Pubblicato il 02 Aprile 2019
La brava pianista canadese accolta a Ferrara nel Teatro Abbado da applausi e ovazioni
Hewitt e Bach ossia dell'interpretazione intervento di Athos Tromboni

190402_Fe_00_AngelaHewitt_phBerndEberleFERRARA - Dunque, ricapitolando: «Sì, gli arpeggi nella Fantasia cromatica di Bach sono precisamente l’effetto principale. Io mi prendo la libertà di suonarli con ogni possibile crescendo e piano e fortissimo, naturalmente con pedale, ed inoltre raddoppiando le note basse. Accentuo quanto meglio si può le note-melodia, e allora le singole armonie successive risaltano splendidamente sui nuovi pianoforti a coda… Tutti affermano che è bello.»
È una frase estrapolata dalla lettera che Felix Mendelsshon scrisse nel 1840 alla sorella Fanny, anche lei pianista eccellente, che riportiamo qui per testimoniare due fatti importanti nella storia della musica: che la Fantasia cromatica e fuga di Johann Sebastian Bach fu la composizione che venne usata per forzare l’inserimento del compositore sassone nel nascente repertorio pianistico ai primi anni dell’Ottocento. E testimonia anche la contrapposizione ideologica fra chi sostiene che sia “bello” (come scrisse anche Mendelssohn) trascrivere ed eseguire Bach al pianoforte; e chi - invece - considera blasfemìa eseguire su uno strumento di là da venire quando Bach era vivente, la sua musica da tastiera nata per l’organo e il clavicembalo.
A tutt’oggi non c’è né pace né armistizio, quanto piuttosto una tregua sopita, fra i fortisti e i cembalisti. Ma la realtà contemporanea, dopo il Bach pianistico di Mendelssohn, quello di Liszt, di Moscheles, di Busoni, di Backhaus, di Gould, della Rosalyn Tureck, di Goulda e su su fino a Bahrami, è che il “nuovo” Bach pianistico piace al pubblico più del “vecchio” Bach clavicembalistico. E non solo per la diversa seduttività del suono delle corde martellate (il pianoforte) rispetto alle corde pizzicate (il clavicembalo), e non solo per l’effetto armonico della pedalizzazione (adottata da Mendelsshon e da tutti quelli che gli sono succeduti), ma per la differenza insita nell’interpretazione che la sensibilità e le doti virtuosistiche dei grandi pianisti hanno sviluppato come quinto elemento caratteristico della musica insieme con l’armonia, la melodia, il ritmo e il timbro.
Di tutto questo ci è sembrata simbolo vivente ed agente la pianista Angela Hewitt nel suo recital tenuto nel Teatro Comunale Claudio Abbado di Ferrara, lunedì 1 aprile 2019, per la stagione corrente di Ferrara Musica. La Hewitt ha eseguito infatti le sette Toccate Bwv 910-916 oltre alla Fantasia cromatica e fuga in Re minore Bwv 903. Assieme a lei è arrivato giusto per la serata, e proprio per lei, anche un nuovissimo pianoforte a coda Fazioli, usato al posto dei due Steinway di proprietà del Teatro Abbado. Suono brillante e molto bello, quello del Fazioli, nulla da invidiare ai due celebri Steinway suonati a Ferrara da tanti altri pianisti illustrissimi.
Dunque, l’interpretazione: è scontato che proprio essa sia l’alito rivitalizzante della scrittura morta che giace sulla carta pentagrammata; e non c’è dubbio che ogni interpretazione (pensiamo a quello che succede nelle regie contemporanee dell’opera lirica) sia un attentato alla maestà dell’Autore; e non c’è - infine - dubbio che proprio l’interpretazione sia la fatale necessità di mediazione tra l’Autore e il destinatario. Ma c’è un salvacondotto che supera tutti i nostri precedenti “non c’è dubbio”: ogni interpretazione realizza un aspetto particolare dell’opera musicale; la quale resta in sé intatta, e resta una sorgente inesauribile di interpretazioni. Resta ortus conclusus.
Accennato a tutto ciò, vediamo come è stata - allora - l’interpretazione di Johann Sebastian Bach da parte della Hewitt: innanzitutto lei prima di sedersi al pianoforte ha informato il pubblico (teatro gremito) del significato di quel concerto dedicato a Bach: si trattava di una tappa dei numerosi recital che da qualche anno tiene in tutto il mondo con l’obiettivo di eseguire al pianoforte tutta la musica da tastiera di Bach; e in sostanza anche della presentazione del suo recente cd (in vendita nel foyer del teatro) contenente le Toccate del concerto che si apprestava a fare.
Seduta al pianoforte, ha eseguito con pulizia e gusto la musica bachiana, senza esimersi dall’accelerare o rallentare momenti e frasi particolarmente felici ed accattivanti dal punto di vista del fluire melodico. Abbracciando così in pieno i concetti espressivi già manifestati (e più sopra accennati) da Felix Mendelsshon.
In sostanza, per curare il timbro para-romantico dato alle esecuzioni, ha usato abbondante pedalizzazione per tutte le Toccate di modo minore (quella in Fa diesis minore Bwv 910, quella in Do minore Bwv 911, quella in Re minore Bwv 913, quella in La minore Bwv 914, quella in Sol minore Bwv 915, e la proverbiale Toccata e fuga in Re minore Bwv 903); e con una pedalizzazione molto parsimoniosa o addirittura assente per quelle di modo maggiore (la Bwv 916 in Sol maggiore, e la Bwv 912 in Re maggiore).

