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Pubblicato il 09 Marzo 2017
L'opera pių rimaneggiata di Richard Wagner accolta con successo dal pubblico monegasco
Tannhäuser ecco l'edizione parigina servizio di Simone Tomei

170309_MonteCarlo__00_Tannhauser_JoseCura_phAlainHanelMONTE CARLO - Prosegue con successo la stagione monegascaca 2016-2017 che “nel mezzo del cammin” sfodera un titolo altisonante in una versione mai eseguita in tempi moderni: si tratta del Tannhäuser di Richard Wagner nell’edizione parigina debitamente tradotta dal tedesco risalente al 1861 ed eseguita proprio nel Teatro dell’Opera di Parigi su commissione di Napoleone III sollecitato dall’influenza della principessa Metternich, moglie dell’ambasciatore austriaco e grande protettrice del compositore.
Un’opera che nel pensiero dello stesso Wagner non è mai stata portata a compimento; un travaglio che questo componimento mostra con piena evidenza, anche nella vicenda delle sue trasformazioni; già a Dresda, nella ripresa del 1847, Wagner modificò il finale per aumentarne la presa teatrale e scenica; nel 1860-61 (la versione cui ho assistito) per l'allestimento a Parigi, Wagner riscrisse quasi del tutto le prime due scene e ritoccò alcuni episodi della disfida dei cantori; e nel 1883, poco prima della morte, Wagner confidava alla moglie Cosima Liszt l’intenzione di revisionare una volta per tutte Tannhäuser, forse la sua creatura artistica più amata, certo una tra quelle che lo impegnò maggiormente; «Sono ancora debitore al mondo del suo Tannhäuser» si legge dalle cronache della vita del compositore; ogni volta che Wagner rimetteva mano al suo lavoro, ritoccava, rifaceva e trasformava; ma il Tannhäuser è un caso limite di ricerca teatrale, di coscienza poetica in via di definizione a contatto con problemi di equilibrio immanenti già nella primitiva concezione dell’opera.
Se la critica del tempo non fu benevola né a Dresda, né a Parigi, giova sottolineare il fatto che proprio nella capitale francese ebbe l’onore di avere tra il pubblico uno spettatore d’eccezione Charles Baudelaire che proprio in quell’occasione scrisse: «Il Tannhäuser rappresenta la lotta dei due princìpi che hanno scelto il cuore umano come principale campo di battaglia, ossia la carne contro lo spirito, l’inferno contro il cielo, Satana contro Dio.»
L’autore di Les Fleurs du mal paragona l’effetto della musica wagneriana, “ardente e dispotica”, alle immaginazioni indotte dall’oppio, come se fossero dipinte nelle tenebre in uno stato di rêverie.
In relazione ai drammi del compositore tedesco, che ben si sposa anche con questo titolo, mi piace sottolineare un pensiero generale del filosofo Theodor W. Adorno che così si esprime: «I racconti wagneriani impongono l’arresto dell’azione come processo vitale della società. Essi si fanno immobili per scortarla nel regno della morte, archetipo della  musica wagneriana
Per lo studioso tedesco, Tannhäuser presenta anche un particolare significato filosofico, come meditazione occulta sul tempo e sull’eternità. Infatti, anche nella partitura orchestrale si avverte una mancanza di progressione armonica che vuol simboleggiare uno stato di immobilità temporale. Lo stesso protagonista,Tannhäuser, canta nel Venusberg: Die Zeit, die hier ich verweil’, ich kann sie nicht ermessen ("Il tempo che io ho qui passato, non so misurarlo").
Questa immobilità è stata ben traslata scenicamente a Monte Carlo dall’idea del regista Jean Louis Grinda che ha cercato con pochi elementi scenici, confezionati da Laurent Castaingt, di ricreare tutte le ambientazioni: un piano ovale inclinato che rimarrà fisso per tutti e quattro gli atti, una cupola che racchiude lo spazio del palcoscenico.

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E il susseguirsi di proiezioni ben fatte - ad opera di Gabrile Grinda con montaggio ed effetti speciali di Jérôme Noguera - nonché dei piacevoli costumi curati da Jorge Jara.
Una struttura che tendenzialmente è statica, e trova solo nel gioco dei video la movimentazione necessaria a farci passare dal lussurioso Venusberg al più solare Wartburg. In questo capolavoro entrano in gioco due filoni narrativi: la tenzone dei cantori sulla Wartburg, testo risalente alla metà circa del secolo XIII, raccolto nelle saghe dei fratelli Grimm e utilizzato anche da Hoffmann nei Fratelli di Serapione, e la leggenda di Tannhäuser, tramandata in varie raccolte di poesia popolare, fra cui il celebre Corno magico del fanciullo di Arnim e Brentano (essa pure sfruttata nella produzione letteraria più vicina a Wagner, da Tieck, Uhland e Heine); a questi due elementi, Wagner aggiunge poi un terzo e decisivo fattore, frutto peculiare del suo universo creativo: il tema della redenzione d'amore dopo il peccato sensuale, dopo la devastazione dell'amore colpevole; il peccato di Tannhäuser sontuosamente presente nella grotta di Venere; peccato che può essere redento solo con il sacrificio di Elisabeth che non è donna da amare, ma una sorta di formula magica, un segno di croce che decide la sua sorte; al contempo anche per Elisabeth, Tannhauser non è un uomo da amare, ma un'anima da salvare, una idea cui consacrarsi, fino ad allontanare da sé la condizione stessa dell’amore, cioè la vita.

