Pubblicato il 11 Settembre 2019
Conferenza stampa di fine estate nella Sala Arazzi della residenza municipale di Verona
Arena Festival 2019 i risultati servizio di Athos Tromboni

190911_Vr_00_ArenaConsuntivo_FedricoSboarinaVERONA – E così il Festival 2019 della Fondazione Arena va in archivio con una serie di record, illustrati oggi dal sindaco Federico Sboarina, dalla sovrintendente e direttore artistico Cecilia Gasdia e dal direttore generale della Fondazione, Gianfranco De Cesaris, nella tradizionale conferenza stampa di consuntivo. Al tavolo dei relatori erano presenti anche Gianmarco Mazzi, Paolo Bedoni, Gabriele Maestrelli e altri componenti del Consiglio di indirizzo.
La Sala Arazzi del palazzo municipale erano gremita di giornalisti italiani e stranieri, e da numerosi operatori del tessuto economico e ricettivo della città scaligera.
La riunione è cominciata con la proiezione di un video che illustrava i dati statistici salienti della stagione areniana appena conclusa, e le scene essenziali degli spettacoli allestiti.
Poi ha preso la parola il sindaco Federico Sboarina e ha detto con giusto orgoglio che i dati sintetizzati nel video appena proiettato altro non sono che il risultato di una «squadra che si è dedicata con impegno alla realizzazione di un lavoro progettato integralmente da essa stessa» citando il fatto che una quindicina di mesi prima la Fondazione Arena era sull’orlo del fallimento e a consuntivo del Festival 2019 «si sono raggiunti traguardi incoraggianti che fanno ben sperare per i prossimi anni; certo però che i prossimi anni devono essere affrontati considerando che sopravvivere è importante, ma avere un futuro è qualcosa di più.»
Il sindaco ha poi ringraziato le maestranze per la dedizione con cui hanno affrontato il loro lavoro ognuno per le sfere di competenza e ha concluso dicendo che l’Arena di Verona, il teatro all’aperto più grande del mondo, è un gioiello e che la Fondazione deve essere un gioiello nel gioiello.
Ha preso poi la parola Cecilia Gasdia definendo la squadra citata dal sindaco come «una falange macedone» e sintetizzando i risultati del Festival 2019; si sono avute 51 alzate di sipario per 5 titoli d’opera, tra cui l’acclamata ultima Traviata del Maestro Zeffirelli, nuova produzione areniana in diretta mondiale Rai1; 1 settimana evento per i 50 anni di Plácido Domingo in Arena, culminato con la Plácido Domingo 50 Arena Anniversary Night, secondo maggior incasso in tutta la storia areniana; la doppia serata di danza Roberto Bolle and Friends con 21.000 spettatori in 24 ore, e gli acclamati Carmina Burana condotti dal maestro Ezio Bosso in una serata sold-out con 13.555 spettatori, record per la sinfonica a Verona nelle ultime sei stagioni.
«La presenza di grandissime star come Anna Netrebko, Plàcido Domingo, Roberto Bolle e fra i registi l’indimenticabile Franco Zeffirelli, hanno portato la visibilità del nostro Festival molto in alto. Questo bel risultato riempie di gioia, ma ci dice che c’è ancora molto da fare, molto da impegnarsi.»
La Gasdia ha poi ricordato i titoli del Festival 2020 che inizierà il prossimo 13 giugno (Cavalleria rusticana/Pagliacci, Aida, Turandot, Nabucco, La traviata, un Gala Event, due serate per Roberto bolle & Friends, Domingo Opera Night che ritorna, Le Stelle dell’Opera e la IX Sinfonia di Beethoven diretta da Ezio Bosso) e ha anticipato che fervono già idee per celebrare degnamente due anniversari verdiani nel 2021: il 150° dell’Aida e il 120° della morte di Giuseppe Verdi. E ha concluso con un proclama: «La falange macedone vincerà!»

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Ha preso infine la parola il direttore generale Gianfranco De Cesaris che ha messo in evidenza come nel corso della primavera e dell’estate fosse palpabile il fatto che «tutta la città quest’anno si è stretta intorno all’Arena e alla Fondazione» e ciò è un segnale importante per la realizzazione di un proposito, divenuto patrimonio di tutto lo staff, dell’Amministrazione comunale, delle maestranze, degli operatori economici: fare di Verona «la capitale mondiale dell’Opera». Per questo in molti punti della città sono state dislocate delle grandi sculture che richiamano le scenografie areniane; e l’arredo “stile Arena” dovrà continuare anche fuori della città, nei centri urbani più importanti del territorio, di modo che «chi viaggia per le strade che conducono a Verona abbia la percezione immediata di trovarsi nel territorio di una città-simbolo, capitale mondiale dell’Opera.»
De Cesaris ha poi sciorinato i dati più significativi del Festival 2019: in tutto 426.649 biglietti venduti con l’8,56% di incremento delle presenze rispetto all’anno precedente, con 26.674.454 euro di fatturato di biglietteria, il miglior risultato degli ultimi sei anni, con una media di 523.028 € a serata, superiore dell’11,13% rispetto alla stagione precedente, il miglior incremento annuale degli ultimi sei anni. Sempre analizzando solo gli ultimi sei anni, si sono realizzati in assoluto: il maggior incasso del Festival rispetto alla sua storia, il maggior numero di spettatori totali, il maggior numero totale di spettatori per le recite effettuate nelle giornate di giovedì e domenica, con Il trovatore e La traviata in testa agli incassi e all’affluenza medi del 2019.
Nella sintesi proposta dal direttore generale veniva messo in evidenza come la nuova gestione abbia centrato pienamente il target di rilancio, sotto l’aspetto artistico e di conseguenza economico, gratificando la città; ha sottolineato come il Festival 2019 abbia potuto contare su un ampissimo pubblico italiano e internazionale e abbia sviluppato un virtuoso percorso comunicativo coronato da ben 3 collaborazioni con televisioni internazionali quali Rai Mondovisione, Unitel, ZDF/3Sat, Bel Air Media/France Télévisions, rimettendo così al centro del turismo veronese «il suo monumento più celebre, strumento sempre più efficace di cultura viva e attuale.»
E a proposito dell’attenzione dei media e dei social riservata al Festival 2019, De Cesaris ha sottolineato che ciò non è avvenuto a caso, ma grazie anche ad una capillare attività promo-marketing che quest’anno ha visto Fondazione Arena presentare il proprio cartellone sul territorio e nel mondo a Milano, Roma, Bologna, Venezia, Mantova, Rimini, New York, Mosca, Berlino, Vienna, Monaco di Baviera, Dubai, Madrid e Shangai, con concerti, conferenze stampa, incontri pubblici, fiere e workshop di turismo.

