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Ottimo successo per l'opera di Giuseppe Verdi nel Teatro Bonci di Cesena

Un Ballo proprio bello

servizio di Edoardo Farina

Pubblicato il 27 Aprile 2018

180427_Cesena_00_UnBalloInMaschera_ScillaCristiano_phLucaBogoCESENA - …e chiusura della stagione con l’opera  Un ballo in maschera  di Giuseppe Verdi dopo un’assenza di 153 anni, ove … “se il dialogo con la città, se il desiderio di rendere sempre di più la scena il luogo in cui giocare a mettere in pratica le diverse idee che definiscono gli orizzonti di pensiero e di azione di una comunità è ciò che caratterizza i nuovi eventi di Emilia Romagna Teatri a Cesena, ecco che il teatro non può lasciare il segno solamente attraverso la programmazione del suo cartellone. In questa tensione a uscire dalla canoniche “mura”, vuoi aprendo il teatro a momenti di confronto, vuoi trovando ospitalità nella casa di altre importanti istituzioni culturali cesenati, daremo vita nel 2017-2018 a una serie di occasioni di spettacolo pensate proprio per continuare e approfondire il vivo confronto con la cittadinanza”. Con queste parole era intervenuto il Direttore Franco Pollini durante la conferenza stampa lo scorso anno presso il foyer del teatro “Alessandro Bonci”, ripresentata il 19 aprile alla presenza dei diversi giornalisti delle testate locali tra cui Claudia Rocchi, Piero Pasini, Raffaella Candoli e Alessandro Notarnicola di Tele Romagna. A seguito di “La Traviata” andata in scena l’inverno scorso, il 25 aprile 2018 si è svolta una delle opere liriche più difficili del melodramma italiano, Un ballo in maschera, brillantemente portata a termine attraverso un progetto operistico supportato da due cori, il locale “Coro Lirico Maria Callas” e il “San Rocco” di Bologna coordinati rispettivamente da Lorenzo Lucchi e Marialuce Monari, patrocinati  dall’Associazione “La Pomme” per assistere ai tre atti della ventitreesima tra le trentadue opere  (compresi tutti i rifacimenti ed escluso gli abbozzi per l’incompiuta “Re Lear”) di Giuseppe Verdi (1813 - 1901). Originariamente concepita per il Teatro San Carlo di Napoli, doveva intitolarsi Una vendetta in domino, l'azione svolgersi in Svezia e concludersi addirittura con la morte del re ma fu giudicata un po' troppo ardita in pieno clima risorgimentale, così l’ambientazione fu spostata in America e la figura del sovrano mutata in quella di governatore. In questa forma  andò sul palco per la “prima” il 17 febbraio 1859 al Teatro Apollo di Roma dopo essere stata  composta su libretto di Antonio Somma (Udine, 1809 - Venezia, 1864), a sua volta tratto dal testo di Eugène Scribe Gustave III, ou Le Bal masqué, per Daniel Auber.
Avvocato, poeta, librettista, sovrintendente del Teatro Grande di Trieste, patriota e irredentista, il Somma rifiutò di associare il suo nome all'opera a causa dei cambi di scenari e di personaggi che furono imposti dal contesto oppressore dell’epoca.  Esaminandone la genesi, sicuramente appaiono diverse esteriorità  importanti del Ballo e del teatro verdiano in relazione, quali l'europeo e internazionale come contenitore di culture e linguaggi eterogenei magistralmente armonizzati in un unicum sempre dominato dal canto e dal sinfonismo di matrice vocale italiana come l’aspetto dell’apertura di Verdi alla Francia e all'Europa dopo il 1848, a cominciare dal Jerusalem /Lombardi per proseguire con i Vespri e con le ultime opere degli anni sessanta-ottanta fino ad Aida . Importante nel Ballo è soprattutto il perfetto controllo e dominio mostrato da Verdi nei differenti ambiti sinfonico-vocali-corali sottesi ai tre generi magistralmente trattati (grand opéra, opéra comique, opera italiana) grazie alla perfetta assimilazione e rielaborazione dei modelli di Auber e Mayerbeer e del libretto del Gustavo III di Scribe rielaborato da Somma. Poi il contesto politico dell'inverno dello stesso anno, tempo di febbrile preparazione della Seconda guerra d'Indipendenza (al di là del trito e ritrito «Viva V.E.R.D.I.»), che qui si coglie in filigrana attraverso la trama politico-civile, benché ovviamente smussata a causa degli infiniti problemi con la censura borbonica e pontificia. Il Ballo costituisce l'ultimo cimento del  Verdi “politicamente impegnato”, la successiva stagione di senatore del Regno d'Italia non sarà per lui altrettanto esaltante di quella del precedente impegno civile manifestato negli anni quaranta-cinquanta, anzi piuttosto “apatica”, iniziata con Nabucco nel 1842 avendo attraversato lo snodo fondamentale del 1848-1849 con La battaglia di Legnano e i grandi affreschi corali patriottici disseminati un po' ovunque nelle opere del quindicennio 1843-1858 (Ernani, Vespri Macbeth su tutti).

