Pubblicato il 19 Marzo 2019
Il regista Victor García Sierra gioca con forme e colori vestendo l'opera buffa di Donizetti
Elisir come un quadro di Botero servizio di Rossana Poletti

190319_Ts_00_ElisirDAmore_FrancescoCastoroTRIESTE - Teatro Verdi. Il regista venezuelano Victor García Sierra ha deciso di ambientare L’elisir d’amore di Gaetano Donizetti, in scena al Verdi di Trieste, in un mondo pittorico circense attinto da Botero, che dipinse una serie di quadri dedicata proprio al circo nel 2008. Le scene e i costumi appaiono conformi a quelle che sono le peculiarità dell’artista , che ama le forme insolite, dilatate e i colori distesi, mai sfumati con i contorni precisi e delineati. E allora innamorati, truffatori, bellimbusti, creduloni, ragazze capricciose, personaggi senza tempo e senza luogo, vivono su una scena in cui troneggia un tendone giallo del circo che ruota, mostrando nel suo interno due vere acrobate, i trampolieri altissimi, ci sono poi i carrozzoni, il villaggio e i suoi abitanti festosi, i bambini, una mongolfiera, il cui pallone è a forma di gattone, realizzato da Botero come scultura a Barcellona, che alla fine si porterà via Dulcamara, quando ormai la storia d’amore si è risolta e lui non teme più di essere scoperto nel suo imbroglio del finto elisir.
L’operazione è riuscitissima, propone una rappresentazione divertente, colorata, piena di trovate fantasiose che aggiungono qualità ad un’opera che già di per sé è perfetta. Botero, colombiano, è figlio della sua terra, il Sudamerica, i cui artisti raccontano da sempre mondi reali soffusi di magia, dai “Cent’anni di solitudine” di Garcia Marquez al “Gabriella, garofano e cannella” di Jorge Amado, a cui appartiene evidentemente il regista Sierra, capace di ricostruire questa magia anche sul palco dell’opera.
Magia, allegria e malinconia in scena si rincorrono in un mix che gli artisti riescono a proporre senza cadute e senza che la festosità generale si tramuti in grottesco. Nemorino è un giovane innamorato, molto timido e ingenuo, credulone canta il suo amore non corrisposto con il dolore ma anche con la speranza che la sua gioventù gli consente.

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Il tenore Francesco Castoro, che lo impersona, è atteso alla prova del fuoco con l’aria più importante e sicuramente la più nota dell’intera composizione, “Una furtiva lacrima”. La esegue vestito da Pierrot con il fagotto in mano, lo strumento che dà le sottolineature al canto di Nemorino. Impeccabile fino alla fine, intellegibile nelle parole, con un bel timbro limpido suscita gli applausi scroscianti del pubblico, soprattutto per la sua emozionante interpretazione.
Anche l’Adina del soprano Claudia Pavone propone un’ottima esecuzione del suo personaggio, ragazza civettuola e lievemente perfida che sfuma poi nella giovane pentita e amorosa. Raggiunge, senza mostrare alcuna difficoltà, acuti di notevole intensità.
E’ vigoroso nella voce e nell’interpretazione del personaggio il Belcore di Leon Kim, gradasso ma non troppo, si propone con molta disinvoltura e con una dicitura di buona qualità.
Bruno de Simone propone un Dulcamara furbo, istrionesco: “Udite, udite, o rustici, attenti non fiatate” e ancora “Benefattor degli uomini, riparator dei mali, in pochi giorni io sgombero, io spazzo gli spedali”; alle donne poi “O voi matrone rigide, ringiovanir bramate? Le vostre rughe incomode con esso cancellate”: è tutta qua la contemporaneità del suo messaggio che attraverso l’incantamento e il raggiro propone illusori rimedi per tutti i mali, anche all’assenza d’amore. Un elisir per tutte le stagioni e per tutti i bisogni.

