Pubblicato il 26 Aprile 2019
Una bella regia e un ottimo cast caratterizzano la produzione monegasca del capolavoro di Verdi
Aguilera propone l'Otello d'Amore servizio di Simone Tomei

190426_MonteCarlo_00_Otello_GregoryKunde_phAlainHanelMONTE-CARLO - Tante sono le motivazioni che spingono a parlare di Otello come un (se non addiritutta "il") capolavoro del Cigno di Busseto dove lo stigma  più evidente, quello della gelosia, diventa l'indiscusso motore dell'azione scenica, ma... proprio durante l'ascolto dell'opera nell'affascinante Salle Garnier dell'Opéra di Montecarlo la sera del 24 aprile 2019 la mia attenzione ha naufragato oltre l'apparenza e l'evidenza dei fatti e si è affacciata alla mia mente una parola che, secondo me, potrebbe racchiudere la reale essenza dell'opera ed in particolare di questo allestimento: Amore.
Giuseppe Verdi era innamorato di Shakespeare e questa intensa passione è stata la principale musa ispiratrice per comporre sì affascinanti pagine; la forma poi è stata conferita da Arrigo Boito in veste di librettista ed il loro connubio ha portato alla suprema incarnazione del dramma. Proprio queste pagine, frutto di cotanto amore, trasudano di perfezione tra testo e musica, scavano nella profondità del personaggio, sanno creare e rilasciare la tensione laddove la musica lo richieda e soprattutto fremono di armonie audaci, complice un'orchestrazione sottile, raffinata, sempre più variegata e ricca di sfumature; molto probabilmente l'atteggiamento patriottico, diventato ormai realtà politica, ha lasciato il passo alla libertà di lasciarsi andare nello sfoggio di un inimitabile estro drammatico; un estro che non aveva più bisogno di mettere in luce ideali politici, ma di andare a scandagliare gli abissi dell'animo umano in maniera ancor più profonda rispetto a quanto già fatto in precedenza con altri lavori; ed il motore di tutto ciò non può che essere dunque l'Amore per quell'arte dal quale egli stesso si sarebbe voluto smarcare credendo di non avere più nulla da dire.
Ecco che per godere appieno di quest'opera che porta in sé una grande modernità ed una sconvolgente attualità, sia d'uopo gustarla con animo aperto, sincero e disposto ad accogliere la miriade di sfaccettature insite  nella musica che di ascolto in ascolto rivelano sempre più quella magia d'Amore che nutre ed alimenta ogni nota della partitura.

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E sempre di Amore possiamo parlare anche per la regia di Allex Aguilera che non ha voluto "sporcare" nessun momento del dramma con iniziative personali traducendo le numerose didascalie del libretto in una elegantissima messinscena. Colpiscono molto le tinte e le sfumature echeggianti colori shakesperiani che, partendo da una tonalità di base grigia, ma non tetra, si illuminano di sprazzi più fulgidi ed armonici sposando il rigo musicale e diventando per essi una ulteriore didascalia. Anche questa è una forma di Amore che si fonde con il rispetto per un capolavoro che ha già in sé tutti gli elementi per tradursi in scena; il carattere e le particolarità di ciascun personaggio emergono naturalmente nella lettura del regista spagnolo, ma sono soprattutto le loro interazioni a formare dei tableaux vivants densi di fascino. Ne voglio ricordare due di questi momenti che reputo catartici al punto quasi di togliere il fiato: il Credo di Jago quando tutto d'un tratto la scena si fa densa, quasi impalpabile e sotto le sue parole che trasudano il pensiero scapigliato boitiano, compaiono sullo sfondo cupo, ombre funeste quasi a voler tradurre visivamente i pensieri e le macchinazioni di quella mente tanto infida. Non da meno è stato il concertato finale del terzo atto che rappresenta uno dei momenti più alti del dramma: tutti i personaggi qui sono protagonisti, ma ognuno porta avanti un proprio discorso e non è facile individuare le loro logiche relazionali; ecco che con ineccepibile disposizione e con elegante interazione, tutto è risultato chiaro e nitido con esaltazione del significato pieno della parola scenica. Collaboravano con l'Amore di Aguillera, lo scenografo Bruno de Lavenère per l'ambiente scenico che con semplici elementi aveva ricostruito mare in tempesta, piazze ed interni in maniera armonica facendo erigere a comune denominatore una passerella sospesa nel centro a cui si accedeva sia dagli interni del palazzo che circonda su tre lati tutto il palcoscenico sia da una scala a chiocciola che conduceva sul plateau in cui si concretizzava ogni momento del dramma. Nobili e di sicuro fascino i costumi di Francoise Rybaud che si sposavano appieno con le luci di Laurent Castanigt che sapevano infondere alle scene una tonalità di colore molto vicina allo spirito del drammaturgo inglese.

