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Pubblicato il 26 Aprile 2017
Un deludente allestimento ha concluso la Stagione operistica monegasca
Trovatore col gusto dell'horror servizio di Simone Tomei

170426_MonteCarlo_00_IlTrovatore_FrancescoMeliMONTE-CARLO - In questi ultimi mesi, mi sono già confrontato con il secondo titolo della cosiddetta “Triologia popolare” del buon Beppino di Roncole di Busseto, intendo Giuseppe Verdi (e intendo la sua opera II trovatore) ma forse per strane coincidenze lunari, posso dire che la fortuna non ha completamente arriso alle mie visioni. La triste sorte è accaduta questa volta al Teatro dell’Opera di Monte-Carlo dove la sera del 24 aprile 2017 si è consumata la seconda recita dell’ultima produzione operistica del Teatro.
Il Trovatore per me, come ho già scritto in altri miei articoli, è un’opera che più di altre parla da sola attraverso il suo libretto e attraverso la sua musica; ben esplicitate dalle parole dei protagonisti, sono tutte le complicate vicende e penso che qualunque arbitraria aggiunta possa essere un elemento di disturbo e di travisamento di ciò che musica e parola hanno da dirci; figuriamoci poi, se alle arbitrarie aggiunte, vi sono persino delle inspiegabili omissioni… a questo punto il quadro è completo e come era solita dire la mia nonna: la frittata è fatta.
La questione è che la frittata è per me un piatto molto prelibato se cucinato con dovizia e con cura, ma in questo caso l’accezione della frase è propriamente negativa come negativo è il mio pensiero su questa messinscena in cui il regista Francesco Negrin ha voluto dire la “sua”, ha creato il “suo” Trovatore, ha voluto costruire qualcosa che va oltre l’immaginabile senza donare - almeno a me - un minimo di coinvolgimento e di appagamento visivi.
Andando con ordine nel riferire di questa accozzaglia di nulla e in questa distruzione del contenuto del melodramma, quello che appare agli occhi pare il frutto di poche idee, ben confuse e male organizzate.
Si sa che Trovatore è opera tetra, che vive tra il colore cupo della notte e i bagliori onirici del fuoco, che porta dietro di sé fantasmi del passato, delitti irrisolti, rapporti e situazioni familiari al limite della “normalità”; tutto questo è palese e la drammaturgia attraverso il libretto ben esplicita con dovizia di particolari e di descrizioni testuali e didascaliche. Il racconto di Ferrando diventa la Sinfonia dell’opera e nulla di più occorre; non è necessario che l’inizio si esplicitino comportamenti quasi isterici della zingara Azucena che compare quasi in stato di trance ad evocare gli eventi del passato; non è necessario che per tutto il dipanarsi dell’opera in momenti più o meno alterni compaia in scena un bimbo carbonizzato che nella più felice delle ipotesi ti riporta la mente agli “arrosticini abruzzesi” da gustare a scottadito; non è necessario che una zingara madre appaia ogni tanto a rievocare gli spettri del passato; non è necessario che la morte, rappresentata da una roncola che gira per il palcoscenico passata di mano in mano, sia a delineare un rito quasi satanico sugli eventi che si narrano; questo è materiale per un film horror di basso livello, non per un capolavoro verdiano che per queste trovate induce solo svilimento e noia; e la cosa migliore che suscita può essere la voglia di alzarsi e andarsene, se non quella di urlare il dissenso più sfrenato.

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Ovviamente l’educazione (che ritengo mi appartenga), non mi ha mai portato a simili eccessi, ma non mi stupirei se qualcuno potesse andare in quella direzione; e probabilmente lo giustificherei.
Uno spazio scenico immobile curato da Luis Désiré - autore anche dei costumi - quasi immutato dall’inizio alla fine che sembra voglia ancor più tediare una visione vuota,  ma pesante che a primo acchito mi ha ricordato una moderna cucina con isola centrale in cui si arrostiscono le cibarie e su cui si consuma il cibo; tutto intorno il nulla se non degli anfratti in cui si aggrumano scompostamente gli Artisti del Coro e varie comparse per fare da sponda e contorno a questa pantomima; tutti in stile macabro anche loro; truccati e vestiti da zombie, come nel musical di Rocky Horror Show; i soliti cappotti di pelle alla Matrix, come quello che ho nel mio armadio da anni e che non mi non mi decido a rivisitare, giacconi sdruciti, e poco altro che aggiunge niente al niente; movimenti coreografici di scolastica circostanza e un apporto delle luci curate da Bruno Poet alquanto discutibile che se voleva intristire ancor di più una sfortunata serata c’è riuscito in maniera egregia. Questo è stato il Trovatore monegasco; la nota registica - note d’intention come si legge nel programma di sala - parla dell'opera verdiana tratta dal libretto di Salvatore Cammarano, come una storia di fantasmi, di un thriller nero con un piede nel passato; il Trovatore è una storia che nasce nel passato, ma vive nel presente in cui si svolge l'azione, nell’amore di Leonora verso Manrico, nell’amore del Conte di Luna per Leonora ed anche nella “vengeance” di Azucena e nel suo delitto compiuto; il fuoco, è un elemento importante, ma non più essere sempre riproposto a mo' di grill che ogni tanto si ravviva per riscaldare l’arrosticino che in quel momento riappare magari con la roncola in mano; questa a mio avviso è pacchianeria, è mal gusto, è distruggere, travisando, volutamente un capolavoro, per mettere in piedi l'ego di qualcuno, dimenticando che il Teatro, il Melodramma e la Drammaturgia, sono già scritte da oltre centocinquanta anni dentro un libro che si chiama Partitura;  molto spesso ci si allontana da questo testo che per molti non è considerato più fondamentale e succede di andare a Teatro uscendone poco soddisfatti e amareggiati.

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A  onor del vero devo dire che l’amarezza in parte è stata mitigata da un cast che ha saputo in qualche maniera risollevare le sorti dell’idea bislacca che ha connaturato l'allestimento, cercando di riportare sul binario di una certa “normalità” una serata non proprio entusiasmante.
Inizio a parlare, affrontando l'aspetto musicale, dalla concertazione del M° Daniel Harding; non è stata una direzione particolarmente eccelsa, ma per lo meno non ha peggiorato la situazione; personalmente ho notato una tendenza d'approcciarsi allo spartito in maniera piuttosto routinaria senza andare a cercare particolari raffinatezze né da un punto di vista di suono, né da un punto di vista dei tempi; se l’inizio è stato piuttosto baldanzoso, alcune stasi solistiche si sono sedute su tempi piuttosto soporiferi per poi riprendere in eccessivi orgasmi, come l’inizio del terzo atto che pareva una gara per chi arriva prima alla fine, con povertà di intenti e di nuances.
Anche i colori ricreati con l’ensemble corale e nei concertati sono stati piuttosto tendenti al pastello che non alla brillantezza e luminosità ed anche un momento che ritengo superbo dell’Opera - la condanna di Azucena… deh rallentate o barbari - non ha avuto nemmeno modo di spegnersi in quanto non si è mai acceso. In sostanza una formale correttezza musicale e un discreto rapporto con il palco, ma nulla più che una lettura scolastica e priva di emozioni.
L’apporto del cast vocale è andato sostanzialmente in altra direzione; nel ruolo eponimo il tenore genovese Francesco Meli, ha dimostrato di avere i numeri per affrontare in maniera eccelsa questo personaggio; la morbidezza della voce, il suadente legato, la capacità di porgere il suono a servizio della parola, hanno reso un personaggio altamente empatico e commovente; granitico e polposo nei centri, vellutato negli acuti, con grande capacità concertante e sicura verve nell’esecuzione della cabaletta della Pira, non bissata, ma cantata in tono.
Encomio anche per il baritono Nicola Alaimo, che si è rivelato un Conte di Luna di tutto rispetto; una personalità quella del nobile dalle mille sfaccettature e dai mille colori; vendicativo, tenero, innamorato, truce; emozioni che hanno necessità di trovare una corrispondenza sulla scena e nella vocalità; non sono mancate queste corrispondenze al nostro interprete che sin dalla sua entrata e dal terzetto iniziale, ha fatto capire che di talento ne ha da vendere; la pagina più intima e più eterea Il balen del suo sorriso, ha trovato uno dei momenti più commoventi della sua esecuzione; qui ho percepito l’amore, il dolore e la consapevole disperazione di non essere corrisposto; mi ha colpito l’esecuzione della cadenza; me la sarei aspettata più meditata ed invece è stata eseguita come se vi fosse la necessità impellente di chiudere un discorso; ed il risultato è stato comunque ottimo.
La Leonora di Maria Agresta, è risultato un personaggio direi a metà; da un punto di vista scenico, non ha trovato nessun momento di vita propria tale da emergere come carattere e come indole; da un punto di vista musicale ho trovato i suoi momenti solistici piuttosto anonimi, seppur corretti musicalmente con ottima proiezione di suono, grande capacità di fraseggio, ma tendenzialmente privi di afflati e di sentimento; sono convinto che la parte visiva abbia abbondantemente obliato una capacità di recepimento delle intenzioni della cantante, ma se ci sono state il mio orecchio le ha colte in maniera molto ridotta; non me ne voglia l’interprete che stimo per professionalità e carisma vocale.
Un personaggio che per physique du role, capacità attoriale e vocalità è emerso in maniera prevalente rispetto agli altri è stata prorpio l’Azucena di Marina Prudenskaja. Una figura, come già detto, costantemente in atteggiamenti schizofrenici; si è dimenata sulle tavole del palcoscenico facendomi venire spesso alla mente il titolo di un libro di Grazia Deledda Canne al vento; ondeggiando qua e là come in preda ai fumi di stupefacenti, ha catturato sicuramente in maniera più preponderante la scena; al di là dell’opportunità delle movenze assegnate in relazione all’idea registica, quello che mi ha molto colpito invece è stata la sua vocalità; un mezzosoprano tendenzialmente di colore “chiaro”, ma con la capacità di scavare il suono e di trovare quelle giuste bronzature nelle note più gravi, unitamente alla capacità di agganciare in maniera molto salda quelle più impervie; le due arie del secondo atto, sono state un mix di ars scenica e grande interpretazione vocale, come pure il duetto con il figlio Manrico dove, grazie ad un apporto congiunto di bravura dei due artisti, si è consumato uno dei momenti più alti di tutta la serata.
Il basso José Antonio Garcia  nel ruolo di Ferrando non si è distinto per capacità di fraseggio ed eleganza di emissione protendendo per un canto piuttosto di forza e poco curato che lo ha portato spesso all’emissione di suoni piuttosto crescenti.
Brava e con un canto molto curato la prestazione di Karine Ohanyan nel ruolo di Ines; piacevole timbro e bella dizione anche quella di Christophe Berry nei panni di Ruiz che assieme ad un bravo Gianni Cossu come Un messo e un altrettanto preciso Fabio Bonavita come un Vecchio zingaro hanno completato il cast.

