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Le Vie dell'Amicizia Ravenna-Atene al Pala De André dopo il concerto in Grecia

Inno alla gioia per tutti gli europei

servizio di Attilia Tartagni

Pubblicato il 12 Luglio 2019

190712_Ra_00_LeVieDellAmicizia_RiccardoMuti_phSilviaLelliRAVENNA - Schieramento imponente  di musicisti e di coristi l’11 luglio 2019 al Pala De André per il concerto  più atteso del Ravenna Festival, già presentato due giorni prima, il 9 luglio, all’Odeon di Erode Attico sul pendio dell’Acropoli di Atene di fronte a 5000 spettatori. In programma la Nona sinfonia in Do minore op.125 di Ludwig van Beethoven che si conclude con il coro “Inno alla gioia” su versi di Schiller, adottato come Inno dell' Unione Europea. Sia che venga letto come invito alla pace e alla fratellanza fra gli uomini, sia come brano musicale che rappresenta l’Europa unita, esso racchiude in sé il significato di tutti i viaggi dell’Amicizia dal 1997 e particolarmente  del viaggio che ha portato Ravenna Festival 2019 in Grecia stringendola all’Italia in un nodo musicale significante, due paesi affacciati sul Mare Mediterraneo in cui è nata la civiltà europea e di cui l’Unione Europea non potrebbe fare a meno.
«In ognuno dei nostri viaggi – ha avuto modo di spiegare Riccardo Muti – chiediamo ai musicisti delle orchestre e dei cori del luogo di aggregarsi alle nostre compagini: musicisti seduti allo stesso leggio spesso non hanno in comune che la musica, eppure riescono ad esprimere la stessa idea, lo stesso concetto.»

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Sotto le bandiere greca, italiana ed europea, il palco è gremito da un esercito ordinato di 200 elementi composti dall’unione dell’Orchestra Giovanile Luigi Cherubini con le formazioni elleniche Athens State Orchestra, Thessaloníki State Symphony Orchestra, Ert National Symphony Orchestra, Greek Youth Symphony Orchestra, City of Athens Symphony Orchestra, City of Athens Philharmonic a cui si aggiungono le voci del Coro Costanzo Porta insieme a quelle dell’Ert National Choir e del Choir of the Municipality of Athens, preparati dai maestri Antonio Greco e Stavros Beris. Solo al IV movimento si uniranno il soprano di origine kazaka Maria Mudryak, il mezzosoprano russo Anastasia Boldyreva, il tenore Luciano Ganci e il basso, anch’esso di origine russa, Evgeny Stavinsky. Tutti sono in silenziosa attesa del direttore M° Riccardo Muti: quando sale sul podio, è subito ovazione.
Lasciato decantare l’impatto dei due inni nazionali con il  pubblico in piedi, molti con la mano sul cuore,  una consuetudine ineludibile dei concerti dell’Amicizia, Muti si concentra un istante prima di avviare la partitura della Nona sinfonia. E’ un monumento alla musica, una composizione vagheggiata a lungo da Beethoven ma formalizzata soltanto fra il 1822 e il 1824, con la coda finale di un recitativo strumentale e di un cantato corale e solistico che si allarga ad abbracciare il mondo in una prospettiva di pace e di bellezza. In questa composizione c’è tutto lo scibile di un musicista illuminato e della sua epoca, dalle frequenti variazioni all’uso scaltro della strumentazione, dal contrappunto sacro al registro lirico e drammatico. Sotto la marea musicale montante, affiora lentamente il tema che sfocerà nella marcia gioiosa finale. “Abbacciatevi, moltitudini! Questo bacio al mondo intero” è il messaggio di fratellanza che Beethoven ha mutuato dal poeta Fredrich Schiller. Nella sofferta maestosità della Nona Sinfonia e nella sua gioiosa conclusione, si configura lo sforzo titanico del singolo nell’affermare la propria visione enciclopedica del mondo segnando anche il destino di un’epoca.
Fin dalle prime battute è evidente che il M° Muti sente la sinfonia come sua, la dirige con una tensione continua seguito dalla compagine eterogenea che egli stesso ha plasmato in pochi giorni, uniforme negli intenti e nei gesti, sprigionando un’armonia così evidente che il pubblico ne è come soggiogato.
In questa splendida architettura sonora oltre alla perfezione tecnica della scrittura e dell’esecuzione c’è il testamento professionale e di vita di un grande musicista e l’utopia di un progetto di fratellanza universale che nella musica si è già compiuta un’infinità di volte, l’ultima appena due giorni prima ad Atene, e si rinnova in questo concerto in cui i valori musicali, culturali ed etici sono una cosa sola. Anche questo inserire le voci umane all’ultimo facendole esplodere nella melodia della gioia dopo un cammino tutto strumentale è una innovazione e contemporaneamente l’apogeo dell’esecuzione ravennate, entusiasmante e con tutto il fascino del live che nulla ha a che vedere con l’ascolto da dischi, cd o dvd.
Alla sua conclusione, scandita dalla scudisciata di bacchetta del maestro, sono seguiti  interminabili applausi del pubblico in piedi, tanti anche per i due maestri dei cori Antonio Greco  e Stavros Beris. Credo che la sensazione comune nel pubblico fosse di avere assistito a un evento eccezionale, a un rito collettivo che trascende il semplice concerto.

