Pubblicato il 17 Dicembre 2018
L'opera di Verdi in forma di concerto ha svelato le proprie bellezze musicali grazie al direttore
Luisa Miller ricamata da Benini servizio di Simone Tomei

181217_MonteCarlo_00_AleksandraKurzak_phAlainHanelMONTE-CARLO - Ho sempre creduto che Luisa Miller sia uno dei titoli più belli di Giuseppe Verdi:  Kabale und Liebe di Friedrich von Schiller è il tema su cui Salvatore Cammarano elabora il libretto per il Cigno di Busseto che sarà rappresentato la prima volta al Teatro San Carlo di Napoli l’8 dicembre 1849. E io ritengo che la Luisa Miller sia davvero poco rappresentata, in proporzione alla grandiosità dello spartito. Nella mia storia di frequentatore di Teatro ne ricordo una visione all’età di venti anni e dopo diversi lustri ho potuto riassaporarne le emozioni vivide nella riproposizione in versione da concerto all’Auditorium Ranieri III,  sabato 15 dicembre 2018 quale secondo titolo della stagione dell’Opèra di Monte-Carlo; titolo che approda per la prima volta in terra monegasca.
Un’esecuzione dal punto di vista musicale di grande pregio che ha visto come elemento di spicco il M° Maurizio Benini a capo dell’Orchestra Filarmonica di Monte-Carlo; la sua direzione è stata pressoché perfetta - anche se la perfezione per taluni è qualcosa di astratto o addirittura soprannaturale - e ne è prova l’aver saputo trovare in ogni pagina i colori ed i sapori che ogni strumento può emettere con sopraffina emozione; ogni professore pennellava il quadro tirolese con sentimento e passione ed ogni gesto del concertatore era accolto con un senso di rispetto certosino quasi a volersi fondere con esso. Il M° Benini non solo ha reso viva la drammaturgia, ma dove non c’erano i grandi quadri d’assieme ha fatto scorrere la narrazione con una tale fluidità da rendere assolutamente godibile l’evolversi della storia, pur senza l’aiuto della scena. È stato come leggere un libro tutto d’un fiato riuscendo a cogliere in ogni frase quel senso profondo che dramma e musica hanno fuso in queste meravigliose pagine.
Nel ruolo del titolo Aleksandra Kurzak non è andata oltre una prova appena sufficiente; se nulla si può dire quanto ad intonazione e precisione musicale, quello che è mancato nella sua interpretazione è stata proprio  l’interpretazione stessa; nota dopo nota, riga dopo riga, il suo canto si è immolato sulla scelta di una precisione metronomica e nulla più; diventando orfano di passione, introiezione e sentimento; notevoli pure le difficoltà nell’affrontare le numerose agilità cui ha sopperito una direzione tendenzialmente incline ad assecondare queste mende vocali; se il centro  della voce risulta piuttosto corposo e sonoro in acuto, esso perde corpo e si assottiglia con un’emissione piuttosto fissa e povera di armonici.
Note poco positive anche per Roberto Alagna quale interprete del ruolo di Rodolfo; è palese che il personaggio non sia assolutamente adatto alla sua corda, per lo meno in questo momento; senza dubbio come ho avuto modo di esprimermi in altri contesti, la voce è baciata dal divino per quanto concerne bellezza di timbro, ma questa volta non è stato sufficiente. Ha giocato tutto il primo atto in difesa risparmiandosi e non trovando mai il coraggio di entrare appieno nel ruolo; nel concertato finale quasi non ha cantato cercando di mantenere le forze per l’impervio secondo atto; l’aria Quando le sere al placido è stata eseguita con eleganza e stile in cui l’ottimo legato ha saputo restituire quel sentimento profondo e intenso di cui il testo trasuda, ma la cabaletta è stata poi nota dolente e si è conclusa in notevole affanno; non meglio il terzo atto dove nel lungo duetto finale non si è mai notata una serenità ed una libertà interpretativa come avevo notato in altri contesti; il tutto si è concluso con un acuto finale strozzato e forzato che ha definitivamente decretato una serata - o un ruolo - decisamente fuori dalle sue potenzialità.
Afflati positivi arrivano dalla terna delle voci maschili più gravi.

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Senza ombra di dubbio il vero vincitore vocale del concerto è stato Artur Rucinski nel ruolo del padre Miller, credo fermamente che sia uno dei migliori baritoni al mondo in questo momento e la sua interpretazione ne è stata prova. Il suo canto brilla in fierezza, sicurezza, musicalità, eleganza, stile, personalità ed ogni frase, ogni parola trova la sua collocazione idonea per elargire un suono nitido, perfettamente a fuoco e screziato di mille sfumature; la sua aria del primo atto Sacra la scelta è di un consorte… ah! fu giusto il mio sospetto, ed in genere tutto il suo impegno canoro sono stati come la visione di una mostra pittorica in cui ogni nota ha dato colore ad una tela ed ogni frase diventava un quadro a sé stante che sempre più emozionalmente hanno riempito tutte le pareti della galleria conducendo ed immergendo il pubblico nell’intreccio tra parole e musica del melodramma.
Vitalij Kowaliov è stato un egregio Conte di Walter arrivato all’ultimo in sostituzione del previsto Adrian Sâmpetrean indisposto per malattia; la voce è roboante e rotonda e gode di ottima proiezione per saper tradurre in musica un ruolo tanto elegiaco quanto altero; Il mio sangue, la vita darei, aria che introduce il suo ingresso sulla scena è stata eseguita con molteplici colori che hanno delineato le intenzioni che scaturiscono dallo stato d’animo generato da un figlio che non vuol seguire i suoi voleri.
La figura più meschina e torbida dell’opera è quella di Wurm, Castellano di Walter, che ha trovato voce per mezzo del basso In-Sung Sim; la sua vocalità gode di spazi luminosi nella zona più acuta del rigo musicale e fa trovare altresì grande apprezzamento nei suoi topici momenti tra cui ricordo con piacere il duetto con Luisa e subito dopo quello con il Conte di Walter da cui emerge grande preparazione musicale e perfetta padronanza del ruolo.
A completamento del cast Ekaterina Sergueïeva nel ruolo di Federica con una solida vocalità contraltile ancorché fortemente votata ad un canto d’affondo e poco chiaro nella pronuncia; Antonella Colaianni nei panni di Laura elegante nello stile e nel fraseggio con una sicura emissione; Vincenzo Di Nocera interpretava Un Contadino con nitido e brillante squillo.
Grande elemento di cesello in una partitura così variegata e sfaccettata è stato il Coro dell’Opéra di Monte-Carlo, a cui si sono aggiunti gli allievi della FIPAC-Monaco, diretto e preparato dal M° Stefano Visconti; sempre ben calibrato negli interventi ha messo in campo una tempra verace e vivace nella grande pagina di apertura e nel finale primo per poi sapersi modulare con maestria negli altri interventi che hanno evidenziato la bravura di tutte le sezioni dell’ensemble musicale che gode di grande coesione ed amalgama vocali.
Un Auditorium non esaurito, ma decisamente affollato, ha reso omaggio agli interpreti votando il suo massimo “contento” all’indirizzo del baritono Artur Rucinski e del M° Maurizio Benini.