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Il Coro seppur ben preparato dal M° Stefano Visconti come si è solito ascoltarlo, non ha trovato ampio modo di riscatto per la frenesia con cui sono state affrontate le due pagine di inizio del secondo e terzo atto; una tendenza a correre troppo frenetica che ha un po’ vanificato la graniticità e la compattezza cui siamo abituati; meglio nelle pagine più “discorsive” e sicuramente commovente nel Miserere finale il cui unico appunto è quello di essere stato fatto “a vista” e non come previsto in interno, facendo così perdere anche a questa pagina la sua giusta pregnanza e fascino.
Il pubblico quasi al limite del tutto esaurito ha esternato tiepidi consensi durante l’esecuzione, per dedicare alla fine un più solido plauso alla volta degli interpreti e del Maestro concertatore.

Crediti fotografici: Alain Hanel per il Teatro dell'Opera di Monte-Carlo
Nella miniatura in alto: Francesco Meli (Manrico)
Al centro in sequenza: ancora Meli e Marina Prudenskaja (Azucena); Maria Agresta (Leonora); José Antonio Garcia  (Ferrando); Nicola Alaimo (Conte di Luna)
Sotto: ancora la Prudenskaja nell'aria "Stride la vampa"
In fondo: una panoramica di Alain Hanel sull'allestimento monegasco





Pubblicato il 22 Aprile 2017
L'insuperabile Rossini di Ponnelle dā forza a un'ottima compagnia di canto
L'Italiana in Algeri, da 30 anni a Vienna servizio di Francesco Lora

170422_Wien_00_LItalianaInAlgeri_GRITSKOVAVIENNA – Alla Staatsoper di Vienna L’Italiana in Algeri di Rossini è arrivata tardi, non prima del 1987, fatta sbarcare da Claudio Abbado onde rinnovare il repertorio italiano. In quell’occasione il massimo teatro austriaco acquisì un duplicato – tra altri sparsi nel mondo, per esempio al Metropolitan di New York e all’Opéra di Parigi – del più collaudato tra gli allestimenti: quello concepito in regìa, scene e costumi da Jean-Pierre Ponnelle per l’inaugurazione della stagione 1973/74 del Teatro alla Scala. Nessuno ha più saputo fare di meglio nel rivelare divertito la psicologia dei personaggi, nel far frullare con geniale signorilità la macchina comica e nello scherzare con l’iconografia napoleonica e turchesca. Dopo oltre novanta rappresentazioni in trent’anni, la Staatsoper usa oggi qualche cautela e annuncia lo spettacolo non più come firmato da Ponnelle, bensì come ispirato a un originale viepiù corrotto: così nelle ultime quattro recite avvenute tra il 29 marzo e l’8 aprile.
Ma ciò attesta anche la continua evoluzione dello spettacolo, anziché la sua musealizzazione, su quel palcoscenico che lo vivifica, lo ama e lo aggiorna. E non v’è alcunché di sbagliato, poiché il sorriso stupito del pubblico dimostra la sopravvivenza del messaggio teatrale e dell’obiettivo registico, nella venerazione del compositore.
Il servizio reso dall’uomo di teatro al testo musicale aiuta a far grande il lavoro di tutti gli interpreti, anche in una casa d’opera mitteleuropea ove la levigatura del belcanto rossiniano non sia una missione prioritaria. La blasonatissima orchestra, impegnata gli stessi giorni anche nei ben differenti lidi del Parsifal di Wagner, del Werther di Massenet e della Medea di Reimann, esegue la sinfonia con incedere un tantino poderoso e sornione; ma basta che si schiuda il sipario per ascoltarla sciogliersi in ritmi più maliziosi e in colori più vivaci, sotto la sempre vigilie ed equilibrata direzione di Evelino Pidò.
Primadonna nella compagnia è la trentenne russa Margarita Gritskova, mezzosoprano atteso al prossimo ROF di Pesaro per un concerto di canto; smalto di fascinoso esotismo, coloratura brillante e granita, presenza scenica spigliata, risorse espressive che attingono con varietà, ironia e sagacia dal tenero come dall’erotico e dall’animoso. Lasciatosi alle spalle la malagevole cavatina dell’atto I, con le relative diminuzioni e apprensioni, il baritono Adam Plachetka è il Mustafà ideale per reggere bonariamente il gioco di tanta Isabella. Come Lindoro eccelle a propria volta il tenore Maxim Mironov, giovane ma già attendibile custode della grammatica del belcanto: in lui convivono il rigore della scuola, la straripante simpatia del porgere e la sempre più rara dote dell’eleganza. Paolo Rumetz, camaleontico baritono-utilité della Staatsoper, tra parti di ogni epoca e genere tiene con agio anche quella di Taddeo, e con l’adeguatezza dei mezzi vocali vi infonde anche l’antica arte del buffo all’italiana, capace d’intendersela anche con il pubblico di altro idioma e senza traviare la sottigliezza della commedia.

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Tra la Zulma di Rachel Frenkel e lo Haly di Rafael Fingerlos svetta la lussuosa Elvira del soprano Hila Fahima, squillante a oltranza nella melodia estrema del Finale I. Pubblico felice come alla storica “prima” del 1813.

Crediti fotografici: Michael Phön per la Wiener Staatsoper
Nella miniatura in alto: il mezzosoprano Margarita Gritskova (Isabella)
Al centro in sequenza: Maxim Mironov (Lindoro); Rachel Frenkel (Zulma) e Hila Faima (Elvira); Rafael Fingerlos (Haly) e ancora la Gritskova
Sotto: ancora la Gritskova con Adam Plachetka (Mustafà)





Pubblicato il 08 Aprile 2017
Ripresa del capolavoro di Massenet alla Staatsoper, con Chaslin, Koch e Serban
Tézier a Vienna, Werther č baritono servizio di Francesco Lora