180427_Cesena_01_UnBalloInMaschera_LauraBrioliRaffaellaBattistini_phLucaBogo180427_Cesena_02_UnBalloInMaschera_RaffaellaBattistiniScillaCristianoGiulioBoschetti_phLucaBogo

Il grande tema verdiano del conflitto tra amore, dovere e responsabilità che attraversa tante trame e popola, lacerandoli, lo spirito e l'anima di tanti protagonisti delle sue opere per culminare di lì a poco nel fantastico affresco del Don Carlos. All'interno di questo ricorrente conflitto si tratta qui della vera tragedia dell'amore, il suo Tristano e Isotta  come ebbe a definirlo Massimo Mila. La dimensione biografico-personale di Verdi in relazione alla gestazione e composizione del Ballo essendo il 1859 l'anno del matrimonio con Giuseppina Strepponi, avvenuto il 20 agosto in una chiesetta di Collonges-sous-Salève, cittadina dell'Alta Savoia lontanissima da Busseto e scelta per due importanti motivi: manifestare la sua piena adesione ideologica alla politica liberale del Piemonte cavouriano e perché per le leggi piemontesi il matrimonio religioso aveva anche valore civile, il che gli avrebbe evitato, ed evitò, la celebrazione di una seconda unione nel municipio di sua residenza dove Giuseppina era mal sopportata e mal vista a causa del precedente matrimonio del compositore con Margherita Barezzi. Finito il tempo della “segregazione” per la Strepponi, la coppia potrà finalmente mostrarsi e apparire unita in pubblico, alle “prime” e in tutte le altre occasioni mondane a differenza del passato, cosa che la fece sempre soffrire molto e sulla quale Verdi, per le rappresentazioni di tutte le opere precedenti il Ballo, non volle mai transigere. Infine è l’opera in cui manca la cabaletta,  chiamata così la parte finale quasi sempre in tempo rapido, strutturata secondo le convenzioni italiane della prima metà del XIX° secolo, costituendo la sezione conclusiva di una forma nota agli studiosi semplicemente come solita forma. Il termine è riferito ad arie e duetti ma spesso erroneamente chiamata “Aria” come se appartenesse al periodo barocco; nei concertati essa è invece definita stretta  pur conservando la medesima struttura e  formata da un periodo musicale ripetuto due volte, (talvolta tre nei duetti: una per personaggio e l'ultima a due voci), la  seconda delle quali variata ad libitum dal cantante.
- “Proporre Verdi significa come sempre viverne soprattutto un coinvolgimento emotivo particolarmente sofferto, senza ammettere compromessi … -  chiedo a Raffaella Battistini - trattandosi di pagine note al panorama internazionale in qualche modo mai scontate e soggette sempre a critiche e lusinghe. Che differenze riscontriamo nell’interpretare un’opera di questo spessore costituita da realtà estetiche spesso contrapposte rispetto al verismo o al melodramma pucciniano e cosa cambia tecnicamente e vocalmente?”
- “La differenza tra le due tipologie di melodrammi ottocenteschi è data soprattutto dalle diverse capacità timbriche; nel verismo  è importante un soprano lirico dalla disperazione esternalizzata alla massima espressione; come tale la forma esecutiva richiesta è più libera, meno soggetta ad aspetti accademici rigidi, molto diversa rispetto a Verdi ove senza una adeguata preparazione tecnica ed estensione di ottave, risulta impossibile affrontare note considerevoli. Un ballo in maschera l’abbiamo eseguito in maniera integrale senza tagli considerando che ciò avviene di rado per via delle notevoli difficoltà caratteriali e di conseguenza ingiustamente lasciato spesso al di fuori della comune stagione concertistica a favore ad esempio dei più scorrevoli Nabucco e Trovatore”.
- “Qualche imprecisione nel coordinamento tra orchestra e coro mi sembra averla percepita, quasi inevitabile d’altronde, mentre la simultaneità dei cantanti è stata pressoché ineccepibile negli attacchi e nelle intenzioni
- chiedo invece al M° Lorenzo Bizzarri”.  - “…personalmente mi ritengo appagato, i musicisti  ingaggiati oramai dispongono tutti di un’esperienza enorme riguardo anche la capacità di adattarsi a molteplici direttori spesso dalle intenzioni assai diverse tra loro, senza troppe difficoltà logistiche  rispondendo benissimo e creando ottima la dinamica, il crescendo ove previsto, poi i  solisti, così come tutti gli attori coinvolti. Per montare un’opera così complessa in poco tempo è necessaria una grande professionalità da parte di tutti essendoci tanti cambi di ambientazione repentini e consequenziali dovendo sempre mantenere una sonorità e intensità adeguate alla situazione.

