Pubblicato il 18 Agosto 2018
L'opera di Giuseppe Saverio Mercadante tra contestazione e applausi alle Innsbruck Festwochen
Didone abbandonata e... ritrovata servizio di Simone Tomei

180818_00_Innsbruck_Didone_ViktorijaMiskunaite_phRupertLarlINNSBRUCK - Le mie trasferte estive mi hanno visto spettatore la sera del 14 agosto 2018 anche all’ Innsbrucker Festwochen Der Alten Music in occasione di una recita della Didone abbandonata di Giuseppe Saverio Mercadante, dramma per musica su libretto di Pietro Metastasio. Il mito di Didone prende le mosse dall’epica virgiliana nel libro IV dell’Eneide, per passare poi attraverso Ovidio, Boccaccio, Marlowe, fino ad arrivare ad Ungaretti e Brodskij: in questo lungo percorso storico il melodramma ne beneficia proprio per l’opera metastasiana e si contano ben 112 versioni in musica del libretto; libretto che risale nella sua prima versione al 1724 e che da allora in poi ha subito varie modifiche tra le quali la più importante risale alla metà del diciottesimo secolo per una rappresentazione al teatro del Buon Retiro di Madrid del 1752 ed è per questo detta “versione spagnola” voluta dal castrato Carlo Broschi (alias Farinelli) per il compleanno del Re Ferdinando VI.
Il primo approccio di Mercadante al testo avviene per una rappresentazione al Teatro Regio di Torino del 1823 su un libretto di un poeta revisore anonimo; questa revisione anonima fu ancora oggetto di modifiche da parte di Andrea Leone Tottola per la prima rappresentazione napoletana del 1825; a questi due approcci ne seguì anche uno milanese nel 1827 che seppur ancora modificato sembrò aggiungere nulla rispetto ai precedenti, ma per un quadro più completo della mito e del suo epilogo dall’evento milanese, riporto con piacere un estratto di una lettura a cura di Arianna Frattali: "… la trama del libretto fu ovviamente semplificata. Nella nuova suddivisione bipartita, pur mutando sostanzialmente in alcuni punti cruciali, il primo atto dell’opera manteneva generalmente integra la struttura originaria, mentre i grossi tagli riguardavano di solito gli ultimi due atti. Anche se gran parte della versificazione originaria restava immutata, l’equilibrio metastasiano fu tuttavia spezzato dall’inserimento di più versi in nuovi brani di differente struttura. Questo accadde alla celebre aria solistica che Didone cantava in chiusura della scena quinta nel primo atto, Son regina e son amante, trasformata in duetto con l’aggiunta di una nuova sezione riservata a Iarba, qui interpretato da Nicola Tacchinardi. Veniva meno così il concetto di aria intesa come sfogo lirico di un protagonista unico e la struttura metastasiana cedeva il posto al duetto o al terzetto, oppure direttamente all’aria con coro, quest’ultimo considerato un veicolo eccellente per la pittura dell’affetto. Il brano a più voci appariva così collocato in due momenti importanti del dramma: come introduzione e finale d’atto; rari infatti erano i brani a più voci che non fossero duetti o terzetti, mentre piuttosto articolate apparivano le costruzioni formali delle introduzioni e dei finali, della Didone, in particolare, dove il finale primo, di considerevole lunghezza (circa cinque pagine del libretto), metteva in campo, oltre a tutti i personaggi, anche il coro suddiviso in più sezioni.» Seppure sottoposta alle modifiche di cui sopra, la Didone musicale gettò dunque la sua ombra lunga sull’Ottocento per ordine di motivazioni non solo di carattere politico: essa aveva costituito infatti un’eccezione nel panorama coevo del genere e conteneva già in nuce quella mimesi delle passioni che avrebbe portato all’empatia, sentimento che il pubblico ottocentesco voleva provare nei confronti delle vicende rappresentate e cantate sul palcoscenico. Alcuni studiosi, tra cui Jacques Joly (1983), hanno evidenziato come i protagonisti dei drammi di Metastasio dubitino sovente di sé e del mondo, combattendo aspramente per ridefinire la propria identità ontologica. Il poeta stesso aveva infatti dichiarato di volere rappresentare in mutevoli situazioni drammatiche il conflitto fra «passione e raziocinio», come «universali principii delle operazioni umane.»

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Così, nelle opere metastasiane, il lieto fine si raggiunge spesso tramite una necessaria rinuncia, che rende la componente razionalistica risolutiva fortemente predominante; nella Didone, tuttavia, tale componente è del tutto secondaria e il libretto delinea la cronaca di un dissidio senza soluzione, quello fra dovere e passione. Come si capisce, dunque, la Didone metastasiana getta idealmente un ponte artistico e culturale fra ciò che era e ciò che sarebbe stato del genere operistico: l’impossibilità di dominare la follia amorosa conduceva infatti alla morte la protagonista e alla disfatta il suo regno.
Personaggio tragico per eccellenza, Didone ha attraversato il diciottesimo secolo incarnandone di volta in volta ansie e insicurezze, per divenire, tra Sette e Ottocento, specchio fedele di una società il cui malessere era evidenziato dallo sforzo di reggere un sistema ormai alla deriva e di cui la rivoluzione francese, il regno giacobino e i moti carbonari avevano già evidenziato le falle. Ma il paradigma melodrammatico ha subito ulteriori trasformazioni: anche se le intonazioni di Didone non hanno superato la prima metà del diciannovesimo secolo, tale progressivo declinare della fortuna di questo dramma riguardò principalmente il mondo dell’opera, ma non la profonda trasformazione del mito didoneo che il drammaturgo romano ha operato nella sua «estetica della ricezione» (Borsetto, 1990: 262) ri-negoziata continuamente a ridosso della scena. Innanzitutto, è stata rilevata dalla critica l’influenza della poetica metastasiana sulla trattatistica ottocentesca del dramma in musica, come pure il suo influsso sul melodramma verdiano relativo ai libretti di Francesco Maria Piave e Antonio Ghislanzoni. In secondo luogo, dobbiamo considerare il definitivo sdoganamento del protagonismo femminile che quest’opera, di fatto, inaugurò e consolidò nel tempo; la regina cartaginese fu infatti più volte interpretata dalle prime grandi dive dei palcoscenici settecenteschi in tutta Europa, sino a diventare, recitata, cavallo di battaglia di molte grandi attrici dell’Ottocento, seppure spogliata della sua componente musicale. In tale mutato contesto, che vedeva le donne ormai protagoniste della scena, non ci fu più posto per i virtuosi castrati, come Marchesi, ormai ritenuti innaturali nel loro registro vocale acuto, così svincolato dalla mimesi delle passioni, in una distribuzione naturale dei ruoli che promuovesse il coinvolgimento emotivo dello spettatore all’interno di una dimensione più naturalistica del teatro . Era il tramonto di quel sistema della “meraviglia” sui cui si fondava la spettacolarità barocca, come del «moltiplicarsi di piccole sorprese» prediletto dalla mentalità estetica del rococò; il pubblico sei-settecentesco aveva apprezzato, infatti, non tanto l’originalità, quanto la «misura di una differenza o scarto dalla norma», come fondamento della percezione alla base di ogni illusionismo sonoro e visivo. All’interno di tale sistema, il cantore evirato, capace di «eccezionali prestazioni con un minimo sforzo di fiato» aveva rivestito un ruolo di primo piano per quasi più un secolo, ma la sua stella era ormai destinata a tramontare.”