170408_Vienna_00_Werther_LudovicTezierVIENNA, 3 aprile 2017 - Reciproca ammirazione legò il baritono Mattia Battistini e il compositore Jules Massenet. Quando l’uno propose di “puntare” al proprio registro la parte titolare e tenorile del Werther, l’altro stette al gioco e lo dotò di una nuova versione: il cantante la inaugurò nel 1901 a Varsavia e la conservò poi in repertorio, eseguendola in traduzione italiana e senza avventurarsi in area francofona. “Puntare”, ossia adattare la linea melodica di una parte vocale, trasponendola qui e là a intervalli paralleli o reinventandone l’andamento, ma senza modificare le altre parti vocali, l’accompagnamento strumentale e le tonalità originali dei “numeri” musicali: in caso contrario, il favore reso a un singolo cantante avrebbe implicato la costosa preparazione di nuovo materiale d’orchestra e uno sforzo aggiuntivo dei colleghi coinvolti nei pezzi d’assieme. La prassi fu ordinaria: se la memoria non tradisce chi scrive, anche Giuseppe Verdi chiese a Gaetano Donizetti di adattare la parte eponima dell’Ernani alla voce contraltina del tenore Nicola Ivanoff.
Ha senso rispolverare oggi il Werther nella versione per Battistini? Sì, se è fatto nel contesto tutto a base di rarità e aperture testuali del Festival della Valle d’Itria, ove l’opera è stata ricreata nel 2003 con un baritono e in italiano. No, se si considera che una parte “puntata” subisce di norma non un perfezionamento melodico ma una sua banalizzazione, in vista di una specifica situazione e uno specifico interprete. No, si considera che nella tradizione operistica il registro vocale corrisponde al ruolo drammatico: nel Werther si giunge al corto circuito di protagonista e antagonista entrambi baritoni. Sì, nondimeno, dove anche ai giorni nostri si disponga di un interprete d’eccezione; questo è appunto il caso del baritono Ludovic Tézier, che alla Staatsoper di Vienna ha cantato come protagonista nel 2012, come Albert di lusso nel 2015 e di nuovo come protagonista per quattro recite dal 26 marzo al 3 aprile scorsi: la sua presenza non solo motiva la ripresa di uno spettacolo collaudato, ma lo investe di nuovi orizzonti esegetici sia musicali sia teatrali.
Quello di Tézier è un Werther inevitabilmente adulto nel materiale, atto più a evocare delusione rabbiosa che languore dolente: personaggio caratterizzato già nella tradizione tenorile come più maturo rispetto alla ventina d’anni stabilita da Goethe, esso sembra così scattare in avanti di un’intera generazione, e superare Albert stesso (che nella fonte letteraria gli è pressoché coetaneo). Nel baritono francese si gode nondimeno la mutuazione dello slancio tipicamente tenorile, in particolare nelle frasi conservate all’altezza originale, ove il registro acuto squilla ed entusiasma con un dispiegamento e un vigore prodigiosi; e in lui si gode a maggior ragione la cura attentissima della psicologia e del fraseggio, sfumati con una dedizione degna dei migliori precedenti tenorili. Il solo pericolo che lo minaccia è l’esperienza pregressa come ascoltatore vorace della parte protagonistica, dai panni di Albert: in più di un momento lo si coglie concentrato per non inforcare la versione acuta, già mandata a memoria e non preclusa alle sue possibilità.

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Parimenti singolare è, al suo fianco, il mezzosoprano Sophie Koch come Charlotte: ciò anche perché l’allestimento scenico, ben noto, ha confermato una visione avvenente, giovanile e combattuta della deuteragonista, soprattutto nelle numerose recite sostenute a Vienna da Elīna Garanča.
Con canto rigoglioso e porgere sfrontato, la Koch sembra invece portare in scena un duplicato della favorita parte di Octavian nel Rosenkavalier di Richard Strauss, comprese le affettazioni lì da lei praticate. Questa Charlotte mascolina e vigliacca suggerisce però, ben combaciando con il Werther di Tézier, non la tormentata adolescente sacrificata alla promesse e al devoir, bensì una non più fresca borghese di vacuo spessore, oggetto di un’insensata mitizzazione da parte dell’amante e più prosaicamente imbarazzata che eroicamente addolorata. In tal modo, più commossi tratti di comprensione umana si trovano nell’Albert di Adrian Eröd, amichevole e cordiale nel porgere ancor prima che autorevole e signorile.

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Assai rifinito il comprimariato, dalla brillante Sophie di Maria Nazarova al solido Podestà di Alexandru Moisiuc, fino ai vivaci Peter Jelosits e Marcus Pelz come Schmidt e Johann. Come in precedenti cicli di recite, l’Orchestra della Staatsoper replica gorghi romantici, smalti liberty, involi celestiali ed echeggi corruschi in disinvolta trasmutazione reciproca. Alla sua testa si ritrova Frédéric Chaslin, specialista massenetiano con una sola menda: quella di sfogare le file strumentali con la solita esuberanza, senza rimodularne l’impatto in ragione del baritono protagonista e di melodie vocali diversamente condotte. Tuttora di riferimento l’allestimento, varato nel 2005, con regìa di Andrei Serban, scene di Peter Pabst e costumi di Pabst stesso e Petra Reinhardt: nella memoria si fissa l’albero secolare che domina il palcoscenico, lo divide in spazi di primo e secondo piano, si lascia percorrere dai personaggi tramite ponti, li fa agire su più livelli e segnala con il verdeggiare, l’ingiallire e il cadere del fogliame il trascorrere inesorabile del tempo.

Crediti fotografici: Michael Pöhn per il Teatro dell'Opera di Vienna
Nella miniatura in alto: il baritono Ludovic Tézier (Werther)
Al centro in sequenza: Maria Nazarova (Sophie), Alexandru Moisiuc (Podestà) e Adrian Eröd (Albert)
Sotto: ancora Tézier con Sophie Koch (Charlotte)





Pubblicato il 30 Marzo 2017
L'opera buffa di Gioachino Rossini ha trovato in Adriano Sinivia un ottimo metteur en scene
Che bel Barbiere moderno... servizio di Simone Tomei

170330_MC_00_BarbiereDiSiviglia_AdrianoSiniviaMONTE-CARLO - Ciak si gira; atto primo, scena prima, azione!... Sembra di essere sul set di un film, ma in realtà siamo sul palcoscenico del Teatro monegasco guardando e ascoltando la seconda rappresentazione di Il barbiere di Siviglia di Gioachino Rossini quale penultimo titolo della stagione invernale 2016-2017; stagione intensa e fortunata che ha visto questo Teatro impegnarsi in numerosi ed importanti titoli del repertorio italiano, francese e tedesco. Una direzione attenta a diversificare e ad accogliere i suggerimenti e le suggestioni del pubblico sempre numeroso che popola le varie sale del territorio monegasco. Come dicevo poc’anzi, domenica 26 marzo 2017, dopo quasi sedici anni dall’ultima rappresentazione in questo loco, ho assistito alla rappresentazione dell’opera più famosa del cigno di Pesaro, ma l’impressione avuta entrando in platea è stata tutt’altra.
Una idea registica molto accattivante si è attagliata ad un libretto rigoroso e denso di indicazioni; siamo di fronte a quella che molto spesso viene denominata “regia moderna”; sovente il dibattito su questi allestimenti è stato piuttosto serrato e critico anche da parte mia, ma come ho sempre detto, credo che la modernità nell’opera sia un elemento non deprecabile quando sia fatta con intelligenza ed inventiva, quando riesce a trasmettere qualcosa, anche se totalmente avulso dal pensiero del compositore, quando porta in sé un’idea innovativa e soprattutto quando riesce a fare presa sul pubblico.
Entrando nella Salle Garnier gli spettatori vengono accolti da un sipario aperto dando l’idea che sulle tavole del palcoscenico sia allestito, o meglio, si stia allestendo un set cinematografico; in sottofondo alcune canzoni italiane degli anni ’40 ’50 e ’60 del secolo Novecento, facevano compagnia ai tecnici – attori e non – che stavano preparando il luogo delle riprese; un viavai di gente in trepidante attesa, le note degli strumenti d’orchestra che si stavano accordando e che mano a mano andavano a coprire il suono della colonna sonora italiana, il brusio del pubblico che a poco a poco prendeva posto e ad un tratto il chiudersi delle tende che obliavano le finestre che danno sul mare e l’affievolirsi delle luci in sala ci facevano capire che le riprese avrebbero avuto inizio… ah no! scusate, che avrebbe avuto inizio l’opera.
Voglio illustrarvi in poche parole questa messinscena che come avrete capito è lontana anni luce dal libretto di Cesare Sterbini; Adriano Sinivia, ovvero il nostro metteur en scene ha concepito i protagonisti quali attori di una storia che ricalca proprio le avventure del nostro Figaro e dei suoi compari; ambientato in un tempo probabilmente intorno alle metà del secolo scorso, come ci ricordavano le canzoni nell’attesa dell’inizio; una sorta di commedia all’italiana degli equivoci, che grazie ad un sapiente uso delle scenografie e ad un ottimo accostamento dei costumi  – entrambi curati da Enzo Iorio – ci ha reso un quadro ben disegnato e ben incorniciato, sapientemente illuminato dalla mano di Fabrice Kebour.
Le scenografie comprendevano sia il backstage di questo fantomatico set come contorno ed al centro andavano invece a rappresentare i luoghi deputati alla scena del film in corso di ripresa; la casa di Don Bartolo, appare dapprima nella sua facciata che si affaccia sulla piazza di Siviglia per poi mirabilmente girarsi e portarci all’interno dell’abitazione.

