Aida_MariaTeresaLeva_phRobertoRicciBUSSETO (PR) -  Il Teatro Verdi è un teatro piccolo piccolo e l’Aida è un’operona grande grande. Ebbene è dal 2001 – anno centenario della morte di Giuseppe Verdi – che l’operona grande grande dentro il teatro piccolo piccolo fa parlare di sé. Fu progettata da Franco Zeffirelli per quell’anno centenario e nel tempo ha girato sui palcoscenici non solo italiani,
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Prosa
Io, Brignano, un'ora sola Vi Vorrei
servizio di Edoardo Farina FREE

190710_Cervia_00_EnricoBrignanoCERVIA (RA) - Organizzato dall’Associazione Pulp Live Concerti, l’ultima data estiva del 7 settembre 2019 ha visto in scena Enrico Brignano presso la centrale Piazza Garibaldi di Cervia nel ravennate, registrando già molti giorni prima un sold out pari a migliaia di presenze confermate. Sulla scena teatrale da diversi anni, ormai annoverato tra gli artisti più
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Jazz Pop Rock Etno
La nuova stagione del Jazz Club
servizio di Athos Tromboni FREE

190923_Fe_00_JazzClub_EnricoRava_phRobertoCifarelliFERRARA – Conferenza-fiume per presentare la prima parte del cartellone Ferrara in Jazz 2019-2020, nella nutrita programmazione che va dal prossimo 4 ottobre a fine dicembre. Hanno preso parte alla conferenza stampa, oltre all’assesore alla cultura del Comune di Ferrara, Marco Gulinelli, anche il neo presidente del Jazz Club, Federico D’Anneo,
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Echi dal Territorio
Noi, Due, Quattro... e Pagliacci
servizio di Mario Del Fante FREE

190918_Fi_00_Pagliacci_FrancescoDevidCecconi_phMicheleMonastaFIRENZE - E’ andato in scena al teatro del Maggio Musicale Fiorentino il dittico  Noi,Due,Quattro… di Riccardo Panfili su libretto di Elisa Fuksas in prima esecuzione assoluta, e Pagliacci - capolavoro di  Ruggero Leoncavallo. Le due opere si basano sulla gelosia distante anni luce l’una dall’altra, una basata su internet e l’altra che affonda le radici su un fatto realmente
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Opera dal Centro-Sud
Questa Traviata č vincente
servizio di Salvatore Aiello FREE

190918_Pa_00_Traviata_RuthIniesta_phRosellinaGarboPALERMO - Dopo la pausa estiva il Teatro Massimo ha ripreso la sua attività con La traviata di Giuseppe Verdi, opera plebiscitariamente amata dal pubblico e di sicuro richiamo; tutto esaurito, infatti. per un’edizione già collaudata nella Stagione 2017, con la regia di Mario Pontigia ripresa da Angelica Dettori, nata sotto buoni auspici. Una produzione del Teatro
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Opera dal Centro-Nord
Noi due no, Pagliacci sė
servizio di Simone Tomei FREE

190915_Fi_00_NoiDueQuattro_ValerioGalli_phMicheleMonastaFIRENZE - Con il mese di settembre riprende l’attività del Teatro del Maggio Musicale Fiorentino, dopo un’estate piuttosto densa di tensioni. Ma non tratterò qui questo argomento, già ampiamente affrontato dai quotidiani locali e dal web. Parlerò, invece, della serata inaugurale del 13 Settembre 2019 che vede l’esecuzione del dittico Noi, due, quattro…
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Eventi
Al Teatro Bonci Bye Bye '900?
redatto da Edoardo Farina FREE

190914_Cesena_00_StagioneTeatroBonci_ClaudioLonghiCESENA - Conferenza stampa del Teatro Comunale “Alessandro Bonci“ in data 11 settembre 2019, dove è stata annunciata la programmazione  della  stagione invernale 2019/2020 caratterizzata da un ampia scelta intesa come luogo di confronto, esplorazione e dialogo, ovvero filtro e racconto del nostro vivere, offrendo ancora una volta una visione il più possibile ampia
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Pagina Aperta
Arena Festival 2019 i risultati
servizio di Athos Tromboni FREE

190911_Vr_00_ArenaConsuntivo_FedricoSboarinaVERONA – E così il Festival 2019 della Fondazione Arena va in archivio con una serie di record, illustrati oggi dal sindaco Federico Sboarina, dalla sovrintendente e direttore artistico Cecilia Gasdia e dal direttore generale della Fondazione, Gianfranco De Cesaris, nella tradizionale conferenza stampa di consuntivo. Al tavolo dei relatori erano presenti anche
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Concorsi e Premi
Il Premio Caruso 2019 alla Devia
FREE

190910_Lastra_00_PremioCaruso2019_MariellaDevia.JPGLASTRA A SIGNA (FI) - Sabato 7 settembre 2019, nello scenario  di Villa Bellosguardo sede del Museo Enrico Caruso, sulle magnifiche colline di Lastra a Signa, si è svolta la cerimonia di consegna del prestigioso premio che fin dal 1979 viene assegnato ai grandi interpreti del teatro d’opera. Il primo insignito fu il grande tenore Galliano Masini e poi
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Opera dal Nord-Est
Arena ultime quattro recite
servizio di Simone Tomei FREE

190909_Vr_00_Ultime4Recite_CarmenTraviataToscaAida_FotoEnneviVERONA - Ebbene sì, anche il Festival Arena di Verona 2019 giunge al termine e la mia ennesima salita estiva nella città scaligera ha avuto come obiettivo quello di seguire le ultime quattro recite della stagione, con alcune interessanti novità per quello che riguarda gli interpreti che si sono succeduti sul palcoscenico.


