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Pubblicato il 24 Aprile 2018
L'opera schilleriana di Giuseppe Verdi in una ovazionata regia di Leo Muscato
Masnadieri molto belli servizio di Simone Tomei

180424_MonteCarlo_00_MantegnaRoberta_IMasnadieri_phAlainHanelMONTE-CARLO - Prima di intraprendere il mio viaggio narrativo ne I Masnadieri di Giuseppe Verdi, condivido questo pensiero del musicologo Michele Girardi in merito al componimento: «…fra i vari meriti dei Masnadieri, oltre a numerose pagine di bella musica, vi è quello di trattare temi spinosi, più attuali oggi che ai tempi dello Sturm und Drang. Non si dimentichi che i briganti sono un gruppo di giovani discriminati di varie origini, anche nobili (come Kosinsky, nella fonte), e che la loro condizione è lo specchio di quella del protagonista. Tema, quello dell’emarginazione, ch’è conseguenza del rigore di una società conformista, rappresentata dalla figura paterna, e dell’ambizione luciferina di chi sa trarne partito. Carlo accetta il comando del gruppo dopo che il padre l’ha diseredato e che il fratello Francesco, incarnazione del male assoluto, ha preso il potere nelle sue mani, rinchiudendo il genitore, vivo, in un cenotafio. Ma il tenore di Verdi non trova il riscatto che Karl von Moor raggiunge nel dramma di Schiller, e la sua mancata redenzione rende l’epilogo del melodramma "apparentemente aperto o, meglio, appena differito", nota d’Angelo, e «pateticamente e melodrammaticamente trasferisce la centralità della scena finale all’“angelo” Amalia, l’agnello sacrificale, alla cui morte sembrano commuoversi perfino i “dèmoni” masnadieri, un tragico raggio di sole in un incubo non ancora concluso…».
Un’opera musicalmente bella e piena di fascino che volge verso “l’estetica del brutto” come dice Anselm Gerhard in un suo saggio pubblicato della Fondazione Teatro La Fenice di Venezia: «…nonostante l’insuccesso progressivamente decretato dalle platee italiane ed europee a partire dai tardi anni Cinquanta, non resta che ricordare che Verdi in nessun’altra delle numerose opere composte prima del 1851 è riuscito a trovare un’espressione così chiara e travolgente per il “lato oscuro”, per lo “schifo” delle condizioni sociali, come nella sua unica partitura operistica composta per la patria di Shakespeare.»
Tanti i colori e le sfaccettature di questo componimento degli anni di galera del Cigno di Busseto e tante le emozioni suscitate dalla visione dell’opera alla Salle Garnier di Montecarlo il 22 aprile quale ultimo titolo della stagione musicale 2017/2018.
Sono fiero di Leo Muscato e voglio esprimergli sincera gratitudine per aver saputo mettere in scena un’opera drammaturgicamente complessa senza travisarne i fatti, senza inutili trasposizioni temporali e senza il bisogno di complicare ed artefare le vicende; il suo lavoro brilla per fascino, fedeltà allo spartito, semplicità ed un gusto raffinato di saper collocare la sequenza scenica con una morbidezza ed una linearità inimmaginabili. Ho goduto del racconto drammaturgico con un senso di piacevolezza che raramente ormai riscontro nel teatro d’opera ed il punto di forza è stata proprio la naturalezza con cui si dipanavano le scene trasportandoci dall’iniziale taverna al confine con la Sassonia, alle stanze del Castello di Moor in Franconia, per passare poi alle foreste della Boemia e di nuovo della Franconia; il tutto grazie ad una scenografia molto semplice ma significativa curata da Federica Parolini, dai costumi di Silvia Aymonio e le luci azzeccate di Alessandro Verazzi; i colori scuri, ma non tetri, sono riusciti ancor più a mettere in risalto quel senso di “brutto” di cui alla mia citazione più sopra di Anselm Gerard, ma è la parola scenica mutuata dal testo di Schiller per opera di Andrea Maffei a conferire e sposare appieno la visione in unità con la musica; anche se proprio lo stesso librettista, dubbioso del suo operato ed al tempo stesso orgoglioso di aver collaborato con il compositore, dopo aver terminato il libretto scriveva: «Ho commesso un brutto peccato… ho scritto un libretto per musica: I Masnadieri. Il M.o Verdi me n’ha tanto pregato che non potei scansarmene. Vi ho messo però tanto studio nell’improntare i caratteri, nel cogliere le scene di maggior effetto e nella verseggiatura ch’io spero, se non altro, non verrà confuso con tante solennissime porcherie. Ma se pure toccasse al mio melodramma questo destino, mi rimarrà la soddisfazione d’aver appagato un amico

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Se per Maffei sia stato un brutto peccato e per Verdi un componimento negli anni di galera, quello che conta è un risultato melodrammatico di notevole fascino e bellezza che non è stato tradito da questo allestimento monegasco che ha potuto vantare  un cast, salvo qualche eccezione, di grande livello.
Nel ruolo del Conte Massimiliano il basso Alexei Tikhomirov che come buona parte dei cantanti di scuola russa pecca a mio avviso di un suono troppo introiettato che lascia poco spazio alla dizione chiara e ad un’emissione morbida con una tendenza all’affondo ed alla restituzione di note intubate con suono piuttosto crescente; il Racconto di Massimiliano del terzo atto Un ignoto tre lune or saranno come dice il libretto è un epilogo narrativo dei fatti e seppur condensato in un momento solistico, non può perdere il suo senso narrativo e discorsivo; nell’interpretazione del basso russo questo non è accaduto ed il servizio alla parola scenica si è perso nei meandri di un’emissione cupa e poco scolpita.
Il personaggio di Carlo figlio di Massimiliano ha trovato nella voce di Ramon Vargas un elegante interprete che ha saputo ben dosare la sua emissione tra la veemenza del capo masnadiero e l’uomo colto ed innamorato; nella prima aria O mio castel paterno ben si evidenziano questi caratteri trasognati e onirici per poi tramutarsi in titanico eroismo allorché viene nominato capo dei briganti nella cabaletta Nell’argilla maledetta; colore brunito, elegante fraseggio, grande duttilità nel passare dal nostalgico rimpianto all’irruente guerriero e nobiltà delle intenzioni hanno fatto della sua interpretazione uno dei fiori all’occhiello di questa domenica monegasca.
Nicola Alaimo è stato superlativo nel ruolo di Francesco Moor fratello di Carlo; il regista ha dato molto spazio all’esaltazione del carattere di questo personaggio facendolo apparire come un “pazzo” malato della sua brama di potere: gli atteggiamenti, i gesti, il modo di camminare e di rendere la parola musicata, sono stati una vera lezione di arte scenica con cui l’interprete ha saputo veramente calarsi in un’empatia straordinaria; “impressionante” nel senso più benevolo del termine, il modo in cui è stato restituito il personaggio schilleriano dove si si tratteggia un primo tentativo di Verdi di far emergere il villain shakesperiano, ma come ammise lo stesso Verdi qualche anno più tardi: «… il ruolo manca delle sfumature necessarie per un personaggio tanto problematico e tormentato»; ed in questa “mancanza” del compositore il regista si è garbatamente inserito facendolo emergere scenicamente in maniera davvero impressionante. Nell’aria di sortita egli si rivolge al padre nel suo delirio di potere qui rappresentato da un manichino rivestito dei suoi abiti mentre intona l’aria La sua lampada vitale; il duetto con il soprano rappresenta un primo passo verso l’ascesa alla vetta scenica che viene raggiunta nel quarto atto durante la scena del sogno Pareami che sorto da lauto convito dove la maestria interpretativa si è dischiusa in un momento di sublime teatro; grande teatro che si è unito ad un’altrettanta malleabile vocalità che ne ha  esaltato la sua istrionicità portandolo a mutare da un canto più meditativo e a fior di labbra a quello più grintoso della pazzia e della disperazione forte di una sicura intonazione ed un’ottima musicalità.

