Pubblicato il 13 Luglio 2019
Vero cast stellare a Orange per la messa in scena dell'ultima opera di Gioachino Rossini
La vitale e pulsante energia del Tell servizio di Simone Tomei

190713_Orange_00_GuillaumeTell_NicolaAlaimo_phAbadieBrunoORANGE (Francia) - «Io reputo il Guglielmo Tell la nostra Divina Commedia, una vera epopea; né so comprendere come ognuno che ama e coltiva la musica non si prostri innanzi a questa più che sublime, divina creazione, a questo miracolo dell’arte»: così il compositore siciliano Vincenzo Bellini salutava la consacrazione definitiva dell’illustre collega pesarese Gioachino Rossini grazie al suo ultimo capolavoro: il Guillaume Tell. Capite dunque perché non mi abbiano certo spaventato gli oltre settecento chilometri che separano il mio ovile lucchese dall’antico Teatro di Orange (la piccola cittadina francese situata a nord di Avignone): un piccolo prezzo per poter assistere a un’opera così emozionante nella magica cornice del 150° Festival Chorégies d’Orange. Ma prima della cronaca musicale della serata del 12 luglio 2019, una piccola contestualizzazione storica.
Nel 1824 Rossini si trasferì a Parigi dove assunse la carica di Directeur de la Musique et de la Scène du Théâtre Royal Italien, insieme all’obbligo di comporre nuove opere per l’Opéra Français. La prima, ma anche l’unica, fu proprio il Guillaume Tell, che andò in scena il 3 agosto 1829 dopo una serie di peripezie, aggiustamenti e ritardi. La critica fu laudativa nei suoi confronti e addirittura Le Globe, da sempre ostile al compositore di Pesaro, sostenne che “con quest’opera era iniziata una nuova era per la musica drammatica”. Nel 1834 Hector Berlioz, non certo imparziale verso Rossini e l’opera italiana, scrisse: “La partitura era il frutto di una seria riflessione, era ponderata per ogni verso ed eseguita con grande precisione dall'inizio alla fine”. Le vicissitudini di Rossini fecero sì che il Guillaume Tell, invece di aprirgli una nuova carriera a Parigi, finì per essere il suo canto del cigno operistico.
La caratteristica più affascinante del Tell è tuttavia il modo fantasioso in cui il compositore ha affrontato la creazione di un lavoro per l’Opéra Français, senza abbandonare le proprie radici italiane. Sebbene certi elementi siano più “italiani” ed altri più “francesi”, la cosa straordinaria è la loro compenetrazione. Meglio che in qualsiasi altro lavoro, Rossini integra qui il lirismo del bel canto e le forme raffinate del melodramma italiano con caratteristiche tipiche dell’opera d’oltralpe quali l’immediatezza del declamato e lo splendore della messa in scena (basti pensare ai lunghi interventi del coro e del balletto). La grandiosa struttura, infine, si sviluppa su un sistema di motivi musicali derivati da melodie popolari svizzere, note come Ranz des Vaches, che appaiono nella loro forma primigenia durante i festeggiamenti del primo atto, per poi venire trasformate in una straordinaria varietà di forme.
Circa l’evoluzione del protagonista, nel 1971 il musicologo e direttore d’orchestra Bruno Cagli scriveva (in Guida all’opera, Mondadori) come, rispetto alla tragedia originale di Friedrich Schiller, il personaggio di Guglielmo apparisse troppo sfocato, citando a sua volta il musicologo Giuseppe Radiciotti: «Una delle modificazioni di capitale importanza consiste nell’aver tolto al protagonista quel fare schietto e semplice che ha nell'originale, per prestargli un atteggiamento sostenuto, teatrale, quasi di posa. Era forse utile, dal punto di vista drammatico, correggere la storia per mezzo della leggenda, presentando subito Guglielmo su la scena, invece che alla fine del dramma, e facendolo capo del convegno dei Rütli in sostituzione di Stauffacher, che nell’originale è l'anima del dramma: ma non era punto necessario togliergli anche il carattere di dolcezza e di bonomia che ha, tanto nella storia quanto nel lavoro dello Schiller, per farne una figura dall’aria tetra e fatale». Nell’introduzione italiana alla tragedia di Friedrich Schiller, Giuliano Baioni spiega inoltre che «il libretto utilizzato da Rossini è pieno di inviti alla vendetta più sanguinosa, mentre il Tell schilleriano raccomanda fin troppo la virtù e la moderazione e non rappresenta affatto l'esaltazione del tirannicidio, ma piuttosto la sua sofferta giustificazione. In questa distanza c'è tutta la problematica politica e morale di Schiller. Nell'opera di Rossini vive ancora il Tell giacobino, la figura dell'agitatore capopopolo. Nel dramma di Schiller, invece, l'eroe è buono solo nella misura in cui non è politico e il suo atto è giustificato solo in quanto non è compiuto per motivi di parte. Per questo Schiller, contro tutte le sue fonti, non fa partecipare Tell al giuramento del Rütli. Il suo eroe non deve essere un congiurato, non deve ricordare in nessun modo il Bruto giacobino

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Dopo questo excursus, veniamo alla rappresentazione vera e propria, svoltasi sotto un cielo stellato e benedetta da una temperatura davvero gradevole.
Lo scenografo Eric Chevalier ha voluto valorizzare al massimo proprio il contesto architettonico romano (uno dei meglio conservati al mondo) rendendo la pietra elemento essenziale. Le proiezioni, sapientemente integrate con il colore del grande muro, hanno preso vita già dalla sinfonia iniziale, trasformando la forma geografica della Svizzera nella grande vallata dal clima festante in cui si apre il capolavoro rossiniano. Sono bastati un aratro e una striscia di terra sul bordo prospiciente la buca orchestrale a rendere alla perfezione il clima bucolico, mentre le visioni proiettate sul muro accompagnavano amabilmente ogni momento dell’opera.
I costumi di Françoise Raybaud, quasi onomatopeici per colori (tenui e morbidi) e forme, risultavano perfettamente intonati al climax essenziale della mise en scène.
Laurent Castaingt ha giocato magistralmente con le luci, riuscendo ad infondere con il calore dei colori delle forti emozioni e riuscendo a ben sottolineare i vari stati d’animo che si susseguivano.
Questi ingredienti si sono fusi nelle mani e nella mente del regista Jean-Louis Grinda, il quale ha offerto un prodotto estremamente fluido e godibile. Nel suo lavoro minimalista ha lasciato che la musica, le parole e i sentimenti guidassero gli interpreti, I quali - amalgamati dalle note orchestrali - non hanno fatto altro che seguirne lo scorrere per arrivare al gran finale. Per dirla come Giovanni Carli Ballola (Rossini. L’uomo, la musica), «Musica per la quale sembra di prammatica la qualifica di monumentale, quando invece di vitale, pulsante energia si tratta, come di un fiume giunto alla foce».

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E dopo il coro conclusivo sembra che il Cigno di Pesaro abbia raggiunto davvero un punto di contatto con l’infinito: un addio alla vita compositiva, senza però far mancare quel senso di libertà, speranza e rinascita che il nuovo giorno porta sempre con sé. A Orange tale sentimento è stato incarnato da una donzelletta in abiti campagnoli, che spargeva a terra alcuni semi, in allusione al testo «Liberté, redescends des cieux / Et que ton règne recommence!» Solo che il regno di Rossini non è mai ricominciato perché non è mai finito, anzi ogni volta che queste note risuonano in un teatro sembra quasi di percepirne la presenza sorniona, ma anche compiaciuta di aver lasciato al mondo un testamento musicale capace di trasportare l’animo umano in zone ancora inesplorate.
Sul fronte musicale ci siamo trovati davanti a un cast di altissimo livello.
Il protagonista Nicola Alaimo (Guillaume Tell) si è imposto sulla scena riuscendo (sia con sicura presenza attoriale, sia con una vocalità dotata un di bel timbro morbido e vellutato tanto nella zona grave quanto in quella più acuta) a trasmettere lo stato d’animo di un uomo travagliato per le angherie subite dal suo popolo, ma al tempo stesso combattivo. Sois immobile è stata una pagina in cui ogni nota ha trovato il proprio senso emotivo più profondo, raccogliendo tutti i colori e le sensazioni che il violoncello suggeriva con le struggenti note dell’accompagnamento.
Nei panni di Arnold Melchtal, il tenore spagnolo Celso Albelo ha dato un'impronta forte al personaggio, dimostrando di saper gestire con grande maestria le dinamiche nell’emissione del suono e conferendo accenti peculiari e significativi nell'interpretazione, sempre a stretto contatto con i vari e mutevoli stati d’animo che lo fanno evolvere da passionale innamorato di Mathilde, a tenace difensore delle terre elvetiche e vindice del padre. La sua pagina più lirica nel quarto atto (Asile héreditaire) è stata un momento di Teatro davvero corroborante, nel quale lo spettatore si è sentito trascinare dal fascino sublime di una voce che trovava in ogni nota un gusto belcantista fino al culmine dell’aria, in cui il forte pathos ha portato alla esecuzione di un lunghissimo e vigoroso acuto, che gli è valso l’ovazione spontanea del pubblico.
Mathilde, principessa degli Asburgo, ha trovato corpo e anima nel soprano Annick Massis. Che dire di questa interprete? Oltre alla bravura e alla sicurezza vocale, non possiamo non notarne l’eleganza innata sul palcoscenico. Ogni gesto e ogni passo sono stati segnati da un fascino senza tempo: un piacere per l’occhio poterla ammirare nel suo incedere signorile. Vocalmente si è distinta per nitidezza, luminosità e morbidezza, senza risparmiarsi nel restituire un canto ricco di variazioni nelle riprese. Proprio per la sua grande capacità di unire le due arti – canora e recitativa – è riuscita  a gestire perfettamente il personaggio nonostante l’assenza di supporti scenografici, conferendogli una caratterizzazione molto forte. Sempre sul fronte vocale, ha dimostrato di possedere una notevole gamma di suoni e colori, con grande agilità e sicurezza negli “svolazzanti” acuti abbinate alla profonda potenza delle note più gravi. Nell’aria con cui si è presentata al pubblico (Sombre forêt, désert triste et sauvage, eseguita dopo essere scesa da un cavallo bianco) ha giocato intelligentemente con la dinamicità del suono, conferendo una connotazione e un significato profondi.
In questa produzione spiccavano inoltre i due bassi Nicolas Courjal, distintosi per la voce imponente e assai adatta al carattere di Gesler, nemico di Tell, e Nicolas Cavallier (Walter Fürst), emerso in particolare nel lungo terzetto del secondo atto.
Completavano il cast Nora Gubisch (Hedwige), Jodie Devos (ottima nel ruolo en travesti di Jemmy, figlio di Guillaume), Philippe Kahn (Melcthal, padre di Arnold), Philippe Do (Rodolphe), Julien Véronèse (Leuthold) e Cyrille Dubois (un meraviglioso Roudi). Tutti hanno dato prova di grande professionalità alle prese con una partitura spesso impervia dal punto di vista vocale e interpretativo.
All’appello, però, manca ancora un personaggio che, per questa composizione rossiniana, definirei forse il più presente e il più travolgente: il Coro, anzi i Cori, dato che all’allestimento hanno partecipato sia quello dell’Opéra de Monte-Carlo, sia quello del Théâtre du Capitol de Toulouse, preparati rispettivamente dai Maestri Stefano Visconti e Alfonso Caiani.

