Pubblicato il 24 Settembre 2018
L'opera di Giuseppe Verdi ottiene grande successo all' Opéra Royal de Ličge Wallonie (Belgio)
Un ottimo Trovatore servizio di Simone Tomei

180924_Liegi_00_Trovatore_FabioSartori_phOperaRoyalDeVallonieLIEGI - Ogni volta che mi trovo ad ascoltare Il trovatore di Giuseppe Verdi non posso fare a meno di ammirarne la contraddittoria perfezione drammaturgica e musicale; il connubio tra Salvatore Cammarano ed il Cigno di Busseto ha creato uno dei capolavori che, a mio avviso, è da annoverare nell’olimpo del Teatro in Musica. La repetita dell’ascolto e della visione sono per me motivi di approfondimento nello studio minuzioso di ogni anfratto del libretto e dello spartito e mi sono di stimolo le numerose fonti che ho accumulato nel tempo dalle quali ho tratto e continuo a trarre stimolanti suggestioni. Prima di passare a narrarvi della mia trasferta in terra belga all’Opéra Royal de Liège Wallonie per la recita del 22 settembre 2018, vorrei con piacere condividere un paio di emozioni dalle mie letture preparatorie.
La prima è tratta da uno scritto di Fabrizio Della Seta dal titolo Ma infine nella vita tutto è morte! Cosa ci racconta il “Trovatore” tratto da Un duplice anniversario; Giuseppe Verdi e Richard Wagner - in relazione alla componente dello “spazio-tempo” nell’opera che oscilla sempre dal “qui ed ora” ad “altrove e allora”: «…Sembra evitare intenzionalmente la linearità narrativa del dramma “classico”, per cui gli eventi si succedono irreversibilmente secondo una connessione causale in favore di una specie di spazio tempo nel quale ogni evento si colloca prima e dopo ogni altro e può essere ripercorso all'infinito invece di cercare di stabilire la successione esatta degli scontri tra Manrico e il conte di luna potremmo dire che essi si sono scontrati e si scontreranno ancora un numero indeterminato di volte. Questo tipo di struttura temporale ciclica è caratteristico del racconto di produzione orale nelle sue diverse manifestazioni: del mito, della leggenda, della fiaba. Possiamo allora leggere la peculiarità del Trovatore nel fatto che si tratta della riproposizione in chiave operistica di un tema tradizionale, ciò che qualche volta è stato espresso notando in esso gli aspetti di leggenda o di favola tragica.»

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Sempre sulla medesima scia Paolo Gallarati nel suo tomo Il Verdi ritrovato prosegue: «… Tutto il trovatore, infatti, è un grande racconto, anzi un racconto di racconti, perché non solo i personaggi, come vedremo, si esprimono in arie, ballate e canzoni in cui ricordano, narrano, immaginano, ma Verdi stesso appare qui nella veste di un mitico aedo che, come il cantastorie sulla pubblica piazza, gira i fogli di una storia epica, dipinta a colori vivi, fatta di visioni, memorie presagi, rapita in una dimensione ideale, dove l'azione, che si riverbera continuamente nell'immaginazione, quasi non scorre, ma la musica anima le situazioni statiche, con un flusso torrentizio che rende il tumulto dei sentimenti…»
Questo aspetto spazio-temporale del racconto di cui è impregnata la drammaturgia è stato molto ben delineato dal regista Stefano Vizioli che ha saputo caratterizzare ciascuno dei personaggi nella sua dimensione più vera e più fedele all’idea del librettista Salvatore Cammarano il quale, pur discostandosi a tratti dal romanzo di Antonio Garcia Gutierrez, ne ha creato un profilo psicologico profondamente sviscerato su cui la musica poi ha creato la cornice per un quadro di supremo fascino. Di questa regia già scrissi a suo tempo quando ebbi modo di vederla al Teatro Verdi di Pisa la trovate qui ) ribadendone la suggestività complessiva della quale sono stati abili collaboratori lo scenografo e costumista Alessandro Ciammarughi e Franco Marri quale ideatore della coreografia luci il cui fascino emotivo è stato davvero corroborante.
Parlare del cast è piacevole e ripaga dalle “fatiche” di una trasferta piuttosto concentrata nel poco tempo del viaggio, presenza alla recita e ritorno, ma densa di coincidenze sul filo del rasoio.
Seguendo il libretto di sala troviamo nel ruolo eponimo il tenore Fabio Sartori, per la prima volta in questo teatro di Liegi, dove è riuscito ad incassare un ottimo successo; il suo Manrico o se vogliamo Garcia, è accorato,  guerriero, passionale, sensuale e intriso di amore filiale: sfaccettature che emergono da una vocalità nitida, sicura e scevra da manierismi che talvolta sviliscono e appesantiscono il ruolo del giovane innamorato; tutti aspettano “la Pira” peraltro eseguita bene, ma credo che la sua pagina migliore sia stata l’aria che la precede Ah! Sì, ben mio, con l’essere ed il duetto finale con la madre dove i colori vocali si sono ben sposati con un canto morbido e ottimamente legato.
Ascoltare e vedere il soprano Yolanda Auyanet sul palcoscenico, anch’essa per la prima volta a Liegi, è sempre un grande piacere per l’orecchio e per l’occhio; la sua Leonora non è solo quella presenza eterea e trasognata, ma soprattutto è un personaggio che si ammanta di splendore e spessore grazie ad un physique du rôle di prim’ordine ed un’emissione che emoziona; la prima aria - eseguita con cesello vocale - rappresenta uno dei momenti più alti della scrittura verdiana per soprano anche se la sua presenza scenica sembra essere un po’ controcorrente rispetto alle abitudini del melodramma italiano della prima metà dell’Ottocento; già nel 1853 Alberto Mazzuccato così esordiva sulla Gazzetta Musicale di Milano: «... chi è questa giovane innamorata, Leonora, che dispone così liberamente del suo cuore, di sé medesima, senza un avolo, un padre, uno zio, un parente, un qualcuno che la tuteli? Per poco, anziché un’onesta e vereconda fanciulla, non la si direbbe una spensierata e capricciosa vedovella ...»; ma è da qui che probabilmente nasce la forte personalità della donna che già dalla prima cabaletta sembra presagire la sua triste fine; nella pagina del quarto atto D’amor sull’ali rosee la Auyanet libra tutte le sue doti migliori per regalare un momento di Arte in Musica di grandissimo livello: ogni parola è misurata, ogni nota dettata dal peso e dal significato della scrittura drammaturgica che attraverso l’eleganza di un canto sempre ben appoggiato e avvolto da uno straordinario fraseggio ci immerge nel tragico finale preceduto da un veemente confronto con il Conte di Luna per poi riappropriarsi della dolcezza e del velluto che già avevamo udito nel primo atto.