190402_Fe_01_AngelaHewitt_facebook_phMariaTeresaDeLuca

Il concerto è stato seguito nel silenzio assoluto, neanche un colpo di tosse accidentale, tanta era l’estasi dell’ascoltare; poi il pubblico ha reagito con insistenti e calorosi applausi e con ovazioni, sia alla fine del primo set, sia al termine del recital. Applausi e ovazioni gratificate da un bis eseguito in surplace ma con le stesse intenzioni dei brani precedenti.

Crediti fotografici: Bernd Eberle e Maria Teresa De Luca per Ferrara Musica – Teatro Comunale Claudio Abbado





Pubblicato il 23 Dicembre 2018
In scena a Ferrara con commovente partecipazione di pubblico l'opera di Marzocchi e Barbieri
Il viaggio di Roberto. Parliamone intervento di Athos Tromboni

181223_Fe_00_IlViaggioDiRoberto_GuidoBarbieriFERRARA - Su quale realtà italiana storicamente accertata si innesta Il viaggio di Roberto scritto da Guido Barbieri e musicato da Paolo Marzocchi? La recensione dello spettacolo la si può leggere qui (servizio di Attilia Tartagni dal Teatro Alighieri di Ravenna). A me preme, in questo Parliamone, focalizzare giornalisticamente la realtà storica e il momento più alto dell'antisemitismo (o meglio, del razzismo) italiano che approvò le infami leggi razziali del 1938 e organizzò di conseguenza il rastrellamento degli ebrei e la reclusione nei campi di concentramento italiani nell'anno cruciale 1943 e fino alla data di approvazione del cosiddetto "ordine del giorno Grandi" del 25 luglio: nel maggio di quell'anno il neoministro delle Corporazioni, Tullio Cianetti, approntava e faceva approvare un Regio Decreto Legislativo che all'articolo 1 diceva: «Il Ministero per le Corporazioni in relazione ai compiti ad esso spettanti in base al Testo Unico delle leggi sulla disciplina dei cittadini in tempo di guerra ... provvede all'utilizzazione e all'avviamento al lavoro:
a) dei confinati comuni;
b) dei condannati ammessi al beneficio della liberazione condizionale...
Al Ministero per le Corporazioni spetta altresì il compito di fissare ... le particolarità di impiego degli ebrei di intesa con il Ministro degli Interni
Nella relazione che illustrava il provvedimento si metteva poi bene in evidenza come "l'avviamento coattivo al lavoro nei confronti di alcune particolari categorie (sfaccendati professionali, ed ebrei)" avesse "il carattere di una sanzione". Con tale disposizione quindi veniva considerato reato appartenere alla "razza ebraica".
A quel punto la macchina amministrativa dello Stato fascista si metteva in moto per attuare praticamente il progetto: veniva diramato un telegramma a tutti i Prefetti affinché disponessero "pronta mobilitazione totale servizio lavoro ebrei fisicamente idonei ambo i sessi, compresi discriminati, ebrei facenti parte famiglie miste e ebrei stranieri, dall'età di 18 ai 30 anni (poi elevati a 36 anni, ndr), avviandoli ai centri di raccolta che vi saranno indicati dal Ministro delle Corporazioni". È l'inizio delle deportazioni che caratterizza la fase dell'antisemitismo di matrice italiana, fin qui indipendente e autonomo rispetto all'antisemitismo nazista. Questo e tanto altro - tutto ben documentato - lo si può leggere alle pagg. 368-371 del libro "La menzogna della razza", Edizioni Grafis, Bologna 1994.
Ma il 25 luglio 1943 cadde il governo fascista, Mussolini fu arrestato e l'antisemitismo di matrice italiana, nei mesi successivi e fino a tutto il 1945, venne assorbito e conglobato, con la collaborazione dei fascisti italiani della Repubblica di Salò, dentro la cornice del razzismo nazista.
E dunque è proprio là, in quel prodromo fascista di matrice italiana, si innesta  Il viaggio di Roberto verso Auschwitz.
Racconta Guido Barbieri, autore del libretto, nell'introduzione del libretto stesso: «Il treno è uno degli oggetti biografici che ricorrono con maggiore frequenza e in modo ciclico nelle cronache della Shoah. In treno partono da Terezin, il 16 ottobre 1944, i passeggeri del cosiddetto Künstler-Transport: poeti, scrittori. compositori, musicisti, pittori, scienziati, tutti finiti su per un camino, ad Auschwitz, all'alba del giorno dopo... Lo stesso giorno di un anno prima, il 16 ottobre 1943, ben 1259 cittadini vengono rastrellati dalle SS in tutta la città di Roma: 1024 di loro, con la stella di David sul petto, vengono caricati in un convoglio di 18 carri bestiame che parte, il 18 ottobre, dalla Stazione Tiburtina: direzione Auschwitz. In treno partivano dai campi di concentramento di Fossoli, di Montechiarugolo, di Forlì, di Tonezza del Cimone, di Vo' Vecchio, di Conegliano Ligure, gli ebrei e i detenuti politici italiani che con la complicità attiva dei 'ragazzi di Salò' venivano spediti nei lager tedeschi ...  Chiuso dentro un carro bestiame parte anche Roberto Bachi, età 15 anni, il 6 dicembre 1944, dal Binario 21 della stazione di Milano. Destinazione Auschwitz.»

