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Efficacissima regia di Emma Dante e splendida conduzione musicale di Francesco Ivan Ciampa

Un Macbeth da urlo

servizio di Simone Tomei

Pubblicato il 21 Luglio 2019

190721_Mc_00_Macbeth_RobertoFrontaliMACERATA - "Rosso desiderio" non è solo la passione (carnale e amorosa), ma anche la sete di potere, motivo per cui il Macbeth di Giuseppe Verdi si inserisce a pieno titolo nel filo conduttore che lega la triade delle opere proposte dal Macerata Opera Festival 2019. L'allestimento è quello che da Palermo a Torino – in coproduzione con Macerata – ha trovato per mano della regista siciliana Emma Dante la sua concretizzazione visiva, coadiuvata nell'aspetto dalla scenografia di Carmine Maringola, dai costumi di Vanessa Sannino, dalle luci di Cristian Zucaro e dalle coreografie di Manuela Lo Sicco.
Siamo di fronte a un'eccellenza del Teatro d'Opera al netto di alcune scelte, a mio avviso di dubbio gusto, ma che, in un consesso così malefico e demoniaco qual è la tragedia di William Shakespeare, possono inserirsi abbastanza agevolmente senza nulla togliere alla complessiva ottima riuscita dello spettacolo.
Entrando nello spazio dello Sferisterio non possiamo non rimanere colpiti dalle scene: essenziali, ma comunque in grado di riempire in maniera magistrale l'ampio spazio del palcoscenico. Si tratta di sei inferriate a raggiera di misura via via crescente, che poi si muoveranno sapientemente durante l'intera vicenda  in modo da creare all'uopo i necessari spazi scenici (a volte dividendo, altre proteggendo) e al tempo stesso di lasciar scorrere liberamente gli eventi.
Il minimalismo degli arredi è assai significativo e il trono del secondo atto (formulato in stile bizantino) su cui il protagonista sale, si compone a poco a poco durante il brindisi mediante una sequenza di piccoli scranni che vanno a formare una sontuosa scalinata. E' proprio in questa ascesa che la figura del fantasma di Banco appare per far vacillare il passo di Macbeth, l'usurpatore del regno.
L'essenzialità prosegue nella seconda parte dell'opera, ma anche qui non diventa un fattore di demerito, anzi, si percepisce davvero che con pochi ma significativi elementi, è possibile tradurre in visione un sì magnifico testo e una altrettanto coinvolgente musica riuscendo a coniugare le necessità dei tempi teatrali con l'immediatezza del loro pieno significato
Tutto il lavoro della Dante è volto a celebrare la sua terra siciliana, trasformando la foresta di Birnam in un giardino di fichi d'India il cui significato è ravvisabile nelle sue note di regia, dove sostiene: «Quando con lo scenografo Carmine Maringola ci arrovellavamo per trovare non una cartolina ma un bosco che comunicasse l'idea di pericolo, la mente si è posata quasi subito su questa pianta piena di spine che feriscono... una natura selvaggia e perniciosa
E quale maggior significato potevasi trovare?
Vi è inoltre un rapporto fra sacro e profano molto intenso, che tende a creare contrasti talvolta aspri, ma densi di forte pathos. È così che Duncano (dopo un sontuoso ingresso contornato da attori e giocolieri) diventa, una volta assassinato, la raffigurazione del Cristo sul Golgota perché anche lui, come Gesù, è re innocente e vittima sacrificale. Immensa la scena che conclude il primo atto, nella quale sette spade rivolgono la loro punta verso il re ormai morto e che richiama i quadri di un tempo che illustravano il cuore trafitto di Maria. Saranno proprio quelle spade che, ancor più numerose, si punteranno su Macbeth morente e lo seppelliranno mentre il coro inneggia alla vittoria.