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Le scene sono aperte dall’inizio alla fine di ogni atto, la struttura musicale come tale deve apparire particolarmente ricca di colori e di effetti, dal lugubre alla suspense dalla gioia allo spiritoso. Le voci portate al limite delle possibilità tecniche e intensità  passando da frasi lunghe a passaggi leggeri e virtuosistici con sillabazioni talvolta davvero ardite ed episodi di concertato dall’ampio  respiro!”
Intarsi straordinari, esempio di dolore e lirismo fanno onore con superba maestria nel supporto strumentale da parte dell’ “Orchestra Città di Ferrara” - associazione autonoma di musicisti nata nel 1992 con il sostegno di Claudio Abbado.  Il M° Lorenzo Bizzarri ha saputo sostenere egregiamente tutti i cantanti e attori: Riccardo, Conte di Warwich, Governatore di Boston (tenore) definito da Gianni Leccese è riuscito a esprimerlo in modo assai efficace dalla tenuta corposa e consistente; come Renato, creolo, suo segretario e sposo di Amelia (baritono) in Giulio Boschetti; quindi Amelia, Raffaella Battistini, soprano “spinto drammatico” eccellente soprattutto nell’interpretazione di Morrò, ma prima in grazia e Ma dall’arido stelo divulsa. Il personaggio di Ulrica, indovina di “razza nera” (contralto) è stato interpretato da Laura Brioli voce cupa ben risonante, vibrato omogeneo dall’appoggio corretto. Figura di estrema importanza è ovviamente Oscar, divertente paggio del Conte Riccardo, ben rappresentato in modo esemplare da Scilla Cristiano, praticamente sempre sul palco in qualità di soprano leggero, vocalità agilissima e squillante ammorbidita dai numerosi armonici soprattutto in Saper  vorreste di che si veste e Volta la terrea. Curiosa bizzarria verdiana costituita dal ruolo di un maschietto e scritto per la più acuta voce lirica avendo voluto dare al piccolo giovanissimo personaggio una connotazione femminea: pettegolo e maliziosetto come una ragazzina petulante, è l’unico a sapere del travestimento del padrone nell’omonima scena e con il suo comportamento allegramente sconsiderato e la leggerezza della prima giovinezza a tradirlo inconsapevolmente. Assai particolare in quanto è l’unico en travesti del teatro di Verdi, reinserito all’inizio della seconda metà del secolo quando oramai questi ruoli en travesti non esistevano quasi più nell’opera lirica, dal momento in cui la difficoltà di quegli anni era principalmente il coinvolgere un registro più acuto, di coloratura, specializzato nelle scioltezze; voce preposta a virtuosismi, meno volumetrica, più fresca e squillante di quella richiesta nel ruolo di “Amelia” dal tono scuro e drammatico. La personalità di “Oscar” rimane sempre molto intricata anche se sessualmente non ambigua trattandosi sicuramente di un adolescente; difatti in genere nelle esternalizzazioni il ruolo viene spesso un po’ storpiato perdendo di conseguenza parte del fascino originario assistendo a una sorta di innovazione musicale basata sui tempi e ritmi cambiati mediante vere e proprie acrobazie in palcoscenico nel tentativo di delinearlo correttamente.

