Pubblicato il 25 Febbraio 2024
Ottima accoglienza dell'opera buffa rossiniana nel Teatro Sociale con un allestimento tutto locale
Il Turco conquista Rovigo intervento di Athos Tromboni

20240225_Ro_00_IlTurcoInItalia_HosseinPoshkar_phValentinaZanagaROVIGO - Una sorta di "esegesi" aveva preceduto l'andata in scena di Il turco in Italia, libretto di Felice Romani musica di Gioachino Rossini; e l'interprete critico della verità rivelata era stato il regista Roberto Catalano che aveva comunicato in una nota di regia che «... la necessità è stata quella di intercettare nel ruolo di Fiorilla il tratto universale di un'umanità vittima di stimoli costanti, per cercare di dare al suo personaggio non l'eccezione dell'essere umano "guasto" che va aggiustato, ma quella di una vittima perfetta sulla cui fragilità è possibile lucrare. Ecco perché in questa drammaturgia il personaggio del Poeta (Prosdocimo, ndr) a caccia della sua storia "sfruttando" le vite degli altri, vestirà i panni di un creativo senza scrupoli ...»
Ci sarà riuscito il regista, nel Teatro Sociale di Rovigo, a dimostrare questa sua "esegesi"? O tutto è rimasto sulla carta, come sua e personale testimonianza d'intenti e basta? Oggi, nelle regie cosiddette moderne, il capovolgimento del paradigma è ormai una costante: per cui lo sforzo dei "pensatori critici' " si invera nella dimostrazione che il capovolgimento del tutto (tutto a rovescio, per dimostrare che la verità non è un fatto assoluto, ma un fatto relativo che può essere adattato alle filosofie dei tempi correnti)... il capovolgimento del tutto - si diceva - tenta di essere pertinente come interpretazione "altra" della verità drammaturgica, e anche come espansione nell'oltre del qui e ora: un qui e ora a suo tempo pensato, riflettuto e sudato da librettista e musicista.

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No, no, alla prova dei fatti, a nostro parere, quella "esegesi" preannunciata non è emersa affatto. La recita di Il turco in Italia è stata divertente, i personaggi hanno agito come da copione... anzi, da libretto; e la commedia dell'arte contenuta in nuce nella drammaturgia ha preso il sopravvento sulle interpretazioni filosofiche e/o sociologiche di una testo che non ha bisogno né di "esegesi", né di filosofemi ammantati di modernismo forzato e sfacciato. E che va al di là di scene scimmiottanti la pubblicità delle cucine Salvarani e i costumi praticamente dress-a-porter della contemporaneità.
Detto della "riduzione" dal potenziale dramma (psicologico? sociologico? politico?) alla commedia di questa specifica messa in scena rodigina, aggiungiamo che un risultato c'è stato: divertente, logico, appagante. Ma non nella logica annunciata dal regista, bensì nella semplice e perfetta drammaturgia voluta da Romani e Rossini per questa opera buffa, che fu a suo tempo accolta con tiepido successo perché venne rappresentata subito dopo quel capolavoro comico che è L'italiana in Algeri.

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Ora, per non disorientare il lettore e puntualizzare il concetto, spieghiamo questo: Fiorilla è femmina con tutte le belle (bellissime) peculiarità delle femmine. Ama essere corteggiata, non è indifferente al fascino emanato da relazioni esotiche e un po' misteriose, cerca di evadere un pochino dal tran-tran della vita coniugale, adora i regali ed è portata a sopravvalutare chi le dona quei regali, però... però la tranquillità e la sicurezza di una relazione amorosa e familiare consolidata e valida da qui all'eternità (là dove l'eternità corrisponde all'esalazione dell'ultimo respiro prima della morte) la convince che c'è necessità di distinguere l'effimero e il voluttuario dall'essenziale e dal concreto. E si atteggia di conseguenza, nel finale dell'opera.
In più, proprio per il Il turco in Italia, Romani e Rossini inventarono l'idea nuovissima e geniale (siamo nel 1814), quasi pirandelliana, dei due livelli sui quali si svolge l'azione: da una parte la comica vicenda, fatta di equivoci e intrighi; dall'altra il personaggio del Poeta che allo stesso tempo partecipa alla vicenda e se ne estrania, reggendo i fili dell'azione. Poi la musica di Rossini contribuisce enormemente a far lievitare nel pubblico il gradimento dell'opera, la sua comicità, il non-sense delle situazioni.
Ed è stato proprio il poeta Prosdocimo interpretato dall'ottimo Bruno Taddia la chiave di volta vera e indiscutibile della bella riuscita dell'allestimento rodigino, fatto in coproduzione con altri teatri, ma in autonomia e in solitaria rispetto alle scene e ai costumi. Un nuovo allestimento, dunque, la cui regia è stata affidata a Catalano, e la cui realizzazione di scene e costumi - appunto - è stata interamente curata dai laboratori scenografici e sartoriali del teatro rodigino. Un altro miracolo della provincia. Un altro segno della vitalità e creatività delle terre di più lunga tradizione operistica.
Ribadiamo, ritornando alle valutazioni sul cast: Bruno Taddia è stato ottimo interprete del suo personaggio, il migliore di tutto la compagnia che si è esibita.
Non da meno, il bravo baritono Giulio Mastrototaro nelle vesti di Don Geronio marito di Fiorilla: è un cantante tagliato per Rossini, soprattutto il Rossini buffo, perché ha le-phisique-du-role adatto per quei personaggi. Ma la sua vocalità, morbida, possente, intonata, mai calante, lo collocano a pieno titolo come interprete adatto anche per le opere del vasto repertorio romantico (Bellini, Donizetti, il primo Verdi...); bravo, veramente bravo a Rovigo, il più applaudito del cast al termine della recita.
Nota di merito anche per Giuliana Gianfaldoni (Fiorilla) una professionista eccellente, gesto scenico e vocalità (agilità comprese) di lodevole fattura, segno di una preparazione legata alla ricerca del perfezionismo non certamente fine a sé stesso ma dedicato principalmente alla drammaturgia, qualunque essa sia, buffa o tragica.
Buona la prestazione del basso Hossein Pishkar (il turco Selim) che sa recitare e cantare esibendo una vocalità profonda e agile, come richiesto nei ruoli di carattere dell'opera buffa rossiniana e anche mozartiana.