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Divertentissima la scena del duetto in cui Nemorino scopre che Dulcamara può risolvere il suo problema amoroso “Ardir! Ha forse il cielo mandato espressamente per mio bene quest’uom miracoloso nel villaggio” a cui Dulcamara risponde “La mia saccoccia è di Pandora il vaso”. Imbonirà Adina, essendo consapevole che la giovane è realmente innamorata di Nemorino, fino alla partenza finale nel tripudio generale della folla che ha veramente creduto agli effetti sorprendenti del suo elisir, con il coro che canta a gran voce “Viva il grande Dulcamara, la Fenice dei dottori: con salute, con tesori possa presto a noi tornar”.
Una particolare menzione va proprio al Coro del Teatro Verdi, diretto da Francesca Tosi, che la fa da padrone sul palco dell’ Elisir d’amore, ha un’ottima presenza musicale a cui si aggiunge un riuscito lavoro registico che impone un’efficace “movimentazione delle masse”. L’Orchestra del Verdi imprime il giusto brio e vivacità all’opera di Donizetti, diretta dal maestro Simon Krečič che, unica nota dissonante, forse nell’emozione della prima esecuzione, soprattutto nella prima parte, sembra trattenere l’andamento brillante della composizione.
L’opera è considerata il capolavoro di Donizetti, composta su libretto di quel grande poeta che fu Felice Romani, con cui il compositore non andò mai molto d’accordo. Realizzata in pochissimo tempo, come spesso accadde per tante opere, arrivò a conclusione non con pochi dissidi tra i due artisti e con una certa presunzione del librettista, che riteneva importante al pari della musica il suo lavoro letterario. Subì l’inserimento della “furtiva lacrima”, aria composta in precedenza e di altre arie melodiche, che sono la forza del successo di Donizetti, che però poco conciliavano con Le philtre di Eugene Scribe adattato da Romani.
La prima esecuzione ebbe luogo al Teatro della Cannobiana di Milano nel maggio del 1832.
In scena al Teatro Verdi di Trieste fino al 23 marzo prossimo.

Crediti fotografici: Fabio Parenzan per il Teatro Verdi di Trieste
Nella miniatura in alto: il tenore Francesco Castoro (Nemorino)
Al centro in sequenza: Claudia Pavone (Adina) con Leon Kim (Belcore); ancora Francesco Castoro con Bruno de Simone (Dulcamara)
Sotto: immagini di scena dell'allestimento curato dal regista Victor García Sierra





Pubblicato il 04 Marzo 2019
L'opera di Donizetti ambientata originariamente a Roma trasposta nella zona del vino Valpolicella docg
Don Pasquale viticoltore veronese servizio di Simone Tomei

190304_Vr_00_DonPasquale_AlviseCasellati_FotoEnneviVERONA - Donizetti comico...o forse melanconico quello che racconta le avventure di un signorotto attempato, rispondente al nome di Don Pasquale da Corneto, che vorrebbe ammogliarsi. Temi ilari, situzioni grottesche, ma come succede spesso, il compositore bergamasco sa trarre dai libretti, anche quelli più "leggeri", una vis piena di umanità quasi al limite del "drammatico" che pone lo spettatore, e probabilmente anche l'interprete, in una dimensione riflessiva e introspettiva.
E' questo il caso di Don Pasquale come già accadde per le avventure di Nemorino nel capolavoro che risponde al nome di Elisir d'amore. L'opera Don Pasquale fu composta in undici giorni e fu rappresentata per la prima volta al Theatre Italien di Parigi il 3 gennaio 1843.
Il dramma parte dall'ispirazione di un libretto di Angelo Anelli, musicato da Stefano Pavesi nel 1810 come Ser Marcantonio; l'autore del libretto fu Giovanni Ruffini, allora esule a Parigi a causa delle sue idee politiche mazziniane, che proprio per il suo status di letterato di alto lingnaggio si rifiutò di far figurare il proprio nome nel libretto, sul frontespizio del quale appare l'indicazione "Dramma buffo in tre atti di M.A."; le sigle M.A. rispondono al nome ed al cognome di Michele Accursi, un altro esule mazziniano amico sia di Donizetti sia di Ruffini.
Parlando del testo del Don Pasquale si nota una struttura molto semplice che lo porta lontano dall'essere un capolavoro di alta letteratura, ma che ha le caratteristiche di possedere un ritmo serrato ed una stupefacente teatralità che lo rendono, da un punto di vista melodrammatico, un lavoro eccellente; che Donizetti avesse il senso dell'umorismo è provato anche dall'epistolario, oltre che dalle opere comiche che compose (nonostante in esse alberghino spesso luoghi comuni e banalità), ma qui assieme al suo librettista ha raggiunto una vetta apicale: essi hanno infatti ricavato dall'originale una sorta di gioco di società per quattro persone, con situazioni tipiche dell'opera buffa (per esempio la scena delle false nozze, in cui il contratto di matrimonio viene dettato con un'inflessione cantilenante quasi recitata) alternata a scene dal tono serio, quasi realistico.
Si tratta di un gioco divertente solo in superficie: esso assume, talvolta, quei tratti spietati, che riguardano anche la caratterizzazione dei partecipanti. Tipica del Don Pasquale è l'efficacia con la quale il lirismo e la malinconia si contrappongono al sorriso malizioso o anche alla schietta risata fino alla beffa quasi gagliarda.

