Pubblicato il 05 Settembre 2019
Al Festival di Innsbruck una rara e bella opera di Pietro Antonio Cesti diretta da Ottavio Dantone
Successo per La Dori servizio di Simone Tomei

190905_Innsbruck_00_LaDori_FrancescaAsciotiINNSBRUCK - "Pietro Antonio Cesti (1623-1669): La Schiava Fortunata ó vero La Dori. Dramma musicale in tre atti su libretto di Giovanni Filippo Apolloni. Prima rappresentazione: Innsbruck, Hoftheater, 1657."
Così si presenta questo lavoro barocco che, a distanza di oltre trecentocinquant'anni, torna "a casa" (al Tiroler Landestheater nel contesto del Innsbrucker Festwochen der Alten Music) per la prima esecuzione in "tempi moderni" nella sua originale versione, curata da Bernardo Ticci. Per inquadrarne la trama, faccio riferimento al Dizionario dell'opera: "Dopo Orontea, La Dori è fra le opere di Cesti che ottennero maggior popolarità: fu rappresentata durante l’ultimo anno di attività del compositore alla corte dell’arciduca Ferdinando Carlo del Tirolo. Cesti, infatti, entrato nell’ordine dei minori conventuali all’età di quattordici anni non per vocazione, ma per meglio dedicarsi alla musica, ottenne dall’ordine una licenza quinquennale per lavorare nella cappella di corte dell’arciduca austriaco. Non si hanno notizie circa questo allestimento (resta solo la pubblicazione di uno scenario in tedesco), tanto che per lungo tempo si è pensato che la prima rappresentazione fosse stata quella fiorentina (1661) in cui cantò forse lo stesso Cesti. Il librettista è il solito Apolloni, con cui già aveva collaborato per L'Argia e Orontea. Le principesse Dori e Arsinoe, innamorate dello stesso uomo, Oronte, che destinato a questa ama quella. Il reciproco amore fra Dori e Oronte è complicato da un travestimento: Dori non è Dori, bensì Alì, schiavo e preda di guerra (tempo prima s’era imbarcata in abiti maschili per dimenticare Oronte, ma, naufragato il vascello...). La soluzione sarebbe a portata di mano, ché di Arsinoe s’è innamorato Tolomeo, figlio del re d’Egitto, ma questi, a corte in incognito, ha i panni di Celinda e così vestito fatica a dichiararsi; pure non disdegna di sguainare la spada per sfidare Oronte che ha offeso Arsinoe («che fanciulla alla moda!» commenta il servo Golo). Il lieto fine con le due coppie serenamente unite giunge al cadere dei travestimenti. Anche Golo e la vecchia Dirce si riconcilieranno dopo aver continuato a bisticciare per tutti e tre gli atti. La scrittura di Cesti non si discosta di molto da quella di Orontea (semmai deve fare i conti con un libretto meno spigliato e forse più prolisso); spicca tuttavia per ben tre recitativi accompagnati (particolarmente quello dell’ombra di Parisatide, madre defunta di Oronte che rinsalda i principi del figlio confuso), elemento certo non frequente all’epoca, soprattutto nell’economia di una scrittura che in genere limitava l’intero accompagnamento strumentale (che in Dori non va oltre la doppia parte dei violini) alla sola linea del basso continuo. Come al solito spiritosissime le ariette e di taglio ormai squisitamente tonale le arie (sempre più rari i modalismi, che Cesti cominciava probabilmente ad avvertire come arcaici), fra cui si segnalano i due duetti: assai fiorito quello di Arsinoe e Tolomeo/Celinda".

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Nell'ambito dello spettacolo di Innsbruck, il primo elogio va riservato al M° Ottavio Dantone (concertatore e Maestro al cembalo), che fa tesoro dell'eleganza strumentale insita nella partitura, evidenziandone gli aspetti più espressivi e prestando un'attenzione particolare al testo. Il suono è corroborante e nidito, nel pieno rispetto delle voci e dell'incedere scenico, formando con l'allestimento un'inossidabile sinergia. Ed ecco quindi che tutti gli  strumentisti dell’Accademia Bizantina  (il violino di spalla è Alessandro Tampieri e lo stesso Dantone ne è direttore musicale da vent'anni) regalano tre ore di musica in cui il suono diventa lucente e ammiccante, nonché ligio a una precisione tecnica e a un'introspezione filologica non comune. Gli interpreti sul palco vengono guidati con gesto sicuro, in un continuum narrativo mai stucchevole e particolarmente attento a fornire un valido riscontro drammaturgico nella complessa dinamica dell'irriverente libretto.
Proprio per tale motivo il secondo merito va alla squadra composta dal regista Stefano Vizioli (attuale direttore artistico del Teatro Verdi di Pisa), dallo scenografo Emaniele Sinisi (le cui creazioni sono state realizzate dalla Fondazione Pergolesi Spontini di Jesi) e dalla costumista Annamaira Heinreich. Questo tipo di trama potrebbe far impantanare l'allestimento nel macchiettismo, invece la lettura riesce a rimanere leggera senza tralasciare nulla, ma al contempo senza cavalcare marcatamente alcun aspetto "piccante".
I vari aspetti del dramma (tormenti, passioni, comicità, legami politici, travestimenti, scambi di ruoli, gli albori del sauvetage ed il finale lieto) sono accarezzati da un incedere dinamico e mai volgare, sempre a fuoco e inserito in una scenografia d'ispirazione rinascimentale, quasi raffaellesca, mentre i costumi diventano quel particolare magico che completa l'elegante spettacolo assieme alle luci di Ralph Kopp, i cui colori evocano il Sedicesimo secolo. Ma i pregi non finiscono qui perchè anche il cast si è distinto, al di là delle peculirità di ciascuno, per l'ottima preparazione e la sintonia col libretto.
Francesca Ascioti (nei panni di Dori/Alì) mette in luce un corposo timbro bronzeo e una nitida dizione. Colpisce il contrasto di colore con l'Oronte di Rupert Enticknap, controtenore inglese che delinea un personaggio di grandissimo lignaggio scenico, evidenziandone il carattere protervo, ma al contempo vulnerabile. La voce, uniforme in tutto il registro vocale, non scende mai nel petto e profonde armonici suadenti.
Interessante ascoltare un'altra coppia di voci femminili: Arsìnoe (destinata ad Oronte, ma da esso fermamente respinta) e Tolomeo (di lei invaghito costretto a celare questo sentimento nelle vesti di Celinda). La prima è l'italiana Francesca Lombardi Mazzulli e la seconda l’ungherese Emőke Baráth: la bravura tecnico-interpretativa le accomuna in momenti di fascinoso scambio amoroso, mentre la differenza di timbro semplicemente ammalia.
I sei maschietti in campo non sono da meno per bravura scenico-vocale.
Inizio dal tenore Alberto Allegrezza (nei panni di Dirce, una donna molto sensibile ai piaceri della carne): il confine fra grottesco e volgare è sempre a portata di scena, ma la sapiente misura prevale nel delineare con preziosa finezza il discutibile personaggio.

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Il tenore Bradley Smith tratteggia un Arsete validamente significativo grazie ad un'emissione sonora e pulita, nonostante un italiano ancora perfettibile.
Artaxerse (zio di Oronte) è affidato al basso Federico Sacchi, che si mette in luce grazie a un curato fraseggio e a una buona presenza scenica.
Erasto è un ruolo di mezzo (diciamo "semiserio" nel suo innamoramento di Celinda/Tolomeo) e gioca una parte piuttosto delicata della drammaturgia, ma Pietro di Bianco risolve egregiamente la parte senza cadere nel dozzinale, complici un'innata brillantezza scenica e un canto sempre ben a fuoco, con nitida dizione, ottima intonazione e sopraffino fraseggio.
Il basso Rocco Cavalluzzi serve il personaggio di Golo (servo folle di Oronte) con eloquente comicità, mentre all’eunuco Bagoa (custode del serraglio di Babilonia) dà voce l'egregio controtenore Konstantin Derri. Un successo senza se e senza ma per una serata di grande Musica, con molte chiamate alla ribalta da parte del pubblico.