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Bel debutto nel ruolo anche per il soprano Francesca Cucuzza (Zaida) a cui preannunciamo un futuro che supererà il registro vocale del lirico leggero, per attestarsi nel futuro prossimo nel ruolo del lirico puro e (per quanto riguarda una nostra personale previsione...) per poi evolversi nel lirico spinto.
Note meno entusiasmanti per il tenore Francisco Brito (Don Narciso) che ha dimostrato di svettare senza eccessive preoccupazioni nel registro acutissimo del repertorio rossiniano (il Re bemolle acuto lo esegue con naturale disinvoltura) ma non basta il possedere le note estreme per essere artista completo, serve il gesto scenico, la recitazione e soprattutto il rapporto funzionale e drammaturgicamente convincente fra gesto e canto. Francisco Brito maturerà, ne siamo convinti, perché la sua vocalità, oggi un po' disomogenea, è molto molto promettente ma lui deve acquisire il giusto gesto scenico al fine di diventare appieno il personaggio.
Infine, buona prestazione anche di Antonio Garés nel ruolo minore di Albazar.
Ottimo il Coro Lirico Veneto preparato da Flavia Bernardi e funzionali all'idea registica le scene (moderne) di Guido Buganza e i costumi (moderni) di Ilaria Ariemme. Stupende le luci di Fiammetta Baldisseri.
E del giovane direttore Hossein Pishkar che dire? Non ha mai lasciato solo il palcoscenico, sempre pronto a mimare il canto ogni volta che dava l'attacco e/o l'invito ai cantanti e al coro.
Pishkar, sul podio della Orchestra Luigi Cherubini (fondata a Ravenna da Riccardo Muti), ha dimostrato di essere una bacchetta preparatissima: preciso negli attacchi, guida fondamentale nei sillabati, convincente nei "crescendo" rossiniani, avvincente nella concertazione degli assiemi, fossero il terzetto, il quartetto o il tutti coro compreso: sicuro e determinante in tutti quei momenti collettivi che abbondano in questa partitura. Bravo. Proprio bravo. E applauditissimo dal pubblico, meritatamente, al suo apparire sul proscenio a fine spettacolo.

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In definitiva: un ottimo risultato, questo Turco in Italia, grazie all'universalità nel serio e nel faceto di Gioachino Rossini, al di là di "esegesi" che seppur annunciate con elaborati filosofemi, lasciano il tempo che trovano. Grazie a Dio.
(la recensione si riferisce alla recita di venerdì 23 febbraio 2024)

Crediti fotografici: Valentina Zanaga per il Teatro Sociale di Rovigo
Nella miniatura in alto: il direttore Hossein Pishkar
Sotto, in sequenza: Giuliana Gianfaldoni (Fiorilla) e Giulio Mastrototaro(Don Geronio); ancora Giulio Mastrototaro con Francisco Brito (Don Narciso) e Bruno Taddia (Prosdocimo); Francesca Cucuzza (Zaida) con Maharram Huseynov (Selim); ancora Giuliana Gianfaldoni con Maharram Huseynov
Al centro, in sequenza: foto su scene e costumi di Il turco in Italia in scena a Rovigo e foto di scena con anche l'eccellente Coro Lirico Veneto
In fondo: i saluti finali del cast e dello staff artistico e tecnico dell'allestimento, regista compreso





Pubblicato il 22 Dicembre 2023
Le celebrazioni pucciniane proseguono al Teatro del Giglio ma non č tutto oro quel che luccica
Messa di Gloria di poca gloria intervento di Simone Tomei