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Pur non essendovi dubbio sull'amore di Norina per Ernesto, le sue qualità camaleontiche sono sorprendenti e così pure la sua determinazione nel raggiungere la propria meta (il matrimonio con Ernesto) anche a costo di mentire e di ingannare. Comica è la scena con cui ella si esercita con Malatesta sull'atteggiamento da assumere per conquistare Don Pasquale, tuttavia, nel provocare volontariamente con esso una lite, ella supera decisamente ogni misura e il suo schiaffo è un'inutile umiliazione ad un uomo già mortificato. Il fatto che Norina se ne penta dimostra il suo buon cuore e la sua umanità.

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Ecco dunque che scaltrezza, lirismo ed empatia umana si intrecciano con un gioco sapiente e ricco di sfumature, pennellate in uno spartito che ne sa cogliere ogni anfratto sì da consegnare ai posteri un autentico capolavoro di Teatro in musica. Come si evince dalla struttura letteraria del libretto, Don Pasquale è un'opera salottiera, quanto L'elisir d'amore é opera agreste, ma... nonostante l'autore abbia voluto creare un'atmosfera borghese e cittadina, giacché "l'azione si svolge a Roma", al Teatro Filarmonico di Verona la scelta ha virato verso un piacevole connubio che ha messo in risalto le particolarità della terra veneta, e soprattuto veronese, con quelle di una borghesia produttiva che fa del lavoro e dell'economia un suo carattere peculiare.
Il personaggio Don Pasquale diventa un possidente terriero e produttore di vino della Valpolicella (le casse di Amarone dell'ultima scena ne sono un lampante esempio), Ernesto un nipote che segue le scie dello zio, un anonimo Malatesta ed una classica Norina che sembra essere una contadinotta che lavora nella tenuta. Si affiancano alla quaterna dei personaggi prinicipali delle figure di contorno (due vetusti soggetti e altri giovani dipendenti) che cesellano, senza essere di alcun distubo l'avventura del protagonisti.
Antonio Albanese è l'ideatore della regia ripresa per l'occasione da Roberto Maria Pizzuto in cui si son ben incastonate le scene di Leila Fteita (che mettono in luce tre luoghi chiave: la cantina, la vigna ed il salotto di Don Pasquale), i costumi agresti di Elisabetta Gabbioneta legati al sapore di un tempo che fu, ma ancora piacevolmente attuali ed infine il gioco luci curato da Paolo Mazzon.
Musicalmente, con pregi e difetti, la musica donizettiana trova momenti di valorizzazione ed esaltazione uniti ad altri di stasi e pura routine.
Proprio di appiattimento e poca fantasia di colori si può parlare in merito alla direzione del M° Alvise Casellati che sin dalla sinfonia denota una scarsa cura del fraseggio e fatica a trovare il filo conduttore della partitura; se il violoncello iniziale riesce a far sognare e a rendere l'atmosfera di velluto, la ruvidezza del gesto e dell'idea musicale del concertatore ne offuscano la morbidezza creata relegando l'esecuzione quasi ad una mera esecuzione di note in cui si salvano talvolta le scelte dei tempi, ma che non riesce a far apprezzare le innumerevoli pennellature che vanno di pari passo con il sapore del verso scenico.
Un Coro in forma smagliante guidato dal M° Vito Lombardi ha saputo infondere vitalità e brio ai suoi interventi; piacevole e gradito nel secondo atto il regalo che hanno fatto al pubblico in Che interminabile andirivieni: tutti festanti in platea hanno sfoggiato un nuvolo di allegria e giocosità non comuni; compatto nel suono, in piena sintonia con gli accenti musicali e soprattutto ben amalgamato nonostante la difficoltà che può scaturire da una siffatta collocazione; anche l'insieme delle armonie non ne ha sofferto e sono riuscito perfettamente a godere dell'insieme sonoro unito all'ascolto piacevole di alcune linee particolari delle diverse sezioni.
Protagonista e vetta indiscussa del cast è stato senza dubbio Carlo Lepore nel ruolo eponimo; la salda e duttile vocalità è stato l'ingrediente principale del piatto che ci ha servito a cui sono stati di contorno un'eleganza scenica misurata e composta, ma mai anonima, ed un sincero connubio con la parola scenica che ha saputo sempre ben attagliarsi alle esigenze della partitura facendone godere non solo l'aroma, bensi anche il gusto gourmant.
Risolve con mestiere di palcoscenico anche Federico Longhi nel ruolo di Malatesta delineando il Deus-ex-machina della vicenda con piacevole scaltrezza senza mai incedere in strabordanti volgarità o atteggiamenti di dubbio gusto.
Note meno liete per il tenore Marco Ciaponi che nei panni di Ernesto si è dimostrato l'anello debole del cast; sin dalla prima aria di sortita la voce mostra diverse mende soprattutto nella zona acuta dove non trova la necessaria vitalità e brillantezza a metterene in luce l'elegante fraseggio richieste e l'idonea sonorità; durante tutto il perdurare dell'opera non ho notato miglioramenti ed anche la scena finale non ha fatto virare l'esito di una prova non più che mediocre; tengo a precisare che, contrariamente al mio giudizio, l'apprezzamento del pubblico è stato indiscusso.

