Pubblicato il 30 Aprile 2022
Chiusa la stagione concertistica di Ferrara Musica nel Teatro Comunale
Esa-Pekka Salonen e l'Orchestre de Paris servizio di Edoardo Farina

20220430_Fe_00_OrchestreDeParis-EsaPekkaSalonen_phMarcoCaselliNirmalFERRARA - Il penultimo concerto del filone orchestrale-sinfonico ospitato nella programmazione invernale 2021-2022 di “Ferrara Musica”, ha offerto il podio a uno dei più importanti direttori d’orchestra sulla scena internazionale, Esa-Pekka Salonen alla guida della ”Orchestre de Paris” presso il Teatro Comunale di Ferrara “Claudio Abbado”, rappresentando la significativa tappa centrale italiana di un tour che ha toccato dapprima la città di Torino nell’ambito dei Concerti di “Lingotto Musica” e in seguito la data inserita nella Stagione del “Teatro alla Scala” di Milano. Direttore innovativo, rinomato intellettuale, curioso e convinto promotore della musica ove è difficile definirne la personalità poliedrica, “gigante della bacchetta” come è stato definito dalla critica internazionale, si tratta di un gradito ritorno dopo la presenza nel teatro estense già avvenuta nel 2010 al vertice della “Mahler Chamber Orchestra”, mentre per la celebre orchestra francese si è trattato di un debutto assoluto. 63enne nato a Helsinki, (Esa di origine medievale tradotto come Isaia, Pekka starebbe per Peter mentre Salonen è tra i cognomi più diffusi in Finlandia) ha studiato presso la “Sibelius Academy” della sua città corno, composizione e direzione d'orchestra con Jorma Panula, avendo come compagni di classe Jukka-Pekka Saraste e Osmo Vänskä. Si è dedicato in seguito alla scrittura perfezionandosi con Franco Donatoni, Niccolò Castiglioni e Einojuhani Rautavaara. Difficile sintetizzare l’enorme esperienza artistica: in breve, il primo esordio come direttore fu nell’ “Orchestra Sinfonica della Radio Finlandese” nel 1979 con la lirica Wozzeck di Berg eseguita alla “Royal Opera di Stoccolma”. Sebbene l’attività sia sempre stata quella di compositore, attualmente è direttore musicale della “San Francisco Symphony”, quindi direttore onorario della “Los Angeles Philharmonic” (avendola diretta dal 1992 al 2009), della londinese “Philharmonia Orchestra” e dell’”Orchestra Sinfonica della Radio Svedese”.
Ricercatore instancabile di molteplici collocazioni per la musica classica nel nuovo millennio, interprete di riferimento del periodo novecentesco, ha avuto un ruolo fondamentale come revisore nella valorizzazione della musica di oggi applicata alle moderne tecnologie digitali emergenti, ricevendo importanti riconoscimenti tra cui il Premio Rostrum dell’UNESCO per l’opera Floof e il “Premio Siena” dell’”Accademia Musicale Chigiana”.
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Principale orchestra sinfonica francese, l’”Orchestre de Paris” svolge in ogni stagione circa un centinaio di concerti con in organico ben 119 musicisti, alla “Philharmonie de Paris” o in tournée internazionali. Erede della “Société des Concerts du Conservatoire” fondata nel 1828 su impulso di Luigi Cherubini e François-Antoine Habeneck, ha tenuto il debutto inaugurale nel 1967 sotto la direzione di Charles Munch, succeduto da Herbert von Karajan, Sir Georg Solti, Daniel Barenboim, Semyon Bychkov, Christoph von Dohnányi, Christoph Eschenbach, Paavo Järvi e Daniel Harding. La strategia preposta pone le attività nella linea diretta della discendenza della tradizione musicale nazionale compiendo un ruolo fondamentale al servizio sia dei repertori appartenenti dal periodo romantico in avanti così come della creazione contemporanea attraverso l’accoglienza di diversi musicisti in residenza, quindi le prime di numerose opere e la presentazione di cicli dedicati alle figure tutelari del secolo scorso.
E proprio per il carattere peculiare che ha connotato l’esibizione a capo della compagine parigina, venendo all’appuntamento ferrarese del 28 aprile 2022, ove la densità sonora espressa ha trovato una risposta acustica efficace da parte di una sala per l’occasione totalmente gremita, il cui palcoscenico è stato interamente occupato dai componenti dell’orchestra in numero talmente elevato da dovere smontare la camera acustica senza però perdere volume e presenza in alcun modo. Un dato che, oltre alla prerogativa rappresentata da una dimensione tendenzialmente raccolta e non dispersiva, avvalendosi del vantaggio di restituire in maniera immediata la trascinante reattività di una formazione strumentale estremamente coesa, sia dal punto di vista dinamico sia da quello timbrico-strumentale dovuto soprattutto alla compattezza orchestrale data dalla perfetta fusione tra archi e ottoni, contesto sempre difficile da abbinare nel giusto bilanciamento esaustivo. Tipologie emerse fin dalla prima parte dell’attrattiva serale, protagonisti di una scelta che comprende decenni di musica, sospesi tra Ottocento e Novecento inoltrato, aperto dall’esecuzione della Pavane pour une infante défunte di Maurice Ravel (1875-1937) brano dalla struttura molto semplice costruito sul modello di una danza rinascimentale di corte e soggetta a numerose trascrizioni destinate a svariati strumenti; composta nel 1899 nella versione per pianoforte dedicata al salotto di Winnaretta Singer (mecenate statunitense naturalizzata francese) Principessa di Polignac, poi rielaborata per piccola  orchestra nel 1910, è segnata da una compostezza di accenti migrati dagli ottoni agli altri fiati fino ad arrivare agli archi seguendo quel caratteristico filo melodico che lega con misura dolce e un poco malinconica una solenne pagina dell’artista originario della città basca di Ciboure. La forma del brano, articolata in cinque brevi sezioni, ne segue il disegno coreografico attraverso un tema che ritorna ogni volta dopo l’inciso, rappresentante la spina dorsale del lavoro, come afferma anche nelle note di sala il musicologo Oreste Bossini. La voce nostalgica e romantica del corno, immerge sin dall’inizio la nobile melodia in una luce vespertina che conferisce al piccolo capolavoro il fascino misterioso di un’ironica elegia dal tono malinconico senza tempo.
