Pubblicato il 24 Novembre 2018
Al Teatro Comunale Claudio Abbado un concerto ispirato dalla mostra di Palazzo Diamanti
Progetto Lauter per Courbet servizio di Edoardo Farina

171124_Fe_00_ProgettoLauter_NicolaBruzzoFERRARA - Curato dall’Associazione “Lauter”  in collaborazione con Ferrara Arte in occasione della mostra Courbet e la Natura allestita nel Palazzo Dei Diamanti, il 22 novembre 2018 presso il Teatro Comunale “Claudio Abbado” della città estense nell’ambito della stagione 2018/2019 di Ferrara Musica, è andato in scena un suggestivo concerto cameristico proponendosi in tema con un repertorio tardo–romantico francese/belga. Primo appuntamento invernale, mentre una seconda data è prevista nel mese di maggio, dedicato a un progetto di divulgazione artistica ideato e diretto da Nicola Bruzzo, classe 1989, talentuoso violinista ferrarese dalla carriera internazionale e artefice di un’iniziativa inserita fin dal suo esordio, proponendosi il difficile intento di avvicinare i ragazzi delle scuole superiori alla musica classica grazie a una formula semplice quanto efficace: coinvolgerli attivamente nell’organizzazione creandoli consapevoli e partecipi, stimolando  tra di essi  curiosità e attenzione nei confronti di un mondo considerato a loro spesso molto distante.
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Dal nome che propriamente non rimanda alla tipologia musicale assai introspettiva della serata, “Lauter” in tedesco significa “più forte”, espressione che intende descrivere l’intenzione di rendere la musica classica vicina ai giovani attraverso un’iniziativa internazionale con base in Italia gestita da un gruppo di musicisti, giuristi, esperti di comunicazione e musicologi provenienti da tutto il mondo. “Crediamo che la musica classica sia una delle radici culturali dell’Europa moderna: essa fa parte della nostra identità al pari del nostro patrimonio artistico e architettonico.  Fondamentale è riaccenderne l’interesse e l’amore attivando un dialogo su tre diversi livelli: Musicale, Culturale e Sociale in grado di costituire la nostra proposta. Pensiamo alle circostanze preposte come cantieri aperti, in cui la collaborazione e il contributo di tutti sono fondamentali - sostiene Bruzzo - sviluppando direzioni diverse ma mantenendo alcuni tratti caratteristici che costituiscono l’anima del progetto creando oggi gli appassionati di domani”.
La divulgazione della “classica”, il lavoro a fianco dei giovani e l’idea di fare dialogare la musica con altre forme di espressione interattiva, sono l’essenza vera dello “spirito Lauter”. Obiettivo primario di tutte le loro attività è assumersi responsabilità per i musicisti, per i loro interlocutori, mettendosi in gioco in prima persona contribuendo alla realizzazione di un progetto comune;  aspetto fondamentale è  l’attività ripresa qualche giorno fa nelle scuole ferraresi, iniziativa cominciata dal mese di ottobre che ha coinvolto gli studenti del Liceo Roiti – istituto che aveva partecipato anche alle due precedenti edizioni coordinate dall’associazione – e per la prima volta del Liceo Carducci. Gli allievi sono stati formati per costituirsi in gruppi di lavoro autonomi capaci di preparare, promuovere e gestire uno spettacolo o un concerto dal vivo fornendo loro le basi del managing per farli diventare i curatori degli eventi performativi svoltisi al teatro, considerando che anche questa volta come già nelle due passate stagioni ne ha fatto registrare il sold out a dimostrazione dell’efficacia, ospitando appuntamenti didattici e cameristici a cui sono seguiti momenti di dialogo e confronto tra musicisti e studenti.            
Protagonista, il quintetto formato dai violinisti Stephen Waarts, in primis Bruzzo che ha anteposto i saluti e ringraziamenti, la violista Dana Zemtsov, il violoncellista Alexey Stadler e il pianista Matan Porat, dalle musiche strettamente connesse con il periodo storico e le suggestioni derivanti dall’esposizione in corso a Palazzo dei Diamanti. Incentrato interamente su compositori attivi alla fine dell’Ottocento, in apertura il celebre “Prélude à l’après-midi d’un faune” di Debussy, eseguito da Porat  in una trascrizione da lui stesso realizzata, poema sinfonico la cui composizione era durata nove anni e che fu eseguito il 22 dicembre 1894 alla Société Nationale de Musique, Debussy  riscuotendo il suo primo grande successo ponendolo tra i grandi della musica europea.

