Pubblicato il 02 Luglio 2020
L'oratorio di Händel fa ripartire la musica a Ferrara sulle tavole del Teatro Comunale Abbado
La Resurrezione come spettacolo e simbolo servizio di Athos Tromboni

200702_Fe_00_LaResurrezione_AlessandroQuarta_phMarcoCaselliNirmalFERRARA - Dopo Leonardo da Vinci, ecco Händel. Ci riferiamo al Teatro Comunale "Claudio Abbado" che aveva inaugurato la fase post-confinamento con una serata dedicata al genio toscano, il 15 giugno scorso, animata da Vittorio Sgarbi, con musiche dal vivo di e con Valentino Corvino. E poi il 1° luglio sulle tavole del massimo teatro cittadino è arrivato l'oratorio di Georg Friedrich Händel, La Resurrezione¸che verrà replicato oggi e domani, sempre alle ore 21.
"Sulle tavole" è proprio il caso di dirlo, fuor di metafora, perché la scena è diventata l'intera platea, tolte le poltrone e sistemata lì l'orchestra, mentre gli spettatori assistevano dai palchi, opportunamente distanziati (due per ogni palco) come stabilito dalle disposizioni di sicurezza anticontagio.
Lo spettacolo, della durata di 100 minuti senza intervallo, è stato molto ben organizzato dalla regista e light-designer Chiara Tarabotti che ha immaginato che l'azione si svolgesse in parte su una distesa di sabbia (a simboleggiare la Palestina, dove la risurrezione di Cristo ebbe luogo) attraversata a piedi scalzi da alcuni cantanti, ma anche manipolata con le mani essendo (dice la regista nella presentazione sul libretto di sala) un deserto «... che viene di volta in volta graffiato e modificato, a rivelare lampi di luce e di salvezza.»
Sul palcoscenico è montata invece la predella per il coro e un grande fondale che accoglie le proiezioni video della stessa regista, realizzate in team con Giovanni Sparano; queste proiezioni sono ovviamente immaginifiche, accostate al significato delle parole cantate dai solisti, e si evidenziano come fondali fissi colorati (il rosso e il nero per il canto di Lucifero, l'azzurro per il canto dell'Angelo), oppure movimentate da sagome che si agitano evocando il teatro d'ombre, oppure - ancora - con animazioni optical o schizzi di nuvole e palazzi, quando non didascalie che non sono i testi cantati ma le circostanze della creazione e presentazione di questo oratorio ai tempi di Händel. In definitiva, lo spettacolo visto non è un concerto, ma un allestimento semi-staged, come si usa dire; quindi molto molto suggestivo, anche per il sapiente uso delle luci di scena.
I solisti, specialisti del canto barocco, hanno offerto tutti un'ottima prestazione: dalle belle agilità di Sonia Tedla (l' Angelo), al coinvolgente lirismo in canto staccato e legato di Carlotta Colombo (Maddalena), al gradito colore bruno e morbido del timbro di Chiara Brunello (Cleofe), al bel colore chiaro e ottimamente contraltino del tenore Luca Cervoni (San Giovanni), fino al canto imperioso del basso Mauro Borgioni (Lucifero). Entrando in scena e recandosi al leggio, ogni cantante recitava, con la mimica facciale e i gesti della braccia, i contenuti della parte che interpretava, preludio al significato del canto successivo.

