Pubblicato il 03 Settembre 2019
Al ROF la pių celebrata opera seria di Gioachino Rossini č sottoposta alle idee innovative di Vick
Semiramide non coinvolge, sconvolge intervento di Simone Tomei

190903_Ps_00_Semiramide_SalomeJiciaPESARO - Semiramide di Gioachino Rossini è la prima produzione vista nella mia trasferta pesarese al ROF 2019, ma l'ultima recensita. Il motivo? Ho trovato molte difficoltà nel tradurre per iscritto le impressioni di quella serata e mi sono fatto diverse domande, senza però riuscire a trovare una risposta adeguata a causa di uno spettacolo per il quale non sono riuscito a trovare né senso, né significato. La prima impressione (la più immediata e, forse, la più semplicistica) è quella del solito delirio registico: una sorta di onnipotenza che aleggia ormai ovunque, talvolta con produzioni di notevole spessore, acume e inventiva, talaltra con palesi orrori che vorresti obliare per sempre senza doverne neppure scrivere. Penso a Bruno Cagli, autorevole studioso rossiniano (al quale, insieme al soprano Monserrat Caballé, è dedicato il ROF 2019), che, alcuni anni fa, tenne a Pesaro un interessante seminario anni fa proprio su Semiramide. Penso ad Alberto Zedda e a Philip Gossett, sublimi musicisti e fini conoscitori di Rossini, che hanno revisionato con cura questa immensa partitura. Di loro ammiro la dedizione e l’amore per quanto il compositore ha lasciato all’umanità.
Così il confronto con chi ha osato profanarne la fatica (mettendo in scena uno spettacolo che definire orrendo potrebbe quasi sembrare un elogio) è desolante.
Non si tratta, come qualcuno potrà obiettare, di criticare una “regia moderna” in quanto integralista (ho apprezzato spesso allestimenti tutt’altro che tradizionali), né di gridare sempre “all’untore”, bandendo a priori tutto ciò che “puzza” di pestilenziale agli occhi dei puristi per buttarlo sul carro dei monatti. Si tratta, piuttosto, di prendere coscienza che, in tali casi, l’inventiva registica diviene solo uno strumento egoista per far parlare più di sé che di quanto si vorrebbe trasmettere. Sebbene in questa Semiramide qualche idea non sia malvagia, lo svolgimento e la drammaturgia prendono una direzione che, vent’anni or sono, avrebbe portato alla sommossa del popolo del ROF.
Qui si apre un’altra parentesi sulla convenienza meramente pubblicitaria; cosa garantisce una miglior eco mediatica? Ingaggiare un regista di indiscussa popolarità e farlo “sfogare” nella direzione più anticonvenzionale possibile (l’importante è che se ne parli, bene o male non importa), oppure cercare di rendere omaggio a chi ha lavorato per restituirci le partiture rossiniane e farcele gustare come sopraffine dolcezze? Probabilmente la prima soluzione resta la più comoda, in modo che l’aspetto ciarliero della forma prevalga sulle implicazioni della sostanza.

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Tornando alla visione, il noto regista Graham Vick (coadiuvato dalle scene e dai costumi di Stuart Nunn e dalle luci di Giuseppe di Iorio) ha imperniato tutta la vicenda su una Semiramide in abiti manageriali, seguita e servita da una schiera di modelle in tailleur. Arsace (che per Vick non è un ruolo maschile cantato da una donna - ruolo en travesti - bensì un personaggio femminile in tutto e per tutto, con relative implicazioni d’amore saffico) rappresenta l’evoluzione di quel bambino (maschio) che, ogni tanto, appare dalla mente della protagonista e il cui segno distintivo è un lettino al lato del palcoscenico. Il piccolo è stato segnato dall’uccisione del padre, il quale si palesa attraverso i disegni infantili (posti sul retro della scenografia mobile) con cui l’Arsace adulto, anzi, “adulta” (ricordiamo che Vick la vede come una donna) si confronta mentre esterna il suo amore per Azema. A simboleggiare l’infanzia provvede pure un enorme orsacchiotto a tinte blu, che appare dopo l’aria di Semiramide, accompagnata per l’occasione da coriste (con parrucca stile Raffaella Carrà) intente a cullare un pupazzo di pezza. Imbarazzante e volgare l’erotismo che ammanta il rapporto fra la regina e Assur, espresso all’inizio del secondo con un duetto di dubbio gusto, tra feticismo, sadomasochismo e violenza. Stride anche la figura di Oroe, che in questo allestimento è un santone dedito a chissà quale antico culto sciamanico.
Ho parlato anche di idee interessanti. La migliore di queste è l’occhio di Nino (il re assassinato), che sovrasta e scruta il tutto. Può essere verosimilmente percepito come un invito a guardarsi dentro o a pensare che la coscienza sia sempre vigile, alludendo dunque alla dimensione personale quando l’animo deve essere scandagliato, anche a costo di gettare lo sguardo su qualcosa che turba o non piace.
Quest’assortimento di idee (che il mio lato sensibile l’ha vissuto come “accozzaglia”) induce così a pensare che l’imminenza della “prima” abbia creato un turbinio nonsense mal pensato e mal proposto. Forse una seconda visione potrebbe aiutare, ma sinceramente ne faccio volentieri a meno.
Uno spettacolo può lasciare molti dubbi e punti in sospeso, ma non deve trasformarsi in un peso opprimente che obbliga a rimuginare per giorni e giorni circa il modo migliore per tradurre per iscritto il proprio disagio interiore.
Chi è digiuno del libretto può capire la grandezza di quello che sta ascoltando solo leggendo i sovratitoli. E dire che Pietro Brighenti paragonava Semiramide alla Divina Commedia, scrivendo: «Un grido universale di maraviglia e di stupore si alzò da ogni angolo di Europa ad accompagnare il trionfo di queste ineffabili note, che un raro consenso di tutte le colte nazioni consecrava, quasi prodigio insperato dell’arte, agli dei tutelari delle opere immortali: ed esse non periranno dalla pubblica ammirazione, se prima non sarà perito fra noi ogni senso ed amore delle arti belle: e i successori istessi, iniziati alla difficile professione dello scrivere musica, giammai non si crederanno valenti compositori se prima non avranno meditato e consultato questo deposito venerando della scienza musicale e del buon gusto.

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Qualsiasi delle opere del cavaliere Rossini degna è pienamente dell’immortale suo genio: degnissima poi di essere attentamente ponderata e studiata; ma osiamo dire che la sua Semiramide, tutta evidente, tutta grande, tutta classica, dalla vaghissima sinfonia che la precede sino all’ultima nota del sorprendente terzetto che la chiude, sarà il capo lavoro che prenderà il luogo fra i musici, tenuto fra gli uomini di lettere dal sacro poema, al quale attinge in Italia non meno la immensa turba dei rimatori, che la famiglia strettissima dei poeti.»
Dedichiamoci dunque alla musica, partendo dalla lettura orchestrale del M° Michele Mariotti, il quale, sin dalla Sinfonia, esalta ciascuna nota della partitura rossiniana evidenziandone ogni minuscola particolarità, sia pur con i limiti di taluni legni ed ottoni dell’Orchestra Sinfonica Nazionale della RAI, che non lesina su suoni poco ortodossi. Come quando si racconta una fiaba a un bambino bisogna essere convinti di quanto si narra, così occorre immedesimarsi per rendere verosimile il costrutto musicale del Cigno di Pesaro. Grazie a Mariotti, il rapporto con il palcoscenico diventa idilliaco ed ogni voce può esprimersi al meglio, rendendo vivido e fluido il grande discorso musicale che attraversa Semiramide.
Interprete di grande spessore nel ruolo eponimo, Salome Jicia coniuga amabilmente una piena vocalità lirica alle esigenze del belcanto sia con sinuose e impervie agilità bene eseguite, sia con l’attenzione ai colori e alle sfumature dettate da quel sentimento d’amore e di potere che pervade l’intera opera.
Il mezzosoprano armeno Varduhi Abrahamyan interpreta Arsace con notevole efficacia scenica (pur nelle discutibili scelte registiche) e vocale, manifestando una grande uniformità e corposità di timbro in tutta la gamma, nonché dipanando la matassa drammaturgica con spiccata intelligenza.
L’Assur del basso-baritono Nahuel Di Pierro è molto credibile. Scaltro e disinvolto sulla scena, presta maggior attenzione al colore che alla precisione vocale, trovando qualche limite nelle agilità. Nel complesso, comunque, una prova di tutto rispetto da parte di un artista che spero di sentire presto in ruoli belliniani o donizettiani, laddove l’elegia del canto possa dare più spazio alla bellezza del timbro.
Antonino Siragusa è un Idreno da manuale, vuoi per l’eleganza con cui si approccia alla partitura, vuoi per la voce imperlata di luminosa freschezza. Le due arie, tanto belle quanto inutili alla drammaturgia, diventano un momento di ascolto estatico, in cui il (bel)canto diventa materia per sublimare un contorno tutt’altro che appassionante.
Una rivelazione il soprano Martiniana Antonie (Azema), complice la soavità del canto morbido e sul fiato che adorna le sue pagine musicali.