181223_Fe_01_IlViaggioDiRoberto_FrancoCostantini_phZaniCasadio 181223_Fe_02_IlViaggioDiRoberto_phZaniCasadio

Bene ha fatto il Teatro Comunale Claudio Abbado di Ferrara a mettere in cartellone, il 21 dicembre 2018, lo spettacolo andato in scena pochi giorni prima al Teatro Alighieri di Ravenna. Per non dimenticare. Per contribuire alla memoria di una verità storica terribile ma inalienabile per la coscienza di chi si riconosce nella Costituzione della Repubblica italiana nata dalla Resistenza. Giusto perché l'uomo cui è intestato il maggior teatro ferrarese (Claudio Abbado) era, è, e resterà un esempio di figura dall'etica solidaristica, dalla tempra democratica e dalla visione universalmente tollerante. E giusto anche perché la comunità ebraica di Ferrara ha dato un contributo di sangue non indifferente alla Shoah: furono più di cento gli ebrei ferraresi brutalmente deportati prima al campo di smistamento di Fossoli, e poi nei campi di sterminio nazisti, per la maggior parte ad Auschwitz: di questi, solamente cinque fecero ritorno.
Dunque, Il viaggio di Roberto non è uno spettacolo: è una testimonianza. Anzi, "la testimonianza".
E personalmente ho trovata geniale la scelta di raccontare non ciò che si sa per certo di Roberto Bachi (è tracciabile la sua storia, dai primi giorni della persecuzione con l'esclusione dalla scuola nonostante fosse per comportamento e profitto uno studente modello, ai giorni dell'arresto, ai giorni - pochi - del confinamento ad Auschwitz prima del forno crematorio), ma di raccontare "il viaggio" immaginando quello che fu l'atteggiamento del ragazzo dentro il vagone piombato; inventando la presenza di un viaggiatore ebreo sopravvissuto che lo testimoniasse (Vittorio, il narratore, interpretato da Franco Costantini). Mentre fuori, in Italia, la madre (Ines, interpretata da Cinzia Damassa), bussava a porte e porte per cercar di sapere quale destino era piombato non solo sul figlio, ma anche sul marito (Armando¸ interpretato dal baritono Marcello Rosiello) pure lui arrestato nella stessa retata e immediatamente separato da Roberto. E le visioni di Roberto, sempre immaginate dal librettista, prendono l'aspetto di "apparizioni" (Lady Marianna, Bagheera, Madama Butterfly, la maestra, interpretate dal mezzosoprano Anna Bessi). Dunque un direttore (Jacopo Rivani), un'orchestra e un quartetto vocale, due cantanti, tanti attori e figuranti come contorno di sceneggiatura. Sì, sceneggiatura, non scenografia. Così Il viaggio di Roberto è sembrato più il film di una recita con musiche di scena e canti, o addirittura un melologo del sopravvissuto Armando, piuttosto che un'Opera lirica.
Ma proprio l'essenzialità della partitura di Paolo Marzocchi, calata dentro l'impianto drammaturgico di Guido Barbieri, ha reso maggiormente efficace quello che più sopra ho definito "la testimonianza"; il compositore ha adoperato con dosato equilibrio sia i principi estetici dell'alea, sia la dodecafonia, sia l'armonia. La sua musica è coinvolgente, pertinente alle "visioni" di Roberto e alle crude narrazioni del sopravvissuto Armando. E non è affatto ininfluente sull'empatia di chi sta ad ascoltare. Cattura, prende, coinvolge, commuove.