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Un mondo quello di Didone che, nell’opera di Giuseppe Saverio Mercadante, rivive con quegli schemi musicali ancora legati ai primi anni dell’Ottocento, ma che rivelano un compositore, seppur poco conosciuto, di fine eleganza e di sapiente coscienza e conoscenza degli strumenti e di come esaltarli appieno nell’esecuzione musicale; ecco allora che rifulgono le roboanti note del corno tanto caro anche al Cigno di Pesaro, come altresì l’intreccio dei legni e degli archi risuona con soave maestria alternando a momenti più meditativi, roboanti enfasi sonore di cui la Sinfonia iniziale è un magnifico esempio; per approfondire cito un pensiero tratto dal libretto di sala a cura di Paolo Cascio: “… Potremmo inquadrare questa Didone come un mix tra passato, presente e futuro. Del passato riscontriamo tracce di grandezza tipiche del linguaggio dell’opera europea della seconda metà del Settecento. Sotto questo punto di vista, la Didone è un melodramma di vicende sentimentali, con pretese di magniloquenza ed enfaticità. Quest'opera di Mercadante è legata al passato anche per via dell’argomento trattato, preso da un dramma di Metastasio, e dall’utilizzo di un ruolo en-travesti, per il personaggio di Enea. Del presente, riferito a quel 1823 quando Mercadante compose Didone, troviamo lo spirito di Rossini, soprattutto nelle forme codificate dal grande pesarese che Mercadante ricalca e usa come guida. Questa Didone ci parla anche del futuro, intravediamo infatti i primi esperimenti che porteranno Mercadante a uno snellimento delle forme, a una asciuttezza delle linee melodiche in favore di un declamato più scultoreo, e ai primi tentativi di costruire ampi ponti drammaturgici che, negli anni a venire, ingloberanno più scene possibili. Tutto questo e molto altro è la Didone abbandonata di Mercadante, una preziosa partitura ora tolta dall’oblio, che aiuta a contestualizzare meglio l'opera italiana del primo ottocento e che parla di quelle istanze innovative che partendo da Rossini avrebbero portato al fiorire del Romanticismo in Italia….”
Ecco che partendo dal versante musicale non possiamo non rendere merito al M° Alessandro De Marchi che ha accarezzato questa partitura con un rispetto ed una dedizione tali da elargire una corroborante esecuzione di cui l’Academia Monti Regalis è stata la grande e concreta longa mano del musicista riuscendo a dosare le sonorità senza eccessi, trovando ottima simbiosi con il palcoscenico, non mancando al contempo di inventiva e originalità; concludo la parte prettamente musicale con un altra chicca di Paolo Casci: “… L’opera è articolata in una Sinfonia iniziale e quattordici numeri… l’organico prevede archi, flauti, oboi, clarinetti, fagotti, corni, trombe, tromboni, timpani e una banda notata nell’autografo solo con un rigo per la ritmica. A proposito dell’organico: eccezionalmente si conservano parecchie carte relative a quelle stagioni che riportano l’esatta conformazione dell’orchestra dell’epoca. Presumibilmente l’orchestra della Didone abbandonata era dunque formata da ventidue violini, tra Primi e Secondi, quattro viole, tre violoncelli, sette contrabbassi, due oboi, due flauti, due clarinetti, tre fagotti, quattro corni, due trombe, due tromboni, un “timbaliere” e due maestri al cembalo. A fianco di questi strumentisti, registrati nel libro paga, si potevano aggiungere gli strumentisti della Piccola Banda e quelli della Banda del Reggimento Savoja. I coristi ammontavano invece a quindici (Archivio Storico Comunale, Torino. Carte sciolte, n. 6193 dell’Inventario degli Atti (sezione Teatri ed altri luoghi di pubblico spettacolo)…”
Equilibrato ma non omogeneo per quello che riguarda la prestazione vocale il cast impegnato del capolavoro ottocentesco comunque ben amalgamato e coeso con l’eccellente Coro Maschile Maghini di Torino diretto dal M° Claudio Chiavazza.
Viktorija Miskunaité è stata una Didone molto infuocata e sensuale pur non nascondendo anche un parte più fanciullesca ed innocente nella prima parte; la voce è brunita e si rivela omogenea in tutta la sua gamma sonora; la parte impervia e lunga mette in luce tenacia e grinta anche se probabilmente un repertorio più “lirico” potrebbe far emergere ancor meglio la sua generosa vocalità.
Di gradissimo pregio la prova di Katrin Wundsam che affronta la parte en travesti di Enea con un piglio energico e sicuro dimostrando padronanza scenica e vocale sia nella zona acuta quanto in quella grave; prova ne sono le sua arie solistiche che risaltano in pieno il carattere del ruolo e del personaggio tradotte egregiamente da un approccio grintoso.
Delude non poco la prova di Carlo Vincenzo Allemano nei panni di Jarba; in origine tale musica fu composta per Nicola Tacchinardi, ma la vocalità di Allemano è mille miglia distante da quella del grande interprete ottocentesco. Un canto piuttosto incostante e tendenze ad ispessire il suono hanno caratterizzato prevalentemente la sua interpretazione mostrando lacune soprattuto nella zona più impervia dove la vocalità perdeva brillantezza e luminosità e talvolta con qualche “buco” musicale che ne rendeva incostante l’esecuzione; non male il piglio interpretativo, ma insufficiente per rendere onore al ruolo.
La Selene di Emilie Renard ha trovato ampi spazi di merito per precisione ed eleganza vocale; ottimo l’Osmida del bass-baritono Pietro Di Bianco che, seppur in una parte piuttosto falciata dai tagli, ha saputo mettere in luce una vocalità salda e piena in cui la parola scenica viene servita elegantemente con una bella dizione; la grande pagina del secondo atto ha messo in luce un timbro luminoso e schietto che non fa fatica a navigare in tutta la sua estensione con pregevole uniformità.
Completava il cast l’Araspe di Diego Godoy che colpisce per un timbro di pregevole natura, ma che ancora sconta un po’ di inesperienza; un artista da tenere - comunque - sott’occhio.

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Note dolenti, anzi dolentissime per la regia di Jurgen Flimm; per parlare di regia è necessario innanzitutto avere un’idea di cosa si voglia dire… partiamo pure anche dal presupposto che si voglia comunicare qualcosa di diverso da ciò che il libretto dice, qualcosa che va oltre, qualcosa che va addirittura in direzione contraria: senza dubbio è più accettabile che vedere il nulla che non ha senso narrativo e quantomeno drammaturgico; mi sarei accontentato del didascalico, ma un frigorifero, una pedana rotante, una betoniera, una poltrona, un divano ed una canoa sono elementi troppo eterogenei e distanti da qualsivoglia idea per poterli associare in un discorso unitario, tanto che l’abbandono visivo è stato l’unico atto dovuto per rispettare e godere una partitura riscoperta che avrebbe meritato altro trattamento e che non ha considerato per nulla alcuno dei personaggi omettendo di costruire su essi un evanescente significato… anzi ne ha distrutto ogni peculiarità; coadiuvavano la parte visiva: la scenografa di Magdalena Gut, la costumista Kristina Bell, la coreografa Tiziana Colombo e le luci di Irene Selka. Platea e palchi esauriti che, dopo le sonore contestazioni della “prima”, hanno comunque reso omaggio agli interpreti con vigoroso calore.

180818_99_Innsbruck_Didone_PietroDiBiancoHo incontrato alla fine dell’esenzione musicale il bass-baritono Pietro Di Bianco con il quale ho scambiato alcune battute che condivido con voi.
Un bel ruolo debuttato, impressioni e suggestioni?
Sono molto contento di aver debuttato nel festival dei "big" a Innsbruck dopo aver già partecipato nel 2015 nell'opera dei giovani con l'Armide di G.B. Lully; è stata una bellissima esperienza lavorare con il maestro De Marchi, una lezione di belcanto durata cinque settimane: Osmida è un ruolo che pur non essendo tra i principali (Didone, Jarba ed Enea) dà grandi soddisfazioni anche se molti recitativi del mio personaggio sono stati omessi per esigenze di regia.

