EMail:
Pass:
Accedi - Registrati


Pubblicato il 28 Agosto 2017
La nostra Testata vi racconta qui le ultime tre recite del 95° Festival veronese
Arena incursione di fine agosto servizio di Simone Tomei

170828_Vr_00_ArenaLogoVERONA - Anche questo 95° Festival dell’Arena di Verona è giunto al suo epilogo regalandoci tre serate finali da quasi tutto esaurito; un anfiteatro colmo di spettatori ha salutato con esultanza le ultime rappresentazioni della stagione, dove si sono replicati tre titoli di cui vi dò conto, per lo più, in relazione agli avvicendamenti dei cast, rimandando alla lettura delle recensioni precedenti (si trovano tutte scorrendo verso il basso questa stessa pagina) per quello che riguarda gli allestimenti e gli altri interpreti.

170828_Vr_01_Tosca_ArtetaAinhoa_FotoEnneviVenerdì 25 agosto 2017- Tosca
Un piacevole avvicendamento nel ruolo eponimo si è avuto con la presenza del soprano Ainhoa Arteta; con una carismatica ed istrionica voce ha saputo affrontare con grande verve scenica e vocale un ruolo impervio per la corda femminile facendo venir fuori tutti gli accenti che il personaggio impone. Passionale e gelosa nel primo atto, remissiva e determinata nel secondo, animo speranzoso e temerario nel terzo; ottimo il suo canto che gode di un bel legato e belle dinamiche ed onorevolmente appropriato il servizio alla parola scenica che diventa anche preciso motore delle movenze.
Decisamente scadente la prova del tenore Aleksandrs Antonenko nel ruolo di Mario Cavaradossi che non ha saputo mai competere con la protagonista; il suo canto spesso al limite dell’intonazione è risultato in più occasioni forzato, con l’aggravante di un fraseggio povero e di un’interpretazione molto superficiale che non è entrata in piena sintonia con le emozioni e le sensazioni che suscita il personaggio; anche le due arie che rappresentano un punto di arrivo per la corda tenorile sono state eseguite con fatica e tutto sommato con un approccio molto scolastico privo di pathos e di intenzione.
Boris Statsenko
nel ruolo del perfido Scarpia ha saputo maggiormente trovare una dimensione consona alla sua voce - rispetto a quanto ascoltato nel ruolo di Nabucco - proprio perché gli accenti più aggressivi che contraddistinguono il suo canto sono maggiormente consoni al personaggio pucciniano; a ragion del vero anche le pagine più cantabili del Te Deum sono state affrontate con maggior eleganza riuscendo a trovare una bella simbiosi con la massa corale.
Bravo e di sicuro effetto scenico e vocale l’Angelotti di Romano Dal Zovo, come pure il Sagrestano di Nicolò Ceriani che ha affrontato il ruolo con pertinenti accenti vocali e quella giusta vis scenica da renderlo un personaggio un po’ caricaturale, ma non grottesco.
Completavano il cast Antonello Ceron (Spoletta), Marco Camastra (Sciarrone), Omar Kamata (un Carceriere) e la dolce Emma Rodella (un Pastorello).
Encomio per il Coro diretto dal M° Vito Lombardi ben allineato con il resto del palcoscenico e con la buca che anche questa sera ha goduto della precisa e partecipata concertazione del M° Antonino Fogliani; già alla prima recita della stagione il plauso fu totale ed anche questa sera non ha mancato il bersaglio.

170828_Vr_02_Tosca_ArtetaAinhoaAntonenkoaleksandrs_FotoEnnevi170828_Vr_03_Tosca_FoglianiAntonino_FotoEnnevi170828_Vr_04_Tosca_StatsenkoBoris_FotoEnnevi

Anche in questa circostanza il M° Fogliani si è rivelato preciso nei tempi, sicuro nel dare il giusto cenno agli interpreti, accarezzando ogni pagina della partitura quasi fosse un figlio da accudire e proteggere - per il rispetto e l’attenzione con cui ha diretto - o un quadro da mostrare, nel quale saper riconoscere e trovare le mille sfumature di colori che ogni nota sa offrire, proprio come le sfumature colte nel breve momento “sinfonico” che precede l’epilogo dell’opera, che trasuda tutta la maestria e l’arte del grande compositore lucchese.

170828_Vr_05_Nabucco_BranchiniSusanna_FotoEnneviSabato 26 agosto 2017 - Nabucco
Poche novità sul fronte degli interpreti tra cui annovero solamente l’Abigaille di Susanna Branchini; una vocalità molto adatta al personaggio del quale ha saputo ben mettere in evidenza tutte le peculiarità; qualche debolezza nella zona più grave dello spartito ha messo in risalto una vocalità un po’ povera di corposità e quindi con un timbro piuttosto di petto che ha svuotato il senso di qualche frase, mentre nella zona più impervia ha saputo - molto meglio che nel ruolo di Tosca - affrontare le rudezze delle invettive senza perdere il controllo della voce nelle note più sussurrate che necessitano di un canto più filato e con ottime dinamiche tendenti al pianissimo.
Torna nel ruolo eponimo il baritono George Gagnidze che come alla “prima” della stagione si è difeso abbastanza bene senza però suscitare grosse emozioni, anche in virtù di una vocalità piuttosto chiara che spesso non si addice alle peculiarità del personaggio interpretato.
Un autentico fuoriclasse Rafal Siwek nel ruolo di Zaccaria, ha regalato un personaggio completo ed affascinante; sicuro nell’acuto e rotondo nella bella cavata ha affrontato un ruolo imponente per la corda di basso con grande sicurezza e perentorietà riuscendo ad emergere sia nei momenti più dolci come la preghiera del secondo atto, sia in quelli più combattivi del primo e terzo atto.
Per gli altri che cito solo per dovere di cronaca confermo le ottime impressioni già espresse nella mia incursione ferragostana: un generoso Rubens Pellizzari nel ruolo di Ismaele, una seducente ed ammaliante vocalità per Nino Surguladze nel ruolo di Fenena, un tonante Gran Sacerdote di Belo per voce di Nicolò Ceriani, bravo l’Abdallo di Paolo Antognetti e per finire una corretta e puntuale Anna di Elena Borin.

170828_Vr_06_Nabucco_facebook

Il coro emozionante in tutti gli atti ha mandato in delirio il pubblico nel Va’ pensiero bissato a furor di popolo quasi con il “rischio” che vi potesse essere anche un terzo ascolto.
Il M° Daniel Oren alla guida dell’orchestra areniana ha saputo ammaliare anche questa sera il pubblico, il coro ed i cantanti con una direzione appassionata che gli ha permesso di far venir fuori appieno quell’anima poetica e sensibile che trasuda dalle pagine del Cigno di Busseto.

170828_Vr_07_Aida_BoldyrevaAnastasia_FotoEnnevi27 agosto 2017 - Aida
Ultima replica della stagione con l’opera areniana per antonomasia l’Aida di Giuseppe Verdi. In realtà per questa recita solo una variazione di cast per quello che concerne il ruolo di Amneris che è stato appannaggio del mezzosoprano Anastasia Boldyreva; credevo sinceramente di trovare un’evoluzione  vocale rispetto agli ascolti dello scorso anno, ma ho riscontrato purtroppo le stesse pecche interpretative e del canto già evidenziate tempo addietro: la sua vocalità che gode di un discreto volume cambia in maniera repentina a seconda dell’altezza dei suoni; se nella zona più grave spesso la voce trova un’emissione di petto e quindi molto spoggiata, la zona centrale gode di maggior omogeneità anche per quello che concerne il fraseggio per poi sfociare in acuto in suoni piuttosto striduli, forzati e caricati di un ampio vibrato che fanno perdere quel senso di armonioso fraseggio e di canto legato alla parola e facendo emergere poca eleganza ed uno stile completamente fuori luogo.
Una parola anche per quello che riguarda il ruolo di Aida in cui il soprano Hui He questa sera ha dimostrato maggior padronanza ed un approccio vocale più sicuro e meno claudicante anche dal punto di vista dell’intonazione; anche se qualche pecca si è potuta evidenziare anche stavolta, soprattutto nella difficile aria del terzo atto O cieli azzurri; ma nel complesso è stata una prova molto più positiva rispetto all’ascolto di qualche tempo fa.
Ottima interpretazione nel ruolo di Ramfis per il basso Deyan Vatchkov - prima impegnato nel ruolo del Re - con gran bella dizione, ottima vocalità piena e robusta ed imponente proiezione che gli ha permesso di emergere con sicumera sia nei momenti da solista che nei grandi e maestosi concertati.
Appena accettabile Il Re di Ugo Guagliardo a causa di una vocalità piuttosto introiettato e priva di squillo.
Per il resto del cast nessuna variazione di rilievo se non una conferma delle impressioni già espresse in precedenza; ricordo con piacere: Hovhannes Ayvazyan con piacevole timbro per il ruolo di Radames, il grande Carlos Almaguer nel ruolo di Amonasro - senza dubbio la miglior voce di baritono ascoltata quest’anno nell’anfiteatro scaligero - un prezioso Antonello Ceron nel ruolo di Un Messaggero e per finire Elena Borin come delicata e suadente Sacerdotessa.
Completavano l'allestimento del regista De Bosio, i primi ballerini Petra Conti, Alessai Gelmetti, Davit Galstyan e Alberto Ballester a capo di un corpo di ballo coordinato da Gaetano Petrosino.

170828_Vr_08_Aida_HuiHeAyvazyanHovhannesAlmaguerCarlos_FotoEnnevi

Anche la prova del Coro della Fondazione Arena, diretto come sempre dal M° Vito Lombardi è stata entusiasmante ed emozionante riuscendo a donare al pubblico delle suggestive dinamiche ed una meravigliosa amalgama di suono in tutto il dipanarsi dell’opera.
La bacchetta del M° Julian Kovatchev a differenza di altre sere è riuscita a dare una maggior vivacità alla partitura verdiana, con ottimi accenti e con una buona sintonia tra buca e palcoscenico, riuscendo a domare in maniera precisa alcuni eccessi che avevo riscontrato nella sezione degli ottoni in alcune recite precedenti.
L’ultimo applauso del pubblico è stato caloroso ed appassionato ed ha salutato tutti gli artisti e le maestranze in un sentito arrivederci all’anno prossimo.

A questo punto è doveroso rivolgere, anche a nome del Direttore, un ringraziamento all’intero Ufficio Stampa dell’Arena di Verona che ha sempre interagito in maniera eccellente con la nostra Testata, agevolando con fattiva collaborazione le nostre richieste e facendoci trovare sempre un terreno fertile per il confronto e per un professionale colloquio. Arrivederci Arena, alla prossima stagione!

Crediti fotografici: Foto Ennevi per la Fondazione Arena di Verona
Nella miniatura in alto: il logo della Fondazione Arena di Verona
Nella miniatura sotto: il soprano Ainhoa Arteta (Tosca)
Nella sequenza successiva: ancora la Arteta con il tenore Aleksandrs Antonenko (Cavaradossi); il direttore Antonio Fogliani; il bass-baritono Boris Statsenko (Scarpia)
Nella miniatura al centro: il soprano Susanna Branchini (Abigaille)
Sotto: panoramica di Foto Ennevi sul Nabucco
Nella miniatura sotto: il mezzosoprano Anastasia Boldyreva (Amneris)
In fondo pagina: il soprano Hui He (Aida), il tenore Hovhannes Ayvazyan (Radames) e il baritono Carlos Almaguer (Amonasro)





Pubblicato il 15 Agosto 2017
Diamo conto dell'andamento delle repliche di Nabucco e Aida coi nuovi cast
Arena intorno a Ferragosto servizio di Simone Tomei

170815_Vr_00_Nabucco_StatsenkoBoris_FotoEnneviVERONA - La canicola soffocante sembra aver abbandonato l'aere veronese e questa mia incursione areniana nei giorni precedenti Ferragosto mi ha visto presente nell'anfiteatro scaligero per le ulteriori repliche di Nabucco e Aida, alle recite dove sono stati chiamati nuovi cantanti insieme a numerose conferme . In Arena, quelle due sere, soffiava un' aria più fresca e il clima era meno opprimente delle giornate di canicola precedenti, il che che richiedeva con piacere una giacca sopra la camicia; anche due stelle cadenti hanno reso più suggestive e magiche queslle due serate estive.
Pure in questa incursione veronese ho rivisto i due capolavori del Cigno di Busseto, con due cast parzialmente rinnovati rispetto a quelli già recensiti, recensioni che potete leggere in questa stessa pagina facendo scorrere in basso gli articoli pubblicati.

Nabucco (12 agosto 2017)
Cambio nel title-role che ha visto in campo il baritono Boris Statsenko; voce matura che gode di una grande esperienza e che quest'anno è impegnata su più fronti nel Festival veronese; a mio avviso però è mancata nell'intepretazione del baritono russo l'eleganza e lo stile che contraddistinguono il mutevole personaggio: un canto votato all'emissione di forza più che incline a trovare momenti suadenti e cantabili come suggerisce la musica ad esempio nella preghiera al Dio di Giuda; anche le pagine più veementi sono state caratterizzate da un canto piuttosto aggressivo che in alcuni casi ha portato all'emissione di note decisamente crescenti e prive di brillantezza, anzi direi talvolta appannate da un'eccessiva rudezza.
Altro nome anche per il ruolo tenorile di Ismaele interpretato da Rubens Pellizzari; una voce generosa e rotonda che si è ben dipanata nelle poche pagine a lui affidate con una signorile eleganza, buono squillo ed efficace proiezione sì da farlo emergere egregiamente anche nei suggestivi momenti d'assieme.
Plauso senza se e senza ma anche per il mezzosoprano georgiano Nino Surguladze nei panni di Fenena che ha messo in campo una vocalità piena, non strabordante, anzi direi molto misurata negli accenti e nelle intenzioni tali da far emergere il personaggio in tutta la sua completezza; musicalmente eccellente nei concertati ha regalato la sua pagina finale di addio alla vita  con un'eleganza scenica ed interpretativa da manuale.
Il cast ha visto anche delle conferme nel ruolo di Abigaille con una superlativa Anna Pirozzi; gia ascoltata la scorsa settimana; la sera del 12 agosto, se possibile, ho notato ancora maggior intensità nella sua interpetazione godendo di filati ancor più morbidi e suadenti e di accenti drammatici ancor più drammatici, con una voce che gode di un'ottima duttilità e una precisa e perfetta intonazione.
Anche lo Zaccaria di In Sung Sim non ha deluso le aspettative come la scorsa rappresentazione confermandosi come un interprete che sa donare con generosità le sue peculiarità vocali.

170815_Vr_01_Nabucco_SurguladzeNino_FotoEnnevi 170815_Vr_02_Nabucco_StatsenkoBorisPirozziAnna_FotoEnnevi

Tonante come sempre il Gran Sacerdote di Belo di Nicolò Ceriani cupo e sordido come si deve, bravo Abdallo per voce di Cristiano Olivieri e una precisa e corretta Elena Borin nel ruolo di Anna.
Il Coro della Fondazione Arena guidato dal M° Vito Lombardi questa sera ha donato qualcosa in più a livello di emozioni emergendo con una prova davvero maiuscola sia  nelle parti proprie sia nei momenti di assieme che hanno trovato sempre un sentito plauso nel numeroso pubblico.
Anche la mano del M° Daniel Oren alla guida dell'Orchestra areniana ha avuto tante accortezze in più, cesellando ogni momento con dovizia e donandosi agli orchestrali ed agli artisti sul palcoscenico con grande generosità con l'esito di trovare sempre una perfetta intesa con ottimi tempi e struggenti venature sonore.

