Pubblicato il 31 Maggio 2024
L'idea dell'opera itinerante era bella e sarebbe piaciuta anche a Giacomo Puccini ma il meteo...
Tosca nella Basilica intervento di Athos Tromboni

20240531_Cento_00_Tosca_RosannaLoGrecoCENTO (FE) - Poteva essere una rappresentazione suggestiva al pari di "Nelle ore e nei luoghi di Tosca" (la famosa diretta dell'opera di Giacomo Puccini realizzata a Roma nel 1992 da Patroni Griffi e Andermann) questa Tosca itinerante ideata dal management del Teatro Borgatti di Cento e sostenuta da sponsor locali che si sono dimostrati entusiasti dell'iniziativa. Dunque, i luoghi: il primo atto avrebbe dovuto svolgersi nella Basilica di San Biagio, la chiesa principale di Cento, ricca di opere d'arte, barocca ma con preziose reminiscenze rinascimentali; il secondo atto sarebbe stato all'aperto presso il Monumento ai Caduti realizzato nel 1931 dall'architetto Gian Francesco Costa e luogo quanto mai suggestivo per quella struttura a tre archi e quattro colonne doriche che richiamano la pulizia e l'aura neoclassica dell'estetica imperiale italiana; il terzo atto sarebbe stato collocato in uno spazio aperto ma raccolto dentro la bellissima Rocca di Cento.
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Poteva essere... invece il maltempo caratteristico di questa irriconoscibile primavera ci ha messo lo zampino: meteo variabile ma stabile al mattino e al pomeriggio... e pioggia anche a scosci a partire dalle ore 20 e fino al termine della rappresentazione, che si è svolta - facendo di necessità virtù - interamente dentro la Basilica di San Biagio.
Suggestiva la collocazione dentro quella chiesa, ma non premiante dal punto di vista acustico; il fronte (quasi un palcoscenico con ambientazione naturale e non scenografica, a parte il grande quadro della Maddalena che Cavaradossi stava dipingendo) era collocato nella zona dell'altare, sotto la volta a cupola dell'abside, meraviglia per la vista degli spettatori; e l'orchestra era collocata all'ingresso della Basilica; il pubblico in mezzo. L'effetto dell'orchestra era di una presenza tonitruante, naturalmente amplificata dai rimandi della volta a cupola; l'effetto del canto (a voce viva, quindi non amplificato elettronicamente) era in pratica una confusa sommersione dentro il mare di suoni strumentali, soprattutto quando intervenivano gli ottoni.
Insomma, un canto non giudicabile dal punto di vista critico: e comunque hanno "partecipato" (usiamo il participio passato del verbo "partecipare" anziché del verbo "cantare") impegnandosi lodevolmente il soprano Rosanna Lo Greco (Tosca), il tenore Vicent Romero (Mario Cavaradossi), il bass-baritono Alberto Bianchi Lanzoni (Scarpia), e ancora: Davide Soldini (Angelotti), Francesco Facini (Sagrestano), Fabiano Naldini (Spoletta), Michele Sitta (Sciarrone) e la giovanissima Camilla Baravelli Sabena (Un pastorello).
Presenti in scena anche il Gruppo Storico Centese in costumi rinascimentali. Sul podio della volonterosa Orchestra Città di Ferrara era il maestro Aldo Salvagno, il coro di voci bianche del Teatro Comunale di Bologna era istruito da Alhambra Superchi, mentre il Coro Colsper dell'Emilia Romagna era istruito da Andrea Bianchi; la regia era affidata a Giorgio Zecchi.
Giusto, proprio il regista è stato forse il più penalizzato dal meteo capriccioso, perché non gli è riuscito possibile d'attuare quel che esso stesso si era proposto: «... ogni dettaglio della messa in scena è stato pensato per coinvolgere da subito lo spettatore e per far nascere un'emozione immediata.»
Sarebbe stata una regia nel segno della tradizione e conforme ai contenuti del libretto di Illica e Giacosa, finalmente...
Il pubblico aveva fatto registrare l'esaurito, ogni posto a sedere dentro la Basilica era occupato; e proprio il pubblico si è dimostrato comprensivo e calorosissimo, con ovazioni prolungate al termine della recita.
Detto ciò e fatta la cronaca essenziale, resta da tirare una conclusione, un pensiero, una considerazione (chiamatela come volete...): l'opera lirica - per quanto riguarda ambientazione, costumi, oggettistica, movimenti scenici di solisti e masse - può essere (deve essere) innovativa allo scopo di avvicinare nuove frange di spettatori, soprattutto giovani. Ma "innovazione" è parola assolutamente diversa dalla parola "provocazione" e implica, oltre all'originalità dell'idea creativa, anche l'equiparazione del gesto e della scena allo spirito dichiarato dei creatori (musicista e librettista) oltre all'umiltà di servizio degli allestitori.
Le cosiddette "regie moderne" stravolgenti e irridenti, stupefacenti e psico-filosofico reinterpretanti, tronfie e tutt'altro che cogenti, sono e resteranno sostanzialmente perdenti rispetto alla messa in scena così come concepita dai creatori. Absid Invidia Verbo (Sia lontana l'ostilità dalla mia parola, Tito Livio, nell'Anno Zero dell'era cristiana) dico io, rubando la frase a Tito Livio.

