Pubblicato il 25 Marzo 2024
Riallestito lo spettacolo ideato da Jonathan Miller nel 2001 per il Maggio Musicale Fiorentino
Quel Don Pasquale sempre fresco servizio di Simone Tomei

20240325_Fi_00_DonPasquale_MarcoFilippoRomano_phMichele MonastaFIRENZE - Quello che è stato ritorna dicevano sempre i nostri vecchi. Ed è proprio così: in un momento non facile per il Teatro del Maggio, l’idea di rispolverare una vecchia produzione di Don Pasquale di Gaetano Donizetti si è rivelata una scelta molto azzeccata che ha riportato indietro nel tempo i più veterani melomani. La riproposizione dello spettacolo di Jonathan Miller del 2001, con regia ripresa da Stefania Grazioli, scene e costumi di Isabella Bywater ne ha confermato la freschezza e piacevolezza della visione. La meravigliosa casa di bambole su tre piani appaga il senso della vista in maniera sublime. Uno spaccato verticale in cui al pian terreno vive la servitù del vecchio balordo, al primo piano gli appartamenti “reali” e ancor più su lo “scannatoio” del giovane Ernesto, già alle prese con Norina durante la sortita di Don Pasquale. Uno scorcio che rappresenta, se vogliamo, anche una parcellizzazione in caste dove i ruoli sociali sono ben definiti anche dai costumi di scena. Di gran pregio anche le luci di Van Morandi realizzate da Emanuele Agliati.
Don Pasquale è la terza opera comica di grande spicco del compositore bergamasco in cui riesce a cogliere con sottigliezza quello che potrebbe esser definito il "clima ambientale”. È opera salottiera (quanto L'elisir d'amore è opera agreste), in cui ha ricreato una perfetta atmosfera borghese e cittadina, giacché "l'azione si svolge a Roma", come avverte il libretto.
Il Don Pasquale fu composto in undici giorni e rappresentato al Theatre Italien di Parigi il 3 gennaio 1843 su un dramma che prendeva spunto da un libretto di Angelo Anelli, musicato da Stefano Pavesi nel 1810 come Ser Marcantonio.

20240325_Fi_01_DonPasquale_MatteoManciniNicolettaHertsak_phMichele Monasta 20240325_Fi_02_DonPasquale_NicolettaHertsak _phMichele Monasta
 
20240325_Fi_05_DonPasquale_Scena_phMichele Monasta

Il testo fu rielaborato per Donizetti da Giovanni Ruffini, esule a Parigi perché mazziniano, ma proprio perché letterato di alto linguaggio si rifiutò di far figurare il proprio nome nel libretto nel quale invece, appare l'indicazione "Dramma buffo in tre atti di M. A.”
Le sigle M. A. rispondono al nome ed al cognome di Michele Accursi, un altro esule mazziniano amico sia di Donizetti sia di Ruffini.
Il libretto del Don Pasquale può non essere un saggio di alta letteratura, ma ritmo serrato e teatralità lo rendono, operisticamente parlando, eccellente.
Tornando alla serata fiorentina, l’apertura della casa di bambole con le due grandi ante che si spalancano verso il palcoscenico, è solo l’inizio di un viaggio in cui lo spettatore si sente avvolto ed abbracciato dalla vicenda; sembra quasi di essere ospiti anche noi di quella casa, ma la musica così finemente accattivante ci riporta alla realtà e godiamo delle melodie e delle voci per quasi due ore.

20240325_Fi_03_DonPasquale_LorenzoMartelli_phMichele Monasta 20240325_Fi_04_DonPasquale_MarcoFilippoRomano_phMichele Monasta

20240325_Fi_07_DonPasquale_facebook_phMichele Monasta

Il M° Daniele Gatti alla guida dei complessi musicali del Teatro del Maggio imprime un carattere molto fiero e nitido sin dalla sinfonia. A sipario chiuso le frenesie degli “allegro” si mescolano con i languori dei temi dei personaggi in un caleidoscopio di colori. Piani e pianissimi ben dosati si sono succeduti a momenti di fragore eseguiti con timbrica risoluta, ma mai sguaiata e i momenti più meditativi e languidi si sono concretizzati in sonorità a regola d’arte rendendo pieno merito alle intenzioni dell’autore. Un particolare encomio lo dedico alle parti solistiche fra le quali emerge senza dubbio la prima Tromba suonata dal M° Claudio Quintavalla che ci ha deliziato dell’introitus all’aria in cui il giovane innamorato manifesta la sua disperazione.
Ho avuto piacere di assistere alla serata dove hanno mostrato la loro arte i giovani artisti dell’Accademia del Maggio. La squadra di giovani era però capitanata dal veterano Marco Filippo Romano nel title rôle; è impossibile trovare un difetto a questo artista che considero un punto di riferimento nel repertorio buffo: vitalità scenica, smorfie irresistibili, freschezza vocale, suono tornito, dizione perfetta, sillabato impeccabile e chi più ne ha più ne metta.
La sua bravura ha prestato la spalla a Matteo Mancini (Dottor Malatesta) la cui vocalità è apparsa subito ben a fuoco, nitida e particolarmente attenta alla parola scenica; ottime doti attoriali hanno reso il suo personaggio molto credibile e l’aria Bella siccome un angelo è stata imperlata di naturale spontaneità.
Lorenzo Martelli (Ernesto) ha saputo tradurre col canto e con un’elegante presenza la figura del giovane nipote di Don Pasquale; fresco vocalmente non si è risparmiato in eleganti chiaro-scuri, affrontando con sicurezza gli acuti, uniti ad un fraseggio elegante e sempre curato.
La Norina di Nicoletta Hertsak ha rapito subito la scena dalla sua entrata in cui ha scolpito ogni singola parola con accenti talora ficcanti, talora ruffiani giocando con l’ugola in maniera sublime; l’ottimo timbro vocale ha fatto il resto incorniciando una prova davvero eccelsa.
Un inciso sul duetto finale Tornami a dir che m’ami: i due giovani (Lorenzo e Nicoletta) hanno saputo fondere intenzioni ed emozioni in maniera sublime con equilibrio dinamico appropriato trasmettendo le sensazioni che l’amore può far provare.
Simpaticamente goffo, ma preciso vocalmente Oronzo D’Urso nei panni di Un notaro.
A conclusione la superba prova del Coro preparato e diretto dal M° Lorenzo Fratini: gli artisti oltre a prestare la voce nei momenti propri, si sono resi parte essenziale dell’opera.
Non abbiamo sentito solo belle voci, ma abbiamo visto anche ottimi mimi; di alcuni di loro, inoltre, abbiamo apprezzato il canto nei piccoli interventi previsti in partitura: Valeria MatrosovaMassimiliano EspositoCarlo Cigni.
Una platea degnamente affollata ha reso omaggio a tutti con scroscianti applausi.
(la recensione si riferisce alla recita di sabato 23 marzo 2024)

20240325_Fi_06_DonPasquale_CoroFemminile_phMichele Monasta

Due note di cronaca
Il Teatro del Maggio per voce del responsabile dell’Ufficio Stampa Paolo Antonio Klun ha riportato il volere dell’Ente e di tutti gli artisti impegnati in scena, di dedicare la recita della serata al M° Maurizio Pollini che ha lasciato questa terra proprio il 23 marzo 2024.
Ha annunciato, inoltre, che il Ministro della Cultura Gennaro Sangiuliano aveva firmato poche ore prima il decreto di nomina di Carlo Fuortes a nuovo Sovrintendente della Fondazione del Teatro del Maggio Musicale Fiorentino.

