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L'amore ond'ardo... idee e sentimenti, passato presente e futuro del baritono Mario Cassi

Vado dove mi porta la voce

a cura di Angela Bosetto e Simone Tomei

Pubblicato il 29 Agosto 2018

180829_00_Personaggi_Mario Cassi_phFrancescoSquegliaVERONA - Incontriamo… ebbene sì “non son solo, siamo in due”, come direbbe il bohémien Rodolfo agli amici di ventura nel capolavoro pucciniano. Per questo ameno confronto con il baritono aretino Mario Cassi ho voluto accanto a me una cara amica e collega, Angela Bosetto, con la quale ho condiviso serate estive in Arena e pomeriggi invernali al Teatro Filarmonico di Verona.
Sono le ore 18 di un torrido 24 agosto 2018: ci è testimone l’orologio di Piazza Bra che oltre a suggerirci l’ora è diventato anche luogo di ritrovo per la nostra allegra compagnia. Ci siamo tutti - Mario, Angela ed il sottoscritto - e calpestando le roventi pietre del Liston ci dirigiamo verso il cancello 57, dove è atteso il nostro artista per “trucco e parrucco” in quanto alle 20,45 vestirà i panni di Figaro, factotum della città, in Il barbiere di Siviglia, capolavoro buffo di Gioachino Rossini.
La passeggiata inizia, ma quasi subito viene interrotta da alcuni melomani che, riconoscendolo, fermano Mario per una foto di rito e un autografo; imperterriti, proseguiamo il nostro cammino, ma non prima di aver sorseggiato in piedi un buon caffè, nell’ultimo bar che si affaccia sulla piazza.
Nel nostro procedere verso il tempio della musica veronese, iniziamo la piacevole chiacchierata: un racconto della vita professionale di Mario Cassi, accompagnato dai ricordi di esperienze ed emozioni, più che un’intervista tout court, per riuscire a cogliere qualcosa di più del suo animo di artista.
Varchiamo il mitico cancello 57 e l’odore della Musica comincia a farsi sentire, sempre più pregnante; le pietre dell’Arena “sputano” tutto il calore accumulato nel corso della giornata, ma con quel sapore di “eterno” che rende più sopportabile l’afa agostana; dentro tutto inizia a muoversi con frenetica flemma, ma noi rubiamo ancora qualche minuto al protagonista dell’opera per concludere la prima parte della chiacchierata.
Vedrete che alla fine - gli artisti famosi sono così - il tutto si svolgerà in tre riprese, anche per rispettare i sacri tempi del Teatro, che impongono rituali e necessità tecniche ben definite, al fine di regalare al pubblico una serata di grande musica.
“Dammi il braccio, o mia piccina” e, parafrasando ancora La bohème di Giacomo Puccini, invito Angela a recarci presso l’arcovolo numero dodici per ritirare i biglietti, notando con piacere come una brezza rinfrancante stia mitigando la calura opprimente di poco prima. E l’antipasto è servito...

Quando è avvenuto il tuo “felice innesto” con la lirica?
Molto presto. Da piccolo facevamo le vacanze estive girando in auto l’Italia e, durante uno di quei viaggi, sentii per caso in macchina una cassetta di mia madre. Conteneva le registrazioni della Bohème, soprattutto, di Carmen, in forma di suite orchestrale. La musica di Bizet mi fulminò e non appena uscì al cinema il film di Francesco Rosi (Carmen, 1984) lo andai a vedere. L’amore per la lirica è cominciato così, anche se, all’epoca, per me l’opera più che altro era Carmen.

Un amore a prima vista o un percorso ragionato?
Forse è stato più un percorso perché, durante l’ora di musica alla scuola media, la professoressa ci faceva ascoltare i grandi del melodramma e fu lì che iniziò a svilupparsi la passione vera e propria, il che mi fa capire quanto sia importante l’insegnamento musicale nelle scuole. Infatti nel 1987, come premio per l’ottimo ottenuto agli esami di terza media, chiesi di essere portato in Arena per assistere ad Aida. Invece la prima opera che vidi in assoluto fu la diretta televisiva del Nabucco scaligero del 1986, diretto dal maestro Riccardo Muti. L’amore passò così da Carmen ai grandi dell’Ottocento, soprattutto italiano, in particolare Rossini, Bellini, Donizetti e il primo Verdi, che sarebbero divenuti in seguito i miei autori di riferimento. 

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Come è stato quel primo impatto con l’Arena, da spettatore?
Mi aspettavo l’Aida storica, invece mi trovai davanti quella spettacolare e ipermoderna di Piero Zuffi. Al di là dello stupore per l’enormità dello spazio areniano, quando vidi l’allestimento rimasi un po’ deluso perché mi sembrava evocasse cose estranee al contesto. Però alla fine, nonostante l’iniziale diffidenza, ne fui conquistato. Secondo me, il tipo di pubblico che fa “bene all’opera” è quello che viene, sì,a teatro con le proprie idee, ma che accetta comunque di mettersi in gioco e di lasciarsi rapire da ciò che vede. L’emozione si coglie anche se anche se arriva da uno spettacolo con canoni estetici inaspettati.

Musicalmente come ti sei formato?
Da ascoltatore, ho iniziato a girare i teatri, a partire da quello del Maggio Fiorentino dove, dal 1989 in poi, ho visto praticamente tutti gli spettacoli. La prima volta al Maggio mi colpirono in particolare tre capolavori: Pelléas et Mélisande di Debussy, Idomeneo di Mozart e, soprattutto, I puritani di Bellini (con mise en scène di Giorgio de Chirico e una funambolica Luciana Serra) che furono la folgorazione. Così la passione si è trasformata in studio della musica e della vocalità. Ho iniziato con il pianoforte per comprendere meglio gli spartiti, poi (al compimento dei 18 anni) sono passato al canto con la mia maestra di Arezzo, Slavska Taskova Paoletti.