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Crediti fotografici: Ufficio stampa del Teatro Borgatti di Cento
Nella miniatura in alto: il soprano Rosanna Lo Greco (Tosca)
Sotto a destra: il direttore Aldo Salvagno
Al centro in sequenza: Vicent Romero (Mario Cavaradossi); Rosanna Lo Greco; Alberto Bianchi Lanzoni (Scarpia); Vicent Romero e Rosanna Lo Greco nel duetto del primo atto
Sotto in sequenza: panoramiche e istantanee su diversi momenti della rappresentazione





Pubblicato il 07 Aprile 2024
Il capolavoro barocco di don Antonio Vivaldi fatto rivivere a Ferrara nell'edizione del 1727
Orlando nelle trame di Alcina intervento di Athos Tromboni

20240407_Fe_00_OrlandoFurioso_MarcoBellussi_phMarcoCaselliNirmaFERRARA - Ottima messa in scena nel Teatro "Claudio Abbado" dell' Orlando Furioso di Antonio Vivaldi nella edizione critica curata da Federico Maria Sardelli e Alessandro Borin. Il maestro Sardelli era anche sul podio della brava Orchestra Barocca Accademia dello Spirito Santo di Ferrara. Quindi tre atti, così come Vivaldi ideò per la premiere al Teatro Sant'Angelo di Venezia nell'autunno del 1727.
Ottima messa in scena, oltre che per la comprovata efficacia di Sardelli nell'esecuzione del repertorio barocco, soprattutto per la visionaria regia di Marco Bellussi, coadiuvato da Fabio Massimo Iaquone (ideazione e regia video), Matteo Paoletti Franzato (scene), Elisa Cobello (costumi) e Marco Cazzola (luci).
La visionaria regia ci trasporta nel poema ariostesco (o quantomeno in ciò che del poema dell'Ariosto utilizzò a suo tempo il librettista Grazio Braccioli) dove tutto è fantascientifico: storia, atteggiamenti, intrecci, scene e costumi, ma soprattutto proiezioni che fanno immergere dentro le immagini luminose, i protagonisti che stanno cantando un'aria o simulando un "affetto". Qualcosa di mai visto prima - almeno nel Teatro Abbado di Ferrara - il che fa pensare che le nuove e modernissime tecniche scenografiche messe a punto per questo Orlando Furioso faranno storia, contribuendo a un rilancio di tutta l'opera e dei suoi contenuti. Perché una messa in scena così magica (non intendiamo il contenuto quanto piuttosto il contenitore) va oltre la "provocazione" delle regie (e scenografie) cosiddette moderne e ha il pregio di reinventare azioni spazi e luoghi che sono sì ammodernati - addirittura d'avanguardia - e ciò tuttavia rimangono fedelmente pertinenti allo spirito della narrazione librettistica, per quanto riguarda l'ambiente della storia messa in musica.
Allora i personaggi si muovono "dentro" a tridimensionali parole o versi; parole e versi che ribattono termini e luoghi del poema ariostesco "navigando" sul fondale, sulle quintine, sui teli trasparenti del proscenio e investendo i cantanti in scena. Oppure gli stessi personaggi si muovono al limitare di un bosco che sembra vero perché tridimensionale e i rami e le foglie si agitano al vento mentre le nubi transitano nel cielo. Oppure - ancora - sono gli astri (le galassie, la luna) che fanno da fondale all'azione rendendo percettibile l'inimmaginabile. Insomma una (chiamiamola) realtà aumentata che ha l'effetto di meravigliare, ma anche di sedurre lo spettatore. Tutto questo in uno stile che ha fatto dell'eleganza e del nitore il principale concetto visivo della messinscena.