Crediti fotografici: Michele Monasta per il Maggio Musicale Fiorentino - Teatro dell'Opera di Firenze
Nella miniatura in alto: il basso Marco Filippo Romano (Don Pasquale)
Sotto, in sequenza: Matteo Mancini (Dottor Malatesta) e Nicoletta Hertsak (Norina);  panoramica su scene e costumi
Al centro: ancora Nicoletta Hertsak; Lorenzo Martelli (Ernesto); ancora Marco Filippo Romano; i quattro protagonisti principali
In fondo: il coro femminile del Maggio Fiorentino





Pubblicato il 17 Marzo 2024
Criticabile l'esecuzione nel Teatro del Giglio della famosa opera di Giuseppe Verdi
Un Trovatore quasi disastro servizio di Simone Tomei

20240317_Lu_00_IlTrovatore_MatteoDesole_phAugustoBizziLUCCA – Il trovatore di Giuseppe Verdi chiude la stagione lirica 2023/2024 del Teatro del Giglio di Lucca. Si tratta di una coproduzione che vede come attori - oltre l’Istituzione lucchese - la Fondazione Teatri di Piacenza, la Fondazione Teatro Comunale di Modena, la Fondazione Teatro Goldoni di Livorno il Teatro dell’Opera Giocosa di Savona.
Ho già avuto modo di assistere a questo allestimento curato per regia, scene e costumi da Stefano Monti e alle luci Fiammetta Baldisserri, in una trasferta piacentina alla quale vi rimando per le mie impressioni visive (qui il link).
La recita lucchese ha visto in campo una componente musicale completamente nuova ed in questo mio scritto vi darò conto solo di quella.
Min Kim è un Conte di Luna autorevole per presenza scenica e solidità nell’emissione; tende, però, a cantare tutto forte-fortissimo senza quindi mettere in risalto i colori che il ruolo richiede. Il timbro è comunque bello e piacevole all’ascolto; non sarebbe sgradita un’introspezione maggiore nel personaggio, ma viste le doti vocali, penso sia solo questione di tempo.
La Leonora di Clarie de Monteil non coinvolge e non fa emergere in maniera convincente le peculiarità della giovane innamorata; la voce è di buona fattura, ma anche qui lo scavo nel personaggio pare ancora piuttosto acerbo. Ho notato una modalità di restituzione del suono tendenzialmente piatta e monocorde, riesce comunque a far emergere con più nitore i pregi vocali nell’aria D’amor sull’ali rosee dove l’artista sembra trovarsi maggiormente a suo agio.
Victòria Pitts (Azucena) si distingue nettamente fra i componenti del cast con un’emissione omogenea lungo tutta la tessitura mezzosopranile; le note più gravi risuonano con evidente nitidezza (senza mai scendere in petto), quelle centrali sono perfettamente a fuoco e riesce a conquistare l’acuto con grandi sicurezza e pathos. Da un punto di vista interpretativo sa imprimere accenti ben nitidi e sempre appropriati, scenicamente si comporta come un vero “animale da palcoscenico”.
Matteo Desole imprime carattere e personalità al “Trovator” Manrico; il bel timbro vocale si unisce ad un’ottima dizione e fraseggio da manuale con brillante squillo negli acuti.

20240317_Lu_01_IlTrovatore_phAugustoBizzi 20240317_Lu_02_IlTrovatore_phAugustoBizzi

20240317_Lu_03_IlTrovatore_phAugustoBizzi 20240317_Lu_04_IlTrovatore_phAugustoBizzi

Il Ferrando di Yanghe Dong sconta le difficoltà che emergono dalla buca, ma si difende bene con suono tonante nonostante la dizione poco curata.
A completamento del cast encomi per le figure di fianco: Samantha Sapienza (Ines), Vincenzo Maria Sarinelli (Ruiz) e Luis Javer Jimenez (Un vecchio zingaro e Un messo)
Le note più dolenti sono quelle che riguardano il Coro (preparato e diretto dal M° Maurizio Preziosi) e, come accennavo prima, la buca in cui era presente l’Orchestra del Teatro Goldoni di Livorno.
La sezione maschile del Coro del Teatro Goldoni soffre di scarsa omogeneità e discutibile amalgama vocale: già dalla prima scena emergono mende che saranno quasi una costante in tutta l’opera; meglio la sezione femminile in cui si evidenzia una maggiore cura del suono.

20240317_Lu_05_IlTrovatore_facebook_phAugustoBizzi

La direzione del M° Giovanni Di Stefano è assai problematica: sin dalle prime note si palesano evidenti scollature tra buca e palco che si protrarranno - in maniera più o meno evidente - in tutte e quattro le parti. Il suono che si propaga in teatro è costantemente tra il forte ed il fortissimo, monocolore, a tratti bandistico e incurante delle sfumature presenti in tutta la partitura. Spesso mi è sembrato che fra “sotto” e “sopra” non esistesse dialogo e che i cantanti fossero in balia degli eventi e di una mole sonora esorbitante; in poche parole, musicalmente parlando, un “quasi” disastro.
Nonostante ciò il pubblico ha fieramente apprezzato dispensando applausi convinti e calorosi per tutti.
(la recensione si riferisce alla recita di venerdì 15 marzo 2024)

Crediti fotografici: Augusto Bizzi per il Teatro del Giglio di Lucca
Nella miniatura in alto: il tenore Matteo Desole (Manrico)
Sotto, in sequenza: panoramiche di Augusto Bizzi su Il trovatore andato in scena a Lucca





Pubblicato il 19 Febbraio 2024
In scena nel Teatro del Giglio di Lucca l'edizione scaligera 1904 dell'opera di Puccini
Ecco la Butterfly del fiasco servizio di Simone Tomei

20240219_Lu_00_MadamaButterfly_AlessandroDAgostiniLUCCA – Al Teatro del Giglio approda con grande apprezzamento del pubblico la versione bresciana di Madama Butterfly di Giacomo Puccini (datata 28 maggio 1904) dopo che il clamoroso fiasco del Teatro alla Scala di qualche mese prima, indusse il compositore a rimettere le mani sulla partitura. La scelta dell’adattamento bresciano per il Teatro del Giglio è giustificata dal fatto che questo allestimento nasce proprio nella città lombarda di cui il teatro lucchese – assieme ad altre realtà – è coproduttore.
Esprimo qui il mio personale punto di vista in merito alla scelta di ripescare edizioni non definitive di un’opera; se sotto l'aspetto culturale e musicologico può essere un’interessante operazione di divulgazione, mi rendo conto che io mal tollero pagine in seguito espunte dall’Autore avendole egli stesso considerate “di troppo” e prive di quel senso drammaturgico che solo la stesura finale garantisce e completa.
Detto questo che, ripeto, è solo un mio pensiero, parlando dell’allestimento di cui vi do conto vorrei partire proprio dalla visione registica di Rodula Gaitanou; nelle sue note di presentazione così scrive «… Puccini in Madama Butterfly getta uno sguardo “esotico” sia sul mondo americano che su quello giapponese. La domanda che ci siamo posti quando abbiamo iniziato a lavorare è stata: come possiamo rendere viva la contrapposizione di due culture senza rafforzarne gli stereotipi? La nostra ricerca ci ha portati a un’estetica astratta che gioca sul piano della decostruzione e del simbolismo…»
Ed è stato proprio così; la scena non muta nei tre atti, fissa, incorporea in cui non appaiono simboli o strutture giapponesi e americane; è come se questo mondo fosse visto da occhi europei (forse lo stesso autore?) che così si concretizza sempre secondo le parole della regista greca «… è a volte un’onda che manipola il destino di Cio-Cio-San, a volte ricorda le curve dei pendii delle montagne, di difficile accesso, dove lei stessa vive sola in isolamento, emarginata dalla società. Lo stesso approccio è pensato per quanto riguarda il gesto utilizzato – sia esso una stretta di mano o un inchino – per connotare l’invasione dello spazio personale, o per il desiderio di comunicare e di riunirsi. L’umanità diventa un veicolo di poesia visiva e di cruda potenza emotiva. Non è un segreto che la prima dell’opera alla Scala di Milano fu un fiasco. Puccini avrebbe apportato in seguito molte revisioni fino a consegnarne una quinta e ultima versione, che viene comunemente eseguita oggi. Le modifiche apportate consistono nell’ammorbidire gli aspetti più duri dello scontro culturale e nello strutturare il dramma in modo più conforme alle aspettative del pubblico…»
Le scene ed i costumi - piuttosto banali - sono di Takis e all’impianto luci è Fiammetta Baldiserri.
In questo contesto si inseriscono gli interpreti le cui relazioni e interazioni sono abbastanza “occidentali” e poco caratterizzate.
Yasko Sato (Cio-Cio-San) si è perfettamente immedesimata nel personaggio con una vocalità sempre ben a fuoco in tutti i registri vocali. Un bel dì, vedremo diventa una pagina in cui la parola è scolpita dalle emozioni e dagli accenti drammatici con cura certosina.
Molto interessante anche la prova di Asude Karayavuz nei panni della fedele Suzuki; scenicamente appagante e vocalmente centrata; emoziona intensamente nel duetto dei fiori.
Nel ruolo Sir Francis Blummy Pinkerton – così si ancor si noma in questa versione bresciana - il tenore Riccardo Della Sciucca mette in luce una linea di canto omogena, ben curata nel fraseggio ed un timbro molto accattivante; l’acuto, talvolta, tende a diventare un po’ fibroso e privo di corpo, ma nel complesso la prova risulta indiscutibilmente positiva.
Ottima presenza scenica e intensa interpretazione vocale caratterizzano l’impegno di Devid Cecconi (Sharpless); in questa versione il suo ruolo è ancor più valorizzato con interventi che ne delineano nettamente lo spirito paterno e amorevole affrontati con una emissione sempre ben controllata, ed estremamente efficace rispetto alla drammaturgia.

