Pubblicato il 23 Dicembre 2018
In scena a Ferrara con commovente partecipazione di pubblico l'opera di Marzocchi e Barbieri
Il viaggio di Roberto. Parliamone intervento di Athos Tromboni

181223_Fe_00_IlViaggioDiRoberto_GuidoBarbieriFERRARA - Su quale realtà italiana storicamente accertata si innesta Il viaggio di Roberto scritto da Guido Barbieri e musicato da Paolo Marzocchi? La recensione dello spettacolo la si può leggere qui (servizio di Attilia Tartagni dal Teatro Alighieri di Ravenna). A me preme, in questo Parliamone, focalizzare giornalisticamente la realtà storica e il momento più alto dell'antisemitismo (o meglio, del razzismo) italiano che approvò le infami leggi razziali del 1938 e organizzò di conseguenza il rastrellamento degli ebrei e la reclusione nei campi di concentramento italiani nell'anno cruciale 1943 e fino alla data di approvazione del cosiddetto "ordine del giorno Grandi" del 25 luglio: nel maggio di quell'anno il neoministro delle Corporazioni, Tullio Cianetti, approntava e faceva approvare un Regio Decreto Legislativo che all'articolo 1 diceva: «Il Ministero per le Corporazioni in relazione ai compiti ad esso spettanti in base al Testo Unico delle leggi sulla disciplina dei cittadini in tempo di guerra ... provvede all'utilizzazione e all'avviamento al lavoro:
a) dei confinati comuni;
b) dei condannati ammessi al beneficio della liberazione condizionale...
Al Ministero per le Corporazioni spetta altresì il compito di fissare ... le particolarità di impiego degli ebrei di intesa con il Ministro degli Interni
Nella relazione che illustrava il provvedimento si metteva poi bene in evidenza come "l'avviamento coattivo al lavoro nei confronti di alcune particolari categorie (sfaccendati professionali, ed ebrei)" avesse "il carattere di una sanzione". Con tale disposizione quindi veniva considerato reato appartenere alla "razza ebraica".
A quel punto la macchina amministrativa dello Stato fascista si metteva in moto per attuare praticamente il progetto: veniva diramato un telegramma a tutti i Prefetti affinché disponessero "pronta mobilitazione totale servizio lavoro ebrei fisicamente idonei ambo i sessi, compresi discriminati, ebrei facenti parte famiglie miste e ebrei stranieri, dall'età di 18 ai 30 anni (poi elevati a 36 anni, ndr), avviandoli ai centri di raccolta che vi saranno indicati dal Ministro delle Corporazioni". È l'inizio delle deportazioni che caratterizza la fase dell'antisemitismo di matrice italiana, fin qui indipendente e autonomo rispetto all'antisemitismo nazista. Questo e tanto altro - tutto ben documentato - lo si può leggere alle pagg. 368-371 del libro "La menzogna della razza", Edizioni Grafis, Bologna 1994.
Ma il 25 luglio 1943 cadde il governo fascista, Mussolini fu arrestato e l'antisemitismo di matrice italiana, nei mesi successivi e fino a tutto il 1945, venne assorbito e conglobato, con la collaborazione dei fascisti italiani della Repubblica di Salò, dentro la cornice del razzismo nazista.
E dunque è proprio là, in quel prodromo fascista di matrice italiana, si innesta  Il viaggio di Roberto verso Auschwitz.
Racconta Guido Barbieri, autore del libretto, nell'introduzione del libretto stesso: «Il treno è uno degli oggetti biografici che ricorrono con maggiore frequenza e in modo ciclico nelle cronache della Shoah. In treno partono da Terezin, il 16 ottobre 1944, i passeggeri del cosiddetto Künstler-Transport: poeti, scrittori. compositori, musicisti, pittori, scienziati, tutti finiti su per un camino, ad Auschwitz, all'alba del giorno dopo... Lo stesso giorno di un anno prima, il 16 ottobre 1943, ben 1259 cittadini vengono rastrellati dalle SS in tutta la città di Roma: 1024 di loro, con la stella di David sul petto, vengono caricati in un convoglio di 18 carri bestiame che parte, il 18 ottobre, dalla Stazione Tiburtina: direzione Auschwitz. In treno partivano dai campi di concentramento di Fossoli, di Montechiarugolo, di Forlì, di Tonezza del Cimone, di Vo' Vecchio, di Conegliano Ligure, gli ebrei e i detenuti politici italiani che con la complicità attiva dei 'ragazzi di Salò' venivano spediti nei lager tedeschi ...  Chiuso dentro un carro bestiame parte anche Roberto Bachi, età 15 anni, il 6 dicembre 1944, dal Binario 21 della stazione di Milano. Destinazione Auschwitz.»

