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Nostra conversazione col mezzosoprano bolognese mentre si sta preparando per un Trovatore

Silvia Beltrami arte e vita

intervista di Simone Tomei

Pubblicato il 08 Novembre 2017

171108_Bo_00_SilviaBeltramiBOLOGNA - Incontrai il mezzosoprano Silvia Beltrami questa estate nella torrida Verona allorché era impegnata nella produzione di Madama Butterfly Di Puccini al Festival areniano. Fu un piacevole incontro per una buona pizza ed una chiacchierata rilassata dove andammo a toccare molti argomenti; in occasione della produzione di Il Trovatore che la vede interprete nel ruolo di Azucena nel Teatro Verdi di Pisa, ho voluto concretizzare alcuni di quei momenti ameni e rilassati regalando un sunto del nostro interloquire. Prima di addentrarci nel pieno del nostro piacevole confronto, vi racconto qualcosa in più di lei attraverso il suo curriculum.
Silvia Beltrami, si forma al Conservatorio "Arrigo Boito" di Parma, successivamente si perfeziona con grandi artisti quali William Matteuzzi e Raina Kabaivanska. Grazie alla vittoria del prestigioso “Concorso Aslico” si trova fin da subito ad interpretare ruoli da protagonista (ad esempio, Charlotte nel Werther  di Massenet) che le permetteranno di debuttare anche in importanti teatri come la Fondazione Petruzzelli di Bari. Il suo percorso artistico pone basi solide sul “belcanto” per poi seguire la naturale maturazione vocale che la porta ad interpretare ruoli più drammatici, pur mantenendo quel gusto nell’interpretazione. Fra i suoi ultimi impegni vanno segnalati il Requiem di Verdi (Cattedrale di Modena per anniversario scomparsa Luciano Pavarotti ); Santuzza in Cavalleria Rusticana (Fortezza Priamar Savona); Amneris in Aida (Teatro Filarmonico di Verona, Teatro Comunale di Sassari, Daegu Opera in Corea e Opernfestspiele di St Margarethen, RHO di Muscat);  Suzuki in Madama Butterfly (Arena di Verona, Teatro Regio di Torino, Teatro Comunale di Bologna e Teatro Regio di Parma, Seoul Arts Center);  Mrs. Quickly in Falstaff (Oper Graz e Staatsoper di Hannover);  Zita in Gianni Schicchi (Teatro Regio di Torino, Teatro Regio di Parma e Circuito Aslico);  Beppe in L’amico Fritz (Teatro Lirico di Cagliari);  Elisabetta nella Maria Stuarda (Opera di Ostrava); Azucena nel Trovatore (Teatro dell’Opera di Roma, Teatro Valli Reggio Emilia, Teatro Comunale Modena); Carmen in Carmen (Festival di Massa Marittima); Maddalena nel Rigoletto (Teatro Regio di Torino, Teatro Ventidio Basso di Ascoli Piceno).
Durante il periodo “belcantista” degni di nota i ruoli di  Isabella in L’italiana in Algeri (Fondazione Arena di Verona, NCPA di Pechino e Teatro Campoamor di Oviedo);  Marchesa Melibea in Viaggio a Reims (Teatro Real di Madrid, Teatro dell’Opera di Lucerna, Teatro Municipale di Piacenza);  Rosina in Il barbiere di Siviglia di Rossini (Fondazione Arena di Verona, Teatro Victoria Eugenia di S. Sebastian e Daegu Opera in Corea);  Pippo in La gazza ladra (Teatro Comunale di Bologna);  Donna Elvira in Don Giovanni (Teatro Olimpico di Vicenza); Cleofe nella Resurrezione di Handel (Handel Festspiele in Halle). Una solida formazione musicale (Diploma, Biennio di Specializzazione e lo studio del Pianoforte) permette all’artista di spaziare anche in opere del '900 fra cui il recente debutto nel Pollicino di Henze al Teatro Regio di Torino o I quattro rusteghi di Wolf-Ferrari con la Royal Liverpool Philharmonic Orchestra, Midsummer night’s dream e Noyes Fludde di Britten al Teatro Regio di Torino, Susanna di Floyd al ABAO di Bilbao. Ha partecipato a diverse incisioni per il festival di Rossini in Wildbad fra cui si segnalano Le Siège de Corinthe (ruolo di Ismene) e  Ricciardo e Zoraide  (ruolo di Zomira).
La stampa l’ha definita: “…voce preziosa e dalla verve scenica soggiogante… (Alessandro Mormile); “…saldi ed importanti armonici scuri e recitazione incisiva…” (Patrizia Monteverdi); “…vigorosa nel fraseggio e capace di languide tenerezze..” (Alessandro Cammarano); “…bella voce di mezzosoprano se non di contralto che si fa notare per le risorse timbriche e la rotondità..” (Giancarlo Landini).