20240219_Lu_01_MadamaButterfly_facebook_phUmbertoFavretto

Eccellente il Goro di Giuseppe Raimondo la cui voce squilla e risuona nel teatro con piacevole nitore.
Bravi, precisi musicalmente e funzionali i personaggi di fianco: Alex Martini (Il principe Yamadori), Cristina Bellantuomo (Kate Pinkerton), Fulvio Valenti (Lo zio Bonzo), Masashi Tomosugi (Yakusidé), Liu Tong (Il commissario imperiale), Mattia Rossi (L’ufficiale del registro), Daryna Shypulina (La zia), Tiziana Falco (La cugina) e Serena Pulpito (La madre).
Senza dubbio positiva la prova del Coro Opera Lombardia diretto dal M° Diego Maccagnola.
La bacchetta del M° Alessandro D’Agostini guida l’eccellente Orchestra I Pomeriggi Musicali riuscendo a gestire efficacemente il rapporto con il palcoscenico; l’agogica è perfettamente attagliata ad evidenziare i colori della partitura senza far mai cedere il ritmo drammaturgico con un gesto tanto composto quanto efficace. Teatro esaurito e consensi dirompenti per tutto il cast.
(La recensione si riferisce alla recita di sabato 17 febbraio 2024)

Crediti fotografici: Umberto Favretto per il Teatro del Giglio di Lucca
Nella miniatura in alto: il direttore Alessandro D'Agostini
Sotto: foto di scena dell'allestimento





Pubblicato il 02 Febbraio 2024
Un godibile allestimento della terza opera di Puccini applaudito lungamente dal pubblico
Manon Lescaut e il gesto della Lyniv servizio di Nicola Barsanti

20240202_Bo_00_ManonLescaut_OksanaLynivBOLOGNA - Il Teatro Comunale Nouveau inaugura la propria stagione operistica 2024 con il primo vero e proprio gioiello della produzione pucciniana: Manon Lescaut. Ottima scelta per onorare il centenario della morte del compositore lucchese, avvenuta il 29 novembre del 1924 a Bruxelles.  La Manon Lescaut rappresenta per la carriera operistica di Puccini la stessa importanza che il Nabucco ebbe per Verdi, in quanto in queste due opere vengono già a delinearsi tutte quelle vaste e geniali intuizioni musicali da consentire loro di giungere all’ambito e meritato successo.
La  nuova produzione pucciniana del Teatro Comunale bolognese vede la firma del bravo regista Leo Muscato, il quale riesce attraverso un impianto scenico fisso, talvolta impreziosito da tele dipinte, specchi e gioielli, a suggerire ad hoc gli ambienti descritti dal libretto, che come si sa non è firmato perché contribuirono alla sua stesura numerose persone, compreso l'editore Giulio Ricordi.
Complici della buona riuscita dell'allestimento bolognese sono le scene curate da Federica Parolini e i costumi di Silvia Aymonino, molto apprezzate anche le luci di Alessandro Verazzi, in particolare modo sul finale, in quanto riescono a far immergere chi assiste allo spettacolo in quell’ambiente arido e asfissiante in cui i due protagonisti incontrano la morte.
Il cast si compone di alcune vocalità interessanti, primo su tutti Roberto Aronica (Renato Des Grieux), l’artista si distingue per proiezione sonora e calore del timbro, una vocalità piena di armonici che si dispiega dai bassi agli acuti del registro senza difficoltà alcuna.
Bene anche per il Lescaut di Gustavo Castillo, il quale presenta una vocalità altrettanto piena e variegata in grado di condividere squisiti momenti con il bravissimo Giacomo Prestia (Geronte di Ravoir), basso che evidenzia un legato sofisticato e una presenza scenica inappuntabile.

20240202_Bo_01_ManonLescaut_facebook_phAndreaRanzi

20240202_Bo_02_ManonLescaut_scena_phAndreaRanzi

Le difficoltà arrivano relativamente all’instabile vocalità di Lana Kos (Manon Lescaut): l’artista - sebbene dotata di un buon timbro e di una buona proiezione - non sempre riesce con facilità a raggiungere e a ben eseguire le note più alte dello spartito, sulle quali di tanto in tanto subentra un leggero ma fastidioso vibrato. Buona tuttavia la presenza scenica, sempre in linea con il personaggio.
Concludono ottimamente il cast Paolo Antognetti (Edmondo), Kwangsik Park (L’Oste / Un Sergente), Bruno Lazzaretti (Il Maestro di Ballo), Aloisa Aisemberg, (Un Musico), Cristiano Olivieri (Un Lampionaio) e Costantino Finucci (Un Comandante di Marina).
Venendo all’aspetto intimamente musicale la bellezza del gesto del M° Oksana Lyniv conduce con precisione e garbo l’orchestra del Teatro Comunale di Bologna curando con attenzione ogni singola sfumatura di una partitura intrisa di colori e melodie, meritandosi un lungo applauso alla fine dell’Intermezzo.
Buona anche la prestazione del coro ben istruito dal M° Gea Garatti Ansini. Si conclude così fra numerosi applausi l’ultima replica bolognese di Manon Lescaut.
(La recensione si riferisce alla recita di mercoledì 31 Gennaio 2024)

Crediti fotografici: Andrea Ranzi per il Teatro Comunale di Bologna
Nella miniatura in alto: la direttora Oksana Lyniv
Sotto, in sequenza: due momenti della recita di Manon Lescaut





Pubblicato il 27 Gennaio 2024
Caloroso successo a Ferrara dell'allestimento realizzato a Ravenna per il Teatro Alighieri
La bohčme visual della Muti servizio di Athos Tromboni

20240127_Fe_00_LaBoheme_ElisaVerzier_phFabrizioZaniFERRARA - Suggestivo l'allestimento di La bohème di Giacomo Puccini curato da Cristina Mazzavillani Muti per il Teatro Alighieri di Ravenna, approdato ieri sera al Comunale "Claudio Abbado" di Ferrara. Pubblico della grandi occasioni ("sold-out" si dice oggi, con un inglesismo ormai sostitutivo di "tutto esaurito" d'italiana fattura); pubblico festante nonostante la storia triste di Mimì e Rodolfo che sarebbe andata in scena di lì a poco. Ma quando il bello incontra il celebre (e l'insieme diventa celebre e bello) non contano le tristezze e le commozioni, conta il bello... e tanto basta per fare festa.
Allora, a recita conclusa, possiamo dire che La bohème pensata e realizzata in scena dalla Mazzavillani Muti è stata bella. Anzi, bellissima. Merito anche di strateghi delle luci e delle proiezioni come Vincent Longuemare responsabile delle luci di scena (in più servizi e recensioni di spettacoli precendenti l'abbiamo citato con ammirazione, e con pari ammirazione lo citiamo anche stavolta); come David Loom ("visual designer", che in italiano sarebbe "disegnatore degli effetti visivi"... troppo lungo nella lingua di Dante); come Davide Broccoli ("video programmer", cioè "programmatore delle videoproiezioni"... anche questo troppo lungo).
Come spiegare il fascino dell'allestimento? Sono prevalentemente proiezioni che si riflettono su pannelli di fondo e quintine che all'occorrenza scorrono e si posizionano. In tale modo vengono animati gli ambienti: la Soffitta, il Quartiere Latino, la Barriere d'Enfer con la neve che fiocca (effetto-neve straordinariamente bello, tutto fatto con visual design), di nuovo la Soffitta.
Le immagini proiettate investono anche i personaggi che si muovono in scena, e l'effetto ottico genera l'illusione visiva d'una totale immersione della recita dentro l'immagine. Insomma, una Bohème visual.