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Una cura molto attenta ai particolari, con una piccola cucina sullo sfondo dotata di tutti gli strumenti e di tutte le suppellettili, un tavolo da salotto stile anni ’60 e una scala interna che porta negli appartamenti privati del proprietario e della sua pupilla.
Talvolta è necessario “gettare la spugna” sull’idea della regia “moderna”, proprio perché nonostante la distanza temporale rispetto al 1816, data della prima rappresentazione “fischi e fiaschi” del Teatro Argentina a Roma, sono stato mirabilmente affascinato, divertito e avvolto da questa visione riadattata, senza provare quel senso di smarrimento, di sconvolgimento e talvolta di rabbia che in altri momenti mi aveva colto proprio in occasione della realizzazione dello stesso capolavoro visto con altre regie "moderne"; un plauso senza sé e senza ma, che sin dal primo ciak iniziale annunciato dal ciacchista - termine ormai riconosciuto ed entrato nel linguaggio cinematografico comune -, ai titoli di coda che si sono snodati su di un video sullo sfondo rappresentante la riva del mare, non è mai venuto meno quel filo conduttore, quella linearità e soprattutto quell’ottimo legame tra le parole e la musica.
Proprio dalla scena alla musica il passo è breve ed anche da questa prospettiva la soddisfazione ha trovato un ottimo consolidamento grazie ad una compagnia di canto veramente di alto livello. Per non fare torto a nessuno nel parlarvi dei “cantori” seguirò l’ordine presente nel libretto di sala.
Il Conte di Almaviva è stato interpretato dal tenore russo Dmitry Korchak che si è imposto scenicamente con gran sicumera, anche grazie al suo abbigliamento un po’ spocchioso su cui facevano spicco grandi occhiali da sole, assieme a tutta la compagnia cantante, sin dalle prime battute dell’opera; una prestazione che è andata in crescendo anche grazie all’idea di proporre l’opera nella sua versione più completa; l’aria Ecco ridente in cielo, ha trovato un’emissione morbida e curata, riuscendo a creare ottime dinamiche di suono soprattutto negli intonati e suadenti 'piano' in acuto; l’impegno e l’ars scenica, sono stati degli ottimi alleati nella sua interpretazione che ha trovato la massima espressione artistica, nel finale con l’esecuzione dell’aria spesso eliminata Cessa di più resistere… Ah il più lieto, il più felice dove è emersa una lodevole tenuta vocale, un’ottima proiezione ed una grandissima capacità di gestione del fiato e delle impervie agilità.
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Avere come interprete di Don Bartolo un cantante del calibro di Bruno De Simone è garanzia di assoluto divertimento e professionalità; veterano dei ruoli da basso buffo, si è mostrato nel pieno della sua maturità artistica quale grande mattatore ed ottimo dominatore del palcoscenico; mai sopra le righe, mai eclatante, ma sempre misurato con la capacità di saper dosare ogni gesto legandolo alla parola scenica, non ha fatto mai mancare quella vis comica e ilare, strappando grandi risate e  guadagnandosi calorosi applausi: mirabile la sua interpretazione dell’aria A un dottor della mia sorte dove, oltre ad un’ottima mimica, ha messo in campo anche una grande capacità di saper dominare le “rognose” semicrome con una scioltezza ed una facilità impressionati, come segno di freschezza vocale, ma soprattutto di una freschezza d’animo, caratteristica che lo accompagna e che traspare anche dalle sue parole in un breve incontro a fine recita.
Annalisa Stroppa, mezzosoprano di origine bresciana, si è saputa far valere come un’ottima Rosina; dotata di un timbro caldo e pastoso, ma al contempo molto fluido e malleabile nelle numerose agilità, ha saputo ben calcare la scena imponendosi come una ideale interprete del ruolo; intelligente nella sua capacità di saper cogliere ed esprimere con attenzione le dinamiche e i vari stati d’animo della pupilla, passando dalle note vezzose di Una voce poco fa, ad accenti più veementi mettendo ovunque in risalto una sicura capacità di affrontare l’impervia scrittura rossiniana densa di melismi e di impegnative agilità.
Il ruolo del barbiere Figaro è stato invece appannaggio del baritono toscano - per la precisione aretino - Mario Cassi; già ascoltato in precedenza nel medesimo ruolo con ottimi risultati, in questa occasione ha dimostrato di essere un interprete che cresce e che ogni volta riesce a trovare un motivo ulteriore per migliorarsi e per dare ancor più valore ad un grande talento vocale e scenico; è dotato di una voce che facilmente sale in acuto e che proprio nelle note più impervie mette in risalto un timbro morbido con una invidiable capacità di legato e di dosaggio del fiato; non arriva mai affannato, perché trova sempre il modo di affrontare lo spartito in maniera pacata, ma al contempo incisiva, suscitando il “gran contento” del pubblico; sa ben imporsi anche da un punto di vista scenico potendo contare su un notevole phisique du rôle ed una grande capacità attoriale, sempre misurata, ma elegante con punte, oserei dire, quasi sciccose.
Da Sofia con furore una voce importante per il ruolo di Don Basilio; il basso Deyan Vatchkov si è distinto grazie ad un’emissione corposa che gli ha permesso di regalarci un personaggio di grande spessore vocale e non di meno di piacevole prestanza scenica; l’esecuzione dell’aria principe del ruolo La calunnia è un venticello, ha sfoggiato nobili acuti e rotonde e piene note gravi che evidenziano una bella uniformità ed omogeneità della voce.
Posso dire con cognizione di causa che una voce come quella di Annunziata Vestri nel ruolo di Berta è sottoutilizzata e ciò avalla ancora di più l’idea che questa cantante sia davvero una grandissima interprete che con intelligenza sa adattarsi anche a ruoli un po’ stretti per le sue corde vocali; immagino questa giovane ragazza abruzzese alle prese con personaggi più pregnanti, ma anche in questo ruolo non è stata da meno sapendo “stare al suo posto”, ma riuscendo ad emergere, dapprima scenicamente nei numerosi interventi che il regista le ha affidato, poi vocalmente dove, con la sua naturale capacità di immedesimarsi nel personaggio, è riuscita a regalarci in Il vecchiotto cerca moglie, un momento di puro divertimento scenico e di godimento per l’udito, in quanto è riuscita a trovare quei giusti accenti e quelle suadenti sonorità che si sono ben armonizzate con il momento e con i sentimenti della non più giovane serva.
Completavano il cast un bravo Gabriele Ribis nel ruolo di Fiorello, come pure è stato encomiabile l’impegno di Fabio Bonavita nel ruolo di Un Ufficiale e un mimo eccezionale già “nomato”in precedenza che è Enzo Iorio quale Ambrogio.
Eccellente come al solito la prova del Coro dell’Opéra di Monte-Carlo diretto dal M° Stefano Visconti che schierato in campo nella sola compagine maschile, si è distinto per precisione, baldanza scenica e capacità concertante con un’ottima riuscita in tutti gli interventi di cui il concertato del finale primo, è stato la punta di eccellenza.

170330_MC_06_BarbiereDiSivigliafacebook

Una riflessione sulla concertazione del M° Corrado Rovaris al quale non posso non attribuire una pregevole capacità di saper legare buca e palcoscenico con un gesto sicuro e preciso; un po’ meno condivisibile la scelta dei tempi e di alcune sonorità; Il barbiere di Siviglia rossiniano è un’opera che sprizza animo, energia, vitalità da tutti i pori e ogni pagina ha sempre quel guizzo che elettrizza e che rende il tutto frizzante e festoso come quando si stappa una bottiglia di champagne; nella lettura del Maestro concertatore è mancata un po’ questa vivacità e questo effetto da bollicine, risultando in alcuni momenti, a partire dalla stessa Sinfonia, poco ricca di energia vitale e con la tendenza all’enfatizzazione di suoni statici e piuttosto invadenti come quegli degli ottoni; un’interpretazione che non condivido appieno, ma del quale non posso, come detto in precedenza, non elogiarne la precisione musicale e il grande rispetto delle voci degli interpreti. Il Teatro mostrava una sala gremita dove anche il più scomodo strapuntino era occupato, e il pubblico ha tributato calorosi ed ampi consensi ad una rappresentazione tra le più belle a cui abbia mai avuto modo di assistere.