Una misura che ha trovato nel brano successivo un territorio sinfonico dal carattere decisamente differente, nel quale l’eloquente gestualità di Salonen si è inoltrata con passo risoluto restituendo quella sorta di progressione espressiva incardinata su una cifra virtuosistico-orchestrale con la Suite da concerto tratta dalla pantomima espressionista Un Mandarino meraviglioso  basata su un racconto di Melchior Lengyel (o forse più correttamente Un Mandarino miracoloso) di Béla Bartók (1881-1945) straniante ritratto della malavita di una periferia metropolitana composta tra l’ottobre del 1918 e il maggio successivo nel drammatico immediato dopoguerra, concepito in origine in forma di pantomima. La musica aspra e violenta è scaldata da una profonda compassione che solo un autore di spessore artistico e spirituale quale era il pianista ed etnomusicologo ungherese poteva sentire in maniera così sconvolgente e al tempo stesso rigorosa dal punto di vista formale. Bartók, tra gli esponenti dell’Espressionismo e la seconda Scuola di Vienna dalle forme atonali, dissonanze e sperimentalismi, rimane fedele a quell’ossessiva esplorazione del proprio inconscio che aveva rappresentato il carattere peculiare delle più importanti composizioni di quegli anni ove le note ne ripercorrono la vicenda in una sequenza di scene di sconvolgente forza espressiva. Egli sfrutta le risorse della grande orchestra con abilità magistrale, traendo un impressionante repertorio di gesti ed effetti sonori dalle cavità degli strumenti in un efficace accavallarsi di timbri incisi e ritmi pulsanti ossessivamente ripetuti, qui bene espressi dalla dinamica e sonorità sapientemente regolate. L’insieme si chiude nella parossistica scena che costituisce il culmine drammatico della esposizione tramite un valzer quasi immobile che si carica gradualmente di inquieta e stravolta sensualità, fino a travolgere gli animi in una violenta tempesta di suono e bruciante energia ritmica.
L’apice della parte conclusiva viene raggiunta attraverso i cinque tempi intrisi di ispirata suggestione, trovando proprio nell’intreccio serrato delle battute finali la restituzione cristallina assieme della coesione dinamico-strumentale della formazione parigina. Un dato poi ribadito in maniera più distesa e dilatata, abitata dalle diverse declinazioni connesse dalle sezioni che compongono la Symphonie fantastique op. 14 (Episodio della vita di un artista) di Hector Berlioz (1803-1869). Una sorta di affresco sinfonico la cui riconosciuta varietà di accenti ha preso forma in una materia sinfonica che l’Orchestre de Paris ha tratteggiato con una misura al tempo stesso sofisticata e pregnante, plasmata dallo stesso Salonen attraverso una lettura caratterizzata da una agogica misurata ma sinuosa e da una densità timbrica policroma ma lucida, sostiene il critico Alessandro Rigolli.
Per lo scrittore Stefano Jacini, invece, il direttore “ha proposto una coerente interpretazione lucidissima, asciutta, i passaggi sognanti sempre trattenuti, con precisione assoluta ed effetti sonori di raro ascolto. L'impressione che se n'è ricavata è però di una quasi totale mancanza di irrazionalità, fondamentale alla carica visionaria di Berlioz. Tutto è risultato logico, sistematico, coerente, equilibratissimo, come un raffinato esercizio di stile. L'orchestra ha risposto mirabilmente a questa impostazione di raro ascolto, ma alla fine è rimasta la sensazione di aver visitato una interessante mostra di pittura cubista, della quale si sono apprezzati gli accostamenti delle forme, ma sempre con qualche difficoltà a poter cogliere la figura intera”. Terminata nell’arco di tre mesi all’inizio del 1830, il più importante lavoro sinfonico apparso dopo la Nona Sinfonia di Beethoven, detta fantastica, ossia di fantasia in quanto la partitura è legata a un programma narrativo scritto dallo stesso autore, fu eseguita la prima nella sala del Conservatorio di Parigi il 5 dicembre del medesimo anno riscuotendo un clamoroso successo anche se all’epoca suscitò parallelamente diverse reazioni controverse. Vita e letteratura si mescolano in maniera indissolubile in quest’opera, la forma e il linguaggio in realtà non si discostano dal modello beethoveniano, ove egli riversa in maniera geniale la massa di esperienze e impressioni stratificate nella sua coscienza, conferendo nella partitura una serie di materiali musicali provenienti da lavori precedenti e di suggestioni letterarie disparate creandone il carattere bizzarro, eccessivo, anticonformista e visionario della musica, concentrandosi soprattutto nella sfera sonora esprimendone un’acuta sensibilità emotiva, sempre secondo Bossini.