20240127_Fe_01_LaBoheme_LaSoffitta_phFabrizioZani

20240127_Fe_03_LaBoheme_IlQuartiereLatino2_phFabrizioZani

La Mazzavillani Muti pretende poi, al di là e al di sopra degli effetti ottici, una conseguente recitazione degli interpreti affine alle emozioni manifestate dai personaggi: e qui tutti i protagonisti si rivelano attori molto ben preparati.
La cosa più bella, assieme alla regia, è risultata poi la concertazione del direttore Nicola Paszkovski sul podio della perfetta Orchestra Giovanile "Luigi Cherubini": mai un'esaltazione smodata delle tipiche ondate melodiche pucciniane spingendo l'enfasi dinamica, anzi la dinamica è sempre equilibratissima anche nel "tutti" dell'orchestra quando squillano gli ottoni acuti e gravi. Paszkovski non abbandona i cantanti a loro stessi, li segue, li invita al canto morbido e all'acuto veemente, li sostiene con un volume di suono strumentale che è leggero e trasparente eppure magniloquente e imperativo; il gesto del direttore è chiarissimo: lo intende l'orchestra, lo segue il coro, lo interpreta ubbidiente il cantante in scena. L'effetto d'insieme musica-canto è persino commovente, basterebbe da sé a fare quello spettacolo che tocchi la sensibilità degli ascoltatori.

20240127_Fe_02_LaBoheme_IlQuartiereLatino1_phFabrizioZani

20240127_Fe_04_LaBoheme_MorteDiMimi_facebook_phFabrizioZani

Il coro, preparato da Corrado Casati, è quello del Teatro Municipale di Piacenza, le voci bianche "Ludus Vocalis - Novello" sono dirette da Elisabetta Agostini, la Banda Musicale Cittadina di Ravenna è diretta da Mauro Vergimigli, i costumi sono realizzati da Manuela Monti.
Era doveroso citare, in apertura di cronaca musicale, tutti i nomi della produzione di questa Bohème perché (come direbbe, secondo noi, Cristina Mazzavillani Muti) il successo dell'allestimento è condivisibile e i meriti vanno condivisi con tutto lo staff tecnico.
Resta da dire dei cantanti: su tutti (diverse "spanne" su tutti) il soprano Elisa Verzier, una Mimì intrepida e commovente, splendida attrice, grande voce, suggestiva vocalità da lirica pura: sa cantare con ammirevole intonazione in tutta la gamma del registro, usa il canto in maschera e il canto di petto con la sapienza che le deriva dalla tecnica ma la sue emissione è naturale, senza apparente fatica; una brava, bravissima interprete.
Note meno entusiastiche per il tenore Alessandro Scotto di Luzio (Rodolfo) il cui canto di gola e quasi sempre aperto ha manifestato a Ferrara anche difetti d'intonazione e di squillo (deludente la sua "speranza" nella famosa aria "Che gelida manina" del Primo Quadro); auguriamoci (auguriamogli) che sia stata semplicemente una serata-no.
Energico ed esuberante il canto di Alessia Pintossi, una Musetta troppo Valchiria per unire alla morbidezza del canto l'apparente frivolezza del personaggio come previsto nella scena del Quartiere Latino; la sua emissione, priva di armoniche e di scarsa musicalità, ci ha fatto immaginare che sarebbe più adatta per la verdiana Lady Macbeth, piuttosto che per personaggi lirico-leggeri.
Bravo e perfettamente in ruolo il baritono Christian Federici (Marcello) la cui vocalità suadente, morbida e non priva di pienezza e potenza, ha gareggiato con la sua Musetta e con l'amico Rodolfo uscendo vincitore nella classifica della bellezza e appropriatezza di suono. 
Bravi anche il basso Andrea Vittorio di Campo (Colline, bella l'esecuzione della "Zimarra") e il baritono Clemente Antonio Daliotti (Schaunard). Elogi anche per i comprimari, il mimo Ivan Merlo (Parpignol e altre "ombre in scena" volute dalla regia), Fabio Baruzzi (Benoit), Graziano Dallavalle (Alcindoro e Sergente dei Doganieri) e il giocoliere Giorgio Panebianco.
Pubblico soddisfatto e lungamente plaudente al termine della recita, soprattutto all'indirizzo di Elisa Verzier (acclamata), Nicola Paszkovski e Cristina Mazzavillani Muti.
(la recensione si riferisce alla recita di venerdì 26 gennaio 2024)

Crediti fotografici: Fabrizio Zani  per il Teatro Comunale "Claudio Abbado" di Ferrara
Nella miniatura in alto: il soprano Elisa Verzier (Mimì)
Sotto, in sequenza: immagini del Quartiere Latino e della Soffitta nell'allestimento curato da Cristina Mazzavillani Muti





Pubblicato il 21 Gennaio 2024
L'allestimento livornese della famosa opera di Giuseppe Verdi lascia molto a desiderare...
Un Trovatore cosė cosė servizio di Nicola Barsanti

20240121_Li_00_IlTrovatore_MatteoDesole_phAugustoBizziLIVORNO - Torna a distanza di 50 anni di assenza al Teatro Goldoni e 27 anni dopo la sua ultima apparizione nella città di Livorno (ma fu al Teatro La Gran Guardia) Il trovatore, uno dei titoli più amati di Giuseppe Verdi. Un ritorno tanto atteso che non convince, pertanto inferiore alle aspettative. Gli anelli deboli di questa produzione riguardano in primo piano il cast e l’orchestra. Se il cast si compone, nella maggioranza dei casi, di vocalità inadeguate a sostenere le difficoltà imposte da una partitura colma di arie e cabalette tali da richiedere particolari doti di slancio e di intensa drammaticità, l’orchestra del Teatro Goldoni si rivela affetta da ulteriori problematiche riguardanti l’intonazione dei fiati (in particolar modo la sezione dei corni), cui si unisce una direzione farraginosa del M°Giovanni Di Stefano.
Sono infatti diversi i momenti in cui si riscontrano effettivi sbandamenti di ritmo, e vogliamo qua ricordare la cabaletta di Leonora e il terzetto finale del primo atto. Mancano di qualità anche gli effetti sonori realizzati nel corso del coro di apertura del secondo atto: "Vedi! Le fosche notturne spoglie" in cui la percezione udita è più simile alla percussione di longarine di acciaio piuttosto che alle solite incudini.
Venendo alla regia, non dispiace l’imponente scatola scenica "che nel suo scomporsi e ricomporsi evoca in modo astratto torri, macchine da guerra medievali e spazi claustrofobici di prigionia", spiega il regista Stefano Monti, che firma anche i costumi e le scene (queste ultime con Allegra Bernacchioni), di particolare efficacia la scena di Azucena in catene, dove dall’alto discendono due corde tali da tenerle sollevate le braccia; le luci di scena sono firmate da Fiammetta Baldiserri.