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L’ensemble ha accompagnando trasversalmente tutta l’opera e dando una connotazione ben definita al finale di ogni atto: il primo con il tipico “crescendo rossiniano”, il secondo con la veemenza del coro maschile impegnato nel giuramento, il terzo concertato con alcuni dei protagonisti solisti e, infine, il famoso finale (Tout change et grandit en ces lieux) in cui la parola “Liberté” (che conduce il brano sulla tonalità di Do maggiore) è arrivata in platea come una ventata di emozione fortissima, complici le magnifiche luci e la già citata presenza della contadinella.
L’orchestra dell’Opéra de Monte-Carlo, sotto la direzione del Maestro Gianluca Capuano, ha completato il meraviglioso quadro operistico, anche se, in questo caso ho avuto la sensazione che la mano direttoriale non sia stata proprio accorta come mi sarei aspettato. Non sono mancati alcuni momenti di incertezza nel gesto, né altri in cui i tempi parevano quasi demoniaci. Il finale del duetto Oui, vous l’arrachez à mon âme è stato piuttosto difficile da ascoltare proprio perché pareva scandito da un’eccitazione eccessiva fino al punto di far perdere il senso di quanto stava accadendo. Non è stato premuroso nemmeno con il tenore nella sua grande aria del quarto atto e non sono mancati altri frangenti in cui l’anarchia della bacchetta è andata oltre quello che un direttore può permettersi. Dal punto di vista delle dinamiche sonore è andata meglio, ma sinceramente in un quadro così perfetto mi sarei aspettato qualcosa di più. Non me ne vogliate: forse la mia è solo pignoleria, ma, considerando questo capolavoro il testamento spirituale di Gioachino Rossini, vorrei trovarci se non la perfezione, almeno lo slancio in tale direzione.
Rimane da dire che il pubblico ha riservato ovazioni a tutti sia durante l’esecuzione, sia alla fine, tributando applausi e “Bravo!” come se non ci fosse un domani.

Crediti fotografici: Abadie Bruno e Philippe Gromelle per il Festival Chorégies d’Orange
Nella miniatura in alto: il bass-baritono Nicola Alaimo (Guillaume Tell)
Sotto: Nicola Alaimo con Jodie Devos (Jemmy)
Al centro, in sequenza: ancora Alaimo; Celso Albelo (Arnold); e Annick Massis (Mathilde)
Sotto, in sequenza: una bella foto panoramica di Philippe Gromelle; Nicolas Courjal (Gesler) con Jodie Devos (Jemmy); ancora Jodie Devos con Nicola Alaimo; scena della vittoria di Guglielmo Tell
In fondo: un’altra foto panoramica di Philippe Gromelle





Pubblicato il 08 Giugno 2019
Die Frau ohne Schatten con mezzo cast allestito all'ultimo momento per il forfait dei titolari. Ebbene...
Trionfo straussiano alla Staatsoper servizio di Francesco Lora

190606_Wien_00_DieFrauOhneSchatten_VincentHuguetVIENNA, 6 giugno 2019 – Con cinque recite della Frau ohne Schatten (La donna senz’ombra), dal 25 maggio al 10 giugno, la Staatsoper di Vienna ha festeggiato il proprio centocinquantesimo anno insieme con i cento del capolavoro di Richard Strauss. Locandina musicale da capogiro, dalla direzione di Christian Thielemann al canto di Stephen Gould, Camilla Nylund, Evelyn Herlitzius, Sebastian Holececk, Wolfgang Koch e Nina Stemme nelle sei parti di maggior spicco. Versione integralissima, come piace fare a Thielemann, e cioè senza nemmeno i tagli inflitti già dalle prime rappresentazioni: solo così si apprezzano le studiatissime proporzioni dell’opera e la sua straripante ricchezza di idee e materiali. Seguirebbe, da questo punto, la recensione di un trionfo annunciato, se non fosse che alla recita del 6 giugno, qui in oggetto, e solo a quella, un virus vagante tra i camerini ha fatto una strage nella compagnia di canto: quando, la mattina, passando davanti al teatro, si vedono le locandine bendate per annunciare il forfait sia della Herlitzius, sia di Holececk, sia della Stemme, non si sa se sia il caso di ridere ovvero di piangere. Anche perché la strage dei cantanti va a implicare, in fretta e furia, quella della partitura.
Die Frau ohne Schatten è infatti un’opera tanto di temibile difficoltà esecutiva, quanto di grave dispendio economico. Non è ‘roba’ per un teatro qualsiasi, e il teatro di primo piano che intenda metterla in cantiere sottintende con ciò un gesto forte: quello esemplare, appunto, della Staatsoper che celebra sé stessa e il centenario dell’opera. Se pochi sono gli allestimenti di questo titolo, nel contempo, proporzionalmente pochi sono i cantanti che lo tengono in repertorio, già decimati dalla superiore intelligenza e dalle disumane energie che la partitura reclama. Bene: quasi non vi sono in giro cantanti che conoscano a memoria Die Frau ohne Schatten nella sua versione integralissima, cioè quella che alla “prima” del 25 maggio, trasmessa urbi et orbi alla radio, ha totalizzato la bellezza di quattro ore (tonde tonde) di sola musica. È un miracolo che nel giro di poche ore la Staatsoper sia riuscita ad agguantare tre sostituti, ma con loro è arrivata anche la necessità di omettere le pagine che essi non conoscevano. Confrontando le durate tra una recita regolare e quella qui in oggetto – cioè quella che segue il testo secondo una stramaledetta tradizione – c’è da impallidire: se l’orologio non mente, i minuti di musica tagliata sono la bellezza di quarantasette.
Eppure la serata, nervosa e incerta, rimane memorabile. Circondato da un’orchestra che pullula di autentici Wiener Philharmoniker, Thielemann sembra palleggiare con le file, ora lasciandole sfogare nel loro splendore tecnico e ora reimpugnandole con un volo di bacchetta.