Crediti fotografici: Ufficio stampa Innsbrucker Festwochen der Alten Music
Nella miniatura in alto: Francesca Ascioti
Sotto in sequenz: alcune foto panoramiche su costumi e allestimento





Pubblicato il 13 Luglio 2019
Vero cast stellare a Orange per la messa in scena dell'ultima opera di Gioachino Rossini
La vitale e pulsante energia del Tell servizio di Simone Tomei

190713_Orange_00_GuillaumeTell_NicolaAlaimo_phAbadieBrunoORANGE (Francia) - «Io reputo il Guglielmo Tell la nostra Divina Commedia, una vera epopea; né so comprendere come ognuno che ama e coltiva la musica non si prostri innanzi a questa più che sublime, divina creazione, a questo miracolo dell’arte»: così il compositore siciliano Vincenzo Bellini salutava la consacrazione definitiva dell’illustre collega pesarese Gioachino Rossini grazie al suo ultimo capolavoro: il Guillaume Tell. Capite dunque perché non mi abbiano certo spaventato gli oltre settecento chilometri che separano il mio ovile lucchese dall’antico Teatro di Orange (la piccola cittadina francese situata a nord di Avignone): un piccolo prezzo per poter assistere a un’opera così emozionante nella magica cornice del 150° Festival Chorégies d’Orange. Ma prima della cronaca musicale della serata del 12 luglio 2019, una piccola contestualizzazione storica.
Nel 1824 Rossini si trasferì a Parigi dove assunse la carica di Directeur de la Musique et de la Scène du Théâtre Royal Italien, insieme all’obbligo di comporre nuove opere per l’Opéra Français. La prima, ma anche l’unica, fu proprio il Guillaume Tell, che andò in scena il 3 agosto 1829 dopo una serie di peripezie, aggiustamenti e ritardi. La critica fu laudativa nei suoi confronti e addirittura Le Globe, da sempre ostile al compositore di Pesaro, sostenne che “con quest’opera era iniziata una nuova era per la musica drammatica”. Nel 1834 Hector Berlioz, non certo imparziale verso Rossini e l’opera italiana, scrisse: “La partitura era il frutto di una seria riflessione, era ponderata per ogni verso ed eseguita con grande precisione dall'inizio alla fine”. Le vicissitudini di Rossini fecero sì che il Guillaume Tell, invece di aprirgli una nuova carriera a Parigi, finì per essere il suo canto del cigno operistico.
La caratteristica più affascinante del Tell è tuttavia il modo fantasioso in cui il compositore ha affrontato la creazione di un lavoro per l’Opéra Français, senza abbandonare le proprie radici italiane. Sebbene certi elementi siano più “italiani” ed altri più “francesi”, la cosa straordinaria è la loro compenetrazione. Meglio che in qualsiasi altro lavoro, Rossini integra qui il lirismo del bel canto e le forme raffinate del melodramma italiano con caratteristiche tipiche dell’opera d’oltralpe quali l’immediatezza del declamato e lo splendore della messa in scena (basti pensare ai lunghi interventi del coro e del balletto). La grandiosa struttura, infine, si sviluppa su un sistema di motivi musicali derivati da melodie popolari svizzere, note come Ranz des Vaches, che appaiono nella loro forma primigenia durante i festeggiamenti del primo atto, per poi venire trasformate in una straordinaria varietà di forme.
Circa l’evoluzione del protagonista, nel 1971 il musicologo e direttore d’orchestra Bruno Cagli scriveva (in Guida all’opera, Mondadori) come, rispetto alla tragedia originale di Friedrich Schiller, il personaggio di Guglielmo apparisse troppo sfocato, citando a sua volta il musicologo Giuseppe Radiciotti: «Una delle modificazioni di capitale importanza consiste nell’aver tolto al protagonista quel fare schietto e semplice che ha nell'originale, per prestargli un atteggiamento sostenuto, teatrale, quasi di posa. Era forse utile, dal punto di vista drammatico, correggere la storia per mezzo della leggenda, presentando subito Guglielmo su la scena, invece che alla fine del dramma, e facendolo capo del convegno dei Rütli in sostituzione di Stauffacher, che nell’originale è l'anima del dramma: ma non era punto necessario togliergli anche il carattere di dolcezza e di bonomia che ha, tanto nella storia quanto nel lavoro dello Schiller, per farne una figura dall’aria tetra e fatale». Nell’introduzione italiana alla tragedia di Friedrich Schiller, Giuliano Baioni spiega inoltre che «il libretto utilizzato da Rossini è pieno di inviti alla vendetta più sanguinosa, mentre il Tell schilleriano raccomanda fin troppo la virtù e la moderazione e non rappresenta affatto l'esaltazione del tirannicidio, ma piuttosto la sua sofferta giustificazione. In questa distanza c'è tutta la problematica politica e morale di Schiller. Nell'opera di Rossini vive ancora il Tell giacobino, la figura dell'agitatore capopopolo. Nel dramma di Schiller, invece, l'eroe è buono solo nella misura in cui non è politico e il suo atto è giustificato solo in quanto non è compiuto per motivi di parte. Per questo Schiller, contro tutte le sue fonti, non fa partecipare Tell al giuramento del Rütli. Il suo eroe non deve essere un congiurato, non deve ricordare in nessun modo il Bruto giacobino

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Dopo questo excursus, veniamo alla rappresentazione vera e propria, svoltasi sotto un cielo stellato e benedetta da una temperatura davvero gradevole.
Lo scenografo Eric Chevalier ha voluto valorizzare al massimo proprio il contesto architettonico romano (uno dei meglio conservati al mondo) rendendo la pietra elemento essenziale. Le proiezioni, sapientemente integrate con il colore del grande muro, hanno preso vita già dalla sinfonia iniziale, trasformando la forma geografica della Svizzera nella grande vallata dal clima festante in cui si apre il capolavoro rossiniano. Sono bastati un aratro e una striscia di terra sul bordo prospiciente la buca orchestrale a rendere alla perfezione il clima bucolico, mentre le visioni proiettate sul muro accompagnavano amabilmente ogni momento dell’opera.
I costumi di Françoise Raybaud, quasi onomatopeici per colori (tenui e morbidi) e forme, risultavano perfettamente intonati al climax essenziale della mise en scène.
Laurent Castaingt ha giocato magistralmente con le luci, riuscendo ad infondere con il calore dei colori delle forti emozioni e riuscendo a ben sottolineare i vari stati d’animo che si susseguivano.
Questi ingredienti si sono fusi nelle mani e nella mente del regista Jean-Louis Grinda, il quale ha offerto un prodotto estremamente fluido e godibile. Nel suo lavoro minimalista ha lasciato che la musica, le parole e i sentimenti guidassero gli interpreti, I quali - amalgamati dalle note orchestrali - non hanno fatto altro che seguirne lo scorrere per arrivare al gran finale. Per dirla come Giovanni Carli Ballola (Rossini. L’uomo, la musica), «Musica per la quale sembra di prammatica la qualifica di monumentale, quando invece di vitale, pulsante energia si tratta, come di un fiume giunto alla foce».