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Nella visione di Grinda qualche idea ardita che sembra andare oltre il pensiero wangeriano non è mancata; proprio il rapporto tra Tannhäuser ed Elisabeth viene in qualche modo contraddetto dal suicidio di lei davanti allo stesso Wolfram, anziché dal suo lasciarsi morire dopo aver rivolto la sua devota preghiera a Maria Vergine e dall’eliminazione del miracolo del bastone fiorito, con la chiusura dell’opera che vede il protagonista in ginocchio rivolto al pubblico e contro il quale sono puntate le pistole dei cantori che si ergono a giudici e giustizieri del suo peccato; non c’è quindi l’elemento di redenzione invocato dal compositore, bensì un giudizio senza possibilità di riscatto né umano né morale; forse uno specchio non immaginifico della realtà che ci circonda; una realtà fatta sempre meno di comprensione e di empatia, ma votata principalmente a giudicare e a puntare il dito sull’errore altrui; non nego che io posso anche aver dato un’interpretazione arbitraria di quanto visto, ma le suggestioni che mi sono arrivate hanno portato il mio pensiero in questa direzione. Anche l’occhio gigantesco che attraverso le proiezioni dominava l’inizio e la fine dell’opera mi ha dato l’idea di un qualcosa che guarda, giudica, punta il dito ed alla fine non lascia scampo alla redenzione… sarà così?
Sul versante musicale ho ascoltato una compagine di interpreti altalenante dal punto di vista della resa vocale, con un plauso pressoché unanime per i ruoli maschili e qualche problema invece per quelli femminili.
Nel ruolo eponimo il tenore José Cura che se ha messo in luce la capacità di saper fraseggiare con piacevole soavità nonostante uno smalto vocale non proprio eccelso, ma degno comunque di portare a termine l’opera con grande dignità e soprattutto con un istrionismo interpretativo di tutto rispetto; ha dominato il palcoscenico con piglio sicuro e con grande ars scenica, modulato movenze ed intenzioni vocali con le esigenze di una partitura tutto sommato resa meno ardita e aspra dalla direzione orchestrale.
Steve Humes è stato un portentoso Herman che si è imposto per grande prestanza vocale e scenica.
Ottimo il Wolfarm di Jean-Francois Lapointe che con un ammirevole fraseggio, legato e ottima proiezione ha saputo dominare la sua parte in maniera eccelsa.
Messo più in ombra dalla riduzione dell’autore che gli ha tolto un’importante aria nel secondo atto sulla natura dell’amore, il Walther di William Joyner si è aggiudicato il merito di una maiuscola e professionale interpretazione.
Bene anche Gilles Van der Linden come Henry, Chul Jun Kim come Reinamar e Roger Joakim come Biterolf.
Sul versante femminile non è stata una prova esaltante quella di Annemarie Kremer nel ruolo di Elisabeth che seppur godendo di un bel timbro e di una buona intonazione, in acuto è risultata piuttosto anonima e priva di metallo vocale cui si è aggiunta una dizione poco chiara ed un fraseggio spesso discontinuo.
Anche Aude Extrémo nel ruolo di Venus non ha saputo dominare la voce in tutta la sua estensione risultando piuttosto “stimbrata” e priva di armonici in acuto, manifestando un’eccessiva fissità del suono, ma ad onor del vero, è risultata molto più sicura e con una buona cavata nella zona più bassa del rigo musicale.
Una rivelazione Anais Constans come Pastorello che si è distinta per un’emissione ben proiettata ed un fraseggio encomiabile.
Completavano il cast egregiamente i Quattro paggi, Galina Bakalova, Géraldine Mélac, Catia Pizzi e Janeta Sapoundjieva tutti elementi del Coro monegasco guidato dal M° Stefano Visconti che come al solito è stato garanzia di contorno per questo capolavoro musicale; delicatezza, irruenza, solido e determinato sono gli aggettivi che mi sono affiorati alla mente durante questo ascolto in cui certe melodie ed alcuni passaggi musicali, mi hanno fatto davvero toccare il cielo con un dito.

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Sicura, precisa e determinata anche l’Orchestra Filarmonica di Monte-Carlo che, guidata dal M° Nathalie Stutzman è riuscita a farci viaggiare con il pensiero e con le emozioni a due palmi da terra; ho notato una lettura molto più “romantica” e passionale rispetto al rigore tedesco; e di ciò ne hanno goduto i cantanti e tutta la drammaturgia, perché la Stutzman è riuscita a delineare delle ottime sonorità a tratti aspre e dure, ma sempre dominate dal quel senso di pacatezza e di dolcezza che hanno condotto l’animo dell'ascoltatore in un mondo fatato e direi quasi onirico. Il pubblico ha dimostrato ampio e caloroso consenso per tutti, affollando in maniera completa la meravigliosa Salle Garnier di Monte Carlo. (Recita di sabato 25 febbraio 2017)

Crediti fotografici: Alain Hanel per il Teatro dell'Opera di Monte Carlo
Nella miniatura in alto: José Cura (Tannhäuser)
Sotto da sinistra: Aude Extrémo (Venus) e Annemarie Kremer (Elisabeth)
Al centro: Tannhäuser e i pellegrini in viaggio per Roma
In fondo: scena finale e morte di Tannhäuser





Pubblicato il 01 Febbraio 2017
Il Teatro di Monte-Carlo ha messo in scena un'opera di Massenet bella e suggestiva
Quella Manon proprio come si deve servizio di Simone Tomei

170201_MonteCarlo_00_Manon_VanninaSantoni MONTE-CARLO - La Manon di Jules Massenet appartiene a pieno titolo ai capolavori del melodramma francese e presenta in sé moltissimi aspetti musicali particolari che mettono in relazione i modelli compositivi del passato con una grande lungimiranza per le nuove “idee musicali” che stavano nascendo in quel periodo. In relazione a questo aspetto mi piace darvi nota di questo scritto di Gerard Condé in merito al suo pensiero sullo stile compositivo di Massenet in questo capolavoro musicale: proprio in relazione alla scelta della forma opéra-comique che ha consentito al compositore una molteplicità di stili e di maniere, che fanno di Manon un testo musicale di certa singolarità, egli afferma “… A differenza dell'opera, ove la continuità musicale è la regola, l’opéra-comique è una forma frammentata: tra il canto ed il parlato, ma eventualmente anche fra stili diversi. Ciò che specialmente colpisce in Manon, è il numero eccezionale delle rotture d'ambiente o di tono: passaggi dal parlato al canto, dal recitativo all'arioso, dallo stile neoclassico all'espressione romantica. Senza parlare dei cambiamenti più o meno bruschi di tonalità (senza modulazione), si possono contare non meno di duecento rotture nette. La partitura si presenta come un vero mosaico. Tuttavia ci sono anche caratteristiche proprie dell'opéra-lyrique: l'uso del melodrame, dei motivi conduttori, dell'adeguatezza della frase musicale alle sfumature della lingua francese; perfino quelle che sono sempre state ritenute delle debolezze idiomatiche, rispetto alle qualità di suono ed accento dell'italiano, diventano importanti per l'invenzione melodica, per concepire un canto intimamente plasmato sui valori fonici della parola”.
Claudio Toscani nel fornire un suo punto di vista in merito all’unitarietà della partitura e così si esprime: “… Cosa crea, allora, l’unità della partitura, così evidente al di là delle continue fratture? Intanto uno stile vocale particolarmente attento al suono e agli accenti della parola, rispettoso della prosodia e delle inflessioni naturali della lingua parlata; uno stile vocale che produce un’impressione di immediatezza, e diminuisce la distanza tra i dialoghi parlati e il testo intonato. Poi, una rete di temi ricorrenti. Ogni scena dell’opera è animata da uno o più motivi di situazione, che in seguito scompaiono ma possono riapparire in una scena successiva o in un altro atto, caratterizzandosi come motivi di reminiscenza. Questi temi rispondono a una logica dualistica (evidente già a partire dal preludio): un gruppo di motivi energici corrisponde alla “razionale” società mondana, un altro gruppo di temi lirici fa capo invece ai due protagonisti, che soggiacciono a una passione irrazionale. Ed è rivelatore il fatto che Manon non venga accompagnata da un unico motivo caratterizzante. La musica si adatta al personaggio: al suo umore mutevole, ai molti aspetti della sua personalità fascinosa, alla capacità di passare dai piaceri della vita mondana e dalla malizia civettuola agli slanci dell’amante più appassionata. Anche nel trattamento musicale, Manon resta una figura enigmatica.”
Parlando di continuità nella partitura è necessario che questo aspetto così importante sia pedissequamente ricercato anche nella sua esecuzione scenica; l’allestimento cui ho assistito all’Opéra di Monte-Carlo la sera del 27 gennaio 2017 è stato appannaggio del regista Arnaud Bernard con il quale hanno collaborato lo scenografo Alessandro Camera, la costumista Carla Ricotti, illuminati da Patrick Méeūs.
L’idea registica è andata di pari passo con quella fluidità della partitura rispettandone appieno i momenti intimistici e personali dei protagonisti.