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Massimo direttore wagneriano, egli supera però sé stesso in Strauss: asserzione spiegata dal fatto che, mentre in Wagner si percepisce l’accodamento della poetica di Thielemann al modello del secondo dopoguerra, nell’altro autore ogni suo procedimento risulta autonomo dalla tradizione pregressa. Si ha così una lettura coraggiosamente rude, scabra e contrastata, tuttavia subito controbilanciata dall’oro massiccio dell’orchestra; una lettura condotta a base di veri e propri gesti teatrali, anticonformista, modellata su ciò che si deve vedere o compatire in scena. Più volte capita di voltarsi allibiti verso il golfo mistico, increduli di quello che un’orchestra possa produrre, e non solo nei momenti di più esibito sfarzo sonoro: colpisce trovare, in questa Frau ohne Schatten, non l’ostinato punto di uniformazione dei vari stili che la attraversano ecletticamente, ma il linguaggio cameristico di Ariadne auf Naxos giustapposto senza futili pudori a quello barbarico di Elektra.
In un contesto assai agitato, il più imperturbabile sembra il tenore Stephen Gould nella parte dell’Imperatore: monotono nel porgere anche durante il sublime monologo dell’atto II, sfocato o sforzato o persino carente delle note stesse nel registro acuto, nondimeno dotato del giusto timbro e delle rare energie adeguate, è l’interprete di riferimento dopo la prematura scomparsa di Johan Botha. Eccellente su ogni fronte, al suo fianco, è invece l’Imperatrice di Camilla Nylund: inizia la recita con voce un poco fredda all’evidente scopo di dosare le forze, ma non per questo viene a mancare di levità nel Re sopracuto e d’impeto nel Do; diffonde poi ovunque facilità di estensione, modulazione e alternanza di tecniche richieste, luminosità timbrica ed espressione amorevolmente calibrata su ciascun verso. Ecco un’interprete di ancora più appalesato riferimento per la parte: e se le ovazioni per lei non bastano, proprio al termine della recita in oggetto le è conferito il prezioso titolo onorifico di Kammersängerin, ossia di cantante con speciale merito artistico presso la Staatsoper e lo Stato austriaco. Specialista della parte di Barak, il baritono Wolfgang Koch è però anche il più timido del gruppo: incalcolabile correttezza, senza la zampata geniale.
Comincia da qui la lista dei tre salvatori della recita. La Herlitzius doveva sostenere la parte della Nutrice: al posto della sua voce fantasmatica e vetrosa è accorsa quella di Linda Watson, omogenea e possente lungo tutta la spaventosa escursione di registri, e dunque in fin dei conti più appropriata alla scrittura e al ruolo, tenuto con vivido temperamento fino a una folgorante chiusura dell’atto II. La Stemme doveva sostenere la parte della Moglie del tintore: Rebecca Nash l’aveva cantata quattro giorni prima all’Opernhaus di Kiel, e con essa si è vista catapultata al debutto assoluto alla Staatsoper. La percepibile tensione – può farne fede il suggeritore – ha meglio rivelato un’attrice disposta a giocarsi fino all’ultima carta pur di tenere il passo dei colleghi, e una cantante dai mezzi poderosi, affilati, generosi, curiosamente assai ben differenziata rispetto alle inattese colleghe. Holececk, infine, doveva sostenere la parte del Messaggero divino: a coprire l’ultimo tassello è stato Wolfgang Bankl, veterano per eccellenza nei ruoli di caratterista a Vienna. Menzione speciale, tra il folto comprimariato, per i camei dello squillante tenore Benjamin Bruns, come Apparizione di un Giovane, e del sostanzioso mezzosoprano Monika Bohinec, come Voce dall’alto.

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Nuovo allestimento con regìa di Vincent Huguet, scene di Aurélie Maestre, costumi di Clémence Pernoud e luci di Bertrard Couderc. Più si ripensa al loro lavoro, più c’è da rimanere  ammirati. Intervistato nel programma di sala, il regista è anzi un profluvio di azzeccati riferimenti stilistici, storici e culturali, e mostra una sopraffina consapevolezza del poliedrico testo da inscenare: tutte doti cui è venuta a mancare l’abitudine quanto più cresceva quella d’intervistare i registi nei programmi di sala.
Ai fatti – ciò che più interessa – si assiste a uno spettacolo leggibile, semplice, chiaro, interessato alla sapidità delle didascalie, senza trasposizioni spazio-temporali, nel quale si vede un letto se si dice ‘letto’ e nel quale si vede una barca se si dice ‘barca’. L’analisi oggettiva del testo domina incontrastata, così che alla fine della rappresentazione si scopre di conoscere parecchio di più intorno all’opera vista; e i sostituti arrivati all’ultimo momento, ambientatisi in un lampo, recitano accuratamente quanto gli altri.
Tre ulteriori recite sono annunciate per il 10, 14 e 18 ottobre, con la compagnia di canto ritoccata e sempre con la direzione di Thielemann: il melomane si munisca di biglietti, e preghi per lo stabile ripristino di quei quarantasette minuti tagliati.

Crediti fotografici: Michael Pöhn per la Wiener Staatsoper
Nella miniatura in alto: il regista Vincent Huguet





Pubblicato il 07 Giugno 2019
Una buona Manon per la voce del soprano e per la verve di Frédéric Chaslin. E...
Flórez, Des Grieux in scena servizio di Francesco Lora

190607_Wien_00_Manon_AndreiSerbanVIENNA, 5 giugno 2019 – Alla Staatsoper di Vienna sono frequenti i cicli di recite che tengono un piede nella routine di tutti i giorni e l’altro nell’evento da non perdere. Esemplare è l’ultima ripresa della Manon di Massenet, con le sue quattro rappresentazioni dal 1° al 13 giugno. L’allestimento scenico è quello varato nel 2007, con regìa di Andrei Serban e scene e costumi di Peter Pabst: azione trasposta agli ultimi anni dell’Ottocento, 45 recite distribuite da allora fino al 2016, lettura teatrale fatta però per esporre senza turbare.
190607_Wien_01_FlorezMachaidze_facebook_phWienerStaatsoperGmbHMichaelPohnDue stagioni prima, gli stessi regista e bozzettista-figurinista avevano dato al medesimo teatro un Werther – anch’esso tuttora in auge – con più incisivo carattere drammaturgico e scenografico: questa Manon concepita al traino ne sembra la sorellina graziosa sì, ma anche meno ambiziosa nelle intenzioni e più maneggevole nelle strutture.
Succede però che lo scorso aprile Juan Diego Flórez abbia esordito in questo opéra-comique, cantandolo al Théâtre des Champs-Élysées di Parigi in sola forma di concerto, e che abbia accordato il seguente debutto scenico, qui in oggetto, proprio alla Staatsoper. Ecco allora l’allestimento di seconda qualità rispolverato con mille onori, ecco l’introvabilità dei biglietti e le carovane di melomani in pellegrinaggio, ecco lo Chevalier Des Grieux secondo il più famoso dei tenori belcantisti. La parte gli sta né larga né stretta, e denota la ricerca di un nuovo repertorio senza garanzia d’averlo trovato: voce squillante ma non altrettanto sonora, affabili e ardenti modi itali-iberici in luogo di ispirati lirismi alla francese, insomma un cantante sommo ma poco assecondato dalla partitura nelle sue più estroverse specialità, e un personaggio che risulta più simpatico che struggente.
Le prime attenzioni passano così su Nino Machaidze: una protagonista dalla voce timbrata, smaltata, fresca e risonante, dalla presenza avvenente e disinvolta, e dal porgere tenero o malizioso senza rischio di leziosaggine.
Un ancor più sorprendente possesso del linguaggio idiomatico dell’opéra-comique si ammira nel Lescaut di Adrian Eröd, attore sottile, lieve e pungente, e cantante astuto quando maschera dietro aerei sussurri insinuanti la non più intatta linea baritonale.
Michael Laurenz e Clemens Unterreiner, come Morfontaine e Brétigny, danno il meglio di sé quando lo imitano; Ileana Tonca, Svetlina Stoyanova e Zoryana Kushpler incarnano con brio le tre comédiennes, mentre Dan Paul Dumitrescu porta con autorevole sornioneria i panni del conte padre. Sferzante la direzione di Frédéric Chaslin, alla cui imprevedibilità agogica orchestra e coro puntano attenti gli occhi.

Crediti fotografici: Wiener Staatsoper GmbH - Michael Pöhn
Nella miniatura in alto: il regista Andrei Serban
Sotto: Juan Diego Flórez (Des Grieux) e Nino Machaidze (Manon)





Pubblicato il 13 Maggio 2019
Il capolavoro verdiano piace con la regėa di Christian Räth e la direzione di James Conlon
Un altro Macbeth alla Staatsoper servizio di Francesco Lora

190511_Wien_00_GeorgePeteanVIENNA, 11 maggio 2019 – Alla Staatsoper di Vienna, gli allestimenti scenici sono un investimento: quando vengono varati, sono destinati a ricomparire per stagioni anche consecutive, e a rimanere in servizio anche per decenni interi. La Madama Butterfly di Puccini con regìa di Josef Gielen e scene e costumi di Tsugouharu Foujita, per fare un esempio, si vede ininterrottamente dal 1957 e nel 2018 ha totalizzato la bellezza di 388 alzate di sipario. Non sempre, però, le cose vanno secondo proposito. Nel 2009 fu presentato un Macbeth di Verdi con regìa di Vera Nemirova e scene e costumi di Johannes Leiacker, quello – un po’ se ne parlò – dove l’arrivo del re Duncano era risolto con una pantomima comica, e dove i perfidi coniugi si lavavano dal sangue, insieme, sotto la doccia: il concertatore, Daniele Gatti, non ne volle sapere e se ne andò prima delle sei recite d’esordio; poi quell’allestimento è sparito nel nulla, condannato a morte, e quasi verrebbe voglia di rivederlo, per saggiare se la ragione dello scandalo fu davvero così fondata.
Non ve ne sarà probabilmente più l’occasione. Un nuovo allestimento di Macbeth è infatti in servizio alla Staatsoper dal 2015, e da allora è stato ripreso con successo in ogni stagione: le ultime recite, cui si riferisce questa recensione, hanno avuto luogo dal 5 al 15 maggio scorsi. Lo spettacolo ha regìa di Christian Räth e scene e costumi di Gary McCann. Piace poiché visivamente è fatto di strutture mobili, utili a ricomporre rapidamente ambienti differenti, nel contempo monumentali nell’effetto ma certamente economiche e agili nel trasporto (un aspetto non secondario, in un teatro dove le stagioni si compongono ciascuna di una cinquantina di titoli); e piace poiché lo scabro grigiore delle immagini è pertinente al livido soggetto, ma non manca di affascinare con lucide intuizioni teatrali: quando Macbeth va compiere il primo delitto, ad accompagnarlo nella stanza del re dormiente è la sua stessa ombra; e quando Banco appare durante il banchetto, ciò avviene specularmente mediante la proiezione della sua stessa ombra: incombente, enorme, terrificante.