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Un debutto non per il loco bensì per il ruolo quello del  baritono toscano Mario Cassi  nell’impervio impegno di Il Conte di Luna; già lo aveva annunciato sulle nostre pagine in una dettagliata intervista (che troverete qui ) e la trasferta era quasi d’obbligo da parte mia, per udire dal vivo questa ascesa verso i più nobili ruoli verdiani della corda baritonale; l’ascolto non ha assolutamente deluso le aspettative dell’attesa perché la vocalità matura e sempre più ispessita dall’esperienza e dal tempo ha fatto sì che il personaggio abbia potuto emergere con grande naturalezza e soprattutto sfaccettarsi in tutte le sue dinamiche; l’iride dei colori non è sicuramente mancata e se nel terzetto iniziale si è fatto valere per alterigia nell’aria del secondo atto Il balen del suo sorriso, ha saputo gestire le dinamiche sonore con grande eleganza passando tra il trascolorato e la passione, non dimenticando la signorilità del legato e l’irruenza della vendetta che ben si è palesata nel mirabile concertato del terzo atto per poi consolidarsi definitivamente nel duetto finale: qui, con Leonora ars scenica e ars vocale si sono unite in un connubio di grande impatto emotivo; la voce di Cassi è omogenea e l’ampiezza delle note centrali ben si sposa con una facilità negli acuti che gli permettono di dipingere con tante sfumature le intenzioni e le suggestioni della musica.
Prima esperienza belga anche per Violeta Urmana che nell’ormai consolidato ruolo di Azucena ha fatto da cesello per un cast veramente di ottimo livello; lei è magnetica nella parte della gitana, e riesce sempre ad emozionare con una vocalità che gode di grande esperienza e maturità; scenicamente invade il palcoscenico ed è catalizzatrice, riuscendo ogni volta a farti innamorare sempre più di un personaggio ambiguo ma di indiscusso fascino; le due arie del secondo atto (Stride la vampa, e Condotta ell'era in ceppi) sono state un quadro da ammirare non solo con l’udito e l’occhio, ma anche con il cuore ed il cui ricordo rimane ancora stampato in esso come un generoso dono ricevuto.
Elegante e signorile nell’interpretazione il Ferrando di Luciano Montanaro che gode di un’emissione nitida e una bella dizione tale da rendere incisivo il racconto iniziale, motore di tutta l’azione.
Di pregio tutti gli altri personaggi di fianco: Julie Bailly come efficace Inès nonostante un tendenziale vibrato piuttosto stretto, Xavier Petithan ottimo Ruiz, Alezei Gorbatchev quale Un vecchio zingaro e Stefano De Rosa Un messo.
Il Coro preparato e diretto dal M° Pierre Iodice ha egregiamente assolto il proprio compito pur mancando, a mio avviso, un po’ di nerbo nel grande inizio del secondo atto; sublimi gli interni perfettamente cesellati da un suono etereo e mistico.
La direzione del M° Daniel Oren è stata sicuramente un elemento indispensabile all'ottima riuscita della serata dove i colori, le emozioni e i sapori della partitura verdiana hanno trovato  attraverso - il suo gesto esperto - un ottimo viatico per potersi esprimere in maniera naturale e fluida; la grande intesa con il palcoscenico inoltre ha dato il suo “imprimatur” a una recita in cui la precisione e la correttezza musicale ne diventano ottimi elementi di completamento.
Grande successo per il pubblico che ha osannato tutti gli artisti ed un rimando agli assenti sul sito www.culturebox.com per la visione trasmessa la sera del 22 settembre. Link completo: https://culturebox.francetvinfo.fr/opera-classique/opera/il-trovatore-de-verdi-a-l-opera-royal-de-wallonie-279471

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Crediti fotografici: Ufficio stampa dell’Opéra Royal de Liège Wallonie
Nella miniatura in alto: il tenore Fabio Sartori nel ruolo del Trovatore (Manrico)
Sotto: scena durante l'aria Stride la vampa con Violeta Urmana (Azucena) e Fabio Sartori
Al centro in sequenza: Yolanda Auyanet (Leonora); Julie Bailly (Inès); Violeta Urmana (Azucena); Mario Cassi (Conte di Luna); ancora Cassi con Yolanda Auyanet (di spalle); Luciano Montanaro (Ferrando)
In fondo: scena del duello fra Manrico (Fabio Sartori) e il Conte di Luna (Mario Cassi) alla presenza di Leonora (Yolanda Auyanet)





Pubblicato il 18 Agosto 2018
L'opera di Giuseppe Saverio Mercadante tra contestazione e applausi alle Innsbruck Festwochen
Didone abbandonata e... ritrovata servizio di Simone Tomei

180818_00_Innsbruck_Didone_ViktorijaMiskunaite_phRupertLarlINNSBRUCK - Le mie trasferte estive mi hanno visto spettatore la sera del 14 agosto 2018 anche all’ Innsbrucker Festwochen Der Alten Music in occasione di una recita della Didone abbandonata di Giuseppe Saverio Mercadante, dramma per musica su libretto di Pietro Metastasio. Il mito di Didone prende le mosse dall’epica virgiliana nel libro IV dell’Eneide, per passare poi attraverso Ovidio, Boccaccio, Marlowe, fino ad arrivare ad Ungaretti e Brodskij: in questo lungo percorso storico il melodramma ne beneficia proprio per l’opera metastasiana e si contano ben 112 versioni in musica del libretto; libretto che risale nella sua prima versione al 1724 e che da allora in poi ha subito varie modifiche tra le quali la più importante risale alla metà del diciottesimo secolo per una rappresentazione al teatro del Buon Retiro di Madrid del 1752 ed è per questo detta “versione spagnola” voluta dal castrato Carlo Broschi (alias Farinelli) per il compleanno del Re Ferdinando VI.
Il primo approccio di Mercadante al testo avviene per una rappresentazione al Teatro Regio di Torino del 1823 su un libretto di un poeta revisore anonimo; questa revisione anonima fu ancora oggetto di modifiche da parte di Andrea Leone Tottola per la prima rappresentazione napoletana del 1825; a questi due approcci ne seguì anche uno milanese nel 1827 che seppur ancora modificato sembrò aggiungere nulla rispetto ai precedenti, ma per un quadro più completo della mito e del suo epilogo dall’evento milanese, riporto con piacere un estratto di una lettura a cura di Arianna Frattali: "… la trama del libretto fu ovviamente semplificata. Nella nuova suddivisione bipartita, pur mutando sostanzialmente in alcuni punti cruciali, il primo atto dell’opera manteneva generalmente integra la struttura originaria, mentre i grossi tagli riguardavano di solito gli ultimi due atti. Anche se gran parte della versificazione originaria restava immutata, l’equilibrio metastasiano fu tuttavia spezzato dall’inserimento di più versi in nuovi brani di differente struttura. Questo accadde alla celebre aria solistica che Didone cantava in chiusura della scena quinta nel primo atto, Son regina e son amante, trasformata in duetto con l’aggiunta di una nuova sezione riservata a Iarba, qui interpretato da Nicola Tacchinardi. Veniva meno così il concetto di aria intesa come sfogo lirico di un protagonista unico e la struttura metastasiana cedeva il posto al duetto o al terzetto, oppure direttamente all’aria con coro, quest’ultimo considerato un veicolo eccellente per la pittura dell’affetto. Il brano a più voci appariva così collocato in due momenti importanti del dramma: come introduzione e finale d’atto; rari infatti erano i brani a più voci che non fossero duetti o terzetti, mentre piuttosto articolate apparivano le costruzioni formali delle introduzioni e dei finali, della Didone, in particolare, dove il finale primo, di considerevole lunghezza (circa cinque pagine del libretto), metteva in campo, oltre a tutti i personaggi, anche il coro suddiviso in più sezioni.» Seppure sottoposta alle modifiche di cui sopra, la Didone musicale gettò dunque la sua ombra lunga sull’Ottocento per ordine di motivazioni non solo di carattere politico: essa aveva costituito infatti un’eccezione nel panorama coevo del genere e conteneva già in nuce quella mimesi delle passioni che avrebbe portato all’empatia, sentimento che il pubblico ottocentesco voleva provare nei confronti delle vicende rappresentate e cantate sul palcoscenico. Alcuni studiosi, tra cui Jacques Joly (1983), hanno evidenziato come i protagonisti dei drammi di Metastasio dubitino sovente di sé e del mondo, combattendo aspramente per ridefinire la propria identità ontologica. Il poeta stesso aveva infatti dichiarato di volere rappresentare in mutevoli situazioni drammatiche il conflitto fra «passione e raziocinio», come «universali principii delle operazioni umane.»