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L'argentina voce di Ruth Iniesta ha dato vita e corpo ad una Norina tutto pepe e brio; oltre ad una vis scenica di tutto rispetto, l'approccio vocale sembra proprio essere in simbiosi con lo spartito in cui la precisione vocale nell'eseguire le numeorose agilità e l'intenzione interpetativa di saper scegliere con cura le sfumature dinamiche, si sono rivelate vincenti per suggellare un'esecuzione di grande professionalità.
Alessandro Busi
è stato un elegante Notaro composto, ma ficcante nel gesto e nella parola.
Grandi encomi per tutti alla fine dello spettacolo e molti anche al termine dei vari numeri della partitura. (recita di domenica 3 marzo 2019)

Crediti fotografici: Foto Ennevi per Fondazione Arena di Verona - Teatro Filarmonico
Nella miniatura in alto: il direttore Alvise Casellati
Sotto in sequenza: scene dal Don Pasquale curato dal regista Antonio Albanese e ripreso da Roberto Maria Pizzuto





Pubblicato il 21 Gennaio 2019
La terza opera di Verdi molto applaudita nell'allestimento di Andrea Cigni ripreso da Danilo Rubeca
Convincente Meoni nel Nabucco servizio di Rossana Poletti

190121_Ts_00_Nabucco_ChristopherFranklinTRIESTE -  Ha debuttato al Teatro Verdi il Nabucco di Giuseppe Verdi, frutto di una coproduzione della fondazione lirica triestina con il Teatro Ponchielli di Cremona, il Teatro Grande di Brescia e il Teatro Fraschini di Roma. L’allestimento ha alcuni punti di forza: le scene imponenti, i grandi muri di pietra bianca del tempio dedicato a Jehova, il sipario raffigurante immagini tratte dai bassorilievi assiri, i costumi, la loro scelta cromatica simbolica, il bianco per gli ebrei, oppressi e puri, e il viola con altre tinte cupe per i babilonesi sopraffattori. Tutto questo contribuisce a creare un affresco permanente della vicenda, che esalta la gioia del sentire.
L’opera è il trionfo degli ottoni: il successo del debutto dell’opera verdiana alla Scala di Milano fu, proprio per l’eccessivo e inusitato uso al tempo di fiati e percussioni, stroncato a Parigi. Cominciava così il nuovo corso del melodramma a cui Giuseppe Verdi avrebbe con preponderanza contribuito. E fu proprio col Nabucco che il compositore raggiunse fama e onore. Era richiesto dagli impresari per nuovi lavori e dagli uomini influenti, che con lui volevano accompagnarsi, farsi vedere in “società”, allo stesso modo in cui molti oggi rincorrono i big della canzone, per un autografo o un selfie.
Il “Va pensiero”, coro simbolo dell’opera, non era stato scritto e composto perché Verdi, o il librettista, avessero in mente la condizione degli italiani dominati dallo straniero. L’opera andò in scena per la prima volta nel 1842, quando c’eran già stati i primi moti risorgimentali nel 1820, il pensiero di un’unità nazionale peraltro si era formato da un tempo più lontano.  Avrebbe potuto quindi esserci in Verdi uno scopo che non fosse prettamente quello musicale. Tuttavia la critica fa risalire proprio ai movimenti irredentisti e al sentire popolare l’assunzione del famoso componimento a simbolo della propria lotta, tant’è che ancora in epoche recenti si è parlato di promuoverlo a Inno nazionale al posto del meno amato e soprattutto meno pregiato Inno di Mameli (“Fratelli d’Italia”).
Per Verdi il Nabucco è qualcosa d’altro: il riscatto da una tragica serie di sventure personali, la morte della moglie e di due figli in rapida successione, l’insuccesso di una sua opera comica Il finto Stanslao, ovvero Un giorno da re. E’ anche il libretto di Temistocle Solera, che gli è stato proposto e che il compositore trova perfetto per dispiegare in campo lirico conflitti umani e storici, amore, guerra, Dio che punisce e consola. Per Verdi è l’occasione di affermare un nuovo modo di concepire l’opera, nella quale inserisce prepotentemente appunto un gran numero di ottoni e percussioni, una banda in scena, una percezione popolare della musica, con l’uso di grandi masse, dei cori che fanno pervenire al pubblico la forza di quel messaggio, il dolore accorato del popolo ebraico oppresso col “Va pensiero” e il tripudio a Dio dei due popoli, ebreo e babilonese, con (ancora) il coro per "Immenso Jehova".
Tratteggia alcuni personaggi significativi: “Nabuccodonosor”, re dei babilonesi, anima pagana, violenta e sopraffattrice, che sarà nel disegno di Dio condotto a pazzia e portato a ravvedersi per aderire al suo messaggio di amore e pace; la figlia Abigaille, oscura manovratrice della trama, soprano drammatico di grande agilità, ma nel contempo capace di flessibilità, che richiede difficoltà tecniche non da poco. Si può dire che Verdi costringesse questa protagonista a passare da acuti a voce piena a note gravi, costellati di trilli e salti d'ottava importanti per evidenziare proprio il carattere facile all’ira della donna; l’autorevole Zaccaria, a capo degli ebrei, personaggio di grande moralità e condotta incorruttibile, e Fenena, figlia legittima di Nabucco, vittima dell’amore che la lega all’ebreo Ismaele.

