Pubblicato il 28 Gennaio 2019
L'ultimo capolavoro di Giuseppe Verdi valorizzato da una messa in scena molto godibile
Falstaff allegra edizione monegasca servizio di Simone Tomei

190128_MonteCarlo_00_Falstaff_NicolaAlaimo_phAlainHanelMONTE-CARLO - «C'è un solo modo di finir meglio che coll'Otello ed è quello di finire vittoriosamente col Falstaff. Dopo aver fatto risuonare tutte le grida e i lamenti del cuore umano finire con uno scoppio immenso d'ilarità! C'è da far strabiliare!». Era il 1889 e Arrigo Boito scriveva questa lettera a Giuseppe Verdi con la quale ebbe ragione delle ultime resistenze del Maestro che rispose immantinente il giorno successivo in maniera concisa e risoluta: «Caro Boito, Amen; e così sia!......... Non pensiamo pel momento agli ostacoli, all'età, alle malattie!».
Credo fortemente che Verdi sapesse bene che questa sarebbe stata la sua ultima opera: «Tutto è finito! Va, va, vecchio John... Cammina per la tua via, finché tu puoi...... Va, va...... Addio.»
Il posto eminente che il Falstaff verdiano occupa nella storia dell'opera non deriva esclusivamente dalla sua musica ineguagliabile, ma anche e in misura significativa dal libretto di Arrigo Boito; egli ha saputo trasformare magistralmente la commedia di Shakespeare in un libretto, senza sacrificare le dimensioni shakespeariane dell'argomento.
Un ruolo importante e nuovo ha in Falstaff anche l'orchestra; questa non si limita a creare una base armonica o uno sfondo suggestivo per gli eventi scenici e per le voci dei cantanti, ma per così dire partecipa al "parlando" generale, commentando e facendo la caricatura, accompagnando l'azione con una assai incisiva capacità di raffigurazione gestuale.
Ed è stato proprio così la domenica 27 gennaio 2019 al Teatro dell’Opéra di Monte-Carlo; la lettura del M° Maurizio Benini, a capo dell’Orchestra Filarmonica titolare, ha saputo tradurre con naturalezza quell’effetto quasi cameristico che emerge da queste innovative pagine; un’orchestra che sa così vivacemente sussurrare, sorridere, strepitare, e persino gesticolare in maniera divertita evidenziando una trasparenza di suono che diventa un tutt’uno con le voci; non uno sgarbo, non un accento che non vibri assieme alla voce del cantante che si fonde mirabilmente con essa; anche lo spiegamento più vivace e sonoro è racchiuso sempre in quell’alea di intimismo che richiama all’arte verdiana di trattare gli strumenti con grandissima trasparenza facendo emergere con esaltazione solistica soprattutto gli strumenti a fiato. Due stralci dalle lettere di Verdi racchiudono l’essenza del suo pensiero compositivo e dell’effetto che cercava: «… Pure mi convinco sempre più che la vastità della Scala nuocerebbe all'effetto. Scrivendo Falstaff non ho pensato né a teatri, né a cantanti. Ho scritto per piacere mio e per conto mio, e credo che invece della Scala bisognerebbe rappresentarlo a Sant'Agata.»
Ed ancora «… Del Falstaff è impossibile farsi un'idea sul pianoforte! Bisogna udirlo. Io vi ho fatto un'orchestra leggerissima. Certi passi pianissimi non si possono eseguire sul pianoforte. Non fanno effetto alcuno.»

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Benini ha tradotto egregiamente questa intimità e la parola scenica, nonostante qualche momento nel terzo atto che, personalmente, avrei desiderato più scorrevole, ne ha beneficiato mettendo in mostra tutta la sua grandezza.
Un cast affiatato ha saputo farci immergere nella sublimità e raffinatezza di quest’opera che a dirla con Massimo Mila «… siamo di fronte ad un declamato vocale che possiede l’attitudine a secondare i minimi incisi del discorso, sempre con corrispondente giustificazione musicale, e può dar vita a brevissimi quadretti espressivi che colgono in due battute ogni più fuggevole suggerimento del testo, senza bisogno di sciorinarsi in ampie forme musicali…»
Nicola Alaimo è stato colui che nel ruolo eponimo può portare assolutamente il vessillo di questa affermazione: la sua dizione, il suo porgere il “verbo” con cesellata articolazione, il saper timbrare ogni suono con il calibro della giusta pregnanza per rendere ogni frase in sintonia con l’umore caratteriale del personaggio, sono state le prerogative di questo eclettico interprete che spazia in tutto l’Ottocento melodrammatico con naturale leggiadria restituendo sempre, da Rossini a Verdi, la veridicità strabiliante della parola musicata.
Un Ford signorile e spocchioso quello di Jean-François Lapointe la cui interpretazione è andata di pari passo con una nitida e squillante vocalità in cui la proiezione del suono non ha mancato di mettere in luce un timbro pregevole ed una musicalità sopraffina.
Il personaggio di Fenton per voce del tenore Enea Scala riluce per brillantezza di suono come la pioggerella di marzo che nel componimento leopardiano… che picchia argentina sui tegoli vecchi del tetto; uno smalto prezioso in cui il fraseggio e l’intonazione ne rappresentano una garanzia di qualità.