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Non si fa economia nemmeno sul tema della maternità, o meglio della genitorialità, affidato in toto alle streghe, viste come alter-ego della coppia malvagia: nel primo atto un lenzuolo insanguinato ci fa capire la perdita della loro illibatezza, mentre, in un una danza quasi satanica, esse copulano con uomini-satiri con il viril membro visibilmente esposto. Il frutto di questo rito si esplicita nel terzo atto dove i feti, partoriti in due pentoloni, vengono avvolti nel suddetto lenzuolo e portati fuori scena dai satiri stessi.
La sublimazione della genitorialià mancata per la coppia malefica è evidente anche quando il protagonista fa il suo ingresso in scena su di un cavallo scheletrico (che ricorda Il Trionfo della Morte, l'affresco staccato conservato nella Galleria regionale di Palazzo Abatellis a Palermo) materializzandosi proprio sotto il suddetto lenzuolo, quasi a voler assumere la paternità di tale atto. Ma è solo un'illusione interrotta dall'arrivo di Lady Macbeth, che lo induce ad atti inconsulti per soddisfare le sue ambizioni e il desiderio di potere.
Nulla è lasciato al caso e la sensazione complessiva è quella di una serata di grande teatro, in cui vi è piena consapevolezza dello spazio a disposizione, del carattere dei personaggi, della sapiente capacità di gestione delle masse (in maniera organica e funzionale al dramma) e di aver compreso appieno l'essenza più intima di una tragedia in musica, in cui l'arte del Bardo e la maestria del Cigno di Busseto hanno dato vita a uno dei capovalori assoluti del melodramma.
Rosso sì, ma anche nero, simbolo di quel male e di quella perfidia che popolano la mente di Lady Macbeth e obnubilano quella di Macbetto. Un nero però macchiato dal candido bianco che riveste i letti della grande scena del sonnambulismo. Letti che, guidati anonimamente da attori, fanno da contorno al canto della protagonista e al suo incedere. Ella desidera addormentarsi su di essi, ma non ci riesce, quasi fosse una sorta di tortura che la porta alla pazzia, poiché ogni volta che ne tocca uno, il lenzuolo si macchia di sangue a ricordarle gli abominevoli delitti compiuti. Alla fine essi diverranno la sua bara, che sfilerà sullo sfondo del palscoscenico all'inizio del quarto atto, perfetta metafora del clima di morte che si respira in quel momento.
Il grande coro Patria oppressa diventa anch'esso un momento in cui il colore nero (di cui sono vestiti tutti i coristi) prende il sopravvento, ma sarà imperlato da tanti lenzuoli bianchi che andranno a coprire le altrettante vittime distese sul palcoscenico, mentre il canto corale esprime uno dei lamenti più commoventi mai composti per un'opera.