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Altri personaggi e interpreti erano Silvano, marinaio (basso) rivestito da Lorenzo Barbieri; Samuel e Tom, nemici del Conte Riccardo (entrambi basso) sono stati Antonio Marani e Luca Gallo; un Giudice/Servo d'Amelia (tenore) Guido Bernoni; meritano citazione e plauso anche il buon sincronismo del Corpo di Danza “Accademia 49” - Officina della Musica, arte e danza Cesena, mimi e acrobati “Le foche rock” - Danza Africana di Silvia Fauno e gli studenti delle scuole secondarie “Anna Frank, San Giorgio e Plauto” di Cesena nel ruolo delle comparse. Gianmaria Romagnoli, sostenuto dall’aiuto di Luciana Berretti e Pia Zanca,  annoverato tra i migliori registri sulle scene internazionali, raffigura il contesto ancora una volta a tinte fosche, cupe ma con colori forti che rendono perfettamente la tragicità e l’ineluttabilità della vicenda, infondendo nello spettatore un senso di irrequietudine e di ansia fin dalla prima scena. Di ampia esperienza nella direzione dei maggiori teatri e profondo conoscitore del melodramma, sa entrare nella psiche dei diversi attori tutti scenicamente molto abili, facendo scorrere la storia con un ritmo incalzante e costantemente vivo.
Giuseppe Verdi, considerato  il musicista "rivoluzionario”  per eccellenza, dispone di rigore  autentico dalle pagine forti e ribelli, spesso connesse con la situazione politica dell’Italia del tempo anche se in questo frangente i riferimenti storici con l’epoca ove ambientato e vissuto, addirittura  Massachusetts nel XVII° secolo, sono palesemente e volutamente al di fuori.  Nelle sue opere si rivelano sempre verità profondamente sofferte, sentimenti umani universali, qui bene espressi e musicalmente valorizzati, per merito anche delle scene, spettacolari, complete e convincenti, poi i grandiosi costumi curati da Maria Teresa Nanni, gli allestimenti e luci di Giorgio Lorenzetto, suggestive anche per via di proiezioni su uno schermo gigante in modo da fornire diverse icone antiche in bianco e nero e un fuoco che arde, quindi l’uso strutturale e intensivo delle tecnologie multimediali con continui rimandi alla tradizione, hanno consentito allo spettatore di immergersi nell’opera assaporando i caratteri dei personaggi, coinvolgendolo nel tipico dramma che si sta consumando sulla scena.

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Grande soddisfazione, quindi, da parte  delle maestranze e del numeroso pubblico presente in platea, palchi e loggione, grazie ad un cast dotato di profonda professionalità nel proporre l’intramontabile secolo romantico, considerando tra l’altro che purtroppo nella città di Cesena, l’opera lirica, contrariamente alla prosa o ai concerti, costituisce al momento un elemento di rara fruibilità nella annuale stagione teatrale attraverso non più di due titoli l’anno attivi, come tale del tutto insufficienti a soddisfare gli appassionati locali; insomma si rimane in attesa di un “colpo d’ala” che consenta anche alla splendida cornice romagnola di non essere ingiustamente meno rispetto agli analoghi contesti della regione.

Crediti fotografici: Luca Bogo (Cesena)
Nella miniatura in alto: il soprano lirico leggero Scilla Cristiano (Oscar)
Sotto in sequenza: Laura Brioli (Ulrica) e Raffaella Battistini (Amelia); ancora la Battistini con Scilla Cristiano e Giulio Boschetti (Renato)
Al centro in sequenza: Raffaella Battistini con Gianni Leccese (Conte Rodolfo) nel duetto del secondo atto. E una bella istantanea di Luca Bogo sull'allestimento cesenate
In fondo: i saluti finali fra le ovazioni del pubblico






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Turandot, Aida, Nabucco di fine luglio
servizio di Simone Tomei FREE