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La regia, infatti, è risultata fresca, colorata con una struttura molto semplice dal punto di vista scenico, che grazie al semplice uso di un contro-sipario atto a dividere il palcoscenico in due parti, ha permesso la preparazione di ogni scena successiva, mentre si stava svolgendo la precedente, senza creare stacchi eccessivi e sempre in un’ottica di mantenere viva la tensione, donando al contempo, scena dopo scena, un grande stupore. Ha saputo gestire le masse e i singoli protagonisti, che spesso intrecciano le loro presenza sul palco con dei bellissimi arrêts sur l’image del coro e delle comparse volti a farci godere un affresco pittorico di sicuro fascino.
Tutto questo dà fiato a quella caratteristica pregnante nell’opera di Massenet delle fratture di stile, d’ambiente, di tono, di ritmi e di intenzioni; Manon - come già anticipato - presenta un’architettura frammentaria che trae proprio da questo intrinseco contrasto stilistico la sua forza: è proprio attraverso i variopinti colori musicali che si delineano gli ambienti, i gruppi sociali, i personaggi ed i temi ricorrono, si rincorrono, si intrecciano e si ripetono, proprio a volerci trasportare da un mondo all’altro in maniera repentina e veloce; si passa da una leggerezza e frenesia mondane, ad un atteggiamento introspettivo dove l’aspetto intimistico la fa da padrone e sono proprio i colori della musica e l’uso ad hoc degli strumenti a saper delineare questi quadri paradisiaci. Gli autori della parte visuale, hanno saputo ben cogliere questo aspetto quasi “schizofrenico” della musica e dalla scena iniziale - che con la tecnica del flashback - che ci aveva introdotto all’opera, facendoci vedere il momento ultimo della morte della protagonista, sino alla fine, tutti i tasselli del mosaico piano piano sono stati incollati sulle “tavole” del palcoscenico e la visione complessiva è risultata di gran pregio.
Non è stato da meno l’aspetto musicale, nonostante qualche piccola puntualizzazione che vorrei fare.
Nel ruolo eponimo è stata chiamata a sostituite l’annunciata Sonya Yoncheva  il soprano còrso Vannina Santoni che ha affrontato la parte da un punto di vista prettamente musicale in maniera molto professionale aggiungendo ad essa una grande padronanza scenica; la jeunesse non è stata però dalla sua, in merito all’aspetto estetico dell’interpretazione; prima di andare avanti tengo a sottolineare che la protagonista ha comunque messo in campo una voce molto salda, con un’ottima intonazione, grande cura di fraseggio e grande musicalità; a mio avviso non è riuscita a trovare quelle giuste sfumature che tratteggiano vocalmente il personaggio; Manon è maturità stilistica del canto, è saper affrontare con i giusti colori e le suadenti nuances le note più impervie del rigo musicale, è saper regalare al pubblico trascendenti filati come quelli del primo quadro del terzo atto Je marche sur tous les chemins, è anche - a mio avviso - l’aver vissuto un tratto di “vita reale” e la giovane età della protagonista non può contenere dentro di sé questa maturità tale da rendere credibile in maniera convincente il personaggio. Dico che nel futuro potremo sempre più sentir parlare di questa “jeune fille” che anch'io spero di poter riascoltare in altri contesti più adatti alla sua vocalità e alla sua età.
Eccellente la prova di Jean François Borras; il tenore francese si è distinto per aver saputo entrare in empatia con il personaggio di Dex Grieux in maniera molto profonda trasfondendo nella sua emissione tutti gli stati d’animo del giovane innamorato; la sicura padronanza del mezzo vocale gli ha permesso di poter giostrare la tavolozza dei colori con sicurezza e con grande naturalezza riuscendo a tirare fuori appieno quell’aspetto intimistico che la musica di Massenet ha composto proprio sulla sua figura; Je suis seul… Ah! fuyez, douce image, à mon âme trop chère; è stata una pagina di intensa emozione dove la voce si è fatta serva dei sentimenti e ogni nota ha trovato il giusto colore e la giusta empatia, con il testo e con la musica, andando a sfociare con sicuro squillo in un acuto saldo e ben proiettato che gli è valso l’ovazione unanime del pubblico.
Ottimo fraseggio, belle dinamiche ed una vis scenica di pregio per Lescaut de la Garde de Roi interpretato dal baritono Lionel Lhote; la sua esuberanza scenica è riuscita a mettere in evidenza un personaggio di per sé molto sopra le righe tendente in alcuni momenti allo sgarbato; nei suoi couplets Ne brochez pas, soyez gentile, e À quoi bon l’economie, ha saputo ben accordarsi vocalmente con il suono orchestrale e con le giuste intenzioni del compositore, coadiuvato da un bel timbro e da un’ottima capacità di fraseggio.
Molto positiva anche la prova del baritono Pierre Doyen nei panni di Brétigny e quella del tenore Rodolphe Briand in quelli di Guillot de Morfontaine che nei loro interventi sono stati un’unione di musicalità ed ars scenica.
Le compte Des Grieux ha visto nel basso Marc Barrard un valido interprete che si è guadagnato un ottimo giudizio positivo per un’interpretazione mirabile di Epouse quelque brave fille, nel secondo quadro del terzo atto; ottimo fraseggio, ma anche grande perentorietà nel trasfondere i consigli paterni al giovane figlio che hanno messo in evidenza una grande padronanza del mezzo vocale.
Completavano il cast tre brave interpreti nei ruoli di Poussette, Javotte, e Rosette che per voce rispettivamente di Charlotte Despaux, Jennifer Michel e Marion Lebègue, hanno formato un terzetto vocale e scenico sempre ben a fuoco in sintonia con la scena e con la partitura.
Fra i ruoli di fianco per i quali posso esprimere un giudizio più che positivo troviamo: l’Hôtelier per la voce di Philippe Ermelier, la Servante Géraldine Mélac, Deux Gardes Thierry Di Meo e Domenico Cappuccio e Deux joueurs ancora Thierry Di Meo e Daniele del Bue.

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Il Coro preparato e diretto dal M° Stefano Visconti è stato, come al solito, un valido supporto nei momenti di assieme, sia negli esuberanti momenti di goliardia e divertimento, che in quelli più intimistici, fra cui ricordo con piacevolezza il Magnificat a quattro voci fuori scena del secondo quadro del terzo atto.
Anche l’Orchestra Filarmonica di Monte-Carlo sotto la guida salda del M°Alain Guingal ha saputo trovare e quindi trasmettere quella varietà e fantasia di colori che, come detto in apertura, costella tutto lo spartito rispettando sempre il palcoscenico e trovando con esso un’ottima simbiosi sia per quello che riguarda i tempi scelti, sia per le dinamiche. Una sala piena ha espresso con calorosi applausi il suo soddisfatto consenso.