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Ecco che reale e immaginifico, magia e superstizione, sacro e profano, bene e male, trovano una loro piena e sapiente amalgama in un lavoro che esalta la bellezza del Teatro fatto con eccellenza.
Ma l'opera non è solo visione, bensì anche musica e alla fine dell'esecuzione ho pensato subito che avrei voluto dire al maestro Francesco Ivan Ciampa: «Ho ascoltato la tua miglior direzione in assoluto e dire che ne ho sentite parecchie. Ma stasera ho percepito un'interazione magica con lo spartito, materializzatasi in un suono roboante, ma non volgare, sentimentale, ma non mieloso, nitido, ma non meccanico, elegante, ma non spocchioso... La tua mano ha saputo condurre gli strumenti alla ricerca di un suono vero, reale, concreto, quasi metafisico, volto a cogliere le sfaccettature di ogni singola frase.»
E nel testo di Francesco Maria Piave molte frasi (quando non le singole parole) necessitano di non rimanere "sole" nell'anonimato di un sottofondo, ma debbono trovare proprio nell'accompagnamento la necessaria linfa vitale per sprigionare il loro più intimo significato. Un lavoro certosino che si è risolto con una perfetta aderenza tra buca e palco.
Venendo al cast, Roberto Frontali è stato un Macbeth da manuale, complici una presenza scenica e un'aderenza al personaggio che hanno fatto della sua performace il fiore all'occhiello della produzione. Non si può non ammirare l'eleganza del fraseggio, la pregnanza della parola, la precisione nella dizione e la veemenza nella concitazione. Mal per me che t'affidai (intensa pagina della prima versione del 1847 inserita più come perla musicale che non come necessità drammaturgica) è stata così densa di pathos, tristezza, abbandono e annichilimento dell'animo da suscitare in me una grande commozione.
Encomio anche per Saioa Hernandez (al debutto come Lady), di cui colpisce innanzitutto la magmatica e generosa vocalità, ma al contempo affascina l'uniformità del suono e la zona medio grave sonora e ricca di armonici. Il ruolo è impervio e rischioso, ma le doti vocali del soprano non hanno vacillato in nessun momento grazie anche alla elegante capacità di gestione della gamma dei colori e delle intenzioni caratteriali.
Musicalmente valido il Banco di Alex Esposito, anche se il colore della voce lo rende, per il momento, non troppo credibile nel ruolo affrontato. Nel primo duetto con Macbeth a tratti risultava più scura la voce del protagonista ed anche l'aria, Studia il passo, o mio figlio... Come dal ciel precipita seppure eseguita con notevole cura, mancava di quella cavata e di quel magma profondo che mi sarei aspettato di trovare.
Commovente il Macduff interpretato da Giovanni Sala, il quale, rispetto all'ascolto dello scorso anno nei panni di Tamino in Il flauto magico di W.A. Mozart, ha fatto un grande salto di qualità con una vocalità ancora più curata e tornita, una gestione dell'acuto ben salda e intenzioni di fraseggio eleganti.
Non da meno il Malcom di Rodrigo Ortiz, che si è rivelato un fine interprete, ammantato di un timbro nobile e di una sfrontata spavalderia (che non guasta).
Due voci che mi hanno molto colpito sono state quelle di Fiammetta Tofoni (Dama di Lady Macbeth) e Giacomo Medici (Medico): i loro interventi durante la grande scena del sonnambulismo sono brevi, vuoi per la loro collocazione ai lati del palco, vuoi per il momento drammatico e tragico che investono, ma la loro voce è stata come un filo di seta che ricama un bellissimo lenzuolo, imperlandolo di colore e donandogli luminosità. Ne risentiremo parlare, li riascolteremo... e io spero di esserci.
A completamento del cast Cesare Kwon (Domestico, Sicario, Araldo), Bruno Venanzi (Prima apparizione), Giulia Gabrielli (Seconda e Terza apparizione).
Da citare anche i bravi attori Francesco Cusumano (Duncano) e Nunziatina Lo Presti (Fleanzio).
Diretto dai maestri Martino Faggiani e Massimo Fiocchi Malaspina, il Coro lirico marchigiano "Vincenzo Bellini" (in forma splendente) è stato cornice e quadro allo stesso tempo, oltre che un valido sostegno nei momenti di assieme e l'emozionante protagonista all'inizio del quarto (dove la pagina musicale Patria oppressa ha fatto venire al sottoscritto la pelle d'oca), per poi concludere magistralmente l'opera con l'inno dell'ultima versione (Macbeth, Macbeth ov'è?) mescolandosi con il pubblico per via della sua collocazione nel parterre dell'anfiteatro.

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Astanti in letterale delirio in una serata meno affollata della precedente, ma chiunque abbia ancora qualche dubbio in merito alla popolarità del titolo si dovrà ricredere anche alla luce dell'eco positiva e propulsiva che si è propagata per tutta Macerata e per tutto il web grazie alla diretta di Radio Tre.
(La recensione si riferisce alla recita di sabato 20 luglio 2019)

Crediti fotografici: Ufficio stampa Macerata Opera Festival
Nella miniatura in alto: il baritono Roberto Frontali (Macbeth)
Sotto: ancora Roberto Frontali con Saioa Hernandez (Lady Macbeth)
Al centro in sequenza: tre immagini forti inventate dalla regista Emma Dante
Sotto in sequenza: foto panoramiche sull’allestimento con le scenografie di Carmine Maringola, i costumi di Vanessa Sannino, le luci di Cristian Zucaro






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Placido Domingo fa 50
servizio di Simone Tomei FREE

