Pubblicato il 21 Gennaio 2019
La terza opera di Verdi molto applaudita nell'allestimento di Andrea Cigni ripreso da Danilo Rubeca
Convincente Meoni nel Nabucco servizio di Rossana Poletti

190121_Ts_00_Nabucco_ChristopherFranklinTRIESTE -  Ha debuttato al Teatro Verdi il Nabucco di Giuseppe Verdi, frutto di una coproduzione della fondazione lirica triestina con il Teatro Ponchielli di Cremona, il Teatro Grande di Brescia e il Teatro Fraschini di Roma. L’allestimento ha alcuni punti di forza: le scene imponenti, i grandi muri di pietra bianca del tempio dedicato a Jehova, il sipario raffigurante immagini tratte dai bassorilievi assiri, i costumi, la loro scelta cromatica simbolica, il bianco per gli ebrei, oppressi e puri, e il viola con altre tinte cupe per i babilonesi sopraffattori. Tutto questo contribuisce a creare un affresco permanente della vicenda, che esalta la gioia del sentire.
L’opera è il trionfo degli ottoni: il successo del debutto dell’opera verdiana alla Scala di Milano fu, proprio per l’eccessivo e inusitato uso al tempo di fiati e percussioni, stroncato a Parigi. Cominciava così il nuovo corso del melodramma a cui Giuseppe Verdi avrebbe con preponderanza contribuito. E fu proprio col Nabucco che il compositore raggiunse fama e onore. Era richiesto dagli impresari per nuovi lavori e dagli uomini influenti, che con lui volevano accompagnarsi, farsi vedere in “società”, allo stesso modo in cui molti oggi rincorrono i big della canzone, per un autografo o un selfie.
Il “Va pensiero”, coro simbolo dell’opera, non era stato scritto e composto perché Verdi, o il librettista, avessero in mente la condizione degli italiani dominati dallo straniero. L’opera andò in scena per la prima volta nel 1842, quando c’eran già stati i primi moti risorgimentali nel 1820, il pensiero di un’unità nazionale peraltro si era formato da un tempo più lontano.  Avrebbe potuto quindi esserci in Verdi uno scopo che non fosse prettamente quello musicale. Tuttavia la critica fa risalire proprio ai movimenti irredentisti e al sentire popolare l’assunzione del famoso componimento a simbolo della propria lotta, tant’è che ancora in epoche recenti si è parlato di promuoverlo a Inno nazionale al posto del meno amato e soprattutto meno pregiato Inno di Mameli (“Fratelli d’Italia”).
Per Verdi il Nabucco è qualcosa d’altro: il riscatto da una tragica serie di sventure personali, la morte della moglie e di due figli in rapida successione, l’insuccesso di una sua opera comica Il finto Stanslao, ovvero Un giorno da re. E’ anche il libretto di Temistocle Solera, che gli è stato proposto e che il compositore trova perfetto per dispiegare in campo lirico conflitti umani e storici, amore, guerra, Dio che punisce e consola. Per Verdi è l’occasione di affermare un nuovo modo di concepire l’opera, nella quale inserisce prepotentemente appunto un gran numero di ottoni e percussioni, una banda in scena, una percezione popolare della musica, con l’uso di grandi masse, dei cori che fanno pervenire al pubblico la forza di quel messaggio, il dolore accorato del popolo ebraico oppresso col “Va pensiero” e il tripudio a Dio dei due popoli, ebreo e babilonese, con (ancora) il coro per "Immenso Jehova".
Tratteggia alcuni personaggi significativi: “Nabuccodonosor”, re dei babilonesi, anima pagana, violenta e sopraffattrice, che sarà nel disegno di Dio condotto a pazzia e portato a ravvedersi per aderire al suo messaggio di amore e pace; la figlia Abigaille, oscura manovratrice della trama, soprano drammatico di grande agilità, ma nel contempo capace di flessibilità, che richiede difficoltà tecniche non da poco. Si può dire che Verdi costringesse questa protagonista a passare da acuti a voce piena a note gravi, costellati di trilli e salti d'ottava importanti per evidenziare proprio il carattere facile all’ira della donna; l’autorevole Zaccaria, a capo degli ebrei, personaggio di grande moralità e condotta incorruttibile, e Fenena, figlia legittima di Nabucco, vittima dell’amore che la lega all’ebreo Ismaele.