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La Francia dell’ultimo quarto d’Ottocento è un Paese che, come il nostro, conosce un solo genere veramente popular, capace di raccogliere un consenso di pubblico trasversale alle classi sociali: quello operistico. Rispetto ciò, la musica da camera, più prossima al gusto delle élite borghesi, soffre di una minore visibilità, nonché di una certa subalternità di fronte all’omologo di sponda tedesca, che è il riferimento obbligato sul palcoscenico internazionale. I musicisti francesi guardando dunque inevitabilmente alle novità che arrivano al di là del Reno, rivendicando tuttavia il compito di promuovere uno stile strumentale a pieno titolo francese, come afferma il musicologo Pasquale Spinelli.
Si è proseguito quindi con quattro pezzi per violoncello e pianoforte di Gabriel Fauré: “Elegie, Sicilienne, Papillon, Apres un rêve”, caratteristici, dal tono ora elegiaco ora umoristico, dove l’arco è valorizzato nelle sue doti di agilità e cantabilità per passare subito dopo al “Poème op. 25” di Ernest Chausson, composizione dal carattere nostalgico; molto impegnativa nella parte solistica, è una delle pagine più significative del repertorio violinistico di fine secolo XIX° scritta a Firenze nella primavera del 1896 e dedicata al celebre violinista Eugène Ysaÿe.
Chiusura di programma dal coinvolgimento simultaneo di tutti gli interpreti per il “Quintetto in fa minore” di César Franck, composto tra il 1878 e il 1879 ed eseguito per la prima volta a Parigi nel 1880 con al pianoforte Camille Saint-Saëns, cui il brano era dedicato; dalle notevoli proporzioni, quasi un poema sinfonico, è permeato da forti tensioni drammatiche che trovano sviluppo nei tre movimenti: Molto moderato quasi lento – Allegro, con una lunga, lenta introduzione; Lento con molto sentimento, dai tratti elegiaci, fulcro di tutta la composizione; Allegro non troppo, ma con fuoco”, dal carattere fremente e appassionato. 
Pubblico in sala costituito in massima parte da giovanissimi inseriti nel “contesto scuola”, non sempre  tutti attenti e a livello comportamentale chiassosi e inesperti dell’ambiente teatrale, messi evidentemente alla prova da pagine di primo acchito non semplici e non facili all’ascolto, creando in qualche modo una sorta di spaccatura disconnessa tra livelli culturali molto differenti in conflitto con l’intransigenza  dei loro coetanei sul palco e coloro evidentemente non portati a tali scelte rigorosamente accademiche, anche se messi in condizione di essere comunque coinvolti e partecipi in modo diretto.
Ottima e lodevole iniziativa, comunque, costituita da un’interessante e insolita forma dapprima didattica poi  sostanzialmente pratica attraverso l’esecuzione di un concerto strutturato nell’alternanza in base al repertorio eseguito, dal solista al duo alla formazione in quintetto, dall’aspetto professionale e al tempo stesso estremamente intimistico. Espressione, perfetto insieme e intonazione, elementi direi quasi inaspettati a tale livello da parte di strumentisti così giovani, hanno certamente saputo creare e catturare l’attenzione ai consueti habitué au théâtre sino al termine della performance dando prova di grandissima abilità al di là di ogni limite, nella speranza di essere il tutto di buon auspicio riguardo le generazioni a venire.

Crediti fotografici: Marco Caselli Nirmal per il Teatro Comunale Claudio Abbado di Ferrara
Nella miniatura in alto: il violinista ferrarese Nicola Bruzzo
Al centro: il Quintetto Lauter
Sotto: una bella immagine del Teatro Abbado durante il concerto del Quintetto Lauter





Pubblicato il 06 Novembre 2018
Con il Trio di Brahms op.8 e quello di Schubert op.100 grande serata di musica da camera
Il Trio di Parma fa il pienone servizio di Edoardo Farina

