Pubblicato il 04 Novembre 2021
Ottimo concerto-performance per ricordare due grandi ingegni distanti sette secoli nati in terra italiana
Il divino intelletto di Dante e Berio servizio di Athos Tromboni

20211104_Fe_00_DaDivinoIntelletto-ProgettoBerioPanni_LucianoBerio_phEricMarinitschFERRARA - Da divino intelletto e da sua arte s'accostò ai ferraresi, cioè il pubblico pagante di Ferrara Musica, un insolito omaggio a Dante Alighieri e al suo settecentenario: il direttore d'orchestra e compositore Marcello Panni, sul podio dell’Ensemble di Musica Contemporanea del Conservatorio di Bologna ha infatti proposto uno stimolante (e bellissimo) programma che partendo dal pezzo musicale Visage di Luciano Berio, attraverso il Combattimento di Tancredi e Clorinda musica di Claudio Monteverdi sulle ottave del Tasso, è giunto all'epilogo con Laborintus II musica ancora di Berio.
Non è frequente (salvo ai tempi di Claudio Abbado vivente) assistere a Ferrara a concerti di musica colta (o "alta" o "seria" direbbero molti musicologi) scritta nel Novecento. E neanche assistere ai madrigali di Monteverdi.
Per cui l'appuntamento concertistico di mercoledì 3 novembre 2021 è stato culturalmente stimolante e artisticamente riuscito. Procediamo con ordine.

Visage: questo lavoro di Berio è un'opera per suoni elettronici e voce. La voce era quella di Cathy Berberian indimenticabile mezzosoprano americana di origine armene, moglie del compositore. Venticinque minuti di miracoli vocalistici, dalla emissione lirica impostata, al vocalese e allo scat delle cantanti jazz, per una performance che ha giustamente riproposto la Berberian come artista unica (chi altre avrebbero potuto sostenere con altrettanta efficacia il funambolico canto che la mezzosoprano armena ha sciorinato?). Sul grande schermo del fondale, intanto che il nastro magnetico rendeva i suoni registrati della miracolosa performance vocale, scorrevano le immagini suggestive di Silvia Lelli e Roberto Masotti con le loro Visioni su “Visage” rendendo reale «... l'intendimento di ‘comporre’ la percezione di chi ascolta e vede, accostando un percorso visuale astratto a quello sonoro, ampiamente storicizzato, dalla forte componente musicale.»
Un’opera-video? Una installazione? Sì, forse sì. Forse no... Comunque, non una messa in scena teatrale. Moltissime immagini proiettate erano prese dagli spazi del teatro, dai palcoscenici, dalle scene immortalate dal Duo Fotografi d'Arte ravennate, la 'premiata ditta' Lelli & Masotti, plenipotenziari delle foto di scena per molto tempo nel Teatro alla Scala di Milano. Interessante la performance audiovisiva, ma straordinariamente bello risentire Caty Berberian su nastro, non potendola più, mai più purtroppo, sentire dal vivo.

Il Combattimento di Tancredi e Clorinda:  il madrigale tassesco di Claudio Monteverdi è stato riproposto nella trascrizione dello stesso Luciano Berio, dedicatario (insieme a Dante Alighieri) della serata concertistica di Ferrara Musica. Questa particolare esecuzione del capolavoro monteverdiano si è avvalso della voce di Chiara Osella (mezzosoprano) che ha interpretato sia la parola del Narratore che quella dei due combattenti; in scena anche due danzatrici della C&C Company di Carlo Massari, autore delle coreografie, che hanno mimato lo scontro dei due combattenti come fossero su un immaginario ring di pugilato. Per Luciano Berio Il Combattimento di Tancredi e Clorinda era «... uno dei lavori monteverdiani più sperimentali, al di fuori di ogni tradizionale classificazione: un’opera, dunque, ma anche un balletto, ma anche una cantata, un documentario, un cinegiornale, ma anche un happening per l’aristocrazia veneziana del XVII secolo.»
Brava la Osella e le due danzatrici, sotto l'attenta guida musicale di Panni a capo di una piccola formazione da camera come richiesto dalla trascrizione di Berio (tre viole, un violoncello, un contrabbasso e il clavicembalo).

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Laborintus II: infine questo complesso e bellissimo pezzo di Luciano Berio è stato proposto sulle tavole del Teatro Comunale "Claudio Abbado" per la prima volta in assoluto.
Il lavoro è basato su testi del poeta Edoardo Sanguineti sviluppati da versi danteschi sparsi (dalla Commedia a Vita Nova a Convivio); le note di sala informano che trattasi del primo brano nella storia della musica a coniugare la musica elettronica preregistrata su nastro magnetico, con la voce e gli strumenti ‘live’. La voce (anzi, le voci) erano quelle del mezzosoprano Chiara Osella e dei due soprani Elisa Bonazzi e Paola Quagliata; più un coro misto di otto elementi a completare l'Ensemble di Musica Contemporanea del Conservatorio di Bologna, forte di diciassette strumentisti tra cui due arpe.
La voce recitante solista era quella di Federico Sanguineti, filologo e dantista di chiara fama, figlio del citato poeta Edoardo, che ha fatto tutta la propria performance declamando a memoria.
Laborintus II venne composto da Berio nel 1965, in occasione del 700° anniversario della nascita di Dante, ed è stato ora ripreso proprio per le celebrazioni dantesche nel settecentenario della morte. Al suo esordio, in prima esecuzione assoluta a Parigi, fece scalpore e scandalo. Oggi, oltre mezzo secolo dopo, bisogna onestamente riconoscere che questo pezzo di Luciano Berio è da considerare un capolavoro della musica novecentesca, da affiancare al Pierrot Lunaire di Schönberg, alla Lulu di Berg, e anche alle migliori performance di Nono e Sciarrino e dei predecessori italiani di questi grandi contemporanei.
Teatro Comunale Abbado non completamente riempito dal pubblico. Ma chi, fra gli abbonati, è rimasto a casa ha perso una bella occasione.

