Pubblicato il 22 Giugno 2019
Inaugurata la stagione areniana 2019 con l'opera pių amata dal regista recentemente scomparso
La Traviata ''di Zeffirelli'' intervento di Athos Tromboni

190622_Vr_00_LaTraviata_FrancoZeffirelli_FotoEnneviVERONA - Un parterre di persone importanti. Rai 1 che manda la diretta tivù dell’opera in mondovisione. La recentissima morte di Franco Zeffirelli regista e scenografo dello spettacolo, avvenuta sei giorni prima della “prima” areniana. Questi gli ingredienti che fanno della Traviata che ha inaugurato il festival dell’Arena di Verona uno spettacolo fuori dell’ordinario. Il sunto più significativo sta nella dichiarazione di Federico Sboarina, sindaco di Verona e presidente della Fondazione Arena: «Un grande lavoro di squadra per realizzare questo evento che è, ad un tempo, il tributo a un Maestro come Zeffirelli e il meritato riconoscimento al valore degli artisti e dei tecnici della Fondazione Arena di Verona.»
Parole che si riverberano anche nella dichiarazione ante-spettacolo di Cecilia Gasdia, sovrintendente e direttore artistico della Fondazione Arena, ancora commossa dall’affetto dimostrato sia dalla gente comune che dalle massime istituzioni italiane per la scomparsa del Maestro e amico Franco Zeffirelli : «Siamo veramente grati alla Rai che ha deciso di dare la massima visibiltà mediatica a quest’ultima, suprema, creazione del grande regista scomparso: una “prima” per l’Arena Opera Festival 2019 fortemente voluta dalla Fondazione e per cui stiamo lavorando da oltre un anno e che, personalmente, considero il mio ultimo omaggio ad un Maestro immenso, che ha fatto della bellezza e dell’arte la sua ragione di vita e che spero, da lassù, sarà fiero di noi. Un sentito ringraziamento, inoltre, va a Gianmarco Mazzi, amministratore delegato di Arena di Verona Srl, che ha svolto un ruolo decisivo per l’ottenimento di questo importante risultato.»
La circostanza e le concomitanze hanno fatto arrivare a Verona nientemeno che il presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, nel palco d’onore insieme alla presidente del Senato, Maria Elisabetta Alberti Casellati, e ai ministri Alberto Bonisoli e Giovanni Tria.
Varie altre personalità della politica e della cultura erano sparse qui e là, nelle prime poltronissime di platea.
E l’Arena di Verona faceva registrare il tutto esaurito. Applausi calorosi per il presidente Mattarella e applausi altrettanto calorosi al termine dell’esecuzione dell’Inno di Mameli, cantato a sipario chiuso, con l’intero coro della Fondazione Arena in proscenio, dove la prima fila dei coristi reggeva un lungo stendardo tricolore.
Sulla destra del palcoscenico , il “salotto” di Rai 1 era montato su una tribuna appositamente allestita; a fare gli onori di casa era la conduttrice Antonella Clerici, da anni frequentatrice dell’Arena e appassionata di lirica, con la partecipazione, quale testimonial della serata, del tenore Vittorio Grigolo (che sarà Alfredo in una speciale recita di La Traviata, il 1° agosto 2019 insieme a Plácido Domingo nel ruolo di baritono, e al soprano Lisette Oropesa), e una passerella di ospiti (volti televisivi, prevalentemente) chi più chi meno illustri.
Bastano (e avanzano) questi ingredienti, insieme alla citata circostanza e alle citate concomitanze, per dire semplicemente che l’inaugurazione della stagione areniana, al di là e ben al di sopra degli esiti artistici, è stata un trionfo mondiale.

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Qui è la funzione politica (di politica culturale, intendiamo), la funzione che va considerata come elemento peculiare di una cronaca della serata: Verona è capitale della lirica in Italia e nel mondo. La Fondazione ha problemi gestionali che non citeremo perché (al di là delle miserie di casa nostra), l’Arena è l’Italia; l’Arena è l’Opera italiana; l’Arena è il palcoscenico del debutto mondiale di Maria Callas; ed è - continuando ad esserlo - il più importante testimonial nel mondo, dell’opera lirica intesa come spettacolo popolare.
Non va dimenticato, questo. La serata inaugurale, con tante personalità e la diretta in mondovisione, dentro un anfiteatro stracolmo di spettatori, è un risultato che rafforza e amplifica il prestigio della cultura italiana nel mondo. Non va dimenticato, questo.
E veniamo adesso agli esiti artistici: prima del Preludio di Traviata i macchinisti hanno portato sul proscenio uno schermo gigante dove è stata proiettata una videoclip dedicata a Zeffirelli, con le scene più suggestive delle sue regie areniane (Carmen, Il trovatore, Aida, Turandot ecc.) e alcune parole-simbolo dette da lui a sostegno della sua personale estetica.
Estetica che ha trovato conferma nella nuovissima regia di questa Traviata, secondo i canoni da lui sempre rispettati: fedeltà al libretto, fedeltà nei costumi di scena rispetto alle indicazioni d’epoca scritte dai librettisti, animali in transito (un cavallo morello traina il carro funebre di Violetta Valery seguito da pochi intimi, prima dell’inizio dell’opera), oppure in volo (colombe liberate dalla voliera per mano di Violetta), grande effetto filmico nella scenografia, nella scenotecnica, nella messa in scena complessiva. Va da sé che il canto (e la recitazione) hanno rispettato una lettura filologica non solo delle note di Verdi, ma anche di quanto immaginato da Francesco Maria Piave nel trasformare in libretto d’opera il dramma di Dumas figlio.