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Al risultato del nitore e dell'eleganza hanno contribuito i costumi di Elisa Cobello, prevalentemente in bianco e nero, o tonalità varie di grigio (salvo quello della Bradamante che è rosso vivo e quello di Ruggiero, striato rosso) e poi la penombra dominante sul palcoscenico dove le luci miracolose di Marco Cazzola sui personaggi non hanno mai interferito con la luminescenza delle proiezioni di Fabio Massimo Iaquone. Insomma, una messa in scena ultramoderna - da non confonderla usando il termine postmoderna - che fa ben sperare nel ritorno della narrazione scenica e scenografica dentro a legittime pretese di coerenza drammaturgica.
Nel merito dell'esecuzione musicale: sul podio Federico Maria Sardelli ha dominato la partitura, infondendo all' Orchestra Barocca Accademia dello Spirito Santo il giusto climax interpretativo sia delle levità melanconiche, sia quelle possanze del vigore espressivo con cui Vivaldi ha raccontato con le note gli "affetti" sottintesi dai versi di Ariosto/Braccioli.
Una grande concertazione ed esecuzione, visibile in streaming per un mese come trasmesso su OperaVision ( https://www.youtube.com/watch?v=_bq4FzrIZzY )

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Gli interpreti: tutti preparatissimi. Marco Bellussi ha fatto recitare figuranti, mimi e coro compresi. Tutti recitavano con una naturalezza e con quella veridicità che fanno bene al teatro d'opera, che è appunto "teatro" e non "concerto" in costume. Ottimo l'effetto. Coinvolgente il risultato.
Il regista ha ben chiarito, nelle note sul libretto di sala che il luogo da lui pensato per questo Orlando Furioso è «... uno spazio delineato, una dimensione conclusa che afferisce al protagonista carismatico dell'opera. Non Orlando, bensì Alcina la maga. Nel suo palazzo si consumano le intricate vicende previste dal librettista Grazio Braccioli sulla base del testo ariostesco e mirabilmente espresse dalla musica di Antonio Vivaldi. Siamo dunque in un palazzo dai perimetri definiti ma non certi. È la mistificazione della magia che li dilata e li deforma... nel disegno di Matteo Paoletti Franzato le pareti del palazzo sono dunque specchio. Specchio è anche il soffitto della reggia. Ne deriva che tutto ciò che in essa avviene può essere realtà o riflesso distorto della stessa.»
Nel ruolo di Orlando ha giganteggiato il contratenore Yuriy Mynenko che è dotato di una vocalità non da falsettista che canti con la gola, ma da soprano raffinato che sa dosare fiati, appoggio, canto di petto e canto in maschera con ottima intonazione, fraseggio e dinamica.
Bravissime anche Arianna Vendittelli (Angelica) e Sonia Prina (Alcina) le cui doti di barocchiste e belcantiste sono fuori discussione. Ottimi anche Filippo Mineccia (Ruggiero), Chiara Brunello (Medoro), Loriana Castellano (Bradamente) e Mauro Borgioni (Astolfo).
Molto ben preparato il Coro Accademia dello Spirito Santo istruito da Francesco Pinamonti e un plauso anche alla danzatrice (non citata in locandina) e ai figuranti e mimi.