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L’Orchestra del Teatro Verdi è per l’occasione diretta da Christopher Franklin, che in Italia ha cominciato la sua carriera e che a Trieste è stato recentemente impegnato in Tristan und Isolde di Wagner. Franklin ricorda che l’Ouverture, da lui condotta con perizia, «racchiude i momenti memorabili dell’opera e anticipa non solo il famoso tema del “Va pensiero”, ma anche il motivo de “Il maledetto.»
La regia di Andrea Cigni, ripresa da Danilo Rubeca, mette in scena le masse senza movimento, quasi a farli assistere agli eventi, immobili ed impotenti; se fosse questo l’intento non è dato sapere, ma è ciò che emerge dalla visione. Manda nel mezzo dell’azione Nabucco, quasi un dio, su un cavallo, animale in verità stranamente strutturato, che sembra più un ippopotamo. Quando alla fine sarà ridotto in pezzi, sarà il simbolo della caduta del re, del fallimento del suo progetto di sottomettere il popolo ebraico, della sconfitta del piano perverso di Abigaille per ottenere il potere, allo scopo di vendicarsi del mancato amore di Ismaele.
Il coro del Teatro Verdi, diretto da Francesca Tosi, è come di consueto ben preparato ed efficace.
Il baritono Giovanni Meoni propone per il suo Nabucco una convincente interpretazione teatrale e vocale, dal suo ingresso fino alla fine quando affida la sua anima a Jehova.
Dopo qualche indecisione iniziale l’Abigaille di Amarilli Nizza mostra la sua capacità di esprimere appieno il carattere della donna. Nicola Ulivieri si cala in Zaccaria con la piena consapevolezza della sacralità del personaggio. Aya Wakizono dà vita alla Fenena, dalla voce morbida e ben calibrata e dal timbro brunito, come Verdi ha previsto per questa giovane innamorata. Riccardo Rados, alle prese con Ismaele, è un giovane tenore triestino dotato di bella voce, agli esordi della propria carriera; è stato applaudito dal pubblico e dai tanti giovani fan presenti nella platea del teatro lirico triestino. In scena inoltre Andrea Schifaudo, Rinako Hara e Francesco Musinu. Le repliche sono previste fino al prossimo 26 gennaio 2019

Crediti fotografici: Ufficio stampa del Teatro Verdi di Trieste
Nella miniatura in alto: il direttore Christopher Franklin
Sotto: scena finale del II atto con Giovanni Meoni (Nabucco) E Amarilli Nizza (Abigaille)





Pubblicato il 18 Novembre 2018
La regia di Katia Ricciarelli per l'ultima opera scritta da Vincenzo Bellini piace ai triestini
Applauditissimi i Puritani servizio di Rossana Poletti