Il tuo ricordo personale del maestro Alberto Zedda?
Bellissimo, quasi un sogno. Quando arrivai al ROF nel 2011 per Il barbiere di Siviglia, ero guidato dal grande amore per Gioachino Rossini (il mio primo ruolo importante era stato Germano in La scala di seta) e sino ad allora avevo visto il Maestro Zedda solo in televisione. Quando spiegava come andava eseguita la partitura aveva negli occhi una luce speciale. Ti faceva capire parola per parola, battuta per battuta qual era il senso della concertazione di Rossini, scavando nella musica e donando una gioia incredibile a noi, che eravamo strumenti nelle sue mani. Essendo l’unico della compagnia a non aver mai cantato con lui, arrivai a Pesaro con un forte senso di soggezione, ma la prima cosa che mi disse fu di darsi del tu (per me, difficilissimo). Ricordo che attaccai l’aria pensando: “Ora me la distrugge e dirà che non va bene niente”. Invece ne fu contento (il fraseggio gli andava molto bene) anche se mi diede vari suggerimenti d’intenzioni. Infatti, più che sulla musica o sul testo, in cui la mia esecuzione lo lasciava pienamente soddisfatto, il lavoro con lui era basato sulle intenzioni e sul modo di vivere il personaggio. Avevo già fatto il Barbiere diverse volte (fra cui quella, prima e indimenticabile, con Michele Mariotti), però è solo dopo averlo affrontato con Zedda che mi sono sentito padrone del ruolo e penso a lui ogni volta che lo porto in scena. Nonostante abbia fatto mie tantissime suggestioni dei grandi direttori con cui ho avuto il piacere di lavorare dopo, dall’immenso Bruno Campanella a giovani come Omer Meir Wellber o Andrea Battistoni (che mi hanno sempre dato consigli preziosi), colui che ha cambiato il mio modo di vedere Figaro è stato sicuramente il Maestro Zedda.

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Rivivresti con noi le sensazioni e le emozioni del tuo debutto?
Sebbene il primo ruolo sul palcoscenico sia stato Alcindoro della Bohème ad Arezzo, considero il vero debutto La scala di seta al Teatro Mario Spina di Castiglion Fiorentino nel 2001. Fu un esordio preparato con molta calma all’interno di un corso di perfezionamento, il che ci permise di arrivare alla recita con tranquillità. Però il pubblico venne da tutta la Toscana perché il titolo era raro e quella sera la ricordo con il grande piacere di essere arrivato fino in fondo, portando sul palco un ruolo che avevo amato molto, ma che mi aveva anche dato molte pene...

Raccontaci una bella esperienza che porterai sempre nel cuore. Siccome saranno sicuramente tante, diciamo pure la prima che ti viene in mente.
Sinceramente la prima che mi viene in mente è sempre l’ultima in ordine cronologico. In questo momento è Il barbiere di Siviglia del 17 agosto scorso, che ha sancito il ritorno in Arena e alla parte di Figaro in una produzione per me già fortunata e ricca di soddisfazioni. Dopo un mostro sacro come Leo Nucci, riuscire a conquistare il pubblico e addirittura a fare il primo bis della mia carriera, per di più in Arena e dopo tanto tempo che non cantavo il ruolo, è stata davvero un’emozione che fatico a raccontare.

Come affronti lo studio di un nuovo ruolo?
Questo è un punto interessante. Intanto devo essere onesto: amo studiare i ruoli in un tempo lunghissimo. Faccio un esempio: Figaro del Barbiere l’ho debuttato nel 2008, ma lo stavo studiando da circa dieci anni (la prima volta l’ho cantato in una competizione a Spoleto nel 1999). Ora sto per esordire come Conte di Luna del Trovatore di Verdi, ma sono almeno diciotto anni che ne canto arie e duetti nei concerti. Mi sono capitate anche altre parti da imparare in tempo più breve, ma quelle che hanno fatto l’ossatura del mio repertorio hanno sempre avuto un tempo di maturazione molto lungo, dovuto al fatto che mi piace conoscere a fondo la partitura, il libretto e la storia. Nel momento in cui arriva lo spartito, devo sapere a memoria tutte le parole. Per quanto riguarda l’aspetto vocale, preferisco che sia la mia voce ad andare verso il ruolo e non il contrario. Lavoro molto sui vocalizzi e, negli ultimi mesi, mi concentro su fraseggio, legato, durata, possibilità espressive e virtuosistiche, laddove siano richieste dall’autore e necessarie a esprimere il concetto (il puro esibizionismo proprio non mi interessa). Così, giorno per giorno, porto progressivamente la voce a fare ciò che la mente sa e legge nello spartito, ma che non sempre esce fuori. Inoltre mi faccio ascoltare da maestri di canto, che possono anche essere colleghi di cui ho grande stima, e da pianisti. Ognuno mi porta a rifinire l’interpretazione finale.

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Qual è il tuo rapporto con i registi lirici e le richieste della “messa in scena” in generale?
Il discorso è abbastanza complesso perché viviamo in una stagione in cui la messa in scena lirica è divenuta di importanza cruciale, in positivo e in negativo. Il mio rapporto con i registi è abbastanza differenziato: con alcuni (penso a maestri come Hugo de Ana o Lamberto Puggelli) è stato veramente splendido, in quanto nato dalla voglia di imparare e di mettermi al servizio delle loro bellissime idee, che mi hanno permesso sia di crescere artisticamente, sia di fare spettacoli che sono rimasti nella memoria mia e del pubblico. Invece con altri, quando sento che mancano la conoscenza del testo, della musica e a volte persino l’amore per il nostro lavoro, tendo a bloccarmi, forse per difendere me stesso e l’opera lirica per come la amo e per come ho sempre pensato che debba essere fatta. Altre volte la collaborazione non è facile perché le richieste lasciano un po’ perplessi e non capisci quanto siano fatte per un’autentica idea o un semplice capriccio. In ogni caso, mi piace moltissimo mettermi a disposizione della visione creativa del regista, senza imporre le mie idee, anche se magari quel ruolo l’ho fatto cento volte. Anzi, mi piace seguire le intuizioni altrui quando sono interessanti e convincenti.

Sei alla seconda stagione areniana come Figaro nel Barbiere di Siviglia, dopo il debutto del 2015. Cosa è cambiato in questi tre anni?
A meno che non sia una sostituzione last minute (cosa che negli ultimi anni capita spesso), riprendo sempre lo studio sullo spartito come se fosse la prima volta che lo affronto. Lo stesso vale per il ritorno a una produzione che ho già fatto: se cambiando i colleghi e il direttore, mi piace ripartire senza pensare a quello che facevo ieri, ma a quello che vorrei fare oggi. In questi tre anni ho lavorato molto sull’emissione per renderla più omogenea, quindi rinforzando la parte centrale della voce, ma mantenendo la luminosità in acuto e senza gonfiare i suoni. Inoltre ho cercato di dare a Figaro maggior energia e brillantezza, così da rendere al meglio il factotum della città che vive qualunque situazione come un’esplosione di gioia. Quest’anno devo dire grazie alla presenza fondamentale di Andrea Battistoni, con cui nel 2015 avevo fatto Carmina Burana. Ha un’idea del Barbiere che mi trova perfettamente d’accordo e quindi mi permette di cantarlo in maniera molto libera.