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Anche la partecipazione del pubblico giovane ha visto un netto incremento rispetto al già confortante dato del 2018, grazie al coinvolgimento di scuole e università, particolarmente seguite da Fondazione Arena di Verona attraverso iniziative dedicate e riduzioni speciali sul prezzo dei biglietti. In totale, per il 97° Opera Festival 2019 sono stati staccati attraverso questo canale 23.682 biglietti, per un incasso complessivo di € 365.450. i dati positivi seguono una crescita parallela a quelli degli altri importanti traguardi di fine stagione, con la vendita di oltre 2.000 biglietti in più rispetto all’anno precedente.
A questi dati vanno sommati i giovani partecipanti all’iniziativa Pagelle d’Oro, promossa dal Comune di Verona: il riconoscimento consente agli studenti più meritevoli delle classi terze delle scuole secondarie di primo grado del territorio veronese di assistere ad uno spettacolo in Arena omaggiandoli di due biglietti per una serata del Festival a loro scelta.
È stato ribadito che Fondazione Arena di Verona conferma la propria attenzione per le nuove generazioni tutto l’anno, con il programma di Arena Young, destinato a tutte le scuole di ogni ordine e grado, che prosegue iniziative analoghe a quelle del Festival e ad altre nuove dedicate, anche per la stagione lirica-sinfonica 2019-2020 al Teatro Filarmonico da ottobre a maggio.
Infine i canali di vendita dei biglietti: anche per il 2019 i dati relativi ai canali di vendita hanno confermato il trend che da alcuni anni dimostra come gli spettatori prediligano sempre più l’acquisto online rispetto ai canali più tradizionali. Il 53,48% del pubblico del Festival ha infatti acquistato online dal sito Internet ufficiale www.arena.it,  con un incremento costante dell’1,11% su base annua. Il 19,22% degli acquirenti si è invece recato presso la Biglietteria, il 12,87% si è rivolto alle Agenzie convenzionate (anch’esse in lieve aumento). Stazionario l’andamento dei punti remoti, al 10,21% delle preferenze (centri commerciali, negozi, agenzie viaggi, ecc.), al 3,42% il Call center mentre lo 0,44% ha acquistato presso gli sportelli bancari abilitati. In particolare, la percentuale relativa alla nazionalità di chi ha acquistato biglietti tramite il sito web conferma nelle prime posizioni, oltre all’Italia, nell’ordine, la Germania, la Gran Bretagna, la Svizzera, la Russia (in netto incremento), i Paesi Bassi, e gli Stati Uniti. Complice di questo successo l’efficacia del servizio di e-ticketing, reso possibile anche quest’anno grazie alla consolidata partnership con UniCredit: gli spettatori che hanno effettuato la prenotazione on-line, tramite lettori ottici di codici a barre, hanno potuto accedere direttamente agli ingressi dell’Arena, senza dover passare in biglietteria per il ritiro del titolo d’accesso.
La riunione si è chiusa dopo alcune domande dei giornalisti a cui è stata data risposta più che esauriente, senza bisogno di dibattito

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Crediti fotografici: Foto Ennevi per la Fondazione Arena di Verona
Nella miniatura in alto: il sindaco di Verona, Federico Sboarina
Sotto: foto del tavolo dei relatori, con il sindaco Sboarina al centro e Cecilia Gasdia (alla sua destra), Gianfranco De Cesaris (alla sinistra) e i rappresentanti del Consiglio d’indirizzo.
Al centro in sequenza: il controcampo con il pubblico alla sinistra del tavolo dei relatori e il controcampo con il pubblico alla destra
In fondo: una bella panoramica di Foto Ennevi che testimonia il tutto esaurito la sera dei Carmina Burana diretti da Ezio Bosso





Pubblicato il 04 Agosto 2019
L'Italian Opera Academy creata da Riccardo Muti ha preparato cinque direttori per Mozart
Cosė ti insegno le Nozze servizio di Attilia Tartagni

190803_Ra_00_ItalianOperaAcademy_RiccardoMutiRAVENNA - Anche quest’anno, il quinto dell’Italian Opera Academy creata dal M° Riccardo Muti per formare giovani musicisti alla direzione d’orchestra e all’accompagnamento al pianoforte dei cantanti, due concerti al Teatro Alighieri hanno coronato due settimane di intenso lavoro mattutino e pomeridiano nel teatro di tradizione popolato di giovani musicisti pronti a carpire i segreti  de “Le nozze di Figaro”, prima opera della trilogia prodotta dal musicista Wolfgang Amadeus Mozart e dal librettista Da Ponte. Avviene sempre più raramente che la rappresentazione sia l’epilogo di un “work in progress” del genere, dove l’opera viene sviscerata leggendola rigo per rigo, nota per nota e indagando perfino fra le righe, nel “non scritto” in cui può nascondersi l’intenzione del compositore.
“Le nozze di Figaro” è ispirata a una delle opere teatrali della trilogia dedicata a Figaro da Beamarchais messa al bando per i contenuti antiaristocratici e antinobiliari che preludono alla Rivoluzione francese. Lorenzo Da Ponte calmierò il portato “sovversivo” della trama in cui i servi rovesciano i progetti dei potenti come la pretesa del Conte di esercitare lo ius primae noctis nei confronti di Susanna, scaltra promessa sposa di Figaro che disfa con astuzia femminile ogni trappola ordita nei suoi confronti. Ma è veramente tutto limpido come appare nel finale, quando  tutti cantano all’unisono: Questo giorno di tormenti / di capricci e di follia/ ….ed al suon di lieta marcia / corriam tutti a festeggiare?.
In realtà Susanna è stata tentata dal Conte e la Contessa dal paggio Cherubino, Figaro è risultato figlio di Marcellina e Bartolo; e poi Don Basilio non si rivelerà mai in quanto si nasconde sotto una pelle d’asino. Insomma, la realtà non è bianca o nera ma una terra di mezzo in cui si consumano i sentimenti umani imprevedibili e contraddittori. Non c’è giudizio morale in Mozart, ma accettazione e comprensione e, per dirla come Muti: «Io, come ho detto e scritto tante volte, sono convinto che Mozart, come Verdi, nella loro comprensione del sentimento umano ci portano conforto.»
Dunque “Le nozze” non sono un’opera buffa, ma un dramma giocoso espresso tanto dai versi di Da Ponte quanto e soprattutto dalla musica di Mozart che esalta ogni nota, ogni cadenza italiana a lui ben nota comprese quelle licenziose, ed è la ragione per cui l’opera non va tradotta ma fatta in italiano. Ecco perché “Le nozze”, presentate nei concerti in forma ridotta, entrano a  pieno titolo nell’Italian Opera Academy, nata con la finalità di diffondere i principi del patrimonio operistico italiano radicati nel passato, nel M° Antonino Vuotto (erede del M° Arturo Toscanini) con cui ha studiato Muti e che dunque diviene depositario di esperienze legate al contatto diretto avuto dal Maestro parmense con i compositori Verdi e Puccini.

