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Rete Lirica delle Marche ecco la stagione 2019-2020 nel segno di Puccini, Bizet e Rossini

Al via con Turandot di Puccini

redatto da Edoardo Farina

Pubblicato il 05 Novembre 2019

191105_Fm_00_ReteLiricaMarche_PietroRizzoFERMO - Dopo i successi di pubblico e i risultati gestionali estremamente positivi del primo anno di attività, la Fondazione Rete Lirica delle Marche è pronta ad alzare il sipario sulla nuova stagione 2019-2020: inaugurazione il 9 novembre alle 21:00 al Teatro dell’Aquila di Fermo con Turandot di Giacomo Puccini nella versione incompiuta del secolo scorso, così come la eseguì alla prima alla Scala di Milano Arturo Toscanini, celebre per via dello storico imprevisto come narrano le cronache dell’epoca:
“Milano, 25 aprile 1926, al Teatro della Scala. Si è appena conclusa l’esecuzione di Turandot, la fiaba di Carlo Gozzi musicata da Giacomo Puccini. Un’opera incompiuta a causa della sua morte sopravvenuta alle quattro del 29 novembre 1924, per un tumore alla gola. Quando le sublimi note dell’aria che accompagna la scena della tragica morte di Liù, si spengono, in un silenzio tombale Toscanini posa la bacchetta e, nel buio in cui è avvolta la sala, si rivolge al pubblico: “Qui finisce l’opera perché a questo punto il Maestro è morto. La morte è stata più forte dell’arte”. Ma la serata, terminata nella intima partecipazione viva dei presenti, è stata preceduta da un “incidente” politico che ha rischiato di farne annullare la messa in scena. In quei giorni, nel capoluogo lombardo era presente anche Benito Mussolini che venne ovviamente invitato ad assistere all’evento così importante. Il Duce accettò, ma a condizione che fosse suonata Giovinezza, l’inno del Regime, scontrandosi però con la fermezza di Toscanini di cui erano noti i sentimenti antifascisti, replicando: “Volete Giovinezza? Cercatevi un altro direttore” opponendo il suo netto rifiuto a tale esecuzione, mettendo la direzione del Teatro di fronte a una alternativa che non ammetteva compromessi: o Toscanini, o Giovinezza”.
Quella sera alla Scala non ci furono né il Duce, né Giovinezza. Restavano, invece, la commozione e il messaggio, introdotto dalle note magistrali e travolgenti dell’opera, della forza dell’amore capace di abbattere barriere e ostacoli e di vincere il male, come afferma lo storico Mario Gianfrate.  

191105_Fm_01_ReteLiricaMarche_BeatriceVenezi 191105_Fm_02_ReteLiricaMarche_CeciliaLigorio 191105_Fm_03_ReteLiricaMarche_MireilleLebel