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A rendere importanti le ultime recite era soprattutto la direzione di James Conlon, un artista che anche senza prove d’orchestra – alla Staatsoper vengono concesse solo in casi particolari – sa farsi seguire all’istante in una lettura personale, dettagliata, con uno spigoloso, ossessivo, grandioso passo tragico da una parte, e con una superba esibizione tecnica dei Wiener Philharmoniker dall’altra. Combattuto nella definizione psicologica e palesemente succube della moglie si riconfermava il protagonista secondo George Petean, con la sua attenta linea, il suo timbro pastoso e la sua solida tecnica. Squillante, risonante, vero demonio scenico in una parte diabolica c’era Tatiana Serjan come Lady Macbeth: interprete di riferimento già dieci anni or sono, è una soddisfazione ergerla ancora sugli scudi. Carismatico, imponente, sofferto il Banco del veterano Ferruccio Furlanetto, cui si giustapponeva il fresco materiale di Jinxu Xiahou come Macduff. Lukhanyo Moyake era Malcolm. Tre prossime recite, dal 25 ottobre al 1° novembre, avranno per protagonista Plácido Domingo.

Crediti fotografici: Michael Pöhn per la Wiener Staatsoper
Nella miniatura in alto: il baritono George Petean (Macbeth)
Al centro in sequenza: Lukhanyo Moyake (Malcolm) e Jinxu Xiahou (Macduff); Tatiana Serjan (Lady Macbeth); e Ferruccio Furlanetto (Banco)
Sotto: George Petean e Tatiana Serian





Pubblicato il 26 Aprile 2019
Una bella regia e un ottimo cast caratterizzano la produzione monegasca del capolavoro di Verdi
Aguilera propone l'Otello d'Amore servizio di Simone Tomei

190426_MonteCarlo_00_Otello_GregoryKunde_phAlainHanelMONTE-CARLO - Tante sono le motivazioni che spingono a parlare di Otello come un (se non addiritutta "il") capolavoro del Cigno di Busseto dove lo stigma  più evidente, quello della gelosia, diventa l'indiscusso motore dell'azione scenica, ma... proprio durante l'ascolto dell'opera nell'affascinante Salle Garnier dell'Opéra di Montecarlo la sera del 24 aprile 2019 la mia attenzione ha naufragato oltre l'apparenza e l'evidenza dei fatti e si è affacciata alla mia mente una parola che, secondo me, potrebbe racchiudere la reale essenza dell'opera ed in particolare di questo allestimento: Amore.
Giuseppe Verdi era innamorato di Shakespeare e questa intensa passione è stata la principale musa ispiratrice per comporre sì affascinanti pagine; la forma poi è stata conferita da Arrigo Boito in veste di librettista ed il loro connubio ha portato alla suprema incarnazione del dramma. Proprio queste pagine, frutto di cotanto amore, trasudano di perfezione tra testo e musica, scavano nella profondità del personaggio, sanno creare e rilasciare la tensione laddove la musica lo richieda e soprattutto fremono di armonie audaci, complice un'orchestrazione sottile, raffinata, sempre più variegata e ricca di sfumature; molto probabilmente l'atteggiamento patriottico, diventato ormai realtà politica, ha lasciato il passo alla libertà di lasciarsi andare nello sfoggio di un inimitabile estro drammatico; un estro che non aveva più bisogno di mettere in luce ideali politici, ma di andare a scandagliare gli abissi dell'animo umano in maniera ancor più profonda rispetto a quanto già fatto in precedenza con altri lavori; ed il motore di tutto ciò non può che essere dunque l'Amore per quell'arte dal quale egli stesso si sarebbe voluto smarcare credendo di non avere più nulla da dire.
Ecco che per godere appieno di quest'opera che porta in sé una grande modernità ed una sconvolgente attualità, sia d'uopo gustarla con animo aperto, sincero e disposto ad accogliere la miriade di sfaccettature insite  nella musica che di ascolto in ascolto rivelano sempre più quella magia d'Amore che nutre ed alimenta ogni nota della partitura.

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E sempre di Amore possiamo parlare anche per la regia di Allex Aguilera che non ha voluto "sporcare" nessun momento del dramma con iniziative personali traducendo le numerose didascalie del libretto in una elegantissima messinscena. Colpiscono molto le tinte e le sfumature echeggianti colori shakesperiani che, partendo da una tonalità di base grigia, ma non tetra, si illuminano di sprazzi più fulgidi ed armonici sposando il rigo musicale e diventando per essi una ulteriore didascalia. Anche questa è una forma di Amore che si fonde con il rispetto per un capolavoro che ha già in sé tutti gli elementi per tradursi in scena; il carattere e le particolarità di ciascun personaggio emergono naturalmente nella lettura del regista spagnolo, ma sono soprattutto le loro interazioni a formare dei tableaux vivants densi di fascino. Ne voglio ricordare due di questi momenti che reputo catartici al punto quasi di togliere il fiato: il Credo di Jago quando tutto d'un tratto la scena si fa densa, quasi impalpabile e sotto le sue parole che trasudano il pensiero scapigliato boitiano, compaiono sullo sfondo cupo, ombre funeste quasi a voler tradurre visivamente i pensieri e le macchinazioni di quella mente tanto infida. Non da meno è stato il concertato finale del terzo atto che rappresenta uno dei momenti più alti del dramma: tutti i personaggi qui sono protagonisti, ma ognuno porta avanti un proprio discorso e non è facile individuare le loro logiche relazionali; ecco che con ineccepibile disposizione e con elegante interazione, tutto è risultato chiaro e nitido con esaltazione del significato pieno della parola scenica. Collaboravano con l'Amore di Aguillera, lo scenografo Bruno de Lavenère per l'ambiente scenico che con semplici elementi aveva ricostruito mare in tempesta, piazze ed interni in maniera armonica facendo erigere a comune denominatore una passerella sospesa nel centro a cui si accedeva sia dagli interni del palazzo che circonda su tre lati tutto il palcoscenico sia da una scala a chiocciola che conduceva sul plateau in cui si concretizzava ogni momento del dramma. Nobili e di sicuro fascino i costumi di Francoise Rybaud che si sposavano appieno con le luci di Laurent Castanigt che sapevano infondere alle scene una tonalità di colore molto vicina allo spirito del drammaturgo inglese.

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190426_MonteCarlo_07_Otello_CristianaDamianGeorgePetean_phAlainHanel190426_MonteCarlo_08_Otello_GregoryKundeGeorgePetean_phAlainHanel

L'Amore è stato anche il motore dell'esecuzione dell'Orchestra Filarmonica di Montecarlo con alla guida il M° Daniele Callegari, altro "pasionario" della musica verdiana; egli ha saputo trarre il meglio dagli strumentisti che hanno risposto magistralmente alla sua lettura attenta e vera. Il fragore iniziale creato dall'accordo di undicesima e cio che ne consegue, sono stati un meraviglioso momento di avvio ed un corroborante viatico per condurre l'ascoltatore nell'innovativa orchestrazione verdiana; tante sono le pennellate pittoriche per tradurre altrettanti momenti scenici senza mai travalicare l'interprete, anzi per valorizzarne ogni parola ed ogni afflato. Ecco che la chiusura del primo atto con il celeberrimo duetto fra Otello e Desdemona, Gia nella notte densa, si fa quasi etereo con il quartetto di violoncelli conferendo ad esso una notevole carica di sensualità ed erotismo; ancora il Credo diventa momento di emblema del male, la conversazione tra Cassio e Jago un quadro quasi settencentesco ed il corno nel quarto atto traduce con efficacia il dolore di Desdemona ed i colori cupi della stanza in cui da lì a poco sarà protagonista solo la morte...
E se questo non è Amore!
Un cast vocale di buon livello ha completato l'ultima produzione del Teatro monegasco.
Nel ruolo eponimo il tenore americano Gregory Kunde si è messo in luce per la varietà degli accenti; la parte è impervia e si possono evidenziare alcune peculiarità che non rendono il ruolo uniforme bensì lo conducono in un percorso che, movendo dalla liricità del tenore romantico, ad essa si riconduce nell'epilogo con moto circolare; qui "l'emozione romantica" deve esplicitarsi in maniera ancor più delicata rispetto all'inizio proprio perchè scevra di passione, ma densa di rimorso e di vero Amore; l'interprete ha saputo ben adattarsi a queste esigenze drammaturgiche con un canto elegante, sensuale, morbido e a tratti commovente; i due atti centrali sono pieni di logoramento morale, dubbio e furia animalesca che hanno messo in luce la sua vena di "mattatore da palcoscenico".
In merito al personaggio di Desdemona scrive Verdi a Ricordi: "Non è una donna, è un tipo! Il tipo della bontà, della rassegnazione, del sacrifizio!" Per essa il compositore voleva un soprano lirico senza toni eccessivamente drammatici e Maria Agresta ha saputo dare al personaggio movenze e afflati richiesti dal compositore; il suo canto è sempre morbido e in esso il lirismo più puro ed etereo trova la sua cifra migliore nella zona più acuta del rigo musicale dove il fraseggio è ben curato ed elegante.
George Petean nell'ingrato ruolo di Jago si è dimostrato un interprete di ottimo livello; qualificato da Boito come artista della frode con particolari doti sceniche, lo stesso librettista nella pubblicazione della disposizione scenica così lo definì: "Spigliato e gioviale con Cassio, con Roderigo ironico; con Otello... bonario, riguardoso, devotamente sommesso; con Emilia brutale e minaccioso; ossequioso con Desdemona e con Lodovico". Egli si nutre del suo stesso male ed il suo canto difficile per la mutevolezza degli atteggiamenti richiede un artista di grande esperienza e bravura; Petean lo è stato, sapendo assecondare con naturalezza ogni sfaccettatura che la partitura e la scena impongono; il suo canto è fermo, la voce salda e robusta che non fatica ad affrontare anche le note più impervie con ragguardevoli timbro, volume e suadente morbidezza; il rischio spesso è quello di scadere in toni beceri e rozzi, ma la regola della misura è data proprio dallo stile e dalla bravura interpretativa di Petean che hanno fatto di un momento come la Chanson a boire del primo atto un autentico quadro giocoso e gaudente; la trasformazione vera e propria avviene poi nel secondo con il Credo che grazie al suo approccio magistrale ha conferito a musica e parole quella caratteristica profonda di "genio del male" ben sottolineando quel nichilismo che imperversa il suo dire: La morte è il nulla. E' vecchia fola il ciel sono lame di affilati coltelli che incollano lo spettatore fisicamente ed emotivamente.
Ioan Hotea interpreta egregiamente il ruolo di Cassio con uno squillo ragguardevole e con grande musicalità.
Sempre a fuoco e ben centrato il Roderigo di Reninaldo Machas.
In-Sung Sim si rivela sempre un cantate di grande affidabilità e restituisce un Lodovico sonoro e tonante.
Bene anche il Montano di Jean-Marie Delpas e completa egregiamente il cast Cristiana Damian nel ruolo di Emilia per la quale ha messo in luce una vocalità ben salda con interventi precisi e ben a fuoco.

