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Francesco Lanzillotta, Francesco Ivan Ciampa e Giampaolo Bisanti a Macerata Opera Festival

Tre direttori e il ''Rosso Desiderio''

intervista di Simone Tomei

Pubblicato il 18 Luglio 2019

190718_Mc_00_IntervistaDirettoriMACERATA - Nella mitologia romana, tre erano le meravigliose Grazie, tre le inesorabili Parche, tre le terribili Furie e tre le teste di Cerbero, mentre Trivia era l’appellativo sotto il quale si univano le dee Diana, Ecate e Luna. Dall’antico Lazio spostiamoci a nordest verso Helvia Recina nelle Marche e quindi viaggiamo attraversando l’Appennino e attraverso i secoli, fino a raggiungere lo Sferisterio al giorno d’oggi. In questa suggestiva cornice, il Macerata Opera Festival (giunto alla sua 55° edizione) propone da 19 luglio al 10 agosto 2019 un programma lirico tripartito a tema “Rosso Desiderio”: Carmen (diretta da Francesco Lanzillotta con regia di Jacopo Spirei), Macbeth (diretto da Francesco Ivan Ciampa con regia di Emma Dante) e Rigoletto (diretto da Giampaolo Bisanti con regia di Federico Grazzini). Per celebrare il fascino senza tempo del luogo e del festival, abbiamo deciso di conoscere meglio le proposte del MOF 2019 e i suoi direttori d’orchestra (uniti nella comune missione e nella passione lirica, divisi dalle rispettive personalità) tramite un’intervista “una e trina”.

Qual è la prima cosa che ti viene in mente pensando al colore rosso?
LANZILLOTTA – Ad una vita piena di passione e alla Ducati che Giampaolo Bisanti ha venduto.
CIAMPA – Sicuramente passione. Passione nel senso più profondo del termine, forte commozione dell’animo, che può anche essere non dolorosa.
BISANTI – L’amore, l’eros, la mia Ducati e l’alta moda italiana con il celebre Rosso Valentino. Queste sono le primissime cose che mi fa venire in mente il colore rosso.
A quale colore associ invece il tuo carattere e perché?
LANZILLOTTA – Rosso intenso perché non sopporto le vie di mezzo.
CIAMPA – Mia mamma, docente di storia dell’arte, mi ha trasmesso l’amore per i colori: ognuno di essi rispecchia uno specifico stato d’animo, una gradazione dello spirito. Ho sempre amato il nero, notoriamente inteso come assenza di colore, proprio perché, per essere musicisti, i colori bisogna ricercarli dentro, creando il proprio arcobaleno.
BISANTI – Il mio carattere lo assocerei volentieri a un giallo brillante perché sono sempre molto ottimista, positivo; e cerco di vivere la mia vita, così come la mia professione, con gioia e con trasporto. Mai abbandonarsi alla routine o alla quotidianità degli eventi.
Il filo conduttore che unisce i tre titoli in cartellone quest’anno a Macerata è proprio il rosso del desiderio, nelle sue accezioni più controverse. Musicalmente come emergono la gelosia in Carmen, il potere in Macbeth e il possesso in Rigoletto?
LANZILLOTTA – Carmen ci pone di fronte a un interrogativo: a cosa siamo disposti a rinunciare pur di non perdere la nostra libertà, o più in generale, a ciò in cui crediamo? Il rosso è sinonimo di forza intesa come capacità di non cedere, è il colore del sangue inteso come elemento vitale, quel sangue che viene tolto dalle vene pulsanti di Carmen, impedendole di vivere ma non di perdere la propria libertà.
CIAMPA – La genialità di Verdi dipinge nel Macbeth un ritratto psicologico meraviglioso dei protagonisti. Il ritmo, la scelta delle armonie e la varietà delle melodie tracciano proprio nel protagonista e nella Lady Macbeth due personaggi molto complessi: complici, assetati di potere e assassini.
BISANTI – Il desiderio di possesso, in Rigoletto, emerge prepotente in almeno tre occasioni. La prima è il meraviglioso duetto tra Rigoletto e Gilda del primo atto, pagina musicalmente sublime che nasconde però un amore “patologico” una forma di protezione a tratti inquietante. La seconda è l’esplosione di rabbia durante il duetto Tutte le feste al tempio: lampi musicali che sfociano nella celebre Vendetta, il vero desiderio di Rigoletto, un desiderio “strisciante” fin dalle primissime battute del preludio. L’ultima risiede nel quartetto del terzo atto, in cui il desiderio e la passione carnale del Duca, travolgono Maddalena e squarciano il velo sugli occhi della povera Gilda.

