Pubblicato il 20 Agosto 2019
Concerto vocale diretto magistralmente da Carlo Tenan sul podio della Orchestra Sinfonica G.Rossini
Brillano le stella Molinari e Pratt servizio di Simone Tomei

190820_00_ConcertoMolinariPratt_CarloTenanPESARO - Nel bel mezzo del XL ROF 2019 lunedì 19 agosto si è tenuto al Teatro Rossini di Pesaro uno dei concerti programmati del Festival che ha visto protagoniste due autorevoli voci del belcanto rossiniano: Jessica Pratt e Cecilia Molinari (in verità quest'ultima ha sostituito in corner la prevista Varduhi Abrahayam impegnata nel cast di Semiramide) . Qualche modifica al programma originario non ha tolto niente all'essenza di un pomeriggio di grande musica in cui la commistione tra il Rossini "serio" e quello più "giocoso" si è dipanata in una sequenza vocale e sinfonica di rara finezza.
guidata con piglio sicuro e determinato dal M° Carlo Tenan ha aperto il pomeriggio musicale con la sinfonia da L'Italiana in Algeri nella cui esecuzione la ricerca di un suono elegiaco e morbido non ha fatto perdere la frizzante sonorità, mentre nella sinfonia tratta dall'Otello rossiniano ha privilegiato una lettura più misurata e meditativa. La bacchetta direttoriale è stata inoltre valida sponda di attracco per un'esecuzione canora in sfolgorante spolvero.
Colpisce subito l'eleganza delle due interpreti; Cecilia Molinari guadagna il palcoscenico con un abito rosso dando il via alle danze nell'impegnativa aria tratta dal Tancredi Oh patria!... Tu che ascendi questo core; il recitativo e la cavatina sono eseguite con determinazione sin dalle prime frasi che convincono appieno lo spettatore a cui la voce salda e nitida sa restituire con perfetta agogica la nobile gioventù del personaggio.
Colpisce poi come la seconda aria solistica viri verso un'interpretazione più canzonata, amorosa e caparbia Contro un cor che accende amore tratta dal  “Barbiere di Siviglia”, in cui trova pieno agio la sicurezza scenica e si evidenzia ancor di più una tecnica salda e grande omogeneità in tutta la gamma sonora.
Jessica Pratt (con un luminosto abito azzurro) di risposta a questi momenti solistici non è da meno ed apre lo spartito di “Adelaide in Borgogna” proprio alla pagina dell'aria della protagonista Cingi la benda candida per la quale nessuna nota impervia teme la sua adamantina vocalità. Ella sa giocare con le dinamiche e non ci rende orfani di un canto in cui dalla mezza voce si passa per un incedere sempre più veemente sino all'esecuzione in grande stile dell'acuto finale... anche questo è crescendo rossiniano.
Ma se fino ad ora eravamo già ammaliati dalla prima interpretazione ecco che il meglio ha ancora da venire con il rondò e finale secondo tratto da “Matilde di Shabran”, Ami alfin? E chi non ama; qui nessuno la frena nell'esortazione alle donne «nate per vincere e regnar» dove l'acuto sicuro e ottimemente a fuoco gode di una proiezione davvero ammirevole se non inebriante.
E come in un crescendo rossiniano che si rispetti il momento dei duetti è la ciliegina sulla torta di una grande performance vocale e strumentale.
Colpisce come le due vocalità non siano mai in antitesi tra loro, ma che il contrasto timbrico risulti all'orecchio dell'ascoltatore come una mirabile fusione di eleganza. Arpa e corno inglese sul palcoscenico con un suono limpido, celestiale e quasi spiriturale, fanno da coreografia al duettino da “Zelmira”, Perchè mi guardi, e piangi; qui le voci sono magicamente fuse nella parola scenica che viene servita al pubblico su di un piatto d'argento.
Ancora un momento a due previsto dal programma con il recitativo e duetto O qual scegliesti... l'aura che intorno spiri dal “Tancredi”; le voci atte a tradurre risentimento che alberga nella prima parte del testo, con l'evoluzione verso il momento di strazio che conlude la scena, sono state partecipi nel rendere appieno quel canto rossiniano genuino e schietto.

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Non pago di tanto ascolto il pubblico in grande ovazione per le due interpreti chiede a gran voce il bis che viene puntualmente concesso; la scelta vira  sul repertorio in atto proprio al Festival in corso: il duetto Questo cor ti giura amore dal “Demetrio e Polibio” che avevano cantato la sera precedente nella recita da me ascoltata, imprime le corroboranti emozioni del pubblico presente con un indelebile sigillo di bravura, ma anche di riconoscenza verso un compositore che sa appassionare con la sua grande musica traducendo le emozioni ed i sentimenti dei personaggi nella "prodigiosa" notazione delle sue composizioni.

Crediti fotografici: Ufficio stampa Rossini Opera Festival di Pesaro
Mella miniatura in alto: il direttore Carlo Tenan
Sotto: un momento del concerto con Cecila Molinari e Jessica Pratt





Pubblicato il 13 Agosto 2019
Tutto esaurito per l'opera per soli e coro di Carl Orff diretta dal maestro Ezio Bosso
Carmina apoteosi di musica e luci servizio di Simone Tomei

190812_Vr_00_CarminBurana_EzioBosso_FotoEnneviVERONA - Siamo all'undici agosto 2019 nel pieno del Festival areniano e da tempo memorabile attendo questa serata in cui Orchestra e Coro della Fondazione Arena di Verona daranno vita assieme ai solisti Ruth Iniesta, Raffaele Pe e Mario Cassi alla cantata scenica dei Carmina Burana di Carl Orff diretti dal M° Ezio Bosso.
Questo componimento è costituito da un corpus di testi poetici medievali dell' XI e XII secolo, scritti prevalentemente in latino, tramandati da un importante manoscritto contenuto in un codice miniato del XIII secolo, il «Codex Latinus Monacensis 4550» o «Codex Buranus», proveniente dal convento di Benediktbeuern (l'antica Bura Sancti Benedicti, fondata attorno al 740 da San Bonifacio nei pressi di Bad Tölz in Baviera). Il codice è custodito nella Bayerische Staatsbibliothek di Monaco di Baviera. Quelli eseguiti sono la prima parte di un Trittico teatrale "Trionfi", che comprende anche i "Catulli Carmina" e il "Trionfo di Afrodite". Queste pagine musicale composte da Carl Orff tra il 1935 e il 1936, sono basate su 24 poemi tra quelli trovati nei testi poetici medievali omonimi il cui titolo completo è «Carmina burana: Cantiones profanae cantoribus et choris cantandae, comitantibus instrumentis atque imaginibus magicis»; composto da un prologo, cinque parti ed un finale, non segue una narrazione precisa, ma si basa sul concetto del giro della "Ruota della Fortuna" simbolo utilizzato anche dall'editore tedesco Schott nella pubblicazione dello spartito originario.
A capo del complesso strumentale areniano il M° Ezio Bosso fornisce una lettura intensa, originale fino a toccare punte di estrema personalizzazione con un manierismo quasi esasperato, ma al contempo semplice e ripulito da retoriche interpretative che spesso infondono facezie bandistiche e ridondanti; ciò non vuol dire perdere l'essenza del carattere travolgente di talune pagine con la capacità di amalgamare quelle in cui il ritmo e l'intensità sonora vira in un'oasi più pacata e riflessiva. E qui emerge l'aspetto più intimistico dell'opera di Orff: le sonorità sono quasi ovattate e fatte vibrare nell'aere della calda serata areniana con ottimo gusto per la scelta delle dinamiche anche se in alcuni momenti indugiano nei tempi e nelle pause per i quali avrei preferito un più fluente andamento.