20231222_Lu_00_MessaDiGloria-Puccini_repertorioLUCCA - Il 29 novembre 2023 è iniziato ufficialmente l’anno delle celebrazioni per i cento anni dalla morte di Giacomo Puccini. Le iniziative prodromiche hanno trovato in questa data ufficiale il loro senso di attesa più profondo e da oggi al 2024 avremo modo di veder ricordato il nome del compositore in svariate iniziative del Comitato promotore delle Celebrazioni pucciniane.
Al Teatro del Giglio di Lucca è andata in scena la Messa a quattro voci del doge lucchese, meglio conosciuta come Messa di Gloria. Si tratta di un’opera giovanile in quattro parti scritta per coro, tenore e baritono solisti e orchestra; viene presentata come saggio di diploma all’Istituto Musicale Pacini di Lucca ed eseguita il 12 agosto 1880.
Puccini, che non ha mai pubblicato la partitura, ha riutilizzato i temi dell’Agnus Dei e del Kyrie rispettivamente in Manon Lescaut e in Edgar. L’opera lascia intravedere quella forza drammatica che Puccini avrebbe manifestato nelle composizioni successive: melodie pastorali che evolvono verso climax travolgenti, fughe frenetiche, episodi solenni e trionfanti; la struttura riprende le cinque parti della Messa cattolica: Kyrie, Gloria, Credo, Sanctus e Benedictus, Agnus Dei.
Con l’occasione voglio qui riportare una nota sul nome della Messa scritta dalla musicologa Gabriella Biagi Ravenni (CSGP 1999): «... Il titolo Messa a 4 con orchestra, scelto per questa esecuzione, è quello che Giacomo Puccini ha apposto, ovviamente di suo pugno, sulla prima pagina dell'autografo, conservato presso il Museo Casa Natale Giacomo Puccini a Lucca (per analogia, anche per il Mottetto per San Paolino, è stato usato il titolo che compare sull'autografo, conservato in una collezione privata). Anche il titolo Messa a 4 voci con orchestra è pienamente legittimo, dato che compare ma evidentemente è scritto da altra mano sulla copertina del medesimo autografo, e che è ripetuto su due altre fonti importanti, la cosiddetta copia Spinelli (conservato nella Biblioteca dell'Istituto Musicale "L. Boccherini" a Lucca), e la cosiddetta copia Vandini (di cui al momento non si conosce l'ubicazione, ma che è consultabile in una riproduzione fotografica presso la Library of Congress di Washington). Nessuna traccia quindi, nelle fonti, del titolo Messa di Gloria, con cui si continua a chiamare la Messa di Puccini in manifesti, programmi di sala, pubblicazioni, incisioni discografiche, e che fece la sua comparsa nella prima edizione a stampa della partitura, nel 1951, presso la casa Mills Music di New York. Promotore della pubblicazione e anche di un'importante esecuzione a Chicago nell'anno successivo era stato il sacerdote Dante Del Fiorentino, amico di Puccini (aveva anche esercitato il suo sacerdozio per alcuni anni a Torre del Lago, che si era poi trasferito negli Stati Uniti. All'inizio degli anni Cinquanta, Del Fiorentino era tornato a Lucca per rimettere insieme notizie utili per scrivere un libro di memorie sul compositore (che poi uscì, in inglese, a New York nel 1952: Immortal Bohemian: An Intimate Memoirs of Giacomo Puccini). È probabile che in quell'occasione acquistasse dalla famiglia Vandini una copia della Messa (appunto la cosiddetta copia Vandini): lo prova il copyright apposto a suo nome, in data "11 sept. 1951", sulla copia. Sembra evidente che il falso titolo Messa di Gloria sia stato scelto dall'editore o dal Del Fiorentino, ma non se ne capiscono le motivazioni: per convenzione il nome Messa di Gloria indica una Messa che comprende solo le prime due sezioni dell'ordinario, Kyrie e Gloria, e questo un sacerdote avrebbe dovuto saperlo. Nell'Ottocento era frequente che i compositori scegliessero questo tipo di Messa, come era frequente che componessero indipendentemente le altre sezioni dell'ordinario, o addirittura singoli versetti delle sezioni più lunghe, Gloria e Credo. Rossini compose una celebre Messa di Gloria, eseguita per la prima volta a Napoli nel 1820, e Donizetti, nel 1837, compose una Messa di Gloria e Credo per la stessa occasione, a conferma del significato esatto del termine. Comunque siano andate le cose, sarà opportuno non usare più un nome che rischia di dimezzare la Messa!»