Che emozioni ti dà questo ruolo e come è cresciuto con te nel tempo?
Quando un ruolo si fa tante volte, il rischio è di scadere nella routine, ma in questo caso è difficile perché la cavatina è un tale banco di prova (con delle variazioni, poi, che portano due volte la voce al La naturale) che necessita sia di una forma fisica perfetta (e di una notevole padronanza dei mezzi), sia di un impegno tale che “abituarvisi” è impossibile. A chi mi chiede se sono stufo di Figaro, rispondo di no proprio perché non sono ancora riuscito a fare tutto quello che vorrei. Ci sono tanti punti dell’opera che potrei eseguire meglio. Questo tipo di ragionamento all’inizio può essere frustrante perché non si è mai contenti, ma, dall’altro lato, permette di portare avanti un ruolo per anni e anni senza stancarsi mai. Credo che il mio Figaro sia cresciuto perché la maturazione vocale e artistica di ogni cantante indiscutibilmente arriva anche al ruolo, ma ovviamente l’emozione è sempre tanta, specialmente all’entrata. Se fai bene la cavatina, il pubblico si accende e senti di portare felicità a chi ti ascolta e questo credo sia il massimo che si può sperare.

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Hai avuto la possibilità di interpretare tutti e tre i Figaro operistici: quello di Rossini (Il barbiere di Siviglia), quello di Mozart (Le nozze di Figaro) e quello di Mercadante (I due Figaro). Spiegaci come hai vissuto le diverse facce del personaggio.
I tre Figaro li feci tutti nel 2011, portandoli poi avanti nel tempo. Vocalmente non si potrebbe pensare a tre tipologie più differenti. Per esempio il Figaro di Mozart è un basso-baritono ma dai colori schiettamente baritonali, mentre quello di Mercadante è un baritono altrettanto basso ma con accenti pre-verdiani. Anche a livello psicologico i caratteri sono estremamente diversi: quello di Rossini è positivo, quello di Mercandante è cinico e pieno di aspetti negativi, mentre quello di Mozart è forse quello più dotato di un’umanità fresca e immediata. Cantarli tutti e tre non solo ha cambiato il mio approccio al Figaro rossiniano (ho iniziato a vedere e a inserire in lui degli aspetti non dico cinici, ma forse un po’ più cattivelli), ma mi ha anche fatto riflettere sempre di più sul carattere del personaggio che ho portato e che continuo a portare in scena regolarmente.

Ti è mai capitato di non entrare in sintonia con un personaggio perché non riuscivi a comprenderne la natura?
Premetto che il mio approccio ai personaggi è brechtiano: cerco di vederli e costruirli da fuori senza portare me stesso in scena. Sono convinto che il personaggio sia molto più interessante di chi lo interpreta, il che mi ha fatto anche scontrare con dei registi. Con il tempo, però, sono diventato più accondiscendente e ho cominciato a usare il mio vissuto qua e là, specialmente sui ruoli più drammatici, cercato di rivivere alcuni momenti in prima persona per portare in scena qualcosa che venisse da me e non dallo studio. Detto questo, chi sceglie di interpretare dei personaggi, li ama tutti, anche se non danno i risultati sperati. Un po’ come un pittore o uno scultore che resta legato per sempre a ogni suo lavoro, anche se poi riconosce che, magari, quella particolare opera non era così bella. Psicologicamente non ho mai avuto difficoltà a calarmi in un ruolo, piuttosto, a volte, si può averne a calarsi nell’idea che ne ha il regista.

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Ancora piacevolmente frastornati dal rocambolesco finale del primo atto del Barbiere areniano messo in scena da Hugo de Ana, sembra quasi anche a noi “d’esser con la testa in una fucina”, ma tutt’altro che orrida, anzi! Ci incamminiamo, attraversando una platea pullulante di persone, verso il camerino di Figaro per proseguire la chiacchierata. Nei corridoi del retropalco, quasi  ogni passo corrisponde a un saluto: per un cantante, un corista, un orchestrale o un membro dello staff della Fondazione Arena. Arcovolo dopo arcovolo, quel sapore di “eternità” mista a Musica torna ad invadere i nostri sensi e  a inebriarci lo spirito.
Terminato il cambio del costume, Mario Cassi è di nuovo a nostra disposizione, mentre i suoi occhi brillano ancora dell’energia che solo il palco e il pubblico dell’Arena regalano a chi li conquista.

Quale ruolo ti assomiglia di più a livello caratteriale?
Indubbiamente Figaro, ma, complice la toscanità, anche Gianni Schicchi, nonostante l’abbia cantato una sola volta (motivo per cui mi piacerebbe molto rifarlo). Forse vi stupirò, però caratterialmente i personaggi con cui mi identifico di più sono quelli del baritono nobile, da Alphonse della Favorite di Donizetti a Valentin del Faust di Gounod. Lì ho davvero usato il metodo Stanislavskij dell’identificazione col personaggio, accompagnando la musica con il ricordo di un’emozione vissuta.

Un personaggio che ami come ascoltatore, ma che non canteresti mai?
Ce ne sono tanti, ma penso in particolare ad Amonasro (Aida) e ad Alfio (Cavalleria rusticana), personaggi un po’ unidirezionali senza grandi sfaccettature o momenti in cui affiori il dubbio, piuttosto che il pentimento o un’emozione accesa, tutti dettagli che invece accendono la mia fantasia di interprete.

La tua voce ti ha portato lontano. Oggi dove vuole condurti?
Amo pensare di aver sempre lasciato decidere a lei... io ho cercato di assecondarla e rispettarla, dandole i dovuti momenti di riposo e nutrendola con tante lezioni. Lei mi ha condotto lontano in tutti i sensi: ho girato il mondo e mi manca di cantare solo in Australia. A livello di repertorio, invece, la direzione è quella del baritono nobile: stanno arrivando i grandi ruoli verdiani e voglio continuare a cimentarmi nel belcanto serio. Si potrebbe dire “Va’ dove ti porta la voce”.

Esiste un’opera poco conosciuta che ami particolarmente e vorresti affrontare, avendone l’occasione?
Il matrimonio inaspettato di Giovanni Paisiello, che ho avuto la fortuna di fare col maestro Riccardo Muti. Mi sono sempre chiesto perché non si esegua più spesso: la riprenderei volentieri in qualunque momento.

Quando non hai lo spartito in mano, cosa ti piace fare?
Mi piace scappare fisicamente in un luogo lontano dalla musica, che per me, essendo pure collezionista di dischi, è un po’ una droga. Posti esotici come Messico, Nuova Zelanda e Mar Rosso, ma anche le nostre isole (Sicilia, Sardegna e Corsica), dove godermi il sole, il mare e il silenzio. Ma capita molto di rado perché sono spesso impegnato a studiare.