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Teatro Abbado praticamente esaurito con pubblico lungamente plaudente al termine della rappresentazione.
(la recensione si riferisce alla recita di venerdì 5 aprile 2024)

Crediti fotografici: Marco Caselli Nirmal per il Teatro Comunale "Claudio Abbado" di Ferrara
Nella miniatura in alto: il regista Marco Bellussi
Sotto, in sequenza: Arianna Vendittelli (Angelica); il direttore Federico Maria Sardelli; panoramiche di Marco Caselli Nirmal su scene e costumi
In fondo: i ringraziamenti del cast e dello staff di palcoscenico al termine della recita





Pubblicato il 25 Febbraio 2024
Ottima accoglienza dell'opera buffa rossiniana nel Teatro Sociale con un allestimento tutto locale
Il Turco conquista Rovigo intervento di Athos Tromboni

20240225_Ro_00_IlTurcoInItalia_HosseinPoshkar_phValentinaZanagaROVIGO - Una sorta di "esegesi" aveva preceduto l'andata in scena di Il turco in Italia, libretto di Felice Romani musica di Gioachino Rossini; e l'interprete critico della verità rivelata era stato il regista Roberto Catalano che aveva comunicato in una nota di regia che «... la necessità è stata quella di intercettare nel ruolo di Fiorilla il tratto universale di un'umanità vittima di stimoli costanti, per cercare di dare al suo personaggio non l'eccezione dell'essere umano "guasto" che va aggiustato, ma quella di una vittima perfetta sulla cui fragilità è possibile lucrare. Ecco perché in questa drammaturgia il personaggio del Poeta (Prosdocimo, ndr) a caccia della sua storia "sfruttando" le vite degli altri, vestirà i panni di un creativo senza scrupoli ...»
Ci sarà riuscito il regista, nel Teatro Sociale di Rovigo, a dimostrare questa sua "esegesi"? O tutto è rimasto sulla carta, come sua e personale testimonianza d'intenti e basta? Oggi, nelle regie cosiddette moderne, il capovolgimento del paradigma è ormai una costante: per cui lo sforzo dei "pensatori critici' " si invera nella dimostrazione che il capovolgimento del tutto (tutto a rovescio, per dimostrare che la verità non è un fatto assoluto, ma un fatto relativo che può essere adattato alle filosofie dei tempi correnti)... il capovolgimento del tutto - si diceva - tenta di essere pertinente come interpretazione "altra" della verità drammaturgica, e anche come espansione nell'oltre del qui e ora: un qui e ora a suo tempo pensato, riflettuto e sudato da librettista e musicista.

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No, no, alla prova dei fatti, a nostro parere, quella "esegesi" preannunciata non è emersa affatto. La recita di Il turco in Italia è stata divertente, i personaggi hanno agito come da copione... anzi, da libretto; e la commedia dell'arte contenuta in nuce nella drammaturgia ha preso il sopravvento sulle interpretazioni filosofiche e/o sociologiche di una testo che non ha bisogno né di "esegesi", né di filosofemi ammantati di modernismo forzato e sfacciato. E che va al di là di scene scimmiottanti la pubblicità delle cucine Salvarani e i costumi praticamente dress-a-porter della contemporaneità.
Detto della "riduzione" dal potenziale dramma (psicologico? sociologico? politico?) alla commedia di questa specifica messa in scena rodigina, aggiungiamo che un risultato c'è stato: divertente, logico, appagante. Ma non nella logica annunciata dal regista, bensì nella semplice e perfetta drammaturgia voluta da Romani e Rossini per questa opera buffa, che fu a suo tempo accolta con tiepido successo perché venne rappresentata subito dopo quel capolavoro comico che è L'italiana in Algeri.