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Così, nelle opere metastasiane, il lieto fine si raggiunge spesso tramite una necessaria rinuncia, che rende la componente razionalistica risolutiva fortemente predominante; nella Didone, tuttavia, tale componente è del tutto secondaria e il libretto delinea la cronaca di un dissidio senza soluzione, quello fra dovere e passione. Come si capisce, dunque, la Didone metastasiana getta idealmente un ponte artistico e culturale fra ciò che era e ciò che sarebbe stato del genere operistico: l’impossibilità di dominare la follia amorosa conduceva infatti alla morte la protagonista e alla disfatta il suo regno.
Personaggio tragico per eccellenza, Didone ha attraversato il diciottesimo secolo incarnandone di volta in volta ansie e insicurezze, per divenire, tra Sette e Ottocento, specchio fedele di una società il cui malessere era evidenziato dallo sforzo di reggere un sistema ormai alla deriva e di cui la rivoluzione francese, il regno giacobino e i moti carbonari avevano già evidenziato le falle. Ma il paradigma melodrammatico ha subito ulteriori trasformazioni: anche se le intonazioni di Didone non hanno superato la prima metà del diciannovesimo secolo, tale progressivo declinare della fortuna di questo dramma riguardò principalmente il mondo dell’opera, ma non la profonda trasformazione del mito didoneo che il drammaturgo romano ha operato nella sua «estetica della ricezione» (Borsetto, 1990: 262) ri-negoziata continuamente a ridosso della scena. Innanzitutto, è stata rilevata dalla critica l’influenza della poetica metastasiana sulla trattatistica ottocentesca del dramma in musica, come pure il suo influsso sul melodramma verdiano relativo ai libretti di Francesco Maria Piave e Antonio Ghislanzoni. In secondo luogo, dobbiamo considerare il definitivo sdoganamento del protagonismo femminile che quest’opera, di fatto, inaugurò e consolidò nel tempo; la regina cartaginese fu infatti più volte interpretata dalle prime grandi dive dei palcoscenici settecenteschi in tutta Europa, sino a diventare, recitata, cavallo di battaglia di molte grandi attrici dell’Ottocento, seppure spogliata della sua componente musicale. In tale mutato contesto, che vedeva le donne ormai protagoniste della scena, non ci fu più posto per i virtuosi castrati, come Marchesi, ormai ritenuti innaturali nel loro registro vocale acuto, così svincolato dalla mimesi delle passioni, in una distribuzione naturale dei ruoli che promuovesse il coinvolgimento emotivo dello spettatore all’interno di una dimensione più naturalistica del teatro . Era il tramonto di quel sistema della “meraviglia” sui cui si fondava la spettacolarità barocca, come del «moltiplicarsi di piccole sorprese» prediletto dalla mentalità estetica del rococò; il pubblico sei-settecentesco aveva apprezzato, infatti, non tanto l’originalità, quanto la «misura di una differenza o scarto dalla norma», come fondamento della percezione alla base di ogni illusionismo sonoro e visivo. All’interno di tale sistema, il cantore evirato, capace di «eccezionali prestazioni con un minimo sforzo di fiato» aveva rivestito un ruolo di primo piano per quasi più un secolo, ma la sua stella era ormai destinata a tramontare.”

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Un mondo quello di Didone che, nell’opera di Giuseppe Saverio Mercadante, rivive con quegli schemi musicali ancora legati ai primi anni dell’Ottocento, ma che rivelano un compositore, seppur poco conosciuto, di fine eleganza e di sapiente coscienza e conoscenza degli strumenti e di come esaltarli appieno nell’esecuzione musicale; ecco allora che rifulgono le roboanti note del corno tanto caro anche al Cigno di Pesaro, come altresì l’intreccio dei legni e degli archi risuona con soave maestria alternando a momenti più meditativi, roboanti enfasi sonore di cui la Sinfonia iniziale è un magnifico esempio; per approfondire cito un pensiero tratto dal libretto di sala a cura di Paolo Cascio: “… Potremmo inquadrare questa Didone come un mix tra passato, presente e futuro. Del passato riscontriamo tracce di grandezza tipiche del linguaggio dell’opera europea della seconda metà del Settecento. Sotto questo punto di vista, la Didone è un melodramma di vicende sentimentali, con pretese di magniloquenza ed enfaticità. Quest'opera di Mercadante è legata al passato anche per via dell’argomento trattato, preso da un dramma di Metastasio, e dall’utilizzo di un ruolo en-travesti, per il personaggio di Enea. Del presente, riferito a quel 1823 quando Mercadante compose Didone, troviamo lo spirito di Rossini, soprattutto nelle forme codificate dal grande pesarese che Mercadante ricalca e usa come guida. Questa Didone ci parla anche del futuro, intravediamo infatti i primi esperimenti che porteranno Mercadante a uno snellimento delle forme, a una asciuttezza delle linee melodiche in favore di un declamato più scultoreo, e ai primi tentativi di costruire ampi ponti drammaturgici che, negli anni a venire, ingloberanno più scene possibili. Tutto questo e molto altro è la Didone abbandonata di Mercadante, una preziosa partitura ora tolta dall’oblio, che aiuta a contestualizzare meglio l'opera italiana del primo ottocento e che parla di quelle istanze innovative che partendo da Rossini avrebbero portato al fiorire del Romanticismo in Italia….”
Ecco che partendo dal versante musicale non possiamo non rendere merito al M° Alessandro De Marchi che ha accarezzato questa partitura con un rispetto ed una dedizione tali da elargire una corroborante esecuzione di cui l’Academia Monti Regalis è stata la grande e concreta longa mano del musicista riuscendo a dosare le sonorità senza eccessi, trovando ottima simbiosi con il palcoscenico, non mancando al contempo di inventiva e originalità; concludo la parte prettamente musicale con un altra chicca di Paolo Casci: “… L’opera è articolata in una Sinfonia iniziale e quattordici numeri… l’organico prevede archi, flauti, oboi, clarinetti, fagotti, corni, trombe, tromboni, timpani e una banda notata nell’autografo solo con un rigo per la ritmica. A proposito dell’organico: eccezionalmente si conservano parecchie carte relative a quelle stagioni che riportano l’esatta conformazione dell’orchestra dell’epoca. Presumibilmente l’orchestra della Didone abbandonata era dunque formata da ventidue violini, tra Primi e Secondi, quattro viole, tre violoncelli, sette contrabbassi, due oboi, due flauti, due clarinetti, tre fagotti, quattro corni, due trombe, due tromboni, un “timbaliere” e due maestri al cembalo. A fianco di questi strumentisti, registrati nel libro paga, si potevano aggiungere gli strumentisti della Piccola Banda e quelli della Banda del Reggimento Savoja. I coristi ammontavano invece a quindici (Archivio Storico Comunale, Torino. Carte sciolte, n. 6193 dell’Inventario degli Atti (sezione Teatri ed altri luoghi di pubblico spettacolo)…”
Equilibrato ma non omogeneo per quello che riguarda la prestazione vocale il cast impegnato del capolavoro ottocentesco comunque ben amalgamato e coeso con l’eccellente Coro Maschile Maghini di Torino diretto dal M° Claudio Chiavazza.
Viktorija Miskunaité è stata una Didone molto infuocata e sensuale pur non nascondendo anche un parte più fanciullesca ed innocente nella prima parte; la voce è brunita e si rivela omogenea in tutta la sua gamma sonora; la parte impervia e lunga mette in luce tenacia e grinta anche se probabilmente un repertorio più “lirico” potrebbe far emergere ancor meglio la sua generosa vocalità.
Di gradissimo pregio la prova di Katrin Wundsam che affronta la parte en travesti di Enea con un piglio energico e sicuro dimostrando padronanza scenica e vocale sia nella zona acuta quanto in quella grave; prova ne sono le sua arie solistiche che risaltano in pieno il carattere del ruolo e del personaggio tradotte egregiamente da un approccio grintoso.
Delude non poco la prova di Carlo Vincenzo Allemano nei panni di Jarba; in origine tale musica fu composta per Nicola Tacchinardi, ma la vocalità di Allemano è mille miglia distante da quella del grande interprete ottocentesco. Un canto piuttosto incostante e tendenze ad ispessire il suono hanno caratterizzato prevalentemente la sua interpretazione mostrando lacune soprattuto nella zona più impervia dove la vocalità perdeva brillantezza e luminosità e talvolta con qualche “buco” musicale che ne rendeva incostante l’esecuzione; non male il piglio interpretativo, ma insufficiente per rendere onore al ruolo.
La Selene di Emilie Renard ha trovato ampi spazi di merito per precisione ed eleganza vocale; ottimo l’Osmida del bass-baritono Pietro Di Bianco che, seppur in una parte piuttosto falciata dai tagli, ha saputo mettere in luce una vocalità salda e piena in cui la parola scenica viene servita elegantemente con una bella dizione; la grande pagina del secondo atto ha messo in luce un timbro luminoso e schietto che non fa fatica a navigare in tutta la sua estensione con pregevole uniformità.
Completava il cast l’Araspe di Diego Godoy che colpisce per un timbro di pregevole natura, ma che ancora sconta un po’ di inesperienza; un artista da tenere - comunque - sott’occhio.