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Proprio sull'accordo di re9 ha avuto inizio il concerto con il più famoso dei brani componenti l'opera O Fortuna e qui l'intera compagine corale (guidata anche in scena dal M° Vito Lombardi) è impegnata con uno slancio e con un impeto vocali quasi disumani, che sono richiesti dal FF sulla partitura e dalla notazione "pesante". L'impegno del coro è stato esemplare ed il caleidoscopio dei colori restituiti alla platea non ha tralasciato nessuna sfaccettatura caratterizzante i 24 pezzi. Uniti al Coro "dei grandi" un doppio coro di voci bianche hanno contribuito all'ottima riuscita della serata: il coro A.Li.Ve diretto dal M° Paolo Facincani e il coro A.d'A.Mus diretto dal M° Marco Tonini. Una piacevole fusione di voci e di emozioni armoniche, ha pervaso l'Arena di Verona per la durata di tutto il concerto.
Ottimo l'impegno dei solisti: il soprano Ruth Iniesta si è posta al pubblico con un ingresso quasi operistico denso di fascino ed eleganza e poi la sua interpretazione ha fatto il resto: vocalità piena, sicura, intensa e dolce al tempo stesso, solida nelle note più gravi e morbida e vellutata negli acuti filati del Dulcissime.
Raffaele Pe (controtenore) si è distinto per un'esecuzione misurata, mai eccessiva, in grande sintonia con le intenzioni del compositore e ben equilibrata con l'orchestra e con il coro nel suo pezzo (Olim lacus colueram).
Il baritono Mario Cassi è sicuro dello spartito e destreggia la sua vocalità in maniera eclettica e spavalda passando dallo stile quasi monteverdiano di taluni brani (nei falsetti con grande abilità di passaggio dalle note acute a quelle gravi Dies, nox et omnia), a quello più impegnativo di stampo simil operistico dove si rende necessaria una vocalità piena (Circa mea pectora), per finire nei virtuosismi dell' Estuans interius, brano che apre il terzo capitolo (“In taberna”) della composizione.
Un encomio anche ai tecnici delle luci (ed in particolare a Paolo Mazzon) che hanno creato atmosfere oniriche e caleidoscopiche sugli spalti nel retropalco dell'anfiteatro ed a coloro che hanno ideato scenicamente il finale quando sulle ultime note di "O Fortuna" si sono accese alternandosi, grandi fiaccole di fuoco dai lati del palcoscenico, fino all'apoteosi finale dove tutte insieme hanno "scaldato" l'Arena con un effetto veramente emozionante.
Inutile dire che la capacità catalizzante del M° Ezio Bosso ha fatto sì che tutto l'anfiteatro scaligero fosse completamente esaurito; alla fine non è mancato il suo saluto personale con il quale ha annunciato già l'impegno per il 2020 dove sarà chiamato a dirigere la Nona Sinfonia di Beethoven.
Quindi con il bis di O fortuna il pubblico areniano è stato salutato da parte dei musicisti e gli applausi scroscianti hanno continuato a omaggiare il palcoscenico con grande vigore per lungo tempo.

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Crediti fotografici: Foto Ennevi per la Fondazione Arena di Verona
Nella miniatura in alto: il direttore Ezio Bosso
Al centro: Ezio Bosso saluta il pubblico strabocchevole dell’anfiteatro veronese
Sotto in sequenza: Ruth Iniesta e Mario Cassi; e una grandiosa panoramica di Foto Ennevi





Pubblicato il 01 Luglio 2019
Il Gruppo Mandolinistico Codigorese ha inaugurato la 54.ma edizione di Musica Pomposa
Suoni dall'Abbazia servizio di Edoardo Farina

190701_MusicaPomposa_00_RenatoVanziniPOMPOSA (FE) - Apertura della 54° edizione di Musica Pomposa 2019 con il Gruppo Mandolinistico Codigorese  presente sul prestigioso palco della Sala delle Stilate per il secondo anno consecutivo, dove sotto la direzione del M° Renato Vanzini il 26 giugno ha eseguito Suoni dall’Abbazia il primo di una serie di sei appuntamenti cameristici che avranno termine il 19 agosto 2019 con un programma di intrattenimento all’insegna della musica sia classica che moderna d’autore, nell’ambito di una della stagioni concertistiche più importanti della Regione Emilia Romagna.  
La formazione Codigorese nasce nel 1973 per volontà del mandolinista Gino Mucchi e del M° Dario Avanzi che la fondò supportandola per molti anni divulgando nelle scuole la passione e lo studio degli strumenti a plettro.  Ha intrapreso a suo tempo diverse tournée in Francia, Germania, Romania, riscuotendo ovunque consensi di pubblico e di critica, dal 1991 al 2016 è stata diretta dal M° Pierangelo Boccaccini continuando a partecipare a numerosi concerti e festival in Spagna, Croazia e varie città italiane, per cedere in seguito il sodalizio alla pianista Franca Giannella. Costituita da circa venti strumentisti, tra cui molti giovanissimi suddivisi nelle sezioni di mandolini, mandole, mandoloncelli, chitarre e contrabbasso ad arco, offre un repertorio vasto e articolato muovendosi dal classico – operistico sino a giungere al più folkloristico campano originale per mandolino non tralasciando il genere contemporaneo, cinematografico e autori dell’800 nella loro forma tradizionale grazie anche all’abilità di revisione ed edizione critica delle partiture a cura di alcuni componenti della stessa. Numerose le collaborazioni nel corso degli ultimi anni con diversi cantanti lirici, tra i quali Carla Cenacchi, Rita Pedretti, Silvia Marcolongo, Riccardo Zanellato, eccetera, grazie ai quali è stato possibile sperimentare l’accompagnamento all’opera utilizzando gli strumenti a plettro, contribuendo in modo considerevole alla crescita artistica così come l’ampliamento dell’ordinamento strutturale delle partiture per quanto concerne la sezione dei “mandolini secondi” non più preposti al solo supporto di sostegno ai solisti ma evidenziando anche le parti tematiche.
La bacchetta di Vanzini non ha certamente disatteso le aspettative in qualità di direttore d’orchestra dopo una lungimirante attività di contrabbassista, trovando sicurezza e precisione servendosi di una dinamica sonora non semplice da sostenere per via dell’esecuzione disturbata dal caldo torrido dell’ambiente chiuso e fortemente illuminato da fari alogeni, riuscendo però a curare con estrema attenzione ogni sfumatura: il difficile fraseggio dei plettri, morbido e vellutato, i pianissimi appena udibili, per un recital composto da musiche rinomate oramai a noi tutti. Il titolo quasi fiabesco richiama una collaudata esperienza per l’ensemble locale che tingendosi di nuove sonorità ha riveduto pagine tratte da opere celebri quali l’Habanera da la Carmen di Bizet, Addio del Passato da la Traviata di Verdi, l‘Intermezzo Sinfonico de la Cavalleria Rusticana di Mascagni, per proseguire con l’Ave Maria di Vladimir Vavilov pubblicata nel 1972 per l'etichetta discografica russa Melodiya ascrivendone la provenienza dapprima a un autore anonimo e successivamente all’arpista e cantore barocco Giulio Caccini per iniziativa dell'organista Mark Shakhin ma in modo del tutto equivoco: infatti da un attento ascolto si avverte una tipologia di scrittura e passaggi armonici impossibili per l’epoca, ciò nonostante il compositore Oleg Grigor'evič Jančenko l’arrangiò per il contralto Irina Arkhipova registrandola nel 1987 dando all’aria diffusione mondiale lasciandone invariata ormai l’attribuzione di falso storico. 
Chiusura del melodramma con la Barcarola di Offenbach, il tutto supportato sinora dai soprani Letizia Verri e Monica Ricci alternandosi in qualità sia di soliste che in duo, conferendo con le loro splendide voci e bella presenza scenica  un tocco di magia alle note notturne della serata estiva. Le moderne sonorità popolari e colte dell’America Latina e le colonne sonore tratte da grandi opere cinematografiche ci hanno accompagnato  nella continuazione divertendo molto con Dieter Kreidler, autore tedesco amante dei ritmi carioca dal melodioso Latin groove ma soprattutto con  il pirotecnico Tico Tico no fuba scritto da Zequina de Arbreu, quindi Por una Cabeza di Carlos Gardel, il più importante cantante argentino e ovviamente di tango (ballo passionale di coppia sviluppatosi  solo a Buenos Aires all’inizio del ‘900) che pur non potendosi definire sorprendente nelle note con altrettanta maestria come il vero esponente per antonomasia suo conterraneo Astor Piazzolla, è comunque ricco di suggestioni e colori riportandoci nella misteriosa atmosfera delle milonghe degli anni ’30 dall’ambiente buio e addensato dal fumo ma dal fascino intramontabile.