Crediti fotografici: Alain Hanel per l'Opéra di Monte-Carlo
Nella miniatura in alto: il soprano Vannina Santoni (Manon)
Al centro in sequenza: ancora la Santoni con Jean François Borras (Des Grieux)
Sotto: panoramica di Alain Hanel sulla kermesse del III atto





Pubblicato il 18 Dicembre 2016
All'Auditorium Ranieri III in forma di concerto la terza regina di Donizetti
Maria Stuarda con ottimi interpreti servizio di Simone Tomei

161218_MonteCarlo_00_MariaStuarda_AntoninoFogliani_phAlainHanelMONTE-CARLO - Gli anni trenta del diciannovesimo secolo coincidono con il tempo in cui collochiamo il cosiddetto secondo periodo compositivo di Gaetano Donizetti; per dare un riferimento temporale, anche se non proprio rigoroso, il primo raccoglie le opere giovanili nei quali si scorgono ancora moduli e tipologie vocali rossiniane e abbraccia i titoli fino al 1828; con L’Esule di Roma del 1828 e fino al 1837 con il Roberto Devereux abbiamo il periodo più intenso e con i titoli più rappresentativi; troviamo formule e tipologie più propriamente romantiche anche se la produzione operistica non è ancora indenne dal canto vocalizzato e fiorettato delle antiche tradizioni italiane; con il Poliuto e La Favorita, quindi a partire dal 1840, ci dirigiamo nell’ultimo periodo compositivo, dove, con qualche eccezione, il musicista vira su un canto di espressione e di forza eliminando passaggi di agilità che riducono fortemente le ornamentazioni.
Sappiamo che nel romanticismo musicale fu molto importante l’aspirazione al realismo, dando spazio a personaggi e situazioni credibili in lotta con l’inverosimiglianza propria del melodramma stesso e con l’astrattezza di quello settecentesco. Da un punto di vista vocale questa astrattezza la possiamo trovare sia nella tipologia dei ruoli che nei linguaggi; in riferimento al primo aspetto, mancava nel Settecento un rapporto realistico tra timbro di voce e sesso del personaggio (uso di castrati per ruoli maschili ed uso di soprani o contralti per impersonare guerrieri o innamorati ardenti); relativamente al linguaggio  l’astrattezza e l’inverosimiglianza si traducono in un canto che trova il suo fondamento sul vocalizzo, sul gorgheggio, sulla fiorettatura e sull’ornamentazione.
In questo quadro molto sintetico e per nulla esaustivo dello stato dell’arte, si colloca la seconda della cosiddetta “Trilogia delle Regine donizettiane”: Maria Stuarda.
In questo ultimo anno di frequentazione teatrale mi sono più volte imbattuto nelle opere del bergamasco afferenti a questo periodo; ricordo con piacere il Roberto Devereux di Genova, e la Rosmonda d’Inghilterra all’Opera di Firenze e poi nella sua città natale, una Lucia di Lammermoor sempre nel capoluogo toscano, e adesso in attesa di Anna Bolena nel circuito emiliano, ho potuto godere anche se solamente in forma di concerto alla Maria Stuarda in territorio monegasco quale secondo titolo del cartellone 2016-2017.
Ospite nell’Auditorium Ranieri III, ho assistito alla realizzazione concertistica di questa magnifica opera con un cast di grande rilievo che non ha mancato di dare grandi emozioni; sono profondamente legato a questo compositore e a questo repertorio che, come accennavo prima si trova al limite tra l’aspetto più belcantista e quello romantico: forse proprio perché si ascolta e si evince un’evoluzione musicale ed una maturazione nell’approccio alla partitura da parte di Donizetti riesco a trovare tanti aspetti che sono legati al passato di derivazione rossisiana e tanti abbrivî che vogliono introdurci in un mondo futuro che vedrà, prima nello stesso Donizetti, poi in Verdi e Puccini ed altri, una maturazione lenta, ma graduale del rapporto tra parola e musica. Venendo alla concerto cui ho assistito il l’11 dicembre 2016, l’approccio vocale e musicale ha convinto appieno il mio orecchio e il gradimento del pubblico.

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Voglio iniziare la mia recensione parlando degli interpreti sotto l’aspetto vocale. Sul versante femminile tre donne sul proscenio e tre simboli di eleganza e stile nell’affrontare l’impervio spartito.
Nel ruolo eponimo il soprano francese Annick Massis: la sua interpretazione ha messo in evidenza una maturità artistica che possiamo definire ormai pressoché completa; un ruolo debuttato poco tempo prima a Marsiglia, ha visto la nostra interprete affrontare lo spartito con quell’accortezza e con quella consapevolezza, che non troviamo sovente, frutto di grande studio, esperienza, rispetto e amore per la musica; può essere sembrato che nella prima parte dei suoi interventi vi fosse accortezza nell’emissione vocale, ma ho apprezzato questo approccio allo spartito proprio perché è in linea con il personaggio e con la sua evoluzione emozionale; il grosso della sua interpretazione viene fuori dal concertato finale della seconda parte in poi dove ogni nota, ogni passaggio, ogni accento ha bisogno veramente di essere messo a fuoco con dovizia e con grinta; “risparmiarsi” all’inizio è stata quella saggezza di cui parlavo prima e l’epilogo è stato strabiliante; le giuste messe di voce, i bei filati, le belle agilità non sono mai mancate sul labbro della Massis che ha accolto dentro di sé l’essenza di questa musica per rendercela nel modo più consono con grande professionalità regalandoci una grande lezione di stile e di signorilità.
Stile e signorilità che ho riscontrano anche nella Regina di Inghilterra interpretata dal mezzosoprano Laura Polverelli; è indubbio che sia emersa una salda vocalità e un modo di porgere la nota da grande istrionica e da donna di esperienza in un ruolo più da soprano che da mezzo, nonostante le indicazioni dell’autore; questo ha fatto sì che nei panni di Elisabetta emergesse, qualche affanno nell’aggancio di note impervie soprattutto anche perché potevano essere usati degli accorgimenti, in uso specie nelle partiture donizettiane, per rendere meno improvvisi certi salti in acuto; affanni che nell’economia di un’opera come questa sono riconducibili a pochi episodi, che ben possono essere “perdonati” a pro di una eleganza di emissione, un timbro caldo e morbido e un modo accattivante di porsi nei confronti dello spartito e del pubblico; spero di poterla ascoltare di nuovo in questo frangente con quelle accortezze che a volte son quel giusto compromesso tra una vocalità più grave rispetto a quello che il ruolo richiederebbe.
Concludo con piacere l’alea femminile del canto con un piacevole ascolto nel ruolo di fianco di Anna interpretato dal mezzosoprano Karine Ohanyan; gran bella voce, con un timbro avvolgente si è saputa metter in evidenza proprio grazie alla sua grana brunita che ben si accompagnava a quella più lirica e argentina della protagonista, amalgamandosi in maniera perfetta nei grandi momenti di assieme.
Anche il versante maschile non è stato da meno nell’affrontare le parti dei vari ruoli; Roberto, conte di Leicester è stato interpretato dal tenore sardo Francesco Demuro che ha sfoggiato una vocalità molto pulita e schietta; in alcuni punti son emerse delle note piuttosto di spinta che seppur nella correttezza vocale sia dal punto di vista di intonazione che di tenuta del suono, hanno contrastato con uno stile interpretativo che vorrebbe, a mio avviso, più eleganza e meno irruenza; questo è solo un gusto personale che esprimo e che non vuole assolutamente demonizzare o demolire una performance di tutto rispetto dove non sono mai mancate neppure qui, una sicura intonazione e una grande capacità di legato e di fraseggio.
Fabio Maria Capitanucci è stato un severo e perfido Cecil riuscendo a dare quei grandi e veementi accenti alle sue parole che spesso incitavano all’odio e alla vendetta con una vocalità piuttosto irruenta e “rude”, ma che dato il ruolo non è mai risultata sguaiata né fuori luogo.
Ottima interpretazione anche per In-Sung Sim nel ruolo di Giorgio Talbot; già ascoltato sempre nel territorio monegasco come Papa Leone nell’Attila di Giuseppe Verdi, ho avuto conferma di un grande interprete e di una voce molto importante e ben gestita; qui il ruolo è più ampio rispetto a quello del religioso verdiano e le sue pagine - ad iniziare dal primo duetto con il tenore, per poi concludere con la grande pagina assieme alla Maria Stuarda -, hanno messo in evidenza una grande capacità di gestione del fiato, una omogeneità in tutta la gamma dei suoni e un timbro molto piacevole che ha saputo trovare sempre la giusta amalgama con il resto del cast.
Ottima come sempre anche la prestazione del Coro dell’Opéra di Monte-Carlo che,  diretto dal M° Stefano Visconti e coadiuvato da alcune voci si supporto, è riuscito ad amalgamarsi bene con l’Orchestra monegasca e con i solisti diventando valido supporto nei momenti di assieme e prezioso protagonista nelle pagine che gli sono proprie.