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Del resto gli applausi a scena aperta nei momenti d’assieme più spettacolari (la festa in casa di Violetta Valery nel primo atto, e la festa con le ‘zingarelle’ e i ‘toreadori’ in casa di Flora Bervoix nel finale del secondo atto) hanno dimostrato che il pubblico popolare stava partecipando alla festa zeffirelliana, e non certo al lutto commemorativo («Viva Franco Zeffirelli!» è stato l’urlo spianato e all’unisono di due spettatori della gradinata, in un momento di silenzio, prima del secondo Preludio che apre l’ultimo atto dell’opera).
Sul podio Daniel Oren, eccellente protagonista della serata; a capo di una brava Orchestra della Fondazione Arena, il direttore ha cercato e trovato i colori più intimi del più intimo lavoro di Verdi. La sua interpretazione è stata “da concerto” perché se il cast non ha brillato al massimo, erano le sfumature espressive dell’orchestra di Oren a dare alla musica quanto le spettava di diritto. Nella concertazione i pianissimi voluti dal suo gesto, i suoi rinforzando, il perfetto equilibrio fra suono strumentale e canto, la scansione ritmica del tempo battuto e la scansione temporale dell’entrata dell’orchestra rispetto alle voci (e viceversa) facevano della bacchetta, delle mani e del viso, della mimica di Oren, qualcosa che all’ascolto appariva miracoloso.
Nel ruolo di Violetta era il soprano Aleksandra Kurzak: ottima attrice, bel timbro e buona gestione del canto d’agilità e… qualche problema nell’intonazione, hanno caraterrizzato una prestazione accolta da moltissimi applausi e qualche fischio finale.
Molto più freddo e molto più critico il giudizio del pubblico sul tenore Pavel Petrof (Alfredo); e non a torto. Lui è un tenore chiaro, ma anche piuttosto leggerino, esile, si potrebbe dire con un eufemismo. Insomma, non ha impressionato e non si è imposto come ci si aspettava consultando il suo curriculum artistico.
Leo Nucci vestiva i panni del padre Giorgio Germont, un ruolo ricoperto tante volte nei più prestigiosi teatri del mondo. La sua voce dà segni di cedimento ed egli, da baritono verdiano morbido e possente, si sta trasformando in baritono declamante e potente, più incline all’urlo che alla gestione della melodia che sottende la frase cantata. Ha avuto tanti applausi, perché Nucci è un mito; e perché merita un riconoscimento per la carriera e per la generosità con cui si prodiga oggi nel contribuire, cantando, a tener aperti teatri e festival in Italia.
Un plauso con grande stima ai comprimari, tutti professionisti bravi e generosi: Alessandra Volpe (Flora Bervoix), Daniela Mazzucato (Annina), Carlo Bosi (Gastone di Letorières), Gianfranco Montresor (Barone Douphol), Daniel Giulianini (Marchese d’Obigny), Romano Dal Zovo (Dottor Grenvil), Max René Cosotti (Giuseppe) e Stefano Rinaldi Miliani (Domestico / Commissionario).
Molto pertinenti le coreografie di Giuseppe Picone e ottima la danza di Petra Conti, étoile della serata (farà la prima ballerina anche nelle recite areniane di Aida): una prestazione di rilievo, la sua, sia nella danza in assolo che nelle coreografie d’assieme e in coppia con lo stesso Picone.
Bellissimi i costumi di Maurizio Millenotti e ottime le luci di Paolo Mazzon. Il Coro della Fondazione Arena, ben preparato da Vito Lombardi, ha dato ancora una volta prova d’essere una grande compagine al servizio dell’opera e della musica.
Al termine dello spettacolo, con un’Arena che continuava ad applaudire i protagonisti (ma - anche - con non pochi né isolati i fischi all’indirizzo dei due protagonisti principali) il maestro Oren ha offerto, insieme all’orchestra, al coro e a tutto il cast, il brindisi della Traviata, dirigendo a grandi bracciate l’orchestra dal palcoscenico, mentre un trupidio di applausi si univa al valzer di Libiamo ne’ lieti calici. Tutti d’accordo, senza fischi, stavolta, per il Brindisi. E per Franco Zeffirelli.
(Verona, Arena, venerdì 21 giugno 2019).

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Crediti fotografici: Foto Ennevi per la fondazione Arena di Verona
Nella miniatura in alto: il regista Franco Zeffirelli, recentemente scomparso
Al centro: Il presidente della Repubblica Italiana, Sergio Mattarella, applaude a La Traviata
“di Zeffirelli”
Sotto in sequenza: i momenti d’assieme più spettacolari dell’allestimento in alcune istantanee di Ennevi





Pubblicato il 06 Giugno 2019
Ravenna Festival, 30.ma edizione, ha aperto trionfalmente con un concerto di Pollini e Muti
Per l'alto mare aperto, umanamente intervento di Athos Tromboni