20240121_Li_01_IlTrovatore_VictoriaPittsMatteoDesole_phAugustoBizzi 20240121_Li_02_IlTrovatore_ClaireMonteilMinKim_phAugustoBizzi

20240121_Li_03_IlTrovatore_scena_phAugustoBizzi

Dopo la premessa torniamo al cast approfondendo e dando conto singolarmente di ogni singolo ruolo: Yonghen Dong si rivela un Ferrando efficace, mostrando buona dizione e capacità scenica, pregio estendibile anche al Ruiz di Vincenzo Maria Salinelli.
Il Conte di Luna di Min Kim dà prova di una buona proiezione sonora sebben lesa da un fraseggio artefatto che spesso lo porta a pronunciare erroneamente il testo e a rendere distaccate le frasi, che mancano di coesione ed unitarietà, non convince pertanto la resa di "Il balen del suo sorriso".
Importanti problematiche sul testo vengono evidentemente riscontrate anche dalla Leonora di Claire Monteil, il giovane soprano parigino, infatti, di tanto in tanto, specialmente sulla chiusura delle frasi, sembra non pronunciare le ultime parole come sperando di essere coperta dal crescendo orchestrale, percezione che si attribuisce in particolar modo al primo atto, e che migliora nel corso della recita. Detto ciò la principale problematica riguarda la mancata proiezione, la quale arreca inconsistenza alla linea del canto, impedendole di realizzare i numerosi filati che contraddistinguono questo difficile ruolo.
Atra giovane vocalità vede la presenza del mezzosoprano Victória Pitts (Azucena), la quale si distingue per la bellezza del timbro e per il colore di una calda vocalità avvolgente, che manca però di drammaticità sui righi più bassi dello spartito. Inoltre, il bell’aspetto dell’artista (e questo non può che essere un pregio, in altre circostanze), non convince scenicamente chi dovrebbe essere persuaso dal vedere una zingara di mezz’età rancorosa e assetata di vendetta.
Matteo Desole è un Manrico scenicamente presente e accorato, il quale si distingue per l’emissione e per i solidi accenti drammatici che uniti a un buon legato delineano uno strumento interessante, ma non infrequentemente manifesta difficoltà sugli acuti, come il non riuscito Si bemolle in "Di quella Pira", mentre si apprezza la bella esecuzione di "Ah sì ben mio".
Completano il cast i comprimari: la Ines di Samantha Sapienza e Un vecchio zingaro / Un messo di Luis Javier Jimenez.
Bene per il coro del teatro Goldoni istruito dal M° Maurizio Preziosi.

20240121_Li_04_IlTrovatore_facebook_phAugustoBizzi

Nonostante le problematiche esposte, la serata volge al termine fra entusiastici applausi del pubblico, entusiasmo che potrebbe essere ricondotto alla lunga assenza del titolo: in fin dei conti la presenza del Trovatore nella città livornese mancava da alcune generazioni, e meritava l'apprezzamento del pubblico questo titolo che è uno dei massimi capolavori verdiani.
(La recensione si riferisce alla recita di giovedì 19 gennaio 2024)

Crediti fotografici: Augusto Bizzi per il Teatro Goldoni di Livorno
Nella miniatura in alto: il tenore Matteo Desole (Manrico)
Al centro, in sequenza: Victória Pitts (Azucena) con Matteo Desole; Claire Monteil (Leonora) con Min Kim (Conte di Luna); panoramica sul coro dei Gitani
Sotto: ancora Victória Pitts (Azucena in catene)





Pubblicato il 20 Gennaio 2024
Ottima messa in scena di Pier Luigi Pizzi del capolavoro buffo rossiniano nel solco della tradizione
Barbiere di Siviglia stratosferico servizio di Nicola Barsanti

20240120_Pr_00_IlBarbiereDiSiviglia_DiegoCeretta_RobertoRicciPARMA - Il Teatro Regio di Parma inaugura il cartellone d’opera del 2024 con il fiore all’occhiello di Gioacchino Rossini: Il Barbiere di Siviglia. Com’è noto ai più, nel 1782 Giovanni Paisiello scrisse un’opera dallo stesso titolo e con lo stesso soggetto, da qui la decisione del maestro di Pesaro di intitolare la sua nuova composizione (almeno in un primo momento) Almaviva o sia l’inutile precauzione; non servì il cambio del titolo perché ciò nonostante, a causa dei numerosi sostenitori di Paisiello presenti in sala al Teatro Argentina di Roma, la prima esecuzione assoluta non riscosse consensi.
Ma il successo non tardò ad arrivare, infatti, in seguito alla seconda rappresentazione, la genialità di questa composizione fulminea, scritta in soli venti giorni, unita allo strepitoso libretto di Cesare Sterbini la rendono ben presto l’opera buffa per antonomasia.
Dall’alto della sua esperienza (e della sua veneranda età) Pier Luigi Pizzi confeziona ad hoc regia, scene e costumi, costruendo uno spettacolo rispettoso del libretto che permette, senza il bisogno di ideare stravaganti ipotesi interpretative, di seguire bene i dettagli della vicenda.
Da qua la bella decisione di non fare tagli ai recitativi, conservando tutto il testo di questo capolavoro.
L’impianto scenico è fisso, costituito da due strutture in stile  neoclassico che vengono rispettivamente collocate agli estremi del palcoscenico, degne di nota anche le luci di Massimo Gasparon.

20240120_Pr_01_IlBarbiereDiSiviglia_facebook_RobertoRicci
20240120_Pr_03_IlBarbiereDiSiviglia_scena_RobertoRicci

Venendo al cast urge affermare che, secondo chi scrive, il teatro d’opera trova in Andrzej Filończyk la vocalità rossiniana per eccellenza, tale da porsi a riferimento per il ruolo di Figaro degli anni a venire. La bellezza del timbro unita alla spigliata presenza scenica fanno dell’artista un Figaro eccellente, vocalmente inquadrato e dotato di un raffinato strumento, che gli valgono una lunga ovazione in seguito alla celeberrima cavatina “Largo al factotum”.
Altra eccellenza, vede senza dubbio il basso Marco Filippo Romano nel ruolo di Don Bartolo, la cui ottima interpretazione arriva al punto da far suo il personaggio, per non parlare della voluta spiccata pronuncia della R, tipica della Romagna, la quale aggiunge una buona dose di comicità.
Don Basilio, vede la presenza di un altro grande artista dal calibro di Roberto Tagliavini, la cui profonda e calda vocalità gli consentono una bella emissione e la buona riuscita della “Calunnia”, inappuntabile anche sulla presenza scenica.
Le lodi si estendono all’avvolgente vocalità di Maria Kataeva, nel ruolo di Rosina, la cui proiezione sonora unita alla cura dedicata al fraseggio si traducono in una dizione cristallina che le consentono di affrontare brillantemente le numerose difficoltà imposte dallo sparito.
Il Conte d’Almaviva di Maxim Mironov è il tassello criticabile di un cast stellare, in quanto la sua debole proiezione rende spesso inconsistente la linea del canto, difficoltà percepita specialmente nel corso del primo atto: evidenti miglioramenti della prestazione, anche dal punto di vista scenico, nel corso del secondo atto con la buona  la resa nella veste del finto maestro di musica Don Alonso.
Completano ottimamente il cast la strepitosa presenza di Armando De Ceccon (Ambrogio) e la brava Berta di Lucia Piermatteo, la cui radiosa vocalità arricchisce i momenti corali. Bene anche per Fiorello/ Un ufficiale di William Corrò.