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Turandot sarà terminata dal compositore Franco Alfano su appunti del Maestro lo stesso anno della “prima”,  ancora oggi oggetto di discussione tra gli studiosi ove alcuni sostengono che rimase incompiuta non a causa dell'inesorabile progredire del male che affliggeva Puccini bensì per l'incapacità, o piuttosto l'intima impossibilità da parte sua di interpretare quel trionfo dei sentimenti che pure aveva inizialmente acceso l’entusiasmo e spinto verso la tipologia del personaggio. Il nodo cruciale del dramma la lui irrisolto è costituito infatti dalla trasformazione della principessa Turandot, algida e sanguinaria, in una donna innamorata.
Sul podio dell’Orchestra Filarmonica Marchigiana salirà Pietro Rizzo, mentre la guida del Coro del Teatro Ventidio Basso di Ascoli Piceno sarà affidata a Giovanni Farina. La regia, le scene, i costumi e le luci sono firmate da una delle personalità artistiche più importanti del teatro di oggi confermandosi il suo legame con il territorio e la collaborazione con la Rete dopo il Così fan tutte dello scorso anno e prima ancora Nabucco e Madama Butterfly: Pier Luigi Pizzi.                                                                        
Il debutto dello spettacolo sarà preceduto giovedì 7 novembre da un’anteprima under 30 (ore 17:00), appuntamento dedicato alla formazione del nuovo pubblico per ripetersi per ogni titolo successivo in ogni teatro: una scommessa i cui risultati sono stati già convincenti nella precedente stagione consentendo alla  Fondazione la possibilità di rinnovare l’evento per il secondo anno. La performance è un riadattamento della Rete Lirica in coproduzione con la Fondazione Pergolesi Spontini di Jesi dello storico allestimento dell’Associazione Arena Sferisterio, replicato al Teatro della Fortuna di Fano sabato 16 novembre alle 20:30 (anteprima giovani, 14 novembre, ore 17:00) e al Teatro Ventidio Basso di Ascoli sabato 23 novembre alle 20:30 (anteprima giovani il 21 novembre alle ore 17:00)
Turandot verrà interpretata dal soprano Tiziana Caruso che, nel corso dell’anno, è stata già la principessa “di gelo” alla Shanghai Opera House e all’Ópera de Tenerife. Il principe Calaf invece sarà il tenore Francesco Pio Galasso. Nelle vesti di LiùMaria Laura Iacobellis, già applaudita dal pubblico locale di Fermo nel Falstaff dello scorso anno, così come Paolo Ingrasciotta che, con Ugo Tarquini e Vassily Solodkyy, formerà il trio dei ministri imperiali Ping, Pang e Pong; Cesare Catani nel ruolo dell’imperatore Altoum,  mentre nel cast brillerà il nome di Andrea Concetti nel personaggio di Timur.
Il cartellone prosegue con Carmen, uno dei titoli più proposti nei teatri di tutto il mondo, firmata dal regista Paul-Émile Fourny  frutto di una coproduzione internazionale tra la Fondazione Pergolesi Spontini di Jesi e l’Opéra-Théâtre de Metz Métropole e quindi la Rete Lirica delle Marche. Sul podio, per una delle opere più femminili che ci siano, la giovane e affermata Beatrice Venezi, toscana trentenne, nota per aver scelto di farsi chiamare al maschile “direttore” e non “direttrice” e per non indossare sul podio il frac ma elegantissimi abiti da sera che ne esaltano la femminilità.
La più celebre delle opere di Georges Bizet, in quattro atti (o quadri, come vennero da lui chiamati), su libretto di Henri Meilhac e Ludovic Halévy è tratta dalla novella omonima di Prosper Mérimée (1845) ma recanti delle modifiche salienti tra cui l'introduzione dei personaggi di Escamillo, Micaela e il carattere di Don José, descritto nel romanzo come un bandito rozzo e brutale. Finalmente la “prima” avvenne all'Opéra-Comique di Parigi il 3 marzo 1875 dopo febbrili prove iniziate nell'ottobre del 1874, quando i membri dell'orchestra dell'Opéra-Comique dichiararono la partitura non eseguibile trovandosi con il cast in difficoltà nel seguire le indicazioni dello stesso Bizet. I problemi finanziari  portarono a convincerlo che la messa in scena avrebbe fatto fallire gli impresari non riuscendo più a produrre un vero capolavoro da i tempi del Faust di Charles Gounod. Sebbene i librettisti dessero poca importanza alla Carmen, tra cui Camille Du Locle a cui piaceva il Maestro ma ne odiava questa sua intenzione, cercarono segretamente di indurre i cantanti a un eccesso di drammatizzazione in modo da ridurne l'impatto negativo sino al punto che, con grande soddisfazione di Bizet, i risultati finali sembrarono convincere la maggioranza della compagnia della genialità del suo operato. Nonostante tutto, inizialmente non ebbe grande riscontro a causa anche di ben altre quattro opere in scena contemporaneamente a Parigi in quel periodo, cosi che, deceduto tre mesi dopo la  rappresentazione iniziale, non poté vederne il successivo clamoroso successo trionfale.

