Pubblicato il 16 Dicembre 2018
La brava pianista ferrarese ha portato nel Ridotto del Teatro Abbado uno degli autori preferiti
Ecco la Carini, ecco Schumann servizio di Athos Tromboni

181216_Fe_00_MariaCristinaCariniFERRARA - La musica pianistica di Robert Schumann... e il recital di Maria Cristina Carini nel Ridotto del Teatro Comunale "Claudio Abbado" per la stagione cameristica del Circolo Frescobaldi. Ecco le due motivazioni che hanno indotto il pubblico ferrarese alla partecipazione dell'appuntamento musicale. Se poi si tratta del 18 pezzi caratteristici per pianoforte Davidsbündlertänze op.6 e delle 8 fantasie della Kreisleriana op.16 ci sono ulteriori motivazioni che coinvolgono sia lo studioso acculturato che il pubblico generico: quelle motivazioni afferiscono principalmente il come si suona Schumann e il perché di una data interpretazione.
Andiamo con ordine: si tratta di lavori giovanili del tedesco scritti rispettivamente nel 1837 e nel 1838 ma sono pieni di quella carica emotiva che caratterizzerà le più intense opere del compositore nella maturità, prima della pazzia.
All'inizio del 1837 il compositore viveva in stato di appassionata disperazione, a causa dell'allontanamento forzato dall'amata Clara Wieck; i timori di perderla per sempre lo prostravano. Fu lei, Clara, che fece il primo passo verso la riconciliazione; e così il coraggio del compositore si rinvigorì portandolo ad accettare la proposta di lei, che di matrimonio si sarebbe potuto parlare, ma non prima che Schumann avesse trovato un lavoro, una sistemazione, una fonte di guadagno: nacquero perciò, sull'onda emotiva del rinascente rapporto, i 18 pezzi caratteristici per pianoforte: in essi si alternano momenti luminosi, altri lirici, altri riflessivi e malinconici. L'anno successivo, ma in effetti pochi mesi dopo, nacquero le fantasie della Kreisleriana, vera "summa" di invenzioni ritmiche incomparabili, e di complessità melodiche inusitate per l'epoca. Schumann innamorato, Schumann creativo, Schumann determinato, Schumann concreto. Non si può prescindere da queste considerazioni quando ci si approccia alle due composizioni, tanto per ascoltarle, e tanto più per eseguirle.
E la Carini ha mostrato di avere interiorizzato non solo le note, ma anche gli umori reconditi del compositore, traferiti poi nel proprio tocco e nella propria maniera di utilizzare il pedale di risonanza del pianoforte. Ed ha eseguito tutto a memoria... «Suonare a memoria. Chiamatela pure un'audacia... testimonierà ben sempre la grande forza dello spirito musicale. Perché questa buca del suggeritore? Perché questo peso al piede, se ci sono ali alla testa? Non sapete che un accordo, letto dalla musica, per quanto sia liberamente toccato, non suona nemmeno per metà così liberamente come uno sonato di fantasia?»: sono le parole di un celebre aforismo di Robert Schumann tratto dai suoi scritti "La musica romantica".

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Ecco il come si ha da suonare quel compositore se si vuole trasmettere al pubblico la simbiosi fra interprete e autore. La Carini l'ha fatto. E per quanto riguarda il perché più sopra citato, rileviamo che non solo nelle mani agilissime, nelle dita affusolate, ma addirittura nello sguardo della pianista, nel suo gesto misurato, si sono intravisti ora i momenti luminosi, ora l'abbandono lirico, ora il raccoglimento riflessivo e malinconico che furono di Schumann; cioè i suoi sentimenti, così come vengono raccontati dalle analisi psico-espressive che la letteratura musicologica ci ha tramandato dalla metà dell'Ottocento ai giorni nostri.
Ottimo recital pianistico, dunque, premiato da un grande calore del pubblico presente a cui la Carini, per ringraziamento, ha offerto come bis fuori programma una splendida Mazurka di Chopin.

