Pubblicato il 05 Maggio 2018
Rinasce a Lucca il Concerto in sol minore di Alfredo D'Ambrosio
Il grande merito di Sebastianutto

180502_Lu_00_Lu_RinasceIlConcerto_AlanFreilesMagnattaLUCCA - Chiesa dei Servi, per la stagione di "Animando Lucca", il 29 aprile 2018: dopo oltre 100 anni dalla prima a Parigi, in Salle Gaveau, per l'arco di George Enescu, e la direzione del Compositore, il 6 aprile 1913, Christian Sebastianutto con un violino superbo di Filippo Fasser, modello Guarneri, del 2018 (sic!) ha resuscitato magnificamente il Concerto n.2 in Sol minore op.51 per violino e orchestra  di Alfredo D'Ambrosio (1871-1914), dedicato a Jacques Thibaud ma totalmente uscito dai repertori violinistici, anche se ai primi del Novecento era d'obbligo per il diploma in violino a Parigi. Fu eseguito a Milano negli anni Venti da Jaroslaw Kocian e da Yvonne Astruc a Parigi. Sul podio dell'orchestra Nuove Assonanze era il maestro Alan Freiles.
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Il concerto, sia la parte solistica, senza cadenze, sia la parte orchestrale, è stato una sorpresa di modernità e di scrittura felice, con una ispirazione che spesso richiamava Debussy, fremiti di modernità colti nel 1912 da quel grande violinista allievo di Sarasate che fu Alfredo d'Ambrosio. La pagina iniziale potrebbe ricordare anche il terzo movimento del Concerto in la maggiore di Paul Juon, dedicato a Vecsey, e di quegli anni.
E' in tre movimenti, Allegro moderato, Andante moderato e Allegro moderato ed energico.
Christian Sebastianutto ha mostrato una gran classe interpretativa, non aveva modelli, nessuno l'ha mai suonato e inciso, nemmeno Accardo che pure è gemmato dalla scuola di D'Ambrosio Luigi, il fratello di Alfredo... Grande merito dunque per il giovane solista in quel di Lucca, e demerito per tutti gli altri violinisti, anche celebrati, che avrebbero potuto e forse dovuto riprendere questa pagina ben prima!
In precedenza l'orchestra Nuove Assonanze, composta da più di 40 elementi e diretta con lodevole precisione e coinvolgimento dal maestro Freiles, ha dato il via al concerto di grande musica strappando applausi con la popolarissima Sinfonia del Barbiere di Siviglia di Giachino Rossini. È seguito un brano del Settecento napoletano, con l'orchestra che ha fornito una pregevole e godibilissima lettura della Ciaccona in mi bemolle maggiore di Niccolò Jommelli. Infine l’inedito Concerto n. 2 in sol minore Op. 51 di D'Ambrosio.
In ottobre prossimo entrambi i Concerti per violino di D'Ambrosio, il n.1 in si minore e il n.2 in sol minore, verranno eseguiti e incisi da Laura Bortolotto e Christian Sebastianutto rispettivamente, per un dvd da Achord Pictures su iniziativa del Comitato per i Grandi Maestri di Ferrara.

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Ne verrà onorata la scuola friulana del violino che risale a Cesare Barison e Alfonso Mosesti, quest’ultimo deceduto il 6 aprile scorso 2018 a Torino e che Gianluca La Villa ha voluto ricordare pubblicamente come ispiratore di grandi riscoperte violinistiche (Sinigaglia, Pugnani, Illersberg), all'inizio del concerto lucchese del 29 aprile scorso. (a.t.)

Crediti fotografici: Luca A. D'Agostino e Domenico Bertuccelli
Nella miniatura in alto: il maestro Alan Freiles
Al centro: il giovane violinista Christian Sebastianutto
Sotto: Sebastianutto con l'orchestra Nuove Assonanze diretta dal maestro Freiles





Pubblicato il 20 Dicembre 2017
Conclusa la stagione invernale 2017 del Teatro bolognese dedito al repertorio leggero
Il Celebrazioni: sunto di una stagione servizio di Edoardo Farina

173120_Bo_00_Celebrazioni_BrunaGambarelliBOLOGNA - Preceduta dalla conferenza stampa del 15 settembre 2017 alla presenza del direttore Filippo Vernassa e come di consuetudine l’Assessore alla cultura Bruna Gambarelli, è stata inaugurata la terza stagione de Il Celebrazioni, teatro sostenuto dal Comune e patrocinato dalla Regione Emilia-Romagna sotto la direzione artistica di Theatricon e l’impegno dei numerosi intervenuti. In questi tre anni di lavoro è rinato lo scambio fra il Teatro e il territorio di Bologna, Città Metropolitana; in un’era in cui il tempo libero è poco e prezioso un pubblico attento e attivo ne sceglie la sua cornice come punto di riferimento culturale non solo per la proposta teatrale ma anche per tutte le attività collaterali organizzate. 
Per quanto concerne la prima parte della stagione, ne riportiamo un breve riepilogo svoltasi dal mese di  settembre al termine del 2017.
Dal 10 al 12 novembre Lillo & Greg hanno inaugurano la PROSA con L’uomo che non capiva troppo – Reloaded, l’esilarante commedia che ha  inteso prendere spunto dall’acclamata serie “6-1-0” trasmessa su Rai Radio 2, immaginando un individuo, Lillo, con una vita tranquilla che all’improvviso fa un’incredibile scoperta: un mondo che non gli appartiene, fatto di spionaggio, intrighi e società segrete. Ciò in cui ha sempre creduto non è come sembra, né l’amata moglie, né il migliore amico Greg. Comincia qui un cammino di suspense e mille peripezie con misteri da svelare, indagini e sparatorie a metà fra “Matrix” e un film di James Bond. Lillo ha cercato di venire a capo di quest’incredibile situazione seguendo le istruzioni del mentore Greg.

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La C di Celebrazioni è anche Contaminazione di generi e il teatro, che da sempre è stato fonte d’ispirazione per il cinema, quest’anno ha interpretato con nuove chiavi di lettura le vite, i racconti e le storie narrate in origine sul grande schermo. È il caso de Il Sorpasso, svoltosi dal 24 al 26 novembre, primo riadattamento teatrale dell’omonimo film di Dino Risi che, a più di cinquant’anni dall’uscita, ha visto  trasformarsi in uno dei grandi capolavori della commedia italiana. Nel ruolo di Bruno, interpretato nella pellicola dal grande Vittorio Gassman, abbiamo avuto l’attore Giuseppe Zeno, in quelli di Roberto la giovane promessa Luca Di Giovanni e nel ruolo di Maddalena Cristiana Vaccaro, attrice nella fortunata serie TV “Un medico in Famiglia 10”. Il Sorpasso considerato un manifesto dell’Italia del boom economico, rappresenta anche un grande road movie psicologico che lo rende a noi contemporaneo. Al centro i due protagonisti e il loro incontro/scontro, fatto di ambizioni, fughe e rinascite.
Dal 1 al 3 dicembre la fonte d’ispirazione è stata ancora il cinema con Regalo di Natale, pièce tratta dal celebre film di Pupi Avati che, con la regia di Marcello Cotugno, il cast costituito da Gigio Alberti, Filippo Dini, Giovanni Esposito, Valerio Santoro e Gennaro Di Biase ha mirabilmente rivestito i panni della famosa partita a poker.  Tra i più bei lungometraggi del regista bolognese, lucido, amaro e avvincente, è divenuto teatro raccontando sul palcoscenico la storia di quattro amici di vecchia data che la notte del 25 dicembre s’incontrano al tavolo delle carte. Viene coinvolto nel gioco da Ugo anche l’avvocato Santelia, un facoltoso industriale; il più ricco degli amici è invece Franco, proprietario di un cinema a Milano, l’unico ad avere le risorse economiche per poter entrare in competizione con l’uomo di legge. La partita, in origine amichevole, ha finito per mettere in campo il bilancio della vita di ognuno dei personaggi tra fallimenti, sconfitte, tradimenti, menzogne ed inganni.
Il 14, il 16 e il 17 dicembre Ambra Angiolini e Matteo Cremon hanno recitato ne La Guerra dei Roses, tratto dal romanzo di Warren Adler che già in ambito cinematografico ha visto come interpreti Michael Douglas e Kathleen Turner, commedia noir dall’efferata cattiveria e dal ritmo serrato che mette a nudo le ipocrisie familiari e quelle della borghesia americana. La vicenda degli sventurati amanti è narrata con lo stile di uno Shakespeare pulp alla Tito Andronico, basti pensare alla sorte degli animali domestici. L’autore porta a galla la rabbia repressa nelle serene foto di famiglia realizzate in serie e si diverte a darle libero sfogo in un susseguirsi di cattiverie, vendette e violenze psicologiche; a condire il tutto un macabro sense of humor.
Come ormai da tradizione le vacanze di Natale sono state trascorse dal 20 al 22 dicembre 2017 e dal 28 all’Epifania insieme a Vito e Maria Pia Timo con in serbo per il pubblico del Celebrazioni L’Artusi, bollito d’amore, un nuovo spettacolo sul grande Pellegrino Artusi che imbastisce una tavola ricca di personaggi, colpi di scena e ricche pietanze. Siamo a Firenze, sul finire del ‘800, nella grande cucina di un romagnolo illustre. Aneddoti, segreti, ingredienti e ricette sono racchiusi in un quaderno destinato a diventare uno dei libri più venduti al mondo, “La Scienza in cucina e l'Arte di mangiar bene”. Ma l'"Artusi", come lo si chiama in famiglia, chi l'ha scritto? Lui, Pellegrino, o la sua governante Marietta? Chi era il cuoco? Artusi, Marietta o il marito di lei? Chi mangiava meglio e di più? Marietta, l'Artusi o i suoi gatti? Tra ricostruzione storica e fantasia, in scena due grandi attori comici, che per il pubblico ne hanno apparecchiato una tavola ricca di personaggi, risate, piatti speciali e colpi di scena.
Riguardo il genere CONTEMPORANEO, L’Improvvisatore 2. L’intervista a un anarchico gentile, i suoi dei, la rivoluzione e…i cazzi suoi il 3 novembre ha visto il ritorno del folletto istrionico Paolo Rossi che, ispirandosi a un precedente lavoro, ha combinato alla sua geniale ironia il genere dell’intervista coinvolgendo il pubblico in sala, volendo creare l’intenzione di riflettere sugli “dei, la rivoluzione” e le vicende del famoso comico intellettuale, pur divagando un po’. Sul palcoscenico anche la musica de I Virtuosi del Carso e una sedia vuota per un intervistatore ospite scelto dal pubblico di serata in serata e  inoltre presente una hostess con microfono alla mano reclutata la sera stessa nel foyer del Teatro.
Un’altra protagonista del cartellone è Paola Minaccioni che l’8 novembre ha riportato in vita, con l’ironia che la contraddistingue, tutti i suoi esilaranti personaggi nati in TV, al cinema o alla radio, in una surreale sequenza in Dal vivo sono molto meglio. In scena i dubbi, le paure e le nevrosi  in una performance fuori dagli schemi, invitando a pensare a noi stessi e all’assurdità della società in cui viviamo. E’ un flusso di coscienza leggero e irriverente con cui l’attrice laziale ci ha condotto in un universo comico e paradossale fatto di donne dipendenti dai social network, di improbabili venditrici, di raffinate poetesse, di badanti e di rapper incredibili. Tutte vivono all’interno di essa consegnando al suo pubblico la chiave della stanza delle sue incredibili maschere regalando ogni sera un’esperienza teatrale unica.