Crediti fotografici: Alain Hanel per il Teatro dell'Opéra di Monte-Carlo
Mella miniatura in alto: la protagonista Aleksandra Kurzak
Sotto: i saluti finali al termine dell'opera-concerto





Pubblicato il 26 Novembre 2018
All'Opčra di Monte-Carlo una bella edizione dell'immortale capolavoro di Camille Saint-Saëns
Trionfo per Samson et Dalila servizio di Simone Tomei

181126_MonteCarlo_00_SamsonEtDalila_AnitaRachvelishvili_phAlainHanelMONTE-CARLO - Ho scelto di iniziare il mio scritto con queste pennellate frutto dei miei studi e delle mie letture di approfondimento prima della visione dell’opera Samson et Dalila di Camille Saint-Saëns la cui rappresentazione si è concretizzata domenica 25 novembre 2018 al Grimaldi Forum - Salle de Princes quale titolo inaugurale della Stagione d’opera monegasca 2018-2019.
«Il mito di Sansone e Dalila è uno di quei racconti tipici, di cui la storia della poesia di tutti i popoli non offre che rari esempi… Esso contiene una parte di verità eterna e di perenne attualità. Ci sembra sarebbe stato importante conservare a questa leggenda tutto il suo sapore originale, senza snaturare, fino a renderli irriconoscibili, i personaggi principali e soprattutto Dalila. Che cosa c'entra il patriottismo alla Giuditta? Il testo del libro dei Giudici è molto più semplice e per questo molto più significativo. Dalila tradisce Sansone per perversità femminile, nient'altro. È lì che la vecchia storia trae tutta la sua originalità… Facendo di Dalila una sorta di profetessa, cingendo la sua testa con l'aureola del patriottismo, la si rende più simpatica forse, ma sicuramente si sfigura il personaggio. Non è più Dalila, la Dalila della Bibbia, uno dei tipi meglio definiti… che abbia prodotto la poesia di tutti i tempi. È l'eroina di un altro dramma i cui avvenimenti leggendari formano lo sfondo, ma ridotti alle proporzioni d'un'avventura politico-sentimentale d'interesse puramente locale, perdendo in significato veramente umano quello che pensa di guadagnare in interesse drammatico.» (Paul Dukas, Samson et Dalila, 1892).
Per il suo primo vero progetto d'opera, Saint-Saëns affronta un soggetto che attraverserà la sua opera come un leitmotiv: l'impossibilità per l'uomo di realizzare il proprio ideale di forza e di virtù se cede alle seduzioni femminili. Semplice premonizione o convinzione profonda di ciò che l'attendeva sul piano affettivo? Orfano di padre dalla più tenera età e figlio unico di una madre estremamente possessiva, egli tenterà invano più di una volta di convincere la musicista Augusta Holmès (celebre divoratrice di uomini) a sposarlo, poi sperimenterà un breve e disastroso matrimonio all'età di 40 anni con il quale si augurava probabilmente di soffocare le sue tendenze omosessuali. Louis Bilodeau, La tentation triomphante in L'Avant-Scène Opéra.

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«Sansone e Dalila non ha avuto dapprima una vita facile: in Francia meno facile che altrove; ma l'opera è poi entrata nel repertorio e vi si è mantenuta perché contiene una "parte", una grande parte, ciò che non può dirsi di tante opere musicalmente più vive… Dalila riempie… la scena, è sempre eguale a se stessa. Le sue due grandi arie: Aprile foriero e S'apre per te il mio cor s'allargano in tutta l'opera come macchie di olio e hanno fatto la fortuna di un dramma coreografico che parve dapprima privo di pezzi chiusi. Stupendamente funzionale la prima, inserita artificiosamente la seconda, esse non dovrebbero però distrarre l'attenzione da altre scene - il vasto affresco corale del primo atto, la scena di Sansone alla macina - in cui il musicista ha creato il cliché di ogni futuro melodramma biblico. Che Saint-Saëns fosse un eclettico, Sansone lo prova anche troppo… Ma neppure le superficiali danze e lo stamburante duetto fra Sansone e Abimelecco tolgono all'insieme una certa severità di stile.» Eugenio Montale, Il secondo mestiere. Arte, musica, società.
Queste le tappe dell’opera che abbracciano un periodo di quasi venti anni:
1859: prima stesura del coro iniziale (fuori contesto)
1866: Prix de Rome: la prova di concorso è una cantata da intitolarsi Dalila
1867: intraprende la stesura di un oratorio
1867-1872: due audizioni private del II atto
1872: riprende il lavoro dopo La princesse jaune
1874: termina il I atto durante un viaggio ad Algeri
1875: I atto in forma di concerto a Parigi, Théâtre du Châtelet 1876: termina la stesura di Samson et Dalila