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Sopraffina interprete anche il soprano Roberta Mantegna nel ruolo della giovane Amalia: il ruolo ruota intorno al canto fiorito di carattere brillante che offre ampia libertà di virtuosismo dove tutte e due le cadenze delle sue arie sono lasciate dall’autore - come da indicazione di spartito - all’inventiva del soprano; la giovane soprano siciliana si è ben distinta per un canto morbido, raffinato, mai timido, in cui la capacità di un elegante fraseggio si è ben intersecata con una facilità nella gestione del suono in tutta la sua estensione e nella maestria di affrontare le agilità di stampo belcantistico.
Precisi e puntuali gli interventi di Reinaldo Macias nei panni di Arminio servo di Massimiliano.
Per gli altri interpreti, Il vecchio brigante Rolla è stato ben interpretato da Christophe Berry. Intonato e ben delineato il personaggio di Moser per voce di Mikhail Timmochennko che ha risentito vocalmente di poca perentorietà a causa di un’emissione non troppo potente per un ruolo che richiede carisma ed eleagicità.
Grande plauso per il Coro dell’Opéra di Monte-Carlo preparato e diretto dal M° Stefano Visconti sapientemente inserito a contorno degli interpreti ed ottimo elemento solista nei momenti propri; impegnato in quest’opera quasi esclusivamente nella sezione maschile - sono pochi gli interventi femminili e tutti fuori scena - ha dato prova di grande amalgama vocale e preparazione emergendo in maniera predominante nella grandiosa pagina della scena seconda del Terzo atto dapprima come protagonista in Le rube, gli stupri, gl’incendi, le morti e poi come supporto guerresco nell’atto del giuramento Giuri ognuno questo canuto.

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Alla guida dell’Orchestra Filarmonica di Monte-Carlo uno strepitoso Daniele Callegari che riesce sempre a far emergere con grande precisione il più genuino ed immediato spirito verdiano; nell’affrontare la partitura ha tenuto conto di tutte le sfumature che ingemmano il rigo musicale trovando sempre ottima intesa con il palcoscenico, con un rispettoso servizio per le voci; la sua lettura esalta ogni momento che delinea la tinta drammaturgica attraverso ampi preludi ed intermezzi orchestrali atti a introdurre una mutazione scenica aiutando la regia nel fornire spunti per un’azione mimica dei personaggi sul palcoscenico fino ad arrivare a momenti intimistici con sonorità quasi cameristiche; giova ricordare la grande romanza concertante del preludio affidata al violoncello solista che fa volare lo spettatore in un mondo surreale e fantastico.
Un Teatro colmo ha reso pieno omaggio a tutti i protagonisti con sentite e sonore ovazioni.

Crediti fotografici: Alain Hanel per il Teatro dell'Opèra di Monte-Carlo
Nella miniatura in alto: il soprano Roberta Mantegna (Amalia)
Sotto in sequenza: Alexei Tikhomirov (Conte Massimiliano) e Ramon Vargas (Carlo); ancora Roberta Mantegna; Nicola Alaimo (Francesco Moor)
Al centro: il tenore Ramon Vargas
In fondo: una scena d'assieme nello scatto fotografico di Alain Hanel





Pubblicato il 31 Marzo 2018
All'Opéra di Monte-Carlo caloroso successo per il capolavoro di Gounod
Faust di elegante delicatezza servizio di Simone Tomei

180331_MonteCarlo_00_Faust_JosephCallejaMONTE-CARLO - Il Faust di Gounod ha trovato nella mise en scene di Nicola Joel a l’Opéra di Monte-Carlo un ottimo riscontro visuale che con pochi elementi scenici è riuscito a tenere in piedi quasi tre ore di musica senza annoiare, anzi restituendo piacevoli sensazioni scevre di orpelli e di sovrastrutture come è stata alla fine la scelta musicale del compositore che si è concentrato preliminarmente sul rapporto amoroso tra Faust e Margherita eliminando le presenze sovrannaturali ad eccezione di Mefistofele; ha compresso le scene alle porte della città, nella cantina di Auerbach e nella strada dove Faust incontra Margherita, in un quadro unico: la kermesse . Stessa sorte per la stanza di Margherita e il giardino di Marta; ha creato un nuovo personaggio en travesti di Siebel e infine ha restituito la formidabile complessità della figura faustiana semplificandola ai minimi termini di un anelito sentimentale diffuso e alquanto generico.
Tutto questo ripensamento compositivo va di pari passo con una scena semplice, ma lineare e ben curata dallo scenografo Ezio Frigerio e con costumi elegantemente appropriati di Franca Squarciapino cui hanno fatto da ottimo contorno le luci curate da Vinicio Cheli.
La sera del 29 marzo 2018 mi sono trovato in una Salle Garnier gremita e per l’occasione dedicata ad un festante jeun public; abbiamo reso omaggio ad una visione rilassante e profonda che è riuscita sempre a delineare con elegante delicatezza le prerogative dei vari personaggi.
La musica di Gounod che ci ha restituito l’Orchestra monegasca è stata ancor più valorizzata dalla direzione del M° Laurent Campellone con un approccio allo spartito deciso, ma non violento; e più incline alla valorizzazione delle voci che non all’aspetto prettamente sinfonico, riuscendo però al contempo ad esaltare le prerogative di una partitura in pieno stile francese esaltando i temi sin dalla sinfonica con accortezza mefistofelica. Il cast era di prim’ordine e nelle parti principali si è messo in luce per una piacevole omogeneità.