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Ora, per non disorientare il lettore e puntualizzare il concetto, spieghiamo questo: Fiorilla è femmina con tutte le belle (bellissime) peculiarità delle femmine. Ama essere corteggiata, non è indifferente al fascino emanato da relazioni esotiche e un po' misteriose, cerca di evadere un pochino dal tran-tran della vita coniugale, adora i regali ed è portata a sopravvalutare chi le dona quei regali, però... però la tranquillità e la sicurezza di una relazione amorosa e familiare consolidata e valida da qui all'eternità (là dove l'eternità corrisponde all'esalazione dell'ultimo respiro prima della morte) la convince che c'è necessità di distinguere l'effimero e il voluttuario dall'essenziale e dal concreto. E si atteggia di conseguenza, nel finale dell'opera.
In più, proprio per il Il turco in Italia, Romani e Rossini inventarono l'idea nuovissima e geniale (siamo nel 1814), quasi pirandelliana, dei due livelli sui quali si svolge l'azione: da una parte la comica vicenda, fatta di equivoci e intrighi; dall'altra il personaggio del Poeta che allo stesso tempo partecipa alla vicenda e se ne estrania, reggendo i fili dell'azione. Poi la musica di Rossini contribuisce enormemente a far lievitare nel pubblico il gradimento dell'opera, la sua comicità, il non-sense delle situazioni.
Ed è stato proprio il poeta Prosdocimo interpretato dall'ottimo Bruno Taddia la chiave di volta vera e indiscutibile della bella riuscita dell'allestimento rodigino, fatto in coproduzione con altri teatri, ma in autonomia e in solitaria rispetto alle scene e ai costumi. Un nuovo allestimento, dunque, la cui regia è stata affidata a Catalano, e la cui realizzazione di scene e costumi - appunto - è stata interamente curata dai laboratori scenografici e sartoriali del teatro rodigino. Un altro miracolo della provincia. Un altro segno della vitalità e creatività delle terre di più lunga tradizione operistica.
Ribadiamo, ritornando alle valutazioni sul cast: Bruno Taddia è stato ottimo interprete del suo personaggio, il migliore di tutto la compagnia che si è esibita.
Non da meno, il bravo baritono Giulio Mastrototaro nelle vesti di Don Geronio marito di Fiorilla: è un cantante tagliato per Rossini, soprattutto il Rossini buffo, perché ha le-phisique-du-role adatto per quei personaggi. Ma la sua vocalità, morbida, possente, intonata, mai calante, lo collocano a pieno titolo come interprete adatto anche per le opere del vasto repertorio romantico (Bellini, Donizetti, il primo Verdi...); bravo, veramente bravo a Rovigo, il più applaudito del cast al termine della recita.
Nota di merito anche per Giuliana Gianfaldoni (Fiorilla) una professionista eccellente, gesto scenico e vocalità (agilità comprese) di lodevole fattura, segno di una preparazione legata alla ricerca del perfezionismo non certamente fine a sé stesso ma dedicato principalmente alla drammaturgia, qualunque essa sia, buffa o tragica.
Buona la prestazione del basso Hossein Pishkar (il turco Selim) che sa recitare e cantare esibendo una vocalità profonda e agile, come richiesto nei ruoli di carattere dell'opera buffa rossiniana e anche mozartiana.

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Bel debutto nel ruolo anche per il soprano Francesca Cucuzza (Zaida) a cui preannunciamo un futuro che supererà il registro vocale del lirico leggero, per attestarsi nel futuro prossimo nel ruolo del lirico puro e (per quanto riguarda una nostra personale previsione...) per poi evolversi nel lirico spinto.
Note meno entusiasmanti per il tenore Francisco Brito (Don Narciso) che ha dimostrato di svettare senza eccessive preoccupazioni nel registro acutissimo del repertorio rossiniano (il Re bemolle acuto lo esegue con naturale disinvoltura) ma non basta il possedere le note estreme per essere artista completo, serve il gesto scenico, la recitazione e soprattutto il rapporto funzionale e drammaturgicamente convincente fra gesto e canto. Francisco Brito maturerà, ne siamo convinti, perché la sua vocalità, oggi un po' disomogenea, è molto molto promettente ma lui deve acquisire il giusto gesto scenico al fine di diventare appieno il personaggio.
Infine, buona prestazione anche di Antonio Garés nel ruolo minore di Albazar.
Ottimo il Coro Lirico Veneto preparato da Flavia Bernardi e funzionali all'idea registica le scene (moderne) di Guido Buganza e i costumi (moderni) di Ilaria Ariemme. Stupende le luci di Fiammetta Baldisseri.
E del giovane direttore Hossein Pishkar che dire? Non ha mai lasciato solo il palcoscenico, sempre pronto a mimare il canto ogni volta che dava l'attacco e/o l'invito ai cantanti e al coro.
Pishkar, sul podio della Orchestra Luigi Cherubini (fondata a Ravenna da Riccardo Muti), ha dimostrato di essere una bacchetta preparatissima: preciso negli attacchi, guida fondamentale nei sillabati, convincente nei "crescendo" rossiniani, avvincente nella concertazione degli assiemi, fossero il terzetto, il quartetto o il tutti coro compreso: sicuro e determinante in tutti quei momenti collettivi che abbondano in questa partitura. Bravo. Proprio bravo. E applauditissimo dal pubblico, meritatamente, al suo apparire sul proscenio a fine spettacolo.