181118_Ts_00_Puritani_KatiaRicciarelliTRIESTE - Grande serata alla prima di I Puritani di Vincenzo Bellini al Teatro Verdi di Trieste, preceduta da una attesa carica di aspettative. L’aver scelto poi Katia Ricciarelli per la regia ha creato una forte esposizione mediatica. Il Verdi ha deciso questo titolo per l’avvio di stagione, l’ha affermato il sovrintendente Stefano Pace durante una delle tante conferenze stampa che hanno illustrato le scelte del teatro, perché in questo periodo è riuscito a fermare per sé un cast adeguato alla realizzazione dell’opera: Ruth Iniesta, Antonino Siragusa, Mario Cassi, Alexey Birkus, Nozomi Kato, Andrea Binetti e Giuliano Pelizon hanno realizzato uno sforzo corale forte assieme a coro, orchestra, regia e direzione per il pieno successo dello spettacolo.
I Puritani è il coronamento della carriera del compositore catanese, l’opera con cui concluse la sua troppo breve vita, che al Théâtre de la Comédie italienne di Parigi il 24 gennaio del 1835 ebbe esito trionfale.
Racconta il direttore Fabrizio Maria Carminati che Gioachino Rossini fece le pulci a Bellini, consigliando tagli e modifiche, forse anche troppi, e non fu l’unico ad esserne abbagliato, quasi invidioso dei risultati ottenuti; qualche anno dopo Richard Wagner ne resterà folgorato. Non a caso i critici musicali sostengono che l’opera è piena di spunti avveniristici, assunto di puro canto infinito, l’espressione più alta del Belcanto italiano. Bellini fece molta fatica sul versante della scrittura del libretto. Il poeta bolognese Carlo Pepoli, a cui era stato affidato il compito di scriverlo, traendolo dal dramma storico di Jacques-François Ancelot e Joseph Xavier Boniface, “Têtes rondes et Cavaliers”, era inesperto e costrinse il compositore a metterci più volte mano. La storia è ambientata nell’Inghilterra di Cromwell, cromvello si dice nel testo con quell’abitudine dell’epoca di italianizzare tutti i nomi, con la sua fazione, i Puritani appunto, che combatte una guerra civile contro gli Stuart, ovvero Stuardi, a capo del regno. Cromwell destituirà il re, inizialmente per spingerlo ad accettare la monarchia parlamentare, costretto poi ad avviarsi ad una democrazia, da lui diretta, destinata a durare pochissimo. I protagonisti in scena incarnano le varie fazioni, Sir Giorgio (Alexey Birkus), zio di Elvira (Ruth Iniesta), ha deciso di far sposare la ragazza a Lord Arturo Talbo (Antonino Siragusa) contravvenendo alle disposizioni del padre della giovane morto, che l’aveva promessa a Sir Riccardo Forth (Mario Cassi): decisione non facile perché Arturo è partigiano degli Stuart, contrariamente alle posizioni cromwelliane degli altri. Arturo riconosce nella prigioniera Enrichetta, la regina vedova di re Carlo, e scapperà con lei per salvarle la vita. Elvira impazzisce, mentre il parlamento decide la pena di morte per il traditore. Al suo ritorno Arturo riporterà in sé la giovane giurandole tutto il suo amore, nel frattempo la fine vittoriosa della guerra per i Puritani consiglierà l’indulgenza e il lieto fine della vicenda dei due innamorati. Al terzo atto Elvira ed Arturo si dichiarano tutto il loro amore in due duetti, il primo “Da quel dì ch’io ti mirai”, che era stato tagliato, perché considerata troppo lunga la durata dell’intera rappresentazione, reinserito in questa versione triestina e il successivo duetto “Vien fra queste braccia”, in un crescendo di tensione amorosa e di paura per il loro destino che si protrae fino alla fine del terzo atto con un altro piccolo duetto dei due seguito da un altrettanto piccolo frammento di variazione di Elvira “Ah sento o mio bell’angelo” che conducono alla chiusura del finale. I due frammenti musicali sono stati estrapolati dalla partitura manoscritta originale conservata alla Biblioteca Cherubini di Firenze, nel Fondo Abramo Basevi.
La scena disegnata da Paolo Vitale è immobile e potente all’apertura del sipario. Una fortezza semi diroccata, pareti e colonne di un palazzo in rovina, scale e impalcature in tubi innocenti consentono una percorrenza a tutto tondo della struttura. L’azione si svolge su una spianata del castello che scende verso una breve scalinata.

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I costumi di Giada Masi sono verosimili dell’epoca e nel loro rigore nero e grandi colli bianchi sottolineano la svolta fortemente religiosa di Cromwell. Solo i due giovani innamorati vestono abiti chiari a significare la loro estraneità ai gravi fatti storici che li circondano: l’amore che travalica i confini della guerra.
La regia di Katia Ricciarelli e Davide Garattini si sofferma più sull’espressività dei protagonisti che sulla mobilità degli stessi. Infatti tutto appare immobile, anche la massa corale, salvo poche azioni, è schierata in scena. I cantanti danno tutti grande prova di sè. Il soprano Ruth Iniesta si cimenta nell’opera che la vede quasi continuativamente sul palcoscenico e impegnata vocalmente. Rende straordinariamente il suo personaggio: giovane e ottima interprete del belcanto, capace anche, come richiesto dalla regia, di convincente interpretazione dei sentimenti e della parola. Antonino Siragusa raggiunge inaudite vette tenorili, atteso dal pubblico che lo applaude per la sua grande naturalezza espressiva. Eccellenti il paterno Alexey Birkus nell’aria “Cinta di fiori”, il pretendente deluso Mario Cassi e la regina del mezzosoprano Nozomi Kato.
Due gli artisti triestini in scena Andrea Binetti e Giuliano Pelizon, impegnati in ruoli minori, danno ottima prova vocale e scenica di sé, sottolineata dal gradimento del pubblico. Orchestra e coro, magistralmente diretti rispettivamente da Fabrizio Maria Carminati e Francesca Tosi, restituiscono alla platea un’opera che convince e piace molto.
Lunghi applausi accompagnano la chiusura del sipario, molte le chiamate in scena dei cantanti, ovazioni e fiori per l’Elvira di Iniesta, giovane, gentile, instancabile e simpatica.