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L’Oroe di Carlo Cigni si distingue per un timbro corposo, sonoro e adatto a un ruolo così fortemente ieratico.
Mitrane trova voce nel tenore Alessandro Luciano e l’Ombra di Nino nel basso Sergey Artamonov: entrambi professionali, ma per nulla anonimi.
Il coro del Teatro Ventidio Basso, preparato dal M° Giovanni Farina, si destreggia con omogeneità di colore e ottime intenzioni.
Semiramide rappresenta il congedo di Gioachino Rossini all’Italia: un testamento estetico, ovvero la formalizzazione di un modello di opera dalle proporzioni così perfette da presentarsi come astratta idealizzazione. Per questo, se con Semiramide Rossini elabora il suo in una forma senza precedenti, durante il ROF 2019 si è persa, a parer mio, l’occasione di trovare un’assoluta corrispondenza d’amorosi sensi tra occhio ed orecchio. Solo l’udito ne ha goduto e mi pare pochino…

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Crediti fotografici: Ufficio stampa Rossini Opera Festival di Pesaro
Nella miniatura in alto: la protagonista assoluta, Salome Jicia (Semiramide)
Sotto in sequenza: ancora la Jicia con Sergey Artamonov (Ombra di Nino) e con Varduhi Abrahamyan (Arsace)
Al centro: foto panoramica sull’allestimento
In fondo: campolungo su Martiniana Antonie (Azema) e su Antonino Siragusa (Idreno)





Pubblicato il 17 Agosto 2019
L'opera-ballo di Giacomo Puccini ha trionfato nel Gran Teatro all'Aperto di Torre del Lago
Le Villi e Veronesi intervento di Athos Tromboni

190817_Torre_00_LeVilli_GiacomoPucciniTORRE DEL LAGO (LU) - Unica rappresentazione venerdì 16 agosto 2019, al Gran Teatro all'Aperto, di Le Villi, opera-ballo di Giacomo Puccini. La produzione era quella del Mupa di Budapest, con la regia di Ksaba Káel, le coreografie di Balázs Vincze e le danzatrici e i danzatori del Balett Pécs. La storia di Anna e Roberto, giovani sposi, è raccontata nel libretto di Ferdinando Fontana e la trama è semplicissima: Roberto riceve l'eredità di una vecchia parente e deve recarsi a Magonza per appropriarsene; parte il giorno stesso del matrimonio promettendo ad Anna e a Guglielmo (padre di Anna) che ritornerà presto. Ma non torna, anzi a Magonza si invaghisce di un'altra donna che gli farà delapidare tutta l'eredità. Dopo alcuni mesi Roberto torna a casa pentito, ma nel frattempo Anna è morta per le pene d'amore sofferte e si è trasformata in una Villi. Le Villi sono creature delle leggende nordiche e compaiono nel bosco nelle notti di luna piena danzando. Se incontrano un uomo che ha fatto soffrire e morire d'amore una donna, lo costringono a danzare fino allo sfinimento, fino alla morte. Così succede a Roberto, pentito sulla via del ritorno: incontra le Villi, e fra queste anche Anna, che lo trascinano nel ballo di morte.
Ora ci sono due aspetti che contraddistinguono il contenuto dell'opera-ballo di Puccini: il sentimento dei due giovani nel primo atto e il risentimento di Anna, divenuta una Villi, spogliata della volontà di perdonare, nel secondo atto. Qui non è il caso di fare della psicologia-pocket ma sul piano dei contenuti emozionali e umorali della umana specie, bisogna ammettere che c'è una sorte peggiore della morte, ed è la vita vissuta nel rimorso aggravato dal rimpianto.Tanto che nella realtà vera, come nella finzione del teatro, non si contano gli atti di chi sceglie il suicidio (cioè la morte) non reggendo alla combinazione del rimorso aggravato dal rimpianto. E non solo nelle questioni d'amore, ma in tutto ciò che ruota intorno alle vicende della umana specie.
Ma ritorniamo all'opera vista a Torre del Lago: si dice comunemente che per La traviata di Verdi servono tre soprani-in-uno, tanti quanti sono gli atti, essendo tre situazioni emozionali della protagonista molto diverse da dover interpretare: la leggerezza e l'innamoramento, l'amore e il contrasto, la pietà di sé stessa e la perdita di ogni speranza. Giusto. Per la stessa ragione, in un'opera come Le Villi servono due soprani-in-uno, perché la donna dolce, delicata e innamorata del primo atto è altra cosa rispetto alla donna dura e vendicativa del secondo atto

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Spiace constatare che la protagonista, Dafne Tian Hui, non sia riuscita a essere in sintonia con il personaggio: perché non è stata per niente dolce e delicata nel primo atto, mentre invece ha mostrato la giusta tempra aggressiva nel secondo atto. Insomma, non ci ha convinto fino in fondo, visto che noi crediamo nella teoria dei due soprani-in-uno per quest'opera. E lasciamo perdere il nostro personalissimo giudizio non positivo sulla preparazione della sua voce (riferiamo semplicemente il commento ironico dello spettatore seduto al nostro fianco: «È un'opera-ballo. Balla anche la voce del soprano!»
Buona prestazione, per contro, del tenore Fabian Rodriguez Lara (Roberto) chiamato a sostituire l'annunciato Carlo Ventre. Nel primo atto, soprattutto nel duetto con Anna, Tu dell'infanzia mia, ci è sembrato soffrisse un po' l'abbinamento della sua vocalità con le caratteristiche proprie della partner: Rodriguez Lara è un lirico, squilla bene, è musicale, il suo timbro è bello in ogni parte del rigo, la dizione italiana è ottima. Lo ha dimostrato nel secondo atto, interpretando a modo l'aria più famosa dell'opera, Torna ai felici dì.
Il migliore è stato comunque il baritono Raffaele Raffio (Guglielmo) che ha riscosso anche la maggior messe di applausi a scena aperta, meritati, per l'interpretazione della struggente aria Anima santa della figlia mia.
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Al di là dei solisti, un plauso va alle coreografie di Balázs Vincze a al Ballett Pécs che sono stati il vero spettacolo della serata: impostazione prevalentemente classica dei ballerini e ballerine, con sconfinamenti e fughe nella gestualità della danza moderna e della danza contemporana, tutte fuse armoniosamente in perfetto amalgama. In certi momenti delle scene d'assieme venivano alla mente i famosi gruppi del gande Alvin Ailey, stessa plastica aggregazione di corpi, possente e muliebre, stesso farsi/disfarsi della massa che si separa diventando individuo, e dell'individuo che s'aggrega come massa. Bellissimo effetto. Brevi i passi-a-due, salvo uno, bello e ben danzato, nell'epilogo della serata quando, conclusa l'opera, l'orchestra ha preso subito a suonare senza alcuna pausa Crisantemi, un brano strumentale assai struggente di Puccini: qui i due solisti hanno danzato un lungo passo a due in palcoscenico, mentre tutti i protagonisti del corpo di ballo, entrando dai due lati della platea, hanno portato la loro danza in mezzo al pubblico con un effetto-Villi di bella suggestione.
Va elogiato il Coro del Festival Puccini, preparato da Roberto Ardigò: bravi, bravi, bravi, questa volta; puntuali negli attacchi, unisoni e sincroni nei fortissimi e nei pianissimi senza sbavature, canto in contrappunto ben realizzato.
Infine. Infine?... Sì, infine: il maestro Alberto Veronesi. Lui ha preso il podio al posto dell'annunciato Fabrizio Carminati. Lasciamo alle cronache locali e al cicaleccio sui social i commenti sull'origine e sulla pertinenza o meno della sostituzione. Se Icardi non va più d'accordo con lo spogliatoio, l'Inter prende Lukaku. È nella dinamica (logica? illogica?) delle cose: quello che conta è il risultato.
E nel merito del risultato, dobbiamo dire che Veronesi ha ben diretto l'Orchestra Excellence 2009 sia nell'opera, arrivando a sublimare note, concertazione e atmosfera, sia soprattutto nel postludio sinfonico Crisantemi: c'era del sentimento nella musica che lui sapeva trarre dall'orchestra, quando ci voleva il sentimento, e risentimento quando l'alea espressiva era quella del risentimento. C'erano dolcezze e furori, malinconie e struggimenti, lirismo e declamazione.
Alberto Veronesi è un direttore scomodo; ed è un manager del mondo della musica ancora più scomodo. Questo gli ha invalso giudizi negativi, quando non sarcasmo e malvolere dichiarati; giudizi negativi che hanno coinvolto l'uomo e il podio, probabilmente  per l'incapacità critica delle avverse fazioni di separare l'uomo dal direttore.
Da ultimo e per necessità di cronaca, aggiungiamo che i bei costumi erano di Kati Zoób; e le scene essenziali, avveniristiche in stile postmoderno, di Éva Szendrényi.
Pubblico poco numeroso ma calorosissimo, con applausi prolungati e ovazioni soprattutto per il coro e il corpo di ballo. È stata una serata magnifica, con una bella produzione, l'ascolto e la visione di una rarità operistica, e dulcis in fundo una luna piena che riluceva sul lago di Massaciuccoli come se volesse illuminare, premiandolo, il ritorno in scena della prima, primissima, e bella bellissima opera di Giacomo Puccini.