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Poi il M° Muti, secondo uno schema che gli è ormai solito, afferrato il microfono ha rafforzato da par suo il messaggio beethoveniano: «L’Europa senza gioia non ha senso e non dobbiamo dimenticare quanto della nostra civiltà provenga dalla Grecia antica. Perfino il nome Europa è greco ed è alla Grecia che dobbiamo concetti fondanti della nostra civiltà come democrazia (governo del popolo), politica (occuparsi della polis-città) e il fiorire della filosofia, dell’arte, della scienza che hanno dato impulso allo sviluppo della civiltà mediterranea» e proseguendo «La Musica è un valore fondamentale perché supera le differenze e accomuna nello stesso linguaggio giovani di aree geografiche e culturali diverse. Non mi stancherò mai di affermare che la scuola deve prevedere l’educazione musicale e la storia della musica che è più italiana di quanto non si creda, qui sono nati i generi, gli strumenti più preziosi, i grandi musicisti invitati presso le corti straniere, il concerto grosso di Arcangelo Corelli, l’opera e perfino i modi di tenere l’archetto sul contrabbasso, quello tedesco e quello francese, sono entrambi italiani, di Bottesini e di Dragonetti. Ci hanno tolto anche questo» e rivolgendosi al primo violino Francesco Manara, ha continuato «Ho sempre avuto fiducia nei giovani,  la giovane Orchestra Cherubini, colonna portante del Festival ravennate, è fatta di giovani bravissimi e sono già passati trent’anni da quando assunsi Francesco alla Scala di Milano. Mi si diceva: deve avere esperienza. Ebbene, io la penso come Oscar Wilde, l’esperienza non è che il termine con cui definiamo i nostri errori.»
Pillole di saggezza non solo musicale che Muti ha rivolto in particolare alla Presidente del Senato della Repubblica, Maria Elisabetta Alberti Casellati,  che ha onorato della sua presenza questo evento greco-ravennate, e alle tante autorità,  dal Sindaco al Prefetto ravennati, anticipando che le stesse sollecitazioni pro-musica nelle scuole le rivolgerà presto anche alla massima carica dello Stato, il presidente Mattarella, perché quelli che Muti ha definito “i miei ultimi singulti” non rimangano lettera morta né, come ha aggiunto in uno scatto umoristico per bilanciare la drammaticità della frase precedente “un dialogo fra Muti e sordi”.
Il concerto di Ravenna sarà trasmesso su RAI 1 lunedì 5 agosto, alle 23.30, con immagini riprese al concerto svoltosi ad Atene.

Crediti fotografici: Silvia Lelli per Ravenna Festival
Nella miniatura in alto: il maestro Riccardo Muti






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