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L’ultima parte è stata affidata alle musiche da film con il grande maestro del genere, Ennio Morricone in C’era una volta il west, poi con il classico americano Moon River per mano di Johnny Mercer e Henry Mancini adattato a suo tempo appositamente al timbro di voce della cantante e attrice Audrey Hepburn vincendone l'Oscar come migliore canzone nel 1962, tratta dal celebre lungometraggio Breakfast at Tiffany's (Colazione da Tiffany). A seguire un altro capolavoro proveniente dalle note blues, Summertime tratta dall’Opera Porgy and Bess di George Gershwin datata 1935, che nei suoi soli 39 anni di vita ha lasciato pagine immortali rivoluzionando la musica americana di allora. Non potevano mancare i fantastici anni ‘60 con il complesso pop inglese più straordinario che sia mai esistito, i Beatles, ovvero John Lennon, Paul McCartney, George Harrison e Ringo Starr, formatosi a Liverpool e attivo fino al 1970 rendendosi immortale anche se scioltosi prematuramente pare a causa delle vicissitudini legate al rapporto sentimentale e gli attriti tra Lennon e l’artista giapponese Yoko Ono. Eleanor Rigby qui proposta è tratta dal film su genere fantastico del 1968 Yellow submarine avente come protagonista in scena lo stesso quartetto in forma di animazione.

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Conclusione della performance, lasciando grande soddisfazione tra il pubblico come sempre accorso numeroso, con un capolavoro della musica sovietica, il Waltz lirico tratto dalla Suite per orchestra Jazz n. 2 scritto da Dmitrij Sostakovic nella Leningrado del 1938 in un momento storico ove la tonalità sembrava essere tramontata dimostrando invece, insieme ad altre composizioni, la sua attenzione ai nuovi stilemi provenienti da oltre oceano, non di rado sovrapponendoli a uno schema tipicamente europeo-viennese proprio come avviene espressamente nella suddivisione ritmica di 3/8; dalla struttura armonica semplicissima, si alterna dalla tonalità minore alla relativa maggiore, per chiudersi in quella iniziale in modo assolutamente geniale e assai efficace.

Crediti fotografici:  Renzo Fabbri per Musica Pomposa
Nella miniatura in alto: il maestro Renato Vanzini
Sotto: Letizia Verri, Monica ricci e (di spalle) il maestro Vanzini
Al centro: una foto del Gruppo Mandolinistico Codigorese davanti all’Abbazia di Pomposa
In fondo: il Gruppo Mandolinistico Codigorese in azione





Pubblicato il 25 Giugno 2019
Musica sacra a Sant'Apollinare in Classe con Cremona Antiqua e il Coro Costanzo Porta
Il Greco e il Messiah servizio di Attilia Tartagni

190625_Ra_00_IlMessiah_AntonioGrecoRAVENNA - Fra i luoghi del Festival, Sant’Apollinare in Classe ha una “allure” speciale.  La basilica ha infatti uno spazio absidale vasto e concavo che sembra amplificare come un involucro risonante i musici e i cantori,  oltre a fornire loro una cornice di superba bellezza. Il grande mosaico absidale è dominato dalla figura del Santo con ai due lati le pecorelle-apostoli, circondato da un microcosmo vegetale, animale, fossile dove non si trovano due elementi identici, ed è sormontato dalla grande croce del Regno dei Cieli. Questa immagine musiva viene assorbita lentamente e ripetutamente, puntando l’occhio come una macchina da presa su ogni singolo particolare.
Un gioiello della musica barocca qual’è il Messiah di Händel, proposto dal Ravenna Festival il 23 giugno 2019 in questa cornice, è stato insieme una delizia per l’ascolto e un piacere per la visione, sensi umani che si sono esaltati vicendevolmente. Esiste poi una sorta di analogia fra il mosaico parietale e l’opera musicale. Infatti il Messiah di Händel poggia su un libretto di Charles Jennens in cui si annuncia l’avvento del Salvatore ai pastori e al loro gregge, utilizzando vari elementi dai profeti, salmi, vangelo, lettere degli apostoli.
Il maestro Antonio Greco, alla direzione dell’’Orchestra Cremona Antiqua e del Coro Costanza Porta, due apprezzate compagini da lui stesso create, insieme ai quattro solisti Maria Grazia Schiavo (soprano), Victoria Massey (mezzo soprano), Krystian Adam (tenore) e Christian Senn (basso), ha condotto in porto un’impresa titanica, reggendo saldamente le fila dei vari elementi, coordinandoli e dando anche l’impressione di ripetere, a beneficio dei coristi,  l’intero testo. Qualcuno ha seguito su smartphone il testo che in quella occasione è stato pronunciato secondo i suggerimenti del linguista David Crystal, collaboratore del Globe Theater di Londra e studioso della pronuncia inglese ai tempi di Shakespeare e nei decenni successivi, un particolare che avrà deliziato i più profondi conoscitori dell’opera ma certo non è arrivato a tutto il pubblico.
L’opera, composta da Händel in appena tre settimane nel 1741, fonde tre diverse tradizioni: la passione luterana, l’oratorio italiano e l’anthem inglese. Anche quando, come in questo caso, si immerge nella sacralità, Händel resta sempre un uomo di teatro che sa muoversi con misura fra recitativi accompagnati, ariosi, arie e cori, dedicando grande attenzione al testo. In questo oratorio in tre parti per soli, coro e orchestra, l’umanità conosce la redenzione grazie a un Messia che non è necessariamente Cristo, dando fiato a una celeberrima “Allelujah!” a cui il Coro Costanzo Porta ha impresso l’enfasi di una pagina grandiosa che, per ovazione a furor di popolo, è stata ripetuta come inatteso finale.
La performance strumentale e quella canora si sono compenetrate con equilibrio: intensa è stata  l’interpretazione dei solisti e dirompente la forza espressiva del coro nell’amplificare le passioni e delineare il gusto dell’inatteso tipicamente barocchi. L’esecuzione strumentale ha retto la tensione fino all’apoteosi finale, un risultato che si ottiene soltanto con una grande preparazione  e con una direzione di alto livello assicurate da Antonio Greco, un talento assoluto che trova nella musica la sua più completa espressione. I ravennati sono orgogliosi di annoverarlo fra i docenti dell’Istituto Musicale Verdi e di ritenerlo così acquisito alla città di Ravenna e al suo Festival.

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Greco, che ha nella musica barocca una competenza formidabile, si è formato a Cremona conseguendo i diplomi in pianoforte, musica corale e direzione di coro e la laurea in polifonia rinascimentale, accumulando esperienze di alto livello in svariati campi musicali. Nel 2018 alla guida del Coro Costanzo Porta ha affiancato il  M° Riccardo Muti nel Macheth di Giuseppe Verdi eseguito nell’ambito dell’Italian Opera Accademy e in un concerto ripreso da Rai 5 a Norcia.
L’impressione è che Greco stia costruendosi, di successo in successo, con metodo e  professionalità, un’identità sempre più definita e rilevante su scala nazionale e internazionale (dal 2015 collabora con l’Opéra de Lausanne come maestro del coro), circostanza questa che non ha intaccato la sua incredibile modestia e la sua caratteristica di rivolgersi con identico rispetto sia all’interprete di primaria grandezza che al piccolo corista che segue le sue lezioni. Quando preparava la “Via Crucis” di Franz Liszt a Ravenna, mi stupì perché dialogava con ogni piccolo corista chiamandolo per nome ed erano più di ottanta, perciò sono convinta che oltre a essere un musicista di talento, è un ottimo docente che sa educare le giovani generazioni attraverso la musica.
Il Festival tornerà a Sant’Apollinare in Classe domenica 30 giugno, alle 21, per il concerto dell'Estonian Philharmonic Chamber Choir che si misura con un’altra composizione sacra di altissimo calibro: il Kanon Pokajanen di Arvo Pärt.