200702_Fe_01_LaResurrezione_facebook_phMarcoCaselliNirmal

Anche il Coro dell'Accademia di Santo Spirito entra in scena (8 coristi e 8 coriste) mimando una recita, prima di cantare. La prova del coro, limitata a due interventi alla fine della prima parte e alla fine dell'oratorio, è stata magnifica: per l'esperienza che da tanti anni ci accompagna nel seguire e riferire le cronache musicali di Ferrara, possiamo dire che questo coro, organizzato, guidato e istruito da Francesco Pinamonti, esprime una qualità mai incontrata prima in altre esperienze corali, pur pregevoli, della città estense.
Il cuore pulsante di tutta la rappresentazione è stata comunque l'Orchestra Accademia dello Spirito Santo... e il cervello dell'esecuzione ha un nome: Alessandro Quarta: questo direttore ha respirato con l'orchestra e i cantanti, ha amalgamato il suono delle sezioni alternandolo e incastrandolo efficacemente (come da partitura) con l'accompagnamento del recitativo affidato a tiorba, violoncello, clavicembalo e organo portativo. Ha fatto gioire e stupire per la congruità delle dinamiche, la perfezione degli attacchi e la bella fusione canto/musica. Una pregevole lettura di questa Resurrezione, con strumenti d'epoca barocca e - di conseguenza - secondo la prassi d'epoca.
Il pubblico ha applaudito solo quando doveva applaudire, cioè alla fine della prima parte e al termine dello spettacolo, uscendo soddisfatto dal teatro grazie a questa bella produzione voluta dal Comunale Abbado.
Una nota di colore per chiudere, che il dovere del cronista impone:  il libretto di sala ha la copertina sbagliata, che non c'entra nulla con il resto del contenuto (e non c'entra nulla neanche con la storia della musica) perché annuncia: "Georges Bizet - Resurrezione - opéra comique in tre atti... ecc.). Ma non era la Carmen.

Crediti fotografici: Marco Caselli Nirmal per il Teatro Comunale "Claudio Abbado" di Ferrara
Nella miniatura in alto: il maestro Alessandro Quarta
Sotto: il teatro "preparato" per accogliere la recita dal vivo di La Resurrezione





Pubblicato il 11 Febbraio 2020
La celebre Scuola di musica di Ravenna ha dato avvio alla propria rassegna musicale 2020
Due concerti Mikrokosmi servizio di Attilia Tartagni

200211_Ra_00_Mikococosmi_GiuseppeFaustoModugnoRAVENNA - In Sala Corelli, nel ridotto del Teatro Alighieri è iniziata la 22° edizione di Mikrokosmi, concerti mattutini della domenica organizzati dalla Scuola musicale Mikrokosmos di Ravenna con la direzione artistica di Barbara Valli. E’ stato particolarmente interessante l’incipit del 19 gennaio 2020 quando, all’insegna delle celebrazioni del 250° della nascita di Ludwig Van Beethoven (1770-1827), il pianista Giuseppe Fausto Modugno, docente di pianoforte presso l’Istituto Superiore di Studi Musicali Vecchi-Tonelli di Modena, concertista, studioso di problemi storico estetici del grande repertorio, ha impartito una  lezione a tutto tondo sul grande compositore tedesco inquadrando la poetica e i tempi musicali socio-musicali della Sonata in Re minore op. 31 n. 2 "La Tempesta" e della Sonata in Do minore op.13 Patetica, salvo poi eseguirle magnificamente, così miscelando perfettamente il raziocinio della parola e l’emozione del suono.
Senza spartito davanti, tutto preso dallo spirito beethoveniano, Giuseppe Fausto Modugno ne ha esaltato il linguaggio, l’anima sensibile all’interiorità e alla natura, la formidabile energia e la grinta inarrestabile, grande nei toni del dramma e suggestivo in quelli lirici come la Sonata detta Al chiaro di luna, gradito fuori programma del concerto intitolato “Beethoven, fra etica e poesia”. Pubblico numeroso, sedotto dalla possibilità di entrare nella realtà intima e universale del grande compositore che, divenuto sordo,  tante pagine scrisse confidando  soltanto nella memoria.