 

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Ne troviamo risonanze tipiche del teatro d’opera, persino delle chiese parigine dove era ancora viva la tradizione del canto gregoriano, delle parate militari, soprattutto nell’esecuzione del penultimo tempo della Marcia dove le trombe, i rimanenti fiati poi i timpani, appaiono in un unisono trionfale perfetto, in grado di raggiungere spettacolari sontuosità dall’impatto coinvolgente.
L’interpretazione offerta da Salonen (non avendo lanciato in aria la bacchetta su un finale fortissimo come sorprendentemente usava fare in passato) è stata indubbiamente caratterizzata da una sorta di luminosa essenzialità, gesto plastico, sicurezza negli attacchi dotati di grande precisione; assecondata con reattiva densità espressiva da l’Orchestre de Paris, la formazione è apparsa compatta ed efficace nonostante il numero elevato dei componenti anche alla luce dei due bis da lui stesso annunciati in un discreto italiano proposti fuori programma e rappresentati da Le jardin féerique tratto da Ma mère l’oye  di Ravel e Vorspiel dall’atto III° del Lohengrin di Wagner, pagine che hanno confermato la lucida e trascinante vivacità di lettura del direttore finlandese, salutato assieme alla compagine orchestrale parigina da un bel successo suffragato dai calorosi, ribaditi e convinti applausi del pubblico presente – associandomi di nuovo e in parte alle parole di Rigolli.

Crediti fotografici: Marco Caselli Nirmal per Ferrara Musica
Nella miniatura in alto: il direttore Esa-Pekka Salonen
Sotto: Esa-Pekka Salonen e l'Orchestre de Paris nel Teatro Comunale "Claudio Abbado" di Ferrara





Pubblicato il 26 Aprile 2022
Bellissimo concerto dell'Orchestra Nuova Assonanza nella Chiesa dei Servi di Lucca
Marzadori e Freiles Animando Wolf Ferrari... servizio di Gianluca La Villa

20220425_Lu_00_MarzadoriEFreiesAnimandoWolfFerrari_AlanFreilesLUCCA - «Un concerto per lei, solo per lei» ... così Ermanno Wolf-Ferrari (1876-1948) dedicava nel 1943 a Guila Bustabo, violinista prodigio e sua ninfa Egeria della vecchiaia, il Concerto in re maggiore op.26 per violino e orchestra. E a distanza di quasi 80 anni l’afflato lirico che permea quasi ogni rigo di questo concerto è stato colto ed espresso da colei che a Ferrara nel 2012 realizzò la prima italiana della composizione: Laura Marzadori.
A Lucca il 24 aprile 2022 nella bella risonante Chiesa dei Servi, per iniziativa di Animando Lucca, ancora una volta la brillante violinista ora ‘konzertmeisterin’ della Orchestra della Scala ha dimostrato, sotto la direzione di Alan Freiles Magnatta e con la diversa Orchestra Nuove Assonanze, di avere nelle dita e nel cuore questo concerto come una “pièce de chevet”, padroneggiandola e sviluppandola in tutti i risvolti interiori e i passi virtuosistici: basti la cadenza di quasi 10 minuti scritta dalla Bustabo per sé.
Il violino Fiorini-Poggi del 1925, suonato dalla Marzadori, messo a punto perfettamente dal liutaio Carstens, faceva fluire da tutte le corde e posizioni un suono il più perfettamente adeguato a questa composizione. Grande successo.
Ma la serata riservava altre novità. Innanzitutto il Concerto per violoncello e orchestra op.31 “Invocazione” scritto dal Wolf-Ferrari nel 1945 e testimone di una canto lirico triste e tormentato come erano quegli anni e il presentimento della fine di Wolf-Ferrari, che morirà solo e povero a Venezia tre anni dopo. Ma che nell’ultimo movimento scintilla con una brillante Tarantella auspicio di leggerezza e sorti più felici. Splendida interprete del brano Erica Piccotti, violoncellista di 23 anni con la magìa di un fraseggio ed espressione che più trascinanti non sapremmo. Un concerto che pare cucito su misura per la sua cavata.