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L'Amore è stato anche il motore dell'esecuzione dell'Orchestra Filarmonica di Montecarlo con alla guida il M° Daniele Callegari, altro "pasionario" della musica verdiana; egli ha saputo trarre il meglio dagli strumentisti che hanno risposto magistralmente alla sua lettura attenta e vera. Il fragore iniziale creato dall'accordo di undicesima e cio che ne consegue, sono stati un meraviglioso momento di avvio ed un corroborante viatico per condurre l'ascoltatore nell'innovativa orchestrazione verdiana; tante sono le pennellate pittoriche per tradurre altrettanti momenti scenici senza mai travalicare l'interprete, anzi per valorizzarne ogni parola ed ogni afflato. Ecco che la chiusura del primo atto con il celeberrimo duetto fra Otello e Desdemona, Gia nella notte densa, si fa quasi etereo con il quartetto di violoncelli conferendo ad esso una notevole carica di sensualità ed erotismo; ancora il Credo diventa momento di emblema del male, la conversazione tra Cassio e Jago un quadro quasi settencentesco ed il corno nel quarto atto traduce con efficacia il dolore di Desdemona ed i colori cupi della stanza in cui da lì a poco sarà protagonista solo la morte...
E se questo non è Amore!
Un cast vocale di buon livello ha completato l'ultima produzione del Teatro monegasco.
Nel ruolo eponimo il tenore americano Gregory Kunde si è messo in luce per la varietà degli accenti; la parte è impervia e si possono evidenziare alcune peculiarità che non rendono il ruolo uniforme bensì lo conducono in un percorso che, movendo dalla liricità del tenore romantico, ad essa si riconduce nell'epilogo con moto circolare; qui "l'emozione romantica" deve esplicitarsi in maniera ancor più delicata rispetto all'inizio proprio perchè scevra di passione, ma densa di rimorso e di vero Amore; l'interprete ha saputo ben adattarsi a queste esigenze drammaturgiche con un canto elegante, sensuale, morbido e a tratti commovente; i due atti centrali sono pieni di logoramento morale, dubbio e furia animalesca che hanno messo in luce la sua vena di "mattatore da palcoscenico".
In merito al personaggio di Desdemona scrive Verdi a Ricordi: "Non è una donna, è un tipo! Il tipo della bontà, della rassegnazione, del sacrifizio!" Per essa il compositore voleva un soprano lirico senza toni eccessivamente drammatici e Maria Agresta ha saputo dare al personaggio movenze e afflati richiesti dal compositore; il suo canto è sempre morbido e in esso il lirismo più puro ed etereo trova la sua cifra migliore nella zona più acuta del rigo musicale dove il fraseggio è ben curato ed elegante.
George Petean nell'ingrato ruolo di Jago si è dimostrato un interprete di ottimo livello; qualificato da Boito come artista della frode con particolari doti sceniche, lo stesso librettista nella pubblicazione della disposizione scenica così lo definì: "Spigliato e gioviale con Cassio, con Roderigo ironico; con Otello... bonario, riguardoso, devotamente sommesso; con Emilia brutale e minaccioso; ossequioso con Desdemona e con Lodovico". Egli si nutre del suo stesso male ed il suo canto difficile per la mutevolezza degli atteggiamenti richiede un artista di grande esperienza e bravura; Petean lo è stato, sapendo assecondare con naturalezza ogni sfaccettatura che la partitura e la scena impongono; il suo canto è fermo, la voce salda e robusta che non fatica ad affrontare anche le note più impervie con ragguardevoli timbro, volume e suadente morbidezza; il rischio spesso è quello di scadere in toni beceri e rozzi, ma la regola della misura è data proprio dallo stile e dalla bravura interpretativa di Petean che hanno fatto di un momento come la Chanson a boire del primo atto un autentico quadro giocoso e gaudente; la trasformazione vera e propria avviene poi nel secondo con il Credo che grazie al suo approccio magistrale ha conferito a musica e parole quella caratteristica profonda di "genio del male" ben sottolineando quel nichilismo che imperversa il suo dire: La morte è il nulla. E' vecchia fola il ciel sono lame di affilati coltelli che incollano lo spettatore fisicamente ed emotivamente.
Ioan Hotea interpreta egregiamente il ruolo di Cassio con uno squillo ragguardevole e con grande musicalità.
Sempre a fuoco e ben centrato il Roderigo di Reninaldo Machas.
In-Sung Sim si rivela sempre un cantate di grande affidabilità e restituisce un Lodovico sonoro e tonante.
Bene anche il Montano di Jean-Marie Delpas e completa egregiamente il cast Cristiana Damian nel ruolo di Emilia per la quale ha messo in luce una vocalità ben salda con interventi precisi e ben a fuoco.

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Ottimamente preparato come sempre dal M° Stefano Visconti il Coro dell'Opéra di Montecarlo che con la sola formazione di base ha saputo ben completare la scena drammaturgica grazie ad una potenza di suono tutto sommato ragguardevole; mi permetto di dire che qualche elemento in più sarebbe stato opportuno soprattutto per la grande pagina Fuoco di gioia nella quale gli interventi delle sezioni sono risultati talvolta un po' privi di quel mordente a cui siamo stati abituati; ma è solo una considerazione del cronista, che non vuole svilire un impegno encomiabile di tutti gli Artisti del Coro e del suo preparatore.
Il Teatro era gremito e non ha fatto mancare il suo entusiasmo per tutti nonostante qualche dissenso per il quale sinceramente non ho capito la motivazione.
Amore vuol dir gelosia... recitava una vecchia canzone e qui può sembrare pleonastico, ma l'Amore può diventare quel motore vitale che trasforma semplici note in momenti paradisiaci ed un palcoscenico vuoto in una grande scultura vivente in cui perdersi per vivere un momento di assoluta bellezza.

Crediti fotografici: Alain Hanel per il Teatro dell'Opéra di Monte-Carlo
Nella miniatura in alto: il tenore Gregory Kunde nel ruolo di Otello
Sotto in sequenza: Gregory Kunde con Maria Agresta (Desdemona); George Petean (Jago); Maria Agresta; Ioan Hotea (Cassio) e George Petean; Gregory Kunde e Maria Agresta
Al centro: Maria Agresta; Cristiana Damian (Emilia) e George Petean; Gregory Kunde e George Petean
In fondo: bella panoramica di Alain Hanel sull'allestimento monegasco





Pubblicato il 26 Marzo 2019
Il Teatro dell'Opera di Monte Carlo ha mandato in scena un Mozart aggiornato al Novecento
Il ratto dal... Treno servizio di Simone Tomei

190326_MonteCarlo_00_RattoDalSerraglio_RebeccaNelsen_phAlainHanelMONTE-CARLO - Il mito del viaggio rappresenta sempre un elemento particolare da proporre sul palcoscenico. Si tratta infatti di un’idea che in alcuni casi rischia di risultare bislacca o forzata, mentre in altri può intrecciarsi amabilmente con la trama operistica, riuscendo a fondere con intelligenza l’inventiva registica a quella musicale nel pieno rispetto del compositore.
Il ratto dal serraglio di Wolfgang Amadeus Mozart (in originale Die Entführung aus dem Serail oppure, alla francese, L’Enlèvement au sérail) diventa, al Teatro dell’Opera di Montecarlo, un viaggio sull’Orient Express che conduce i passeggeri dalla stazione ferroviaria monegasca alla città del Cairo. Il serraglio mozartiano trova dunque il proprio adattamento visivo nel convoglio ferroviario, altro luogo chiuso dal quale è difficile scappare. L’unico vagone visibile in scena si trasforma quindi con fluida eleganza negli ambienti che, di volta in volta, si rendono necessari: la suite di Selim, la cucina di Blonde, la grande sala ristorante… Il tutto in una raffinata cornice d’inizio Novecento evocata con cura e dovizia di particolari dallo scenografo e costumista Francis O’Connor, il cui lavoro trova un’ideale corrispondenza nelle luci di Roberto Venturi e nei video curati da Gabriel Grinda, che (sullo sfondo del proscenio) illustrano, in modo suggestivo, il percorso verso Il Cairo. Non mancano neppure gli ammiccamenti alle celebrità artistiche dell’epoca, come far apparire fra la folla in partenza l’impresario Sergej Pavlovic Djagilev e il suo “pupillo” Vaclav Fomic Nishinskij, il quale, durante la suadente aria di Belmonte Ich baue ganz auf deine Stärke, darà vita, assieme a molti altri, a un “turbinio di ormoni” che favorirà l’esplosione di tante forme di amore.