Aida (13 agosto 2017)
Una serata di grande musica è stata questa replica di Aida nell'edizione storica del 1913 che ha visto nel ruolo eponimo una splendida Cellia Costea; la sua voce ampia ed avvolgente ha accarezzato tutto lo spartito verdiano in maniera quasi paradisiaca mettendo in mostra un timbro di sicuro fascino, una lodevole capacità di legato ed una partecipazione alle intenzioni del musicista encomiabile; ha saputo mettere in evidenza i mutevoli stati d'animo con accenti sempre appropriati e con una grinta interpretativa di grande esperienza; altra piacevole sorpresa di questo Festival 2017.
Anche l'altro personaggio femminile ha saputo ben competere, non solo per il ruolo imposto, ma anche per vocalità e ars scenica con la protagonista: una Marianne Cornetti nel ruolo di Amneris in piena forma vocale che ha mostrato una gamma di suono pressochè omogenea, ha rispettato con sicura minuziosità ogni momento della partitura regalandoci invettive severe, struggenti disperazioni e sofferte rassegnazioni; il suo canto legato e la sua capacità di gestire i vari registri vocali sono stati ingredienti di una prova superba.

170815_Vr_05_Aida_CosteaCelliaAlmaguerCarlos_FotoEnnevi 170815_Vr_06_Aida_AyvazyanHovhannesCosteaCellia_FotoEnnevi
170815_Vr_07_Aida_CosteaCelliaCornettiMariannefacebook

Eccellente senza se e senza ma anche l'Amonasro di Carlos Almaguer; una voce salda e sonora ha accompagnato sempre la sua intepretazione in un personaggio non facile dal punto di vista vocale contenente sia momenti struggenti che intenzioni più bellicose; ha saputo dosare la sua emissione con perentorietà quando necessaria, per poi passare a frasi più suadenti e paterne con una omogeneità di suono e di legato davvero suggestive.
Meno a fuoco e con una vocalità piuttosto ingolata il Re di George Andguladze che dopo averlo ascoltato in una serata torrelaghese, in questa serata areniana è stato molto più deludente, sia per impatto scenico che per vocalità.
Ottima conferma il Radames di Hovhannes Ayvazyan già ascoltato alle "idi" di agosto che ha saputo anche domenica 13 agosto donare al meglio la sua vocalità al condottiero innamorato.
Bene anche Rafal Siwek per il tonante Ramfis e confermano la loro bravura anche Paolo Antognetti nel ruolo del Messaggero e Tamta Tarieli in quello della Sacerdotessa.
Completava l'allestimento del regista De Bosio, la bravura dei primi ballerini Alessia Gelmetti, Petra Conti, Davit Galstyan e Alberto Ballester a capo di un corpo di ballo coordinato da Gaetano Petrosino.
Anche la prova del Coro della Fondazione Arena, diretto come sempre dal M° Vito Lombardi è stata semplicemente maestosa ed emozionante riuscendo a donare al pubblico dei suggestivi pianissimo nella scena della "Consacrazione" e una meravigliosa sonora amalgama di suono nella maestosa scena del "Trionfo".
La bacchetta di Andrea Battistoni ha saputo gestire con professionalità le redini di una siffatta compagine artistica trovando la giusta misura tra tempi sempre opportuni e sonorità molto appropriate, rilevando comunque anche questa sera degli eccessi nella sezione degli ottoni che in più momenti sono risultati piuttosto ribelli ai comandi del condottiero.
Serata decisamente gradevole anche quella di questa domenica, grazie ad una temperatura più "umana" con abbondanza di pubblico che è stato generoso in applausi e in ovazioni per tutti i protagosisti.

Crediti fotografici: Foto Ennevi per la Fondazione Arena di Verona
Nella miniatura in alto: il baritono Boris Statsenko (Nabucco)
Sotto in sequenza: il mezzosoprano Nino Surguladze (Fenena); ancora Statsenko con il soprano Anna Pirozzi (Abigaille)
Nella miniatura al centro: il soprano Cellia Costea (Aida)
Sotto in sequenza: ancora la Costea con il baritono Carlos Almaguer (Amonasro); il tenore Hovhannes Ayvazyan (Radames) con la Costea
In fondo: la Costea con il mezzosoprano Marianne Cornetti (Amneris)





Pubblicato il 08 Agosto 2017
Nabucco e Aida ecco come č andata con i secodi cast nelle due opere di Giuseppe Verdi
Incursioni agostane in Arena: le idi servizio di Simone Tomei

170807_Vr_00_Nabucco_DanielOren_phEnneviVenerdì 4 agosto 2017: Nabucco
Una serata torrida come non mai accoglie il pubblico nell’anfiteatro scaligero; le pietre bollono, l'aria è pesante sugli occhi e un velo di “fiacca” pesa sopra la mia testa; ma è una serata all’insegna della musica e la musica sarà la vera protagonista; sul palco la rappresentazione di Nabucco di Giuseppe Verdi per la regia di Arnaud Bernard che ha curato anche i costumi, scene di Alessandro Camera e luci di Paolo Mazzon.
Decisamente bello, decisamente affascinante, decisamente cinematografico, ma abbastanza lontano dall’idea che il libretto voleva narrare; se l’occhio rimane appagato appieno da un palcoscenico affollato e vivace di comparse, artisti del coro e solisti, il legare quello che si vede con la musica che fuoriesce dalla buca  e dalla voce degli interpreti risulta assai difficoltoso, fino ad essere fuorviante; la sera della “prima” (di cui potere leggere qui il resoconto per voce del Direttore), fui più concentrato nella visione del grande lavoro registico; anche allora provai quel senso di smarrimento nel fondere occhio ed orecchio e proprio per questo motivo, ho cercato questa volta, per quanto possibile, di slegare i due sensi privilegiando l’aspetto uditivo in modo da poter dare il più fedelmente possibile resoconto del cast ascoltato in questa serata.
Nel ruolo eponimo il baritono Leonardo López Linares ha delineato un condottiero non proprio mordente nel canto e nella recitazione; con un timbro piuttosto chiaro, ha messo in evidenza qualche difficoltà nei fiati e nel canto legato soprattuto nei primi due atti, riuscendo a riscattarsi nel grande duetto con la figliastra per poi planare in un canto più meditativo ed accorato nella preghiera Dio di Giuda.
Anna Pirozzi è stata una convincente Abigaille riuscendo a tirar fuori tutte le pieghe del personaggio; decisa e ferma nell’aria del secondo atto ha trovato ottimi accenti e bellissime dinamiche, sia nei suadenti filati e nei tonanti acuti acuti che nelle note più gravi dimostrando una gamma di suono omogenea e salda.
Coinvolgente e decisamente bravo lo Zaccaria di In Sung Sim che è uscito vincitore da un ruolo complesso e molto sfaccettato; se all’inizio nell’aria e cabaletta di sortita sono richieste doti di suono virile e veemente, è necessario poi saper virare nella dolcezza e nella pacatezza della preghiera Tu sul labbro per poter poi afferrare di nuovo con grinta le pagine dell’epilog.
Un canto troppo forzato e sempre piuttosto sopra le righe ha caratterizzato la prestazione di Mikheil Sheshaberidze nei panni di Ismaele; sicuramente la voce è bella, ma in questa serata è mancato un po’ lo stile, tanto che ha navigato in una dimensione tendente all’eccesso.
Ottima la Fenena di Carmen Topciù in grande forma vocale e scenica si è distinta per una morbida emissione e per un’ottima intonazione.

170807_Vr_01_Nabucco_AnnaPirozzi_phEnnevi170807_Vr_02_Nabucco_LeopoldoLopezLinares_phEnnevi170807_Vr_03_Nabucco_InSungSim_phEnnevi
170807_Vr_04_Nabuccofacebook

Completavano il cast in maniera egregia un tonante Gran Sacerdote di Belo per voce di Nicolò Ceriani, il bravo Abdallo di Cristiano Olivieri e Madina Karbeli nei panni di una convincente Anna.
Coro della Fondazione Arena, diretto come sempre dal M° Vito Lombardi, decisamente in forma, nonostante qualche scollamento soprattuto nella sezione dei tenori (ma il caldo non perdona chi, immobile, deve restare concentrato e patire dentro costumi pesanti come tabarri...).
In buca un professionale Daniel Oren molto più attento all’orchestra e alla ricerca di un rapporto ottimale con il palcoscenico tale da farlo completamente estraniare dalla regia e da tutto ciò che riguardava i movimenti scenici; come ad avere la sensazione che tra musica e proscenio vi fosse un divario incolmabile; sicuramente nella mia testa era così: che abbia influenzato anche il mio modo di aver percepito l’approccio musicale di Oren? Mi pongo il dubbio, ma non credo di esserci andato molto lontano.
Una nota di ammirazione rivolta a tutti indistintamente - artisti, tecnici, maestranze - per aver lavorato in condizioni climatiche tendenti al disumano; scrivere con l’aria condizionata che aleggia sopra la testa è facile e piacevole, ma al di là delle mie impressioni e dei miei pensieri, il plauso è proprio per la tenacia e costanza dei lavoratori qualunque ruolo essi ricoprano, perché nonostante tutto, ci permettono di vedere, ascoltare e godere della grande musica.

170807_Vr_05_Aida_AndreaBattistoni_phEnneviDomenica 6 agosto 2017: Aida
Anche per questa volta, per l'illustrazione visiva dell’opera areniana per antonomasia, vi rimando alle pagine del Direttore che potete leggere qui ricordando solo per dovere di cronaca i fautori della parte visiva: regia di Gianfranco De Bosio nella ripresa dell’allestimento storico del 1913, coreografie di Susanna Egri.
Per quello che riguarda gli interpreti della serata rispetto allo scritto succitato vi darò conto dei protagonisti che si sono succeduti alla prima del 28 luglio, con un accenno alle conferme di cast.
Nel ruolo eponimo questa sera il palco areniano ha visto impegnata il soprano Hui He; non è stata un’Aida particolarmente accattivante ed entusiasmante a causa di un’emissione non sempre corretta dal punto di vista dell’intonazione; molti i nodi in cui le sue note erano piuttosto crescenti - soprattutto nella zona del passaggio - per poi planare nella zona più impervia in un canto che mi è parso decisamente calante e privo del consueto smalto; le intenzioni vocali non sono mancate a delineare un personaggio ormai nelle corde e nell’interpretazione di questa navigata interprete, ma queste mende sonore hanno fatto sì che non emergesse appieno nell’alveo dei protagonisti.
Cambio di guardia anche per Radames interpretato questa sera da Hovhannes Ayvazyan; è il mio primo ascolto di questo tenore e l’impressione è più che positiva; si è distinto per un sonoro squillo e per un timbro Vocale decisamente accattivante; ha saputo trovare i giusti accenti ed ottime intenzioni per deliberare un condottiero focosamente innamorato, quanto tenacemente combattuto tra il dover di patria e l’amore; grande capacità di fraseggio nell’aria Celeste Aida, ha trovato il modo di conquistare il pubblico areniano con eleganti pathos e charme regalando un servizio alla parola cantata, umile e rispettoso; decisamente una bella sorpresa in questo agosto cocente.
Solo per lui sarebbe valsa la pena della presenza in Arena di questa serata, ma anche altri interpreti non sono stati da meno; emozionante l’Amneris di Olesya Petrova che ha delineato in maniera egregia sia vocalmente che scenicamente, un personaggio alterno tra passione, rabbia e potere; una garanzia l’Amonasro di Ambrogio Maestri perentorio e tonante con un’interpretazione più tendente al verismo che non al lirismo puro; voce salda, sonora e imponente quella di Rafal Siwek nei panni del sacerdote Ramfis; per completare il cast ricordo un Re poco incisivo di Ugo Guagliardo,  che dimostra un timbro più baritonale che non da basso; una delicata ed eterea Sacerdotessa per voce di Marina Ogii ed un ottimo Messaggero di Paolo Antognetti.
Bravi e professionali i primi ballerini Petra Conti, Alessia Gelmetti, Davit Galstyan e Alberto Ballester, stelle in mezzo ad un professionale e preparato corpo di ballo - in prestito e in condizioni di precariato - dell’Arena di Verona.
Grande e maestoso il Coro della Fondazione Arena diretto dal M° Vito Lombardi domato e dominato dalla bacchetta del M° Andrea Battistoni che ha saputo trovare ottimi accenti e belle intenzioni in una direzione orchestrale molto attenta ai colori e alle dinamiche sonore, che però non sono riuscite ad evitare qualche eccesso sonoro poco piacevole nella sezione degli ottoni, che parevano a tratti amplificati in maniera quasi disturbante.

170807_Vr_06_Aida_HuiHeAmbrogioMaestri_phEnnevi 170807_Vr_07_Aida_HovhannesAyvazyanHuiHe_phEnnevi
170807_Vr_08_Aida_Panoramica_phEnnevi

Una serata meno calda rispetto alle precedenti con qualche “bavesella” ventosa, ha reso l’ascolto più piacevole e disteso con grandi ovazioni da parte del pubblico per tutto il cast.

Crediti fotografici: Foto Ennevi per la Fondazione Arena di Verona
Nella miniatura in alto: il direttore Daniel Oren
Sotto in sequenza: Anna Pirozzi (Abigaille), Leopold López Linares (Nabucco), In Sung Sim (Zaccaria); panoramica di Foto Ennevi sul Nabucco
Nella miniatura al centro: il direttore Andrea Battistoni
Sotto in sequenza: Hui He (Aida) e Ambrogio Maestri (Amonasro), Hovhannes Ayvazyan (Radames) e ancora Hui He; panoramica di Foto Ennevi sull' Aida





Pubblicato il 06 Agosto 2017
L'opera di Giacomo Puccini ripresa con successo nell'allestimento di Hugo de Ana
La bella Tosca di... Fogliani servizio di Athos Tromboni

170806_Vr_00_Tosca_AntoninoFogliani_phEnneviVERONA - Il ritorno della Tosca di Giacomo Puccini disegnata dal regista Hugo de Ana, due anni dopo l’ultima volta (fu infatti uno dei titoli di maggior spicco del Festival 2015: però l’allestimento è datato 2006), si è presentato in forma più soffice: ricordiamo come nel 2015 e negli allestimenti dei Festival precedenti un colpo di cannone secco, improvviso, rimbombante dentro il catino dell’anfiteatro, fece sobbalzare tutto il pubblico cogliendolo di sorpresa… stavolta il colpo a salve sparato per emulare il colpo di cannone descritto nel libretto di Illica e Giocosa quando si annuncia la scoperta dell’evasione del patriota Angelotti e la sua fuga dentro la chiesa di Sant’Andrea della Valle, è stato meno fragoroso: non era come l’altra volta, tonante quanto il botto dell’ultimo fuoco d’artificio che chiude gli spettacoli pirotecnici. Ma più soffice. D’effetto, certo, ma contenuto nei decibel. Effetto soft anche per i numerosi colpi di cannone che nel 2015 accompagnavano il Te Deum gareggiando con i fortissimi del coro: no, stavolta i buhmmm! erano molto morbidi, facevano più fumo che rumore. Ma d’effetto ugualmente, un effetto contenuto dentro i limiti che consentono alla spettacolarizzazione di non prevaricare le ragioni della musica e del canto.
Quella allestita da Hugo De Ana (sue regia, scene, costumi e luci) si è riproposta come una grande Tosca: merito del regista che con un colpo di genio mette pochissimi elementi scenici (grandi tele, poche sedie, un tavolo, un sovrappalco con porte basculanti dove collocare il coro durante il Te Deum, una scultura enorme della testa e delle mani della statua di San Michele che orna Castel Sant’Angelo), oggetti che riescono comunque ad ambientare la vicenda dentro una Roma visionaria ma perfetta, astratta ma abbondantemente descrittiva, essenziale ma ricca. Se poi a quella scenografia si aggiunge che appena la sera si fa buia, il 5 agosto 2017, la luna piena comincia a salire in cielo dietro il palcoscenico, non occorre altro per trasformare la suggestione in emozione. Non ci dilunghiamo oltre nel descrivere uno spettacolo di cui è già stato detto e scritto tutto, in occasione di precedenti messe in scena.