Sotto l’aspetto vocale cosa ti ha affascinato maggiormente?
La grande aria posta a metà del secondo atto è una prova di bravura per una voce bass-baritone perché la tessitura è veramente ampia e richiede quindi la padronanza di note gravi e note acute, a volte anche molto acute (dal La bemolle grave ai tanti Sol sopra il quinto rigo).

E sotto quello interpretativo e drammaturgico?
Sul piano interpretativo il maestro De Marchi è stato molto attento alle esigenze di ciascuno di noi artisti perché ognuno ha una propria specifica musicalità; sotto il profilo drammaturgico, è stato fatto un lavoro di cooperazione tra il regista e artista e la psicologia di Osmida è stata costruita giorno per giorno durante le quattro settimane di prove: é stato un lavoro di ricerca sperimentare poiché, essendo un'opera mai eseguita in tempi moderni, non ha nessuna tradizione da cui attingere.

Crediti fotografici: Innsbrucker Festwochen / Rupert Larl
Nella miniatura in alto: Viktorija Miskunait
é nel ruolo eponimo
Sotto: ancora
Viktorija Miskunait
é in una scena della Didone abbandonata
Al centro in sequenza: immagini d'insieme nelle belle riprese fotografiche di Rupert Larl
Nella miniatura in fondo: il bass-baritono Pietro Di Bianco





Pubblicato il 24 Aprile 2018
L'opera schilleriana di Giuseppe Verdi in una ovazionata regia di Leo Muscato
Masnadieri molto belli servizio di Simone Tomei

180424_MonteCarlo_00_MantegnaRoberta_IMasnadieri_phAlainHanelMONTE-CARLO - Prima di intraprendere il mio viaggio narrativo ne I Masnadieri di Giuseppe Verdi, condivido questo pensiero del musicologo Michele Girardi in merito al componimento: «…fra i vari meriti dei Masnadieri, oltre a numerose pagine di bella musica, vi è quello di trattare temi spinosi, più attuali oggi che ai tempi dello Sturm und Drang. Non si dimentichi che i briganti sono un gruppo di giovani discriminati di varie origini, anche nobili (come Kosinsky, nella fonte), e che la loro condizione è lo specchio di quella del protagonista. Tema, quello dell’emarginazione, ch’è conseguenza del rigore di una società conformista, rappresentata dalla figura paterna, e dell’ambizione luciferina di chi sa trarne partito. Carlo accetta il comando del gruppo dopo che il padre l’ha diseredato e che il fratello Francesco, incarnazione del male assoluto, ha preso il potere nelle sue mani, rinchiudendo il genitore, vivo, in un cenotafio. Ma il tenore di Verdi non trova il riscatto che Karl von Moor raggiunge nel dramma di Schiller, e la sua mancata redenzione rende l’epilogo del melodramma "apparentemente aperto o, meglio, appena differito", nota d’Angelo, e «pateticamente e melodrammaticamente trasferisce la centralità della scena finale all’“angelo” Amalia, l’agnello sacrificale, alla cui morte sembrano commuoversi perfino i “dèmoni” masnadieri, un tragico raggio di sole in un incubo non ancora concluso…».
Un’opera musicalmente bella e piena di fascino che volge verso “l’estetica del brutto” come dice Anselm Gerhard in un suo saggio pubblicato della Fondazione Teatro La Fenice di Venezia: «…nonostante l’insuccesso progressivamente decretato dalle platee italiane ed europee a partire dai tardi anni Cinquanta, non resta che ricordare che Verdi in nessun’altra delle numerose opere composte prima del 1851 è riuscito a trovare un’espressione così chiara e travolgente per il “lato oscuro”, per lo “schifo” delle condizioni sociali, come nella sua unica partitura operistica composta per la patria di Shakespeare.»
Tanti i colori e le sfaccettature di questo componimento degli anni di galera del Cigno di Busseto e tante le emozioni suscitate dalla visione dell’opera alla Salle Garnier di Montecarlo il 22 aprile quale ultimo titolo della stagione musicale 2017/2018.
Sono fiero di Leo Muscato e voglio esprimergli sincera gratitudine per aver saputo mettere in scena un’opera drammaturgicamente complessa senza travisarne i fatti, senza inutili trasposizioni temporali e senza il bisogno di complicare ed artefare le vicende; il suo lavoro brilla per fascino, fedeltà allo spartito, semplicità ed un gusto raffinato di saper collocare la sequenza scenica con una morbidezza ed una linearità inimmaginabili. Ho goduto del racconto drammaturgico con un senso di piacevolezza che raramente ormai riscontro nel teatro d’opera ed il punto di forza è stata proprio la naturalezza con cui si dipanavano le scene trasportandoci dall’iniziale taverna al confine con la Sassonia, alle stanze del Castello di Moor in Franconia, per passare poi alle foreste della Boemia e di nuovo della Franconia; il tutto grazie ad una scenografia molto semplice ma significativa curata da Federica Parolini, dai costumi di Silvia Aymonio e le luci azzeccate di Alessandro Verazzi; i colori scuri, ma non tetri, sono riusciti ancor più a mettere in risalto quel senso di “brutto” di cui alla mia citazione più sopra di Anselm Gerard, ma è la parola scenica mutuata dal testo di Schiller per opera di Andrea Maffei a conferire e sposare appieno la visione in unità con la musica; anche se proprio lo stesso librettista, dubbioso del suo operato ed al tempo stesso orgoglioso di aver collaborato con il compositore, dopo aver terminato il libretto scriveva: «Ho commesso un brutto peccato… ho scritto un libretto per musica: I Masnadieri. Il M.o Verdi me n’ha tanto pregato che non potei scansarmene. Vi ho messo però tanto studio nell’improntare i caratteri, nel cogliere le scene di maggior effetto e nella verseggiatura ch’io spero, se non altro, non verrà confuso con tante solennissime porcherie. Ma se pure toccasse al mio melodramma questo destino, mi rimarrà la soddisfazione d’aver appagato un amico