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Ottimamente preparato come sempre dal M° Stefano Visconti il Coro dell'Opéra di Montecarlo che con la sola formazione di base ha saputo ben completare la scena drammaturgica grazie ad una potenza di suono tutto sommato ragguardevole; mi permetto di dire che qualche elemento in più sarebbe stato opportuno soprattutto per la grande pagina Fuoco di gioia nella quale gli interventi delle sezioni sono risultati talvolta un po' privi di quel mordente a cui siamo stati abituati; ma è solo una considerazione del cronista, che non vuole svilire un impegno encomiabile di tutti gli Artisti del Coro e del suo preparatore.
Il Teatro era gremito e non ha fatto mancare il suo entusiasmo per tutti nonostante qualche dissenso per il quale sinceramente non ho capito la motivazione.
Amore vuol dir gelosia... recitava una vecchia canzone e qui può sembrare pleonastico, ma l'Amore può diventare quel motore vitale che trasforma semplici note in momenti paradisiaci ed un palcoscenico vuoto in una grande scultura vivente in cui perdersi per vivere un momento di assoluta bellezza.

Crediti fotografici: Alain Hanel per il Teatro dell'Opéra di Monte-Carlo
Nella miniatura in alto: il tenore Gregory Kunde nel ruolo di Otello
Sotto in sequenza: Gregory Kunde con Maria Agresta (Desdemona); George Petean (Jago); Maria Agresta; Ioan Hotea (Cassio) e George Petean; Gregory Kunde e Maria Agresta
Al centro: Maria Agresta; Cristiana Damian (Emilia) e George Petean; Gregory Kunde e George Petean
In fondo: bella panoramica di Alain Hanel sull'allestimento monegasco






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Parliamone
La Girl ha inaugurato il Festival Puccini
servizio di Athos Tromboni FREE

190713_Torre_00_FanciullaDelWest_MariaGuleghina_phBottegaImmagineTORRE DEL LAGO (LU) - Partenza sontuosa come ogni anno per il Festival Puccini, giunto alla sua 65.ma edizione: la sera di venerdì 12 luglio 2019 è toccato all'opera meno amata dal pubblico pucciniano, La fanciulla del West, il compito di inaugurare il grande palcoscenico sul Lago di Massaciuccoli, dove la suggestione del luogo è stata, quella notte lì, amplificata da una splendida luna a tre/quarti che ha accompagnato la recita dall'inizio alla fine, spuntando già alta dietro le scene gigantesche disegnate e realizzate dal regista Renzo Giacchieri (che ha curato, appunto, regia, scene e anche costumi) e percorrendo il suo arco fino a portarsi alla spalle del pubblico, a volte splendente in un tratto di cielo terso, a volte appena obnubilata da cirri sfilacciati e bianchissimi in transito sulla volta celeste.
Non mancava nulla alla serata perché fosse da ricordare: la musica di Puccini, il lago calmo e placido, la temperatura gradevole e non torrida, la luna di tre/quarti, l'eccitazione della “prima”, e il pubblico. Meno numeroso che per altre “prime”
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La Euyo prende residenza a Ferrara e Roma

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Personaggi
Tre direttori e il ''Rosso Desiderio''
intervista di Simone Tomei FREE

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Soci Uncalm
Premio Cappelli a un giornalista: Giacomin
servizio di Athos Tromboni FREE

190715_Rocca_00_PremioCappelli_LucaSaltini_phGiorgioSabatiniROCCA SAN CASCIANO (FC) – Minacciava pioggia, nonostante le previsioni della vigilia, la sera di domenica 14 luglio 2019 a Rocca, dove nella splendida Piazza Garibaldi erano allestiti il palco e la vasta platea per il conferimento del XXX Premio Internazionale Carlo Alberto Cappelli, organizzato dall’omonima Associazione culturale. Un’ora prima
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Jazz Pop Rock Etno
Mason il nuovo si radica nel passato
servizio di Attilia Tratagni FREE

190715_Ra_00_NickMason_phZaniCasadioRAVENNA - I Pink Floyd sono entrati nella leggenda come accade alle band che cessano l’attività quando sono sulla cresta dell’onda ed è inutile chiedersi perché nessuno dei tentativi di resuscitare il gruppo abbia funzionato. Soltanto Nick Mason, il batterista del gruppo presente fin dagli esordi, ha proiettato avanti nel tempo la realtà delle origini
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Opera dal Centro-Nord
Turandot un bel successo
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190713_Torre_00_Turandot_AmarilliNizzaTORRE DEL LAGO (LU) – Spettacolo bello e di grande qualità, quello visto alla seconda serata del Festival Puccini sul lago di Massaciuccoli: la Turandot è andata in scena in una interpretazione registica molto ligia ai contenuti del libretto, ma con un sottile distinguo, tale da allontanare la rappresentazione da qualsiasi sospetto di oleografia. Lo chiarisce
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Opera dall Estero
La vitale e pulsante energia del Tell
servizio di Simone Tomei FREE

190713_Orange_00_GuillaumeTell_NicolaAlaimo_phAbadieBrunoORANGE (Francia) - «Io reputo il Guglielmo Tell la nostra Divina Commedia, una vera epopea; né so comprendere come ognuno che ama e coltiva la musica non si prostri innanzi a questa più che sublime, divina creazione, a questo miracolo dell’arte»: così il compositore siciliano Vincenzo Bellini salutava la consacrazione definitiva dell’illustre collega pesarese
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Classica
Inno alla gioia per tutti gli europei
servizio di Attilia Tartagni FREE

190712_Ra_00_LeVieDellAmicizia_RiccardoMuti_phSilviaLelliRAVENNA - Schieramento imponente  di musicisti e di coristi l’11 luglio 2019 al Pala De André per il concerto  più atteso del Ravenna Festival, già presentato due giorni prima, il 9 luglio, all’Odeon di Erode Attico sul pendio dell’Acropoli di Atene di fronte a 5000 spettatori. In programma la Nona sinfonia in Do minore op.125 di Ludwig van Beethoven
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Musica a Marfisa d'Este pronta al via
FREE

190709_Fe_00_MusicaMarfisa_MarcoGulinelliFERRARA - Come ogni anno, ritornano con l'estate anche i concerti di "Musica a Marfisa d'Este" con un calendario di 31 appuntamenti musicali serali (inizio alle 21,15) a partire da giovedì 11 luglio e fino a giovedì 15 agosto 2019. La manifestazione organizzata dal Circolo Frescobaldi è patrocinata dal Comune di Ferrara e dal Teatro Comunale
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Prosa
Il Purgatorio dentro la cittā
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Ballo and Bello
Le narrazioni danzate di Neumeier
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190708_Ra_00_HamburgBallett_JohnNeumeierRAVENNA - Il coreografo John Neumeier con l’Hamburg Ballett, già al Pala De Andrè nel 2010, è stato acclamato il 5 e il 6 luglio 2019 per lo spettacolo presentato dal 30° Ravenna Festival nel Teatro Alighieri: tre coreografie diverse che hanno per comune denominatore il senso della narrazione sull’onda della musica e la bravura smisurata del corpo di
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Opera dal Nord-Est
Torna Carmen ma non migliora
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190707_Vr_00_Carmen_DanielOren_FotoEnneviVERONA – La Carmen non ha fatto registrare il tutto esaurito quest’anno alla sua “prima” areniana per il Festival 2019. Pubblico numeroso ma non strabocchevole, un esito quanto meno insolito per quest’opera di Georges Bizet che da sempre è la preferita dei melomani italiani e stranieri, dopo l’Aida di Verdi. Comunque la recita è stata accolta con molto
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Elisabetta Zizzo si racconta
Intervista di Angela Bosetto e Simone Tomei FREE