Crediti fotografici: Fototeca gli Amici della Musica Uncalm
Nella miniatura in alto e sotto: la pianista Maria Cristina Carini durante il recital nel Teatro Abbado





Pubblicato il 26 Agosto 2018
Secondo concerto ferrarese dell'orchestra giovanile europea in tempo di buskers
Euyo e il pubblico va in delirio servizio di Athos Tromboni

180826_Fe_00_Euyo-GianandreaNoseda_phMarcoCaselliNirmalFERRARA - Introdotto da una conferenza stampa il 24 agosto, in pieno Buskers Festival 2018, è stato presentato il secondo concerto della European Union Youth Orchestra (per tutti, ormai, la “Euyo”) a coronamento della residenza ferrarese di questa orchestra giovanile europea. All’incontro con la stampa, oltre a un nutrito gruppo di giornalisti e di abbonati alle stagioni del Teatro Comunale Claudio Abbado e di Ferrara Musica, hanno partecipato il vicesindaco della città estense, Massimo Maisto, la presidente del Teatro Abbado, Roberta Ziosi, il direttore artistico di Ferrara Musica, Dario Favretti, e il direttore artistico del Buskers Festival, Stefano Bottoni. Così il concerto pre-serale della Euyo del 25 agosto è stato presentato come un ideale connubio un po’ etico e un po’ eretico della musica colta e della musica dei menestrelli di strada. Anche perché terminato il concerto dentro il teatro, molti strumentisti dell’orchestra giovanile sono scesi in strada per essere, almeno quella notte, buskers a tutti gli effetti.
Il secondo concerto della Euyo a Ferrara s’è dimostrato particolarmente atteso: infatti, nonostante la data agostana, più inedita che insolita per la musica classica in città, il Teatro Abbado era gremito in ogni ordine di posti, e mentre gli spettatori “classici” ascoltavano rapiti, e a tratti anche estasiati, le musiche di Leonard Bernstein, Fryderyk Chopin e Petr Ilic Chajkovskij dentro il teatro, appena fuori e in contemporanea - nelle vie prospicienti - molti capannelli di gente seguivano con allegria i suonatori di strada impegnati in musiche prevalentemente popolari ed etniche (quest’anno il Buskers Festival aveva come nazione ospite l’Irlanda).
Dunque la Euyo, sotto la bacchetta di Gianandrea Noseda, ha concluso a Ferrara una tournée estiva che l’aveva portata precedentemente nei teatri e festival di Bolzano, Varsavia, Berlino, Amsterdam, Londra, Stresa; stesso programma musicale, e sempre Noseda sul podio, con pianista ospite il coreano Seong-Jin Cho.
Il primo brano (Leonard Bernstein: Divertimento per orchestra) è stato eseguito da un’orchestrona di oltre cento elementi, con una sezione di ottoni rinforzatissima, l’arpa e il pianoforte innestati nel mezzo degli archi e un trombone basso e una tuba basso a calcare la mano sulle squille gravi. Bellissimo effetto d’assieme, sotto l’attenta guida di Noseda, che ha richiesto e ottenuto fortissimi altisonanti, stop and go ricorrenti ed eletrizzanti, eleganti svolazzi degli archi nel mezzo-forte dei due tempi di danza centrali (il Valzer e la Mazurka) e apoteosi finale del tutti orchestrale nella Marcia The BSO Forever conclusiva, dedicata alla memoria dei direttori della Boston Symphony Orchestra commissionaria del lavoro, Boston Symphony che ha avuto sul podio lo stesso Bernstein per lunghi anni. Era il centenario della nascita del direttore-compositore americano; l’omaggio di un suo pezzo di successo in apertura di concerto della Euyo era dovuto.