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Bene ha fatto il Teatro Comunale Claudio Abbado di Ferrara a mettere in cartellone, il 21 dicembre 2018, lo spettacolo andato in scena pochi giorni prima al Teatro Alighieri di Ravenna. Per non dimenticare. Per contribuire alla memoria di una verità storica terribile ma inalienabile per la coscienza di chi si riconosce nella Costituzione della Repubblica italiana nata dalla Resistenza. Giusto perché l'uomo cui è intestato il maggior teatro ferrarese (Claudio Abbado) era, è, e resterà un esempio di figura dall'etica solidaristica, dalla tempra democratica e dalla visione universalmente tollerante. E giusto anche perché la comunità ebraica di Ferrara ha dato un contributo di sangue non indifferente alla Shoah: furono più di cento gli ebrei ferraresi brutalmente deportati prima al campo di smistamento di Fossoli, e poi nei campi di sterminio nazisti, per la maggior parte ad Auschwitz: di questi, solamente cinque fecero ritorno.
Dunque, Il viaggio di Roberto non è uno spettacolo: è una testimonianza. Anzi, "la testimonianza".
E personalmente ho trovata geniale la scelta di raccontare non ciò che si sa per certo di Roberto Bachi (è tracciabile la sua storia, dai primi giorni della persecuzione con l'esclusione dalla scuola nonostante fosse per comportamento e profitto uno studente modello, ai giorni dell'arresto, ai giorni - pochi - del confinamento ad Auschwitz prima del forno crematorio), ma di raccontare "il viaggio" immaginando quello che fu l'atteggiamento del ragazzo dentro il vagone piombato; inventando la presenza di un viaggiatore ebreo sopravvissuto che lo testimoniasse (Vittorio, il narratore, interpretato da Franco Costantini). Mentre fuori, in Italia, la madre (Ines, interpretata da Cinzia Damassa), bussava a porte e porte per cercar di sapere quale destino era piombato non solo sul figlio, ma anche sul marito (Armando¸ interpretato dal baritono Marcello Rosiello) pure lui arrestato nella stessa retata e immediatamente separato da Roberto. E le visioni di Roberto, sempre immaginate dal librettista, prendono l'aspetto di "apparizioni" (Lady Marianna, Bagheera, Madama Butterfly, la maestra, interpretate dal mezzosoprano Anna Bessi). Dunque un direttore (Jacopo Rivani), un'orchestra e un quartetto vocale, due cantanti, tanti attori e figuranti come contorno di sceneggiatura. Sì, sceneggiatura, non scenografia. Così Il viaggio di Roberto è sembrato più il film di una recita con musiche di scena e canti, o addirittura un melologo del sopravvissuto Armando, piuttosto che un'Opera lirica.
Ma proprio l'essenzialità della partitura di Paolo Marzocchi, calata dentro l'impianto drammaturgico di Guido Barbieri, ha reso maggiormente efficace quello che più sopra ho definito "la testimonianza"; il compositore ha adoperato con dosato equilibrio sia i principi estetici dell'alea, sia la dodecafonia, sia l'armonia. La sua musica è coinvolgente, pertinente alle "visioni" di Roberto e alle crude narrazioni del sopravvissuto Armando. E non è affatto ininfluente sull'empatia di chi sta ad ascoltare. Cattura, prende, coinvolge, commuove.

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In un quadro così complesso, la regia di Alessio Pizzech mi è parsa eccellente. Non fui tenero, in passato, con sue regie di capolavori operistici passate a Ferrara. In questa circostanza devo manifestare non solo apprezzamento, ma anche entusiasmo e condivisione senza se e senza ma, per le scelte operate da Pizzech, per le quali si è vista la sua bravura e intuitività, chiamiamola pure "vocazione", quando il soggetto promana dalla musica contemporanea. Bravo Pizzech. E bravi anche Davide Amadei (scene e costumi) e Nevio Cavina (luci), giusto per completare le citazioni. Ma bravo sopratutto il giovane che ha interpretato il mutismo di Roberto, che non so indicare chi sia stato a Ferrara fra i tre citati in locandina: Emmanuel Ranieri, o Emiliano Santiago Orioli, oppure Andrea Zannini ? Poco importa, qui, indicare chi... Importa "la testimonianza".

