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Nostra intervista ad un'artista straordinaria che sta trionfando nei teatri stranieri e italiani

La Venditelli barocca, classica, belcantista

intervista a cura di Ramón Jacques

Pubblicato il 09 Agosto 2020

200809_Personaggi_00_VenditelliAriannaROMA - Il soprano romano Arianna Venditelli è riuscita a fare una carriera eccezionale che l'ha portata a debuttare ruoli importanti nel repertorio operistico grazie al suo timbro particolare e alla sua ampia estensione vocale. La Venditelli, che si è esibita su importanti palcoscenici in Italia e in importanti festival in Europa, concentrandosi su Mozart, Handel, musica barocca e recentemente Rossini, ha iniziato la sua carriera debuttando al Festival di Salisburgo sotto la direzione di Riccardo Muti. In questa intervista Arianna espone concetti molto chiari e interessanti sulla sua professione, la sua voce, gli obiettivi che si è posta e la direzione che vuole dare alla sua carriera.

Arianna come ti sei avvicinata al canto? Perché hai scelto di diventare una cantante lirica?
Mi è sempre piaciuto cantare e, a quanto raccontano i miei genitori, ho cominciato quasi da subito ad intonare canzoncine e melodie varie. Ho cantato durante l’infanzia e l’adolescenza in cori di voci bianche e giovanili, ma il vero avvicinamento al canto lirico è avvenuto più o meno a 19 anni.
Ho scelto di fare la cantante lirica perché mi è sempre sembrata l’arte che indagasse più a fondo le potenzialità della voce umana e che ne facesse dono al pubblico attraverso un’altra arte che mi ha sempre affascinata tanto, quella della recitazione.

Come descriveresti la tua voce oggi? E quale sarebbe la prima aria, ruolo ecc che faresti ascoltare a chi non ha avuto la possibilità di averti sentito cantare?
La mia voce è molto particolare e non di facile descrizione. In qualche modo può essere considerata ibrida. Ho eseguito infatti con piacere ruoli da soprano lirico e anche da mezzosoprano acuto. Amo molto i caratteri teatrali irruenti e che si esprimono attraverso l’agilità, svettando in acuto ma anche mantenendo una tessitura molto centrale. Per questo motivo farei ascoltare “Crude furie” dal Serse di Handel ma anche il ruolo di Donna Elvira del Don Giovanni di Mozart, altrimenti, anche se non l’ho ancora debuttato, probabilmente il ruolo di Vitellia da La clemenza di Tito che comprende nella scrittura lirismo, agilità e grandi prove di estensione vocale, oltre ad essere un personaggio teatralmente molto affascinante!

Raccontaci in breve la storia della tua carriera professionale
Come dicevo, ho cominciato lo studio del canto a 19 anni e ho debuttato a 23 nella Betulia Liberata di Mozart con il maestro Muti a Salisburgo. Da quel momento, Mozart, è stato il compositore che ho eseguito di più: Vesperae solennes de confessore e Messa in C, Aminta nel Re Pastore a Trieste, Despina di Così fan tutte al Regio di Torino, Zerlina al Festival dei Due Mondi con James Conlon, la Contessa Almaviva di Nozze di Figaro a Tenerife e a Bologna, Fiordiligi al Teatro Olimpico di Vicenza poi a Ravenna, Piacenza, Novara e nel circuito marchigiano nello splendido allestimento di Pier Luigi Pizzi e Donna Elvira a Vicenza, a Brema e al Festival Di Beaune e un meraviglioso recital di grandi arie mozartiane con la Münchner Rundfunkorchester.

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Mozart, Mozart, Mozart: e poi?
Con mia grande gioia anche Händel comincia ad essere un mio punto di riferimento: oltre a un fastastico tour messicano di cantate hendeliane con i bravissimi Les Musiciens du Louvre diretti da Francesco Corti, ho avuto il piacere di debuttare nella prima opera di Händel, Rodrigo, nel ruolo di Florinda, al Festival de Beaune con Thibault Noally e nel ruolo eponimo del Serse con Ottavio Dantone a Ravenna, Piacenza, Modena e Beaune; e sarò presto Armida nel Rinaldo a Losanna con un cast incredibile. Ma uno dei miei sogni rimane sempre il Gioachino Rossini serio. Ho già debuttato Matilde nell’ Elisabetta Regina d’Inghilterra, con J.C.Spinosi, Amaltea nel Mosè in Egitto al San Carlo diretta da Stefano Montanari e, una delle mie più grandi aspirazioni divenuta realtà, Ermione, ruolo Colbran molto intenso e impegnativo che ho interpretato al San Carlo di Napoli nel novembre del 2019 diretta da Alessandro de Marchi con la regia di Jacopo Spirei.