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Il regista Dieter Kaegi denota un’amabile sagacia nel costruire quest’accattivante lettura operistica, certo non pedissequa, ma comunque rispettosa dello spirito musicale mozartiano. Gli ambienti del treno aiutano lo spettatore a penetrare nell’animo di ciascun personaggio. Ad esempio, se all’inizio Konstanze appare molto debole davanti alle avance di Selim, il coup de theâtre conclusivo lascia il dubbio circa il fatto che la scelta di seguire il fidanzato di Belmonte sia priva di ripensamenti. Il contrasto tra Belmonte e Selim è evidenziato dalla clandestinità con cui il primo si unisce al viaggio grazie all’aiuto di Pedrillo, così come il perfido Osmin li ostacola assumendo le vesti del capotreno.
L’intero spettacolo fila via liscio e armonioso, sebbene, in teoria, si tratti di un adattamento il cui contesto è assai diverso dal libretto mozartiano. Un lavoro che rappresenta quasi un parallelismo con il perseguimento, a opera dello stesso compositore, di un proprio linguaggio adatto al teatro in musica: un tono caratteristico e individuale, in grado di imprimere all’intera partitura un’impronta personale, che, pur riflettendo l’influsso dell’opéra-comique francese e, soprattutto, dell’opera buffa italiana, trova una forma compiuta nel senso classico del termine. Per contro l’esotismo musicale “alla turca” si concretizza tramite l’uso raffinato di strumenti come grancassa, tamburo militare, piatti, triangolo, cappello cinese (o mezzaluna) e ottavino.
Avendo trovato un valido (seppur chiacchierato) collaboratore nel librettista Johann Gottlieb Stephanie, Mozart poté perfezionare con calma la partitura dal 1780 al 16 luglio 1782 (data della prima rappresentazione), nonché intervenire sistematicamente sul piano drammaturgico. A questo periodo compositivo risalgono le sue rare dichiarazioni d’intenti riguardo al teatro lirico. Celebre è la lettera in cui si scrive, ribaltando la teoria metastasiana, che la poesia “deve essere assolutamente figlia devota della musica” e che l’opera ideale nasce “quando s’incontrano un buon compositore, che si intende di teatro ed è in grado di dare un suo contributo, e un poeta intelligente, una vera araba fenice…”.
Altrettanto importante il passo in cui, a proposito dell’aria di Osmin (Solche hergelauf’ne Laffen), Mozart afferma che “... le passioni, violente o no, non devono essere mai espresse al punto da suscitare disgusto e la musica, anche nella situazione più terribile, non deve mai offendere l’orecchio, ma piuttosto dilettarlo e restare pur sempre musica”.
L’intervento di Mozart è così radicale da modificare alcuni aspetti dell’intreccio del libretto originale di Christoph Friedrich Bretzner (Belmont und Constanze, oder Die Entführung aus dem Serail) e in particolare il finale. Nella prima versione si scopre che Belmonte è il figlio di Selim, mentre, in quella ampliata e rivista da Stephanie, il padre del ragazzo è il comandante di Orano, il «peggior nemico» del pascià. Questo fa sì che, da un lato Belmonte e Konstanze, credendosi prossimi alla morte, professino la loro fede nel sentimento che li unisce intonando il duetto Meinetwegen sollst du sterben!, e dall’altro Selim, graziando i giovani innamorati, si riveli un sovrano moderno, illuminato e incline al perdono. Una figura regale compassionevole che omaggia l’imperatore Giuseppe II e che tornerà anche nell’ultima opera mozartiana: La clemenza di Tito.
Al di là di queste piccole note, Il ratto dal serraglio a Montecarlo gode di una compagnia di buon livello.
Rebecca Nelsen è una Konstanze di grande fascino. Si inserisce bene nel contesto registico delineando un personaggio elegante, sofisticato e mai troppo altezzoso. Il canto morbido e l’uso sapiente delle dinamiche restituiscono appieno i sentimenti della giovane, la cui femminilità emerge, con le sue debolezze ed i suoi punti di forza, nella delicatezza musicale dell’emissione. Grazie alle due grandi pagine del secondo atto Traurigkeit ward mir zum Lose e Martern aller Arten, emergono inoltre una luminosità vocale e una stoffa interpretativa di grande spessore.
Non da meno Jodie Devos, che presta il suo prezioso strumento a Blonde, ruolo del quale dimostra pieno possesso. Duttilità, superbi acuti ben controllati e registro multicolore, nonché uniforme in tutta la sua estensione, rappresentano alcuni dei punti salienti di un’esecuzione d’altissimo livello.
Ottimo il Belmonte di Cyrille Dubois capace di divenire passionale, malinconico, vendicato e talvolta rassegnato, traducendo emozioni e sensazioni attraverso un approccio canoro esaltato da fraseggio, legato e dizione.

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Frizzante, brioso e cristallino negli acuti il Pedrillo di Brenton Ryan.
Meno a fuoco, invece, l’Osmin di Albert Pesendorfer che, pur risultando pienamente convincente sul fronte recitativo, periclita un poco su quello vocale, dove fatica a conferire corpo e proiezione alle note più gravi che imperversano sul suo rigo musicale.
Unico personaggio impegnato solo dal punto di vista attoriale, il Selim teutonico di Bernhard Bettermann non sfigura assolutamente in questo contesto traslato, distinguendosi per eccellente bravura recitativa.
La bacchetta di Patrick Davin restituisce le sonorità policrome dell’esotismo delineato dal Mozart, mentre l’Orchestra Filarmonica di Montecarlo accompagna i cantanti con gusto e misura. Anche il Coro monegasco, preparato dal M° Stefano Visconti, seppur impegnato in maniera limitata, mette in luce una preparazione vocale e scenica sempre precisa. (La recensione si riferisce alla recita del 24 marzo 2019).

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Crediti fotografici: Alain Hanel per il Teatro dell'Opera di Monte-Carlo
Nella miniatura in alto: Rebecca Nelsen nel ruolo di Konstanze





Pubblicato il 28 Gennaio 2019
L'ultimo capolavoro di Giuseppe Verdi valorizzato da una messa in scena molto godibile
Falstaff allegra edizione monegasca servizio di Simone Tomei