181106_Fe_00_TrioDiParma_EnricoBronziFERRARA - Prosegue la stagione 2018/2019 di Ferrara Musica presso il Teatro Comunale Claudio Abbado; dopo gli entusiasmanti concerti  per opera della European Union Youth Orchestra e Kammerchor Stuttgart Hofkapelle, appuntamento inedito con uno dei più prestigiosi  ensemble  cameristici italiani, il Trio di Parma, preceduto dalla consueta brillante conferenza di inquadramento storico-musicale tenutasi presso la Sala del Ridotto della stessa cornice teatrale a cura del musicologo Valentino Sani.         
Costituitisi nel 1990 nella classe di musica da camera di Pierpaolo Maurizzi all’interno del Conservatorio “Arrigo Boito” della città emiliana, il Trio è composto da Alberto Miodini (pianoforte), Ivan Rabaglia (violino) ed Enrico Bronzi (violoncello). Successivamente l’insieme ha approfondito la formazione musicale con il leggendario Trio di Trieste presso la Scuola di Musica di Fiesole e l'Accademia Chigiana di Siena, e tra i vari e numerosissimi riconoscimenti, ne hanno ottenuti di prestigiosi con le affermazioni ai Concorsi Internazionali "Vittorio Gui" di Firenze, di “Musica da Camera di Melbourne”, poi della “ARD” di Monaco e di “Musica da Camera di Lione”. Inoltre nel 1994 l'Associazione Nazionale della Critica Musicale ha loro assegnato il "Premio Abbiati" quale migliore complesso cameristico e nel 2000 è stato scelto per partecipare all' “Isaac Stern Chamber Music Workshop” presso la Carnegie Hall di New York. Superato l’importante traguardo dei venticinque anni di attività,  veri e propri specialisti nell’esecuzione di progetti monografici, i tre artisti hanno registrato inoltre le opere integrali per trio di Brahms, Beethoven, Ravel, Šostakovič  (disco dell’anno 2008 edito dalla rivista “Classic Voice”), Pizzetti, Liszt, Schumann, Dvořák e Schubert.
Sono due i capolavori proposti per la prima volta sul palco ferrarese nella serata del 5 novembre apertasi nel cuore del repertorio romantico con il giovanile Trio in Si maggiore per violino, violoncello e pianoforte n. 1 op. 8, scritto da l’allora appena ventenne  Johannes Brahms (1833 – 1897) fra il 1853 e il 1854, ritenuta meritevole di essere data alle stampe ed eseguita per la prima volta nel dicembre del 1855. Al pianoforte sedeva Clara Schumann che aveva manifestato delle perplessità stilistiche su alcuni passaggi tecnici, così il compositore riprese in mano la partitura nel 1889 dopo ben trentaquattro anni dalla prima stesura per una revisione molto profonda: dei quattro movimenti solo il secondo rimase pressoché invariato, mentre gli altri tre subirono considerevoli modifiche e ripensamenti mettendovi mano per correggerne alcune ingenuità frutto di inesperienza, riducendo drasticamente alcune sezioni eccessivamente ridondanti e riassestando alcuni disequilibri formali.
Sebbene egli  fosse poco incline a questo tipo di operazioni, il risultato non snaturò la freschezza e l'estroversa esuberanza originale di pagine che tanti entusiasmi avevano saputo suscitare. Costituite dai tempi Allegro, Scherzo, Adagio, Allegro, il primo tema si dispiega in maniera sublime tra i diversi strumenti, giungendo a un luminoso assieme di tutto il trio. Un intreccio di terzine che smarrisce la propria pulsione ritmica in una mesta successione di accordi è l'anello che congiunge alla seconda esposizione: una melodia dall'incedere meno fluido, quasi da recitativo in grado di liberare pienamente la propria espressività e mentre il primo tema ritorna di soppiatto per poi riemergere gradualmente manifestandosi radioso, il secondo si ripresenta invece con una sua rielaborazione e una ripresa parziale, seguito da una serena e libera rievocazione intesa come coda conclusiva. Lo Scherzo che contiene la sua energia e il suo dinamismo in un geometrico ordinato rincorrersi di frasi melodiche punteggiate nella seconda parte, libera la sua espressività evocando corni da caccia su pedale degli archi per poi lanciarsi in una sfrenata fantasia con il violino che svaria in tessitura acuta. Dopo una ripresa del tema arricchita da nuovi elementi, un repentino cambiamento di scena porta nell'oasi serena dell'episodio centrale. Un rarefatto corale del pianoforte e un delicato intreccio a due voci degli archi costituiscono le due antifone che danno vita all'Adagio, la regolare alternanza di queste due frasi sembra visualizzare due anime separate che si richiamano a vicenda, per poi ravvicinarsi e infine fondersi assieme. In base alle affermazioni del compositore e storico Carlo Francesco De Marchi, l’Allegro finale  appare enigmatico e indeterminato a causa delle sue ondulazioni cromatiche iniziali, svelando la sua cantabilità solo nella frase conclusiva e nella sua appassionata elaborazione che fa da ponte al contesto successivo scorrendo risoluto, passando dalle ottave del pianoforte al suono degli archi, per poi lasciare spazio a un frammento secondario al quale era intrecciato. Torna quindi il primo tempo con una nuova orchestrazione e una concitata elaborazione di suoi frammenti melodici, seguito dal secondo tema in modo maggiore e da una libera fantasia di chiusura ancora sulla prima esposizione. 
Riapertura di sipario con il Trio archi e pianoforte n. 2 in Mi bemolle maggiore, op. 100, D. 929, il secondo dei due scritti da Franz Schubert  (1797 – 1828) di cui non si hanno notizie biografiche così numerose né aneddoti suggestivi. Una data sul manoscritto è tutto quello che sappiamo sulle circostanze della composizione: «novembre 1827». Fu presentato al pubblico il 26 dicembre di quello stesso anno, a opera del pianista Bocklet, del violinista Schuppanzig e del violoncellista Linke, strumentisti prestigiosi, già distintisi come interpreti di Beethoven. Secondo Schubert «piacque molto a tutti»: che la sua musica cominciasse finalmente a far breccia nell'indifferenza degli austriaci può essere comprovato da una seconda esecuzione in occasione del memorabile concerto da lui stesso organizzato a proprio beneficio il 26 marzo 1828, primo anniversario della morte di Beethoven e dalla pubblicazione da parte dell'editore Probst nell'ottobre di quello stesso anno. Iniziato nel novembre 1827, come nel precedente la stesura appare nei medesimi quattro quadri secondo la prassi compositiva di allora, Allegro, Andante con moto, Scherzando – allegro moderato – trio e Allegro. Lavoro di ampie e solide proporzioni nonostante gli sviluppi imprevisti guidati apparentemente dalla sola fantasia, è attentamente architettato con un'evidente ricerca d'unità fra i movimenti per mezzo di richiami tematici molto precisi, in base anche le osservazioni del critico Mauro Mariani.  L'Allegro si presenta con un tema risoluto, beethoveniano, enunciato all'unisono dai tre strumenti, in un ritmo «ben marcato» aprendosi con un vigoroso motto che disegna un arpeggio discendente. È un gesto drammatico quanto pregnante.