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L’Orchestra del Teatro Verdi è per l’occasione diretta da Christopher Franklin, che in Italia ha cominciato la sua carriera e che a Trieste è stato recentemente impegnato in Tristan und Isolde di Wagner. Franklin ricorda che l’Ouverture, da lui condotta con perizia, «racchiude i momenti memorabili dell’opera e anticipa non solo il famoso tema del “Va pensiero”, ma anche il motivo de “Il maledetto.»
La regia di Andrea Cigni, ripresa da Danilo Rubeca, mette in scena le masse senza movimento, quasi a farli assistere agli eventi, immobili ed impotenti; se fosse questo l’intento non è dato sapere, ma è ciò che emerge dalla visione. Manda nel mezzo dell’azione Nabucco, quasi un dio, su un cavallo, animale in verità stranamente strutturato, che sembra più un ippopotamo. Quando alla fine sarà ridotto in pezzi, sarà il simbolo della caduta del re, del fallimento del suo progetto di sottomettere il popolo ebraico, della sconfitta del piano perverso di Abigaille per ottenere il potere, allo scopo di vendicarsi del mancato amore di Ismaele.
Il coro del Teatro Verdi, diretto da Francesca Tosi, è come di consueto ben preparato ed efficace.
Il baritono Giovanni Meoni propone per il suo Nabucco una convincente interpretazione teatrale e vocale, dal suo ingresso fino alla fine quando affida la sua anima a Jehova.
Dopo qualche indecisione iniziale l’Abigaille di Amarilli Nizza mostra la sua capacità di esprimere appieno il carattere della donna. Nicola Ulivieri si cala in Zaccaria con la piena consapevolezza della sacralità del personaggio. Aya Wakizono dà vita alla Fenena, dalla voce morbida e ben calibrata e dal timbro brunito, come Verdi ha previsto per questa giovane innamorata. Riccardo Rados, alle prese con Ismaele, è un giovane tenore triestino dotato di bella voce, agli esordi della propria carriera; è stato applaudito dal pubblico e dai tanti giovani fan presenti nella platea del teatro lirico triestino. In scena inoltre Andrea Schifaudo, Rinako Hara e Francesco Musinu. Le repliche sono previste fino al prossimo 26 gennaio 2019

Crediti fotografici: Ufficio stampa del Teatro Verdi di Trieste
Nella miniatura in alto: il direttore Christopher Franklin
Sotto: scena finale del II atto con Giovanni Meoni (Nabucco) E Amarilli Nizza (Abigaille)






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Hewitt e Bach ossia dell'interpretazione
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È una frase estrapolata dalla lettera che Felix Mendelsshon scrisse nel 1840 alla sorella Fanny, anche lei pianista eccellente, che riportiamo qui per testimoniare due fatti importanti nella storia della musica: che la Fantasia cromatica e fuga di Johann Sebastian Bach fu la composizione che venne usata per forzare l’inserimento del compositore sassone nel nascente repertorio pianistico ai primi anni dell’Ottocento. E testimonia anche la
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La Euyo prende residenza a Ferrara e Roma