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Nel ruolo del titolo il tenore maltese Joseph Calleja ha trovato nell’eleganza del legato e nella capacità di gestione dei fiati la sua più esaltante caratteristica che gli ha permesso di dominare il rigo musicale con estrema facilità e nella cavatina Salut, demerure chaste e pure ha trovato una delle migliori pagine eseguite della serata; non è stato da meno nel duetto finale del primo atto con il basso Paul Gay nel ruolo del tentatore Mefistofele; elegante ed imponente scenicamente, senza eccessi e senza platealità, ha contornato le scene proprie e quelle di assieme con raffinata ed inquietante presenza cui ha unito una vocalità rotonda e corposa; elegante, veemente ed equilibratamente irriverente anche la grande aria Le veau d’or est toujour debout in cui scena e voce si sono fuse in un piacevole momento di emozione.
Ottimo senza se e senza ma, il Valentine di Lionel Lhote; la voce ha il colore del bronzo e risuona con grande facilità: dalle prime note ho aspettato con gioia la grande scena del secondo atto O Sainte médaille che è stata una lezione di canto da ascoltare a bocca aperta.
La Marguerite di Marina Rebeka è stata un cesello di ricamo vocale dove l’impervia aria dei gioielli Ah, je ris me voi si belle è stata affrontata con grande carisma e con quel gusto un po’ retrò, in cui intonazione e precisione non hanno mai ceduto il posto a nessuna incertezza.
Il cast era ben completato da una presenza mezzosopranile che ha dato corpo e anima al personaggio di Siebel interpretato da Héloïse Mas con un’emissione uniforme e sempre ben timbrata.
La Dame Marthe di Christine Solhosse è un piacere alla visione scenica e all’orecchio nonostante il ruolo marginale che ha nell’opera.
Corretto e preciso il Wagner di Gabriele Ribis.
Una garanzia come sempre il Coro monegasco diretto dal M° Stefano Visconti; grandioso e virile nel secondo atto, commovente alla fine con sonorità quasi paradisiache che si sono ottimamente sposate alla struggente scena finale in cui ogni artista del coro dona un giglio alla benevolenza degli angeli invocati da Margherite prima di lasciare questo mondo. Un successo di ottima realizzazione e di stile per tutti.

Crediti fotografici: Alain Hanel per il Teatro dell'Opéra di Monte-Carlo
Nella miniatura in alto: il tenore Joseph Calleja (Faust)





Pubblicato il 27 Febbraio 2018
Il tenore José Cura, qui in veste anche di regista, eccellente nell'opera di Benjamin Britten
Un Peter Grimes folgorante servizio di Simone Tomei

180227_MonteCarlo_00_PeterGrimes_JoseCura_phAlainHanelMONTE-CARLO - È indubbio che il genio compositivo di Benjamin Britten assuma un posto nell’olimpo dei musicisti appartenenti in toto al secolo scorso; nato nel 1913 e vissuto fino al 1976 ha inserito nelle sue produzioni tutte le novità armoniche e tonali frutto dell’evoluzione compositiva in atto; i suoi personaggi sono sempre molto ben evidenziati e la loro personalità emerge come fattore preponderante della drammaturgia che esalta appieno le caratteristiche peculiari e la natura in cui il conflitto tra l’intimo dell’uomo con le sue aspirazioni i suoi istinti e le sue unicità, si va a scontrare con la realtà pubblica che spesso imprigiona e schiaccia.
Visto che molti si sono dedicati in maniera approfondita allo studio musicologico di quest’opera che poco viene rappresentata, credo valga la pena riportare qualche notizia sulla sua genesi e lo faccio prendendo a prestito uno stralcio di un testo tratto dal programma di sala del 51° Maggio Musicale Fiorentino, Firenze, 29 aprile 1988 curato da Sergio Stablich: «… Peter Grimes, la prima opera lirica di Benjamin Britten, nacque grazie al sostegno di una commissione della Koussevitzky Music Foundation. Dopo aver eseguito a Boston la Sinfonia da Requiem, il direttore d'orchestra Serge Koussevítzky, mecenate della musica moderna e scopritore di talenti, aveva chiesto a Britten perché non scrivesse per il teatro e si era offerto di finanziare l'impresa di una nuova opera da dedicare alla memoria di sua moglie Natalie, morta da poco tempo. Britten, che non aveva ancora trent'anni, e da tre viveva esule in America, era reduce dall'insuccesso dell' operetta Paul Bunyan (su testo di W.H. Auden, rappresentata alla Columbia University di New York nel maggio 1941), ma era ben deciso a scrivere ancora per il teatro. La cospicua sovvenzione di mille dollari della Fondazione Koussevitzky veniva a liberarlo da quelle preoccupazioni economiche che un futuro ancora incerto, sia professionalmente che esistenzialmente, rendeva pressanti, soprattutto in rapporto a un progetto cosí vasto e impegnativo. A quell'epoca (si era agli inizi del 1942) Britten aveva già concepito l'idea di un lavoro teatrale ispirato al poema The Borough (Il Borgo) dello scrittore inglese George Crabbe (1754-1832), e basato in particolare sulla storia del pescatore Peter Grimes. Durante l'estate del 1941, mentre si trovava a Escondido in California in compagnia dell'amico Peter Pears, Britten aveva letto sulla rivista della Bbc «The Listener» un articolo di E.M. Forster su Crabbe. Esso aveva risvegliato in lui la nostalgia del Suffolk, dov'era sempre vissuto, e riacceso il ricordo della costa selvaggia e impressionante attorno ad Aldeburgh, nella parte orientale dell'Inghilterra che si affaccia sul Mare del Nord: il luogo natale di Crabbe (Aldeborough, secondo la grafia dell'epoca) adombrato nel suo poema. Dalla successiva, diretta conoscenza di questo poema Britten trasse gli elementi per una propria rappresentazione teatrale di quel soggetto e di quello sfondo, sul quale la figura di Peter Grimes si stagliava con speciale forza drammatica. Durante la navigazione che li riportava in patria, nella primavera del 1942, Britten e Pears lavorarono alacremente al piano dell'opera, stendendo numerosi abbozzi della sceneggiatura. Quando giunsero a Londra, l'intera trama del Peter Grimes era già formata e non restava altro da fare che trovare un librettista che scrivesse le parole. Dopo la rinuncia di Isherwood, che era rimasto in America, Britten chiese di occuparsene all'amico Montagu Slater, scrittore versatile e giornalista impegnato politicamente con il quale egli già in precedenza, negli anni Trenta, aveva collaborato nel cinema e nel teatro. Ebbe cosí inizio il lavoro di stesura del testo, che si presentò subito lungo e difficile per la ostinazione di Slater a seguire le proprie idee, invece di adattarsi a quelle del compositore: tanto da richiedere, fra discussioni preliminari, revisioni e correzioni, quasi diciotto mesi. Nel luglio 1944 Britten poté finalmente cominciare a comporre la musica, già preordinata nelle strutture fondamentali e nella forma, per terminarla in partitura nel febbraio 1945. Nel frattempo aveva stretto contatti con il teatro Sadler's Wells di Londra, dove Pears era stato ingaggiato stabilmente e dove lavorava un giovane regista, Eric Crozier, particolarmente adatto a curare l'allestimento dell'opera, aiutando a risolverne anche alcuni problemi di drammaturgia. A lui e alla compagnia del Sadler's Wells fu così affidata la prima esecuzione del Peter Grimes, che ebbe luogo, dopo un intenso numero di prove e notevoli rimaneggiamenti del testo, il 7 giugno 1945. L'enorme successo fece conoscere al mondo non soltanto il nome del compositore ma anche quello di un gruppo di interpreti che sarebbero poi rimasti saldamente legati alla sua attività artistica con l'English Opera Group e il festival musicale di Aldeburgh: su tutti Peter Pears, primo creatore di un ruolo e di un modello con cui si sono confrontati alcuni dei piú grandi tenori del dopoguerra. Tutto ciò concorre a fare di quella data un evento capitale nella rinascita dell'opera nazionale inglese, che dai tempi di Purcell era pressoché scomparsa dalla storia e che ora, grazie a Britten, riscopriva se stessa, mantenendo vive per quasi trent'anni le sue tradizioni e la sua attualità