 

Crediti fotografici: Eric Marinitsch e Fabio Mantegna per Ferrara Musica
Nella miniatura in alto: il compositore Luciano Berio
Sotto: i fotografi Roberto Masotti e Silvia Lelli e il direttore Marcello Panni





Pubblicato il 17 Ottobre 2021
Ottimo cast ed eccellente direzione d'orchestra suggellano una serata trionfale nel Regio di Parma
Grande Boccanegra anche in concerto servizio di Simone Tomei

20211017_Pr_00_SimonBoccanegra_IgorGolovatenko_phRobertoRicciPARMA - Prima di parlare del Simon Boccanegra di Giuseppe Verdi al Teatro Regio di Parma  nell’ambito del XXI Festiva Verdi, vorrei riproporvi un superbo “monologo” di Giorgio Strehler che narra le proprie impressioni in qualità di regista del celebre allestimento scaligero del 1971: «... Ogni volta che mi succede di parlare del teatro, soprattutto di un fatto al quale ho partecipato direttamente, ogni volta che devo spiegare o introdurre qualcosa, provo una specie di senso di inutilità, perché sono convinto che il teatro, come del resto qualsiasi fatto d’arte, deve spiegarsi da solo, deve farsi capire da se stesso e basta. E anche perché sono sicuro che il pubblico, da solo, è sempre molto più pronto a capire e ad assentire di quello che tanti intellettuali credono con tutti i loro commenti a priori e a posteriori. Se perciò parlo oggi del Simon Boccanegra lo faccio un po’ come un prologo al suo prologo, più che altro rileggendo ad alta voce alcune riflessioni che mi sono servite a suo tempo per iniziare il mio lavoro su quest’opera di Verdi, su questa grande opera di Verdi per molto tempo, per troppo tempo misconosciuta. Forse, la prima cosa che mi ha aiutato a capire meglio questo misterioso Simon Boccanegra è stato il coraggio di accettarlo così com’è, cioè appunto come una cosa piena di mistero. Accettare cioè tutte le imprecisioni del racconto o l’incredibile del racconto, accettare la sua nebulosità prospettica, accettare anche l’incredibile del racconto, azione e storia e politica e vita che ne costituiscono la trama, una trama per certi aspetti forse non raccontabile, anche se è necessario, almeno questa sera, segnare alcuni punti di riferimento all’azione, ma saranno soltanto punti di riferimento, perché il Simon Boccanegra è un grande, complicato, artisticamente ordinato disordine, come la vita insomma, in cui risalta il movimento oscuro della storia, in cui le parti, i partiti o le fazioni si muovono, si contrastano, si dividono, si riuniscono, per poi dividersi ancora, non in una dialettica semplicistica, ma in un continuo scontro complesso, e quasi inafferrabile, in cui gli esseri umani vivono la loro avventura, sia come parti della storia di tutti, ma anche come attori della loro vita privata.

20211017_Pr_01_SimonBoccanegra_FedericoVeltri_phRobertoRicci 20211017_Pr_02_SimonBoccanegra_AlessiaPanza_phRobertoRicci
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Ecco, il pubblico e il privato mescolati insieme stretta- mente, la storia da una parte e l’uomo solo dall’altra, sono questi, secondo me, i veri protagonisti, con tutte le loro contraddizioni e le loro incertezze, del Simon Boccanegra. Sono nobili e plebei, ricchi e poveri, ieri come oggi, che si contrastano in una Genova che è una città vera, ma è anche una città d’opera e nel medesimo tempo potrebbe essere anche una specie di palcoscenico ideale della storia di tutti i tempi. Su questo palcoscenico il potere appare al tempo stesso come un punto da raggiungere, ma anche come un prezzo altissimo da pagare. C’è un plebeo, per esempio, innalzato quasi contro il suo volere ad una carica suprema che vive tutte le contraddizioni del potere e che soccombe nel gestire questo pesante potere, che quasi si simbolizza per lui nel grande manto regale che l’avvolge e che egli abbandona, che egli getta via alla fine, prima di morire, quasi per ritrovare se stesso. C’è l’odio, c’è molto odio in quest’opera, come c’è molto amore. C’è un odio antico, un odio duro, un odio fanatico: quello che divide le famiglie, che divide le fazioni, che divide gli uomini e che separa senza speranza due uomini giovani, e poi vecchi, prima che tra di loro riesca a nascere quella meravigliosa pianta che è la pietà, ma nasce quando è troppo tardi. E anche l’amore qui riesce difficile, persino l’amore paterno e filiale, perché i padri e i figli e le figlie non si riconoscono più, non sanno più riconoscersi e quando si riconoscono, si ritrovano, ormai, il loro tempo è passato. C’è anche il faticoso tentativo di dare una vita scenica e plastica ad una democrazia, c’è l’aspirazione vivissima ad una unità nazionale, fu questo, lo sappiamo, un grande sogno di Verdi. E nel Simone c’è la sete e l’orgoglio del potere, ma anche la grande stanchezza e il grande senso di inutilità del potere, la ricerca di una giustizia e quindi anche l’inevitabile incontro con l’ingiustizia, c’è l’amore e c’è la pena.
Insomma, in quest’opera balenante, quasi alla rinfusa, mi sembra che sono racchiuse molte cose della vita che possono parlare ancora a noi uomini d’oggi perché i caratteri dell’avventura umana, nel fondo, non mutano, sono di ieri e di sempre. E poi, al di là di questa storia teatrale, al di là cioè del libretto, c’è qualche cosa che rileva ogni incertezza, che à contorno e carne ad ogni schema, nello slancio impetuoso dell’ispirazione del cuore, e questo qualcosa è la musica. La musica di un Verdi qui quanto mai grande e quanto mai complesso, complesso ma non complicato: i grandi agiscono sempre per rendere più limpidi e comprensibili i fatti che sono più oscuri, sono soltanto i piccoli che intorbidano e complicano le cose. E qui Verdi con la massima perentorietà e con la massima semplicità risolve in musica qualsiasi perplessità, qualsiasi cedimento della parola. Qui Verdi innalza veramente con la musica la storia e i piccoli e i grandi uomini che la fanno ad una misura universale che ancora oggi non può non scuoterci e non commuoverci. Ecco, allora io, regista di teatro, vorrei dire agli altri questa sera di fare alla fine quello che in certe ore di incertezza sulla trama, sulle parole, sulle situazioni drammatiche di quest’opera, come di tutte le opere che ho allestito, ho fatto io: cioè di ascoltare, ascoltare semplicemente, con amore e con umiltà la musica. E, per quanto mi riguarda, ascoltare cercando di far il meno possibile, di disturbare il meno possibile la musica... »

