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NovitÓ discografiche

Anda-Louise Bogza, Portrait

Sergio Stancanelli

Pubblicato il 11 Dicembre 2009

0912fCdBogzaPortraitArte nova voices, serie Classics, 74321 85296 2
Vado in internet e, oltre ad apprendere che Anda-Louise Bogza - la bella interprete di Tosca l'estate scorsa nell'Arena di Verona, - ha cantato nell'opera di Giacomo Puccini anche al Maggio musicale fiorentino con Zubin Mehta, poi alla Bayerische Staatsoper di München, all'Opéra nationale di Bordeaux, all'Opera di Frankfurt (am Main, suppongo), alla Staatsoper di Dresden, al Grand théâtre di Luxembourg, e ancora a Pressburg e Bucuresti, e ha interpretato Katia Kabanova a Tokyo, donna Anna del Don Giovanni a Marseille, Rusalka a Paris, Bruxelles e Roma (nel teatro dell'Opera), Leonora di Il trovatore ad Hamburg, Budapest (non Budapesta), København e Sevilla (con Maurizio Arena), leggo che nella sua stessa città, Praha, è stata Jenufa, Sina di Fidanzamento in sogno, Giorgetta di Il tabarro, Lisa di La dama di picche, Manon e Minnie di Manon Lescaut e La fanciulla del West, Abigaille (non Abigaile), Amelia, Aida e Desdemona di Nabucco, Un ballo in maschera, Aida e Otello di Giuseppe Verdi: oltre ad avervi rivestito quasi tutti i ruoli già sopra riferiti per interpretazioni in altri Paesi.
Elencare tutte le sedi prestigiose dove ha tenuto concerti sarebbe troppo lungo ed arido: mi limito al Musikvereinsaal di Wien, Festspielhaus di Salzburg, Royal Albert hall di London, Liederhalle di Stuttgart, Anfiteátro (non Amphiteatre, che oltre tutto va scritto Amphitheater) di Madrid, Radio hall di Bucuresti (o Bucarest, non Bucharest), insieme con orchestre prestigiose quali la Czech philharmonic (non Philarmonic), la Stuttgart philharmonic (non Philarmonic) e l'orchestra della BBC. Ma quello che mi è apparso più interessante è, frammezzo alla disponibilità discografica, la presenza di due opere complete che non ho mai avuto occasione di poter conoscere: Der Scharlatan (Šarlatán sulla copertina del disco), l'unica opera scritta da Pavel Haas, il compositore cèco già allievo di Leós Janáček, che trovò la morte appena 45enne in Auschwitz dove era stato deportato; e Die Verlobung in Traum (Zásnuby ve snu sulla copertina), la prima delle due opere scritte da Hans Krása (la seconda, "Lo strimpellatore", fu composta in campo di concentramento), altro compositore cèco, già allievo di Zemlinsky, ucciso anch'egli 45enne nel campo di sterminio di Oświęcim dalla cieca ottusa criminalità nazista. Di Der Šarlátan non ho notizie, se non che Louise Bogza vi interpreta il ruolo principale di Rosina. "Il fidanzamento in sogno" (senza l'articolo secondo l'Utet) è tratta da non so qual testo di Fjodor Dostoevskij e andò in scena a Praha nel 1933; come già detto, Louise vi interpreta la protagonista Sina.
Poi che di queste due opere incognite ho parlato a Louise, quando mi scrive d'avermi spedito due compact penso si tratti di quelle. Si tratta invece di arie da opere liriche italiane, che mi manda in duplice copia (di una farò omaggio a suo nome alla mia amica Miriam, sempre disponibile a condurmi qua e là poi che io non posseggo un'autovettura), e che ascolto - più volte - con l'interesse che si presta a buone interpretazioni di pagine arcinote. Sono otto brani da opere di Giuseppe Verdi (da Il trovatore, La forza del destino, Don Carlo, Aida e Un ballo in maschera), quattro di Giacomo Puccini II (da Manon Lescaut, Madama Butterfly, Tosca e Turandot), ed una ciascuno di Alfredo Catalani (da La Wally) e Umberto Giordano (da Andrea Chénier, col nome scritto, chissà perché, nella forma originale francese), per la durata di 1 ora 13 minuti e 30secondi. Le prestazioni del soprano sono a livello di perfezione per come vengono superate con apparente facilità le non poche difficoltà tecniche che si presentano al canto: ma anche stilisticamente, la voce si piega e si adatta alla esigenze d'ogni singola pagina, aderendo con sensibilità e partecipazione al testo, mentre quanto a volume sonoro, dopo la prova areniana, non c'è bisogno di sottolinearne la potenzialità.
L'aria più bella, a gusto del cronista, è quella dall'opera La Wally, ch'è in vero un'invenzione melodica del giovane Catalani, il quale la riciclò poi per il prim'atto dell'opera il cui libretto gli era stato approntato da Luigi Illica traendolo dal racconto "Die Geyer-Wally" (La Wally dell'avvoltoio) della baronessa Wilhelmine von Hillern, scritto nel 1875 e pubblicato a puntate in appendice sul quotidiano milanese "La perseveranza" nel luglio e agosto di due anni appresso, poi trasformato dalla stessa autrice in tragedia teatrale. Può interessare a qualche ricercatore di curiosità che i versi dell'adattatore e riduttore italiano suonino: «Ebbene? … Andrò!... Andrò sola e lontana / come va l'eco della pia campana…». Il compositore li modificò al fine di potervi adattare la propria melodia giovanile: «Ebben, ne andrò lontana …». Il testo pubblicato sul disco della Bogza esordisce invece con «Ebben? Ne andrò lontano». L'interpretazione (3' 57") non fa rimpiangere quella vibrata di Renata Tebaldi con l'orchestra romana dell'accademia di santa Cecilia diretta da Fausto Cleva (4' 50"). Esce per la comune invece quella tremolata di Katia Ricciarelli, se pure con l'orchestra veneziana del La Fenice diretta da Daniel Oren (3' 22'').






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