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Eventi
Teatro Duse la stagione 2019/2020
redatto da Edoardo Farina FREE

190909_Bo_00_TeatroDuse_WalterMramorBOLOGNA - La conferenza stampa del 5 settembre riguardante la presentazione della nuova Stagione invernale 2019/2020 del Teatro Duse di Bologna alla presenza tra gli altri del direttore organizzativo Gabriele Scrima e Rossella Fino proveniente dal dipartimento Cultura e Promozione della città del Comune di Bologna, ha voluto prevalentemente porre in
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Opera dal Centro-Nord
Falstaff versione commedia dell'arte
servizio di Athos Tromboni FREE

190908_Cento_00_Falstaff_CostantinoFinucciCENTO (FE) – Il Falstaff  di Giuseppe Verdi proposto nel cartellone di “Cento – Opera in festa” e allestito dell’Accademia del Bel Canto e dalla Pro Loco di Renazzo, con il patrocinio del Teatro Borgatti, avrebbe avuto come palcoscenico e scenografia naturale il suggestivo parco di Villa Chiarelli. Ma venerdì 6 settembre 2019 il meteo ha fatto decidere diversamente
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Opera dall Estero
Successo per La Dori
servizio di Simone Tomei FREE

190905_Innsbruck_00_LaDori_FrancescaAsciotiINNSBRUCK - "Pietro Antonio Cesti (1623-1669): La Schiava Fortunata ó vero La Dori. Dramma musicale in tre atti su libretto di Giovanni Filippo Apolloni. Prima rappresentazione: Innsbruck, Hoftheater, 1657."
Così si presenta questo lavoro barocco che, a distanza di oltre trecentocinquant'anni, torna "a casa" (al Tiroler Landestheater nel
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Soci Uncalm
Finta giardiniera opera vera
servizio di Athos Tromboni FREE

190903_Ro_00_FintaGiardiniera_PabloMaritanoROVIGO - Avrebbe dovuto essere il "saggio finale" di una masterclass sulla vocalità mozartiana, La finta giardiniera, ma lo spettacolo realizzato dal regista Pablo Maritano, con la preparazione vocale curata dal tenore e docente di canto Fernando Cordeiro Opa realizzato nel Ridotto del Teatro Sociale domenica 1 settembre 2019, si è proposto al numeroso
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Personaggi
Il Castello di Vicenza in Lirica
intervista di Simone Tomei FREE

190828_Vr_00_VicenzaInLirica-AndreaCastello.JPGVERONA - In una calda sera veronese, al termine dei Carmina Burana di Carl Orff, ho incontrato Andrea Castello, dal 2013 direttore artistico di Vicenza in Lirica: un Festival che è divenuto un punto di riferimento nel panorama musicale per i grandi artisti che vi intervengono, i titoli proposti e la location unica, ossia l’Olimpico di Vicenza, il teatro coperto più
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Opera dal Centro-Sud
Viaggio a Reims passando per l'Accademia
servizio di Simone Tomei FREE

190821_Ps_00_ViaggioAReims_GiulianaGianfaldoniPESARO - Era il 1984 quando fu riscoperta quest'opera, allestita in una delle edizioni primordiali del ROF, dunque ben 35 anni fa; e in questo ROF 2019 che vede scoccare i suoi primi quarant'anni (ecco perchè l'apposizione XL) la riproposizione di Il viaggio a Reims assume una valenza ancor più pregnante. Non ci sono grandi novità registico-sceniche e ciò
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Opera dal Nord-Est
Traviata e Aida ulteriori cronache
servizio di Nicola Barsanti FREE

190820_00_Traviata_Aida_VitoLombardi_FotoEnneviVERONA – Una serie di fortunate circostanze, nonché di squisiti incontri, ha reso possibile la mia presenza al 97° Festival Lirico dell’Arena per assistere a varie rappresentazioni e iniziare a mia volta la collaborazione con Gli Amici della Musica.Net come critico musicale. Prima di addentrarmi nei dettagli delle recite, è d’uopo ringraziare il critico musicale e
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Opera dal Centro-Sud
Un Equivoco di brio e allegria
servizio di Simone Tomei FREE

190820_Ps_00_EquivocoStravagante_TeresaIervolinoPESARO - Non si può certo dire che il libretto di L’equivoco stravagante di Gioachino Rossini sia un testo adatto per un'educazione montessoriana; credo per che sia un momento di forbito teatro per nulla volgare (se non nelle allusioni) ricamato nel testo dal fine e sagace estro del librettista Gaetano Gasbarri.  Nell'interessante disamina linguistica sul libretto
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Vocale
Brillano le stella Molinari e Pratt
servizio di Simone Tomei FREE

190820_00_ConcertoMolinariPratt_CarloTenanPESARO - Nel bel mezzo del XL ROF 2019 lunedì 19 agosto si è tenuto al Teatro Rossini di Pesaro uno dei concerti programmati del Festival che ha visto protagoniste due autorevoli voci del belcanto rossiniano: Jessica Pratt e Cecilia Molinari (in verità quest'ultima ha sostituito in corner la prevista Varduhi Abrahayam impegnata nel cast di Semiramide)
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Opera dal Centro-Sud
Demetrio e Polibio e il proprio doppio
servizio di Simone Tomei FREE

190819_Ps_00_DemetrioEPolibio_JessicaPrattPESARO - E' molto particolare la genesi compositiva del Demetrio e Polibio di Gioachino Rossini rappresentando un caso piuttosto singolare nella storia del Teatro d'opera italiano; il lavoro fu commissionato da Domenico Mombelli (compositore e tenore) a pro della sua scuderia di cantanti composta dalle due figlie (Ester ed Anna), dal maggiordomo di casa
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