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E dopo il coro conclusivo sembra che il Cigno di Pesaro abbia raggiunto davvero un punto di contatto con l’infinito: un addio alla vita compositiva, senza però far mancare quel senso di libertà, speranza e rinascita che il nuovo giorno porta sempre con sé. A Orange tale sentimento è stato incarnato da una donzelletta in abiti campagnoli, che spargeva a terra alcuni semi, in allusione al testo «Liberté, redescends des cieux / Et que ton règne recommence!» Solo che il regno di Rossini non è mai ricominciato perché non è mai finito, anzi ogni volta che queste note risuonano in un teatro sembra quasi di percepirne la presenza sorniona, ma anche compiaciuta di aver lasciato al mondo un testamento musicale capace di trasportare l’animo umano in zone ancora inesplorate.
Sul fronte musicale ci siamo trovati davanti a un cast di altissimo livello.
Il protagonista Nicola Alaimo (Guillaume Tell) si è imposto sulla scena riuscendo (sia con sicura presenza attoriale, sia con una vocalità dotata un di bel timbro morbido e vellutato tanto nella zona grave quanto in quella più acuta) a trasmettere lo stato d’animo di un uomo travagliato per le angherie subite dal suo popolo, ma al tempo stesso combattivo. Sois immobile è stata una pagina in cui ogni nota ha trovato il proprio senso emotivo più profondo, raccogliendo tutti i colori e le sensazioni che il violoncello suggeriva con le struggenti note dell’accompagnamento.
Nei panni di Arnold Melchtal, il tenore spagnolo Celso Albelo ha dato un'impronta forte al personaggio, dimostrando di saper gestire con grande maestria le dinamiche nell’emissione del suono e conferendo accenti peculiari e significativi nell'interpretazione, sempre a stretto contatto con i vari e mutevoli stati d’animo che lo fanno evolvere da passionale innamorato di Mathilde, a tenace difensore delle terre elvetiche e vindice del padre. La sua pagina più lirica nel quarto atto (Asile héreditaire) è stata un momento di Teatro davvero corroborante, nel quale lo spettatore si è sentito trascinare dal fascino sublime di una voce che trovava in ogni nota un gusto belcantista fino al culmine dell’aria, in cui il forte pathos ha portato alla esecuzione di un lunghissimo e vigoroso acuto, che gli è valso l’ovazione spontanea del pubblico.
Mathilde, principessa degli Asburgo, ha trovato corpo e anima nel soprano Annick Massis. Che dire di questa interprete? Oltre alla bravura e alla sicurezza vocale, non possiamo non notarne l’eleganza innata sul palcoscenico. Ogni gesto e ogni passo sono stati segnati da un fascino senza tempo: un piacere per l’occhio poterla ammirare nel suo incedere signorile. Vocalmente si è distinta per nitidezza, luminosità e morbidezza, senza risparmiarsi nel restituire un canto ricco di variazioni nelle riprese. Proprio per la sua grande capacità di unire le due arti – canora e recitativa – è riuscita  a gestire perfettamente il personaggio nonostante l’assenza di supporti scenografici, conferendogli una caratterizzazione molto forte. Sempre sul fronte vocale, ha dimostrato di possedere una notevole gamma di suoni e colori, con grande agilità e sicurezza negli “svolazzanti” acuti abbinate alla profonda potenza delle note più gravi. Nell’aria con cui si è presentata al pubblico (Sombre forêt, désert triste et sauvage, eseguita dopo essere scesa da un cavallo bianco) ha giocato intelligentemente con la dinamicità del suono, conferendo una connotazione e un significato profondi.
In questa produzione spiccavano inoltre i due bassi Nicolas Courjal, distintosi per la voce imponente e assai adatta al carattere di Gesler, nemico di Tell, e Nicolas Cavallier (Walter Fürst), emerso in particolare nel lungo terzetto del secondo atto.
Completavano il cast Nora Gubisch (Hedwige), Jodie Devos (ottima nel ruolo en travesti di Jemmy, figlio di Guillaume), Philippe Kahn (Melcthal, padre di Arnold), Philippe Do (Rodolphe), Julien Véronèse (Leuthold) e Cyrille Dubois (un meraviglioso Roudi). Tutti hanno dato prova di grande professionalità alle prese con una partitura spesso impervia dal punto di vista vocale e interpretativo.
All’appello, però, manca ancora un personaggio che, per questa composizione rossiniana, definirei forse il più presente e il più travolgente: il Coro, anzi i Cori, dato che all’allestimento hanno partecipato sia quello dell’Opéra de Monte-Carlo, sia quello del Théâtre du Capitol de Toulouse, preparati rispettivamente dai Maestri Stefano Visconti e Alfonso Caiani.

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L’ensemble ha accompagnando trasversalmente tutta l’opera e dando una connotazione ben definita al finale di ogni atto: il primo con il tipico “crescendo rossiniano”, il secondo con la veemenza del coro maschile impegnato nel giuramento, il terzo concertato con alcuni dei protagonisti solisti e, infine, il famoso finale (Tout change et grandit en ces lieux) in cui la parola “Liberté” (che conduce il brano sulla tonalità di Do maggiore) è arrivata in platea come una ventata di emozione fortissima, complici le magnifiche luci e la già citata presenza della contadinella.
L’orchestra dell’Opéra de Monte-Carlo, sotto la direzione del Maestro Gianluca Capuano, ha completato il meraviglioso quadro operistico, anche se, in questo caso ho avuto la sensazione che la mano direttoriale non sia stata proprio accorta come mi sarei aspettato. Non sono mancati alcuni momenti di incertezza nel gesto, né altri in cui i tempi parevano quasi demoniaci. Il finale del duetto Oui, vous l’arrachez à mon âme è stato piuttosto difficile da ascoltare proprio perché pareva scandito da un’eccitazione eccessiva fino al punto di far perdere il senso di quanto stava accadendo. Non è stato premuroso nemmeno con il tenore nella sua grande aria del quarto atto e non sono mancati altri frangenti in cui l’anarchia della bacchetta è andata oltre quello che un direttore può permettersi. Dal punto di vista delle dinamiche sonore è andata meglio, ma sinceramente in un quadro così perfetto mi sarei aspettato qualcosa di più. Non me ne vogliate: forse la mia è solo pignoleria, ma, considerando questo capolavoro il testamento spirituale di Gioachino Rossini, vorrei trovarci se non la perfezione, almeno lo slancio in tale direzione.
Rimane da dire che il pubblico ha riservato ovazioni a tutti sia durante l’esecuzione, sia alla fine, tributando applausi e “Bravo!” come se non ci fosse un domani.

Crediti fotografici: Abadie Bruno e Philippe Gromelle per il Festival Chorégies d’Orange
Nella miniatura in alto: il bass-baritono Nicola Alaimo (Guillaume Tell)
Sotto: Nicola Alaimo con Jodie Devos (Jemmy)
Al centro, in sequenza: ancora Alaimo; Celso Albelo (Arnold); e Annick Massis (Mathilde)
Sotto, in sequenza: una bella foto panoramica di Philippe Gromelle; Nicolas Courjal (Gesler) con Jodie Devos (Jemmy); ancora Jodie Devos con Nicola Alaimo; scena della vittoria di Guglielmo Tell
In fondo: un’altra foto panoramica di Philippe Gromelle





Pubblicato il 08 Giugno 2019
Die Frau ohne Schatten con mezzo cast allestito all'ultimo momento per il forfait dei titolari. Ebbene...
Trionfo straussiano alla Staatsoper servizio di Francesco Lora

190606_Wien_00_DieFrauOhneSchatten_VincentHuguetVIENNA, 6 giugno 2019 – Con cinque recite della Frau ohne Schatten (La donna senz’ombra), dal 25 maggio al 10 giugno, la Staatsoper di Vienna ha festeggiato il proprio centocinquantesimo anno insieme con i cento del capolavoro di Richard Strauss. Locandina musicale da capogiro, dalla direzione di Christian Thielemann al canto di Stephen Gould, Camilla Nylund, Evelyn Herlitzius, Sebastian Holececk, Wolfgang Koch e Nina Stemme nelle sei parti di maggior spicco. Versione integralissima, come piace fare a Thielemann, e cioè senza nemmeno i tagli inflitti già dalle prime rappresentazioni: solo così si apprezzano le studiatissime proporzioni dell’opera e la sua straripante ricchezza di idee e materiali. Seguirebbe, da questo punto, la recensione di un trionfo annunciato, se non fosse che alla recita del 6 giugno, qui in oggetto, e solo a quella, un virus vagante tra i camerini ha fatto una strage nella compagnia di canto: quando, la mattina, passando davanti al teatro, si vedono le locandine bendate per annunciare il forfait sia della Herlitzius, sia di Holececk, sia della Stemme, non si sa se sia il caso di ridere ovvero di piangere. Anche perché la strage dei cantanti va a implicare, in fretta e furia, quella della partitura.
Die Frau ohne Schatten è infatti un’opera tanto di temibile difficoltà esecutiva, quanto di grave dispendio economico. Non è ‘roba’ per un teatro qualsiasi, e il teatro di primo piano che intenda metterla in cantiere sottintende con ciò un gesto forte: quello esemplare, appunto, della Staatsoper che celebra sé stessa e il centenario dell’opera. Se pochi sono gli allestimenti di questo titolo, nel contempo, proporzionalmente pochi sono i cantanti che lo tengono in repertorio, già decimati dalla superiore intelligenza e dalle disumane energie che la partitura reclama. Bene: quasi non vi sono in giro cantanti che conoscano a memoria Die Frau ohne Schatten nella sua versione integralissima, cioè quella che alla “prima” del 25 maggio, trasmessa urbi et orbi alla radio, ha totalizzato la bellezza di quattro ore (tonde tonde) di sola musica. È un miracolo che nel giro di poche ore la Staatsoper sia riuscita ad agguantare tre sostituti, ma con loro è arrivata anche la necessità di omettere le pagine che essi non conoscevano. Confrontando le durate tra una recita regolare e quella qui in oggetto – cioè quella che segue il testo secondo una stramaledetta tradizione – c’è da impallidire: se l’orologio non mente, i minuti di musica tagliata sono la bellezza di quarantasette.
Eppure la serata, nervosa e incerta, rimane memorabile. Circondato da un’orchestra che pullula di autentici Wiener Philharmoniker, Thielemann sembra palleggiare con le file, ora lasciandole sfogare nel loro splendore tecnico e ora reimpugnandole con un volo di bacchetta.