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L’aspetto musicale non può prescindere da una preziosa direzione d’Orchestra che ha visto il M° Antonino Fogliani detentore della bacchetta sul podio; posso dire che la prima parte è stata piuttosto incerta dal punto di vista del suono perché mi è sembrato di notare una certa fatica nel trovare la giusta amalgama di intensità con i solisti e con il coro; a difesa del lavoro direttoriale ho notato, con la conferma di altre persone astanti, qualche problema di acustica del luogo deputato per questo concerto; gli interpreti che erano più lontani da me, a tratti pareva che perdessero corpo nell’emissione e che talvolta il suono degli strumenti sovrastasse troppo le voci; probabilmente con l’andare avanti dell’esecuzione - e forse anche un adattamento dell’udito alla sordità della sala - è stato trovato l’equilibrio ed il banco di prova per eccellenza che si è consumato nel grande concertato è risultato di ottima amalgama sonora; il gesto morbido e rilassante del concertatore ha fatto sì che l’armonia tra le voci e l’orchestra trovasse il giusto bilanciamento sia da un punto di vista ritmico che, con il passar del tempo, anche dinamico. Un successo decretato anche da un pubblico caloroso che non ha fatto mancare il suo supporto ed il suo gradimento per un’esecuzione di grande emozione.

Crediti fotografici: Alain Hanel per l'Auditorium Ranieri di Monte Carlo
Nella miniatura in alto: il direttore Antonino Fogliani
Al centro in sequenza: Annik Massis, Francesco Demuro e Laura Polverelli
Sotto da sinistra: Karine Ohanyan, la Massis, Demuro, Fogliani (di spalle), la Polverelli, Fabio Maria Capitanucci e In Sung Sim






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Bravi e giovani i ballerini della Scala
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170324_Fe_00_Accademia_FredericOlivieri_FERRARA - Faceva tenerezza e commozione vedere l'altra sera a teatro i giovani ballerini e le giovani ballerine dell'Accademia del Teatro alla Scala. Era uno spettacolo di danza classica inserito nel calendario della stagione 2016/17 del Teatro Comunale Claudio Abbado e il maestro di ballo dei giovani talenti della Scala, Frédéric Olivieri, ha
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Opera dal Nord-Ovest
Meistersinger alla Scala, Wagner all'italiana
servizio di Francesco Lora FREE

170324_Mi_00_DieMeistersingerVonNurnberg_HarryKupferMILANO – Il Premio Abbiati per il miglior spettacolo è appena stato attribuito al Rosenkavalier rappresentato lo scorso anno al Teatro alla Scala: direzione di Zubin Mehta, regìa di Harry Kupfer, scene di Hans Schavernoch, costumi di Yan Tax e luci di Jürgen Hoffmann. In questo stesso momento Kupfer e i medesimi collaboratori sono di nuovo
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Opera dal Nord-Est
Tosca pių sadica di Scarpia
servizio di Athos Tromboni FREE

170320_Vr_00_Tosca_GiovanniAgostinucciVERONA - La Tosca di Giacomo Puccini torna a Verona nell'edizione invernale e - come per l'anfiteatro del festival estivo - fa il pieno. Domenica 19 marzo 2017 alla "prima" il Teato Filarmonico era gremito in ogni ordine di posti per seguire un nuovo allestimento della Fondazione veronese, affidato per la regia scene e costumi a Giovanni Agostinucci
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Opera dal Nord-Est
Se Susanna fuma in segreto...
servizio di Rossana Poletti FREE

170320_Ts_00_IlSegretoDiSusanna_TakayukiYamasakiTRIESTE Teatro Verdi - Continua al Teatro Verdi di Trieste il ciclo di opere in un atto, iniziativa pensata per avvicinare alla lirica il pubblico scolastico, che non manca comunque di divertire gli appassionati del genere. Il segreto di Susanna (1909) di Ermanno Wolf-Ferrari proprio questo fa, diverte anche attraverso una brillante esecuzione
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Soci Uncalm
Di Donato mentore di Schubert
FREE

170319_Fe_00_Ridotto_DiDonatoGianlucaFERRARA - Sei concerti pianistici dedicati a Franz Schubert; e per la precisione, l'integrale delle Sonate dalla D.157 del 1815, quando l'Autore aveva solo 18 anni, alla D.960 del 1828, anno della morte di Schubert. Questo è l'impegno che si è preso il pianista avellinese Gianluca Di Donato con il Circolo "Girolamo Frescobaldi" di Ferrara. I primi due
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Prosa
Quello che ho e che non ho
servizio di Athos Tromboni FREE

170318_Fe_00_QuelloCheNonHo_phMarcoCaselliNirmalFERRARA - La stagione di prosa del Teatro Comunale "Claudio Abbado" si è conclusa con Quello che non ho, un affresco in forma di teatro canzone portato in scena da Neri Marcorè.  L'attore e cantante marchigiano è partito dal repertorio di Fabrizio De Andrè per raccontare, fra sottolineature grottesche e civile indignazione, piccole storie quotidiane
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Classica
La splendida sinergia del Duo
servizio di Edoardo Farina FREE