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Nei concerti il Teatro Alighieri è tornato alla destinazione per cui fu inaugurato il 15 maggio 1852, fare da cornice di lusso alla rappresentazione. Si è consumato nel tutto esaurito quello del 31 luglio 2019 diretto da Riccardo Muti mentre quello del 2 agosto ha visto alternarsi sul podio i cinque direttori scelti fra duecento domande pervenute (i cinesi Jiannan Cheng e Lik-Hin Lam, il tedesco di origini vietnamite David Quang Tho Bui, l’italo-tedesco Nicolò Umberto Foron e l’austriaco Felix Hornbachner) e consegnare i diplomi, presente il Sindaco di Ravenna, anche ai tre maestri accompagnatori destinati alla preparazione dietro le quinte dei cantanti (le italiane Veronica Cornacchio e Clelia Noviello Tommasino, e Daniel Strahilevitz, di nazionalità spagnola, sudafricana e israeliana).  Sul palco, per entrambi i concerti, l’Orchestra Giovanile Luigi Cherubini arricchita per l’occasione dalla presenza di Li-Kuo Chang, prima viola della Chicago Symphony Orchestra, che da cinque anni partecipa all’Academy perché adora la città di Ravenna, e il cast dei cantanti, uno staff coeso che giorno dopo giorno ha aderito all’idea interpretativa che il M° Muti esprime anche teoricamente nel suo ultimo libro “L’infinito tra le note - Riccardo Muti - Il mio viaggio nella musica” (Editore Solferino) dove cerca di spiegare l’inspiegabile, la magia che scaturisce dalla coesione fra direttore, orchestra e la partitura musicale.
Chi assiste soltanto al concerto ignora la formazione pregressa di alto livello acquisita dai partecipanti all’Academy in rinomati istituti internazionali e le due settimane di preparazione strumentale e vocale con prove al pianoforte, prove d’assieme, ante e prova generale che portano a esaltare questo: «regalo che Mozart fa al repertorio italiano…... Non solo perché composto su un libretto poetico nella nostra lingua, ma perché testimonia di quanto Mozart non solo parlasse e conoscesse l’italiano, ma avesse capito fino in fondo l’incedere tipico della nostra pronuncia, la melodia e il ritmo delle parole, il filo espressivo che attraversa le frasi, sia nei recitativi –che poi saranno l’esempio per la perfezione di quelli verdiani – sia nelle arie.». Sono parole di Riccardo Muti, che persegue con appassionato rigore l’obiettivo di formare eredi della sua “maniera”: «Mi sento in dovere di trasmettere ai giovani il metodo e gli strumenti che hanno permesso a me di arrivare fin qui, in particolare credo si debba recuperare la capacità, troppo spesso dimenticata, di concertare, ovvero di costruire la regia musicale di un titolo lavorando a fondo con i cantantl al pianoforte o ragionando con l’orchestra sulle caratteristiche e sui dettagli anche delle partiture.»
E’ entusiasmante vedere come Muti, durante le lezioni, vigili costantemente sul rispetto del “suono” mozartiano, riprendendo, correggendo e spiegando (in lingua inglese) perché bisogna rifare, fino a che tutti non convergano sulla sua visione, perché il direttore d’orchestra, specialmente quando si fa docente, non deve imporre, ma coordinare e condividere la materia musicale per  «…riuscire a dar voce e a interpretare la musica che sta tra una nota e l’altra: insomma, tirar fuori ciò che non è scritto eseguendo rigorosamente ciò che è scritto.»
Muti non si stanca di ribadirlo, è la musica la struttura portante dell’opera, non certo la regia di qualche sensazionalista improvvisatore talvolta del tutto ignaro dei fondamenti musicali e vocali. In definitiva, è il direttore d’orchestra a occupare il posto privilegiato (ma anche travagliato) di chi controlla dal podio tutto ciò che attiene alla musica e al canto.

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Veniamo dunque agli esiti: splendido il concerto del 31 luglio con il cast canoro applaudito a ogni esibizione e con ovazioni finali (l’ammirazione della città per Muti è in continuo “crescendo”), straordinaria l’esibizione dei nuovi direttori del 2 agosto dove il “suono mozartiano” ha trionfato nei cinque stralci dell’opera, fatta salva la personalità del singolo. L’Academy è ormai una realtà consolidata che Muti ha sperimentato anche in Corea e in Giappone,  realizzata con il patrocinio del Ministero dei Beni e delle Attività Culturali, del Comune di Ravenna e di sponsor privati. Insieme alla Trilogia operistica che conclude nel mese di novembre il  Ravenna Festival sollecita l’attenzione della stampa specializzata e dei media richiamando a Ravenna pubblico internazionale.
Ricordo che la città di Ravenna ha dato i natali ad  Angelo Mariani (12 ottobre 1821 – 13 giugno 1873), il primo italiano ad affermarsi nella direzione dell’opera e dunque la scuola di alta specializzazione in questa città ha anche una ragione storica. E’ un piacere vedere il Teatro Alighieri, come una bottega dove si teorizza e si fa l’opera, invaso da giovani studenti dal mondo, specialmente orientali (un centinaio gli auditori che hanno ottenuto l’attestato), di appassionati e di giornalisti e poi vederlo ricondotto al suo ruolo primario di contenitore di spettacoli nei concerti diretti dal maestro-docente e dai cinque giovani neo-direttori, tutti, precisiamolo, con esperienze pregresse e non omogenee, artefici del successo del 2 agosto i cui incassi sono stati devoluti allo IOR (Istituto Oncologico Romagnolo) nel quarantennale dalla sua fondazione. Quanto ai cantanti, raramente si è visto un cast più indovinato, da Damiana Mizzi (Susanna), già interprete di un Falstaff ravennate, voce flautata arricchita da toni più maturi, alla splendida prova di Serena Gamberoni che esprime con profondità inaudita i tormenti della Contessa, dalla voce gorgogliante e cristallina di Paola Gardina (Cherubino) alla buona resa canora di Letizia Bertoldi (Barbarina) e alla solida  professionalità di Isabel De Paoli (Marcellina): sul fronte maschile ottima la performance di Alessio Arduini (Figaro), di Luca Micheletti (Conte d’Almaviva) e veramente da manuale “la vendetta” di Carlo Lepore (il medico Don Bartolo) e ancora Matteo Falcier (Don Basilio, maestro di musica), Riccardo Benlodi (il giudice Don Curzio), Adriano Gramigni (il giardiniere Antonio), tutti singolarmente efficaci e nei brani d’insieme particolarmente coesi. Con questo cast sabato 3 agosto 2019 Riccardo Muti è salito per la prima volta sul podio del Teatro Amintore Galli di Rimini per l’apertura della Sagra Malatestiana, presente il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella, aprendo nuovi cammini per l’opera forgiata nella “bottega” ravennate e lo scrivo con soddisfazione, fiera di quanto si sta facendo nella mia città per la Musica e per la Cultura.