190128_MonteCarlo_00_Falstaff_NicolaAlaimo_phAlainHanelMONTE-CARLO - «C'è un solo modo di finir meglio che coll'Otello ed è quello di finire vittoriosamente col Falstaff. Dopo aver fatto risuonare tutte le grida e i lamenti del cuore umano finire con uno scoppio immenso d'ilarità! C'è da far strabiliare!». Era il 1889 e Arrigo Boito scriveva questa lettera a Giuseppe Verdi con la quale ebbe ragione delle ultime resistenze del Maestro che rispose immantinente il giorno successivo in maniera concisa e risoluta: «Caro Boito, Amen; e così sia!......... Non pensiamo pel momento agli ostacoli, all'età, alle malattie!».
Credo fortemente che Verdi sapesse bene che questa sarebbe stata la sua ultima opera: «Tutto è finito! Va, va, vecchio John... Cammina per la tua via, finché tu puoi...... Va, va...... Addio.»
Il posto eminente che il Falstaff verdiano occupa nella storia dell'opera non deriva esclusivamente dalla sua musica ineguagliabile, ma anche e in misura significativa dal libretto di Arrigo Boito; egli ha saputo trasformare magistralmente la commedia di Shakespeare in un libretto, senza sacrificare le dimensioni shakespeariane dell'argomento.
Un ruolo importante e nuovo ha in Falstaff anche l'orchestra; questa non si limita a creare una base armonica o uno sfondo suggestivo per gli eventi scenici e per le voci dei cantanti, ma per così dire partecipa al "parlando" generale, commentando e facendo la caricatura, accompagnando l'azione con una assai incisiva capacità di raffigurazione gestuale.
Ed è stato proprio così la domenica 27 gennaio 2019 al Teatro dell’Opéra di Monte-Carlo; la lettura del M° Maurizio Benini, a capo dell’Orchestra Filarmonica titolare, ha saputo tradurre con naturalezza quell’effetto quasi cameristico che emerge da queste innovative pagine; un’orchestra che sa così vivacemente sussurrare, sorridere, strepitare, e persino gesticolare in maniera divertita evidenziando una trasparenza di suono che diventa un tutt’uno con le voci; non uno sgarbo, non un accento che non vibri assieme alla voce del cantante che si fonde mirabilmente con essa; anche lo spiegamento più vivace e sonoro è racchiuso sempre in quell’alea di intimismo che richiama all’arte verdiana di trattare gli strumenti con grandissima trasparenza facendo emergere con esaltazione solistica soprattutto gli strumenti a fiato. Due stralci dalle lettere di Verdi racchiudono l’essenza del suo pensiero compositivo e dell’effetto che cercava: «… Pure mi convinco sempre più che la vastità della Scala nuocerebbe all'effetto. Scrivendo Falstaff non ho pensato né a teatri, né a cantanti. Ho scritto per piacere mio e per conto mio, e credo che invece della Scala bisognerebbe rappresentarlo a Sant'Agata.»
Ed ancora «… Del Falstaff è impossibile farsi un'idea sul pianoforte! Bisogna udirlo. Io vi ho fatto un'orchestra leggerissima. Certi passi pianissimi non si possono eseguire sul pianoforte. Non fanno effetto alcuno.»

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Benini ha tradotto egregiamente questa intimità e la parola scenica, nonostante qualche momento nel terzo atto che, personalmente, avrei desiderato più scorrevole, ne ha beneficiato mettendo in mostra tutta la sua grandezza.
Un cast affiatato ha saputo farci immergere nella sublimità e raffinatezza di quest’opera che a dirla con Massimo Mila «… siamo di fronte ad un declamato vocale che possiede l’attitudine a secondare i minimi incisi del discorso, sempre con corrispondente giustificazione musicale, e può dar vita a brevissimi quadretti espressivi che colgono in due battute ogni più fuggevole suggerimento del testo, senza bisogno di sciorinarsi in ampie forme musicali…»
Nicola Alaimo è stato colui che nel ruolo eponimo può portare assolutamente il vessillo di questa affermazione: la sua dizione, il suo porgere il “verbo” con cesellata articolazione, il saper timbrare ogni suono con il calibro della giusta pregnanza per rendere ogni frase in sintonia con l’umore caratteriale del personaggio, sono state le prerogative di questo eclettico interprete che spazia in tutto l’Ottocento melodrammatico con naturale leggiadria restituendo sempre, da Rossini a Verdi, la veridicità strabiliante della parola musicata.
Un Ford signorile e spocchioso quello di Jean-François Lapointe la cui interpretazione è andata di pari passo con una nitida e squillante vocalità in cui la proiezione del suono non ha mancato di mettere in luce un timbro pregevole ed una musicalità sopraffina.
Il personaggio di Fenton per voce del tenore Enea Scala riluce per brillantezza di suono come la pioggerella di marzo che nel componimento leopardiano… che picchia argentina sui tegoli vecchi del tetto; uno smalto prezioso in cui il fraseggio e l’intonazione ne rappresentano una garanzia di qualità.

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Sempre sull’onda del viril sesso hanno fornito un valido apporto al cast Carl Ghazarossian quale petulante Dottor Cajus egregio interprete vocalmente e scenicamente; Rodolphe Briand come Bardolfo e Patrock Bolleire nei panni di Pistola che nel complesso se la sono cavata dignitosamente pur mettendo in evidenza qualche debolezza di emissione dovuta ad una scarsa proiezione e timbratura di suono.
La schiera delle “allegre comari” si è manifestata attraverso quattro straordinarie interpreti che hanno dato l'idea di trovarsi in piena sinergia tra loro.
Rachele Stanisci con la sua possente vocalità ha delineato Alice Ford restituendone il carattere precipuamente astuto e scaltro; un'emissione solida che si interseca con le impervietà vocali superandole egregiamente e dimostrando di saper gestire eccellentemente i colori irrorandoli di suggestive sfumature.
La Nannetta di Vannina Santoni è spigliata e gaia e ben si muove in palcoscenico; sembra comunque soffrire la pacatezza musicale del terzo atto in cui sciorina la sua aria con grande eleganza, ma l'intonazione cede in alcuni momenti.
Mrs Quickly è una irresistibile Anna Maria Chiuri: sublime scenicamente e squisitamente ironica nel porgere la parola scenica che è trasmessa attraverso un caldo timbro brunito che gode di perfetta intonazione e dirompente dinamica.
Grande prestazione anche per Mrs Meg Page di cui Annunziata Vestri è stata ambasciatrice; pur non disponendo di un momento scenico proprio è risultata sempre in sintonia con il resto della compagnia cesellando ogni momento della sua partecipazione con sigillo di grande professionalità.
Coro ineccepibile per cura musicale, anche se piuttosto marginale in quest’opera, preparato come sempre dal M° Stefano Visconti.
La bravura di questi artisti si inserisce a pieno titolo in un'idea registica fresca e frizzante evidenziando il lato comico, ma non grottesco della vicenda; per Jean-Louis Grinda tutto ruota intorno a Falstaff: per lo scenografo Rudy Sabounghi libri giganti fanno da cornice alla Taverna della Giarrettiera riportando sulle loro copertine tutte le sfaccettature della storia da Shaksperare ad Orson Welles passando per Verdi con la sua partitura ed anche una grande pagina su cui troneggia il titolo "Garter Inn". I libri si muovono, cambiando prospettiva e si aprono portandoci prima nei pressi della casa di Ford, poi nella foresta di  Windsor  ai piedi della Quercia di Herne. Incuriosito dal titolo "Garter Inn" sono ho approfondito la mia ricerca: la copertina in questione pare essere l’invito per una mostra e non so se lo sia veramente stata, ma nel mio cercare e ricercare ho trovato questa informazione: “Il Garter Inn di Windsor è una di quelle stereotipate osterie che scuote i solidi valori della Vecchia Inghilterra. In quanto “Inn”, (come all’epoca si designavano le locande) il Garter è posto dove dormire, ma è anche ristorante e bar. Falstaff vive lì, in una delle stanze per gli ospiti. E vi mangia pure: il primo atto si apre con i resti di una colazione ancora sul tavolo. Le bevande alcoliche sono la prima attrazione: perfino a colazione varie bottiglie ed un bicchiere sono sul tavolo. Nel secondo atto, Falstaff beve dello sherry, mentre nel terzo atto usa vino caldo per rinfrancarsi lo spirito. L’Opera di Verdi non potrebbe esistere senza il Garter Inn. La locanda non ha personalità propria come il Café Momus nella Bohème di Puccini, ma si adatta perfettamente al carattere di Falstaff. Falstaff non è fortunato, ma è come un cavaliere, ed il Garter è il suo castello. Falstaff, sia in Shakespeare (da cui è tratta l’opera) sia in Verdi, è un personaggio complesso. E’ allo stesso tempo nobile, volgare, godereccio e magnifico. Il Garter Inn va in parallelo al carattere di Falstaff: la sua 'grandezza' ci impressiona, perfino quando ci fa ridere”... Un’idea interessante che arricchisce il pollaio… ops il palcoscenico già inondato di numerosi animali. Ecco allora che fa la sua degna figura anche il libro "No Pets - Vengeance à la basse cour" di Richard Duck… forse un’invenzione registica, ma un sicuro vademecum per l’esaltazione di tutto il pollame che razzola sul palcoscenico, vestito dal costumista Jorge Jara ed illuminato da Laurent Castainght.
Falstaff, gallo cedrone diventa “il gallo della checca” rimembrando l’opera donizettiana, ma trova un sicuro erede nel giovane galletto Fenton che alla fine conquista l’amore di Nannetta. Tutti sono animali e come nel grande libro “La fattoria degli animali”, si trasformano in un grande momento di satira che non ha nessun sentore politico o sociologico come in George Orwell, ma esalta ancor più il carattere canzonatorio e burlesco dell’opera in cui la schiacciante serenità non è mai caratterizzata da un ottimismo piatto e spensierato, quanto piuttosto come il rovescio del tragico, con cui si lega indissolubilmente e dove campeggia sempre un un atteggiamento di ridente superiorità, che intende l'intera vita come una commedia e la risata come l'ultima risorsa del saggio.
Davvero un bel pomeriggio musicale che mi ha suscitato la voglia di ricercare e di tentare di provare a prendere la vita con un pizzico in più di leggerezza perché alla fine … Tutto nel mondo è burla.