Crediti fotografici: Fabio Parenzan per il Teatro Verdi di Trieste
Nella miniatura in alto: la regista Katia Ricciatrelli
Sotto: i due protagonisti principali, Ruth Iniesta (Elvira) e Antonino Siragusa (Arturo)





Pubblicato il 02 Settembre 2018
Appunti di viaggio fra critica e cronaca per le ultime tre recite del Festival lirico 2018
Fine stagione con mezza Aida servizio di Simone Tomei

180902_Vr_00_BarbiereDiSiviglia_NicolaAlaimo_FotoEnneviVERONA - Come un cerchio che si chiude è giunto al termine anche il 96.mo Festival lirico dell’Arena di Verona con le ultime repliche di alcune opere in cartellone e con nuovi interpreti di cui vi darò conto in questo scritto. Il Festival edizione 2018 ha avuto un più che favorevole andamento stagionale (dal punto di vista atmosferico), salvo l'ultima sera, quella dell'Aida conclusiva. Ma andiamo con ordine...

30 agosto 2018 - Il barbiere di Siviglia di Gioachino Rossini
Le rose di Hugo De Ana catturano ancora l’attenzione del pubblico sul palcoscenico areniano assieme alle scene, costumi e luci del regista argentino coadiuvato dalle esilaranti coreografie di Leda Lojodice eseguite dal Corpo di ballo dell’Arena di Verona.
Il cast vocale vede due piacevoli ed interessanti new entry nel ruolo di Rosina e del tutore Don Bartolo. Ruth Iniesta, soprano già ascoltato in vari ruoli in questo Festival 2018, si è imposta nel ruolo della giovane fanciulla in maniera più che egregia esaltando una vocalità schietta e squillante mettendo in luce ottimi acuti e sovracuti ed una spiccata facilità nella gestione delle agilità di cui ha fatto ottimo uso colorando la partitura di numerose variazioni per mettere in luce le sue peculiarità vocali; sprizza di gioia e allegria anche la sua interpretazione scenica che ha sempre seguito di pari passo le esigenze drammaturgiche.
Sopraffina la partecipazione di Nicola Alaimo nei panni del tutore Don Bartolo dove grazie ad una padronanza scenica e vocale di tutto rispetto ha saputo confezionare un personaggio in cui lusso, ilarità e comica ieraticità si sono fuse in un’interpretazione di grandissimo pregio; la vocalità esalta ogni nota ed ogni sillabato e si propaga con facilità verso la platea rendendo un ottimo servizio alla parola scenica; eleganti anche le piccole variazioni sul tema che hanno saputo fornire ancor più sagacemente quell’alea di ironia e comicità che sono insite nel ruolo.
Gli altri interpreti sono stati una piacevole e professionale conferma di quanto già riportato in precedenza, ma vale la pena ricordarli per il bel ricordo che hanno lasciato al loro pubblico.
Un elegante Dmitry Korchak ha replicato la sua prova nei panni di Il conte d’Almaviva ancor più padrone del palcoscenico e delle sonorità areniane dominando la parte con grande sicurezza.
Mario Cassi, baritono toscano, si è rivelato anche questa sera un grande Figaro ed ha conquistato la platea sin dalla sua prima uscita nella cavatina Largo al factotum dimostrando una salda vocalità, grande verve interpretativa ed una sopraffina capacità di interazione con gli altri protagonisti… il resto è già detto e qualcosa di più potrete approfondirlo in una intervista all'artista che potete leggere qui .
Sempre di grande professionalità e precisione l’interpretazione di Romano Dal Zovo nel ruolo di Don Basilio. Spigliata, simpatica e macchiettistica al punto giusto la Berta di Manuela Custer che si impone oltre alla bravura scenica per elegante interpretazione vocale. A completamento del cast un sicuro ed affidabile Fiorello/Ambrogio di Nicolò Ceriani e Gocha Abuladze nei panni di Un Ufficiale.
Preciso e puntuale il Coro impegnato nella sola sezione maschile diretto dal M° Vito Lombardi. Sempre precisa, ma più meditativa la direzione del M° Andrea Battistoni che, nonostante un intercedere più lento, non ha mai fatto mancare l’equilibrio tra buca e palcoscenico, assecondando gli interpreti nel canto con un dosaggio attento delle sonorità orchestrali; gesto cui hanno risposto con precisione i professori del golfo mistico regalando suoni di gran pregio.
Inutile dire che allo scoppio dei fuochi d’artificio il calore già intenso della platea si è trasformato in ovazione per tutti gli artisti e per uno spettacolo che, seppur leggermente variato rispetto all’idea originale, resta uno dei capisaldi del Teatro in Musica.