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Subito dopo il primo tema prosegue avviando il finissimo rapporto di interazione e dialogo cameristico che lega i tre strumenti lungo l'intero corso della composizione. Il metro ternario, l'incisività ritmica, i contrasti di dinamiche, il succedersi di brevi frasi separate da pause, il gusto fantastico dato dall'alternanza di una scrittura ora piena ora leggera conferiscono al primo tema, e di conseguenza al movimento tutto, quasi il carattere di uno scherzo. Una transizione con rapidi passaggi cromatici del pianoforte e trilli degli archi ne conduce immediatamente al secondo, esitante da accordi ripetuti e angosciosi, smussati però dalle volute del pianoforte accentuandone l'atmosfera arcana e magica. Alcune battute di straordinario slancio melodico servono d'introduzione a un altro episodio nutrito di un  lirismo tipicamente schubertiano, che spinge tutti i commentatori ad avvicinarlo alla Sinfonia "Incompiuta".
Ed è  proprio questo a predominare nello sviluppo del movimento, in un clima reso inquieto e instabile dalle continue modulazioni e dalle frequenti opposizioni dinamiche fra fortissimo e pianissimo, finché il ritorno del primo tema porta una sensazione di riposo e di stabilità, avviando la riesposizione della parte iniziale.  L'Andante con moto si apre con uno stentato ritmo di marcia, che ha in sé qualcosa di funereo, su cui dopo due battute entra un tema di penetrante malinconia, ispirato da un Lied del compositore svedese Isaac Berg: «Vedi, il sole declina», un poco più lento, sembra restare in sospeso. Lo Scherzo è invece brillante e pieno di slancio e non conosce che qualche leggera e fugace ombra. L'Allegro moderato, il movimento più ampio del Trio, si basa su due temi principali: enunciato dal pianoforte in un'atmosfera di candida allegria giovanile, si contrappone il secondo, affidato a turno al violino, al violoncello e al pianoforte, rivelandosi la solida preparazione del compositore e l'abilità nel trattare con straordinaria sicurezza le capacità dinamiche qui bene espresse dal complesso strumentale presente.
Teatro dalla platea incredibilmente esaurita, situazione che ben di rado accade a meno che non si tratti dell’opera o della sinfonica, l’attenzione è stata focalizzata in modo particolare dalla carismatica figura di Enrico Bronzi posto al centro del palco, anche per via delle numerose parti tematiche soliste, in grado di esprimere passione, dinamismo e grande coinvolgimento emotivo:  «Sinceramente non credevamo di riempire totalmente il teatro trattandosi di un repertorio in parte “biedermeier” e come tale prevalentemente da salotto… essendo per la prima volta a Ferrara è stata sicuramente una piacevole sorpresa… …abbiamo voluto concludere invertendo l’ordine cronologico rispetto Brahms per dare maggiore risalto alla bellezza del Trio di Schubert soprattutto nel contrappuntistico e pirotecnico ultimo tempo, tenendo conto del fatto che giunti alla fine credo oramai non ci sia più nient’altro da aggiungere!!» – esclama dietro le quinte al termine del concerto.
Invece il fuori programma è stato eseguito proponendo il secondo movimento tratto dal Trio in Sol minore op. 110 di Schumann, scaturendone nuove e calorosissime ovazioni. Eccellente capacità interpretativa, studio meticoloso e attento sincronismo hanno caratterizzato l’esatta definizione di un difficile insieme da parte di una formazione tecnicamente assolutamente perfetta e priva di discussione, dalla versione più italiana e meno viennese supportata dalle belle sonorità filologiche grazie a l’utilizzo degli strumenti antichi di  Rabaglia, in possesso di un violino “Giovanni Battista Guadagnini” costruito a Piacenza nel 1744 e il violoncello di Bronzi, “Vincenzo Panormo” di liuteria londinese datato 1775.

Crediti fotografici: Ufficio stampa di Ferrara Musica - Teatro Comunale Claudio Abbado
Nella miniatura in alto: Enrico Bronzi





Pubblicato il 28 Settembre 2018
L'orchestra giovanile europea ha concluso con grande successo il primo ciclo di concerti
Euyo e Chamber Academy belle realtā servizio di Edoardo Farina

180928_Fe_00_HeloiseDeJenlisFERRARA - La corrente stagione sinfonica e cameristica di Ferrara Musica ha visto nel pomeriggio del 27 settembre 2018 la seconda giornata di concerti per quanto concerne  l’attività di Ferrara Chamber Academy, organizzata per la prima volta quest'anno da EUYO e Ferrara Musica al Teatro Comunale Claudio Abbado. L’Accademia ha proposto alle ore 18 un concerto pomeridiano, a ingresso gratuito ospitato nel Ridotto del teatro, appuntamento avente come protagonista un gruppo di giovani allievi italiani. In programma la Sonata a quattro n. 1 in Sol maggiore di Gioachino Rossini, il Trio per violino, violoncello e arpa di Jacques Ibert, e l'Ottetto per Fiati D. 72, di Franz Schubert.
A seguire, il concerto serale, previsto alle 20.30 ha presentato un programma da contenuti musicali affini: la Sonata a quattro n. 4 per archi di Rossini, l'Introduzione e Allegro per arpa, flauto, clarinetto e quartetto d'archi di Maurice Ravel e un altro ottetto di Schubert, l'Ottetto in Fa maggiore per fiati e archi D. 803.
Precisa e didascalica (non per scelta dei musicisti, ma per la giovanile partitura di Rossini, pregevole e purtuttavia ingenua, "giovanile" appunto) l'esecuzione dei quattro archi: David Tobin e Paula Sanz Alasa (violini), Barbara Warchalewska (violoncello) e Andrei Mihailescu (contrabbasso).
Poi il quartetto si è trasformato in settetto, per eseguire l'Introduzione e Allegro di Ravel: è uscito il contrabbassista e sono subentrati Héloise de Jenlis (arpa), Daniel Roscia (clarinetto), Rui Matos (flauto),  e Sophia Rees (viola): l'approccio all'esecuzione non è cambiato, sempre improntato alla precisione assoluta negli attacchi e all'attenzione soprattutto alla dinamica e alle preziosità timbriche, elementi qui, in Ravel, molto più impegnativi che in Rossini; ottima l'esecuzione e pubblico entusiasta di applausi, soprattutto all'indirizzo dell'arpista de Jenlis, essendo l'arpa lo strumento cardine del brano.
Dopo l'intervallo, nuovo cambio di formazione, con la conferma di alcuni esecutori già esibitisi e il subentro di nuovi talenti: Tasmin Little al posto di Tobin (violino), Sinead O'Halloran al posto della Warchalewska (violoncello), e poi Luka Mitnev (fagotto) e Paula Ernesaks (corno).