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Se per Maffei sia stato un brutto peccato e per Verdi un componimento negli anni di galera, quello che conta è un risultato melodrammatico di notevole fascino e bellezza che non è stato tradito da questo allestimento monegasco che ha potuto vantare  un cast, salvo qualche eccezione, di grande livello.
Nel ruolo del Conte Massimiliano il basso Alexei Tikhomirov che come buona parte dei cantanti di scuola russa pecca a mio avviso di un suono troppo introiettato che lascia poco spazio alla dizione chiara e ad un’emissione morbida con una tendenza all’affondo ed alla restituzione di note intubate con suono piuttosto crescente; il Racconto di Massimiliano del terzo atto Un ignoto tre lune or saranno come dice il libretto è un epilogo narrativo dei fatti e seppur condensato in un momento solistico, non può perdere il suo senso narrativo e discorsivo; nell’interpretazione del basso russo questo non è accaduto ed il servizio alla parola scenica si è perso nei meandri di un’emissione cupa e poco scolpita.
Il personaggio di Carlo figlio di Massimiliano ha trovato nella voce di Ramon Vargas un elegante interprete che ha saputo ben dosare la sua emissione tra la veemenza del capo masnadiero e l’uomo colto ed innamorato; nella prima aria O mio castel paterno ben si evidenziano questi caratteri trasognati e onirici per poi tramutarsi in titanico eroismo allorché viene nominato capo dei briganti nella cabaletta Nell’argilla maledetta; colore brunito, elegante fraseggio, grande duttilità nel passare dal nostalgico rimpianto all’irruente guerriero e nobiltà delle intenzioni hanno fatto della sua interpretazione uno dei fiori all’occhiello di questa domenica monegasca.
Nicola Alaimo è stato superlativo nel ruolo di Francesco Moor fratello di Carlo; il regista ha dato molto spazio all’esaltazione del carattere di questo personaggio facendolo apparire come un “pazzo” malato della sua brama di potere: gli atteggiamenti, i gesti, il modo di camminare e di rendere la parola musicata, sono stati una vera lezione di arte scenica con cui l’interprete ha saputo veramente calarsi in un’empatia straordinaria; “impressionante” nel senso più benevolo del termine, il modo in cui è stato restituito il personaggio schilleriano dove si si tratteggia un primo tentativo di Verdi di far emergere il villain shakesperiano, ma come ammise lo stesso Verdi qualche anno più tardi: «… il ruolo manca delle sfumature necessarie per un personaggio tanto problematico e tormentato»; ed in questa “mancanza” del compositore il regista si è garbatamente inserito facendolo emergere scenicamente in maniera davvero impressionante. Nell’aria di sortita egli si rivolge al padre nel suo delirio di potere qui rappresentato da un manichino rivestito dei suoi abiti mentre intona l’aria La sua lampada vitale; il duetto con il soprano rappresenta un primo passo verso l’ascesa alla vetta scenica che viene raggiunta nel quarto atto durante la scena del sogno Pareami che sorto da lauto convito dove la maestria interpretativa si è dischiusa in un momento di sublime teatro; grande teatro che si è unito ad un’altrettanta malleabile vocalità che ne ha  esaltato la sua istrionicità portandolo a mutare da un canto più meditativo e a fior di labbra a quello più grintoso della pazzia e della disperazione forte di una sicura intonazione ed un’ottima musicalità.

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Sopraffina interprete anche il soprano Roberta Mantegna nel ruolo della giovane Amalia: il ruolo ruota intorno al canto fiorito di carattere brillante che offre ampia libertà di virtuosismo dove tutte e due le cadenze delle sue arie sono lasciate dall’autore - come da indicazione di spartito - all’inventiva del soprano; la giovane soprano siciliana si è ben distinta per un canto morbido, raffinato, mai timido, in cui la capacità di un elegante fraseggio si è ben intersecata con una facilità nella gestione del suono in tutta la sua estensione e nella maestria di affrontare le agilità di stampo belcantistico.
Precisi e puntuali gli interventi di Reinaldo Macias nei panni di Arminio servo di Massimiliano.
Per gli altri interpreti, Il vecchio brigante Rolla è stato ben interpretato da Christophe Berry. Intonato e ben delineato il personaggio di Moser per voce di Mikhail Timmochennko che ha risentito vocalmente di poca perentorietà a causa di un’emissione non troppo potente per un ruolo che richiede carisma ed eleagicità.
Grande plauso per il Coro dell’Opéra di Monte-Carlo preparato e diretto dal M° Stefano Visconti sapientemente inserito a contorno degli interpreti ed ottimo elemento solista nei momenti propri; impegnato in quest’opera quasi esclusivamente nella sezione maschile - sono pochi gli interventi femminili e tutti fuori scena - ha dato prova di grande amalgama vocale e preparazione emergendo in maniera predominante nella grandiosa pagina della scena seconda del Terzo atto dapprima come protagonista in Le rube, gli stupri, gl’incendi, le morti e poi come supporto guerresco nell’atto del giuramento Giuri ognuno questo canuto.

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Alla guida dell’Orchestra Filarmonica di Monte-Carlo uno strepitoso Daniele Callegari che riesce sempre a far emergere con grande precisione il più genuino ed immediato spirito verdiano; nell’affrontare la partitura ha tenuto conto di tutte le sfumature che ingemmano il rigo musicale trovando sempre ottima intesa con il palcoscenico, con un rispettoso servizio per le voci; la sua lettura esalta ogni momento che delinea la tinta drammaturgica attraverso ampi preludi ed intermezzi orchestrali atti a introdurre una mutazione scenica aiutando la regia nel fornire spunti per un’azione mimica dei personaggi sul palcoscenico fino ad arrivare a momenti intimistici con sonorità quasi cameristiche; giova ricordare la grande romanza concertante del preludio affidata al violoncello solista che fa volare lo spettatore in un mondo surreale e fantastico.
Un Teatro colmo ha reso pieno omaggio a tutti i protagonisti con sentite e sonore ovazioni.

Crediti fotografici: Alain Hanel per il Teatro dell'Opèra di Monte-Carlo
Nella miniatura in alto: il soprano Roberta Mantegna (Amalia)
Sotto in sequenza: Alexei Tikhomirov (Conte Massimiliano) e Ramon Vargas (Carlo); ancora Roberta Mantegna; Nicola Alaimo (Francesco Moor)
Al centro: il tenore Ramon Vargas
In fondo: una scena d'assieme nello scatto fotografico di Alain Hanel





Pubblicato il 31 Marzo 2018
All'Opéra di Monte-Carlo caloroso successo per il capolavoro di Gounod
Faust di elegante delicatezza servizio di Simone Tomei

180331_MonteCarlo_00_Faust_JosephCallejaMONTE-CARLO - Il Faust di Gounod ha trovato nella mise en scene di Nicola Joel a l’Opéra di Monte-Carlo un ottimo riscontro visuale che con pochi elementi scenici è riuscito a tenere in piedi quasi tre ore di musica senza annoiare, anzi restituendo piacevoli sensazioni scevre di orpelli e di sovrastrutture come è stata alla fine la scelta musicale del compositore che si è concentrato preliminarmente sul rapporto amoroso tra Faust e Margherita eliminando le presenze sovrannaturali ad eccezione di Mefistofele; ha compresso le scene alle porte della città, nella cantina di Auerbach e nella strada dove Faust incontra Margherita, in un quadro unico: la kermesse . Stessa sorte per la stanza di Margherita e il giardino di Marta; ha creato un nuovo personaggio en travesti di Siebel e infine ha restituito la formidabile complessità della figura faustiana semplificandola ai minimi termini di un anelito sentimentale diffuso e alquanto generico.
Tutto questo ripensamento compositivo va di pari passo con una scena semplice, ma lineare e ben curata dallo scenografo Ezio Frigerio e con costumi elegantemente appropriati di Franca Squarciapino cui hanno fatto da ottimo contorno le luci curate da Vinicio Cheli.
La sera del 29 marzo 2018 mi sono trovato in una Salle Garnier gremita e per l’occasione dedicata ad un festante jeun public; abbiamo reso omaggio ad una visione rilassante e profonda che è riuscita sempre a delineare con elegante delicatezza le prerogative dei vari personaggi.
La musica di Gounod che ci ha restituito l’Orchestra monegasca è stata ancor più valorizzata dalla direzione del M° Laurent Campellone con un approccio allo spartito deciso, ma non violento; e più incline alla valorizzazione delle voci che non all’aspetto prettamente sinfonico, riuscendo però al contempo ad esaltare le prerogative di una partitura in pieno stile francese esaltando i temi sin dalla sinfonica con accortezza mefistofelica. Il cast era di prim’ordine e nelle parti principali si è messo in luce per una piacevole omogeneità.