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Natalino Balasso e Marta Dalla Via il 17 novembre hanno raccontato in Delusionist un presente immaginario in cui una pillola salvifica, protagonista della performance, ci hanno restare accesi 7 giorni su 7, 24 ore su 24, facendoci diventare come la società ci vuole, in un presente alternativo dove non c’è più niente da recitare. Anche chi ha un obiettivo base come campare, si trova a fare i conti con uno standard di sopravvivenza sempre più alto e con la frustrazione che ne deriva. Non dimenticandosi di soffermarsi sui suoi effetti collaterali, i protagonisti hanno creato in scena una bolla atomica e magica garantendone l’esplosione sul finale. Vuole essere una pièce contemporanea che non parla del contemporaneo ma dell'attuale impossibilità di raccontare una storia condivisa.

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Con Cirque du shatush, il 30 novembre, lo scoppiettante duo di “Made in Sud”, gli Arteteca, ha trascinato  gli spettatori in una sorta di allegro circo popolato dai loro più amati personaggi trovandovi una coppia comica dal talento trascinante, un gruppo di circensi e l’apporto video delle più innovative tecnologie, tutto questo e molto altro in un nuovo spettacolo da parte della sinergia Monica Silvia Lima e Enzo Iuppariello. Di ritorno da una tournée internazionale e protagonisti del film natalizio 2016 “Natale a Londra”, gli Arteteca hanno portato sul palcoscenico i più amati personaggi ai quali il duo ha dato vita in questi anni immergendo il pubblico in una sorta di allegro circo anche grazie all’allestimento che me ha caratterizzato tutti gli spazi di accesso al teatro e alla presenza degli artisti accogliendo gli spettatori in sala con il  supporto delle musiche  firmate dal M° Giuliano Taviani, mentre  il 13 dicembre l’icona di stile Drusilla Foer, amata dal cinema di  Ferzan Özpetek voluta in "Magnifica Presenza", è tornata a teatro con Eleganzissima, ispirato sugli aneddoti della sua vita straordinaria. Già in TV con Serena Dandini per "The Show Must Go Off", ha proposto uno spettacolo che con humour sagace e malinconia commovente ha raccontato diversi aneddoti tratti dalla sua vita straordinaria vissuta tra l’Italia, Cuba, l’America e l’Europa e costellata da incontri e amicizie con persone fuori dal comune. Canzoni legate ai momenti di vita interpretate da Madame Foer e dai suoi musicisti scandendo il tutto con ritmo e classe.  Il repertorio ha spaziato da tracce come “Canzone dei vecchi amanti” a successi di Giorgio Gaber, Enzo Jannacci, David Bowie e Gloria Gaynor.
La DANZA, come nelle precedenti stagioni l’arte coreutica è stata espressa in tutte le sue forme. Il 23 novembre il Balletto di San Pietroburgo ha portato in scena Lo Schiaccianoci, il classico dei classici che non smette mai d’incantare il pubblico di tutte le età. Amore, sogno e fantasia in uno dei balletti più affascinanti della storia della danza classica. Le scenografie incantate e originali hanno immerso gli spettatori nella celebre fiaba di Hoffmann che per le sue caratteristiche di favola a lieto fine e per la vicenda pervasa da un'atmosfera fatata di festa continua  ad ammaliare i bambini e ad incantare i grandi durante le festività natalizie. Non sono mancati dolciumi, soldatini, alberi di natale, fiocchi di neve, fiori che danzano, topi cattivi, principi azzurri e la conclusione segnata dallo squisito Valzer dei Fiori, dopo il quale Clara si è ritrovata nella sua poltrona con lo schiaccianoci in grembo.
Dal 7 al 10 dicembre un evento eccezionale Alis – Christmas Gala ha fatto tappa a Bologna con i migliori artisti del Cirque du Soleil e del mondo. Show rivelazione applaudito da oltre 54.000 spettatori è arrivato al Teatro Il Celebrazioni con le stelle mondiali del circo moderno che per l’occasione sono andati in scena insieme. Gli artisti presenti vantano un palmares d’eccezione, si sono esibiti nei più grandi show di tutto il mondo, ne hanno scritto la storia e continuano a farlo. L'idea è stata quella di riunirli per un Gran Galà internazionale dell'eccellenza circense contemporanea, uno show unico di 90 minuti senza interruzioni che ha tenuto il pubblico con il fiato sospeso. Lo spettacolo è stato presentato da Le Cirque World's Top Performers, un progetto che interpreta e promuove una forma di intrattenimento senza il coinvolgimento degli animali.  
Per quanto concerne la MUSICA – Il primo degli eventi corrisponde alla finale di BMA – bologna musica d’autore, contest dedicato ai giovani cantautori, organizzato da Fonoprint che ha avuto come special guest Luca Carboni e Gaetano Curreri. Patrocinato dal Comune di Bologna, il concorso rivolto ai nuovi talenti è giunto alla sua ultima tappa vedendo i nove finalisti del contest, selezionati da una giuria d’eccezione, esibirsi sul palcoscenico del Teatro Il Celebrazioni. Accanto alle giovani promesse, due Big della musica italiana attraverso una serata presentata da Red Ronnie, in diretta streaming sui canali social di Fonoprint e Roxy Bar, ove al suo termine è stato proclamato il vincitore della gara canora avente diritto a un contratto discografico ed editoriale con Fonoprint per la realizzazione di un EP e di un Video Clip. 
Il 27 ottobre è stata la volta della prima tappa del Bologna Jazz Festival che ha visto come protagonisti un incontro al vertice tra due “guru” e un apprendista stregone: Matthew Herbert, consacrato maestro dell'elettronica, Enrico Rava, voce storica del jazz europeo e Giovanni Guidi, pianista emergente cresciuto alla corte jazzistica dello stesso Rava. E mentre Guidi ancora una volta affronta il pianoforte col suo approccio marcatamente percussivo e Rava tende a sfoderare frasi in crescendo di intensità, Herbert campiona e rassembra tutto in presa diretta. Ne sono scaturite atmosfere avvolgenti, motivi affilati, squarci lirici, architetture ritmiche in continua metamorfosi: nel calderone degli stili si fondono i confini tra jazz, elettronica, techno, musica concreta.