Crediti fotografici: Ufficio stampa Festival Puccini di Torre del Lago
Nella miniatura in alto: Giacomo Puccini in età giovanile
Al centro: panoramica sull'allestimento dell'opera-ballo Le Villi
Sotto: il direttore d'orchestra Alberto Veronesi





Pubblicato il 13 Luglio 2019
L'opera western del compositore lucchese accolta con successo da un pubblico non numeroso
La Girl ha inaugurato il Festival Puccini servizio di Athos Tromboni

190713_Torre_00_FanciullaDelWest_MariaGuleghina_phBottegaImmagineTORRE DEL LAGO (LU) - Partenza sontuosa come ogni anno per il Festival Puccini, giunto alla sua 65.ma edizione: la sera di venerdì 12 luglio 2019 è toccato all'opera meno amata dal pubblico pucciniano, La fanciulla del West, il compito di inaugurare il grande palcoscenico sul Lago di Massaciuccoli, dove la suggestione del luogo è stata, quella notte lì, amplificata da una splendida luna a tre/quarti che ha accompagnato la recita dall'inizio alla fine, spuntando già alta dietro le scene gigantesche disegnate e realizzate dal regista Renzo Giacchieri (che ha curato, appunto, regia, scene e anche costumi) e percorrendo il suo arco fino a portarsi alla spalle del pubblico, a volte splendente in un tratto di cielo terso, a volte appena obnubilata da cirri sfilacciati e bianchissimi in transito sulla volta celeste.
Non mancava nulla alla serata perché fosse da ricordare: la musica di Puccini, il lago calmo e placido, la temperatura gradevole e non torrida, la luna di tre/quarti, l'eccitazione della “prima”, e il pubblico. Meno numeroso che per altre “prime” del Festival Puccini, giusto perché la Girl (così la chiamava scherzosamente il Maestro mentre la stava componendo e anche dopo il debutto al Met di New York del 10 dicembre 1910) è sempre stata - l'abbiamo già evidenziato - la meno amata dai pucciniani di tutto il mondo.
Questo nuovo allestimento del Festival Puccini meriterebbe però un maggiore afflusso nell'unica replica del prossimo 26 luglio sul palcoscenico del gran teatro all'aperto di Torre del Lago.
Perché l'opera è musicalmente sublime in molte sue parti, e perché Giacchieri ha lavorato da maestro nel mantenersi fedele allo spirito con cui l'aveva concepita Puccini, costruendo “alti e grandi e addirittura colossali alberi all'aria aperta” (l'aveva scritto il Maestro nelle sue lettere) e mantenendosi fedele “allo spirito e la passione con cui Puccini si dedico a quest'opera e da cui sono stato come ho detto, ammaliato. Anche perché il Maestro dorme qui a duecento metri da questo teatro a lui dedicato” (lo ha scritto Giacchieri nelle note di regia del libro del 65.mo Festival).
Il primo atto si apre mostrando una costruzione che prende tutta la larghezza del palcoscenico, realizzata su due piani: a pianterreno i protagonisti principali, sulla balconata al primo piano il coro e i figuranti. E' il saloon dove si riuniscono i minatori e dove Minnie li serve e li istruisce insegnando loro anche a leggere e scrivere. La costruzione rimane in scena anche nel secondo atto dell'opera, venendo arredata e leggermente spostata per trasformarla nella capanna della protagonista. Nel terzo atto invece viene portata fuori dalla vista, perché al suo posto il regista ha fatto montare una foresta innevata e dei giganteschi tronchi d'albero, come voleva Puccini; ad uno di questi alberi avrebbe dovuto essere impiccato (e il cappio è già penzolante fin dall'inizio di quest'ultimo atto) il bandito Remerrez, divenuto amante di Minnie alla quale si era presentato con il nome di Dick Johnson. Anche nei costumi di scena Giacchieri si è mantenuto fedele a Puccini: i minatori, il bandito Ramerrez, lo sceriffo Jack Rance, Minnie, vestono tutti abiti ispirati all'epoca della vicenda, ambientata a metà Ottocento.
Il regista ha lavorato bene, con buon equilibrio nella dislocazione della masse, pretendendo una recitazione non confusionaria come potrebbe verificarsi quando la scena è riempita di personaggi, coro e figuranti. E isolando opportunamente dal contesto del “tutti” le scene dove debbono prevalere i solisti con i loro dialoghi, i duetti e le arie.
Sul podio della brava Orchestra della Toscana era il maestro Alberto Veronesi: a noi è piaciuta molto la sua concertazione, attenta a non sovraccaricare di volumi squillanti il suono, salvo nelle esplosioni del “tutti” orchestrale quando il canto non è protagonista e lo diventa allora la musica con le sue sottolineature drammatiche, alla maniera di colonna sonora da film (del resto, non è questa l'opera più ”cinematografica” di Puccini?). Per il resto, la musica di Fanciulla del West è fatta di un tessuto finissimo, quasi una filigrana del canto, a volte di una levità addirittura cameristica, a volte di una melodiosità che imita il miglior legato della voce lirica del periodo romantico; il direttore ha saputo trovare quei colori e la sua concertazione ne ha beneficiato.

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La grande attesa del pubblico era per la protagonista, la pucciniana Maria Guleghina chiamata a sostenere il ruolo di Minnie: è davvero una brava attrice, che ha saputo dare carattere alla protagonista; ma a nostro avviso ha mostrato palesemente segni di cedimento di una vocalità un tempo ragguardevole e ammaliante:forzata e senza armoniche negli acuti, la sua voce ci è parsa stanca e tirata, non all'altezza della Guleghina che conoscevamo e ammiravamo.
Il migliore della serata è risultato il tenore Alejandro Roy (Dick Johnson / Ramerrez)  sicuro nello squillo e dal bel timbro chiaro e potente. Ottima e molto applaudita la sua aria dell'ultimo atto, la famosa Ch' ella mi creda libero e lontano, ma si è imposto anche nei duetti con la protagonista e con il baritono principale.
Quest'ultimo, nei panni dello sceriffo Jack Rance, era il bravo Luca Grassi: bella la sua prestazione sia come voce che come recitazione.
Fra i comprimari meritano una lode sia la melodiosa Annunziata Vestri (l'indiana Wokle), sia i bravi e volonterosi Fabio Serani (Nick), Ivan Marino (Ashby), Luca Bruno (Sonora), Alberto Petricca (Trin) e Andrea Del Conte (Sid).
Elogi anche per i comprimari Francesco Lombardi (Bello), Marco Voleri (Harry), Tiziano Barontini (Joe), Michele Perrella (Happy), Andrea De Campo (Larkens), Alessandro Ceccarini (Billy Jackrabbit), Daniele Caputo (Jack Wallace), Massimo Schillaci (José Castro) e Matteo Bagni (Un postiglione).
Note dolenti dal Coro del Festival Puccini, apparso disattento e poco preparato, dato i frequenti i fuori tempo. Belle le luci di Nino Napoletano.
Il pubblico non numeroso ha tributato allo spettacolo calorosi e prolungati applausi.
Il Festival Puccini prosegue con Turandot (13, 19 luglio e 17 agosto); La bohème (20 luglio, 3 e 10 agosto); Madama Butterfly (27 luglio, 12 e 23 agosto);Tosca (2,11,18 e 24 agosto) e Le Villi (16 agosto); e il cartellone sarà integrato dai balletti Lo schiaccianoci (29 luglio) e Il lago dei cigni (4 agosto) di Petr Ilic Chajkovskij; e dal “Gran Ballo Storico” del 10 agosto.

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Fra le attività collaterali alla musica, nel foyer del Gran Teatro all'aperto di Torre del Lago sono visitabili la bellissima mostra d'arte contemporanea (pitture e sculture) “Oblò” curata dall'architetto Paolo Riani che raccoglie l'intera collezione del Premio Carnevalotto istituito dal Carnevale di Viareggio nel 1987 e nel tempo ha raccolto elaborati di nomi famosi dell'arte contemporanea come Cascella, Mitoraj, Pomodoro, Matta, Kaufmann, Giosetta Fioroni, Tadini, Pozzati, Di Bello, Sgrò e altri.
Sempre nel foyer è visitabile l'interessante mostra fotografica “America forever: Puccini negli Stati Uniti” voluta dalla Fondazione Simonetta Puccini con la collaborazione dell'Archivio Storico di Casa Ricordi.
Info: www.puccinifestival.it e ticketoffice@puccinifestival.it

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Crediti fotografici: La Bottega dell'Immagine per il Festival Puccini di torre del Lago
Nella miniatura in alto: il soprano Maria Guleghina (Minnie)
Al centro: ancora la Guleghina con Luca Grassi (Jack Rance) e Alejandro Roy (Dick Johnson / Ramerrez)
Sotto: panoramiche sull'allestimento curato dal regista Renzo Giacchieri





Pubblicato il 22 Giugno 2019
Inaugurata la stagione areniana 2019 con l'opera pių amata dal regista recentemente scomparso
La Traviata ''di Zeffirelli'' intervento di Athos Tromboni