190606_Ra_00_RiccardoMuti_phSilviaLelliRAVENNA - «Apparent rari nantes in gurgite vasto» (Sparsi naufraghi appaiono a nuoto nel vasto gorgo)… prendiamo a prestito un verso dell’Eneide del poeta latino Virgilio e anche un verso dialettale del drammaturgo e poeta romagnolo contemporaneo Nevio Spadoni «… e’ mêr … ch’l’argheta, u n’in pö piò, ch’lè strach d’avdé dal bras a spindculun, oc ad babî che j à armis-cê al lêgrum a i cavalon!» (… il mare … che rigetta, non ne può più, che è stanco di vedere braccia penzoloni, occhi di bambini che hanno mescolato le lacrime ai cavalloni!), per rendere ancor più significativo il tema della trentesima edizione del Ravenna Festival, “… per l’alto mare aperto …” (anche questo è poesia, un verso della “Divina” di Dante Alighieri).
Non c’è esegesi che possa essere più chiara delle tre citazioni poetiche qui riportate, bastano da sole per significare non metaforicamente l’aspirazione umana e umanitaria di un festival che fa, promuove, propone musica : Ravenna Festival numero 30 è partito, mercoledì 5 giugno 2019, con un appuntamento-evento, alla presenza di circa 4 mila spettatori, dentro il Pala De André: con l’Orchestra Giovanile Luigi Cherubini in pedana, Maurizio Pollini al pianoforte, Riccardo Muti sul podio.
Ma prima di raccontare lo spettacolo, soffermiamoci ancora sul tema: …per l’alto mare aperto… confessando che le citazioni da Virgilio e da Nevio Spadoni non sono farina del nostro sacco, ma estratti di due capitoli del bel catalogo del Festival, curato da Franco Masotti e Giovanni Trabalza: il primo capitolo è la riproduzione di pagine scritte da Maurizio Bettini nel suo libro Homo sum. Essere “umani” nel mondo antico (Einaudi editore, 2019), il secondo capitolo è una poesia di Spadoni, in romagnolo con testo in lingua a fronte, E’ mêr e’ dis la su (Il mare dice la sua), capitoli che calzano a pennello con il tema di questo Festival.
Così come calzava a pennello, nelle intenzioni, l’impaginato del concerto d’apertura: Calma di mare e viaggio felice op.27 di Felix Mendelssohn-Bartholdy, due Concerto per pianoforte e orchestra K 449 e K 466 di Wolfgang Amadeus Mozart, e il poema sinfonico L’isola dei morti op.29 di Sergej Rachmaninov… poi Rachmaninov è stato sostituito a tutto vantaggio di Maurice Ravel (e dei 4 mila spettatori, anche…) con il suo Bolero. Una variazione di programma fatta in tempo per essere riportata, appunto, nel catalogo del Festival, ma non in tempo per la pubblicistica promozionale del Festival stesso, divulgata nelle settimane precedenti.
Potrebbero essere quisquilie, ma L’isola dei morti di Rachmanivov (ispirata agli omonimi quadri del pittore svizzero Arnold Böcklin), oltre che essere un poema sinfonico di grande espressività musicale e (per venir reso in tutti i suoi significati) di non trascurabile difficoltà interpretativa, calzava perfettamente dopo la Calma di mare a raccontare che sparsi naufraghi appaiono a nuoto nel vasto gorgo destinati alla morte, al punto che il mare … è stanco di vedere braccia penzoloni, occhi di bambini che hanno mescolato le lacrime ai cavalloni.
Forse tutto ciò la maggioranza dei 4 mila presenti non l’avrebbe capito, recepito; forse per il successo della serata è meglio che Muti abbia fatto suonare il Bolero; ma è venuto emotivamente sminuito il messaggio umanitario contenuto (come vera parafrasi per il Mar Mediterraneo di oggi) nella risposta di Didone al profugo e naufrago Enea in viaggio per l’Italia (sempre Virgilio, sempre Eneide), che dice non ignara mali miseris succurrere disco (non ignara dei mali, imparo a soccorrere i miseri); messaggio che il Festival di quest’anno (“… per l’alto mare aperto …”) e le altre edizioni precedenti di Ravenna Festival hanno consolidato, e vogliono consolidare, attraverso i famosi concerti sulle “Vie dell’Amicizia”.

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Espresso qui sopra il parere del recensore, veniamo alla sintesi del cronista: Pala De André gremito in ogni ordine di posti, diffusa e sgargiante eleganza e febbrile attesa per l’incontro sul palcoscenico, a distanza di 6 anni, fra il grande Pollini e il grande Riccardo Muti.
Maurizio Pollini è stato il solista di due concerti mozartiani per pianoforte e orchestra, il K 449 in Mi bemolle maggiore e il ben più celebre ed eseguito K 466 in Re minore, concentrati nella prima parte della serata. Due concerti mozartiani che lui non ha mai inciso in disco, per quel che ne sappiamo. Ha eseguito “alla Pollini” abbondando nel pedale per rendere legato il suo tocco pianistico, seguito con riverenza dall’orchestra sotto la bacchetta di Muti; è stato un vero trionfo di pubblico, con standing-ovation al termine dell’esibizione; e qui la sorpresa, che il pianista milanese non s’aspettava. La fondatrice e presidente della manifestazione ravennate, Cristina Mazzavillani Muti, è salita sul palco, accompagnata dai due direttori artistici Franco Masotti e Angelo Nicastro, per consegnargli il “Premio Ravenna Festival”, onorificenza attribuita ai grandi personaggi della musica; la Mazzavillani Muti ha letto pubblicamente anche la motivazione; al che Pollini, con timidezza e un po’ d’imbarazzo, insieme alla sorpresa e contentezza per il calore del pubblico e per il prestigioso riconoscimento, ha ringraziato dicendo che le motivazioni erano gradite “ma esagerate”. Timidezza, imbarazzo e, adesso, anche umiltà. Un nobile personaggio.