Credito fotografici: Ufficio stampa Ravenna Festival
Nella miniatura in alto: il direttore Antonio Greco
sotto: una bella panoramica della Basilica di Sant’Apolinare in Classe





Pubblicato il 21 Giugno 2019
La Muti, attrice sensibile ed espressiva, protagonista del melologo accompagnata dal Trio Hager
Chiara č Medea servizio di Attilia Tartagni

190620_Ra_00_Medea_ChiaraMuti_phSilviaLelliRAVENNA - Lo ha ricordato di recente il Sovrintendente De Rosa, fino dalla sua nascita nel 1990 il Ravenna Festival ha nel DNA o, per dirlo in termini giuridici, nello statuto il connubio fra luoghi storici e artistici della città e spettacoli festivalieri.  Certo non era ipotizzabile una cornice più idonea del chiostro della Biblioteca Classense per accogliere Medea, melologo di Antonin Benda su libretto di Friedrich Wilhelm Gotter, adattamento di Giuseppe di Leva e trascrizione per trio dalla forma orchestrale. L’incantevole sfondo in cui gli occhi si perdono in attesa dello spettacolo è una trama arborea eterogenea valorizzata dalle luci che accoglie come una verde placenta il mito ancestrale della maga Medea, tradita da Giasone nei suoi sentimenti di donna, compagna e madre. 
Chiara Muti, qui anche regista, ha donato il suo corpo flessuoso, la sua anima sensibile e la voce duttile ed emozionante al personaggio tragico di Medea che non si rassegna a essere messa da parte da colui che ha aiutato a conquistare il vello d’oro, al quale ha dato amore e figli e ora, dimentico di tutto, si accinge a unirsi in matrimonio con la nuova amante Creusa.
Siamo di fronte a un mito primordiale dell’umanità che nega se stessa fino a sacrificare i propri stessi figli, passata da Euripide al librettista Gotter. Conosciuto come il primo melologo, forma ibrida in cui si intrecciano musica e poesia senza mai sovrapporsi, ma alternandosi e influenzandosi reciprocamente, regalò fama a Benda, violinista cèco alla corte di Prussia fra il 1742 e il 1749, fu guardata con interesse da Mozart per il suo “Flauto magico”e utilizzata anche da Beethoven.
Chiara Muti la interpreta da attrice che va oltre l’asservimento della parola e della frase ai soli fini recitativi. Sarà che, insieme agli studi di recitazione al Piccolo Teatro di Milano,  vanta una formazione musicale, sarà per via dei cromosomi di cotanta famiglia, sta di fatto che la parola, per sua natura sonora, in bocca alla Muti diventa musicale e acquisisce un ritmo e un’intonazione che ne fanno il quarto strumento affiancante, ma più spesso trainante, il Trio Hager composto da Marco Mandolini al violino, Elke Hager dal violoncello ed Enrico Pompili al pianoforte.
Quello che sorprende, in questa opera del settecento, è la profondità con cui si sviluppa psicologicamente il dramma: dal ricordo dei tempi felici all’umiliazione del tradimento allo scoppio d’ira che si traduce in multipla condanna a morte è tutta una lotta interiore della protagonista, qui sola in quanto non sono previste altre entrate in scena, articolata in otto brevi atti in cui Medea attraversa vari stati d’animi fino a maturare la tragica determinazione.
Ecco allora che, nel crescendo ossessivo della donna incanalato inesorabilmente verso la vendetta, ritorna determinante lo sfondo del chiostro, fino a quel momento estraneo e  placido, di colpo trasformato, in sintonia con le gracchianti maledizioni della donna e con l’espressività esasperata della musica, in un inferno dantesco dominato dai rossi inquietanti delle trame arboree che come braccia adunche si protendono per ghermire le vittime della vendetta, comprese quelle innocenti e inconsapevoli come i figli della stessa Medea.

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E’ una storia che tocca la radice stessa della femminilità, il suo farsi dono totale attraverso i figli, il suo essere umiliata e messa da parte, facendo nascere una forza distruttiva che sconfina nella lucida follia, un archetipo mitologico che si innerva fino ai giorni nostri con esiti aberranti quando colpisce i figli di chi non sa gestire la perdita.  Per renderla credibile, coinvolgente, emozionante nel linguaggio del melologo, ci voleva un attrice che canta o una cantante che recita quale è Chiara Muti che sottolinea: «…E’ evidente il tentativo di far aderire la musica al testo, alle emozioni che attraversano la protagonista, quindi di entrare nelle sue dinamiche psicologiche con uno scavo che anticipa ciò che poi si svilupperà molti anni dopo, nel secolo successivo. Sono gli anni di Mozart, in cui non ci si accontenta più delle tipizzazioni stereotipate o della teoria degli affetti, ma si entra nelle ferite e nella verità più profonda dei personaggi
Ed è così che la Medea modulata e sofferta da Chiara Muti il 18 giugno 2019 nella cornice claustrale della Biblioteca Classense di Ravenna, si imprime nella memoria vera, devastata, allucinante e ciononostante comprensibile in quella sua ragionata follia capace di ledere anche i suoi stessi più profondi sentimenti.   

Crediti fotografici: Silvia Lelli per Ravenna Festival

 






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Semiramide non coinvolge, sconvolge
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La Euyo prende residenza a Ferrara e Roma

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Falstaff versione commedia dell'arte
servizio di Athos Tromboni FREE

190908_Cento_00_Falstaff_CostantinoFinucciCENTO (FE) – Il Falstaff  di Giuseppe Verdi proposto nel cartellone di “Cento – Opera in festa” e allestito dell’Accademia del Bel Canto e dalla Pro Loco di Renazzo, con il patrocinio del Teatro Borgatti, avrebbe avuto come palcoscenico e scenografia naturale il suggestivo parco di Villa Chiarelli. Ma venerdì 6 settembre 2019 il meteo ha fatto decidere diversamente
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Opera dall Estero
Successo per La Dori
servizio di Simone Tomei FREE

190905_Innsbruck_00_LaDori_FrancescaAsciotiINNSBRUCK - "Pietro Antonio Cesti (1623-1669): La Schiava Fortunata ó vero La Dori. Dramma musicale in tre atti su libretto di Giovanni Filippo Apolloni. Prima rappresentazione: Innsbruck, Hoftheater, 1657."
Così si presenta questo lavoro barocco che, a distanza di oltre trecentocinquant'anni, torna "a casa" (al Tiroler Landestheater nel
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Soci Uncalm
Finta giardiniera opera vera
servizio di Athos Tromboni FREE

190903_Ro_00_FintaGiardiniera_PabloMaritanoROVIGO - Avrebbe dovuto essere il "saggio finale" di una masterclass sulla vocalità mozartiana, La finta giardiniera, ma lo spettacolo realizzato dal regista Pablo Maritano, con la preparazione vocale curata dal tenore e docente di canto Fernando Cordeiro Opa realizzato nel Ridotto del Teatro Sociale domenica 1 settembre 2019, si è proposto al numeroso
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Personaggi
Il Castello di Vicenza in Lirica
intervista di Simone Tomei FREE

190828_Vr_00_VicenzaInLirica-AndreaCastello.JPGVERONA - In una calda sera veronese, al termine dei Carmina Burana di Carl Orff, ho incontrato Andrea Castello, dal 2013 direttore artistico di Vicenza in Lirica: un Festival che è divenuto un punto di riferimento nel panorama musicale per i grandi artisti che vi intervengono, i titoli proposti e la location unica, ossia l’Olimpico di Vicenza, il teatro coperto più
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Opera dal Centro-Sud
Viaggio a Reims passando per l'Accademia
servizio di Simone Tomei FREE

190821_Ps_00_ViaggioAReims_GiulianaGianfaldoniPESARO - Era il 1984 quando fu riscoperta quest'opera, allestita in una delle edizioni primordiali del ROF, dunque ben 35 anni fa; e in questo ROF 2019 che vede scoccare i suoi primi quarant'anni (ecco perchè l'apposizione XL) la riproposizione di Il viaggio a Reims assume una valenza ancor più pregnante. Non ci sono grandi novità registico-sceniche e ciò
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Opera dal Nord-Est
Traviata e Aida ulteriori cronache
servizio di Nicola Barsanti FREE