Crediti fotografici: Zani-Casadio per il Teatro Alighieri di Ravenna e il Teatro Abbado di Ferrara
Nella miniatura in alto: l'autore del libretto, Guido Barbieri





Pubblicato il 23 Settembre 2018
Trionfale concerto della formazione d'archi della Orchestra giovanile europea nel Teatro Abbado
La Euyo se fosse la chiave di volta? intervento di Athos Tromboni

180923_Parliamone_00_EuyoStringEnsemble_MatsZetterqvistFERRARA - E se fosse la chiave di volta per un ampliamento della musica sinfonica dal plurieseguito repertorio di tradizione alle eccellenze del Novecento? Questo ci si chiedeva sabato 22 settembre 2018 assistendo al concerto della formazione d’archi della European Union Youth Orchestra, una formazione di 20 archi guidati da due eccellenti musicisti della Chamber Orchestra of Europe ben noti ai ferraresi, perché molti dei presenti in teatro hanno seguito la Coe fin dal 1989, quando il maestro Claudio Abbado portò quell’orchestra in residenza nella città estense. Sul palcoscenico erano 18 ragazzi e ragazze della Euyo, queste ultime con le loro sciarpe azzurre stellate, guidati dall’esperto primo violino Mats Zetterqvist e dall’eccellente violoncellista Richard Lester. In aggiunta agli archi, per l’esecuzione del primo brano (autore Arvo Pärt, Cantus in memoriam Benjamin Britten) c’era il bravo percussionista Boris Bondinof per suonare le campane nel modo “tintinnabuli”.
Ripetiamo: e se fosse la chiave di volta per un ampliamento della musica sinfonica dal plurieseguito repertorio di  tradizione alle eccellenze del Novecento? Perché il programma della serata prevedeva, oltre alla musica di Pärt, anche un sorprendente Dmitrij Sostakovic trascritto dal direttore d’orchestra Rudolf Barshaj (Sinfonia da camera in Do minore op.100a); poi un mai eseguito, a Ferrara, Henryk Górecki (Three pieces in old style); e infine l’aggiunto ottocentesco Petr Ilic Chajkovskij della Serenata per archi in Do maggiore op.48 di musica intimistica e melodiosa.
Non c’è niente che faccia presagire una risposta affermativa alla nostra domanda retorica posta all’inizio di questa corrispondenza: perché le Euyo (a partire dal concerto della formazione da camera che si esibirà giovedì 27 settembre prossimo, e proseguendo con i concerti dell’11 e del 13 aprile 2019) proporrà nel Teatro Abbado autori quali Ravel, Rossini, Schubert, Glinka, Rachmaninov, altro Chajkovskij, altro Sostakovic, Richard Strauss, Mozart e Bruckner.
Quindi grande repertorio di tradizione (che è quello che si impone nel mercato della concertistica) e se di autori novecenteschi si può parlare, ci si limita a Ravel, Rachmaninov, R. Strauss, Sostakovic, quindi un novecento ben piantato nella tradizione ottocentesca.
Ma Górecki e Pärt eseguiti l’altra sera (e pure il Sostakovic/Barshaj) hanno ricevuto una calorosa accoglienza dal pubblico, che non fiatava nemmeno durante le esecuzioni tanto era partecipe e coinvolto. E si tratta di musica bellissima, certo novecentesca piantata nella storia non solo ottocentesca, ma addirittura radicata nell’estetica trecentesca, o comunque antica, e pur tuttavia nuova e riconciliante la massa degli ascoltatori con la contemporaneità.
Sì, certo, negli anni passati, nelle passate stagioni sinfoniche, grazie alla sensibilità di Claudio Abbado, la Coe e la Mahler Chamber Orchestra avevano proposto qualche autore novecentesco, celebrato più dalla critica e dalla musicologia che dal pubblico, ma erano le classiche eccezioni che confermano la regola: “se si esegue troppo Novecento, soprattutto di compositori aleatori e matematici, il pubblico non gradisce e fugge”. Oggi forse no… a Ferrara il pubblico non fugge se si eseguono gli autori del Novecento, anzi partecipa emotivamente, ascolta attento. E applaude convinto. E allora coraggio giovani della Euyo, visto che avete la residenza italiana a Ferrara per i prossimi tre anni, osate di più con autori del Novecento e potete tentare anche con qualche compositore oggi giovane come voi, venuto alla ribalta in questi primi vent’anni del terzo millennio.