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Oltre a questa composizione giovanile è stato eseguito anche il "Libera me" dal Requiem di Giuseppe Verdi come scritto in programma con una precisazione che a breve esporrò; tale composizione fu composta inizialmente nel 1869 dal “bussetano” per onorare, assieme ad altri musicisti del tempo, la figura di Gioachino Rossini ad un anno dalla sua morte e poi rimaneggiata per essere inserita nella grande “opera”, appunto il Requiem, in onore di Alessandro Manzoni nel 1874.
In relazione a questa scelta mi è sorta più di una perplessità in merito alla versione eseguita a Lucca: dal curato libretto di sala, le note esplicative distinguono in maniera piuttosto chiara le versioni del Libera me con due appellativi netti: quello della Messa per Rossini e quello del Requiem; le differenze musicale non sono enormi, ma se guardiamo dall’elenco dei brani citati in programma troviamo scritto “Libera me” dal Requiem, mentre da un ascolto attento, anche confrontandomi con altri, ho la quasi certezza che sia stato eseguito quello composto per Rossini. Questa perplessità è dunque riconducibile ad una sorta di imprecisione che in questi contesti, a mio avviso, non è assolutamente tollerabile.
Il secondo aspetto che mi ha suscitato notevoli imbarazzi risiede nella scelta per questa serata del brano verdiano; nessuno degli organizzatori sa che Giacomo Puccini ha composto un bellissimo Requiem che, seppur più semplice nella struttura, avrebbe potuto essere un perla da incastonare in un momento così celebrativo?
Risulta difficile pensare che in una circostanza dove si spendono lauti fondi pubblici per un centenario così importante non si ponga particolare attenzione all’aspetto propriamente musicologico legato al compositore lucchese e si mettano in programma brani che, pur nella loro indiscutibile bellezza, nulla hanno a che fare con l’evento che stiamo celebrando.
Venendo all’aspetto musicale della serata, le delusioni sono state piuttosto numerose a partire dalla tanto osannata Wiener Philharmoniker e dal direttore Adam Fisher; l’agogica mi è sembrata assai fuori luogo e molto incline a conferire a tutta la composizione un senso di smisurata confusione, con suoni spesso esasperati e un incedere tra il frenetico ed il nevrotico, ben lontano da quel senso elegiaco e sacro che le sarebbe proprio.
Non si evidenziano plausi nemmeno per il coro Sigverein Der Gesellschaft Der Musickfreunde Wien preparato e diretto dal M° Johannes Prinz; se la pronuncia lascia assai a desiderare (il latino non si attaglia affatto bene alla lingua tedesca pur essendone la culla), musicalmente mi è apparso assai approssimativo ed in più momenti - vedasi l’attacco del Cum sancto spiritu - assai scollato e fuori tempo rispetto alla musica. Anche le dinamiche hanno lasciato assai a desiderare: i forti/fortissimi sguaiati ed i piano/pianissimi inconsistenti.
Per quello che riguarda i solisti le note non sono più appaganti trovando il baritono Massimo Cavalletti assai a disagio con le poche battute a lui destinate; fraseggio anodino e acuti - la nota più alta è un Fa naturale - al limite dell’accettabile.
Il tenore Vittorio Grigolo, più impegnato musicalmente del collega, non ha saputo cogliere lo spirito sacro e spirituale della composizione imponendosi vocalmente alla “Cavaradossi” nella sua accezione più smielata e patetica con accenti troppo marcati e falsetti del tutto inappropriati, quasi a nascondere difficoltà nelle note più impervie. Ritengo inoltre che in tale contesto sia importante anche l’atteggiamento “in scena”; le movenze del tenore mi hanno ricordato di più i miei studenti a scuola, impazienti al suono della campanella di uscire di classe per la ricreazione, che non un interprete in concerto.
In merito ai solisti scelti mi sovviene anche un’altra riflessione: siamo nel centenario delle “Celebrazioni pucciniane”, siamo nella sua città natale, ci vantiamo di portare a Lucca un consesso musicale di alto livello anche se a mio avviso non è stato così; perché, dunque, non ingaggiare anche un artista ad hoc - non penso che un cachet in più avrebbe spostato l’ago dell’equilibro finanziario - per farci gustare in tutta la sua bellezza il Crucifixus?
Solisti bassi o bass-bariton adatti a questo brano ce ne sarebbero stati molti e forse avrebbero anche reso miglior servizio alle parti più baritonali di cui ho parlato sopra. Il Crucifixus eseguito dal coro maschile ha perso tutta la sua pregnanza sia per un impasto di suono non troppo preciso, sia per poca intelligibilità della parola cantata.

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Spicca, però, su tutti il soprano Alessia Panza impegnata nel brano verdiano cui ha saputo conferire, con voce calda e con fraseggio elegante, un senso religioso e mistico - assente fino a questo punto - nel momento conclusivo della serata.
Da lucchese e da studioso di Puccini e della sua città ritengo che la serata, seppur osannata da quasi tutto il pubblico in teatro, sia stata ben al di sotto di quanto, in un momento così topico, avrei desiderato per la mia città e per il suo compositore più illustre che ho visto ben meglio omaggiato e ricordato in altri lochi.
(il servizio si riferisce al concerto del 29 novembre 2023)

Crediti fotografici: Giorgio Andreuccetti per il Teatro del Giglio di Lucca
Nella miniatura in alto: il "doge" Giacomo Puccini
Al centro, in sequenza: Massimo Cavalletti, Vittorio Grigolo, Alessia Panza e Adam Fischer
Sotto: i ringraziamenti di orchestra e coro per gli applausi del pubblico





Pubblicato il 16 Settembre 2023
L'incompiuta di Giacomo Puccini con il finale di Berio ha entusiasmato il pubblico di Spoleto
Abbiamo la Turandot dei prossimi 20 anni intervento di Athos Tromboni

20230916_Spoleto_00_Turandot_phRiccardoSpinellaSPOLETO – Il Teatro Lirico Sperimentale “A.Belli” ha messo in scena la Turandot di Giacomo Puccini come ultima opera della sua stagione lirica. Due le note salienti da mettere in rilievo: la prima, che l’allestimento ha scelto il finale di Luciano Berio rispetto a quello tradizionale di Franco Alfano; e la seconda, che nel ruolo della Principessa di Ghiaccio - la sera del 15 settembre al Teatro Nuovo - ha cantato la giovane Suada Gjergji e con essa il mondo del melodramma ha trovato la Turandot dei prossimi 15 – 20 anni, poi diremo perché.
Ma partiamo dalla prima nota saliente: il finale di Berio. È talmente bello musicalmente che meriterebbe di essere “espunto” dall’opera per costituire un brano a sé, di Puccini-Berio se proprio lo si dovesse cointestare. Fior di musicologi hanno spiegato e scritto perché Berio abbia rispettato più di Alfano gli appunti lasciati da Puccini morto prima di concludere l’opera. Ma se questo è vero, è altrettanto vero che il compositore ligure (scomparso nel 2003) ha musicato le intenzioni del maestro lucchese (scomparso nel 1924) traendone una musica in totale sincronia con l’estetica novecentesca… una realtà che si contrappone nella sua concretezza alle intenzioni, categoria dello spirito immateriale.
Questo finale è poco più di un quarto d’ora di musica, ma è del tutto autosufficiente; non servirebbe neanche spiegare che proviene dalla favola/melodramma chiusasi con la morte di Liù e con il suo corteo funebre.
Il finale Puccini-Berio starebbe bene in dittico con, ad esempio, Le Villi (prima opera di Puccini), oppure con uno dei tre lavori del Trittico vista la tendenza d’oggi di scorporare una parte del Trittico ad uso dittico abbinando con Cavalleria rusticana di Mascagni, Pagliacci di Leoncavallo o tout-court con prime esecuzioni assolute di autori tuttora viventi.