Crediti fotografici: Zani Casadio e Silvia Lelli per Ravenna Festival – Teatro Alighieri di Ravenna
Mnella miniatura in alto: il direttore Riccardo Muti
Sotto in sequenza: ancora Muti, Jiannan Cheng (Cina); Lik-Hin Lam (Cina); David Quang Tho Bui (Germania): Nicolò Umberto Foron (Italia); Felix Hornbachner (Austria)
Al centro: un momento dell’opera-concerto
In fondo; una panoramica di Silvia Lelli sul Teatro Alighieri di Ravenna





Pubblicato il 15 Maggio 2019
Chiusa la stagione concertistica di Ferrara Musica con un quartetto d'archi pių pianoforte
Progetto Lauter 2019 servizio di Edoardo Farina

190515_Fe_00_ProgettoLauter_Nicola BruzzoFERRARA - Ultimo appuntamento della Stagione Concertistica 2018-19 di “Ferrara Musica” sotto la gestione del Teatro Comunale “Claudio Abbado” dopo la precedente collaborazione invernale con Ferrara Arte in occasione della mostra Courbet e la Natura, il 13 maggio 2019 è tornato il “Progetto Lauter” nel  secondo e suggestivo appuntamento cameristico proponendosi un tema lineare con il repertorio tardo–romantico francese. Boldini e la moda in mostra al Palazzo dei Diamanti ne ha ispirato l’interessante scelta artistica trattandosi prevalentemente di un omaggio al pittore Giovanni Boldini nato nella città estense nel 1842, considerato uno degli interpreti più sensibili e fantasiosi dell'elettrizzante fascino della Belle Époque vissuta a Parigi dove, giungendovi da Firenze nel 1871 dimorò morendo nel 1931. Lodevole iniziativa internazionale ideata e diretta da Nicola Bruzzo, classe 1989, talentuoso violinista ferrarese dalla carriera internazionale e artefice di un’idea inserita fin dal suo esordio, si è preposto nuovamente il difficile intento di avvicinare i ragazzi delle scuole superiori alla storia della musica grazie a una formula semplice quanto efficace: coinvolgerli attivamente nell’organizzazione, creandoli consapevoli e partecipi, stimolando tra di essi curiosità e attenzione nei confronti di un mondo considerato a loro spesso molto distante. Dal nome che propriamente non rimanda alla tipologia musicale assai introspettiva della serata, “Lauter” in tedesco significa “più forte”, espressione che intende descrivere l’intenzione di renderne un genere spesso desueto vicino ai giovani, gestito da un gruppo di artisti, giuristi, esperti di comunicazione e musicologi provenienti da tutto il mondo. “Crediamo che la classica sia una delle radici culturali dell’Europa moderna: essa fa parte della nostra identità al pari del patrimonio artistico e architettonico.  Fondamentale è riaccenderne l’interesse e l’amore attivando un dialogo su tre diversi livelli: Musicale, Culturale e Sociale in grado di costituire la nostra proposta. Pensiamo alle circostanze preposte come cantieri aperti, in cui la collaborazione e il contributo di tutti sono fondamentali - sostiene Bruzzo - sviluppando direzioni diverse ma mantenendo alcuni tratti caratteristici che costituiscono l’anima del progetto creando oggi il pubblico di domani”.  La divulgazione del repertorio dei secoli passati,  il lavoro a fianco dei giovani e l’idea di fare dialogare la musica con altre forme di espressione interattiva, sono l’essenza vera dello “spirito Lauter”. Obiettivo primario di tutte le loro attività è assumersi responsabilità per i musicisti, per i loro interlocutori, mettendosi in gioco in prima persona contribuendo alla realizzazione di un progetto comune; aspetto fondamentale è l’attività ripresa nelle scuole ferraresi, iniziativa cominciata già dal mese di marzo 2018 e che ha coinvolto gli studenti del Liceo scientifico Roiti – istituto che aveva partecipato anche alle due precedenti edizioni coordinate dall’associazione –  per la prima volta del Liceo Carducci e della Smiling International School. Gli allievi sono stati formati per costituirsi in gruppi di lavoro autonomi capaci di preparare, promuovere e gestire uno spettacolo o un concerto dal vivo fornendo loro le basi del managing e della divulgazione culturale per farli diventare curatori degli eventi performativi svoltisi al teatro, considerando che  anche questa volta come già nelle passate stagioni ne ha fatto registrare il sold out a dimostrazione dell’efficacia ospitando appuntamenti didattici e cameristici a cui sono seguiti momenti di dialogo e confronto tra strumentisti e studenti e per lo stesso concerto finale.