20220425_Lu_01_MarzadoriEFreiesAnimandoWolfFerrari_LauraMarzadori_facebook.JPG 20220425_Lu_02_MarzadoriEFreiesAnimandoWolfFerrari_EricaPiccotti.JPG

Al termine della serata il poema sinfonico Ero e Leandro di Alfredo Catalani (1854-1893), una pagina tanto stupenda e dimenticata quanto è costante la insipienza di coloro che dovrebbero e potrebbero farla conoscere nei vari teatri, ormai gestiti per fenomeni di attrazione da baraccone, non per cultura e passione vera.
Come poteva questo programma Novecentesco entrare nella programmazione di Animando Lucca, dedicata al Settecento musicale? Ma con il brano introduttivo, la Ouverture de “Le Nozze di Figaro”, i cui personaggi sono tra l’altro la Contessa di Almaviva e la Susanna, fidanzata di Figaro, riassunti da Wolf-Ferrari, il più mozartiano dei compositori Novecenteschi, nella Contessa Susanna, protagonista della fortunata opera “Il segreto di Susanna”.
Chiuderemo con una frase riportata nel libro del compianto Alberto Cantù a Wolf-Ferrari dedicato nel 2011 per la prima italiana di Ferrara (“Ermanno Wolf-Ferrari, la Musica, la Grazia, il Silenzio”, Gabrielli ed.) : «Il futuro non ci insegna niente perché non esiste; è invece al futuro che si insegna con ciò che si fa di nuovo.»

Crediti fotografici: Ufficio stampa Associazione Animando Lucca
Nella miniatura in alto: il direttore Alan Freiles Magnatta
Sotto, in sequenza: Laura Marzadori (violino) e Erica Piccotti (violoncello) durante il loro concerto





Pubblicato il 10 Febbraio 2022
I concerti dell'Associazione Bal'danza nel Ridotto del Teatro Comunale Claudio Abbado
Recital di Davide Fabbri e disco servizio di Edoardo Farina

20220210_Fe_00_DavideFabbriFERRARA - Prosegue contrassegnata da grande partecipazione di pubblico la rassegna “Ferrara Musica al Ridotto” nell’ambito della stagione invernale 2021-2022, ove domenica 6 febbraio 2022, Davide Fabbri ha proposto una singolare performance dal titolo Viaggio tra i pizzichi: liuto, tiorba e chitarra barocca, usati per tracciare un percorso storico nel repertorio dall’Ars Antiqua alla seconda metà del Seicento. L’appuntamento, organizzato in collaborazione con Bal’danza sotto la direzione artistica di Romano Valentini, conferma l’intento formativo che l’Associazione presieduta da Valeria Conte Borasio persegue da anni trovando piena sintonia nella programmazione connessa con il Teatro Comunale “Claudio Abbado”, rivolta anzitutto all’educazione all’ascolto. Dopo il caloroso consenso riscontrato con le magiche atmosfere nei meandri medioevali de laReverdie il cartellone ha inserito in senso cronologico pagine meno note ma di straordinaria bellezza, al di fuori delle consuete scelte riguardanti i vari repertori cameristici. Diplomatosi in chitarra classica, Fabbri, faentino di nascita nel 1980, ha conseguito i titoli Accademici di II° livello in Discipline musicali-chitarra al Conservatorio “Bruno Maderna” di Cesena, in Didattica strumentale al Conservatorio “Girolamo Frescobaldi” di Ferrara e in liuto all’Istituto Superiore di Studi Musicali “Franco Vittadini” di Pavia sotto la guida di Massimo Lonardi, fautore tra i primi e ancora oggi importanti docenti in Italia atti alla riscoperta e l’insegnamento del liuto e strumenti similari. Didatta, concertista - sia in veste di solista che di continuista in ensemble -  più volte premiato in concorsi nazionali e internazionali, ha da poco pubblicato con l’etichetta DotGuitar il suo primo compact disc suonando liuto, tiorba, chitarra barocca, romantica e classica, denominato Il mio viaggio dove viene proposta una breve ma significativa panoramica dedicata ai principali artefici che hanno offerto il loro apporto alla letteratura degli strumenti a corde pizzicate. Preceduto dai saluti e i ringraziamenti di Valentini, il concerto ha inteso seguire in parte le tracce della registrazione discografica, suddiviso in tre episodi ove l’apertura è stata dedicata al liuto interpretando Francesco da Milano detto “Il Divino” (1497-1543) nato a Monza il cui vero nome era Francesco Canova; tra più rilevanti innovatori musicali dell’epoca influenzò diverse generazioni di liutisti e pubblicò alcune raccolte, dalle quali sono stati attinti il Recercar 84 e il Recercar 4.