190811_Vr_00_GalaPlacidoDomingo50_FotoEnneviVERONA - Un'Arena gremita da quasi quindicimila spettatori per lui: l'artista, il tenore, il baritono, il direttore d'orchestra, ma fondamentalmente l'Uomo, ossia Plácido Domingo. Era il lontano luglio 1969 quando, mentre il primo essere umano metteva piede sulla Luna, l'Uomo debuttava sul palcoscenico dell'anfiteatro scaligero nel ruolo di Calaf della
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Opera dal Nord-Est
Il Radames di Simoncini
servizio di Simone Tomei FREE

190810Vr_00_Aida_SamueleSimoncini_FotoEnneviVERONA - Ho anticipato la mia partenza di un giorno per Verona in quanto avevo il piacere di ascoltare l'esordio nell'anfiteatro scaligero del tenore senese Samuele Simoncini nel ruolo di Radames; in passato ci siamo inseguiti nei vari teatri, ma non avevo ancora avuto il piacere di ascoltarlo per intero in un ruolo operistico. Ecco che questo evento
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Opera dal Centro-Sud
A Martina Franca rivive l'Orfeo
servizio di Valentina Anzani FREE

190810_MartinaFranca_00_Orfeo_RaffaelePe_phClarissaLapollaMARTINA FRANCA (TA), 2 agosto 2019 – Per la creazione di un pasticcio, nel Settecento, il compositore che si occupava dell’allestimento, o i cantanti stessi del cast, selezionavano arie tratte da più opere. I criteri di scelta comprendevano la loro fama e quanto esaltassero le qualità vocali di chi avrebbe dovute eseguirle. Non stupisce se il risultato,
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Opera dal Centro-Sud
Spasso nelle masserie d'Itria
servizio di Valentina Anzani FREE

190810_MartinaFranca_00_OpereInMasseria_LaviniaBini_phClarissaLapollaMARTINA FRANCA (TA), 1° agosto 2019 – Dall’anno passato il Festival della Valle d’Itria affianca alle tradizionali produzioni operistiche a Palazzo Ducale una proposta che unisce la valorizzazione del territorio pugliese a una formula di spettacolo particolarmente interessante. Cinque masserie hanno ospitato altrettante recite dei due intermezzi
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Opera dal Nord-Est
L'inizio agosto di Traviata Carmen Aida
servizio di Simone Tomei FREE

190808_Vr_00_Traviata___FotoEnneviVERONA - La canicola di fine luglio sembra aver lasciato posto a un clima più mite che mi permette di affrontare senza afe soffocanti altre tre serate musicali (piuttosto affollate) all'Arena di Verona per darvi conto dei cast alternativi del Festival 2019: tutti i cast alternativi sono stati accolti dal pubblico in modo complessivamente positivo.
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Jazz Pop Rock Etno
Dalla canzone... al Jazz
servizio di Attilia Tartagni FREE

190306_Alfonsine_00_EmiliaZamunerALFONSINE (RA) - “La vita è l’arte dell’incontro” ha detto Massimo Moriconi, storico bassista di Mina che dal 1983 è presente in tutte le produzioni della "Tigre di Cremona", prima di intraprendere il concerto di lunedì 5 agosto 2019 nel Giardino della Biblioteca Comunale di Alfonsine. Lo è certamente per i musicisti per cui venire a contatto con
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Concorsi e Premi
Premio Callas alla Kabaivanska
servizio di Angela Bosetto e Simone Tomei FREE

190805_Vr_00_PremioCallas_RainaKabaivanska_ph000VERONA - Sulle note malinconiche del Preludio della Traviata, le immagini dell’omonimo film operistico di Franco Zeffirelli si mescolano alle foto del maestro fiorentino e di Maria Callas. Inizia così il 2 agosto 2019, nell’elegante cornice dell’Arena Casarini dell’Hotel Due Torri (che deve il proprio nome ai suggestivi affreschi del pittore veronese Pino Casarini), la
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Pagina Aperta
Cosė ti insegno le Nozze
servizio di Attilia Tartagni FREE