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Sempre in un’ottica divulgativa e di arricchimento riporto in conclusione un pensiero di Antonio Restagno tratto dal programma di sala del Concerto dell’Accademia di Santa Cecilia del 2013: «… Peter Grimes può essere spregevole e sublime, può indignare e commuovere, può essere una bestia umana e una vittima tragica; in ciò consiste la novità del personaggio. Nella scena centrale è un ottuso primitivo che non sa contenere l'istinto violento contro Ellen e il ragazzo (temi attualissimi); nella scena iniziale è un inerme imputato davanti al muro di ostilità del borgo; nella scena finale è addirittura oggetto di commozione, quando ridotto a un automa segue le parole di Balstrode e si avvia al suicidio in mare. L'eroe classico, le grandi figure byroniane, o ancora l'eroe borghese della narrativa ottocentesca erano personaggi a tema, portavano una coerenza di comportamento che ne faceva dei modelli astratti. A partire dal Naturalismo viene scoperta la contraddittorietà radicale dall'essere umano lo stesso personaggio colto in situazioni diverse reagirà in modi opposti, sarà incoerente, contraddittorio, essenzialmente ambiguo: un intreccio di atroci colpe e compassionevoli destini, fra la bestia e l'eroe, fra lo spregevole e il sublime, come accade dal Wozzeck al Peter Grimes
Approcciare un’opera così complessa dal punto di vista musicale-interpretativo e di resa visiva non è facile, ma i miracoli possono ancora accadere e l’esperienza vissuta nella Salle Garnier dell’Opéra di Monte-Carlo domenica 25 febbraio 2018, ha sicuramente superato l’immaginazione e le aspettative di chi ha a cuore il mondo del melodramma.

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Autore di questa favorevole “congiunzione astrale” è senza dubbio l’artista José Cura (del quale a giorni vi farò partecipi di una conversazione post-opera) che in questa veste non è stato solo interprete, bensì regista, scenografo, costumista e co-designatore delle luci; uno spettacolo che, per il sottoscritto alla sua prima visione, è riuscito a farmi “rileggere” il libretto mentre si dipanavano gli eventi drammaturgici; ogni parola delle didascalie, ogni frase degli interpreti sono sempre state accompagnate da un opportuno gesto, da ambienti che rispecchiavano la realtà del dramma e da tanti piccoli accorgimenti che hanno messo in luce una conoscenza quasi maniacale dell’opera ed uno studio introspettivo dei personaggi volto a “sezionarli" nel loro animo mettendo in luce in maniera sapiente ed intelligente le loro personalità nel contesto economico sociale cui fa riferimento il romanzo di Crabbe, seppur con opportune differenze.
L’impianto scenografico era relativamente semplice con un’unica struttura centrale rotante che comprendeva con un’ottima distribuzione spaziale tutti gli ambienti scenici; la Taverna Al cinghiale di Zietta, la chiesa in cui si svolge la funzione domenicale, la casa del protagonista, la scogliera… solo  il tribunale all’inizio ed il mare alla fine dell’opera vengono “immaginati” da una luce che  proviene dal fondo dietro un velo trasparente; nella scena iniziale del prologo lo stesso Grimes appariva in proscenio in veste di imputato mentre tutti gli altri dietro al telo illuminato si intravedevano solamente per le loro sagome; una sorta di presentazione della società del tempo arroccata nelle sue convinzioni e nelle sue paure; parallelamente nella scena finale il protagonista è sempre solo, ma questa volta dietro non c’è più nessuno se non l’eco di voci lontane del coro con un tono pacato come la quiete dopo la tempesta; solo con l’indifferenza di tutti e solo con quel mare che sarà per sempre la sua tomba; nessun riflesso di questo suicidio sulla vita del piccolo borgo.

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Come già affermato in precedenza, Peter Grimes ha preso vita grazie al tenore José Cura che in questo contesto è stato eccelso; mirabile è stata la sua partecipazione emotiva al personaggio, all’escluso; un uomo povero? Un uomo diverso? Un uomo arrabbiato? Un uomo con la smania di denaro? Un uomo sprezzante del pericolo che lo porta ad uscire in mare anche quando questi non lo consentirebbe? Un assassino che fa morire un piccolo mozzo?… Mille sono le interpretazioni e le sfaccettature che può suggerire questo personaggio e mille sono i modi in cui questo personaggio può essere reso, ma credo che nessun “pittore” più abile del nostro interprete abbia saputo rendere con istrionica facilità tutti i colori e tutte le facce che questo pescatore controverso assume; un ruolo partecipato nelle movenze e nella voce; un canto solido, a volte dolce a volte rude, ma pregno di quella graniticità che è richiesta per affrontare gli impervi acuti come  i suadenti momenti delle oasi di “quiete” in cui cerca e sogna la sua redenzione; il vaniloquio Now the Great Bear and Pleiades del secondo quadro del primo atto è un momento di grande Teatro, come pure gli episodi duettanti con i vari soggetti della comunità, rappresentano altrettanti momenti di istrionica bravura.
Ellen Orford la vedova insegnante è stata interpretata dalla bravissima Ann Petersen; la sua vocalità ha saputo accarezzare il ruolo con maestria e grande fascino risolvendo le molteplici emozioni e stati d’animo con un appoggio sempre garbato e misurato, ma mai anonimo, bensì denso di tutti quei necessari stati d’animo richiesti dalla partitura; ottimi legati ed elegante capacità di dosaggio del fiato con suggestivi filati nelle note più acute.
Il baritono Peter Sidhom è stato un perentorio Capitano Bastolde; il suo ruolo è spesso l’ingranaggio principale del dramma ed è colui che cerca di incitare il protagonista a perseguire nella sua realizzazione invitandolo alla fine a distruggere la sua barca, fonte di tutti i mali; un signor baritono che non ha fatto fatica ad emergere per una recitazione impeccabile ed un’altrettanta vocalità.
Interessante interprete anche il basso Trevor Scheunemann nel ruolo del Farmacista Ned Keene dotato di un timbro molto accattivante, un’emissione ben proiettata e un canto elegante ed elegiaco.
Il mezzosoprano Carole Wilson la Zietta proprietaria della taverna brilla per espressività vocale e scenica dimostrando di essere un’artista a tutto tondo.
Un cast di grande livello che si è completato grazie ad un ottimo Michael Colvin (Bob Boles pastore metodista) con uno squillo tenorile argentino e tintinnante, Macaela Oeste e Tineke Van Ingelgem (le due figlie di Zietta) ironiche e scaltre al punto giusto, Brian Bannatyne-Scott basso (Swallow il procuratore), Christine Solhosse (Signora Nabob Sedley vedova di un funzionario della compagnia delle Indie orientali) simpaticamente pettegola ed ironica, Philip Sheffiled (Reverendo della parrocchia); Michael Druiett (un carrettiere); completavano in ruolo muto l’apprendista mozzo di Grimes Yoachim Amato ed il Dott. Crabbe Alain D’Ayral.