Ritieni che il tuo debutto ai festival di Salisburgo come Cermi nell'opera Betulia Liberata di Mozart diretta da Riccardo Muti  sia stato uno dei momenti più alti della tua carriera? Quali altri potresti menzionare?
Certamente è stata un’esperienza grandiosa e ho un bellissimo ricordo di quella primissima produzione operistica della mia vita. Altri momenti che considero alti e importanti per me e per la mia carriera sono certamente il recital del 2016 al Prinzregententheater di Monaco con Alessandro De Marchi e la Münchner Rundfunkorchester nel quale ho interpretato come unica cantante della serata le arie di Fiordiligi, Donna Elvira, Cherubino e Zerlina; l’Orphée et Eurydice di Gluck al festival di Baden Baden con la regia di John Neumeier; La Semele di Hasse al Theater an der Wien che mi ha permesso di cantare per la prima volta un’opera di questo straordinario compositore che mi auguro di incontrare di nuovo nella mia carriera.

Quali ritieni che siano le sfide più difficili nella professione di una cantante d'opera?
Capire quale sia il repertorio ideale, le proprie qualità tecniche acquisite pur restando fedeli all'idea di una vocalità sempre in evoluzione. Non è facile come sembra.

Chi o cosa ha influenzato positivamente la tua carriera?
I miei genitori che mi hanno sempre sostenuta e mi sono sempre vicini. La mia insegnante, Mariella Devia, sulla quale posso sempre contare, tecnicamente e umanamente. Il mio compagno che mi sprona sempre e mi tiene per mano in questo bellissimo percorso. Alcuni dei miei più cari amici cantanti con i quali discuto spesso di canto e non solo!

Qual è stato il consiglio più utile che ti è stato dato e che ti serve ancora oggi? 
Non saprei dire se c’è un consiglio che ha influenzato positivamente la mia carriera e che seguo ancora. Credo sia più un insieme di insegnamenti che ho raccolto e che si possono riassumere in tre punti fondamentali: studiare sempre per migliorarsi, perseverare nonostante le difficoltà legate a questo magnifico lavoro, amare quello che si sta facendo.

Interpreti molti ruoli del repertorio di Mozart: quale ti ha dato più soddisfazione e cosa pensi che dovrebbe avere un buon interprete di questo stile e repertorio?  
Amo molto Mozart, mi ha sempre accompagnato e insegnato molto. Probabilmente le maggiori soddisfazioni sono deruivate dall'aver cantato e recitato i personaggi di Fiordiligi e Donna Elvira: il primo perché mi ha richiesto sempre tanto, è cresciuto con me attraverso le produzioni, mi ha fatto penare qualche volta, ma è sempre riuscito a regalarmi momenti speciali e grande soddisfazione personale. Donna Elvira invece per la scrittura e il personaggio teatrale; il mio debutto in questo ruolo ha sicuramente sancito l’inizio di un nuovo periodo tecnico personale. Ho scoperto talmente tanto su me stessa che si può parlare di un “prima” e un “dopo” Don Giovanni.
Credo che un buon interprete mozartiano debba essere fedelissimo allo spartito, molto preparato musicalmente, tecnicamente ed essere un bravo attore. Ma anche se inizialmente non si posseggono tutte queste qualità è il ruolo stesso (se è giusto per la vocalità) che obbliga alla trasformazione in questa direzione.

Dei tanti ruoli che hai cantato fino ad ora, qual è quello in cui ti identifichi di più, o che ti piace di più? Parlaci di quelli che hai ancora voglia di affrontare.
L’anno scorso ho debuttato nel mio primo ruolo en-travesti in una produzione operistica. Non credevo sarebbe stato uno dei ruoli nei quali mi sarei identificata di più. Ma così è stato: l’imperatore Serse nella omonima, magnifica, opera hendeliana.
Certamente anche il ruolo di Ermione, di cui parlavo prima, è stato un grande punto di arrivo, dopo tanto studio, e per questo lo ritengo un ruolo che mi rappresenta, o per lo meno rappresenta il mio futuro. Infatti mi piacerebbe moltissimo intraprendere la strada dei ruoli rossiniani scritti per la celebre Isabella Colbran. Parallelamente mi piacerebbe interpretare i grandi ruoli di Gluck (Alceste, Iphigénie en Tauride, ecc.) e credo che questa sia la strada giusta per me.

La tua carriera è stata anche strettamente  collegata alla musica barocca. Cosa ti ha attratto di questo particolare genere e repertorio?
Mi ha sempre attratta la musica barocca. Mi ha portato anche tante soddisfazioni e la possibilità di conoscere grandi artisti e debuttare bellissimi ruoli. Nel 2015, quando ho vinto l’ “audience award” al Cesti-competition di Innsbruck ho iniziato un percorso (in parte continuato perché già nei primissimi anni di carriera ho cantato moltissimo repertorio barocco in concerto) che  ha influenzato positivamente la mia carriera sia nello stesso repertorio barocco sia in quello classico. Devo molto all’Innsbrucker Festwochen e ad Alessandro De Marchi per questo.