171108_Bo_01_RajnaKabaivanskaSilviaBeltrami 171108_Bo_02_SilviaBeltramiMarcoFilippoRomano

Silva Beltrami, mezzosoprano: come nasce l’idea di diventare cantante lirica?
Provenendo da una famiglia di musicisti e di artisti (mio padre è stata la prima tromba del Teatro Comunale di Bologna per molti anni e mia madre aveva una bella voce di mezzosoprano), posso dire che la musica ha sempre fatto parte della mia vita fin da quando ero piccola e tutto è nato in modo molto naturale. A sei anni ho intrapreso lo studio del pianoforte e durante l'adolescenza ho iniziato a cantare musica leggera; durante quel periodo scrissi anche una canzone "Quella certa ora del giorno" che doveva andare a Sanremo. Più tardi sono arrivati i primi approcci con il canto lirico, le prime lezioni con la signora Luana Pellegrineschi, corista del Teatro Comunale di Bologna, e ho scoperto di avere una voce di mezzosoprano che meritava di essere coltivata nel tempo.
Che percorso di studi hai fatto?
Il mio percorso di studi è stato quello canonico; ho iniziato col canto lirico privatamente e poi ho proseguito i miei studi al Conservatorio "Arrigo Boito" di Parma dove ho conseguito il diploma in canto e in seguito ho continuato a perfezionarmi con grandi artisti come il tenore William Matteuzzi e il soprano Raina Kabaivanska.
Con la Kabaivanska hai una bella foto scattata proprio nel Teatro di Modena... regalaci qualcosa del tuo rapporto con questa straordinaria interpete
Conobbi la signora Kabaivanska quando vinsi il concorso Spiros Argiris di Sarzana, allora non osai chiedere di studiare con lei, io in quel momento facevo prevalentemente belcanto ed erroneamente pensai che la mia vocalità potesse essere lontana da quel mondo; oggi posso affermare che non è così, meglio tardi che mai, e quindi qualche anno fa decisi di iscrivermi al suo corso presso l’Istituto Tonelli di Modena. Da allora si istaurò un bel rapporto, molto professionale. Della Kabaivaska posso solo descrivere la signorilità, l’eleganza ed il suo essere una vera prima donna nell’accezione positiva del termine, e questo lo vedono tutti; quello però che si conosce poco è l’attaccamento ai suoi allievi, il non negare mai un consiglio, l’essere sempre disponibile per una lezione anche nei giorni festivi; sono stata fortunata nell’incontrarla proprio nel momento in cui la voce mi chiedeva qualcosa di più spinto, e lei ha saputo come aiutarmi. Averla alle mie recite quando possibile, mi dà tanta forza.