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Faber rivive coi suoi musicisti
redatto da Athos Tromboni FREE

190330_Fe_00_GruppoDei10_SerataFabrizioDeAndre_facebookFERRARA - I musicisti pop e jazz che suonarono con e per Fabrizio De André sia in concerto che in sala d'incisione si riuniranno giovedì 16 maggio 2019 alle ore 21 nel Teatro Comunale Claudio Abbado per un omaggio al cantautore genovese nel 20° anniversario della scomparsa. L'iniziativa, partita da un'idea del batterista ferrarese Ellade Bandini,
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Opera dal Centro-Nord
E Rosina č rinchiusa in voliera
servizio di Angela Bosetto FREE

190331_Pr_00_BarbiereDiSiviglia_AlessandroDAgostini_phRobertoRicciPARMA – Nell’uscire dalla storica cornice del Teatro Regio, dopo aver assistito alla recita de Il barbiere di Siviglia dello scorso 29 marzo 2019, viene quasi spontaneo ripensare ai versi di una poesia di Edmondo De Amicis. In Siviglia l’autore di Cuore vagheggia la città “Regina de la bella Andalusia” dalle “vie ridenti e profumate”, soffermandosi sulle casette
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Jazz Pop Rock Etno
La prima volta di Rita Payés a Ferrara
servizio di Athos Tromboni FREE

190331_Vigarano_00_PayesRitaVIGARANO MAINARDA (FE) – E così lo Spirito di patron Stefano Pariali ha ospitato per il debutto ferrarese la trombonista e cantante spagnola Rita Payés, diciannovenne, astro emergente della scena mainstream, ma anche autrice dei brani che interpreta cantando o suonando il suo trombone.
Il Gruppo dei 10, guidato dal direttore artistico Alessandro
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Prosa
Domata la bisbetica Verona applaudirebbe
servizio di Athos Tromboni FREE

190330_Fe_00_LaBisbeticaDomata_WilliamShakespeareFERRARA - Nell'Inghilterra di Elisabetta Tudor le compagnie teatrali non potevano ammettere le donne sul palco a recitare. Neanche Shakespeare era, in fondo in fondo, dispensato da questa "regola"; i ruoli femminili erano di norma affidati a un giovane uomo en-travesti (come si direbbe oggi con termine tecnico) magari con voce acuta, naturale
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Opera dal Centro-Nord
E Tito incoronō la sua statua
servizio di Simone Tomei FREE

190328_Fi_00_ClemenzaDiTito_FedericoMariaSardelli_phMicheleMonastaFIRENZE - Con l’ultima opera seria di Wolfgang Amadeus Mozart si chiude la stagione lirica 2018-2019 del Teatro del Maggio Musicale Fiorentino. La clemenza di Tito approda nel capoluogo toscano con una produzione dell’Opéra National de Paris firmata da Willy Decker (con scene e costumi di John Macfarlaine e luci di Hans Toelstede) e ripresa per
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Eventi
Donizetti Opera 2019 il programma
redatto da Athos Tromboni FREE

190328_Bg_00_DonizettiOpera2019_FrancescoMicheliBERGAMO - È pronto il calendario dell'edizione 2019 del "Donizetti Opera", festival internazionale dedicato al compositore bergamasco e affidato alla direzione artistica di Francesco Micheli: prima novità di questa edizione è la programmazione prolungata, grazie anche a un terzo titolo operistico; in questo modo si rafforza ulteriormente la formula
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Opera dall Estero
Il ratto dal... Treno
servizio di Simone Tomei FREE

190326_MonteCarlo_00_RattoDalSerraglio_RebeccaNelsen_phAlainHanelMONTE-CARLO - Il mito del viaggio rappresenta sempre un elemento particolare da proporre sul palcoscenico. Si tratta infatti di un’idea che in alcuni casi rischia di risultare bislacca o forzata, mentre in altri può intrecciarsi amabilmente con la trama operistica, riuscendo a fondere con intelligenza l’inventiva registica a quella musicale nel
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Opera dal Centro-Nord
Aci, Galatea, il coro e il sublime
servizio di Athos Tromboni FREE

190322_Fe_00_AciAndGalatea_AlessandroQuartaFERRARA - Una vera perla barocca per la stagione lirica del Teatro Comunale Claudio Abbado: giovedì 21 marzo i due turni di abbonamento abbinati (recita unica) hanno assistito ad Acis and Galatea di Georg Friedrich Händel, masque in due atti su testo inglese del 1718 di John Gay, Alexander Pope e John Hughes tratto dalle Metamorfosi di
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Soci Uncalm
Bel concerto della Neri con la Trapani
servizio di Edoardo Farina FREE