Considero affascinante questa descrizione dell’opera e la rileggo ogni volta che mi accingo a seguirla in teatro. In queste parole si trovano sia l’essenza dell’opera, sia il significato più profondo della musica, delle parole, dei sentimenti. Con questo spirito nel cuore mi sono lasciato trasportare nella visione e nell’ascolto di un capolavoro che sprizza davvero emozioni da ogni singola nota.
La musica è ovunque onomatopeica: richiama tanto la soave brezza marina quanto l’implacabile odio che alberga nel cuore di Fiesco, rende palpabili i sentimenti del protagonista, uomo di pace e “duce” politico (che si divide fra potere di Stato e amore paterno), ed evidenzia le torbide trame di Paolo, per giungere a quel senso di morte che piano piano annienterà la vita del Doge genovese.
Pur mancando nel Regio di Parma la scenografia - in quanto l’esecuzione si è svolta in forma di concerto - il direttore Michele Mariotti non ha affatto tradito questa missione, anzi, l’ha amplificata con una lettura davvero attenta e meditata, non dando per scontato nulla, impreziosendo di carisma e fascino ogni nota di ciascuno strumento con suadenti respiri e concitati affanni.
L’Orchestra del Teatro Comunale di Bologna è stata pronta a recepire le direttive impartite e la tavolozza dei colori si è imperlata come iride incandescente sottolineando con eleganza ogni pagina della partitura.
Questa constatazione di Anselm Gerhard coglie ancor più l’animus dell’opera: «... i melomani più accaniti sono unanimi nel loro giudizio: davanti a Simon Boccanegra non possono trattenersi dal dimostrare il loro entusiasmo. L’amore incondizionato degli affezionati verdiani si spiega probabilmente grazie ai pregi peculiari dell’opera: dopo la vasta revisione del 1881, infatti, la partitura risulta da un lato non meno sfaccettata di quella di Otello, ma dall’altro piena di melodie di immediata cantabilità al pari di quelle di Rigoletto...»
Perché avvenga questo sono indispensabili grandi voci che nella serata del 16 ottobre 2021 si sono dimostrate tali da formare una compagnia di artisti di grandissimo livello.
Igor Golovatenko nel ruolo eponimo è la vera sorpresa della serata; un baritono con un timbro cristallino e nitido che non ha perso in nessuna momento l’opportunità di far emergere le sfaccettature di un uomo diviso tra amore e politica. Un arcobaleno di colori per imprimere i sentimenti dell’amore, della disperazione e dell’ira sempre ben appoggiati su una parola molto nitida - nonostante l’origine russa - ed uno scavo del personaggio davvero approfondito. Le movenze accurate del corpo ed i gesti delle mani hanno sopperito amabilmente alla mancanza di una forma scenica ed il pubblico lo ha premiato con copiose ovazioni. Non fatica negli acuti; e nelle note più gravi ha l’ampiezza necessaria per restituire ogni suono con lucente vivacità. Emozionante la parola Figlia al termine del duetto con Amelia Grimaldi; su quel Fa acuto acuto sono scaturiti con profonda intensità i più grandi sentimenti d'amore.