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La seconda parte della serata, con l’orchestra praticamente raddoppiata da rinforzi negli archi e aggiunta di nuove sezioni (fiati, percussioni, arpa), ha visto Muti richiedere e ottenere dalla “sua” Giovanile Cherubini il massimo: un Mendellssohn ricco di colori sia nel tempo dilatato della Calma di mare sia nell’eccitazione del Viaggio felice; poi un Ravel ipnotico, come solo può essere il suo Bolero, e quasi perfetto. Quasi, se non fosse stato per la stecca del clarinetto quando nei primi minuti tocca a lui l’ a-solo che riprende il tema ipnotico del brano. Ma, come suol dirsi, anche la stecca fa spettacolo. Non è questa l’essenza. L’essenza è che lo spettacolo faccia umanità. Sulle vie dell’amicizia, per l’alto mare aperto, magari a raccogliere apparent rari nantes in gurgite vasto.

Crediti fotografici: Silvia Lelli per Ravenna Festival
Nella miniatura in alto: il direttore Riccardo Muti
Sotto:
il pienone fatto registrare al Pala De André
Al centro: Maurizio Pollini a Ravenna Festival 2019
In fondo: la consegna del “Premio Ravenna Festival” a Pollini





Pubblicato il 02 Aprile 2019
La brava pianista canadese accolta a Ferrara nel Teatro Abbado da applausi e ovazioni
Hewitt e Bach ossia dell'interpretazione intervento di Athos Tromboni

190402_Fe_00_AngelaHewitt_phBerndEberleFERRARA - Dunque, ricapitolando: «Sì, gli arpeggi nella Fantasia cromatica di Bach sono precisamente l’effetto principale. Io mi prendo la libertà di suonarli con ogni possibile crescendo e piano e fortissimo, naturalmente con pedale, ed inoltre raddoppiando le note basse. Accentuo quanto meglio si può le note-melodia, e allora le singole armonie successive risaltano splendidamente sui nuovi pianoforti a coda… Tutti affermano che è bello.»
È una frase estrapolata dalla lettera che Felix Mendelsshon scrisse nel 1840 alla sorella Fanny, anche lei pianista eccellente, che riportiamo qui per testimoniare due fatti importanti nella storia della musica: che la Fantasia cromatica e fuga di Johann Sebastian Bach fu la composizione che venne usata per forzare l’inserimento del compositore sassone nel nascente repertorio pianistico ai primi anni dell’Ottocento. E testimonia anche la contrapposizione ideologica fra chi sostiene che sia “bello” (come scrisse anche Mendelssohn) trascrivere ed eseguire Bach al pianoforte; e chi - invece - considera blasfemìa eseguire su uno strumento di là da venire quando Bach era vivente, la sua musica da tastiera nata per l’organo e il clavicembalo.
A tutt’oggi non c’è né pace né armistizio, quanto piuttosto una tregua sopita, fra i fortisti e i cembalisti. Ma la realtà contemporanea, dopo il Bach pianistico di Mendelssohn, quello di Liszt, di Moscheles, di Busoni, di Backhaus, di Gould, della Rosalyn Tureck, di Goulda e su su fino a Bahrami, è che il “nuovo” Bach pianistico piace al pubblico più del “vecchio” Bach clavicembalistico. E non solo per la diversa seduttività del suono delle corde martellate (il pianoforte) rispetto alle corde pizzicate (il clavicembalo), e non solo per l’effetto armonico della pedalizzazione (adottata da Mendelsshon e da tutti quelli che gli sono succeduti), ma per la differenza insita nell’interpretazione che la sensibilità e le doti virtuosistiche dei grandi pianisti hanno sviluppato come quinto elemento caratteristico della musica insieme con l’armonia, la melodia, il ritmo e il timbro.
Di tutto questo ci è sembrata simbolo vivente ed agente la pianista Angela Hewitt nel suo recital tenuto nel Teatro Comunale Claudio Abbado di Ferrara, lunedì 1 aprile 2019, per la stagione corrente di Ferrara Musica. La Hewitt ha eseguito infatti le sette Toccate Bwv 910-916 oltre alla Fantasia cromatica e fuga in Re minore Bwv 903. Assieme a lei è arrivato giusto per la serata, e proprio per lei, anche un nuovissimo pianoforte a coda Fazioli, usato al posto dei due Steinway di proprietà del Teatro Abbado. Suono brillante e molto bello, quello del Fazioli, nulla da invidiare ai due celebri Steinway suonati a Ferrara da tanti altri pianisti illustrissimi.
Dunque, l’interpretazione: è scontato che proprio essa sia l’alito rivitalizzante della scrittura morta che giace sulla carta pentagrammata; e non c’è dubbio che ogni interpretazione (pensiamo a quello che succede nelle regie contemporanee dell’opera lirica) sia un attentato alla maestà dell’Autore; e non c’è - infine - dubbio che proprio l’interpretazione sia la fatale necessità di mediazione tra l’Autore e il destinatario. Ma c’è un salvacondotto che supera tutti i nostri precedenti “non c’è dubbio”: ogni interpretazione realizza un aspetto particolare dell’opera musicale; la quale resta in sé intatta, e resta una sorgente inesauribile di interpretazioni. Resta ortus conclusus.
Accennato a tutto ciò, vediamo come è stata - allora - l’interpretazione di Johann Sebastian Bach da parte della Hewitt: innanzitutto lei prima di sedersi al pianoforte ha informato il pubblico (teatro gremito) del significato di quel concerto dedicato a Bach: si trattava di una tappa dei numerosi recital che da qualche anno tiene in tutto il mondo con l’obiettivo di eseguire al pianoforte tutta la musica da tastiera di Bach; e in sostanza anche della presentazione del suo recente cd (in vendita nel foyer del teatro) contenente le Toccate del concerto che si apprestava a fare.
Seduta al pianoforte, ha eseguito con pulizia e gusto la musica bachiana, senza esimersi dall’accelerare o rallentare momenti e frasi particolarmente felici ed accattivanti dal punto di vista del fluire melodico. Abbracciando così in pieno i concetti espressivi già manifestati (e più sopra accennati) da Felix Mendelsshon.
In sostanza, per curare il timbro para-romantico dato alle esecuzioni, ha usato abbondante pedalizzazione per tutte le Toccate di modo minore (quella in Fa diesis minore Bwv 910, quella in Do minore Bwv 911, quella in Re minore Bwv 913, quella in La minore Bwv 914, quella in Sol minore Bwv 915, e la proverbiale Toccata e fuga in Re minore Bwv 903); e con una pedalizzazione molto parsimoniosa o addirittura assente per quelle di modo maggiore (la Bwv 916 in Sol maggiore, e la Bwv 912 in Re maggiore).