190320_Fe_00_LauraTrapaniFERRARA - Riprendono le attività dell’Orchestra a plettro “Gino Neri”, dopo il ricchissimo calendario 2018 in occasione delle celebrazioni per il 120° dalla fondazione e il consueto prestigioso Concerto di Capodanno presso il Teatro “Claudio Abbado” di Ferrara, il secondo appuntamento del 2019, organizzato dall’Associazione Amici della Musica
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Ballo and Bello
Antologia Yacobson una meraviglia
servizio di Attilia Tartagni FREE

190320_Ra_00_BallettoYacobsonSanPietroburgoRAVENNA - Una straordinaria serata di gala, di quelle che ci affascinano regolarmente al Ravenna Festival  nel popoloso contenitore del Pala De André,  ha sedotto, nell’aristocratica cornice del Teatro Alighieri il 16 e il 17 marzo 2019, gli amanti del balletto classico declinato anche in formule nuove coniugate ai grandi Bellini, Mozart e Rossini.  Non
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Opera dal Nord-Est
Elisir come un quadro di Botero
servizio di Rossana Poletti FREE

190319_Ts_00_ElisirDAmore_FrancescoCastoroTRIESTE - Teatro Verdi. Il regista venezuelano Victor García Sierra ha deciso di ambientare L’elisir d’amore di Gaetano Donizetti, in scena al Verdi di Trieste, in un mondo pittorico circense attinto da Botero, che dipinse una serie di quadri dedicata proprio al circo nel 2008. Le scene e i costumi appaiono conformi a quelle che sono le peculiarità dell’artista
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Opera dal Centro-Nord
Chénier una maestosa costruzione storica
servizio di Attilia Tartagni FREE

190312_Ra_00_AndreaChenier_GiovanniDiStefanoRAVENNA - Venerdì 8 e domenica 10 marzo 2019 nel Teatro Alighieri il sipario sull’opera Andrea Chénier si è aperto su un palazzo della nobiltà parigina in un clima festoso superficiale e fatuo, in quella che Carlo Gérard, insofferente alla sua condizione di servo dei ricchi Coigny, definisce “…l’odiata casa dorata, immagine di un mondo incipriato e vano”.
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Opera dal Centro-Nord
Edipo e La Voce Umana
servizio di Simone Tomei FREE

190305_Pi_00_EdipoRe_GiuseppeAltomare_phImaginariumCreativeStudioPISA - Sul finire della stagione lirica 2018/2019 il Teatro Verdi di Pisa ha proposto un dittico inusuale, per non dire unico, con protagonisti due autori novecenteschi diversi per stile ed estrazione: Ruggero Leoncavallo e Francis Poulenc.
Edipo Re rappresenta l'estremo addio del compositore
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Opera dal Nord-Est
Don Pasquale viticoltore veronese
servizio di Simone Tomei FREE

190304_Vr_00_DonPasquale_AlviseCasellati_FotoEnneviVERONA - Donizetti comico...o forse melanconico quello che racconta le avventure di un signorotto attempato, rispondente al nome di Don Pasquale da Corneto, che vorrebbe ammogliarsi. Temi ilari, situzioni grottesche, ma come succede spesso, il compositore bergamasco sa trarre dai libretti, anche quelli più "leggeri", una vis piena di
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Opera dalle Isole
Ottima "Favorite" in stile antico
servizio di Salvatore Aiello FREE

190228_Pa_00_LaFavorite_SoniaGanassi_phFrancoLanninoPALERMO - Altro appuntamento per la Stagione 2019 del Massimo con La Favorite di Gaetano Donizetti, per la prima volta sulle scene del capoluogo siciliano nell’edizione critica di Rebecca Harris Wallick. L’opera donizettiana, grand-opéra,dopo alterne vicende nella produzione del bergamasco, vide la luce a Parigi nel 1840, la capitale
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Opera dal Centro-Nord
Madama Butterfly torna con successo
servizio di Simone Tomei FREE

190227_Fi_00_MadamaButterfly_FrancescoIvanCiampa_MicheleMonasta_SA91975FIRENZE - Quando un'emozione ha conquistato il tuo cuore  sorge spontaneo il desiderio di poterla rivivere; talvolta l'occasione che si ripresenta porta in sé minori aspettative perché epurate dell'effetto sorpresa, ma può accadere che la repetita sia foriera di rinnovate soddisfazioni ed elementi di interesse tali da rinverdire quel ricordo un
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Opera dal Centro-Nord
Ottime Nozze di Figaro
servizio di Attilia Tartagni FREE