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Una genesi difficile lunga e travagliata come si può evincere anche da queste parole tratte da Musical Memories: «… Durante tutte queste tribolazioni, per la messa in scena di Le Timbre d’Argent, stavo preparando Samson, sebbene non riuscissi a trovare nemmeno uno che volesse sentirmene parlare. Tutti credevano che dovessi essere pazzo per tentare un soggetto biblico. Diedi un’audizione del secondo atto a casa mia, ma nessuno lo capì del tutto. Senza l’aiuto di Liszt, che non ne conosceva neppure una nota, ma che mi incaricò di finirlo e di allestirlo a Weimar - dove Saint-Saëns aveva ascoltato Das Rheingold -, Samson non avrebbe mai visto la luce. A seguire fu rifiutato da Halanzier, Vaucorbeil, e Ritt e Gailhard, che decisero di darlo solo dopo averlo ascoltato cantato dalla grande cantante Rosine Bloch.»
La rappresentazione dell’Opéra di Monte-Carlo ha trovato per mano del regista Jean-Louis Grinda un’ottima collocazione spazio-scenica in cui ogni elemento e particolare hanno beneficiato di un’attenzione quasi maniacale per poter rendere appieno una partitura ed un libretto sì complessi.
L’agorà della città di Gaza entro cui si apre il primo quadro dell’opera assume i toni color terra e le sembianze che ci riportano alle meraviglie del Tetrapilo delle rovine di Palmira in Siria, all’antico sito archeologico assiro di Hatra, nell’Iraq settentrionale entrambi distrutti dalla follia Jihadista; è un po’ come se per un momento questi monumenti vecchi due millenni, fossero risorti dai loro ruderi per incastonare le vicende di questi due personaggi biblici nella rivisitazione librettistica di Ferdinand Lemaire. Intenso e suggestivo il colpo di prospettiva che ne esce nell’ampio palcoscenico del Forum la cui scenografia prende vita come i costumi, dalle mani e dalla mente di Agostino Arrivabene; l’uso sapiente di luci per mano di Laurent Castaingt completa la visione di uno spettacolo degno di grande encomio in cui la  sontuosità visuale e la magnificenza della musica sono stati gli ingredienti indispensabili per beneficiare per oltre due ore di uno spettacolo affascinante e coinvolgente.
Merita una menzione speciale la coreografia del Baccanale del terzo atto di Eugéne Andrin in cui il Balletto de l’Opéra de Shangai (Sohde) si è esibito in un discorso musicale molto preciso e con un’idea nitida e chiara: evocare il passato, inneggiare al presente e prefigurare il futuro con uno straordinario senso armonico e spiccato intento narrativo.
Note di gran pregio anche per quello che riguarda l'aspetto musicale. Grande impegno dell'Orchestra dell'Opéra di Monte-Carlo che ha fatto del suono un suo peculiare aspetto identificativo curato nel dettaglio dinamico e ritmico frutto dell'intensa ed approfondita lettura da parte del M° Kazuki Yamada il quale non si è limitato ad un dialogo proficuo con il palcoscenico, ma ha voluto qualcosa di più... emozionare e pennellare ogni singolo momento con quella vis interpretativa cesellata nel restituire il più intimo significato della più intima nota.
Un lusso anche la partecipazione del Coro dell'Opera di Monte-Carlo preparato e diretto dal M° Stefano Visconti impeccabile nelle sue pagine “solistiche” e sicuro appoggio per i momenti concertati: se la prima scena vola sulla restituzione di un intimo e disperato lamento, il coro maschile con il Vecchio ebreo Hymne de joie, hymne de délivrance assume poi un gran senso di pace e di solennità con un suono nitido e ben misurato; diventa invece possente e perentorio nel terzo atto l'aube qui blanchit déjà les coteaux con dinamiche sontuose e penetranti.
Non da meno è stato il cast vocale che vede nel ruolo femminile principale di Dalila il mezzosoprano Anita Rachvelishvili che ha seguito proprio quel disegno mirabile indicato dallo stesso compositore; la sua figura cresce mano a mano che il dramma si sviluppa: Printemps qui commence è una pittura di rara finezza dove i colori della sensualità e dei sentimenti d'amore diventano il corollario per un pagina eseguita in maniera quasi paradisiaca. Il grande quadro del secondo atto in cui domina la figura femminile mette in evidenza il suo grande gusto interpretativo che oscilla tra il trasognato e l'ammaliatore; Amour! Viens aider ma faiblesse nuota tra i veli eterei dell'emozione e della passione che si trasforma poi in aggressiva sensualità nel duetto con Samson di cui è punto solenne l'aria conclusiva Mon cœur s'ouvre a ta voix in cui manifesta appieno tutta la sua verve istrionica interpretativa e scenica: voce salda, calda e potente con un ineccepibile signorile fraseggio.
Di gran pregio anche la prova di Aleksandrs Antonenko che si è ben difeso nell'impervio ruolo di Samson; se un piccolo cedimento si è notato nel finale del secondo atto, in tutto il resto dell'opera l'artista ha sempre dimostrato un grande carattere e una forte personalità nel delineare l'eroe ebreo; l'intenzione vocale sempre ben si attaglia alle esigenze della partitura ed emerge un senso di commozione e di pathos nell'ascoltare la sua interpretazione: il terzo atto è quello in cui i sentimenti di tristezza e desolazione dell'anima si esplicitano in un canto appassionato e sentito sin nelle viscere  con godimento pieno del suo bel timbro e la piena consapevolezza del ruolo.
Ieratico e incisivo anche André Heyboer nel ruolo de Le Grand Prêtre de Dagon che si è messo in evidenza per una vocalità solida e penetrante nei meandri della durezza del personaggio.
Elegiaco ed elegante anche Un vieillard hébreu per voce di Nicolas Courjal la cui emissione è sempre a fuoco con ottima proiezione e grande intelligibilità della parola scenica che trova sempre pieno significato nel suo canto attento e partecipato.
Note positive anche per Julien Véronèse nei panni di Abimélech, satrape de Gaza: voce scura e rotonda per affrontare la grande e impegnativa pagina Qui donc élève ici la voix.

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Completano il cast tre bravissimi interpreti nei ruoli di fianco: Frédéric Diquero (Un messager philistin), Marc Larcher (Permier Philistin) e Frédéric Caton (Second Philistin).
Un pubblico in delirio ha salutato tutti i musicisti impegnati in questa grande produzione con un'enfasi particolare per il mezzosoprano georgiano che è stata letteralmente ricoperta di ovazioni particolarmente sonore.