190622_Vr_00_LaTraviata_FrancoZeffirelli_FotoEnneviVERONA - Un parterre di persone importanti. Rai 1 che manda la diretta tivù dell’opera in mondovisione. La recentissima morte di Franco Zeffirelli regista e scenografo dello spettacolo, avvenuta sei giorni prima della “prima” areniana. Questi gli ingredienti che fanno della Traviata che ha inaugurato il festival dell’Arena di Verona uno spettacolo fuori dell’ordinario. Il sunto più significativo sta nella dichiarazione di Federico Sboarina, sindaco di Verona e presidente della Fondazione Arena: «Un grande lavoro di squadra per realizzare questo evento che è, ad un tempo, il tributo a un Maestro come Zeffirelli e il meritato riconoscimento al valore degli artisti e dei tecnici della Fondazione Arena di Verona.»
Parole che si riverberano anche nella dichiarazione ante-spettacolo di Cecilia Gasdia, sovrintendente e direttore artistico della Fondazione Arena, ancora commossa dall’affetto dimostrato sia dalla gente comune che dalle massime istituzioni italiane per la scomparsa del Maestro e amico Franco Zeffirelli : «Siamo veramente grati alla Rai che ha deciso di dare la massima visibiltà mediatica a quest’ultima, suprema, creazione del grande regista scomparso: una “prima” per l’Arena Opera Festival 2019 fortemente voluta dalla Fondazione e per cui stiamo lavorando da oltre un anno e che, personalmente, considero il mio ultimo omaggio ad un Maestro immenso, che ha fatto della bellezza e dell’arte la sua ragione di vita e che spero, da lassù, sarà fiero di noi. Un sentito ringraziamento, inoltre, va a Gianmarco Mazzi, amministratore delegato di Arena di Verona Srl, che ha svolto un ruolo decisivo per l’ottenimento di questo importante risultato.»
La circostanza e le concomitanze hanno fatto arrivare a Verona nientemeno che il presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, nel palco d’onore insieme alla presidente del Senato, Maria Elisabetta Alberti Casellati, e ai ministri Alberto Bonisoli e Giovanni Tria.
Varie altre personalità della politica e della cultura erano sparse qui e là, nelle prime poltronissime di platea.
E l’Arena di Verona faceva registrare il tutto esaurito. Applausi calorosi per il presidente Mattarella e applausi altrettanto calorosi al termine dell’esecuzione dell’Inno di Mameli, cantato a sipario chiuso, con l’intero coro della Fondazione Arena in proscenio, dove la prima fila dei coristi reggeva un lungo stendardo tricolore.
Sulla destra del palcoscenico , il “salotto” di Rai 1 era montato su una tribuna appositamente allestita; a fare gli onori di casa era la conduttrice Antonella Clerici, da anni frequentatrice dell’Arena e appassionata di lirica, con la partecipazione, quale testimonial della serata, del tenore Vittorio Grigolo (che sarà Alfredo in una speciale recita di La Traviata, il 1° agosto 2019 insieme a Plácido Domingo nel ruolo di baritono, e al soprano Lisette Oropesa), e una passerella di ospiti (volti televisivi, prevalentemente) chi più chi meno illustri.
Bastano (e avanzano) questi ingredienti, insieme alla citata circostanza e alle citate concomitanze, per dire semplicemente che l’inaugurazione della stagione areniana, al di là e ben al di sopra degli esiti artistici, è stata un trionfo mondiale.

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Qui è la funzione politica (di politica culturale, intendiamo), la funzione che va considerata come elemento peculiare di una cronaca della serata: Verona è capitale della lirica in Italia e nel mondo. La Fondazione ha problemi gestionali che non citeremo perché (al di là delle miserie di casa nostra), l’Arena è l’Italia; l’Arena è l’Opera italiana; l’Arena è il palcoscenico del debutto mondiale di Maria Callas; ed è - continuando ad esserlo - il più importante testimonial nel mondo, dell’opera lirica intesa come spettacolo popolare.
Non va dimenticato, questo. La serata inaugurale, con tante personalità e la diretta in mondovisione, dentro un anfiteatro stracolmo di spettatori, è un risultato che rafforza e amplifica il prestigio della cultura italiana nel mondo. Non va dimenticato, questo.
E veniamo adesso agli esiti artistici: prima del Preludio di Traviata i macchinisti hanno portato sul proscenio uno schermo gigante dove è stata proiettata una videoclip dedicata a Zeffirelli, con le scene più suggestive delle sue regie areniane (Carmen, Il trovatore, Aida, Turandot ecc.) e alcune parole-simbolo dette da lui a sostegno della sua personale estetica.
Estetica che ha trovato conferma nella nuovissima regia di questa Traviata, secondo i canoni da lui sempre rispettati: fedeltà al libretto, fedeltà nei costumi di scena rispetto alle indicazioni d’epoca scritte dai librettisti, animali in transito (un cavallo morello traina il carro funebre di Violetta Valery seguito da pochi intimi, prima dell’inizio dell’opera), oppure in volo (colombe liberate dalla voliera per mano di Violetta), grande effetto filmico nella scenografia, nella scenotecnica, nella messa in scena complessiva. Va da sé che il canto (e la recitazione) hanno rispettato una lettura filologica non solo delle note di Verdi, ma anche di quanto immaginato da Francesco Maria Piave nel trasformare in libretto d’opera il dramma di Dumas figlio.

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Del resto gli applausi a scena aperta nei momenti d’assieme più spettacolari (la festa in casa di Violetta Valery nel primo atto, e la festa con le ‘zingarelle’ e i ‘toreadori’ in casa di Flora Bervoix nel finale del secondo atto) hanno dimostrato che il pubblico popolare stava partecipando alla festa zeffirelliana, e non certo al lutto commemorativo («Viva Franco Zeffirelli!» è stato l’urlo spianato e all’unisono di due spettatori della gradinata, in un momento di silenzio, prima del secondo Preludio che apre l’ultimo atto dell’opera).
Sul podio Daniel Oren, eccellente protagonista della serata; a capo di una brava Orchestra della Fondazione Arena, il direttore ha cercato e trovato i colori più intimi del più intimo lavoro di Verdi. La sua interpretazione è stata “da concerto” perché se il cast non ha brillato al massimo, erano le sfumature espressive dell’orchestra di Oren a dare alla musica quanto le spettava di diritto. Nella concertazione i pianissimi voluti dal suo gesto, i suoi rinforzando, il perfetto equilibrio fra suono strumentale e canto, la scansione ritmica del tempo battuto e la scansione temporale dell’entrata dell’orchestra rispetto alle voci (e viceversa) facevano della bacchetta, delle mani e del viso, della mimica di Oren, qualcosa che all’ascolto appariva miracoloso.
Nel ruolo di Violetta era il soprano Aleksandra Kurzak: ottima attrice, bel timbro e buona gestione del canto d’agilità e… qualche problema nell’intonazione, hanno caraterrizzato una prestazione accolta da moltissimi applausi e qualche fischio finale.
Molto più freddo e molto più critico il giudizio del pubblico sul tenore Pavel Petrof (Alfredo); e non a torto. Lui è un tenore chiaro, ma anche piuttosto leggerino, esile, si potrebbe dire con un eufemismo. Insomma, non ha impressionato e non si è imposto come ci si aspettava consultando il suo curriculum artistico.
Leo Nucci vestiva i panni del padre Giorgio Germont, un ruolo ricoperto tante volte nei più prestigiosi teatri del mondo. La sua voce dà segni di cedimento ed egli, da baritono verdiano morbido e possente, si sta trasformando in baritono declamante e potente, più incline all’urlo che alla gestione della melodia che sottende la frase cantata. Ha avuto tanti applausi, perché Nucci è un mito; e perché merita un riconoscimento per la carriera e per la generosità con cui si prodiga oggi nel contribuire, cantando, a tener aperti teatri e festival in Italia.
Un plauso con grande stima ai comprimari, tutti professionisti bravi e generosi: Alessandra Volpe (Flora Bervoix), Daniela Mazzucato (Annina), Carlo Bosi (Gastone di Letorières), Gianfranco Montresor (Barone Douphol), Daniel Giulianini (Marchese d’Obigny), Romano Dal Zovo (Dottor Grenvil), Max René Cosotti (Giuseppe) e Stefano Rinaldi Miliani (Domestico / Commissionario).
Molto pertinenti le coreografie di Giuseppe Picone e ottima la danza di Petra Conti, étoile della serata (farà la prima ballerina anche nelle recite areniane di Aida): una prestazione di rilievo, la sua, sia nella danza in assolo che nelle coreografie d’assieme e in coppia con lo stesso Picone.
Bellissimi i costumi di Maurizio Millenotti e ottime le luci di Paolo Mazzon. Il Coro della Fondazione Arena, ben preparato da Vito Lombardi, ha dato ancora una volta prova d’essere una grande compagine al servizio dell’opera e della musica.
Al termine dello spettacolo, con un’Arena che continuava ad applaudire i protagonisti (ma - anche - con non pochi né isolati i fischi all’indirizzo dei due protagonisti principali) il maestro Oren ha offerto, insieme all’orchestra, al coro e a tutto il cast, il brindisi della Traviata, dirigendo a grandi bracciate l’orchestra dal palcoscenico, mentre un trupidio di applausi si univa al valzer di Libiamo ne’ lieti calici. Tutti d’accordo, senza fischi, stavolta, per il Brindisi. E per Franco Zeffirelli.
(Verona, Arena, venerdì 21 giugno 2019).