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Nel ruolo del titolo il tenore maltese Joseph Calleja ha trovato nell’eleganza del legato e nella capacità di gestione dei fiati la sua più esaltante caratteristica che gli ha permesso di dominare il rigo musicale con estrema facilità e nella cavatina Salut, demerure chaste e pure ha trovato una delle migliori pagine eseguite della serata; non è stato da meno nel duetto finale del primo atto con il basso Paul Gay nel ruolo del tentatore Mefistofele; elegante ed imponente scenicamente, senza eccessi e senza platealità, ha contornato le scene proprie e quelle di assieme con raffinata ed inquietante presenza cui ha unito una vocalità rotonda e corposa; elegante, veemente ed equilibratamente irriverente anche la grande aria Le veau d’or est toujour debout in cui scena e voce si sono fuse in un piacevole momento di emozione.
Ottimo senza se e senza ma, il Valentine di Lionel Lhote; la voce ha il colore del bronzo e risuona con grande facilità: dalle prime note ho aspettato con gioia la grande scena del secondo atto O Sainte médaille che è stata una lezione di canto da ascoltare a bocca aperta.
La Marguerite di Marina Rebeka è stata un cesello di ricamo vocale dove l’impervia aria dei gioielli Ah, je ris me voi si belle è stata affrontata con grande carisma e con quel gusto un po’ retrò, in cui intonazione e precisione non hanno mai ceduto il posto a nessuna incertezza.
Il cast era ben completato da una presenza mezzosopranile che ha dato corpo e anima al personaggio di Siebel interpretato da Héloïse Mas con un’emissione uniforme e sempre ben timbrata.
La Dame Marthe di Christine Solhosse è un piacere alla visione scenica e all’orecchio nonostante il ruolo marginale che ha nell’opera.
Corretto e preciso il Wagner di Gabriele Ribis.
Una garanzia come sempre il Coro monegasco diretto dal M° Stefano Visconti; grandioso e virile nel secondo atto, commovente alla fine con sonorità quasi paradisiache che si sono ottimamente sposate alla struggente scena finale in cui ogni artista del coro dona un giglio alla benevolenza degli angeli invocati da Margherite prima di lasciare questo mondo. Un successo di ottima realizzazione e di stile per tutti.

Crediti fotografici: Alain Hanel per il Teatro dell'Opéra di Monte-Carlo
Nella miniatura in alto: il tenore Joseph Calleja (Faust)






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Parliamone
Gatti e l'onda lunga
intervento di Athos Tromboni FREE

180802_00_Parliamone_DanieleGattiFERRARA - Dallo Studio Avvocato Chiusano di Torino riceviamo e pubblichiamo:
""" Oggetto: dichiarazione del Maestro Daniele Gatti - Con riferimento all'iniziativa assunta dal Presidente del Consiglio di Amministrazione e dal Direttore Generale della Royal Concertgebouw Orchestra Amsterdam di cessare il rapporto di collaborazione con il Maestro Daniele Gatti, quest'ultimo, mio tramite, tiene a far sapere agli organi di stampa che è esterrefatto e respinge fortemente qualsiasi tipo di accusa. Il Maestro ha dato mandato ai suoi legali di tutelare la propria reputazione e di intraprendere eventuali azioni qualora tale campagna diffamatoria nei suoi confronti dovesse proseguire. Distinti saluti. Firmato: avv. Borbon """
Che è successo? La notizia ha fatto il giro del mondo ieri sera, diramata in Italia anche dai telegiornali delle emittenti nazionali e della Rai: Daniele Gatti è stato licenziato
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VideoCopertina
La Euyo prende residenza a Ferrara e Roma

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Echi dal Territorio
La Casa della Musica si presenta
redatto da Athos Tromboni FREE

180911_00_Vigarano_OstiMariaCristinaVIGARANO PIEVE (FE) - Settembre segna da anni il ritorno a scuola dei ragazzi e dei giovani; riparte la scuola dell'obbligo ma anche le altre scuole sono ai blocchi di partenza, comprese quelle di formazione e/o alto prefezionamento. In sintonia con il periodo, anche a Vigarano Pieve - nel Comune di Vigarano Mainarda (Ferrara) - è tutto pronto per
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Pagina Aperta
Ecco le 'Carte' di Trioschi
servizio di Athos Tromboni FREE

180909_00_Fusignano_TrioschiMarinoFUSIGNANO (RA) - Si chiama Carte. Semplicemente Carte, la mostra di pittura che Marino Trioschi ha allestito quest’anno per la Festa della Madonna di Fusignano nelle stanze della residenza Ca’ Ruffo. Una breve personale, in parete dal 6 al 9 settembre 2018, perché tanto (o tanto poco) durano i “giorni della Madonna” di Fusignano,
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Opera dal Nord-Est
Fine stagione con mezza Aida
servizio di Simone Tomei FREE

180902_Vr_00_BarbiereDiSiviglia_NicolaAlaimo_FotoEnneviVERONA - Come un cerchio che si chiude è giunto al termine anche il 96.mo Festival lirico dell’Arena di Verona con le ultime repliche di alcune opere in cartellone e con nuovi interpreti di cui vi darò conto in questo scritto. Il Festival edizione 2018 ha avuto un più che favorevole andamento stagionale (dal punto di vista atmosferico), salvo
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Personaggi
Vado dove mi porta la voce
a cura di Angela Bosetto e Simone Tomei FREE

180829_00_Personaggi_Mario Cassi_phFrancescoSquegliaVERONA - Incontriamo… ebbene sì “non son solo, siamo in due”, come direbbe il bohémien Rodolfo agli amici di ventura nel capolavoro pucciniano. Per questo ameno confronto con il baritono aretino Mario Cassi ho voluto accanto a me una cara amica e collega, Angela Bosetto, con la quale ho condiviso serate estive in Arena e pomeriggi
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Pagina Aperta
Una tradizione musicale ferrarese
servizio di Edoardo Farina FREE

180828_Fe_00_GinoNeriFERRARA - Superato l’ambito traguardo dei 100 anni dalla fondazione avvenuto il 7 febbraio 1998 ove per l’occasione fu organizzato un prestigioso concerto presso il Teatro Comunale con altrettanti 100 mandolinisti, uno a rappresentarne ogni anno trascorso, il 2018 continua a proporsi all’insegna di numerose attività artistiche già
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Vocale
Tante stelle ma brilla solo la Traviata
servizio di Simone Tomei FREE

180827_Vr_00_VerdiOperaNight_StefanoTrespidiVERONA - Ancora una serata di musica all'Arena di Verona: questa volta per il Verdi Opera Night tenutosi domenica 26 agosto 2018. I comunicati stampa avevano annunciato da tempo una «serata memorabile» dedicata a Giuseppe Verdi per suggellare ancor di più il legame indissolubile tra l’anfiteatro veronese ed il Cigno di Busseto; era stata
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Pianoforte
Euyo e il pubblico va in delirio
servizio di Athos Tromboni FREE

180826_Fe_00_Euyo-GianandreaNoseda_phMarcoCaselliNirmalFERRARA - Introdotto da una conferenza stampa il 24 agosto, in pieno Buskers Festival 2018, è stato presentato il secondo concerto della European Union Youth Orchestra (per tutti, ormai, la “Euyo”) a coronamento della residenza ferrarese di questa orchestra giovanile europea. All’incontro con la stampa, oltre a un nutrito gruppo
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Opera dal Nord-Est
Barbiere, Nabucco, Aida, le repliche
servizio di Simone Tomei FREE

180820_Vr_00_Barbiere_MarioCassi_FotoEnneviVERONA - Ancora Arena nel pieno del 96.mo Opera Festival con un’incursione di metà agosto per tre serate di grande musica ascoltando i cast alternativi di tre grandi capolavori del Teatro in Musica in cui il genio di Gioachino Rossini si è sposato con quello di Giuseppe Verdi... ma andiamo con ordine, cominciando dal capolavoro buffo del pesarese.
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Opera dall Estero
Didone abbandonata e... ritrovata
servizio di Simone Tomei FREE