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31 Agosto 2018 - Carmen di Georges Bizet
Eccoci anche qui all’ascolto di nuovi interpreti nei ruoli principali.
Elenora Buratto si è cimentata nel ruolo di Micaela dove pur non regalando emozioni interpretative è riuscita comunque a portare a casa un risultato il cui aggettivo più adatto, a mio avviso, può essere la correttezza; le avarizie dei colori hanno penalizzato un po’ la sua esecuzione rendendola anonima e priva di pathos.
Parlando del tenore Amadi Lagha - Don José - verrebbe da dire: “stendiamo un velo pietoso”, ma mi sentirei vigliacco; ecco quindi che esprimo il mio pensiero che, a parte la stizza iniziale che muove da dentro le viscere poi placata dalla ragione, non può essere altro che negativo su ogni fronte; se la natura non ha dotato l’interprete di un timbro accattivante, il modo di cantare e l’atteggiamento sul palcoscenico non sono certo migliori: canto slegato e privo di nouances, un intercedere talvolta quasi parlato, sguaiatezze vocali prive di qualsivoglia significato, pronuncia molto sommaria e talvolta italianizzata e poi… penso possa bastare anche perché il di più diverrebbe pedanteria; una prestazione da dimenticare.
Elegante e signorile l’Escamillo di Alberto Gazale che si bea di una vocalità rotonda e ben proiettata - nonostante qualche suono grave un po’ gonfiato - che ben mette in evidenza le caratteristiche del bizzarro personaggio emergendo egregiamente anche dal punto di vista scenico.
Il quartetto era composto da Barbara Massaro (Frasquita), Clarissa Leonardi (Mercédès), Roberto Covatta (Remendado) e Biagio Pizzuti (Dancairo): ben assortiti sul palco ed eleganti vocalmente si sono cimentati in un quintetto con la protagonista di grande eleganza e precisione vocale.
Nel ruolo eponimo un ritorno per Carmen Topciu di cui riporto il mio pensiero già espresso ai primi di luglio: «… si è egregiamente distinta per nitida emissione e sicumera vocale risultando omogenea in tutta l'estensione con un suono sempre ben proiettato che mai è sceso in gola o in petto; da un punto di vista scenico, poco delineato dall'intenzione registica, non è emerso appieno il carattere ribelle e sfrontato, ma nelle movenze e nella partecipazione danzante ha saputo ben interagire con le coreografie assegnate.»
A completamento del cast un bravo e preciso Luca Dall’Amico nei panni di Zuniga ed il Morales di Gocha Abuladze.
Coro in grande stile questa sera diretto dal M° Vito Lombardi le cui sonorità si sono ben sposate con i solisti e con il golfo mistico dove la bacchetta del M° Francesco Ivan Ciampa ha saputo mettere a frutto tutta l’esperienza della stagione immedesimandosi in una direzione davvero matura ed ancor più convincente; ritmo incessante e caldo, ma non frenetico né soffocante, in cui ampi spazi meditativi si sono alternati alla passionalità della partitura disegnando un quadro variopinto, ma sempre armonico e di grande piacere uditivo. Il tempo inclemente fino alle ore 21,00 ha fatto posticipare l’inizio della recita di oltre mezz’ora concedendo poi una tregua sino alla fine e permettendo il regolare svolgimento della serata cui il pubblico ha risposto con enfasi ed entusiasmo.

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1 settembre 2018 - Aida di Giuseppe Verdi
L’opera simbolo dell’anfiteatro scaligero ha chiuso… avrebbe voluto chiudere il Festival 2018; ci ha provato ma il tempo inclemente non è stato dalla sua parte: una pioggia incessante ha colpito la città di Verona per buona parte del pomeriggio e nonostante un magnifico arcobaleno intorno alle ore 19, le condizioni meteo sono notevolmente peggiorate dalle 20 in poi.
Come da regolamento lo spettacolo può iniziare sino a 180 minuti dopo l’orario ufficiale ed è stato cosi; alle 23 le prime note del preludio hanno risuonato nell’emiciclo veronese permettendo di ascoltare l’opera sino alla fine del secondo atto quando sulle ultime battute la pioggia ha iniziato di nuovo a scendere incessantemente non concedendo più tregua e portando la direzione dell’Arena ad annunciare la definitiva sospensione della recita.
Per questo motivo non scriverò niente di questa serata non potendo fare un resoconto critico completo; ricordo solo per dovere di informazione la composizione del cast: Il Re Romano Dal Zovo, Amneris Anita Rachvelishvili, Aida Hui He, Radamès Walter Fraccaro, Ramfis Gianluca Breda, Amonasro Gocha Abuladze, Un messaggero Carlo Bosi, Sacerdotessa Arina Alexeeva, Primi ballerini Beatrice Carbone, Eleana Andreoudi, Davit Galstyan; direttore Andrea Battistoni.