Che tipo di musica preferisci ascoltare nel tempo libero? E, se ami guardare film, che genere prediligi?
Quasi sempre musica classica, che però cambia a seconda dei luoghi, dei momenti e degli stati d’animo. Per anni ho ascoltato principalmente Johann Sebastian Bach, gli ultimi due li ho passati con Franz Joseph Haydn e di recente ho scoperto le meravigliose composizioni per viola d’amore di Henry Purcell. A livello operistico, evito accuratamente di ascoltare i ruoli che canto per essere il più possibile autonomo. Al cinema vado poco perché mi da fastidio l’aria condizionata, ma a casa mi rifugio nei classici del grande Mario Monicelli.

Che rapporto hai con la critica musicale?
Passiamo alla domanda successiva? (ride, ndr). Scherzi a parte, un rapporto piuttosto complicato. Partendo dal presupposto che sono nell’opera praticamente da trent’anni, quando ero un semplice ascoltatore si leggevano sui giornali le critiche di Fedele d’Amico, Leonardo Pinzauti e Massimo Mila, penne verso le quali c’era una fiducia totale per via della loro ponderazione su quello che scrivevano. Con il tempo, ahimè!, chiunque può aprire un blog o fare critica sulla propria pagina Facebook. La separazione fra la critica professionale e l’espressione autonoma di un parere personale trasformato in critica agli occhi di chi legge è diventato estremamente labile. Ciò ha fatto sì che, col tempo, abbia smesso di leggere questi resoconti e di seguire solo i critici ai quali riconosco un’autentica capacità di cogliere la realtà. Non è tanto una questione di giudizi positivi o negati. Essendo il più grande critico di me stesso e mai contento di quello che faccio, anche una lode immotivata mi lascia l’amaro in bocca, esattamente come una critica negativa non motivata o motivata in maniera pregiudiziale. Viceversa, quando i critici hanno la capacità di descrivere il tuo operato, leggerli diventa un piacere: i suggerimenti o le critiche costruttive dove mi si spiega cosa ho sbagliato, sono preziosissime. Il problema sono le recensioni che potrebbero essere state scritte il giorno prima sulla spinta del pregiudizio. Il guaio, in particolare a livello di social network, è che ormai si vede quel che si vuol vedere e si sente quel che si vuol sentire, ma difficilmente si guarda e si ascolta davvero. Avere l’orecchio e l’occhio già precondizionati è una delle più gravi malattie di oggi. Nel nostro settore, poi, porta un grande impoverimento perché si perdono sia la spontaneità del giudizio, sia la capacità critica. Di pari passo, la crescita della qualità artistica rischia di venire compromessa.

Qual è il tipo di riscontro che ti fa più piacere e quello che, invece, proprio non sopporti?
Come ho già detto, quello che mi fa più piacere è il riscontro spontaneo e sincero, sorretto più da un’intima percezione che da una conoscenza capillare perché ci sono persone che magari hanno ascoltato e letto poco, ma che possiedono una sensibilità molto maggiore rispetto a chi ha una conoscenza smisurata… e direttamente proporzionale al pregiudizio con cui si accosta al teatro. Le critiche che non sopporto, anche nei confronti dei colleghi, sono quelle prevedibili o completamente staccate dalla realtà.

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E il tuo rapporto con i colleghi com’è?
Di solito, estremamente positivo. Cerco sempre di costruire un legame forte perché, per me, uno spettacolo si fa tutti insieme. Penso all’opera come a uno dei quadri rinascimentali che si facevano a Firenze nella bottega del Verrocchio: alla fine portavano la firma di colui che forse aveva contribuito più degli altri, ma alla realizzazione del dipinto avevano collaborato tanti giovani artisti. Se poi cambia un collega, in particolare nelle opere mozartiane e rossiniane (dove c’è sempre il botta e risposta), bisogna avere la capacità di ascoltarsi a vicenda, soprattutto nei duetti.

Il secondo atto sta per cominciare e fra poco farai la barba a Don Bartolo… ma non prima che tu ci abbia parlato dei futuri impegni artistici.
Incombe il debutto nel Trovatore a Liegi e quasi non riesco a pensare a tutto quello che farò dopo. Comunque, sempre a Liegi, ci sarà la ripresa di Il matrimonio segreto: il Conte Robinson, pur essendo un ruolo settecentesco ha una vocalità da baritono nobile e mantenerlo accanto a ruoli più maturi non può fare che bene. Poi arriverà l’altro debutto nei Puritani, che avrebbe dovuto avvenire pure quello a Liegi (nel giugno del 2019) e che, invece, avverrà prima a Trieste a novembre, in una nuova produzione di Emilio Sagi diretta dal maestro Fabrizio Maria Carminati, altro direttore che stimo assai. Infine Il barbiere di Siviglia mi porterà a Pechino in febbraio. Per quanto riguarda la stagione 2019/2020, aspetto la prossima intervista: gli impegni ci sono, ma preferisco non rivelarli in anticipo.

Il terzo gong sta per suonare e, se non ci incamminiamo velocemente, rischiamo di non poter più accedere ai nostri posti. Ci diamo quindi appuntamento al termine dell’opera per concludere un discorso appena accennato, ma che a Cassi sta molto a cuore.

Parlaci del tuo fortunato sodalizio con Liegi.
Penso che ogni artista desideri un posto dove tornare regolarmente, sapendo di essere accettato e apprezzato. Il mio stupendo rapporto con Liegi è iniziato ormai dieci anni fa e, da quando il direttore artistico dell’Opéra Royal de Wallonie è il maestro Stefano Mazzonis di Pralafera, da lì (complice la posizione geografica privilegiata) sono passati grandi artisti, musicisti e registi, come Stefano Vizioli, con cui nel 2006 ho fatto Il turco in Italia a Roma e oggi sto lavorando al Trovatore. È un regista che ammiro tantissimo e con il quale si riesce a costruire un personaggio non stereotipato, partendo dal testo, dalla musica e dalla base culturale (conosce perfettamente il dramma originale di Antonio García Gutiérrez). Inoltre Liegi è una città dove si vive benissimo, manca la confusione delle grandi metropoli, non c’è difficoltà nel muoversi e si può arrivare a teatro comodamente a piedi. Sono cose importanti perché ti permettono di concentrarti sull’aspetto vocale e musicale del tuo lavoro con una grande calma e rilassatezza. Inoltre in questi anni il pubblico belga è cresciuto moltissimo, sia a livello numerico (un dato controcorrente da premiare), sia a livello di conoscenza operistica.