170316_Fe_00_MaiskyMischaArgerichMartha_phMarcoCaselliNirmalFERRARA - Appuntamento tra i più attesi ed entusiasmanti nell’ambito della programmazione invernale di Ferrara Musica presso il Teatro Comunale “Claudio Abbado”, il 14 marzo in cartellone il violoncellista israeliano Mischa Maisky e la pianista argentina Martha Argerich, con all’attivo attualmente diversi tour in Europa in occasione
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Opera dal Nord-Ovest
Una Traviata memorabile alla Scala
servizio di Francesco Lora FREE

170315_Mi_00_LaTraviata_AnnaNetrebko_phBresciaAmisanoMILANO – Si parla qui del Teatro alla Scala che dà respiro al botteghino con sei esauritissime recite della Traviata di Giuseppe Verdi (28 febbraio - 14 marzo; più un’anteprima aperta al pubblico, a favore delle popolazioni colpite dal terremoto nell’Italia centrale: 26 febbraio). Ma si parla soprattutto della Scala che ostenta orgogliosa le
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Opera dal Centro-Nord
Manon Lescaut i due cast
servizio di Simone Tomei FREE

170314_Li_00_ManonLescaut_AlbertoVeronesiLIVORNO - Il Teatro Goldoni assieme al Teatro Verdi di Pisa ed al Teatro Sociale di Rovigo, hanno dato il via ad una coproduzione di Manon Lescaut di Giacomo Puccini; terza opera del genio lucchese, è stato il titolo che lo ha consacrato agli onori della gloria nel mondo operistico mondiale in cui pubblico e critica si trovarono
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Opera dal Nord-Est
Perle da Les pęcheurs de perles
servizio di Rossana Poletti FREE

170313_Ts_00_IPescatoriDiPerle_MihaelaMarcu_phFabioParenzanTRIESTE, Teatro Verdi - Ha debuttato al Verdi di Trieste Les pêcheurs de perles (I pescatori di perle) di Georges Bizet. Il titolo richiama a mondi lontani, di stravaganti costumi. Nella seconda metà dell’Ottocento esplode infatti la mania per tutto ciò che proviene da Oriente. Basti pensare al grande gusto per l’esotico che si diffuse grazie alla
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Opera dall Estero
Tannhäuser ecco l'edizione parigina
servizio di Simone Tomei FREE

170309_MonteCarlo__00_Tannhauser_JoseCura_phAlainHanelMONTE CARLO - Prosegue con successo la stagione monegascaca 2016-2017 che “nel mezzo del cammin” sfodera un titolo altisonante in una versione mai eseguita in tempi moderni: si tratta del Tannhäuser di Richard Wagner nell’edizione parigina debitamente tradotta dal tedesco risalente al 1861 ed eseguita proprio nel Teatro
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Opera dal Centro-Nord
Alceste molto bella
servizio di Athos Tromboni FREE

170306_Fe_00_Alceste_NicolaValentiniFERRARA - Sono passati 250 anni da quando l' Alceste di Christoph Willibald Gluck andò in scena a Vienna nella sua prima esecuzione assoluta. E due secoli e mezzo dopo, proprio quella famosa opera del compositore tedesco su libretto dell'italiano Ranieri De' Calzabigi, è andata in scena per la prima volta anche nel Teatro Comunale Claudio
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Vocale
Il Vespro della Beata Vergine
servizio di Edoardo Farina FREE

170302_Fe_00_VesproBeataVergine-RinaldoAlessandrini_ValentinoSaniFERRARA - Prosegue la stagione concertistica invernale 2016/17 di Ferrara Musica con ancora un appuntamento destinato alla musica barocca;  il 28 febbraio  2017 nel Teatro Comunale “Claudio Abbado” è  andato  in scena uno degli appuntamenti tra i più attesi, Il Vespro della Beata Vergine, SV206 da concerto, composto sopra canti fermi
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Opera dal Nord-Est
Dittico per la cultura italo-giapponese
servizio di Rossana Poletti FREE

170227_Ts_00_GianniSchicchi_phFabioParenzanTRIESTE - Teatro Verdi. È una di quelle occasioni particolari il dittico Gianni Schicchi e Cavalleria Rusticana andato in scena al Teatro Verdi di Trieste il 23 e il 24 febbraio 2017, spettacolo fuori abbonamento, frutto della collaborazione tra la Fondazione Teatro Lirico Giuseppe Verdi di Trieste e la Kitakyūshū City Opera, prima coproduzione firmata
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Opera dalle Isole
Belcanto sė ma non da Norma
servizio di Salvatore Aiello FREE

170224_Pa_00_Norma_JohnOsbornCarmelaRemigio.JPGPALERMO - Norma, secondo titolo della stagione di Opere e Balletti del Teatro Massimo, è approdata sulle scene con un allestimento, già sperimentato a Macerata nella scorsa stagione estiva, dei registi palermitani dei Teatri alchemici, Luigi Di Gangi e Ugo Giacomazzi prestati recentemente al Teatro d’opera e con l’apporto delle scarne scene
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Operetta and Musical
Sister Act spettacolo per famiglie
servizio di Rossana Poletti FREE

170223_Ts_00_SisterAct_BeliaMartinTRIESTE - Politeama Rossetti. Sister Act e Whoopi Goldberg è un binomio imprescindibile per comprendere il successo di quel film musicale anni novanta. La donna del boss che assiste ad un omicidio, scappa per non essere uccisa in quanto testimone scomodo e finisce, complice commissario e vescovo, nascosta in un convento, dove
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Opera dal Nord-Est
La Lungu č la Giulietta giusta
servizio di Athos Tromboni FREE

170220_Vr_00_ICapuletiEIMontecchi_YamalaDasIrmiciVERONA - Arrivando nei pressi del Teatro Filarmonico domenica 19 febbraio 2017 colpisce un grande manifesto che annuncia l'andata in scena dell'opera I Capuleti e i Montecchi di Vincenzo Bellini: ritrae una cornice che racchiude la scena della morte di Giulietta e Romeo attorniati dagli artisti del coro in costume, dal genitore di Giulietta
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Opera dal Nord-Ovest
Cosė fan tutte molto bene
servizio di Simone Tomei FREE

170218_Ge_00_CosiFanTutte_EkaterinaBakanovaGENOVA - Quando si parla del Cosi fan tutte di Wolfgang Amadeus Mozart ci viene subito da pensare alla trilogia che lo lega al librettista Lorenzo Da Ponte, ma anche alla peculiarità di questa composizione così diversa e così originale rispetto alle altre in particolare a Le Nozze di Figaro; a proposito di questo riporto qui sotto una pagina tratta
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Opera dal Nord-Est
Il Barbiere nel solco della tradizione
servizio di Rossana Poletti FREE

170214_Ts_00_BarbiereDiSiviglia_MarioCassi_phFabioParenzanTRIESTE - Teatro Verdi. È Il Barbiere di Siviglia della tradizione quello che va in scena al Teatro Verdi di Trieste. «Da quel mondo passato e dalle sue ultime luci - afferma il regista Giulio Ciabatti - dal desiderio di rendere omaggio a un’epoca e a uno straordinario ed eclettico compositore, prende spunto questa messa in scena del
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Opera dal Centro-Nord
Il Ratto nel primo dopoguerra
servizio di Athos Tromboni FREE