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Protagonista, il quintetto formato dai violinisti Alexandra Conunova, in primis Bruzzo che ha anteposto i saluti e ringraziamenti, la violista Béatrice Muthelet il violoncellista Alexey Stadler e il pianista Enrico Pace dalle partiture strettamente connesse con il periodo storico e le suggestioni derivanti dall’esposizione in corso alla pinacoteca nazionale di corso Biagio Rossetti associandone sinergia tra la moda e la pittura nel suo tema iniziale ove ne è valsa  un’ampia valutazione e similitudine rispetto alla musica di quel periodo, trattandosi di canali diversi riguardo la comunicazione del fascino e del prestigio sociale dell’individuo moderno la cui  partecipazione fu pur sempre fattore importante di distinzione nella mondanità parigina, consumata tra salotti borghesi, café, sale da concerto. Incentrato interamente su compositori attivi tra la fine del secolo romantico e il Novecento, in apertura la celebre “Sonata per violoncello e pianoforte n. 1 in re minore L 144” di Debussy (1862 - 1918), nei tempi Prologue  (Lent. Sostenuto e molto risoluto) - Sérénade (Modérément animé) - Finale (Aminé. Léger et nerveux), scritta d'un solo getto nei mesi di luglio e agosto 1915, essa respira la grazia e la felicità delle opere nate spontaneamente e dalla cui stesura è assente ogni apparente sforzo creativo. Il Prologo, assomiglia a un'austera ouverture in stile antico, "alla francese" ove il piano ne disegna un tema declamatorio dal fare teatrale e improvvisato   completato dall’arco che tratteggia il proprio assunto come un lamento. Giunge la seconda idea, dal disegno discendente, misterioso pianto solitario scandito dai rintocchi plagali del piano, un’incessante opera di trasformazione dei contenuti, anche attraverso l'inserzione di nuovi spunti, garantisce ricchezza inventiva e vivacità esplicitata a tratti in intense fasi di meditazione. Con la Sérénade,  giochi buffi degli archi e puntiformi accordi in staccato del pianoforte introducono una minimalista linea che pare alludere, di volta in volta, al pianto, al sorriso, alle atmosfere lunatiche e fantastiche di Pierrot. Reiterazioni fugaci dell'idea sopra pizzicati ricreano l'atmosfera di una chitarra che suona, o di un liuto, dentro un'ambientazione bizzarra, surreale, tipica di uno scherzo, andando verso un vivace ove incontriamo  una pagina coloristica tutta glissando, suoni "sur la touche", flautati, combattuta su serrate alternanze di partenze, fermate, ripartenze fulminee di spunti contorti e mobilissimi e conclusa da acute e lamentose risonanze. Nel Finale un turbinante moto in arpeggio del piano prepara la strada al violoncello che si inserisce nell'agitato discorso con un profilo "volubile", smaccatamente spensierato, aereo, saltabeccante, fatto di plastiche evoluzioni, funambolismi, sottili ironie. Poco dopo ecco una fase di sospirose attese, di sospensioni e improvvise accelerazioni concluse da una profonda declamazione. Dopo una sezione meditativa, con la ripresa del primo gruppo si giunge a un magniloquente epilogo, come afferma anche il critico Marino Mora.

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La Francia dell’ultimo quarto d’Ottocento è un Paese che, come il nostro, conosce un solo genere veramente popular, capace di raccogliere un consenso di pubblico trasversale alle classi sociali: quello operistico. Rispetto ciò, la musica da camera, più prossima al gusto delle élite borghesi, soffre di una minore visibilità, nonché di una certa subalternità di fronte all’omologo di sponda tedesca, che è il riferimento obbligato sul palcoscenico internazionale. I musicisti francesi guardando dunque inevitabilmente alle novità che arrivano al di là del Reno, rivendicando tuttavia il compito di promuovere uno stile strumentale a pieno titolo francese. Si è proseguito quindi con la “Sonata per violino e pianoforte” di Francis Poulenc (1899–1963) - appartenente al gruppo Les Six (assieme a Auric, Durey, Honegger, Milhaud e Tailleferre) che nella Parigi degli anni Venti dà voce, in varie forme, a un modernismo antiwagneriano e anti impressionista. Se Poulenc praticava la musica da camera come raffinato accompagnatore alla tastiera, in qualità di compositore il suo catalogo non è, in questo genere, cospicuo, riservando maggiore attenzione agli strumenti a fiato piuttosto che agli archi. In una lettera dell'ottobre 1942, indirizzata al musicologo André Schaeffner, parla della stesura della Sonata iniziata nel 1940 e terminata due anni dopo. Poulenc non ne è soddisfatto (opererà anche una revisione nel 1949) ma mantiene l'impegno preso con la committente del lavoro, la portentosa violinista Ginette Neveu (1919-1949), talento precocissimo, allieva di George Enescu e Carl Flesch, lanciata nel circuito internazionale con la conquista, nel 1935, del concorso "Wieniawski" e deceduta tragicamente nella notte tra il 27 e il 28 ottobre 1949, in un disastro aereo avvenuto nell'Arcipelago delle Azzorre sulla rotta Parigi-New York, senza superstiti. La Sonata porta coraggiosamente - nell'asprezza tragica del primo e dell'ultimo movimento, nel tagliente profilo ritmico dei temi e di certe figurazioni i segni della Francia occupata e della memoria di Federico Garcia Lorca, assassinato dai franchisti nel 1936. In epigrafe all'Intermezzo spagnoleggiante risuona l'incipit della poesia Las Seis Cuerdas: "La chitarra fa piangere i sogni". In queste pagine si attua quell'espansione calorosa del canto di gusto nobile e popolare a un tempo rappresentante la cifra più commovente dell’autore.
Chiusura di programma con il coinvolgimento simultaneo di tutti gli interpreti, come di pragmatica,  per il “Quintetto per archi e pianoforte op. 89 n. 1” di  Gabriel Faurè (1845-1924) formato da soli tre movimenti ma dalla difficile esecuzione e insieme strumentale, continuando a rimanere ai margini sia del repertorio concertistico sia del cuore degli appassionati di cameristica in parte per la sua genesi e in parte per la sua tormentata storia. Definito dal suo allievo e teorico Charles Koechlin «una delle opere più belle scritte dal suo compositore», può essere considerato il lavoro che diede inizio all’ultima sua fase creativa. Dal clima teso e terso, tutto sembra scorrere con divina semplicità, ma al tempo stesso l’ascoltatore è scosso dall’interno da dopo un temporale previsto…una lunare trasparenza bachiana, un sentimento da ultimo romantico che s’inoltra sopravvissuto nel nuovo secolo… L’autore  contribuì ad accrescere le fortune del quintetto per archi e pianoforte, genere definito da Luigi Boccherini e portato a perfezione nel corso del XIX° secolo da maestri  del calibro di Robert Schumann, Johannes Brahms e César Franck, con due opere di grande bellezza, (l’altro è il quintetto Op. 115) stilisticamente lontane sia dalle romanze giovanili che dalle atmosfere evanescenti di quella macabra ninna nanna che è il suo Requiem. Nei primi anni del 1900 egli manifesta purtroppo i primi segni della sordità, non sente più bene le frequenze basse e quelle acute facendone supporre la causa dovuta all’impiego di un registro medio nelle due opere sondate  in tutti i suoi aspetti. I grandi e modulanti blocchi melodici, infiniti, sinuosi,  plasmati da mano sapientissima e delicata, derivano forse da questa grave e debilitante menomazione?
Platea costituita nuovamente e in massima parte da giovanissimi inseriti nel contesto “scuola”, non sempre tutti attenti e a livello comportamentale inesperti dell’ambiente teatrale, messi alla prova da pagine dall’aspetto estremamente intimistico di primo acchito non facili all’ascolto e a mio avviso del tutto inidonee all’ottica, creando inevitabilmente una sorta di disconnessione tra livelli culturali molto differenti in conflitto tra l’intransigenza dei coetanei sul palco e coloro non portati a tali scelte rigorosamente accademiche. Repertorio dettato forse più da un inconsapevole gusto personale del Lauter che altro, come tale probabilmente sarebbe stato più adatto e fruibile un tardo barocco vivaldiano o un solare quartetto di Mozart “di consumo”, per usare un termine un po’ azzardato. Esecuzione ad ogni modo eccellente in una scelta strutturata nell’alternanza dal duo alla formazione in quintetto, perfetto nell’insieme e intonazione: elementi direi quasi inaspettati a tale livello da parte di strumentisti mediamente trentenni dando prova di grande abilità al di là di ogni limite scaturendo massima attenzione soprattutto da parte dei consueti habitué au théâtre… nella speranza di essere comunque il tutto di buon auspicio riguardo le generazioni a venire, come afferma l’editore musicale Filippo Michelangeli, attento e sensibile a diverse e plurime realtà sociali, di cui riporto felicemente un suo recente pensiero: “Agli adulti e agli anziani che non perdono occasione per dire «I ragazzi di oggi non si impegnano più, sono buoni a nulla, non sanno sacrificarsi» rispondo semplicemente che sono tutte sciocchezze.  È  pieno di gioventù operosa, seria, studiosa, affettuosa, generosa. Ai giovani diamo noi il buon esempio. Ci verranno dietro e in molti casi saranno pure meglio di noi”.