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Massimo direttore wagneriano, egli supera però sé stesso in Strauss: asserzione spiegata dal fatto che, mentre in Wagner si percepisce l’accodamento della poetica di Thielemann al modello del secondo dopoguerra, nell’altro autore ogni suo procedimento risulta autonomo dalla tradizione pregressa. Si ha così una lettura coraggiosamente rude, scabra e contrastata, tuttavia subito controbilanciata dall’oro massiccio dell’orchestra; una lettura condotta a base di veri e propri gesti teatrali, anticonformista, modellata su ciò che si deve vedere o compatire in scena. Più volte capita di voltarsi allibiti verso il golfo mistico, increduli di quello che un’orchestra possa produrre, e non solo nei momenti di più esibito sfarzo sonoro: colpisce trovare, in questa Frau ohne Schatten, non l’ostinato punto di uniformazione dei vari stili che la attraversano ecletticamente, ma il linguaggio cameristico di Ariadne auf Naxos giustapposto senza futili pudori a quello barbarico di Elektra.
In un contesto assai agitato, il più imperturbabile sembra il tenore Stephen Gould nella parte dell’Imperatore: monotono nel porgere anche durante il sublime monologo dell’atto II, sfocato o sforzato o persino carente delle note stesse nel registro acuto, nondimeno dotato del giusto timbro e delle rare energie adeguate, è l’interprete di riferimento dopo la prematura scomparsa di Johan Botha. Eccellente su ogni fronte, al suo fianco, è invece l’Imperatrice di Camilla Nylund: inizia la recita con voce un poco fredda all’evidente scopo di dosare le forze, ma non per questo viene a mancare di levità nel Re sopracuto e d’impeto nel Do; diffonde poi ovunque facilità di estensione, modulazione e alternanza di tecniche richieste, luminosità timbrica ed espressione amorevolmente calibrata su ciascun verso. Ecco un’interprete di ancora più appalesato riferimento per la parte: e se le ovazioni per lei non bastano, proprio al termine della recita in oggetto le è conferito il prezioso titolo onorifico di Kammersängerin, ossia di cantante con speciale merito artistico presso la Staatsoper e lo Stato austriaco. Specialista della parte di Barak, il baritono Wolfgang Koch è però anche il più timido del gruppo: incalcolabile correttezza, senza la zampata geniale.
Comincia da qui la lista dei tre salvatori della recita. La Herlitzius doveva sostenere la parte della Nutrice: al posto della sua voce fantasmatica e vetrosa è accorsa quella di Linda Watson, omogenea e possente lungo tutta la spaventosa escursione di registri, e dunque in fin dei conti più appropriata alla scrittura e al ruolo, tenuto con vivido temperamento fino a una folgorante chiusura dell’atto II. La Stemme doveva sostenere la parte della Moglie del tintore: Rebecca Nash l’aveva cantata quattro giorni prima all’Opernhaus di Kiel, e con essa si è vista catapultata al debutto assoluto alla Staatsoper. La percepibile tensione – può farne fede il suggeritore – ha meglio rivelato un’attrice disposta a giocarsi fino all’ultima carta pur di tenere il passo dei colleghi, e una cantante dai mezzi poderosi, affilati, generosi, curiosamente assai ben differenziata rispetto alle inattese colleghe. Holececk, infine, doveva sostenere la parte del Messaggero divino: a coprire l’ultimo tassello è stato Wolfgang Bankl, veterano per eccellenza nei ruoli di caratterista a Vienna. Menzione speciale, tra il folto comprimariato, per i camei dello squillante tenore Benjamin Bruns, come Apparizione di un Giovane, e del sostanzioso mezzosoprano Monika Bohinec, come Voce dall’alto.

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Nuovo allestimento con regìa di Vincent Huguet, scene di Aurélie Maestre, costumi di Clémence Pernoud e luci di Bertrard Couderc. Più si ripensa al loro lavoro, più c’è da rimanere  ammirati. Intervistato nel programma di sala, il regista è anzi un profluvio di azzeccati riferimenti stilistici, storici e culturali, e mostra una sopraffina consapevolezza del poliedrico testo da inscenare: tutte doti cui è venuta a mancare l’abitudine quanto più cresceva quella d’intervistare i registi nei programmi di sala.
Ai fatti – ciò che più interessa – si assiste a uno spettacolo leggibile, semplice, chiaro, interessato alla sapidità delle didascalie, senza trasposizioni spazio-temporali, nel quale si vede un letto se si dice ‘letto’ e nel quale si vede una barca se si dice ‘barca’. L’analisi oggettiva del testo domina incontrastata, così che alla fine della rappresentazione si scopre di conoscere parecchio di più intorno all’opera vista; e i sostituti arrivati all’ultimo momento, ambientatisi in un lampo, recitano accuratamente quanto gli altri.
Tre ulteriori recite sono annunciate per il 10, 14 e 18 ottobre, con la compagnia di canto ritoccata e sempre con la direzione di Thielemann: il melomane si munisca di biglietti, e preghi per lo stabile ripristino di quei quarantasette minuti tagliati.

Crediti fotografici: Michael Pöhn per la Wiener Staatsoper
Nella miniatura in alto: il regista Vincent Huguet






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Il Premio Caruso 2019 alla Devia
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190910_Lastra_00_PremioCaruso2019_MariellaDevia.JPGLASTRA A SIGNA (FI) - Sabato 7 settembre 2019, nello scenario  di Villa Bellosguardo sede del Museo Enrico Caruso, sulle magnifiche colline di Lastra a Signa, si è svolta la cerimonia di consegna del prestigioso premio che fin dal 1979 viene assegnato ai grandi interpreti del teatro d’opera. Il primo insignito fu il grande tenore Galliano Masini e poi
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Opera dal Nord-Est
Arena ultime quattro recite
servizio di Simone Tomei FREE

190909_Vr_00_Ultime4Recite_CarmenTraviataToscaAida_FotoEnneviVERONA - Ebbene sì, anche il Festival Arena di Verona 2019 giunge al termine e la mia ennesima salita estiva nella città scaligera ha avuto come obiettivo quello di seguire le ultime quattro recite della stagione, con alcune interessanti novità per quello che riguarda gli interpreti che si sono succeduti sul palcoscenico.


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Eventi
Teatro Duse la stagione 2019/2020
redatto da Edoardo Farina FREE

190909_Bo_00_TeatroDuse_WalterMramorBOLOGNA - La conferenza stampa del 5 settembre riguardante la presentazione della nuova Stagione invernale 2019/2020 del Teatro Duse di Bologna alla presenza tra gli altri del direttore organizzativo Gabriele Scrima e Rossella Fino proveniente dal dipartimento Cultura e Promozione della città del Comune di Bologna, ha voluto prevalentemente porre in
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Opera dal Centro-Nord
Falstaff versione commedia dell'arte
servizio di Athos Tromboni FREE

190908_Cento_00_Falstaff_CostantinoFinucciCENTO (FE) – Il Falstaff  di Giuseppe Verdi proposto nel cartellone di “Cento – Opera in festa” e allestito dell’Accademia del Bel Canto e dalla Pro Loco di Renazzo, con il patrocinio del Teatro Borgatti, avrebbe avuto come palcoscenico e scenografia naturale il suggestivo parco di Villa Chiarelli. Ma venerdì 6 settembre 2019 il meteo ha fatto decidere diversamente
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Opera dall Estero
Successo per La Dori
servizio di Simone Tomei FREE

190905_Innsbruck_00_LaDori_FrancescaAsciotiINNSBRUCK - "Pietro Antonio Cesti (1623-1669): La Schiava Fortunata ó vero La Dori. Dramma musicale in tre atti su libretto di Giovanni Filippo Apolloni. Prima rappresentazione: Innsbruck, Hoftheater, 1657."
Così si presenta questo lavoro barocco che, a distanza di oltre trecentocinquant'anni, torna "a casa" (al Tiroler Landestheater nel
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Soci Uncalm
Finta giardiniera opera vera
servizio di Athos Tromboni FREE