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E veniamo alla seconda nota saliente: Suada Gjergji. Soprano lirico spinto ha in gola tre doti essenziali: la potenza della voce, l’intonazione cristallina, l’emissione piena e rotonda anche per gli acuti estremi e tenuti. E poi ha - anche e soprattutto - una straordinaria capacità mimica, sia facciale, sia corporea in generale, per cui il personaggio che affronta non è interpretato, bensì è vissuto. La parte di Turandot non la imbarazza, né la impensierisce, ed ha dimostrato di saperla affrontare con la baldanza e la sicurezza di chi crede nei propri mezzi. La attendiamo in altre prove con personaggi di grande carattere e impervia vocalità: Abigaille del Nabucco e Aida di Verdi, Norma di Bellini (sì, anche nel drammatico di agilità), Francesca da Rimini di Zandonai… e poi Wagner, dove ella volesse…
L’altro soprano di questa Turandot, nel ruolo di Liù, era Alessia Merepeza: vocalità interessante ma forse esuberante per la delicata figura (anche musicalmente) della piccola schiava innamorata di Calaf. La Merepeza ha impersonato una Liù poco lirica e vocalmente piuttosto drammatica e nel merito possiamo dire che ha molto da lavorare sul suo buon materiale vocale migliorando la tecnica, i passaggi di registro e soprattutto il canto in maschera. I buoni suoni di petto non sempre possono sostituire con efficacia il canto a fior di labbra.
Deludente il tenore. Nel ruolo di Calaf  Dario Di Vietri non ci ha convinto; il colore disomogeneo della sua emissione e l’evidente affaticamento della voce nel duetto con Turandot alla fine del secondo atto, così come nel canto di Nessun dorma con quella nota finale tenuta breve per precauzione, non lo fanno salire - per noi -  agli onori della cronaca. Comunque è stato lungamente applaudito dal pubblico di Spoleto. Ma è giovane: sappia che il consenso del pubblico non deve illudere che si è al top.

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Bravi gli interpreti delle tre maschere: Davide Peroni (Ping), Oronzo D’Urso (Pong) e Roberto Manuel Zangari (Pang). Un plauso anche al basso Giordano Farina interprete di un efficace Timur, ed al baritono Giovanni Luca Failla (Un Mandarino).
Ma fra i comprimari la sorpresa più bella è stata quella del tenore Francesco Domenico Doto (nel doppio ruolo di mimo come Principe di Persia e poi in quello dell’ Imperatore Altoum), uno squillo prezioso e un timbro chiaro e affascinante. Completava il cast la poderosa presenza del mimo Cristina Scaramucci nel ruolo del boia Putin-Pao.
Sul podio della brava Orchestra del Teatro Lirico Sperimentale “A.Belli” era l’ottimo Carlo Palleschi che ha espresso il miglior strumentale della serata proprio nel finale musicato da Berio. Ha saputo concertare la parte pucciniana - aiutando anche i cantanti - traendo dagli esotismi della partitura momenti di felice suggestione auditiva. Bravi anche il Coro e il Piccolo Coro del Teatro “A.Belli” sotto la guida di Mauro Presazzi.
Infine la regia di Alessio Pizzech: ambientata in gran parte (ci è sembrato) in un manicomio pre legge Basaglia racconta un’altra cosa rispetto al libretto di Giuseppe Adami e Renato Simoni, come è ormai consuetudine dei registi di quella che definiremmo la nouvel-nouvel-vague operistica (parafrasando il cinema francese). Pizzech è molto bravo nel suo lavoro; e molto convinto che ci sia un’esegesi oltre i fatti raccontati dal libretto: lui la cerca, vuole scoprirla, spiegarla, entra nelle intenzioni (come Berio, appunto) che proliferano come sottintesi, metafore, simboli dentro ogni racconto reale, contrapponendo ai fatti un presunto significante che ne annulla il significato, o forse lo arricchisce. Comunque lo stravolge. La sua ambientazione nel primo atto è scarna (fondale nero con luna piena luminosissima), mentre nel secondo e terzo atto è minimalista (il manicomio, abbiamo detto). Hanno collaborato con Pizzech lo scenografo Andrea Stanisci, la costumista Clelia De Angelis, l’assistente alla regia Lisa Nava.
Applausi calorosi e prolungati per tutti a fine recita.