180801_Vr_00_ArenaFineLuglio_Nabucco_RebekaLokar_phEnneviVERONA - L'incipit del Canto notturno di un pastore errante per l'Asia di Giacomo Leopardi ben si attaglia alle ultime tre sere del mese di luglio vissute dal sottoscritto in Arena a Verona; esse infatti sono state scandite proprio da un denominatore comune: la Luna. È stata proprio lei, la Luna, la protagonista sovra la Musica che ci ha accompagnato al suo
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Eventi
Il Maggio Fiorentino presenta il biennio
redatto da Athos Tromboni FREE

180731_Fi_00_IlMaggioFiorentinoPresentaIlBiennio_CristianoChiarotFIRENZE - Questi i contenuti della conferenza stampa di presentazione del "biennio fiorentino": saranno - i prossimi - due anni di intensa programmazione, con 34  titoli di lirica di cui 15 nuovi allestimenti,  balletti e 30 concerti sinfonici per un totale di 179 serate (143 di lirica, 6 di balletto e 30 di sinfonica). Il Maggio Musicale Fiorentino
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Jazz Pop Rock Etno
Interpretando Paco de Lucia
servizio di Edoardo Farina FREE

180728_Fe_00_PacoDeLuciaFERRARA - Musica a Marfisa d’Este nel giardino della splendida loggia rinascimentale, tra i migliori esempi di residenza signorile ferrarese del XVI° secolo, idonea sede in grado di ospitare una piacevole  iniziativa estiva organizzata dal Circolo Culturale Amici della Musica “Girolamo Frescobaldi” in collaborazione con Fondazione Teatro Comunale di
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Classica
Passini sei corde di grande musica
servizio di Edoardo Farina FREE

180726_Fe_00_GiordanoPassini_Fe180724_03FERRARA - E' tornata la Musica a Marfisa d’Este nel giardino della splendida loggia rinascimentale. Non sono mancati fino a oggi, e non mancheranno nel futuro prossimo della rassegna (che si concluderà il 15 agosto), prestigiosi appuntamenti in un ricco programma che ha compreso l’Orquestra Típica Estetango, voce, pianoforte
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Personaggi
Musica in memoria di Raoul Gardini
servizio di Attilia Tartagni FREE

180725_Ra_00_ConcertoInMemoriaRaoulGardini_RiccardoMuti_RaoulGardiniRAVENNA - Lunedì 23 luglio 2018, Sant'Apollinare, patrono di Ravenna, resterà nel ricordo dei ravennati come la giornata dedicata alla memoria dell’imprenditore Raul Gardini scomparso venticinque anni fa. Egli è stato ricordato, per volontà della famiglia e della relativa Fondazione, con una Messa e commemorato con un grande evento musicale
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Opera dal Centro-Sud
Traviata degli specchi d'attualitā
servizio di Simone Tomei FREE

180723_Mc_00_LaTraviata_SalomeJicia_phAlfredoTabocchiniMACERATA - Ho volutamente aspettato qualche giorno per parlare della mia ultima avventura maceratese che mi ha visto partecipe dell'allestimento di La traviata di Giuseppe Verdi ad opera del regista Henning Brockhaus con le scenografie di Josef Svoboda; ebbene sì la mitica ed unica "Traviata degli specchi"; per me era
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Opera dal Centro-Sud
Fresco e tonico Elisir d'amore
servizio di Simone Tomei FREE

180722_Mc_00_ElisirDAmore_DamianoMichielettoMACERATA - Se la prima serata del Macerata Opera Festival ha visto il "sacrifizio" della Musica a pro della regia, con L'elisir d'amore di Gaetano Donizetti del 21 luglio 2018 si è invece celebrata musicalmente l'assoluta fedeltà alla filologia e alla riscoperta di pagine ormai cadute nell'oblio dei tagli di tradizione; è così che sotto le mani dell’eclettico M°
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Jazz Pop Rock Etno
Byrne d'oggi oltre i Talking Heads
servizio di Attilia Tartagni FREE

180720_Ra_00_DavidByrne_phZani-CasadioRAVENNA - Un concerto-evento “American Utopia Tour” di David Byrne il 19 luglio 2018 al Pala De André, sold-out in ogni ordine di posti, con pubblico in fibrillazione e altissima percentuale giovanile nonostante il cantante-produttore-fotografo-regista-autore-musicista raffinato e poliedrico con propensione all’arte visuale, già assegnatario
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