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Il 16 novembre, Edoardo Bennato in concerto, una delle voci più amate della musica d’autore, ne ha portato lo spirito rock associandoli alla sensibilità e l’intelligenza che lo contraddistinguono. Cantastorie o meglio “cantautore” come era definito un tempo, da quarant'anni con le sue performance  immortala il mondo contemporaneo, sbeffeggia i potenti e inneggia alla forza umana del popolo narrando l'amore, il sentimento che da sempre ispira i poeti. In scaletta brani epici tratti dai concept-album "Burattino senza fili", "Sono solo canzonette", "Abbi dubbi", "Le ragazze fanno grandi sogni", "La fantastica storia del Pifferaio magico", fino all'ultimo lavoro del 2016, "Pronti a Salpare" in cui s’intrecciano politica, famiglia, futuro e radici, mentre il 19 novembre Paola Turci si è esibita in concerto con Il secondo cuore tour. Dopo Sanremo e il grande successo estivo, si è buttata in questa nuova avventura live seguendo ad una stagione ricca di soddisfazioni e riconoscimenti, tra cui la recente partecipazione come giurata d'eccezione a Venezia 74 per Soundtrack Award che premia la migliore colonna sonora dei film in concorso. L’artista romana ha interpretato, con la grinta e l'eleganza che la contraddistinguono, le canzoni più conosciute e amate rendendola una delle artiste più apprezzate del panorama musicale italiano, insieme ai suoi nuovi brani.

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The Harlem Spirit of Gospel Choir con Mr. Anthony Morgan, coro che vanta collaborazioni con importanti artisti quali Steve Wonder, Diana Ross, Cindy Lauper e Aretha Franklin, ne ha fatto  tutto un altro genere il 23 dicembre immergendo i suoi spettatori con l’atteso concerto nel clima natalizio. Il pubblico ha trascorso un'indimenticabile serata in un’atmosfera festosa ricordando che l'obiettivo del gospel è quello di "diffondere la buona novella in tutto il mondo attraverso la musica". Dall'Australia all'Argentina, dal Brasile al Canada, dal Giappone all'Africa fino ad arrivare in Europa, il gruppo ha sempre registrato il tutto esaurito. Il coro gospel vanta inoltre collaborazioni con grandi artisti, quali Steve Wonder, Diana Ross, Cindy Lauper e Aretha Franklin, e della partecipazione come background vocale al disco "So Help me God" di Ray Charles.
PER I PIÙ PICCOLI, nell’ambito di Baby Bofe’ – Bologna Festival  è andato in scena il 5 e il 6 novembre Un americano a Parigi che ha visto insieme sul palcoscenico gli attori della Compagnia Fantateatro e la pianista Pina Coni. Un pittore, un impresario di musical, un pianista, una ricca signora americana e una giovane francesina che tutti vorrebbero per sé. Ecco i protagonisti di un’appassionata storia d'amore, ambientata nella capitale francese e vissuta al ritmo irresistibile delle musiche di Gershwin. La scintillante vitalità di una città da sogno e le sonorità del jazz e del blues, in un caleidoscopio musicale che passa dalle note della “Rapsodia in blue” ai temi delle canzoni più celebri del compositore newyorkese –The Man I Love”, “Lady Be Good”, “I Got Rhythm” – intrecciandosi con le affascinanti melodie di “Un americano a Parigi”.
Il cartellone si è inoltre impreziosito da alcuni eventi speciali quali Viaggio al termine della notte di Louis-Ferdinand Céline in una versione completamente rinnovata nelle musiche e nei testi che il 5 ottobre ha inaugurato la stagione con Elio Germano e Teho Teardo.   Avvalendosi della straordinaria sensibilità interpretativa dei due grandi attori, l’intenzione è  stata ripercorrere musicalmente alcuni frammenti del "Viaggio" restituendo, in una partitura inedita, la disperazione grottesca di questo capolavoro di scrittura volendo ritrovare nuove dinamiche espressive nella combinazione di archi, chitarra e live electronics. In quel determinato suono, Teardo ne crea un ambiente nel quale la voce di Germano può suggerirci nuove prospettive sulle disavventure del giovane milite Ferdinand Bardamu e gli orrori della Prima guerra mondiale che travolge le relazioni tra gli uomini quanto i continenti.
Soviet + L’Elettricità, uno spettacolo ideato e diretto da Massimo Zamboni dedicato al centenario della rivoluzione bolscevica è andato in scena invece il 13 novembre; volendo rappresentare un comizio musicale che, attingendo al linguaggio, alle parole d'ordine e ai simboli del socialismo reale, evoca il mito infranto della rivolta degli oppressi, del potere agli operai e ai contadini, della società senza classi e senza sfruttamento dell'uomo sull'uomo. Sul palco le canzoni si sono mescolate alla parola recitata, agli slogan, alle sonorizzazioni, alle performance, alle proiezioni. Il pubblico non ha assistito a nessun concerto rock ma un'azione teatrale - musicale in cui è scorso tutto il '900 e l'ambizione che anima le vite degli uomini, quella di sentirsi uguali e padroni del proprio destino.

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Crediti fotografici: Ufficio stampa del Teatro delle Celebrazioni
Nella miniatura in alto: l'assessore del Comune di Bologna, Bruna Gambarelli
Al centro: il direttore del teatro, Filippo Vernassa; a fianco, Edoardo Bennato
Sotto, in sequenza: Il sorpasso (Luca di Giovanni e Giuseppe Zeno); Regalo di Natale (Gigio Alberti, Filippo Dini, Giovanni Esposito, Valerio Santoro e Gennaro Di Biase); La guerra dei Roses (Ambra Angiolini e Matteo Cremon); L’Artusi, bollito d’amore (Vito e Maria Pia Timo);  Viaggio (Elio Germano e Teho Teardo)





Pubblicato il 18 Ottobre 2017
Svolto il XXX° Convegno Chitarristico nel Teatro della Fondazione Collegio San Carlo
... e fanno 30 !!! servizio di Edoardo Farina

171018_Mo_00_XXXConvegnoChitarristico_SimonaBoniMODENA - Il “Convegno Chitarristico” organizzato dal progetto Chitarra in Italia tenutosi a Modena sabato 14 ottobre 2017, ha raggiunto finalmente la trentesima edizione: un evento che costituisce motivo di prestigio per la chitarra classica, il cui interesse è cresciuto enormemente negli ultimi decenni con insospettata rapidità , ponendosi in un incontro di studio e approfondimento di consolidato valore.  Dopo la presenza per alcuni anni presso le sale del Palazzo Coccapani - D’Aragona di Corso Vittorio Emanuele II, suggestivo cuore storico della città emiliana, avendolo già accolto nel 1933, la ripresa ufficiale è avvenuta nel 2009 dall’ultimo appuntamento risalente addirittura al 1962, mentre a partire dal 2013 l’iniziativa ha avuto di nuovo un carattere itinerante in linea con la tradizione avviata dal M° Romolo Ferrari (1894-1959) fautore della rinascita chitarristica italiana.
Facendo seguito alle edizioni di Sanremo, Brescia, Roma e Benevento,  la nuova è tornata con la collaborazione del Comune di Modena, ospitata presso il Teatro della Fondazione Collegio San Carlo,  i cui importanti meriti a favore dello strumento sono stati riconosciuti nella pubblicazione del volume Romolo Ferrari e la chitarra in Italia nella prima metà del Novecento (Modena, Mucchi, 2009).
Il programma come di consueto ha previsto diversi interventi affiancati a relazioni su temi di ricerca a cura di maestri e studiosi di chiara fama, nell’obiettivo di approfondire la storia chitarristica nel suo svolgimento dal Rinascimento a oggi, decretandone l’indiscutibile successo raggiunto nel promuovere cultura di elevata rinomanza verso un preciso intento di diffondere una particolare forma di espressione artistica che finalmente gode della giusta collocazione musicologica. Ponendosi come confronto di studio di consolidato valore, volto alla conoscenza del repertorio dello strumento più poliedrico del mondo,  pregio fondamentale del Convegno fin dal primo incontro è stato da un lato l’alta professionalità dei solisti invitati, chitarristi di comprovata fama mondiale con proposte di programmi altamente appetibili per una presenza  eterogenea, dall’altro e nello stesso tempo, lo spazio alle interessanti conferenze didattiche, rivolte non necessariamente solo agli “addetti ai lavori” ma anche ad un pubblico particolarmente colto e incuriosito a conferma dell’intelligente impostazione che lo ha sempre contraddistinto. 
Sotto la medesima direzione artistica, Simona Boni ne ha voluto ricordare le origini,  l’importanza ancora una volta di Romolo Ferrari in linea con la tradizione da lui stesso instaurata, pietra miliare della chitarra non solo a Modena ma in tutta Italia, adoperandosi a suo tempo presso il Ministero per anni e contribuendo in modo decisivo all’avvio di un cammino rivelatosi lungo e faticoso verso il riconoscimento ufficiale dell’insegnamento della stessa negli  istituti statali.                                
«Romolo Ferrari sosteneva: fortunatamente vi è chi giunge in tempo a far rivivere la pura opera d’arte, riconoscendone i pregi e dando ad essa il giusto valore che merita e al di là dell’evento che sancisce un nuovo capitolo della storia della chitarra in Italia - spiega Boni - le ragioni che rendono davvero forte il nesso tra il nostro strumento e la città di Modena  sono molteplici e si combinano in modo inscindibile con l’impegno di concertisti, compositori e didatti attivi che nel tempo passato e presente hanno dato il loro contributo all’arte chitarristica. Per questo motivo in linea con lo spirito che muove questo progetto, abbiamo voluto dare spazio ad alcune fra le tante personalità legate biograficamente alla Storia della Chitarra, affiancandole ad altre testimonianze artistiche provenienti da tutta l’Italia, in modo da raggiungere sempre una dimensione ricca ed articolata... »