190903_Ro_00_FintaGiardiniera_PabloMaritanoROVIGO - Avrebbe dovuto essere il "saggio finale" di una masterclass sulla vocalità mozartiana, La finta giardiniera, ma lo spettacolo realizzato dal regista Pablo Maritano, con la preparazione vocale curata dal tenore e docente di canto Fernando Cordeiro Opa realizzato nel Ridotto del Teatro Sociale domenica 1 settembre 2019, si è proposto al numeroso
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Personaggi
Il Castello di Vicenza in Lirica
intervista di Simone Tomei FREE

190828_Vr_00_VicenzaInLirica-AndreaCastello.JPGVERONA - In una calda sera veronese, al termine dei Carmina Burana di Carl Orff, ho incontrato Andrea Castello, dal 2013 direttore artistico di Vicenza in Lirica: un Festival che è divenuto un punto di riferimento nel panorama musicale per i grandi artisti che vi intervengono, i titoli proposti e la location unica, ossia l’Olimpico di Vicenza, il teatro coperto più
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Opera dal Centro-Sud
Viaggio a Reims passando per l'Accademia
servizio di Simone Tomei FREE

190821_Ps_00_ViaggioAReims_GiulianaGianfaldoniPESARO - Era il 1984 quando fu riscoperta quest'opera, allestita in una delle edizioni primordiali del ROF, dunque ben 35 anni fa; e in questo ROF 2019 che vede scoccare i suoi primi quarant'anni (ecco perchè l'apposizione XL) la riproposizione di Il viaggio a Reims assume una valenza ancor più pregnante. Non ci sono grandi novità registico-sceniche e ciò
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Opera dal Nord-Est
Traviata e Aida ulteriori cronache
servizio di Nicola Barsanti FREE

190820_00_Traviata_Aida_VitoLombardi_FotoEnneviVERONA – Una serie di fortunate circostanze, nonché di squisiti incontri, ha reso possibile la mia presenza al 97° Festival Lirico dell’Arena per assistere a varie rappresentazioni e iniziare a mia volta la collaborazione con Gli Amici della Musica.Net come critico musicale. Prima di addentrarmi nei dettagli delle recite, è d’uopo ringraziare il critico musicale e
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Opera dal Centro-Sud
Un Equivoco di brio e allegria
servizio di Simone Tomei FREE

190820_Ps_00_EquivocoStravagante_TeresaIervolinoPESARO - Non si può certo dire che il libretto di L’equivoco stravagante di Gioachino Rossini sia un testo adatto per un'educazione montessoriana; credo per che sia un momento di forbito teatro per nulla volgare (se non nelle allusioni) ricamato nel testo dal fine e sagace estro del librettista Gaetano Gasbarri.  Nell'interessante disamina linguistica sul libretto
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Vocale
Brillano le stella Molinari e Pratt
servizio di Simone Tomei FREE

190820_00_ConcertoMolinariPratt_CarloTenanPESARO - Nel bel mezzo del XL ROF 2019 lunedì 19 agosto si è tenuto al Teatro Rossini di Pesaro uno dei concerti programmati del Festival che ha visto protagoniste due autorevoli voci del belcanto rossiniano: Jessica Pratt e Cecilia Molinari (in verità quest'ultima ha sostituito in corner la prevista Varduhi Abrahayam impegnata nel cast di Semiramide)
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Opera dal Centro-Sud
Demetrio e Polibio e il proprio doppio
servizio di Simone Tomei FREE

190819_Ps_00_DemetrioEPolibio_JessicaPrattPESARO - E' molto particolare la genesi compositiva del Demetrio e Polibio di Gioachino Rossini rappresentando un caso piuttosto singolare nella storia del Teatro d'opera italiano; il lavoro fu commissionato da Domenico Mombelli (compositore e tenore) a pro della sua scuderia di cantanti composta dalle due figlie (Ester ed Anna), dal maggiordomo di casa
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Vocale
Carmina apoteosi di musica e luci
servizio di Simone Tomei FREE

190812_Vr_00_CarminBurana_EzioBosso_FotoEnneviVERONA - Siamo all'undici agosto 2019 nel pieno del Festival areniano e da tempo memorabile attendo questa serata in cui Orchestra e Coro della Fondazione Arena di Verona daranno vita assieme ai solisti Ruth Iniesta, Raffaele Pe e Mario Cassi alla cantata scenica dei Carmina Burana di Carl Orff diretti dal M° Ezio Bosso.
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Jazz Pop Rock Etno
Noa scrive lettere a Bach
servizio di Attilia Tartagni FREE

190813_Cesenatico_00_NoaCESENATICO - E’ stato un successo annunciato “Letters To Bach”, spettacolo del 19° Festival dell’Emilia Romagna Festival il 9 agosto2019  a Cesenatico al Teatro all’aperto Largo Capuccini completamente esaurito, protagonista Achinoam Nini, in arte Noa con Gil Dor alla chitarra, Or Lubianiker al basso elettrico e Gadi Seri alle percussioni. La cantante
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Opera dal Centro-Sud
Ecuba, amor filiale amor di patria
servizio di Valentina Anzani FREE

190812_MartinaFranca_00_Ecuba_SestoQuatriniMARTINA FRANCA (TA), 4 agosto 2019 – L’Ecuba di Nicola Antonio Manfroce è, al fianco di Orfeo di Porpora, tra le primizie del 45° Festival della Valle d’Itria: composta nel 1812, è stata ivi eseguita per la prima volta in tempi moderni. Opera risalente al periodo napoleonico, riflette i gusti di importazione francese sia nel soggetto, sia nella forma,
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Opera dal Nord-Est
La Tosca al debutto stagionale
servizio di Simone Tomei FREE

190811_Vr_00_Tosca_SaioaHernandez_FotoEnneviVERONA - Ecco che, con l'avvento della Tosca di Giacomo Puccini sul palcoscenico areniano la sera del 10 agosto, tutto il "palinsesto" operistico del Festival estivo 2019 ha avuto il proprio completamento (manca ancora all'appello la serata concertistica con i Carmina Burana di Carl Orff in programma la sera successiva di cui daremo conto in un altro servizio).
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Opera dal Centro-Sud
Matrimonio per burla e per amore
servizio di Valentina Anzani FREE

190804_MartinaFranca_00_MatrimonioSegretoMARTINA FRANCA (TA), 3 agosto 2019 – Il principale titolo buffo del 45° Festival della Valle d’Itria è stato Il matrimonio segreto di Domenico Cimarosa, spettacolo con regia, scene e costumi di Pierluigi Pizzi, che è risultato molto divertente per il concorso di tutti gli interpreti, molto apprezzati sia sul piano vocale sia sul piano attoriale.
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Opera dal Nord-Est
Placido Domingo fa 50
servizio di Simone Tomei FREE

190811_Vr_00_GalaPlacidoDomingo50_FotoEnneviVERONA - Un'Arena gremita da quasi quindicimila spettatori per lui: l'artista, il tenore, il baritono, il direttore d'orchestra, ma fondamentalmente l'Uomo, ossia Plácido Domingo. Era il lontano luglio 1969 quando, mentre il primo essere umano metteva piede sulla Luna, l'Uomo debuttava sul palcoscenico dell'anfiteatro scaligero nel ruolo di Calaf della
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Opera dal Nord-Est
Il Radames di Simoncini
servizio di Simone Tomei FREE

190810Vr_00_Aida_SamueleSimoncini_FotoEnneviVERONA - Ho anticipato la mia partenza di un giorno per Verona in quanto avevo il piacere di ascoltare l'esordio nell'anfiteatro scaligero del tenore senese Samuele Simoncini nel ruolo di Radames; in passato ci siamo inseguiti nei vari teatri, ma non avevo ancora avuto il piacere di ascoltarlo per intero in un ruolo operistico. Ecco che questo evento
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Opera dal Centro-Sud
A Martina Franca rivive l'Orfeo
servizio di Valentina Anzani FREE

190810_MartinaFranca_00_Orfeo_RaffaelePe_phClarissaLapollaMARTINA FRANCA (TA), 2 agosto 2019 – Per la creazione di un pasticcio, nel Settecento, il compositore che si occupava dell’allestimento, o i cantanti stessi del cast, selezionavano arie tratte da più opere. I criteri di scelta comprendevano la loro fama e quanto esaltassero le qualità vocali di chi avrebbe dovute eseguirle. Non stupisce se il risultato,
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Opera dal Centro-Sud
Spasso nelle masserie d'Itria
servizio di Valentina Anzani FREE