190820_00_Traviata_Aida_VitoLombardi_FotoEnneviVERONA – Una serie di fortunate circostanze, nonché di squisiti incontri, ha reso possibile la mia presenza al 97° Festival Lirico dell’Arena per assistere a varie rappresentazioni e iniziare a mia volta la collaborazione con Gli Amici della Musica.Net come critico musicale. Prima di addentrarmi nei dettagli delle recite, è d’uopo ringraziare il critico musicale e
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Opera dal Centro-Sud
Un Equivoco di brio e allegria
servizio di Simone Tomei FREE

190820_Ps_00_EquivocoStravagante_TeresaIervolinoPESARO - Non si può certo dire che il libretto di L’equivoco stravagante di Gioachino Rossini sia un testo adatto per un'educazione montessoriana; credo per che sia un momento di forbito teatro per nulla volgare (se non nelle allusioni) ricamato nel testo dal fine e sagace estro del librettista Gaetano Gasbarri.  Nell'interessante disamina linguistica sul libretto
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Vocale
Brillano le stella Molinari e Pratt
servizio di Simone Tomei FREE

190820_00_ConcertoMolinariPratt_CarloTenanPESARO - Nel bel mezzo del XL ROF 2019 lunedì 19 agosto si è tenuto al Teatro Rossini di Pesaro uno dei concerti programmati del Festival che ha visto protagoniste due autorevoli voci del belcanto rossiniano: Jessica Pratt e Cecilia Molinari (in verità quest'ultima ha sostituito in corner la prevista Varduhi Abrahayam impegnata nel cast di Semiramide)
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Opera dal Centro-Sud
Demetrio e Polibio e il proprio doppio
servizio di Simone Tomei FREE

190819_Ps_00_DemetrioEPolibio_JessicaPrattPESARO - E' molto particolare la genesi compositiva del Demetrio e Polibio di Gioachino Rossini rappresentando un caso piuttosto singolare nella storia del Teatro d'opera italiano; il lavoro fu commissionato da Domenico Mombelli (compositore e tenore) a pro della sua scuderia di cantanti composta dalle due figlie (Ester ed Anna), dal maggiordomo di casa
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Vocale
Carmina apoteosi di musica e luci
servizio di Simone Tomei FREE

190812_Vr_00_CarminBurana_EzioBosso_FotoEnneviVERONA - Siamo all'undici agosto 2019 nel pieno del Festival areniano e da tempo memorabile attendo questa serata in cui Orchestra e Coro della Fondazione Arena di Verona daranno vita assieme ai solisti Ruth Iniesta, Raffaele Pe e Mario Cassi alla cantata scenica dei Carmina Burana di Carl Orff diretti dal M° Ezio Bosso.
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Jazz Pop Rock Etno
Noa scrive lettere a Bach
servizio di Attilia Tartagni FREE

190813_Cesenatico_00_NoaCESENATICO - E’ stato un successo annunciato “Letters To Bach”, spettacolo del 19° Festival dell’Emilia Romagna Festival il 9 agosto2019  a Cesenatico al Teatro all’aperto Largo Capuccini completamente esaurito, protagonista Achinoam Nini, in arte Noa con Gil Dor alla chitarra, Or Lubianiker al basso elettrico e Gadi Seri alle percussioni. La cantante
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Opera dal Centro-Sud
Ecuba, amor filiale amor di patria
servizio di Valentina Anzani FREE

190812_MartinaFranca_00_Ecuba_SestoQuatriniMARTINA FRANCA (TA), 4 agosto 2019 – L’Ecuba di Nicola Antonio Manfroce è, al fianco di Orfeo di Porpora, tra le primizie del 45° Festival della Valle d’Itria: composta nel 1812, è stata ivi eseguita per la prima volta in tempi moderni. Opera risalente al periodo napoleonico, riflette i gusti di importazione francese sia nel soggetto, sia nella forma,
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Opera dal Nord-Est
La Tosca al debutto stagionale
servizio di Simone Tomei FREE

190811_Vr_00_Tosca_SaioaHernandez_FotoEnneviVERONA - Ecco che, con l'avvento della Tosca di Giacomo Puccini sul palcoscenico areniano la sera del 10 agosto, tutto il "palinsesto" operistico del Festival estivo 2019 ha avuto il proprio completamento (manca ancora all'appello la serata concertistica con i Carmina Burana di Carl Orff in programma la sera successiva di cui daremo conto in un altro servizio).
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Opera dal Centro-Sud
Matrimonio per burla e per amore
servizio di Valentina Anzani FREE

190804_MartinaFranca_00_MatrimonioSegretoMARTINA FRANCA (TA), 3 agosto 2019 – Il principale titolo buffo del 45° Festival della Valle d’Itria è stato Il matrimonio segreto di Domenico Cimarosa, spettacolo con regia, scene e costumi di Pierluigi Pizzi, che è risultato molto divertente per il concorso di tutti gli interpreti, molto apprezzati sia sul piano vocale sia sul piano attoriale.
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Opera dal Nord-Est
Placido Domingo fa 50
servizio di Simone Tomei FREE

190811_Vr_00_GalaPlacidoDomingo50_FotoEnneviVERONA - Un'Arena gremita da quasi quindicimila spettatori per lui: l'artista, il tenore, il baritono, il direttore d'orchestra, ma fondamentalmente l'Uomo, ossia Plácido Domingo. Era il lontano luglio 1969 quando, mentre il primo essere umano metteva piede sulla Luna, l'Uomo debuttava sul palcoscenico dell'anfiteatro scaligero nel ruolo di Calaf della
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Opera dal Nord-Est
Il Radames di Simoncini
servizio di Simone Tomei FREE

190810Vr_00_Aida_SamueleSimoncini_FotoEnneviVERONA - Ho anticipato la mia partenza di un giorno per Verona in quanto avevo il piacere di ascoltare l'esordio nell'anfiteatro scaligero del tenore senese Samuele Simoncini nel ruolo di Radames; in passato ci siamo inseguiti nei vari teatri, ma non avevo ancora avuto il piacere di ascoltarlo per intero in un ruolo operistico. Ecco che questo evento
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Opera dal Centro-Sud
A Martina Franca rivive l'Orfeo
servizio di Valentina Anzani FREE

190810_MartinaFranca_00_Orfeo_RaffaelePe_phClarissaLapollaMARTINA FRANCA (TA), 2 agosto 2019 – Per la creazione di un pasticcio, nel Settecento, il compositore che si occupava dell’allestimento, o i cantanti stessi del cast, selezionavano arie tratte da più opere. I criteri di scelta comprendevano la loro fama e quanto esaltassero le qualità vocali di chi avrebbe dovute eseguirle. Non stupisce se il risultato,
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Opera dal Centro-Sud
Spasso nelle masserie d'Itria
servizio di Valentina Anzani FREE

190810_MartinaFranca_00_OpereInMasseria_LaviniaBini_phClarissaLapollaMARTINA FRANCA (TA), 1° agosto 2019 – Dall’anno passato il Festival della Valle d’Itria affianca alle tradizionali produzioni operistiche a Palazzo Ducale una proposta che unisce la valorizzazione del territorio pugliese a una formula di spettacolo particolarmente interessante. Cinque masserie hanno ospitato altrettante recite dei due intermezzi
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Opera dal Nord-Est
L'inizio agosto di Traviata Carmen Aida
servizio di Simone Tomei FREE

190808_Vr_00_Traviata___FotoEnneviVERONA - La canicola di fine luglio sembra aver lasciato posto a un clima più mite che mi permette di affrontare senza afe soffocanti altre tre serate musicali (piuttosto affollate) all'Arena di Verona per darvi conto dei cast alternativi del Festival 2019: tutti i cast alternativi sono stati accolti dal pubblico in modo complessivamente positivo.
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Jazz Pop Rock Etno
Dalla canzone... al Jazz
servizio di Attilia Tartagni FREE