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Angela Meade nel ruolo di Amelia Grimaldi - in realtà Maria Boccanegra - costruisce ogni frase con cesellata cura; sa gestire le dinamiche sonore trasformandole in sentimenti che ben traspirano dalla sua voce. Come in quest’ora bruna e Vieni a mirar la cerula sono arie che richiedono un canto molto legato a fior di labbra con delle bellissime agilità in acuto che inducono a ricordare note belcantiste effettivamente ben riuscite. Un piccolo neo posso additarlo per un’espressività mimica che spesso rimane in sordina e velata da uno sguardo ed un atteggiamento sempre più attento allo spartito che non al lasciarsi andare ad un’emotività psico-fisica.
Una grande rivelazione è stata l’ascoltare con piacere il Gabriele Adorno di Riccardo Della Siucca; un giovane tenore proveniente dall’accademia de La Scala che si è cimentato in un ruolo non affatto facile riscuotendo un grandissimo successo. La voce nitida e la dizione impeccabile hanno fatto sì che la restituzione di ogni nota fosse sempre in linea con le intenzioni ed i gesti del direttore. Nell’aria di sortita fuori scena Cielo di stelle orbato, ha dimostrato davvero di che pasta era fatto ed ha sigillato con la ceralacca una serata in spolvero con l’aria più drammatica del secondo atto, Sento avvampar nell’anima... cielo pietoso rendila, dove è riuscito a trasmettere fino in fondo il patema d’animo che stava vivendo il suo personaggio.
In una lettera a Giulio Ricordi, Verdi scriveva riferendosi al personaggio di Fiesco: « deve avere una voce d’acciajo » e Michele Pertusi nei panni del “primo basso profondo” - dizione che compare nella locandina del 1857 -, è stato un’altra eccellenza della serata; nel lungo cammino che dal Prologo conduce all’epilogo, ha interpretato le intenzioni del Cigno di Busseto con grande professionalità e consolidato mestiere. Qui troviamo voce, gestualità e “ars scenica” - pur essendo in concerto - di grande lignaggio. Dalle drammatiche note iniziali, agli accenti più brutali legati ai sentimenti di odio, per poi rientrare con inflessioni pacate votate al perdono sul finale del dramma, la voce è andata di pari passo con le emozioni del personaggio, facendoci viaggiare in uyn vero uragano di emozioni.
Intensa e molto accurata l’interpretazione di Sergio Vitale per il ruolo di Paolo Albiani: un prologo in sordina riflessivo e sornione come la sua ricerca bieca del potere; una tempesta di suono nel primo e secondo atto dove le doti di eccellente interprete non hanno faticato ad emergere.
Sicuro e attento ad ogni singolo accento anche Andrea Pellegrini nei panni di Pietro che ha fatto da degna spalla al compare Paolo interpretato da Vitale.
A completamento del cast altri due eccellenti artisti per i ruoli di fianco: Federico Veltri uno nitido e squillante Capitano dei Balestrieri e Alessia Panza quale Ancella di Amelia.
Il Coro del Teatro Comunale di Bologna - preparato e diretto dal M° Gea Garattini Ansini - affacciato ad una balconata emiciclica che sovrastava il palcoscenico, ha restituito una prova davvero intensa riuscendo ad imporsi come “personaggio” in tutti i difficili passaggi. Applausi ed ovazioni per tutti senza riserve.

Crediti fotografici: Roberto Ricci per il Teatro Regio di Parma
Nella miniatura in alto: il baritono Igor Golovatenko eccellente Boccanegra
Sotto in sequenza: Federico Veltri (Capitano dei Balestrieri); Alessia Panza (Ancella di Amelia); Sergio Vitale (Paolo Albiani); Andrea Pellegrini (Pietro); Riccardo Della Sciucca (Gabriele Adorno); Angela Meade (Amelia Grimaldi); Michele Pertusi (Fiesco); Michele Mariotti (direttore)
Al centro: ancora il baritono Igor Golovatenko (Simon Boccanegra)
Sotto: panoramica di Roberto Ricci
 

 





Pubblicato il 07 Ottobre 2021
Ottima prosecuzione della Trilogia d'Autunno con lo spettacolo di Micheletti nel Teatro Alighieri
Faust rapsodia dal cielo all'inferno servizio di Attilia Tartagni

20211007_Ra_00_TrilogiaDAutunnoFaustRapsodia_LucaMichelettiRAVENNA - Dunque sia Robert Schumann che Johann Wolfgang Goethe furono affascinati dal mito di Faust e lasciarono ai posteri due opere incomplete: lo rivela  Luca Micheletti, direttore artistico della Trilogia d’Autunno 2021 dedicata a Dante Alighieri nel settecentesimo anniversario della morte, che le ha riprese entrambe, le ha elaborate in un unico progetto e ne ha curato la regia dando luogo al nuovo e sorprendente Faust rapsodia – Dal ciel sino all’inferno, seconda tappa della Trilogia ravennate fondata sul connubio Danza, Musica, Parola. Lo spettacolo avrebbe dovuto vedere la luce l’anno scorso, ma la pandemia lo bloccò sul nascere. Esso si  nutre di un progetto ambizioso e innovativo che reca in ogni quadro la firma stilistica del suo fautore e regista, Luca Micheletti, musicista e attore discendente di una famiglia di lunga tradizione nel teatro popolare, diventato regista  teatrale di successo (premio UBU 2011 e premio internazionale Pirandello 2015), poi scopertosi baritono di ottimo livello e infine regista d’opera.
Nello spettacolo Faust rapsodia ravennate, emulo moderno di Dante nel suo viaggio di conoscenza, ha messo tutto il suo background  di uomo di teatro e di musicista per caratterizzare il percorso del protagonista che, come Dante, attraversa gli inferi cedendo la propria anima, salvo trovare anch’egli la redenzione grazie alla donna amata, impersonata dal soprano Elisa Balbo, figura eterea e lunare che può bene rappresentare la pura quattordicenne Margherita. Ella è l’unica a non avere sulla scena un’attrice-doppio e a sostenere da sola il ruolo che la vuole sedotta da orrendi spiriti, streghe e maschere infernali, abbandonata candida sul letto nuziale come nel quadro L’incubo del pittore visionario Johann Einrich Fusslii. Affranta dall’orrida sorte, ella troverà nel dolore la  via della redenzione.