Crediti fotografici: Alain Hanel per il Teatro dell'Opèra di Monte-Carlo
Nella miniatura in alto: il mezzosoprano Anita Rachvelishvili (Dalila)
Sotto in sequenza: ancora la Rachvelishvili; Aleksandrs Antonenko (Samson); Julien Véronèse (Abimélech)
Al centro e in fondo: due istantanee di Alain Hanel su scene e costumi dell'allestimento monegasco





Pubblicato il 24 Settembre 2018
L'opera di Giuseppe Verdi ottiene grande successo all' Opéra Royal de Ličge Wallonie (Belgio)
Un ottimo Trovatore servizio di Simone Tomei

180924_Liegi_00_Trovatore_FabioSartori_phOperaRoyalDeVallonieLIEGI - Ogni volta che mi trovo ad ascoltare Il trovatore di Giuseppe Verdi non posso fare a meno di ammirarne la contraddittoria perfezione drammaturgica e musicale; il connubio tra Salvatore Cammarano ed il Cigno di Busseto ha creato uno dei capolavori che, a mio avviso, è da annoverare nell’olimpo del Teatro in Musica. La repetita dell’ascolto e della visione sono per me motivi di approfondimento nello studio minuzioso di ogni anfratto del libretto e dello spartito e mi sono di stimolo le numerose fonti che ho accumulato nel tempo dalle quali ho tratto e continuo a trarre stimolanti suggestioni. Prima di passare a narrarvi della mia trasferta in terra belga all’Opéra Royal de Liège Wallonie per la recita del 22 settembre 2018, vorrei con piacere condividere un paio di emozioni dalle mie letture preparatorie.
La prima è tratta da uno scritto di Fabrizio Della Seta dal titolo Ma infine nella vita tutto è morte! Cosa ci racconta il “Trovatore” tratto da Un duplice anniversario; Giuseppe Verdi e Richard Wagner - in relazione alla componente dello “spazio-tempo” nell’opera che oscilla sempre dal “qui ed ora” ad “altrove e allora”: «…Sembra evitare intenzionalmente la linearità narrativa del dramma “classico”, per cui gli eventi si succedono irreversibilmente secondo una connessione causale in favore di una specie di spazio tempo nel quale ogni evento si colloca prima e dopo ogni altro e può essere ripercorso all'infinito invece di cercare di stabilire la successione esatta degli scontri tra Manrico e il conte di luna potremmo dire che essi si sono scontrati e si scontreranno ancora un numero indeterminato di volte. Questo tipo di struttura temporale ciclica è caratteristico del racconto di produzione orale nelle sue diverse manifestazioni: del mito, della leggenda, della fiaba. Possiamo allora leggere la peculiarità del Trovatore nel fatto che si tratta della riproposizione in chiave operistica di un tema tradizionale, ciò che qualche volta è stato espresso notando in esso gli aspetti di leggenda o di favola tragica.»

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Sempre sulla medesima scia Paolo Gallarati nel suo tomo Il Verdi ritrovato prosegue: «… Tutto il trovatore, infatti, è un grande racconto, anzi un racconto di racconti, perché non solo i personaggi, come vedremo, si esprimono in arie, ballate e canzoni in cui ricordano, narrano, immaginano, ma Verdi stesso appare qui nella veste di un mitico aedo che, come il cantastorie sulla pubblica piazza, gira i fogli di una storia epica, dipinta a colori vivi, fatta di visioni, memorie presagi, rapita in una dimensione ideale, dove l'azione, che si riverbera continuamente nell'immaginazione, quasi non scorre, ma la musica anima le situazioni statiche, con un flusso torrentizio che rende il tumulto dei sentimenti…»
Questo aspetto spazio-temporale del racconto di cui è impregnata la drammaturgia è stato molto ben delineato dal regista Stefano Vizioli che ha saputo caratterizzare ciascuno dei personaggi nella sua dimensione più vera e più fedele all’idea del librettista Salvatore Cammarano il quale, pur discostandosi a tratti dal romanzo di Antonio Garcia Gutierrez, ne ha creato un profilo psicologico profondamente sviscerato su cui la musica poi ha creato la cornice per un quadro di supremo fascino. Di questa regia già scrissi a suo tempo quando ebbi modo di vederla al Teatro Verdi di Pisa la trovate qui ) ribadendone la suggestività complessiva della quale sono stati abili collaboratori lo scenografo e costumista Alessandro Ciammarughi e Franco Marri quale ideatore della coreografia luci il cui fascino emotivo è stato davvero corroborante.
Parlare del cast è piacevole e ripaga dalle “fatiche” di una trasferta piuttosto concentrata nel poco tempo del viaggio, presenza alla recita e ritorno, ma densa di coincidenze sul filo del rasoio.
Seguendo il libretto di sala troviamo nel ruolo eponimo il tenore Fabio Sartori, per la prima volta in questo teatro di Liegi, dove è riuscito ad incassare un ottimo successo; il suo Manrico o se vogliamo Garcia, è accorato,  guerriero, passionale, sensuale e intriso di amore filiale: sfaccettature che emergono da una vocalità nitida, sicura e scevra da manierismi che talvolta sviliscono e appesantiscono il ruolo del giovane innamorato; tutti aspettano “la Pira” peraltro eseguita bene, ma credo che la sua pagina migliore sia stata l’aria che la precede Ah! Sì, ben mio, con l’essere ed il duetto finale con la madre dove i colori vocali si sono ben sposati con un canto morbido e ottimamente legato.
Ascoltare e vedere il soprano Yolanda Auyanet sul palcoscenico, anch’essa per la prima volta a Liegi, è sempre un grande piacere per l’orecchio e per l’occhio; la sua Leonora non è solo quella presenza eterea e trasognata, ma soprattutto è un personaggio che si ammanta di splendore e spessore grazie ad un physique du rôle di prim’ordine ed un’emissione che emoziona; la prima aria - eseguita con cesello vocale - rappresenta uno dei momenti più alti della scrittura verdiana per soprano anche se la sua presenza scenica sembra essere un po’ controcorrente rispetto alle abitudini del melodramma italiano della prima metà dell’Ottocento; già nel 1853 Alberto Mazzuccato così esordiva sulla Gazzetta Musicale di Milano: «... chi è questa giovane innamorata, Leonora, che dispone così liberamente del suo cuore, di sé medesima, senza un avolo, un padre, uno zio, un parente, un qualcuno che la tuteli? Per poco, anziché un’onesta e vereconda fanciulla, non la si direbbe una spensierata e capricciosa vedovella ...»; ma è da qui che probabilmente nasce la forte personalità della donna che già dalla prima cabaletta sembra presagire la sua triste fine; nella pagina del quarto atto D’amor sull’ali rosee la Auyanet libra tutte le sue doti migliori per regalare un momento di Arte in Musica di grandissimo livello: ogni parola è misurata, ogni nota dettata dal peso e dal significato della scrittura drammaturgica che attraverso l’eleganza di un canto sempre ben appoggiato e avvolto da uno straordinario fraseggio ci immerge nel tragico finale preceduto da un veemente confronto con il Conte di Luna per poi riappropriarsi della dolcezza e del velluto che già avevamo udito nel primo atto.