 


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Un ruolo fondamentale nell’opera è stato svolto dal Coro che qui è ben presente e con grande personalità ed è trattato con finezza e superba maestria dalla scrittura di Britten; diventa esso stesso motore dell’azione senza mai essere scollato dalla drammaturgia, ed i passi assegnati sono magistralmente parte di un complesso costrutto musicale; talora intonando un motivo semplice a mo' di filastrocca fino a trasformare queste frasi in un vorticoso scioglilingua nella canzone del vecchio Joe diventando quasi una ridda infernale che ruota intorno alla parola fishing; in questo impegno piuttosto stringente il Coro monegasco preparato e diretto dal M° Stefano Visconti è stato mirabile nel riuscire a trovare quelle talvolta “agghiaccianti” sonorità che diventano anch’esse elemento e ingrediente indispensabile della drammaturgia.
Jan Lathaman-Koening ha dimostrato dall’alto del podio di avere in mano questa partitura e di conoscere ogni anfratto dello spartito; non vi è sinfonia nell’opera, bensì sei interludi che preannunciano il quadro seguente; ogni brano ha una peculiarità ed ogni brano riesce a mettere in evidenza le sonorità dei vari strumenti che grazie al lavoro del concertatore sono riusciti a tirar fuori dal loro interno l’anima e l’essenza di questo dramma in musica; delicato e rispettoso è stato anche il rapporto con il palcoscenico con cui l’intesa è stata pressoché idilliaca.
Stupore ed ammirazione in sala e qualche defezione nell’intervallo sono state le risposte del pubblico monegasco per un titolo al cui primo ascolto si può rimanere frastornati - come successe a me al tempo -, ma il cui approfondimento porta alla scoperta di meandri affascinanti, culmine di una maturità compositiva che vede Britten tra i più grandi compositori del Novecento.

Crediti fotografici: Alain Hanel per il Teatro dell'Opéra di MonteCarlo
Nella miniatura in alto: il tenore e regista José Cura
 






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FREE

180519_Fe_00_FanzagaNadiaFERRARA - Una notevole affluenza di pubblico ha onorato oggi pomeriggio il recital della pianista ferrarese Nadia Fanzaga, impegnata nella Sala della musica di via Boccaleone 19 per la rassegna di concerti del Circolo Culturale Amici della Musica "Girolamo Frescobaldi". La Fanzaga aveva dato un titolo esplicativo al proprio programma musicale
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Eventi
Ferrara Musica lancia la Euyo
servizio di Athos Tromboni FREE

180516_Fe_00_Stagione18e19FerraraMusica_GianandreNosedaFERRARA - La stagione concertistica 2018/2019 di Ferrara Musica nel Teatro Comunale Claudio Abbado è stata presentata oggi alla stampa e alle associazioni musicali ferraresi con largo anticipo rispetto alle passate edizioni. La ragione sta nel fatto che il cartellone anziché partire a ottobre come tutti gli anni, parte stavolta con il concerto fuori
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Vocale
Ottimo Stabat pro Telethon
servizio di Athos Tromboni FREE

180516_Fe_00_StabatMaterRossini_GiulioArnofiFERRARA - Concerto per Telethon nel Teatro Comunale Claudio Abbado martedì 15 maggio 2018, con lo Stabat Mater di Gioachino Rossini, protagonisti l'Orchestra Senzaspine diretta da Giulio Arnofi, l'Accademia Corale Vittore Veneziani preparata dal Maria Elena Mazzella, e i solisti Ester Ventura (soprano), Giorgia Gazzola (mezzosoprano),
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Opera dal Centro-Sud
Cappello di paglia stropicciato
servizio di Simone Tomei FREE

180514_Na_00_IlCappelloDiPagliaDiFirenze_ElenaBarbalichNAPOLI - Meravigliosa, affascinante, ammaliante, divertente... sono questi alcuni aggettivi con cui si può incorniciare Il cappello di paglia di Firenze, uno dei capolavori assoluti del Teatro Musicale del '900 scritto quasi per divertimento da Nino Rota nel 1945, ma la cui prima rappresentazione avvenne solo nel 1955 allorché il direttore del Teatro
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Echi dal Territorio
Chiusura col botto per la Mariani
servizio di Attilia Tartagni FREE

180511_Ra_00_ConcertoAngeloMariani_MassimilianoCaldiRAVENNA - Niente sbavature né cali di tensione nel concerto di chiusura del 9 maggio per la rassegna Ravenna Musica 2018, organizzata dall’Associazione ravennate Angelo Mariani, ultimo di nove appuntamenti vissuti in compagnia di orchestre, ensemble e musicisti di primissimo ordine. Sul palco del Teatro Alighieri si è schierata la
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Eventi
Trenta appuntamenti in Valle d'Itria
redatto da Athos Tromboni FREE

180510_FestivalValleDItria_00_FrancoPunzi_phGianfrancoRotaMILANO - È stato presentato nelle sale del Piccolo Teatro il 44° Festival della Valle d'Itria, che si svolgerà dal 13 luglio al 4 agosto 2018. Alla conferenza stampa di presentazione del cartellone hanno partecipato Alberto Triola (direttore artistico della manifestazione), Fabio Luisi (direttore musicale) e Franco Punzi, presidente del Centro
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Eventi
Aida con tutta Cento
servizio di Athos Tromboni FREE