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Replica a Spoleto domenica 17 settembre, poi circuitazione per la Stagione Lirica 2023 dell’Umbria, a Perugia (Teatro Morlacchi, 18 e 19 settembre), Foligno (Politeama Clarici, 20 settembre), Città di Castello (Teatro degli Illuminati, 21 settembre) e Todi (Teatro Comunale, 22 e 23 settembre).
(la recensione si riferisce allo spettacolo di venerdì 15 settembre 2023)

Crediti fotografici: Riccardo Spinella per il Teatro Lirico sperimentale “A.Belli” di Spoleto
Nella miniatura in alto: il soprano Suada Gjergji (Turandot)
Sotto, in sequenza: ancora Suada Gjergji; il tenore Dario Di Vietri (Calaf); il soprano Alessia Merepeza (Liù);
scena della decapitazione del Principe di Persia
Al centro, in sequenza: le 3 maschere Ping, Pong e Pang con Calaf; il Coro e il Piccolo Coro del Teatro “A.Belli”
In fondo: scena finale di questa Turandot con i due protagonisti amorosi scesi fra il pubblico della platea






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Il Turco conquista Rovigo
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20240225_Ro_00_IlTurcoInItalia_HosseinPoshkar_phValentinaZanagaROVIGO - Una sorta di "esegesi" aveva preceduto l'andata in scena di Il turco in Italia, libretto di Felice Romani musica di Gioachino Rossini; e l'interprete critico della verità rivelata era stato il regista Roberto Catalano che aveva comunicato in una nota di regia che «... la necessità è stata quella di intercettare nel ruolo di Fiorilla il tratto universale di un'umanità vittima di stimoli costanti, per cercare di dare al suo personaggio non l'eccezione dell'essere umano "guasto" che va aggiustato, ma quella di una vittima perfetta sulla cui fragilità è possibile lucrare. Ecco perché in questa drammaturgia il personaggio del Poeta (Prosdocimo, ndr) a caccia della sua storia "sfruttando" le vite degli altri, vestirà i panni di un creativo senza scrupoli ...»
Ci sarà riuscito il regista, nel Teatro Sociale di Rovigo, a dimostrare questa sua "esegesi"? O tutto è rimasto sulla carta, come sua e personale testimonianza d'intenti e basta? Oggi, nelle regie cosiddette moderne, il capovolgimento del paradigma è ormai una costante
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Incontro con Lorenzo Cutųli
servizio di Edoardo Farina FREE

20240215_Fe_00_LorenzoCutuliFERRARA - Il 100° anniversario dalla morte di Giacomo Puccini rappresenta un’occasione per commemorare e ripercorrere la vita e la carriera di uno dei più grandi musicisti italiani.  Le sue Opere, ancora oggi, continuano a essere rappresentate sui palcoscenici più prestigiosi del mondo, celebrando lo straordinario valore artistico delle composizioni
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Opera dal Nord-Est
Il Barbiere eccellente
servizio di Nicola Barsanti FREE

20240209_Ve_00_IlBarbiereDiSiviglia_BepiMorassiVENEZIA - Se pensiamo al fascino di un teatro risorto per più di una volta dalle proprie ceneri, e vi aggiungiamo la suggestione di esservi dentro nel vivo del carnevale della “Serenissima” non può venire in mente un gioiello della produzione rossiniana: Il barbiere di Siviglia. Ed è proprio a quest’opera che abbiamo assistito, la seconda in cartellone
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Opera dal Centro-Nord
Manon Lescaut e il gesto della Lyniv
servizio di Nicola Barsanti FREE

20240202_Bo_00_ManonLescaut_OksanaLynivBOLOGNA - Il Teatro Comunale Nouveau inaugura la propria stagione operistica 2024 con il primo vero e proprio gioiello della produzione pucciniana: Manon Lescaut. Ottima scelta per onorare il centenario della morte del compositore lucchese, avvenuta il 29 novembre del 1924 a Bruxelles.  La Manon Lescaut rappresenta per la carriera
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Echi dal Territorio
Bologna Festival numero 43
redatto da Athos Tromboni FREE

20240201_Bo_00_BolognaFestival_TeodorCurrentzis_phAlexandraMuravyevaBOLOGNA - La 43.esima edizione di Bologna Festival 2024, da marzo a novembre, presenta alcuni dei più interessanti direttori dell’odierna scena musicale quali Teodor Currentzis, per la prima volta a Bologna con la sua orchestra musicAeterna, Vladimir Jurowski con la Bayerisches Staatsorchester e Paavo Järvi con la Die Deutsche
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Jazz Pop Rock Etno
Jazz e altro allo Spirito
redatto da Athos Tromboni FREE

20240129_Fe_00_IlGruppoDei10_TutteLeDirezioni_FrancoFasano.JPGFERRARA - Varato il calendario dei concerti "Tutte le Direzioni in Winter&Springtime 2024", organizzata da Il Gruppo dei 10 con qualche novità e collaborazione in più rispetto ai precedenti. La location è (quasi sempre) la stessa: il ristorante lo Spirito di Vigarano Mainarda (Ferrara), nell’intimo tepore delle sue suggestive sale, immerso nella
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Opera dal Centro-Nord
La bohčme visual della Muti
servizio di Athos Tromboni FREE