190810_MartinaFranca_00_OpereInMasseria_LaviniaBini_phClarissaLapollaMARTINA FRANCA (TA), 1° agosto 2019 – Dall’anno passato il Festival della Valle d’Itria affianca alle tradizionali produzioni operistiche a Palazzo Ducale una proposta che unisce la valorizzazione del territorio pugliese a una formula di spettacolo particolarmente interessante. Cinque masserie hanno ospitato altrettante recite dei due intermezzi
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Opera dal Nord-Est
L'inizio agosto di Traviata Carmen Aida
servizio di Simone Tomei FREE

190808_Vr_00_Traviata___FotoEnneviVERONA - La canicola di fine luglio sembra aver lasciato posto a un clima più mite che mi permette di affrontare senza afe soffocanti altre tre serate musicali (piuttosto affollate) all'Arena di Verona per darvi conto dei cast alternativi del Festival 2019: tutti i cast alternativi sono stati accolti dal pubblico in modo complessivamente positivo.
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Jazz Pop Rock Etno
Dalla canzone... al Jazz
servizio di Attilia Tartagni FREE

190306_Alfonsine_00_EmiliaZamunerALFONSINE (RA) - “La vita è l’arte dell’incontro” ha detto Massimo Moriconi, storico bassista di Mina che dal 1983 è presente in tutte le produzioni della "Tigre di Cremona", prima di intraprendere il concerto di lunedì 5 agosto 2019 nel Giardino della Biblioteca Comunale di Alfonsine. Lo è certamente per i musicisti per cui venire a contatto con
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Concorsi e Premi
Premio Callas alla Kabaivanska
servizio di Angela Bosetto e Simone Tomei FREE

190805_Vr_00_PremioCallas_RainaKabaivanska_ph000VERONA - Sulle note malinconiche del Preludio della Traviata, le immagini dell’omonimo film operistico di Franco Zeffirelli si mescolano alle foto del maestro fiorentino e di Maria Callas. Inizia così il 2 agosto 2019, nell’elegante cornice dell’Arena Casarini dell’Hotel Due Torri (che deve il proprio nome ai suggestivi affreschi del pittore veronese Pino Casarini), la
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Pagina Aperta
Cosė ti insegno le Nozze
servizio di Attilia Tartagni FREE

190803_Ra_00_ItalianOperaAcademy_RiccardoMutiRAVENNA - Anche quest’anno, il quinto dell’Italian Opera Academy creata dal M° Riccardo Muti per formare giovani musicisti alla direzione d’orchestra e all’accompagnamento al pianoforte dei cantanti, due concerti al Teatro Alighieri hanno coronato due settimane di intenso lavoro mattutino e pomeridiano nel teatro di tradizione popolato di giovani
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Opera dal Nord-Est
Un Elisir connesso ai tempi
servizio di Cristina Chiaffoni FREE

190804_Pd_00_ElisirDAmore_JessicaNuccio_phGiulianoGhiraldiniPADOVA - L’ambientazione scelta da Padova Teatro Stabile rappresentata artisticamente dal geniale uomo di teatro e direttore artistico Federico Faggion è altamente suggestiva e ricca di memorie. Il castello dei Carraresi in Piazza Castello, divenuto poi carcere e le celle sono ben visibili, illuminate di rosa e d’azzurro quasi per temperare l’angoscia sottile che
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Opera dal Nord-Est
Arena, le repliche di luglio
servizio di Simone Tomei FREE

190731_Vr_00_Carmen_GeraldineChauvet_FotoEnneviVERONA - Come è consuetudine da diversi anni la frequentazione veronese mi porta a seguire con interesse l’avvicendarsi dei cast nei titoli in cartellone del Festival areniano. Stavolta la prima incursione in terra scaligera mi vede spettatore di alcune serate di fine luglio.

Carmen – 23 luglio 2019
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Echi dal Territorio
Il Duo Génot in Sant'Andrea
servizio di Gianluca La Villa FREE

190731_Levanto_00_AlessandraGenotLEVANTO (SP) - 30 luglio 2019, ore 21,30 Chiesa di Sant'Andrea - Nell’ambito dei concerti classici proposti con dovizia ogni anno dalla rassegna concertistica di Levanto diretta dal maestro Aldo Viviani si è tenuto un interessante e originale concerto del Duo Génot, Alessandra Génot al violino e Massimiliano Génot al pianoforte, imperniato
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Eventi
Il Giglio apre con la Tosca
redatto da Simone Tomei FREE

190725_Lu_00_CartelloniLiricaProsaDanza_MarcoGuidariniLUCCA - Il 19 luglio 2019 sono stati presentati, durante la consueta conferenza stampa, al Teatro Del Giglio i cartelloni delle stagioni di lirica, prosa e danza 2019-2020. Erano presenti all'incontro: Alessandro Tambellini, sindaco del Comune di Lucca, Stefano Ragghianti, assessore alla cultura; per il Teatro del Giglio: Giovanni Del Carlo (amministratore
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Opera dal Centro-Sud
Rigoletto al Luna Park
servizio di Simone Tomei FREE

190722_Mc_00_Rigoletto_AmartuvshinEnkabatMACERATA - Ancora una sera in cui il tema "Rosso Desiderio" declina verso un altro significato (ossia il desiderio di vendetta da affogare nel sangue) che trova nel Rigoletto di Giuseppe Verdi la sua più ideale collocazione, complice il famoso duetto che conclude il secondo atto Sì vendetta, tremenda vendetta. Un'altra serata di grande Teatro musicale,
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Opera dal Centro-Sud
Un Macbeth da urlo
servizio di Simone Tomei FREE

190721_Mc_00_Macbeth_RobertoFrontaliMACERATA - "Rosso desiderio" non è solo la passione (carnale e amorosa), ma anche la sete di potere, motivo per cui il Macbeth di Giuseppe Verdi si inserisce a pieno titolo nel filo conduttore che lega la triade delle opere proposte dal Macerata Opera Festival 2019. L'allestimento è quello che da Palermo a Torino – in coproduzione con Macerata – ha
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Opera dal Centro-Sud
Carmen danza al Crazy Horse
servizio di Simone Tomei FREE

190720_Mc_00_Carmen_IreneRoberts.jpegMACERATA - Arrivando qui non si può fare a meno di notare una città festante e dipinta di Rosso Desiderio, colore che imperversa in ogni via e arreda ogni vetrina, facendo sì che in ciascun angolo se ne respirino il calore e l'essenza più intima. Un rosso intenso, un rosso che richiama il tema guida del Macerata Opera Festival 2019. La città intera si è
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Jazz Pop Rock Etno
Galliano espugna la Rocca
servizio di Attilia Tartagni FREE

190718_Imola_00_Galliano_phVincentCatalaIMOLA - L’Emilia Romagna Festival nel suo ricco programma dal 6 luglio al 7 settembre 2019 ha mappato la regione individuando luoghi in grado di accogliere le tipologie di spettacoli in programma, dall’esibizione solistica all’ensemble alla grande orchestra. A Imola il 17 luglio, nel cuore della città, all’interno della Rocca Sforzesca fra torri
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Personaggi
Tre direttori e il ''Rosso Desiderio''
intervista di Simone Tomei FREE

190718_Mc_00_IntervistaDirettoriMACERATA - Nella mitologia romana, tre erano le meravigliose Grazie, tre le inesorabili Parche, tre le terribili Furie e tre le teste di Cerbero, mentre Trivia era l’appellativo sotto il quale si univano le dee Diana, Ecate e Luna. Dall’antico Lazio spostiamoci a nordest verso Helvia Recina nelle Marche e quindi viaggiamo attraversando l’Appennino e attraverso i secoli, fino
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Ballo and Bello
Les étoiles accendono gli entusiasmi
servizio di Attilia Tartagni FREE

190717_Ra_00_LesEtoiles_SergioBernalAlonso_FotoCositoreRAVENNA - La danza ha concluso in gloria il 30° Ravenna Festival, il 16 luglio 2019 al Pala De André. Il  Gala Internazionale di Danza ha portato sul palco della città romagnola le più fulgide étoiles provenienti dai maggiori teatri, accomunate dal talento e dalla capacità di esprimere il meglio di sé nella virtuosa fusione con la musica. L’impresario
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Soci Uncalm
Premio Cappelli a un giornalista: Giacomin
servizio di Athos Tromboni FREE

190715_Rocca_00_PremioCappelli_LucaSaltini_phGiorgioSabatiniROCCA SAN CASCIANO (FC) – Minacciava pioggia, nonostante le previsioni della vigilia, la sera di domenica 14 luglio 2019 a Rocca, dove nella splendida Piazza Garibaldi erano allestiti il palco e la vasta platea per il conferimento del XXX Premio Internazionale Carlo Alberto Cappelli, organizzato dall’omonima Associazione culturale. Un’ora prima
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Jazz Pop Rock Etno
Mason il nuovo si radica nel passato
servizio di Attilia Tratagni FREE