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L'Ottetto in Fa maggiore per fiati e archi D. 803, uno uno dei capolavori della musica da camera di tutti i tempi, scritto nel 1824 per esaudire la richiesta di svago e divertimento musicale del conte austriaco musicale Ferdinand Troyer, intendente dell'arciduca Rodolfo (l'arciduca magnate di Beethoven) clarinettista dilettante, volendo  affiancare al settimino di Beethoven un altro pezzo in cui il clarinetto fosse in evidenza.  Questi, quando invitò il musicista a comporre l'Ottetto impose la clausola che fosse «esattamente come il Settimino di Beethoven». E in effetti il lavoro che Schubert gli consegnò era simile al modello, tanto che ogni ascoltatore fu in grado di cogliere questa somiglianza, sia nel concerto privato eseguito nella primavera del 1824 con la partecipazione dello stesso Troyer e sia nella serata organizzata il 16 aprile del 1827 dal violinista Schuppanzigh per aiutare finanziariamente il musicista. Identica è la composizione dei fiati con il clarinetto, il corno e il fagotto (il Settimino si trasforma in Ottetto solo perché Schubert aggiunge un violino agli archi), uguale è il numero dei movimenti, sei come in Beethoven, e uguale è l'ordine in cui sono disposti, secondo la forma del divertimento. L'Ottetto, per due violini viola violoncello contrabbasso clarinetto corno e fagotto, è in forma di Suite e, molto probabilmente per desiderio dello stesso committente, ha come modello formale il Settimino op. 20 di Beethoven, composizione molto nota e popolare nel mondo musicale viennese di allora. L'organico strumentale dei due lavori differisce soltanto per la semplice aggiunta, in quello di Schubert, di un secondo violino, mentre identici sono il numero dei tempi e la loro disposizione (salvo che Schubert scambia la collocazione dello Scherzo e del Minuetto).
Lettura della partitura non facile e dalla tempistica piuttosto lunga, circa un’ora  tanto da impegnare tutto il secondo tempo del concerto serale per l’Ottetto D.803, scritto in un periodo in cui il musicista viennese si dedicò esclusivamente alla musica strumentale, cameristica e pianistica. E il compositore austriaco si presenta subito: il perno melodico e di ambientazione sonora dell’intera pagina sta tutto nel movimento iniziale, nell’incredibile passaggio di atmosfera e di temperamento che si ha dall’Adagio all’Allegro, uno di quei “capovolgimenti di fronte” che restano nella storia della musica, e in cui la fantasia melodica di Schubert scava un segno profondo, irresistibile, cantabile, fresco come tutti i “ruscelli” della sua fantasia, spontaneo come i guizzi delle sue “trote” melodiche, facendone uno dei capolavori di questo compositore morto giovanissimo, di una tristezza infinita per non essere stato mai compreso e riconosciuto. Il primo tempo inizia appunto con un Adagio, breve, immerso in un’atmosfera di mistero, ma il cambio di passo  è repentino e da brividi: nonostante il compositore l’abbia preparato con un annuncio del clarinetto, seguito a ruota dal fagotto e dal corno, l’idea melodica dell’Allegro che s’impone all’attenzione è uno di quegli sprazzi di freschezza che solo Schubert regala così all’improvviso. Di grande effetto anche il secondo movimento dell’Ottetto, Adagio, che offre la scena al clarinetto, dunque a una mezza tinta dall’atmosfera umbratile, che ha buon gioco nel porgere un fraseggio piacevolmente cantabile, accompagnata in pianissimo dagli arpeggi del secondo violino e della viola. Un altro momento di musica soave, elegante nel portamento, si ha con il quinto movimento, Menuetto Allegretto, un omaggio ai ritmi e alle sfumature della mondanità austriaca, e come è stato scritto «allo spirito della Vienna Biedermeier, con la musica delle sue strade, dei suoi Caffehäuser, dei suoi teatri, del suo Prater, delle sue sale da ballo»: e anche qui è soprattutto protagonista il dialogo tra i caratteri contrapposti del violino e del clarinetto, il cui contrasto timbrico determina la bellezza di questa sezione del capolavoro. Ma tra movimenti di danza e ombreggiature di malinconia, si apre anche qui uno squarcio improvviso un altro dei colpi di scena schubertiani, ed è quasi impossibile da credere che tra tanta ricchezza di spunti melodici faccia capolino un’idea ancora più forte e intensa. Dunque, uno Schubert scrupoloso nel rispondere alla commissione, tanto che il pubblico viennese fu in grado di cogliere la somiglianza, sia nel primo concerto privato eseguito proprio nella casa del conte Ferdinand sia in una serata organizzata pubblicamente per aiutare il musicista dal punto di vista finanziario. Tuttavia, il temperamento lirico e cantabile sono quelli di Schubert e non di Beethoven. Una scrittura ricca di malinconica e di una musicalità più seducente, spesso segnata dal timbro pastoso del clarinetto, senza tenere in ombra gli archi, ma regalando ai fiati (anche al corno e al fagotto) passaggi di tenerezza intimistica e melodica molto più schubertiana che beethoveniana.