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Il primo intervento tradizionalmente in ordine cronologico e dedicato quindi al repertorio antico, è stato tenuto da parte di Paolo Cherici, docente presso il Conservatorio “Giuseppe Verdi” di Milano con il tema Alle origine delle sei corde: la vihuela nel Rinascimento spagnolo”.
«La diversità di toni, suoni e ritmi correttamente proporzionati, con altri tanti pregi musicali trovano un’espressione compiuta sulla vihuela in misura superiore rispetto qualsiasi altro strumento. La musica che ne consegue, ha una maggiore perfezione e profondità, poiché le consonanze ne risuonano dolci e soavi essendo una tipologia di liuto che più di ogni altro appaga l’udito e rallegra lo spirito in virtù della sua sonorità intensa, capace di commuovere e infiammare l’animo di chi l’ascolta».
Questa breve citazione riportata da Enriquez de Valderrabano (Silva de sirenas, Valladolid, 1547), esprime come meglio non si potrebbe la considerazione di cui nella Spagna del Cinquecento godeva la vihuela, dalla forma simile alla chitarra armata di sei cori doppi per distinguerla da quella a quattro e diffusa nello stesso periodo, accordata con una disposizione intervallare simile al liuto ad eccezione dei cori gravi, all’unisono anziché ottavati. La produzione di musica per questo raro strumento si sviluppa nel breve arco di quattro decenni (dal 1535 al 1576) per poi cessare in maniera definitiva, lasciando alle odierne discipline musicologiche il complesso lavoro di ricostruire la parabola del cordofono in tutta la sua effettiva portata in riferimento soprattutto al numero delle opere pubblicate e alla qualità degli esiti artistici da esse conseguiti, che risultano in qualche modo sorprendenti se rapportati alla breve durata del suo percorso storico.
Per contro, vale la pena ricordare che la pratica del liuto, strumento che nelle altre nazioni europee era diffuso al pari della vihuela in Spagna, continuerà ancora ininterrotta per quasi due secoli producendo nel panorama editoriale tra Seicento e Settecento opere a stampa altamente significative, per non parlare delle raccolte manoscritte. Viene spontaneo chiedersi allora che cosa abbia determinato la rapida decadenza del “liuto spagnolo”  dopo un periodo di grande splendore e, secondariamente, come mai si contino solo un paio di vihuele originali pervenuteci a fronte della diffusione goduta all’epoca. A riguardo, in mancanza di risposte certe, possiamo solo limitarci a osservare che essa evoca un repertorio di grande interesse, una civiltà musicale e letteraria nel suo complesso, una ricca iconografia, ma al tempo stesso configura una identità strumentale sospesa in una sorta di aura misteriosa, un po’ come se si trattasse di una meteora dileguatasi dopo una breve apparizione. Tuttavia, al di là dei problemi relativi alla fase conclusiva della sua storia, rimane a testimonianza della centralità goduta nella vita musicale del siglo de oro comprendendo ben sette libri di intavolatura che nel loro insieme rappresentano uno dei contributi più importanti all’intera storia della musica strumentale del Rinascimento. La valenza artistica di queste pagine ci interpella ancora oggi reclamando un irrinunciabile lavoro di divulgazione musicale che coinvolge non solo gli strumenti praticati all’epoca, ma anche la moderna chitarra che ben si presta a riproporre le opere dei vihuelisti senza che vadano persi il carattere e l’equilibrio espressivo originali.

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A seguire, l’intervento di Nicola Jappelli con la partecipazione di Pilar Moral (soprano) in Seguidillas e ariette italiane in “La musica per voce e chitarra di Fernando Sor”, è stato caratterizzato dalla presenza della voce per la prima volta nell’arco dei vari convegni svoltisi sinora.
«Ho ascoltato molte arie di Sor, cantate a Parigi dal tenore Lorenzo Pagans, e posso assicurare che l’originalità e la freschezza della melodia, l’interesse armonico e la vivezza del ritmo, le pongono ad un livello assai più alto a quelle di Garcia e Yradier, soprattutto si debbono a Sor alcuni boleri che sono dei veri gioielli». La cura e l’attenzione verso la vocalità ne è stata una costante nella sua attività; abile cantante dedicò nel suo fondamentale Méthode pour la guitare del 1830 non poche pagine ai problemi dell’accompagnamento della voce e compose appositamente una splendida arietta (Lagrime mie d’affanno) come modello di scrittura, inoltre il corpus delle sue opere originali per voce e chitarra ha nelle Seguidillas il nucleo centrale. Riportate in luce da Bryan Jeffery  –  che ne pubblicò un set per voce sola e  chitarra e un secondo volume per più voci e accompagnamento di chitarra – sono una testimonianza della straordinaria sapienza compositiva del musicista catalano.
Sor fu anche l’autore dell’articolo Il Bolero nella Encyclopedie Pittoresque de la Musique di Ledhuy e Bertini, pubblicata a Parigi nel 1835: proprio grazie a lui abbiamo una fonte importante sul genere della seguidilla. Come acutamente nota Paolo Paolini «l’argomento dei testi, genericamente amoroso con la tristezza come affetto predominante, inclina non di rado verso un erotismo criptato di doppi sensi, ma talora anche esplicito. La passione, l’arguzia salace, l’ironia che esprimono salgono direttamente dal popolino e i testi più riusciti sono veri e propri capolavori dell’arte profana».  Le Ariette italiane, scritte presumibilmente a Londra tra il 1815 e il 1823, sono invece concepite con accompagnamento pianistico. Qui l’esemplare condotta polifonica della tastiera dialoga con una linea vocale purissima: pagine che meritano una diffusione ampia e che ci appaiono agli stessi alti livelli di autori più noti. La proposta di una trascrizione per chitarra ne rivela l’aspetto ancor più intimo ed espressivo.
Alberto Mesirca con “La scoperta delle opere originali per chitarra provenienti dalla Collezione Sutro della Biblioteca Statale di San Francisco”.
«Nel giugno del 2014 - sostiene Mesirca - in occasione di due concerti tenuti per la Guitar Foundation of America e per l’Istituto Italiano di San Francisco, sono entrato in contatto con Meredith Eliassen e Diana J. Kohnke, bibliotecarie presso la San Francisco State Library. Ciò che questo incontro ha portato è stata per me un’importante scoperta: il potente uomo d’affari Adolph Sutro (1830-1898) aveva donato alla San Francisco State Library una collezione di preziosi manoscritti acquistati in Messico, tra i quali spiccano tre volumi di rilievo, uno dedicato a coplas spagnole del periodo barocco, per voce e continuo e due volumi più tardi, dedicati alla chitarra a sei e sette corde, oggetto del presente intervento. La particolarità di questi materiali, oltre alla indubbia qualità artistica dei brani presentati, consiste nel fatto che, trattandosi di libri che la biblioteca deve ancora rendere pubblici, vengono presentati in prima esecuzione italiana».
Il manoscritto SMMS M2 della Collezione Sutro è intitolato Coleccion de piezas de musica escogidas a dos guitarras, scritta negli anni Venti dell’Ottocento, collezione di brani originali e arrangiamenti per una o due chitarre a sei corde o sette corde, nella tradizione latino americana contiene una serie di opere di vario genere e provenienti da diversi paesi (Messico, Spagna, Italia, Austria). È significativo come questo libro termini con un jarabe messicano che include precise indicazioni di accordatura per la chitarra eptacorde. Le trascrizioni virtuosistiche delle ouverture operistiche per una o due chitarre documentano inoltre l’importanza e la generale pubblica accettazione dell’opera italiana in Messico già a partire dai primi decenni del XIX° secolo. Il manoscritto SMMS M5 contiene invece 83 opere non attribuite, arrangiate per chitarra e strumento in chiave di basso come accompagnamento ed è probabilmente da collocare nella prima decade del XIX° secolo, l’epoca dell’introduzione in Messico del valzer. Le opere ‘spagnole’ per chitarra sola presenti in questo manoscritto – i vari zapateados, boleras, polacas, e il minuet afandangado – e le rispettive variazioni suggeriscono la struttura e la funzionalità che potevano fungere da guida-base su cui improvvisare durante le esecuzioni concertistiche.
Jan De Kloe con il tema “Corrispondenza chitarristica italiana dall’Archivio Olcott-Bickford”rende noto che negli anni Venti una donna americana di nome di Vahdah Olcott-Bickford (1885-1980) ha fondato la American Guitar Society di Los Angeles. Durante la sua lunga esistenza ha mantenuto contatti epistolari con chitarristi di tutto il mondo avendo come obiettivo primario quello di ottenere e condividere opere musicali per chitarra solista e cameristica. Nei primi decenni del Novecento, in un periodo in cui erano esigue le pubblicazioni commercialmente disponibili, ella è riuscita a raccogliere una vasta collezione di musiche che oggi è conservata presso la Biblioteca della California State University a Northridge. La collezione speciale IGRA (International Guitar Research Archive) è stata creata da Ronald Charles Purcell mettendo a disposizione degli studiosi e dei musicisti non solo le numerose partiture, ma anche lettere, registrazioni e vari documenti che sono pervenuti nelle sue mani dopo la morte della Olcott-Bickford. Il presente intervento si è concentrato sulla corrispondenza con i chitarristi italiani: nella documentazione del suo archivio sono infatti presenti lettere, programmi concertistici, musiche e fotografie che testimoniano contatti con importanti personalità legate al mondo della chitarra del primo Novecento fra le quali: Brondi, Mancinelli, Murtula, De Rogatis, Abloniz e numerosi altri. Ai nomi dei concertisti si aggiungono quelli di liutai come Raffaele Calace, noto mandolinista e costruttore di strumenti a pizzico, o ancora di collezionisti di chitarre antiche come Piero Sansalvadore, un pittore piemontese che ha vissuto e lavorato a Londra anche per la radio BBC durante il periodo del fascismo, presentando quindi le informazioni storicamente più rilevanti per conoscere in modo approfondito un particolare periodo della storia chitarristica, anche attraverso aspetti inediti che oggi possiamo studiare avvalendoci di questa importante collezione americana.
Ancora voce e chitarra attraverso l’esposizione ed esecuzione di Luca Trabucchi con la partecipazione di Leonardo De Lisi (tenore): “Due capolavori per voce e chitarra di Ettore Desderi e Mario Castelnuovo-Tedesco”.