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Note dolenti, anzi dolentissime per la regia di Jurgen Flimm; per parlare di regia è necessario innanzitutto avere un’idea di cosa si voglia dire… partiamo pure anche dal presupposto che si voglia comunicare qualcosa di diverso da ciò che il libretto dice, qualcosa che va oltre, qualcosa che va addirittura in direzione contraria: senza dubbio è più accettabile che vedere il nulla che non ha senso narrativo e quantomeno drammaturgico; mi sarei accontentato del didascalico, ma un frigorifero, una pedana rotante, una betoniera, una poltrona, un divano ed una canoa sono elementi troppo eterogenei e distanti da qualsivoglia idea per poterli associare in un discorso unitario, tanto che l’abbandono visivo è stato l’unico atto dovuto per rispettare e godere una partitura riscoperta che avrebbe meritato altro trattamento e che non ha considerato per nulla alcuno dei personaggi omettendo di costruire su essi un evanescente significato… anzi ne ha distrutto ogni peculiarità; coadiuvavano la parte visiva: la scenografa di Magdalena Gut, la costumista Kristina Bell, la coreografa Tiziana Colombo e le luci di Irene Selka. Platea e palchi esauriti che, dopo le sonore contestazioni della “prima”, hanno comunque reso omaggio agli interpreti con vigoroso calore.

180818_99_Innsbruck_Didone_PietroDiBiancoHo incontrato alla fine dell’esenzione musicale il bass-baritono Pietro Di Bianco con il quale ho scambiato alcune battute che condivido con voi.
Un bel ruolo debuttato, impressioni e suggestioni?
Sono molto contento di aver debuttato nel festival dei "big" a Innsbruck dopo aver già partecipato nel 2015 nell'opera dei giovani con l'Armide di G.B. Lully; è stata una bellissima esperienza lavorare con il maestro De Marchi, una lezione di belcanto durata cinque settimane: Osmida è un ruolo che pur non essendo tra i principali (Didone, Jarba ed Enea) dà grandi soddisfazioni anche se molti recitativi del mio personaggio sono stati omessi per esigenze di regia.

Sotto l’aspetto vocale cosa ti ha affascinato maggiormente?
La grande aria posta a metà del secondo atto è una prova di bravura per una voce bass-baritone perché la tessitura è veramente ampia e richiede quindi la padronanza di note gravi e note acute, a volte anche molto acute (dal La bemolle grave ai tanti Sol sopra il quinto rigo).

E sotto quello interpretativo e drammaturgico?
Sul piano interpretativo il maestro De Marchi è stato molto attento alle esigenze di ciascuno di noi artisti perché ognuno ha una propria specifica musicalità; sotto il profilo drammaturgico, è stato fatto un lavoro di cooperazione tra il regista e artista e la psicologia di Osmida è stata costruita giorno per giorno durante le quattro settimane di prove: é stato un lavoro di ricerca sperimentare poiché, essendo un'opera mai eseguita in tempi moderni, non ha nessuna tradizione da cui attingere.

Crediti fotografici: Innsbrucker Festwochen / Rupert Larl
Nella miniatura in alto: Viktorija Miskunait
é nel ruolo eponimo
Sotto: ancora
Viktorija Miskunait
é in una scena della Didone abbandonata
Al centro in sequenza: immagini d'insieme nelle belle riprese fotografiche di Rupert Larl
Nella miniatura in fondo: il bass-baritono Pietro Di Bianco





Pubblicato il 24 Aprile 2018
L'opera schilleriana di Giuseppe Verdi in una ovazionata regia di Leo Muscato
Masnadieri molto belli servizio di Simone Tomei