170806_Vr_01_Tosca_CarloVentreNicoloCerianii_phEnnevi 170806_Vr_02_Tosca_SusannaBranchiniAmbrogioMaestri_phEnnevi

Una grande Tosca: grazie anche e soprattutto alla concertazione di Antonino Fogliani, al suo debutto in Arena come direttore: non abbiamo mai sentito dentro l’anfiteatro scaligero una concertazione tanto bella, neanche da grandi bacchette straniere che calcano i palcoscenici del mondo interpretando Puccini. Sin dall’attacco in mezzo-forte dell’inizio si è capito che la bacchetta di Fogliani sarebbe stata sicura guida a una prestazione maiuscola dell’Orchestra della Fondazione Arena; la scelta di tempi giusti, il fraseggio quasi cameristico fra le sezioni, le sfumature legate e  affidate al rubato; il perfetto equilibrio dinamico fra lo strumentale e il canto: sono state le cifre peculiari del direttore; ma non sarebbe poi tutto, perché questo tanto si ricava dalla tecnica. E l’anima della musica? Fogliani l’ha trovata: ne siano prova - fra i tanti - due momenti stupendi specificamente interpretativi della partitura: il primo a cui facciamo riferimento è durante l’azione di Tosca quando - ucciso Scarpia - la donna depone il crocifisso accanto al morto: ebbene rallentando i tempi e scandendo i ritmi come fosse una marcia funebre, Fogliani ha fatto capire che ci sono mille colori nella musica di Puccini, basta saperli trovare e soprattutto renderli funzionali non alla melodia che fluisce, ma all’azione che si avvera. L’altro momento - ovviamente - è quando, come un profumo che si spande, effluvia dall’orchestra la melodia che prelude l’aria di tenore E lucevan le stelle: lì non si deve solo descrivere una successione di note dalla bellezza senza uguali, ma far uscire dalla musica il magone che sta nell’anima di un condannato a morte. Fogliani c’è riuscito. E il merito va tanto più apprezzato quando si pensi alla sua vocazione elettiva per i melodrammi soprattutto di Giachino Rossini e Gaetano Donizetti, e alla sua ancora poco frequentata attività sinfonica.

170806_Vr_04_Tosca_SusannaBranchiniCarloVentre_phEnnevi170806_Vr_05_Tosca_KamataRodellaCeron_phEnnevi

Il cast ha risposto a modo: una raffinata attrice come Susanna Branchini (Floria Tosca) non si è lasciata scappare l’occasione di offrire il suo gesto drammatico e coinvolgente al personaggio così ben tratteggiato strumentalmente dal direttore d’orchestra; e se gli acuti della Branchini non sono sempre ben timbrati, così come la sua emissione pecca di morbidità, il piglio del soprano drammatico non le manca e questo le consente di portare a termine la recita facendoci però pensare che la sua vocalità sarebbe perfetta per una Lady Macbeth, ma un po’ meno gradita per Tosca perché nel Vissi d’arte e nei duetti d’amore il canto del soprano deve farsi melodia armoniosa con quello del tenore.

170806_Vr_06_Toscafacebook

Ottima la prestazione scenica e vocale di Carlo Ventre (Mario Cavaradossi) che si è meritato gli applausi più insistenti sia per la bella esecuzione di Recondita armonia, che per la reginetta della top ten delle arie d’opera, E lucevan le stelle; in più, Ventre, ha contribuito non poco a temprare le spigolosità vocali della sua partner nei duetti, grazie alla propria emissione morbida e ottimamente gestita in zona acuta.
Ambrogio Maestri è stato un Barone Scarpia eccellente, la palma del migliore in campo la affidiamo a lui e non c’è bisogno di altri commenti se non per dire che il ruolo gli si attaglia anno dopo anno sempre di più, come quelli di Falstaff e di Amonasro, i suoi personaggi di maggior spicco.
Ottimo l’Angelotti di Romano Dal Zovo, voce piena, rotonda, morbida e potente. Un po’ troppo enfatica la declamazione di Nicolò Ceriani (il Sagrestano); e all’altezza del compito i comprimari Antonello Ceron (Spoletta), Marco Camastra (Sciarrone), Omar Kamata (un Carceriere) e la deliziosa Emma Rodella (un Pastorello).
Orchestra attenta e partecipe, sensibile e reattiva alla bacchetta del direttore; e Coro dell’Arena di Verona diretto da Vito Lombardi all’altezza delle sue prestazioni migliori.
Serata afosa e pochissimo ventilata, con temperatura superiore ai 37° centigradi a inizio spettacolo. Arena non esaurita, anzi con ampi vuoti nelle poltronissime e poltrone ma anche sulle gradinate popolari. Repliche il 10, 17 e 22 agosto.

Crediti fotografici: Foto Ennevi per la Fondazione Arena di Verona
Nella miniatura in alto: il direttore Antonino Fogliani
Al centro in sequenza: Carlo Ventre (Cavaradossi) e Nicolò Ceriani (Sagrestano); Susanna Branchini (Tosca) e Ambrogio Maestri (Scarpia)
Sotto in sequenza: ancora la Branchini e Ventre nel secondo atto; Omar Kamata (Carceriere), Emma Rodella (Pastorello) e Antonello Ceron (Spoletta)
In fondo: una bella panoramica di Foto Ennevi sul maestoso Te Deum in finale di primo atto.





Pubblicato il 30 Luglio 2017
Rigoletto ultima replica del Festival 2017 nella inconfondibile interpretazione di Leo Nucci
Un'Arena per il leone... servizio di Simone Tomei

170730_Vr_00_Rigoletto_LeoNucci_phEnneviVERONA - In occasione dell’ultima rappresentazione di Rigoletto di Giuseppe Verdi del 27 luglio 2017 all’interno dell’attuale Festival areniano ha fatto ingresso nell’anfiteatro scaligero il “leone” per antonomasia nel ruolo eponimo: ebbene sì proprio lui, il mitico baritono Leo Nucci che è stato il vero mattatore della serata. Lui è il Rigoletto per eccellenza del panorama operistico internazionale e quest’anno è festeggiato in tutto il mondo per il suo 75° compleanno: basti ricordare che il “leone” è tornato a calcare le scene areniane per la 113.ma volta dal 1977 e per la 48.ma nei panni di Rigoletto. Ed è stata una serata da tripudio a doppio senso in quanto il nutrito pubblico l’ha accolto con un calore e con un’intensità che da tempo non percepivo nell’anfiteatro scaligero; e dall’altra lui si è donato in maniera totale regalando agli spettatori una interpretazione e una grinta uniche, dimostrando di aver ancora molto da dare al Teatro, alla Musica e all’Arte in generale.
Anche la sua entrata silente dal lato destro del palcoscenico è stata subito emozionante ed ha creato quel fermento di trepidazione per le prime battute d’inizio ...In testa che avete signor di Ceprano?
Null’altro mi sento di dire in merito a questo artista, se non il fatto di essere grato per averlo ancora una volta potuto ammirare nella sua ars scenica e vocale senza permettermi di aggiungere alcuna frase critica, perché solo la riconoscenza è il motore che muove le mie dita sulla tastiera del computer e la speranza di poter godere ancora altre volte di questo personaggio, di questo artista, di questo uomo che si è fatto servo fedele del canto e della musica per tutta la vita.

170730_Vr_01_Rigolettofacebook
 

Non da meno il resto del cast di cui qui parlerò solo in relazione alle variazioni rispetto alle recite già recensite in occasione della prima e seconda rappresentazione che potete leggere qui.
Nel ruolo di Gilda il soprano Jessica Nuccio è stata una valida compagna di palcoscenico al felino Leo; una voce che ha infiammato le note più veementi del ruolo ed al contempo accarezzato con suadente morbidezza quelle più languide e sensuali. Il suo canto è stato fine e quasi paradisiaco nei melismi e nelle agilità dell’aria Caro nome, mettendo in evidenza una solidissima capacità di filato e di ricamo del suono che vanta di una perfetta intonazione e di capacità di fraseggio.
Bravo anche il tenore Gianluca Terranova nel ruolo del Duca di Mantova, portatore di una buona serata, nonostante una piccola incertezza nel secondo atto dove il tentativo di eseguire qualche suono a mezza voce non ha portato il risultato sperato, cosa che comunque non inficia una prova di tutto rispetto che ha saputo comunque far emergere una vocalità salda, con un ottimo squillo, un graditissimo timbro ed una capacità di gestione della scena di tutto rispetto.

170730_Vr_02_Rigoletto_GialucaTerranova_phEnnevi 170730_Vr_03_Rigoletto_JessicaNuccio_phEnnevi

Nomino per completezza gli artisti che hanno animato con bravura il cast: il basso Andrea Mastroni come Sparafucile, il mezzosoprano Anna Malavasi nel ruolo della sorella Maddalena, Alice Marini in Giovanna, Nicolò Ceriani nel Conte di Monterone, Marco Camastra come Marullo, Francesco Pittari in Matteo Borsa, Dario Giorgelè nel Conte di Ceprano, Marina Ogii per la Contessa di Ceprano, Omar Kamata per l’Usciere di corte e Lara Lagni nel Paggio della Duchessa. Coro maschile come sempre corretto e puntuale diretto dal M° Vito Lombardi.
Anche per questa replica la direzione d’orchestra è stata affidata al M° Julian Kovatchev il quale, nonostante qualche miglioramento sull’aspetto dei tempi e su qualche sonorità più ricercata, non è riuscito pienamente a realizzare sempre quelle giuste intenzioni per rendere vivaci e frizzanti quelle pagine musicali; come non son mancati, al pari delle precedenti rappresentazioni, vistosi scollamenti tra buca, orchestrina sul palco e banda fuori scena, coro e solisti nel primo atto.

170730_Vr_04_Rigoletto_SalutiFinali_phEnnevi

È inutile dire che il pubblico si è “spellato” letteralmente le mani per applaudire Leo Nucci, un idolo del canto, gratificandolo alla fine di ogni aria e di ogni atto; ed ha espresso sentite ovazioni a tutto il resto del cast, che ha meritato questo grande successo contornando l’esecuzione del “leone” con grande preparazione e professionalità.
Spero ancora di potervi raccontare di serate così emozionanti e belle dove musica e scena si sono sposate per un matrimonio da nozze di diamante.

Crediti fotografici: Foto Ennevi per la Fondazione Arena di Verona
Nella miniatura in alto e sotto: il baritono Leo Nucci (Rigoletto)
Al centro: Gianluca Terranova (Duca di Mantova) e Jessica Nuccio (Gilda)
In fondo: i saluti finali di Nucci, la Nuccio, Terranova e Anna Malavasi (Maddalena)





Pubblicato il 29 Luglio 2017
Il capolavoro di Verdi continua a mietere successi nell'edizione di oltre un secolo fa
Aida 1913 perché č storica servizio di Athos Tromboni

170729_Vr_00_Aida1913_GianfrancoDeBosio_phEnneviVERONA - Non c'è che dire: "Aida 1913" continua a essere uno spettacolo di grande suggestione. C'è qualcuno che si affanna a sostenere che si respira aria passatista nel catino dell'anfiteatro veronese quando va in scena "questa" Aida, mentre invece l'innovazione di quell'altra Aida, quella avveniristica della Fura dels Baus, in una sorta di confronto fra vecchio e nuovo, apre prospettive inesplorate al capolavoro di Giuseppe Verdi. Sono due verità che non si elidono, anzi si compensano in questo raffronto ravvicinato nella stessa stagione musicale. Suggestiva la "storica" e suggestiva la "avveniristica". Due spettacoli belli e completi. Se anziché usare il nome proprio "Aida" usiamo il nome comune "spettacolo", possiamo dire che l'uno eguaglia l'altro per merito e bellezza. Ma Aida rimane quella concepita nel 1913, perché è là - nell'edizione 1913 - che si respira a pieni polmoni il Verdi più autentico (e anche il Ghislanzoni, librettista, più accurato). La "1913" è l'Aida di Verdi, quella della Fura dels Baus è l'Aida della Fura che utilizza le musiche di Verdi. La differenza non è di poco conto, per chi cerca Verdi nell'opera di Verdi, e non lo spettacolo che sappia meravigliare grazie alle invenzioni a volte stupende e innovative dei "maître-à-penser" della modernizzazione estetica, piuttosto che alla musica e alla drammaturgia verdiane.
170729_Vr_01_Aida1913_AndreaBattistoni_phEnneviE veniamo a parlare della sera del 28 luglio 2017 con la messa in scena di "Aida 1913": il titolo, che dal suo esordio sul palcoscenico areniano conta ormai oltre 670 recite nell'anfiteatro veronese, è l’opera simbolo dell’Arena di Verona: l'allestimento fa riferimento alla tradizione ed è stata applaudita da milioni di spettatori in ben venti stagioni. Realizzato da Gianfranco de Bosio nel 1982 grazie allo studio dei bozzetti per le scene originali di Ettore Fagiuoli, l’allestimento trasforma l’anfiteatro nell’Egitto dell’immaginario collettivo, con obelischi, palme, templi e sfingi, in mezzo ai quali si dipana la vicenda senza tempo tra la bella schiava etiope che dà il nome all’opera e il valoroso guerriero egizio Radamès. Un successo che da 104 anni crea sul palcoscenico più grande del mondo una magia immortale ricca di esoticità, grazie all’alchimia tra la musica di Giuseppe Verdi e il libretto di Antonio Ghislanzoni che ancora oggi riesce a coinvolgere lo spettatore con i grandi temi dell’umanità: amore, fedeltà alla patria, onore, morte e redenzione. A completamento della messa in scena, vi sono le coreografie di Susanna Egri create ex novo nel 1982, dal momento che di quelle non restava alcuna nota storica datata 1913: grazie ad uno studio assiduo e a ricerche accurate, ne è derivato un lavoro coreografico minuzioso che suggerisce il gusto ottocentesco del contesto compositivo dell’opera e, nel contempo, pone l’accento sull’innovazione che il balletto ha vissuto agli inizi del Novecento, sfruttando sapientemente le notevoli dimensioni del palcoscenico areniano.
La regia di De Bosio è intelligentemente statica per coro e masse in generale, ma anche per i solisti che si affacciano al proscenio e cantano disinteressandosi del personaggio a cui sia rivolto il monito perentorio o la profferta d'amore. Così era nel 1913, così è giusto che rimanga nel 2017.
La vera sorpresa della ri-messa in scena viene dal podio: Andrea Battistoni. Un direttore molto spesso contestato dalla critica accreditata, ma osannato dal pubblico. Ebbene Battistoni in questa circostanza ha abbandonato il suo toscaninismo esasperato, tutto enfasi e ritmi scanditi col metronomo, per ricercare invece una tavolozza musicale più incline alla valorizzazione dei rapporti interni e all'armonizzazione fra le sezioni (soprattutto gli archi); ha colloquiato musicalmente con i cantanti, esortandoli a seguirlo o mettendosi al servizio della loro specificità timbrica e tecnica; ha chiesto alla brava Orchestra della Fondazione Arena di ammorbidire le sonorità in molti punti della partitura, inseguendo le atmosfere dell'intimo sentire dei personaggi anziché le note rinvigorite con cui imbeccare questa o quell'aria. Ci è piaciuto molto, stavolta Battistoni, e noi siamo fra quei critici che non sono mai stati teneri con la sua bacchetta.
Questo direttore entra in scena senza farsi accompagnare dal commesso di sala come consuetudine, fa un saltello e una corsa in surplace per giungere al podio: qui si volta verso il pubblico a braccia alzate e riceve non l'applauso, ma l'ovazione.
Non c'è dubbio che la sua esuberanza giovanile sia contagiosa per chi, soprattutto dalle gradinate, tiene la candelina Vicenzi accesa per testimoniare una presenza di sé nella moltitudine della massa, che - certo - partecipa alla festa, che - sì - è felice d'esserci. Battistoni capisce lo spirito gioioso dell'inizio di serata, prima dello spettacolo, e manifesta col saltello e la cosa in surplace l'eccitazione e la disponibilità a condividere il momento del grande abbraccio, quando la ragione critica non è ancora sollecitata dalla musica e l'animo dello spettatore è gonfio di attesa e speranza.
Meno apprezzamenti di quelli che ci hanno suscitato il direttore e il regista, li dobbiamo esprimere facendo l'elenco del cast e delle prestazioni.