190226_Ra_00_NozzeDiFigaro_ErinaYashima_phAngeloPalmieriRAVENNA - Dopo Così fan tutte (2017) e Don Giovanni (2018), il 22 e 24 febbraio 2019 è approdata al Teatro Alighieri di  Ravenna l’opera “Le nozze di Figaro”, prima della trilogia scaturita dalla collaborazione fra il librettista Da Ponte e il musicista Mozart e allestita in coproduzione fra il teatro ravennate, il teatro Coccia di Novara e il Festival di Spoleto.
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Opera dal Centro-Nord
Un po' troppo scolastica la Lucia...
servizio di Simone Tomei FREE

190223_Lu_00_LuciaDiLammermoor_SarahBaratta_phAndreaSimiLUCCA - Il Teatro del Giglio di Lucca prosegue la sua programmazione stagionale con la messa in scena della Lucia di Lammermoor di Gaetano Donizetti in un allestimento coprodotto con il Teatro di Pisa e con l'Opéra Nice Côte d'Azur.
"… Fin dalla prima scena suscitò entusiasmo. Prendeva Lucia
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Ballo and Bello
Ballando Cohen
servizio di Attilia Tartagni FREE

190223_Ra_00_BJM_LeonardCohenRAVENNA - “Per sua natura, una canzone deve muovere da cuore a cuore” affermava il canadese Leonard Cohen, poeta prestato alla canzone d’autore scomparso nel 2017. La danza della compagnia canadese Les Jazz Ballets de Montréal  fondata nel 1972 e diretta dal 1998 da Louis Robitaille, scorre innervata dalla sua arte, solida come
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Opera dal Nord-Ovest
Entusiasmante Simon Boccanegra
servizio di Simone Tomei FREE

190220_Ge_00_SimonBoccanegra_AndriyYurkevychGENOVA - Prima di parlare del Simon Boccanegra d Giuseppe Verdi al Teatro Carlo Felice di Genova (dove ho avuto il piacere di seguire entrambi i cast), vorrei proporvi un “monologo” proprio su quell’opera di Giuseppe Verdi. La voce è quella di Giorgio Strehler, che narra le proprie impressioni in qualità di regista del celebre allestimento scaligero
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Personaggi
Ludovic Teziér a tutto campo
intervista a cura di Simone Tomei FREE

190220_Ge_00_LudovicTezier_phA.BofillGENOVA - Per chi ama la musica e l’opera ogni partenza verso una nuova avventura teatrale porta in seno tanti diversi stati d’animo (attesa colma d’entusiasmo, paura di un’eventuale delusione, aspettative e supposizioni personali), sui quali vince però, senza dubbio, il piacere di far qualcosa che è parte fondamentale della propria vita e che nutre
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Pagina Aperta
Un dittico insolito per Firenze
servizio di Mario Del Fante FREE

190220_Fi_00_CavalleriaRusticana_AngeloVillariFIRENZE - In attesa di Cavalleria Rusticana di Pietro Mascagni, abbiamo assistito a Un mari à la porte di Jacques Offenbach, compositore nato a Colonia il 20 giugno 1819 che si traferì a Parigi, studiò in quel Conservatorio, mise in scena un centinaio di operette e divenne un beniamino del pubblico che apprezzava molto quel genere del quale
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Personaggi
Alessandra Rossi si racconta
a cura di Simone Tomei FREE

190215_Vr_00_AlessandraRossiVERONA - Piove. Il cielo plumbeo non promette nulla di buono e, nonostante questo, non voglio che l’appuntamento sia rimandato. Ecco quindi che, dopo un viaggio tra le terre di Toscana, Emilia Romagna e Veneto, entro nella città scaligera, parcheggio e solo pochi passi mi separano dalla casa del soprano Alessandra Rossi de Simone.
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Opera dal Centro-Nord
Un marito alla porta. Un amante ammazzato
servizio di Simone Tomei FREE

190212_Fi_00_UnMariALaPorte_CavalleriaRusticana_ValerioGalliFIRENZE - Il tema delle “corna” (e, in generale, dell’infedeltà più o meno celata) è sempre stato molto in voga nel repertorio melodrammatico, facendo degli intrighi amorosi uno degli elementi portanti nelle trame operistiche. Elementi che talvolta fanno rima con puro divertimento, talaltra diventano fattore drammatico, oltre che drammaturgico.
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