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Sempre sull’onda del viril sesso hanno fornito un valido apporto al cast Carl Ghazarossian quale petulante Dottor Cajus egregio interprete vocalmente e scenicamente; Rodolphe Briand come Bardolfo e Patrock Bolleire nei panni di Pistola che nel complesso se la sono cavata dignitosamente pur mettendo in evidenza qualche debolezza di emissione dovuta ad una scarsa proiezione e timbratura di suono.
La schiera delle “allegre comari” si è manifestata attraverso quattro straordinarie interpreti che hanno dato l'idea di trovarsi in piena sinergia tra loro.
Rachele Stanisci con la sua possente vocalità ha delineato Alice Ford restituendone il carattere precipuamente astuto e scaltro; un'emissione solida che si interseca con le impervietà vocali superandole egregiamente e dimostrando di saper gestire eccellentemente i colori irrorandoli di suggestive sfumature.
La Nannetta di Vannina Santoni è spigliata e gaia e ben si muove in palcoscenico; sembra comunque soffrire la pacatezza musicale del terzo atto in cui sciorina la sua aria con grande eleganza, ma l'intonazione cede in alcuni momenti.
Mrs Quickly è una irresistibile Anna Maria Chiuri: sublime scenicamente e squisitamente ironica nel porgere la parola scenica che è trasmessa attraverso un caldo timbro brunito che gode di perfetta intonazione e dirompente dinamica.
Grande prestazione anche per Mrs Meg Page di cui Annunziata Vestri è stata ambasciatrice; pur non disponendo di un momento scenico proprio è risultata sempre in sintonia con il resto della compagnia cesellando ogni momento della sua partecipazione con sigillo di grande professionalità.
Coro ineccepibile per cura musicale, anche se piuttosto marginale in quest’opera, preparato come sempre dal M° Stefano Visconti.
La bravura di questi artisti si inserisce a pieno titolo in un'idea registica fresca e frizzante evidenziando il lato comico, ma non grottesco della vicenda; per Jean-Louis Grinda tutto ruota intorno a Falstaff: per lo scenografo Rudy Sabounghi libri giganti fanno da cornice alla Taverna della Giarrettiera riportando sulle loro copertine tutte le sfaccettature della storia da Shaksperare ad Orson Welles passando per Verdi con la sua partitura ed anche una grande pagina su cui troneggia il titolo "Garter Inn". I libri si muovono, cambiando prospettiva e si aprono portandoci prima nei pressi della casa di Ford, poi nella foresta di  Windsor  ai piedi della Quercia di Herne. Incuriosito dal titolo "Garter Inn" sono ho approfondito la mia ricerca: la copertina in questione pare essere l’invito per una mostra e non so se lo sia veramente stata, ma nel mio cercare e ricercare ho trovato questa informazione: “Il Garter Inn di Windsor è una di quelle stereotipate osterie che scuote i solidi valori della Vecchia Inghilterra. In quanto “Inn”, (come all’epoca si designavano le locande) il Garter è posto dove dormire, ma è anche ristorante e bar. Falstaff vive lì, in una delle stanze per gli ospiti. E vi mangia pure: il primo atto si apre con i resti di una colazione ancora sul tavolo. Le bevande alcoliche sono la prima attrazione: perfino a colazione varie bottiglie ed un bicchiere sono sul tavolo. Nel secondo atto, Falstaff beve dello sherry, mentre nel terzo atto usa vino caldo per rinfrancarsi lo spirito. L’Opera di Verdi non potrebbe esistere senza il Garter Inn. La locanda non ha personalità propria come il Café Momus nella Bohème di Puccini, ma si adatta perfettamente al carattere di Falstaff. Falstaff non è fortunato, ma è come un cavaliere, ed il Garter è il suo castello. Falstaff, sia in Shakespeare (da cui è tratta l’opera) sia in Verdi, è un personaggio complesso. E’ allo stesso tempo nobile, volgare, godereccio e magnifico. Il Garter Inn va in parallelo al carattere di Falstaff: la sua 'grandezza' ci impressiona, perfino quando ci fa ridere”... Un’idea interessante che arricchisce il pollaio… ops il palcoscenico già inondato di numerosi animali. Ecco allora che fa la sua degna figura anche il libro "No Pets - Vengeance à la basse cour" di Richard Duck… forse un’invenzione registica, ma un sicuro vademecum per l’esaltazione di tutto il pollame che razzola sul palcoscenico, vestito dal costumista Jorge Jara ed illuminato da Laurent Castainght.
Falstaff, gallo cedrone diventa “il gallo della checca” rimembrando l’opera donizettiana, ma trova un sicuro erede nel giovane galletto Fenton che alla fine conquista l’amore di Nannetta. Tutti sono animali e come nel grande libro “La fattoria degli animali”, si trasformano in un grande momento di satira che non ha nessun sentore politico o sociologico come in George Orwell, ma esalta ancor più il carattere canzonatorio e burlesco dell’opera in cui la schiacciante serenità non è mai caratterizzata da un ottimismo piatto e spensierato, quanto piuttosto come il rovescio del tragico, con cui si lega indissolubilmente e dove campeggia sempre un un atteggiamento di ridente superiorità, che intende l'intera vita come una commedia e la risata come l'ultima risorsa del saggio.
Davvero un bel pomeriggio musicale che mi ha suscitato la voglia di ricercare e di tentare di provare a prendere la vita con un pizzico in più di leggerezza perché alla fine … Tutto nel mondo è burla.

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Concludo con questo pensiero di Francesco Bianchi che condivido appieno: «… Tutto nel mondo è burla sta a indicare che tutto nel mondo è contingente, precario, ingiustificato, non necessario, e che qualsiasi cosa noi tentiamo di fare, non riusciremo mai a lasciare un’impronta profonda nell’essere. E tutto ciò che facciamo è solamente un grande gioco, che ha delle regole, che possiamo conoscere e studiare, ma che non padroneggeremo mai, perché appena ce ne mettiamo davanti alcune per modificarle, subito ce ne compaiono altre dietro che ci determinano e che dobbiamo rispettare. L’atteggiamento di Verdi di fronte a ciò è quello di un nichilismo mistico, che contempla la nullità del mondo in cui è immerso non per annullarlo, ma per ascoltarne il suono complessivo che si ode solo astraendo dal quotidiano. La fuga finale del Falstaff è l’apoteosi di questa felicità del superamento dei valori, dei significati e della pesantezza che tutti questi si portano dietro. E’ l’affermazione della leggerezza come lo stato che discende dal nichilismo e che prelude ad una gioia autentica, la gioia di chi, non più succube del peso della vita, guarda al mondo con la facilità e il tocco di un bambino. E con questa leggerezza di movimento si è a tal punto immersi in quel mondo che è emerso dopo aver annichilito tutto ciò che ci proiettiamo sopra, che l’unica cosa che occupa il nostro pensiero è questo nulla da cui tutto si genera, che è per noi un vuoto liberatorio, proprio come quel niente, che abbiamo in testa, quando ridiamo.»