170213_Fe_00_DieEntfuhrungAusDemSerail_FrancescoOmmassiniFERRARA - Wolfango Mozart è una presenza assidua, quasi costante, stagione dopo stagione, nelle programmazioni liriche del Teatro Comunale Claudio Abbado. Ben da prima che il maestro milanese, a cui è intestato il teatro municipale di Ferrara, fosse il nome eccellente a cui la città si è affidata per oltre un ventennio, grazie alla costituzione
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Opera dal Centro-Nord
Nella Cenerentola rivive Lele Luzzati
servizio di Simone Tomei FREE

170211_Lu_00_Cenerentola_TeresaIervolino_phAndreaSimiLUCCA - Quando penso a Gioachino Rossini, mi si illuminano gli occhi, si drizzano le orecchie ed il mio cuore impazza di gioia. Da remote letture ho estrapolato una frase per configurare “il pesarese” attraverso queste parole di Stendhal allorché scriveva una prima, ma poco precisa biografia:  Vie de Rossini: «Dalla morte di
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Personaggi
Musicista tra podio e vita privata
intervista di Simone Tomei FREE

170209_00_IntervistaCarminati_phRobertoRicciPARMA - In occasione dell’impegno parmense in Anna Bolena di Gaetano Donizetti - di cui potete leggere qui la mia recensione -, ho incontrato il M° Fabrizio Maria Carminati con il quale ho scambiato alcune “chiacchiere" davanti un caffè. Vi riporto qui il resoconto di questa conversazione piacevole “Avant l’Opéra” in una fredda domenica
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Opera dal Nord-Ovest
Il virtuosismo della claustrofobia
servizio di Francesco Lora FREE

170205_Mi_00_MyungWhunChungMILANO - Al Festival estivo di Salisburgo 2013, edizione del bicentenario verdiano, il Don Carlo italiano in cinque atti con regìa di Peter Stein, scene di Ferdinand Wögerbauer, costumi di Anna Maria Heinreich e luci di Joachim Barth doveva essere l’allestimento di punta. Ma perse sul versante musicale: la parata di divi, liberi di far ciascuno per
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Echi dal Territorio
Omaggio a Mozzani e musica per due chitarre
servizio di Edoardo Farina FREE

170205_Fe_00_CircoloUnione_LuigiMozzaniFERRARA - La programmazione concertistica invernale del Circolo Unione di Ferrara, sotto la guida del nuovo presidente Paolo Sani, e in collaborazione con il Comitato per i Grandi Maestri, presidente e direttore artistico Gianluca La Villa,  sabato 4 febbraio 2017 ha dato spazio alla musica per chitarra grazie alla presenza dei chitarristi
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Soci Uncalm
Il Circolo Catalani ricorda la Canali
servizio di Simone Tomei FREE

170202_Lu_00_CircoloCatalani_FrancescoPardiniPORCARI (LU) - Il Circolo Alfredo Catalani di Porcari-Lucca, in collaborazione con la Fondazione Cavanis e con il Patrocinio del Comune di Porcari, ha organizzato la sera del 29 Gennaio 2017 un concerto lirico in memoria di Anna Maria Canali; nata a Lucca nel 1918 si è distinta nel mondo dell’Opera lirica in qualità di mezzosoprano interpretando
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Opera dall Estero
Quella Manon proprio come si deve
servizio di Simone Tomei FREE

170201_MonteCarlo_00_Manon_VanninaSantoni MONTE-CARLO - La Manon di Jules Massenet appartiene a pieno titolo ai capolavori del melodramma francese e presenta in sé moltissimi aspetti musicali particolari che mettono in relazione i modelli compositivi del passato con una grande lungimiranza per le nuove “idee musicali” che stavano nascendo in quel periodo. In relazione a
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Classica
Ibragimova e Münchener una bella intesa
servizio di Athos Tromboni FREE

170201_Fe_00_MunchenerKammerorchester-IbragimovaIrina_phMarcoCaselliNirmalFERRARA - La ripresa ad anno nuovo, dentro il Teatro Comunale Abbado, della stagione sinfonica di Ferrara Musica, martedì 31 gennaio 2017, ha proposto il concerto della Münchener Kammerorchester, maestro concertatore il primo violino Daniel Giglberger, solista la giovane violinista russa Alina Ibragimova. Il teatro era gremito, e con tutta
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Opera dalle Isole
Macbeth secondo Emma Dante
servizio di Salvatore Aiello FREE

170131_Pa_00_Macbeth_EmmaDantePALERMO - Con Macbeth, opera che seduce comunque, si è inaugurata la Stagione del Massimo di Palermo con un nuovo allestimento del Teatro in coproduzione col  Regio di Torino e con Macerata Opera Festival. Viva l'attesa poiché al varco c'era Emma Dante, chiacchierata regista che lascia sempre il segno della sua impronta personale.
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Nuove Musiche
Exil nella Giornata della Memoria
servizio di Athos Tromboni FREE

170128_Fe_00_GiornataDellaMemoria_GiyaKanceliFERRARA - È stata inaugurata venerdì 27 gennaio 2017, in occasione della "Giornata della Memoria" la rassegna Ferrara Sintonie, un progetto di Ferrara Musica in collaborazione con Ferrara Off. La locandina proponeva letture di poesie e racconti di Paul Celan selezionati da Monica Pavani, responsabile delle attività culturali e relazioni
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Personaggi
Partire da Lorca e andare oltre...
intervista di Robert Bisha FREE

170114_Pa_00_SerenaDominici PALERMO - Il 29 dicembre 2016 abbiamo assistito a “Viva Sevilla!”, concerto del Duo formato da Serena Dominici, mezzosoprano, e Rosanna Safina, pianista, in una gremita Sala dei Musici del Palazzo Alliata di Villafranca a Palermo. Una serata musicale all’insegna della tradizione spagnola, tra brani d’ispirazione popolare e arie
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Vocale
La Voce Umana di Daniela Mazzucato
servizio di Rossana Poletti FREE

170126_Ts_00_LaVoixHumaine_PaoloLongoTRIESTE - Ridotto del Teatro Verdi. Una Daniela Mazzucato sublime in scena alla “Sala Victor de Sabata” del Teatro Verdi di Trieste ha interpretato La voce umana di Francis Poulenc. Per un’opera così complessa le qualità e capacità dell’interprete sono fondamentali e la Mazzucato risponde appieno a tutti i requisiti. Capace di
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Opera dal Centro-Nord
Il trionfo di Anna Bolena
servizio di Simone Tomei FREE

170125_Pr_00_AnnaBolena_FabrizioMariaCarminatiPARMA - Siamo nel 1830 quando Gaetano Donizetti finì di comporre Anna Bolena; fu il coronamento di anni dove le fatiche molto spesso venivano accolte da instabili successi. Fu la prima opera che in breve fece il giro di tutte le capitali europee, fruttandogli fama nazionale ed internazionale, con la precisazione che certamente la
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Opera dal Centro-Nord
Il Flauto č Magico ma non esaltante
servizio di Simone Tomei FREE