190803_Ra_00_ItalianOperaAcademy_RiccardoMutiRAVENNA - Anche quest’anno, il quinto dell’Italian Opera Academy creata dal M° Riccardo Muti per formare giovani musicisti alla direzione d’orchestra e all’accompagnamento al pianoforte dei cantanti, due concerti al Teatro Alighieri hanno coronato due settimane di intenso lavoro mattutino e pomeridiano nel teatro di tradizione popolato di giovani
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Opera dal Nord-Est
Un Elisir connesso ai tempi
servizio di Cristina Chiaffoni FREE

190804_Pd_00_ElisirDAmore_JessicaNuccio_phGiulianoGhiraldiniPADOVA - L’ambientazione scelta da Padova Teatro Stabile rappresentata artisticamente dal geniale uomo di teatro e direttore artistico Federico Faggion è altamente suggestiva e ricca di memorie. Il castello dei Carraresi in Piazza Castello, divenuto poi carcere e le celle sono ben visibili, illuminate di rosa e d’azzurro quasi per temperare l’angoscia sottile che
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Opera dal Nord-Est
Arena, le repliche di luglio
servizio di Simone Tomei FREE

190731_Vr_00_Carmen_GeraldineChauvet_FotoEnneviVERONA - Come è consuetudine da diversi anni la frequentazione veronese mi porta a seguire con interesse l’avvicendarsi dei cast nei titoli in cartellone del Festival areniano. Stavolta la prima incursione in terra scaligera mi vede spettatore di alcune serate di fine luglio.

Carmen – 23 luglio 2019
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Echi dal Territorio
Il Duo Génot in Sant'Andrea
servizio di Gianluca La Villa FREE

190731_Levanto_00_AlessandraGenotLEVANTO (SP) - 30 luglio 2019, ore 21,30 Chiesa di Sant'Andrea - Nell’ambito dei concerti classici proposti con dovizia ogni anno dalla rassegna concertistica di Levanto diretta dal maestro Aldo Viviani si è tenuto un interessante e originale concerto del Duo Génot, Alessandra Génot al violino e Massimiliano Génot al pianoforte, imperniato
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Eventi
Il Giglio apre con la Tosca
redatto da Simone Tomei FREE

190725_Lu_00_CartelloniLiricaProsaDanza_MarcoGuidariniLUCCA - Il 19 luglio 2019 sono stati presentati, durante la consueta conferenza stampa, al Teatro Del Giglio i cartelloni delle stagioni di lirica, prosa e danza 2019-2020. Erano presenti all'incontro: Alessandro Tambellini, sindaco del Comune di Lucca, Stefano Ragghianti, assessore alla cultura; per il Teatro del Giglio: Giovanni Del Carlo (amministratore
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Opera dal Centro-Sud
Rigoletto al Luna Park
servizio di Simone Tomei FREE

190722_Mc_00_Rigoletto_AmartuvshinEnkabatMACERATA - Ancora una sera in cui il tema "Rosso Desiderio" declina verso un altro significato (ossia il desiderio di vendetta da affogare nel sangue) che trova nel Rigoletto di Giuseppe Verdi la sua più ideale collocazione, complice il famoso duetto che conclude il secondo atto Sì vendetta, tremenda vendetta. Un'altra serata di grande Teatro musicale,
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Opera dal Centro-Sud
Un Macbeth da urlo
servizio di Simone Tomei FREE

190721_Mc_00_Macbeth_RobertoFrontaliMACERATA - "Rosso desiderio" non è solo la passione (carnale e amorosa), ma anche la sete di potere, motivo per cui il Macbeth di Giuseppe Verdi si inserisce a pieno titolo nel filo conduttore che lega la triade delle opere proposte dal Macerata Opera Festival 2019. L'allestimento è quello che da Palermo a Torino – in coproduzione con Macerata – ha
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Opera dal Centro-Sud
Carmen danza al Crazy Horse
servizio di Simone Tomei FREE

190720_Mc_00_Carmen_IreneRoberts.jpegMACERATA - Arrivando qui non si può fare a meno di notare una città festante e dipinta di Rosso Desiderio, colore che imperversa in ogni via e arreda ogni vetrina, facendo sì che in ciascun angolo se ne respirino il calore e l'essenza più intima. Un rosso intenso, un rosso che richiama il tema guida del Macerata Opera Festival 2019. La città intera si è
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