Crediti fotografici: Alain Hanel per il Teatro dell'Opera di Monte-Carlo
Nella miniatura in alto: Nicola Alaimo è Falstaff a Monte-Carlo
Sotto, in sequenza: le belle foto di Alain Hanel su protagonisti e allestimento





Pubblicato il 17 Dicembre 2018
L'opera di Verdi in forma di concerto ha svelato le proprie bellezze musicali grazie al direttore
Luisa Miller ricamata da Benini servizio di Simone Tomei

181217_MonteCarlo_00_AleksandraKurzak_phAlainHanelMONTE-CARLO - Ho sempre creduto che Luisa Miller sia uno dei titoli più belli di Giuseppe Verdi:  Kabale und Liebe di Friedrich von Schiller è il tema su cui Salvatore Cammarano elabora il libretto per il Cigno di Busseto che sarà rappresentato la prima volta al Teatro San Carlo di Napoli l’8 dicembre 1849. E io ritengo che la Luisa Miller sia davvero poco rappresentata, in proporzione alla grandiosità dello spartito. Nella mia storia di frequentatore di Teatro ne ricordo una visione all’età di venti anni e dopo diversi lustri ho potuto riassaporarne le emozioni vivide nella riproposizione in versione da concerto all’Auditorium Ranieri III,  sabato 15 dicembre 2018 quale secondo titolo della stagione dell’Opèra di Monte-Carlo; titolo che approda per la prima volta in terra monegasca.
Un’esecuzione dal punto di vista musicale di grande pregio che ha visto come elemento di spicco il M° Maurizio Benini a capo dell’Orchestra Filarmonica di Monte-Carlo; la sua direzione è stata pressoché perfetta - anche se la perfezione per taluni è qualcosa di astratto o addirittura soprannaturale - e ne è prova l’aver saputo trovare in ogni pagina i colori ed i sapori che ogni strumento può emettere con sopraffina emozione; ogni professore pennellava il quadro tirolese con sentimento e passione ed ogni gesto del concertatore era accolto con un senso di rispetto certosino quasi a volersi fondere con esso. Il M° Benini non solo ha reso viva la drammaturgia, ma dove non c’erano i grandi quadri d’assieme ha fatto scorrere la narrazione con una tale fluidità da rendere assolutamente godibile l’evolversi della storia, pur senza l’aiuto della scena. È stato come leggere un libro tutto d’un fiato riuscendo a cogliere in ogni frase quel senso profondo che dramma e musica hanno fuso in queste meravigliose pagine.
Nel ruolo del titolo Aleksandra Kurzak non è andata oltre una prova appena sufficiente; se nulla si può dire quanto ad intonazione e precisione musicale, quello che è mancato nella sua interpretazione è stata proprio  l’interpretazione stessa; nota dopo nota, riga dopo riga, il suo canto si è immolato sulla scelta di una precisione metronomica e nulla più; diventando orfano di passione, introiezione e sentimento; notevoli pure le difficoltà nell’affrontare le numerose agilità cui ha sopperito una direzione tendenzialmente incline ad assecondare queste mende vocali; se il centro  della voce risulta piuttosto corposo e sonoro in acuto, esso perde corpo e si assottiglia con un’emissione piuttosto fissa e povera di armonici.
Note poco positive anche per Roberto Alagna quale interprete del ruolo di Rodolfo; è palese che il personaggio non sia assolutamente adatto alla sua corda, per lo meno in questo momento; senza dubbio come ho avuto modo di esprimermi in altri contesti, la voce è baciata dal divino per quanto concerne bellezza di timbro, ma questa volta non è stato sufficiente. Ha giocato tutto il primo atto in difesa risparmiandosi e non trovando mai il coraggio di entrare appieno nel ruolo; nel concertato finale quasi non ha cantato cercando di mantenere le forze per l’impervio secondo atto; l’aria Quando le sere al placido è stata eseguita con eleganza e stile in cui l’ottimo legato ha saputo restituire quel sentimento profondo e intenso di cui il testo trasuda, ma la cabaletta è stata poi nota dolente e si è conclusa in notevole affanno; non meglio il terzo atto dove nel lungo duetto finale non si è mai notata una serenità ed una libertà interpretativa come avevo notato in altri contesti; il tutto si è concluso con un acuto finale strozzato e forzato che ha definitivamente decretato una serata - o un ruolo - decisamente fuori dalle sue potenzialità.
Afflati positivi arrivano dalla terna delle voci maschili più gravi.

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Senza ombra di dubbio il vero vincitore vocale del concerto è stato Artur Rucinski nel ruolo del padre Miller, credo fermamente che sia uno dei migliori baritoni al mondo in questo momento e la sua interpretazione ne è stata prova. Il suo canto brilla in fierezza, sicurezza, musicalità, eleganza, stile, personalità ed ogni frase, ogni parola trova la sua collocazione idonea per elargire un suono nitido, perfettamente a fuoco e screziato di mille sfumature; la sua aria del primo atto Sacra la scelta è di un consorte… ah! fu giusto il mio sospetto, ed in genere tutto il suo impegno canoro sono stati come la visione di una mostra pittorica in cui ogni nota ha dato colore ad una tela ed ogni frase diventava un quadro a sé stante che sempre più emozionalmente hanno riempito tutte le pareti della galleria conducendo ed immergendo il pubblico nell’intreccio tra parole e musica del melodramma.
Vitalij Kowaliov è stato un egregio Conte di Walter arrivato all’ultimo in sostituzione del previsto Adrian Sâmpetrean indisposto per malattia; la voce è roboante e rotonda e gode di ottima proiezione per saper tradurre in musica un ruolo tanto elegiaco quanto altero; Il mio sangue, la vita darei, aria che introduce il suo ingresso sulla scena è stata eseguita con molteplici colori che hanno delineato le intenzioni che scaturiscono dallo stato d’animo generato da un figlio che non vuol seguire i suoi voleri.
La figura più meschina e torbida dell’opera è quella di Wurm, Castellano di Walter, che ha trovato voce per mezzo del basso In-Sung Sim; la sua vocalità gode di spazi luminosi nella zona più acuta del rigo musicale e fa trovare altresì grande apprezzamento nei suoi topici momenti tra cui ricordo con piacere il duetto con Luisa e subito dopo quello con il Conte di Walter da cui emerge grande preparazione musicale e perfetta padronanza del ruolo.
A completamento del cast Ekaterina Sergueïeva nel ruolo di Federica con una solida vocalità contraltile ancorché fortemente votata ad un canto d’affondo e poco chiaro nella pronuncia; Antonella Colaianni nei panni di Laura elegante nello stile e nel fraseggio con una sicura emissione; Vincenzo Di Nocera interpretava Un Contadino con nitido e brillante squillo.
Grande elemento di cesello in una partitura così variegata e sfaccettata è stato il Coro dell’Opéra di Monte-Carlo, a cui si sono aggiunti gli allievi della FIPAC-Monaco, diretto e preparato dal M° Stefano Visconti; sempre ben calibrato negli interventi ha messo in campo una tempra verace e vivace nella grande pagina di apertura e nel finale primo per poi sapersi modulare con maestria negli altri interventi che hanno evidenziato la bravura di tutte le sezioni dell’ensemble musicale che gode di grande coesione ed amalgama vocali.
Un Auditorium non esaurito, ma decisamente affollato, ha reso omaggio agli interpreti votando il suo massimo “contento” all’indirizzo del baritono Artur Rucinski e del M° Maurizio Benini.