190715_Ra_00_NickMason_phZaniCasadioRAVENNA - I Pink Floyd sono entrati nella leggenda come accade alle band che cessano l’attività quando sono sulla cresta dell’onda ed è inutile chiedersi perché nessuno dei tentativi di resuscitare il gruppo abbia funzionato. Soltanto Nick Mason, il batterista del gruppo presente fin dagli esordi, ha proiettato avanti nel tempo la realtà delle origini
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Opera dal Centro-Nord
Turandot un bel successo
servizio di Athos Tromboni FREE

190713_Torre_00_Turandot_AmarilliNizzaTORRE DEL LAGO (LU) – Spettacolo bello e di grande qualità, quello visto alla seconda serata del Festival Puccini sul lago di Massaciuccoli: la Turandot è andata in scena in una interpretazione registica molto ligia ai contenuti del libretto, ma con un sottile distinguo, tale da allontanare la rappresentazione da qualsiasi sospetto di oleografia. Lo chiarisce
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Opera dall Estero
La vitale e pulsante energia del Tell
servizio di Simone Tomei FREE

190713_Orange_00_GuillaumeTell_NicolaAlaimo_phAbadieBrunoORANGE (Francia) - «Io reputo il Guglielmo Tell la nostra Divina Commedia, una vera epopea; né so comprendere come ognuno che ama e coltiva la musica non si prostri innanzi a questa più che sublime, divina creazione, a questo miracolo dell’arte»: così il compositore siciliano Vincenzo Bellini salutava la consacrazione definitiva dell’illustre collega pesarese
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Classica
Inno alla gioia per tutti gli europei
servizio di Attilia Tartagni FREE

190712_Ra_00_LeVieDellAmicizia_RiccardoMuti_phSilviaLelliRAVENNA - Schieramento imponente  di musicisti e di coristi l’11 luglio 2019 al Pala De André per il concerto  più atteso del Ravenna Festival, già presentato due giorni prima, il 9 luglio, all’Odeon di Erode Attico sul pendio dell’Acropoli di Atene di fronte a 5000 spettatori. In programma la Nona sinfonia in Do minore op.125 di Ludwig van Beethoven
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Soci Uncalm
Musica a Marfisa d'Este pronta al via
FREE

190709_Fe_00_MusicaMarfisa_MarcoGulinelliFERRARA - Come ogni anno, ritornano con l'estate anche i concerti di "Musica a Marfisa d'Este" con un calendario di 31 appuntamenti musicali serali (inizio alle 21,15) a partire da giovedì 11 luglio e fino a giovedì 15 agosto 2019. La manifestazione organizzata dal Circolo Frescobaldi è patrocinata dal Comune di Ferrara e dal Teatro Comunale
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Prosa
Il Purgatorio dentro la cittā
servizio di Attilia Tartagni FREE

190709_Ra_00_DivinaCommedia-Purgatorio_GianniPlazzi_phSilviaLelliRAVENNA - Partecipare alla Cantica del Purgatorio trasformata in teatro, nel cuore della città che accolse l’esilio di Dante Alighieri, da Marco Martinelli ed Ermanna Montanari, ideatori, registi e guide, è un’esperienza unica in grado di cambiare la percezione della realtà: è la terra di mezzo dove ci si monda dai peccati e si ricomincia, dove si supera il baratro senza
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Ballo and Bello
Le narrazioni danzate di Neumeier
servizio di Attilia Tartagni FREE

190708_Ra_00_HamburgBallett_JohnNeumeierRAVENNA - Il coreografo John Neumeier con l’Hamburg Ballett, già al Pala De Andrè nel 2010, è stato acclamato il 5 e il 6 luglio 2019 per lo spettacolo presentato dal 30° Ravenna Festival nel Teatro Alighieri: tre coreografie diverse che hanno per comune denominatore il senso della narrazione sull’onda della musica e la bravura smisurata del corpo di
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Opera dal Nord-Est
Torna Carmen ma non migliora
servizio di Athos Tromboni FREE

190707_Vr_00_Carmen_DanielOren_FotoEnneviVERONA – La Carmen non ha fatto registrare il tutto esaurito quest’anno alla sua “prima” areniana per il Festival 2019. Pubblico numeroso ma non strabocchevole, un esito quanto meno insolito per quest’opera di Georges Bizet che da sempre è la preferita dei melomani italiani e stranieri, dopo l’Aida di Verdi. Comunque la recita è stata accolta con molto
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Personaggi
Elisabetta Zizzo si racconta
Intervista di Angela Bosetto e Simone Tomei FREE

190707_00_Personaggi_ElisabettaZizzoVERONA - Nella calda serata del 29 giugno 2019, agli albori  97° Festival lirico dell'Arena di Verona, Ci incamminiamo, io e la collega e amica Angela Bosetto, verso il Liston di Piazza Bra. Seduta a uno dei tavolini del ristorante Vittorio Emanuele, ci attende la cantante Elisabetta Zizzo. Non manca molto alla prémiere de Il Trovatore di Giuseppe
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Opera dal Centro-Sud
Aida nella suggestione di Caracalla
servizio di Simone Tomei FREE

190706_Rm_00_Aida_DenisKriefROMA - Dopo molti anni, sono ritornato alle Terme di Caracalla, dove ho avuto il piacere di poter assistere alla rappresentazione di Aida di Giuseppe Verdi. Lo scenario è sempre suggestivo e il palcoscenico all’avanguardia, che un tempo ricordavo incastonato fra le antiche rovine romane, oggi si trova qualche metro più avanti proprio per preservare al meglio
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Classica
Il temporale non ferma Krivine
servizio di Attilia Tartagni FREE

190705_Ra_00_OrchestreFrance_EmmanuelKrivine_phZaniCasadioRAVENNA - Quello dell’Orchestre National De France al Pala De André il 3 luglio 2019 è stato un ritorno. Infatti la compagine mosse i primi passi su questo palco nel 1990, diretta dall’indimenticato Pierre Boulez. Sul podio, stavolta, c’era Emmanuel Krivine, figura non propriamente carismatica ma di indiscussa valenza e buona volontà, come
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Opera dal Centro-Nord
Tosca, Scarpia e l'Angelo nero
servizio di Athos Tromboni FREE

190705_Fe_00_Tosca_RosaMariaHernandez_phAlessandroDeLuigiFERRARA - Sempre suggestiva l’ambientazione per “Lirica in Castello” che si tratti (come vicenda) del quattrocentesco Trovatore di Verdi andato in scena qualche anno fa, o dell’ottocentesca Tosca di Puccini di ieri sera, 4 luglio 2019. Come tutti gli anni il cortile del Castello Estense ha accolto Puccini con quel “tutto esaurito” che solo i grandi titoli operistici
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Nuove Musiche
Goran Bregović 'From Sarajevo'
servizio di Attilia Tartagni FREE

190704_Ra_00_GoranBregovic_phZaniCasadioRAVENNA - Circa tremila persone al Pala De Andrè per “From Sarjevo”, l’atteso concerto in prima italiana del 2 luglio 2019 che ha visto a Ravenna, insieme con l’Orchestra Corelli  e il suo direttore Jacopo Rivani, Goran Bregović, il  musicista più eclettico dell’area balcanica, cantautore e chitarrista rock divenuto famoso negli anni Settanta del Novecento
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Vocale
Suoni dall'Abbazia
servizio di Edoardo Farina FREE

190701_MusicaPomposa_00_RenatoVanziniPOMPOSA (FE) - Apertura della 54° edizione di Musica Pomposa 2019 con il Gruppo Mandolinistico Codigorese  presente sul prestigioso palco della Sala delle Stilate per il secondo anno consecutivo, dove sotto la direzione del M° Renato Vanzini il 26 giugno ha eseguito Suoni dall’Abbazia il primo di una serie di sei appuntamenti cameristici che avranno
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Jazz Pop Rock Etno
Stewart Copeland musica senza confini
servizio di Attilia Tartagni FREE

190701_Ra_00_StewartCopeland_phZaniCasadioRAVENNA - “Light up the Orchestra” è il titolo dell’atteso concerto che ha visto insieme Stewart Copeland, uno dei più grandi batteristi, ex dei Police, e l’Orchestra Giovanile Luigi Cherubini, arricchita dall’elemento apparentemente estraneo della gigantesca batteria posta di fronte ai contrabbassi che dopo una partenza un po’ fredda si sarebbe
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Opera dal Nord-Est
Un Trovatore... ritrovato
servizio di Simone Tomei FREE