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Lo spirito di Beethoven sembrava ancora aleggiare nel ridotto quando, la mattina del 9 febbraio 2020, il pianista Marco Santià, una delle migliori espressioni della Scuola di Musica Mikrokosmos di cui è docente di  pianoforte,  si è presentato in veste di accompagnatore del soprano Katia Martina, attiva come solista e camerista in importanti sale da concerto in Italia e all’estero, che collabora con il Teatro dell’Opera di Roma, con il Festival dei Due Mondi di Spoleto, con l’Opera di Montecarlo e con altre istituzioni teatrali di primaria importanza.
Santià, diplomato in Composizione e Direzione d’Orchestra, vincitore di varie borse di studio si è perfezionato con i più importanti Maestri nella musica da camera vocale e strumentale e si esibisce regolarmente per importanti Festival e in prestigiose sale da concerto. Nonostante un programma non precisamente popolare,  imperniato sulla canzone d’autore italiana di fine Ottocento e sui Lieder tedeschi,  genere dove la composizione si allaccia a un testo di grande spessore poetico. Tanti i compositori della scuola tedesco-viennese che si sono espressi in questo campo: nell’ambito del concerto sono stati proposti Lieder di Johannes Brahms, Alban Berg e di un sorprendente dolcissimo Beethoven.
Non poteva mancare, sul versante italiano, Francesco Polo Tosti (1846-1916) con alcune canzoni modulate sui versi di Gabriele d’Annunzio. In perfetta sinergia soprano e pianista hanno configurato un programma tanto ricercato quanto impegnativo per chi esegue, per chi canta e anche per chi ascolta. Infatti le canzoni andrebbero ascoltate più volte per assimilarle a dovere. Katia Martina è brava e potente, passa dal registro drammatico a quello lirico esprimendo energia, sensualità, gioia e tenerezza. Marco Santià si è confermato un pianista di talento, sia come accompagnatore che come solista, affrontando, non senza il tempo necessario per la dovuta concentrazione, fra gli altri,  la strepitosa  Sonata detta Al chiaro di luna di Beethoven, un brano che l’ha messo a confronto con il suo predecessore Giuseppe Fausto Modugno e con i maggiori pianisti di sempre. E su quelle note evocanti l’atmosfera di una notte illuminata dalla luna  dove l’amore divampa senza sapere se all’alba sarà confermato o negato, insieme, concertisti e pubblico, si è perduto il senso del reale per immergersi nella bellezza senza tempo dell’arte.

Crediti fotografici: Ufficio stampa della Scuola musicale Mikrokosmos di Ravenna
Nella miniatura in alto: il pianista Giuseppe Fausto Modugno
Sotto: il pianista Marco Santià con il soprano Katia Martina





Pubblicato il 02 Gennaio 2020
''L'enfance du Christ'' con Gardiner, Hallenberg, Clayton, Lhote, Dolié e Courjal
Natale alla Scala con Berlioz servizio di Francesco Lora

200102_Mi_00_ConcertoBerlioz_HectorBerliozMILANO – «Il coro dei pastori è molto più moderno (dell’ouverture) e bisogna essere ignoranti come una carpa (sic) per credere che un maestro di cappella del Settecento abbia mai immaginato la modulazione che si trova nel mezzo di questo coro»: così Hector Berlioz scriveva a Théophile Gautier, intorno al Natale 1853, a proposito della sua Fuite en Egypte. Il menzionato «coro dei pastori», L’adieu des bergers, ne era stato il primo nucleo: nel novembre 1850 l’autore si era divertito a presentarlo come lavoro di uno sconosciuto e mai esistito Pierre Ducré, «maestro di musica della Sainte-Chapelle di Parigi», e vi aveva ancor più spudoratamente apposto la data del 1679; l’uditorio parigino era all’epoca digiuno di Lully e Charpentier: al cospetto di quelle tre strofe di tenerezza musicale andò in brodo di giuggiole e cadde a piè pari nel tranello. La partitura crebbe poi ben oltre i quindici minuti della Fuite en Egypte: nel 1854 divenne una “trilogia sacra” di un’ora e mezza, L’enfance du Christ, dove all’episodio della fuga in Egitto erano stati aggiunti, prima e dopo, quelli del sogno di Erode e dell’arrivo a Sais. Il successo di pubblico superò le aspettative: Berlioz stesso se ne dovette meravigliare, pensando alla freddezza con la quale sue composizioni di maggiore impegno e pretesa – La damnation de Faust in testa a tutte – erano state accolte negli anni precedenti. Oggi rara dappertutto e ancor più in Italia, L’enfance du Christ ha costituito il programma del concerto di Natale al Teatro alla Scala, il 20 e 21 dicembre 2019, siglando nel contempo le celebrazioni per i centocinquant’anni dalla morte di Berlioz. Quanto all’Adieu des bergers, esso rimane la gemma di questa partitura qui oratoriale, là epica e a tratti – si pensi alla parte di Hérode – non meno che operistica: ascoltare il brano dal coro scaligero, il migliore al mondo con quel suo caldo bouquet timbrico e quell’ampiezza di gesto che cela carezze, è un privilegio che non si dimentica. Eccellente è anche la relativa orchestra, che si tratti di articolare severi contrappunti fugati, ritrarre i gorghi dell’animo agitato o evocare l’atmosfera di paesaggi esotici.
Peccato però che il direttore John Eliot Gardiner, appassionato berlioziano e fulcro dell’operazione, conosca a malapena i professori milanesi: fatica dunque a illustrare loro – e con loro riprodurre – gli ancora più incisivi fraseggi che subito saprebbe inculcare negli strumenti originali della propria Orchestre Révolutionnaire et Romantique.