170729_Vr_02_Aida1913_OlesyaPetrova_phEnnevi170729_Vr_03_Aida1913_MonicaZanettin_phEnnevi170729_Vr_04_Aida1913_GastonRivero_phEnnevi
170729_Vr_05_Aida1913_UgoGuagliardo_phEnnevi170729_Vr_06_Aida1913_AmbrogioMaestri_phEnnevi170729_Vr_07_Aida1913_RafalSiwek_phEnnevi

Nel ruolo eponimo di Aida abbiamo ascoltato una brava Monica Zanettin: giudichiamo la sua prestazione come la più bella e gradevole della serata: la cantante ha pregevole musicalità, vocalità piena di armonici, una tecnica che fa della messa di voce timbrata e omogenea sia nei rinforzi che negli smorzamenti un vero cesello di belcanto; riesce a mantenere la sua zona acuta efficacemente sotto controllo, sia a piena voce che nel canto a fior di labbra; solo una volta l'abbiamo udita perdere il controllo, in un acuto risultato un po' stridulo durante un passaggio dal canto di petto al canto in maschera.
Ma siamo sicuri che si sia trattato di un "momento" che può capitare; perché in altre circostanze vocalmente impegnative come questa, la Zanettin ha eseguito bene, senza difficoltà né forzature. Brava, brava, brava.
Non ci è piaciuta la Amneris di Olesya Petrova, potente e prepotente di voce, ma dal timbro secco e dal canto troppo spesso non impostato e gutturale sulle note gravi; ottima come attrice che ha metabolizzato il personaggio, ma meno efficace come mezzosoprano.

170729_Vr_08_Aida1913facebook

Il Radamès di Gaston Rivero ha scontato l'emozione del debutto in Arena di fronte a quasi 13 mila spettatori: incerto e impacciato nell'aria di sortita Se quel guerrier io fossi... Celeste Aida è stato rinfrancato secondo il nostro giudizio da Battistoni, che non lo ha mai abbandonato, tanto che nel terzo e soprattutto quarto atto, dal Rivero è uscito un tenore che può aspirare a fare dei personaggi verdiani la spina dorsale del proprio successo internazionale. Per un giudizio più approfondito lo attendiamo in altre prove che, ci auguriamo, gli verranno richieste in Italia.
Ottimo il Ramfis di Rafal Siwek, un basso profondo che ha raggiunto maturità artistica, padronanza di canto in tutta la gamma del registro e fraseggio eccellente.
Altrettanto ottimo l' Amonasro di Ambrogio Maestri che quando si tratta di prendere i panni di questo Re etiope nell'Aida, ma anche di Falstaff o di altri bassi cantanti del catalogo verdiano, non sbaglia un colpo.
Ottimo (usiamo questo termine per la terza volta in questa recensione, ma ne vale veramente la pena...) il Messaggero di Paolo Antognetti, comprimario di lusso che non delude mai.
Meno entusiasmo dobbiamo esprimere per il Re di Ugo Guagliardo, la cui prestazione vocale ci è sembrata un tantino sotto lo standard medio degli altri colleghi di palcoscenico.
Apprezzabile la prova di Marina Ogii nelle vesti della Sacerdotessa.

170729_Vr_09_Aida1913_Panoramica_phEnnevi

Bravo il coro preparato da Vito Lombardi e buona la prestazione del corpo di ballo coordinato da Gaetano Petrosino nel cui ensemble vanno citati soprattutto i primi ballerini Petra Conti, Alessia Gelmetti, Davit Galstyan e Alberto Ballester. Repliche il 3, 6, 8, 13, 16, 20, 24 e 27 agosto alle ore 20,45.

Crediti fotografici: Foto Ennevi per la Fondazione Arena di Verona
Nella miniatura in alto: il regista Gianfranco De Bosio
Sotto: il direttore Andrea Battistoni
Al centro in sequenza: Olesya Petrova (Amneris); Monica Zanettin (Aida); Gaston Rivero (Radamès); Ugo Guagliardo (il Re); Ambrogio Maestri (Amonasro); e Rafal Siwek (Ramfis)
In fondo: una foto d'assieme e una panoramica su "Aida 1913" di Foto Ennevi





Pubblicato il 12 Luglio 2017
L'opera giapponese di Giacomo Puccini affascina l'Arena sotto la luna piena
Butterfly molto tradizionale molto bella servizio di Simone Tomei

170712_Vr_00_MadamaButterfly_FotoEnneviVERONA - Non lo nascondo, né m’adonto… ma io trovo sempre di più un grande fascino, stile ed eleganza in questi allestimenti un po’ datati che molto spesso suscitano “isterie irrequiete” mal celate e qualche moto di stizza che poco si confà alla più elementare dettame del galateo. Sto parlando della Madama Butterfly di Giacomo Puccini, quale quarto titolo salito sul palcoscenico scaligero di questa stagione areniana, nel magnifico e profondo allestimento del 2004 – ripreso nel 2006, 2010 e 2014 – con regia e scene di Franco Zeffirelli, costumi di Emi Wada e movimenti coreografici di Maria Grazia Garofoli.
Non manca nulla di quanto si possa riscontrare sul libretto di Giuseppe Giacosa e Luigi Illica; tutto è in funzione di una drammaturgia complessa che porta in sé molti aspetti psicologici del personaggio principale senza mai tralasciarne alcuno; la vicenda della bambina Ciò Cio San trascina dietro di sé la cultura di un popolo, con la sua religione, le sue credenze ed anche la sua cattiveria che non lascia possibilità di redenzione o di riscatto; un’idea che un tempo era lontana alla nostra cultura, ma che oggi sembra rivivere appieno nella nostra società dove la vocazione alla condanna, all’egoismo e alla prevaricazione sembra prendere sempre più il sopravvento a discapito della capacità di empatia e di rispetto verso l’altrui persona; il melodramma per me è spesso foriero di suggestioni e offre interessanti spunti di riflessione che magari non sono proprio lineari - anzi direi sovente molto tempestosi - ma che proprio nella loro frammentarietà portano a spaziare la mente in una moltitudine di direzioni, ampliando il proprio modo di vedere quale contributo per migliorare, con il mio modesto apporto, il mondo in cui vivo; o per lo meno cercando di non peggiorarlo.
Il melodramma non potrà mai essere cosa vecchia od ancor peggio cosa per vecchi proprio perché, anche la più banale storia, può essere davvero un modo per ripensare e rielaborare tanti aspetti della propria vita e del proprio modo di pensare, dando così la possibilità di ampliare la nostra mente e la nostra conoscenza verso lidi che forse mai ci saremmo aspettati di toccare.

170712_Vr_01_MadamaButterflyfacebook

Tornando alla serata veronese, la cartolina che accoglie lo spettatore al suo ingresso nell’Arena riempie l’occhio e ci porta immediatamente dentro la realtà della complessa partitura; la collina che fa da involucro alla casa di Butterfly è il luogo che accoglie tutto il brulicare di persone nei momenti iniziali del primo atto; come un esercito formiche - forse un po’ troppe - ognuno è intento al proprio lavoro e alla propria vita inconsapevole che di lì a poco da quella collina apparirà il luogo dell’amore, dell’attesa e del dramma; le ottime luci e l’armonia dei movimenti coreografici hanno saputo ben delineare tutti i momenti e tutte le emozioni di ciascun frammento del libretto; nulla è lasciato al caso; mi piace rievocare la presenza delle falene proprio durante il Coro a bocca chiusa a far da cornice alla veglia della giovane Cio Cio San innamorata che già in quel momento sente dentro di sé che sarà delusa da questo amore; alcune tradizioni popolari sembrano suggerire l’ipotesi che le falene siano portatrici di messaggi del destino, per altri un simbolo dell’anima o nell’accezione più realistica, semplicemente animali della notte; ciascuna di queste visioni si attaglia comunque bene a questa drammaturgia; il compito loro affidato di accompagnare e garantire l’uscita del bambino, il piccolo Dolore figlio di Cio Cio San e Pinkerton,  dopo il suicidio della madre, si è tramutato in un emozione visiva molto forte e coinvolgente; un bel colpo di teatro.
170712_Vr_06_MadamaButterfly_FotoEnnevi
La musica è riuscita a cogliere appieno le sensazioni provocate dalla scena e la bacchetta del M° Jader Bignamini non è stata avara dall’offrire ulteriori emozioni; ho riscontrato nell’approccio musicale una forte capacità di voler far emergere tutte le sfaccettature scaturenti dalla partitura con un’attenta cura ai colori sempre ben vivacizzati da ottime pennellate di suono dove anche i tempi sono sempre stati consoni e ben delineati da un gesto chiaro e nitido; una lettura che ha saputo ben amalgamare buca e palcoscenico nonostante qualche piccolo sfasamento con la massa corale femminile; il direttore è stato soprattutto attento alle voci degli interpreti solisti, con il risultato di saperli ben assecondare ed accompagnare in questo complesso cammino.
Nel ruolo eponimo il soprano Oksana Dika non è sembrata al meglio della sua forma vocale o forse più precisamente al meglio della sua vis interpretativa; una vocalità troppo spinta e spesso con forti colpi di affondo, ha reso molto pesante e spesso poco a fuoco la sua interpretazione; come ho sempre affermato, sono convinto che i repentini cambi di ruolo e di vocalità non giovino al corretto ed opportuno approccio al personaggio successivo; da quanto si può apprendere, la nostra interprete era reduce appunto dal Macbeth di Giuseppe Verdi e molto di quel personaggio è stato trasposto nel suo canto; ma Butterfly non è la Lady del Cigno di Busseto e l’incongruenza stilistica è venuta fuori in maniera molto evidente fino ad arrivare ad un finale dove talvolta il canto si è trasformato quasi in declamato.

170712_Vr_02_MadamaButterfly_FotoEnnevi170712_Vr_03_MadamaButterfly_FotoEnnevi170712_Vr_04_MadamaButterfly_FotoEnnevi

Il tenore Marcello Giordani ha interpretato il ruolo di F.B. Pinkerton con un risultato piuttosto modesto; se nulla si può dire del gusto stilistico legato alla sua interpretazione, è doveroso sottolineare il fatto che siamo di fronte ad uno strumento vocale che risente di un affaticamento naturale dovuto al tempo; gli acuti non sono ben precisi nella presa e spesso si è notato un affaticamento nell’emissione; anche la breve ma insidiosa aria del terzo atto Addio fiorito asil non ha avuto quel pathos che gli compete terminando con un acuto notevolmente forzato e calante.
Un magistrale Alessandro Corbelli ha vestito i panni del luogotenente Sharpless con un ottimo piglio scenico ed un altrettanta verve vocale; preciso e musicale non ha sbagliato un colpo nei suoi interventi che richiedono grande musicalità e gusto interpretativo.
Ottima la Suzuki di Silvia Beltrami che ha messo in evidenza una vocalità piena e pastosa dotata di notevole proiezione tale da farla emergere con prepotenza ed al contempo con ottimo gusto, nelle sue parti non sempre facili; eccellente il suo intervento nel duetto con la protagonista, come pure nel terzetto finale dove ha saputo farsi ben valere sia vocalmente che scenicamente.
Bravo e disinvolto anche Francesco Pittari nel ruolo del sensale Goro; bello squillo e sicura presenza scenica hanno messo ben a fuoco le caratteristiche di un personaggio che oscilla tra il perfido e il grottesco.
Tra i ruoli di fianco: una precisa e corretta Kate Pinkerton era interpretata da Alice Marini; nel ruolo di Il Principe Yamadori Nicolò Ceriani si è distino per eleganza vocale ed ottimo fraseggio; il tonante Zio Bonzo ha “ruggito” con la voce rotonda e nitida di Deyan Vatchkov.
Completavano il cast Marco Camastra (Commissario imperiale), Dario Giorgelè (L’ufficiale del registro), Tamta Tarieli (La madre di Cio-Cio-San) e Marina Ogii (La cugina di Cio-Cio-San).
Il Coro diretto dal M° Vito Lombardi è stato emozionante nel famoso Coro a bocca chiusa che conclude il secondo atto e nonostante qualche piccolo scollamento - sul versante femminile - nel primo, ha saputo farsi valere quanto a buona vocalità e preparazione. Una luna piena e quasi magica sovrastava l’Anfiteatro scaligero raccogliendo il plauso di una platea numerosa che ha reso gloria e onore a tutti con fragorosi applausi.