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Consigliato ciò, parliamo del concerto del 22 settembre scorso, organizzato da Ferrara Musica nel Teatro Comunale Abbado: abbiamo assistito a una magistrale esecuzione di tutti i brani, per precisione, amalgama, disciplina, dedizione: merito certo di Zetterqvist e Lester che con i loro archi hanno guidato in maniera eccellente il primo set del concerto, eseguito seduti, e anche il secondo set, eseguito in piedi come è d’uso per le formazioni barocchiste.
Il Cantus di Pärt è una pietra miliare non solo per l’autore, ma anche per gli spettatori ferraresi cha hanno avuto modo di apprezzare questo compositore estone fin dall’inizio degli anni ’90 del Novecento, quando fu dedicata a lui una intera sezione in una stagione del soppresso (e rimpianto) Aterforum. L’esecuzione dei ragazzi della Euyo è stata magica: merito dell’attenzione e del coinvolgimento con cui è stato interpretato il Cantus, ma merito anche delle suggestive campane suonate da Bondinof.
La Sinfonia da camera di Sostakovic (trascritta - come detto - da Barshaj, dal Quartetto d’archi n.8) ha stemprato la serenità funebre del brano precedente dentro le tormentate dissonanze di una musica dove è possibile vestire di note i sentimenti costrittivi come angoscia e paura, coagulandoli insieme a sentimenti reattivi come il riscatto dell’ego e il desiderio di vita: magnifica anche qui l’interpretazione dei giovani Euyo.
Górecki, poi, dopo l’intervallo. Finalmente questo compositore è arrivato a Ferrara con un piccolo saggio della sua musica… troppo tardi, secondo noi, per una città come la nostra, troppo tardi perché è da più di quarant’anni che la sua Sinfonia n.3 viene riconosciuta come un capolavoro assoluto… ecco un’idea per il futuro: chi ci porterà per la prima volta a Ferrara la “Terza sinfonia per soprano e orchestra” di questo polacco morto a Katowice nel 2010? La Euyo? Ce la può fare egregiamente, visto come ha trattato i Tre pezzi in vecchio stile.
Infine l’esecuzione della Serenata di Chajkovskij: qui la leggerezza del tocco è stata dominante e le volute eleganti del Valzer e del Minuetto hanno corroborato di note lievi, eppure pregne, il resto della serata.
Accoglienza trionfale del pubblico per uno dei più bei concerti per orchestra d’archi visti a Ferrara. E, sentito il calore di platea, palchi e loggione, il primo violino Mats Zetterqvist ha concesso il bis, ancora il Valzer della Serenata di Chajkovskij. Poi tutti a casa. Felici.

Crediti fotografici: Marco Caselli Nirmal per Ferrara Musica - Teatro Comunale Claudio Abbado
Nella miniatura in alto: il primo violino Mats Zetterqvist
Sotto: la formazione d'archi della European Union Youth Orchestra (Euyo) a Ferrara





Pubblicato il 03 Agosto 2018
A proposito del licenziamento del direttore dell'Orchestra del Concertgebouw di Amsterdam
Gatti e l'onda lunga intervento di Athos Tromboni