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In definitiva: un ottimo risultato, questo Turco in Italia, grazie all'universalità nel serio e nel faceto di Gioachino Rossini, al di là di "esegesi" che seppur annunciate con elaborati filosofemi, lasciano il tempo che trovano. Grazie a Dio.
(la recensione si riferisce alla recita di venerdì 23 febbraio 2024)

Crediti fotografici: Valentina Zanaga per il Teatro Sociale di Rovigo
Nella miniatura in alto: il direttore Hossein Pishkar
Sotto, in sequenza: Giuliana Gianfaldoni (Fiorilla) e Giulio Mastrototaro(Don Geronio); ancora Giulio Mastrototaro con Francisco Brito (Don Narciso) e Bruno Taddia (Prosdocimo); Francesca Cucuzza (Zaida) con Maharram Huseynov (Selim); ancora Giuliana Gianfaldoni con Maharram Huseynov
Al centro, in sequenza: foto su scene e costumi di Il turco in Italia in scena a Rovigo e foto di scena con anche l'eccellente Coro Lirico Veneto
In fondo: i saluti finali del cast e dello staff artistico e tecnico dell'allestimento, regista compreso






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Vocale
Insolito dittico per i texani
servizio di Ramón Jacques FREE

20240430_FortWorth_00_DieWalkure_RobertSpano_phKarenAlmondFORT-WORTH (Texas, USA) - Wagner & Sibelius a Fort Worth. La Fort-Worth Symphony, con stanza nella località di Fort Worth vicina alla città di Dallas(50 km), in Texas, ha offerto nell'ambito della sua attuale stagione un concerto seducente e di grande suggestione, che ha unito il romanticismo musicale di Jean Sibelius con quello di Richard
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Opera dal Centro-Nord
Pregi e difetti di una Turandot
servizio di Simone Tomei FREE

20240428_Li_00_Turandot_AnastasiaBoldyreva_phTrifilettiTeamBrizziLIVORNO - Torna dopo quindici anni di assenza al Teatro Goldoni di Livorno Turandot di Giacomo Puccini, l’ultimo capolavoro del compositore lucchese, in occasione del centenario della sua scomparsa (Bruxelles, 29 novembre 1924). Lo spettacolo, già visto e recensito dal direttore della rivista nelle edizioni 2021/2022/2023 del Festival Pucciniano a firma
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Opera dall Estero
La Traviata osé
servizio di Ramón Jacques FREE

20240428_LosAngeles_00_LaTraviata_RachelWillisSorensen_phCoryWeaverLOS ANGELES - Dorothy Chandler Pavilion (California USA). La terza opera della cosiddetta 'trilogia popolare' di Giuseppe Verdi (1813-1901) è La Traviata, la cui première avvenne il 6 marzo 1853 alla Fenice di Venezia, e che è senza dubbio considerata oggi il suo titolo più popolare, tra le altre cose, per la sua ricchezza melodica, inventiva e vocalità
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Opera dal Nord-Est
Ottima la Cenerentola
servizio di Rossana Poletti FREE

20240428_Ts_00_LaCenerentola_LauraVerrecchia_phFabioParenzanTRIESTE - Teatro Lirico “Giuseppe Verdi”. Come ben racconta Francesco Bernasconi la nascita della Cenerentola di Gioachino Rossini fu avventurosa: “Il soggetto previsto era ‘Ninetta alla corte’, tratto da una commedia francese leggera e satirica, considerato immorale e assolutamente inadatto a essere rappresentato nella
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Opera dall Estero
Don Giovanni tradito dalla regia
servizio di Ramón Jacques FREE