Crediti fotografici: Andrea Bighi per il Progetto Lauter
Nella miniatura in alto: il violinista Nicola Bruzzo, referente del Progetto Lauter






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Parliamone
Rigoletto dalla semantica alla semiotica
intervento di Athos Tromboni FREE

200111_Fe_00_Rigoletto_AldoSisilloFERRARA – Parliamo delle cose concrete viste nel Rigoletto di Giuseppe Verdi (e di Francesco Maria Piave, librettista, se non di Victor Hugo da cui è tratta la vicenda) andato in scena a Ferrara venerdì 10 gennaio 2020 per l’inaugurazione della stagione lirica del Teatro Comunale Claudio Abbado: dunque all’inizio il buffone ha la gobba, i capelli rossi e ispidi, il vestito da pagliaccio come da libretto. Ma poi, nel corso della recita, toglie la parrucca di capelli ispidi e mostra una capigliatura normale, di color castano, più vicina a un essere normale che non a un deforme che deve far ridere grazie soprattutto alla propria deformità; si toglie anche il vestito da pagliaccio e la gobba scompare, mostrando al pubblico che la malformazione era posticcia e che lui, Rigoletto, è un uomo senza segni particolari, come uno qualunque dei normali non deformi.
Gilda, sua figlia, è a Mantova «già da tre lune» (cioè da tre mesi), costretta dal padre buffone-padrone a restare chiusa in casa, salvo nei giorni di feste comandate dove può andare «al tempio» per la messa e dove
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VideoCopertina
La Euyo prende residenza a Ferrara e Roma

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Opera dal Centro-Nord
Serse adatto al pubblico moderno
servizio di Attilia Tartagni FREE

200112_Ra_00_Serse_AriannaVenditelli_phAlfredoAnceschiRAVENNA - La stagione d’opera 2020 del Teatro Alighieri si è aperta il 10 e il 12 gennaio portando per la prima volta a Ravenna il Serse,  una delle tante opere scaturite dal genio prolifico di Georg Friedrich Händel, il cui debutto avvenne al  King’s Theatre di Londra il 15 aprile 1738.
Ottavio Dantone al clavicembalo e alla direzione
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Personaggi
Ventre e Simoncini i due Calaf
intervista di Simone Tomei e Angela Bosetto FREE

200110_Pr_00_GiacomoPucciniPARMA - Venerdì 10 gennaio 2020, il Teatro Regio di Parma inaugurerà la Stagione lirica con Turandot, l’ultimo capolavoro di Giacomo Puccini, diretto da Valerio Galli e proposto nell’allestimento del Teatro Comunale di Modena, firmato da Giuseppe Frigeni (regia, coreografia, scene e luci) con  costumi di Amélie Haas. Ne abbiamo approfittato per fare una chiacchierata con i
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Echi dal Territorio
La Delfrate e i giovani talenti
servizio di Laura Gatti FREE

200102_Mn_00_ConcertoDiCapodanno_CarlaDelfrateMANTOVA - A pochi giorni dal successo, in un Duomo gremitissimo, del Concerto di Natale diretto autorevolmente dal M° Luca Bertazzi, titolare della cattedra di Musica d’insieme, l’Orchestra Sinfonica del Conservatorio “L. Campiani” si è presentata al Teatro Sociale mercoledì 1° gennaio 2020 per il tradizionale “Concerto di Capodanno”.
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Opera dal Nord-Ovest
Ottima la Bohčme tutta colorata
servizio di Simone Tomei FREE

191231_Ge_00_LeonardoSiniGENOVA - Lo stupore, la magnificenza, il brio, l’elettricità che si sprigiona nell’aria non possono lasciare indifferente (se non addirittura a bocca aperta) lo spettatore che entra nella grande sala del Teatro Carlo Felice di Genova per assistere a La bohème di Giacomo Puccini: il pannello che sostituisce il sipario ci offre una già un’anticipazione di quello che sarà la visione dei 
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Opera dal Nord-Est
Una bella Madama Butterfly
servizio di Simone Tomei FREE

191224_Vr_00_MadamaButterfly_FrancescoOmmassini_EnnevifotoVERONA - Con la fine del 2019 volge al termine anche la stagione autunnale della  Fondazione Arena; il percorso di questo “Viaggio in Italia”, iniziato nel mese di ottobre, si conclude con l’opera Madama Butterfly di Giacomo Puccini. Sono quasi trent’anni (precisamente dal 1991) che questo titolo latita dalla sale del Teatro Filarmonico (più volte
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Opera dal Nord-Est
Turandot e Aida un'apertura kolossal
servizio di Rossana Poletti FREE

191215_Ts_00_KatiaRicciarelliTRIESTE - Teatro Verdi. E' stata una straordinaria doppia apertura della stagione lirica al Verdi di Trieste, quella che ha visto in scena in alternaza la Turandot di Giacomo Puccini e l'Aida di Giuseppe Verdi. Un teatro, che non ha grandi spazi e tecnologie sul palcoscenico, ha dovuto operare su una scena in gran parte comune per i due allestimenti,
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Opera dal Centro-Nord
L' Ernani che traballa
servizio di Simone Tomei FREE

191215_Pi_00_Ernani_AlexandraZabala _phFinottiPISA - Al Teatro Verdi nell’attuale stagione lirica, un allestimento del 1999 incornicia la vicenda dell’Ernani di Giuseppe Verdi; l’autore originario della messinscena è Beppe de Tomasi che propose questa regia per il Teatro Massimo di Palermo ed è qui ripresa da Pier Francesco Maestrini; alle luci Bruno Ciulli mentre le scene ed i costumi sono di Francesco Zito.
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Dischi in Redazione
Sentire l'amore secondo Mirael
recensione di Athos Tromboni FREE