Un’altra stagione si è conclusa e a sipario calato ho piacere di esprimere il mio ringraziamento - unito a quello del direttore della Testata - a tutto il management della Fondazione Arena di Verona e in particolare all’Ufficio stampa della Fondazione che anche quest’anno si è dimostrato un puntuale amico ed alleato per il buon esito del nostro lavoro; collaborazione, gentilezza e soprattutto professionalità hanno caratterizzato questo connubio lavorativo, permettendo a tutti I nostri lettori di vedere commentati buona parte degli eventi del Festival lirico veronese; non cito nessuno per citare tutti. Arrivederci al prossimo anno.

Crediti fotografici: Foto Ennevi per la Fondazione Arena di Verona
Nella miniatura in alto: il bassbaritono Nicola Alaimo una stupende voce per l’Arena
Al centro: ilare siparietto del Barbiere di Siviglia disegnato dal regista Hugo de Ana
Sotto: un altra grande voce per l’Arena, quella del baritono Alberto Gazale (qui in Escamillo nella “Carmen” di Bizet)






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Il viaggio di Roberto. Parliamone
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181205_Fi_00_Carmen_MarinaComparatoFIRENZE - E' ormai lontano il termine delle polemiche e degli anatemi contro la Carmen che non muore andata in scena un anno fa al Teatro del Maggio che fu fonte di esagitati sproloqui per ogni dove; la Carmen di George Bizet, diventata oramai un titolo di repertorio della Fondazione Fiorentina, ha trovato nuovamente albergo sulle tavole del
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Eventi
Guardati intorno č la nuova stagione
servizio di Edoardo Farina FREE

181201_Cesena_00_TeatroBonci_Franco PolliniCESENA - Conferenza stampa del Teatro Comunale “Alessandro Bonci” promossa da  ERT, Comune di Cesena ove in data 21 settembre 2018 è stata definita la nuova programmazione della  stagione invernale 2018/19 caratterizzata da un luogo inteso come confronto, esplorazione e dialogo,  spazio che si fa filtro e racconto del nostro vivere,
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Opera dal Centro-Nord
Le due facce di Rigoletto
servizio di Attilia Tartagni FREE

181130_Ra_00_Rigoletto_AndreaBorghini_phZaniCasadioRAVENNA - Il Rigoletto del 28 novembre 2018 andato in scena al Teatro Alighieri è ambientato a Mantova, e possiede, come il suo ambiguo protagonista, due facce:  da una parte  la corte dei Gonzaga lussureggiante di pitture manieriste (la camera degli sposi di Mantegna incornicia il talamo in cui verrà sedotta Gilda rapita), dominata
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Opera dal Centro-Nord
Ovazioni finali per l'Otello
servizio di Attilia Tartagni FREE

181126_Ra_00_Otello__phZaniCasadioRAVENNA - Il 25 novembre, giornata mondiale della violenza sulle donne,  è andato in scena al Teatro Alighieri il più celebre “femminicidio” operistico: Otello dall’omonimo testo teatrale di William Shakespeare, musica di Giuseppe Verdi, libretto di Arrigo Boito, antico detrattore verdiano che seppe riportare il maestro alla creazione a 16
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Opera dall Estero
Trionfo per Samson et Dalila
servizio di Simone Tomei FREE

181126_MonteCarlo_00_SamsonEtDalila_AnitaRachvelishvili_phAlainHanelMONTE-CARLO - Ho scelto di iniziare il mio scritto con queste pennellate frutto dei miei studi e delle mie letture di approfondimento prima della visione dell’opera Samson et Dalila di Camille Saint-Saëns la cui rappresentazione si è concretizzata domenica 25 novembre 2018 al Grimaldi Forum - Salle de Princes quale titolo inaugurale della
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Classica
Progetto Lauter per Courbet
servizio di Edoardo Farina FREE

171124_Fe_00_ProgettoLauter_NicolaBruzzoFERRARA - Curato dall’Associazione “Lauter”  in collaborazione con Ferrara Arte in occasione della mostra Courbet e la Natura allestita nel Palazzo Dei Diamanti, il 22 novembre 2018 presso il Teatro Comunale “Claudio Abbado” della città estense nell’ambito della stagione 2018/2019 di Ferrara Musica, è andato in scena un suggestivo concerto
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Opera dal Centro-Nord
Nabucco molto molto bello
servizio di Attilia Tartagni FREE

181124_Ra_00_Nabucco_SerbanVasile_phZaniCasadioRAVENNA - È un Nabucco biblico-archeologico colossale che oltrepassa i confini della scena, azzera le barriere dello spazio e del tempo e scatena la fantasia ad aprire la "Trilogia d’Autunno 2018" del Teatro Alighieri. La prevaricazione del potere sull’individuo, il filo conduttore delle tre opere in programma, si configura in ogni tempo con la falsità dei
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Diario
Lezione cantata sulla 'parola scenica'
Simone Tomei FREE