181223_Fe_03_IlViaggioDiRoberto_facebook_phZaniCasadio

In un quadro così complesso, la regia di Alessio Pizzech mi è parsa eccellente. Non fui tenero, in passato, con sue regie di capolavori operistici passate a Ferrara. In questa circostanza devo manifestare non solo apprezzamento, ma anche entusiasmo e condivisione senza se e senza ma, per le scelte operate da Pizzech, per le quali si è vista la sua bravura e intuitività, chiamiamola pure "vocazione", quando il soggetto promana dalla musica contemporanea. Bravo Pizzech. E bravi anche Davide Amadei (scene e costumi) e Nevio Cavina (luci), giusto per completare le citazioni. Ma bravo sopratutto il giovane che ha interpretato il mutismo di Roberto, che non so indicare chi sia stato a Ferrara fra i tre citati in locandina: Emmanuel Ranieri, o Emiliano Santiago Orioli, oppure Andrea Zannini ? Poco importa, qui, indicare chi... Importa "la testimonianza".

Crediti fotografici: Zani-Casadio per il Teatro Alighieri di Ravenna e il Teatro Abbado di Ferrara
Nella miniatura in alto: l'autore del libretto, Guido Barbieri





Pubblicato il 23 Settembre 2018
Trionfale concerto della formazione d'archi della Orchestra giovanile europea nel Teatro Abbado
La Euyo se fosse la chiave di volta? intervento di Athos Tromboni