180424_MonteCarlo_00_MantegnaRoberta_IMasnadieri_phAlainHanelMONTE-CARLO - Prima di intraprendere il mio viaggio narrativo ne I Masnadieri di Giuseppe Verdi, condivido questo pensiero del musicologo Michele Girardi in merito al componimento: «…fra i vari meriti dei Masnadieri, oltre a numerose pagine di bella musica, vi è quello di trattare temi spinosi, più attuali oggi che ai tempi dello Sturm und Drang. Non si dimentichi che i briganti sono un gruppo di giovani discriminati di varie origini, anche nobili (come Kosinsky, nella fonte), e che la loro condizione è lo specchio di quella del protagonista. Tema, quello dell’emarginazione, ch’è conseguenza del rigore di una società conformista, rappresentata dalla figura paterna, e dell’ambizione luciferina di chi sa trarne partito. Carlo accetta il comando del gruppo dopo che il padre l’ha diseredato e che il fratello Francesco, incarnazione del male assoluto, ha preso il potere nelle sue mani, rinchiudendo il genitore, vivo, in un cenotafio. Ma il tenore di Verdi non trova il riscatto che Karl von Moor raggiunge nel dramma di Schiller, e la sua mancata redenzione rende l’epilogo del melodramma "apparentemente aperto o, meglio, appena differito", nota d’Angelo, e «pateticamente e melodrammaticamente trasferisce la centralità della scena finale all’“angelo” Amalia, l’agnello sacrificale, alla cui morte sembrano commuoversi perfino i “dèmoni” masnadieri, un tragico raggio di sole in un incubo non ancora concluso…».
Un’opera musicalmente bella e piena di fascino che volge verso “l’estetica del brutto” come dice Anselm Gerhard in un suo saggio pubblicato della Fondazione Teatro La Fenice di Venezia: «…nonostante l’insuccesso progressivamente decretato dalle platee italiane ed europee a partire dai tardi anni Cinquanta, non resta che ricordare che Verdi in nessun’altra delle numerose opere composte prima del 1851 è riuscito a trovare un’espressione così chiara e travolgente per il “lato oscuro”, per lo “schifo” delle condizioni sociali, come nella sua unica partitura operistica composta per la patria di Shakespeare.»
Tanti i colori e le sfaccettature di questo componimento degli anni di galera del Cigno di Busseto e tante le emozioni suscitate dalla visione dell’opera alla Salle Garnier di Montecarlo il 22 aprile quale ultimo titolo della stagione musicale 2017/2018.
Sono fiero di Leo Muscato e voglio esprimergli sincera gratitudine per aver saputo mettere in scena un’opera drammaturgicamente complessa senza travisarne i fatti, senza inutili trasposizioni temporali e senza il bisogno di complicare ed artefare le vicende; il suo lavoro brilla per fascino, fedeltà allo spartito, semplicità ed un gusto raffinato di saper collocare la sequenza scenica con una morbidezza ed una linearità inimmaginabili. Ho goduto del racconto drammaturgico con un senso di piacevolezza che raramente ormai riscontro nel teatro d’opera ed il punto di forza è stata proprio la naturalezza con cui si dipanavano le scene trasportandoci dall’iniziale taverna al confine con la Sassonia, alle stanze del Castello di Moor in Franconia, per passare poi alle foreste della Boemia e di nuovo della Franconia; il tutto grazie ad una scenografia molto semplice ma significativa curata da Federica Parolini, dai costumi di Silvia Aymonio e le luci azzeccate di Alessandro Verazzi; i colori scuri, ma non tetri, sono riusciti ancor più a mettere in risalto quel senso di “brutto” di cui alla mia citazione più sopra di Anselm Gerard, ma è la parola scenica mutuata dal testo di Schiller per opera di Andrea Maffei a conferire e sposare appieno la visione in unità con la musica; anche se proprio lo stesso librettista, dubbioso del suo operato ed al tempo stesso orgoglioso di aver collaborato con il compositore, dopo aver terminato il libretto scriveva: «Ho commesso un brutto peccato… ho scritto un libretto per musica: I Masnadieri. Il M.o Verdi me n’ha tanto pregato che non potei scansarmene. Vi ho messo però tanto studio nell’improntare i caratteri, nel cogliere le scene di maggior effetto e nella verseggiatura ch’io spero, se non altro, non verrà confuso con tante solennissime porcherie. Ma se pure toccasse al mio melodramma questo destino, mi rimarrà la soddisfazione d’aver appagato un amico

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Se per Maffei sia stato un brutto peccato e per Verdi un componimento negli anni di galera, quello che conta è un risultato melodrammatico di notevole fascino e bellezza che non è stato tradito da questo allestimento monegasco che ha potuto vantare  un cast, salvo qualche eccezione, di grande livello.
Nel ruolo del Conte Massimiliano il basso Alexei Tikhomirov che come buona parte dei cantanti di scuola russa pecca a mio avviso di un suono troppo introiettato che lascia poco spazio alla dizione chiara e ad un’emissione morbida con una tendenza all’affondo ed alla restituzione di note intubate con suono piuttosto crescente; il Racconto di Massimiliano del terzo atto Un ignoto tre lune or saranno come dice il libretto è un epilogo narrativo dei fatti e seppur condensato in un momento solistico, non può perdere il suo senso narrativo e discorsivo; nell’interpretazione del basso russo questo non è accaduto ed il servizio alla parola scenica si è perso nei meandri di un’emissione cupa e poco scolpita.
Il personaggio di Carlo figlio di Massimiliano ha trovato nella voce di Ramon Vargas un elegante interprete che ha saputo ben dosare la sua emissione tra la veemenza del capo masnadiero e l’uomo colto ed innamorato; nella prima aria O mio castel paterno ben si evidenziano questi caratteri trasognati e onirici per poi tramutarsi in titanico eroismo allorché viene nominato capo dei briganti nella cabaletta Nell’argilla maledetta; colore brunito, elegante fraseggio, grande duttilità nel passare dal nostalgico rimpianto all’irruente guerriero e nobiltà delle intenzioni hanno fatto della sua interpretazione uno dei fiori all’occhiello di questa domenica monegasca.
Nicola Alaimo è stato superlativo nel ruolo di Francesco Moor fratello di Carlo; il regista ha dato molto spazio all’esaltazione del carattere di questo personaggio facendolo apparire come un “pazzo” malato della sua brama di potere: gli atteggiamenti, i gesti, il modo di camminare e di rendere la parola musicata, sono stati una vera lezione di arte scenica con cui l’interprete ha saputo veramente calarsi in un’empatia straordinaria; “impressionante” nel senso più benevolo del termine, il modo in cui è stato restituito il personaggio schilleriano dove si si tratteggia un primo tentativo di Verdi di far emergere il villain shakesperiano, ma come ammise lo stesso Verdi qualche anno più tardi: «… il ruolo manca delle sfumature necessarie per un personaggio tanto problematico e tormentato»; ed in questa “mancanza” del compositore il regista si è garbatamente inserito facendolo emergere scenicamente in maniera davvero impressionante. Nell’aria di sortita egli si rivolge al padre nel suo delirio di potere qui rappresentato da un manichino rivestito dei suoi abiti mentre intona l’aria La sua lampada vitale; il duetto con il soprano rappresenta un primo passo verso l’ascesa alla vetta scenica che viene raggiunta nel quarto atto durante la scena del sogno Pareami che sorto da lauto convito dove la maestria interpretativa si è dischiusa in un momento di sublime teatro; grande teatro che si è unito ad un’altrettanta malleabile vocalità che ne ha  esaltato la sua istrionicità portandolo a mutare da un canto più meditativo e a fior di labbra a quello più grintoso della pazzia e della disperazione forte di una sicura intonazione ed un’ottima musicalità.

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Sopraffina interprete anche il soprano Roberta Mantegna nel ruolo della giovane Amalia: il ruolo ruota intorno al canto fiorito di carattere brillante che offre ampia libertà di virtuosismo dove tutte e due le cadenze delle sue arie sono lasciate dall’autore - come da indicazione di spartito - all’inventiva del soprano; la giovane soprano siciliana si è ben distinta per un canto morbido, raffinato, mai timido, in cui la capacità di un elegante fraseggio si è ben intersecata con una facilità nella gestione del suono in tutta la sua estensione e nella maestria di affrontare le agilità di stampo belcantistico.
Precisi e puntuali gli interventi di Reinaldo Macias nei panni di Arminio servo di Massimiliano.
Per gli altri interpreti, Il vecchio brigante Rolla è stato ben interpretato da Christophe Berry. Intonato e ben delineato il personaggio di Moser per voce di Mikhail Timmochennko che ha risentito vocalmente di poca perentorietà a causa di un’emissione non troppo potente per un ruolo che richiede carisma ed eleagicità.
Grande plauso per il Coro dell’Opéra di Monte-Carlo preparato e diretto dal M° Stefano Visconti sapientemente inserito a contorno degli interpreti ed ottimo elemento solista nei momenti propri; impegnato in quest’opera quasi esclusivamente nella sezione maschile - sono pochi gli interventi femminili e tutti fuori scena - ha dato prova di grande amalgama vocale e preparazione emergendo in maniera predominante nella grandiosa pagina della scena seconda del Terzo atto dapprima come protagonista in Le rube, gli stupri, gl’incendi, le morti e poi come supporto guerresco nell’atto del giuramento Giuri ognuno questo canuto.