180508_Cento_00_Aida_FranceDarizCENTO (FE) - Sarà una brava soprano francese a interpretare l'Aida di Giuseppe Verdi sabato 23 giugno 2018 alle ore 21 in Piazza del Guercino a Cento: si chiama France Dariz, ed è stata impegnata una volta sola dalle nostre parti, nel maggio 2014 per un concerto tutto pucciniano nel Teatro Comunale di Ferrara. Ma è una cantante di rango proprio
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Opera dal Centro-Nord
Lucia con le pistole senza pistolettate
servizio di Athos Tromboni FREE

180507_Fe_00_LuciaDiLammermoor_FrancescoBellottoFERRARA - La protagonista della Lucia di Lammermoor  di Gaetano Donizetti gioca con una bambola di pezza dal vestitino rosso durante tutta l'opera: è l'insieme dell'innocenza e dell'adolescenza con cui il regista Francesco Bellotto ha caratterizzato il personaggio, nell'allestimento da lui curato e prodotto dai teatri di Treviso e Ferrara con la
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Echi dal Territorio
Daniele Barioni premiato dai jazzofili
servizio di Athos Tromboni FREE

180506_Vigarano_00_PremioADanieleBarioni_AndreaAmbrosiniVIGARANO MAINARDA (FE) - Il «Gruppo dei 10» è un'associazione ferrarese di musicofili che amano riunirsi in locali caratteritici del territorio per incontri conviviali e concerti, generalmente di musica jazz perché "i 10" sono tutti appassionati cultori della musica afroamericana; ma la loro rassegna concertistica ha il titolo programmatico di "Tutte
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Soci Uncalm
Replica di un frizzante Elisir
FREE

180506_Fe_00_LElisirDAmore_GiuliaPierucciFERRARA - Ottima ripresa sabato 5 maggio 2018, alla Sala della Musica di via Boccaleone 19, di L'elisir d'amore di Gaetano Donizetti, andato in scena nel cartellone del Teatro Ragazzi del Comunale "Claudio Abbado" di Ferrara esattamente un mese prima: si trattava di una produzione del Conservatorio di Ferrara "Girolamo Frescobaldi" inserita
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Pagina Aperta
Il grande merito di Sebastianutto
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180502_Lu_00_Lu_RinasceIlConcerto_AlanFreilesMagnattaLUCCA - Chiesa dei Servi, per la stagione di "Animando Lucca", il 29 aprile 2018: dopo oltre 100 anni dalla prima a Parigi, in Salle Gaveau, per l'arco di George Enescu, e la direzione del Compositore, il 6 aprile 1913, Christian Sebastianutto con un violino superbo di Filippo Fasser, modello Guarneri, del 2018 (sic!) ha resuscitato magnificamente il
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Soci Uncalm
Cinzia Forte, il Premio e l'arcobaleno
FREE

180501_Fe_00_PremioFrescobaldi_DarioTondelliFERRARA - È stata una grande esibizione di belcanto e una gioiosa festa: il concerto del 29 aprile 2018 alla Sala della Musica, organizzato dal Circolo Frescobaldi nell'ambito del conferimento del Premio Frescobaldi 2018 al soprano Cinzia Forte, ha visto la partecipazione, oltre che della premiata, anche dei suoi allievi che citiamo in ordine di
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Opera dal Centro-Nord
Tosca buoni i due cast
servizio di Simone Tomei FREE

180429_Pr_00_Tosca_PirozziAnna_phRobertoRicciPARMA - Parlando di Tosca, Fedele D’Amico - musicologo e critico musicale - cosi diceva in merito a quest’opera: “… Le novità di Tosca sono inseparabili dalle sue scoperte espressive: il primo tema di Scarpia, ossia quei tre accordi che aprono l’opera e, con alcune varianti, concludono sia il primo che il secondo atto, offrono un giro armonico certamente inedito; ma
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Opera dal Centro-Nord
Un Ballo proprio bello
servizio di Edoardo Farina FREE

180427_Cesena_00_UnBalloInMaschera_ScillaCristiano_phLucaBogoCESENA - …e chiusura della stagione con l’opera  Un ballo in maschera  di Giuseppe Verdi dopo un’assenza di 153 anni, ove … “se il dialogo con la città, se il desiderio di rendere sempre di più la scena il luogo in cui giocare a mettere in pratica le diverse idee che definiscono gli orizzonti di pensiero e di azione di una comunità è ciò che caratterizza
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Opera dall Estero
Masnadieri molto belli
servizio di Simone Tomei FREE

180424_MonteCarlo_00_MantegnaRoberta_IMasnadieri_phAlainHanelMONTE-CARLO - Prima di intraprendere il mio viaggio narrativo ne I Masnadieri di Giuseppe Verdi, condivido questo pensiero del musicologo Michele Girardi in merito al componimento: «…fra i vari meriti dei Masnadieri, oltre a numerose pagine di bella musica, vi è quello di trattare temi spinosi, più attuali oggi che ai tempi dello Sturm und Drang. Non
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Vocale
Esther dello Spirito Santo
servizio di Athos Tromboni FREE

100423_Fe_00_Esther_NicolaValentiniFERRARA - Quella di Esther, personaggio biblico dell'Antico Testamento, è una figura che ha ispirato scrittori e musicisti perché la donna ebrea è stata una salvatrice del proprio popolo. Viene raccontato che la bambina Esther fu adottata dal cugino Mardocheo quando, orfana di padre, si trovò sola in Babilonia. Crebbe e divenne una bellissima giovinetta
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Opera dalle Isole
Grande Pratt grandi Puritani
servizio di Salvatore Aiello FREE

180420_Pa_00_IPuritani_JessicaPratt_phRosellinaGarboPALERMO - Sono approdati al Massimo, dopo dieci anni, I Puritani di Bellini, opera di addio  di un genio morto a soli trentatré anni. Accolta con grande entusiasmo  sin dalla prima parigina del 1835, ha conosciuto rinnovati consensi da generazioni e pubblici di tutto il mondo per l’incanto delle melodie che faceva dire  al catanese: «Ho
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Eventi
L'Arena riparte con buoni propositi
servizio di Athos Tromboni FREE

180419_Vr_00_Arena2018_Cecilia Gasdia_FotoEnneviVERONA - Clima rasserenato alla Fondazione Arena di Verona, durante la presentazione alla stampa del Festival estivo 2018 che prenderà avvio il 22 giugno e terminerà il 1° settembre: saranno 47 serate all’insegna del rinnovamento e del rilancio della grande lirica sotto le stelle nel teatro all'aperto più grande del mondo. Cinque le opere
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Personaggi
Cinzia Forte ieri oggi domani
intervista di Athos Tromboni FREE