190629_Vr_00_Trovatore_PierGiorgioMorandi_FotoEnneviVERONA - Correva l'anno 2001 quando, durante il Festival Areniano, andò in scena per la prima volta l'allestimento ideato da Franco Zeffirelli per Il Trovarore di Giuseppe Verdi. Da allora il pubblico veronese ha potuto godere di questa visione, che ritengo quasi "beatifica", per altre cinque stagioni (ben 6, se includiamo anche quella appena inizata). Lo spettacolo
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Prosa
Le parole e il mare
servizio di Attilia Tartagni FREE

190626_Ra_00_LeParoleEIlMare_LinoGuancialeRAVENNA - Ancora uno spettacolo in un neo-luogo del Festival il 24 giugno 2019: “Classis”, inaugurato al pubblico soltanto sei mesi fa, museo archeologico di Classe di Ravenna ricavato dalla ristrutturazione dell'ex zuccherificio inattivo da decenni.  Il palco e la platea sono stati allestiti nello spazio aperto di fronte alla magnifica facciata
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Opera dal Nord-Ovest
Masnadieri una lezione d'oro
servizio di Francesco Lora FREE

190626_Mi_00_Masnadieri_FabioSartori_phBresciaArmisanoMILANO, 21 giugno 2019 – Esiste, sì, un Verdi classificato come minore: quello di Oberto e di Alzira, del Corsaro e di Aroldo, per dire quattro opere dal periodo del primo esordio a quello delle piene facoltà. Ma il repertorio corre nel tempo e non è affatto fisso. Con quelle menzionate, vi sono altre opere neglette. Ma fino a che punto si può ritenere minore
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Vocale
Il Greco e il Messiah
servizio di Attilia Tartagni FREE

190625_Ra_00_IlMessiah_AntonioGrecoRAVENNA - Fra i luoghi del Festival, Sant’Apollinare in Classe ha una “allure” speciale.  La basilica ha infatti uno spazio absidale vasto e concavo che sembra amplificare come un involucro risonante i musici e i cantori,  oltre a fornire loro una cornice di superba bellezza. Il grande mosaico absidale è dominato dalla figura del Santo con ai due lati le
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Opera dal Nord-Est
Carmen ottima della Kemoklidze
servizio di Rossana Poletti FREE

190625_Ts_00_Carmen_KetevanKemoklidzeTRIESTE - Teatro Verdi. E’ andata in scena al Teatro Verdi la nuova produzione dell’opera di Georges Bizet, Carmen.  E’ la storia di una donna libera che sceglie l’amore come meglio le aggrada, gli uomini la cercano, la desiderano ardentemente, cadono immancabilmente nella sua rete, è un diavolo. Così la apostrofa Don Josè quando il loro
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Soci Uncalm
Dell'Olmo prende un premio
FREE

190624_Sv_00_MasterclassRenataScottoSAVONA - Si è svolta ieri mattina, 23 giugno 2019, nell’atrio del Palazzo Comunale di Savona la manifestazione organizzata dall’Opera Giocosa di Savona che ha concluso la masterclass tenuta dal soprano savonese Renata Scotto; in programma il concerto dei migliori classificati. Alla manifestazione ha contribuito anche il Circolo Amici
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Opera dal Nord-Est
Collaudata ma quasi nuova Aida
servizio di Simone Tomei FREE

190623_Vr_00_Aida_AnnaPirozzi_FotoEnneviVERONA - Settecento volte Aida… ecco con quale record il titolo più rappresentato nell’anfiteatro scaligero debutta quest’anno nella stagione Arena di Verona Opera Festival 2019.  Una particolarità ed un vanto per il melodramma in Italia: le centenarie recite si sono avvicendate in numerosi allestimenti del capolavoro verdiano, ma sono felice
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Jazz Pop Rock Etno
Avitabile a Palazzo San Giacomo
servizio di Attilia Tartagni FREE

190623_Ra_00_EnzoAvitabile_phRobertoMolteniRUSSI (RA) - Il Ravenna Festival e i suoi luoghi: il concerto di venerdì 21 giugno 2019,  full immersion nella complessa napoletanità  del sassofonista e cantautore Enzo Avitabile affiancato dai  Bottari di Portico, dall’ensemble di fiati Scorribanda  e da Toni Esposito mago delle percussioni,  va affrontato partendo dalla collocazione in uno degli angoli
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Pianoforte
Labéque e il respiro di un'epoca
servizio di Attilia Tartagni FREE

190621_Ra_00_Giovanni Antonini_phKemalMehmetGirginRAVENNA - Fra le tante anime del 30° Ravenna Festival c’è quella di riproporre, insieme ai brani di un’epoca, anche il suo respiro, il suo suono originario.  E’ successo il 19 giugno 2019 al Pala De André, con il Giardino Armonico diretto da Giovanni Antonini e un programma diviso fra Franz Joseph Haydn e Wolgfang Amedeus Mozart. Certamente la
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Vocale
Chiara č Medea
servizio di Attilia Tartagni FREE

190620_Ra_00_Medea_ChiaraMuti_phSilviaLelliRAVENNA - Lo ha ricordato di recente il Sovrintendente De Rosa, fino dalla sua nascita nel 1990 il Ravenna Festival ha nel DNA o, per dirlo in termini giuridici, nello statuto il connubio fra luoghi storici e artistici della città e spettacoli festivalieri.  Certo non era ipotizzabile una cornice più idonea del chiostro della Biblioteca Classense per accogliere Medea,
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Opera dalle Isole
Bell'allestimento di Pagliacci
servizio di Salvatore Aiello FREE

190620_Pa_00_Pagliacci_DanielOren.JPGPALERMO - A conclusione della prima parte della Stagione 2019 del Massimo di Palermo è andato in scena il capolavoro manifesto del verismo italiano: Pagliacci di Ruggero Leoncavallo che con Cavalleria rusticana  costituisce il notissimo dittico amato dai melomani; questa volta Pagliacci da solo con il ritorno, dopo il 2007, della regia di Lorenzo Mariani
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Opera dal Centro-Nord
Nozze di Figaro deliziose
servizio di Simone Tomei FREE

190621_Fi_00_NozzeDiFigaro_KristiinaPoskaFIRENZE - Entra a pieno titolo all'interno del LXXXII Festival del Maggio Musicale Fiorentino il componimento mozartiano Le nozze di Figaro che si avvale della collaborazione librettistica di Lorenzo Da Ponte. Quest'opera è il primo tassello della nota Trilogia Mozart-Da Ponte che troverà mano a mano il suo compimento nei prossimi due anni
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Ballo and Bello
Nel labirinto di Martha
servizio di Attilia Tartagni FREE

190619_Ra_00_MarthaGrahamDanceCompanyRAVENNA - Attesa quasi reverenziale lunedì 17 giugno 2019 per la  Martha Graham Dance Company guidata da Janet Eilber, responsabile della compagnia dall’anno seguente la scomparsa nel 1991 di colei che, nata nel 1894 e percorso il novecento danzando, viene considerata una delle massime danzatrici e coreografe del secolo, “madre
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Opera dal Nord-Ovest
Madama Butterfly proprio come Madama Butterfly
servizio di Athos Tromboni FREE

190615_Ge_00_MadamaButterfly_MariaTeresaLeva_phMarcelloOrselliGENOVA - Stagione lirica, ultimo atto: Madama Butterfly di Giacomo Puccini nel Teatro Carlo Felice, in concomitanza con il grande concerto pop di Piazza Kennedy (“Ballata per Genova”) replicato su due maxischermo in Piazza De Ferraris di fronte al teatro. Una ”Ballata” che ha riunito oltre 12 mila persone, trasmessa in prima serata
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Classica
Un violinista con lo Stradivari
servizio di Attilia Tartagni FREE

190614_Ra_00_LeonidasKavakos_phMarcoBorggreveRAVENNA - Leōnidas Kavakos, poco più che cinquantenne violinista greco di fama internazionale, qui anche anticipatore delle tematiche festivaliere ispirate alla Grecia, meta quest’anno del “viaggio dell’amicizia”, ha aperto il concerto del 12 giugno 2019 al Pala De André imbracciando con affetto reverenziale il suo prezioso Stradivari, un “Willemotte” del
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