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Alla guida dell’Orchestra Filarmonica di Monte-Carlo uno strepitoso Daniele Callegari che riesce sempre a far emergere con grande precisione il più genuino ed immediato spirito verdiano; nell’affrontare la partitura ha tenuto conto di tutte le sfumature che ingemmano il rigo musicale trovando sempre ottima intesa con il palcoscenico, con un rispettoso servizio per le voci; la sua lettura esalta ogni momento che delinea la tinta drammaturgica attraverso ampi preludi ed intermezzi orchestrali atti a introdurre una mutazione scenica aiutando la regia nel fornire spunti per un’azione mimica dei personaggi sul palcoscenico fino ad arrivare a momenti intimistici con sonorità quasi cameristiche; giova ricordare la grande romanza concertante del preludio affidata al violoncello solista che fa volare lo spettatore in un mondo surreale e fantastico.
Un Teatro colmo ha reso pieno omaggio a tutti i protagonisti con sentite e sonore ovazioni.

Crediti fotografici: Alain Hanel per il Teatro dell'Opèra di Monte-Carlo
Nella miniatura in alto: il soprano Roberta Mantegna (Amalia)
Sotto in sequenza: Alexei Tikhomirov (Conte Massimiliano) e Ramon Vargas (Carlo); ancora Roberta Mantegna; Nicola Alaimo (Francesco Moor)
Al centro: il tenore Ramon Vargas
In fondo: una scena d'assieme nello scatto fotografico di Alain Hanel






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Parliamone
La Euyo se fosse la chiave di volta?
intervento di Athos Tromboni FREE

180923_Parliamone_00_EuyoStringEnsemble_MatsZetterqvistFERRARA - E se fosse la chiave di volta per un ampliamento della musica sinfonica dal plurieseguito repertorio di tradizione alle eccellenze del Novecento? Questo ci si chiedeva sabato 22 settembre 2018 assistendo al concerto della formazione d’archi della European Union Youth Orchestra, una formazione di 20 archi guidati da due eccellenti musicisti della Chamber Orchestra of Europe ben noti ai ferraresi, perché molti dei presenti in teatro hanno seguito la Coe fin dal 1989, quando il maestro Claudio Abbado portò quell’orchestra in residenza nella città estense. Sul palcoscenico erano 18 ragazzi e ragazze della Euyo, queste ultime con le loro sciarpe azzurre stellate, guidati dall’esperto primo violino Mats Zetterqvist e dall’eccellente violoncellista Richard Lester. In aggiunta agli archi, per l’esecuzione del primo brano (autore Arvo Pärt, Cantus in memoriam Benjamin Britten) c’era il bravo percussionista Boris Bondinof
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VideoCopertina
La Euyo prende residenza a Ferrara e Roma

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Jazz Pop Rock Etno
Tutte le direzioni con Max e Ellade
servizio di Athos Tromboni FREE

181109_Vigarano_00_Gruppo10_MaxChiarellaVIGARANO (FE) - La serata in ricordo di Federico ‘Chico’ Franchella, già presidente del Gruppo dei 10, e Antonio Fogli, socio, amico, e storico gestore del Bar Ragno di Comacchio, si è svolta al ristorante ‘Spirito’ di Vigarano Mainarda ieri, 8 novembre. Scomparsi entrambi da pochi mesi, furono anima e cuore della rassegna “Tutte le direzioni” che
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Libri in Redazione
Eroine rossiniane regine e vincenti
recensione di Athos Tromboni FREE

181108_Libri_00_RobertaPedrotti-LeDonneDiGioachinoRossini_Roberta Pedrotti
Le donne di Gioachino Rossini - Nate per vincere e regnar
Odoya Editore - giugno 2018, pagg. 416, euro 22
La Pedrotti è musicologa, critico musicale, fondatrice e direttrice responsabile della rivista on-line L'ape musicale. Questo libro, che reca una toccante prefazione di 
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Classica
Il Trio di Parma fa il pienone
servizio di Edoardo Farina FREE

181106_Fe_00_TrioDiParma_EnricoBronziFERRARA - Prosegue la stagione 2018/2019 di Ferrara Musica presso il Teatro Comunale Claudio Abbado; dopo gli entusiasmanti concerti  per opera della European Union Youth Orchestra e Kammerchor Stuttgart Hofkapelle, appuntamento inedito con uno dei più prestigiosi  ensemble  cameristici italiani, il Trio di Parma, preceduto
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Eventi
Tutte le Direzioni in Falltime 2018
redatto da Athos Tromboni FREE

181103_Fe_00_TutteLeDirezioni2018_GaetanoRiccobonoVIGARANO MAINARDA (FE) - Torna come ogni anno la rassegna musicale d'autunno del Gruppo dei 10, l'ormai proverbiale Tutte le direzioni in Falltime: il ciclo di concerti nell'accogliente sala del ristorante-music hall "Lo Spirito" di Vigarano Mainarda (in via Rondona 11d) partirà giovedì 8 novembre prossimo e proseguirà fino alla fine dell’
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Ballo and Bello
Schubert contro Gershwin in danza
servizio di Annarosa Gessi FREE

181031_Fe_00_EnricoMorelliFERRARA - Il terzo spettacolo del nuovo cartellone di danza del Teatro Comunale Claudio Abbado ha visto in scena la compagnia MM Contemporary Dance Company impegnata in due coreografie intitolate Schubert Frames (musica di Franz Schubert) e Gershwin Suite (musica di George Gershwin e Stefano Corrias).
Due lavori molto
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Eventi
Sei titoli non era mai successo
servizio di Athos Tromboni FREE

181030_Fe_00_StagioneLirica_PaoloMarzocchiFERRARA - Solita partecipata conferenza stampa per la presentazione della stagione lirica del Teatro Abbado: oltre i giornalisti locali, erano in sala anche i dirigenti di numerose associazioni culturali della città, che sono il tessuto connettivo del pubblico ferrarese interessato all'opera. Il cartellone di sei titoli, mai così tanti negli ultimi vent'anni
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Vocale
Gelmetti per un eccellente Stabat
servizio di Simone Tomei FREE

181028_Fi_00_StabatMaterRossini_GianluigiGelmettiFIRENZE - Il genio di Gioachino Rossini, scevro dagli impegni verso il Teatro d'opera da cui si era accommiatato anni prima, e la sequenza religiosa attribuita a Jacopone da Todi sono stati la materia prima con cui è stata confezionata la serata di apertura della XXXVIII stagione concertistica dell'Orchestra Regionale Toscana (ORT) al
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Prosa
Profondo blu per Hester
servizio di Athos Tromboni FREE