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Il concerto è stato seguito nel silenzio assoluto, neanche un colpo di tosse accidentale, tanta era l’estasi dell’ascoltare; poi il pubblico ha reagito con insistenti e calorosi applausi e con ovazioni, sia alla fine del primo set, sia al termine del recital. Applausi e ovazioni gratificate da un bis eseguito in surplace ma con le stesse intenzioni dei brani precedenti.

Crediti fotografici: Bernd Eberle e Maria Teresa De Luca per Ferrara Musica – Teatro Comunale Claudio Abbado






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Flórez, Des Grieux in scena
servizio di Francesco Lora FREE

190607_Wien_00_Manon_AndreiSerbanVIENNA, 5 giugno 2019 – Alla Staatsoper di Vienna sono frequenti i cicli di recite che tengono un piede nella routine di tutti i giorni e l’altro nell’evento da non perdere. Esemplare è l’ultima ripresa della Manon di Massenet, con le sue quattro rappresentazioni dal 1° al 13 giugno. L’allestimento scenico è quello varato nel 2007, con regìa
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Opera dal Centro-Nord
La Turandot č avveniristica e provocatoria
servizio di Simone Tomei FREE

190607_Bo_00_Turandot_AnaLucreciaGarcia_phRoccoCasaluciBOLOGNA - È proprio vero che spesso la realtà riesce a superare di gran lunga la fantasia, ma, quando si odono reazioni sconvolte a qualche nuovo allestimento operistico, si spera sempre che tali resoconti siano frutto dell’aver preso certe situazioni un po’ troppo “di pancia” o dell’aver visto le cose con un occhio “antico” e poco adattabile alla
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Diario
Trent'anni di radicamento nel territorio
Attilia Tartagni FREE

190606_Ra_00_IncipitFestival_CristinaMazzavillaniMutii_phSilviaLelliRAVENNA - Tremilacinquecento sono stati gli spettatori della serata inaugurale del Ravenna Festival 2019, evento amplificato dalla presenza di due colossi: il direttore d’orchestra Riccardo Muti alla guida dell’Orchestra in residence Giovanile Luigi Cherubini e il M° Maurizio Pollini al pianoforte nei Concerti per pianoforte e orchestra KV 449 e KV 466
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Echi dal Territorio
Un altro stile esotico
servizio di Francesco Lora FREE

190602_Fi_00_ZubinMehtaFIRENZE, 2 giugno 2019 - L’anno scorso, 28 e 30 maggio, i cittadini della musica erano corsi al Maggio Musicale Fiorentino per abbracciare Zubin Mehta: egli che dirigeva ogni giorno musica nuova in una città diversa e presso un’istituzione differente, sempre infaticabile, aveva cancellato mesi e mesi interi di impegni per affrontare a testa bassa
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Opera dal Nord-Ovest
Pagliacci sė, Cavalleria proprio no
servizio di Simone Tomei FREE

190603_Ge_00_CavalleriaRusticanaPagliacci_GiuseppeFinziGENOVA - Al Teatro Carlo Felice il dittico per eccellenza del melodramma italiano: Cavalleria Rusticana di Pietro Mascagni, e Pagliacci di Ruggero Leoncavallo. Un allestimento che vede il Teatro ligure impegnato in coproduzione con il Teatro del Maggio di Firenze dove, tra l’altro, il titolo del compositore livornese è andato già in scena e del quale
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Ballo and Bello
Danza: energia incontri libertā liberazione
redatto da Athos Tromboni FREE

190602_Fe_00_Danza2019-2020_MarinoPedroniFERRARA - La stagione di Danza 2019/2020 del Teatro Comunale Claudio Abbado è stata presentata pubblicamente ieri, 1 giugno: il cartellone si aprirà il 22 ottobre con il Nuovo Balletto di Toscana, struttura produttiva di rigoroso impianto professionale sorta sull’esperienza più che decennale dello Junior Balletto di Toscana. Il debutto ferrarese di
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Opera dal Nord-Est
Un Dittico curioso ma divertentissimo
servizio di Simone Tomei FREE

190527_Vr_00_GianniSchicchi__FotoEnneviVERONA - Chiude bene. Chiude cioè con ilarità e comicità la stagione del Teatro Filarmonico di Verona che ha messo in scena due componimenti buffi molto distanti tra loro - sia per periodo compositivo che per tempo legato al dipanarsi delle vicende - ma che hanno in comune il paradosso come divertimento, unito ad una musicalità entusiasmante.
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Eventi
Amore passione follia al Cantiere
redatto da Athos Tromboni FREE