190707_00_Personaggi_ElisabettaZizzoVERONA - Nella calda serata del 29 giugno 2019, agli albori  97° Festival lirico dell'Arena di Verona, Ci incamminiamo, io e la collega e amica Angela Bosetto, verso il Liston di Piazza Bra. Seduta a uno dei tavolini del ristorante Vittorio Emanuele, ci attende la cantante Elisabetta Zizzo. Non manca molto alla prémiere de Il Trovatore di Giuseppe
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Classica
Il temporale non ferma Krivine
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190705_Ra_00_OrchestreFrance_EmmanuelKrivine_phZaniCasadioRAVENNA - Quello dell’Orchestre National De France al Pala De André il 3 luglio 2019 è stato un ritorno. Infatti la compagine mosse i primi passi su questo palco nel 1990, diretta dall’indimenticato Pierre Boulez. Sul podio, stavolta, c’era Emmanuel Krivine, figura non propriamente carismatica ma di indiscussa valenza e buona volontà, come
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Opera dal Centro-Nord
Tosca, Scarpia e l'Angelo nero
servizio di Athos Tromboni FREE

190705_Fe_00_Tosca_RosaMariaHernandez_phAlessandroDeLuigiFERRARA - Sempre suggestiva l’ambientazione per “Lirica in Castello” che si tratti (come vicenda) del quattrocentesco Trovatore di Verdi andato in scena qualche anno fa, o dell’ottocentesca Tosca di Puccini di ieri sera, 4 luglio 2019. Come tutti gli anni il cortile del Castello Estense ha accolto Puccini con quel “tutto esaurito” che solo i grandi titoli operistici
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Nuove Musiche
Goran Bregović 'From Sarajevo'
servizio di Attilia Tartagni FREE

190704_Ra_00_GoranBregovic_phZaniCasadioRAVENNA - Circa tremila persone al Pala De Andrè per “From Sarjevo”, l’atteso concerto in prima italiana del 2 luglio 2019 che ha visto a Ravenna, insieme con l’Orchestra Corelli  e il suo direttore Jacopo Rivani, Goran Bregović, il  musicista più eclettico dell’area balcanica, cantautore e chitarrista rock divenuto famoso negli anni Settanta del Novecento
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Jazz Pop Rock Etno
Stewart Copeland musica senza confini
servizio di Attilia Tartagni FREE

190701_Ra_00_StewartCopeland_phZaniCasadioRAVENNA - “Light up the Orchestra” è il titolo dell’atteso concerto che ha visto insieme Stewart Copeland, uno dei più grandi batteristi, ex dei Police, e l’Orchestra Giovanile Luigi Cherubini, arricchita dall’elemento apparentemente estraneo della gigantesca batteria posta di fronte ai contrabbassi che dopo una partenza un po’ fredda si sarebbe
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Opera dal Nord-Est
Un Trovatore... ritrovato
servizio di Simone Tomei FREE

190629_Vr_00_Trovatore_PierGiorgioMorandi_FotoEnneviVERONA - Correva l'anno 2001 quando, durante il Festival Areniano, andò in scena per la prima volta l'allestimento ideato da Franco Zeffirelli per Il Trovarore di Giuseppe Verdi. Da allora il pubblico veronese ha potuto godere di questa visione, che ritengo quasi "beatifica", per altre cinque stagioni (ben 6, se includiamo anche quella appena inizata). Lo spettacolo
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Prosa
Le parole e il mare
servizio di Attilia Tartagni FREE

190626_Ra_00_LeParoleEIlMare_LinoGuancialeRAVENNA - Ancora uno spettacolo in un neo-luogo del Festival il 24 giugno 2019: “Classis”, inaugurato al pubblico soltanto sei mesi fa, museo archeologico di Classe di Ravenna ricavato dalla ristrutturazione dell'ex zuccherificio inattivo da decenni.  Il palco e la platea sono stati allestiti nello spazio aperto di fronte alla magnifica facciata
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Opera dal Nord-Ovest
Masnadieri una lezione d'oro
servizio di Francesco Lora FREE

190626_Mi_00_Masnadieri_FabioSartori_phBresciaArmisanoMILANO, 21 giugno 2019 – Esiste, sì, un Verdi classificato come minore: quello di Oberto e di Alzira, del Corsaro e di Aroldo, per dire quattro opere dal periodo del primo esordio a quello delle piene facoltà. Ma il repertorio corre nel tempo e non è affatto fisso. Con quelle menzionate, vi sono altre opere neglette. Ma fino a che punto si può ritenere minore
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Vocale
Il Greco e il Messiah
servizio di Attilia Tartagni FREE

190625_Ra_00_IlMessiah_AntonioGrecoRAVENNA - Fra i luoghi del Festival, Sant’Apollinare in Classe ha una “allure” speciale.  La basilica ha infatti uno spazio absidale vasto e concavo che sembra amplificare come un involucro risonante i musici e i cantori,  oltre a fornire loro una cornice di superba bellezza. Il grande mosaico absidale è dominato dalla figura del Santo con ai due lati le
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Opera dal Nord-Est
Carmen ottima della Kemoklidze
servizio di Rossana Poletti FREE

190625_Ts_00_Carmen_KetevanKemoklidzeTRIESTE - Teatro Verdi. E’ andata in scena al Teatro Verdi la nuova produzione dell’opera di Georges Bizet, Carmen.  E’ la storia di una donna libera che sceglie l’amore come meglio le aggrada, gli uomini la cercano, la desiderano ardentemente, cadono immancabilmente nella sua rete, è un diavolo. Così la apostrofa Don Josè quando il loro
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Soci Uncalm
Dell'Olmo prende un premio
FREE

190624_Sv_00_MasterclassRenataScottoSAVONA - Si è svolta ieri mattina, 23 giugno 2019, nell’atrio del Palazzo Comunale di Savona la manifestazione organizzata dall’Opera Giocosa di Savona che ha concluso la masterclass tenuta dal soprano savonese Renata Scotto; in programma il concerto dei migliori classificati. Alla manifestazione ha contribuito anche il Circolo Amici
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Opera dal Nord-Est
Collaudata ma quasi nuova Aida
servizio di Simone Tomei FREE

190623_Vr_00_Aida_AnnaPirozzi_FotoEnneviVERONA - Settecento volte Aida… ecco con quale record il titolo più rappresentato nell’anfiteatro scaligero debutta quest’anno nella stagione Arena di Verona Opera Festival 2019.  Una particolarità ed un vanto per il melodramma in Italia: le centenarie recite si sono avvicendate in numerosi allestimenti del capolavoro verdiano, ma sono felice
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Jazz Pop Rock Etno
Avitabile a Palazzo San Giacomo
servizio di Attilia Tartagni FREE

190623_Ra_00_EnzoAvitabile_phRobertoMolteniRUSSI (RA) - Il Ravenna Festival e i suoi luoghi: il concerto di venerdì 21 giugno 2019,  full immersion nella complessa napoletanità  del sassofonista e cantautore Enzo Avitabile affiancato dai  Bottari di Portico, dall’ensemble di fiati Scorribanda  e da Toni Esposito mago delle percussioni,  va affrontato partendo dalla collocazione in uno degli angoli
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Pianoforte
Labéque e il respiro di un'epoca
servizio di Attilia Tartagni FREE

190621_Ra_00_Giovanni Antonini_phKemalMehmetGirginRAVENNA - Fra le tante anime del 30° Ravenna Festival c’è quella di riproporre, insieme ai brani di un’epoca, anche il suo respiro, il suo suono originario.  E’ successo il 19 giugno 2019 al Pala De André, con il Giardino Armonico diretto da Giovanni Antonini e un programma diviso fra Franz Joseph Haydn e Wolgfang Amedeus Mozart. Certamente la
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Vocale
Chiara č Medea
servizio di Attilia Tartagni FREE

190620_Ra_00_Medea_ChiaraMuti_phSilviaLelliRAVENNA - Lo ha ricordato di recente il Sovrintendente De Rosa, fino dalla sua nascita nel 1990 il Ravenna Festival ha nel DNA o, per dirlo in termini giuridici, nello statuto il connubio fra luoghi storici e artistici della città e spettacoli festivalieri.  Certo non era ipotizzabile una cornice più idonea del chiostro della Biblioteca Classense per accogliere Medea,
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Opera dalle Isole
Bell'allestimento di Pagliacci
servizio di Salvatore Aiello FREE

190620_Pa_00_Pagliacci_DanielOren.JPGPALERMO - A conclusione della prima parte della Stagione 2019 del Massimo di Palermo è andato in scena il capolavoro manifesto del verismo italiano: Pagliacci di Ruggero Leoncavallo che con Cavalleria rusticana  costituisce il notissimo dittico amato dai melomani; questa volta Pagliacci da solo con il ritorno, dopo il 2007, della regia di Lorenzo Mariani
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Opera dal Centro-Nord
Nozze di Figaro deliziose
servizio di Simone Tomei FREE