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Crediti fotografici: Foto Ennevi per la fondazione Arena di Verona
Nella miniatura in alto: il regista Franco Zeffirelli, recentemente scomparso
Al centro: Il presidente della Repubblica Italiana, Sergio Mattarella, applaude a La Traviata
“di Zeffirelli”
Sotto in sequenza: i momenti d’assieme più spettacolari dell’allestimento in alcune istantanee di Ennevi






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Parliamone
Semiramide non coinvolge, sconvolge
intervento di Simone Tomei FREE

190903_Ps_00_Semiramide_SalomeJiciaPESARO - Semiramide di Gioachino Rossini è la prima produzione vista nella mia trasferta pesarese al ROF 2019, ma l'ultima recensita. Il motivo? Ho trovato molte difficoltà nel tradurre per iscritto le impressioni di quella serata e mi sono fatto diverse domande, senza però riuscire a trovare una risposta adeguata a causa di uno spettacolo per il quale non sono riuscito a trovare né senso, né significato. La prima impressione (la più immediata e, forse, la più semplicistica) è quella del solito delirio registico: una sorta di onnipotenza che aleggia ormai ovunque, talvolta con produzioni di notevole spessore, acume e inventiva, talaltra con palesi orrori che vorresti obliare per sempre senza doverne neppure scrivere. Penso a Bruno Cagli, autorevole studioso rossiniano (al quale, insieme al soprano Monserrat Caballé, è dedicato il ROF 2019), che, alcuni anni fa, tenne a Pesaro un interessante seminario anni fa
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VideoCopertina
La Euyo prende residenza a Ferrara e Roma

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Pagina Aperta
Arena Festival 2019 i risultati
servizio di Athos Tromboni FREE

190911_Vr_00_ArenaConsuntivo_FedricoSboarinaVERONA – E così il Festival 2019 della Fondazione Arena va in archivio con una serie di record, illustrati oggi dal sindaco Federico Sboarina, dalla sovrintendente e direttore artistico Cecilia Gasdia e dal direttore generale della Fondazione, Gianfranco De Cesaris, nella tradizionale conferenza stampa di consuntivo. Al tavolo dei relatori erano presenti anche
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Concorsi e Premi
Il Premio Caruso 2019 alla Devia
FREE

190910_Lastra_00_PremioCaruso2019_MariellaDevia.JPGLASTRA A SIGNA (FI) - Sabato 7 settembre 2019, nello scenario  di Villa Bellosguardo sede del Museo Enrico Caruso, sulle magnifiche colline di Lastra a Signa, si è svolta la cerimonia di consegna del prestigioso premio che fin dal 1979 viene assegnato ai grandi interpreti del teatro d’opera. Il primo insignito fu il grande tenore Galliano Masini e poi
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Opera dal Nord-Est
Arena ultime quattro recite
servizio di Simone Tomei FREE

190909_Vr_00_Ultime4Recite_CarmenTraviataToscaAida_FotoEnneviVERONA - Ebbene sì, anche il Festival Arena di Verona 2019 giunge al termine e la mia ennesima salita estiva nella città scaligera ha avuto come obiettivo quello di seguire le ultime quattro recite della stagione, con alcune interessanti novità per quello che riguarda gli interpreti che si sono succeduti sul palcoscenico.


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Eventi
Teatro Duse la stagione 2019/2020
redatto da Edoardo Farina FREE

190909_Bo_00_TeatroDuse_WalterMramorBOLOGNA - La conferenza stampa del 5 settembre riguardante la presentazione della nuova Stagione invernale 2019/2020 del Teatro Duse di Bologna alla presenza tra gli altri del direttore organizzativo Gabriele Scrima e Rossella Fino proveniente dal dipartimento Cultura e Promozione della città del Comune di Bologna, ha voluto prevalentemente porre in
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Opera dal Centro-Nord
Falstaff versione commedia dell'arte
servizio di Athos Tromboni FREE

190908_Cento_00_Falstaff_CostantinoFinucciCENTO (FE) – Il Falstaff  di Giuseppe Verdi proposto nel cartellone di “Cento – Opera in festa” e allestito dell’Accademia del Bel Canto e dalla Pro Loco di Renazzo, con il patrocinio del Teatro Borgatti, avrebbe avuto come palcoscenico e scenografia naturale il suggestivo parco di Villa Chiarelli. Ma venerdì 6 settembre 2019 il meteo ha fatto decidere diversamente
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Opera dall Estero
Successo per La Dori
servizio di Simone Tomei FREE

190905_Innsbruck_00_LaDori_FrancescaAsciotiINNSBRUCK - "Pietro Antonio Cesti (1623-1669): La Schiava Fortunata ó vero La Dori. Dramma musicale in tre atti su libretto di Giovanni Filippo Apolloni. Prima rappresentazione: Innsbruck, Hoftheater, 1657."
Così si presenta questo lavoro barocco che, a distanza di oltre trecentocinquant'anni, torna "a casa" (al Tiroler Landestheater nel
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Soci Uncalm
Finta giardiniera opera vera
servizio di Athos Tromboni FREE

190903_Ro_00_FintaGiardiniera_PabloMaritanoROVIGO - Avrebbe dovuto essere il "saggio finale" di una masterclass sulla vocalità mozartiana, La finta giardiniera, ma lo spettacolo realizzato dal regista Pablo Maritano, con la preparazione vocale curata dal tenore e docente di canto Fernando Cordeiro Opa realizzato nel Ridotto del Teatro Sociale domenica 1 settembre 2019, si è proposto al numeroso
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Personaggi
Il Castello di Vicenza in Lirica
intervista di Simone Tomei FREE

190828_Vr_00_VicenzaInLirica-AndreaCastello.JPGVERONA - In una calda sera veronese, al termine dei Carmina Burana di Carl Orff, ho incontrato Andrea Castello, dal 2013 direttore artistico di Vicenza in Lirica: un Festival che è divenuto un punto di riferimento nel panorama musicale per i grandi artisti che vi intervengono, i titoli proposti e la location unica, ossia l’Olimpico di Vicenza, il teatro coperto più
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Opera dal Centro-Sud
Viaggio a Reims passando per l'Accademia
servizio di Simone Tomei FREE

190821_Ps_00_ViaggioAReims_GiulianaGianfaldoniPESARO - Era il 1984 quando fu riscoperta quest'opera, allestita in una delle edizioni primordiali del ROF, dunque ben 35 anni fa; e in questo ROF 2019 che vede scoccare i suoi primi quarant'anni (ecco perchè l'apposizione XL) la riproposizione di Il viaggio a Reims assume una valenza ancor più pregnante. Non ci sono grandi novità registico-sceniche e ciò
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Opera dal Nord-Est
Traviata e Aida ulteriori cronache
servizio di Nicola Barsanti FREE

190820_00_Traviata_Aida_VitoLombardi_FotoEnneviVERONA – Una serie di fortunate circostanze, nonché di squisiti incontri, ha reso possibile la mia presenza al 97° Festival Lirico dell’Arena per assistere a varie rappresentazioni e iniziare a mia volta la collaborazione con Gli Amici della Musica.Net come critico musicale. Prima di addentrarmi nei dettagli delle recite, è d’uopo ringraziare il critico musicale e
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Opera dal Centro-Sud
Un Equivoco di brio e allegria
servizio di Simone Tomei FREE

190820_Ps_00_EquivocoStravagante_TeresaIervolinoPESARO - Non si può certo dire che il libretto di L’equivoco stravagante di Gioachino Rossini sia un testo adatto per un'educazione montessoriana; credo per che sia un momento di forbito teatro per nulla volgare (se non nelle allusioni) ricamato nel testo dal fine e sagace estro del librettista Gaetano Gasbarri.  Nell'interessante disamina linguistica sul libretto
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Vocale
Brillano le stella Molinari e Pratt
servizio di Simone Tomei FREE

190820_00_ConcertoMolinariPratt_CarloTenanPESARO - Nel bel mezzo del XL ROF 2019 lunedì 19 agosto si è tenuto al Teatro Rossini di Pesaro uno dei concerti programmati del Festival che ha visto protagoniste due autorevoli voci del belcanto rossiniano: Jessica Pratt e Cecilia Molinari (in verità quest'ultima ha sostituito in corner la prevista Varduhi Abrahayam impegnata nel cast di Semiramide)
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Opera dal Centro-Sud
Demetrio e Polibio e il proprio doppio
servizio di Simone Tomei FREE

190819_Ps_00_DemetrioEPolibio_JessicaPrattPESARO - E' molto particolare la genesi compositiva del Demetrio e Polibio di Gioachino Rossini rappresentando un caso piuttosto singolare nella storia del Teatro d'opera italiano; il lavoro fu commissionato da Domenico Mombelli (compositore e tenore) a pro della sua scuderia di cantanti composta dalle due figlie (Ester ed Anna), dal maggiordomo di casa
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Vocale
Carmina apoteosi di musica e luci
servizio di Simone Tomei FREE

190812_Vr_00_CarminBurana_EzioBosso_FotoEnneviVERONA - Siamo all'undici agosto 2019 nel pieno del Festival areniano e da tempo memorabile attendo questa serata in cui Orchestra e Coro della Fondazione Arena di Verona daranno vita assieme ai solisti Ruth Iniesta, Raffaele Pe e Mario Cassi alla cantata scenica dei Carmina Burana di Carl Orff diretti dal M° Ezio Bosso.
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Jazz Pop Rock Etno
Noa scrive lettere a Bach
servizio di Attilia Tartagni FREE

190813_Cesenatico_00_NoaCESENATICO - E’ stato un successo annunciato “Letters To Bach”, spettacolo del 19° Festival dell’Emilia Romagna Festival il 9 agosto2019  a Cesenatico al Teatro all’aperto Largo Capuccini completamente esaurito, protagonista Achinoam Nini, in arte Noa con Gil Dor alla chitarra, Or Lubianiker al basso elettrico e Gadi Seri alle percussioni. La cantante
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Opera dal Centro-Sud
Ecuba, amor filiale amor di patria
servizio di Valentina Anzani FREE

190812_MartinaFranca_00_Ecuba_SestoQuatriniMARTINA FRANCA (TA), 4 agosto 2019 – L’Ecuba di Nicola Antonio Manfroce è, al fianco di Orfeo di Porpora, tra le primizie del 45° Festival della Valle d’Itria: composta nel 1812, è stata ivi eseguita per la prima volta in tempi moderni. Opera risalente al periodo napoleonico, riflette i gusti di importazione francese sia nel soggetto, sia nella forma,
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Opera dal Nord-Est
La Tosca al debutto stagionale
servizio di Simone Tomei FREE