20240425_Houston_00_DonGiovanni_LucaPisaroni_phLynnLaneHOUSTON (Texas, USA) - Wortham Theater Center. La stagione della Houston Grand Opera, iniziata pochi mesi fa, in un batter d'occhio volge al termine, e lo fa con il Don Giovanni di Mozart, titolo sempre interessante, impegnativo e accattivante. Forse quando l'opera venne rappresentata per la prima volta il 29 ottobre 1787 al Teatro Nazionale di Praga, nessuno
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Nuove Musiche
Beatles Day nel Teatro Abbado
servizio di Athos Tromboni FREE

20240425_Fe_00_EcceCorMeum-PaulMcCartney_MarcelloCorvino_phMarcoCaselloNirmalFERRARA - È stato un successo di pubblico e artistico che era prevedibile: così si è svolta e conclusa la serata (una prima nazionale) dedicata all'oratorio di Paul McCartney, Ecce cor meum, e ad alcuni successi internazionali dei Beatles stavolta non più ad appannaggio delle chitarre elettriche e batteria, ma dentro la musica di un'orchestra e un
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Opera dal Nord-Ovest
Morire di Bohčme č un gioco
servizio di Simone Tomei FREE

20240416_Ge_00_LaBoheme_AnastasiaBartoliGENOVA - Si rimane a bocca aperta entrando nella sala del Teatro Carlo Felice di Genova in attesa di assistere alla rappresentazione de La Bohème di Giacomo Puccini: il pannello che rimpiazza il sipario ci offre un’anticipazione visiva di quello che saranno i quattro quadri dell’opera. Lo stile è quello inconfondibile di Francesco Musante (autore
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Echi dal Territorio
Una Tempesta molto gradevole
servizio di Athos Tromboni FREE

20240412_Fe_00_TheTempestOLIsolaIncantata_DanieleSconosciutoFERRARA - Difficile assistere oggi a qualche masque messo in scena nei nostri teatri, nonostante la freschezza musicale e la bellezza di questi veri capisaldi della più radicata cultura musicale britannica; il masque era in auge prima dello "spodestamento" operato anche in Gran Bretagna dall'opera settecentesca italiana o in stile italiano. Ebbene
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Echi dal Territorio
Xtra per tre
redatto da Athos Tromboni FREE

20240411_Fe_00_FerraraMusicaXtra_NicolaBruzzoFERRARA - Si chiama "Xtra" - un nome avveniristico - ma sarà fatta di musica da grande repertorio cameristico. È la nuova rassegna di Ferrara Musica, ideata per dare una ribalta a formazioni e musicisti solisti di grande talento. Ad illustrare il programma sono intervenuti l'assessore alla Cultura del Comune di Ferrara, Marco Gulinelli, il curatore
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Opera dall Estero
J.J. Orliński come un istrione
servizio di Ramón Jacques FREE

20240410_SanDiego_00_JakubJozefOrlinskiSAN DIEGO (California USA) - Da quando Philippe Jaroussky si è fatto conoscere, circa 20 anni fa, con registrazioni come Un concert pour Mazarin (Virgin Classics, 2004) o Vivaldi, virtuoso cantatas (Erato, 2005), e con apparizioni su importanti palcoscenici concertistici e operistici, nessun altro controtenore è stato così apprezzato e conosciuto come Jakub Józef Orliński, il giovane cantante polacco, che nelle sue tournée ha tenuto numerosi concerti e recital sui palcoscenici di tutto il mondo.
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Opera dal Centro-Nord
Quel Don Pasquale sempre fresco
servizio di Simone Tomei FREE

20240325_Fi_00_DonPasquale_MarcoFilippoRomano_phMichele MonastaFIRENZE - Quello che è stato ritorna dicevano sempre i nostri vecchi. Ed è proprio così: in un momento non facile per il Teatro del Maggio, l’idea di rispolverare una vecchia produzione di Don Pasquale di Gaetano Donizetti si è rivelata una scelta molto azzeccata che ha riportato indietro nel tempo i più veterani melomani. La riproposizione dello spettacolo
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Opera dal Nord-Ovest
Beatrice di Tenda da visibilio
servizio di Simone Tomei FREE