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I giovani interpreti della Euyo sono stati indubbiamente all’altezza esecutiva della non facile lettura dell'Ottetto D.803, senza dubbi o cedimenti, generando un amalgama a dire poco perfetto attraverso la difficile ma qui straordinaria fusione tra fiati e archi  senza sovrastarne di questi ultimi neppure per un istante le delicate sonorità. Perfetta intonazione, dinamica e crescendo improvviso ove occorre, così come i pianissimi percepibili dal pubblico attentissimo e silenzioso, trasporto passione dalla grande cantabilità tipica del Secolo Romantico, ne hanno lasciato un ricordo indelebile all’ascolto, confermando ancora una volta la European Union Youth Orchestra  formazione all’avanguardia tra le nuove generazioni di musicisti, dando modo ai giovani strumentisti di proiettarsi nei teatri più importanti del mondo.

Crediti fotografici: Marco Caselli Nirmal per Ferrara Musica - Teatro Comunale Claudio Abbado
Nella miniatura in alto: la giovane arpista Héloise de Jenlis
Al centro e sotto: panoramiche di Caselli Nirmal sulle esibizioni di giovani strumentisti per Ferrara Chamber Academy, nel Ridotto del Teatro Comunale Claudio Abbado






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Il viaggio di Roberto. Parliamone
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servizio di Simone Tomei FREE

190119_Lu_00_Otello_MikheilSheshaberidze_phAndreaSimiLUCCA - Otello conduce la mente ad una delle vette più assolute del melodramma verdiano e forse in assoluto del Teatro d’opera in cui “verbo” e musica si fondono come ferro e carbonio per creare l’acciaio più puro. È proprio dal “verbo” che voglio iniziare esaltando Arrigo Boito quale sopraffino librettista e promotore di una riforma dei
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Opera dal Centro-Nord
Ballo in maschera di tradizione
servizio di Simone Tomei FREE

190114_Pr_00_BalloInMaschera_SaimirPirgu_phRobertoRicciPARMA - Quando si parla di Un ballo in maschera di Giuseppe Verdi il pensiero prevalente nella mente dello studioso va alla gestazione travagliata di quell'opera; la rielaborazione/adattamento in versi italiani del Gustave III, ou Le Bal masqué di Eugène Scribe che andò in scena all'Opéra di Parigi il 27 febbraio 1883 con la musica di Daniel Auber
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Opera dal Centro-Nord
Olandese Volante molto suggestivo
servizio di Simone Tomei FREE

190114_Fi_00_OlandeseVolante_FabioLuisiFIRENZE - Il tema della redenzione tramite il sacrificio di una donna rappresenta per Richard Wagner un motivo di stimolo e di fascino che emerge con forza nell' Olandese Volante che di fatto è, per il compositore tedesco, un lavoro di svolta nel suo percorso compositivo. Qui troviamo illustrate tempeste interne ed esterne in maniera viva e
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Opera dal Centro-Nord
E Nabucco scacciō il serpente
servizio di Athos Tromboni FREE

190112_Fe_00_Nabucco_SerbanVasile_phZaniCasadioFERRARA - Boa o non Boa in scena, il Nabucco proposto dalla regista Cristina Mazzavillani Muti ha incontrato il pieno favore del pubblico ferrarese. Prima di affrontare la recensione dello spettacolo, dobbiamo spiegare (ai nostri lettori di tutta Italia i quali, ovviamente, non possono usufruire delle notizie di cronaca locale) che la produzione
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Jazz Pop Rock Etno
Tutte le direzioni in Springtime 2019
redatto da Athos Tromboni FREE

190110_Fe_00_GruppoDei10_SamyDaussatFERRARA - Il Gruppo dei 10 ha presentato presso il ristorante "Molto più che Centrale" il programma inverno-primavera di Tutte le direzioni in Springtime 2019, rassegna jazz (ma non solo) che si tiene nei locali dello Spirito, patron Stefano Pariali, di Vigarano Mainarda. Massimo Cavalleretti, presidente del Gruppo, Alessandro Mistri,
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Eventi
Grazie Claudio! ricordando Abbado
redatto da Athos Tromboni FREE

190110_Fe_00_GrazieClaudio_EzioBossoFERRARA - Sarà una "tre giorni" molto particolare quella che ricorderà - a cinque anni dalla scomparsa - il maestro Claudio Abbado: la città estense e Bologna, ultima residenza del Maestro scomparso il 20 gennaio 2014, hanno collaborato per una serie di eventi musicali con i quali coinvolgere il pubblico sia ferrarese che bolognese. L'iniziativa
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Echi dal Territorio
Agostini e la novitā del 1° gennaio
servizio di Mario Del Fante FREE