190621_Fi_00_NozzeDiFigaro_KristiinaPoskaFIRENZE - Entra a pieno titolo all'interno del LXXXII Festival del Maggio Musicale Fiorentino il componimento mozartiano Le nozze di Figaro che si avvale della collaborazione librettistica di Lorenzo Da Ponte. Quest'opera è il primo tassello della nota Trilogia Mozart-Da Ponte che troverà mano a mano il suo compimento nei prossimi due anni
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Ballo and Bello
Nel labirinto di Martha
servizio di Attilia Tartagni FREE

190619_Ra_00_MarthaGrahamDanceCompanyRAVENNA - Attesa quasi reverenziale lunedì 17 giugno 2019 per la  Martha Graham Dance Company guidata da Janet Eilber, responsabile della compagnia dall’anno seguente la scomparsa nel 1991 di colei che, nata nel 1894 e percorso il novecento danzando, viene considerata una delle massime danzatrici e coreografe del secolo, “madre
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Opera dal Nord-Ovest
Madama Butterfly proprio come Madama Butterfly
servizio di Athos Tromboni FREE

190615_Ge_00_MadamaButterfly_MariaTeresaLeva_phMarcelloOrselliGENOVA - Stagione lirica, ultimo atto: Madama Butterfly di Giacomo Puccini nel Teatro Carlo Felice, in concomitanza con il grande concerto pop di Piazza Kennedy (“Ballata per Genova”) replicato su due maxischermo in Piazza De Ferraris di fronte al teatro. Una ”Ballata” che ha riunito oltre 12 mila persone, trasmessa in prima serata
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Classica
Un violinista con lo Stradivari
servizio di Attilia Tartagni FREE

190614_Ra_00_LeonidasKavakos_phMarcoBorggreveRAVENNA - Leōnidas Kavakos, poco più che cinquantenne violinista greco di fama internazionale, qui anche anticipatore delle tematiche festivaliere ispirate alla Grecia, meta quest’anno del “viaggio dell’amicizia”, ha aperto il concerto del 12 giugno 2019 al Pala De André imbracciando con affetto reverenziale il suo prezioso Stradivari, un “Willemotte” del
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Soci Uncalm
Passerella di belle voci a Bagnara
servizio di Attilia Tartagni FREE

190611_Bagnara_00_ConcertoLirico_EnricoZuccaBAGNARA DI ROMAGNA (RA) - «Potenza della lirica, dove ogni dramma è un falso...» scriveva Lucio Dalla nella sua celeberrima “Caruso”. Gli appassionati di lirica (anche Dalla lo era), per quanto possano  trovare inverosimili storie e situazioni, sono sedotti dalla verità della perfetta unione fra musica - versi - interpretazione. Prendiamo
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Ballo and Bello
Suggestioni di van Hoecke per i Pink
servizio di Attilia Tartagni FREE

190610_Ra_00_ShinePinkFloyd_MichaVanHoeckeRAVENNA - Viaggio nel mondo della luna con Micha VAN Hoecke, i Pink Floyd Legend e la Compagnia Daniele Cipriani. «Il canto è una danza che si sente, ma non si vede; la danza è un canto che si vede, ma non si sente», lo afferma  il  coreografo e regista Micha von Hoecke che ha fatto di “SHINE! Pink Floyd moon”  un’opera rockrappresentata
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Opera dall Estero
Trionfo straussiano alla Staatsoper
servizio di Francesco Lora FREE

190606_Wien_00_DieFrauOhneSchatten_VincentHuguetVIENNA, 6 giugno 2019 – Con cinque recite della Frau ohne Schatten (La donna senz’ombra), dal 25 maggio al 10 giugno, la Staatsoper di Vienna ha festeggiato il proprio centocinquantesimo anno insieme con i cento del capolavoro di Richard Strauss. Locandina musicale da capogiro, dalla direzione di Christian Thielemann al canto di Stephen Gould, Camilla
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Opera dall Estero
Flórez, Des Grieux in scena
servizio di Francesco Lora FREE

190607_Wien_00_Manon_AndreiSerbanVIENNA, 5 giugno 2019 – Alla Staatsoper di Vienna sono frequenti i cicli di recite che tengono un piede nella routine di tutti i giorni e l’altro nell’evento da non perdere. Esemplare è l’ultima ripresa della Manon di Massenet, con le sue quattro rappresentazioni dal 1° al 13 giugno. L’allestimento scenico è quello varato nel 2007, con regìa
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Opera dal Centro-Nord
La Turandot č avveniristica e provocatoria
servizio di Simone Tomei FREE

190607_Bo_00_Turandot_AnaLucreciaGarcia_phRoccoCasaluciBOLOGNA - È proprio vero che spesso la realtà riesce a superare di gran lunga la fantasia, ma, quando si odono reazioni sconvolte a qualche nuovo allestimento operistico, si spera sempre che tali resoconti siano frutto dell’aver preso certe situazioni un po’ troppo “di pancia” o dell’aver visto le cose con un occhio “antico” e poco adattabile alla
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Diario
Trent'anni di radicamento nel territorio
Attilia Tartagni FREE

190606_Ra_00_IncipitFestival_CristinaMazzavillaniMutii_phSilviaLelliRAVENNA - Tremilacinquecento sono stati gli spettatori della serata inaugurale del Ravenna Festival 2019, evento amplificato dalla presenza di due colossi: il direttore d’orchestra Riccardo Muti alla guida dell’Orchestra in residence Giovanile Luigi Cherubini e il M° Maurizio Pollini al pianoforte nei Concerti per pianoforte e orchestra KV 449 e KV 466
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Echi dal Territorio
Un altro stile esotico
servizio di Francesco Lora FREE

190602_Fi_00_ZubinMehtaFIRENZE, 2 giugno 2019 - L’anno scorso, 28 e 30 maggio, i cittadini della musica erano corsi al Maggio Musicale Fiorentino per abbracciare Zubin Mehta: egli che dirigeva ogni giorno musica nuova in una città diversa e presso un’istituzione differente, sempre infaticabile, aveva cancellato mesi e mesi interi di impegni per affrontare a testa bassa
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Opera dal Nord-Ovest
Pagliacci sė, Cavalleria proprio no
servizio di Simone Tomei FREE

190603_Ge_00_CavalleriaRusticanaPagliacci_GiuseppeFinziGENOVA - Al Teatro Carlo Felice il dittico per eccellenza del melodramma italiano: Cavalleria Rusticana di Pietro Mascagni, e Pagliacci di Ruggero Leoncavallo. Un allestimento che vede il Teatro ligure impegnato in coproduzione con il Teatro del Maggio di Firenze dove, tra l’altro, il titolo del compositore livornese è andato già in scena e del quale
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Ballo and Bello
Danza: energia incontri libertā liberazione
redatto da Athos Tromboni FREE

190602_Fe_00_Danza2019-2020_MarinoPedroniFERRARA - La stagione di Danza 2019/2020 del Teatro Comunale Claudio Abbado è stata presentata pubblicamente ieri, 1 giugno: il cartellone si aprirà il 22 ottobre con il Nuovo Balletto di Toscana, struttura produttiva di rigoroso impianto professionale sorta sull’esperienza più che decennale dello Junior Balletto di Toscana. Il debutto ferrarese di
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Opera dal Nord-Est
Un Dittico curioso ma divertentissimo
servizio di Simone Tomei FREE

190527_Vr_00_GianniSchicchi__FotoEnneviVERONA - Chiude bene. Chiude cioè con ilarità e comicità la stagione del Teatro Filarmonico di Verona che ha messo in scena due componimenti buffi molto distanti tra loro - sia per periodo compositivo che per tempo legato al dipanarsi delle vicende - ma che hanno in comune il paradosso come divertimento, unito ad una musicalità entusiasmante.
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Eventi
Amore passione follia al Cantiere
redatto da Athos Tromboni FREE

190524_Montepulciano_00_Cantiere2019_RolandBoerMONTEPULCIANO (SI) - Giunto alla 44.esima edizione, il Cantiere Internazionale d’Arte è dedicato quest'anno al tema Amore Passione Follia. Il calendario scandisce 45 appuntamenti dal 12 al 28 luglio 2019, tra Montepulciano e la Valdichiana Senese. Sono numerose le celebrità che collaborano con i giovani talenti, nella formula
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Opera dal Centro-Nord
La Straniera tra horror e trash
servizio di Simone Tomei FREE

190520_Fi_00_LaStraniera_SalomeJicia_phMicheleMonastaFIRENZE - Prosegue con grande partecipazione l’ottantaduesimo Festival del Maggio Musicale Fiorentino che dopo la “prima” dedicata al compositore contemporaneo Aribert Reimann autore di Lear, vede in scena La straniera di Vincenzo Bellini: melodramma in due atti che Felice Romani trasse dal romanzo L’Étrangère di Charles-Victor Prévost
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Opera dal Nord-Est
Chénier lo spirito dell'Umanitā
servizio di Rossana Poletti FREE