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Raffinato e con picchi di lusso autentico il quintetto delle voci soliste: le parti di Marie e Joseph sono rilevanti più per gerarchia mutuata dai racconti evangelici che per loro effettivo trattamento drammatico e musicale, ma ricevono del pari il canto forbito, materno e mai lezioso del mezzosoprano Ann Hallenberg da una parte, e dall’altra quello nobilmente baritonale di Lionel Lhote, un esperto del repertorio francofono ottocentesco; un Hérode di mobilissima sottigliezza psicologica, con armonici di magnificenza non meno che organistica e con una superba consapevolezza della parola, è a sua volta quello di Nicolas Courjal, forse il più dotato basso francese oggi in attività; misura, eleganza, prontezza e stilizzazione accompagnano infine le prove del tenore Allan Clayton, come Narratore e Centurione, e del baritono Thomas Dolié, come Padre di famiglia e Polydorus.

Crediti fotografici: Fototeca gli Amici della Musica.Net
Nella miniatura in alto: il compositore Hector Berlioz
Sotto: il direttpre John Eliot Gardiner (foto di repertorio)






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Parliamone
Ecco la Carmen venuta da Ravenna
intervento di Athos Tromboni FREE

200208_Fe_00_Carmen_MartinaBelli_phZaniCasadioFERRARA - Un successo annunciato, quello della Carmen di Georges Bizet proveniente dal Teatro Alighieri di Ravenna dove era andata in scena quale ultimo spettacolo della “Trilogia d’Autunno” nel novembre scorso. Si sapeva che il regista Luca Micheletti era un giovane baritono interprete anche del ruolo di Escamillo (peraltro non in scena a Ferrara nel Teatro Abbado dove ha lasciato il posto al collega Andrea Zaupa, limitandosi a fare la regia già proposta a Ravenna); si sapeva che il pubblico romagnolo aveva accolto quella regia con lunghi applausi e ovazioni, replicate qui dal pubblico ferrarese; si sapeva che nel ruolo eponimo aveva brillato una giovane promessa (promessa già mantenuta, diciamo oggi) che risponde al nome di Martina Belli.
Tutto questo si sapeva. E concordiamo con quanto scrisse
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VideoCopertina
La Euyo prende residenza a Ferrara e Roma

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Vocale
La Resurrezione come spettacolo e simbolo
servizio di Athos Tromboni FREE

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Opera dal Centro-Nord
Schicchi č morto di Covid-19
servizio di Nicola Barsanti FREE

200701_TorreDelLago_00_GianniSchicchi_JhonAxelrod _phLorenzoMontanelliVIAREGGIO – Nella cornice della Cittadella del carnevale di Viareggio, il 66° Festival Puccini di Torre Del Lago è iniziato ufficialmente con Gianni Schicchi, l’ultima parte del Trittico pucciniano.  Significativo il fatto che l’opera in questione sia stata composta durante la terribile influenza spagnola che fece milioni di vittime (fra cui la sorella del
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Classica
Musica antica con Dantone e Rossi Lürig
servizio di Attilia Tartagni FREE