171108_Bo_03_SilviaBeltrami_Elisabetta-Stuarda171108_Bo_04_SilviaBeltrami_Azucena-Trovatore171108_Bo_05_SilviaBeltrami_Zita-Schicchi
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Prima della lirica chi era Silvia... e quindi come ti ha "trasformata" la musica?
Ho sempre cercato di essere me stessa nella vita e sul palcoscenico e di mettere un po' della mia personalità nei personaggi che interpreto. Più che trasformarmi, la musica e stata fonte di arricchimento. La Silvia prima della lirica è esattamente la Silvia di ora, sicuramente con un bagaglio di esperienze e di maturità maggiore.
La tua voce a me ricorda molto quella della mitica Fiorenza Cossotto: ti ritrovi in questo mio paragone?
Ti ringrazio molto per avermi paragonato alla grande Fiorenza Cossotto, un paragone importante che mi fa estremamente piacere, non sono in grado di dirti se le assomiglio, di lei amo gli accenti drammatici, la grinta che mette nelle sue interpretazioni e quel canto schiettamente "all'italiana" nell'affrontare i ruoli verdiani; è stata senza dubbio uno dei più grandi mezzosoprani, se non la più grande, di quell'epoca d'oro del canto che credo non tornerà più.
Ci troviamo proprio nel mezzo di questa produzione di Trovatore: ce ne vuoi parlare?
Vi parlo con piacere del Trovatore che mi vede impegnata in questo periodo nei Teatri di Reggio Emilia, Modena e Pisa. Posso dire che rare volte mi è capitato di lavorare così in sintonia con tutto l'entourage di una produzione, dallo splendido cast al meraviglioso maestro Battistoni, al bravissimo Stefano Vizioli e questo ha portato a mio parere ad un ottimo risultato, confermato anche dal successo e dal gradimento del pubblico che vede ogni recita sold-out. Con il maestro Stefano Vizioli abbiamo lavorato sulle mille sfaccettature del personaggio della zingara, che in questa produzione non è "vecchia", secondo una visione tradizionale del ruolo... ma è una donna giovane ed  una sorta di grande regina degli zingari, questo dà al personaggio un aspetto più nobile e interessante del consueto.
Cosa ti ha dato questo ruolo a livello artistico?
A livello artistico Azucena mi sta dando moltissimo, a Marzo scorso ho avuto l' opportunità di debuttare al Teatro dell'Opera di Roma proprio con questo ruolo, in una grande produzione firmata dalla Fura del Baus, è stata una bellissima esperienza, molto fortunata anche perchè in quell'occasione il Teatro ha deciso di aggiungere una recita al nostro cast, avvenimento molto raro nell'ambiente teatrale. Approfitto di questa domanda per ringraziare pubblicamente il maestro Alessio Vlad e la direzione artistica del Teatro dell'Opera di Roma, i quali sono stati i primi a credere in me e a darmi questa preziosissima chance di misurarmi con un ruolo e un personaggio di grande importanza e rilievo; non posso non citare per riconoscenza ovviamente anche il M° Jader Bignamini con il quale ho lavorato in maniera splendida.
Un ruolo non ancora debuttato che “ami” e “tremi”.
Un ruolo che mi piacerebbe debuttare ma allo stesso tempo temo è il ruolo di Eboli nel Don Carlo di Verdi. Un personaggio molto interessante, ma dalla vocalità complessa, che impegna nella tessitura acuta, sicuramente mi piacerebbe affrontarlo nei prossimi anni in un contesto adatto per poterlo debuttare in relax.
Come ti approcci allo studio di uno spartito?
Il mio approccio allo studio dello spartito non può trascendere dall'analisi del testo e del libretto, parto proprio da quello per capire la trama e il personaggio che devo mettere in scena, ne studio le caratteristiche principali per farlo mio; passo poi allo studio della parte musicale grazie all'aiuto della validissima pianista con cui collaboro ormai da alcuni anni, Giuliana Panza, e come ultimo step, una volta sicura delle note che devo cantare penso alla vocalità ed alla tecnica e qui entra in campo la signora Kabaivanska con la quale ceselliamo insieme la parte, i suoi consigli sono fondamentali per eseguire al meglio il nuovo ruolo.
Due domande che faccio spesso e quindi le pongo anche a te. La prima: il tuo rapporto con la critica musicale...
Molti risponderanno che il rapporto con la critica è buono, perché dalle critiche si cresce e si migliora, alcuni risponderanno che non leggono le critiche per evitare di mettere alla prova il proprio ego. Io rispondo che cerco le critiche sia sulla carta stampata che sul web, sono contenta quando riconoscono i miei pregi, altrettanto contenta se i difetti che riscontrano sono punti su cui si sta lavorando, dispiaciuta se dopo ore di impegno e lavoro si è nominati solo con due aggettivi; purtroppo quello che noto è che spesso si parla tanto di regia, di direzioneoncertazione,  ed ai cantanti restano solo poche righe; specialmente ciò avviene nella carta stampata ed un po' meno nei blog. Ho alcune conoscenze nel campo della critica musicale, rapporti sani ed onesti che mi piace coltivare perché forse a tavola o ad un bar si può parlare di un nuovo ruolo o magari di come si è affrontato quello appena fatto.