170712_Vr_05_MadamaButterfly_FotoEnnevi
170712_Vr_07_MadamaButterfly_FotoEnnevi

Repliche 13, 22, 29 luglio e 11,19 agosto. (La recensione di riferisce alla “prima” dell’8 luglio 2017)

Crediti fotografici: Foto Ennevi per la Fondazione Arena di Verona
Nella miniature in alto: la protagonista
Oksana Dika (Cio Cio San)
Sotto: scena dell’incontro fra Pinkerton (Marcello Giordani) e Cio Cio San alla presenza del luogotenente Sharpless (Alessandro Corbelli) nel primo atto
Al centro in sequenza: Marcello Giordani, Oksana Dika, Alessandro Corbelli e Silvia Beltrami (Suzuki)
In fondo: due panoramiche di Foto Ennevi sull’allestimento curato da Franco Zeffirelli





Pubblicato il 07 Luglio 2017
Ottimo e meritato successo per la replica della 'opera migliore' di Giuseppe Verdi
Rigoletto secondo cast servizio di Simone Tomei

170707_Vr_00_Rigoletto_JessicPratt_EnneviFotoVERONA - Come il vino rosso spesso migliora con il passare del tempo, così gli allestimenti operistici trovano, rappresentazione dopo rappresentazione, una maggiore amalgama  e fluidità ed un sapore più corposo ed intenso. Reduce dal primo ascolto di Rigoletto all'interno del Festival dell'Arena di Verona (di cui potete leggere qui la miA recensione su quella "prima"), nella replica del 6 luglio 2017 un parziale cambio di cast ha ridato di nuovo vita al melodramma iniziale della cosiddetta “Trilogia popolare” di Giuseppe Verdi.
Confrontandomi con quanto ascoltato la sera della citata "prima", sicuramente la ripresa ha giovato ad una più felice intesa musicale tra buca e palcoscenico dove una bacchetta più precisa e incline a tempi più spediti ha reso meno melliflua tutta la musicalità del dramma. Ho notato una maggiore cura nelle dinamiche ed una migliore intesa tra i vari complessi orchestrali e vocali presenti sul palcoscenico; non sono mancate anche nella replica alcune incomprensioni nei concertati, ma il tutto aveva un sapore più fresco e frizzante nonostante un'idea ancora più ardita con cui può essere affrontata quest'opera in merito ai tempi e alle dinamiche.
Cambio della guardia per i due ruoli principali più acuti: Gilda, è stata magistralmente interpretata dal soprano australiano, ma ormai naturalizzata italiana, Jessica Pratt; un approccio al personaggio da grande professionista quale è, che le ha permesso di sfoggiare la sua solita fresca vitalità ed un gusto interpretativo fuori del comune; ottimi gli accenti, curato il fraseggio e le precise  messa di voce hanno trovato sempre una loro giustificazione ed un loro fine per portare alla luce le caratteristiche di un ruolo per nulla facile: la voce è salda, l'intonazione ineccepibile come pure l'interazione con gli altri personaggi sempre dotata di grande intesa ed amalgama vocali.
Anche il Duca di Mantova quella sera vestiva bandiera sarda con una bella interpretazione del tenore Francesco Demuro; la brillantezza dello squillo, la bellezza del timbro e l'ottima proiezione vocale, hanno reso il nobile libertino un personaggio completo ed appagante sia per l'udito che per la vista; una sicura ed elegante vis scenica ha coadiuvato l'ottima riuscita di una recita che grazie anche ad una vocalità curata nel fraseggio, nelle dinamiche e nelle intenzioni è riuscita ad inserirsi egregiamente in un contesto così complesso quale è il palcoscenico areniano, senza disporre di alcun momento di prova.
Spendo volentieri ancora due parole a favore del baritono Amartuvshin Enkhbat nel ruolo Rigoletto; se la prima recita è stata un successo personale per l'interprete di origine mongola, questa seconda è riuscita sicuramente a suggellare le impressioni già espresse; laddove sia possibile ho notato inoltre ancor più confidenza con il ruolo e con il proscenio ed una maggiore sicurezza nel movimento che, unite ad una vocalità ancor più scevra da qualche asperità in acuto, dovute forse ad un miglioramento del clima, sono riuscite ad impacchettare ancor meglio un personaggio di grande pregio.
Ricordo con piacere tutti gli altri interpreti per i quali confermo le belle impressioni della prima serata: Andrea Mastroni (Sparafucile), Anna Malavasi (Maddalena), Alice Marini (Giovanna), Nicolò Ceriani (il Conte di Monterone), Marco Camastra (Marullo), Francesco Pittari (Matteo Borsa), Dario Giorgelè (il Conte di Ceprano), Marina Ogii (la Contessa di Ceprano), Omar Kamata (Usciere di corte) e Lara Lagni (Paggio della Duchessa).

170707_Vr_01_Rigoletto_EnneviFoto 170707_Vr_02_Rigoletto_EnneviFoto
170707_Vr_03_Rigolettofacebook

Senza dubbio meglio anche il Coro maschile della Fondazione Arena diretto dal M° Vito Lombardi che ha trovato un'amalgama migliore e delle dinamiche più coinvolgenti e appassionate. Il tripudio del pubblico non è mancato per nessun artista che è stato letteralmente inondato da calorose ovazioni.

Crediti fotografici: Ennevi  Foto per la Fondazione Arena di Verona
Nella miniatura in alto: Jessica Pratt (Gilda)
Al centro in sequenza: Francesco Demuro (Duca di Mantova) e Anna Malavasi (Maddalena); Amartuvshin Enkhbat (Rigoletto) con la Pratt
Sotto: Enkhbat e la Pratt nel finale dell'opera





Pubblicato il 03 Luglio 2017
Pių che godibile il riallestimento in Arena dell' opera Ŧmiglioreŧ di Giuseppe Verdi
Rigoletto con costumi e scene storiche servizio di Simone Tomei

170703_Vr_00_Rigoletto_AmartuvshinEnkhabat_EnneviFotoVERONA - Mi domando per l'ennesima volta, dopo aver assistito al Rigoletto di Giuseppe Verdi in Arena, come mai si debba sempre gridare allo scandalo  con tanto di “isteria snobbante” allorché si assiste ad un allestimento datato, ma che porta in grembo una cura particolare alla didascalia, al libretto, alla partitura e soprattutto al rispetto delle voci. Di fronte a tanti scempi cui ho assistito ultimamente in relazione proprio a quest’opera, dove le “ispirazioni” più depravate fornivano spunti per movimenti orgiastici inconsulti e fuori luogo o per movenze dal gusto sado-maso, in questo caso, senza scendere in simili bassezze, nulla è mancato per assaporare le dissolutezze del giovane Gualtier Maldè, Duca di Mantova, proprio perché sono stati fatti “parlare” il libretto e la musica in tutta la loro completezza; non sono mancate l’orchestrina sul palco, la banda fuori scena, come indicate in partitura… insomma una corrispondenza pedissequa, ma al contempo intelligente e con qualche guizzo di novità e freschezza, a quanto il Cigno di Busseto aveva indicato. L’entusiasmo di Verdi traspariva da tutti pori e proprio in merito alla pièce di Victor Hugo da cui è tratto il tema egli scriveva: «È il più gran soggetto e forse il più gran dramma de’ tempi moderni. Tribolet è creazione degna di Shakespeare!!». Non ha senso allora aggiungere altro, come molti registi fanno ed hanno fatto: tutto è scritto, non manca nulla.
Rigoletto in scena al 95° Festival dell’Arena di Verona è il terzo titolo della stagione in corso; una lettura quella che il regista Ivo Guerra offre al pubblico, rispettosa, fedele al libretto e alle indicazioni della partitura; essa prende spunto proprio da quella proposta nella prima rappresentazione areniana di Rigoletto del 1928. Una scenografia, curata da Raffaele Del Savio, statica ed in puro stile pittorico per quello che riguarda i fondali che si ergono sulle gradinate dell’Anfiteatro veronese, rappresentanti la città di Mantova con il suo stile prettamente rinascimentale, senza deficitare al contempo di elementi dinamici e più tridimensionali, che via via compongono in maniera molto elegante il proscenio: i saloni sontuosi della reggia del Duca di Mantova, la semplicità della casa del protagonista ed una dimora trasandata per quello che riguarda l’ultimo atto sulle rive del Mincio, nei luoghi di Sparafucile.

170703Rigolettofacebook

Tutto molto semplice, ma non semplicistico; probabilmente con il sapore di un tempo che fu, ma sicuramente fruibile e godibile per regalare i colori, i sapori e le emozioni di quella che lo stesso compositore definiva la sua “opera migliore”; una nota particolare meritano infine i costumi in pieno stile cinquecentesco disegnati da Carla Galleri, anch’essi frutto di una ricreazione fedele dell’edizione del 1928.
Venendo all’aspetto musicale è necessario partire da un concetto fondamentale che ho riscontrato in questa serata: è mancata totalmente un’idea musicale precisa e la colpa primiera è da assurgere alla bacchetta di Julian Kovatchev che non è riuscita a conferire quei moti e quella dinamicità insiti nell’azione scenica; i tempi molto slentati, hanno fatto perdere quel guizzo quella briosità che in tante pagine sprigiona dallo spartito; anche se alcune intenzioni sono state buone, si sono smarrite poi cammin facendo, andando a planare su tempi sempre più pesanti e privi di brillantezza sonora; non sono mancati palesi scostamenti tra palcoscenico e buca soprattutto quando “giocavano” più ensemble: mi riferisco principalmente al concertato del primo atto in cui coro, solisti, orchestrina sul palco e banda fuori scena concertano con la grande orchestra nel golfo mistico; una direzione che non ha suscitato emozioni, ma che speriamo migliori nelle prossime recite.

170703_Vr_01_Rigoletto_GianlucaTerranovaannaMalavasi_EnneviFoto 170703_Vr_02_Rigoletto_AmartuvshinEnkhabatElanaMosuc_EnneviFoto

Dal punto di vista delle voci, il tenore Gianluca Terranova è stato un ottimo Duca di Mantova con un sonoro e brillante squillo e con una grande capacità di fraseggio e di tenuta del suono: brillante l’aria di sortita, piena di pathos e di carnalità quella del secondo atto cui si sono unite una grande padronanza scenica e un’ottima interazione con il resto del cast.
Molto bravo anche il baritono Amartuvshin Enkhabat nel ruolo eponimo che non si è risparmiato quanto a verve scenica ed a impegno vocale; una “cooperativa di baritoni” come si usa dire in gergo; molta voce e ben gestita con qualche sporadica asperità in acuto che nulla toglie ad una prestazione di grande rilievo; asperità probabilmente dovuta ad un clima ventoso e fresco che non ha aiutato molto la voce in questa serata, ma che non ha messo in secondo piano un’ottima padronanza del mezzo vocale e una grande interiorizzazione del personaggio sì da renderlo credibile sempre più a mano a mano che si dipanava la matassa del dramma; Enkhabat ha saputo cogliere appieno tutti gli stati d’animo del padre-giullare trovando, come un grande veterano, i giusti accenti d'interprete e le migliori intenzioni.

170703_Vr_03_Rigoletto_Scenografia_EnneviFoto

Poco emozionante e sotto tono la Gilda del soprano Elena Mosuc; già ascoltata in Anna Bolena poco tempo fa a Genova, confermo qui le perplessità che al tempo misi in rilievo; l’emissione poco ferma soprattutto in acuto, mette in luce una voce un tantino logora e con poco smalto; probabilmente i repentini cambi di repertorio non giovano ad uno strumento non più giovane, ma ancora bello come timbro. L'aria di bravura Caro nome, è stata eseguito in maniera corretta da un punto di vista musicale, ma a livello interpretativo è mancata quelle brillantezza e la capacità di rendere quelle note trasognate e leggiadre come l’eta della giovane ragazza.
Bravo anche il basso Andrea Mastroni nel ruolo di Sparafucile che con una voce piena e tonante dotata di ampi armonici e grande volume, ha risolto il personaggio in maniera egregia.
Anche Anna Malavasi (Maddalena) ha messo in campo con una giusta vocalità brunita e tonda, un personaggio che di solito trascende nella volgarità più becera: cosa che qui non è accaduta, ma al contrario è emerso in maniera molto “elegante” seppur con una buona dose di scaltrezza e villanìa.
Hanno completato il cast Alice Marini come Giovanna, Nicolò Ceriani in un tonante e perentorio Conte di Monterone, Marco Camastra come Marullo, Francesco Pittari in un brillante Matteo Borsa, Dario Giorgelè come Conte di Ceprano, Marina Ogii per la Contessa di Ceprano, Omar Kamata Usciere di corte e Lara Lagni nel Paggio della Duchessa.
Il Coro, qui impegnato con la sola sezione maschile, guidato dal M° Vito Lombardi è stato corretto, ma non troppo entusiasmante e ciò è da collegare, a mio avviso, ad una insufficiente preparazione musicale d’assieme e ad una bacchetta talvolta poco chiara nel gesto.
Un anfiteatro colmo, ma non sold-out ha riversato numerosi e calorosi applausi a tutto il cast.
Le prossime repliche del titolo: 6,14,19,27 luglio alle ore 21. (La recensione si riferisce alla recita di sabato 1 luglio 2017)

Crediti fotografici: Ennevi Foto per la Fondazione Arena di Verona
Nella miniatura in alto: il baritono Amartuvshin Enkhabat (Rigoletto)
Sotto: Rigoletto nel primo atto alla corte del Duca di Mantova
Al centro in sequenza: Luca Terranova (Duca di Mantova) e Anna Malavasi (Maddalena); ancora Enkhabat con Elena Mosuc (Gilda)
In fondo: una bella immagine di Ennevi Foto sulla scenografia fedele al libretto





Pubblicato il 24 Giugno 2017
Un nuovo allestimento del regista Arnaud Bernard ha inaugurato il Festival areniano
Nabucco č Radetzky a Milano servizio di Athos Tromboni

170624_Vr_00_Nabucco_FotoEnneviVERONA - Dopo tre anni di cartelloni estivi con produzioni riciclate prese dall’ampio archivio in dotazione, l’Arena di Verona ha inaugurato venerdì 23 giugno 2017 il Festival con una nuova produzione: il Nabucco di Giuseppe Verdi, l’opera più rappresentata nell’anfiteatro romano dopo l’Aida e la Carmen di Bizet. Arrivare in Piazza Bra con un sole al tramonto che aveva portato la temperatura poco sotto i 40° centigradi è stato comunque bello e - in una giornata come quella dell’inaugurazione del Festival - tutto sommato anche rassicurante: l’accesso alla piazza era chiuso da barriere di cemento precompresso antiterrorismo e nessun mezzo sarebbe riuscito ad entrare per travolgere i numerosi ospiti che affollavano la passeggiata: le barriere erano presidiate da agenti della polizia municipale, e appena dentro la piazza c’era anche l’esercito con le autoblindo: i soldati presidiavano il territorio, insieme a numerosi agenti della polizia di Stato e ai carabinieri. Già un’ora prima dell’apertura dei cancelli d’accesso in Arena hanno cominciato a formarsi le code degli spettatori e le operazioni d’ingresso, a cancelli aperti, andavano a rilento soprattutto perché gli addetti alla sicurezza con i metal-detectors testavano borse, borsette, e tasche, prima che gli spettatori raggiungessero le “maschere” incaricate della lettura elettronica (o allo strappo vecchia maniera) dei biglietti. Insomma, era rassicurante.
Nuova produzione di Nabucco con il 2 x 1, come alla Coop: prendi 2 e paghi 1. Sì, perché lo spettacolo ideato dal regista e costumista Arnaud Bernard  era uno spettacolo a sé, mentre l’altro spettacolo, il Nabucco vero, era quello diretto musicalmente da Daniel Oren sul podio dell’Orchestra della Fondazione Arena. Bernard ha scelto di ambientare la vicenda  narrata dal librettista Temistocle Solera non cinque secoli prima di Cristo, quando gli Assiri invasero Gerusalemme e dopo aver distrutto il tempio resero schiavi gli Ebrei, ma nel 1848 a Milano, in Piazza della Scala, durante le storiche cinque giornate che opposero i lombardi meneghini all’esercito austriaco, esempio di risorgimento italiano celebrato in tutti i testi della scuola dell’obbligo. Ma Bernard non fa solo una forzatura drammaturgica, fa anche un falso storico perché in suo racconto è tutto di fantasia e non corrisponde ai fatti di quelle cinque giornate. Del resto il regista non voleva quello, cercava un “clima” dove l’irredentismo fosse protagonista e così i patrioti italiani sostituiscono gli Ebrei e i soldati austriaci prendono il posto degli Assiri.
Il re Nabucco pare Josef Radetzky non solo negli abiti e nelle pluridecorazioni che indossa, ma anche nel colore dei capelli e nei baffoni che esibisce. E Zaccaria, non sembra proprio la guida spirituale del popolo ebraico, ma piuttosto un carbonaro con tanto di nastrino bianco rosso e verde attorno al collo della camicia di foggia popolare. Di concerto anche Abigaille, Fenena, Ismaele, il Sacerdote di Belo e gli altri personaggi sono abbigliati a seconda che appartengano agli “striaci” o al popolo dei patrioti “meneghìn”.