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Un debutto non per il loco bensì per il ruolo quello del  baritono toscano Mario Cassi  nell’impervio impegno di Il Conte di Luna; già lo aveva annunciato sulle nostre pagine in una dettagliata intervista (che troverete qui ) e la trasferta era quasi d’obbligo da parte mia, per udire dal vivo questa ascesa verso i più nobili ruoli verdiani della corda baritonale; l’ascolto non ha assolutamente deluso le aspettative dell’attesa perché la vocalità matura e sempre più ispessita dall’esperienza e dal tempo ha fatto sì che il personaggio abbia potuto emergere con grande naturalezza e soprattutto sfaccettarsi in tutte le sue dinamiche; l’iride dei colori non è sicuramente mancata e se nel terzetto iniziale si è fatto valere per alterigia nell’aria del secondo atto Il balen del suo sorriso, ha saputo gestire le dinamiche sonore con grande eleganza passando tra il trascolorato e la passione, non dimenticando la signorilità del legato e l’irruenza della vendetta che ben si è palesata nel mirabile concertato del terzo atto per poi consolidarsi definitivamente nel duetto finale: qui, con Leonora ars scenica e ars vocale si sono unite in un connubio di grande impatto emotivo; la voce di Cassi è omogenea e l’ampiezza delle note centrali ben si sposa con una facilità negli acuti che gli permettono di dipingere con tante sfumature le intenzioni e le suggestioni della musica.
Prima esperienza belga anche per Violeta Urmana che nell’ormai consolidato ruolo di Azucena ha fatto da cesello per un cast veramente di ottimo livello; lei è magnetica nella parte della gitana, e riesce sempre ad emozionare con una vocalità che gode di grande esperienza e maturità; scenicamente invade il palcoscenico ed è catalizzatrice, riuscendo ogni volta a farti innamorare sempre più di un personaggio ambiguo ma di indiscusso fascino; le due arie del secondo atto (Stride la vampa, e Condotta ell'era in ceppi) sono state un quadro da ammirare non solo con l’udito e l’occhio, ma anche con il cuore ed il cui ricordo rimane ancora stampato in esso come un generoso dono ricevuto.
Elegante e signorile nell’interpretazione il Ferrando di Luciano Montanaro che gode di un’emissione nitida e una bella dizione tale da rendere incisivo il racconto iniziale, motore di tutta l’azione.
Di pregio tutti gli altri personaggi di fianco: Julie Bailly come efficace Inès nonostante un tendenziale vibrato piuttosto stretto, Xavier Petithan ottimo Ruiz, Alezei Gorbatchev quale Un vecchio zingaro e Stefano De Rosa Un messo.
Il Coro preparato e diretto dal M° Pierre Iodice ha egregiamente assolto il proprio compito pur mancando, a mio avviso, un po’ di nerbo nel grande inizio del secondo atto; sublimi gli interni perfettamente cesellati da un suono etereo e mistico.
La direzione del M° Daniel Oren è stata sicuramente un elemento indispensabile all'ottima riuscita della serata dove i colori, le emozioni e i sapori della partitura verdiana hanno trovato  attraverso - il suo gesto esperto - un ottimo viatico per potersi esprimere in maniera naturale e fluida; la grande intesa con il palcoscenico inoltre ha dato il suo “imprimatur” a una recita in cui la precisione e la correttezza musicale ne diventano ottimi elementi di completamento.
Grande successo per il pubblico che ha osannato tutti gli artisti ed un rimando agli assenti sul sito www.culturebox.com per la visione trasmessa la sera del 22 settembre. Link completo: https://culturebox.francetvinfo.fr/opera-classique/opera/il-trovatore-de-verdi-a-l-opera-royal-de-wallonie-279471

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Crediti fotografici: Ufficio stampa dell’Opéra Royal de Liège Wallonie
Nella miniatura in alto: il tenore Fabio Sartori nel ruolo del Trovatore (Manrico)
Sotto: scena durante l'aria Stride la vampa con Violeta Urmana (Azucena) e Fabio Sartori
Al centro in sequenza: Yolanda Auyanet (Leonora); Julie Bailly (Inès); Violeta Urmana (Azucena); Mario Cassi (Conte di Luna); ancora Cassi con Yolanda Auyanet (di spalle); Luciano Montanaro (Ferrando)
In fondo: scena del duello fra Manrico (Fabio Sartori) e il Conte di Luna (Mario Cassi) alla presenza di Leonora (Yolanda Auyanet)






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Ballo in maschera di tradizione
servizio di Simone Tomei FREE

190114_Pr_00_BalloInMaschera_SaimirPirgu_phRobertoRicciPARMA - Quando si parla di Un ballo in maschera di Giuseppe Verdi il pensiero prevalente nella mente dello studioso va alla gestazione travagliata di quell'opera; la rielaborazione/adattamento in versi italiani del Gustave III, ou Le Bal masqué di Eugène Scribe che andò in scena all'Opéra di Parigi il 27 febbraio 1883 con la musica di Daniel Auber
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Opera dal Centro-Nord
E Nabucco scacciō il serpente
servizio di Athos Tromboni FREE

190112_Fe_00_Nabucco_SerbanVasile_phZaniCasadioFERRARA - Boa o non Boa in scena, il Nabucco proposto dalla regista Cristina Mazzavillani Muti ha incontrato il pieno favore del pubblico ferrarese. Prima di affrontare la recensione dello spettacolo, dobbiamo spiegare (ai nostri lettori di tutta Italia i quali, ovviamente, non possono usufruire delle notizie di cronaca locale) che la produzione
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Jazz Pop Rock Etno
Tutte le direzioni in Springtime 2019
redatto da Athos Tromboni FREE