20240127_Fe_00_LaBoheme_ElisaVerzier_phFabrizioZaniFERRARA - Suggestivo l'allestimento di La bohème di Giacomo Puccini curato da Cristina Mazzavillani Muti per il Teatro Alighieri di Ravenna, approdato ieri sera al Comunale "Claudio Abbado" di Ferrara. Pubblico della grandi occasioni ("sold-out" si dice oggi, con un inglesismo ormai sostitutivo di "tutto esaurito" d'italiana fattura); pubblico
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Jazz Pop Rock Etno
Jazz Club Ferrara 45 concerti
redatto da Athos Tromboni FREE

20240124_Fe_00_JazzClub_GennaioMaggio2024FERRARA - Dal 26 gennaio 2024, prende il via al Torrione San Giovanni la seconda parte della 25.ma stagione di Ferrara in Jazz. Grandi nomi del jazz internazionale e largo spazio ai giovani, per complessivi 45 concerti accompagnati da eventi culturali collaterali, realizzati con il contributo del Ministero della Cultura, Regione Emilia-Romagna, Comune
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Opera dal Nord-Est
Bolena e Seymur destino congiunto
servizio di Rossana Poletti FREE

20240123_Ts_00_AnnaBolena_SalomeJicia_phFabioParenzanTRIESTE – Teatro Verdi. Nell’ Anna Bolena di Gaetano Donizetti, in scena al Teatro Lirico Giuseppe Verdi di Trieste, primeggia la qualità del cast. Un gruppo di cantanti straordinari, che contribuiscono in modo determinante al buon esito della rappresentazione. Se si eccettua qualche piccola quasi impercettibile incertezza nel primo atto la prova
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Opera dal Centro-Nord
Un Trovatore cosė cosė
servizio di Nicola Barsanti FREE

20240121_Li_00_IlTrovatore_MatteoDesole_phAugustoBizziLIVORNO - Torna a distanza di 50 anni di assenza al Teatro Goldoni e 27 anni dopo la sua ultima apparizione nella città di Livorno (ma fu al Teatro La Gran Guardia) Il trovatore, uno dei titoli più amati di Giuseppe Verdi. Un ritorno tanto atteso che non convince, pertanto inferiore alle aspettative. Gli anelli deboli di questa produzione riguardano
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Opera dal Centro-Nord
Barbiere di Siviglia stratosferico
servizio di Nicola Barsanti FREE

20240120_Pr_00_IlBarbiereDiSiviglia_DiegoCeretta_RobertoRicciPARMA - Il Teatro Regio di Parma inaugura il cartellone d’opera del 2024 con il fiore all’occhiello di Gioacchino Rossini: Il Barbiere di Siviglia. Com’è noto ai più, nel 1782 Giovanni Paisiello scrisse un’opera dallo stesso titolo e con lo stesso soggetto, da qui la decisione del maestro di Pesaro di intitolare la sua nuova composizione (almeno in un primo
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Opera dal Centro-Nord
Un Barbiere un po' cosė...
servizio di Simone Tomei FREE

20240113_Lu_00_IlBarbiereDiSiviglia_GurgenBaveyan_PhotoKiwiLUCCA - Il Barbiere di Siviglia di Gioachino Rossini si veste di attualità, attraverso una lettura piuttosto singolare, ma non del tutto dissonante dalle intenzioni musicali e librettistiche, nell’allestimento andato in scena al Teatro del Giglio di Lucca con la firma registica di Luigi De Angelis che ha curato anche scene e luci. In un condominio stile Le Courboisier
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Opera dal Nord-Est
La Bohčme dei ponteggi
servizio di Athos Tromboni FREE

20240113_Ro_00_LaBoheme_FrancescoRosa_phValentinaZanagaROVIGO - Una Bohème senza lode e senza infamia. Così potrebbe definirsi l'allestimento dell'opera di Giacomo Puccini andata in scena al Teatro Sociale. Si tratta di una coproduzione del teatro di Rovigo con il Comune di Padova e il teatro "Mario Del Monaco" di Treviso. Una produzione tutta veneta, considerando la bacchetta affidata a Francesco Rosa
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Eventi
Ecco la stagione 2024 del Filarmonico
redatto da Athos Tromboni FREE

20231230_Vr_00_Arena-Filarmonico_CeciliaGasdia_phEnneviFotoVERONA - Teatro Filarmonico: dal 21 gennaio al 31 dicembre 2024, sono in programma 5 opere e 10 concerti sinfonici, con grandi interpreti internazionali. Attesissimo il ritorno del balletto, in scena anche nella sera di San Silvestro. Sarà - inoltre - l’anno delle prime assolute e dei grandi omaggi: il 2024 porterà sul palcoscenico del Filarmonico
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Opera dal Nord-Ovest
... e il Coro fa 90!
servizio di Simone Tomei FREE

20231223_Fi_00_PetiteMesseSolennelle_LorenzoFratini_phMicheleMonastaFIRENZE - Siamo a Passy e correva l’anno 1863: dopo aver finito di comporre il suo ultimo "péchés de veillesse" La Pétite Messe Solennelle, così il Gioachino Rossini infiorettava lo spartito musicale: «Bon Dieu - La voilà terminée cette pauvre petite Messe. Est-ce bien de la musique Sacrée que je viens de faire ou bien de la Sacrée Musique? J’etais né
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Opera dal Nord-Est
Ballo in maschera suggestivo
servizio di Simone Tomei FREE