190811_Vr_00_Tosca_SaioaHernandez_FotoEnneviVERONA - Ecco che, con l'avvento della Tosca di Giacomo Puccini sul palcoscenico areniano la sera del 10 agosto, tutto il "palinsesto" operistico del Festival estivo 2019 ha avuto il proprio completamento (manca ancora all'appello la serata concertistica con i Carmina Burana di Carl Orff in programma la sera successiva di cui daremo conto in un altro servizio).
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Opera dal Centro-Sud
Matrimonio per burla e per amore
servizio di Valentina Anzani FREE

190804_MartinaFranca_00_MatrimonioSegretoMARTINA FRANCA (TA), 3 agosto 2019 – Il principale titolo buffo del 45° Festival della Valle d’Itria è stato Il matrimonio segreto di Domenico Cimarosa, spettacolo con regia, scene e costumi di Pierluigi Pizzi, che è risultato molto divertente per il concorso di tutti gli interpreti, molto apprezzati sia sul piano vocale sia sul piano attoriale.
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Opera dal Nord-Est
Placido Domingo fa 50
servizio di Simone Tomei FREE

190811_Vr_00_GalaPlacidoDomingo50_FotoEnneviVERONA - Un'Arena gremita da quasi quindicimila spettatori per lui: l'artista, il tenore, il baritono, il direttore d'orchestra, ma fondamentalmente l'Uomo, ossia Plácido Domingo. Era il lontano luglio 1969 quando, mentre il primo essere umano metteva piede sulla Luna, l'Uomo debuttava sul palcoscenico dell'anfiteatro scaligero nel ruolo di Calaf della
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Opera dal Nord-Est
Il Radames di Simoncini
servizio di Simone Tomei FREE

190810Vr_00_Aida_SamueleSimoncini_FotoEnneviVERONA - Ho anticipato la mia partenza di un giorno per Verona in quanto avevo il piacere di ascoltare l'esordio nell'anfiteatro scaligero del tenore senese Samuele Simoncini nel ruolo di Radames; in passato ci siamo inseguiti nei vari teatri, ma non avevo ancora avuto il piacere di ascoltarlo per intero in un ruolo operistico. Ecco che questo evento
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Opera dal Centro-Sud
A Martina Franca rivive l'Orfeo
servizio di Valentina Anzani FREE

190810_MartinaFranca_00_Orfeo_RaffaelePe_phClarissaLapollaMARTINA FRANCA (TA), 2 agosto 2019 – Per la creazione di un pasticcio, nel Settecento, il compositore che si occupava dell’allestimento, o i cantanti stessi del cast, selezionavano arie tratte da più opere. I criteri di scelta comprendevano la loro fama e quanto esaltassero le qualità vocali di chi avrebbe dovute eseguirle. Non stupisce se il risultato,
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Opera dal Centro-Sud
Spasso nelle masserie d'Itria
servizio di Valentina Anzani FREE

190810_MartinaFranca_00_OpereInMasseria_LaviniaBini_phClarissaLapollaMARTINA FRANCA (TA), 1° agosto 2019 – Dall’anno passato il Festival della Valle d’Itria affianca alle tradizionali produzioni operistiche a Palazzo Ducale una proposta che unisce la valorizzazione del territorio pugliese a una formula di spettacolo particolarmente interessante. Cinque masserie hanno ospitato altrettante recite dei due intermezzi
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Opera dal Nord-Est
L'inizio agosto di Traviata Carmen Aida
servizio di Simone Tomei FREE

190808_Vr_00_Traviata___FotoEnneviVERONA - La canicola di fine luglio sembra aver lasciato posto a un clima più mite che mi permette di affrontare senza afe soffocanti altre tre serate musicali (piuttosto affollate) all'Arena di Verona per darvi conto dei cast alternativi del Festival 2019: tutti i cast alternativi sono stati accolti dal pubblico in modo complessivamente positivo.
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Jazz Pop Rock Etno
Dalla canzone... al Jazz
servizio di Attilia Tartagni FREE

190306_Alfonsine_00_EmiliaZamunerALFONSINE (RA) - “La vita è l’arte dell’incontro” ha detto Massimo Moriconi, storico bassista di Mina che dal 1983 è presente in tutte le produzioni della "Tigre di Cremona", prima di intraprendere il concerto di lunedì 5 agosto 2019 nel Giardino della Biblioteca Comunale di Alfonsine. Lo è certamente per i musicisti per cui venire a contatto con
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Concorsi e Premi
Premio Callas alla Kabaivanska
servizio di Angela Bosetto e Simone Tomei FREE

190805_Vr_00_PremioCallas_RainaKabaivanska_ph000VERONA - Sulle note malinconiche del Preludio della Traviata, le immagini dell’omonimo film operistico di Franco Zeffirelli si mescolano alle foto del maestro fiorentino e di Maria Callas. Inizia così il 2 agosto 2019, nell’elegante cornice dell’Arena Casarini dell’Hotel Due Torri (che deve il proprio nome ai suggestivi affreschi del pittore veronese Pino Casarini), la
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Pagina Aperta
Cosė ti insegno le Nozze
servizio di Attilia Tartagni FREE

190803_Ra_00_ItalianOperaAcademy_RiccardoMutiRAVENNA - Anche quest’anno, il quinto dell’Italian Opera Academy creata dal M° Riccardo Muti per formare giovani musicisti alla direzione d’orchestra e all’accompagnamento al pianoforte dei cantanti, due concerti al Teatro Alighieri hanno coronato due settimane di intenso lavoro mattutino e pomeridiano nel teatro di tradizione popolato di giovani
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Opera dal Nord-Est
Un Elisir connesso ai tempi
servizio di Cristina Chiaffoni FREE

190804_Pd_00_ElisirDAmore_JessicaNuccio_phGiulianoGhiraldiniPADOVA - L’ambientazione scelta da Padova Teatro Stabile rappresentata artisticamente dal geniale uomo di teatro e direttore artistico Federico Faggion è altamente suggestiva e ricca di memorie. Il castello dei Carraresi in Piazza Castello, divenuto poi carcere e le celle sono ben visibili, illuminate di rosa e d’azzurro quasi per temperare l’angoscia sottile che
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Opera dal Nord-Est
Arena, le repliche di luglio
servizio di Simone Tomei FREE

190731_Vr_00_Carmen_GeraldineChauvet_FotoEnneviVERONA - Come è consuetudine da diversi anni la frequentazione veronese mi porta a seguire con interesse l’avvicendarsi dei cast nei titoli in cartellone del Festival areniano. Stavolta la prima incursione in terra scaligera mi vede spettatore di alcune serate di fine luglio.

Carmen – 23 luglio 2019
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Echi dal Territorio
Il Duo Génot in Sant'Andrea
servizio di Gianluca La Villa FREE

190731_Levanto_00_AlessandraGenotLEVANTO (SP) - 30 luglio 2019, ore 21,30 Chiesa di Sant'Andrea - Nell’ambito dei concerti classici proposti con dovizia ogni anno dalla rassegna concertistica di Levanto diretta dal maestro Aldo Viviani si è tenuto un interessante e originale concerto del Duo Génot, Alessandra Génot al violino e Massimiliano Génot al pianoforte, imperniato
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Eventi
Il Giglio apre con la Tosca
redatto da Simone Tomei FREE

190725_Lu_00_CartelloniLiricaProsaDanza_MarcoGuidariniLUCCA - Il 19 luglio 2019 sono stati presentati, durante la consueta conferenza stampa, al Teatro Del Giglio i cartelloni delle stagioni di lirica, prosa e danza 2019-2020. Erano presenti all'incontro: Alessandro Tambellini, sindaco del Comune di Lucca, Stefano Ragghianti, assessore alla cultura; per il Teatro del Giglio: Giovanni Del Carlo (amministratore
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Opera dal Centro-Sud
Rigoletto al Luna Park
servizio di Simone Tomei FREE

190722_Mc_00_Rigoletto_AmartuvshinEnkabatMACERATA - Ancora una sera in cui il tema "Rosso Desiderio" declina verso un altro significato (ossia il desiderio di vendetta da affogare nel sangue) che trova nel Rigoletto di Giuseppe Verdi la sua più ideale collocazione, complice il famoso duetto che conclude il secondo atto Sì vendetta, tremenda vendetta. Un'altra serata di grande Teatro musicale,
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Opera dal Centro-Sud
Un Macbeth da urlo
servizio di Simone Tomei FREE

190721_Mc_00_Macbeth_RobertoFrontaliMACERATA - "Rosso desiderio" non è solo la passione (carnale e amorosa), ma anche la sete di potere, motivo per cui il Macbeth di Giuseppe Verdi si inserisce a pieno titolo nel filo conduttore che lega la triade delle opere proposte dal Macerata Opera Festival 2019. L'allestimento è quello che da Palermo a Torino – in coproduzione con Macerata – ha
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Opera dal Centro-Sud
Carmen danza al Crazy Horse
servizio di Simone Tomei FREE

190720_Mc_00_Carmen_IreneRoberts.jpegMACERATA - Arrivando qui non si può fare a meno di notare una città festante e dipinta di Rosso Desiderio, colore che imperversa in ogni via e arreda ogni vetrina, facendo sì che in ciascun angolo se ne respirino il calore e l'essenza più intima. Un rosso intenso, un rosso che richiama il tema guida del Macerata Opera Festival 2019. La città intera si è
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Jazz Pop Rock Etno
Galliano espugna la Rocca
servizio di Attilia Tartagni FREE