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Concludo con questo pensiero di Francesco Bianchi che condivido appieno: «… Tutto nel mondo è burla sta a indicare che tutto nel mondo è contingente, precario, ingiustificato, non necessario, e che qualsiasi cosa noi tentiamo di fare, non riusciremo mai a lasciare un’impronta profonda nell’essere. E tutto ciò che facciamo è solamente un grande gioco, che ha delle regole, che possiamo conoscere e studiare, ma che non padroneggeremo mai, perché appena ce ne mettiamo davanti alcune per modificarle, subito ce ne compaiono altre dietro che ci determinano e che dobbiamo rispettare. L’atteggiamento di Verdi di fronte a ciò è quello di un nichilismo mistico, che contempla la nullità del mondo in cui è immerso non per annullarlo, ma per ascoltarne il suono complessivo che si ode solo astraendo dal quotidiano. La fuga finale del Falstaff è l’apoteosi di questa felicità del superamento dei valori, dei significati e della pesantezza che tutti questi si portano dietro. E’ l’affermazione della leggerezza come lo stato che discende dal nichilismo e che prelude ad una gioia autentica, la gioia di chi, non più succube del peso della vita, guarda al mondo con la facilità e il tocco di un bambino. E con questa leggerezza di movimento si è a tal punto immersi in quel mondo che è emerso dopo aver annichilito tutto ciò che ci proiettiamo sopra, che l’unica cosa che occupa il nostro pensiero è questo nulla da cui tutto si genera, che è per noi un vuoto liberatorio, proprio come quel niente, che abbiamo in testa, quando ridiamo.»

Crediti fotografici: Alain Hanel per il Teatro dell'Opera di Monte-Carlo
Nella miniatura in alto: Nicola Alaimo è Falstaff a Monte-Carlo
Sotto, in sequenza: le belle foto di Alain Hanel su protagonisti e allestimento






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Parliamone
Hewitt e Bach ossia dell'interpretazione
intervento di Athos Tromboni FREE

190402_Fe_00_AngelaHewitt_phBerndEberleFERRARA - Dunque, ricapitolando: «Sì, gli arpeggi nella Fantasia cromatica di Bach sono precisamente l’effetto principale. Io mi prendo la libertà di suonarli con ogni possibile crescendo e piano e fortissimo, naturalmente con pedale, ed inoltre raddoppiando le note basse. Accentuo quanto meglio si può le note-melodia, e allora le singole armonie successive risaltano splendidamente sui nuovi pianoforti a coda… Tutti affermano che è bello.»
È una frase estrapolata dalla lettera che Felix Mendelsshon scrisse nel 1840 alla sorella Fanny, anche lei pianista eccellente, che riportiamo qui per testimoniare due fatti importanti nella storia della musica: che la Fantasia cromatica e fuga di Johann Sebastian Bach fu la composizione che venne usata per forzare l’inserimento del compositore sassone nel nascente repertorio pianistico ai primi anni dell’Ottocento. E testimonia anche la
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VideoCopertina
La Euyo prende residenza a Ferrara e Roma

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Prosa
La classe operaia secondo Di Paolo
servizio di Athos Tromboni FREE

190510_Fe_00_LaClasseOperaiaVaInParadiso_LinoGuanciale_phGiuseppeDiStefanoFERRARA - Nel 1972 furono due film italiani a vincere ex-aequo a Cannes la Palma d’Oro: La classe operaia va in paradiso di Elio Petri, e Il caso Mattei di Francesco Rosi. In entrambi i film protagonista più che esuberante fu l’attore Gian Maria Volonté. Il primo film tentava (riuscendoci in buona parte) di coniugare la commedia all’italiana con il cinema di
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Eventi
Ferrara Musica nel segno di Beethoven
servizio di Athos Tromboni FREE

190504_Fe_00_FerraraMusicaStagione2019-2020_MarshallMarcusFERRARA - La stagione concertistica 2019/2020 di Ferrara Musica nel Teatro Comunale Claudio Abbado celebrerà, fin da quest’autunno, il 250° anniversario della nascita di Ludwig van Beethoven, celebrazione che si intensificherà nel corso del prossimo anno, vera tappa della ricorrenza. Lo hanno annunciato sia il direttore artistico di Ferrara Musica, Dario
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Opera dal Centro-Nord
Le nozze di Figaro come 'Le Nozze'
servizio di Athos Tromboni FREE

190504_Fe_00_NozzeDiFigaro_FrancescoBellottoFERRARA - L’ultima opera della corrente stagione lirica del Teatro Comunale Claudio Abbado ha riportato sulle tavole del massimo teatro ferrarese un titolo amato proprio dal maestro Abbado che nel 1991 ne diresse un’edizione viennese (poi portata anche a Ferrara) divenuta esecuzione di riferimento al punto che la critica più accreditata la definì come
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Echi dal Territorio
La Tosca in Castello Estense
servizio di Athos Tromboni FREE