20231218_Vr_00_UnBalloInMaschera_FrancescoIvanCiampaVERONA - Uno scorcio di stagione 2023 col botto quella del Teatro Filarmonico con la rappresentazione di Un ballo in maschera di Giuseppe Verdi: la regista Marina Bianchi firma un allestimento classico del Teatro Regio di Parma con le ritrovate scene del 1913, dipinte da Carmignani. Fondali e principali di carta, dallo straordinario effetto tridimensionale,
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Operetta and Musical
Bella la notte a Venezia
servizio di Athos Tromboni FREE

20231210_Ro_00_UnaNotteAVenezia_AlessandroBrachettiROVIGO - Venezia, nell'immaginario collettivo dell'Ottocento e del secolo scorso, ma anche nei tempi attuali, ha sempre condiviso la sua immagine reale con un'immagine oleografica: quella della città dell'eleganza, delle frivolezze che animano vicoli e calli, delle bellezze architettoniche e artistiche, della fiorente attività commerciale
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Opera dal Nord-Est
Il flauto magico secondo Stefanutti
servizio di Rossana Poletti FREE

20231209_Ts_00_IlflautoMagico_BeatriceVeneziTRIESTE - Teatro Verdi. Non ci soffermeremo qui sulla miracolosità del lavoro di Mozart, sulla sua rivoluzione che, senza essere tale, mise le premesse per un nuovo mondo musicale, di un compositore iniziatore di nuove concezioni. La rappresentazione del Die Zauberflöte di Wolfgang Amadeus Mozart, in scena al Teatro Lirico Giuseppe Verdi
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Classica
Applausi calorosi per Lupo e Gatti
servizio di Nicola Barsanti FREE

20231208_Fi_00_ConcertoDanieleGattiBenedettoLupo_DanileGattiFIRENZE - Dopo il fortunato Ciclo Chajkovskij, il direttore musicale del Teatro del Maggio, Daniele Gatti, porta a termine un altro nuovo interessante progetto musicale: il Ciclo Beethoven-Honegger e l'Europa, costruito accostando le rare sinfonie del compositore franco-svizzero Arthur Honegger ai ben più celebri cinque concerti per pianoforte
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Opera dal Nord-Est
Pigmalione cattura l'attenzione
servizio di Athos Tromboni FREE

20231204_Ro_00_Pigmalione_BrunoTaddia_phValentinaZanagaROVIGO - Il 16 ottobre 1714 il poeta e librettista veneto Francesco Passarini (da non confondere con l'omonimo compositore bolognese vissuto nel secolo precedente) scrisse una dedica al Podestà di Rovigo: «... Eccellenza, è un debito indispensabile del mio reverendissimo ossequio il consacrare alla grandezza di Vostra Eccellenza questo mio
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Opera dal Centro-Nord
Una bella Rondine a Pisa
servizio di Nicola Barsanti FREE

20231203_Pi_00_LaRondine_ValerioGalliPISA - Il Teatro Verdi accoglie il suo pubblico a luci fioche, lasciando già intravedere quello che è l’impianto scenico ideato dal regista francese Paul-Émile Fourny per la seconda opera prevista in cartellone della stagione lirica 2023-2024: La Rondine di Giacomo Puccini. Scelta di grande efficacia teatrale che diffonde fra platea e palchetti aspettativa
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Opera dal Centro-Nord
Le guerre di Ulisse raccontano
servizio di Athos Tromboni FREE

20231203_Fe_00_LeGuerreDiUlisse_MarcoSomadossiFERRARA - Il Teatro Comunale "Claudio Abbado" era gremito sabato 2 dicembre 2023, per l'opera contemporanea Le guerre di Ulisse, musica di Marco Somadossi, libretto di Patrizio Bianchi, ex rettore dell'Università di Ferrara ed ex Ministro della Pubblica Istruzione, oggi professore emerito di Economia Applicata, presso il "suo" ateneo.      
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Opera dall Estero
Roméo et Juliette da applausi
servizio di Ramón Jacques FREE

20231202_00_Bilbao_RomeoEtJuliette_LorenzoPasseriniBILBAO VIZCAYA (Spagna) - Palacio Euskalduna, 24 ottobre 2023.
Dalla sua creazione nel 1953, l'ABAO (Asociación Bilbaína de Amigos de la Ópera)), conosciuta anche come Ópera di Bilbao, si è affermata come una delle compagnie d'opera più importanti della Spagna, poiché nel corso della
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Opera dall Estero
Jenufa in ambiente minimalista
servizio di Ramón Jacques FREE

20231201_00_Chicago_NinaStemme_phMichaelBrosilowCHICAGO Il, USA - Civic Opera House, 26 novembre 2023.
Jenůfa, opera in tre atti del compositore ceco Leoš Janáček (1854-1928) basata sull'opera Její pastorkyňa ("la sua figliastra") della scrittrice Gabriela Preissová (1862-1946), è entrata nel repertorio della Lyric Opera di Chicago
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Opera dal Centro-Nord
Eccola di nuovo: La bohčme
servizio di Nicola Barsanti FREE

20231201_Fi_00_LaBoheme_GiacomoSagripantiFIRENZE - Al Teatro del Maggio Musicale Fiorentino torna La bohème nella  classica e tradizionale regia firmata da Bruno Ravella (già vista e recensita nel 2017 che potete leggere qui), in quest’occasione ripresa da Stefania Grazioli con ottima cura, e  come allora si apprezzano le luci di D. M. Wood, qua riprese da Emanuele Agliati.
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