190110_Fe_00_GruppoDei10_SamyDaussatFERRARA - Il Gruppo dei 10 ha presentato presso il ristorante "Molto più che Centrale" il programma inverno-primavera di Tutte le direzioni in Springtime 2019, rassegna jazz (ma non solo) che si tiene nei locali dello Spirito, patron Stefano Pariali, di Vigarano Mainarda. Massimo Cavalleretti, presidente del Gruppo, Alessandro Mistri,
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Eventi
Grazie Claudio! ricordando Abbado
redatto da Athos Tromboni FREE

190110_Fe_00_GrazieClaudio_EzioBossoFERRARA - Sarà una "tre giorni" molto particolare quella che ricorderà - a cinque anni dalla scomparsa - il maestro Claudio Abbado: la città estense e Bologna, ultima residenza del Maestro scomparso il 20 gennaio 2014, hanno collaborato per una serie di eventi musicali con i quali coinvolgere il pubblico sia ferrarese che bolognese. L'iniziativa
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Echi dal Territorio
Agostini e la novitā del 1° gennaio
servizio di Mario Del Fante FREE

190102_Fi_00_GalaDiCapodanno_MaurizioAgostiniFIRENZE - Sotto l’etichetta dell’Orchestra Regionale Toscana (Ort) e di Corso d’Opera, si è tenuto al Teatro Verdi di Firenze il Gala’ lirico di capodanno  con un grande riscontro di pubblico che ha gremito il  teatro ed ha applaudito lungamente tutto il concerto. Credo sia stato il primo concerto di capodanno che si tiene in un grande teatro fiorentino.
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Nuove Musiche
Il viaggio di Roberto
servizio di Attilia Tartagni FREE

181218_Ra_00_IlViaggioDiRoberto_PaoloMarzocchiRAVENNA - E’ un tributo a Roberto Bachi, nato nel 1929 e scomparso ad Auschwitz, e un richiamo alla memoria della più immane tragedia del novecento “Il viaggio di Roberto, un treno verso Auschwitz”,  opera tornata al Teatro Alighieri a quattro anni dal suo debutto, tornato ma nella nuova versione rivista per orchestra da Paolo Marzocchi, autore
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Nuove Musiche
West Side Story sempre suggestivo
servizio di Simone Tomei FREE

181223_Fi_00_WestSideStory_LucaGiacomelliFerrariniCaterinaGabrieli_phCamillaRiccoFIRENZE - Non potevo chiedere una serata migliore per assistere al Musical West Side Story di Leonard Bernstein nel Teatro del Maggio Musicale Fiorentino; una musica che suscita emozioni del cuore, passione, festa, amore, gioia nonostante il finale tragico, ma si è ugualmente sposata bene con il clima degli imminenti giorni festivi.
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Concorsi e Premi
Il Premio Alberghini diventa regionale
redatto da Athos Tromboni FREE

181219_San GiorgioDiPiano_00_PremioAlberghini2019_LogoSAN GIORGIO DI PIANO - E' stata presentata a Bologna la quarta edizione del Premio per Giovani Musicisti e Compositori "Giuseppe Alberghini" dell'Unione Reno Galliera; la conferenza stampa di lancio dell'iniziativa ha evidenziato che dopo il grande successo della terza edizione, culminata a fine maggio 2018 con il Concerto dei Vincitori, inserito
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Nuove Musiche
Il Castello Incantato incanta
servizio di Antonio Ferdinando Di Stefano FREE

181218_Mo_00_IlCastellIncantato_MarcoTaralliMODENA - Domenica 16 dicembre 2018 è andata in scena presso il Teatro Comunale “Luciano Pavarotti” la fiaba musicale di Marco Taralli con il libretto di Fabio Ceresa dal titolo Il Castello Incantato. Cominciamo subito dicendo che i dubbi relativi a quale tipo di operazione artistica stavamo per recensire si sono dissolti dopo i primi passi dell'ouverture
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Opera dalle Isole
Ottima la ripresa di Bohčme
servizio di Salvatore Aiello FREE

181218_Pa_00_LaBoheme_DanielOrenPALERMO - La Stagione 2018 del Massimo si è conclusa, sotto le feste natalizie, con La Bohème opera di forte richiamo per le motivazioni che continuano a fare presa sui pubblici di tutto il mondo, in pieno contrasto con quanto la critica ebbe a dire alla prima nel 1896 a Torino : «Bohème opera mancata, non farà giro»; invece  Nappi, de La
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Opera dall Estero
Luisa Miller ricamata da Benini
servizio di Simone Tomei FREE

181217_MonteCarlo_00_AleksandraKurzak_phAlainHanelMONTE-CARLO - Ho sempre creduto che Luisa Miller sia uno dei titoli più belli di Giuseppe Verdi:  Kabale und Liebe di Friedrich von Schiller è il tema su cui Salvatore Cammarano elabora il libretto per il Cigno di Busseto che sarà rappresentato la prima volta al Teatro San Carlo di Napoli l’8 dicembre 1849. E io ritengo che la Luisa Miller sia davvero
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Pianoforte
Ecco la Carini, ecco Schumann
servizio di Athos Tromboni FREE

181216_Fe_00_MariaCristinaCariniFERRARA - La musica pianistica di Robert Schumann... e il recital di Maria Cristina Carini nel Ridotto del Teatro Comunale "Claudio Abbado" per la stagione cameristica del Circolo Frescobaldi. Ecco le due motivazioni che hanno indotto il pubblico ferrarese alla partecipazione dell'appuntamento musicale. Se poi si tratta del 18 pezzi caratteristici
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Vocale
La Balbo splendida protagonista
servizio di Attilia Tartagni FREE

181210_Ra_00_RecitalElisaBalbo_phAngeloPalmieriRAVENNA - Il soprano Elisa Balbo,  incantevole Desdemona nell’Otello della Trilogia verdiana, è tornata a Ravenna per esibirsi nella Sala Corelli del Teatro Alighieri il 9 dicembre 2018 nei “Concerti della domenica” organizzati dall’Associazione Angelo Mariani, dimostrandosi perfettamente a proprio agio, quanto a duttilità vocale,  anche in un repertorio
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Opera dal Centro-Nord
Torna la Carmen che uccide
servizio di Simone Tomei FREE