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Dagli stilemi lontani e introspettivi soprattutto per l’uso del sistema di scrittura modale anziché tonale, il noto anonimo Greensleeves così come Pescator che va cantando di Pietro Paolo Borromo (1490-1563?) e Bianco Fiore attribuito all’Opera Le gratie d’amore del danzatore e coreografo Cesare Negri (1535?-1605?) sono stati sicuramente più in linea con il comune immaginario cinquecentesco, dedicando la fine della prima parte a John Dowland (1563-1626), massimo esponente del liuto rinascimentale a otto ordini di cori per polifonia e difficoltà esecutiva. Estroso e in parte ambigua figura, pur non sapendo molto dei suoi anni giovanili a parte la nascita avvenuta presumibilmente a Londra, diverse fonti lo pongono danese di adozione; apprezzatissimo come compositore e interprete viaggiò molto iniziando da Parigi dove visse per tre anni al seguito dell’Ambasciatore inglese Sir Henry Cobham.  Si recò poi in Germania, Italia e, dal 1598 al 1606, fu attivo alla corte di Cristiano IV°, risultando uno degli artisti meglio retribuiti in assoluto. Per motivi legati alla condotta, aneddotica lo vuole niente meno in veste di brigante fuorilegge, dovette lasciare la Danimarca per tornare nella capitale britannica, prima ingaggiato da Baron Howard de Walden e poi da Re Giacomo I° (James Stuart). Nell’ambito della produzione scrisse un centinaio di pezzi per liuto solo e più liuti, fra i quali Preludium, Fortune e Mrs. Winter’s Jump, eseguiti a chiusura della prima esposizione, per continuare con la tiorba detta anche chitarrone, riscoperta solo alla fine del secolo scorso, le cui radici francesi e italiane sono prevalentemente collocate alla Corte di Versailles, Roma, Bologna e Venezia.
20220210_Fe_02_DavideFabbri_CDUtilizzata in massima parte nel continuo, ovvero la prassi esecutiva espressa nel barocco atta all’improvvisazione e relativo accompagnamento soprattutto delle arie vocali, in forma analoga al clavicembalo ma dotata di un suono dalla dinamica molto più tenue e assorta, i liutisti che ne hanno dedicato il repertorio solistico sono assai pochi tra cui emerge Alessandro Piccinini (1566-1638); bolognese, iniziò l’attività alla corte di Alfonso II° d’Este e, in seguito, fu al servizio del Cardinale Pietro Aldobrandini, legato pontificio della Santa Sede a Ferrara e Arcivescovo di Ravenna. Due sono le sue raccolte giunte fino a noi, Intavolatura di Liuto et di Chitarrone, libro primo (Bologna, 1623), dove al musicista si attribuiva l’invenzione tra l’altro di un nuovo strumento, il cosiddetto arciliuto, dotato di un maggiore numero di bordoni descrivendone dettagliatamente le caratteristiche esecutive, e Intavolatura di Liuto, libro secondo (Bologna, 1639), pubblicato postumo dal figlio Leonardo Maria; alla sua produzione appartengono la Toccata IV, la Corrente II e la Ciaccona in Partite Variate, qui eseguite. Ultimo brano, la celeberrima Toccata Arpeggiata, uno dei più suggestivi di Johann Hieronymus Kapsberger (ca. 1580-1651); figlio di un Colonnello tedesco di istanza a Venezia, nonostante fosse nativo della città lagunare venne soprannominato “Il tedesco della tiorba” e con tale appellativo conosciuto negli ambienti artistici di Roma, recatosi dopo la formazione giovanile. Portò avanti una carriera molto prestigiosa nelle vesti di compositore, virtuoso del chitarrone e del liuto, organizzatore di “accademie” nella sua lussuosa residenza.
Nella prosecuzione della terza e ultima parte, Fabbri ha portato in scena la chitarra barocca non smettendo di stupire soprattutto per via della straordinaria capacità di sostituire in forma poliedrica un cordofono con un altro molto lontani tra loro per tecnica e approccio, volgendo lo sguardo sulla Spagna considerando la letteratura di Gaspar Sanz (1640-1710) e Santiago de Murcia (1673-1739). Il primo, chitarrista, organista e compositore, studiò teologia, filosofia e musica alla prestigiosa Università di Salamanca, venne poi in Italia a perfezionarsi probabilmente tra il 1699 e il 1703 soggiornando anche a Napoli per un lungo periodo. Ritornato nella Penisola Iberica, divenne maestro di chitarra di Don Giovanni Giuseppe d’Austria figlio illegittimo di Filippo IV° al quale dedicò tre volumi intitolati rispettivamente Instrucción de música sobre la guitarra españolaLibro segundo, de cifras sobre la guitarra española e Libro tercero de música de cifras sobre la guitarra española, stampati a Saragozza tra il 1674 e il 1675 veri e propri capisaldi della letteratura chitarristica di ogni tempo comprendenti in totale circa novanta brani inclusi  Españoletas e Folías, tra gli altri in questa sede mirabilmente interpretati. Di Santiago de Murcia (1673-1739), ove ne sono stati scelti Folías Gallegas e Cumbees, si sa invece veramente poco, tranne che nacque a Madrid e insegnò chitarra alla Regina Maria Luisa di Savoia, moglie di Filippo V° (come asserisce l’autore sulla copertina del suo Resumen de acompañar la parte con la guitarra, stampato nel 1714). Particolare curioso, due raccolte da lui curate, Passacalles y obras de guitarra por todos los tonos naturales y accidentales e il Codex Saldívar n. 4, datate fra il 1730 e il 1732, nonostante siano state ritrovate in Messico non si conosce ancora attraverso quali vie vi siano giunte dal momento in cui sembra appurato che non emigrò mai dall’Europa.
Il risultato complessivo dell’amico e collega Davide si concretizza in un excursus di notevole valenza collocandosi indubbiamente tra i più interessanti della stagione; dotato di maestria, versatilità e ottima capacità esecutiva, in una sala gremita soprattutto da numerosi non esperti ma estremamente interessati e affascinati, ha offerto un raro repertorio supportato dalla bellezza degli strumenti assai desueti dai pragmatici contesti e dalle scuole accademiche relativamente recenti, illustrati in modo decisamente esaustivo fornendo inoltre di pari passo ampie e dotte spiegazioni di carattere storico-documentale.   
Il rimanente percorso temporale lo possiamo seguire attraverso il cd giunto in redazione, dopo una precedente recensione già avvenuta altrove a cura del critico musicale Marco del Vaglio recentemente scomparso, ove la parte finale della registrazione è dedicata invece all’Ottocento, secolo che conobbe una notevole diffusione della chitarra (“romantica” agli albori, “classica” nella seconda metà), grazie all’affermarsi di autori che furono contemporaneamente virtuosi e ottimi compositori. In tale contesto Fabbri ricorda innanzitutto Luigi Legnani (1790-1877) con il Capriccio, n. 15 in Si minore. Nato a Ferrara, ma trasferitosi a Ravenna, fu uno dei più grandi chitarristi del suo tempo osannato dai pubblici di mezza Europa stringendo anche rapporti con interpreti altrettanto noti quali Liszt e Paganini. Ancora incerta, invece, l’attività di liutaio che molti gli attribuiscono, non essendo stato finora rinvenuto alcuno strumento recante la sua firma. Rimanendo in ambito romantico, notevole risulta la versione chitarristica del lied schubertiano Lob der Tränen (Elogio delle lacrime) a opera di Johann Kaspar Mertz (1806-1856), nato a Pressburg, l’attuale Bratislava in una famiglia di umili origini, ad appena dodici anni dava già lezioni di flauto e chitarra per contribuire al magro bilancio familiare. Perfezionare la tecnica chitarristica fu l’unico svago della gioventù e, conscio dei propri mezzi, a 34 anni decise di andare a Vienna a cercare fortuna ove ebbe subito un successo strepitoso al punto da essere nominato musicista di corte; intraprese successivamente numerosi spostamenti giungendo addirittura fino in Russia.