181027_Fe_00_TheDeepBlueSea_LucaZingarettiFERRARA - Ma chi sarà quella morettina che rende bella, ancor più bella, la canzone Sognami di Biagio Antonacci? Era una domanda che mi ponevo nel 2007 quando uscì in videoclip proprio Sognami, canzone molto suggestiva in un periodo in cui si "scaricavano" ininterrottamente i filmati sul computer di casa trafficando in internet. Il videoclip non
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Opera dalle Isole
Raccapricciante il Rigoletto di Turturro
servizio di Salvatore Aiello FREE

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Opera dal Centro-Nord
Il Dittico in attesa del Trittico
servizio di Simone Tomei FREE

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Personaggi
Suor Angelica la vivrō da mamma...
intervista di Simone Tomei FREE

181021_Lu_00_AlidaBertiLUCCA - Eccoci come promesso al terzo appuntamento di questa maratona lucchese per presentarvi il terzo debutto nel dittico pucciniano Suor Angelica e Gianni Schicchi battistrada per la la stagione lirica del Teatro del Giglio 2018/2019; è la volta del soprano Alida Berti che affronta proprio il grande ruolo di Suor Angelica del quale ci parlerà in
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Personaggi
Rosiello lusingato d'essere Schicchi
intervista di Simone Tomei FREE

181019_Lu_00_MarcelloRosielloLUCCA - Eccoci al secondo piacevole incontro, questa volta con il baritono Marcello Rosiello al suo debutto lucchese nel ruolo di Gianni Schicchi; anche per lui il racconto della nostra chiacchierata è preceduto dal suo curriculum.
Nato a Bari, studia canto con Lucia Naviglio e Pietro Naviglio e
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Personaggi
Cerco nel personaggio la mia veritā
intervista di Simone Tomei FREE

181016_Lu_00_IsabelDePaoli_phFabioParenzanLUCCA - Vivere Giacomo Puccini ed ascoltare le sue opere nella città dove è nato, è sempre una grande emozione e da lucchese doc non posso che esprimere felicità nel poter vedere dei bravi interpreti debuttare i ruoli del “mio” compositore proprio nel Teatro di Lucca.
Inizierò quindi questo “Trittico” di debutti con il
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Vocale
Missa Solemnis da applausi
servizio di Athos Tromboni FREE

181014_Fe_00_MissaSolemnisHofkapelleStuttgard_FriederBerniusFERRARA - Dopo un’ampia pagina dedicata con successo e grande soddisfazione alla Euyo (quattro concerti a partire dall’agosto scorso), il cartellone di Ferrara Musica è approdato il 12 ottobre 2018 al primo appuntamento con un’orchestra e un coro “non residenti”: la Hofkapelle Stuttgard e il Kammerchor Stuttgard entrambe dirette
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Personaggi
Roberto de Candia prima della prima
intervista di Simone Tomei FREE

181005_No_00_RobertoDeCandiaNOVARA - Abbiamo incontrato il baritono Roberto de Candia che ci ha raccontato qualcosa di sé nell’imminenza del debutto nel ruolo di Rigoletto nell’omonima opera di Giuseppe Verdi al Teatro Coccia di Novara. Conosciamo un po’ meglio questo artista attraverso il suo curriculum.
Dopo aver iniziato gli studi come violoncellista
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Pagina Aperta
Festival Verdi impressioni d'un cronista
Simone Tomei FREE

180930_Pr_00_GiuseppeVerdiPARMA - La fine del mese di settembre richiama melomani, critici e curiosi del mondo del melodramma in terra emiliana e più precisamente a Parma per l’atteso Festival Verdi che quest’anno ha raggiunto la sua maggiore età; un Festival preparato nei minimi dettagli e con una cura quasi certosina per i dettagli: prova ne è, tra le la altre, il
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Classica
Euyo e Chamber Academy belle realtā
servizio di Edoardo Farina FREE

180928_Fe_00_HeloiseDeJenlisFERRARA - La corrente stagione sinfonica e cameristica di Ferrara Musica ha visto nel pomeriggio del 27 settembre 2018 la seconda giornata di concerti per quanto concerne  l’attività di Ferrara Chamber Academy, organizzata per la prima volta quest'anno da EUYO e Ferrara Musica al Teatro Comunale Claudio Abbado. L’Accademia ha
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Opera dal Centro-Nord
La Traviata anche lei traviata
servizio di Simone Tomei FREE

180927_Fi_00_Traviata_ZuzanaMarkovaFIRENZE - L’epilogo di questa trilogia verdiana si è concluso con l’opera tratta dalla Signora delle camelie, il romanzo di Dumas fils: La Traviata, che è stata quindi in ordine di apparizione l’ultima delle “tre” con la firma del “progetto drammaturgico e regia” di Francesco Micheli, scene di Federica Parolini, costumi di Alessio Rosati e luci di Daniele Naldi.
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Opera dall Estero
Un ottimo Trovatore
servizio di Simone Tomei FREE

180924_Liegi_00_Trovatore_FabioSartori_phOperaRoyalDeVallonieLIEGI - Ogni volta che mi trovo ad ascoltare Il trovatore di Giuseppe Verdi non posso fare a meno di ammirarne la contraddittoria perfezione drammaturgica e musicale; il connubio tra Salvatore Cammarano ed il Cigno di Busseto ha creato uno dei capolavori che, a mio avviso, è da annoverare nell’olimpo del Teatro in Musica. La repetita
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Soci Uncalm
Rivive d'Ambrosio ai Servi
redatto da Athos Tromboni FREE

180922_Lu_00_Animando_AlfredoDAmbrosioLUCCA - Risorgono due concerti per violino e orchestra di grande pregio musicale: nella città toscana, infatti, il 7 ottobre 2018, per iniziativa del Comitato per i Grandi Maestri di Ferrara e l’associazione musicale “Animando Lucca”, saranno eseguiti il Concerto n.1 per violino e orchestra in Si minore op.29 e il Concerto n.2 per violino e orchestra in
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Opera dal Centro-Nord
Rigoletto e Trovatore tuoni e fulmini
servizio di Simone Tomei FREE

180919_Fi_00_Rigoletto-Trovatore_FabioLuisiFIRENZE - Tre giorni sono stati necessari per sbollire, freddare e decantare, ma anche assaporare e rielaborare le emozioni del mio fine settimana fiorentino in cui ho assistito alla rappresentazione di parte della Trilogia verdiana al Teatro del Maggio Musicale; sbollire, freddare, decantare, assaporare e rielaborare sono azioni rivolte a ciascuno degli
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Echi dal Territorio
Dolce sentire davanti la chiesa
servizio di Edoardo Farina FREE

180915_00_Scacchi_GruppoMandolinisticoCodigorese_RenatoVanziniLIDO DI SPINA (FE) - Concerti d’estate, dopo il prestigioso appuntamento presso l’incantevole Sala delle Stilate attigua l’Abbazia di Pomposa nell’ambito dell’omonima stagione “Musica a Pomposa”, il Gruppo Mandolinistico Codigorese da quest’anno sotto la direzione del maestro Renato Vanzini è tornato nella serata del 5 agosto 2018 al Lido di
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Echi dal Territorio
Successo per le Cartoline Pucciniane
servizio di Simone Tomei FREE