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Poi l’orchestrona si è snellita, divenendo un’orchestra sinfonica tradizionale per l’esecuzione del Concerto per pianoforte e orchestra n.2 in Fa minore Op.21 di Chopin, che ha segnato il debutto a Ferrara del giovane pianista coreano Seong-Jin Cho - vincitore del selettivo Concorso Chopin di Varsavia nel 2015 - un debutto baciato dal trionfo di pubblico, visto che ha dovuto concedere due bis (le variazioni su La Campanella di Paganini di Franz Liszt e il Träumerei di Robert Schumann) e far capire a un pubblico insistentemente plaudente - chiudendo il coperchio della tastiera e abbracciando il primo violino della Euyo, Samuel Garcia - che la sua esibizione sarebbe finita lì. Ma veniamo al Secondo concerto di Chopin (in realtà il primo scritto dal compositore polacco): è evidente che la tecnica di Seong-Jin Cho è da primi della classe; ha una concezione dell’interpretazione che lo porta a mettere in campo (almeno in questa serata, con Chopin) un atteggiamento antitetico dell’esuberanza. Compassato, calmo, incurante di avere l’orchestra attorno probabilmente perché la “sente” e mostra di non aver bisogno di dedicarle attenzioni particolari, ma attento alle indicazioni del direttore: più volte infatti Noseda, negli scatti fra un tempo lento e l’impennata verso un agitato o un presto a tutta orchestra, ha occhieggiato significativamente al pianista, invitandolo e portandolo verso un necessario connubio del rapporto solo-orchestra; il momento più bello del connubio si è evidenziato nel tempo centrale del Concerto chopiniano (un Larghetto) dove il direttore ha guidato l’orchestra a mani nude, senza bacchetta, ricavandone una delicata, suadente, intrigante parapolifonia in accompagnamento alla solare cantabilità dei temi affidati alla tastiera. A conclusione diciamo che “il ragazzo si farà” (parafrasando il verso di una celebre canzonetta di Francesco De Gregori) perché se è vero che nei bis suonando da solo egli ha furoreggiato, è altrettanto vero che nel rapporto con l’orchestra - almeno in questa circostanza e secondo un nostro giudizio estemporaneo - ci sono margini di miglioramento che Seong-Jin Cho deve affrontare; sennò rischia di diventare “träumerei” il repertorio per piano e orchestra di Beethoven, Schumann, Brahms, Liszt.
Dopo l’intervallo è ritornata in scena l’orchestrona dei cento elementi e passa, per eseguire la Sinfonia n.5 in Mi minore Op.64 di Petr Ilic Chajkovskij. Se nel tempo centrale del Concerto di Chopin, il direttore Noseda ha saputo mostrare cosa siano la leggerezza e il canto lieve del suono d’assieme, qui, in Chajkovskij, ha dato corpo e consistenza ai concetti di volume, equilibrio, dinamica e rubato orchestrale. Una coinvolgente esecuzione, la sua, con i giovani e giovanissimi della Euyo sempre pronti ai suoi comandi. E al di là di piccole imprecisioni (i pizzicati e qualche arco che ha svaporato il suono nello stop all’unisono) bisogna concludere che la Euyo è una bella realtà; e i ferraresi l’hanno già sentimentalmente adottata, prolungando gli applausi fino al delirio: e fino ad ottenere due bis fra i quali, quello finale, una musica di Marcia allegra suonata tutti in piedi e a capannelli, violini coi violini, viole con le viole, legni coi legni, ottoni con gli ottoni, eccetera, senza la guida del direttore; Noseda, infatti, li ha lasciati fare, sedendosi sorridente sulla predella del podio ad ascoltare. Una gag? Sicuramente, ma il finale inaspettato ha concluso in gioia un bel concerto e una serata splendida; dentro il teatro con i musicisti “classici” e fuori - in strada - con i buskers. Questa è Ferrara.

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180826_Fe_03_Euyo-GianandreaNoseda_phMarcoCaselliNirmal

Crediti fotografici: Marco Caselli Nirmal per il Teatro Comunale Claudio Abbado - Ferrara Musica
Nella miniatura in alto: il direttore Gianandrea Noseda
Sotto: la presentazione del concerto della Euyo in tempo di Buskers Festival, con (da sinistra) Dario Favretti (direttore artistico di Ferrara Musica), Massino Maisto (vicesindaco di Ferrara), Stefano Bottoni (direttore artistico del Buskers Festival), Roberta Ziosi (presidente del Teatro Comunale Claudio Abbado)
Al centro: il pianista coreano Seong-Jin Cho
In fondo: panoramica sull’orchestra e il direttore





Pubblicato il 27 Giugno 2018
Bach e Mozart pianistici eseguiti dal virtuoso francese ospite dell'Orchestra Cherubini
David Fray e il suo latu-sensu servizio di Athos Tromboni