191214_Dischi_00_MiraelCD audio "Sentire l'amore"
MIRAEL
Produzione: Studio Suonamidite (Empoli)
Reperibilità:
www.mirael.it
Ha scelto un nome d'arte - Mirael - che significa «guarda Lui» dove «Lui» è sinonimo di Amore. Così la giovane cantautrice ferrarese Pia Pisciotta si presenta al pubblico con il proprio nuovo (e primo) CD
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Operetta and Musical
My Fair Lady chiude la stagione
servizio di Salvatore Aiello FREE

191209_Pa_00_MyFairLady_NancySullivanPALERMO - Il Teatro Massimo, introducendo al clima delle festività natalizie, ha scelto di concludere la Stagione d’Opera (sarà il prossimo Schiaccianoci a concludere quella del Balletto) col riproporre, dopo lunghi anni, il musical. E’ andato quindi scena My Fair Lady su libretto e testi di Alan Jay Lerner e musica di Frederick Loewe, tratto dal
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Vocale
Figure del femminino al Giglio
servizio di Nicola Barsanti FREE

191201_Lu_00_FigureDelFemminino_RosellaIsola_phAndreaSimiLUCCA - La serata inaugurale della sesta edizione dei Lucca Puccini Days svoltasi presso il Teatro del Giglio di lucca sabato 30 novembre 2019, ha proposto al pubblico un significativo viaggio musicale tutto al femminile. Come già anticipato dal titolo Figure del femminino nel melodramma ottocentesco: un viaggio alla scoperta delle donne nell’opera
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Echi dal Territorio
Concerto di imponente vocalitā
servizio di Attilia Tartagni FREE

191130_Lugo_00_Concerto24Novembre_MarialuceMonariLUGO DI ROMAGNA (RA) - Come da tradizione, il Circolo Lirico Giuseppe Verdi di Lugo si apprestava ad allestire a fine anno un’opera lirica ma la chiusura per lavori del Teatro Rossini lo ha fatto optare per il “Grande concerto lirico” di domenica 24 novembre nella Sala polivalente del Circolo “Gli amici del Tondo” di Lugo, che per inciso è anche sede
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Opera dal Centro-Nord
Belle Nozze disegnate da Gasparon
servizio di Simone Tomei FREE

191126_Li_00_NozzeDiFigaro_JacopoSibariDiPescasseroli_phAugustoBizziLIVORNO - «Questo ritorno dopo quasi due secoli della commedia per musica mozartiana, costituisce il primo capitolo di un progetto tutto toscano, ideato in coproduzione con il Teatro Verdi di Pisa e il Teatro del Giglio di Lucca, dedicato alla riproposta nei nostri Teatri di tradizione della storica Trilogia mozartiana sui libretti di Lorenzo
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Opera dall Estero
Lucia di Lammermoor spettacolare
servizio di Simone Tomei FREE

191119_MonteCarlo_00_LuciaDiLammermoor_OlgaPeretyatko_phAlainHanelMONTE CARLO - «Fin dalla prima scena suscitò entusiasmo. Prendeva Lucia fra le braccia, la lasciava, tornava vicino a lei, sembrava disperato: aveva accessi di collera seguiti da sospiri elegiaci di una dolcezza infinita e le note sfuggivano dalla gola nuda piene di singhiozzi e di baci. Emma si protendeva per vederlo, graffiando con le unghie il velluto
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Opera dal Nord-Ovest
Scala, un nuovo Strauss a Milano
servizio di Francesco Lora FREE

191117_Mi_00_DieAgyptischeHelena_RicardaMerbeth_phBresciaAmisanoMILANO – Un libretto amabilmente sconclusionato di Hugo von Hofmannsthal, dove il mito omerico e il teatro euripideo sono ulteriormente contaminati con il fantastico di una maga, quattro elfi e un’oracolare conchiglia onnisciente. Una musica che su quella drammaturgia senza bussola – un ritratto della psiche all’indomani della prima
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Opera dal Centro-Nord
Trittico pucciniano da applausi
servizio di Simone Tomei FREE

191118_Fi_00_Trittico_DenisKrief_phMicheleMonastaFIRENZE - Era il 22 ottobre 2018 quando fu pubblicato un mio articolo dal titolo Dittico in attesa del Trittico che potete rileggere qui. Eravamo oltre la metà del cammino che vedeva impegnati la Fondazione Lirico Sinfonica di Cagliari, il Maggio Musicale Fiorentino, il Teatro Dante Alighieri di Ravenna e la musicale casa natìa di Giacomo Puccini incarnata
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Approfondimenti
Trittico Polittico
servizio di Angela Bosetto e Simone Tomei FREE

191114_Fi_00_Trittico_GiacomoPucciniFIRENZE - L’idea del Trittico risponde a una tripartizione che, attraverso il verismo brutale (Il tabarro) e un dramma borghese (Suor Angelica), giunge al sollievo di un’ironica tragicomicità (Gianni Schicchi). Proprio come il viaggio fra Inferno, Purgatorio e Paradiso nella Divina Commedia, ci troviamo davanti a una graduale ascesa che, dalla notte, conduce
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Opera dal Centro-Nord
Carmen corale fantasiosa intelligente
servizio di Attilia Tartagni FREE

191111_Ra_00_Carmen_LucaMicheletti_phZaniCasadioRAVENNA - E’ stato un trionfo Carmen, ultimo spettacolo della Trilogia d’Autunno il 10 novembre 2019 al Teatro Alighieri: tutto esaurito, con tanti stranieri, pubblico rapito, stand ovation finale e applausi in corso d’opera, sulla scena una sinergia virtuosa e una macchina teatrale perfetta. Nessuno va escluso da questo successo, a cominciare dal direttore
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Opera dal Centro-Nord
Aida con inter-act Buyuledes
servizio di Attilia Tartagni FREE

191109_Ra_00_Aida_MonikaFalcon_phZaniCasadioRAVENNA - Fra i tre titoli della Trilogia d’Autunno 2019 grande successo ha riscosso Aida di Giuseppe Verdi su libretto di Antonio Ghislanzoni (ma quanti suggerimenti dal compositore, quasi alter ego letterario !), una gestazione lunga e contrastata fino alla prima al Cairo nel 1871. Titolo fra i più noti e rappresentati, in cartellone ogni anno all’Arena
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Echi dal Territorio
Essere/non essere dalle parti di Ferrara Off
redatto da Athos Tromboni FREE