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Sinergia di compositori così vicini per età, medesima impronta formativa pizzettiana, visione colta e raffinata del gesto compositivo, amore per la poesia quale sincera ed efficace fonte di ispirazione, interesse verso la chitarra, esauritosi purtroppo presto in Desderi, si vedono accomunati oggi in un doveroso compito di valorizzazione di due loro splendide opere per voce e chitarra, composte a pochissimi anni fra loro: le Due Cacce quattrocentesche del 1955 di Desderi e Vogelweide, Ein Lieder-Cyclus op. 186 del 1958 di Castelnuovo-Tedesco.
Il vuoto di conoscenza di queste opere risulta anche dalla mancanza, fino a prova di smentita, di registrazioni edite in epoca moderna; se per le Cacce di Desderi non ci risulta neppure alcuna testimonianza live, per Vogelweide, a onore del vero, occorre riconoscere l’opera meritoria del chitarrista Giuseppe Maria Ficara e del baritono Ludovic De San che non solo diedero la prima esecuzione pubblica in diretta radiofonica per la RTBF di Bruxelles il 10 ottobre 1981, ma produssero anche un video live nel 2001, ora depositato presso la Washington Library of Congress. La produzione chitarristica di Ettore Desderi, compositore le cui qualità sono ampiamente riconosciute in campo musicale, non ha nulla a che vederecon quella di Castelnuovo-Tedesco, riducendosi, oltre alle nostre Cacce, al trittico Serenata-Improvviso-Tarantella, pubblicati da Bèrben nel 1955, e alla monumentale Sonata in Mi, riportata recentemente in luce nella sua globalità, ma racchiude una sapienza compositiva strumentale sorprendente, che lo fece assurgere a riferimento imprescindibile del mondo chitarristico. Non dimentichiamo anche che nella seconda metà degli anni ’50 del secolo scorso, da direttore del Conservatorio di Bologna dava ospitalità e partecipava lui stesso fervidamente ai Convegni dell’Associazione Chitarristica Italiana. Le Due Cacce quattrocentesche: Tosto che l’alba appare e Jamo a la caccia, seppur nella loro essenziale brevità, mettono in luce una varietà di atteggiamenti compositivi assolutamente coerenti all’idioma chitarristico, una felice volontà di dialogo tra le due parti, la ricerca di una realizzazione quasi onomatopeica del testo poetico, che stupiscono e sbalordiscono se si pensa anche alla scarna possibilità di raffronto con un repertorio simile su cui Desderi poteva contare. La monumentalità dell’opera di Castelnuovo-Tedesco trova nel ciclo di lieder Vogelweide, dedicato a Dietrich Fischer-Dieskau e Siegfried Behrend, uno spazio in cui il compositore fiorentino si lascia genuinamente influenzare dalla figura del Minnesanger tirolese tardo medievale Walther von der Vogelweide, proprio mentre sedeva in commissione al Concorso “Busoni” di Bolzano, edizione 1958, completando l’ampio ciclo di dieci lieder in meno di un mese. Di fatto ne è uscita un’opera per freschezza, compattezza e omogeneità in cui Castelnuovo-Tedesco dona ai testi letterari, così vari nel loro messaggio poetico, a volte amorosi altre volte sagacemente politici, una veste musicale che non ricerca uno stile musicale ‘finto-medioevale’ ma si inserisce nella ricca tradizione liederistica in lingua tedesca in cui l’integrazione tra voce e accompagnamento strumentale è assoluta.
Al termine della mattinata i relatori e concertisti si sono riuniti  per la fotografia d’insieme compresi tutti i partecipanti a ricordo della giornata, procedendo con il consueto momento conviviale svoltosi nelle stupende sale affrescate; tra varie degustazioni e conversazioni tra gli intervenuti, l’inizio della seconda parte ha visto l’intervento di Massimo Felici con “Il repertorio di Andrés Segovia a trent’anni dalla sua scomparsa: le nuove generazioni di interpreti e il dibattito sulle fonti”.