180829_13_Personaggi_Mario Cassi_Trovatore_phAlessandroCiammarughiTornando al Trovatore, chi è per te il Conte di Luna?
Un personaggio straordinario e per niente monolitico. Lui e Manrico, il tenore dell'opera, sono due ragazzi poco più che ventenni con delle psicologie geneticamente simili nonostante abbiano condotto vite agli antipodi: l’uno, Grande di Spagna, è cresciuto a corte, l’altro, zingaro, combatte con i ribelli. Penso che la cosa eccezionale di quest’opera sia il modo in cui Verdi stesso riesca a trasmettere questa ambiguità dell’elemento genetico. Manrico comunque è nobile dentro, e la stessa Azucena ha con lui un rapporto di amore/odio fino alla fine, mentre il Conte di Luna, pur essendo un signore, è divorato dalla passione amorosa per Leonora, che lo porta persino ad andare anche contro la religione (cosa inconcepibile all’epoca, specie per un aristocratico), arrivando a parlare di Dio quasi come di un rivale. È un un guerriero innamorato, a momenti folle, a momenti nobile: possiede tutti gli aspetti dell’animo umano spinti al massimo.

A questo punto non può mancare un pensiero sui Puritani...
È un titolo a cui sono molto legato: lo canto sin dal primo concorso internazionale (Spoleto, 1999), ma, come diceva la mia prima maestra, la carriera non la puoi decidere tu, i ruoli te li propongono. Riccardo Forth è arrivato solo ora, però ho già firmato per tre produzioni e questo mi da una grande soddisfazione perché è un ruolo sul quale intendo puntare, pieno di pagine straordinarie, in cui al puro belcanto si unisce una teatralità moderna. Mi è sempre rimasto impresso il costume del primo Riccardo visto nel 1989: il genio di Renato de Chirico aveva visualizzato l’animo di quest’uomo intrecciando la parte destra dell’abito alla parte sinistra, in modo da far capire quanto fosse combattuto tra emozioni e sentimenti opposti. Questi sono i personaggi che amo.

Quando arriverà Rodrigo (Don Carlo)?
Spero presto, perché è in cantiere da tanti anni, ho quasi terminato di studiarlo e già se ne parla nei teatri in cui mi invitano, quindi chissà… Rodrigo è un sogno per tutti i baritoni, ma per me in particolare perché nutro verso di lui una forte identificazione. I suoi ideali di libertà, giustizia e amicizia sono sempre stati le basi fondanti della mia vita.

Salutaci con una citazione lirica che rappresenti il tuo stato d’animo attuale.
La prima a cui penso è una frase, spesso storpiata, del Conte di Luna: “L’amore è un dardo”. Ovviamente in scena la canterò come è scritta (“L’amore ond’ardo”), però in questo momento mi viene da pensare che l’amore davvero è un dardo: chissà dove va a colpire, chi va a colpire e cosa ti porterà a fare nella vita, visto che non solo, come direbbe Dante, “move il sole e l’altre stelle”, ma muove soprattutto gli uomini.

Mentre il 24 agosto cede il posto al dì seguente, la nostra lunga ed intermittente chiacchierata volge al termine. Purtroppo Mario Cassi non ha tempo di godersi la “dolce vita” del dopo recita: un aereo lo attende per condurlo a Liegi e alle prove del tanto atteso Trovatore. Tornerà però a Verona in tempo per il suo ultimo Barbiere stagionale, il 30 agosto. Lo ringraziamo dunque per essersi messo in gioco e aver condiviso con noi così tanti aspetti della sua carriera e della sua vita, con l’augurio sincero che quel “dardo” da lui citato lo conduca alle aspirazioni più alte e nobili.

Crediti fotografici: Archivio Mario Cassi; Francesco Squeglia (Arezzo); Foto Ennevi (Verona); Pietro Paolini (Firenze); Silvia Lelli (Ravenna); Alessandro Ciammarughi (Liegi); Archivio Operà Royal de Vallonie; Alain Hanel (Monte-Carlo)
Nella miniatura in alto: ritratto del baritono Mario Cassi
Sotto, in sequenza, alcune opere che lo hanno avuto protagonista:
- Il barbiere di Siviglia a Verona
- L'elisir d'amore a Firenze
- I due Figaro a Ravenna
- Faust di Gounod
- La Favorite a Liegi
- La traviata a Liegi
- Il barbiere di Siviglia a Monte-Carlo
- Le nozze di Figaro a Liegi
- Don Pasquale a Ravenna
- Il barbiere di Siviglia a Verona
- Prova costume negli anni del debutto a inizio carriera
- Il trovatore, costume per il prossimo Conte di Luna a Liegi (costumista Alessandro Ciammarughi)






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È una frase estrapolata dalla lettera che Felix Mendelsshon scrisse nel 1840 alla sorella Fanny, anche lei pianista eccellente, che riportiamo qui per testimoniare due fatti importanti nella storia della musica: che la Fantasia cromatica e fuga di Johann Sebastian Bach fu la composizione che venne usata per forzare l’inserimento del compositore sassone nel nascente repertorio pianistico ai primi anni dell’Ottocento. E testimonia anche la
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Ferrara Musica nel segno di Beethoven
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190504_Fe_00_FerraraMusicaStagione2019-2020_MarshallMarcusFERRARA - La stagione concertistica 2019/2020 di Ferrara Musica nel Teatro Comunale Claudio Abbado celebrerà, fin da quest’autunno, il 250° anniversario della nascita di Ludwig van Beethoven, celebrazione che si intensificherà nel corso del prossimo anno, vera tappa della ricorrenza. Lo hanno annunciato sia il direttore artistico di Ferrara Musica, Dario
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Opera dal Centro-Nord
Le nozze di Figaro come 'Le Nozze'
servizio di Athos Tromboni FREE

190504_Fe_00_NozzeDiFigaro_FrancescoBellottoFERRARA - L’ultima opera della corrente stagione lirica del Teatro Comunale Claudio Abbado ha riportato sulle tavole del massimo teatro ferrarese un titolo amato proprio dal maestro Abbado che nel 1991 ne diresse un’edizione viennese (poi portata anche a Ferrara) divenuta esecuzione di riferimento al punto che la critica più accreditata la definì come
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Echi dal Territorio
La Tosca in Castello Estense
servizio di Athos Tromboni FREE

190503_Fe_00_ToscaLiricaInCastello_MariaCristinaOstiFerrara – La Sala dei Comuni di Castello Estense ha ospitato oggi la conferenza stampa per la presentazione di “Lirica in Castello”: sarà la Tosca di Giacomo Puccini, uno dei titoli più popolari della storia dell’Opera italiana, ad andare in scena nel cortile del Castello Estense giovedì 4 luglio 2019alle 21.15, nella nuova produzione che anche quest’anno vede impegnata l’Orchestra
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Soci Uncalm
L'arco della Mariotti incanta ai Servi
servizio di Gianluca La Villa FREE