Crediti fotografici: Alain Hanel per il Teatro dell'Opéra di Monte-Carlo
Mella miniatura in alto: la protagonista Aleksandra Kurzak
Sotto: i saluti finali al termine dell'opera-concerto





Pubblicato il 26 Novembre 2018
All'Opčra di Monte-Carlo una bella edizione dell'immortale capolavoro di Camille Saint-Saëns
Trionfo per Samson et Dalila servizio di Simone Tomei

181126_MonteCarlo_00_SamsonEtDalila_AnitaRachvelishvili_phAlainHanelMONTE-CARLO - Ho scelto di iniziare il mio scritto con queste pennellate frutto dei miei studi e delle mie letture di approfondimento prima della visione dell’opera Samson et Dalila di Camille Saint-Saëns la cui rappresentazione si è concretizzata domenica 25 novembre 2018 al Grimaldi Forum - Salle de Princes quale titolo inaugurale della Stagione d’opera monegasca 2018-2019.
«Il mito di Sansone e Dalila è uno di quei racconti tipici, di cui la storia della poesia di tutti i popoli non offre che rari esempi… Esso contiene una parte di verità eterna e di perenne attualità. Ci sembra sarebbe stato importante conservare a questa leggenda tutto il suo sapore originale, senza snaturare, fino a renderli irriconoscibili, i personaggi principali e soprattutto Dalila. Che cosa c'entra il patriottismo alla Giuditta? Il testo del libro dei Giudici è molto più semplice e per questo molto più significativo. Dalila tradisce Sansone per perversità femminile, nient'altro. È lì che la vecchia storia trae tutta la sua originalità… Facendo di Dalila una sorta di profetessa, cingendo la sua testa con l'aureola del patriottismo, la si rende più simpatica forse, ma sicuramente si sfigura il personaggio. Non è più Dalila, la Dalila della Bibbia, uno dei tipi meglio definiti… che abbia prodotto la poesia di tutti i tempi. È l'eroina di un altro dramma i cui avvenimenti leggendari formano lo sfondo, ma ridotti alle proporzioni d'un'avventura politico-sentimentale d'interesse puramente locale, perdendo in significato veramente umano quello che pensa di guadagnare in interesse drammatico.» (Paul Dukas, Samson et Dalila, 1892).
Per il suo primo vero progetto d'opera, Saint-Saëns affronta un soggetto che attraverserà la sua opera come un leitmotiv: l'impossibilità per l'uomo di realizzare il proprio ideale di forza e di virtù se cede alle seduzioni femminili. Semplice premonizione o convinzione profonda di ciò che l'attendeva sul piano affettivo? Orfano di padre dalla più tenera età e figlio unico di una madre estremamente possessiva, egli tenterà invano più di una volta di convincere la musicista Augusta Holmès (celebre divoratrice di uomini) a sposarlo, poi sperimenterà un breve e disastroso matrimonio all'età di 40 anni con il quale si augurava probabilmente di soffocare le sue tendenze omosessuali. Louis Bilodeau, La tentation triomphante in L'Avant-Scène Opéra.

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«Sansone e Dalila non ha avuto dapprima una vita facile: in Francia meno facile che altrove; ma l'opera è poi entrata nel repertorio e vi si è mantenuta perché contiene una "parte", una grande parte, ciò che non può dirsi di tante opere musicalmente più vive… Dalila riempie… la scena, è sempre eguale a se stessa. Le sue due grandi arie: Aprile foriero e S'apre per te il mio cor s'allargano in tutta l'opera come macchie di olio e hanno fatto la fortuna di un dramma coreografico che parve dapprima privo di pezzi chiusi. Stupendamente funzionale la prima, inserita artificiosamente la seconda, esse non dovrebbero però distrarre l'attenzione da altre scene - il vasto affresco corale del primo atto, la scena di Sansone alla macina - in cui il musicista ha creato il cliché di ogni futuro melodramma biblico. Che Saint-Saëns fosse un eclettico, Sansone lo prova anche troppo… Ma neppure le superficiali danze e lo stamburante duetto fra Sansone e Abimelecco tolgono all'insieme una certa severità di stile.» Eugenio Montale, Il secondo mestiere. Arte, musica, società.
Queste le tappe dell’opera che abbracciano un periodo di quasi venti anni:
1859: prima stesura del coro iniziale (fuori contesto)
1866: Prix de Rome: la prova di concorso è una cantata da intitolarsi Dalila
1867: intraprende la stesura di un oratorio
1867-1872: due audizioni private del II atto
1872: riprende il lavoro dopo La princesse jaune
1874: termina il I atto durante un viaggio ad Algeri
1875: I atto in forma di concerto a Parigi, Théâtre du Châtelet 1876: termina la stesura di Samson et Dalila