170624_Vr_05_Nabucco_facebook

Il Teatro alla Scala, per il regista, è un simbolo di italianità da conquistare e così la costruzione massiccia ideata dall’architetto Giuseppe Piermarini diventa luogo attorno e dentro al quale si svolge l’azione. Lo spettacolo, preso a sé, è bellissimo; soprattutto nella terza e quarta parte (chiamate così nel libretto autografo, non “atti” ma “parti”) quando il dramma degli Ebrei, stavolta in costume da ebrei del quinto secolo avanti-Cristo, cantano il Va pensiero e il finale dell’opera sul palcoscenico non dell’Arena di Verona, ma quello finto della Scala, mentre nella finta platea stanno i soldati austriaci e nei palchi e loggione i patrioti lombardi.

170624_Vr_04_Nabucco_FotoEnnevi

Lo spettacolo è bellissimo dal punto di vista visivo, lo ripetiamo, anche se non c’entra nulla con il Nabucco; né musicalmente e men che meno drammaturgicamente. Lode allo scenografo Alessandro Camera e al light-designer Paolo Mazzon, artefici insieme al regista di questa incredibile messa in scena. Detto ciò, va rilevato che Arnaud Bernard ha proprio esagerato, facendo il verso a Franco Zeffirelli, in quanto ad affollamento di comparse in scena, cavalli in dressage, cavalli trainanti carrozze, cannoni e moschetti che sparano bordate e raffiche di fucileria al punto da disturbare - anzi coprire - la musica e il canto per tutta la prima parte del Nabucco e nel finale dell’opera.
Fra le note di cronaca abbiamo scritto che il Va pensiero è stato come al solito bissato dopo i fragorosi applausi del pubblico e il grido di “Viva l’Italia!” di uno spettatore infervorato dallo spirito irredentista che suscitava lo spettacolo. E che dopo il bis, mentre dai palchi della finta Scala garrivano le trionfanti bandiere tricolori e veniva esposto un lenzuolo bianco con la scritta rossa “Viva V.E.R.D.I.”,  una lunga fila di spettatori di platea ha cominciato ad uscire dall’anfiteatro. Erano troppi, e in fila, non sparsi, perché la partenza fosse occasionale, e così qualcuno in tribuna-stampa ha insinuato che fossero gli spettatori “striaci” che se ne andavano più offesi che allegri.
Dal punto di vista musicale rileviamo che la concertazione di Daniel Oren si è manifestata come al solito bella e coinvolgente. Certo, disturbata dai fracassi pretesi dal regista, ma il direttore israeliano ha fatto la scelta di eseguire il “suo” Nabucco negando l’attenzione all’azione che si svolgeva sul palcoscenico: così ha fatto i pianissimi e i rallentandi quando la sua indole d’interprete glielo suggeriva, indipendentemente se il suono andava sotto o sopra il baccano. E ha donato a Giuseppe Verdi ciò che di diritto gli appartiene. Ecco allora il 2 x 1. Compri 2 e paghi 1, come alla Coop.

170624_Vr_01_Nabucco_FotoEnnevi170624_Vr_03_Nabucco_FotoEnnevi170624_Vr_02_Nabucco_FotoEnnevi

Nel ruolo del titolo tornava in Arena il baritono George Gagnidze: senza lode e senza infamia la sua prestazione. Gli vanno riconosciuti un timbro suadente, una buona accentazione italiana, tanta musicalità ma qualche difficoltà nell’emissione del registro grave. Dal punto di vista attoriale, buona la sua vis drammatica.
Il personaggio di Abigaille era interpretato da Tatiana Melnychenko che ha fornito tutto sommato una prova deludente: potenza vocale da vendere, ma non fraseggia, il suo canto ha il colore delle voci dell’est europeo molto marcato, emette suoni fissi con poche armoniche, gli acuti si sfogano nel grido; insomma deve maturare ulteriormente se vuole cantare in Italia il repertorio Italiano.
Ottima per contro la Fenena di Carmen Topciu; questo mezzosoprano è risultata la miglior voce della serata: sa ammorbidire, non stimbra quando fa i passaggi dal grave al medio all’acuto, ha una bella figura e un gesto scenico molto aggraziato.
Se l’è cavata con grande professionalità e merito anche il tenore Walter Fraccaro (Ismaele) risultato alla fine, insieme alla Topciu, il… top del cast.
Non ci è piaciuto il basso Stanislav Trofimov (Zaccaria) in evidente difficoltà sulle note all’estremo grave del registro al punto da sbiancare il proprio canto.
Più che sufficienti, viste le complessive prestazioni delle prime voci del cast, i comprimari: Romano Dal Zovo (Gran Sacerdote di Belo), Paolo Antognetti (Abdallo) e Madina Karbeli (Anna).

170624_Vr_06_Nabucco_FotoEnnevi

Bravissimo il coro preparato da Vito Lombardi e prezioso, in tanta animazione sulla scena, il lavoro di Giuseppe De Filippi Venezia, direttore degli allestimenti scenici.
Arena di Verona gremita, quasi esaurita, con le candeline degli spettatori delle gradinate suggestivamente accese all’inizio di ogni Parte (atto) del Nabucco. E a mezzanotte e 45 minuti, quando la rappresentazione è finita, il termometro segnava ancora qualche tacca oltre i 30° centigradi…  
Repliche il 29 giugno; 7,12,15, 18 luglio; 4, 9, 12, 18, 23 e 26 agosto 2017.

Crediti fotografici: Foto Ennevi per la Fondazione Arena di Verona
Nella miniatura in alto: il baritono George Gagnidze (Nabucco)






< Torna indietro

Dal Nord-Ovest Dal Nord-Est Dal Centro-Nord Dal Centro e Sud Dalle Isole Dall' Estero


Parliamone
Arena il bilancio dā soddisfazione
servizio di Athos Tromboni FREE

170831_Vr_00_RisultatiFestival2017_GiulianoPoloVERONA - Tempo di bilanci per l'appena concluso Arena Festival 2017; e i bilanci li ha illustrati ad una nutritissima conferenza stampa, giovedì 31 agosto, il sovrintendente della Fondazione Arena, Giuliano Polo; al suo fianco, silenzioso ma partecipe, il coordinatore della programmazione e casting-manager, Raffaele Polcino; brevi interventi anche di Corrado Ferraro, direttore commerciale e marketing, e Paola Fontecedro, capo ufficio stampa della Fondazione. La sintesi delle 48 serate di spettacolo (5 titoli d'opera; un concerto con la IX Sinfonia di Beethoven il giorno di Ferragosto; il concertone lirico di Placido Domingo; e la serata di gala dedicata a Roberto Bolle & Friends) è questa: presenze di spettatori paganti, oltre 380 mila, con un incremento del 2,79% rispetto al 2016; incasso totale superiore ai 22 milioni e mezzo di euro, con un incremento del 3,05% rispetto al 2016; budget pienamente rispettato, nell'ambito
...prosegui la lettura

VideoCopertina
Maria Perrotta Suona la 111

Non compare il video?

Hai accettato la politica dei cookies? Controlla il banner informativo in cima alla pagina!

Eventi
La bohčme nella stagione giusta
redatto da Athos Tromboni FREE

170922_Bo_00_Stagione2018_NicolaSaniBOLOGNA - Conferme e novità per la stagione di Opera e Danza 2018 del Teatro Comunale di Bologna. Ecco la sintesi: dieci i titoli, di cui sette nuove produzioni; tre debutti per il direttore musicale Michele Mariotti che inaugura la stagione il 19 gennaio 2018 con una nuova produzione di La bohème di Giacomo Puccini, firmata da Graham Vick. E anche i grandi
...prosegui la lettura

Personaggi
Nuova missione del Festival Verdi
intervista di Athos Tromboni FREE

170915_Pr_00_AnnaMariaMeo-NuovaMissioneDelFestivalVerdi_phRobertoRicciPARMA - Anna Maria Meo è stata nominata direttore generale del Teatro Regio di Parma nel gennaio 2015. La nomina non fu un atto amministrativo tranquillo per il sindaco Federico Pizzarotti e per l'assessore alla cultura Laura Ferraris, ma al di là della cronaca e delle polemiche politiche locali, il Tetro Regio in questi due anni e mezzo è andato
...prosegui la lettura

Soci Uncalm
La Targa Pardini alla Venezi
servizio di Antonella Pera FREE

170920_Porcari_00_TargaPardini_VeneziBeatriceLUCCA - Domenica 17 settembre alle 17,30, presso la Sala dell'Affresco situata all'interno del Complesso Monumentale di San Micheletto (Lucca), il Circolo Amici della Musica “Alfredo Catalani” di Porcari-Lucca, nel corso della manifestazione In Sogno, ha consegnato la XIX Targa d’Argento “Luciana Pardini”. Il riconoscimento conferito annualmente dal
...prosegui la lettura

Soci Uncalm
Gita a Ferrara dei palazzolesi
servizio di Vittorio Ghilardi FREE

170918_PalazzoloSO_00_GitaAFerrara_BattistaPozziPALAZZOLO S/O (BS) - Accolti dalla gentile signorina Chiara Trombetta, nostra guida per tutto la giornata, abbiamo visitato come Circolo Amici della Musica di Palazzolo sull'Oglio, domenica 17 settembre, la città di Ferrara. È stata una gita molto ben riuscita e per fortuna il cielo che minacciava pioggia e temporale, non ha rispettato le previsioni,
...prosegui la lettura

Soci Uncalm
Concerto a casa del Principe
FREE

170918_Soragna_00_PrincipeDiofeboMeliLupiSORAGNA (PR) - Festa grande della Musica, domenica 17 settembre 2017, nel magnifico castello della bella cittadina parmense, residenza storica del Principe Diofebo Meli Lupi di Soragna, il quale ha ospitato uno straordinario concerto lirico offerto da Adolfo (Dodo) Frattagli presidente dell’Associazione Culturale Carlo Alberto Cappelli di Rocca San
...prosegui la lettura

Eventi
Erf in winter a Imola e Faenza
redatto da Athos Tromboni FREE

170913_Erf_00_Imola_IvoPogorelichIMOLA - Per il secondo anno consecutivo Emilia Romagna Festival apre i battenti del teatro imolese "Ebe Stignani" per la stagione invernale ERF#StignaniMusica 2017/18, presentando un programma estremamente interessante di ben nove concerti, più un concerto fuori programma ed un concerto vocale nell’ambito della rassegna “L’opera nel ridotto”.
...prosegui la lettura

Eventi
Ferrara Musica riparte dopo i lavori
servizio di Athos Tromboni FREE

170911_Fe_00_FerraraMusica_EdgarMoreauFERRARA - Il vicesindaco e assessore alla Cultura del Comuna di Ferrara, Massimo Maisto, la presidente del Teatro comunale "Claudio Abbado", Roberta Ziosi, e il direttore artistico di Ferrara Musica, George Edelman, hanno presentato lunedì 11 settembre 2017 alla stampa e a un nutrito gruppo di rappresentsanti delle associazioni culturali e musicali ferraresi
...prosegui la lettura

Opera dal Centro-Nord
Elegante e suggestiva Butterfly
servizio di Simone Tomei FREE

170911_Fi_00_MadamaButterfly_FrancescoPasqualetti_phPietroPaoliniFIRENZE - Puccini è amore, Puccini è emozione, Puccini è genio… Puccini è passione! “Passione Puccini” è proprio il ciclo musicale che racchiude le  opere che il Teatro del Maggio Musicale Fiorentino - ormai non si chiama più Opera di Firenze - ha voluto dedicare al compositore lucchese: Madama Butterfly, La bohème e Tosca in questo settembre 2017 e
...prosegui la lettura

Echi dal Territorio
Ultima Cartolina per la Fanciulla
servizio di Simone Tomei FREE

170911_Lu_00_Cartolina-FanciullaDelWest_MassimoMorelli_phLorenzoBreschiLUCCA - La sera di giovedì 7 settembre al Teatro del Giglio, appuntamento con La fanciulla del West, quale ultima "Cartolina pucciniana" del 2017, dedicata ai Lucchesi nel Mondo; un teatro gremito ha fatto da cornice a questo momento musicale dedicato all’opera “americana” di Giacomo Puccini. Settembre e la festa cittadina della Santa Croce
...prosegui la lettura

Eventi
La nuova stagione del Duse
servizio di Edoardo Farina FREE

170909_Bo_00_TeatroDuse_EraDOttobre_PaoloMieliBOLOGNA - La conferenza stampa del 4 settembre 2017 riguardante la comunicazione alla stampa della nuova stagione invernale del Teatro Duse di Bologna, presente come sempre l’Assessore alla Cultura del Comune di Bologna Bruna Gambarelli, ha voluto porre in evidenza ancora una volta una caratteristica molto particolare: il Teatro Duse
...prosegui la lettura

Soci Uncalm
Ricordando Francesco Maria Piave
FREE

170908_Soragna_00_FrancescoMariaPiaveROCCA SAN CASCIANO (FC) - Domenica 17 settembre 2017, alle ore 16,30, l’Associazione "Carlo Alberto Cappelli" di Rocca San Casciano, ospite del principe Diofebo Meli Lupi, offre nella storica sede del Castello di Soragna (Parma) nel cuore delle Terre Verdiane, un originale concerto lirico dedicato al più amato dei librettisti di Giuseppe Verdi, quel Francesco
...prosegui la lettura