190430_Lu_00_LucillaRoseMariottiLUCCA - Sabato 27 aprile 2019, a Lucca, la Chiesa dei Servi, luogo ormai dedicato con la sua acustica quasi perfetta ai programmi concertistici di “Animando Lucca”, ha ospitato un concerto in collaborazione con il “Comitato per i Grandi Maestri”, di Ferrara, e la violinista giovanissima e ferrarese di adozione Lucilla Rose Mariotti, come il suo maestro Marco
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Vocale
Exultate Jubilate in San Giorgio fuori le Mura
servizio di Athos Tromboni FREE

190429_Fe_00_BalderiMarcoAntiquaEstensis_AmaliaScardellatoFERRARA - Non è stato solo un concerto devozionale quello che si è svolto nella basilica di San Giorgio fuori le Mura, domenica 28 aprile 2019, quale “ringraziamento per il restauro del convento di Santa Maria dell’Olivo in Maciano di Pennabilli (Rimini)”. No, non solo devozionale, ma anche carico di solidarietà umana e – perché no? – anche di curiosità per il ritorno nella propria città
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Opera dall Estero
Aguilera propone l'Otello d'Amore
servizio di Simone Tomei FREE

190426_MonteCarlo_00_Otello_GregoryKunde_phAlainHanelMONTE-CARLO - Tante sono le motivazioni che spingono a parlare di Otello come un (se non addiritutta "il") capolavoro del Cigno di Busseto dove lo stigma  più evidente, quello della gelosia, diventa l'indiscusso motore dell'azione scenica, ma... proprio durante l'ascolto dell'opera nell'affascinante Salle Garnier dell'Opéra di Montecarlo la
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Echi dal Territorio
Vivaldi e Bach per l'Antiqua Estensis
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190424_Fe_00_AntiquaEstensisStefanoSquarzinaFERRARA - Per festeggiare la ricorrenza del 23 aprile, giorno di San Giorgio, patrono della città di Ferrara, il Polo Museale dell'Emilia Romagna ha ospitato nella bellissima sala delle carte geografiche, in Palazzo Costabili (ma i ferraresi preferiscono chiamarlo da sempre "Palazzo Ludovico il Moro"), un concerto barocco dell'ensemble d'archi Antiqua
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Nuove Musiche
Katër i Radës inferno mediterraneo
servizio di Attilia Tartagni FREE

190419_Ra_00_KaterIRades_AdmirShkurtajRAVENNA - Il tema di Katër i Radës. Il naufragio, ultimo appuntamento del 18 aprile 2019  della corrente stagione d’opera e danza del Teatro Alighieri di Ravenna,  è un viaggio di imbarcati clandestini verso l’Italia  finito tragicamente a cui la cronaca ci ha assuefatto. Aspirazione dello spettacolo è smuovere le coscienze coinvolgendole nel dramma
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Prosa
Vieni qui bella juventina che ti sistemo!
servizio di Athos Tromboni FREE

190419_Fe_00_IlReAnarchico_PaoloRossiFERRARA - Irriverente, sarcastico, ironico, buffo; come sempre. Il funambolico Paolo Rossi, uno degli attori fra i più fantasiosi ed incisivi nel panorama dei comici italiani, ha proseguito a Ferrara, nel Teatro Comunale Claudio Abbado per la stagione di prosa, il suo personale itinerario intorno al pianeta Molière; ha portato in scena nella città estense
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Eventi
Carmina per Bosso in Arena
servizio di Athos Tromboni FREE

190417_Bo_00_CarminaBurana_EzioBossoBOLOGNA - Sarà un debutto areniano, quello del maestro Ezio Bosso, quello di domenica 11 agosto 2019 quando salirà sul podio di coro e orchestra della Fondazione Arena di Verona, e dei cantanti solisti scritturati, per dirigere i Carmina Burana di Carl Orff: il maestro Bosso ha già diretto i Carmina in altre occasioni, ma mai con un'orchestra e un
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Classica
Euyo e l'incognita Brexuyo
servizio di Athos Tromboni FREE

190414_Fe_00_Euyo_VasilyPetrenko_facebookFERRARA - Secondo concerto primaverile, sabato 13 aprile 2019, della European Union Youth Orchestra nel Teatro Comunale Claudio Abbado per Ferrara Musica. Un altro successo di pubblico (teatro tutto esaurito) per i giovani strumentisti della Euyo guidati dal loro "chief conductor" Vasily Petrenko. Il programma era tutto incentrato sull'orchestra,
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Classica
Euyo e Opolais carte vincenti
servizio di Athos Tromboni FREE

190412_Fe_00_EuyoVasilyPetrenkoKristineOpolais_phMarcoBorggreveFERRARA - E chiediamoci perché la tonalità di Mi minore sia così poco usata dai grandi compositori dell'Ottocento e del primo Novecento: si contano sulle dita di una mano le sinfonie in Mi minore: ne scrisse una Chajkovskij (la sua più bella, la Quinta sinfonia), poi una ciascuno Brahms, Dvoràk, Sibelius, e Sostakovic. E basta. Anche Haydn
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Opera dal Centro-Nord
Chénier dalla concitazione alla lentezza
servizio di Simone Tomei FREE

190408_Pr_00_AndreaChenier_MartinMuehle_phRobertoRicciPARMA - Dopo aver girato il circuito teatrale dell’Emilia Romagna, Andrea Chénier di Umberto Giordano approda al Teatro Regio di Parma, coinvolto nella produzione dell’allestimento insieme al Teatro Comunale di Modena, alla Fondazione Teatri di Piacenza, alla Fondazione I Teatri di Reggio Emilia, alla Fondazione Ravenna Manifestazioni e all’Opéra di Toulon. Un progetto
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Echi dal Territorio
Cronaca di una serata pop-jazz
FREE

190406_Fe_00_SophisticatedPopQuintet_PaolaBaccagliniFERRARA - Abbinare i sapori di un bravo cuoco e la popolarità della migliore musica pop trattata come jazz è una "ricetta" che funziona sempre. Così è successo anche sabato 6 aprile 2019 nel Ristorante Piper del campo aeroportuale del Club Volo a Vela di Ferrara, uno spazio verde alla periferia della città ma raggiungibile dal centro
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Opera dalle Isole
Tosca ottima dai due cast
servizio di Simone Tomei FREE

190406_Ca_00_Tosca_PierFrancescoMaestriniCAGLIARI - “Tosca, mi fai dimenticare Iddio” recita il barone Scarpia alla fine del primo atto. Vorrei fare mia questa frase, mutuandola alla luce del sentimento che mi accompagna : “Tosca, mi fai rimembrare Cagliari.” Vari impegni mi hanno fatto tardare nel resoconto della mia ultima trasferta in terra sarda, ma adesso, nel calmo pomeriggio di un tiepido
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Jazz Pop Rock Etno
Faber rivive coi suoi musicisti
redatto da Athos Tromboni FREE