190520_Ts_00_AndreaChenier_KristianBenedikt TRIESTE - Teatro Verdi. Va in scena in questi giorni e fino al 26 maggio 2019 al Teatro Verdi di Trieste l’Andrea Chénier di Umberto Giordano. «Questo titolo viene definito generalmente come una grande storia d’amore. Nella mia visione la ricerca della libertà e della conoscenza unita alla forza della parola daranno come risultato amori e
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Eventi
Napoli e l'Europa, ecco il tema
redatto da Athos Tromboni FREE

190515_ValleItria_00_AlbertoTriola_phGianfrancoRotaMARTINA FRANCA (TA) - Si svolgerà dal 16 luglio al 4 agosto 2019 la 45.ma edizione del Festival della Valle d'Itria; l'edizione di quest'anno ha come titolo programmatico “Albori e bagliori. Napoli e l’Europa: il secolo d’oro” ed è costituito da un cartellone con oltre trenta appuntamenti in venti giorni, firmato dal direttore artistico Alberto Triola e dal direttore
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Pagina Aperta
Progetto Lauter 2019
servizio di Edoardo Farina FREE

190515_Fe_00_ProgettoLauter_Nicola BruzzoFERRARA - Ultimo appuntamento della Stagione Concertistica 2018-19 di “Ferrara Musica” sotto la gestione del Teatro Comunale “Claudio Abbado” dopo la precedente collaborazione invernale con Ferrara Arte in occasione della mostra Courbet e la Natura, il 13 maggio 2019 è tornato il “Progetto Lauter” nel  secondo e suggestivo appuntamento
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Opera dall Estero
Un altro Macbeth alla Staatsoper
servizio di Francesco Lora FREE

190511_Wien_00_GeorgePeteanVIENNA, 11 maggio 2019 – Alla Staatsoper di Vienna, gli allestimenti scenici sono un investimento: quando vengono varati, sono destinati a ricomparire per stagioni anche consecutive, e a rimanere in servizio anche per decenni interi. La Madama Butterfly di Puccini con regìa di Josef Gielen e scene e costumi di Tsugouharu Foujita, per fare un
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Prosa
La classe operaia secondo Di Paolo
servizio di Athos Tromboni FREE

190510_Fe_00_LaClasseOperaiaVaInParadiso_LinoGuanciale_phGiuseppeDiStefanoFERRARA - Nel 1972 furono due film italiani a vincere ex-aequo a Cannes la Palma d’Oro: La classe operaia va in paradiso di Elio Petri, e Il caso Mattei di Francesco Rosi. In entrambi i film protagonista più che esuberante fu l’attore Gian Maria Volonté. Il primo film tentava (riuscendoci in buona parte) di coniugare la commedia all’italiana con il cinema di
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Opera dal Centro-Nord
Un Re Lear esagerato
servizio di Simone Tomei FREE

190507_Fi_00_Lear_FabioLuisi_phMicheleMonastaFIRENZE - William Shakespeare incontra il Teatro d’opera con la sua opera King Lear attraverso le “note” di Aribert Reimann che con il “suo” Lear avrebbe voluto fornire un supporto musicale alla vicenda tra l’altro ben costruita, da un punto di vista librettistico, per mano di Claus H. Henneberg; queste parole introduttive con virgolette e tempo
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Eventi
Ferrara Musica nel segno di Beethoven
servizio di Athos Tromboni FREE

190504_Fe_00_FerraraMusicaStagione2019-2020_MarshallMarcusFERRARA - La stagione concertistica 2019/2020 di Ferrara Musica nel Teatro Comunale Claudio Abbado celebrerà, fin da quest’autunno, il 250° anniversario della nascita di Ludwig van Beethoven, celebrazione che si intensificherà nel corso del prossimo anno, vera tappa della ricorrenza. Lo hanno annunciato sia il direttore artistico di Ferrara Musica, Dario
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Opera dal Centro-Nord
Le nozze di Figaro come 'Le Nozze'
servizio di Athos Tromboni FREE

190504_Fe_00_NozzeDiFigaro_FrancescoBellottoFERRARA - L’ultima opera della corrente stagione lirica del Teatro Comunale Claudio Abbado ha riportato sulle tavole del massimo teatro ferrarese un titolo amato proprio dal maestro Abbado che nel 1991 ne diresse un’edizione viennese (poi portata anche a Ferrara) divenuta esecuzione di riferimento al punto che la critica più accreditata la definì come
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Echi dal Territorio
Antonio Malinconico a Musi Jam
servizio di Edoardo Farina FREE

190415_00_Fe_AntonioMalinconicoFERRARA - Dopo gli ultimi appuntamenti dell’estate scorsa svoltisi nel giardino della loggia rinascimentale nell’ambito di “Musica a Marfisa d’Este” ove non sono mancati bravi interpreti, è tornata la “chitarra sola” a Ferrara con un prestigioso esecutore di origine partenopea e appartenente al panorama internazionale Antonio Malinconico,  nel primo
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Echi dal Territorio
La Tosca in Castello Estense
servizio di Athos Tromboni FREE

190503_Fe_00_ToscaLiricaInCastello_MariaCristinaOstiFerrara – La Sala dei Comuni di Castello Estense ha ospitato oggi la conferenza stampa per la presentazione di “Lirica in Castello”: sarà la Tosca di Giacomo Puccini, uno dei titoli più popolari della storia dell’Opera italiana, ad andare in scena nel cortile del Castello Estense giovedì 4 luglio 2019alle 21.15, nella nuova produzione che anche quest’anno vede impegnata l’Orchestra
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Soci Uncalm
L'arco della Mariotti incanta ai Servi
servizio di Gianluca La Villa FREE

190430_Lu_00_LucillaRoseMariottiLUCCA - Sabato 27 aprile 2019, a Lucca, la Chiesa dei Servi, luogo ormai dedicato con la sua acustica quasi perfetta ai programmi concertistici di “Animando Lucca”, ha ospitato un concerto in collaborazione con il “Comitato per i Grandi Maestri”, di Ferrara, e la violinista giovanissima e ferrarese di adozione Lucilla Rose Mariotti, come il suo maestro Marco
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Vocale
Exultate Jubilate in San Giorgio fuori le Mura
servizio di Athos Tromboni FREE

190429_Fe_00_BalderiMarcoAntiquaEstensis_AmaliaScardellatoFERRARA - Non è stato solo un concerto devozionale quello che si è svolto nella basilica di San Giorgio fuori le Mura, domenica 28 aprile 2019, quale “ringraziamento per il restauro del convento di Santa Maria dell’Olivo in Maciano di Pennabilli (Rimini)”. No, non solo devozionale, ma anche carico di solidarietà umana e – perché no? – anche di curiosità per il ritorno nella propria città
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Opera dall Estero
Aguilera propone l'Otello d'Amore
servizio di Simone Tomei FREE

190426_MonteCarlo_00_Otello_GregoryKunde_phAlainHanelMONTE-CARLO - Tante sono le motivazioni che spingono a parlare di Otello come un (se non addiritutta "il") capolavoro del Cigno di Busseto dove lo stigma  più evidente, quello della gelosia, diventa l'indiscusso motore dell'azione scenica, ma... proprio durante l'ascolto dell'opera nell'affascinante Salle Garnier dell'Opéra di Montecarlo la
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Echi dal Territorio
Vivaldi e Bach per l'Antiqua Estensis
FREE

190424_Fe_00_AntiquaEstensisStefanoSquarzinaFERRARA - Per festeggiare la ricorrenza del 23 aprile, giorno di San Giorgio, patrono della città di Ferrara, il Polo Museale dell'Emilia Romagna ha ospitato nella bellissima sala delle carte geografiche, in Palazzo Costabili (ma i ferraresi preferiscono chiamarlo da sempre "Palazzo Ludovico il Moro"), un concerto barocco dell'ensemble d'archi Antiqua
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Nuove Musiche
Katër i Radës inferno mediterraneo
servizio di Attilia Tartagni FREE

190419_Ra_00_KaterIRades_AdmirShkurtajRAVENNA - Il tema di Katër i Radës. Il naufragio, ultimo appuntamento del 18 aprile 2019  della corrente stagione d’opera e danza del Teatro Alighieri di Ravenna,  è un viaggio di imbarcati clandestini verso l’Italia  finito tragicamente a cui la cronaca ci ha assuefatto. Aspirazione dello spettacolo è smuovere le coscienze coinvolgendole nel dramma
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Prosa
Vieni qui bella juventina che ti sistemo!
servizio di Athos Tromboni FREE

190419_Fe_00_IlReAnarchico_PaoloRossiFERRARA - Irriverente, sarcastico, ironico, buffo; come sempre. Il funambolico Paolo Rossi, uno degli attori fra i più fantasiosi ed incisivi nel panorama dei comici italiani, ha proseguito a Ferrara, nel Teatro Comunale Claudio Abbado per la stagione di prosa, il suo personale itinerario intorno al pianeta Molière; ha portato in scena nella città estense
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Eventi
Carmina per Bosso in Arena
servizio di Athos Tromboni FREE

190417_Bo_00_CarminaBurana_EzioBossoBOLOGNA - Sarà un debutto areniano, quello del maestro Ezio Bosso, quello di domenica 11 agosto 2019 quando salirà sul podio di coro e orchestra della Fondazione Arena di Verona, e dei cantanti solisti scritturati, per dirigere i Carmina Burana di Carl Orff: il maestro Bosso ha già diretto i Carmina in altre occasioni, ma mai con un'orchestra e un
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