Echi dal Territorio
La Gino Neri d'estate
servizio di Edoardo Farina FREE

170909_Fe_00_EnsembleGinoNeri_GiorgioFabbriBOLOGNA - I concerti nel cortile del Castello di Bentivoglio organizzati dall’Associazione Musicale “Il Temporale” nell’ambito del Festival da Camera “Orchestre senza Frontiere” attraverso la direzione artistica di Marzia Baldassarri, hanno oramai raggiunto l’importante traguardo della XXI.ma edizione; presso la splendida cornice rinascimentale
...prosegui la lettura

Opera dal Nord-Est
Arena incursione di fine agosto
servizio di Simone Tomei FREE

170828_Vr_00_ArenaLogoVERONA - Anche questo 95° Festival dell’Arena di Verona è giunto al suo epilogo regalandoci tre serate finali da quasi tutto esaurito; un anfiteatro colmo di spettatori ha salutato con esultanza le ultime rappresentazioni della stagione, dove si sono replicati tre titoli di cui vi dò conto, per lo più, in relazione agli avvicendamenti dei cast, rimandando
...prosegui la lettura

Vocale
Rof vetrina per grandi voci
servizio di Simone Tomei FREE

170826_Ps_00_Concerto_DavidParryPESARO - Come preannunciato in un mio precedente articolo riguardante il Rossini Opera Festival 2017 mi sono riservato di scrivere separatamente dei due concerti vocali cui ho assisto durante la mia presenza nella città marchigiana. Ho tardato qualche giorno a pubblicare lo scritto perché assieme al mio resoconto dei due pomeriggi
...prosegui la lettura

Opera dal Centro-Sud
Speciale Rof - Le recensioni
servizio di Simone Tomei FREE

170825_Ps_00_LogoRofPESARO - La città marchigiana si è rivelata anche quest'anno la culla della musica, dei suoi sapori, delle sue sfumature e dei suoi interpreti; ovunque per le strade si respira l'aria del suo esimio compositore: le vetrine dei negozi sono adornate di libri e spartiti che parlano del Cigno e delle sue opere, le locandine inneggiano a tutte le molteplici
...prosegui la lettura

Personaggi
Carlo Cigni si racconta
intervista di Simone Tomei FREE

170824_Ps_00_CarloCigniPESARO - Non ho fatto da solo il viaggio di ritorno da Pesaro a conclusione della mia permanenza al Rof 2017; ho potuto infatti godere della compagnia del basso livornese Carlo Cigni, impegnato nel personaggio di Hiéros nell’opera di Gioachino Rossini Le Siège de Corinthe; Cigni mi ha onorato di questa piacevole chiacchierata che ho il piacere di condividere
...prosegui la lettura

Echi dal Territorio
Christian Joseph Saccon a meraviglia
servizio di Gianluca La Villa FREE

170821_Levanto_00_ChristianJosephSacconLEVANTO (SP) - La stagione estiva della rassegna musicale levantese, firmata e diretta da Aldo Viviani, ha ospitato il 2 agosto 2017 un violinista veramente virtuoso: Christian Joseph Saccon.
Come di consueto quando la impaginazione dei concerti per violino è opera del Comitato per i Grandi Maestri (alle cui proposte storico-artistiche
...prosegui la lettura

Eventi
Pur ti miro che ritorna
redatto da Athos Tromboni FREE

170822_Lugo_00_PurTiMiro2017_AlessandriniRinaldoLUGO DI ROMAGNA (RA) - Torna dal 29 settembre al 15 ottobre 2017 la seconda edizione del festival barocco al Teatro Rossini di Lugo con la direzione musicale di Rinaldo Alessandrini: in programma dieci eventi dei quali due dedicati alla rilettura del genio di Johann Sebastian Bach (Variazioni Goldberg e musiche per il violino). Poi autori quali
...prosegui la lettura

Classica
La Nona č sinonimo di gioia
servizio di Simone Tomei FREE

170817_Vr_00_IXSinfoniaBeethoven_DanielOren_FotoEnneviVERONA - «L’ultima sinfonia di Beethoven è la redenzione della musica dal suo elemento più peculiare verso l’arte universale. È il vangelo umano dell’arte dell’avvenire. Dopo di essa non è possibile alcun progresso, perché non può seguirla immediatamente che l’opera più perfetta: il dramma universale, di cui Beethoven ci ha fornito la chiave artistica» (Richard Wagner
...prosegui la lettura

Soci Uncalm
Cellini tra Variazioni e Forrinacell
servizio di Athos Tromboni FREE

170816_Fe_00_CelliniRina_MusicaMarfisaFERRARA - Chiusura alla grande per «Musica a Marfisa d'Este» edizione 2017, il giorno di Ferragosto: il recital pianistico di Rina Cellini ha raccolto oltre 120 spettatori, un record se si considera che altri recital pianistici della stessa rassegna - anche di valenti solisti internazionali - hanno fatto registrare presenze oscillanti fa i 40 e i 60 spettatori. Dunque
...prosegui la lettura

Personaggi
Alaimo l'artista il marito il padre
intervista di Simone Tomei FREE

170815_AlaimoNicola_00_IntervistaPESARO - La mia incursione al ROF 2017 mi ha visto in compagnia del baritono Nicola Alaimo per completare un discorso iniziato alle idi di agosto proprio in previsione della mia presenza a Pesaro. Un momento di simpatico e ameno confronto  riflettendo su tanti aspetti della vita professionale e privata. Il risultato è questo che condivido con
...prosegui la lettura

Opera dal Nord-Est
Arena intorno a Ferragosto
servizio di Simone Tomei FREE

170815_Vr_00_Nabucco_StatsenkoBoris_FotoEnneviVERONA - La canicola soffocante sembra aver abbandonato l'aere veronese e questa mia incursione areniana nei giorni precedenti Ferragosto mi ha visto presente nell'anfiteatro scaligero per le ulteriori repliche di Nabucco e Aida, alle recite dove sono stati chiamati nuovi cantanti insieme a numerose conferme . In Arena, quelle due sere, soffiava un'
...prosegui la lettura

Vocale
Eine Kleine Domplatz Musik
redatto da Athos Tromboni FREE

170813_Spoleto_00_Mahagonny_phRobertaPaolucciSPOLETO (PG) - Venerdì 11 e sabato 12 agosto 2017 il Teatro Lirico Sperimentale, in collaborazione con il Comune di Spoleto, ha presentato in anteprima il programma della 71.ma Stagione, affidandosi come consuetudine alla kermesse Eine Kleine Domplatz Musik, presso l’Ex Museo Civico, il Teatrino delle Sei Luca Ronconi e al Teatro Caio Melisso.
...prosegui la lettura

Personaggi
Il canto: l'amore della mia vita
intervista di Simone Tomei FREE

170812_Rm_00_RaffaellaLupinacci_phVictorSantiagoROMA - Il ROF 2017 è già partito, ma la mia discesa a Pesaro sarà per la settimana prossima. In vista di quella trasferta nella città del Cigno voglio farvi partecipi di alcuni incontri con artisti di questo XXXVIII Festival; il primo incontro non “de visu”, bensì telefonico l’ho avuto con il mezzosoprano calabrese Raffaella Lupinacci che ci ha raccontato
...prosegui la lettura

Opera dal Nord-Est
Incursioni agostane in Arena: le idi
servizio di Simone Tomei FREE

170807_Vr_00_Nabucco_DanielOren_phEnneviVenerdì 4 agosto 2017: Nabucco
Una serata torrida come non mai accoglie il pubblico nell’anfiteatro scaligero; le pietre bollono, l'aria è pesante sugli occhi e un velo di “fiacca” pesa sopra la mia testa; ma è una serata all’insegna della musica e la musica sarà la vera
...prosegui la lettura

Opera dal Nord-Est
La bella Tosca di... Fogliani
servizio di Athos Tromboni FREE

170806_Vr_00_Tosca_AntoninoFogliani_phEnneviVERONA - Il ritorno della Tosca di Giacomo Puccini disegnata dal regista Hugo de Ana, due anni dopo l’ultima volta (fu infatti uno dei titoli di maggior spicco del Festival 2015: però l’allestimento è datato 2006), si è presentato in forma più soffice: ricordiamo come nel 2015 e negli allestimenti dei Festival precedenti un colpo di cannone
...prosegui la lettura

Vocale
Cartoline dalla Rondine
servizio di Simone Tomei FREE

170801_Lu_00_LaRondine-Cartoline_00LUCCA - Nel torrido pomeriggio del 3 di agosto ha preso di nuovo vita in Piazza Cittadella a Lucca il terzo appuntamento musicale estivo delle Cartoline pucciniane; evento prodotto e organizzato dal Teatro del Giglio e dalla  fondazione Giacomo Puccini, e reso possibile  grazie anche al sostegno del Comune di Lucca,
...prosegui la lettura

Soci Uncalm
Amore e Potere in Verdi
servizio di Athos Tromboni FREE

170803_Fe_00_AmoreEPotere_FinottiDavide_phBrunoDroghettiFERRARA - La rassegna «Musica a Marfisa d'Este» nella loggia rinascimentale della palazzina di Corso Giovecca 170 ha affrontato la sera del 2 agosto 2017 un argomento particolare: Amore e Potere nelle opere di Giuseppe Verdi. Una scelta tematica curata dalla regista e soprano Maria Cristina Osti, con la collaborazione del soprano Francesca
...prosegui la lettura

Echi dal Territorio
Bruson cantante e Bruson docente
redatto da Athos Tromboni FREE

170803_Busseto_00_RenatoBrusonBUSSETO (PR) - Varata nella città natale di Giuseppe Verdi, grazie ad una collaborazione fra Comune e Associazione Parma OperArt, l’Accademia di Alto perfezionamento in canto lirico intitolata al baritono Renato Bruson, grande voce della lirica tuttora in attività, uno dei pochi che può ancora vantare un percorso formativo e di perfezionamento tutto
...prosegui la lettura

Opera dal Centro-Nord
La Cenerentola alle Terme
servizio di Simone Tomei FREE

170802_Casciana_00_Cenerentola_GiovanniReggioliCASCIANA (PI) - Il 2017 è l’anno che suggella i duecento anni dalla prima rappresentazione della Cenerentola di Gioachino Rossini e anche l’Accademia Giuseppe Verdi di Casciana Terme ha voluto festeggiare questo appuntamento con la riproposizione di questo affascinante ed accattivante titolo, nell’ambito della sua programmazione estiva
...prosegui la lettura

Soci Uncalm
La Brychtova e Kuzela successo per due
servizio di Athos Tromboni FREE

170730_Fe_00_MonikaBrichtovaFERRARA - Il ritorno di Monika Brichtova (soprano) e Augustin Kuzela (pianista) a "Musica a Marfisa d'Este" anche per l'edizione 2017 ha visto la partecipazione di un nutrito pubblico di melomani, molti dei quali già conoscevano l'arte del canto che la Brichtova sa porgere con grazia e grande professionalità: il soprano praghese, infatti
...prosegui la lettura

Ballo and Bello
Tango il ballo degli immorali
servizio di Edoardo Farina FREE

170731_BagnoDiRomagna_00_RobertoGerbolesBAGNO DI ROMAGNA (FC) - L’ultimo  evento nella  programmazione estiva 2017 presso il Teatro delle Terme di Bagno di Romagna, sito nella provincia tra Forlì e Cesena, sotto la direzione artistica di Livio Valenti: il 23 luglio è andato in scena  nel padiglione delle fonti all’aperto uno spettacolo di buon richiamo soprattutto per quanto concerne un
...prosegui la lettura

Personaggi
Arte amore e vita di due Artisti
intervista di Simone Tomei FREE

170730_Speciale_50_LeonardoCaimiDonataDAnnunzioLombardiTORRE DEL LAGO (LU) - L'idea di pubblicare un'intervista al soprano Donata D'Annunzio Lombardi nacque allorché, lo scorso settembre, accettai piacevolmente l'invito alla Masterclass DaltroCanto tenuto dalla stessa Donata ad Ortona proprio nella città natia di Francesco Paolo Tosti; le vicende della vita e i numerosi reciproci impegni non
...prosegui la lettura

Opera dal Nord-Est
Un'Arena per il leone...
servizio di Simone Tomei FREE

170730_Vr_00_Rigoletto_LeoNucci_phEnneviVERONA - In occasione dell’ultima rappresentazione di Rigoletto di Giuseppe Verdi del 27 luglio 2017 all’interno dell’attuale Festival areniano ha fatto ingresso nell’anfiteatro scaligero il “leone” per antonomasia nel ruolo eponimo: ebbene sì proprio lui, il mitico baritono Leo Nucci che è stato il vero mattatore della serata. Lui è il Rigoletto per eccellenza
...prosegui la lettura

Opera dal Nord-Est
Aida 1913 perché č storica
servizio di Athos Tromboni FREE

170729_Vr_00_Aida1913_GianfrancoDeBosio_phEnneviVERONA - Non c'è che dire: "Aida 1913" continua a essere uno spettacolo di grande suggestione. C'è qualcuno che si affanna a sostenere che si respira aria passatista nel catino dell'anfiteatro veronese quando va in scena "questa" Aida, mentre invece l'innovazione di quell'altra Aida, quella avveniristica della Fura dels Baus, in una sorta di confronto
...prosegui la lettura

Opera dal Centro-Sud
Sogni di Butterfly nel postribolo
servizio di Simone Tomei FREE

170724_Mc_00_MadamaButterfly_BerloffaMACERATA - Ed è ancora Oriente al Macerata Opera Festival 2017 la sera del 22 luglio: sale infatti sul palcoscenico la prima rappresentazione di Madama Butterfly di Giacomo Puccini come vivido ricordo e ricorrenza del 50.mo anno dalla ripresa delle stagioni d’opera maceratesi che ebbe come titolo primiero proprio il capolavoro del composit
...prosegui la lettura

Opera dal Centro-Sud
Turandot č una bambina capricciosa
servizio di Simone Tomei FREE

170723_Mc_00_Turandot_Ricci-Forte_phAngeloCricchiMACERATA - Siamo al 21 luglio e prende il via al Teatro Sferisterio il Macerata Opera Festival 2017. Una calda serata estiva ci accoglie nello spazio magico del Festival dedicato quest'anno all'Oriente; un Festival che diventa anche solidarietà attraverso un sodalizio importante con l'Anfass per evidenziare ancor meglio l'idea di condivisione che un evento
...prosegui la lettura

Ballo and Bello
Svetlana Zakharova non solo vetrina
servizio di Athos Tromboni FREE

170723_Ra_00_SvetlanaZakharovaRAVENNA - Gala Svetlana Zakharova & Friends ha chiuso il 22 luglio l'edizione 2017 del Ravenna Festival: rimangono in appendice le serate della "Trilogia d'Autunno" che sull'orlo del Novecento proporranno nel Teatro Alighieri tre opere: Cavalleria rusticana di Pietro Mascagni (17 e 21 novembre); Pagliacci di Ruggiero Leoncavallo (18 e 22 novembre)
...prosegui la lettura

Vocale
Serata magica con Bolero e Carmina
servizio di Simone Tomei FREE

170719_Fi_00_Ort-Bolero_phMarcoBorrelliFIRENZE - Ci sono delle serate che sono magiche per natura ed altre che lo diventano per gli eventi che accadono, per i luoghi che frequentiamo e per le persone delle quali ci circondiamo: il Bolero di Maurice Ravel ed i Carmina Burana di Carl Orff (l'evento); Piazza Santissima Annunziata a Firenze (il luogo); la condivisione in amicizia con la propria
...prosegui la lettura