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Nel trentesimo anniversario della scomparsa del più noto chitarrista del secolo scorso, è possibile fare un punto, pur interlocutorio, sul lungo dibattito sviluppato da storici e studiosi sul tema del confronto tra le fonti edite e quelle manoscritte del repertorio dedicato al grande Maestro spagnolo. Il “conflitto” è ancora in corso e rappresenta, per le nuove generazioni di chitarristi, un problema di non facile soluzione: quasi ogni brano appartenente alla chitarra del Novecento e non solo quello ‘segoviano’ porta con sé un interrogativo sul rapporto tra il testo originario del compositore e gli interventi di modifica ritenuti necessari o opportuni dall’interprete, dal momento in cui egli ne è stato anche dedicatario, revisore ed editore.
La casistica presenta di volta in volta situazioni profondamente diverse: la vicenda della genesi delle opere di Tansman, Castelnuovo-Tedesco, Turina, Torroba, Ponce, Villa-Lobos, Mompou e di molti altri, fa storia a sé in ogni occasione; l’unica costante è sempre  l’arte di Segovia, il suo ‘imprinting’, l’impegno nel dare impulso alla creazione di un nuovo repertorio su misura per il proprio stile inconfondibile. In questi trent’anni la ricerca e i mezzi di diffusione sono stati in grado di fornire una grande quantità di nuove informazioni sulle fonti originarie; l’utilizzo dei testi è, al giorno d’oggi, un tema estremamente delicato per i chitarristi, di scelte intellettuali corrette, di comprensione dei processi storici, di analisi onesta e completa delle dinamiche che portano una composizione ad esserne una stesura ineccepibile.
Cinzia Milani, già invitata in edizioni precedenti, ha esposto “Omaggio a Ida Presti nel Cinquantenario della scomparsa” attraverso un progetto inedito, non solo grande interprete e concertista nel famoso duo con Lagoya, ma anche compositrice e protagonista di musiche scritte per lei, una donna pioniera nel mondo della chitarra alla quale ha desiderato renderne un doveroso ricordo. «Fin da bambina, quando iniziai a studiare chitarra - espone Milani - ho sempre ammirato la figura di Ida Presti, pseudonimo di Yvette Montagnon, ritenendola una pioniera fra i concertisti dell’epoca: in parte per il grande talento ed in parte per essere una donna musicista in un mondo difficile come il nostro. Ancora oggi le sue esecuzioni sono assolutamente attuali, fonte di grande senso dell’analisi musicale e dell’interpretazione. In relazione al progetto ho realizzato una registrazione su compact disc volendo  rendere omaggio ad Ida insieme ad Isabelle Presti, sua nipote, illuminando una parte forse un po’ sconosciuta e dimenticata della vita musicale, quella di compositrice e solista. La conoscenza e l’amicizia con Isabelle Presti è stata fondamentale permettendomi di comprendere veramente la sua musica facendomi sentire ancora di più l’impronta unica che ha lasciato. Quando ho iniziato ricerca tra i vari compositori che hanno scritto per lei, addentrandomi nella storia della sua vita ero molto emozionata e curiosa, ma non mi sarei aspettata di scoprirne pagine inedite e di avere l’occasione e l’onore di poter conoscere le famiglie legate musicalmente ad Ida, intessendo amicizie e collaborazioni con i discendenti degli stessi compositori, anche loro musicisti. Ogni volta che un brano appariva dalla storia e veniva liberato dalla polvere del tempo è stata una fonte di felicità e di nuove scoperte storiche molto importanti per il mondo della chitarra. Ridare suono e vita a queste musiche dimenticate è per me una grande gioia che condivido con le persone che ne hanno reso possibile la realizzazione di questo omaggio e con chi avrà il piacere e la curiosità di ascoltare il cd. Per l’occasione odierna ho suonato la chitarra appartenuta a Ida Presti: Julian Gomez Ramirez del 1936».
Andrea Dieci, anch’egli presente negli anni scorsi, con “Tra Oriente e Occidente: la musica per chitarra di Toru Takemitsu”,  (Tokio, 1930-1996) è stato uno dei grandi geni musicali del Novecento. Considerato il più importante scrittore di musica contemporanea giapponese e tra i più significativi dell’intera area asiatica, Takemitsu si è formato da autodidatta rivolgendosi soprattutto alla musica occidentale, in particolare a Debussy, Messiaen, Cage, al jazz e alla canzone, senza tuttavia mai rinunciare alla propria sensibilità nipponica. Il suo stile, originale e ben riconoscibile pur nei diversi periodi della sua produzione, dall’avanguardia degli anni Sessanta fino ai lavori più  tonali degli ultimi anni, è caratterizzato dall’integrazione di elementi occidentali e orientali, tra questi ultimi, il rapporto paritario tra suono e silenzio e il concetto di composizione come flusso sonoro non strutturato. Autore di musica cameristica, vocale, orchestrale ed elettronica, nonché di quasi cento colonne sonore per registi del calibro di Kurosawa, è regolarmente presente nei cartelloni di musica contemporanea e nel repertorio di famosi solisti e orchestre in tutto il mondo. Musicista estremamente sensibile al timbro e finissimo orchestratore, Takemitsu subì il fascino della chitarra, strumento che impiegò sia in veste solistica che in ambito cameristico e orchestrale a partire dagli anni Sessanta fino agli ultimissimi lavori.
Ganesh Del Vescovo, in “La chitarra e il suono” ha esposto un singolare intervento utilizzando strane e inconsuete sonorità mediante l’uso di chitarre artigianali debitamente modificate nelle corde o nelle meccaniche, scoprendo effetti molto particolari. Artista poliedrico spesso spettacolare, usa i suoi cordofoni non solo nelle forme tradizionali ma in qualità di strumenti percussivi, cercando e ritrovando sonorità ambigue e inconsuete al tempo stesso, destando notevole curiosità e interesse verso delle forme a volte “pirotecniche” per usare un termine un po’ azzardato, ma sicuramente di grande effetto sia sonoro che visivo.
«È molto difficile concettualizzare e verbalizzare il proprio rapporto con l’acustica così come  riguardo al proprio modo di percepire e di fare l’esperienza della musica - sostiene Del Vescovo -.
Il suono cui mi riferisco è sottile, vicino alla mente e al sentimento; un qualcosa di primordiale, che esiste nello spazio fin dall’inizio del tempo, antico eppure vivo anche nel presente in attesa del futuro. Rappresenta la materia prima del musicista, che spesso sfugge addirittura al senso dell’udito, quindi il mezzo più naturale di afferrare questo suono e di renderlo tangibile è sempre stato per mezzo della chitarra. In pratica, prima ancora di saperla suonare in modo tradizionale, ho cominciato giovanissimo a comporre sullo strumento andando di pari passo con l’accostarmi gradualmente all’apprendimento formale. Nei miei lavori quando uso degli effetti, così come anche le tecniche, espongo solo la parte più ‘manuale’ e pratica di una ricerca molto singolare fatta sull’uso dell’audio generato, considerando il modo di vivere la musica tramite una ricerca personale che dura per tutta la vita essendoci momenti in cui si entra in una sfera ove anche il chiasso sembra armonia. Questa dimensione appartiene alla persona diventandone parte e che di conseguenza vive attraverso quel suono, essendo proprio in questa dimensione che nasce la mia composizione. Nei vari studi e pezzi eseguiti, descrivo una serie di performance particolari che, a mio modo di vedere, estendono alcune delle infinite possibilità chitarristiche: la completezza della sua qualità polifonica, la sorprendente estensione, l’enorme ricchezza di combinazioni ritmiche, timbriche e melodiche. La chitarra è capace di creare tutto questo e anche di più, ma senz’altro non rivela subito tutto il suo carattere, la completezza del suo essere».

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Avvicinandosi al termine, assai interessante è stato l’atteso intervento del giornalista ed editore delle riviste specializzate “Suonare” e “Sei Corde”, Filippo Michelangeli, spiegandoci il concetto attuale de “L’informazione musicale in Italia con particolare riguardo a quella chitarristica”.
«I ‘fatti’ della musica, per intenderci i musicisti, gli strumenti, i concerti, i concorsi, le partiture, i dischi esistono solo nel momento in cui vengono raccontati, altrimenti riguardano solo chi li vive in prima persona. L’informazione musicale si occupa di questo, darne notizia, commentarli, spiegarli, lodarli, criticarli, compararli con altre attività simili o diverse essendo uno strumento insostituibile di diffusione dell’arte, della cultura, della musica a condizione che sia di qualità e che venga considerata credibile, ovvero che non si limiti a riportare in modo pedissequo, errori, compresi un elenco di concerti o l’orario di apertura di una mostra, avendo il dovere di verificare le realtà di cui si occupa e di renderle fruibili al target a cui si rivolge, appassionati e musicisti. Non dovrà spiegare loro ogni volta la grandezza di Bach o di Mozart, considerando che quella per chitarra è ancora più specifica, ma non si sottrae alle stesse regole. I grandi quotidiani, le televisioni, le radio, se ne occupano di tutto questo? Quali sono gli obiettivi delle riviste specializzate? E, infine, quali sono i nuovi orizzonti e le nuove opportunità che ha creato il web? Possiamo fidarci di quello che leggiamo su Internet? Tante domande a cui ho cercato di fornire una risposta».
Chiusura di interventi affidata al virtuosismo di Goran Listes, con il tema “Composizioni per chitarra dedicate al XXX° Convegno Chitarristico”.
«In occasione di questo importante appuntamento, la mia presenza si delinea quale interprete di sette composizioni dedicate con entusiasmo, accostandomi ad ogni singolo brano mirando a coglierne l’essenza. Si è trattato di un’impresa decisamente stimolante e affascinante anche in virtù della varietà stilistica delle opere offrendomi significativi ‘margini creativi’ nell’esplorazione delle differenti tecniche compositive e dei linguaggi, espressione delle singole personalità e intenti degli autori. Occorre infatti riflettere sul compito del compositore, stretto fra due possibilità: impiegare la propria creatività percorrendo vie già collaudate nel solco della tradizione, oppure avventurarsi in ambiti sconosciuti e inesplorati. Entrambe le scelte necessitano di profonda consapevolezza nelle conoscenze artistiche e musicali, affinché l’atto creativo felicemente si dispieghi sulle ali della fantasia. L’autore, quale recipiente del magico profumo compositivo, ha il compito di spargerne intorno a sé l’essenza».
Ottimo lavoro nel segno di uno sforzo condiviso di ricerca e di valorizzazione della “sei corde” nella dimensione dell’indagine documentata, sostenuta da un approccio musicologico ed esecutivo competente e professionale per via dei numerosi confronti tecnici artistici avendo avuto modo di ascoltare nomi appartenenti anche alle nuove generazioni, consentendo scambi culturali e punto della situazione per quanto riguarda concertismo e riferimenti storico bibliografici, attraverso il supporto del Comitato Scientifico, costituito da Giuliano Balestra, Giovanni Indulti, Vincenzo Pocci, Enrico Tagliavini e la stessa Boni, affiancando interventi musicali a relazioni su diversi temi contribuendo al grande pregio artistico e culturale del contesto. Come nelle precedenti edizioni, a corredo e completamento dei contenuti proposti in questa giornata di studi musicali, sono state consegnate al pubblico le cartelline di sala con materiali di approfondimento, organizzando inoltre una mostra documentaria dedicata come di consueto a Romolo Ferrari con l’auspicio che la manifestazione, forse l’unica ad essere in Italia così completa ed esaustiva, possa proseguire negli anni a venire confermandosi ancora una volta tra gli appuntamenti più importanti in assoluti dedicati alla Chitarra Classica ed al suo splendido repertorio.