190330_Fe_00_GruppoDei10_SerataFabrizioDeAndre_facebookFERRARA - I musicisti pop e jazz che suonarono con e per Fabrizio De André sia in concerto che in sala d'incisione si riuniranno giovedì 16 maggio 2019 alle ore 21 nel Teatro Comunale Claudio Abbado per un omaggio al cantautore genovese nel 20° anniversario della scomparsa. L'iniziativa, partita da un'idea del batterista ferrarese Ellade Bandini,
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Opera dal Centro-Nord
E Rosina č rinchiusa in voliera
servizio di Angela Bosetto FREE

190331_Pr_00_BarbiereDiSiviglia_AlessandroDAgostini_phRobertoRicciPARMA – Nell’uscire dalla storica cornice del Teatro Regio, dopo aver assistito alla recita de Il barbiere di Siviglia dello scorso 29 marzo 2019, viene quasi spontaneo ripensare ai versi di una poesia di Edmondo De Amicis. In Siviglia l’autore di Cuore vagheggia la città “Regina de la bella Andalusia” dalle “vie ridenti e profumate”, soffermandosi sulle casette
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Jazz Pop Rock Etno
La prima volta di Rita Payés a Ferrara
servizio di Athos Tromboni FREE

190331_Vigarano_00_PayesRitaVIGARANO MAINARDA (FE) – E così lo Spirito di patron Stefano Pariali ha ospitato per il debutto ferrarese la trombonista e cantante spagnola Rita Payés, diciannovenne, astro emergente della scena mainstream, ma anche autrice dei brani che interpreta cantando o suonando il suo trombone.
Il Gruppo dei 10, guidato dal direttore artistico Alessandro
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Prosa
Domata la bisbetica Verona applaudirebbe
servizio di Athos Tromboni FREE

190330_Fe_00_LaBisbeticaDomata_WilliamShakespeareFERRARA - Nell'Inghilterra di Elisabetta Tudor le compagnie teatrali non potevano ammettere le donne sul palco a recitare. Neanche Shakespeare era, in fondo in fondo, dispensato da questa "regola"; i ruoli femminili erano di norma affidati a un giovane uomo en-travesti (come si direbbe oggi con termine tecnico) magari con voce acuta, naturale
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Opera dal Centro-Nord
E Tito incoronō la sua statua
servizio di Simone Tomei FREE

190328_Fi_00_ClemenzaDiTito_FedericoMariaSardelli_phMicheleMonastaFIRENZE - Con l’ultima opera seria di Wolfgang Amadeus Mozart si chiude la stagione lirica 2018-2019 del Teatro del Maggio Musicale Fiorentino. La clemenza di Tito approda nel capoluogo toscano con una produzione dell’Opéra National de Paris firmata da Willy Decker (con scene e costumi di John Macfarlaine e luci di Hans Toelstede) e ripresa per
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Eventi
Donizetti Opera 2019 il programma
redatto da Athos Tromboni FREE

190328_Bg_00_DonizettiOpera2019_FrancescoMicheliBERGAMO - È pronto il calendario dell'edizione 2019 del "Donizetti Opera", festival internazionale dedicato al compositore bergamasco e affidato alla direzione artistica di Francesco Micheli: prima novità di questa edizione è la programmazione prolungata, grazie anche a un terzo titolo operistico; in questo modo si rafforza ulteriormente la formula
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Opera dall Estero
Il ratto dal... Treno
servizio di Simone Tomei FREE

190326_MonteCarlo_00_RattoDalSerraglio_RebeccaNelsen_phAlainHanelMONTE-CARLO - Il mito del viaggio rappresenta sempre un elemento particolare da proporre sul palcoscenico. Si tratta infatti di un’idea che in alcuni casi rischia di risultare bislacca o forzata, mentre in altri può intrecciarsi amabilmente con la trama operistica, riuscendo a fondere con intelligenza l’inventiva registica a quella musicale nel
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Opera dal Centro-Nord
Aci, Galatea, il coro e il sublime
servizio di Athos Tromboni FREE

190322_Fe_00_AciAndGalatea_AlessandroQuartaFERRARA - Una vera perla barocca per la stagione lirica del Teatro Comunale Claudio Abbado: giovedì 21 marzo i due turni di abbonamento abbinati (recita unica) hanno assistito ad Acis and Galatea di Georg Friedrich Händel, masque in due atti su testo inglese del 1718 di John Gay, Alexander Pope e John Hughes tratto dalle Metamorfosi di
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Soci Uncalm
Bel concerto della Neri con la Trapani
servizio di Edoardo Farina FREE

190320_Fe_00_LauraTrapaniFERRARA - Riprendono le attività dell’Orchestra a plettro “Gino Neri”, dopo il ricchissimo calendario 2018 in occasione delle celebrazioni per il 120° dalla fondazione e il consueto prestigioso Concerto di Capodanno presso il Teatro “Claudio Abbado” di Ferrara, il secondo appuntamento del 2019, organizzato dall’Associazione Amici della Musica
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Ballo and Bello
Antologia Yacobson una meraviglia
servizio di Attilia Tartagni FREE

190320_Ra_00_BallettoYacobsonSanPietroburgoRAVENNA - Una straordinaria serata di gala, di quelle che ci affascinano regolarmente al Ravenna Festival  nel popoloso contenitore del Pala De André,  ha sedotto, nell’aristocratica cornice del Teatro Alighieri il 16 e il 17 marzo 2019, gli amanti del balletto classico declinato anche in formule nuove coniugate ai grandi Bellini, Mozart e Rossini.  Non
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Opera dal Nord-Est
Elisir come un quadro di Botero
servizio di Rossana Poletti FREE

190319_Ts_00_ElisirDAmore_FrancescoCastoroTRIESTE - Teatro Verdi. Il regista venezuelano Victor García Sierra ha deciso di ambientare L’elisir d’amore di Gaetano Donizetti, in scena al Verdi di Trieste, in un mondo pittorico circense attinto da Botero, che dipinse una serie di quadri dedicata proprio al circo nel 2008. Le scene e i costumi appaiono conformi a quelle che sono le peculiarità dell’artista
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Opera dal Centro-Nord
Chénier una maestosa costruzione storica
servizio di Attilia Tartagni FREE

190312_Ra_00_AndreaChenier_GiovanniDiStefanoRAVENNA - Venerdì 8 e domenica 10 marzo 2019 nel Teatro Alighieri il sipario sull’opera Andrea Chénier si è aperto su un palazzo della nobiltà parigina in un clima festoso superficiale e fatuo, in quella che Carlo Gérard, insofferente alla sua condizione di servo dei ricchi Coigny, definisce “…l’odiata casa dorata, immagine di un mondo incipriato e vano”.
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Opera dal Centro-Nord
Edipo e La Voce Umana
servizio di Simone Tomei FREE