191108_Fe_00_FerraraOff_Collezione20192020_GiulioCostaFERRARA - La stagione teatrale dell’Associazione Culturale Ferrara Off, con sede al Centro Culturale Slavich in viale Alfonso I d’Este, ricomincia con trentadue appuntamenti tra teatro, danza, musica, cinema e arte. Una rassegna che si stabilizza, radica e rafforza, quella che da sabato 9 novembre 2019 fino a sabato 21 marzo 2020, porterà in
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Soci Uncalm
In ricordo di Rolando Panerai
redatto da Athos Tromboni FREE

191107_Lastra_00_RolandoPaneraiLASTRA A SIGNA (FI) - L’Associazione Enrico Caruso di Lastra a Signa ha ricordato la recente scomparsa del grande baritono Rolando Panerai (avvenuta a Firenze il 22 ottobre scorso), dedicandogli il tradizionale “salotto musicale” di Novembre. Non poteva essere diversamente visto la statura artistica di Rolando Panerai nel panorama lirico
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Opera dal Centro-Nord
La Norma della Virginia Yeo
servizio di Attilia Tartagni FREE

191106_Ra_00_Norma_VirginiaYeo_phSilviaLelliRAVENNA - Vincenzo Bellini è un rimpianto per tutto ciò che poteva dare alla musica italiana se fosse vissuto più a lungo. Mancato a  trentaquattro anni, ci ha lasciato Norma, dall’omonima tragedia di Louis-Alexandre Soumet, su libretto di Felice Romani, in prima alla Scala di Milano con scarso successo il 26 dicembre 1831, considerata un mito di belcanto
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Eventi
Al via con Turandot di Puccini
redatto da Edoardo Farina FREE

191105_Fm_00_ReteLiricaMarche_PietroRizzoFERMO - Dopo i successi di pubblico e i risultati gestionali estremamente positivi del primo anno di attività, la Fondazione Rete Lirica delle Marche è pronta ad alzare il sipario sulla nuova stagione 2019-2020: inaugurazione il 9 novembre alle 21:00 al Teatro dell’Aquila di Fermo con Turandot di Giacomo Puccini nella versione incompiuta del secolo scorso,
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Opera dall Estero
Tradizione e distinzione alla Staatsoper
servizio di Francesco Lora FREE

19110_Wien_00_MadamaButterfly_KristineOpolais_phMichaelPhonVIENNA – La Staatsoper di Vienna è senza dubbio una roccaforte mondiale del grande repertorio operistico e della sua calcificata tradizione. Ne fa fede l’oleografica Madama Butterfly di Puccini con regìa di Josef Gielen e scene e costumi di Tsugouharu Foujita, un allestimento in ininterrotto servizio dal 1957 e con ben 390 levate di sipario sulla groppa
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Opera dall Estero
Trionfo-bis per lo Strauss di Thielemann
servizio di Francesco Lora FREE

191104_Wien_00_DieFrauIOhneSchatten_NinaStemme_phMichaelPhonVIENNA – In queste pagine si è già dato conto di un’avventurosa recita della Frau ohne Schatten di Strauss alla Staatsoper di Vienna: nella singola data del 6 giugno scorso, (leggere qui) su cinque serate, ben tre primi interpreti avevano dato forfait all’ultimo momento, costringendo nel volgere di poche ore a una disperata ricerca di sostituti,
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Dischi in Redazione
Aires de Espaņa per due
servizio di Simone Tomei FREE

191031_00_CD_BuraniDomene_copertinaNel novero degli strumenti musicali, l’Arpa è senza dubbio uno dei più sensuali ed ammalianti, in virtù di un suono che avvolge l’animo e carezza l’orecchio con una delicatezza quasi paradisiaca. Non solo la sua letteratura musicale regala pagine di indubbio interesse, ma, quando si decide di raddoppiarne la presenza, l’emozione cresce esponenzialmente.
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Classica
Archos Quartet con Sinigaglia e Brahms
servizio di Athos Tromboni FREE

191030_Fe_00_ArchosQuartet_LeoneSinigagliaFERRARA - Pubblico molto meno numeroso del solito, purtroppo, per il concerto dell'Archos Quartet nel Teatro Comunale Claudio Abbado per l'appuntamento organizzato da Ferrara Musica, con il patrocinio del Meis, Museo Nazionale dell'Ebraismo Italiano, e la collaborazione del Comitato per i Grandi Maestri di Ferrara presieduto da Gianluca La Villa.
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Opera dal Nord-Est
Matrimonio segreto... rivelato da Morgan
servizio di Athos Tromboni FREE

191028_Vr_00_MatrimonioSegreto_AlessandroBonatoVERONA - Il ritorno di Il matrimonio segreto di Domenico Cimarosa domenica 27 ottobre 2019 nel Teatro Filarmonico ha colmato un vuoto rappresentativo che si protraeva dal 1911: vero è che Verona ha ospitato questo capolavoro buffo anche nel 1922 (al Teatro Nuovo) e nel 1928 (al Teatro Ristori), ma a memoria di viventi quella del 27 ottobre
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Opera dal Centro-Nord
Carmen assassina. Parliamo dei cast
servizio di Simone Tomei FREE

191024_Fi_00_Carmen_SestoQuatrini_phMicheleMonastaFIRENZE - Ancora Carmen di Georges Bizet nell'allestimento firmato da Leo Muscato (ripreso da Alessandra De Angelis), con le scene di Andrea Belli, i costumi di Margherita Baldoni e le luci di Alessandro Verazzi riprese da Vincenzo Apicella. Al Teatro del Maggio Musicale Fiorentino l'opera in questione è ormai entrata tra i titoli di repertorio
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Opera dal Centro-Nord
Tosca nella Roma lugubre
servizio di Athos Tromboni FREE

191019_Lu_00_Tosca_DariaMasiero_phAndeaSimiLUCCA - Teatro del Giglio gremito per il debutto della stagione lirica 2019/20 con la Tosca di Giacomo Puccini. Dopo i saluti dell'amministratore unico, Giovanni Del Carlo, e del sindaco, Alessandro Tambellini, il nuovo allestimento coprodotto con il Teatro di Pisa e con il Goldoni di Livorno ha svelato quel che il regista, scenografo e costumista Ivan Stefanutti
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Classica
Terza e Quinta di Beethoven da Savall
servizio di Athos Tromboni FREE

191017_Fe_00_LeConcertDesNationsJordiSavallFERRARA – Teatro Comunale Abbado gremito per la serata dedicata interamente a Beethoven; erano di scena Jordi Savall (passato per l'occasione dalla viola da gamba alla bacchetta) e la sua orchestra, Les Concert des Nations, impegnati nell’esecuzione della Sinfonia n.3 in Mi bemolle maggiore op.55 "Eroica" e della Sinfonia n.5 in Do minore op.67 e
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