200701_Ra_00_MusicaAntica_OttavioDantone_phGiuliaPapettiRAVENNA - Difficile ipotizzare un’interpretazione migliore di quella dell’Accademia Bizantina il 24 giugno 2020 alla Rocca Brancaleone dI Il trionfo del tempo e del disinganno, l’oratorio che Georg Friedrich Händel  compose nel 1707 a ventidue anni e sul quale lavorò mezzo secolo approntandone diverse versioni tra il 1737 e il 1757; nel
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Tempo d'Estate a Ferrara
servizio di Athos Tromboni FREE

200629_Fe_00_TempoDEstate2020_MarcoGulinelliFERRARA - È stato presentata oggi alla stampa la rassega «Tempo d'estate a Ferrara», ricchissimo cartellone di iniziative predisposto tra giugno e settembre dall'Assessorato alla Cultura del Comune di Ferrara e dalla Fondazione Teatro Comunale di Ferrara, una manifestazione polivalente (nel senso che propone tutti i generi di spettacoli musicali,
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200624_Mn_00_PremioStorchioAManzottiMANTOVA - Vivissimo successo domenica 21 giugno 2020 alla Rocca Palatina di Gazoldo degli Ippoliti del concerto "Omaggio alla carriera del sopranista Angelo Manzotti", nel quadro delle attività culturali della Associazione Postumia. Elegantemente accompagnato al pianoforte da Laura Gatti, il cantante mantovano ha interpretato magistralmente
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Giulio Neri il dimenticato indimenticabile
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200618_Libri_00_GiulioNeriIlBassoDellOperaGiovanni Marchisio
GIULIO NERI il Basso dell'Opera
Editrice Rugginenti Milano 2020, pp. 300 Euro 21,90
Gli amanti del melodramma, ma ancor più i critici, gli storici, i cultori dovrebbero sentire il dovere morale di ricordare coloro, fra cantanti o direttori d’orchestra,
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200618_Ra_00_RavennaFestival_RiccardoMutiRAVENNA - Dopo lo stop impresso dal COVID-19 all’economia e alla vita sociale, spettacoli compresi, il Ravenna Festival è fra i primi a ripartire con un viaggio interdisciplinare di oltre 40 eventi dal 21 giugno al 30 luglio 2020. Certamente i protocolli di sicurezza hanno inciso sulla programmazione, riducendo il programma originale ma
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Ferrara riparte dal Rinascimento
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200615_Fe_00_TeatroComunaleFerrara_RescaMarioFERRARA - Il Teatro Comunale "Claudio Abbado" è fra i primi (se non il primo in assoluto) a riaprire al pubblico con uno spettacolo dal vivo, proprio il primo giorno utile della fase 2 post-Coronavirus: il tardo pomeriggio di oggi 15 giugno 2020, infatti, vede alle ore 18 l'inaugurazione della mostra di locandine e manifesti storici «La pelle del teatro
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200601_Dischi_00_GiulioTampalini_CopertinaCDL’ultimo lavoro discografico dell’Orchestra a plettro “Gino Neri” di Ferrara, In chordis et plectro - Viaggio nella musica per chitarra e orchestra a plettro - distribuito dall’etichetta “Movimento Classical”, intende offrire un’esperienza di ascolto originale relativa a un ampio ventaglio di composizioni appartenenti a stili e periodi diversi, accomunati dal fatto di
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La Benedizione di San Francesco
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200411_00_PreghieraASanFrancesco_FeliciaBongiovanniBOLOGNA - In tempo di Covid-19 gli artisti sono fermi a casa. Come tanti di noi. Questo limita ma non impedisce la loro creatività, né il loro contributo, con i mezzi possibili, alla socializzazione della loro arte. È il caso del soprano Felicia Bongiovanni; durante una conversazione telefonica la Bongiovanni ci ha spiegato quello che ha fatto nel periodo pasquale di
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