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Una genesi difficile lunga e travagliata come si può evincere anche da queste parole tratte da Musical Memories: «… Durante tutte queste tribolazioni, per la messa in scena di Le Timbre d’Argent, stavo preparando Samson, sebbene non riuscissi a trovare nemmeno uno che volesse sentirmene parlare. Tutti credevano che dovessi essere pazzo per tentare un soggetto biblico. Diedi un’audizione del secondo atto a casa mia, ma nessuno lo capì del tutto. Senza l’aiuto di Liszt, che non ne conosceva neppure una nota, ma che mi incaricò di finirlo e di allestirlo a Weimar - dove Saint-Saëns aveva ascoltato Das Rheingold -, Samson non avrebbe mai visto la luce. A seguire fu rifiutato da Halanzier, Vaucorbeil, e Ritt e Gailhard, che decisero di darlo solo dopo averlo ascoltato cantato dalla grande cantante Rosine Bloch.»
La rappresentazione dell’Opéra di Monte-Carlo ha trovato per mano del regista Jean-Louis Grinda un’ottima collocazione spazio-scenica in cui ogni elemento e particolare hanno beneficiato di un’attenzione quasi maniacale per poter rendere appieno una partitura ed un libretto sì complessi.
L’agorà della città di Gaza entro cui si apre il primo quadro dell’opera assume i toni color terra e le sembianze che ci riportano alle meraviglie del Tetrapilo delle rovine di Palmira in Siria, all’antico sito archeologico assiro di Hatra, nell’Iraq settentrionale entrambi distrutti dalla follia Jihadista; è un po’ come se per un momento questi monumenti vecchi due millenni, fossero risorti dai loro ruderi per incastonare le vicende di questi due personaggi biblici nella rivisitazione librettistica di Ferdinand Lemaire. Intenso e suggestivo il colpo di prospettiva che ne esce nell’ampio palcoscenico del Forum la cui scenografia prende vita come i costumi, dalle mani e dalla mente di Agostino Arrivabene; l’uso sapiente di luci per mano di Laurent Castaingt completa la visione di uno spettacolo degno di grande encomio in cui la  sontuosità visuale e la magnificenza della musica sono stati gli ingredienti indispensabili per beneficiare per oltre due ore di uno spettacolo affascinante e coinvolgente.
Merita una menzione speciale la coreografia del Baccanale del terzo atto di Eugéne Andrin in cui il Balletto de l’Opéra de Shangai (Sohde) si è esibito in un discorso musicale molto preciso e con un’idea nitida e chiara: evocare il passato, inneggiare al presente e prefigurare il futuro con uno straordinario senso armonico e spiccato intento narrativo.
Note di gran pregio anche per quello che riguarda l'aspetto musicale. Grande impegno dell'Orchestra dell'Opéra di Monte-Carlo che ha fatto del suono un suo peculiare aspetto identificativo curato nel dettaglio dinamico e ritmico frutto dell'intensa ed approfondita lettura da parte del M° Kazuki Yamada il quale non si è limitato ad un dialogo proficuo con il palcoscenico, ma ha voluto qualcosa di più... emozionare e pennellare ogni singolo momento con quella vis interpretativa cesellata nel restituire il più intimo significato della più intima nota.
Un lusso anche la partecipazione del Coro dell'Opera di Monte-Carlo preparato e diretto dal M° Stefano Visconti impeccabile nelle sue pagine “solistiche” e sicuro appoggio per i momenti concertati: se la prima scena vola sulla restituzione di un intimo e disperato lamento, il coro maschile con il Vecchio ebreo Hymne de joie, hymne de délivrance assume poi un gran senso di pace e di solennità con un suono nitido e ben misurato; diventa invece possente e perentorio nel terzo atto l'aube qui blanchit déjà les coteaux con dinamiche sontuose e penetranti.
Non da meno è stato il cast vocale che vede nel ruolo femminile principale di Dalila il mezzosoprano Anita Rachvelishvili che ha seguito proprio quel disegno mirabile indicato dallo stesso compositore; la sua figura cresce mano a mano che il dramma si sviluppa: Printemps qui commence è una pittura di rara finezza dove i colori della sensualità e dei sentimenti d'amore diventano il corollario per un pagina eseguita in maniera quasi paradisiaca. Il grande quadro del secondo atto in cui domina la figura femminile mette in evidenza il suo grande gusto interpretativo che oscilla tra il trasognato e l'ammaliatore; Amour! Viens aider ma faiblesse nuota tra i veli eterei dell'emozione e della passione che si trasforma poi in aggressiva sensualità nel duetto con Samson di cui è punto solenne l'aria conclusiva Mon cœur s'ouvre a ta voix in cui manifesta appieno tutta la sua verve istrionica interpretativa e scenica: voce salda, calda e potente con un ineccepibile signorile fraseggio.
Di gran pregio anche la prova di Aleksandrs Antonenko che si è ben difeso nell'impervio ruolo di Samson; se un piccolo cedimento si è notato nel finale del secondo atto, in tutto il resto dell'opera l'artista ha sempre dimostrato un grande carattere e una forte personalità nel delineare l'eroe ebreo; l'intenzione vocale sempre ben si attaglia alle esigenze della partitura ed emerge un senso di commozione e di pathos nell'ascoltare la sua interpretazione: il terzo atto è quello in cui i sentimenti di tristezza e desolazione dell'anima si esplicitano in un canto appassionato e sentito sin nelle viscere  con godimento pieno del suo bel timbro e la piena consapevolezza del ruolo.
Ieratico e incisivo anche André Heyboer nel ruolo de Le Grand Prêtre de Dagon che si è messo in evidenza per una vocalità solida e penetrante nei meandri della durezza del personaggio.
Elegiaco ed elegante anche Un vieillard hébreu per voce di Nicolas Courjal la cui emissione è sempre a fuoco con ottima proiezione e grande intelligibilità della parola scenica che trova sempre pieno significato nel suo canto attento e partecipato.
Note positive anche per Julien Véronèse nei panni di Abimélech, satrape de Gaza: voce scura e rotonda per affrontare la grande e impegnativa pagina Qui donc élève ici la voix.

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Completano il cast tre bravissimi interpreti nei ruoli di fianco: Frédéric Diquero (Un messager philistin), Marc Larcher (Permier Philistin) e Frédéric Caton (Second Philistin).
Un pubblico in delirio ha salutato tutti i musicisti impegnati in questa grande produzione con un'enfasi particolare per il mezzosoprano georgiano che è stata letteralmente ricoperta di ovazioni particolarmente sonore.