170123_Lu_00_DieZauberflote_DejanSavic.JPGLUCCA - Un capolavoro che fa riflettere, sognare, sperare l’ultima composizione del genio di Salisburgo W. A. Mozart. Quando si parla del Flauto Magico (Die Zauberflöte) vengono a galla nei tanti trattati musicologici, molti aspetti legati all’esoterismo, alla massoneria, ad una simbologia numerica che sicuramente affascinano e rendono
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Opera dal Centro-Nord
Un bel Ballo in maschera
servizio di Athos Tromboni FREE

170121_Fe_00_UnBalloInMaschera_DonatoRenzetti.JPGFERRARA - Pieno successo di pubblico per Un ballo in maschera di Giuseppe Verdi andato in scena venerdì 20 gennaio 2017 quale primo titolo della stagione lirica 2017 del Teatro Comunale Claudio Abbado; l'allestimento proveniva dal Teatro Municipale di Piacenza ed era coprodotto assieme al Teatro Alighieri di Ravenna. Diciamo subito che
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Operetta and Musical
Evita č donna e personaggio
servizio di Rossana Poletti FREE

170120_Ts_00_Evita_MalikaAyaneTRIESTE - Evita, il musical in scena al Politeama Rossetti di Trieste, è un allestimento cospicuo, potremmo dire inusuale nel panorama degli spettacoli musicali di produzione italiana. Le scene sono notevoli, case che ruotano, si aprono, pezzi di scena che entrano ed escono velocemente e fondali che si alternano, dietro ai quali trova posto
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Approfondimenti
Un duo per Luigi Mozzani
redatto da Athos Tromboni FREE

170118_Fe_00_GianlucaLaVillaFERRARA - Il 4 febbraio 2017 alle ore 18,30 il chitarrista e liutaio Luigi Mozzani (1869-1943), faentino di nascita ma operante come liutaio prima a Cento (Fe) e poi a Rovereto (Tn), verrà ricordato con un omaggio concertistico resogli da due brillanti chitarristi italiani, Simona Boni e Giulio Tampalini. Simona Boni che ha già al suo attivo artistico un
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Echi dal Territorio
Peppe per Puccini una meraviglia
servizio di Simone Tomei FREE

170115_Lu_00_LuizCoelhoLUCCA - Puccini si ascolta, Puccini si legge, Puccini si declama, Puccini si respira in ogni angolo della città… anzi Puccini si è respirato in ogni angolo dell’arborato cerchio proprio fino all’8 gennaio 2017, giorno che ha decretato la chiusura della fruttuosa iniziativa dI «Lucca I Giorni di Puccini» ; come già evidenziato in altri articoli su
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Pagina Aperta
Plettro e Ocarine che combinazione!
servizio di Edoardo Farina FREE

170117_Fe_00_OrchestraGinoNeri_EmilioBernagozziFERRARA - Buon anno con il tradizionale Concerto dell'Orchestra a plettro “Gino Neri”, rappresentando oramai l'omaggio artisticamente più gradito ed atteso da parte dell'Amministrazione del Comune di Ferrara offerto alla propria cittadinanza. Presso la splendida cornice del teatro “Claudio Abbado” non manca mai infatti oramai da trentasette
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Echi dal Territorio
Capodanno pirotecnico con la BGSO
servizio di Simone Tomei FREE

170102_Lu_00_ConcertoCapodanno_phClaudioTosiLUCCA - Capodanno al Teatro del Giglio è “Lucca Puccini Days”, è musica, è passione, è colore; tutti elementi che ben si amalgamano con le caratteristiche della Budapest Gypsy Symphony Orchestra che si è egregiamente inserita nel percorso commemorativo musicale del compositore lucchese; è stata un invasione di atmosfere
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Soci Uncalm
Ricordati i 50 anni della Pro Lastra Caruso
FREE

161231_Lastra_00_MarioDelFanteLASTRA A SIGNA (FI) - Le festività natalizie e di capodanno sono, oltre a una ricorrenza religiosa, anche una ricorrenza civile durante la quale fare il punto dell'attività dell'anno trascorso o degli eventi realizzati, oltre che un momento di progettualità per il futuro di breve e medio termine. Come ogni anno, la fine del 2016 ha consentito all'
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Approfondimenti
Cronache dal XXIX Convegno Chitarristico
servizio di Edoardo Farina FREE

161230_Bn_00_ConvegnoChitarristico_SimonaBoniBENEVENTO - Il “Convegno Chitarristico”, tenutosi a Benevento sabato 15 ottobre 2016, ha raggiunto la ventinovesima edizione: un evento che costituisce motivo di prestigio per la chitarra classica e il suo splendido repertorio, il cui interesse è cresciuto enormemente negli ultimi decenni con insospettata rapidità, organizzato dal Comitato
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Concorsi e Premi
Alla Vernocchi e Bertacca il Premio Puccini
FREE

161230_Torre_00_PremioPuccini_WilmaVernocchiTORRE DEL LAGO (LU) - Il Premio Puccini di quest'anno è stato conferito ex aequo allo scenografo Uberto Bertacca e al soprano Wilma Vernocchi, due artisti che hanno scritto una pagina importante nella storia del Festival Puccini di Torre del Lago. Bertacca è stato lo  scenografo, nel 1972 , della prima  produzione di un’opera nata in esclusiva
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Opera dal Centro-Nord
Quel Nabucco non delude mai
servizio di Simone Tomei FREE

161224_Fi_00_Nabucco_RenatoPalumbo_phMicheleBorzoniFIRENZE - Si dice che l’assassino torni sempre sul luogo del delitto; posso traslare questo concetto in relazione alla mia seconda frequentazione del titolo verdiano di Nabucco sotto la regia di Leo Muscato; nel mese di novembre ebbi modo di veder per la prima volta questa rappresentazione sotto l’egida del regista pugliese, quale titolo di apertura
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Jazz Pop Rock Etno
Mimė č una civetta? Certo che no
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161222_Fe_00_MimiEUnaCivetta_AlessandroCosentinoFERRARA - Ma davvero Mimì è una civetta? A giudicare dall'esito drammatico e dalla stessa drammaturgia dell'omonimo musical, voluto da Cristina Mazzavillani Muti che ha adattato, in collaborazione con Anna Bonazza, il testo dal libretto di La bohème di Illica e Giacosa (da cui l'omonima opera di Puccini), non sembra proprio: la
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Pagina Aperta
Stefano Vizioli al Teatro di Pisa
redatto da Athos Tromboni FREE

161221_Pi_00_StefanoVizioliPISA - Un bravo musicista ed un regista affermato: questo è Stefano Vizioli, che dal 1° gennaio 2017 assumerà la carica di Direttore artistico per le attività musicali della Fondazione Teatro di Pisa. La scelta è volta a marcare un cambiamento e la volontà di coniugare la storia e la tradizione del teatro pisano con uno sguardo a 360 gradi su ciò
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