190718_Imola_00_Galliano_phVincentCatalaIMOLA - L’Emilia Romagna Festival nel suo ricco programma dal 6 luglio al 7 settembre 2019 ha mappato la regione individuando luoghi in grado di accogliere le tipologie di spettacoli in programma, dall’esibizione solistica all’ensemble alla grande orchestra. A Imola il 17 luglio, nel cuore della città, all’interno della Rocca Sforzesca fra torri
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Personaggi
Tre direttori e il ''Rosso Desiderio''
intervista di Simone Tomei FREE

190718_Mc_00_IntervistaDirettoriMACERATA - Nella mitologia romana, tre erano le meravigliose Grazie, tre le inesorabili Parche, tre le terribili Furie e tre le teste di Cerbero, mentre Trivia era l’appellativo sotto il quale si univano le dee Diana, Ecate e Luna. Dall’antico Lazio spostiamoci a nordest verso Helvia Recina nelle Marche e quindi viaggiamo attraversando l’Appennino e attraverso i secoli, fino
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Ballo and Bello
Les étoiles accendono gli entusiasmi
servizio di Attilia Tartagni FREE

190717_Ra_00_LesEtoiles_SergioBernalAlonso_FotoCositoreRAVENNA - La danza ha concluso in gloria il 30° Ravenna Festival, il 16 luglio 2019 al Pala De André. Il  Gala Internazionale di Danza ha portato sul palco della città romagnola le più fulgide étoiles provenienti dai maggiori teatri, accomunate dal talento e dalla capacità di esprimere il meglio di sé nella virtuosa fusione con la musica. L’impresario
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Soci Uncalm
Premio Cappelli a un giornalista: Giacomin
servizio di Athos Tromboni FREE

190715_Rocca_00_PremioCappelli_LucaSaltini_phGiorgioSabatiniROCCA SAN CASCIANO (FC) – Minacciava pioggia, nonostante le previsioni della vigilia, la sera di domenica 14 luglio 2019 a Rocca, dove nella splendida Piazza Garibaldi erano allestiti il palco e la vasta platea per il conferimento del XXX Premio Internazionale Carlo Alberto Cappelli, organizzato dall’omonima Associazione culturale. Un’ora prima
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Jazz Pop Rock Etno
Mason il nuovo si radica nel passato
servizio di Attilia Tratagni FREE

190715_Ra_00_NickMason_phZaniCasadioRAVENNA - I Pink Floyd sono entrati nella leggenda come accade alle band che cessano l’attività quando sono sulla cresta dell’onda ed è inutile chiedersi perché nessuno dei tentativi di resuscitare il gruppo abbia funzionato. Soltanto Nick Mason, il batterista del gruppo presente fin dagli esordi, ha proiettato avanti nel tempo la realtà delle origini
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Opera dal Centro-Nord
Turandot un bel successo
servizio di Athos Tromboni FREE

190713_Torre_00_Turandot_AmarilliNizzaTORRE DEL LAGO (LU) – Spettacolo bello e di grande qualità, quello visto alla seconda serata del Festival Puccini sul lago di Massaciuccoli: la Turandot è andata in scena in una interpretazione registica molto ligia ai contenuti del libretto, ma con un sottile distinguo, tale da allontanare la rappresentazione da qualsiasi sospetto di oleografia. Lo chiarisce
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Opera dall Estero
La vitale e pulsante energia del Tell
servizio di Simone Tomei FREE

190713_Orange_00_GuillaumeTell_NicolaAlaimo_phAbadieBrunoORANGE (Francia) - «Io reputo il Guglielmo Tell la nostra Divina Commedia, una vera epopea; né so comprendere come ognuno che ama e coltiva la musica non si prostri innanzi a questa più che sublime, divina creazione, a questo miracolo dell’arte»: così il compositore siciliano Vincenzo Bellini salutava la consacrazione definitiva dell’illustre collega pesarese
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Classica
Inno alla gioia per tutti gli europei
servizio di Attilia Tartagni FREE

190712_Ra_00_LeVieDellAmicizia_RiccardoMuti_phSilviaLelliRAVENNA - Schieramento imponente  di musicisti e di coristi l’11 luglio 2019 al Pala De André per il concerto  più atteso del Ravenna Festival, già presentato due giorni prima, il 9 luglio, all’Odeon di Erode Attico sul pendio dell’Acropoli di Atene di fronte a 5000 spettatori. In programma la Nona sinfonia in Do minore op.125 di Ludwig van Beethoven
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Soci Uncalm
Musica a Marfisa d'Este pronta al via
FREE

190709_Fe_00_MusicaMarfisa_MarcoGulinelliFERRARA - Come ogni anno, ritornano con l'estate anche i concerti di "Musica a Marfisa d'Este" con un calendario di 31 appuntamenti musicali serali (inizio alle 21,15) a partire da giovedì 11 luglio e fino a giovedì 15 agosto 2019. La manifestazione organizzata dal Circolo Frescobaldi è patrocinata dal Comune di Ferrara e dal Teatro Comunale
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Prosa
Il Purgatorio dentro la cittā
servizio di Attilia Tartagni FREE

190709_Ra_00_DivinaCommedia-Purgatorio_GianniPlazzi_phSilviaLelliRAVENNA - Partecipare alla Cantica del Purgatorio trasformata in teatro, nel cuore della città che accolse l’esilio di Dante Alighieri, da Marco Martinelli ed Ermanna Montanari, ideatori, registi e guide, è un’esperienza unica in grado di cambiare la percezione della realtà: è la terra di mezzo dove ci si monda dai peccati e si ricomincia, dove si supera il baratro senza
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Ballo and Bello
Le narrazioni danzate di Neumeier
servizio di Attilia Tartagni FREE

190708_Ra_00_HamburgBallett_JohnNeumeierRAVENNA - Il coreografo John Neumeier con l’Hamburg Ballett, già al Pala De Andrè nel 2010, è stato acclamato il 5 e il 6 luglio 2019 per lo spettacolo presentato dal 30° Ravenna Festival nel Teatro Alighieri: tre coreografie diverse che hanno per comune denominatore il senso della narrazione sull’onda della musica e la bravura smisurata del corpo di
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Opera dal Nord-Est
Torna Carmen ma non migliora
servizio di Athos Tromboni FREE

190707_Vr_00_Carmen_DanielOren_FotoEnneviVERONA – La Carmen non ha fatto registrare il tutto esaurito quest’anno alla sua “prima” areniana per il Festival 2019. Pubblico numeroso ma non strabocchevole, un esito quanto meno insolito per quest’opera di Georges Bizet che da sempre è la preferita dei melomani italiani e stranieri, dopo l’Aida di Verdi. Comunque la recita è stata accolta con molto
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Personaggi
Elisabetta Zizzo si racconta
Intervista di Angela Bosetto e Simone Tomei FREE

190707_00_Personaggi_ElisabettaZizzoVERONA - Nella calda serata del 29 giugno 2019, agli albori  97° Festival lirico dell'Arena di Verona, Ci incamminiamo, io e la collega e amica Angela Bosetto, verso il Liston di Piazza Bra. Seduta a uno dei tavolini del ristorante Vittorio Emanuele, ci attende la cantante Elisabetta Zizzo. Non manca molto alla prémiere de Il Trovatore di Giuseppe
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Opera dal Centro-Sud
Aida nella suggestione di Caracalla
servizio di Simone Tomei FREE

190706_Rm_00_Aida_DenisKriefROMA - Dopo molti anni, sono ritornato alle Terme di Caracalla, dove ho avuto il piacere di poter assistere alla rappresentazione di Aida di Giuseppe Verdi. Lo scenario è sempre suggestivo e il palcoscenico all’avanguardia, che un tempo ricordavo incastonato fra le antiche rovine romane, oggi si trova qualche metro più avanti proprio per preservare al meglio
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Classica
Il temporale non ferma Krivine
servizio di Attilia Tartagni FREE

190705_Ra_00_OrchestreFrance_EmmanuelKrivine_phZaniCasadioRAVENNA - Quello dell’Orchestre National De France al Pala De André il 3 luglio 2019 è stato un ritorno. Infatti la compagine mosse i primi passi su questo palco nel 1990, diretta dall’indimenticato Pierre Boulez. Sul podio, stavolta, c’era Emmanuel Krivine, figura non propriamente carismatica ma di indiscussa valenza e buona volontà, come
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Opera dal Centro-Nord
Tosca, Scarpia e l'Angelo nero
servizio di Athos Tromboni FREE

190705_Fe_00_Tosca_RosaMariaHernandez_phAlessandroDeLuigiFERRARA - Sempre suggestiva l’ambientazione per “Lirica in Castello” che si tratti (come vicenda) del quattrocentesco Trovatore di Verdi andato in scena qualche anno fa, o dell’ottocentesca Tosca di Puccini di ieri sera, 4 luglio 2019. Come tutti gli anni il cortile del Castello Estense ha accolto Puccini con quel “tutto esaurito” che solo i grandi titoli operistici
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Nuove Musiche
Goran Bregović 'From Sarajevo'
servizio di Attilia Tartagni FREE

190704_Ra_00_GoranBregovic_phZaniCasadioRAVENNA - Circa tremila persone al Pala De Andrè per “From Sarjevo”, l’atteso concerto in prima italiana del 2 luglio 2019 che ha visto a Ravenna, insieme con l’Orchestra Corelli  e il suo direttore Jacopo Rivani, Goran Bregović, il  musicista più eclettico dell’area balcanica, cantautore e chitarrista rock divenuto famoso negli anni Settanta del Novecento
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Vocale
Suoni dall'Abbazia
servizio di Edoardo Farina FREE