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La macchina teatrale è potente e suggestiva e a sorpresa muove decine di umani smarriti e di spiriti maligni, creature malvagie, strampalate maschere della Commedia dell’Arte, sconvolgendo la  scena priva di orpelli inutili e invadendo l’area coperta del golfo mistico, con il cromatismo allucinante delle luci di Fabrizio Ballini che fendono di rosso infernale il blu degli abissi e le scene, sculture e video di Ezio Antonelli, quasi un ripasso della lunga tradizione del teatro dell’arte e della rappresentazione popolare.
In fondo quello di Faust è un mito con radici antiche ma più che mai vivo nell’Ottocento, tanto da affascinare un compositore come Schumann sull’orlo della sua nefasta malattia nervosa, che gli dedicò il gigantesco oratorio profano; e anche un poeta come Goethe, conscio di confrontarsi con un tema troppo vasto e complesso per esaurirsi nei suoi versi. Lo svela egli stesso nel prologo, quando nelle vesti del baritono Vito Priante, futuro Faust cantante, seguendo le note di Schumann scandite al pianoforte da Davide Cavalli, si mostra consapevole che occorre “tritare e reimpastare” perché il teatro è fatto di estemporaneità, il gusto del pubblico è mobile ed è vile il mestiere di poeta, sorta di autocritica di Goethe sui limiti del proprio ruolo.
Lo spettacolo è nuovo come concezione e come visione: non a caso il pubblico è posto circolarmente nei palchi sullo strapiombo degli inferi, colpito alternativamente, non meno che dal pathos proveniente dalla scena, dalla musica che sprigiona dalla platea interamente occupata dall’Orchestra Giovanile Cherubini e dal Antonio Greco, qui a cimentarsi con una superba prova di direzione orchestrale nonché corale; da due anni infatti Greco, apprezzato docente del Conservatorio Verdi ravennate, guida il Coro Luigi Cherubini, che del percorso faustiano ha delineato i momenti più toccanti fino al trionfo finale, dove la luce divina sembra avanzare sul palcoscenico dietro un coro di angeli e con la sua luce eterea finisce per invadere ogni anfratto del teatro inondando anche gli  spettatori. Interpreti di questa avventura, oltre alla mai abbastanza lodata  Elisa Balbo, l’unica che ha strappato applausi a scena aperta, il basso Riccardo Zanellato,  possente  Mefistofele canoro di imponente presenza scenica in contrapposizione al mobile spirito maligno parlato di Roberto Latini, onnipresente Mefistofele, sia che sbuchi da una botola come dagli inferi, che scenda dalla carrozza infernale o che si mimetizzi fra gli umani.
Faust della parola è l’attore di lungo corso Edoardo Siravo e il baritono Vito Priante è il suo doppio canoro. Intorno a loro una schiera di ottimi attori  e di bravi figuranti fra cui i DanzActori, presenza costante della Trilogia, confermano che il teatro è il luogo dei sogni e delle metamorfosi, il luogo dove l’assurdo si fa reale.
Lo spettacolo teatrale, composito e frastagliato in quanto fusione imperfetta del linguaggio musicale e parlato, ha una liason con «Quanto in femina foco d’amor – Mistero per voci pellegrine», di Francesca Masi da un’idea di Cristina Mazzavillani Muti, proposto alle 19,30 nella Basilica di San Francesco. È la  fluttuante figura velata della danzatrice Sofia Barilli che come un’anima vitale e gioiosa attraversa la basilica scarnificata dalle blande luci quale percorso di pentimento o labirinto dell’inconscio, luogo sacro e insieme teatro letterario e laico. La si ritrova poi sul palcoscenico teatrale quale spettro etereo di una candida e sognante Margherita destinata a perdersi.

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Tante le voci di creature femminili dantesche, da Matelda a Francesca, da Pia a Cunizza,  con una voce narrante e un ottimo coro,  a sciorinare le proprie pene nel  contesto sacro  che vide i funerali di Dante Alighieri probabilmente celebrati il 15 settembre 1321, a cui il poeta trecentesco Cino da Pistoia, maestro di Francesco Petrarca, dedica questi versi: «… quella savia Ravenna che serba / il suo tesoro, allegra se ne goda, ch’è degna per gran loda
Così il pubblico nelle tre serate ha fatto un percorso, fra la basilica di San Francesco e il Teatro della città, sulle orme di Dante Alighieri, esule che trovò a Ravenna un humus favorevole alla propria arte, scoprendone, o ritrovandone come chi scrive, ravennate da generazioni, l’essenza multipla e policroma, dove i bei costumi di Anna Biagiotti hanno di certo contribuito al successo di entrambe le “messe in scena”. Fantastico quello rosso di Francesca da Rimini, a sottolineare, nella coralità di anime sofferenti, il suo essere carne viva irrimediabilmente votata all’amore di Paolo.