180802_00_Parliamone_DanieleGattiFERRARA - Dallo Studio Avvocato Chiusano di Torino riceviamo e pubblichiamo:
""" Oggetto: dichiarazione del Maestro Daniele Gatti - Con riferimento all'iniziativa assunta dal Presidente del Consiglio di Amministrazione e dal Direttore Generale della Royal Concertgebouw Orchestra Amsterdam di cessare il rapporto di collaborazione con il Maestro Daniele Gatti, quest'ultimo, mio tramite, tiene a far sapere agli organi di stampa che è esterrefatto e respinge fortemente qualsiasi tipo di accusa. Il Maestro ha dato mandato ai suoi legali di tutelare la propria reputazione e di intraprendere eventuali azioni qualora tale campagna diffamatoria nei suoi confronti dovesse proseguire. Distinti saluti. Firmato: avv. Borbon """
Che è successo? La notizia ha fatto il giro del mondo ieri sera, diramata in Italia anche dai telegiornali delle emittenti nazionali e della Rai: Daniele Gatti è stato licenziato in tronco dai dirigenti dell'Orchestra Concertgebouw perché in un articolo pubblicato sul Washington Post il 26 luglio scorso era stato accusato da due orchestrali donne di comportamenti "inappropriati".  Gatti, ha oggi  56 anni; era stato nominato direttore musicale del Concertgebouw nel 2016; ieri è stato licenziato, non solo per via delle accuse contenute nell’articolo del Washington Post, ma anche perché dopo quella pubblicazione varie dipendenti dell’Orchestra del Concertgebouw avevano riferito di aver patito comportamenti inappropriati da parte del direttore. Dopo la pubblicazione dell’articolo del Washington Post, Gatti si è rivolto a uno studio di pubbliche relazioni americano, Reputation Doctor, attraverso il quale ha diffuso un messaggio di scuse:
«Mi scuso sinceramente dal profondo del cuore con tutte le donne che ho incontrato nella mia vita e specialmente con quelle che credo di non aver trattato con il massimo del rispetto che meritano. Oggi e da ora in avanti ho intenzione di concentrarmi di più sui miei comportamenti nei confronti delle donne. Sia quelle giovani che quelle non più giovani, per essere sicuro che nessuna donna si senta più a disagio, specialmente quelle con cui lavoro nell’ambito della musica classica. Mi dispiace davvero tanto».
Ma non è bastato a calmare le acque.
Non vogliamo entrare nel merito della vicenda, saranno gli atti legali - qualora s'innescassero procedimento giudiziari - a dire quale sia la verità. Noi siamo convinti sostenitori della presunzione d'innocenza fino a che una sentenza passata in giudicato non abbia decretato la colpevolezza dell'imputato.
Eppure ci inquieta il clima da "caccia allo stregone" che ha preso avvio dalla vicenda americana di poco più d'un anno fa, vicenda che ha ridotto sul lastrico il produttore e regista cinematografico della Miramax, Harvey Weinstein. Vicenda che sembra aver innescato l'onda lunga, sulla via più del sensazionalismo che della giustizia. Fra gli "accusati eccellenti" si contano ormai decine di personaggi del mondo della musica e dello spettacolo, e tra i tanti anche il direttore musicale del Metropolitan di New York, James Levine.

180802_01_Parliamone_DanieleGatti_facebook

Riprendendo il ragionamento su Daniele Gatti, ripetiamo che non vogliamo entrare nel merito. Per noi egli era, è, e rimane, uno dei più grandi direttori d'orchestra oggi in attività. E a testimonianza del nostro apprezzamento per il Musicista, riportiamo tre recensioni (fra le tante pubblicate sulla nostra Testata). Eccole, in ordine decrescente di tempo:

""" Nella ripresa milanese, la bontà del polo teatrale è persin sovrastata dall’eccellenza di quello musicale, ove la concertazione di Daniele Gatti tiene a sua volta a bada estro e mezzi dei singoli cantanti. Formidabili sono la prestazione tecnica e il riscontro poetico dell’Orchestra e del Coro della Scala nelle mani del direttore. Interprete wagneriano di riferimento nel contesto internazionale, avvezzo alle diverse risorse d’istituzioni e compagini austro-tedesche, Gatti procede qui come nel recente Tristan und Isolde al Teatro dell’Opera di Roma: nobilita il pregio peculiarmente italiano dell’orchestra, lavora dunque in vista dell’omogeneità timbrica tra le sezioni, privilegia il canto degli archi sull’interpunzione dei fiati, sa comunque far esplodere di echeggi dorati le file degli ottoni, suscita atmosfere narrative con tanta solidità d’impasti quanta sollecitudine di sfumature e pragmatica astensione da compiacimenti calligrafici. (Francesco Lora - recensione dal Teatro alla Scala dell'opera "I Maestri Cantori di Norimberga" pubblicata il 23 marzo 2017  e visibile qui )