190102_Fi_00_GalaDiCapodanno_MaurizioAgostiniFIRENZE - Sotto l’etichetta dell’Orchestra Regionale Toscana (Ort) e di Corso d’Opera, si è tenuto al Teatro Verdi di Firenze il Gala’ lirico di capodanno  con un grande riscontro di pubblico che ha gremito il  teatro ed ha applaudito lungamente tutto il concerto. Credo sia stato il primo concerto di capodanno che si tiene in un grande teatro fiorentino.
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Nuove Musiche
Il viaggio di Roberto
servizio di Attilia Tartagni FREE

181218_Ra_00_IlViaggioDiRoberto_PaoloMarzocchiRAVENNA - E’ un tributo a Roberto Bachi, nato nel 1929 e scomparso ad Auschwitz, e un richiamo alla memoria della più immane tragedia del novecento “Il viaggio di Roberto, un treno verso Auschwitz”,  opera tornata al Teatro Alighieri a quattro anni dal suo debutto, tornato ma nella nuova versione rivista per orchestra da Paolo Marzocchi, autore
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Nuove Musiche
West Side Story sempre suggestivo
servizio di Simone Tomei FREE

181223_Fi_00_WestSideStory_LucaGiacomelliFerrariniCaterinaGabrieli_phCamillaRiccoFIRENZE - Non potevo chiedere una serata migliore per assistere al Musical West Side Story di Leonard Bernstein nel Teatro del Maggio Musicale Fiorentino; una musica che suscita emozioni del cuore, passione, festa, amore, gioia nonostante il finale tragico, ma si è ugualmente sposata bene con il clima degli imminenti giorni festivi.
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Concorsi e Premi
Alla Taigi il Mascagni d'Oro 2018
servizio di Attilia Tartagni FREE

181212_Bagnara_00_38MascagniDOro_ChiaraTaigi_phMarcoMartiniBAGNARA (RA) - All’Auditorium di Bagnara di Romagna rinnovato nelle misure di sicurezza e nel palco (è sparito il trompe l’oeuil di fondo ed è migliorata l’illuminazione), è ritornato il 9 dicembre 2018 l’appuntamento più atteso dagli appassionati d’opera:  la consegna del Premio Mascagni d’Oro al soprano Chiara Taigi, già assegnataria del
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Concorsi e Premi
Il Premio Alberghini diventa regionale
redatto da Athos Tromboni FREE

181219_San GiorgioDiPiano_00_PremioAlberghini2019_LogoSAN GIORGIO DI PIANO - E' stata presentata a Bologna la quarta edizione del Premio per Giovani Musicisti e Compositori "Giuseppe Alberghini" dell'Unione Reno Galliera; la conferenza stampa di lancio dell'iniziativa ha evidenziato che dopo il grande successo della terza edizione, culminata a fine maggio 2018 con il Concerto dei Vincitori, inserito
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Nuove Musiche
Il Castello Incantato incanta
servizio di Antonio Ferdinando Di Stefano FREE

181218_Mo_00_IlCastellIncantato_MarcoTaralliMODENA - Domenica 16 dicembre 2018 è andata in scena presso il Teatro Comunale “Luciano Pavarotti” la fiaba musicale di Marco Taralli con il libretto di Fabio Ceresa dal titolo Il Castello Incantato. Cominciamo subito dicendo che i dubbi relativi a quale tipo di operazione artistica stavamo per recensire si sono dissolti dopo i primi passi dell'ouverture
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Opera dalle Isole
Ottima la ripresa di Bohčme
servizio di Salvatore Aiello FREE

181218_Pa_00_LaBoheme_DanielOrenPALERMO - La Stagione 2018 del Massimo si è conclusa, sotto le feste natalizie, con La Bohème opera di forte richiamo per le motivazioni che continuano a fare presa sui pubblici di tutto il mondo, in pieno contrasto con quanto la critica ebbe a dire alla prima nel 1896 a Torino : «Bohème opera mancata, non farà giro»; invece  Nappi, de La
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Opera dall Estero
Luisa Miller ricamata da Benini
servizio di Simone Tomei FREE

181217_MonteCarlo_00_AleksandraKurzak_phAlainHanelMONTE-CARLO - Ho sempre creduto che Luisa Miller sia uno dei titoli più belli di Giuseppe Verdi:  Kabale und Liebe di Friedrich von Schiller è il tema su cui Salvatore Cammarano elabora il libretto per il Cigno di Busseto che sarà rappresentato la prima volta al Teatro San Carlo di Napoli l’8 dicembre 1849. E io ritengo che la Luisa Miller sia davvero
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Pianoforte
Ecco la Carini, ecco Schumann
servizio di Athos Tromboni FREE

181216_Fe_00_MariaCristinaCariniFERRARA - La musica pianistica di Robert Schumann... e il recital di Maria Cristina Carini nel Ridotto del Teatro Comunale "Claudio Abbado" per la stagione cameristica del Circolo Frescobaldi. Ecco le due motivazioni che hanno indotto il pubblico ferrarese alla partecipazione dell'appuntamento musicale. Se poi si tratta del 18 pezzi caratteristici
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Vocale
La Balbo splendida protagonista
servizio di Attilia Tartagni FREE