190305_Pi_00_EdipoRe_GiuseppeAltomare_phImaginariumCreativeStudioPISA - Sul finire della stagione lirica 2018/2019 il Teatro Verdi di Pisa ha proposto un dittico inusuale, per non dire unico, con protagonisti due autori novecenteschi diversi per stile ed estrazione: Ruggero Leoncavallo e Francis Poulenc.
Edipo Re rappresenta l'estremo addio del compositore
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Opera dal Nord-Est
Don Pasquale viticoltore veronese
servizio di Simone Tomei FREE

190304_Vr_00_DonPasquale_AlviseCasellati_FotoEnneviVERONA - Donizetti comico...o forse melanconico quello che racconta le avventure di un signorotto attempato, rispondente al nome di Don Pasquale da Corneto, che vorrebbe ammogliarsi. Temi ilari, situzioni grottesche, ma come succede spesso, il compositore bergamasco sa trarre dai libretti, anche quelli più "leggeri", una vis piena di
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Opera dalle Isole
Ottima "Favorite" in stile antico
servizio di Salvatore Aiello FREE

190228_Pa_00_LaFavorite_SoniaGanassi_phFrancoLanninoPALERMO - Altro appuntamento per la Stagione 2019 del Massimo con La Favorite di Gaetano Donizetti, per la prima volta sulle scene del capoluogo siciliano nell’edizione critica di Rebecca Harris Wallick. L’opera donizettiana, grand-opéra,dopo alterne vicende nella produzione del bergamasco, vide la luce a Parigi nel 1840, la capitale
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Opera dal Centro-Nord
Madama Butterfly torna con successo
servizio di Simone Tomei FREE

190227_Fi_00_MadamaButterfly_FrancescoIvanCiampa_MicheleMonasta_SA91975FIRENZE - Quando un'emozione ha conquistato il tuo cuore  sorge spontaneo il desiderio di poterla rivivere; talvolta l'occasione che si ripresenta porta in sé minori aspettative perché epurate dell'effetto sorpresa, ma può accadere che la repetita sia foriera di rinnovate soddisfazioni ed elementi di interesse tali da rinverdire quel ricordo un
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Opera dal Centro-Nord
Ottime Nozze di Figaro
servizio di Attilia Tartagni FREE

190226_Ra_00_NozzeDiFigaro_ErinaYashima_phAngeloPalmieriRAVENNA - Dopo Così fan tutte (2017) e Don Giovanni (2018), il 22 e 24 febbraio 2019 è approdata al Teatro Alighieri di  Ravenna l’opera “Le nozze di Figaro”, prima della trilogia scaturita dalla collaborazione fra il librettista Da Ponte e il musicista Mozart e allestita in coproduzione fra il teatro ravennate, il teatro Coccia di Novara e il Festival di Spoleto.
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Opera dal Centro-Nord
Un po' troppo scolastica la Lucia...
servizio di Simone Tomei FREE

190223_Lu_00_LuciaDiLammermoor_SarahBaratta_phAndreaSimiLUCCA - Il Teatro del Giglio di Lucca prosegue la sua programmazione stagionale con la messa in scena della Lucia di Lammermoor di Gaetano Donizetti in un allestimento coprodotto con il Teatro di Pisa e con l'Opéra Nice Côte d'Azur.
"… Fin dalla prima scena suscitò entusiasmo. Prendeva Lucia
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Ballo and Bello
Ballando Cohen
servizio di Attilia Tartagni FREE

190223_Ra_00_BJM_LeonardCohenRAVENNA - “Per sua natura, una canzone deve muovere da cuore a cuore” affermava il canadese Leonard Cohen, poeta prestato alla canzone d’autore scomparso nel 2017. La danza della compagnia canadese Les Jazz Ballets de Montréal  fondata nel 1972 e diretta dal 1998 da Louis Robitaille, scorre innervata dalla sua arte, solida come
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Opera dal Nord-Ovest
Entusiasmante Simon Boccanegra
servizio di Simone Tomei FREE

190220_Ge_00_SimonBoccanegra_AndriyYurkevychGENOVA - Prima di parlare del Simon Boccanegra d Giuseppe Verdi al Teatro Carlo Felice di Genova (dove ho avuto il piacere di seguire entrambi i cast), vorrei proporvi un “monologo” proprio su quell’opera di Giuseppe Verdi. La voce è quella di Giorgio Strehler, che narra le proprie impressioni in qualità di regista del celebre allestimento scaligero
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Personaggi
Ludovic Teziér a tutto campo
intervista a cura di Simone Tomei FREE

190220_Ge_00_LudovicTezier_phA.BofillGENOVA - Per chi ama la musica e l’opera ogni partenza verso una nuova avventura teatrale porta in seno tanti diversi stati d’animo (attesa colma d’entusiasmo, paura di un’eventuale delusione, aspettative e supposizioni personali), sui quali vince però, senza dubbio, il piacere di far qualcosa che è parte fondamentale della propria vita e che nutre
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Pagina Aperta
Un dittico insolito per Firenze
servizio di Mario Del Fante FREE

190220_Fi_00_CavalleriaRusticana_AngeloVillariFIRENZE - In attesa di Cavalleria Rusticana di Pietro Mascagni, abbiamo assistito a Un mari à la porte di Jacques Offenbach, compositore nato a Colonia il 20 giugno 1819 che si traferì a Parigi, studiò in quel Conservatorio, mise in scena un centinaio di operette e divenne un beniamino del pubblico che apprezzava molto quel genere del quale
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Personaggi
Alessandra Rossi si racconta
a cura di Simone Tomei FREE

190215_Vr_00_AlessandraRossiVERONA - Piove. Il cielo plumbeo non promette nulla di buono e, nonostante questo, non voglio che l’appuntamento sia rimandato. Ecco quindi che, dopo un viaggio tra le terre di Toscana, Emilia Romagna e Veneto, entro nella città scaligera, parcheggio e solo pochi passi mi separano dalla casa del soprano Alessandra Rossi de Simone.
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Opera dal Centro-Nord
Un marito alla porta. Un amante ammazzato
servizio di Simone Tomei FREE

190212_Fi_00_UnMariALaPorte_CavalleriaRusticana_ValerioGalliFIRENZE - Il tema delle “corna” (e, in generale, dell’infedeltà più o meno celata) è sempre stato molto in voga nel repertorio melodrammatico, facendo degli intrighi amorosi uno degli elementi portanti nelle trame operistiche. Elementi che talvolta fanno rima con puro divertimento, talaltra diventano fattore drammatico, oltre che drammaturgico.
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