180922_Lu_00_CartolinePucciniana_YukoTsuchiyaLUCCA - Anche quest’anno nella splendida cornice di Piazza Cittadella nel centro della città e sotto le finestre della casa natale di Giacomo Puccini si sono tenute, come ormai consuetudine, le "Cartoline Pucciniane". La loro realizzazione è frutto della collaborazione tra Il Teatro del Giglio, la Fondazione Giacomo Puccini e il Comune di Lucca i quali
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Echi dal Territorio
La Casa della Musica si presenta
redatto da Athos Tromboni FREE

180911_00_Vigarano_OstiMariaCristinaVIGARANO PIEVE (FE) - Settembre segna da anni il ritorno a scuola dei ragazzi e dei giovani; riparte la scuola dell'obbligo ma anche le altre scuole sono ai blocchi di partenza, comprese quelle di formazione e/o alto perfezionamento. In sintonia con il periodo, anche a Vigarano Pieve - nel Comune di Vigarano Mainarda (Ferrara) - è tutto pronto per
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Pagina Aperta
Ecco le 'Carte' di Trioschi
servizio di Athos Tromboni FREE

180909_00_Fusignano_TrioschiMarinoFUSIGNANO (RA) - Si chiama Carte. Semplicemente Carte, la mostra di pittura che Marino Trioschi ha allestito quest’anno per la Festa della Madonna di Fusignano nelle stanze della residenza Ca’ Ruffo. Una breve personale, in parete dal 6 al 9 settembre 2018, perché tanto (o tanto poco) durano i “giorni della Madonna” di Fusignano,
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Opera dal Nord-Est
Fine stagione con mezza Aida
servizio di Simone Tomei FREE

180902_Vr_00_BarbiereDiSiviglia_NicolaAlaimo_FotoEnneviVERONA - Come un cerchio che si chiude è giunto al termine anche il 96.mo Festival lirico dell’Arena di Verona con le ultime repliche di alcune opere in cartellone e con nuovi interpreti di cui vi darò conto in questo scritto. Il Festival edizione 2018 ha avuto un più che favorevole andamento stagionale (dal punto di vista atmosferico), salvo
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Personaggi
Vado dove mi porta la voce
a cura di Angela Bosetto e Simone Tomei FREE

180829_00_Personaggi_Mario Cassi_phFrancescoSquegliaVERONA - Incontriamo… ebbene sì “non son solo, siamo in due”, come direbbe il bohémien Rodolfo agli amici di ventura nel capolavoro pucciniano. Per questo ameno confronto con il baritono aretino Mario Cassi ho voluto accanto a me una cara amica e collega, Angela Bosetto, con la quale ho condiviso serate estive in Arena e pomeriggi
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Pagina Aperta
Una tradizione musicale ferrarese
servizio di Edoardo Farina FREE

180828_Fe_00_GinoNeriFERRARA - Superato l’ambito traguardo dei 100 anni dalla fondazione avvenuto il 7 febbraio 1998 ove per l’occasione fu organizzato un prestigioso concerto presso il Teatro Comunale con altrettanti 100 mandolinisti, uno a rappresentarne ogni anno trascorso, il 2018 continua a proporsi all’insegna di numerose attività artistiche già
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Vocale
Tante stelle ma brilla solo la Traviata
servizio di Simone Tomei FREE

180827_Vr_00_VerdiOperaNight_StefanoTrespidiVERONA - Ancora una serata di musica all'Arena di Verona: questa volta per il Verdi Opera Night tenutosi domenica 26 agosto 2018. I comunicati stampa avevano annunciato da tempo una «serata memorabile» dedicata a Giuseppe Verdi per suggellare ancor di più il legame indissolubile tra l’anfiteatro veronese ed il Cigno di Busseto; era stata
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Pianoforte
Euyo e il pubblico va in delirio
servizio di Athos Tromboni FREE

180826_Fe_00_Euyo-GianandreaNoseda_phMarcoCaselliNirmalFERRARA - Introdotto da una conferenza stampa il 24 agosto, in pieno Buskers Festival 2018, è stato presentato il secondo concerto della European Union Youth Orchestra (per tutti, ormai, la “Euyo”) a coronamento della residenza ferrarese di questa orchestra giovanile europea. All’incontro con la stampa, oltre a un nutrito gruppo
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Opera dal Nord-Est
Barbiere, Nabucco, Aida, le repliche
servizio di Simone Tomei FREE

180820_Vr_00_Barbiere_MarioCassi_FotoEnneviVERONA - Ancora Arena nel pieno del 96.mo Opera Festival con un’incursione di metà agosto per tre serate di grande musica ascoltando i cast alternativi di tre grandi capolavori del Teatro in Musica in cui il genio di Gioachino Rossini si è sposato con quello di Giuseppe Verdi... ma andiamo con ordine, cominciando dal capolavoro buffo del pesarese.
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Opera dall Estero
Didone abbandonata e... ritrovata
servizio di Simone Tomei FREE

180818_00_Innsbruck_Didone_ViktorijaMiskunaite_phRupertLarlINNSBRUCK - Le mie trasferte estive mi hanno visto spettatore la sera del 14 agosto 2018 anche all’ Innsbrucker Festwochen Der Alten Music in occasione di una recita della Didone abbandonata di Giuseppe Saverio Mercadante, dramma per musica su libretto di Pietro Metastasio. Il mito di Didone prende le mosse dall’epica virgiliana nel libro IV
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Soci Uncalm
I plettro alla Marfisa e all'Archeologico
servizio di Edoardo Farina FREE

180816_Fe_00_MusicaMarfisa_GiorgioFabbriFERRARA - Anche quest’anno si è svolto “Musica a Marfisa d’Este” nel giardino della splendida loggia  rinascimentale, esempio di residenza signorile ferrarese del XVI° secolo, in grado di costituire un’ interessante iniziativa estiva organizzata dal Circolo Amici della Musica “Girolamo Frescobaldi” in collaborazione con Fondazione Teatro Comunale di
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Jazz Pop Rock Etno
Look Mama dalle canzoni al jazz
servizio di Edoardo Farina FREE

180814_Fe_00_MusicaAMarfisa_LookMama_DavideZabbariFERRARA - La rassegna “Musica a Marfisa d’Este” nel giardino della splendida loggia rinascimentale, mirabile esempio di residenza signorile ferrarese del XVI° secolo, ove l’edizione 2018 ancora una volta è stata in grado di confermare l’interessante iniziativa estiva organizzata dal Circolo Amici della Musica “Girolamo Frescobaldi” in
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Vocale
Mefistofele sotto la luna rossa
servizio di Attilia Tartagni FREE

180809_VillaRamona_00_FrancescoElleroDArtegna_phCarloMorgagniVILLA RAMONA (RA) - Grande successo per “Ricordando Arrigo Boito” il 27 luglio 2018 a Villa Ramona di San Pietro in Trento, location prestigiosa della provincia ravennate che accoglie ogni estate un concerto lirico organizzata dall’Assessorato al Decentramento del Comune di Ravenna, dall’Associazione culturale Villa Ramona e dal
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Opera dal Centro-Nord
Aida nella Piazza Garibaldi
servizio di Edoardo Farina FREE

180808_Cervia_00_Aida_RaffaellaBattistini_phDanieleAngeliniCERVIA (RA) - Tra le proposte concertistiche estive della Romagna, organizzata dall’Associazione “La Pomme” e in collaborazione con il Comune di Cervia, nella Piazza Garibaldi il 4 agosto 2018 è andata in scena Aida di Giuseppe Verdi, adeguatamente allestita per i celebri quattro atti su libretto del poeta e scrittore Antonio Ghislanzoni, basati su
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