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Durante uno dei suoi concerti incontrò la giovane pianista Joséphine Plantin, che nel 1842 sarebbe divenuta sua moglie con la quale costituì un sodalizio di considerevole valore artistico. La produzione di Mertz comprende soprattutto pagine per chitarra e chitarra terzina in Sol, originali o parafrasi di temi d’opera e sinfonici, tutti di grandissimo valore, ma la fama è legata principalmente al Bardenklänge, op. 13, raccolta di trenta brani chitarristici, pubblicata fra il 1849 e il 1853. Penultimo musicista in traccia, Francisco Tárrega (1852-1909), che fornì un grande impulso alla chitarra classica, suonando strumenti di nuova concezione, simili a quelli utilizzati tuttora, costruiti dal liutaio Antonio de Torres Jurado (1817-1892). All’autore spagnolo va anche l’indubbio merito di aver portato la sei corde nelle grandi sale da concerto, preferendo comunque esibirsi in ambienti piuttosto raccolti, rilanciando il recital solistico grazie a una produzione comprendente sia pezzi originali quali Lágrima e Adelita qui inclusi, che trascrizioni e arrangiamenti operistici in auge all’epoca. Il disco termina con il Capriccio n.6 Colpo di remo di Luigi Mozzani (Faenza,1869 - Rovereto,1943), compositore, chitarrista e liutaio, per un ristretto lasso di tempo ha rivoluzionato la chitarra con l’avvento dei modelli Aquila, Lyra e Mezza-lyra a nove corde e innovato il sistema costruttivo dei “plettri” (mandolini, mandole e mandoloncelli) montando il fondo piatto anziché l’uso delle doghe, in modo molto più pratico ed economico. Numerose furono le tournée in vari periodi in diverse parti del mondo, una breve presenza a Napoli nell’orchestra del Teatro “San Carlo” in qualità di primo oboista, un soggiorno negli Stati Uniti (1894-1896), dove pubblicò i suoi Studies for the guitar presso l’editore Mills, una discreta produzione per chitarra e infine una seconda parte della vita rivolta in prevalenza alle attività di stimato docente.
Da quanto finora descritto per sommi capi, ci si rende conto del valore e dell’importanza di tutti gli artisti   che Davide Fabbri ha scelto come suoi compagni di viaggio sottolineando inoltre l’enorme lavoro svolto a cominciare dalle notevoli difficoltà nel rispetto della corretta prassi filologica, legate a un repertorio per il quale è stato necessario, allo scopo di potere entrare in piena sintonia con protagonisti e atmosfere di varie epoche, servirsi di ben cinque diverse tipologie organologiche, quali un liuto rinascimentale a otto ordini di cori, una tiorba a quattrodici corde singole, costruiti dal liutaio Giuseppe Tumiati, una chitarra barocca per opera di Anna Radice, una chitarra romantica senza carteggio restaurata da Giuseppe Baracani e una chitarra classica realizzata da Antonino Scandurra.
“Il Liuto è il più perfetto instrumento di tutti gli altri” Giovanni Maria Lanfranco, Scintille di Musica (Brescia 1533)