Crediti fotografici: Zani-Casadio per il Teatro Alighieri di Ravenna
Nella miniatura in alto: Luca Micheletti
Al centro e sotto in sequenza: immagini di Zani-Casadio sulla Faust rapsodia ravennate






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Nuove Musiche Jazz Pop Rock Etno Classica Vocale


Parliamone
Jazzofilia tra classico e antico
intervento di Athos Tromboni FREE

20211029_Fe_00_Fresh&Bold(5)_RobertoManuzziGeofWarren_GeofWarrenFERRARA - Quinta e ultima tappa di Fresh & Bold al Torrione San Giovanni del Jazz Club Ferrara, venerdì 28 ottobre... quinta e ultima puntata della prima edizione, anno 2021, perché sia per volontà del management del Jazz Club, sia per disponibilità del Conservatorio "Girolamo Frescobaldi" la rassegna è destinata ad avere continuità nelle prossime stagioni di "Ferrara in jazz" organizzate proprio nel Torrione.
Nel corso dell'ultima tappa 2021 è andato in pedana un progetto originale: quello di offrire ai jazzofili ferraresi due momenti dove sono state protagoniste le jazz-band, assemblate per l'occasione, del Conservatorio Frescobaldi, sotto la direzione musicale di Roberto Manuzzi.
Il primo set intitolato The Flute Orchestra consisteva in un progetto (nato all'interno dei corsi jazz di Musica di insieme e di Flauto)
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VideoCopertina
La Euyo prende residenza a Ferrara e Roma

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Jazz Pop Rock Etno
Stagione a tutto jazz e altro
redatto da Athos Tromboni FREE

20220122_Fe_00_JazzClubFerrara_ShermanIrby_phFrankStewart.jpegFERRARA – Il Jazz Club del Torrione San Giovanni ha annunciato la seconda parte di Ferrara in Jazz 2021/2022, quella d’inverno-primavera: saranno tre lunghi mesi e mezzo di jazz e non solo, che condurranno ad aprile inoltrato, tutti da vivere in un luogo unico qual è il bastione rinascimentale sede del sodalizio, il famoso "Torrione" iscritto nella lunga lista
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Opera dal Centro-Nord
Ed ecco l'Aroldo fascista
servizio di Attilia Tartagni FREE

20220118_Ra_00_Aroldo_RobertaMantegna_phZani-CasadioRAVENNA - E’ possibile perdonare un tradimento coniugale? Questo è l’esile tema intorno al quale ruota Stiffelio che Giuseppe Verdi revisionò insieme al librettista Francesco Maria Piave, ricavandone l’Aroldo con cui debuttò al Nuovo Teatro di Rimini nel 1857. Fu un grande successo: ci furono ben 27 chiamate per Verdi e due per Piave dal pubblico
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Echi dal Territorio
Cara Biblioteca ti dico e ridico
redatto da Athos Tromboni FREE

20220114_Fe_000_CaraBiblioteca_logoFERRARA - Era in campo tutto lo staff dirigente del sistema culturale del Comune di Ferrara, oggi, 14 gennaio 2022, alla conferenza stampa dei presentazione del percorso Cara Biblioteca; un percorso voluto dall'Amministazione comunale per rispondere a una domanda (se vogliamo) retorica: «Ti sta a cuore la tua biblioteca? Vieni a dirci
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20220110_Fe_00_FestivalDelleMemorie_FrancoCardiniFERRARA - Nasce un nuovo festival, di impegno civile oltre che spettacolare, promosso dal Teatro Comunale "Claudio Abbado": si tratta del neonato Festival delle Memorie presentato oggi alla stampa dall'assessore alla Cultura del Comune di Ferrara, Marco Gulinelli, dal direttore generale del teatro, Moni Ovadia, dal direttore artistico Marcello
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20220109_Fe_00_LoSchiaccianoci_Masha_PhMarcoCaselliNirmalFERRARA - Niente di perfetto, tutto di spettacolare. L'estrema sintesi del nostro giudizio sul balletto Lo Schiaccianoci (libretto di Marius Petipa e Vasili Vainonen, musica di Piotr Il'ic Chaikovskji) andato in scena sabato 8 gennaio 2022 nel Teatro Comunale "Claudio Abbado" potrebbe essere questa: niente di perfetto perché non abbiamo visto la
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Il Farnace debutta dopo 283 anni
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Perle musicali d'un autore raffinato
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20211227_00_Dischi_DavideBuraniFrancoisJosephDizi_CopertinaFrançois-Joseph Dizi (1780-1840)
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Da tempo – e me ne scuso con l’autore - giacciono sulla mia scrivania due CD che racchiudono l’Antologia dell’arpista belga François-Joseph Dizi incisi dal concertista
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Quattro bacchette per Nabucco
servizio di Attilia Tartagni FREE

20211224_Ra_00_Nabucco(ScuolaDirezioneDOrchestra)_RiccardoMutiRAVENNA - I quattro direttori d’orchestra consacrati dalla “Riccardo Muti Italian Opera Academy“ alla sua decima edizione in sette anni, ospitata  quest’anno dalla Fondazione Prada di Milano,  hanno mostrato di avere assorbito la lezione del  maestro alternandosi alla direzione nel concerto al Teatro Alighieri di Ravenna del 20 dicembre, replica di
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Opera dal Nord-Est
Barbiere con pochi... clienti
servizio di Rossana Poletti FREE

20211212_Ts_00_IlBarbiereDiSiviglia_FrancescoQuattrocchi_phFabioParenzanTRIESTE, Teatro Verdi - Ci sono belle voci e ottime interpretazioni in questo Barbiere di Siviglia rossiniano in scena al lirico giuliano. Lascia il segno la Berta di Elisa Verzier, giovanissima triestina, vincitrice di importanti concorsi lirici, che nell’aria “Il vecchiotto cerca moglie” incontra l’applauso sentito del pubblico. Il mezzosoprano Paola
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Opera dal Centro-Nord
Piccolo Marat di lusso
servizio di Simone Tomei FREE