190701_MusicaPomposa_00_RenatoVanziniPOMPOSA (FE) - Apertura della 54° edizione di Musica Pomposa 2019 con il Gruppo Mandolinistico Codigorese  presente sul prestigioso palco della Sala delle Stilate per il secondo anno consecutivo, dove sotto la direzione del M° Renato Vanzini il 26 giugno ha eseguito Suoni dall’Abbazia il primo di una serie di sei appuntamenti cameristici che avranno
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Jazz Pop Rock Etno
Stewart Copeland musica senza confini
servizio di Attilia Tartagni FREE

190701_Ra_00_StewartCopeland_phZaniCasadioRAVENNA - “Light up the Orchestra” è il titolo dell’atteso concerto che ha visto insieme Stewart Copeland, uno dei più grandi batteristi, ex dei Police, e l’Orchestra Giovanile Luigi Cherubini, arricchita dall’elemento apparentemente estraneo della gigantesca batteria posta di fronte ai contrabbassi che dopo una partenza un po’ fredda si sarebbe
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Opera dal Nord-Est
Un Trovatore... ritrovato
servizio di Simone Tomei FREE

190629_Vr_00_Trovatore_PierGiorgioMorandi_FotoEnneviVERONA - Correva l'anno 2001 quando, durante il Festival Areniano, andò in scena per la prima volta l'allestimento ideato da Franco Zeffirelli per Il Trovarore di Giuseppe Verdi. Da allora il pubblico veronese ha potuto godere di questa visione, che ritengo quasi "beatifica", per altre cinque stagioni (ben 6, se includiamo anche quella appena inizata). Lo spettacolo
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Prosa
Le parole e il mare
servizio di Attilia Tartagni FREE

190626_Ra_00_LeParoleEIlMare_LinoGuancialeRAVENNA - Ancora uno spettacolo in un neo-luogo del Festival il 24 giugno 2019: “Classis”, inaugurato al pubblico soltanto sei mesi fa, museo archeologico di Classe di Ravenna ricavato dalla ristrutturazione dell'ex zuccherificio inattivo da decenni.  Il palco e la platea sono stati allestiti nello spazio aperto di fronte alla magnifica facciata
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Opera dal Nord-Ovest
Masnadieri una lezione d'oro
servizio di Francesco Lora FREE

190626_Mi_00_Masnadieri_FabioSartori_phBresciaArmisanoMILANO, 21 giugno 2019 – Esiste, sì, un Verdi classificato come minore: quello di Oberto e di Alzira, del Corsaro e di Aroldo, per dire quattro opere dal periodo del primo esordio a quello delle piene facoltà. Ma il repertorio corre nel tempo e non è affatto fisso. Con quelle menzionate, vi sono altre opere neglette. Ma fino a che punto si può ritenere minore
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Vocale
Il Greco e il Messiah
servizio di Attilia Tartagni FREE

190625_Ra_00_IlMessiah_AntonioGrecoRAVENNA - Fra i luoghi del Festival, Sant’Apollinare in Classe ha una “allure” speciale.  La basilica ha infatti uno spazio absidale vasto e concavo che sembra amplificare come un involucro risonante i musici e i cantori,  oltre a fornire loro una cornice di superba bellezza. Il grande mosaico absidale è dominato dalla figura del Santo con ai due lati le
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Opera dal Nord-Est
Carmen ottima della Kemoklidze
servizio di Rossana Poletti FREE

190625_Ts_00_Carmen_KetevanKemoklidzeTRIESTE - Teatro Verdi. E’ andata in scena al Teatro Verdi la nuova produzione dell’opera di Georges Bizet, Carmen.  E’ la storia di una donna libera che sceglie l’amore come meglio le aggrada, gli uomini la cercano, la desiderano ardentemente, cadono immancabilmente nella sua rete, è un diavolo. Così la apostrofa Don Josè quando il loro
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Soci Uncalm
Dell'Olmo prende un premio
FREE

190624_Sv_00_MasterclassRenataScottoSAVONA - Si è svolta ieri mattina, 23 giugno 2019, nell’atrio del Palazzo Comunale di Savona la manifestazione organizzata dall’Opera Giocosa di Savona che ha concluso la masterclass tenuta dal soprano savonese Renata Scotto; in programma il concerto dei migliori classificati. Alla manifestazione ha contribuito anche il Circolo Amici
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Opera dal Nord-Est
Collaudata ma quasi nuova Aida
servizio di Simone Tomei FREE

190623_Vr_00_Aida_AnnaPirozzi_FotoEnneviVERONA - Settecento volte Aida… ecco con quale record il titolo più rappresentato nell’anfiteatro scaligero debutta quest’anno nella stagione Arena di Verona Opera Festival 2019.  Una particolarità ed un vanto per il melodramma in Italia: le centenarie recite si sono avvicendate in numerosi allestimenti del capolavoro verdiano, ma sono felice
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Jazz Pop Rock Etno
Avitabile a Palazzo San Giacomo
servizio di Attilia Tartagni FREE

190623_Ra_00_EnzoAvitabile_phRobertoMolteniRUSSI (RA) - Il Ravenna Festival e i suoi luoghi: il concerto di venerdì 21 giugno 2019,  full immersion nella complessa napoletanità  del sassofonista e cantautore Enzo Avitabile affiancato dai  Bottari di Portico, dall’ensemble di fiati Scorribanda  e da Toni Esposito mago delle percussioni,  va affrontato partendo dalla collocazione in uno degli angoli
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Pianoforte
Labéque e il respiro di un'epoca
servizio di Attilia Tartagni FREE

190621_Ra_00_Giovanni Antonini_phKemalMehmetGirginRAVENNA - Fra le tante anime del 30° Ravenna Festival c’è quella di riproporre, insieme ai brani di un’epoca, anche il suo respiro, il suo suono originario.  E’ successo il 19 giugno 2019 al Pala De André, con il Giardino Armonico diretto da Giovanni Antonini e un programma diviso fra Franz Joseph Haydn e Wolgfang Amedeus Mozart. Certamente la
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Vocale
Chiara č Medea
servizio di Attilia Tartagni FREE

190620_Ra_00_Medea_ChiaraMuti_phSilviaLelliRAVENNA - Lo ha ricordato di recente il Sovrintendente De Rosa, fino dalla sua nascita nel 1990 il Ravenna Festival ha nel DNA o, per dirlo in termini giuridici, nello statuto il connubio fra luoghi storici e artistici della città e spettacoli festivalieri.  Certo non era ipotizzabile una cornice più idonea del chiostro della Biblioteca Classense per accogliere Medea,
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Opera dalle Isole
Bell'allestimento di Pagliacci
servizio di Salvatore Aiello FREE

190620_Pa_00_Pagliacci_DanielOren.JPGPALERMO - A conclusione della prima parte della Stagione 2019 del Massimo di Palermo è andato in scena il capolavoro manifesto del verismo italiano: Pagliacci di Ruggero Leoncavallo che con Cavalleria rusticana  costituisce il notissimo dittico amato dai melomani; questa volta Pagliacci da solo con il ritorno, dopo il 2007, della regia di Lorenzo Mariani
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Opera dal Centro-Nord
Nozze di Figaro deliziose
servizio di Simone Tomei FREE

190621_Fi_00_NozzeDiFigaro_KristiinaPoskaFIRENZE - Entra a pieno titolo all'interno del LXXXII Festival del Maggio Musicale Fiorentino il componimento mozartiano Le nozze di Figaro che si avvale della collaborazione librettistica di Lorenzo Da Ponte. Quest'opera è il primo tassello della nota Trilogia Mozart-Da Ponte che troverà mano a mano il suo compimento nei prossimi due anni
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Ballo and Bello
Nel labirinto di Martha
servizio di Attilia Tartagni FREE

190619_Ra_00_MarthaGrahamDanceCompanyRAVENNA - Attesa quasi reverenziale lunedì 17 giugno 2019 per la  Martha Graham Dance Company guidata da Janet Eilber, responsabile della compagnia dall’anno seguente la scomparsa nel 1991 di colei che, nata nel 1894 e percorso il novecento danzando, viene considerata una delle massime danzatrici e coreografe del secolo, “madre
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Opera dal Nord-Ovest
Madama Butterfly proprio come Madama Butterfly
servizio di Athos Tromboni FREE

190615_Ge_00_MadamaButterfly_MariaTeresaLeva_phMarcelloOrselliGENOVA - Stagione lirica, ultimo atto: Madama Butterfly di Giacomo Puccini nel Teatro Carlo Felice, in concomitanza con il grande concerto pop di Piazza Kennedy (“Ballata per Genova”) replicato su due maxischermo in Piazza De Ferraris di fronte al teatro. Una ”Ballata” che ha riunito oltre 12 mila persone, trasmessa in prima serata
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Classica
Un violinista con lo Stradivari
servizio di Attilia Tartagni FREE

190614_Ra_00_LeonidasKavakos_phMarcoBorggreveRAVENNA - Leōnidas Kavakos, poco più che cinquantenne violinista greco di fama internazionale, qui anche anticipatore delle tematiche festivaliere ispirate alla Grecia, meta quest’anno del “viaggio dell’amicizia”, ha aperto il concerto del 12 giugno 2019 al Pala De André imbracciando con affetto reverenziale il suo prezioso Stradivari, un “Willemotte” del
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