20240120_Pr_02_IlBarbiereDiSiviglia_scena_RobertoRicci

Dal Punto di vista musicale parliamo senza dubbio di un Barbiere ben eseguito, la Filarmonica Arturo Toscanini guidata dal giovane maestro Diego Ceretta consente alla linea del canto di emergere costantemente senza alcuna difficoltà. L’unico appunto può essere individuato nell’Ouverture che pecca di qualche eccessivo “allargando”.
Molto bene anche per il coro del Teatro Regio di Parma, ben istruito dal maestro Martino Faggiani.
La serata si conclude in un tripudio di applausi per tutti, dovuti omaggi ad una splendida rappresentazione.
(la recensione si riferisce alla recita di giovedì 18 gennaio 2024)

Crediti fotografici: Roberto Ricci per il Teatro Regio di Parma
Nella miniatura in alto: il direttore d'orchestra Diego Ceretta
Sotto, in sequenza: panoramiche su scene e costumi





Pubblicato il 14 Gennaio 2024
Il capolavoro buffo di Gioachino Rossini non ha brillato di luce propria al Teatro del Giglio
Un Barbiere un po' cosė... servizio di Simone Tomei

20240113_Lu_00_IlBarbiereDiSiviglia_GurgenBaveyan_PhotoKiwiLUCCA - Il Barbiere di Siviglia di Gioachino Rossini si veste di attualità, attraverso una lettura piuttosto singolare, ma non del tutto dissonante dalle intenzioni musicali e librettistiche, nell’allestimento andato in scena al Teatro del Giglio di Lucca con la firma registica di Luigi De Angelis che ha curato anche scene e luci. In un condominio stile Le Courboisier le vicende private dei protagonisti si intrecciano, più o meno casualmente, anche con quelle “della strada” evidenziando analogie e profonde differenze. È la descrizione di un luogo cosmopolita dove i vari strati della società (intesi come condizione sociale e razziale) si intrecciano creando consonanze e dissonanze in base a ciò che musica e parole in quel momento esprimono. Talvolta le situazioni proposte sono chiare e congruenti, talaltra, l’immediatezza dell’azione le rende meno istantaneamente fruibili; resta comunque il dubbio in merito alle “piccole epifanie” citate dal regista nelle sue note. Una dimensione complessiva comunque piacevole, traslata in un mondo tendenzialmente adolescenziale in cui il contrasto generazionale rappresenta una cifra molto pregnante.
Il lavoro sui personaggi pare assai sviluppato ed è ammantato dai colori sgargianti dei costumi stravaganti – curati da Chiara Lagani – che si attagliano in maniera puntuale e precisa al contesto scenico. Il progetto firmato Fanny e Alexander merita comunque apprezzamento anche per il parallelo con il film Play Time di Jacques Tati, dal quale - seppur in un contesto assai diverso - prende spunto; la ricerca della poesia dell’umano è il fine ultimo per portare lo spettatore, e forse anche i protagonisti, verso una visione più umana… «al di fuori della macchina tritatutto del nostro tempo, al di fuori delle convenzioni di un mondo che perpetra il consumo dell’identico, a discapito delle espressioni genuine dei sentimenti e delle emozioni

20240113_Lu_01_IlBarbiereDiSiviglia_GurgenBaveyan_facebook

20240113_Lu_02_IlBarbiereDiSiviglia_insieme_PhotoKiwi 20240113_Lu_03_IlBarbiereDiSiviglia_ChiaraAmaru_PhotoKiwi

Complice in tutto questo è la musica di Gioachino Rossini e la genialità del libretto di Cesare Sterbini che ci portano… «uno sguardo divertito, leggero ma al tempo stesso feroce sui tic, sugli inciampi, sulle idiosincrasie e le nevrosi del nostro quotidiano, in una giostra vorticosa destinata all’horror vacui, ma che forse ci mette a nudo di fronte a noi stessi
Un cast variegato ha dominato la scena rossiniana con risultati alterni.
Chiara Amarù è una Rosina molto convincente sotto tutti i punti di vista; la parola scenica è sempre a fuoco ed il nitore dell’emissione accompagna la sua interpretazione per tutta la serata; l’aria di sortita "Una voce poco fa", è un tripudio di colori e prodezze in cui snocciola con estrema facilità le agilità con piena omogeneità vocale.
Ottimo anche il Figaro di Gurgen Baveyan che si mette in luce per spavalderia recitativa indiscussa ed un suono possente, ma al tempo stesso duttile che gli permette di enfatizzare le frasi musicali con precisione e giuste intenzioni.
Dave Monaco è un Lindoro tutto sommato corretto e musicalmente preciso, ma l’emissione pressoché nasale non risulta sempre di piacevole ascolto; il colore vocale perde in brillantezza e la necessaria fluidità perde di consistenza; complessivamente vengono fuori le potenzialità di una voce che sa ben gestire ogni nota della sua estensione, ma una restituzione più nitida sarebbe di grande auspicio.
Non troppo a fuoco nemmeno il Bartolo di Roberto Abbondanza che mi è parso sin da subito poco in forma; ho avuto l’impressione che la voce scontasse una certa stanchezza in quanto, in più frangenti, le note sono risultate opache ed il fraseggio poco duttile e a tratti stentoreo.
Nei panni di Don Basilio, troviamo il basso Gaetano Triscari; fiero di una voce potente non teme le note più impervie, ma vacilla in quelle più gravi dove il fraseggio risulta meno curato e la parola scenica perde pregnanza.
Una Berta molto irruente e dominatrice quella di Jennifer Schittino la cui fisicità imponente la mette molto in luce evidenziando appieno il ruolo “antagonista in amore” rispetto a Rosina; nella scena che le è propria, "IL vecchiotto cerca moglie", conquista il pubblico con un canto preciso e ben controllato senza scadere nell’ovvio e nel pacchiano.
Nel doppio ruolo di Fiorello e Ufficiale troviamo Tommaso Corvaja che si è dimostrato piuttosto deludente almeno da un punto di vista vocale, in quanto il canto risulta poco curato e l’emissione molto acerba.

20240113_Lu_04_IlBarbiereDiSiviglia_panoramica_PhotoKiwi

Resa poco entusiasmante anche per il Coro Arché curato e diretto dal M° Marco Bargagna. L’infelice collocazione dietro la scena non è stata di aiuto alla sua integrazione nel contesto musicale ed in parecchi momenti, oltre alle scollature ritmiche, ha fatto emergere suoni poco curati e spesso anodini.
Sul podio il M° Francesco Pasqualetti, alla guida dell’Orchestra della Toscana, ha restituito poco o nulla del carattere “rossiniano” della partitura; la sua lettura è piuttosto povera di colori ed intenzioni. È mancato quel piglio brioso e frizzante che ha tolto enfasi ai “crescendo” (un finale primo quasi a tempo di metronomo) e spigliata vivacità a tutto il resto (la “Tempesta” pareva una timida pioggerellina). Anche l’intesa con il palcoscenico non è stata sempre delle migliori in quanto sono emerse scollature che hanno caratterizzato alcuni momenti della serata.
Un Teatro piuttosto gremito ha reso comunque festa a tutti gli interpreti con applausi convinti e sentiti.
(la recensione si riferisce alla recita del 12 gennaio 2024)

Crediti fotografici: Photo Kiwi per il Teatro del Giglio di Lucca
Nella miniatura in alto: il baritono
Gurgen Baveyan (Conte d'Almaviva)
Al centro in sequenza: ancora Baveyan nella sua "bottega"; tutti i protagonisti insieme sul divano; e un bel primo piano per Chiara Amarù (Rosina)
Sotto: visione d'assieme dell'allestimento in scena nel Teatro del Giglio






< Torna indietro

Dal Nord-Ovest Dal Nord-Est Dal Centro-Nord Dal Centro e Sud Dalle Isole Dall' Estero


Parliamone
Orlando nelle trame di Alcina
intervento di Athos Tromboni FREE

20240407_Fe_00_OrlandoFurioso_MarcoBellussi_phMarcoCaselliNirmaFERRARA - Ottima messa in scena nel Teatro "Claudio Abbado" dell' Orlando Furioso di Antonio Vivaldi nella edizione critica curata da Federico Maria Sardelli e Alessandro Borin. Il maestro Sardelli era anche sul podio della brava Orchestra Barocca Accademia dello Spirito Santo di Ferrara. Quindi tre atti, così come Vivaldi ideò per la premiere al Teatro Sant'Angelo di Venezia nell'autunno del 1727.
Ottima messa in scena, oltre che per la comprovata efficacia di Sardelli nell'esecuzione del repertorio barocco, soprattutto per la visionaria regia di Marco Bellussi, coadiuvato da Fabio Massimo Iaquone (ideazione e regia video), Matteo Paoletti Franzato (scene), Elisa Cobello (costumi) e Marco Cazzola (luci).
La visionaria regia ci trasporta nel poema ariostesco (o quantomeno in ciò che del poema dell'Ariosto utilizzò a suo tempo il librettista Grazio Braccioli) dove tutto è fantascientifico
...prosegui la lettura

VideoCopertina
La Euyo prende residenza a Ferrara e Roma

Non compare il video?