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All’interno dell’opera da te diretta, qual è il momento cui esplode il rosso? E quale, invece, in cui tale colore è meno evidente?
LANZILLOTTA – Direi che il rosso serpeggia attraverso i pentagrammi di Carmen dall’inizio alla fine. Forse il momento in cui è meno “appariscente” è il quintetto.
CIAMPA – Il rosso in Macbeth compare continuamente: è il colore del sangue, del delitto, della “macchia” nell’anima. Il rosso negli occhi delle streghe, il rosso che scorre lentamente dopo l’omicidio di Duncano, che Verdi sapientemente descrive con accordi sospesi, senza far “vedere” alcun omicidio, ma tracciando un momento altissimo di tensione e di attesa.
BISANTI – L’esplosione, anche musicale, del desiderio di vendetta si ha nel duetto che chiude il secondo atto. Invece il finale di Rigoletto rappresenta quasi un momento di “redenzione”, in cui i desideri di possesso e vendetta cedono il passo a una triste rassegnazione per come gli eventi hanno portato a una tragedia che poteva essere evitata.
All’interno dell’opera da te diretta, quale personaggio consideri l’incarnazione stessa del desiderio, in senso positivo o negativo?
LANZILLOTTA – Questa è facile: Carmen stessa.
CIAMPA – Se si parla di potere, Lady Macbeth. Ha un desiderio letteralmente infinito che la guida verso il proprio obiettivo.
BISANTI – Il desiderio è declinato in diverse sfaccettature a seconda delle angolazioni da cui lo si vuole osservare. Rigoletto nutre certamente un desiderio di vendetta nei confronti della figura del Duca, che rappresenta un mondo che ha violato la sua intimità domestica e le regole “perverse” che aveva imposto a se stesso ed alla figlia. Ma esiste anche il desiderio di rivalsa e di emancipazione della stessa Gilda nei confronti di questo padre oppressivo e intimidatorio. Quello di Rigoletto verso la figlia non è l’amore “puro” di un padre, bensì una forma di protezione tesa a conservare la condizione infantile di Gilda, dato che la ragazza è ormai cresciuta e sembra sfuggire al suo controllo. Infine esiste il desiderio più spavaldo, amorale e “consumistico” del Duca che rappresenta tutto ciò che di più carnale e “facile” possa esistere. Un capriccio più che un desiderio: il capriccio che scaturisce dall’abitudine al vizio.

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Secondo te, cosa rende unica (a livello umano e musicale) l’esperienza maceratese?
LANZILLOTTA – Alcune cose non sono facili da spiegare. Venire a Macerata ha lo stesso impatto di quando si entra in un luogo in cui il concetto di bellezza si concretizza in oggettività. Il risultato è un senso di benessere che trasforma la nostra quotidianità. Il Festival, Macerata, e le persone che ci lavorano fanno sì che questa sensazione di energia positiva arrivi immediatamente anche agli artisti. Aggiungo inoltre che la nostra idea di base (fare in modo che produrre un’opera diventi un momento aggregante, quasi familiare oserei dire) diventa rassicurante per tutti. Ed ecco che bellezza e serenità viaggiano insieme a una grande professionalità: tutto ciò crea questa magia.
CIAMPA – Decisamente il luogo ha un fascino senza tempo, che permette di riflettere e scavare in se stessi. Ogni persona che lavora allo Sferisterio percepisce perfettamente di essere parte di una grande macchina teatrale e quella parete altissima diventa emblema di separazione/unione tra realtà e sogno.
BISANTI – La gente che ho incontrato. È un ambiente meraviglioso, stimolante, fatto da persone giovani che amano Macerata e il suo Festival. La città è viva, partecipa e si sente: esiste una particolare energia che percorre le mura e le pietre di questo luogo magico. Un’energia che ha trovato un punto di catalizzazione in Francesco Lanzillotta, il quale si è fatto carico di offrire il suo straordinario talento e tutta la sua voglia di fare per attrarre l’attenzione del mondo su questa importante e storica rassegna musicale estiva. Sono felicissimo di far parte di questa “annata” che spero resti nei cuori dei maceratesi proprio come le migliori annate degli ottimi vini della zona!
Un pensiero a tema “rosso desiderio” per il pubblico che verrà ad ascoltarti…
LANZILLOTTA – Che Bisanti ricompri la sua Ducati rossa e che Ciampa si tagli il codino.
CIAMPA – Rosso desiderio, 
                Non sarà un refrigerio.
                Desiderio rosso,
                Farà d’animo un colosso.
BISANTI – Amo molto una frase di William Blake: «Coloro che reprimono il desiderio, lo fanno perché il loro desiderio è abbastanza debole da essere represso.»
Avere sempre la forza di seguire i propri desideri, non lasciarli mai svanire e non lasciare mai che gli altri ce li cancellino. Ci deve muovere la passione. Ci deve mantenere vivi! Sempre.

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L’opera che, a tuo giudizio, si sposerebbe alla perfezione con lo Sferisterio del Macerata Opera Festival, ma a cui nessuno ha ancora pensato?
LANZILLOTTA – L’opera ancora da scrivere: una composizione pensata per il Festival e per lo Sferisterio, possibilmente di un compositore italiano.
CIAMPA – Non so se siano già state proposte allo Sferisterio, ma mi piacerebbe realizzare una Gioconda o una Fanciulla del West.
BISANTI – Non so se l’abbiano mai eseguita nel corso degli anni, ma nella cornice dello Sferisterio vedrei splendidamente Mefistofele di Boito: un altro titolo a sfondo “rosso desiderio”!

Lascio a voi le sensazioni suscitate da questa conversazione che, tra il serio e il faceto, è riuscita a mettere in luce qualche aspetto più recondito dei tre Direttori.
Attraverso la loro esperienza,  le loro passioni e i loro desideri istoriati di Rosso, ci hanno sicuramente invogliato a partecipare al Macerata Opera Festival, in attesa di scoprire quale sarà il colore che illuminerà le notti maceratesi nel 2020.
Un grazie quindi a Francesco Lanzillotta, Francesco Ivan Ciampa e Giampaolo Bisanti per essersi messi in gioco e ringrazio altresì la mia carissima collega Angela Bosetto, che mi ha suggerito l’incipit mitologico.

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Crediti fotografici: Michele Monasta, Roberto Ricci, Alfredo Tabocchini e archivi dei tre Direttori intervistati
Nella miniatura in alto: il logo di Macerata Opera Festival 2019
Sotto, da sinistra: Francesco Ivan Ciampa, Giampaolo Bisanti e Francesco Lanzillotta






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