200809_Personaggi_01_VenditelliArianna_Serse 200809_Personaggi_02_VenditelliArianna_Ermione

Pensi che offra più possibilità e libertà interpretative non sapendo esattamente come è stato cantato in passato?
Credo che la libertà interpretativa scaturisca sempre dalla precisione, dalla raffinatezza tecnica e dal rispetto dello spartito. Non so quindi se ci sia più libertà interpretativa di quanta ce ne possa essere, ad esempio, nel periodo classico o nel belcanto.

Nell'ottobre 2018 sei stata solista dei tre concerti dell'orchestra francese Les Musiciens du Louvre in tournée in Messico, l'hai menzionato come un punto importante della tua carriera.  Potresti condividere il motivo per cui questo tour è importante per te e quali ricordi hai di quell'esperienza in Messico?
L’esperienza in Messico è stata una delle più travolgenti della mia vita, e non sto esagerando. I mesi successivi sono stati un eterno ricordare quei bellissimi dieci giorni. I luoghi che ho potuto visitare, la luce, il cibo, le sale da concerto, il Festival Cervantino (il festival musicale più importante del Messico, ndr), le bellissime cantate di Händel e soprattutto il calore e la partecipazione del pubblico, mi hanno riempito gli occhi e il cuore. Tre concerti indimenticabili!

Ricordo che in quei concerti hai cantato brillantemente la cantanta Crudel tiranno amor, HWV 97 e la cantata Delirio amoroso (Da quel giorni fatale) HWV 99 (oltre ad altre arie e recitativi). Potresti parlarci del tuo rapporto con Händel e delle difficoltà di interpretare opere concepite per essere cantate da castrati?
Le opere concepite per essere cantate da castrati sono sempre ardue ma, a mio parere, proprio per questo, molto coinvolgenti.  I cambi continui di tessitura, l’agilità, le folli arie di furore e i momenti patetici sono sempre sfide che accetto di buon grado e che mi piace superare. Senza contare che i personaggi sono molto caratterizzati e quindi interessantissimi da interpretare. Händel è uno dei miei compositori preferiti e mi auguro di interpretare tantissimi ruoli maschili e femminili per tutta la mia carriera

Secondo la tua esperienza pensi che le opere barocche, antiche o poco conosciute, debbano essere eseguite principalmente in concerto anziché con produzione teatrali, in modo che un artista possa cantare ed esprimersi  più libero e più concentrato sul canto e sulla musica?
Non saprei. Non disdegno l’opera in concerto, l’interpretazione fa comunque parte dell’esecuzione e quindi, almeno per me, non cambia molto da quel punto di vista, ma preferisco sempre di più l’opera in palcoscenico, di qualunque repertorio si tratti.

Parlando di tutt'altro: Arianna Venditelli com’è nella vita di tutti i giorni? Ascolti anche altri generi musicali come pop, folk, jazz? Qualche hobby o passione al di fuori della musica?
Ultimamente, complice il lockdown, mi è venuta una grande passione per le piante. Mi piace curarle, nutrirle, vederle crescere e scoprire anche il mondo degli insetti che le abitano, parassiti o predatori che siano, un mondo che mi affascina sempre di più.  Anche se non lo faccio spessissimo mi piace il trekking in alta montagna.  Parlando della musica invece mi piace molto ascoltare cantautori italiani e francesi, il jazz, il punk e la musica popolare tradizionale italiana e del mondo.

Come hai gestito il tempo in questo periodo di  pausa inaspettata per il tuo vantaggio personale e artistico?
Non è stato facile ma ho continuato a seguire le lezioni online con la mia insegnante e ho studiato un paio di ruoli dei miei sogni... e anche qualcosa che probabilmente non canterò mai.

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Grazie per l'intervista Arianna, per finire, potresti darci dal tuo punto di vista qualche riflessione sul mondo della lirica di oggi?
Mi auguro solo che questo periodo drammatico, che ha portato alla luce gli annosi problemi contrattuali della nostra categoria di lavoratori, porti alla soluzione di questi ultimi e non ad un peggioramento delle condizioni lavorative. Credo che le forze e le voci rinnovatrici delle nuove generazioni, se non soffocate, possano portare cambiamenti sostanziali nel modo di vivere il mondo della lirica (che è più vivo che mai) sia dalla parte degli “addetti ai lavori” che del pubblico.

Crediti fotografici: fotografie fornite dall'Artista
Nella miniatura in alto: Arianna Venditelli felice a Venezia
Sotto, in sequenza: tre fotoritratti scattati in occasioni diverse (quello centrale la ritrae nelle vesti di Argia, per la Merope di Broschi)
Al centro, in sequanza: nei panni di Serse (Händel) e in quelli di Ermione (Rossini)
In fondo: Arianna Venditelli con Les Musicians du Louvre alla Sala Nezahualcóyoti di Città del Messico (foto gentimente concessa da Cortesia Cultura UNAM)






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