190503_Fe_00_ToscaLiricaInCastello_MariaCristinaOstiFerrara – La Sala dei Comuni di Castello Estense ha ospitato oggi la conferenza stampa per la presentazione di “Lirica in Castello”: sarà la Tosca di Giacomo Puccini, uno dei titoli più popolari della storia dell’Opera italiana, ad andare in scena nel cortile del Castello Estense giovedì 4 luglio 2019alle 21.15, nella nuova produzione che anche quest’anno vede impegnata l’Orchestra
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Soci Uncalm
L'arco della Mariotti incanta ai Servi
servizio di Gianluca La Villa FREE

190430_Lu_00_LucillaRoseMariottiLUCCA - Sabato 27 aprile 2019, a Lucca, la Chiesa dei Servi, luogo ormai dedicato con la sua acustica quasi perfetta ai programmi concertistici di “Animando Lucca”, ha ospitato un concerto in collaborazione con il “Comitato per i Grandi Maestri”, di Ferrara, e la violinista giovanissima e ferrarese di adozione Lucilla Rose Mariotti, come il suo maestro Marco
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Vocale
Exultate Jubilate in San Giorgio fuori le Mura
servizio di Athos Tromboni FREE

190429_Fe_00_BalderiMarcoAntiquaEstensis_AmaliaScardellatoFERRARA - Non è stato solo un concerto devozionale quello che si è svolto nella basilica di San Giorgio fuori le Mura, domenica 28 aprile 2019, quale “ringraziamento per il restauro del convento di Santa Maria dell’Olivo in Maciano di Pennabilli (Rimini)”. No, non solo devozionale, ma anche carico di solidarietà umana e – perché no? – anche di curiosità per il ritorno nella propria città
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Opera dall Estero
Aguilera propone l'Otello d'Amore
servizio di Simone Tomei FREE

190426_MonteCarlo_00_Otello_GregoryKunde_phAlainHanelMONTE-CARLO - Tante sono le motivazioni che spingono a parlare di Otello come un (se non addiritutta "il") capolavoro del Cigno di Busseto dove lo stigma  più evidente, quello della gelosia, diventa l'indiscusso motore dell'azione scenica, ma... proprio durante l'ascolto dell'opera nell'affascinante Salle Garnier dell'Opéra di Montecarlo la
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Echi dal Territorio
Vivaldi e Bach per l'Antiqua Estensis
FREE

190424_Fe_00_AntiquaEstensisStefanoSquarzinaFERRARA - Per festeggiare la ricorrenza del 23 aprile, giorno di San Giorgio, patrono della città di Ferrara, il Polo Museale dell'Emilia Romagna ha ospitato nella bellissima sala delle carte geografiche, in Palazzo Costabili (ma i ferraresi preferiscono chiamarlo da sempre "Palazzo Ludovico il Moro"), un concerto barocco dell'ensemble d'archi Antiqua
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Nuove Musiche
Katër i Radës inferno mediterraneo
servizio di Attilia Tartagni FREE

190419_Ra_00_KaterIRades_AdmirShkurtajRAVENNA - Il tema di Katër i Radës. Il naufragio, ultimo appuntamento del 18 aprile 2019  della corrente stagione d’opera e danza del Teatro Alighieri di Ravenna,  è un viaggio di imbarcati clandestini verso l’Italia  finito tragicamente a cui la cronaca ci ha assuefatto. Aspirazione dello spettacolo è smuovere le coscienze coinvolgendole nel dramma
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Prosa
Vieni qui bella juventina che ti sistemo!
servizio di Athos Tromboni FREE

190419_Fe_00_IlReAnarchico_PaoloRossiFERRARA - Irriverente, sarcastico, ironico, buffo; come sempre. Il funambolico Paolo Rossi, uno degli attori fra i più fantasiosi ed incisivi nel panorama dei comici italiani, ha proseguito a Ferrara, nel Teatro Comunale Claudio Abbado per la stagione di prosa, il suo personale itinerario intorno al pianeta Molière; ha portato in scena nella città estense
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Eventi
Carmina per Bosso in Arena
servizio di Athos Tromboni FREE

190417_Bo_00_CarminaBurana_EzioBossoBOLOGNA - Sarà un debutto areniano, quello del maestro Ezio Bosso, quello di domenica 11 agosto 2019 quando salirà sul podio di coro e orchestra della Fondazione Arena di Verona, e dei cantanti solisti scritturati, per dirigere i Carmina Burana di Carl Orff: il maestro Bosso ha già diretto i Carmina in altre occasioni, ma mai con un'orchestra e un
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Classica
Euyo e l'incognita Brexuyo
servizio di Athos Tromboni FREE

190414_Fe_00_Euyo_VasilyPetrenko_facebookFERRARA - Secondo concerto primaverile, sabato 13 aprile 2019, della European Union Youth Orchestra nel Teatro Comunale Claudio Abbado per Ferrara Musica. Un altro successo di pubblico (teatro tutto esaurito) per i giovani strumentisti della Euyo guidati dal loro "chief conductor" Vasily Petrenko. Il programma era tutto incentrato sull'orchestra,
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Classica
Euyo e Opolais carte vincenti
servizio di Athos Tromboni FREE

190412_Fe_00_EuyoVasilyPetrenkoKristineOpolais_phMarcoBorggreveFERRARA - E chiediamoci perché la tonalità di Mi minore sia così poco usata dai grandi compositori dell'Ottocento e del primo Novecento: si contano sulle dita di una mano le sinfonie in Mi minore: ne scrisse una Chajkovskij (la sua più bella, la Quinta sinfonia), poi una ciascuno Brahms, Dvoràk, Sibelius, e Sostakovic. E basta. Anche Haydn
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Opera dal Centro-Nord
Chénier dalla concitazione alla lentezza
servizio di Simone Tomei FREE

190408_Pr_00_AndreaChenier_MartinMuehle_phRobertoRicciPARMA - Dopo aver girato il circuito teatrale dell’Emilia Romagna, Andrea Chénier di Umberto Giordano approda al Teatro Regio di Parma, coinvolto nella produzione dell’allestimento insieme al Teatro Comunale di Modena, alla Fondazione Teatri di Piacenza, alla Fondazione I Teatri di Reggio Emilia, alla Fondazione Ravenna Manifestazioni e all’Opéra di Toulon. Un progetto
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Echi dal Territorio
Cronaca di una serata pop-jazz
FREE

190406_Fe_00_SophisticatedPopQuintet_PaolaBaccagliniFERRARA - Abbinare i sapori di un bravo cuoco e la popolarità della migliore musica pop trattata come jazz è una "ricetta" che funziona sempre. Così è successo anche sabato 6 aprile 2019 nel Ristorante Piper del campo aeroportuale del Club Volo a Vela di Ferrara, uno spazio verde alla periferia della città ma raggiungibile dal centro
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Opera dalle Isole
Tosca ottima dai due cast
servizio di Simone Tomei FREE