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In programma al Teatro della Fortuna, sabato 25 gennaio 2020 (anteprima giovedì 23 gennaio) per poi proseguire ad Ascoli l’1 febbraio (anteprima il 30 gennaio) e Fermo l’8 febbraio (anteprima il 6 febbraio). Nel ruolo del titolo, il mezzosoprano canadese Mireille Lebel al suo debutto in Italia, mentre il tenore Enrico Casari sarà per la prima volta Don José, poi nelle vesti del toreador Escamillo e in quello di Micaëla altri due giovani talenti come Pietro Di Bianco e Anna Bordignon.
Terzo e ultimo titolo in cartellone, uno dei più amati del marchigiano più famoso del mondo: L’italiana in Algeri di Gioachino Rossini, andata  in scena per la prima volta a Venezia il 22 maggio 1813. Il testo di Angelo Anelli, un dramma giocoso in due atti appartenente al genere dell'opera buffa, era già stato musicato nel 1808 da Luigi Mosca ispirandosi vagamente a un fatto di cronaca realmente accaduto: la vicenda di Antonietta Frapolli, signora milanese rapita dai corsari nel 1805, portata nell'harem del Bey di Algeri Mustafà-ibn-Ibrahim e poi ritornata in Italia. Com'era d'uso comune allora, un Rossini ancora solo ventunenne riprese lo stesso libretto con alcuni cambiamenti affidati al librettista  Gaetano Rossi e ne compose la stesura in tutta fretta, qualcuno dice in 27 giorni, altri sostengono addirittura solo in 18. Per la perfetta commistione fra sentimentale, buffo e serio, è stata definita da Stendhal come "la perfezione del genere buffo" rimanendo in repertorio, in Europa e negli Stati Uniti, per quasi tutto l'Ottocento, anche quando la diffusione delle opere rossiniane era ormai in deciso declino.

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Per questa produzione della Rete Lirica realizzata in collaborazione con il Rossini Opera Festival, la regia è affidata a un’artista in ascesa del teatro italiano, Cecilia Ligorio – apprezzata in teatri di rilievo come il Maggio Musicale Fiorentino, La Fenice o il Festival della Valle d’Itria e al Lauro Rossi di Macerata – mentre sul podio ci sarà l’energia e la brillantezza di un astro emergente come Vincenzo Milletarì, allievo di maestri come Riccardo Muti e Fabio Luisi. Sarà ancora il Teatro della Fortuna ad aprire le scene il 7 marzo (anteprima il 5 marzo), per spostarsi al Teatro dell’Aquila sabato 21 marzo (anteprima il 19 marzo); quindi di nuovo al Teatro Ventidio Basso il 28 marzo (anteprima il 26 marzo). Il cast verrà composto da giovani voci provenienti dall’Accademia Rossiniana “Alberto Zedda” di Pesaro, note nei teatri di tutta Europa, come Nicolò Donini (Mustafà), Matteo Roma (Lindoro), Laura Verrecchia (Isabella), Giorgia Paci (Elvira), Anastasia Medvedeva (Zulma), Pablo Galvèz (Haly) e Peter Sokolov (Taddeo).

Crediti fotografici: Ufficio stampa della Fondazione Rete Lirica della Marche
Nella miniatura in alto: il maestro Pietro Rizzo che aprirà la stagione sul podio della Turandot di Puccini
Sotto in sequenza: Beatrice Venezi, Cecilia Ligorio, Mireille Lebel, Pier Luigi Pizzi, Tiziana Carraro e Paul-Émile Fourny

Al centro: una scena dalla Turandot "vestita" da Pier Luigi Pizzi
In fondo: la bella panoramica del Teatro dell’Aquila di Fermo






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Dischi in Redazione
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