Crediti fotografici:  Marco Cavina
Nella miniatura in alto: Simona Boni
Sotto in sequenza: Alberto Mesirca, Ganesch del Vescovo, Andrea Dieci, Cinzia Milani, Filippo Michelangeli (relatore) e ancora Simona Boni
In fondo: foto di gruppo dei partecipanti al XXX° Convegno Chitarristico






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La Euyo prende residenza a Ferrara e Roma

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servizio di Athos Tromboni FREE

180516_Fe_00_StabatMaterRossini_GiulioArnofiFERRARA - Concerto per Telethon nel Teatro Comunale Claudio Abbado martedì 15 maggio 2018, con lo Stabat Mater di Gioachino Rossini, protagonisti l'Orchestra Senzaspine diretta da Giulio Arnofi, l'Accademia Corale Vittore Veneziani preparata dal Maria Elena Mazzella, e i solisti Ester Ventura (soprano), Giorgia Gazzola (mezzosoprano),
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Opera dal Centro-Sud
Cappello di paglia stropicciato
servizio di Simone Tomei FREE

180514_Na_00_IlCappelloDiPagliaDiFirenze_ElenaBarbalichNAPOLI - Meravigliosa, affascinante, ammaliante, divertente... sono questi alcuni aggettivi con cui si può incorniciare Il cappello di paglia di Firenze, uno dei capolavori assoluti del Teatro Musicale del '900 scritto quasi per divertimento da Nino Rota nel 1945, ma la cui prima rappresentazione avvenne solo nel 1955 allorché il direttore del Teatro
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Echi dal Territorio
Chiusura col botto per la Mariani
servizio di Attilia Tartagni FREE

180511_Ra_00_ConcertoAngeloMariani_MassimilianoCaldiRAVENNA - Niente sbavature né cali di tensione nel concerto di chiusura del 9 maggio per la rassegna Ravenna Musica 2018, organizzata dall’Associazione ravennate Angelo Mariani, ultimo di nove appuntamenti vissuti in compagnia di orchestre, ensemble e musicisti di primissimo ordine. Sul palco del Teatro Alighieri si è schierata la
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Eventi
Trenta appuntamenti in Valle d'Itria
redatto da Athos Tromboni FREE

180510_FestivalValleDItria_00_FrancoPunzi_phGianfrancoRotaMILANO - È stato presentato nelle sale del Piccolo Teatro il 44° Festival della Valle d'Itria, che si svolgerà dal 13 luglio al 4 agosto 2018. Alla conferenza stampa di presentazione del cartellone hanno partecipato Alberto Triola (direttore artistico della manifestazione), Fabio Luisi (direttore musicale) e Franco Punzi, presidente del Centro
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Eventi
Aida con tutta Cento
servizio di Athos Tromboni FREE

180508_Cento_00_Aida_FranceDarizCENTO (FE) - Sarà una brava soprano francese a interpretare l'Aida di Giuseppe Verdi sabato 23 giugno 2018 alle ore 21 in Piazza del Guercino a Cento: si chiama France Dariz, ed è stata impegnata una volta sola dalle nostre parti, nel maggio 2014 per un concerto tutto pucciniano nel Teatro Comunale di Ferrara. Ma è una cantante di rango proprio
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Opera dal Centro-Nord
Lucia con le pistole senza pistolettate
servizio di Athos Tromboni FREE

180507_Fe_00_LuciaDiLammermoor_FrancescoBellottoFERRARA - La protagonista della Lucia di Lammermoor  di Gaetano Donizetti gioca con una bambola di pezza dal vestitino rosso durante tutta l'opera: è l'insieme dell'innocenza e dell'adolescenza con cui il regista Francesco Bellotto ha caratterizzato il personaggio, nell'allestimento da lui curato e prodotto dai teatri di Treviso e Ferrara con la
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Echi dal Territorio
Daniele Barioni premiato dai jazzofili
servizio di Athos Tromboni FREE

180506_Vigarano_00_PremioADanieleBarioni_AndreaAmbrosiniVIGARANO MAINARDA (FE) - Il «Gruppo dei 10» è un'associazione ferrarese di musicofili che amano riunirsi in locali caratteritici del territorio per incontri conviviali e concerti, generalmente di musica jazz perché "i 10" sono tutti appassionati cultori della musica afroamericana; ma la loro rassegna concertistica ha il titolo programmatico di "Tutte
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Soci Uncalm
Replica di un frizzante Elisir
FREE

180506_Fe_00_LElisirDAmore_GiuliaPierucciFERRARA - Ottima ripresa sabato 5 maggio 2018, alla Sala della Musica di via Boccaleone 19, di L'elisir d'amore di Gaetano Donizetti, andato in scena nel cartellone del Teatro Ragazzi del Comunale "Claudio Abbado" di Ferrara esattamente un mese prima: si trattava di una produzione del Conservatorio di Ferrara "Girolamo Frescobaldi" inserita
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Pagina Aperta
Il grande merito di Sebastianutto
FREE

180502_Lu_00_Lu_RinasceIlConcerto_AlanFreilesMagnattaLUCCA - Chiesa dei Servi, per la stagione di "Animando Lucca", il 29 aprile 2018: dopo oltre 100 anni dalla prima a Parigi, in Salle Gaveau, per l'arco di George Enescu, e la direzione del Compositore, il 6 aprile 1913, Christian Sebastianutto con un violino superbo di Filippo Fasser, modello Guarneri, del 2018 (sic!) ha resuscitato magnificamente il
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Soci Uncalm
Cinzia Forte, il Premio e l'arcobaleno
FREE

180501_Fe_00_PremioFrescobaldi_DarioTondelliFERRARA - È stata una grande esibizione di belcanto e una gioiosa festa: il concerto del 29 aprile 2018 alla Sala della Musica, organizzato dal Circolo Frescobaldi nell'ambito del conferimento del Premio Frescobaldi 2018 al soprano Cinzia Forte, ha visto la partecipazione, oltre che della premiata, anche dei suoi allievi che citiamo in ordine di
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Opera dal Centro-Nord
Tosca buoni i due cast
servizio di Simone Tomei FREE

180429_Pr_00_Tosca_PirozziAnna_phRobertoRicciPARMA - Parlando di Tosca, Fedele D’Amico - musicologo e critico musicale - cosi diceva in merito a quest’opera: “… Le novità di Tosca sono inseparabili dalle sue scoperte espressive: il primo tema di Scarpia, ossia quei tre accordi che aprono l’opera e, con alcune varianti, concludono sia il primo che il secondo atto, offrono un giro armonico certamente inedito; ma
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Opera dal Centro-Nord
Un Ballo proprio bello
servizio di Edoardo Farina FREE

180427_Cesena_00_UnBalloInMaschera_ScillaCristiano_phLucaBogoCESENA - …e chiusura della stagione con l’opera  Un ballo in maschera  di Giuseppe Verdi dopo un’assenza di 153 anni, ove … “se il dialogo con la città, se il desiderio di rendere sempre di più la scena il luogo in cui giocare a mettere in pratica le diverse idee che definiscono gli orizzonti di pensiero e di azione di una comunità è ciò che caratterizza
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Opera dall Estero
Masnadieri molto belli
servizio di Simone Tomei FREE

180424_MonteCarlo_00_MantegnaRoberta_IMasnadieri_phAlainHanelMONTE-CARLO - Prima di intraprendere il mio viaggio narrativo ne I Masnadieri di Giuseppe Verdi, condivido questo pensiero del musicologo Michele Girardi in merito al componimento: «…fra i vari meriti dei Masnadieri, oltre a numerose pagine di bella musica, vi è quello di trattare temi spinosi, più attuali oggi che ai tempi dello Sturm und Drang. Non
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Vocale
Esther dello Spirito Santo
servizio di Athos Tromboni FREE