180818_00_Innsbruck_Didone_ViktorijaMiskunaite_phRupertLarlINNSBRUCK - Le mie trasferte estive mi hanno visto spettatore la sera del 14 agosto 2018 anche all’ Innsbrucker Festwochen Der Alten Music in occasione di una recita della Didone abbandonata di Giuseppe Saverio Mercadante, dramma per musica su libretto di Pietro Metastasio. Il mito di Didone prende le mosse dall’epica virgiliana nel libro IV
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Vocale
Mefistofele sotto la luna rossa
servizio di Attilia Tartagni FREE

180809_VillaRamona_00_FrancescoElleroDArtegna_phCarloMorgagniVILLA RAMONA (RA) - Grande successo per “Ricordando Arrigo Boito” il 27 luglio 2018 a Villa Ramona di San Pietro in Trento, location prestigiosa della provincia ravennate che accoglie ogni estate un concerto lirico organizzata dall’Assessorato al Decentramento del Comune di Ravenna, dall’Associazione culturale Villa Ramona e dal
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Opera dal Nord-Est
Aida e Carmen i cast alternativi
servizio di Simone Tomei FREE

180807_Vr_00_Aida_SusannaBranchini_FotoEnneviVERONA - Vengo a voi con un po' di ritardo nel darvi conto della mia “incursione” areniamo delle idi di agosto dove ho assistito ad una ripresa della Carmen di Bizet e dell’Aida di Giuseppe Verdi per ascoltare i cast alternativi di questa stagione estiva; l’elemento comune alle due serate è stato senza dubbio il caldo torrido che si è abbattuto
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Echi dal Territorio
Quarta Academy col Macbeth
servizio di Attilia Tartagni FREE

180806_Ra_00_Academy_MutiRiccardoRAVENNA - Il 2018 per Riccardo Muti è stato decisamente l’anno del Macbeth di Giuseppe Verdi. Dopo l’opera in forma di concerto con  il Maggio Musicale Fiorentino a Firenze e al Ravenna Festival, essa è stata materia di studio per l’alta formazione in direzione d’orchestra e in accompagnamento pianistico dei cantanti nella 4°
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Opera dal Nord-Est
Grande Nucci nel bel Barbiere
servizio di Simone Tomei FREE

180805_Vr_00_IlBarbiereDiSiviglia_LeoNucci_FotoEnneviVERONA - E con la sera del 4 agosto 2018 ecco che si invola sul palcoscenico dell’Arena di Verona il quinto titolo previsto per la 96.ma stagione nell’anfiteatro scaligero: Il Barbiere di Siviglia di Gioachino Rossini; nella ricorrenza delle celebrazioni per i centocinquanta anni dalla morte del compositore, il tributo dovuto al grande pesarese non
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Echi dal Territorio
Se Saccon suona in in a-solo
servizio di Gianluca La Villa FREE

180802_Levanto_00_SacconChristianJosephLEVANTO - Doveva trattarsi di un concerto revival del celebre esordio di Jascha Heifetz il 27 ottobre 1917 in Carnegie Hall, nella triade storica pensata dal Comitato per i Grandi Maestri,e che già vide nel Ridotto del Teatro di Ferrara, con il duo Christina Joseph Saccon-Luigi Di Ilio, i revivals di famosi concerti di Ferenc de Vecsey e Vasa Prihoda.
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Opera dal Nord-Est
Turandot, Aida, Nabucco di fine luglio
servizio di Simone Tomei FREE

180801_Vr_00_ArenaFineLuglio_Nabucco_RebekaLokar_phEnneviVERONA - L'incipit del Canto notturno di un pastore errante per l'Asia di Giacomo Leopardi ben si attaglia alle ultime tre sere del mese di luglio vissute dal sottoscritto in Arena a Verona; esse infatti sono state scandite proprio da un denominatore comune: la Luna. È stata proprio lei, la Luna, la protagonista sovra la Musica che ci ha accompagnato al suo
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Eventi
Il Maggio Fiorentino presenta il biennio
redatto da Athos Tromboni FREE

180731_Fi_00_IlMaggioFiorentinoPresentaIlBiennio_CristianoChiarotFIRENZE - Questi i contenuti della conferenza stampa di presentazione del "biennio fiorentino": saranno - i prossimi - due anni di intensa programmazione, con 34  titoli di lirica di cui 15 nuovi allestimenti,  balletti e 30 concerti sinfonici per un totale di 179 serate (143 di lirica, 6 di balletto e 30 di sinfonica). Il Maggio Musicale Fiorentino
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Personaggi
Musica in memoria di Raoul Gardini
servizio di Attilia Tartagni FREE

180725_Ra_00_ConcertoInMemoriaRaoulGardini_RiccardoMuti_RaoulGardiniRAVENNA - Lunedì 23 luglio 2018, Sant'Apollinare, patrono di Ravenna, resterà nel ricordo dei ravennati come la giornata dedicata alla memoria dell’imprenditore Raul Gardini scomparso venticinque anni fa. Egli è stato ricordato, per volontà della famiglia e della relativa Fondazione, con una Messa e commemorato con un grande evento musicale
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Opera dal Centro-Sud
Traviata degli specchi d'attualitā
servizio di Simone Tomei FREE

180723_Mc_00_LaTraviata_SalomeJicia_phAlfredoTabocchiniMACERATA - Ho volutamente aspettato qualche giorno per parlare della mia ultima avventura maceratese che mi ha visto partecipe dell'allestimento di La traviata di Giuseppe Verdi ad opera del regista Henning Brockhaus con le scenografie di Josef Svoboda; ebbene sì la mitica ed unica "Traviata degli specchi"; per me era
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Opera dal Centro-Sud
Fresco e tonico Elisir d'amore
servizio di Simone Tomei FREE

180722_Mc_00_ElisirDAmore_DamianoMichielettoMACERATA - Se la prima serata del Macerata Opera Festival ha visto il "sacrifizio" della Musica a pro della regia, con L'elisir d'amore di Gaetano Donizetti del 21 luglio 2018 si è invece celebrata musicalmente l'assoluta fedeltà alla filologia e alla riscoperta di pagine ormai cadute nell'oblio dei tagli di tradizione; è così che sotto le mani dell’eclettico M°
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Jazz Pop Rock Etno
Byrne d'oggi oltre i Talking Heads
servizio di Attilia Tartagni FREE

180720_Ra_00_DavidByrne_phZani-CasadioRAVENNA - Un concerto-evento “American Utopia Tour” di David Byrne il 19 luglio 2018 al Pala De André, sold-out in ogni ordine di posti, con pubblico in fibrillazione e altissima percentuale giovanile nonostante il cantante-produttore-fotografo-regista-autore-musicista raffinato e poliedrico con propensione all’arte visuale, già assegnatario
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Classica
Ricci, Hedenborg, Muti tre grandi
servizio di Attilia Tartagni FREE

180719_Ra_00_ConcertoPerRuggieroRicci_WilfriedHedenborgRAVENNA - Si è consumato il 18 luglio al Teatro Alighieri nell’entusiasmo generale l’ultimo apporto del M° Riccardo Muti al Ravenna Festival 2018, dopo il concerto ponte d’amicizia fra Kiev e Ravenna e il Macbeth di Giuseppe Verdi in forma di concerto, sul palco l’Orchestra Giovanile Cherubini brillantemente reduce da svariati concerti sinfonici con direttori
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Soci Uncalm
Premio Cappelli 2018 al Comunale di Bologna
servizio di Athos Tromboni FREE