190306_Alfonsine_00_EmiliaZamunerALFONSINE (RA) - “La vita è l’arte dell’incontro” ha detto Massimo Moriconi, storico bassista di Mina che dal 1983 è presente in tutte le produzioni della "Tigre di Cremona", prima di intraprendere il concerto di lunedì 5 agosto 2019 nel Giardino della Biblioteca Comunale di Alfonsine. Lo è certamente per i musicisti per cui venire a contatto con
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Concorsi e Premi
Premio Callas alla Kabaivanska
servizio di Angela Bosetto e Simone Tomei FREE

190805_Vr_00_PremioCallas_RainaKabaivanska_ph000VERONA - Sulle note malinconiche del Preludio della Traviata, le immagini dell’omonimo film operistico di Franco Zeffirelli si mescolano alle foto del maestro fiorentino e di Maria Callas. Inizia così il 2 agosto 2019, nell’elegante cornice dell’Arena Casarini dell’Hotel Due Torri (che deve il proprio nome ai suggestivi affreschi del pittore veronese Pino Casarini), la
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Pagina Aperta
Cosė ti insegno le Nozze
servizio di Attilia Tartagni FREE

190803_Ra_00_ItalianOperaAcademy_RiccardoMutiRAVENNA - Anche quest’anno, il quinto dell’Italian Opera Academy creata dal M° Riccardo Muti per formare giovani musicisti alla direzione d’orchestra e all’accompagnamento al pianoforte dei cantanti, due concerti al Teatro Alighieri hanno coronato due settimane di intenso lavoro mattutino e pomeridiano nel teatro di tradizione popolato di giovani
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Opera dal Nord-Est
Un Elisir connesso ai tempi
servizio di Cristina Chiaffoni FREE

190804_Pd_00_ElisirDAmore_JessicaNuccio_phGiulianoGhiraldiniPADOVA - L’ambientazione scelta da Padova Teatro Stabile rappresentata artisticamente dal geniale uomo di teatro e direttore artistico Federico Faggion è altamente suggestiva e ricca di memorie. Il castello dei Carraresi in Piazza Castello, divenuto poi carcere e le celle sono ben visibili, illuminate di rosa e d’azzurro quasi per temperare l’angoscia sottile che
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Opera dal Nord-Est
Arena, le repliche di luglio
servizio di Simone Tomei FREE

190731_Vr_00_Carmen_GeraldineChauvet_FotoEnneviVERONA - Come è consuetudine da diversi anni la frequentazione veronese mi porta a seguire con interesse l’avvicendarsi dei cast nei titoli in cartellone del Festival areniano. Stavolta la prima incursione in terra scaligera mi vede spettatore di alcune serate di fine luglio.

Carmen – 23 luglio 2019
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Echi dal Territorio
Il Duo Génot in Sant'Andrea
servizio di Gianluca La Villa FREE

190731_Levanto_00_AlessandraGenotLEVANTO (SP) - 30 luglio 2019, ore 21,30 Chiesa di Sant'Andrea - Nell’ambito dei concerti classici proposti con dovizia ogni anno dalla rassegna concertistica di Levanto diretta dal maestro Aldo Viviani si è tenuto un interessante e originale concerto del Duo Génot, Alessandra Génot al violino e Massimiliano Génot al pianoforte, imperniato
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Eventi
Il Giglio apre con la Tosca
redatto da Simone Tomei FREE

190725_Lu_00_CartelloniLiricaProsaDanza_MarcoGuidariniLUCCA - Il 19 luglio 2019 sono stati presentati, durante la consueta conferenza stampa, al Teatro Del Giglio i cartelloni delle stagioni di lirica, prosa e danza 2019-2020. Erano presenti all'incontro: Alessandro Tambellini, sindaco del Comune di Lucca, Stefano Ragghianti, assessore alla cultura; per il Teatro del Giglio: Giovanni Del Carlo (amministratore
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Opera dal Centro-Sud
Rigoletto al Luna Park
servizio di Simone Tomei FREE

190722_Mc_00_Rigoletto_AmartuvshinEnkabatMACERATA - Ancora una sera in cui il tema "Rosso Desiderio" declina verso un altro significato (ossia il desiderio di vendetta da affogare nel sangue) che trova nel Rigoletto di Giuseppe Verdi la sua più ideale collocazione, complice il famoso duetto che conclude il secondo atto Sì vendetta, tremenda vendetta. Un'altra serata di grande Teatro musicale,
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Opera dal Centro-Sud
Un Macbeth da urlo
servizio di Simone Tomei FREE

190721_Mc_00_Macbeth_RobertoFrontaliMACERATA - "Rosso desiderio" non è solo la passione (carnale e amorosa), ma anche la sete di potere, motivo per cui il Macbeth di Giuseppe Verdi si inserisce a pieno titolo nel filo conduttore che lega la triade delle opere proposte dal Macerata Opera Festival 2019. L'allestimento è quello che da Palermo a Torino – in coproduzione con Macerata – ha
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Opera dal Centro-Sud
Carmen danza al Crazy Horse
servizio di Simone Tomei FREE

190720_Mc_00_Carmen_IreneRoberts.jpegMACERATA - Arrivando qui non si può fare a meno di notare una città festante e dipinta di Rosso Desiderio, colore che imperversa in ogni via e arreda ogni vetrina, facendo sì che in ciascun angolo se ne respirino il calore e l'essenza più intima. Un rosso intenso, un rosso che richiama il tema guida del Macerata Opera Festival 2019. La città intera si è
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Jazz Pop Rock Etno
Galliano espugna la Rocca
servizio di Attilia Tartagni FREE

190718_Imola_00_Galliano_phVincentCatalaIMOLA - L’Emilia Romagna Festival nel suo ricco programma dal 6 luglio al 7 settembre 2019 ha mappato la regione individuando luoghi in grado di accogliere le tipologie di spettacoli in programma, dall’esibizione solistica all’ensemble alla grande orchestra. A Imola il 17 luglio, nel cuore della città, all’interno della Rocca Sforzesca fra torri
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Personaggi
Tre direttori e il ''Rosso Desiderio''
intervista di Simone Tomei FREE

190718_Mc_00_IntervistaDirettoriMACERATA - Nella mitologia romana, tre erano le meravigliose Grazie, tre le inesorabili Parche, tre le terribili Furie e tre le teste di Cerbero, mentre Trivia era l’appellativo sotto il quale si univano le dee Diana, Ecate e Luna. Dall’antico Lazio spostiamoci a nordest verso Helvia Recina nelle Marche e quindi viaggiamo attraversando l’Appennino e attraverso i secoli, fino
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Ballo and Bello
Les étoiles accendono gli entusiasmi
servizio di Attilia Tartagni FREE

190717_Ra_00_LesEtoiles_SergioBernalAlonso_FotoCositoreRAVENNA - La danza ha concluso in gloria il 30° Ravenna Festival, il 16 luglio 2019 al Pala De André. Il  Gala Internazionale di Danza ha portato sul palco della città romagnola le più fulgide étoiles provenienti dai maggiori teatri, accomunate dal talento e dalla capacità di esprimere il meglio di sé nella virtuosa fusione con la musica. L’impresario
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Soci Uncalm
Premio Cappelli a un giornalista: Giacomin
servizio di Athos Tromboni FREE

190715_Rocca_00_PremioCappelli_LucaSaltini_phGiorgioSabatiniROCCA SAN CASCIANO (FC) – Minacciava pioggia, nonostante le previsioni della vigilia, la sera di domenica 14 luglio 2019 a Rocca, dove nella splendida Piazza Garibaldi erano allestiti il palco e la vasta platea per il conferimento del XXX Premio Internazionale Carlo Alberto Cappelli, organizzato dall’omonima Associazione culturale. Un’ora prima
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Jazz Pop Rock Etno
Mason il nuovo si radica nel passato
servizio di Attilia Tratagni FREE

190715_Ra_00_NickMason_phZaniCasadioRAVENNA - I Pink Floyd sono entrati nella leggenda come accade alle band che cessano l’attività quando sono sulla cresta dell’onda ed è inutile chiedersi perché nessuno dei tentativi di resuscitare il gruppo abbia funzionato. Soltanto Nick Mason, il batterista del gruppo presente fin dagli esordi, ha proiettato avanti nel tempo la realtà delle origini
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Opera dal Centro-Nord
Turandot un bel successo
servizio di Athos Tromboni FREE