""" Gatti ha messo sotto torchio l'orchestra, l'ha fatta suonare in maniera straordinaria adoperando tutte le tecniche e tutte le sottigliezze possibili, dai crescendo agli stop and go improvvisi, dai pianissimi sussurrati ai fortissimi esplosivi, con pause espressive di qualche secondo fra un passaggio strumentale e l'altro molto efficaci, inconsueti per chi conosce esecuzioni di riferimento delle sinfonie beethoveniane; e ha diretto a memoria sempre. Ora può piacere o non piacere la sua irruenza, il modo di trasformare la leggerezza quasi danzante dell'Ottava sinfonia in drammatica tensione ritmica, o inscenare un terremotato crescendo finale della Nona con coro, orchestra e solisti tutti in fortissimo e oltre se possibile. Ma il suo gesto è chiaro, lampante, motore di una guida veramente efficace, che consente proprio all'orchestra di mostrare il proprio valore, l'eccellenza delle prime parti e dei fiati, l'intensa complicità col direttore nell'offrire un Beethoven fuori dei canoni classici e (perché no?) anche fuori dai gangheri. Gatti osa, va oltre l'abitudine, si espone alle critiche dei "puristi" consapevolmente. Nel contempo inventa una musica di Beethoven insospettabile, carica di espressione; ma non è solo dinamismo spinto e potenza oltre; perché quando decide di liricizzare (il cantabile dell'Adagio della Nona sinfonia, per esempio) trae dall'orchestra un suono purissimo, anodino, rallentato ai limiti della rottura d'intonazione, etereo, sognante. (Athos Tromboni - recensione dal Teatro Comunale di Ferrara del concerto con la Mahler Chamber Orchestra pubblicata il 30 maggio 2016 e visibile qui ) """

180802_02_Parliamone_DanieleGatti_phMarcoCaselliNirmal

""" La Quarta sinfonia di Johannes Brahms, in Mi minore opera 98, sotto la direzione di Daniele Gatti, ne esce da quel capolavoro che è. Non pérdono, il direttore e l’orchestra, i dettagli, e non li fan perdere agli ascoltatori, che possono bearsene gustandoli. Mi piace sottolineare la splendida interpretazione del secondo tema nel secondo movimento andante moderato, quando cambia il tempo. L’insieme è coinvolgente, trascinante, entusiasmante (Sergio Stancanelli - recensione dal Teatro Filarmonico di Verona del concerto con i Wiener Philharmoniker pubblicata il 9 ottobre 2012 e visibile qui ) """

Crediti fotografici: Marco Caselli Nirmal e Fototeca gli Amici della Musica.Net






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Il viaggio di Roberto. Parliamone
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181223_Fe_00_IlViaggioDiRoberto_GuidoBarbieriFERRARA - Su quale realtà italiana storicamente accertata si innesta Il viaggio di Roberto scritto da Guido Barbieri e musicato da Paolo Marzocchi? La recensione dello spettacolo la si può leggere qui (servizio di Attilia Tartagni dal Teatro Alighieri di Ravenna). A me preme, in questo Parliamone, focalizzare giornalisticamente la realtà storica e il momento più alto dell'antisemitismo (o meglio, del razzismo) italiano che approvò le infami leggi razziali del 1938 e organizzò di conseguenza il rastrellamento degli ebrei e la reclusione nei campi di concentramento italiani nell'anno cruciale 1943 e fino alla data di approvazione del cosiddetto "ordine del giorno Grandi" del 25 luglio: nel maggio di quell'anno il neoministro delle Corporazioni, Tullio Cianetti, approntava e faceva approvare un Regio Decreto Legislativo che all'articolo 1 diceva: «Il Ministero per le Corporazioni in relazione ai compiti ad esso spettanti in base al Testo Unico delle leggi sulla disciplina dei cittadini in tempo di guerra ...
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La Euyo prende residenza a Ferrara e Roma

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West Side Story sempre suggestivo
servizio di Simone Tomei FREE

181223_Fi_00_WestSideStory_LucaGiacomelliFerrariniCaterinaGabrieli_phCamillaRiccoFIRENZE - Non potevo chiedere una serata migliore per assistere al Musical West Side Story di Leonard Bernstein nel Teatro del Maggio Musicale Fiorentino; una musica che suscita emozioni del cuore, passione, festa, amore, gioia nonostante il finale tragico, ma si è ugualmente sposata bene con il clima degli imminenti giorni festivi.
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Concorsi e Premi
Alla Taigi il Mascagni d'Oro 2018
servizio di Attilia Tartagni FREE