190524_Montepulciano_00_Cantiere2019_RolandBoerMONTEPULCIANO (SI) - Giunto alla 44.esima edizione, il Cantiere Internazionale d’Arte è dedicato quest'anno al tema Amore Passione Follia. Il calendario scandisce 45 appuntamenti dal 12 al 28 luglio 2019, tra Montepulciano e la Valdichiana Senese. Sono numerose le celebrità che collaborano con i giovani talenti, nella formula
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Opera dal Centro-Nord
La Straniera tra horror e trash
servizio di Simone Tomei FREE

190520_Fi_00_LaStraniera_SalomeJicia_phMicheleMonastaFIRENZE - Prosegue con grande partecipazione l’ottantaduesimo Festival del Maggio Musicale Fiorentino che dopo la “prima” dedicata al compositore contemporaneo Aribert Reimann autore di Lear, vede in scena La straniera di Vincenzo Bellini: melodramma in due atti che Felice Romani trasse dal romanzo L’Étrangère di Charles-Victor Prévost
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Opera dal Nord-Est
Chénier lo spirito dell'Umanitā
servizio di Rossana Poletti FREE

190520_Ts_00_AndreaChenier_KristianBenedikt TRIESTE - Teatro Verdi. Va in scena in questi giorni e fino al 26 maggio 2019 al Teatro Verdi di Trieste l’Andrea Chénier di Umberto Giordano. «Questo titolo viene definito generalmente come una grande storia d’amore. Nella mia visione la ricerca della libertà e della conoscenza unita alla forza della parola daranno come risultato amori e
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Pagina Aperta
Progetto Lauter 2019
servizio di Edoardo Farina FREE

190515_Fe_00_ProgettoLauter_Nicola BruzzoFERRARA - Ultimo appuntamento della Stagione Concertistica 2018-19 di “Ferrara Musica” sotto la gestione del Teatro Comunale “Claudio Abbado” dopo la precedente collaborazione invernale con Ferrara Arte in occasione della mostra Courbet e la Natura, il 13 maggio 2019 è tornato il “Progetto Lauter” nel  secondo e suggestivo appuntamento
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Opera dall Estero
Un altro Macbeth alla Staatsoper
servizio di Francesco Lora FREE

190511_Wien_00_GeorgePeteanVIENNA, 11 maggio 2019 – Alla Staatsoper di Vienna, gli allestimenti scenici sono un investimento: quando vengono varati, sono destinati a ricomparire per stagioni anche consecutive, e a rimanere in servizio anche per decenni interi. La Madama Butterfly di Puccini con regìa di Josef Gielen e scene e costumi di Tsugouharu Foujita, per fare un
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Prosa
La classe operaia secondo Di Paolo
servizio di Athos Tromboni FREE

190510_Fe_00_LaClasseOperaiaVaInParadiso_LinoGuanciale_phGiuseppeDiStefanoFERRARA - Nel 1972 furono due film italiani a vincere ex-aequo a Cannes la Palma d’Oro: La classe operaia va in paradiso di Elio Petri, e Il caso Mattei di Francesco Rosi. In entrambi i film protagonista più che esuberante fu l’attore Gian Maria Volonté. Il primo film tentava (riuscendoci in buona parte) di coniugare la commedia all’italiana con il cinema di
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Opera dal Centro-Nord
Un Re Lear esagerato
servizio di Simone Tomei FREE

190507_Fi_00_Lear_FabioLuisi_phMicheleMonastaFIRENZE - William Shakespeare incontra il Teatro d’opera con la sua opera King Lear attraverso le “note” di Aribert Reimann che con il “suo” Lear avrebbe voluto fornire un supporto musicale alla vicenda tra l’altro ben costruita, da un punto di vista librettistico, per mano di Claus H. Henneberg; queste parole introduttive con virgolette e tempo
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Eventi
Ferrara Musica nel segno di Beethoven
servizio di Athos Tromboni FREE

190504_Fe_00_FerraraMusicaStagione2019-2020_MarshallMarcusFERRARA - La stagione concertistica 2019/2020 di Ferrara Musica nel Teatro Comunale Claudio Abbado celebrerà, fin da quest’autunno, il 250° anniversario della nascita di Ludwig van Beethoven, celebrazione che si intensificherà nel corso del prossimo anno, vera tappa della ricorrenza. Lo hanno annunciato sia il direttore artistico di Ferrara Musica, Dario
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Opera dal Centro-Nord
Le nozze di Figaro come 'Le Nozze'
servizio di Athos Tromboni FREE

190504_Fe_00_NozzeDiFigaro_FrancescoBellottoFERRARA - L’ultima opera della corrente stagione lirica del Teatro Comunale Claudio Abbado ha riportato sulle tavole del massimo teatro ferrarese un titolo amato proprio dal maestro Abbado che nel 1991 ne diresse un’edizione viennese (poi portata anche a Ferrara) divenuta esecuzione di riferimento al punto che la critica più accreditata la definì come
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Echi dal Territorio
Antonio Malinconico a Musi Jam
servizio di Edoardo Farina FREE

190415_00_Fe_AntonioMalinconicoFERRARA - Dopo gli ultimi appuntamenti dell’estate scorsa svoltisi nel giardino della loggia rinascimentale nell’ambito di “Musica a Marfisa d’Este” ove non sono mancati bravi interpreti, è tornata la “chitarra sola” a Ferrara con un prestigioso esecutore di origine partenopea e appartenente al panorama internazionale Antonio Malinconico,  nel primo
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Echi dal Territorio
La Tosca in Castello Estense
servizio di Athos Tromboni FREE