Crediti fotografici: Alain Hanel per il Teatro dell'Opèra di Monte-Carlo
Nella miniatura in alto: il mezzosoprano Anita Rachvelishvili (Dalila)
Sotto in sequenza: ancora la Rachvelishvili; Aleksandrs Antonenko (Samson); Julien Véronèse (Abimélech)
Al centro e in fondo: due istantanee di Alain Hanel su scene e costumi dell'allestimento monegasco






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Chénier una maestosa costruzione storica
servizio di Attilia Tartagni FREE

190312_Ra_00_AndreaChenier_GiovanniDiStefanoRAVENNA - Venerdì 8 e domenica 10 marzo 2019 nel Teatro Alighieri il sipario sull’opera Andrea Chénier si è aperto su un palazzo della nobiltà parigina in un clima festoso superficiale e fatuo, in quella che Carlo Gérard, insofferente alla sua condizione di servo dei ricchi Coigny, definisce “…l’odiata casa dorata, immagine di un mondo incipriato e vano”.
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Opera dal Centro-Nord
Edipo e La Voce Umana
servizio di Simone Tomei FREE

190305_Pi_00_EdipoRe_GiuseppeAltomare_phImaginariumCreativeStudioPISA - Sul finire della stagione lirica 2018/2019 il Teatro Verdi di Pisa ha proposto un dittico inusuale, per non dire unico, con protagonisti due autori novecenteschi diversi per stile ed estrazione: Ruggero Leoncavallo e Francis Poulenc.
Edipo Re rappresenta l'estremo addio del compositore
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Opera dal Nord-Est
Don Pasquale viticoltore veronese
servizio di Simone Tomei FREE

190304_Vr_00_DonPasquale_AlviseCasellati_FotoEnneviVERONA - Donizetti comico...o forse melanconico quello che racconta le avventure di un signorotto attempato, rispondente al nome di Don Pasquale da Corneto, che vorrebbe ammogliarsi. Temi ilari, situzioni grottesche, ma come succede spesso, il compositore bergamasco sa trarre dai libretti, anche quelli più "leggeri", una vis piena di
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Opera dalle Isole
Ottima "Favorite" in stile antico
servizio di Salvatore Aiello FREE

190228_Pa_00_LaFavorite_SoniaGanassi_phFrancoLanninoPALERMO - Altro appuntamento per la Stagione 2019 del Massimo con La Favorite di Gaetano Donizetti, per la prima volta sulle scene del capoluogo siciliano nell’edizione critica di Rebecca Harris Wallick. L’opera donizettiana, grand-opéra,dopo alterne vicende nella produzione del bergamasco, vide la luce a Parigi nel 1840, la capitale
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Opera dal Centro-Nord
Madama Butterfly torna con successo
servizio di Simone Tomei FREE

190227_Fi_00_MadamaButterfly_FrancescoIvanCiampa_MicheleMonasta_SA91975FIRENZE - Quando un'emozione ha conquistato il tuo cuore  sorge spontaneo il desiderio di poterla rivivere; talvolta l'occasione che si ripresenta porta in sé minori aspettative perché epurate dell'effetto sorpresa, ma può accadere che la repetita sia foriera di rinnovate soddisfazioni ed elementi di interesse tali da rinverdire quel ricordo un
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Opera dal Centro-Nord
Ottime Nozze di Figaro
servizio di Attilia Tartagni FREE

190226_Ra_00_NozzeDiFigaro_ErinaYashima_phAngeloPalmieriRAVENNA - Dopo Così fan tutte (2017) e Don Giovanni (2018), il 22 e 24 febbraio 2019 è approdata al Teatro Alighieri di  Ravenna l’opera “Le nozze di Figaro”, prima della trilogia scaturita dalla collaborazione fra il librettista Da Ponte e il musicista Mozart e allestita in coproduzione fra il teatro ravennate, il teatro Coccia di Novara e il Festival di Spoleto.
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Opera dal Centro-Nord
Un po' troppo scolastica la Lucia...
servizio di Simone Tomei FREE

190223_Lu_00_LuciaDiLammermoor_SarahBaratta_phAndreaSimiLUCCA - Il Teatro del Giglio di Lucca prosegue la sua programmazione stagionale con la messa in scena della Lucia di Lammermoor di Gaetano Donizetti in un allestimento coprodotto con il Teatro di Pisa e con l'Opéra Nice Côte d'Azur.
"… Fin dalla prima scena suscitò entusiasmo. Prendeva Lucia
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Ballo and Bello
Ballando Cohen
servizio di Attilia Tartagni FREE

190223_Ra_00_BJM_LeonardCohenRAVENNA - “Per sua natura, una canzone deve muovere da cuore a cuore” affermava il canadese Leonard Cohen, poeta prestato alla canzone d’autore scomparso nel 2017. La danza della compagnia canadese Les Jazz Ballets de Montréal  fondata nel 1972 e diretta dal 1998 da Louis Robitaille, scorre innervata dalla sua arte, solida come
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Opera dal Nord-Ovest
Entusiasmante Simon Boccanegra
servizio di Simone Tomei FREE

190220_Ge_00_SimonBoccanegra_AndriyYurkevychGENOVA - Prima di parlare del Simon Boccanegra d Giuseppe Verdi al Teatro Carlo Felice di Genova (dove ho avuto il piacere di seguire entrambi i cast), vorrei proporvi un “monologo” proprio su quell’opera di Giuseppe Verdi. La voce è quella di Giorgio Strehler, che narra le proprie impressioni in qualità di regista del celebre allestimento scaligero
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Personaggi
Ludovic Teziér a tutto campo
intervista a cura di Simone Tomei FREE

190220_Ge_00_LudovicTezier_phA.BofillGENOVA - Per chi ama la musica e l’opera ogni partenza verso una nuova avventura teatrale porta in seno tanti diversi stati d’animo (attesa colma d’entusiasmo, paura di un’eventuale delusione, aspettative e supposizioni personali), sui quali vince però, senza dubbio, il piacere di far qualcosa che è parte fondamentale della propria vita e che nutre
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Pagina Aperta
Un dittico insolito per Firenze
servizio di Mario Del Fante FREE

190220_Fi_00_CavalleriaRusticana_AngeloVillariFIRENZE - In attesa di Cavalleria Rusticana di Pietro Mascagni, abbiamo assistito a Un mari à la porte di Jacques Offenbach, compositore nato a Colonia il 20 giugno 1819 che si traferì a Parigi, studiò in quel Conservatorio, mise in scena un centinaio di operette e divenne un beniamino del pubblico che apprezzava molto quel genere del quale
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Personaggi
Alessandra Rossi si racconta
a cura di Simone Tomei FREE