180627_Ra_00_OrchestraCherubiniDavidFray_phSilviaLelliRAVENNA - Teatro Alighieri gremito per il concerto pianistico con musiche di Johann Sebastian Bach e Wolfgang Amadeus Mozart: alla tastiera e contemporanea direzione d'orchestra c'era il francese David Fray; e ad ospitarlo c'era l'Orchestra Giovanile Luigi Cherubini in una formazione più che cameristica, visti i raddoppi delle sezioni degli archi soprattutto in Bach. Il programma di sala proponeva il Concerto per pianoforte e archi in Re minore Bwv 1052 e il Concerto per pianoforte e archi in La maggiore Bwv 1055 entrambi del compositore nativo di Eisenach; e - subito dopo - il Concerto per pianoforte e orchestra n.24 in Do minore K 491 di Mozart.
I due concerti bachiani sono, come noto, trascrizioni per tastiera (clavicembalo, per la verità) di due concerti andati perduti, il primo per violino e archi e il secondo per oboe e archi: se eseguiti al pianoforte esigono diteggiatura pulitissima e sincronia perfetta con gli archi, oltreché un equilibrato compenso dinamico fra tastiera e archi; la qual cosa è stata messa in bella mostra da Fray: egli ha eseguiti entrambi i concerti a memoria, alzandosi dal pianoforte solo quando, all'inizio di movimenti centrali o finali, la tastiera entra dopo l'orchestra: qui abbiamo cercato di capire se Fray, oltre che ottimo pianista, avesse "stoffa" per aspirare alla carriera di direttore, similmente a molti altri pianisti che lo hanno preceduto (per esempio: Daniel Barenboim)... Certo il suo gesto, senza bacchetta, è ampio, indicativo, molto esuberante. Ma come una rondine sola non fa primavera, un solo concerto con il ruolo di esecutore-direttore al pianoforte non ci consente di azzardare un giudizio o una previsione. Basti qui dire che l'effetto sul pubblico è stato positivo...
A proposito: perché il pubblico del Teatro Alighieri, quella sera, batteva le mani nelle pause di passaggio da un movimento all'altro dei due concerti bachiani? Pecche di cultura musicale di invitati degli sponsor?
Fortuna che i ssttt! ssttt! decisi e possenti della parte di pubblico un po' più competente hanno zittito gli applausi compulsivi, almeno per il concerto di Mozart...
Torniamo alla musica, anzi, all'esecuzione: raccolto e intensamente serioso nel Concerto in Re minore Bwv 1052, Fray si è sciolto alla luminosa e frizzante gioiosità del La maggiore nel concerto Bwv 1055. Ha usato - in entrambe le esecuzioni - il pedale smorzatore con intelligenza, ricavando un suono secco che ben si combinava con le risposte degli archi nel gioco dei contrappunti e delle citazioni tematiche.

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Dopo l'intervallo, in Mozart, il pedale è stato usato con più libertà espressiva, anche per dare un senso alla tonalità di modo minore che fa del Concerto K 491 un preziosissimo pezzo pre-romantico (insieme al Concerto K 291 "Jeunhomme" e al Concerto K 466): composto nel 1786, il K 491 esce dalla logica dei concerti "galanti" introducendo nell'ordito musicale molti elementi di concitazione e anche certe atmosfere patetiche (nel senso veramente romantico del termine); le melodie sono intense, riflessive, in tutti i temi del primo movimento; e i contrasti fra suoni acuti e suoni gravi, così come i rimandi fra il solo e il tutti, delineano uno stile che esploderà con Beethoven e con i compositori del primo Ottocento. In particolare il Larghetto centrale è uno degli adagio fra i più commoventi scritti da Mozart e qui il rapporto fra gli strumentini e la tastiera diventa veramente il botta-risposta di una passione intima e sofferta.
David Fray è stato ottimo interprete, dando l'impressione di aver compreso e metabolizzato il lato-sensu dello spirito romantico nella musica di Mozart. Del resto se questo pianista ha appena inciso, come dicono le cronache, un disco per la Erato con musiche di Chopin e, qualche tempo prima, un altro disco con musiche di Schubert, non ci vuole molto a capire che la sua sensibilità batte oggi là dove lo spirito romantico è più (pianisticamente) fulgente.
Due altri encomi, al termine di questa cronaca: uno per il violino di spalla dell'Orchestra Cherubini, Adele Viglietti, alla quale Fray lanciava di tanto in tanto un occhiata volgendo appena la testa, per suggerire attacchi e dinamiche che lei, la violinista, aveva comunque già intuito e trasmesso all'orchestra; l'altro encomio alla flautista Viola Brambilla in perfetta sintonia con il pianista in Mozart, e soprattutto nel citato Larghetto centrale dove il flauto accompagna e stimola le dolci note malinconiche della tastiera.
Bis a grande richiesta, concesso: ancora Bach, per applausi che si sono dimostrati calorosissimi. (Concerto di martedì 26 giugno 2018)