2040325_Ge_00_BeatriceDiTenda_AngelaMeadeGENOVA – Procede con scelte azzeccate e particolarmente ricercate la stagione operistica del Teatro Carlo Felice di Genova con un altro capolavoro belliniano, Beatrice di Tenda. Sono già due stagioni che le opere del catanese compaiono nel cartellone del teatro genovese: nel 2021 Bianca e Fernando – secondo l’edizione riservata proprio al teatro ligure
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Pagina Aperta
How About Now non c'č danza
servizio di Edoardo Farina FREE

20240324_Cesena_00_HowAboutNow_HannesLangolfCESENA - Prosegue il programma invernale al Teatro “Alessandro Bonci” di Cesena attraverso il cartellone che ERT Fondazione propone nel suo storico e prestigioso spazio ove l’8 marzo 2024 in prima assoluta e successivamente il 10 al Teatro Arena del Sole di Bologna, nell’ambito della rassegna Carne a cura di Michela Lucenti, Emilia Romagna Teatro
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Opera dal Nord-Est
Nabucco fra Oren e Del Monaco
servizio di Rossana Poletti FREE

20240324_Ts_00_Nabucco_GiancarloDelMonacoTRIESTE - Teatro Lirico “Giuseppe Verdi”. L’avventura del Nabucco in scena in questi giorni al Teatro Verdi di Trieste comincia con una conferenza stampa, nella quale Daniel Oren, maestro concertatore e direttore, ha espresso che questo terzo titolo di Giuseppe Verdi, suo primo grande successo, è molto importante per il popolo ebraico, «... per
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Opera dal Nord-Est
Nel Campielo xe bel quel che piase
servizio di Athos Tromboni FREE

20240318_Vr_00_IlCampiello_FrancescoOmassini_phEnneviVERONA - Fu così che per la prima volta in assoluto Il Campiello di Ermanno Wolf-Ferrari andò in scena nel Teatro Filarmonico di Verona. E fu così che alla "prima" venne accolto da un pubblico numeroso con molti minuti di applausi a fine recita e con vere ovazioni per alcuni protagonisti di quella commedia musicale. Chissà se le cronache del futuro, parlando del
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Opera dal Centro-Nord
Un Trovatore quasi disastro
servizio di Simone Tomei FREE

20240317_Lu_00_IlTrovatore_MatteoDesole_phAugustoBizziLUCCA – Il trovatore di Giuseppe Verdi chiude la stagione lirica 2023/2024 del Teatro del Giglio di Lucca. Si tratta di una coproduzione che vede come attori - oltre l’Istituzione lucchese - la Fondazione Teatri di Piacenza, la Fondazione Teatro Comunale di Modena, la Fondazione Teatro Goldoni di Livorno il Teatro dell’Opera Giocosa di Savona.
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Eventi
Vi presentiamo La Bohčme
servizio di Angela Bosetto FREE

20240316_Vr_00_LaBoheme_2024VERONA – Dopo tredici anni di assenza è ufficialmente partito il conto alla rovescia: la prossima estate La Bohème di Giacomo Puccini tornerà in Arena durante il 101° Festival lirico; il capolavoro di Puccini verrà rappresentato il 19 e il 27 luglio 2024 con la direzione di Daniel Oren.
Trattandosi di una nuova produzione di Fondazione Arena
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Opera dal Centro-Nord
Don Pasquale beneaugurante
servizio di Nicola Barsanti FREE

20240315_Fi_00_DonPasquale_MarcoFilippoRomanoFIRENZE - Dopo mesi di incertezza sulla situazione fiorentina (l’ultima opera rappresentata era La bohème pucciniana di novembre), assistiamo finalmente a quello che si spera possa essere il preludio della rinascita di un grande teatro quale il Maggio Musicale Fiorentino.  Il titolo designato per questa attesa ripartenza è il Don Pasquale di Gaetano
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