Crediti fotografici: Edoardo Farina






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Marzadori e Freiles Animando Wolf Ferrari...
servizio di Gianluca La Villa FREE

20220425_Lu_00_MarzadoriEFreiesAnimandoWolfFerrari_AlanFreilesLUCCA - «Un concerto per lei, solo per lei» ... così Ermanno Wolf-Ferrari (1876-1948) dedicava nel 1943 a Guila Bustabo, violinista prodigio e sua ninfa Egeria della vecchiaia, il Concerto in re maggiore op.26 per violino e orchestra. E a distanza di quasi 80 anni l’afflato lirico che permea quasi ogni rigo di questo concerto è stato colto ed espresso da colei
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Vocale
Il Prete Rosso č tornato a Ferrara consacrato
servizio di Athos Tromboni FREE

20220424_Fe_00_SacroVivaldi_FrancescoPinamontiFERRARA - Sacro Vivaldi. Antonio Vivaldi bandito da Ferrara ai suoi tempi (gli fu impedito di mettere in scena la sua opera, Il Farnace, nel 1739 per la censura del Cardinale Ruffo, legato pontificio nella città estense, che ne vietò la rappresentazione a causa del presunto legame illecito tra il Prete Rosso e la sua cantante prediletta, Anna Girò. La messa
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Vocale
Requiem bello da svenire
servizio di Athos Tromboni FREE

20220410_Vr_00_RequiemCherubini_MatteoBeltrami_phMarioFinottiVERONA - Do minore. La solennità mischiata al dolore, o almeno questa è l'impressione che domina la musica scritta in quella tonalità. E non è un caso se la nostra tradizione culturale, nella settimana santa che precede la Pasqua di resurrezione, riesce a percepire la solennità mischiata al dolore come espressione del tragico percorso della passione
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Eventi
Grandi cast per Arena Festival 2022
servizio di Athos Tromboni FREE

20220409_Vr_00_CastArenaFestival2022_SboarinaFedericoVERONA - Doppia conferenza stampa: al mattino a Milano, Grand Hotel et de Milan Sala Puccini, il pomeriggio nel foyer del Teatro Filarmonico di Verona, per ripresentare pubblicammente i titoli del 99° Festival Arena di Verona 2022 e dare i nomi dei cast delle 46 serate in programma dal 17 giugno al 4 settembre. Particolarmente soddisfatto, nel
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Opera dal Centro-Nord
Pinocchio storia di un burattino
servizio di Attilia Tartagni FREE

20220405_Ra_00_Pinocchio_JacopoRivaniRAVENNA - Teatro Alighieri. Pinocchio, creatura letteraria nata nel 1881-1882 dalla fantasia di Carlo Collodi e destinata all’infanzia, è entrata nell’immaginario collettivo di ogni generazione fino ai giorni nostri tradotta nel linguaggio cinematografico, fumettistico e della fiction televisiva. Il 26 e 27 marzo 2022 in versione operistica ha chiuso
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Vocale
Requiem e altro in una sera d'aprile
servizio di Athos Tromboni FREE

20220404_Fe_00_RequiemFaure_BasilicaSanFrancesco_MarcoTitotto_phMarcoCaselliNirmalFERRARA - Buon afflusso di spettatori per il concerto a ingresso gratuito organizzato nella basilica di San Francesco ieri sera, 3 aprile 2022, dal Conservatorio di musica "Girolamo Frescobaldi" di Ferrara: come hanno precisato sia Mauro Vignolo (presidente del Coro Polifonico di Santo Spirito) che Fernando Scafati (direttore del Conservatorio
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Opera dal Nord-Est
Ernesto scappa sulla luna
servizio di Rossana Poletti FREE

20220403_Ts_00_DonPasquale__phFabioParenzanTRIESTE - Teatro Lirico “Giuseppe Verdi”. «Ci siamo molto divertiti a mettere in scena questo Don Pasquale di Gaetano Donizetti» ha affermato il regista Gianni Marras alla presentazione dell’opera, avvenuta pochi giorni prima del debutto al Teatro Lirico ‘Giuseppe Verdi’ di Trieste. Ed è probabilmente questa la motivazione per cui l’allestimento
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Concorsi e Premi
Premio alla carriera a Gabriele Sagona
FREE

20220328_Pd_00_PremioAllaCarrieraAGabrieleSagonaPADOVA - Sarà una domenica che i soci del Circolo della Lirica e del Circolo Unificato dell'Esercito non dimenticheranno quella del 27 marzo 2022, quando alla presenza di una sala gremita fino all'esaurito è stato conferito il Premio alla carriera al basso bergamasco (padovano di adozione) Gabriele Sagona, protagonista di un rapido e prestigioso
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Jazz Pop Rock Etno
Immanuel Wilkins Quartet ottimo combo
servizio di Athos Tromboni FREE