180418_00_CinziaForte_MiniaturaFERRARA - Abbiamo incontrato il soprano Cinzia Forte durante la preparazione di un Elisir d'amore di Gaetano Donizetti dove erano impegnati alcuni suoi allievi e allieve del Conservatorio "Girolamo Frescobaldi" dove lei è docente. Si trattava di una recita preparata per le scuole di Ferrara e provincia. La Forte è napoletana di nascita e
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Opera dalle Isole
Butterfly sa d'antico ma č moderna
servizio di Simone Tomei FREE

180410_Ca_00_MadamaButterfly_AmarilliNizza_phPriamoToluCAGLIARI - Ci sono delle sere in cui andare a Teatro è pura magia; una miriade di fattori si intersecano rendendo gli incontri con la musica indimenticabili; a volte ci facciamo sopraffare dall’emozione, dalla novità, dal piacere di farsi trastullare dai sapori di una terra che poco frequentemente calpestiamo; il fascino della bellezza
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Echi dal Territorio
Mosesti nel ricordo di La Villa
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180405_To_00_AlfonsoMosestiTORINO - Il 6 aprile 2018, dopo 94 anni di vita, è morto nella sua Torino in cui abitava, il grande violinista Alfonso Mosesti. Cordoglio unanime del mondo della musica per lui che è stato un grande virtuoso dello strumento, allievo di Cesare Barison e di Antonio Illersberg, interprete magistrale dei concerti di Sinigaglia e Illersberg, alla
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Echi dal Territorio
Elisir molto gradito dagli studenti
servizio di Athos Tromboni FREE

180405_Fe_00_LElisirDAmore_LuisaRussoFERRARA - La divertente opera buffa L'elisir d'amore di Gaetano Donizetti è andata in scena per la rassegna "Teatro Ragazzi", nel Teatro Comunale Claudio Abbado di Ferrara, giovedì 5 aprile 2018 in due spettacoli nella stessa mattinata: alle ore 9,30 e alle 11. Per l’occasione l’Orchestra e il Coro del Conservatorio Girolamo Frescobaldi
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Opera dal Centro-Nord
Ancora il Barbiere col ramarro
servizio di Simone Tomei FREE

180331_Fi_00_BarbierediSiviglia_GiuseppeGrazioliFIRENZE - Era la sera del 29 marzo 2018 quando, recandomi al Teatro del Maggio Musicale Fiorentino pensavo al masochismo che alberga in me quando mi ostino a voler rivedere produzioni cui ho già assistito e delle quali ho un ricordo non idilliaco; la conferma di questo l'ho avuta proprio all'ingresso nel foyer quando un conoscente con il quale
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Opera dall Estero
Faust di elegante delicatezza
servizio di Simone Tomei FREE

180331_MonteCarlo_00_Faust_JosephCallejaMONTE-CARLO - Il Faust di Gounod ha trovato nella mise en scene di Nicola Joel a l’Opéra di Monte-Carlo un ottimo riscontro visuale che con pochi elementi scenici è riuscito a tenere in piedi quasi tre ore di musica senza annoiare, anzi restituendo piacevoli sensazioni scevre di orpelli e di sovrastrutture come è stata alla fine la scelta musicale
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Opera dalle Isole
Fra Diavolo non entusiasmante
servizio di Salvatore Aiello FREE

180326_Pa_00_FraDiavolo_GiorgioBarberioCorsettiPALERMO - Assente  dal 1989, è ritornato sulle scene del Massimo Fra Diavolo di Daniel Auber, autore ormai solo raramente presente nelle stagioni liriche. Da una  parte pesa ancora il severo giudizio di Schumann che riteneva “la sua musica per lo più vuota  e volgare”, ma noi preferiamo il giudizio più sereno di Rossini: “Auber scrive della piccola
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Operetta and Musical
Sunset Boulevard un capolavoro
servizio di Rossana Poletti FREE

180321_Ts_00_SunsetBoulevard_AndrewLloydWeberTRIESTE - Politeama Rossetti. In viaggio con cinque tir, cento persone tra artisti e tecnici, dieci chilometri di cavi sul palcoscenico, parrucche da duemila euro, costumi fatti a mano, numeri da capogiro per uno spettacolo itinerante. Sunset Boulevard è in scena al Politeama Rossetti di Trieste, unica tappa italiana. Andrà ad Amsterdam e poi ritornerà
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Opera dal Centro-Nord
Devereux salvato dal cast
servizio di Simone Tomei FREE

180320_Pr_00_RobertoDevereux_MariellaDevia_phRobertoRicciPARMA - Se il sabato 17 marzo 2018 mi vedeva in secondo ascolto per Pia de Tolomei di Donizetti, il richiamo del bergamasco è stato così forte da condurmi in terra parmense l'indomani, domenica 18 marzo, per ripetere la visione del Roberto Devereux visto al suo esordio in questa produzione due anni fa al Teatro Carlo Felice di Genova cui vi rimando
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Echi dal Territorio
Ecco il Complesso Giovanile del Frescobaldi
FREE

180318_Vigarano_00_ComplessoGiovanileFrescobaldi-AchilleGalassiVIGARANO MAINARDA (FE) - La sala parrocchiale polivalente, trasformata in "chiesa" perché il tempio vigaranese è inagibile dal terremoto del 2012, ha accolto domenica 17 marzo 2018 un  impegnativo concerto per orchestra d'archi del Complesso giovanile del Conservatorio Frescobaldi di Ferrara, guidato dal violinista e violista Achille Galassi
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Personaggi
Giulio Pelligra si confida
intervista di Simone Tomei FREE

180318_Lu_00_PelligraGiulio_Lu180318LUCCA - In occasione della ripresa lucchese di Pia de Tolomei di Gaetano Donizetti che ha debuttato al Teatro Verdi di Pisa nel mese di ottobre 2017 (qui potete leggere il mio articolo di allora), ho incontrato il tenore Giulio Pelligra che interpreta il ruolo di Ghino degli Armieri; il suo curriculum vanta già molte esperienze di grande
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Vocale
Felice compleanno per l'Ado
servizio di Athos Tromboni FREE

180316_Fe_00_VentennaleAdo_DanielaFurianiFERRARA - Buon compleanno Ado! Questa scritta troneggiava sul fondale del palcoscenico del Teatro Comunale Claudio Abbado, giovedì 15 marzo 2018, e dava significato al concerto organizzato per festeggiare la ricorrenza ventennale di quella associazione di volontariato. L'acronimo Ado sta a significare "Assistenza Domiciliare Oncologica"
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Opera dal Centro-Nord
Pia in scena al Giglio
servizio di Simone Tomei FREE