Crediti fotografici: Alain Hanel per il Teatro dell’Opéra di Monte-Carlo
Nella miniatura in alto: il regista Adriano Sinivia
Al centro in sequenza: Mario Cassi (Figaro) e Bruno De Simone (Bartolo); Annalisa Stroppa (Rosina); Dmitry Korchak (Almaviva, a destra nella foto); ancora Cassi con la Stroppa
Sotto: Enzo Iorio (Ambrogio) con De Simone e Deyan Vatchkov (Basilio); in fondo: panoramica di Alain Hanel sull'allestimento di Sinivia






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Parliamone
Il Futurismo e le sue propaggini oggi
intervento di Athos Tromboni FREE

170622_Ra_00_VIttoriaSulSole_phSilviaLellRAVENNA - Seguendo fedelmente le indicazioni del programma di sala dovremmo dire che nel Teatro Alighieri abbiamo assistito, mercoledì 21 giugno 2017, alla ricostruzione dell’opera cubofuturista russa  La vittoria sul sole di Velim Chlebnikov (prologo) e Aleksej Kručënych (libretto) con musiche di Michail V. Matjušin. La “ricostruzione” è dovuta ai due registi moscoviti Stats Namin e Andrej Rossinskij mentre la rielaborazione musicale per tastiere elettroniche in scena e percussioni registrate fuori scena è stata curata da Aleksandr Slizunov. Per il resto era tutto originale come nel 1913 quando l’opera, fra risa schiamazzi e proteste del pubblico, andò in scena a San Pietroburgo in prima esecuzione assoluta.
All’inizio della rappresentazione, durata poco più di 70 minuti, mentre i canta-attori si vestivano dei loro costumi variopinti e cubisti, si è presentato in scena il regista Namin, insieme all’interprete,
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VideoCopertina
Maria Perrotta Suona la 111

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Eventi
L'Arena apre il 23 giugno
redatto da Athos Tromboni FREE

170621_Vr_00_Arena2017_DanielOren_phFotoEnneviVERONA - Il Festival lirico 2017 dell'Arena prende il via venerdì 23 giugno con uno dei titoli più amati dal pubblico areniano: Nabucco di Giuseppe Verdi, in programma per dodici serate fino al 26 agosto 2017. Quest’anno è proposto in un nuovo allestimento firmato per regia e costumi da Arnaud Bernard, con le scene di Alessandro Camera. Il trucco
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Classica
Anne-Sophie e Slatkin uragano d'applausi
servizio di Attlia Tartagni FREE

170619_00_Ra_AnneSophieMutter_phSilviaLelliRAVENNA - Gli appuntamenti con le grandi orchestre e i direttori internazionali sono fra gli appuntamenti più seguiti del Ravenna Festival e quello del 15 giugno al Pala De André con l’Orchestre National de Lyon diretta dal M° Leonard Slatkin non ha fatto eccezione. Slatkin è  anche Direttore musicale della Detroit Symphony Orchestra e, in qualità
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Opera dal Centro-Nord
Cenerentola la tradizione non tradizionale
servizio di Simone Tomei FREE

170616_Fi_00_LaCenerentola_phSimoneDonati TerraProjectContrastoFIRENZE - Rossini è sempre Rossini e dopo più di venti anni la sua Cenerentola riapproda al Teatro di Firenze quale titolo inaugurale della Stagione estiva nel cortile di Palazzo Pitti. Un nuovo allestimento volto alla tradizionalità, ma al contempo non tradizionalista, che porta la firma della regista Manu Lalli; un allestimento che vede in campo una
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Eventi
Trieste, cartelloni col grande repertorio
redatto da Rossana Poletti FREE

170614_Ts_00_EzioBossoTRIESTE - «Il titolo della prossima stagione lirica “Sulle ali della passione” è la prosecuzione dei sogni che avevamo voluto sviluppare l’anno scorso. Abbiamo migliorato l’affluenza del pubblico con un più 15%, abbiamo dato al teatro maggior visibilità che ci ha portato nuovi sostenitori e sponsor. Nel futuro dobbiamo se possibile fare meglio». Con
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Opera dal Nord-Est
Tosca ha chiuso la stagione del Verdi
servizio di Rossana Poletti FREE

170600_Ts_00_Tosca_SvetlaVassileva_phFabioParenzanTRIESTE, Teatro Verdi - Una scenografia imponente, grandi colonnati scuri, altari e una tela su cui il maestro sta lavorando. Un velo permette di far scorrere davanti alla scena immagini di un film in cui si srotola la storia di Floria Tosca e Mario Cavaradossi. Perfetto solo per chi lo vede dal centro della platea, meno godibile per palchi e gallerie
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Ballo and Bello
Dubois apogeo del paradosso
servizio di Athos Tromboni FREE

170609_Ra_00_MemoiresSeigneur_RemiRichaudRAVENNA - Il pluripremiato Olivier Dubois ha portato al festival ravennate, l'8 giugno 2017, il suo più recente spettacolo di danza, Les mémoires d'un Seigneur, riscuotendo un caloroso successo. Dato per scontato che fra il pubblico c'erano comunque i "tifosi" dei 40 danzatori non professionisti selezionati a Ravenna, danzatori coinvolti dal coreografo
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Eventi
Danza 2017-18 al Comunale Abbado
servizio di Athos Tromboni FREE

170609_Fe_00_Danza_FrancescaPenniniFERRARA - La parte del leone, nel cartellone di danza 2017-18 del Teatro Comunale Claudio Abbado, la farà la compagnia residente, il CollettivO CineticO creato e diretto dalla danzatrice e coreografa Francesca Pennini. La presentazione della stagione, oggi 9 giugno 2017, è stata fatta nella ex caffetteria del Castello Estense, essendo il Teatro Comunale
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Vocale
Controcanti da San Marco a Sant'Apolinare
servizio di Attilia Tartagni FREE

170606_Ra_00_ControcantiSantApolinareInClasse_AntonioGrecoRAVENNA - Un concerto raffinato ed emozionante sulla scia della “musica dello spazio” nata a Venezia nel Cinquecento, quando nella Basilica di San Marco fu sperimentata la meraviglia dei suoni diversamente distribuiti da Andrea Gabrieli e da suo nipote Giovanni, probabilmente sugli echi arrivati dal Nord sulle rotte del commercio: questo ci ha
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Echi dal Territorio
Cartoline da La bohčme e poi...
servizio di Simone Tomei FREE

170604_Lu_00_CartolinePucciniane_AnnalisaDAgostoLUCCA - Caro Giacomo, anche quest’anno la tua Lucca ti invia una memoria, una cartolina, anzi ben cinque te ne arriveranno per suggellare ancor di più il legame e la riconoscenza che il “tuo” popolo e la “tua” città hanno nei tuoi confronti. Siamo al primo di giugno e alle ore 18 si è tenuto il primo appuntamento estivo con le Cartoline pucciniane: selezioni
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Diario
Junun, Scipione e il Summer Storm
Athos Tromboni FREE

170603_Ra_00_Junun_JonnyGreenwoodRAVENNA - Cos'è Junun? Junun è una parola urdu che designa la follia; una follia, però, che ha il retrogusto dell'amore, uno stato d'animo ambivalente e inafferrabile che appartiene alla sensibilità orientale. Junun  è un'odissea musicale sulla rotta che porta nel cuore dell'India ... Junun è un progetto firmato dal chitarrista dei Radiohead, Jonny
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Libri in Redazione
Un libro poco mito tante veritā
servizio di Massimo Crispi, tenore FREE

170602_Libri_00_RobinHendrixRobin Hendrix
How to sing like the great singers, 2016
(Cantare come i grandi cantanti) www.robinhendrix.com
Questa è la sfida della cantante e insegnante di canto Robin Hendrix nel suo libro, in inglese, sull’apprendimento del
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Diario
Tosti e D'Annunzio fra parole e musica
Simone Tomei FREE

170601_TostiEDAnnunzio_00_CastelnuovoGarfagnana_EmmaMartelliniCASTELNUOVO GARFAGNANA (LU) - Caro diario, ho aspettato qualche giorno prima di scrivere sulle tue pagine qualche impressione in merito all’iniziativa che ho fortemente voluto all’interno di questo mio percorso scolastico come insegnante di potenziamento all’ISI Barga; con la mia garbata sfrontatezza un mattino di fine febbraio chiesi appuntamento
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Libri in Redazione
Un catalogo che non č quello di Leporello
recensione di Athos Tromboni FREE

170530_Ra_00_CatalogoRavennaFestival_AleksejKrucenychRAVENNA FESTIVAL
25 maggio - 22 luglio 2017
Il rumore del tempo - euro 30
Come per le edizioni precedenti, anche questa tornata del Ravenna Festival affianca al nutrito calendario di spettacoli un catalogo della rassegna che assume il titolo della rassegna stessa: Il rumore del tempo. Si tratta di un ricco contributo saggistico,
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Classica
Gerstein e la seconda versione del primo
servizio di Athos Tromboni FREE

170529_Ra_00_MunichPhilharmonicOrchestra_KirillGerstein_phSashaGusovRAVENNA - Quando si pensa al Concerto n.1 in Si bemolle maggiore Op.23 per pianoforte e orchestra di Petr Il'ic Chajkovskij si ha presente la magniloquenza dell'attacco pianistico, dopo poche battute dell'orchestra, e quel procedere del dialogo fra lo strumento solista e il tutti (primo tema) che sembra una marcia trionfale verso la bellezza.
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Opera dalle Isole
Werther un ammalato d'amore
servizio di Salvatore Aiello FREE