Crediti fotografici: Silvia Lelli per Ravenna Festival 2018
Nella miniatura in alto: un'intensa espressione del pianista David Fray






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Parliamone
Il viaggio di Roberto. Parliamone
intervento di Athos Tromboni FREE

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La Euyo prende residenza a Ferrara e Roma

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Le due facce di Rigoletto
servizio di Attilia Tartagni FREE

181130_Ra_00_Rigoletto_AndreaBorghini_phZaniCasadioRAVENNA - Il Rigoletto del 28 novembre 2018 andato in scena al Teatro Alighieri è ambientato a Mantova, e possiede, come il suo ambiguo protagonista, due facce:  da una parte  la corte dei Gonzaga lussureggiante di pitture manieriste (la camera degli sposi di Mantegna incornicia il talamo in cui verrà sedotta Gilda rapita), dominata
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Opera dal Centro-Nord
Ovazioni finali per l'Otello
servizio di Attilia Tartagni FREE

181126_Ra_00_Otello__phZaniCasadioRAVENNA - Il 25 novembre, giornata mondiale della violenza sulle donne,  è andato in scena al Teatro Alighieri il più celebre “femminicidio” operistico: Otello dall’omonimo testo teatrale di William Shakespeare, musica di Giuseppe Verdi, libretto di Arrigo Boito, antico detrattore verdiano che seppe riportare il maestro alla creazione a 16
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Opera dall Estero
Trionfo per Samson et Dalila
servizio di Simone Tomei FREE

181126_MonteCarlo_00_SamsonEtDalila_AnitaRachvelishvili_phAlainHanelMONTE-CARLO - Ho scelto di iniziare il mio scritto con queste pennellate frutto dei miei studi e delle mie letture di approfondimento prima della visione dell’opera Samson et Dalila di Camille Saint-Saëns la cui rappresentazione si è concretizzata domenica 25 novembre 2018 al Grimaldi Forum - Salle de Princes quale titolo inaugurale della
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Classica
Progetto Lauter per Courbet
servizio di Edoardo Farina FREE

171124_Fe_00_ProgettoLauter_NicolaBruzzoFERRARA - Curato dall’Associazione “Lauter”  in collaborazione con Ferrara Arte in occasione della mostra Courbet e la Natura allestita nel Palazzo Dei Diamanti, il 22 novembre 2018 presso il Teatro Comunale “Claudio Abbado” della città estense nell’ambito della stagione 2018/2019 di Ferrara Musica, è andato in scena un suggestivo concerto
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Opera dal Centro-Nord
Nabucco molto molto bello
servizio di Attilia Tartagni FREE

181124_Ra_00_Nabucco_SerbanVasile_phZaniCasadioRAVENNA - È un Nabucco biblico-archeologico colossale che oltrepassa i confini della scena, azzera le barriere dello spazio e del tempo e scatena la fantasia ad aprire la "Trilogia d’Autunno 2018" del Teatro Alighieri. La prevaricazione del potere sull’individuo, il filo conduttore delle tre opere in programma, si configura in ogni tempo con la falsità dei
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Diario
Lezione cantata sulla 'parola scenica'
Simone Tomei FREE

181119_Piombino_00_BrunoDeSimone_phFrancescoLiviPIOMBINO - Raccontare l’esperienza vissuta in un fine settimana a sud di Livorno è per me non solo piacevole ma anche motivo di orgoglio: nel pomeriggio di sabato 17 novembre 2018 ho infatti condiviso il palcoscenico del Teatro Metropolitan di Piombino con un grande artista che, come spesso ho avuto modo di affermare a voce e per iscritto
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Opera dal Nord-Est
Applauditissimi i Puritani
servizio di Rossana Poletti FREE

181118_Ts_00_Puritani_KatiaRicciarelliTRIESTE - Grande serata alla prima di I Puritani di Vincenzo Bellini al Teatro Verdi di Trieste, preceduta da una attesa carica di aspettative. L’aver scelto poi Katia Ricciarelli per la regia ha creato una forte esposizione mediatica. Il Verdi ha deciso questo titolo per l’avvio di stagione, l’ha affermato il sovrintendente Stefano Pace durante una delle
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