181210_Ra_00_RecitalElisaBalbo_phAngeloPalmieriRAVENNA - Il soprano Elisa Balbo,  incantevole Desdemona nell’Otello della Trilogia verdiana, è tornata a Ravenna per esibirsi nella Sala Corelli del Teatro Alighieri il 9 dicembre 2018 nei “Concerti della domenica” organizzati dall’Associazione Angelo Mariani, dimostrandosi perfettamente a proprio agio, quanto a duttilità vocale,  anche in un repertorio
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Opera dal Centro-Nord
Torna la Carmen che uccide
servizio di Simone Tomei FREE

181205_Fi_00_Carmen_MarinaComparatoFIRENZE - E' ormai lontano il termine delle polemiche e degli anatemi contro la Carmen che non muore andata in scena un anno fa al Teatro del Maggio che fu fonte di esagitati sproloqui per ogni dove; la Carmen di George Bizet, diventata oramai un titolo di repertorio della Fondazione Fiorentina, ha trovato nuovamente albergo sulle tavole del
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Eventi
Guardati intorno č la nuova stagione
servizio di Edoardo Farina FREE

181201_Cesena_00_TeatroBonci_Franco PolliniCESENA - Conferenza stampa del Teatro Comunale “Alessandro Bonci” promossa da  ERT, Comune di Cesena ove in data 21 settembre 2018 è stata definita la nuova programmazione della  stagione invernale 2018/19 caratterizzata da un luogo inteso come confronto, esplorazione e dialogo,  spazio che si fa filtro e racconto del nostro vivere,
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Opera dal Centro-Nord
Le due facce di Rigoletto
servizio di Attilia Tartagni FREE

181130_Ra_00_Rigoletto_AndreaBorghini_phZaniCasadioRAVENNA - Il Rigoletto del 28 novembre 2018 andato in scena al Teatro Alighieri è ambientato a Mantova, e possiede, come il suo ambiguo protagonista, due facce:  da una parte  la corte dei Gonzaga lussureggiante di pitture manieriste (la camera degli sposi di Mantegna incornicia il talamo in cui verrà sedotta Gilda rapita), dominata
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Opera dal Centro-Nord
Ovazioni finali per l'Otello
servizio di Attilia Tartagni FREE

181126_Ra_00_Otello__phZaniCasadioRAVENNA - Il 25 novembre, giornata mondiale della violenza sulle donne,  è andato in scena al Teatro Alighieri il più celebre “femminicidio” operistico: Otello dall’omonimo testo teatrale di William Shakespeare, musica di Giuseppe Verdi, libretto di Arrigo Boito, antico detrattore verdiano che seppe riportare il maestro alla creazione a 16
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Opera dall Estero
Trionfo per Samson et Dalila
servizio di Simone Tomei FREE

181126_MonteCarlo_00_SamsonEtDalila_AnitaRachvelishvili_phAlainHanelMONTE-CARLO - Ho scelto di iniziare il mio scritto con queste pennellate frutto dei miei studi e delle mie letture di approfondimento prima della visione dell’opera Samson et Dalila di Camille Saint-Saëns la cui rappresentazione si è concretizzata domenica 25 novembre 2018 al Grimaldi Forum - Salle de Princes quale titolo inaugurale della
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Classica
Progetto Lauter per Courbet
servizio di Edoardo Farina FREE

171124_Fe_00_ProgettoLauter_NicolaBruzzoFERRARA - Curato dall’Associazione “Lauter”  in collaborazione con Ferrara Arte in occasione della mostra Courbet e la Natura allestita nel Palazzo Dei Diamanti, il 22 novembre 2018 presso il Teatro Comunale “Claudio Abbado” della città estense nell’ambito della stagione 2018/2019 di Ferrara Musica, è andato in scena un suggestivo concerto
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Opera dal Centro-Nord
Nabucco molto molto bello
servizio di Attilia Tartagni FREE

181124_Ra_00_Nabucco_SerbanVasile_phZaniCasadioRAVENNA - È un Nabucco biblico-archeologico colossale che oltrepassa i confini della scena, azzera le barriere dello spazio e del tempo e scatena la fantasia ad aprire la "Trilogia d’Autunno 2018" del Teatro Alighieri. La prevaricazione del potere sull’individuo, il filo conduttore delle tre opere in programma, si configura in ogni tempo con la falsità dei
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Diario
Lezione cantata sulla 'parola scenica'
Simone Tomei FREE

181119_Piombino_00_BrunoDeSimone_phFrancescoLiviPIOMBINO - Raccontare l’esperienza vissuta in un fine settimana a sud di Livorno è per me non solo piacevole ma anche motivo di orgoglio: nel pomeriggio di sabato 17 novembre 2018 ho infatti condiviso il palcoscenico del Teatro Metropolitan di Piombino con un grande artista che, come spesso ho avuto modo di affermare a voce e per iscritto
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Opera dal Nord-Est
Applauditissimi i Puritani
servizio di Rossana Poletti FREE

181118_Ts_00_Puritani_KatiaRicciarelliTRIESTE - Grande serata alla prima di I Puritani di Vincenzo Bellini al Teatro Verdi di Trieste, preceduta da una attesa carica di aspettative. L’aver scelto poi Katia Ricciarelli per la regia ha creato una forte esposizione mediatica. Il Verdi ha deciso questo titolo per l’avvio di stagione, l’ha affermato il sovrintendente Stefano Pace durante una delle
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