20211212_Li_00_IlPiccoloMarat_ValentinaBoiLIVORNO - Il Teatro Goldoni di Livorno in occasione del centenario mette in scena Il piccolo Marat di Pietro Mascagni; la prima rappresentazione, avvenuta il 2 maggio 1921 al Teatro Costanzi di Roma, fu salutata da un enorme successo di pubblico, addirittura superiore a quello colto quasi trent’anni prima nello stesso Teatro dal giovanissimo compositore
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Opera dal Nord-Est
Elle e Lucy le eroine del... telefono
servizio di Simone Tomei FREE

20211207_Vr_00_LaVoixHumaine_LaviniaBini _EnneviFoto.jpegVERONA - La Fondazione Arena di Verona, nella cornice del Teatro Filarmonico, ha messo in scena, quale ultimo allestimento della stagione 2021, un dittico di bellezza rara: La voix humaine di Francis Poulenc e The Telephone di Gian Carlo Menotti. Due composizioni del secolo scorso che, senza nulla togliere alle eccelse interpreti che si sono cimentate sul
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Opera dal Centro-Nord
Nicola Alaimo insuperabile Falstaff
servizio di Simone Tomei FREE

20211202_Fi_00_Falstaff_NicolaAlaimo_phMicheleMonastaFIRENZE - «Non sto facendo un'opera buffa. Sto lavorando su un personaggio. Il mio Falstaff non è solo quello delle Allegre comari di Windsor, in cui è soltanto un buffone sbeffeggiato dalle donne; è anche il Falstaff dell'Enrico IV e dell'Enrico V»: così Giuseppe Verdi scriveva ad Italo Pizzi - letterato parmense - in merito all’opera che dopo quattordici
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Opera dal Centro-Nord
Una Pulzella assai frenetica
servizio di Simone Tomei FREE

20211128_Re_00_GiovannaDArco_RobertoRizziBrignoli.jpegREGGIO EMILIA - Giovanna d’Arco è la settima opera di Giuseppe Verdi che fu rappresentata per la prima volta alla Scala di Milano il 15 febbraio del 1845; erano gli anni in cui l’astro nascente Verdi cominciava ad emergere fortemente; Rossini era silente, Bellini era morto e Donizetti oltralpe, malato. Come altre opere di quel periodo, anche
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Opera dal Centro-Nord
Claudia Pavone grande Violetta
servizio di Nicola Barsanti FREE

20211122_Lu_00_LaTraviata_FrancescoRosaLUCCA - La serata inaugurale della stagione operistica del Teatro del Giglio vede sul palcoscenico La Traviata di Giuseppe Verdi (primo di tre titoli previsti in cartellone). Una scelta estremamente oculata non solo perché, essendo l’opera più rappresentata al mondo, La Traviata genera sempre grandi aspettative e curiosità, ma poiché, a pochi giorni
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Opera dal Centro-Nord
Bianca e Fernando secondo de Ana
servizio di Simone Tomei FREE

20211121_Ge_00_BiancaEFernando_DonatoRenzettiGENOVA - L’opera dal titolo originario Bianca e Fernando di Vincenzo Bellini ebbe il suo debutto al Teatro San Carlo di Napoli il 30 maggio del 1826, ma per un riguardo al principe Ferdinando di Borbone fu cambiata in Bianca e Gernando. Essa nacque sul soggetto tratto dal dramma di Carlo Roti - Bianca e Fernando alla tomba di Carlo IV, duca d’Agrigento -
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Opera dal Nord-Est
Cosė fan tutte non per molti
servizio di Angela Bosetto FREE

20211115_Vr_00_CosiFanTutte_FrancescoOmmassini_phFotoEnneviVERONA – Dopo aver proposto Le nozze di Figaro nel 2018 e Don Giovanni nel 2019, Fondazione Arena completa la trilogia Mozart-Da Ponte con Così fan tutte, andato in scena al Teatro Filarmonico dal 31 ottobre al 7 novembre 2021. La tanto sospirata capienza piena, però, non è ancora – purtroppo – sinonimo di normalità, a partire dalla necessità di
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Jazz Pop Rock Etno
Oblivion Rhapsody concentrato di bravura
servizio di Rossana Poletti FREE

20211114_Ts_00_OblivionRhapsody_GiorgioGallioneTRIESTE - C’era una volta il Quartetto Cetra: immagini sbiadite in bianco e nero di una televisione del sabato sera che sfornava numeri musicali di qualità e successo. Ogni settimana proponevano un tema, ricavato spesso dalla letteratura. E fu così che fecero le divertenti parodie della Traviata, di Madame Bovary, di Giulio Cesare, di Romolo
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Opera dal Centro-Nord
L'Orfeo non invecchia
servizio di Attilia Tartagni FREE

20211112_Ra_00_LOrfeo_OttavioDantoneRAVENNA - L’Orfeo di Claudio Monteverdi su versi di Alessandro Striggio ha più di 400 anni ma non li dimostra, almeno nella versione andata in scena al Teatro Alighieri il 6 e il 7 novembre 2021 nella raffinata esecuzione dell’Accademia Bizantina con la regia di Pier Luigi Pizzi.  La lettura e l’esecuzione di Ottavio Dantone, da oltre vent’anni alla guida
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Vocale
Il divino intelletto di Dante e Berio
servizio di Athos Tromboni FREE