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Di fronte ad una grande riscoperta della filologia musicale negli ultimi anni, si nota un minor aderenza al testo e alle intenzioni degli autori da parte dei registi; cosa ne pensi?
Grazie per la domanda, mi fa sempre piacere rispondere su questo argomento. Io sono a favore della sperimentazione, sono convinta che oggi il linguaggio sia cambiato, che la nostra società è diversa da quella ottocentesca, e che necessita di immagini a tinte più forti. Questo però non deve assolutamente stravolgere il libretto, se un personaggio muore, deve sparire dalla scena, o se nel libretto un cantante descrive una azione deve realmente farla non leggerla in astratto. Per il resto amo mettermi in gioco anche sul piano interpretativo ed attoriale quindi ben vengano le nuove idee se intelligenti.
E ora qualcosa della Silvia fuori dalle scene: tu hai un meraviglioso cane! Che rapporto hai con gli animali?
Con gli animali ho un rapporto splendido, da bambina sognavo di abitare in una casa con cento gatti, ora ho una cagnolina a cui voglio molto bene e mi piacerebbe avere altri cani e gatti per casa, ma il lavoro e il tipo di vita che faccio in questo momento non mi permettono di esaudire questo desiderio... sicuramente tra molti anni quando non canterò più e sarò maggiormente stanziale mi vedo in una grande casa circondata da tanti animali.
Sei sposata con il bravissimo Marco Filippo Romano, bass-baritone sull’onda anche lui di un’eccellente carriera: cosa vuol dire condividere lo stesso tetto facendo lo stesso lavoro?
A mio parere è importante condividere la propria vita con una persona con cui si hanno delle affinità. Io e mio marito possiamo capirci a vicenda nella nostra strana e disordinata vita da artisti un po' "zingari", proprio perché entrambi siamo cantanti lirici. Questo ha portato negli anni anche a periodi di lontananza "forzata" in quanto non potevamo raggiungerci essendo impegnati in diverse produzioni, ma ciò paradossalmente ha consolidato il rapporto e ci ha reso sempre "connessi" l'uno verso l'altra.
Come vi siete conosciuti?
Io e mio marito ci siamo conosciuti nel 2009 durante una produzione di Il viaggio a Reims di Rossini al Teatro Municipale di Piacenza, Marco interpretava Don Profondo e io ero Melibea, la Marchesa polacca. Ricordo quella produzione con affetto e nostalgia, fu un periodo molto spensierato della mia vita.
E la Silvia intima... è più razionale o fatalista?
Credo di essere più fatalista che razionale, io e la razionalità non andiamo molto d'accordo.
Cosa c’è nel tuo futuro artistico?
Nel mio futuro artistico spero ci siano tante belle cose, ho diversi progetti in via di definizione sia in Italia che all'estero e come piccola anticipazione posso dire che farò il mio debutto in Francia con una nuova produzione di Falstaff, nel ruolo di Mrs. Quickly.
Un sogno nel cassetto
Non ho particolari sogni nel cassetto, in questo momento del mio percorso sono molto soddisfatta sia della mia vita personale che di quella professionale, spero di continuare a godere di buona salute e per tutto il resto mi affido alla divina provvidenza e ad un pizzico di fortuna che non guasta mai.

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Un grazie a Silvia Beltrami per questo incontro che mette in luce con semplicità il  suo lato artistico ed un profondo lato umano, con l’augurio di una carriera foriera di grandi soddisfazioni e di rigogliosi successi.

Crediti fotografici: foto fornite dall'Artista
Nella miniatura in alto: delicatissimo ritratto ufficiale di Silvia Beltrami, mezzosoprano
Nella sequenza sotto: la Beltrami con Raina Kabaivanska e con il marito
Marco Filippo Romano, bass-baritone
Nella sequenza al centro: la Beltrami nei panni di Elisabetta (Maria Stuarda), Azucena (Il Trovatore), Zita (Gianni Schicchi), Santuzza (Cavalleria rusticana), in due foto tratte dal sito personale, in Amneris (Aida) e in Suzuki (Madama Butterfly, all'Arena di Verona)
In fondo: la Beltrami ancora nei panni di Suzuki (Madama Butterfly, al Teatro Regio di Parma)






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