180923_Parliamone_00_EuyoStringEnsemble_MatsZetterqvistFERRARA - E se fosse la chiave di volta per un ampliamento della musica sinfonica dal plurieseguito repertorio di tradizione alle eccellenze del Novecento? Questo ci si chiedeva sabato 22 settembre 2018 assistendo al concerto della formazione d’archi della European Union Youth Orchestra, una formazione di 20 archi guidati da due eccellenti musicisti della Chamber Orchestra of Europe ben noti ai ferraresi, perché molti dei presenti in teatro hanno seguito la Coe fin dal 1989, quando il maestro Claudio Abbado portò quell’orchestra in residenza nella città estense. Sul palcoscenico erano 18 ragazzi e ragazze della Euyo, queste ultime con le loro sciarpe azzurre stellate, guidati dall’esperto primo violino Mats Zetterqvist e dall’eccellente violoncellista Richard Lester. In aggiunta agli archi, per l’esecuzione del primo brano (autore Arvo Pärt, Cantus in memoriam Benjamin Britten) c’era il bravo percussionista Boris Bondinof per suonare le campane nel modo “tintinnabuli”.
Ripetiamo: e se fosse la chiave di volta per un ampliamento della musica sinfonica dal plurieseguito repertorio di  tradizione alle eccellenze del Novecento? Perché il programma della serata prevedeva, oltre alla musica di Pärt, anche un sorprendente Dmitrij Sostakovic trascritto dal direttore d’orchestra Rudolf Barshaj (Sinfonia da camera in Do minore op.100a); poi un mai eseguito, a Ferrara, Henryk Górecki (Three pieces in old style); e infine l’aggiunto ottocentesco Petr Ilic Chajkovskij della Serenata per archi in Do maggiore op.48 di musica intimistica e melodiosa.
Non c’è niente che faccia presagire una risposta affermativa alla nostra domanda retorica posta all’inizio di questa corrispondenza: perché le Euyo (a partire dal concerto della formazione da camera che si esibirà giovedì 27 settembre prossimo, e proseguendo con i concerti dell’11 e del 13 aprile 2019) proporrà nel Teatro Abbado autori quali Ravel, Rossini, Schubert, Glinka, Rachmaninov, altro Chajkovskij, altro Sostakovic, Richard Strauss, Mozart e Bruckner.
Quindi grande repertorio di tradizione (che è quello che si impone nel mercato della concertistica) e se di autori novecenteschi si può parlare, ci si limita a Ravel, Rachmaninov, R. Strauss, Sostakovic, quindi un novecento ben piantato nella tradizione ottocentesca.
Ma Górecki e Pärt eseguiti l’altra sera (e pure il Sostakovic/Barshaj) hanno ricevuto una calorosa accoglienza dal pubblico, che non fiatava nemmeno durante le esecuzioni tanto era partecipe e coinvolto. E si tratta di musica bellissima, certo novecentesca piantata nella storia non solo ottocentesca, ma addirittura radicata nell’estetica trecentesca, o comunque antica, e pur tuttavia nuova e riconciliante la massa degli ascoltatori con la contemporaneità.
Sì, certo, negli anni passati, nelle passate stagioni sinfoniche, grazie alla sensibilità di Claudio Abbado, la Coe e la Mahler Chamber Orchestra avevano proposto qualche autore novecentesco, celebrato più dalla critica e dalla musicologia che dal pubblico, ma erano le classiche eccezioni che confermano la regola: “se si esegue troppo Novecento, soprattutto di compositori aleatori e matematici, il pubblico non gradisce e fugge”. Oggi forse no… a Ferrara il pubblico non fugge se si eseguono gli autori del Novecento, anzi partecipa emotivamente, ascolta attento. E applaude convinto. E allora coraggio giovani della Euyo, visto che avete la residenza italiana a Ferrara per i prossimi tre anni, osate di più con autori del Novecento e potete tentare anche con qualche compositore oggi giovane come voi, venuto alla ribalta in questi primi vent’anni del terzo millennio.

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Consigliato ciò, parliamo del concerto del 22 settembre scorso, organizzato da Ferrara Musica nel Teatro Comunale Abbado: abbiamo assistito a una magistrale esecuzione di tutti i brani, per precisione, amalgama, disciplina, dedizione: merito certo di Zetterqvist e Lester che con i loro archi hanno guidato in maniera eccellente il primo set del concerto, eseguito seduti, e anche il secondo set, eseguito in piedi come è d’uso per le formazioni barocchiste.
Il Cantus di Pärt è una pietra miliare non solo per l’autore, ma anche per gli spettatori ferraresi cha hanno avuto modo di apprezzare questo compositore estone fin dall’inizio degli anni ’90 del Novecento, quando fu dedicata a lui una intera sezione in una stagione del soppresso (e rimpianto) Aterforum. L’esecuzione dei ragazzi della Euyo è stata magica: merito dell’attenzione e del coinvolgimento con cui è stato interpretato il Cantus, ma merito anche delle suggestive campane suonate da Bondinof.
La Sinfonia da camera di Sostakovic (trascritta - come detto - da Barshaj, dal Quartetto d’archi n.8) ha stemprato la serenità funebre del brano precedente dentro le tormentate dissonanze di una musica dove è possibile vestire di note i sentimenti costrittivi come angoscia e paura, coagulandoli insieme a sentimenti reattivi come il riscatto dell’ego e il desiderio di vita: magnifica anche qui l’interpretazione dei giovani Euyo.
Górecki, poi, dopo l’intervallo. Finalmente questo compositore è arrivato a Ferrara con un piccolo saggio della sua musica… troppo tardi, secondo noi, per una città come la nostra, troppo tardi perché è da più di quarant’anni che la sua Sinfonia n.3 viene riconosciuta come un capolavoro assoluto… ecco un’idea per il futuro: chi ci porterà per la prima volta a Ferrara la “Terza sinfonia per soprano e orchestra” di questo polacco morto a Katowice nel 2010? La Euyo? Ce la può fare egregiamente, visto come ha trattato i Tre pezzi in vecchio stile.
Infine l’esecuzione della Serenata di Chajkovskij: qui la leggerezza del tocco è stata dominante e le volute eleganti del Valzer e del Minuetto hanno corroborato di note lievi, eppure pregne, il resto della serata.
Accoglienza trionfale del pubblico per uno dei più bei concerti per orchestra d’archi visti a Ferrara. E, sentito il calore di platea, palchi e loggione, il primo violino Mats Zetterqvist ha concesso il bis, ancora il Valzer della Serenata di Chajkovskij. Poi tutti a casa. Felici.