20211104_Fe_00_DaDivinoIntelletto-ProgettoBerioPanni_LucianoBerio_phEricMarinitschFERRARA - Da divino intelletto e da sua arte s'accostò ai ferraresi, cioè il pubblico pagante di Ferrara Musica, un insolito omaggio a Dante Alighieri e al suo settecentenario: il direttore d'orchestra e compositore Marcello Panni, sul podio dell’Ensemble di Musica Contemporanea del Conservatorio di Bologna ha infatti proposto uno stimolante (e bellissimo)
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Soci Uncalm
Bruno Laudato Band felice ritorno
FREE

20211101_Fe_00_ConcertoBrunoLaudatoBand_BrunoLaudatoFERRARA - Ha preso avvio domenica 31 ottobre 2021 alla Sala della Musica di Via Boccaleone 19 la rassegna concertistica del Circolo Culturale Amici della Musica “Girolamo Frescobaldi” ospitando la formazione cameristica Bruno Laudato Band. Il musicista bolognese, come chitarra solista e anche in formazioni cameristiche, aveva già partecipato in
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Opera dal Nord-Ovest
ŦBarbiereŧ e ŦTurcoŧ, Rossini alla Scala
servizio di Francesco Lora FREE

20211031_Mi_00_IlBarbiereDiSiviglia_RiccardoChaillyMILANO - Prima che La Calisto di Cavalli e L’elisir d’amore di Donizetti chiudano la stagione d’opera del Teatro alla Scala, nella ripresa dopo la pausa estiva il cartellone milanese è stato improntato al Rossini buffo con una trilogia: L’italiana in Algeri per quattro recite dal 10 al 18 settembre 2021, nell’impolverato ma insostituibile allestimento con regìa,
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Echi dal Territorio
Comitato per i Grandi Maestri adieu
servizio di Athos Tromboni FREE

20213031_Fe_00_ComitatoPerIGrandiMaestriAdieu_SacconChristianJosephFERRARA - Comitato per i Grandi Maestri, ultimo atto. Si è chiusa con una sobria festa privata a casa di Gianluca La Villa e Camilla Segre sabato 30 ottobre 2021 l’esperienza di quel “Comitato” ferrarese che ha fatto parlare di sé le cronache musicali non solo della città estense, ma anche di numerose altre località della Toscana, della Liguria e del Veneto
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Classica
Il transito dell'anima coinvolge
servizio di Simone Tomei FREE

21211030_Pc_00_TransitatusAnimae_AnnaMariaChiuri_phLuigiBloisePIACENZA - Uno degli Oratori più belli di don Lorenzo Perosi è il Transitus Animae. In esso si raffigura il momento dell’estremo passaggio dell’anima dall'esilio terreno alla dimora celeste, un viaggio scandito dalle preghiere della tradizione cattolica. Forse, questo lavoro è il suo capolavoro, se si deve giudicare dall’altissimo grado di
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Opera dal Centro-Nord
Butterfly molto ispirata al Teatro Noh
servizio di Athos Tromboni FREE

20211029_Fe_00_MadamaButterfly_MatteoMazzonini_phFERRARA - Una Madama Butterfly urlata. L’estrema sintesi dell’opera d’apertura della stagione lirica autunno-invernale del Teatro Comunale “Claudio Abbado” può essere questa. La ragione una sola: l’orchestra col suo suono vigoroso copriva spesso le voci soliste, tanto che ci siamo chiesti: se invece di una compagine da camera (le disposizioni
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Opera dal Nord-Est
Piccole Donne e il premio a Gismondi
servizio di Rossana Poletti FREE

20211028_Ts_00_PiccoleDonne_FabrizioAngeliniTRIESTE Politeama Rossetti - E’ un congegno ben oliato il musical Piccole donne, andato in scena al Politeama Rossetti di Trieste, città dalla quale è partita la sua tournée. Nel grande teatro da oltre 1.500 posti arrivano molte produzioni internazionali di grande qualità e spesso abbiamo avuto modo di notare le differenze di spessore tra gli allestimenti stranieri
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Opera dal Centro-Nord
L'isola disabitata ammalia
servizio di Attilia Tartagni FREE

20211027_Ra_00_LIsolaDisabitata_NicolaValentiniRAVENNA - L’Isola disabitata di Franz Joseph Haydn, datata 1779, su libretto di Metastasio musicato per la corte degli Esterhàzy, ha piacevolmente sorpreso il pubblico del Teatro Alighieri di Ravenna il 23 e 24 ottobre 2021, non tanto per la trama, tutto sommato fragile, quanto per le allusioni al tema della solitudine e dell’isolamento che la recente pandemia ha
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Opera dal Nord-Est
Gnecco e Pasticci
servizio di Rossana Poletti FREE

20211025_Ts_00_GneccoEPasticci_DanielaMazzucatoTRIESTE - Ci riprova il Teatro Verdi di Trieste con La prova di un’opera seria di Francesco Gnecco, un atto unico che si presta a manipolazioni e diverse ambientazioni. Alla musica mette mano Matteo Musumeci che rielabora la partitura del compositore genovese e ci mescola spezzoni di altre arie, per caratterizzare l’ambientazione che il regista e
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Pagina Aperta
Peccato Vinile allo Spirito
servizio di Athos Tromboni FREE

20211025_Vigarano_00_PeccatoVinileAlloSpirito_PaoloZamboniVIGARANO MAINARDA (FE) - Di domenica pomeriggio, dopo pranzo. Al ristorante come se si fosse nello studio di una radio libera (un tempo si chiamavano proprio così, "libere", le radio che oggi si dicono "commerciali") a immaginare una trasmissione via etere con musica in "tutte le direzioni". È successo domenica 24 ottobre 2021 al ristorante Spirito
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