Soci Uncalm
A Pupi Avati il Premio Cappelli 2017
servizio di Athos Tromboni FREE

170718_00_RoccaSanCasciano_AvatiPupi_phGiorgioSabatiniROCCA SAN CASCIANO (FC) - È giunto quest'anno alla ventottesima edizione il Premio Internazionale Carlo Alberto Cappelli di Rocca, istituito dalla omonima Associazione culturale per onorare la memoria dell'illustre concittadino che fu, oltre che editore in Bologna, anche sovrintendente dell'Arena di Verona e uomo di cultura tout-court. La sera di domenica
...prosegui la lettura

Classica
Quattro stagioni all'ombra della Marfisa
servizio di Fabio Valente FREE

170718_Fe_00_PaoloManciniAntiquaEstensis_StefanoSquarzinaFERRARA - Prendete un capolavoro quale i quattro concerti per violino solo di Antonio Vivaldi, comunemente raggruppati sotto il nome Le quattro stagioni. Immaginate una deliziosa residenza signorile del XVI secolo, nel pieno centro della città estense per eccellenza, Ferrara. Aggiungete un’orchestra di giovani musicisti del luogo, l’ensemble Antiqua Estensis
...prosegui la lettura

Opera dal Centro-Nord
Chiaroscuri nel cast della Rondine
servizio di Simone Tomei FREE

170717_Torre_00_LaRondine_DonataDAnnunzioLombardiTORRE DEL LAGO (LU) - Il secondo titolo del 63° Festival Puccini di Torre del Lago è stato La Rondine di Giacomo Puccini, andata in scena la sera del 15 luglio; si celebra quest’anno il centenario della prima rappresentazione che ebbe luogo in terra monegasca il 27 marzo del 1917, al Théatre de l’Opera di Montecarlo. Un’opera travagliata nel suo finale
...prosegui la lettura

Opera dal Centro-Nord
Turandot saperla fare č mezzo pane
servizio di Simone Tomei FREE

170716_Torre_00_Turandot_MartinaSerafinTORRE DEL LAGO (LU) - Mia nonna nella sua grande saggezza di persona poco colta, ma fortemente intelligente era solita esprimersi per modi di dire riuscendo sempre bene a cogliere la situazione dandone un quadro preciso e ben delineato; io, che le ero molto legato e che con lei ho vissuto molti dei mie anni, ho ereditato quei detti e quei modi
...prosegui la lettura

Echi dal Territorio
La Cherubini a porte aperte
servizio di Attilia Tartagni FREE

170714_Ra_00_RiccardoMuti-OrchestraCherubini_phSilviaLelliRAVENNA - Per il concerto di Spoleto del 15 luglio 2017 il M° Riccardo Muti ha disposto il giorno antecedente prove aperte al Teatro Alighieri di Ravenna e com’era prevedibile ha fatto il tutto esaurito. Spesso le  “prove” aperte sono più interessanti dei concerti per via delle correzioni effettuate dal direttore d’orchestra e delle relative spiegazioni.
...prosegui la lettura

Vocale
Phoebe Voigts e le sue bambine
servizio di Attilia Tartagni FREE

170714_Ra_00_SaskatoonChildren_phJennyCarboniRAVENNA - La musica corale è un filone costante del Ravenna Festival che in questi ventotto anni ha portato nel nostro territorio ragazzi da tutto il mondo con interessanti ripercussioni  sulla coralità locale che, già ottimamente avviata grazie ad appassionati e generosi docenti, nel confronto può crescere e scoprire nuove vie espressive. L’ultimo gruppo a
...prosegui la lettura

Opera dal Centro-Nord
L'Elisir č ritornato a Palazzo Pitti
servizio di Simone Tomei FREE

170713_Fi_00_ElisirDAmore_GiuseppeLaMalfa_phPietroPaoliniFIRENZE - Ma siamo proprio sicuri che l'elisir d'amore sia la bevanda spacciata dall’imbonitore Dulcamara, oppure sia proprio lo stesso ciarlatano un portatore vivente di questo portentoso rimedio? Spigolando qua e là mi sono imbattuto in questa lettura che mi piace riportare come curiosità e come momento ameno, prima di raccontarvi di una piacevole
...prosegui la lettura

Opera dal Centro-Nord
Una grande Suzuki per la Madama
servizio di Athos Tromboni FREE

170713_Fe_00_MadamaButterfly_MarioMenicagliFERRARA - Come ogni estate anche quest’anno è ritornata la “Lirica in Castello”. Il titolo scelto dall’Associazione OperiAmo con il patrocinio del Teatro Comunale Claudio Abbado e la collaborazione dell’Orchestra Città di Ferrara, è stata la Madama Butterfly di Giacomo Puccini. L’ultima Butterfly in forma integrale che si ricordi a Ferrara fu quella del
...prosegui la lettura

Musiche di Scena
Musica e cinema dialogano da sempre
servizio di Attilia Tartagni FREE

170712_Ra_00_GoldenRush_TimotyBrock ph_ZaniCasadioRAVENNA - Musica e Cinema, tema portante del  Ravenna Festival 2017, si è dipanato in tre momenti (il 3 giugno, il 1° luglio e l’ 11 luglio) combinando alle immagini in movimento risoluzioni musicali originali, ricostruite o nuovamente arrangiate: Il gabinetto del Dr. Calligaris di Robert Viene (1919) con accompagnamento live soundtrack Edison Studio
...prosegui la lettura

Opera dal Nord-Est
Butterfly molto tradizionale molto bella
servizio di Simone Tomei FREE

170712_Vr_00_MadamaButterfly_FotoEnneviVERONA - Non lo nascondo, né m’adonto… ma io trovo sempre di più un grande fascino, stile ed eleganza in questi allestimenti un po’ datati che molto spesso suscitano “isterie irrequiete” mal celate e qualche moto di stizza che poco si confà alla più elementare dettame del galateo. Sto parlando della Madama Butterfly di Giacomo Puccini, quale quarto
...prosegui la lettura

Personaggi
Mirella Parutto in Corso d'Opera
intervista di Simone Tomei FREE

170712_Cortona_00_CorsoDOpera_MirellaParuttoCORTONA (AR) - La grande lirica si è data appuntamento a Cortona, splendida città d’arte nel cuore della Toscana che dal 21 giugno al 10 luglio 2017 ha ospitato “Corso d’Opera”, masterclass di alto perfezionamento che vede impegnati docenti di fama internazionale quali Mirella Parutto (Tecnica Vocale), Michele Pertusi (Interpretazione), Lucio Gallo (Interpretazione, Musica
...prosegui la lettura

Operetta and Musical
L'Operetta chiama Budapest e Trieste
servizio di Rossana Poletti FREE

170710_Ts_01_LOperettaFranzLeharTRIESTE - In città e nel territorio triestino la tradizione dell’operetta ungherese viene da lontano, da quei favolosi anni '60 del Novecento, quando per svariate motivazioni il Teatro Verdi interruppe il Festival (era la prima volta e non fu senza dubbio l’ultima), per riprenderlo soltanto nel 1970 al Politeama Rossetti. A mantenere la tradizione, che aveva
...prosegui la lettura

Nuove Musiche
Arevalos e le sue Metamorphosis
servizio di Attilia Tartagni FREE

170709_Ra_00_MatteoRamonArevalos_phAngeloPalmieriRAVENNA - Matteo Ramon Arevalos, pianista-compositore  ravennate, è stato acclamato protagonista della performance sonora-visiva Metamorphosis il 3 luglio 2017 al Ridotto del Teatro Alighieri per il Ravenna Festival 2017, mix di varie arti, con un tale afflusso di persone da risultare quasi inadeguato. Arevalos, compositore avventuroso
...prosegui la lettura

Opera dal Nord-Est
Rigoletto secondo cast
servizio di Simone Tomei FREE

170707_Vr_00_Rigoletto_JessicPratt_EnneviFotoVERONA - Come il vino rosso spesso migliora con il passare del tempo, così gli allestimenti operistici trovano, rappresentazione dopo rappresentazione, una maggiore amalgama  e fluidità ed un sapore più corposo ed intenso. Reduce dal primo ascolto di Rigoletto all'interno del Festival dell'Arena di Verona (di cui potete leggere qui la
...prosegui la lettura

Soci Uncalm
A Bruson il Premio Caruso 2017
FREE

170701_Lastra_00_RenatoBrusonLASTRA A SIGNA (FI) - Nello scenario magnifico di Villa Bellosguardo sulle colline di Lastra a Signa, che Enrico Caruso acquistò nel 1905  che fu la sua residenza  e quella della sua famiglia fino al 1928, si è svolta la cerimonia di consegna del quarantennale “Premio Caruso” che quest’anno è stato assegnato al grande baritono Renato Bruson con la
...prosegui la lettura

Echi dal Territorio
Una sera all'Opera per i lughesi
servizio di Attilia Tartagni FREE

170707_Lugo_00_UnaSeraAllOpera_DanielaPiniLUGO (RA) - Fra gli eventi  contemplati da “Sere d’estate al Chiostro del Monte” dal 19 giugno al 29 luglio 2017 a Lugo di Romagna, in via Garibaldi 11 (ospitava fino a pochi anni fa la rassegna estiva di jazz),  “Una sera all’Opera” del 6 luglio è stata un trionfo di canto lirico, canto corale e voci strumentali e ha confermato lo spessore artistico dei due
...prosegui la lettura

Soci Uncalm
Musica a Marfisa d'Este 2017
FREE

170707_Fe_00_MusicaMarfisa_ProiettiDiValerioAntonioFERRARA - È stata presentata giovedì 6 luglio 2017 nella residenza municipale la rassegna di concerti Musica a Marfisa d'Este, in programma nella loggia del giardino di Corso Giovecca 170 da giovedì 13 luglio a martedì 15 agosto 2017, sempre alle 21.15. All'incontro con i giornalisti sono intervenuti il vicesindaco e assessore alla Cultura, 
...prosegui la lettura

Classica
Grande serata musicale con Sostakovic
servizio di Attilia Tartagni FREE

170705_Ra_00_OrchestraSanPietroburgo_DenisMatsuev_phZani-CasadioRAVENNA - Il 4 luglio 2017 al Pala De André il Ravenna Festival ha fatto un grande centro grazie alla monumentale Orchestra Filarmonica di San Pietroburgo superbamente diretta da Nikolay Alexeev, braccio destro Di Yury Temirkanov che, per indisposizione, ha rinunciato a guidarne la tournée. La musica del compositore russo Dmitrij
...prosegui la lettura

Opera dal Nord-Est
Rigoletto con costumi e scene storiche
servizio di Simone Tomei FREE

170703_Vr_00_Rigoletto_AmartuvshinEnkhabat_EnneviFotoVERONA - Mi domando per l'ennesima volta, dopo aver assistito al Rigoletto di Giuseppe Verdi in Arena, come mai si debba sempre gridare allo scandalo  con tanto di “isteria snobbante” allorché si assiste ad un allestimento datato, ma che porta in grembo una cura particolare alla didascalia, al libretto, alla partitura e soprattutto al rispetto delle
...prosegui la lettura

Jazz Pop Rock Etno
Tra Anguille e Tarante gioiosamente
servizio di Athos Tromboni FREE

170703_Comacchio_00_AnguilleETarante_AmbrogioSparagnaCOMACCHIO (FE) - Due giornate trascorse “Tra Anguille e Tarante” nella cittadina lagunare insieme ad Ambrogio Sparagna, l’Orchestra Popolare Italiana del Parco della Musica di Roma, le danzatrici di taranta dirette da Francesca Trenta, le “cantatrici e cantori” del coro popolare di Comacchio ed il cantautore Luca Barbarossa. Questo il programma
...prosegui la lettura

Ballo and Bello
Alicia Alonso dalla storia al mito
servizio di Athos Tromboni FREE

170630_Ra_00_BalletNacionalDeCuba-AliciaAlonsoRAVENNA - Alicia Alonso è viva? Nella memoria dei ballettofili sì, nella realtà, chissà, verrebbe da dire… nata nel 1920, diventò in gioventù una delle più grandi étoiles della danza classica, poi divenne cieca, continuò a danzare al buio, poi fondò il Ballet Nacional de Cuba; grazie all’amicizia concessale da Fidel Castro portò tanti cubani a conoscere ed
...prosegui la lettura

Classica
Violinisti romagnoli per Corelli
servizio di Attilia Tartagni FREE

170628_Ra_00_FollieCorelliane_ArcangeloCorelliRAVENNA - La musica di Arcangelo Corelli nato in terra di Romagna e musicista del mondo ha fatto un tale “rumore” ai suoi tempi da arrivare intatta ai giorni nostri, godibile ancorché segnata dai caratteri barocchi. Le sue pagine per violino hanno aperto la strada al virtuosismo e alla ricerca timbrica per uno strumento rimasto prodigiosamente
...prosegui la lettura

Opera dal Nord-Est
Nabucco č Radetzky a Milano
servizio di Athos Tromboni FREE

170624_Vr_00_Nabucco_FotoEnneviVERONA - Dopo tre anni di cartelloni estivi con produzioni riciclate prese dall’ampio archivio in dotazione, l’Arena di Verona ha inaugurato venerdì 23 giugno 2017 il Festival con una nuova produzione: il Nabucco di Giuseppe Verdi, l’opera più rappresentata nell’anfiteatro romano dopo l’Aida e la Carmen di Bizet. Arrivare in Piazza Bra con un sole al tramonto che
...prosegui la lettura

Opera dal Centro-Sud
Reims un viaggio nel Viaggio
servizio di Simone Tomei FREE

170623_Rm_00_ViaggioAReims_StefanoMontanariROMA - In una calda domenica di giugno ero a Roma per assistere alla rappresentazione di Il viaggio a Reims di Gioachino Rossini; un viaggio reale per assistere ad un "viaggio rappresentato" che si è rivelato poi molto particolare ed accattivante. Si sa che questo capolavoro del Cigno pesarese fu composto per un'occasione ben precisa, ossia
...prosegui la lettura

Eventi
L'Arena apre il 23 giugno
redatto da Athos Tromboni FREE

170621_Vr_00_Arena2017_DanielOren_phFotoEnneviVERONA - Il Festival lirico 2017 dell'Arena prende il via venerdì 23 giugno con uno dei titoli più amati dal pubblico areniano: Nabucco di Giuseppe Verdi, in programma per dodici serate fino al 26 agosto 2017. Quest’anno è proposto in un nuovo allestimento firmato per regia e costumi da Arnaud Bernard, con le scene di Alessandro Camera. Il trucco
...prosegui la lettura


Questo sito supporta PayPal per le transazioni con carte di credito.


Gli Amici della Musica giornale on-line dell'Uncalm
Via San Giacomo 15 - 44122 Ferrara (Italy)
direttore Athos Tromboni - webmaster byST
contatti: redazione@gliamicidellamusica.it - cell. +39 347 4456462
Il giornale č iscritto al ROC (Legge 249/1997) al numero 2310