190503_Fe_00_ToscaLiricaInCastello_MariaCristinaOstiFerrara – La Sala dei Comuni di Castello Estense ha ospitato oggi la conferenza stampa per la presentazione di “Lirica in Castello”: sarà la Tosca di Giacomo Puccini, uno dei titoli più popolari della storia dell’Opera italiana, ad andare in scena nel cortile del Castello Estense giovedì 4 luglio 2019alle 21.15, nella nuova produzione che anche quest’anno vede impegnata l’Orchestra
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Soci Uncalm
L'arco della Mariotti incanta ai Servi
servizio di Gianluca La Villa FREE

190430_Lu_00_LucillaRoseMariottiLUCCA - Sabato 27 aprile 2019, a Lucca, la Chiesa dei Servi, luogo ormai dedicato con la sua acustica quasi perfetta ai programmi concertistici di “Animando Lucca”, ha ospitato un concerto in collaborazione con il “Comitato per i Grandi Maestri”, di Ferrara, e la violinista giovanissima e ferrarese di adozione Lucilla Rose Mariotti, come il suo maestro Marco
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Vocale
Exultate Jubilate in San Giorgio fuori le Mura
servizio di Athos Tromboni FREE

190429_Fe_00_BalderiMarcoAntiquaEstensis_AmaliaScardellatoFERRARA - Non è stato solo un concerto devozionale quello che si è svolto nella basilica di San Giorgio fuori le Mura, domenica 28 aprile 2019, quale “ringraziamento per il restauro del convento di Santa Maria dell’Olivo in Maciano di Pennabilli (Rimini)”. No, non solo devozionale, ma anche carico di solidarietà umana e – perché no? – anche di curiosità per il ritorno nella propria città
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Opera dall Estero
Aguilera propone l'Otello d'Amore
servizio di Simone Tomei FREE

190426_MonteCarlo_00_Otello_GregoryKunde_phAlainHanelMONTE-CARLO - Tante sono le motivazioni che spingono a parlare di Otello come un (se non addiritutta "il") capolavoro del Cigno di Busseto dove lo stigma  più evidente, quello della gelosia, diventa l'indiscusso motore dell'azione scenica, ma... proprio durante l'ascolto dell'opera nell'affascinante Salle Garnier dell'Opéra di Montecarlo la
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Echi dal Territorio
Vivaldi e Bach per l'Antiqua Estensis
FREE

190424_Fe_00_AntiquaEstensisStefanoSquarzinaFERRARA - Per festeggiare la ricorrenza del 23 aprile, giorno di San Giorgio, patrono della città di Ferrara, il Polo Museale dell'Emilia Romagna ha ospitato nella bellissima sala delle carte geografiche, in Palazzo Costabili (ma i ferraresi preferiscono chiamarlo da sempre "Palazzo Ludovico il Moro"), un concerto barocco dell'ensemble d'archi Antiqua
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Nuove Musiche
Katër i Radës inferno mediterraneo
servizio di Attilia Tartagni FREE

190419_Ra_00_KaterIRades_AdmirShkurtajRAVENNA - Il tema di Katër i Radës. Il naufragio, ultimo appuntamento del 18 aprile 2019  della corrente stagione d’opera e danza del Teatro Alighieri di Ravenna,  è un viaggio di imbarcati clandestini verso l’Italia  finito tragicamente a cui la cronaca ci ha assuefatto. Aspirazione dello spettacolo è smuovere le coscienze coinvolgendole nel dramma
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Prosa
Vieni qui bella juventina che ti sistemo!
servizio di Athos Tromboni FREE

190419_Fe_00_IlReAnarchico_PaoloRossiFERRARA - Irriverente, sarcastico, ironico, buffo; come sempre. Il funambolico Paolo Rossi, uno degli attori fra i più fantasiosi ed incisivi nel panorama dei comici italiani, ha proseguito a Ferrara, nel Teatro Comunale Claudio Abbado per la stagione di prosa, il suo personale itinerario intorno al pianeta Molière; ha portato in scena nella città estense
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Eventi
Carmina per Bosso in Arena
servizio di Athos Tromboni FREE

190417_Bo_00_CarminaBurana_EzioBossoBOLOGNA - Sarà un debutto areniano, quello del maestro Ezio Bosso, quello di domenica 11 agosto 2019 quando salirà sul podio di coro e orchestra della Fondazione Arena di Verona, e dei cantanti solisti scritturati, per dirigere i Carmina Burana di Carl Orff: il maestro Bosso ha già diretto i Carmina in altre occasioni, ma mai con un'orchestra e un
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Classica
Euyo e l'incognita Brexuyo
servizio di Athos Tromboni FREE

190414_Fe_00_Euyo_VasilyPetrenko_facebookFERRARA - Secondo concerto primaverile, sabato 13 aprile 2019, della European Union Youth Orchestra nel Teatro Comunale Claudio Abbado per Ferrara Musica. Un altro successo di pubblico (teatro tutto esaurito) per i giovani strumentisti della Euyo guidati dal loro "chief conductor" Vasily Petrenko. Il programma era tutto incentrato sull'orchestra,
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Classica
Euyo e Opolais carte vincenti
servizio di Athos Tromboni FREE

190412_Fe_00_EuyoVasilyPetrenkoKristineOpolais_phMarcoBorggreveFERRARA - E chiediamoci perché la tonalità di Mi minore sia così poco usata dai grandi compositori dell'Ottocento e del primo Novecento: si contano sulle dita di una mano le sinfonie in Mi minore: ne scrisse una Chajkovskij (la sua più bella, la Quinta sinfonia), poi una ciascuno Brahms, Dvoràk, Sibelius, e Sostakovic. E basta. Anche Haydn
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Opera dal Centro-Nord
Chénier dalla concitazione alla lentezza
servizio di Simone Tomei FREE