170528_Pa_00_Werther_GiorgiaGuerra_phRosellinaGarboPALERMO - A conclusione della prima parte della Stagione del Massimo è approdato Werther  nell’insolita idea registica di Giorgia Guerra animata dalla voglia di  rappresentare, con un tentativo di attualizzazione, l’amore impossibile,  come in un vecchio film degli anni ’50 e con superflui spettatori-mimi nel parterre della sala intenti ad aspettare
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Eventi
Presentata la stagione del Giglio
redatto da Simone Tomei FREE

170528_Lu_00_TeatroDelGiglio2017-18_LucreziaLanteDellaRovereLUCCA - L’incontro di Mercoledi 24 maggio 2017 del ridotto del Teatro del Giglio è stato l’inizio di un percorso nuovo che mette in evidenza alcune novità di una stagione 2017/2018 molto interessante e molto viva per il Teatro lucchese. Prima però di illustrare i contenuti della nuova stagione, è stato fatto un richiamo alla stagione precedente, che  ha
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Soci Uncalm
Storia e progetti del Conservatorio Paganini
servizio di Giuseppe Isoleri FREE

170528_Ge_00_50AnniDelConservatorioPaganini_MarcoGuidariniGENOVA - Il Conservatorio “Niccolò Paganini” festeggia in questi mesi i cinquant’anni di statizzazione. La sua storia, in realtà, è assai più lunga. L’Istituto nacque, infatti, nel 1829, come “Scuola Gratuita di Canto” per fornire coristi (e poi strumentisti) al neonato Teatro Carlo Felice inaugurato nel 1828. Fra i suoi primissimi allievi si ricorda
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Eventi
Occhi puntati su Ravenna Festival
servizio di Attilia Tartagni FREE

170524_Ra_00_MarcoMartinelli_phAlessandraDragoni.RAVENNA - Sono diversi gli appuntamenti ripetuti giornalmente della  XXVIII° edizione del  Ravenna Festival che si apre di fatto il 28 maggio 2017 ma che anticipa alcuni appuntamenti destinati ai giovani e alle scuole. Anche per questa edizione il Ravenna Festival conferma la sua natura plurilinguistica: mostre fotografiche, pittoriche, documentali
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Prosa
Ferrara presenta la nuova Stagione di Prosa
servizio di Athos Tromboni FREE

170524_Fe_00_Prosa_MariaPaiatoFERRARA - È stata presentata oggi la stagione di prosa 2017/18 del Teatro Comunale Claudio Abbado, dieci titoli "più uno". Alla conferenza stampa sono intervenuti Roberta Ziosi (presidente del teatro), Marino Pedroni (direttore artistico), Massimo Maisto (vicesindaco e assessore alla Cultura) e Horacio Czertok del Teatro Nucleo, regista,
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Dvd in Redazione
Il Padre Nostro inciso da Benedetta Kim
recensione di Athos Tromboni FREE

170524_Dvd_00_PadreNostro-BenedettaKimBenedetta Kim - Padre Nostro
dal Musical "Il Primo Papa"
musica di Tony Labriola e Stefano Govoni
E' uscita la versione coreana, per la voce del soprano Benedetta Kim, (qui in veste anche di autrice), del "Padre Nostro" dal musical "Il Primo Papa", spettacolo di straordinaria bellezza che racconta la storia
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Opera dal Nord-Ovest
Maria Stuarda vista da un basso buffo
servizio di Simone Tomei FREE

170523_Ge_00_MariaSturada_DesireeRancatore_phMarcelloOrselliGENOVA - Il Teatro Carlo Felice ed il melodramma Maria Stuarda di Gaetano Donizetti non potevano mancare alla mia visione che proprio nel week end del 20 e 21 maggio 2017 ha visto il compimento della Trilogia delle “Regine donizettiane” ad opera di una team affiatato e vincente; Alfonso Antoniozzi regista, Monica Manganelli scenografa,
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Vocale
Lā dove la Filosofia scopre il Lied
servizio di Athos Tromboni FREE

170522_Fe_00_VivaLaMusicaViva_ChiaraBaroniFERRARA - Secondo appuntamento di «Viva la Musica Viva», domenica 21 maggio 2017 nel Ridotto del Teatro Comunale Claudio Abbado, con il concerto di Maria Giovanna Michelini (soprano), Giovanni Polo (clarinetto) e Debora Villani (pianoforte); la rassegna - organizzata dall'Associazione Bal'danza in collaborazione con l'Orchestra
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Personaggi
Pertusi il cantante, l'interprete, il maestro
intervista di Simone Tomei FREE

170518_00_MichelePertusiPARMA - Ho incontrato Michele Pertusi a Parma, dove ero andato per uno spettacolo musicale a cui ho in parte collaborato. Quale migliore occasione per un'intervista a uno degli artisti più apprezzati della scena lirica mondiale? Pertusi, infatti, ha un curriculum impressionante, sia per quantità che per qualità delle sue collaborazioni con teatri
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Vocale
Se uno Stabat č specchio della vita...
servizio di Simone Tomei FREE

170515_Pr_00_StabatMater-Rossini_MicheleMariotti_phLucaTrascinelliPARMA - Le parole di Jacopone da Todi sono state oggetto di interesse di una miriade di musicisti ed ognuno a modo proprio ha reso omaggio a questo testo con la sua sensibilità, con il suo stato d’animo e con la sua idea di legame con la spiritualità e con l’infinito; lo Stabat Mater è diventato quindi un testo ricorrente nell’alveo delle
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Vocale
Poco emozionante il Mahler di Ferro
servizio di Salvatore Aiello FREE

170516_Pa_00_ConcertoMahler_GustavPALERMO - Vivo successo per la serata celebrativa del doppio anniversario: ricorrono in questo 2017, i 120 anni dell’inaugurazione del Teatro Massimo di Palermo e i venti dalla sua riapertura avvenuta il 12 maggio 1997, dopo un ventennio di vergognosa chiusura le cui responsabilità e motivazioni, a tuttora, non sono del tutto chiare.
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Echi dal Territorio
Tafelmusik non solo per Bal'danza
servizio di Athos Tromboni FREE

170507_Fe_00_VivaLaMusicaViva_BorasioPierGiorgioFERRARA - La città arreda ogni giorno la vetrina degli eventi culturali con uno, due, a volte tre concerti di musica classica, o recital lirici, o jazz, o pop-rock d'autore. Non c'è che l'imbarazzo della scelta, per i musicofili estensi. Domenica 7 maggio 2017 ha preso avvio la seconda edizione di «Viva La Musica Viva» nel Ridotto del Teatro Comunale
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Opera dal Nord-Est
La Kubas-Kruk promossa Sonnambula
servizio di Rossana Poletti FREE

170508_Ts_00_LaSonnambula_GuillermoGarciaCalvo_phFabioParenzanTRIESTE, Teatro Verdi -  Siamo in un ipotetico villaggio della Svizzera o in uno dei viaggi di Gulliver? La domanda si pone dal momento in cui nella Sonnambula di Vincenzo Bellini, in scena al Teatro Verdi di Trieste, la rappresentazione si svolge prima in una stanza di mobili giganti in cui i protagonisti sono lillipuziani, appunto come nella storia
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Classica
Tonali Tour Italia un tripudio
servizio di Athos Tromboni FREE

170506_Fe_00_TonaliOnTour_NicolaBruzzoFERRARA - Il Teatro Comunale Claudio Abbado ha accolto venerdì 5 maggio 2017 la tappa italiana di «Tonali Tour Italia»: Tonali è un progetto internazionale nato ad Amburgo nel 2010 per avvicinare le nuove generazioni alla musica classica e da camera. Un esperimento di successo basato sul coinvolgimento attivo dei giovani nell’organizzazione
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Opera dal Nord-Ovest
Una memorabile ŦGazza ladraŧ alla Scala
servizio di Francesco Lora FREE

170504_Mi_00_LaGazzaLadra_GabrieleSalvatoresMILANO – La direzione musicale di Riccardo Chailly al Teatro alla Scala non intende, dichiaratamente, monopolizzare il progetto artistico e il cartellone stagionale: dal suo insediamento nel 2015 a oggi, il concertatore milanese ha riservato per sé un congruo numero di concerti, che garantiscono presenza continuativa lungo l’anno, ma due
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Echi dal Territorio
Duo Bottasso con l'organetto diatonico
servizio di Paolo Padoan FREE

170503_Chioggia_00_DuoBottassoCHIOGGIA (VE) - Dopo gli squilli degli ottoni veronesi, domenica 30 aprile, gli amici della Gioventù Musicale Italiana di Chioggia hanno potuto ammirare ed ascoltare i suoni e le acrobazie di un organetto diatonico (cioè capace di passare da un tono all’altro) assieme agli intriganti interventi d’un violino rocambolesco nel corso d’un
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Opera dal Centro-Sud
Eccellenze femminili nella Carmen
servizio di Simone Tomei FREE