180716_Rocca_00_PremioCappelli2018_FulvioMacciardi_phGiorgioSabatiniROCCA SAN CASCIANO (FC) - E fu così che il Premio Internazionale Carlo Alberto Cappelli 2018 venne attribuito dall'omonima Associazione di Rocca San Casciano, al... Teatro Comunale di Bologna. Non è una novità che il Premio Cappelli venga attribuito a una istituzione, anziché a una personalità del mondo della musica e de
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Vocale
Macbeth cronaca del sublime
sevizio di Attilia Tartagni FREE

180716_Ra_00_Macbeth_RiccardoZanellato_phSilviaLelliRAVENNA - Pubblico delle grandi occasioni al Pala De Andrè il 15 luglio 2018 per il Macbeth in forma di concerto reduce dai successi fiorentini, l’opera che Giuseppe Verdi compose su versi di Francesco Maria Piave nel 1847 per il Teatro della Pergola di Firenze in soli due mesi, mentre stava lavorando a I masnadieri  e su cui rimise le mani nel
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Jazz Pop Rock Etno
Bollani Que Bom
servizio di Attilia Tartagni FREE

180715_Ra_00_StefanoBollani-QueBomRAVENNA - Duemilatrecento persone al Pala De André il 13 luglio 2018 per Stefano Bollani e la band con cui porta in giro lo spettacolo tratto dall’ultima incisione Que Bom realizzata in collaborazione con importanti musicisti brasiliani, la seconda, dopo “Carioca” del 2005, dedicata all’amatissima musica brasiliana. I musicisti tardano
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Opera dal Centro-Nord
Grande Macbeth anche in concerto
servizio di Simone Tomei FREE

180714_Fi_00_Macbeth_RiccardoMuti_PietroPaoliniTerraprojectContrastoFIRENZE - «Il bello della musica è che tu non puoi toccarla, mentre lei può toccarti dove sa che la sentirai di più»... mi piace iniziare il mio intervento con questa frase perché penso che possa esprimere appieno l’essenza della serata fiorentina che ho vissuto lo scorso 13 luglio 2018 in occasione della chiusura dell’81.mo Maggio Musicale
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Pagina Aperta
Arte della fuga secondo Dantone
servizio di Edoardo Farina FREE

180712_Ra_00_AccademiaBizantinaOttavioDantoneRAVENNA - L’edizione 2018 di Ravenna Festival per quanto concerne la musica classica si è avviata alla  chiusura di cartellone presentando nella serata del 10 luglio un impegnativo concerto dove era protagonista l'Accademia Bizantina, ensemble barocco fondatosi a Ravenna nel 1983 avente l’intenzione di fare musica “come un grande quartetto d’archi”.
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Echi dal Territorio
Nabucco in Castello... no in teatro
servizio di Athos Tromboni FREE

180712_Fe_00_Nabucco_OstiMariaCristina_phMarcoCaselliNirmalFERRARA - Doveva essere "Lirica in Castello" come negli anni precedenti, invece l'incertezza della stagione di queste settimane che alterna giorni di pioggia a giorni di sole e calura, ha indotto gli organizzatori a spostare il Nabucco di Giuseppe Verdi sul palcoscenico del Teatro Comunale Abbado. E così anziché la suggestiva cornice del cortile
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Opera dal Nord-Est
Aida un po' meno sold-out
servizio di Simone Tomei FREE

180710_Vr_00_Aida_JordiBernacer_FotoEnneviVERONA - Il mio lungo fine settimana veronese si è concluso domenica 8 luglio 2018 con la terza rappresentazione di Aida di Giuseppe Verdi nell’ormai consolidato allestimento di Franco Zeffirelli che si avvale della costumista Anna Anni ed è impreziosito dalle eccellenti coreografie di Vladimir Vasiliev ottimamente interpretate dai
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Classica
Conlon nel segno dell'America
servizio di Attilia Tartagni FREE

180708_Ra_00_OrchestraRai-JamesConlon_phZaniCasadioRAVENNA - Ancora un concerto “nelle vene dell’America” è risuonato il 7 luglio 2018 al Pala De Andrè, accostando quattro compositori che potremmo definire “diversamente americani”: il primo, Leonard Bernstein, americano davvero ma attento come pochi alla grande tradizione europea; e gli altri sono l’estone Arvo Pärt, l’inglese 
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Opera dal Nord-Est
Nabucco di Bernard un anno dopo...
servizio di Simone Tomei FREE

180708_Vr_00_Nabucco_ArmatuvshinEnkhbat_FotoEnneviVERONA - Siamo alla quarta “prima” di questo 96° Festival areniano ed è la sera dei sabato 7 luglio 2018: «… Decisamente bello, decisamente affascinante, decisamente cinematografico, ma abbastanza lontano dall’idea che il libretto voleva narrare; se l’occhio rimane appagato appieno da un palcoscenico affollato e vivace di comparse, artisti del coro e
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Opera dal Nord-Est
Turandot e Carmen i secondi cast...
servizio di Simone Tomei FREE

180707_Vr_00_Carmen_FrancescoIvanCiampa_FotoEnneviVERONA - Ho iniziato le mie incursioni areniane per seguire l'alternarsi dei diversi cast nel 96° Opera Festival 2018 ed in questo mio primo viaggio vorrei parlare di due serate contigue in cui sono andate in scena l'ultimo componimento pucciniano, Turandot, e l'opera-comique di George Bizet, Carmen. Ne parlerò in un unico articolo perchè mi preme
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Nuove Musiche
Alla scoperta di Valentin Silvestrov
servizio di Attilia Tartagni FREE

180705_Ra_00_SilvestrovValentin_phSilviaLelliRAVENNA - Al termine della serata del 4 luglio 2018 a Sant’Apollinare in Classe interamente dedicata ai musicisti di Kiev  (strumentisti e coro dell’Orchestra Nazionale dell’Ucraina diretti da Mykola Diadiura e con la partecipazione del soprano Kseniia Bakhritdinova) due considerazioni emergono con forza: la prima è che il Ravenna Festival assolve
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Vocale
Nabucco, Muti, Malchovich che empatia
servizio di Attilia Tartagni FREE

180704_Ra_00_JohnMalchovich_phSilviaLelliRAVENNA - Pala De André stracolmo e palcoscenico altrettanto gremito dei musicisti miscelati insieme dell’Orchestra Giovanile Cherubini e dell’Orchestra dell’Opera Nazionale di Ucraina e, fra due ali di bandiere colorate, il Coro dell’Opera Nazionale dell’Ucraina diretto da Bogdan Plish, uomini in abito scuro, donne in sfavillanti abiti bianchi
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Libri in Redazione
L'Opera da Rossini a ... Ronconi
recensione di Attilia Tartagni FREE

180702_Libri_00_PieroMioli_copertinaIl melodramma romantico
Del teatro d'opera in Italia tra Rossini, Verdi e Puccini
Mursia Editore, maggio 2018 - euro 28
Piero Mioli, insegnante di Storia della Musica nel Conservatorio di Bologna, consigliere d’arte dell’Accademia Filarmonica, presiede la Cappella
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Pagina Aperta
Requiem in memoria di Battistini
servizio di Edoardo Farina FREE

180702_Cesena_00_RequiemDiMozart_GiovanniBattistiniCESENA - Preceduta dalla consueta conferenza stampa alla presenza dei giornalisti delle testate locali Claudia Rocchi, Piero Pasini e Mariaelena Forti, patrocinata dall’Associazione “La Pomme” al di fuori della stagione concertistica del Teatro “Alessandro Bonci”, presso la chiesa di San Pietro Apostolo, sabato 30 giugno 2018 a Cesena è stata
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Opera dal Nord-Est
Una bella Turandot
servizio di Athos Tromboni FREE