181119_Piombino_00_BrunoDeSimone_phFrancescoLiviPIOMBINO - Raccontare l’esperienza vissuta in un fine settimana a sud di Livorno è per me non solo piacevole ma anche motivo di orgoglio: nel pomeriggio di sabato 17 novembre 2018 ho infatti condiviso il palcoscenico del Teatro Metropolitan di Piombino con un grande artista che, come spesso ho avuto modo di affermare a voce e per iscritto
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Opera dal Nord-Est
Applauditissimi i Puritani
servizio di Rossana Poletti FREE

181118_Ts_00_Puritani_KatiaRicciarelliTRIESTE - Grande serata alla prima di I Puritani di Vincenzo Bellini al Teatro Verdi di Trieste, preceduta da una attesa carica di aspettative. L’aver scelto poi Katia Ricciarelli per la regia ha creato una forte esposizione mediatica. Il Verdi ha deciso questo titolo per l’avvio di stagione, l’ha affermato il sovrintendente Stefano Pace durante una delle
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Opera dal Centro-Nord
La bella Cenerentola della Iervolino
servizio di Simone Tomei FREE

181113_Fi_00_Cenerentola_TeresaIervolino_phMicheleBorzoniFIRENZE - Scrivevo nell'estate del 2017 dopo la visione della Cenerentola di Gioachino Rossini nel cortile di Palazzo Pitti: «... Un nuovo allestimento volto alla tradizionalità, ma al contempo non tradizionalista, che porta la firma della regista Manu Lalli; un allestimento che vede in campo una scenografia piuttosto semplice, ma funzionale curata da Roberta
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Opera dal Centro-Nord
Mosč in Egitto grande spettacolo
servizio di Simone Tomei FREE

181111_Pi_00_MoseInEgitto_FrancescoPasqualettiPISA - “Rossini 150” anche al Teatro Verdi che ha scelto il titolo del Mosè in Egitto per dare il via alla stagione lirica 2018-2019 anche se in realtà un primo abbrivio si era già consumato con l’allestimento di The Beggar’s Opera, ballad-opera di John Gay e Johann Christoph Pepusch. Si celebra dunque anche in riva d’Arno un omaggio al Cigno di Pesaro
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Jazz Pop Rock Etno
Tutte le direzioni con Max e Ellade
servizio di Athos Tromboni FREE

181109_Vigarano_00_Gruppo10_MaxChiarellaVIGARANO (FE) - La serata in ricordo di Federico ‘Chico’ Franchella, già presidente del Gruppo dei 10, e Antonio Fogli, socio, amico, e storico gestore del Bar Ragno di Comacchio, si è svolta al ristorante ‘Spirito’ di Vigarano Mainarda ieri, 8 novembre. Scomparsi entrambi da pochi mesi, furono anima e cuore della rassegna “Tutte le direzioni” che
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Libri in Redazione
Eroine rossiniane regine e vincenti
recensione di Athos Tromboni FREE

181108_Libri_00_RobertaPedrotti-LeDonneDiGioachinoRossini_Roberta Pedrotti
Le donne di Gioachino Rossini - Nate per vincere e regnar
Odoya Editore - giugno 2018, pagg. 416, euro 22
La Pedrotti è musicologa, critico musicale, fondatrice e direttrice responsabile della rivista on-line L'ape musicale. Questo libro, che reca una toccante prefazione di 
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Classica
Il Trio di Parma fa il pienone
servizio di Edoardo Farina FREE

181106_Fe_00_TrioDiParma_EnricoBronziFERRARA - Prosegue la stagione 2018/2019 di Ferrara Musica presso il Teatro Comunale Claudio Abbado; dopo gli entusiasmanti concerti  per opera della European Union Youth Orchestra e Kammerchor Stuttgart Hofkapelle, appuntamento inedito con uno dei più prestigiosi  ensemble  cameristici italiani, il Trio di Parma, preceduto
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Eventi
Tutte le Direzioni in Falltime 2018
redatto da Athos Tromboni FREE

181103_Fe_00_TutteLeDirezioni2018_GaetanoRiccobonoVIGARANO MAINARDA (FE) - Torna come ogni anno la rassegna musicale d'autunno del Gruppo dei 10, l'ormai proverbiale Tutte le direzioni in Falltime: il ciclo di concerti nell'accogliente sala del ristorante-music hall "Lo Spirito" di Vigarano Mainarda (in via Rondona 11d) partirà giovedì 8 novembre prossimo e proseguirà fino alla fine dell’
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Ballo and Bello
Schubert contro Gershwin in danza
servizio di Annarosa Gessi FREE