170430_Sa_00_Carmen_FrancecoPioGalassoVeronicaSimeoniSALERNO - Quando penso alla Carmen di Georges Bizet mi frullano nella testa molte suggestioni e la mia mente si affolla di pensieri legati ad aspetti musicali, ma non solo; durante il mio viaggio a Salerno del 28 aprile 2017 per assistere all’inaugurazione della stagione lirica del Teatro Verdi, ho letto qua e là alcune suggestioni e quella che
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Classica
Saccon e Di Ilio nel nome di Příhoda
servizio di Athos Tromboni FREE

170430_Fe_00_ConcertoPrihoda_SacconChristianJosephFERRARA - Il Comitato per i Grandi Maestri presieduto da Gianluca La Villa ha presentato nella rassegna cameristica "Agenda Ridotto" del Teatro Comunale Claudio Abbado di Ferrara il secondo appuntamento del ciclo «Concerti dei grandi Maestri»: sabato 29 aprile 2017 sono tornati a Ferrara il violinista Christian Joseph Saccon e il pianista Luigi Di Ilio,
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Echi dal Territorio
Un Barbiere per i ragazzi
servizio di Attilia Tartagni FREE

170429_Ra_00_BarbiereSiviglia_DanieleCarniniRAVENNA - Con Il barbiere di Siviglia di Gioachino Rossini si è concluso il calendario degli eventi “A scuola in teatro”, programma organizzato da Ravenna Manifestazioni per gli allievi delle scuole grazie al quale il Teatro Alighieri si popola ogni anno di bambini e giovanissimi, dalle primarie alle superiori.  Il barbiere di Siviglia è l’opera più popolare
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Opera dal Centro-Nord
Cavalleria Rusticana originalissima
servizio di Edoardo Farina FREE

170427_Cesena_00_CavalleriaRusticana_RaffaellaBattistiniCESENA - Preceduta da una interessante conferenza stampa presso il foyer del Teatro alla presenza del direttore Franco Pollini, l’Assessore alla cultura Christian Castorri e il soprano Raffaella Battistini, protagonista principale dell’opera in cartellone, più diversi giornalisti delle testate locali tra cui Claudia Rocchi, Piero Pasini,  Raffaella Candoli
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Diario
Un mattutino Crepuscolo romantico
Simone Tomei FREE

170427_Pr_00_ConcertoTosti_FrancescoLanzillotta_phLucaPezzaniPARMA - Francesco: Ad aprile farò un concerto assieme all'Ensemble della Fondazione Toscanini di Parma con musiche di Francesco Paolo Tosti su liriche di Gabriele d'Annunzio e forse qualche Lieder di Mahler.
Simone: Ma dai!... io sono un culture, un amante ed un divulgatore di Tosti.
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Opera dall Estero
Trovatore col gusto dell'horror
servizio di Simone Tomei FREE

170426_MonteCarlo_00_IlTrovatore_FrancescoMeliMONTE-CARLO - In questi ultimi mesi, mi sono già confrontato con il secondo titolo della cosiddetta “Triologia popolare” del buon Beppino di Roncole di Busseto, intendo Giuseppe Verdi (e intendo la sua opera II trovatore) ma forse per strane coincidenze lunari, posso dire che la fortuna non ha completamente arriso alle mie visioni. La triste sorte è
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Soci Uncalm
Stabat Mater con coro femminile
servizio di Simone Tomei FREE

170426_Lu_00_StabatMater_SilvanoPierucciniLUCCA - Sant’Agostino diceva che Cantare è pregare due volte; la Settimana Santa in terra lucchese mi ha visto invitato da parte dell’Associazione Animando, all’esecuzione dello Stabat Mater di Giovanni Battista Pergolesi, nella chiesa di San Michele in Foro, proprio nel giorno che la liturgia cattolica dedica al silenzio ed alla riflessione dei
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Diario
Don Carlo, da Parma con furore
Simone Tomei FREE

170424_Ge_00_DonCarlo_AquilesMachado_phOrselliGENOVA - Al Teatro Carlo Felice, dal Festival Verdi di Parma... con furore! Ho avuto modo di poter assistere nuovamente alla produzione del Don Carlo di Giuseppe Verdi nel medesimo allestimento già recensito in occasione del mese verdiano nella città che ha dato i natali al compositore; in questa incursione genovese darò conto quindi solamente
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Echi dal Territorio
Quintetto d'ottoni e Quartetto con tenore
FREE

170424_Chioggia_00_LorenzoRigoCHIOGGIA (VE) - Inizio “trionfale”, domenica 23 prile 2017, all’Auditorium, della 43° Stagione concertistica organizzata dalla sezione chioggiotta della Gioventù Musicale Italiana. Trionfale non soltanto per l’esecuzione, per ben due volte, della celeberrima marcia del secondo atto dell’opera Aida di Giuseppe Verdi, ma anche per l’eccellenza dello
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Opera dall Estero
L'Italiana in Algeri, da 30 anni a Vienna
servizio di Francesco Lora FREE

170422_Wien_00_LItalianaInAlgeri_GRITSKOVAVIENNA – Alla Staatsoper di Vienna L’Italiana in Algeri di Rossini è arrivata tardi, non prima del 1987, fatta sbarcare da Claudio Abbado onde rinnovare il repertorio italiano. In quell’occasione il massimo teatro austriaco acquisì un duplicato – tra altri sparsi nel mondo, per esempio al Metropolitan di New York e all’Opéra di Parigi – del più
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Vocale
Concerto Köln tra Vivaldi e Pergolesi
servizio di Athos Tromboni FREE

170421_Fe_00_ConcertoKoln_CarlosMena_phEnekoEspinoFERRARA - Si è conclusa con il concerto dell'orchestra di Colonia (Nord-Reno, Westfalia - Germania) nel Teatro Comunale Claudio Abbado la settimana che Ferrara Musica ha dedicato agli Stabat Mater nella circostanza della Pasqua. In particolare il concerto di giovedì 20 aprile 2017 ha proposto un'incursione affascinante nella musica sacra del
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Echi dal Territorio
Stabat panem nostrum. No
servizio di Athos Tromboni FREE

170415_Fe_00_IlSuonarParlante-VittorioGhielmi_phMarcoCaselliNirmalFERRARA - Giorni intorno a Pasqua, tempo di Stabat Mater. Lo hanno spiegato George Edelman, direttore artistico di Ferrara Musica, e Monica Pavani, responsabile delle attività culturali e relazioni esterne di Ferrara Off, la sera di venerdì santo sul palcoscenco del Teatro Comunale Claudio Abbado, quando la presenza del gruppo di musica antica
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Vocale
Lo Stabat Mater che affratella
servizio di Attilia Tartagni FREE

170414_Ra_00_OlmiPaolo.JPGRAVENNA - «J’etais né pour l’Opera Buffa» diceva di sé Gioachino Rossini, ma lo Stabat Mater ci racconta un’altra verità del prolifico compositore pesarese con padre originario di Lugo di Romagna, che rappresentò per la prima volta quest’opera nel 1842 dopo averci lavorato per anni. La sua attività di operista era conclusa e forse lo spaventava
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Ballo and Bello
I Momix e la forza di gravitā
servizio di Athos Tromboni FREE

170413_Fe_00_MomixFERRARA - Suggestionare e meravigliare: questo il "Verbo" dei Momix che hanno chiuso con successo  di pubblico strabocchevole, mercoledì 12 aprile 2017 (replica la sera successiva), la stagione di danza del Teatro Comunale Claudio Abbado. L'affluenza al teatro era dovuta per la maggior parte ai non abbonati e possessori del biglietto
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Vocale
Membra Jesu Nostri in Santo Spirito
servizio di Athos Tromboni FREE

170412_Fe_00_DegasperiMassimilianoFERRARA - Ottima affluenza di pubblico per il concerto di Pasqua nella chiesa di Santo Spirito di Via Montebello, dove prosegue la fase di consolidamento statico dopo il sisma del maggio 2012: martedì 11 aprile 2017 i numerosi spettatori hanno consentito, pagando il bigliertto d'ingresso di 10 euro, di aggiungere una quota non
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Pagina Aperta
La voce che crea l'emozione
servizio di Simone Tomei FREE

170411_Ge_00_Verdi-MessaDaRequiem_FrancoSebastianiGENOVA - In occasione dell’inizio della Settimana Santa quale momento culminante dell’anno liturgico cattolico, non è difficile imbattersi nell’esecuzione di concerti di Musica Sacra che si legano agli eventi religiosi più o meno propri del tempo pasquale. Non mi capitava da qualche anno di ascoltare dal vivo la Messa da Requiem di Giuseppe
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Classica
Melnikov e Currentzis non fanno primavera
servizio di Athos Tromboni FREE

170411_Fe_00_AlexanderMelnikov-TeodorCurrentzis_phMarcoCaselliNirmalFERRARA - Un colpo al cerchio e uno alla botte. Così riassumiamo con metafora il giudizio sulla prestazione di Teodor Currentzis a capo della sua orchestra MusicAeterna (stessa denominazione del coro da lui fondato nel 2011 a Perm, Russia) per il concerto che lo ha visto quest'anno salire sul podio per la seconda volta in pochi giorni nel Teatro Abbado per
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Opera dall Estero
Tézier a Vienna, Werther č baritono
servizio di Francesco Lora FREE