190215_Vr_00_AlessandraRossiVERONA - Piove. Il cielo plumbeo non promette nulla di buono e, nonostante questo, non voglio che l’appuntamento sia rimandato. Ecco quindi che, dopo un viaggio tra le terre di Toscana, Emilia Romagna e Veneto, entro nella città scaligera, parcheggio e solo pochi passi mi separano dalla casa del soprano Alessandra Rossi de Simone.
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Opera dal Centro-Nord
Un marito alla porta. Un amante ammazzato
servizio di Simone Tomei FREE

190212_Fi_00_UnMariALaPorte_CavalleriaRusticana_ValerioGalliFIRENZE - Il tema delle “corna” (e, in generale, dell’infedeltà più o meno celata) è sempre stato molto in voga nel repertorio melodrammatico, facendo degli intrighi amorosi uno degli elementi portanti nelle trame operistiche. Elementi che talvolta fanno rima con puro divertimento, talaltra diventano fattore drammatico, oltre che drammaturgico.
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Vocale
La Devia sa ancora incantare
servizio di Salvatore Aiello FREE

190202_Pa_00_DeviaMariella_phRosellinaGarboPALERMO - Si è inaugurata la Stagione dei Recital 2019 del Teatro Massimo, con l’attesissimo ritorno di Mariella Devia accompagnata al pianoforte da Giulio Zappa. La primadonna, che ha lasciato la scena teatrale, ancora offre il prodigio della sua arte con l’attività concertistica su ribalte internazionali. Fasciata in un bell’abito viola
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Opera dall Estero
Falstaff allegra edizione monegasca
servizio di Simone Tomei FREE

190128_MonteCarlo_00_Falstaff_NicolaAlaimo_phAlainHanelMONTE-CARLO - «C'è un solo modo di finir meglio che coll'Otello ed è quello di finire vittoriosamente col Falstaff. Dopo aver fatto risuonare tutte le grida e i lamenti del cuore umano finire con uno scoppio immenso d'ilarità! C'è da far strabiliare!». Era il 1889 e Arrigo Boito scriveva questa lettera a Giuseppe Verdi con la quale ebbe ragione delle
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Opera dalle Isole
Ed eccovi la Turandot cyber
servizio di Salvatore Aiello FREE

190120_Pa_00_Turandot_FabioCherstichPALERMO - Turandot di Giacomo Puccini ha inaugurato il 19 gennaio scorso la Stagione 2019 di Opera e Balletto del Teatro Massimo di Palermo. Una Turandot cyber tra video, proiezioni e mondi fantastici, frutto della collaborazione del collettivo di artisti russi Aes + f, cui si dovevano costumi e scene, con la regia di Fabio Cherstich in coproduzione
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Opera dal Centro-Nord
Magnifica Forza del destino
servizio di Simone Tomei FREE

190121_Pc_00_ForzaDelDestino_ItaloNunziataPIACENZA - Era il 1869 per l'esattezza il 27 febbraio a Milano al Teatro alla Scala! Oggi 20 gennaio 2019, sono passati centocinquantanni dalla prima rappresentazione italiana de La Forza del Destino... oddio! l'ho detto, l'ho scritto... anatema su me? A parte le battute e l'aneddotica che vuole questo componimento verdiano foriero delle più
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Opera dal Nord-Est
Convincente Meoni nel Nabucco
servizio di Rossana Poletti FREE

190121_Ts_00_Nabucco_ChristopherFranklinTRIESTE -  Ha debuttato al Teatro Verdi il Nabucco di Giuseppe Verdi, frutto di una coproduzione della fondazione lirica triestina con il Teatro Ponchielli di Cremona, il Teatro Grande di Brescia e il Teatro Fraschini di Roma. L’allestimento ha alcuni punti di forza: le scene imponenti, i grandi muri di pietra bianca del tempio dedicato a Jehova,
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Opera dal Centro-Nord
Olmi ricama l'opera di Gounod
servizio di Attilia Tartagni FREE

190121_Ra_00_RomeoJiuliette_PaoloOlmi_phWolfgangLacknerRAVENNA - Se, come scriveva Charles Gounod,  “L'arte drammatica è un'arte da ritrattista”, allora Roméo et Juliette, opera in  cinque atti di Jules Barbier e Michel Carrè dalla tragedia di Shakespeare con musica di Charles Gounod che vi lavorò a lungo negli anni dopo il debutto, è la perfetta applicazione di questo principio. I due adolescenti innamorati
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Opera dal Centro-Nord
Ottima regia per l'Otello
servizio di Simone Tomei FREE

190119_Lu_00_Otello_MikheilSheshaberidze_phAndreaSimiLUCCA - Otello conduce la mente ad una delle vette più assolute del melodramma verdiano e forse in assoluto del Teatro d’opera in cui “verbo” e musica si fondono come ferro e carbonio per creare l’acciaio più puro. È proprio dal “verbo” che voglio iniziare esaltando Arrigo Boito quale sopraffino librettista e promotore di una riforma dei
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Opera dal Centro-Nord
Ballo in maschera di tradizione
servizio di Simone Tomei FREE

190114_Pr_00_BalloInMaschera_SaimirPirgu_phRobertoRicciPARMA - Quando si parla di Un ballo in maschera di Giuseppe Verdi il pensiero prevalente nella mente dello studioso va alla gestazione travagliata di quell'opera; la rielaborazione/adattamento in versi italiani del Gustave III, ou Le Bal masqué di Eugène Scribe che andò in scena all'Opéra di Parigi il 27 febbraio 1883 con la musica di Daniel Auber
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Opera dal Centro-Nord
Olandese Volante molto suggestivo
servizio di Simone Tomei FREE

190114_Fi_00_OlandeseVolante_FabioLuisiFIRENZE - Il tema della redenzione tramite il sacrificio di una donna rappresenta per Richard Wagner un motivo di stimolo e di fascino che emerge con forza nell' Olandese Volante che di fatto è, per il compositore tedesco, un lavoro di svolta nel suo percorso compositivo. Qui troviamo illustrate tempeste interne ed esterne in maniera viva e
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Opera dal Centro-Nord
E Nabucco scacciō il serpente
servizio di Athos Tromboni FREE