190713_Torre_00_Turandot_AmarilliNizzaTORRE DEL LAGO (LU) – Spettacolo bello e di grande qualità, quello visto alla seconda serata del Festival Puccini sul lago di Massaciuccoli: la Turandot è andata in scena in una interpretazione registica molto ligia ai contenuti del libretto, ma con un sottile distinguo, tale da allontanare la rappresentazione da qualsiasi sospetto di oleografia. Lo chiarisce
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Opera dall Estero
La vitale e pulsante energia del Tell
servizio di Simone Tomei FREE

190713_Orange_00_GuillaumeTell_NicolaAlaimo_phAbadieBrunoORANGE (Francia) - «Io reputo il Guglielmo Tell la nostra Divina Commedia, una vera epopea; né so comprendere come ognuno che ama e coltiva la musica non si prostri innanzi a questa più che sublime, divina creazione, a questo miracolo dell’arte»: così il compositore siciliano Vincenzo Bellini salutava la consacrazione definitiva dell’illustre collega pesarese
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Classica
Inno alla gioia per tutti gli europei
servizio di Attilia Tartagni FREE

190712_Ra_00_LeVieDellAmicizia_RiccardoMuti_phSilviaLelliRAVENNA - Schieramento imponente  di musicisti e di coristi l’11 luglio 2019 al Pala De André per il concerto  più atteso del Ravenna Festival, già presentato due giorni prima, il 9 luglio, all’Odeon di Erode Attico sul pendio dell’Acropoli di Atene di fronte a 5000 spettatori. In programma la Nona sinfonia in Do minore op.125 di Ludwig van Beethoven
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Soci Uncalm
Musica a Marfisa d'Este pronta al via
FREE

190709_Fe_00_MusicaMarfisa_MarcoGulinelliFERRARA - Come ogni anno, ritornano con l'estate anche i concerti di "Musica a Marfisa d'Este" con un calendario di 31 appuntamenti musicali serali (inizio alle 21,15) a partire da giovedì 11 luglio e fino a giovedì 15 agosto 2019. La manifestazione organizzata dal Circolo Frescobaldi è patrocinata dal Comune di Ferrara e dal Teatro Comunale
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Prosa
Il Purgatorio dentro la cittā
servizio di Attilia Tartagni FREE

190709_Ra_00_DivinaCommedia-Purgatorio_GianniPlazzi_phSilviaLelliRAVENNA - Partecipare alla Cantica del Purgatorio trasformata in teatro, nel cuore della città che accolse l’esilio di Dante Alighieri, da Marco Martinelli ed Ermanna Montanari, ideatori, registi e guide, è un’esperienza unica in grado di cambiare la percezione della realtà: è la terra di mezzo dove ci si monda dai peccati e si ricomincia, dove si supera il baratro senza
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Ballo and Bello
Le narrazioni danzate di Neumeier
servizio di Attilia Tartagni FREE

190708_Ra_00_HamburgBallett_JohnNeumeierRAVENNA - Il coreografo John Neumeier con l’Hamburg Ballett, già al Pala De Andrè nel 2010, è stato acclamato il 5 e il 6 luglio 2019 per lo spettacolo presentato dal 30° Ravenna Festival nel Teatro Alighieri: tre coreografie diverse che hanno per comune denominatore il senso della narrazione sull’onda della musica e la bravura smisurata del corpo di
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Opera dal Nord-Est
Torna Carmen ma non migliora
servizio di Athos Tromboni FREE

190707_Vr_00_Carmen_DanielOren_FotoEnneviVERONA – La Carmen non ha fatto registrare il tutto esaurito quest’anno alla sua “prima” areniana per il Festival 2019. Pubblico numeroso ma non strabocchevole, un esito quanto meno insolito per quest’opera di Georges Bizet che da sempre è la preferita dei melomani italiani e stranieri, dopo l’Aida di Verdi. Comunque la recita è stata accolta con molto
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Personaggi
Elisabetta Zizzo si racconta
Intervista di Angela Bosetto e Simone Tomei FREE

190707_00_Personaggi_ElisabettaZizzoVERONA - Nella calda serata del 29 giugno 2019, agli albori  97° Festival lirico dell'Arena di Verona, Ci incamminiamo, io e la collega e amica Angela Bosetto, verso il Liston di Piazza Bra. Seduta a uno dei tavolini del ristorante Vittorio Emanuele, ci attende la cantante Elisabetta Zizzo. Non manca molto alla prémiere de Il Trovatore di Giuseppe
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Opera dal Centro-Sud
Aida nella suggestione di Caracalla
servizio di Simone Tomei FREE

190706_Rm_00_Aida_DenisKriefROMA - Dopo molti anni, sono ritornato alle Terme di Caracalla, dove ho avuto il piacere di poter assistere alla rappresentazione di Aida di Giuseppe Verdi. Lo scenario è sempre suggestivo e il palcoscenico all’avanguardia, che un tempo ricordavo incastonato fra le antiche rovine romane, oggi si trova qualche metro più avanti proprio per preservare al meglio
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Classica
Il temporale non ferma Krivine
servizio di Attilia Tartagni FREE

190705_Ra_00_OrchestreFrance_EmmanuelKrivine_phZaniCasadioRAVENNA - Quello dell’Orchestre National De France al Pala De André il 3 luglio 2019 è stato un ritorno. Infatti la compagine mosse i primi passi su questo palco nel 1990, diretta dall’indimenticato Pierre Boulez. Sul podio, stavolta, c’era Emmanuel Krivine, figura non propriamente carismatica ma di indiscussa valenza e buona volontà, come
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Opera dal Centro-Nord
Tosca, Scarpia e l'Angelo nero
servizio di Athos Tromboni FREE

190705_Fe_00_Tosca_RosaMariaHernandez_phAlessandroDeLuigiFERRARA - Sempre suggestiva l’ambientazione per “Lirica in Castello” che si tratti (come vicenda) del quattrocentesco Trovatore di Verdi andato in scena qualche anno fa, o dell’ottocentesca Tosca di Puccini di ieri sera, 4 luglio 2019. Come tutti gli anni il cortile del Castello Estense ha accolto Puccini con quel “tutto esaurito” che solo i grandi titoli operistici
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Nuove Musiche
Goran Bregović 'From Sarajevo'
servizio di Attilia Tartagni FREE

190704_Ra_00_GoranBregovic_phZaniCasadioRAVENNA - Circa tremila persone al Pala De Andrè per “From Sarjevo”, l’atteso concerto in prima italiana del 2 luglio 2019 che ha visto a Ravenna, insieme con l’Orchestra Corelli  e il suo direttore Jacopo Rivani, Goran Bregović, il  musicista più eclettico dell’area balcanica, cantautore e chitarrista rock divenuto famoso negli anni Settanta del Novecento
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Vocale
Suoni dall'Abbazia
servizio di Edoardo Farina FREE

190701_MusicaPomposa_00_RenatoVanziniPOMPOSA (FE) - Apertura della 54° edizione di Musica Pomposa 2019 con il Gruppo Mandolinistico Codigorese  presente sul prestigioso palco della Sala delle Stilate per il secondo anno consecutivo, dove sotto la direzione del M° Renato Vanzini il 26 giugno ha eseguito Suoni dall’Abbazia il primo di una serie di sei appuntamenti cameristici che avranno
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Jazz Pop Rock Etno
Stewart Copeland musica senza confini
servizio di Attilia Tartagni FREE

190701_Ra_00_StewartCopeland_phZaniCasadioRAVENNA - “Light up the Orchestra” è il titolo dell’atteso concerto che ha visto insieme Stewart Copeland, uno dei più grandi batteristi, ex dei Police, e l’Orchestra Giovanile Luigi Cherubini, arricchita dall’elemento apparentemente estraneo della gigantesca batteria posta di fronte ai contrabbassi che dopo una partenza un po’ fredda si sarebbe
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Opera dal Nord-Est
Un Trovatore... ritrovato
servizio di Simone Tomei FREE