190406_Ca_00_Tosca_PierFrancescoMaestriniCAGLIARI - “Tosca, mi fai dimenticare Iddio” recita il barone Scarpia alla fine del primo atto. Vorrei fare mia questa frase, mutuandola alla luce del sentimento che mi accompagna : “Tosca, mi fai rimembrare Cagliari.” Vari impegni mi hanno fatto tardare nel resoconto della mia ultima trasferta in terra sarda, ma adesso, nel calmo pomeriggio di un tiepido
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Jazz Pop Rock Etno
Faber rivive coi suoi musicisti
redatto da Athos Tromboni FREE

190330_Fe_00_GruppoDei10_SerataFabrizioDeAndre_facebookFERRARA - I musicisti pop e jazz che suonarono con e per Fabrizio De André sia in concerto che in sala d'incisione si riuniranno giovedì 16 maggio 2019 alle ore 21 nel Teatro Comunale Claudio Abbado per un omaggio al cantautore genovese nel 20° anniversario della scomparsa. L'iniziativa, partita da un'idea del batterista ferrarese Ellade Bandini,
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Opera dal Centro-Nord
E Rosina č rinchiusa in voliera
servizio di Angela Bosetto FREE

190331_Pr_00_BarbiereDiSiviglia_AlessandroDAgostini_phRobertoRicciPARMA – Nell’uscire dalla storica cornice del Teatro Regio, dopo aver assistito alla recita de Il barbiere di Siviglia dello scorso 29 marzo 2019, viene quasi spontaneo ripensare ai versi di una poesia di Edmondo De Amicis. In Siviglia l’autore di Cuore vagheggia la città “Regina de la bella Andalusia” dalle “vie ridenti e profumate”, soffermandosi sulle casette
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Jazz Pop Rock Etno
La prima volta di Rita Payés a Ferrara
servizio di Athos Tromboni FREE

190331_Vigarano_00_PayesRitaVIGARANO MAINARDA (FE) – E così lo Spirito di patron Stefano Pariali ha ospitato per il debutto ferrarese la trombonista e cantante spagnola Rita Payés, diciannovenne, astro emergente della scena mainstream, ma anche autrice dei brani che interpreta cantando o suonando il suo trombone.
Il Gruppo dei 10, guidato dal direttore artistico Alessandro
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Prosa
Domata la bisbetica Verona applaudirebbe
servizio di Athos Tromboni FREE

190330_Fe_00_LaBisbeticaDomata_WilliamShakespeareFERRARA - Nell'Inghilterra di Elisabetta Tudor le compagnie teatrali non potevano ammettere le donne sul palco a recitare. Neanche Shakespeare era, in fondo in fondo, dispensato da questa "regola"; i ruoli femminili erano di norma affidati a un giovane uomo en-travesti (come si direbbe oggi con termine tecnico) magari con voce acuta, naturale
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Opera dal Centro-Nord
E Tito incoronō la sua statua
servizio di Simone Tomei FREE

190328_Fi_00_ClemenzaDiTito_FedericoMariaSardelli_phMicheleMonastaFIRENZE - Con l’ultima opera seria di Wolfgang Amadeus Mozart si chiude la stagione lirica 2018-2019 del Teatro del Maggio Musicale Fiorentino. La clemenza di Tito approda nel capoluogo toscano con una produzione dell’Opéra National de Paris firmata da Willy Decker (con scene e costumi di John Macfarlaine e luci di Hans Toelstede) e ripresa per
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Eventi
Donizetti Opera 2019 il programma
redatto da Athos Tromboni FREE

190328_Bg_00_DonizettiOpera2019_FrancescoMicheliBERGAMO - È pronto il calendario dell'edizione 2019 del "Donizetti Opera", festival internazionale dedicato al compositore bergamasco e affidato alla direzione artistica di Francesco Micheli: prima novità di questa edizione è la programmazione prolungata, grazie anche a un terzo titolo operistico; in questo modo si rafforza ulteriormente la formula
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Opera dall Estero
Il ratto dal... Treno
servizio di Simone Tomei FREE

190326_MonteCarlo_00_RattoDalSerraglio_RebeccaNelsen_phAlainHanelMONTE-CARLO - Il mito del viaggio rappresenta sempre un elemento particolare da proporre sul palcoscenico. Si tratta infatti di un’idea che in alcuni casi rischia di risultare bislacca o forzata, mentre in altri può intrecciarsi amabilmente con la trama operistica, riuscendo a fondere con intelligenza l’inventiva registica a quella musicale nel
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Opera dal Centro-Nord
Aci, Galatea, il coro e il sublime
servizio di Athos Tromboni FREE

190322_Fe_00_AciAndGalatea_AlessandroQuartaFERRARA - Una vera perla barocca per la stagione lirica del Teatro Comunale Claudio Abbado: giovedì 21 marzo i due turni di abbonamento abbinati (recita unica) hanno assistito ad Acis and Galatea di Georg Friedrich Händel, masque in due atti su testo inglese del 1718 di John Gay, Alexander Pope e John Hughes tratto dalle Metamorfosi di
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Soci Uncalm
Bel concerto della Neri con la Trapani
servizio di Edoardo Farina FREE

190320_Fe_00_LauraTrapaniFERRARA - Riprendono le attività dell’Orchestra a plettro “Gino Neri”, dopo il ricchissimo calendario 2018 in occasione delle celebrazioni per il 120° dalla fondazione e il consueto prestigioso Concerto di Capodanno presso il Teatro “Claudio Abbado” di Ferrara, il secondo appuntamento del 2019, organizzato dall’Associazione Amici della Musica
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Ballo and Bello
Antologia Yacobson una meraviglia
servizio di Attilia Tartagni FREE

190320_Ra_00_BallettoYacobsonSanPietroburgoRAVENNA - Una straordinaria serata di gala, di quelle che ci affascinano regolarmente al Ravenna Festival  nel popoloso contenitore del Pala De André,  ha sedotto, nell’aristocratica cornice del Teatro Alighieri il 16 e il 17 marzo 2019, gli amanti del balletto classico declinato anche in formule nuove coniugate ai grandi Bellini, Mozart e Rossini.  Non
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Opera dal Nord-Est
Elisir come un quadro di Botero
servizio di Rossana Poletti FREE

190319_Ts_00_ElisirDAmore_FrancescoCastoroTRIESTE - Teatro Verdi. Il regista venezuelano Victor García Sierra ha deciso di ambientare L’elisir d’amore di Gaetano Donizetti, in scena al Verdi di Trieste, in un mondo pittorico circense attinto da Botero, che dipinse una serie di quadri dedicata proprio al circo nel 2008. Le scene e i costumi appaiono conformi a quelle che sono le peculiarità dell’artista
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Opera dal Centro-Nord
Chénier una maestosa costruzione storica
servizio di Attilia Tartagni FREE