181031_Fe_00_EnricoMorelliFERRARA - Il terzo spettacolo del nuovo cartellone di danza del Teatro Comunale Claudio Abbado ha visto in scena la compagnia MM Contemporary Dance Company impegnata in due coreografie intitolate Schubert Frames (musica di Franz Schubert) e Gershwin Suite (musica di George Gershwin e Stefano Corrias).
Due lavori molto
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Opera dal Centro-Nord
Deserto sull' Elisir
servizio di Simone Tomei FREE

181030_Li_00_ElisirDAmore_TatsuyaTakahashi_phAugustoBizziLIVORNO - La produzione di L'elisir d’amore di Gaetano Donizetti ha dato il via alla stagione lirica 2018-2019 al Teatro Goldoni; questo titolo mancava dalla città labronica dal 1929 ed in questo 2018 riappare nella sua versione integrale. L’opera è stata coprodotta dal Fondazione Teatro Goldoni di Livorno e dal Teatro Sociale di Rovigo e con
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Eventi
Sei titoli non era mai successo
servizio di Athos Tromboni FREE

181030_Fe_00_StagioneLirica_PaoloMarzocchiFERRARA - Solita partecipata conferenza stampa per la presentazione della stagione lirica del Teatro Abbado: oltre i giornalisti locali, erano in sala anche i dirigenti di numerose associazioni culturali della città, che sono il tessuto connettivo del pubblico ferrarese interessato all'opera. Il cartellone di sei titoli, mai così tanti negli ultimi vent'anni
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Opera dal Centro-Nord
Hey Gio' con Le Villi
servizio di Simone Tomei FREE

181030_Fi_00_HeyGioLeVilli_VittorioMontalti.jpegFIRENZE - Un audace accostamento quello che si è visto all’inaugurazione della stagione lirica 2018-2019 al Teatro del Maggio Musicale Fiorentino; una ricerca di dialogo tra il presente, un passato prossimo ed  un passato remoto. L’opera del compositore contemporaneo Vittorio Montalti, Hey Gio'..., vuole essere un ricordo ed un omaggio
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Vocale
Gelmetti per un eccellente Stabat
servizio di Simone Tomei FREE

181028_Fi_00_StabatMaterRossini_GianluigiGelmettiFIRENZE - Il genio di Gioachino Rossini, scevro dagli impegni verso il Teatro d'opera da cui si era accommiatato anni prima, e la sequenza religiosa attribuita a Jacopone da Todi sono stati la materia prima con cui è stata confezionata la serata di apertura della XXXVIII stagione concertistica dell'Orchestra Regionale Toscana (ORT) al
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Prosa
Profondo blu per Hester
servizio di Athos Tromboni FREE

181027_Fe_00_TheDeepBlueSea_LucaZingarettiFERRARA - Ma chi sarà quella morettina che rende bella, ancor più bella, la canzone Sognami di Biagio Antonacci? Era una domanda che mi ponevo nel 2007 quando uscì in videoclip proprio Sognami, canzone molto suggestiva in un periodo in cui si "scaricavano" ininterrottamente i filmati sul computer di casa trafficando in internet. Il videoclip non
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Opera dalle Isole
Raccapricciante il Rigoletto di Turturro
servizio di Salvatore Aiello FREE

181024_Pa_00_Rigoletto_StefanoRanzaniPALERMO - Il verdiano Rigoletto ha segnato la ripresa della Stagione 2018 di Opere e Balletti del Massimo in un clima faticoso per la defezione del tenore Giorgio Berruggi e del soprano Maria Grazia Schiavo (presente quest'ultima in sole due recite, quella del 13 e quella del 17 ottobre), ambedue per sopravvenuti motivi di salute.  Il palcoscenico, incorniciato dai
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Opera dal Centro-Nord
Il Dittico in attesa del Trittico
servizio di Simone Tomei FREE

181023_Lu_00_SuorAngelicaGianniSchicchi_MarcoGuidarini_phFilippoBrancoliPanteraLUCCA - Il Teatro del Giglio Ha aperto la sua stagione lirica 2018/2019 con il Dittico di Giacomo Puccini… ebbene sì, il “Dittico” e non il “Trittico”. Ma a tutto vi è una spiegazione: da tempo il teatro lucchese diretto dal M° Aldo Tarabella guarda lontano, punta alla vetta e lo fa trovando ampi spazi di manovra in collaborazioni nazionali e internazionali:
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