Crediti fotografici: Marco Caselli Nirmal per Ferrara Musica - Teatro Comunale Claudio Abbado
Nella miniatura in alto: il primo violino Mats Zetterqvist
Sotto: la formazione d'archi della European Union Youth Orchestra (Euyo) a Ferrara






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Hewitt e Bach ossia dell'interpretazione
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La Euyo prende residenza a Ferrara e Roma

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Bel concerto della Neri con la Trapani
servizio di Edoardo Farina FREE

190320_Fe_00_LauraTrapaniFERRARA - Riprendono le attività dell’Orchestra a plettro “Gino Neri”, dopo il ricchissimo calendario 2018 in occasione delle celebrazioni per il 120° dalla fondazione e il consueto prestigioso Concerto di Capodanno presso il Teatro “Claudio Abbado” di Ferrara, il secondo appuntamento del 2019, organizzato dall’Associazione Amici della Musica
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Ballo and Bello
Antologia Yacobson una meraviglia
servizio di Attilia Tartagni FREE

190320_Ra_00_BallettoYacobsonSanPietroburgoRAVENNA - Una straordinaria serata di gala, di quelle che ci affascinano regolarmente al Ravenna Festival  nel popoloso contenitore del Pala De André,  ha sedotto, nell’aristocratica cornice del Teatro Alighieri il 16 e il 17 marzo 2019, gli amanti del balletto classico declinato anche in formule nuove coniugate ai grandi Bellini, Mozart e Rossini.  Non
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Opera dal Nord-Est
Elisir come un quadro di Botero
servizio di Rossana Poletti FREE

190319_Ts_00_ElisirDAmore_FrancescoCastoroTRIESTE - Teatro Verdi. Il regista venezuelano Victor García Sierra ha deciso di ambientare L’elisir d’amore di Gaetano Donizetti, in scena al Verdi di Trieste, in un mondo pittorico circense attinto da Botero, che dipinse una serie di quadri dedicata proprio al circo nel 2008. Le scene e i costumi appaiono conformi a quelle che sono le peculiarità dell’artista
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Opera dal Centro-Nord
Chénier una maestosa costruzione storica
servizio di Attilia Tartagni FREE

190312_Ra_00_AndreaChenier_GiovanniDiStefanoRAVENNA - Venerdì 8 e domenica 10 marzo 2019 nel Teatro Alighieri il sipario sull’opera Andrea Chénier si è aperto su un palazzo della nobiltà parigina in un clima festoso superficiale e fatuo, in quella che Carlo Gérard, insofferente alla sua condizione di servo dei ricchi Coigny, definisce “…l’odiata casa dorata, immagine di un mondo incipriato e vano”.
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Opera dal Centro-Nord
Edipo e La Voce Umana
servizio di Simone Tomei FREE

190305_Pi_00_EdipoRe_GiuseppeAltomare_phImaginariumCreativeStudioPISA - Sul finire della stagione lirica 2018/2019 il Teatro Verdi di Pisa ha proposto un dittico inusuale, per non dire unico, con protagonisti due autori novecenteschi diversi per stile ed estrazione: Ruggero Leoncavallo e Francis Poulenc.
Edipo Re rappresenta l'estremo addio del compositore
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Opera dal Nord-Est
Don Pasquale viticoltore veronese
servizio di Simone Tomei FREE

190304_Vr_00_DonPasquale_AlviseCasellati_FotoEnneviVERONA - Donizetti comico...o forse melanconico quello che racconta le avventure di un signorotto attempato, rispondente al nome di Don Pasquale da Corneto, che vorrebbe ammogliarsi. Temi ilari, situzioni grottesche, ma come succede spesso, il compositore bergamasco sa trarre dai libretti, anche quelli più "leggeri", una vis piena di
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Opera dalle Isole
Ottima "Favorite" in stile antico
servizio di Salvatore Aiello FREE