180316_Lu_00_PiaDeTolomei_FrancescaTiburzi_phAndreaSimiLUCCA - Era il 14 ottobre 2017 allorchè andava in scena al Teatro Verdi di Pisa l'opera rara di Gaetano Donizetti Pia de Tolomei. A quel tempo scrissi un articolo piuttosto dettagliato in merito all'allestimento che vede la firma registica di Andrea Cigni, dello scenografo Dario Gessati, del costumista Tommaso Lagattola e delle luci di Fiammetta
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Soci Uncalm
Rivalutazione delle opere degenerate
FREE

180312_Sv_01_FelixMendelssohnBartholdy_facebookSAVONA - Il Circolo Amici della Lirica "Renata Scotto", con la collaborazione del Comune di Savona ha programmato per sabato 24 marzo 2018 alle ore 16 nella sala conferenze del Museo d’Arte di Palazzo Gavotti g.c., la ormai consueta Conversazione tra Arte e Musica,
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Echi dal Territorio
Due concerti di Pugnani
FREE

180312_Echi_00_GaetanoPugnani1754FERRARA Il Comitato per i Grandi Maestri propone due Concerti per violino inediti di Gaetano Pugnani. Il compositore nacque nel 1731 a Torino, città dove trascorse gran parte della propria vita, figlio di Giovanni Battista Pugnani, segretario nell'ufficio della Regia Liquidazione di Torino; iniziò a studiare musica sotto la guida di Giovanni
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Concorsi e Premi
Varato il bando del Premio Alberghini
redatto da Athos Tromboni FREE

180307_Galliera_00_ConcorsoAlberghini_CristianoCremoniniSAN GIORGIO DI PIANO (BO) - Ha preso il via la terza edizione del Premio per i giovani musicisti e compositori della Città metropolitana di Bologna, Comuni di Ferrara e Modena, intitolato a Giuseppe Alberghini. questa competizione musicale è stata istituita e promossa dall'Unione Reno Galliera per sostenere e valorizzare i giovani talenti del territorio
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Opera dal Centro-Nord
Boccanegra ha convinto l'Alighieri
servizio di Attilia Tartagni FREE

180306_Ra_00_SimonBoccanegra_phGianniCravediRAVENNA - Corsaro, Doge illuminato, uomo di buoni sentimenti: così è apparso Simon Boccanegra il 2 e il 4 marzo 2018 al Teatro Alighieri nell’opera di Giuseppe Verdi su versi di F. M. Maria Piave ispirati da Guitiérrez, già autore del soggetto del “Trovatore”. Dopo
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Opera dal Nord-Est
Manon discesa agli inferi
servizio di Simone Tomei FREE

180305_Vr_00_ManonLescaut_Ciampa_FotoEnneviVERONA - Spesso si paragona la vita ad un viaggio; viaggio che può essere fisico, esperienziale o semplicemente mentale, ma comunque vada, questa avventura comporta sempre un cambiamento del proprio stato di vita. La Manon Lescaut di Giacomo Puccini che è andata in scena al Teatro Filarmonico di Verona domenica 4 marzo 2018,
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Opera dal Nord-Est
Trittico senza lode né infamia
servizio di Athos Tromboni FREE

180304_Fe_00_TritticoPucciniano_AldoSisilloFERRARA - Può capitare che, nell'arco di poco più di un decennio, uno stesso allestimento d'opera che abbia avuto successo, venga riproposto magari con altri interpreti, ma con le identiche scenografie e regia: così è stato per il Trittico Pucciniano andato in scena nel Teatro Comunale Claudio Abbado il 3 marzo 2018 quale secondo titolo
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Opera dal Centro-Nord
La Simeoni ottima Favorite
servizio di Simone Tomei FREE

180301_Fi_00_LaFavorite_VeronicaSimeoni_phPietroPaoliniFIRENZE - In principio fu L'Ange de Nisida commissionata dal Theatre de la Renaissance; nel frattempo Gaetano Donizetti lavorava anche per l'Opéra di Parigi con il Duc D'Albe mentre correva l'anno 1939 che volgeva verso il 1940, ma, per le vicende burrascose dell'impresario che aveva commissionato quest'ultimo titolo, l’avventura fallì
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Opera dall Estero
Un Peter Grimes folgorante
servizio di Simone Tomei FREE

180227_MonteCarlo_00_PeterGrimes_JoseCura_phAlainHanelMONTE-CARLO - È indubbio che il genio compositivo di Benjamin Britten assuma un posto nell’olimpo dei musicisti appartenenti in toto al secolo scorso; nato nel 1913 e vissuto fino al 1976 ha inserito nelle sue produzioni tutte le novità armoniche e tonali frutto dell’evoluzione compositiva in atto; i suoi personaggi sono sempre molto ben evidenziati
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Opera dal Centro-Nord
Cenerentola č cresciuta
servizio di Simone Tomei FREE

180227_Pc_00_Cenerentola_PIACENZA - Era il febbraio del 2017 ed a Lucca, nella città di Giacomo Puccini, nasceva dalla mente e dall’estro del regista Aldo Tarabella – direttore artistico del Teatro del Giglio – questa meravigliosa produzione di Cenerentola di Gioachino Rossini; in quella occasione ebbi modo di pubblicare questo articolo cui vi rimando, per
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Opera dal Centro-Nord
Fanciulla dalla Carolina all'Alighieri
servizio di Attilia Tartagni FREE

180223_Ra_00_LaFanciullaDelWest_JamesMeenaRAVENNA - «Tutto il mondo aspetta da me l’opera…; basta colle Bohème, Butterfly e compagnia, anch’io ne ho sopra i capelli….» scriveva Giacomo Puccini all’editore Ricordi prima di dare vita a quell’anomalia della sua produzione matura che è La fanciulla del West, «dramma americano a sfondo fosco, vasto di personaggi primitivi e di natura
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Opera dal Centro-Nord
Ecco l'Iris dei giovani
servizio di Simone Tomei FREE

180222_Lu_00_Iris_LUCCA - Si è conclusa al Teatro del Giglio di Lucca il viaggio di Iris di Pietro Mascagni che proveniva da Livorno dove il 16 dicembre 2017 mosse i primi passi; per tutto quello che riguarda gli aspetti storici, le notizie di cronaca informazioni sulla messinscena vi rimando al mio articolo che potrete leggere qui . Nel teatro lucchese la ripresa
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Opera dal Nord-Est
Bella Figlia del reggimento
servizio di Rossana Poletti FREE

180218_Ts_00_LaFilleDuRegiment_phVisualArtTRIESTE - Teatro Verdi.  Gaetano Donizetti compose "La figlia del reggimento”, in francese La fille du régiment nel 1840. Il libretto di Jean-François-Alfred Bayard e Jules-Henry Vernoy de Saint-Georges doveva essergli particolarmente piaciuto; di umili origini amava le storie come questa, in cui si scopre che la giovane donna, adottata
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