Hai accettato la politica dei cookies? Controlla il banner informativo in cima alla pagina!

Echi dal Territorio
Xtra per tre
redatto da Athos Tromboni FREE

20240411_Fe_00_FerraraMusicaXtra_NicolaBruzzoFERRARA - Si chiama "Xtra" - un nome avveniristico - ma sarà fatta di musica da grande repertorio cameristico. È la nuova rassegna di Ferrara Musica, ideata per dare una ribalta a formazioni e musicisti solisti di grande talento. Ad illustrare il programma sono intervenuti l'assessore alla Cultura del Comune di Ferrara, Marco Gulinelli, il curatore
...prosegui la lettura

Opera dal Centro-Nord
Quel Don Pasquale sempre fresco
servizio di Simone Tomei FREE

20240325_Fi_00_DonPasquale_MarcoFilippoRomano_phMichele MonastaFIRENZE - Quello che è stato ritorna dicevano sempre i nostri vecchi. Ed è proprio così: in un momento non facile per il Teatro del Maggio, l’idea di rispolverare una vecchia produzione di Don Pasquale di Gaetano Donizetti si è rivelata una scelta molto azzeccata che ha riportato indietro nel tempo i più veterani melomani. La riproposizione dello spettacolo
...prosegui la lettura

Opera dal Nord-Ovest
Beatrice di Tenda da visibilio
servizio di Simone Tomei FREE

2040325_Ge_00_BeatriceDiTenda_AngelaMeadeGENOVA – Procede con scelte azzeccate e particolarmente ricercate la stagione operistica del Teatro Carlo Felice di Genova con un altro capolavoro belliniano, Beatrice di Tenda. Sono già due stagioni che le opere del catanese compaiono nel cartellone del teatro genovese: nel 2021 Bianca e Fernando – secondo l’edizione riservata proprio al teatro ligure
...prosegui la lettura

Opera dal Nord-Est
Nabucco fra Oren e Del Monaco
servizio di Rossana Poletti FREE

20240324_Ts_00_Nabucco_GiancarloDelMonacoTRIESTE - Teatro Lirico “Giuseppe Verdi”. L’avventura del Nabucco in scena in questi giorni al Teatro Verdi di Trieste comincia con una conferenza stampa, nella quale Daniel Oren, maestro concertatore e direttore, ha espresso che questo terzo titolo di Giuseppe Verdi, suo primo grande successo, è molto importante per il popolo ebraico, «... per
...prosegui la lettura

Opera dal Nord-Est
Nel Campielo xe bel quel che piase
servizio di Athos Tromboni FREE

20240318_Vr_00_IlCampiello_FrancescoOmassini_phEnneviVERONA - Fu così che per la prima volta in assoluto Il Campiello di Ermanno Wolf-Ferrari andò in scena nel Teatro Filarmonico di Verona. E fu così che alla "prima" venne accolto da un pubblico numeroso con molti minuti di applausi a fine recita e con vere ovazioni per alcuni protagonisti di quella commedia musicale. Chissà se le cronache del futuro, parlando del
...prosegui la lettura

Opera dal Centro-Nord
Un Trovatore quasi disastro
servizio di Simone Tomei FREE

20240317_Lu_00_IlTrovatore_MatteoDesole_phAugustoBizziLUCCA – Il trovatore di Giuseppe Verdi chiude la stagione lirica 2023/2024 del Teatro del Giglio di Lucca. Si tratta di una coproduzione che vede come attori - oltre l’Istituzione lucchese - la Fondazione Teatri di Piacenza, la Fondazione Teatro Comunale di Modena, la Fondazione Teatro Goldoni di Livorno il Teatro dell’Opera Giocosa di Savona.
...prosegui la lettura

Eventi
Vi presentiamo La Bohčme
servizio di Angela Bosetto FREE

20240316_Vr_00_LaBoheme_2024VERONA – Dopo tredici anni di assenza è ufficialmente partito il conto alla rovescia: la prossima estate La Bohème di Giacomo Puccini tornerà in Arena durante il 101° Festival lirico; il capolavoro di Puccini verrà rappresentato il 19 e il 27 luglio 2024 con la direzione di Daniel Oren.
Trattandosi di una nuova produzione di Fondazione Arena
...prosegui la lettura

Opera dal Nord-Ovest
Idomeneo da manuale
servizio di Simone Tomei FREE

20240227_Ge_00_Idomeneo_AntonioPoliGenova – L’ Idomeneo di Wolfgang Amadeus Mozart è un capolavoro che incanta con la sua profonda drammaticità e la sua sublime bellezza musicale. La trama, ambientata nell'antica Grecia, ruota attorno al re Idomeneo, il quale, dopo essere stato salvato da un naufragio grazie all’aiuto divino, si trova costretto a sacrificare suo figlio
...prosegui la lettura

Eventi
Il 35° nel segno della solidarietā
servizio di Athos Tromboni FREE

20240225_Ra_00_RavennaFestival2024_LogoRAVENNA - il Teatro Alighieri era gremito di pubblico, giornalisti, operatori video e radio per la presentazione della 35.ma edizione di Ravenna Festival 2024, che si svolgerà dall’11 maggio al 9 luglio e farà registrare oltre 100 alzate di sipario; gli artisti coinvolti sono più di mille, dai grandi nomi della musica classica e del canto lirico, fino ad alcuni "menestrelli"
...prosegui la lettura

Opera dall Estero
Grande Das Rheingold in piccolo spazio
servizio di Ramón Jacques FREE

20240222_00_LosAngeles_DasRheingold _GustavoDudamelLOS ANGELES (USA) - La sala concerti Walt Disney Hall, sede dell’orchestra Los Angeles Philharmonic, è situata nel cuore della città e ha festeggiato nel 2023 i suoi vent'anni (è stata inaugurata il 23 ottobre 2003). E’ stata progettata e realizzata con la supervisione dal famoso architetto e designer canadese-americano Frank Gehry (1929)
...prosegui la lettura

Opera dal Centro-Nord
Ecco la Butterfly del fiasco
servizio di Simone Tomei FREE

20240219_Lu_00_MadamaButterfly_AlessandroDAgostiniLUCCA – Al Teatro del Giglio approda con grande apprezzamento del pubblico la versione bresciana di Madama Butterfly di Giacomo Puccini (datata 28 maggio 1904) dopo che il clamoroso fiasco del Teatro alla Scala di qualche mese prima, indusse il compositore a rimettere le mani sulla partitura. La scelta dell’adattamento bresciano per il Teatro del
...prosegui la lettura

Opera dal Nord-Est
Arianna tra il buffo e il commovente
servizio di Rossana Poletti FREE

20240218_Ts_00_AriannaANasso_SimoneSchneider_phFabioParenzanTRIESTE - Teatro Lirico “Giuseppe Verdi”.  Ci è voluto Richard Strauss e la sua Arianna a Nasso per far comprendere quanto poco interessasse a certi ricchi la realizzazione di uno spettacolo, quanto poco comprendessero le dinamiche che stanno attorno e dentro la preparazione di un lavoro teatrale.
«Pago e voglio quello che
...prosegui la lettura

Personaggi
Incontro con Lorenzo Cutųli
servizio di Edoardo Farina FREE

20240215_Fe_00_LorenzoCutuliFERRARA - Il 100° anniversario dalla morte di Giacomo Puccini rappresenta un’occasione per commemorare e ripercorrere la vita e la carriera di uno dei più grandi musicisti italiani.  Le sue Opere, ancora oggi, continuano a essere rappresentate sui palcoscenici più prestigiosi del mondo, celebrando lo straordinario valore artistico delle composizioni
...prosegui la lettura