190408_Pr_00_AndreaChenier_MartinMuehle_phRobertoRicciPARMA - Dopo aver girato il circuito teatrale dell’Emilia Romagna, Andrea Chénier di Umberto Giordano approda al Teatro Regio di Parma, coinvolto nella produzione dell’allestimento insieme al Teatro Comunale di Modena, alla Fondazione Teatri di Piacenza, alla Fondazione I Teatri di Reggio Emilia, alla Fondazione Ravenna Manifestazioni e all’Opéra di Toulon. Un progetto
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Echi dal Territorio
Cronaca di una serata pop-jazz
FREE

190406_Fe_00_SophisticatedPopQuintet_PaolaBaccagliniFERRARA - Abbinare i sapori di un bravo cuoco e la popolarità della migliore musica pop trattata come jazz è una "ricetta" che funziona sempre. Così è successo anche sabato 6 aprile 2019 nel Ristorante Piper del campo aeroportuale del Club Volo a Vela di Ferrara, uno spazio verde alla periferia della città ma raggiungibile dal centro
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Opera dalle Isole
Tosca ottima dai due cast
servizio di Simone Tomei FREE

190406_Ca_00_Tosca_PierFrancescoMaestriniCAGLIARI - “Tosca, mi fai dimenticare Iddio” recita il barone Scarpia alla fine del primo atto. Vorrei fare mia questa frase, mutuandola alla luce del sentimento che mi accompagna : “Tosca, mi fai rimembrare Cagliari.” Vari impegni mi hanno fatto tardare nel resoconto della mia ultima trasferta in terra sarda, ma adesso, nel calmo pomeriggio di un tiepido
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Jazz Pop Rock Etno
Faber rivive coi suoi musicisti
redatto da Athos Tromboni FREE

190330_Fe_00_GruppoDei10_SerataFabrizioDeAndre_facebookFERRARA - I musicisti pop e jazz che suonarono con e per Fabrizio De André sia in concerto che in sala d'incisione si riuniranno giovedì 16 maggio 2019 alle ore 21 nel Teatro Comunale Claudio Abbado per un omaggio al cantautore genovese nel 20° anniversario della scomparsa. L'iniziativa, partita da un'idea del batterista ferrarese Ellade Bandini,
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Opera dal Centro-Nord
E Rosina č rinchiusa in voliera
servizio di Angela Bosetto FREE

190331_Pr_00_BarbiereDiSiviglia_AlessandroDAgostini_phRobertoRicciPARMA – Nell’uscire dalla storica cornice del Teatro Regio, dopo aver assistito alla recita de Il barbiere di Siviglia dello scorso 29 marzo 2019, viene quasi spontaneo ripensare ai versi di una poesia di Edmondo De Amicis. In Siviglia l’autore di Cuore vagheggia la città “Regina de la bella Andalusia” dalle “vie ridenti e profumate”, soffermandosi sulle casette
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Jazz Pop Rock Etno
La prima volta di Rita Payés a Ferrara
servizio di Athos Tromboni FREE

190331_Vigarano_00_PayesRitaVIGARANO MAINARDA (FE) – E così lo Spirito di patron Stefano Pariali ha ospitato per il debutto ferrarese la trombonista e cantante spagnola Rita Payés, diciannovenne, astro emergente della scena mainstream, ma anche autrice dei brani che interpreta cantando o suonando il suo trombone.
Il Gruppo dei 10, guidato dal direttore artistico Alessandro
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Prosa
Domata la bisbetica Verona applaudirebbe
servizio di Athos Tromboni FREE

190330_Fe_00_LaBisbeticaDomata_WilliamShakespeareFERRARA - Nell'Inghilterra di Elisabetta Tudor le compagnie teatrali non potevano ammettere le donne sul palco a recitare. Neanche Shakespeare era, in fondo in fondo, dispensato da questa "regola"; i ruoli femminili erano di norma affidati a un giovane uomo en-travesti (come si direbbe oggi con termine tecnico) magari con voce acuta, naturale
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Opera dal Centro-Nord
E Tito incoronō la sua statua
servizio di Simone Tomei FREE

190328_Fi_00_ClemenzaDiTito_FedericoMariaSardelli_phMicheleMonastaFIRENZE - Con l’ultima opera seria di Wolfgang Amadeus Mozart si chiude la stagione lirica 2018-2019 del Teatro del Maggio Musicale Fiorentino. La clemenza di Tito approda nel capoluogo toscano con una produzione dell’Opéra National de Paris firmata da Willy Decker (con scene e costumi di John Macfarlaine e luci di Hans Toelstede) e ripresa per
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Eventi
Donizetti Opera 2019 il programma
redatto da Athos Tromboni FREE

190328_Bg_00_DonizettiOpera2019_FrancescoMicheliBERGAMO - È pronto il calendario dell'edizione 2019 del "Donizetti Opera", festival internazionale dedicato al compositore bergamasco e affidato alla direzione artistica di Francesco Micheli: prima novità di questa edizione è la programmazione prolungata, grazie anche a un terzo titolo operistico; in questo modo si rafforza ulteriormente la formula
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Opera dall Estero
Il ratto dal... Treno
servizio di Simone Tomei FREE

190326_MonteCarlo_00_RattoDalSerraglio_RebeccaNelsen_phAlainHanelMONTE-CARLO - Il mito del viaggio rappresenta sempre un elemento particolare da proporre sul palcoscenico. Si tratta infatti di un’idea che in alcuni casi rischia di risultare bislacca o forzata, mentre in altri può intrecciarsi amabilmente con la trama operistica, riuscendo a fondere con intelligenza l’inventiva registica a quella musicale nel
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