190629_Vr_00_Trovatore_PierGiorgioMorandi_FotoEnneviVERONA - Correva l'anno 2001 quando, durante il Festival Areniano, andò in scena per la prima volta l'allestimento ideato da Franco Zeffirelli per Il Trovarore di Giuseppe Verdi. Da allora il pubblico veronese ha potuto godere di questa visione, che ritengo quasi "beatifica", per altre cinque stagioni (ben 6, se includiamo anche quella appena inizata). Lo spettacolo
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Prosa
Le parole e il mare
servizio di Attilia Tartagni FREE

190626_Ra_00_LeParoleEIlMare_LinoGuancialeRAVENNA - Ancora uno spettacolo in un neo-luogo del Festival il 24 giugno 2019: “Classis”, inaugurato al pubblico soltanto sei mesi fa, museo archeologico di Classe di Ravenna ricavato dalla ristrutturazione dell'ex zuccherificio inattivo da decenni.  Il palco e la platea sono stati allestiti nello spazio aperto di fronte alla magnifica facciata
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Opera dal Nord-Ovest
Masnadieri una lezione d'oro
servizio di Francesco Lora FREE

190626_Mi_00_Masnadieri_FabioSartori_phBresciaArmisanoMILANO, 21 giugno 2019 – Esiste, sì, un Verdi classificato come minore: quello di Oberto e di Alzira, del Corsaro e di Aroldo, per dire quattro opere dal periodo del primo esordio a quello delle piene facoltà. Ma il repertorio corre nel tempo e non è affatto fisso. Con quelle menzionate, vi sono altre opere neglette. Ma fino a che punto si può ritenere minore
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Vocale
Il Greco e il Messiah
servizio di Attilia Tartagni FREE

190625_Ra_00_IlMessiah_AntonioGrecoRAVENNA - Fra i luoghi del Festival, Sant’Apollinare in Classe ha una “allure” speciale.  La basilica ha infatti uno spazio absidale vasto e concavo che sembra amplificare come un involucro risonante i musici e i cantori,  oltre a fornire loro una cornice di superba bellezza. Il grande mosaico absidale è dominato dalla figura del Santo con ai due lati le
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Opera dal Nord-Est
Carmen ottima della Kemoklidze
servizio di Rossana Poletti FREE

190625_Ts_00_Carmen_KetevanKemoklidzeTRIESTE - Teatro Verdi. E’ andata in scena al Teatro Verdi la nuova produzione dell’opera di Georges Bizet, Carmen.  E’ la storia di una donna libera che sceglie l’amore come meglio le aggrada, gli uomini la cercano, la desiderano ardentemente, cadono immancabilmente nella sua rete, è un diavolo. Così la apostrofa Don Josè quando il loro
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Soci Uncalm
Dell'Olmo prende un premio
FREE

190624_Sv_00_MasterclassRenataScottoSAVONA - Si è svolta ieri mattina, 23 giugno 2019, nell’atrio del Palazzo Comunale di Savona la manifestazione organizzata dall’Opera Giocosa di Savona che ha concluso la masterclass tenuta dal soprano savonese Renata Scotto; in programma il concerto dei migliori classificati. Alla manifestazione ha contribuito anche il Circolo Amici
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Opera dal Nord-Est
Collaudata ma quasi nuova Aida
servizio di Simone Tomei FREE

190623_Vr_00_Aida_AnnaPirozzi_FotoEnneviVERONA - Settecento volte Aida… ecco con quale record il titolo più rappresentato nell’anfiteatro scaligero debutta quest’anno nella stagione Arena di Verona Opera Festival 2019.  Una particolarità ed un vanto per il melodramma in Italia: le centenarie recite si sono avvicendate in numerosi allestimenti del capolavoro verdiano, ma sono felice
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Jazz Pop Rock Etno
Avitabile a Palazzo San Giacomo
servizio di Attilia Tartagni FREE

190623_Ra_00_EnzoAvitabile_phRobertoMolteniRUSSI (RA) - Il Ravenna Festival e i suoi luoghi: il concerto di venerdì 21 giugno 2019,  full immersion nella complessa napoletanità  del sassofonista e cantautore Enzo Avitabile affiancato dai  Bottari di Portico, dall’ensemble di fiati Scorribanda  e da Toni Esposito mago delle percussioni,  va affrontato partendo dalla collocazione in uno degli angoli
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Pianoforte
Labéque e il respiro di un'epoca
servizio di Attilia Tartagni FREE

190621_Ra_00_Giovanni Antonini_phKemalMehmetGirginRAVENNA - Fra le tante anime del 30° Ravenna Festival c’è quella di riproporre, insieme ai brani di un’epoca, anche il suo respiro, il suo suono originario.  E’ successo il 19 giugno 2019 al Pala De André, con il Giardino Armonico diretto da Giovanni Antonini e un programma diviso fra Franz Joseph Haydn e Wolgfang Amedeus Mozart. Certamente la
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Vocale
Chiara č Medea
servizio di Attilia Tartagni FREE

190620_Ra_00_Medea_ChiaraMuti_phSilviaLelliRAVENNA - Lo ha ricordato di recente il Sovrintendente De Rosa, fino dalla sua nascita nel 1990 il Ravenna Festival ha nel DNA o, per dirlo in termini giuridici, nello statuto il connubio fra luoghi storici e artistici della città e spettacoli festivalieri.  Certo non era ipotizzabile una cornice più idonea del chiostro della Biblioteca Classense per accogliere Medea,
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Opera dalle Isole
Bell'allestimento di Pagliacci
servizio di Salvatore Aiello FREE

190620_Pa_00_Pagliacci_DanielOren.JPGPALERMO - A conclusione della prima parte della Stagione 2019 del Massimo di Palermo è andato in scena il capolavoro manifesto del verismo italiano: Pagliacci di Ruggero Leoncavallo che con Cavalleria rusticana  costituisce il notissimo dittico amato dai melomani; questa volta Pagliacci da solo con il ritorno, dopo il 2007, della regia di Lorenzo Mariani
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Opera dal Centro-Nord
Nozze di Figaro deliziose
servizio di Simone Tomei FREE

190621_Fi_00_NozzeDiFigaro_KristiinaPoskaFIRENZE - Entra a pieno titolo all'interno del LXXXII Festival del Maggio Musicale Fiorentino il componimento mozartiano Le nozze di Figaro che si avvale della collaborazione librettistica di Lorenzo Da Ponte. Quest'opera è il primo tassello della nota Trilogia Mozart-Da Ponte che troverà mano a mano il suo compimento nei prossimi due anni
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Ballo and Bello
Nel labirinto di Martha
servizio di Attilia Tartagni FREE

190619_Ra_00_MarthaGrahamDanceCompanyRAVENNA - Attesa quasi reverenziale lunedì 17 giugno 2019 per la  Martha Graham Dance Company guidata da Janet Eilber, responsabile della compagnia dall’anno seguente la scomparsa nel 1991 di colei che, nata nel 1894 e percorso il novecento danzando, viene considerata una delle massime danzatrici e coreografe del secolo, “madre
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Opera dal Nord-Ovest
Madama Butterfly proprio come Madama Butterfly
servizio di Athos Tromboni FREE

190615_Ge_00_MadamaButterfly_MariaTeresaLeva_phMarcelloOrselliGENOVA - Stagione lirica, ultimo atto: Madama Butterfly di Giacomo Puccini nel Teatro Carlo Felice, in concomitanza con il grande concerto pop di Piazza Kennedy (“Ballata per Genova”) replicato su due maxischermo in Piazza De Ferraris di fronte al teatro. Una ”Ballata” che ha riunito oltre 12 mila persone, trasmessa in prima serata
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Classica
Un violinista con lo Stradivari
servizio di Attilia Tartagni FREE

190614_Ra_00_LeonidasKavakos_phMarcoBorggreveRAVENNA - Leōnidas Kavakos, poco più che cinquantenne violinista greco di fama internazionale, qui anche anticipatore delle tematiche festivaliere ispirate alla Grecia, meta quest’anno del “viaggio dell’amicizia”, ha aperto il concerto del 12 giugno 2019 al Pala De André imbracciando con affetto reverenziale il suo prezioso Stradivari, un “Willemotte” del
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