180701_Vr_00_Turandot_DanielOren_FotoEnneviVERONA - Anfiteatro con il tutto esaurito anche per la Turandot di Giacomo Puccini, terzo titolo del Festival estivo 2018. L’allestimento era quello già conosciuto ed eseguito nel 2014, regia e scene di Franco Zeffirelli, costumi di Emi Wada. E sul podio il maestro Daniel Oren. Come dire, il massimo della tradizione areniana per uno spettacolo
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Eventi
La nuova stagione del Giglio
servizio di Simone Tomei FREE

180628_Lu_00_Stagione2018-2019_TarabellaAldoLUCCA - Mercoledì 27 giugno 2018 nel Ridotto del Teatro del Giglio è stata presentata la Stagione 2018-2019. Erano presenti: Alessandro Tambellini (Sindaco Comune di Lucca); Stefano Ragghianti (Assessore alla Cultura Comune di Lucca), Giovanni Del Carlo, Aldo Tarabella e Manrico Ferrucci (rispettivamente Amministratore
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Pianoforte
David Fray e il suo latu-sensu
servizio di Athos Tromboni FREE

180627_Ra_00_OrchestraCherubiniDavidFray_phSilviaLelliRAVENNA - Teatro Alighieri gremito per il concerto pianistico con musiche di Johann Sebastian Bach e Wolfgang Amadeus Mozart: alla tastiera e contemporanea direzione d'orchestra c'era il francese David Fray; e ad ospitarlo c'era l'Orchestra Giovanile Luigi Cherubini in una formazione più che cameristica, visti i raddoppi delle sezioni degli archi
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Classica
Un'arpa per due nacchere
servizio di Attilia Tartagni FREE

180625_Ra_00_LuceroTena_ph_LucaConcasRAVENNA - Un incontro inedito fra strumenti e generazioni: Xavier De Maistre e Lucero Tena. Si possono immaginare due strumenti musicali più diversi e distanti dell’aristocratica arpa e delle popolari nacchere? Ebbene, il concerto di lunedì 25 luglio 2018, spostato dalla Biblioteca Classense al Teatro Alighieri per il maltempo, ha dimostrato che
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Soci Uncalm
Il Caruso a Maria Chiara
FREE

180625_LastraASigna_00_PremioCaruso_MariaChiaraLASTRA A SIGNA (FI) - Domenica 24 giugno 2018 nello splendido scenario di Villa Caruso/Bellosguardo sulle colline di Lastra a Signa, si è svolta la cerimonia di consegna del “Premio Caruso”, conferito tutti gli anni a partire dal 1979 ai grandi interpreti della lirica; il 24 giugno scorso il Premio è stato conferito al soprano Maria Chiara. Ha
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Opera dal Nord-Est
Aida un trionfo annunciato
servizio di Simone Tomei FREE

180624_Vr_00_Aida_JordiBernacerVERONA - Non è bastata la prima sera del 96° Festival areniano ad infiammare gli animi e le emozioni, ma a quanto pare ha solo fatto ardere penne e calamai che si sono letteralmente infuocati di stupore misto a delusione per l’apertura musicalmente e scenicamente piatta del quasi centenario evento veronese; anche su questa testata
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Opera dal Nord-Est
Carmen poco convincente
servizio di Athos Tromboni FREE

180623_Vr_00_Carmen_HugoDeAnaVERONA - Piatto, piatto, piatto. La Carmen di Bizet che ha inaugurato la stagione dell’Arena di Verona si è manifestato come spettacolo piatto. Scene e abiti scontavano una sorta di tono-su-tono vagamente grigioverde, le luci erano in sintonia con l’appiattimento del contrasto cromatico voluto dal regista Hugo De Ana (autore anche
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Opera dalle Isole
L'Elisir d'amore trasferito al circo
servizio di Salvatore Aiello FREE

180621_Pa_00_ElisirDAmore_AlessandroDAgostini.jpegPALERMO - Dalla biografia di Emilia Branca apprendiamo che suo marito, Felice Romani, compose il libretto dell’Elisr d’amore in pochi giorni. Gaetano Donizetti si mostrò disponibile alla richiesta di Lanari impresario del milanese Teatro Cannobiana, e il compositore così scrisse al poeta Romani: “Mi sono obbligato a mettere in musica un poema
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Opera dal Centro-Nord
Appunti su Il Prigioniero
servizio di Simone Tomei FREE

180620_Fi_00_IlPrigioniero_MichaelBoderFIRENZE - Nel cartellone dell'ottantunesimo Maggio Musicale Fiorentino hanno trovato albergo due titoli apparentemente distanti dal punto di vista musicale, ma decisamente entusiasmanti e diventati affini per l’originalità dell’approccio: Il Prigioniero di Luigi Dallapiccola ed I quattro pezzi sacri di Giuseppe Verdi. Il primo rappresenta quella categoria
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Pianoforte
Russel Davies & Arciuli č proprio America
servizio di Attilia Tartagni FREE

180618_Ra_00_DennisRussellDaviesRAVENNA - Il concerto di sabato 16 giugno 2018 al Palazzo Mauro de André ha riportato il pubblico  “Nelle vene dell’America”, tema portante del Ravenna Festival 2018, traghettato dal direttore di origine statunitense Dennis Russell Davies sul podio dell’Orchestra Giovanile Luigi Cherubini. Il maestro è stato il perno dell’operazione in virtù della
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Eventi
Un festival #verdesperanza
redatto da Athos Tromboni FREE

180616_Mc_00_MacerataOpera_MarioCucinella_phLucaMariaCastelliMACERATA - Il programma del Macerata Opera Festival 2018 costruito dal sovrintendente Luciano Messi, dalla direttrice artistica Barbara Minghetti e dal direttore musicale Francesco Lanzillotta ricalca lo schema tematico settimanale degli anni passati ma infonde al festival una nuova personalità e nuove idee per una manifestazione intern
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Opera dal Nord-Est
Felice esito dell' Inganno felice
servizio di Simone Tomei FREE

180612_Vi_00_IngannoFelice_RigonGiovanniBattista_phLuigiDeFrenzaVICENZA - Nella città veneta ha preso vita anche quest’anno il Festival Settimane Musicali al Teatro Olimpico che con 27 anni di storia, è una delle realtà di produzione più longeve della città e tra le più prestigiose della Regione, e dell'intera nazione. È il primo festival ad aver proposto l’opera lirica, prodotta appositamente per il Teatro Olimpico. Per
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Opera dalle Isole
Rapsodia e Cavalleria che dittico!
servizio di Salvatore Aiello FREE

180611_Pa_00_RapsodiaSatanicaCavalleriaRusticana_FabrizioMaria Carminati_phRosellinaGarboPALERMO - E’ andato in scena per la Stagione di Opera e Balletti a Palermo un interessante dittico  di Pietro Mascagni: Rapsodia Satanica e Cavalleria Rusticana. Rapsodia Satanica è una colonna sonora dell’omonimo film muto sincronizzata perfettamente con le scene frutto di un lavoro faticoso che il livornese definì «lungo, improbo e difficilis
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Classica
Valery Gergiev memorabile
servizio di Attilia Tartagni FREE

180610_Ra_00_ValeryGergiev_phAlexanderShapunovRAVENNA - Cosa fa di un concerto un evento memorabile? Quello di venerdì 8 giugno 2018 al Pala De André lo è stato per via della resa orchestrale virtuosa nella perfetta compenetrazione fra la compagine e il suo direttore, un sodalizio palese e percepibile. Beniamino del pubblico ravennate,  Valery Gergiev, direttore esemplare e testimone
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