170408_Vienna_00_Werther_LudovicTezierVIENNA, 3 aprile 2017 - Reciproca ammirazione legò il baritono Mattia Battistini e il compositore Jules Massenet. Quando l’uno propose di “puntare” al proprio registro la parte titolare e tenorile del Werther, l’altro stette al gioco e lo dotò di una nuova versione: il cantante la inaugurò nel 1901 a Varsavia e la conservò poi in repertorio,
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Opera dal Nord-Est
Il Register e la Oakes portentosi
servizio di Rossana Poletti FREE

170408_Ts_00_TristanUndIsolde_ChristoferFranklinTRIESTE, Teatro Verdi - Un successo straordinario corona il nuovo allestimento della Fondazione Teatro lirico Giuseppe Verdi di Trieste: Tristan und Isolde di Richard Wagner in lingua originale. Nessuna nota stonata, nessuna cosa fuori posto, niente interviene a disturbare quel lungo, fragoroso, esaustivo applauso che accompagna la fine
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Ballo and Bello
Quello che Cuello ci ha dato
servizio di Annarosa Gessi FREE

170403_Fe_00_IlTangoDiLeonardoCuelloFERRARA - Quando sono arrivata all'ingresso del Teatro Abbado, domenica 2 aprile 2017, per la replica dello spettacolo di tango argentino di Leonardo Cuello, avevo già sentito i commenti di chi era andato la sera prima: un successo, successone anzi, con il teatro pieno esaurito. Anche per la replica c'era il pienone. A Ferrara i tangueri sono
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Opera dalle Isole
Una Tosca esagitata
servizio di Salvatore Aiello FREE

170403_Pa_00_Tosca_FiorenzaCedolinsPALERMO - Dopo La Traviata di Verdi continua la stagione del Massimo con un titolo strepitosamente amato quale Tosca di Giacomo Puccini, che in attesa di affermarsi sulle scene giapponesi è approdata sulla nostra ribalta solo per due recite nello stesso allestimento di tre anni fa; ancora una volta Teatro esaurito. Ci attendevano le restaurate sontuose
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Operetta and Musical
Operetta che passione!
servizio di Edoardo Farina FREE

170401_Fe_00_OperettaChePassione_ElenaDAngeloFERRARA - La programmazione invernale 2016/17 del Teatro Nuovo, edificio capolavoro dello stile  liberty del secolo scorso, è oramai quasi terminata  avendo visto in agenda  diversi  intrattenimenti volti per lo più al musical, al cabaret o alla musica moderna. Curati dal direttore artistico Cinzia Bonafede, nell’esporre la conferenza stampa
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Operetta and Musical
L'allegra Vedova della Crippa
servizio di Rossana Poletti FREE

170402_Ts_00_LAllegraVedova_MaddalenaCrippaTRIESTE - Un po’ Marlene Dietrich, un po’ Thérésa e Suzanne Lagier dei cafè-chantant parigini di fine Ottocento, con questa impronta attoriale Maddalena Crippa propone la figura di Hanna Glavari e del conte Danilo Danilowitsch. A tratti la erre francese si intervalla con il cipiglio duro della pronuncia tedesca ed è un passaggio veloce, senza
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Opera dalle Isole
La Traviata Belle Epoque
servizio di Salvatore Aiello FREE

170331_Pa_00_LaTraviata_FrancescoIvanCiampaPALERMO - La stagione del Teatro Massimo ha visto il ritorno di La Traviata di Giuseppe Verdi, opera plebiscitariamente amata dal pubblico  che ha affollato le recite; tutto esaurito infatti per un’edizione che nasceva sotto buoni auspici, una produzione del Teatro, in partenza a breve per il Giappone, che ha ancora  acclarato il valore delle maestranze
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Vocale
Teodor Currentzis croce e delizia
servizio di Athos Tromboni FREE

170331_Fe_00_MusicaEterna-TeodorCurrentzisFERRARA - Teodor Currentzis croce e delizia. Il direttore d'orchestra greco, naturalizzato russo, aveva già fatto la sua comparsa nella città estense alla guida della Mahler Chamber Orchestra, nell'aprile 2015, ospite sempre di Ferrara Musica, dove diresse fra l'altro la Prima Sinfonia di Dmitrij Shostakovic, quella in Fa minore, generando in tale
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Opera dall Estero
Che bel Barbiere moderno...
servizio di Simone Tomei FREE

170330_MC_00_BarbiereDiSiviglia_AdrianoSiniviaMONTE-CARLO - Ciak si gira; atto primo, scena prima, azione!... Sembra di essere sul set di un film, ma in realtà siamo sul palcoscenico del Teatro monegasco guardando e ascoltando la seconda rappresentazione di Il barbiere di Siviglia di Gioachino Rossini quale penultimo titolo della stagione invernale 2016-2017; stagione intensa e fortunata che
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Pianoforte
Bel concerto di Paola Tagliani
servizio di Giodano Tunioli FREE

170326_Fe_00_PaolaTaglianiFERRARA - Dobbiamo essere grati a Paola Tagliani, acclamata pianista, per averci proposto un programma su cui riflettere, sabato 25 marzo 2017, nel Ridotto del Teatro Comunale Claudio Abbado: Brahms e Schubert gli autori proposti. Johannes Brahms (1833-1897) - come Liszt e pochi altri - è compositore temuto dai pianisti, sia per la
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Dischi in Redazione
Wanda Luzzato riscoperta
servizio di Gianluca La Villa FREE

170322_Buda_00_WandaLuzzato.JPGBUDAPEST - Due recenti collezioni di CD, una edita dalla tedesca Meloclassics, l'altra da Rhine Classics di Taiwan, hanno riportato alla luce le esecuzioni di una tra le maggiori soliste di violino del secolo scorso, Wanda Luzzato, quasi totalmente dimenticata in Italia, suo paese natale. Nata nel 1919 a Varese, allieva di Alberto
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Ballo and Bello
Bravi e giovani i ballerini della Scala
servizio di Annarosa Gessi FREE

170324_Fe_00_Accademia_FredericOlivieri_FERRARA - Faceva tenerezza e commozione vedere l'altra sera a teatro i giovani ballerini e le giovani ballerine dell'Accademia del Teatro alla Scala. Era uno spettacolo di danza classica inserito nel calendario della stagione 2016/17 del Teatro Comunale Claudio Abbado e il maestro di ballo dei giovani talenti della Scala, Frédéric Olivieri, ha
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Opera dal Nord-Ovest
Meistersinger alla Scala, Wagner all'italiana
servizio di Francesco Lora FREE

170324_Mi_00_DieMeistersingerVonNurnberg_HarryKupferMILANO – Il Premio Abbiati per il miglior spettacolo è appena stato attribuito al Rosenkavalier rappresentato lo scorso anno al Teatro alla Scala: direzione di Zubin Mehta, regìa di Harry Kupfer, scene di Hans Schavernoch, costumi di Yan Tax e luci di Jürgen Hoffmann. In questo stesso momento Kupfer e i medesimi collaboratori sono di nuovo
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Opera dal Centro-Nord
Manon Lescaut non infiamma
servizio di Mario Del Fante FREE

170321_Pi_00_ManonLescaut_AlbertoVeronesiPISA - Nel 1893 Giacomo Puccini non è ancora  “qualcuno”. Aveva visto rappresentate due sue opere : Le Villi al Teatro Dal Verme di Milano nel 1884 accolta molto favorevolmente anche dalla critica: “Frasi che toccano il cuore perché dal cuore devono essere uscite ed anche la fattura delle più eleganti, delle più riuscite”; seguita da Edgar alla
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Pianoforte
Le Goldberg della Rana
servizio di Athos Tromboni FREE

170321_Fe_00_BeatriceRana_phMarieStaggatFERRARA - Difficile rinunciare a una serata dove le Variazioni Goldberg di Johann Sebastian Bach sono lì che ci aspettano. Facendo rapida  mente locale al "già conosciuto" che la memoria può spolverare, più come emozione che come letteratura in sé, si possono enunciare le incisioni di Glenn Gould quale esecuzione di riferimento imprescindibile
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Concorsi e Premi
A Bagnara non solo lirica
servizio di Attilia Tartagni FREE

170321_Bagnara_00_ConcertoLirico_AnnaLolliBAGNARA (RA) - C’è luogo in Romagna dove assistere a un concerto lirico lascia un retrogusto speciale, a mezza strada tra l’incontro conviviale e l’evento degno di un grande teatro: è l’Auditorium della Chiesa Arcipretale di San Giovanni Battista e Sant’Andrea Apostolo a Bagnara di Romagna; quel luogo è conosciuto a livello nazionale come
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