181205_Fi_00_Carmen_MarinaComparatoFIRENZE - E' ormai lontano il termine delle polemiche e degli anatemi contro la Carmen che non muore andata in scena un anno fa al Teatro del Maggio che fu fonte di esagitati sproloqui per ogni dove; la Carmen di George Bizet, diventata oramai un titolo di repertorio della Fondazione Fiorentina, ha trovato nuovamente albergo sulle tavole del
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Eventi
Guardati intorno č la nuova stagione
servizio di Edoardo Farina FREE

181201_Cesena_00_TeatroBonci_Franco PolliniCESENA - Conferenza stampa del Teatro Comunale “Alessandro Bonci” promossa da  ERT, Comune di Cesena ove in data 21 settembre 2018 è stata definita la nuova programmazione della  stagione invernale 2018/19 caratterizzata da un luogo inteso come confronto, esplorazione e dialogo,  spazio che si fa filtro e racconto del nostro vivere,
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Opera dal Centro-Nord
Le due facce di Rigoletto
servizio di Attilia Tartagni FREE

181130_Ra_00_Rigoletto_AndreaBorghini_phZaniCasadioRAVENNA - Il Rigoletto del 28 novembre 2018 andato in scena al Teatro Alighieri è ambientato a Mantova, e possiede, come il suo ambiguo protagonista, due facce:  da una parte  la corte dei Gonzaga lussureggiante di pitture manieriste (la camera degli sposi di Mantegna incornicia il talamo in cui verrà sedotta Gilda rapita), dominata
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Opera dal Centro-Nord
Ovazioni finali per l'Otello
servizio di Attilia Tartagni FREE

181126_Ra_00_Otello__phZaniCasadioRAVENNA - Il 25 novembre, giornata mondiale della violenza sulle donne,  è andato in scena al Teatro Alighieri il più celebre “femminicidio” operistico: Otello dall’omonimo testo teatrale di William Shakespeare, musica di Giuseppe Verdi, libretto di Arrigo Boito, antico detrattore verdiano che seppe riportare il maestro alla creazione a 16
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Opera dall Estero
Trionfo per Samson et Dalila
servizio di Simone Tomei FREE

181126_MonteCarlo_00_SamsonEtDalila_AnitaRachvelishvili_phAlainHanelMONTE-CARLO - Ho scelto di iniziare il mio scritto con queste pennellate frutto dei miei studi e delle mie letture di approfondimento prima della visione dell’opera Samson et Dalila di Camille Saint-Saëns la cui rappresentazione si è concretizzata domenica 25 novembre 2018 al Grimaldi Forum - Salle de Princes quale titolo inaugurale della
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Classica
Progetto Lauter per Courbet
servizio di Edoardo Farina FREE

171124_Fe_00_ProgettoLauter_NicolaBruzzoFERRARA - Curato dall’Associazione “Lauter”  in collaborazione con Ferrara Arte in occasione della mostra Courbet e la Natura allestita nel Palazzo Dei Diamanti, il 22 novembre 2018 presso il Teatro Comunale “Claudio Abbado” della città estense nell’ambito della stagione 2018/2019 di Ferrara Musica, è andato in scena un suggestivo concerto
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Opera dal Centro-Nord
Nabucco molto molto bello
servizio di Attilia Tartagni FREE

181124_Ra_00_Nabucco_SerbanVasile_phZaniCasadioRAVENNA - È un Nabucco biblico-archeologico colossale che oltrepassa i confini della scena, azzera le barriere dello spazio e del tempo e scatena la fantasia ad aprire la "Trilogia d’Autunno 2018" del Teatro Alighieri. La prevaricazione del potere sull’individuo, il filo conduttore delle tre opere in programma, si configura in ogni tempo con la falsità dei
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Diario
Lezione cantata sulla 'parola scenica'
Simone Tomei FREE

181119_Piombino_00_BrunoDeSimone_phFrancescoLiviPIOMBINO - Raccontare l’esperienza vissuta in un fine settimana a sud di Livorno è per me non solo piacevole ma anche motivo di orgoglio: nel pomeriggio di sabato 17 novembre 2018 ho infatti condiviso il palcoscenico del Teatro Metropolitan di Piombino con un grande artista che, come spesso ho avuto modo di affermare a voce e per iscritto
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Opera dal Nord-Est
Applauditissimi i Puritani
servizio di Rossana Poletti FREE

181118_Ts_00_Puritani_KatiaRicciarelliTRIESTE - Grande serata alla prima di I Puritani di Vincenzo Bellini al Teatro Verdi di Trieste, preceduta da una attesa carica di aspettative. L’aver scelto poi Katia Ricciarelli per la regia ha creato una forte esposizione mediatica. Il Verdi ha deciso questo titolo per l’avvio di stagione, l’ha affermato il sovrintendente Stefano Pace durante una delle
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Opera dal Centro-Nord
La bella Cenerentola della Iervolino
servizio di Simone Tomei FREE

181113_Fi_00_Cenerentola_TeresaIervolino_phMicheleBorzoniFIRENZE - Scrivevo nell'estate del 2017 dopo la visione della Cenerentola di Gioachino Rossini nel cortile di Palazzo Pitti: «... Un nuovo allestimento volto alla tradizionalità, ma al contempo non tradizionalista, che porta la firma della regista Manu Lalli; un allestimento che vede in campo una scenografia piuttosto semplice, ma funzionale curata da Roberta
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Opera dal Centro-Nord
Mosč in Egitto grande spettacolo
servizio di Simone Tomei FREE

181111_Pi_00_MoseInEgitto_FrancescoPasqualettiPISA - “Rossini 150” anche al Teatro Verdi che ha scelto il titolo del Mosè in Egitto per dare il via alla stagione lirica 2018-2019 anche se in realtà un primo abbrivio si era già consumato con l’allestimento di The Beggar’s Opera, ballad-opera di John Gay e Johann Christoph Pepusch. Si celebra dunque anche in riva d’Arno un omaggio al Cigno di Pesaro
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Jazz Pop Rock Etno
Tutte le direzioni con Max e Ellade
servizio di Athos Tromboni FREE

181109_Vigarano_00_Gruppo10_MaxChiarellaVIGARANO (FE) - La serata in ricordo di Federico ‘Chico’ Franchella, già presidente del Gruppo dei 10, e Antonio Fogli, socio, amico, e storico gestore del Bar Ragno di Comacchio, si è svolta al ristorante ‘Spirito’ di Vigarano Mainarda ieri, 8 novembre. Scomparsi entrambi da pochi mesi, furono anima e cuore della rassegna “Tutte le direzioni” che
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Libri in Redazione
Eroine rossiniane regine e vincenti
recensione di Athos Tromboni FREE