190228_Pa_00_LaFavorite_SoniaGanassi_phFrancoLanninoPALERMO - Altro appuntamento per la Stagione 2019 del Massimo con La Favorite di Gaetano Donizetti, per la prima volta sulle scene del capoluogo siciliano nell’edizione critica di Rebecca Harris Wallick. L’opera donizettiana, grand-opéra,dopo alterne vicende nella produzione del bergamasco, vide la luce a Parigi nel 1840, la capitale
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Opera dal Centro-Nord
Madama Butterfly torna con successo
servizio di Simone Tomei FREE

190227_Fi_00_MadamaButterfly_FrancescoIvanCiampa_MicheleMonasta_SA91975FIRENZE - Quando un'emozione ha conquistato il tuo cuore  sorge spontaneo il desiderio di poterla rivivere; talvolta l'occasione che si ripresenta porta in sé minori aspettative perché epurate dell'effetto sorpresa, ma può accadere che la repetita sia foriera di rinnovate soddisfazioni ed elementi di interesse tali da rinverdire quel ricordo un
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Opera dal Centro-Nord
Ottime Nozze di Figaro
servizio di Attilia Tartagni FREE

190226_Ra_00_NozzeDiFigaro_ErinaYashima_phAngeloPalmieriRAVENNA - Dopo Così fan tutte (2017) e Don Giovanni (2018), il 22 e 24 febbraio 2019 è approdata al Teatro Alighieri di  Ravenna l’opera “Le nozze di Figaro”, prima della trilogia scaturita dalla collaborazione fra il librettista Da Ponte e il musicista Mozart e allestita in coproduzione fra il teatro ravennate, il teatro Coccia di Novara e il Festival di Spoleto.
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Opera dal Centro-Nord
Un po' troppo scolastica la Lucia...
servizio di Simone Tomei FREE

190223_Lu_00_LuciaDiLammermoor_SarahBaratta_phAndreaSimiLUCCA - Il Teatro del Giglio di Lucca prosegue la sua programmazione stagionale con la messa in scena della Lucia di Lammermoor di Gaetano Donizetti in un allestimento coprodotto con il Teatro di Pisa e con l'Opéra Nice Côte d'Azur.
"… Fin dalla prima scena suscitò entusiasmo. Prendeva Lucia
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Ballo and Bello
Ballando Cohen
servizio di Attilia Tartagni FREE

190223_Ra_00_BJM_LeonardCohenRAVENNA - “Per sua natura, una canzone deve muovere da cuore a cuore” affermava il canadese Leonard Cohen, poeta prestato alla canzone d’autore scomparso nel 2017. La danza della compagnia canadese Les Jazz Ballets de Montréal  fondata nel 1972 e diretta dal 1998 da Louis Robitaille, scorre innervata dalla sua arte, solida come
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Opera dal Nord-Ovest
Entusiasmante Simon Boccanegra
servizio di Simone Tomei FREE

190220_Ge_00_SimonBoccanegra_AndriyYurkevychGENOVA - Prima di parlare del Simon Boccanegra d Giuseppe Verdi al Teatro Carlo Felice di Genova (dove ho avuto il piacere di seguire entrambi i cast), vorrei proporvi un “monologo” proprio su quell’opera di Giuseppe Verdi. La voce è quella di Giorgio Strehler, che narra le proprie impressioni in qualità di regista del celebre allestimento scaligero
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Personaggi
Ludovic Teziér a tutto campo
intervista a cura di Simone Tomei FREE

190220_Ge_00_LudovicTezier_phA.BofillGENOVA - Per chi ama la musica e l’opera ogni partenza verso una nuova avventura teatrale porta in seno tanti diversi stati d’animo (attesa colma d’entusiasmo, paura di un’eventuale delusione, aspettative e supposizioni personali), sui quali vince però, senza dubbio, il piacere di far qualcosa che è parte fondamentale della propria vita e che nutre
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Pagina Aperta
Un dittico insolito per Firenze
servizio di Mario Del Fante FREE

190220_Fi_00_CavalleriaRusticana_AngeloVillariFIRENZE - In attesa di Cavalleria Rusticana di Pietro Mascagni, abbiamo assistito a Un mari à la porte di Jacques Offenbach, compositore nato a Colonia il 20 giugno 1819 che si traferì a Parigi, studiò in quel Conservatorio, mise in scena un centinaio di operette e divenne un beniamino del pubblico che apprezzava molto quel genere del quale
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Personaggi
Alessandra Rossi si racconta
a cura di Simone Tomei FREE