100423_Fe_00_Esther_NicolaValentiniFERRARA - Quella di Esther, personaggio biblico dell'Antico Testamento, è una figura che ha ispirato scrittori e musicisti perché la donna ebrea è stata una salvatrice del proprio popolo. Viene raccontato che la bambina Esther fu adottata dal cugino Mardocheo quando, orfana di padre, si trovò sola in Babilonia. Crebbe e divenne una bellissima giovinetta
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Opera dalle Isole
Grande Pratt grandi Puritani
servizio di Salvatore Aiello FREE

180420_Pa_00_IPuritani_JessicaPratt_phRosellinaGarboPALERMO - Sono approdati al Massimo, dopo dieci anni, I Puritani di Bellini, opera di addio  di un genio morto a soli trentatré anni. Accolta con grande entusiasmo  sin dalla prima parigina del 1835, ha conosciuto rinnovati consensi da generazioni e pubblici di tutto il mondo per l’incanto delle melodie che faceva dire  al catanese: «Ho
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Eventi
L'Arena riparte con buoni propositi
servizio di Athos Tromboni FREE

180419_Vr_00_Arena2018_Cecilia Gasdia_FotoEnneviVERONA - Clima rasserenato alla Fondazione Arena di Verona, durante la presentazione alla stampa del Festival estivo 2018 che prenderà avvio il 22 giugno e terminerà il 1° settembre: saranno 47 serate all’insegna del rinnovamento e del rilancio della grande lirica sotto le stelle nel teatro all'aperto più grande del mondo. Cinque le opere
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Personaggi
Cinzia Forte ieri oggi domani
intervista di Athos Tromboni FREE

180418_00_CinziaForte_MiniaturaFERRARA - Abbiamo incontrato il soprano Cinzia Forte durante la preparazione di un Elisir d'amore di Gaetano Donizetti dove erano impegnati alcuni suoi allievi e allieve del Conservatorio "Girolamo Frescobaldi" dove lei è docente. Si trattava di una recita preparata per le scuole di Ferrara e provincia. La Forte è napoletana di nascita e
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Opera dalle Isole
Butterfly sa d'antico ma č moderna
servizio di Simone Tomei FREE

180410_Ca_00_MadamaButterfly_AmarilliNizza_phPriamoToluCAGLIARI - Ci sono delle sere in cui andare a Teatro è pura magia; una miriade di fattori si intersecano rendendo gli incontri con la musica indimenticabili; a volte ci facciamo sopraffare dall’emozione, dalla novità, dal piacere di farsi trastullare dai sapori di una terra che poco frequentemente calpestiamo; il fascino della bellezza
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Echi dal Territorio
Mosesti nel ricordo di La Villa
FREE

180405_To_00_AlfonsoMosestiTORINO - Il 6 aprile 2018, dopo 94 anni di vita, è morto nella sua Torino in cui abitava, il grande violinista Alfonso Mosesti. Cordoglio unanime del mondo della musica per lui che è stato un grande virtuoso dello strumento, allievo di Cesare Barison e di Antonio Illersberg, interprete magistrale dei concerti di Sinigaglia e Illersberg, alla
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Echi dal Territorio
Elisir molto gradito dagli studenti
servizio di Athos Tromboni FREE

180405_Fe_00_LElisirDAmore_LuisaRussoFERRARA - La divertente opera buffa L'elisir d'amore di Gaetano Donizetti è andata in scena per la rassegna "Teatro Ragazzi", nel Teatro Comunale Claudio Abbado di Ferrara, giovedì 5 aprile 2018 in due spettacoli nella stessa mattinata: alle ore 9,30 e alle 11. Per l’occasione l’Orchestra e il Coro del Conservatorio Girolamo Frescobaldi
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Opera dal Centro-Nord
Ancora il Barbiere col ramarro
servizio di Simone Tomei FREE

180331_Fi_00_BarbierediSiviglia_GiuseppeGrazioliFIRENZE - Era la sera del 29 marzo 2018 quando, recandomi al Teatro del Maggio Musicale Fiorentino pensavo al masochismo che alberga in me quando mi ostino a voler rivedere produzioni cui ho già assistito e delle quali ho un ricordo non idilliaco; la conferma di questo l'ho avuta proprio all'ingresso nel foyer quando un conoscente con il quale
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Opera dall Estero
Faust di elegante delicatezza
servizio di Simone Tomei FREE

180331_MonteCarlo_00_Faust_JosephCallejaMONTE-CARLO - Il Faust di Gounod ha trovato nella mise en scene di Nicola Joel a l’Opéra di Monte-Carlo un ottimo riscontro visuale che con pochi elementi scenici è riuscito a tenere in piedi quasi tre ore di musica senza annoiare, anzi restituendo piacevoli sensazioni scevre di orpelli e di sovrastrutture come è stata alla fine la scelta musicale
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Opera dalle Isole
Fra Diavolo non entusiasmante
servizio di Salvatore Aiello FREE

180326_Pa_00_FraDiavolo_GiorgioBarberioCorsettiPALERMO - Assente  dal 1989, è ritornato sulle scene del Massimo Fra Diavolo di Daniel Auber, autore ormai solo raramente presente nelle stagioni liriche. Da una  parte pesa ancora il severo giudizio di Schumann che riteneva “la sua musica per lo più vuota  e volgare”, ma noi preferiamo il giudizio più sereno di Rossini: “Auber scrive della piccola
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Operetta and Musical
Sunset Boulevard un capolavoro
servizio di Rossana Poletti FREE

180321_Ts_00_SunsetBoulevard_AndrewLloydWeberTRIESTE - Politeama Rossetti. In viaggio con cinque tir, cento persone tra artisti e tecnici, dieci chilometri di cavi sul palcoscenico, parrucche da duemila euro, costumi fatti a mano, numeri da capogiro per uno spettacolo itinerante. Sunset Boulevard è in scena al Politeama Rossetti di Trieste, unica tappa italiana. Andrà ad Amsterdam e poi ritornerà
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Opera dal Centro-Nord
Devereux salvato dal cast
servizio di Simone Tomei FREE

180320_Pr_00_RobertoDevereux_MariellaDevia_phRobertoRicciPARMA - Se il sabato 17 marzo 2018 mi vedeva in secondo ascolto per Pia de Tolomei di Donizetti, il richiamo del bergamasco è stato così forte da condurmi in terra parmense l'indomani, domenica 18 marzo, per ripetere la visione del Roberto Devereux visto al suo esordio in questa produzione due anni fa al Teatro Carlo Felice di Genova cui vi rimando
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Echi dal Territorio
Ecco il Complesso Giovanile del Frescobaldi
FREE

180318_Vigarano_00_ComplessoGiovanileFrescobaldi-AchilleGalassiVIGARANO MAINARDA (FE) - La sala parrocchiale polivalente, trasformata in "chiesa" perché il tempio vigaranese è inagibile dal terremoto del 2012, ha accolto domenica 17 marzo 2018 un  impegnativo concerto per orchestra d'archi del Complesso giovanile del Conservatorio Frescobaldi di Ferrara, guidato dal violinista e violista Achille Galassi
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Personaggi
Giulio Pelligra si confida
intervista di Simone Tomei FREE

180318_Lu_00_PelligraGiulio_Lu180318LUCCA - In occasione della ripresa lucchese di Pia de Tolomei di Gaetano Donizetti che ha debuttato al Teatro Verdi di Pisa nel mese di ottobre 2017 (qui potete leggere il mio articolo di allora), ho incontrato il tenore Giulio Pelligra che interpreta il ruolo di Ghino degli Armieri; il suo curriculum vanta già molte esperienze di grande
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Vocale
Felice compleanno per l'Ado
servizio di Athos Tromboni FREE

180316_Fe_00_VentennaleAdo_DanielaFurianiFERRARA - Buon compleanno Ado! Questa scritta troneggiava sul fondale del palcoscenico del Teatro Comunale Claudio Abbado, giovedì 15 marzo 2018, e dava significato al concerto organizzato per festeggiare la ricorrenza ventennale di quella associazione di volontariato. L'acronimo Ado sta a significare "Assistenza Domiciliare Oncologica"
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Opera dal Centro-Nord
Pia in scena al Giglio
servizio di Simone Tomei FREE

180316_Lu_00_PiaDeTolomei_FrancescaTiburzi_phAndreaSimiLUCCA - Era il 14 ottobre 2017 allorchè andava in scena al Teatro Verdi di Pisa l'opera rara di Gaetano Donizetti Pia de Tolomei. A quel tempo scrissi un articolo piuttosto dettagliato in merito all'allestimento che vede la firma registica di Andrea Cigni, dello scenografo Dario Gessati, del costumista Tommaso Lagattola e delle luci di Fiammetta
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