181108_Libri_00_RobertaPedrotti-LeDonneDiGioachinoRossini_Roberta Pedrotti
Le donne di Gioachino Rossini - Nate per vincere e regnar
Odoya Editore - giugno 2018, pagg. 416, euro 22
La Pedrotti è musicologa, critico musicale, fondatrice e direttrice responsabile della rivista on-line L'ape musicale. Questo libro, che reca una toccante prefazione di 
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Classica
Il Trio di Parma fa il pienone
servizio di Edoardo Farina FREE

181106_Fe_00_TrioDiParma_EnricoBronziFERRARA - Prosegue la stagione 2018/2019 di Ferrara Musica presso il Teatro Comunale Claudio Abbado; dopo gli entusiasmanti concerti  per opera della European Union Youth Orchestra e Kammerchor Stuttgart Hofkapelle, appuntamento inedito con uno dei più prestigiosi  ensemble  cameristici italiani, il Trio di Parma, preceduto
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Eventi
Tutte le Direzioni in Falltime 2018
redatto da Athos Tromboni FREE

181103_Fe_00_TutteLeDirezioni2018_GaetanoRiccobonoVIGARANO MAINARDA (FE) - Torna come ogni anno la rassegna musicale d'autunno del Gruppo dei 10, l'ormai proverbiale Tutte le direzioni in Falltime: il ciclo di concerti nell'accogliente sala del ristorante-music hall "Lo Spirito" di Vigarano Mainarda (in via Rondona 11d) partirà giovedì 8 novembre prossimo e proseguirà fino alla fine dell’
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Ballo and Bello
Schubert contro Gershwin in danza
servizio di Annarosa Gessi FREE

181031_Fe_00_EnricoMorelliFERRARA - Il terzo spettacolo del nuovo cartellone di danza del Teatro Comunale Claudio Abbado ha visto in scena la compagnia MM Contemporary Dance Company impegnata in due coreografie intitolate Schubert Frames (musica di Franz Schubert) e Gershwin Suite (musica di George Gershwin e Stefano Corrias).
Due lavori molto
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Opera dal Centro-Nord
Deserto sull' Elisir
servizio di Simone Tomei FREE

181030_Li_00_ElisirDAmore_TatsuyaTakahashi_phAugustoBizziLIVORNO - La produzione di L'elisir d’amore di Gaetano Donizetti ha dato il via alla stagione lirica 2018-2019 al Teatro Goldoni; questo titolo mancava dalla città labronica dal 1929 ed in questo 2018 riappare nella sua versione integrale. L’opera è stata coprodotta dal Fondazione Teatro Goldoni di Livorno e dal Teatro Sociale di Rovigo e con
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Eventi
Sei titoli non era mai successo
servizio di Athos Tromboni FREE

181030_Fe_00_StagioneLirica_PaoloMarzocchiFERRARA - Solita partecipata conferenza stampa per la presentazione della stagione lirica del Teatro Abbado: oltre i giornalisti locali, erano in sala anche i dirigenti di numerose associazioni culturali della città, che sono il tessuto connettivo del pubblico ferrarese interessato all'opera. Il cartellone di sei titoli, mai così tanti negli ultimi vent'anni
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Opera dal Centro-Nord
Hey Gio' con Le Villi
servizio di Simone Tomei FREE

181030_Fi_00_HeyGioLeVilli_VittorioMontalti.jpegFIRENZE - Un audace accostamento quello che si è visto all’inaugurazione della stagione lirica 2018-2019 al Teatro del Maggio Musicale Fiorentino; una ricerca di dialogo tra il presente, un passato prossimo ed  un passato remoto. L’opera del compositore contemporaneo Vittorio Montalti, Hey Gio'..., vuole essere un ricordo ed un omaggio
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Vocale
Gelmetti per un eccellente Stabat
servizio di Simone Tomei FREE

181028_Fi_00_StabatMaterRossini_GianluigiGelmettiFIRENZE - Il genio di Gioachino Rossini, scevro dagli impegni verso il Teatro d'opera da cui si era accommiatato anni prima, e la sequenza religiosa attribuita a Jacopone da Todi sono stati la materia prima con cui è stata confezionata la serata di apertura della XXXVIII stagione concertistica dell'Orchestra Regionale Toscana (ORT) al
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Prosa
Profondo blu per Hester
servizio di Athos Tromboni FREE

181027_Fe_00_TheDeepBlueSea_LucaZingarettiFERRARA - Ma chi sarà quella morettina che rende bella, ancor più bella, la canzone Sognami di Biagio Antonacci? Era una domanda che mi ponevo nel 2007 quando uscì in videoclip proprio Sognami, canzone molto suggestiva in un periodo in cui si "scaricavano" ininterrottamente i filmati sul computer di casa trafficando in internet. Il videoclip non
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Opera dalle Isole
Raccapricciante il Rigoletto di Turturro
servizio di Salvatore Aiello FREE

181024_Pa_00_Rigoletto_StefanoRanzaniPALERMO - Il verdiano Rigoletto ha segnato la ripresa della Stagione 2018 di Opere e Balletti del Massimo in un clima faticoso per la defezione del tenore Giorgio Berruggi e del soprano Maria Grazia Schiavo (presente quest'ultima in sole due recite, quella del 13 e quella del 17 ottobre), ambedue per sopravvenuti motivi di salute.  Il palcoscenico, incorniciato dai
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Opera dal Centro-Nord
Il Dittico in attesa del Trittico
servizio di Simone Tomei FREE

181023_Lu_00_SuorAngelicaGianniSchicchi_MarcoGuidarini_phFilippoBrancoliPanteraLUCCA - Il Teatro del Giglio Ha aperto la sua stagione lirica 2018/2019 con il Dittico di Giacomo Puccini… ebbene sì, il “Dittico” e non il “Trittico”. Ma a tutto vi è una spiegazione: da tempo il teatro lucchese diretto dal M° Aldo Tarabella guarda lontano, punta alla vetta e lo fa trovando ampi spazi di manovra in collaborazioni nazionali e internazionali:
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