190112_Fe_00_Nabucco_SerbanVasile_phZaniCasadioFERRARA - Boa o non Boa in scena, il Nabucco proposto dalla regista Cristina Mazzavillani Muti ha incontrato il pieno favore del pubblico ferrarese. Prima di affrontare la recensione dello spettacolo, dobbiamo spiegare (ai nostri lettori di tutta Italia i quali, ovviamente, non possono usufruire delle notizie di cronaca locale) che la produzione
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Jazz Pop Rock Etno
Tutte le direzioni in Springtime 2019
redatto da Athos Tromboni FREE

190110_Fe_00_GruppoDei10_SamyDaussatFERRARA - Il Gruppo dei 10 ha presentato presso il ristorante "Molto più che Centrale" il programma inverno-primavera di Tutte le direzioni in Springtime 2019, rassegna jazz (ma non solo) che si tiene nei locali dello Spirito, patron Stefano Pariali, di Vigarano Mainarda. Massimo Cavalleretti, presidente del Gruppo, Alessandro Mistri,
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Eventi
Grazie Claudio! ricordando Abbado
redatto da Athos Tromboni FREE

190110_Fe_00_GrazieClaudio_EzioBossoFERRARA - Sarà una "tre giorni" molto particolare quella che ricorderà - a cinque anni dalla scomparsa - il maestro Claudio Abbado: la città estense e Bologna, ultima residenza del Maestro scomparso il 20 gennaio 2014, hanno collaborato per una serie di eventi musicali con i quali coinvolgere il pubblico sia ferrarese che bolognese. L'iniziativa
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Echi dal Territorio
Agostini e la novitā del 1° gennaio
servizio di Mario Del Fante FREE

190102_Fi_00_GalaDiCapodanno_MaurizioAgostiniFIRENZE - Sotto l’etichetta dell’Orchestra Regionale Toscana (Ort) e di Corso d’Opera, si è tenuto al Teatro Verdi di Firenze il Gala’ lirico di capodanno  con un grande riscontro di pubblico che ha gremito il  teatro ed ha applaudito lungamente tutto il concerto. Credo sia stato il primo concerto di capodanno che si tiene in un grande teatro fiorentino.
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Nuove Musiche
Il viaggio di Roberto
servizio di Attilia Tartagni FREE

181218_Ra_00_IlViaggioDiRoberto_PaoloMarzocchiRAVENNA - E’ un tributo a Roberto Bachi, nato nel 1929 e scomparso ad Auschwitz, e un richiamo alla memoria della più immane tragedia del novecento “Il viaggio di Roberto, un treno verso Auschwitz”,  opera tornata al Teatro Alighieri a quattro anni dal suo debutto, tornato ma nella nuova versione rivista per orchestra da Paolo Marzocchi, autore
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Nuove Musiche
West Side Story sempre suggestivo
servizio di Simone Tomei FREE

181223_Fi_00_WestSideStory_LucaGiacomelliFerrariniCaterinaGabrieli_phCamillaRiccoFIRENZE - Non potevo chiedere una serata migliore per assistere al Musical West Side Story di Leonard Bernstein nel Teatro del Maggio Musicale Fiorentino; una musica che suscita emozioni del cuore, passione, festa, amore, gioia nonostante il finale tragico, ma si è ugualmente sposata bene con il clima degli imminenti giorni festivi.
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Concorsi e Premi
Alla Taigi il Mascagni d'Oro 2018
servizio di Attilia Tartagni FREE

181212_Bagnara_00_38MascagniDOro_ChiaraTaigi_phMarcoMartiniBAGNARA (RA) - All’Auditorium di Bagnara di Romagna rinnovato nelle misure di sicurezza e nel palco (è sparito il trompe l’oeuil di fondo ed è migliorata l’illuminazione), è ritornato il 9 dicembre 2018 l’appuntamento più atteso dagli appassionati d’opera:  la consegna del Premio Mascagni d’Oro al soprano Chiara Taigi, già assegnataria del
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Concorsi e Premi
Il Premio Alberghini diventa regionale
redatto da Athos Tromboni FREE

181219_San GiorgioDiPiano_00_PremioAlberghini2019_LogoSAN GIORGIO DI PIANO - E' stata presentata a Bologna la quarta edizione del Premio per Giovani Musicisti e Compositori "Giuseppe Alberghini" dell'Unione Reno Galliera; la conferenza stampa di lancio dell'iniziativa ha evidenziato che dopo il grande successo della terza edizione, culminata a fine maggio 2018 con il Concerto dei Vincitori, inserito
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Nuove Musiche
Il Castello Incantato incanta
servizio di Antonio Ferdinando Di Stefano FREE

181218_Mo_00_IlCastellIncantato_MarcoTaralliMODENA - Domenica 16 dicembre 2018 è andata in scena presso il Teatro Comunale “Luciano Pavarotti” la fiaba musicale di Marco Taralli con il libretto di Fabio Ceresa dal titolo Il Castello Incantato. Cominciamo subito dicendo che i dubbi relativi a quale tipo di operazione artistica stavamo per recensire si sono dissolti dopo i primi passi dell'ouverture
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Opera dalle Isole
Ottima la ripresa di Bohčme
servizio di Salvatore Aiello FREE

181218_Pa_00_LaBoheme_DanielOrenPALERMO - La Stagione 2018 del Massimo si è conclusa, sotto le feste natalizie, con La Bohème opera di forte richiamo per le motivazioni che continuano a fare presa sui pubblici di tutto il mondo, in pieno contrasto con quanto la critica ebbe a dire alla prima nel 1896 a Torino : «Bohème opera mancata, non farà giro»; invece  Nappi, de La
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Opera dall Estero
Luisa Miller ricamata da Benini
servizio di Simone Tomei FREE

181217_MonteCarlo_00_AleksandraKurzak_phAlainHanelMONTE-CARLO - Ho sempre creduto che Luisa Miller sia uno dei titoli più belli di Giuseppe Verdi:  Kabale und Liebe di Friedrich von Schiller è il tema su cui Salvatore Cammarano elabora il libretto per il Cigno di Busseto che sarà rappresentato la prima volta al Teatro San Carlo di Napoli l’8 dicembre 1849. E io ritengo che la Luisa Miller sia davvero
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