20220313_Fe_00_WilkinsImmanuelQuartetThe7thHandFERRARA - Tavole a colori e in bianco/nero delle “Muse del Jazz” disegnate da Marilena Pasini alle pareti; in pedana il quartetto di jazzisti formatisi a New York, capitanati da Immanuel Wilkins; in sala un pubblico da tutto esaurito: è stata la cornice ideale per un sabato sera al Torrione San Giovanni del Jazz Club Ferrara. Se non fosse
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Opera dal Nord-Est
Tosca evoca soprusi e venti di guerra
servizio di Rossana Poletti FREE

20220305_Ts_00_Tosca_MariaJoseSiri_phFabioParenzanTRIESTE - Teatro Lirico “Giuseppe Verdi”. Siamo nel primo atto della Tosca, opera di Giacomo Puccini allestita al Verdi di Trieste, in scena compare la figura di Scarpia e la mente va immediatamente alla guerra in corso in Ucraina, ad un altro personaggio, Vladimir Putin, capo della Russia, che in questo momento incarna l’arroganza e la malvagità del potere.
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Jazz Pop Rock Etno
Tutte le direzioni in Springtime 2022
redatto da Athos Tromboni FREE

20220302_Fe_00_TutteLeDirezioniInSpringtime2022_BrunoFregnaVIGARANO MAINDARDA (FE) - Torna la primavera e torna insieme a essa la serie dei concerti jazz-e-non-solo che si terranno al ristorante "Spirito" di Vigarano Mainarda, in Via Rondona 11: saranno una dozzina di appuntamenti prevalentemente di sabato sera in compagnia di ottima cucina tipica e di ottima musica, visti i nomi dei protagonisti che si
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Opera dal Centro-Nord
Una bella Manon Lescaut
servizio di Attilia Tartagni FREE

20220224_Ra_00_ManonLescaut_MonicaZanettin_phAndreaSimiRAVENNA - Manon Lescaut, la tormentata eroina del romanzo settecentesco dell’abate Prévost, ispirò a Giacomo Puccini l’opera che è stata rappresentata domenica scorsa nel Teatro Alighieri; questo lavoro del compositore lucchese riveste un valore simbolico nel panorama operistico di fine Ottocento, oltre a distinguersi come uno dei titoli pucciniani
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Concorsi e Premi
Giovani cantanti alla Bottega
redatto da Athos Tromboni FREE

20220223_Bg_00_BottegaDonizetti2022_AlexEsposito.jpegBERGAMO - Il laboratorio di perfezionamento a cura del basso Alex Esposito, avrà fra i docenti Carmela Remigio, Giulio Zappa, Francesco Micheli e Riccardo Frizza. Gli allievi riceveranno una borsa di studio grazie al sostegno dei Rotary Club Orobici e saranno scritturati per i ruoli della produzione L’aio nell’imbarazzo del festival Donizetti Opera.
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Opera dal Nord-Ovest
Questa Bolena continua a non convincere
servizio di Simone Tomei FREE

20220221_Ge_00_AnnaBolena_AngelaMeadeGENOVA - Al Teatro Carlo Felice dopo diversi anni dalla sua genesi in collaborazione con il Teatro Regio di Parma, è andata in scena l’ Anna Bolena di Gaetano Donizetti, opera che fa parte di un progetto nato nel 2016 - che ha visto la produzione delle tre regine donizettiane - a firma registica di Alfonso Antoniozzi, scene e videodesign di Monica Manganelli,
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Concorsi e Premi
Da tutta Europa per il canto e la pace
redatto da Athos Tromboni FREE

20220218_Spoleto_00_ConcorsoComunitaEuropea_RenatoBrusonSPOLETO (PG) - Teatro Lirico Sperimentale "A. Belli". Dall’Ucraina e dalla Russia non solo venti di guerra ma anche il messaggio di pace di giovani cantanti lirici iscritti al 76° Concorso Comunità Europea per Giovani Cantanti Lirici del "Belli". Così a Spoleto fervono i preparativi per le audizioni che avranno luogo dal 2 al 5 marzo 2022 nello splendido
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Opera dal Nord-Est
Il segreto di Susanna e Suor Angelica
servizio di Angela Bosetto FREE

20220217_Vr_00_SegretoDiSusanna_GiannaFrattaVERONA - L’apertura della della nuova stagione operistica del Teatro al Filarmonico è tutta al femminile, sia nelle tematiche sia nella produzione. Difatti non solo Fondazione Arena propone un dittico inedito con due protagoniste accomunate da un segreto – per la propria epoca – quasi inconfessabile (la passione per il fumo ne Il segreto di
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Pagina Aperta
Ferrara Arte punta a traguardi ambiziosi
redatto da Athos Tromboni FREE

20220216_Fe_00_FerraraArte2021-2023_VittorioSgarbi_phAndreaForlani.jpegFERRARA - Conferenza stampa fiume nella Sala Arengo del Palazzo municipale dove l'assessore alla Cultura, Marco Gulinelli, e l'on. Vittorio Sgarbi, presidente di Ferrara Arte, hanno presentato sia un consuntivo delle attività culturali svolte da inizio pandemia a tutt'oggi con dati e grafici riassuntivi (Gulinelli), sia le mostre attualmente aperte e quelle
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