181212_Bagnara_00_38MascagniDOro_ChiaraTaigi_phMarcoMartiniBAGNARA (RA) - All’Auditorium di Bagnara di Romagna rinnovato nelle misure di sicurezza e nel palco (è sparito il trompe l’oeuil di fondo ed è migliorata l’illuminazione), è ritornato il 9 dicembre 2018 l’appuntamento più atteso dagli appassionati d’opera:  la consegna del Premio Mascagni d’Oro al soprano Chiara Taigi, già assegnataria del
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Concorsi e Premi
Il Premio Alberghini diventa regionale
redatto da Athos Tromboni FREE

181219_San GiorgioDiPiano_00_PremioAlberghini2019_LogoSAN GIORGIO DI PIANO - E' stata presentata a Bologna la quarta edizione del Premio per Giovani Musicisti e Compositori "Giuseppe Alberghini" dell'Unione Reno Galliera; la conferenza stampa di lancio dell'iniziativa ha evidenziato che dopo il grande successo della terza edizione, culminata a fine maggio 2018 con il Concerto dei Vincitori, inserito
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Nuove Musiche
Il Castello Incantato incanta
servizio di Antonio Ferdinando Di Stefano FREE

181218_Mo_00_IlCastellIncantato_MarcoTaralliMODENA - Domenica 16 dicembre 2018 è andata in scena presso il Teatro Comunale “Luciano Pavarotti” la fiaba musicale di Marco Taralli con il libretto di Fabio Ceresa dal titolo Il Castello Incantato. Cominciamo subito dicendo che i dubbi relativi a quale tipo di operazione artistica stavamo per recensire si sono dissolti dopo i primi passi dell'ouverture
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Opera dalle Isole
Ottima la ripresa di Bohčme
servizio di Salvatore Aiello FREE

181218_Pa_00_LaBoheme_DanielOrenPALERMO - La Stagione 2018 del Massimo si è conclusa, sotto le feste natalizie, con La Bohème opera di forte richiamo per le motivazioni che continuano a fare presa sui pubblici di tutto il mondo, in pieno contrasto con quanto la critica ebbe a dire alla prima nel 1896 a Torino : «Bohème opera mancata, non farà giro»; invece  Nappi, de La
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Opera dall Estero
Luisa Miller ricamata da Benini
servizio di Simone Tomei FREE

181217_MonteCarlo_00_AleksandraKurzak_phAlainHanelMONTE-CARLO - Ho sempre creduto che Luisa Miller sia uno dei titoli più belli di Giuseppe Verdi:  Kabale und Liebe di Friedrich von Schiller è il tema su cui Salvatore Cammarano elabora il libretto per il Cigno di Busseto che sarà rappresentato la prima volta al Teatro San Carlo di Napoli l’8 dicembre 1849. E io ritengo che la Luisa Miller sia davvero
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Pianoforte
Ecco la Carini, ecco Schumann
servizio di Athos Tromboni FREE

181216_Fe_00_MariaCristinaCariniFERRARA - La musica pianistica di Robert Schumann... e il recital di Maria Cristina Carini nel Ridotto del Teatro Comunale "Claudio Abbado" per la stagione cameristica del Circolo Frescobaldi. Ecco le due motivazioni che hanno indotto il pubblico ferrarese alla partecipazione dell'appuntamento musicale. Se poi si tratta del 18 pezzi caratteristici
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Vocale
La Balbo splendida protagonista
servizio di Attilia Tartagni FREE

181210_Ra_00_RecitalElisaBalbo_phAngeloPalmieriRAVENNA - Il soprano Elisa Balbo,  incantevole Desdemona nell’Otello della Trilogia verdiana, è tornata a Ravenna per esibirsi nella Sala Corelli del Teatro Alighieri il 9 dicembre 2018 nei “Concerti della domenica” organizzati dall’Associazione Angelo Mariani, dimostrandosi perfettamente a proprio agio, quanto a duttilità vocale,  anche in un repertorio
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Opera dal Centro-Nord
Torna la Carmen che uccide
servizio di Simone Tomei FREE

181205_Fi_00_Carmen_MarinaComparatoFIRENZE - E' ormai lontano il termine delle polemiche e degli anatemi contro la Carmen che non muore andata in scena un anno fa al Teatro del Maggio che fu fonte di esagitati sproloqui per ogni dove; la Carmen di George Bizet, diventata oramai un titolo di repertorio della Fondazione Fiorentina, ha trovato nuovamente albergo sulle tavole del
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Eventi
Guardati intorno č la nuova stagione
servizio di Edoardo Farina FREE