190215_Vr_00_AlessandraRossiVERONA - Piove. Il cielo plumbeo non promette nulla di buono e, nonostante questo, non voglio che l’appuntamento sia rimandato. Ecco quindi che, dopo un viaggio tra le terre di Toscana, Emilia Romagna e Veneto, entro nella città scaligera, parcheggio e solo pochi passi mi separano dalla casa del soprano Alessandra Rossi de Simone.
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Opera dal Centro-Nord
Un marito alla porta. Un amante ammazzato
servizio di Simone Tomei FREE

190212_Fi_00_UnMariALaPorte_CavalleriaRusticana_ValerioGalliFIRENZE - Il tema delle “corna” (e, in generale, dell’infedeltà più o meno celata) è sempre stato molto in voga nel repertorio melodrammatico, facendo degli intrighi amorosi uno degli elementi portanti nelle trame operistiche. Elementi che talvolta fanno rima con puro divertimento, talaltra diventano fattore drammatico, oltre che drammaturgico.
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Vocale
La Devia sa ancora incantare
servizio di Salvatore Aiello FREE

190202_Pa_00_DeviaMariella_phRosellinaGarboPALERMO - Si è inaugurata la Stagione dei Recital 2019 del Teatro Massimo, con l’attesissimo ritorno di Mariella Devia accompagnata al pianoforte da Giulio Zappa. La primadonna, che ha lasciato la scena teatrale, ancora offre il prodigio della sua arte con l’attività concertistica su ribalte internazionali. Fasciata in un bell’abito viola
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Opera dall Estero
Falstaff allegra edizione monegasca
servizio di Simone Tomei FREE

190128_MonteCarlo_00_Falstaff_NicolaAlaimo_phAlainHanelMONTE-CARLO - «C'è un solo modo di finir meglio che coll'Otello ed è quello di finire vittoriosamente col Falstaff. Dopo aver fatto risuonare tutte le grida e i lamenti del cuore umano finire con uno scoppio immenso d'ilarità! C'è da far strabiliare!». Era il 1889 e Arrigo Boito scriveva questa lettera a Giuseppe Verdi con la quale ebbe ragione delle
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Opera dalle Isole
Ed eccovi la Turandot cyber
servizio di Salvatore Aiello FREE

190120_Pa_00_Turandot_FabioCherstichPALERMO - Turandot di Giacomo Puccini ha inaugurato il 19 gennaio scorso la Stagione 2019 di Opera e Balletto del Teatro Massimo di Palermo. Una Turandot cyber tra video, proiezioni e mondi fantastici, frutto della collaborazione del collettivo di artisti russi Aes + f, cui si dovevano costumi e scene, con la regia di Fabio Cherstich in coproduzione
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Opera dal Centro-Nord
Magnifica Forza del destino
servizio di Simone Tomei FREE

190121_Pc_00_ForzaDelDestino_ItaloNunziataPIACENZA - Era il 1869 per l'esattezza il 27 febbraio a Milano al Teatro alla Scala! Oggi 20 gennaio 2019, sono passati centocinquantanni dalla prima rappresentazione italiana de La Forza del Destino... oddio! l'ho detto, l'ho scritto... anatema su me? A parte le battute e l'aneddotica che vuole questo componimento verdiano foriero delle più
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Opera dal Nord-Est
Convincente Meoni nel Nabucco
servizio di Rossana Poletti FREE

190121_Ts_00_Nabucco_ChristopherFranklinTRIESTE -  Ha debuttato al Teatro Verdi il Nabucco di Giuseppe Verdi, frutto di una coproduzione della fondazione lirica triestina con il Teatro Ponchielli di Cremona, il Teatro Grande di Brescia e il Teatro Fraschini di Roma. L’allestimento ha alcuni punti di forza: le scene imponenti, i grandi muri di pietra bianca del tempio dedicato a Jehova,
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Opera dal Centro-Nord
Olmi ricama l'opera di Gounod
servizio di Attilia Tartagni FREE

190121_Ra_00_RomeoJiuliette_PaoloOlmi_phWolfgangLacknerRAVENNA - Se, come scriveva Charles Gounod,  “L'arte drammatica è un'arte da ritrattista”, allora Roméo et Juliette, opera in  cinque atti di Jules Barbier e Michel Carrè dalla tragedia di Shakespeare con musica di Charles Gounod che vi lavorò a lungo negli anni dopo il debutto, è la perfetta applicazione di questo principio. I due adolescenti innamorati
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