Opera dal Nord-Est
Il Barbiere eccellente
servizio di Nicola Barsanti FREE

20240209_Ve_00_IlBarbiereDiSiviglia_BepiMorassiVENEZIA - Se pensiamo al fascino di un teatro risorto per più di una volta dalle proprie ceneri, e vi aggiungiamo la suggestione di esservi dentro nel vivo del carnevale della “Serenissima” non può venire in mente un gioiello della produzione rossiniana: Il barbiere di Siviglia. Ed è proprio a quest’opera che abbiamo assistito, la seconda in cartellone
...prosegui la lettura

Opera dal Centro-Nord
Manon Lescaut e il gesto della Lyniv
servizio di Nicola Barsanti FREE

20240202_Bo_00_ManonLescaut_OksanaLynivBOLOGNA - Il Teatro Comunale Nouveau inaugura la propria stagione operistica 2024 con il primo vero e proprio gioiello della produzione pucciniana: Manon Lescaut. Ottima scelta per onorare il centenario della morte del compositore lucchese, avvenuta il 29 novembre del 1924 a Bruxelles.  La Manon Lescaut rappresenta per la carriera
...prosegui la lettura

Echi dal Territorio
Bologna Festival numero 43
redatto da Athos Tromboni FREE

20240201_Bo_00_BolognaFestival_TeodorCurrentzis_phAlexandraMuravyevaBOLOGNA - La 43.esima edizione di Bologna Festival 2024, da marzo a novembre, presenta alcuni dei più interessanti direttori dell’odierna scena musicale quali Teodor Currentzis, per la prima volta a Bologna con la sua orchestra musicAeterna, Vladimir Jurowski con la Bayerisches Staatsorchester e Paavo Järvi con la Die Deutsche
...prosegui la lettura

Jazz Pop Rock Etno
Jazz e altro allo Spirito
redatto da Athos Tromboni FREE

20240129_Fe_00_IlGruppoDei10_TutteLeDirezioni_FrancoFasano.JPGFERRARA - Varato il calendario dei concerti "Tutte le Direzioni in Winter&Springtime 2024", organizzata da Il Gruppo dei 10 con qualche novità e collaborazione in più rispetto ai precedenti. La location è (quasi sempre) la stessa: il ristorante lo Spirito di Vigarano Mainarda (Ferrara), nell’intimo tepore delle sue suggestive sale, immerso nella
...prosegui la lettura

Opera dal Centro-Nord
La bohčme visual della Muti
servizio di Athos Tromboni FREE

20240127_Fe_00_LaBoheme_ElisaVerzier_phFabrizioZaniFERRARA - Suggestivo l'allestimento di La bohème di Giacomo Puccini curato da Cristina Mazzavillani Muti per il Teatro Alighieri di Ravenna, approdato ieri sera al Comunale "Claudio Abbado" di Ferrara. Pubblico della grandi occasioni ("sold-out" si dice oggi, con un inglesismo ormai sostitutivo di "tutto esaurito" d'italiana fattura); pubblico
...prosegui la lettura

Opera dal Nord-Ovest
Don Pasquale allestimento storico
servizio di Nicola Barsanti FREE

20240127_To_00_DonPasquale_NicolaAlaimo_phAndreaMacchiaTORINO - Il titolo designato per l’inaugurazione del cartellone d’opera 2024 del Teatro Regio di Torino è il Don Pasquale di Gaetano Donizetti. Qui riproposto nel fortunato allestimento della fine degli anni '90 del Novecento, firmato da uno dei maestri della drammaturgia musicale italiana: il regista, scrittore e giornalista Ugo Gregoretti, la cui regia
...prosegui la lettura

Jazz Pop Rock Etno
Jazz Club Ferrara 45 concerti
redatto da Athos Tromboni FREE

20240124_Fe_00_JazzClub_GennaioMaggio2024FERRARA - Dal 26 gennaio 2024, prende il via al Torrione San Giovanni la seconda parte della 25.ma stagione di Ferrara in Jazz. Grandi nomi del jazz internazionale e largo spazio ai giovani, per complessivi 45 concerti accompagnati da eventi culturali collaterali, realizzati con il contributo del Ministero della Cultura, Regione Emilia-Romagna, Comune
...prosegui la lettura

Opera dal Nord-Est
Bolena e Seymur destino congiunto
servizio di Rossana Poletti FREE

20240123_Ts_00_AnnaBolena_SalomeJicia_phFabioParenzanTRIESTE – Teatro Verdi. Nell’ Anna Bolena di Gaetano Donizetti, in scena al Teatro Lirico Giuseppe Verdi di Trieste, primeggia la qualità del cast. Un gruppo di cantanti straordinari, che contribuiscono in modo determinante al buon esito della rappresentazione. Se si eccettua qualche piccola quasi impercettibile incertezza nel primo atto la prova
...prosegui la lettura

Opera dal Nord-Ovest
Haroutounian una Butterfly di riferimento
servizio di Simone Tomei FREE

20240121_Ge_00_MadamaButterfly_phMarcelloOrselliGENOVA – Prosegue con successo la stagione del Teatro Carlo Felice grazie ad una bellissima produzione dell’opera “nipponica” di Giacomo Pucccini, Madama Butterfly. Il contesto scenico-registico firmato da Alvis Hermanis si sviluppa in uno spettacolo sostanzialmente classico e iconografico dove l’immagine stereotipata del Giappone
...prosegui la lettura

Opera dal Centro-Nord
Un Trovatore cosė cosė
servizio di Nicola Barsanti FREE

20240121_Li_00_IlTrovatore_MatteoDesole_phAugustoBizziLIVORNO - Torna a distanza di 50 anni di assenza al Teatro Goldoni e 27 anni dopo la sua ultima apparizione nella città di Livorno (ma fu al Teatro La Gran Guardia) Il trovatore, uno dei titoli più amati di Giuseppe Verdi. Un ritorno tanto atteso che non convince, pertanto inferiore alle aspettative. Gli anelli deboli di questa produzione riguardano
...prosegui la lettura

Opera dal Centro-Nord
Barbiere di Siviglia stratosferico
servizio di Nicola Barsanti FREE

20240120_Pr_00_IlBarbiereDiSiviglia_DiegoCeretta_RobertoRicciPARMA - Il Teatro Regio di Parma inaugura il cartellone d’opera del 2024 con il fiore all’occhiello di Gioacchino Rossini: Il Barbiere di Siviglia. Com’è noto ai più, nel 1782 Giovanni Paisiello scrisse un’opera dallo stesso titolo e con lo stesso soggetto, da qui la decisione del maestro di Pesaro di intitolare la sua nuova composizione (almeno in un primo
...prosegui la lettura

Opera dal Centro-Nord
Un Barbiere un po' cosė...
servizio di Simone Tomei FREE

20240113_Lu_00_IlBarbiereDiSiviglia_GurgenBaveyan_PhotoKiwiLUCCA - Il Barbiere di Siviglia di Gioachino Rossini si veste di attualità, attraverso una lettura piuttosto singolare, ma non del tutto dissonante dalle intenzioni musicali e librettistiche, nell’allestimento andato in scena al Teatro del Giglio di Lucca con la firma registica di Luigi De Angelis che ha curato anche scene e luci. In un condominio stile Le Courboisier
...prosegui la lettura

Opera dal Nord-Est
La Bohčme dei ponteggi
servizio di Athos Tromboni FREE

20240113_Ro_00_LaBoheme_FrancescoRosa_phValentinaZanagaROVIGO - Una Bohème senza lode e senza infamia. Così potrebbe definirsi l'allestimento dell'opera di Giacomo Puccini andata in scena al Teatro Sociale. Si tratta di una coproduzione del teatro di Rovigo con il Comune di Padova e il teatro "Mario Del Monaco" di Treviso. Una produzione tutta veneta, considerando la bacchetta affidata a Francesco Rosa
...prosegui la lettura


Questo sito supporta PayPal per le transazioni con carte di credito.


Gli Amici della Musica giornale on-line dell'Uncalm
Via San Giacomo 15 - 44122 Ferrara (Italy)
direttore Athos Tromboni - webmaster byST
contatti: redazione@gliamicidellamusica.it - cell. +39 347 4456462
Il giornale č iscritto al ROC (Legge 249/1997) al numero 2310