181201_Cesena_00_TeatroBonci_Franco PolliniCESENA - Conferenza stampa del Teatro Comunale “Alessandro Bonci” promossa da  ERT, Comune di Cesena ove in data 21 settembre 2018 è stata definita la nuova programmazione della  stagione invernale 2018/19 caratterizzata da un luogo inteso come confronto, esplorazione e dialogo,  spazio che si fa filtro e racconto del nostro vivere,
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Opera dal Centro-Nord
Le due facce di Rigoletto
servizio di Attilia Tartagni FREE

181130_Ra_00_Rigoletto_AndreaBorghini_phZaniCasadioRAVENNA - Il Rigoletto del 28 novembre 2018 andato in scena al Teatro Alighieri è ambientato a Mantova, e possiede, come il suo ambiguo protagonista, due facce:  da una parte  la corte dei Gonzaga lussureggiante di pitture manieriste (la camera degli sposi di Mantegna incornicia il talamo in cui verrà sedotta Gilda rapita), dominata
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Opera dal Centro-Nord
Ovazioni finali per l'Otello
servizio di Attilia Tartagni FREE

181126_Ra_00_Otello__phZaniCasadioRAVENNA - Il 25 novembre, giornata mondiale della violenza sulle donne,  è andato in scena al Teatro Alighieri il più celebre “femminicidio” operistico: Otello dall’omonimo testo teatrale di William Shakespeare, musica di Giuseppe Verdi, libretto di Arrigo Boito, antico detrattore verdiano che seppe riportare il maestro alla creazione a 16
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Opera dall Estero
Trionfo per Samson et Dalila
servizio di Simone Tomei FREE

181126_MonteCarlo_00_SamsonEtDalila_AnitaRachvelishvili_phAlainHanelMONTE-CARLO - Ho scelto di iniziare il mio scritto con queste pennellate frutto dei miei studi e delle mie letture di approfondimento prima della visione dell’opera Samson et Dalila di Camille Saint-Saëns la cui rappresentazione si è concretizzata domenica 25 novembre 2018 al Grimaldi Forum - Salle de Princes quale titolo inaugurale della
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Classica
Progetto Lauter per Courbet
servizio di Edoardo Farina FREE

171124_Fe_00_ProgettoLauter_NicolaBruzzoFERRARA - Curato dall’Associazione “Lauter”  in collaborazione con Ferrara Arte in occasione della mostra Courbet e la Natura allestita nel Palazzo Dei Diamanti, il 22 novembre 2018 presso il Teatro Comunale “Claudio Abbado” della città estense nell’ambito della stagione 2018/2019 di Ferrara Musica, è andato in scena un suggestivo concerto
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Opera dal Centro-Nord
Nabucco molto molto bello
servizio di Attilia Tartagni FREE

181124_Ra_00_Nabucco_SerbanVasile_phZaniCasadioRAVENNA - È un Nabucco biblico-archeologico colossale che oltrepassa i confini della scena, azzera le barriere dello spazio e del tempo e scatena la fantasia ad aprire la "Trilogia d’Autunno 2018" del Teatro Alighieri. La prevaricazione del potere sull’individuo, il filo conduttore delle tre opere in programma, si configura in ogni tempo con la falsità dei
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Diario
Lezione cantata sulla 'parola scenica'
Simone Tomei FREE

181119_Piombino_00_BrunoDeSimone_phFrancescoLiviPIOMBINO - Raccontare l’esperienza vissuta in un fine settimana a sud di Livorno è per me non solo piacevole ma anche motivo di orgoglio: nel pomeriggio di sabato 17 novembre 2018 ho infatti condiviso il palcoscenico del Teatro Metropolitan di Piombino con un grande artista che, come spesso ho avuto modo di affermare a voce e per iscritto
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Opera dal Nord-Est
Applauditissimi i Puritani
servizio di Rossana Poletti FREE

181118_Ts_00_Puritani_KatiaRicciarelliTRIESTE - Grande serata alla prima di I Puritani di Vincenzo Bellini al Teatro Verdi di Trieste, preceduta da una attesa carica di aspettative. L’aver scelto poi Katia Ricciarelli per la regia ha creato una forte esposizione mediatica. Il Verdi ha deciso questo titolo per l’avvio di stagione, l’ha affermato il sovrintendente Stefano Pace durante una delle
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