190312_Ra_00_AndreaChenier_GiovanniDiStefanoRAVENNA - Venerdì 8 e domenica 10 marzo 2019 nel Teatro Alighieri il sipario sull’opera Andrea Chénier si è aperto su un palazzo della nobiltà parigina in un clima festoso superficiale e fatuo, in quella che Carlo Gérard, insofferente alla sua condizione di servo dei ricchi Coigny, definisce “…l’odiata casa dorata, immagine di un mondo incipriato e vano”.
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Opera dal Centro-Nord
Edipo e La Voce Umana
servizio di Simone Tomei FREE

190305_Pi_00_EdipoRe_GiuseppeAltomare_phImaginariumCreativeStudioPISA - Sul finire della stagione lirica 2018/2019 il Teatro Verdi di Pisa ha proposto un dittico inusuale, per non dire unico, con protagonisti due autori novecenteschi diversi per stile ed estrazione: Ruggero Leoncavallo e Francis Poulenc.
Edipo Re rappresenta l'estremo addio del compositore
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Opera dal Nord-Est
Don Pasquale viticoltore veronese
servizio di Simone Tomei FREE

190304_Vr_00_DonPasquale_AlviseCasellati_FotoEnneviVERONA - Donizetti comico...o forse melanconico quello che racconta le avventure di un signorotto attempato, rispondente al nome di Don Pasquale da Corneto, che vorrebbe ammogliarsi. Temi ilari, situzioni grottesche, ma come succede spesso, il compositore bergamasco sa trarre dai libretti, anche quelli più "leggeri", una vis piena di
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Opera dalle Isole
Ottima "Favorite" in stile antico
servizio di Salvatore Aiello FREE

190228_Pa_00_LaFavorite_SoniaGanassi_phFrancoLanninoPALERMO - Altro appuntamento per la Stagione 2019 del Massimo con La Favorite di Gaetano Donizetti, per la prima volta sulle scene del capoluogo siciliano nell’edizione critica di Rebecca Harris Wallick. L’opera donizettiana, grand-opéra,dopo alterne vicende nella produzione del bergamasco, vide la luce a Parigi nel 1840, la capitale
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Opera dal Centro-Nord
Madama Butterfly torna con successo
servizio di Simone Tomei FREE

190227_Fi_00_MadamaButterfly_FrancescoIvanCiampa_MicheleMonasta_SA91975FIRENZE - Quando un'emozione ha conquistato il tuo cuore  sorge spontaneo il desiderio di poterla rivivere; talvolta l'occasione che si ripresenta porta in sé minori aspettative perché epurate dell'effetto sorpresa, ma può accadere che la repetita sia foriera di rinnovate soddisfazioni ed elementi di interesse tali da rinverdire quel ricordo un
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Opera dal Centro-Nord
Ottime Nozze di Figaro
servizio di Attilia Tartagni FREE

190226_Ra_00_NozzeDiFigaro_ErinaYashima_phAngeloPalmieriRAVENNA - Dopo Così fan tutte (2017) e Don Giovanni (2018), il 22 e 24 febbraio 2019 è approdata al Teatro Alighieri di  Ravenna l’opera “Le nozze di Figaro”, prima della trilogia scaturita dalla collaborazione fra il librettista Da Ponte e il musicista Mozart e allestita in coproduzione fra il teatro ravennate, il teatro Coccia di Novara e il Festival di Spoleto.
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Opera dal Centro-Nord
Un po' troppo scolastica la Lucia...
servizio di Simone Tomei FREE

190223_Lu_00_LuciaDiLammermoor_SarahBaratta_phAndreaSimiLUCCA - Il Teatro del Giglio di Lucca prosegue la sua programmazione stagionale con la messa in scena della Lucia di Lammermoor di Gaetano Donizetti in un allestimento coprodotto con il Teatro di Pisa e con l'Opéra Nice Côte d'Azur.
"… Fin dalla prima scena suscitò entusiasmo. Prendeva Lucia
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Ballo and Bello
Ballando Cohen
servizio di Attilia Tartagni FREE

190223_Ra_00_BJM_LeonardCohenRAVENNA - “Per sua natura, una canzone deve muovere da cuore a cuore” affermava il canadese Leonard Cohen, poeta prestato alla canzone d’autore scomparso nel 2017. La danza della compagnia canadese Les Jazz Ballets de Montréal  fondata nel 1972 e diretta dal 1998 da Louis Robitaille, scorre innervata dalla sua arte, solida come
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Opera dal Nord-Ovest
Entusiasmante Simon Boccanegra
servizio di Simone Tomei FREE

190220_Ge_00_SimonBoccanegra_AndriyYurkevychGENOVA - Prima di parlare del Simon Boccanegra d Giuseppe Verdi al Teatro Carlo Felice di Genova (dove ho avuto il piacere di seguire entrambi i cast), vorrei proporvi un “monologo” proprio su quell’opera di Giuseppe Verdi. La voce è quella di Giorgio Strehler, che narra le proprie impressioni in qualità di regista del celebre allestimento scaligero
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Personaggi
Ludovic Teziér a tutto campo
intervista a cura di Simone Tomei FREE

190220_Ge_00_LudovicTezier_phA.BofillGENOVA - Per chi ama la musica e l’opera ogni partenza verso una nuova avventura teatrale porta in seno tanti diversi stati d’animo (attesa colma d’entusiasmo, paura di un’eventuale delusione, aspettative e supposizioni personali), sui quali vince però, senza dubbio, il piacere di far qualcosa che è parte fondamentale della propria vita e che nutre
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Pagina Aperta
Un dittico insolito per Firenze
servizio di Mario Del Fante FREE

190220_Fi_00_CavalleriaRusticana_AngeloVillariFIRENZE - In attesa di Cavalleria Rusticana di Pietro Mascagni, abbiamo assistito a Un mari à la porte di Jacques Offenbach, compositore nato a Colonia il 20 giugno 1819 che si traferì a Parigi, studiò in quel Conservatorio, mise in scena un centinaio di operette e divenne un beniamino del pubblico che apprezzava molto quel genere del quale
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Personaggi
Alessandra Rossi si racconta
a cura di Simone Tomei FREE

190215_Vr_00_AlessandraRossiVERONA - Piove. Il cielo plumbeo non promette nulla di buono e, nonostante questo, non voglio che l’appuntamento sia rimandato. Ecco quindi che, dopo un viaggio tra le terre di Toscana, Emilia Romagna e Veneto, entro nella città scaligera, parcheggio e solo pochi passi mi separano dalla casa del soprano Alessandra Rossi de Simone.
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Opera dal Centro-Nord
Un marito alla porta. Un amante ammazzato
servizio di Simone Tomei FREE

190212_Fi_00_UnMariALaPorte_CavalleriaRusticana_ValerioGalliFIRENZE - Il tema delle “corna” (e, in generale, dell’infedeltà più o meno celata) è sempre stato molto in voga nel repertorio melodrammatico, facendo degli intrighi amorosi uno degli elementi portanti nelle trame operistiche. Elementi che talvolta fanno rima con puro divertimento, talaltra diventano fattore drammatico, oltre che drammaturgico.
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